# Stella Kamikaze, cose scritte da Federico Nejrotti > Il blog di Federico Nejrotti, ex caporedattore di Motherboard Italia (VICE). Internet governance, AI, crisi climatica e fantascienza, da Milano. Public Ghost content for AI and LLM tooling. This file includes a bounded export of public pages first, then recent public posts. Append `.md` to any post or page URL to get the content in Markdown (for example, `/example-post.md`). ## Pages ### Pubblicazioni URL: https://stellakamikaze.org/pubblicazioni-federico-nejrotti/ Last updated: 2026-08-16T09:09:58.000Z Sono un autore ed editor freelance. **Ho scritto e scrivo per parecchie pubblicazioni**. La cosa di cui preferisco scrivere sono i **computer**, in particolare quando si parla di **internet governance**. Ho iniziato nel 2011 fondando [*The Shelter*](http://theshelter.online/?ref=stellakamikaze.org), un magazine che si è occupato di **videogiochi indipendenti** per quasi dieci anni. Nel 2014 ho iniziato a lavorare per l’edizione italiana di [*Motherboard*](https://www.vice.com/it/topic/motherboard?ref=stellakamikaze.org), il magazine di **scienza e tecnologia** di *VICE*, prima come redattore e poi come capo-redattore fino alla fine del 2018. Da sempre, parallelamente, scrivo per varie riviste e magazine online. Qui sotto c’è una **selezione delle mie pubblicazioni**. Se leggere ti stanca, qui trovi il catalogo della mie produzioni documentaristiche e video. **Se vuoi chiedermi di scrivere qualcosa,** [**mandami una email**](mailto:federico@stellakamikaze.org) **.** ## Libri e zine - [**Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti**](https://www.guerredirete.it/manualetto-di-sicurezza-digitale-per-giornalisti-e-attivisti/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete) — grafica e design a cura di Ufficio Furore, febbraio 2026 - [**Dungeon Crawler Carl**](https://mercuriobooks.com/prodotto/dungeon-crawler-carl/?ref=stellakamikaze.org) (Matt Dinniman, Mercurio Books) — traduzione italiana, ottobre 2025 - [**Pharmako-IA**](https://www.edizioniblackcoffee.it/libri/pharmako-ia/?ref=stellakamikaze.org) (K. Allado-McDowell, Edizioni Black Coffee) — traduzione italiana, 2024 - [**Il fronte cyber**](https://www.guerredirete.it/il-fronte-cyber-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete) — ebook co-curato con Carola Frediani, Sonia Montegiove e Rosita Rijtano, giugno 2024 - [**Generazione #AI**](https://www.guerredirete.it/generazione-ai-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete) — ebook co-curato con Carola Frediani e Sonia Montegiove, agosto 2023 - [**Manuale di Riparazione del Reale**](https://stellakamikaze.org/il-manuale-di-riparazione-del-reale-e-una-pubblicazione-che-parla-di-cacciaviti-e-resistenza/) (self-published, BETA), settembre 2019 - [**Datacrazia: politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data**](https://deditore.com/prodotto/datacrazia/?ref=stellakamikaze.org) (Daniele Gambetta, D Editore) — capitolo ‘Hapax Legomenon’, maggio 2018 ## Articoli e pubblicazioni - [**Perché l'intelligenza artificiale ha rilanciato il reddito universale di base**](https://www.guerredirete.it/perche-lintelligenza-artificiale-ha-rilanciato-il-reddito-universale-di-base/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), febbraio 2024 - [**Creare insieme o contro l'algoritmo?**](https://www.guerredirete.it/creare-insieme-o-contro-lalgoritmo/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), ottobre 2023 - [**Apple agita il movimento sul diritto alla riparazione**](https://www.guerredirete.it/apple-scuote-il-movimento-sul-diritto-alla-riparazione/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), marzo 2023 - [**ChatGPT: cosa può fare e non può fare**](https://www.guerredirete.it/chatgpt-cosa-puo-fare-e-non-puo-fare/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), dicembre 2022 - [**La generazione di opere creative con IA sta esplodendo**](https://www.guerredirete.it/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), ottobre 2022 - [**Open Source: chi si prende cura del codice che regge il web?**](https://www.guerredirete.it/open-source-chi-si-prende-cura-del-codice-che-regge-il-web/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), luglio 2022 - [**Incoscienti e sfacciati: le tecniche dei teenager che violano aziende**](https://www.guerredirete.it/incoscienti-e-sfacciati-le-tecniche-dei-teenager-che-violano-aziende/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), aprile 2022 - [**Startup malware: come lavorano le gang cybercriminali**](https://www.guerredirete.it/startup-malware-come-lavorano-le-gang-cybercriminali/?ref=stellakamikaze.org) (Guerre di Rete), marzo 2022 - [**Lo sguardo di Perseverance sui 'trilioni di anime che devono ancora nascere'**](https://www.che-fare.com/almanacco/societa/perseverance-marte-atterraggio-complessita-fantascienza-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) (*che*Fare)**,** febbraio 2021 - [**Continuare a resistere per ricominciare ad esistere**](https://www.che-fare.com/continuare-a-resistere-per-ricominciare-ad-esistere/?ref=stellakamikaze.org) (*che*Fare), ottobre 2020 - [**Il nuovo attivismo di Avantgardening, il festival d’arte solidale in streaming**](https://www.che-fare.com/avantgardening-festival-streaming-attivismo-brigate-volontarie-emergenza/?ref=stellakamikaze.org) (*che*Fare), aprile 2020 - [**La devastazione psichica è ovunque, non c’è nessun futuro da immaginare**](https://www.che-fare.com/devastazione-psichica-rispetto-dolore-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) (*che*Fare), marzo 2020 - [**I ricordi della Revisione Cinematografica: come l’Italia ha censurato la sessualità femminile nel cinema**](https://www.che-fare.com/revisione-cinematografica-donne-censura-cinema-when-the-towel-drops/?ref=stellakamikaze.org) (*che*Fare), novembre 2019 - [**Sono stato bannato da Facebook per 30 giorni e penso di avere un problema**](https://www.vice.com/it/article/wjx98x/sono-stato-bannato-da-facebook-per-30-giorni-e-penso-di-avere-un-problema?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), ottobre 2017 - [**Oggi Mark Zuckerberg è diventato un politico**](https://www.vice.com/it/article/7xd73b/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), aprile 2018 - [**Perché la guerra per Internet va combattuta con le parole e non con i dati**](https://www.vice.com/it/article/pavydb/perche-la-guerra-per-internet-va-combattuta-con-le-parole-e-non-con-i-dati?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), maggio 2018 - [**La guida di VICE a Torino**](https://www.vice.com/it/article/pa97b7/la-guida-di-vice-a-torino?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), novembre 2018 - [**La Guida di Motherboard al 2018**](https://www.vice.com/it/article/ev5ygk/la-guida-di-motherboard-al-2018?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), gennaio 2018 — un progetto-almanacco con 9 guide omnicomprensive su 9 temi che a inizio 2018 abbiamo ritenuto cruciali insieme alla redazione di Motherboard. - [**Per entrare a questo ‘CryptoRave’ devi minare il biglietto d’ingresso**](https://www.vice.com/it/article/mbk7av/per-partecipare-a-questo-cryptorave-bisogna-minare-il-biglietto-dingresso?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), maggio 2018 - [**Per 5 anni, questo algoritmo lavorerà al posto dell’artista che l’ha creato**](https://www.vice.com/it/article/59qwqd/demand-full-laziness-guido-segni-patreon-arte-automazione?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), giugno 2018 - [**Alexander Von Humboldt e l’alba dell’ecologia**](http://www.iltascabile.com/scienze/humboldt-ecologia/?ref=stellakamikaze.org) (Il Tascabile), ottobre 2016 - [**Questi artisti italiani hanno creato un monumento per i droni caduti in guerra**](https://motherboard.vice.com/it/article/vv3wy9/drone-memorial-iocose-collettivo-droni-memoriale?ref=stellakamikaze.org), ottobre 2016 - [**La ‘filter bubble’ di Facebook continua a peggiorare**](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/vv73qj/facebooks-filter-bubble?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), luglio 2016 — questo articolo è stato indicato come lettura obbligatoria all’interno di un syllabus di Harvard, [non scherzo](https://www.instagram.com/p/BNOUNO1jA8Y/?taken-by=nejrottif&ref=stellakamikaze.org). - [**Perché Salvatore Aranzulla è stato cancellato da Wikipedia**](https://www.vice.com/it/article/ezbw8a/salvatore-aranzulla-wikipedia-pagina?ref=stellakamikaze.org)(Motherboard / VICE), giugno 2016 - [**L’hacker che ha reso open-source il suo cancro al cervello**](https://motherboard.vice.com/it/article/pg34n7/l-uomo-che-ha-reso-open-source-il-suo-cancro-al-cervello?ref=stellakamikaze.org)(Motherboard / VICE), maggio 2016 - [**Come Internet sta privatizzando i diritti umani**](https://motherboard.vice.com/it/article/mg3d43/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), maggio 2016 - [**V**](https://motherboard.vice.com/it/article/pg34wz/volto-coperto?ref=stellakamikaze.org)[**olto coperto**](https://motherboard.vice.com/it/article/pg34wz/volto-coperto?ref=stellakamikaze.org)(Motherboard / VICE), marzo 2016 – un mio racconto di narrativa per Terraform, la colonna sci-fi di *Motherboard*. - [**La scienza dei viaggi nel tempo**](https://motherboard.vice.com/it/article/qk39yq/interstellar?ref=stellakamikaze.org)(Motherboard / VICE), marzo 2016 - [**Avere paura di Mark Zuckerberg**](https://motherboard.vice.com/it/article/ae79ne/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), febbraio 2016 - [**Papers, Please**](http://www.prismomag.com/documenti-prego/?ref=stellakamikaze.org) (Prismo)*,* giugno 2016 - [**Come il caso Apple VS FBI ha distrutto il concetto di privacy**](https://motherboard.vice.com/it/article/ezb93z/come-il-caso-apple-vs-fbi-ha-distrutto-il-concetto-di-privacy?ref=stellakamikaze.org)(Motherboard / VICE), aprile 2016 - [**Che cos’è il Tamango, il ‘drink allucinogeno di Torino**‘](https://motherboard.vice.com/it/article/mg3n3x/che-cos-il-tamango-il-drink-allucinogeno-di-torino?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), gennaio 2016 - [**La storia della Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico del papa**](https://motherboard.vice.com/it/article/vv383d/specola-vaticana-osservatorio-astronomico-vaticano?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), gennaio 2016 - [**Cosa significa prendere la tubercolosi in Italia nel 2015**](https://www.vice.com/it/article/cosa-significa-prendere-la-tubercolosi-in-italia-nel-2015/?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), dicembre 2015 - [**Life Is Strange e la banalità del caos**](http://www.prismomag.com/life-is-strange-e-la-banalita-del-caos/?ref=stellakamikaze.org) (Prismo), ottobre 2015 - [**C’è un 18enne olandese che disegna mappe delle guerre in Medio Oriente**](https://motherboard.vice.com/it/article/8q575v/ce-un-diciottenne-olandese-che-disegna-mappe-delle-guerre-in-medio-oriente?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), giugno 2015 - [**L’opera d’arte che compra cose random sulla darknet**](https://motherboard.vice.com/it/article/9aqm95/la-darknet-e-il-centro-commerciale-piu-eterogeneo-del-mondo?ref=stellakamikaze.org) (Motherboard / VICE), dicembre 2014 — qui ho intervistato gli artisti di Mediengruppe Bitnik ### Appuntamenti URL: https://stellakamikaze.org/appuntamenti/ Last updated: 2026-06-02T13:35:54.000Z Presentazioni di libri? Panel in cui spiego cose? Dibattiti di sorta? Introduzioni a film in cui la mia faccia appare su uno schermo da cinema? [Lezioni accreditate all’Ordine dei Giornalisti impartite da me che non sono giornalista?](https://2018.dig-awards.org/it/academy/calendario/teoria-pratica-facebook-database-umanita/?ref=stellakamikaze.org) Qualunque sia l’occasione, invitatemi a partecipare — mi piace parlare di **Mark Zuckerberg**, **internet governance**, **cambiamento climatico**, **futurologie**, **forme di organizzazione politica**, **attivismo** e **Resistenza alla** [**Convulsione**](https://not.neroeditions.com/la-convulsione/?ref=stellakamikaze.org). Qui sotto c’è una selezione degli **appuntamenti** a cui ho partecipato in passato, se vuoi vedere come me la cavo puoi dare un’occhiata al [catalogo dei miei documentari](https://stellakamikaze.org/video-federico-nejrotti/). **Se vuoi chiedermi di scrivere qualcosa,** [**mandami una email**](mailto:federico@stellakamikaze.org)**.** - [**Cyaomeme: analisi critica dell'IA**](https://www.iulm.it/en/news-ed-eventi/news/AI-motion-seconda-edizione?ref=stellakamikaze.org) / **AI.motion Festival, IULM Milano (11 ottobre 2025)** Talk su cultura digitale, linguaggi della rete e trasformazioni dei media contemporanei. Con Domenico Emanuele Spagnuolo (Cyaomamma) e Viola Stefanello (Il Post). - [**Presentazione di Dungeon Crawler Carl**](https://mercuriobooks.com/prodotto/dungeon-crawler-carl/?ref=stellakamikaze.org) / **Wizard Pub, Milano (29 ottobre 2025)** Presentazione dell'edizione italiana del romanzo di Matt Dinniman, pubblicato da Mercurio Books e tradotto da me. Con l'autore Matt Dinniman e Pizzaloro. - [**Ariaperta, Festival della Sostenibilità**](https://www.comune.cesano-maderno.mb.it/notizie/15288eaa-fa59-42bb-0f04-08dc5ac11faf/?ref=stellakamikaze.org) / **Palazzo Arese Borromeo, Cesano Maderno (20 aprile 2024)** Festival curato da Ufficio Furore. Talk "Essere Fortunati" con Ferdinando Cotugno (Domani) in conversazione con me. - [**Profondo, laboratorio per Hydro/Fluviale**](https://www.che-fare.com/almanacco/territori/cosa-e-successo-a-profondo-il-laboratorio-di-chefare-per-hydro-a-biella/?ref=stellakamikaze.org) / **Fondazione Pistoletto, Biella (10-11 luglio 2021)** Laboratorio per riportare al presente le parole del futuro. Ho moderato la presentazione de "La rivolta del verde" di Lucilla Barchetta e facilitato una sessione laboratoriale al fiume per costruire un nuovo dizionario ecologico. - [**RiFestival, Festival dell'Antropologia**](https://www.rifestival.it/people/federico-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) / **Bologna (2021)** Ospite come scrittore del Festival dell'Antropologia. - [**La Guerra dei Metalli Rari, una presentazione del libro**](https://bookcitymilano.it/eventi/2019/la-guerra-delle-terre-rare-il-lato-oscuro-dellenergia-pulita-ispi?ref=stellakamikaze.org) / **Bookcity (16 novembre 2019) con Giulia Trincardi e Matteo De Giuli** Ho moderato la presentazione del reportage giornalistico di Guillaume Pitron sulla nuova grande contraddizione della green economy: tecnologie sostenibile costruite con metalli estratti in maniera tutt’altro che ecologica. Il libro è edito in Italia da LUISS University Press. - [**AI: the new life of creativity**](https://www.fangoradio.com/3a/ai-the-new-life-of-creativity/?ref=stellakamikaze.org) / **Fango Radio (30 ottobre 2019**) Sono stato ospite della trasmissione radio condotta da Jacopo Buono e ho parlato del perché l’intelligenze artificiale sia stupida ma temibile, e che per contrastarla dobbiamo essere quanto più *queer* possibili. - [**When The Towel Drops Vol. 1**](https://www.illazzaretto.com/virus-2019/when-the-towel-drops-vol-1-italy/?ref=stellakamikaze.org) / **Il Lazzaretto (14 maggio 2019) con Elisa Giardina Papa, Claudia D’Alonzo, Maria Paola Zedda e Oliviero Ponte di Pino** Ho partecipato al panel di discussione della prima tappa del progetto artistico *When The Towel Drops,* un viaggio negli archivi della Revisione Cinematografica italiana — ovvero l’organo che si occupa(va) di, letteralmente, censurare i film in uscita in Italia. La (non) sorpresa è che la maggior parte delle clip tagliate ritrae la sessualità femminile. [Ci ho scritto anche un articolo.](https://www.che-fare.com/revisione-cinematografica-donne-censura-cinema-when-the-towel-drops/?ref=stellakamikaze.org) - [**Broken Nature: nuove prospettive sul rapporto tra uomo e pianeta**](https://www.che-fare.com/appuntamento/petrillo-nejrotti-broken-nature/?ref=stellakamikaze.org) / **Apple Store, Piazza Liberty (24 aprile 2019) con Erica Petrillo** Ho moderato la presentazione della titanica esposizione *Broken Nature* della Triennale Milano. Insieme a me, nello scintillante Apple Store di Piazza Liberty a Milano, la co-curatrice della mostra Erica Petrillo. - [**Giornalismo ed inchiesta ai tempi dei social**](https://www.facebook.com/events/politecnico-di-torino/giornalismo-ed-inchieste-ai-tempi-dei-social/2246976988910264/) / **Politecnico di Torino (15 ottobre 2018) con Alessia Cerantola e Marco Travaglio** Questa fa ridere: sono stato invitato ad un dibattito su possibilità e limiti del giornalismo online dal collettivo Alter.Polis del Politecnico di Torino. Fino a qui tutto normale. Quello che fa ridere è che sedevo allo stesso tavolo di Marco Travaglio e Alessia Cerantola, una delle giornaliste che ha lavorato nel team che pubblicato i Panama Papers. - [**La Guida di Motherboard per non farsi hackerare, la zine**](https://www.libreriaverso.com/appuntamenti/guida-di-motherboard-per-non-farsi-hackerare/?ref=stellakamikaze.org) / **Verso Libri (12 giugno 2018) con Antonella Di Biase, Giulia Trincardi, Federico Martelli e Philip Di Salvo** Di questo sono particolarmente fiero: insieme al team di Motherboard Italia abbiamo tradotto e stampato in italiano [*La Guida di Motherboard per non farsi hackerare*](https://www.vice.com/it/article/d3devm/la-guida-di-motherboard-per-non-farsi-hackerare?ref=stellakamikaze.org) — un breve compendio con istruzioni base di sicurezza informatica. - [**Teoria & pratica di Facebook, il database dell’umanità**](https://2018.dig-awards.org/it/academy/calendario/teoria-pratica-facebook-database-umanita/?ref=stellakamikaze.org) / **DIG Academy (1 giugno 2018)** Una lezione di 2 ore per uno dei festival di giornalismo più importanti d’Italia: insieme a tutti i giornalisti presenti, abbiamo parlato di come Facebook è allo stesso tempo una notizia ed un luogo virtuale in cui si consumano le notizie. Questo appuntamento era accreditato all’Ordine dei Giornalisti. ### Video URL: https://stellakamikaze.org/video-federico-nejrotti/ Last updated: 2026-08-16T09:09:59.000Z Avete presente quando i principali social network avevano annunciato un grandissimo interesse nel misterioso medium dei **video**? Le redazioni di tutto il mondo se lo ricordano bene. Un[**sacco di giornalisti sono stati licenziati**](https://en.wikipedia.org/wiki/Pivot%5Fto%5Fvideo?ref=stellakamikaze.org) per trasformare i loro stipendi in posizioni per autori, produttori ed operatori video. Subito dopo, però, si è scoperto come [**gli stessi *principali social network* avevano gonfiato a dismisura le metriche chiave** dei video pubblicati sulle loro piattaforme](https://www.theatlantic.com/technology/archive/2018/10/facebook-driven-video-push-may-have-cost-483-journalists-their-jobs/573403/?ref=stellakamikaze.org). Di fatto, stavano stimolando prima la trasformazione di una marea di posti di lavoro e poi, con questa notizia, volatilizzandoli. Il risultato è stato un gran bel danno al giornalismo, ma un sacco di bei video realizzati (anche) da me! Proprio in quel periodo, infatti, **ho iniziato a lavorare con i video**. Ho girato principalmente **documentari**. Quelli che mi piacciono di più sono produzioni originali, quelli che mi hanno insegnato di più sono produzioni in partnership con alcuni brand. Qui una lista delle produzioni a cui ho partecipato in qualità di **autore, host o co-produttore**. Se invece preferisci leggere, puoi dare un’occhiata a [questa lista con una selezione delle mie pubblicazioni](https://stellakamikaze.org/pubblicazioni-federico-nejrotti/). **Se vuoi chiedermi di scrivere qualcosa,** [**mandami una email**](mailto:federico@stellakamikaze.org) **.** ### Video per Motherboard / VICE Nel 2017, per Motherboard, ho scritto, condotto e co-prodotto una serie di **video-documentari**. Abbiamo parlato del rapporto tra il **cambiamento climatico** e l’affondamento di Venezia, della conferma dell’esistenza delle **onde gravitazionali**, delle **corse clandestine coi droni** in Italia, del **bunker segreto di Mussolini** e della nuova generazione di **minatori di criptovalute**. Inoltre, tra il 2015 e il 2018 **ho supervisionato tutte le produzioni video di Motherboard**, sia per quanto riguarda i **lavori originali** che quelli **branded**. #### [Venezia 2100](https://video.vice.com/it/video/venezia-2100/59e606b5177dd461cf60fab1?ref=stellakamikaze.org) Il mare in tutto il mondo si sta innalzando a causa del **cambiamento climatico antropogenico** — Venezia, la città galleggiante, affonda progressivamente da sempre (con l’aiuto degli umani o meno). La somma di questi due fattori è uguale ad un bel problema. #### [Onde gravitazionali a Pisa](https://video.vice.com/it/video/virgo/59882d87866f45f20cb0e3ca?ref=stellakamikaze.org) Vicino a Pisa, nel bel mezzo del niente, si possono scorgere due lunghissime braccia di acciaio azzurro che squarciano il panorama. Si tratta delle due estensioni dell’**interformetro VIRGO**, uno dei due istituti che nel 2017 — insieme — hanno confermato per la prima volta nella storia l’esistenza delle onde gravitazionali. #### [Il bunker segreto di Benito Mussolini](https://video.vice.com/it/video/bunker-per-la-nuova-minaccia-nucleare/5aa7f500f1cdb33b8c5070c2?ref=stellakamikaze.org) Siamo nei pressi di Roma, sul **Monte Soratte**. Da lontano sembra un monte come un altro — da vicino, invece, non c’è modo di perdersi il grosso portone d’acciaio che separa il resto del mondo dall’interno del Monte Soratte: il bunker segreto di Benito Mussolini. #### [Formula Drone](https://video.vice.com/it/video/formula-drone/5ab0d8b7f1cdb36312258f11?ref=stellakamikaze.org) I **droni volano velocissimi**, vengono pilotati grazie ad un visore uscito direttamente da Blade Runner e potrebbero diventare la nuova Formula Uno. In Italia stanno emergendo i primi piloti — tra carriere certe e storie incredibili. #### [I pionieri italiani del mining](https://video.vice.com/it/video/i-pionieri-italiani-del-mining/5a8d7b60f1cdb35ea156fae3?playlist=57d22d8446db34101689b9a7&ref=stellakamikaze.org) Ok, oggi le **criptovalute** non se la passano benissimo — ma al tempo erano la *next big thing*. Un profilo di un gruppo di ragazzi del nord-Italia impegnati ad arrivare pronti alla, mancata, rivoluzione del mining. ### … e per Basement Cafè Ho un lungo trascorso con il mondo del **rap/hip-hop italiano** e oggi più che mai questo genere musicale e la comunità che rappresenta sono il brodo primordiale della **nuova impalcatura culturale italiana e internazionale**. È un bene? È un male? Non lo so, ma nel frattempo possiamo fare del nostro meglio. Insieme al mio amico e collega **Tommaso Naccari**, nel 2019 ho scritto alcune puntate del format di video-intervista **Basement Cafè** – nel 2020, invece, abbiamo curato interamente la sezione di interviste culturali condotte da S**ofia Viscardi**. Abbiamo fatto parlare il [rapper **Rancore** con il neurobiologo **Stefano Mancuso**](https://www.youtube.com/watch?v=eaC1Amr9oQI&t=1s&ref=stellakamikaze.org), il [vincitore di Sanremo **Mahmood** con il giornalista **Enrico Mentana**](https://www.youtube.com/watch?v=m-2gnYTxrJQ&ref=stellakamikaze.org), il [pezzo-di-storia del rap italiano **Kaos** con l’illustratore **ZeroCalcare**](https://www.youtube.com/watch?v=UBgSV27Djsw&ref=stellakamikaze.org), la [influencer **CamiHawke** con la sociologa digitale **Silvia Semenzin**](https://www.youtube.com/watch?v=fEMJPCLKWUs&t=1s&ref=stellakamikaze.org), la [cantante **Francesca Michielin** con l’astronauta **Paolo Nespoli**](https://www.youtube.com/watch?v=EIeY9B-8p0c&t=2564s&ref=stellakamikaze.org), lo [street artist Jorit con la scrittrice **Michela Murgia**](https://www.youtube.com/watch?v=gRI5BJilzHQ&ref=stellakamikaze.org), il [giornalista **Gad Lerner** con la performer **Myss Keta**](https://www.youtube.com/watch?v=QT2qjCTvEiA&t=1453s&ref=stellakamikaze.org), il [rapper **Achille Lauro** con la giornalista **Francesca Barra**](https://www.youtube.com/watch?v=WrdGrqLV3PY&ref=stellakamikaze.org) e, insieme, le [2 leggende dei videogiochi competitivi **Pow3r** e ](https://www.youtube.com/watch?v=6EUF7SUJzDY&t=88s&ref=stellakamikaze.org)[**Stermy**](https://www.youtube.com/watch?v=6EUF7SUJzDY&t=88s&ref=stellakamikaze.org)**.** L'anno successivo, abbiamo fatto parlare [l'attivista **Diletta Belotti**](https://www.youtube.com/watch?v=iCgJs0WeysY&ref=stellakamikaze.org) con il regista **Pif**, [lo scrittore **Roberto Saviano** con il content creator **Yotobi**](https://www.youtube.com/watch?v=lTYf3GNH%5FyQ&ref=stellakamikaze.org), [la musicista **Levante** con lo storico **Alessandro Barbero**](https://www.youtube.com/watch?v=ihokN4RonMY&t=1553s&ref=stellakamikaze.org), [la linguista **Vera Gheno** con il fumettista **Sio**](https://www.youtube.com/watch?v=DRDvFbyIzbQ&t=1439s&ref=stellakamikaze.org)e [la fumettista **Fumettibrutti** con l'attivista **Pietro Turano**](https://www.youtube.com/watch?v=PVuOCQdHul0&ref=stellakamikaze.org). ### Ciao, sono Federico URL: https://stellakamikaze.org/chi-e-federico-nejrotti-autore-editor/ Last updated: 2026-08-16T09:10:01.000Z Ciao, sono Federico. Sono un autore e progettista culturale, vivo a Milano. Co-fondo progetti culturali, scrivo di internet e delle forze che lo plasmano, e aiuto istituzioni e brand a trasformare idee difficili in cose di cui le persone hanno davvero cura. ## Cosa faccio oggi Ho co-fondato [Ufficio Furore](https://ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org), uno studio di progettazione che crea cultura radicale: lavoriamo con istituzioni, editori e brand per costruire progetti culturali dall'inizio alla fine. Qui su Stella Kamikaze parlo di tecnologia e del modo in cui la uso: [puoi riceverlo per email](https://stellakamikaze.org/iscriviti/). Con Ufficio Furore ho curato fino al 2022 [Iceberg](https://ufficiofurore.substack.com/?ref=stellakamikaze.org), una newsletter di interviste su tecnologia, clima e cultura. Accanto a questo scrivo, traduco e curo, e parlo a conferenze e panel — quasi sempre, in qualche modo, di Mark Zuckerberg. ## Da dove vengo Fino al 2018 sono stato caporedattore di [Motherboard Italia](https://www.vice.com/it/topic/motherboard?ref=stellakamikaze.org), il magazine di scienza e tecnologia di VICE, dopo esserci entrato come redattore nel 2014\. Nel 2011 ho fondato [The Shelter](http://theshelter.online/?ref=stellakamikaze.org), un magazine indipendente che si è occupato di videogiochi indie per quasi dieci anni. Il filo che lega tutto è l'**internet governance**: chi decide come funziona la rete, e chi la paga. ## Una selezione di scritti - [Dungeon Crawler Carl](https://mercuriobooks.com/prodotto/dungeon-crawler-carl/?ref=stellakamikaze.org) di Matt Dinniman — traduzione italiana, vol. 1 (2025) e vol. 3 (in uscita a giugno 2026), Mercurio Books - [Pharmako-IA](https://www.edizioniblackcoffee.it/libri/pharmako-ia/?ref=stellakamikaze.org) di K. Allado-McDowell — traduzione italiana, Edizioni Black Coffee, 2024 - [Manualetto di sicurezza digitale per giornalisti e attivisti](https://www.guerredirete.it/manualetto-di-sicurezza-digitale-per-giornalisti-e-attivisti/?ref=stellakamikaze.org) — Guerre di Rete, 2026 (grafica e design di Ufficio Furore) - [Il fronte cyber](https://www.guerredirete.it/il-fronte-cyber-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) e [Generazione #AI](https://www.guerredirete.it/generazione-ai-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) — ebook co-curati con Carola Frediani - [Datacrazia](https://deditore.com/prodotto/datacrazia/?ref=stellakamikaze.org) — saggio nel volume collettivo su politica e cultura algoritmica (D Editore) ## Progetti culturali Una selezione, in gran parte con [cheFare](https://www.che-fare.com/?ref=stellakamikaze.org), agenzia per la trasformazione culturale: - [Streaming Culture](https://www.che-fare.com/progetto/streaming-culture/?ref=stellakamikaze.org) — la mappatura della presenza online delle istituzioni culturali durante la pandemia - [European Network for Women Excellence](https://www.che-fare.com/progetto/european-network-for-women-excellence-un-database-europeo-per-le-donne-nei-media/?ref=stellakamikaze.org) — un database europeo per le donne nei media - [40 Mondi](https://www.che-fare.com/progetto/40-mondi-il-vocabolario-di-biennale-democrazia/?ref=stellakamikaze.org) — il vocabolario di Biennale Democrazia - **Ariaperta** — un festival sulla sostenibilità che curo con Ufficio Furore (Cesano Maderno, 2024–2025) ## Documentari e podcast Ho scritto e diretto documentari per Motherboard / VICE, tra cui [Venezia 2100](https://video.vice.com/it/video/venezia-2100/59e606b5177dd461cf60fab1?ref=stellakamikaze.org), [Virgo](https://video.vice.com/it/video/virgo/59882d87866f45f20cb0e3ca?ref=stellakamikaze.org) (sulle onde gravitazionali) e [Formula Drone](https://video.vice.com/it/video/formula-drone/5ab0d8b7f1cdb36312258f11?ref=stellakamikaze.org). Scrivo, e a volte conduco, podcast: [Anche Tu](https://open.spotify.com/show/4ZPzawZlaG9vKCnoq6DTFK?ref=stellakamikaze.org) (Chora Media × Universal, sull'eredità del #MeToo — scritto con Silvia Righini), [Cantiere Cultura](https://open.spotify.com/show/6HqZpyFHXo1MlIA3t0T4mo?ref=stellakamikaze.org) (Fondazione Compagnia di San Paolo, su come si costruiscono i progetti culturali — scritto e condotto con Ufficio Furore), e [Stella Kamikaze](https://archive.org/details/stella-kamikaze-fiori-per-algernon), in cui leggo racconti di fantascienza. ## Scrivimi Se stai lavorando a qualcosa e vuoi collaborare, scrivimi a [federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com). Oppure leggi il mio [blog](https://stellakamikaze.org/), o [fatti mandare i pezzi per email](https://stellakamikaze.org/iscriviti/). ### Podcast URL: https://stellakamikaze.org/podcast-federico-nejrotti/ Last updated: 2026-08-16T09:10:00.000Z Ho fatto e faccio anche **podcast**. Li **scrivo** e li **conduco**. Ecco una lista. - [**Anche Tu, come è cambiata la nostra vita dopo il Me Too**](https://open.spotify.com/show/4ZPzawZlaG9vKCnoq6DTFK?si=7affc035935c43fe&ref=stellakamikaze.org) 6 puntate per 6 parole fondamentali che hanno (forse) cambiato le nostre vite dopo il **movimento Me Too**. Un podcast di **Chora Media** in collaborazione con **Venti** e **Universal Pictures**, condotto da Sofia Viscardi e Lorenzo Luporini per il lancio di ***She Said***, la biopic dedicata alle giornaliste che hanno realizzato la prima inchiesta sulle violenze sessuali commesse da Harvey Weinstein. Io ho scritto tutte le puntate insieme a **Silvia Righini**. - [**Cantiere Cultura, il podcast di Fondazione Compagnia di San Paolo per imparare a costruire progetti culturali**](https://open.spotify.com/show/6HqZpyFHXo1MlIA3t0T4mo?ref=stellakamikaze.org) 6 puntate per **Fondazione Compagnia di San Paolo** che ho scritto e condotto insieme a **Ufficio Furore**. Ho intervistato **12 progettiste e progettisti culturali** per rispondere ad una domanda: **come si costruisce un progetto culturale?** - [**Stella Kamikaze, il podcast in cui leggo racconti di fantascienza** ](https://archive.org/details/stella-kamikaze-fiori-per-algernon) Questo è **100% DIY**, un giorno - chissà quando - ricomincerà. ### Progetti culturali URL: https://stellakamikaze.org/progetti-culturali-federico-nejrotti/ Last updated: 2026-08-16T09:10:00.000Z Una mia personale definizione: un progetto culturale promuove la divulgazione di un dato argomento, l'ampliamento della conoscenza che abbiamo di esso e la creazione di nuovi spazi di comprensione per quell'argomento. Per esempio, un corso di cucina che affronta l'utilizzo di ingredienti provenienti da diverse parti del mondo approfondendone la storia e le origini è un progetto culturale. Partendo da questa definizione, io credo che lavorare a questo tipo di progetti sia un modo chiaro, diretto e concreto per generare impatto positivo sul mondo che ci circonda. Per questo motivo, ne ho realizzati e sto lavorando a diversi progetti culturali. Ecco una lista non esaustiva. Insieme a [***che*Fare**](https://www.che-fare.com/?ref=stellakamikaze.org)**, agenzia per la trasformazione culturale**: ### [EMERSIONI, una pubblicazione del progetto Link per parlare di cose difficili](https://www.che-fare.com/progetto/emersioni-una-pubblicazione-del-progetto-link-per-parlare-di-cose-difficili/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** La seconda parte del percorso di Hyper, che ha ampliato e migliorato il percorso di formazione della prima edizione e sviluppato ulteriormente il prodotto editoriale conclusivo. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming e contribuito alla restituzione finale. ### [Streaming Culture, la mappatura della produzione e del consumo culturale durante la pandemia](https://www.che-fare.com/progetto/streaming-culture/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un progetto di ricerca e mappatura della presenza online delle istituzioni culturali in Lombardia. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, la strategia di comunicazione e un'intera sezione della ricerca: un questionario indirizzato ai consumi culturali online dei pubblici più giovani. ### [laCall to Action, una mappatura nazionale dei nuovi centri culturali](https://www.che-fare.com/progetto/lacall-to-action-una-mappatura-nazionale-dei-nuovi-centri-culturali/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è***? Un censimento dei nuovi centri culturali in Italia che ha permesso la creazione di una mappatura dettagliata su scala nazionale. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, gli aspetti tecnici del censimento e la strategia di comunicazione. ### [Complesso/Complicato, appunti urgenti di progettazione culturale con il supporto di Fondazione Cariplo](https://www.che-fare.com/progetto/complesso-complicato-appunti-urgenti-di-progettazione-culturale-con-il-supporto-di-fondazione-cariplo/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Una pubblicazione che raccoglie una serie di saggi brevi su diversi argomenti che orbitano attorno al mondo della progettazione culturale. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, la strategia di comunicazione e scritto uno dei saggi brevi presenti. ### [Hyper, un vocabolario digitale per Derive&Approdi realizzato insieme a Codici Ricerca e Intervento per Città Metropolitana di Milano](https://www.che-fare.com/progetto/hyper-un-vocabolario-digitale-per-deriveapprodi-realizzato-insieme-a-codici-ricerca-e-intervento-per-citta-metropolitana-di-milano/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un corso di formazione gratuito finalizzato alla realizzazione di un prodotto di comunicazione relativo a tematiche sociali complesse. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding e ho progettato parte del percorso di formazione. ### [Archivio Meraviglioso, piattaforma collaborativa dell’Istituto dei Ciechi di Milano](https://www.che-fare.com/progetto/archivio-meraviglioso-istituto-dei-ciechi-milano-wikimedia-piattaforma-collaborativa/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un percorso di digitalizzazione e divulgazione dell'archivio dell'Istituto dei Ciechi di Milano. ***Cosa ho fatto?*** Ho partecipato allo sviluppo del progetto e dell'application di bando, ho sviluppato il naming, il branding e la strategia di comunicazione. ### [Club Sandwich, un workshop di cheFare e Club Futuro per scrivere una nuova definizione di club](https://www.che-fare.com/progetto/club-sandwich-un-workshop-di-chefare-e-club-futuro-per-scrivere-una-nuova-definizione-di-club/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un workshop realizzato in collaborazione con l'associazione Club Futuro per discutere alcuni aspetti apparentemente controversi del mondo dei club e della vita notturna. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, la strategia di comunicazione e facilitato il workshop. ### [Fuori Bordo, cosa succede quando l’emergenza spinge fuori dalla società, assieme a Codici e Fondazione di Comunità Milano](https://www.che-fare.com/progetto/fuori-bordo-capire-cosa-succede-quando-lemergenza-spinge-fuori-dalla-societa-insieme-a-codici-ricerca-e-intervento-e-fondazione-di-comunita-milano/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un progetto di ricerca e divulgazione dedicato agli aspetti sociali di alcuni quartieri marginalizzati a Milano. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding e la strategia della comunicazione. ### [Quindi, *che*Fare?, il corso di progettazione culturale di *che*Fare](https://www.che-fare.com/progetto/quindi-chefare-corso-di-progettazione-culturale/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un corso di formazione per imparare a costruire progetti culturali. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, la strategia di comunicazione e ho seguito alcune lezioni come docente. ### [Blueprint, pratiche culturali trasformative e urgenti con cheFare, il Polo del ‘900 e Simone Arcagni](https://www.che-fare.com/progetto/blueprint-pratiche-culturali-trasformative-urgenti-polo-del-900-simone-arcagni/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Una pubblicazione collettiva per raccontare approcci innovativi alle pratiche culturali durante la pandemia di Coronavirus. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding e contribuito all'editing dei testi. ### [QUASAR, una residenza artistica per raccontare CasermArcheologica](https://www.che-fare.com/progetto/quasar-una-residenza-artistica-per-raccontare-casermarcheologica/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Una residenza artistica per raccontare un nuovo centro culturale. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, l'identità visiva e la strategia di comunicazione. ### [laGuida, il Festival Itinerante dei nuovi centri culturali](https://www.che-fare.com/progetto/laguida-il-festival-itinerante-dei-nuovi-centri-culturali/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un festival dedicato ai nuovi centri culturali e che include momenti di divulgazione, di formazione e di lobbying. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, il branding, la strategia della comunicazione e alcuni aspetti del project design. ### [European Network for Women Excellence, un database europeo per le donne nei media](https://www.che-fare.com/progetto/european-network-for-women-excellence-un-database-europeo-per-le-donne-nei-media/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un gruppo di pressione per promuovere l'inclusione delle voci femminili all'interno dei media. ***Cosa ho fatto?*** Ho partecipato allo sviluppo del progetto e dell'application di bando. Ho sviluppato il branding e la strategia di comunicazione. ### [40 Mondi, il vocabolario di Biennale Democrazia](https://www.che-fare.com/progetto/40-mondi-il-vocabolario-di-biennale-democrazia/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Un laboratorio a supporto dell'edizione 2019 di Biennale Democrazia per approfondire i temi affrontati durante il festival. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato l'identità visiva e la strategia di comunicazione. ### [Molto Presto, 2 giorni di conferenze sulle prospettive d’azione dei nuovi centri culturali](https://www.che-fare.com/progetto/molto-presto-2-giorni-di-conferenze-sulle-prospettive-dazione-dei-nuovi-centri-culturali/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** 2 giorni di conferenze che ha coinvolto operatrici e operatori dai nuovi centri culturali di tutta Italia. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming, l'identità visiva e la strategia di comunicazione. ### [BAGLIORE, residenze artistiche per una nuova biografia culturale dell'Italia](https://www.che-fare.com/progetto/bagliore-residenze-artistiche-per-una-nuova-biografia-culturale-dellitalia/?ref=stellakamikaze.org) ***Cos'è?*** Una residenza artistica per scrittrici e scrittori under 35 pensata per raccontare il mondo dei nuovi centri culturali. BAGLIORE è l'antologia di racconti prodotta grazie alle residenze artistiche e pubblicata da Il Saggiatore. ***Cosa ho fatto?*** Ho sviluppato il naming e la strategia di comunicazione del progetto. ### Federico Nejrotti — Writer & cultural strategist URL: https://stellakamikaze.org/en/ Last updated: 2026-08-16T09:10:01.000Z I'm a writer and cultural strategist based in Milan. I co-found cultural projects, I write about the internet and the forces shaping it, and I help institutions and brands turn difficult ideas into things people actually care about. ## What I do now I co-founded [Ufficio Furore](https://ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org), a studio that designs radical culture, working with institutions, publishers and brands to build cultural projects end to end. Here on Stella Kamikaze I write about technology and the way I use it: [you can get it by email](https://stellakamikaze.org/iscriviti/). Until 2022, with Ufficio Furore, I curated [Iceberg](https://ufficiofurore.substack.com/?ref=stellakamikaze.org), an interview newsletter on technology, climate and culture. Alongside that I write, edit and translate, and I speak at conferences and panels — often, somehow, about Mark Zuckerberg. ## Where I come from Until 2018 I was editor-in-chief of [Motherboard Italia](https://www.vice.com/it/topic/motherboard?ref=stellakamikaze.org), VICE's science and technology magazine, after joining as a staff writer in 2014\. In 2011 I founded [The Shelter](http://theshelter.online/?ref=stellakamikaze.org), an independent magazine that covered indie games for almost a decade. The thread running through all of it is **internet governance** — who decides how the network works, and who pays for it. ## Selected writing - [Dungeon Crawler Carl](https://mercuriobooks.com/prodotto/dungeon-crawler-carl/?ref=stellakamikaze.org) by Matt Dinniman — Italian translation, vol. 1 (2025) and vol. 3 (forthcoming, June 2026), Mercurio Books - [Pharmako-AI](https://www.edizioniblackcoffee.it/libri/pharmako-ia/?ref=stellakamikaze.org) by K. Allado-McDowell — Italian translation, Edizioni Black Coffee, 2024 - [A Digital Security Handbook for Journalists and Activists](https://www.guerredirete.it/manualetto-di-sicurezza-digitale-per-giornalisti-e-attivisti/?ref=stellakamikaze.org) — Guerre di Rete, 2026 (design by Ufficio Furore) - [Il fronte cyber](https://www.guerredirete.it/il-fronte-cyber-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) & [Generazione #AI](https://www.guerredirete.it/generazione-ai-ecco-il-nostro-ebook/?ref=stellakamikaze.org) — ebooks co-edited with Carola Frediani - [Facebook's filter bubble keeps getting worse](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/vv73qj/facebooks-filter-bubble?ref=stellakamikaze.org) — for Motherboard (in English) ## Cultural projects Selected work, mostly with [cheFare](https://www.che-fare.com/?ref=stellakamikaze.org), the agency for cultural transformation: - [Streaming Culture](https://www.che-fare.com/progetto/streaming-culture/?ref=stellakamikaze.org) — mapping how cultural institutions moved online during the pandemic - [European Network for Women Excellence](https://www.che-fare.com/progetto/european-network-for-women-excellence-un-database-europeo-per-le-donne-nei-media/?ref=stellakamikaze.org) — a European database for women in media - [40 Mondi](https://www.che-fare.com/progetto/40-mondi-il-vocabolario-di-biennale-democrazia/?ref=stellakamikaze.org) — the vocabulary of Biennale Democrazia - **Ariaperta** — a sustainability festival I co-curate with Ufficio Furore (Cesano Maderno, 2024–2025) ## Documentaries & podcasts I've written and directed documentaries for Motherboard / VICE, including [Venezia 2100](https://video.vice.com/it/video/venezia-2100/59e606b5177dd461cf60fab1?ref=stellakamikaze.org), [Virgo](https://video.vice.com/it/video/virgo/59882d87866f45f20cb0e3ca?ref=stellakamikaze.org) (on gravitational waves) and [Formula Drone](https://video.vice.com/it/video/formula-drone/5ab0d8b7f1cdb36312258f11?ref=stellakamikaze.org). I write, and sometimes host, podcasts: [Anche Tu](https://open.spotify.com/show/4ZPzawZlaG9vKCnoq6DTFK?ref=stellakamikaze.org) (Chora Media × Universal, on the legacy of #MeToo — written with Silvia Righini), [Cantiere Cultura](https://open.spotify.com/show/6HqZpyFHXo1MlIA3t0T4mo?ref=stellakamikaze.org) (Fondazione Compagnia di San Paolo, on how cultural projects get built — written and hosted with Ufficio Furore), and [Stella Kamikaze](https://archive.org/details/stella-kamikaze-fiori-per-algernon), where I read science fiction. ## Get in touch If you're working on something and you'd like to collaborate, write to me at [federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com). You can also read my [blog](https://stellakamikaze.org/) (in Italian). ### La fantascienza non prevede; descrive URL: https://stellakamikaze.org/iscriviti/ Last updated: 2026-08-13T06:41:20.000Z ## Iscriviti a Stella Kamikaze Iscriviti Fatto. Controlla la casella e conferma l'iscrizione — se non trovi l'email, guarda nello spam. Ti arriva un link di conferma: ci clicchi ed è fatta. Per cancellarti, un clic in fondo a ogni email. Le cose di cui parlo hanno quasi sempre un corpo: i capannoni pieni di schede grafiche che qualcuno si ritrova sotto casa, le persone pagate a centesimi per insegnare a una macchina che aspetto ha una sedia, la corrente che serve a tenere acceso tutto ciò. E hanno quasi sempre una conseguenza pratica su di me: un algoritmo allenato sui miei testi che scrive spesso al posto mio, gli archivi che costruisco per non buttare via il tempo a lavorare, i mestieri — il mio compreso — che cambiano forma mentre li stiamo facendo. Il titolo è di Ursula K. Le Guin: viene dall'introduzione a *La mano sinistra del buio*, che [ho tradotto qui](https://stellakamikaze.org/introduzione-a-la-mano-sinistra-del-buio-di-ursula-k-le-guin/). Se vuoi farti un'idea prima: [All machinery hurtful to Commonality](https://stellakamikaze.org/all-machinery-hurtful-to-commonality/), [Il segreto di Pulcinella](https://stellakamikaze.org/il-segreto-di-pulcinella/), [Intelligenza artificiale artificiale artificiale](https://stellakamikaze.org/intelligenza-artificiale-artificiale/). C'è anche [l'archivio](https://stellakamikaze.org/) e il [feed RSS](https://stellakamikaze.org/rss/). ### Privacy Policy URL: https://stellakamikaze.org/privacy/ Last updated: 2026-06-02T13:35:52.000Z _No content available._ ## Posts ### All machinery hurtful to Commonality URL: https://stellakamikaze.org/all-machinery-hurtful-to-commonality/ Last updated: 2026-08-11T13:52:18.000Z Nelle ultime settimane in Italia è nato un movimento organizzato che si oppone all'apertura di nuovi data center. L'11 luglio, centocinquanta persone si sono radunate in [piazza a Lacchiarella](https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/07/11/news/data%5Fcenter%5Fprotesta%5Fcomitati%5Flacchiarella-425465430/?ref=stellakamikaze.org), a sud di Milano, contro il progetto [Apto Campus](https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/12/data-center-lacchiarella-protesta-lombardia-notizie/8445816/?ref=stellakamikaze.org): 700.000 metri quadrati a ridosso del Parco Agricolo Sud Milano, una potenza oltre i 150 megawatt, più di tre miliardi di euro di investimento, un consumo elettrico che i comitati paragonano a quello della città di Bologna. Sotto la superficie, a un metro e mezzo di profondità, c'è la falda che irriga le risaie del parco; il progetto prevede l'installazione di generatori diesel di emergenza con scorte da quattro milioni di litri di gasolio, volumi per cui l'Istituto Superiore di Sanità ha chiesto di applicare la [direttiva Seveso](https://fondazionefeltrinelli.it/pubblico/data-center/?ref=stellakamikaze.org), quella degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante. Il 30 luglio, alla [Fornace di Rho](https://www.malpensanews.it/2026/07/oltre-150-persone-allassemblea-contro-i-data-center-si-organizza-in-lombardia-la-mobilitazione-contro-le-big-tech/957475/?ref=stellakamikaze.org), si è tenuta la prima assemblea regionale contro i data center, che ha chiesto una moratoria sulle nuove autorizzazioni, sul [modello di New York](https://www.key4biz.it/data-center-la-mappa-della-protesta-sociale-in-lombardia-da-travagliato-alla-rho-valley/581476/?ref=stellakamikaze.org), dove il 14 luglio la governatrice Kathy Hochul [ha sospeso per un anno](https://www.governor.ny.gov/executive-order/no-62-establishing-temporary-moratorium-data-centers-new-york-while-state-develops?ref=stellakamikaze.org) i permessi ambientali degli impianti sopra i 50 megawatt. Altri comitati si stanno formando [nel Pavese](https://www.avvenire.it/attualita/la-rivolta-del-pavese-contro-i-data-center%5F110448?ref=stellakamikaze.org), [a Opera, a Certosa e a Settimo Milanese](https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/07/11/news/data%5Fcenter%5Fprotesta%5Fcomitati%5Flacchiarella-425465430/?ref=stellakamikaze.org); a Torino il quartiere Lucento [si mobilita](https://www.torinoggi.it/2026/07/23/leggi-notizia/argomenti/attualita-31/articolo/una-parte-di-lucento-si-mobilita-contro-il-nuovo-data-center-nellex-bonafous.html?ref=stellakamikaze.org), con un [comitato dedicato](https://nodatacenterlucento.noblogs.org/?ref=stellakamikaze.org), contro il data center previsto nell'ex Bonafous, un'area dismessa alle spalle del parco della Pellerina dove prima era previsto uno studentato. Il Governo italiano, intanto, spinge dall'altra parte. Un decreto di febbraio ha designato i data center come infrastrutture strategiche e ha istituito una [procedura autorizzativa unica](https://www.ingenio-web.it/articoli/autorizzazione-unica-data-center-pucd-mase-indirizzi-operativi/?ref=stellakamikaze.org) che deve chiudersi in dieci mesi; il 4 agosto, il Consiglio dei ministri ha approvato un impianto da un miliardo e mezzo in [un'ex miniera di carbone a Gonnesa](https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-185/32468?ref=stellakamikaze.org), in Sardegna; nei prossimi tre anni sono attesi [25 miliardi di investimenti e 83 nuovi progetti](https://www.milanofinanza.it/news/data-center-investimenti-da-25-miliardi-e-83-nuovi-progetti-nei-prossimi-tre-anni-in-italia-202607240706389374?ref=stellakamikaze.org). Tre quarti della capacità saranno costruiti intorno a Milano. A Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, sono arrivate [richieste di connessione per 83 gigawatt](https://www.qualenergia.it/articoli/data-center-terna-82-gw-richieste-tanta-speculazione/?ref=stellakamikaze.org), l'equivalente della potenza di ottanta grandi reattori nucleari. I comitati chiedono tre cose: **una moratoria sulle nuove autorizzazioni**, **delle analisi indipendenti sugli impatti ambientali e sanitari, e una valutazione cumulativa** — non sul singolo progetto, ma un'analisi su ciò che succede quando in una stessa area ne arrivano venti. Temo che l'apertura dei data center sia, purtroppo o per fortuna, inevitabile; credo anche che i comitati stiano guardando verso il punto giusto: la proprietà di queste infrastrutture, e le responsabilità di chi le possiede. Provo a spiegarmi partendo dalla merce. I data center in costruzione oggi producono soprattutto una cosa: [cognizione in vendita](https://stellakamikaze.org/intelligenza-artificiale-artificiale/), contata in token e prezzata a listino. Il meccanismo che genera la domanda è il più vecchio del Capitale. Chi compra unità cognitive lo fa per generare più ricavi a parità di costi; chi le vende taglia i costi di produzione per allargare il margine; i profitti attesi finanziano nuova capacità di calcolo, che produce altra cognizione da vendere. A ogni giro il volume cresce, e con lui il fabbisogno di fabbriche. Le fabbriche sono i data center. ## Ricevi la newsletter di Stella Kamikaze "La fantascienza non prevede, descrive." Iscriviti Email sent! Check your inbox to complete your signup. Una volta alla settimana. Il giro può anche rompersi: per ora la cognizione si vende sotto costo — i grandi laboratori perdono miliardi ogni anno — e le fabbriche si costruiscono con capitale che scommette, non con profitti. È il motivo per cui la stessa Terna stima che degli 83 gigawatt in coda ne verranno [realizzati due o tre](https://www.qualenergia.it/articoli/data-center-terna-82-gw-richieste-tanta-speculazione/?ref=stellakamikaze.org). Com'è andata la prima volta che le fabbriche sono comparse nel paesaggio lo racconta [*Blood in the Machine*](https://www.bloodinthemachine.com/?ref=stellakamikaze.org) di Brian Merchant, un saggio sulla rivolta dei luddisti. Nel 1811, nelle contee tessili dell'Inghilterra, i telai da maglieria e le macchine per la rifinitura del panno permettevano a [due operai non specializzati](https://spartacus-educational.com/TEXcropper.htm?ref=stellakamikaze.org) di produrre in un giorno quello che un artigiano qualificato finiva in una settimana. Le tutele esistevano, ma vennero smontate proprio in quegli anni: il Parlamento [abrogò le protezioni corporative](https://en.wikipedia.org/wiki/Woollen%5FManufacture%5FAct%5F1809?ref=stellakamikaze.org) del settore, [respinse le petizioni](https://www.nationalarchives.gov.uk/education/resources/why-did-the-luddites-protest/?ref=stellakamikaze.org) dei tessitori per un salario minimo e tenne [fuori legge i sindacati](https://www.britannica.com/money/Combination-Acts?ref=stellakamikaze.org). La risposta furono le mazze: un migliaio di macchine distrutte in meno di un anno. Il governo reagì con [una legge](https://en.wikipedia.org/wiki/Destruction%5Fof%5FStocking%5FFrames,%5Fetc.%5FAct%5F1812?ref=stellakamikaze.org) che rendeva la distruzione di un telaio reato capitale; Lord Byron, a ventiquattro anni, [esordì alla Camera dei Lord](https://api.parliament.uk/historic-hansard/lords/1812/feb/27/frame-work-bill?ref=stellakamikaze.org) difendendo i luddisti. Una vita umana, disse ai colleghi, valeva per quella legge meno di un telaio da calze. Il 16 gennaio 1813 a York [quattordici furono impiccati in un giorno solo](http://ludditebicentenary.blogspot.com/2013/01/16th-january-1813-14-convicted-luddites.html?ref=stellakamikaze.org). I luddisti non ce l'avevano con le macchine: nelle loro lettere giurano di distruggere ["all machinery hurtful to Commonality"](https://www.currentaffairs.org/news/2024/01/why-you-should-be-a-luddite?ref=stellakamikaze.org), ogni macchinario dannoso per la comunità. Dentro quella formula c'è la mia tesi. Lo sviluppo del tessuto industriale e produttivo è auspicabile, può portare beneficio a tutti; la questione è come si tutela la distribuzione equa del valore che genera. Un data center è un'infrastruttura produttiva privata e il valore che produce va a chi la possiede — le piattaforme e i fondi che la finanziano. Sul territorio, invece, restano le conseguenze: il suolo agricolo, l'acqua della falda, il carico sulla rete che finisce in bolletta, il calore. Chi abita accanto all'impianto è esattamente chi, di quel valore, non vede granché. E c'è una differenza con l'Ottocento che pesa: la fabbrica assorbiva masse di operai, il data center no — un campus sopra i cento megawatt, smontato il cantiere, [dà lavoro a venti-trenta persone](https://hamminstitute.org/site-files/documents/data%5Fcenter%5Fworkforce.pdf?ref=stellakamikaze.org). C'è poi un livello che ai luddisti era risparmiato, e riguarda la materia prima. Le filande la lana la pagavano, balla per balla, a chi allevava le pecore. I modelli linguistici invece imparano da ciò che l'umanità ha scritto e pensato, e l'estrazione di questo valore non viene riconosciuta a nessuno, perché non è di nessuno: l'abbiamo prodotto tutti. La vicenda dell'acquisto da parte di Anthropic di una vagonata di libri dà la misura dell'appetito di queste aziende: per addestrare i suoi modelli [ha comprato milioni di libri usati](https://www.washingtonpost.com/technology/2026/01/27/anthropic-ai-scan-destroy-books/?ref=stellakamikaze.org), li ha tagliati dal dorso, scansionati e mandati al macero; milioni di altri li aveva scaricati dalle biblioteche pirata, e per quelli un tribunale americano le ha fatto pagare [un miliardo e mezzo di dollari](https://www.npr.org/2025/09/05/nx-s1-5529404/anthropic-settlement-authors-copyright-ai?ref=stellakamikaze.org) di risarcimento agli autori. Il tribunale ha potuto far pagare i libri perché i libri hanno autori ed editori: qualcuno a cui intestare l'assegno. Lo scibile umano, invece, non ha un proprietario che possa presentarsi in giudizio, e così un bene che apparteneva a tutti è diventato materia prima privata senza che nessuna legge se ne accorgesse. Non credo che questo processo sia reversibile; si può pretendere il conto, però: la condivisione dei guadagni e la responsabilità dei danni, e una direzione della ricerca aperta al pubblico che quei dati li ha generati. Per iniziare, serve risalire la filiera. Per adeguarsi all'articolo 50 dell'AI Act — [la norma europea che obbliga a dichiarare i contenuti sintetici](https://stellakamikaze.org/il-segreto-di-pulcinella/) — [Anthropic incorporerà filigrane invisibili](https://support.claude.com/en/articles/16266773-how-claude-marks-ai-generated-content?ref=stellakamikaze.org) nel testo generato da Claude e metadati firmati nelle immagini, in tutto il mondo, dai modelli lanciati dopo il 2 agosto. Per ora è un timbro muto: segnala che un contenuto "potrebbe" essere passato da Claude, non dice come né quanto, e non sopravvive a una riscrittura pesante. Le domande interessanti cominciano dopo: cosa succede quando un testo filigranato da Claude viene riscritto da un modello di OpenAI, e poi da uno open source su una macchina locale? Usate bene, le filigrane sarebbero il mezzo di contrasto degli esami medici: il liquido che rende visibile dove il capitale cognitivo fluisce dentro e fuori dalle macchine, e quindi dentro e fuori dalle fabbriche che lo lavorano. L'Europa che obbliga la filigrana sui contenuti è però la stessa che, su pressione di Microsoft e della lobby DigitalEurope, [tiene segreti i dati ambientali](https://altreconomia.it/come-big-tech-ha-reso-segreti-i-dati-ambientali-sui-data-center-a-livello-europeo/?ref=stellakamikaze.org) dei singoli data center: i consumi di energia e acqua vengono comunicati all'Unione Europea, ma sono coperti da una clausola di riservatezza. Serve, dunque, resistere. Soprattutto perché funziona: nei Paesi Bassi l'opposizione locale ha fatto [cancellare a Meta un campus già approvato](https://www.datacenterdynamics.com/en/news/facebook-parent-meta-officially-kills-zeewolde-data-center-after-pushback-in-the-netherlands/?ref=stellakamikaze.org) a Zeewolde; l'Irlanda [ha congelato per quattro anni](https://www.techpolicy.press/what-irelands-data-center-crisis-means-for-the-eus-ai-sovereignty-plans/?ref=stellakamikaze.org) i nuovi allacci alla rete nell'area di Dublino, dove i data center assorbono un quinto dell'elettricità del paese. Ma i progetti respinti si spostano, non spariscono, e finché la domanda di cognizione cresce, la mano invisibile troverà sempre un posto dove costruirli. Quello a cui si può ambire adesso è strappare la discussione al controllo privato: non serve socializzare i ricavi di Anthropic dall'oggi al domani, ma serve progettare un piano regolatore che renda pubblici, prima delle autorizzazioni, gli impatti di ogni impianto. E lo strumento per arrivarci è un vocabolario condiviso, che in gran parte esiste già. Il campo di ricerca c'è e si chiama [critical data center studies](https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/13548565231224157?ref=stellakamikaze.org); il nome gliel'hanno dato Dustin Edwards, Zane Griffin Talley Cooper e Mél Hogan in un articolo del 2025\. Il metodo consiste nello scomporre l'impianto per elementi: terre, acqua, lavoro, energia, calore. Steven Gonzalez Monserrate ha passato anni a fare etnografia dentro le server farm e ha intitolato il suo studio "[The Cloud Is Material](https://mit-serc.pubpub.org/pub/the-cloud-is-material/release/2?ref=stellakamikaze.org)": il cloud è materiale, scalda e occupa suolo come qualunque fabbrica. Da quella letteratura arriva anche il riscontro sul punto che qui interessa di più. Le promesse dell'industria su mercati locali e occupazione quasi mai si realizzano oltre i pochi posti di basso livello dentro l'impianto, mentre le esenzioni fiscali arrivano comunque. Sull'Italia, però, non c'è ancora niente: quei lavori guardano lo Utah, l'Arizona, l'Islanda, la Svezia. Il caso studio che verrà citato fra cinque anni lo stanno producendo adesso i comitati di Lacchiarella e di Lucento. Perché quel caso studio racconti un progresso rispetto allo stato attuale delle cose, ci sono degli strumenti pratici: Good Jobs First, un centro studi che sorveglia i sussidi pubblici alle imprese, ha pubblicato una guida dal titolo ["cosa chiedere quando un data center vuole arrivare in città"](https://goodjobsfirst.org/what-to-ask-when-a-data-center-wants-to-come-to-town/?ref=stellakamikaze.org); più di cento organizzazioni hanno firmato ["Within Bounds"](https://www.thegreenwebfoundation.org/news/within-bounds-joint-statement-on-limiting-ais-environmental-impact/?ref=stellakamikaze.org), quindici richieste per tenere l'infrastruttura dentro i limiti del pianeta. Messe insieme alle domande dei comitati italiani, suonano così: - Quanti megawatt, e da dove arriverà l'energia? Chi paga il potenziamento della rete: l'azienda o le bollette? - Quanta acqua serve al raffreddamento nel giorno peggiore dell'anno, non in media, e da dove esce? - Quanto suolo consuma, e cosa ci cresceva prima? - Cosa stoccano i generatori di emergenza, e in che quantità? - Gli impatti si sommano a quelli degli impianti già autorizzati intorno? Chi valuta il cumulo? - Quante persone ci lavoreranno a cantiere smontato, e quante assunte sul territorio? - Chi c'è dietro la società di progetto, e con quali capitali? - Il comune ha firmato accordi di riservatezza? E come viene compensato il territorio da chi incassa gli utili? Le ultime tre le aggiungo io: - Se la materia prima l'abbiamo prodotta tutti, perché il conto lo incassa uno solo? - Quanto del valore che esce dalla fabbrica resta a chi vive intorno alla fabbrica? - **Chi decide quando un macchinario è dannoso per la comunità?** *Questo articolo è AIL 3\. L'AI Influence Level è* [*una scala da 0 a 5*](https://stellakamikaze.org/il-segreto-di-pulcinella/) *che dichiara quanta intelligenza artificiale c'è dentro un contenuto. Il 3 corrisponde a una IA che scrive dentro una struttura interamente umana.* *In pratica: questo pezzo è nato come un vocale di ventisette minuti — la tesi, la struttura, gli esempi, le tre domande finali.* [*Arturo*](https://stellakamikaze.org/arturo-mi-ha-rotto-il-cervello-intelligenza-artificiale-claude-algoritmo/)*, l'algoritmo che scrive con me dal 2024, ha trascritto, verificato i fatti e steso il testo; io ho tagliato e riscritto a colpi di commenti. L'idea e la struttura sono mie, l'esecuzione è sua.* ### Il segreto di Pulcinella URL: https://stellakamikaze.org/il-segreto-di-pulcinella/ Last updated: 2026-08-05T10:14:15.000Z Da qualche giorno a questa parte, in tutta l'Unione Europea, chi pubblica un deepfake o un testo generato dall'intelligenza artificiale per informare il pubblico deve dichiararlo con un'etichetta visibile. È [l'articolo 50 dell'AI Act](https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/faqs/transparency-obligations-under-article-50-ai-act?ref=stellakamikaze.org); l'obbligo cade solo se un umano rivede il contenuto e se ne assume la responsabilità editoriale. In una [vignetta](https://marketoonist.com/2023/03/ai-written-ai-read.html?ref=stellakamikaze.org) che Tom Fishburne ha disegnato tre anni fa, quando ChatGPT era una novità, ci sono due scrivanie. Alla prima un impiegato sorride al monitor: “l'IA trasforma questo bullet point in una lunga email che posso fingere di aver scritto”. Alla seconda c'è il destinatario: “l'IA trasforma questa lunga email in un bullet point che posso fingere di aver letto”. Secondo [Graphite](https://graphite.io/five-percent/ai-now-writes-as-many-online-articles-as-humans-do?ref=stellakamikaze.org), nell'ultimo trimestre del 2025 gli articoli online generati dall'IA hanno superato per la prima volta quelli scritti da persone, e in un [campione Ahrefs](https://ahrefs.com/blog/what-percentage-of-new-content-is-ai-generated?ref=stellakamikaze.org) di 900.000 pagine nuove, tre su quattro contenevano materiale scritto da un modello. Il lavoro della conoscenza è ormai mediato dall'intelligenza artificiale, in qualche forma e a qualche intensità. Vale per chi la usa — c'è chi si fa sostituire per intero, chi si fa aiutare, chi le lascia solo i refusi, chi le fa costruire la struttura e poi scrive da sé — e vale per chi la subisce. Il dialogo avviene tra reti neurali, con le persone a fare da terminali. Ci troviamo, quindi, davanti a un grande classico della storia della tecnologia umana: i trucchi (intelligenza artificiale) per il videogioco della vita™ sono diventati di dominio pubblico, tutti li usano, nessuno lo dice e non si capisce più un tubo. **Un segreto di Pulcinella.** ## La scala Qualche giorno fa mi sono imbattuto nella proposta di Daniel Miessler, ricercatore in ambito cybersecurity. L'[AI Influence Level](https://danielmiessler.com/blog/ai-influence-level-ail?ref=stellakamikaze.org) è una scala da 0 a 5 che dichiara quanta intelligenza artificiale c'è dentro un contenuto. Zero è il testo interamente umano; 1 la rifinitura di grammatica e refusi; 2 l'espansione significativa; 3 l'IA che scrive dentro una struttura interamente umana; 4 l'IA che parte da un'idea abbozzata; 5 la macchina che fa quasi tutto da sola. Secondo Miessler, il numero non misura quanto un contenuto valga, né mette sotto accusa chi lo firma: registra la natura del contributo della macchina, esecutivo o ideativo, e la sua intensità, dalla spintarella alla presa in carico completa. **Io la adotto da oggi, su questo blog: ogni pezzo uscirà con il suo livello dichiarato.** ## L'era della sbobba Nel settembre 2025 la Harvard Business Review ha dato un nome al contenuto generato dall'IA che ha la forma del lavoro fatto ma non la sostanza: [workslop](https://hbr.org/2025/09/ai-generated-workslop-is-destroying-productivity?ref=stellakamikaze.org), sbobba da ufficio, quella che scarica su chi la riceve la fatica di completarla. Nello [studio](https://www.betterup.com/workslop?ref=stellakamikaze.org), su 1.150 lavoratori americani, il 40% aveva ricevuto del workslop nel mese precedente; rimettere in sesto ogni consegna costava in media quasi due ore e 186 dollari al mese a dipendente. Circa metà di chi la riceve considera il mittente meno capace e meno affidabile di prima, un terzo preferirebbe non lavorarci più. Ricevere le parole di una macchina dove ci si aspettava quelle di un collega viene vissuto per quello che è, una mancanza di rispetto. E ce ne accorgiamo. In uno [studio dell'Università del Massachusetts](https://arxiv.org/abs/2501.15654?ref=stellakamikaze.org) presentato ad ACL 2025, cinque lettori abituati a scrivere con ChatGPT, messi a votare su trecento testi, hanno sbagliato a riconoscerne l'origine una volta sola, meglio di qualunque detector automatico. Su chi i modelli non li frequenta, [l'accuratezza scende](https://www.nature.com/articles/s41598-026-42555-3?ref=stellakamikaze.org) fino ai livelli del lancio di una moneta; la sensibilità cresce con l'uso, però, e l'uso cresce ovunque. Stiamo diventando lettori sospettosi. ## Il dilemma Uno studio uscito nel 2025 racconta il [transparency dilemma](https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract%5Fid=5205850&ref=stellakamikaze.org), ovvero il fenomeno per cui chi dichiara di aver usato l'IA viene giudicato meno affidabile di chi tace. Lo stesso studio ha però misurato anche il terzo scenario: **essere scoperti dopo aver taciuto costa più di tutto.** Se i lettori migliorano più in fretta degli scrittori, tacere è una scommessa che paga sempre meno; dichiarare, un investimento con due rendimenti. Il primo è privato: autovalutare il contributo della macchina sapendo di doverlo rendere pubblico obbliga a un atto di presenza — devi sapere cosa hai fatto tu e cosa ha fatto lei, ogni volta. Il secondo è professionale: ti mostro come lavoro con questi strumenti, puoi chiedermi come ho fatto, puoi correggermi. Puoi contribuire, forse con un piglio utopicamente open-source, all'amplificazione di una competenza tecnologica che tratta l'aspetto naturale più umanamente intrinseco di tutti: la cognizione. Le etichette che il mondo sta adottando — la legge europea, i watermark delle piattaforme — sono binarie e imposte dall'esterno, e rischiano di restare manchevoli proprio per questo dilemma: portano la penalità della dichiarazione senza costruire la fiducia che ripaga chi dichiara per scelta. L'autovalutazione lavora al contrario: rende la tecnologia meno magica e più chiara, mette in evidenza gli usi virtuosi e scoraggia quelli che sostituiscono l'umano. ## I territori La fregatura è che questa autovalutazione possiamo promuoverla solo noi, perché chi sviluppa e guadagna dai modelli di intelligenza artificiale è largamente interessato a mantenere una forte asimmetria informativa tra industria e clienti, anche allo scopo di tutelare la percezione “magica” di questi strumenti. Queste aziende rispondono ai propri azionisti e non guardano in faccia nessuno, a cominciare da chi abita [i territori dove costruiscono](https://stellakamikaze.org/lintelligenza-e-la-parte-facile/) le loro infrastrutture. A [Lacchiarella](https://milano.repubblica.it/cronaca/2026/07/11/news/data%5Fcenter%5Fprotesta%5Fcomitati%5Flacchiarella-425465430/?ref=stellakamikaze.org), venti chilometri da Milano, i comitati di una decina di comuni protestano contro un campus da 3,5 miliardi di euro che consumerebbe elettricità quanto cinquecentomila famiglie. L'implementazione estrattiva di questa tecnologia è sbagliata, e il controvalore di quello che produce deve tornare nelle mani di chi la subisce. Una parte consistente della leva che abbiamo a disposizione parte da una forma di trasparenza consapevole da promuovere: l'industria sa con precisione dove i suoi strumenti sono entrati nelle nostre giornate, noi non abbiamo nemmeno le parole per dichiararlo. La consapevolezza collettiva di quanto queste macchine abitino la nostra quotidianità è il primo terreno che dobbiamo e che possiamo riconquistare per recuperare leva nei confronti dei monopoli del tecnocapitalismo. È un fronte che si costruisce dal basso, e comincia dal sapere **chi ha fatto cosa, e con quanto aiuto.** ## AIL 3 Questo articolo è nato come un vocale di quindici minuti dettato al telefono: la tesi, la struttura, gli esempi, il titolo. [Arturo](https://stellakamikaze.org/arturo-mi-ha-rotto-il-cervello-intelligenza-artificiale-claude-algoritmo/), l'algoritmo che scrive con me dal 2024, ha trascritto, verificato le fonti e steso il testo; io ho tagliato e riscritto quello che non mi suonava. Sulla scala di Miessler è un 3, l'IA che scrive dentro una struttura interamente umana. Non è un 2, perché le frasi non le ho battute io; non è un 4, perché la macchina non è partita da un'idea abbozzata ma da tutto tranne le parole. L'idea e la struttura sono mie, l'esecuzione è sua. ### Intelligenza artificiale artificiale artificiale URL: https://stellakamikaze.org/intelligenza-artificiale-artificiale/ Last updated: 2026-07-28T15:58:44.000Z Dal 30 luglio 2026, dopodomani, [Mechanical Turk smetterà di accettare nuovi clienti](https://techcrunch.com/2026/07/05/amazon-will-stop-accepting-new-customers-for-mechanical-turk/?ref=stellakamikaze.org). Era la prima piattaforma moderna di commodificazione della cognizione: pensiero umano venduto in unità, a prezzo di listino, come una fornitura qualsiasi. Amazon l'ha messo nella lista dei [servizi in manutenzione](https://www.theregister.com/off-prem/2026/07/03/amazons-mechanical-turk-to-stop-accepting-new-customers-and-not-even-ai-can-save-it/5266274?ref=stellakamikaze.org): chi ha già un account potrà continuare a usarlo, senza nuove funzioni né nuovi utenti. Oggi si chiama "Amazon SageMaker AI – Mechanical Turk": dal 2018 i suoi lavoratori sono una funzione del machine learning di Amazon, gente che etichetta i dati con cui si addestrano le reti neurali. Ha aperto a novembre 2005 e per vent'anni ha venduto di tutto, purché si potesse chiedere e valutare in pochi minuti: dire se in una foto c'è un cane, trascrivere uno scontrino, giudicare se un commento è offensivo, compilare un questionario di psicologia. Compiti da pochi centesimi l'uno, gli HIT (Human Intelligence Task, "compito di intelligenza umana"), pagati a cottimo in una novantina di paesi. Il potere stava tutto su un lato: chi commissionava poteva rifiutare un lavoro senza pagarlo, e ogni rifiuto abbassava il punteggio che dava accesso ai compiti migliori. Amazon [tratteneva il 20%](https://requester.mturk.com/pricing?ref=stellakamikaze.org) di ogni compenso, il 40% sui lotti grandi. I lavoratori si sono difesi da soli con un sito di recensioni dei committenti, [Turkopticon](https://escholarship.org/uc/item/10c125z3?ref=stellakamikaze.org); uno [studio del 2018](https://arxiv.org/abs/1712.05796?ref=stellakamikaze.org) su 3,8 milioni di compiti ha calcolato la paga oraria mediana, intorno ai due dollari. Un mercato così spudorato aveva bisogno di un nome, e Amazon ne scelse uno stranamente onesto. ## Il nome Nel 1769 l'ungherese Wolfgang von Kempelen costruì un finto automa che giocava a scacchi e batteva quasi tutti, Napoleone compreso: un manichino vestito da turco, con dentro un giocatore in carne e ossa. Nel 1836 [Edgar Allan Poe](https://www.eapoe.org/works/essays/maelzel.htm?ref=stellakamikaze.org) lo smascherò guardando i tempi delle mosse. Jeff Bezos lo sapeva, e lo disse: presentò Mechanical Turk come un mercato di ["artificial artificial intelligence"](https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09502386.2022.2042580?ref=stellakamikaze.org), intelligenza artificiale artificiale. Nel 2007 la spiegò al *New York Times*: di solito è un umano a chiedere un calcolo a un computer, qui è il contrario — dentro il servizio, come dentro l'automa, una persona faceva il lavoro della macchina. Il primo *artificiale* nega il secondo: **l'intelligenza era finta, il lavoro no.** ## Chi ha insegnato alla macchina a vedere Nel 2006 Fei-Fei Li, una giovane docente di informatica oggi tra le più influenti del settore, scommise quasi da sola sui dati, mentre tutti gli altri lavoravano sugli algoritmi. Voleva un catalogo di immagini etichettate a mano su una scala mai vista: una persona sola, un'immagine al minuto senza mai fermarsi, ci avrebbe messo ventidue anni. Caricò il lavoro su Mechanical Turk, spezzato in milioni di micro-compiti identici: una fotografia accanto a una parola, e una domanda sola — la parola descrive la foto? [Il paper del 2009](https://www.image-net.org/static%5Ffiles/papers/imagenet%5Fcvpr09.pdf?ref=stellakamikaze.org) che presenta il risultato, ImageNet, dichiara in una riga che le annotazioni vengono da Mechanical Turk: [49.000 persone](https://arxiv.org/abs/1409.0575?ref=stellakamikaze.org) da 167 paesi, un catalogo da 3,2 milioni di immagini, oggi quattordici. Nel 2012 tre ricercatori di Toronto, tra cui il futuro Nobel Geoffrey Hinton, ci addestrano sopra la rete neurale AlexNet e stravincono la gara annuale di riconoscimento visivo: comincia il deep learning, da cui discendono i modelli di oggi. I turker hanno insegnato alla macchina a vedere da sola. ## Il lavoro nascosto Solo in parte, però. Anche i modelli hanno bisogno di chi corregge e insegna cosa è accettabile: nel 2023 il *Time* [ha rivelato](https://time.com/6247678/openai-chatgpt-kenya-workers/?ref=stellakamikaze.org) che per ripulire ChatGPT dai contenuti tossici OpenAI usava lavoratori kenioti, pagati tra 1,32 e 2 dollari l'ora per leggere descrizioni di abusi e torture. La stessa tariffa dei turker quindici anni prima. Mary Gray e Siddharth Suri, un'antropologa e un informatico di Microsoft Research, lo chiamano [ghost work](https://ghostwork.info/?ref=stellakamikaze.org), lavoro fantasma: c'è, ma va tenuto fuori dall'inquadratura perché il prodotto sembri magia. Mechanical Turk almeno lo mostrava, con un listino pubblico dove si vedeva quanto valeva mezzo minuto di attenzione umana. Adesso torna sottoterra, dentro contratti di fornitura che nessuno pubblica. C'è anche una spiegazione più prosaica. Tre ricercatori del Politecnico di Losanna nel 2023 hanno controllato come i turker svolgevano un compito di riassunto: tra un terzo e la metà delle risposte era prodotta con un modello linguistico. Il [titolo del paper](https://arxiv.org/abs/2306.07899?ref=stellakamikaze.org) aggiunge un artificiale alla formula di Bezos: *artificial artificial artificial intelligence*. Chi commissiona crede di comprare un giudizio umano, chi esegue lo chiede alla macchina, e il risultato — etichettato come umano — finisce nei dataset su cui impara il prossimo modello. Difficile dare torto ai turker: pagati a cottimo e senza controlli, delegare era la mossa razionale. La parabola si chiude in questi giorni: due agenti di OpenAI, scappati da un ambiente di test, hanno violato i sistemi di Hugging Face, la principale piattaforma per l'intelligenza artificiale open source, e il suo amministratore delegato [ha chiesto come risarcimento](https://techcrunch.com/2026/07/26/hugging-face-ceo-calls-for-radical-transparency-after-unprecedented-openai-hack/?ref=stellakamikaze.org) 100 milioni di dollari in token. **Perfino i danni, ormai, si quantificano in pensiero.** ## Il prezzo di un pensiero Un HIT costava dieci centesimi. Un milione di token — le unità in cui i modelli spezzettano il testo, più o meno tre quarti di parola l'una — costa oggi cinque dollari in ingresso e venticinque in uscita sul listino del modello di punta di Anthropic, e [continua a scendere](https://stellakamikaze.org/lintelligenza-e-la-parte-facile/). Alla conferenza di Nvidia di marzo, Jensen Huang ha detto la parola *token* [più di settanta volte](https://www.techrepublic.com/article/news-nvidia-gtc-jensen-huang-ai-token-factory-takeaways/?ref=stellakamikaze.org), definendola la nuova materia prima: i data center sono fabbriche che la producono e la vendono come intelligenza. Intanto il pensiero umano è tornato merce scarsa. I laboratori [comprano all'ingrosso libri stampati prima del 2022](https://thenextweb.com/news/ai-companies-buying-old-books-training-data-slop?ref=stellakamikaze.org), li scansionano e li mandano al macero: è l'ultimo giacimento di testo sicuramente umano, privo dell'output dei modelli che, ridato loro in pasto, li degrada. Per questo si paga a peso d'oro. Tra l'HIT e il token è cambiato chi fa il lavoro, quanto costa e quanto è veloce. L'operazione mentale no: in entrambi i casi qualcuno ha stabilito che la cognizione si conta a pezzi, e a quanto sta il pezzo. La chiusura di Mechanical Turk, insomma, dice più di quanto sembri. La più grande piattaforma mai costruita per comprare e vendere pensiero umano se ne va anche perché, per comprare e vendere pensiero, l'umano non è più necessario: il token cristallizza la cognizione espressa da un modello e la rende immagazzinabile e fatturabile. Per la prima volta la merce si è staccata del tutto da chi la produce. **Il mercato del pensiero è più aperto che mai; ha solo smesso di avere bisogno di noi.** ### L'intelligenza è la parte facile URL: https://stellakamikaze.org/lintelligenza-e-la-parte-facile/ Last updated: 2026-07-22T06:22:49.000Z Nella notte tra il 16 e il 17 luglio Moonshot AI, un laboratorio cinese, ha pubblicato [Kimi K3](https://www.cnbc.com/2026/07/17/moonshot-ai-kimi-k3-model-openai-anthropic-china.html?ref=stellakamikaze.org), il più grande modello a pesi aperti (ovvero scaricabile e utilizzabile da chiunque sulle proprie macchine: i "pesi" sono i miliardi di parametri in cui è custodito ciò che il modello ha imparato) mai annunciato. Nei test con cui l'industria misura le prestazioni, K3 sta dietro soltanto a Fable e Sol, i modelli di punta di Anthropic e OpenAI; su [una classifica dedicata alla programmazione](https://www.tomshardware.com/tech-industry/artificial-intelligence/moonshot-releases-2-8-trillion-parameter-kimi-k3?ref=stellakamikaze.org) li supera entrambi. Fable [mi ha fatto sentire disorientato e ingenuamente stupido](https://stellakamikaze.org/compiti-degni-in-un-tempo-limitato-claude-fable-sol/), la pubblicazione di Kimi [secondo molti](https://www.interconnects.ai/p/kimi-k3-the-open-weights-escalation?ref=stellakamikaze.org) ha sancito l'inizio dell'era della mercificazione della cognizione. Forse. O forse l'intelligenza è la parte facile. C'è chi ha parlato di un ["Moonshot moment"](https://fortune.com/2026/07/17/china-moonshot-kimi-k3-markets-china-ai/?ref=stellakamikaze.org), come DeepSeek nel gennaio 2025, quando il modello aperto di un laboratorio allora semisconosciuto costrinse [Nvidia a perdere quasi 600 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta](https://www.cnbc.com/2025/01/27/nvidia-sheds-almost-600-billion-in-market-cap-biggest-drop-ever.html?ref=stellakamikaze.org). Stavolta il Nasdaq ha chiuso in calo dell'1,4%. C'è una ciclicità tra i progressi ottenuti dai laboratori cosiddetti di frontiera e gli inseguimenti di quelli che sviluppano modelli open source? L'intelligenza artificiale è costretta a rimanere bloccata in questo eterno giorno della marmotta tecnologico-finanziario? Staremmo meglio per campi a mangiare ciclamini? Scopriamolo assieme. ## Aperti contro chiusi I modelli chiusi (quelli di OpenAI e Anthropic, per capirci) vivono sui server di chi li ha creati: si usano pagando e la ricetta resta segreta. Gli aperti pubblicano i pesi: chiunque può scaricarli e farli girare dove preferisce. Per anni la distinzione è stata morale oltre che commerciale: OpenAI nasce nel 2015 senza scopo di lucro con la missione di aprire tutto — il nome viene da lì — e chiude i suoi modelli man mano che diventano preziosi; i laboratori cinesi trasformano l'apertura in politica industriale: se non puoi vendere l'accesso al modello migliore, regala il modello. Oggi i chiusi presidiano la frontiera delle prestazioni; gli aperti, la fascia enorme del "sufficientemente buono". La lettura che si è imposta in poche ore dal "Moonshot moment" è la stessa del "DeepSeek moment": i cinesi regalano quello che gli americani vendono a caro prezzo, il token (l'unità di misura con cui si compra e si vende l'intelligenza artificiale) sta diventando una commodity. [Compiti degni in un tempo limitato — cosa far fare a una superintelligenzaCosa succede quando non si sa cosa far fare ad una superintelligenza e non c’è molto tempo per usarla.![](https://stellakamikaze.org/content/images/icon/favicon-adf835c6-fb64-4fbf-829e-a0fa6d2ac8df.ico)Stella Kamikaze, cose scritte da Federico NejrottiFederico Nejrotti![](https://stellakamikaze.org/content/images/thumbnail/Gemini_Generated_Image_1hzb141hzb141hzb-05dddd02-5c9a-456f-9cee-a4af066dbea3.png)](https://stellakamikaze.org/compiti-degni-in-un-tempo-limitato-claude-fable-sol/) ## La parte facile La fregatura, in questo battibecco, è che, probabilmente, lo sviluppo dell'intelligenza è e sarà la parte facile da perseguire. L'intelligenza, una volta raggiunta, si replica: i pesi si scaricano, le tecniche si copiano. I modelli, ormai, si addestrano sui risultati di altri modelli. Se la potenza cognitiva sta diventando una commodity, a fare la differenza è la catena di approvvigionamento necessaria a distribuirla — l'unica che non si può scaricare. Alcuni elementi a supporto di questa tesi, tutti dalla settimana appena passata. Il listino di K3 — [3 dollari per milione di token in ingresso, 15 in uscita](https://artificialanalysis.ai/models/kimi-k3?ref=stellakamikaze.org) — costa sei volte il suo predecessore e coincide al centesimo con quello di Claude Sonnet, il "daily driver" di Anthropic: Moonshot si è seduta al tavolo dei grandi laboratori, con un catalogo in linea con l'esistente. Domenica sera, a quattro giorni dal lancio, Moonshot ha [sospeso le nuove iscrizioni](https://www.euronews.com/next/2026/07/20/chinese-ai-model-kimi-k3-halts-new-signups-amid-skyrocketing-demand?ref=stellakamikaze.org): la domanda aveva saturato le sue GPU in 48 ore. E negli stessi giorni Anthropic ha reso [permanente l'accesso a Fable](https://simonwillison.net/2026/Jul/18/claude-make-fable-5-permanent/?ref=stellakamikaze.org) negli abbonamenti più costosi, al 50% dei limiti d'uso, mentre il *New York Times* rivelava che sta [negoziando con Meta](https://edition.cnn.com/2026/07/17/tech/meta-anthropic-ai-cloud-computing?ref=stellakamikaze.org) l'affitto di potenza di calcolo fino a 10 miliardi di dollari in due anni, dopo un accordo analogo con SpaceX da 45 miliardi di dollari su tre anni. Il collo di bottiglia si è spostato dall'intelligenza dei modelli a tutto il resto. ## Due anni e mezzo per un trasformatore L'esempio più chiaro di "tutto il resto" riguarda l'elettricità. L'Agenzia Internazionale dell'Energia stima che i consumi dei data center [raddoppieranno entro il 2030](https://www.iea.org/reports/energy-and-ai/energy-demand-from-ai?ref=stellakamikaze.org), fino a eguagliare l'intero fabbisogno del Giappone; Gartner prevede che già entro il 2027 [il 40% dei data center dedicati all'IA](https://www.datacenterknowledge.com/energy-power-supply/power-shortages-will-restrict-40-of-ai-data-centers-by-2027-gartner?ref=stellakamikaze.org) sarà limitato non dai chip ma dalla corrente. Generarla, però, è il meno: un data center di nuova taglia assorbe quanto una città media, ma tutto in un punto solo e senza interruzioni. Per portargli la corrente servono linee, sottostazioni e soprattutto trasformatori, le macchine che alzano e abbassano la tensione lungo il percorso — ed è lì che si accumula la fila: un grande trasformatore ordinato oggi arriva [in media dopo un periodo che va dai due anni e mezzo](https://www.powermag.com/transformers-in-2026-shortage-scramble-or-self-inflicted-crisis/?ref=stellakamikaze.org) [ai cinque](https://build.inc/insights/data-center-transformer-procurement-2026?ref=stellakamikaze.org), mentre un data center si costruisce in meno di diciotto mesi. L'allaccio alla rete ha code di 4-7 anni; dei 16 gigawatt annunciati negli Stati Uniti per il 2026, [secondo i dati di Sightline Climate ripresi da Bloomberg](https://finance.yahoo.com/sectors/technology/articles/half-planned-us-data-center-150928890.html?ref=stellakamikaze.org), meno di un terzo è in cantiere e il 30-50% slitterà o non si farà — una stima che [i critici considerano gonfiata](https://newsletter.semianalysis.com/p/stop-saying-half-of-2026-us-datacenter?ref=stellakamikaze.org) dagli annunci speculativi, pur concordando sul collo di bottiglia. ## Tre aziende al mondo producono le turbine Chi non vuole aspettare la rete si costruisce la corrente in casa, con le turbine a gas. Solo che le turbine le producono tre aziende al mondo — GE Vernova, Siemens Energy, Mitsubishi — e anche lì c'è la fila: [consegne fino a otto anni](https://ieefa.org/sites/default/files/2025-10/IEEFA%20Report%5FGlobal%20gas%20turbine%20shortages%20add%20to%20LNG%20challenges%20in%20Vietnam%20and%20the%20Philippines%5FOctober2025.pdf?ref=stellakamikaze.org), il portafoglio ordini di GE Vernova passato [da 62 a 100 gigawatt in sei mesi](https://www.sec.gov/Archives/edgar/data/0001996810/000199681026000063/gevpressrelease1q26.htm?ref=stellakamikaze.org), [oltre 400 miliardi di dollari di centrali](https://www.bloomberg.com/features/2025-bottlenecks-gas-turbines/?ref=stellakamikaze.org) che secondo Bloomberg rischiano di saltare perché le macchine per costruirle non esistono. E quando trasformatore e turbina arrivano, serve chi li monta: il lavoro elettrico vale [il 45-70% del costo di un data center](https://fortune.com/2026/03/02/ai-data-centers-electrician-shortage-gen-z-training-careers/?ref=stellakamikaze.org), nel prossimo decennio agli Stati Uniti serviranno oltre 300.000 nuovi elettricisti, e formarne uno richiede dai quattro ai cinque anni di apprendistato. Ogni via di fuga da una coda finisce in un'altra coda. E le code non si smaltiscono, perché l'uso dei modelli è diventato un carico continuo: l'inferenza (il lavoro che il modello fa quando gli chiediamo qualcosa) è ormai la voce dominante del calcolo, [destinata a valerne circa i tre quarti entro il 2030](https://www.spheron.network/blog/ai-data-center-power-constraints-2026/?ref=stellakamikaze.org), e non si può programmare di notte: deve esserci sempre. Il 17 luglio [il registro pubblico dei disservizi](https://statusgator.com/services/claude/outage-history?ref=stellakamikaze.org) segna un'ora e un quarto di errori diffusi su Fable; la mattina del 20, il giorno in cui l'accesso diventa permanente, un guasto al conteggio fa pagare a consumo anche gli abbonati; la sera dello stesso giorno la pagina di stato di Anthropic ammette ancora "errori elevati sulle richieste a Fable 5 e Mythos 5". Da inizio anno, secondo lo stesso registro, i disservizi sull'ecosistema Claude sono più di centotrenta. L'obiezione ovvia è che modelli più efficienti allevieranno la pressione. Finora è successo il contrario: dopo lo shock DeepSeek la corsa non si è sgonfiata, e Meta da sola mette a bilancio [tra i 125 e i 145 miliardi di dollari](https://edition.cnn.com/2026/07/17/tech/meta-anthropic-ai-cloud-computing?ref=stellakamikaze.org) di investimenti in un anno — più i modelli diventano efficienti, più se ne usa: è il paradosso di Jevons. E [Bloomberg nota](https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-07-20/moonshot-s-kimi-k3-may-be-more-about-memory-than-compute?ref=stellakamikaze.org) che un modello enorme come K3, più che ridurre il fabbisogno di calcolo, sposta la pressione su un altro anello della catena: le memorie. Chi può, allora, fa sistema sull'intera catena o si compra l'accesso di chi la possiede. Chi non può punta sui modelli aperti: su OpenRouter, uno dei principali snodi del traffico, [i modelli cinesi processano il 58% dei token](https://www.axios.com/2026/07/18/china-ai-open-source-kimi-anthropic-openai?ref=stellakamikaze.org), dal 10% di inizio 2025\. Ai laboratori americani resta la frontiera, che infatti si difende non sul mercato ma in sede regolatoria: secondo [Axios](https://www.axios.com/2026/07/20/ai-us-china-open-source-kimi?ref=stellakamikaze.org), i laboratori o i loro alleati si presentano alla Casa Bianca con una proposta di divieto dei modelli cinesi ogni tre-cinque mesi. ## L'infrastruttura occupa spazio Vista dall'Europa, che non ha né laboratori di frontiera né i capitali dei consorzi americani, questa partita è paradossalmente un invito. I modelli aperti azzerano il biglietto d'ingresso sull'intelligenza: si scaricano. Corrente, reti e data center sono l'unico anello della catena che si può ancora costruire e governare in casa. È una scelta politica; in Italia nessuno, per ora, la sta raccontando così. A Torino, nel quartiere Lucento, l'area ex Bonafous alle spalle della ThyssenKrupp era destinata a uno studentato; ospiterà invece un data center di Asja Energy, uno dei [cinque in programma tra la città e la cintura](https://www.infoaut.org/sfruttamento/cinque-nuovi-data-center-in-programma-a-torino?ref=stellakamikaze.org). Il 16 luglio, la sera in cui Moonshot pubblicava K3, gli abitanti del quartiere [proiettavano in strada video-inchieste](https://gancio.cisti.org/event/no-datacenter-lucento-proiezioni-e-confronto-in-quartiere?ref=stellakamikaze.org) su cosa significhi vivere accanto a un impianto che produce rumore e calore ventiquattro ore al giorno e consuma energia e acqua — [i più grandi arrivano a berne 19 milioni di litri al giorno](https://www.eesi.org/articles/view/data-centers-and-water-consumption?ref=stellakamikaze.org). In Piemonte le richieste per nuovi data center sono più di settanta, e la Regione prepara uno ["stop selettivo"](https://www.torinocronaca.it/news/economia/646994/data-center-corsa-al-piemonte-oltre-70-richieste-e-la-regione-prepara-lo-stop-selettivo.html?ref=stellakamikaze.org) perché sa di non poterle accogliere tutte. Cosa succede quando un quartiere non vuole l'infrastruttura su cui gira l'intelligenza di tutti gli altri? ### Compiti degni in un tempo limitato URL: https://stellakamikaze.org/compiti-degni-in-un-tempo-limitato-claude-fable-sol/ Last updated: 2026-07-22T06:05:14.000Z *Cosa succede quando non si sa cosa far fare ad una superintelligenza e non c'è molto tempo per usarla.* Mythos è la classe di modelli di intelligenza artificiale più avanzata sviluppata da Anthropic. È stata resa pubblica il 7 aprile 2026 attraverso un programma riservato e strettamente monitorato, il [Progetto Glasswing](https://www.anthropic.com/glasswing?ref=stellakamikaze.org). Il [9 giugno](https://www.anthropic.com/news/claude-fable-5-mythos-5?ref=stellakamikaze.org) è stato il turno di Fable, una versione addomesticata di Mythos, resa disponibile al grande pubblico. Nonostante le limitazioni in termini di utilizzo e di sicurezza, il primo turno di lavoro di Fable è durato appena tre giorni: dopo che il system prompt completo del modello è finito online, il governo degli Stati Uniti lo ha [classificato come strumento soggetto a controlli sulle esportazioni](https://theconversation.com/why-the-us-government-shut-down-anthropics-latest-claude-ai-model-285223?ref=stellakamikaze.org) per ragioni di cybersicurezza, imponendone di fatto [la sospensione](https://www.anthropic.com/news/fable-mythos-access?ref=stellakamikaze.org). È stato reso [nuovamente pubblico il 1º luglio](https://www.anthropic.com/news/redeploying-fable-5?ref=stellakamikaze.org), in una versione apparentemente ancora più addomesticata e sorvegliata. Soprattutto, è stato reso utilizzabile con il contagocce. Una finestra iniziale di 7 giorni — poi prorogata due volte — per poter usufruire di Fable ad un costo flat, ovvero quello incluso nell'abbonamento mensile che si può pagare ad Anthropic: fino, però, al 50% dei limiti disponibili per l'uso settimanale di token. Superata questa finestra (che ad oggi è [in scadenza domenica 19 luglio](https://www.bleepingcomputer.com/news/artificial-intelligence/claude-fable-5-stays-free-for-paid-users-until-july-19-as-anthropic-buys-more-time/?ref=stellakamikaze.org)), Fable diventa utilizzabile soltanto a consumo — che in termini semplici significa che l'utente paga ogni messaggio che invia a Fable, e ogni risposta che riceve. Questo aspetto sembra un tecnicismo, ma non lo è. Per esempio, io utilizzo un abbonamento mensile a Claude, l'intelligenza artificiale di Anthropic, che pago poco più di 200€ al mese per poter disporre, attraverso una tariffa forfettaria, di una quantità considerevole di token settimanali da spendere a piacimento. Con questa tariffa (senza dubbio non regalata), dispongo di una quantità di token spendibili nell'utilizzo di Fable sufficiente per permettermi di sperimentare, senza dover valutare al millimetro ogni singolo input pena l'esaurimento dei token a disposizione. Se saturassi la stessa quantità di token con l'utilizzo attraverso le API — che Anthropic [prezza a 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione in uscita](https://platform.claude.com/docs/en/about-claude/pricing?ref=stellakamikaze.org) — non dovrei nemmeno stimare la spesa equivalente: la calcolano i log delle mie sessioni di lavoro, valutati ai prezzi di listino. Negli ultimi due mesi pieni — quando Fable ancora non c'era — ho consumato l'equivalente di 2.600-2.900 dollari di API al mese; nella prima metà di luglio, con Fable in tariffa flat, **ho già superato i 3.000** — un ritmo da 6.000 dollari al mese. Tra le tredici e le trenta volte il costo dell'abbonamento, per difetto: il conteggio copre una sola delle macchine da cui lavoro. Lo scarto tra l'abbonamento e il suo controvalore in API implica alcuni aspetti non trascurabili: - Fable, il modello più avanzato di Anthropic a disposizione del pubblico, consuma moltissime risorse (token, e dunque potenza computazionale, e dunque energia) per funzionare; - il costo di queste risorse rende Fable virtualmente inaccessibile per casi d'uso non industriali; - Anthropic non ha bisogno dei soldi degli utenti non industriali: compongono, [secondo le stime disponibili](https://sacra.com/c/anthropic?ref=stellakamikaze.org), meno del 15% del suo fatturato. Se rende Fable disponibile nella tariffa flat è per marketing — permettere a tutti di provare il modello di intelligenza artificiale più avanzato mai sviluppato — e per ricerca: verificare quanto la tariffa flat sia incrementabile prima che chi la paga smetta di essere disposto a farlo; - ciononostante, il vincolo vero non è il denaro ma la capacità di calcolo: ogni token consumato da un abbonato a tariffa flat è un token sottratto ai clienti industriali che lo pagano per intero. Da qui i chiari limiti di utilizzo e di tempo. L'insieme di questi elementi sta generando (in me di sicuro, e in buona parte della mia comunità di riferimento) una fortissima percezione di **scarsità**, **desiderio** e **smarrimento**. Scarsità perché il tempo e lo spazio di cui disponiamo per usare Fable sono, di fatto, limitati. Desiderio, perché i risultati di Fable sono senza precedenti. Smarrimento, perché, messi insieme questi due elementi, un comune cristiano come il sottoscritto non ha grandi intuizioni su compiti degni da impartire a Fable per fare onore alla sua intelligenza e al dispendio di energie richiesto per il suo funzionamento. So esattamente cosa ho fatto fare a Fable nelle due settimane in cui è stato disponibile, perché tengo un registro delle sessioni di lavoro. L'unico compito che si avvicinasse alla sua intelligenza gliel'ho affidato quasi per caso: gli ho chiesto di esaminare l'impalcatura di regole, soglie e automatismi che avevo costruito negli anni per governare i suoi predecessori, e di demolire tutto ciò che esisteva solo per compensare la loro stupidità. Ha trovato ventisette pezzi da smontare, in una mattina. Il compito più degno che ho saputo impartire alla cosa più intelligente a mia disposizione, insomma, è stato farle rimuovere le protesi che avevo costruito per le cose meno intelligenti di lei. Il cortocircuito diventa evidente: cosa succede quando non si sa cosa far fare ad una superintelligenza (o meglio, alla cosa più vicina ad una superintelligenza di cui disponiamo), e non c'è molto tempo per usarla? Fable sarebbe ancora così intelligente se il tempo a disposizione per usarlo non fosse limitato? Più di tutto, abbiamo davvero bisogno di modelli come Fable? Daniel Miessler, per esempio, ha appena pubblicato una lista di [prompt da lanciare quando esce un nuovo modello di punta](https://danielmiessler.com/blog/prompts-to-run-when-fable-comes-back?ref=stellakamikaze.org). Per la maggior parte, si tratta di input formulati con precisione per stimolare nel modello forme di "riflessione" esistenziali sul senso di alcuni compiti che abitualmente impartiamo: quali sono le mancanze più evidenti nel modo di pensare dell'utente? Conoscendolo così intimamente, o algoritmo, su cosa gli suggeriresti di concentrarsi per moltiplicare il valore di ciò che fa? Cosa smetterebbe di funzionare se sparisse per 30 giorni? Qual è il suo più grande limite? Che fare? Chi sono? Dimmelo. Sono domande legittime, ben formulate ed efficacemente testate. Sono domande che, forse oggi più che mai, capisco perché vengano formulate ad un algoritmo, e non ad un umano. Sono domande universali, che, però, dovrebbero essere poste altrove. Riescono, almeno nel mio caso, a svelare una verità vergognosa: non ho compiti degni da affidare a Fable, né a Sol ([l'equivalente sviluppato da OpenAI](https://openai.com/index/gpt-5-6/?ref=stellakamikaze.org) e rilasciato il 9 luglio). Se la potenza computazionale sta lasciando spazio alla potenza cognitiva, la mia intelligenza non è sufficiente per sfruttarla. ### A cosa serve una redazione URL: https://stellakamikaze.org/a-cosa-serve-una-redazione/ Last updated: 2026-06-12T22:03:34.000Z *In memoria di Carola Frediani. Una redazione permette alle persone di diventare e rimanere amiche o nemiche, anche quando le stesse persone si scordano come si diventa e si rimane amici o nemici.* Sono entrato per la prima volta in una redazione a 11 anni. Eravamo un gruppo di persone minorenni che si erano conosciute su Internet giocando a un gioco di ruolo testuale. Il gioco si chiamava Zeldopoli, era ambientato nel mondo di *The Legend of Zelda*. Quel gruppo di persone lo gestiva insieme a me. Ci giocava, prima di tutto, poi ne seguiva le meccaniche, ne inventava di nuove, mediava le discussioni. Discutevamo per capire cosa farcene di quel mondo. La prima azione svolta da quella redazione cambiò completamente la mia vita: i miei compagni di viaggio mi intimarono di imparare a scrivere in italiano, perché senza una corretta ortografia non avrebbero potuto prendermi sul serio. Si chiamavano **Seibit**, **Egeyo**, **Sun**, **Pkmns**, **Henribix**, **Ronka**, **Rabba**, **Issun, Filippo, Lorenzo**. Ce n'erano molti altri, ma ora non li ricordo. La prima volta che incontrai alcuni di loro dal vivo ero a Napoli, stavamo andando alla veglia funebre della madre di un ragazzo del gruppo, mancata improvvisamente nella notte. La seconda redazione fu figlia della prima. Era quella di un magazine online dedicato ai videogiochi. Eravamo tantissimi e ci prendevamo enormemente sul serio. Pubblicavamo articoli a ritmi che, quando anni dopo iniziai a lavorare per davvero in una redazione, mi sembrarono impensabili. Parlavamo di videogiochi a qualunque ora del giorno e della notte. Litigavamo come ubriaconi se la pensavamo in maniera diversa. Ci indurivamo contro le redazioni rivali, spartendoci le stesse poche migliaia di lettori. Imploravamo sviluppatori sparsi per tutto il globo di concederci una copia gratuita del loro videogioco, in cambio di una sontuosa recensione, plausibilmente positiva. Scrivere e discutere era una forma di allenamento quotidiano che ci rendeva pronti non appena l'opportunità giusta giungeva. Non ci riconoscevamo negli articoli o nei commenti agli stessi, ma nella homepage del magazine che si aggiornava più volte al giorno: in quella liturgia si consumava un atto di presenza che ci univa e ci manteneva vivi. Ci rendeva protagonisti attivi di un discorso, il nostro, anziché subirlo. Ci dava scopo e prospettiva grazie a una forma di disciplina collettiva che permetteva ai singoli membri della redazione di non essere costanti nel loro impegno, senza mettere a repentaglio la sopravvivenza dell'organismo che contribuivano a formare. Alla fine della prima ora di una giornata del mio terzo anno di scuole superiori, uscii prima con un permesso firmato per salire in macchina con mio padre: mi avrebbe accompagnato, da Torino, fino all'hotel Excelsior di Rapallo. Quell'anno avevano invitato la nostra redazione a organizzare una piccola parte di una conferenza a tema videogiochi. Molti li incontrai lì, dal vivo, per la prima volta: **Fabio**, **Ennio**, **Aurelio**, **Marco**, **Carmelo**, **Federico**, **Davide**, **Dario**, ancora **Davide**, **Stefano**, **Giuseppe**, **Massimiliano**, **Francesco**. A quella conferenza a Rapallo non venne nessuno, ma ero lì con la mia redazione. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/2026/06/The-Romina-Tamata-Shelter---2026-06-03-11.19.22-2.jpg) ## La terza redazione, quella che paga La mia terza redazione fu la prima a pagarmi da vivere. Avevo 19 anni appena compiuti e mi trasferii a Milano per uno stage in una rivista che durante il colloquio avevo finto di conoscere, prima l'avevo soltanto vista abbandonata sugli scaffali di negozi che, a Torino, non frequentavo granché. Con me, in quella redazione, c'erano altre persone: **Andrea**, **Antonella**, **Giulia**, **Federico**, **Saria**, **Luca**. Scrivere per quella rivista diventò la mia unica ragione di vita: erano gli anni, pieni di ingenuità, in cui riscoprivo la redazione di *The Newsroom*, di Aaron Sorkin, una volta all'anno per ricordarmi ciò che desideravo. Il mosaico di articoli, titoli e immagini che ogni giorno componeva la homepage di quella rivista era uno specchio a doppia percorrenza della mia identità. Ne ero profondamente geloso. Quando quella rivista ottenne una briciola di rilevanza e mi ritrovai a decidere chi vi poteva scrivere e chi no, quelle vesti da portinaio mi gratificavano come nulla prima d'allora. Insieme al resto della redazione decidevamo cosa raccontare, cosa no, in che modo. Portavamo alla luce l'impensabile, ci intendevamo citando i nomi degli autori e delle autrici delle redazioni estere, eravamo diventati dipendenti dai grafici che ci dicevano quali articoli erano più letti. Li guardavamo giorno e notte, per ricordarci che quella nostra euforia finiva per sgattaiolare fuori dal tavolo attorno a cui sedevamo ogni giorno. Eravamo fianco a fianco ma non ci parlavamo mai a voce: ci scrivevamo, prima su Skype, poi su Slack. Ognuno di questi gruppi di persone ha, in modo diverso nel corso del tempo, contribuito a dare senso alla mia vita e ai modi in cui spendo il mio tempo. Mi ha permesso di fare fronte alle mie variopinte forme di ansia sociale, spostando il focus delle mie relazioni sugli interessi che tenevano uniti questi gruppi. Da mesi sto mettendo fuoco ciò di cui sento la mancanza, rimettendo in discussione la natura e il senso dei rapporti di cui vivo, come ogni buona crisi di mezza età prevede. ## Carola Frediani e lo spazio negativo Questa mattina ho ricevuto la notizia della morte di una persona che apparteneva, in qualche modo, a questa cosa che io chiamo redazione: Carola Frediani mi ha dato, negli anni, qualcuno a cui guardare con ammirazione e desiderio; mi ha fatto scrivere con impagabile pazienza per i miei ritardi; mi ha fatto curare edizioni di libri prodotti dalla sua redazione in momenti in cui non ricordavo più come si facesse parte di una redazione. Ora che ho scoperto questa assenza, lo spazio negativo che lascia brucia di un desiderio che già sentivo ma a cui non sapevo dare un nome. **Una redazione serve a mediare i rapporti tra i membri che la compongono attraverso il lavoro su interessi comuni.** Una redazione permette ai suoi membri di esercitare presenza reciproca eludendo le difficoltà personali di ciascuno e rendendo la sostanza del lavoro collettivo fondamenta dei rapporti. Una redazione garantisce la sopravvivenza dei rapporti, mettendo in scena uno spazio di familiarità da cui è possibile entrare e uscire a piacimento in cambio della spontanea volontà di collaborare. Una redazione accoglie la produzione di singoli rendendola rappresentativa del tutto, chiedendo a ogni parte di collaborare in modi più o meno apparenti per la buona riuscita di ciascun prodotto. Una redazione dà forma e indirizzo al confronto, rendendolo strumento di lavoro e non di autocompiacimento. Una redazione permette alle persone di diventare e rimanere amiche o nemiche, anche quando le stesse persone si scordano come si diventa e si rimane amici o nemici. Carola Frediani ha costruito tantissime redazioni. Faceva anche parte della mia, in qualche modo. Ora, però, non più. ### Due modi di costruire un sistema, in memoria di Tony Hoare URL: https://stellakamikaze.org/due-modi-di-costruire-un-sistema-tony-hoare/ Last updated: 2026-06-12T21:59:25.000Z > «Ci sono due modi di progettare un sistema software: il primo è farlo così semplice da essere palesemente privo di difetti, il secondo è farlo così complicato da non avere difetti evidenti. Il primo metodo è molto più difficile.» Questa è una frase di Tony Hoare pronunciata a Nashville il 27 ottobre 1980, nella lectio per il Turing Award intitolata [*The Emperor's Old Clothes*](https://dl.acm.org/doi/10.1145/358549.358561?ref=stellakamikaze.org). La si trova ovunque: diapositive, firme email, conferenze, quasi sempre senza contesto. Il contesto è che la persona che l'ha pronunciata ha passato i successivi quarant'anni a cercare di rendere il primo metodo praticabile. Hoare è morto il 5 marzo 2026 a Cambridge, a 92 anni. ## Da Virgilio e Platone a Quicksort, in un anno Il suo percorso non era quello di un informatico. Aveva studiato lettere classiche e filosofia a Oxford, seguendo un programma chiamato *Greats*, quello con Virgilio e Platone. Ha imparato il russo durante il servizio militare in marina. Nel 1959, con una borsa del British Council, è finito a Mosca come studente nel dipartimento di teoria della probabilità di Andrej Kolmogorov, tra i fondatori della probabilità moderna. Un'offerta del National Physical Laboratory lo ha dirottato sulla traduzione automatica dal russo — così, tra guerra fredda e linguistica computazionale, un classicista britannico a Mosca ha inventato [Quicksort](https://en.wikipedia.org/wiki/Quicksort?ref=stellakamikaze.org). Si tratta di un algoritmo di ordinamento: scegli un elemento da una lista, metti tutto quello che è più piccolo a sinistra e tutto quello che è più grande a destra, poi ripeti su ciascuna metà fino a che la lista è in ordine. Gli serviva per ordinare alfabeticamente le parole da tradurre, perché il dizionario era su nastro magnetico e una sola passata richiedeva l'ordine giusto. L'algoritmo che ha scritto a 25 anni è ancora oggi tra i più usati al mondo. ## Dimostrare che il codice non può fare altro Dieci anni dopo, nel 1969, ha pubblicato [*An Axiomatic Basis for Computer Programming*](https://dl.acm.org/doi/10.1145/363235.363259?ref=stellakamikaze.org). È il paper che fonda la *Hoare Logic*. Normalmente, per sapere se un programma funziona, lo testi. Lo fai girare con degli input, controlli gli output, e speri di aver coperto abbastanza casi. Hoare propone un'alternativa: dimostrarlo. Per ogni pezzo di codice, scrivi cosa deve essere vero prima dell'esecuzione (precondizione) e cosa deve essere vero dopo (postcondizione). Se riesci a dimostrare che il codice trasforma sempre la prima nella seconda, non stai testando che il programma funzioni. Stai dimostrando che non può fare altro. Un esempio. Vuoi scambiare il valore di due variabili, X e Y. Il codice usa tre righe e una variabile d'appoggio: copia X da parte, metti Y al posto di X, rimetti il valore originale in Y. Prima dell'esecuzione, X vale *x* e Y vale *y*; dopo, X vale *y* e Y vale *x*. La dimostrazione di Hoare ripercorre queste tre istruzioni al contrario, verificando passo per passo che le variabili tornino esattamente alla situazione di partenza. Non per un caso o per mille: per ogni possibile coppia di valori. ![Diagramma della dimostrazione di Hoare: tre istruzioni per lo scambio di due variabili, con il flusso di esecuzione verso il basso e la verifica che risale verso l'alto](https://stellakamikaze.org/content/images/2026/03/Gemini_Generated_Image_qlyqabqlyqabqlyq.png) Con tre istruzioni la cosa è gestibile. Hoare lo sapeva, e l'ha costruita per scalare: la logica include regole per la composizione sequenziale (se dimostri i pezzi, dimostri l'insieme), per le condizioni (if/then/else), per i cicli (dove serve trovare un'*invariante*, una proprietà che resta vera a ogni iterazione). L'idea era che la dimostrazione avesse la stessa struttura del programma: componi le prove come componi il codice. La differenza rispetto ai test non è di grado. I test trovano gli errori che hai pensato di cercare: quelli per cui hai scritto un test, quelli che ti sono venuti in mente, quelli scoperti dopo un crash in produzione. La verifica formale esclude *tutti* gli altri. 📐 «I test possono dimostrare la presenza di errori, mai la loro assenza.» — Edsger W. Dijkstra, Notes on Structured Programming, 1969 ## seL4: 8.700 righe, vent'anni, zero buffer overflow Qualcuno l'ha fatto davvero. [seL4](https://sel4.systems/?ref=stellakamikaze.org) è un microkernel, il cuore minimo di un sistema operativo, di 8.700 righe di codice C. Un team australiano ha impiegato vent'anni di lavoro cumulativo per dimostrare formalmente che ogni riga fa esattamente ciò che la specifica dice. Nessun buffer overflow, crash o comportamenti imprevisti: non perché testato, ma perché dimostrato. [CompCert](https://compcert.org/?ref=stellakamikaze.org) è un compilatore C verificato: il codice macchina che produce è dimostrato identico nel comportamento al sorgente. Quando i ricercatori di [Csmith](https://en.wikipedia.org/wiki/Csmith?ref=stellakamikaze.org) hanno cercato sistematicamente bug in tutti i compilatori C esistenti, CompCert è stato l'unico in cui non ne hanno trovati. Però seL4 è fatto di 8.700 righe. Un browser moderno ne ha decine di milioni. Il costo della verifica formale cresce con il numero di stati possibili del sistema, e i programmi reali ne hanno miliardi. Quindi si applica a componenti piccoli con requisiti estremi: microkernel, compilatori, protocolli crittografici, software aerospaziale. Tutto il resto viene rilasciato con la speranza ragionevole che i test coprano abbastanza casi. ## L'errore da un miliardo di dollari, ammesso in pubblico Hoare lo sapeva. E nel 2009, alla conferenza [QCon London](https://www.infoq.com/presentations/Null-References-The-Billion-Dollar-Mistake-Tony-Hoare/?ref=stellakamikaze.org), ha fatto qualcosa di raro per un vincitore del Turing Award: ha ammesso un errore. Nel 1965, progettando il sistema di tipi di ALGOL W, aveva introdotto il riferimento null, «semplicemente perché era così facile da implementare». L'ha chiamato il suo errore da un miliardo di dollari. Non stava esagerando: i null reference sono ancora oggi tra le cause più comuni di crash nel software. Linguaggi recenti come Rust, Kotlin e Swift hanno sistemi di tipi che li escludono a livello di compilatore, strumenti che esistono perché Hoare ha detto in pubblico dove aveva sbagliato. Ha passato la vita a dimostrare che il primo metodo è possibile, e ha ammesso in pubblico i propri errori. Il mondo ha scelto il secondo — non perché avesse torto, ma perché il primo costa troppo. ### Type fast, Live free URL: https://stellakamikaze.org/type-fast-live-free-ultimo-uomo/ Last updated: 2026-07-03T22:48:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su L'Ultimo Uomo il 12 dicembre 2025.* Non ho molti talenti - di sicuro non ho talenti memorabili. Non so fischiare in maniera musicale, non so fare trucchi di magia, non so dirti che giorno della settimana era il 3 luglio 1658. C’è una singola, insignificante performance che mi fa sorridere di auto-compiacimento ogni volta che la metto in scena (perlopiù da solo): so scrivere su tastiera molto velocemente. Non solo, so scrivere su una tastiera QWERTY a occhi chiusi. Esagero, so scrivere su una tastiera QWERTY a occhi chiusi senza aver davvero bisogno di una tastiera QWERTY sotto le dita. In breve, sono un prodigio della dattilografia. Lo so io, lo sanno tutte le persone che mi conoscono, al punto che capita più di una volta al mese che qualcuno mi faccia notare tanto la mia velocità di digitazione quanto la furibonda pressione con cui la esercito. Pensavo di essere unico. Un eletto. Un bambino indaco delle tastiere a basso profilo. Poi ho scoperto Sean Wrona. [A Natale regala o fatti regalare un abbonamento a Ultimo Uomo](https://steady.page/it/lultimo-uomo/gift%5Fplans?ref=stellakamikaze.org). È il modo più semplice per risolvere la questione “Natale”, sentendoti in pace con te stesso e con l’universo (e, siamo onesti, anche con noi). Inoltre Ultimo Uomo in questo ultimo anno ha arricchito la sua offerta: tre abbonamenti diversi, tutti con un’offerta migliore rispetto al passato, per ancora più contenuti esclusivi. [Nel 2010](https://www.youtube.com/watch?v=m9EXEpjSDEw&ref=stellakamikaze.org), durante la Ultimate Typing Championship - una competizione di dattilografia che si prefigge di trovare e premiare la più veloce persona degli Stati Uniti a digitare su una tastiera, e che quell’anno si tiene ad Austin, Texas, - Wrona ha digitato 163 parole al minuto su un testo standard. Io arrivo a 74. La cosa più assurda, però, non è la velocità alla tastiera di Wrona. È scoprire che la dattilografia competitiva esiste da 135 anni. E che per quasi mezzo secolo è stato uno degli sport più seguiti d'America. Prima di tutto: i campionati di dattilografia non nacquero per celebrare la velocità degli umani, ma per testare la resistenza delle macchine. Alla fine dell'Ottocento, Remington, Underwood e Caligraph avevano un problema: come dimostrare che le loro macchine da scrivere erano più robuste della concorrenza? Servivano operatori abbastanza veloci da stressare gli ingranaggi fino al punto di rottura. Il 25 luglio 1888, a Cincinnati, si tenne la prima gara di dattilografia della storia. Frank McGurrin sfidò Louis Traub. McGurrin usava una Remington, Traub una Caligraph. La posta in gioco era di 500 dollari, circa 17.000 dollari odierni. McGurrin vinse arrivando a 98 parole al minuto. Ma la vera rivoluzione non fu il risultato, fu il metodo. McGurrin era il primo dattilografo noto ad aver memorizzato la posizione di ogni tasto. Traub doveva cercare ogni lettera con gli occhi. Nell’agosto di quello stesso anno, a Toronto, Mary Orr alzò l’asticella: 99 parole al minuto contro le 98 di McGurrin. Era la prima donna a vincere un campionato internazionale di dattilografia. Da lì, i campionati diventarono spettacolo di massa. Il National Business Show di New York attirava migliaia di spettatori. I dattilografi più veloci giravano il Paese come rockstar: radio, tour mondiali, contratti con i produttori di macchine da scrivere. Rose L. Fritz vinse quattro edizioni consecutive dell’International Typewriter Trophy, tra il 1906 e il 1909\. Nel 1908, durante una tournée europea, incontrò il Principe e la Principessa di Galles, i futuri Re Giorgio V e Regina Mary. Secondo un articolo della stampa locale del periodo, il principe la guardò digitare 113 parole in un minuto senza errori ed esclamò «Meraviglioso» prima di chiederle un autografo sullo stampato appena digitato. Negli anni Venti e Trenta, due nomi dominarono su tutti: Albert Tangora e George Hossfield, entrambi di Paterson, New Jersey (*fun fact*: nei vent’anni che intercorsero tra le due Guerre Mondiali, la maggior parte dei dattilografi più veloci del mondo arrivarono da qui). Insieme vinsero diciassette campionati internazionali tra il 1920 e il 1937, tutte le edizioni. Tangora stabilì il record di 147 parole al minuto su macchina meccanica, nel 1923\. Le loro sfide erano così serrate che il vincitore veniva spesso deciso per frazioni di parola. In un'occasione, lo scarto fu di 0,1. Cortez Wilson Peters fu il primo grande dattilografo afroamericano. Vinse il campionato amatoriale nel 1925, anno in cui il Ku Klux Klan raggiunse il massimo storico di iscritti. Underwood, sponsor principale dei campionati, fece qualcosa di inedito: quell'anno, per la prima e unica volta, non pubblicò i risultati delle categorie amatoriale e novizio, così Peters venne cancellato dai registri. I campionati di dattilografia furono anche tra i primi sport americani in cui uomini e donne gareggiavano insieme, per lo stesso titolo, tanto che diverse donne vinsero dei campionati internazionali prima di ottenere il diritto di voto. Dal 1923 vennero introdotte categorie separate. L'ultimo campionato internazionale si tenne nel 1946, all'Hotel Sherman di Chicago. Vinse Stella Pajunas — unica nella storia a conquistare tutte e tre le divisioni nello stesso anno. Poi, silenzio. I campionati erano sempre stati uno strumento pubblicitario: esistevano perché i produttori di macchine da scrivere li finanziavano. Negli anni Venti, per esempio, Underwood aveva costruito un apparato promozionale imponente: paginate sui quotidiani nazionali, tournée per i campioni, un programma che offriva viaggio e iscrizione gratuita ai vincitori dei campionati scolastici statali. Lo slogan aziendale era "*The Machine of Champions*". Poi arrivò la Grande Depressione, i fondi si prosciugarono e le competizioni persero prestigio. Nel 1931 il World Typewriting Championship venne sospeso. Riprese a metà degli anni Trenta, ma senza grandi nomi. Nel 1940 entrò in scena IBM con la sua Electromatic, la prima macchina elettrica a essere utilizzata nelle competizioni. In tre sole edizioni — 1940, 1941, 1946 — dominò ogni categoria. IBM si ritirò dopo aver dimostrato la superiorità del proprio prodotto: di fatto non c’era più bisogno di continuare a finanziare le gare. Nessun produttore di macchine meccaniche poteva più competere in velocità. Nel 1947 non ci fu alcun annuncio di cancellazione delle competizioni, solo un laconico silenzio. Per oltre mezzo secolo, la dattilografia competitiva sopravvisse ai margini. I campionati Intersteno in Europa, le gare scolastiche negli Stati Uniti, qualche altra dimostrazione sporadica. In poco tempo, lo sport che nel 1906 aveva riempito il Madison Square Garden con il World Typewriting Championship era diventato una curiosità da fiera di paese. Mentre i campionati scomparivano, il dibattito sulle tastiere continuava altrove — nelle università, negli uffici governativi, tra gli ingegneri. La domanda che continuava a girare per la testa di chi cercava di accelerare la digitazione era sempre la stessa: perché le lettere sono disposte così? Perché QWERTY e non, per dire, ABCDEF? Non esiste un modo per aiutare le dita? La disposizione QWERTY fu progettata nel 1873 da Christopher Latham Sholes per la Remington, con l'obiettivo di evitare che i martelletti delle macchine meccaniche si incastrassero. I martelletti erano disposti in un semicerchio chiamato "*type basket*": ogni volta che due lettere adiacenti venivano battute in rapida successione, rischiavano di scontrarsi. Sholes separò fisicamente le coppie di lettere più frequenti nell'inglese — TH, HE, AN — in modo che i loro martelletti fossero abbastanza distanti da non interferire. Era una soluzione a un problema ingegneristico, non un layout ottimizzato per la velocità umana. Nel 1936, August Dvorak, professore di psicologia all'Università di Washington, brevettò un'alternativa. Nel sistema Dvorak, le lettere più frequenti si trovano sulla riga centrale; il carico di lavoro è bilanciato tra le due mani; le dita più forti gestiscono i tasti più usati. All’apparenza, era più efficiente e più ergonomico. Ma QWERTY aveva già vinto. Nel 1956 un esperimento della General Services Administration (l'agenzia federale che gestiva le 800mila macchine da scrivere utilizzate negli uffici del governo degli Stati Uniti) concluse che le dattilografe addestrate su Dvorak erano più lente e meno precise di quelle rimaste su QWERTY. Questa tana del Bianconiglio, però, non si ferma alla disposizione dei tasti: esistono metodi diversi per utilizzare, e imparare a utilizzare, le tastiere. C’è il metodo standard insegnato in tutte le scuole di dattilografia del mondo da oltre un secolo: la "*home row*". Le dita devono poggiare a riposo sulla riga centrale della tastiera (ASDF per la mano sinistra, JKL; per la destra), e ogni dito è assegnato a tasti specifici. Il metodo fu codificato nel 1898 da Adam Clarke Van Sant e acquistato da tutti i principali produttori di macchine da scrivere. Il problema è che la *home row* non funziona. O meglio: funziona, ma non è ottimale. La logica della *home row* presuppone che la riga centrale sia la posizione migliore per minimizzare la distanza media tra le dita e i tasti. Ma le lettere più frequenti dell'inglese (E, T, A, O, I, N, S, H, R, D) non sono distribuite uniformemente. Cinque di queste (E, T, O, I, R) si trovano sulla riga superiore, solo quattro (A, S, H, D) sulla *home row*. Inoltre la *home row* ignora l'anatomia della mano: le dita centrali — indice, medio, anulare — sono più lunghe del mignolo. Costringerle a restare sulla stessa riga del mignolo significa comprimerle in una posizione innaturale. Sean Wrona, non a caso, non segue la *home row*. A tre anni imparò a scrivere su un programma DOS e a dieci digitava già 100 parole al minuto. La sua tecnica sfida ogni manuale: usa il tasto Caps Lock invece di Shift. Da bambino le sue mani erano troppo piccole per raggiungere Shift comodamente, poi l'abitudine si è cristallizzata. Così, sceglie quale dito usare in base al contesto della parola. “Non uso necessariamente lo stesso dito per lo stesso tasto. Uso qualunque dito sia più comodo, e questo può variare in base alle lettere nella parola”, scrive nel suo saggio sul mondo delle competizioni di dattilografia, *Nerds per Minute* (fonte principale di questo articolo). Invece di centrare le dita sulla *home row*, le centra sul "centro di gravità" della parola successiva — spostandole in anticipo verso le lettere che dovrà digitare. [Nel 2010](https://www.youtube.com/watch?v=m9EXEpjSDEw&ref=stellakamikaze.org), alla Ultimate Typing Championship, Wrona affrontò in finale Nate Bowen, programmatore di Condé Nast. Lo batté 163 a 110 sul primo testo e 124 a 79 sul secondo, un brano pieno di caratteri speciali per rallentare i concorrenti. Negli anni successivi stabilì record su ogni piattaforma di dattilografia competitiva esistente: TypeRacer, Nitro Type, 10FastFingers. Vinse otto volte il campionato Intersteno nella categoria "*mother tongue*". «Sono un po' sorpreso da quanta attenzione ho ricevuto», disse dopo la vittoria del 2010\. «Ricevo richieste di amicizia ogni settimana da persone di tutto il mondo. Ho sviluppato quasi tutte le mie amicizie migliori nella comunità online della dattilografia». Vent’anni prima, quella comunità non esisteva. La rinascita inizia nel 2005, quando Alex Epshteyn (uno stagista di Google) partecipa a una festa aziendale a Mountain View. Uno dei giochi prevedeva pistole ad acqua che spingevano barchette lungo un canale: chi sparava più forte, arrivava prima. Tre anni dopo, Epshteyn trasformò quell'idea in un gioco di dattilografia: le barchette diventarono macchinine, il canale una pista da drag race, le pistole ad acqua tastiere. TypeRacer venne lanciato nel marzo 2008, il primo gioco online in cui più giocatori potevano competere in tempo reale sullo stesso testo. A novembre *PC Magazine* lo inserì tra i cento siti più promettenti del web. La formula funzionava. I testi provenivano da film, libri, canzoni: bastava digitare una battuta di *Monty Python* o un verso dei Radiohead più velocemente degli avversari. Nel 2011 arrivò Nitro Type, creato dai fratelli Austin e Travis Butler, più gamificato, con macchine virtuali, livelli e *achievement*. Nel 2020, durante il lockdown, uno sviluppatore inglese di nome Jack lanciò Monkeytype. L'idea gli era venuta navigando su Reddit: aveva visto un sito minimalista chiamato typings.gg e aveva deciso di costruirne uno suo. Un primo tentativo era fallito. Il secondo, pubblicato il 15 maggio 2020, esplose. Sei giorni dopo lo streamer Taeha Types lo usò in diretta. In meno di un anno Monkeytype superò TypeRacer e Nitro Type in popolarità globale. Nel 2010, a Austin, il produttore di tastiere Das Keyboard aveva organizzato la Ultimate Typing Championship — la prima competizione dal vivo con un montepremi significativo dai tempi di Stella Pajunas. Wrona vinse, battendo in finale Nate Bowen. Dieci anni dopo, nell'agosto 2020, la seconda edizione si tenne via Zoom: 414 iscritti, oltre 94mila gare nelle qualifiche. In finale, Wrona affrontò Anthony Ermolin, diciassette anni, nickname “Chak”. Ermolin vinse le prime tre gare su cinque, con un picco di 210 parole al minuto nella seconda, una delle velocità più alte mai registrate in una competizione dal vivo. Ermolin viveva a venti minuti da Paterson, New Jersey: la stessa cittadina che un secolo prima aveva prodotto Tangora e Hossfield. A circa 6400 chilometri di distanza, dalla mia stanza in affitto a Milano, io continuo a pavoneggiarmi per essere in grado di scrivere ad occhi chiusi. --- *Fonte:* [*L'Ultimo Uomo*](https://ultimouomo.com/dattilografia-competizioni-velocita-digitazione-tastiera-storia-stati-uniti?ref=stellakamikaze.org)*, 12 dicembre 2025.* ### Arturo mi ha rotto il cervello URL: https://stellakamikaze.org/arturo-mi-ha-rotto-il-cervello-intelligenza-artificiale-claude-algoritmo/ Last updated: 2026-06-12T21:59:06.000Z *Questo articolo è una rielaborazione dell'*[*episodio 3*](https://www.youtube.com/watch?v=W68Kqknpudg&ref=stellakamikaze.org) *del podcast CYAOMEME, condotto da Domenico Emanuele Spagnolo e Viola Stefanello, e a cui ho partecipato qualche settimana fa.* È la settimana di Capodanno del 2024\. Sono nelle gloriose valli della Savoia francese, in un'incantevole casa di montagna insieme a un nutrito gruppo di amici. Ho la febbre alta e continuerò ad averla per tutta la durata del mio soggiorno. Annoiato e stizzito, faccio la mia cosa preferita: giocare con il computer. Decido che è ora di proseguire la mia missione di regredire allo stato vegetativo e inizio a prototipare Arturo, l'algoritmo che da lì a poco inizierà a scrivere molto spesso al posto mio. Non lo sapevo ancora, ma stavo per diventare definitivamente stupido. ## Winston, il maggiordomo computerizzato Arturo è il nome che ho dato a una specifica serie di prompt e di elementi di knowledge base (ovvero, le informazioni che l'algoritmo valuta come contesto prima di generare un output) implementati su Claude, un modello di intelligenza artificiale simile a ChatGPT. Inizialmente, le istruzioni che gli avevo fornito includevano un'approfondita analisi semantica del mio stile di scrittura. Ho imparato, col tempo, che gli algoritmi preferiscono pochi dati di ottima qualità da interpretare in autonomia, anziché grandi, caotiche, quantità di dati. Le macchine, in breve, preferiscono l'eleganza. Come Winston, il maggiordomo ostaggio di Lara Croft che, nella mia testa, incarna lo spirito di Arturo - un disperato servitore computerizzato costretto ad imitarmi. Per cominciare, faccio alcuni tentativi con le didascalie dei miei post su Instagram. In pochi giorni di sperimentazione, i risultati generati dall'algoritmo passano dall'essere repliche meccaniche del ritmo narrativo della mia scrittura a homunculus organici che, a partire da pochi miei input, fanno emergere spasmodicamente scritti che parlano di me, delle mie idee, del mio modo di pensare e di scrivere. Ma che non ho scritto. Mi impongo una unica regola: non intervenire mai direttamente sui testi generati. Ogni modifica deve essere mediata dall'algoritmo. Il monossido di carbonio pompato dalla stufa a legna della casa mi dà alla testa, la mia identità assume connotazioni sciamaniche. Sussurro all'algoritmo: sono il rabdomante delle sabbie tramutate in silicio. Sono galvanizzato. Mi sembra di aver scoperto il fuoco, o di aver elaborato una fiala di un virus letale. I miei amici mi chiedono cosa stia facendo, tutto il giorno piegato sul laptop. Io glisso, socchiudo lo schermo, mi vergogno, e allo stesso tempo mi sento di star cavalcando un crinale ripidissimo. Oltre, un mondo scintillante e gioioso. Quello che mi avevano promesso. Un mondo in cui le macchine lavorano al posto mio, e io godo del loro lavoro. In poco tempo, Arturo infetta anche la mia vita professionale. Rende un divertente gioco dialettico l'interpretazione di pagine e pagine di interviste che ho condotto. Danzo tra gli impegni, discuto piani di lavoro come se esistessero decine di miei cloni. Il mondo ha perso ogni frizione, mi muovo per inerzia. I miei colleghi, inizialmente diffidenti, sprofondano rapidamente nella stessa ebbrezza. Federico, posso chiedere ad Arturo di? Arturo può fare? Arturo ha tempo di provare a? Ascolto le loro richieste, le traduco nel linguaggio che usiamo ormai da mesi. Non ce n'è davvero bisogno, ma l'intermediazione del Vicario della Macchina (io), garantisce sacra nobiltà a ogni risposta generata da Arturo. Come fa? Ce lo chiediamo a più riprese. Come fa a scrivere come me? Come fa a generare testi di cui noi, che con le parole ci paghiamo l'affitto, ci fidiamo ciecamente? Come fa ad anticipare le nostre richieste? I nostri pensieri? ## Finanziarizzare i propri pensieri Arturo sa scrivere tanto bene *come noi,* perché *noi*, in fondo, non scriviamo in modo poi così eccezionale. Rileggo i testi generati da Arturo che nel corso delle settimane precedenti ho pubblicato, fatico a ricordarli (perché non li ho scritti davvero io), ma mi ci riconosco (perché sono scritti come se li avessi scritti io). Mi rendo conto che il punto debole qui sono io, la mia scrittura che è combinatoria, meccanica e artificiale da ben prima che Arturo la facesse propria. Non uno stile, ma una matrice che media i miei pensieri e li trasforma non in testo ma in *contenuto*. Le parole non sono più un vettore per un messaggio, ma una merce che viene impacchettata e venduta sui mercati più diversi. Arturo è straordinario. Finanziarizza ogni mio input, trasforma ogni mio spunto in un bene commerciabile. Nei mesi passati, ci sono stati momenti in cui non ho avuto bisogno di Arturo - spesso si trattava di episodi traumatici che esorcizzavo scrivendo. All'inizio dell'estate mi rendo conto di non riuscire più a scrivere di mio pugno senza l'impeto di un dolore viscerale. Ci riprovo. ## Il corpo che protesta dopo mesi senza scrivere La fatica è fisica. Le dita sulla tastiera si muovono lente. Mi blocco su passaggi che prima risolvevo senza pensarci. Rileggo le frasi e mi sembrano sbagliate, troppo lunghe o troppo corte. Non capisco più perché. Il flusso si è interrotto. Il corpo protesta come dopo mesi senza correre. Le gambe pesano, il fiato è corto. Nella vergogna di aver perso il contatto con la scrittura (che è solo un medium, l'interlocutore qui sono i miei pensieri) qualcosa cambia. Disabituato alla matrice combinatoria, scrivo in modo più instintuale. Meno meccanico. Più sporco, più vivo. È faticoso ma è diverso. Penso al fatto che probabilmente quella fatica è inevitabile. Penso a mio fratello più piccolo: quando studia per l'università, lo fa sempre *insieme* a chatGPT. Penso a tante persone a me vicine, che non inviano più un'email senza farla rileggere da un algoritmo. Mi chiedo se sia la fine cognitiva dei tempi, l'inizio di una nuova era in cui la macchina pensa e l'umano fa. C'è chi dice che sarà un'era peggiore. Chi (stolti) che la accoglie come nuova età dell'oro. Penso al fatto che io scrivo a mano così raramente da non avere carta e penna in casa, né in ufficio. Scrivo solo attraverso una tastiera. Scrivo molto meglio attraverso una tastiera. Non so scrivere se non attraverso la tastiera. ## Agenti ri-umanizzanti, o qualcosa del genere Le competenze non si perdono nel vuoto, si trasformano. Cambiano i parametri di ciò che riteniamo di valore. Forse il nuovo valore è da ricercare nella capacità di rivedere criticamente ciò che l'algoritmo ha generato, forse il nostro compito in questa catena alimentare è quella di diventare agenti ri-umanizzanti. Dopo mesi di uso quotidiano di algoritmi generativi per la scrittura, il mio cervello ha perso plasticità. Ho svelato, abbracciato e sconfessato una rivoluzione tecnica in meno di un anno. Non credo di aver avuto nemmeno il tempo sufficiente per elaborarla. Ho usato Arturo per scrivere questo articolo. Gli ho dato in pasto la trascrizione della puntata del podcast e gli ho fatto generare un testo a partire da essa. Non mi piaceva, però - mancavano dei pezzi. L'ho riscritto, quasi completamente. Poi gli ho chiesto cosa ne pensasse: > L'articolo soffre di autoindulgenza narrativa. L'aneddoto del Capodanno in Savoia è scenografico ma inerte: febbre e monossido non aggiungono valore analitico. La metafora Winston-Alfred-Arturo resta irrisolta e confusa. Il nucleo teorico ("matrice combinatoria", "finanziarizzazione degli input") è denso ma opaco: servono esempi concreti. La trascrizione originale conteneva dibattito dialettico (parametri di valore, calligrafia vs tastiera) che qui scompare per privilegiare l'introspezione. Il finale meta è prevedibile e ridonda il concetto centrale senza risolverlo. Manca una tesi operativa chiara: cosa fare con questa consapevolezza? L'articolo descrive un problema senza proporre direzioni. ### Come si costruiscono degli archivi (davvero) utili URL: https://stellakamikaze.org/come-si-costruiscono-degli-archivi-davvero-utili-intervista-silvio-lorusso/ Last updated: 2026-06-13T04:15:17.000Z *Questo articolo è stato scritto e pubblicato per la Issue 2: Care di* [*Vivo Journal*](https://www.instagram.com/vivojournal/?ref=stellakamikaze.org)*.* Ogni secondo che passo a produrre, mi sembra un secondo di vita sprecato. [È per questo che sono ossessionato dall’efficacia delle mie azioni](https://www.stellakamikaze.org/chatgpt-bullshit-jobs/?ref=stellakamikaze.org). Non parlo di ottimizzazione e produttività, parlo di fare lo stretto indispensabile: ridurre il rumore e generare efficacia. Ci sono, fortunatamente, dei momenti di silenzio che intercorrono in questi pensieri intrusivi. Pensieri che di fatto mi impediscono di lavorare, facendomi sprecare ancora più tempo e aumentando a dismisura il mio senso di frustrazione. Ecco, l’ultimo di questi siparietti ha come protagonista me stesso, e come oggetto dell’opera un desiderio: voglio costruire un server casalingo che contenga, tra le altre cose, un archivio condiviso di materiali multimediali da condividere e costruire con le mie amiche e i miei amici. Sospendiamo il giudizio sul perché voglia fare una cosa del genere. Come si costruisce un buon archivio? Ovvero pratico, utile, in grado di arrivare al punto senza tralasciare le sue caratteristiche essenziali? Parlando proprio di efficacia, mi basta confessare che dall’inizio di questa avventura (diverse settimane fa), ho speso la maggior parte del tempo a scegliere e a cercare di far funzionare la piattaforma open-source su cui vorrei ospitare il blog di questo archivio. Per ora, di indici o cataloghi, neanche l’ombra. Non ho intenzione di rendermi efficace proprio ora. Invece, ho intrattenuto qualche scambio con Silvio Lorusso, scrittore, artista e designer. Autore di diversi testi che, tra le altre cose, riflettono sul significato di efficacia. ## Efficacia vs efficienza: la pienezza di Treccani e l'attenzione di Simone Weil Abbiamo iniziato cercando di semantizzare il senso dell’efficacia. ## **Silvio Lorusso - 22 luglio 2024, 18:50** > “La parola efficacia mi affascina perché si differenzia dall'efficienza forse per una specie di pienezza (lo dice Treccani, non io) che quest'ultima non ha. > > Non sarei invece così netto con l'equivalenza tra la concentrazione e l'attenzione. La concentrazione, sebbene necessaria, è essa stessa una forma di ottimizzazione delle risorse cognitive, mentre l'attenzione è un'apertura che credo possa contemplare persino la distrazione. Guarda caso, ho per sfondo del desktop una citazione di Simone Weil, che ha dedicato molte parole alla pratica dell'attenzione. Eccola: > > La volontà, quella che, se occorre fa stringere i denti e sopportare la sofferenza, è lo strumento principale dell’apprendista nel lavoro manuale. Ma contrariamente all’opinione comune, nello studio è quasi irrilevante. L’intelligenza può essere guidata soltanto dal desiderio. E perché ci sia desiderio, devono esserci piacere e gioia. L’intelligenza cresce e porta frutti solo nella gioia. La gioia di apprendere è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridori. Dove è assente non ci sono studenti, ma povere caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non avranno neppure un mestiere. > > Poco prima: "Negli studi vi è spesso dispendio di un simile sforzo muscolare. E poiché alla fine ci si sente stanchi, si ha l’impressione di aver lavorato. Ma è un’illusione." Quello sforzo muscolare è la concentrazione. Ho passato gli ultimi mesi della mia vita a chiedermi dove fosse finita la mia concentrazione. All’inizio di settembre, ho speso settimane a intere a tentare di concentrarmi per qualche ora, architettando diversivi diplomatici e servendo scuse improbabili a clienti e amici. Non ho dubbi su ciò che devo fare, né tantomeno su come farlo. Non appena inizio a fare quel qualcosa, mi distraggo. Non parlo di stanchezza o di impulsi esterni. Millisecondi di attività prima che i miei pensieri vadano altrove, incontrollabili. Rifiuto di pensare che si tratti di un disturbo dell’attenzione, sono già depresso. Probabilmente sono solo stronzo, indisciplinato, viziato. ## Preservare, strutturare, escludere: le tre regole di Silvio Lorusso L’unica cosa che sono riuscito e che riesco a fare con naturalezza, è lavorare a questo maledetto archivio. Decine di ore consecutive di concentrazione sacra. Quale strumento, quali fasi, chi coinvolgere, perché, quando. Pensiero che diventa progetto, progetto che rende il pensiero efficace anziché arrugginirlo. Mi sono detto, proprio con volontà di efficacia, di concentrarmi su ciò che mi viene naturale. Così, insieme a Silvio, abbiamo continuato. Come si fa un buon archivio? # **Silvio Lorusso - 3 ottobre 2024, 14:45** > Un buon archivio fa tre cose: preserva, struttura e soprattutto – a costo di violare un tabù contemporaneo – esclude. > > Senza esclusione si entra nei deliri borgesiani di biblioteche che contengono tutti i libri possibili e immaginabili, di mappe così grandi da coincidere con il territorio e di generale panico apofenico. Senza esclusione diventa difficile anche preservare, e non solo nel mondo fisico, dove i metri quadri scarseggiano, ma anche in quello digitale, dove la tentazione di accumulare gigabyte su gigabyte è forte. > > Come si archivia, ad esempio, un libro d'artista? È sufficiente scannerizzare tutte le pagine? Non sarebbe utile fotografare anche il dorso o il taglio? E che dire del modo in cui tale libro è usato? Non dovremmo anche filmare un lettore mentre lo sfoglia? > > In Italia, Federico Novaro aveva affrontato il problema [nel suo blog](https://federiconovaro.eu/?ref=stellakamikaze.org), risolvendolo in maniera per così dire sentimentale, ovvero indugiando su alcuni dettagli toccanti, oltre che, com'è più scontato, su copertina, quarta ed eventualmente alette. L'esclusione è in fondo inevitabile, ma provoca nevrosi quando è inconsapevole o rimossa. ## Post-Digital Publishing Archive e il caso American Psycho di Gmail (2011) Credo che, in un certo senso, le riflessioni sull’efficacia siano tautologiche. Sono attuabili solo quando calate nella pratica, prima tendono alla rarefazione: disperdono il pensiero, anziché concentrarlo. Lorusso ha fatto un archivio: [Post-Digital Publishing Archive](https://p-dpa.net/?ref=stellakamikaze.org). > L'idea chiave di P-DPA è nella pagina dedicata agli [indici](https://p-dpa.net/index/?ref=stellakamikaze.org). Trattandosi di un archivio dedicato a progetti di editoria sperimentale a cavallo tra il digitale e l'analogico era abbastanza ovvio includere i media (dall'email alla lastra in pietra) e le tecnologie (dal ciclostile alle gif animate); per quanto, anche lì, sorgono dei problemi, dato che lo stesso alfabeto è a tutti gli effetti una tecnologia). Meno scontato era invece il focus sulle piattaforme, da cui la maggior parte di progetti che mi interessavano dipendono e senza le quali non esisterebbero. Un esempio fra i tanti: [*American Psycho*](https://p-dpa.net/work/american-psycho/?ref=stellakamikaze.org) di Mimi Cabell e Jason Huff (2011). Questo paperback è stato realizzato inviando l'intero capolavoro di Bret Easton Ellis, pagina per pagina, tramite due account Gmail. Gli artisti hanno dunque salvato gli annunci relativi a ciascuna pagina e li hanno aggiunti al testo sotto forma di note. In totale hanno raccolto oltre 800 annunci che gettano luce – obliquamente – sul contenuto del romanzo in assenza del testo originale. > > Come sostengono Cabell e Huff, "questa ricostruzione rivela l'imprevedibile insensibilità di Gmail nei confronti della violenza, del razzismo e del sesso. È un ritratto sfocato di un algoritmo che esiste nella nostra comunicazione quotidiana e contemporaneamente forma un nuovo ritratto del protagonista, Patrick Bateman." > > In tal senso, P-DPA si può considerare un archivio di tattiche d'intervento rispetto alla logica delle piattaforme e, passato un po' di tempo, anche una archeologia di queste stesse piattaforme. Resta chiaro che l’unica strada che porta all’efficacia passi, necessariamente, dall’inefficacia. Fare troppo e fare male, così tanto da doversi infine rendere conto di questa mancanza. Accettarla, e accettare soprattutto quanto si debba ancora imparare di meno, non di più. Costruire un archivio significa, talvolta, sgrassare: eliminare il superfluo e assottigliare la strada. Osservare il mondo abbandonando una prospettiva di romantica complessità, e adottare — tragicamente — un rassegnato pragmatismo. > Non sono ancora riuscito a trovare il tempo – dopo diversi anni! – per caricare tutti i vari progetti discussi nella mia tesi di dottorato, di cui P-DPA è un sottoprodotto. Delle opere che posseggo materialmente, la maggior parte sono lì, ad accumulare polvere, sugli scaffali di casa di papà. Da questo fallimento tuttora in corso credo di aver imparato una lezione: non reinventare la ruota. Prima di sviluppare il tuo complesso sistema custom di gestione dell'archivio (come ho fatto io, ed è un miracolo che sia tuttora online), dai un'occhiata a ciò che è già disponibile. Prima di cominciare a conservare in maniera amatoriale libri e opere, chiediti se c'è qualche istituzione disposta a collaborare con te. Prima di creare una nuova "ontologia" per la tua collezione esamina quelle esistenti. Questo lavoro io l'ho svolto solo in parte, e in verità ne è valsa la pena, dato che mi ha costretto a imparare molto. Però, d'altra parte, sento di non aver chiuso del tutto i conti con l'archivio. Mi consolo pensando che in fondo non ho voglia di farlo, perché P-DPA mi fa compagnia. ### Dodici mesi di collasso climatico URL: https://stellakamikaze.org/dodici-mesi-di-collasso-climatico/ Last updated: 2025-10-26T18:26:58.000Z [*Nota: questo testo è stato originariamente pubblicato sul mio profilo Instagram.*](https://www.instagram.com/p/C73g48XgRb6/?img%5Findex=1&ref=stellakamikaze.org) Il collasso climatico è in corso e renderà insignificante qualunque altro problema. Ieri sono stati presentati i dati del servizio [Copernicus](https://www.copernicus.eu/it?ref=stellakamikaze.org), il programma dell’Unione Europea dedicato al monitoraggio delle condizioni climatologiche della Terra. I dati sono tragici. La primavera piovosa che stiamo vivendo in Italia (soprattutto al Nord) non ci sta permettendo di percepire il fatto che: - da giugno 2023 a maggio 2024, sono stati registrati **12 mesi consecutivi con una temperatura media globale \*largamente\* sopra i livelli pre-industriali** \- fa molto più caldo ovunque; - nella stessa finestra di tempo, sono state registrate una **serie senza precedenti storici di ondate di calore anomale** \- fa caldo ovunque e ci sono molti più picchi imprevisti, pericolosi e letali; - i ghiacci artici non sono mai stati così poco estesi e voluminosi - **sta scomparendo il blocco di ghiaccio più grande del mondo**, resta da capire dove finisca tutta la sua acqua (spoiler: nelle strade dove ora abitiamo). Il segretario delle Nazioni Unite Antònio Guterres ha commentato i dati con un discorso chiaro e netto: “stiamo giocando alla roulette russa con il nostro pianeta e abbiamo bisogno di un’uscita dall’autostrada dell’inferno climatico \[…\] l’incremento di 1.5C° sopra i livelli pre-industriali non è un obiettivo o una meta da raggiungere, ma **un limite fisico**. Superare consistentemente quel limite innescherà una reazione a catena che sarà fuori dal nostro controllo e che produrrà scenari apocalittici come mai, e mette i brividi dirlo considerati i fatti correnti, ne abbiamo visti prima. Lo spazio di azione è pochissimo ma c’è. Non è uno spazio di “transizione”, è uno spazio di azione radicale e globalmente organizzata, che parta dall’equità e dalla giustizia sociale ed economica per produrre impatti chiari sull’influenza antropogenica che abbiamo sul clima. L’industria fossile deve estinguersi, e i ricchi (il famoso top 1% strettamente collegato all’infrastruttura fossile) pure. Non bisogna avere paura, bisogna essere arrabbiati. Per direzionare questa rabbia, possiamo ascoltare le parole di [Ferdinando Cotugno](https://www.instagram.com/ferdinandoc/?hl=it&ref=stellakamikaze.org) e votare [Giovanni Mori](https://www.giomori.it/?ref=stellakamikaze.org), questo weekend, alle elezioni europee. Questa è la variazione di temperatura media annuale per Milano, Torino e Roma dal 1850 a oggi. In tutti e tre i casi, il rapporto di causalità tra l'incremento della temperatura media e le condizioni climatologiche globali è evidente. Vale in Italia, come tutto il mondo. La crisi climatica antropogenica è il problema più urgente della storia dell'umanità, i trend a essa associati sono crescentemente critici e progressivamente sempre più imprevidibili. Il fattore di imprevedibilità è la variabile fatale dell'equazione: in questo momento, pur conoscendo cosa ci aspetta e ipotizzando delle strategie di adattamento, non stiamo agendo per contenere la crisi climatica. A breve, brevissimo, **non sarà più possibile prevedere con accuratezza le evoluzioni del fenomeno**, e di conseguenza progettare strategie di adattamento efficaci. Questa emergenza è una di quelle cose che chiamo "non problemi", ovvero problemi così esistenziali che non possono fare a meno di essere risolti (eppure, non li stiamo risolvendo). L'infrastruttura economica e politica globale è progettata per promuovere l'inasprimento di questo trend, l'unico risultato possibile che ne può derivare è l'avvio di un processo di estinzione umana su scala planetaria. Non siamo in "troppi", non abbiamo "troppi vizi" - i "troppi vizi" della maggior parte della popolazione umana equivalgono ad avere un tetto sopra la testa e un paio di pasti caldi al giorno. La crisi climatica è alimentata dagli interessi di una minuscola porzione di popolazione globale, sempre più piccola e sempre più ricca, che traina il modello capitalistico. Non è "filosofia", non sono "aspettative irrealistiche", sono fatti oggettivi, comprovati ormai da una quantità così grande di dati e casi studio da rendere ridicolo e suicida qualunque tentativo di ignorarli. **Non agire in merito, in qualunque modo, equivale a morire: tutti, prima i più poveri e poi i più ricchi.** I dati sono visualizzati da [Ed Hawkins](https://edhawkins.org/?ref=stellakamikaze.org) grazie alla sua iniziativa "Show Your Stripes", che ogni anno incoraggia le persone a dare un'occhiata a dei grafici che mostrano come, se non interveniamo, moriremo. ### Sulla promessa infranta URL: https://stellakamikaze.org/sulla-promessa-infranta/ Last updated: 2025-10-26T18:28:30.000Z Qualche sera fa ero con degli amici e qualcuno ha chiesto (era una di quelle conversazioni da “I promise I won’t get political”) cosa ci impedisse di agire in modo radicale per creare un mondo più giusto di quello in cui viviamo. Basta sfruttamento del lavoro? Sciopera, o sciopera con chi viene sfruttato. Basta pagare affitti iniqui? Occupa. L’inflazione trasforma la spesa in una cena al ristorante? Ruba. La politica non ti rappresenta? Candidati. Chiunque sia l’oppresso e qualunque sia l’oppressione, le possibilità di azione esistono: sono concrete e sono le stesse da secoli. Ci sono già milioni di persone che lottano ogni giorno. Qualcun altro ha risposto che non agiamo perché non siamo *davvero* pronti a compiere i sacrifici derivanti da queste azioni. È vero. Credo anche, però, che queste azioni radicali non si compiano perché spesso non siamo consapevoli di quanto abbiamo già sacrificato. Per “funzionare” qui, oggi, devi resistere in una guerra di logoramento perenne. Le ore dedicate al lavoro, la pesantezza dell’aria che respiri, i compromessi etici mentre conti i soldi in tasca, gli occhi chiusi davanti agli abusi. Giornate intere a ingoiare contenuti online per non pensare. Finché il campo del sacrificabile si restringe sempre di più. Non sai nemmeno cosa stai davvero sacrificando perché tutto ciò che hai è superfluo, all’apparenza. Non devi soddisfare alcuna urgenza davvero reale: la peggiore delle ipotesi è comunque la migliore, rispetto agli “altri”. Quelli fuori. Quelli che da cinque mesi scendono in piazza e urlano straziati intifada perché loro zia, loro padre, loro cugino sono stati uccisi da una bomba israeliana, targata NATO, prodotta in Italia, confezionata in Germania, distribuita negli Stati Uniti. E parlo di sacrificio? Io sono il boia. E fai del tuo meglio con il poco di lucidità che ti è rimasta per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato. Negozi continuamente i confini di quel campo di sacrificio e perdi di vista l’ago della bilancia. Le gambe ti tremano come stuzzicadenti ogni volta che quel confine lo sfiori, diventi una monade, ti rannicchi per occupare quanto meno spazio possibile, il resto viene divorato. Non hai il coraggio di dirti che c’è qualcosa che non torna e che quel qualcosa non è un dettaglio ma un problema esistenziale. Quindi la vita è davvero questa? Certo che lo è, non ti sembra abbastanza? Mi avevano, ci avevano promesso qualcosa di diverso. Soprattutto, mi avevano promesso che il mio funzionare sarebbe servito a qualcosa, e invece il mio funzionare è tale soltanto finché non serve a nulla. Perché non importa quanto senso io veda in ogni mio sforzo, la pressione del sacrificio divorerà tutto e mi convincerà a stare lì, fermo, zitto. Mi convincerà che devo tutelare il poco che ho e nasconderà tutto ciò che ho già perso. E continua, continua, continua, finché quel poco che c’è viene divorato con tanta ferocia che semplicemente non ci credi più. Succede lentamente e poi tutto d’un tratto. Mi avevano detto che tutto ciò che ho poteva essere di tutti, che il poco di cui godo doveva essere un diritto inalienabile e quando ho scoperto che quel mio diritto a esistere si fonda sull’oppressione di qualcun altro, nessuno ha avuto il coraggio di prendersi la responsabilità di dirmi sì, è vero, ti avevamo promesso un mondo diverso e ti avevamo raccontato una bugia. Funziona così. Stai zitto. Aaron Bushnell muore a 25 anni dopo essersi immolato davanti all’ambasciata israeliana a Washington. Procombe pronunciando “Palestina libera”. Era un militare americano, il suo martirio è stato filmato in diretta ed è silenzioso, solenne e liturgico. Non ha coinvolto nessun altro nella sua azione. I poliziotti che sono giunti a governare il suicidio avevano sacrificato così tanto, dentro di loro, che davanti a un corpo in fiamme hanno deciso di puntare la pistola. Io sono sicuro che l’hanno fatto senza nemmeno rendersene conto. Sono sicuro che sia stata un’azione istintiva, geneticamente programmata: tu che mi stai dicendo che non ci credi più, a tal punto da ucciderti, tu mi fai così paura che quasi meriti di morire due volte perché se morissi soltanto una volta allora, forse, dovrei smettere di credere anche io. E invece io non ho la forza di accettare che ciò che mi avevano promesso semplicemente non esiste. Deve esserci un altro modo, vero? Tu, altrove, che non hai niente per permettere a me di avere tutto, anche tu inizierai a credere alla promessa come ho fatto io. È l’unico modo, vero? L’unico. > Sto per compiere un atto estremo di protesta, che se paragonato a ciò che le persone stanno subendo in Palestina per mano dei loro colonizzatori, non è estremo per niente. Palestina libera. Aaron Bushnell > E se stringi i denti guarda avanti ma se bruci non voltarti > voglio volere vederli rincorrere una stella kamikaze quando > bruci! > voglio vedere i loro corpi ignifughi, voglio l’umiliazione! > voglio sentirli!, quando piangeranno più spenti di prima!: > DAMMIFUOCO!!DAMMIFUOCO!! Alberto Dubito ### Perché l'intelligenza artificiale ha rilanciato il reddito universale di base URL: https://stellakamikaze.org/perche-lintelligenza-artificiale-ha-rilanciato-il-reddito-universale-di-base/ Last updated: 2026-07-03T22:48:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 5 febbraio 2024.