Newslegger™: Limonare (The Bloody Beetroots Remix)
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium l'8 gennaio 2017.
Questa è la copia carbone della Newslegger™ del 08/01, è la mia newsletter non proprio settimanale a cui ti puoi iscrivere qui: tinyletter.com/nejrottif
Buongiorno e buona domenica giovani militanti dal cuore tenero ma dai metodi sinceri,
comincio dicendo che l’evento dell’anno (vd. 2017) riguarda senza ombra di dubbio il decorso influenzale più violento (aka 3 giorni di febbre) che il mio non così fragile corpo abbia mai esperito quindi ehy il 2017 finora è una bella bomba. Voi come state? Com’è andato il Natale?
Lui è Gianni Parrini ed è molto simpatico.
La notte di Capodanno sono andato a sentire Gianni Parrini ovvero uno zio che suonava al Cocoricò nel ’95 ed è stato sufficientemente divertente. Proprio per questo motivo credo che il modo migliore per inaugurare la prima NEWSLEGGER™ del nuovo anno sia parlarvi dell’iniziativa della Oxford University Press di pubblicare in forma gratuita (fino a fine febbraio 2017) la top 10 dei paper più scaricati di alcuni suoi journal scientifici: la trovate sotto forma di pratico post sul mio incredibile profilo Facebook o anche sulla pagina Facebook di NEWSLEGGER™ se solo la seguiste e metteste like stupidi bufu.
Rimanendo sempre in tema di blablabla che ho scritto su Facebook, The Intercept ha total snitchato il The Guardian che faceva il furby con Julian Assange — In breve: il duce di Wikileaks
Ancora (e infine), Mark Zuckerberg qualche giorno fa ha ufficialmente inaugurato la sua marcia su Washington District of Columbia annunciando l’intenzione di voler visitare tutti gli stati americani nel corso del 2017: qui spiego perché è la peggior cosa che possa capitare all’umanità tutta.
Per 8 anni della mia miserabile vita ho custodito il vile denaro all’interno di un portafoglio dell’A-Style regalatomi in quarta ginnasio — Questo qui sopra è il mio nuovo portafoglio, tutto in titanio, e se possibile ancora più deliziosamente ridicolo di quello dell’A-Style.
A proposito di Washington District of Columbia, The Outline (che continua a essere pornografia ai miei occhi, anche un mese e rotti dopo l’apertura) ha intervistato Roberto Vittori, l’astronauta italiano che vivendo nei pressi del Reagan International Airport, si è ritrovato nel corso del 2015 a compilare 6,500 lamentele formali per disturbo alla quiete pubblica LOL.
Un paper smazzato su arXiv dimostra che la filter bubble tocca, pericolosamente, anche Wikipedia, e che le fonti di informazioni degli editor dell’enciclopedia libera dipendono all’area geografica in cui si trovano — Ciò significa che due voci sullo stesso argomento in due lingue diverse possono esprimere concetti molto diversi tra loro. No bueno.
Su Points, un canale Medium dedicato all’intersezione tra dati e società, Danah Boyd dice un tot di cose secondo me corrette, per esempio che se storicamente il pool culturale di una determinata fascia sociale ha da sempre fatto pressione al fine di questionare la narrativa tradizionale dei fatti (aka, ti hanno insegnato e più o meno dimostrato che al telegiornale dicono solo stronzate), allora oggi anno domini 2016 sarà tuo sacro et santissimo compito smontare ogni singola forse-verità pronunciata dai media tradizionali. Leggasi: smettetela di blaterare di fake news e stronzate simili, perché sono solo un sintomo del problema, e la discontinuità nella narrativa del reale del mondo delle informazioni e delle pseudo-informazioni è un problema molto più profondo e radicato, che certo non si risolverà con un maledettissimo tribunale delle verità su internet o con una ridicola giuria popolare di cittadini.
A questo proposito, nelle ultime settimane sono emersi una serie di decadenti totem della libera informazione (ti vedo Mentana) impegnati ad affermare che una possibile soluzione alla fame nel mon — no, alle fake news, possa essere obbligare chiunque su internet a identificarsi con nome & cognome, di fatto abolendo il concetto di anonimato. Non so bene dove cominciare per spiegare perché e in che misura questa idea sia una pessima, quindi vi lascerò a questo post sul blog di The Coral Project che racconta di come si è evoluto il concetto di anonimato su internet e di come nel corso del tempo è cambiata l’avversione nei suoi confronti.
In foto, Federico Nejrotti. via Lipsteria
SIETE PRONTI? Ricordate le poche righe sopra in cui mi lamento del dibattito sulle fake news e sulle post-verità? Il The Guardian questa settimana ci ha inculato con un bel termine che dopo qualche mesi di incubazione oltre-oceano sbarcherà disordinato in Italia e finirà per essere odiato dal sottoscritto tra circa trecentosessantacinquegiorni. Si tratta di un bel saggio sul Canada, primo paese del mondo a sorreggersi su delle fondamenta post-nazionali :O.
Cambiando completamente discorso, su PLOS One una dimostrazione empirica del perché la comunicazione scientifica oggi è più importante che mai: in assenza di finanziamenti, gli scienziati e i ricercatori devono imparare a rivolgersi al crowdfunding per poter continuare il proprio lavoro.
In coda a questa premessa, il mondo accademico sta per entrare in total sbattimento perché, ohibò, anche gli (non)scienziati e i (non)ricercatori hanno scoperto di poter fottere il sistema attraverso un complicato sistema di nomi falsi prestanome e journal privi di qualsivoglia credibilità pratica — La profondità di lettura di questo fenomeno è rilevante, perché stiamo per arrivare al momento in cui l’organo di validazione del reale (la scienza) entrerà a suo volta nell’era della post-verità. Insomma, ve lo immaginate un mondo in cui i grillini e quelli che alla fine dell’ultimo referendum si sono ridotti a fare i complimenti a Renzi non credono più agli articoli che cominciano con “Secondo uno studio…”?
E per ora vi fate bastare ciò perché domani concludo ufficialmente la mia settimana di vacanza (Natale) e la mia settimana di riposo forzato (influenza) e torno a civilizzarvi a pieno ritmo. Distinti saluti, vostro, laureato honoris causa presso: Harvard University.
In questa GIF, io che per il 2017 ho deciso di smettere di fumare (e di bere) (non scherzo).
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Fonte: Medium, 8 gennaio 2017.