Type fast, Live free – Ultimo Uomo

Articolo pubblicato originariamente su L'Ultimo Uomo il 2025-12-12.


[(articolo)11 minType fast, Live free12 dic 2025Breve storia delle competizioni di dattilografia, dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri.]

Non ho molti talenti - di sicuro non ho talenti memorabili. Non so fischiare in maniera musicale, non so fare trucchi di magia, non so dirti che giorno della settimana era il 3 luglio 1658.

C’è una singola, insignificante performance che mi fa sorridere di auto-compiacimento ogni volta che la metto in scena (perlopiù da solo): so scrivere su tastiera molto velocemente. Non solo, so scrivere su una tastiera QWERTY a occhi chiusi. Esagero, so scrivere su una tastiera QWERTY a occhi chiusi senza aver davvero bisogno di una tastiera QWERTY sotto le dita.

In breve, sono un prodigio della dattilografia. Lo so io, lo sanno tutte le persone che mi conoscono, al punto che capita più di una volta al mese che qualcuno mi faccia notare tanto la mia velocità di digitazione quanto la furibonda pressione con cui la esercito. Pensavo di essere unico. Un eletto. Un bambino indaco delle tastiere a basso profilo.

Poi ho scoperto Sean Wrona.

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Nel 2010, durante la Ultimate Typing Championship - una competizione di dattilografia che si prefigge di trovare e premiare la più veloce persona degli Stati Uniti a digitare su una tastiera, e che quell’anno si tiene ad Austin, Texas, - Wrona ha digitato 163 parole al minuto su un testo standard. Io arrivo a 74.

La cosa più assurda, però, non è la velocità alla tastiera di Wrona. È scoprire che la dattilografia competitiva esiste da 135 anni. E che per quasi mezzo secolo è stato uno degli sport più seguiti d'America.

Prima di tutto: i campionati di dattilografia non nacquero per celebrare la velocità degli umani, ma per testare la resistenza delle macchine. Alla fine dell'Ottocento, Remington, Underwood e Caligraph avevano un problema: come dimostrare che le loro macchine da scrivere erano più robuste della concorrenza? Servivano operatori abbastanza veloci da stressare gli ingranaggi fino al punto di rottura.

Il 25 luglio 1888, a Cincinnati, si tenne la prima gara di dattilografia della storia. Frank McGurrin sfidò Louis Traub. McGurrin usava una Remington, Traub una Caligraph. La posta in gioco era di 500 dollari, circa 17.000 dollari odierni. McGurrin vinse arrivando a 98 parole al minuto. Ma la vera rivoluzione non fu il risultato, fu il metodo. McGurrin era il primo dattilografo noto ad aver memorizzato la posizione di ogni tasto. Traub doveva cercare ogni lettera con gli occhi.

Nell’agosto di quello stesso anno, a Toronto, Mary Orr alzò l’asticella: 99 parole al minuto contro le 98 di McGurrin. Era la prima donna a vincere un campionato internazionale di dattilografia. Da lì, i campionati diventarono spettacolo di massa. Il National Business Show di New York attirava migliaia di spettatori. I dattilografi più veloci giravano il Paese come rockstar: radio, tour mondiali, contratti con i produttori di macchine da scrivere.

Rose L. Fritz vinse quattro edizioni consecutive dell’International Typewriter Trophy, tra il 1906 e il 1909. Nel 1908, durante una tournée europea, incontrò il Principe e la Principessa di Galles, i futuri Re Giorgio V e Regina Mary. Secondo un articolo della stampa locale del periodo, il principe la guardò digitare 113 parole in un minuto senza errori ed esclamò «Meraviglioso» prima di chiederle un autografo sullo stampato appena digitato.

Negli anni Venti e Trenta, due nomi dominarono su tutti: Albert Tangora e George Hossfield, entrambi di Paterson, New Jersey (fun fact: nei vent’anni che intercorsero tra le due Guerre Mondiali, la maggior parte dei dattilografi più veloci del mondo arrivarono da qui). Insieme vinsero diciassette campionati internazionali tra il 1920 e il 1937, tutte le edizioni. Tangora stabilì il record di 147 parole al minuto su macchina meccanica, nel 1923. Le loro sfide erano così serrate che il vincitore veniva spesso deciso per frazioni di parola. In un'occasione, lo scarto fu di 0,1.