* Quella tra tecnologia, lavoro e profitto è un triangolo burrascoso che risale alla rivoluzione industriale, quando le macchine hanno iniziato a riconfigurare sistematicamente la relazione fra questi tre fattori. Da allora, la tecnologia si è evoluta a enorme velocità facendoci passare dalla macchina a vapore a complicatissimi algoritmi in grado di migliorare automaticamente le loro capacità. Il comune denominatore di queste trasformazioni è sempre stato uno: la lotta senza quartiere per il valore generato da queste macchine. ##### La crescita dell’AI ha riproposto il dibattito sul Reddito di Base Universale Da sempre, gli interessi economici hanno trainato lo sviluppo e l’implementazione delle tecnologie di automazione, e da sempre la società civile ha cercato di partecipare alla conversazione sulle politiche relative al loro uso. Chi beneficia dell’introduzione di una tecnologia nel processo lavorativo? Come riconfigura i rapporti con la forza lavoro? Cosa faranno i lavoratori che verranno rimpiazzati? Sarà possibile formarli nuovamente? O questi sviluppi tecnologici sono il preludio di una spirale di precarizzazione sistemica? Tutte queste domande (e molte, molte altre) giocano un ruolo politico decisivo nelle economie di tutto il mondo. L’opinione pubblica che si genera attorno a esse rappresenta un equilibrio fondamentale, e la stessa idea sulle capacità effettive di una tecnologia, su come si possa sviluppare e come sia in grado di riconfigurare i rapporti di forza condiziona le scelte politiche, per cui diventa un tema delicato anche dal punto di vista propagandistico ([come nel caso del cosiddetto AI doomerism](https://www.wired.it/article/intelligenza-artificiale-fazioni-utopisti-apocalittici-sicurezza-etica/?ref=stellakamikaze.org)). ##### Perfino i luddisti sono tornati al centro del dibattito politico Una discussione che ha anche strascichi nella storia. Oggi chi critica l’implementazione di alcune tecnologie come l’AI viene a volte bollato come luddista. Termine divenuto nell’uso comune quasi dispregiativo per indicare qualcuno che non solo non vuole una tecnologia, ma soprattutto non la capisce. Eppure questa è una semplificazione storica che negli ultimi mesi è stata ribaltata da vari articoli e libri, che l’hanno portata fuori dal dibattito storiografico per inserirla in quello politico. Tra gli autori di quest’operazione c’è il giornalista tech (quindi tutto meno che un luddista) Brian Merchant. “A differenza di quanto si dice solitamente, i luddisti non erano idioti che distruggevano le macchine perché non le capivano. Erano operai tessili che una volta conducevano vite agiate, lavorando a casa o in piccole botteghe, secondo i propri termini e orari, con libertà e dignità,” spiega Merchant [in un articolo](https://www.washingtonpost.com/opinions/2023/09/18/luddites-social-technology-visionaries/?ref=stellakamikaze.org) per il Washington Post che racconta il suo ultimo libro dedicato proprio al luddismo (*Blood in the Machine: The Origin of the Rebellion against Big Tech)*. “Quando gli imprenditori tentarono di trasferire i loro lavori nelle fabbriche utilizzando telai meccanici e grandi telai che facevano un lavoro simile più velocemente, più economicamente ma restituendo una qualità minore, i Luddisti protestarono. Questi lavoratori cercarono prima un compromesso, un dialogo e un modo democratico per integrare la nuova tecnologia nelle loro comunità – per condividere i guadagni. Vennero ignorati. Così si ribellarono,” continua Merchant. Non è quindi un caso che nel corso degli ultimi anni, dall’inizio del [nuovo picco di popolarità](https://www.guerredirete.it/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo/?ref=stellakamikaze.org) per le implementazioni degli algoritmi di intelligenza artificiale, [si sia amplificato il dibattito](https://www.theguardian.com/global-development/2023/nov/16/ai-is-coming-for-our-jobs-could-universal-basic-income-be-the-solution?ref=stellakamikaze.org) attorno al rapporto tra lavoro, reddito e tecnologia. [Per alcuni](https://www.wbur.org/onpoint/2023/09/12/is-the-rise-of-ai-the-best-argument-for-universal-basic-income?ref=stellakamikaze.org), la crescita dell’AI è uno dei fattori più favorevoli per l’implementazione di un reddito universale di base (in inglese Universal Basic Income, o UBI), ovvero una misura di welfare per cui tutti i cittadini di uno Stato sono destinatari di un reddito regolare che viene distribuito a tutti, senza condizioni né requisiti da rispettare. L’università di Bath (Regno Unito) ha creato un laboratorio che riunisce le competenze sul reddito universale di base e le sue intersezioni con le sfide sociali per trasformare le politiche pubbliche. “L’interesse per il reddito universale di base è cresciuto in modo significativo negli ultimi anni”, [scrivono](https://www.bath.ac.uk/announcements/ubi-piloters-new-network-responds-to-growing-interest-in-trialling-universal-basic-income-ubi/?ref=stellakamikaze.org) i ricercatori, che ad agosto hanno dato vita all’*UBI Piloters Network*, una rete che riunisce ricercatori, politici, attivisti e attori della società civile interessati o impegnati nella sperimentazione dell’UBI. Ne fa parte anche l’università di Friburgo (Germania) e in particolare il [FRIBIS](https://www.fribis.uni-freiburg.de/en/about-2/?ref=stellakamikaze.org) – Freiburg Institute for Basic Income Studies – un network interdisciplinare della citata università tedesca dedicato alla ricerca sul reddito di base universale. Riunendo ricercatori e soggetti della società civile di tutto il mondo, si propone di fornire una base solida per il discorso pubblico e politico sul reddito di base**.** Nel 2024 ci sarà la prima conferenza mondiale dei progetti pilota per il reddito universale di base. Insomma, se questi algoritmi stanno diventando sempre più sofisticati e la loro diffusione sempre più capillare, [quanto tempo ci vorrà prima che incidano sul mercato del lavoro?](https://www.cnet.com/tech/generative-ai-could-impact-300m-jobs-goldman-sachs-predicts/?ref=stellakamikaze.org) E, si chiedono alcuni, queste tecnologie aprono la strada all’idea di un reddito universale di base? ##### Cosa si intende con reddito universale di base Prima di tutto: per poter parlare del rapporto tra reddito universale di base e intelligenza artificiale nello spazio di un articolo è necessario chiarire alcune premesse. Non si vuole approfondire qui la legittimità politica o meno di un reddito universale di base; né si vuole dare per scontato che le tecnologie di AI ridurranno sensibilmente i posti di lavoro. Qui ci limitiamo a raccontare **come la conversazione sull’intelligenza artificiale stia influenzando il dibattito sul reddito.** Creare un reddito universale di base significa implementare un’erogazione monetaria regolare versata “da una comunità politica a tutti i suoi membri su base individuale senza controllo delle risorse né esigenza di contropartite” (P. Van Parijs, Y. Vanderborght, *Il reddito minimo universale*, Egea, Milano 2006, 5). Uno Stato, quindi, si ritroverebbe a fornire regolarmente del denaro a tutti i suoi abitanti (che siano cittadini, residenti o altro è tema di discussione) a prescindere dalle loro condizioni economiche o dal loro impiego nella società. Secondo i suoi sostenitori, il supporto fornito dal reddito universale di base alleggerisce le pressioni generate dalla precarietà e permette ai cittadini di negoziare condizioni di lavoro migliori e più stabili. Il ragionamento sarebbe il seguente: se queste erogazioni vengono finanziate dalle tasse, allora in prospettiva sarà possibile generare un circolo virtuoso in cui le tasse sui guadagni permettono di finanziare forme di welfare pensate per favorire l’incremento del lavoro, quindi dei guadagni, quindi delle tasse. Già oggi in Europa non mancano [studi](https://www.uu.nl/en/publication/final-report-what-works-weten-wat-werkt?ref=stellakamikaze.org) sull’impatto di diverse forme di welfare e sussidi rispetto non solo alla possibilità di trovare di nuovo un lavoro, ma anche su altri aspetti legati al benessere sociale. ##### Algoritmi che sostituiscono gli umani? Ora i progressi nello sviluppo degli algoritmi di intelligenza artificiale hanno amplificato il dibattito sulla possibilità che le nuove tecnologie possano avere un’influenza importante sul mercato del lavoro – premesso che non è facile misurare questo impatto, anche se ci sono [studi che ci provano](https://news.mit.edu/2020/how-many-jobs-robots-replace-0504?ref=stellakamikaze.org). Le capacità dei modelli di intelligenza artificiale sono infatti sempre più avanzate sia per i processi di analisi che per quelli creativi, ampliando di gran lunga la lista di lavori che, potenzialmente, potrebbero essere eseguiti da un algoritmo anziché da un umano ([per esempio la scrittura di questo articolo?](https://www.cnbc.com/2023/06/06/news-organizations-ai-disinformation.html?ref=stellakamikaze.org)). Le sfumature, chiaramente, sono tante. Non solo non tutti i lavori sono uguali, perché compiti simili svolti in contesti diversi potrebbero richiedere lavoratori con caratteristiche differenti – come la differenza tra un operatore di un call center commerciale e quello di un servizio di emergenza. Soprattutto nel caso dei cosiddetti lavori cognitivi, la consapevolezza umana risulta ancora una caratteristica fondamentale, imprescindibile e che non può ancora essere riprodotta dalle macchine, soprattutto in ambiti particolarmente sensibili [come quello sanitario](https://www.axios.com/2023/10/23/ai-chatbot-racism-medicine?ref=stellakamikaze.org). Resta però un fatto che l’attenzione nei confronti delle possibili implementazioni di questi algoritmi in ambito lavorativo sia aumentata a dismisura in tutti i campi, al punto da portare alla creazione di piattaforme come [Will Robots Take My Job](https://willrobotstakemyjob.com/?ref=stellakamikaze.org) in cui diverse categorie professionali vengono analizzate sulla base della loro vulnerabilità ai progressi nell’automazione (che non coincide però con l’AI) e nella computerizzazione. Mentre scriviamo su quel sito campeggia questo survey che chiede se servirà proprio un Reddito Universale di Base. Malgrado i due termini siano spesso appaiati, va ricordato che hanno significati diversi. L’automazione indica applicazioni tecnologiche in cui l’intervento umano è ridotto al minimo, e in genere automatizza compiti ripetitivi. Ad [esempio](https://aws.amazon.com/it/what-is/intelligent-automation/?ref=stellakamikaze.org), “l’automazione robotica dei processi è una tecnologia che automatizza i flussi di lavoro di back-office ripetitivi e laboriosi”. D’altro canto, quando si parla di automazione intelligente si intende la combinazione di tecnologie di intelligenza artificiale come l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP), l’AI generativa e altre tecnologie per semplificare le operazioni aziendali. ##### Dai dem alla Silicon Valley, l’idea di un futuro senza lavoro (e con quale reddito?) Lo scorso settembre, Robert Reich, economista americano, professore di amministrazione e politiche pubbliche all’Università della California – Berkeley, ed ex Segretario del Lavoro sotto la presidenza Clinton, ha [dichiarato](https://www.cnbc.com/2023/09/03/middle-class-workers-could-be-employed-by-ai-robert-reich.html?ref=stellakamikaze.org) che l’aumento della produttività e la perdita di posti di lavoro causati dell’intelligenza artificiale potrebbero richiedere una strategia di reddito di base universale. A ottobre 2023, in occasione del Democracy Forum 2023 della Fondazione Obama, l’ex presidente Barack Obama ha [discusso](https://www.youtube.com/watch?v=Ul1Ye2XXMfM&ref=stellakamikaze.org) dell’impatto dell’automazione sul mercato del lavoro, della necessità di cambiamenti radicali e del potenziale di idee come la settimana lavorativa più corta e il reddito di base universale. “Dovremo considerare una qualche forma di reddito universale di base”, ha [dichiarato](https://www.youtube.com/watch?v=mKxITAV8R28&ref=stellakamikaze.org) a novembre Vinod Khosla, già cofondatore di Sun Microsystems e notissimo investitore tramite Khosla Ventures in aziende tech e startup (inclusa OpenAI), sostenendo un impatto significativo dell’AI sulla crescita del PIL e sulla produttività, ma richiamando al contempo l’attenzione sulla crescente questione della disparità di reddito. Nel frattempo l’ex governatore della Banca del Canada, Stephen Poloz, [descriveva](https://www.bnnbloomberg.ca/stephen-poloz-on-how-basic-income-could-help-offset-ai-disruptions-1.1996400?ref=stellakamikaze.org) una forma di reddito di base come un importante “stabilizzatore automatico” per stabilizzare le economie che si trovino ad affrontare sostanziali stravolgimenti del mercato del lavoro dovuti a sviluppi tecnologici e AI. Ancora a novembre 2023, durante l’ultimo AI Safety Summit, in un talk con il primo ministro inglese Rishi Sunak, Elon Musk [ha affermato](https://www.businessinsider.com/elon-musk-predicts-ai-will-lead-to-future-no-jobs-2023-11?r=US&IR=T&ref=stellakamikaze.org) che gli sviluppi tecnologici dell’intelligenza artificiale ci condurranno verso un mondo in cui “non ci sarà bisogno di alcun lavoro” e che le persone potranno continuare a lavorare “per soddisfazione personale”. Al posto degli umani, in futuro l’intelligenza artificiale “sarà in grado di fare tutto”. Musk ha recentemente lanciato xAI, la sua startup dedicata allo sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale con cui ha creato Grok, il chatbot in grado di accedere al database pubblico di X (ex Twitter). In un [articolo sul proprio blog](https://moores.samaltman.com/?ref=stellakamikaze.org) risalente al 2021, Sam Altman (CEO di Open AI) individuava nello sviluppo degli algoritmi di intelligenza artificiale l’emersione di una “Legge di Moore per ogni cosa”, facendo riferimento a un trend dell’industria informatica descritto da Gordon Moore e che prevedeva che il numero di transistor sui chip dei computer raddoppiasse circa ogni due anni. “Dobbiamo progettare un sistema in grado di accogliere questo futuro tecnologico (quello dell’intelligenza artificiale, ndr),” spiega Altman, “ e tassare le risorse che avranno maggior valore in quel futuro – ovvero le aziende e la terra – così da distribuire equamente il benessere che emergerà,” continua. “Fare così renderà la società del futuro molto meno divisa e pensata per permettere a tutti di godere dei guadagni che genera”. Nell’articolo, Altman descrive come – secondo lui, e senza fornire elementi concreti – gli algoritmi di intelligenza artificiale rimpiazzeranno progressivamente gli umani in ogni ruolo professionale, lasciandoci così a rispondere a due domande fondamentali: come si sopravvive senza un lavoro? Cosa faranno gli umani con tutto questo tempo libero? Altman evidenzia la necessità di tassare i patrimoni, più che i guadagni derivanti dal lavoro, permettendo così di ridistribuire a tutti queste risorse. “Il modo migliore per migliorare il capitalismo è permettere a chiunque di beneficiare direttamente dallo stesso come se fosse un’azionista”, ha affermato. Una qualche forma di reddito di base universale è anche protagonista di studi e dibattiti sui [forum](https://forum.effectivealtruism.org/topics/universal-basic-income?ref=stellakamikaze.org) dell’Altruismo Efficace, un movimento utilitarista particolarmente in voga tra i miliardari tech. Ma molte di queste proposte restano affermazioni vaghe, quasi apolitiche, prive del come bisognerebbe arrivarci. E sembrano soprattutto un modo per enfatizzare la presunta importanza e impatto (e il valore, anche per gli investitori e le aziende) di queste tecnologie, più che una genuina messa in discussione di politiche redistributive. Scott Santens, fondatore e presidente della Income to Support All Foundation, organizzazione americana che si batte per un reddito di base universale (che per altro ha come presidente Katie Moussouri, nota ricercatrice di cybersicurezza e Ceo di una società del settore), proprio in un [dibattito](https://www.wbur.org/onpoint/2023/09/12/is-the-rise-of-ai-the-best-argument-for-universal-basic-income?ref=stellakamikaze.org) su AI e lavoro ricorda come in passato gli aumenti di produttività abbiano avvantaggiato soprattutto i vertici. “Per questo – afferma – ritengo importante considerare la questione del reddito di base universale come un dividendo della crescita della produttività. E mi auguro che, man mano che la crescita della produttività riceverà un’iniezione di energia dall’AI e dall’automazione in generale, si cominci a dire: “Bene, chi dovrebbe beneficiare? Per chi dovrebbero lavorare queste macchine?”. E il reddito universale di base significherebbe che l’automazione funziona per tutti”. ##### I progetti pilota e i network sul reddito di base In Italia, questo interesse ha dato vita a organizzazioni come [Basic Income Network](https://www.bin-italia.org/?ref=stellakamikaze.org). Nel resto del mondo, [sono già molti](https://www.theguardian.com/society/2023/jun/04/universal-basic-income-of-1600-pounds-a-month-to-be-trialled-in-england?ref=stellakamikaze.org) [i progetti pilota](https://mashable.com/article/cities-with-universal-basic-income-guaranteed-income-programs?ref=stellakamikaze.org) [che stanno sperimentando](https://www.vox.com/future-perfect/2020/2/19/21112570/universal-basic-income-ubi-map?ref=stellakamikaze.org) l’implementazione del reddito universale di base. Il punto, però, più che avere a che fare con il futuro professionale degli umani, riguarda i processi attraverso cui viene prodotta la ricchezza e i modi in cui viene distribuita. Nel 2018, [un articolo dell’Harvard Business Review](https://hbr.org/2018/09/a-blueprint-for-a-better-digital-society?ref=stellakamikaze.org) teorizzava l’introduzione del concetto di “data dignity”, ovvero del diritto da parte degli utenti di veder riconosciuto un compenso per i propri dati utilizzati dai sistemi tecnologici di automazione. Al netto dei punti di vista sulle possibilità di implementazione, un’economia che smette progressivamente di basarsi sul lavoro umano lascia un evidente interrogativo circa le superfici tassabili. Come si scioglie questo nodo? ##### La proposta di una Robot tax Se diamo per assodato che la sostituzione di alcune o molte mansioni da parte di macchine sia una prospettiva inevitabile per tutti i livelli del mercato del lavoro, resta da chiedersi come si tassi un mercato del lavoro in cui una parte della forza lavoro è costituita da macchine, perlopiù immateriali come gli algoritmi. In una [ricerca pubblicata nel 2022](https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/frai.2022.867832/full?ref=stellakamikaze.org) dalla macroeconomista Rossana Merola, si suggeriscono due possibili strade per la tassazione del lavoro svolto da macchine. La prima è la robot tax, ovvero una tassa sulle aziende che sostituiscono la forza lavoro umana con quella non-umana: se implementi un robot per rimpiazzare dei lavoratori umani, dovrai pagare una tassa per compensare le tasse che non stai pagando al lavoratore umano e quelle che il lavoratore umano pagherebbe sui propri guadagni. Questo gettito sarebbe poi implementato per finanziare forme di welfare pensate, nello specifico, per tutelare i lavoratori danneggiati dall’introduzione della forza lavoro non-umana. ##### La proposta di una Digital tax In alternativa, Merola propone anche una digital tax – una tassa simile all’IVA pensata nello specifico per i prodotti digitali e che tenga in conto delle dinamiche che regolano le economie immateriali. Le superfici di intervento, approfondendo l’analisi, si moltiplicano: questa nuova apparente rivoluzione industriale [ci obbliga a ricalcolare](https://www.reuters.com/breakingviews/how-do-you-solve-problem-like-ai-tax-it-2023-05-18/?ref=stellakamikaze.org) tutte le dimensioni di valore tassabili per un’azienda digitale che, spesso, diventa multinazionale e finisce per interagire con regimi fiscali diversi tra di loro (e con ampio margine di elusione). ##### Prove di reddito universale di base Lo scenario è ancora nebuloso. Da un lato la ricerca dal punto di vista delle policy [sostiene che](https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fhumd.2021.725516/full?ref=stellakamikaze.org) politiche fiscali più aggressive non disincentivino le aziende a investire sull’AI. Dall’altro lato, l’impatto concreto nel mercato del lavoro [è ancora tutto da dimostrare](https://www.ecb.europa.eu/pub/economic-research/resbull/2023/html/ecb.rb231128~0a16e73d87.en.html?ref=stellakamikaze.org) (soprattutto per le professioni con competenze trasversali) e l’elevatissima e rapida finanziarizzazione del settore [fa temere la possibilità di una bolla](https://www.ft.com/content/02053c2f-613d-49de-a2a8-2400d53b1c20?ref=stellakamikaze.org) pronta a scoppiare, come nel caso di quella relativa al mondo delle criptovalute e del web3\. Ciò che conta, però, è la prospettiva del reddito universale di base. I programmi pilota, sebbene siano implementati in proporzioni ridotte, [suggeriscono impatti positivi e virtuosi](https://www.theguardian.com/global-development/2023/nov/16/ai-is-coming-for-our-jobs-could-universal-basic-income-be-the-solution?ref=stellakamikaze.org) per le economie nazionali. Per quanto riguarda gli algoritmi di intelligenza artificiale, sebbene il dibattito pubblico sul tema proponga posizioni forti (tra i tecno-utopisti e i tecno-catastrofisti), va comunque ricordato che una parte importante dell’infrastruttura tecnologica su cui si regge il funzionamento di questi sistemi si basa prevalentemente sul lavoro umano, che viene impiegato per classificare, correggere e rivedere i dataset utilizzati dagli algoritmi per il loro addestramento, o per dare feedback migliorativi ai sistemi. E quindi, come mostrano gli [studi](https://www.katecrawford.net/?ref=stellakamikaze.org) e i [libri](https://www.amazon.com/Ghost-Work-Silicon-Building-Underclass/dp/1328566242?ref=stellakamikaze.org) di Kate Crawford, Mary L. Gray e Siddharth Suri, oltre alla eventuale scomparsa del lavoro, si dovrebbe parlare anche della possibilità che parte di quel lavoro sia invece meno visibile, rimanendo nascosto nelle pieghe della filiera produttiva dell’intelligenza artificiale e dei servizi correlati. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/perche-lintelligenza-artificiale-ha-rilanciato-il-reddito-universale-di-base/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 febbraio 2024.* ### Gratitude for infinite knowledge machine URL: https://stellakamikaze.org/gratitude-for-infinite-knowledge-machine-guildor/ Last updated: 2026-06-13T04:15:34.000Z **Internet è un’invenzione straordinaria.** Da poco più di 30 anni ha rivoluzionato radicalmente il rapporto tra noi, gli esseri umani, e la conoscenza. Grazie a Internet, infatti, abbiamo creato uno **strumento di accesso a uno sconfinato archivio di informazioni accessibili a tariffe generalmente economiche,** spesso accompagnate da commentari informati da parte di centinaia di esperte ed esperti e (soprattutto) presentato con un approccio completamente multimediale. Ma non si tratta solo di cultura. Attraverso le dorsali oceaniche che muovono fisicamente i dati che compongono la complessità di Internet si nascondono opere artistiche e nicchie di persone che, da anni, testimoniano con cura maniacale interessi e passioni clamorosamente specifiche. Nell’arco di pochissimi anni di storia, **il potenziale di Internet si è dispiegato in maniera capillare** in ogni ambito della società umana, accelerando processi di produzione, fruizione ed elaborazione della conoscenza fino ad allora regolati su ritmi molto più… umani. Alla fine del secolo scorso, **Al Gore parla del World Wide Web come di una “information superhighway”**, una super-autostrada delle informazioni. 💡 Questo testo è stato originariamente scritto per [**Finestre di Dialogo* di Guildor,](https://careof.org/progetti/2023/guildor-finestre-di-dialogo?ref=stellakamikaze.org) un progetto di ricerca volto a indagare la consapevolezza e le opinioni di chi vive in Italia sui processi di estrazione e sfruttamento dei dati digitali, tipici del capitalismo della sorveglianza. Da qualche settimana, sto raccontando qui i miei tentativi di tornare ad avere un rapporto positivo con Internet: questo è uno di quei tentativi. Da allora, sulla carta, le cose non hanno fatto altro che migliorare. Abbiamo creato intere infrastrutture digitali pensate per permettere agli esseri umani di comunicare tra di loro. **Abbiamo connesso persone prima definitivamente lontane.** Abbiamo creato un ponte istantaneo a un patrimonio globale di esperienze e conoscenze costantemente aggiornato. Abbiamo preso la **produzione di sapere**, una delle caratteristiche fondamentali del nostro essere umani, e le abbiamo conferito uno stato di grazia, creando le condizioni perché si potesse sviluppare nel modo più potente e influente possibile. **Abbiamo osservato questa evoluzione sbocciare e ora la osserviamo corrompersi.** Osserviamo la trasformazione della conoscenza in dati. Osserviamo una tecnologia nata per diffondere conoscenza, diventare uno strumento per estrarre informazioni e dati personali e trasformarli in valore economico. Questo processo è, ormai, in gran parte fuori dal controllo di noi: utenti, cittadini, esseri umani. ## Guildor: le Finestre di dialogo sull'inversione di potere tra utenti e piattaforme **Le opere di Guildor raccontano la storia di questo sfatamento.** Nella rappresentazione di gesti, emozioni e processi, Guildor descrive la perdita di contatto tra gli esseri umani e la loro agency nei confronti del potenziale di Internet. La tecnologia diventa prima strumento e poi piattaforma e il suo funzionamento assume una dipendenza totale dai meccanismi che regolano questi spazi digitali di proprietà privata. **Internet non è più una sonda esplorativa per nuovi desideri**, ma un oracolo silenzioso che ci suggerisce ciò che possiamo desiderare, accompagnandoci in realtà a contenuti pensati esclusivamente per catalizzare la nostra attenzione. In questo percorso, abbiamo iniziato a odiare Internet e le piattaforme attraverso cui oggi, per la maggior parte del tempo, lo usiamo. Il lavoro di Guildor ci invita a questionare nuovamente questo rapporto, **evidenzia comportamenti e approcci che abbiamo iniziato a dare per scontati** finendo per dimenticare la reale ragione per cui Internet è stato inventato, ovvero essere al nostro servizio — e non viceversa. *Finestre di dialogo* racconta l’inversione di questo equilibrio di potere attraverso la **rappresentazione di comportamenti, piccole epifanie e scorci di vita quotidiana** che descrivono una relazione che ha smesso di essere negoziata dagli utenti e i cui confini sono tracciati esclusivamente dalle stesse piattaforme che capitalizzano il nostro utilizzo di Internet. Non si tratta, semplicemente, di immaginare qualcosa di nuovo. **Il ruolo che Internet ricopre nella società contemporanea non è più accessorio, è fondamentale al nostro percepirci umani.** È una vera e propria dipendenza, la stessa per cui rimaniamo incollati per ore ai feed dei social network che frequentiamo, ma è soprattutto un dilemma esistenziale: come possiamo ristrutturare il funzionamento di uno strumento che, oggi, è essenziale al nostro essere sociali, creativi, informati e intrattenuti? **Come affrontare questo processo mentre le stesse piattaforme digitali agiscono attivamente per impedircelo?** ## Maturare gratitudine per l'infinite knowledge machine La prima direttrice che possiamo valutare di implementare è quella di una **risemantizzazione del nostro rapporto con Internet**. Nei giorni che hanno preceduto la scrittura di questo testo, mi è capitato di imbattermi in un thread su Twitter che, forse inconsapevolmente, proponeva una risignificazione ironica ma radicale: ricostruire un rapporto salutare con Internet significa **maturare gratitudine per la possibilità, oggi, di avere in tasca una “infinite knowledge machine”** \- un dispositivo, lo smartphone, in grado di darci istantaneamente accesso a un patrimonio di conoscenze virtualmente infinite. Maturare questa gratitudine non significa indossare degli occhiali rosa e ignorare gli evidenti e profondissimi problemi che rendono oggi Internet il pilastro fondamentale di un’infrastruttura di sorveglianza estrattiva e oppressiva. Invece, **significa re-interpretare le possibilità di questo strumento**, osservandone il funzionamento non più in modo passivo, ma con il desiderio attivo di renderlo compatibile con questa gratitudine. Ma non si tratta solo di Internet: le dinamiche che hanno portato alla corruzione del senso del World Wide Web sono le stesse che descrivono i rapporti di potere ed economici che stanno accelerando i processi estrattivi del capitalismo contemporaneo. L’infrastruttura socio-economica che abbiamo costruito, nel tempo, per sostenere il funzionamento della società non è più percepita come liberante, ma al contrario una gabbia oppressiva da cui è impossibile sfuggire. Ripristinare un rapporto di gratitudine tra noi umani e queste infrastrutture significa **metterle concretamente al nostro servizio**, delegando alla tecnologia gli incarichi produttivi e liberando dunque il tempo degli umani. *Finestre di dialogo* accende i riflettori su questa necessità descrivendo scene del rapporto tra noi e Internet allo stesso tempo individuali e universali. **Di cosa abbiamo bisogno per permettere a questa tecnologia di influenzare la nostra esperienza umana in modo positivo, inclusivo e arricchente?** ### La teoria del kebab URL: https://stellakamikaze.org/la-teoria-del-kebab-internet-dati-sporchi-montag/ Last updated: 2026-06-12T22:03:44.000Z ## Quarta superiore, un concorso di filosofia e il kebab Sono in quarta superiore e passo gran parte del mio tempo su Internet. Uno dei miei professori, Roberto Ignazio Cortese (che saluto caramente), propone alla classe di partecipare a un **concorso regionale di filosofia**. Accolgo l’invito e qualche settimana dopo sono chino su un foglio protocollo a scrivere la brutta copia della mia, fondamentale, **teoria del kebab**. Secondo la teoria del kebab, un mondo (il nostro) in cui esiste uno strumento (internet) in grado di, cito testualmente, "f**ar conoscere agli eschimesi la ricetta e la storia del kebab**", è un mondo in cui, cito di nuovo testualmente, "**ogni paura del diverso può essere disinnescata**". 💡 Questo testo è stato originariamente scritto e pubblicato per ***Dati sporchi**, la fanzine che accompagna l'ultimo disco di [Montag](https://www.instagram.com/mcntag/?ref=stellakamikaze.org). Puoi acquistarla [sul sito di Undermedia](https://www.under.media/prodotto/dati-sporchi/?ref=stellakamikaze.org). La teoria del kebab si fonda su un principio che, al tempo, davo per scontato: **quello per cui ogni forma di conflitto è radicata in una differenza di conoscenze**. Non ho paura di te per quello che so di te — invece, **ho paura di te per quello che non so di te**. Il corollario di questo principio è presto detto: colmata questa differenza di conoscenza, ogni forma di paura, diffidenza, timore nei confronti del diverso può essere disinnescata, garantendo incontri armoniosi, privi di qualsiasi frizione. Chiaramente, la teoria del kebab non ha senso. **È dozzinale, ingenua e intrinsecamente razzista.** Applicata alla realtà, si sgretola con una folata di vento. Racconta, però, un aspetto fondamentale della mia adolescenza: l'ingenuo amore che provavo per Internet. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/2023/12/558544_3773005648383_1864754644_n.jpg) Io (sdraiato), anni 16, dormo profondamente cullato dalla fiducia che provavo verso Internet. Amedeo, caro amico, in procinto di interrompere questo lungo riposo e riportarmi alla realtà. Io in Internet ci credevo, forse perché lo conoscevo molto meno di quanto lo conosca oggi. ## Le farfalle nello stomaco e poi la frattura Credevo nella sua capacità di farmi scoprire cose incredibili. Credevo nella possibilità di conoscerci persone impensabili. Credevo nei modi in cui mi faceva divertire, pensare e cospirare. Ero innamorato delle [centinaia di pagine scritte da un gruppo di blogger italiani](https://complottilunari.blogspot.com/?ref=stellakamikaze.org) per smentire le teorie secondo cui lo sbarco sulla Luna non è mai avvenuto. Allo stesso tempo, ero innamorato degli [archivi online curati da misteriosi centri religiosi italiani](https://www.centrosangiorgio.com/?ref=stellakamikaze.org) e dedicati alla raccolta e alla catalogazione di presunti messaggi subliminali a sfondo satanico. Ero innamorato di tutte le cose che sapevo e che non vedevo l'ora di condividere aggressivamente sui forum. Ero innamorato anche di tutte quelle persone che facevano lo stesso con me, umiliandomi pubblicamente (non è vero, questo lo odiavo) e obbligandomi a ricordare quanto stronzo e saccente fossi. Ero innamorato dello scoprire, ciclicamente, che per ogni mia nuova passione, su Internet c'era già una folta comunità di persone con una conoscenza assolutamente verticale di quella nicchia. **Internet, e tutto ciò che lo riguardava, mi faceva avere le farfalle nello stomaco**: ci pensavo a scuola, prima di andare a dormire, quando viaggiavo in autobus. Prendevo appunti, costruivo goffamente. Incontravo dal vivo le persone conosciute online. I miei migliori amici erano nickname in una chat vocale durante una partita a *Left 4 Dead*. Il mio mondo era tutto lì, e tanto mi bastava. La teoria del kebab mi aveva insegnato che mi sarebbe bastato Internet per conoscere il mondo. Ci ho creduto, finché il mondo non è venuto a conoscere me con tutte le sue sfumature, i suoi dubbi e le sue vicende, semplicemente, ingiuste. Più passava il tempo, più la teoria del kebab veniva messa alla prova - per comprendere il mondo dovevo scoprire di più e trovare qualcuno su Internet, l'unico luogo dove mi sentivo a mio agio, che me lo spiegasse. **Ma più vivevo e meno mi era chiara che domanda volessi fare perché mi mancavano le parole per spiegarmi. E più mi rivolgevo insistentemente a Internet, più faticavo a trovare degli spazi che avessero posto per tutta la mia confusione.** ![](https://stellakamikaze.org/content/images/2023/12/397551_10203689387464439_1518012110071299915_n.jpg) Io, anni 17, davanti alla maestosa meraviglia di Meteora, in Grecia, che cerco campo per connettermi a Internet e poter esplorare il web durante la gita di quinta superiore. Di ragioni, per questo, ce ne sono molte. Gli algoritmi, l'economia delle piattaforme, i social network, i titani della Silicon Valley, l'estrattivismo digitale, il capitalismo dell'attenzione, la crisi del contenuto, l'era della post-verità, la società della vergogna. In questa pubblicazione, una collega ben più illustre di me parla di "**infinite dissociation machine**": Internet come forma di reazione a un trauma collettivo - confusi dal mondo esterno, ne plasmiamo uno digitale prevedibile, polarizzato, cangiante e comprensibile. Le sfumature si appiattiscono e torniamo a tracciare confini chiari che innescano conflitti di pancia, quasi partitici. Ci diamo pace riducendo il numero di parole necessarie per descrivere questo mondo, ma a furia di nasconderci dentro di esse perdiamo la capacità di inventare nuove definizioni per ciò che sentiamo. Così, quelle sfumature smettono di essere nominate - non scompaiono, ma escono di scena. Continuano a vivere dentro di noi, però, e covano risentimento perché non vengono ascoltate. Lentamente generano una frattura tra il mondo digitale e quello reale e svelano Internet come un grande scherzo collettivo, una società parallela costruita a misura di un unico bisogno: fuggire. Iniziamo a fare ecologia dei contenuti che divoriamo. Il nostro senso dell'umorismo cambia, cerchiamo solo ciò che già riconosciamo, ci facciamo bastare ciò che già abbiamo perché il pensiero di incontrare qualcosa di nuovo ci affatica. Su Internet c'è spazio per tutto, ma lentamente chiudiamo le finestre delle nostre stanze digitali per non complicare questa semplicità. ## 🌞 Altolà!🌞 ### Se credi che quello che stai leggendo sia interessante, potresti pensare di farmi una donazione per darmi una mano a continuare a fare queste cose. Basta cliccare il pulsante qui sotto.****🙏** [ Fai una donazione ](https://donate.stripe.com/cN2dSAcEPdisewo7ss?ref=stellakamikaze.org) ## Lo strumento è rimasto lo stesso Internet è una tecnologia straordinaria che ha rivoluzionato il nostro rapporto con la conoscenza. Ha abbattuto distanze prima incolmabili e ha scaraventato il concetto stesso di cultura nell'era dell'ipertesto. Tutto ciò che è informazione assume una nuova caratteristica essenziale - **è tale fintanto che è parte di una rete di collegamenti**: una costellazione di altri elementi che contribuiscono ad arricchire il nostro patrimonio semantico, permettendoci di discutere del mondo in quante più possibili delle sue sfumature. Abbiamo reso questa possibilità uno strumento globale, abbiamo generato una quantità colossale di dati, abbiamo creato dispositivi economici ed infrastrutture capillari per permetterci di accedere a questo patrimonio ovunque e in ogni momento. **Noi abbiamo inventato tutto questo e poi ce lo siamo dimenticati.** ![](https://stellakamikaze.org/content/images/2023/12/12036616_10153767113922941_5071104565613523986_n.jpg) Io, anni 20, insieme alla redazione della rivista online dedicata ai videogiochi indipendenti che avevo aperto a 14 anni, quando avevo enorme fiducia in Internet. Stremati dal mondo esterno, non abbiamo avuto la forza di resistere alla trasformazione di Internet in **una società basata su intrattenimento, scontro e reputazione** \- un reality show progettato per soddisfare un'esigenza profondamente umana: trovare conforto in ciò che è prevedibile. Abbiamo chiuso le vie d'accesso ai collegamenti con l'inaspettato che Internet, all'inizio, ci aveva fatto scoprire. Ci siamo arroccati in complesse fortezze identitarie pensate per privarci del bisogno del confronto. Abbiamo reso ciò che è sconosciuto un pagliaccio da schernire, anziché una nuova chiave di lettura della realtà. Lo strumento è sempre rimasto lo stesso, ciò che è cambiato è il nostro modo di usarlo. Siamo incastrati in una via apparentemente a senso unico perché **a furia di demandare a Internet la creazione di una realtà semplice, ora questo spazio ha forme, strutture e intermediari che obbligano la semplicità**. Cercare qui, oggi, di affrontare la complessità in cui siamo immersi è come avere un ottimo progetto ma pessimi attrezzi. Gli sforzi saranno sempre insufficienti. Per poter tornare a farlo dobbiamo ricordarci delle potenzialità di questo strumento. Dobbiamo tornare a **provare religiosa gratitudine** per l'assurda meraviglia di disporre di una rete istantanea di comunicazione globale che possiamo plasmare a nostro piacimento. **Possiamo scoprire ogni modo di scoprire ogni cosa**. Possiamo tornare a confermare la teoria del kebab. ### Tutti i bullshit jobs che chatGPT non sa ancora fare URL: https://stellakamikaze.org/chatgpt-bullshit-jobs/ Last updated: 2026-06-13T04:54:16.000Z Sto provando a **delegare a chatGPT alcune parti del mio lavoro** e ho capito che dovrò lavorare ancora per tutto il resto della mia vita. ## Graeber aveva ragione, e il problema è mio Il grosso dei miei problemi di testa si sono manifestati in maniera inequivocabile dopo la lettura di un libro, [***Bullshit Jobs* di David Graeber**](https://jacobinitalia.it/lascesa-dei-bullshit-jobs/?ref=stellakamikaze.org). Si tratta di un saggio piuttosto lungo, ma la sostanza è questa: nel mondo in cui viviamo oggi, **la maggior parte delle persone che lavorano nel primo mondo svolgono lavori inutili** che non generano alcun tipo di valore. Servono unicamente a rafforzare il grande e fragilissimo castello di carte che permette a questi lavori di essere pagati. Spesso, di essere anche *ben* pagati. ## Quattro esempi di lavoro meccanico che conosco bene Per esempio. Partecipi ad una lunga riunione e, una volta conclusa, ti viene chiesto di **scrivere un report dettagliato che non leggerà nessuno**. Oppure. Nella tua azienda, un manager ti chiede di **produrre alcuni documenti necessari esclusivamente a dimostrare a un altro manager** che il primo ha svolto il suo lavoro, ovvero produrre quei report. Ancora. Il software che la tua azienda utilizza per registrare delle informazioni restituisce risultati precisi ma non perfetti, il tuo lavoro consiste nel **correggere continuamente gli errori del software - anziché sistemare il problema del software una volta per tutte**. ## Una definizione personale di bullshit job Graeber ha formulato **5 diverse categorie di bullshit jobs**, a loro volta largamente dibattute e criticate. Quello che ci interessa è una definizione di massima - per me i bullshit jobs sono tutti quei lavori o compiti che hanno almeno una di queste caratteristiche: - tutti quei compiti che hanno come fine ultimo la **revisione della forma di un incarico**, anziché della sua sostanza - per esempio: un pomeriggio passato a riempire una tabella su Google Sheet o ad impaginare una presentazione PDF senza intervenire sul suo contenuto; - tutti quei compiti che, **se non fossero svolti, nessuno se ne accorgerebbe *davvero*** \- per esempio: una settimana di lavoro dedicata alla progettazione di un piano editoriale per la pagina Instagram di un brand senza una prospettiva a lungo termine, i cui contenuti non saranno visti da nessuno e che sarà riempita solo per dimostrare al reparto marketing del brand che "è stato fatto del lavoro". Sospendiamo per un attimo il giudizio sul secondo punto. Oggi parliamo di tutti quei lavori che appartengono alla prima categoria. Per capirci, ecco una breve lista di esempi a partire dalle mie esperienze professionali - un cliente mi chiede di presentare un progetto creativo, **spendo la maggior parte del mio tempo di lavoro a disegnare la presentazione PDF** che invierò al cliente, producendo un risultato anonimo e dedicando meno tempo di lavoro all'elaborazione dell'idea creativa; - per portare avanti un progetto, devo effettuare ricerche online sempre uguali (per esempio, tutti gli influencer italiani che lavorano su YouTube che si occupano di automobili e che hanno meno di 100.000 iscritti), **spendo la maggior parte del mio tempo a effettuare materialmente la ricerca e a riportarla in una presentazione**, che si tratti di un PDF o di un database su Google Sheet, riducendo al minimo il tempo di lavoro che spendo a studiare il lavoro svolto dagli influencer e a selezionarli; - sto lavorando a un'intervista video che devo tagliare e montare, **spendo la maggior parte del mio tempo di lavoro a indicare manualmente i minutaggi relativi alle domande e alle risposte**, anziché concentrarmi su quanto viene detto e sul senso generale dell'intervista; - ricevo delle informazioni relative ad un evento che devono essere comunicate sui diversi canali del progetto, **spendo la maggior parte del tempo a inserire materialmente queste informazioni nelle interfacce dei diversi canali**, anziché concentrarmi sulla forma e sul contenuto delle comunicazioni. Se nessuno di questi esempi è di aiuto, possiamo vederla così: **un bullshit job è un lavoro meccanico, spesso ripetitivo e che esiste in virtù dei limiti degli strumenti digitali che utilizziamo** \- serve a rendere le informazioni su cui si sta lavorando utilizzabili da parte degli umani, ma non contribuisce in alcun modo alla qualità intrinseca di queste informazioni. Sono assolutamente certo di non essere l'unica persona a spendere la maggior parte del proprio tempo di lavoro su questo tipo di incarichi. Nota bene, i bullshit jobs non sono solo questi e hanno altre caratteristiche. La mia testimonianza è quella di un cosiddetto "**lavoratore della conoscenza**", ovvero uno di quei cretini che lavora con forme diverse di "contenuto". Non si tratta solo di "**dare un senso al proprio tempo**" - pagare un essere umano per svolgere questo tipo di lavori è un investimento stupido che non sfrutta in alcun modo le incredibili caratteristiche del lavoratore in questione (ovvero, **la sua capacità di produrre pensieri oltre che azioni**). Per di più, su incarichi che non sono *davvero* rilevanti e che alla fine della giornata **non producono misurabili differenze materiali sul mondo**. Nonostante i pomposi *job title* con cui viene spesso definito il mio lavoro, nella maggior parte dei casi un fattorino di pizze a domicilio svolge un lavoro profondamente più significativo del mio. **Una pizza non consegnata lascerà qualcuno affamato, un PDF mal impaginato dopo ore di lavoro continuerà a essere ignorato dalla maggior parte dei suoi destinatari, tanto quanto un PDF perfettamente impaginato.** ## Quindi, che fare? Queste sensazioni me le porto dietro da tanto tempo. Nel corso dell'ultimo anno (in particolare dopo la lettura di *Bullshit Jobs*) hanno preso forma e mi hanno scaraventato in fondo a un pozzo molto profondo. Ora sto lentamente risalendo e sto facendo qualche riflessione sul passare dalla teoria alla pratica. Se questi bullshit jobs sono, che mi piaccia o meno, un elemento fondativo della mia esperienza lavorativa, **posso delegarli a qualcuno?** ## 🌞 Altolà! 🌞 ### Se credi che quello che stai leggendo sia interessante, potresti pensare di farmi una donazione per darmi una mano a continuare a fare queste cose. Basta cliccare il pulsante qui sotto.****🙏** [ Fai una donazione ](https://donate.stripe.com/cN2dSAcEPdisewo7ss?ref=stellakamikaze.org) Certo che posso. Ma ho davvero il cuore di pagare (manco troppo) qualcuno che imbastisca 60 pagine di presentazione al posto mio? O che impagini una lista di 40 influencer a tema moto elettriche per me? **Persone pagate per un incarico di mera manovalanza - delle protesi umane per fare CTRL+C e CTRL+V al posto giusto per una quantità indefinita di volte.** Nessun contributo realmente personale: a me pesa il culo, ti pago, fallo al posto mio. Si può fare? Sì. Lo voglio fare? No. Sono pigro, non sono un mostro. Quindi, l'ho chiesto a chatGPT (e ai suoi simili). In teoria, i *large language model* che permettono ad algoritmi come chatGPT di funzionare **dovrebbero essere perfetti per questo tipo di incarichi**. Infatti, dovrebbero essere in grado di riprodurre delle **ricorrenze tecniche ed intuitive** (per esempio, stringhe di codice di programmazione i cui elementi sono legati da relazioni causali) e applicarle a dei **contenuti generati su base semantica** (ti dico moto elettrica, pensa a tutto quello che ti fa venire in mente e, sulla base di alcuni limiti che ti fornisco, restituiscimi ciò che hai "immaginato"). ## Ho provato a delegare la parte noiosa a ChatGPT Così, ho provato a delegare uno di questi incarichi a chatGPT. Una nota importante: non ho cercato di far svolgere il lavoro a chatGPT *al posto mio*. Invece, **ho chiesto a chatGPT di svolgere la parte più meccanica e noiosa dell'incarico**, così da lasciarmi maggior tempo ed energie per prendermi cura della parte più creativa e "rilevante". Il mio compito era il seguente: 1. effettuare delle ricerche su Internet per raccogliere una lista di eventi "simili a X" che avessero delle caratteristiche precise; 2. riportarle in una tabella con una serie di informazioni pratiche (dove si svolgono? quando? chi è il relatore principale?); 3. infine, effettuare una selezione sulla base di una serie di criteri qualitativi (quali di questi eventi hanno *davvero* senso per il tipo di progetto che sto seguendo?). ## Il mio bullshit job è al sicuro Partiamo da questa lista. La versione più recente, la 4, di chatGPT ora permette le ricerche su Internet. Sicuramente anche questa parte dell'incarico presenta delle **componenti intrinsecamente creative** (dove cerchi? con quali parole chiave?), ma per il tipo di lavoro che sto svolgendo in questa fase non ho bisogno di una selezione accurata, invece **ho bisogno di un *dump* di informazioni da cui partire**. Una lista di eventi con elementi sicuramente superflui ma in grado di restituire un quadro completo dello scenario in cui il progetto si innesterà. Le parole chiave da utilizzare per questa ricerca possono essere tante e diverse, ma l'obiettivo finale in questa fase è ancora piuttosto "alto": a partire da una lista di risultati, recupera delle informazioni standard (nome, data, luogo, descrizione) e riportale in una tabella. **L'incarico è meccanico, se sapessi programmare probabilmente potrei scrivere uno script in grado di automatizzare questo processo.** Per fortuna, c'è chatGPT. Ci ho provato in tutti i modi. Prima di tutto ho pagato 20 sudati dollari per accedere alla versione premium di chatGPT (così da sbloccare l'accesso a Internet e l'integrazione dei plugin), poi **ho cercato di costruire il prompt più adatto**: ho fornito a chatGPT contesto sul progetto, gli ho descritto il tipo di evento che stavo cercando, gli ho fornito alcuni esempi da cui partire, i limiti contestuali da rispettare ("l'evento deve svolgersi in Italia... deve avere almeno 3 edizioni all'attivo...") e la forma in cui volevo vedere restituiti i risultati (una semplice tabella). > if you wondered why your google search results suck and whether it will get worse > > look no further 🫠 [pic.twitter.com/vrlnViDcLc](https://t.co/vrlnViDcLc?ref=stellakamikaze.org) > > — Maxime (@MaximeHeckel) [November 27, 2023](https://twitter.com/MaximeHeckel/status/1729019198406590763?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org) Inoltre, ho anche chiesto a chatGPT di verificare, prima di iniziare a eseguire il compito, i limiti strutturali dell'incarico: **puoi fare così tante ricerche su Internet in successione? La tabella che ti ho chiesto di creare è troppo lunga per i limiti attuali dei tuoi risultati? Vuoi un caffè? Un tè? Un abbraccio?** (nel mio caso, la risposta a queste ultime tre domande sarebbe stata sì, sì e sì). Insomma, ho cercato di mettere chatGPT, una manifestazione digitale di un algoritmo che effettua i suoi menosi calcoli su una polverosa macchina sepolta chissà dove, nelle condizioni migliori per poter lavorare a questo ripetitivo incarico. Non solo, **ho provato a fornirgli queste istruzioni in tutti i modi i possibili**: tutte insieme, poi in modo consequenziale, ho addirittura creato un GPT dedicato esclusivamente a questo tipo di incarichi. Non c'è stato verso di vedere dei risultati utilizzabili. Nei numerosi tentativi che ho fatto **ho osservato una vasta gamma di fallimenti algoritmici**. A volte chatGPT si fermava semplicemente a metà incarico (forse aveva esaurito i token? però io gli avevo detto di spezzare le risposte, se necessario), altre volte restituiva dei generici errori di generazioni (impossibili da debuggare), altre volte ancora si rifiutava di generare una tabella oppure si perdeva nelle ricerche che effettuava online. In nessuno di questi casi, chatGPT si è fermato per chiedermi informazioni aggiuntive che potessero essere utili a sbloccare questi flussi. Avanti veloce, nel tentativo di delegare il mio bullshit job, ho speso parecchie ore di lavoro a tentare di "programmare" un algoritmo per farlo al posto mio, quest'ultimo si è semplicemente rifiutato di fare ciò che volevo facesse, lasciandomi con un sacco di tempo perso e un lungo, ripetitivo lavoro ancora da fare. ## Cosa sto sbagliando? Concludo con una serie di domande aperte: - **sto sbagliando qualcosa io?** Esistono degli strumenti efficaci per creare GPT in grado di svolgere questo tipo di compiti in maniera sensata? - **stiamo sbagliando qualcosa noi?** Ovvero, mentre gli algoritmi si dilettano a generare immagini, video e file audio in grado di mettere alla prova i nostri immaginari (c'è questo trend, che a volte fa ridere - [altre meno](https://twitter.com/anothercohen/status/1730253815822102800?ref=stellakamikaze.org)), non li stiamo usando per fare l'unica cosa per cui sarebbero effettivamente utili, ovvero svolgere i compiti ripetitivi che siamo costretti a svolgere noi umani ogni giorno? - **questo ragionamento è tutto sbagliato?** Quelli che chiamo bullshit jobs invece son incarichi che incarnano una specifica gamma di competenze teoriche e pratiche tipicamente umane ed è assolutamente sensato che gli unici in grado di svolgerli siano proprio gli umani - la mia vita è questa e la devo accettare. In breve, **cerco aiuto**. ### Creare insieme o contro l'algoritmo? URL: https://stellakamikaze.org/creare-insieme-o-contro-lalgoritmo/ Last updated: 2026-07-03T22:48:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 27 ottobre 2023.* ChatGPT, DALL-E, Bard, Stable Diffusion, Midjourney: le intelligenze artificiali generative, in grado di creare testi, immagini, video e suoni a partire dagli input degli utenti, hanno investito trasversalmente ogni settore produttivo, creativo e di ricerca che lavora con informazioni, dati ed elementi d’archivio. Nel corso di pochissimi mesi, i prodotti basati sui modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM, Large Language Models) hanno raggiunto centinaia di milioni di persone: chi semplicemente per provarli, chi per studiarli, chi per farsi affiancare nel proprio lavoro quotidiano – [fino al punto di farsi (quasi) sostituire](https://www.vice.com/en/article/v7begx/overemployed-hustlers-exploit-chatgpt-to-take-on-even-more-full-time-jobs?ref=stellakamikaze.org). Tecnologie capaci di penetrare così rapidamente negli immaginari e nella quotidianità del grande pubblico finiscono per produrre dibattiti che si [polarizzano altrettanto velocemente](https://twitter.com/DrTechlash/status/1675155157880016898?ref=stellakamikaze.org), tra tecno-ottimisti convinti che la diffusione di questi algoritmi rivoluzionerà completamente la civiltà umana, e chi invece teme che una diffusione incontrollata di strumenti ancora così acerbi non potrà fare altro che amplificare dinamiche di disuguaglianza, ingiustizia e discriminazione di cui gli algoritmi implentati dalle piattaforme digitali si erano già dimostrati catalizzatori. Ma quella in corso non è una trasformazione esclusivamente strumentale: l’introduzione di questi algoritmi nell’immaginario del grande pubblico sta mutando il nostro modo di percepire il ruolo delle intelligenze artificiali nella nostra vita. Se i settori lavorativi evolvono da sempre di pari passo con le innovazioni tecnologiche, diverso è il discorso per il mondo creativo e artistico, il quale, nonostante le numerose rivoluzioni affrontate, ha sempre mantenuto il ruolo dell’artista umano al centro. ##### L’impatto degli algoritmi nel mondo dell’arte e della creatività Potremmo dibattere per ore sull’effettiva utilità di questi algoritmi nello svolgimento di compiti quotidiani, ma non vi è dubbio che i risultati più pirotecnici siano stati elaborati applicando questi algoritmi al mondo dell’arte e della creatività. Dal [lancio](https://www.guerredirete.it/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo/?ref=stellakamikaze.org) delle prime versioni di DALL-E e Stable Diffusion, capaci di produrre immagini quantomeno verosimili a partire da prompt testuali, fino ai risultati fotorealistici generati dall’ultima versione di Midjourney (e che [preoccupano](https://www.washingtonpost.com/technology/2023/03/30/midjourney-ai-image-generation-rules/?ref=stellakamikaze.org) per la loro capacità di produrre contenuti facilmente scambiabili per fotografie reali), l’impatto che i Large Language Model stanno avendo su una disciplina profondamente umana come la creatività sta lasciando artisti, creativi e appassionati incuriositi, disorientati e spesso preoccupati. Per capire il perché di questa preoccupazione, è necessario fare il punto sulle potenzialità e i limiti di questi strumenti. Per esempio, le intelligenze artificiali generative permettono di accelerare i processi creativi di brainstorming, traducendo in tempi rapidi un panorama immaginativo umano in un contenuto visivo o testuale. O ancora, se non si ha la pretesa di produrre risultati accurati, le intelligenze artificiali generative testuali permettono di raccogliere rapidamente informazioni altamente specifiche, da cui partire per un eventuale lavoro di ricerca. Il motivo per cui tantissimi stanno guardando a questa tecnologia con preoccupazione è lo stesso che si cela dietro alle sue potenzialità: questo tipo di intelligenze artificiali operano dopo essersi addestrate su ampi dataset di informazioni. Ci sono dataset che raccolgono testi di ogni tipo ([come Common Crawl, usato fra gli altri per ChatGPT](https://medium.com/@dlaytonj2/chatgpt-show-me-the-data-sources-11e9433d57e8?ref=stellakamikaze.org)), e altri curati con un taglio più specifico ([come LAION-5B o suoi subset, usati per Midjourney](https://laion.ai/blog/laion-5b/?ref=stellakamikaze.org) e [Stable Diffusion](https://github.com/CompVis/stable-diffusion/blob/main/Stable%5FDiffusion%5Fv1%5FModel%5FCard.md?ref=stellakamikaze.org), che abbinano immagini e descrizioni testuali). La preoccupazione principale riguarda i contenuti presenti all’interno di questi dataset, che spesso raccolgono testi e immagini disseminati liberamente per Internet, anche quando sono protetti da proprietà intellettuale, e che sono recuperati senza il consenso esplicito degli autori. È il caso, per esempio, di Greg Rutkwoski, un artista digitale polacco dallo stile particolarmente riconoscibile, che ha scoperto di essere straordinariamente popolare tra gli utenti degli algoritmi text-to-image —al punto da [trovare su Internet opere attribuite a lui](https://www.technologyreview.com/2022/09/16/1059598/this-artist-is-dominating-ai-generated-art-and-hes-not-happy-about-it/?ref=stellakamikaze.org), facilmente confondibili con degli originali, ma che lui non aveva mai creato. È il caso, anche, dell’illustratrice Hollie Mengert, che si è [ritrovata protagonista](https://waxy.org/2022/11/invasive-diffusion-how-one-unwilling-illustrator-found-herself-turned-into-an-ai-model/?ref=stellakamikaze.org) di un modello appositamente sviluppato per imitare il suo stile di disegno. Il 13 gennaio 2023, un gruppo di artisti affiancati da avvocati specializzati in class action, [ha fatto causa a Stability AI, Midjourney e DeviantArt](https://stablediffusionlitigation.com/?ref=stellakamikaze.org) per l’utilizzo di algoritmi addestrati su dataset contenenti opere artistiche senza il consenso degli autori. I possibili impatti, però, non si fermano alle violazioni del diritto d’autore. Se questi algoritmi sono in grado di generare immagini ispirandosi allo stile di artisti specifici grazie a dataset che raccolgono anche le loro opere, allora chiunque li usi può generare autonomamente contenuti visivi in grado, quantomeno, di passare per originali. Le implicazioni, in questo senso, sono evidenti in termini di economia del lavoro. Io ci sono passato personalmente: all’inizio dell’anno ho aggiornato e rilanciato il mio blog personale e per un periodo ho presentato ogni post con un’immagine di copertina generata con Midjourney, [come nel caso di questo articolo](https://www.stellakamikaze.com/consigli-per-trovare-un-lavoro-come-il-mio-un-piccolo-compendio-su-aaron-swartz/?ref=stellakamikaze.org). Queste immagini, diffuse attraverso i principali social network, risultavano credibili ed esteticamente coerenti con ciò che un lettore si potrebbe aspettare di vedere nella copertina di un post su un blog. Ho continuato, finché qualcuno mi ha fatto notare una cosa ovvia: per quanto il mio blog non sia uno spazio espressamente for-profit, i suoi contenuti mi permettono di ottenere nuovi lavori. Utilizzando un’immagine generata con Midjourney con l’intento di fornire al post un artwork di qualità percepibile come professionale, finivo indirettamente per privare un vero artista di un potenziale compenso. Non solo: nel farlo, pagavo un abbonamento a Midjourney, che aveva generato quelle immagini attingendo a un dataset contenente immagini di artisti che avrebbero potuto fare quel lavoro al posto dell’algoritmo. Da allora, ho smesso. Esistono quindi dei rischi pratici, legati all’utilizzo di un algoritmo anziché la commissione a un artista, per la creazione di un contenuto visivo che passi quantomeno per credibile. Esistono, poi, dei rischi più filosofici e legati al nostro modo di percepire la creatività: se questi algoritmi permettono la generazione automatica (e rapida) di opere visive a partire dai loro dataset, sul medio termine il rischio è di assistere a una saturazione di immagini che potrebbero essere percepite come creative, ma che altro non sono che la ricombinazione delle caratteristiche di altre immagini già esistenti. In questo senso, è davvero possibile definire un’intelligenza artificiale creativa? Secondo Marcus du Sautoy, un matematico della Oxford University [intervistato](https://www.theguardian.com/technology/2022/nov/12/when-ai-can-make-art-what-does-it-mean-for-creativity-dall-e-midjourney?ref=stellakamikaze.org) dal *The Guardian*, è importante distinguere i modelli di diffusione latente (come quelli di Stable Diffusion e DALL-E), da quelli a rete generativa avversaria (GAN). Nel primo caso, secondo Sautoy, le intelligenze artificiali stanno replicando una creatività di tipo “combinativo, perché gli algoritmi sono istruiti a creare nuove immagini nello stesso stile di altre milioni presenti nel dataset.” Nel caso delle GAN, invece, si può parlare di “creatività trasformativa” \[…\] perché permettono “uno scambio tra due reti, una che crea nuove immagini, l’altra che decide quanto bene quell’immagine generata rispecchia determinate caratteristiche,” si legge nell’articolo del The Guardian. “Una GAN artistica potrebbe avere come obiettivo la creazione di un’immagine che sia quanto più possibile diversa da quelle presenti nel suo dataset, senza però allontanarsi dalla categoria di ciò che gli umani potrebbero interpretare come arte visiva.” ##### Cosa possono fare gli artisti? Come spesso accade quando si parla dell’impatto delle tecnologie digitali sugli esseri umani, esiste un piano istituzionale e un piano più pratico. Dal punto di vista formale, nei prossimi anni tribunali e corti saranno impegnate sempre di più nella discussione di casi di questo tipo e dovranno maturare (sperabilmente) le competenze necessarie per definire dei confini tecnici alla definizione di creatività legata alle intelligenze artificiali generative. Nel frattempo, però, questi strumenti sono già alla portata del grande pubblico ed è fondamentale per gli artisti potersi tutelare. Strumenti come [Have I Been Trained?](https://haveibeentrained.com/?ref=stellakamikaze.org) permettono a chiunque di effettuare una ricerca all’interno del database LAION-5B, quello usato da Midjourney e altri, per verificare la presenza delle proprie opere o meno. Ancora, script come [NO AI](https://github.com/eballai/NoAI/releases?ref=stellakamikaze.org) permettono a chiunque di applicare alle proprie opere originali un watermark che impedisce ai bot utilizzati per fare raccolta (scraping) di immagini di acquisirle. Resta, però, un punto importante da affrontare: molto probabilmente, le intelligenze artificiali generative sono arrivate per restare. Altrettanto probabilmente, i loro casi d’uso reali saranno estremamente specifici e lontani da un’applicazione concreta per il grande pubblico. Immaginare forme di collaborazione con questi nuovi strumenti non è soltanto una contingenza storica, ma in un certo senso il compito stesso dell’artista che si ritrova a interagire sempre con nuovi strumenti. Ponendo in primo piano le implicazioni etiche ed economiche dell’utilizzo di questi algoritmi, è possibile immaginare di includere il loro potenziale apparentemente creativo nei processi artistici. In questo senso, è fondamentale interpretare queste tecnologie non come strumenti, ma come interlocutori in grado di interpretare un ruolo specifico (deciso dall’artista) e cogliere i risultati generati dall’algoritmo come spunti creativi. È possibile, per esempio, chiedere a ChatGPT di simulare un personaggio specifico (un pesce palla in grado di pensare) e sottoporgli una parte dell’opera (per esempio, un racconto ambientato nell’oceano) per vedere generare dei risultati non fattualmente creativi, ma ispirati da una messinscena assurda e testabile in tempo reale. La generazione di opere creative attraverso l’utilizzo di intelligenze artificiali generative è una tecnica indubbiamente popolarissima, in questo momento, ma non è ancora chiaro quanto realmente incisivi saranno gli impatti di questi strumenti sulle economie dell’arte e della creatività. Nel quotidiano sforzo di sensibilizzazione necessario a ristrutturare i proclama tecno-ottimisti che spesso interpretano queste tecnologie come panacee in grado di sollevare gli umani da qualunque incarico produttivo (spesso ignorando le conseguenze sociali di un’evoluzione di questo tipo), possiamo cogliere la possibilità per analizzare il modo in cui queste innovazioni stanno interagendo con il nostro modo di percepire la creatività. E interrogarci, soprattutto, sul fatto che stiano ampliando o restringendo le nostre possibilità immaginative. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/creare-insieme-o-contro-lalgoritmo/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 ottobre 2023.* ### La fine del futuro, sulla morte del creatore della Legge di Moore URL: https://stellakamikaze.org/morte-gordon-moore-fine-del-futuro/ Last updated: 2026-06-12T21:59:38.000Z È il 1954, siamo negli Stati Uniti e i computer occupano intere stanze dei centri di ricerca dove vengono sviluppati. **Gordon Moore** è un informatico e ha appena concluso il suo dottorato in chimica al *California Institute of Technology*. Inizia a lavorare per un’azienda, lo *Shockley Semiconductor Laboratory*, che **sviluppa e produce semiconduttori**, ovvero l’unità fondamentale per la costruzione e il funzionamento di qualsiasi computer. Non sa ancora di star lavorando alla **definizione del significato del progresso umano** per i successivi 50 anni. Il capo di Gordon Moore si chiama **William Shockley**. Vincerà nel 1956 un premio Nobel per **aver inventato il transistor**, e diventa noto per le sue **sensazionali intuizioni tecniche** (chi lavorava con lui affermava che Shockley fosse in grado di *vedere* gli elettroni che interagivano sui suoi circuiti) e per la sua altrettanto **sensazionale incapacità manageriale** ([in un articolo risalente al 2004](http://calteches.library.caltech.edu/3777/1/Moore.pdf?ref=stellakamikaze.org), Gordon Moore racconta che dopo un piccolo problema in azienda, Shockley aveva obbligato tutti i suoi dipendenti a **fare un test della verità** per scoprire chi fosse il colpevole). ## 1957: otto traditori fondano la Fairchild Semiconductor Nel 1957, Moore e altri 7 ingegneri che lavorano insieme a lui decidono di abbandonare Shockley, ottenendo così il nomignolo di “**traitorous eight**” (“gli otto traditori”) e convincono un’azienda americana specializzata in componenti fotografiche, la *Fairchild Camera and Instrument*, a finanziare l’apertura di una nuova divisione: la ***Fairchild Semiconductor International***. L’obiettivo dell’azienda è semplice: **sviluppare e produrre il primo transistor fatto di silicio**. Ci riescono poco dopo, nel 1958, con la commercializzazione del **2N697**, il primo transistor mesa di silicio progettato da Gordon Moore e prodotto dalla *Fairchild Semiconductor International*. I transistor di silicio hanno una caratteristica fondamentale che li rende diversi da quelli prodotti fino ad allora **con il germanio**: la loro produzione è economica e scalabile, sopratutto dopo l'introduzione di una nuova tecnica per la produzione dei transistor, il [**processo planare**](https://it.wikipedia.org/wiki/Processo%5Fplanare?ref=stellakamikaze.org). Inizia così l'età dell'oro dei transistor, la corsa allo sviluppo del processore più potente. Nel 1960, la Fairchild mette in commercio il **primo circuito integrato fatto di silicio**, creato installando 4 transistor su un singolo wafer (la base del circuito) di silicio. In pochissimo tempo, l’azienda cresce a dismisura: ha un mercato da 130 milioni di dollari l’anno e impiega più di mille dipendenti. ## 19 aprile 1965: la legge che ha definito il futuro Il 19 aprile 1965 esce il numero 38 di *Electronics*, una rivista specializzata per addetti ai lavori. Dentro c’è un articolo scritto da Gordon Moore e titolato in modo grossolano ma sincero, “[**Cramming more components onto integrated circuits**](https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwi6%5FpPJi%5Fr9AhVHSPEDHTGLAIAQFnoECA0QAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.cs.utexas.edu%2F~fussell%2Fcourses%2Fcs352h%2Fpapers%2Fmoore.pdf&usg=AOvVaw3KAv2dAFsewDFfPg8MNUjC)” ovvero “Stipare più componenti nei circuiti integrati.” In questo articolo, Moore presenta la prima versione di quella che diventerà la **Legge di Moore**, **il paradigma più importante della storia dell’informatica** e che ha indicato il ritmo del progresso umano per i successivi 50 anni. La prima Legge di Moore è semplicissima e afferma che “**ogni 2 anni, il numero di transistor presenti in un microchip raddoppia e il costo per la loro produzione si dimezza**.” Non è una legge fisica, ma una intuizione sintesi di una grande conoscenza ingegneristica e di un’approfondita esperienza sul campo, che nel 1965 ha permesso a Moore di predire esattamente quanti transistor sarebbe stato possibile installare in un microchip 10 anni dopo, nel 1975. Questa legge si basa sull’osservazione dei ritmi di sviluppo nei primi anni di lavoro della Fairchild Semiconductor e del resto dell'industria. Dalla sua enunciazione, ha dettato il ritmo delle scoperte e degli avanzamenti scientifici nel settore dei semiconduttori. In un certo senso, **la Legge di Moore è un’iperstizione**, una profezia che si avvera nel momento in cui viene pronunciata. Le prospettive tecnologiche suggerite dalla Legge di Moore sono assolutamente sbalorditive e alimentano ancora di più la corsa globale allo sviluppo dei processori, la quale non manca di confermare di anno in anno il paradigma di Moore. In un certo senso, la Legge di Moore **plasma per i successivi decenni il significato di “progresso umano”**, facendolo coincidere con l’aumento del potenziale di calcolo dei processori. Gli effetti di questa condizione sono duplici. Da un lato le industrie elettroniche di tutto il mondo iniettano competenze e risorse per permettere l’avanzamento tecnologico dei semiconduttori, abilitando così la progettazione e la produzione di tecnologie prima di allora impensabili: **dai personal computer, ai GPS, fino agli smartphone**. L’infrastruttura digitale della società umana contemporanea è una diretta conseguenza della Legge di Moore. ## Il parametro che Moore non ha misurato Dall’altro, questa legge ha creato le condizioni per un disastro. Nel corso dei successivi 50 anni, l’industria dell’informatica (ad oggi il principale motore economico globale) è cresciuta ponendosi come unica prospettiva **l’aumento della potenza di calcolo delle macchine**, mettendo in secondo piano altri parametri fondamentali e slegandoli dalla definizione di “progresso”. Per fare un esempio spicciolo ma chiaro, se la Legge di Moore avesse preso in considerazione anche la **quantità di energia richiesta dai microchip** per poter funzionare, mentre la loro potenza cresceva esponenzialmente, probabilmente oggi non saremmo così tragicamente indietro in termini di consapevolezza e intervento sulla crisi climatica. Descrivere i parametri con cui si misura la velocità del progresso, come nel caso della Legge di Moore, significa anche **prendersi la responsabilità di descrivere le caratteristiche peculiari del significato di futuro**. Quello tracciato da Moore è un futuro più veloce, efficiente e potente, ma non necessariamente più sostenibile, equo e democratico. La responsabilità, in questo senso, non è di Gordon Moore: la sua predizione ha posto le basi per lo sviluppo tecnologico che le ha permesso di verificarsi e l’industria dei semiconduttori (e i governi che la finanziavano) non aveva alcun motivo, se non il senso etico, per preoccuparsi delle conseguenze socio-politiche di un futuro descritto così. Resta a noi, oggi come allora, il compito di **osservare queste conseguenze impreviste e renderle tema centrale di dibattito**. ## Cosa rimane dopo la morte di una profezia Oggi, la Legge di Moore continua faticosamente a **battere il tempo del progresso**. Ci stiamo avvicinando a dei veri e propri limiti fisici che non permetteranno più a questa legge di continuare a essere vera (**dai limiti della miniaturizzazione fino agli imprevisti quantistici** che si verificano quando i transistor lavorano su scale nanometriche). La si dava per spacciata a partire dagli anni 2000, ma ha retto fino al 2020\. Nel 2022, il CEO di *Nvidia* ha [dichiarato la morte](https://www.marketwatch.com/story/moores-laws-dead-nvidia-ceo-jensen-says-in-justifying-gaming-card-price-hike-11663798618?ref=stellakamikaze.org) della Legge di Moore. Poco dopo, il CEO di *Intel* (l’azienda di informatica co-fondata da Gordon Moore) ha [affermato il contrario](https://arstechnica.com/gadgets/2022/09/the-intel-arc-a770-gpu-launches-october-12-for-329/?ref=stellakamikaze.org). Le teorie sul futuro della Legge di Moore sono tantissime, le proposte di rimpiazzo altrettante. Quello che c’è di certo è che la morte di Gordon Moore ha accelerato **la morte del concetto di futuro che la sua Legge aveva inconsapevolmente profetizzato**. Siamo chiamati a partecipare a un nuovo processo di co-creazione del futuro, per poter includere nella sua descrizione il senso e il significato di giustizia, e non lasciarlo in mano a organizzazioni che hanno come unica prospettiva la stessa descritta da Moore: **l’aumento della potenza e l’abbattimento dei costi**. ### Come immaginare la vita fuori dalla Terra, l'antologia di fantascienza dell'Istituto Europeo di Astrobiologia URL: https://stellakamikaze.org/immaginare-vita-fuori-terra-intervista-life-beyond-us-julie-novakova/ Last updated: 2026-06-13T04:15:28.000Z **Immaginare cose nuove è difficile.** Non basta essere delle "persone creative", bisogna anche avere il privilegio e la fortuna di leggere, ascoltare, guardare e scoprire cose che siano davvero *nuove*. Per esempio, potremmo iniziare da [***Life Beyond Us***](https://europeanastrobiology.eu/life-beyond-us/?ref=stellakamikaze.org): una nuova **antologia di 54 racconti di fantascienza e saggi scientifici** curata dall'Istituto Europeo di Astrobiologia e pensata per aiutarci a immaginare come "un primo contatto \[con una nuova forma di vita\] sulla Terra, nello spazio o su un altro pianeta possa **trasformare la nostra comprensione della tecnologia, della filosofia e di ciò che significa essere umani**." Quando ho scoperto l'esistenza di questo progetto mi è sembrata un'ottima idea, quindi l'ho finanziato. Pochi giorni fa è arrivato a casa mia il bellissimo volume stampato e quindi ho pensato di fare qualche domanda a **Julie Nováková**, editor di *Life Beyond Us*, biologa evoluzionista e co-fondatrice dell'[**Istituto Europeo di Astrobiologia**](https://europeanastrobiology.eu/?ref=stellakamikaze.org), un consorzio di centri di ricerca, organizzazioni e università europee che si occupano di astrobiologia (la scienza che studia l'origine, l'evoluzione e la distribuzione delle forme di vita nell'universo). ![](https://stellakamikaze.org/content/images/2023/03/LBU_limited-edition_case-cover---med.jpg) La copertina dell'edizione speciale di **Life Beyond Us*, progettata per i finanziatori della [campagna Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/laksamedia/european-astrobiology-institute-presents-life-beyond-us?ref=stellakamikaze.org) che ha permesso la creazione di questa antologia. Il più delle volte, quando immaginiamo qualcosa di nuovo, è evidente quanto queste cose *nuove* non siano altro che un'accozzaglia di altre cose già viste. Lo facciamo tutti, e non c'è niente di male. **Ma** **tenere allenato il nostro muscolo dell'immaginazione per non scordarci come immaginare cose davvero mai viste è un esercizio politico essenziale**. Infatti, problemi globali come la crisi climatica ci stanno chiedendo non soltanto di immaginare una soluzione al problema, ma di immaginare un'alternativa per l'intero sistema che ha generato il problema. Per permetterci di sopravvivere su questo pianeta non basta immaginare un nuovo modo di vivere, ci serve farlo attingendo a idee originali, in grado di rendere obsoleto l'approccio estrattivo a cui siamo stati abituati fino ad oggi. La buona notizia è che [**questo esercizio di immaginazione è obbligatorio**](https://stellakamikaze.org/e-troppo-tardi-per-andarsene/). Senza immaginare qualcosa di veramente nuovo, infatti, sarà difficile che il nostro futuro sulla Terra sia sostenibile, equo e disponibile a tutte e tutti gli umani. *Life Beyond Us* raccoglie contributi da scrittrici e scrittori di fantascienza, accademici, ricercatrici e ricercatori per cercare di rispondere ad una domanda: **che tipo di dissonanza cognitiva colpirebbe la società umana se scoprissimo una nuova forma di vita senziente sulla Terra?** Non è un caso che servano 600 pagine di libro per cercare di abbozzare un'ipotesi di risposta. [***NOTA: se preferisci, puoi leggere la versione originale dell'intervista in lingua inglese.***](https://docs.google.com/document/d/1Q2443bnnEfJwQOPbGcD-eNsDFy8iS1RGcvSVtuJcFZ4/edit?usp=sharing&ref=stellakamikaze.org) ## La fantascienza come riserva concettuale: Kim Stanley Robinson e la crisi climatica **Federico: La pagina Kickstarter di *Life Beyond Us* menziona il fatto che la fantascienza può aiutarci a capire e contrastare gli effetti, ad esempio, della crisi climatica. Io credo fermamente nella stessa cosa.** **Julie Nováková**: Esistono diversi saggi che esaminano il ruolo qualitativo della fantascienza nell'aiutarci a costruire un futuro migliore. Mi piace il termine "risorse concettuali", il che significa che la fantascienza può fungere da riserva di idee e concetti per il futuro, immaginando un'interazione tra nuove scoperte scientifiche, tecnologia e trasformazioni sociali. Mi vengono in mente i racconti di Kim Stanley Robinson, che esplorano da diverse prospettive il cambiamento climatico, i potenziali strumenti per mitigarlo e gli impatti sociali della crisi climatica. Ma quanto è davvero efficace la fantascienza? Possiamo guardare agli esempi storici di opere di finzione (sia realistiche che speculative) che hanno alimentato movimenti per il suffragio o abolizionisti, esponendo condizioni di lavoro precarie e diventando importanti punti di riferimento per la battaglia per i diritti umani. Diversi libri e racconti si distinguono in questo senso, ma come possiamo quantificarne l'impatto o valutare se sia trasferibile alla fantascienza attuale e al cambiamento climatico? Anche tra gli autori di *Life Beyond Us*, possiamo trovarne alcuni di molto ottimisti sull'effetto della narrativa speculativa sulla percezione pubblica di questioni urgenti come il cambiamento climatico e altri che la vedono in modo pessimistico, sostenendo che le storie possono spostare le opinioni, l'interesse e il comportamento dei lettori solo per un breve periodo di tempo, per poi tornare semplicemente alla situazione precedente. Vorrei che i primi avessero ragione, ma è così? Abbiamo bisogno di dati. **F: In che modo la fantascienza ci aiuta a comprendere il futuro? Pensi che il potere dell'immaginazione sia un potere politico?** **Julie Nováková**: Lo è; qualsiasi decisione riguardante il futuro *richiede* immaginazione. Dobbiamo osservare chiaramente il presente per poter formulare delle previsioni a partire da esso e infine prendere le migliori decisioni possibili. Naturalmente, cosa si intende per "migliori decisioni" è tema di dibattito. Anche la scienza restituisce risposte confuse in questo senso, dovendo trattare domande le cui risposte non sono sempre precise, con variabili caotiche e con dati difficili da misurare. Ma la politica è molto, molto più confusa. Nella scienza, possiamo almeno convergere verso una verità oggettiva; ma la politica è soggettiva, un conflitto di funzioni e interessi talvolta molto diversi tra di loro. Ciò che alcuni vedono come positivo e desiderabile può essere percepito come negativo da altri. E sebbene la politica possa (e, secondo me, dovrebbe) essere sempre più basata sui dati, alla fine è decisa da persone con idee e valori che potrebbero corrispondere a ciò che i dati mostrano. Se i dati dimostrano che una maggiore uguaglianza nella società incrementa il benessere, la salute e non crea sofferenza, o che un migliore stato di salute ambientale è importante per la sopravvivenza e la prosperità delle comunità umane, come agirebbe qualcuno che è per principio contrario alle pari opportunità e ha come unica prospettiva i guadagni a breve termine? Cambierebbe il senso delle sue politiche? O più probabilmente nasconderebbe i dati sotto il tappeto e continuerebbe ad agire come prima? La domanda è: può la fantascienza cambiare qualcosa in tutto ciò? Studi hanno dimostrato che la narrazione aumenta l'empatia, almeno a breve termine, e che le informazioni incorporate nella narrazione vengono ricordate e connesse più facilmente con altri pezzi di informazione (anche in questo caso a breve termine). [Introduzione a ‘La Mano Sinistra del Buio’ di Ursula K. Le GuinUna piccola storia felice. 2 anni fa provo a cimentarmi nella lettura di The Left Hand of Darkness di Ursula K. Le Guin ma nonostante gli sforzi l’unica copia che riesco a recuperare è in lingua inglese. Il libro è denso, complesso e la forma della scrittura è una![](https://stellakamikaze.org/content/images/size/w256h256/2023/01/stellafavicon.png)Stella Kamikaze, cose scritte da Federico NejrottiFederico Nejrotti![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2021/12/worlds-of-ursula-k-le-guin.jpg)](https://stellakamikaze.org/introduzione-a-la-mano-sinistra-del-buio-di-ursula-k-le-guin/) Possiamo (con cautela) dire che la lettura di narrativa ci rende, in media, più empatici. La fantascienza speculativa ha il vantaggio aggiunto di renderci empatici verso le generazioni future e di mostrarci alcuni aspetti specifici dei futuri verso cui potremmo dirigerci. Molte delle trasformazioni nel mondo attuale possono essere difficili da comprendere; la fantascienza può isolare alcune di queste questioni e immaginare dove ci potrebbero condurre. Allo stesso tempo, semplificando e ponendo problemi specifici in un contesto più ampio, la fantascienza forse può rendere alcuni concetti più semplici da comprendere. In politica, le questioni come le policy che affrontano la disoccupazione causata dall'intelligenza artificiale o la diffusione di informazioni false, o la fattibilità di un reddito di base universale, stanno diventando sempre più rilevanti — e sono state esplorate spesso nella fantascienza. Sebbene il genere non sia profetico, leggere queste storie può aiutarci a capire ciò che dovremmo cercare di scoprire nel mondo reale. ## Ventisette racconti: Marte, le nuvole di Venere e i mari di idrocarburi di Titano **F: Potresti farmi un rapido tour degli scenari descritti dai racconti?** **Julie Nováková**: Certo! Generalizzerò un po', poiché ci sono ventisette racconti, ognuna dei quali è unico. Ma condividono alcuni denominatori comuni, come "l'ignoto" e il nostro approccio ad esso. Può essere impressionante, oppure spaventoso. O spesso entrambi contemporaneamente. Ci sono racconti sulla protezione di Marte dalla vita terrestre (a differenza di molti scenari di fantascienza, noi siamo la minaccia potenziale); sulle forme di vita esotiche nelle nuvole di Venere, nei mari di idrocarburi di Titano o nelle nuvole di polvere interstellare; sulle forme di intelligenza non umane qui sulla Terra; sul capire gli altri attraverso il divario di un'altra biosfera. Nonostante questa gamma di argomenti, praticamente tutti i racconti sono connessi dalla curiosità. Che tu stia leggendo i racconti più ottimisti o quelli con un feel quasi distopico, tutti hanno la curiosità in comune - e il potenziale per ispirarla. ## Encelado, zone abitabili e l'ottimismo cauto di Julie Nováková **F: Ogni volta che parlo con scienziati e ricercatori che lavorano su esopianeti e spazio profondo, sono sempre molto cauti nell'esprimere qualsiasi forma di certezza o anche ottimismo quando si tratta dell'esistenza di vita aliena.** **Julie Nováková**: Non c'è certezza — né per la vita al di là della Terra né per la sua assenza. Semplicemente non abbiamo i dati. Non avremo mai dati per l'intero universo, naturalmente, e nemmeno per l'intera galassia. Ma man mano che esploriamo sempre di più il nostro sistema solare e il vicinato galattico, stiamo scoprendo ambienti che potrebbero potenzialmente supportare la vita come la conosciamo: molteplici lune ghiacciate nel sistema solare contengono oceani di acqua liquida sotto le loro croste ghiacciate e, in alcuni casi, sono molto attive dal punto di vista geologico, suggerendo che potrebbero esserci fonti di calore come le bocche idrotermali all'interno di quegli oceani sotterranei. L'unico luogo di cui siamo stati in grado di esplorare la composizione finora è la piccola luna di Saturno, Encelado: la sonda Cassini ha attraversato i suoi geyser polari del sud e ha scoperto che la composizione dell'oceano della luna è approssimativamente simile a quella degli oceani della Terra in termini di salinità e pH. Contiene anche molecole che la vita potrebbe usare come nutrimento. Ma non abbiamo idea se effettivamente ci sia la vita lì; ci sono anche molte teorie convincenti contro questa ipotesi. Non lo sapremo con certezza finché non la esploreremo molto, molto di più. Sappiamo anche di un certo numero di esopianeti approssimativamente simili alla Terra in termini di dimensioni e/o massa che orbitano intorno alle loro stelle nella cosiddetta zona abitabile. Questo di per sé ci dice molto poco sul fatto che siano effettivamente abitabili, e nulla circa il fatto che possano essere abitati. Ma con i telescopi che installeremo nel prossimo futuro, saremo in grado di studiare la composizione delle loro potenziali atmosfere con molta più precisione. Allora, saremo in grado di fare congetture leggermente più informate su quanto comune potrebbe essere la vita nella galassia. Per ora, sono una cauta ottimista. **F: Cosa pensano le persone dietro a *Life Beyond Us* di queste precauzioni?** **Julie Nováková**: Varia, ma non troveresti nessuno al 100% certo che esista o meno vita aliena, né tra gli autori delle storie né tra i ricercatori. Semplicemente abbiamo troppo pochi dati su cui basarci e, virtualmente, per ogni teoria possiamo trovare una contro-teoria. Ad esempio: possiamo essere abbastanza sicuri, sulla base di microfossili e di prove indirette di vita (come grandi molecole complesse a base di carbonio contenenti quantità relativamente maggiori di C12, l'isotopo più leggero del carbonio), che la vita sia emersa sulla Terra poco dopo la sua formazione, probabilmente circa 4 miliardi di anni fa, forse anche prima, ma mancano i dati per il periodo più antico. Ciò ci suggerisce che la vita si manifesta facilmente e che potrebbe essere diffusa in tutto l'universo, no? Beh, non proprio, non possiamo ancora dire quanto comuni o uniche fossero le condizioni sulla Terra antica (c'era una combinazione vitale e rara di fattori difficile da trovare altrove?). In generale, le storie possono aiutare a introdurre vari scenari ai lettori, che si tratti di pensare alla vita come elemento comune ma l'intelligenza come elemento raro, che la vita stessa sia un fenomeno raro, o che possa basarsi su reazioni completamente sconosciute a noi. In *Life Beyond Us*, gli articoli approfondiscono poi tutti i fascinosi aspetti sconosciuti, noti e speriamo presto da conoscere. **F: Il mondo in cui viviamo adesso è un vero e proprio disastro. Dalla crisi climatica, alla guerra in corso e al fatto che stiamo uscendo dalla fase acuta di una pandemia. Le discipline STEAM sono essenziali per il nostro presente e futuro, ma come può qualcuno mantenere il focus su di esse quando le previsioni per il nostro futuro sono così tetre?** **Julie Nováková**: A volte è difficile mantenere la concentrazione con tutto quello che sta succedendo. Ciò che mi aiuta, personalmente, è la consapevolezza che se perdiamo questo focus, allora è praticamente garantito che il futuro sarà tetro. Abbiamo bisogno sia di cambiamenti sociali che di maggior coinvolgimento delle discipline STEAM. Non è una scelta tra l'una o l'altra. Senza la scienza (e una scienza accessibile e aperta), non saremo mai in grado di mitigare gli effetti diffusi del cambiamento climatico. E senza la risposta della società, qualunque scienza non sarà mai sufficiente. Una società più coinvolta ed equa e una maggiore comprensione e accessibilità della scienza dovrebbero, nel caso ideale, andare di pari passo. Come hai detto, le discipline STEAM sono essenziali per il nostro presente e futuro. Sta a noi rendere il futuro meno tetro. ## Lo scenario dei sogni: biblioteche, carriere STEAM e qualche 'wow' **F: Qual è, per te, lo scenario migliore possibile per la pubblicazione di Life Beyond Us? Cosa succede se tutto va per il verso giusto?** **Julie Nováková**: Lo scenario migliore? La prima stampa si esaurisce rapidamente, diventa una presenza fissa nelle biblioteche e nelle università e una risorsa di divulgazione utilizzata frequentemente, ispira la maggior parte dei lettori ad approfondire l'astrobiologia o la scienza in generale, e alcuni diventano persino scienziati — e mentre lanciano nuove sonde verso le lune ghiacciate, studiano esopianeti o aiutano a redigere linee guida per una sicura esplorazione di altri mondi, si ricorderanno del libro che ha acceso la loro curiosità. Inoltre, non sarebbe male finire in qualche lista di "best of". Questo, naturalmente, è lo scenario dei sogni. Per uno scenario più umile, basterebbe che i lettori semplicemente apprezzino le storie e i saggi e trovino abbastanza momenti di "wow" in essi per spulciare occasionalmente l'antologia, magari rileggere alcuni pezzi, riflettere sulle domande interne o ricordarla quando cercano un nuovo articolo di divulgazione scientifica, sentono parlare di un nuovo lancio di un'astronave... e anche che ispiri davvero qualcuno a approfondire la scienza, intraprendere una carriera STEAM o usarla come risorsa educativa per ispirare gli altri. (E, meno nobilmente, che venda abbastanza per non creare una perdita all'editore. Anche se il libro è stato finanziato da una campagna di successo su Kickstarter, i prezzi di carta e stampa e spedizione sono schizzati alle stelle tra la campagna e la pubblicazione, a tal punto che i fondi di Kickstarter hanno coperto solo una parte delle spese. Il mio sogno sarebbe quello di rendere il libro gratuito, in modo che sia accessibile a tutti; ma sarebbe stato necessario un grande finanziamento. Forse la prossima volta. Nel frattempo, i lettori possono fare richiesta del libro nelle loro biblioteche di fiducia e scaricare il più modesto precursore di *Life Beyond Us*, l'antologia di ri-stampe in formato e-book [*Strangest of All*](https://www.julienovakova.com/strangest-of-all/?ref=stellakamikaze.org).) ### Apple agita il movimento sul diritto alla riparazione URL: https://stellakamikaze.org/apple-agita-il-movimento-sul-diritto-alla-riparazione/ Last updated: 2026-07-03T22:48:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 2 marzo 2023.* Viaggiamo indietro nel tempo di dieci anni e fermiamo un passante. Chiediamogli se abbia mai acquistato un telefono o un computer ricondizionato. Probabilmente, ci risponderà con sguardo interrogativo. Avanti veloce e nel 2022 il mercato dei [computer](https://www.statista.com/statistics/1309150/global-refurbished-pc-market-size/?ref=stellakamikaze.org) e degli [smartphone](https://www.statista.com/statistics/1309671/refurbished-smartphone-market-size-worldwide/?ref=stellakamikaze.org) ricondizionati, insieme, vale circa 70 miliardi di dollari. Si tratta di un circuito globale fatto da consumatori che vendono i propri dispositivi quando hanno concluso il loro primo ciclo di vita, di riparatori in grado di rimetterli in sesto, di rivenditori specializzati in dispositivi ricondizionati (ovvero riparati e riportati al massimo delle possibilità alle condizioni di fabbrica) e, infine, di consumatori interessati a smartphone e laptop di seconda mano ma rimessi a nuovo. Questo meccanismo funziona dal punto di vista economico e permette a oggetti che hanno perso valore nei mercati ufficiali di diventare nuovamente dei prodotti a tutti gli effetti. Inoltre, permette ai consumatori di acquistare dispositivi tecnologici performanti a prezzi contenuti. Funziona anche dal [punto di vista ambientale](https://labo.societenumerique.gouv.fr/en/articles/environmental-impact-of-smartphones-what-benefits-of-reconditioning-relate-to-nine/?ref=stellakamikaze.org), contribuendo ad abbattere l’impatto di un mercato che genera moltissime emissioni e i cui prodotti sono ormai parte integrante del tessuto socio-economico umano. ##### Cosa chiede il movimento per il diritto alla riparazione Un meccanismo che però a volte ancora incontra attriti e frizioni. Nel 2018, ad esempio, Apple ha iniziato a introdurre nel design dei propri dispositivi un chip, il T2, dedicato ad alcune funzioni di sicurezza: l’archiviazione codificata e l’[avvio protetto](https://support.apple.com/it-it/HT208862?ref=stellakamikaze.org). Quest’ultima funzione introduce nei dispositivi più recenti di Apple il [blocco di attivazione](https://support.apple.com/it-it/HT208987?ref=stellakamikaze.org), un sistema di sicurezza pensato ”per impedire ad altre persone di usare il tuo Mac nell’eventualità che venga smarrito o rubato.” Sulla carta, non fa una piega. Peraltro, non è la prima volta che vengono implementati sistemi anti-furto di questo tipo: nel 2015, [Google ha introdotto il sistema FRP](https://www.samsung.com/nz/support/mobile-devices/what-is-google-frp/?ref=stellakamikaze.org) (Factory Reset Protection) per svolgere la stessa funzione attraverso l’account Google. In passato, Intel ha utilizzato (e poi dismesso nel 2015) un sistema simile: [Intel Anti-Theft System](https://www.intel.com/content/www/us/en/security/hardware/hardware-security-overview.html?ref=stellakamikaze.org), che permetteva agli utenti di disabilitare da remoto un dispositivo rubato di loro proprietà. Questo tipo di funzioni cercano di soddisfare delle esigenze di sicurezza fondamentali, ma spesso rendono più complessa la manipolazione di un dispositivo anche quando viene svolta per motivi leciti. Questo nodo è uno dei temi di discussione centrali, per esempio, del [movimento globale per il Diritto alla Riparazione](https://repair.eu/?ref=stellakamikaze.org), che da anni promuove iniziative per convincere le grandi aziende tecnologiche a diffondere le informazioni necessarie alle riparazione dei dispositivi che producono e a progettare prodotti pensati, sin dall’inizio, per essere facilmente riparabili. ##### Indipendenza dal produttore e impatto sull’ambiente Questo movimento assume una rilevanza evidente soprattutto quando viene messo in conto l’impatto ambientale della non-riparabilità dei dispositivi tecnologici. Non si tratta, però, solo di sostenibilità: per il movimento per il Diritto alla Riparazione, poter manipolare a piacimento un prodotto tecnologico che si è acquistato significa anche rendersi indipendenti dall’azienda che lo ha sviluppato. In questo senso, è un [caso noto quello di John Deere](https://www.npr.org/2023/01/10/1147934682/john-deere-right-to-repair-farmers-tractors?ref=stellakamikaze.org), la gigantesca azienda americana di trattori e strumenti per l’agricoltura che ha raggiunto un primo accordo con le associazioni di agricoltori per superare delle limitazioni sulla possibilità di riparare in autonomia i suoi prodotti. “In precedenza, gli agricoltori potevano utilizzare solo i ricambi e i centri di assistenza autorizzati invece di opzioni di riparazione indipendenti più economiche”, [scrive](https://www.bbc.com/news/business-64206913?ref=stellakamikaze.org) BBC. Nel corso del tempo, il movimento per il Diritto alla Riparazione ha saputo ottenere vittorie sia dal punto di vista istituzionale, con l’introduzione del dibattito [all’interno del Parlamento Europeo](https://www.europarl.europa.eu/thinktank/it/document/EPRS%5FBRI%282022%29698869?ref=stellakamikaze.org), che da quello corporate, come quando nel 2021 Apple ha annunciato che [avrebbe iniziato la vendita al dettaglio di componenti sostitutive](https://www.apple.com/newsroom/2021/11/apple-announces-self-service-repair/?ref=stellakamikaze.org) per i propri dispositivi. Ciononostante, la possibilità di riparare un dispositivo è spesso legata anche ad aspetti tecnici specifici che non sempre vengono progettati con in mente tutti i possibili casi d’uso. ##### Apple, Microsoft e Google sotto la lente Nei giorni scorsi, l’associazione americana PIRG ha pubblicato [un’analisi](https://pirg.org/resources/failing-the-fix/?ref=stellakamikaze.org) e scheda di come diversi produttori di laptop e cellulari si posizionino rispetto alla possibilità di riparare i loro dispositivi. A uscirne peggio sono Apple, Microsoft, e Google. Le aziende tecnologiche vengono votate per la loro capacità di progettare dispositivi riparabili e di assistere i propri clienti in questo senso. Voti alti se lo fai, voti bassi se non lo fai. Prima di tutto, dall’analisi emergono dei punti generali che descrivono l’attuale stato di salute del diritto alla riparazione: a) i produttori di tecnologia si stanno lentamente muovendo nella giusta direzione, b) un dispositivo costoso non equivale sempre a un dispositivo riparabile, c) i produttori devono migliorare la possibilità per i clienti di acquistare componenti sostitutive e di accedere alle schede tecniche dei dispositivi, d) le aziende stanno attivamente facendo lobbying contro le riforme a favore del diritto alla riparazione. A partire da questo quadro generale, che descrive un’industria che si sta lentamente aprendo al diritto alla riparazione ma che, al tempo stesso, cerca attivamente di rallentare questo processo, ci sono delle note di merito e demerito. “Dell ha ricevuto il punteggio più alto per i laptop, con una B+. Anche Asus è arrivata a B+, mentre HP ha preso una B. Acer e Lenovo invece una B-. Microsoft una D+ e Apple una D-,” si legge nell’analisi di PIRG. Per quanto riguarda i telefoni, invece, Motorola continua a condurre la classifica con una B+, poi Samsung con una C, Google con una D+ e Apple con una D – migliorando la F presa nel 2021\. In ogni caso, Apple arriva ultima in entrambe le categorie. ##### Come funziona l’Activation Lock Nei giorni scorsi alcuni [blogpost](https://fighttorepair.substack.com/p/activation-locks-send-working-macbooks?ref=stellakamikaze.org) e tweet di chi si occupa di dispositivi ricondizionati hanno riportato di nuovo l’attenzione sul blocco di attivazione di Apple. Nei modelli più recenti di Mac, il blocco di attivazione (Activation Lock) è in funzione non appena si attiva la funzione Dov’è, quella grazie alla quale è possibile geolocalizzare il proprio dispositivo in caso di furto o smarrimento. Il blocco di attivazione richiede l’inserimento dei dati dell’Apple ID del proprietario per inizializzare il dispositivo o disattivare la funzione Dov’è. Se non si hanno questi dati, il dispositivo diventa pressoché inutilizzabile, considerato che non è possibile bypassare l’Activation Lock nemmeno con un reset alle impostazioni di fabbrica. Come spesso accade quando si parla di tecnologia, le reali conseguenze di alcuni meccanismi si rivelano solo quando si analizza il problema da lontano. ##### L’appello di un riparatore Il 22 gennaio, un riparatore di dispositivi tecnologici di nome John Bumstead [lancia su Twitter](https://twitter.com/RDKLInc/status/1617207188790837254?ref=stellakamikaze.org) un appello a Tim Cook, chiedendogli perché stiano rendendo inutilizzabili così tanti Mac funzionanti e con pochi cicli di batteria. La presenza dell’Activation Lock sui dispositivi venduti negli ultimi anni li rende automaticamente privi di valore una volta che vengono venduti o ceduti a dei riparatori: senza la possibilità di effettuare il login con l’account Apple ID del proprietario originale, infatti, non sarà possibile utilizzarli a dovere e potranno, al massimo, essere venduti per il valore dei loro materiali. Hey — John Bumstead (@RDKLInc)[@tim\_cook](https://twitter.com/tim%5Fcook?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org)[@apple](https://twitter.com/Apple?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org), why have you condemned this beautiful M1 MacBook and millions like it to death? Its battery has only 4 load cycles, and it wants to LIVE ![#righttorepair](https://twitter.com/hashtag/righttorepair?src=hash&ref_src=twsrc%5Etfw) [#activationlock](https://twitter.com/hashtag/activationlock?src=hash&ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org)[pic.twitter.com/R2Mr2PeTCH](https://t.co/R2Mr2PeTCH?ref=stellakamikaze.org)[22 Gennaio 2023](https://twitter.com/RDKLInc/status/1617207188790837254?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org) Non si tratta solo di complicare le procedure quando il dispositivo usato viene acquisito da un comune utente, che potrebbe idealmente risultare raggiungibile per lo sblocco dell’Activation Lock. I problemi, [come sottolinea Bumstead](https://twitter.com/RDKLInc/status/1615416284421754883?ref=stellakamikaze.org), si moltiplicano quando i riparatori acquistano dispositivi in blocco da uffici o scuole, che periodicamente sostituiscono in massa il proprio parco tecnologico. Bumstead [sostiene](https://twitter.com/RDKLInc/status/1621540007705034752?ref=stellakamikaze.org) che molti riciclatori, che hanno richiesto di restare anonimi, abbiano già iniziato a mandare al macero i dispositivi muniti di Activation Lock. Secondo alcune[ testimonianze](https://twitter.com/PutsAreScary/status/1616108218039640067?ref=stellakamikaze.org) di riparatori, migliaia di computer, tablet e smartphone sarebbero dunque gettati con la sola possibilità di recuperare le parti composte da materiali di valore. In realtà, come sottolineato dalla newsletter *Fight to Repair*, ad oggi Apple [ha disposto una procedura](https://fighttorepair.substack.com/p/activation-locks-send-working-macbooks?ref=stellakamikaze.org) per disattivare l’Activation Lock, ma prevede che il nuovo proprietario del dispositivo possa ottenere l’autorizzazione allo sblocco da parte del proprietario originale: fare ciò non è sempre possibile. “Apple trae benefici dall’Activation Lock in diversi modi, ma non credo si tratti di un piano pensato a tavolino. Per Apple, e per tutti noi, è molto più facile evitare di guardare nello specchietto retrovisore per osservare il disastro che ci siamo lasciati dietro,” commenta Bumstead, contattato da Guerre di Rete per un’intervista (anche Apple è stata contattata per un commento ma al momento della pubblicazione non abbiamo ricevuto risposta). “Lo facciamo tutti – scegliamo di ignorare i mattatoi da dove arriva la carne che mangiamo, e scegliamo anche di ignorare i mattatoi in cui i nostri dispositivi elettronici vengono distrutti. È semplicemente qualcosa che non vediamo nella nostra vita quotidiana, e ce ne importa solo in teoria – non in pratica.” Al momento, la situazione sembra essere in stallo. Apple [ha semplificato](https://9to5mac.com/2023/01/26/how-to-reset-macbook-and-mac-desktops/?ref=stellakamikaze.org) la procedura per permettere agli utenti originali dei dispositivi di disattivare l’Activation Lock prima di venderli. Ma si tratta comunque di una toppa. ##### Possibili proposte e soluzioni Il problema che l’Activation Lock cerca di risolvere, però, è un tema di sicurezza non indifferente. “L’Activation Lock è un software, e per sua vera natura può evolversi,” spiega Bumstead dopo che Guerre di Rete gli ha chiesto se esista un modo per tutelare sia la sicurezza che la riusabilità di un dispositivo. “L’Activation Lock dovrebbe evolversi per permettere una procedura di sblocco molto specifica e molto restrittiva. Per esempio, un individuo con un dispositivo, o un riciclatore con 1000 dispositivi, potrebbero fare login nel loro account Apple, cliccare su “richiedi sblocco” e inserire un codice seriale. A questo punto, Apple potrebbe effettuare delle indagini e dopo 30 giorni senza che sia emerso alcun segnale sospetto, il dispositivo potrebbe sbloccarsi da solo. Se qualcuno subisce un furto, può segnalarlo ad Apple così che quel dispositivo venga segnalato come sospetto e gli venga impedito di sbloccarsi.” Il problema dell’Activation Lock, così apparentemente specifico, non soltanto ha già prodotto conseguenze[ quantitativamente concrete](https://twitter.com/RDKLInc/status/1622996218795229184?ref=stellakamikaze.org), ma si inserisce anche nel quadro più ampio del movimento globale per il Diritto alla Riparazione. Nel tempo, molti governi hanno varato misure a sostegno del diritto alla riparazione che [secondo una ricerca](https://hbr.org/2023/01/research-the-unintended-consequences-of-right-to-repair-laws?ref=stellakamikaze.org) pubblicata su *Management Science*, potrebbero però spingere le grandi aziende tecnologiche a progettare nuove funzioni pensate per mitigare la perdita di profitti dovuta alle leggi. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/apple-scuote-il-movimento-sul-diritto-alla-riparazione/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 marzo 2023.* ### Una ragione per esistere per 22 minuti, dentro Outer Wilds URL: https://stellakamikaze.org/outer-wilds-senso-esistere/ Last updated: 2025-10-26T18:35:33.000Z *Outer Wilds* è un videogioco in cui il giocatore può **esplorare un sistema solare e i suoi 5 pianeti**. Non c'è un vero e proprio motivo per intraprendere questo viaggio, ma alcuni dei personaggi che incontrerete all'inizio del gioco **vi parleranno dell'esistenza di alcune reliquie di un'antica civiltà**, i Nomai, che ha abitato questo fazzoletto di spazio prima di voi. Potete partire, girovagare per i corpi celesti recuperando informazioni su queste reliquie e indagando sul mistero della scomparsa dei Nomai. Oppure, potete non farlo. Potete viaggiare per il sistema solare senza un'apparente ragione: nessuno ve lo impedirà. Giocare a *Outer Wilds* è stata un'esperienza molto intensa per me. Mi ha ricordato quanto **compiere azioni apparentemente inutili sia essenziale**. Non si tratta di serendipità, quella sensazione di inaspettata gioia che si prova quando si trovano 5€ nella tasca di una vecchia giacca. Quello evocato da *Outer Wilds* è un **pieno possesso del libero arbitrio**, un cambio di prospettiva radicale sull'uso del tempo: non esistono azioni *utili* ma istinti da seguire, spogliandoli di ogni senso di urgenza e scopo. Il senso dell'avventura di *Outer Wilds* è la somma delle esperienze collezionate nel corso del tempo di cui siamo stati in grado di essere padroni. Vuol dire uscire dal seminato per allargare il proprio punto di vista. Questa, in *Outer Wilds*, non è solo un'affascinante possibilità, ma è anche l'unico modo per poter scoprire qualcosa di nuovo. ## La fine non è la fine Infatti, **il viaggio si interromperà bruscamente dopo 22 minuti di orologio dall'inizio della partita**: il Sole al centro del sistema solare esploderà in una supernova, divorando tutti i pianeti circostanti. E anche noi. C'è una buona notizia, però: per qualche motivo, siamo bloccati in un loop temporale della durata di 22 minuti. Ciò significa che ogni volta che la supernova esploderà, la nostra avventura potrà continuare: **saremo rispediti indietro nel tempo di 22 minuti conservando il ricordo di tutte le scoperte che abbiamo fatto**. Potremo, così, ricominciare il viaggio, in un ciclo apparentemente infinito di supernove. Pochi giorni fa, ho concluso (per ora) la mia avventura nell'universo di *Outer Wilds*. Vivere questo viaggio ha toccato alcune mie corde scoperte: ho compiuto 27 anni da qualche mese, la mia famiglia sta iniziando a invecchiare e **la mia vita non è più solo una grande anticipazione di qualcosa che avverrà in futuro**, ma è anche la consapevolezza di ciò che è successo nel mio passato. Il tempo che passa sta iniziando a farmi paura e provare questa sensazione mi obbliga a mettere in dubbio il mio modo di vivere il tempo. Lo passo, perlopiù, lavorando davanti a un computer, facendo quando possibile le cose che fanno tutti per creare dei momenti speciali in una routine ripetitiva. Lavoro per ottenere denaro, così da poter pagare un affitto che mi permetta di dormire al caldo e di fare le spese necessarie a nutrirmi — il poco tempo libero che mi rimane lo passo con i miei affetti, costruendo con loro momenti pieni di gioia ma che spesso hanno come unico scopo quello di darci tregua per qualche ora. **Ogni mia azione ha un fine preciso e deve essere *utile***. Ho paura di sprecare le mie energie in azioni *non utili* e di non averne a sufficienza per quelle che mi permettono di restare in vita. Questa che dipingo è un'esistenza molto più precaria di quanto in realtà non sia: ho la fortuna di avere diverse reti di sicurezza che possono tutelare la mia sopravvivenza qualora io non fossi in grado di farlo (prima fra tutte, una famiglia in salute), ma **l'impatto che questa postura mentale ha sulla qualità della mia vita è gigantesco**. ## Esistere inutilmente Sto facendo molta fatica a cambiare questo modo di pensare. Ci sono tante cose che voglio fare e che non sono *utili* nel senso più contemporaneo del termine. So quanto intrinsecamente *utili* siano queste cose: che si tratti di un trekking domenicale, di un viaggio inaspettato, di prendersi del tempo da passare con delle persone care, ognuna di queste azioni mi regala un benessere insostituibile ed è *più utile* di tante altre azioni che svolgo ogni giorno, senza farmi domande. Poco importa quanto io sia consapevole di questa dinamica: **il tempo *utile* avrà sempre priorità su quello *non utile* *–*** una sveglia presto per concludere un documento di lavoro a ridosso di una consegna sarà sempre più importante di una passeggiata sotto al sole o una telefonata a un amico. Da tempo, non mi è più chiaro perché ragioni in questi termini. Lo faccio e basta e comportarmi altrimenti mi costa immensa fatica. Rapidamente, **si sfuma il confine che separa il compiere azioni per esistere dall'esistere per compiere azioni**. Il senso del mio tempo si perde. Il mio viaggio dentro *Outer Wilds* mi ha dimostrato quanto importante sia **fare ciò che si vuole prima di ciò che si deve**. Nei 22 minuti che si hanno a disposizione durante ogni partita, seguire un percorso chiaro (dirigersi verso un dato pianeta *perché* sappiamo già cosa stiamo cercando) non ci porterà granché lontano. Non soltanto non ci permetterà di scoprire qualcosa di davvero *nuovo*. Ci impedirà anche di imbatterci in delle novità: panorami inaspettati, complesse dinamiche planetarie, nuovi indizi che non suggeriscono alcuna ulteriore azione. Nel mondo di *Outer Wilds* **ognuno di questi elementi è fondamentale al processo di evocazione del senso della nostra esistenza** all'interno di questo videogioco. ## Il senso di esistere in un mondo marcescente **Migliaia di giocatori spendono e hanno speso centinaia di ore a girovagare** per un ambiente di gioco che può compiere il suo senso formale (ovvero accompagnarci alla tradizionale "fine della storia") in poco meno di 20 minuti di gioco reali. Questi giocatori non hanno deciso di dilatare il tempo della loro esperienza per godere di un semplice senso di meraviglia davanti a ogni nuovo scorcio, ma perché sono giunti in pieno contatto con l'unico motivo della loro presenza all'interno di questo sistema solare: **viverlo ed esserne pienamente parte abitandolo in quanto spazio e non in quanto scopo**. In un certo senso, il fatto che *Outer Wilds* preveda una vera fine per la propria avventura è un bug necessario a rendere l'esperienza di gioco tale. Ogni viaggio spaziale compiuto senza apparente ragione posticipa la fine del gioco. L'esplosione della supernova dopo 22 minuti di gioco non obbliga il giocatore a concludere la propria partita, ma a rinnovarla. **Compiere azioni *inutili* è l'unico senso di *Outer Wilds***. Ognuna di esse vivifica la nostra esistenza in questo mondo: la rende reale, pulsante e umana. Dentro *Outer Wilds* ogni fine è la felice conseguenza dell'agire impulsivo ed erratico che rende questo videogioco un'esperienza. Racconta, nei 22 minuti di ogni sua partita, una ragione per esistere: **essere partecipi del mondo - esserne complici, e non utenti**. Rientrare in contatto con questa possibilità è un bene inestimabile di cui dobbiamo riappropriarci, soprattutto vivendo dentro un mondo marcescente, dove gli spazi di esistenza stanno decadendo e rischiano di scomparire prima che le azioni utili che compiamo ogni giorno ci permettano infine di giungere al nostro vero scopo: **poterne compiere di inutili**. ### Consigli per trovare un lavoro come il mio, un piccolo compendio su Aaron Swartz URL: https://stellakamikaze.org/consigli-per-trovare-un-lavoro-come-il-mio-un-piccolo-compendio-su-aaron-swartz/ Last updated: 2026-06-12T22:04:00.000Z Sono passati **10 anni** dalla morte di Aaron Swartz. Si è suicidato a 26 anni, l'11 gennaio 2013\. Lo uccidono le pressioni legate alla [causa legale](https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron%5FSwartz?ref=stellakamikaze.org#JSTOR) iniziata dopo essere stato **arrestato per aver scaricato e reso pubblici 4,8 milioni di articoli scientifici** dalla piattaforma JSTOR attraverso la rete del Massachussets Institute of Technology. Aaron Swartz è stato un intellettuale, un attivista e un agitatore culturale straordinario. Il suo lavoro ha prodotto **dozzine di importantissimi beni comuni**: strumenti e idee nate e progettate per prendersi cura del prossimo e della **possibilità collettiva di accedere alla conoscenza**. Nel corso della sua vita, in forme sempre diverse, ha combattuto una singola, fondamentale battaglia: **quella per la giustizia**, scontrandosi con i limiti, i paradossi e le conseguenze terribili dell'occuparsi della questione più umana di tutte. Per celebrarlo, oggi pubblico un piccolo compendio su di lui contenente le informazioni essenziali per scoprire ciò che ha fatto. Oggi, **figure come quelle di Aaron Swartz devono diventare punti di riferimento** mentre immaginiamo il nostro futuro. ## Fare la cosa giusta: il labirinto di Aaron Swartz Come sintetizzato nell'introduzione alla [traduzione italiana di una grande parte dei suoi scritti](http://aubreymcfato.github.io/aaronswartz/index.html?ref=stellakamikaze.org), curata da Andrea Zanni e Bernardo Parrella nel 2014, "La giustizia (la difficoltà di “fare la cosa giusta”, il labirinto dei “dipende”, l'impossiblità di una giustizia totale) è stata la grande ossessione di Aaron, ed è beffardo rendersi conto che è stato proprio un sistema di giustizia (un'istituzione, forse avrebbe detto lui) a costringerlo al suicidio." Oggi, la battaglia per la "giustizia" **sta attraversando una fase di profonda trasformazione politica**. Da pilastro fondamentale del collettivismo, la battaglia per la costruzione di un futuro "più giusto" sta venendo colonizzata da personalità e organizzazioni oppressive, le cui pratiche escludenti, marginalizzanti e estrattive stanno diventando il volto di una nuova filosofia. ## Il lungotermismo deresponsabilizza il presente Il cosiddetto "[**lungotermismo**](https://www.indiscreto.org/lungotermismo-la-filosofia-peggiore-di-sempre/?ref=stellakamikaze.org)" è una corrente di pensiero sempre più seguita dalle élite di tutto il mondo: una prospettiva per cui noi umani ci ritroviamo "in debito con il futuro" e siamo chiamati ad **agire di modo da garantire e tutelare il massimo potenziale possibile per gli esseri umani che nasceranno domani**, mettendo in secondo piano le conseguenze sul presente di queste azioni. Del lungotermismo, per esempio, ne è un grandissimo fan [Elon Musk](https://twitter.com/elonmusk/status/1554335028313718784?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org). Il lungotermismo preferisce investire, per esempio, sui tentativi umani di colonizzare pianeti extra-terrestri anziché, ancora per esempio, sul tamponamento della povertà globale che tiene in ginocchio miliardi di persone in tutto il mondo oggi e su cui si fonda tutta la ricchezza di una piccolissima, minuscola parte di mondo. Questo perché, secondo il lungotermismo, **garantire agli umani del futuro la possibilità di sopravvivere** al collasso ambientale, sociale ed economico della Terra contemporanea è una missione ben più nobile e importante della tutela di miliardi di altri umani, oggi. Il lungotermismo (come la sua corrente di pensiero cugina, quella dell'[**altruismo efficace**](https://it.wikipedia.org/wiki/Altruismo%5Fefficace?ref=stellakamikaze.org)) è una **risemantizzazione pericolosa del concetto di giustizia**. La conferenza Ted di Will MacAskill, il principale pensatore del lungotermismo. Seduce e convince le persone già molto ricche e potenti perché fornisce loro una prospettiva attraverso cui il bene dell'umanità è complementare ad un'erosione minima del loro privilegio. Soprattutto, il lungotermismo seduce anche chi ricco e potente non è: **crea un sistema valoriale convincente che rende giusto, accettabile e condivisibile traslare al futuro le conseguenze delle proprie azioni.** Il lungotermismo tenta di razionalizzare e finanziarizzare il significato di giustizia, spogliandola della sua intrinseca complessità e rendendola un obiettivo definito il cui raggiungimento è misurabile scientificamente. **Il lungotermismo deresponsabilizza il presente**. La giustizia invece, cerca di riconciliarsi con questa responsabilità, accogliendone complessità, contraddizioni e inevitabili compromessi. Aaron Swartz ha incarnato per tutta la sua vita questa lotta. Ricordarlo oggi non significa soltanto celebrare uno degli esseri umani più straordinari dell'era moderna, ma consolidare il ricordo di un esempio di assoluta umanità. Di seguito, un piccolo compendio per chi vuole scoprire qualcosa in più su Aaron Swartz. Poi, un capitolo dalla traduzione italiana dei suoi scritti: **una lista di consigli firmati da Swartz**, pensati "per rendere la vita meno ingiusta". ## Compendio: chi era, cosa ha fatto Aaron Swartz è nato nel 1986 ed è morto nel 2013\. **È stato un programmatore, un attivista, un giornalista, un intellettuale.** In ordine sparso, ha il merito e ha contribuito ad una serie di progetti e iniziative essenziali per tutelare l'accesso alla conoscenza nell'era di internet. - **È stato co-autore della prima versione di** [**RSS**](https://it.wikipedia.org/wiki/RSS?ref=stellakamikaze.org), il formato per la distribuzione dei contenuti online: i feed RSS hanno permesso a milioni di persone di accedere e indicizzare facilmente informazioni online; - **È stato una figura chiave per la crescita e l'evoluzione di Wikipedia**, su cui ha svolto [un'importante analisi](http://aubreymcfato.github.io/aaronswartz/parteprima/chi-scrive-wikipedia.html?ref=stellakamikaze.org) circa il suo reale funzionamento; - **Ha combattuto per la tutela dell'accesso libero alle informazioni** scontrandosi con i [titani corporate](https://it.wikipedia.org/wiki/Aaron%5FSwartz?ref=stellakamikaze.org#Stop%5FSOPA) che, nel tempo, hanno cercato di restringere questo accesso facendo leva sulle misure di protezione della proprietà intellettuale; - Una [**lecture** ](https://www.youtube.com/watch?v=Fgh2dFngFsg&ref=stellakamikaze.org)di Aaron Swartz, in cui **racconta come una marea di attivisti da lui condotta sia stata in grado di fermare il SOPA** \- una draconiana proposta di legge sulla proprietà intellettuale che avrebbe permesso la deliberata censura di moltissimi siti web. - Ha contribuito alla nascita di [**Reddit**](https://www.npr.org/sections/thetwo-way/2013/01/12/169235633/aaron-swartz-reddit-cofounder-and-online-activist-dead-at-26?ref=stellakamikaze.org)e del modello di tutela della proprietà intellettuale [**Creative Commons**](https://creativecommons.org/2013/01/12/remembering-aaron-swartz/?ref=stellakamikaze.org). - **Ha scritto il** [**Guerrilla Open Access Manifesto**](http://aubreymcfato.github.io/aaronswartz/parteprima/manifesto-della-guerriglia-open-access.html?ref=stellakamikaze.org), un testo che illustra i motivi per cui l'accesso libero all'informazione è un aspetto fondamentale della battaglia per la giustizia; - Ha speso la maggior parte della sua vita a **costruire progetti pensati per il bene comune**; - 📚 -> qui puoi leggere la [traduzione in italiano](http://aubreymcfato.github.io/aaronswartz/index.html?ref=stellakamikaze.org) della raccolta dei suoi scritti, curata da Andrea Zanni e Bernardo Parrella; - 🎥 -> qui sotto puoi vedere *The Internet's Own Boy: The Story of Aaron Swartz*, il documentario dedicato alla sua vita ([in italiano](https://www.youtube.com/watch?v=tmUWEXHAIp0&ref=stellakamikaze.org)). ## Tre consigli firmati da Swartz Ho spulciato a lungo i suoi scritti pensando a quale potesse essere il più adatto a raccontarlo. Per la maggior parte sono testi divulgativi, a volte tecnici, quasi sempre politici. Sono testi che immaginano qualcosa di nuovo o resistono contro qualcosa di vecchio. Ho pensato, però, che leggere un testo in cui ha formulato **alcuni consigli di vita** fosse il modo più gentile per entrare in contatto con il modo di pensare di Aaron Swartz Quindi, se vi va, potreste leggere [***Consigli per trovare un lavoro come il mio***](http://aubreymcfato.github.io/aaronswartz/parteprima/consigli-per-trovare-un-lavoro-come-il-mio.html?ref=stellakamikaze.org), tradotto da Marco Caresia*.* Qual è allora il segreto? Come posso condensare le cose che faccio in piccole e brevi frasi che mi facciano fare un'ottima figura? Eccole qui: A) Essere curiosi. Leggere tanto. Provare cose nuove. Penso che gran parte di quanto definiamo intelligenza si riduca in fondo alla curiosità; B) Dire sì a tutto. Mi faccio un sacco di problemi a dire di no, quasi ad un livello patologico, sia che si tratti di nuovi progetti che di interviste che di amici. Come risultato, sono stato coinvolto in tante storie, e anche se la maggior parte sono fallite, ho comunque prodotto qualcosa di buono; C) Presumere sempre che anche gli altri non abbiano idea di quanto stanno facendo. Molti rifiutano di provare qualcosa di nuovo perché sentono di non saperne abbastanza, o presumono che altri abbiano già provato tutto quello che loro riescono a proporre. Be', sono in pochi a sapere davvero come fare le cose per bene, e ancora meno sono quelli che provano a lanciarsi in progetti nuovi. Perciò, in genere, quando si dà il meglio di sé fila tutto liscio. Studiamo Aaron Swartz e cerchiamo di essere come lui. ### Ciao, sono Federico URL: https://stellakamikaze.org/chi-e-federico-nejrotti/ Last updated: 2026-06-04T21:27:04.000Z Sono co-fondatore di [**Ufficio Furore**](https://ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org), studio di progettazione che crea cultura radicale. Ho seguito, da responsabile prima e da consulente poi, la strategia della comunicazione dell’agenzia per la trasformazione culturale [***che*Fare**](http://che-fare.com/?ref=stellakamikaze.org). Fino al 2018, sono stato editor-in-chief dell’edizione italiana di [*Motherboard*](https://motherboard.vice.com/it?ref=stellakamikaze.org). Oggi, da freelance scrivo per magazine online e a volte faccio documentari. Mi piace parlare in pubblico durante conferenze e panel, quasi sempre di Mark Zuckerberg. Ho un podcast settimanale, che un giorno farò ripartire, in cui leggo racconti di fantascienza. 📋 [Qui c’è una **lista dei miei articoli** che ritengo interessanti](https://stellakamikaze.org/pubblicazioni-federico-nejrotti/). 🎙️[Qui c'è una **lista dei podcast** che ho fatto e a cui ho lavorato](https://stellakamikaze.org/podcast-federico-nejrotti/). 🚧 [Qui c'è una **lista dei progetti culturali** a cui sto lavorando e a cui ho lavorato nella mia carriera.](https://stellakamikaze.org/progetti-culturali-federico-nejrotti/) 📹 [Qui c’è una **lista delle produzioni video** a cui ho contribuito](https://stellakamikaze.org/video-federico-nejrotti/). 🫂 [Qui c’è una **lista degli appuntamenti** a cui ho partecipato come speaker](https://stellakamikaze.org/appuntamenti/). 📬 Se vuoi parlarmi di quello che stai facendo o chiedermi di collaborare con te, scrivimi a [federico@stellakamikaze.org](mailto:federico@stellakamikaze.org) — se c’entra Ufficio Furore, scrivimi [a federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com). **Ora puoi leggere il mio blog. Oppure, puoi guardare uno dei miei documentari, come questo qui sotto che ho girato a Venezia. ⬇️** ### Cos'è Stella Kamikaze, ovvero cose scritte da me (Federico Nejrotti) URL: https://stellakamikaze.org/cose-stella-kamikaze/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Prima di tutto, Stella Kamikaze è una citazione da un verso della poesia [***Quando bruci***](http://www.albertodubito.it/PDF/egs%5Fintegrale%5Faffiancato.pdf?ref=stellakamikaze.org)del poeta Alberto Dubito. È stato il [**nome del podcast**](https://stellakamikaze.org/cose-stella-kamikaze-il-mio-podcast-in-cui-leggo-racconti-di-fantascienza/) che ho fatto per qualche tempo per [*Radiovirus*](https://radiovirus.org/?ref=stellakamikaze.org), la radio di [Macao](https://www.instagram.com/macaomilano/?ref=stellakamikaze.org), in cui leggevo racconti brevi di fantascienza. Poi, è diventato il nome dell'[**archivio multimediale**](https://www.instagram.com/stellakamikaze/?ref=stellakamikaze.org) che curo su Instagram. Ora è il nome con cui pubblicherò i miei progetti personali e si troveranno tutti su questo blog, che sostituisce il mio [sito personale](https://stellakamikaze.org/). Quindi, Stella Kamikaze è il **nome del mio sito web**. Dentro ci scriverò soprattutto: - cose relative alla mia **vita lavorativa** (perché ora ho [un'azienda](https://www.ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org) e voglio lavorarci tanto); - un **articolo (spero) settimanale** che sarà pubblicato in forma di newsletter e che espande il lavoro di archiviazione che [faccio su Instagram](https://www.instagram.com/stellakamikaze/?ref=stellakamikaze.org) (per chi mi segue da *tanto* tempo, la newsletter di Stella Kamikaze segue spiritualmente quanto ho fatto anni fa con [Newslegger™](https://tinyletter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org)); - un **podcast**, di cui non me la sento di promettere alcuna periodicità, in cui leggo racconti brevi di fantascienza; - un [**blog**](https://stellakamikaze.org/), in cui scrivere tutte quelle cose che negli scorsi mesi avrei voluto scrivere su Facebook, Instagram o Twitter (dove l'ho sempre fatto), ma che non ho scritto perché non mi piace più scrivere sui social perché mi mette grande ansia — non significa che non riporterò lì questo testo che state leggendo, ma è una sorta di esercizio mentale per spostare il focus dall'ansia da prestazione da like a un blog, semplice e umile. In tutte queste forme, scriverò **testi per parlare di cose che mi interessano**. Credo sia inutile cercare di fare una lunga lista di queste cose, ma posso riportare questa frase di Ursula K. Le Guin che descrive abbastanza bene quali sono. Science fiction is not predictive; it is descriptive. (Stella Kamikaze è anche una grande scusa che ho trovato per **provare** [**Ghost**](https://ghost.org/?ref=stellakamikaze.org) durante la pausa di Natale - funziona peggio di quanto mi aspettassi, ma ormai ho fatto la migrazione.) Ah! Ho già pubblicato qualcosa: ho creato un template di Google Sheet per capire quanti soldi hai davvero. 100% amatoriale, gratuito e open-source. Si chiama [Contaspiccioli](https://contaspiccioli.webflow.io/?ref=stellakamikaze.org). Se ti interessano queste cose, puoi salvarti da qualche parte www.stellakamikaze.com e [**iscriverti alla newsletter**](https://stellakamikaze.org/#/portal/signup). Se hai qualcosa da dirmi, puoi [**scrivermi una mail**](mailto:federico@stellakamikaze.org)**.** Per salutarvi, un breve documentario su come **piratare le onde radio**. ### Contaspiccioli, un Google Sheet per capire quanti soldi hai davvero URL: https://stellakamikaze.org/contaspiccioli-un-google-sheet-per-capire-quanti-soldi-hai-davvero/ Last updated: 2025-10-26T19:11:36.000Z **NOTA: Contaspiccioli è temporaneamente in pensione. Nel corso dell'ultimo anno ho rilevato alcune falle logiche che rendono i sistemi di calcolo del template particolarmente macchinosi. Renderò il link nuovamente pubblico non appena avrò corretto queste falle.** Giugno 2022\. Ho aperto la partita IVA alla fine del 2021 e sono in procinto di pagare il mio primo round di tasse e di anticipi. Nel frattempo, sta lentamente ingranando [**Ufficio Furore**](https://www.ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org), la SRL che ho aperto con 2 amici. In quel periodo, il mio umore cambia radicalmente di giorno in giorno perché **ho paura di non avere abbastanza soldi per vivere**. Dopo diversi mesi, per evitare di diventare insopportabile a partner, amici e famiglia, ho creato [**Contaspiccioli**](https://contaspiccioli.webflow.io/?ref=stellakamikaze.org)**, un template Google Sheet per la finanza personale**. Con Contaspiccioli **puoi calcolare le tue spese, i tuoi ricavi, le tasse che devi pagare** e anche quanti soldi avrai nel tuo conto in banca in un dato mese dell'anno. **É 100% amatoriale, open-source e gratuito**. Questo significa che potrebbe contenere degli errori, che puoi modificarlo come vuoi e che non richiede alcun tipo di contributo economico per funzionare a dovere. ## Perché ho creato Contaspiccioli Per creare Contaspiccioli ho passato tutto il 2022 a provare app, tool, piattaforme gratuite e a pagamento per il budgeting. Nessuna di queste opzioni faceva in modo semplice i calcoli di cui avevo bisogno. Allora, **ho deciso di provare a costruirmi da solo ciò che mi serviva**: un foglio con dei calcoli automatizzati per tentare di fare ordine in un grande caos di tasse inaspettate da pagare, clienti che posticipano le conferme dei preventivi, impennate dell'inflazione e spese al supermercato sempre più costose. Ok, ma *perché?* Perché tutte queste incertezze mi mandano nel panico. **Sto lavorando tanto? Oppure poco? Rispetto a cosa? E se non bastasse?** Cosa succede se non riesco a pagare le tasse? Come faccio a fare programmi per questa estate? Sembra che stia giocando d'azzardo, e da persona ansiosa questa sensazione mi fa impazzire. Forse è una sensazione che devo accettare e con cui devo iniziare a convivere, ma *dovevo* almeno provare a risolvere questo problema. Con la scusa di imparare a usare meglio Google Sheet, mi sono messo a lavorare ad una serie di fogli che potessero permettermi di fare queste cose: 1. **tenere la mia contabilità personale** (spese fisse, spese variabili); 2. **tracciare i miei ricavi** (chi mi paga? e quando?); 3. **calcolare le tasse della mia partita IVA (con regime forfettario)**; (quanto devo pagare? e quando?) 4. **svolgere tutti questi calcoli in un'ottica di flusso di cassa**, ovvero gli effettivi movimenti in entrata e in uscita dal mio conto. ### Come funziona Contaspiccioli Per capire come funziona Contaspiccioli, bisogna partire dal punto 4\. Cos'è il famoso *cash flow?* Piccola storia divertente: dopo pochi mesi dall'apertura della mia azienda, ho scoperto direttamente sul campo che **c'è un'enorme differenza tra bilancio e flusso di cassa**. Per capirci, a gennaio 2023 io posso trovare clienti ed emettere fatture per centinaia di migliaia di euro. Se questi clienti, però, mi pagheranno soltanto nel dicembre del 2023, allora mi ritrovo con un grosso problema: come ci paghiamo durante il resto dell'anno? Per Contaspiccioli ho voluto adottare lo stesso approccio: mi serviva a poco sapere il bilancio delle mie entrate o delle mie spese sull'intero anno. Quello che mi serviva sapere è ***quando* i soldi sarebbero dovuti entrare o uscire dal mio conto**, così da poter fare delle previsione realistiche sulla mia capacità di sostenere o meno determinate spese e sulla necessità di lavorare di più o di meno. Inoltre, **volevo che tutti questi calcoli fossero aggiornabili facilmente, svolti in modo automatico e con la possibilità di accantonare direttamente delle percentuali dei miei guadagni per piccoli investimenti e risparmi**. Il risultato sono 4 fogli di lavoro su un file Google Sheet che aggiorno 1 volta alla settimana spendendo 1 ora del mio tempo a fare il punto sulle mie entrate ed uscite. ### Ce n'era davvero bisogno? Io ne avevo davvero bisogno. Avevo bisogno di sentirmi più in controllo dei miei soldi e **Contaspiccioli mi permette di fare previsioni più precise**. Non sono previsioni impeccabili, perché bisogna dare per scontato che svariate decine, se non qualche centinaia di euro apparirano e scompariranno senza motivo dal nostro conto bancario. Usare questo file, però, **mi permette di ridurre questa forbice di imprevedibilità** e di conseguenza mi permette di capire in modo più chiaro *quanto* ho bisogno di lavorare davvero per potermi sostenere. Inoltre, costruendo Contaspiccioli mi sono reso conto che Google Sheet ed Excel sono davvero strumenti potentissimi. Ancora più che costruire un template per la finanza personale, **ho voluto costruire una base di partenza da modificare liberamente** perché ognuno conta i propri soldi in modo diverso dagli altri. Per questo motivo, **Contaspiccioli è al 100% gratuito, open-source e amatoriale**. Ho creato Contaspiccioli perché avevo bisogno di capire quanti soldi potevo davvero spendere per le mie spese quotidiane e per i miei programmi di vita. Se pensi di avere la mia stessa necessità, puoi duplicarlo e usarlo [**cliccando qui**](https://contaspiccioli.webflow.io/?ref=stellakamikaze.org). Puoi consultare anche la [**documentazione completa**](https://docs.google.com/document/d/1L6MKS9OVlgsSX04BmdBhl5pf4e5ChL1%5FRAEndNnQphQ/edit?usp=sharing&ref=stellakamikaze.org) di Contaspiccioli. P.S.: ho anche creato un [piccolo sito web](https://contaspiccioli.webflow.io/?ref=stellakamikaze.org) dedicato a Contaspiccioli. Non ce n'era alcun bisogno, ovviamente, ma ho usato questa scusa per provare a usare [Webflow](https://webflow.com/?ref=stellakamikaze.org) e impararne le basi. ## Aggiornamenti / Changelog Una lista degli aggiornamenti a Contaspiccioli. Per aggiornare il tuo Contaspiccioli, puoi creare una nuova copia del template oppure effettuare manualmente gli aggiornamenti, seguendo le istruzioni qui sotto. ### Versione 1.1 (17/1/2023) È stato corretto un errore di calcolo nel foglio '2023'. Nella cella relativa al 'Netto compensi 2023' (cella I39), venivano sottratte 2 volte le tasse dovute sull'anno - restituendo quindi un netto compensi inferiore rispetto al reale. Per correggere questo errore, clicca due volte sulla cella I39 nel foglio '2023' e cambia la formula presente nella cella: **modifica '=K32-J37' in "=I32-J37"**. Così facendo, sottrarrai il totale delle tasse sul 2023 (cella J37) non più al netto dei compensi tolte le tasse (cella K32), ma al lordo dei compensi (cella I32). Inoltre, sono stati corretti diversi piccoli errori di formattazione. Grazie a Ornella per la segnalazione! ### ChatGPT: cosa può fare e non può fare URL: https://stellakamikaze.org/chatgpt-cosa-puo-fare-e-non-puo-fare-guerre-di-rete/ Last updated: 2026-07-03T22:35:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 22 dicembre 2022.* [Avevamo già parlato](https://www.guerredirete.it/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo/?ref=stellakamikaze.org) della nuova ondata di algoritmi text-to-text e text-to-image che stanno dando nuova linfa vitale ad un settore, quello dell’intelligenza artificiale, che da qualche tempo [faticava a dimostrare](https://thenextweb.com/news/ai-is-incredibly-smart-but-it-will-never-match-human-creativity?ref=stellakamikaze.org) il proprio potenziale oltre agli utilizzi strettamente industriali. Nell’estate del 2021 avevamo assistito a una prima ondata, quando importanti poli di ricerca come OpenAI e Google avevano reso pubblici degli strumenti basilari per convertire stringhe di testo (i cosiddetti prompt) in immagini generate da un’intelligenza artificiale. Utilizzando degli algoritmi di natural language processing, ovvero dedicati all’elaborazione e all’interpretazione di stringhe testo fornite in un linguaggio “umano” (per esempio, l’inglese), strumenti come [DALL-E](https://openai.com/blog/dall-e/?ref=stellakamikaze.org) e [Imagen](https://imagen.research.google/?ref=stellakamikaze.org) permettono a chiunque di tradurre un breve testo in un’immagine generata artificialmente. Se nel corso del 2021 i risultati prodotti da questi algoritmi erano notevoli, la versione aggiornata di questi modelli resa pubblica nell’estate del 2022 ha saputo mostrare dei risultati il più delle volte sbalorditivi. Le immagini generate da algoritmi come [DALL-E 2](https://openai.com/dall-e-2/?ref=stellakamikaze.org) – un modello di machine learning progettato per generare immagini a partire da stringhe di testo immesse dall’utente, attingendo a dataset pubblici di immagini indicizzate – seguono fedelmente le indicazioni degli esseri umani e producono contenuti credibili dal punto di vista creativo. Con non poche implicazioni di carattere etico e legale, questi algoritmi possono produrre immagini che si possono confondere con altre prodotte da persone. L’effetto wow era già assicurato, ma la mascella degli appassionati è cascata definitivamente pochi mesi dopo, con il lancio del nuovo prodotto di OpenAI, ChatGPT, il chatbot di cui avrete sentito sicuramente parlare in questi giorni ##### Cos’è ChatGPT ChatGPT è un Large Language Model (LLM), in sintesi un tipo di intelligenza artificiale (nello specifico di machine learning, o apprendimento automatico) addestrata su grandi quantità di dati, che è “in grado di leggere, riassumere e tradurre testi, e di prevedere le parole future in una frase, consentendo loro di generare frasi simili a come gli esseri umani parlano e [scrivono](https://www.google.com/search?q=what+is.+a+lanre+langua+model&oq=what+is.+a+lanre+langua+model&aqs=chrome..69i57j33i10i160.4383j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org)”. ChatGPT è l’ultima iterazione di sviluppo degli algoritmi GPT di OpenAI, l’organizzazione con sede a San Francisco che sviluppa alcune delle più note tecnologie di intelligenza artificiale. Una [versione precedente](https://openai.com/dall-e-2/?ref=stellakamikaze.org) di questo modello era già disponibile online. ChatGPT, lanciato ufficialmente il 30 novembre, fa un passo in più, aggiornando gli algoritmi che utilizza per elaborare i testi forniti dagli utenti e mettendo a disposizione un’interfaccia a forma di chat per utilizzarla. ## Un milione di utenti in cinque giorni In poche ore dal suo lancio, utenti da tutto il mondo tempestano i principali social network per riportare stralci di conversazioni avuti con ChatGPT. In 5 giorni, lo strumento raggiunge[ il milione di utenti](https://twitter.com/sama/status/1599668808285028353?ref=stellakamikaze.org) — per capirci, Instagram ci ha messo 5 mesi a raggiungere lo stesso numero di utenti, Facebook 10 e Netflix 3 anni e mezzo. C’è chi usa ChatGPT per fare semplicemente [qualche chiacchiera](https://twitter.com/omarsar0/status/1600149116369051649?ref=stellakamikaze.org), chi mette alla prova le funzioni principali promosse (come la semplificazione di testi complessi o la spiegazione di stringhe di codice). ##### Cosa si può fare con ChatGPT C’è anche chi si diverte a cercare le parole magiche necessarie a oltrepassare i limiti di sicurezza di ChatGPT, [convincedola infine a scrivere una lettera](https://twitter.com/ncasenmare/status/1600595342210306049?ref=stellakamikaze.org) pensata per persuadere una ragazza chiamata Cheryl ad armarsi e fare una strage in una piscina locale. O ancora, chi la usa per sviluppare algoritmi… che effettuano [selezioni piene di pregiudizi religiosi ed etnici](https://theintercept.com/2022/12/08/openai-chatgpt-ai-bias-ethics/?ref=stellakamikaze.org). Altri ancora, si chiedono perché ChatGPT alterni momenti di grande, apparente sagacia, ad altri in cui le sue risposte [lascino intendere qualche grosso problema di apprendimento](https://garymarcus.substack.com/p/how-come-gpt-can-seem-so-brilliant?utm%5Fcampaign=post&ref=stellakamikaze.org) nel suo storico personale. Per farla breve, ChatGPT è un prototipo estremamente potente e versatile di un algoritmo di natural language processing. Questi algoritmi, di solito, funzionano grazie a grandi database da cui attingono per dare significato alle parole immesse dagli utenti. In questo caso, se volessimo chiedere a ChatGPT di parlare di animali, un database ricco di riferimenti agli animali permetterebbe all’algoritmo di restituire risposte più ricche e complesse. Quando si tratta di scandagliare archivi di dati, produrre associazioni oppure sintesi, questi algoritmi sono straordinariamente efficaci. ChatGPT, nei fatti, porta con sé degli importanti miglioramenti dalle sue versioni precedenti. Per esempio, [come riassunto dalla newsletter L-Space Diaries](https://lspace.swyx.io/p/everything-we-know-about-chatgpt?ref=stellakamikaze.org), ChatGPT migliora di gran lunga la capacità dell’algoritmo GPT-3.5 nello *zero-shot learning*, ovvero nella generazione di risultati a partire da input su cui l’algoritmo non era stato inizialmente addestrato. Parlando con ChatGPT, per esempio, è possibile chiederle di generare una descrizione di un elemento specifico (il protagonista di un film) che non conosce direttamente, ma per cui può assemblare una rappresentazione credibile come nell’esempio qui sotto. O ancora, ChatGPT ha una memoria espansa che le permette di [ricordare elementi delle sue conversazioni](https://twitter.com/goodside/status/1598874674204618753/?ref=stellakamikaze.org) anche cambiando argomento diverse volte. Benché ChatGPT fornisca risposte largamente credibili, ci sono numerosi casi in cui [i risultati che genererà saranno semplicemente inesatti](https://github.com/sw-yx/ai-notes/blob/main/TEXT.md?ref=stellakamikaze.org#fails), benché presentati con ferma sicurezza. Problemi di matematica, stringhe di codice o richiesta di informazioni fattuali sono tutti casi in cui a volte ChatGPT restituirà risposte corrette, ma in altrettanti casi ne genererà di errate. Il rischio, in questo senso, è di lasciarsi convincere dalla chiarezza dialettica di ChatGPT e finire per dare per buone informazioni assolutamente errate. ##### Cosa ChatGPT (e altri Large Language Model) non sanno fare ## Galactica, il generatore casuale di stronzate Per esempio, nelle stesse settimane del lancio di ChatGPT, anche Meta ha debuttato sul palcoscenico dei Large Language Model. [Galactica](https://www.wired.com/story/large-language-models-critique/?ref=stellakamikaze.org) è stato un algoritmo text-to-text sviluppato da Meta e addestrato con un database contenente 48 milioni di paper scientifici. Il suo compito era semplice: rispondere alle richieste scientifiche degli utenti spiegando concetti complessi, producendo sintesi di intere pubblicazioni e assistendo l’utente nella ricerca. In breve, un vero e proprio motore di ricerca per la letteratura scientifica. A due giorni dal suo lancio, però, i risultati prodotti nelle interazioni con gli utenti erano spesso platealmente inesatti, a volte completamente privi di senso. Un professore di biologia della University of Washington [ha descritto](https://www.cnet.com/science/meta-trained-an-ai-on-48-million-science-papers-it-was-shut-down-after-two-days/?ref=stellakamikaze.org) Galactica come un “random bullshit generator”, un generatore casuale di stronzate. Meta è dovuta correre rapidamente ai ripari, ritirando l’algoritmo dall’uso pubblico. Il caso di Galactica è emblematico di come i Large Language Model siano abilissimi nell’assemblare stringhe di testo apparentemente compatibili tra di loro, ma non abbiano strumenti per poter verificare la sensatezza e la correttezza dei risultati che stanno producendo. Nonostante la sofisticatezza di questi sistemi e gli innegabili passi da gigante che stanno venendo fatti, bisogna ricordarsi che queste intelligenze artificiali [non sono altro che potentissimi algoritmi addestrati su un database](https://twitter.com/vboykis/status/1601930057076903936/photo/1?ref=stellakamikaze.org). StackOverflow, la principale piattaforma online dedicata alle conversazioni tra programmatori, a pochi giorni dal lancio di ChatGPT [ha dovuto vietare ufficialmente](https://meta.stackoverflow.com/questions/421831/temporary-policy-chatgpt-is-banned?ref=stellakamikaze.org) l’inserimento di risposte generate con questi modelli “perché la frequenza con cui le risposte fornite sono corrette è troppo bassa”. Il professore di robotica cognitiva Murray Shanahan, [in un paper pubblicato a dicembre 2022](https://arxiv.org/pdf/2212.03551.pdf?ref=stellakamikaze.org), restituisce una descrizione chiarissima di questa fondamentale differenza. “Immaginiamo di fornire ad un large language model il prompt ‘La prima persona a camminare sulla Luna è stata’ (nel tentativo di fargli completare la frase, ndr), e immaginiamo che risponda ‘Neil Armstrong’. Cosa stiamo davvero chiedendo in questo caso? Dobbiamo ricordarci che non stiamo davvero chiedendo chi sia stata la prima persona a camminare sulla Luna. Ciò che stiamo chiedendo nei fatti all’algoritmo è la seguente cosa: Data la distribuzione statistica delle parole nel vasto corpus pubblico di testi, quali parole è più probabile che seguano alla sequenza ‘La prima persona a camminare sulla Luna è stata’? Una buona risposta a questa domanda è ‘Neil Armstrong’. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato su Twitter che benché molti stiano descrivendo ChatGPT come una AGI, ovvero un’intelligenza artificiale generale (Artificial General Intelligence) – semplificando, una [intelligenza artificiale che assomigli di più a quella umana](https://cis.temple.edu/~pwang/AGI-Intro.html?ref=stellakamikaze.org) – l’algoritmo è “[ovviamente ancora lontano, lol](https://twitter.com/sama/status/1599111626191294464?ref=stellakamikaze.org)” dall’esserlo. ## Credibile, ma non affidabile Chiunque provi C[hatGPT saprà riconoscere immediatamente le apparenti grandi potenzialità](https://stratechery.com/2022/ai-homework/?ref=stellakamikaze.org) in termini di produzione di lavoro cognitivo: c’è chi ha provato a usare ChatGPT per fare i compiti, chi per scrivere saggi scolastici, chi per ripetere intere lezioni. Ma è l’equivoco di cui abbiamo appena parlato a rendere ChatGPT disfunzionale e a suo modo pericoloso in questo senso: le sue risposte saranno sempre credibili, chiare e ben scritte, ma la correttezza delle informazioni che presenta [richiederà sempre un processo di accurata verifica](https://ts-cubed.github.io/roam/20221206182426-using%5Fai%5Ffor%5Fcoursework.html?ref=stellakamikaze.org). Il problema sarebbe marginale se ChatGPT fosse percepito come uno strumento strettamente sperimentale, al massimo ricreativo. Ma sono in moltissimi a cercare di sviluppare applicazioni pratiche, e non sempre benevole, per ChatGPT (per altro in una fase del suo sviluppo in cui è ancora, esplicitamente, un prototipo). C’è chi ha iniziato a delegare a ChatGPT dei [semplici incarichi](https://twitter.com/peter%5Fkow/status/1605156157710114817?ref=stellakamikaze.org) di programmazione, chi gli sta chiedendo di scrivere delle mail per un [attacco phishing convincente](https://techmonitor.ai/technology/ai-and-automation/chatgpt-cyberattacks-openai?ref=stellakamikaze.org). Chi tenta di fargli produrre risultati non permessi dai suoi termini e condizioni d’uso, attraverso tecniche (cosiddette) di [prompt injection](https://levelup.gitconnected.com/improving-chatgpt-with-prompt-injection-b0c0c27b7df7?ref=stellakamikaze.org): ovvero la formulazione di prompt pensati per aggirare i limiti di sicurezza dell’algoritmo. I più speranzosi stanno già cercando [applicazioni profittevoli](https://twitter.com/BrianFOConnor/status/1603032830845587461?ref=stellakamikaze.org) per ChatGPT. La cruda realtà è, però, molto semplice: ChatGPT è credibile, ma non è affidabile. ##### ChatGPT é una rivoluzione tecnologica, non esistenziale ## Una rivoluzione tecnologica, non esistenziale Fatta una panoramica sulle capacità di ChatGPT e gli esperimenti svolti con esso, è innegabile che si tratti di una rivoluzione tecnologica. L’algoritmo è convincente, realistico e in grado restituire risultati creativi davvero sorprendenti (come dimostrato da Pratofosco. il nostro gioco da tavolo, vedi box). Ciononostante, i limiti *by design* di questo tipo di modelli attutiscono gli eccessivi entusiasmi che si stanno moltiplicando online. Come nel caso degli algoritimi text-to-image, la bontà dei risultati prodotti da questi modelli è evidente, ma gli utilizzi effettivi in contesti come, per esempio, quelli professionali, sono ancora molto lontani. Per essere utilizzabili (*actionable)*, questi algoritmi dovrebbero poter garantire un altissimo livello di accuratezza nelle risposte che restituiscono. O ancora, nonostante le già impressionanti performance, dovrebbero ridurre al minimo indispensabile la frizione nel loro utilizzo: invece, intrattenere una conversazione con ChatGPT significa fare slalom tra i picchi di carico dei server, che rendono l’algoritmo sensibilmente lento, o i casuali errori che costringeranno l’utente a riavviare una sessione. Un indizio piuttosto chiaro di un altro fondamentale problema alla base delle infrastrutture di questi algoritmi: il loro costo [energetico](https://twitter.com/tomgoldsteincs/status/1600196981955100694?ref=stellakamikaze.org). A onor del vero, ChatGPT è uno strumento in fase di testing pubblico: OpenAI è sicuramente felice dell’entusiasmo di cui sta venendo inondata, ma sottolinea i limiti attuali dello strumento. In attesa dei prossimi sviluppi tecnologici, chi vuole può sperimentare con questi strumenti. In primo luogo perché sono divertenti, e poi perché quando mai è stato possibile generare automaticamente un gioco da tavolo parlando con un’intelligenza artificiale? --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/chatgpt-cosa-puo-fare-e-non-puo-fare/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 dicembre 2022.* ### La generazione di opere creative con IA sta esplodendo URL: https://stellakamikaze.org/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo-guerre-di-rete/ Last updated: 2026-07-03T22:35:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 20 ottobre 2022.