Zoe Quinn, Anita Sarkeesian, Phil Fish e i social justice warriors

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 23 agosto 2014.

Qualche giorno fa ho scritto un articolo in cui ho parlato dello scandalo Zoe Quinn e delle conseguenze che il suo andare a letto con molti amici diversi ha riportato. In quell’articolo ho premesso che lo scandalo era ancora in corso, infatti in questi giorni le cose si sono evolute e

Ripartiamo da dove ci eravamo fermati l’ultima volta: Zoe Quinn è la sviluppatrice di Depression Quest, va a letto con

A seguito delle rivelazioni del ragazzo di Zoe internet esplode; la Quinn è bersagliata da una ingente quantità di critiche e insulti: a questo punto si cominciano a delineare le personalità che entrano in gioco nella faccenda. A tenere le parti di Zoe, tra gli altri, troviamo Phil Fish,

Fino a questo momento la faccenda non è stata sicuramente tranquilla, ma è stata perlomeno circoscritta a determinati gruppi di persone con commenti sporadici provenienti dall’esterno. Fino a questo momento tutte le parti hanno intrapreso delle politiche di damage control sicuramente non efficaci ma assolutamente apprezzabili: Zoe Quinn sta nel suo, non le spara grosse e tenta comprensibilmente di insabbiare l’insabbiabile; le testate e le personalità coinvolte nella Quinnspiracy tengono un profilo basso e rilasciano dichiarazioni generiche per parare il culo un po’ a tutti,

Nell’ultimo articolo ho parlato dando per scontato che tutti lo conoscessero: Phil Fish è il creatore di FEZ, uno dei primi titoli indie ad aver avuto una importante risonanza mediatica all’interno del mercato.

Bene, Fish è entrato in gioco anche questa volta. Prende le difese della Quinn su Twitter in maniera piuttosto vivace, e

Il solito ** InternetAristocrat**,

Quinnspiracy Theory: In-N-Out Edition

I due schieramenti non risparmiano insulti, minacce e soprattutto non mancano di uno spirito organizzativo che più che dare un senso alle operazioni non fa altro che rendere il tutto ancora più ridicolo, con schemi che illustrano quali personalità pubbliche sono “alleate”. Gli antagonisti della Quinn vogliono mettere allo scoperto il marcio degli organi di informazione e

Siamo nel corso della giornata di ieri quando il sito di Polytron, la casa di sviluppo di Phil Fish,

Infatti la tesi del defacciamento contraddice i requisiti minimi dell’host del sito Polytron perché si possa prendere il controllo del dominio: in particolare

A questo punto uno dei due schieramenti sta patendo danni piuttosto ingenti e tutte le accuse sono rivolte agli anon di 4chan; date il benvenuto all’ennesimo nome nella vicenda: The Fine Young Capitalists (da ora TFYC),

Non so se tu che mi stai leggendo abbia seguito la vicenda in maniera interessata: io l’ho fatto e nel caso tu non l’avessi fatto posso dirti con grande onestà che ne ho capito esattamente quanto te. Il Quinnsgate è una macchina del fumo: c’è un sacco di carne al fuoco, un sacco di nomi, un sacco di fatti gravi che forse verranno in qualche maniera perseguiti, forse no. È impossibile farsi un’idea cristallina delle ragioni di una parte e dell’altra. In questi giorni diverse persone mi hanno mandato materiale inerente alla vicenda (grazie Vincenzo) e anche in questo momento, mentre sto scrivendo l’articolo, mi sta arrivando altro materiale che pur essendo indubbiamente interessante mi è impossibile includere qui. A questo proposito sto valutando l’idea di mettere su un portfolio che raccolga tutto il materiale della vicenda a fini di consultazione, ma sarebbe un lavorone non indifferente e magari da fare anche in inglese – ** se tu che mi leggi sei titillato dall’idea e vuoi darmi una mano, contattami** -.

È quindi fondamentale cercare di capire perché bisogna seguire con attenzione questa vicenda, perché più mi addentro nei colpi di scena più perdo di vista il motivo per cui lo sto facendo. Il Quinnsgate non è una vicenda da rivista patinata che verte attorno ad una donna particolarmente espansiva, è l’avanzare di numerose accuse di corruzione che sono probabilmente solamente la punta dell’iceberg, per di più corredate da forti tentativi di insabbiamento. In particolare cerchiamo di analizzare questi punti:

Il primo punto è il più delicato perché viaggia sulla sottile linea che divide la sfera pubblica da quella privata. In questi giorni la vicenda di Zoe è stata paragonata a quella che Max Temkin, creatore di Cards Against Humanity,

L’esistenza di episodi di favoreggiamento, benché presunti, è grave; non grave da “fai attenzione la prossima volta”, ma grave da “dovresti essere radiato da qualunque tipo di albo giornalistico”. Non mi importa se sono cose che succedono da sempre, non mi importa se questo è uno dei tanti casi ed ha solamente avuto la sfortuna di essere scoperto: bisogna eliminare i problemi alla radice e se ci sono stati degli episodi di questo tipo vanno prese delle contromisure, e affinché questo accada è necessario parlare della vicenda. Se si sta zitti il ridicolo damage control già menzionato diventa efficace e le redazioni delle testate coinvolte domani andranno a letto con chissà quante altre sviluppatrici e non solo lo faranno, ma si sentiranno anche legittimati a farlo visto che nei casi precedenti nessuno ha avuto niente da ridire.

