Newslegger™: tutti gli articoli che non parlano del referendum

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 4 dicembre 2016.

Questa è la copia carbone della Newslegger™ del 4/12, è la mia newsletter non proprio settimanale a cui ti puoi iscrivere qui: tinyletter.com/nejrottif

Aò.

Buona domenica a tutti qui è radio Federico Nejrotti, oggi si vota per il referendum e credo proprio che ci occuperemo di tutto meno che di queste inezie terrene. (Secondo voi Newslegger è troppo generico? Dovrei cambiarlo?)

Fatemi sapere come state: in queste settimane di assenza siete aumentati parecchio PROBABILMENTE PER MERITO DELLA LAUREA AD HONOREM che mi è stata consegnata nientepopodimeno che da HARVARD — Perché, nel caso ancora non lo sapeste, sono finito ad Harvard cazzooo!!! Ah, e anche in Cina.

Tutte le foto di questa Newslegger™ sono gentilmente offerte da una serie di fotografi che ho cominciato a seguire su Instagram e che mi gasano anche se sembrano usciti dall’adolescenza professionale di uno che baccaglia linkando alle tipe il proprio Tumblr. Ciononostante vorrei andare in tutti questi posti.

Prima di tutto, sto comprando un fottio di libri (qualcuno tempo fa qualcuno mi aveva chiesto di dare consigli per letture) — Il motivo è che Verso, la mia casa editrice preferita, sta facendo una quantità vergognosa di sconti. Tra i vari ho comprato

Andando sul difficile, Frames of War di Judith Butler è un saggio che, nel tentativo di trovare una soluzione al costante crescendo della violenza fisica e non degli ultimi anni, analizza come i media nel corso del tempo abbiano dipinto e contestualizzato il concetto di violenza. Poi ho comprato Imagined Communities, il saggio di Benedict Anderson sulle origini del nazionalismo.

Ancora, ho preso Against Everything, la guida alla vita nel ventunesimo secolo di Mark Greif — Ho comprato War With No End, una serie di essay di vari autori sulle conseguenze globali della war on terror.

Quasi finito: Extrastatecraft è un approfondimento sul rapporto tra architettura moderna e politiche sociali, di quelli che quando finisci all’Esselunga di Rozzano poi ti vengono gli attacchi di panico. Vabè poi ne ho altri ma ve ne ho smollati fin troppi — Se volete la lista completa scrivetemi che ve la giro.

Nel mondo della scienza sta succedendo una cosa strana: sono sempre maggiori i report di irregolarità nei processi di pubblicazione dei paper. Che si tratti di dati matematici falsati o esperimenti non ripetibili, il fenomeno più grave corrisponde senza dubbio alla crescente tendenza a non sapere chi cazzo siano i soggetti coinvolti nelle board editoriali di diversi journal scientifici. Nautilus ha pubblicato un’inchiesta sul tema, seguendo la storia del signor Hoss Cartwright: editor dell’International Journal of Agricultural Innovations and Research e personalità ambita da svariate convention a tema scientifico. Una carriera brillante, se non fosse che non esiste. :(

Su New Republic raccontano la storia incredibile di Benjaman Kyle, un uomo canadese ritrovato agonizzante nei pressi di un Burger King e privo di qualunque strascico di identità. Trattato come uno schizofrenico, era semplicemente stranito dal mondo civilizzato dopo aver passato 17 anni in mezzo ai boschi.

Backchannel ripercorre una delle più grandi bolle tecnologiche degli ultimi anni: la stampa 3D è il fenomeno di (non) massa più pubblicizzato e meno utile della storia. Nessuno ha bisogno di un aggeggio per stampare action figure in poliammide in casa.

Quand’è che filosofia e scienza si incontrano per produrre delle riflessioni effettivamente utili? Per esempio quando la sperimentazione in ambito chimico è così sperimentale da farci venire il dubbio se ciò su cui si sta sperimentando sia effettivamente reale. (Che significa? Stasera fai come me: spaccati una bella pizza fritta di Spontini e poi leggiti sto patema e vedi che bei sogni che ti fai.)

Visto che hanno tutti il pallino per ‘ste benedette fake news, una ricerca sul rapporto tra razionalità, etica e morale. Il dibattito sulla diffusione di notizie false si basa sul paradigma del fact-checking, una pratica che dovrebbe essere (secondo alcuni) pre-installata by design nelle cervella di noi bestie terrene. Verificare un’affermazione sfruttando strumenti e tecniche di stampo scientifico, per verificarne la veridicità, dovrebbe essere da prassi: questa ricerca approfondisce il tema e mostra come la realtà dei fatti sia una grossa scala di grigi tra puro giudizio di stomaco e indagine scientifica.

Seguite su Twitter l’account di Eric Holtaus: è un meteorologo che sta sottolineando con giustissimo, condivisibilissimo ed esageratissimo allarmismo quanto nella merda sia il pianeta Terra — Non dovete necessariamente leggere quello che vi rifila, l’importante è che cominci a entrarci in testa che il cambiamento climatico è la più grande urgenza dell’umanità.

Nel frattempo, lentamente sta emergendo una crisi sanitaria globale: per anni la salute mentale della popolazione del pianeta è stata una questione forzatamente ignorata e, quando troppo rumorosa per essere accantonata, brutalizzata da pratiche di terapia e cura provenienti dagli autori di Saw — L’enigmista. Sempre più istituzioni stanno cominciando a riconoscere che non sempre i problemi di salute mentale sono appariscenti e sopratutto che, vista la mancanza di un percorso monitoraggio clinico supportato dal welfare, sono sempre più frequenti. Qui c’è una bella riflessione che mette in relazione lo svilupparsi di questo fenomeno all’evoluzione delle neuroscienze e al possibile impatto sulla filosofia della legge, che da sempre tratta con l’accetta il concetto di responsabilità — Concetto che stride parecchio con gli sbatti di salute mentale.

Ah, visto che siamo in tema di isterie mediatiche: un bel paper di ricerca su un fenomeno curioso — Una parte sempre più grossa del lavoro meccanico necessario per il mantenimento del web come lo conosciamo è svolto da dei bot, la cosa che fa megaridere è che questi bot ormai sono talmente tanti e sono così diversi tra loro che spesso e volentieri si trovano a litigare. Tutto da soli, eh. C’è una guerra automatizzata perennemente in corso su internet.

Infine, visto che oggi siamo andati sul complicato, qui c’è un bel post di approfondimento su un tema ancora abbastanza sommerso: l’industria della manodopera digitale sottopagata è così strutturata da influenzare pesantemente tutto ciò in cui viene coinvolta, per esempio le fake news che arrivano proprio da qui.

Per oggi secondo me è tutto, vado a prendere la pizza fritta.

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Fonte: Medium, 4 dicembre 2016.

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