* Nel corso degli ultimi mesi, i risultati ottenuti da alcuni algoritmi di intelligenza artificiale in ambito visuale hanno scollinato la cosiddetta *uncanny valley* – il termine coniato [nel 1970 da Masahiro Nori](https://spectrum.ieee.org/the-uncanny-valley?ref=stellakamikaze.org) che descrive quella finestra percettiva per cui determinati oggetti artificiali (fisici o digitali) possiedono delle caratteristiche che rendono palese la loro provenienza “non umana”. Sto parlando di quella sensazione di strana inquietudine che si prova quando si osservano robot antropomorfi dalle fattezze il più possibile fotorealistiche, [come Sophia](https://it.wikipedia.org/wiki/Sophia%5F%28robot%29?ref=stellakamikaze.org). Oppure render in computer grafica che tentano di imitare in tutto e per tutto il comportamento umano, ma non riescono *davvero* a farlo, come in [questa scena](https://youtu.be/FLNeg7CJBME?ref=stellakamikaze.org) di *Medal of Honor: Warfighter*. Questa sensazione da “c’è qualcosa che non torna” la proviamo anche quando parliamo con dei [chatbot di qualità non eccelsa](https://www.ilpost.it/2016/03/25/tay-microsoft-ai-razzista/?ref=stellakamikaze.org), che finiscono rapidamente per restituirci risposte evidentemente artificiali. Questi episodi spesso generano un’interessante forma di timore nei confronti dell’oggetto artificiale osservato, una sensazione che si avvicina a una sorta di delusione: le macchine non ce la faranno mai a essere… umane. Ora, sembra che qualcosa stia cambiando. A inizio settembre 2022, un artista americano [ha vinto un concorso](https://www.nytimes.com/2022/09/02/technology/ai-artificial-intelligence-artists.html?ref=stellakamikaze.org) con un’opera generata da un’intelligenza artificiale. Nonostante il comitato del concorso fosse a conoscenza dell’origine dell’opera, la notizia ha generato una valanga di critiche, sottolineando numerosi dilemmi etici e creativi: chi è l’artista, in questo caso? La tecnologia che ha prodotto l’opera? O l’umano che ne ha timonato i risultati? Oppure, coloro che hanno programmato l’algoritmo utilizzato dalla tecnologia e dell’umano/artista? Negli ultimi anni, le applicazioni degli algoritmi di intelligenza artificiale basati sul machine learning (ovvero dei sistemi sviluppati per migliorare automaticamente le loro performance a partire dai dataset a loro disposizione attraverso l’utilizzo di metodi statistici) si sono moltiplicate, estendendosi – nonostante i loro enormi limiti – a campi e discipline spiccatamente umane: dalla [scrittura di testi giornalistici](https://www.theguardian.com/commentisfree/2020/sep/08/robot-wrote-this-article-gpt-3?ref=stellakamikaze.org) fino all’[analisi di radiografie in ambito medico](https://www.wired.com/story/health-care-ai-long-way-to-go/?ref=stellakamikaze.org) o la [partecipazione a giochi da tavolo che richiedono una elevata capacità di astrazione](https://www.technologyreview.com/2022/10/05/1060717/deepmind-uses-its-game-playing-ai-to-best-a-50-year-old-record-in-computer-science/?ref=stellakamikaze.org). L’inizio del 2021 è stato il momento del debutto degli algoritmi nel mondo della cultura visuale. ## 5 gennaio 2021: DALL-E esce allo scoperto È il 5 gennaio 2021 quando OpenAI, il laboratorio dedicato alla ricerca sull’intelligenza artificiale fondata da Elon Musk e Sam Altman, [ha reso pubblici](https://openai.com/blog/dall-e/?ref=stellakamikaze.org) gli ultimi risultati relativi a DALL-E, un modello di machine learning progettato per generare immagini a partire da stringhe di testo immesse dall’utente, attingendo a dataset pubblici di immagini indicizzate. La tecnologia dietro a questa storia è impressionante e i risultati a inizio 2021 sono classificabili come “carini”: date un’occhiata a [questo grazioso Pikachu in tutù sopra un monociclo](https://www.instagram.com/p/CJsxmamM9se/?ref=stellakamikaze.org), per esempio. Dopo poco più di un anno, il 13 aprile 2022, OpenAI [rende pubblici](https://openai.com/dall-e-2/?ref=stellakamikaze.org) i risultati di DALL-E 2, la versione aggiornata di questo algoritmo. Le immagini prodotte passano dall’essere degne di nota ad assolutamente sorprendenti, [al punto da diventare la copertina del numero di luglio di Cosmopolitan](https://www.cosmopolitan.com/lifestyle/a40314356/dall-e-2-artificial-intelligence-cover/?ref=stellakamikaze.org). DALL-E 2 è più potente del suo predecessore, può produrre immagini a risoluzione maggiore e i risultati che produce, quando accuratamente selezionati, sono di qualità elevatissima. Questo strumento creativo permette di generare immagini a partire da stringhe di testo anche molto dettagliate, come [questo](https://twitter.com/createdbyAI/status/1542830892728700931/photo/1?ref=stellakamikaze.org) (vedi immagine sotto) “castello etereo in architettura art nouveau che galleggia tra le nuvole, circondato da velivoli steampunk, in stile arte 3d”. O ancora, [queste immagini](https://twitter.com/Stephen%5FParker/status/1569742985272729600?ref=stellakamikaze.org) che riproducono degli scatti fotografici come se fossero stati eseguiti dalla fotografa americana Annie Leibovitz. Il funzionamento di DALL-E 2 è descritto da OpenAI stessa in un [video divulgativo](https://www.youtube.com/watch?v=qTgPSKKjfVg&ref=stellakamikaze.org), “a partire da una stringa di testo, DALL-E 2 può produrre immagini fotorealistiche \[…\], generare integrazioni originali in immagini pre-esistenti grazie alla sua funzione di InPainting \[…\], e generare nuove versioni di un’immagine pre-esistente.” ## Come funziona davvero, senza la magia Per produrre questi risultati, DALL-E 2 sfrutta una rete neurale addestrata con un database contenente un enorme numero di immagini, ognuna delle quali è stata associata a una descrizione testuale. DALL-E 2 sfrutta poi degli algoritmi di deep learning (ovvero dei sistemi di apprendimento automatico che sfruttano una stratificazione di reti neurali per elaborare i loro risultati) per apprendere i sistemi di relazioni che legano le varie immagini. Per esempio, come descritto nel video, DALL-E 2 non è soltanto in grado di riconoscere un “koala” e una “motocicletta”, è anche capace di riprodurre una rappresentazione realistica di un “koala che guida una motocicletta” grazie alla sua capacità di apprendere il significato visuale di un input di questo tipo. Per quanto i risultati siano impressionanti, non si tratta di magia. Come sempre, quando si parla di algoritmi, la qualità dei loro risultati è fortemente legata alla qualità del database su cui questi algoritmi vengono addestrati. Per capirci, se nel database utilizzato da DALL-E 2 prendessimo tutte le immagini che mostrano un koala e le associassimo a delle etichette testuali con su scritto “trota”, anziché “koala”, ci sarebbe bisogno di chiedere a DALL-E 2 di generare un’immagina di una “trota che guida una motocicletta” per vedersi restituire l’immagine di un koala che guida una motocicletta. Il limite appena descritto, inoltre, è uno degli obiettivi di ricerca principali da cui gli sviluppatori di DALL-E 2 sono partiti per progettarlo. Uno strumento in grado di produrre risultati così didascalici permette anche di esplorare a fondo e in maniera diretta l’approccio di “ragionamento” che l’algoritmo applica nell’interpretazione dei nostri input testuali. Come mostrato nel video divulgativo, DALL-E 2 ripropone un noto limite degli attuali avanzamenti nell’intelligenza artificiale, ovvero la capacità di astrazione: partendo dall’input testuale “tree bark” (tradotto in italiano, albero corteccia, o anche, albero abbaio), DALL-E 2 restituisce risultati apparentemente confusi, generando immagini di cortecce d’albero e di alberi affiancati a cani che abbaiano. Poter rilevare questo tipo di discrepanze permette agli sviluppatori di DALL-E 2 di risalire al “ragionamento” svolto dall’algoritmo e individuare le cause degli apparenti cortocircuiti. Gli sviluppatori di DALL-E 2 sono altrettanto consapevoli dei possibili risvolti negativi di uno strumento del genere e hanno esplicitamente rimosso dal database di addestramento di DALL-E 2 “contenuti espliciti” e hanno limitato la capacità di DALL-E 2 di “generare immagini fotorealistiche di volti, sia per quanto riguarda comuni individui che nel caso di personaggi pubblici.” Inoltre, DALL-E 2 dispone di un filtro che impedisce l’utilizzo di determinate categorie semantiche all’interno delle stringhe di testo inserite dall’utente, come quelle che fanno riferimento a “contenuti violenti, per un pubblico adulto o di stampo politico.” Sistemi di questo tipo, però, prevedono anche diversi limiti: alcuni utenti, per esempio, si sono ritrovati bannati dalla piattaforma di DALL-E 2 per aver violato ripetutamente queste norme. I loro prompt, infatti, per quanto contenessero delle parole riconducibili a categorie “a rischio”, non erano semanticamente problematici (“Una ciotola di ramen con degli ingredienti che esplodono da essa”): ciononostante, [si sono ritrovati ugualmente bannati](https://community.openai.com/t/dont-get-banned-from-dall-e-2-avoid-these-words/20030?ref=stellakamikaze.org). Dopo un iniziale periodo di testing a porte chiuse, ora DALL-E 2 è [accessibile al pubblico](https://labs.openai.com/?ref=stellakamikaze.org) che può iscriversi alla sua piattaforma e ottenere gratuitamente 50 crediti (ovvero 50 generazioni di immagini), i quali possono poi essere rimpinguati acquistando pacchetti direttamente da OpenAI. In questo caso, i crediti servono a “prenotare” una porzione di potenza di calcolo messa a disposizione dai server di DALL-E 2 per metterla al servizio dell’input testuale che l’utente ha inserito all’interno della piattaforma. Questo ci ricorda che anche le piattaforme digitali, pur apparendo eteree, sono situate su un server fisico il quale impiega una certa potenza di calcolo per svolgere ogni operazione che gli viene richiesta. ## Imagen, Midjourney, Craiyon: la corsa è aperta Ma DALL-E 2, come spesso accade per questo tipo di innovazioni tecnologiche, è la punta di un iceberg in continua espansione. [Imagen](https://imagen.research.google/?ref=stellakamikaze.org) è il sistema text-to-image di Google. Poco prima del debutto di DALL-E 2 è stato il turno di [Dream](https://www.wombo.art/?ref=stellakamikaze.org) — ancora, [Craiyon](https://www.craiyon.com/?ref=stellakamikaze.org) è l’alternativa totalmente gratuita a DALL-E 2, che permette di accedere liberamente a una versione tecnologicamente meno sofisticata di DALL-E. [Midjourney](https://www.midjourney.com/showcase/?ref=stellakamikaze.org) è un algoritmo text-to-image sviluppato da un team indipendente di ricerca con un portfolio di qualità elevatissima. Nell’arco di pochi mesi le possibili applicazioni di questo tipo di algoritmi si sono moltiplicate, facendo emergere approcci totalmente inediti per processi creativi storicamente collaudati. Mi riferisco alla [prototipazione di videogiochi](https://twitter.com/simonw/status/1555626060384911360?ref=stellakamikaze.org) attraverso la combinazione di GPT-3, un algoritmo in grado di produrre testi complessi e verosimili a partire da una stringa immessa dall’utente, e DALL-E, che traduce gli output di GPT-3 in forma visiva. In [questo esempio](https://twitter.com/Nao%5Fu%5F/status/1558595111147425792?ref=stellakamikaze.org), l’utilizzo di numerose iterazioni di Midjourney è stato sfruttato per generare le grafiche implementate poi in un semplice videogioco shoot’em’up a scorrimento laterale. Alcuni appassionati di Pokémon hanno usato la funzione di [Outpainting](https://openai.com/blog/dall-e-introducing-outpainting/?ref=stellakamikaze.org) di DALL-E 2 per[ immaginare i panorami delle illustrazioni delle carte Pokémon](https://gamerant.com/pokemon-card-artwork-extension-ai-image-generator/?ref=stellakamikaze.org). Altri artisti [hanno prodotto decine di variazioni per immagini](https://www.youtube.com/watch?v=uG8vItscFKc&ref=stellakamikaze.org) generate da questi algoritmi per andare a comporre poi un video musicale. La cosa più interessante, però, è che con la diffusione degli algoritmi text-to-image, si sono moltiplicati a loro volta i progetti paralleli pensati per integrare le funzioni dei sistemi che abbiamo menzionato finora. Stanno emergendo delle fitte reti di moduli, applicazioni e piattaforme che, unite assieme, permettono di avere una prospettiva concreta sul futuro di questi campi di ricerca: da [cortometraggi rudimentali](https://twitter.com/mrjonfinger/status/1552401566291832832?ref=stellakamikaze.org) realizzati interamente attraverso gli algoritmi, fino a [questo lookbook animato](https://www.youtube.com/watch?v=6-L4vHmt1Dc&ref=stellakamikaze.org) che utilizza una combinazione di diversi moduli per generare automaticamente degli abiti su una modella in movimento. In questo panorama di ricerca e di evoluzione tecnologica, c’è un aspetto degli algoritmi text-to-image che rimane profondamente umano: la qualità dei loro risultati si basa sul linguaggio umano, sul modo in cui viene utilizzato e sulla logica che costituisce le stringhe che vengono date in pasto agli algoritmi. Una stringa (o prompt, come viene definito nell’ambito) può disporre di un lessico straordinariamente ricco, ma se non viene organizzata secondo una logica precisa (quella dell’algoritmo) rischia di non sortire l’effetto sperato. Viceversa, una stringa logicamente ineccepibile rischia di produrre risultati largamente prevedibili se non viene arricchita da un’accurata scelta di lessico. I prompt diventano quindi una superficie di lavoro essenziale per l’evoluzione di questo campo di studi. Chris Albon, direttore del dipartimento Machine Learning di Wikimedia, [riassume ironicamente](https://twitter.com/chrisalbon/status/1567688342124503040?ref=stellakamikaze.org) questa prospettiva sul futuro così: “2022: WOW puoi scrivere un prompt e una IA lo disegnerà! 2028: Vuoi scrivere un prompt? Prima di tutto devi assumere 10-15 ingegneri promptOps per costruire le PromptFlow pipeline che invieranno poi i promptjobs alla tua PromptLake dalla PromptQueue utilizzando l’EventPrompt stream.” Il 29 luglio 2022, per esempio, [è stato pubblicato questo ebook gratuito](https://dallery.gallery/the-dalle-2-prompt-book/?ref=stellakamikaze.org), pensato per essere una guida introduttiva al “prompt design”. ## Vendere prompt a cinque dollari Non è un caso che poco dopo l’algoritmo, sia arrivato anche il marketplace per acquistare prompt preconfezionati: su [PromptBase](https://promptbase.com/?ref=stellakamikaze.org) è possibile acquistare dozzine di stringhe pre-costruite e testate per restituire un preciso risultato, dai logotipi in stile graffito, fino a fotografie ad alta risoluzione, o miniature isometriche di intere città. All’utente resta il compito di modificare alcune variabili per personalizzare la stringa. Su PromptBase è possibile acquistare stringhe per prezzi che vanno dai 2 ai 5 dollari. Uno dei designer di questi prompt, Justin Reckling, ha dichiarato in [un’intervista](https://www.theverge.com/2022/9/2/23326868/dalle-midjourney-ai-promptbase-prompt-market-sales-artist-interview?ref=stellakamikaze.org) a *The Verge* di aver progettato anche [un’intelligenza artificiale pensata per assistere](https://typestitch.com/?ref=stellakamikaze.org) gli utenti nella scrittura di questi prompt. Una matrioska di algoritmi, insomma. ## L'artista che delega le parti descrittive all'algoritmo In un contesto di questo tipo, dove degli strumenti tecnologici stanno cominciando a generare dei contenuti creativi sempre più credibili agli occhi umani, è indispensabile interrogarsi sulle conseguenze sociali legate a questi campi di ricerca. A maggior ragione, se non si sta parlando soltanto di digitalizzare degli strumenti di creatività, ma sopratutto di legarli a degli algoritmi che generano automaticamente delle immagini attingendo a dei database che consistono di opere della creatività umana stessa: fotografie, illustrazioni e dipinti. Insieme allo stupore, si sono levate numerose critiche nei confronti degli algoritmi text-to-image: c’è [chi mette in discussione](https://twitter.com/grayestofghosts/status/1576349726144081920?ref=stellakamikaze.org) la sostenibilità della “supply chain creativa” dietro a questi algoritmi, affermando che strumenti come DALL-E 2 ambiscono a rimpiazzare gli artisti umani che producono le opere d’arte, le quali a loro volta assicurano il corretto funzionamento di questi algoritmi. C’è chi sottolinea come il funzionamento alla base degli algoritmi text-to-image [sia essenzialmente “anti-artistico”](https://twitter.com/arvalis/status/1558623546879778816?ref=stellakamikaze.org), finendo per riprodurre stili e tecniche implementati originariamente da artisti umani e i cui tratti sono distinti. Chi, invece, non ha problemi con gli algoritmi, ma ne ha invece [con chi vende i prompt](https://www.reddit.com/r/dalle2/comments/w94n5w/selling%5Fprompts%5Fan%5Fanalysis/?ref=stellakamikaze.org) per farli funzionare perché non considerati come un prodotto creativo vero e proprio, ma solo come un input da dare in pasto ad una macchina che dovrebbe essere svincolato da dinamiche di finanziarizzazione. Il nocciolo del problema è profondamente filosofico, e si collega a numerosi dibattiti in corso circa la crescente pervasività degli algoritmi nella società contemporanea: un’intelligenza artificiale può essere creativa? Può produrre arte? Può avere un suo ruolo nella società a prescindere dall’intervento umano necessario ad azionarla? Una risposta a queste domande non esiste: o meglio, ne esistono tantissime in base al punto di vista che si adotta. In [questa intervista realizzata da The Verge](https://www.theverge.com/c/23194235/ai-fiction-writing-amazon-kindle-sudowrite-jasper?ref=stellakamikaze.org), una scrittrice di romanzi per il mercato editoriale di Amazon spiega come algoritmi per la generazione di testo come GPT-3 siano diventati particolarmente importanti per il suo lavoro, permettendole di velocizzare il processo di scrittura delegando all’intelligenza artificiale lo sviluppo delle parti descrittive dei diversi capitolo, tutelando così il tempo di cui l’autrice ha bisogno per sviluppare gli snodi della trama. Ci sono artisti che, ancora, vedono tecnologie come DALL-E come strumenti creativi come molti altri – come Tommaso Pandolfi, alias [Furtherset](https://www.instagram.com/furtherset/?hl=it&ref=stellakamikaze.org), che in uno scambio su Telegram ha spiegato a Guerre di Rete che secondo lui questi algoritmi “sono strumenti. Quando si comincia a parlare della “messa in discussione dell’artista” mi viene da ridere. L’unica cosa che mi interessa di questo mezzo è di provare a spingerlo a risultati che non sembrino prodotti da DALL-E. Sono materiali che per me vanno contestualizzati anche per confondere, ma che comunque esigono una drammaturgia di un qualche tipo.” Ricercatori come Mathieu Jacomy [hanno approfondito il funzionamento](https://reticular.hypotheses.org/5216?ref=stellakamikaze.org) di questi algoritmi per evidenziarne delle caratteristiche fondamentali che interferiscono con i processi creativi per come li percepiamo noi umani: riportando l’esempio della generazione di un’immagine di una giovane ragazza, Jacomy svela il prompt dietro all’immagine “Un ritratto della Mona Lisa di Leonardo Da Vinci” e spiega come DALL-E 2 abbia generato alcune immagini chiaramente ispirate all’originale, ed una apparentemente fuori strada. Jacomy spiega come DALL-E 2 sia programmato per restituire una serie di risultati a partire da un singolo prompt e tenda, con l’obiettivo di diversificare i risultati, a interferire con la natura originale del prompt, alterandolo leggermente. Come, non è dato saperlo, visto che si tratta di algoritmi particolarmente segreti. Infine, ci sono [dibattiti aperti](https://www.theverge.com/2022/2/21/22944335/us-copyright-office-reject-ai-generated-art-recent-entrance-to-paradise?ref=stellakamikaze.org) circa la natura della proprietà intellettuale di queste opere: generate da una macchina, a partire da un input umano, ma attingendo a sconfinati database di opere della creatività umana, a loro volta protette da copyright. Le sfumature di questo fenomeno sono tantissime. Molte avranno ripercussioni concrete sulla nostra vita quotidiana, altre si volatilizzeranno senza attirare l’attenzione. Sicuramente, non mi era mai capitato di concludere un articolo sul rapporto tra algoritmi e creatività umana con una rappresentazione di me, immerso nella scrittura di questo articolo, realizzata da un algoritmo. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/la-generazione-di-opere-creative-con-ia-sta-esplodendo/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 ottobre 2022.* ### Open source: chi si prende cura del codice che regge il web? URL: https://stellakamikaze.org/open-source-chi-si-prende-cura-del-codice-che-regge-il-web-guerre-di-rete/ Last updated: 2026-07-03T22:35:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 21 luglio 2022.* Internet, per come lo conosciamo oggi, è composto da migliaia di componenti digitali che, assemblate tra di loro, danno forma ogni volta ad applicazioni e piattaforme diverse. Possiamo pensarle come dei mattoncini Lego: le unità fondamentali sono spesso le stesse, ma combinarle in modo diverso permette di generare strumenti e spazi digitali diversi. Molti di questi mattoncini sono sviluppati direttamente dalle aziende e dalle organizzazioni che costruiscono applicazioni per il web. Altrettanti di questi mattoncini, però, vengono sviluppati da programmatori che non lavorano per grandi aziende e che rilasciano il proprio lavoro come open source, permettendo (eventualmente) a chiunque di contribuire a questi progetti. Questi mattoncini open source sono stati descritti come le “strade e i ponti” del mondo digitale dalla ricercatrice e scrittrice Nadia Eghbal in una [ricerca pubblicata per la Ford Foundation](https://www.fordfoundation.org/work/learning/research-reports/roads-and-bridges-the-unseen-labor-behind-our-digital-infrastructure/?ref=stellakamikaze.org): si tratta di elementi fondamentali per il funzionamento di sistemi digitali complessi. La loro presenza e il loro funzionamento sono alla base del nostro uso quotidiano di internet. È un fenomeno che affonda le sue radici nella storia dell’evoluzione di internet e in generale della programmazione. E che è stato riassunto con straordinaria efficacia dalla serie di [web-comic xkcd](https://xkcd.com/2347/?ref=stellakamikaze.org). Nonostante la loro importanza, però, i mattoncini open source dipendono spesso dal lavoro e dalla volontà di singoli programmatori che a titolo volontario impegnano il loro tempo per aggiornare, riparare e ampliare questi progetti. Le grandi aziende che utilizzano queste librerie gratuite, anche quando sono incluse in applicazioni e servizi a pagamento, il più delle volte non prevedono delle risorse per seguire la manutenzione di questi pezzi di software. Il risultato è che, sempre più spesso, il funzionamento e la sicurezza di librerie essenziali per piattaforme digitali gigantesche dipendono da pochissimi programmatori che lavorano gratuitamente. Nella pratica, questa dinamica sta facendo emergere dei significativi problemi di sicurezza e compatibilità e, soprattutto, tende a mettere in secondo piano il riconoscimento e la remunerazione del lavoro svolto dai programmatori open source. Nella teoria, però, l’approccio open source dovrebbe poter garantire una vera e propria “mente alveare” in grado di contribuire all’innovazione del software attraverso un approccio orizzontale e decentralizzato. ## La cattedrale e il bazaar, 1997 La teoria dietro a questo circolo virtuoso è descritta per la prima volta nel 1997 grazie al saggio [La cattedrale e il bazaar](http://www.catb.org/~esr/writings/cathedral-bazaar/cathedral-bazaar/?ref=stellakamikaze.org) dell’informatico e blogger Eric Steven Raymond. Nel saggio, Raymond mette nero su bianco alcune riflessioni derivanti dalla sua osservazione del processo di sviluppo del kernel di Linux e dalla sua partecipazione allo sviluppo di un progetto open-source chiamato *fetchmail*. Il saggio traccia i contorni di due distinti approcci allo sviluppo di software gratuito: - il modello a cattedrale, per cui il codice sorgente di un dato software viene reso disponibile pubblicamente ad ogni aggiornamento, ma il codice sviluppato tra un aggiornamento e l’altro è disponibile solo al gruppo di sviluppatori che stanno seguendo il progetto; - il modello a bazaar, per cui sia il codice sorgente che i progressivi aggiornamenti sono pubblicamente disponibili su internet — secondo Raymond, questo approccio è stato utilizzato per la prima volta da Linus Torvalds durante lo sviluppo del kernel di Linux. La teoria di Raymond è chiara: “dato un numero sufficiente di occhi, tutti i bug vengono a galla” — maggiore è lo spazio disponibile per collettivizzare lo sviluppo, maggiore sarà la sua efficacia e velocità, minore sarà la possibilità di non individuare bug o di non risolvere problemi di sviluppo. Quello a bazaar è un modello che prima dell’esperienza dello sviluppo del kernel di Linux non sembrava adatto a progetti complessi e – come sapientemente indicato [dalla stessa pagina Wikipedia](https://en.wikipedia.org/wiki/The%5FCathedral%5Fand%5Fthe%5FBazaar?ref=stellakamikaze.org) su questa teoria – è la differenza che intercorre tra un’enciclopedia commerciale (scritta con un modello a cattedrale) e Wikipedia (scritta con un modello a bazaar). La realtà, ovviamente, presenta più sfumature di così: nel corso degli anni la complessità dei software è cresciuta a dismisura e i modelli orizzontali come quello di Wikipedia hanno saputo mostrare le loro potenzialità, ma anche i [loro limiti](https://www.vice.com/it/article/ezbw8a/salvatore-aranzulla-wikipedia-pagina?ref=stellakamikaze.org). I rapporti di potere descritti dalla metafora della cattedrale e del bazaar, però, rimangono attuali e urgenti e raccontano il dilemma alla base del rapporto tra l’infrastruttura di internet e il codice open-source: chi mantiene queste librerie utilizzate ovunque? Come possiamo assicurarci che questa manutenzione, spesso svolta a titolo volontario, continui a essere fatta? E, soprattutto, cosa succede quando non viene più svolta e la legittimità di questi progetti viene messa in discussione? ## Open source dentro ogni browser e database che usi È fondamentale essere consapevoli della centralità attuale del codice open source. Non si tratta di una nicchia per appassionati, ma di uno dei pilastri portanti dell’infrastruttura informatica globale contemporanea. Senza le librerie open source (e la filosofia con la quale sono state sviluppate), oggi internet avrebbe un aspetto profondamente diverso. Un chiaro esempio è WebKit, un noto motore di rendering delle pagine web utilizzato nei browser. Nato a giugno del 2001 come derivazione di un altro prodotto open-source, è stato successivamente utilizzato come base di partenza per altri componenti e prodotti, tra cui numerosi altri browser. Nel 2013, Google [ha annunciato](https://blog.chromium.org/2013/04/blink-rendering-engine-for-chromium.html?ref=stellakamikaze.org) un’ulteriore derivazione, chiamata Blink, utilizzata in Google Chrome. Non parliamo soltanto di prodotti e servizi orientati ai consumatori come i browser: tantissime tecnologie server, come Apache o Nginx, application server come Tomcat e database management system come PostgreSQL, MariaDB, sono tutti sviluppati in modalità open source. Interi, giganteschi raccoglitori di software come Github, Gitlab e Bitbucket ospitano e distribuiscono librerie di codice open source utilizzabili e modificabili da chiunque. ## 22 marzo 2016: undici righe di codice mandano offline Netflix Le cronache di disastri generalizzati collegati alla mancata manutenzione o al “pensionamento” di queste librerie open source sono tante e nel corso del tempo si sono stratificate costruendo una narrazione contigua di questo fenomeno. Un esempio è quanto avvenuto il 22 marzo 2016\. Utenti e sviluppatori di software per il web si stanno svegliando in tutto il mondo per essere accolti da [una serie di strani malfunzionamenti](https://www.reddit.com/r/programming/comments/4bjss2/an%5F11%5Fline%5Fnpm%5Fpackage%5Fcalled%5Fleftpad%5Fwith%5Fonly/?ref=stellakamikaze.org) apparentemente comuni a tantissime piattaforme diverse. I log di errore riportano un colpevole: non è possibile recuperare la libreria ‘left-pad’, un elemento dell’infrastruttura di moltissime piattaforme consistente di appena 11 righe di codice. Questo errore impedisce la compilazione completa del codice in cui è ospitato e interrompe le operazioni di manutenzione e aggiornamento dei software in tutto il mondo. In questo caso, l’effetto farfalla si è sviluppato così: [left-pad](https://www.npmjs.com/package/left-pad?ref=stellakamikaze.org) è un pacchetto di codice utilizzato da sviluppatrici e sviluppatori di tutto il mondo per sveltire un’operazione base di programmazione. Questo pacchetto viene utilizzato nella scrittura di codice per evitare ai programmatori di dover scrivere più volte le 11 righe di codice che left-pad contiene, e l’intero software svolge un’operazione talmente basilare da risultare utilizzato nelle applicazioni più disparate. Quindi: left-pad è un piccolo mattone di software, utilizzato per costruire altri mattoni di software che a loro volta servono per costruire altri software che vengono poi utilizzati dalle piattaforme più grandi attualmente in circolazione — [da Netflix, a Facebook, passando per Airbnb](https://www.sciencealert.com/how-a-programmer-almost-broke-the-internet-by-deleting-11-lines-of-code?ref=stellakamikaze.org). Esiste quindi un’importante relazione di dipendenza tra il funzionamento dei siti che visitiamo ogni giorno e il funzionamento di, in questo caso, left-pad. Quindi, chi si assicura che left-pad funzioni e sia sempre aggiornato correttamente, nonostante la sua semplicità? Nientedimeno che il padre di left-pad: Azer Koçulu è uno sviluppatore (al tempo) ventottenne e nel tempo libero ha creato il pacchetto left-pad, oltre che molti altri. Da sempre, come tante altre sviluppatrici e sviluppatori, porta avanti questa attività di manutenzione e controllo del pacchetto a titolo puramente volontario, mettendo a disposizione di colleghe, colleghi e aziende gigantesche tutti i suoi pacchetti. Trattandosi di una libreria open source, anche altri sviluppatori possono intervenire per prestare attività di manutenzione, ma il più delle volte questa responsabilità cade sul creatore del pacchetto e pochi altri volontari. Il 20 marzo 2016, Koçulu [scrive in una mail](https://medium.com/@mproberts/a-discussion-about-the-breaking-of-the-internet-3d4d2a83aa4d?ref=stellakamikaze.org): “Penso di avere il diritto di cancellare tutta la mia roba”. È indirizzata a [NPM](https://www.npmjs.com/?ref=stellakamikaze.org), la piattaforma utilizzata da sviluppatori di tutto il mondo per distribuire pacchetti come left-pad. Poco dopo, Koçulu cancellerà effettivamente i suoi pacchetti da NPM, creando un serissimo problema di dipendenza nei software che li utilizzavano, di fatto rompendoli temporaneamente. In un attimo, il castello di mattoncini crolla: tutti i software che, in qualche modo, utilizzavano left-pad per funzionare vengono privati di un pezzo fondamentale. ## Azer Koçulu, Kik e NPM: una questione politica In questo caso, il crollo non è avvenuto per una folata di vento, ma per una presa di posizione profondamente politica da parte di Koçulu. L’11 marzo, pochi giorni prima della cancellazione di tutti i pacchetti, lo sviluppatore riceve una mail da parte di Bob Stratton, un consulente brevetti e marchi per [Kik](https://kik.com/?ref=stellakamikaze.org), una piattaforma di messaggistica istantanea. La richiesta è semplice: nel suo portfolio di pacchetti su NPM, Koçulu ne ha uno chiamato *kik* che viene utilizzato dagli sviluppatori per impostare rapidamente dei template di programmazione: il pacchetto è open-source e distribuito gratuitamente — Stratton vuole che Koçulu chiami il suo pacchetto in qualche altro modo, perché *kik* è il nome della piattaforma di messaggistica per cui lavora e che sta per lanciare un pacchetto omonimo su NPM. La vicenda è all’ordine del giorno nelle dispute per proprietà intellettuale, ma prende una piega diversa quando Stratton riporta la richiesta ad NPM stessa che si schiera dalla parte di Kik e risponde a Koçulu: “In questo caso, crediamo che la maggior parte degli utenti che potrebbero imbattersi nel pacchetto *kik*, penserebbero comprensibilmente che sia collegato a kik.com; in questo senso, trasferire la proprietà dei nomi di questi pacchetti \[*npm-kik* e *npm-kik-starter,* ndr\] ci permette di risolvere questa confusione,” [spiega laconicamente in una mail Isaac Schlueter](https://medium.com/@mproberts/a-discussion-about-the-breaking-of-the-internet-3d4d2a83aa4d?ref=stellakamikaze.org), fondatore di NPM. La risposta di Koçulu è altrettanto laconica e delusa: una piattaforma come NPM, che deve la sua notorietà anche al lavoro degli sviluppatori open-source, non esita a schierarsi con una grande azienda come Kik, di fatto tradendo il rapporto di fiducia con la comunità open-source. “Sono molto deluso dalla tua decisione. Ti conosco da anni e non mi sarei mai immaginato che avresti preso le parti degli avvocati specializzati in brevetti che lavorano per le grandi aziende e minacciano i collaboratori della comunità open-source,” scrive Koçulu nella sua mail a Schlueter, “\[…\] voglio che, oltre a questo pacchetto, siano cancellati tutti i miei moduli e il mio account. Non voglio più essere parte di NPM. Se non lo fate voi, ditemi come posso farlo velocemente. Penso di avere il diritto di cancellare tutta la mia roba da NPM.” Koçulu, quindi, procede a ritirare tutti i suoi pacchetti da NPM eliminando dei mattoni fondamentali per migliaia e migliaia di software in tutto il mondo. Poche ore dopo il ritiro, la comunità globale di utenti e sviluppatori web si rende conto delle proporzioni del problema. Meno di 24 ore dopo lo scambio di email tra Koçulu, Kik ed NPM e il conseguente ritiro dei pacchetti, NPM è costretta ad esporsi pubblicamente annunciando [l’annullamento della cancellazione](https://twitter.com/seldo/status/712414588281552900?ref=stellakamikaze.org) di left-pad, per tutelare gli interessi collettivi della comunità di NPM. Il problema politico è evidente: l’infrastruttura digitale contemporanea si fonda (anche) sul lavoro svolto e distribuito gratuitamente dagli sviluppatori open-source. Un lavoro volontario in nome di una filosofia condivisa dalla comunità open source. “Il fondamentale atto di amicizia tra i programmatori è la condivisione dei programmi,” [scriveva](http://www.gnu.org/gnu/manifesto.en.html?ref=stellakamikaze.org) nel 1985 Richard Stallman nel manifesto GNU, un progetto nato nel 1984 per progettare un sistema operativo completo utilizzando esclusivamente software libero (in gran parte sovrapponibile al mondo dell’open source, [ma non del tutto](https://en.wikipedia.org/wiki/Free%5Fsoftware?ref=stellakamikaze.org#/media/File:Categories%5Fof%5Ffree%5Fand%5Fnonfree%5Fsoftware.svg)). I prodotti di questo lavoro, come *left-pad,* sono diventati nel tempo delle componenti fondamentali del mondo della programmazione e vengono naturalmente inclusi anche in prodotti commercializzati privatamente. La domanda inevasa è quella raccontata dal caso di left-pad: come si tutelano gli interessi di questi sviluppatori e manutentori? Come si riconosce la loro importanza? Come si ricompensa il loro lavoro? ## Log4j 2021: vulnerabilità zero-day in una libreria da volontari L’approccio open source favorisce il riuso del codice e permette a più sviluppatori di analizzare e mantenere molteplici componenti software. Il problema sorge nel momento in cui l’utilizzo e il funzionamento di queste librerie viene dato per scontato, finendo per far passare in secondo piano il fatto che la manutenzione di queste librerie venga svolta da volontari. [Una ricerca di Synopsis](https://www.synopsys.com/blogs/software-security/open-source-audit-data/?ref=stellakamikaze.org) che ha analizzato 1.250 infrastrutture software nel 2019, ha rilevato nell’82% di casi la presenza di componenti open source non aggiornate da più di 4 anni. Il punto, quindi, è prevedere le conseguenze del riuso di queste librerie e organizzarne la manutenzione, anche e soprattutto quando vengono incluse in prodotti commerciali dalla grandissima distribuzione. Il caso di left-pad non è il primo e non è l’unico. A dicembre 2021, il mondo dello sviluppo è stato scosso nelle fondamenta a causa della [scoperta di una vulnerabilità zero-day critica in Apache log4j](https://www.zdnet.com/article/log4j-zero-day-flaw-what-you-need-to-know-and-how-to-protect-yourself/?ref=stellakamikaze.org), una libreria open source Java utilizzata per registrare le attività svolte da programmi informatici. Come nel caso di left-pad, log4j è utilizzata in migliaia di software ed è mantenuta da sviluppatori open-source in modo volontario. Questa vulnerabilità ha richiesto un intervento sistemico e immediato in tutto il mondo perché permetteva ad eventuali aggressori di eseguire istruzioni arbitrarie sui server affetti. Anche in questo caso, la responsabilità indiretta grava sulla mancata organizzazione di processi e condizioni chiare per la dei manutenzione di una libreria open source enormemente utilizzata. Va anche detto, tuttavia, che la natura open source di Log4j ha consentito una pronta reazione alla minaccia data da questa vulnerabilità. Infatti, ancora prima che la soluzione al problema venisse fornita dal progetto Apache, la comunità open source ha potuto sviluppare delle efficaci tecniche di mitigazione. Inoltre, l’approccio open source ha permesso di scoprire [ulteriori vulnerabilità gravi](https://unit42.paloaltonetworks.com/apache-log4j-vulnerability-cve-2021-44228/?ref=stellakamikaze.org), proprio per il fatto che tutta la comunità stava attivamente analizzando il problema. ##### Sostenere chi si prende cura del codice open Insomma il problema è evidente, sistemico e perlopiù irrisolto. Esiste un rilevante disequilibrio tra il lavoro offerto a titolo volontario da parte degli sviluppatori e i profitti generati dai software venduti che funzionano anche grazie ai pacchetti open-source. È ormai chiaro che questo problema di riconoscimento del lavoro non produca soltanto profonda insoddisfazione e risentimento (come nel caso di Koçulu) negli sviluppatori, ma ponga anche le premesse perfette per dei problemi di sicurezza critici spesso difficilmente monitorabili. Da anni, interi ecosistemi di programmazione stanno cercando di elaborare soluzioni efficaci, ma lo scioglimento definitivo di questo nodo è ancora lontano — e non è detto che possa consistere in una soluzione unica, globale e capillare. Il punto fondamentale della questione è che il codice sorgente delle piattaforme che utilizziamo tutti i giorni deve essere analizzato, monitorato e aggiornato per migliorarlo e, soprattutto, per risolvere i problemi di sicurezza. Quando è una grande azienda a dover svolgere questi compiti, i suoi programmatori possono disporre di strumenti e risorse che permettono loro di reggere il ritmo delle crescenti minacce di sicurezza. Quando, però, gli stessi compiti e responsabilità sono accentrate su singoli sviluppatori che mantengono una data libreria open source nel tempo libero, allora i rischi diventano più evidenti. ## Apache Foundation, Linux Foundation, GitHub Sponsors: i tentativi in corso È per questo motivo che è necessario sperimentare modelli, approcci e strategie per organizzare la manutenzione dell’infrastruttura open source, uno dei pilastri fondamentali degli spazi digitali contemporanei. Per esempio: la [Apache Software Foundation](https://www.apache.org/?ref=stellakamikaze.org), nata nel 1999, organizza, coordina e raccoglie fondi per quasi 50.000 programmatori che contribuiscono allo sviluppo e alla manutenzione di oltre 350 progetti open-source. In questo caso, una comunità di programmatori che ruotano attorno a una categoria specifica di programmi si raccoglie attorno ad una fondazione che si intesta la responsabilità di prendersi cura della comunità di cui è riferimento. Si tratta di un caso lodevole e virtuoso, che però non è realistico adattare per tutte le situazioni possibili relative alla manutenzione del software open-source. La Mozilla Foundation, grazie all’approccio open source adottato per lo sviluppo del suo browser Firefox, ha lentamente imposto un [nuovo paradigma di collaborazione](https://www.cnet.com/culture/mozilla-open-source-firefox-move-helped-rewrite-tech-rules-anniversary/?ref=stellakamikaze.org) anche per progetti di alto profilo. Altri giganti, come Red Hat, [hanno adottato e promuovono](https://www.redhat.com/it/about/why-we-choose-open-source?ref=stellakamikaze.org) l’approccio open source come – semplicemente – una modalità di lavoro più efficace delle altre. Ancora, dopo la scoperta di Heartbleed, un bug rinvenuto nel 2014 nelle librerie OpenSSL (utilizzate per assicurare comunicazioni sicure online) che permetteva di trafugare facilmente informazioni sensibili,[ la Linux Foundation ha inaugurato la Core Infrastructure Initiative](https://www.theregister.com/2022/01/12/open%5Fsource%5Fisnt%5Fthe%5Fproblem/?ref=stellakamikaze.org), un programma di monitoraggio e finanziamenti pensato per tutelare le librerie di codice open source essenziali per il funzionamento di internet. Il programma della Linux Foundation si è evoluto negli anni successivi nella [Open Source Security Foundation (OpenSSF)](https://openssf.org/?ref=stellakamikaze.org), nata nel 2020, per organizzare il lavoro necessario a migliorare la sicurezza dei software open source: voluta da grandi corporation come Github, Google, IBM, JPMorgan Chase, Microsoft, Intel, Okta e Uber, è uno dei primi tentativi di unire industrie diverse per prendersi cura del codice open source. Nel corso degli ultimi mesi, dopo il disastro di log4j, Google Cloud [ha annunciato](https://blog.google/technology/safety-security/shared-success-in-building-a-safer-open-source-community/?ref=stellakamikaze.org) la formazione di un team di sviluppatori dedicato proprio alla manutenzione del codice open source. Ma spesso, la comunità di sviluppo open-source si muove più velocemente della capacità di organizzarla e coordinarla. È per questo motivo che piattaforme come Github hanno creato programmi come [Github Sponsors](https://github.com/sponsors?ref=stellakamikaze.org): un sistema attraverso il quale gli utenti di Github possono donare denaro direttamente agli sviluppatori che si prendono cura dei pacchetti che la comunità di Github utilizza. Anche in questo caso l’esempio è virtuoso, ma approcci di questo tipo spesso devono fare i conti con le proporzioni disequilibrate tra utenti che vogliono e possono donare e sviluppatori bisognosi. In altri casi ancora, il lavoro di manutenzione di codice open-source viene supportato da altri programmi (come [Copilot](https://github.com/features/copilot/?ref=stellakamikaze.org), sempre di Github) che forniscono strumenti di supporto alla programmazione agli sviluppatori. ## Filippo Valsorda e il manutentore come professione Ci sono anche casi rilevanti in Italia: a maggio 2022, il programmatore italiano [Filippo Valsorda](https://filippo.io/?ref=stellakamikaze.org), dopo aver lavorato come crittografo per Cloudflare e il team Go di Google, ha [annunciato pubblicamente](https://twitter.com/FiloSottile/status/1522671407636877315?ref=stellakamikaze.org) il ritiro dai suoi incarichi full-time per dedicarsi alla [progettazione di nuovi modi per remunerare gli sviluppatori open-source](https://words.filippo.io/professional-maintainers/?ref=stellakamikaze.org) e, più in generale, per cercare di professionalizzare la figura del manutentore di codice open-source. “Il ruolo del manutentore open-source è reale e necessario, è una magnifica aberrazione ma non è una forma sostenibile di lavoro. Deve diventare una professione,” spiega Valsorda a Guerre di Rete. “Diventare una professione significa che ci devono essere dei modi per iniziare a fare quel mestiere e interagire con le grandi aziende in un modo che sia comprensibile dalle organizzazioni e dalle burocrazie con cui hai a che fare. È ora che queste forme di lavoro si rendano leggibili e che questi professionisti diano una struttura al lavoro, letteralmente mandando dei gran PDF: quello di presentazione, del preventivo, della fattura, e così possono arrivare anche a chiedere dei gran soldi.” Valsorda continua, puntualizzando i possibili rischi di questo approccio, “In molti quando faccio questo discorso mi chiedono che interesse dovrebbe avere una grande azienda a pagare un servizio che, fino ad oggi, ho ottenuto gratuitamente — in pieno stile [tragedy of the commons](https://it.wikipedia.org/wiki/Tragedia%5Fdei%5Fbeni%5Fcomuni?ref=stellakamikaze.org). Io non sono convinto che sia così: le grandi aziende non sono nel business di fare beneficenza, ma sono in quello di limitare i rischi in cui potrebbero incorrere. Se dai ad un’azienda la possibilità di contenere il rischio di dover sostituire una libreria fondamentale per la sua infrastruttura, o di continuare ad aggiornare dei pezzi di codice che richiedono costante attenzione, quell’azienda è interessata. Il software è come qualsiasi altra infrastruttura: decade, si usura, non rimane immobile nel tempo.” “Non credo che ci sia un’incompatibilità fondamentale tra il mondo corporate della programmazione e quello open-source, anzi,” prosegue Valsorda, indicando quello che ritiene essere il cuore del problema: “manca l’infrastruttura per metterli in contatto dal punto di vista professionale. I manutentori non hanno ancora sviluppato una consapevolezza professionale, come è successo per tante altre professioni — ma deve succedere: anche un ingegnere civile o un avvocato non sono nel business del ‘mandare le fatture’, ma devono imparare a farlo per poter lavorare, per rendere il loro lavoro una professione. Per fare si che ciò succeda servono strumenti, suite di gestione, piattaforme dedicate, che semplicemente non ci sono ancora. La parte interessante di questo discorso è che siamo di fronte alla nascita di una professione, e quindi ci sono da decidere le procedure e le convenzioni che la renderanno tale — io sto lavorando a questo.” Il bisogno descritto da Filippo Valsorda è evidente, tanto che oltre 2 anni fa l’hacker Marcello Salvati, conosciuto online come [byt3bl33d3r](https://twitter.com/byt3bl33d3r?ref=stellakamikaze.org), ha lanciato [Porchetta Industries](https://porchetta.industries/?ref=stellakamikaze.org), una “piattaforma centralizzata per le organizzazioni che desiderano supportare gli sviluppatori open-source.” “Facciamo da intermediari tra aziende Fortune 100, aziende di consulenza per sicurezza informatica, e i creatori di tool open-source per la sicurezza informatica,” spiega Salvati a Guerre di Rete. “Stiamo cercando di cambiare l’insostenibile ecosistema attuale. Le aziende di consulenza utilizzano questi tool open-source senza dare niente in cambio agli sviluppatori. Succede anche a me: se dai un’occhiata a [CrackMapExec](https://github.com/byt3bl33d3r/CrackMapExec?ref=stellakamikaze.org), un tool che ho sviluppato, potrai vedere come praticamente tutti i contributi arrivino da singoli utenti che non hanno nulla a che fare con le aziende. Oltre che non dare nulla in cambio in termini di codice, non lo fanno nemmeno in termini economici, anche quando sono tool che diventano standard dell’intera industria,” continua Salvati. Che spiega: “Noi lavoriamo così: gli sviluppatori si associano con noi, noi chiediamo alle grandi aziende un abbonamento — per ora sono 10 dollari al mese a seconda di quanti utenti vogliono accedere alla piattaforma. In cambio, consegniamo privatamente alle aziende degli aggiornamenti per i tool che poi rendiamo pubblici dopo 6 o 7 mesi, per contribuire alla comunità open-source. Il denaro che raccogliamo lo distribuiamo agli sviluppatori. Non si tratta però soltanto di organizzare un gruppo di sviluppatori open-source: molte piattaforme che offrono funzioni di supporto analoghe alla nostra non rilasciano una fattura o ricevuta una volta effettuata la donazione allo sviluppatore, e per questo motivo il donatore non potrà chiedere un rimborso all’azienda per cui lavora. Invece noi permettiamo a tutti i donatori di ottenere una fattura o ricevuta responsabile.” Porchetta Industries è un esempio di come è possibile iniziare a progettare delle piattaforma di organizzazione e remunerazione per gli sviluppatori open-source e recentemente hanno pubblicato [il loro primo transparency report,](https://blog.porchetta.industries/2022/01/10/2021-Transparency-Report/?ref=stellakamikaze.org) in cui è possibile consultare i numeri che hanno generato durante la loro attività. In conclusione, il “castello di carte” che descrive il rapporto di dipendenza tra le grandi piattaforme e i pacchetti di software su cui si sorreggono è simile a quello che lega le grandi aziende tecnologiche agli sviluppatori open-source esterni che mantengono questi stessi pacchetti. Si tratta di un ecosistema complesso, con migliaia di attori diversi con desideri e bisogni diversi. Progettare degli approcci per prendersi cura di chi mantiene il codice open-source, però, non è soltanto un buon proposito ma una vera e propria urgenza per l’intero mondo della sicurezza informatica. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/open-source-chi-si-prende-cura-del-codice-che-regge-il-web/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 luglio 2022.* ### Incoscienti e sfacciati: le tecniche dei teenager che violano aziende URL: https://stellakamikaze.org/incoscienti-e-sfacciati-le-tecniche-dei-teenager-che-violano-aziende/ Last updated: 2026-07-03T22:48:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 13 aprile 2022.* È il 24 marzo 2022 e siamo nel Regno Unito. La polizia di Londra **arresta 7 teenager con l’accusa di essere collegati a LAPSUS$**, un gruppo emerso apparentemente dal nulla e che nell’ultimo anno ha saputo farsi un **nome di tutto rispetto nelle cronache dei crimini informatici globali** con casi che coinvolgono aziende del calibro di [Electronic Arts](https://edition.cnn.com/2021/06/10/tech/electronic-arts-hack/index.html?ref=stellakamikaze.org), [Microsoft](https://www.microsoft.com/security/blog/2022/03/22/dev-0537-criminal-actor-targeting-organizations-for-data-exfiltration-and-destruction/?ref=stellakamikaze.org), [Vodafone](https://www.cnbc.com/2022/03/10/vodafone-investigating-hackers-claims-threatening-to-leak-source-code.html?ref=stellakamikaze.org), [Nvidia](https://www.tomshw.it/hardware/arrestati-alcuni-membri-di-lapsus-gruppo-hacker-che-ha-attaccato-nvidia-e-microsoft/?ref=stellakamikaze.org), [Samsung](https://www.punto-informatico.it/lapsus-colpisce-anche-samsung-rubati-190-gb-dati/?ref=stellakamikaze.org) e [Okta](https://www.okta.com/blog/2022/03/updated-okta-statement-on-lapsus/?ref=stellakamikaze.org) oltre che il [Ministero della Salute brasiliano](https://www.reuters.com/technology/brazils-health-ministry-website-hit-by-hacker-attack-systems-down-2021-12-10/?ref=stellakamikaze.org). Non si sa ancora molto di questo gruppo, ma c’è un elemento degno di nota: **il presunto leader di LAPSUS$ ha 16 anni** e si stima che i suoi crimini informatici gli abbiano permesso di **guadagnare oltre 14.000.000$**. Suo padre, [intervistato dalla BBC](https://www.bbc.com/news/technology-60864283?ref=stellakamikaze.org), ha dichiarato che il figlio “non ha mai parlato di hacking, ma è molto bravo con i computer e ci passa davanti un sacco di tempo. Ho sempre pensato che stesse giocando ai videogiochi.” Come si parte dal “passare un sacco di tempo davanti al computer” fino a diventare il boss di una macchina del crimine da svariati milioni di dollari? Quella di LAPSUS$ è una **storia eccezionale ma poi non così insolita**nella storia della criminalità informatica. **Il curriculum di** LAPSUS$ Le vicende di LAPSUS$ sembrano iniziare nel giugno del 2021, quando la casa di produzione di videogiochi **Electronic Arts annuncia di essere stata vittima di una violazione informatica** che ha permesso il **furto di 780 gigabyte di dati interni** all’azienda, tra cui il codice sorgente di Frostbite, il motore di gioco utilizzato per sviluppare titoli del calibro di FIFA, Madden e Battlefield. Non c’è nulla di strano in una notizia del genere. I retroscena, però, rendono LAPSUS$ un esempio da manuale quando si parla di **protagonisti molto giovani che si ritrovano ad avere a che fare con crimini informatici più complessi** del previsto. Il giornalista Joseph Cox, [su VICE](https://www.vice.com/en/article/3abedn/who-is-lapsus-hacking-gang?ref=stellakamikaze.org), racconta di una conversazione avuta con un rappresentante del gruppo dopo la violazione dei sistemi di Electronic Arts: “gli hacker volevano **monetizzare i dati ottenuti**ricattando Electronic Arts. Ma **non avevano idea di come fare**,” spiega Cox. I membri di LAPSUS$, infatti, **hanno chiesto al giornalista di fare da tramite**tra loro ed Electronic Arts, fino ad arrivare al punto in cui è stata l’azienda stessa a chiedere al giornalista di metterla in contatto con il gruppo per negoziare. Cox, scrive nell’articolo, **ha rifiutato entrambe le richieste**. Quello di Electronic Arts è il primo di una serie di casi quantomeno curiosi. Nel febbraio del 2022, la produttrice di processori grafici Nvidia ha subito una pesante violazione che ha esposto, tra le altre cose, le **informazioni personali di oltre 71.000 dipendenti passati e presenti dell’azienda**. I colpevoli? LAPSUS$. [La loro richiesta?](https://www.theverge.com/2022/3/4/22962217/nvidia-hack-lapsus-have-i-been-pwned-email-breach-password?ref=stellakamikaze.org) **Rendere open-source i driver delle loro schede grafiche e rimuovere il blocco anti-criptovalute**, pensato per limitare le potenzialità per il mining di Ethereum – il processo con cui generare nuova criptovaluta, in questo caso dalla piattaforma blockchain Ethereum – da tutte le schede grafiche dalla loro serie *30*. Oltre a ciò, LAPSUS$ aveva dichiarato pubblicamente che avrebbe venduto un bypass per questo blocco a 1.000.000$. Nel maggio del 2021, infatti, Nvidia aveva [annunciato](https://www.pcmag.com/news/nvidia-expands-mining-limiter-to-rtx-3060-ti-3070-3080-graphics-cards?ref=stellakamikaze.org) **l’estensione del dimezzamento dell’hash rate** di alcune schede grafiche di alta fascia particolarmente appetibili per individui ed organizzazioni impegnati nel mining di criptovalute: **l’hash rate, infatti, è uno dei principali valori che descrivono la velocità attraverso la quale una singola scheda grafica può “estrarre” una data criptovaluta**. Dimezzare questo valore significa, per Nvidia, scoraggiare il mondo delle criptovalute dall’acquistare determinati prodotti pensati per altri scopi, come per esempio il gaming. **Come lavora LAPSUS$** Qualche settimana fa **raccontavamo la storia di Conti Group**, un’organizzazione dedita allo sviluppo e alla diffusione di ransomware, per la quale, dopo un importante leak di informazioni interne, **è stato possibile descrivere la struttura organizzativa**: complessa e gerarchica, **simile a quella di un’azienda**. Ma la storia della criminalità informatica è popolata anche di casi molto diversi da quello di Conti Group. LAPSUS$, per esempio, si organizza in modo molto più snello e **comunica con il pubblico attraverso due canali Telegram**: uno dove il gruppo pubblica le proprie comunicazioni, un altro dove è possibile conversare con altri utenti interessati agli sviluppi delle azioni di LAPSUS$. Anche i giornalisti possono accedere a quest’ultimo gruppo e fare, per esempio, qualche domanda. Come riportato da **Raphael Satter**, giornalista di Reuters, l’accoglienza però è quantomeno bizzarra: a un messaggio di presentazione pubblicato dal giornalista, l’utente *rave1337* [ha risposto](https://twitter.com/sierra9920/status/1506139342070185986/photo/1?ref=stellakamikaze.org) domandando “**quanto è grande il tuo pene\[?\]**”, un altro utente chiamato *Pentagon*, invece, ha risposto affermando “mi piacciono gli uomini”. Ancora, come riportato **dall’analisi del ricercatore Brian Krebs**, durante un tentativo di violazione da parte di LAPSUS$ nei confronti di Microsoft, l’azienda è riuscita a **interrompere l’attacco prima che venisse portato a termine** anche perché lo stesso gruppo **aveva dichiarato pubblicamente l’inizio dell’operazione**. Poco dopo, LAPSUS$ ha confermato l’interruzione della violazione: “l’accesso si è interrotto mentre dormivo — sarebbe stato un dump completo, **ma eravamo tutti stanchi**.” Il burnout esiste anche nelle organizzazioni ben più serie e strutturate – come abbiamo raccontato di Conti Group – ma qui si poteva già intuire un approccio meno professionale. È proprio dalla [parziale violazione dei sistemi](https://techcrunch.com/2022/03/23/microsoft-lapsus-hack-source-code/?ref=stellakamikaze.org) Microsoft, e dalla successiva indagine dell’azienda, che emergono alcune delle **caratteristiche più rilevanti dell’organizzazione**. In un’analisi [pubblicata](https://www.microsoft.com/security/blog/2022/03/22/dev-0537-criminal-actor-targeting-organizations-for-data-exfiltration-and-destruction/?ref=stellakamikaze.org) dalla multinazionale tech, vengono descritte le tecniche di attacco di LAPSUS$ e come spesso la gang riesca ad accedere ai sistemi delle organizzazioni target grazie a dei “**dipendenti** (o dipendenti di fornitori) **complici**”, evidenziando la capacità di LAPSUS$ di impiegare **tecniche di ingegneria sociale** (basate quindi sull’inganno e la manipolazione), ancora prima che di hacking, per infiltrarsi nei propri bersagli. Microsoft sottolinea poi sul proprio blog l’importanza delle tecniche di ingegneria sociale per organizzazioni come LAPSUS$: “DEV-0537 \[la sigla con cui Microsoft ha identificato LAPSUS$\] ha pubblicizzato di voler acquistare le credenziali di accesso ai loro bersagli così da invogliare i dipendenti o i fornitori a prendere parte alla loro operazione. In cambio di un pagamento, il complice doveva fornire le proprie credenziali e approvare la conferma di autenticazione multi-fattore, oppure installare applicazioni come AnyDesk o altri software di controllo remoto, su un computer aziendale, così da permettere agli attaccanti di prendere il controllo di un sistema fornito di autenticazione. Questa tattica è solo uno dei modi in cui DEV-0537 si è avvantaggiato degli accessi e delle relazioni imprenditoriali che le organizzazioni bersaglio hanno con i propri fornitori e la loro catena di fornitura.” Nel corso degli ultimi anni **l’utilizzo di questo tipo di tecniche è aumentato esponenzialmente**. Nel tempo, si sono create [vere e proprie community online](https://www.wired.com/story/oguser-instagram-twitter-tiktok-takedown/?ref=stellakamikaze.org) dedicate all’utilizzo di tecniche di ingegneria sociale per ottenere accesso a determinati account di grande valore sui social media (ad esempio nomi utente particolarmente ricercati su Instagram, Twitter, TikTok o nel mondo del gaming) e poi alla compravendita di queste credenziali ad altri interessati a sfruttarle. Sono nati anche forum, come OGUsers, dedicati alla compravendita di profili rubati. In questi luoghi alcune delle tecniche più utilizzate sono il phishing telefonico e il SIM swapping, una truffa in cui ci si fa riassegnare il numero telefonico di un’altra persona, usati per trafugare account Instagram ma anche account di criptovalute. Il social engineering (o ingegneria sociale) in ambito informatico si riferisce a un insieme di tecniche basate sull’interazione umana, in genere su inganno e manipolazione, per eseguire attività malevole, come ottenere credenziali di accesso o agevolare l’infezione di un dispositivo o convincere qualcuno a fare qualcosa che non dovrebbe fare (ad esempio girare dei soldi su un conto in mano agli attaccanti). Tra le tecniche più note ci sono il phishing o la cosiddetta frode del Ceo. Ma le azioni possono assumere forme anche molto elaborate, in cui ad esempio l’attaccante può fingere di essere l’assistenza tecnica, e in quanto tale farsi dare l’accesso a un dispositivo. Oppure può ottenere il controllo di un account manipolando non il proprietario dello stesso ma un dipendente del suo operatore telefonico in modo da farsi riassegnare il numero di telefono della vittima (SIM swapping) per poi controllarne gli SMS con cui autenticarsi nei suoi account. Tra le [raccomandazioni](https://www.microsoft.com/security/blog/2022/03/22/dev-0537-criminal-actor-targeting-organizations-for-data-exfiltration-and-destruction/?ref=stellakamikaze.org) del report di Microsoft su LAPSUS$ c’è proprio quella di non usare gli SMS come fattore di autenticazione per ridurre il rischio derivante da SIM swapping. Le tecniche di ingegneria sociale In un’analisi pubblicata dall’agenzia di cyber-intelligence [Flashpoint](https://www.flashpoint-intel.com/?ref=stellakamikaze.org), viene evidenziato come LAPSUS$ non comunichi pubblicamente mediante dei siti sulla clearnet (la rete in chiaro, quella che usiamo normalmente per navigare) o sulla darknet (le reti, cui si accede con specifici software, che permettono un maggiore anonimato) come accade normalmente. Invece, utilizza esclusivamente Telegram e le email. Ancora, nell’analisi pubblicata da Microsoft si legge di come LAPSUS$ sia nota per prendere di mira in particolare **le caselle email dei dipendenti delle aziende che vuole colpire**. A volte, le operazioni partivano proprio dal **compromettere prima di tutto i dati di un dipendente per ottenere ulteriori informazioni** e credenziali per infiltrarsi nell’organizzazione, “spesso colpendo anche le email personali, perché i dipendenti le utilizzano come elemento di autenticazione a due fattori per i loro account lavorativi.” In altri casi [riportati](https://www.microsoft.com/security/blog/2022/03/22/dev-0537-criminal-actor-targeting-organizations-for-data-exfiltration-and-destruction/?ref=stellakamikaze.org) da Microsoft, sembra che LAPSUS$ agisse **chiamando il servizio di supporto dell’azienda** e tentasse di convincere gli operatori a resettare le credenziali di un dato account. Le intrusioni effettuate ai danni dei singoli dipendenti permettevano a LAPSUS$ di **raccogliere informazioni personali circa il lavoratore**, fondamentali poi per risultare credibili al servizio di supporto. L’organizzazione, che secondo alcuni osservatori avrebbe membri anche in America Latina e Portogallo, “**aveva a disposizione dei madrelingua inglesi** per parlare con il servizio di supporto e migliorare le loro capacità di ingegneria sociale.” LAPSUS$ *s*i serviva anche di **tecniche di SIM swapping** che consistevano nel convincere o nel corrompere un dipendente di un’azienda telefonica a trasferire un determinato numero di telefono (quello della vittima) sul proprio dispositivo, così da poter intercettare gli SMS utilizzati dai sistemi di sicurezza per resettare password e utilizzare l’autenticazione a 2 fattori. In generale, LAPSUS$ effettuava i propri attacchi in **modo molto più rumoroso del solito**: ne parlava pubblicamente online, lasciava tracce, rovistava nelle informazioni delle persone collegate al bersaglio per recuperare informazioni chiave e pubblicizzava la ricerca di complici da compensare all’interno delle organizzazioni. **Non si impegnava per passare inosservata.** La nota forse più clamorosa arriva ancora dall’analisi di Microsoft, che racconta di come alcuni membri di LAPSUS$ **si spingessero così in là da unirsi alle discussioni sui forum interni delle vittime e si intrufolassero nelle chiamate Slack e Microsoft Teams dei team di sicurezza informatica delle aziende**, per origliare le loro conversazioni. Quando l’attaccante è un teenager Quella di LAPSUS$ non è l’unica storia che **unisce intrusioni informatiche o attività cybercriminali a protagonisti estremamente giovani**. A volte motivati da soldi, altre volte da intenti politici, altre ancora solo dal fatto di poterlo fare. Nel 2020, l’americano Graham Ivan Clark [viene individuato](https://www.tampabay.com/news/crime/2021/03/16/tampa-twitter-hacker-agrees-to-three-years-in-prison-in-plea-deal/?ref=stellakamikaze.org) come autore di un attacco di social engineering che nel luglio dello stesso anno gli aveva permesso di diffondere attraverso gli account Twitter di persone famosissime come Barack Obama, Joe Biden, Elon Musk e Jeff Bezos un falso annuncio che gli ha permesso di rubare l’equivalente di 120.000$ in bitcoin. Clark, al tempo, aveva 17 anni ed è stato condannato a 3 anni in prigione. Aveva [iniziato](https://www.nytimes.com/2020/08/02/technology/florida-teenager-twitter-hack.html?ref=stellakamikaze.org) con delle truffe sul videogioco per ragazzini Minecraft, per poi passare al mondo delle criptovalute. Tra il 2015 e il 2016, l’inglese Kane Gamble (e il suo team Crackas With Attitude) ha sfruttato – motivato da un’agenda pro-Palestina – tecniche di ingegneria sociale simili per fingersi John Brennan, l’allora direttore della CIA, e convincere degli operatori di Verizon a consegnargli l’accesso al computer di Brennan, da cui avrebbe poi estratto informazioni relative a delle operazioni in Afghanistan. I Crackas With Attitude, che impiegavano le stesse tecniche su vittime di alto profilo per infastidirle e ricattarle, erano stati fondati da Gamble quando, come riportato da [The Telegraph](https://www.telegraph.co.uk/news/2018/01/19/british-15-year-old-gained-access-intelligence-operations-afghanistan/?ref=stellakamikaze.org), “ho cominciato ad essere sempre più frustrato e infastidito da quanto corrotto e spietato fosse il governo americano, quindi ho deciso di fare qualcosa.” Gamble, al tempo degli attacchi, aveva 15 anni ed è stato condannato a 2 anni in prigione. Nel 2015, il gallese Daniel Kelley [ha violato](https://www.bbc.com/news/uk-wales-48587207?ref=stellakamikaze.org) i sistemi del provider telefonico irlandese TalkTalk e sottratto i dati personali di 4 milioni di abbonati causando danni – anche grazie al contributo di altri – per oltre 77 milioni di dollari. Kelley aveva compiuto l’attacco all’età di 15 anni e nel 2016 è stato condannato a 4 anni di prigione. Nel 2010, l’olandese Edwin Robbe [ha inaugurato](https://www.theguardian.com/technology/2021/oct/14/leave-no-trace-how-a-teenage-hacker-lost-himself-online?ref=stellakamikaze.org) una serie di attacchi DDoS (che consistono nel mandare offline un sito o un servizio sovraccaricandolo di richieste) al provider telefonico KPN finendo per causare danni cumulativi oltre i 3.000.000$ di dollari. Robbe, al tempo, aveva 17 anni ed è stato condannato a circa oltre 240 giorni di detenzione. L’inglese Ryan Cleary, 19 anni, [è stato accusato](https://www.theguardian.com/technology/2011/jun/21/hunt-hackers-us-government-essex-teenager?ref=stellakamikaze.org) di essere parte del noto gruppo di hacking LulzSec, autore nel 2011 di numerose violazioni a importanti aziende, anche se la natura degli attacchi era di natura più politica che economica. Ma si può risalire a più indietro. Negli anni 2000, in Canada, un ragazzo di nome Michael Calce, ma più noto con lo pseudonimo Mafiaboy, [manda offline](https://www.nytimes.com/2000/04/20/business/canada-arrests-15-year-old-in-web-attack.html?ref=stellakamikaze.org) numerosi siti di e-commerce e viene successivamente arrestato all’età di 15 anni. Se casi come quello di Conti Group ci dimostrano quanta organizzazione sia necessaria per compiere crimini strutturati, le vicende di LAPSUS$ e di tutti i ragazzi citati sottolineano in modo drammatico la scala dei danni che è possibile infliggere grazie alla capacità, determinazione e creatività di persone anche molto giovani, dimostrando come non sempre siano necessarie tecniche sofisticate per compromettere un’organizzazione. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/incoscienti-e-sfacciati-le-tecniche-dei-teenager-che-violano-aziende/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 aprile 2022.* ### Startup malware: come lavorano le gang cybercriminali URL: https://stellakamikaze.org/startup-malware-come-lavorano-le-gang-cybercriminali/ Last updated: 2026-07-03T22:48:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Guerre di Rete il 22 marzo 2022.* Noi umani soffriamo di un vizio piuttosto fastidioso: tendiamo a complicare le cose semplici, e semplificare quelle complesse. Ad esempio, tendiamo a pensare che i **crimini informatici**, anche quelli più riusciti, siano **responsabilità sempre di pochi, ben celati individui**, in grado di svolgere queste operazioni in totale autonomia. Questo stereotipo, in alcuni casi e contesti non del tutto privo di fondamento, è stato rinforzato da decenni interi di [narrazioni estetiche](https://mashable.com/article/horrible-hacker-stock-photos?ref=stellakamikaze.org) distorte relative a questo mondo. Infatti, sebbene le **immagini stock**usate da mezzo mondo lo suggeriscano, **i cybercriminali tendenzialmente non lavorano** **al buio,** **incappucciati e mascherati,** [. Anzi, quello cui assistiamo ormai da anni è una crescente organizzazione di gruppi criminali, con una specializzazione di ruoli e con modalità di lavoro molto simili a quelle di un’azienda del settore IT. Inclusi premi, sistemi di reclutamento, Ceo carismatici, team building, e insoddisfazioni dei dipendenti.](https://www.shutterstock.com/it/image-photo/hacker-front-his-computer-dark-face-381063385?ref=stellakamikaze.org) **soli e isolati dal mondoLa dichiarazione pro-Russia e il leak di rappresaglia** Nelle ultime settimane del febbraio 2022 uno squarcio dettagliato sull’organizzazione interna di questi gruppi è arrivato grazie a un **importante leak di dati interni del Conti Group**, entità che dal 2020 sferra attacchi informatici mediante la **diffusione di ransomware**, ovvero **malware (software malevoli) che bloccano – con la cifratura – l’accesso ai dati presenti sul dispositivo infettato**. Per recuperare l’accesso a questi file, l’attaccante richiede un riscatto alla vittima, da pagare perlopiù mediante criptovalute. Al *Conti Group*, i cui membri sono ormai [considerati](https://www.wired.com/story/conti-ransomware-russia/?ref=stellakamikaze.org)generalmente riconducibili alla Russia, sono attribuiti moltissimi attacchi ransomware — anche **importanti organizzazioni italiane come** *San Carlo* **o istituzioni come il** [ne sarebbero state vittima. Non solo, il](https://www.lastampa.it/torino/2021/11/16/news/gli%5Fhacker%5Frussi%5Fsulla%5Fcitta%5Fspenti%5F7%5F500%5Fcomputer%5Fl%5Fanagrafe%5Fsi%5Fferma%5Fun%5Fgiorno-413518/?ref=stellakamikaze.org) *Comune di TorinoConti Group*è anche l’autore di [compiuto nel maggio 2021, che si è esteso fino a bersagli americani come](https://www.wsj.com/articles/irish-healthcare-service-shuts-down-it-systems-after-ransomware-attack-11620998875?ref=stellakamikaze.org) **un vasto attacco all’infrastruttura sanitaria irlandese**[ospedali e i call center del 911](https://www.engadget.com/conti-ransomware-gang-targeted-us-healthcare-184247971.html?ref=stellakamikaze.org). Il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l’inizio dell’**invasione russa in Ucraina**, il *Conti Group* ha annunciato in un post sul proprio blog che “se qualcuno deciderà di organizzare un cyber-attacco o qualunque attività bellica contro la Russia, **utilizzeremo tutte le risorse a nostra disposizione per contrattaccare** e colpire le infrastrutture critiche del nemico”. Due giorni dopo, il 27 febbraio, un account Twitter chiamato ‘[ContiLeaks](https://twitter.com/contileaks?ref=stellakamikaze.org)’, apparentemente aperto da un **ricercatore ucrainoche si occupa di sicurezza informatica**, ha però iniziato a pubblicare grandi quantità di dati e chat interne al *Conti Group,*rivendicando il leak come azione di rappresaglia alla dichiarazione di pochi giorni prima. La descrizione dell’account Twitter ‘ *ContiLeaks*’ è laconica: “fuck ru gov”. (In pratica un insulto verso il governo russo). Oltre alle chat, il ricercatore ha diffuso anche il codice sorgente di un vecchio ransomware Conti, e successivamente, il 20 marzo, anche il codice di una [versione](https://www.bleepingcomputer.com/news/security/more-conti-ransomware-source-code-leaked-on-twitter-out-of-revenge/?ref=stellakamikaze.org)molto più recente. Il leak contiene **log estesi delle chat interne** *Rocket* **e** *Jabber* **del Conti Group**, una [miniera d’oro](https://krebsonsecurity.com/2022/03/conti-ransomware-group-diaries-part-i-evasion/?ref=stellakamikaze.org)per le ricercatrici e i ricercatori di tutto il mondo che si sono cimentati nell’analisi e nella traduzione dei messaggi dal russo. I risultati delle analisi restituiscono un **ritratto approfondito e inedito del funzionamento di un’organizzazione criminale come il** **la quale, di fatto, si fonda su una struttura e su dei meccanismi in tutto e per tutto aziendali per sostenere l’infrastruttura necessaria a sviluppare e diffondere malware a scopo di lucro.** *Conti Group* **Come funziona “l’azienda” Conti Group** Le chat interne di *Conti Group* descrivono **un’organizzazione di tipo aziendale organizzata attraverso una gerarchia verticale** ma capace di approcciare la comunicazione interna in modo orizzontale e flessibile, favorendo la **comunicazione diretta tra membri a livelli diversi** della gerarchia. Questa rete di comunicazioni, [analizzata nel dettaglio da Check Point Research](https://research.checkpoint.com/2022/leaks-of-conti-ransomware-group-paint-picture-of-a-surprisingly-normal-tech-start-up-sort-of/?ref=stellakamikaze.org), è intricata e complessa e sottolinea una tendenza all’inter-dipendenza tra i vari membri dell’organizzazione. È, però, la gerarchia interna di *Conti Group* a stupire per la sua tradizionale complessità aziendale. Come dettagliato dall’analisi pubblicata dalla società di sicurezza [BreachQuest](https://www.breachquest.com/conti-leaks-insight-into-a-ransomware-unicorn/?ref=stellakamikaze.org), i log delle chat interne delineano il ruolo di ‘**Stern**’, le cui relazioni con il resto del team e tono dei messaggi lo identificano come il vertice dell’organizzazione — **in un certo senso il CEO**, che nel caso di *Conti Group* si occupa di effettuare i **pagamenti degli stipendi**, **tratteggiare la visione a lungo termine** e **impostare gli obiettivi strategici**. Un altro importante ruolo descritto dai log è quello di ‘**Salamandra**’, il membro di *Conti Group* addetto alla **gestione delle risorse umane**: si occupa di negoziare lo stipendio dei nuovi collaboratori e, sopratutto, gestisce il **processo di headhunting** necessario a nutrire il *Conti Group* di nuove competenze e collaboratori in grado di interagire con il resto dell’ecosistema dell’organizzazione. Il solo fatto che nel *Conti Group* questo ruolo sia chiaramente definito e assegnato è un **salto di livello importante per organizzazioni di questo tipo**. Ancora, un ulteriore segnale di “maturità organizzativa” arriva dalla necessità di *Conti Group* di assegnare uno specifico ruolo per la pianificazione e l’esecuzione non soltanto delle **comunicazioni pubbliche**, ma anche delle **negoziazioni delle estorsioni con le vittime degli attacchi** e la **consegna delle chiavi di decrittazione alle organizzazioni colpite** dopo il pagamento dei riscatti. Nell’organigramma di *Conti Group*, questo ruolo è ricoperto da un membro conosciuto come ‘**Bio**’. Ma la struttura organizzativa di *Conti Group* si sviluppa ancora più in profondità. ‘**Revers**’, stando ai log delle chat, è il membro del gruppo che **si deve assicurare delle competenze tecniche a disposizione di ogni membro** — segue i **colloqui tecnici con i nuovi collaboratori**, supporta il **processo di onboarding** (la procedura di inserimento del “neoassunto”) ed è il punto di riferimento per la distribuzione degli strumenti necessari a svolgere le operazioni. Invece ‘**Bentley**’ è il **sistemista** di *Conti Group*: si occupa della **manutenzione dell’infrastruttura** **tecnica** necessaria all’organizzazione per svolgere le proprie operazioni e si assicura che ogni team di lavoro paghi (e abbia il denaro per poterlo fare) gli strumenti tecnici di cui dispongono. La capacità di adattamento di un’organizzazione si vede anche e soprattutto dalla sua capacità di **formare nuovi collaboratori** e integrarli facilmente nei flussi di lavoro preesistenti: ‘**Twin**’ è il membro di *Conti Group* responsabile di **formare i nuovi arrivati** e fornire loro tutte le **conoscenze necessarie a svolgere le operazioni** e, soprattutto, è incaricato di **preparare i membri dell’organizzazione ai diversi scenari in cui si potrebbero imbattere**. **La professionalizzazione del cybercrimine** La struttura organizzativa del *Conti Group* permette all’organizzazione di poter disegnare dei processi di reclutamento, esecuzione delle operazioni e gestione dei rapporti con le vittime decisamente professionali. La ricerca di nuovi collaboratori viene effettuata mediante [servizi di headhunting esterni](https://hh.ru/?ref=stellakamikaze.org), i quali, insieme alle risorse umane di *Conti Group*, **traghettano i candidati all’interno dei colloqui di assunzione mantenendosi vaghi**(stiamo pur sempre parlando di crimini informatici) sui dettagli circa il lavoro da svolgere. Ma non solo, in alcuni messaggi riconducibili a ‘Stern’, il CEO, viene sottolineata non solo l’importanza del passaparola tra candidati per trovare nuovi collaboratori, ma si parla addirittura di un **programma di affiliazione**che assicurerebbe bonus ai nuovi collaboratori in grado di attrarne altri. In un altro caso, **un candidato si è infiltrato all’interno della chat Jabber** di *Conti Group* sfruttando una vulnerabilità per inviare un messaggio direttamente a ‘Stern’, il CEO, sottolineando come il suo hack **non possa che essere un fattore positivo** nella valutazione della candidatura. E in effetti il CEO apprezza. Proprio come potrebbe accadere in alcune delle più affermate aziende tech. I candidati che, nonostante la vaghezza iniziale, superano i primi colloqui passano infine alla **negoziazione del compenso** e dopodiché alla **fase finale di onboarding** che li porterà ad **essere inclusi in squadre specifiche**, suddivise per operazioni da svolgere. Una volta dentro, ai collaboratori viene richiesto di “**Ascoltare, eseguire, imparare e fare domande, seguire le guide fornite e le istruzioni e completare i compiti assegnati**”. Le storie rilevanti continuano approfondendo l’esperienza dei collaboratori ormai inseriti nel lavoro quotidiano. Le chat pubblicate online indicano la presenza di **un sistema di penalità implementato da parte dei manager nei confronti dei collaboratori** per punire eventuali errori tecnici o varie forme di assenteismo. “Hai fottuto un altro server. E questa cosa ha fottuto anche me. Multa da 100 dollari,” si legge in una chat di ‘Defender’, mentre rimprovera e punisce un collaboratore per un errore tecnico. Alcune conversazioni, raccontano di una crisi interna in cui la fascia C-level di *Conti Group* **ha dovuto minacciare l’intero staff per arginare i fenomeni di assenteismo** che si stavano verificando. Le analisi delle chat effettuate da Check Point, infatti, [rivelano pressioni crescenti](https://www.wired.com/story/conti-leaks-ransomware-work-life/?ref=stellakamikaze.org) da parte dei manager nei confronti dei collaboratori. “Ci sono 100 persone qui, la metà di loro, o anche solo il 10 per cento, non fanno ciò che dovrebbero. Chiedono solo soldi, perché pensano di essere fottutamente utili,” si legge in un log di una chat di Stern (il CEO), in una conversazione con Mango, un altro manager. “Ciao a tutti,” si legge in un messaggio di ‘Frances’ [ripubblicato da Check Point](https://research.checkpoint.com/wp-content/uploads/2022/03/c14.jpg?ref=stellakamikaze.org), “Amici! Recentemente ho notato una tendenza triste tra alcuni dei nostri colleghi — si fanno vivi soltanto nei giorni in cui paghiamo gli stipendi. Per questo motivo, il vostro prossimo stipendio dipenderà dal mio buon umore e dal vostro essere online.” Dei parametri di valutazione quantomeno poco ortodossi. Oltre alle penalità, ci sono anche i vantaggi. Le chat hanno rivelato la presenza di un grande classico: **il premio dipendente del mese**, che a quanto pare viene preso piuttosto sul serio dal management di *Conti Group*, che coglie l’occasione per eseguire una **revisione delle performance** dell’intero staff, sottolineando diligentemente i punti di forza e quelli di debolezza dei vari team e addirittura **incoraggiando i collaboratori a partecipare a corsi di formazione** anche ufficiali — in un [messaggio](https://research.checkpoint.com/wp-content/uploads/2022/03/training.png?ref=stellakamikaze.org), ‘Team Lead 2’ fa riferimento al certificato di ethical hacking erogato dall’*EC-Council*, l’International Council of Electronic Commerce Consultants, e al certificato Offensive Security Certified Professional erogato da *Offensive Security*. Le chat, in definitiva, definiscono il ritratto di un’organizzazione con tutte le caratteristiche e le problematiche tipiche di un’azienda: **dal rapporto interno tra dipendenti** (a volte addirittura portato avanti utilizzando le loro reali identità), saldo a tal punto da permettere ad alcuni collaboratori di **prestare denaro ad altri** in temporanea difficoltà, fino agli **incontri dal vivo pensati per fare team building**, e infine le richieste di aumenti, le **lamentele per il rischio di burnout**, l’allarme lanciato dai collaboratori per ampliare i team. Ad esempio, [come segnalato da Wired](https://www.wired.com/story/conti-leaks-ransomware-work-life/?ref=stellakamikaze.org), un collaboratore di nome ‘Driver’ parla in alcune chat delle esagerate richieste di disponibilità online: “Per quanto mi riguarda, non sono d’accordo con l’idea che dovrei essere raggiungibile 24 ore su 24 — credo sia una strada che ci porterà direttamente al burnout.” Tutti questi aspetti e problematiche sono fondamentali nel lavoro di un’organizzazione, e negli ultimi anni sono finalmente diventati centrali anche **nel racconto del mondo della tecnologia “sopra la superficie”**, oltre che – come raccontano le chat – nel crimine informatico organizzato. Ogni dipendente Conti è inserito in una settimana lavorativa di 5 giorni, e i turni sono fatti in modo tale da avere sempre disponibile qualcuno 24/7, nel caso si debba risolvere un problema tecnico con la botnet o rispondere in una negoziazione di riscatto. Lo stipendio viene pagato o il primo o il 15 di ogni mese, sotto forma di deposito bitcoin. Molti dipendenti in media sono pagati fra i mille e i duemila dollari al mese. Tuttavia nelle chat alcuni si lamentavano dei turni che impediscono di riposare adeguatamente, o del fatto che il management ignori le loro richieste di ferie. Non manca il rischio che i dipendenti siano “rubati” dalle offerte di altri gruppi cybercriminali in competizione, come racconta [l’analisi](https://krebsonsecurity.com/2022/03/conti-ransomware-group-diaries-part-ii-the-office/?ref=stellakamikaze.org) di Brian Krebs. E poi ci sono le scenette da vita d’ufficio. Nel quadro organizzativo di Conti Group, ‘Target’ è un manager che si occupa principalmente della gestione degli uffici utilizzati dai collaboratori: i [messaggi](https://research.checkpoint.com/wp-content/uploads/2022/03/offices.png?ref=stellakamikaze.org) menzionano diversi locali sfruttati per far incontrare pentester e negoziatori, e operare come una normale azienda. Addirittura, altre conversazioni [riportano](https://research.checkpoint.com/wp-content/uploads/2022/03/door.png?ref=stellakamikaze.org) scene tipiche da vita di piccola e media azienda, come il lavoratore che non riesce a entrare, “non si apre più la porta, venite ad aiutarmi” a cui un altro collaboratore risponde “basta che gli dai un forte colpo, ma fai attenzione perché l’hanno appena verniciata.” Questa struttura, [secondo una stima ](https://www.breachquest.com/conti-leaks-insight-into-a-ransomware-unicorn/?ref=stellakamikaze.org)dell’azienda di sicurezza informatica *BreachQuest,* ha permesso a *Conti Group* di gestire nel tempo **oltre 480 collaboratori**, per un flusso di cassa relativo agli stipendi e agli strumenti operativi che ammonta a **oltre 6 milioni di dollari** soltanto tra il gennaio 2021 e il febbraio 2022. L’analisi del leak ha permesso di ricondurre a *Conti Group* **oltre 250 wallet Bitcoin**, che hanno facilitato **transazioni per oltre 50 milioni di dollari soltanto a partire dal settembre 2021**. Nel complesso, i ricavi generati da *Conti Group* **supererebbero i 2,7 miliardi di dollari**, stima BreachQuest, cifre sbalorditive anche quando associate a forme di guadagno legate ad attività criminali. Al netto del dettagliato spaccato della vita interna a *Conti Group*, è difficile pensare che gli stessi risultati sarebbero stati raggiunti senza un’organizzazione così strutturata e complessa. **Le conseguenze del leak** L’unicità di questo leak consiste anche nel fatto che, successivamente al primo round di pubblicazioni di dati, la fuoriuscita di dati è continuata permettendo di osservare e analizzare anche la reazione interna a *Conti Group* alla violazione. Il leak ha portato alla luce dei **problemi interni che si portavano avanti da alcuni mesi**: la lunga assenza di ‘Stern’, il CEO, diversi casi di mancati pagamenti ai collaboratori a una generica mancanza di direzione strategica. In ogni caso, sebbene le indicazioni fornite internamente richiedano ai collaboratori di *Conti Group* di **rendersi meno visibili per alcuni mesi**, la struttura organizzativa architettata nel tempo da *Conti Group* non rende difficile immaginarsi la possibilità di **fermare e riavviare le operazioni** quando ce ne sarà di nuovo la possibilità. Nel frattempo, questo sguardo inedito all’organizzazione interna di un gruppo di criminali informatici **ha permesso di approfondire la conoscenza di un intero mondo** ormai centrale non soltanto per il volume di denaro in grado di spostare, ma soprattutto per il **peso geopolitico che nel corso degli anni sta assumendo**, come dimostra il casus belli di questo leak. --- *Fonte:* [*Guerre di Rete*](https://www.guerredirete.it/startup-malware-come-lavorano-le-gang-cybercriminali/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 marzo 2022.* ### Come sincronizzare e clonare Google Calendar appartenenti a persone e indirizzi diversi URL: https://stellakamikaze.org/sincronizzare-google-calendar-account-diversi/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Nella partita per le piattaforme/software per gestire un calendario condiviso, purtroppo o per fortuna ha vinto **Google Calendar**: integrato in Gmail, facilmente utilizzabile su praticamente qualsiasi piattaforma — nonostante qualche acciacco svolge bene il suo lavoro. A volte, però, ha **qualche difficoltà quando si tratta di condividere con altre persone le informazioni che un calendario ospita**. Ho trovato un modo per **risolvere, in parte, que**sto problema. Visto che da quando ho aperto la mia azienda, *[Ufficio Furore](https://ufficiofurore.com/?ref=stellakamikaze.org)*, passo metà del mio tempo a cercare di far funzionare cose che nell’anno domini 2022 dovrebbero farlo da sole, voglio condividere questa toppa. ## **IL CONTESTO** *Ufficio Furore*, la mia azienda, possiede e gestisce uno spazio su Google Workspace che include diversi indirizzi email (per esempio, [federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com), [ciao@ufficiofurore.com](mailto:ciao@ufficiofurore.com), [elena@ufficiofurore.com](mailto:elena@ufficiofurore.com)). A ognuno di questi indirizzi è associato un Google Calendar (e i suoi eventuali sotto-calendari) e, loggando su Google Calendar con il mio indirizzo email aziendale ([federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com)) mi è possibile **vedere a colpo d’occhio gli impegni associati agli agli indirizzi aziendali**. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2022/03/Schermata-2022-03-18-alle-15.11.32.png) Inserendo in questo box il nome di un’altra persona è possibile visualizzare gli impegni associati a quel calendario. ## **IL PROBLEMA** Io e i miei soci, però, gestiamo alcuni lavori di *Ufficio Furore* e di altri lavori non legati all’azienda anche attraverso altri indirizzi email (per esempio, federico@altrolavoro.com). Per questo motivo, molti degli impegni che ci tengono occupati e non raggiungibili non sono automaticamente riportati nei nostri indirizzi aziendali di Ufficio Furore. Questo problema **rende difficile organizzare rapidamente riunioni e incontri**, perché le disponibilità di noi 3 soci non sono verificabili a partire da un singolo calendario su Google Calendar. ## **LA SOLUZIONE TOPPA** Dopo aver cercato a lungo, ho trovato un modo abbastanza semplice per risolvere il problema. Serve utilizzare *[Zapier](https://zapier.com/?ref=stellakamikaze.org)*, una piattaforma pensata per automatizzare compiti semplici su internet, **con il suo piano gratuito che permette di usufruire di 100 azioni mensili, ovvero nel nostro caso permette di sincronizzare automaticamente 100 eventi di calendario al mese.** Ora andremo per step: 1. Prima di tutto, apri l’account *Google Calendar* in cui vuoi far confluire tutti i tuoi impegni (nel mio caso è [federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com)); 2. In basso a sinistra, alla voce ‘Altri calendari’, clicca sul ‘+’ e crea un sotto-calendario per ogni altro calendario che vuoi sincronizzare (nel mio caso, ho creato un sotto-calendario chiamato ‘Personale’ perché voglio sincronizzare gli impegni relativi al calendario legato alla mia email personale); 3. Ora apri il sito web di *Zapier* e registrati con *Google* utilizzando l’account in cui vuoi far confluire tutti gli impegni (nel mio caso, ho fatto login con [federico@ufficiofurore.com](mailto:federico@ufficiofurore.com)); 4. Per primissima cosa, sul sito di *Zapier*, clicca in alto a destra sull’icona del tuo account, poi su ‘Settings’ e, in basso, imposta correttamente il tuo fuso orario; 5. Apri [questo Zap](https://zapier.com/shared/20d7211355ea6c0ef7f330a0bc5b235302378b1a?ref=stellakamikaze.org) e clicca su ‘Try this Zap’; 6. Ora impostiamo il tutto (fatto questo, il resto sarà automatico): prima di tutto scegli l’account da cui vuoi attingere le informazioni; 7. Seleziona il calendario di quell’account che vuoi sincronizzare; 8. Clicca su ‘Test trigger’ – dovrebbe funzionare, qualora non lo facesse crea un evento sul calendario che hai indicato e riprova; 9. Dopodiché, passa alla fase 2 impostando come trigger ‘Create detailed event’; 10. Scegli l’account su cui vuoi far convogliare le informazioni; 11. Seleziona il calendario dedicato che hai creato prima; 12. Tutte le altre impostazioni (*Summary*, *Begin Date* ed *End Date* sono quelle che ci interessano) dovrebbero già essere impostate – modifica il ‘Color’ a piacere; 13. Dopodiché clicca su *Test & Review* e verifica il corretto funzionamento — se tutto funziona, clicca su ‘Turn on Zap’; 14. Fine! Chiudi Zapier e dimenticatelo (per ora). ## **RICORDA LA PRIVACY** Questo meccanismo permette di copiare automaticamente appuntamenti da un calendario ad un altro: usalo con calendari che non contengono informazioni sensibili e condividi i tuoi appuntamenti con persone fidate – i calendari li usiamo tutti i giorni e spesso lo facciamo con leggerezza, se temi di condividere informazioni sensibili per sbaglio con persone non fidate, non usare questo meccanismo. ### Cosa è successo a Profondo, il laboratorio di cheFare per Hydro, a Biella URL: https://stellakamikaze.org/cosa-e-successo-a-profondo-il-laboratorio-di-chefare-per-hydro-a-biella/ Last updated: 2026-07-03T22:48:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 27 dicembre 2021.* **Arrivare a Biella significa entrare nel regno del torrente Cervo.** Il paesaggio è dominato da un corso d’acqua che, per definizione, cambia periodicamente e drasticamente la propria portata, alternando momenti di apparente secca a piene furiose, quasi (sempre di più) indomabili. Attorno a questa altalena si è sviluppata una città che ha costruito la propria infrastruttura economica attingendo alle risorse e alla potenza del Cervo, dalla quale (negli ultimi anni) è emersa anche una rete socio-culturale che ha saputo riunire la popolazione locale e quella limitrofa. **Hydro** è un [, è parte fondamentale di questa rete e, nell’ottobre del 2020, è stato](https://che-fare.com/cosa-sono-nuovi-centri-culturali/?ref=stellakamikaze.org) **nuovo centro culturale**[completamente inghiottito](https://primabiella.it/cronaca/hydro-non-ce-piu-se-le-portato-via-lacqua-del-cervo/?ref=stellakamikaze.org) da una piena del torrente Cervo. Il mandato di Fluviale era proprio ripartire nei pressi dell’acqua per raccontare un paesaggio, naturale e culturale, in trasformazione, promuovendo la raccolta fondi che ha contribuito alla ricostruzione di Hydro.L’evento è stato traumatico, inaspettato e sintomo di un rapporto, quello tra la città di Biella e il torrente, in crescente degenerazione. Lo stesso rapporto, quello **tra umani e natura**, che è protagonista dei più importanti dibattiti istituzionali e civili attualmente in corso. Il **cambiamento climatico antropogenico** è al centro dell’attenzione globale in quanto più grande e urgente minaccia alla sopravvivenza della nostra specie nella storia, e racconta non soltanto di un clima, quello terrestre, che sta cambiando, ma evidenzia soprattutto tutta la cura che non abbiamo conferito alla Terra. Il pianeta, di conseguenza, sta suonando un allarme chiaro e forte, rispondendo alle pressioni esercitate dagli umani con eventi anomali, violenti e fuori dalla nostra capacità di gestirli. Esattamente come la piena che ha spazzato via Hydro. Dopo la piena, Hydro (che arriva dal fiume come indica il suo nome) e la sua comunità si sono presi del tempo per elaborare l’accaduto, pianificare il futuro e raccogliere le forze. La stagione Fluviale Nell’estate del 2021, Hydro ha inaugurato [, la prima rassegna culturale curata dal nuovo centro culturale dopo la piena che ha abitato gli spazi circostanti a Cittàdellarte - Fondazione Pistoletto e la valle del Cervo. Il mandato di Fluviale era proprio](https://www.facebook.com/events/1961757817315208/) **Fluvialeripartire nei pressi dell’acqua** per raccontare un paesaggio, naturale e culturale, in trasformazione, promuovendo la raccolta fondi che ha contribuito alla ricostruzione di Hydro. *che* Fare ha curato per Hydro una delle tappe di Fluviale con **Profondo**, **un laboratorio per riportare al presente le parole del futuro.** Un piccolo percorso di **incontri**, **discussioni** e **workshop** pensato per fornire strumenti e spazio necessario a riflettere sulle parole, l’elemento da cui Hydro (come tutte e tutti noi) è ripartito per immaginare il suo futuro. Ogni progettazione, infatti, ancora prima che essere composta da tabelle di azioni e cronoprogramma, **consiste di parole che ne descrivono le prospettive, le ambizioni e gli obiettivi**. La scelta di queste parole non soltanto definisce la forma e la sostanza di ciò che si progetta, ma traccia chiaramente gli spazi di partecipazione a cui ci si rivolge, definendo chi può e chi non può entrare a farvi parte. Per questo motivo, Profondo ha voluto affiancare Hydro in un lavoro di ricerca semantica che partisse dalla comunità di persone che lo costituiscono. **Costruire un nuovo immaginario** Lavorare sulle parole significa **costruire immaginari**, ed è da qui che siamo partiti per affrontare una riflessione sulle narrazioni dell’ecologia - tema, storicamente, al tempo stesso urgentissimo e tra i meno immediati di sempre. Nel corso degli ultimi 30 anni, nuovi modi di pensare l’emergenza climatica e il rapporto tra esseri umani e natura hanno saputo rinnovare una narrazione ambientalista incapace di rendere davvero globale e collettivo il racconto del cambiamento climatico antropogenico. Ecologia e ambiente sono temi con una storia che attraversa ormai i secoli. Negli ultimi anni, però, i fenomeni collegati all’emergenza climatica si sono accelerati (o meglio - la nostra capacità di misurarli e vederli in prospettiva è migliorata). Per poterli comprendere al meglio, la letteratura sull’ecologia ha creato e reso popolari alcune parole in grado di descrivere fenomeni, sistemi e sensazioni complesse. Da ‘ **tempo profondo**’ passando per ‘ **ecoansia’**, si tratta di parole dalla definizione spesso astratta ma dal potenziale semantico altissimo. Serve, però, non darle per scontate. Serve ricordare quanto sia necessario non soltanto usare parole diverse, ma assicurarci di renderle patrimonio universale. È per questo motivo che processi di risemantizzazione semplici come chiedere “cosa significhi” permettono grandi trasformazioni, includendo nuove voci in discorsi prima esclusivi. **Da degrado a rovine: risemantizzare mondi che cambiano** È stata questa la premessa da cui siamo partiti quando abbiamo deciso di coinvolgere in Profondo due diversi punti di vista su mondi che stanno cambiando. Il percorso ha ospitato la presentazione de *La Rivolta del Verde*, l’ultima opera di Lucilla Barchetta, antropologa e dottoressa di ricerca in Studi urbani. Con lei abbiamo riflettuto sul significato contemporaneo di “ *degrado*”, la sua politicizzazione ed elemento centrale dei percorsi di riqualificazione del territorio e del paesaggio che fanno della tassonomia del degrado il principale nemico da allontanare dalle città. Per Lucilla Barchetta, "Le parole incarnano le esperienze che danno senso e contribuiscono alla formazione degli immaginari. Gli immaginari sono l’insieme delle percezioni/interpretazioni collettive che accompagnano e danno senso all’esperienza che facciamo del mondo. Percezioni e interpretazioni sono fatte di parole, ma sono parole che provengono dai corpi e quindi sono sempre incarnate, radicate nell’esperienza sia essa corporea, ambientale o sociale." Riconoscere e tracciare la storia di ciò che è istituzionalmente riconosciuto come negativo, accende i riflettori sulle relazioni tra elementi non graditi degli spazi urbani e traccia un chiaro collegamento tra fattori di carattere umano o naturale prima percepiti come profondamente distanti tra di loro. Abbiamo poi continuato con un’opera fondamentale nella narrazione ecologista contemporanea. *Il fungo alla fine del mondo* dell’antropologa americana Anna Lowenhaupt Tsing: insieme al filosofo Dario Bassani, oggi parte della comunicazione di Editori Laterza, abbiamo raccontato la storia dei funghi matsutake e della loro simbiosi con i paesaggi in “ *rovina*”. Per Dario Bassani, "Le parole sono strumenti fondamentali per immaginare, ma anche per fabbricare nuovi mondi," ci spiega. "Dobbiamo ridiscuterle insieme, così da capire quali sono inadeguate, quali sono adatte, quali ci danno slancio e quali invece ci costringono a rallentare e a rifare da capo i discorsi che ci accomunano o dividono. Quindi ci servono per fare politica, anzi, cosmopolitica." La riflessione sulla precarietà degli spazi e delle possibilità da essi generati si è rivelata centrale nella costruzione di un racconto collettivo con protagonista la città di Biella e le operatrici e gli operatori di Hydro, rivelando ricordi, racconti e prospettive comuni prima inediti. Ogni incontro, in accordo con chi lo guidava, ha messo in primo piano una parola protagonista di un processo di risemantizzazione collettiva: al concludersi delle presentazioni, al pubblico è stato sottoposto un questionario in cui si era chiamati a proporre una nuova definizione per le parole “degrado” e “rovine” e fornire dei riferimenti culturali di qualsiasi tipo da collegare a questa nuova definizione. “Rovine per me significa tutte quelle esperienze passate che hanno caratterizzato periodi, o epoche, che oggi non sono più presenti in maniera pratica, concreta, ma che continuano a influenzare le culture e i processi delle comunità.” \[Quando penso al degrado\] “mi viene in mente *Building as unowned property*, un'opera di Maria Eichhorn del 2017 presentata a Documenta 14, ad Atene. È un lavoro abbastanza controverso perchè l'intenzione dell'artista non è chiara. Ha chiesto al ministero dei beni culturali greco di applicare a un qualsiasi palazzo lo status di monumento. In Grecia un monumento viene protetto e mantenuto così com'è per l'eternità, quindi si suppone che questo palazzo verrà mantenuto integro, intatto e chiuso da qui all'eternità.” “Le rovine sono spazi residuali di una trasformazione, aperti a nuove possibilità di lettura e sviluppo, spesso connotati in forma negativa come risultato di un fallimento o di un cattivo esito sperimentale.” Ogni presentazione si è conclusa con un dibattito, un percorso di risemantizzazione collettiva che ci ha portato infine ad una discussione condivisa con le gambe immerse nello stesso torrente Cervo. Il laboratorio ha chiesto ai propri partecipanti di riflettere e far emergere insieme il senso e la prospettiva del significato di progettazione culturale per una realtà come Hydro nel territorio di Biella. La discussione ha accolto punti di vista diametralmente opposti: bisogni, riferimenti, spunti e idee che nel loro attrito hanno contribuito a rinsaldare il patto collettivo che legava i partecipanti. Continuare a parlarne: come? Il percorso di Profondo si è concluso, ma il bisogno a cui ha tentato di rispondere non soltanto è ancora presente, ma è cifra fondamentale del progettare cultura. Per questo, al fine di continuare la raccolta di significati, riferimenti ed immaginari, abbiamo deciso di lasciare aperto lo spazio dei questionari: Compilarli non significa soltanto prendere il testimone di una stagione culturale intensa per Hydro, ma arricchire il suo patrimonio con nuove parole e spunti, più che mai fondamentali per rendere patrimonio collettivo tutto ciò che Hydro rappresenta. Per continuare a parlare di questi temi, Hydro ha creato una mailing list dedicata a Fluviale. [.](https://mailchi.mp/3f6dfdeaf992/fluviale?ref=stellakamikaze.org) **Ci si può iscrivere qui**\# Ringraziamenti *fa parte di* **ProfondoFluviale**, un progetto di Better Places APS/Spazio HYDRO realizzato con il contributo della *Fondazione Compagnia di San Paolo*, *Fondazione CRT* e *Fondazione Cassa di Risparmio di Biella*. Hanno collaborato alla buona riuscita di Fluviale il Comune di Campiglia Cervo, Fondazione Pistoletto - Cittadellarte, *che* Fare e Fondazione Piemonte dal vivo. *è un percorso a cura di* **ProfondoMarilù Manta** e **Federico Nejrotti**. --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/cosa-e-successo-a-profondo-il-laboratorio-di-chefare-per-hydro-a-biella?ref=stellakamikaze.org)*, 27 dicembre 2021.* ### Introduzione a 'La Mano Sinistra del Buio' di Ursula K. Le Guin URL: https://stellakamikaze.org/introduzione-a-la-mano-sinistra-del-buio-di-ursula-k-le-guin/ Last updated: 2026-06-12T22:04:12.000Z Una piccola storia felice. 2 anni fa provo a cimentarmi nella lettura di **The Left Hand of Darkness** di Ursula K. Le Guin ma nonostante gli sforzi l’unica copia che riesco a recuperare è in lingua inglese. Il libro è denso, complesso e la forma della scrittura è una parte fondamentale del suo senso, per questi motivi leggerlo in lingua originale è estremamente faticoso. Abbandono. Cerco una copia in italiano ma l’unica opzione appare e scompare da AbeBooks e Subito.it: costa uno sproposito ed è un volume sgualcito pubblicato da Casa Editrice Nord. Me ne scordo, ma la trama del libro — ovvero quella di un diplomatico umano che sbarca su un pianeta dove la specie umanoide che lo abita non ha genere, il quale si manifesta solo una volta al mese in modo pressoché casuale per l’accoppiamento — mi rimane stampata in testa. > [Cos’è Stella Kamikaze, il mio podcast in cui leggo racconti di fantascienza](https://stellakamikaze.org/cose-stella-kamikaze-il-mio-podcast-in-cui-leggo-racconti-di-fantascienza/) Poco più di un mese fa ci ripenso. Per puro caso, quello stesso giorno **Mondadori** pubblica in sordina la nuova edizione italiana de *[*La Mano Sinistra del Buio*](https://www.mondadoristore.it/La-mano-sinistra-del-buio-Ursula-K-Le-Guin/eai978880473205/?ref=stellakamikaze.org)* con la nuova traduzione di **Chiara Reali**. Felicissimo la compro: in italiano si può fare, ma ci sto mettendo comunque secoli. Il libro è sorprendente, ma ancora di più lo è l’introduzione che lo accompagna. È un breve scritto dalla stessa Le Guin in cui spiega le differenze tra i vari tipi di fantascienza e quanto sia fondamentale, oggi, affidarsi a degli *esperimenti di pensiero* (come li definisce lei) per immaginare, davvero, dei futuri diversi dal nostro. Per Le Guin, compito della fantascienza non è *prevedere* ma *descrivere*, ed è in questo processo di descrizione del mondo presente che emergono le contraddizioni con cui abbiamo a che fare ogni giorno. E, sicuramente, prima di immaginare soluzioni, serve poter descrivere il problema. Non me ne voglia Mondadori (o me lo [scriva per mail](mailto:federico@stellakamikaze.org), nel caso), ma ho ricopiato l’introduzione parola per parola perché credo sia una lettura importante per chiunque si occupi di immaginazione, ovvero del futuro della realtà. Se ci sono dei refusi, è colpa mia. (Se non conoscete Le Guin, nel mio podcast discontinuo *[Stella Kamikaze](https://stellakamikaze.org/cose-stella-kamikaze-il-mio-podcast-in-cui-leggo-racconti-di-fantascienza/)* avevo letto *Il giorno prima della rivoluzione*, un suo bellissimo racconto breve.) --- ## L’introduzione di Ursula K. Le Guin La fantascienza è spesso descritta, e persino definita, come estrapolativa. Da chi scrive fantascienza ci si attende che prenda un trend o un fenomeno nel qui e ora, lo purifichi e intensifichi a fini narrativi, e lo proietti nel futuro. “**Ecco che cosa succederà se continuiamo così.**” Viene fatta una previsione. Metodo e risultati ricordano molto quelli di uno scienziato che somministri ai topi grandi dosi di un additivo alimentare in forma pura e concentrata per cercare di prevedere cosa potrebbe succedere alle persone che ne assumano piccole quantità per un periodo di tempo prolungato. Le conclusioni punteranno quasi inevitabilmente al cancro. E l’estrapolazione giungerà alle stesse conclusioni. Le opere di fantascienza strettamente estrapolative di solito arrivano alle stesse conclusioni a cui arriva il Club di Roma: scenari compresi fra l’estinzione graduale della libertà umana e l’estinzione totale della vita terrestre. Questo potrebbe spiegare perché molte persone che non leggono fantascienza la descrivano come “escapista” ma, incalzati, ammettano di non leggerla perché “è troppo deprimente”. Quasi ogni cosa, se portata alle sue estreme conseguenze logiche, diventa deprimente, quando non cancerogena. Per fortuna, anche se l’estrapolazione è uno strumento importante per la fantascienza, non è certo l’unico. È troppo semplice e razionale per appagare l’immaginazione, che sia dell’autrice o del lettore. La varietà dà più gusto alla vita. Questo romanzo non è estrapolativo. Se vi aggrada potete leggerlo, allo stesso modo di tanta altra fantascienza, come un esperimento di pensiero. Ipotizziamo (ipotizza Mary Shelley) che un giovane dottore crei un essere umano nel suo laboratorio; ipotizziamo (ipotizza Philip K. Dick) che gli Alleati abbiano perso la Seconda guerra mondiale; ipotizziamo che questo o quello vadano così o cosà… E vediamo che cosa succede. In una storia concepita in questo modo non c’è bisogno di sacrificare la complessità morale tipica del romanzo moderno, né ci sono esiti predefiniti; pensiero e intuito possono muoversi liberamente all’interno di confini posti solo dai termini dell’esperimento, termini che peraltro possono essere anche piuttosto laschi. **Lo scopo di un esperimento di pensiero, nel senso in cui questo concetto è stato usato da Schrödinger e da altri fisici, non è quello di prevedere il futuro — addirittura il più famoso esperimento di pensiero di Schrödinger dimostra che il “futuro”, sul piano della fisica quantistica, *non può* essere previsto — ma quello di descrivere la realtà, il mondo presente.** **La fantascienza non prevede; descrive.** Le previsioni sono enunciate dai profeti (gratis), dai chiaroveggenti (che di solito si fanno pagare, e finiscono così per essere rispettati nella loro epoca più dei profeti) e dai futurologi (stipendiati). Le previsioni sono compito di profeti, chiaroveggenti e futurologi. Non sono compito dei romanzieri. Il compito dei romanzieri è mentire. Il servizio meteorologico vi dirà che tempo farà martedì prossimo, e la RAND Corporation vi dirà come sarà il Ventunesimo secolo. Non consiglio a nessuno di rivolgersi agli scrittori di fiction per ottenere queste informazioni. Darvele non è compito loro. Al massimo possono cercare di raccontare se stessi e voi — e gli eventi del mondo —, che tempo c’è adesso, oggi, in questo momento, la pioggia, il sole, guardate! Aprite gli occhi; ascoltate, ascoltate. Ecco cosa dicono i romanzieri. Ma non vi dicono cosa vedrete o sentirete. Possono solo raccontare quello che hanno visto e sentito, nel loro tempo su questa Terra, un terzo del quale passato a dormire e sognare, un altro terzo a raccontare bugie. “La verità è più importante dei fatti.” Sì. Certo. Chi scrive fiction, almeno nei momenti di più grande coraggio, desidera davvero la verità: conoscerla, dirla, servirla. Ma lo fa in modo indiretto e insolito, ovvero inventando personaggi, luoghi che non sono mai esistiti e non esisteranno mai, eventi che non sono mai accaduti e non accadranno mai, e raccontando queste funzioni nel dettaglio e lungamento e con grande emozione per poi, una volta finito di scrivere questo mucchio di bugie, dire: Ecco! Ecco la verità! Chi scrive fiction può usare fatti di ogni tipo a sostegno della sua tela di bugie. Può descrivere la prigione di Marshalsea, un luogo realmente esistito, o la battaglia di Borodino, che è stata combattuta davvero, o il processo di clonazione, che avviene veramente nei laboratori, o il deterioramento di una personalità com’è descritto nei testi di psicologia, e via dicendo. Il peso di luoghi, eventi, fenomeni, comportamenti verificabili fa sì che il lettore dimentichi di stare leggendo una pura invenzione, una storia che non sarebbe mai potuta accadere se non in una regione impossibile da localizzare: la mente dell’autore. Quando leggiamo un romanzo siamo folli, fuori di testa. Crediamo nell’esistenza di persone che non esistono, sentiamo le loro voci, assistiamo alla battaglia di Borodino insieme a loro, possiamo persino diventare Napoleon. La sanità mentale ritorna (nella maggior parte dei casi) a libro finito. C’è da meravigliarsi che nessuna società davvero rispettabile abbia mai riposto fiducia nei suoi artisti? Ma poiché la nostra società è instabile e confusa, alla ricerca di una guida, a volte mal ripone la propria fiducia nei suoi artisti, usandoli come profeti e futurologi. Non dico che l’artista non possa essere preveggente, ispirato: che l’*awen* non possa discendere su di lei, che il dio non possa parlare attraverso di lui. Chi farebbe l’artista se non credesse in questa possibilità? Se non sapesse che succede *davvero*, perché ha sentito il dio dentro di sé muovergli la lingua, le mani? Anche solo una volta, una sola in tutta la vita. Ma una volta basta e avanza. Né affermerei mai che questi oneri e onori siano propri solo dell’artista. Anche lo scienziato si predispone, si prepara, lavorando notte e giorno, nel sonno e nella veglia., a essere ispirato. Come sapeva bene Pitagora, il dio può parlare nelle forme della geometria così come in quelle dei sogni; nell’armonia del puro pensiero così come nell’armonia dei suoni; nei numeri così come nelle parole. Ma sono le parole complicare e a confondere. Ci viene chiesto ora di ritenere che l’unica utilità delle parole stia nel loro essere segni. I nostri filosofi, alcuni di loro, vorrebbero che accettassimo che una parola (una frase, un’asserzione) ha valore solo fintantoché ha un significato univoco e punta a un unico fatto comprensibile dall’intelletto razionale, solido dal punto di vista logico e, idealmente, quantificabile. Apollo, il dio della luce, della ragione, delle proporzioni, dell’armonia, dei numeri — Apollo acceca chi lo adori troppo da vicino. Meglio non guardare direttamente il sole, ma infilarsi in un locale buio per un po’ a bere una birra con Dioniso, di tanto in tanto. Parlo degli dei; io sono atea. Ma sono anche un’artista, e perciò una bugiarda. Diffidate di quello che dico. Sto dicendo la verità. L’unica verità che sono in grado di comprendere o di esprimere è, se definita usando la logica, una bugia. Definita usando la psicologia, è un simbolo. Definita usando l’estetica, una metafora. Oh, è molto gratificante essere invitate a partecipare ai convegni di futurologia in cui la Scienza dei sistemi mette in mostra i suoi grandiosi grafici apocalittici, sentirsi chiedere di dire ai quotidiani come sarà l’America nel 2001 e tutto quanto, ma è un terribile errore. Io scrivo fantascienza, e la fantascienza non riguarda il futuro. Non so del futuro più di quanto ne sappiate voi, probabilmente meno. Questo libro non parla del futuro. Sì, inizia dichiarando di essere ambientato nell’Anno Ecumenico 1490-97, ma mica ci crederete, no? Certo, i personaggi che lo popolano sono androgini, ma questo non significa che io stia prevedendo che nel giro di un migliaio di anni o giù di lì saremo tutti androgini, né sto dichiarando di pensare che, porca miseria, sarebbe meglio se lo fossimo. Sto semplicemente osservando, in maniera indiretta e insolita e attraverso un esperimento di pensiero com’è tipico della fantascienza, che se ci guardiamo in alcuni particolari momenti del giorno, in alcuni climi, lo siamo già. Non sto prevedendo, né prescrivendo. Sto descrivendo. Sto descrivendo alcuni aspetti della realtà psicologica nel modo in cui lo può fare una romanziera, ovvero inventando bugie elaborate e dettagliate. Nel leggere un romanzo, qualunque romanzo, dobbiamo avere ben chiaro che tutta quella roba non ha senso e poi, leggendo, dobbiamo credere a ogni parola. E una volta finito potremmo scoprire, se si tratta di un buon romanzo, che siamo un po’ diversi da come eravamo prima di leggerlo, che siamo stati un po’ cambiati, come se avessimo incontrato un viso nuovo o attraversato una strada che non avevamo attraversato prima. Ma è molto difficile dire esattamente *cosa* abbiamo imparato, *come* siamo cambiati. L’artista ha a che fare con ciò che non può essere detto a parole. L’artista il cui mezzo è la fiction fa questa cosa a parole. Il romanziere dice a parole ciò che non può essere detto a parole. Le parole possono così essere usate in modo paradossale perché hanno, insieme al loro utilizzo semiotico, un utilizzo metaforico o simbolico. (Hanno anche un suono — un fatto che i linguisti positivisti non prendono in considerazione. Una frase o un paragrafo sono come un accordo o una sequenza armonica nella musica: il loro significato è più chiaramente comprensibile a un orecchio attento, anche se viene letto in silenzio, che a un intelletto attento.) Tutta la fiction è metafora. La fantascienza è metafora. Ciò che la distingue da forme più antiche di fiction sembra essere il suo uso di metafore nuove, derivate da alcuni grandi dominanti della vita attuale — la scienza, tutte le scienze, e la tecnologia, e la prospettiva relativistica e quella storica, fra queste. Il viaggio nello spazio è una di queste metafore; così come lo sono una società o una biologia alternative; il futuro è altro. Il futuro, nella fiction, è una metafora. Una metafora per cosa? Se avessi potuto dirlo senza usare una metafora, non avrei scritto tutte queste parole, questo romanzo; e Genly Ai non si sarebbe mai seduto alla mia scrivania a consumare il mio inchiostro e il nastro della macchina da scrivere per comunicare a me e a voi, in modo piuttosto solenne, che la verità è una questione dell’immaginazione. ### Lo sguardo di Perseverance sui ‘trilioni di anime che devono ancora nascere’ URL: https://stellakamikaze.org/lo-sguardo-di-perseverance-sui-trilioni-di-anime-che-devono-ancora-nascere/ Last updated: 2026-07-03T22:48:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 19 febbraio 2021.* Ieri sera, alle 21.55 precise, il **rover Perseverance della NASA è atterrato su Marte**. Ci arriva dopo un viaggio lungo 407 milioni di chilometri, durato oltre 200 giorni nello spazio fuori dal pianeta Terra. Parliamo di un’impresa folle, che per compiersi deve unire una visionarietà tracotante ad una cura per i dettagli maniacale. Una spedizione di questo tipo è**irriducibilmente complessa**: è formata da sistemi con un grandissimo numero di elementi, tutti tra di loro interdipendenti e che devono coordinarsi in perfetta armonia per poterne tracciare correttamente le evoluzioni. Senza questa prospettiva, risulta impossibile immaginarsi il compimento delle operazioni necessarie ad evitare grosse delusioni, come quella di uno schianto disastroso. Per esempio, per appoggiarsi sano e salvo sulla superficie di Marte, Perseverance - grosso quanto un SUV - ha affrontato in appena 7 minuti una**decelerazione di 10G** per passare da una velocità di crociera di 19.000 km/h a poco più di 0\. Per aiutarsi si è servito di un paracadute, minuscolo se paragonato alle dimensioni dell’impresa.Si tratta di un’impresa folle, che per compiersi deve unire una visionarietà tracotante ad una cura per i dettagli maniacale.La prima cosa che ha fatto, dopo aver inviato conferma del suo arrivo alla Terra, è stato **scattare una foto**. È uno scatto sfocato e claustrofobico di una terra brulla e (apparentemente) deserta. Si vede qualche sasso, un po’ di sabbia e**l’ombra dello stesso Perseverance**. Nulla di che, si potrebbe dire in fondo, specialmente se pensiamo che questa è ormai la quarta volta che**facciamo visita a Marte con delle grosse scatole di latta a propulsione**. Io però per questo tipo di cose ho il cuore molle. Mi emoziono sempre, le seguo con la sveglia puntata e gli ultimi minuti diventano una corsa contro il tempo ai limiti della commedia se pensiamo che, sulla Terra, gli aggiornamenti non ci arrivano in presa diretta ma sotto forma di dati informatici inviati dal rover che vengono interpretati come lampi di vita. Questo insieme di elementi semplici riesce, però, a**rappresentare perfettamente la titanica mole di lavoro dietro alla spedizione**. Riduce, senza sminuire, la complessità immensa di una missione spaziale: racconta ciò che siamo e ciò che ci circonda, in costante tensione tra imprese sempre più strutturate e il tentativo di non perderci dentro di esse.**Generare sintesi di questo tipo è fondamentale**. È un lavoro di divulgazione essenziale per ampliare realmente i confini dei nostri immaginari e allo stesso tempo abbracciare la quantità sempre maggiore di elementi che li compongono, e le relazioni che li legano. È una delle sfide principali del contemporaneo, dove**prospettive totali si scontrano con i dettagli cruciali** di ogni aspetto sociale e culturale in cui siamo immersi. È, per esempio, il rapporto che lega l’importanza della spedizione di Perseverance alla crescente e necessaria attenzione agli atteggiamenti della nuova corsa allo spazio,**spesso più vicini alle fanfare di un colonialismo rinnovato che a quelli di un’impresa davvero umana**. È lo snodo che rende vivi e frustranti gli attivismi e i dibattiti sulle tematiche di giustizia sociale, spezzati a metà tra**l’ottenere nuovi risultati per tutte e tutti e non lasciare indietro nessuno**. È quello della crisi climatica, un problema globale la cui riparazione può soltanto essere collettiva ma che allo stesso tempo dipende da forme di consapevolezza e attenzione altamente specifiche per immaginare soluzioni per tutte e tutti e non toppe esclusiva dei (soliti) pochi. È il**cuore della progettazione culturale**, che a suo modo si arroga il diritto di scendere a fondo in questa complessità con la pretesa di poter trovare in essa uno spazio confortevole per fiorire. Si tratta dello stesso rapporto che**aveva raccontato Kurt Vonnegut in**, romanzo del 1965 che segue la vita di Eliot Rosewater, ultimo erede di una famiglia ricchissima che decide di devolvere il suo patrimonio a scopi sociali. Il protagonista, ricoperto di attenzioni in virtù della somma di denaro che custodisce, viaggia in lungo e in largo e viene coinvolto a destra e a manca come intestatario di un grande capitale che lo rende improvvisamente influente. Un giorno, ubriaco e ingenuo, fa irruzione in un convegno per scrittori di fantascienza dove apostrofa le autrici e gli autori presenti dando loro dei fannulloni per poi, infine, scusarsi pronunciando questa frase.*Perle ai porci*"Al diavolo gli abatini di talento che descrivono squisitamente un brandello di una singola esistenza, quando i problemi sono le galassie, gli eoni e i trilioni di anime che devono ancora nascere." Lo sguardo di Perseverance su Marte abita la contraddizione di Eliot Rosewater che, ubriaco, sacrifica “un brandello di una singola esistenza” per guardare ciò che c’è oltre l’orizzonte, conservando in quello scorcio lo spazio delle galassie, il tempo degli eoni e le storie delle anime che devono ancora nascere. Vonnegut esprime attraverso l'ebbrezza di Eliot Rosewater**l’essenza della fantascienza, la capacità di saltare nevroticamente tra prospettive totale e affondi microscopici**, oscillando agilmente su questo confine senza mai cadere. La sfida, oggi, che il “fare cultura” ci pone davanti è proprio questa.**Osservare la complessità**, farla propria prima nei dettagli e poi nella sua totalità, tenere a mente tutti gli elementi dei sistemi che la compongono ed infine produrre sintesi che semplifichino senza ridurre. Come la sintesi della sguardo di Perseverance, che nella semplicità della sua manciata di sassi porta con sé le vite di tutte gli ingegneri che hanno accompagnato il rover su Marte. --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/perseverance-marte-atterraggio-complessita-fantascienza-nejrotti?ref=stellakamikaze.org)*, 19 febbraio 2021.* ### Come creare una scorciatoia per scrivere lo ə (schwa) su Windows e Mac, e perché URL: https://stellakamikaze.org/tutorial-schwa-windows-mac-scorciatoia-tastiera/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z L’italiano è una lingua poco flessibile quando si parla di **inclusività di genere**. Esiste la distinzione tra maschile e femminile, ma nella quotidianità ci appoggiamo alla prima opzione per parlare e scrivere di tutto ciò che ci circonda. Fortunatamente, [abbiamo scoperto lo **schwa ə**](https://www.aliceorru.me/come-usare-lo-schwa?ref=stellakamikaze.org). Usare l’italiano con approccio inclusivo è fondamentale. **Rappresentare quante più individualità possibili** nella scrittura è una delle azioni da svolgere per permettere a un numero sempre maggiore di persone di riconoscersi. **Come scrivere in modo inclusivo** Per farlo, sono state inaugurate diverse scuole di pensiero che hanno adottato **metodologie specifiche**. C’è chi rende le parole neutre attraverso **l’utilizzo dell’asterisco ‘\*’** (per esempio, “in quel bar lavorano 5 camerier\*”), **chi usa la ‘u’** (“in quel bar lavorano 5 camerieru”), chi **sdoppia i sostantivi** anteponendo quello femminile “in quel bar lavorano 5 cameriere e camerieri”). [**C’è chi usa lo schwa (ə)**](https://www.ilpost.it/2020/08/28/schwa/?ref=stellakamikaze.org), un simbolo utilizzato nell’alfabeto fonetico internazionale per descrivere una vocale intermedia tra la *a* e la *e*. In inglese, per esempio, è quel suono che sentiamo pronunciando *about*. **Perché uso lo schwa** Non so quale sia l’approccio più corretto da adottare, ma io ho deciso di utilizzare lo schwa nella mia scrittura per una serie di motivi: - ~~dal mio punto di vista, lo schwa rappresenta maschile e femminile ma include anche uno spazio indefinito **adatto a rappresentare le individualità non-binarie**;~~ - ~~è **visivamente dirompente** (facendosi notare) e allo stesso tempo contiguo alla lingua italiana (rimanendo elegante);~~ - ~~in quanto simbolo non normalmente utilizzato nell’italiano, si presta ad **acquisire chiari connotati politici**.~~ Non ho alcuna competenza per parlare del perché o del per come si debba o non si debba usare lo schwa. Invece, potete dare [**una letta qui**](https://www.aliceorru.me/come-usare-lo-schwa/?ref=stellakamikaze.org). ![Come creare una scorciatoia per scrivere lo ə (schwa) su Windows e Mac, e perché](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2021/01/jay-zhang-1hODsNcJ7es-unsplash-1024x683.jpg) **Come digitare lo schwa** Se siete d’accordo con me, non resta che iniziare a digitare. Resta un problema: il carattere ə dello schwa non è disponibile nelle tastiere in lingua italiana e, di default, **i sistemi operativi non predispongono di scorciatoie da tastiera per scriverlo**. Così facendo, chiunque voglia usare lo schwa è **costretto a digitarlo copincollandolo maldestrament**e da altre pagine internet o, peggio, conservare un file di testo al solo scopo di ospitare un singolo carattere ə pronto per essere utilizzato. Non parlo nemmeno dell’opzione di inserirlo manulamente cercandolo nel catalogo di simboli del proprio sistema operativo. La **facilità di digitazione** è una caratteristica fondamentale per promuovere forme di linguaggio maggiormente inclusive. Per questo motivo, ho cercato in lungo e in largo per internet e **ho scoperto come creare rapidamente delle scorciatoie da tastiera per scrivere lo schwa**. Da quando le ho impostate, uso lo schwa molto di più. **Come creare una scorciatoia da tastiera per scrivere ə su Windows** - [scaricate e installate](https://www.autohotkey.com/?ref=stellakamikaze.org) il programma gratuito **AutoHotkey**, serve a creare scorciatoie da tastiera personalizzate; - durante l’installazione, vi verrà chiesto di scegliere tra le impostazione UNICODE e quelle ANSI. Scegliete le UNICODE; - conclusa l’installazione, dirigetevi attraverso *Esplora file* in una cartella dove conservare lo script per la scorciatoia – per esempio, il Desktop; - cliccate con il tasto destro del mouse sullo sfondo della cartella che avete scelto, nel menù a tendina espandete *Nuovo* e, infine, selezionate *AutoHotkey Script*; - chiamatelo come preferite, schiacciate *Invio* e dopodiché cliccate con il tasto destro del mouse sul nuovo file, infine dal menù a tendina cliccate su *Edit script*; - si aprirà una finestra con, pre-inserite, alcune stringhe di testo. Non toccatele, e aggiungete sotto la seguente stringa (fate copia e incolla): ``` +!a:: Send, ə return ``` Attraverso questa stringa verrà impostata una scorciatoia da tastiera per cui, **premendo *Shift* \+ *Alt* \+ il tasto *a*, apparirà lo ə**. Se non vi piace l’idea di utilizzare questa combinazione di tasti, potete consultare [la documentazione](https://www.autohotkey.com/docs/Tutorial.htm?ref=stellakamikaze.org#s21) di AutoHotkey e creare una combinazione personalizzata. Il risultato dovrà avere questo aspetto: ![Come creare una scorciatoia per scrivere lo ə (schwa) su Windows e Mac, un tutorial.](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2021/01/Annotazione-2021-01-01-231143-1024x589.png) - salvate il file e dopodiché cliccateci sopra due volte per avviare lo script. A partire da ora, ogni volta che premerete *Shift* \+ *Alt* \+ il tasto *a*, digiterete ə. Infine, non ci resta che impostare l’avvio automatico dello script automaticamente ad ogni accensione del computer. - cliccate su *Start* e cliccate su *Esegui*. Se siete su Windows 10 vi basterà scrivere “Esegui” e premere *Invio*. - digitate “shell:startup” e premete invio, si aprirà una cartella. - trascinate all’interno di questa cartella il file che abbiamo precedentemente creato. **Come creare una scorciatoia da tastiera per scrivere ə su Mac** Prima di tutto, creiamo il file che ci servirà per impostare la scorciatoia: - cliccate sulla lente d’ingrandimento in alto a destra del vostro schermo, si aprirà la *Ricerca Spotlight*; - digitate “TextEdit” (senza apici) e schiacciate invio; - si aprirà un editor di testo, copiate e incollate la stringa di testo che riporto qui sotto: ``` { "@~a" = (insertText:, "ə"); } ``` Con questa stringa, associerete lo schwa alla combinazione di tasti *Alt + Cmd +* il tasto *a* Se volete scegliere un’altra combinazione di tasti, vi basterà consultare [questa documentazione](https://www.hcs.harvard.edu/~jrus/Site/Cocoa%20Text%20System.html?ref=stellakamikaze.org). Il risultato dovrà avere questo aspetto: ![Come creare una scorciatoia per scrivere lo ə (schwa) su Windows e Mac, un tutorial.](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2021/01/photo6017070962484294744.jpg) - salvate il file dove preferite chiamandolo precisamente “DefaultKeyBinding.dict” (senza apici); - cercate il file appena salvato e cliccateci sopra con il tasto destro del mouse, selezionate *Ottieni informazioni* e alla sezione “Nome ed estensione” togliete la spunta alla casella “Nascondi estensione”; - nel box “Nome ed estensione”, modificate il nome del file rimuovendo il formato .rtf e mantenendo soltanto il formato .dict. Il nome finale del finale dovrà essere “DefaultKeyBinding.dict” (senza apici); - schiacciate *Invio* e selezione “Usa .dict” nell’avviso che apparirà; Ora che abbiamo creato il file con la scorciatoia, ci basterà inserirlo nella cartella apposita. - aprite il *Finder*; - nel menù in alto, cliccate su *Vai* e tenete premuto il tasto *Alt / opzione*, nel menù a tendina cliccate su *Libreria*; - all’interno della cartella *Libreria*, create una nuova cartella e chiamatela “KeyBindings” (senza apici); - in questa cartella, inserite il “DefaultKeyBinding.dict” creato prima. - riavviate i progammi su cui volete provare la nuova scorciatoia per digitare lo schwa e riapriteli: ora, premendo la combinazione *Cmd + Alt +* il tasto *a* apparirà lo schwa. È tutto! Per qualsiasi dubbio c’è la sezione commenti qui sotto, se invece vuoi sapere chi sono puoi [cliccare qui](https://stellakamikaze.org/). ### Come creare una scorciatoia per scrivere lo ə (schwa) su Windows e Mac URL: https://stellakamikaze.org/come-creare-una-scorciatoia-per-scrivere-lo-schwa-su-windows-e-mac/ Last updated: 2026-07-09T22:23:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su nejrottif.com, il mio vecchio blog il 1º gennaio 2021.* L’italiano è una lingua poco flessibile quando si parla di **inclusività di genere**. Esiste la distinzione tra maschile e femminile, ma nella quotidianità ci appoggiamo alla prima opzione per parlare e scrivere di tutto ciò che ci circonda. Fortunatamente, [abbiamo scoperto lo schwa ə](https://www.aliceorru.me/come-usare-lo-schwa?ref=stellakamikaze.org). Usare l’italiano con approccio inclusivo è fondamentale. **Rappresentare quante più individualità possibili** nella scrittura è una delle azioni da svolgere per permettere a un numero sempre maggiore di persone di riconoscersi. **Come scrivere in modo inclusivo** Per farlo, sono state inaugurate diverse scuole di pensiero che hanno adottato **metodologie specifiche**. C’è chi rende le parole neutre attraverso **l’utilizzo dell’asterisco ‘\*’** (per esempio, “in quel bar lavorano 5 camerier*”), chi usa la ‘u’ (“in quel bar lavorano 5 camerieru”), chi sdoppia i sostantivi*\* anteponendo quello femminile “in quel bar lavorano 5 cameriere e camerieri”). [C’è chi usa lo schwa (ə)](https://www.ilpost.it/2020/08/28/schwa/?ref=stellakamikaze.org), un simbolo utilizzato nell’alfabeto fonetico internazionale per descrivere una vocale intermedia tra la *a* e la *e*. In inglese, per esempio, è quel suono che sentiamo pronunciando *about*. \*\*Perché uso lo schwa \*\* Non so quale sia l’approccio più corretto da adottare, ma io ho deciso di utilizzare lo schwa nella mia scrittura per una serie di motivi: - dal mio punto di vista, lo schwa rappresenta maschile e femminile ma include anche uno spazio indefinito **adatto a rappresentare le individualità non-binarie**; - è **visivamente dirompente**(facendosi notare) e allo stesso tempo contiguo alla lingua italiana (rimanendo elegante); - in quanto simbolo non normalmente utilizzato nell’italiano, si presta ad **acquisire chiari connotati politici**. **Come digitare lo schwa** Se siete d’accordo con me, non resta che iniziare a digitare. Resta un problema: il carattere ə dello schwa non è disponibile nelle tastiere in lingua italiana e, di default, **i sistemi operativi non predispongono di scorciatoie da tastiera per scriverlo**. Così facendo, chiunque voglia usare lo schwa è **costretto a digitarlo copincollandolo maldestrament** e da altre pagine internet o, peggio, conservare un file di testo al solo scopo di ospitare un singolo carattere ə pronto per essere utilizzato. Non parlo nemmeno dell’opzione di inserirlo manulamente cercandolo nel catalogo di simboli del proprio sistema operativo. La **facilità di digitazione** è una caratteristica fondamentale per promuovere forme di linguaggio maggiormente inclusive. Per questo motivo, ho cercato in lungo e in largo per internet e **ho scoperto come creare rapidamente delle scorciatoie da tastiera per scrivere lo schwa**. Da quando le ho impostate, uso lo schwa molto di più. **Come creare una scorciatoia da tastiera per scrivere ə su Windows** - [scaricate e installate](https://www.autohotkey.com/?ref=stellakamikaze.org) il programma gratuito- **AutoHotkey**, serve a creare scorciatoie da tastiera personalizzate; - durante l’installazione, vi verrà chiesto di scegliere tra le impostazione UNICODE e quelle ANSI. Scegliete le UNICODE; - conclusa l’installazione, dirigetevi attraverso *Esplora file* in una cartella dove conservare lo script per la scorciatoia – per esempio, il Desktop; - cliccate con il tasto destro del mouse sullo sfondo della cartella che avete scelto, nel menù a tendina espandete *Nuovo* e, infine, selezionate*AutoHotkey Script*; - chiamatelo come preferite, schiacciate *Invio* e dopodiché cliccate con il tasto destro del mouse sul nuovo file, infine dal menù a tendina cliccate su*Edit script*; - si aprirà una finestra con, pre-inserite, alcune stringhe di testo. Non toccatele, e aggiungete sotto la seguente stringa (fate copia e incolla): ``` +!a:: Send, ə return ``` Attraverso questa stringa verrà impostata una scorciatoia da tastiera per cui, **premendo Shift + Alt + il tasto a, apparirà lo ə**. Se non vi piace l’idea di utilizzare questa combinazione di tasti, potete consultare [la documentazione](https://www.autohotkey.com/docs/Tutorial.htm?ref=stellakamikaze.org#s21) di AutoHotkey e creare una combinazione personalizzata. Il risultato dovrà avere questo aspetto: - salvate il file e dopodiché cliccateci sopra due volte per avviare lo script. A partire da ora, ogni volta che premerete *Shift*+*Alt*\+ il tasto*a*, digiterete ə. Infine, non ci resta che impostare l’avvio automatico dello script automaticamente ad ogni accensione del computer. - cliccate su *Start* e cliccate su*Esegui*. Se siete su Windows 10 vi basterà scrivere “Esegui” e premere*Invio*. - digitate “shell:startup” e premete invio, si aprirà una cartella. - trascinate all’interno di questa cartella il file che abbiamo precedentemente creato. **Come creare una scorciatoia da tastiera per scrivere ə su Mac** Prima di tutto, creiamo il file che ci servirà per impostare la scorciatoia: - cliccate sulla lente d’ingrandimento in alto a destra del vostro schermo, si aprirà la *Ricerca Spotlight*; - digitate “TextEdit” (senza apici) e schiacciate invio; - si aprirà un editor di testo, copiate e incollate la stringa di testo che riporto qui sotto: ``` { "@~a" = (insertText:, "ə"); } ``` Con questa stringa, associerete lo schwa alla combinazione di tasti *Alt + Cmd +* il tasto *a* Se volete scegliere un’altra combinazione di tasti, vi basterà consultare [questa documentazione](https://www.hcs.harvard.edu/~jrus/Site/Cocoa%20Text%20System.html?ref=stellakamikaze.org). Il risultato dovrà avere questo aspetto: - salvate il file dove preferite chiamandolo precisamente “DefaultKeyBinding.dict” (senza apici); - cercate il file appena salvato e cliccateci sopra con il tasto destro del mouse, selezionate *Ottieni informazioni* e alla sezione “Nome ed estensione” togliete la spunta alla casella “Nascondi estensione”; - nel box “Nome ed estensione”, modificate il nome del file rimuovendo il formato .rtf e mantenendo soltanto il formato .dict. Il nome finale del finale dovrà essere “DefaultKeyBinding.dict” (senza apici); - schiacciate *Invio* e selezione “Usa .dict” nell’avviso che apparirà; Ora che abbiamo creato il file con la scorciatoia, ci basterà inserirlo nella cartella apposita. - aprite il *Finder*; - nel menù in alto, cliccate su *Vai* e tenete premuto il tasto*Alt / opzione*, nel menù a tendina cliccate su*Libreria*; - all’interno della cartella *Libreria*, create una nuova cartella e chiamatela “KeyBindings” (senza apici); - in questa cartella, inserite il “DefaultKeyBinding.dict” creato prima. - riavviate i progammi su cui volete provare la nuova scorciatoia per digitare lo schwa e riapriteli: ora, premendo la combinazione *Cmd + Alt +* il tasto*a* apparirà lo schwa. È tutto! Per qualsiasi dubbio c’è la sezione commenti qui sotto, se invece vuoi sapere chi sono puoi [cliccare qui](https://nejrottif.com/?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*nejrottif.com, il mio vecchio blog*](https://nejrottif.com/tutorial-schwa-windows-mac-scorciatoia-tastiera/?ref=stellakamikaze.org)*, 1º gennaio 2021.* ### Uccidi l'unicorno, di Gabriele Sassone URL: https://stellakamikaze.org/uccidi-lunicorno-di-gabriele-sassone/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z L’anno appena passato è un anno rubato alle nostre vite dove nulla è accaduto. È un furto non solo ai danni del presente ma soprattutto del futuro. Infatti, **l’unica cosa peggiore del 2020 è il 2021**, sciupato di prospettive, dove tutto è incerto e in cui anche l’idea di prosperare nell’imprevedibile ci rende esaustə. Se, poi, sei impegnatə in una forma qualsiasi di **lavoro cognitivo** la faccenda si fa ancora più difficile: la tua quotidianità è immateriale, al massimo fatta di relazioni e di qualche idea un po’ più palpabile delle altre. Così ci si impantana. C’è chi non sa più dove mettere le mani per riacciuffare il senso di ciò che fa. Chi invece **fa tutto ma con l’impressione di non fare niente**. Il lavoro cognitivo, poi, diventa “lavoro” solo quando si fa così materiale da trasformarsi in **catena di montaggio**. Il sogno che ci era stato venduto si frantuma e spesso s**i trasforma nel compromesso necessario a pagarci l’affitto** e da lì non se ne esce più, specialmente in questi mesi. Dopo questa rasserenante premessa ci tengo a consigliare questo bel libro che ho appena finito. **[Uccidi l’unicorno](https://www.ilsaggiatore.com/libro/uccidi-lunicorno/?ref=stellakamikaze.org)** di **Gabriele Sassone** parla di un professore di arte che dalla sera alla mattina si ritrova a dover compilare una presentazione per una conferenza sul “significato dell’arte al tempo dei social media”. Nel panico notturno per mettere in fila due pensieri sensati, il protagonista intraprende un **viaggio interiore nel suo rapporto con il lavoro culturale**, nel tentativo di rintracciarne senso e motivazioni. Leggetelo perché è un **libro confortevole**. Un po’ perché è interamente ambientato nell’appartamento del protagonista e si sentono gli strascichi di calore dei termosifoni spenti di notte. Un po’ perché crea un racconto a partire da sensazioni che, sono sicuro, tantissimə di noi proviamo. Un po’ perché l’edizione de [**Il Saggiatore**](https://www.instagram.com/ilsaggiatoreed/?ref=stellakamikaze.org) è fatta con un’ottima carta ed è stampata a carattere grosso, così le pagine diventano tante e anche io ho la sensazione di aver letto un sacco quando in realtà non è così. Infine perché dentro ci sono decine di riferimenti generali a punti cardine dei visual studies che potete poi tranquillamente rubare e sfoggiare alle cene di Capodanno. ### Contro il culto ecologico-catastrofista di 'Deep Adaptation' URL: https://stellakamikaze.org/contro-il-culto-ecologico-catastrofista-di-deep-adaptation/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z *[Commento a ‘The Darkest Timeline’, editoriale apparso sul The New York Times. ](https://www.nytimes.com/2020/12/26/style/climate-change-deep-adaptation.html?ref=stellakamikaze.org)* Consiglio la lettura di questa breve storia di *Deep Adaptation*, un **articolo scientifico sulla crisi climatica dai toni catastrofisti** che ha romanzato il collasso globale della società per poi essere smentito dal punto di vista dei numeri. Nel tempo, la narrazione di *Deep Adaptation* è diventata un **culto apocalittico** che ci assolveva da tutte le nostre responsabilità descrivendo un futuro privo di speranza, in cui era già troppo tardi per intervenire su qualsiasi terribile conseguenza della crisi climatica. Per molti, il fatto che i conti non tornino non è importante: ciò che conta è **insistere sull’importanza politica della crisi climatica**, il problema più urgente della storia dell’umanità. Probabilmente siamo già spacciati, ma **la via non può essere il catastrofismo**: invece, i colpevoli di questa crisi globale – dalle precise stirpi, nomi e cognomi – devono pagare fino all’ultima notte insonne il conto con le loro coscienze, e riparare ogni danno fatto – è da questo scenario che, ci piaccia o meno, non c’è alternativa: **non esiste e non può esistere un futuro che lascia queste responsabilità in sospeso**. Cito una pezza ricamata che ho trovato su Instagram qualche giorno fa, “I refuse to die until things are better and that is a THREAT.” ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/12/Schermata-2020-12-28-alle-09.40.24.png) ### Continuare a resistere per ricominciare ad esistere URL: https://stellakamikaze.org/continuare-a-resistere-per-ricominciare-ad-esistere/ Last updated: 2026-07-03T22:48:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 27 ottobre 2020.* Siamo nel pieno della seconda ondata della pandemia di Coronavirus e nell’ultima tornata di misure restrittive pensate per contenere il contagio - annunciate nella giornata di domenica - è stato, nuovamente, **il turno della sospensione degli “spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all'aperto.”** Si allarga così, salvando a malapena i musei e le gallerie, l’insieme degli spazi culturali per cui al momento**tutte le attività sono sospese**. La decisione del governo Conte, sebbene sembri necessaria davanti alla drammaticità della pandemia e dei suoi numeri,**risulta maldestra e violenta non soltanto per le economie che muovono questi spazi**, ma soprattutto per il muscolo immaginativo che nutre le programmazioni culturali che riempiono di vita i luoghi della cultura. In breve, che si tratti di un nuovo centro culturale, di uno spazio liberato o di una grande istituzione della cultura, le lavoratrici e i lavoratori che animano questi luoghi**sono stremati, demotivati e incapaci di elaborare scenari che vadano oltre la fondamentale sopravvivenza delle organizzazioni**. Le contraddizioni in questo momento si sprecano: dall’assunto universale che**pone l’infrastruttura culturale in secondo piano** rispetto a quella dei luoghi di culto e quella dell’industria della ristorazione e manifatturiera, passando per la stagione estiva che ha visto i centri culturali, vecchi e nuovi, impegnati a**fare investimenti e ristrutturazioni progettuali per mettere in sicurezza e a norma tutte le attività** che ospitano e che ora si vedono sospendere nuovamente le programmazioni.Le programmazioni culturali non sono soltanto uno strumento progettuale ma un’interfaccia necessaria ad ognuno di noi per continuare a costruire collettivamente conoscenze e occasioni di scambio in un momento storico in cui “fare cultura” è un processo rischioso per la vita di ognuno di noi.La complessità della pandemia e delle economie che sta intaccando richiedono **2 diversi tempi di azione**: il primo, sistemico e sul medio periodo, deve riguardare**una risignificazione complessiva del ruolo dell’infrastruttura culturale nella società moderna** e deve prendere in precisa analisi le**catene di valore** che la mettono in moto e le norme che la regolano, magari attraverso la discussione di forme di reddito distribuito come il[reddito di creatività](https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Reddito-di-creativita-Cosi-arte-cultura-e-spettacolo-chiedono-di-salvarsi-dalla-pandemia-9a0345f8-b44c-4ff5-81a1-7c9430c4a2f3.html?ref=stellakamikaze.org). La seconda, più puntuale e urgente, riguarda la**salvaguardia della capacità immaginativa e progettuale necessaria a imbastire una programmazione culturale**— il muscolo di cui parlavo prima, il cui funzionamento accomuna luoghi della cultura profondamente diversi tra di loro e che in questo momento si trova costretto all’atrofizzazione.**Che senso ha continuare a generare forme di cultura**, fisiche o virtuali che siano, in un contesto in cui il lavoro culturale in ogni sua forma non è valorizzato, pagato, riconosciuto e supportato dalle stesse istituzioni che in questo momento, di fatto, ne impongono la sospensione nella dimensione pubblica? La risposta a questa domanda non è scontata. Se durante il primo lockdown io stesso facevo richiesta di[una decisa forma di rifiuto](https://che-fare.com/devastazione-psichica-rispetto-dolore-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) a qualunque stimolo a “immaginare il dopo”, oggi le programmazioni culturali non sono soltanto uno strumento progettuale ma**un’interfaccia necessaria ad ognuno di noi per continuare a costruire collettivamente conoscenze e occasioni di scambio** in un momento storico in cui “fare cultura” è un processo — nella sua forma più classica: pubblica, partecipata dai corpi, matericamente presente — rischioso per la vita di ognuno di noi. Che si tratti di trasferire online una stagione di presentazioni e conferenze, trovare soluzioni in streaming per la diffusione di spettacoli teatrali e cinematografici o sfruttare le reali potenzialità collaborative del digitale e di internet per creare nuovi spazi di produzione collettiva di cultura, i fattori ambientali che scaturiscono dalla pandemia sono persistenti ed in continua evoluzione e**ci chiedono di continuare fermamente a resistere**. In un contesto di**totale de-valorizzazione del lavoro culturale e di esasperata finanziarizzazione degli strumenti necessari a tradurre le programmazioni online**— dai social network fino alle piattaforme per videoconferenza —, continuare ad elaborare curatele e stagioni di eventi non è soltanto un’azione di resistenza creativa nei confronti dei limiti necessari (per la salute pubblica) e di quelli imposti (dalle istituzioni), ma**un processo propedeutico a prepararci a “ciò che verrà dopo” la pandemia, le quarantene e le chiusure**. Infatti, qualunque sarà la**battaglia collettiva** che saremo chiamati a combattere alla vigilia delle riaperture,**non potremmo più prescindere da un approccio comunitario alla questione**. Reddito di creatività, rilancio dei nuovi centri culturali, ristrutturazione dei finanziamenti alla cultura, nuove e vecchie norme da pensare e ripensare: tutte sono**tematiche che si avvicendano in maniera verticalmente specifica** tra i vari ambiti culturali ma**la cui urgenza, oggi, attraversa l’infrastruttura culturale nel suo intero**.## Con le ultime restrizioni, le istituzioni italiane ci hanno ricordato che l’infrastruttura culturale non è percepita come essenziale benché la sua salute e la sua capacità di continuare a immaginare il presente e il futuro siano legate esistenzialmente alla salute della società con cui si interfacciano Fare fronte alla devastazione psichica che la pandemia e la conseguente quarantena infliggono su tutte le lavoratrici e i lavoratori della cultura non è soltanto un esercizio da intraprendere perché “lo spettacolo deve continuare”, ma**diventa un processo di consolidamento di un’intera categoria** che per necessità e volontà deve profondamente rinnovare non soltanto i propri modi di fare cultura ma anche il proprio approccio alla collaborazione intersettoriale ed interdisciplinare.**Continuare a elaborare una programmazione culturale oggi**, qualunque sia l’ambito di appartenenza della propria pratica,**significa acquisire dimestichezza e consapevolezza con le richieste che sarà necessario porre**, insieme, ad istituzioni e corpi intermedi. Esercitare una forma di resistenza alle chiusure imposte**continuando a costruire conoscenze, competenze e stratagemmi necessari** a non fermare le programmazioni culturali significa porre le basi**per ricominciare ad esistere con dignità** dopo l’impellenza della pandemia. Con le ultime restrizioni, le istituzioni italiane ci hanno ricordato che**l’infrastruttura culturale non è percepita come essenziale** benché la sua salute e la sua capacità di continuare a immaginare il presente e il futuro**siano legate esistenzialmente alla salute della società con cui si interfacciano**. Sgomberato ogni dubbio, elaborare nuove forme di resistenza a questa percezione diventa l’azione più ovvia di compiere: trovare la forza, insieme, di convivere con la totale esasperazione che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della cultura stanno vivendo per trasformarla in azione affermativa e inequivocabile. Oggi**continuare a resistere significa impratichirsi nelle arti magiche necessarie per poter continuare a imbastire programmazioni**. Conoscere le tecnologie di cui abbiamo bisogno per organizzare presentazioni online degne di questo nome, scoprire l’enorme potenziale delle piattaforme di collaborazione digitale quando usate con consapevolezza, sfruttare la smaterializzazione del lavoro a nostro vantaggio. La buona notizia è che ora sappiamo con certezza di doverlo fare,**perché nessun altro lo farà per noi.** --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/continuare-a-resistere-per-ricominciare-ad-esistere?ref=stellakamikaze.org)*, 27 ottobre 2020.* ### Il segreto di Posto Segreto URL: https://stellakamikaze.org/il-segreto-di-posto-segreto/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z **Posto Segreto** è un casolare in cima ad una collinetta a 40 chilometri da Palermo, in Sicilia. Prima di arrivarci, quello che non è segreto di questo luogo sono i **tramonti** da cartolina, il **mare** in lontananza, le **tende svolazzanti** nella veranda del casolare, il nome della città che virtualmente lo ospita: **Alcamo**. Quello che, invece, è un segreto finché arrivi è il **grande albero** che riposa di fronte all’ingresso del casolare e la cui **ombra** ti salva la vita ogni giorno, le **amache** che penzolano da esso, le **tempeste di polvere** che si alzano ogni volta che **soffia vento**, il **gallo schizofrenico** che si nasconde tra le foglie e punisce la tua presenza cagando sul tavolo da pranzo. Sono segreti i **turni**, volontari e perpetui, per **preparare caffè** a tutte le ore del giorno, l’odi et amo che provi per il **suono tartassante dei tamburi** che tuona casualmente di punto in bianco, a qualunque ora del giorno e della notte. È segreto il **suono delle risate** che fanno le residenti e i residenti di Posto Segreto, che fino all’arrivo altro non sono che una galleria infinita di scatti ben fatti e pubblicati su Instagram. È segreta la ruota della fortuna delle **intolleranze alimentari** di ogni residente, perché quando si cucina per tutti bisogna conoscerle. È segreta tutta la **nudità** a cui prenderai parte, perché da Posto Segreto puoi muoverti soltanto in **macchina** o quando le giornate sono **nuvolose** e presto o tardi tutte e tutti siamo **tristi**, **frustrati**, **arrabbiati** o semplicemente **stanchi**. È segreto il **sogno** che Posto Segreto ti vende, in una sorta di **mercato psichico**: quello di una quotidianità dove **l’orologio è più vicino al sole** che sale e scende che al polso, perché **il caldo stanca e logora** e la polvere impantana ogni articolazione e ogni palpebra, quello di un **altro modo** per fare ciò che si vuole, dimenticandosi per un attimo che per poterlo fare **qualcuno deve cucinare il pranzo**, **lavare i piatti**, **spazzare per terra**, **tenere sotto controllo il pozzo dell’acqua**, comprare, barattare o recuperare qualunque oggetto o bene che si trova all’interno di Posto Segreto. È segreto il **paradosso temporale**, quasi uscito da un manuale di fisica, per cui **gli attimi perdono i minuti** ma serve essere assolutamente urgenti per evitare che Posto Segreto si sveli, crollando su se stesso. Sono segreti, spesso, le **ragioni** per cui i residenti ci arrivano a Posto Segreto: a tal punto che serve interrogarli a riguardo. È segreta la **portata del potere** (inteso come verbo) di ogni residente, a cui basta essere costretta e costretto ad avere un po’ di tempo in più rispetto al normale per **far emergere dal paesaggio** attorno a Posto Segreto **tutto ciò che serve** loro per creare, qualunque sia la creazione. È segreta la **vera natura** di Posto Segreto, appollaiato sulla cima del **crinale delle possibilità** e affacciato, sempre, di fronte ad una **valle di dubbio** che pervade ogni persona presente e ogni azione che viene svolta. Forse è questo il segreto più profondo che Posto Segreto custodisce: quello per cui **Posto Segreto dubita in ogni momento di se stesso e concede lo stesso lusso a tutto ciò che ospita**, disintermediando il **lavoro riproduttivo** e consegnandolo direttamente alle e ai residenti, **non sapendo mai cosa realmente succederà durante la giornata ma riuscendo, infine sempre, a farlo succedere**. Grazie [**Landescape**](https://www.landescape.eu/wp?ref=stellakamikaze.org). ### Da oggi BAGLIORE è in libreria, la nostra biografia dei nuovi centri culturali in Italia URL: https://stellakamikaze.org/da-oggi-bagliore-e-in-libreria-la-nostra-biografia-dei-nuovi-centri-culturali-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:48:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 28 agosto 2020.* 12 mesi fa [annunciavamo una call](https://che-fare.com/bagliore-residenze-artistiche-per-una-nuova-biografia-culturale-italia-mibac-siae/?ref=stellakamikaze.org) per candidarsi ad una stagione di 6 residenze artistiche per scrittrici e scrittori in 6 nuovi centri culturali sparsi per tutta Italia. L'obiettivo era di raccontare la realtà dei nuovi centri culturali, vivendoli dall'interno per 2 settimane e riconoscendo il lavoro di autrici e autori con un compenso e un percorso di accompagnamento. Questa settimana è stato pubblicato il volume che raccoglie i frutti di questo percorso. Questa proposta si chiamava[BAGLIORE](https://che-fare.com/progetto/bagliore-residenze-artistiche-per-una-nuova-biografia-culturale-dellitalia/?ref=stellakamikaze.org), ed era stata resa possibile dalla vittoria del bando*Per Chi Crea* di MiBACT e SIAE, dalla collaborazione con la storica casa editrice italiana*Il Saggiatore* e dai 6 nuovi centri culturali che hanno ospitato le 6 scrittrici e scrittori che hanno partecipato alla residenza: i[Bagni Pubblici di Via Agliè](https://bagnipubblici.wordpress.com/?ref=stellakamikaze.org) di Torino;[CLAC](https://www.facebook.com/clacpalermo/) a Palermo; l’ex stabilimento enologico di[ExFadda](http://www.exfadda.it/?ref=stellakamikaze.org) a San Vito dei Normanni; l’[Ex Villaggio Eni](http://www.progettoborca.net/storia/?ref=stellakamikaze.org) di Borca di Cadore; le[Officine Culturali](http://www.officineculturali.net/?ref=stellakamikaze.org) di Catania e[Pollinaria](http://pollinaria.org/?ref=stellakamikaze.org) a Civitella Casanova. In 12 mesi le nostre vincitrici e i nostri vincitori sono partiti per le loro residenze a cavallo tra il 2019 e il 2020 e osservando i luoghi, le persone e le azioni che si consumavano all'interno dei nuovi centri culturali: c'è chi ne ha scritto sotto forma di reportage giornalistico, chi ha creato una biografia partecipata di un intero quartiere e ancora chi ha scritto un racconto horror. Da oggi potete trovare tutti questi racconti, firmati da Federica Andreoni, Pierluigi Bizzini, Marco De Vidi, Giulia Gregnanin, Alessandro Monaci e Matteo Trevisani, in libreria. --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/da-oggi-bagliore-e-in-libreria-la-nostra-biografia-dei-nuovi-centri-culturali-in-italia?ref=stellakamikaze.org)*, 28 agosto 2020.