La corruzione è una merda normalmente; la corruzione è una completa merda quando si parla di informazione, perché in questo caso c’è di mezzo un giornalista, il quale è oberato dal peso di una responsabilità gigantesca, ovvero quello di non tradire la fiducia dei suoi lettori. Non è una cosa da poco, e anche se miliardi di casi identici a questo sono già avvenuti e sono passati inosservati non è un buon motivo per non interessarsi a questo.

Scrivere questo articolo è difficile. Mancano le fonti, il materiale cresce e si sviluppa costantemente e in generale fare ordine in una faccenda così confusa è un lavoraccio.

Gli organi di informazione sono fondamentali in questo ambiente: la stessa Zoe Quinn ne verrà danneggiata, in quanto sviluppatrice indipendente. Se io creo un gioco e sono privo del supporto di dipartimento promozionale, l’unico modo per arrivare all’utenza è quella di passare per, appunto, gli organi di informazione. Il problema è che se l’utenza non riesce a fidarsi degli organi di informazione per fattacci come questo, non ci sarà verso che il mio gioco venga comprato da qualcuno, e se io non vendo smetto di mangiare, e se smetto di mangiare, alla fine, smetto di creare videogiochi. E questa è una tragedia; una t-r-a-g-e-d-i-a. Un omicidio creativo davanti al quale si è assolutamente impotenti. In un ecosistema così delicato il giornalista non è responsabile solamente nei confronti dei lettori, ma di un’intera industria.

Sono costretto a ripetermi premettendo che non so quanto tu che mi stai leggendo ti sia realmente informato sulla vicenda, ma ti assicuro che i nomi di personalità influenti nell’ambiente dei videogiochi saltati fuori sono tanti. E intendo davvero tanti: non quattro o cinque, ma dozzine e dozzine. Come diavolo è possibile? Quante persone sono coinvolte in tutto ciò e soprattutto perché così tanti personaggi rischiano la faccia sulla pubblica piazza per una vicenda ancora così confusa?

Schierarsi contro Zoe Quinn significa prendersi addosso le antipatie di una fascia ben precisa di soggetti: i

NOTA: no, non ritengo i SJW un male; internet fa schifo e fortunatamente c’è qualcuno che si pone all’altro estremo dell’eccesso. Una via di mezzo è auspicabile ma ora coma ora qualcuno che prenda la “giustizia sociale” in maniera oltremodo seria è necessario.

La giustizia sociale è un aspetto delicatissimo da affrontare perché si fa tanto in fretta a scadere nel più becero dei moralismi quanto a sprofondare nell’inciviltà più ridicola. La bilancia che regola questi equilibri è estremamente sensibile e affinché funzioni la chiave di volta di questo processo risiede nel buonsenso dell’utente stesso: in un’attualità dove redazioni di testate, utenti di community più o meno accessibili e personalità pubbliche sono tutte ugualmente stigmatizzate il buonsenso scompare perché non si sa mai quale campana ascoltare.

4chan sta mettendo grande impegno nel supportare la causa dei TFYC perché ora come ora lo stereotipo dell’anon medio è comprensibilmente molto negativo: ciò non toglie che senza la loro “attività investigativa” buona parte degli altarini di questa vicenda non sarebbero saltati fuori. Allo stesso modo quando lo scandalo si spegnerà, gli articoli che verranno firmati su Kotaku ci metteranno un bel po’ a riacquistare credibilità agli occhi dell’ ‘elitè’. Questo non è un bene per nessuno, quindi sarebbe meglio evitare in principio che si consumino questi episodi.

In conclusione… in conclusione un cazzo. Perché nelle ore che ci ho messo a buttare giù questo articolo la vicenda si sarà sicuramente evoluta ulteriormente. Un’analisi puntuale degli avvenimenti sarà redigibile solo tra diverse settimane; nel frattempo però ritengo necessario parlarne. Anche se i punti di riferimento mutano continuamente le tre questioni che ho messo in evidenza sopra rimangono costantemente fondamentali. Tre faccende che dovrebbero essere completamente estranee al mondo dei videogiochi, ma che per qualche motivo non lo sono.


Fonte: Medium, 23 agosto 2014.

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