Cortez Wilson Peters fu il primo grande dattilografo afroamericano. Vinse il campionato amatoriale nel 1925, anno in cui il Ku Klux Klan raggiunse il massimo storico di iscritti. Underwood, sponsor principale dei campionati, fece qualcosa di inedito: quell'anno, per la prima e unica volta, non pubblicò i risultati delle categorie amatoriale e novizio, così Peters venne cancellato dai registri. I campionati di dattilografia furono anche tra i primi sport americani in cui uomini e donne gareggiavano insieme, per lo stesso titolo, tanto che diverse donne vinsero dei campionati internazionali prima di ottenere il diritto di voto. Dal 1923 vennero introdotte categorie separate. L'ultimo campionato internazionale si tenne nel 1946, all'Hotel Sherman di Chicago. Vinse Stella Pajunas — unica nella storia a conquistare tutte e tre le divisioni nello stesso anno.

Poi, silenzio.

I campionati erano sempre stati uno strumento pubblicitario: esistevano perché i produttori di macchine da scrivere li finanziavano. Negli anni Venti, per esempio, Underwood aveva costruito un apparato promozionale imponente: paginate sui quotidiani nazionali, tournée per i campioni, un programma che offriva viaggio e iscrizione gratuita ai vincitori dei campionati scolastici statali. Lo slogan aziendale era "The Machine of Champions". Poi arrivò la Grande Depressione, i fondi si prosciugarono e le competizioni persero prestigio. Nel 1931 il World Typewriting Championship venne sospeso. Riprese a metà degli anni Trenta, ma senza grandi nomi.

Nel 1940 entrò in scena IBM con la sua Electromatic, la prima macchina elettrica a essere utilizzata nelle competizioni. In tre sole edizioni — 1940, 1941, 1946 — dominò ogni categoria. IBM si ritirò dopo aver dimostrato la superiorità del proprio prodotto: di fatto non c’era più bisogno di continuare a finanziare le gare. Nessun produttore di macchine meccaniche poteva più competere in velocità. Nel 1947 non ci fu alcun annuncio di cancellazione delle competizioni, solo un laconico silenzio.

Per oltre mezzo secolo, la dattilografia competitiva sopravvisse ai margini. I campionati Intersteno in Europa, le gare scolastiche negli Stati Uniti, qualche altra dimostrazione sporadica. In poco tempo, lo sport che nel 1906 aveva riempito il Madison Square Garden con il World Typewriting Championship era diventato una curiosità da fiera di paese.

Mentre i campionati scomparivano, il dibattito sulle tastiere continuava altrove — nelle università, negli uffici governativi, tra gli ingegneri. La domanda che continuava a girare per la testa di chi cercava di accelerare la digitazione era sempre la stessa: perché le lettere sono disposte così? Perché QWERTY e non, per dire, ABCDEF? Non esiste un modo per aiutare le dita?

La disposizione QWERTY fu progettata nel 1873 da Christopher Latham Sholes per la Remington, con l'obiettivo di evitare che i martelletti delle macchine meccaniche si incastrassero. I martelletti erano disposti in un semicerchio chiamato "type basket": ogni volta che due lettere adiacenti venivano battute in rapida successione, rischiavano di scontrarsi. Sholes separò fisicamente le coppie di lettere più frequenti nell'inglese — TH, HE, AN — in modo che i loro martelletti fossero abbastanza distanti da non interferire. Era una soluzione a un problema ingegneristico, non un layout ottimizzato per la velocità umana.

Nel 1936, August Dvorak, professore di psicologia all'Università di Washington, brevettò un'alternativa. Nel sistema Dvorak, le lettere più frequenti si trovano sulla riga centrale; il carico di lavoro è bilanciato tra le due mani; le dita più forti gestiscono i tasti più usati. All’apparenza, era più efficiente e più ergonomico. Ma QWERTY aveva già vinto. Nel 1956 un esperimento della General Services Administration (l'agenzia federale che gestiva le 800mila macchine da scrivere utilizzate negli uffici del governo degli Stati Uniti) concluse che le dattilografe addestrate su Dvorak erano più lente e meno precise di quelle rimaste su QWERTY.

Questa tana del Bianconiglio, però, non si ferma alla disposizione dei tasti: esistono metodi diversi per utilizzare, e imparare a utilizzare, le tastiere.

C’è il metodo standard insegnato in tutte le scuole di dattilografia del mondo da oltre un secolo: la "home row". Le dita devono poggiare a riposo sulla riga centrale della tastiera (ASDF per la mano sinistra, JKL; per la destra), e ogni dito è assegnato a tasti specifici. Il metodo fu codificato nel 1898 da Adam Clarke Van Sant e acquistato da tutti i principali produttori di macchine da scrivere.