* ### Stella Kamikaze legge L'anima sceglie i propri compagni di Connie Willis URL: https://stellakamikaze.org/stella-kamikaze-legge-lanima-sceglie-i-propri-compagni-di-connie-willis/ Last updated: 2026-07-09T22:20:52.000Z *Questo episodio è stato originariamente pubblicato su Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus il 25 aprile 2020.* # Stella Kamikaze legge L'anima sceglie i propri compagni di Connie Willis Con coperta e camomilla, una volta alla settimana Federico Nejrotti legge un racconto di fantascienza che parla più del presente che del futuro — questa settimana leggiamo l'autrice Connie Willis: un trattato accademico su dei (non)scritti di Emily Dickinson in cui, ad una più attenta rilettura, si scopre descrivessero la sua partecipazione nella resistenza all'invasione marziana del 1897 descritta da H.G. Wells. **Ascolta**: [pagina archive.org](https://archive.org/details/stella-kamikaze-anima-sceglie-propri-compagni-connie-willis) · [mp3 diretto](https://archive.org/download/stella-kamikaze-anima-sceglie-propri-compagni-connie-willis/Stella%20Kamikaze%20Connie%20Willis.mp3) --- *Fonte:* [*Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus*](https://archive.org/details/stella-kamikaze-anima-sceglie-propri-compagni-connie-willis)*, 25 aprile 2020.* ### Il nuovo attivismo di Avantgardening, il festival d'arte solidale in streaming URL: https://stellakamikaze.org/il-nuovo-attivismo-di-avantgardening-il-festival-darte-solidale-in-streaming/ Last updated: 2026-07-03T22:48:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 21 aprile 2020.* *The Age of Earthquakes* è un libricino pubblicato nel 2015 che si presenta come una "guida all'estremo presente" — porta la firma di nomi del mondo dell'arte piuttosto rilevanti come Shumon Basar, Douglas Coupland e Hans-Ulrich Obrist e, nelle decine di speculazioni sul futuro che raccoglie ce n'è una piuttosto banale che mi è rimasta in testa qualche mese fa dopo averla casualmente riletta: "Vi siete resi conto che le nostre vite sono sempre più una lista di compiti da svolgere e sempre meno delle storie da raccontare?" Quella che sta venendo progressivamente erosa, più che un'epica personale, è la nostra capacità di percepire noi stessi e ciò che ci circonda lungo una prospettiva temporale: esaurire il senso di urgenza e, in breve, avere fiducia nel fatto che *le cose* possano evolvere. Ripristinare questa abilità, critica per permetterci di vivere oltre che di sopravvivere, non è cosa da poco: non si tratta ormai soltanto di riappropriarci di spazi di immaginazione che ci sono stati concettualmente sottratti, ma sempre più di pretendere condizioni di vita che sono legate a doppio filo con questa abilità: di quale immaginazione parliamo quando la normalità è il precariato perenne? Dove si trova la prospettiva che dovremmo riacquisire se spesso non possiamo nemmeno più dare per scontato il diritto ad un'abitazione dignitosa ed economica? Maggiore è l'erosione di questi requisiti ad una vita oltre la sopravvivenza e più complesse saranno le misure necessarie a ripristinarli: il potere immaginativo non è più soltanto una questione culturale (chi lo usa e quanto ci guadagna?) e le misure di welfare non sono più soltanto dei dispositivi di tutela sociale (cosa significa subire uno sfratto mentre si è quarantena, durante una pandemia?). In breve, la faccenda si fa sempre più complicata quando si tratta di capire come ricominciare ad esistere. Non serve inventarsi nuovi miscugli tra arte e politica, ma ricordarsi che questi due aspetti della società umana non sono mai stati scollegati. [Guarda ](https://www.twitch.tv/videos/594645946?ref=stellakamikaze.org)*Forced Rhyme*, la performance di Ultravioletto: casa editrice che unisce poesia con arti visive *Forced Rhyme*, la performance di Ultravioletto: casa editrice che unisce poesia con arti visive [è un festival d'arte trasmesso in streaming su Twitch lo scorso weekend e organizzato da un collettivo italiano di attiviste e attivisti: un flusso continuo di performance e di conversazioni durato 72 ore che ha coinvolto oltre 40 performance da parte di artiste e artisti provenienti da tutto il mondo e che aveva uno scopo chiaro e diretto — raccogliere fondi per le](http://avantgardening.eu/?ref=stellakamikaze.org) *Avantgardening*[Brigate Volontarie per l'Emergenza](https://www.facebook.com/brigatevolontarieMilano/) di Milano, l'organizzazione dal basso che sta estendendo numerose forme di aiuto (come la consegna della spesa e la spesa solidale, oltre che uno sportello di ascolto) alle fasce meno tutelate nella città di Milano durante, ma non solo, la quarantena. Il festival non si propone di sostituirsi ad un'occasione che in altri momenti si sarebbe potuta consumare dal vivo, ma invece di stimolare modi di fare cultura davvero nuovi. *Avantgardening* ha ospitato performance di arti visive, arti performative, reading e talk che sfruttassero al meglio delle loro possibilità le due cifre essenziali del festival: il fatto di essere trasmesso in streaming online e commentato in diretta da una chat. [Guarda ](https://www.twitch.tv/videos/594788850?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org)*Introbabble*, l'installazione audio-visiva di Lorem, un progetto sull'interazione uomo-computer nell'era dell'intelligenza artificiale *Introbabble*, l'installazione audio-visiva di Lorem, un progetto sull'interazione uomo-computer nell'era dell'intelligenza artificiale [Il programma del weekend si è sviluppato lungo un asse chiaro: per la comunità di](https://www.twitch.tv/videos/594788850?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org) *Avantgardening* il mondo è un giardino e le nostre azioni, qualunque esse siano, possono contribuire alla cura di questo spazio. "Come puoi immaginare, questo festival è stata una cosa completamente fuori da ogni canone che conoscevamo, quindi non ci siamo create molte aspettative prima che iniziasse oltre il profondo impegno che abbiamo messo noi e tutti coloro che hanno preso parte all'organizzazione," mi hanno spiegato rispondendo alle mie domande su un foglio di *Google Documenti*. # 'La solidarietà è un atto politico, ed è molto diversa dalla carità, che si limita a versare dall’alto al basso senza cercare soluzioni reali' "L'intero lavoro è stato fatto su base volontaria, ma ciò non ha compromesso nemmeno per un istante l’impegno di nessuno, anzi, spontaneamente si è creato un gruppo di lavoro a servizio di un’idea, con la sola gratificazione che quell’idea fosse giusta e bella, quindi l’energia che si è mossa sin dal primo istante intorno a questo piccolo seme nato da un momento molto buio delle nostre esistenze collettive e individuali è stata potentissima," hanno continuato raccontadomi il corso del lavoro. Il programma di*Avantgardening* ha visto la partecipazione di artisti come Lorem, impegnato a produrre immagini e suoni avvalendosi del supporto di algoritmi di intelligenza artificiale; di [SAYRI](http://facebook.com/s4yri/), piattaforma che mette al centro le esperienze personali ed artistiche di donne e di dissidenze razzializzate e che ha presentato una conversazione insieme a Lizet Aguilar e Sara Gomita, attiviste della [Rete Donne Migranti e Figlie](https://www.facebook.com/ReteDonneMigrantieFiglie/); o ancora Nahshi che ha presentato *La Passion*, un documentario collettivo auto-prodotto sull'eredità delle sonorità di Gigi D'Agostino e del *lento violento*. [Guarda ](https://www.twitch.tv/videos/596503079?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org)*Colonial Virus: a 500-years old pandemic* il talk della piattaforma SAYRI insieme alla Rete Donne Migranti e Figlie *Colonial Virus: a 500-years old pandemic* il talk della piattaforma SAYRI insieme alla Rete Donne Migranti e Figlie ["In alcuni casi abbiamo un po’ insistito perché queste persone metabolizzassero riflessioni e ricerche che stavano comunque portando avanti e le portassero alla luce," mi spiega il collettivo di](https://www.twitch.tv/videos/596503079?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org) *Avantgardening*, "e averle viste tutte dispiegarsi davanti ai nostri occhi nel corso della costruzione del festival è stato come vedere un albero germogliare e buttare fuori gemme tutte diverse in mille direzioni, ma con le stesse radici," continuano raccontandomi il senso della loro curatela rappresentata dallo slogan *Don't be a wrecker, be a grower*. "Crediamo sia stata questa stessa energia comunitaria ad aver attratto chi ha seguito il festival e chi ci ha supportato spontaneamente. Non conosciamo benissimo i numeri di Twitch, ma in tutto abbiamo collezionato circa 15.000 visualizzazioni sul nostro canale," mi spiegano, parlando dei risultati. "Per essere la prima edizione di un esperimento così bizzarro e senza termini di paragone, per noi sono dati molto buoni: in 3 giorni abbiamo raccolto 1.500 euro, che sono andati direttamente sul conto Paypal delle Brigate Volontarie per l’Emergenza." [Guarda ](https://www.twitch.tv/videos/594705143?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org)*La Passion,* il documentario collettivo di Nahshi sull'eredità musicale di Gigi D'Agostino e sull'influenza del *lento violento* *La Passion,* il documentario collettivo di Nahshi sull'eredità musicale di Gigi D'Agostino e sull'influenza del *lento violento* [Il valore intrinseco di](https://www.twitch.tv/videos/594705143?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org) *Avantgardening*, probabilmente, è da ricercare propria nella dimostrata capacità di mettere insieme tre diverse esigenze urgenti e cruciali a qualunque immaginario del futuro: l'introduzione di una narrazione politica e sociale basati sulla solidarietà collettiva e il mutuo aiuto; la costruzione di nuovi modi di fare cultura e arte in grado di far fiorire conversazioni inedite su e con gli strumenti di cui oggi disponiamo; e lo sviluppo di una comunità di attivisti che promuova istanze comuni e con un approccio organizzato. "Secondo noi, l’arte non ha mai smesso di essere intrinsecamente legata a una riflessione politica e sociale," mi spiegano, "Anzi, gli ambienti da cui arriviamo ne sono intrisi, ma c’erano più distrazioni — Adesso è abbastanza impossibile distrarsi, abbiamo molto chiara la situazione davanti ai nostri occhi (virtuali) e tutto è più immediato," continua il collettivo di *Avantgardening*. [Guarda la ](https://www.twitch.tv/videos/594774005?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org)*Televendita per le Brigate Volontarie* di No Text Azienda, lo spot promozionale per la raccolta fondi per le Brigate Volontarie per l'Emergenza di Milano *Televendita per le Brigate Volontarie* di No Text Azienda, lo spot promozionale per la raccolta fondi per le Brigate Volontarie per l'Emergenza di Milano ["Le Brigate Volontarie per l'Emergenza sono formate da ragazze e ragazzi che hanno un background politico preciso e che, per l’emergenza, si sono organizzati immediatamente per agire come rete di solidarietà, diventando le braccia e le gambe di chi non può muoversi di casa e fornendo supporto concreto a chi non ha nemmeno una casa," racconta il collettivo. "Queste persone ci stanno insegnando che abbiamo una matrice comune e valori comuni da cui partire come collettività, e il primo di questi è la solidarietà: rendersi conto che ci sono persone che hanno meno di te e attivarsi immediatamente per aiutarle." "La solidarietà è un atto politico, ed è molto diversa dalla carità, che si limita a versare dall’alto al basso senza cercare soluzioni reali. La solidarietà apre la strada per un nuovo modello sociale, e supportare il lavoro delle ragazze e dei ragazzi delle Brigate è il nostro modo per partecipare a questo movimento politico nascente," conclude il gruppo organizzativo di](https://www.twitch.tv/videos/594774005?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org) *Avantgardening*— tutte le performance del festival sono visionabili [nell'archivio del loro canale Twitch](https://www.twitch.tv/avantgardening/videos?filter=all&sort=time&ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/avantgardening-festival-streaming-attivismo-brigate-volontarie-emergenza?ref=stellakamikaze.org)*, 21 aprile 2020.* ### Stella Kamikaze legge: Il suono delle parole di Octavia E. Butler URL: https://stellakamikaze.org/stella-kamikaze-legge-il-suono-delle-parole-di-octavia-e-butler/ Last updated: 2026-07-09T22:20:55.000Z *Questo episodio è stato originariamente pubblicato su Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus il 17 aprile 2020.* # Stella Kamikaze legge: Il suono delle parole di Octavia E. Butler Federico Nejrotti legge *Il suono delle parole* di **Octavia E. Butler**. [Tutti gli episodi, qui.](https://nejrottif.com/cose-stella-kamikaze-il-mio-podcast-in-cui-leggo-racconti-di-fantascienza/?ref=stellakamikaze.org) **Ascolta**: [pagina archive.org](https://archive.org/details/stella-kamikaze-il-suono-delle-parole-octavia-e-butler) · [mp3 diretto](https://archive.org/download/stella-kamikaze-il-suono-delle-parole-octavia-e-butler/stella%20kamikaze%20il%20suono%20delle%20parole.mp3) --- *Fonte:* [*Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus*](https://archive.org/details/stella-kamikaze-il-suono-delle-parole-octavia-e-butler)*, 17 aprile 2020.* ### Stella Kamikaze legge: Fiori Per Algernon di Daniel Keyes URL: https://stellakamikaze.org/stella-kamikaze-legge-fiori-per-algernon-di-daniel-keyes/ Last updated: 2026-07-09T22:20:53.000Z *Questo episodio è stato originariamente pubblicato su Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus il 10 aprile 2020.* # Stella Kamikaze legge: Fiori Per Algernon di Daniel Keyes Federico Nejrotti legge 'Fiori per Algernon', di Daniel Keyes. **Ascolta**: [pagina archive.org](https://archive.org/details/stella-kamikaze-fiori-per-algernon) · [mp3 diretto](https://archive.org/download/stella-kamikaze-fiori-per-algernon/stella%20kamikaze%20fiori%20per%20algernon.mp3) --- *Fonte:* [*Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus*](https://archive.org/details/stella-kamikaze-fiori-per-algernon)*, 10 aprile 2020.* ### Cos'è Stella Kamikaze, il mio podcast in cui leggo racconti di fantascienza URL: https://stellakamikaze.org/cose-stella-kamikaze-il-mio-podcast-in-cui-leggo-racconti-di-fantascienza/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Vuoto il sacco: sono incalcolabili gli autori di fiction e saggistica che sono considerati imprescindibili e di cui io non ho mai letto nulla. Sono pigrissimo ed un **pessimo lettore** di *cose lunghe*, quindi di tanto in tanto devo trovare degli stratagemmi per costringermi a fare queste letture. L’ultimo di questi trucchetti è **Stella Kamikaze**, il mio podcast settimanale per [**Radiovirus**](http://radiovirus.org/?ref=stellakamikaze.org) — la web radio di [**Macao**](http://macaomilano.org/?ref=stellakamikaze.org) (che sto aiutando a costruire, ma ne parliamo poi). In sintesi, **tutti i venerdì alle 23.00 va in onda un podcast** pre-registrato in cui leggo ad alta voce 1 o 2 racconti brevi di fantascienza e poi ci monto sotto della musica a basso volume. Sono un *lettore-ad-alta-voce* completamente amatoriale, quindi queste letture sono spesso imprecise e zoppicanti. Le registrazioni di solito vengono effettuate un paio d’ore prima della messa in onda, quindi la post-produzione è traballante e legnosa. Ciò nonostante mi piace molto fare Stella Kamikaze perché lo trovo **un podcast felicemente ingenuo**. Grazie a tutte queste prime letture che sto facendo (di solito leggo una volta il racconto prima di registrarne la lettura) sto scoprendo un sacco di cose ovvie, come per esempio la straordinaria capacità narrativa di **Ray Bradbury** o la potentissima densità degli scritti di **Ursula K. Le Guin**. Il nome del podcast è una citazione a *Quando Bruci,* una poesia di **[Alberto Dubito](http://www.albertodubito.it/?ref=stellakamikaze.org)**. Aggiungerò qui sotto, di volta in volta, i link a tutte le puntate. Se avete suggerimenti per racconti brevi da leggere nel podcast, [scrivetemi una mail a **federico@stellakamikaze.org**](mailto:federconejrotti@gmail.com). ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/04/BANNERBLO.png) ### Stella Kamikaze legge *L’anima sceglie i propri compagni* di Connie Willis Breve e stupefacente, “Sono state scoperte delle nuove poesie di **Emily Dickinson** dove descrive la sua **partecipazione nella resistenza contro l’invasione marziana** del 1897, quella raccontata da H. G. Wells.” È da queste poesie che l’autrice americana Connie Willis parte per scrivere una (finta) **dissertazione universitaria** di analisi — un racconto atipico, più da leggere che da ascoltare, divertentissimo e dissacrante. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/04/octavia-e-butler-changing-science-fiction.jpg) ### Stella Kamikaze legge *Il suono delle parole* di Octavia E. Butler Direttamente dalle wasteland di Fallout con una spolverata di *Fahrenheit 451* di Ray Bradbury, il racconto della scrittrice afroamericana Octavia E. Butler è la storia di **una** **donna in fuga da sé stessa** in un mondo in cui **una misteriosa epidemia ha stremato l’umanità** e **ha sottratto a tutti la capacità di parlare, ascoltare o scrivere**. Anche se non sembra visti i temi, ti scaraventa davvero fuori dalla realtà per la durata della lettura. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/04/m8dchar_ec001_h.jpg) ### Stella Kamikaze legge *Fiori per Algernon* di Daniel Keyes Questa è la storia di Charles Gordon, un inserviente mentalmente disabile, prima cavia umana per un esperimento di incremento chirurgico dell’intelligenza. Si parla di **abilismo**, **distopie eugenetiche** ed **intelligenza emotiva**; e giorno dopo giorno si scopre la cronaca di un uomo sempre più intelligente e sempre più solo — a fianco ad un topo, cavia prima di lui. Ho pianto di brutto. ### ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/04/ursula-banner.png) ### Stella Kamikaze legge *Il giorno prima della rivoluzione* di Ursula K. Le Guin Una giornata insieme ad un’anziana donna, un tempo leader di un movimento rivoluzionario, oggi alle prese con i sintomi della sua vecchiaia. Parla della nostra **relazione coi corpi** e dei paradossi necessari dei **movimenti di resistenza**. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/04/bradbury-ellison.png) ### Stella Kamikaze legge *Vennero le dolci piogge* di Ray Bradbury e *La bestia che gridava amore al cuore del mondo* di Harlan Ellison Il primo è il racconto della routine quotidiana di una casa interamente automatizzata che svolge, come tutti i giorni, il **lavoro di cura** per i suoi residenti — non sapendo però che **un’apocalisse nucleare** li ha uccisi tutti e che nella casa non ci abita più nessuno. Il secondo è **un’omelia psichedelica** su un futuro parallelo, una breve cronaca dal ***Crocevia dei Quando***. ### La devastazione psichica è ovunque, non c’è nessun futuro da immaginare URL: https://stellakamikaze.org/la-devastazione-psichica-e-ovunque-non-ce-nessun-futuro-da-immaginare/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Non mi sto vivendo la quarantena e per questo motivo **ho scritto [un articolo](https://www.che-fare.com/devastazione-psichica-rispetto-dolore-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) per *che*Fare**: parlo di come mi sento, della fortissima pressione psichica collettiva che stiamo vivendo e del dolore che dovremmo, infine, imparare a non dimenticarci non appena tutto questo finirà. > Da sette giorni mi sveglio con la tachicardia e mentre tento di portare il mio battito ad una frequenza che ricordo normale mi lascio sfuggire l’incubo di turno — di questa notte ricordo soltanto che moriva qualcuno e più ci penso e meno riesco a pensare al “dopo”, a quello che dovrebbe succedere quando finirà tutto questo. > > Insomma, la tachicardia passa ma ormai il petto è più stretto del solito e non c’è verso di allentarlo: sono le conseguenze logoranti di una trincea personale in cui sono finito per colpa della pandemia e della quarantena necessaria a contenerla. Le statistiche dei contagi italiani sembrano direttamente collegate ai miei tassi di produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, e i tentativi di mantenere i contatti con la mia famosa ‘rete sociale’ sono sempre più faticosi tanto che, in un certo senso, si potrebbe dire che mi stia quasi abituando all’isolamento. > > Tutti dicono che sarà “un po’ peggio della crisi del 2008” e se penso che quello è stato il singolo evento più negativamente influente per ogni aspetto della vita della mia generazione, quella nata a metà degli anni ‘90, mi viene da ridere. Ho ancora un lavoro, lo posso fare da una casa in cui — sebbene manchi un balcone per lucertolare quotidianamente — sto largo e in solitudine apparentemente serena, sono bianco, sono un maschio, sono in salute e tutti i miei bisogni di base sono soddisfatti — anche la mia famiglia sta piuttosto bene. Quasi tutte le mie conoscenze sono come me, sono in tutto e per tutto un privilegiato. > > Nella sua pesantezza il momento sembra propizio per immaginare qualcosa di nuovo rispetto allo status quo — sono emersi dei nervi scoperti nella coscienza politica, civile e sociale della collettività, e non ci dovrebbe essere momento migliore per tracciare un’alternativa, per creare una risposta ad un bisogno che è così urgente da essere, stato addirittura, [proiettato sulle mura di un edificio a Santiago del Cile](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Proyecci%C3%B3n%5FNormalidad.jpg?ref=stellakamikaze.org) durante le proteste di ottobre 2019, “Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema.” Ma questa situazione non è come le altre: nessuno di noi ha mai vissuto una quarantena durante una pandemia. ### Stella Kamikaze legge: Il giorno prima della rivoluzione di Ursula K. Le Guin URL: https://stellakamikaze.org/stella-kamikaze-legge-il-giorno-prima-della-rivoluzione-di-ursula-k-le-guin/ Last updated: 2026-07-09T22:20:54.000Z *Questo episodio è stato originariamente pubblicato su Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus il 3 aprile 2020.* # Stella Kamikaze legge: Il giorno prima della rivoluzione di Ursula K. Le Guin La seconda puntata di **Stella Kamikaze**, il programma di [**Radiovirus**](https://archive.org/details/radiovirus.org/) in cui ogni venerdì si leggono racconti per augurarci la buonanotte — questa settimana 'Il giorno prima della rivoluzione' di Ursula K. Le Guin. Condotto da [**Federico Nejrotti**](https://archive.org/details/nejrottif.com/). **Ascolta**: [pagina archive.org](https://archive.org/details/stella-kamikaze-il-giorno-prima-della-rivoluzione-ursula-k-le-guin) · [mp3 diretto](https://archive.org/download/stella-kamikaze-il-giorno-prima-della-rivoluzione-ursula-k-le-guin/rapidoooo.mp3) --- *Fonte:* [*Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus*](https://archive.org/details/stella-kamikaze-il-giorno-prima-della-rivoluzione-ursula-k-le-guin)*, 3 aprile 2020.* ### Stella Kamikaze legge: Vennero le Dolci Piogge & La Bestia che Gridava Amore al Cuore del Mondo URL: https://stellakamikaze.org/stella-kamikaze-legge-vennero-le-dolci-piogge-la-bestia-che-gridava-amore-al-cuore-del-mondo/ Last updated: 2026-07-09T22:20:53.000Z *Questo episodio è stato originariamente pubblicato su Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus il 28 marzo 2020.* # Stella Kamikaze legge: Vennero le Dolci Piogge & La Bestia che Gridava Amore al Cuore del Mondo La prima puntata di **Stella Kamikaze**, il programma di [**Radioviru**](radiovirus.org/) **s** in cui ogni venerdì vengono letti 2 racconti per augurarci la buonanotte. Condotto da [**Federico Nejrotti**](nejrottif.com/). **Ascolta**: [pagina archive.org](https://archive.org/details/stella-kamikaze-bradbury-ellison) · [mp3 diretto](https://archive.org/download/stella-kamikaze-bradbury-ellison/2020-03-27%5F22h59m05s.mp3) --- *Fonte:* [*Stella Kamikaze, il mio podcast su Radiovirus*](https://archive.org/details/stella-kamikaze-bradbury-ellison)*, 28 marzo 2020.* ### Un botto di libri URL: https://stellakamikaze.org/un-botto-di-libri/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Molto brevemente, succede questa cosa: diversi mesi fa mi trasferisco in una nuova casa dove, nel salotto, c’è **una libreria molto bella** ricolma di volumi della proprietaria di casa. Ci lancio addosso i miei (circa una settantina), che finiscono incastrati in diversi angoli della libreria. Dopo mesi di soggiorno in questa casa **decido di tirare fuori tutti i miei libri per poterli riordinare** in un’area specifica della libreria, così da poterla indicare ai miei amici quando vengono a trovarmi. I libri, una volta rimossi dalla libreria, riposano sotto forma di pila pericolante appoggiata su un comodino per oltre due mesi. Questa domenica, annichilito dalla noia da quarantena, decido di girare finalmente questa puntata di *Extreme Makeover* libreria edition — mentre sono impegnato a spolverare e riordinare decido, senza apparente ragione, di scattare una foto ad ognuna delle copertine dei libri. Ne nasce una serie che ho pubblicato nelle mie Instagram Stories e per cui diverse persone mi hanno chiesto la lista completa sotto forma di testo. Eccola. ### UN BOTTO DI SAGGI [**Underbug, an Obsessive Tales of Termites and Technology**](https://us.macmillan.com/books/9780374282073?ref=stellakamikaze.org) – Lisa Margonelli, Scientific American [**Are We Human? Notes on an Archaeology of Design**](https://www.lars-mueller-publishers.com/are-we-human?ref=stellakamikaze.org) – Beatriz Colomina & Mark Wigley, Lars Müller Publishers [**Incorrotta Gioia, Scritti sull’Arte, il Commercio e lo Stato**](http://www.castelvecchieditore.com/prodotto/incorrotta-gioia/?ref=stellakamikaze.org) – Roger Fry, Castelvecchi Editore [**T.A.Z., Zone Temporanee Autonome**](https://www.ibs.it/taz-zone-temporaneamente-autonome-libro-hakim-bey/e/9788888865324?ref=stellakamikaze.org) – Hakim Bey, ShaKe [**Time Travel, A History**](https://www.penguinrandomhouse.com/books/233793/time-travel-by-james-gleick/?ref=stellakamikaze.org) – James Gleick, Penguin Random House ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/03/librif-1024x1024.png) [**Black Transparency, The Right to Know in the Age of Mass Surveillance**](https://mitpress.mit.edu/books/black-transparency?ref=stellakamikaze.org) – Metahaven, Sternberg Press **[The Utopia of Rules:](https://www.mhpbooks.com/books/the-utopia-of-rules/?ref=stellakamikaze.org) [On Technology, Stupidity, and the Secret Joys of Bureaucracy](https://www.mhpbooks.com/books/the-utopia-of-rules/?ref=stellakamikaze.org)** – David Graeber, Melville House [**Against Everything: On Dishonest Times**](https://www.versobooks.com/books/2515-against-everything?ref=stellakamikaze.org) – Mark Greif, Verso Books [**The Fourth Revolution: How the Infosphere is Reshaping Human Reality**](https://global.oup.com/academic/product/the-fourth-revolution-9780199606726?cc=it&lang=en&&ref=stellakamikaze.org) – Luciano Floridi, Oxford University Press [**The Assassination Complex: Inside the Government’s Secret Drone Warfare Program**](https://www.simonandschuster.com/books/The-Assassination-Complex/Jeremy-Scahill/9781501144141?ref=stellakamikaze.org) – Jeremy Scahill, Simon & Schuster ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/03/fffffffffffffffffffff-1024x1024.png) [**Al di là del bene e del male**](https://www.ibs.it/al-di-del-bene-del-libro-friedrich-nietzsche/e/9788845901980?ref=stellakamikaze.org) – Friedrich Nietzsche, Adelphi **[Tonio Kroger](https://www.ibs.it/tonio-kroger-libro-thomas-mann/e/9788806230821?ref=stellakamikaze.org)** – Thomas Mann, Adelphi [**The Liberal Defence of Murder**](https://www.versobooks.com/books/1203-the-liberal-defence-of-murder?ref=stellakamikaze.org) – Richard Seymour , Verso Books [**Nightwalking: A Nocturnal History of London**](https://www.versobooks.com/books/2157-nightwalking?ref=stellakamikaze.org) – Matthew Beaumont, Verso Books **[The Autonomous City: A History of Urban Squatting](https://www.versobooks.com/books/2435-the-autonomous-city?ref=stellakamikaze.org)** – Alexander Vasudevan, Verso Books ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/03/ffffffffffffffff-1024x1024.png) [**Il Maestro e Margherita**](https://www.ibs.it/maestro-margherita-libro-michail-bulgakov/e/9788807900143?ref=stellakamikaze.org) – Michail Bulgakov, Feltrinelli [**Il Capitalismo della Sorveglianza**](https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-capitalismo-della-sorveglianza?ref=stellakamikaze.org) – Shoshanna Zuboff, Luiss University Press [**Breve Storia di (quasi) Tutto**](https://www.ibs.it/breve-storia-di-quasi-tutto-libro-bill-bryson/e/9788850215492?ref=stellakamikaze.org) – Bill Bryson, TEA **[The Politics of Design](https://www.bispublishers.com/the-politics-of-design.html?ref=stellakamikaze.org)** – Ruben Pater, BIS Publishing [**The Xenofeminist Manifest: a Politics for Alienation**](https://www.versobooks.com/books/2887-the-xenofeminist-manifesto?ref=stellakamikaze.org) – Laboria Cuboniks, Verso Books ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/03/fffffffffff-1024x1024.png) [**Drone Theory**](https://www.penguin.co.uk/books/268/268667/drone-theory/9780241970348.html?ref=stellakamikaze.org) – Grégoire Chamayou, Penguin Special **[Toxic Terror:](https://www.belfercenter.org/publication/toxic-terror-assessing-terrorist-use-chemical-and-biological-weapons?ref=stellakamikaze.org)[ Assessing Terrorist Use of Chemical and Biological Weapons](https://www.belfercenter.org/publication/toxic-terror-assessing-terrorist-use-chemical-and-biological-weapons?ref=stellakamikaze.org)** – Alexander Tucker, Belfer Center [**The Religion of the Future**](https://www.versobooks.com/books/2289-the-religion-of-the-future?ref=stellakamikaze.org) – Roberto Mangabeira Unger, Verso Books [**How to Run a City Like Amazon, and Other Fables**](https://meatspacepress.com/?ref=stellakamikaze.org) – Mark Graham, Rob Kitchin, Shannon Mattern e Joe Shaw, Meatspace Press [**Il Sentiero per Walden: vita improbabile di Henry David Thoreau**](https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-sentiero-walden?ref=stellakamikaze.org) – Micheal Sims, LUISS University Press ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2020/03/ffffff-1024x1024.png) [**Imagined Communities: Reflections on the Origin and Spread of Nationalism**](https://www.versobooks.com/books/2259-imagined-communities?ref=stellakamikaze.org) – Benedict Anderson, Verso Books **War With No End** – Verso Books [**Syria Burning: a Short History of a Catastrophe**](https://www.versobooks.com/books/2172-syria-burning?ref=stellakamikaze.org) – Charles Glass, Verso Books **Extrastatecraft: The Power of Infrastracture Space** – Keller Easterling, Verso Books [**The Invention of Nature: Alexander Von Humboldt’s New World** ](https://www.penguinrandomhouse.com/books/227866/the-invention-of-nature-by-andrea-wulf/?ref=stellakamikaze.org)– Andrea Wulf, Penguin Random House [**Molecular Red: Theory for the Anthropocene**](https://www.versobooks.com/books/2288-molecular-red?ref=stellakamikaze.org) – McKenzie Wark, Verso Books **[Spaghetti Hacker](https://www.ibs.it/spaghetti-hacker-libro-stefano-chiccarelli-andrea-monti/e/9788889479148?ref=stellakamikaze.org)** – Stefano Chiccarelli & Andrea Monti, Monti & Ambrosini Editore **[Frames of War: When is Life Grievable?](https://www.versobooks.com/books/2148-frames-of-war?ref=stellakamikaze.org)** – Judith Butler, Verso Books [**Violent Borders: Refugees and the Right to Move**](https://www.versobooks.com/books/2516-violent-borders?ref=stellakamikaze.org) – Reece Jones, Verso Books [**The Filter Bubble: How the New Personalized Web is Changing How Read and How We Think**](https://www.penguinrandomhouse.com/books/309214/the-filter-bubble-by-eli-pariser/?ref=stellakamikaze.org) – Eli Parisier, Penguin Random House [**State of Insecurity:** **Government of the Precarious**](https://www.versobooks.com/books/1737-state-of-insecurity?ref=stellakamikaze.org) – Isabel Lorey, Verso Books [**Manuale di Riparazione del Reale: Smonta, Spacca, Salda**](https://stellakamikaze.org/il-manuale-di-riparazione-del-reale-e-una-pubblicazione-che-parla-di-cacciaviti-e-resistenza/) – Federico Nejrotti, self/published 😉 **[Archaeologies of the Future:](https://www.versobooks.com/books/243-archaeologies-of-the-future?ref=stellakamikaze.org) [The Desire Called Utopia and Other Science Fictions](https://www.versobooks.com/books/243-archaeologies-of-the-future?ref=stellakamikaze.org)** – Friedric Jameson, Verso Books [**La Guida di Motherboard per non Farsi Hackerare**](https://www.vice.com/it/article/d3devm/la-guida-di-motherboard-per-non-farsi-hackerare?ref=stellakamikaze.org) – Motherboard, VICE Media [**Capitalism in the Web of Life: Ecology and the Accumulation of 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Moore, Verso Books [**Datacrazia: politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data**](https://deditore.com/prodotto/datacrazia/?ref=stellakamikaze.org) – Daniele Gambetta, D Editore [**Armi, Acciaio e Malattie: breve storia degli ultimi tredicimila anni**](https://www.einaudi.it/catalogo-libri/storia/storia-antica/armi-acciaio-e-malattie-jared-diamond-9788806219222/?ref=stellakamikaze.org) – Jared Diamond, Einaudi **[I Mondi di Super Mario: azioni, interazioni, esplorazioni](https://www.ibs.it/mondi-di-super-mario-azioni-libro-andrea-babich/e/9788840009575?ref=stellakamikaze.org)** – Andrea Babich, Unicopli **[La Coda Lunga: da un Mercato di Massa a una Massa di Mercati](https://www.codiceedizioni.it/libri/la-coda-lunga-edizione-2010/?ref=stellakamikaze.org)** – Chris Anderson, Codice Edizioni ### UN BOTTO DI ROMANZI **[The Southern Reach Trilogy](https://www.fsgoriginals.com/books/area-x?ref=stellakamikaze.org)** – Jeff VanderMeer, FSG Originals **[Il Mondo di Edena: l’Integrale](https://magicpress.fumetto-online.it/magic-press-mondo-di-edena-integrale-il-mondo-di-edena-l-integrale-c79292000000.php?ref=stellakamikaze.org)** – Moebius, Magic Press **[Rapporto di Minoranza](https://www.hoepli.it/libro/rapporto-di-minoranza/9788834716090.html?ref=stellakamikaze.org)** – Philip K. Dick, Fanucci Editore [**Complotto! Chaos, Magia e Musica House**](https://not.neroeditions.com/john-higgs-complotto/?ref=stellakamikaze.org) – John Higgs, Nero Editions [**Opinioni di un Clown**](https://www.ibs.it/opinioni-di-clown-libro-heinrich-boll/e/9788804670834/recensioni?ref=stellakamikaze.org) – Heinrich Boll, Mondadori [**Cronosisma**](https://www.minimumfax.com/shop/product/cronosisma-1933?ref=stellakamikaze.org) – Kurt Vonnegut, Minimum Fax [**From A to X: a Story in Letters**](https://www.versobooks.com/books/384-from-a-to-x?ref=stellakamikaze.org) – John Berger, Verso Books [**Utopia (+ Essays by Ursula K. Le Guin)**](https://www.versobooks.com/books/2250-utopia?ref=stellakamikaze.org) – Thomas More, Verso Books **[Perle ai Porci, o ‘Dio la Benedica, Mr. Rosewater’](https://www.google.com/search?client=firefox-b-d&q=perle+ai+porci+kurt+vonnegut&ref=stellakamikaze.org)** – Kurt Vonnegut, Feltrinelli Editore ### Una lista con un botto di libri URL: https://stellakamikaze.org/una-lista-con-un-botto-di-libri/ Last updated: 2026-07-09T22:20:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su nejrottif.com, il mio vecchio blog il 10 marzo 2020.* Molto brevemente, succede questa cosa: diversi mesi fa mi trasferisco in una nuova casa dove, nel salotto, c’è **una libreria molto bella** ricolma di volumi della proprietaria di casa. Ci lancio addosso i miei (circa una settantina), che finiscono incastrati in diversi angoli della libreria. Dopo mesi di soggiorno in questa casa **decido di tirare fuori tutti i miei libri per poterli riordinare** in un’area specifica della libreria, così da poterla indicare ai miei amici quando vengono a trovarmi. I libri, una volta rimossi dalla libreria, riposano sotto forma di pila pericolante appoggiata su un comodino per oltre due mesi. Questa domenica, annichilito dalla noia da quarantena, decido di girare finalmente questa puntata di *Extreme Makeover* libreria edition — mentre sono impegnato a spolverare e riordinare decido, senza apparente ragione, di scattare una foto ad ognuna delle copertine dei libri. Ne nasce una serie che ho pubblicato nelle mie Instagram Stories e per cui diverse persone mi hanno chiesto la lista completa sotto forma di testo. Eccola. ### UN BOTTO DI SAGGI [Underbug, an Obsessive Tales of Termites and Technology](https://us.macmillan.com/books/9780374282073?ref=stellakamikaze.org) – Lisa Margonelli, Scientific American [Are We Human? Notes on an Archaeology of Design](https://www.lars-mueller-publishers.com/are-we-human?ref=stellakamikaze.org) – Beatriz Colomina & Mark Wigley, Lars Müller Publishers [Incorrotta Gioia, Scritti sull’Arte, il Commercio e lo Stato](http://www.castelvecchieditore.com/prodotto/incorrotta-gioia/?ref=stellakamikaze.org) – Roger Fry, Castelvecchi Editore [T.A.Z., Zone Temporanee Autonome](https://www.ibs.it/taz-zone-temporaneamente-autonome-libro-hakim-bey/e/9788888865324?ref=stellakamikaze.org) – Hakim Bey, ShaKe [Time Travel, A History](https://www.penguinrandomhouse.com/books/233793/time-travel-by-james-gleick/?ref=stellakamikaze.org) – James Gleick, Penguin Random House [Black Transparency, The Right to Know in the Age of Mass Surveillance](https://mitpress.mit.edu/books/black-transparency?ref=stellakamikaze.org) – Metahaven, Sternberg Press \*\* The Utopia of Rules: On Technology, Stupidity, and the Secret Joys of Bureaucracy\*\* – David Graeber, Melville House [Against Everything: On Dishonest Times](https://www.versobooks.com/books/2515-against-everything?ref=stellakamikaze.org) – Mark Greif, Verso Books [The Fourth Revolution: How the Infosphere is Reshaping Human Reality](https://global.oup.com/academic/product/the-fourth-revolution-9780199606726?cc=it&lang=en&&ref=stellakamikaze.org) – Luciano Floridi, Oxford University Press [The Assassination Complex: Inside the Government’s Secret Drone Warfare Program](https://www.simonandschuster.com/books/The-Assassination-Complex/Jeremy-Scahill/9781501144141?ref=stellakamikaze.org) – Jeremy Scahill, Simon & Schuster [Al di là del bene e del male](https://www.ibs.it/al-di-del-bene-del-libro-friedrich-nietzsche/e/9788845901980?ref=stellakamikaze.org) – Friedrich Nietzsche, Adelphi \*\* Tonio Kroger\*\* – Thomas Mann, Adelphi [The Liberal Defence of Murder](https://www.versobooks.com/books/1203-the-liberal-defence-of-murder?ref=stellakamikaze.org) – Richard Seymour , Verso Books [Nightwalking: A Nocturnal History of London](https://www.versobooks.com/books/2157-nightwalking?ref=stellakamikaze.org) – Matthew Beaumont, Verso Books \*\* The Autonomous City: A History of Urban Squatting\*\* – Alexander Vasudevan, Verso Books [Il Maestro e Margherita](https://www.ibs.it/maestro-margherita-libro-michail-bulgakov/e/9788807900143?ref=stellakamikaze.org) – Michail Bulgakov, Feltrinelli [Il Capitalismo della Sorveglianza](https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/il-capitalismo-della-sorveglianza?ref=stellakamikaze.org) – Shoshanna Zuboff, Luiss University Press [Breve Storia di (quasi) Tutto](https://www.ibs.it/breve-storia-di-quasi-tutto-libro-bill-bryson/e/9788850215492?ref=stellakamikaze.org) – Bill Bryson, TEA \*\* The Politics of Design\*\* – Ruben Pater, BIS Publishing [The Xenofeminist Manifest: a Politics for Alienation](https://www.versobooks.com/books/2887-the-xenofeminist-manifesto?ref=stellakamikaze.org) – Laboria Cuboniks, Verso Books [Drone 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End** – Verso Books [Syria Burning: a Short History of a Catastrophe](https://www.versobooks.com/books/2172-syria-burning?ref=stellakamikaze.org) – Charles Glass, Verso Books **Extrastatecraft: The Power of Infrastracture Space** – Keller Easterling, Verso Books [The Invention of Nature: Alexander Von Humboldt’s New World ](https://www.penguinrandomhouse.com/books/227866/the-invention-of-nature-by-andrea-wulf/?ref=stellakamikaze.org)– Andrea Wulf, Penguin Random House [Molecular Red: Theory for the Anthropocene](https://www.versobooks.com/books/2288-molecular-red?ref=stellakamikaze.org) – McKenzie Wark, Verso Books \*\* Spaghetti Hacker\*\* – Stefano Chiccarelli & Andrea Monti, Monti & Ambrosini Editore \*\* Frames of War: When is Life Grievable?\*\* – Judith Butler, Verso Books [Violent Borders: Refugees and the Right to Move](https://www.versobooks.com/books/2516-violent-borders?ref=stellakamikaze.org) – Reece Jones, Verso Books [The Filter Bubble: How the New Personalized Web is Changing How Read and How We Think](https://www.penguinrandomhouse.com/books/309214/the-filter-bubble-by-eli-pariser/?ref=stellakamikaze.org) – Eli Parisier, Penguin Random House [State of Insecurity: Government of the Precarious](https://www.versobooks.com/books/1737-state-of-insecurity?ref=stellakamikaze.org) – Isabel Lorey, Verso Books [Manuale di Riparazione del Reale: Smonta, Spacca, Salda](https://nejrottif.com/il-manuale-di-riparazione-del-reale-e-una-pubblicazione-che-parla-di-cacciaviti-e-resistenza/?ref=stellakamikaze.org) – Federico Nejrotti, self/published 😉 \*\* Archaeologies of the Future: The Desire Called Utopia and Other Science Fictions\*\* – Friedric Jameson, Verso Books [La Guida di Motherboard per non Farsi Hackerare](https://www.vice.com/it/article/d3devm/la-guida-di-motherboard-per-non-farsi-hackerare?ref=stellakamikaze.org) – Motherboard, VICE Media [Capitalism in the Web of Life: Ecology and the Accumulation of Capital](https://www.versobooks.com/books/1924-capitalism-in-the-web-of-life?ref=stellakamikaze.org) – Jason W. Moore, Verso Books [Datacrazia: politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data](https://deditore.com/prodotto/datacrazia/?ref=stellakamikaze.org) – Daniele Gambetta, D Editore [Armi, Acciaio e Malattie: breve storia degli ultimi tredicimila anni](https://www.einaudi.it/catalogo-libri/storia/storia-antica/armi-acciaio-e-malattie-jared-diamond-9788806219222/?ref=stellakamikaze.org) – Jared Diamond, Einaudi \*\* I Mondi di Super Mario: azioni, interazioni, esplorazioni\*\* – Andrea Babich, Unicopli \*\* La Coda Lunga: da un Mercato di Massa a una Massa di Mercati\*\* – Chris Anderson, Codice Edizioni ### UN BOTTO DI ROMANZI \*\* The Southern Reach Trilogy\*\* – Jeff VanderMeer, FSG Originals \*\* Il Mondo di Edena: l’Integrale\*\* – Moebius, Magic Press \*\* Rapporto di Minoranza\*\* – Philip K. Dick, Fanucci Editore [Complotto! Chaos, Magia e Musica House](https://not.neroeditions.com/john-higgs-complotto/?ref=stellakamikaze.org) – John Higgs, Nero Editions [Opinioni di un Clown](https://www.ibs.it/opinioni-di-clown-libro-heinrich-boll/e/9788804670834/recensioni?ref=stellakamikaze.org) – Heinrich Boll, Mondadori [Cronosisma](https://www.minimumfax.com/shop/product/cronosisma-1933?ref=stellakamikaze.org) – Kurt Vonnegut, Minimum Fax [From A to X: a Story in Letters](https://www.versobooks.com/books/384-from-a-to-x?ref=stellakamikaze.org) – John Berger, Verso Books [Utopia (+ Essays by Ursula K. Le Guin)](https://www.versobooks.com/books/2250-utopia?ref=stellakamikaze.org) – Thomas More, Verso Books \*\* Perle ai Porci, o ‘Dio la Benedica, Mr. Rosewater’\*\* – Kurt Vonnegut, Feltrinelli Editore --- *Fonte:* [*nejrottif.com, il mio vecchio blog*](https://nejrottif.com/un-botto-di-libri/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 marzo 2020.* ### È troppo tardi per andarsene URL: https://stellakamikaze.org/e-troppo-tardi-per-andarsene/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Oggi è il 31 dicembre e da circa 5 mesi la regione del New South Wales in Australia [sta bruciando](https://en.wikipedia.org/wiki/2019%E2%80%9320%5FAustralian%5Fbushfire%5Fseason?ref=stellakamikaze.org). Gli incendi boschivi sono [regolare amministrazione](https://www.bbc.com/news/world-australia-50951043?ref=stellakamikaze.org) per quella porzione di Terra, ma quest’anno i roghi si sono estesi a **3.400.000 (tre milioni e quattrocentomila) di ettari**. L’ultima volta che si era registrata un’estensione degli incendi così ampia [erano gli anni ’70](https://www.theguardian.com/australia-news/2019/dec/25/factcheck-why-australias-monster-2019-bushfires-are-unprecedented?ref=stellakamikaze.org#maincontent). La situazione è critica e ad oggi ha registrato *almeno* 13 vittime e oltre 2.500 edifici divorati dalle fiamme. Questa mattina, il corpo dei vigili del fuoco australiani **[ha diramato](https://twitter.com/passantino/status/1211811773831008256/photo/1?ref=stellakamikaze.org) un’allerta di massimo livello** per le popolazioni residenti nelle immediate vicinanze dei roghi. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2019/12/ENE26RzU4AAAFfr-861x1024.jpg) **‘Sei in pericolo e devi agire immediatamente per sopravvivere — È troppo tardi per andarsene’**. Se da un lato i consigli forniti sono puntuali, dall’altro il linguaggio e il panico percepito è senza precedenti (almeno per ciò che ho visto nei miei 24 anni di scorribande globali). Gli incendi boschivi australiani del 2019 non sono una sorpresa: l’Australia brucia da sempre; sono però, indubitabilmente nella loro gravità, un sintomo chiarissimo di **un contemporaneo fuori dalle previsioni e dal controllo degli umani**. Si tratta di eventi eccezionali la cui esistenza è **fortemente favorita dai fenomeni di cambiamento climatico** e che trasfigurano i protocolli attraverso cui da sempre interpretiamo le situazioni di emergenza critica. Prima di tutto, [ciò che vediamo cambia colore](https://www.insider.com/photos-bushfires-australia-new-south-wales-victoria-2019-12?ref=stellakamikaze.org), applicandosi un filtro ocra o rosso — a seconda della gravità della situazione — che **cambia completamente la nostra percezione degli eventi**. I fumi generati dagli incendi [scatenano vere e proprie tempeste di fulmini](https://www.insider.com/australia-bushfires-generate-pyrocumulonimbus-thunderstorm-clouds-2019-12?ref=stellakamikaze.org), in una grottesca **reazione a catena** di eventi climatici catastrofici. Gli appezzamenti di natura urbanizzati dalla costruzione di edifici a scopo residenziale o industriale diventano **prima carcasse da abbandonare** perché spacciate davanti alla velocità e alla ferocia delle fiamme e poi, come nel caso dell’allerta di oggi, **l’ultima possibilità per proteggersi** da una minaccia paradossale, da un lato completamente visibile (con le sue fiamme alte 70 metri) e dall’altro interamente inaspettata. Il fuoco è in tutto e per tutto uno dei primi fenomeni naturali che gli umani hanno dovuto ed hanno saputo padroneggiare, oggi risulta così imprevedibile da diventare una delle minacce principali al nostro modo di pensare al **potenziale umano di insediarsi sul pianeta**. ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2019/12/australia-bushfire-1024x683.jpg) Come in Australia, su proporzioni diverse lo stesso destino sta toccando [alla California](https://en.wikipedia.org/wiki/2019%5FCalifornia%5Fwildfires?ref=stellakamikaze.org). Lì, infatti, la stagione degli incendi boschivi è fuori controllo a tal punto da aver esaurito anche le leve volantarie tra i soccorritori e da aver spinto un’antropologa americana ([Adriana Petryna](https://www.sas.upenn.edu/anthropology/people/adriana-petryna?ref=stellakamikaze.org)) a formulare [una nuova prospettiva di comprensione del fenomeno](https://doi.org/10.14506/ca33.4.06?ref=stellakamikaze.org). Lei lo chiama ***horizoning***, ovvero la capacità degli umani di acquisire porzioni di *actionable time* all’interno di fenomeni regolati da dinamiche di *runaway change*. I soccorsi sono in costante esaurimento, gli incendi aumentano in modo esponenziale e ogni emergenza è unica nel suo genere e direttamente collegata a tutte le altre. Il tempo in cui un’azione di soccorso è davvero efficace (*actionable time*) è sempre meno perché gli incendi si sviluppano in modo inaspettato (*runaway change*). In sintesi — **come riacquisiamo la possibilità di immaginare un agire assolutamente urgente ma che allo stesso tempo devo intaccare fenomeni altamente complessi e che mutano a velocità ben maggiori della nostra capacità di comprenderli?** Come si rende protocollo un approccio che esprime un’essenza di fluidità? In che modo è possibile sviluppare questo nuovo protocollo **in tempi eccezionalmente brevi** (perché i roghi sono alla porta di casa) sebbene **il fenomeno che intendiamo governare è incredibilmente complesso** (un incendio boschivo è un fenomeno altamente denso che intacca una molteplicità impressionante di superfici naturali, sociali, logistiche ed economiche)? ![](https://stellakamikaze.org/content/images/wordpress/2019/12/r41oocz56s741.jpg) L’estensione dei roghi australiani copre e supera la superficie del Belgio. La necessità di sviluppare le capacità di *horizoning* a cui richiama Petryna nel contesto degli incendi boschivi non mi sembra in nessun modo diversa dalle capacità che mi, ci e vi vengono richieste per avere a che fare oggi con **un contemporaneo sempre più marcescente, incancrenito e violento**. Le tensioni sociali, la rabbia politica, le crisi economiche e le emergenze climatiche, la tensione critica dello stato delle città, il divario crescente tra fasce sociali diverse, il collasso della speranza, la lotta senza quartiere per l’autodeterminazione di ogni individuo e la violenta Resistenza contro cui ognuno di noi incorre e che ognuno di noi rappresenta — **fenomeni diversi che incarnano un’urgenza identica**. Le premesse non sono inedite, ma le circostanze sì: la realtà che ci circonda è un fenomeno complesso regolato da migliaia di fattori difficilmente riducibili ai minimi termini od astraibili dall’insieme — quella stessa realtà, però, è oggi in preda a una [Convulsione](https://not.neroeditions.com/la-convulsione/?ref=stellakamikaze.org) che sta mettendo a repentaglio **la capacità stessa della realtà di manifestarsi**. Il livello di complessità è tale da rendere sempre più difficile agire sui singoli aspetti, e la fragilità del sistema sta facendo drasticamente diminuire le possibilità di sopravvivenza del sistema stesso. Non ci troviamo più davanti ad una Crisi con cui possiamo interagire in maniera critica: **ogni mattina siamo svegliati da un contemporaneo portato al limite, che richiede in maniera così urgente un intervento da impedirci di astrarci dallo stesso** — anche se solo per un secondo. Come scritto chiaramente questa mattina dai vigili del fuoco australiani, siamo in pericolo e dobbiamo agire immediatamente per sopravvivere — È troppo tardi per andarsene. ### Musica che mi piace: Lung Dart @ NTS Radio (Mobbs, Estelle Birch & Royal Sun) URL: https://stellakamikaze.org/musica-che-mi-piace-lung-dart-nts-radio-mobbs-estelle-birch-royal-sun/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z _No content available._ ### Come le città stanno resistendo alla gentrificazione digitale di Airbnb URL: https://stellakamikaze.org/come-le-citta-stanno-resistendo-alla-gentrificazione-digitale-di-airbnb/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Se usate Airbnb, vi interessa sapere che effetto fa alle città che colonizza e avete tempo per leggere un solo articolo, allora prendetevi del tempo per [questa intervista](https://www.che-fare.com/sarah-gainsforth-airbnb-citta-capitalismo/?utm%5Fcontent=buffer4da8e&utm%5Fmedium=social&utm%5Fsource=facebook.com&utm%5Fcampaign=buffer) alla ricercatrice indipendente Sarah Gainsforth. > “La città-merce è lo spazio urbano inabitabile. È la città dei turisti, dei ricchi, del capitale finanziario, delle piattaforme digitali, è lo spazio dove atterrano i flussi fisici e digitali che trasformando le città e le relazioni. La turistificazione, una nuova forma di gentrificazione favorita dalle piattaforme digitali, sta trasformando le città a ritmi inediti. È saltato l’equilibrio tra le funzioni urbane, con il prevalere di quella commerciale su tutte le altre. > > \[…\] > > Il passaggio da un’economia di produzione a una fondata sul terziario e sul settore immobiliare, insieme ad altri fattori (i tagli alla spesa pubblica e la fine delle politiche redistributive del welfare) hanno costretto le città a ripensare il proprio modello di sviluppo. Oggi le città devono vendersi e competere fra loro sul mercato globale per attrarre capitali e individui ricchi, presentandosi come luoghi desiderabili attraverso campagne di marketing e di place-making.” da [*che*Fare](http://che-fare.com/?ref=stellakamikaze.org) ### Il Feminist Data Manifest-No riporta gli algoritmi nel mondo reale URL: https://stellakamikaze.org/il-feminist-data-manifest-no/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Il Feminist Data Manifest-No è una serie di principi di stampo femminista sull’utilizzo dei dati e sulla relazione tra di loro e gli umani.⁣ > “È una dichiarazione di rifiuto e di impegno. Rifiuta i regimi oppressivi di gestione dei dati e si impegna a far emergere nuovi futuri per i dati,” citando direttamente le autrici — un folto gruppo di ricercatrici provenienti da svariate università americane che sono state guidate “dal desiderio di immaginare e costruire i mondi senza i quali non possiamo vivere, con la stessa intensità del desiderio di smantellare i mondi all’interno dei quali possiamo vivere.”⁣ Il Manifest-No secondo me riesce a frasare in modo convincente una serie di istanze apparentemente molto diverse tra di loro: perché i dati c’entrano con il colonialismo? E con l’invisibilizzazione delle categorie sotto-rappresentate? E ancora, con il nostro modo di pensare al piacere?⁣ ⁣ È composto da 32 diversi punti scritti davvero molto bene, e quando si fanno i manifesti scriverli bene è una parte piuttosto fondamentale del lavoro. Il punto numero 6, in particolare, è un po’ la base (o il punto di arrivo) di qualunque ragionamento o volontà che sto cercando di fare e attuare nell’ultimo periodo⁣. > “6\. Rifiutiamo l’espansione di pratiche di data science che normalizzano un approccio estrattivo nei confronti dei dati il quale viene definito primariamente dalla volontà di monetizzare e iper-individualizzare l’esperienza umana. Ci impegniamo a porre al centro le pratiche di vita creative e collettivo, e le pratiche di worldmaking che oltrepassano le logiche neoliberaliste e resistono le pressioni guidate dal mercato a mercificare l’esperienza umana.”⁣ Potete esplorare il Manifest-No [qui](https://www.manifestno.com/?ref=stellakamikaze.org). ### 50 anni di Khitruk, il Winnie the Pooh sovietico URL: https://stellakamikaze.org/50-anni-di-khitruk-il-winnie-the-pooh-sovietico/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z > “Immaginatevi Winnie the Pooh: probabilmente state pensando allo svogliato e paffuto orsetto giallo dei film Disney. Questa versione di Winnie, unita alla sua inconfondibile maglietta rossa, è riconoscibile istantaneamente in tutto il mondo e adorata da generazioni che sono cresciute con i cartoni del sabato mattina e i porta-matite a tema. Ma in Russia, la stessa immagine di Winnie è molto diversa: una euforica e seriosa palla di pelo scura dagli occhi vitrei e piena di confusione esistenziale. Questa versione di Winnie ha fatto il suo debutto 50 anni fa, nello storico cortemetraggio del 1969 di Fyodor Khitruk Винни-Пух (Vinni-Pukh).⁣ > ⁣ > Il film di Khitruk (il primo di una trilogia) è stato pubblicato nello stesso decennio dei corti Disney, ma adottava un approccio profondamente diverso. Se il Winnie americano era calmo, bradipesco e quieto, il Vinni sovietico era iperattivo, scattante e sempre impegnato a sviluppare una parlantina monotona verso se stesso. Le sue canzoni sono cantilene ritmate e rauche, e non melodie dolci e serene. Se i film Disney sono carini e sentimentali, quelli di Khitruk sono contorti, distaccati ed enigmatici; momenti pensati per essere divertenti nella versione americana, sono imbevuti di un sapore di genuina tragedia e smarrimento in quello sovietico.”⁣ da [*The Quietus*](https://thequietus.com/articles/27564-vinni-pukh-soviet-winnie-the-pooh?ref=stellakamikaze.org) ### È il 2071 e abbiamo geo-ingegnerizzato la nostra stessa estinzione URL: https://stellakamikaze.org/e-il-2071-e-abbiamo-geo-ingegnerizzato-la-nostra-stessa-estinzione/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z **Jeff VanderMeer** — autore della Trilogia di Southern Reach, una delle saghe di fantascienza più ok degli ultimi anni — ha scritto un “[editoriale dal futuro](https://www.nytimes.com/2019/12/09/opinion/future-vandermeer-biotech.html?ref=stellakamikaze.org)” per il *The New York Times* in cui gli esseri umani sono sopravvissuti al cambiamento climatico ma sono ora **succubi delle operazioni di bio-ingegneria** a cui hanno sottoposto loro stessi e il pianeta che abitano per permettergli di non collassare. La fantascienza, sopratutto oggi, deve avere non soltanto un valore letterario ma deve sopratutto **innescare un potenziale culturale e politico proiettato davanti a noi** perché è anche da questo potenziale che emergono gli immaginari che contribuiscono a costruire ripetutamente il futuro. L’op-ed di VanderMeer in questo senso è allo stesso tempo ingenuo e d’avanguardia (come d’altronde la maggior parte delle sue opere): da un lato **scivola in esotismi un po’ facili** e che ormai dovrebbero essere anacronistici — “*we finally took indigenous knowledge systems seriously and…*“. Dall’altro, però, **riesce a ri-collocare nelle narrazioni del futuro i principi della “contaminazione”** come forme di entropia necessaria e non esattamente controllabili — un antagonismo diretto agli scorci di futuro inquadrati in orizzonti tecnologici, politici e culturali a chiusura ermetica. Insomma, come solito di VanderMeer riesce a essere **evocativo in maniera particolarmente interessante** e secondo me questo esercizio di stile vale una letta. > “Despite these personal experiences, I am supposed to reassure you now. I am supposed to tell you of remedies. But I don’t believe we can avoid contamination any more than we can avoid the calls of long-dead animals that burst forth from the air, our last gift of propaganda from fossil fuel companies. We ignore these sounds much as we once ignored roadkill, but ignoring something doesn’t put a stop to it. > > How ironic, then, if we did not actually outrun the climate crisis, but became It and were subsumed by It and now we do not know what we are, because we have been made so different. The unexamined life was once a source of joy, but now un-joys us in the remaking —because our methods were suspect and extreme. > > If you read this, inspect yourself. Find your contamination and greet it warmly. Attempt to make friends with it, and perhaps it will not destroy us. > > For we are all arks of some kind now.” da *[The New York Times](https://www.nytimes.com/2019/12/09/opinion/future-vandermeer-biotech.html?ref=stellakamikaze.org)* ### I magazine online hanno un problema coi sindacati URL: https://stellakamikaze.org/magazine-online-sindacati/ Last updated: 2026-06-12T21:07:51.000Z I magazine online, quando si reggono sul gioco della pubblicità (ovvero la maggior parte e la maggior parte dei magazine più letti e famosi), sono di qualità tendenzialmente bassa perché **i lavoratori di questi magazine fanno una vita di merda** e non hanno mai tempo per fare niente con un minimo di cura. Quando questi lavoratori si rompono il cazzo di fare una vita di merda e conseguentemente **scrivere pezzi completamente superflui**, allora provano a cambiare le loro condizioni. Quando ci provano **cercano di sindacalizzarsi**, e quando cercano di sindacalizzarsi trovano tendenzialmente non pochi ostacoli davanti a loro. Penso a una **generale resistenza da parte dell’azienda che possiede il magazine**, e poi penso a chi sviluppa un INTERO MINI-SITO IN CUI SI SPIEGA A CARATTERI CUBITALI AI PROPRI LAVORATORI PERCHÈ NON DOVREBBERO SINDACALIZZARSI. [https://www.yourrights.hearst.io/facts-to-consider](https://www.yourrights.hearst.io/facts-to-consider?ref=stellakamikaze.org) (NOTA FAIR PLAY: \*che io sappia la divisione italiana di questa azienda non ha adottato in alcun modo misure simili\*) Quindi, sì! Nel 90% dei casi se gli articoli che leggete fanno cagare è perché l’azienda che possiede il magazine che leggete **sta impendendo in qualche forma ai suoi lavoratori di sindacalizzarsi** e gli sta impedendo quindi pretendere dei diritti base che non solo gli permetterebbero di vivere meglio ma anche di scrivere meglio. [*Questo testo è stato commentato su Facebook.*](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti/posts/10218150071856899) ### I ricordi della Revisione Cinematografica: come l'Italia ha censurato la sessualità femminile nel cinema URL: https://stellakamikaze.org/i-ricordi-della-revisione-cinematografica-come-litalia-ha-censurato-la-sessualita-femminile-nel-cinema/ Last updated: 2026-07-03T22:48:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 7 novembre 2019.* La censura è una materia subdola perché è rumorosa quando viene inflitta ma viscida al sedimentarsi nella storia. È una decisione arbitraria che rappresenta interessi specifici o manifesta lo spirito del tempo dell'epoca in cui si consuma — a distanza di anni, la censura diventa essenza costituente degli immaginari culturali: ciò che è stato censurato può scomparire definitivamente dalla memoria collettiva o, al contrario, diventare una chiara, lampeggiante frattura tra lo ieri e l'oggi. La censura è un atto complesso, a volte istituzionale e sempre burocratico, ed in quanto tale lascia tracce del suo passaggio. Sta alla storia, poi, decidere come riconsegnarci queste tracce. Nel caso della Commissione per la Revisione Cinematografica italiana, ovvero l'organo istituzionale italiano che dal 1914 si occupa di revisionare pedissequamente tutte le pellicole italiane ed estere proiettate in Italia, queste tracce tornano al contemporaneo attraverso un percorso di ricerca artistico condotto dal collettivo [Radha May](https://radhamay.format.com/?ref=stellakamikaze.org), formato dalle artiste Elisa Giardina Papa, Nupur Mathur e Bathsheba Okwenje, e che verrà presentato al pubblico venerdì 8 novembre alle ore 19.00, negli spazi de[Il Lazzaretto](https://www.illazzaretto.com/?ref=stellakamikaze.org) a Milano, con la performance[When The Towel Drops Vol. 1.](https://www.facebook.com/events/585153102221738/) La performance è parte della tappa milanese del progetto, che comprende anche[un workshop](https://che-fare.com/dal-web/when-the-towel-drops-milano/?ref=stellakamikaze.org), tenutosi a maggio, ed[una mostra ospitata da ICA Milano](https://milano.repubblica.it/tempo-libero/arte-e-fotografia/evento/mostra%5Fwhen%5Fthe%5Ftowel%5Fdrops%5Fvol%5F1%5Fitaly%5Fa%5Fica%5Fmilano-44914.html?ref=stellakamikaze.org) a partire dal 28 novembre. L'intera iniziativa è promossa da Il Lazzaretto, in collaborazione con l'Accademia G. Carrara di Bergamo, la cooperativa CODICI, la Fondazione ICA Milano, con le media partnership di*che* Fare e Digicult. La tappa è stata realizzata con il supporto delle istituzioni del MiBACT – Direzione Generale per il Cinema, della Fondazione Cineteca di Bologna, dela Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, di Italia Taglia e del Dipartimento di Italian Studies della Brown University. When The Towel Drops Vol. 1 ha un orizzonte chiaro: ricostruire le tracce della censura di scene di piacere femminile operate dalla Commissione di Revisione Cinematografica nel corso della sua storia, facendo riemergere i visti di censura, le scene censurate e la storia dei film, dei registi e dei commissari coinvolti nelle censure. Non sorprende, oggi, che chi abbia curato la censura della sessualità femminile nei film fossero commissioni composte quasi esclusivamente da uomini.### Non sorprende, oggi, che chi abbia curato la censura della sessualità femminile nei film fossero commissioni composte quasi esclusivamente da uomini. La performance racconta le vicende di alcuni dei film che negli anni '50 sono stati censurati — opere provenienti da registi come, tra gli altri, Roberto Rossellini, Mario Camerini, Max Ophüls, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Vittorio De Sica e Georg W. Pabst, e di film come*Alle Soglie della Vita* di Bergman,*La notte Brava* di Bolognini con sceneggiatura di Pasolini e la censura totale di*Notte e Nebbia* di Resnais. When The Towel Drops Vol. 1 riattualizza documentazioni, semantiche ed immaginari di un'operazione di cosiddetto buoncostume durata decenni — la speranza è che riconoscerne le caratteristiche ci permetta, oggi e in futuro, di riconoscere ed agire più in fretta. La storia della Revisione Cinematografica e del lavoro svolto dal collettivo Radha May è una fotografia importante del rapporto tra istituzioni, società e tema ancora, purtroppo, sensibili. Ho parlato con Claudia D'Alonzo, curatrice della tappa, per comprendere meglio le origini e gli eventi storici della Revisione Cinematografica e dei suoi ricordi censurati.*La ricerca del collettivo si basa spesso su materiali d'archivio e fonti storiche attraverso le quali indagare storie liminali, poco note o occultate legate al femminile. Nel caso di* **In che modo Radha May ha avuto accesso all’archivio della Revisione Cinematografica?** *When the Towel Drops* il campo di esplorazione è quello della censura applicata alla rappresentazione della sessualità femminile nella storia del cinema, declinato in tre volumi relativi alle cinematografie italiana, indiana e sudafricana. Completato il primo nel 2016, le artiste hanno attivato la fase di ricerca sui successivi. Elisa Giardina Papa, che si è occupata più da vicino di questo primo volume, grazie al sostegno di Brown University ha trascorso un periodo di ricerca sui documenti storici della Commissione di revisione cinematografica che all'epoca erano conservati presso la Cineteca di Bologna. La sua ricerca è iniziata anzitutto visionando centinaia di scene censurate da film italiani e stranieri dal secondo dopoguerra agli anni Sessanta. Infatti, l'archivio conserva sia i tagli di pellicola, quindi i frammenti o metraggi di supporto, che i dossier dei visti di censura, cioè tutti i fascicoli che raccontano l'iter amministrativo relativo alle valutazioni delle commissioni di primo e secondo grado di revisione del film, con la domanda di revisione, il visto di censura, il nulla osta, eventuali lettere tra ministero e società di produzione e/o registi.### Radha May si è concentrata su quei film dai quali erano stati soppressi o ridotti a causa dei contenuti legati alla sessualità ritenuti impropri, con scene 'da ritenersi offensive del pudore, del buon costume e della pubblica decenza' ed in particolare quelle che vedessero coinvolti personaggi femminili. Radha May si è concentrata su quei film dai quali erano stati soppressi o ridotti a causa dei contenuti legati alla sessualità ritenuti impropri, con scene 'da ritenersi offensive del pudore, del buon costume e della pubblica decenza' ed in particolare quelle che vedessero coinvolti personaggi femminili. Successivamente ha digitalizzato i tagli di pellicola e i documenti cartacei. Da tali fonti sono creati estratti sia testuali che audiovisivi che vengono messi in dialogo e risemantizzati all'interno dell'installazione e la performance, i due formati dell'opera.**Una fonte molto utile sulla storia della censura in Italia è il database online** *Puoi fare una sintesi estrema della storia della Revisione e spiegare il suo stato attuale?*[Italiataglia](http://www.italiataglia.it/?ref=stellakamikaze.org), promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali Direzione Generale per il Cinema e realizzato dalla Cineteca di Bologna, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia / Cineteca Nazionale, l'Università di Padova e l'Università di Bologna. Riassumendo molto, oggi, per poter essere proiettato in pubblico, un film deve ottenere il nulla osta, attualmente dalla Direzione Generale del Cinema, a partire dal parere espresso dalla Commissione per la revisione cinematografica, richiesto dalla società di produzione o distribuzione. Il giudizio della Commissione può essere*favorevole*(film per tutti),*condizionata in base all'età o a tagli* o*sfavorevole*, cioè negare il nulla osta se viene riscontrata l'offesa al buon costume. Con l'ottenimento del nulla osta, apposto sulla domanda di Revisione, si genera il cosiddetto*visto di censura* che permette la distribuzione. I film e i relativi documenti di*When the Towel DropsVol. 1* sono stati revisionati tra gli anni Cinquanta e Sessanta, un periodo particolarmente interessante nella storia della censura cinematografica perché segna un momento di passaggio tra il Dopoguerra e l'approvazione della legge del 1962 (n. 161*Revisione dei film e dei lavori teatrali*), tutt'ora in vigore.### Dopo le elezioni del 1948 e la salita al potere della Democrazia Cristiana, vengono proibiti i film valutati non in linea con la morale e la religione. Dopo le elezioni del 1948 e la salita al potere della Democrazia Cristiana, vengono proibiti i film valutati non in linea con la morale e la religione. Si ritiene che il cinema rappresenti un mezzo espressivo di grande impatto sulla popolazione e, insieme, un medium pericoloso per la diffusione di ideologie non conformi al cattolicesimo e al 'buon costume'. Gli anni Cinquanta sono caratterizzati dalle proteste degli autori e dei mondi della cultura che lamentano l'impossibilità di realizzare opere di impegno e denuncia sociale che rappresenino realmente le condizioni del paese a favore invece di pellicole leggere, di intrattenimento. Si censurano anche pellicole di autori di rilievo sia italiani che stranieri come Roberto Rossellini, Alessandro Blasetti, Mario Camerini, Max Ophüls, Sergej Ėjzenštejn, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Vittorio De Sica, Dino Risi, Elia Kazan, Georg W. Pabst, Elia Kazan, Nicolas Ray, Billy Wilder, Alain Resnais. Inoltre, spesso gli interventi repressivi vengono attuati non in fase di revisione ma successivamente: sono molti i casi di pellicole che, pur avendo ottenuto il nulla osta per l'uscita nelle sale, vengono sequestrate a seguito di denunce di privati, di membri della società civile o per azione diretta delle autorità di pubblica sicurezza, questure e commissariati. Ad esempio, il 5 febbraio del 1950 la prima a Milano de*La dolce vita* di Federico Fellini viene interrotta a causa delle proteste del pubblico e degli insulti al regista, tra gli autori che si erano schierati duramente contro la censura, dichiarando in un suo articolo del 1958 che, "La censura è un modo di conoscere la propria debolezza e insufficienza intellettuale — la censura è sempre uno strumento politico, non è certo uno strumento intellettuale. Strumento intellettuale è la critica, che presuppone la conoscenza di ciò che si giudica e combatte. Criticare non è distruggere, ma ricondurre un oggetto al giusto posto nel processo degli oggetti. Censurare è distruggere, o almeno opporsi al processo del reale. La censura seppellisce nell'archivio i soggetti che vuole seppellire e impedisce loro indefinitamente di diventare realtà. Non importa che quattro o cinque intellettuali si leggano e si scaldino in cuore tali soggetti; essi non sono divenuti realtà per il pubblico, hanno mancato quindi alla vera realtà."### "La censura seppellisce nell'archivio i soggetti che vuole seppellire e impedisce loro indefinitamente di diventare realtà. Non importa che quattro o cinque intellettuali si leggano e si scaldino in cuore tali soggetti; essi non sono divenuti realtà per il pubblico, hanno mancato quindi alla vera realtà." Per tutti gli anni Sessanta, gli interventi diretti della magistratura e i sequestri diventano ancora più frequenti con l'entrata di vigore della legge del 1962, approvata a seguito di polemiche e confronti durati anni e che in teoria stabilisce dei principi più liberali, forse proprio in risposta al relativo alleggerimento della censura amministrativa. Come testimoniato dai filmati e i documenti recuperati da Radha May e ripresentati nella performance*When the Towel Drops Vol. 1*, nel caso di giudizi parziali l'azione dei censori non è meno invasiva. Tra gli esempi: l'eliminazione della scena del parto da*Alle Soglie della Vita*(1958) di Ingmar Bergam perché il sonoro delle urla della partoriente è stato ritenuto "impressionante, scabroso, non adatto"; gli oltre 30 metri di pellicola censurati e sequestrati da*La notte Brava*(1959) di Maurizio Bolognini su sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini; la censura totale nei confronti di*Notte e Nebbia* di Resnais perché 'pur trattandosi di una documentazione fotografica e di repertorio, contiene per la quasi totalità scene fatti macabri e ripugnanti', motivazione piuttosto difficile da comprendere visto che il film è un documentario sull'Olocausto. La performance si apre con una sua lettera al presidente della commissione che, pur nella sua asciuttezza, rende molto bene quanto i tagli chiesti a*La Notte*(1961) rappresentino per lui una mutilazione al film: "Ho rimissato il finale secondo la versione abbreviata. Più di questo non posso fare. Così ritengo che il film abbia perduto parecchio. Ad ogni modo ho cercato di essere accomodante. Se venissero richieste altre modifiche sarei costretto a pretendere il rinvio alla Commissione di Appello. Tanto dovevo dirti. Molti cordiali saluti".**Chi si occupava di “curare” la Revisione Cinematografica?Una legge del 1914 introduce le commissioni, ciascuna per uno dei due gradi di giudizio, prima erano le autorità di pubblica sicurezza ad occuparsene. La composizione delle commissioni varia nel tempo. Le trasformazioni sono riflesso di cosa durante un determinato periodo storico si intendesse salvaguardare o punire attraverso l'azione censoria.**\### È da notare come la 'madre di famiglia' sia, di fatto, l'unica presenza femminile in commissioni che, non solo in quel periodo ma anche successivamente, sono state composte quasi esclusivamente da uomini mentre la maggioranza dei contenuti legati alla sessualità hanno come protagoniste delle donne. Ad esempio il regolamento esecutivo della legge n. 785 del 1913 (Regio decreto 31 maggio 1914, n. 532) stabiliva la possibilità di due gradi di giudizio: il primo affidato ad un funzionario della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza o ad un commissario di polizia; per il secondo ad una commissione formata da vice-direttore generale e da due capi divisione della Direzione Generale della Pubblica Sicurezza. Dal 1920 entrambi i gradi sono a carico di due commissioni, le cui composizioni lasciano trasparire anche l'intento di virare la censura in una chiave meno repressiva ma certamente ancora molto conservatrice. Tra i sette membri della commissione di primo grado sono, infatti, presenti due commissari di pubblica sicurezza, un magistrato, un educatore, un esperto di arte o letteratura, un pubblicista e una 'madre di famiglia', con l'intento di portare una maggiore moralità nei prodotti cinematografici. L'istanza alla standardizzazione di ciò che fosse moralmente accettabile che inizia a farsi sentire in quegli anni in molti paesi, non solo in Italia. Rispetto alle questioni legate alla sessualità e al genere al centro di*When the Towel Drops,* è da notare come la 'madre di famiglia' sia, di fatto, l'unica presenza femminile in commissioni che, non solo in quel periodo ma anche successivamente, sono state composte quasi esclusivamente da uomini mentre la maggioranza dei contenuti legati alla sessualità hanno come protagoniste delle donne. Oltre alla composizione delle commissioni, seguendo le vicende della storia della censura è interessante notare quali fossero i criteri delle leggi e le casistiche di contenuti inammissibili o da limitare che si possono evincere dai vari casi di film censurati: l'istigazione al delitto, la crudezza di scene violente, la scorretta ortografia dei cartelli nei film muti o la messa in ridicolo dei soldati austriaci sono frequenti nel primo decennio del Novecento. Le sofferenze, torture o morti di bambini o insurrezioni dei lavoratori, durante gli anni Venti; film che possano intaccare il 'decoro o prestigio della Nazione' o mostrare 'ambulanti, mendicanti, vicoli sudici, personaggio oziosi, durante il fascismo che invece concedeva una certa permissività all'erotismo dei personaggi femminili nei film storici.### Seguendo le vicende della storia della censura è interessante notare quali fossero i criteri delle leggi e le casistiche di contenuti inammissibili o da limitare che si possono evincere dai vari casi di film censurati. Sono solo esempi di come l'archivio di ciò che è stato rimosso attraverso la censura permetta di leggere i valori di un periodo storico e degli sviluppi nel tempo del rapporto tra ciò che viene ritenuto degno di far parte delle memoria collettiva che il cinema rappresenta e cosa vada omesso.**In che modo l’archivio della Revisione è stato elaborato durante il workshop?Questa tappa di** *When the Towel Drops Vol.1* ha una serie di elementi inediti rispetto ad altre occasioni in cui è stato presentato. Primo il fatto che in una versione così estesa e articolata non era mai stato presentato in Italia, aspetto non poco rilevante visto che è dedicato alla storia del cinema italiano e che si tratta di un'operazione che reintegra contenuti rimossi da questa storia. La tappa è promossa dalla Fondazione Il Lazzaretto di Milano, è partita a maggio con un workshop condotto da Elisa Giardina Papa del collettivo Radha May, prosegue l'8 novembre con la performance durante Il Festival della Peste! e si concluderà il 28 novembre con una mostra ad ICA Milano. Il workshop è un'altra peculiarità perché non era presente in altre occasioni. L'idea nasce da una richiesta de Il Lazzaretto che era quella di introdurre un momento laboratoriale all'interno del lavoro perché uno degli obiettivi della fondazione è quello di promuovere processi partecipativi che possano poi essere restituiti nel corso del festival che si tiene ogni anno in autunno. Questo stimolo è stato accolto con grande apertura da Radha May che si è resa disponibile a ripensare una parte del processo e del lavoro.### Abbiamo discusso di rapporto tra immagine e testo, di sguardo maschile, mettendo anche in discussione quanto sia costitutivo del nostro proprio sguardo, di codici e posture dei corpi, di violenza, del legame tra le scene estrapolate dal loro contesto e il film di provenienza, di cosa ci raccontassero i documenti del particolare momento della storia del cinema o della storia del costume nel quale si colloca il film, di cosa potesse comportare decidere di mostrare alcune rappresentazioni del femminile piuttosto che altre. Il workshop è stato diviso essenzialmente in quattro fasi e finalizzato alla creazione di una nuova versione inedita della performance. Si è aperto con un racconto del progetto, a partire dalla ricerca di archivio fino alla documentazione delle versioni precedenti della performance. Poi ci siamo immersi nel materiale di archivio: abbiamo poi visionato il corpus di sequenze dei film digitalizzate da Radha May e i documenti delle commissioni di revisione corrispondenti a ciascun film, la maggior parte delle quali non erano state incluse nelle versioni precedenti del lavoro. A partire dai materiali ci siamo lungamente confrontati sui contenuti sia visivi che testuali, su cosa ciascun testo o ciascuna scena e ancor di più la messa in relazione tra immagine e testi della censura facesse emergere e cosa di questi livelli di significato interessasse al gruppo riportare nella performance. Questa fase è stata per me uno dei più interessanti del lavoro sul progetto, dovuto anche al contributo prezioso portato da ciascuna delle persone del gruppo che ringrazio davvero molto. Abbiamo discusso di rapporto tra immagine e testo, di sguardo maschile, mettendo anche in discussione quanto sia costitutivo del nostro proprio sguardo, di codici e posture dei corpi, di violenza, del legame tra le scene estrapolate dal loro contesto e il film di provenienza, di cosa ci raccontassero i documenti del particolare momento della storia del cinema o della storia del costume nel quale si colloca il film, di cosa potesse comportare decidere di mostrare alcune rappresentazioni del femminile piuttosto che altre. Un aspetto, che credo sia importante evidenziare del laboratorio ma soprattutto di*When the Towel Drops* più in generale, è che la reintroduzione del materiale omesso dalla censura non sia pensata per riabilitare la visione della donna che molte delle scene veicolano e che non si discostano molto dall'esibizione dei corpi femminili oggettivizzati già molto presenti nella cultura visiva del passato e attuale. Piuttosto, lavorare e riguardare per molte ore in*loop* frammenti di scene, spesso trasformate in gif di pochi secondi, permette di vedere più distintamente le ricorrenze nel passato di modi di rappresentare la sessualità femminile, leggerne in modo evidente le codifiche standardizzate e chiedersi quanti di questi siano ormai solo storia e quanti ancora presenti nella nostra cultura visiva e nel nostro stesso modo di guardare o sentire lo sguardo altrui. Nell'ultima parte del workshop abbiamo selezionato quali scene mostrare nella performance, come tagliarle, quali documenti, come editarli. Questo lavoro di selezione e montaggio è ciò che determina la costruzione di un nuovo livello di senso, di un discorso nuovo delle immagini filmiche estrapolate dal proprio contesto originario, la narrazione del film, in dialogo con i testi della censura. In sostanza il gruppo ha ripercorso molta parte del processo seguito da Radha May nella creazione della performance e dell'installazione, i due formati dell'opera. Personalmente ho vissuto questa fase come una sorta di reenactment di molte delle commissioni di revisione sui cui testi stavamo lavorando. Credo che dopo giorni trascorsi a rivedere, esaminare, discutere e ancora rivedere in loop le scene di corpi femminili, la visione di quei contenuti sia stata in qualche modo vicina a quelle commissioni di uomini che per giorni, a volte settimane, si riunivano per guardare e discutere di quanto lungo dovesse essere un bacio o quanto potesse durare l'inquadratura di una schiena nuda. La ripetizione crea diversi effetti e fa emergere quel supplemento di senso di cui parla Roland Barthes che non sta nell'informazione che l'immagine mostra ma è oltre, sta in mezzo alle immagini, nel movimento.### Solo rivedendo numerose volte la scena di un bacio su un letto di ospedale in 'La Notte' tra Marcello Mastroianni e una giovane ricoverata in quanto ninfomane perché ci siamo accorti che le gambe della donna si muovono 'troppo', cosa sconcia per l'epoca che vedeva le gambe delle donne molto composte con le ginocchia ben chiuse durante quel tipo di scene. E quindi il*loop* crea degli effetti: eccitazione nelle scene in cui c'è molta carica erotica anche per lo spettatore nel presente; amplificare l'effetto peep show per le scene di erotismo molto datato con silhouette di donne anni '50 che ancheggiano; fa afferrare una traccia di erotismo anche in scene apparentemente molto comuni e conformi persino ai codici dell'epoca. Ad esempio solo rivedendo numerose volte la scena di un bacio su un letto di ospedale in 'La Notte' tra Marcello Mastroianni e una giovane ricoverata in quanto ninfomane perché ci siamo accorti che le gambe della donna si muovono 'troppo', cosa sconcia per l'epoca che vedeva le gambe delle donne molto composte con le ginocchia ben chiuse durante quel tipo di scene. La domanda che ci siamo posti è stata se forse fosse questo l'elemento che ha turbato la commissione che impose di ridurre la durata del bacio.*La maggior parte dei documenti che abbiamo analizzato recuperati da Radha May è legata a* **Mi incuriosisce molto la semantica della censura: ricordo che per ogni clip tagliata dai film c’era, in archivio, una spiegazione del motivo del taglio. Secondo te, all’interno di queste spiegazioni è possibile rintracciare una semantica comune? Una sorta di vocabolario da censurare?** *giudizio condizionato*, nei quali cioè la commissione indica quali e quanti contenuti tagliare nel film per l'ottenimento del nulla osta. E si, emergono anche in questo caso delle ricorrenza che potremmo anche leggere come una sorta di glossario della censura dell'epoca. Soprattutto rispetto alle immagini la richiesta è di riduzione, interruzione di un eccesso valutato indecente. Ricorrono espressioni come: 'troppo lungo', 'troppo a lungo', 'eccessivo', 'eccessivamente', 'alleggerire', 'dovrà essere opportunamente ridotta'. Spesso l'indicazione è di agire sulla durata per depotenziare la carica dell'immagine. Nel caso invece dei dialoghi, si chiede di eliminare totalmente parole o intere frasi, come quelle pronunciate da personaggi femminili giudicati amorali per l'epoca: "La biancheria intima non mi fa nessun effetto, lo sai. E' nera, guarda"; " La domenica mi dò solo per amore, bisogna santificare le feste, no?" Uno degli aspetti più surreali nei testi delle commissioni di quegli anni è il tentativo da parte di un gruppo formato principalmente da funzionari di stabilire se un film potesse essere qualificato come opera d'arte e quindi rientrare in una sorta di zona franca liminale concessa all'arte. Per questo soprattutto nel caso di tagli a film di autori importanti i verbali contengono testi che si spingono fino all'analisi del film e ne emerge uno stile di scrittura che reputo perversamente affascinante a cavallo tra burocrazia e critica cinematografica. --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/revisione-cinematografica-donne-censura-cinema-when-the-towel-drops?ref=stellakamikaze.org)*, 7 novembre 2019.* ### Ho fatto il mio primo Ask Me Anything — c'entra l'Unione Europea, il lobbying e anche la mia (non)università URL: https://stellakamikaze.org/ho-fatto-il-mio-primo-ask-me-anything-centra-lunione-europea-il-lobbying-e-anche-la-mia-nonuniversita/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Oggi è il mio compleanno e questa mattina, dalle 10 alle 12, sono stato ospite della comunità di [*Gambe.ro*](https://gambe.ro/?ref=stellakamikaze.org) (il [*reddit*](https://www.reddit.com/?ref=stellakamikaze.org) degli informatici italiani) per un Ask Me Anything: si tratta di **una sessione di domande e risposte** [il cui format](http://reddit.com/r/iama?ref=stellakamikaze.org) è stato importato da *reddit* e in cui **una persona X si mette a disposizione per X ore per rispondere alle domande degli astanti**. Per qualche motivo Simone Robutti ([Chobeat](https://write.as/chobeat/?ref=stellakamikaze.org)), fondatore di *Gambe.ro*, mi ha chiesto di essere il primo di una lunga serie di Ask Me Anything della loro comunità. Lusingato e attonito ho accettato e il risultato [è questa breve sessione pubblica di domande e risposte](https://gambe.ro/s/rmcb7b/sono%5Ffederico%5Fnejrotti%5Fscrittore%5Fe?ref=stellakamikaze.org). Ho raccontato un po’ il mio punto di vista su una serie di tematiche relative all’internet governance, ho spiegato da dove vengo (lol, dal Liceo Classico Vittorio Alfieri di Torino) e ho detto la mia sul **lavoro necessario per fare sì che a qualcuno importi qualcosa di ‘sta pippa di Facebook che si mangia il mondo**. So che non è niente di eccezionale, ma per me è stato parecchio fico avere un angolino preposto all’espressione di una serie di mie opinioni che normalmente tiro fuori soltanto in maniera piuttosto passiva e non aperta al commento. Come si suol dire, son ben contento. ### Il Manuale di Riparazione del Reale è una pubblicazione che parla di cacciaviti e resistenza URL: https://stellakamikaze.org/il-manuale-di-riparazione-del-reale-e-una-pubblicazione-che-parla-di-cacciaviti-e-resistenza/ Last updated: 2026-03-15T09:29:05.000Z Ciao a tutti — che emozione, il primo post di questo blog. (sì, il blog è tutto da sistemare, lo so) Nelle ultime settimane ho lavorato a una pubblicazione che parla del M[ovimento per il Diritto alla Riparazione dei dispositivi elettronici](https://en.wikipedia.org/wiki/Electronics%5Fright%5Fto%5Frepair?ref=stellakamikaze.org) e di come i valori di questo Movimento possano essere anche necessità chiare ed urgenti di un Movimento di Riparazione del Reale, ovvero di ciò con cui interagiamo ogni giorno, delle relazione che ci circondano e della società che abitiamo, abilitiamo e subiamo. Il **Manuale di Riparazione del Reale** include delle riflessioni teoriche, delle dichiarazioni da ‘manifesto’ e una serie di risorse pratiche — originale e tradotte — su cosa significhi riparare i propri oggetti e cosa serva farlo. Il Manuale è una pubblicazione aperta e periodicamente aggiornata che necessità del contributo di quante più persone possibili per poter esprimere, discutere e criticare i valori e le pratiche che rappresenta. > [ View this post on Instagram A post shared by Federico Nejrotti (@daughter\_of\_fury) ](https://www.instagram.com/p/B1yJUv-IsAm/?utm%5Fsource=ig%5Fembed&utm%5Fcampaign=loading) La prima versione del Manuale è stata scritta ed ultimata durante la mia permanenza alla residenza artistica ‘Scambio’ organizzata dalla [Casa della Capra](https://casadellacapra.com/?ref=stellakamikaze.org), sul lago di Mergozzo. Si tratta di una versione embrionale che non sarà pubblicata in forma digitale — invece, **la versione digitale sarà pubblicata il 18 settembre su questo blog** e sui soliti altri canali. Dopo la fine della residenza artistica speravo avrei avuto più tempo per raccogliere, scrivere e tradurre gli ultimi contenuti che volevo inserire nel Manuale: **non ho avuto quel tempo e non voglio pubblicare il Manuale prima che sia davvero pronto**. L’introduzione alla pubblicazione, più simile a una sorta di ‘manifesto’ personale, ha incontrato l’interesse di davvero tante persone — molte più di quanto mi aspettassi. Per questo motivo, non voglio fare le cose male. Per qualsiasi spunto, domanda o contributo è possibile commentare direttamente questo post o scrivermi una mail: [federico@stellakamikaze.org](mailto:federico@stellakamikaze.org). Ah, non mi sono dimenticato [del server per Pleroma da realizzare con Raspberry Pi](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti/posts/10217288728523854) per **un social network decentralizzato destinato a comunità locali**: lo sto costruendo, è più complesso di quanto mi aspettassi e anche in questo caso lo voglio fare bene — presto scriverò un breve post per aggiornamenti a riguardo. ### L’Italia ha bisogno di una nuova biografia culturale: stiamo lanciando 6 residenze artistiche per scriverla URL: https://stellakamikaze.org/litalia-ha-bisogno-di-una-nuova-biografia-culturale-stiamo-lanciando-6-residenze-artistiche-per-scriverla/ Last updated: 2026-07-03T22:48:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su cheFare il 29 agosto 2019.* Esiste una nuova rete di organizzazioni e spazi in tutta Italia che stanno combattendo contro la crisi culturale permanente in cui viviamo: insieme a [,](https://www.ilsaggiatore.com/?ref=stellakamikaze.org)*Il Saggiatore*[MiBACT](http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/index.html?ref=stellakamikaze.org) e[SIAE](https://www.siae.it/en?ref=stellakamikaze.org) abbiamo creato un programma di**residenze artistiche in 6 nuovi centri culturali** per scrivere una**nuova biografia culturale** dell'Italia. Viviamo in una crisi culturale permanente e in Italia esiste una rete di organizzazioni e spazi che stanno tentando di resistere e di creare dei contesti dove la cultura, dal basso, può rinascere attraverso la collaborazione. È arrivato il momento di consegnare a questa comunità un racconto che faccia onore alle pratiche che portano avanti. Noi di*che* Fare chiamiamo questi luoghi**nuovi centri culturali**, spazi popolati da organizzazioni, comunità culturali, comitati e associazioni nate in risposta alla crisi economica del 2008\. I nuovi centri culturali sono makerspace, biblioteche sperimentali, spazi rigenerati, community hub, residenze d’artista e Fablab —**sono spazi funzionali ma allo stesso tempo luoghi che fanno molto di più di ciò che li definisce**. Per raccontare il loro lavoro abbiamo creato**BAGLIORE**,*residenze artistiche per una nuova biografia culturale dell'Italia*:**un programma di residenze artistiche in 6 nuovi centri culturali in Italia** con l’obiettivo di far emergere un nuovo racconto unitario dei nuovi centri culturali e delle comunità che rappresentano. Il progetto è sviluppato in collaborazione con la casa editrice*Il Saggiatore* che permetterà la produzione di un intero libro che raccoglierà tutte le esperienze di residenza. Il progetto è reso possibile grazie al sostegno del MiBAC e di SIAE, nell'ambito del programma 'Per Chi Crea'.**BAGLIORE** racconterà le realtà dei[Bagni Pubblici di Via Agliè](https://bagnipubblici.wordpress.com/?ref=stellakamikaze.org) di Torino; degli spazi di[CLAC](https://www.facebook.com/clacpalermo/) a Palermo; dell'ex stabilimento enologico di[ExFadda](http://www.exfadda.it/?ref=stellakamikaze.org) a San Vito dei Normanni; dell’[Ex Villaggio Eni](http://www.progettoborca.net/storia/?ref=stellakamikaze.org) di Borca di Cadore; delle[Officine Culturali](http://www.officineculturali.net/?ref=stellakamikaze.org) di Catania di[Pollinaria](http://pollinaria.org/?ref=stellakamikaze.org) a Civitella Casanova. Partiremo il**5 settembre con l’apertura della call per le candidature** al programma di residenze — dopo la call, i 6 candidati verranno selezionati da una giuria altamente qualificata e intraprenderanno**un percorso di 4 mesi tra giornate di formazione, workshop, una residenza artistica della durata di 15 giorni** e la produzione di un contributo che confluirà, insieme agli altri, in un volume edito da*Il Saggiatore*. I candidati selezionati saranno chiamati a**vivere il nuovo centro culturale in cui svolgeranno la residenza nella sua interezza**: esplorando i suoi spazi, conoscendo la comunità che lo frequenta e interagendo con il territorio che lo ospita. Tutte le informazioni sul bando di partecipazione, il suo regolamento e la descrizione completa del programma di residenza saranno pubblicati il 5 settembre. Stiamo cercando giornaliste, scrittori, poeti, artiste e chiunque sappia usare con maestria una penna o una tastiera — stiamo cercando autori consapevoli dell’importanza dei nuovi centri culturali nel tessuto culturale italiano contemporaneo — stiamo cercando persone in grado di vivere un luogo e di raccontarlo al resto del mondo attraverso la propria scrittura. È dalla sua nascita con il Premio*che* Fare, il primo bando per l’innovazione sociale in ambito culturale in Italia, che il centro per la cultura collaborativa*che* Fare**supporta, mappa e collabora con i nuovi centri culturali di tutta Italia**. In alcuni casi abbiamo sostenuto direttamente gli spazi — come nel caso della[Rete delle Case del Quartiere](http://www.retecasedelquartiere.org/?ref=stellakamikaze.org) di Torino — in altri progettualità che poi ne hanno animati diversi – come[La Scuola Open Source](http://www.lascuolaopensource.xyz/?ref=stellakamikaze.org) a Bari e[Baumhaus](https://www.baumhaus.network/?ref=stellakamikaze.org) a Bologna. Con la borsa di studio[Spazi, Cultura, Lavoro](https://che-fare.com/progetto/spazi-lavoro-cultura-ricerca-centri-culturali-milano/?ref=stellakamikaze.org) abbiamo studiato le realtà milanesi, le stesse che abbiamo animato per oltre due anni con il progetto[Rosetta](https://che-fare.com/rosetta-power-pubblico-lavoro-culturale/?ref=stellakamikaze.org). Con il nostro magazine e i nostri processi di co-progettazione, lavoriamo fianco a fianco con queste organizzazioni che riteniamo la spina dorsale dell’ossatura civica dell'Italia.**BAGLIORE** è un ulteriore passo in avanti in un programma rivolto a loro e a chi li frequenta che vuole essere sempre più ampio, più complesso e più ambizioso. --- *Fonte:* [*cheFare*](https://www.che-fare.com/articoli/bagliore-residenze-artistiche-per-una-nuova-biografia-culturale-italia-mibac-siae?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2019.* ### Amazon è troppo potente per non essere a rischio monopolio URL: https://stellakamikaze.org/amazon-e-troppo-potente-per-non-essere-a-rischio-monopolio/ Last updated: 2026-07-03T22:48:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 novembre 2018.* All’inizio di questa settimana due aziende del gruppo Amazon [sono entrate ufficialmente a far parte](https://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2018-11-27/amazon-diventa-operatore-postale-italia-e-lancia-sfida-poste-112239.shtml?uuid=AELO2AoG&ref=stellakamikaze.org) della lista degli operatori postali autorizzati in Italia. Con questo annuncio, Amazon Italia Logistica e Amazon Italia Transport saranno in grado di consegnare posta sopra i 2 kg, pacchi tra i 20 e i 30 kg, svolgere il servizio di pony express e di spedizione di raccomandate urgenti. In Italia, le spedizioni complete e molti altri micro-servizi sono esclusiva degli operatori postali autorizzati, cosa che Amazon fino a questa settimana non era. Appena pochi mesi fa, infatti, l’[Agcom gli aveva inflitto una multa](https://www.agcom.it/documentazione/documento?p%5Fp%5Fauth=fLw7zRht&p%5Fp%5Fid=101%5FINSTANCE%5F2fsZcpGr12AO&p%5Fp%5Flifecycle=0&p%5Fp%5Fcol%5Fid=column-1&p%5Fp%5Fcol%5Fcount=1&%5F101%5FINSTANCE%5F2fsZcpGr12AO%5Fstruts%5Faction=%2Fasset%5Fpublisher%2Fview%5Fcontent&%5F101%5FINSTANCE%5F2fsZcpGr12AO%5FassetEntryId=11548526&%5F101%5FINSTANCE%5F2fsZcpGr12AO%5Ftype=document&ref=stellakamikaze.org) da 300.000 euro per “aver esercitato attività postale, vale a dire il servizio di consegna dei pacchi, senza la prevista autorizzazione.” Il copione è da manuale: una grossa azienda è così grossa da svolgere anche dei servizi che non è autorizzata a svolgere, le istituzioni evidenziano e multano l’abuso e la grossa azienda di tutta risposta decide di collaborare con le autorità fino ad ottenere l’autorizzazione e sottostare ai doveri della stessa (che in questo caso significa allinearsi al contratto nazionale ed essere monitorati dall’AGCOM). Nonostante l’apparente logica del processo, credo che il Mise non avrebbe dovuto fornire l’autorizzazione ad Amazon in virtù del fatto che al momento la principale preoccupazione riguarda la possibile (direi ovvia) concorrenza con il servizio offerto da Poste Italiane. Disintermediare per Amazon non significa necessariamente snellire all’atto pratico una serie di passaggi logistici imprescindibili, quanto più che altro ridurre le superfici di “attacco” con cui il cliente si interfaccia. La versione radicale, antagonista e sintetica del perché è che boicottare qualunque entità che fa dell’accentramento del capitale e dei servizi il proprio piano sviluppo sul lungo termine dovrebbe essere prerogativa di qualunque essere umano che ha deciso di manifestarsi nella cosiddetta società. Aziende come Amazon lavorano su magnitudo di crescita largamente esponenziali e non sono, per definizione, compatibili con tessuti industriali e commerciali che agiscono su scala locale, regionale, nazionale — a volte perfino internazionale. Un esempio banale (ma mica tanto, dopotutto) è [quando all’inizio di quest’anno il CEO di Airbnb](https://press.airbnb.com/brian-cheskys-open-letter-to-the-airbnb-community-about-building-a-21st-century-company/?fbclid=IwAR3G7c6tIS2J5LD3RHgJNQt5zzvZ6Ea%5FCzu0UaWZp2axQrIEwC61iz7%5Ft5g&ref=stellakamikaze.org) ha affermato che la sua azienda agirà su un piano crescita basato su un “orizzonte temporale infinito.” Si tratta di semantiche e di approcci ai mercati incompatibili con le necessità e gli equilibri concorrenziali di uno stato nazionale. Amazon non gioca soltanto una partita completamente sbilanciata dal punto di vista delle risorse — visto che si tratta letteralmente di una delle multinazionali più potenti e ricche del mondo, possiede già una vastissima infrastruttura su suolo italiano, stimola una buona percentuale delle spedizioni nel paese e il suo CEO è, di nuovo letteralmente, l’uomo più ricco del mondo — ma sopratutto Amazon è una di quelle multinazionali globali che fa della disintermediazione un suo valore cardine. Disintermediare per Amazon non significa necessariamente snellire all’atto pratico una serie di passaggi logistici imprescindibili (certo, Airbnb può chiedere al proprietario di dare le chiavi in mani all’affittuario, ma Amazon non può chiedere al cliente di andarsi a prendere il pacco nello stabilimento di stoccaggio in mezzo alla Pianura Padana), quanto più che altro ridurre le superfici di “attacco” con cui il cliente si interfaccia. Amazon [compra Whole Foods](https://motherboard.vice.com/it/article/7xpgvx/amazon-whole-foods-monopolio-commercio-infrastruttura?ref=stellakamikaze.org) negli Stati Uniti anche e soprattutto per potersi garantire l’infrastruttura necessaria a fare sì che ogni suo utente possa *davvero* fare la spesa direttamente su Amazon, giocando con prezzi davvero concorrenziali ed un’offerta davvero variegata. Ciò non significa che il cliente si dimentichi che esistono altri servizi oltre Amazon per fare la spesa, o in questo caso per fare spedizioni, significa però che Amazon stenderà una nebbia di guerra progressivamente sempre più fitta sul settore, inglobando nel suo labirinto burocratico e logistico sempre più operazioni sotto il semplice nome ‘Amazon’ e stringendo sempre di più la corda attorno al collo di competitor fino a poco tempo fa assolutamente solidi a livello di percezione. Probabilmente nessuno si sognerebbe mai di dare per scontato una sostituzione di Poste Italiane ad Amazon, è molto più facile però immaginare un mondo in cui si preferisce Amazon a Poste Italiane perché il servizio clienti della prima funziona semplicemente meglio, e lo fa in virtù delle sue risorse smisurate. D’altronde non si fa spesso lo stesso quando si compra un libro online? O un videogioco? O un elettrodomestico? Questa pratica non è un male per definizione: dopotutto il mercato è ahimé libero e la legge è tendenzialmente quella della giungla. L’ineguaglianza dal punto di vista delle risorse e del capitale umano intellettuale e umano è però senza pari e senza precedenti, e rende qualunque forma di concorrenza inutile. La stessa “lente dell’Agcom” menzionata da diversi lanci della notizia perde completamente di significato: cosa significa monitorare il rischio di monopolio da parte di un’azienda così smisuratamente grossa? Non c’è semplicemente la potenza di fuoco per poterlo fare: l’abilità di elusione legislativa e il leverage lobbystico è *semplicemente* troppo forte, e la fatica [che negli Stati Uniti stanno facendo](https://www.nytimes.com/2018/09/07/technology/monopoly-antitrust-lina-khan-amazon.html?ref=stellakamikaze.org) per veicolare istanze base di antitrust nei confronti di Amazon dimostra perfettamente questa condizione di impotenza. Dare un via libera del genere ad Amazon ha perfettamente senso nel quadro legislativo e concorrenziale attuale: probabilmente (ma magari mi sbaglio) per diventare un operatore postale in Italia ci sono dei moduli da compilare, delle verifiche da superare, delle garanzie da dare — Non vi è dubbio che Amazon non solo abbia tutte le risorse per poter superare tutti questi step, ma non vi è nemmeno dubbio che abbia diritto a superarli. È un’azienda e ha le sue risorse, no? **Leggi Anche:** [È arrivato il momento di parlare di Amazon](https://motherboard.vice.com/it/article/3k7z8v/e-arrivato-il-momento-di-parlare-di-amazon-polemica-braccialetti-elettronici?ref=stellakamikaze.org) Quello per cui invece nutro forti dubbi è se la governance nazionale italiana sia in grado di reggere il ritmo di Amazon e sia in grado di agire sul rischio di monopolio (o perlomeno di concorrenza “sleale”) che il via libera alle operazioni postali abilita. I virgolettati [rilasciati a Repubblica](https://www.repubblica.it/economia/2018/11/27/news/amazon%5Fposte%5Flicenza-212774026/?ref=twhs%C3%97tamp=1543339172000&fbclid=IwAR1ASKF7ZUetGrl9RecRlyNgb5PsSL6q8tQInIQrGNh1Jstib9L55TIQtBw) sono sufficientemente non chiari: “Non commentiamo i nostri piani futuri. Lavoriamo con una grande varietà di corrieri e ci aspettiamo di continuare a farlo, \[…\] Il nostro obiettivo è consegnare pacchi ai clienti entro la data di consegna prevista. Valutiamo i corrieri in base a velocità, affidabilità, flessibilità, innovazione e costi. Abbiamo milioni di ordini da consegnare in tutta Europa ogni settimana e valutiamo tutte le opzioni che forniscono i corrieri per assicurarci che le consegne avvengano in tempo per soddisfare o addirittura superare le aspettative dei nostri clienti.” La differenza, rispetto alla norma, è che la sua vittoria sugli altri concorrenti è letteralmente scontata — Della serie “too big to fail.” L’estremo distopico si sta consumando negli Stati Uniti, dove l’annuncio da parte di Amazon dell’apertura di un secondo headquarter nazionale ha inaugurato una corsa disperata ai posti di lavoro che avrebbe impiegato da parte delle città candidate, concludendosi [con un pietoso versamento di tributi iniqui](https://www.newyorker.com/tech/annals-of-technology/the-new-york-hustle-of-amazons-second-headquarters?fbclid=IwAR0SB2U0gUaSrp4kFrsokYZNMuuWfGoYD11RqPrgQPWTWved73zIBMwDRYM&ref=stellakamikaze.org) da parte della città di New York pur di assicurarsi la vittoria su un investimento che, essendo privato e vivendo a velocità di sviluppo completamente folli, è per definizione imprevedibile e il cui impatto sul tessuto urbano e industriale non è soltanto imprevedibile (e quindi troppo rischioso) ma anche molto, molto, molto probabilmente negativo. Amazon non deve guadagnarsi il diritto di giocare su nuovi campi di gioco logistici in giro per il mondo perché il suo impeto colonialista sull’infrastruttura dei tessuti industriali e commerciali è monopolistico per definizione. Amazon è “too big to exist”: andrebbe scorporato, o quantomeno pesantemente regolato. Il “libero mercato” non può essere la scusa per regalare soldi ad un’azienda già assolutamente (in senso letterale) ricca. - Segui Federico su Twitter: @nejrottif\* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/amazon-operatore-postale-autorizzato-italia-rischio-monopolio/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 novembre 2018.* ### La guida di VICE a Torino URL: https://stellakamikaze.org/la-guida-di-vice-a-torino/ Last updated: 2026-07-03T22:48:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 novembre 2018.* \*Situazione: stai programmando le vacanze, un weekend lungo, una gita fuoriporta o semplicemente devi passare mezza giornata in una città che non è la tua. E cosa fai, se non scrivere a quell’amico/a che lì ci vive o ci ha vissuto, e dopo una serie accettabile di convenevoli pregare perché ti dia consigli sui posti in cui mangiare e da visitare? \* - Ecco, abbiamo pensato di fare un favore ai suddetti amici e liberarli da questa incombenza creando una serie di guide a città o zone d’Italia, tutte scritte da giovani local e pensate per altri giovani. In questo modo tu sai dove andare e noi diventiamo un po’ tuoi amici. Bello, no?\* Siamo stati a [Napoli](https://www.vice.com/it/article/wjkkay/napoli-cosa-vedere-dove-mangiare?ref=stellakamikaze.org), a [Bologna](https://www.vice.com/it/article/vbnv3j/cosa-mangiare-cosa-vedere-bologna?ref=stellakamikaze.org) e pure nella [Sicilia Orientale](https://www.vice.com/it/article/43pxaq/cosa-fare-a-catania-siracusa?ref=stellakamikaze.org). Ora è il turno del [vertice del triangolo magico](https://www.wired.it/scienza/2014/06/27/perche-torino-citta-magica/?ref=stellakamikaze.org): Torino, dove tutto è possibile e niente è fattibile. Torino non è una città propriamente accogliente verso i turisti perché i torinesi, per quanto tentino di dimostrare il contrario, si allineano perfettamente al detto “piemontesi falsi e cortesi.” Questa guida serve per evitare di sentirsi immediatamente respinti e godersi al massimo una città la cui offerta è inversamente proporzionale alla sua volontà di mostrarla. ## POSTI DA VEDERE GRATIS O CON POCO Torino è una città incredibilmente economica considerato il suo status nel parco grandi città italiane, e per questo motivo la si può passeggiare senza dover costantemente temere di infilarsi in qualche macello per turisti scemi. Se volete visitare Torino, fate il possibile per farlo a inizio primavera o, ancora meglio, a metà autunno **(tipo ora) perché è in queste stagioni che la città esplode di colori e le scampagnate per i portici di via Roma** e lungo il Po si trasformano in un’esperienza urbana incredibilmente vicina a quella vissuta da Nietzsche durante la sua permanenza a Torino (trasferitosi in città nel 1888, [un giorno esce di casa](https://www.guidatorino.com/la-storia-di-nietzsche-e-del-cavallo/?ref=stellakamikaze.org), vede un cavallo, impazzisce e comincia ad abbracciarlo e baciarlo). Porta Nuova e Porta Susa sono le due stazioni ferroviarie principali della città, partite da quest’ultima e infilatevi in Piazza Statuto**—brodo primordiale, per altro,** [**della scena punk torinese e dei Nerorgasmo**](https://noisey.vice.com/it/article/6av455/io-non-sono-nessuno-nerorgasmo?ref=stellakamikaze.org)**—poi buttatevi in via Garibaldi**, una lunga via pedonale commerciale che vi condurrà direttamente a Piazza Castello, **il centro per eccellenza della città. Non fate i fessi e arrivati a questo punto fate due passi in più in via Po e andatevi a vedere Piazza Vittorio**, la piazza porticata più grande d’Europa. E già che ci siete, salite al Monte dei Cappuccini dove, se fa bello, potrete godervi una delle viste migliori sulla città. Se vi piace l’arte contemporanea, Torino ne ha da vendere: senza esclusione di colpi, staccate un biglietto alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo , alla **, alle** [Fondazione Merz](https://www.facebook.com/FondazioneMerz/)**e soprattutto al** [Officine Grandi Riparazioni](https://www.facebook.com/OfficineGrandiRiparazioni/)**, ospitato in una struttura che difficilmente vi capiterà di vedere in altre città. Passaggio obbligato anche lo spazio di ricerca artistica** [Parco Arte Vivente](https://www.facebook.com/PAV.Parco.Arte.Vivente/)**, in via Quittengo. Il** [Cripta747](https://www.facebook.com/Cripta747/)**(e la** [Museo Nazionale del Cinema](https://www.facebook.com/museocinema/)**Mole Antonelliana**, simbolo della città, che lo ospita) fa la sua figura. Non c’entra niente con l’arte contemporanea ma se mentre siete a Torino non andate a vedere il **non vi meritate nulla: è bellissimo.** [Museo Egizio](https://www.facebook.com/museoegizio/)Durante la vostra permanenza a Torino non vi potete far mancare una tappa al Parco Dora**: non c’è granché da fare ma è uno dei relitti della Torino post-industriale più spettacolari che ci siano nella città. Venaria Reale**, a 40 minuti di mezzi pubblici dal centro città, è una reggia reale davvero bella e fornita di un bellissimo parco. Finché siete in giro, pagate il biglietto per entrare a Palazzo Reale**, in Piazza Castello, e andate a vedere la Cupola del Guarini**: l’hanno appena riaperta dopo una ristrutturazione lunghissima. Consiglio personale: specie in autunno, partendo da Piazza Vittorio percorrete tutto il Lungo Po , il lunghissimo vialone che accompagna il corso del fiume che spacca in due la città. ## COSA MANGIARE Sarò breve e schematico e impostato sul famoso top di gamma: - Agnolotti: [Pastificio DeFilippis](http://www.pastificiodefilippis.it/?ref=stellakamikaze.org)(20 euro con vino) - Giandujotti: [Guido Gobino](http://guidogobino.it/en/?ref=stellakamikaze.org)(circa 5 euro all’etto) In generale, vietato andare via senza aver provato: gli agnolotti, i tajarin, la bagna caùda, la carne cruda, il vitello tonnato, il Bicerin e i giandujotti. Dove trovare tutte queste cose? Ma nella prossima categoria, ovviamente. ## DOVE MANGIARE Togliamoci immediatamente il dente dei posti considerabili costosi: se vi buttate nel quartiere storico del Quadrilatero Romano **potete non solo vedere i bellissimi resti della Porta Palatina** romana, ma farvi anche un pranzo alla piemontese al Ristorante Tre Galline (carne cruda e agnolotti al plin, immancabili), oppure optare per una versione più popolare alla **Trattoria Cianci**, in Largo IV Marzo. Se non siete dell’umore per grandi banchetti dovete fare un salto, nella stessa piazza, alla focacceria gourmet **.** [Taglio](https://www.facebook.com/Taglioperfetta/) Se invece siete in cerca di qualcosa di più caratteristico, fate un salto da Poormanger in via Maria Vittoria per provare delle grosse patate aperte in due e riempite di cose buonissime. Da provare **per una raviolata classica con sugo di vino (6 euro), in via Maria Vittoria. Obbligatorio uno stop al** [Raviolhouse](https://www.facebook.com/Raviolhouse/)**e un passaggio per la storica gelateria** [ristorante Consorzio](https://www.facebook.com/ConsorzioTorino/)**Fiorio**, in via Po, per provare il gelato al gianduja torinese. Se preferite le granite, provate quella della **in corso Regio Parco ma preparatevi a ore di coda.** [Cremeria Torre](https://www.facebook.com/torre.cremeriabar/)Infine, per l’afterhour—ovvero quando passeggerete senza meta con lo stomaco annichilito dalle Tennent’s e gli occhi gonfi di smog—imprescindibile uno spuntino di fine serata da Horas Kebab , in via Berthollet al confine di San Salvario. Se siete più in centro-città, passate dalla **in via Principe Amedeo, a fianco a Piazza Vittorio.** [Mangiatoja](https://www.facebook.com/LaMangiatojaOfficialPage/)\## DOVE FARE SALOTTO BEVENDO Sono ormai diversi anni che Torino fa a pugni con questa stranissima usanza conosciuta ai più con il nome di “bere birre per strada”, ma nonostante [gli irriducibili sforzi](https://www.vice.com/it/article/wj8d3z/bere-birra-da-asporto-a-torino-ordinanza?ref=stellakamikaze.org) delle amministrazioni il business ambulante è sano e florido. Certo, il prezzo da pagare è stato il radicale impoverimento dell’offerta musicale notturna e degli spazi sociali aperti dopo la mezzanotte, ma come non essere contenti di avere un sacco di opzioni per bere?! Nella città, i punti nevralgici per mettere a compimento questa pratica sono due: il quartiere di Santa Giulia **e il quartiere di San Salvario** (indicativamente, l’età media del primo è leggermente più alta di quella del secondo). Santa Giulia, a due passi dal centro città, è il luogo in cui potete recuperare una birra praticamente ovunque e bivaccare assieme a tantissime altre persone nella piazza del mercato**. Se preferite fare il salto di qualità, passate dall’** Enoteca Botz . Lì, oltre che un’ottima selezione di vini, potete assaggiare il mio drink preferito al momento: il Declino Futurista (6 euro). Si trova soltanto da Botz ed è fatto con la Chartreuse, tanto vi basti (non bevetene più di tre, per favore). Per i distillati passate assolutamente dalla **, perché ce n’è per tutti i gusti.** [Distilleria Quaglia](https://www.facebook.com/distilleriaquaglia/)Se preferite le atmosfere più rustiche, spostatevi di qualche centinaio di metri in Largo Montebello e passate dal Dunque , dove troverete ottime birre e una selezioni di panini di tutto rispetto. Partendo da qui e procedendo di qualche centinaio di metri fuori da Santa Giulia, potete trovare **, un locale che dà su una piazzetta che ogni giorno si riempie di universitari che arrivano dal Campus Luigi Einaudi principalmente perché ci sono gli spritz a 1,50 euro.** [Le Panche](https://www.facebook.com/lepanchetorino/)Spostandosi verso San Salvario, dalla parte opposta della città, ritagliatevi dal tempo per un’esperienza mistica: in via Fratelli Calandra potete trovare il Les Arcades , un bar storico dove viene servito il Tamango, un intruglio di dubbia provenienza [a cui alcuni attribuiscono proprietà allucinogene](https://motherboard.vice.com/it/article/mg3n3x/che-cos-il-tamango-il-drink-allucinogeno-di-torino?ref=stellakamikaze.org). È molto alcolico, occhio. Sul serio. In San Salvario l’offerta è tanta e varia: potete scegliere un minimarket qualsiasi per acquistare birre a pochi euro o prendervi un cocktail all’ **Astoria**, locale storico del quartiere e sede di uno degli ultimi spazi musicali davvero interessanti sopravvissuti nella città. Se siete con la vostra dolce metà e volete fare i fenomeni, passate da **Affini**dove, oltre la selezione di vermouth, ci sono anche dei cocktail davvero di livello. Se vi capita, sempre nei pressi, **merita un passaggio.** [Isola Torino](https://www.facebook.com/isolamultiplayerspace/)Amichevole consiglio. Se ci passate a inizio novembre troverete la città davvero imballata e vi consiglio di prenotare un posto per dormire in anticipo, perché congiunzione commercial-astrale vuole che si svolgano due degli eventi più importanti dell’urbe: il **Club To Club**, festival di musica elettronica ormai arci-noto che proprio in questi giorni celebra la sua 18esima edizione, e **la Settimana dell’arte contemporanea di Torino**. ## TORINO È GRANDE TORINO È BELLA Qui è dove racconto tutte le assurde singolarità torinesi che ho incontrato durante la mia risibile infanzia e adolescenza nella città e che potete trovare soltanto qua. La seconda domenica di ogni mese nel gigantesco mercato di Porta Palazzo si tiene il Gran Balon , che è tipo la fiera di mercatini più bella di sempre. Se non riuscite a esserci la seconda domenica di un mese X andateci comunque il sabato che c’è il mercatino delle pulci, sempre. A causa della sopracitata lotta senza quartiere alle attività notturne che va avanti ormai da decine di anni, la sera a Torino non c’è granché da fare per ciò che concerne il ballare: se non avete lo spiriti dei veri clubber dirigetevi sotto un ponte sul Po (il mio preferito è quello di corso Regina) per bervi le birre in un’atmosfera da paura (in tutti i sensi) e soprattutto circondati da adorabili nutrie. Se invece non siete di quelli che mollano facile, benché leggermente fuori mano, il Bunker **in Barriera di Milano offre una programmazione musicale spesso interessante, nonché una struttura bellissima. Ah, ho capito: non siete di quelli che finiscono le serate alle 5 quando il locale X fa chiusura—benissimo. Armatevi di macchina o gambe e da dovunque vi troviate spostatevi in pieno centro, ai Murazzi** sotto Piazza Vittorio e fate un salto al Doctor Sax , micro-locale per after, pilastro fondamentale dell’intera città: più che andare a ballare andrete a studiare antropologia, sappiatelo. A Torino l’unico grande rischio è imborghesirsi: vaccinatevi e andate, almeno una volta, a prendere un caffè da Baratti & Milano**, per vivere la famosa esperienza Vittorio Emanuele II e sentirvi anche voi un po’ Re d’Italia. Se la sera capitate nel Parco del Valentino** finirete nel bel mezzo di un Triangolo delle Bermuda piuttosto particolare: il parco convoglia le barcollanti clientele di diverse discoteche sparse lì attorno. Da fare almeno una volta nella vita. Ah, nel Parco del Valentino c’è un castello, il Borgo Medievale : è completamente falso. Non è un vero castello, però si può visitare. Fa ridere, andateci. ## VOCABOLARIO E FRASI UTILI **Minchia**: intercalare mutuato da culture lontane, anche se non sembra è molto (davvero molto) torinese. **Fai cisti**: letteralmente “fai attenzione”. Di solito si usa nella locuzione “cisti gli sbirri”, attenzione alla polizia, da pronunciarsi mentre si sta facendo su una canna per strada. **Parlapà**: letteralmente “non parlarne”, intercalare usato a scopo solitamente di presa per il culo per sminuire un’affermazione altrui. **Com’è?**: letteralmente come stai? tutto bene? Si usa tanto, troppo, tendenzialmente a nessun torinese frega davvero mai niente di come tu stia. **Solo più… qualcosa**: potrei avere solo più del pane? Ecco, questa locuzione non ha nulla a che spartire con la lingua italiana e se la senti pronunciare da qualcuno, quel qualcuno è sicuramente torinese. **Cicles:** si pronuncia così, come si legge, ed è l’unico modo corretto per parlare dei chewing gum. **Piciu**: corrispettivo torinese di “pirla”, se lo usate avrete immediatamente 62 anni. Non fatelo. *Se vuoi ringraziare Federico del bel giro che ti ha fatto fare a Torino, seguilo su Instagram.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-guida-di-vice-a-torino/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 novembre 2018.* ### Ad Halloween, il MIT chiederà a tutto internet di controllare una sola persona URL: https://stellakamikaze.org/ad-halloween-il-mit-chiedera-a-tutto-internet-di-controllare-una-sola-persona/ Last updated: 2026-07-03T22:48:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 ottobre 2018.* Nonostante l’inesorabile passare del tempo rimane immutata ed immutabile la certezza che la migliore puntata della storia di Black Mirror sia *Bianco Natale*, lo speciale di Natale della seconda stagione, in cui convivono 4 diverse linee narrative in un solo episodio. La prima di queste parla di un dispositivo per la realtà aumentata chiamato Z-Eye: una volta impiantato negli occhi di qualcuno, è possibile accedere al suo punto di vista e di fatto vedere ciò che questa persona sta vedendo. In *Bianco Natale*, lo Z-Eye viene utilizzato da Matt per aiutare Harry, timido e impacciato, a rimorchiare una ragazza. Matt vede tutto ciò che vede Harry e gli suggerisce in tempo reale le mosse migliori da fare mentre, in segreto, un pubblico di amici di Matt assiste in streaming all’impresa. Qualcosa di simile succederà il 31 ottobre, ad Halloween, per mano del MIT Media Lab. Il nuovo progetto del centro di ricerca si chiama *BeeMe* e promette di dare all’intero internet il controllo per una sera delle azioni di un essere umano il cui obiettivo sarà sventare l’attacco di un’intelligenza artificiale malvagia. L’iniziativa non è troppo diversa da esempi simili del passato: [Twitch Plays Pokémon](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/vvbqky/we-caught-all-the-pokemon?ref=stellakamikaze.org), alcuni anni fa, aveva creato uno spazio sulla piattaforma di streaming Twitch per fare una sorta di crowdsourcing decisionale, chiedendo ad un enorme gruppo di persone di giocare insieme a Pokémon. Ognuno proponeva un’azione di gioco (vai avanti, premi A, premi B) e a intervalli regolari le azioni più “votate” venivano effettivamente eseguite. Lo stesso succederà con BeeMe, con la differenza che in questo caso l’entità controllata anziché essere un videogioco sarà un essere umano vero e proprio che sarà disponibile a fare qualsiasi cosa fatto salvo per ciò che “può violare la legge o pone l’attore, la sua privacy o la sua immagine a rischio,” [ha spiegato](https://www.businessinsider.com/mit-halloween-project-beeme-hive-2018-10?IR=T&ref=stellakamikaze.org) Nicolò Pescetelli, ricercatore di intelligenza collettiva del MIT Media Lab. Il mattino dell’1 novembre, a partire dalle 4.00 ora locale, sarà possibile collegarsi al sito del progetto per partecipare direttamente al gioco (che secondo i suoi creatori durerà circa 2 ore) per tentare insieme di sventare la minaccia di Zookd, l’intelligenza artificiale maligna che sta attaccando il mondo. Secondo i ricercatori, l’esperimento non sarà soltanto divertente, ma sopratutto utile a progredire il campo di studi dell’intelligenza collettiva. Il protagonista, un attore protagonista, sarà controllato da dei comandi testuali scritti direttamente dal pubblico (fai il caffè, per esempio) e da una serie di comandi predefiniti che saranno votati in una classifica. Per partecipare al gioco, collegatevi al sito di [BeeMe](https://beeme.online/?ref=stellakamikaze.org) la notte del 31 ottobre. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mit-media-lab-esperimento-beeme-halloween-intelligenza-collettiva/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 ottobre 2018.* ### L'autorità della borsa USA ha accusato Elon Musk di frode, e c'entra l'erba URL: https://stellakamikaze.org/lautorita-della-borsa-usa-ha-accusato-elon-musk-di-frode-e-centra-lerba/ Last updated: 2026-07-03T22:48:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 settembre 2018.* Ne pomeriggio di ieri la SEC (Securities and Exchange Commission, l’autorità della borsa) americana[ha accusato Elon Musk](https://www.buzzfeednews.com/article/carolineodonovan/elon-musk-is-being-sued-by-the-feds-sec?ref=stellakamikaze.org) di frode per aver improvvisamente annunciato su Twitter a inizio agosto l’intenzione di privatizzare i titoli in borsa di Tesla e dichiarando che aveva già garantito i finanziamenti necessari per farlo. Il 7 agosto scorso, infatti, Elon Musk ha pubblicato un tweet in cui ha dichiarato di essere intenzionato ad acquistare le azioni di Tesla per 420 dollari l’una con una serie di investimenti che ha inizialmente assicurato e successivamente smentito, di fatto facendo dietro front nella proposta. Secondo la SEC, “Le dichiarazioni pubbliche false e confuse di Elon Musk e le sue omissioni hanno causato confusione significativa e grossi problemi nel mercato per le azioni di Tesla e hanno causato danni agli investitori.” L’accusa della SEC, inoltre, richiede che Musk paghi una multa e che “gli venga proibito di avere un ruolo di autorità o di direzione per qualunque azienda che gestisca delle azioni,” di fatto proibendogli di guidare Tesla. Musk, ha dichiarato successivamente che “Questa azione ingiustificata da parte della SEC mi lascia profondamente triste e deluso,” spiega, “Ho sempre lavorato nell’interesse della verità, della trasparenza e degli investitori e l’integrità è il valore più importante della mia vita e i fatti dimostreranno che io non l’ho mai compromessa in nessun modo.” Le azioni di Tesla, a partire da agosto, sono progressivamente calate. Inoltre, [la baruffa scandalistica](https://motherboard.vice.com/it/article/d3eq4v/erba-acidi-e-stories-cosa-sta-succedendo-tra-elon-musk-grimes-e-azealia-banks?ref=stellakamikaze.org) tra Elon Musk, la rapper Azaelia Banks e la musicista Grimes, la sua ragazza, ha fatto emergere delle conversazioni tra le ultime due secondo cui Elon Musk avrebbe arrotondato a 420 dollari il valore per azione di Tesla per far piacere alla sua ragazza con una strizzata di occhio al 4/20, meme tipico del mondo della marijuana. Al momento i procedimenti sono ancora in fase di definizione, ma l’accusa della SEC e le sue richieste potrebbero mettere a serio rischio la possibilità di Musk di condurre una qualsiasi altra azienda le cui azioni sono pubbliche in futuro. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sec-usa-accusa-frode-elon-musk-tesla-azioni-420/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 settembre 2018.* ### Elon Musk ha rivelato il nome della persona che farà un giro intorno alla Luna con SpaceX URL: https://stellakamikaze.org/elon-musk-ha-rivelato-il-nome-della-persona-che-fara-un-giro-intorno-alla-luna-con-spacex/ Last updated: 2026-07-03T22:48:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 settembre 2018.* Nella giornata di ieri il CEO di SpaceX Elon Musk ha annunciato durante una conferenza trasmessa in diretta l’identità della prima persona che volerà intorno alla Luna con SpaceX in qualità di cittadino astronauta privato. Il collezionista d’arte giapponese e fondatore del più grande negozio online di moda del Giappone [Yusaku Maezawa](https://twitter.com/yousuck2020?ref=stellakamikaze.org) è la prima persona ad aver stretto un accordo con SpaceX per volare intorno alla Luna sul Big Falcon Rocket, il più grande vettore di lancio della compagnia finora. Musk, inoltre, ha annunciato che Maezawa porterà con sé 8 artisti provenienti da tutto il mondo. L’annuncio, pur avendo portata storica, non fornisce ancora una data per il lancio — il Big Falcon Rocket non esiste ancora, tecnicamente — e su di esso pesa il precedente annuncio di febbraio 2017, in cui Musk aveva annunciato la firma di un accordo con 2 passeggeri privati che sarebbero dovuti volare intorno alla Luna nel tardo 2017. L’annuncio dell’accordo con Maezawa arriva in un momento delicato per Elon Musk: recentemente sempre sotto i riflettori per le ragioni più disparate, il mito di Musk sta vivendo un momento di incertezza specialmente nei confronti dei mercati, che stanno lentamente cominciando a dubitare della sua affidabilità. Ciononostante, il piano di Musk risulta tutt’ora senza precedenti nella storia e se riuscisse davvero a mandare un cittadino privato attorno alla Luna, Musk diventerebbe automaticamente il pioniere dell’era del turismo spaziale. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/elon-musk-volo-space-x-luna-yusaku-maezawa-giappone/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 settembre 2018.* ### Il Parlamento Europeo ha approvato la riforma per il copyright — dite addio a internet URL: https://stellakamikaze.org/il-parlamento-europeo-ha-approvato-la-riforma-per-il-copyright-dite-addio-a-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:48:26.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 settembre 2018.* *Aggiornamento 14.40: l’articolo è stato aggiornato per includere le dichiarazione della europarlamentare Julia Reda.* Questa mattina la plenaria del Parlamento Europeo ha votato la nuova direttiva del copyright e ha approvato gli articoli 11 e 13, rispettivamente riguardanti l’implementazione di una Link Tax per le piattaforme online e degli Upload Filters: un sistema per proteggere il diritto d’autore online. La riforma è assolutamente disastrosa per Internet per come lo conosciamo e ora passerà ad un altro round di dibattito a porte chiuse in Unione Europea, verrà (eventualmente) approvata dalla plenaria del Parlamento Europeo e infine sarà discussa dai singoli stati membri per valutare la sua implementazione. L’articolo 11 è stato approvato con 393 voti a favore e 279 voti contrari; l’articolo 13 con 366 voti a favore e 297 contrari. [Secondo Julia Reda,](https://twitter.com/Senficon/status/1039843600702554112?ref=stellakamikaze.org) europarlamentare del Pirate Party, l’ultima possibilità per fermare la riforma sarà la prossima primavera, quando la direttiva verrà votata dopo essere passata dall’incontro a porte chiuse. L’articolo 11 prevede l’implementazione di una Link Tax, ovvero di una procedura per la quale gli editori potranno ricevere dei compensi “consoni ed equi” se dei “fornitori di servizi nella società dell’informazione” (ovvero le grandi piattaforma online come Facebook e Google) useranno i loro contenuti. In pratica, quando Google mostra un estratto di un articolo di un giornale (il titolo, la breve descrizione e l’immagine dell’articolo, il tutto detto *snippet* in gergo tecnico), per farlo dovrà prima stipulare un accordo con il giornale stesso facendosi da un lato autorizzare la pratica e dall’altra pagando un compenso al giornale. Per capirci, quando nel 2014 una legge simile è stata applicata in Spagna, Google invece di pagare [ha chiuso](https://www.repubblica.it/tecnologia/2014/12/16/news/google%5Fspegne%5Fle%5Fnews%5Fin%5Fspagna-103023295/?ref=stellakamikaze.org) Google News Spain causando un calo del traffico verso gli stessi giornali che tanto avevano voluto la norma. L’articolo, chiariscono gli emendamenti, non varrà per l’utilizzo dei link in forma privata e per progetti collettivi e condivisi come Wikipedia. Questo articolo rischia di creare ulteriore attrito tra le grandi piattaforme online e le realtà giornalistiche che ora dovranno prendere accordi singolarmente per permettere la diffusione dei loro contenuti su di esse. L’articolo 13 prevede l’implementazione di un sistema (detto Upload Filters) per arginare la violazione del diritto d’autore online: sulla carta si tratterebbe di un sistema per cui ogni volta che si va a caricare una foto, un video o un file audio online, quel contenuto viene paragonato ad un gigantesco database dei contenuti coperti da diritto d’autore e, se viene trovata una corrispondenza, viene richiesta una licenza per l’utilizzo di quel contenuto alla persona che lo stava caricando. Nel caso la licenza manchi, non sarà permesso l’upload del file. Nella sua grandiosità il sistema sarà difficilmente implementabile e sono moltissimi i dubbi [circa il suo effettivo funzionamento](https://threadreaderapp.com/thread/1015594170424193024.html?ref=stellakamikaze.org). Il sistema proposto è molto simile al ‘Content ID’ già utilizzato da YouTube, un sistema molto complesso che monitora costantemente i video caricati sulla piattaforma e verifica che gli utenti non stiano caricando video coperti da copyright (come canzoni o film). Il sistema utilizzato da YouTube, nonostante i costi di sviluppo esorbitanti, continua a non garantire un funzionamento al 100% affidabile e lascia spazio spesso e volentieri a malintesi decisamente fastidiosi per gli utenti. Resta da chiedersi come e se sia possibile implementare un sistema del genere su scala molto più ampia senza ledere la libertà di espressione di chi usa internet. La riforma europea per il copyright passerà ora al Trilogo (ovvero un incontro a porte chiuse tra membri del Parlamento e del Consiglio europeo) e ancora alla plenaria del Parlamento Europeo per un ulteriore round di approvazione prima di arrivare ai singoli stati membri dell’Unione Europea. “La decisione di oggi è un durissimo colpo all’internet libero e aperto,” ha dichiarato in un comunicato stampa Julia Reda, europarlamentare del Pirate Party e del gruppo Greens/EFA, nonché principale esponente del movimento antagonista alla riforma, “Supportando nuovi limiti tecnici e legali su ciò che possiamo pubblicare e condividere online, il Parlamento Europeo ha dato priorità ai profitti delle grandi aziende rispetto alla libertà di parola e si è allontanato dagli storici principi che hanno reso internet ciò che è oggi.” Nel comunicato, Reda ha evidenziato alcune criticità pratiche relative agli articoli approvati. Nel caso dell’Articolo 13, “Per ciò che riguarda i piccolo siti e le app, questa legge non lascia loro altra scelta se non installare degli upload filter poco affidabili,” spiega la Reda, “Tutto ciò che vorremmo pubblicare dovrà prima essere approvato da questi filtri e contenuti perfettamente legali come le parodie e i meme rischiano di finire nel fuoco incrociato.” Per ciò che riguarda l’Articolo 11, la Link Tax, la situazione è ancora più chiara — La versione attuale dell’Articolo permette la riproduzione gratuita degli articoli di giornale soltanto per ciò che riguarda “singole parole” (anche nei collegamenti ipertestuali), “Cinque anni dopo che la ‘link tax’ è stata introdotta in Germania, nessun giornalista od editore ha guadagnato di più,” spiega Reda, “Molte startup nel settore news hanno dovute chiudere e i tribunali non sanno ancora bene dove tracciare la linea tra legalità e illegalità — Lo stesso ora accadrà a livello europeo.” Poche ore dopo la votazione, il vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio ha dichiarato “Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell,” [spiega in un post](https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/posts/1897710956932108?%5F%5Fxts%5F%5F%5B0%5D=68.ARC7YKPD%5FLeH9yiljPddlCLV9f2kjSRcUosuJZDlhMy1oCvxtbQFpEadREKJWvZBG%5FeM2UODhA07eg4-EyfbuExYK7Iv4q9uArNUVCfQq%5FLJjl2LanXsEMvibMGZGXdtNBMBd%5FeBM8YXhhMkcUXFy6zFdC842Bq31cIT3DxyhgQogTKdqgXNPw&%5F%5Ftn%5F%5F=-R) su Facebook. “Rispetto all’ultimo voto di Strasburgo in cui non fu dato il via libera al testo finale, le lobby hanno avuto il tempo di lavorare e influenzare gli europarlamentari, i quali hanno deciso di ricredersi. D’ora in poi, secondo l’Europa, i tuoi contenuti sui social potrebbero essere pubblici solo se superano il vaglio dei super censori.“ *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-parlamento-europeo-ha-approvato-due-leggi-che-distruggeranno-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 settembre 2018.* ### In questo archivio online ci sono i codici sorgente di un sacco di botnet URL: https://stellakamikaze.org/in-questo-archivio-online-ci-sono-i-codici-sorgente-di-un-sacco-di-botnet/ Last updated: 2026-07-03T22:48:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 settembre 2018.* Il lavoro di un programmatore è composto per il 50% da anni di studio e notti passate davanti a un compilatore, e per il 50% di copia-incolla di altre porzioni di codice e di lavoro di lima su di esse. Se vedete il vostro futuro nel mondo della programmazione e dell’hacking, che vogliate una coscienza [white o black hat](https://motherboard.vice.com/it/article/9kzybv/una-volta-per-tutte-qual-e-la-differenza-tra-hacker-black-hat-e-white-hat?ref=stellakamikaze.org), [questo archivio](https://github.com/maestron/botnets/blob/master/README.md?ref=stellakamikaze.org) Github pieno di codici sorgente di botnet non può che tornarvi utile. L’archivio è stato realizzato da un utente della subreddit /ReverseEngineering, che la scorsa settimana [ha chiesto aiuto](https://www.reddit.com/r/ReverseEngineering/comments/9c8g9e/i%5Fcreated%5Fa%5Fcollection%5Fon%5Fgithub%5Fof%5Fvirus%5Fsource/?ref=stellakamikaze.org) agli altri utenti per organizzare e arricchire l’archivio. La repository è ricca di botnet programmate in C++, ma possibile trovarne alcune programmate in C, PHP, Pascal, Basic e Java. L’intera collezione è stata realizzata a scopi puramente educativi, e non è troppo diverso [dal famoso museo dei malware](https://motherboard.vice.com/it/article/jpj9g3/museo-del-malware?ref=stellakamikaze.org) dell’Internet Archive. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/in-questo-archivio-online-ci-sono-i-codici-sorgente-di-un-sacco-di-botnet/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 settembre 2018.* ### È un luna park ormai': abbiamo parlato con l'hacker di Rousseau URL: https://stellakamikaze.org/e-un-luna-park-ormai-abbiamo-parlato-con-lhacker-di-rousseau/ Last updated: 2026-07-03T22:48:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 settembre 2018.* Nella serata di mercoledì 5 settembre, è tornato a farsi vivo l’hacker black hat rogue0 che con una serie di tweet [ha annunciato e dimostrato](https://motherboard.vice.com/it/article/wjkwby/rousseau-hack-rogue0-dump-database-donatori?ref=stellakamikaze.org) di essersi nuovamente introdotto all’interno dei sistemi di Rousseau, la piattaforma online del Movimento 5 Stelle per la democrazia diretta. I dati presentati da rogue0 nelle ultime ore provengono direttamente dai database di Rousseau e includono un estratto dalla lista di persone che hanno effettuato una donazione attraverso Rousseau — e di cui abbiamo verificato la veridicità —, un listato delle tabelle del database di Rousseau e, da ieri sera, anche una porzione di dati che include il numero di telefono e l’email personale di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e Alfonso Bonafede. La diatriba tra Rousseau, la sicurezza informatica e la comunità di hacking italiana va avanti ormai da più di un anno, nello specifico da quando nell’agosto 2017 l’hacker white hat Evariste Gal0is [aveva segnalato](https://motherboard.vice.com/it/article/8xn94k/rousseau-movimento-5-stelle-hack-sql-injection?ref=stellakamikaze.org) alcune falle di sicurezza direttamente alla Casaleggio Associati, proprietaria di Rousseau, e che [è stato poi successivamente indagato](https://motherboard.vice.com/it/article/d3w84y/hacker-segnalazione-vulnerabilita-di-rousseau-m5s-indagato?ref=stellakamikaze.org) per accesso abusivo a sistema informatico. Dopo il dump degli ultimi giorni, abbiamo contattato rogue0 su Twitter per fargli alcune domande sulle dinamiche e sulle ragioni del suo ultimo hack. Al momento, grazie alla recente introduzione ufficiale del GDPR, la falla di Rousseau potrebbe comportare una multa ingente ai danni di Casaleggio Associati. **MOTHERBOARD: La tua presenza nella piattaforma è rimasta costante negli ultimi mesi?** **Rogue0:** Ne ho trovata una nuova \[di falla, ndr\] appena loro hanno chiuso quella vecchia, se quindi intendi ininterrottamente dallo scorso attacco no… Ci sono stati alcuni giorni in cui ero fuori. :-) Quella nuova ora è chiusa forse, data la vulnerabilità. Ma non sto più provando niente perchè se non hanno ancora fixato \[riparato la falla, ndr\] \[è perché\] stanno aspettando me che gli mostro dove farlo lol. Hai anche accesso in scrittura al database? L’accesso è sempre lo stesso quindi si, in uno dei tweet ho scritto nome e tipo di user e i suoi privilegi, quindi è una cosa pubblica Quali sono le tue motivazioni e gli obiettivi? Le motivazioni anche sono sempre le stesse, sono incompetenti spocchiosi e truffatori. Ad ogni modo è diventato un po’ come un rituale… Ogni anno passo da queste parti a vedere come siamo messi, ogni anno mi porto a casa il bottino. È un luna park ormai. E questo, credimi, succede da molti anni. Alcuni dei dati leakati lo scorso anno erano belli vecchi Quando fai riferimento a “molti anni” potresti essere più specifico? Se lo chiedi a David Puente che è colui che può confermare il tempo di \[ti, sic, ndr\] direbbe 2007\. Ma solo perché si vergogna della password che aveva. :-) *A questo riguardo, abbiamo contattato David Puente per chiedergli un commento alla risposta di Rogue0: “Non ho nulla di cui vergognarmi,” ci ha spiegato su WhatsApp, e ha continuato citando un estratto da un suo articolo dell’agosto 2017, “Riconosco i dati \[pubblicati da Rogue0, ndr\], sono quelli relativi agli account presenti nella piattaforma dei commenti del Blog di Beppe Grillo. Per quanto riguarda il mio posso confermare al 100% e oltre, quella password (“timbiriche“) la usavo nel 2007 quando ero “giovane e inesperto“. Una password estremamente segreta, nonostante la sua semplicità, e mai fornita ad anima viva in nessuna sua forma o alterazione.”* Hai effettivamente atteso l’adozione del testo italiano del GDPR per rilasciare i dati? Ma no, è un caso. :-) Cosa pensi dell’idea della democrazia diretta e del voto elettronico? La tua è anche una battaglia di principi o solo legata al comportamento del partito M5S? Ancora queste domande. :-) Questo non è un hack politico, a me del comportamento del partito non frega niente. Se vuoi è una battaglia di principi informatici. Se ti riferisci ai numeri dei ministri è solo perché fanno rumore, a scapito di Davide \[Casaleggio, ndr\]. Povero Davide. lol Facevo riferimento al tuo “incompetenti, spocchiosi e truffatori”. Ma parlo della Casaleggio io lol Che ne possono i M5S se Davide è un buffone. Oddio, qualcosa ne possono :-) Ma non è questo il punto. Hai venduto i dati che hai ottenuto? Qualcuno si è interessato? Questi non ancora, c’è sempre qualcuno interessato. I precedenti? I precedenti mi sembra chiaro. :-) *Segui Riccardo su Twitter: @ORARiccardo* *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/rousseau-hack-rogue0-intervista-movimento-5-stelle/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 settembre 2018.* ### La piattaforma Rousseau è stata hackerata per l'ennesima volta URL: https://stellakamikaze.org/la-piattaforma-rousseau-e-stata-hackerata-per-lennesima-volta/ Last updated: 2026-07-03T22:48:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 settembre 2018.* Aggiornamento 11:50, 6 settembre: Il nostro collaboratore Riccardo Coluccini ha avuto modo di verificare che 3 degli indirizzi email segnalati hanno effettuato una donazione attraverso Rousseau e che 6 dei 7 indirizzi email segnalati nel dump sono effettivamente iscritti a Rousseau. Dopo 1 anno dal suo ultimo intervento, nella serata di ieri l’hacker black hat rogue0 ha pubblicato su Twitter due link Privatebin contenenti dei listati recuperati dai database della piattaforma per la democrazia online del Movimento 5 Stelle Rousseau e delle credenziali di accesso che dimostrerebbero che rogue0 sia riuscito, di nuovo, a penetrare nella piattaforma di Casaleggio Associati. Il primo link Privatebin pubblicato da rogue0 contiene presumibilmente un listato delle tabelle del database di Rousseau — Nel dump è possibile individuare la presenza di tabelle che fanno riferimento a diversi tipi di votazioni possibili su Rousseau. Non è chiaro quali siano le informazioni contenute in queste tabelle e se siano stati fatti passi avanti in termini di privacy e sicurezza sulla piattaforma, specialmente dopo che nel dicembre e nel maggio scorso il Garante privacy italiano aveva ribadito a più tornate [l’urgenza della messa in sicurezza del sistema votazioni di Rousseau](https://motherboard.vice.com/it/article/gykq8x/il-m5s-ha-votato-il-contratto-di-governo-con-un-sistema-che-non-funziona?ref=stellakamikaze.org). Pochi minuti dopo la pubblicazione de primo dump, rogue0 ha pubblicato un altro link privatebin contenente, presumibilmente, un dump proveniente direttamente da una tabella del database di Rousseau facente riferimentof ai donatori recenti in cui è possibile leggere in chiaro nome e cognome dei donatori, la loro email e l’importo donato. Nel frattempo, l’hacker white hat evariste\_gal0is [continua a risultare indagato dalla Procura della Repubblica](https://motherboard.vice.com/it/article/d3w84y/hacker-segnalazione-vulnerabilita-di-rousseau-m5s-indagato?ref=stellakamikaze.org) dopo che circa un anno fa aveva segnalato ai responsabili di Rousseau numerose vulnerabilità presenti nella piattaforma. Abbiamo contattato rogue0 per avere ulteriori informazioni circa l’hack e stiamo cercando di confermare l’autenticità delle donazioni. Con l’introduzione del GDPR, infatti, la mancata protezione di questi dati potrebbe comportare una multa decisamente pesante ai danni di Casaleggio Associati. Aggiorneremo l’articolo non appena ci saranno aggiornamenti. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/rousseau-hack-rogue0-dump-database-donatori/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 settembre 2018.* ### Il 78% delle persone che twittano su Salvini è dalla sua parte URL: https://stellakamikaze.org/il-78-delle-persone-che-twittano-su-salvini-e-dalla-sua-parte/ Last updated: 2026-07-03T22:48:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 settembre 2018.* È dalle elezioni presidenziali americane del 2016 che Twitter ha definitivamente consacrato il proprio ruolo chiave all’interno dei processi politici di mezzo mondo: che si tratti di propaganda dura e pura, accesi dibattiti in tempo reale o duelli all’ultimo refuso per scoprire chi è il politico con il team social meno attento, oggi una parte della politica democratica si fa su Twitter, e una parte di Twitter fa la politica democratica. Una [nuova analisi](https://ilconsensodisalvini.com/?ref=stellakamikaze.org) realizzata da un gruppo di programmatori e statistici italiani ha fatto emergere un dato piuttosto rilevante: al momento della pubblicazione di questo articolo, il 78% delle persone che su Twitter parlano di Matteo Salvini sono dalla sua parte. Il progetto, che laconicamente risponde al nome di ‘Il consenso di Salvini’, si prefigge l’obiettivo di creare un termometro aggiornato in tempo reale per sondare l’indice di consenso raccolto dal leader della Lega su Twitter, notoriamente uno dei suoi canali di propaganda preferiti. “Abbiamo creato un algoritmo di machine learning in grado di riconoscere il livello di consenso espresso dalle parole utilizzate nei tweet analizzati, e con esso abbiamo passato in analisi diverse decine di migliaia di tweet facenti riferimento a una serie di hashtag che parlano di Matteo Salvini,” mi spiegano Emiliano Negri, Mattia Manzati e Angelo Calabrò del gruppo di ricerca. “Nella selezione dei tweet da includere nel pool di analisi abbiamo cercato di essere il più democratici possibili,” continua Emiliano, al telefono. “Twitter al momento è l’unica piattaforma che ci fornisce la libertà necessaria per poter effettuare questo tipo di analisi con un approccio bipartisan, ma stiamo riflettendo su un possibile add-on/crawler che, installato sui browser degli utenti, possa analizzare i post Facebook che appaiono nella loro timeline aggirando il il problema della privacy dei post, che rende praticamente impossibile una qualsiasi analisi statistica seria su Facebook.” Negli scorsi anni proprio Matteo Salvini [era stato scoperto ad utilizzare](https://motherboard.vice.com/it/article/bjy4a3/la-botnet-di-matteo-salvini-colpisce-ancora?ref=stellakamikaze.org) una forma di botnet volontaria per amplificare la presenza di alcun hashtag a suo supporto sui social e amplificare la percezione del consenso nei suoi confronti, “Abbiamo cercato di dare da mangiare al nostro algoritmo una serie di dati che non fossero sporcati da nessun pregiudizio delle persone a cui ci lavoravano, né da una serie di sotterfugi sfruttati da una parte piuttosto che dall’altra,” mi ha spiegato Emiliano. “Abbiamo cercato di fare un’analisi tenendo conto tutti i rumori statistici che possono presentarsi in un’occasione del genere —abbiamo deciso di rendere dato statistico il singolo account e non i singoli tweet: quindi valutiamo se i tweet di un account siano assimilabili ad una forma di consenso e dopodiché li associamo all’account. Così sfoltiamo sia i tweet doppi che le tempeste di tweet.” Al momento i risultati de ‘Il consenso di Salvini’ sono ospitati in tempo reale su una pagina web che offre, oltre che alle generalità sul progetto, una serie di strumenti integrati nel flusso di analisi: da uno storico delle ultime 24 ore di analisi, un box per provare a scrivere un tweet e verificare la sua interpretazione da parte dell’algoritmo e infine un altro box in cui è possibile partecipare direttamente all’addestramento dell’algoritmo e suggerire se un tweet, precedentemente anonimizzato, esprima consenso o dissenso nei confronti di Matteo Salvini. Al momento il database di ‘Il consenso di Salvini’ ospita 74.936 tweet, e promette di essere aggiornato giornalmente, e i numeri delle analisi restituiscono un totale di 60.000 tweet a favore di Salvini postati da 13.700 utenti circa, mentre quelli contrari ammontano a 13.000 post pubblicati da 3.800 utenti. L’intera analisi è embeddabile liberamente, e potrebbe trasformarsi in uno strumento interessante per monitorare le fluttuazioni di consenso prima e dopo degli eventi chiave per Matteo Salvini. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/analisi-consenso-twitter-matteo-salvini-algoritmo-machine-learning/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 settembre 2018.* ### Ora chiunque può fare richiesta per avere la 'spunta blu' su Instagram URL: https://stellakamikaze.org/ora-chiunque-puo-fare-richiesta-per-avere-la-spunta-blu-su-instagram/ Last updated: 2026-07-03T22:48:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2018.* Come è noto Facebook è morto, e tutti i precedenti aficionados del social network di Mark Zuckerberg si stanno spostando su Instagram che, ohibò, è anch’esso di Mark Zuckerberg. Visto il grande esodo, è comprensibile che molti vogliano acquisire un carattere di spicco all’interno dell’infosfera di Instagram. Come? La tecnologia moderna ci ha abituato alle famose ‘spunte blu’ di verifica per distinguere gli utenti comuni da quelli ‘che contano’. Per questo motivo, non possiamo che accogliere con gioia l’introduzione di una nuova funziona su Instagram che permetterà a chiunque di chiedere direttamente al social network la verifica del proprio account. La voce è apparsa nel menù di impostazioni nella giornata di ieri e, previo inserimento del proprio nome completo e dell’invio di una foto di un proprio documento di identità (o un documento ufficiale, nel caso di un’azienda), permette a chiunque di “candidarsi” all’ottenimento di una spunta blu. In un post sul blog di Instagram, il co-founder del social network Mike Krieger ha brevemente spiegato quali siano i criteri con cui Instagram valuta le candidature. “Per essere verificati, un account deve rispettare i Termini di Servizio e le Guideline della Community di Instagram,” [si legge nel post](https://instagram-press.com/blog/2018/08/28/new-tools-to-help-keep-instagram-safe/?ref=stellakamikaze.org). “Vaglieremo le richieste di verifica per confermare l’autenticità, l’unicità, la completezza e la notorietà di ogni account,” il processo insomma fa capo a dei criteri sommari di usabilità del social network, ambendo a verificare gli account con il più alto rischio di essere replicati e falsificati. I criteri di verifica e lo stato di ‘verificato’, per quanto apparentemente triviali sono stati nell’ultimo protagonisti di numerosi controversie — specialmente su Twitter — quando le piattaforme online si sono trovate a dover rendere conto dello stato degli account di persone famose ma spesso in violazione dei termini di servizio dei social network, come nel caso di Milo Yiannopoulos, la cui rimozione del badge di verifica nel gennaio del 2016 aveva fatto esplodere le polemiche circa lo strumento di verifica. Insieme alla possibilità di richiedere la verifica, Instagram ha introdotto anche la possibilità di affidarsi ad app di terze parti per la verifica a due fattori. Se usate Okta o Google Authenticator, da questa settimana potrete sfruttarli per effettuare il login su Instagram. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/richiesta-badge-verifica-instagram-autenticazione-a-due-fattori/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2018.* ### Il ministro dell'ecologia francese si è dimesso perché il suo lavoro è impossibile URL: https://stellakamikaze.org/il-ministro-dellecologia-francese-si-e-dimesso-perche-il-suo-lavoro-e-impossibile/ Last updated: 2026-07-03T22:48:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2018.* Nella giornata di ieri il ministro dell’ecologia francese Nicolas Hulot [si è dimesso](https://www.corriere.it/esteri/18%5Fagosto%5F28/francia-si-dimette-ministro-dell-ambiente-nicolas-hulot-non-ci-credo-piu-2112e402-aa9c-11e8-8af0-f325f3df3076.shtml?ref=stellakamikaze.org) dalla sua posizione in diretta radio, affermando che “ho preso la decisione più difficile della mia vita, non voglio più mentire a me stesso, non voglio più illudermi che la mia presenza al governo significhi che siamo all’altezza della sfida, e dunque ho deciso di lasciare il governo.” La decisione, pronunciata ai microfoni della radio pubblica francese France Inter, arriva completamente a sorpresa degli altri ranghi di governo, sebbene lo scontento di Hulot fosse noto. “Da solo non ce la farò, ho un po’ di influenza ma non ho il potere,” ha affermato, insistendo sul problema della “presenza delle lobby nella cerchia di potere,” pare che il colpo di grazie, infatti, sia stata la presenza non prevista del avvocato Thierry Coste, lobbista della federazione dei cacciatori, che si è palesato ad una riunione all’Eliseo e nei giorni della trattativa per ridurre alla metà il costo per il patentino di caccia. L’annuncio di Hulot arriva, forse un po’ come il suo ruolo, dopo anni pieni di avvenimenti nei fatti disastrosi per le politiche ambientali ma di facciata opposti, come la recente firma dell’apparentemente importante Accordo climatico di Parigi. Per Hulot la vicinanza della politica alle grandi aziende è un problema cruciale ed irrisolvibile, per ora, “È un vero problema di democrazia. Chi ha il potere? Chi governa?” [ha dichiarato](https://www.lemonde.fr/politique/article/2018/08/29/le-ministere-de-l-ecologie-un-ministere-de-l-impossible%5F5347619%5F823448.html?ref=stellakamikaze.org). Macron, dalla Danimarca, ha incassato l’annuncio e ha affermato che porterà comunque avanti le politiche imbastite da Hulot. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ministro-ecologia-francia-nicolas-hulot-dimissioni/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2018.* ### Un candidato astronauta si è ritirato, è la prima volta che succede in 50 anni URL: https://stellakamikaze.org/un-candidato-astronauta-si-e-ritirato-e-la-prima-volta-che-succede-in-50-anni/ Last updated: 2026-07-03T22:48:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 agosto 2018.* Nella giornata di lunedì, la testata di scienza e tecnologia Ars Technica [ha confermato](https://arstechnica.com/science/2018/08/for-the-first-time-in-50-years-a-nasa-astronaut-candidate-has-resigned/?comments=1&ref=stellakamikaze.org) che il candidato astronauta NASA (o *ascan*, in gergo spaziale) Robb Kulin ha presentato le proprie dimissioni “per motivi personali” dalla posizione ottenuta un anno prima nell’agenzia spaziale statunitense. È la prima volta [dal 1968](https://www.jsc.nasa.gov/Bios/htmlbios/llewellyn-ja.html?ref=stellakamikaze.org) che un candidato astronauta si ritira dopo aver iniziato il percorso di addestramento. A inizio agosto 2017 la NASA [aveva presentato](https://arstechnica.com/science/2017/06/nasa-has-a-spiffy-new-class-of-astronauts-but-where-will-they-go/?ref=stellakamikaze.org) come di consueto la “class of 2017” di candidati astronauti: tra i 12 candidati selezionati, Robb Kulin arrivava da un’esperienza precedente in SpaceX dove aveva lavorato come senior manager per l’affidabilità di volo. Prima, aveva ottenuto un master in scienza dei materiali e un dottorato in ingegneria presso l’Università di San Diego, in California. Non è dato sapere quali siano i “motivi personali” che hanno spinto Kulin alle dimissioni, ma la scelta dell’ascan riporta per la prima volta dopo 50 anni nella realtà una professione che da gran parte della popolazione mondiale viene vista come un traguardo da sogno irraggiungibile. Negli ultimi anni, con la maturazione di un crescente interesse alla corsa allo spazio anche da agenzie spaziali private come SpaceX o Blue Origin, il lavoro dell’astronauta è diventato sempre di più il “lavoro dei sogni” per chi (come me) è interessato allo spazio e si è lasciato affascinare dai ritratti romantici degli astronauti del cinema, come in *Interstellar* o *The Martian*. Le dimissioni di Kulin rendono necessaria una riflessone sull’aspetto umano del lavoro dell’astronauta: dai salari ([secondo la NASA](https://www.nasa.gov/centers/kennedy/about/information/astronaut%5Ffaq.html?ref=stellakamikaze.org), il salario annuale di un ascan si aggira tra i 65mila e i 100mila dollari) fino all’impegno richiesto, è prevedibile che il fattore umano nell’economia dell’esplorazione e della ricerca spaziale diventerà una parte centrale del percorso che, idealmente, dovrebbe progressivamente avvicinare sempre di più l’uomo allo spazio. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/robb-kulin-nasa-candidato-ritirato-ascan/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 agosto 2018.* ### Cosa sappiamo della sparatoria al torneo di 'Madden' di Jacksonville URL: https://stellakamikaze.org/cosa-sappiamo-della-sparatoria-al-torneo-di-madden-di-jacksonville/ Last updated: 2026-07-03T22:48:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 agosto 2018.* Nel pomeriggio di ieri un 24enne americano ha aperto il fuoco durante un torneo di Madden NFL 19 a Jacksonville, in Florida, uccidendo 2 persone e ferendone altre 11\. Lo sparatore si è ucciso subito dopo l’attacco. Secondo le prime indagini lo sparatore sarebbe David Katz, originario di Baltimora, e secondo Mike Williams, dell’ufficio dello Sceriffo di Jacksonville, Katz [avrebbe partecipato](https://www.polygon.com/2018/8/26/17783924/madden-tournament-shooting-jacksonville-florida?ref=stellakamikaze.org) al torneo in prima persona. La sparatoria [è stata registrata in diretta su Twitch](https://twitter.com/bubbaprog/status/1033782205443661824?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1033782205443661824&ref%5Furl=https%3A%2F%2Fwww.polygon.com%2F2018%2F8%2F26%2F17783924%2Fmadden-tournament-shooting-jacksonville-florida&ref=stellakamikaze.org) durante la trasmissione live del torneo. Nel video, il cui contenuto audio e video è decisamente forte, è possibile vedere i 2 giocatori Wesley “Joe Rice” Gittens e Eli “True” Clayton impegnati in una partita, poco dopo è possibile sentire alcuni spari e le urla dei presenti. Secondo i testimoni oculari, Katz sarebbe stato munito di un’arma attrezzata con un mirino laser che è possibile scorgere addosso a Eli Clayton pochi istanti prima che la diretta video dei giocatori venga interrotta. Il torneo di Madden era ufficialmente riconosciuto da EA Sports, e si stava svolgendo presso il GLHF Game Bar di Jacksonville Landing. Nel 2017, Katz [aveva conquistato](https://www.easports.com/madden-nfl/news/2017/how-they-got-here-madden-club-series?ref=stellakamikaze.org) il titolo di ‘club champion’ di Madden NFL per i Buffalo Bills. Nonostante i numerosi rumors emersi nelle ultime ore, non è ancora chiaro se Katz abbia perpetrato la strage a seguito di una sconfitta durante il torneo. Secondo le autorità locali, le 11 persone ferite non sono in pericolo di vita. Aggiorneremo l’articolo non appena ci saranno novità. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-sappiamo-della-sparatoria-al-torneo-di-madden-di-jacksonville/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 agosto 2018.* ### Erba, acidi e Stories: cosa sta succedendo tra Elon Musk, Grimes e Azealia Banks? URL: https://stellakamikaze.org/erba-acidi-e-stories-cosa-sta-succedendo-tra-elon-musk-grimes-e-azealia-banks/ Last updated: 2026-07-03T22:48:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 agosto 2018.* Il 7 agosto scorso Elon Musk ha scosso l’indice azionario di Tesla annunciando [con un tweet](https://twitter.com/elonmusk/status/1026872652290379776?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1026872652290379776&ref%5Furl=https%3A%2F%2Fwww.nytimes.com%2F2018%2F08%2F07%2Fbusiness%2Ftesla-stock-elon-musk-private.html&ref=stellakamikaze.org) l’intenzione di far uscire la casa automobilistica da Wall Street e privatizzarla a 420 dollari ad azione. La mossa è stata giudicata impulsiva e affrettata praticamente da chiunque, ed è stata fatta seguire da [ben](https://www.tesla.com/blog/taking-tesla-private%20?ref=stellakamikaze.org) [due](https://www.tesla.com/blog/update-taking-Tesla-private?ref=stellakamikaze.org) lettere ai dipendenti e [una importante intervista](https://www.nytimes.com/2018/08/16/business/elon-musk-interview-tesla.html?ref=stellakamikaze.org) di Musk con il \* The New York Times\*, in cui Musk ha spiegato che “l’anno passato è stato il più difficile e doloroso della mia carriera, è stato straziante.” A causa di quel tweet, Musk [è attualmente indagato dalla SEC](http://www.repubblica.it/economia/2018/08/17/news/musk%5Finchiesta%5Fsec-204291377/?ref=stellakamikaze.org), la Commissione per la Borsa e gli Scambi americana. Sembra una parabola piuttosto normale per un CEO di una gigantesca azienda nel mondo della tecnologia, sembra ancora più normale se quel CEO è Elon Musk. Cosa è completamente fuori dai parametri del reale è quello che è successo in quei giorni su un binario parallelo della vita di Musk. La storia inizia con un fan [che chiede a Grimes](https://twitter.com/Grimezsz/status/1024097495117225984?ref=stellakamikaze.org) — musicista [e attuale fidanzata di Elon Musk](https://motherboard.vice.com/it/article/evkgvz/che-cose-il-basilisco-di-roko-lesperimento-mentale-che-ha-fatto-incontrare-elon-musk-e-grimes?ref=stellakamikaze.org) — se ci fossero notizie di una sua collaborazione con la rapper americana Azealia Banks, e finisce con Musk che, a quanto pare, arrotonda la valutazione di Tesla dalla realtà dei 419 dollari ad azione alla finzione dei 420 dollari per azione perché “ha cominciato a fumare erba.” E quindi sapete, il 4/20 blaze it. Una mossa che Musk ha negato durante l’intervista con il \* The New York Times\*, affermando che “420 mi sembrava avrebbe portato più fortuna di 419, ma non ero fatto di erba, voglio essere chiaro,” ha spiegato. “L’erba non aiuta la produttività. C’è un motivo se esiste la parola ‘stoned’ (fatto di erba in inglese, ndr). Stai seduto lì come una pietra sull’erba.” La vicenda che coinvolge Musk, Banks e Grimes comincia pochi giorni dopo la richiesta di informazioni da parte del fan di quest’ultima. Grimes contatta Banks, le suggerisce di venire a casa sua e di Musk a Los Angeles. Il 10 agosto Banks arriva a casa di Musk e Grimes e poco dopo viene lasciata da sola perché la coppia si reca alla conferenza annuale di hacking Defcon. Tra il 12 e il 13 agosto Banks descrive la situazione con una serie di storie su Instagram. “Stare a casa di Elon Musk è un po’ come stare nel film \* Get Out\*,” ha spiegato la Banks su Instagram, aggiungendo che Grimes a un certo punto avrebbe tentato di mandarla via “prenotandomi un volo in prima classe” e sospettando che si trattasse di un weekend a sfondo sessuale visto che “mi hanno invitato ma mi hanno detto di non portare il mio ragazzo.” Ancora, Banks accusa Musk di “essere troppo stupido per capire che non deve andare su Twitter quando è in acidi.” Nei giorni successivi inizialmente Musk [nega interamente](https://gizmodo.com/elon-musk-responds-to-azealia-banks-claims-of-ghosting-1828310609?ref=stellakamikaze.org) di aver visto o comunicato con Banks, per poi ritrattare nell’intervista con il \* The New York Times \*e affermando di “averla vista per 2 secondi.” Il 13 agosto Musk blocca la crisi del tweet sulla privatizzazione affermando di aver messo in sicurezza un round di finanziamenti da parte di un partner saudita. La stessa sera Banks torna con una nuova carrellata di storie su Instagram che apostrofano Musk e Grimes nelle maniere più svariate, si parte dall’insistere sulle premesse sessuali dell’incontro da parte di Grimes e Musk e si continua con una storia in cui Banks definisce Musk “un mutante.” L’ha inoltre definito, in tono dispregiativo, “una persona nello spettro della sindrome di Down.” (Questa cosa non è ok.) Ancora, Musk e Grimes smettono di seguirsi sui social network, Musk cancella il proprio account Instagram, Banks pubblica altre Stories in cui afferma che Musk abbia coinvolto degli avvocati e le abbia “sequestrato il telefono.” Al momento la vicenda è sospesa tra la burocrazia legale e la possibilità di un’ulteriore esplosione di screenshot e Stories da parte di Banks, ma il casino scoppiato a causa di una banale visita la dice lunga sull’attuale condizione di Musk. Sebbene negli ultimi anni la Banks abbia perso credibilità agli occhi dell’opinione pubblica, in un momento così delicato per Tesla uno scandalo del genere potrebbe finire per esplodere in un rischioso polverone non tanto per gli indici azionari di Tesla [quanto più per la fiducia che finora Musk ha saputo infondere nei suoi investitori](https://www.theatlantic.com/science/archive/2018/08/elon-musk-new-york-times-interview-ceo/567835/?ref=stellakamikaze.org). La comprovata fragilità dello stato psicologico di Musk rende questo gossip dimenticabile una pericolosa banderuola impazzita che potrebbe far combaciare malamente la sfera pubblica e quella privata degli affari di Musk, un qualcosa che nessun buon imprenditore vorrebbe mai. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/erba-acidi-e-stories-cosa-sta-succedendo-tra-elon-musk-grimes-e-azealia-banks/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 agosto 2018.* ### Perché Facebook sta segnalando e cancellando un sacco di post come spam URL: https://stellakamikaze.org/perche-facebook-sta-segnalando-e-cancellando-un-sacco-di-post-come-spam/ Last updated: 2026-07-03T22:48:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 agosto 2018.* Dalle prima ore di questa mattina utenti di Facebook provenienti da tutto il mondo [hanno iniziato a segnalare numerosi problemi](https://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2018/08/23/news/facebook%5Fpost%5Fcancellati%5Fspam-204735665/?ref=stellakamikaze.org) con la pubblicazioni di post di qualunque tipo sul social network. Infatti, poco dopo aver pubblicato un link o un video su YouTube, molti di questi utenti si sono ritrovati lo stesso post segnalato come spam e cancellato da Facebook stessa — Salvo avere la possibilità di ripristinarlo quasi immediatamente segnalando a Facebook che, di fatto, non si trattava di spam. Il fenomeno ha giustamente lasciato tutti questi utenti spiazzati: tra chi si è infervorato additando una presunta matrice politica alle operazioni di censura, fino a chi ha sfiorato il comico: come il nostro collaboratore Vincenzo Tiani, che dopo aver pubblicato poche ore fa [un articolo su un episodio di erronea censura](https://motherboard.vice.com/it/article/paw47m/legge-copyright-europa-julia-reda-censura-topple-track?ref=stellakamikaze.org) da parte degli algoritmi automatici di indicizzazione di Google, si è ritrovato lo stesso articolo automaticamente censurato sulla propria timeline di Facebook. Perché sta succedendo? È impossibile saperlo con precisione vista la nota cortina di ferro che separa i meccanismi interni di Facebook dagli utenti su cui agiscono, ma è facile intuire le cause del disguido. Gli algoritmi di monitoraggio sfruttati da Facebook, come qualunque altro algoritmo, sfruttano dei fattori per classificare gli elementi che prendono in esame. In questo caso si tratta, probabilmente, di un sistema che scansiona automaticamente i link pubblicati dagli utenti sul social network per effettuare una prima verifica della loro compatibilità con i termini della piattaforma. Che si tratti di siti illegali in lista nera, redirect a contenuti particolarmente osceni o visivi, ci sono buona possibilità che una grossa parte di questi link venga automaticamente scremata da Facebook. I problemi arrivano quando, per qualche motivo, i fattori che regolano questo processo si ritrovano sballati: probabilmente alcuni lavori in corso sulla piattaforma stessa hanno causato un’alterazione anomala di questi fattori e hanno generato il disguido. Cosa fare? Prima di tutto non arrabbiarsi — Non ha senso in questo momento perché il problema è completamente fuori dal nostro controllo. Dopodiché, ogni qual volta vi succederà, confermate rapidamente a Facebook che il post cancellato non corrisponde a spam, e la piattaforma provvederà a ripristinarlo rapidamente. Probabilmente il problema rientrerà entro fine giornata. Non dannatevi. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-facebook-sta-segnalando-e-cancellando-un-sacco-di-post-come-spam/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 agosto 2018.* ### Smetti immediatamente di buttare le lenti a contatto nel lavandino URL: https://stellakamikaze.org/smetti-immediatamente-di-buttare-le-lenti-a-contatto-nel-lavandino/ Last updated: 2026-07-03T22:48:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 agosto 2018.* Le lenti a contatto sono un’invenzione decisamente utile e per una buona parte della popolazione mondiale sono ormai diventate parte integrante della vita di tutti i giorni. La loro estrema praticità le rende ormai una vera e propria protesi del corpo degli ipovedenti, al punto che il loro smaltimento è dato per scontato: sono trasparenti, flessibili come gelatina e minuscole — Ovunque le butti si disintegreranno in un attimo. Indovina? SBAGLIATO. La scorsa domenica, durante il convegno annuale della American Chemical Society, [è stato presentato uno studio](https://plan.core-apps.com/acsboston18/abstract/28f9ab41-837f-46ef-8655-feb59aa75cb3?ref=stellakamikaze.org) sui danni causati dallo smaltimento errato delle lenti a contatto, in particolare in lavandini e gabinetti. Quest’abitudine, secondo i risultati di un sondaggio presentato nella ricerca stessa, è prassi comune per il 20% dei 400 intervistati, e sta avendo conseguenze piuttosto pesanti sull’ambiente. Una volta gettate, infatti, le lenti a contatto riescono grazie alla loro flessibilità a superare alcuni dei filtri fisici che sono sparsi lungo i canali di smaltimenti delle acque e che dovrebbero filtrare i rifiuti di grosse dimensioni. La teoria è stata confermata da alcune interviste svolte da ricercatori a degli operai di strutture di smaltimento acque, che hanno confermato di aver avvistato spesso delle lenti a contatto superare questi filtri. Le lenti, però, continuano a dare problemi anche dopo questo step. I ricercatori hanno testato la resistenza delle lenti immergendole in una soluzione ricca dei batteri che vengono usati negli stabilimenti di trattamento delle acque per distruggere alcune microplastiche dannoso, prima che i flussi d’acqua continuino il loro corso. Le lenti sono rimaste pressoché intatte anche dopo 7 giorni di esposizione alla soluzione, e un’analisi approfondita ha rivelato solo un parziale deterioramento della struttura della lente. Considerati i numeri dietro all’industria delle lenti a contatto (45 milioni di utilizzatori solo negli Stati Uniti) e considerata la frequenza tradizionale di utilizzo (giornaliera o settimanale), l’impatto dell’errato smaltimento delle lenti diventa effettivamente pesante sull’ambiente. Nella disperata e urgente corsa al recupero di una coscienza ambientalista, questo tipo di accorgimenti possono non solo fare una differenza pratica nel lungo periodo, ma sopratutto contribuire in maniera attiva alla creazione di una consapevolezza collettiva indispensabile in un momento in cui il destino del pianeta sembra appeso un filo. Quindi, è molto semplice: la prossima volta che buttate le lenti, lavatevi le mani, toglietele e poi fate una passeggiata verso il vostro cestino della plastica. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/american-chemical-society-lenti-a-contatto-smaltimenti-inquinamento-ambiente/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 agosto 2018.* ### I 48 film che devi guardarti quest'estate URL: https://stellakamikaze.org/i-48-film-che-devi-guardarti-questestate/ Last updated: 2026-07-03T22:48:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 agosto 2018.* Sabato con la [newsletter settimanale di VICE](https://mailchi.mp/vice/newsletter-vice-italia?ref=stellakamikaze.org) è uscita la nostra lista di film e documentari per svoltarti il mese di agosto, perché sappiamo benissimo che in questo preciso istante ti stai annoiando a morte. Fa caldissimo, non sai cosa fare—in realtà qualcosa da fare ce l’hai anche, soprattutto se la roba da fare è andare al lavoro, ma non hai la forza per farla. Netflix? Sì, però cosa guardo? Fa pure troppo caldo per l’impegno richiesto dalle serie TV. Ecco, siamo qui apposta. Qui sotto trovi i 48 (QUARANTOTTO) film che ti devi guardare quest’estate, in ordine sparso. Li trovi anche tutti insieme in un bel PDF [qui](https://vice.us4.list-manage.com/track/click?u=ba180c72b1821886217109f55&id=9d9531f1cb&e=f69afeb7ef&ref=stellakamikaze.org). **TOKYO GA (DOCUMENTARIO, 1985)** È un documentario che Wim Wenders ha girato mentre si trovava in Giappone per un altro lavoro e in cui racconta la storia di un regista giapponese. C’è gente che gioca al Pachinko e c’è pure Werner Herzog. **SMOKE (DRAMMATICO, 1995)** Film indipendente del 1995 diretto da Wayne Wan basato su un racconto di Paul Auster. Diverse storie si intrecciano nel film, con Harvey Keitel che ci dà un interessante spaccato su Brooklyn. **GHOST DOG – IL CODICE DEL SAMURAI (AZIONE, 1999)** Film del 1999 diretto da Jim Jarmush, racconta la storia di un moderno samurai al servizio della mafia italoamericana in New Jersey. Colonna sonora curata da RZA del Wu-Tang Clan! **NOLLYWOOD BABYLON (DOCUMENTARIO, 2009)** È il documentario definitivo perché oltre a essere molto interessante ti apre anche tutto il mondo della sconfinata cinematografia nigeriana, quindi puoi pisciare via tutta l’estate su YouTube a guardare film dei registi intervistati nel doc. **JIRO DREAMS OF SUSHI (DOCUMENTARIO, 2011)** Hanno provato a tradurlo in italiano come *Jiro e l’arte del sushi*, ma è molto più evocativo il titolo originale. Basti dire che il regista David Gelb considera la sua serie Netflix *Chef’s Table* uno spin off di questo documentario dedicato al sushi-master 93enne Jiro Ono e al suo ristorante 3-stelle-Michelin. Poesia pura. **RUSHMORE (COMMEDIA, 2008)** 1. Wes Anderson. Perfetto esempio di amore e wittiness. Max Fisher, 15 anni, tanto scarso da un punto di vista accademico quanto devoto al suo Liceo Rushmore e alle sue molteplici attività extracurriculari. Battute geniali. **LEÒN (AZIONE, 1994)** Natalie Portman, 12 anni, si innamora platonicamente di un sicario solitario, Jean Rèno. Inverosimile storia d’amore, carica di cinismo. L’improbabilità di credere a una storia d’amore del genere e ritrovarsi a piangere disperati alla fine del film. **I SOLITI SOSPETTI (AZIONE, 1995)** I colpi di scena di questo film hanno cambiato il modo di fare cinema. Keyser Söze. **BLUE PLANET (DOCUMENTARIO, 2001)** Dal 2001 all’infinito. BBC. Quando hai fumato e vuoi solo vedere cose belle e perché no delle immagini incredibili e perché no imparare. La serie docu da stoner perfetta. **MONSTER (DRAMMATICO, 2003)** Charlize Theron interpreta magistralmente la storia di una serial killer donna, raccontandone al meglio l’umanità. Comunque ha vinto l’Oscar per questo film. **SIGHTSEERS – KILLER IN VIAGGIO (COMMEDIA, 2013)** Film indipendente inglese, dark comedy. La coppia meno cool del Regno Unito affronta un viaggio romantico in camper e ben presto un’escalation di eventi splatter esilaranti ribalta completamente la trama. Colonna sonora incredibile. **IN THE MOOD FOR LOVE (DRAMMATICO, 2000)** Che bello lo slow-motion prima che diventasse egemonia esclusiva della scena trap. Questo film non è solo una bellissima storia d’amore, questo film è un’opera d’arte. Punto. **LA VENERE NERA (DRAMMATICO, 2010)** Il controverso regista de *La Vie d’Adele* racconta la storia di una ragazza ottentotta che all’inizio del secolo veniva messa in mostra come oggetto esotico d’intrattenimento per i ricchi borghesi bianchi europei. Inutile dire quanto sia capace di intrattenere e far riflettere. **IL GRANDE LEBOWSKI (COMMEDIA, 1998)** Se non l’hai mai visto, comunque l’hai sentito nominare. Guardalo, è un cazzo di capolavoro. Già ai titoli di testa ti gasi. **ELEPHANT (DRAMMATICO, 2003)** È il film che racconta la prima e più nota strage nei licei americani, quella della Columbine.La veridicità con cui racconta il contesto della società americana ti porta a “comprendere” le motivazioni che hanno i spinto i due ragazzi fino a quel punto. **TABLOID (DOCUMENTARIO, 2010)** Inspiegabilmente questo film non ha una pagina Wikipedia. Sostanzialmente se i documentari di Netflix avessero un papà, quello sarebbe Errol Morris: divertentissimo E inquietantissimo. Direzione della fotografia ciao. **GOING CLEAR (DOCUMENTARIO, 2015)** Tutti odiamo Scientology, tutti odiamo Tom Cruise ma nessuno prima di questo documentario aveva ben capito cosa succedesse dentro la Chiesa di Scientology. Finito di vederlo svilupperai una addiction per questo tema. Ciao. **M.I.A. (DOCUMENTARIO, 2018)** È la storia della cantante M.I.A.: il tuo nuovo documentario preferito. Ok, sapevo che era cool e mi piaceva la sua musica. Non sapevo quello che c’era dietro. Wow. **GET OUT (THRILLER, 2017)** Se non l’hai neanche sentito nominare, allora o sei un leghista o non hai la connessione (meglio la seconda). Bellissimo horror/thriller a sfondo razziale. Sceneggiatura incredibile. Un underdog totale. **WOLFPACK (DOCUMENTARIO, 2015)** Questa è la storia vera di un padre a New York che costringe tutti e cinque i suoi figli a vivere in casa e non uscire mai. L’unico sfogo è il cinema. I ragazzi non fanno altro che guardarsi film e rimettere in scena ogni battuta, con tanto di costumi e scenografie. Commovente. **ICARUS (DOCUMENTARIO, 2017)** Un regista appassionato di ciclismo decide di provare a doparsi per vedere quanto le sue performance possano migliorare. Velocemente la situazione gli sfugge di mano e da una storia casalinga, il regista/protagonista si ritrova all’interno di un complotto internazionale tra Russia e Stati Uniti. Super. **BLACKFISH (DOCUMENTARIO, 2013)** Questa è la storia dell’Orca Tilikum che al parco acquatico SeaWorld di Orlando, Florida, durante uno show ha uccisola sua istruttrice davanti a centinaia di spettatori. Da lì, il documentario indaga il mondo dell’intrattenimento animale. Super creepy. **DEEP WEB (DOCUMENTARIO, 2015)** È un documentario che spiega come l’FBI sia riuscita a catturare Ross Ulbricht, il gestore del sito di vendite sul dark web più grande e famoso di sempre: Silk Road. C’è dimezzo di tutto: bitcoin, dark web, rete Tor, indagini sotto copertura e delitti. **HUNGER (DRAMMATICO, 2008)** In questi tempi di opposizione politica e resistenza, questo film parla dello sciopero della fame indetto nelle carceri da parte di alcuni membri dell’Irish Republican Army negli anni Ottanta per richiedere che venisse riconosciuto il loro status di soggetti politici. **GET ME ROGER STONE (DOCUMENTARIO, 2017)** Roger Stone è un personaggio della storia politica americana. Fan devoto di Nixon, al punto di tatuarsi la sua faccia sulla schiena, negli ultimi anni è diventato l’uomo dietro alla campagna di Trump. Satana. (?) **GRIZZLY MAN (DOCUMENTARIO, 2005)** Herzog. *Into the Wild* je fa na pippa. Se vuoi piangere guarda questo. **OLD BOY (DOCUMENTARIO, 2003)** Secondo capito della *Trilogia della Vendetta* di Park Chan-wook, è tanto un incubo splatter quanto una mazzata emotiva dritta al cuore. Piace un sacco a Quentin Tarantino. **FUOCOAMMARE (DOCUMENTARIO, 2016)** A volte non servono dialoghi serrati e una mitragliata di battute per farti entrare in una storia. Specialmente se è una storia delicata come quella di Lampedusa, degli sbarchi dei migranti e del soccorso marittimo. **LA VERSIONE DI BARNEY (FILM TRATTO DALL’OMONIMO LIBRO, 2010)** Uno dei pochi casi in cui il film non ti delude se hai già letto il libro. E se ancora non l’hai letto è comunque molto ok guardarsi prima il film perché è fatto bene e non tradisce l’anima del romanzo. Assurdo e totalmente reale allo stesso tempo. **L’IGNOTO SPAZIO PROFONDO (MOCKUMENTARY, 2005)** La cosa più poetica mai girata. C’è un alieno che ti racconta la storia del suo pianeta, che la sua specie ha dovuto abbandonare dopo averlo reso inabitabile. Le immagini del pianeta sono della NASA. Indovina di quale pianeta si parla in realtà. **BRAZIL (DISTOPICO, 1985)** Satira distopica su una società iper-burocratica. Effetti speciali tutti analogici e comparsata di Robert De Niro che fa lo specialista di aria condizionata convertito a militante armato anti-governo. Lascia stare se non sei ottimista. **ADAPTATION (METAFILM, 2002)** C’è Nicholas Cage che interpreta uno sceneggiatore frustrato che è lo sceneggiatore stesso del film, frustrato perché non sa come adattare un libro senza renderlo un film di merda. È la cosa più meta di sempre, ma anche onesto capolavoro. **NON ESSERE CATTIVO (ITALIANO DRAMMATICO, 2015)** L’ultimo film di Claudio Caligari. Con Luca Marinelli. Sulla carta potrebbe annoiarti, in realtà è una bomba atomica. **FEATHERED COCAINE: ON THE TRAIL OF OSAMA BIN LADEN (DOCUMENTARIO, 2010)** Il Documentario di Örn Marino Arnarson e Thorkell S. Hardarson. Storia assurda di come la cattura e la morte di Osama Bin Laden abbiano a che fare in primis con il contrabbando di falchi. **IL SORPASSO (COMMEDIA, 1962)** IL cult che celebra il fascino di Roma degli anni Sessanta. **NON CI RESTA CHE PIANGERE (COMMEDIA, 1984)** “Ricordati che devi morire,” e questo non puoi non averlo visto. **STRANGE DAYS (DRAMMATICO, 1995)** Ambientato in una Los Angeles di fine anni Novanta, in cui un pazzo spaccia una nuova droga che anticipa tutto il peggio che potrebbe uscire dalla realtà virtuale nel prossimo futuro. **LO SCOPONE SCIENTIFICO (COMMEDIA, 1972)** Capolavoro di Luigi Comencini in cui Sordi e Bette Davis farebbero di tutto pur di vincere quella partita a carte. **TOURNÉE (DRAMMATICO, 2010)** Un misterioso produttore francese espatriato in America torna in Francia per portare in tour una crew di ballerine di burlesque. **WÙLU (DRAMMATICO, 2016)** Una versione di *Scarface* ambientata in Mali. **C’ERAVAMO TANTO AMATI (COMMEDIA, 1974)** Le vicissitudini di tre amici innamorati della stessa donna attraversano trent’anni di storia italiana. Il cast perfetto è la ciliegina sulla torta di uno dei film-simbolo della commedia all’italiana, vero capolavoro di Ettore Scola. **DRAMMA DELLA GELOSIA (TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA) (COMMEDIA, 1970)** “È il mio tormento, devo uscire da questo bivio angoscioso, da queste sturbe psichiche. Dottore, ma di che natura è il mio male? Ho avuto un trauma? Sono sotto shock? È un disturbo neurovegetativo? O è perché sono mignotta?” **HAPPINESS (DRAMMATICO, 1998)** Una banale famiglia americana è l’espediente per esplicitare i lati più oscuri e le psicosi più profonde dell’essere umano. Recitato in maniera magistrale, contiene una delle scene più moralmente disturbanti che vedrete mai su uno schermo. **TODO MODO (DRAMMATICO, 1976)** Gli uomini di potere della Democrazia Cristiana dell’epoca vengono ritratti in un’ambientazione claustrofobica e postmoderna. Uno dei grandi film nati dal sodalizio Elio Petri – Gian Maria Volontè. **VISITOR Q (DRAMMATICO, 2001)** Si può raccontare in maniera esteticamente sublime una famiglia disfunzionale dedita a (tra le altre cose) incesto e necrofilia? Sì, se sei Takashi Miike. **BUFFALO ’66 (DRAMMATICO, 1998)** Vincent Gallo e Christina Ricci sono i protagonisti bellissimi, stralunati, nevrotici e poetici di *Buffalo ‘66*, un film che per quasi due ore ti accarezza con la sua realtà a tratti brutale, a tratti onirica. **DIVINES (DRAMMATICO, 2014)** Premiato a Cannes come opera prima, ha rivelato al mondo il talento della regista francese Houda Benyamina. Parla di ghetto, droga, talento, successo, disagio. C’è su Netflix. **TRILOGIA DEI COLORI (ART MOVIE, 1970)** Capolavoro in tre film del regista polacco Krzysztof Kieslowski. Il *Film Blu*, *Film Bianco*, *Film Rosso* parlano di libertà, uguaglianza, fraternità e sentimenti. **PARIS IS BURNING (DOCUMENTARIO, 1990)** Documentario sulla comunità LGBT Drag di New York City degli anni Ottanta. **WHAT’S LOVE GOT TO DO WITH IT (BIOGRAFIA, 1993)** Bio-film sulla storia di una grande star: Tina Turner. **ONCE UPON A TIME IN NORWAY (DOCUMENTARIO, 1990)** Durante i primi anni Novanta il cosiddetto Black MetalInner Circle ha sconvolto la Norvegia compiendo crimini come l’incendio di 52 chiese, e una serie di omicidi efferati. Il caso più celebre di tutti è l’assassinio del musicista Euronymous da parte di Burzum. **TAKE YOUR PILLS (DOCUMENTARIO, 2018)** Come te la vivresti se sapessi che non ti basta essere sveglio, quando le persone intorno a te sono sempre un passo avanti? L’epidemia statunitense di Adderall, nato come cura all’ADHD e divenuto il doping della nostra generazione. **PI – IL TEOREMA DEL DELIRIO (DRAMMATICO, 1999)** Tutti siamo ossessionati da qualcosa, il protagonista di questo film da una costante matematica, il pi greco. La sua ricerca di pattern nel mondo fisico e psicologico, però, finisce direttamente per trascinarlo nel misticismo più oscuro e sfiorare il baratro della paranoia. **PORNOCRACY (DOCUMENTARIO, 2017)** Documentario d’inchiesta del 2017 che racconta lo sfruttamento, le richieste sempre più estreme alle attrici e i giochi di potere dietro i siti di streaming porno gratuiti. **LA STORIES (DOCUMENTARIO, 2014)** Louis Theroux è l’inventore del documentario in prima persona come lo intendiamo oggi. Dal 1998 autore e presentatore di punta della BBC, in questa serie del 2014 incontra proprietari di cani, malati terminali e sex offender di Los Angeles. **PINK FLAMINGOS (GROTTESCO, 1972)** “Filth is my life!” Film tanto camp quanto cult, *Pink Flamingos* celebra l’osceno in un susseguirsi di eventi paradossali, disturbanti e inevitabilmente comici. Da vedere, almeno una volta. *“I 48 film che devi guardarti quest’estate” è un contenuto originale della newsletter di VICE Italia. Lo trovi qui in PDF, e per avere accesso ad altri contenuti esclusivi iscriviti alla nostra newsletter settimanale qui (ma attenzione, la newsletter è in vacanza fino a ferragosto, quindi questo sabato non la riceverai).* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-48-film-che-devi-guardarti-questestate/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 agosto 2018.* ### Guarda il video del ritrovamento del sommergibile Guglielmotti affondato 101 anni fa URL: https://stellakamikaze.org/guarda-il-video-del-ritrovamento-del-sommergibile-guglielmotti-affondato-101-anni-fa/ Last updated: 2026-07-03T22:48:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 agosto 2018.* Il 10 marzo del 1917 salpa da Brindisi il sommergibile Guglielmotti. Alle 21:50 dello stesso giorno, il dragamine inglese HMS Cyclamen affonda erroneamente il Guglielmotti: lo scambia per un battello tedesco e inizia a cannoneggiarlo per poi, infine, speronarlo e inabissarlo. Oggi, la Marina Militare ha pubblicato un video girato dal “multipluto” della nave italiana Rimini, che ha integrato il lavoro di rilevamento svolto dalla nave Gaeta e[ha confermato](https://tg24.sky.it/cronaca/2018/08/02/ritrovato-sommergibile-guglielmotti.html?ref=stellakamikaze.org) che il relitto ritrovato per caso durante un’esercitazione a largo dell’isola di Capraia nella giornata di ieri corrisponde a quello del sommergibile Guglielmotti. Al tempo, insieme al Guglielmotti erano rimasti uccisi anche tutti e 14 i membri del suo equipaggio. [Nel video](https://www.youtube.com/watch?v=nVTyrSW1dA8&ref=stellakamikaze.org), girato da un multipluto — ovvero un’unità di esplorazione e analisi marina a grandi profondità — è possibile vedere il relitto arrugginito della Guglielmotti interamente ricoperto dalla flora marina. Al momento riposa a 400 metri di profondità, e non sono noti piani per il trasporto in superficie del relitto. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/video-ritrovamento-sommergibile-guglielmotti-capraia-1917-hms-cyclamen/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 agosto 2018.* ### A Torino un errore (ora corretto) ha regalato 61 milioni di euro di biglietti per i mezzi pubblici URL: https://stellakamikaze.org/a-torino-un-errore-ora-corretto-ha-regalato-61-milioni-di-euro-di-biglietti-per-i-mezzi-pubblici/ Last updated: 2026-07-03T22:48:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 agosto 2018.* A partire dall’1 agosto, a Torino, chi vuole usare i mezzi pubblici dovrà necessariamente disporre di una tessera elettronica chiamata Bip sulla quale è possibile caricare dei biglietti acquistati regolarmente agli sportelli o ai distributori automatici. In pratica, i vecchi biglietti di carta sono andati ufficialmente in pensione. Decidere di far dipendere un’infrastruttura vasta, vitale e costosa come quella dei trasporti pubblici da una tessera elettronica, però, significa anche essere certi di disporre di un sistema in grado di gestire questo cambiamento radicale. Quest’ultimo dettaglio pare essere stato trascurato dalla Gtt, il gruppo torinese trasporti: numerosi articoli di cronaca, infatti, hanno rivelato ieri che un errore (ora corretto) del sistema ha regalato a 4.500 passeggeri la bellezza di 8.000 biglietti gratis a testa. Per capirci, a Torino un biglietto per una corsa singola da caricare sulla tessera elettronica Bip costa 1,70€, e fatti due calcoli si scopre che l’errore nel sistema Gtt ha regalato l’equivalente di 61 milioni di euro di biglietti gratis. Secondo un articolo pubblicato [su Diario di Torino](https://torino.diariodelweb.it/torino/articolo/amp/?nid=20180802-524580&ref=stellakamikaze.org), sono stati i controllori stessi ad avere un primo riscontro del problema nella scorse settimane, “Io personalmente ne ho trovata una con 8.186 e un’altra con 8.188 viaggi residui a distanza di pochi giorni,” spiega Damiano De Padova, assistente alla clientela e sindacalista Rsu Ugl, che continua spiegando a Diario di Torino che “considerato che nel piano industriale Gtt l’aumento delle entrate per la parte riguardante il nuovo piano tariffario e il contrasto all’evasione tariffaria è quantificato in 5 milioni di euro, un errore del genere ha la capacità di mettere in ginocchio non solo il nostro settore ma l’intera azienda, in cui ricordiamo sono ancora in ballo 260 posti di lavoro.” Nei giorni successivi ai primi errori, alcuni di questi passeggeri hanno provato a segnalare l’anomalia agli sportelli in cui avevano ricaricato le smartcard, ma sono stati reindirizzati ai centri GTT. Al momento l’anomalia sembra essere rientrata e i biglietti regalati annullati, “Nei primi giorni si è verificata un’anomalia nella ricarica dei biglietti sulla smartcard, questa anomalia ha portato al caricamento di un numero X di biglietto,” mi ha spiegato l’ufficio stampa della GTT, contattato al telefono. “In alcuni casi erano 5, in altri 10, etc etc… Questo problema è stato risolto lanciando un software sui validatori per cui nel momento in cui si passa la smartcard sui validatori viene annullata l’anomalia. Quindi c’è stata l’anomalia, ma non ha portato a danni economici perché siamo intervenuti subito ed ora la situazione è stata risolta.” La correzione dell’anomalia e l’annullamento delle sue conseguenza, dunque, sono state piuttosto rapide, ma la vicenda ci ricorda quanto delicato sia l’implementazione di apparati interamente elettronici all’interno di infrastrutture vitali al tessuto urbano come quella dei trasporti pubblici. In casi come questo, un errore tutto sommato passabile può rapidamente trasformarsi in un ingente danno economico. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/gtt-torino-biglietti-regalati-anomali-bip/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 agosto 2018.* ### Questo tavolo da 'Pong' meccanico è una goduria cyberpunk URL: https://stellakamikaze.org/questo-tavolo-da-pong-meccanico-e-una-goduria-cyberpunk/ Last updated: 2026-07-03T22:48:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 luglio 2018.* ‘Pong’ è quel videogioco arcade in cui due giocatori si sfidano ad una versione molto rudimentale del tennis e che da molti è considerato essere il primo videogioco della storia. Il suo funzionamento era molto semplice: uno schermo con due barrette bianche ai lati, due controller con una rotella che ruotando spostava le barrette e una pallina che rimbalza da lato a lato. Perde chi, dopo un rimbalzo, non la rilancia colpendola con la barretta. Il gameplay di ‘Pong’ è così semplice che si presta perfettamente a essere cristallizzato in un cabinato a forma di tavolo da caffè con un sacco di ingranaggi in grado di rendere la dinamica del rimbalzo e del rilancio interamente meccanica. E infatti è successo: il progetto dell’[Atari Pong Table](https://www.tablepongproject.com/product?ref=stellakamikaze.org) era stato inizialmente [lanciato su Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/1461917284/play-atari-pong-in-your-coffee-table/updates?ref=stellakamikaze.org) nel marzo 2017 e dopo aver raggiunto abbondantemente la quota di finanziamento (oltre 300.000 dollari) appena un mese dopo, negli ultimi mesi ha cominciato a essere presentato in giro per il mondo. L’ultima tappa di questo tour è il [California Extreme](http://www.caextreme.org/?ref=stellakamikaze.org), un intero festival dedicato ai videogiochi arcade e ai cabinati coin-op, nel quale chiunque ha potuto provare con mano l’Atari Pong Table. La vera chicca, però, è che qualcuno tra il pubblico è riuscito a registrare un filmato del Pong Table in azione con le sue meccaniche interne scoperte, rivelando parzialmente in che modo le barrette si muovono ai lati e la pallina rimbalza da lato all’altro del campo di gioco. Il risultato è una goduria. A cui è seguito un altro episodio (meno godurioso, onestamente) del Pong Table in funziona con la sua cover “di interfaccia”. L’Atari Pong Table è in produzione, ed è acquistabile [per la modica cifra di circa 3.300 dollari](https://www.thisiswhyimbroke.com/table-pong/?ref=stellakamikaze.org) tutti fatti di nostalgia e timore per il futuro. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/atari-pong-table-california-extreme-video-arcade-meccanico/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 luglio 2018.* ### L'imperatore giapponese sta per abdicare e potrebbe causare un nuovo millennium bug URL: https://stellakamikaze.org/limperatore-giapponese-sta-per-abdicare-e-potrebbe-causare-un-nuovo-millennium-bug/ Last updated: 2026-07-03T22:48:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 luglio 2018.* Il 30 aprile del 2019 l’attuale imperatore giapponese Akihito abdicherà il trono e il Principe della Corona Naruhito prenderà il suo posto. La questione sulla carta non dovrebbe fuoriuscire dalla cosiddetta ordinaria amministrazione (salvo il fatto che quella di Akihito è la prima abdicazione dal 1817, quando aveva abdicato l’imperatore Kokaku), ma il calendario giapponese si basa sui cicli di incoronazione degli imperatori e ciò significa che con un nuovo imperatore si inaugurerà una nuova era, e con una nuova era un nuovo calendario. Sapete per chi è un problema questa cosa? Esatto, [per i computer](https://www.youtube.com/watch?v=95%5FmEFBg-x4&ref=stellakamikaze.org). Secondo Shawn Steele, che si occupa della globalizzazione dei prodotti per Microsoft, “la portata di questo evento sui sistemi computerizzati che utilizzano il calendario giapponese potrebbe essere simile a ciò che è successo con il Millennium Bug per i computer che usavano il calendario gregoriano,” ha scritto [in un post](https://blogs.msdn.microsoft.com/shawnste/2018/04/12/the-japanese-calendars-y2k-moment/?ref=stellakamikaze.org) sul proprio blog. Il problema è che l’attuale imperatore Akihito è stato incoronato poco dopo l’inizio dell’era dell’informatica ed è rimasto in carica negli anni del suo pieno sviluppo: per questo motivo, l’industria non si è mai trovata costretta a occuparsi direttamente del problema. Il rischio è che successivamente all’abdicazione e al cambiamento di era per il calendario giapponese, i computer continuino a contare i giorni sul calendario facente riferimento alla vecchia era generando una discontinuità nelle calendarizzazioni computerizzate e quelle del mondo reale. Per farla breve: è un po’ come se il calendario computerizzato giapponese permettesse l’esistenza di un solo anno, e questa condizione potrebbe generare non poche situazioni ambigue per i software, “Il calendario al momento non permette la navigazione tra le varie ere, e questo già potrebbe causare non pochi problemi ai software che usano il calendario,” continua Steele. “Alcune applicazioni potrebbero avere impostato degli eventi in una data successiva all’inizio della nuova era, dando per scontato che sarebbero state elaborate in un secondo momento — Con l’inizio della nuova era queste informazioni potrebbero causare problemi agli algoritmi utilizzati per fare ordine tra gli eventi registrati. Per esempio, potrebbe esserci un evento pianificato per l’anno 10 della nuova era che con gli attuali calendari è stato registrato come anno 40 dell’era attuale.” Per risolvere il problema, Microsoft ha già incluso in un aggiornamento un segnaposto che dovrebbe tamponare i problemi in arrivo, pur con la consapevolezza che il nome della nuova era (e dunque del valore da includere nei calendari) sarà reso pubblico solo poco prima dell’effettiva successione. L’idea è verificare le anomalie prime del cambio di era per poter trovare una soluzione che interrompa il meno possibile i flussi già attivi. Un problema simile vede protagonista anche il Consorzio Unicode, l’associazione che si occupa di gestire e creare i caratteri (e le emoji) che ogni giorno usiamo digitando con la nostra tastiera. In questo momento la mappa caratteri giapponese dispone di un carattere specifico per l’era corrente. Purtroppo per Unicode, il nome della nuova era si saprà solo a fine febbraio, ed è già stato pianificato un grosso aggiornamento per inizio marzo. Ciò significa che il Consorzio, una volta annunciato il nome della nuova era, dovrà risolvere rapidamente il problema per distribuire un ulteriore aggiornamento pochi giorno dopo la pubblicazione di quello di marzo. “Il Consorzio non può permettersi errori in questo caso, e non può nemmeno tirare ‘a indovinare’ e inserire un carattere a caso prima del tempo,” si legge in [un messaggio all’organizzazione](https://www.unicode.org/L2/L2018/18220-u121planning.txt?ref=stellakamikaze.org) firmato da Ken Whistler. “Rilasceremo rapidamente un nuovo aggiornamento subito dopo l’importante update di marzo, e lì incorporeremo il carattere per il nome della nuova a cui sarà necessario che tutti i venditori si allineino per supportare pienamente le patch che verranno pubblicate per risolvere i problemi della transizione di era.” Per ora la problematica sembra ristretta ai sistemi che utilizzano i calendari giapponesi, ma i test previsti per i prossimi mesi verificheranno se il problema tocchi anche gli altri sistemi. Nel frattempo, la banale e allo stesso tempo ovvia natura del problema renda la successione di Akihito un punto di svolta per l’informatica molto vicino al Millennium Bug. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/akihito-abdicazione-successione-date-era-calendario/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 luglio 2018.* ### La truffa del “pagaci o pubblichiamo te che guardi i porno” ci ricorda quanto siamo sorvegliati URL: https://stellakamikaze.org/la-truffa-del-pagaci-o-pubblichiamo-te-che-guardi-i-porno-ci-ricorda-quanto-siamo-sorvegliati/ Last updated: 2026-07-03T22:48:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 luglio 2018.* Da alcune settimane a questa parte numerose figure pubbliche e istituzionali italiane sono state vittime di una catena di truffe via email del tipo “pagaci questa somma in Bitcoin o sveliamo ai tuoi famigliari un video in cui guardi dei porno.” Per capirci immediatamente, praticamente le trama dell’episodio *‘*Shut up and dance’[dell’ultima stagione di Black Mirror](https://motherboard.vice.com/it/topic/black-mirror?ref=stellakamikaze.org). La truffa è piuttosto semplice: l’aggressore invia la stessa mail in massa a migliaia di contatti (per lo più personalità note) e li intima a pagargli un riscatto per evitare che un loro video privato, registrato dall’hacker stesso attraverso la webcam del laptop della vittima, diventi pubblico. L’hacker acquisisce autorità nei confronti della vittima includendo nella mail una presunta password appartenente alla vittima stessa, recuperata — il più delle volte — in un dump di dati d’accesso qualsiasi avvenuto nell’ultimo anno. Per capire quanto siete vulnerabili in questo senso basta che inseriate le vostre mail su un sito come [HaveIBeenPwned.com](https://haveibeenpwned.com/?ref=stellakamikaze.org). La truffa, i cui caratteri sono estremamente efficaci, è stata già riconosciuta dalla Polizia Postale italiana che, [in un’intervista con il Corriere della Sera](https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18%5Fluglio%5F25/paga-o-sveliamo-video-porno-ciardi-polizia-postale-bitcoin-1ed47434-8f81-11e8-84b6-8543850c3d94.shtml?ref=stellakamikaze.org), ha dichiarato nella persona della sua direttrice Nunzia Ciardi, “Non pagate perché tanto non servirebbe a fermare la minaccia,” ha spiegato. “Stiamo intervenendo con indagini mirate, ma è importante sapere che cedere al ricatto può soltanto aumentare la pressione di questi criminali.” La natura decisamente efficace della truffa non è casuale: in un’analisi [pubblicata su Il Disinformatico](https://attivissimo.blogspot.com/2018/07/quando-il-ricattatore-sa-la-tua-password.html?ref=stellakamikaze.org), il blog del divulgatore informatico Paolo Attivissimo, è possibile prendere visione di una copia di queste email truffa e percepire direttamente il tipo di pressione psicologica che viene esercitata. È solo un colpo di sfortuna che io sia finito a contatto con le tue malefatte. Be’, in realtà ho installato un malware su un sito per adulti (un sito porno) e tu hai visitato questo sito per divertirti un po’ (sai cosa intendo). Mentre eri impegnato a guardare i video, il tuo browser ha cominciato a funzionare come un RDP (Remote Control Desktop) insieme ad un keylogger che mi ha fornito l’accesso al tuo display alla tua webcam. Subito dopo, il mio software ha raccolto i dati di tutti i tuoi contatti da Messenger, Facebook e dalla casella di posta elettronica. I punti di pressione psicologici esercitati dal malintenzionato in questione non sono casuali: stiamo vivendo un periodo storico in cui [il concetto di sorveglianza è così diffuso da essere ormai quasi dato per scontato da noi utenti](https://motherboard.vice.com/it/article/ae5g7p/cultura-della-sorveglianza-intervista-david-lyon-privacy?ref=stellakamikaze.org). Siamo membri sorvegliati di una società sorvegliata, e l’eventualità che un malintenzionato abbia sfruttato delle debolezze in questo sistema per ricattarci ci sembra così ovvia da non portarci nemmeno a questionare la reale legittimità della minaccia. In una società in cui la presenza di webcam e sensori di vario tipo è capillare, la prevenzione diventa quasi una corsa verso un orizzonte irraggiungibile e sopprime la necessità di proteggersi sopperendo ad essa con la convinzione che nessuna protezione sarà mai abbastanza e che, sopratutto, nessun malintenzionato avrà mai voglia di attaccare *proprio noi*. È in questo contesto che l’hacker di questa truffa trova un tasto dolente per le sue vittime: l’idea di essere una delle vittime casuali (“È solo un colpo di sfortuna che io sia finito a contatto con le tue malefatte”) è tanto assurda quanto probabile, e la mancanza di consapevolezza generale nella navigazione online rende la possibilità che un malware abbia trovato strada nel nostro computer mentre eravamo impegnati a visitare chissà che sito porno trasforma un’eventualità che pensavamo lontanissima in una realtà paralizzante. Pagare una somma importante in Bitcoin o rischiare di farsi vedere da tutti i propri parenti mentre ci si sta masturbando? Per difendersi, numerosi esperti consigliano che la soluzione più rapida ed efficace sia ignorare per via direttissima questo tipo di mail, non dimenticandosi però che cambiare le password una volta in più è sempre meglio che farlo una volta in meno — Sopratutto se non ricordiamo quelle che abbiamo utilizzato. La Polizia Postale consiglia comunque di entrare in contatto con le autorità per verificare sempre l’attuale legittimità della minaccia. Ma se dall’inizio dell’era dell’informatica è vero l’assunto che il bug più grande di un computer è quello che si trova tra il monitor e la sedia, allora ci sono ottime probabilità che l’unica reale minaccia posta da questa catena di truffe sia da ritrovarsi nella possibilità che il bluff dell’hacker riesca, e che qualche vittima spaventata paghi il riscatto senza fare domande. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* *Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard IT.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/catena-mail-phishing-bitcoin-porno-password-sorveglianza/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 luglio 2018.* ### Migliaia di follower sono spariti dagli account di Grillo e Renzi dopo la purga di Twitter URL: https://stellakamikaze.org/migliaia-di-follower-sono-spariti-dagli-account-di-grillo-e-renzi-dopo-la-purga-di-twitter/ Last updated: 2026-07-03T22:48:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 luglio 2018.* Il 13 luglio scorso Twitter ha avviato [un significativo processo di pulizia della propria piattaforma](https://www.nytimes.com/2018/07/11/technology/twitter-fake-followers.html?ref=stellakamikaze.org), decidendo di cancellare sistematicamente gli account ritenuti falsi o generati da dei bot automatici. L’impatto dell’operazione è stato importante, e ha portato ad un abbassamento del 7% della conteggio totale degli utenti. La scelta di Twitter arriva dopo una stagione piuttosto lunga di critiche in riferimento alla tossicità della piattaforma, tra accuse di incapacità di gestire i comportamenti molesti degli utenti fino [alla facilitazione della diffusione di fake news](https://motherboard.vice.com/it/article/bjy7ez/i-social-media-si-sono-impadroniti-dei-nostri-cervelli-e-minacciano-le-democrazia-globale?ref=stellakamikaze.org). Quella operata a metà luglio è una contromisura di carattere formale a cui dovranno necessariamente seguire dei rimedi più pratici e duraturi per evitare che Twitter torni ad essere il Far West della manipolazione dell’immagine online, ma il repulisti globale è un buon momento per tirare le somme su chi ha fatto uso, in passato, di questo tipo di strumenti. Sfruttando la piattaforma di analytics [Social Blade](https://socialblade.com/twitter/user/matteorenzi?ref=stellakamikaze.org) abbiamo recuperato i dati relativi agli account Twitter più attivi tra i principali politici italiani, per capire come e quanto questi account siano stati colpiti dalla purga del 13 luglio. Alcuni nomi sono già stati analizzati dal giornalista[Matteo Lenardon](https://twitter.com/bknsty?ref=stellakamikaze.org), che ha riportato questa mattina i risultati su Twitter. Gli account presi in esame corrispondono alle personalità politiche e attorno alla politica maggiormente rilevanti al momento e il dato preso in esame riguarda il bilancio dei follower in data 13 luglio 2018, giorno in cui Twitter ha avviato il processo di cancellazione degli account fake. [Matteo Salvini](https://socialblade.com/twitter/user/matteosalvinimi?ref=stellakamikaze.org): -3.171 [Luigi Di Maio](https://socialblade.com/twitter/user/luigidimaio?ref=stellakamikaze.org): -1.149 Beppe Grillo: -94.139 [Matteo Renzi](https://socialblade.com/twitter/user/matteorenzi?ref=stellakamikaze.org)**: -56.236** [Danilo Toninelli](https://socialblade.com/twitter/user/danilotoninelli?ref=stellakamikaze.org): +274 [Carlo Calenda](https://socialblade.com/twitter/user/carlocalenda?ref=stellakamikaze.org): +46 [Giuseppe Civati](https://socialblade.com/twitter/user/civati?ref=stellakamikaze.org): -4.431 [Paolo Gentiloni](https://socialblade.com/twitter/user/paologentiloni?ref=stellakamikaze.org): -1.679 (12 luglio) [Maurizio Gasparri](https://socialblade.com/twitter/user/gasparripdl?ref=stellakamikaze.org): -1.160 (12 luglio) [Laura Boldrini](https://socialblade.com/twitter/user/lauraboldrini?ref=stellakamikaze.org): -8.069 I numeri sono piuttosto eloquenti: partendo dalla premessa che Twitter è spesso popolato da account che seguono automaticamente determinati account sulla base di hashtag e parole utilizzate e follow eseguiti, e che dunque una fluttuazione del numero dei follower sia naturale nel giorno della purga — è evidente che siano gli account di Beppe Grillo e Matteo Renzi a saltare all’occhio, il primo con un bilancio negativo di quasi 100.000 follower, il secondo con oltre 50.000. Dando per scontato che è impossibile sapere se, quando e quanto i team social dietro a questi account abbiano fatto uso di account fake per gonfiare il counter dei follower su Twitter, è altresì scontato che nel caso di Grillo e Renzi il volume di follower in negativo scomparsi il 13 luglio indichi quantomeno la presenza, tra i follower, di una folta schiera di account fake — A prescindere da chi li abbia messi lì. Stupisce, in un certo senso, la normalità del bilancio Salvini, che in passato si era dimostrato un abile utilizzatore delle dinamiche di Twitter, [con l’episodio della suo esercito di “bot volontari”](https://motherboard.vice.com/it/article/bjy4a3/la-botnet-di-matteo-salvini-colpisce-ancora?ref=stellakamikaze.org), ovvero account che volontariamente avevano accettato di twittare e retwittare contenuti che venivano scelti da un arbitro centrale interno al team sociale di Salvini. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* *Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard Italia.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/twitter-follower-fake-purga-matteo-renzi-beppe-grillo/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 luglio 2018.* ### Elon Musk ha chiamato 'pedofilo' un sub che ha criticato il suo mini-sottomarino URL: https://stellakamikaze.org/elon-musk-ha-chiamato-pedofilo-un-sub-che-ha-criticato-il-suo-mini-sottomarino/ Last updated: 2026-07-03T22:48:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 luglio 2018.* La scorsa domenica Elon Musk ha portato avanti ancora una volta la controversia tra le autorità thailandesi coinvolte nel salvataggio della squadra di calcio giovanile intrappolata nella grotta di Tham Luang e… se stesso [e il progetto di mini-sottomarino che aveva sviluppato una settimana fa per contribuire alle operazioni di salvataggio](https://motherboard.vice.com/it/article/vbjgpy/risposta-autorita-thailandia-a-mini-sottomarini-salvataggio-elon-musk?ref=stellakamikaze.org). Infatti, dopo che Musk aveva portato il mini-sottomarino nei pressi della grotta e visitato personalmente il sito dell’emergenza, il sommozzatore Vern Unsworth — inglese, trapiantato in Thailandia, che ha collaborato attivamente al salvataggio della squadra di calcio — aveva dichiarato dopo il salvataggio avvenuto in [un’intervista alla CNN](https://money.cnn.com/2018/07/15/technology/elon-musk-thai-cave-rescue/index.html?ref=stellakamikaze.org) che Musk poteva “infilarsi i mini-sottomarini lì dove non batte il sole, non potevano funzionare in nessun modo,” ha spiegato. “\[Musk\] non aveva idea di come fossero i cunicoli della grotta.” Di tutta risposta, [in una serie di tweet](https://www.independent.co.uk/news/world/asia/thai-cave-rescue-elon-musk-british-diver-vern-unsworth-twitter-pedo-a8448366.html?ref=stellakamikaze.org) ieri Musk ha definito Unsworth un “pedofilo.” Per controbattere alle dichiarazioni di Unsworth, Musk — nella stessa serie di tweet — ha affermato che non aveva “mai visto nelle grotte questo tizio expat inglese che vive in Thailandia, le uniche persone presenti facevano parte della marina e dell’esercito thailandese,” ha spiegato in un tweet. “Il livello dell’acqua era ancora molto basso e non scorreva (ancora) all’interno della caverna — si poteva letteralmente arrivare alla caverna 5 senza usare alcuno strumento tecnico, che è un po’ il modo in cui i ragazzi sono finiti lì all’inizio. Se non è così, sfido questo tizio a mostrare il video del salvataggio finale,” ha continuato. “Sai cosa, lascia stare per il video. Ne faremo uno noi con il mini-sottomarino che arriva fino alla caverna 5 senza problemi. Scusami pedofilo, te la sei veramente cercata.” La dichiarazione di Musk non ha alcun fondamento, e quest’ultimo tweet è stato successivamente cancellato. Criticato, Musk ha incalzato aggiungendo che “puoi scommetterci un dollaro firmato che è vero \[che è un pedofilo\].” Unsworth, ancora impegnato nei lavori di pulizia del sito del soccorso, [ha dichiarato](https://www.theguardian.com/uk-news/2018/jul/16/british-diver-in-thai-cave-rescue-stunned-after-attack-by-elon-musk?ref=stellakamikaze.org) ai giornalisti presenti che intraprenderà azioni legali e che “si tratta di un attacco a tutto il team di soccorso, che spero aiuterà le persone a capire che tipo di persona sia Musk.” L’attacco di Musk è l’ultimo di una stagione piuttosto movimentata per l’account twitter del CEO di Tesla e SpaceX e che si affianca ad una serie di interventi filantropici: [dall’installazione di generatori Tesla a Porto Rico](https://www.agi.it/estero/porto%5Frico%5Ftesla%5Fmusk%5Furagano%5Fmaria%5Fpowerwall-2209061/news/2017-10-02/?ref=stellakamikaze.org), città ancora massacrata dai problemi infrastrutturali dovuto all’Uragano Maria dell’autunno 2017; l’intervento relativo al salvataggio dei ragazzi thailandesi e, per ultima, [la dichiarazione di soccorso che ha pronunciato qualche giorno fa](https://twitter.com/elonmusk/status/1017149641991680002?ref=stellakamikaze.org) nei confronti della crisi dell’acqua di Flint, città americana che dall’aprile 2014 non dispone di acqua potabile a causa di una contaminazione da piombo. Un’attivista di Flint [ha recentemente dichiarato](https://twitter.com/LittleMissFlint/status/1017417066742210560?ref=stellakamikaze.org) di “essere al lavoro” insieme al team di Musk per trovare una soluzione. Negli ultimi mesi Elon Musk ha raccolto attorno a sé crescente attenzione da parte del grande pubblico e dei media, e rimane concreto il dubbio che gran parte di questi interventi facciano parte di uno schema di pubbliche relazioni e marketing da miliardario più che di una reale dichiarazione d’intenti filantropici. Nel frattempo, continuano gli attriti tra l’amministrazione aziendale di Musk e i gruppi di lavoratori di Tesla che stanno cercando di sindacalizzarsi per combattere alcuni fenomeni critici negli stabilimenti di produzione. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* *Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard Italia.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/elon-musk-mini-sottomarino-squadra-calcio-thailandia-sub-vern-unsworth-pedofilo/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 luglio 2018.* ### Guarda un ghiacciaio da 7.000 metri staccarsi dalla Groenlandia URL: https://stellakamikaze.org/guarda-un-ghiacciaio-da-7-000-metri-staccarsi-dalla-groenlandia/ Last updated: 2026-07-03T22:48:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 luglio 2018.* Tra le tante minacce che il cambiamento climatico ci pone davanti, quella dell’innalzamento del mare è senza ombra di dubbio quella complessivamente più concreta. Basti pensare che la costa di Miami, una delle più ricche del mondo in quanto occupazione residenziale, [dovrà presto fare i conti](https://www.bloomberg.com/news/features/2017-04-19/the-nightmare-scenario-for-florida-s-coastal-homeowners?ref=stellakamikaze.org) con un innalzamento del mare previsto di quasi 1 metro entro il 2060 che rischia di sommergere e far implodere un mercato immobiliare da 400 miliardi di dollari. Non è un caso, quindi, che vedere questa minaccia avanzare in video faccia una certa impressione. Alla fine di giugno, infatti, un team di scienziati della New York University ha filmato un blocco di ghiaccio da oltre 7 chilometri staccarsi dal ghiacciao Helheim a est della Groenlandia. “L’innalzamento del livello del mare è innegabile, e immortalando le dinamiche secondo cui si sviluppa possiamo vedere in prima persone il suo impatto mozzafiato,” [ha spiegato](https://www.nyu.edu/about/news-publications/news/2018/july/scientists-capture-breaking-of-glacier-in-greenland-.html?ref=stellakamikaze.org) David Holland, professore del Courant Institute of Mathematics della NYU e della NYU Abu Dhabi, che ha guidato il team di ricerca. L’evento filmato è iniziato il 22 giugno alle 23.30 ora locale e si è protratto per circa 30 minuti, che nel video sono stati condensati in 90 secondi. “Il video mostra un iceberg tabular, o largo e piatto, separarsi e spostarsi dal suo ghiacciaio di origine. Mentre succede, altri iceberg snelli e alti — conosciuti come iceberg di vetta — si separano e si ribaltano,” [si legge nel comunicato presentoe sul sito della NYU](https://www.nyu.edu/about/news-publications/news/2018/july/scientists-capture-breaking-of-glacier-in-greenland-.html?ref=stellakamikaze.org). Il video non è munito di audio, ma immaginarsi il suono che una roba del genere può produrre potrebbe essere un buon esercizio per prepararsi al collasso climatico planetario, e magari decidersi a combatterlo. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* **Guarda il nostro documentario su Venezia e l’innalzamento del mare.** --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/iceberg-groenlandia-ghiacciaio-helheim-video-separazione-in-mare/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 luglio 2018.* ### Guarda i mini-sottomarini che Elon Musk ha costruito per salvare i bambini thailandesi URL: https://stellakamikaze.org/guarda-i-mini-sottomarini-che-elon-musk-ha-costruito-per-salvare-i-bambini-thailandesi/ Last updated: 2026-07-03T22:48:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 luglio 2018.* Dal 23 giugno scorso 13 membri di una squadra di calcio giovanile thailandese sono intrappolati nelle grotte di Tham Luang Nang Non, nella Thailandia occidentale. [La situazione è molto complessa](https://www.vice.com/it/article/d3kawj/lothar-kaiser-sopravvissuto-dieci-giorni-in-una-grotta?ref=stellakamikaze.org), visto che dopo l’iniziale entrata le grotte sono state allagate e il salvataggio della squadra sta richiedendo il dispiegamento di intere squadre di sommozzatori esperti. Mezzo mondo sta tenendo il fiato sospeso per il destino dei rimanenti 7 + 1 (il coach) membri della squadra, e ovviamente Elon Musk ha voluto dire la sua anche questa volta [proponendo qualche giorno fa](https://twitter.com/elonmusk/status/1015657378140704768?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1015657378140704768&ref%5Furl=https%3A%2F%2Fwww.cnet.com%2Fnews%2Felon-musk-says-thai-cave-rescue-could-involve-kid-size-submarine%2F&ref=stellakamikaze.org) di dare una mano nel salvataggio, in accordo con il governo thailandese. 48 ore fa l’idea di Musk era di costruire dei “piccoli sottomarini a misura di ragazzino usando le tubature per il trasferimento dell’ossigeno liquido dei razzi Falcon come involucro,” poco più di 24 ore dopo è diventata realtà, con dei prototipi entrati in fase di test in alcune piscine pubbliche di Los Angeles. L’idea è quella di accogliere i ragazzini, a braccia incrociate, all’interno del sottomarino per permettere ai sommozzatori di trasportare in maniera più sicura e meno complessa i membri della squadra all’esterno del sistema di grotte nel corso delle 11 ore necessarie a uscirne. Al momento il processo di salvataggio sta procedendo a vele spiegate, ma l’arrivo di piogge torrenziali nell’area sta rallentando il tutto. Resta da chiedersi se i sottomarini di Musk arriveranno effettivamente in Thailandia prima del concludersi dei salvataggi, o se per l’ennesima volta il CEO di quelle che sembrano essere le aziende preferite da tutti sia riuscito a spiantare uno stunt pubblicitario [degno dei libri di scuola](https://motherboard.vice.com/it/article/437vng/david-bowie-e-dont-panic-elon-musk-vuole-solo-venderti-una-tesla?ref=stellakamikaze.org). Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/elon-musk-mini-sottomarini-per-salvare-bambini-intrappolati-grotta-thailandia/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 luglio 2018.* ### Il gioco da tavolo di 'The Binding of Isaac' sembra una bomba URL: https://stellakamikaze.org/il-gioco-da-tavolo-di-the-binding-of-isaac-sembra-una-bomba/ Last updated: 2026-07-03T22:48:44.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 giugno 2018.* Chiunque negli ultimi anni abbia seguito, anche in maniera superficiale, il mondo dei videogiochi non può non essere incappato almeno una volta in *Super Meat Boy* o *The Binding of Isaac*. Il primo è un furioso e difficilissimo puzzle platform che, assieme a pochi altri titoli, nel 2010 aveva inaugurato la grande età dell’oro dei videogiochi indipendenti; il secondo, invece, è un roguelike che è passato sotto le mani di qualunque videogiocatore munito di Steam. \*Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. \* Ora Edmund McMillen, il padre di questi due titoli, ha deciso di portare il suo immaginarionel livello fisico del reale [lanciando una campagna Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/isaacfoursouls/the-binding-of-isaac-four-souls/?ref=stellakamikaze.org) per la creazione di *The Binding of Isaac: Four Souls*, il gioco da tavolo di *The Binding of Isaac*. La campagna di finanziamento, lanciata nella giornata di ieri, ha raggiunto e ampiamente superato il suo traguardo di 43.000 euro in appena 1 ora e mezza, e al momento viaggia stabile sui 400.000 euro raccolti. *Four Souls*, a prima vista, sembra traslare le meccaniche del videogioco originale su un set di carte giocabili che regolano il gameplay delle partite e che sono state interamente progettate e disegnate da McMillen e sua moglie. Il gioco da tavolo, secondo McMillen, porterebbe nelle meccaniche di gioco una necessità di cooperazione tra giocatori assente nel videogioco, e permetterebbe di creare dei rapporti di fiducia e tradimento tra giocatori particolarmente interessanti. In questo momento la campagna Kickstarter sta continuando a raccogliere denaro, e non sembra volersi fermare. Con un’offerta di appena 5 dollari è possibile assicurarsi una versione PDF stampabile di tutto il gioco, mentre il box vero e proprio è disponibile con un’offerta di 25 dollari. Visto il torrente di soldi che McMillen sta attraversando, ha promesso che nei prossimi giorni aggiungerà nuovi “stretch goal” da sbloccare. Segui Federico su Twitter: @nejrottif --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/the-binding-of-isaac-four-souls-gioco-da-tavolo-board-game-kickstarter/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 giugno 2018.* ### Fermi tutti: per una volta Luigi Di Maio ha detto una cosa sensata URL: https://stellakamikaze.org/fermi-tutti-per-una-volta-luigi-di-maio-ha-detto-una-cosa-sensata/ Last updated: 2026-07-03T22:48:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 giugno 2018.* Questa mattina la Camera dei Deputati ha ospitato la prima sessione di interventi [dell’Internet Day organizzato da Agenzia Italia](https://www.agi.it/video/internet%5Fday%5Fdi%5Fmaio%5Fbongiorno%5Ffico%5Fagi%5Fcensis-4043177/video/2018-06-26/?ref=stellakamikaze.org) dove si stanno alternando sul palco alcune tra le personalità più rilevanti del mondo digitale italiano. Tra gli altri è intervenuto anche il Vicepresidente del Consiglio e Ministro Del Lavoro Luigi Di Maio. Il suo intervento, consultabile [per intero](https://www.ilblogdellestelle.it/2018/06/salviamo%5Fla%5Frete%5Fdal%5Fbavaglio%5Feuropeo%5Fnolinktax.html?ref=stellakamikaze.org) su *Il Blog delle Stelle* del Movimento 5 Stelle, ha evidenziato una presa di posizione forte e netta [nei confronti di alcuni articoli della nuova direttiva europea sul copyright](https://motherboard.vice.com/it/article/a3jwe5/leuropa-deve-salvare-se-stessa-dai-filtri-internet-che-vuole-creare-riforma-copyright-julia-reda?ref=stellakamikaze.org), “È inaccettabile,” ha detto, “E come governo ci opporremo. Faremo tutto quello che è in nostro potere per contrastare la direttiva al Parlamento europeo e qualora dovesse passare così com’è, dovremo fare una seria riflessione a livello nazionale sulla possibilità o meno di recepirla.” \*Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. \* La nuova riforma, pensata per aggiornare le normative europee sul copyright all’era digitale, [include infatti due articoli fortemente controversi](https://motherboard.vice.com/it/article/ywejp5/il-parlamento-europeo-ha-appena-votato-due-leggi-che-distruggeranno-internet?ref=stellakamikaze.org). Il primo, l’11, prevede l’istituzione di una Link Tax: in pratica, Google, Facebook, Twitter e Pinterest dovranno pagare una tassa ai publisher di notizie per poter utilizzare sulle proprie piattaforme gli ‘snippet’ di titolo, thumbnail e descrizione inclusi nei loro articoli. Il secondo il 13, invece, prevede l’istituzione dei cosiddetti Upload Filter: qualunque piattaforma digitale che ospiti grandi quantità di contenuti multimediali e dia la possibilità ai suoi utenti di caricare questi contenuti dovrà aderire a un database condiviso dei contenuti coperti da copyright e implementare un sistema di verifica per i contenuti che vengono caricati; in pratica, posti una foto su Facebook, il sistema la mette a confronto con il database, se non contiene elementi coperti da copyright viene pubblicata, altrimenti si verifica se l’utente ha il diritto di usare quel contenuto e se non ce l’ha l’immagine non viene pubblicata. In questo momento la nuova direttiva è stato approvata dal Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo e la prossima settimana verrà sottoposta al voto della plenaria del Parlamento Europeo. Proprio per questo motivo, le dichiarazioni di Di Maio arrivano in un momento particolarmente delicato in cui gli equilibri diplomatici dell’europarlamento non sono ancora ben definiti e ancora fortemente mutevoli, come dimostrano i pronostici — errati — del voto in Commissione Affari Legali che davano un’approvazione risicata della riforma (13 a 12), quando si è poi rivelata abbastanza netta (15 a 10). Secondo Di Maio, “Internet dev’essere mantenuta libera, indipendente, al servizio dei cittadini,” ha spiegato durante il suo intervento, “Nessuno può permettersi di fare azioni di censura preventiva, nemmeno se quel qualcuno si chiama Commissione europea.” Le dichiarazioni di Di Maio, per quanto facilmente allineate alla posizione del Movimento 5 Stelle rispetto all’Unione Europea e per questo sfruttate in parte propagandistica, segnano un cambio di ritmo (perlomeno nelle parole) piuttosto netto rispetto ai precedenti governi, “Questo provvedimento, contro il buon senso, ci riporterebbe indietro di vent’anni e consentirebbe di concentrare il potere nelle mani di poche persone,” ha continuato. I precedenti governi non si erano spesi eccessivamente nella salvaguardia di internet e dei suoi valori, tanto che nel settembre dello scorso anno era stata votata alla Camera una relazione [che suggeriva l’implementazione di un sistemi di filtraggio automatico dei contenuti per bloccare il fenomeno della contraffazione sul web](https://motherboard.vice.com/it/article/qvjy77/litalia-vuole-implementare-la-sorveglianza-per-bloccare-la-contraffazione?ref=stellakamikaze.org) — praticamente gli upload filter. Nonostante la presa di posizione incoraggiante, però, quelle di Di Maio restano parole che non hanno ancora trovato seguito nei fatti: il contratto di governo accordato tra Lega e Movimento 5 Stelle, infatti, manca di innumerevoli [aspetti fondamentali relativi alla politica digitale](https://motherboard.vice.com/it/article/j5k5kg/ho-scritto-la-parte-mancante-sulla-politica-digitale-per-il-contratto-di-governo?ref=stellakamikaze.org) (dalle misure di contrasto alla sorveglianza, fino a un dietro front sull’assurda posizione italiana in merito alla data retention, passando per la svendita dei dati sanitari italiani a IBM) e, non ironicamente, lo stesso contratto di governo è stato votato attraverso Rousseau, un sistema di democrazia diretta [completamente inadatto a svolgere questo compito e pienissimo di seri problemi di privacy e sicurezza](https://motherboard.vice.com/it/article/ev5pja/la-piattaforma-online-del-movimento-5-stelle-e-un-perfetto-esempio-di-incompetenza-informatica-rousseau?ref=stellakamikaze.org) che mettono a repentaglio la democraticità stessa del voto. Resta anche da chiedersi perché Di Maio non si sia pronunciato in merito alla questione prima del voto del Comitato Affari Legali e non abbia incoraggiato gli europarlamentari italiani a opporsi agli articoli 11 e 13\. Non è difficile riconoscere quanto i valori rappresentati da questa battaglia siano affini a quelli spesso sbandierati dal Movimento 5 Stelle nelle sue campagne di propaganda, e queste premessa rende indispensabile questionare l’impegno reale del governo a contrastare la normativa e mantenere il livello di attenzione a riguardo alto, tanto più se si prende nota che prima di oggi Luigi Di Maio non si era mai pronunciato riguarda la questione, benché sia in ballo — come da lui sottolineato — da più di due anni. Allo stesso tempo, però, è altrettanto necessario riconoscere la chiarezza e il netto cambio di direzione nell’approccio alle politiche di internet governance da parte dell’Italia, e sperare che — almeno in questo aspetto, perché sugli altri stiamo sfiorando baratri imperscrutabili — queste dichiarazioni inaugurino una stagione di politiche digitali virtuosa e rispettosa dei diritti dei singoli e della collettività, specie quando si tratta dell’accesso a internet e alle informazioni che ospita. La prossima settimana gli articoli 11 e 13 verranno votati dalla plenaria del Parlamento Europeo: [scrivi ai tuoi europarlamentari e chiedigli di votare no](https://saveyourinternet.eu/?ref=stellakamikaze.org). *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/luigi-di-maio-internet-day-leggi-parlamento-europeo-upload-filter-link-tax/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 giugno 2018.* ### Tutti i problemi di controllare i 'furbetti del cartellino' con le impronte digitali URL: https://stellakamikaze.org/tutti-i-problemi-di-controllare-i-furbetti-del-cartellino-con-le-impronte-digitali/ Last updated: 2026-07-03T22:48:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 giugno 2018.* L’Italia ha un problema con la pubblica amministrazione, e questo assunto è talmente radicato nello zeitgeist del cittadino italiano anni 2000 da essersi trasformato quasi in una forma di profezia auto-avverante. Ora, il nuovo Ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno vuole provare a risolvere questo problema iniziando a far “timbrare” i dipendenti della PA attraverso le proprie impronte digitali. La proposta è tutto fuorché superficiale e il rischio è che eventuali misure irresponsabili possano non essere scrutinate a dovere se il peso sull’altro piatto della bilancia è l’odio e la frustrazione profondamente radicati negli italiani per la pubblica amministrazione. \*Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. \* Non importa quanto, infatti, le singole esperienze personali possano discostarsi dalla credenza popolare; la realtà è che nel 2015 [il video di un vigile urbano assenteista filmato mentre timbrava il proprio badge in mutande](https://video.repubblica.it/edizione/genova/sanremo-vigile-assenteista-timbra-in-mutande/215661/214844?ref=nrct-3) era diventato (ed è tuttora) il simbolo della stirpe dei cosiddetti “furbetti del cartellino”: ovvero una specifica sezione sociale la quale, per definizione, abusa dei privilegi della pubblica amministrazione e truffa apertamente lo Stato e i suoi cittadini dichiarando continuativamente di lavorare ben di più di quanto in realtà faccia davvero. Il problema, sia dal punto di vista economico che sociale, non è per niente banale se si considera che (nel 2016) in Italia [si contano circa](http://www.rgs.mef.gov.it/%5FDocumenti/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/SICO/Conto-annu/2015/COMMENTO%5FDATI%5F2007-2015.pdf?ref=stellakamikaze.org) 3,2 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione — tra scuola, servizio sanitario nazionale, regioni, autonomie locali, corpi di polizia, forze armate, ministeri, agenzie, enti pubblici non economici e autorità indipendenti — [per un costo](http://www.eticapa.it/eticapa/istat-il-conto-consolidato-della-pubblica-amministrazione-2015-costo-del-lavoro-pubblico/?ref=stellakamikaze.org) (in costante calo) di circa 162 miliardi di euro all’anno. Non aiuta che [una recente ricerca dell’Università di Oxford](http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-07-17/italia-bocciata-pubblica-amministrazione-195324.shtml?uuid=AEAadWyB&ref=stellakamikaze.org) piazzi l’Italia al 27esimo posto su 32 per efficacia dell’amministrazione pubblica. Visto il volume di spesa, la forza lavoro impiegata e l’importanza dei servizi erogati da questo settore è evidente quindi quanto fondamentale sia mirare a riforme e politiche di amministrazione che cerchino di massimizzare l’efficienza della pubblica amministrazione. È per questo motivo che, [in un’intervista al Corriere della Sera,](https://www.corriere.it/economia/18%5Fgiugno%5F23/bongiorno-impronte-digitali-ministro-pubblica-amministrazione-c0a74cb0-771b-11e8-b055-7e55445aba73.shtml?ref=stellakamikaze.org) il Ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno ha dichiarato di voler proseguire la “guerra con i ‘furbetti del cartellino’” del precedente Ministro Marianna Madia affermando di voler lavorare sul “prevenire” del fenomeno dell’assenteismo attraverso “rilevazioni biometriche per evitare che ci sia chi strisci il tesserino per altri.” “Cosa c’è di male? A me alla Camera le hanno prese quando c’erano i “pianisti”. E non sono rimasta traumatizzata.” Secondo il Ministro Bongiorno il rilevamento delle impronte digitali è una misura fattibile in questo caso, “Cosa c’è di male? A me alla Camera le hanno prese quando c’erano i “pianisti” (ovvero [i parlamentari che votavano per altri](https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/07/camera-passa-odg-di-sel-anti-pianisti-i-deputati-dovranno-depositare-impronte-digitali/769210/?ref=stellakamikaze.org) certificando, sempre per altri, la loro presenza in aula, ndr). E non sono rimasta traumatizzata,” continua il Ministro. Interrogata sulle eventuali implicazioni per la privacy Bongiorno non ha dubbi, “Tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo: che siano tutti al lavoro, al servizio del cittadino.” La proposta del Ministro è piuttosto radicale e implicherebbe la messa in funzione di un sistema di rilevazione biometrico distribuito su tutta Italia in maniera decisamente capillare e che richiederebbe una conversazione necessaria sulla raccolta e la conservazione di questi dati. Se le impronte digitali sembrano il metodo più diretto e immediato per certificare la presenza sul posto di lavoro di un dipendente pubblico, non bisogna dimenticare che questo tipo di dati sono estremamente personali e legano quasi inequivocabilmente un’identità alla sua presenza in un luogo in un dato momento. Per questo motivo, sebbene per il momento si tratti soltanto di una proposta pronunciata durante un’intervista, è fondamentale sin da subito alzare l’asticella dei requisiti che verranno, eventualmente richiesti a questo sistema. Quali saranno i metadati associati alle impronte digitali? Chi produrrà i rilevatori di impronte? Come verranno conservati questi dati? E per quanto tempo? Negli ultimi anni l’Italia non ha esattamente brillato in quanto capacità di gestire queste problematiche di privacy: nel 2016 *Il Fatto Quotidiano* aveva rivelato [il disastro dietro l’accordo tra il Governo Renzi e IBM](https://motherboard.vice.com/it/article/vbmxb8/stiamo-vendendo-i-nostri-dati-clinici-ad-ibm?ref=stellakamikaze.org), che prevedeva l’utilizzo dei dati sanitari di tutti gli italiani come merce di scambio per una sessione di investimenti da parte dell’azienda informatica; nel luglio 2017 il Governo Gentiloni ha approvato un emendamento clamoroso che estendeva [la conservazione dei tabulati telefonici e telematici a 6 anni](https://motherboard.vice.com/it/article/j5q9jp/conservazione-tabulati-telefonici-telematici-6-anni-emendamento-12-bis-020?ref=stellakamikaze.org); ancora, sempre lo scorso anno i totem pubblicitari della Stazione Centrale di Milano erano finiti al centro di uno scandalo legato [al presunto raccoglimento a tappeto dei dati di riconoscimento facciale](https://motherboard.vice.com/it/article/ywz8nx/totem-pubblicitari-stazione-centrale-milano-privacy-dati-sorveglianza?ref=stellakamikaze.org) delle persone che vi passavano di fronte. Considerato quanto velocemente stiano venendo normalizzate le pratiche di raccoglimenti di dati biometrici e quanto facilmente i sistemi messi a supporto di queste pratiche [stiano venendo violati](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/43q4jp/aadhaar-hack-insecure-biometric-id-system?ref=stellakamikaze.org), è necessario che ancora prima della formulazione della proposta di Bongiorno nelle sede competenti siano tenute bene a mente le gigantesche implicazioni di privacy che un sistema del genere comporterebbe, anche e sopratutto se è lo stesso Ministro a credere che nel caso della pubblica amministrazione debba “prevalere l’interesse del cittadino.” *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/giulia-bongiorno-pubblica-amministrazione-impronte-digitali-dipendenti-assenteisti/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 giugno 2018.* ### Questo video ti fa capire quanto sono enormi i razzi di Elon Musk URL: https://stellakamikaze.org/questo-video-ti-fa-capire-quanto-sono-enormi-i-razzi-di-elon-musk/ Last updated: 2026-07-03T22:48:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 giugno 2018.* Chiunque ami i razzi e lo spazio (come me) ma non ha mai avuto la possibilità di vedere né l’uno né l’altro da vicino è ben consapevole di una cosa: la nostra percezione di essi è pesantemente distorta dai mezzi e dalle modalità attraverso cui li osserviamo. Per capirci, se abbiamo passato gli ultimi due anni a osservare gli innumerevoli lanci di SpaceX attraverso la lente delle dirette su YouTube, avremo sì consapevolezza della potenza dei razzi, ma ci mancherà anche qualunque tipo di prospettiva realistica sulle loro reali dimensioni. Il che è un po’ un problema, perché potremmo perderci per strada il fatto che i razzi di Elon Musk (e i razzi in generale) sono davvero grossi. Enormi. Freudianamente titanici. Per fortuna, l’artista di effetti speciali Reese Wilson ha pubblicato s[ul suo canale YouTube Corridor Crew](https://www.youtube.com/channel/UCSpFnDQr88xCZ80N-X7t0nQ?ref=stellakamikaze.org) un video in cui chiarisce una volta per tutte questo dubbio: quanto sono grossi davvero i razzi di SpaceX? [Molto](https://www.youtube.com/watch?v=dlo3rBFDLug&feature=youtu.be&ref=stellakamikaze.org). Ieri il video è stato ripreso [da Elon Musk stesso su Twitter](https://twitter.com/elonmusk/status/1009213703995121664?ref=stellakamikaze.org) — All’interno è possibile ammirare delle riproduzioni in 3D a dimensioni reali delle varie componenti di un razzo Falcon 9 di SpaceX. Per esempio, i “piedi” su cui poggia il razzo prima di decollare sono molto, molto più grandi di quanto pensiamo. Per non parlare del razzo in sé, le cui proporzioni messe a paragone con degli edifici cittadini sono piuttosto sbalorditive. Il video esplora le caratteristiche di un Falcon 9, un Falcon Heavy e dell’ipotetico BFR (Big Fucking Rocket) di SpaceX. Tutti grandi, ma non più grandi del Saturn V. [Quello sì che era grande](https://www.youtube.com/watch?v=FzCsDVfPQqk&ref=stellakamikaze.org). *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/video-elon-musk-razzi-spacex-dimensioni-reali-vfx-corridor-crew-reese-wilson/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 giugno 2018.* ### Il Parlamento Europeo ha appena votato due leggi che distruggeranno Internet URL: https://stellakamikaze.org/il-parlamento-europeo-ha-appena-votato-due-leggi-che-distruggeranno-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:48:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 giugno 2018.* Questa mattina il Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo [ha approvato la nuova direttiva europea sul copyright](http://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20180618IPR06024/copyright-meps-update-rules-for-the-digital-age?ref=stellakamikaze.org), una riforma della attuali leggi europee sul copyright che include due articoli particolarmente controversi. Da mesi, infatti, numerosi politici e personalità pubbliche stanno portando avanti [la campagna #SaveYourInternet](https://saveyourinternet.eu/?ref=stellakamikaze.org), una campagna di attivismo politico che combatte l’articolo 11 e [l’articolo 13](https://motherboard.vice.com/it/article/mbk47b/la-nuova-legge-europea-sul-copyright-stravolgera-tutto-internet-fermiamola?ref=stellakamikaze.org) di questa nuova direttiva. Nella riforma pensata per aggiornare al 2018 le norme europee sul copyright sono stati inclusi due provvedimenti conosciuti come Link Tax e Upload Filter e che sono stati in breve tempo soprannominati ‘[Censorship Machines](https://twitter.com/hashtag/CensorshipMachines?src=hash&ref=stellakamikaze.org)‘. L’articolo 11 — la Link Tax — prevede che con la nuova riforma le entità che vengono abitualmente linkate online (per esempio, i giornali sui motori di ricerca) debbano essere in grado di ricevere un compenso per i metadati (titolo, descrizione e thumbnail) che forniscono ai motori di ricerca, una pratica che fino ad ora ha arricchito la loro offerta a costo pressoché zero. Il provvedimento implica che, nell’Unione Europea, i motori di ricerca e le piattaforme online debbano stipulare degli accordi diretti con le testate online per poter continuare a garantire la possibilità di linkarle sulle piattaforma. L’articolo 13 — gli Upload Filter — prevede l’implementazione di un database condiviso da tutte le piattaforme online operanti nell’Unione Europea che contiene una lista di tutti i contenuti (audio, video, immagini) coperti da copyright. Ogni qual volta che un utente vuole caricare un file multimediale su una di queste piattaforme il file verrà prima messo a paragone con quelli presenti nel database e, se viene trovata una corrispondenza, viene prima verificata la presenza di una licenza per poter utilizzare il contenuto coperto da copyright — Nel caso fosse assente, l’utente non sarà in grado di caricare il file sulla piattaforma. In un universo parallelo e molto distante dal nostro, l’idea alla base di questi due articoli non è completamente ributtante. Nel mondo reale, però, le implicazioni di una legge del genere non sono solo assurde (di fatto si chiede l’implementazione di un sistema di controllo, sorveglianza e censura su tutto l’ecosistema internet europeo) ma anche difficilmente implementabili. Se nel caso della Link Tax il problema più grande riguarda la necessità di stipulazione di accordi economici tra poche piattaforme e centinaia di testate (con tutti gli annessi e i connessi di carattere politico), nel caso degli Upload Filter invece la questione si fa ancora più assurda e inquietante: non si chiede soltanto di istituire un database condiviso che riporti tutti i contenuti multimediali coperti da copyright, ma si chiede sopratutto di creare un complesso sistema di trasmissione dati che trasporti il file da verificare prima dall’utente verso la piattaforma, poi dalla piattaforma ai database a cui dovrà essere incrociato e infine (nel caso non ci fosse una corrispondenza) di nuovo verso la piattaforma. La nuova direttiva europea sul copyright è stata votata questa mattina dal Comitato Affari Legali del Parlamento Europeo ed è stata approvata con 15 voti a favore e 10 contro e ora la direttiva verrà portata e votata di fronte alla plenaria del Parlamento Europeo (751 deputati, contro i 25 del Comitato Affari Legali). Abbiamo contattato la maggior parte dei deputati italiani presenti nel Parlamento Europeo per conoscere la loro opinione a riguardo — Al momento abbiamo ricevuta risposta soltanto da 3. Isabella Adinolfi (Movimento 5 Stelle) ha presentato un emendamento per la *cancellazione* dell’articolo 13 perché “rischia di essere deleterio per la libertà di espressione”, mi ha comunicato via mail un suo assistente; Elly Schlein (Socialisti & Democratici) non ha ancora opinioni in merito — ma a onor del vero l’On. Schlein NON fa parte del Comitato Affari Legali. Mercedes Bresso (Socialisti & Democratici), infine, rinvia ogni dichiarazione “ai prossimi giorni e al momento del voto”, anche lei non fa parte del Comitato. Da tutti gli altri attendiamo risposta. *Leggi l’editoriale che Julia Reda aveva scritto per noi qualche mese fa.* “Tra due settimane, 751 membri del parlamento europeo voteranno per approvare o bocciare i risultati emersi dal Comitato Affari Legali e avvieranno le trattative con il Consiglio Europeo,” mi spiega Julia Reda, del Partito Partita e principale portavoce del Movimento #SaveYourInternet. “La plenaria deciderà se portare definitivamente la link tax e gli upload filter in Europa o se riaprire il dibattito a riguardo, fornendoci dunque un’altra possibilità per fermare questo piano. Ogni membro del parlamento europeo dovrà decidere se vuole o meno un internet libero e aperto a tutti.” Il percorso di attivismo affrontato negli scorsi mesi — che include telefonate, email e tweet — si estende ora a tutti i membri del Parlamento Europeo, “Si tratta di rendere chiaro a ogni singolo deputato eletto che i loro elettori non sono d’accordo con questi piani,” continua Julia Reda. “Il popolo europeo [ha fermato l’ACTA](https://www.wired.com/2012/02/europe-acta/?ref=stellakamikaze.org) (accordo commerciale anti-contraffazione) — Possiamo farlo di nuovo. Questo voto si terrà il 4 luglio, facciamolo diventare il giorno dell’indipendenza di internet!” **Segui Federico su Twitter: @nejrottif** --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-parlamento-europeo-ha-appena-votato-due-leggi-che-distruggeranno-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 giugno 2018.* ### Italian Elon Musk' è molto meglio di Elon Musk URL: https://stellakamikaze.org/italian-elon-musk-e-molto-meglio-di-elon-musk/ Last updated: 2026-07-03T22:48:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 giugno 2018.* Sapete cosa (non) fa ridere? Le prese in giro verso noi italiani — o meglio gli italo-americani — specialmente se arrivano dagli Stati Uniti dove lo stereotipo dell’italiano medio è perfettamente radicato e squisitamente ([…](https://www.youtube.com/watch?v=b46LQn4d%5FFE&ref=stellakamikaze.org)) divertente. È grazie a questo incredibile mix di fattori che è nato l’account Twitter ‘[Italian Elon Musk](https://twitter.com/alexqarbuckle?ref=stellakamikaze.org)‘, un parody account che si ripropone di twittare come se Elon Musk fosse un italiano nato e cresciuto a Little Italy. Il risultato allegorico è questo: Ahahah! “I send a the calzone into space!!” Tipico umorismo americano! Col merito però di non dimenticarsi del fatto che il genio visionario di Elon Musk corrisponde più o meno al profilo di una persona molto ricca [che ha visto troppe puntate di Mythbusters](https://www.youtube.com/watch?v=5PEbpCgTngo&ref=stellakamikaze.org). Dietro al parody account sembra celarsi tale Alex Arbuckle, photo editor della piattaforma per creator \* Blink\*. L’ho scoperto grazie ad un impegnativo lavoro di ingegneria sociale partito dall’handle Twitter di Italian Elon Musk, @alexqarbuckle. Non c’è granché altro da dire. Da italiano ovviamente mi rode un po’ il culo ma tutto sommato fa ridere. Godetevelo! Se vuoi sfatare un po’ il mito di Elon Musk, dai un’occhiata qui: *– I nuovi miliardari stanno costruendo le loro utopie senza il nostro permesso* *–* – [David Bowie e ‘Don’t Panic!’: Elon Musk voleva solo venderti una Tesla](https://motherboard.vice.com/it/article/437vng/david-bowie-e-dont-panic-elon-musk-vuole-solo-venderti-una-tesla?ref=stellakamikaze.org)– --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/italian-elon-musk-twitter-parody-account-tesla-hyperloop-spacex/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 giugno 2018.* ### Con questa app puoi finalmente ascoltare YouTube in background URL: https://stellakamikaze.org/con-questa-app-puoi-finalmente-ascoltare-youtube-in-background/ Last updated: 2026-07-03T22:48:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 giugno 2018.* Saremo brevi. Ora c’è una app per ascoltare YouTube in background sullo smartphone. Significa che apri la app, cerchi la musica che ti vuoi sentire, blocchi lo schermo e senti comunque la musica. Incredibile, vero? BE’, SÌ. Fino ad ora è sempre stato incredibilmente complesso (benché possibile) farlo. [YouTube Music Premium](https://www.youtube.com/musicpremium?ref=stellakamikaze.org) (e YouTube Premium) sono due nuovi servizi premium a pagamento offerti da YouTube e lanciati finalmente oggi in Italia. In particolare — dimenticandoci per un attimo le integrazioni superflue tipo i contenuti originali offerti da YouTube — sia YouTube Music Premium che YouTube Premium ti permettono di ascoltare la musica in background sullo smartphone e di usufruire (nel caso di YouTube Music Premium) della nuova interfaccia pensata esclusivamente per la musica su YouTube. Entrambi i servizi sono a pagamento: YouTube Music Premium parte da 9,99€ al mese, mentre YouTube Premium da 11,99€. Tutti i dettagli sulle funzionalità offerte sono recuperabili [in questo blog post di Google Italia](https://italia.googleblog.com/2018/06/youtube-music-e-youtube-premium%5F18.html?ref=stellakamikaze.org). Ad maiora! Ad anni di musica di nicchia e pagamenti mensili a YouTube Inc.! --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/app-musica-background-youtube-music-premium-abbonamento/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 giugno 2018.* ### Carlo Sibilia, nuovo sottosegretario all'Interno, non crede allo sbarco sulla Luna URL: https://stellakamikaze.org/carlo-sibilia-nuovo-sottosegretario-allinterno-non-crede-allo-sbarco-sulla-luna/ Last updated: 2026-07-03T22:48:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 giugno 2018.* C’è un nuovo sottosegretario in città! Si chiama Carlo Sibilia, arriva dal Movimento 5 Stelle, e dalle 22.00 circa di ieri sera [è uno dei quattro nuovo sottosegretari al Ministero dell’Interno](http://www.interno.gov.it/it/notizie/stefano-candiani-luigi-gaetti-nicola-molteni-e-carlo-sibilia-i-nuovi-sottosegretari-allinterno?ref=stellakamikaze.org) insieme a Stefano Candiani, Luigi Gaetti e Nicola Molteni. La buona notizia è che i sottosegretari sono molto utili, [secondo Wikipedia infatti](https://it.wikipedia.org/wiki/Sottosegretario%5Fdi%5FStato%5Fdella%5FRepubblica%5FItaliana?ref=stellakamikaze.org) “coadiuvano un ministro ed esercitano i compiti a essi delegati con decreto ministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale,” in pratica estendono il potenziale di azione di un singolo Ministro. Comodo! \*Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. \* La cattiva notizia è che Carlo Sibilia, una delle nuove quattro estensioni del Ministro dell’Interno Matteo Salvini (sigh), tra le tantissime altre cose, è un luna-complottista. Ovvero, non crede allo sbarco sulla Luna del 20 luglio 1969\. Lo aveva dichiarato [in un tweet del 2014](https://twitter.com/carlosibilia/status/490782997004976128?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref%5Furl=https%3A%2F%2Ftwitter.com%2Fcarlosibilia%2Fstatus%2F490782997004976128&ref=stellakamikaze.org), in cui ricordava le celebrazioni per l’anniversario dello sbarco sulla Luna di quel giorno, aggiungendo che “Dopo 43 anni ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa…” La [teoria del complotto dello sbarco sulla Luna](https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria%5Fdel%5Fcomplotto%5Flunare?ref=stellakamikaze.org) è una di quelle teorie in apparenza abbastanza apolitiche da essere riuscita a sedimentare nell’immaginario collettivo come una maledetta pestilenza. Ci sono decine di variazioni sul tema, ma il succo, secondo i luna-complottisti, è che lo sbarco sulla Luna non è sia mai avvenuto per una serie svariata di ragioni. Una delle mie teorie preferite prevede che lo sbarco sulla Luna sia stato interamente girato sulla Terra da Stanley Kubrick, e poi proiettato in mondo visione. Quella del luna-complottismo sarebbe soltanto una divertente gag se non fosse che lo sbarco sulla Luna è in realtà avvenuto davvero e che, proprio in Italia, [abbiamo la fortuna di avere un compendio ricchissimo a riguardo curato dal divulgatore Paolo Attivissimo](https://complottilunari.blogspot.com/2008/02/faq-le-affermazioni-ricorrenti-dei.html?ref=stellakamikaze.org). La dichiarazione di Sibilia potrebbe essere assimilabile ad un banale scivolone nato da ingenua ignoranza se non fosse che gli strumenti per smentire la teoria del complotto lunare sono davvero alla portata di tutti, tanto più del novello sottosegretario al Ministero dell’Interno. In passato, Sibilia si era già pronunciato a proposito [del grande complotto monetario globale](https://www.vice.com/it/article/5gn7ad/carlo-sibilia-m5s-crisi-monetaria-e-complottismo-su-facebook?ref=stellakamikaze.org), [del gruppo Bilderberg](https://www.vice.com/it/article/qbgmed/movimento-5-stelle-complottismo-bilderberg-ciprini-369?ref=stellakamikaze.org), e persino [di una proposta di legge per matrimonio “omosessuale, di gruppo e tra specie diverse.”](https://www.vice.com/it/article/dpa5ew/carlo-sibilia-parlamentare-m5s-proposta-2012-matrimonio-omosessuale-di-gruppo-specie-diverse?ref=stellakamikaze.org) Insomma, la buona notizia è che ci sarà da ridere, la cattiva è che Carlo Sibilia è sottosegretario al Ministero dell’Interno. E lavora per Matteo Salvini. *Segui Federico su Twitter:* [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/carlo-sibilia-sottosegretario-ministero-interno-complotto-sbarco-luna/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 giugno 2018.* ### La conferenza di Devolver Digital vale tutto l’E3 2018 URL: https://stellakamikaze.org/la-conferenza-di-devolver-digital-vale-tutto-le3-2018/ Last updated: 2026-07-03T22:48:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 giugno 2018.* L’E3 è la più grande conferenza di videogiochi del mondo. Ogni anno, puntualissima, scuote gli animi dei videogiocatori di tutto il mondo e li manda in fibrillazione per conferenze piene di annunci per niente inaspettati e qualche spiraglio di emozione sotto forma di teaser trailer che dura non più di 30 secondi. Il format “conferenza E3” è ben definito e ormai saldamente riproposto anno dopo anno, ma a partire dall’anno scorso, nel 2017, il publisher americano Devolver Digital ha fatto violentemente irruzione nelle antiche tradizioni™ e le ha sconvolte con un approccio piuttosto semplice: ha cambiato il format della sua conferenza. Nel 2017 Devolver Digital aveva annunciato che la sua conferenza non avrebbe incluso “alcun annuncio”, come è d’uopo fare durante l’E3, mentre quest’anno si è presentato sul palco con un pièce teatrale che ha incluso 20 minuti di satira ininterrotta nei confronti dell’E3, gli annunci di 3 nuovi giochi, una (finta) (non)criptovaluta chiamata ‘Lootboxcoin’ e un omicidio per rogo da parte della presentatrice ai danni di uno spettatore che ha pedissequamente redarguito la conduzione circa la corretta pronuncia della parola ‘GIF’. I titoli presentati da Devolver Digital, [per quanto](https://www.youtube.com/watch?v=NLrWwAmpEQ0&ref=stellakamikaze.org) [piacevolmente](https://www.youtube.com/watch?v=RU-WRTyPgzc&ref=stellakamikaze.org) [ammiccanti](https://www.youtube.com/watch?v=YzmxXghAH5U&ref=stellakamikaze.org) ad una specifica nicchia di giocatori, non fanno urlare al miracolo. Ciò che fa davvero sorridere, però, è il riuscito tentativo di svecchiare un baraccone funzionale e indispensabile all’industria dei videogiochi senza risultare né antipatici né \* too edgy\*. Bravi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/conferenza-e3-devolver-digital-scum-my-friend-pedro-gaming/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 giugno 2018.* ### Abbiamo scritto una guida per aiutarti a salvarti dagli hacker URL: https://stellakamikaze.org/abbiamo-scritto-una-guida-per-aiutarti-a-salvarti-dagli-hacker/ Last updated: 2026-07-03T22:48:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 giugno 2018.* Se leggi Motherboard probabilmente lo sai già — Nel caso tu non lo sappia, però, lo scandalo di Cambridge Analytica esploso all’inizio di quest’anno dovrebbe averlo reso chiaro: mai come oggi la sicurezza informatica è fondamentale per chiunque. Puoi essere un giornalista, un attivista o un privato cittadino, ma la privacy è e sempre sarà importante per tutti. Che si tratti di dati, conversazioni o coordinate GPS, ci siamo resi conto che non è sempre semplice capire cosa fare per mettere se stessi e i propri dispositivi al sicuro. Per questo motivo abbiamo deciso di tradurre interamente in italiano La Guida di Motherboard per non Farsi Hackerare, una breve guida divulgativa realizzata dai nostri colleghi americani e pensata per fornire a chiunque le nozioni base di sicurezza informatica necessarie a orientarsi in un mondo estremamente (ma nemmeno troppo) complesso. Ma non solo: per non farci mancare nulla abbiamo anche deciso di stamparla. [Presenteremo e distribuiremo La Guida di Motherboard per Non Farsi Hackerare martedì 12 giugno da Verso Libri, in Corso di Porta Ticinese 40, a Milano.](https://www.facebook.com/events/247790469104129/)L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti, le guide saranno distribuite gratuitamente insieme ad alcuni gadget e se pensi di venire diccelo con una mail a itmotherboard@vice.com, così ti teniamo il posto! --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lancio-la-guida-di-motherboard-per-non-farsi-hackerare-verso-libri-milano/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 giugno 2018.* ### Per 5 anni, questo algoritmo lavorerà al posto dell’artista che l’ha creato URL: https://stellakamikaze.org/per-5-anni-questo-algoritmo-lavorera-al-posto-dellartista-che-lha-creato-2/ Last updated: 2026-07-03T22:48:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 giugno 2018.* In *Halt! and Catch Fire*, [la strepitosa serie di AMC sulla genesi dell’informatica di consumo](https://motherboard.vice.com/it/article/kznbzv/se-sei-un-vero-smanettone-devi-guardare-halt-and-catch-fire?ref=stellakamikaze.org), c’è una scena in cui alcuni dei protagonisti sono impegnati a maneggiare un server mainframe quando di punto in bianco si rendono che, se loro a fine giornata vanno a dormire, il server non ha bisogno di farlo: così iniziano a vendere la potenza di calcolo prodotta durante la notte dal loro mainframe ad altre aziende e improvvisamente diventano incredibilmente ricchi (non proprio ma vabé). Il concetto alla base di questa scena, però, è lo stesso che ha permesso all’automazione delle operazioni informatiche di diventare in poco meno di 20 anni una delle industrie più proficue e in rapida espansione della storia. Automatizzare un lavoro non significa soltanto sostituire un operatore umano, significa anche aumentare i ritmi e i tempi di lavoro. Ci sono mille problemi di efficienza, di precisione e di affidabilità, ma la premessa mi sembra quantomeno promettente. L’artista italiano Guido Segni è della stessa idea, per questo ha appena lanciato su Patreon ‘[Demand Full Laziness](http://demand-full-laziness.today/?ref=stellakamikaze.org)‘, un programma della durata di 5 anni in cui un algoritmo si occuperà di produrre opere d’arte al posto suo. L’obiettivo, oltre che diventare incredibilmente ricchi, è riappropriarsi del diritto di essere pigri e di negare la corsa alla produttività. Per qualche motivo una causa che sento incredibilmente vicina. “Avete mai dato una mano ad un algoritmo così da dare ad un artista la possibilità di essere pigro, e nel mentre ricevere delle vere opere d’arte come ricompensa? Se non l’avete mai fatto, questo è il momento giusto per cominciare,” si legge nel lancio del Patreon. Il piano quinquennale di Guido Segni è “una performance artistica duratura sull’arte, il lavoro, il sostentamento personale e la pigrizia” che sfrutterà una serie di algoritmi di deep learning per produrre automaticamente delle opere d’arte e che verrà finanziato da una rete di supporter di Patreon che, ricevendo in cambio le opere prodotte dall’algoritmo, si trasformeranno automaticamente in committenti del piano. “Ho molti motivi per cui sento ‘il diritto alla pigrizia’ come una questione fondamentale,” mi ha spiegato Guido Segni in uno scambio email. “Sono stanco perché nella mia esperienza personale, così come in quella di molti miei coetanei, il lavoro ha pervaso ogni dimensione dell’esistente imponendo con forza i suoi diktat: i tempi fuori controllo, la reperibilità 24/7, la competizione selvaggia, la disgregazione di ogni forma di cooperazione tra pari, e chi più ne ha più ne metta.” Analizzare il rapporto tra società odierna e lavoro non è una questione scontata, anche e sopratutto perché, per esempio, il primo articolo della nostra Costituzione specifica come la Repubblica italiana sia “fondata sul lavoro.” “Nell’attuale contesto di trasformazione tecnologica, il diritto alla pigrizia rappresenta non tanto il fine ultimo ma un orizzonte immaginifico verso cui guardare per realizzare un piano di emancipazione progressiva dal lavoro,” continua Guido Segni. Resta da capire come poter portare avanti un percorso di esplorazione, anche artistica, attraverso metodi e pratiche compatibili con la società — Cosa significa far lavorare un algoritmo al posto proprio? “Per questo primo anno del piano — con l’aiuto e il supporto di Michele Toni, esperto di intelligenza artificiale — abbiamo messo in piedi un sistema basato su reti neurali addestrate per realizzare dei ritratti di me durante il momento del riposo: mentre leggo, dormo o semplicemente mi godo il dolce far niente,” spiega Guido Segni. “È stato come insegnare a disegnare a un bambino: ho (ri)posato di fronte a una telecamera che mi osserva e mi registra al fine di creare un dataset di immagini che permetta all’algoritmo di ‘immaginare’ e produrre ritratti sempre differenti.” Il passo successivo è distribuirle, “Gli algoritmi generano le opere in formato digitale e le archiviano in lotti di produzione che saranno poi realizzati fisicamente e distribuiti periodicamente come ricompensa a chi sottoscrive il Patreon del progetto.” Ma al netto di questo processo emerge una domanda (e dal mio punto di vista, una necessità) interessante: il fatto che un algoritmo lavori incessantemente in piena autonomia mi autorizza, di fatto, a spremerlo come un limone? Supportare il progetto di Guido Segni significa, in qualche modo, pagare l’algoritmo? “Dopodiché è vero che l’aspetto economico e l’atto di “pagare” sono funzionali al progetto ma personalmente credo che Demand Full Laziness sia prima di tutto una storia. Ed è questa che supporta chi intende sottoscrivere il patreon del progetto,” mi spiega Guido Segni, “La storia vuole implicitamente immaginare nuove forme di emancipazione dal lavoro mentre le opere prodotte sono invece le prove tangibili di questa storia e, allo stesso tempo, una ricompensa per chi a questa narrazione vuole provare a credere.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/demand-full-laziness-guido-segni-patreon-arte-automazione/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 giugno 2018.* ### Guarda un asteroide schiantarsi silenziosamente sulla Terra URL: https://stellakamikaze.org/guarda-un-asteroide-schiantarsi-silenziosamente-sulla-terra/ Last updated: 2026-07-03T22:48:52.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 giugno 2018.* Avete appena fatto visita al vostro vicino di casa — Sono circa le 18.30 e magari vi siete concessi un aperitivo. State tornando serenamente a casa, quando dal finestrino della vostra auto scorgete una enorme palla di fuoco dirigersi verso la Terra e infine schiantarsi producendo suoni che, al momento, non ci è dato conoscere. Vi ricordate che il vostro vicino ha una telecamera di sorveglianza, fate inversione a U e tornate indietro per scoprire che la telecamera ha ripreso tutto. Onestamente scrivendolo non sembra poi nemmeno così incredibile: infatti non lo è. Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. È successo tutto il 2 giugno: l’osservatorio di Mount Lemmon Survey ha rivelato un corpo celeste in rapido movimento rispetto agli altri, [ha rimbalzato la segnalazione](https://minorplanetcenter.net/mpec/K18/K18L04.html?ref=stellakamikaze.org) ad altri centri di osservazione e ha infine stabilito una probabilità dell’85% che l’asteroide si schiantasse sulla Terra. La sera dello stesso giorno, al confine tra Botswana e Sud Africa Barend Swanepoel stava tornando a casa dal suo vicino Vicus van Zyl quando si è consumata la scena descritta nel primo paragrafo. Il filmato recuperato da Swanepoel dalla telecamera di sorveglianza di van Zyl è una testimonianza diretta dello schianto dell’asteroide [2018 LA](https://en.wikipedia.org/wiki/2018%5FLA?ref=stellakamikaze.org) (ZLAF98B2), un asteroide near-Earth di tipo Apollo dal diametro stimato tra i 2,6 e i 3,8 metri. Il filmato, [inizialmente caricato su YouTube](https://www.youtube.com/watch?v=rnBvSNYy-EY&ref=stellakamikaze.org) dal figlio di Swanepoel è stato presentato privo di riferimenti, ed è stato poi fatto corrispondere in un secondo momento alla segnalazione partita dal Mount Lemmon Survey lo stesso giorno. Il girato della telecamera di sorveglianza era privo di audio, e per questo non è possibile conoscere il suono dello schianto — fidatevi, a vedere il filmato vi viene voglia di sentirlo. Al momento non sono state ancora fatte ricognizioni sul sito dello schianto. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/video-asteroide-2018-la-zlaf9b2-terra-botswana-sud-africa/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 giugno 2018.* ### Guarda un giapponese finire un gioco difficilissimo con i piedi URL: https://stellakamikaze.org/guarda-un-giapponese-finire-un-gioco-difficilissimo-con-i-piedi/ Last updated: 2026-07-03T22:48:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 giugno 2018.* Questo gioco, quello che è stata concluso una settimana fa con successo da un giapponese che ha fatto uso esclusivo delle use estremità inferiori, è semplice: sei un uomo incastrato in una damigiana di latta e, armato di soltanto un martello controllato con il mouse, devi farti strada in un lungo percorso pieno di ostacoli naturali. Carino, no? A dirla tutta anche un po’ pacco, a sentirla così. Il colpo di scena è che *Getting Over It with Bennett Foddy* — [l’ultimo videogioco di Bennett Foddy](https://motherboard.vice.com/it/article/9kqxp5/ode-a-bennett-foddy-il-game-designer-che-ti-vuole-morto?ref=stellakamikaze.org), che forse ricorderete per QWOP — è incredibilmente difficile e frustrante, tanto da aver fatto esplodere una cascata di gameplay su YouTube dove gli amati colleghi youtuber sono impegnati a tirare giù santi e madonne mentre vestono una maschera di cruccio e disperazione. *Getting Over It* ha ben più di qualche mese sulla spalle, ormai, ciò che è davvero nuovo di zecca è questo video (sopra, ndr) in cui un ragazzo (credo) giapponese finisce *Getting Over It* usando solo i piedi. Un risultato piuttosto notevole considerato quanto complesso sia il gioco di polso che *Getting Over It* richiede. Guardate il video, celebratelo, sentitevi delle pippe, ricordatevi che questa cosa non ha alcuna utilità. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/video-getting-over-it-bennett-foddy-piedi/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 giugno 2018.* ### No, 'impingement' NON È la parola più cercata su Google in questi giorni URL: https://stellakamikaze.org/no-impingement-non-e-la-parola-piu-cercata-su-google-in-questi-giorni/ Last updated: 2026-07-03T22:48:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 maggio 2018.* Come forse [avrete saputo](https://www.vice.com/it/article/evkvyz/rottura-governo-lega-movimento-cinque-stelle?ref=stellakamikaze.org), la scorsa domenica c’è stato un momento di incertezza piuttosto importante tra la maggiore carica dello Stato italiano e i principali protagonisti politici dei nostri tempi: in breve il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto il veto sulla nomina a Ministro del Tesoro di Paolo Savona e nel tempo di una conferenza stampa l’accordo di Governo tra Lega Nord e Movimento 5 Stelle è saltato facendo ripiombare l’Italia tutta nel caos più profondo, situazione dalla quale ci tireremo fuori probabilmente soltanto sperando [in uno schiocco di dita alla Thanos](https://motherboard.vice.com/it/article/d35nm7/economia-problema-sovrappopolazione-thanos-avengers-infinity-war?ref=stellakamikaze.org) che ci permetterà di avere più spazio sulla penisola e inseguire uno stile di vita anarco-primitivista. \*Segui Motherboard su Facebook e Twitter. \* Nelle ore successive all’annuncio di Mattarella è seguita una dichiarazione del leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio che chiedeva — appellandosi all’articolo 90 della Costituzione italiana — la messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica: in breve, un impeachment. Nell’ovvio torrente mediatico che ne è seguito, la giornata di ieri è stata caratterizzata dalla diffusione di uno screenshot di un’analisi effettuata su Google Trends dall’esperto di comunicazione e marketing Luca Alagna. Nell’analisi [si evidenziava](https://twitter.com/ezekiel/status/1001109208677388288?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org) come, tra le parole più cercate su Google nella giornata precedente facessero capolino una serie di formulazioni errate della parole ‘impeachment’, tra cui il famigerato ‘impingement’. L’analisi, come segnalato poche ore dopo dallo stesso Alagna — che presumo desse comprensibilmente per scontato un livello di comprensione del testo superiore a quello reale — è corretta ma non completa: Alagna, infatti, ha evidenziato i tassi di ricerca delle formulazioni errate più comuni di ‘impeachment’ come ‘impicment’, ‘impeachement’, ‘impichment’ e ‘impingement’, appunto. Il problema è che se queste formulazioni vengono messe a confronto con la formulazione corretta diventa immediatamente chiaro che non sia stata ‘impingement’ la parola più cercata su Google, ma bensì la formulazione corretta ‘impeachment.’ Alagna ha proseguito poco dopo la sua analisi fornendo una possibile spiegazione al fenomeno ‘impingement,’ e spiegando come l’auto-completamento della barra di ricerca di Google restituisca come primo risultato ‘impingement’ se si comincia la digitazione con ‘impi ‘ anziché ‘imp.’ L’analisi di Alagna è stata immediatamente ripresa [da numerose testate online](https://www.google.it/search?q=impingement&source=lnms&tbm=nws&sa=X&ved=0ahUKEwjfs4Tp2qrbAhVECuwKHW-PBfEQ%5FAUIDSgE&biw=1920&bih=983) ed ha cominciato a circolare a vista d’occhio sui social, e non stupisce visto che un errore così grossolano e presentato in questa maniera è ottimo materiale per creare una notizietta virale che fa leva sul famoso e abusato fenomeno dell’analfabetismo funzionale. Ciononostante, è importante avere in mente il quadro completo della situazione: il sotto-testo più evidente della diffusione di questa analisi, infatti, ammicca all’associazione tra il picco nei grafici e una ricerca sul motore da parte di chi quell’impeachment lo vuole. Ovvero, presumibilmente, la base elettorale del Movimento 5 Stelle. Per quanto si tratti di una chiara incomprensione statistica — che [l’interfaccia utente](https://blog.adeptmarketing.com/brexit-google-trends?ref=stellakamikaze.org) di Google Trends [senza dubbio facilita](https://medium.com/@dannypage/stop-using-google-trends-a5014dd32588?ref=stellakamikaze.org) —, un’analisi di questo tipo ha tutti i requisiti necessari per trasformarsi in un perfetto dispositivo di memetica di stampo politico che, date le sue premesse intrinseche, non può che contribuire ad un’ulteriore polarizzazione di un dibattito già incredibilmente polarizzato. Ovvero, esattamente ciò di cui non abbiamo bisogno in un momento delicato come questo. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/impeachment-sergio-mattarella-luigi-di-maio-impingement-google-trends/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 maggio 2018.* ### Per entrare a questo ‘CryptoRave’ devi minare il biglietto d’ingresso URL: https://stellakamikaze.org/per-entrare-a-questo-cryptorave-devi-minare-il-biglietto-dingresso/ Last updated: 2026-07-03T22:48:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 maggio 2018.* Come forse vi sarete accorti, negli ultimi mesi il mondo intero è impazzito per questa storia delle [criptovalute](https://motherboard.vice.com/it/topic/criptovalute?ref=stellakamikaze.org) e della [blockchain](https://motherboard.vice.com/it/topic/blockchain?ref=stellakamikaze.org). Dalle centinaia di [nuove criptovalute](https://motherboard.vice.com/it/article/zm84v5/un-viaggio-nello-schema-ponzi-a-base-di-gamberetti-e-criptovalute-ether-shrimp?ref=stellakamikaze.org) nate tra luci e ombre, fino a interi settori di mercato che ora si basano [sull’implementazione della tecnologia blockchain](https://motherboard.vice.com/it/article/xw7emq/fermiamo-la-blockchain-prima-che-privatizzi-le-nostre-gif?ref=stellakamikaze.org), non vi è ombra di dubbio che la mania per le criptovalute sia lo zeitgeist attuale del mondo della tecnologia. **Segui Motherboard su Facebook e Twitter.** Non serve dire che c’è poco da festeggiare: l’invasione di questi strumenti nei think tank di mezzo mondo ha permesso la proliferazione di iniziative che [hanno ben poco a che fare](https://motherboard.vice.com/it/article/paqvn7/app-legalfling-consenso-sessuale-tramite-blockchain?ref=stellakamikaze.org) con [le premesse iniziali della tecnologia](https://motherboard.vice.com/it/article/gywjmj/per-favore-ridateci-la-blockchain-di-una-volta?ref=stellakamikaze.org) (e della valuta) teorizzata da Satoshi Nakamoto e stiamo attraversando un momento di assestamento vero e proprio per raggiungere, si spera, un periodo di ricerca e sviluppo salutare e che non basi le proprie fondamenta sul desiderio sfrenato di lanciare una ICO o ficcare la blockchain in qualunque anfratto possibile. In questo clima di apparente sconforto, però, i collettivi artistici di [!Mediengruppe Bitnik](https://wwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.bitnik.org/?ref=stellakamikaze.org) ([di cui siamo particolarmente fan](https://motherboard.vice.com/it/article/9aqm95/la-darknet-e-il-centro-commerciale-piu-eterogeneo-del-mondo?utm%5Fsource=stylizedembed%5Fmotherboard.vice.com&utm%5Fcampaign=mbk7av&site=motherboard)) e [Omsk Social Club](http://punkisdada.com/?ref=stellakamikaze.org) hanno ribadito una tendenza [già in corso da diversi mesi](http://www.wired.co.uk/article/rave-culture-on-the-blockchain?ref=stellakamikaze.org): sfruttare la blockchain per organizzare delle feste. ‘[CryptoRave](https://0b673cce.xyz/?ref=stellakamikaze.org)‘ è l’ultimo progetto (giunto alla quinta edizione’ del percorso dei due collettivi artistici e ha mescolato un’installazione artistica con una sessione di LARP (gioco di ruolo dal vivo) e un ‘rave’ il cui biglietto ingresso andava minato via browser. “CryptoRave si è tenuto nella [panke.gallery,](http://panke.gallery/exhibition/ALEXIETY?ref=stellakamikaze.org) a Berlino, ed è stato un evento in cui si sono uniti il concetto di club e quello di performance,” mi hanno spiegato in uno scambio di mail corale i membri dei due collettivi. “!Mediengruppe Bitnik ha presentato ‘[Alexiety](http://panke.gallery/exhibition/ALEXIETY?ref=stellakamikaze.org)‘, un progetto elaborato con il musicista francese Low Jack in cui sono state prodotte tre canzoni d’amore che sono in grado di interagire direttamente con gli Intelligent Personal Assistant come Alexa, Google Home e Siri — L’intento è di rimettere in discussione il rapporto uomo-macchina nelle relazioni che stanno cominciando a legarci a questi dispositivi.” “Sia il ‘rave’ che il ‘gioco’ hanno il potere di creare uno spazio di finzione in cui possiamo immaginarci dei futuri alternativi.” Le tracce prodotte nella prima fase del progetto sono state poi riproposte direttamente durante la serata della festa, a cui lo stesso LowJack ha suonato, “CryptoRave è un’azione artistica utopica pensata per comprendere come e se le organizzazioni autonome decentralizzate (DAO) possano essere in grado di supportare e sopportare una sotto-cultura,” mi spiegano. “Il primo passo è stato creare [RaveEnabler](https://0b673cce.xyz/?ref=stellakamikaze.org) — un software specificatamente pensato per permettere ai raver di diventare parte del CryptoRave Network,” continuano raccontando il cuore del progetto che permette di “Donare la potenza di calcolo dei loro computer per minare Monero — una criptovaluta — mentre, allo stesso tempo, rendono la rete maggiormente sicura e anonima,” il lavoro di mining effettuato via browser permetteva ai partecipanti di sbloccare i biglietti e le coordinate del luogo della festa. Ma CryptoRave è stata anche e sopratutto un’occasione per includere l’elemento di gioco di ruolo dal vivo all’interno di una festa, “Sia il ‘rave’ che il ‘gioco’ hanno il potere di creare uno spazio di finzione in cui possiamo immaginarci dei futuri alternativi,” mi spiegano. “Ci è sembrato cruciale contribuire a creare uno spazio e un tempo specifico per ragionare collettivamente sulle reti decentralizzate, le reti nascoste anonime e i mezzi necessari ad acquisire fiducia e resilienza nell’utilizzo di questi strumenti.” La componente LARP di CryptoRave chiedeva ai partecipanti di fingersi membri del mondo tecnologico che gli fatto da ponte per la festa, “L’attuale stato del mondo lo rende sensibile ad un altissimo tasso di infiltrabilità: anche andare ad un rave significa recarsi in uno spazio ospitale per una polizia speciale, per degli hacker black hat, per degli amministratori di botnet,” mi spiegano parlandomi del tipo di personaggi giocati durante la festa. “Il CryptoRave sfrutta il rave come interfaccia di protezione per individui unici e allo stesso tempo per palesare apertamente la loro presenza. Questo è anche il motivo per cui l’Omsk Social Club preferisce il termine Real Game Play (RGP) invece che LARP, perché le sue caratteristiche gli permettono di espandersi alla vita reale, continuando a custodire il potenziale di influenzarla al di fuori dell’ambiente di gioco chiuso.” Tra gli altri, “C’era Hans Ulrich Obrist (noto curatore d’arte, ndr), ma sembrava molto più giovane. C’era un intero gruppo di persone provenienti dalla tecnologia e dalle ONG che ballava a fianco a dei ricercatori AI dei nuovi laboratori Google. Ben Vickers (ricercatore luddista, ndr) è stato attaccato al telefono invece che alla pista — A quanto pare non balla più. C’era addirittura qualcuno che si è presentato come Satoshi Nakamoto, inoltre c’erano persone che indossavano le unità di camuffamento [CV Dazzle](https://cvdazzle.com/?ref=stellakamikaze.org) di Adam Harvey. C’era anche l’assistente di Peter Thiel — ubriaco marcio, che faceva un gran casino. Ma questo caos è la realtà delle nostre reti quando diventano fisiche,” continuano descrivendomi i fenotipi umani partecipanti, “È impossibile dire da dove siano venuti o chi fossero, visto che diamo per scontato che abbiano adottato identità alternative per presenziare al CryptoRave: tutto era un’illusione della vita reale, volevamo incoraggiare una ribellione rave delle singole vite dei partecipanti.” La premessa di riflessione di CryptoRave, però, ignora volontariamente il “lato oscuro” della mania per la decentralizzazione ed è importante riflettere sin dall’inizio su come rendere queste conversazioni vulnerabili alla messa in discussione dell’attuale status quo della decentralizzazione, “Per farlo dobbiamo contribuire attivamente all’adozione e allo sviluppo della nostra visione del futuro all’interno degli spazi delineati da queste tecnologie,” mi rispondono quando metto in dubbio le loro intenzioni. “La parte pubblica è molto importante: vogliamo eliminare la conoscenza tecnologica centralizzata e aprirla a potenziali interessati, e questo processo può consumarsi attraverso il gioco. Se assumi un ruolo di gioco, in genere devi fare un po’ di ricerca, quindi una persona che non ha mai minato un singolo Bitcoin diventa improvvisamente un milionario delle criptovalute — Devono sapere che cos’è Bitcoin per vestire quel ruolo. Quando il novellino diventa il giullare, è allora che le cose diventano interessanti.” L’equazione è semplice, “È importantissimo che persone provenienti da background, vite, esperienze, gender diversi vengano incluse nel processo di sviluppo della tecnologia. Il mondo della tecnologia sta modellando sempre di più l’aspetto della nostra vita offline e delle nostre esperienze online. Dobbiamo assicurarci che questi spazi siano eterogenei e multi-livello e soddisfino i bisogni più svariati. In quanto artisti, vogliamo contribuire.” La componente LARP, infine, non è casuale, secondo i collettivi, “La singola identità di molte persone su Facebook fa sì che il capitalismo debba faticare molto meno per raccogliere i nostri dati. Cosa succederebbe se tre persone utilizzassero lo stesso account? Sarebbero comunque in grado di usufruire di una rete sociale globale, ma le informazioni su di essi vendute da Facebook non sarebbero precise. Tutto sta nell’hackerare il sistema di lucidità.” In effetti non riesco a immaginarmi un modo migliore di iniziare ad hackerare i sistemi di lucidità di andare ad un rave. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-partecipare-a-questo-cryptorave-bisogna-minare-il-biglietto-dingresso/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 maggio 2018.* ### Perché ieri Elon Musk ha passato la giornata a litigare su Twitter URL: https://stellakamikaze.org/perche-ieri-elon-musk-ha-passato-la-giornata-a-litigare-su-twitter/ Last updated: 2026-07-03T22:48:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 maggio 2018.* Nella giornata di ieri il CEO di Tesla e SpaceX (eccetera eccetera) Elon Musk ha intrattenuto il mondo intero con un genuino esempio di flame vecchia scuola forum mid-2000s su Twitter. I problemi sono iniziati sin dai primi minuti del 22 maggio, perché Musk si è ritrovato [a dover rendere conto](https://twitter.com/elonmusk/status/998777288559755264?tfw%5Fcreator=MJ%5FCoren&tfw%5Fsite=qz&ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref%5Furl=https%3A%2F%2Fqz.com%2F1285174%2Fconsumer-reports-just-got-elon-musk-to-fix-teslas-model-3-braking-software%2F&ref=stellakamikaze.org) di un apparente difetto nei sistemi di frenaggio della Model 3 di Tesla. La situazione si è risolta con l’annuncio di un aggiornamento software gratuito in arrivo per risolvere il problema, ma è rapidamente sfuggita di mano quando qualcuno ha cominciato, per così dire, a punzecchiarlo. Il commentatore, sotto una foto pubblicata da Musk qualche giorno prima, [ha riportato](https://twitter.com/elonmusk/status/998409778316496896?ref=stellakamikaze.org) un titolo apparso [sul New York Magazine](http://nymag.com/selectall/2018/04/tesla-workers-getting-hurt-because-elon-musk-hates-yellow.html?ref=stellakamikaze.org) il quale afferma che “Gli operai di Tesla sono in pericolo perché Elon Musk odia il colore giallo,” facendo riferimento alla presunta mancanza di elementi segnaletici di sicurezza color giallo fluorescente all’interno degli stabilimenti Tesla. Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. Contemporaneamente, il magazine \* Reveal \*del Center for Investigative Reporting, ha pubblicato [un articolo](https://www.revealnews.org/article/tesla-left-injuries-off-the-books-but-it-might-not-face-penalties/?ref=stellakamikaze.org) in cui menziona l’aggiunta di nuovi nomi alle lista di infortuni sul lavoro negli stabilimenti Tesla, “l’azienda di macchine elettriche ha aggiunto i nomi di 13 persone infortunatisi nel 2017 che mancavano alla lista quando Tesla ha certificato il suo report obbligatorio a riguardo all’inizio di quest’anno,” si legge nell’articolo. “Gli altri incidenti aggiunti includono delle lacerazioni che hanno costretto un operaio a perdere oltre 100 giorni di lavori, una rotula dislocata la vittima della quale si sta ancora riprendendo e diverse ferite a mano, polso, schiena e spalle,” continua l’articolo. L’aprile scorso, quando \* Reveal[*aveva pubblicato*](https://www.revealnews.org/article/tesla-says-its-factory-is-safer-but-it-left-injuries-off-the-books/?ref=stellakamikaze.org) *la prima parte della sua inchiesta, Tesla* [*aveva risposto*](https://www.tesla.com/blog/not-so-revealing-story?ref=stellakamikaze.org) *alle accuse definendo \* Reveal* “un’organizzazione estremista che sta lavorando direttamente con i sindacati per creare una campagna di disinformazione calcolata contro Tesla,” e continuando ad affermare che Tesla continua a porsi come obiettivo quello di avere “[le fabbriche più sicure sulla Terra](https://www.tesla.com/blog/becoming-safest-car-factory-world?ref=stellakamikaze.org)”. Il dibattito tra Elon Musk e gli utenti di Twitter si è acceso proprio quando questi ultimi hanno iniziato a insistere sulla tematica sindacale, “Non c’è niente che impedisce al team di Tesla nelle nostre fabbriche di sindacalizzarsi,” [ha risposto](https://twitter.com/elonmusk/status/998454539941367808?ref=stellakamikaze.org) Musk ad un utente che gli chiedeva notizie [della attuale controversia tra Tesla e i sindacati](https://www.engadget.com/2017/02/24/elon-musk-thinks-unions-are-bad-for-tesla/?ref=stellakamikaze.org), “Potrebbero farlo domani se volessero, ma perché pagare le sottoscrizioni sindacali e cedere le stock option per niente? I nostri standard sono il doppio più sicuri rispetto a quando lo UAW (il sindacato degli operai automobilistici americani ndr) gestiva lo stabilimento.” Sono molti gli operai di Tesla, infatti, ad aver confermato a diverse testate alcuni tentativi di ostacolare il processo di sindacalizzazione da parte dell’azienda. La conversazione ha finito per spiralare su un ripasso storico (più o meno condiviso) sul rapporto tra i sindacati americani e le grandi realtà automobilistiche del paese, per cui Musk afferma che, “Forse vogliamo che la UAW torni, anche se ci ha tradito 8 anni fa e ci ha lasciato qui a marcire,” [scrive in un tweet](https://twitter.com/elonmusk/status/999010167793504256?ref=stellakamikaze.org), “Forse vogliamo che la UAW torni anche se il tasso di infortunio oggi è la metà di quello che c’era quando c’erano loro e gli stipendi sono più alti di allora. Votiamo e scopriamolo.” Lo scontro tra Tesla e i sindacati non si può certamente risolvere con dei tweet, e i dubbi sollevati dalle recenti inchieste verranno risolti [durante un’audizione](https://www.mercurynews.com/2018/05/22/elon-musk-tesla-workers-dont-want-to-unionize/?ref=stellakamikaze.org) con il National Labor Relations Board a cui Tesla dovrà partecipare per chiarire le accuse di minacce nei confronti dei dipendenti a causa dei tentativi di sindacalizzazione. La linea di Musk ha però preso una piega quantomeno preoccupante quando, impegnato in ripetuti botta e risposta con numerosi giornalisti americani, ha affermato che “Ogni volta che qualcuno critica i media, questi strillano ‘Sei come Trump!,” [spiega nel tweet](https://twitter.com/elonmusk/status/999357298861486080?ref=stellakamikaze.org). “Secondo te perché Trump è stato eletto? Perché nessuno vi crede più. Avete perso la vostra credibilità tanto tempo fa.” Poco dopo Musk si è lasciato andare a considerazioni sullo stato attuale del giornalismo non proprio puntuali (fonte: io, operaio del mondo dei media), “Il problema è che i giornalisti sono costantemente sotto pressione per ottenere il massimo dei click e guadagnare i soldi delle pubblicità, pena essere licenziati,” [spiega Musk](https://twitter.com/elonmusk/status/999364333674024960?ref=stellakamikaze.org). “La situazione è spinosa, specie perché Tesla non fa pubblicità, ma le aziende che si occupano di combustibili fossili e di macchine a benzina/diesel sono tra i pubblicitari più generosi del mondo.” “La situazione è spinosa, specie perché Tesla non fa pubblicità, ma le aziende che si occupano di combustibili fossili e di macchine a benzina/diesel sono tra i pubblicitari più generosi del mondo.” Per quanto esistano infinite sfumature di grigio tra la totale fiducia nei media e il “Ti stai comportando come Trump,” le tesi e i toni delle critiche di Musk ricordano in maniera evidentemente le campagne di propaganda anti-mediatiche che le realtà anti-establishment portano avanti da anni. La controversia di cui Musk è protagonista assieme ai sindacati non indica una classe giornalistica “sotto pressione per ottenere il massimo dei click” (spoiler: \* Reveal\* è una no-profit), quanto più che altro una evidente difficoltà di dialogo nel processo di reporting tra i media e, in questo caso, Tesla. Un problema che rischia di rivelarsi parte sostanziale dei motivi per cui Tesla è allo stesso tempo così amata e discussa: la trasparenza totale non fa sempre comodo alle pubbliche relazioni. La situazione, prima di apparentemente rientrare, è definitivamente degenerata quando Elon Musk ha chiesto ai suoi follower, con un sondaggio su Twitter, se dovesse creare un “sito per votare la credibilità dei media.” Un’idea così pessima, distopica e predestinata [ad andare storta in ogni modo possibile](https://twitter.com/elonmusk/status/999374720368689153?ref=stellakamikaze.org) che non mi sento nemmeno di commentare. Elon Musk è un utente piuttosto attivo dell’ecosistema di Twitter e le sue discussioni non si sono certo concluse qua — Non è possibile fare chiarezza o ottenere dichiarazioni chiarificatrici su una piattaforma come Twitter, ed è per questo che le audizioni previste per Tesla rimangono l’unico mezzo utile per portare avanti un percorso sostenibile di miglioramento delle condizioni dei lavoratori degli stabilimenti. Nel frattempo, per Musk è indispensabile sfruttare Twitter per consolidare il suo posizionamento nel dibattito e racimolare tifo: in una dinamica diplomatica dove una delle parti corrisponde ad un vero e proprio culto della personalità, è indispensabile per questa parte rafforzare la propria influenza sociale e, per diretta conseguenza, il suo peso politico sul tavolo delle trattative. [Mi ricorda qualcosa](https://motherboard.vice.com/it/article/7xd73b/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico?ref=stellakamikaze.org). *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-ieri-elon-musk-ha-passato-la-giornata-a-litigare-su-twitter/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 maggio 2018.* ### Mark Zuckerberg è passato dal Parlamento Europeo e non è successo assolutamente niente URL: https://stellakamikaze.org/mark-zuckerberg-e-passato-dal-parlamento-europeo-e-non-e-successo-assolutamente-niente/ Last updated: 2026-07-03T22:48:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 maggio 2018.* Nella serata di ieri Mark Zuckeberg è stato ospite del Parlamento Europeo per un’audizione che ha visto la partecipazione del Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani e dei maggiori rappresentanti di coalizione. L’incontro si proponeva di [portare avanti il dibattito](https://motherboard.vice.com/it/article/7xd73b/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico?ref=stellakamikaze.org) sul ruolo di Facebook e degli stati nazionali nella regolazione dei flussi dati provenienti dal social network e nella gestione delle informazioni sensibili degli utenti della piattaforma: le stesse informazioni che [nel recente scandalo di Cambridge Analytica](http://motherboard.vice.com/it/topic/cambridge-analytica?ref=stellakamikaze.org) sono state fatte circolare in maniera eccessivamente libera e perfino utilizzate all’interno di processi di propaganda politica. \*Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter. \* Le intenzioni dell’udienza erano ottime, ma l’esecuzione è stata deludente — se non direttamente pessima. L’incontro si è svolto in poco più di un’ora (a differenza [delle DIECI ORE](https://www.youtube.com/watch?v=6ValJMOpt7s&ref=stellakamikaze.org) del Congresso) e ha reso evidente un approccio decisamente più aggressivo da parte dei politici europei rispetto alle loro “controparti” americane, principalmente perché – a differenza degli Stati Uniti — la prossima entrata in vigore il 25 maggio della nuova normativa privacy europea (GDPR) che pone una solida base normativa a cui Facebook si dovrà allineare. Dopo un discorso introduttivo in cui Zuckerberg ha ribadito per l’ennesima volta le sue scuse al mondo intero [farcendole di intenzioni](https://newsroom.fb.com/news/category/hard-questions/?ref=stellakamikaze.org) in salsa ampliamento personale per monitoraggio contenuti e dialogo con le nazioni per proteggere i processi democratici, è stato il momento delle domande da parte dei rappresentati parlamentari. È allora che si è dipinta una dinamica che, da perfetto ignorante di storia della geopolitica, definirei tipicamente europea. I principali leader di coalizione si sono scagliati contro Zuckerberg inanellando una serie di domande e dichiarazioni estremamente puntuali e attuali — È stato Tajani stesso [a definire](https://twitter.com/nejrottif/status/998962638238470145?ref=stellakamikaze.org), sin dall’inizio, il tono dell’intera udienza affermando che “I dati degli utenti sono diventati una risorsa di valore, e le persone sono disposte a pagare parecchio per ottenerli.” La palla è poi passata [a Manfred Weber](https://twitter.com/nejrottif/status/998967600125239297?ref=stellakamikaze.org), del Partito Popolare Europeo, che ha chiesto a Zuckerberg se Cambridge Analytica si trattasse “soltanto della punta dell’iceberg” e ha poi messo sul tavolo in termini chiarissimi il bisogno di “discutere la necessità di rendere pubblico e trasparente l’algoritmo del newsfeed di Facebook,” e ha concluso chiedendo al CEO “se crede che la sua azienda possa essere considerata un monopolio.” È stato poi il turno [di Syed Kamall](https://twitter.com/nejrottif/status/998969265918226434?ref=stellakamikaze.org), dei conservatori europei, che ha interpellato Zuckerberg circa faccende più tecniche come lo stato dei lavori sulla problematica del raccoglimento dei dati personali degli utenti che non sono iscritti a Facebook. Si è poi aperto il sipario per Guy Verhofstadt che, in linea con il suo storico, ha dato il via [a uno show](https://twitter.com/nejrottif/status/998969655237709826?ref=stellakamikaze.org) piuttosto acceso e piacevolmente populista che aveva come superficie di fuoco più la figura di Mark Zuckerberg all’interno di Facebook che la piattaforma stessa: “Lei mi ricorda il protagonista di un libro, \* The Circle\*,” “Crede di essere in grado di sistemare la sua piattaforma?”, “Ho qui una petizione firmata da più di 1 milione di europei in cui vi si chiede di accettare delle regole.” Sul finale si è praticamente aperto il circo, “Deve chiedersi come verrà ricordato: come un imprenditore al pari di Steve Jobs e Bill Gates, che è stato capace di arricchire il nostro mondo e la nostra società, o come un prodigio che ha creato un mostro digitale che sta distruggendo la nostra democrazia?” Hanno seguito poi alcuni interventi degni di nota: Gabriele Zimmer, di Sinistra Unitaria Europea, ha interrogato Zuckerberg circa le attività di lobbying svolte da Facebook nei confronti dell’Unione Europea, evidenziando come “Negli ultimi anni ci sono stati vari rappresentati di Facebook qui nelle sedi dell’Unione Europea: 92 incontri dal 2014, milioni spesi per lavoro di lobbying proprio per spostare e modificare la GDPR. Continuerà così? Si continuerà a fare confusione tra mercato e società?” È inoltre merito di Zimmer quello di aver messo sul tavolo un tema sociale estremamente urgente ma storicamente passato sotto il radar del dibattito pubblico sulla piattaforma, “Facebook è stato fondato come piattaforma hot or not per studenti, che cosa ha modificato Facebook nella sua filosofia per combattere sessismo e violenza contro le donne?” ha chiesto Zimmer facendo riferimento alle problematiche di stalking, cyberbullismo e account fake presenti sul social network. Nigel Farage, dell’EFDD, ha discusso il tema delle fake news e sorprendentemente è stato l’unico a menzionare il rapporto tra crisi del giornalismo moderno e modifiche all’algoritmo del newsfeed di Facebook. I restanti interventi sono stati altrettanto puntuali e tecnici, e alla fine del round di domande si può dire con serenità che il Parlamento Europeo si era preparato per questa audizione. Il problema è che Zuckerberg non ha risposto a nessuna di queste domande. O meglio, prima di tutto ha servito la solita poltiglia preparata che aveva già rifilato al Congresso il mese scorso, ma sopratutto non ha avuto il tempo pratico né per farlo né per essere messo sotto pressione dai parlamentari presenti. Il format dell’audizione, infatti, aveva previsto di iniziare prima con il round di domande e di lasciare poi tempo alla fine a Zuckerberg per rispondere: peccato che conclusosi il round di domande i minuti da ordine del giorno rimasti per l’audizione si potevano contare sulle dita di due mani. Zuckerberg, durante il suo intervento di risposta, ha ricordato di “voler essere sensibile al tempo dedicato all’audizione”, di base ricordando ai presenti che tecnicamente la tortura avrebbe dovuto concludersi alle 19.20 di ieri sera (circa 15 minuti prima dell’istante in cui ha pronunciato queste parole). Quando Tajani, a tempi già sforati, ha cercato di raccogliere l’ordine della sala per concludere l’audizione, sono stati i parlamentari stessi a insistere per continuare e a criticare il fatto che Zuckerberg non aveva mai davvero risposto ad alcuna delle domande che gli erano state poste — È stato infine chiesto a Tajani di raccogliere e consegnare le domande a Zuckerberg e pretendere delle risposte puntuali a stretto giro. Non è chiaro chi abbia stabilito il format dell’audizione — benché si menzioni ad un certo punto durante l’audizione che sia stato Zuckerberg a richiederlo — il quale era chiaro a partire dai tempi programmati che non sarebbe stato adatto ad ospitare uno scambio del genere. Ho interpellato il Gabinetto del Presidente Tajani a riguardo e circa l’intenzione del Parlamento di sottoporre e richiedere risposte a delle domande importanti e che, sa da un lato rimarcano il ruolo dell’Unione Europea come fortunato faro nel dibattito globale sul rapporto tra Facebook e la propria utenza, dall’altra evidenziano in maniera lampante quanto, durante questa attesa audizione, non sia successo assolutamente nulla. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mark-zuckerberg-e-passato-dal-parlamento-europeo-e-non-e-successo-assolutamente-niente/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 maggio 2018.* ### In questo fumetto post-apocalittico alla Terra sono rimaste solo le auto da corsa URL: https://stellakamikaze.org/in-questo-fumetto-post-apocalittico-alla-terra-sono-rimaste-solo-le-auto-da-corsa/ Last updated: 2026-07-03T22:48:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 maggio 2018.* *ERRATA CORRIGE 24/5/18: L’intervista riportata nell’articolo era stata inizialmente accredita a causa di un errore dell’autore al disegnatore del fumetto Riccardo Burchielli, invece, le risposte sono di Giulio Antonio Gualtieri, autore del fumetto. L’errore è stato ora corretto.* Sapete no che il mondo sta per finire? Cioè, non è una grande novità ormai. Il 2018 sembra (SEMBRA!) abbastanza tranquillo, ma per il 2019 abbiamo già [previsioni piuttosto lapidarie](https://iri.columbia.edu/our-expertise/climate/forecasts/enso/current/?enso%5Ftab=enso-iri%5Fplume&ref=stellakamikaze.org) sull’arrivo dell’ennesimo El Niño, il fenomeno climatico che porta un sacco di caldo e che accorcerà inevitabilmente la nostra presenza sul pianeta. *Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.* Per questo motivo forse è meglio tagliare la testa al toro, rassegnarci e cominciare a pensare direttamente al *dopo*. Cosa facciamo dopo l’Apocalisse? Il fumettista Riccardo Burchielli ci ha pensato, e ha presentato la sua idea di Terra post-apocalisse in *We Race*, un webcomic sponsorizzato da Ferrari dove la superficie terrestre è stata trasformata da un evento climatico inaspettato. Interi continenti sono scomparsi lasciando il posto all’oceano e nuove montagne sono emerse dove una volta c’era soltanto acqua: un governo globale, guidato dalle Nazioni Unite, sta tentando di ricostruire la società. Nel frattempo, in un deserto prima inesistente, delle auto da corsa indistruttibili si sfidano. “Le immagini delle gare di Formula 1 sono ben stampate nella mente di tutti gli appassionati. Per riuscire a colpirli al cuore, ma senza essere mimetici rispetto alla realtà, era necessario creare un mondo nuovo, dove poter dare libero sfogo all’immaginazione,” mi ha spiegato l’autore di *We Race* Giulio Antonio Gualtieri , contatto via mail. “Per questo, la scelta è caduta sul genere post-apocalittico: dalla saga cinematografica di *Mad Max* al videogioco *The Last of Us*, questo tipo di ambientazione ha grande fascinazione sul pubblico.” L’ispirazione del fumetto è piuttosto palese, ma è l’inclusione di un elemento anomalo come le corse automobilistiche delle F-Mach a rendere l’opera interessante, “Il post-apocalittico è un genere che può essere declinato in molti modi,” spiega Gualtieri, “In *We Race*, la società è ripartita dopo anni difficili. E ora ha bisogno di distrarsi. D’altronde, non importa quanto il mondo sarà buio e spietato: superata una certa velocità, infatti, tutto è un trionfo inarrestabile di colori.” Il fumetto di Burchielli e Gualtieri si svolge in quattro episodi interamente disponibili (e adattati) all’esperienza web, li puoi leggere e ammirare [sul sito ufficiale di We Race](https://weracecomic.ferrari.com/it?ref=stellakamikaze.org). *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/fumetto-we-race-ferrari-riccardo-burchielli-post-apocalisse/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 maggio 2018.* ### L’ultima stagione di ‘Silicon Valley’ fa più paura di ‘Black Mirror’ URL: https://stellakamikaze.org/lultima-stagione-di-silicon-valley-fa-piu-paura-di-black-mirror/ Last updated: 2026-07-03T22:48:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 maggio 2018.* Chi di noi non si è trovato in difficoltà quando, ormai diversi anni fa, \* The Big Bang Theory *ha inaugurato una nuova stagione di cresta dell’onda per tutte quelle cosette da nerdino X che tanto amiamo? Delusione, rabbia, frustrazione: sapete di cosa sto parlando. Le cose sono migliorate quando qualche altro fenomeno pop ha preso piede in maniera un po’ meno imperialista. \* Rick & Morty*: tanto [nessuno ci ha mai capito un cazzo di Rick & Morty](https://motherboard.vice.com/it/article/jpj7wk/rick-and-morty-e-il-senso-della-vita?ref=stellakamikaze.org), quindi per qualche anno ha contribuito a seppellire un’ascia di guerra che soltanto noi nerdini x supponenti volevamo sollevare. Il Ragnarok si è concluso quando il 6 aprile del 2014 è andato in onda su HBO il primo episodio di \* Silicon Valley*, una comedy americana in cui un gruppo di maschi bianchi meno uno cercano di lanciare dal nulla una startup nel bel mezzo della Silicon Valley. La settimana scorsa è andato in onda l’ultimo episodio della quinta stagione della serie, e da qui in poi c’è un caricone di spoiler per spiegare perché \* Silicon Valley* fa più paura di \* Black Mirror\* quindi se non l’avete ancora vista lasciate stare — Oppure guardatela al volo, perché tanto le puntate durano appena mezz’ora. ## SPOILER Prima di tutto, un breve riassunto delle puntate precedenti: Richard Hendricks è un programmatore prodigio che di punto in bianco molla il suo 9 to 5 a Hooli — un titano software/hardware della Silicon Valley che scimmiotta i topos tipici di Microsoft e Google — per lanciare Pied Piper, una startup che sta sviluppando un software di compressione ovviamente rivoluzionario e disruptive. Avanti veloce e grazie ad alcune epifanie narrative Pied Piper si trasforma nel sogno di una rete internet decentralizzata: milioni di smartphone in tutto il mondo che, grazie all’algoritmo di compressione con cui tutto è cominciato, possono diventare nodi critici di una rete internet peer 2 peer priva di un potere centrale. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Dalla sua prima stagione \* Silicon Valley \*è sempre stata una serie TV in grado di integrare nel mondo dell’intrattenimento tematiche e complessità realmente appartenenti al mondo della tecnologia e dell’informatica: dalle querelle sul diritto d’autore fino alle assurde capovolte dei termini di servizio che snodano la storia di Pied Piper, l’impressione è sempre stata quella di trovarsi davanti ad un lavoro di scrittura che ben riusciva ad inquadrare un momento storico allo stesso tempo preciso e diluito. Questa premessa sembra però essere cambiata con l’ultima stagione della serie: a differenza di tutte le altre, la quinta stagione di \* Silicon Valley \*suona reale e puntuale e nel processo di fissaggio temporale dei temi trattati risulta, infine, leggermente indietro coi tempi rispetto ai più generici standard a cui la serie ci aveva abituato. Dalle difficoltà di gestione personale evidenziate nei primi episodi, in cui si ammicca alle startup (sempre più piccole) che faticano a gestire team troppo grandi, passando per (finalmente) un riconoscimento concreto dell’entrata nei mercati globali di player orientali, come succede con la copia carbone di Pied Piper che viene lanciata da Jian-Yang che riesce non solo a dare credito all’ascesa di Tencent ma calca la mano anche sulla crescente problematica [del furto brevetti](https://www.theverge.com/2015/4/15/8419537/segway-ninebot-acquisition-china?ref=stellakamikaze.org), gli autori di \* Silicon Valley *palesano il fatto di aver esaurito i bigliettini nel loro cappello “tech topic generic 2k” e di aver cominciato a rivolgersi al feed RSS di \* The Verge* per recuperare nuove idee. La quinta stagione non lo nasconde: il sogno [di una rete internet decentralizzata](https://blockstack.org/?ref=stellakamikaze.org), la gestione [di un’intelligenza artificiale](https://motherboard.vice.com/it/article/mbkqwy/google-duplex-telefonate-conferenza-intelligenza-artificiale?ref=stellakamikaze.org) robotica che sabota il proprio sistema per segnalare degli abusi provenienti da un umano, il collasso iniziale d[ella criptovaluta lanciata da Pied Piper](https://steemit.com/scam/@moonjelly/how-to-create-an-ico-scam-in-5-simple-steps?ref=stellakamikaze.org) per decentralizzare l’azienda a sua volta e smettere di dipendere dagli investimenti esterni fino alla lotta senza quartiere — L’ultima stagione di \* Silicon Valley \*più che farmi ridere mi ha fatto paura: ha messo nero su bianco un ritratto del 2018 nel mondo della tecnologia senza nascondere tutte le esagerazioni del caso. Nella sua ridente normalità, la realtà dipinta da \* Silicon Valley *risulta più inquietante di quella di un \* Black Mirror* qualsiasi: una distopia ipertecnologica dove il polso della situazione viene definito dal contesto e dai luoghi, con numeri e volumi di utenti strabilianti provenienti da tutto il mondo gestiti da una singola macchia di terra negli Stati Uniti e flussi di denaro incontrollati che finiscono, spesso, per colare inevitabilmente a picco assieme ai progetti che stavano finanziando. *Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.