Il problema è che la home row non funziona. O meglio: funziona, ma non è ottimale. La logica della home row presuppone che la riga centrale sia la posizione migliore per minimizzare la distanza media tra le dita e i tasti. Ma le lettere più frequenti dell'inglese (E, T, A, O, I, N, S, H, R, D) non sono distribuite uniformemente. Cinque di queste (E, T, O, I, R) si trovano sulla riga superiore, solo quattro (A, S, H, D) sulla home row. Inoltre la home row ignora l'anatomia della mano: le dita centrali — indice, medio, anulare — sono più lunghe del mignolo. Costringerle a restare sulla stessa riga del mignolo significa comprimerle in una posizione innaturale.

Sean Wrona, non a caso, non segue la home row.

A tre anni imparò a scrivere su un programma DOS e a dieci digitava già 100 parole al minuto. La sua tecnica sfida ogni manuale: usa il tasto Caps Lock invece di Shift. Da bambino le sue mani erano troppo piccole per raggiungere Shift comodamente, poi l'abitudine si è cristallizzata. Così, sceglie quale dito usare in base al contesto della parola. “Non uso necessariamente lo stesso dito per lo stesso tasto. Uso qualunque dito sia più comodo, e questo può variare in base alle lettere nella parola”, scrive nel suo saggio sul mondo delle competizioni di dattilografia, Nerds per Minute (fonte principale di questo articolo). Invece di centrare le dita sulla home row, le centra sul "centro di gravità" della parola successiva — spostandole in anticipo verso le lettere che dovrà digitare.

Nel 2010, alla Ultimate Typing Championship, Wrona affrontò in finale Nate Bowen, programmatore di Condé Nast. Lo batté 163 a 110 sul primo testo e 124 a 79 sul secondo, un brano pieno di caratteri speciali per rallentare i concorrenti. Negli anni successivi stabilì record su ogni piattaforma di dattilografia competitiva esistente: TypeRacer, Nitro Type, 10FastFingers. Vinse otto volte il campionato Intersteno nella categoria "mother tongue".

«Sono un po' sorpreso da quanta attenzione ho ricevuto», disse dopo la vittoria del 2010. «Ricevo richieste di amicizia ogni settimana da persone di tutto il mondo. Ho sviluppato quasi tutte le mie amicizie migliori nella comunità online della dattilografia».

Vent’anni prima, quella comunità non esisteva.

La rinascita inizia nel 2005, quando Alex Epshteyn (uno stagista di Google) partecipa a una festa aziendale a Mountain View. Uno dei giochi prevedeva pistole ad acqua che spingevano barchette lungo un canale: chi sparava più forte, arrivava prima. Tre anni dopo, Epshteyn trasformò quell'idea in un gioco di dattilografia: le barchette diventarono macchinine, il canale una pista da drag race, le pistole ad acqua tastiere. TypeRacer venne lanciato nel marzo 2008, il primo gioco online in cui più giocatori potevano competere in tempo reale sullo stesso testo. A novembre PC Magazine lo inserì tra i cento siti più promettenti del web.

La formula funzionava. I testi provenivano da film, libri, canzoni: bastava digitare una battuta di Monty Python o un verso dei Radiohead più velocemente degli avversari. Nel 2011 arrivò Nitro Type, creato dai fratelli Austin e Travis Butler, più gamificato, con macchine virtuali, livelli e achievement. Nel 2020, durante il lockdown, uno sviluppatore inglese di nome Jack lanciò Monkeytype. L'idea gli era venuta navigando su Reddit: aveva visto un sito minimalista chiamato typings.gg e aveva deciso di costruirne uno suo. Un primo tentativo era fallito. Il secondo, pubblicato il 15 maggio 2020, esplose. Sei giorni dopo lo streamer Taeha Types lo usò in diretta. In meno di un anno Monkeytype superò TypeRacer e Nitro Type in popolarità globale.

Nel 2010, a Austin, il produttore di tastiere Das Keyboard aveva organizzato la Ultimate Typing Championship — la prima competizione dal vivo con un montepremi significativo dai tempi di Stella Pajunas. Wrona vinse, battendo in finale Nate Bowen. Dieci anni dopo, nell'agosto 2020, la seconda edizione si tenne via Zoom: 414 iscritti, oltre 94mila gare nelle qualifiche. In finale, Wrona affrontò Anthony Ermolin, diciassette anni, nickname “Chak”. Ermolin vinse le prime tre gare su cinque, con un picco di 210 parole al minuto nella seconda, una delle velocità più alte mai registrate in una competizione dal vivo.

Ermolin viveva a venti minuti da Paterson, New Jersey: la stessa cittadina che un secolo prima aveva prodotto Tangora e Hossfield. A circa 6400 chilometri di distanza, dalla mia stanza in affitto a Milano, io continuo a pavoneggiarmi per essere in grado di scrivere ad occhi chiusi.

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