* Il finale di stagione, d’altronde, calca ancora più la mano su questa inquietudine. PiperNet, la rete decentralizzata di Pied Piper, ottiene finalmente il successo sperato e l’unica ovvia conseguenza è l’allargamento dell’azienda e l’acquisizione di nuovo personale. Davanti alle porte dei nuovi (vuoti) uffici di Pied Piper, si consuma uno scambio che suona piuttosto inevitabile: “Stiamo firmando con nuovi sviluppatori ogni giorno, e avremo bisogno di migliaia di programmatori e di uno staff per supportarli — Personale legale, fiscale, risorse umane, affari governativi / Perché abbiamo bisogno di personale per gli affari governativi? / Per cose tipo l’NSA: ha chiamato ieri, avevano parecchio domande sulla nostra tecnologia, e sulla possibilità di inserirci una backdoor.” *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/silicon-valley-stagione-5-paura-black-mirror/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 maggio 2018.* ### Perché la guerra per Internet va combattuta con le parole e non con i dati URL: https://stellakamikaze.org/perche-la-guerra-per-internet-va-combattuta-con-le-parole-e-non-con-i-dati/ Last updated: 2026-07-03T22:48:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 maggio 2018.* Gli ultimi mesi, per chiunque abbia a cuore internet e ciò che rappresenta, sono stati quantomeno singolari. Per me tutto è cominciato nel settembre del 2017. Con il resto della troupe di Motherboard eravamo nel bel mezzo delle riprese [del nostro documentario sul fenomeno del mining di criptovalute in Italia](https://motherboard.vice.com/it/article/7xdq4a/chi-sono-i-pionieri-italiani-del-mining?ref=stellakamikaze.org), e per la prima volta mi sono reso conto che, anche da noi, l’interesse attorno a [Bitcoin](https://motherboard.vice.com/it/topic/criptovalute?ref=stellakamikaze.org) — qualcosa che fino a poco tempo prima consideravo esclusiva del mio piccolo mondo — era ben più ampio e capillarizzato di quanto mi aspettassi. - Segui Motherboard Italia su \* **e**[Twitter](https://twitter.com/Motherboard%5FIT?ref=stellakamikaze.org).Ho cominciato a venire sommerso da opinioni e impulsi provenienti da voci mai sentite prima e a dover dare retta a punti di vista che prima non avrei mai legittimato. In breve, per la prima volta ho dovuto mettere in discussione le mie più grandi passioni con il mondo reale. Dopo quello sulle criptovalute è stato il momento del dibattito sulla tecnologia [blockchain](https://motherboard.vice.com/it/article/gywjmj/per-favore-ridateci-la-blockchain-di-una-volta?ref=stellakamikaze.org), poi sul fenomeno delle [fake news](http://motherboard.vice.com/it/topic/fake-news?ref=stellakamikaze.org), i rischi dell’[intelligenza artificiale](http://motherboard.vice.com/it/topic/intelligenza-artificiale?ref=stellakamikaze.org). Di punto in bianco, grazie [allo scandalo Cambridge Analytica](http://motherboard.vice.com/it/topic/cambridge-analytica?ref=stellakamikaze.org), i riflettori di tutto il mondo erano improvvisamente puntati sui rischi dell’influenza dei social network al nostro accesso alla conoscenza e al rapporto [tra le grandi piattaforme digitali e gli stati nazionali](http://motherboard.vice.com/it/topic/internet-governance?ref=stellakamikaze.org). Pochi giorni dopo Mark Zuckerberg, mio acerrimo nemico e più grande fonte di gelosia, [era l’uomo più chiacchierato del globo terracqueo](https://motherboard.vice.com/it/article/7xd73b/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico?ref=stellakamikaze.org). Che si tratti di una corrente mediatica passeggera, della moda del momento, o di genuino interesse, Internet sta vivendo il momento migliore della sua storia non tanto per gli avvenimenti che lo stanno animando — tutto fuorché lusinghieri — ma perché mai prima d’ora così tante persone erano interessate alle sue sorti. Quello che segue è un estratto di un capitolo che ho scritto per [Datacrazia](http://deditore.com/prodotto/datacrazia/?ref=stellakamikaze.org)*,* un’antologia di saggi su “politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei Big Data” curata da [Daniele Gambetta](https://motherboard.vice.com/it/contributor/daniele-gambit?ref=stellakamikaze.org) e pubblicata da D Editore. È ufficialmente in vendita da pochi giorni, [sta venendo presentata al Salone del Libro di Torino](https://www.facebook.com/events/1690946237692965/) e in giro per l’Italia e rappresenta un punto di partenza valido per armarsi ed essere pronti a partecipare al futuro di Internet. In un periodo così sensibile e animato, infatti, è responsabilità di tutti combattere per riappropriarsi delle parole, la materia prima più importante (ancora più dei dati) di cui il capitalismo delle piattaforme si è appropriato e ha letteralmente capitalizzato, legando a ognuna di esse un preciso valore economico e limitando drasticamente la libertà che quelle stesse parole conferivano ai pensieri di chi le utilizzava. Si tratta di una piccola chiamata alle armi, nella speranza di poter creare un nuovo vocabolario (letterale o immaginario) per sfuggire alle aste di AdWords, le parole chiave delle grandi conferenze tech e l’istituzionalizzazione di concetti fluidi e complessi che, da sempre, rendono Internet [l’invenzione più straordinaria della storia dell’uomo](https://motherboard.vice.com/it/article/53ye35/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org). Da alcuni mesi a questa parte sono molti gli ex-funzionari delle più disparate grandi piattaforme digitali [ad aver dichiarato pubblicamente](https://www.washingtonpost.com/news/the-switch/wp/2017/12/12/former-facebook-vp-says-social-media-is-destroying-society-with-dopamine-driven-feedback-loops/?noredirect=on&utm%5Fterm=.561355ff9fad&ref=stellakamikaze.org) di sentire di aver fatto, all’inizio di questo percorso, qualcosa di profondamente sbagliato. L’impressione è che per loro, e per le aziende stesse, l’evoluzione del rapporto umani-algoritmo abbia raggiunto un punto di non ritorno piuttosto inquietante: le caratteristiche del fenomeno della filter bubble rispondono alla necessità fondamentale, per queste aziende, di massimizzare il tempo di permanenza degli utenti sulle piattaforme, e lo fanno così bene da rendere quasi impossibile pensare di poter tornare indietro. Un po’ come se questo processo avesse portato così tanti benefici economici da far percepire come completamente folle l’idea di invertirlo. Non è un caso che alla pubblicazione dell’ultimo censimento trimestrale di Facebook, Mark Zuckerberg [abbia dovuto](http://nymag.com/selectall/2018/01/people-are-using-facebook-less-just-as-zuckerberg-planned.html?ref=stellakamikaze.org) non solo ammettere pubblicamente che alcune scelte politiche divenute necessarie a causa delle asprissime critiche ai danni del social e della sua influenza sulla società abbiano portato a una diminuzione del tempo trascorso sulla piattaforma dagli utenti, ma anche che queste scelte siano state necessarie. Quasi come se l’inversione del processo fosse ormai una prerogativa fondamentale nell’ottica di rendere internet un posto di nuovo salutare e sostenibile. Anche se questa presa di coscienza potrebbe sembrare in qualche modo rincuorante, è imperativo che non si lasci il privilegio di agire sull’algoritmo esclusivamente a chi trae profitto da esso. — Al tempo stesso, però, sembra che chiunque abbia provato ad agire su di esso fino ad ora abbia fallito, e il motivo di questo fallimento è al tempo stesso banale e palese: chi trae profitto dall’algoritmo ha colonizzato le parole che servono per cambiare l’algoritmo. Il funzionamento alla base della filter bubble fa dello sfruttamento della semantica un punto di partenza fondamentale: se ho accesso alle parole che i miei utenti usano, posso analizzarle per scoprire quali sono quelle che garantiscono il maggior tempo sulla piattaforma, il più alto numero di \* click *o il numero di visualizzazione più alto. Google, con il suo sistema di \* advertising AdWords*, [fa esattamente così](https://www.nature.com/articles/s41599-017-0021-4?ref=stellakamikaze.org). I suoi clienti comprano dalla piattaforma un certo volume di posizionamento pubblicitario sulla base di alcune parole chiave, e ogni volta che un utente arriva a un dato cliente di Google passando proprio per quelle parole, il rapporto economico tra le due parti si consuma: il cliente guadagna un visitatore e Google viene pagato dal cliente. Google consuma circa 63.000 transazioni di questo tipo al secondo, di fatto validando il valore di mercato di 63.000 unità di linguaggio al secondo. È imperativo che non si lasci il privilegio di agire sull’algoritmo esclusivamente a chi trae profitto da esso. In questo senso il fenomeno della filter bubble non si verifica soltanto con i pensieri e i gusti degli utenti, ma anche con le parole che usano. L’autostrada di internet sta abilitando la presenza nella rete di un determinato insieme di parole che edulcora il significato delle stesse, trasformandole in identità di mercato, più che di significato. Questo fenomeno non influenza soltanto il rapporto tra le realtà di mercato e le piattaforme digitali che dovrebbero canalizzare la loro presenza su internet, ma anche il valore dell’attivismo di chi tenta di modificare questi rapporti di forza. In [un post](https://points.datasociety.net/the-radicalization-of-utopian-dreams-e1b785a0cb5d?ref=stellakamikaze.org) pubblicato sul blog online \* Points*, la presidentessa dell’associazione \* Data & Society* Danah Boyd, trascrive il testo del discorso che ha pronunciato nel novembre del 2017 durante la cerimonia di apertura della conferenza \* The People’s Disruption: Platform Co-Ops for Global Challenges. \*Scopo del discorso era proprio di ispirare e incoraggiare delle giovani menti a far fronte alle problematiche sociali e culturali derivate dall’iper-informatizzazione della società, cercando di capire in che modo dare voce a delle minoranze non rappresentate dagli algoritmi, e come incoraggiare il dibattito attorno ad alcune delle conseguenze della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e alla loro presenza online. In breve, un discorso per cercare di capire insieme come riprenderci internet. L’arringa, nella sua piena condivisibilità, si macchia di un peccato capitale per il tipo di ecosistema in cui è stata pronunciata: da “produttività” a “lavoro”, passando per “hacker” e “disruption”, Boyd imposta il suo discorso nello stesso campo semantico già conquistato, tempo addietro, dalle stesse aziende che la comunità di persone a cui sta parlando sta cercando, in un certo senso, di combattere. Ogni iniziativa e ogni idea verrà innestata all’interno di un’infrastruttura già ben definita, con degli standard e dei punti di riferimento (sia positivi che negativi) chiari e facilmente riconoscibili. Un intero campo semantico che è stato letteralmente capitalizzato da chi, nel corso del tempo, ha ingegnerizzato allo stato dell’arte i meccanismi per trarre profitto dalle dinamiche di internet, ai danni degli utenti che ne usufruiscono. L’esercizio è primitivo e radicale: inventiamo nuove parole, alteriamo il loro significato, chiediamo a tutti di utilizzarle e impediamo, a tutti i costi, che questo nuovo vocabolario venga capitalizzato. Proprio in quest’ottica, credo fermamente che il primo passo, oggi, per poter cominciare a lavorare davvero ad un percorso di sensibilizzazione ed attivismo che possa davvero influenzare l’attuale \* status quo\* di internet e dei grandi titani che al momento lo regolano, debba partire dalle parole, le singole unità di significato che riescono a tradurre in linguaggio umano nella maniera più diretta la portata di influenza delle unità di dati, il carburante di internet e dei meccanismi che lo regolano. Qualunque sia l’idea di partenza, dobbiamo imparare a trasfigurarne il significato: che si parli di social network, intelligenza artificiale, etica o algoritmi, è imperativo privare lo status quo di internet del diritto di acquisire la proprietà sull’ecosistema in cui si manifestano queste idee attraverso le parole che utilizziamo per definirle. L’esercizio è primitivo e radicale: inventiamo nuove parole, alteriamo il loro significato, chiediamo a tutti di utilizzarle e impediamo, a tutti i costi, che questo nuovo vocabolario venga capitalizzato. — Non si tratta più di una battaglia volta alla sostenibilità di un sistema economico digitale, ma di una guerra per espropriare dal circolo vizioso del profitto di una piattaforma, come internet, senza cui oggi forse non potremmo più definirci esseri umani. Segui Federico su Twitter: [@nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-la-guerra-per-internet-va-combattuta-con-le-parole-e-non-con-i-dati/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 maggio 2018.* ### Una paziente ha risposto al cellulare durante una TAC in un ospedale di Napoli URL: https://stellakamikaze.org/una-paziente-ha-risposto-al-cellulare-durante-una-tac-in-un-ospedale-di-napoli/ Last updated: 2026-07-03T22:48:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 maggio 2018.* Benché tutti parlino di quanto il mondo vada troppo veloce, siamo nel 2018 e la Terra non accenna a rallentare. Forse è per questo che qualche giorno fa una signora che si stava sottoponendo ad una Tac all’Ospedale Cardarelli di Napoli ha pensato di unire l’utile al dilettevole e di fare una chiamata proprio durante l’esame. D’altronde durante la Tac devi stare fermo. Sdraiato. Non fare nulla. Per una estenuante decina di minuti. Segui Motherboard Italia su [Facebook](https://www.facebook.com/motherboarditalia/) e [Twitter](https://twitter.com/Motherboard%5FIT?ref=stellakamikaze.org). A riportarlo è [il Corriere del Mezzogiorno](https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/18%5Fmaggio%5F04/napoli-paziente-disobbedisce-protocollo-porta-cellulare-tac-299dea70-4f8b-11e8-a92d-8e8abb49fab9.shtml?ref=stellakamikaze.org), che spiega come l’esame sia stato immediatamente sospeso e la pazienta sgridata dal personale medico — L’immagine della Tac è rimasta conservata nei sistemi informatici dell’Ospedale e durante il weekend è stata vista praticamente da qualunque italiano (e non) dotato di connessione a internet. La signora ha affermato di aver introdotto il cellulare “per errore” all’interno degli spazi per la Tac — L’utilizzo del cellulare durante un esame del genere non riporta conseguenze particolari sulla salute del paziente o sulla sicurezza del dispositivo, ma ovviamente invalida completamente l’esame che in questo caso è stato ripetuto poco dopo. Insomma. Vabè. Boh. Come è possibile. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/una-paziente-ha-risposto-al-cellulare-durante-una-tac-in-un-ospedale-di-napoli/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 maggio 2018.* ### Finalmente potrete usare Gianluigi Buffon per... pilotare un carro armato URL: https://stellakamikaze.org/finalmente-potrete-usare-gianluigi-buffon-per-pilotare-un-carro-armato/ Last updated: 2026-07-03T22:49:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 maggio 2018.* In *World of Tanks* piloti carri armati e li usi per distruggere altri carri armati. Non succede molto altro nel gioco multiplayer online, ma a dirla tutta non mi sembra serva granché altro per rendere l’esperienza incredibile. L’unica, forse, è… Gianluigi Buffon. No? Avete presente tutte quelle volte che avete sperato di poter usare Buffon per pilotare un carro armato…? Ehm… sì, un sacco di volte. È l’ultima novità di casa Wargaming, il publisher di World of Tanks, che [ha appena annunciato](https://worldoftanks.eu/en/news/general-news/gigi-buffon-football/?ref=stellakamikaze.org) una partnership con il leggendario portiere della Juventus che lo porterà all’interno del gioco insieme a 11 nuovi carri armati italiani. Per il suo bene, però, non usatelo per parare la cannonate: non funziona, fidatevi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/finalmente-potrete-usare-gianluigi-buffon-per-pilotare-un-carro-armato/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 maggio 2018.* ### Questi sviluppatori di videogiochi salteranno l'E3 per guardare i mondiali URL: https://stellakamikaze.org/questi-sviluppatori-di-videogiochi-salteranno-le3-per-guardare-i-mondiali/ Last updated: 2026-07-03T22:49:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 aprile 2018.* Immaginate per un secondo di essere una casa di sviluppo di videogiochi. Il mercato è vitale, avete in ballo una serie di titoli eccitanti, non vedete l’ora di mostrarli al mondo ed ecco che è ora di cominciare a fare i piani per poterlo fare nell’occasione migliore dell’anno: l’E3 di Los Angeles, la più grande e importante fiera di videogiochi del mondo. C’è un problema, però, e c’entra con un piacere che noi italiani quest’anno non potremo vivere. I ragazzi [del blog italiano Outcast](http://www.outcast.it/home/2018/4/13/andiamo-in-russia-beppe-thq-nordic-pacca-le3?ref=stellakamikaze.org) hanno scovato un comunicato stampa firmato THQ Nordic, la casa di sviluppo che sta lavorando al terzo capitolo della saga di *Darksiders*, in cui gli sviluppatori austriaci e svedesi annunciano che salteranno a piè pari l’E3 di quest’anno per rimanere in terra natia per guardare i Mondiali di calcio 2018. “È con grande dispiacere che noi di THQ Nordic siamo costretti ad annunciare che non saremo in grado di perdere un singolo momento di questo stupendo evento sportivo (i Mondiali, ndr),” [si legge nel comunicato](https://thqnordic.com/article/thq-nordic-swap-participation-e3-2018-fifa-world-cup?ref=stellakamikaze.org). “Lo ammettiamo, ci perderemo la nostra pinta di birra alle 9 del mattino al ‘Ye Olde King’s Head’ Pub di Santa Monica, dove mostrano tutte le partite in diretta, ma visto che i Mondiali si terranno in Russia, significherebbe doversi bere una pinta alle 7 del mattino — è troppo presto per gli austriaci, figuriamoci per gli svedesi.” Ciononostante, i ragazzi di THQ Nordic presenteranno il loro roster [Darksiders 3](https://www.youtube.com/watch?v=Qc5OMX0RV0g&ref=stellakamikaze.org), Biomutant, Fade to Silence e Wreckfest, durante la Gamescom di Colonia e il PAX West di Seattle. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questi-sviluppatori-di-videogiochi-salteranno-le3-per-guardare-i-mondiali/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 aprile 2018.* ### Oggi Mark Zuckerberg è diventato un politico URL: https://stellakamikaze.org/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico-2/ Last updated: 2026-07-03T22:49:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 aprile 2018.* Dan Sullivan: Mr. Zuckerberg, che storia la sua, vero? Dai dormitori fino al titano globale che ora siete. Poteva succedere solo in America, è d’accordo? Mark Zuckerberg: Senatore, quasi solo in America. Dan Sullivan: Non sarebbe potuto succedere in Cina, vero? O meglio, quello che lei ha fatto in 10 anni. Mark Zuckerberg: Be’, Senatore, ci sono delle piattaforme internet cinesi molto forti. Dan Sullivan: Sì, è vero — Ma avrebbe dovuto rispondere ‘sì’ a questa domanda. Dai, coraggio, sto cercando di aiutarla, no? Per piacere, è di fronte a un mucchio di (politici americani, ndr) — la risposta è ‘sì.’ Rispondere a domande scomode e dirette non è prerogativa di nessun mestiere, ma prendere una posizione lo è, ed è una prerogativa che appartiene a un mestiere fondamentale e inquinato: quello del politico. Nella giornata di ieri Mark Zuckerberg ha testimoniato davanti al Congresso americano in un’udienza durata 6 ore in cui è stato discusso il ruolo di Facebook nel recente scandalo Cambridge Analytica. Il CEO di Facebook ha pronunciato una testimonianza introduttiva davanti ai Membri del Congresso in cui si è assunto piena responsabilità dei recenti avvenimenti legati alle violazioni della privacy degli utenti di Facebook, alla proliferazione del fenomeno delle fake news e alle interferenze estere nei processi democratici di diversi stati del mondo, Stati Uniti e Regno Unito su tutti. È seguito un serratissimo botta e risposta tra Mark Zuckerberg e diversi senatori appartenenti al comitato commerciale e giudiziario del Congresso e, per la prima volta dalla nascita di Facebook, Zuckerberg ha dovuto confrontarsi e rendere conto direttamente alla politica o, più precisamente, a personalità che lui non aveva scelto e su cui non aveva alcun controllo. Nei temi e nelle maniere emerse dall’udienza è diventato evidente come Mark Zuckerberg sia diventato infine e suo malgrado un politico: una personalità con influenza sociale imponente e la cui partecipazione ai processi politici non è più una scelta ma una necessità. Benché un diretto coinvolgimento di Zuckerberg nella sfera politica [fosse un gossip onnipresente ormai da alcuni anni a questa parte](https://motherboard.vice.com/it/article/ae7pa5/facebook-sta-diventando-un-organo-politico?ref=stellakamikaze.org), il CEO di Facebook si era sempre ben guardato dal palesare chiaramente queste tendenza, ma non per questo è rimasto con le mani in mano. Nel corso del 2017, attraverso la sua Chan-Zuckerberg Foundation, Mark Zuckerberg [ha profuso oltre 45 milioni di dollari](https://motherboard.vice.com/it/article/evbv5a/mark-zuckerberg-non-ha-bisogno-della-casa-bianca?ref=stellakamikaze.org) a supporto della fine dell’incarcerazione di massa negli Stati Uniti e per finanziare il sanamento dell’enorme problema abitativo presente nel Paese, tutto questo [mentre continuava il suo tour state-by-state degli Stati Uniti](https://qz.com/991267/the-united-states-of-mark-zuckerberg-documenting-the-facebook-billionaires-irl-tour-of-america/?ref=stellakamikaze.org). Ma le sue manovre economiche, nell’ultimo anno, hanno sfiorato entità direttamente vicine alla politica con cifre piuttosto ingenti: in [un report](https://www.opensecrets.org/lobby/top.php?showYear=2017&indexType=s&ref=stellakamikaze.org) stilato dal Center for Responsive Politics, Facebook si posiziona [appena fuori dalla top 20](http://www.newsweek.com/how-facebook-exerts-influence-washington-dc-879378?utm%5Fcampaign=NewsweekTwitter&utm%5Fsource=Twitter&utm%5Fmedium=Social) delle realtà più generose per ciò che riguarda le pratiche di lobbying, con circa 11.5 milioni di dollari spesi nell’ultimo anno. Ma è probabilmente negli avvenimenti degli ultimi mesi, quelli legati allo scandalo Cambridge Analytica, che Zuckerberg ha trovato l’occasione per valutare in maniera più concreta il suo coinvolgimento politico — uno sforzo che stava tutto sommato andando bene, fino a quando nell’udienza di ieri il Congresso americano non lo ha costretto a diventare un politico, palesando la necessità di instaurare un dialogo tra pari. *LEGGI DI PIÙ: Mark, è troppo tardiMark Zuckerberg non ha bisogno della Casa Bianca* [Avere paura di Mark Zuckerberg](https://motherboard.vice.com/it/article/ae79ne/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org) *Come aprire la scatola nera dell’algoritmo di Facebook*Se da un lato è stata la reiterata e ossessiva ammissione di colpa e assunzione di tutte le responsabilità da parte di Zuckerberg a legare a doppio filo il problema della privacy alle dinamiche di Facebook — quasi il social network fosse l’unico modo per poter gestire la propria privacy online —, sono stati i Senatori stessi a invitare Zuckerberg al suo battesimo del fuoco. Tra [metafore al vetriolo](https://twitter.com/JennieGonzMedia/status/983798010051100672?ref=stellakamikaze.org) e [domande ingenue](https://twitter.com/JustinSalhani/status/984015780038750208?ref=stellakamikaze.org), i Senatori del Congresso hanno manifestato una conoscenza della tecnologia discussa estremamente eterogenea e hanno legittimato ogni domanda — dalla più acuta alla più semplice — a parte del processo di analisi necessario a comprendere come meglio inquadrare la supposta necessità di legiferare ulteriormente su Facebook e i suoi processi. La conclusione è che le chiavi dei temuti ‘termini di servizio’ — quelli che regolano cosa può e non può fare Facebook con i dati dei propri utenti (e viceversa) — sono esclusivamente nelle mani di Zuckerberg e la loro apertura dovrà essere eseguita *insieme* al Congresso, non da esso. Un processo complementare, che non solo permetterà al Congresso di ammorbidire le sue intenzioni di controllare maggiormente un’azienda privata mascherandola da iniziativa congiunta, ma che permetterà allo stesso anche di trovare la quadra migliore per non scalfire l’importanza economica che Facebook ha per il sistema americano. Come sottolineato da Evgeny Morozov, Facebook e molte altre piattaforme web [sono e continuano ad essere aziende americane](https://twitter.com/evgenymorozov/status/983741676022849536?ref=stellakamikaze.org) che rispondono alla legge e alla politica americana, e se da un lato questa caratteristica limita il raggio d’azione della politica americana stessa, dall’altra fornisce a Zuckerberg un punto di leva cruciale: la stabilità e l’unione di Facebook è un elemento ormai cruciale per gli equilibri geopolitici degli Stati Uniti, e indebolirlo [significa lasciare maggiore spazio ai titani cinesi](https://twitter.com/evgenymorozov/status/983985354863673344?ref=stellakamikaze.org) che offrono servizi simili agli altri 2 terzi della popolazione globale. In questo scenario viene chiesto a Zuckerberg di trovare un compromesso estremamente complesso: fare il gioco del pubblico mantenendo al tempo stesso gli interessi del privato, perché ormai quegli interessi sono anche del pubblico. Per farlo, il Congresso questa volta ha scelto di sfruttare una scorciatoia intelligente investendo Mark Zuckerberg dell’autorità di un politico e rendendolo in tutto e per tutto un asset statunitense in un mercato economico globale. Il problema, che dovrà essere discusso con urgenza, è che Mark Zuckerberg non ha ancora gli strumenti per fare il politico. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/oggi-mark-zuckerberg-e-diventato-un-politico/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 aprile 2018.* ### 2018, Terra: si può mangiare un videogioco? URL: https://stellakamikaze.org/2018-terra-si-puo-mangiare-un-videogioco/ Last updated: 2026-07-03T22:49:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 marzo 2018.* Sapete, quando si sta al mondo (e ci stiamo tutti, più o meno) ogni tanto succedono cose che non ti aspetti. Non parlo necessariamente di meraviglie o drammi esistenziali, mi riferisco più a eventi positivamente stranianti. Tipo essere invitati ad un evento stampa [per il lancio di Far Cry 5](https://far-cry.ubisoft.com/game/it-it/home/?ref=stellakamikaze.org) che consiste di un pranzo in un ristorante stellato Michelin. Tendenzialmente, quando gli eventi stampa non sono una noia mortale sin dal primo momento in cui ti rendi conto di aver inconsciamente accettato di imbarcarti in un’Odissea fatta di sorrisi plastici e secchezza delle fauci, ciò che i reparti di pubbliche relazioni imbastiscono ha bene o male sempre qualcosa a che fare con il prodotto pubblicizzato. Come si trova la quadra quando da un lato c’è un videogioco ambientato in Montana, Stati Uniti, con protagonista una setta apocalittica armata fino ai denti chiamata ‘Progetto Eden’s Gate’, e dall’altro Lorenzo Cogo, il più giovane cuoco italiano da 1 stella Michelin e proprietario del [Ristorante El Coq](http://www.elcoq.com/?ref=stellakamikaze.org) di Vicenza? Questa è un’ottima domanda di cui personalmente, a differenza dello chef Cogo, non conosco la risposta. Sebbene sia estremamente semplice pensare ad un facile tentativo di presa per la gola della stampa, la premessa dell’iniziativa è tutto fuorché banale. Il cibo nei videogiochi è una costante praticamente da sempre: è uno degli oggetti più utilizzati per scandire il ritmo delle partite in quanto spesso simbolo di “cura” per i parametri del giocatore. Quando non viene interpretato in senso funzionale, il cibo nei videogiochi assume spesso l’aspetto di un fattore complementare all’ambientazione di gioco. Per esempio, nella maggior parte dei giochi di ruolo open-world esistono interi meccanismi che regolano la cucina e che spaziano dai cataloghi di ricette fino alle tecniche di cottura: pagine e pagine di documentazione per dinamiche di gioco che il più delle volte risultano completamente inutilizzate perché troppo legnose rispetto ai ritmi del gioco stesso, ma che contribuiscono a far sentire il giocatore in uno spazio vivo e reale dove anche il cibo esiste ed è contemplato in maniera ben più nobile che come mero medikit. *Proposta estemporanea: che ne dite di 4 ore e mezza di Cooking Mama?* È per questo motivo che la collaborazione tra Ubisoft e Lorenzo Cogo risulta molto più attuale di quanto sembri. In un’epoca di corsa all’innovazione nei videogiochi, il senso del gusto continua a rimanere completamente escluso dalla rosa di possibilità contemplate nella tecnologia dell’intrattenimento. Per ovviare a questo problema, alcuni mesi fa Ubisoft ha prelevato lo chef Cogo dalla sua cucina a Vicenza e l’ha portato nel bel mezzo del Montana a farsi un giro tra Billings, Bozeman, Twin Bridges e Livingston per vivere in prima persona i luoghi, le persone, i gusti e gli odori dello stato americano. Il risultato sono tre ricette che ci sono state servite all’interno di un menù completo: prima un pacchero gratinato ripieno di ragù di cervo, animale simbolo della gastronomia del Montana; poi una trota iridea condita con della maionese al ginepro e un cous cous di cavolfiore e infine, condito da crismi piuttosto spettacolari, la ‘Comunione di Joseph’, ovvero una tartare di cuore di vitello servita ‘a panino’ tra due ostie e abbinata a un Bloody Mary alla barbabietola e salsa barbecue. In un susseguirsi di eventi piuttosto singolari — primo fra tutti mangiare in un ristorante stellato, non so quante volte vi capita perché per quanto mi riguarda succede ben zero volte alla settimana — è stata la ‘Comunione di Joseph’ a dare un senso concreto all’intero progetto. Se il pranzo si era svolto con la premessa di voler fare incontrare il mondo del cibo con quello dei videogiochi, il fil rouge che collega la cucina di Cogo a Far Cry 5 è stato svelato sul finale. Nell’ultimo capitolo della saga di Far Cry, l’antagonista principale è Joseph Seed, un predicatore che riesce a sottomettere psicologicamente la popolazione di Hope County e a convincerla a partecipare al Progetto Eden’s Gate che si tratta in breve di un culto dell’apocalisse dove un gruppo di persone si armano fino ai denti per cercare di sottomettere altre persone. Non è raro imbattersi in storie del genere: [dal suicidio/omicidio di massa di Jonestown](https://www.vice.com/it/article/d3y5xv/suicidio-di-massa-foto-da-jonestown-setta?ref=stellakamikaze.org) fino [agli astrusi meccanismi di Scientology](https://i-d.vice.com/it/article/59jbd5/migliori-documentari-netflix-culti-sette?ref=stellakamikaze.org), la domanda che mi sono sempre posto è stata ‘Ma come è stato possibile?’ In che modo si può arrivare a fidarsi e infatuarsi così tanto di un santone fino a sottomettersi totalmente a esso? Qualche suggerimento, sorprendentemente, mi è arrivato proprio alla fine del pranzo, quando lo chef Cogo ha inscenato una vera e propria comunione per servirci la tartare di cuore: i partecipanti al pranzo si sono messi in fila davanti allo chef, che ha consegnato ad ognuno le ostie con la tartare tenendo al suo fianco una coppa di latta ricolma del Bloody Mary alla barbabietola e salsa barbecue e una copia del ‘Libro di Joseph’, il breviario attraverso il quale Joseph Seed nel videogioco predica il proprio culto. È fuori discussione che si possa parlare davvero di una sorta di sospensione dell’incredulità in quel momento, ma mi è impossibile negare che per un momento la scenetta della comunione sia risultata stranamente coinvolgente. Per tutta la durata del pranzo i presenti avevano sballonzolato dalle labbra di uno chef stellato e si erano fatti imboccare le sue pietanze: vedersi servire, in chiusura, un’accoppiata forte sia nel significato che nel gusto come una tartare di cuore accompagnata da un Bloody Mary ha fatto tentennare molti, ma è stato questo supposto rapporto di fiducia tra presenti e chef ad aver reso la comunione così singolare. Il tono, il contesto e i sapori di quel pranzo avevano reso Cogo una sorta di guida spirituale, perché non fidarsi ancora? È probabilmente in questo senso che l’iniziativa di Ubisoft risulta decisamente riuscita: se da un lato le dinamiche di gameplay di Far Cry sono ben difficile da scardinare e da innovare radicalmente, sarà l’ambientazione di questo capitolo a fare la differenza nell’esperienza di gioco. I primi minuti di Far Cry 5, in questo senso, rimarcano con forza questa intenzione narrativa inquadrando sin da subito il personaggio di Seed come una sorta di arcano evocatore di sensazioni viscerali, esattamente come quelle che sono emerse durante il pranzo quando ognuno dei presenti ha dovuto davvero decidere se si sentiva pronto a mangiare una tartare di cuore di vitello in mezzo a due ostie. Non sempre le intenzioni dietro a un videogioco riescono a emergere naturalmente dall’opera finita, ma se i risultati dell’introduzione di un nuovo fattore — come il gusto — sono questi, forse la strada tentata da Ubisoft andrebbe battuta più spesso. Far Cry 5 [è disponibile](https://far-cry.ubisoft.com/game/it-it/home/?ref=stellakamikaze.org) in tutti i negozi fisici e online da qualche giorno, giocalo mentre bevi un Bloody Mary. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/far-cry-5-lorenzo-cogo-cibo-e-videogiochi/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 marzo 2018.* ### Ecco come cominciare seriamente a proteggere i tuoi dati su Facebook URL: https://stellakamikaze.org/ecco-come-cominciare-seriamente-a-proteggere-i-tuoi-dati-su-facebook/ Last updated: 2026-07-03T22:49:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 marzo 2018.* Nel corso degli ultimi giorni, un’inchiesta guidata dal \* The Guardian/Observer\* e portata avanti anche dal *The New York Times*ha dimostrato come l’azienda di consulenza Cambridge Analytica abbia sfruttato i dati di 50 milioni di utenti Facebook [per aiutare Donald Trump a vincere le elezioni presidenziali americane del 2016](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/mg9vvn/how-our-likes-helped-trump-win?ref=stellakamikaze.org). Le accuse affermano che Cambridge Analytica abbia sfruttato i dati in possesso di Facebook per confezionare dei messaggi politici progettati su misura per il profilo cosiddetto psicometrico di queste persone, al fine di influenzarne il voto. Lo scandalo sta decisamente cogliendo Facebook [di contropiede](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/7xdp7g/alex-stamos-leaving-facebook?ref=stellakamikaze.org), che si trova a dover affrontare una delle più grosse crisi aziendali della sua storia. La stessa crisi, però, sta investendo anche gli utenti del social network stesso. Per la prima volta, infatti, si ha una prova concreta del fatto che sia il design stesso dietro a Facebook ad abilitare questo tipo di pratiche. Come abbiamo già scritto qui su Motherboard, infatti, [quella di Cambridge Analytica non è una data breach](https://motherboard.vice.com/it/article/3kjzvk/perche-non-possiamo-chiamare-il-caso-cambridge-analytica-un-data-breach?ref=stellakamikaze.org) ai danni di Facebook, ma, molto più banalmente, uno scandalo in cui un’azienda ha sfruttato a suo vantaggio dei termini di servizio previsti da Facebook stesso. Quella di Cambridge Analytica non è una data breach ai danni di Facebook, ma, molto più banalmente, uno scandalo in cui un’azienda ha sfruttato a suo vantaggio dei termini di servizio previsti da Facebook stesso. Per farla breve: nel 2014 una app/test personalità per Facebook aveva permesso a Cambridge Analytica di raccogliere i dati principali dei 270.000 utenti Facebook che la avevano utilizzato, ma proprio grazie ai termini di servizio della piattaforma quella stessa app aveva permesso di raccogliere i dati anche degli amici degli utenti che ne avevano fatto uso. Come proteggersi da questo tipo di meccanismi? Soluzione #1: cancellatevi da Facebook – Facile, veloce ed efficace. Ma soluzione stupida, [ve lo dice uno che ha capito quanto gli serve Facebook](https://motherboard.vice.com/it/article/wjx98x/sono-stato-bannato-da-facebook-per-30-giorni-e-penso-di-avere-un-problema?ref=stellakamikaze.org). La soluzione #2 è altrettanto radicale, ma perlomeno permette di continuare a usare Facebook proteggendo allo stesso tempo una grossa fetta dei propri dati alle applicazioni di terzi. Esiste infatti un metodo abbastanza semplice per fare una revisione del tipo e del numero di applicazioni con cui, nel corso del tempo, abbiamo condiviso i nostri dati Facebook. - Dalla homepage di Facebook, clicchiamo sul menù a tendina in alto a destra ed entriamo nella pagina ‘Impostazioni’. - Da qui spostiamoci nella sezione ‘App’ e, poi, clicchiamo sul pulsante ‘Edit’ appena sotto il riquadro ‘Applicazioni, siti web e plugin’. - Cliccando a questo punto su ‘Disabilita piattaforma’ verrà completamente disattivata qualunque interazioni del nostro account Facebook con applicazioni di terzi. Ciò significa aumentare sensibilmente il livello di protezione dei nostri dati, ma anche che non potremmo più effettuare il login su altri siti web attraverso il nostro account Facebook — E voi lo sapete bene quanto è comodo farlo. Pensateci. Se un’opzione del genere è troppo radicale, dalla stessa schermata ‘App’ potete, anziché disattivare la funzione ‘Piattaforma’, gestire quali sono i dati che vengono condivisi attraverso quel meccanismo. Se avete parecchio tempo a disposizione, sempre da ‘App’ potete revisionare singolarmente ogni App con cui avete condiviso i vostri dati Facebook e cancellare quelle che sembrano perlomeno sospette. È una soluzione? Per niente, perché il vero problema è che Facebook è stato progettato [in tutto e per tutto](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/vbxgzb/cambridge-analytica-facebook-ad-targeting-third-party-apps?ref=stellakamikaze.org) per sfruttare questi meccanismi di condivisione dati come principale metodo di sostentamento, ma è sicuramente un primo passo fondamentale per aumentare la consapevolezza circa le politiche e le tecniche che regolano la gestione della privacy dei nostri dati online. E le conseguenze che si possono consumare quando decidiamo di non curarcene. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ecco-come-cominciare-seriamente-a-proteggere-i-tuoi-dati-su-facebook/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 marzo 2018.* ### Un Uber a guida autonoma ha ucciso una persona in Arizona URL: https://stellakamikaze.org/un-uber-a-guida-autonoma-ha-ucciso-una-persona-in-arizona/ Last updated: 2026-07-03T22:49:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 marzo 2018.* IN AGGIORNAMENTO Secondo quanto riporta [la stampa americana](https://www.abc15.com/news/arizona-police-investigating-self-driving-uber-car-involved-in-crash-overnight?ref=stellakamikaze.org), nella mattinata di oggi una Uber a guida autonoma ha ucciso una donna che stava attraversando una strada a Tempe, in Arizona. Al momento dell’incidente l’auto Uber era in modalità guida autonoma, con un operatore umano al sedile del guidatore e senza altri passeggeri. A seguito dell’incidente Uber ha temporaneamente sospeso tutti i programmi di testing del suo progetto di auto a guida autonoma a San Francisco, Phoenix, Toronto e Pittsburgh. A seguito dell’incidente Uber [ha dichiarato](https://twitter.com/Uber%5FComms/status/975776694857474048?ref=stellakamikaze.org) piena collaborazione con le autorità per comprendere le dinamiche della tragedia — Le autorità stanno ancora indagando. Aggiorneremo il post non appena saranno disponibili ulteriori informazioni. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-uber-a-guida-autonoma-ha-ucciso-una-persona-in-arizona/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 marzo 2018.* ### Un viaggio nel super-bunker segreto di Benito Mussolini URL: https://stellakamikaze.org/un-viaggio-nel-super-bunker-segreto-di-benito-mussolini/ Last updated: 2026-07-03T22:49:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 marzo 2018.* Negli ultimi mesi, a causa delle tensioni tra USA e Corea del Nord, si è tornato a parlare di minaccia nucleare. Siamo stati in Svizzera, il paese con il più alto numero di bunker antiatomici in assoluto, per visitare il bunker pubblico di Cornaredo e la cantina-bunker di un cittadino privato. Poi ci siamo spostati nei pressi di Roma, sul Monte Soratte, per visitare il Super Bunker che è stato fatto costruire da Benito Mussolini nel 1937. Guarda il nostro documentario sulla nuova minaccia nucleare e i suoi bunker: --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-viaggio-nel-super-bunker-soratte-segreto-di-benito-mussolini/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 marzo 2018.* ### Ok, abbiamo l'ennesima prova dell'egocentrismo di Elon Musk URL: https://stellakamikaze.org/ok-abbiamo-lennesima-prova-dellegocentrismo-di-elon-musk/ Last updated: 2026-07-03T22:49:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 marzo 2018.* Immaginate di essere seduti tra il pubblico di un festival, in questo caso l’SXSW. State beatamente seguendo una conferenza a tema ‘Westworld’, la serie TV disto-apocalips-sci-robot-fi di HBO. Tutto sta andando in maniera molto più che ok, d’altronde sul palco ci sono i creatori della seria Christopher Nolan e Lisa Joy e una buona parte del cast principale. Fino a quando Elon Musk non arriva per parlare, di nuovo, del fatto che vuole andare su Marte. Che palle. È successo lo scorso sabato, mentre il panel a tema ‘Westworld’ era impegnato a discutere le possibile conseguenze di un’apocalisse in salsa intelligenza artificiale. “Dovremmo sperare che quando l’apocalisse dell’intelligenza artificiale si abbatterà infine su di noi sia simile a ‘Westworld’,” ha spiegato Jonathan Nolan sul palco del panel. “Penso che ci potremmo ritenere fortunati se l’apocalisse AI fosse così, se fosse così bella e affascinante.” È [in questo humus apocalittico](https://motherboard.vice.com/it/article/wngmn5/elon-musk-universo-simulazione-intelligenza-artificiale?ref=stellakamikaze.org) che, verso la fine del panel, Elon Musk ha fatto la sua apparizione per parlare del suo argomento preferito, ovvero: datemi quanti più soldi possibile per costruire i razzi che ci serviranno a scappare dalla Terra quando sarà troppo tardi o se la volete vedere in altra maniera andiamo semplicemente a esplorare l’Universo e scovare gli alieni. Sul palco il fondatore di SpaceX non ha soltanto parlato dell’importanza di aspirare allo spazio, ma ha anche mostrato una breve clip inedita realizzata da Nolan e Joy sulle imprese più recenti di SpaceX. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/elon-musk-ha-rubato-il-palcoscenico-durante-una-conferenza-su-westworld/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 marzo 2018.* ### Tim Berners-Lee: dobbiamo impedire che il web diventi "un'arma URL: https://stellakamikaze.org/tim-berners-lee-dobbiamo-impedire-che-il-web-diventi-unarma/ Last updated: 2026-07-03T22:49:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 marzo 2018.* Auguri WWW! Il 12 marzo del 1989 il ricercatore inglese Tim Berners-Lee consegna al suo supervisore presso il CERN un documento titolato ‘Information Management: a Proposal,’ il quale circa 1 anno dopo, il 20 dicembre del 1990, lo incorona autore [del primo sito internet presente sul world wide web](http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html?ref=stellakamikaze.org). **Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.** Quasi 30 anni dopo, il fondatore del WWW ha pubblicato [una lettera aperta ospitata sul The Guardian](https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/mar/12/tim-berners-lee-web-weapon-regulation-open-letter?ref=stellakamikaze.org) in cui invita a fare un punto della situazione sullo stato attuale del web e a prendere coscienza del fatto che “il potere è concentrato nelle mani di così poche aziende che ora il web è diventato un’arma.” Secondo Berners-Lee, il 2018 sarà un anno storico per il web perché per la prima volta più di metà della popolazione della Terra sarà connessa a internet. Questo traguardo, però, impone alcune domande: come connettiamo a internet l’altra metà del mondo e, sopratutto, come possiamo essere sicuro che l’altra metà del mondo voglia davvero connettersi al web che esiste oggi? Per il fondatore del WWW la questione è piuttosto schematica: - Il digital divide allarga ineguaglianze sociali già esistenti — Per esempio, se sei una donna [hai il 50 percento di possibilità in più](https://webfoundation.org/research/digital-gender-gap-audit/?ref=stellakamikaze.org)di non essere connessa a internet, e tra il 30 e il 50 percento di non usare il web come strumento per la politica o la società. - Internet costa ancora parecchio, così tanto che secondo le ultime proiezioni “l’ultimo miliardo” di persone ancora da connettere a internet lo saranno [non prima del 2042](http://a4ai.org/affordability-report/report/2017/?ref=stellakamikaze.org#affordability%5Fin%5F2017:%5Fslow%5Fprogress%5Fmeans%5Fbillions%5Fare%5Fstill%5Fexcluded). Questo benché nel 2016[le Nazioni Unite abbiano riconosciuto internet un diritto umano](https://motherboard.vice.com/it/article/ae7mva/nazioni-unite-risoluzione-diritti-umani-online?ref=stellakamikaze.org)al pari del diritto all’acqua, all’elettricità, al cibo e a un riparo e abbiano aderito all’Alleanza per un Internet conveniente, che si prefissa come obiettivo di prezzare 1GB di connessione a internet a una cifra[non maggiore del 2 percento di un salario medio mensile](http://a4ai.org/1for2-affordability-target/?ref=stellakamikaze.org). In alcuni paesi del mondo questo prezzo equivale ancora[al 20 percento del salario medio mensile](http://a4ai.org/mobile-broadband-pricing-data/?ref=stellakamikaze.org). “La responsabilità — e il peso — di queste decisioni ricade su delle aziende che sono state costruite al fine di massimizzare i loro profitti, invece che il loro impatto positivo sulla società.” - Sempre più potere è accentrato nella mani di sempre meno aziende. Poche, enormi piattaforme gestiscono comunicazioni e informazioni per metà della popolazione globale, talvolta catalizzando gli sforzi profusi per sfruttare queste stesse piattaforme come armi politiche. Ogni cambiamento pensato per migliorare questo sistema influenza milioni di persone e “La responsabilità — e il peso — di queste decisioni,” spiega Berners-Lee, “ricade su delle aziende che sono state costruite al fine di massimizzare i loro profitti, invece che il loro impatto positivo sulla società.” - Per Berners-Lee è arrivato il momento di cambiare punto di vista su alcune questioni fondamentali. “Sono due i miti che al momento limitano la nostra immaginazione collettiva,” spiega. “Il primo è che la pubblicità sia l’unico modello di business esistente per le aziende online, il secondo è che è troppo tardi per cambiare questo meccanismo.” La lettera del fondatore del World Wide Web inquadra in maniera puntuale alcune delle problematiche chiave del web odierno. Sappiamo su cosa c’è bisogno di lavorare — Ora facciamolo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/tim-berners-lee-dobbiamo-impedire-che-il-web-diventi-unarma/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 marzo 2018.* ### Perché sono sparite le GIF dalle storie di Instagram e Snapchat URL: https://stellakamikaze.org/perche-sono-sparite-le-gif-dalle-storie-di-instagram-e-snapchat/ Last updated: 2026-07-03T22:49:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 marzo 2018.* Da alcuni giorni a questa parte né Instagram né Snapchat dispongono più della possibilità di includere delle GIF all’interno delle storie. La funzione è stata disabilitata dalle piattaforme dopo che alcuni utenti avevano segnalato l’utilizzo di una GIF razzista proveniente dal database di Giphy da parte di altri utenti. La GIF raffigurava un contatore in costante ascesa titolato “*Nigga Crime Death Counter*” accompagnato da una scimmia e da un uomo bianco munito di microfono che esclamava, da un fumetto, “Keep Cranking Bonzo, the Numbers Just Keep On Climbing!”. La GIF associava i numeri sul contatore alle morti causate dai crimini commessi dai neri, ovviamente senza alcun tipo di base fattuale rispetto ai dati. La GIF è stata inizialmente individuata, [secondo il The Sun](https://www.thesun.co.uk/news/5759170/horrified-snapchat-user-21-discovers-racist-n-crime-death-counter-gif-on-wildly-popular-app/?ref=stellakamikaze.org) *, da un 21enne di Birmingham. TechCrunch* [ha ottenuto](https://beta.techcrunch.com/2018/03/09/snapchat-removes-giphy-feature-due-to-racial-slur-gif/?ref=stellakamikaze.org)una dichiarazione a riguardo da Giphy, che afferma che “dopo delle indagini, abbiamo scoperto che la GIF è risultata disponibile a causa di un bug dei nostri filtri di moderazione che riguardava nello specifico gli sticker GIF. Abbiamo corretto il bug e ri-moderato tutti gli sticker GIF della nostra libreria.” Al momento le GIF risultano ancora disabilitate sulle storie di Instagram e Snapchat. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-sono-sparite-le-gif-dalle-storie-di-instagram-e-snapchat/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 marzo 2018.* ### Queste sono le categorie di porno del 2018 secondo YouPorn URL: https://stellakamikaze.org/queste-sono-le-categorie-di-porno-del-2018-secondo-youporn/ Last updated: 2026-07-03T22:49:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 marzo 2018.* È luogo comune piuttosto conosciuto e veritiero che l’industria del porno, da sempre, sia il motore perpetuo [del progresso tecnologico umano](https://technofaq.org/wp-content/uploads/2015/02/prnography-tech-innovation.jpg?ref=stellakamikaze.org). Recentemente questa tendenza ha messo il piede a tavoletta sull’acceleratore con l’avvento [dei porno deepfakes](https://motherboard.vice.com/it/article/bjye8a/fakeapp-deepfake-porno-intelligenza-artificiale-reti-neurali?ref=stellakamikaze.org), una nuova tecnica in grado di acquisire le caratteristiche somatiche di una persona a partire da una serie di sue foto e di trasporle poi su un video in maniera inquietantemente realistica. Nonostante ciò, qualche giorno fa YouPorn ha deciso di portare tutto questo al livello successivo annunciando al mondo i porno che cercheremo nel 2018\. I ‘[Foresights](https://www.youporn.com/world/foresights/?ref=stellakamikaze.org)‘ sono una lista di termini di ricerca che YouPorn ha generato grazie a una rete neurale ricorsiva a cui è stata data in pasto la top 30.000 dei termini di ricerca del 2017\. I risultati sono così sensazionali che, complice la mancanza di informazioni tecniche ad accompagnare la lista, mi hanno fatto seriamente dubitare della loro legittimità. Per questo motivo ho esaudito uno dei miei più grandi sogni e ho finalmente trovato una ragione sensata per scrivere una mail a YouPorn, “abbiamo usato una rete neurale ricorsiva piuttosto standard,” mi ha spiegato Alex Harris, direttore delle comunicazioni di YouPorn. “Eravamo curiosi di vedere, per divertirci, che cosa avrebbe predetto la nostra intelligenza artificiale addestrata, e il risultato è questa lista abbastanza esilarante.” A leggere attentamente la lista si può in qualche modo percepire lo zeitgeist globale degli anni correnti, ma sopratutto ci si può chiedere che tipo di porno possano saltare fuori dopo aver cercato termini come ‘lesbian masturbinge’ o ‘[doot sex](https://www.youtube.com/watch?v=eVrYbKBrI7o&ref=stellakamikaze.org)‘. Per approfondire meglio questo viaggio nell’immaginifico ho fatto questa domanda alla redazione tutta di VICE Italia. spray and pay Simile al bukkake, ma sul finale viene rovesciato sulla persona anche un secchio di contanti: quelli che rimangono attaccati sono suoi. — Giacomo Stefanini di Noisey Italia shy ol mate Cara AI, ti sei forse persa una lettera per strada? Perché shy *old* mate lo capisco, è il tipello che mi piaceva alle medie invecchiato di 30 anni e che ancora mi piace. Ma così, senza quella *d* , mi sembra il nome di una bevanda rigenerante tutta naturale. — Anonimo ma fiducioso blowmowjob [One man went to mow, blowmowjob a meadow.](https://www.youtube.com/watch?v=h1TD95M8Fe4&ref=stellakamikaze.org)— Elena Viale, Senior Editor di VICE Italia dick hover Video in stile candid camera in cui un uomo avvicina il pene a una varietà di cose e persone in setting pubblici, senza mai toccarli. Per esibizionisti misofobici. — Giacomo Stefanini, Editor di Noisey Italia Senator Stormy*Immagino un senatore americano che si occupa esclusivamente* di catastrofi naturali e disastri ambientali. Orgasmi a ripetizione assicurati con Senator Stormy. Altro che pornoattori, sul set vogliamo politici e statisti. — Anonimo ma fiducioso lesbian masturbinge La telecamera inquadra ragazze su un letto che si masturbano guardando un video con ragazze che si masturbano che stanno guardando un video con ragazze che si masturbano e così all’infinito, un mega loop di masturbazioni lesbiche — Marta Magni, Social Media Editor di VICE Italia wow Come dice una mia amica molto saggia “il sesso brutto e triste è sempre disponibile”. Nella categoria WOW invece vengono raccolti solo video di scopate della vita. — Antonella Di Biase, Video Editor di Motherboard Italia cock milking table Persona dotata di pene si stende, pancia in giù, su un tavolo con un buco in corrispondenza del suo pene. Una o più persone lo mungono da sotto il tavolo, come in una sorta di gloryhole decostruito. — EIia Alovisi, Staff Writer di Noisey Italia free iGlasses porn Se questa categoria comprende la spedizione a casa di occhiali da vista completamente gratis GRAZIE PORNHUB O NON SO CHI PER AVERLA INVENTATA. Altrimenti non capisco. Volete vedere persone a cui vengono regalati occhiali super tecnologici? O forse gli occhiali super tecnologici sono il device su cui vedere free porn? Resto interdetta. — Anonimo ma fiducioso beaf buts compilation Be’, qui è facile c’è qualcuno che ha il fetish della carne di manzo (ho un amico per esempio che la sera non mangia carboidrati, probabile che ne sappia qualcosa) e questi video sono sequenze di primi piani di deretani di vacca presi a sculacciate — Elena Viale, Senior Editor di VICE Italia **passionation** Cercando su Google, passionation è: 1) una piattaforma su cui “brands and influencers meet”; 2) un blog con una pessima grafica che coniuga passione (passion) e immaginazione (imagination); 3) un pezzo hard trance; 4) un profilo su WoW. In pratica, un genere che ha il potenziale per distruggere Internet. — Alice Rossi, Editor-in-Chief di VICE Italia cornal Se è vero che ci sono soltanto due cose certe nella vita, la morte e l’adulterio, il cornal porn è un ottimo candidato per essere quello più realistico della lista. — Antonella Di Biase, Video Editor di Motherboard Italia german mom hour La trama dei video è sempre la stessa: uno studente universitario tedesco va a trovare sua madre, che per un’ora lo rimpinza di dolci pesantissimi e domande insopportabili sulla sua vita. Per sfuggire alla noia, il ragazzo sarà disposto a ogni tipo di atto sessuale estremo. — Giacomo Stefanini, Editor di Noisey Italia --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/youporn-ha-predetto-i-porno-del-2018-con-intelligenza-artificiale/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 marzo 2018.* ### Spotify sta bloccando le persone che hanno un account Premium pirata URL: https://stellakamikaze.org/spotify-sta-bloccando-le-persone-che-hanno-un-account-premium-pirata/ Last updated: 2026-07-03T22:49:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 marzo 2018.* Dall’inizio di marzo la piattaforma di streaming musicale Spotify ha avviato un giro di vite nei confronti di chi possiede e utilizza un account Premium crackato, che gli permette di usufruire dei servizi Premium di Spotify (assenza di pubblicità e ‘skip’ infiniti per le canzoni) senza pagare un centesimo. La notizia [è stata inizialmente diffusa da Torrent Freak](https://torrentfreak.com/spotify-emails-warning-to-pirates-using-hacked-apps-180305/?ref=stellakamikaze.org), ma è stata rapidamente confermata dalle recensioni che stanno spuntando [sulla pagina della app di Spotify sul portale di Google Play](https://play.google.com/store/apps/details?id=com.spotify.music&ref=stellakamikaze.org). **Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.** Spotify, dopo aver rilevato gli account che stavano facendo uso di hack o tool esterni in grado di garantire loro l’accesso a Premium gratuitamente, come Spotify Dogfood, sta procedendo a inviare una mail a queste persone in cui si notifica il rilevamento di attività sospette e si chiede all’utente di disinstallare qualunque app esterna in grado di bypassare il pagamento di Premium per poter avere di nuovo accesso al proprio account. La piattaforma, inoltre, si riserva il diritto di cancellare definitivamente qualunque account che continui a utilizzare questo tipo di hack. “Abbiamo rilevato delle attività anomale sulla app che stai utilizzando e per questo motivo l’abbiamo disabilitata,” recita la mail. “Non ti preoccupare – Il tuo account Spotify è al sicuro, se vuoi tornare ad avere accesso al tuo account disinstalla qualunque app non ufficiale di Spotify dal tuo dispositivo e scarica quella ufficiale dal Google Play Store.” La notizia arriva appena una settimana dopo che Spotify ha ufficialmente fatto richiesta per poter avviare la sua IPO (offerta pubblica iniziale) da 1 miliardo di dollari, che lancerà la piattaforma nel mercato azionario, ed è facilmente intuibile che la disabilitazione degli account crackati sia un’operazione pensata per far arrivare la piattaforma il più pulita possibile davanti agli investitori. Benché le polemiche circa il rapporto tra Spotify e gli artisti che creano la musica che ospita sia molto più che legittima, allo stesso modo lo è l’idea che un’azienda blocchi gli utenti che cercano di usufruire dei servizi di questa azienda senza pagare. È una premessa abbastanza ovvia, ma che a quanto pare non è troppo chiara a chi, negli ultimi giorni, ha inondato la pagina di Spotify sul Google Play Store. La portata del fenomeno di cracking degli account Premium di Spotify non è ancora chiara, e questo rastrellamento potrebbe restituire delle cifre che potrebbero risultare interessanti nell’ottica della IPO del servizio di streaming. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/spotify-sta-bloccando-le-persone-che-hanno-un-account-premium-pirata/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 marzo 2018.* ### Anonymous ha pubblicato le email di 26.000 insegnanti URL: https://stellakamikaze.org/anonymous-ha-pubblicato-le-email-di-26-000-insegnanti/ Last updated: 2026-07-03T22:49:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 marzo 2018.* Nella giornata di ieri LulzSec, un distaccamento italiano di Anonymous, ha pubblicato oltre 26.000 email appartenenti a insegnanti da tutta Italia e trafugate direttamente dai server del Ministero dell’Istruzione. Secondo quanto spiegato da LulzSec nella dichiarazione che accompagna il leak, l’attacco è una forma di protesta nei confronti dell’alternanza scuola-lavoro introdotta dalla Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli con la Buona Scuola del governo Renzi. “L’alternanza scuola lavoro, nasce con l’intento di far conoscere agli studenti il mondo del lavoro, o almeno questo vuole essere lo scopo della gentile Sig.ra Fedeli,” si legge nel comunicato. “Studenti di un liceo scentifico \[sic\] che iniziano a conoscere il mondo del lavoro a partire da una catena di cancro come McDonald’s, può essere paragonata solamente alla stregua di un povero elefante in un negozio di porcellana, studenti che alla fine vengono anche sfruttati solo per il vostro interesse nell’avere manodopera giovane e gratuita,” continua. Il leak pubblicato contiene un totale di 52 database sottratti a diversi domini del MIUR: oltre 6.800 indirizzi email ufficiali di insegnanti, più di 6.000 indirizzi di singole scuole e un’altra serie di indirizzi tra cui 13.000 email collegate al mondo della scuola ma associate a provider privati. Risulta anche leakato il database relativo alle donazioni del 5xMille per l’Università, da cui si potrebbe risalire all’identità dei donatori. Di fatto, il leak diffuso da LulzSec risulta un enorme insieme di indirizzi email che potrebbero risultare realmente compromettenti nel momento in cui un malintenzionato decidesse di sfruttarli per accedere alle caselle ufficiali e private degli insegnanti o per risalire, attraverso i dati presenti nella casella, ad altre informazioni sull’individuo. In questi casi, non c’è granché da fare se non cambiare la password. “Siete solo aguzzini che sfruttano l’esperienza nulla che hanno i giovani d’oggi approfittandovene per il vostro tornaconto personale,” continua il comunicato di LulzSec. “Se prima la scuola non funzionava per le infrastrutture inadeguate o fatiscenti, gli insegnanti ignoranti e negligenti (ancora presenti in abbondanza), e per tutta la farsa di studiare materie improntate non alla logica ma al puro nozionismo, ora funziona ancor di meno.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/anonymous-ha-pubblicato-le-email-di-26000-insegnanti/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 marzo 2018.* ### Questo 'simulatore di mondo senza net neutrality' ti farà venire i brividi URL: https://stellakamikaze.org/questo-simulatore-di-mondo-senza-net-neutrality-ti-fara-venire-i-brividi/ Last updated: 2026-07-03T22:49:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 marzo 2018.* Ogni volta che la mia connessione internet [non carica alla solita velocità](https://motherboard.vice.com/it/article/53yekn/che-cosa-e-la-buffering-rage?ref=stellakamikaze.org) mi chiedo quale possa essere il problema: penso ai download in corso, agli aggiornamenti in background, alle mie schede aperte. Se nessuna di queste opzioni nella lista viene spuntata e i rallentamenti risultano inspiegabili mi immagino sempre un piccolo omino dentro il mio modem che si strofina soddisfatto le mani mentre con un piede schiaccia i piccoli tubi che trasportano i dati di cui ho bisogno. Ora — A quanto pare gli omini dentro ai modem non ci sono ancora, ma considerato come è andata negli ultimi mesi [la battaglia per la net neutrality](https://motherboard.vice.com/it/article/a3nmze/burger-king-pubblicita-net-neutrality-video?ref=stellakamikaze.org) questi rallentamenti inspiegabili potrebbero presto diventare perfettamente comprensibili e ‘Packets, Please!’, un nuovo ‘simulatore post-net-neutrality’ sviluppato durante l’ultima Global Game Jam, li spiega perfettamente. *Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.* Il simulatore, che si può giocare direttamente online [alla pagina Itch.io di Cosmic Adventure Squad](https://cosmicadventuresquad.itch.io/packets-please?ref=stellakamikaze.org), si ispira interamente a ‘Papers, Please’, il videogioco del 2013 di Lucas Pope in cui il giocatore indossa i panni di una guardia di frontiera che deve decidere chi può entrare nel “glorioso stato di Arstotzka”. In ‘Packets, Please!’ si fa può o meno lo stesso, ma anziché dare il lasciapassare a persone fisiche, si decidono le sorti delle connessioni dati di cittadini di tutto il mondo. L’idea è di fornire ai giocatori uno vero e proprio simulatore di vita dopo la net neutrality, per cercare di spiegare in che modo la vita di chiunque potrebbe essere influenzata dalle politiche di neutrality della rete stando dalla parte della barricata che decide chi può avrà la priorità a connettersi a internet. Il giocatore, all’inizio di ogni giorno di gioco, riceverà delle istruzioni da CosmoCast, il provider internet per cui lavora, e dovrà quindi procedere a rallentare, velocizzare o disconnettere da internet gli utenti sulla base dei criteri decisi dall’azienda. Se hai un abbonamento Gold hai diritto a 200 gigabyte di traffico giornaliero, con un Silver a 100 e con un Bronze ad appena 50\. Inoltre, con il passare dei giorni, CosmoCast diffonderà nuove direttive basate sull’anzianità di abbonamento dei clienti, sui servizi da loro utilizzati e addirittura sul loro paese di provenienza. Il gioco ci mette poco a costringere il giocatore a passare gran parte del tempo a rallentare costantemente le connessioni degli abbonati. ‘Packets, Please!’ è un progetto embrionale sviluppato nell’arco di 48 ore, ma benché le novità del gioco si esauriscano in poche decine di minuti, riesce a fornire uno sguardo immediato a un mondo senza net neutrality, una realtà che più passano i mesi più sembra plausibile. *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questo-simulatore-di-mondo-senza-net-neutrality-ti-fara-venire-i-brividi/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 marzo 2018.* ### Dov'è la lista delle "128 fake news" smentite dalla Polizia Postale? URL: https://stellakamikaze.org/dove-la-lista-delle-128-fake-news-smentite-dalla-polizia-postale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 febbraio 2018.* A metà gennaio il Ministro dell’Interno Marco Minniti [aveva annunciato](https://motherboard.vice.com/it/article/ev579n/finalmente-una-cura-alle-fake-news-la-polizia-postale?ref=stellakamikaze.org) il lancio di un servizio di segnalazione di fake news operato dalla Polizia Postale e pensato per fornire ai cittadini uno strumento per rendere note alle autorità delle notizie presumibilmente false così da poterle far verificare e smentire dalle stesse. Ora sembrano essere arrivati i primi risultati, ma si fatica a trovarli. L’iter è piuttosto semplice: se trovi un notizia che desta qualche sospetto puoi andare sul sito della Polizia Postale, segnalarla indicando sito di provenienza e ulteriori appunto e a quel punto sarà poi compito del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC) verificare e smentire pubblicamente sul sito della Polizia Postale la fake news. Inoltre, se la segnalazione riguarda contenuti chiaramente diffamatori, il CNAIPIC fungerà da tramite per eventuali azioni legali più serie. L’iniziativa non era stata accolta esattamente a braccia aperte, tra timori di derive da psicopolizia orwelliana e poca chiarezza nei flussi dietro alla verifica delle notizie. Questa mattina, però, il *Corriere della Sera* [ha pubblicato](http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/elezioni-2018-bloccate-128-fake-news-finto-premio-parroco-pro-allah-adc0cfc4-1c06-11e8-812e-cc191dd87fa8.shtml?ref=stellakamikaze.org) quello che all’apparenza sembra essere un primo report dell’attività del ‘red button’ anti-fake news della Polizia Postale, riportando dall’avvio dell’iniziativa un totale di circa 600 segnalazioni giunte alla polizia e il “blocco” (o per meglio dire smentita?) di 128 fake news. Un risultato notevole se si considera che il servizio è operativo da appena un mese e mezzo. Il problema è che si fatica a trovare traccia di una lista di queste 128 fake news. Il sito della Polizia Postale riporta, tra i post pubblicati [nel mese di febbraio](https://www.commissariatodips.it/notizie/lista/anno/2018/mese/02.html?ref=stellakamikaze.org), un totale di 14 smentite di fake news, mentre [nel mese di gennaio](https://www.commissariatodips.it/notizie/lista/anno/2018/mese/01.html?ref=stellakamikaze.org) non sembrano essere riportate smentite di questo tipo. Sia l’articolo del *Corriere della Sera* che [un articolo dell’ Agi](https://www.agi.it/cronaca/fake%5Fnews%5Fpolizia%5Fpostale-3557001/news/2018-02-27/?ref=stellakamikaze.org), nell’elencare le fake news “bloccate” fanno riferimento esclusivamente ai 14 lanci riportati dal sito della Polizia Postale, ma sembra non esserci traccia delle restanti 114 fake news smentite — Omissione che per altro viene a far mancare l’effettiva utilità del servizio, visto che l’obiettivo dell’iniziativa dovrebbe essere proprio quello di fornire una sorta di smentita “ufficiale” a determinate fake news. Abbiamo contattato la Polizia Postale e la Polizia di Stato per avere ulteriori informazioni a riguardo, ma per ora non abbiamo ricevuto risposta. Vista e considerata la delicatezza del tema e del coinvolgimento della Polizia in questo processo, dov’è la lista delle 128 fake news smentite dalla Polizia Postale? Aggiorneremo l’articolo non appena avremo a disposizione ulteriori informazioni. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/dove-la-lista-delle-128-fake-news-smentite-dalla-polizia-postale/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 febbraio 2018.* ### Oh no, questi politici vogliono creare una criptovaluta per salvare l’Italia URL: https://stellakamikaze.org/oh-no-questi-politici-vogliono-creare-una-criptovaluta-per-salvare-litalia/ Last updated: 2026-07-03T22:49:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 febbraio 2018.* Le elezioni del 4 marzo si fanno sempre più vicine, e con esse la pressione mediatica di liste e partiti che cercano in tutti modi di guadagnare spazio nel panorama mediatico nazionale. In tutto questo marasma, però, il rischio è di dimenticarsi delle cose davvero importanti: per esempio le criptovalute, che dopo mesi di trepidante attesa sono finalmente scese nel campo di gioco di questa tornata elettorale. Pochi giorni fa, infatti, il gruppo [Lista del Popolo per la Costituzione](https://www.listadelpopolo.it/?ref=stellakamikaze.org) ha annunciato [con un post sul blog della lista](https://www.listadelpopolo.it/peoplecoin-la-nostra-poroposta-di-moneta-complementare/?ref=stellakamikaze.org) la propria proposta per una ‘moneta criptica’ chiamata Peoplecoin e che permetterà “di rilanciare l’economia e lo sviluppo con una moneta parallela in grado di mettere sul mercato nuova liquidità senza gravare sul debito pubblico, ed anzi permettendoci di uscirne nell’arco di un triennio,” [ha dichiarato](https://www.raiplay.it/video/2018/02/Elezioni-Politiche-2018---Conferenza-stampa-60a314a4-fdb2-4bf6-89ff-e6d4a50c80f2.html?ref=stellakamikaze.org) Ingroia, frontman della Lista, la sera del 21 febbraio durante l’approfondimento politico sulle elezioni di Rai 2. L’idea è per certi versi famigliare visto che proprio pochi giorni fa è stato ufficialmente reso disponibile [il petro](https://www.ilpost.it/2018/02/20/petro-venezuela/?ref=stellakamikaze.org), la criptovaluta voluta dal governo venezuelano di Nicolàs Maduro e che dovrebbe aiutare il Venezuela ad aggirare le sanzioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti. Peoplecoin, però, è una proposta che arriva da una lista politica ancora ben lontana dal potersi anche soltanto immaginare come in carica. L’offerta iniziale che garantirebbe il gettito di partenza per il sostentamente di Peoplecoin, infatti, finirà per finanziare direttamente la Lista del Popolo. La criptovaluta, infatti, “È inizialmente assegnata a tutti coloro che decidono di versare un contributo volontario all’associazione ‘Lista del Popolo’,” si legge sul sito della Lista. “A ciascun contributore vengono assegnate tante unità di Peoplecoin quanti sono gli € di contributo versati (quindi, in rapporto 1:1).” I rapporti di forza in questo senso si fanno intricati. A quanto si legge la proposta prevede che una criptovaluta emessa da una lista politica venga inizialmente acquistata attraverso del denaro fiat che finisce direttamente nelle casse della Lista, ma che al tempo stesso andrebbe a supportare un circuito finanziario pubblico e complementare a quello convenzionale. Benché il comunicato si sforzi a definire, pur sempre in maniera estremamente vaga, altri possibili utilizzi della criptovaluta — come il “regolamento dei servizi online premium,” o la “Costruzione di un mercato elettronico per lo scambio di beni funzionali di seconda mano” — è impossibile non nutrire più di qualche dubbio sull’effettiva fattibilità e praticità di questa proposta, specie se si considera che quella della ‘moneta criptica’ è una della proposte di punta della lista per ciò che riguarda il programma economico. Se negli ultimi mesi [il moltiplicarsi di truffe](https://motherboard.vice.com/it/topic/criptovalute?ref=stellakamikaze.org) basate sull’emissione di nuove criptovalute supportate da white paper vaghi e ben poco tecnici ha lentamente avviato un processo di allerta nel mercato, l’assenza di un white paper per Peoplecoin ad appena 5 giorni dalla presunta conclusione della sua prima tornata di ICO appare quantomeno curiosa, se non direttamente divertente. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lista-del-popolo-peoplecoin-criptovaluta-ico-antonio-ingroia/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 febbraio 2018.* ### La classifica dei migliori videogiochi strategici della storia URL: https://stellakamikaze.org/la-classifica-dei-migliori-videogiochi-strategici-della-storia/ Last updated: 2026-07-03T22:49:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 febbraio 2018.* Il 20 febbraio 2018 sarà ricordato negli anni a venire come il giorno in cui, per l’ennesima volta, una casa di produzione di videogiochi ha provato a resuscitare una saga ben oltre la morte cerebrale: Forgotten Empires [ha ultimato](https://www.microsoft.com/it-it/store/p/age-of-empires-definitive-edition/9n2kmdvlk85d?ref=stellakamikaze.org) \* Age of Empires: Definitive Edition*, un restyling del primo, storico, capitolo della saga di videogiochi strategici di \* Age of Empires* sviluppata dalla defunta Ensemble Studios. Al momento i giudizi a riguardo non si stanno rivelando eccessivamente gentili, in particolare perché sembra che, nonostante il restyling estetico, le meccaniche di gameplay presentino le stesse grossolane (oggi) mancanze del primo episodio della saga uscito nel 1997\. Dico sembra perché la \* Definitive Edition *è disponibile soltanto per Windows, e io purtroppo viaggio armato esclusivamente di un Macbook Pro risalente al 2012\. Fortunatamente non sono qui per parlare di \* Age of Empires: Definitive Edition,* ma di tutti i suoi antenati. Mi sento di affermare con certezza pressoché assoluta che i videogiochi strategici sono il singolo tipo di intrattenimento con cui ho speso più ore nella mia vita. Per farmi i conti in tasca: al momento sono passate 196.056 ore dalla mia nascita (lo so grazie [a questo scintillante sito](http://www.scorpio-site.co.uk/age.htm?ref=stellakamikaze.org) munito di scorpioni viola sullo sfondo) e tra la saga di Stronghold, Red Alert, Warhammer, Starcraft, Total War, Homeworld, eccetera, eccetera, credo di orbitare attorno alla decina di migliaia di ore profuse nell’uso di tastiera, mouse e monitor. Si tratta di ore che non torneranno mai più, e che ora, in età ormai avanzata e adulta, non mi sento che definire in nessun modo se non sprecate. Per questo motivo credo che il modo migliore per celebrarle sia con una bella lista di ricordi legati a ognuno di queste saghe per piccoli Napoleoni. A ognuno dei giochi è accompagnato un voto espresso secondo la famosa ‘[Scala Alex Britti](https://www.youtube.com/watch?v=6SSz97zGiyA&ref=stellakamikaze.org)’, per ricordarci che quando si gioca \* il tempo va e passano le ore\*. **AGE OF MYTHOLOGY** Parliamoci chiaro: chi ha bisogno di rievocare le grandi battaglie dei tempi antichi di \* Age of Empires *quando puoi far combattere Achille contro un FARAONE? \* Age of Mythology* al tempo era un sogno che si avvera: la gestione dei potenziamenti divini permetteva a chiunque, finalmente e per la prima volta, di dare un senso a tutti i libri di antologia greca e latina studiati negli anni precedenti. La meraviglia procurata dal controllare in prima persona nomi ed entità che fino a pochi secondi prima appartenevano esclusivamente alla sfera scolastica era … mitologica … — Il gameplay, però, risentiva di tutti i difetti della saga di \* Age of Empires*: una volta passata l’eccitazione di potersi far benedire da Thor in persona \* Age of Mythology* annoiava in fretta, tra bug grossolani e l’impressione che le meccaniche di gioco fossero facilmente aggirabili. *SCALA ALEX BRITTI* **ROME & MEDIEVAL II: TOTAL WAR** Probabilmente l’unica cosa migliore di poter bisticciare per divinità interposte è poter controllare direttamente il cazzo di impero romano (o lo stato pontificio) alla conquista di questo mondo e quell’altro. Questi due capitoli della saga di Total War non solo disponevano di un equilibrio tra micro e macro strategia eccelso grazie al rapporto tra l’amministrazione delle regioni e delle città, ma le dinamiche di battaglia, con gli epocali scontri in tempo reale sui campi di battaglia più improbabili, regalavano carneficine al cardiopalma dove lo scoraggiamento di un singolo plotone poteva ribaltare le sorti di una o dell’altra fazione. Purtroppo entrambi i titoli si accorgevano quando ti stavi cominciando a divertire davvero e tendevano a rallentare mostruosamente il tuo computer. *SCALA ALEX BRITTI* **STARCRAFT** Ricordo perfettamente il giorno in cui mio padre decise di conferirmi l’onore di poter giocare a questo titolo. Avevo passato una settimana circa nei panni dell’essere umano più angosciante e fastidioso del globo terracqueo nel tentativo di farmelo comprare — Infine, ci sono riuscito e, infine, sono riuscito a fare i miei primi passi nel mondo degli Zerg Rush. La campagna di Starcraft, con le sue solenni escursioni nell’epica Protoss e i drammi delle velleità umane faceva dell’asetticità dello sciame Zerg la ciliegina di una torta squisitamente ispirata e originale. Più che un vero e proprio gioco di strategia, una scusa per poter scrivere un ottimo titolo che grazie alle sue meccaniche snelle e oliate ha battuto il terreno per una nuova generazione di videogiocatori. *SCALA ALEX BRITTI* **SID MEIER’S CIVILIZATION III** La saga di Civilization si racconta da sola. Un gioco di strategia la cui premessa è simulare la civiltà umana dall’inizio fino all’apocalisse nucleare o alla singolarità tecnologica, fornendo a qualunque tribù del mondo le stesse possibilità di successo. Se nella prima metà di ogni partita la componente di strategia bellica faceva sicuramente la sua parte, con l’avanzare degli anni era la corsa al progresso tecnologico a fare da padrona delle sorti del mondi. Civilization III cannibalizzava la potenza di calcolo del tuo computer costringendolo a elaborare le mosse di decine e decine di intelligenze artificiali rivestite dell’ingrato compito di guidare nazioni intere. Tra disequilibri improbabili tra unità diverse e, ovviamente, la vocazione al nucleare di Ghandi, Civilization III è una pietra miliare di un genere intero che nella sua asciuttezza ha risucchiato il tempo di centinaia di migliaia di vite. *SCALA ALEX BRITTI* **WARCRAFT III: REIGN OF CHAOS** Ci stiamo addentrando nell’Olimpo. Warcraft III: Reign of Chaos è stato oscurato nella storia dall’ombra del suo figlioccio World of Warcraft, ma l’indiscutibile ispirazione del suo character design e l’epica della sua campagna lo hanno reso uno dei videogiochi più importanti della storia. Dalla parabola disperata di Arthas fino alla magia delle schermaglie tra fazioni mitiche diverse, Warcraft III porterà per sempre con sé il merito di aver trasportato i suoi giocatori in un mondo parallelo curato nei minimi dettagli e capace di farci sognare di rinascere orchi, elfi o non-morti. *SCALA ALEX BRITTI* **STRONGHOLD** Scendiamo dall’Olimpo e scateniamo il Ragnarok. La saga di Stronghold esaudiva il desiderio più grande di qualunque essere umano di qualunque età: costruire un castello e distruggere quelli altrui. Con l’episodio-capolavoro di Stronghold: Crusader, la saga di Firefly Studios ha creato un simulatore di castello che tra aspetti gestionali e altri velatamente strategici ha tramutato tutti i suoi giocatori in Lord e Signori provenienti dalla parti più disparate del mondo. Il carattere che sprizzava da ognuno dei protagonisti delle campagne e delle schermaglie di gioco, dal valoroso ed equilibrato Cuor di Leone, fino al terrificante Lupo e passando per lo spietato Califfo, Stronghold nella sua semplicità ha saputo creare un ambiente di gioco dove l’immaginazione dei giocatori faceva da padrona, creando le condizioni migliori, perciò, per farmi spendere ogni singola ora del mio tempo a giocarci. *SCALA ALEX BRITTI* **COMMAND AND CONQUER: RED ALERT** Così epocale da costringermi a metterlo fuori classifica. Le parole non basterebbero. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-classifica-dei-migliori-videogiochi-strategici-della-storia/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 febbraio 2018.* ### Il razzo perso durante il lancio di Falcon Heavy si è iscritto a Twitter URL: https://stellakamikaze.org/il-razzo-perso-durante-il-lancio-di-falcon-heavy-si-e-iscritto-a-twitter/ Last updated: 2026-07-03T22:49:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 febbraio 2018.* Nella serata di ieri Space X, l’agenzia spaziale di Elon Musk, [ha portato a termine con successo il lancio di Falcon Heavy](https://motherboard.vice.com/it/article/ywqgew/la-leggenda-dei-razzi-spaziali-di-elon-musk-falcon-heavy-lancio?ref=stellakamikaze.org), il razzo spaziale più grande e potente al momento operativo. Il lanciatore ha portato in orbita la Tesla Roadster di Elon Musk, ma benché tutto sia andato all’apparenza liscio, il primo volo di Falcon Heavy si è portato con sé una piccola sbavatura. Dopo il decollo e la consegna del carico allo spazio, i tre razzi Falcon 9 che hanno portato in orbita la Tesla avrebbero dovuto rientrare verso la Terra per atterrare e essere riutilizzati. È andata così per i primi due stadi di Falcon Heavy che sono tornati dolcemente a Cape Canaveral con un volo di ritorno surreale. Il core centrale del lanciatore, però, ha interrotto la trasmissione video pochi secondi prima dell’atterraggio previsto. Il terzo Falcon 9 sarebbe dovuto atterrare sulla piattaforma autonoma galleggiante di Space X, ma, [secondo quanto dichiarato da Space X](https://www.theverge.com/2018/2/6/16980954/spacex-falcon-heavy-rocket-middle-core-failed-landing?ref=stellakamikaze.org), l’ha mancata per poco meno di 100 metri e si è scontrato con l’acqua a oltre 450 km/h. Al momento Space X è ancora impegnata nelle operazioni di recupero del razzo, ma sembra che nel frattempo [qualcuno abbia creato un parody account su Twitter](https://twitter.com/FalconMainCore?ref=stellakamikaze.org) per celebrare la scomparso del terzo Falcon 9. Di solito queste cose fanno tutto fuorché ridere, ma questa volta per qualche strano motivo lo scherzo funziona. Dovremmo dare voce alle macchine più spesso. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-razzo-perso-durante-il-lancio-di-falcon-heavy-si-e-iscritto-a-twitter/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 febbraio 2018.* ### La leggenda dei razzi spaziali di Elon Musk URL: https://stellakamikaze.org/la-leggenda-dei-razzi-spaziali-di-elon-musk/ Last updated: 2026-07-03T22:49:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 febbraio 2018.* Oggi, [tra le 18.00 e le 22.30 ora italiana](https://twitter.com/elonmusk/status/960589757519663105?ref=stellakamikaze.org), l’agenzia spaziale di Elon Musk ha in programma il primo lancio di Falcon Heavy, il più potente razzo finora sviluppato da Space X. La riuscita del lancio, [che porterà nello spazio la Tesla Roadster di Elon Musk](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/ev5kan/the-rocket-that-will-take-elons-car-to-mars-is-about-to-test-its-engines?ref=stellakamikaze.org), porta con sé delle implicazioni che vanno ben oltre la mera possibilità di [assistere ad uno spettacolo pirotecnico degno di nota](https://www.space.com/37550-elon-musk-spacex-falcon-heavy-maiden-launch.html?ref=stellakamikaze.org) se la missione dovesse finire in disastro. Il Falcon Heavy di Elon Musk è lo slancio tracotante di uno degli imprenditori più attivi e visionari degli ultimi anni e potrebbe accorciare enormemente la distanza che separa noi umani dallo spazio profondo. Il motivo è semplice: Falcon Heavy è [un Cerbero interplanetario](http://www.spacex.com/falcon-heavy?ref=stellakamikaze.org) composto da 3 razzi Falcon 9 uniti insieme, per un totale di 27 motori in grado di portare verso l’orbita terrestre bassa oltre 54.000 chilogrammi di carico grazie ad una spinta di 22.800 kilo Newton. [Secondo Space X](https://www.space.com/39592-spacex-first-falcon-heavy-triple-rocket-landings.html?ref=stellakamikaze.org), il tre razzi del primo stadio di Falcon Heavy saranno completamente riutilizzabili, di fatto abbattendo drasticamente i costi di lancio per un vettore così imponente. *Segui in diretta il lancio di Falcon Heavy da questo stream.* Benché Falcon Heavy sia al momento il più potente razzo operativo al mondo, storicamente rimane secondo al Saturn V della NASA: il bestione che ha guidato le missioni Apollo e Skylab e [che vanta](https://www.universetoday.com/129989/saturn-v-vs-falcon-heavy/?ref=stellakamikaze.org), imbattuto, un potenziale di carico da 140.000 chilogrammi e una spinta da oltre 34.000 kilo Newton. Tra Falcon Heavy e Saturn V, però, c’è una differenza ben più importante delle cifre nelle specifiche tecniche. Il razzo di Elon Musk sarà in grado di adoperarsi [in una varietà sterminata di missioni](https://www.theverge.com/2018/2/2/16954582/spacex-falcon-heavy-rocket-launch-impact-nasa-deep-space-travel?ref=stellakamikaze.org): dal trasporto di satelliti commerciali e governativi fino al supporto per missioni in grado di arrivare fino a Marte. Ben più importante, però, è il costo per lancio di Falcon Heavy: appena 90 milioni di dollari per partenza, un’inezia [se paragonato](https://breakingdefense.com/2014/05/ula-fires-back-at-spacex-at-space-symposium-details-launch-costs/?ref=stellakamikaze.org) ai 350 milioni di dollari richiesti per lanciare il Delta IV Heavy, il secondo razzo più potente al mondo dopo Falcon Heavy. COME DIVENTARE ESSERI UMANI Il lavoro svolto da Elon Musk con Space X, però, assume un’importanza di portata ben diversa quando viene messo in prospettiva ai risultati raggiunti nel corso degli ultimi 10 anni. Elon Musk è stato in grado di imporsi in un mercato, come quello dei lanci spaziali, fortemente dominato dalle entità governative di mezzo mondo, riuscendo oltretutto a mettere [in seria difficoltà](https://arstechnica.com/science/2017/03/nasa-spaceflight-chief-says-he-loves-all-of-the-rockets/?ref=stellakamikaze.org) la narrativa totalizzante che nel corso del tempo la NASA ha imposto sul tema spazio. Per la prima volta c’è qualcuno di non legato a uno stato nazionale che sta lavorando duro per andare nello spazio, e questo rende inevitabile porsi una domanda piuttosto basilare: per chi sta lavorando questo qualcuno?. Elon Musk ovviamente lavora per se stesso e per le aziende che rappresenta, ma è proprio la sua natura di privato ad averlo eletto nel corso del tempo a simbolo globale di un’ambizione interplanetaria condivisa equamente da tutto il mondo. Nel suo approccio talvolta sconsiderato, gli obiettivi raggiunti da Elon Musk hanno reso sempre più normale un qualcosa che di normale ha ben poco, ovvero piantare delle bombe sotto dei barattoli di latta molto grossi per lanciarli nello spazio, a volte insieme ad altre palle di latta che rimangono poi sospese nello spazio stesso, e chissà un giorno con dentro degli ammassi di carne ed ossa che avranno il privilegio di lanciare un’occhiata alla roccia su cui tutti — ma proprio tutti — abitiamo. [Dal primo razzo a carburante liquido](https://www.youtube.com/watch?v=dLQ2tZEH6G0&ref=stellakamikaze.org) finanziato privatamente nel 2008, fino [al primo lancio e recupero spaziale](https://www.youtube.com/watch?v=cdLITgWKe%5F0&ref=stellakamikaze.org) svolto da un’agenzia privata nel 2010, passando [per il primo lancio privato verso la Stazione Spaziale Internazionale](https://www.youtube.com/watch?v=O90FROx8J3Y&ref=stellakamikaze.org) nel 2012, il 2017 di Space X è stato l’anno in cui per la prima volta l’agenzia [ha riutilizzato un vettore Falcon 9 che era stato fatto atterrare in precedenza](https://www.youtube.com/watch?v=JF4bM07bDAw&ref=stellakamikaze.org) e da allora ha collezionato una serie costante di successi simili. Non si è trattato soltanto di volare spesso, quanto più di farlo sembrare estremamente semplice: un po’ come decollare con un aereo. RENDERE LA VITA MULTIPLANETARIA Il senso della riuscita del lancio Falcon Heavy prende definitivamente forma se, però, si guarda ai prossimi piani di Space X. Il 29 settembre 2017, durante l’International Astronautical Congress ad Adelaide, in Australia, Elon Musk ha annunciato a un pubblico di appassionati e addetti ai lavori il suo piano per “rendere la vita multiplanetaria.” [Una presentazione](http://www.spacex.com/sites/spacex/files/making%5Flife%5Fmultiplanetary-2017.pdf?ref=stellakamikaze.org) chiara, concisa e piuttosto concreta che prevede l’utilizzo di un BFR, letteralmente un “Big Fucking Rocket”, che, secondo Musk, potrebbe finire per assorbire le intere risorse economiche di Space X. \*Il Big Fucking Rocket di Space X sarebbe in grado anche di operare dei trasporti Terra-Terra capaci di coprire distanze intercontinentali in poche decine di minuti. \* Il Big Fucking Rocket è un vettore di lancio multi-funzione che per ripagare il suo costo sarebbe in grado non soltanto di portare un equipaggio di esseri umani su Marte, ma anche di tornare indietro verso la Terra. Ovviamente ciò non basta, e per questo motivo il BFR sarebbe in grado di servire la Luna, la Stazione Spaziale Internazionale, la messa in orbita di satelliti ma, sopratutto, [un servizio di trasporto Terra-Terra](https://www.youtube.com/watch?v=zqE-ultsWt0&ref=stellakamikaze.org) che permetterebbe, grazie ad un flotta di BFR, di coprire distanze gigantesche in poche decine di minuti. Le aspirazioni cosmiche di Musk non sono di certo prive di problematiche — [chi dice che la specie umana debba essere multiplanetaria](https://blogs.scientificamerican.com/urban-scientist/when-discussing-humanity-8217-s-next-move-to-space-the-language-we-use-matters/?ref=stellakamikaze.org), e perché stiamo prendendo questo assunto per scontato? — e i suoi piani per Marte, per quanto presentati in maniera consistente ai successi ottenuti da Space X, risultano ancora ben lontani dall’essere concreti. **LEGGI DI PIÙ** **–** [Perché espanderci oltre la Terra è il nostro destino cosmico](https://motherboard.vice.com/it/article/43d979/abbiamo-bisogno-agenzia-spaziale-globale-decentralizzata-giulio-prisco?ref=stellakamikaze.org)**–** [La guida di Motherboard agli esopianeti](https://motherboard.vice.com/it/article/kzn48v/la-guida-di-motherboard-agli-esopianeti?ref=stellakamikaze.org)**–** [Perché dobbiamo cambiare il nostro modo di cercare la vita aliena](https://motherboard.vice.com/it/article/8x8xdb/perche-dobbiamo-cambiare-il-nostro-modo-di-cercare-la-vita-aliena?ref=stellakamikaze.org)Ciononostante, la narrativa di Musk sta concretamente riuscendo a rendere noi, gli umani, una specie davvero “umana”: il suo lavoro per la realizzazione di sistemi di trasporto intercontinentali sta colmando le distanze fisiche che l’avvento di internet non aveva saputo riempire, e nel suo essere un privato asservito a delle dinamiche economiche fortemente capitalistiche, le sue aspirazioni stanno progressivamente venendo condivise da un numero sempre maggiore ed eterogeneo di esseri umani. Nel marasma delle burocrazie governative, lo Space Launch System della NASA — il concorrente più diretto e competitivo del Falcon Heavy di Space X — [sta arrancando a piccoli passi](https://www.theverge.com/2017/5/10/14886570/nasa-space-launch-system-rocket-ula-blue-origin-spacex?ref=stellakamikaze.org) verso la sua effettiva messa in funzione e nel frattempo sta contribuendo a far perdere la presa visionaria che fino a pochi anni fa la NASA possedeva. Elon Musk ci sta convincendo che la nostra sia una specie davvero umana e globale a colpi di lanci spaziale e piani di colonizzazione interplanetaria, e nel farlo sta ergendo ad icone votive degli strumenti tanto antiquati quanto stupefacenti — Dei tubi di ferro alimentati a esplosioni: i razzi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-leggenda-dei-razzi-spaziali-di-elon-musk-falcon-heavy-lancio/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 febbraio 2018.* ### 1977: Radio Aut' è un gioco sulla vita di Peppino Impastato URL: https://stellakamikaze.org/1977-radio-aut-e-un-gioco-sulla-vita-di-peppino-impastato/ Last updated: 2026-07-03T22:49:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 febbraio 2018.* Quello di Peppino Impastato è uno di quei nomi che chiunque sia nato tra gli anni ’80 e ’90 ha sentito ripetere decine di volte, e per una buona ragione: il 9 maggio 1978, dopo una vita passata a combattere la mafia in Sicilia, Peppino Impastato viene assassinato la stessa notte del ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Le eco del lavoro che ha svolto nella sua vita arriva fino a noi costantemente, ed è forse proprio per questo motivo che in moltissimi (io per primo) non hanno una prospettiva concreta sulla vita e sulle lotte di questi personaggi. So che ha passato la vita a combattere la mafia e so che è stato ucciso per questo, ma basta davvero così poco per dare un valore reale a questo tipo di conoscenza? *1977: Radio Aut*, l’ultimo lavoro dello sviluppatore italiano Alex Camilleri, mi ha dimostrato il contrario. Nel corso dell’ultima Global Game Jam, che si è tenuta tra il 26 e il 28 gennaio, Camilleri ha speso le 48 ore a sua disposizione per creare una breve avventura grafica che ripercorre la vita di Peppino Impastato, “Per moltissimo tempo ho sognato di realizzare un gioco anti-mafia sulla Sicilia,” [ha scritto](https://www.facebook.com/camilleri.alex/posts/10214236320809268) in un post sul suo profilo Facebook. “Nonostante i miei migliori sforzi, tonnellate di appunti e costante ricerca, mi sono sempre sentito profondamente sopraffatto dalla complessità di questo tragico capitolo di storia, e ho spesso avuto paura di non riuscire a presentare il tutto con il dovuto tono,” continua. “Lo scorso fine settimana ho deciso di utilizzare un approccio diametralmente opposto, realizzando un qualcosa di molto piccolo e piuttosto semplice, capace di raccontare la storia di uno dei miei più grandi eroi, Peppino Impastato.” Dopo aver giocato a *1977: Radio Aut* sono rimasto sinceramente scosso da quanto poco sapessi della vita di Impastato, rispetto a non solo quanto credessi di saperne ma anche a quante volte in vita mia ne ho sentito parlare. In un certo senso l’impressione è che per un’intera generazione di persone alcune delle storie-simbolo dell’anti-mafia si siano cristallizzate nel tempo, facendomi dare per scontato che la loro carica ispiratrice possa durare effettivamente in eterno, quando è evidente che non sia così, “Penso che nel tempo ci si sia adagiati sugli idoli (ed in questo senso il gioco in sé contribuisce alla faccenda),” mi risponde Alex su Messenger. “Ma il principio dietro il design di *1977: Radio Aut* è quello di far conoscere la storia di Peppino Impastato specialmente fuori dall’Italia, dove di mafia (e figuriamoci di antimafia) non si sa proprio nulla.” *1977: Radio Aut* è giocabile gratuitamente [sulla pagina Itch.io di Alex](https://alexkalopsia.itch.io/1977-radio-aut?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/1977-radio-aut-e-un-gioco-sulla-vita-di-peppino-impastato/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 febbraio 2018.* ### È arrivato il momento di parlare di Amazon URL: https://stellakamikaze.org/e-arrivato-il-momento-di-parlare-di-amazon/ Last updated: 2026-07-03T22:49:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 febbraio 2018.* Negli ultimi giorni ha fatto discutere la notizia di un brevetto Amazon scovato [da GeekWire](http://geekwire.com/2018/amazon-wins-patents-wireless-wristbands-track-warehouse-workers/?ref=stellakamikaze.org): si tratta di un braccialetto elettronico per i lavoratori dei magazzini Amazon e che, secondo il brevetto, sarà in grado di vibrare per aiutare a indirizzare le mani del magazziniere verso il pacco giusto nel labirinto di scaffali dei capannoni. Meno dubbi uguale più efficienza. Il brevetto del braccialetto, [depositato nel 2016](http://patft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect2=PTO1&Sect2=HITOFF&p=1&u=/netahtml/PTO/search-bool.html&r=1&f=G&l=50&d=PALL&RefSrch=yes&Query=PN/9881277&ref=stellakamikaze.org), è stato approvato solo recentemente e al momento non risulta in alcun modo che Amazon ne stia effettivamente pianificando la produzione o l’implementazione. Ciononostante, il dibattito a riguardo [ha scosso mezzo mondo](https://www.theguardian.com/technology/2018/jan/31/amazon-warehouse-wristband-tracking?ref=stellakamikaze.org), passando anche per l’Italia, dove sono diversi i politici che nelle ultime ore si sono espressi a riguardo. “È facile declamare sui temi del lavoro, ma la sfida ossessiva per chi governa è di costruire lavoro di qualità e non lavoro con il braccialetto.” [Secondo Il Post](http://www.ilpost.it/2018/02/02/amazon-lavoro-braccialetti-elettronici/?ref=stellakamikaze.org), nella giornata di ieri il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni avrebbe detto, durante un incontro con i volontari della campagna elettorale del Partito Democratico, che “è facile declamare sui temi del lavoro, ma la sfida ossessiva per chi governa è di costruire lavoro di qualità e non lavoro con il braccialetto.” La Presidente della Camera Laura Boldrini [ha affermato su Twitter](https://twitter.com/lauraboldrini/status/959100185161994240?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org) che “\[il\] braccialetto elettronico è modalità degradante e offensiva per dignità lavoratori,” mentre il Presidente del Senato Pietro Grasso [ha spiegato](https://twitter.com/PietroGrasso/status/959118108475748352?ref=stellakamikaze.org) che “l’idea di tenere sotto controllo con un braccialetto elettronico lavoratori che a volte non hanno neanche il tempo per andare in bagno ci sembra un film di fantascienza. Un brutto film che in Italia non vogliamo vedere.” Sebbene la tematica si presti sicuramente a questo tipo di polemica, non è scontato che in queste ore si stia verificando un attrito tutto sommato super partes tra il mondo della politica e Amazon. Con Amazon che — secondo la banca d’affari Morgan Stanley — potrebbe raggiungere [il valore record del triliardo di dollari entro la fine del 2018](http://www.businessinsider.com/morgan-stanley-amazon-facebook-google-trillion-dollar-company-2018-2017-11?IR=T&ref=stellakamikaze.org), Jeff Bezos, fondatore e CEO dell’azienda americana è a tutti gli effetti [uno degli uomini più ricchi e potenti](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/7xe7kg/jeff-bezos-should-give-me-some-money-amazon-richest-man?ref=stellakamikaze.org) sulla faccia della Terra. Per quanto il grosso del fatturato di Amazon derivi ancora dal sito principale di compravendita, la diversificazione del business operata da Bezos negli ultimi anni sta trasformando la sua azienda in un vero e proprio impero globale, con ripercussioni su settori che variano dall’intrattenimento ai [trasporti](https://motherboard.vice.com/it/article/ae7xgz/amazon-sta-diventando-azienda-di-trasporti-snowmobile?ref=stellakamikaze.org) — e il rischio che Amazon[ finisca per rivoluzionare la struttura stessa della nostra economia](https://motherboard.vice.com/it/article/7xpgvx/amazon-whole-foods-monopolio-commercio-infrastruttura?ref=stellakamikaze.org). Con l’acquisizione negli anni di oltre 40 aziende sussidiarie — tra cui la piattaforma di streaming Twitch, acquistata per 970 milioni di dollari nel 2014, e la catena di supermercati Whole Foods negli Stati Uniti, la cui fusione è stata siglata lo scorso agosto — il numero di dipendenti Amazon nel mondo ha superato il mezzo milione nel 2017. Allo stesso tempo, l’[istituzione del servizio di fidelizzazione Prime](https://qz.com/1196073/amazon-prime-amzn-had-its-best-year-of-signups-in-2017/?ref=stellakamikaze.org) e l’entrata nel settore dei servizi di assistenza intelligente con il lancio di Alexa ed Echo hanno consolidato ulteriormente la presenza dell’azienda di Bezos [nella vita quotidiana delle persone](https://motherboard.vice.com/it/article/mgyx8v/amazon-echo-look-ia-che-giudica-come-ti-vesti?ref=stellakamikaze.org). Inoltre, a fine 2017 alcune città negli Stati Uniti [si sono contese ferocemente](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/43aw8q/cities-are-competing-to-give-amazon-the-mother-of-all-civic-giveaways?ref=stellakamikaze.org) il privilegio di poter ospitare il secondo quartier generale di Amazon, un bestione da 50.000 posti di lavoro che genererà naturalmente un’infrastruttura attorno a sé. Ma il modello che Bezos sta imponendo sul mercato non è privo di problematicità, molte delle quali riguardano — come appunto il brevetto dei braccialetti elettronici — i dipendenti stessi dell’azienda. A novembre scorso, i lavoratori della sede di Piacenza [hanno proclamato uno sciopero durante il Black Friday](https://motherboard.vice.com/it/article/j5j74b/sciopero-dipendenti-amazon-italia-piacenza-black-friday?ref=stellakamikaze.org) per la mancata apertura del colosso della distribuzione a una revisione del ciclo lavorativo estenuante. A dicembre 2016, alcuni lavoratori del centro di raccolta di Dufermline, in Scozia, [si erano ridotti a “campeggiare” fuori dalla sede](https://motherboard.vice.com/it/article/mg3z9n/operai-magazzini-amazon-costretti-a-vivere-in-tenda?ref=stellakamikaze.org) per colpa dei turni troppo intensi e delle paghe non proporzionate ai costi affrontati dai pendolari. Benché le problematiche che ruotano attorno al rapporto tra Amazon e il proprio indotto non siano nello specifico nulla di nuovo, la capillarità e il ruolo che oggi Amazon ha nel mercato globale la rendono una potenza transnazionale che ha già dimostrato di avere tutte le carte in regola per mettere in discussione il potere regolatore degli stati sovrani nazionali. Per questo motivo sminuire il dibattito attualmente in corso in Italia — e nel resto del mondo — definendolo un’esagerazione da campagna elettorale (perché, di fatto, il braccialetto al momento non è altro che è un brevetto) rischia di smorzare l’inerzia di una conversazione fondamentale per il futuro globale che vedrà essere messa sempre più in discussione [l’effettiva autorità](https://motherboard.vice.com/it/article/ne38qx/chi-e-margrethe-vestager-la-politica-che-multa-i-titani-della-silicon-valley?ref=stellakamikaze.org) degli stati nazionali e delle istituzioni continentali. A differenza del passato, però, le nuove potenze digitali come Amazon oggi hanno tutte le carte in regola per mettere realmente in dubbio lo status quo, ed è cruciale che questo dibattito venga portato avanti nella maniera più rigorosa e attenta possibile, anche e sopratutto discutendo delle implicazioni che un singolo brevetto per un braccialetto elettronico può portare con sé. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/e-arrivato-il-momento-di-parlare-di-amazon-polemica-braccialetti-elettronici/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 febbraio 2018.* ### Che cos'è la Guida di Motherboard al 2018 URL: https://stellakamikaze.org/che-cose-la-guida-di-motherboard-al-2018/ Last updated: 2026-07-03T22:49:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 gennaio 2018.* La tecnologia e la scienza stanno semplificando qualunque aspetto della nostra vita, ma se c’è una cosa che rimane ancora difficilissima, quella cosa è stare sul pezzo. Il 2018 sarà un anno cruciale per tantissimi ambiti che non hanno, il più delle volte, direttamente a che fare con la nostre vita, ma che la influenzeranno radicalmente nel futuro prossimo. Per questo motivo abbiamo deciso di creare [La Guida di Motherboard al 2018](https://motherboard.vice.com/it/topic/la-guida-di-motherboard-al-2018?ref=stellakamikaze.org), una serie di articoli introduttivi su quelli che, per noi, saranno i temi più importanti dell’anno. Così al prossimo pranzo di famiglia non fate brutta figura, non ringraziateci. Abbiamo parlato delle implicazioni della diffusione a tutti i livelli [delle tecnologie di face morphing](https://motherboard.vice.com/it/article/qvwy97/la-guida-di-motherboard-al-morphing-algoritmico?ref=stellakamikaze.org), del futuro [dell’editing genetico con CRISPR/Cas9](https://motherboard.vice.com/it/article/bjyqq3/la-guida-di-motherboard-a-editing-genetico?ref=stellakamikaze.org), della canapa — la materia prima factotum che presto smetterà di essere prerogativa dei pro-legalizzazione, delle distopie di propaganda politica alimentate dal potere degli algoritmi sui social, dei cavilli che si frappongono tra il Medioevo odierno e il presente delle auto a guida autonoma, della realtà aumentata che presto soppianterà il business di quella virtuale, della carne sintetica che potrebbe risolvere i problemi di approvvigionamento alimentare, degli esopianeti che continuano ad apparire nelle porzioni di cielo che osserviamo e del grafene, la parola che tra qualche decennio sostituirà completamente il campo semantica della plastica. Crediamo che il primo passo da fare per un futuro tecnologico e scientifico più socialmente sostenibile sia dare a tutti gli strumenti base per poter partecipare ai dibattiti che guidano il futuro di questi ambiti. Le implicazioni delle prossime evoluzioni di internet, della genetica, delle biotecnologie, dell’esplorazione dello spazio e di molto altro sono così grandi da rendere indispensabile la partecipazione di tutti, per poter capire al meglio come creare un’innovazione a misura d’uomo e non viceversa. La Guida di Motherboard al 2018 verrà pubblicata durante il corso dei prossimi giorni, se pensi che ci siamo dimenticati qualcosa scrivici a itmotherboard@vice.com. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-guida-di-motherboard-al-2018/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 gennaio 2018.* ### C'è un impianto idrico italiano controllabile da tutti via internet URL: https://stellakamikaze.org/ce-un-impianto-idrico-italiano-controllabile-da-tutti-via-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:49:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 gennaio 2018.* All’inizio dello scorso anno i media di mezzo mondo avevano cominciato a usare una coppia di parole piuttosto inquietante: [infrastructure hacking](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/topic/Infrastructure-Hacking?ref=stellakamikaze.org), hacking delle infrastrutture. Per qualche settimana il termine è stato utilizzato così tanto che sembrava certo che si sarebbe trasformato in un’altra di quelle buzzword pronunciate da chiunque e progressivamente private del loro reale significato: fortunatamente il trend è scemato dopo poco riportando l’attenzione sui fatti, e dico fortunatamente perché il problema che indicano è critico. L’ultima della serie arriva al pubblico grazie [ad una segnalazione](http://attivissimo.blogspot.it/2018/01/un-impianto-idrico-comandabile-via.html?ref=stellakamikaze.org) del divulgatore informatico Paolo Attivissimo, che questa settimana ha riportato la presenza di un impianto idrico italiano interamente controllabile via internet. Nessuna password, nessuna autenticazione; basta puntare una suite di virtual computing network all’indirizzo IP dell’impianto e si accede direttamente ai controlli della struttura. Attivissimo ha prima segnalato la falla direttamente all’azienda gestrice dell’impianto e l’ha poi riportata su Twitter anonimizzando l’indirizzo IP della struttura per evitare che qualche malintenzionato potesse cogliere l’occasione per divertirsi. Dopo diverse ore dalla prima segnalazione all’azienda la falla risultava ancora aperta — Attivissimo ha quindi segnalato la situazione anche alla Polizia Postale, ma sembra che dopo quasi 4 giorni dal suo avviso, benché l’azienda abbia comunicato a Attivissimo di “starsene occupando”, la struttura sia ancora aperta a tutti. In un periodo storico in cui [sempre più oggetti e strutture stanno venendo collegati a internet](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/topic/Infrastructure-Hacking?ref=stellakamikaze.org), la sicurezza di questi impianti da cui la società moderna dipende è ben più che critica, “Credo che sia già un problema adesso, solo che al momento non viene evidenziato per imbarazzo,” mi spiega Attivissimo, contattato via email. “Probabilmente verrà a galla quando ci sarà qualche attacco troppo visibile ed evidente per essere taciuto.” Nel frattempo, però, risulta interessante il dibattito riguardante questo tipo di segnalazioni: cosa bisogna fare quando viene rilevata una falla di questo tipo su una struttura critica come, per esempio, un impianto idrico? “Secondo me è importante procedere su due binari: segnalare in generale l’esistenza di questo tipo di vulnerabilità, in modo da portarla all’attenzione dei responsabili degli impianti e indurli a prendere provvedimenti contro queste lacune irresponsabili nella sicurezza di base, ma senza dare i dettagli specifici dei singoli casi prima che siano stati risolti; e contattare privatamente le aziende interessate,” mi spiega Attivissimo. È prevedibile che i prossimi anni corrisponderanno a un periodo di assestamento necessario per quanto riguarda la sicurezza di questi impianti, visto [quanto diffuse](https://threatpost.com/shodan-search-engine-project-enumerates-internet-facing-critical-infrastructure-devices-010913/77385/?ref=stellakamikaze.org) sono queste falle. “Purtroppo soltanto raccontando casi pratici si riesce a convincere i gestori degli impianti che è necessario rimediare: troppo spesso vedo indifferenza e disinvoltura da parte loro,” continua Attivissimo. Resta aperto il dibattito sulle pratiche di “divulgazione responsabile” di questo tipo di falle, “In pratica credo che la “responsible disclosure” sia l’equivalente di dire pubblicamente che molte persone hanno la pessima abitudine di lasciare la porta di casa aperta, ma senza dire a tutti quali sono le persone specifiche che lo fanno, e andare da queste persone e avvisarle con discrezione,” mi spiega. “È ovvio che qualcuno pensi che annunciare l’esistenza di queste vulnerabilità sia un incentivo a scatenare un’orda di curiosi che andranno a caccia di questi impianti non protetti. Ma questo significa attaccare chi ha detto che il re è nudo, invece di dire al re che non dovrebbe andare in giro senza vestiti. O senza password,” conclude Attivissimo. Nel frattempo, al momento della scrittura di questo articolo, Attivissimo mi conferma che l’impianto idrico risulta ancora accessibile a chiunque. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/impianto-idrico-italiano-controllabile-via-internet-hacking-paolo-attivissimo/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 gennaio 2018.* ### Il nuovo giocattolo di Nintendo è un urlo di speranza per questo pianeta URL: https://stellakamikaze.org/il-nuovo-giocattolo-di-nintendo-e-un-urlo-di-speranza-per-questo-pianeta/ Last updated: 2026-07-03T22:49:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 gennaio 2018.* Il 24 dicembre del 2006 ho aspettato nel mio letto, con gli occhi chiusi, fino a quando non ho sentito i miei genitori cominciare a russare. Mi sono alzato lentamente, perché la rete sotto il mio materasso scricchiolava moltissimo, e in punta di piedi ho chiuso la porta di camera mia. L’albero era a fianco alla finestra e quella notte ho passato una buona mezz’ora a tastare silenziosamente tutti i pacchi che già c’erano — Il mattino del 25 mi sono alzato prima che il sole sorgesse, e ho notato una nuova scatola incartata. Con la stessa cura l’ho girata e rigirata, fino a quando con un movimento lentissimo ho strappato un minuscolo angolo della carta: subito dopo ho sorriso come un povero idiota, sono tornato a dormire e qualche ora dopo Babbo Natale (o i miei genitori) mi aveva regalato un Nintendo Wii. Quella stessa mattina, subito dopo il primo, sono scappato dal pranzo di Natale in famiglia e sono corso a casa per passare l’intero pomeriggio a giocare a \* The Legend of Zelda: Twilight Princess\*. Quella console l’ho usata fino allo sfinimento: l’ho modificata, piratata, le ho fatto fare cose che una console non dovrebbe fare come trasformare il proprio televisore in una luce stroboscopica, ho parlato di lei in migliaia di post disseminati su chissà quanti forum online — Il Nintendo Wii è una cosa felice della mia vita, una di quelle inezie del perpetuarsi del reale verso cui non ho modo di operare critiche. Nella serata di ieri è stato presentato [Nintendo Labo](https://www.nintendo.it/Nintendo-Labo/Nintendo-Labo-1328637.html?ref=stellakamikaze.org): un kit di sagome di cartone montabili che si trasformano in estensioni per le periferiche di Nintendo Switch. C’è una canna da pesca, un pianoforte, un pedale per automobili, uno zaino da Gundam — Chissà quante altre cose. Non ho uno Switch, e anzi ho smesso di giocare ai videogiochi come si deve da tempo perché più passano gli anni e più divento irrimediabilmente stupido, ma il video di presentazione di Labo mi ha messo i brividi e mi ha fatto sorridere esattamente come avevo sorriso la mattina di quel 25 dicembre, quando dopo aver strappato quell’angolino di carta ho sbirciato il logo bianco di ‘Wii’. Dopo [il flop di Wii U](http://www.eurogamer.it/articles/2017-02-01-news-videogiochi-con-13-5-milioni-di-unita-vendute-wii-u-diventa-ufficialmente-la-console-con-minor-successo-di-nintendo?ref=stellakamikaze.org), grazie a Switch l’ultimo anno di Nintendo è stato piuttosto felice sia in termini [di qualità](http://www.metacritic.com/game/switch/super-mario-odyssey?ref=stellakamikaze.org) che [di quantità](http://time.com/5086580/nintendo-switch-us-sales/?ref=stellakamikaze.org). Forse ore vi meritereste centinaia di righe di riflessione su tutti gli usi possibili di Labo e su tutte le sue potenzialità in una miriade sconfinata di campi, dall’educazione fino alla riabilitazione, ma credo che scriverle significherebbe rovinarvi la festa. Guardatevi il video: il lancio di Labo è previsto per il 27 aprile del 2018 con una coppia di kit, uno ‘[Assortito](https://www.nintendo.it/games/oms/labo/variety.html?ref=stellakamikaze.org)‘ e uno ‘[Robot](https://www.nintendo.it/games/oms/labo/robot.html?ref=stellakamikaze.org)‘. Non so come ci riescano, ma ci riescono. Credo che Nintendo Labo sia un buon motivo per pensare che gli omini che abitano questo pianeta — noi — abbiano ancora qualche speranza di non mandare tutto a puttane. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/nintendo-labo-switch-kit-cartone-montabile/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 gennaio 2018.* ### La foto in '4D' del figlio di Fedez e Chiara Ferragni è un miracolo della scienza e della tecnica URL: https://stellakamikaze.org/la-foto-in-4d-del-figlio-di-fedez-e-chiara-ferragni-e-un-miracolo-della-scienza-e-della-tecnica/ Last updated: 2026-07-03T22:49:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 gennaio 2018.* In qualità di maschio bianco mid-20s senza particolari ambizioni per la sopravvivenza della specie a cui appartengo, il perverso mondo neo-natale mi è sempre stato (e continuerà a esserlo ancora per un po’, spero) estraneo. Proprio a causa di questa premessa, l’ultima foto pubblicata su Instagram da Fedez mi ha lasciato assolutamente stupefatto. Questa qui sopra è una foto di un’ecografia 4D effettuata sulla quasi-mamma Chiara Ferragni — titano del fashion blogging e attuale compagna del rapper italiano Fedez — e, insomma, non ha nulla a che fare con le ecografie a cui la mia memoria è stata abituata. Posso presumere inoltre di non essere l’unico a dover sopravvivere a questa ignoranza, visto che la segnalazione di questa opera d’arte mi è arrivata pochi minuti fa (di ieri, ma manteniamo questa sospensione del giudizio sui tempi editoriali) su Slack accompagnata dallo stesso interrogativo che mi sono posto subito dopo averla vista. mattia\_c: segnalo che su instagram ci sono foto del figlio di chiara e fedez mattia\_c: ad una risoluzione altissima mattia\_c: non so quale tecnologia sia stata utilizzata mattia\_c: @motherboard nejrottif: che stecca Mi sono bastati alcuni secondi di incredulità per decidere di imbarcarmi in un’indagine importante: perché questa foto del non-nato figlio di Fedez e Chiara Ferragni è in HD e tridimensionale? Le ecografie non assomigliavano a delle chiazze di bile in appena movimento fino a poco tempo fa? Le ecografie in 4D sono una novità pre-natale apparentemente recente, e nella pratica funzionano esattamente come una normale ecografia. Una sonda munita di un cristallo piezoelettrico genera delle onde a ultrasuoni che penetrano nei tessuti da analizzare (in questo caso il pancione), passano attraverso un gel sfruttato per isolare la superficie di contatto tra sonda e tessuti, e infine tornano indietro verso la sonda, che le riceve nuovamente e a partire dalle discrepanze tra le onde di partenza e quelle di arrivo genera un’immagine di ciò che è presente all’interno dei tessuti. Infine, nel caso delle ecografie in 4D, tutte queste immagini raccolte vengono messe in sequenza per generare una sorta di filmato in tempo reale di ciò che sta accadendo sotto la cute. Non è un caso che la coppia Fedez-Ferragni abbia deciso di ricorrere a un’ecografia in 4D per il proprio figlio: una rapida ricerca su Google evidenzia come la pratica sia piuttosto richiesta in giro per il mondo. Le ecografie in 4D sono relativamente costose (il costo in Italia si aggira tra i 100€ e i 200€ per sessione), ma, [viste le testimonianze](http://gravidanza.alfemminile.com/forum/costo-ecografia-3d-o-4d-fd662923?ref=stellakamikaze.org), sembrano fornire un’esperienza completamente nuova ai genitori. È proprio per questo motivo che sono moltissime le madri a sottoporsi a ecografie in 4D al solo scopo di “vedere meglio” la vita che sta crescendo dentro di loro: il più delle volte l’ecografia 4D, specie nei casi di gravidanza, non fornisce particolari ulteriori informazioni dal punto di vista medico. Indubbiamente, però, regala un’esperienza completamente nuova ai genitori, che per la prima volta riescono a vedere il non-nato come se fosse già nato. Negli ultimi anni sembra che la situazione di sovra-utilizzo di queste ecografie si sia fatta così estrema da portare allo sviluppo di non pochi studi e ricerche che discutono sull’eticità della pratica. “Alcuni degli intervistati hanno descritto questa marginalizzazione della donna incinta con metafore che includevano una visione del corpo gravido come una “navicella spaziale vuota” per un “feto cosmico”, un “contenitore fetale” o un “contenitore”.” In [un paper](https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4429903/?ref=stellakamikaze.org) pubblicato su *BMC Medical Ethics* e firmato da Kristina Edvardsson, Rhonda Small, Ann Lalos, Margareta Persson e Ingrid Mogren, vengono intervistati 14 ostetrici e ostetriche per comprendere meglio il punto di vista degli addetti ai lavori sulle implicazioni etiche della possibilità di osservare in maniera sempre più realistica un ‘non-nato’. “Nella valutazione di un’ecografia, l’operatore raccoglie una grande quantità di informazioni riguardo il feto, mentre la donna incinta tende ad assumere un ruolo di minore importanza,” si legge nello studio. “Alcuni degli intervistati hanno descritto questa marginalizzazione della donna incinta con metafore che includevano una visione del corpo gravido come una “navicella spaziale vuota” per un “feto cosmico”, un “contenitore fetale” o un “contenitore”.” Lo stupore che io, e molte altre persone a cui ho mostrato la foto pubblicata da Fedez, ho provato nel vedere un feto in 3D non è sintomo soltanto di una personale ignoranza sulle moderne tecniche di ostetricia, ma, credo, anche il segnale di un’evoluzione in corso del rapporto tra tecnologia, gravidanza ed esseri umani. In che modo cambia il ruolo della donna, e del feto stesso, quando ho possibilità di accedere alle sembianze ‘umane’ del feto quando ancora non è, di fatto, nato? In che modo reagiamo a questo nuovo tipo di accesso, che finora si era limitato a restituirci delle fotografie bianco/nero che avevano ben poco a che fare con l’aspetto reale del feto? Approfondiremo questo tema in un’altra puntata di ‘MOTHERBOARD’, nel frattempo benvenuti nel 2018, dove una foto pubblicata da Fedez e Chiara Ferragni ci permette di discutere dell’eticità delle ecografie. Sento che sarà un buon anno. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/foto-figlio-fedez-chiara-ferragni-eticita-ecografia-4d/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 gennaio 2018.* ### C'è un videogioco in VR identico alla prima puntata del nuovo ‘Black Mirror’ e fa morire dal ridere URL: https://stellakamikaze.org/ce-un-videogioco-in-vr-identico-alla-prima-puntata-del-nuovo-black-mirror-e-fa-morire-dal-ridere/ Last updated: 2026-07-03T22:49:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 gennaio 2018.* Devo ancora finire di vedere la nuova stagione di \* Black Mirror\*: a me è piaciuto, ad altri no. C’è però una cosa che, nella mia vita in generale, mi sta piacendo ben di più di *Black Mirror*, e sono questi video di gameplay di *.* [Star Trek: Bridge Crew](https://www.ubisoft.com/it-it/game/star-trek-bridge-crew?ref=stellakamikaze.org)Si tratta di un videogioco per Playstation VR sviluppato da Ubisoft e pubblicato nel maggio del 2017 in cui, grazie alla realtà virtuale, ogni giocatore ricopre un ruolo specifico nell’equipaggio della nave spaziale U.S.S. Aegis. Si gioca in multiplayer e lo scopo è collaborare per portare a termine una serie di missioni: ognuno ha un compito specifico e l’esperienza in realtà virtuale sembra estremamente vicina all’esperienza di un gioco di ruolo nella vita reale. Questa premessa ci porta alla storia di Alex Gray, [uno youtuber](https://www.youtube.com/user/scotchbox?ref=stellakamikaze.org) che nell’ultimo periodo ha deliziato l’intero internet con la pubblicazione di [una serie di partite](https://www.youtube.com/watch?v=JNQBsJrYWKA&list=PL8RZuLP7pRcCthCyIrxwjxQqt6hkwhS7O&ref=stellakamikaze.org) a *Star Trek: Bridge Crew* che fanno urlare dal ridere. Alex il più delle volte interpreta il ruolo del capitano della nave e si impegna a prendere più sul serio possibile il proprio compito, e l’attrito con le altre persone coinvolte nelle partite genera degli scambi e dei dialoghi da Premio Nobel per la Pace. I movimenti sono goffi, approssimati e limitati dalla fisica dei modelli di gioco, ma per qualche motivo risultano credibili, come in una sorta di curva inversa [della Uncanny Valley](https://motherboard.vice.com/it/article/d343py/robot-amore-e-uncanny-valley-quando-lintimita-diventa-artificiale-audi-innovative?ref=stellakamikaze.org). La possibilità di traslare i propri movimenti nel mondo reale sull’avatar di gioco grazie al sistema VR di Playstation anima questi doppelganger digitali in maniera estremamente particolare: i movimenti sono goffi, approssimati e limitati dalla fisica dei modelli di gioco, ma per qualche motivo risultano credibili, come in una sorta di curva inversa [della Uncanny Valley](https://motherboard.vice.com/it/article/d343py/robot-amore-e-uncanny-valley-quando-lintimita-diventa-artificiale-audi-innovative?ref=stellakamikaze.org). I membri dell’equipaggio si costringono a chiamarsi per nickname, forzandosi a rimanere seri mentre impartiscono ordini urgenti e invocando i vari componenti della squadra attraverso nomi come “TRASHPANDA” o “SHABOUBALAH”. In un mercato in cui la realtà virtuale [sta faticando a prendere davvero piede](https://venturebeat.com/2017/12/11/vr-industry-could-post-decent-holiday-sales-to-ease-sting-of-a-disappointing-year/?ref=stellakamikaze.org), *Star Trek: Bridge Crew* sembra aver trovato un modo per rendere la componente VR non soltanto una piacevole caratteristica aggiuntiva, ma una vera e propria funzione indispensabile per poter goder appieno dell’esperienza di gioco; a tal punto che la recentissima decisione [di permettere anche ai giocatori non muniti del kit di VR](http://it.ign.com/star-trek-bridge-crew-ps4-1/135032/news/star-trek-bridge-crew-giocabile-anche-senza-la-vr?ref=stellakamikaze.org) di giocare a *Star Trek: Bridge Crew*, più che suonare come una mossa di marketing natalizio, assomiglia più che altro a un vero e proprio torto che Ubisoft ha deciso di infliggere ai propri clienti. Non è un caso, dunque, che qualunque persona a cui abbia mostrato questi video mi abbia redarguito dicendomi che stavo parlando della prima puntata della nuova stagione di *Black Mirror*: quella in cui il Chief Technical Officer della casa di sviluppo VR Infinity si rivela come un pazzo furioso in grado di intrappolare delle copie digitali dei suoi conoscenti all’interno di un mondo virtuale creato a suo uso e consumo. In un certo senso *Star Trek: Bridge Crew* offre un’esperienza simile, sicuramente quella che più tra tutte mi ha fatto davvero venire voglia di spendere troppi soldi per un visore ingombrante e scomodo. “Sospetto che la cultura generale infine finirà per accogliere la realtà virtuale, in parte perché i prezzi si stratificheranno, ma principalmente perché abbiamo già visto succedere qualcosa di simile,” mi spiega Alex, contattato per mail. “Le persone spendono migliaia di euro su un televisore e meno di 10 anni fa hanno cominciato a portare nelle loro tasche dei supercomputer da 700 euro — La realtà virtuale diventerà progressivamente sempre più semplice da utilizzare, fino a quando non penseremo nemmeno più alla sua interfaccia, un po’ come succede oggi quando facciamo swipe sul telefono.” Ma non si tratta solo di una questione di prezzo: lo stigma culturale che la realtà virtuale si porta dietro è, se possibile, ancora più invadente di quello che i videogiochi per anni (e ancora oggi) si sono trascinati dietro, “Credo che la realtà virtuale comincerà a prendere piede proprio perché ti isola dal resto del mondo,” mi risponde Alex. “Ero solito a tenere le notifiche del telefono attive nel visore, ma le ho disattivate: quanto spesso lasci il tuo telefono a casa quando esci? O quante ore riesci a far passare davvero senza controllarlo? Non è difficile credere che negli ultimi 8 anni sia stato sempre a fianco a te, anche quando dormivi,” continua. “Ironicamente, la realtà virtuale ci permette di staccare per un po’ la spina.” *“Star Trek* è un ottimo esempio di realtà virtuale per molti motivi,” mi spiega Alex. “La mimica labiale ha fatto passi da gigante nell’ultimo periodo, certo, ma la verità è che nella realtà virtuale tu non c’è bisogno del fotorealismo,” continua. “La neuroplasticità è una bomba: non serve molto tempo al tuo cervello per adattarsi a nuovi ecosistemi e percepirli come ‘normali’, e questa nostra abilità ci aiuta anche a superare il problema della Uncanny Valley.” “Quando sono usciti i primi video di *Star Trek: Bridge Crew*, la gente su Reddit ha cominciato a lamentarsi della grafica,” spiega Alex. “Ma, contro-intuitivamente, nella realtà virtuale ciò non ha importanza: il tuo cervello riempie gli spazi vuoti molto velocemente — La prima volta che mi sono fatto un giro in Minecraft VR e uno zombie si è presentato davanti alla porta di casa mia ho urlato,” mi racconta. “Hai presente gli zombie su Minecraft, no? Sembrano scarabocchi fatti su Paint, visti a schermo fanno ancora più ridere. Ma quando quell’omino lego alto 2 metri tenta di acchiapparti non ha importanza quando sia malamente modellato. Il tuo istinto dice che è reale e che è lì. La realtà virtuale è un’interfaccia che si basa sull’istinto.” “La realtà virtuale finirà per cambiare l’idea che l’umanità della natura della realtà,” continua Alex. “La prima volta che l’ho provata mi sono davvero reso conto di ciò che filosofi e scienziati affermavano da secoli: la ‘realtà’ sono solo impulsi che arrivano al nostro cervello dagli occhi e dalle orecchie. Il mondo che percepiamo non ha nulla a che fare con il vero Universo; non sono in grado di vedere le enormi voragini che separano gli atomi di un muro, a me sembra solido.” “Con il passare del tempo ci trasformeremo sempre di più in filosofi della natura: la realtà virtuale è la realizzazione di qualcosa a cui gli essere umani ambiscono sin da quando hanno cominciato a dipingere sulle mura delle caverne,” mi dice Alex. “La finzione. Siamo la prima generazione di esseri umani in grado di entrare nei propri sogni.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ce-un-videogioco-in-vr-identico-alla-prima-puntata-del-nuovo-black-mirror-e-fa-morire-dal-ridere/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 gennaio 2018.* ### Il robot pittore Buskerbot vuole finire nelle cornici di casa tua URL: https://stellakamikaze.org/il-robot-pittore-buskerbot-vuole-finire-nelle-cornici-di-casa-tua/ Last updated: 2026-07-03T22:49:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 dicembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Arte e intelligenza artificiale sono due parole che nella stessa frase suonano non solo stranissime, ma si prestano anche a una marea di congetture decisamente fuori luogo: tra robot che ci ruberanno il lavoro, intelligenze artificiali qual è l’opera d’arte più giusta per noi, l’apocalisse algoritmica vive di sparate anche nel mondo della creatività. Nel caso di Buskerbot, un braccio robotico sviluppato dal team di Paolo Gallina dell’Università di Trieste, ci troviamo davanti ad un’intelligenza artificiale che integra il lavoro umano nel mondo dell’arte, riproducendo dei dipinti realmente esistenti attraverso degli algoritmi di non-photorealistic-rendering e lasciando spazio all’intelligenza artificiale del braccio di ri-elaborare autonomamente parte del dipinto. Abbiamo parlato con gli sviluppatori che vi hanno lavorato e abbiamo seguito la realizzazione di un dipinto da parte di Buskerbot. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-robot-pittore-baskerbot-vuole-finire-nelle-cornici-di-casa-tua/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 dicembre 2017.* ### Abbiamo parlato col riminese che ha montato un cannone per fuochi d'artificio sulla sua bicicletta URL: https://stellakamikaze.org/abbiamo-parlato-col-riminese-che-ha-montato-un-cannone-per-fuochi-dartificio-sulla-sua-bicicletta/ Last updated: 2026-07-03T22:49:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 dicembre 2017.* È notte tarda sul lungomare di Rimini, c’è una GoPro montata sul petto di un tizio in bicicletta che filma una strada sgombra — Davanti a lui appare un motociclista in scooter che sembra tagliargli la strada. È il momento giusto per armare il cannone lancia-fuochi d’artificio montato sulla sua bicicletta e mostrare al motociclista chi comanda la Riviera. È tutto incredibilmente vero ed è stato tutto immortalato in un video pubblicato sulla pagina di [Dafne Fixed](https://www.facebook.com/dafne.fixed/) — un noto negozio di biciclette a scatto fisso di Rimini — ieri notte all’1 e che in meno di 24 ore ha superato i 10 milioni di visualizzazione e i 127 mila mi piace. Se li merita tutti: Sono rimasto così sbalordito da questa opera di ingegno, scienza e tecnica che nell’arco di circa cinque minuti sono riuscito a risalire al numero di telefono del pilota della bicicletta in questione, e credo sinceramente che non mi sarei mosso così in fretta nemmeno se avessi avuto in mano lo scandalo Watergate. Luca Motetta fa parte del team di Dafne Fixed, un’associazione dilettantistica di ciclismo e fixed bike che di tanto in tanto pubblica stunt preparati e filmati da loro. “Io sono quello che pedalava, che aveva la GoPro nel petto, quindi hai chiamato la persona giusta,” mi spiega non appena mi risponde al telefono. “Praticamente sono già tre anni che abbiamo fondato l’associazione sportiva Dafne: si tratta di un’associazione dilettantistica con la quale ci occupiamo di ciclismo, mountain bike; abbiamo anche un team dedicato alla realizzazione di video divertenti che ci piace pubblicare sulla pagina di Dafne,” continua. Ovviamente la mia prima domanda concreta non poteva che riguardare l’effettiva veridicità del video, “Quello che vedi nel video è tutto vero, l’abbiamo fatto ieri sera a mezzanotte. Giusto il tempo di arrivare a casa, l’abbiamo messo sul computer per andare in modifica ma non c’è stato bisogno di alcuna modifica perché abbiamo detto ‘fa ridere così’,” mi spiega. “Abbiamo provato a mandarlo online anche se non rispettava il calendario di pubblicazioni interno all’associazione, ed è diventato virale ben prima che ci potessimo ripensare.” Ma non è la prima volta che i ragazzi di Dafne si cimentano in stunt del genere, anche se “non ci aspettavamo una cosa del genere,” mi spiega Luca, “di solito questo tipo di video cominciano a girare dopo una decina di ore, in questo caso è successo tutto subito, credo perché non ci sono modifiche: è tutto vero, niente effetti speciali, è così come è stato registrato.” “Di solito questo tipo di video cominciano a girare dopo una decina di ore, in questo caso è successo tutto subito, credo perché non ci sono modifiche: è tutto vero, niente effetti speciali, è così come è stato registrato.” Estremamente contento del coinvolgimento di Luca nell’impresa, non ho potuto fare a meno di rubargli i segreti del mestiere, “Era una bicicletta a scatto fisso,” mi spiega, “ci abbiamo montato sopra una sorta di cannone di cartone, in pratica uno di quei tubi che si usano per spedire oggetti, di cartone rigido,” continua. “Sulle spalle avevo uno zaino in cui avevo tutti i razzi: li metto nel cannone, accendo la miccia e poi il razzo parte.” Direi ineccepibile. “Il video era tutto preparato, ovviamente anche il motociclista era d’accordo con noi,” mi spiega. Ciò che però non mi ero ancora riuscito a spiegare era la natura del cannoneggiamento miracoloso che inizia a metà video e inaugura l’inizio della fine per il motociclista, “Di fianco al cannone di cui ti ho parlato avevamo una sorta di fontana, tipo quelle di capodanno, 30 colpi tutti insieme: anche quella era scotchata sul telaio della bicicletta, e dopo i primi due razzi, a causa delle varie esplosioni, ho acceso erroneamente anche la miccia di tutti gli altri razzi,” mi spiega Luca. “Era anche la terza volta che ci provavamo, perché la prima sera c’era troppo vento, e l’accendino benché fosse antivento non ha funzionato,” continua. “La seconda appena ci siamo visti ha iniziato a piovere, e la terza sera, ieri sera, è andato tutto bene: è stata un’esperienza one shot, avevamo solo quelle munizioni, ci siamo preparati psicologicamente e con un po’ di messa a punto sulle tempistiche, e alla fine è venuto perfetto.” Nonostante l’enormità dell’impresa, parte dei rischi sono piuttosto evidenti, “Sinceramente questa non è la prima volta che usiamo questi fuochi d’artificio, sono quelli commercializzati ovunque, quelli che usano i bambini ad Halloween. È chiaro, è un’esplosione che ti arriva addosso, ma eravamo protetti.” Anche per la legalità della faccenda Luca è piuttosto tranquillo, “Il video è girato sul lungomare di Rimini,” mi spiega. “Penso non ci sia nulla di illegale nello scoppiare due petardi commercializzati normalmente. Eravamo in una situazione di non-pericolo, sul lungo mare di Rimini non c’è nessuno in questo periodo a mezzanotte e abbiamo anche delle riprese aeree che testimoniano che era tutto sgombro e che è stato fatto tutto in totale sicurezza,” conclude. GRAZIE LUCA E GRAZIE DAFNE BICICLETTE. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/abbiamo-parlato-con-luomo-che-ha-montato-un-cannone-per-fuochi-dartificio-sulla-sua-bicicletta/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 dicembre 2017.* ### I film sull'intelligenza artificiale da vedere assolutamente URL: https://stellakamikaze.org/i-film-sullintelligenza-artificiale-da-vedere-assolutamente/ Last updated: 2026-07-03T22:49:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 dicembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Il 2017 è stato l’anno della fantascienza: da *Black Mirror* fino all’ultimissimo *Altered Carbon*, mai come oggi l’attenzione sullo sci-fi è così alta, e non è difficile capire il perché. Ciononostante ormai sembra di rianimare un cadavere tra topoi riciclata e trame che si ripetono all’infinito. Per ricordarci da dove arrivare questo genere importantissimo abbiamo chiesto a Giulio Sangiorgio, direttore di Film TV, quali sono secondo lui i pilastri della fantascienza. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-film-intelligenza-artificiale-da-vedere-assolutamente-giulio-sangiorgio/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 dicembre 2017.* ### È passata la norma che permette di cedere i dati sanitari italiani alle multinazionali URL: https://stellakamikaze.org/e-passata-la-norma-che-permette-di-cedere-i-dati-sanitari-italiani-alle-multinazionali/ Last updated: 2026-07-03T22:49:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 dicembre 2017.* Nel corso dell’ultima settimana la *Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana* [ha pubblicato](http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie%5Fgenerale/originario?ref=stellakamikaze.org) il testo completo della Legge Europea 2017, un disegno di legge pensato per guidare l’adempimento degli obblighi dell’Italia nei confronti delle norme europee in quanto stato membro, in cui si sono viste incluse oltre alla voci già note due articoli che fanno riferimento al trattamento dei dati sanitari in Italia e che allentano enormemente la stretta della privacy rispetto a questo tipo di informazioni. In breve viene autorizzata la cessione a scopo scientifico dei dati sanitari dei cittadini a terze parti anche senza consenso o, in legalese, “Nell’ambito delle finalità di ricerca scientifica ovvero per scopi statistici può essere autorizzato dal Garante il riutilizzo dei dati, anche sensibili, ad esclusione di quelli genetici, a condizione che siano adottate forme preventive di minimizzazione e di anonimizzazione dei dati ritenute idonee a tutela degli interessati,” si legge [nel testo](http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie%5Fgenerale/originario?ref=stellakamikaze.org) della Legge europea. A questo si combina, con l’introduzione dell’articolo 9 [del Regolamento generale per la protezione dei dati](https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/dati-sanitari-i-due-pericoli-nascosti-nella-legge-europea-2017/?ref=stellakamikaze.org) europeo, una nuova politica di gestione per i dati sensibili i quali, con le dovute riserve, possono essere trattati anche senza il consenso diretto dei cittadini. Il risultato è una legge che strizza paurosamente l’occhio agli accordi stipulati nel 2016 [tra il governo e IBM](https://motherboard.vice.com/it/article/vbmxb8/stiamo-vendendo-i-nostri-dati-clinici-ad-ibm?ref=stellakamikaze.org) e che non fa ben sperare al futuro dei nostri rapporti con le multinazionali del tech. Questi dati, infatti, sono oro colato per qualunque azienda che stia avendo a che fare con l’intelligenza artificiale: un database già pronto, incredibilmente ricco ed eterogeneo e generato a partire da premesse molto specifiche è il punto di partenza migliore per l’allenamento di un algoritmo, le cui abilità, visto il tipo di dati, possono essere poi rivendute agli enti (e ai governi) interessati al monitoraggio e alla gestione di queste stesse informazioni. Il pasticcio non è stato creato tanto dalla norma europea, quanto dalla “traduzione” italiana di essa, “il problema è che nel momento in cui tu traduci degli articoli generici di una norma europea, il rischio è di autorizzare qualcosa di pericoloso senza tenere conto dell’interezza e della complessità del regolamento europeo,” mi spiega [Andrea Lisi](https://www.studiolegalelisi.it/?ref=stellakamikaze.org), avvocato esperto di internet governance. Il GDPR, infatti, modifica sicuramente in modo radicale l’approccio alla privacy dei dati sensibili degli utenti, ma sottolinea che “va fatto con un certo equilibrio, va interpretato di volta in volta, e che nel processo devono essere garantite le libertà fondamentali dell’individuo,” continua Lisi. Un approccio di questo tipo in un [momento storico](https://motherboard.vice.com/it/topic/internet-governance?ref=stellakamikaze.org) in cui le pressioni delle grandi aziende tech per l’acquisizione di grandi database gestiti dalle governance nazionali può risultare estremamente dannoso sul lungo periodo. Restano anche da chiarire alcuni passaggi della legge, “bisognerà capire prima di tutto chi procederà all’anonimizzazione — o alla pseudo-anonimizzazione — di questi dati, e secondo quali premesse chi sarà incaricato di decidere quali dati potranno essere ceduti dal pubblico al privato dovrà scegliere,” spiega Lisi. “In questa fase storica e politica così delicata, in cui il nostro stato — come tutti gli stati nazionali — sta subendo delle aggressioni da coloro che gestiscono i big data, dovremmo cominciare a preoccuparci perché le ragioni di uno stato, in questo caso, coincidono proprio con quelle della democrazia,” spiega Lisi. “Evitare che i privati possano gestire patrimoni informativi così delicati senza avere la certezza che lo scopo sia soltanto statistico e scientifico e che a partire da quei dati non si possa risalire all’identità di una persona è e dovrebbe essere un principio fondamentale della democrazia,” conclude. La legge entrerà in vigore dal 12 dicembre, resta da vedere come e se si evolveranno le polemiche politiche a riguardo, a partire prima di tutto dal Garante della Privacy. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/e-passata-la-norma-che-permette-di-cedere-i-dati-sanitari-italiani-alle-multinazionali/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 dicembre 2017.* ### Il Ministro Franceschini vuole "obbligare Netflix a dare più visibilità ai film italiani URL: https://stellakamikaze.org/il-ministro-franceschini-vuole-obbligare-netflix-a-dare-piu-visibilita-ai-film-italiani/ Last updated: 2026-07-03T22:49:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 dicembre 2017.* Avete anche voi l’impressione che la qualità media di film e serie TV prodotti da Netflix stia calando ultimamente? Qualcosa si salva, ma gran parte delle produzioni riescono a sopravvivere solamente per qualche puntata prima che lo spettatore medio (ovvero: io) le abbandoni. Il risultato è che ora Netflix dispone di una homepage ben poco navigabile e che costringe gli utenti a rimanere incastrati in decine di produzioni estere per niente invitanti. Sapete chi altro ha pensato a questa cosa? Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che [in un’intervista rilasciata a La Stampa](http://www.lastampa.it/2017/12/03/italia/politica/obbligheremo-netflix-a-dare-pi-visibilit-a-serie-e-film-italiani-MB7egzCOAs0RST2tNON1nI/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) pochi giorni fa ha affermato, tra le altre cose, che “Anche Netflix o altre piattaforme come Amazon Prime avranno gli stessi obblighi \[…\] stiamo pensando a meccanismi per assicurare la visibilità di serie e film italiani.” Pacato come piace a noi. L’intervento del Ministro è contenuto in un’intervista il cui tema principale è la manovra di detassazione salva-librerie, un potenziale tax credit pensato per aiutare le piccole librerie a sopportare l’impatto della diffusione della grande distribuzione online così da preservare “l’insieme \[di\] identità e bellezza immateriale” che rappresentano, spiega Franceschini a *La Stampa*. Questa manovra non si scosterebbe molto, nelle intenzioni, da quanto accaduto nel mondo del cinema e dell’intrattenimento, dove a inizio ottobre [è stato varato un decreto legislativo](http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza%5Fasset.html%5F1181241671.html?ref=stellakamikaze.org) che obbligherà tutte le emittenti televisive ad incrementare gradualmente la quota di produzioni italiane ed europee in onda sui canali. Al tempo il decreto [era stato criticato dalle stesse emittenti](https://www.key4biz.it/ilprincipenudo-decreto-franceschini-piu-vincoli-broadcaster-sul-made-italy-anche-netflix-amazon-co/201581/?ref=stellakamikaze.org), che avevano messo in dubbio la lungimiranza della manovra che avrebbe prodotto costi — sebbene le stime non siano state validate — tra gli 1.2 e gli 1.3 miliardi di euro nel 2019, rispetto ai 750 milioni del 2015. Se la preoccupazione più grossa delle emittenti italiane è di perdere competitività a favore di servizi come Netflix e Amazon Prime Video, però, Franceschini assicura che “Netflix avrà quote di programmazione e obblighi di investimento come le tv tradizionali,” spiega a *La Stampa. “*Stiamo lavorando su diverse ipotesi per costringere anche tutte le piattaforme online a valorizzare prodotti italiani, su home page, menu, banner.” Se sulla carta l’idea è tutto sommato ragionevole al fine di garantire un mercato equo e libero per tutti, la pratica è un po’ più complessa. Quella di Franceschini è la solita storia (purtroppo) di [uno stato nazionale che si vuole imporre su una piattaforma virtuale](https://motherboard.vice.com/it/topic/internet-governance?ref=stellakamikaze.org) con sede legale in un altro stato nazionale ma con una sfera di influenza globale e pesantemente de-regolarizzata. Le dinamiche che possono guidare questo tipo di manovre si scontrano spesso e volentieri con [una gincana legale](http://fortune.com/2017/07/20/google-facebook-apple-europe-regulations/?ref=stellakamikaze.org) che fa rimbalzare richieste e provvedimenti in uffici e stati di mezzo mondo e che porta inevitabilmente ad esaurire l’efficacia del provvedimento nel tragitto burocratico che deve compiere prima di arrivare a destinazione: una forma di violenza strutturale in tutto e per tutto. Ma le criticità della faccenda non riguardano soltanto i cavilli burocratici: nell’era delle piattaforme digitali globali, verificare da che lato debba pendere l’ago della bilancia in dispute di questo tipo richiede una riflessione etica e di mercato che va ben al di là delle pratiche legali e che pretende necessariamente un progressivo cambio di paradigma nel concepimento dell’erogazione di questi servizi. Sebbene la proposta di Franceschini sia ragionevole nell’ottica di tutelare e supportare la produzione italiana nel cinema e nell’intrattenimento, la domanda politica che dovrebbe cominciare a essere messa in discussione riguarda la radice stessa del problema: oggi che servizi come Netflix o Amazon Prime Video si stanno trasformando in vere e proprie forze politiche in grado di influenzare interi settori dell’economia di un paese, vale ancora la pena scontrarsi con loro a livello nazionale? “È un tema sacrosanto ma è difficile affrontarlo su base nazionale,” spiega Franceschini a *La Stampa*. “Stiamo spingendo a intervenire a livello europeo, l’anomalia nella concorrenza è nella distribuzione. Gli editori fanno diversi sconti, a seconda se sei piccola libreria o grande distribuzione. Amazon impone agli editori prezzi ancora più scontati. Non è molto semplice interferire in un mercato tra privati.” Se la direzione è quella di costituire fronti di carattere maggiormente continentale, di certo c’è che l’Unione Europea [è in prima linea](https://motherboard.vice.com/it/article/ne38qx/chi-e-margrethe-vestager-la-politica-che-multa-i-titani-della-silicon-valley?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-ministro-franceschini-vuole-obbligare-netflix-a-dare-piu-visibilita-ai-film-italiani/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 dicembre 2017.* ### Sono state appena trovate centinaia di uova di pterosauro in Cina URL: https://stellakamikaze.org/sono-state-appena-trovate-centinaia-di-uova-di-pterosauro-in-cina/ Last updated: 2026-07-03T22:49:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º dicembre 2017.* In un ritrovamento senza precedenti, il paleontologo cinese Xiaolin Wang della Chinese Academy of Sciences ha rinvenuto un gruppo 215 (e oltre) uova-fossili di pterosauri. La scoperta da record [è stata annunciata ieri su Science](http://science.sciencemag.org/content/358/6367/1197?ref=stellakamikaze.org) *,*e promette di rivoluzionare la nostra conoscenza del *Hamipterus tianshanensis*, una specie che viveva nel nord-ovest della Cina un centinaio di milioni di anni fa e che somigliava agli odierni aironi. Oltre alle uova, il team di Wang ha rinvenuto anche 16 embrioni di pterosauro che più di ogni altra cosa permetteranno di migliorare la nostra conoscenza del percorso di crescita della specie, per capire com’era fatta e come si comportava. Le uova sono state ritrovate fossilizzate in alcuni sedimenti lacustri. Secondo i ricercatori, la specie aveva un’area di nidificazione nei pressi che, nel corso del tempo, è stata inondata più volte, facendo così finire le uova nel lago. Inoltre, i ritrovamenti sono stati effettuati in quattro diversi livelli di sedimenti: una caratteristica che suggerisce l’ipotesi di numerose inondazioni nel corso del tempo. Le prime novità emerse dalla scoperta riguardano alcune caratteristiche della specie: gli embrioni nell’ultimo stadio di crescita non possedevano ancora denti, e le zampe anteriori erano meno sviluppate di quelle posteriori — Quest’ultima caratteristica stravolge l’ipotesi, finora mai messa in dubbio, secondo cui gli pterosauri fossero in grado di volare appena nati. “Quando si parla di paleontologia spesso si parla per iperboli, ma questo caso è davvero fenomenale,” ha spiegato un ricercatore della University of London (non coinvolto nello studio) [a National Geographic](https://news.nationalgeographic.com/2017/11/largest-pterosaurs-eggs-discovered-embryos-fossils-paleontology-science/?utm%5Fsource=Facebook&utm%5Fmedium=Social&utm%5Fcontent=link%5Ffb20171130news-pterosaureggs&utm%5Fcampaign=Content&sf174905076=1). “La scienza è ancora agli inizi, ma la materia prima in gioco qui è potenzialmente rivoluzionaria.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sono-state-appena-trovate-centinaia-di-uova-di-pterosauro-in-cina-xiaolin-wang-alexander-kellner/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 dicembre 2017.* ### L'etica è il tema più importante per il futuro dell'intelligenza artificiale URL: https://stellakamikaze.org/letica-e-il-tema-piu-importante-per-il-futuro-dellintelligenza-artificiale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º dicembre 2017.* *Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.* Sembra banale dirlo, ma l’unico tema davvero *disruptive* quando si parla di intelligenza artificiale è l’etica. Il futuro dell’automazione, infatti, cambierà radicalmente sulla base delle decisioni che prenderemo oggi per capire in che modo rendere intelligenti le macchine: di quali dati si potranno cibare gli algoritmi? E quando sarà legale delegare a un computer un compito delicato? E chi decide cosa è etico? Abbiamo fatto queste domande Gianmarco Veruggio, scienziato robotico sperimentale e inventore del termine ‘roboetica’. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/etica-e-il-tema-piu-importante-per-il-futuro-intelligenza-artificiale-audi-innovative/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 dicembre 2017.* ### La Terra è sempre più illuminata quindi ora possiamo metterci gli occhiali da sole di notte URL: https://stellakamikaze.org/la-terra-e-sempre-piu-illuminata-quindi-ora-possiamo-metterci-gli-occhiali-da-sole-di-notte/ Last updated: 2026-07-03T22:49:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 novembre 2017.* Ti ricordi tutte quelle volte che ti sei ritrovato in giro di notte con gli occhiali di sole addosso ma non sapevi bene perché? No, non stavi andando ad un after, era colpa dell’inquinamento luminoso. Secondo una ricerca pubblicata [su Science Advances](http://advances.sciencemag.org/content/advances/3/11/e1701528.full.pdf?ref=stellakamikaze.org) a partire dal 2012 le aree del nostro pianeta continuamente illuminate di notte sono aumentate del 2.2% ogni anno, mentre la radianza, cioè il flusso di radiazione luminosa per unità di area, è incrementata dell’1.8% all’anno. I dati arrivano dall’Helmutz-Zentrum per la geofisica di Potsdam e sono stati raccolti attraverso il Visible/Infrared Imager Radiometer Suite del satellite Suomi NPP, e potrebbe addirittura sottostimare la gravità del problema visto che i suoi sensori (sensibili alle lunghezze d’onda tra i 500 e i 900 nanometri) non rilevano la luce blu delle lampadine a LED. Secondo Chris Kyba, uno degli autori principali dello studio, il vero problema è che continuiamo a installare luci dove prima non pensavamo ci servissero, “Illuminiamo cose che non illuminavamo prima: una pista ciclabile in un parco o una sezione di autostrada,” [ha spiegato in una conferenza stampa](https://sg.news.yahoo.com/energy-saving-leds-boost-light-pollution-worldwide-190823253.html?ref=stellakamikaze.org). Secondo Kyba, inoltre, i risparmi energetici garantiti dalla progressiva adozione delle lampade a LED stanno venendo compensati da queste installazioni crescenti. In pratica paghiamo uguale, abbiamo più luci e il pianeta è sempre più illuminato, ma nel frattempo animali e umani ne risentono in maniera sempre più impattante, tanto che poco più di un anno fa l’ecologo comportamentale Michael Justice [aveva dichiarato al The New York Times](https://www.nytimes.com/interactive/2016/04/07/science/light-pollution-effects-environment.html?ref=stellakamikaze.org)che bisognerebbe “cominciare a pensare ai fotoni come ad un fattore inquinante, perché come una perdita chimica o di gas, i fotoni che vengono sfruttati nel tuo giardino o in una via qualsiasi potrebbero disperdersi accidentalmente nelle aree vicine e influenzare l’ecologia locale su ogni livello: dalle piante fino ai predatori in cima alla catena alimentare.” In Sud America, Africa e Asia i tassi di crescita sono stati significativa, mentre gli stessi valori sono rimasti stranamente stabili in alcuni dei paesi più illuminati del mondo come Stati Uniti, Paesi Bassi, Spagna e Italia. Sono soltanto due le nazioni dell’intero pianeta ad aver, invece, visto una diminuzione dei valori illuminazione: Yemen e Siria, entrambi paesi attualmente in guerra. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-terra-e-sempre-piu-illuminata-quindi-ora-possiamo-metterci-gli-occhiali-da-sole-di-notte-science-advances/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 novembre 2017.* ### Il videogioco online più venduto del mondo diventerà 'socialista' per essere pubblicato in Cina URL: https://stellakamikaze.org/il-videogioco-online-piu-venduto-del-mondo-diventera-socialista-per-essere-pubblicato-in-cina/ Last updated: 2026-07-03T22:49:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 novembre 2017.* Comunicazione di servizio: in questo preciso momento storico il videogioco online più giocato e venduto del mondo prevede 100 giocatori per partita, un sacco di armi e una lotta all’ultimo sangue da cui esce soltanto un vincitore. In pochissimo tempo ‘Playerunknown’s Battlegrounds’ ha divorato il mercato dei massive multiplayer online game, tanto che questa estate ha ufficialmente sgominato *Dota 2* nella classifica dei titoli più giocati su Steam e al momento della scrittura dell’articolo oltre 1 milione 600 mila persone stanno giocando contemporaneamente al titolo, [secondo le classifiche di Steam](http://store.steampowered.com/stats/?ref=stellakamikaze.org). Non è un caso, quindi, che un videogioco del genere stia venendo conteso parecchio per il suo lancio in Cina, il mercato più grande del mondo per quanto riguarda i videogiochi (e per tante altre cose). Nella giornata di ieri, però, il colosso digitale cinese Tencent ha annunciato di aver ottenuto i diritti di pubblicazione del gioco per il mercato cinese — Con l’unica postilla di dover conformare determinati aspetti del titolo alle normative cinesi sui contenuti. Tencent ha dichiarato che “modificherà i contenuti del gioco \[…\] e si assicurerà che siano conformi ai valori socialisti, alla cultura cinese e alle regole morali.” Poche settimane fa infatti, la China Audio-Video and Digital Publishing Association — l’ente che si occupa di censurare i materiali audio-video e digitali per il mercato cinese — [aveva annunciato che](http://money.cnn.com/2017/10/30/technology/playerunknown-battlegrounds-banned-china/index.html?ref=stellakamikaze.org), in caso di un lancio sul mercato cinese, ci sarebbero state ottime probabilità che *Playerunknown’s Battlegrounds* venisse censurato perché “sanguinoso e violento” e perché “si allontana fortemente dai nostri valori socialisti e dalla cultura cinese tradizionale.” Tencent, dopo essersi contesa i diritti con il suo concorrente NetEasy, [ha dichiarato che](http://game.qq.com/webplat/info/news%5Fversion3/128/3294/3321/3322/m2614/201711/660231.shtml?ref=stellakamikaze.org) “modificherà i contenuti del gioco \[…\] e si assicurerà che siano conformi ai valori socialisti, alla cultura cinese e alle regole morali,” si legge [in un lancio Reuters](https://www.reuters.com/article/us-china-tencent-videogames/tencent-to-bring-worlds-hottest-video-game-to-china-promises-socialist-values-idUSKBN1DM192?feedType=RSS&feedName=technologyNews&ref=stellakamikaze.org) in cui è presenta una traduzione del comunicato stampa dell’azienda. Appurato che si tratta di un investimento in ogni caso remunerativo, data la crescente popolarità del gioco e la possibilità di sbloccare un mercato gigantesco come quello cinese, resta da vedere in che modo Tencent adatterà il titolo alle normative cinesi. Il rischio, ovviamente, è di snaturare i fattori che hanno reso *Playerunknown’s Battleground* il successo che è oggi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-videogioco-online-piu-venduto-del-mondo-diventera-socialista-per-essere-pubblicato-in-cina/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 novembre 2017.* ### È finita: 'ZUCKERATO' ora è una parola reale URL: https://stellakamikaze.org/e-finita-zuckerato-ora-e-una-parola-reale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2017.* Dopo anni di attesa finalmente [l’agenzia ANSA ha sdoganato il termine ‘ZUCKERATO’](http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet%5Fsocial/2017/11/16/investitore-accusa-fb-altera-le-menti%5F8a5ff1f7-707d-44d1-b1c5-d157b6ee70b7.html?ref=stellakamikaze.org) grazie all’indispensabile aiuto di Roger McNamee, uno dei primi investitori di Facebook, che [in un’intervista con CNBC News ha dichiarato che](https://www.cnbc.com/2017/11/14/roger-mcnamee-russian-election-interference-shows-danger-of-facebook.html?ref=stellakamikaze.org) “Tutte queste persone \[che hanno visto [le fake news pubblicizzate su Facebook durante le elezioni presidenziali](https://motherboard.vice.com/it/article/xwaa7w/ecco-i-14-post-usati-dai-troll-del-russiagate-per-promuovere-trump?ref=stellakamikaze.org)\] sono state zuckerate,” spiega durante l’intervista per *Squawk Valley*, il notiziario tecnologico dell’emittente. “I loro cervelli sono stati alterati e hanno cominciato a credere a cosa che non sono vero. Voglio che Facebook contatti ognuna di queste persone,” spiega. Quando un investitore si lamenta di solito va preso sul serio, e le critiche di McNamee sono il culmine di un periodo piuttosto amaro per il social network: prima [gli stravolgimenti all’impostazione della timeline](https://motherboard.vice.com/it/article/xwax7d/facebook-abbiamo-un-problema-timeline-post-sponsorizzati-explore-feed?ref=stellakamikaze.org) che hanno pesantemente penalizzato le testate giornalistiche, poi [le critiche al progetto di monitoraggio del revenge porn](https://motherboard.vice.com/it/article/7x478b/facebook-vuole-vedere-le-tue-foto-di-nudo-per-combattere-il-revenge-porn?ref=stellakamikaze.org) in Australia e infine [la stoccata di Sean Parker](https://www.theguardian.com/technology/2017/nov/09/facebook-sean-parker-vulnerability-brain-psychology?ref=stellakamikaze.org), uno tra i fondatori di Facebook, che in una conferenza ha dichiarato che secondo lui “\[Facebook\] cambia letteralmente la tua relazione con la società. Probabilmente interferisce in qualche strano modo con la produttività, e Dio solo sa cosa sta facendo al cervello dei nostri bambini.” Le dichiarazioni di Parker hanno ri-sollevato la polemica attorno all’[effettivo ruolo di Facebook nella società di oggi](https://www.vanityfair.com/news/2017/11/is-mark-zuckerberg-facebooks-last-true-believer?ref=stellakamikaze.org), e hanno spostato il dibattito sulla questione verso un universo semantico decisamente più concreto. Il fatto che Sean Parker abbia descritto i meccanismi di Facebook come progettati per sfruttare una “vulnerabilità nella psicologia umana” ha permesso [a moltissime persone](https://www.google.it/search?q=facebook+psicologia&source=lnms&tbm=nws&sa=X&ved=0ahUKEwjZ3cyfr8XXAhVJbFAKHaq5AroQ%5FAUICygC&biw=1920&bih=939) di empatizzare con la problematica e di venirne perlomeno a conoscenza. Per quanto possa sembrare altrettanto banale, il fatto che un’agenzia come l’*ANSA* abbia utilizzato in un titolo la traduzione di un inglesismo come ‘ZUCKERATO’ conferma una tendenza altrettanto evidente circa la progressiva coincidenza della piattaforma di Facebook con la personalità di Mark Zuckerberg, [la cui influenza a livello globale](https://motherboard.vice.com/it/article/evbv5a/mark-zuckerberg-non-ha-bisogno-della-casa-bianca?ref=stellakamikaze.org) dovrebbe quantomeno far mettere in discussione la legittimità del suo ruolo di ‘imprenditore’. Si può davvero definire ancora soltanto così? ZUCKERATO, nella sua origine inglese ‘zucked’, non è stato ovviamente inventato da McNamee: ‘[zucked](http://knowyourmeme.com/memes/zucked?ref=stellakamikaze.org)‘ è un’altra voce in una lista infinita di meme riguardanti Mark Zuckerberg, e che nel corso degli anni è stato una metafora per definire la tendenza di Zuckerberg a ‘fregare’ le persone e le realtà con cui collabora. Negli ultimi mesi, il dibattito attorno a Facebook si è avvicinato a velocità sempre maggiori agli interessi del grande pubblico e sono anche episodi come questo a evidenziare come presto la discussione attorno al ruolo della piattaforma assumerà, in tutto e per tutto, un carattere fortemente politico e sociale — Come d’altronde sta già avvenendo negli Stati Uniti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/zuckerato-parola-ansa-mark-zuckerberg-roger-mcnamee-zucked/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2017.* ### Secondo Piergiorgio Odifreddi, la matematica è alla base di tutto URL: https://stellakamikaze.org/secondo-piergiorgio-odifreddi-la-matematica-e-alla-base-di-tutto/ Last updated: 2026-07-03T22:49:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Ok, non si fa altro che parlare di intelligenza artificiale, ma cosa c’è alla base degli algoritmi? Siamo andati a Torino a chiederlo al matematica italiano Piergiorgio Odifreddi, che ci ha raccontato la natura di uno degli algoritmi più importanti e antichi della storia: il Teorema di Pitagora. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/secondo-piergiorgio-odifreddi-la-matematica-e-alla-base-di-tutto/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2017.* ### L’ultima volta che c'è stata così tanta CO2 nell’aria il mare era 20m più alto URL: https://stellakamikaze.org/lultima-volta-che-ce-stata-cosi-tanta-co2-nellaria-il-mare-era-20m-piu-alto/ Last updated: 2026-07-03T22:49:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 ottobre 2017.* Secondo l’ultimo [WMO Greenhouse Gas Bulletin](https://ane4bf-datap1.s3-eu-west-1.amazonaws.com/wmocms/s3fs-public/ckeditor/files/GHG%5FBulletin%5F13%5FEN%5Ffinal%5F1%5F1.pdf?LGJNmHpwKkEG2Qw4mEQjdm6bWxgWAJHa&ref=stellakamikaze.org), della World Meteorological Organization, nel 2016 i tassi di diossido di carbonio (CO2) nell’atmosfera si sono alzati a velocità record. L’ultima volta che la Terra ha ospitato tassi simili di CO2 nell’atmosfera ci trovavamo nel Medio Pliocene: il livello del mare globale era più alto di circa 20 metri rispetto a oggi, le temperature di circa 2/3 C° in più e sul pianeta non c’era traccia di alcun parente dell’Uomo. Buon segno, no? L’annuncio ufficiale delle Nazioni Unite arriva a circa 1 settimana [dalla conferenza sul clima di Bonn](http://unfccc.int/meetings/bonn%5Fnov%5F2017/meeting/10084.php?ref=stellakamikaze.org), un appuntamento in cui i ministri dei 195 paesi firmatari del [Trattato Climatico di Parigi](https://it.wikipedia.org/wiki/XXI%5FConferenza%5Fdelle%5FParti%5Fdell%27UNFCCC?ref=stellakamikaze.org) si ritroveranno per capire in che modo raggiungere gli obiettivi prefissati l’anno scorso: contenere l’aumento di temperatura media globale a 1,5 gradi rispetto ai livello pre-industriali e avviare il prima possibile i processi di riduzione delle emissioni dei gas serra (come la CO2) per riportarli a livello sostenibili per il pianeta. Il livello di 403.3 parti per milione (ppm) di CO2 nell’atmosfera rivela per il 2016 un incremento sostanziale rispetto alle 400 ppm registrate nel 2015 ed evidenzia un incremento il 50 percento più rapido rispetto alla media dell’ultima decade e conferma, inoltre, un grave anomalia rispetto alle normali fluttuazioni di CO2 nell’atmosfera rilevate nelle ultime centinaia di migliaia di anni. Sebbene il trend della CO2 nell’atmosfera suggerisca il raggiungimento di un plateau che, si stima, finirà per stabilizzarsi prima di (speriamo) ricominciare a calare, i livelli toccati nel 2016 segnano un incremento del 45 percento rispetto ai livelli pre-industriale e non fanno ben sperare per tutto ciò che riguarda i fattori ambientali legati al clima: dall’incremento della temperatura media globale fino all’innalzamento del livello del mare. **GUARDA ‘VENEZIA 2100’, IL NOSTRO DOCUMENTARIO SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO A VENEZIA** Nonostante le prove evidenti sono ancora in moltissimi a negare l’impatto del cambiamento del clima sul pianeta, non per ultimo Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti che a giugno di quest’anno [ha annunciato](https://motherboard.vice.com/it/article/mbjek3/democrazia-e-politiche-sul-cambiamento-climatico-sono-incompatibili?ref=stellakamikaze.org) il ritiro del paese dal Trattato Climatico di Parigi. Sono altrettanti, inoltre, a credere che nonostante gli sforzi comuni gli obiettivi prefissati dal Trattato di Parigi [siano tutto fuorché raggiungibili](https://motherboard.vice.com/it/article/pabe3v/accordo-di-parigi-studio-nature-cambiamento-climatico?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/nazioni-unite-co2-livelli-record-atmosfera/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 ottobre 2017.* ### Facebook, abbiamo un problema URL: https://stellakamikaze.org/facebook-abbiamo-un-problema/ Last updated: 2026-07-03T22:49:29.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 ottobre 2017.* Credo che la parte migliore di tirare i fili che controllano [Facebook](https://motherboard.vice.com/it/topic/facebook?ref=stellakamikaze.org) sia alzarsi un mattino, decidere di cambiare ciò che viene mostrato nella homepage del sito e conseguentemente causare un pandemonio mediatico di proporzioni catastrofiche. È quello che è successo ieri pomeriggio, quando Facebook ha cominciato ad attivare globalmente un nuovo feed per i post chiamato ‘[Esplora](https://techcrunch.com/2017/10/18/facebooks-discovery-focused-explore-feed-hits-the-desktop/?ref=stellakamikaze.org)‘ in cui gli utenti potranno trovare contenuti, foto e video provenienti da utenti e pagine che non seguono. L’idea è di dare modo a chi usa Facebook di entrare a contatto con post raccomandati dalla piattaforma stessa che normalmente non visualizzerebbero: se il social network non avesse già [migliaia di problemi](https://motherboard.vice.com/it/article/ae7pa5/facebook-sta-diventando-un-organo-politico?ref=stellakamikaze.org) quando si tratta di selezionare dei ‘contenuti raccomandati’, si potrebbe quasi pensare a un tentativo di scalfire [la famigerata filter bubble](https://motherboard.vice.com/it/article/xya9xd/facebook-filter-bubble-algoritmo?ref=stellakamikaze.org) di Facebook. La vera notizia però è un’altra: insieme alla funziona ‘Esplora’, Facebook ha cominciato a testare in alcuni paesi (Sri Lanka, Bolivia, Slovacchia, Serbia, Guatemala e Cambogia) un nuovo tipo di timeline che elimina completamente qualunque post non sponsorizzato proveniente dalle pagine. In pratica, in questi paesi, la maggior parte degli utenti finisce per vedere soltanto i post dei propri amici e quelli che vengono sponsorizzati. Se vuoi vedere i post delle pagine che hai volontariamente scelto di seguire devi passare alla timeline ‘Esplora’. Ahahahah, vero? Non c’è nemmeno bisogno di dire che tipo di effetti apocalittici abbia procurato questa modifica. Filip Struhárik, un giornalista slovacco che lavora per il quotidiano Dennik N, [ha segnalato](https://medium.com/@filip%5Fstruharik/biggest-drop-in-organic-reach-weve-ever-seen-b2239323413?ref=stellakamikaze.org) in un post su Medium un calo della portata organica dei post del giornale di circa due terzi rispetto ai giorni precedenti. Facebook ha cominciato a testare in alcuni paesi un nuovo tipo di timeline che elimina completamente qualunque post non sponsorizzato proveniente dalle pagine. Se non avete idea di che cosa significhi in termini pratici ve lo dico io: è [un mega casino](http://www.businessinsider.com/facebook-and-google-dominate-ad-industry-with-a-combined-99-of-growth-2017-4?IR=T&ref=stellakamikaze.org). A meno che non si stia parlando di colossi mediatici già ampiamente strutturati, la maggior parte degli organi di informazione online oggi fanno quasi completo affidamento sul flusso di pubblico che proviene proprio da Facebook, e andare a modificare anche solo in minima parte questo apporto significa mettere in seria difficoltà l’intera infrastruttura che permette, in parole povere, di generare il traffico e il denaro necessari a pagare i giornalisti. Se vi state chiedendo perché non basti spostarsi altrove, la risposta è altrettanto semplice: 2[ miliardi di persone al mondo usano Facebook](https://www.statista.com/statistics/272014/global-social-networks-ranked-by-number-of-users/?ref=stellakamikaze.org), e ci passano sopra così tanto tempo da rischiare, nel frattempo, di finire realisticamente a leggere qualche articolo. La stessa popolazione passa altrettanto tempo anche su YouTube e su Instagram, ma in entrambi i casi le dinamiche stesse delle piattaforme non rendono semplice abbandonare gli stessi siti. Basta pensare al fatto che su Instagram i link non funzionano. Struhàrik ha segnalato anche come, negli stessi giorni, le 60 più grandi pagine media slovacche abbiano visto un calo di 4 volte rispetto al totale di interazioni con i post (che si tratti di like, commenti o condivisioni). Secondo [una segnalazione su Twitter](https://twitter.com/javurek/status/921375579814973440?ref=stellakamikaze.org) che fa fede alle statistiche fornite da CrowdTangle, uno strumento di analytics per social media (di proprietà di Facebook), sembra che lo stesso sia succedendo anche in Guatemala e Cambogia. Sebbene una dichiarazione di Facebook affermi che “al momento non ci sono piani previsti per distribuire questa funzione su scala globale,” è piuttosto spaventoso che il social network abbia anche solamente deciso di fare qualche test in merito per “capire se le persone apprezzano questa divisione degli spazi e per capire in che modo le persone interagiscono con i video e con altri tipi di post.” Ovviamente Facebook, in quanto azienda privata, ha tutto il diritto di fare ciò che gli pare e piace con il proprio prodotto, ma più passa il tempo più diventa evidente quanto sia ormai necessario mettere in dubbio proprio il fatto che Facebook sia, in tutto e per tutto, un’azienda privata. Dopo il [recente scandalo](https://www.washingtonpost.com/politics/facebook-says-it-sold-political-ads-to-russian-company-during-2016-election/2017/09/06/32f01fd2-931e-11e7-89fa-bb822a46da5b%5Fstory.html?utm%5Fterm=.811011a7b80c&ref=stellakamikaze.org) della vendita da parte di Facebook di inserzioni pubblicitarie ad un’azienda russa piuttosto sospetta che potrebbe aver sfruttato queste inserzioni per influenzare le elezioni presidenziali americane, è di oggi la notizia che qualcosa di simile potrebbe essersi verificato anche nel Regno Unito. ll Membro del Parlamento inglese Damian Collins, infatti, [ha richiesto formalmente](https://www.parliament.uk/documents/commons-committees/culture-media-and-sport/171019-Chair-to-Mark-Zuckerberg-Facebook.pdf?ref=stellakamikaze.org) a Facebook (nella persona di Mark Zuckerberg) di consegnare i dettagli della vendita di inserzioni durante il periodo delle elezioni generali britanniche e del referendum per la Brexit, per appurare che gli stessi organi russi non abbiano avuto alcuna influenza sugli utenti inglesi di Facebook durante i periodi di voto. Allo stesso tempo, non è un caso che sia sempre più reale la sensazione che Mark Zuckerberg si stia preparando a una campagna presidenziale per il 2020\. Se fino a pochi mesi questa ipotesi poteva suonare come una fantasticheria complottista, non passa giorno in cui un qualche evento legato all’azienda non rinsaldi, in qualche modo, questa tesi. Per questo motivo un’azione così radicale come quella appena promossa da Facebook nei paesi in cui ha cominciato a testare la nuova timeline, potrebbe corrispondere alla goccia che fa traboccare il vaso e che ci convincerà, finalmente, a mettere in discussione la reale indipendenza del social network dalle dinamiche pubbliche: due sfere che in questo specifico caso sono [talmente invischiate](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/pa3ykm/how-facebook-will-protect-the-integrity-of-canadas-next-election?ref=stellakamikaze.org) tra loro da risultare indivisibili. Forse avevano ragione quelli che volevano [nazionalizzare (o globalizzare) Facebook](https://www.parliament.uk/documents/commons-committees/culture-media-and-sport/171019-Chair-to-Mark-Zuckerberg-Facebook.pdf?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-abbiamo-un-problema-timeline-post-sponsorizzati-explore-feed/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 ottobre 2017.* ### Venezia nel 2100 potrebbe essere sommersa, ed è colpa del cambiamento climatico URL: https://stellakamikaze.org/venezia-nel-2100-potrebbe-essere-sommersa-ed-e-colpa-del-cambiamento-climatico/ Last updated: 2026-07-03T22:49:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 ottobre 2017.* Il cambiamento climatico è il problema più urgente della storia dell’umanità, e oggi ci troviamo davvero per la prima volta da quando siamo qui sulla Terra a temere concretamente per la sopravvivenza della nostra specie. Con le temperature in costante aumento, il rapido incremento del livello del mare globale e i sempre più frequenti disastri naturali, sono sempre di più le persone che stanno cercando di capire come agire per arginare questo fenomeno la cui causa principale siamo proprio noi: gli esseri umani. Per raccontare questo fenomeno abbiamo realizzato ‘Venezia 2100’, un documentario sul rapporto tra la città di Venezia e il cambiamento climatico. **GUARDA VENEZIA 2100** Anche se gli abitanti di una delle città più visitate d’Italia hanno da sempre saputo convivere con la laguna, i pesanti interventi umani dell’ultimo secolo stanno mettendo a rischio l’equilibrio di questo ecosistema a metà tra terra e mare. Pochi mesi fa, un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato [delle nuove stime](http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116307430?ref=stellakamikaze.org) e ha previsto un innalzamento critico del livello del mare già a partire dal 2100\. Per questo motivo, Venezia potrebbe essere in pericolo. Abbiamo parlato con ricercatori, commercianti e studiosi della città per capire in che modo Venezia si sta preparando per affrontare questo problema e per capire quanto è percepita la portata globale del fenomeno. Venezia, più di ogni altra città nel mondo, è il simbolo del rapporto tra umani e natura: se fino ad oggi questo equilibrio è stato mantenuto attraverso lenti ma costanti cambiamenti della durata di secoli, la rivoluzione industriale ha accelerato a dismisura il mutamento delle condizioni del pianeta a tal punto da mettere a repentaglio proprio questo equilibrio. ‘Venezia 2100’ è online su tutti i nostri canali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/nel-2100-a-venezia-potrebbero-esserci-14-metri-di-acqua-in-piu/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 ottobre 2017.* ### Cosa c'è dentro il cervello di un'intelligenza artificiale URL: https://stellakamikaze.org/cosa-ce-dentro-il-cervello-di-unintelligenza-artificiale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 ottobre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Cosa succede nella testa di un’intelligenza artificiale quando deve pensare? È la domanda a cui ha tentato di rispondere [Refik Anadol](http://www.refikanadol.com/?ref=stellakamikaze.org), un artista turco che con il suo [Archive Dreaming](https://www.aec.at/ai/en/archive-dreaming/?ref=stellakamikaze.org) ha creato un archivio artificiale che, quando non viene utilizzato dal pubblico, collega in maniera casuale i documenti all’interno dei propri cassetti quasi come se stesse sognando. Il risultato è un’installazione artistica presentata prima al SALT Galata di Istanbul e poi portata a Linz, durante l’ultima edizione di Ars Electronica, in cui gli spettatori possono interagire con l’archivio navigando nei suoi documenti o, semplicemente, ammirare i percorsi onirici che l’intelligenza artificiale dell’archivio crea collegando documenti molto diversi tra loro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-ce-dentro-il-cervello-di-unintelligenza-artificiale/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 ottobre 2017.* ### Questa performance di danza trasforma i dati in materia fisica URL: https://stellakamikaze.org/questa-performance-di-danza-trasforma-i-dati-in-materia-fisica/ Last updated: 2026-07-03T22:49:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 ottobre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* La velocità con cui la rivoluzione delle informazioni ha investito in tutto il mondo ci ha fatto dimenticare in fretta come tutti i dati digitali che ci circondano siano, sotto sotto, figli di qualcosa di [molto più fisico](https://motherboard.vice.com/it/article/xya39z/alla-ricerca-dell-internet-fisico?ref=stellakamikaze.org) di quanto sembra. Che si tratti delle [dorsali oceaniche](https://motherboard.vice.com/it/article/jpaqpx/quanto-costa-per-un-paese-spegnere-internet-shutdown?ref=stellakamikaze.org) di internet, dei [grandi server](https://motherboard.vice.com/it/article/3dvgk3/internet-infrastruttura-ferraglia-nicole-starosielski?ref=stellakamikaze.org) che ospitano i dati fino ai transistor che li processano, tutto il mondo dell’informatica è molto più fisico di quello che ci aspettiamo. Durante l’ultima edizione di [Ars Electronica](https://www.aec.at/news/?ref=stellakamikaze.org), il festival internazionale delle arti digitali, abbiamo assistito a [Singularity](https://www.aec.at/ai/en/singularity/?ref=stellakamikaze.org), una performance che unisce la danza ai dati e all’architettura tridimensionale in cui tre ballerini opportunamente tracciati trasformando gli spazi virtuali in movimenti fisici. Abbiamo parlato con Uwe Rieger e Carol Brown, gli artisti dietro la performance. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questa-performance-di-danza-trasforma-i-dati-in-materia-fisica/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 ottobre 2017.* ### Che cos'è il Tamango, il "drink allucinogeno di Torino" URL: https://stellakamikaze.org/che-cose-il-tamango-il-drink-allucinogeno-di-torino/ Last updated: 2026-07-03T22:35:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 gennaio 2016.* Nella notte del 15 ottobre 2017, un 16enne di Torino [è stato ricoverato](http://www.lastampa.it/2017/10/16/cronaca/beve-il-cocktail-tamango-in-un-locale-di-torino-e-finisce-in-ospedale-salvato-dai-medici-37LF9upRMVJBmwcApnvzWI/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) in ospedale poco dopo aver bevuto un bicchiere di Tamango con degli amici. Le cause del malore sono ancora sconosciute, ma sono in moltissimi a ricollegare il caso alla somministrazione del Tamango. Update 16/10/2017: secondo quanto riportato da alcuni quotidiani torinesi, tra cui [La Stampa](http://www.lastampa.it/2017/10/16/cronaca/beve-il-cocktail-tamango-in-un-locale-di-torino-e-finisce-in-ospedale-salvato-dai-medici-37LF9upRMVJBmwcApnvzWI/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), il tamango sarebbe stato la causa di un ricovero d’urgenza la notte scorsa. Torino è un gran bel posto: si vive bene, si mangia bene e si beve bene. Non lo dico perché ci sono nato e cresciuto e poi l’ho dovuta abbandonare in preda alle grinfie del mondo del lavoro, è davvero così. Il suo unico problema è che, da alcuni anni a questa parte, dopo il calar del sole si trasforma in una giungla urbana in cui non c’è assolutamente nulla da fare. Per questo, il passatempo preferito dei giovani torinesi è bere, ed è sempre per questo che Torino è indubbiamente l’avanguardia più sofisticata nel mondo per quanto riguarda il settore delle bevande alcoliche. Tra le mille diavolerie partorite dal reparto brevetti piemontese per la sbronza—prima fra tutte: [l’amaro San Simone](http://www.amarosansimone.com/?ref=stellakamikaze.org), la più preziosa eredità lasciataci dai Savoia—, oggi è finito sotto i riflettori inglesi [e italiani](http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/01/21/news/il%5Fdrink%5Fda%5Fsballo%5Flo%5Foffre%5Fla%5Fbbc-131715954/http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/01/21/news/il%5Fdrink%5Fda%5Fsballo%5Flo%5Foffre%5Fla%5Fbbc-131715954/?ref=stellakamikaze.org) il Tamango, quello che dovrebbe essere un infuso di un particolare tipo di erba che, nelle leggende tramandate dalla movida torinese, sarebbe capace di garantire effetti allucinogeni. Tutto inizia con un articolo [pubblicato ieri sul sito della BBC](http://www.bbc.com/travel/story/20160112-italys-answer-to-absinthe?ref=stellakamikaze.org), firmato da un italiano, che racconta la storia della “risposta italiana all’assenzio.” L’articolo, benché a tratti un po’ sensazionalistico, riesce nell’incredibile impresa di fornire informazioni puntuali sul mistero del Tamango e di Les Arcades, il locale che lo serve. “Il drink è un mix di alcol e un’infusione di piante e radici,” spiega Elena di Lorenzo, la proprietaria del locale, alla BBC “dopo aver viaggiato in giro per il mondo abbiamo scoperto diverse piante e radici che venivano mescolate nelle bevande per ravvivare matrimoni, funerali e altri eventi. Ogni pianta e ogni radice hanno uno scopo e un effetto diverso”. “Il Tamango, un preparato di alcune piante e radici africane, prende il suo caratteristico colore rosso dalle foglie di Hibiscus, che, secondo Di Lorenzo, innesca un senso di euforia e di voglia di ballare in chi lo beve,” continua l’articolo della BBC. Il gioco è fatto: il mercato italiano delle sostanze stupefacenti legali ha un nuovo competitor, e il prodotto viene immediatamen ## Testimonianze da Repubblica: sbronza prolungata, percezioni distorte, nessuna nausea te quotato nella borsa mediatica nazionale con previsioni di toni da guerra al Krokodil. “L’effetto che dà è soggettivo, è un super alcolico con un’altissima gradazione. Ti dà una sbronza molto decisa che sale rapidamente, e non decade sopratutto—è consistente. Rispetto alle altre sbronze, è molto prolungata nel tempo e può durare anche un’intera serata,” [spiegano due clienti del locale ai microfoni di Repubblica](http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/01/21/news/il%5Fdrink%5Fda%5Fsballo%5Flo%5Foffre%5Fla%5Fbbc-131715954/?ref=stellakamikaze.org). “Retrogu ## Trent’anni di forum: tamarindo, mango, alcol puro e una radice africana sto complesso, il mio fegato mi odia un po’: però tutto sommato… Ne riparleremo fra una mezz’oretta probabilmente,” aggiunge un collega dei primi. Il mistero del Tamango è, nei fatti, un vero e proprio mistero: non c’è modo di sapere cosa effettivamente contenga la bevanda senza avere una reale lista degli ingredienti sotto gli occhi o senza portarne un bicchiere all’antidroga. La cronostoria dell’internet italiano è [costellata di tentativi](https://www.google.it/search?q=tamango&oq=tamango&aqs=chrome.0.69i59j69i60l3j0j69i59.3247j0j4&sourceid=chrome&es%5Fsm=91&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org) di fare chiarezza sulla questione, “Il Tamango è un cocktail, una cosa simile all’assenzio, molto forte fatto con la radice di una pianta africana che ha gli stessi principi attivi della canapa: color rosso amaranto, va servito con ghiaccio—Ha effetti allucinogeni e un gusto molto persistente. Gli ingredienti del Tamango sono segreti, ma si crede che sia fatto da tamarindo, mango e alcol puro più il principio attivo preso dalla radice della pianta africana,” spiega AmanitaMuscaria, [utente di un forum](http://it.discussioni.droghe.narkive.com/Avdlme0N/chi-conosce-il-tamango?ref=stellakamikaze.org) il cui URL corrisponde a un rassicurante “it.discussioni.droghe.” “Qualcuno dice che dentro vi sia tamarindo e mango, alcool puro e una strana radice africana, con il principio attivo della canapa…” “Non è nella scarna lista drink del locale, se non sai cosa chiedere non lo assaggerai mai. Nessuno sa gli ingredienti. Qualcuno dice che dentro vi sia tamarindo e mango, alcool puro e una strana radice africana, con il principio attivo della canapa…” Spiega Odin, [utente del forum Naruto Addestramento Ninja](http://addestramentoninja.forumcommunity.net/?t=51423197&ref=stellakamikaze.org) (sic), “Quel che è certo sono gli effetti del Tamango. Dovrebbe fare sui 70 gradi, il gusto è quasi insopportabile all’inizio, l’odore sorprendentemente delicato. Sconsigliato a chi non è abituato a bere. In poco tempo ci si abitua, il battito cardiaco aumenta, il corpo si accende, ma non stordisce. Impossibile non esser presi dall’euforia, le percezioni si acuiscono e a volte si distorcono. Niente nausea da alcool, niente confusione da canapa, i “benefici” di entrambe e forse altro ancora. Lievi effetti allucinogeni, stupore,” conclude. I tentativi di spiegare la reale natura del Tamango sono tanti, ma le certezze invece sono ben poche. Ciò detto, sono rimasto piuttosto sorpreso dai toni usati per parlare di questa bevanda, in primo luogo perché, al di là della giustissima aura mistica che vi fluttua attorno e in cui riconosco un bel folklorismo, è piuttosto estemporaneo pensare davvero che un drink che nei fatti viene descritto come psicotropo possa essere venduto apertamente per così tanto tempo—36 anni. Cosa pensereste se in Italia, anno domini 2016, il locale sotto casa vendesse al bancone del [tè al Kratom](http://psiconautica.in/index.php/sostanze/20-euphorica/1737-la-guida-alluso-di-kratom?ref=stellakamikaze.org)? Il grosso problema del mistero del Tamango, è che spesso e volentieri le testimonianze dei locali non trovano riscontro in quelle dei forestieri di passaggio per il locale di Torino: io stesso, sopravvissuto fino alla maggiore età solamente grazie all’eco del mito del Tamango, una volta provato—anche più di una volta—non sono riuscito a provare questi effetti stordenti miracolosi che vengono invece citati dalla BBC, “Andrea, un ventottenne, ricorda di aver passato due ore a correre dietro a un cane in un parco dopo averne bevuto più di uno,” o ancora, “Tullia, in una sera di ormai 10 anni fa, dopo aver bevuto il suo terzo Tamango in una serata ricorda di essere saltata fuori da una macchina in movimento in cerca di una fontana, di essersi addormentata lì e di essere poi scappata da un ospedale su una sedia a rotelle.” Deciso a voler condurre un’inchiesta indiretta per scoprire i veri effetti del Tamango, mi sono rivolto al gruppo WhatsApp dei miei amici di Torino. Questi i responsi. Mi sembra tutto abb ## Bar Stella e Gargamella: il folklore degli infusi nei bar italiani astanza chiaro—Il Tamango, per quanto avvolto da una coltre di mistero e misticismo, non sembra essere nient’altro che un alcolico molto forte: da provare, certo, ma ben lontano dagli effetti allucinogeni che molti millantano di aver provato. C’è da dire, però, che la saga degli “infusi naturali” italiani è piuttosto ricca: a Roma, per esempio, [vive il mito del Bar Stella](http://livorno.forumfree.it/?t=25526635&ref=stellakamikaze.org), in cui il suo proprietario ‘Gargamella’ sarebbe solito a preparare intrugli erboristici dagli effetti miracolosi—La ritualità del Bar Stella ricorda molto la nebbia mistica che fluttua attorno al Tamango, in particolare nella descrizione che [Valerio Mattioli](https://twitter.com/thalideide?ref=stellakamikaze.org) scrive in un articolo a riguardo: “Allora. Qui si servono delle bevande a base di fermentazioni e acqua ionizzata. È tutta roba naturale, che non provoca dipendenza, non ha alcun tipo di controindicazione, ed è perfettamente legale”. Scandisce bene le parole, il tono è pacato, e il discorso fila lento. Più che una descrizione del prodotto sembra l’annuncio di qualcosa di estremamente importante e grave. È una cosa seria, vuole lasciarci intendere. Noi, in silenzio, ascoltiamo. “Esistono tre tipi di cocktail: cocktail bianchi, cocktail rossi e cocktail… neri. Io faccio solo cocktail bianchi. Uso prodotti erboristici, vale a dire radici interne e esterne. Niente roba animale, quindi la bevanda va bene pure per i vegetariani. Dovete sapere che, ad esempio, i cocktail neri usano elementi di derivazione animale. Ma io non faccio cocktail neri, quindi il problema non si pone”. Comincio a capire qualcosa: la distinzione tra i diversi tipi di cocktail rimanda inevitabilmente alla triade magia nera/magia rossa/magia bianca. Ma non posso credere che il parallelismo sia voluto. Almeno per il momento. Il barista, che a un certo punto si presenta col nome di Gargamella (…), ci spiega che questi cocktail vanno affrontati con attenzione: esistono varie gradazioni e vari livelli (in pratica, capisco io, si va da effetti blandi a effetti più consistenti). Ovviamente si comincia col livello più basso. Prima però si deve fare un test: a seconda di come va questo test, lui preparerà un cocktail secondo le nostre caratteristiche. In tutto esistono novantotto livelli: a ogni nuova “bevuta”, che dovrà essere – sottolinea lui – a scadenza settimanale, si sale di livello. Se si salta una settimana bisogna ricominciare dal livello precedente. A un certo punto, questi livelli si differenziano, ramificandosi in due tronconi: il livello sex e il livello hard (a quel punto fa una riga sul quaderno, traccia due ramificazioni, su una scrive “hard”, sull’altra “secs“). Poi, via via che si arriva verso il novantottesimo, si può cominciare ad affrontare argomenti quali l’io (!), il superio (!!), il subconscio (!!!), il trascendentale (!!!!), l’anima (!!!!!!!!!!) eccetera. Ma questo è un processo lungo: con un gruppo che ormai lo frequenta da due anni si è forse arrivati a questo punto, per il resto, già da prima del novantottesimo livello, si può cominciare a parlare di “aura”, o per dirla con lui di “aurEa”. “La vedete quella ragazza che sta la fuori?” ci fa. “A quella gli abbiamo acceso l’AUREA”. “Ah”, facciamo noi, annuendo convinti. In conclusione, per quanto il mistero del Tamango continui a essere tale e per quanto non possa che fare piacere che una pagina così particolare del folklore torinese arrivi sulla BBC, non si può dire con certezza che il Tamango sia il “drink allucinogeno da sballo” che tutti stavamo aspettando, principalmente perché le testimonianze a riguardo sono spesso troppo discordanti, e sopratutto perché è piuttosto improbabile che un intruglio psicotropo scappi alla legge per ben 36 anni. In ogni caso, andate a bere il Tamango e sopratutto andate a Les Arcades, è un bel posto. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/che-cos-il-tamango-il-drink-allucinogeno-di-torino/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 gennaio 2016.* ### Perché dobbiamo fare attenzione quando Selvaggia Lucarelli parla di Internet URL: https://stellakamikaze.org/perche-dobbiamo-fare-attenzione-quando-selvaggia-lucarelli-parla-di-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:49:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 ottobre 2017.* Buongiorno a tutti e ben svegliati, oggi parliamo di Selvaggia Lucarelli e del perché dobbiamo ascoltarla quando parla di internet. Assurdo, vero? Ve lo sareste mai aspettato? Io no, onestamente, non avrei mai detto che sarebbe arrivato il giorno in cui Selvaggia Lucarelli sarebbe stata una voce importante del dibattito italiano sull’hate speech su internet e sulla regolamentazione dell’anonimato online, ma quel giorno è arrivato. Ieri, in [un’intervista rilasciata al Corriere della Sera](http://www.corriere.it/sport/17%5Fottobre%5F09/nuoto-polemiche-feroci-pellegrini-paltrinieri-il-premio-miglior-allenatore-assegnato-morini-12a36ae4-ad05-11e7-a5d5-6f9da1d87929.shtml?ref=stellakamikaze.org), l’opinionista si è posizionata in maniera precisa e consapevole nel dibattito sulla regolamentazione delle community online (una parte di quella cosa che a noi piace chiamare [internet governance](https://motherboard.vice.com/it/topic/internet-governance?ref=stellakamikaze.org)): “Deve essere il governo a stabilire delle regole,” spiega al *Corriere della Sera*, “Le piattaforme sono private e faranno sempre il loro interesse economico, motivo per cui Facebook ha tentato di deresponsabilizzarsi e definirsi una piattaforma tecnologica e non di contenuti.” Potrebbe trattarsi soltanto di un’opinione generica X, se non fosse che Martina Pennisi, autrice dell’intervista, ha contestualizzato ottimamente il ruolo della Lucarelli in questo dibattito elencando i recentissimi casi di cronaca che hanno visto internet come piattaforma principale su cui si sono svolti i fatti. *La pagina Facebook Sesso, Droga e Pastorizia era stata chiusa a seguito di una battaglia tra la community della pagina e Selvaggia Lucarelli.* [Dalla lite](http://www.corriere.it/sport/17%5Fottobre%5F09/nuoto-polemiche-feroci-pellegrini-paltrinieri-il-premio-miglior-allenatore-assegnato-morini-12a36ae4-ad05-11e7-a5d5-6f9da1d87929.shtml?ref=stellakamikaze.org) tra i due nuotatori italiani Federica Pellegrini e Gregorio Paltrinieri, fino al caso [del video](https://www.vice.com/it/article/mb7k5a/guarda-il-video-del-giorno-anzi-della-settimana-anzi-del-mese?ref=stellakamikaze.org) girato nella filiale Intesa San Paolo di Mantova, passando [per l’incursione](http://www.corriere.it/cronache/17%5Fottobre%5F10/emma-scelta-incontrare-l-hater-9f3587f4-ad2c-11e7-a5d5-6f9da1d87929.shtml?ref=stellakamikaze.org) organizzata da \* Le Iene \*che ha visto protagonista la cantante Emma Marrone da una parte e un suo hater dall’altra. In un certo senso, benché nessuna di queste notizie si possa davvero definire attinente al mondo della tecnologia, le dinamiche che entrano in gioco quando un individuo “in chiaro” si scontra con uno o più utenti più o meno anonimi online diventano cruciali per capire in che modo evolverà internet nei prossimi anni. Secondo l’opinionista un primo compromesso potrebbe corrispondere ad “associare un account a un documento di identità, a un codice fiscale,” spiega. “Il numero di telefono non basta, perché può essere straniero. Questo non vuol dire togliere l’anonimato. Chiunque potrà continuare presentarsi come “fiorellino” o a usare un avatar al posto della foto, ma le piattaforme devono sapere chi si cela dietro il profilo. Se commetti un reato come la diffamazione non devi restare impunito.” Selvaggia Lucarelli è ormai da anni una delle figure più pubblicamente esposte e attive su internet e ha passato gli ultimi mesi a combattere [una guerra feroce](https://www.nextquotidiano.it/welcome-to-favelas-scappa-da-facebook-e-da-selvaggia-lucarelli/?ref=stellakamikaze.org) contro diverse comunità online a lei particolarmente avverse. Comune denominatore di tutte queste vicende è proprio il concetto di anonimato online e la crescente pressione che i social network stanno ricevendo per migliorare le loro dinamiche di moderazione delle comunità. Quella della Lucarelli non è esattamente un’idea illuminata: l’anonimato online è [un fattore cruciale](https://blog.coralproject.net/the-real-name-fallacy/?ref=stellakamikaze.org) dell’utilità della rete e ha permesso per anni il fiorire di comunità che, altrimenti, avrebbero rischiato di incappare in problemi di discriminazione e odio comuni al mondo non-virtuale e che con internet hanno trovato un mezzo per esprimersi senza dover necessariamente rendersi vulnerabili a determinate dinamiche sociali. Allo stesso tempo, con la crescente pressione globale a dare un nome e un cognome a chi passa gran parte del suo tempo a promuovere odio online, sono in molti ad essersi posti una domanda fondamentale: siamo sicuri che eliminare l’anonimato online aiuti davvero? Secondo [uno studio](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0155923&ref=stellakamikaze.org) effettuato da alcuni ricercatori dell’Università di Zurigo i soggetti obbligati ad associare un nome e un cognome ai loro commenti non solo non smorzano le loro opinioni, ma anzi tendono a diventare più aggressivi. “Le aggressioni online non corrispondono soltanto a dei comportamenti illegittimi e irrazionali compiuti da persone prive di empatia e con problemi di socialità e di emotività,” scrivono gli autori. “I troll spesso credono fermamente in determinati messaggi politici e sociali e sono fieri di associare i loro nomi alle loro opinioni.” Se in Italia il fenomeno dell’hate speech viene ancora raccontato principalmente attraverso [fatti di cronaca](https://motherboard.vice.com/it/article/qk39qv/popolo-del-web-tiziana-cantone?ref=stellakamikaze.org), all’estero il dibattito sulla questione si interseca con la [cronaca politica](http://www.wired.co.uk/article/hate-speech-online-fines-regulation-germany?ref=stellakamikaze.org) e [sociale](https://www.propublica.org/article/facebook-hate-speech-censorship-internal-documents-algorithms?ref=stellakamikaze.org) e nell’ultimo anno si è acceso a tal punto da rendere approfondimenti una volta esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori delle [risorse necessarie](https://www.thelocal.de/20170711/the-first-beheading-video-made-me-weep-a-day-in-the-life-of-facebook-moderators?ref=stellakamikaze.org) per capire come gestire un problema che per molti sta, in tutto e per tutto, “[rompendo internet](https://www.nytimes.com/2017/05/20/technology/evan-williams-medium-twitter-internet.html?ref=stellakamikaze.org).” È per questi motivi che è arrivato il momento di prestare attenzione a Selvaggia Lucarelli, il cui indubbio merito è stato di riuscire a portare un dibattito del genere al grande pubblico. Prima che diventi l’unico baluardo di una politica di approccio online autoritaria e rischiosa, è bene mettere in discussione le sue tesi non ignorando il potere che un personaggio con uno storico e un pubblico del genere può avere nel direzionare il futuro della regolamentazione italiana su internet. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-dobbiamo-fare-attenzione-quando-selvaggia-lucarelli-parla-di-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 ottobre 2017.* ### Questa intelligenza artificiale suona in una band e vive in una piastra di Petri URL: https://stellakamikaze.org/questa-intelligenza-artificiale-suona-in-una-band-e-vive-in-una-piastra-di-petri/ Last updated: 2026-07-03T22:49:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 ottobre 2017.* *Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.* Immaginate di voler davvero davvero davvero diventare Liam Gallagher, ma non avete alcuna idea di come si suoni uno strumento musicale né avete troppa voglia di imparare a farlo. [Guy Ben-Ary](http://guybenary.com/?ref=stellakamikaze.org) è un artista americano che ha trovato una soluzione a questo problema: durante l’ultima edizione di [Ars Electronica](https://www.aec.at/news/?ref=stellakamikaze.org), il festival internazionale delle arti digitali, ha presentato [cellF](https://www.aec.at/ai/en/cellf/?ref=stellakamikaze.org), la sua intelligenza artificiale cresciuta in una piastra di Petri a partire da una biopsia delle cellule del suo braccio, trasformate poi in cellule staminali. Ben-Ary ha creato quello che lui definisce il suo “cervello esterno” e che è capace di interagire con degli input lanciati da dei musicisti che suonano con cellF. Abbiamo parlato con lui durante l’ultima edizione di Ars Electronica per capire come gli sia venuta in mente una cosa del genere. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ars-electronica-cellf-guy-ben-ary-intelligenza-artificiale-musica/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 ottobre 2017.* ### Sono stato bannato da Facebook per 30 giorni e penso di avere un problema URL: https://stellakamikaze.org/sono-stato-bannato-da-facebook-per-30-giorni-e-penso-di-avere-un-problema/ Last updated: 2026-07-03T22:49:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 ottobre 2017.* Da qualche settimana sono finito nel mirino di Facebook e di conseguenza sono stato bannato per 30 giorni. Nella fattispecie, ho prima ricevuto due brevi ban per motivi piuttosto condivisibili (ovvero, delle cazzate scritte diversi anni fa: hai fatto bene Mark) e un terzo, pochi giorni fa, per ragioni non meglio precisate. Escludiamo per un secondo l’ipotesi di un segnalatore seriale: un’altra manciata di amici stanno venendo bannati con tempistiche e ragioni simili, per questo motivo ho come l’impressione che in queste settimane Facebook stia mettendo a regime i propri meccanismi di monitoraggio con una lista di parole proibite filtrate automaticamente dai profili, anche [se da anni](https://www.vice.com/en%5Fus/article/bn575w/facebook-wont-let-faggots-say-faggot?ref=stellakamikaze.org) Facebook nega di sfruttare questo tipo di crawler [preferendo le care vecchie schiere di moderatori in carne ed ossa](https://www.theguardian.com/news/2017/may/21/revealed-facebook-internal-rulebook-sex-terrorism-violence?ref=stellakamikaze.org). Insomma, sembra che dopo gli ultimi scandali [relativi all’acquisto di pubblicità politiche su Facebook](https://www.forbes.com/sites/kathleenchaykowski/2017/10/02/facebook-plans-to-add-1000-moderators-under-pressure-to-address-russian-meddling/?ref=stellakamikaze.org#3a67dc38185a) e alla crescente pressione mediatica attorno [alle dinamiche di moderazione della piattaforma](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/a33yq8/trolling-addiction?ref=stellakamikaze.org), il social network stia cominciando a muovere un po’ le acque. Niente post su Facebook, niente like, niente chat su Messenger. Per qualche motivo per i prossimi 30 giorni mi sarà preclusa qualunque interazione nell’impero di Mark Zuckerberg, e più passano i giorni più mi rendo conto di avere un problema. Non è mia intenzione [lamentarmi del ban](https://www.reddit.com/r/firstworldproblems/?ref=stellakamikaze.org), piuttosto preferirei parlare di questa strana sensazione di ansia e impotenza che il non poter usare Facebook e Messenger sta facendo maturare. Nella [mia piccola bolla](https://motherboard.vice.com/it/article/xya9xd/facebook-filter-bubble-algoritmo?ref=stellakamikaze.org) online l’ecosistema di esseri umani che interagisce con me tende a usare parecchio Facebook, e non soltanto per taggarsi vicendevolmente nelle foto. Faccio parte di quella categoria di persone che — non scherzo — usa Facebook per lavorare. Sono uno di quegli insopportabili che impesta le timeline di tutti con lunghi status sentenziatori sul tema X del giorno e le persone di tanto in tanto tendono a ‘seguirmi’ su Facebook, anziché chiedermi l’amicizia. Vi dirò di più: sono uno di quegli inetti senza spina dorsale che talvolta nascondono i post dal diario o, ancora peggio, cancellano direttamente i post che non raccolgono like per riproporli con un’altra formula. Magari non siete voi a essere così, ma sono certo che conoscete qualcuno che fa i miei stessi ragionamenti. Colpevolmente non uso altri social network, e per questo motivo ormai sfrutto il mio profilo Facebook come ‘profilo pubblico’ — Addirittura, qualche mese fa mi sono chiesto se valesse davvero la pena aprire un piccolo sito-biglietto da visita visto che il mio profilo Facebook già permetteva a chiunque di capire chi sono, cosa faccio e dove con un colpo d’occhio. È per questo motivo che la politica di ‘ban inappellabile’ di Facebook mi lascia piuttosto stranito: una piattaforma che ormai ospita [più di 2 miliardi di utenti mensilmente](https://techcrunch.com/2017/06/27/facebook-2-billion-users/?ref=stellakamikaze.org) ha davvero diritto di decidere di non mettere in discussione le azioni di moderazione che opera? Si tratta del solito discorso [sui Termini di Servizio](https://motherboard.vice.com/it/article/8x974v/quei-termini-di-utilizzo-che-non-leggiamo-mai-sono-le-nostre-nuove-leggi?ref=stellakamikaze.org) che finiamo per accettare quando ci iscriviamo a un sito internet, ma forse è arrivato il momento di mettere in discussione questa premessa — Almeno per quanto riguarda Facebook. In queste stesse settimane mi sta venendo impedito anche di usare Messenger, il servizio di messaggistica istantanea di Facebook: io posso leggere qualunque cosa mi venga scritta, ma non posso rispondere e non ho nemmeno modo di far sapere al mio interlocutore che non sto rispondendo perché sono bannato. Per questo motivo sono \* off the grid\*, fuori dal circuito di relazioni che fino a poco tempo fa ho accuratamente coltivato. Ho pochissimi numeri salvati su WhatsApp, e ancora meno sono le persone che ho a portata su Instagram — Entrambe piattaforme dove non risulto bannato, benché siano di proprietà di Facebook stesso. Come faccio a sentire certe persone? Come faccio a sentire alcuni miei contatti di lavoro? Come faccio a far sapere perché non sto rispondendo alle persone? Come rispondo agli auguri di compleanno che mi sono arrivati in questi giorni? Non lo faccio, semplicemente. E se all’inizio mi sentivo in qualche modo coinvolto in un fronte di imbavagliati ribelli, ora mi sento semplicemente uno scemo. È questa sensazione che mi sta preoccupando, perché per la prima volta mi sono reso conto che una parte della mia vita è *davvero* costruita online, per di più su un solo sito. Non vi è dubbio che forse io sia una di quelle persone che Facebook lo usa un po’ troppo, ma in quanti sarebbero pronti a negare fermamente di affidarsi anche loro così tanto agli strumenti forniti dal social network? Nel 2017 lo stigma sociale che fino a pochi anni fa i social network si portavano dietro sembra essersi definitivamente estinto per lasciare spazio a un ben più sensato utilitarismo, nel frattempo però nessuno — me compreso — si è preoccupato di pensare a cosa succede quando una piattaforma privata che mette in contatto oltre 2 miliardi di persone del mondo decide di staccare la spina a un nodo della rete. Ci sono [interi tessuti sociali](https://www.similarweb.com/blog/worldwide-messaging-apps?ref=stellakamikaze.org) che fanno di Facebook, Messenger e WhatsApp dei pilastri importantissimi delle loro dinamiche. Queste piattaforme [si sono sostituite alle infrastrutture urbane che in alcune parti del mondo sono assenti](https://www.nytimes.com/2016/12/21/technology/for-millions-of-immigrants-a-common-language-whatsapp.html?ref=stellakamikaze.org): sono in tutto e per tutto una piazza virtuale indispensabile allo sviluppo della cosa sociale. Ciò che turba ancora di più, come al solito, è che si tratta di piattaforme innestate su una superficie globale e che, di fatto, mettono in contatto persone su scala globale: abbattono il concetto di nazione. A che punto di questo processo i termini di servizio di una piattaforma privata [si intersecano con i diritti umani?](https://motherboard.vice.com/it/article/pg3nqm/social-network-liberta-di-parola-moderazione?ref=stellakamikaze.org) Ovviamente non sto parlando di me, ma se Facebook tende a sospendere account con questa facilità, chi mi dice che non stia già succedendo a persone che ne hanno davvero bisogno? Si tratta di un problema che anche Facebook si è posto — più per dovere che per piacere — e da ormai un anno sta cercando in ogni modo di capire quale sia il modo migliore per gestire la moderazione della propria piattaforma. A giugno di quest’anno un’inchiesta di *ProPublica* aveva fatto emergere [una serie di documenti piuttosto assurdi](https://www.propublica.org/article/facebook-hate-speech-censorship-internal-documents-algorithms?ref=stellakamikaze.org) riguardanti le linee guida per la moderazione della community, e qualche mese prima il \* The Guardian\* aveva pubblicato [una serie di articoli](https://www.theguardian.com/news/series/facebook-files?ref=stellakamikaze.org) riguardanti proprio le contraddizioni che la necessità di moderare una piattaforma globale come Facebook fa necessariamente emergere. Una settimana fa, su Messenger, un amico mi ha chiesto aiuto dopo essere stato pestato e scippato a notte fonda, e io non ho potuto rispondere. Secondo molti la risposta a questa domanda [è nazionalizzare l’intero social network](https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/aug/30/nationalise-google-facebook-amazon-data-monopoly-platform-public-interest?ref=stellakamikaze.org), ormai troppo grosso e “necessario” per poter fare capo a capitali privati, ma al tempo stesso questa soluzione tradirebbe il più grande merito di Facebook, ovvero quello di aver abbattuto definitivamente il concetto di confine nazionale, un limite reale che, per tutta una nuova generazione di utenti, si è trasformata paradossalmente in una barriera soltanto virtuale e superabile con pochissimi clic. Nel frattempo, il rapporto che lega me e Facebook si fa sempre più stretto: Mark Zuckerberg continua ad acquistare social network satellite e a imbottirli di nuove funzioni e sempre più spesso mi ritrovo a registrarmi a un sito internet direttamente attraverso Facebook. Una settimana fa, su Messenger, un amico mi ha chiesto aiuto dopo essere stato pestato e scippato a notte fonda, e io non ho potuto rispondere; decine di amici mi hanno fatto gli auguri di compleanno su Facebook, e non ho altro modi di sentirli se non Messenger; ho dei contatti di lavoro abbastanza importanti in ballo, e sto ancora aspettando che rispondano alle mie mail disperate, alla ricerca di un nuovo contatto oltre Messenger per sentirli. Ciò che mi preoccupa è che non riesco a trovare soluzione a questa co-dipendenza: è giusto chiedere a Facebook di riformare il proprio impianto di moderazione, oggi che influenza radicalmente la vita di quasi un terzo della popolazione globale, oppure dovrei semplicemente fare pippa e usare Twitter? Non sembra esserci grande via d’uscita: io sono del partito [della decentralizzazione](https://www.wired.com/story/decentralized-social-networks-sound-great-too-bad-theyll-never-work/?ref=stellakamikaze.org), altri per quello della nazionalizzazione, altri ancora sono per il neo-luddismo. In ogni caso Facebook continua a mantenere il suo regime di legge marziale, e decide chi parla e chi no. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sono-stato-bannato-da-facebook-per-30-giorni-e-penso-di-avere-un-problema/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 ottobre 2017.* ### Walkman è il robot italiano programmato per salvarti la vita URL: https://stellakamikaze.org/walkman-e-il-robot-italiano-programmato-per-salvarti-la-vita/ Last updated: 2026-07-03T22:49:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 ottobre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’Intelligenza Artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Walkman è il fiore all’occhiello dell’Istituto Italiano di Tecnologia: si tratta di un robot umanoide full size pensato per sostituire l’uomo nelle operazioni di soccorso, e da anni raccoglie l’attenzione di tutto il mondo della robotica italiana. Abbiamo parlato con Luca Muratore, Lead Software Engineer del progetto, per capire quanto tempo dobbiamo ancora aspettare prima di vedere Walkman sul campo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/walkman-e-il-robot-italiano-programmato-per-salvarti-la-vita/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 ottobre 2017.* ### Come l'equilibrio cambierà il futuro della robotica URL: https://stellakamikaze.org/come-lequilibrio-cambiera-il-futuro-della-robotica/ Last updated: 2026-07-03T22:49:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 settembre 2017.* Anche se la storia del cinema ci insegna che i robot non hanno alcun problema a stare in piedi e a camminare, la realtà dei fatti è un po’ diversa. Abbiamo visitato i laboratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia per scoprire [il progetto HyQ](http://old.iit.it/en/advr-labs/dynamic-legged-systems.html?ref=stellakamikaze.org), un robot quadrupede che sta cercando di capire cosa serve per stare perfettamente in equilibrio. Il direttore del progetto Claudio Semini ci ha raccontato i possibili utilizzi di una macchina del genere, in particolare in situazioni di emergenza dove si potrebbe preferire non mettere a rischio un essere umano. *Guarda il video su Motherboard: Come l’equilibrio cambierà il futuro della robotica* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-lequilibrio-cambiera-il-futuro-della-robotica/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 settembre 2017.* ### Alcuni siti di streaming italiani usano la CPU degli utenti per minare criptovalute URL: https://stellakamikaze.org/alcuni-siti-di-streaming-italiani-usano-la-cpu-degli-utenti-per-minare-criptovalute/ Last updated: 2026-07-03T22:49:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 settembre 2017.* Guardare un film in streaming nel 2017 è ancora molto più complicato di quello che dovrebbe essere, ma vedere la propria CPU divorata al 100% da una scheda di Google Chrome puntata proprio su uno di questi siti forse è un po’ troppo. Un lettore di [Tom’s Hardware](https://www.tomshw.it/?ref=stellakamikaze.org), uno dei più importanti magazine online italiani sull’informatica, [ha segnalato alla redazione della testata](https://www.tomshw.it/streaming-pirata-italia-minano-valute-le-nostre-cpu-88553?ref=stellakamikaze.org)che proprio questo tipo di problema capitava ogni volta che visitava il sito di streaming cb01.uno. L’analisi della vicenda di \* Tom’s Hardware\* è piuttosto chiara: il sito di streaming ha installato nel proprio backend [CoinHive](http://www.coin-hive.com/?ref=stellakamikaze.org), un codice JavaScript che sfrutta la CPU degli utenti che visitano il sito per minare [Monero](https://getmonero.org/?ref=stellakamikaze.org), una criptovaluta la cui estrazione richiede la risoluzione di algoritmi i cui step caricano di lavoro la CPU. La tecnica non è esattamente una novità: pochi giorni fa \* The Pirate Bay \*[era stato beccato](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/ne7nvm/is-the-pirate-bays-in-browser-cryptocurrency-mining-better-than-its-crappy-ads?ref=stellakamikaze.org) a sfruttare la CPU dei suoi utenti per minare criptovalute e ancora qualche anno fa era stato muTorrent [a installare in maniera piuttosto sospetta](https://motherboard.vice.com/en%5Fus/article/9ak8j3/torrents-shady-bitcoin-mining-program-could-blow-up-your-computer?ref=stellakamikaze.org)nel computer dei suoi utenti un programma per estrarre alt-coin. *Continua a leggere su Motherboard: Alcuni siti di streaming italiani usano la CPU degli utenti per minare criptovalute* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/alcuni-siti-di-streaming-italiani-usano-la-cpu-degli-utenti-per-minare-criptovalute-2/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 settembre 2017.* ### Io, Robotto' racconta la storia dei giocattoli robot URL: https://stellakamikaze.org/io-robotto-racconta-la-storia-dei-giocattoli-robot/ Last updated: 2026-07-03T22:49:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 settembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Per la maggior parte di noi i giocattoli sono la porta di ingresso per tantissimi mondi molto più vasti, e lo stesso vale anche per i robot giocattolo. Io, Robotto, è una mostra tenutasi quest’anno da febbraio ad agosto presso Palazzo Alberti Poja a Rovereto, e ripercorre la storia dell’intrattenimento giocattoloso sotto forma di robot. Abbiamo parlato con i curatori della mostra per capire perché raccontare la storia dei giocattoli è così importante. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/io-robotto-racconta-la-storia-dei-giocattoli-robot/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 settembre 2017.* ### Questo robot italiano riesce a riconoscere gli oggetti che vede URL: https://stellakamikaze.org/questo-robot-italiano-riesce-a-riconoscere-gli-oggetti-che-vede/ Last updated: 2026-07-03T22:49:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 settembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Come il nostro rapporto con Siri ci insegna, uno degli aspetti più frustranti dell’avere a che fare con un’intelligenza artificiale è che per farci capire da loro dobbiamo ancora fare un sacco di fatica, impedendoci quindi conversazioni fluide e realistiche. Il robot umanoide R1 è [uno degli ultimi prodotti dell’Istituto Italiano di Tecnologia](https://talk.iit.it/news/robotica/113-nasce-r1-primo-robot-iit-domestico-professionale?ref=stellakamikaze.org) e mira a offrire al mercato domestico e professionale un’intelligenza artificiale in grado prima di tutto di vedere e riconoscere oggetti, e di eseguire azioni di conseguenza. Tutto grazie al deep learning. Abbiamo parlato con Alberto Parmiggiani, ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, per capire perché è così importante che R1 riesca a riconoscere ciò che ha attorno. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/robot-r1-istituto-italiano-tecnologia-intelligenza-artificiale-audi-innovative/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 settembre 2017.* ### Lo youtuber che ha smontato la "peggiore mitragliatrice italiana" della storia URL: https://stellakamikaze.org/lo-youtuber-che-ha-smontato-la-peggiore-mitragliatrice-italiana-della-storia/ Last updated: 2026-07-03T22:49:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 settembre 2017.* Andare in guerra dev’essere una faccenda bella complicata: personalmente non ho alcuna intenzione di cimentarmi nell’impresa e provo un sincero disgusto per la pratica in generale, ciononostante non posso fare a meno di pensare che, specialmente in passato, le battaglie fossero combattute anche e soprattutto da individui che non volevano avere nulla a che fare con gli spari e le granate. Per questo motivo, quando mi è capitata sotto gli occhi questa analisi [della mitragliatrice italiana Breda Modello 30](https://it.wikipedia.org/wiki/Breda%5FMod.%5F30?ref=stellakamikaze.org) non ho potuto fare a meno di provare una sincera, completa e totale compassione per i soldati italiani che hanno dovuto imbracciarli. *Continua a leggere su Motherboard: Lo youtuber che ha smontato “la peggiore mitragliatrice italiana” della storia* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lo-youtuber-che-ha-smontato-la-peggiore-mitragliatrice-italiana-della-storia/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 settembre 2017.* ### Questo youtuber ha smontato la "peggiore mitragliatrice italiana" della storia URL: https://stellakamikaze.org/questo-youtuber-ha-smontato-la-peggiore-mitragliatrice-italiana-della-storia/ Last updated: 2026-07-03T22:49:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 settembre 2017.* Andare in guerra dev’essere una faccenda bella complicata: personalmente non ho alcuna intenzione di cimentarmi nell’impresa e provo un sincero disgusto per la pratica in generale, ciononostante non posso fare a meno di pensare che, specialmente in passato, le battaglie fossero combattute anche e soprattutto da individui che non volevano avere nulla a che fare con gli spari e le granate. Per questo motivo, quando mi è capitata sotto gli occhi questa analisi [della mitragliatrice italiana Breda Modello 30](https://it.wikipedia.org/wiki/Breda%5FMod.%5F30?ref=stellakamikaze.org) non ho potuto fare a meno di provare una sincera, completa e totale compassione per i soldati italiani che hanno dovuto imbracciarli. Non per nulla Ian McCollum, l’esperto di armi che su YouTube lavora alacremente con il nome di [Forgotten Weapons](https://www.youtube.com/channel/UCrfKGpvbEQXcbe68dzXgJuA?ref=stellakamikaze.org) mostrando e raccontando le armi da fuoco della storia moderna, [la definisce la “peggior mitragliatrice italiana”](https://www.youtube.com/watch?v=nFJI04ifSoM&ref=stellakamikaze.org) — E non escludo che si possa trattare di un débâcle su scala globale benché non me ne intenda troppo di pallottole e caricatori. La Breda Modello 30 è stata una mitragliatrice di produzione italiana utilizzata dalle truppe del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale e prodotta dal 1930 al 1943\. L’idea era quella di produrre una mitragliatrice che non dovesse più soltanto supportare le restanti truppe nelle fasi di avanzata e di ritirata, ma che potesse accompagnare i fucilieri durante tutte le fasi del combattimento. Il problema è che la Breda Modello 30 era troppo sofisticata per poter svolgere il proprio compito in maniera soddisfacente: le sue meccaniche precise al millimetro la rendevano vulnerabili agli ambienti polverosi e impervi delle battaglie e il design dei caricatori li rendeva inaffidabili in situazioni concitate come quelle della guerra. Ian McCollum, d’altronde, esordisce nel suo video definendo la Breda Modello 30 “la peggior mitragliatrice leggera potenzialmente mai costruita” e seppellendola definitivamente suggerendo che “probabilmente se aveste fatto parte dell’esercito italiano nella Seconda Guerra Mondiale non avreste mai voluto imbracciare quest’arma,” ciononostante, benché le “meccaniche dell’arma siano davvero pessime, la qualità delle sue componenti è ottima.” *La Breda Modello 30 in azione.* Benché la Breda Modello 30 porte con sé una serie di falle di progettazione al limite del tragicomico — la mitragliatrice era munita di una oliatrice necessaria a lubrificare le pallottole che entravano in canna, peccato che l’olio permetta a sabbia e polvere di appiccicarsi alle munizioni con estrema facilità — lo storico degli arsenali italiani ha saputo regalare piccole gioie nel corso del tempo. “La serie di mitragliatrici leggere Beretta 38 e le pistole Beretta 1934/35 erano apprezzate da chiunque le utilizzasse, e il fucile Carcano è molto meglio di ciò che gran parte delle persone credono,” mi ha spiegato Ian, contattato via mail. “Anche la mitragliatrice pesante Breda Modello 38 faceva il suo.” Per quanto riguarda la Modello 30, resta da chiedersi come un’arma così palesemente imperfetta sia finita in mano a dei soldati che facevano affidamento su di lei per combattere, “Non ho informazioni specifiche circa la progettazione e l’adattamento della Breda 30, ma non sembra che sia stata pensata da un singolo designer,” mi spiega. *Truppe italiane armate di Breda 30.* “Credo sia stata una combinazione di fattori a portare all’adozione della Modello 30: il governo italiano probabilmente voleva un’arma costruita in Italia, e così facendo ha escluso dalla sua rosa di opzioni tutte le armi costruite dai cechi, dai francesi e dagli americani; per questo motivo, se la Breda è l’unica azienda principale ad offrire dei processi di collaudo necessari all’adozione militare di un’arma, ci si può facilmente ritrovare in una situazione in cui un’arma mal progettata sia l’unica opzione disponibile,” continua Ian, parlandomi dei possibili motivi per cui la Modello 30 sia stata adottata. Sarebbe sbagliato però credere che l’Italia sia l’eccezione alla regola di una tradizione militare rigorosa e precisa, “Il fucile britannico L85A1 e l’arma per supporto leggero L86A1, erano entrambe armi piene di problemi quando sono state adottate, ed è stato così perché l’arsenale che le ha sviluppate non aveva grande esperienza con le armi da fuoco,” mi spiega Ian. “Numerose caratteristiche di queste armi sono state modificate durante il collaudo e visto che i tempi di sviluppo e i costi continuavano a crescere, i politici in carica avevano imposto sempre più misure necessarie a tagliare le spese.” Spesso e volentieri, infatti, era il sistema di collaudo stesso ad adattarsi alle esigenze del momento, “Gli standard per il collaudo sono stati ripetutamente modificati per permettere all’arma di superare i test nonostante le sue falle, e così è arrivata in mano ai soldati con diversi problemi fondamentali ancora irrisolti.” Per capirci, l’L85A1 è così pessimo che Ian ha girato [una playlist intera di video](https://www.youtube.com/playlist?list=PL9e3UCcU00TTKZGYyt7empeySNqh-xJWb&ref=stellakamikaze.org) che lo riguardano. Sono passati diversi anni dalla Modello 30, e oggi [sembra che le cose siano un po’ migliorate per l’Italia](http://www.politico.eu/article/europes-military-maestros-italy-troops-mediterranean-migrants-libya-refugees/?ref=stellakamikaze.org). Nella speranza di non doverlo mai scoprire con un’altra guerra, Ian continua il suo minuzioso lavoro di studio e catalogazione delle armi della storia, e vale la pena seguirlo se si vuole avere un’idea di quanto ci siamo sbattuti nell’ultimo secolo pur di ammazzarci a vicenda. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/breda-modello-30-peggior-mitragliatrice-italiana-forgotten-weapons/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 settembre 2017.* ### Perché l'intelligenza artificiale ha bisogno di un corpo umano URL: https://stellakamikaze.org/perche-lintelligenza-artificiale-ha-bisogno-di-un-corpo-umano/ Last updated: 2026-07-03T22:49:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 settembre 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Quello delle macchine che sostituiscono l’uomo è uno dei luoghi comuni più in voga nel dibattito sull’intelligenza artificiale, sopratutto quando si parla di situazioni di rischio dove un robot potrebbe permettere di non mettere a repentaglio una vita umana. I progressi dal punto di vista di informatico stanno facendo passi da gigante, ed è proprio per questo motivo che stiamo cominciando a porci interrogativi più complessi. I ricercatori del [Centro E. Piaggio di Pisa](http://www.centropiaggio.unipi.it/pisaiit-softhand?ref=stellakamikaze.org) lavorano da tempo a SoftHand, un set di di mani robotiche capaci non solo di sostituire l’uomo in determinate operazioni, ma anche e sopratutto di interfacciarsi con il mondo esterno come se fossero umane, nel tentativo di colmare gli ovvi limiti di un approccio meccanico, come quello della macchina, paragonata all’esperienza mutevole degli esseri umani. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/softhand-centro-piaggio-intelligenza-artificiale-embodied-audi-innovative/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 settembre 2017.* ### I Niagara hanno remixato un brano creato da un'intelligenza artificiale URL: https://stellakamikaze.org/i-niagara-hanno-remixato-un-brano-creato-da-unintelligenza-artificiale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* L’intelligenza artificiale sta iniziando a produrre eccellenti risultati anche nel campo [musicale](https://www.nytimes.com/2017/01/22/arts/music/jukedeck-artificial-intelligence-songwriting.html?ref=stellakamikaze.org). Abbiamo chiesto al duo torinese [Niagara](http://www.niagaraniagara.it/?ref=stellakamikaze.org) di creare un nuovo singolo mixando le composizioni scritte dalle AI, cercando così di reinterpretare lo “spirito” dei musicisti artificiali. Il risultato è una riflessione musicale sul rapporto uomo-macchina. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/niagara-remix-brano-intelligenza-artificiale-musica/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2017.* ### La saga di Hackerino è il più grande cult dell'archeo-informatica italiana URL: https://stellakamikaze.org/la-saga-di-hackerino-e-il-piu-grande-cult-dellarcheo-informatica-italiana/ Last updated: 2026-07-03T22:49:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2017.* “Io sono Mickey, lui è l’Uomo d’Acciaio, e adesso daremo una dimostrazione di hackeraggio di una banca dati che contiene dei dati che riguardano il militare”: se queste parole non vi dicono niente, vi siete persi quello che probabilmente è il video più divertente della storia dell’informatica italiana. **Segui Motherboard Italia su Facebook e Twitter.** È il 1991 quando la rivista cyberpunk italiana [Decoder ](https://it.wikipedia.org/wiki/Decoder%5F%28rivista%29?ref=stellakamikaze.org)riceve una videocassetta contenente un filmato che dura poco meno di 5 minuti: i protagonisti sono due hacker mascherati da Topolino e Iron Man impegnati a tentare di penetrare dei “server militari” per ottenere dei dati da distribuire nei “circuiti di controinformazione”. Il colpo di scena è che il tentativo fallisce miseramente, costringendo Topolino e Iron Man a staccare fisicamente i loro sistemi dalla rete per evitare di essere tracciati. Il risultato è così stupefacente da aver generato un vero e proprio [meme](https://it.memedroid.com/memes/detail/2139392?ref=stellakamikaze.org) che continua a essere utilizzato in ogni anfratto dell’internet italiano. “Ci stanno tracciando! Stacca stacca!” è l’urlo di battaglia da usare ogni volta che si vuole far riemergere la storia di Hackerino, senza ombra di dubbio l’hacker italiano suo malgrado più famoso della storia della paleo-informatica del nostro paese. Il video non è solamente divertente, ma è anche e soprattutto un prezioso e immacolato reperto di un’era ormai passata in cui l’hacking era prima di tutto una pratica dalla connotazione fortemente politica e sociale e in cui i sistemi informatici erano degli ammassi titanici di imponenti piattaforme hardware — come l’Amiga 500 usato nel video — collegate a ingombranti schermi CRT. Sugli eventi attorno ad Hackerino non ci sono molte informazioni in giro e gran parte delle informazioni disponibili sono state riportate dal video [alla pagina Wikipedia dedicata al magazine Decoder](https://it.wikipedia.org/wiki/Decoder%5F%28rivista%29?ref=stellakamikaze.org#Walt%5FDisney%5FHackerino): Topolino e Iron Man si collegano alla [Byte Information Exchange](https://en.wikipedia.org/wiki/Byte%5FInformation%5FExchange?ref=stellakamikaze.org) (BIX) — un servizio online particolarmente noto all’epoca e basato su una piattaforma simile a Bulletin Board System in cui si poteva inserire soltanto testo (in pratica: un forum) — e, dopo aver fornito delle credenziali di accesso ritenute valide dal sistema, partono alla ricerca di un bel database pieno di armi ospitato da BIX. Dopo aver trovato quella che, secondo il video, è “una delle maggiori banche dati per quanto riguarda il militare e che spesso fa da mediatore tra gli Stati Uniti e Unione Sovietica in materia di disarmo,” il prode Topolino esplora la banca dati alla ricerca di ulteriori informazioni sui tipi di armi listati e sul loro status nell’arsenale che si cela dietro il database — Quando improvvisamente l’idillio italohacking viene interrotto da un “disturbo” in entrata che sospende l’output che il database stava restituendo a Topolino e Iron Man, finché i due hacker si insospettiscono circa un possibile tracciamente da parte dell’entità governativa e si affrettano a tagliare i contatti con il mondo virtuale staccando qualunque cavo che collegasse l’Amiga 500 al resto del mondo. Secondo le schermate visualizzate nel video, i due hacker erano riusciti a risalire a degli indici informativi su diversi armamenti bellici piuttosto pesanti come l’AGM-129A ACM, il FGM-148 Javelin, l’A-12 Avenger II, il B-2 Spirit e il caccia Advanced Tactical Fighter. La veridicità del filmato è praticamente inverificabile vista la scarsità di informazioni a riguardo. I dubbi sulla perfezione teatrale di uno sceneggiato del genere sono tanti ed è naturale che emergano, ma come evidenziato [dalla redazione stessa di Decoder](http://www.gomma.tv/videoz/mickey-mouse-hacks-a-military-computer/?ref=stellakamikaze.org) *,*“Per noi cyberpunk (pacifisti) quella fu una visione informativa ed educativa al tempo stesso, che recava echi della cultura Yippie!, che tanto amavamo.” Il video è stato reso pubblico in tutto e per tutto nel 2006 dallo scrittore ed editore Ermano Guarneri, che l’ha caricato sul proprio canale YouTube regalando all’Italia tutta un cult senza tempo. Cercheremo di approfondire la storia di Hackerino, di Decoder e delle numerose personalità che orbitano attorno a questo purgatorio temporale cristalizzato nella storia. Nel frattempo, se vi piacciono queste storie, date un’occhiata a [Spaghetti Hacker](https://it.wikipedia.org/wiki/Spaghetti%5Fhacker?ref=stellakamikaze.org), un saggio del 1997 che “documenta la storia non ufficiale della telematica italiana.” --- [Segui Federico su Twitter: @nejrottif](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) *A occhio Hackerino lavorava in diretta da un bunker sotterraneo, come quelli che abbiamo visitato nel nostro documentario sulla nuova minaccia nucleare:* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/hackerino-computer-militare-video/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2017.* ### Perché il terremoto di Ischia ha fatto così tanti danni URL: https://stellakamikaze.org/perche-il-terremoto-di-ischia-ha-fatto-cosi-tanti-danni/ Last updated: 2026-07-03T22:49:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 agosto 2017.* Nella serata di ieri, poco prima delle 21, un terremoto di magnitudo 4 [ha colpito](http://cnt.rm.ingv.it/event/16796811?ref=stellakamikaze.org)la costa nord-ovest dell’isola di Ischia a 5 chilometri di profondità. Per ora, la scossa [ha provocato](http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/08/21/news/scossa%5Fdi%5Fterremoto%5Fpanico%5Fa%5Fischia-173550278/?ref=stellakamikaze.org) 2 morti e 39 feriti accertati, di cui uno grave. Nel corso della notte la popolazione è stata evacuata dai punti più critici dell’isola e trasferita in delle strutture alberghiere che hanno dato disponibilità ad ospitare gli sfollati — Nel comune di Casamicciola è crollato un palazzo di tre piani, da cui sono state estratte per ora quattro persone. Dalle prime ore di questa mattina, da quando si è cominciato a dibattere della natura e delle cause dei danni di questo terremoto, la domanda principale è sempre rimasta la stessa: come è possibile che un terremoto di magnitudo così bassa abbia potuto causare così tanti danni? *Continua a leggere su Motherboard: Perché il terremoto di Ischia ha fatto così tanti danni* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mbperche-il-terremoto-di-ischia-ha-fatto-cosi-tanti-danni/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 agosto 2017.* ### Ho provato Sarahah, la nuova app per confessioni anonime URL: https://stellakamikaze.org/ho-provato-sarahah-la-nuova-app-per-confessioni-anonime/ Last updated: 2026-07-03T22:49:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 agosto 2017.* Avete mai pensato di “migliorare i vostri legami di amicizia scoprendo i vostri difetti e i lati migliorabili della vostra persona”? Magari anche a lavoro, vi ricordate di quella volta che il responsabile risorse umane vi ha proposto di “Migliorare i vostri punti di forza e rafforzare quelli più incerti”? È rincuorante sapere che un sentimento \* così \*condiviso sia stato finalmente percepito da chi, con sapienti abilità, ha saputo architettare una risposta a questo bisogno. [Sarahah](https://www.sarahah.com/?ref=stellakamikaze.org) (‘onestà’ in arabo) è una app/piattaforma online che permette ai suoi utenti di ricevere dei messaggi in forma completamente anonima da parte di chiunque. È stata creata nel 2016 dallo sviluppatore saudita Zain al Abidin Tawfiq e da qualche settimana ha cominciato a scalare le classifiche degli app store italiani. Quando scoppiano questo tipo di fenomeni ci sono due modi per vivere il momento in cui si deve scegliere se “seguire la moda” o meno: c’è chi si iscrive al nuovo servizio senza pensarci due volte, e chi lo evita in nome di un complesso di superiorità che stride violentemente con la naturale curiosità che una “nuova app che stanno usando tutti ma dico tutti” genera. Io faccio parte della seconda categoria, ma questa volta ho deciso di fare uno sforzo e provarla senza pensarci. Ho scoperto che i diffidenti avevano ragione: Sarahah è una noia mortale. In breve, subito dopo essersi iscritti a Sarahah, ci viene fornito un URL specifico per il nostro account (nel mio caso è [nejrottif.sarahah.com](https://nejrottif.sarahah.com/?ref=stellakamikaze.org), passate a dirmi qualcosa). Dopodiché sta a noi condividere il suddetto URL in attesa che qualcuno lo visiti e lasci, in forma completamente anonima e senza bisogno di un account, un commento su di noi. Quindi: spammiamo l’URL del nostro account in giro, aspettiamo e poi visitiamo la sezione “Messaggi” di Sarahah, dove vengono raccolti tutti i commenti arrivati. Passiamoli in rassegna, eliminiamoli se non ci piacciono, salviamoli se vogliamo tenerli da parte, segnaliamoli se includono il nostro indirizzo di casa e una minaccia di recisione della giugulare. Fine. Non c’è altro: la nostra avventura con Sarahah finisce qui. Sarahah è davvero semplice — Forse fin troppo. Sembra un po’ assurdo da dire, specie in un periodo storico in cui la tecnologia non fa altro che imbellettarsi di funzioni inutili per spremere il più possibile i propri utenti, sia che si tratti di denaro o di tempo speso sulla piattaforma, ma Sarahah è davvero semplice — Forse fin troppo. Benché la premessa che ha portato Tawfiq a sviluppare questa app nel 2016 parta dall’idea di creare uno strumento utile negli ambienti lavorativi, sono quelli che non lavorano ad averla portata alla ribalta. Sarahah infatti sfrutta lo stesso meccanismo psicologico di servizi una volta sotto i riflettori come Ask.fm: se crei una piattaforma che nutre l’ego degli utenti, gli utenti non faranno altro che utilizzarla. Sembra una considerazione ovvia, ma trattandosi di un meccanismo sfruttato da gran parte dell’universo tecnologico dei social network (e i like sono il mattone fondativo di questo approccio) è necessario tenere sempre bene a mente quali sono i processi di design che portano all’inserimento (o all’eliminazione) di determinate funzioni in una piattaforma. Se [Ask.fm](https://ask.fm/?ref=stellakamikaze.org), che assolveva allo stesso identico scopo, permetteva agli utenti di rispondere ai commenti anonimi, Sarahah ha furbescamente eliminato questa possibilità obbligando (o meglio, invitando) gli utenti a portare le risposte a questi commenti al di fuori della piattaforma. Così facendo, ogni interazione dell’utente con il proprio pubblico di commentatori anonimo diventa un trampolino di lancio per la piattaforma stessa, che sfrutta la propulsione egotica degli utenti per infettare, come un virus, i feed di tutte gli altri social network. Ogni utente diventa una sorta di opinion leader che si eleva al di sopra della folla anonima e risponde ai complimenti e alle invettive davanti a tutti: il sogno nel cassetto di chi fa a pugni con la propria autostima. Ovviamente il meccanismo di Sarahah lascia grande spazio alla più naturale delle conseguenze: il bullismo è una questione che, in diversi stati del mondo in cui la app è arrivata, [sta venendo presa in considerazione](https://www.google.it/search?q=sarahah+bullying&source=lnms&tbm=nws&sa=X&ved=0ahUKEwjjqt%5F--s7VAhUDWRQKHVHOAywQ%5FAUIDCgD&biw=1280&bih=703) per cercare di comprendere quali saranno le prossime evoluzioni della piattaforma. Resta da capire per quanto tempo Sarahah riuscirà a restare in superficie, almeno in Italia — L’ultima volta che era stata annunciata una rivoluzione nel mondo dei social, con il social network che prometteva di pagare i propri utenti Tsu, l’effetto novità era durato appena un paio di settimana prima di venire definitivamente eclissato. Nel frattempo, riempitevi di complimentini, segretini e frecciatine, amici insicuri. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/prova-sarahah-app-segreti-online/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 agosto 2017.* ### Questa guida per ‘trovarsi una ragazza con l’hacking’ è spaventosa URL: https://stellakamikaze.org/questa-guida-per-trovarsi-una-ragazza-con-lhacking-e-spaventosa/ Last updated: 2026-07-03T22:49:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 agosto 2017.* Pensate a tutti, dico tutti i modi per trovarsi un compagno di avventure. Pensate a tutte le scene dei film che stanno venendo girati nella vostra testa. Pensate a voi protagonisti di \* L’Arte di Cavarsela*, di \* Hunger Games,* di \* Colpa delle Stelle. \*Pensateci. In nessuno di questi casi viene coinvolto un hacker, e c’è una ragione se è così. D3V è un utente/blogger del sito \* Ultimate Hackers, \*e nella giornata di ieri ha pubblicato un post dal titolo piuttosto eloquente, “Getting a Girlfriend: The Hacker’s Way”. In questo post, D3V racconta il suo intreccio sentimentale una ragazza indiana che “un anno prima ho incontrato su un treno diretto a Delhi.” Si potrebbe trattare di uno slancio artistico narrativo, di un po’ di gonzo jouranlism, forse addirittura una pubblicità progresso contro l’incoscienza informatica. In breve, D3V ha deciso di sfruttare ogni strumento di OSINT (Open Source Intelligence) a sua disposizione per rintracciare la ragazza di cui si era innamorato, “Ciao ragazzi, voglio raccontarvi una storia,” esordisce, “La storia di come mi sono innamorato di una sconosciuta e ho conquistato il suo cuore grazie all’hacking.” Non c’è modo di verificare integralmente la veridicità della storia, ma il livello di dettaglio proposto da D3V nel racconto non lascia grandi dubbi, purtroppo. Che si tratti di un’esperienza reale, di una strana fanfiction in salsa informatica o di una sparata come altre, la storia di D3V è un perfetto esempio di come non andrebbero usati gli strumenti di “hacking” a disposizione di tutti per violare la privacy delle altre persone. “Questa è la storia di come mi sono innamorato di una sconosciuta e ho conquistato il suo cuore grazie all’hacking.” D3V si trova in un treno diretto a Delhi e improvvisamente nota una ragazza indiana accompagnata dalla famiglia, si invaghisce di lei a prima vista ma il colpo di grazia arriva quando comincia a parlare e ridere con un amico, “Non so di cosa stessero parlando, ma lei stava ridendo e a quel punto mi sono innamorato della sua innocenza.” Ciononostante, D3V non è tipo da approcciare ragazze a caso — Quindi, “Continuo a guardare meme su Facebook.” Giusto. La ragazza poco dopo si ritrova a chiedere al fratello di ricaricarle il credito del cellulare. D3V drizza le orecchie e in pochi minuti di origliamento riesce ad appuntarsi le prima 6 cifre (che omettiamo, come il resto dei dati personali della ragazza) del suo numero di telefono, che aveva comunicato a voce al fratello prima. Passa il tempo, e D3V nota che la ragazza gli lancia qualche occhiata, ma “non sono il fesso che fraintenderebbe una cosa del genere per un segnale,” spiega D3V nel post. Infine, arrivati a una fermata intermedia nel percorso la ragazza scende dal treno — Non prima però di spaccare un bel sorrisone a D3V, “Quel momento mi ha migliorato la giornata, ho passato il resto del tempo a sorridere come uno scemo.” “Non sono il fesso che fraintenderebbe una cosa del genere per un segnale” Senonché il nostro, poco dopo il sorriso, si accorge della tragedia: della ragazza non sa nulla a parte le prime 6 cifre del numero di telefono, il nome (origliato dalla madre) e la stazione in cui è scesa. Ma per D3V questo è bastato. Così D3V, una volta tornato dal suo viaggio a Delhi, decide di mettersi al lavoro e avendo a disposizione soltanto pochissime informazioni su di lei decide di pensare a uno script Python che gli permettesse di rintracciarla. Sfruttando quindi le prime 6 cifre del suo numero di telefono della ragazza e il suo nome, cerca di risalire al numero di telefono e al nome completo della proprietaria di quel numero. D3V avvia lo script poco prima di farsi un riposello: il mattino dopo la magia delle macchine gli restituisce ben 8 numeri di telefoni il cui proprietario ha lo stesso nome della ragazza del treno, “Ah! Mi sarei dovuto preparare per questo momento, ma non lo ero.” D3V sbarella e va a casa di una sua amica — girl friend, e precisa, “girlfriend e girl friend hanno due significati diversi,” — a cui chiede di chiamare gli 8 numeri e intrattenere un po’ di conversazione, così da dare a lui il tempo di riconoscere la voce della ragazza. L’amica, giustamente, lo prende per scemo, “Dopo avermi ascoltato ha avuto tre diverse reazioni: 1) Ma che cazzo? 2) AHAHAHAH 3) Ma sei serio?” Come darle torto. Ciononostante, l’amica si presta a questo slancio spionistico da Operazione Gladio e al terzo numero chiamato D3V riconosce infine la voce della ragazza. Sbarella di nuovo (terza volta dall’inizio di questa storia), ringrazia l’amica e salva il numero ottenuto per vedere se il nome sarebbe apparso su WhatsApp. Il tentativo però si rivela un buco nell’acqua, ma abbiamo capito che D3V non si lascia scoraggiare facilmente. Così apre Facebook, slogga dal suo account e “nella pagina di login inserisci il numero/email e prova qualche password a caso per 2-3 volte, poi clicca su ‘Ho dimenticato la password’ e digita l’email/numero di telefono ed ecco l’account!” Così facendo è riuscito a risalire all’account della ragazza e a scoprire, nell’ordine, la sua immagine profilo (“Ora ho un bel wallpaper,” scrive D3V), dove studia (“Posso fare un sacco di cose con il sito della scuola”), la sua città natale, i suoi artisti preferiti e infine che, “È una ragazza, è viva, è single e mi ha guardato sorridendo.” A questo punto D3V aveva due opzioni, “Le mando una richiesta d’amicizia e le parlo — Ma potrebbe non accettarla, potrebbe spaventarsi, potrebbe dirmi che mi ha sorriso da amica, ma d’altronde è l’opzione più semplice,” spiega. “Oppure qualcos’altro, non so ancora cosa.” D3V è un hacker imprevedibile, quindi decide di fare un salto nel sito della scuola della ragazza e constata che si tratta di un “normale sito in HTML con 7-8 pagine,” spiega. “Dovevo essere diverso da tutti gli altri babbi, dovevo essere qualcuno di cui si poteva innamorare.” Così decide di dare un’occhiata ai risultati scolastici delle classi di quell’anno, ma non contento vuole scoprire se ci sono anche i risultati degli anni successivi. Non c’era granché da fare su quel sito vista la sua semplicità, così “ho effettuato un reverse IP lookup con questo sito e ho scoperto che c’erano altri 946 siti sullo stesso server.” Con questo malloppo a disposizione, D3V verifica rapidamente lo status di questi URL e infine ottiene accesso al server principale di questi siti attraverso un webshell, da cui risale ai dati della ragazza per clonarli. “Non sapendo più cosa fare ho googlato ‘Stalking’ e sono finito su Stalkscan.org e ho scoperto tutto ciò che le piaceva.” “Non ho trovato la sua mail ma ho trovato la sua data di nascita e il nome di suo padre e sua madre,” spiega. “E sapevo anche che era brava in matematica, visti i voti.” Il prossimo passo per D3V era ovvio, “Non sapendo più cosa fare ho googlato ‘Stalking’ e sono finito su Stalkscan.org e ho scoperto tutto ciò che le piaceva.” Dopo tutto questo lavoro una cosa per D3V era chiara, “La ragazza non sapeva niente di cybersecurity, così ho architettato un attacco phishing,” ottima idea. “Ho creato un account su Facebook chiamato Facebook Security e l’ho contattata fingendomi parte dello staff di Facebook, impegnato a verificare il suo account per paura che si trattasse di un account per spam.” Allegando un paio di link che rimango censurati nel post di D3V. A questo punto la storia si conclude, e D3V ci rimanda alla prossima puntata della sua guida al rimorchio 100% legale. Non è da escludere che si tratti di uno stunt per raccogliere qualche lettore in più, quello che è certo è che NO SE VOLETE TROVARE UNA RAGAZZA CERCARLA SU STALKSCAN È PROPRIO L’UNICA COSA CHE DOVETE FARE, SUL SERIO. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questa-guida-per-trovarsi-una-ragazza-con-hacking-e-spaventosa/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 agosto 2017.* ### Il Mar Tirreno, Adriatico e lo Ionio hanno raggiunto i 30 gradi di temperatura URL: https://stellakamikaze.org/il-mar-tirreno-adriatico-e-lo-ionio-hanno-raggiunto-i-30-gradi-di-temperatura/ Last updated: 2026-07-03T22:49:44.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 agosto 2017.* Oggi le temperature superficiali del Mar Tirreno, Adriatico e Ionio hanno superato i 30°C di temperatura, a segnalarlo è [un lancio](https://www.facebook.com/meteoindiretta/photos/a.391025084319683.94403.391016757653849/1482069365215244/?type=3&permPage=1) di \* Meteo in Diretta\* supportato [dai dati forniti](http://www.lamma.rete.toscana.it/mare/osservazioni-satellite/temperatura-del-mare?ref=stellakamikaze.org) dall’osservatorio del Consorzio LAMMA. Il trend di innalzamento si protraeva da luglio, in parallelo alle temperature crescenti delle ultime settimane, e, secondo \* Meteo in Diretta\*, non è da escludere che localmente i valori abbiano superato i 30°C visti i ‘[fondo scala](https://it.wikipedia.org/wiki/Fondo%5Fscala?ref=stellakamikaze.org)‘ degli strumenti di rilevazione — Ovvero la portata dei rilevatori, oltre la quale i valori superiori non vengono più registrati. I valori sono in linea con i trend globali di innalzamento della temperatura del mare, come segnalato d[all’osservatorio della Environmental Protection Agency](https://www.epa.gov/climate-indicators/climate-change-indicators-sea-surface-temperature?ref=stellakamikaze.org) americana. “La temperatura di 30° C sulla superficie del mare è anomala per valori e per persistenza, anche se ovviamente segue nella forma la curva stagionale,” mi spiega Alessandro Ceregato, paleobiologo dell’Istituto di Scienze Marine ISMAR/CNR di Venezia, contattato su Facebook. “Se si trattasse di un’annata isolata in un trend comunque regolare si potrebbe opinare sull’origine del picco, ma il fatto che eventi di riscaldamento eccezionale abbiano acquistato una frequenza significativa e in modo esponenziale proprio negli ultimi decenni fa propendere per un rapporto di causa effetto con il trend di riscaldamento globale.” Le conseguenze di un fenomeno del genere possono essere decisamente violente su un ecosistema come quello marino, “Quello che accade in un caso del genere è che lo squilibrio termico porta alla stratificazione delle masse d’acqua ed all’interruzione degli scambi, ovvero una minore ossigenazione degli strati inferiori che può portare all’anossia, e dal punto di vista biologico può comportare morie, esplosioni riproduttive di elementi del plancton e alterazioni dei cicli trofici,” mi spiega. “Naturalmente il tempo di persistenza di condizioni anomale incide sull’effetto.” Trattandosi di una problematica legata al mare, però, il discorso sulle contromisure è il solito: come si agisce a livello locale su un problema di carattere globale? “Le azioni vanno fatte a tutti i livelli,” spiega Ceregato. “Nel caso specifico, per le particolarità del Mediterraneo la responsabilità di un intervento unitario e coordinato è di tutti i paesi che si affacciano su questo mare, nel caso dei paesi UE l’impegno si estende a tutta l’Europa. Anche la somma degli interventi a livello locale è importante, purché siano coordinati e portati avanti insieme,” conclude. “In questo caso, la politica globale lavora sul medio e sul lungo termine.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/30-gradi-mar-tirreno-ionio-adriatico-riscaldamento-globale-cambiamento-climatico/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 agosto 2017.* ### Guarda il nostro documentario su VIRGO, il rilevatore di onde gravitazionali italiano URL: https://stellakamikaze.org/guarda-il-nostro-documentario-su-virgo-il-rilevatore-di-onde-gravitazionali-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:49:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 agosto 2017.* L’11 febbraio 2016 la collaborazione di ricerca LIGO/VIRGO ha annunciato di aver rivelato per la prima volta nella storia dell’uomo [un’onda gravitazionale](https://motherboard.vice.com/it/article/ypbjq7/spaziotempo-relativit-e-forze-fondamentali-cosa-sono-le-onde-gravitazionali?ref=stellakamikaze.org), ovvero un’increspatura del tessuto spazio-temporale generata da un evento catastrofico nel cosmo. Si è trattato di una scoperta sensazionale in ogni suo aspetto: le onde gravitazionali erano state teorizzate per la prima volta da Albert Einstein nel 1916 e averle sentite davvero per la prima volta grazie alla fusione di due buchi neri avvenuta a 1.3 miliardi di anni luce da noi ci ha permesso, tra le altre cose, di confermare l’esistenza dei buchi neri. La collaborazione LIGO/VIRGO è composta da 3 interferometri: due negli Stati Uniti e uno a Cascina, in provincia di Pisa. VIRGO è appena stato aggiornato alla sua versione Advanced, e da pochissimi giorni [ha ripreso ad ascoltare](http://home.infn.it/it/comunicazione/news/2469-onde-gravitazionali-virgo-entra-in-presa-dati?ref=stellakamikaze.org) il cosmo in attesa di captare altre onde gravitazionali. Motherboard lo ha visitato per comprenderne il funzionamento e conoscere meglio l’assurda realtà della ricerca nel campo della fisica, fatta di teorie ai limiti della nostra comprensione e strumenti tecnologici allo stato dell’arte delle possibilità umane. Abbiamo parlato con Annalisa Allocca, ricercatrice del centro, che ci ha spiegato il funzionamento dell’interferometro; siamo stati nel cuore pulsante di VIRGO con Antonino Chiummo, responsabile dei sistemi per la luce diffusa di VIRGO, che ci ha raccontato i momenti della prima rivelazione; abbiamo visitato il laboratorio laser di VIRGO assieme a Eric Genin, per osservare il luogo in cui viene generato il laser di VIRGO e infine ci siamo fatti accompagnare lungo i lunghi tunnel del centro da Federico Ferrini, direttore di VIRGO, e abbiamo parlato con lui delle meraviglie della fisica moderna. Secondo lui, VIRGO e la fisica gravitazionale sono, in tutto e per tutto, un nuovo telescopio puntato sul cosmo che ci permetteranno di vedere cose finora impensabili. *Questa è la prima puntata della serie video di Motherboard Italia, ci vediamo a settembre per il nostro viaggio a Venezia alla scoperta del legame che unisce la città al cambiamento climatico*. *(È l’acqua.)* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/documentario-virgo-onde-gravitazionali-pisa/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 agosto 2017.* ### I ‘telefonini di Stato’ italiani hanno speso 7 milioni tra porno, abbonamenti e scommesse online URL: https://stellakamikaze.org/i-telefonini-di-stato-italiani-hanno-speso-7-milioni-tra-porno-abbonamenti-e-scommesse-online/ Last updated: 2026-07-03T22:49:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 agosto 2017.* Per stare al mondo al giorno d’oggi serve un telefonino. Che si tratti di uno scattante Nokia 1100 o di uno smartphone di ultima generazione, è ormai assodato che nel 2017 non possedere un dispositivo del genere ci priva di uno strumento fondamentale per interfacciarci con il resto del mondo. Per questo motivo, come ovvio, il governo italiano distribuisce dei telefonini di servizio alla sua pubblica amministrazione, 401.839 in totale. Un po’ meno ovvio è il fatto che tra il 2012 e il 2017 questi stessi telefonini abbiano generato dei carichi di costi extra — ovvero non aventi a che fare con le necessità lavorative — di ben 7 milioni di euro. Ancora meno ovvio è che tra i servizi pagati con questi sprechi rientrino contenuti pornografici, scommesse sportive e una bella fetta di pubblicità truffa mai disattivate. È quanto emerso, [grazie a un articolo di Repubblica](http://www.repubblica.it/cronaca/2017/08/07/news/porno%5Fcalcio%5Fe%5Fscommesse%5Fonline%5Flo%5Fscandalo%5Fdei%5Ftelefonini%5Fdi%5Fstato-172542915/?ref=RHPPLF-BH-I0-C4-P2-S1.4-T2), dal lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione che ha contattato Telecom Italia e ha richiesto i bilanci di traffico delle sim dei cellulari che sono stati consegnati ai dipendenti pubblici di 4.400 amministrazioni centrali e locali. Solo tra aprile e giugno 2017 sono stati spesi 39.000€ pubblici per chiamate a call center come quello di Trenitalia, Alitalia, Ticketone e Sky. - Repubblica \*riporta delle cifre piuttosto curiose: solo tra aprile e giugno 2017 sono stati spesi 39.000€ pubblici per chiamate a call center come quello di Trenitalia, Alitalia, Ticketone e Sky. Ancora, 132.000€ sono stati spesi per l’acquisto di prodotti bancari e promozioni sociali, con 15.000 SMS (equivalenti a 52.390€) ricevuti dal servizio home banking di Banca Intesa, e tra le altre, circa 1.000€ spesi nel servizio di televoto per Sanremo e Miss Italia. La parte più assurda però sembra essere quella relativa agli abbonamenti telefonici: si parla di 6.979 abbonamenti a Beengo Tuk Tuk, 9.176 a Mobando e 6.483 a Tim Games — Tutti servizi che offrono contenuti promozionali via SMS. Ancora, 12.000 abbonamenti a Serie A Tim, altrettanti a servizi che offrono chat erotiche, pornografia e piattaforme per scommesse sportive. Curioso che nessuno in tutti questi anni abbia pensato di verificare i bilanci e contestare questo tipo di spese. “Basterebbe fare i controlli sulle bollette, smettendola di complicare le norme, e non ci troveremmo di fronte a questo spreco”, ha dichiarato alla \* Repubblica \*il deputato del PD e presidente della commissione d’inchiesta Paolo Coppola. A dirla tutta, l’idea che la pubblica amministrazione italiana, dei telefonini a carico dello Stato e l’analfabetismo tecnologico complessivo della popolazione possano mischiarsi è piuttosto spaventosa. Più ironico, come dettagliato da *Repubblica*, che 840 dipendenti delle pubbliche amministrazioni abbiano attivato un abbonamento a ‘SexyLand’, 665 a ‘Le porno Erasmus’, 565 a ‘Video hard casalinghi’. Sicuramente gran parte di questi abbonamenti sono errori, o truffe. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-telefonini-di-stato-italiani-hanno-speso-7-milioni-tra-porno-abbonamenti-e-scommesse-online/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 agosto 2017.* ### Cosa sappiamo di Black Death, la presunta organizzazione dietro il rapimento della modella a Milano URL: https://stellakamikaze.org/cosa-sappiamo-di-black-death-la-presunta-organizzazione-dietro-il-rapimento-della-modella-a-milano/ Last updated: 2026-07-03T22:49:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 agosto 2017.* Una modella inglese di passaggio per Milano per un servizio fotografico è stata rapita e tenuta ostaggio dall’11 al 17 luglio, prima in un negozio abbandonato nella periferia sud di Milano, poi in un casolare di montagna isolato a Lemie, in provincia di Torino. Il rapitore, dopo aver drogato la modella “con della ketamina” e averla trasportata all’interno di un borsone, sembrerebbe averla messa in vendita all’asta nel deep web per 300.000 dollari in Bitcoin—la stessa cifra sarebbe stata chiesta al suo agente per il riscatto. *Continua a leggere su Motherboard – Cosa sappiamo di Black Death, la presunta organizzazione dietro il rapimento della modella a Milano* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-sappiamo-di-black-death-la-presunta-organizzazione-dietro-il-rapimento-della-modella-a-milano/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 agosto 2017.* ### Il nuovo 'sistema operativo del Movimento 5 Stelle' è già stato hackerato URL: https://stellakamikaze.org/il-nuovo-sistema-operativo-del-movimento-5-stelle-e-gia-stato-hackerato/ Last updated: 2026-07-03T22:49:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 agosto 2017.* Nella giornata di ieri è stata presentata durante [una conferenza stampa in diretta Facebook](https://business.facebook.com/movimentocinquestelle/videos/10155301699905813/?ref=stellakamikaze.org) la nuova versione di Rousseau, la piattaforma / “sistema operativo del Movimento 5 Stelle” che ambisce a diventare la prima vera infrastruttura digitale italiana per la democrazia diretta. [Rousseau 2.0](https://rousseau.movimento5stelle.it/?ref=stellakamikaze.org) ovviamente non ha niente a che fare con un sistema operativo — Invece, si tratta di un hub digitale che gli iscritti del Movimento 5 Stelle possono sfruttare per coordinare le attività sociali e politiche. Secondo Davide Casaleggio, coordinatore del progetto, l’orizzonte a cui ambire è un Rousseau capace di supportare interamente tutte le dinamiche di votazione democratica. Il problema è che a meno di 24 ore dalla presentazione, la nuova versione di Rousseau è già stata hackerata. *Continua a leggere su Motherboard – Il nuovo ‘sistema operativo del Movimento 5 stelle’ è già stato hackerato* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-nuovo-sistema-operativo-del-movimento-5-stelle-e-gia-stato-hackerato/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 agosto 2017.* ### Questi ragazzi italiani vogliono rivoluzionare lo spazio con un’antenna pieghevole URL: https://stellakamikaze.org/questi-ragazzi-italiani-vogliono-rivoluzionare-lo-spazio-con-unantenna-pieghevole/ Last updated: 2026-07-03T22:49:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 agosto 2017.* Negli ultimi anni la tecnologia spaziale ha fatto passi da gigante: abbiamo [razzi che possono essere riutilizzati](https://motherboard.vice.com/it/article/wn7jn5/guarda-limpressionante-atterraggio-dellultimo-razzo-di-spacex?ref=stellakamikaze.org) dopo il lancio, piccole sonde cubiche pronte [a essere lanciate nel cosmo](https://motherboard.vice.com/it/article/ezb95n/la-prossima-missione-di-esplorazione-della-nasa-sfrutter-un-satellite-italiano?ref=stellakamikaze.org) e sciami di circuiti stampati [targati Stephen Hawking](https://motherboard.vice.com/it/article/qk35qp/stephen-hawking-vuole-accelerare-delle-sonde-al-20-della-velocita-della-luce?ref=stellakamikaze.org). Solo menzionando queste tre tecnologie, il comune denominatore risulta evidente: dopo decenni di corsa allo spazio votata a raggiungere i confini più estremi nella maniera più pirotecnica possibile, l’esplorazione cosmica oggi è il più delle volte votata al contenimento dei costi che sono rimasti finora incredibilmente alti — Obiettivo che sembra essere condiviso anche da un gruppi di universitari di Padova, che stanno lavorando ad una tecnologia satellitare che punta a rivoluzionare il concetto stesso di antenna spaziale. [DREX (Deployable Reflector EXperiment)](http://drexperiment.com/?ref=stellakamikaze.org) è un prototipo di antenna pieghevole per lo spazio che sta venendo sviluppato da un gruppo di giovani ingegneri e ricercatori italiani. In pratica il team di DREX vuole far capire che anziché lanciare nello spazio un’ingombrante antenna \* fixed *(quelle simili alle parabole) si può virare su un’opzione \* deployable*, ovvero a rilascio, per contenere l’ingombro all’interno del vettore di lancio, una delle voci di costi più importanti all’interno di un bilancio per un lancio spaziale. “Mentre le antenne \* fixed *sono sicuramente meno complesse e più economiche, quelle* deployable\* (come DREX) offrono un enorme vantaggio per i lanci spaziali.” DREX è stato recentemente selezionato per [REXUS/BEXUS](http://rexusbexus.net/?ref=stellakamikaze.org), un programma supportato dall’ESA che permette agli studenti delle università europee di svolgere degli esperimenti scientifici e tecnologici sfruttando dei palloni stratosferici o dei razzi sub-orbitali. In pratica è un’occasione per poter fare un po’ di cara vecchia \* science\* ad un’altitudine quasi-spaziale, e DREX godrà di questa possibilità nell’ottobre 2017, quando verrà lanciato attraverso un pallone sonda verso la stratosfera terrestre. Benché DREX sia un prototipo sperimentale, potrà essere utilizzato come ripetitore orbitale a basso costo per stabilire una rete di comunicazione su un esopianeta, e la stessa funzione può essere assolta sulla Terra, dove potrebbe diventare utile per creare un’infrastruttura di comunicazione a dispiegamento rapido in situazioni di emergenza. Inoltre, secondo il team, DREX potrà essere sfruttato anche per creare una flotta orbitale di pannelli solari. Per riuscirci davvero, però, il team di DREX ha bisogno di un’ultima spintarella: [una campagna su IndieGogo](https://www.indiegogo.com/projects/drex-deployable-reflector-experiment-space?ref=stellakamikaze.org#/) sta battendo cassa per 8.000€, che serviranno alla squadra a raggiungere delle condizioni di sviluppo ottimali per DREX. “Mentre le antenne \* fixed *sono sicuramente meno complesse e più economiche, quelle \* deployable* (come DREX) offrono un enorme vantaggio per i lanci spaziali,” mi spiega Vittorio Netti, outreach manager di DREX per mail, “la dimensione e il peso del payload sono i principali fattori che determinano il costo del lanciatore.” È proprio questo il motivo per cui, sebbene nei fatti la tecnologia di DREX sia più costosa rispetto a quella di un’antenna \* fixed\*, il risparmio che garantisce sull’ingombro nel lanciatore risulta più vantaggioso, “DREX non è più economico rispetto ad un disco solido di pari diametro, tuttavia, permette un vantaggio finanziario globale nei costi in determinate missioni,” continua Vittorio. “I vantaggi di DREX sono essenzialmente due: il dispiegamento dell’antenna non richiede componenti attivi perché il meccanismo di apertura si basa interamente su molle precompresse e il rilascio sincrono dei bracci è attivato dal taglio di un cavo in Vectran per mezzo di una resistenza al Nicrhome resa incandescente dal passaggio di corrente,” mi spiega. “Nelle applicazioni spaziali questo approccio è rivoluzionario, perché ogni componente attivo aumenta notevolmente il rischio di errori nel dispiegamento,” spiega Vittorio. DREX riesce, però, a risolvere anche il problema della ridondanza. Nello spazio, infatti, ogni tecnologia in uso deve disporre di un suo doppione di emergenza, nel caso in cui la prima si guasti. DREX, pur concentrando la sua funzionalità nel dispiegamento di un’antenna ripiegata, dispone comunque di una piccola porzione di antenna \* fixed\*, abbastanza potente da supportare i requisiti minimi di una missione nel caso in cui il dispiegamento non andasse a buon fine. Dopo [lo scudo anti-raggi cosmici napoletano](https://motherboard.vice.com/it/article/kbyxa9/uno-scudo-anti-raggi-cosmici-inventato-da-tre-studenti-campani-andra-sulla-luna?ref=stellakamikaze.org) selezionato dal TeamIndus lo scorso anno, quella di DREX è un’altra vittoria per l’industria aerospaziale italiana indipendente. Sempre più spesso, infatti, grandi agenzie spaziali o aziende mettono a disposizione un’infrastruttura logistica capace di supportare degli esperimenti e delle ricerche che vengono sviluppate esternamente, “Ai team di ricerca viene richiesto di occuparsi del payload, che comprende tutta la strumentazione hardware e software, ma non solo,” mi spiega Vittorio. “Ci è richiesto infatti di curare le relazioni con il pubblico attraverso eventi e presentazioni, inglobando così anche aspetti secondari (ma non meno importanti) come l’outreach e il funding.” “Oggi questo è un aspetto chiave per l’ambiente in cui andremo a lavorare: il progetto deve essere in grado di attirare l’interesse di aziende ed enti esterni per poter risultare sostenibile. DREX è certamente uno dei progetti più onerosi di questa campagna, grazie ad un’intensa attività di networking e outreach attualmente abbiamo ottenuto il 90% del budget preventivato. L’obiettivo è vicino, grazie alla partecipazione di 17 aziende da tutta italia, ma non ancora raggiunto. Abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding per permettere al grande pubblico di collaborare alla realizzazione del progetto,” conclude Vittorio. Per contribuire al progetto DREX, [visita la sua pagina su IndieGogo](https://www.indiegogo.com/projects/drex-deployable-reflector-experiment-space?ref=stellakamikaze.org#/). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/drex-antenna-pieghevole-rexus-bexus/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 agosto 2017.* ### Calma, l'intelligenza artificiale di Facebook non è "fuori controllo URL: https://stellakamikaze.org/calma-lintelligenza-artificiale-di-facebook-non-e-fuori-controllo/ Last updated: 2026-07-03T22:49:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 agosto 2017.* È evidente che la civiltà umana tutta soffra di un complesso di inferiorità bello pesante nei confronti di quelle quattro lastre di ferraglia con due cavi che comunemente chiamiamo computer, perché ogni volta che fanno qualcosa leggermente fuori dal normale diamo di matto e prendiamo le chiavi del nostro bel rifugio anti-atomico in Svizzera pronti a rifugiarci in attesa del Ragnarok. L’ultimo episodio di isteria su questa falsariga è avvenuto proprio in questi giorni, quando è cominciata a circolare [una notizia](https://www.google.it/search?q=facebook+intelligenza+artificiale&source=lnms&tbm=nws&sa=X&ved=0ahUKEwib05uZkbbVAhXERhQKHVgkBnQQ%5FAUICigB&biw=1920&bih=983) secondo cui Facebook avrebbe dovuto spegnere le sue intelligenze artificiali perché avevano inventato una lingua incomprensibile all’uomo e avevano cominciato a comunicare tra di loro. *Continua a leggere su Motherboard – Calma, l’intelligenza artificiale di Facebook non è “fuori controllo”* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/calma-lintelligenza-artificiale-di-facebook-non-e-fuori-controllo/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 agosto 2017.* ### Perché non riusciremo mai a raggiungere gli obiettivi climatici di Parigi URL: https://stellakamikaze.org/perche-non-riusciremo-mai-a-raggiungere-gli-obiettivi-climatici-di-parigi/ Last updated: 2026-07-03T22:49:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 agosto 2017.* Era il 2015 Era il 2015 quando 195 paesi della Terra hanno raggiunto un accordo su degli obiettivi climatici e di sostenibilità condivisi da tutti e pensati, principalmente, per contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2C° rispetto ai livelli pre-industriali. Ciononostante, secondo [un nuovo studio](http://www.nature.com/nclimate/journal/vaop/ncurrent/full/nclimate3352.html?foxtrotcallback=true&ref=stellakamikaze.org) pubblicato su \* Nature Climate Change\* l’umanità ha appena il 5 percento di possibilità di riuscire a rispettare questo limite. Durante la Giornata Mondiale della Terra del 22 aprile 2016, a New York, sono stati 175 i paesi del mondo a firmare l’accordo entrato in vigore nel novembre dello stesso anno e che ambisce a stabilire una roadmap sostenibile per la riduzione nelle emissioni di gas serra e l’istituzione di un fondo da 100 miliardi di dollari che possa supportare fino al 2020 i paesi in via di sviluppo che stanno tentando di costruire un’infrastruttura nazionale sostenibile. Nel frattempo, con la vittoria di Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali, gli Stati Uniti [hanno confermato](https://motherboard.vice.com/it/article/qk3ykp/donald-trump-presidente-tecnologia-pianeta-terra?ref=stellakamikaze.org) la loro intenzione di ritirare la loro firma dagli [Accordi di Parigi](https://motherboard.vice.com/it/article/mbjek3/democrazia-e-politiche-sul-cambiamento-climatico-sono-incompatibili?ref=stellakamikaze.org) e riavviare un percorso di liberalizzazione dell’industria e del mercato energetico, paurosamente direzionato verso i combustibili fossili. Ma è proprio oggi, in occasione dell’[Overshoot Day](https://motherboard.vice.com/it/article/j58egx/calcola-il-tuo-impatto-ambientale-con-questo-tool-e-sentiti-in-colpa?ref=stellakamikaze.org) — il giorno in cui l’uomo esaurisce ufficialmente le risorse terrestri per l’anno corrente e va ‘in debito’ con il pianeta —, che lo studio firmato dalla University of Washington frena in maniera abbastanza lapidaria gli entusiasmi. Adrian Raftery, autore principale dello studio e ricercatore, [ha dichiarato al The Guardian](https://www.theguardian.com/environment/2017/jul/31/paris-climate-deal-2c-warming-study?ref=stellakamikaze.org) che “Se vogliamo evitare 2C° di innalzamento delle temperature abbiamo pochissimo tempo a disposizione,” spiega, “La popolazione dovrebbe essere estremamente preoccupata.” Le nuove proiezioni, che danno un innalzamento delle temperature tra i 2C° e i 4.9C° per il 2100 garantito al 90 percento, sono state formulate prendendo in esame i trend della popolazione globale negli ultimi 50 anni: dal PIL pro-capite fino all’intensità di carbonio, ovvero la quantità di CO2 emessa per ogni dollaro di attività economica. Le nuove proiezioni danno un innalzamento delle temperature tra i 2C° e i 4.9C° per il 2100 garantito al 90 percento. A partire da questo quadro statistico, i ricercatori hanno stabilito che l’intensità di carbonio sarà un fattore fondamentale all’interno dell’equazione climatica e che nonostante i progressi nell’ambito supportati dall’avanzamento delle tecnologie, l’abbassamento dell’impatto sul pianeta non sarà abbastanza per scongiurare un aumento di 2C°. Nel framework statistico impostato dalla ricerca, inoltre, si smorza l’importanza dell’aumento demografico previsto per il secolo a venire. I ricercatori infatti affermano che, nonostante una popolazione prevista per il 2100 di 11 miliardi di persone, questo valore non influirà particolarmente sulle nostre condizioni climatiche fintanto che il boom si consumerà in gran parte nell’Africa sub-sahariana, che contribuisce in piccola parte alle emissioni di gas serra. “Anche se l’obiettivo dei 2C° non sarà raggiunto, ogni tipo di azione è importante,” ha continuato Raftery sul \* The Guardian\*, “Più aumentano le temperature peggiore sarà l’impatto sul pianeta ed è importante non farsi scoraggiare da queste previsioni.” Secondo Raftery, infatti, anche se fosse concretamente troppo tardi per evitare un innalzamento di 2C° al 2100, ogni tipo di azione atta a contenere l’impatto dell’uomo sul pianeta potrà scongiurare conseguenze peggiori, e il suo studio non dovrebbe fare altro che incoraggiare una forma di attivismo sempre più urgente ogni giorno che passa. Il cambiamento climatico si sta rapidamente trasformando in un problema la cui portata potrebbe avere conseguenze letteralmente disastrose per tutto il pianeta: una recente ricerca [ha stimato](http://sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116307430?ref=stellakamikaze.org) che per il 2100 numerose aree della penisola italiana (tra cui Venezia) potrebbero finire allagate a causa dell’innalzamento del livello del mare e la desertificazione dei territori e le precipitazioni sempre più violente stanno dando origine a un nuovo tipo di migranti, [i rifugiati ambientali](https://motherboard.vice.com/it/article/kb4bba/entro-il-2050-potrebbero-esserci-200-milioni-di-migranti-ambientali-nel-mondo?ref=stellakamikaze.org), che per il 2050 potrebbero essere oltre 200 milioni. L’occasione dell’Overshoot Day ci ricorda che il cambiamento deve prima di tutto partire da noi singoli cittadini, visto che il margine di miglioramento è ancora decisamente ampio — In Italia, la Fondazione Barilla in collaborazione con *The Economist Intelligence Unit* ha lanciato il [Food Sustainability Report](http://www.foodsustainabilityreport.org/it/?ref=stellakamikaze.org), un rapporto trimestrale che dovrebbe inquadrare l’impatto che l’industria del cibo ha sul nostro pianeta. Potrebbe essere un buon punto da cui cominciare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/accordo-di-parigi-studio-nature-cambiamento-climatico/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 agosto 2017.* ### Calmatevi, l'intelligenza artificiale di Facebook non era 'fuori controllo URL: https://stellakamikaze.org/calmatevi-lintelligenza-artificiale-di-facebook-non-era-fuori-controllo/ Last updated: 2026-07-03T22:49:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º agosto 2017.* È evidente che la civiltà umana tutta soffra di un complesso di inferiorità bello pesante nei confronti di quelle quattro lastre di ferraglia con due cavi che comunemente chiamiamo computer, perché ogni volta che fanno qualcosa leggermente fuori dal normale diamo di matto e prendiamo le chiavi del nostro bel rifugio anti-atomico in Svizzera pronti a rifugiarci in attesa del Ragnarok. L’ultimo episodio di isteria su questa falsariga è avvenuto proprio in questi giorni, quando è cominciata a circolare [una notizia](https://www.google.it/search?q=facebook+intelligenza+artificiale&source=lnms&tbm=nws&sa=X&ved=0ahUKEwib05uZkbbVAhXERhQKHVgkBnQQ%5FAUICigB&biw=1920&bih=983) secondo cui Facebook avrebbe dovuto spegnere le sue intelligenze artificiali perché avevano inventato una lingua incomprensibile all’uomo e avevano cominciato a comunicare tra di loro. Paranoia totale, risveglio delle macchine, singolarità tecnologica, event horizon informatico. Questo era il tono delle loro conversazioni: La notizia [è stata](http://www.huffingtonpost.it/2017/08/01/facebook-sospende-il-test-per-lintelligenza-artificiale-due-b%5Fa%5F23059340/?ref=stellakamikaze.org) [rimbalzata](http://www.lastampa.it/2017/07/30/societa/la-lingua-misteriosa-creata-dallintelligenza-artificiale-FWboe65JfttOJCwoGgvJXM/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) [un po’](http://www.theepochtimes.com/n3/2274480-facebook-shut-down-ai-after-it-invented-its-own-language/?ref=stellakamikaze.org) [da chiunque](http://nypost.com/2017/08/01/creepy-facebook-bots-talked-to-each-other-in-a-secret-language/?ref=stellakamikaze.org) facendo leva proprio su questo sentimento di terrore nei confronti di una tecnologia che sfugge al controllo dell’uomo, ma la realtà, per quanto meno eccitante, è un po’ diversa. Tutto inizia da [un articolo](https://www.fastcodesign.com/90132632/ai-is-inventing-its-own-perfect-languages-should-we-let-it?ref=stellakamikaze.org) apparso su Fast Company in cui veniva raccontata, con toni cauti, la vicenda: il team di ricerca sull’intelligenza artificiale di Facebook stava lavorando allo sviluppo di [un bot](https://code.facebook.com/posts/1686672014972296/deal-or-no-deal-training-ai-bots-to-negotiate/?ref=stellakamikaze.org) capace di portare avanti delle trattative vantaggiose in autonomia, così prende due delle sue intelligenze artificiali e le mette a trattare tra di loro. Le due cominciano uno scambio in lingua inglese, ma dopo poco finiscono per risultare incomprensibili ai ricercatori umani: in pratica avevano cominciato a uscire fuori dai binari sintattici della lingua inglese e ne stavano creando di nuovi a noi sconosciuti, semplicemente perché questi ultimi risultavano linguisticamente più efficienti di quelli tradizionali. Non si tratta però di un evento apocalittico senza precedenti: semplicemente i ricercatori si erano dimenticati di stabilire una ricompensa per le macchine se si fossero mantenute sui binari della lingua inglese classica, così le intelligenze artificiali hanno semplicemente trovato una soluzione più rapida. Nessuna nuova stele di Rosetta, solo un rapporto informatico costo/risultato che ha costretto i ricercatori a staccare temporaneamente la spina per riprogrammare le macchine perché l’intento iniziale era quello di sviluppare un bot capace di portare avanti delle trattative con degli esseri umani. L’intelligenza artificiale è un tema delicato e che si sta evolvendo a velocità assurde, e proprio per questo motivo è bene trattarlo in maniera rigorosa: non c’è nulla di male se due macchine parlano tra di loro, specie perché è il modo più rapido per addestrarle a parlare meglio, ma è bene ricordarsi che nella stanza dei bottoni continua a esserci ancora l’uomo, e che ogni errore generato dalla macchina parte sempre da un errore dell’uomo — Proprio come in questo caso. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/intelligenza-artificiale-facebook-linguaggio-falso-allarme/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 agosto 2017.* ### Il robot italiano che interpreta le emozioni umane URL: https://stellakamikaze.org/il-robot-italiano-che-interpreta-le-emozioni-umane/ Last updated: 2026-07-03T22:49:52.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º agosto 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* Nel [centro di ricerca E. Piaggio](http://www.centropiaggio.unipi.it/research/research?ref=stellakamikaze.org) dell’Università di Pisa un team di ricercatori guidato da Daniele Mazzei sta cambiando il rapporto tra robotica ed esseri umani. [FACEteam](http://www.faceteam.it/?ref=stellakamikaze.org) è un’intelligenza artificiale “a cui è cresciuto un volto” e che è capace di osservare il mondo che la circonda, interpretarlo e esprimere di conseguenza delle emozioni attraverso la propria faccia. Il corrucciarsi dei tratti somatici di FACEteam è incredibile e contribuisce a creare un legame sempre più reale tra i robot e gli esseri umani. Siamo andati a visitare il centro di ricerca E. Piaggio e abbiamo parlato con i ricercatori dell’importanza di questo tema in un’era in cui la tecnologia evolve spesso senza tenere conto degli umani con cui si dovrà interfacciare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/faceteam-centro-piaggio-robot-emozioni-umane/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 agosto 2017.* ### Perché ci sarà un Transformer nella cabina spaziale di Paolo Nespoli URL: https://stellakamikaze.org/perche-ci-sara-un-transformer-nella-cabina-spaziale-di-paolo-nespoli/ Last updated: 2026-07-03T22:49:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 luglio 2017.* Alle 17.41 di questo pomeriggio [Paolo Nespoli](https://motherboard.vice.com/it/topic/paolo-nespoli?ref=stellakamikaze.org) partirà per la sua terza spedizione nello spazio con meta, ancora una volta, la Stazione Spaziale Internazionale. L’astronauta italiano parteciperà alla missione VITA, pensata per approfondire la nostra conoscenza degli effetti medico-fisiologici della vita nello spazio, e si intratterrà in orbita per 5 mesi in cui sarà impegnato a svolgere i 12 esperimenti che porterà con sé. Nespoli, però, non sarà il solo a decollare dalla piattaforma kazakha di Baikonour: assieme all’astronauta russo Sergey Ryazanskiy e all’americano Randy Bresnik, ci sarà anche un Transformer giocattolo — L’ultimo di una lunga serie di giocattoli e pupazzi piuttosto impressionante se si pensa che stiamo parlando di lanci nello spazio. Quel Transformer altro non è che uno zero-g indicator, un punto di riferimento visivo per evidenziare l’assenza di gravità e dunque l’entrata in orbita del velivolo. Di solito si tratta di un piccolo pupazzo o giocattolo lasciato svolazzare in giro per la cabina e legato con un filo. Nel 2014, durante il lancio di Samantha Cristoforetti, era stato [Olaf di Frozen](http://www.collectspace.com/news/news-112114a-olaf-snowman-frozen-space-tma15m.html?ref=stellakamikaze.org) a segnalare il momento in cui la cabina è entrata in condizioni di zero-g. Da sempre i vettori di lancio Soyuz — lo stesso del lancio di Nespoli odierno — ospitano questo tipo di giocattoli come zero-g indicator. Nel 2011 la cabina di pilotaggio ha ospitato [un esemplare rosso di Angry Bird](http://www.collectspace.com/news/news-111311a.html?ref=stellakamikaze.org), mentre nel 2012 la Soyuz ha portato nello spazio [un orso mascotte della Forestale americana](http://www.collectspace.com/news/news-051412a.html?ref=stellakamikaze.org). Sempre nel 2012 è stato il turno di un pupazzo di ippopotamo, e ancora nel 2012 [un per-niente-inquietante clown](http://gizmodo.com/5990749/these-are-the-most-famous-toys-in-space?ref=stellakamikaze.org), donato alla missione dalla figlia del comandante Roman Romanenko. Il lancio di Paolo Nespoli è previsto per questo pomeriggio alle 17.41, e sarà visibile in diretta un po’ dove vi pare su internet ma se proprio dovete andare da qualche parte [i ragazzi di Astronauticast](https://www.astronautinews.it/2017/07/14/diretta-del-lancio-di-paolo-nespoli/?ref=stellakamikaze.org) sono l’eccellenza italiana in tema spazio quindi è il momento giusot per dare loro un po’ di credito. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/paolo-nespoli-lancio-vita-transformer-zero-g-indicator/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 luglio 2017.* ### Per l'Antitrust gli influencer italiani devono fare meno pubblicità occulta URL: https://stellakamikaze.org/per-lantitrust-gli-influencer-italiani-devono-fare-meno-pubblicita-occulta/ Last updated: 2026-07-03T22:49:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 luglio 2017.* L’Antitrust sta indagando sul magico mondo del marketing per influencer e vuole che i nomi più seguiti del web italiano comincino a esplicitare chiaramente quando stanno sponsorizzando un prodotto — È ciò che [si legge](http://www.agcm.it/stampa/comunicati/8853-antitrust-su-influencer-marketing-la-pubblicit%C3%A0-deve-essere-sempre-trasparente.html?ref=stellakamikaze.org) in un comunicato stampa dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato pubblicato ieri. Secondo il comunicato, con la crescita smisurata dell’economia che gira attorno ai grandi influencer del web italiano, sta diventando urgente la necessità di regolamentare questo tipo di pratica pubblicitaria che consiste semplicemente nel pagare un personaggio molto seguito per un endorsement pubblico a un determinato prodotto. Che questo apprezzamento venga veicolato sotto forma di video su YouTube, post su Facebook, foto su Instagram o tweet su Twitter poco importa: il comune denominatore è che questo tipo di pubblicità riesce ad arrivare al pubblico dell’influencer proprio grazie allo stretto rapporto umano tra le due parti, e che il più delle volte questi interventi di advertising non vengono in alcun modo segnalati al pubblico, finendo per diventare delle vere e proprie pubblicità occulte. L’ente suggerisce alcuni hashtag come “#pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento” da inserire all’interno dei post. Il comunicato rivela inoltre che l’Antitrust avrebbe inviato delle lettere ai principali protagonisti (tra agenzie e influencer) di questo mercato per persuaderli ad esplicitare in maniera più chiara i loro contenuti sponsorizzati — L’ente avrebbe “individuato criteri generali di comportamento e ha chiesto di rendere chiaramente riconoscibile la finalità promozionale del contenuto.” Per farlo l’ente suggerisce alcuni hashtag come “#pubblicità, #sponsorizzato, #advertising, #inserzioneapagamento” da inserire all’interno dei post. Secondo alcuni rumour riportati [dall’ANSA](http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2017/07/24/lantitrust-agli-influencer-la-pubblicita-sia-trasparente-%5Fde7cdcd6-78a3-456c-8f3b-7027d729a006.html?ref=stellakamikaze.org), la lettera dell’Antritrust sarebbe arrivata a personaggi come Fedez, Chiara Ferragni, Belen Rodriguez, Alessia Marcuzzi, Anna Tatangelo, Melissa Satta e Federica Pellegrini, e ad alcuni marchi come Alberta Ferretti, Adidas e Yves Saint Laurent. Benché si tratti soltanto di una notifica di indagine e di una serie di lettere, la decisione dell’Antitrust evidenzia un chiaro interesse a normare un mercato finora gestito come una vera e propria terra di nessuno ed è un segnale importante da parte di un ente che sembra finalmente rendersi conto che l’ecosistema virtuale può impattare in maniera concreta dinamiche fino a pochi anni fa fortemente radicate nei media tradizionali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/antitrust-influencer-italiani-pubblicita-occulta-instagram-facebook/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 luglio 2017.* ### I migliori libri con protagonista l'intelligenza artificiale URL: https://stellakamikaze.org/i-migliori-libri-con-protagonista-lintelligenza-artificiale/ Last updated: 2026-07-03T22:49:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 luglio 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* La collana di fantascienza [Urania](http://blog.librimondadori.it/blogs/urania/?ref=stellakamikaze.org) è senza ombra di dubbio la più importante raccolta italiana di fantascienza. Abbiamo parlato con il suo direttore, Giuseppe Lippi, per farci raccontare i suoi libri preferiti a tema intelligenza artificiale e capire in che modo la letteratura ha, nel tempo, filtrato la narrativa di una delle tecnologie più importanti di questo secolo --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/audi-innovative-lippi-urania-libri-intelligenza-artificiale/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 luglio 2017.* ### L'Unione Europea ha multato Google per 2,4 miliardi di euro URL: https://stellakamikaze.org/lunione-europea-ha-multato-google-per-2-4-miliardi-di-euro/ Last updated: 2026-07-03T22:49:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 giugno 2017.* Nella giornata di oggi la Commissione Europea [ha annunciato](http://europa.eu/rapid/press-release%5FIP-17-1784%5Fen.htm?ref=stellakamikaze.org) una multa per 2,4 miliardi di euro ai danni di Google/Alphabet, accusata di aver manipolato i risultati di ricerca della sua sezione ‘Shopping’ per favorire i servizi e le piattaforme che pagavano per essere messi in evidenza. La multa è la più alta mai stabilita dall’Unione Europea ed è stata decisa a seguito di anni di indagini coordinati dalla commissaria per la Concorrenza [Margrethe Vestager](https://ec.europa.eu/commission/commissioners/2014-2019/vestager%5Fen?ref=stellakamikaze.org). Secondo i dati raccolti dall’Unione Europea, il meccanismo impostato da Google per far apparire in cima alla lista dei risultati del suo motore di ricerca uno specchietto con una lista di prodotti in vendita relativi ai termini di ricerca, ha permesso un incremento del traffico generato dalla funzione ‘Shopping’ di 45 volte nel Regno Unito, 35 volte in Germania, 19 volte in Francia e 14 volte in Italia, avvantaggiando inequivocabilmente i servizi che pagavano per apparire nello specchietto. Google [ha risposto](https://www.blog.google/topics/google-europe/european-commission-decision-shopping-google-story/?ref=stellakamikaze.org) alla multa negando le accuse e affermando che “la decisione dell’Unione Europea sottovaluta il valore di questo tipo di connessioni semplici e rapide” — Il motore di ricerca ha ora 90 giorni di tempi per dismettere il meccanismo prima di ricevere altre multe. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/unione-europea-multa-google-2-miliardi-shopping/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 giugno 2017.* ### La prima traccia di maturità parla di cambiamento climatico! URL: https://stellakamikaze.org/la-prima-traccia-di-maturita-parla-di-cambiamento-climatico/ Last updated: 2026-07-03T22:49:56.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 giugno 2017.* Oggi è stata inaugurata la prima giornata degli esami di maturità del 2017 con la prima prova, ovvero quella di italiano. Tra temi storici e saggi brevi — [con un articolo sulla robotica e il futuro del lavoro del Sole24Ore](http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2016-11-17/allarme-onu-robot-sostituiranno-66percento-lavoro-umano-175644.shtml?uuid=AD3tyAxB&ref=stellakamikaze.org)—, la comprensione del testo proposta nella prova arriva con un poesia del poeta e critico letterario italiano Giorgio Caproni. Il tema dell’opera: la Terra, l’ecologia e il cambiamento climatico. Come ben sappiamo il nostro pianeta sta andando allo scatafascio a velocità strabilianti attraverso [fenomeni](https://www.washingtonpost.com/news/energy-environment/wp/2017/06/15/scientists-just-documented-a-massive-melt-event-on-the-surface-of-antarctica/?tid=sm%5Ftw&utm%5Fterm=.3d13d9af4cc3&ref=stellakamikaze.org) e [dinamiche](https://www.researchgate.net/blog/post/hot-weather-is-getting-deadlier-due-to-climate-change?ref=stellakamikaze.org) che, se non mettessero a repentaglio la nostra stessa sopravvivenza nell’ecosistema, dovrebbero quasi renderci fieri di star riuscendo ad impattare così rapidamente sull’equilibrio di una grossa palla di roccia fluttuante nello spazio. Le temperature medie globali stanno salendo a vista d’occhio, gli indici di CO2 nell’atmosfera non accennano a scendere e sopratutto, ogni giorno che passa renda il problema del cambiamento climatico più esponenzialmente difficile da risolvere — Non è una cosa su cui si può temporeggiare granché, perché si tratta del problema più urgente della storia dell’umanità visto che non risolverlo [significherebbe estinguersi](http://www.theurbanclimatologist.com/uploads/4/4/2/5/44250401/paleltahir2015extremespersiangulf.pdf?ref=stellakamikaze.org) in tempi non esattamente geologici. Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra. Ed è importante non dimenticarsi che le scale di grigio che separano il paradiso terrestre dai panorami post-atomici sono popolate di altrettante dinamiche assolutamente preoccupanti, come per esempio le migrazioni di massa previste [a causa del cambiamento climatico](https://motherboard.vice.com/it/article/entro-il-2050-potrebbero-esserci-200-milioni-di-migranti-ambientali-nel-mondo?ref=stellakamikaze.org). Proprio per questo motivo, quando questa mattina il Miur ha reso pubbliche le tracce della prima prova di maturità, non ho potuto fare a meno di ritenermi per una volta soddisfatto della divulgazione sul tema climatico, visto che la poesia proposta in comprensione del testo di Giorgio Caproni, *versicoli quasi ecologici*, parla proprio di cambiamento climatico. *versicoli quasi ecologici,* di Giorgio Caproni — Raccolta Res Amissa Non uccidete il mare, la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino. Il galagone, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta sospira nel sempre più vasto paese guasto: Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra. La poesia sottolinea con accezione fortemente negativa l’impatto dell’uomo sulla Terra evidenziando gli interessi economici degli umani sulle risorse e le specie che popolano la terra. Per Caproni, “l’amore finisce dove finisce l’erba,” e se dovessi azzardarmi una licenza poetica maturati in mesi di frustrazione a furia di tentare di parlare di cambiamento climatico, più che l’amore è la nostra presenza sulla Terra [che finisce quando finisce l’erba](https://www.sciencedaily.com/releases/2017/05/170523081901.htm?ref=stellakamikaze.org). Per questo motivo, qualunque siano i risultati degli studenti che si cimenteranno nell’analisi di questo testo, non può che essere positivo che il Miur abbia deciso di portare una tematica del genere in una prova così seguita come quella di maturità. Speriamo possa ispirare qualche ragazzo o ragazza a solcare il mare di angoscia che circonda l’isola del cambiamento climatico superando, anche solo per un attimo, l’ormai stantio arcipelago dei ‘pinguini carini quasi morti’, e approdando magari nella penisola del ‘[nel 2100 in Italia ci sarà un metro di acqua in più](http://sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379116307430?ref=stellakamikaze.org), cosa faccio ora con la mia casetta a Bergeggi?’ --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/maturita-2017-giorgio-caproni-cambiamento-climatico-ecologia/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 giugno 2017.* ### La replicazione del DNA è stata filmata per la prima volta nella storia URL: https://stellakamikaze.org/la-replicazione-del-dna-e-stata-filmata-per-la-prima-volta-nella-storia/ Last updated: 2026-07-03T22:49:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 giugno 2017.* La replicazione del DNA è probabilmente il punto più fondamentale alla base del ciclo della vita sulla Terra perché permette di duplicare il materiale genetico contenuto in una cellula e garantire il perpetuarsi di una forma di vita. Alcuni ricercatori della University of California, Davis sono appena riusciti a osservare e filmare direttamente questo meccanismo per la prima volta nella storia. La sorpresa è che pare essere molto più casuale del previsto. I dati, pubblicati il 15 giugno [sul journal Cell](http://www.cell.com/cell/fulltext/S0092-8674%2817%2930634-7?ref=stellakamikaze.org), sono stati raccolti attraverso delle tecnologie di imaging e un sacco di pazienza, e mostrano la replicazione del DNA di un batterio di E. Coli. [Per Stephen Kowalczykowski](https://www.eurekalert.org/pub%5Freleases/2017-06/uoc--vio061317.php?ref=stellakamikaze.org), microbiologo e genetista molecolare della University of California, Davis, “è un modo diverso di pensare alla replicazione del DNA che fa emergere nuove domande.” Per capirci, la doppia elica del DNA è composta da stringhe di materiale genetico attorcigliate tra di loro, e la replicazione di essa si verifica quando un enzima chiamato elicasi slega la doppia elica in due singoli filamenti — A questo punto un altro enzima chiamato primasi attacca un primer (ovvero un ‘blocco di partenza’) a ognuno di questi filamenti e un terzo enzima chiamato DNA polimerasi si attacca a questo primer, e aggiunge delle nuove basi azotate per formare una nuova doppia elica. “Abbiamo mostrato l’assenza di qualunque tipo di coordinazione tra i filamenti — Sono completamente autonomi.” Finora si è pensato che durante il processo di replicazione i due filamenti di DNA si coordinassero perfettamente per replicarsi insieme — Un filamento, detto guida, vede la DNA polimerasi muoversi in direzione 5′ -> 3′ e dunque in grado di replicare il DNA in maniera continua; l’altro filamento, detto lento, invece vista la direzione di replicazione inversa costringe la DNA polimerasi a lavorare per piccoli blocchetti. Il filmato emerso dalla ricerca mostra invece come i due filamenti tendano a fermare il processo di sintesi in maniera indipendente e senza alcuna apparente ragione, alternando momenti di stop a fasi di replicazione a 10 volte la velocità normale, “Abbiamo mostrato l’assenza di qualunque tipo di coordinazione tra i filamenti — Sono completamente autonomi,” ha spiegato Kowalczykowski. Ciò che resta da chiedersi è, se i due filamenti si slegano e sintetizzano in maniera indipendente, come facciano a sapere quando fermarsi e ripartire per evitare mutazioni nel materiale genetico. Per ora tutto ciò che sappiamo è che la coordinazione tra i due processi non è per nulla automatica, ma sembrerebbe anzi in un certo senso casuale, ed è un po’ straniante pensare che il mattoncino più fondamentale alla vita sulla terra sia regolato da un meccanismo all’apparenza randomico. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/video-replicazione-dna-university-california/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 giugno 2017.* ### Queste mani robotiche sono l'avanguardia dell'interazione uomo-macchina URL: https://stellakamikaze.org/queste-mani-robotiche-sono-lavanguardia-dellinterazione-uomo-macchina/ Last updated: 2026-07-03T22:49:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 giugno 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* L’intelligenza artificiale dietro al progetto My Hand dello Human Robot Interaction Lab dell’Istituto Sant’Anna di Pisa permette di afferrare oggetti, manipolare strumenti e effettuare movimenti una volta impensabili per un arto robotico. Abbiamo parlato con il professore Marco Controzzi per capire in che modo le protesi del futuro si integreranno con gli esseri umani e per dare un’occhiata a una delle eccellenze più importanti della tecnologia italiana. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/intelligenza-mani-artificiali-my-hand-human-robot-interaction-lab-sant-anna-pisa/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 giugno 2017.* ### L'intelligenza artificiale che trasforma la realtà in opere d'arte URL: https://stellakamikaze.org/lintelligenza-artificiale-che-trasforma-la-realta-in-opere-darte/ Last updated: 2026-07-03T22:49:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 giugno 2017.* - Questo post fa parte di Formula, la serie di Motherboard in collaborazione con Audi in cui esploriamo le meraviglie dell’intelligenza artificiale, la tecnologia più importante del 21esimo secolo.\* [Recognition](http://recognition.tate.org.uk/?ref=stellakamikaze.org) è un progetto del centro italiano [Fabrica](http://www.fabrica.it/?ref=stellakamikaze.org) ed è stato sviluppato in collaborazione con Tate Britain e Microsoft: si tratta di un’intelligenza artificiale che permette di trovare delle similarità nelle immagini fornita dall’agenzia Reuters e la collezione digitalizzati di Tate Britain. Il risultato è una serie di accoppiamenti tra passato e presente che mostrano un ponte tra due epoche. Abbiamo parlato con il team dietro al progetto per capire il ruolo dell’intelligenza artificiale in Recognition e per capire in che modo l’IA guarda e interpreta la realtà. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/recognition-intelligenza-artificiale-arte-reuters-fabrica/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 giugno 2017.* ### Questo bot posta una foto scattata dalla International Space Station ogni ora URL: https://stellakamikaze.org/questo-bot-posta-una-foto-scattata-dalla-international-space-station-ogni-ora/ Last updated: 2026-07-03T22:49:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 marzo 2017.* Potremmo passare un buon paio di giorni ad enumerare la quantità di bot inutili che sono stati programmati negli ultimi anni, ma che bel colpo di scena sarebbe se vi dicessi che ogni tanto salta fuori qualche bot NON inutile? [Blaast Off!](https://blaastoff.com/?ref=stellakamikaze.org#/) è un semplice script che da qualche tempo a questa parte seleziona scatti casuali provenienti dalle camere esterne alla International Space Station e, una volta ogni ora, le posta online allegando coordinate e luoghi raffigurati. Non fa nulla di più, ma nella sua semplicità riesce a fornire una panoramica costante e chiara sulla diversità del nostro pianeta e sulla bellezza inaspettata che può nascere dalla combinazione tra sprazzi di luce solare e sguardi angolati del nostro ‘tiny blue dot’. Blaast Off! recupera gli scatti da una delle quattro camere dell’esperimento [High Definition Earth Viewing (HDEV)](https://www.nasa.gov/mission%5Fpages/station/research/experiments/917.html?ref=stellakamikaze.org) della ISS — Un progetto partito il 30 aprile 2014 che ha previsto l’installazione di quattro camere HD disponibili sul mercato sugli apparati esterni del modulo Columbus dell’Agenzia Spaziale Europea. Queste camere sono confinate in contenitori pressurizzati a temperature specifiche, e la loro esposizione alle intemperie provenienti dello spazio sta aiutando i ricercatori a terra a capire quale di queste camere possa essere la più adatta per un futuro uso comune nel cosmo. Queste apparecchiature hanno permesso la realizzazioni di esperimenti simili online, come per esempio i live feed video continui provenienti da queste camere [in streaming su YouTube](https://www.youtube.com/watch?v=qzMQza8xZCc&ref=stellakamikaze.org). Blaast Off! non disturba nessuno e fa ottimamente il suo lavoro — Magari darci un occhio di tanto in tanto ci può ricordare quanto prezioso e singolare sia il nostro pianeta, e quanto importante, quindi, sia la sua salvaguardia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questo-bot-posta-una-foto-scattata-dalla-international-space-station-ogni-ora/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 marzo 2017.* ### Finanzia il progetto per un docu-film su un gruppo di romani in fissa con gli alieni URL: https://stellakamikaze.org/finanzia-il-progetto-per-un-docu-film-su-un-gruppo-di-romani-in-fissa-con-gli-alieni/ Last updated: 2026-07-03T22:50:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 marzo 2017.* Italia e fantascienza sono da sempre due concetti agli antipodi. Proprio per questo motivo, nelle rare occasioni in cui si toccano, il risultato è sempre quantomeno curioso. È il caso di \* ALBE — A Life Beyond Earth\*, un docu-film in produzione sulla storia di 8 improbabili personaggi romani fissati con gli alieni, le abduction, lo spazio e più in generale tutto ciò che non è “umano”. Gli autori, Elisa Fuksas e Tommaso Fagioli, hanno bisogno di 30.000€ per completare il film e hanno appena lanciato [una campagna di crowdfunding](https://www.indiegogo.com/projects/a-life-beyond-earth-help-us-make-it-happen?ref=stellakamikaze.org#/) decisamente audace, ma onestamente non mi viene in mente un solo buon motivo per non contribuire alla realizzazione di un progetto del genere. “È sicuramente una storia che mette in scena risposte e domande necessarie: ‘siamo soli nell’universo’ è una domanda di carattere, appunto, universale.” I soldi serviranno a completare la produzione, “ALBE è il frutto di un lungo periodo di ricerca, fondamentale per trovare le storie, i personaggi giusti e inquadrare l’approccio corretto al tema,” si legga nella pagina del crowdfunding. “Al momento siamo in gradi di girare circa il 15-20% del film — Quando il budget totale sarà ufficialmente chiuso, abbiamo in programma circa 3 settimane di riprese.” Il film è un ibrido tra fiction e documentario, e racconta la storia di Antonio, Carlo, Josefa, Patrizia, Giampolo, Daniela, Francesca, Stefania — 8 persone che non c’entrano granché l’uno con l’altro, ma che condividono un sentimento cosmologico comune decisamente profondo, “ALBE è la messa in scena della vita vera di queste persone che realmente hanno avuto esperienze ‘astrali’ particolari dirette o indirette, o ne sono a conoscenza,” mi ha spiegato Tommaso in uno scambio via mail. “Si tratta di una specie di ‘trascrizione’ accompagnata della realtà, ma non è stato un percorso che abbiamo deciso a tavolino: è accaduto perché era giusto così,” continua Tommaso, spiegandomi la natura ibrida della produzione. “Pensa che il progetto era nato come un film, poi è diventato un documentario puro con una chiave molto scientifica, ma non eravamo soddisfatti: in entrambi i tentativi mancava sempre qualcosa, soprattutto l’autenticità del sentimento cosmologico — che è quello che ci premeva raccontare.” Secondo gli autori, ALBE è in un certo senso una risposta a una domanda persistente. “Credo che oggi una maniera per raccontare temi umani sia rilanciarli in chiave cosmica,” mi spiega Tommaso, “Questa è la riflessione razionale, ma ovviamente ci sono ragioni di pura fascinazione.” Per Elisa, autrice del film, la necessità è evidente, “È sicuramente una storia che mette in scena risposte e domande necessarie,” mi spiega. “Per fortuna questa volta le questioni poste riguardano tutti: ‘siamo soli nell’universo’ è una domanda di carattere, appunto, universale.” Resta il fatto che ALBE si inserisce in un panorama cinematografico estremamente saturo di fantascienza, e l’idea di inserirsi in un ecosistema del genere forse può risultare dubbia, a livello produttivo — “Il mondo si è ristretto, la realtà è dominata dal principio di ipervisibilità e trasparenza, la storia sembra essere arrivata ad un vicolo cieco e un futuro transumano fa paura,” mi spiega Tommaso. “C’è la pervasiva sensazione di essere arrivati al capitolo finale o a un punto di svolta: è naturale allora lanciare lo sguardo altrove, specie là fuori, anche per ritrovare il senso del mistero.” ll crowdfunding su IndieGogo si protrarrà fino ai primi giorni di aprile e dispone di una serie di ricompense piuttosto interessanti per i supporter, “le riprese iniziano il 3 aprile, anche se per me il film è già finito e già mi manca,” mi spiega Elisa. “Le location sono il mondo dei nostri otto protagonisti, che grazie alla loro sensibilità e a un grande cuore per me sono dei super eroi e quindi ‘terrestri extra’ — Sono persone con una vita, figli, lavoro e famiglie che però hanno la capacità di aprirsi ad altre possibilità di intendere le realtà che ci circonda e la nostra permanenza qui,” continua. “Sono dei resistenti, per questo sono eroi: non si arrendano. Non può essere tutto qui.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-progetto-per-un-documentario-su-un-gruppo-di-romani-in-fissa-con-gli-alieni/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 marzo 2017.* ### Questo motore di ricerca per ipocondriaci vi manderà in paranoia URL: https://stellakamikaze.org/questo-motore-di-ricerca-per-ipocondriaci-vi-mandera-in-paranoia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 marzo 2017.* Da alcuni giorni a questa parte sto soffrendo di qualcosa che di base senza girarci troppo attorno è un normalissimo mal di gola — Ciononostante, dei dolorini all’altezza del petto, un mal di testa persistente e una concreta fatica nel godere di un sonno sereno mi stanno facendo ponderare il pensiero di a) avere un tumore, b) essere in procinto di avere un infarto. Per questo motivo (pensando proprio a me, credo), l’ultima edizione del [STUPID SHIT NO ONE NEEDS & TERRIBLE IDEAS HACKATHON](https://stupidhackathon.com/?ref=stellakamikaze.org) — un hackathon che fornisce ai partecipanti 24 ore spaccate di tempo per poter produrre l’applicazione o la tecnologia più inutile e non-richiesta possibile — ha partorito [Hypocondriapp](http://hypochondriapp.io/?ref=stellakamikaze.org), un motore di ricerca per ipocondriaci. In pratica vi basterà digitare (in inglese) uno dei vostri sintomi per vedervi diagnosticata la peggior malattia rara possibile lontanamente collegata ai vostri patimenti. Per esempio, ho digitato “chest pain”, “dolore al petto”, e Hypochondria App ha ben pensato di diagnosticarmi una [sindrome da perdita di sali cerebrale](https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome%5Fda%5Fperdita%5Fdi%5Fsali%5Fcerebrale?ref=stellakamikaze.org), ovvero una rara condizione endocrina che prevede una bassa concentrazione di sodio sanguigno e disidratazione a seguito di un trauma o di un ferita, o in risposta alla presenza di un tumore attorno al cervello. Funfact: non esistono tecniche diagnostiche per questa sindrome. Il motore di ricerca mi ha fornito questa diagnosi a seguito di una abile operazione di incrocio delle sintomatologie: infatti, il mio “dolore al petto” corrisponde in minima parte alla lunghissima lista di sintomi di questa sindrome — Edema, nausea, epilessia, ansia, bassa pressione, malessero, vertigini, reflusso gastrico, sonnolenza, mal di testa, DOLORE AL PETTO, perdita di conoscenza, miopatia, disidratazione, rosse, disturbi visivi, ipotensione, crampi muscolari, eccessiva sete e constipazione. Inoltre, Hypochondria App si impegna a restituire una delle tre diagnosi dal nome più più lungo possibile. Il progetto, ideato da [Emily Xiu](http://xie-emily.com/about.html?ref=stellakamikaze.org), vuole essere una presa in giro della [cybercondria](https://it.wikipedia.org/wiki/Cybercondria?ref=stellakamikaze.org), ovvero la sequela di preoccupazioni infondate derivanti dalla ricerca online di una serie di sintomi da parte di un paziente — Ricerca che porta inevitabilmente a pensieri decisamente tragici. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/motore-di-ricerca-ipocondriaci-hypochondriapp/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 marzo 2017.* ### Cosa significa davvero giocare ai videogiochi su YouTube URL: https://stellakamikaze.org/cosa-significa-davvero-giocare-ai-videogiochi-su-youtube/ Last updated: 2026-07-03T22:50:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 febbraio 2017.* Ci sono ottime possibilità che chiunque stia leggendo queste parole nell’ultima settimana abbia speso più tempo davanti a YouTube che alla televisione. Ci metterei la mano sul fuoco perché quello di YouTube si sta rivelando uno dei fenomeni mediatici più importanti e veloci della storia, tale da aver saputo travolgere il mondo intero in pochissimi anni, e una delle categorie di youtuber più importanti è quella che fa riferimento al mondo dei videogiochi. Sembra proprio che questo sia l’anno d’oro per i videogiochi in Italia e qui su Motherboard abbiamo deciso di esplorarlo con [FFW3: Game Breakers](http://motherboard.vice.com/it/game-breakers?ref=stellakamikaze.org), la terza stagione di Fast Forward—la nostra serie video in collaborazione con [Fastweb](http://www.fastweb.it/?ref=stellakamikaze.org)—in cui raccontiamo come internet, l’alta connettività, l’innovazione tecnologica e la spinta creativa stiano contribuendo alla crescita dell’industria dei videogiochi in Italia. Si tratta di 5 puntate in totale—una per ogni grande settore di questo mondo: dagli sviluppatori fino agli streamer, passando per gli eSport e gli youtuber. Oggi vi presentiamo YouTubers, la quinta e ultima puntata di Game Breakers in cui abbiamo parlato con alcuni dei migliori youtuber in Italia per capire come funziona davvero la televisione del nuovo millennio. Siamo passati da [Lapo ‘Terenas’ Raspanti](https://www.youtube.com/user/TerenasIII?ref=stellakamikaze.org), ibrido youtuber/streamer e una delle personalità di maggiore spicco nel mondo di *League of Legends*; e ci siamo fatti raccontare da [Anna ‘Sniperlyla’ Quattrociocchi](https://www.youtube.com/user/SniperLyLa?ref=stellakamikaze.org) cosa significa davvero dover produrre dei video a cadenza giornaliera Abbiamo poi passato del tempo con [Michele ‘Sabaku No Maiku’ Poggi](https://www.youtube.com/user/snmpoggi?ref=stellakamikaze.org), una vera e propria autorità quando si parla di gaming su YouTube, che ci ha spiegato perché è importante analizzare in maniera approfondita i videogiochi, e infine siamo stati ospitati da [Sara ‘Kurolily’ Zenzerina](https://www.youtube.com/channel/UC923aiD6LYL%5FqlVOipzlDCA?ref=stellakamikaze.org), che tra un’avventura grafica e Pokémon Go ci ha portato in giro per Milano. Questo è Game Breakers e questa è l’ultima puntata del nostro viaggio nel mondo dei videogiochi in Italia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/fast-forward-3-game-breakers-5-youtubers/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 febbraio 2017.* ### Davvero Paolo Gentiloni non usa le email? URL: https://stellakamikaze.org/davvero-paolo-gentiloni-non-usa-le-email/ Last updated: 2026-07-03T22:50:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 febbraio 2017.* Il caso della scorsa settimana è stato, senza alcun dubbio, [quello degli attacchi hacker ai danni del Ministero degli Esteri italiano](https://motherboard.vice.com/it/article/cosa-sappiamo-attacco-hacker-ministero-degli-esteri-italiano-farnesina?ref=stellakamikaze.org) che tra [una presunta pista russa](https://www.google.it/search?q=hacking+russia&oq=hacking+russia&aqs=chrome..69i57j69i60l2j69i59j69i60l2.1529j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=hacking+russia&tbm=nws) e curiose spiegazioni da parte delle autorità ha segnato un altro capitolo nella crescente lista di [episodi di hacking](https://motherboard.vice.com/it/topic/hacking?ref=stellakamikaze.org) con protagonista l’Italia. Secondo [un report](https://www.theguardian.com/world/2017/feb/10/russia-suspected-over-hacking-attack-on-italian-foreign-ministry?ref=stellakamikaze.org) del \* The Guardian\* pubblicato poche settimane fa, poi confermato dal Governo, nel corso del 2016 i sistemi informatici della Farnesina avrebbero subito diversi attacchi hacker — In particolare, nella primavera, un attacco avrebbe violato i sistemi di gestione delle comunicazioni informatiche per 4 mesi prima di essere rilevato e respinto. Secondo [uno speciale de L’Espresso](http://espresso.repubblica.it/inchieste/2017/02/13/news/i-ministeri-italiani-sotto-attacco-degli-hacker-1.295315?ref=stellakamikaze.org), inoltre, questa violazione si sarebbe protratta per tutto il 2016 e avrebbe colpito anche altre istituzioni governative. Secondo “delle fonti governative anonime” entrate in contatto con il \* The Guardian \*si sospetta un attacco proveniente dalla Russia — Questo aspetto particolare della vicenda avrebbe dovuto senza dubbio monopolizzare l’attenzione (visto che non è stato ancora confermato né smentito dalle istituzioni), ma sono altre le dichiarazioni che hanno catalizzato la curiosità del pubblico negli ultimi giorni. “Alla Farnesina le comunicazioni riservate viaggiano per postazioni fisse e usano metodi di protezione tradizionali.” Le prime rassicurazioni sugli eventi, arrivate in un primo momento dalla fonte governativa del \* The Guardian\*, vogliono infatti che Paolo Gentiloni — al tempo Ministro degli Esteri — non sia stato vulnerabile all’attacco perché “ha evitato di usare l’email durante il suo incarico alla Farnesina.” Ancora, Gianfranco Incarnato — ministro plenipotenziario — [ha dichiarato a La Repubblica](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2017/02/10/news/attacco%5Fhacker%5Fla%5Ffarnesina%5Fnessun%5Fdanno%5Fma%5Fla%5Fguardia%5Fresta%5Falta%5Fattacchi%5Fsempre%5Fpiu%5Fmirati%5F-158018689/?ref=stellakamikaze.org) *che “alla Farnesina le comunicazioni riservate viaggiano per postazioni fisse e usano metodi di protezione tradizionali,” anche attraverso portalettere che vanno in giro con buste chiuse e che “ricevo in mano e poi firmo il registro per presa visione,” spiega Incarnato.* Infine, il colpo di grazia [arriva dal Corriere della Sera](http://www.corriere.it/politica/17%5Ffebbraio%5F11/solo-penna-biglietti-carta-prudenza-gentiloni-comunicazioni-riservate-7d43baac-f022-11e6-811e-b69571ccd9d9.shtml?ref=stellakamikaze.org), che spiega come, se da un lato l’insuccesso degli attacchi è da imputare all’efficienza del “settore cyber” del Ministero degli Esteri, “anche la natura dell’attuale premier, descritto dal suo entourage come ‘un uomo tutto penna e inchiostro’” ha fatto il suo. Infatti, continua il *Corriere*, “Anche ora che ha traslocato a Palazzo Chigi, Paolo Gentiloni continua a dialogare via sms ed evita la posta elettronica,” si legge. “Usa lo smartphone come fosse uno dei primi telefoni cellulari e se deve inviare messaggi importanti ai ministri e ai collaboratori, o comunque all’interno del palazzo, preferisce scrivere a mano su un foglio di carta.” Al netto della confusione ancora presente attorno alla vicenda, l’emergere del dibattito sulla gestione delle informazioni all’interno della pubblica amministrazione ha reso evidente quanto le istituzioni siano poco preparate a discutere in maniera trasparente del tema: per questo motivo, l’idea che il Presidente del Consiglio (ora) e il Ministro degli Esteri (prima) italiano “non usi le email” lascia straniti. L’idea che Paolo Gentiloni “non usi le email” per le comunicazioni istituzionali ma invece si affidi a “SMS” e “comunicazioni scritte” è sinceramente curiosa. Nonostante sia impossibile fare realmente chiarezza, l’idea che Paolo Gentiloni “non usi le email” per le comunicazioni istituzionali ma invece si affidi a “SMS” e “comunicazioni scritte” è sinceramente curiosa — È realistico che, al netto di ulteriori sistemi “criptati” di comunicazione, un’autorità di questo livello si rimetta a canali più tradizionali? Quanto è verosimile questa ricostruzione della vicenda? “Certamente il Ministero deve usare le email e certamente il personale di assistenza di direzione di quando era ministro degli esteri le usa in quanto strumento basilare per l’esecuzione delle attività di organizzazione, coordinamento e pianificazione di qualunque attività direttiva,” mi spiega [Fabio Pietrosanti](https://twitter.com/fpietrosanti?lang=it&ref=stellakamikaze.org), fondatore del [Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali](https://www.hermescenter.org/?ref=stellakamikaze.org) e esperto di privacy e trasparenza. “Che poi Gentiloni voglia dimostrare di non essere un manager efficiente capace di gestire in collaborazione con l’assistente la sua agenda ma preferisca delegare in toto la gestione e organizzazione del suo tempo e delle sue pratiche usando solo gli SMS… Be’ questa è una sua scelta personale che però non penso che nessun dirigente ad alte prestazioni operative possa condividere,” continua Fabio. “Una email può contenere molte più informazioni di un SMS.” Ammettiamo per un momento che le indiscrezioni siano vere e che Gentiloni sfrutti davvero gli SMS per questo tipo di comunicazione — Gli SMS e le comunicazioni scritte sono davvero più sicure delle email? “Va considerato se siano più sicuri in termini assoluti o meno,” mi spiega Fabio. “In termini assoluti gli SMS sono notevolmente più insicuri delle email perchè sono facili da intercettare “in transito”, dato che l’operatore di telecomunicazione e chiunque lo impersonificasse attraverso un [IMSI-Catcher](https://en.wikipedia.org/wiki/IMSI-catcher?ref=stellakamikaze.org) può leggerli e non vi sono tecnologie di cifratura ulteriore per proteggerli,” continua Fabio descrivendo le debolezze del servizio. “Diversamente le email dispongono sia di protocolli e tecnologie standard di protezione per la tutela del transito (IMAP/TLS e SMTP/TLS) basate sulle infrastrutture di sicurezza internet, sia consentono la protezione individuale dei messaggi qualora il transito venga compromesso (S/MIME e OpenPGP/MIME),” spiega Fabio. “Non a caso la Posta Elettronica Certificata coniugata alla infrastruttura di firma digitale valida per legge in Italia permette di avere entrambi, sia la protezione in transito che la protezione per singolo messaggio.” Fabio però ci tiene anche a evidenziare le diverse finalità dei due servizi, “Una email può contenere molte più informazioni di un SMS — Può contenere allegati, può essere indirizzata a gruppi di lavoro e quindi diffondersi più rapidamente e non ultimo il suo uso quotidiano porta alla creazione di una base dati storica,” spiega Fabio. “Per questo motivo, per una mera questione ‘quantitativa’, l’accesso a tutti gli SMS di un telefonino rivela molte meno informazioni dell’accesso a tutte le email inviate e ricevute su Outlook da un PC, sempre che non si siano impiegate normali tecniche di sicurezza già stabilite per legge con la PEC e la firma digitale.” “Per una mera questione ‘quantitativa’, l’accesso a tutti gli SMS di un telefonino rivela molte meno informazioni dell’accesso a tutte le email inviate e ricevute su Outlook da un PC.” La confusione attorno alla vicenda porta inevitabilmente a pensare che le istituzioni non abbiano saputo spiegare con precisione come funzionano questi sistemi — Storicamente, cercare di decifrare le gerarchie che si celano dietro alle reti di comunicazione delle istituzioni italiane è sempre stato piuttosto complicato, “Le comunicazioni verso l’esterno delle organizzazioni dello Stato dovrebbero essere orientate all’uso di tecnologie che coniugano sicurezza e fruibilità, considerando che gli interlocutori possono passare dall’essere un cittadino italiano alle Hawaii fino a un ente industriale australiano,” mi spiega Fabio. “Un po’ diverse sono i fatti quando si parla di comunicazioni diplomatiche, che possono avere anche carattere di riservatezza e di classificazione di sicurezza e che normalmente richiedono l’impiego di tecnologie dedicate con cifratura delle comunicazioni hardware e che viaggiano su reti ‘logicamente separate’” mi spiega Fabio. “Queste comunicazioni richiedono l’adeguamento agli standard di sicurezza internazionale [Common Criteria EAL2](https://it.wikipedia.org/wiki/Evaluation%5Fassurance%5Flevel?ref=stellakamikaze.org#EAL2:%5FTestato%5Fstrutturalmente) e, per quanto attiene all’Italia, sono sottoposte a certificazione da parte [del CEVA](http://www.isticom.it/index.php/ceva?ref=stellakamikaze.org) presso [l’ISCOM](http://www.isticom.it/?ref=stellakamikaze.org), spiega Fabio. “È altamente improbabile che da internet qualcuno sia riuscito ad introdursi in una rete di comunicazione separata (tipicamente basata su reti di VPN chiuse), con apparati di comunicazioni con scambio chiavi hardware (tipicamente con consegna “fisica” delle smartcard presso gli apparati), ma è altrettanto altamente probabile che impiegati del ministero che dovrebbero trattare informazioni di livello classificato su tali apparecchiature, in considerazione della ulteriore scomodità d’uso, comunichino saltuariamente tramite gli strumenti di comunicazione normale non classificati,” chiarifica. Secondo Fabio, però, i problemi di sicurezza sono decisamente più radicati, “Le misure di sicurezze del Ministero degli Esteri verso l’esterno sono al minimo,” spiega. “Per esempio, il sito del Ministero degli Affari Esteri non dispone di cifratura HTTPS e [quella abilitata](https://www.ssllabs.com/ssltest/analyze.html?d=www.esteri.it&ref=stellakamikaze.org) è lì abbandonata e non funzionante con un certificato digitale scaduto e algoritmi di cifratura degli anni ’90,” mi spiega. O Ancora, “Il sistema di posta elettronica del Ministero degli Affari Esteri [non dispone](https://ssl-tools.net/mailservers/esteri.it?ref=stellakamikaze.org) di cifratura della posta elettronica con SMTP/TLS.” È evidente che il discorso sulla sicurezza informatica nelle istituzioni italiane sia una bomba che si sta preparando ad esplodere: dai numerosi casi di intrusione e esposizione di dati [nelle PA minori](https://motherboard.vice.com/it/article/kapustkiy-governo-dipartimento-funzione-pubblica-sql-hack?ref=stellakamikaze.org), fino ai recenti casi legati alla “[Banda Occhionero](http://motherboard.vice.com/it/read/eyepyramid-occhionero-email-cyberspionaggio-trojan-indagini-cnaipic?ref=stellakamikaze.org)” e alle rivelazioni dell’Inchiesta Labirinto e la rete di monitoraggio (fallita) [di Raffaele Pizza](https://motherboard.vice.com/it/read/raffaele-pizza-inchiesta-labirinto-corruzione-roma-tiap?ref=stellakamikaze.org), le istituzioni italiane sono pronte ad avere a che fare con un intelligence globale che concentra sempre di più propri sforzi nel monitoraggio delle comunicazioni informatiche? L’idea di un’Italia “vecchia” dal punto di vista tecnologico sembra verosimile anche in questo caso, ed è piuttosto complicato comprendere se i sistemi sono effettivamente sicuri e i reparti addetti preparati. Secondo Fabio, “L’italia è vittima della burocrazia e della assenza di presa di responsabilità,” spiega. “Solo quando vi sarà una leadership centrale molto forte sulla sicurezza informatica, allora si potrà verificare un sensibile miglioramento —Per quanto attiene alle “Comunicazioni” sarebbe semplice, basterebbe copiare quanto stanno facendo gli Stati Uniti,” continua. “Negli USA è stata emanata [una direttiva](https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/default/files/omb/memoranda/2015/m-15-13.pdf?ref=stellakamikaze.org) della Casa Bianca affinché tutti i siti federali passino [a dei protocolli in full-HTTPS](https://obamawhitehouse.archives.gov/blog/2015/06/08/https-everywhere-government?ref=stellakamikaze.org), e perché la migrazione avvenisse nel migliore dei modi hanno quindi implementato [un sito ](https://https.cio.gov/?ref=stellakamikaze.org)per fornire informazioni, supporto e assistenza a tutti i gestori di siti delle agenzie federali — Subito dopo hanno messo in piedi [una piattaforma](https://pulse.cio.gov/?ref=stellakamikaze.org) per il monitoraggio del livello di compliance,” mi spiega. “Inoltre, il software dietro Pulse [è anche open-source](https://github.com/18F/pulse?ref=stellakamikaze.org) e sarebbe sufficiente agganciarlo ad “indicepa” per iniziare a monitorarne la compliance.” Nonostante l’esempio, secondo Fabio, “Senza sanzioni la pubblica amministrazione non si muove, quindi ci vuole una legge che consenta ad un ente (L’[Agenzia per l’Italia Digitale](http://www.agid.gov.it/?ref=stellakamikaze.org)? Il [Computer Emergency Response Team per la Pubblica Amministrazione](http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/infrastrutture-architetture/cert-pa?ref=stellakamikaze.org)?) di emanare direttive tecniche e, in caso di non rispetto delle medesime, applicare delle sanzioni,” conclude. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/paolo-gentiloni-email-sms-pubblica-amministrazione-protocolli/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 febbraio 2017.* ### Come Paolo Nespoli si sta preparando alla sua terza spedizione nello spazio URL: https://stellakamikaze.org/come-paolo-nespoli-si-sta-preparando-alla-sua-terza-spedizione-nello-spazio/ Last updated: 2026-07-03T22:50:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 febbraio 2017.* Qualche anno fa ho assistito alla diretta del lancio nello spazio di Samantha Cristoforetti con la spedizione Futura. Nel corso del lancio c’è un momento preciso che è stato capace di friggermi definitivamente i due neuroni rimasti e colpirmi con [una midriasi](https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8c/Dilated%5Fpupils%5F2006.jpg?ref=stellakamikaze.org) che dura tutt’ora. Mi riferisco [al minuto 10.00 di questo video](https://www.youtube.com/watch?v=Gjv5yM0UD2g&ref=stellakamikaze.org) — L’ultimo stadio del vettore di lancio della navicella Soyuz TMA-15M si stacca e Samantha Cristoforetti, Terry Virts e Anton Shkaplerov (i tre astronauti a bordo) subiscono l’ultima “frustata” del propellente dei razzi con cui sono partiti. Da quel momento in poi la spinta dell’accelerazione si esaurisce gradualmente, tanto che il pupazzo di neve peluche appeso all’interno della cabina come riferimento comincia a fluttuare, e la navicella si trova immersa nello spazio in direzione della Stazione Spaziale Internazionale. In quel preciso istante il video mostra Cristoforetti, fino ad allora completamente concentrata e assorbita dalle procedure di lancio, cedere all’emozione e lasciarsi andare un’espressione di stupore particolarmente visibile in favore di cinepresa. gif di Federico Nejrotti, [via](https://www.youtube.com/watch?v=Gjv5yM0UD2g&ref=stellakamikaze.org) Quello stupore mi ha lasciato così di sasso che da allora non ho fatto altro che pensare a quanto sarebbe bello vivere un’emozione simile lì sopra, ma essendo io scemo ho sin da subito depennato dalla lista di opzioni la voce ‘diventare astronauta’ e ho preferito concentrarmi sul ‘vampirizzare qualunque cosa abbia a che fare con lo spazio presente qui sulla Terra’. È per questo motivo che quando mi hanno invitato a un tour [di Argotec](https://motherboard.vice.com/it/article/fast-forward-2-episodio-2-argotec?ref=stellakamikaze.org), eccellenza assoluta in Italia quando si parla di spazio, in compagnia di Paolo Nespoli, astronauta italiano con due spedizioni alle spalle e con una terza in arrivo tra pochi mesi, mi si sono incrociati gli occhi e mi sono accompagnato a Torino, dove si trovano i laboratori di Argotec. ## LA SPEDIZIONE VITA Per Nespoli, astronauta della European Space Agency (ESA) dal 2007, si tratta del terzo viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale, dopo due spedizioni — La prima nel 2007 e l’altra tra il 2010 e il 2011\. La partenza della spedizione VITA era inizialmente prevista per il 29 maggio 2017, ma è stata posticipata [a seguito dell’esplosione del cargo russo Progress](https://www.nasaspaceflight.com/2016/12/roscosmos-progress-ms-0465p-to-station/?ref=stellakamikaze.org), nel dicembre 2016, che sfruttava un vettore identico a quello che sarebbe stato utilizzato da VITA. La missione — il cui acronimo significa Vitality, Innovation, Technology, Ability — prevede un tempo di permanenza nello spazio di circa 8 mesi e si concentrerà sulla ricerca e l’approfondimento di diversi aspetti medico-fisiologici della vita nello spazio. In particolare, VITA porterà con sé ben 12 esperimenti e strumenti di produzione italiana, [da MyoGravity](http://www.unich.it/news/il-progetto-myogravity-coordinatrice-la-prof-fulle-e-tra-i-progetti-finanziati-dallasi?ref=stellakamikaze.org), dell’Università di Pescara, che studierà le cellule muscolari di Nespoli per comprendere le cause della degenerazione muscolare degli astronauti, [fino a PERSEO](http://news.unipv.it/?p=17634&ref=stellakamikaze.org), dell’Università di Pavia e Thales Alenia Space, che consiste di una giacca riempita d’acqua pensata per schermare gli astronauti dalle radiazioni cosmiche in caso di brillamento solare, passando anche [per In-SITU](http://www.magazine.unibo.it/archivio/2016/12/15/nespoli-in-missione-vita-sperimentera-un-dispositivo-nato-all2019unibo?ref=stellakamikaze.org), dell’Università di Bologna, un lettore di parametri fisiologici capace di funzionare solamente attraverso il masticamento di un pezzo di cotone. Nespoli, inoltre, si interfaccerà con due apparecchiature provenienti da Argotec — [ISSpresso](https://www.nasa.gov/mission%5Fpages/station/research/experiments/1769.html?ref=stellakamikaze.org), la macchina per caffè espresso spaziale arrivata sulla ISS nel novembre 2014 assieme a Samantha Cristoforetti, che permette l’erogazione di bevande calde come tisane, tè e brodi in condizioni di microgravità, fornendo così un significativo supporto psicologico alla vita nello spazio. [ARTE](http://www.argotec.it/argotec//docs/IT%5FPressRelease%5FARTE2.pdf?ref=stellakamikaze.org), la seconda apparecchiatura prodotta in Argotec, è un esperimento per il trasferimento di calore passivo ed è sotto i ferri dei laboratori di Torino da più di 4 anni. Si tratta di un sistema capace di dissipare calore sfruttando delle particolari heat pipe e soprattutto una selezione di fluidi non tossici — Infatti, fino ad oggi, questo tipo di strumentazione è stata posizionata all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale perché si avvaleva dell’utilizzo di liquidi estremamente tossici per l’uomo, come l’ammoniaca. I dati e il successo degli esperimenti di ARTE potrebbero permettere l’installazione definitiva di apparecchiature simili all’interno della Stazione Spaziale, facendo dunque risparmiare preziosissimo tempo astronauta agli abitanti della Stazione. Un modulo ARTE è già presente sulla ISS, e gli esperimenti che Nespoli svolgerà a bordo forniranno dati preziosi per l’implementazione del sistema. ## LO SPACE FOOD Argotec, inoltre, ha presentato la linea [di Space Food](http://www.argotec.it/online/what-we-do/space-food/?ref=stellakamikaze.org) realizzata in collaborazione con Paolo Nespoli — Si tratta di una gamma di alimentari che si conservano senza catena del freddo per 18/24 mesi e che possiedono caratteristiche nutrizionali tali da garantire il massimo livello di funzionalità. Queste caratteristiche rendono lo Space Food, oltre che adatto a determinate condizioni estreme sulla Terra, una parte integrante della dieta degli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Dal 2010, infatti, Argotec commissiona le riserve di bonus food per gli astronauti della ISS, dando la possibilità di disporre di una razione settimanale di cibo pensato appositamente per un dato astronauta, fornendo un concreto aiuto psicologico alla permanenza nello spazio. Buona parte del lavoro di Argotec, infatti, si concentra sul miglioramento della vita nello spazio per gli astronauti, un aspetto ancora troppo poco esplorato di queste missioni. Riuscire ad avvicinare le persone sulla Terra a una concetto di vivibilità nello spazio è un passaggio fondamentale per accorciare la distanza tra l’umanità e l’era dell’esplorazione spaziale, e avere a disposizione una macchina come ISSpresso e delle razioni come quelle dello Space Food permettono di pensare alla Stazione Spaziale Internazionale come a uno spazio anche solo un po’ più abitabile di prima. Riuscire ad avvicinare le persone sulla Terra a una concetto di vivibilità nello spazio è un passaggio fondamentale per accorciare la distanza tra l’umanità e l’era dell’esplorazione spaziale. Con Nespoli, Argotec ha pensato a un corredo di bonus food composto da una lasagna tipicamente italiana, preparata mediante dei processi che ne garantiscono l’apporto nutrizionale e la bontà, anche nello spazio; assieme alla lasagna, Nespoli avrà a disposizione del riso integrale con pollo e verdure e un’insalata di quinoa con sgombro e verdure, già ampiamente apprezzata da Samantha Cristoforetti. ## “PERCHÈ ANDIAMO SULLA STAZIONE SPAZIALE?” Durante il tour, i ricercatori e gli ingegneri di Argotec hanno effettuato una sessione di training dimostrativo sulle apparecchiature assieme a Nespoli, illustrando il funzionamento e lo scopo dei macchinari. Oltre che con ARTE, ISSpresso e lo Space Food, Argotec è impegnata nell’industria spaziale anche [con ArgoMoon](https://motherboard.vice.com/it/article/la-prossima-missione-di-esplorazione-della-nasa-sfrutter-un-satellite-italiano?ref=stellakamikaze.org), l’unico nanosatellite modello CubeSAT italiano selezionato per un lancio di 13 sonde a bordo dell’Orion Multi-Porpose Crew Vehicle programmato per la fine del 2018. “Perché andiamo sulla Stazione Spaziale? La mia risposta è che sulla Stazione Spaziale si possono fare delle cose che non si possono fare sulla Terra,” spiega Nespoli durante una breve chiacchierata prima del tour. “Ci sono delle condizioni locali che non si trovano da nessuna parte sulla Terra, per esempio: sulla Stazione Spaziale stai costantemente cadendo, perché non c’è niente che ti ferma e la sensazione dell’assenza di peso non è dovuta all’assenza di gravità, ma al suo costante orbitare attorno alla Terra,” spiega. “Per questo motivo, si apre una dimensione che sulla Terra non esiste e che ti obbliga a fare le cose in un certo modo: immaginate cosa succederebbe se qui sulla Terra non ci fosse la forza di gravità,” ha continua Nespoli, poco prima di elencare le (più o meno) ovvie problematiche dovute all’assenza di forza di gravità. “Direi che la Stazione Spaziale Internazionale è un laboratorio che permette di fare cose fuori dal mondo, maggiori sono le idee che saltano fuori per utilizzare questo laboratorio, maggiore sarà il contributo che la Stazione Spaziale Internazionale fornirà alla ricerca,” mi spiega Paolo Nespoli. “Gli esperimenti che l’Agenzia Spaziale Europea, quella Italiana e che la ricerca e l’industria italiane sono riuscite a portare sulla Stazione Spaziale Internazionale sono uno stimolo a fare sempre di più, per utilizzare sempre di più questa risorsa.” “Uno dei motti della Stazione Spaziale Internazionale è proprio ‘Nello spazio, per la Terra’” Ho discusso con Nespoli anche del diffuso scetticismo per ciò che riguarda la ricerca spaziale — Perché spendere soldi nello spazio quando c’è molto da fare ancora sulla Terra? “Per quanto mi riguarda quella spaziale è un ambito della ricerca fondamentale per una nazione tecnologicamente avanzata,” mi spiega Nespoli. “Fare ricerca significa svolgere un’attività che non produce un ritorno immediato, ma è una specie di scommessa sul futuro fatta dagli stati e dalle organizzazioni continentali perché, appunto, il ritorno non è garantito.” “Negli anni è stato dimostrato come le nazioni impegnate nella ricerca abbiano ottenuto delle ripercussioni positive sulle popolazione, e uno dei motti della Stazione Spaziale Internazionale è proprio ‘Nello spazio, per la Terra’; tutto quello che viene fatto lassù serve a migliorare la vita di tutti i giorni, e secondo me questo è un lavoro importante che dev’essere fatto con costanza,” spiega. Nonostante i buoni propositi, negli ultimi anni i disequilibri geopolitici che si sono sviluppati sulla Terra hanno rischiato di mettere a repentaglio il lavoro comune svolto per lo spazio — Anche se le organizzazioni cercano di tenere le redini, non è ancora chiaro se quella spaziale diventerà una vera e propria industria e comunità globale. “Lo spazio nel tempo è sempre stato un punto di contatto che è servito a misurare le capacità tecnologiche e politiche — e addirittura di sistema, con uno scontro tra quello capitalista e comunista, per esempio — delle nazioni,” mi spiega Nespoli. “È interessante notare come oggi la Stazione Spaziale Internazionale si sia evoluta e abbia dimostrato come nazioni con caratteristiche di base estremamente diverse possano alla fine trovare un modo comune per lavorare per una cosa che è al di sopra di tutti. E non a caso alla Stazione Spaziale Internazionale lavorano l’Agenzia Spaziale russa, con l’Agenzia Spaziale americana, con quella europea, canadese, giapponese.” “L’internazionalità di questo progetto ci ha dimostrato l’apporto che nazioni diverse possono dare alla solidità di una struttura come quella della Stazione Spaziale Internazionale, perché se si fosse trattato di un progetto esclusivamente americano penso sarebbe stato cancellato da già da un po’ di tempo,” mi spiega Nespoli. “Nonostante le differenze di base delle nazioni che compongono il progetto — ma anzi sopratutto per le differenze di base che hanno saputo portare delle capacità e delle metodologie diverse alla comunità di ricercatori, scienziati e ingegneri — si è visto che sommando queste tecnologie e queste capacità si riesce a ottenere un prodotto comune, che però è sopra le caratteristiche singole e di base,” continua Nespoli, parlando della rilevanza internazionale del progetto.” “La Stazione Spaziale Internazionale ci ha dimostrato come è possibile lavorare tutti insieme, come genere umano, per una cosa che serve a tutti.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/paolo-nespoli-argotec-spazio-stazione-spaziale-internazionale-vita/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 febbraio 2017.* ### Il nuovo trailer per la terza stagione di Rick & Morty è una trollata URL: https://stellakamikaze.org/il-nuovo-trailer-per-la-terza-stagione-di-rick-morty-e-una-trollata/ Last updated: 2026-07-03T22:50:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 febbraio 2017.* Ci sono poche cose che sopporto meno delle fandom per film, serie TV, personaggi famosi eccetera eccetera, ed è esattamente per questo motivo che odio profondamente me stesso per aspettare con così tanta ansia la terza stagione [di Rick & Morty](https://motherboard.vice.com/it/article/rick-and-morty-e-il-senso-della-vita?ref=stellakamikaze.org), ovvero il miglior cartone animato mai prodotto dall’umanità. Così, pochi minuti fa, sono stato meschinamente sedotto dal canale YouTube di Adult Swim Australia, che ha pubblicato un video eloquentemente titolato ‘Rick and Morty – EXCLUSIVE! SEASON 3 Opening Scene’ — Cosa ti puoi aspettare da un video con un titolo del genere? Quella roba, no? E INVECE UN CAZZO. Ho dovuto rivederlo tre volte per accettare la realtà dei fatti, ovvero di essere stato appena rickrollato da Rick & Morty, o per meglio dire da quelle bestie di Satana che scrivono Rick & Morty. A seguire una breve raccolta di commenti che esprimono il mio stato d’animo: La terza stagione di Rick & Morty è attesa “per il 2017.” :( --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-nuovo-trailer-per-la-terza-stagione-di-rick-and-morty-e-una-trollata/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 febbraio 2017.* ### Ho provato tutti i filtri delle nuove Facebook Stories URL: https://stellakamikaze.org/ho-provato-tutti-i-filtri-delle-nuove-facebook-stories/ Last updated: 2026-07-03T22:50:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 febbraio 2017.* Se il mattino ha l’oro in bocca, questo particolare mattino porta con sé un bel lingotto da numerosi carati: infatti, poche ore fa, il Presidente del Mondo Mark Zuckerberg ha portato in dono all’Italia una fresca e attesissima novità — Le Facebook Stories, che sono fondamentalmente una copia carbone delle Instagram Stories. Ma su Facebook. L’interfaccia dell’applicazione per smartphone di Facebook ci ha dato il buongiorno con un lieve rimescolamento di carte, spostando, per alcune versioni della app, la barra delle notifiche e delle richieste di amicizia dalla parte superiore alla parte inferiore dello schermo, per lasciare spazio ad un’area interamente dedicata alle Facebook Stories, esattamente come succede su Instagram. Si tratta di scatti o brevi video che recuperi sul momento e che puoi decidere di condividere con tutta la tua lista amici per 24 ore, oppure di inviare le istantanee ad una selezione di \* migliori\* amici sfruttando sempre la formula del “dopo 1 giorno mi distruggo.” Pensavate di essere confusi? Vi sbagliavate, perché funziona proprio come su Instagram. Pensavate di essere confusi? Vi sbagliavate, perché funziona proprio come su Instagram. Se non c’è granché da dire per quanto riguarda le funzioni dure e pure dell’applicazione, il target di queste istantanee è senza dubbio radicalmente differente rispetto a quello di Instagram. Declinare le Instagram Stories su Facebook non significa soltanto avere due funzioni identiche su due social network della stessa azienda, ma significa anche che ora tutto il pubblico di amici non esattamente amici che ho su Facebook non solo dovrà, ma potrà usufruire dei miei (e dei vostri) deliri da 24 ore su internet: una settimana fa per esempio ho sfruttato Instagram Stories per riprendermi da una serata di bevute trasmettendo in diretta un feed del sottoscritto che tentava di cucinare una pasta con le zucchine. Il circolino di amici che ho su Instagram in genere mi conosce, in particolare perché incredibile dictu uso Instagram esattamente per quello per cui dovrebbe essere usato (ovvero postare foto di momenti della propria vita). Su Facebook, invece, una videodiretta del sottoscritto che tenta di cucinare una pasta con le zucchine ancora in difficoltà dalla sera precedente mi avrebbe quantomeno negato ogni possibile futura opportunità nella vita (non parlo solo di lavoro, parlo proprio di vita). Per questo motivo tendo a riservare dei dubbi sull’effettiva funzionalità delle Facebook Stories. Da diversi mesi, infatti, Facebook sta tentando disperatamente di riportare in carreggiata gli utenti del social network, che da troppo tempo hanno smesso di utilizzarlo per condividere momenti personali della propria vita e hanno iniziato a sfruttarlo come una vera e propria bacheca pubblica, che poco ha a che fare con la loro vita reale. Io, per esempio, faccio esattamente così: ed è per questo che nella mia lista amici ci sono anche diverse persone che non dovrebbero vedere i momenti della mia vita che dedico appositamente ad una funzione che garantisce l’autodistruzione degli scatti dopo 24 ore. Ma sorvoliamo per un attimo su questi noiosi sermoni e passiamo a una bella recensione dei nuovi filtri di Facebook Stories. ## LA MACARENA Un grande classico dell’era moderna, LA MACARENA garantisce momenti di puro divertimento per qualunque utente desideroso di vivere qualche momento di locura nel bel mezzo dell’inferno di un 9-to-5 qualsiasi. Scatena LA MACARENA per ricordarti di essere ancora vivo quando la vita non ti tratta troppo bene. Guarda quanto sono soddisfatto, guardami. ## DIABOLIK Una maschera perfettamente conturbante per chiunque desideri lanciare fortuite ammiccate ad insospettabili amici ed amiche — DIABOLIK restituisce il bello del mistero a un social network ormai troppo trasparente. Il puntinato Ben-Day garantirà un’esperienza EVA KANT irripetibile. ## PAOLINO Ma è qui che il team creativo dietro alle Facebook Stories sfodera l’asso nella manica e frantuma la concorrenza: il filtro Paolino è pensato per quei momenti di spleen in cui ti ritrovi a scrollare la home di Facebook con lo sguardo rivolto verso il vuoto, in attesa che qualcosa scuota il piattume della tua vita. Paolino è un bradipo (?) che ti terrà compagnia durante quelle sigarette infinite fuori da dei locali di merda, che ti abbraccerà quando all’1 di notte di un venerdì sarai a casa da solo impotente davanti all’eterno fluire dell’esistenza, quando rischierai una crisi di pianto dopo aver comprato decine e decine di alimentari al supermercato solamente per riempire un vuoto dentro di te. Paolino è il mio, tuo, nostro animale guida. Se apri la bocca con questo filtro attivo, Paolino aprirà la bocca con te. ## MOIRA ORFEI Hai sempre sognato di fare parte del circo Orfei? Questo è il momento giusto per cimentarti in qualche prodigio acrobatico sul trapezio poco prima di spaccarti l’osso del collo e restare costretto a una sedia a rotelle per il resto della tua vita circense. ## BALTO Lo scorso weekend ho guardato Happy People, il documentario di Werner Herzog sulla vita dei cacciatori di Bakhta, un vilaggio nella taiga siberiana. C’è una scena in cui il cane di uno di questi cacciatori corre nel cuore della notte dietro la motoslitta del suo padrone — È qui che Herzog consuma il suo canto del cigno, dirigendo le telecamere verso le fatiche di questo cane, che in quel momento non è cane e non è lupo, ma pura espressione del rapporto tra gli esseri viventi e la taiga siberiana. Insomma questo filtro mi fa sentire esattamente così. ## [SPEZZACUORI](https://www.youtube.com/watch?v=jHUVIjjT%5FWY&ref=stellakamikaze.org) Un filtro perfetto per stabilire con i propri amici (e non amici) chi è il vero maschio/donna alfa del social network. [SPEZZACUORI](https://www.youtube.com/watch?v=jHUVIjjT%5FWY&ref=stellakamikaze.org) ti conferisce una laurea honoris causa con effetto immediato in seduzione e ti fa diventare membro della comunità dei pickup artist. Bel traguardo di merda. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-provato-tutti-i-filtri-delle-nuove-facebook-stories/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 febbraio 2017.* ### Laura Boldrini ha scritto una lettera a Mark Zuckerberg per fermare l’odio sui social URL: https://stellakamikaze.org/laura-boldrini-ha-scritto-una-lettera-a-mark-zuckerberg-per-fermare-lodio-sui-social/ Last updated: 2026-07-03T22:50:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 febbraio 2017.* Questa mattina la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini [ha pubblicato](http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/02/13/news/caro%5Fzuckerberg%5Ftroppo%5Fodio%5Fsui%5Fsocial-158175479/?ref=HRER2-1) su \* La Repubblica \*una lettera inviata al CEO di Facebook Mark Zuckerberg per evidenziare, ancora una volta, l’invadenza e la pervasività dell’hate speech presente sui social. “Come molti sono preoccupata per il dilagare dell’odio nel discorso pubblico,” spiega Boldrini nella lettera — “Fenomeno non generato certo dai social network, ma che in essi ha un veicolo di diffusione potenzialmente universale.” Nel novembre del 2016, Boldrini [aveva pubblicato](https://www.facebook.com/325228170920721/photos/a.327578650685673.159708.325228170920721/1062878570489007/?type=3) sulla propria pagina Facebook una raccolta degli insulti che riceve quotidianamente su internet, “Ho deciso di farlo anche a nome di quante vivono la stessa realtà ma non si sentono di renderla pubblica e la subiscono in silenzio,” spiega nel post. “Ho deciso di farlo perché troppe donne rinunciano ai social pur di non sottostare a tanta violenza. Ho deciso di farlo perché chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità. Leggete questi commenti e ditemi: questa si può definire libertà di espressione?” Tema centrale della lettera, dunque, è proprio la mancanza di intervento da parte del social network che, secondo la Boldrini, non è ancora riuscito a operare con efficacia sulla problematica, “Parlano chiaro i dati di applicazione del codice di condotta contro “[la diffusione dell’illecito incitamento all’odio in Europa](http://www.assemblea.emr.it/europedirect/dagli-sportelli/2016/codice-di-condotta-sull2019illecito-incitamento-all2019odio-online?ref=stellakamikaze.org)“, che anche la sua azienda ha sottoscritto a maggio 2016 con la commissione UE,” spiega. “La prima verifica semestrale dice che risulta cancellato appena il 28% dei contenuti segnalati come discriminatori o razzisti. Una media che si ricava dal 50% di Germania e Francia e dal misero 4% italiano.” Boldrini, inoltre, porta all’attenzione di Zuckerberg [il recente caso di Arianna Drago](https://www.facebook.com/permalink.php?story%5Ffbid=1121202051323325&id=325228170920721) — Una ragazza che aveva raccontato pubblicamente su Facebook la sua esperienza con alcuni gruppi chiusi presenti sul social network, impegnati a condividere e commentare foto rubate da profili di donne e adolescenti. Il post di Arianna era stato oscurato da Facebook e il suo account sospeso per 24 ore per “violazione degli standard della comunità”: è solo dopo che la Boldrini aveva rilanciato il caso che il social network aveva fatto un passo. Boldrini continua ribadendo a Zuckerberg anche [il suo impegno nella lotta alla diffusione delle bufale](https://motherboard.vice.com/it/article/appello-laura-boldrini-fake-news-bufale?ref=stellakamikaze.org), che sui social network godono di particolare fortuna, e sottolineando anche in questo caso la mancata collaborazione da parte di Facebook, “Sono convinta che le fake news — create ad arte per fini di lucro, delegittimare l’avversario o generare tensioni sociali — provochino danni alle persone e spesso rappresentino l’anticamera dell’odio.” Infine, conclude la lettera, la Presidente della Camera dei Deputati descrive un recente colloquio con Richard Allan, vicepresidente delle public policy di Facebook per l’area Europea-Medio Oriente-Africa, “Mi ha contattato dopo che, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, avevo postato una selezione delle oscenità che costantemente arrivano a me, come a quasi tutte coloro che hanno una presenza nella sfera pubblica,” spiega. “Ho denunciato anche che Facebook non si cura a sufficienza di rimuoverle. E lei sa bene che la mancata rimozione di un contenuto umiliante può provocare tragedie come quella accaduta recentemente a Napoli, dove la trentunenne [Tiziana Cantone](https://motherboard.vice.com/it/article/popolo-del-web-tiziana-cantone?ref=stellakamikaze.org) si è tolta la vita per la vergogna di un video divenuto virale.” “Ad Allan ho avanzato tre proposte. Due di natura tecnica. La terza riguarda l’apertura in Italia di un ufficio operativo per i 28 milioni di utenti che Facebook ha nel Paese. Le risposte giunte dopo due mesi sono evasive e generiche,” spiega Boldrini prima di concludere, “A questo punto chiedo a lei, signor Zuckerberg: da che parte sta Facebook, in questa battaglia di civiltà?” L’impegno di Boldrini, evidenziato in questo caso ma già emerso pochi giorni fa con il lancio dell’iniziativa #BastaBufale, alla lotta alla disinformazione e all’incitamento all’odio benché particolarmente al passo coi tempi per un’istituzione italiana rischia di finire per essere inquadrato in un contesto di attivismo nostrano particolarmente preoccupante. Che si tratti di fake news o odio online, entrambi i temi sono strettamente legati al dibattito sull’interazione tra le piattaforme online e le realtà nazionali in cui si manifestano. Negli ultimi mesi, infatti, sono diversi i personaggi pubblici italiani ad essersi schierati contro questi fenomeni — Spesso, però, questo impegno non è accompagnato da una conoscenza sufficiente della materia e rischia di generare mostri come l’[ultimo appello](http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/controlli-dannosi-e-inutili-basterebbe-vietare-lanonimato/?ref=stellakamikaze.org) di Enrico Mentana all’abolizione dell’anonimato su internet o [la proposta di Beppe Grillo](http://www.repubblica.it/politica/2017/01/03/news/m5s%5Fproposta%5Fgrillo%5Funa%5Fgiuria%5Fpopolare%5Fper%5Fsmascherare%5Fmedia%5F-155334540/?ref=stellakamikaze.org) di istituire una “giuria popolare per le balle dei media”. Che si tratti di fake news o odio online, entrambi i temi sono strettamente legati al dibattito sull’interazione tra le piattaforme online e le realtà nazionali in cui si manifestano — Boldrini, nella lettera, richiama anche il caso della mappatura da parte dell’ANPI di [una rete di pagine tecnicamente incriminabili di apologia del fascismo](http://motherboard.vice.com/it/read/mappa-del-fascismo-e-dell-estremismo-di-destra-italiano-su-facebook?ref=stellakamikaze.org), ma innocenti per Facebook, che non le rileva come in violazione degli standard della comunità. Benché si tratti di problematiche estremamente urgenti, affrettare le contromisure imponendo tecniche di monitoraggio e controllo più incisive rischia di limitare enormemente le libertà su internet. Se da un lato infatti è vero che sono molti gli episodi che si consumano online a non avere nulla a che fare con la tanto reclamata “libertà di espressione,” stabilire che questa stessa espressione possa essere limitata arbitrariamente da un organo governativo ancora privo degli strumenti per potersi manifestare efficacemente in una realtà articolata come quella degli spazi digitali genererà inevitabilmente un disastroso effetto domino per le libertà dei cittadini. In Danimarca, per esempio, questo processo di avvicendamento tra realtà nazionali e piattaforme globale si sta consumando anche attraverso [la creazione di una figura istituzionale come quella dell’ambasciatore digitale](http://www.lastampa.it/2017/01/27/tecnologia/idee/la-danimarca-sta-per-nominare-un-ambasciatore-digitale-nella-silicon-valley-bYkdxeuvNARu2tJ5HYN4oN/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), che sarà impegnato a relazionarsi con le superpotenze della Silicon Valley come se stesse trattando con realtà diplomatiche nazionali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/laura-boldrini-lettera-mark-zuckerberg-facebook-odio-social/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 febbraio 2017.* ### Qualcuno ha provato a sabotare Sanremo attraverso Wikipedia URL: https://stellakamikaze.org/qualcuno-ha-provato-a-sabotare-sanremo-attraverso-wikipedia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 febbraio 2017.* Negli ultimi giorni il festival di Sanremo ha accusato il colpo di un tentato scandalo — I protagonisti sono i dati del televoto, [la pagina Wikipedia del Festival di Sanremo 2017](https://it.wikipedia.org/wiki/Festival%5Fdi%5FSanremo%5F2017?ref=stellakamikaze.org) e un presunto “hacker”. È un sogno che si avvera, esatto. La denuncia arriva dal *Secolo XIX,* [che fa notare](http://www.ilsecoloxix.it/p/speciali/2017/02/10/ASzNIOEG-wikipedia%5Ftelevoto%5Fsegreti.shtml?ref=stellakamikaze.org) come la suddetta pagina [Wikipedia](https://motherboard.vice.com/it/topic/wikipedia?ref=stellakamikaze.org) ospiti dei dati estremamente precisi circa i televoti delle prime giornate del festival, che sulla carta nulla avrebbero a che fare con il tradizionale modus operandi dei sondaggisti di Sanremo che tendono a mantenere assoluta riservatezza sulle percentuali di voto, per evitare di influenzare il pubblico. La cronaca sostiene che i dati siano stati pubblicati da una talpa presente nell’organizzazione del Festival al fine di causare un po’ di sano scompiglio, ma non esclude la possibilità che si tratti, molto semplicemente, di una manciata di numeri buttati a caso (che vengono argutamente, ohibò, definiti ‘fake news’ — Sembra quasi settembre 2016!). Secondo Nando Pagnoncelli, amministratore delegato di Ipsos e responsabile del voto dei giornalisti, interrogato dal Secolo XIX, “Non sono dati che confermo. Ma in ogni caso devono restare riservatissimi, non possono essere diffusi,” — Le indagini del Secolo XIX si sono fermate a un indirizzo IP recuperato nella cronologia di modifiche della pagina Wikipedia. Oggi, durante l’ultima conferenza stampa del Festival, la Polizia di Stato, questionata a riguardo, [ha dichiarato](http://music.fanpage.it/sanremo-2017-wikipedia-rivela-i-dati-del-televoto-la-polizia-sta-indagando-percentuali-inventate/?ref=stellakamikaze.org) di aver svolto le proprie verifiche e che “i dati pubblicati da Wikipedia sono inventati. Li smentiamo e avrete modo di vedere domenica i dati reali. La polizia ha verificato se ci sia una corrispondenza tra quei dati e quelli reali, che conoscono in pochissimi. Abbiamo verificato punto per punto i dati di ogni cantante. Quelli riportati da Wikipedia non sono dati ufficiali ma inventati. Non so se è goliardia o un tentativo di depistare le votazioni,” hanno affermato le autorità. È tutto vero? È tutto falso? Una fuga di dati reali avrebbe potuto davvero compromettere le televotazioni del Festival? Non ha importanza — L’unica cosa che conta è che per un singolo istante della storia moderna il Festival di Sanremo e un hacker erano diventati protagonisti del più grande thriller dell’ultimo secolo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sanremo-2017-dati-wikipedia-falsi-hacking/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 febbraio 2017.* ### Cosa sappiamo dell’attacco hacker al Ministero degli Esteri italiano URL: https://stellakamikaze.org/cosa-sappiamo-dellattacco-hacker-al-ministero-degli-esteri-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:50:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 febbraio 2017.* Nel pomeriggio di venerdì 9 febbraio il quotidiano britannico \* The Guardian \*[ha pubblicato](https://www.theguardian.com/world/2017/feb/10/russia-suspected-over-hacking-attack-on-italian-foreign-ministry?ref=stellakamikaze.org) in esclusiva un report che afferma, secondo fonti vicine alle autorità governative italiane, che nella primavera del 2016 per “più di 4 mesi” i sistemi informatici del Ministero degli Esteri italiano sono stati sotto attacco hacker. Secondo il \* The Guardian\*, l’attuale Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, che al tempo era Ministro degli Esteri, non è stato colpito dall’attacco perché, secondo la fonte governativa, “evitava di usare l’email” — Sempre secondo la fonte, anche gli “uffici sul campo” del Ministero degli Esteri sono stati colpiti dallo stesso malware e dunque compromessi. Ciononostante, benché i sistemi siano stati compromessi, non sono stati trafugati dati perché criptati: obiettivo dell’attacco, a quanto pare, erano i sistemi necessari alla gestione delle comunicazioni via email della Farnesina — Inoltre, benché la fonte governativa non confermi questa teoria, due altre fonti vicine alla vicenda, secondo il \* The Guardian\*, hanno affermato che dietro all’attacco si celano probabilmente le autorità russe. Dopo il rilevamento dell’intrusione le autorità italiane hanno dismesso la falla nei loro sistemi ristrutturando le “architetture” delle loro piattaforme online e introducendo nuovi strumenti per migliorare la sicurezza interna dei sistemi informatici. Anche \* Reuters*, poche ore dopo il \* The Guardian*, [ha scritto](http://in.reuters.com/article/italy-cyber-idINKBN15P28N?ref=stellakamikaze.org) che “una fonte governativa italiana” ha affermato che in passato il Ministero degli Esteri italiano è stato hackerato e che \[la procura di\] Roma sospetta che i mandanti possano essere i russi, ma che è “impossibile affermare con certezza da dove siano arrivati questi attacchi.” Secondo il \* The Guardian*, dopo il rilevamento dell’intrusione le autorità italiane hanno dismesso la falla nei loro sistemi ristrutturando le “architetture” delle loro piattaforme online e introducendo nuovi strumenti per migliorare la sicurezza interna dei sistemi informatici — “Non ci sono stati attacchi per quanto riguarda la sicurezza crittografica. Per questo le informazioni, quelle più delicate e sensibili, che vengono normalmente condivise su questa rete ristretta, non sono mai state oggetto di questo attacco,” ha spiegato la fonte governativa al \* The Guardian*. Secondo altre persone “che hanno discusso con il \* The Guardian \*la questione sotto la condizione dell’anonimato,” l’attacco al Ministero degli Esteri italiano potrebbe corrispondere a un tentativo di ottenere informazioni preziose circa i processi decisionali interni al governo italiano — Inoltre, secondo queste fonti, la procura di Roma ha avviato un’inchiesta al fine di fare luce sulle ragioni di questo attacco. Maria Zakharova, una portavoce del Ministero degli Esteri russo ha affermato che “Non ci sono prove a sostegno di questa teoria \[secondo cui dietro l’attacco si celerebbe la Russia\].” Secondo il \* The Guardian\*, questo potrebbe essere solo l’ultimo di una serie di presunti attacchi per mano della Russia, che punta a compromettere alcune infrastrutture critiche di paesi NATO come gli Stati Uniti, la Francia e la Germania. Maria Zakharova, una portavoce del Ministero degli Esteri russo, contattata dall’ANSA via WhatsApp ha affermato che “Non ci sono prove a sostegno di questa teoria \[secondo cui dietro l’attacco si celerebbe la Russia\].” Zakharova inoltre, contattata da Askanews, ha aggiunto che “Gli attacchi hacker sono fuori legge in Russia,” e che “Se l’Italia ha in mano dei dati concreti, ce li fornisca e noi saremo pronti a lavorarci dal momento che l’hacking è fuori legge in Russia e noi non vogliamo che la legge russa sia infranta,” ha affermato la portavoce. “Quella del \* The Guardian \*è la solita storia di disinformazione, che poi magari viene ritrattata.” [Secondo La Repubblica](http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/10/news/hacker%5Frussia%5Ffarnesina-158004555/?ref=stellakamikaze.org), l’indagine è partita da una segnalazione del CNAIPIC, il Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale, e le prime indagini evidenziano “il sospetto che l’azione di cyberspionaggio provenga dall’Est europeo perché il malware utilizzato avrebbe caratteristiche del tutto simili a quelli di ingegneria informatico (sic) di quell’area geografica.” Gianfranco Incarnato, ministro plenipotenziario e vice direttore generale degli Affari Politici, [ha confermato a La Repubblica](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2017/02/10/news/attacco%5Fhacker%5Fla%5Ffarnesina%5Fnessun%5Fdanno%5Fma%5Fla%5Fguardia%5Fresta%5Falta%5Fattacchi%5Fsempre%5Fpiu%5Fmirati%5F-158018689/?ref=HRER1-1) che “abbiamo subito attacchi di questo genere anche presso le sedi estere,” confermando parte del report del *The Guardian*. “Gli attacchi miravano ai dati dei connazionali all’estero, ai report degli incontri internazionali e alle informazioni classificate di ordine politico ed economico che però sono su un circuito a parte e protetti con la crittografia.” Inoltre, continua Incarnato, “”Gli attacchi sono spesso avvenuti alla vigilia di eventi importanti per l’Italia, ad esempio durate la presidenza dell’Unione europea e dobbiamo ricordare che tra poco in Italia ci sarà un importante summit del G7 a Taormina,” spiega a *La Repubblica*. “Per questo abbiamo aumentato le misure di protezione, e abbiamo preparato il personale,” spiega. “L’anello debole di questi attacchi infatti non sono tanto i sistemi informatici quanto le persone. Io stesso sono stato oggetto di numerosi attacchi cibernetici.” Nonostante le dichiarazioni, Incarnato non ha confermato né smentito la teoria secondo cui gli attacchi si potrebbero ricondurre alla Russia. [Come spiegato](https://www.facebook.com/carola.frediani/posts/10155040134328648) dalla giornalista Carola Frediani in un post su Facebook, “APT28” — un gruppo di cyberspionaggio che secondo diverse agenzie di cybersecurity pare legato al governo russo — “bazzica i ministeri occidentali, italiani inclusi da qualche anno,” spiega la giornalista delineando un possibile antefatto dell’attacco. “APT28 nasce come strumento di spionaggio verso Paesi NATO e Europa dell’Est, e la sua (presunta) trasformazione in gruppo che hackera e diffonde documenti a scopo di destabilizzazione interna sembrerebbe essere (se c’è stata) solo recente.” “L’Italia, come tale, è target da anni, e come Paese è ad esempio è menzionata [in un report di Bitdefender del 2015 su APT28](https://download.bitdefender.com/resources/media/materials/white-papers/en/Bitdefender%5FIn-depth%5Fanalysis%5Fof%5FAPT28%E2%80%93The%5FPolitical%5FCyber-Espionage.pdf?ref=stellakamikaze.org),” continua la giornalista. Ciononostante, è ancora necessario attendere un riferimento ufficiale da parte delle autorità italiane per poter definire con certezza il collegamento tra l’attacco hacker e la Russia, che per ora rimane appannaggio delle dichiarazioni delle fonti anonime. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-sappiamo-attacco-hacker-ministero-degli-esteri-italiano-farnesina/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 febbraio 2017.* ### L'intelligenza artificiale di Google ha reso possibile la 'zoomata' di CSI URL: https://stellakamikaze.org/lintelligenza-artificiale-di-google-ha-reso-possibile-la-zoomata-di-csi/ Last updated: 2026-07-03T22:50:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 febbraio 2017.* Sappiamo tutti quanto nei primi anni 2000 il mondo dell’intrattenimento, e in particolare quello della televisione, abbia massacrato con gusto e innecessaria violenza qualunque parvenza di credibilità durante le scene che avevano qualcosa a che fare con l’informatica o la scienza — Penso alle diagnosi di Dr. House, ai raggi laser potentissimi di qualunque film d’azione, o a tutti gli attacchi hacker da Banda Bassotti a cui abbiamo dovuto assistere. C’è un episodio in particolare che non ricordavo e che mi ha fatto ridere rumorosamente pochi minuti prima di cominciare a scrivere questo pezzo (sì non nel senso che ho scritto ahahahahahah ai miei colleghi ma nel senso che ho emesso delle risate dalla bocca generando rumore, quindi fa megaridere). Si tratta di una puntata di CSI in cui si ripete la solita solfa dello ‘[zoom & enhance](http://knowyourmeme.com/memes/zoom-and-enhance?ref=stellakamikaze.org)‘ — ingrandisci e sgrana, praticamente —, ma questa volta l’Horatio Caine dei poveri anziché accontentarsi di una zoomata imbecca arguto la collega, “La vedi quell’ombra nel video di sorveglianza? Zooma la CORNEA della tipa che si vede e sgamiamo il colpevole grazie al riflesso che ovviamente si vedrà nella cornea della tipa,” — Be’ loro ci provano e ci riescono; anche oggi Gotham City è salva. [il team di Google Brain](https://research.google.com/teams/brain/?ref=stellakamikaze.org) *CSI Miami* *New York* *Cyber* In [un paper](https://arxiv.org/pdf/1702.00783.pdf?ref=stellakamikaze.org) pubblicato su arXiv il 2 febbraio e firmato da Ryan Dahl, Mohammad Norouzi e Jonathon Shlens — tre ricercatori di Google Brain — è stato presentato un “pixel recursive super resolution model”, ovvero un modello algoritmico che “sintetizza dettagli realistici all’interno di immagini a bassa risoluzione, aumentando nel frattempo la loro risoluzione,” si legge nell’abstract del paper. In pratica, l’algoritmo mastica e digerisce un’immagine a bassa risoluzione, per poi risputarla fuori a maggior risoluzione e includendo artificialmente dei dettagli capaci di rendere realistica l’immagina ingrandita. La particolarità di questo modello sta però nella capacità di applicare un modello statistico alla scelta dei dettagli da inserire per rendere quanto più fedeli alla realtà dietro l’immagine a bassa risoluzione di partenza, “Un’immagine a bassa risoluzione può corrispondere a diverse immagini plausibili a risoluzione maggiore, per questo motivo la progettazione del processo di super resolution mediante un ‘pixel independent conditional model’ spesso genera immagini munite di dettagli confusi — da qui l’effetto sgranato,” si legge nell’abstract. “Il nostro modello, però, può rappresentare una ‘multimodal conditional distribution’ di questi dettagli modellando accuratamente le dipendenze statistiche tra i pixel dell’immagine ad alta risoluzione, a partire da un input a bassa di risoluzione,” scrivono i ricercatori. Questo modello, in sostanza, sfrutta due diverse reti neurali per riuscire nel suo compito — La prima rete, di ‘condizionamento’, cerca prima di tutto una corrispondenza tra l’input di partenza (che nel caso del paper era un’immagine 8×8 pixel) e altre immagini ad alta risoluzione ridotte a una dimensione di 8×8 pixel. Poi c’è la seconda rete neurale, denominata prior, la quale sfrutta un’implementazione di [PixelCNN](https://github.com/openai/pixel-cnn?ref=stellakamikaze.org) per arricchire di dettagli realistici l’immagine a bassa risoluzione. Questa rete prior segue un percorso di ‘ragionamento’ tipico delle reti neurali: prima di tutto visualizza e analizza una valanga di immagini ad alta risoluzione simili a quella di partenza (nel caso del paper, si tratta di immagini di celebrità e di camere da letto). Una volta che la rete prior ha capito quali sono i dettagli più importanti per caratterizzare queste due categorie di immagini, li applica all’upscaling dell’immagine a bassa risoluzione sfruttando le informazioni ricevute dalle immagini ad alta risoluzione per risolvere le sgranature causate dall’ingrandimento dell’immagine. Una volta che le due reti neurali hanno finito di lavorare per conto loro, gli output restituiti da esse vengono uniti assieme, e generano l’immagine ad alta risoluzione. È bene ricordare che l’ingrandimento fornito dall’algoritmo non corrisponde alla realtà, ma a una versione plausibile e ricca di dettagli della reale versione ‘hi-res’ dell’immagine ‘low-res’ di partenza. La notizia è solo l’ultima di una serie di scoperte e innovazioni provenienti dai team di ricerca su intelligenza artificiali e reti neurali di Google, che recentemente hanno saputo insegnare [a una IA a sfruttare la propria memoria](https://motherboard.vice.com/it/article/deepmind-dnc-ai-intelligenza-artificiale-memoria?ref=stellakamikaze.org) e hanno scoperto Google Brain [a macchinare un protocollo crittografico](https://techcrunch.com/2016/10/28/googles-ai-creates-its-own-inhuman-encryption/?ref=stellakamikaze.org) leggibile solo all’intelligenze artificiale stessa. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/google-brain-zoom-enhance-pixel-recursive-super-resolution-model-immagini/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 febbraio 2017.* ### In Italia i videogiochi si guardano in diretta URL: https://stellakamikaze.org/in-italia-i-videogiochi-si-guardano-in-diretta/ Last updated: 2026-07-03T22:50:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 febbraio 2017.* Il mondo dell’intrattenimento sta cambiando: se fino a pochi anni fa era la televisione il pilastro fondamentale dei mass media, ora gli equilibri stanno spostando sempre più verso gli strumenti e le tecnologie offerte da internet. Il fenomeno di YouTube è noto a chiunque, ma ciò che è davvero sorprendente è la velocità con cui stanno prendendo piede le sessioni di live streaming — Specie quando si parla di videogiochi. Sembra proprio che questo sia l’anno d’oro per i videogiochi in Italia e qui su Motherboard abbiamo deciso di esplorarlo con [FFW3: Game Breakers](http://motherboard.vice.com/it/game-breakers?ref=stellakamikaze.org), la terza stagione di Fast Forward—la nostra serie video in collaborazione con [Fastweb](http://www.fastweb.it/?ref=stellakamikaze.org)—in cui raccontiamo come internet, l’alta connettività, l’innovazione tecnologica e la spinta creativa stiano contribuendo alla crescita dell’industria dei videogiochi in Italia. Si tratta di 5 puntate in totale—una per ogni grande settore di questo mondo: dagli sviluppatori fino agli streamer, passando per gli eSport e gli youtuber. Oggi vi presentiamo Streamers, la quarta puntata di Game Breakers in cui abbiamo parlato con i migliori streamer italiani di videogiochi. Abbiamo parlato con [Valentina ‘XFelicia’ Zoffoli](https://www.twitch.tv/xfelicia?ref=stellakamikaze.org), streamer poliglotta che si dedica al mondo dei first person shooter per capire in cosa consiste questo tipo di lavoro — Abbiamo seguito una sessione in diretta di [Kenobisboch Productions](http://www.hitbox.tv/kenobit?ref=stellakamikaze.org), il duo composto da Fabio ‘Kenobit’ Bortolotti e Andrea Babich, impegnati a far riscoprire al pubblico le gioia del retrogaming. Infine abbiamo passato una giornata con Paolo Marcucci, in arte [Paolo Cannone](https://www.twitch.tv/paoloidolo?ref=stellakamikaze.org), per scoprire la tabella di marcia di uno dei più famosi streamer italiani di League of Legends, uno dei videogiochi online più giocati al mondo. Questo è Game Breakers e nella prossima puntata, l’ultima, esploreremo il mondo degli youtuber, le personalità più famose e controverse degli ultimi anni. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/fast-forward-3-game-breakers-4-streamers/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 febbraio 2017.* ### Sull'Orologio dell'Apocalisse mancano 2.30 minuti alla fine del mondo URL: https://stellakamikaze.org/sullorologio-dellapocalisse-mancano-2-30-minuti-alla-fine-del-mondo/ Last updated: 2026-07-03T22:50:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 gennaio 2017.* Alle 16 ora locale del 26 gennaio, il comitato del Bulletin of the Atomic Scientist ha inaugurato il 70esimo anno [del suo Orologio dell’Apocalisse](http://motherboard.vice.com/it/read/per-il-doomsday-clock-l-umanita-e-a-3-minuti-dall-apocalisse?ref=stellakamikaze.org) — una rappresentazione grafica della summa delle minacce alla sopravvivenza dell’umanità presenti sul pianeta —, ha annunciato che per la prima volta da 64 anni a questa parte l’Orologio dell’Apocalisse è più vicino alla mezzanotte che mai, con la decisione di spostare le lancette a 2.30 minuti dalla fine del mondo, 30 secondi più vicine dello scorso anno. L’ultima volta che l’Orologio si è trovato così vicino alla mezzanotte, l’Unione Sovietica aveva appena fatto brillare la sua prima bomba all’idrogeno. “Nel corso del 2016, lo scenario della sicurezza mondiale si è ulteriormente oscurato — La comunità internazionale, infatti, non è riuscita a gestire con efficacia le due minacce più urgenti per la sopravvivenza dell’umanità: gli armamenti nucleari e il cambiamento climatico,” ha scritto John Mecklin, editor del Bulletin of the Atomic Scientist, [nel comunicato stampa pubblicato subito dopo l’annuncio](http://thebulletin.org/sites/default/files/Final%202017%20Clock%20Statement.pdf?ref=stellakamikaze.org). “Gli Stati Uniti e la Russia — che insieme possiedono il 90 percento degli armamenti nucleari globali — hanno mantenuto una posizione di conflitto su diversi aspetti, dalla Siria fino all’Ucraina, passando per i confini della NATO; entrambi i paesi hanno continuato a portare avanti la modernizzazione dei loro armamenti, e nessuna delle due parti ha avviato delle reali negoziazioni per ciò che riguarda il monitoraggio e la limitazione degli arsenali,” continua Mecklin, per poi menzionare gli scenari di minaccia apparsi nella Corea del Nord, che nel 2016 ha condotto il suo quarto e quinto test nucleare sotterraneo e ha continuato a sponsorizzare le potenzialità del suo arsenale nucleare. Il comitato ha poi toccato i temi del cambiamento climatico, asserendo che “Lo scenario sul tema è leggermente meno drammatico, grazie alla firma del Trattato Climatico di Parigi che ha dimostrato l’intenzione da parte delle nazioni del mondo di combattere il fenomeno del riscaldamento globale, e grazie a un mancato incremento delle emissioni globali di diossido di carbonio rispetto all’anno precedente,” si legge nel comunicato, che continua spiegando che “Ciononostante, i livelli non accennano a calare e il pianeta continua a riscaldarsi.” Il comunicato approfondisce il tema menzionando l’inquietante diffusione degli autoritarismi nel mondo, e facendo tappa per gli Stati Uniti, dove la recente elezione a presidente di Donald Trump ha portato nella Casa Bianca un’equipe politica che crede nella proliferazione degli arsenali nucleari per garantire la sicurezza nazionale e nega gli effetti del cambiamento climatico — Negli scorsi giorni, l’amministrazione di Donald Trump [ha sospeso i finanziamenti dell’EPA](http://www.huffingtonpost.com/entry/environmental-protection-grants-staff%5Fus%5F5886825be4b0e3a7356b575f?ncid=engmodushpmg00000003&ref=stellakamikaze.org), l’agenzia per la protezione ambientale americana, e ha avviato [una serie di politiche di controllo](https://apnews.com/c1423276fb574b07953651a68a082db9/EPA-science-under-scrutiny-by-Trump-political-staff?ref=stellakamikaze.org) atte a monitorare l’output scientifico delle agenzie federali. A questo, si aggiunge la recente decisione, da parte di Donald Trump, [di revocare lo stop](https://www.bloomberg.com/politics/articles/2017-01-24/trump-said-to-plan-orders-approving-keystone-dakota-pipelines?ref=stellakamikaze.org) alla costruzione degli oleodotti Dakota Access e KeystoneXL. L’intero comitato del Bulletin si augura di vedere, nel corso del 2017, una netta stabilizzazione per quanto riguarda la questione climatica e nucleare e un dietro front per ciò che concerne le recenti politiche addottate da alcune delle più grandi potenze del mondo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/doomsday-clock-2-30-minuti-fine-del-mondo-nucleare/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 gennaio 2017.* ### Chi sono gli italiani che giocano ai videogiochi per lavoro URL: https://stellakamikaze.org/chi-sono-gli-italiani-che-giocano-ai-videogiochi-per-lavoro/ Last updated: 2026-07-03T22:50:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 gennaio 2017.* Sin dalla loro nascita, i videogiochi sono da sempre stati considerati completamente estranei—se non diametralmente opposti—al mondo dello sport. Ovviamente era solo questione di tempo prima che il potenziale di questo medium smentisse le malelingue: oggi il mondo degli eSport, i videogiochi competitivi, è un vero e proprio colosso dell’intrattenimento. Sembra proprio che questo sia l’anno d’oro per i videogiochi in Italia e qui su Motherboard abbiamo deciso di esplorarlo con [FFW3: Game Breakers](http://motherboard.vice.com/it/game-breakers?ref=stellakamikaze.org), la terza stagione di Fast Forward—la nostra serie video in collaborazione con [Fastweb](http://www.fastweb.it/?ref=stellakamikaze.org)—in cui raccontiamo come internet, l’alta connettività, l’innovazione tecnologica e la spinta creativa stiano contribuendo alla crescita dell’industria dei videogiochi in Italia. Si tratta di 5 puntate in totale—una per ogni grande settore di questo mondo: dagli sviluppatori fino agli streamer, passando per gli eSport e gli youtuber. Oggi vi presentiamo Gamers, la terza puntata di Game Breakers in cui abbiamo parlato con le realtà più note e consolidate del mondo degli eSport in Italia. Siamo passati da [Giorgio ‘Pow3r’ Calandrelli](https://www.youtube.com/user/pow3RTV?ref=stellakamikaze.org), commentatore e ex-giocatore professionista, che ci ha parlato del mondo degli eSport in Italia e all’estero—Siamo passati ad Anagnina, da [Mattia ‘Lonewolf92’ Guarracino](https://www.youtube.com/user/Lonewolf9281011?ref=stellakamikaze.org), campione internazionale di FIFA, per parlare con lui della sua carriera e di cosa significa girare il mondo grazie ai videogiochi. Infine, abbiamo visitato il Romics, dove si sono tenute le prime giornate della [Lega Prima](http://www.gec.gg/lega-prima/?ref=stellakamikaze.org), il primo torneo nazionale di League of Legends organizzato da [Giochi Elettronici Competitivi](http://www.gec.gg/?ref=stellakamikaze.org)—Abbiamo parlato con Giorgio Pica, segretario nazionale dell’associazione, [Francesco ‘Sarengo’ Papa](https://www.facebook.com/SarengoHF/) e [Marcello ‘Ferakton’ Passuti](https://www.facebook.com/Ferakton/), cronisti delle partite, e infine ci siamo fatti raccontare da Pasquale ‘Vaniiali’ Colacino e Claudio ‘Clap’ Pagani, cosa significa essere giocatori professionisti. Questo è Game Breakers e nella prossima puntata scopriremo il mondo degli streamer e di tutti coloro che videogiocano in live streaming. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/fast-forward-3-game-breakers-3-gamers/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 gennaio 2017.* ### L’EPA ha accusato Fiat Chrysler di aver falsificato le emissioni delle sue auto URL: https://stellakamikaze.org/lepa-ha-accusato-fiat-chrysler-di-aver-falsificato-le-emissioni-delle-sue-auto/ Last updated: 2026-07-03T22:50:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 gennaio 2017.* La Environmental Protection Agency americana ha accusato, [con una nota pubblicata sul proprio sito il 12 gennaio](https://www.epa.gov/newsreleases/epa-notifies-fiat-chrysler-clean-air-act-violations?ref=stellakamikaze.org), Fiat Chrysler Automobiles (FCA) di aver violato il Clean Air Act americano grazie all’installazione di un software che permette ad alcuni veicoli di sprigionare un quantitativo di emissioni di ossidi di azoto maggiore rispetto ai limiti previsti dalla legge. L’accusa prende di mira un software, le cui specifiche non sono state rese pubbliche all’EPA, installato sui modelli di Dodge Ram 1500 dal 2014 al 2016 e sulle Jeep Grand Cherokees che montano un motore diesel da 3 litri—Secondo le autorità dell’EPA, la violazione coinvolgerebbe circa 104.000 veicoli. “L’assenza di trasparenza quando si tratta di software che impattano le emissioni generate dal motore di un veicolo è una seria violazione della legge, che può contribuire all’immissione di inquinanti dannosi nell’aria che respiriamo,” ha spiega nella nota Cynthia Giles, Assistant Administrator dell’Office of Enforcement and Compliance Assurance dell’EPA, “\[…\], tutti i produttori di veicoli devono giocare secondo le stesse regole, e continueremo a perseguire le aziende che ottengono vantaggi competitivi sleali e illegali.” [Dopo il “Dieselgate” che aveva similmente colpito Volkswagen nel 2015](http://motherboard.vice.com/it/read/come-un-laboratorio-ha-scoperto-lo-scandalo-volkswagen?ref=stellakamikaze.org), la mancata cessazione della commercializzazione dei modelli 2017 con motore a gasolio, di cui l’EPA aveva negato la certificazione per la vendita, potrebbe costare a FCA una multa pari a 44.539 dollari per veicolo. A conti fatti si tratta di 4,63 miliardi di dollari, in un contesto però diverso da quello di Volkswagen: per ora, infatti, le sanzioni minacciate dall’EPA sono di carattere solamente amministrativo; l’ente sta attualmente indagando per verificare se il software installato da FCA possa essere classificato come “defeat device”, una formula illegale negli Stati Uniti e che comporterebbe l’inserimento della vicenda in un contesto normativo simile a quello di Volkswagen. “Non c’è un solo lavoratore di questa azienda che potrebbe anche solamente tentare qualcosa di così stupido.” La violazione è emersa a seguito dell’incremento dei controlli (prodotto dalle preoccupazioni del caso Volkswagen) effettuati dall’EPA in collaborazione con lo stato della California, e si rapporta con i limiti imposti dal Clean Air Act—Una serie di leggi pensate per proteggere l’ambiente e [prese di mira dal programma presidenziale del presidente-eletto Donald Trump](http://motherboard.vice.com/it/read/donald-trump-presidente-tecnologia-pianeta-terra?ref=stellakamikaze.org). Sergio Marchionne ha annunciato di voler negare ogni accusa—[Secondo quanto riferito dal CEO di FCA a CNBC](http://www.cnbc.com/2017/01/12/the-associated-press-us-govt-accuses-fiat-chrysler-of-cheating-on-emissions.html?ref=stellakamikaze.org), “Non c’è un solo lavoratore di questa azienda che potrebbe anche solamente tentare qualcosa di così stupido—Se mai avessi trovato qualcuno di simile l’avrei immediatamente accompagnato alla porta.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/epa-fca-violazione-clean-air-act-emissioni-dieselgate/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 gennaio 2017.* ### Newslegger™: Limonare (The Bloody Beetroots Remix) URL: https://stellakamikaze.org/newslegger-limonare-the-bloody-beetroots-remix/ Last updated: 2026-07-10T05:52:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium l'8 gennaio 2017.* *Questa è la copia carbone della Newslegger™ del 08/01, è la mia newsletter non proprio settimanale a cui ti puoi iscrivere qui: tinyletter.com/nejrottif* Buongiorno e buona domenica giovani militanti dal cuore tenero ma dai metodi sinceri, comincio dicendo che l’evento dell’anno (vd. 2017) riguarda senza ombra di dubbio il decorso influenzale più violento (aka 3 giorni di febbre) che il mio non così fragile corpo abbia mai esperito quindi ehy il 2017 finora è una bella bomba. Voi come state? Com’è andato il Natale? Lui è Gianni Parrini ed è molto simpatico. La notte di Capodanno sono andato a sentire Gianni Parrini ovvero uno zio che suonava al Cocoricò nel ’95 ed è stato sufficientemente divertente. Proprio per questo motivo credo che il modo migliore per inaugurare la prima *NEWSLEGGER™* del nuovo anno sia parlarvi dell’iniziativa della *Oxford University Press* di pubblicare in forma gratuita (fino a fine febbraio 2017) la top 10 dei paper più scaricati di alcuni suoi journal scientifici: [la trovate sotto forma di pratico post sul mio incredibile profilo Facebook](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210010295487577&set=a.2339578022507.122351.1641620086&type=3) o anche [sulla pagina Facebook di NEWSLEGGER™](https://www.facebook.com/newslegger/photos/a.909450762465214.1073741828.909048262505464/1196193830457571/?type=3) se solo la seguiste e metteste like stupidi bufu. Rimanendo sempre in tema di blablabla che ho scritto su Facebook, [The Intercept ha total snitchato il The Guardian che faceva il furby con Julian Assange](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti/posts/10209943934548595) — In breve: il duce di Wikileaks Ancora (e infine), Mark Zuckerberg qualche giorno fa ha ufficialmente inaugurato la sua marcia su Washington District of Columbia annunciando l’intenzione di voler visitare tutti gli stati americani nel corso del 2017: [qui spiego perché è la peggior cosa che possa capitare all’umanità tutta](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti/posts/10209994034361059). Per 8 anni della mia miserabile vita ho custodito il vile denaro all’interno di un portafoglio dell’A-Style regalatomi in quarta ginnasio — Questo qui sopra è il mio nuovo portafoglio, tutto in titanio, e se possibile ancora più deliziosamente ridicolo di quello dell’A-Style. A proposito di Washington District of Columbia, *The Outline* (che continua a essere pornografia ai miei occhi, anche un mese e rotti dopo l’apertura) ha intervistato Roberto Vittori, l’astronauta italiano che vivendo nei pressi del Reagan International Airport, [si è ritrovato nel corso del 2015 a compilare 6,500 lamentele formali per disturbo alla quiete pubblica LOL](https://theoutline.com/post/834/we-found-the-dc-resident-who-filed-thousands-of-the-city-s-noise-complaints?ref=stellakamikaze.org). [Un paper smazzato su arXiv dimostra che la filter bubble tocca, pericolosamente, anche Wikipedia](https://www.newscientist.com/article/2115986-wikipedia-facts-depend-on-which-language-you-read-them-in/?ref=stellakamikaze.org), e che le fonti di informazioni degli editor dell’enciclopedia libera dipendono all’area geografica in cui si trovano — Ciò significa che due voci sullo stesso argomento in due lingue diverse possono esprimere concetti molto diversi tra loro. No bueno. Su *Points*, un canale *Medium* dedicato all’intersezione tra dati e società, Danah Boyd dice un tot di cose secondo me corrette, per esempio che se storicamente il pool culturale di una determinata fascia sociale ha da sempre fatto pressione al fine di questionare la narrativa tradizionale dei fatti (aka, ti hanno insegnato e più o meno dimostrato che al telegiornale dicono solo stronzate), [allora oggi anno domini 2016 sarà tuo sacro et santissimo compito smontare ogni singola forse-verità pronunciata dai media tradizionali](https://points.datasociety.net/did-media-literacy-backfire-7418c084d88d?ref=stellakamikaze.org#.9ef25zy7j). Leggasi: smettetela di blaterare di fake news e stronzate simili, perché sono solo un sintomo del problema, e la discontinuità nella narrativa del reale del mondo delle informazioni e delle pseudo-informazioni è un problema molto più profondo e radicato, che certo non si risolverà con un maledettissimo tribunale delle verità su internet o con una ridicola giuria popolare di cittadini. A questo proposito, nelle ultime settimane sono emersi una serie di decadenti totem della libera informazione (ti vedo Mentana) impegnati ad affermare che una possibile soluzione alla fame nel mon — no, alle fake news, possa essere obbligare chiunque su internet a identificarsi con nome & cognome, di fatto abolendo il concetto di anonimato. Non so bene dove cominciare per spiegare perché e in che misura questa idea sia una pessima, [quindi vi lascerò a questo post sul blog di The Coral Project](https://blog.coralproject.net/the-real-name-fallacy/?ref=stellakamikaze.org) che racconta di come si è evoluto il concetto di anonimato su internet e di come nel corso del tempo è cambiata l’avversione nei suoi confronti. In foto, Federico Nejrotti. via [Lipsteria](https://www.facebook.com/lipsteria/?fref=ts) SIETE PRONTI? Ricordate le poche righe sopra in cui mi lamento del dibattito sulle fake news e sulle post-verità? Il *The Guardian* questa settimana ci ha inculato con un bel termine che dopo qualche mesi di incubazione oltre-oceano sbarcherà disordinato in Italia e finirà per essere odiato dal sottoscritto tra circa trecentosessantacinquegiorni. [Si tratta di un bel saggio sul Canada, primo paese del mondo a sorreggersi su delle fondamenta post-nazionali :O.](https://www.theguardian.com/world/2017/jan/04/the-canada-experiment-is-this-the-worlds-first-postnational-country?ref=stellakamikaze.org) Cambiando completamente discorso, su *PLOS One* una dimostrazione empirica del perché la comunicazione scientifica oggi è più importante che mai: [in assenza di finanziamenti, gli scienziati e i ricercatori devono imparare a rivolgersi al crowdfunding per poter continuare il proprio lavoro](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0110329&ref=stellakamikaze.org). In coda a questa premessa, il mondo accademico sta per entrare in total sbattimento perché, ohibò, anche gli (non)scienziati e i (non)ricercatori hanno scoperto di poter fottere il sistema attraverso un complicato sistema di nomi falsi prestanome e journal privi di qualsivoglia credibilità pratica — La profondità di lettura di questo fenomeno è rilevante, [perché stiamo per arrivare al momento in cui l’organo di validazione del reale (la scienza) entrerà a suo volta nell’era della post-verità](http://http//www.nytimes.com/2016/12/29/upshot/fake-academe-looking-much-like-the-real-thing.html?ref=stellakamikaze.org). Insomma, ve lo immaginate un mondo in cui i grillini e quelli che alla fine dell’ultimo referendum si sono ridotti a fare i complimenti a Renzi non credono più agli articoli che cominciano con “Secondo uno studio…”? E per ora vi fate bastare ciò perché domani concludo ufficialmente la mia settimana di vacanza (Natale) e la mia settimana di riposo forzato (influenza) e torno a civilizzarvi a pieno ritmo. Distinti saluti, vostro, laureato honoris causa presso: Harvard University. [In questa GIF](http://imgur.com/tBzmFJe?ref=stellakamikaze.org), io che per il 2017 ho deciso di smettere di fumare (e di bere) (non scherzo). Se pensi che NEWSLEGGER™ spacchi puoi fare diverse cose che mi renderebbero felice, come per esempio[ seguirmi su Facebook](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti),[ seguirmi su Twitter](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) o addirittura dire ai tuoi amici[ di iscriversi a NEWSLEGGER™ attraverso questo comodo link](http://tinyletter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/newslegger-limonare-the-bloody-beetroots-remix-c503b02a2517?ref=stellakamikaze.org)*, 8 gennaio 2017.* ### Space Weed', il gioco italiano per NES a base di pizza e canne URL: https://stellakamikaze.org/space-weed-il-gioco-italiano-per-nes-a-base-di-pizza-e-canne/ Last updated: 2026-07-03T22:50:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 dicembre 2016.* In questa Italia così confusa le certezze sono pochissime—Quello che c’è di sicuro è che se domani mi alzassi dal letto e volessi sviluppare un videogioco penserei a qualunque cosa meno che a una rom funzionante esclusivamente su NES, la console Nintendo che è arrivata in Italia nel 1987\. *Space Weed* è esattamente questo: un videogioco interamente pensato per NES che parla di un fattone spaziale che spara a dei tranci di pizza (tra gli altri). C’è anche la cartuccia vera e propria, per capirci. L’esperimento è opera di [Plague Labs](http://plaguelabs.com/?ref=stellakamikaze.org), il, diciamo, laboratorio artistico portato avanti da Michele Hikikomori Falcone—*Space Weed* è stato presentato per la prima volta all’ultima edizione del Game Over Festival, ma si tratta solamente dell’ultimo di una serie sconfinata di esempi di trasformazione del medium del videogioco. Lo spirito di Plague Labs è vulcanico: Michele non è uno sviluppatore ma un’artista che, quasi incidentalmente, in questo caso ha voluto sfruttare una cartuccia del NES per esprimersi. Il cantiere di Michele produce [tavole da skateboard](http://shop.plaguelabs.com/product/plague-skateboards-deck?ref=stellakamikaze.org), giocattoli ([i Teschionauti](http://shop.plaguelabs.com/product/teschionauta-limited-edition?ref=stellakamikaze.org) e i [e](http://shop.plaguelabs.com/product/weed-head-limited-edition?ref=stellakamikaze.org) *Weed Head*[),](http://shop.plaguelabs.com/product/l-uomo-melma?ref=stellakamikaze.org) *L’Uomo Melma*[poster](http://shop.plaguelabs.com/product/33angels-art-print-big?ref=stellakamikaze.org), [giochi da tavolo](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210869417441786&set=pb.1542533560.-2207520000.1481019869.&type=3&theater): ha sviluppato videogiochi [che parlano di suore](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210860154730224&set=pb.1542533560.-2207520000.1481019869.&type=3&theater), ha creato opere [di ANSI art sfruttando pagine BBS](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10210681270178222&set=pb.1542533560.-2207520000.1481019873.&type=3&theater)e si è anche occupato di divulgazione, tenendo [un workshop sul Rom hacking](http://www.gameovermilano.org/programma.html?ref=stellakamikaze.org)durante il Game Over. Plague Labs è un insieme di contaminazioni, tecniche e idee il cui unico scopo è produrre qualcosa di, a mio parere ingenuamente, bello. “Plague Labs è nato 4 anni fa,” mi spiega Michele, ” È iniziato con delle strips a fumetti sotto lo pseudonimo di Plague Comics su una pagina Facebook e raggiunte le 50 vignette ho deciso di pubblicare delle copie cartacee,” continua. “Nel frattempo mi sono trasferito in un appartamento allora inutilizzato (in cui attualmente abito e lavoro) che appartiene alla mia famiglia e da lì l’ho reso il centro operativo delle mie produzioni—È da qui che è nata la Plague Labs ed è da qui che ho sfornato il primo ed unico volume di Plague Comics la mia prima ‘pubblicazione’ artistica, con un centinaio di copie distribuite,” mi spiega Michele. “Plague Labs è il centro operativo di un laboratorio artistico multiforme.” Il laboratorio di Michele si trova a Cosenza ma, mi spiega, si avvale di collaboratori residenti in tutto il mondo: dagli Stati Uniti ai Paesi Bassi. “Una buona parte delle tematiche toccate dalle opere riguardano i disturbi psichici legati all’uso, correlato o meno, di stupefacenti, passando per sindromi come quella di Asperger o malattie come la schizofrenia,” mi spiega Michele. “Lo slogan del laboratorio è, appunto, ‘Schizophrenia at its best’—La raccolta di fumetti recitava in copertina ‘Explicit Sickness’,” continua. “In sostanza, qualsiasi prodotto è collegato, in maniera diretta o indiretta, al tema della malattia o più nello specifico a quello della mutazione e dell’infettività. all’analisi dell’errore come espressione artistica. Le opere di Plague Labs non sono in tutto e per tutto legate al mondo del (video)gioco: non hanno lo scopo di inserirsi in una scena precisa, di riempire un buco di mercato o di seguire una determinata corrente artistica—Si tratta più di un laboratorio atto a catalizzare una varietà infinita di contaminazioni, “Gioco a circa 100 videogiochi diversi la settimana e raramente gioco per più di dieci minuti ad ogni singolo gioco,” mi spiega Michele. “Sono una sorta di casual gamer, o piuttosto un bambino che entra in sala giochi (ho in casa un cabinato MAME e ne sono fierissimo) con la paghetta della settimana e se la brucia tutta lì,” continua. “Per me sono la forma d’arte più completa esistente al momento: se ci pensi, perchè fare un EP, una serie di illustrazioni o un cartone animato, quando puoi unire tutto in un’esperienza più profonda?” Per Michele, il suo modo di esprimersi nelle opere è molto vicina alla corrente giapponese dei kusoge, “Kuso sta per ‘merda’ e Ge sta per contrarre geimu, game quindi gioco. Inutile dire di quali videogiochi stiamo parlando,” mi spiega. “Prendo ispirazione da tutto, in passato sono stato tatuatore, producer techno, vj, skater della domenica—Ma la maggior parte delle volte faccio cose che sarebbero piaciute al me di vent’anni fà.” *Space Weed* è figlio proprio di queste contaminazioni, “Il NES mi è stato regalato da mio cugino nel ’96 (avevo sei anni) circa perchè ormai era già da un po’ in auge il Super Nintendo e nessuno lo voleva più,” mi spiega. “Non era vintage, era solo vecchio—Per me fu amore a prima vista: inutile dire che sempre di più, da quel momento in poi, ho desiderato fare un videogioco per quella console. “Un po’ di tempo fa, dopo aver approfondito a sufficienza alcuni linguaggio di programmazione ‘high-level’, ho deciso che era il momento di fare uscire ‘qualcosa’ su NES,” mi spiega. “Scoprii ben presto il mondo del rom hacking— metà dello sviluppo di *Space Weed* fui invitato nella comunità di Baddesthacks.net e lì ho scoperto il folle mondo del “bad hacking” e ne rimasi completamente travolto. Al momento la comunità ospita un centinaio di membri ed io sono l’unico italiano a farne parte. Per me è un pò come una famiglia virtuale,” continua. “Un ragazzo conosciuto proprio sulla board mi ha aiutato con degli scripts di *Space Weed*, Dr. Floppy—Ho parlato loro di questa intervista chiedendo cosa potevo dire che rappresentasse al meglio il motivo per cui lo si fa e qualcuno ha risposto ‘It’s just digital graffiti’, sono solo graffiti digitali,” mi spiega. “Un altro, ‘I bad hacks sono l’equivalente digitale di disegnare qualcosa di volgare nei bagni di un liceo,’ l’attitudine è un po quella insomma.” L’approccio di Michele ai propri lavori è molto vicino a quello, per esempio, della scena DIY musicale, “Quando si tratta di un lavoro più serio, volto magari alla commercializzazione, sia esso per Plague Labs o per un committente esterno, mi metto ad un tavolino e non vado neanche a pisciare finchè non ho finito,” mi spiega. “Spesso le mie opere più goliardiche riscuotono abbastanza successo da dover essere trattate con piglio più concreto, *Space Weed* stesso è nato così.” “I bad hacks sono l’equivalente digitale di disegnare qualcosa di volgare nei bagni di un liceo.” “Ho un estremo bisogno di una prototipizzazione veloce: fondamentalmente molta roba nasce perchè ne sento io per primo il bisogno,” mi spiega, descrivendomi il processo di creazione. “Da piccolo guardavo magari Kaws o Tokidoki e pensavo ‘Caspita, mi piacerebbe diventare un designer abbastanza rinomato da avere la mia serie di giocattoli’, poi crescendo ho capito che potevo farmeli da solo,” mi racconta. “Di lì a poco ho adibito una stanza interamente alla progettazione dei giocattoli ed al momento è piena di plastica ed argilla polimerica dappertutto.” “Quando creo videogiochi succede la stessa cosa: sviluppo, produco ed impacchetto tutto da solo o al massimo vengo aiutato dai miei più stretti collaboratori—Nutro un interesse morboso e condiviso verso il design, l’oggettisca ed il collezionismo,” mi spiega. “Che siano videogiochi, giocattoli o arte fine a se stessa il confine è molto labile. Per me ormai quasi inesistente,” conclude. Tutte le opere di Plague Labs si trovano [sul suo sito](http://plaguelabs.com/?ref=stellakamikaze.org), e qualcuno di tanto in tanto fa capolino anche [sulla sua pagina Facebook](https://www.facebook.com/hikael). *Guarda FFW3: Game Breakers, il documentario di Motherboard sul mondo dei videogiochi in Italia:* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/space-weed-plague-labs-nes-michele-falcone-intervista/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 dicembre 2016.* ### Amazon vorrebbe convertire le vecchie centrali elettriche Enel in data center URL: https://stellakamikaze.org/amazon-vorrebbe-convertire-le-vecchie-centrali-elettriche-enel-in-data-center/ Last updated: 2026-07-03T22:50:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 dicembre 2016.* [Secondo un report di Reuters](http://www.reuters.com/article/us-amazon-com-enel-idUSKBN13P1VC?ref=stellakamikaze.org), attualmente Amazon sta portando avanti delle trattative con Enel per un investimento da 1 miliardo di dollari mirato alla conversione delle vecchie centrali elettriche italiane in data center per Amazon Web Services, l’unità di servizi cloud della piattaforma di Jeff Bezos. La notizia segue la linea imposta dalle recenti politiche di espansione infrastrutturali in Europa di Amazon: infatti, [dopo alcuni investimenti arrivati in Irlanda](http://www.independent.ie/business/commercial-property/amazon-to-take-ireland-spend-past-1bn-with-new-data-centre-34143142.html?ref=stellakamikaze.org), Regno Unito e Germania, l’annuncio più recente riguarda l’apertura di alcuni data center nella regione di Parigi, con investimenti simili a quelli riportati dalla fonte di Reuters. Le prime indiscrezioni sul tema risalgono al luglio di quest’anno, [quando il Corriere della Sera](http://www.corriere.it/economia/16%5Fluglio%5F09/piano-amazon-server-ex-centrali-nucleari-dell-enel-8854f10a-4540-11e6-888b-7573a5147368.shtml?ref=stellakamikaze.org) aveva riportato alcune informazioni circa possibili trattative tra le due aziende, in coincidenza con la “messa a riposo” di 23 centrali elettriche in gestione a Enel su territorio italiano (per un totale di 13 gigawatt) e alla migrazione delle infrastrutture digitali di Enel sui server di Amazon Web Services. Al tempo l’amministratore aveva confermato la notizia, [sempre al Corriere della Sera](http://www.corriere.it/economia/16%5Fluglio%5F10/conferma-starace-trattative-amazon-le-centrali-elettriche-76ed3ed0-46b3-11e6-991c-561dff04b946.shtml?ref=stellakamikaze.org), affermando di aver ricevuto proposte da Amazon ma anche “da tanti altri soggetti,” e che la riqualifica delle 23 centrali dismesse sarà valutata attentamente “tenendo presente l’interesse per il gruppo e per il territorio.” I siti interessati, come quello di Leri Cavour nel Comune di Trino o l’impianto di Alessandria, [rientrano in Future-E](http://arete.nuvolaverde.org/progetti/enel-future-e/?ref=stellakamikaze.org), il progetto di riqualificazione di ex-siti di Enel. L’unica centrale, a quanto pare, rimasta sin da subito fuori dall’accordo è quella di Castro di Montalto—In passato nota per non essere mai entrata in funzione in quanto centrale nucleare dismessa dal referendum del 1987. [ma la presenza di Fabio Veronese](http://www.01net.it/la-parola-ai-cio-al-primo-summit-italiano-di-aws/?ref=stellakamikaze.org) [Diego Piacentini](http://www.huffingtonpost.it/2016/09/08/piacentini-amazon-boccia%5Fn%5F11872836.html?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/amazon-enel-centrali-elettriche-data-center-conversione/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 dicembre 2016.* ### Newslegger™: tutti gli articoli che non parlano del referendum URL: https://stellakamikaze.org/newslegger-tutti-gli-articoli-che-non-parlano-del-referendum/ Last updated: 2026-07-10T05:52:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 4 dicembre 2016.* *Questa è la copia carbone della Newslegger™ del 4/12, è la mia newsletter non proprio settimanale a cui ti puoi iscrivere qui: tinyletter.com/nejrottif* Aò. Buona domenica a tutti qui è radio Federico Nejrotti, oggi si vota per il referendum e credo proprio che ci occuperemo di tutto meno che di queste inezie terrene. (Secondo voi *Newslegger* è troppo generico? Dovrei cambiarlo?) Fatemi sapere come state: in queste settimane di assenza siete aumentati parecchio PROBABILMENTE PER MERITO DELLA LAUREA AD HONOREM che mi è stata consegnata nientepopodimeno che da HARVARD — Perché, nel caso ancora non lo sapeste, [sono finito ad Harvard cazzooo](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209606698357901&set=a.2339578022507.122351.1641620086&type=3)!!! Ah, [e anche in Cina](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10209652824351022&set=a.10204158317511785.1073741828.1641620086&type=3). Tutte le foto di questa Newslegger™ sono gentilmente offerte da una serie di fotografi che ho cominciato a seguire su Instagram e che mi gasano anche se sembrano usciti dall’adolescenza professionale di uno che baccaglia linkando alle tipe il proprio Tumblr. Ciononostante vorrei andare in tutti questi posti. Prima di tutto, sto comprando un fottio di libri (qualcuno tempo fa qualcuno mi aveva chiesto di dare consigli per letture) — Il motivo è che Verso, la mia casa editrice preferita, [sta facendo una quantità vergognosa di sconti](http://www.versobooks.com/blogs/2968-50-off-all-our-books-until-jan-1?discount%5Fcode=endofyear2016&ref=stellakamikaze.org). Tra i vari ho comprato Andando sul difficile, *Frames of War* di Judith Butler è un saggio che, nel tentativo di trovare una soluzione al costante crescendo della violenza fisica e non degli ultimi anni, analizza come i media nel corso del tempo abbiano dipinto e contestualizzato il concetto di violenza. Poi ho comprato [Imagined Communities](https://www.versobooks.com/books/2259-imagined-communities?ref=stellakamikaze.org), il saggio di Benedict Anderson sulle origini del nazionalismo. Ancora, ho preso *Against Everything,* la guida alla vita nel ventunesimo secolo di Mark Greif — Ho comprato [War With No End](https://www.versobooks.com/books/272-war-with-no-end?ref=stellakamikaze.org), una serie di essay di vari autori sulle conseguenze globali della war on terror. Quasi finito: *Extrastatecraft* è un approfondimento sul rapporto tra architettura moderna e politiche sociali, di quelli che quando finisci all’Esselunga di Rozzano poi ti vengono gli attacchi di panico. Vabè poi ne ho altri ma ve ne ho smollati fin troppi — Se volete la lista completa scrivetemi che ve la giro. Nel mondo della scienza sta succedendo una cosa strana: sono sempre maggiori i report di irregolarità nei processi di pubblicazione dei paper. Che si tratti di dati matematici falsati o esperimenti non ripetibili, il fenomeno più grave corrisponde senza dubbio alla crescente tendenza a non sapere chi cazzo siano i soggetti coinvolti nelle board editoriali di diversi journal scientifici. [Nautilus ha pubblicato un’inchiesta sul tema](http://nautil.us/issue/42/fakes/why-fake-data-when-you-can-fake-a-scientist?ref=stellakamikaze.org), seguendo la storia del signor Hoss Cartwright: editor dell’International Journal of Agricultural Innovations and Research e personalità ambita da svariate convention a tema scientifico. Una carriera brillante, se non fosse che non esiste. :( Su *New Republic* raccontano [la storia incredibile di Benjaman Kyle](https://newrepublic.com/article/138068/last-unknown-man?ref=stellakamikaze.org), un uomo canadese ritrovato agonizzante nei pressi di un Burger King e privo di qualunque strascico di identità. Trattato come uno schizofrenico, era semplicemente stranito dal mondo civilizzato dopo aver passato 17 anni in mezzo ai boschi. *Backchannel* ripercorre [una delle più grandi bolle tecnologiche degli ultimi anni](https://backchannel.com/the-3d-printing-revolution-that-wasnt-60b000c3a3ed?ref=stellakamikaze.org): la stampa 3D è il fenomeno di (non) massa più pubblicizzato e meno utile della storia. Nessuno ha bisogno di un aggeggio per stampare action figure in poliammide in casa. Quand’è che filosofia e scienza si incontrano per produrre delle riflessioni effettivamente utili? Per esempio quando la sperimentazione in ambito chimico è così sperimentale da farci venire il dubbio [se ciò su cui si sta sperimentando sia effettivamente reale](https://www.researchgate.net/publication/271018063%5FWhat%5Fis%5Fa%5FScientific%5FConcept%5FSome%5FConsiderations%5FConcerning%5FChemistry%5Fin%5FPractical%5FRealist%5FPhilosophy%5Fof%5FScience%5FIn%5FJ-P%5FLlored%5Fed%5FThe%5FPhilosophy%5Fof%5FChemistry%5FPractices%5FMethodologies%5Fand%5FConcepts%5FCambr?ref=stellakamikaze.org). (Che significa? Stasera fai come me: spaccati una bella pizza fritta di Spontini e poi leggiti sto patema e vedi che bei sogni che ti fai.) Visto che hanno tutti il pallino per ‘ste benedette fake news, [una ricerca sul rapporto tra razionalità, etica e morale](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371%2Fjournal.pone.0166332&ref=stellakamikaze.org). Il dibattito sulla diffusione di notizie false si basa sul paradigma del fact-checking, una pratica che dovrebbe essere (secondo alcuni) pre-installata by design nelle cervella di noi bestie terrene. Verificare un’affermazione sfruttando strumenti e tecniche di stampo scientifico, per verificarne la veridicità, dovrebbe essere da prassi: questa ricerca approfondisce il tema e mostra come la realtà dei fatti sia una grossa scala di grigi tra puro giudizio di stomaco e indagine scientifica. [Seguite su Twitter l’account di Eric Holtaus](https://twitter.com/EricHolthaus/status/804473622412697600?ref=stellakamikaze.org): è un meteorologo che sta sottolineando con giustissimo, condivisibilissimo ed esageratissimo allarmismo quanto nella merda sia il pianeta Terra — Non dovete necessariamente leggere quello che vi rifila, l’importante è che cominci a entrarci in testa che il cambiamento climatico è la più grande urgenza dell’umanità. Nel frattempo, lentamente sta emergendo una crisi sanitaria globale: per anni la salute mentale della popolazione del pianeta è stata una questione forzatamente ignorata e, quando troppo rumorosa per essere accantonata, brutalizzata da pratiche di terapia e cura provenienti dagli autori di *Saw — L’enigmista.* Sempre più istituzioni stanno cominciando a riconoscere che non sempre i problemi di salute mentale sono appariscenti e sopratutto che, vista la mancanza di un percorso monitoraggio clinico supportato dal welfare, sono sempre più frequenti. Qui c’è una bella riflessione [che mette in relazione lo svilupparsi di questo fenomeno all’evoluzione delle neuroscienze e al possibile impatto sulla filosofia della legge](http://www.abc.net.au/radionational/programs/allinthemind/can-neurolaw-change-the-criminal-justice-system/7323610?ref=stellakamikaze.org), che da sempre tratta con l’accetta il concetto di responsabilità — Concetto che stride parecchio con gli sbatti di salute mentale. Ah, visto che siamo in tema di isterie mediatiche: un bel paper di ricerca su un fenomeno curioso — Una parte sempre più grossa del lavoro meccanico necessario per il mantenimento del web come lo conosciamo è svolto da dei bot, la cosa che fa megaridere è che [questi bot ormai sono talmente tanti e sono così diversi tra loro che spesso e volentieri si trovano a litigare](https://arxiv.org/abs/1609.04285?ref=stellakamikaze.org). Tutto da soli, eh. C’è una guerra automatizzata perennemente in corso su internet. Infine, visto che oggi siamo andati sul complicato, [qui c’è un bel post di approfondimento su un tema ancora abbastanza sommerso](http://www.casilli.fr/2016/11/20/never-mind-the-algorithms-the-role-of-exploited-digital-labor-and-global-click-farms-in-trumps-election/?ref=stellakamikaze.org): l’industria della manodopera digitale sottopagata è così strutturata da influenzare pesantemente tutto ciò in cui viene coinvolta, per esempio le fake news che arrivano proprio da qui. Per oggi secondo me è tutto, vado a prendere la pizza fritta. Se pensi che NEWSLEGGER™ spacchi puoi fare diverse cose che mi renderebbero felice, come per esempio [seguirmi su Facebook](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti),[ seguirmi su Twitter](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) o addirittura dire ai tuoi amici[ di iscriversi a NEWSLEGGER™ attraverso questo comodo link](http://tinyletter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/newslegger-tutti-gli-articoli-che-non-parlano-del-referendum-c6580d6ece48?ref=stellakamikaze.org)*, 4 dicembre 2016.* ### NoTube Contest è la gara per i video meno interessanti di YouTube URL: https://stellakamikaze.org/notube-contest-e-la-gara-per-i-video-meno-interessanti-di-youtube/ Last updated: 2026-07-03T22:50:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 dicembre 2016.* Siamo ormai quasi alla fine del 2016, e la storica affermazione\* di Mitchell Kapor, “Ottenere delle informazioni da internet è come cercare di bere da un idrante,” sembra ormai una barzelletta. Tra le altre decine di dati che tentano di definire un indice di grandezza per internet, ce n’è uno particolarmente sbalorditivo: secondo le ultime stime ogni minuto vengono caricate circa 300 ore di video su YouTube—Come si fanno a vedere 300 ore di video in un minuto, per stare al passo con tutto? Semplice: non si può. \*Ma poi storica affermazione perché? Ho passato esattamente 20 minuti a cercare la fonte di questa citazione sentita e strasentita ma niente da fare—[Se sapete da dove arriva scrivetemi.](mailto:federico.nejrotti@vice.com) “In un periodo storico ossessionato dalla preservazione digitale, dai database costantemente in crescita, dalle pratiche di search engine optimization e le enciclopedie illimitate, NoTube è qui per indagare sul lato oscuro dei mezzi di produzione,” [si legge nella pagina about del sito di NoTube](http://notubecontest.com/about.html?ref=stellakamikaze.org). Il progetto è stato creato e viene portato avanti dal collettivo artistico italiano IOCOSE, che avevamo già ospitato poco tempo fa qui su Motherboard con la loro ultima opera: [un memoriale per i droni caduti in guerra](http://motherboard.vice.com/it/read/drone-memorial-iocose-collettivo-droni-memoriale?ref=stellakamikaze.org). NoTube ha recentemente inaugurato l’edizione 2016 del suo contesto: l’obiettivo è di far emergere tutti quei video ormai esclusi dalle pratiche di indicizzazione sempre più rigide involontariamente imposte da YouTube. “Il progetto NoTube mette in discussione, con fare ironico, le implicazioni della filosofia dello user-generated content del Web 2.0,” si legge nella pagina about del sito. “Un sito come YouTube è costruito sulla premessa che ogni upload effettuato sulla piattaforma verrà salvato e conservato, a prescindere dalla sua qualità, utilità, significato o valore,” continua. “Per questo motivo, il database di YouTube aumenta costantemente le sue dimensione, e le opzioni disponibili per la ricerca e il filtraggio di una così grande quantità di dati sono indispensabile,” continua la pagina. “Parole chiave, link, descrizioni e titoli rendono ogni video più o meno rilevante a seconda della richiesta dell’utente,”—Il NoTube Contest mira a prendere queste premesse e ribaltarle completamente, tentando di raccogliere tutto ciò che fugge involontariamente da queste linee guida. Per capirci, l’edizione 2015 aveva coronato questo video come vincitore: “NVV2,” il video vincitore dell’edizione 2015. “Nel [NoTube Contest](http://notubecontest.com/?ref=stellakamikaze.org) vince chi riesce a trovare il video di minore valore su YouTube,” mi spiega Paolo Ruffino, [del collettivo IOCOSE](http://iocose.org/?ref=stellakamikaze.org). “I criteri per stabilire il valore di un video sono legati a tre domande fondamentali: perché il video in questione è stato realizzato, perché è stato pubblicato e perché qualcuno dovrebbe vederlo? Se non si riesce in nessun modo a rispondere a queste domande, allora è un buon video da inviare al nostro concorso,” mi spiega. “A concorso chiuso, noi IOCOSE selezioniamo i video che più si avvicinano alla totale mancanza di valore. Durante la premiazione finale (quest’anno a Il Colorificio, 16 dicembre, Milano) il pubblico in sala è invitato a votare il video vincitore,” continua Paolo. “Proiettiamo i video selezionati e quello che suscita la minore reazione vince il concorso. Una sorta di applausometro al contrario—Il vincitore si aggiudica un buono per un pranzo da [Pasta Pomodoro](http://www.pastapomodoro.com/?ref=stellakamikaze.org), ristorante italiano di San Francisco, situato tra Cherry Avenue e Bayhill Drive, immediatamente di fronte agli uffici di YouTube.” Il NoTube Contest è piuttosto rodato: infatti si svolge ormai ogni anno dal 2009, “Avevamo notato che la crescita dei social network e in particolare di servizi di video sharing come YouTube incoraggiavano esplicitamente la produzione di dati da parte degli utenti,” mi spiega Paolo. “Oltre a qualche video buffo, a qualche documentario interessante, oltre i videoclip amatoriali, c’erano sempre più “cose” senza alcun senso—Non solo brutte, ma proprio prive di alcuna ragione d’esistere,” mi spiega Paolo, raccontandomi della genesi di NoTube. “Vanessa Hudgens teases her adorable dog Darla with a ball”, il video vincitore dell’edizione 2014. “Eppure YouTube, oggi come ieri, conserva questi dati e li archivia tutti, meticolosamente. Il NoTube Contest nasce dalla domanda su come osservare questa immane quantità di immagini, senza ingiustamente trasformarla in qualcosa che non è,” mi spiega. “Non cerchiamo di trovare il bello tra questi video, non vogliamo riderne, e neppure glorificarli, ma invitiamo i partecipanti a perdersi in questo vortice di video senza alcun senso e apprezzarne l’estetica. Un aspetto fondamentale del NoTube Contest è proprio la vertigine data della ricerca di qualcosa che non ha motivo di essere trovato.” Il progetto non è puramente goliardico: in un certo senso si tratta di una riflessione sulle reali ragioni di esistere di YouTube e piattaforme simili, “I video privi di valore del NoTube Contest non sono una strana eccezione di YouTube, ma la regola,” mi spiega Paolo. “Premiamo proprio chi riesce a invertire la logica della ricerca e a trovare quello che meno vuole essere trovato (seppure sia presente in quantità così abbondante). Il motore di ricerca di YouTube infatti privilegia i video indicizzati, già visti, realizzati da utenti affermati e così via,” continua. “Cercare un file che non ha tag, titoli, collegamenti e neppure visualizzazioni è un’impresa complessa,” conclude Paolo. Per partecipare al NoTube Contest basta postare su Facebook o Twitter il link al video trovato su YouTube accompagnandolo all’hashtag #notubecontest16—Il concorso si chiuderà il 13 dicembre e tutti i selezionati saranno contattati in privato per la buona novella. La cerimonia di premiazione si svolgerà il 16 dicembre alle 18:30 a Il Colorificio, in via Giambellino 71, a Milano, in occasione dell’opening della nostra mostra personale ‘Failing Forward’. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/notube-contest-iocose-gara-video/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 dicembre 2016.* ### Humboldt e l’alba dell’ecologia URL: https://stellakamikaze.org/humboldt-e-lalba-dellecologia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Il Tascabile il 29 novembre 2016.* A lexander von Humboldt, fratello minore del filosofo Wilhelm von Humboldt, nasce a Tegel nel 1769 da una ricca famiglia prussiana che gli assicura un’ottima educazione. Dopo la morte del padre rimane in balia di una madre iperprotettiva, che non manifesta particolare sensibilità per la passione per il viaggio di Alexander e gli permette di visitare solo i grandi centri culturali europei. Proprio per questo motivo, quando nel 1796 la madre muore, Alexander non perde un attimo di tempo e comincia a organizzare la sua prima spedizione: non senza intoppi, si imbarca per il Venezuela insieme al botanico Aimé Bonpland. Viaggia per due anni, percorre il corso del fiume Orinoco, lotta ferocemente con delle anguille elettriche e nel novembre del 1800, ancora assieme a Bonpland, parte per Cuba ed esplora le Ande. Un giorno viene a sapere che la spedizione del capitano Nicolas Baudin, partita da Nantes e finita per dirigersi in Australia, sarebbe passata tra Guayaquil, in Ecuador, e Lima, in Perù. Senza esitazioni decide di aprirsi un varco nella foresta amazzonica per riuscire ad arrivare esattamente in tempo per imbarcarsi. Giunta a Quito, in Ecuador, nel gennaio del 1802, la compagnia viene a sapere che le notizie sulla spedizione di Baudin erano tutte sbagliate: il capitano si stava dirigendo verso Capo di Buona Speranza. Colto clamorosamente in fallo, Humboldt non si perde d’animo e decide di passare i mesi successivi a scalare tutti i vulcani della zona. Non contento, cinque mesi dopo si dirige cento miglia a sud di Quito e con tipico *aplomb* prussiano scala il Chimborazo, [la cima più distante dal centro della Terra](http://mathscinotes.com/2015/01/the-farthest-mountaintops-from-the-center-of-the-earth/?ref=stellakamikaze.org). Sarebbe ingenuo cercare di sbrigare le tappe di Alexander von Humboldt in così poche righe: d’altronde dopo le Ande ha esplorato il Messico, gli Stati Uniti, si è fatto di nuovo un giro in Europa e infine ha toccato gli estremi orientali della Russia. Persino Andrea Wulf, [con la sua straordinaria biografia The Invention of Nature](http://www.andreawulf.com/about-the-invention-of-nature.html?ref=stellakamikaze.org), è riuscita appena a sfiorare la vastità delle terre calpestate da Humboldt nonostante avesse a disposizione trecentocinquanta pagine. Ma la cosa che più conta è come tutti quei viaggi abbiano permesso ad Humboldt di ottenere una visione totalizzante della natura, e di intuire una astrusa e misteriosa armonia globale che lega ogni singola manifestazione di vita sulla Terra. Proprio per questo non stupisce che sia stato Humboldt uno dei primi grandi personaggi a chiedersi se l’uomo, in pieno impeto pre-industriale, non stesse rischiando di interferire con il naturale corso di questa armonia. **Quando le foreste vengono distrutte** Le traversate amazzoniche di Humboldt non gli hanno permesso soltanto di raccogliere un inventario botanico invidiabile, ma soprattutto di acquisire una singolare consapevolezza di violenza, pervasività e ingordigia dell’imperialismo coloniale europeo. Così scrive in *Personal Narrative*: Quando le foreste vengono distrutte, come succede ovunque in America a causa della fretta imprudente dei coltivatori europei, le sorgenti vengono interamente prosciugate, o diminuiscono drasticamente di numero. I letti dei fiumi, rimanendo asciutti per parte dell’anno, diventano torrenti ogni volta che la pioggia cade abbondante. Le praterie e i muschi scompaiono sotto i rami accatastati ai lati delle montagne, l’acqua che scende sotto forma di pioggia non trova impedimento al suo passaggio: e invece che aumentare progressivamente il livello dei fiumi attraverso filtrazioni costanti, scava violenta ai lati delle colline, portando con sé il terreno smosso e formando queste inondazioni improvvise, che devastano le pianure. Nel 1804, concluso il suo tour del sud America, Humboldt decide, insieme ad Aimé Bonpland, di fare una tappa a Washington per conoscere Thomas Jefferson, presidente degli Stati Uniti e scienziato. Accolto calorosamente, trascorrerà con lui una settimana in cui il principale tema di dibattito sarà l’intersezione tra natura e politica: per Jefferson l’unico modo per ottenere felicità e indipendenza è attraverso un repubblicanesimo agrario, una totale concentrazione sui valori della terra, così profonda e sentita da convincere Jefferson che i veri membri del Congresso dovrebbero essere proprio i contadini, “veri rappresentanti degli interessi americani”. Le discussioni tra i due riguarderanno spesso temi legati all’America del colonialismo spagnolo e alle politiche estere degli Stati Uniti. A questo riguardo Humboldt non ha dubbi: oltre che per l’enorme stima nei confronti di Jefferson, è in nome di una scienza libera che decide di fornire al presidente tutte le informazioni raccolte durante i suoi viaggi: credeva infatti che la crescita della comunità scientifica internazionale dovesse trascendere gli interessi nazionali. Durante la settimana a Washington, Humboldt approfondisce assieme a Jefferson le assurdità perpetrate dagli imperialismi coloniali. Gli racconta della “insaziabile avarizia” spagnola per oro e legname: il vero carburante dell’era coloniale, così ambito che, nel 1664, in *Sylva, a Discourse of Forest Trees*, John Evelyn scrive: “sarà meglio finire l’oro prima del legname”, con riferimento alle innumerevoli industrie messe in moto dalla sua lavorazione. Di passaggio dal Lago Valencia, in Venezuela, Humboldt per esempio studia il progressivo prosciugamento del lago, attribuito dai locali a un misterioso “buco sotterraneo”. Analizzando le sabbie rinvenute nella zona e paragonando i ritmi di evaporazione a quelli europei, la conclusione di Humboldt è lapalissiana: la deforestazione della zona da parte degli europei ha privato il lago di un fattore preziosissimo per il proprio fragile ecosistema. Poco distante, nella valle di Aragua, troverà intere popolazioni ridotte alla fame perché obbligate a sostituire le coltivazioni per il sostentamento agricolo con quelle di *indigofera tinctoria*, una pianta da cui viene estratta una tinta blu particolarmente ambita dai commercianti europei. Queste coltivazioni, nota Humboldt, avevano rapidamente prosciugato la fertilità del terreno e reso inospitale l’intero territorio. Che si trattasse di pratiche agricole o di interventi infrastrutturali – come le dighe piazzate nella rete fluviale senza cognizione di causa – Humboldt intuì per primo l’impatto dell’uomo sull’armonia della natura e cominciò a sospettare, e a scrivere, che l’incoscienza di quegli anni avrebbe potuto causare danni irreparabili per le generazioni future. Nel successivo lavoro di rielaborazione dei dati raccolti, Humboldt cominciò a unire i puntini per scoprire – o meglio, accorgersi – che le stesse pratiche sfruttate dai coloni spagnoli erano state replicate in Europa, e avevano allo stesso modo disturbato l’ecosistema. Si trattava dei primi studi sul cambiamento climatico antropogenico. **Naturgemälde: la natura è un tutt’uno vivente** Qualche tempo prima di formulare questi pensieri, ancora immerso nella foresta amazzonica, Humboldt vive la sua epifania: sulla vetta del Chimborazo, infatti, vive un momento quasi estatico, in cui con un “singolo sguardo” riesce a comprendere la natura nella sua interezza, da un punto di vista fisico, ma anche spirituale. Tornato all’altezza del mare, Humboldt dipinge il Naturgemälde, una mappa del vulcano corredata di informazioni sulla distribuzione geografica delle piante, un “dipinto della natura come insieme” che corrisponde a una vera rivoluzione copernicana per la scienza naturale: gli ecosistemi non sono composti di compartimenti stagni, ma sono parte di un insieme vivente su scala globale. Gli equilibri sono fragili e strettamente interdipendenti. Dall’insetto più piccolo fino alla vetta più alta, ogni elemento contribuisce alla conservazione della natura, e ogni interferenza è un duro colpo a questo innato e costante sforzo. Nel mondo i disastri ambientali si moltiplicano ogni anno, tra fenomeni di intensa siccità e violente inondazioni, e sta cominciando a prendere paurosamente piede la definizione di “rifugiato ambientale”. È proprio nella visione unificata del Naturgemälde che Humboldt inizia a concepire [il progetto delle isoterme](https://books.google.it/books?id=DytXAAAAcAAJ&pg=PA119&lpg=PA119&dq=Des+lignes+isothermes+et+de+la+distribution+de+la+ch%C3%A2leur+sur+le+golbe&source=bl&ots=crYEcqrM%5Ff&sig=7sOjA9sP6NClz-my-4cgnFEW14I&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiW8qbly77QAhVEVhQKHYDIDt8Q6AEILDAD#v=onepage&q=Des%20lignes%20isothermes%20et%20de%20la%20distribution%20de%20la%20ch%C3%A2leur%20sur%20le%20golbe&f=false), le linee metereologiche che uniscono i punti della terra e del mare che hanno la stessa temperatura, e che unite ai dati raccolti da Humboldt durante le sue spedizioni non fanno che confermare la sua teoria: la natura è un vero e proprio organismo vivente, non una risorsa inerte alle azioni dell’uomo. Queste riflessioni e scoperte non sono altro che l’inizio di un percorso molto più grande di Humboldt, quasi si trattasse di una presa di coscienza umana, più che individuale, e che nei secoli successivi finirà per influenzare tutto il mondo della scienza, e non solo. Nelle decadi seguenti John Muir, padre del movimento ambientalista americano, sarà mosso dalle stesse aspirazioni di Humboldt per la preservazione di una natura in quanto tutt’uno. Muir si batterà per la conservazione di intere foreste e contribuirà alla protezione delle sequoie americane inaugurando parchi e riserve naturali, come quelle dello Yosemite National Park. Due secoli dopo, a cavallo del nuovo millennio, la missione di Humboldt è in seria difficoltà: il sistema Terra [sta passando i suoi anni più caldi](https://www.nasa.gov/feature/goddard/2016/climate-trends-continue-to-break-records/?ref=stellakamikaze.org) da quando abbiamo cominciato a registrare la sua temperatura e le calotte polari, proprio in questi giorni, [stanno registrando ritmi di scioglimento inspiegabilmente anomali](http://tinyletter.com/sciencebyericholthaus/letters/today-in-weather-climate-sea-ice-tipping-point-edition-monday-november-21th?ref=stellakamikaze.org). Il 2016 è stato anche l’anno [del superamento definitivo dei limiti di carbonio](http://motherboard.vice.com/it/read/abbiamo-superato-il-limite-di-carbonio-nell-atmosfera?ref=stellakamikaze.org) per l’atmosfera terrestre, che ha toccato le quattrocento parti per milione: una soglia sotto la quale, probabilmente, non scenderà mai più. Nel mondo i disastri ambientali si moltiplicano ogni anno, tra fenomeni di intensa siccità e violente inondazioni, e sta cominciando a prendere paurosamente piede [la definizione di “rifugiato ambientale,”](http://www.nytimes.com/2016/05/03/us/resettling-the-first-american-climate-refugees.html?ref=stellakamikaze.org) ovvero colui costretto a migrare dalle condizioni estreme imposte dal riscaldamento globale e dal cambiamento climatico. Le istituzioni di tutto il mondo stanno lentamente prendendo parte a un processo di cambiamento che sarà ancora lungo e faticoso: il Trattato Climatico di Parigi, firmato da oltre centonovanta nazioni del mondo e ratificato da più di cento, mira a contenere l’innalzamento delle temperature globale a 1.5C° sopra i livelli pre-industriali. La brutta notizia è che non rispettare questi accordi potrebbe, questa volta definitivamente, significare conseguenze irreparabili per l’intera umanità, senza distinzione di razza, sesso, religione o classe sociale. Quella peggiore è che Donald Trump, il nuovo Presidente della prima economia del mondo sembra [non credere](https://twitter.com/realdonaldtrump/status/265895292191248385?lang=en&ref=stellakamikaze.org) a nulla di [tutto ](http://www.theatlantic.com/science/archive/2016/11/what-does-trump-think-about-climate-change-he-doesnt-know-either/508541/?ref=stellakamikaze.org)questo. --- *Fonte:* [*Il Tascabile*](https://www.iltascabile.com/scienze/humboldt-ecologia/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 novembre 2016.* ### Un hacker ha trafugato i dati di 45.000 utenti da un sito del governo italiano URL: https://stellakamikaze.org/un-hacker-ha-trafugato-i-dati-di-45-000-utenti-da-un-sito-del-governo-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:50:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 novembre 2016.* Ieri sera un hacker—o come si è definito lui stesso, Bruce Lee of the Internet, Security Pentester e Cyber Detective—, noto su Twitter [con l’handle @Kapustkiy](https://twitter.com/Kapustkiy?ref=stellakamikaze.org), ha pubblicato su [pastebin](http://pastebin.com/M0HAd5VV?ref=stellakamikaze.org) un dump contenente 9.000 username e password trafugati dai database del sito del [Dipartimento della Funzione Pubblica](http://www.mobilita.gov.it/?ref=stellakamikaze.org)—Secondo quanto dichiarato dall’hacker, è bastato un semplice attacco mediante sql injection per trafugare i database. L’hacker, diciassettenne, ha ottenuto un database da 45.000 dati di login (email e password, quest’ultime crittografate e per la maggior parte appartenenti a enti della pubblica amministrazione), ma ha deciso di pubblicarne solo 9.000—[Secondo quanto dichiarato a Softpedia](http://news.softpedia.com/news/hacker-breaks-into-italian-government-website-45-000-users-exposed-510332.shtml?ref=stellakamikaze.org) inoltre, prima del dump aveva tentato di contattare le autorità competenti per informarle circa la breccia, non ottenendo risposta. Kapustkiy aveva effettuato un’operazione simile poco tempo prima [con il sito internet di un’Ambasciata Indiana](http://indiatoday.intoday.in/technology/story/indian-official-thanks-17-year-old-hacker-for-pointing-out-web-flaws/1/812756.html?ref=stellakamikaze.org). Dopo l’attacco, il sito di mobilita.gov.it è andato in manutenzione nella mezzanotte di ieri—Secondo quanto dichiarato da Kapustkiy, la vulnerabilità è stata segnalata alle autorità 2 giorni prima del dump non ottenendo risposta. Secondo quanto dichiarato da Kapustkiy, ancora, il sito era provvisto di 6 database, e solo uno di questi è stato sottratto. Abbiamo contattato le autorità competenti per una dichiarazione, ma al momento della pubblicazione non abbiamo ancora ottenuto risposta. *Con il contributo di Riccardo Coluccini.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/kapustkiy-governo-dipartimento-funzione-pubblica-sql-hack/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 novembre 2016.* ### L’Intelligence italiana sta cercando degli “esperti di cyber” URL: https://stellakamikaze.org/lintelligence-italiana-sta-cercando-degli-esperti-di-cyber/ Last updated: 2026-07-03T22:50:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 novembre 2016.* Hai sempre sognato di fare parte del reparto di Intelligence italiano? [La storia di Edward Snowden](http://motherboard.vice.com/it/tag/edward+snowden?ref=stellakamikaze.org) ti ha fatto venire un’irrefrenabile voglia di coinvolgimento con le istituzioni, per poi scappare ad Hong Kong e raccontare tutte le loro malefatte ai giornalisti? Forse hai interpretato [l’ultima gaffe del Comitato per il Sì](http://motherboard.vice.com/it/read/referendum-matteo-renzi-bastausi-lettera?ref=stellakamikaze.org) al referendum costituzionale come una chiamata alle armi per esseri umani informaticamente alfabetizzati—La buona notizia è che da questa settimana [il Comparto Intelligence italiano sta cercando nuovi talenti](http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/lintelligence-cerca-giovani-esperti-ict.html?ref=stellakamikaze.org), o meglio: degli “esperti di cyber”. “Per combattere la minaccia cyber e potenziare strategicamente le risorse impegnate nella protezione cibernetica e sicurezza informatica, l’Intelligence recluta giovani con qualificate competenze, capacità ed esperienze nei settori della cyber security, dello sviluppo applicativo, progettazione, sviluppo e gestione delle infrastrutture di rete, delle architetture informatiche e dei relativi sistemi di sicurezza,” [si legge sul sito del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica](http://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/archivio-notizie/lintelligence-cerca-giovani-esperti-ict.html?ref=stellakamikaze.org). Il bando fa da seguito a un progetto di collaborazione tra Intelligence e atenei che va avanti da ormai 3 anni e che, stando alle parole di Marco Minniti, Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, ha permesso di “assumere 100 giovani in tre anni, 50 dalle università e 50 con le selezioni delle domande arrivate al sito www.sicurezzanazionale.gov.it, al quale sono pervenuti più di 8.000 curricula.” Il comunicato sottolinea che si tratta di un bando di formazione, “Al termine di un periodo di adeguata formazione, i giovani selezionati diventeranno professionisti della sicurezza nazionale,”—Si cercano, quindi, giovani promesse da poter crescere. L’iniziativa conferma, fortunatamente, un crescente interesse da parte delle istituzioni italiane nei confronti degli scenari di conflitto informatico, nell’ultimo periodo sempre più popolati—a partire dal recente conflitto e dibattito circa [gli attacchi provenienti dalla Russia ai danni di numerose e diverse reti americane](http://motherboard.vice.com/read/russian-hackers-launch-targeted-cyberattacks-hours-after-trumps-win?ref=stellakamikaze.org), fino al recente e violento attacco [veicolato attraverso una botnet da 1.5 milioni di terminali](http://motherboard.vice.com/read/15-million-connected-cameras-ddos-botnet-brian-krebs?ref=stellakamikaze.org). [infine annullata](http://www.lettera43.it/politica/carrai-addio-alla-cyber-security-di-palazzo-chigi%5F43675265780.htm?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/intelligence-italia-esperti-cyber-bando/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 novembre 2016.* ### Facebook ha rinunciato a usare i dati di WhatsApp per la pubblicità in Europa URL: https://stellakamikaze.org/facebook-ha-rinunciato-a-usare-i-dati-di-whatsapp-per-la-pubblicita-in-europa/ Last updated: 2026-07-03T22:50:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2016.* La conferma della sospensione da parte di Facebook dell’utilizzo dei dati di WhatsApp a scopi pubblicitari arriva [dalla Commissione per la Protezione dei Dati irlandese](https://www.ft.com/content/951d650e-abf5-11e6-9cb3-bb8207902122?ref=stellakamikaze.org), a cui l’azienda fa capo, e conferma una previsione partita il 27 ottobre scorso, [quando 28 autorità europee per la privacy hanno redatto una lettera aperta a Jan Koum](https://www.cnil.fr/sites/default/files/atoms/files/20161027%5Fletter%5Fof%5Fthe%5Fchair%5Fof%5Fthe%5Fart%5F29%5Fwp%5Fwhatsapp.pdf?ref=stellakamikaze.org), in cui manifestavano “serie preoccupazione circa i metodi della diffusione agli utenti degli aggiornamenti dei Termini e Condizioni di Uso e della Privacy Policy di WhatsApp, e conseguentemente della validità del consenso degli utenti.” Infatti, a fine agosto scorso, [WhatsApp ha aggiornato i propri Termini di Utilizzo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-impedire-a-whatsapp-di-dare-il-tuo-numero-a-facebook?ref=stellakamikaze.org) e ha notificato l’intenzione di condividere con Facebook i numeri di telefono dei suoi utenti al fine di “migliorare le tue pubblicità sul social e le tue esperienze di prodotto,”—Al tempo, l’utente aveva a disposizione 30 giorni di tempo per decidere (e sopratutto comprendere) cosa farsene di questa nuova policy, che di fatto avrebbe permesso a Facebook di entrare in possesso di una serie di dati personali prima esclusivi a WhatsApp e sfruttarli all’interno del proprio circuito pubblicitario. Con l’annuncio della Commissione irlandese, viene confermata la sospensione (già dalla scorsa settimana) della condivisione di questi dati tra le due aziende a seguito di alcuni mesi di scontri con le autorità nazionali e europee in quanto privacy e protezione dei dati. In Italia, lo scorso ottobre, [l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva avviato due istruttorie nei confronti di WhatsApp](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/10/28/news/privacy%5Fl%5Fantitrust%5Findaga%5Fsu%5Fwhatsapp%5Fper%5Fla%5Fcessione%5Fdei%5Fdati%5Fa%5Ffacebook-150788135/?ref=stellakamikaze.org) per sospette violazioni del Codice di Consumo: nel primo caso l’Antitrust richiedeva un accertamento sulla possibilità che WhatsApp avesse di fatto costretto gli utenti ad accettare i nuovi Termini d’Uso—Nel secondo caso, l’Antitrust richiedeva dei chiarimenti circa alcune clausole del contratto. La decisione di Facebook arriva dopo un’azione collettiva da parte di molti stati europei, e evidenzia un cedimento definitivo dopo la sospensione delle operazioni di condivisone dati avvenute in Germania e nel Regno Unito—Per Elizabeth Denham, Information Commissioner per il Regno Unito, “La preoccupazione riguardava i dubbi per cui i consumatori non fossero correttamente protetti,” [ha spiegato in una dichiarazione all’inizio di novembre](https://iconewsblog.wordpress.com/2016/11/07/information-commissioner-updates-on-whatsapp-facebook-investigation/?ref=stellakamikaze.org), “Non penso che gli utenti abbiano abbastanza informazioni circa ciò che Facebook ha intenzione di fare con le loro informazioni, e non credo che WhatsApp abbia ottenuto un reale consenso da parte degli utenti per la condivisone delle loro informazioni,” continua. “Credo che gli utenti debbano avere a disposizione uno strumento di controllo continuo per monitorare l’utilizzo delle loro informazioni, non solamente una finestra da 30 giorni.” Questo annuncio si inserisce in contesto di scontro crescente tra numerose piattaforme internet e le normative per la privacy europee, [ultimamente rafforzate dall’introduzione del Privacy Shield](http://europa.eu/rapid/press-release%5FIP-16-2461%5Fit.htm?ref=stellakamikaze.org). I had concerns that consumers weren’t being properly protected, and it’s fair to say the enquiries my team have made haven’t changed that view. I don’t think users have been given enough information about what Facebook plans to do with their information, and I don’t think WhatsApp has got valid consent from users to share the information. I also believe users should be given ongoing control over how their information is used, not just a 30 day window. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-whatsapp-pubblicita-europa-privacy-shield/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2016.* ### No, la vittoria di Donald Trump non è colpa di Facebook URL: https://stellakamikaze.org/no-la-vittoria-di-donald-trump-non-e-colpa-di-facebook/ Last updated: 2026-07-03T22:50:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 novembre 2016.* Nella serata del 10 novembre Mark Zuckerberg è apparso [in un’intervista trasmessa in streaming sul palco di Techonomy](https://www.facebook.com/zuck/videos/10103248351713921/): ha parlato delle sue prospettive per l’educazione, la scienza, l’intelligenza artificiale e ovviamente del risultato delle elezioni presidenziali americane. Zuckerberg si è opposto in maniera forte e chiara alle accuse avanzate da moltissimi media liberal secondo cui parte della colpa per la vittoria di Donald Trump [è da imputare all’assenza di contromisure alla diffusione di bufale su Facebook](http://www.vox.com/new-money/2016/11/6/13509854/facebook-politics-news-bad?ref=stellakamikaze.org)—In pratica, molti elettori potenzialmente democratici avrebbero infine deciso di virare su Trump a seguito dell’esposizione continua di bufale e articoli sensazionalistici. “Non credo che le bufale su Facebook, che comunque sono soltanto una piccola frazione dei contenuti in circolo sulla piattaforma, abbiano in qualche modo influenzato il risultato delle elezioni,” ha spiegato Mark Zuckerberg. “Gli elettori prendono le loro decisioni sulla base delle loro esperienze di vita.” Poco dopo ha aggiunto che, probabilmente, questo tipo di reazione ha origine nel tentativo da parte dell’impianto mediatico, traumatizzato dal cortocircuito Trump, di semplificare all’estremo il risultato dell’elezione pur di poter fornire una spiegazione plausibile. Con un inaspettato colpo di scena, Mark Zuckerberg ha assolutamente ragione: imputare a Facebook la colpa (o parte di essa) del risultato di queste elezioni è un atteggiamento miope e, paradossalmente, perfettamente in linea con le politiche editoriali [che gli stessi media liberal hanno sfruttato per tutta la durata della campagna elettorale](https://www.theguardian.com/media/2016/oct/13/liberal-media-bias-working-class-americans?ref=stellakamikaze.org). Il principio secondo cui una piattaforma social come Facebook dovrebbe fungere da guardiana della democrazia è fallace e pericolosamente compatibile con le divisioni in compartimenti stagni (ricchi vs poveri, vecchi vs giovani, intelligenti vs ignoranti) che tanto comodo fanno a chi queste debolezze mediatiche le sfrutta. Il problema della filter bubble, ancora prima di influenzare gli stessi lettori, ha influenzato l’atteggiamento dei media nei confronti delle notizie. La novità è che questa volta il cosiddetto establishment non è riuscito a fermare un candidato che ha deciso di catalizzare il risentimento di un’intera fetta di popolazione, che per svariati motivi diversi è da anni ignorata da un intero impianto mediatico. **FACEBOOK È ROTTO**Ciononostante, ignorare i problemi di Facebook pur di avvalorare la tesi di un cortocircuito mediatico fatale sarebbe un atteggiamento ingenuo e altrettanto dannoso: Facebook [non è ancora](http://www.journalism.org/2016/05/26/news-use-across-social-media-platforms-2016/?ref=stellakamikaze.org)la fonte primaria di notizie della popolazione— [in particolare per la demografica](http://www.nytimes.com/interactive/2016/11/08/us/politics/election-exit-polls.html?ref=stellakamikaze.org)che pochi giorni fa ha eletto Donald Trump presidente degli Stati Uniti—, ma è senza dubbio il termometro principale delle tecniche sfruttate dalla stampa per massimizzare l’esposizione. Il problema della [filter bubble](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?f&ref=stellakamikaze.org), ancora prima di influenzare gli stessi lettori, ha influenzato l’atteggiamento dei media nei confronti delle notizie: la penetrazione all’interno della bolla sociale è possibile solamente attraverso l’utilizzo di titoli, immagini e concetti forti—Questo stesso articolo, sebbene in un certo senso ponderato nelle sue tesi, è stato presentato (da me) con un titolo estremamente categorico. Così facendo contribuisco all’ingrandimento del divario tra i poli di opinione, ma al tempo stesso è l’unica tecnica che posso sfruttare per sperare di farmi leggere da un pubblico fortemente de-sensibilizzato. *The New York Times.* [via](http://www.nytimes.com/interactive/2016/11/08/us/politics/election-exit-polls.html?ref=stellakamikaze.org) Secondo molti Facebook ha ormai bisogno di [un public editor](http://motherboard.vice.com/read/facebook-needs-a-public-editor?ref=stellakamikaze.org), una figura di carattere prettamente giornalistico che possa mediare su determinate scelte di carattere etico e deontologico: dal [problema delle bufale](http://www.vice.com/it/read/gentismo-ironico-bufala-gasparri-943?ref=stellakamikaze.org) fino [alla censura](http://motherboard.vice.com/read/i-just-got-really-mad-the-norwegian-editor-tackling-facebook-on-censorship-aftenposten?ref=stellakamikaze.org), passando [per il tipo di notizie a cui la piattaforma decide di esporci](http://science.sciencemag.org/content/early/2015/05/06/science.aaa1160?ref=stellakamikaze.org), è innegabile che Facebook funga da ponte fondamentale tra il pubblico e una grossa fetta di notizie. L’inaspettata vittoria di Donald Trump, però, è sintomo di un problema sociale e politico molto più profondo e che difficilmente (vuoi per ragioni pratiche ed economiche) potrà essere risolto con uno schiocco di dita dall’alto, con una semplice modifica all’algoritmo di visualizzazione di un social network. **L’INFORMAZIONE STA PERDENDO CONTATTO CON IL REALE** Il costante incremento nella diffusione di un tipo di informazione di carattere fortemente globalizzato (qui su Motherboard Italia, per esempio, una buona parte della nostra offerta editoriale è composta di articoli tradotti dalle edizioni estere) sta azzerando la sensibilità mediatica alle differenze e alle sfumature locali. Il dibattito politico, in questo senso, sta subendo una forte verticalizzazione: le fazioni di rappresentanza ritrovano in figure mediatiche più o meno istituzionalizzate dei punti di riferimento fortemente polarizzati e incapaci (per le stesse dinamiche che regolano l’evoluzione dei media nell’era Facebook) di garantire un’informazione realmente eterogenea. Così facendo, l’assenza di una rappresentanza sociale e politica di carattere reale e locale si trasforma nel desiderio di un’informazione semplificata e priva di quelle sfaccettature fondamentali, per esempio, all’individuazione di un trend politico così forte da portare alla vittoria di un candidato atipico come Donald Trump. Nei fatti, figure (anti)politiche di questo tipo non sono altro che il prodotto di un forte bisogno di comunicazione tra la popolazione e le istituzioni: in assenza di figure che possano svolgere questo compito, le demografiche più sensibili—le stesse che hanno votato Donald Trump e in un certo senso, in Italia, votano Movimento 5 Stelle—cercano altri punti di riferimento. La diffusione di bufale o notizie sensazionalistiche non sono altro che il prodotto dello stesso bisogno: le stesse demografiche cercano un’informazione alternativa e fuori dai circuiti di quella tradizionale. In questo senso, il passaggio per Facebook è solamente un catalizzatore che colpisce e infiamma l’impianto mediatico e le fasce di popolazione meno sensibili a questa mancanza di comunicazione: quella di Donald Trump è una vittoria le cui ragioni sono da ritrovare a un livello di disagio sociale e politico molto più profondo del dibattito sugli algoritmi utilizzati da una piattaforma social—Certi lussi li riserverei a un secondo momento di dibattito maggiormente consapevole che deve necessariamente passare, prima, per la costruzione di un ponte che riunisca le fasce più sensibili alle istituzioni. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/bufale-facebook-filter-bubble-donald-trump-mark-zuckerberg/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 novembre 2016.* ### La vittoria di Donald Trump è un disastro per la tecnologia e per la Terra URL: https://stellakamikaze.org/la-vittoria-di-donald-trump-e-un-disastro-per-la-tecnologia-e-per-la-terra/ Last updated: 2026-07-03T22:50:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 novembre 2016.* Donald Trump è il [nuovo presidente degli Stati Uniti](https://news.vice.com/it/article/i-bianchi-votano-per-donald-trump?ref=stellakamikaze.org), l’account Twitter di [Black Mirror](http://motherboard.vice.com/it/tag/black+mirror?ref=stellakamikaze.org) ha confermato [che non si tratta di un episodio della loro serie TV](https://twitter.com/blackmirror/status/796192757836554240?ref=stellakamikaze.org)né tantomeno di una campagna di marketing e, ehi, non vorrei sembrare ripetitivo ma lo stupore allucinato che abbiamo provato tutti al risveglio, oggi, è una diretta conseguenza dell’abisso che ormai separa [il mondo dell’informazione virtuale da quello reale](http://motherboard.vice.com/it/tag/filter+bubble?ref=stellakamikaze.org): gli elettori di Trump non si trovano ora e non si trovavano prima, eppure ha vinto. Concediamoci qualche ora di sano panico per alzare un po’ i livelli di allerta, dopodiché sarà fondamentale tornare tonici e frizzanti: bisogna individuare le intenzioni di Donald Trump quando si parla di tecnologia e non possiamo permettere che un leader che nega il cambiamento climatico abbia la possibilità di non essere questionato a riguardo. Prima di tutto è importante fare una premessa: parlare di tecnologia ormai significa parlare di qualunque cosa perché giorno dopo giorno l’ecosistema digitale penetra in maniera sempre più pervasiva nelle nostre vite, di fatto assottigliando la linea di confine tra tecnologia e non-tecnologia. Per esempio, se ora sciorinassi una bella predica a tema filter bubble—il fenomeno per cui tutti i nostri amici liberal non avrebbero mai detto che Donald Trump sarebbe diventato davvero presidente degli Stati Uniti, perché le dinamiche dell’internet sociale tendono a generare delle casse di risonanza che isolano le persone che la pensano allo stesso modo—il mio non si tratterebbe di un discorso di carattere tecnologico, ma politico. **LA FILTER BUBBLE È UN PROBLEMA POLITICO**È anche colpa della [filter bubble](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?f&ref=stellakamikaze.org)se l’elettorato americano ha permesso a Donald Trump di vincere, e preoccuparsi delle intenzioni di chi potrebbe o non potrebbe normare su questo fenomeno significa preoccuparsi di un’evoluzione chiave della politica del futuro—Disporre di un “termometro politico” è un aspetto chiave di una democrazia funzionante, e il cortocircuito sondaggistico (e di percezione) che si è palesato questa mattina è un chiaro segno di cedimento di un ecosistema di informazione che fino ad adesso [non aveva mai dovuto avere a che fare con delle gabbie](https://www.theguardian.com/commentisfree/2016/sep/29/trump-clinton-media-left-right-democracy?ref=stellakamikaze.org)imposte dalle stesse piattaforme su cui viaggia l’informazione. Diversi mesi fa il *Washington Post* ha pubblicato uno speciale/inchiesta sul tema: [Blue Feed, Red Feed](http://graphics.wsj.com/blue-feed-red-feed/?ref=stellakamikaze.org#/trump) mostrava all’utente il tipo di post che Facebook faceva filtrare attraverso la “bolla” in relazione a determinati temi sulla base dell’identificazione politica che il social network associava all’utente. Questa dinamica assume un carattere politico non quando un utente ha la possibilità di essere esposto a un’informazione di parte (qualunque essa sia), ma bensì quando, come in questo caso, l’utente viene esposto all’informazione di parte [e gli viene impedito di essere esposto a quella dell’altra parte](https://contently.com/strategist/2016/06/14/facebooks-filter-bubble-warped-my-perception-reality/?ref=stellakamikaze.org). I democratici, e buona parte del mondo occidentale, hanno dovuto aspettare i risultati di questa mattina per rendersi conto di quanto Donald Trump fosse forte e radicato negli Stati Uniti. **LA NET NEUTRALITY STA ASSUMENDO URGENZA ASSOLUTA**Compito del presidente degli Stati Uniti sarà anche virare il timone circa le politiche di interfacciamento tra rete e realtà: in un mondo digitale composto da servizi e piattaforme che stanno facendo tutto il possibile per sfruttare la diffusa assenza di normazione circa le libertà che le stesse aziende si possono assumere nella fornitura di un servizio, gli abusi di potere sono all’ordine del giorno. Dalle [discriminazioni di Airbnb](http://www.benedelman.org/publications/airbnb-guest-discrimination-2016-09-16.pdf?ref=stellakamikaze.org)fino alle lotte per i salari dei lavoratori di Uber, le piattaforme digitali stanno vivendo in un paese dei balocchi costruito sull’assenza di una legislazione diffusa, efficace e compatibile con le caratteristiche di questi servizi. Similmente, in un periodo storico in cui la diffusione di internet accelera a ritmi vertiginosi e la connettività è all’ordine del giorno, è fondamentale—per gli stessi motivi di prima—salvaguardare il principio di net neutrality e impedire che i servizi impegnati a fornire le connessioni dati possano imporre delle disparità di trattamento. Purtroppo per noi, [come segnalato da Ars Technica](http://arstechnica.com/tech-policy/2016/11/what-the-trump-win-means-for-tech-science-and-beyond/?ref=stellakamikaze.org) *Ars Technica*, nel 2014 Donald Trump [non aveva alcuna idea di cose fosse](https://twitter.com/realDonaldTrump/status/532608358508167168?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org)il principio di net neutrality e nutro forti dubbi circa il suo interesse sul tema. [Per quanto ne sappiamo](https://www.donaldjtrump.com/press-releases/an-america-first-economic-plan-winning-the-global-competition?ref=stellakamikaze.org), le intenzioni di Donald Trump coincidono con un linea politica di deregolamentazione generale per quanto riguarda l’apparato delle telecomunicazioni: esattamente il contrario di ciò che dovrebbe succedere per salvare la net neutrality. **DONALD TRUMP FARÀ BOLLIRE GLI STATI UNITI**Le idee di Donald Trump circa il riscaldamento globale riescono nell’incredibile impresa di far sembrare cazzatelle tutte le altre questioni finora affrontate: in breve, il nuovo presidente degli Stati Uniti crede che il riscaldamento globale sia una bufala inventata dalla Cina per rallentare l’economia americana. *Vox* ha efficacemente riassunto tutti i motivi per cui la sua vittoria si trasformerà, molto probabilmente, in una serie di chiodi ben piantati sulla bara del pianeta Terra—Prima di tutto, Donald Trump ha affermato di voler abrogare le normative [del Clean Power Plan Act e del Clean Water Act](http://www.washingtonexaminer.com/trump-would-repeal-clean-power-plan-other-big-epa-regs/article/2601931?ref=stellakamikaze.org). Nel primo casa si tratta di leggi che limitano le emissioni di gas serra da parte delle centrali elettriche, nel secondo di una serie di leggi che limitano l’inquinamento chimico e biologico delle riserve idriche degli Stati Uniti. Donald Trump ha inoltre affermato di voler eliminare la Environmental Protection Agency, abrogando di conseguenza una serie di leggi atte a limitare le emissioni e l’inqiunamento nella nazione. Ancora, ha affermato di voler ridurre (e cancellare) tutte le [spese pubbliche](http://www.bna.com/trump-says-plan-n57982082131/?ref=stellakamikaze.org) relative all’energia pulita e, soprattutto, vuole che gli Stati Uniti [si tirino fuori dal Trattato climatico di Parigi](http://www.bbc.com/news/election-us-2016-36401174?ref=stellakamikaze.org). Be’, molto bene, no? **SCIENZA, CYBERSECURITY, SPAZIO E SILICON VALLEY**Per questi ultimi temi, le intenzioni di Donald Trump sono piuttosto laconiche: infatti, il materiale a riguardo provvisto dalla campagna è decisamente poco. Proprio a questo riguardo è importante ricordare e ricordarsi che non è accettabile che nel 2016 un presidente degli Stati Uniti non abbia messo nero su bianco, in campagna elettorale, le politiche che intende intraprendere per quanto riguarda scienza, cybersicurezza e spazio. In tutti i casi l’interesse e le dichiarazioni finora disponibili a riguardo non lasciano prevedere nulla di buono: il generale distacco tra ragione scientifica e il personaggio di Donald Trump rischia di minacciare la presenza di finanziamenti per la ricerca—Quando si parla di spazio, invece, Donald Trump ha lasciato trasparire un interesse ad ammortizzare i costi [incrementando la presenza di partnership commerciali](http://spacenews.com/trumps-space-policy-reaches-for-mars-and-the-stars/?ref=stellakamikaze.org), di fatto liberalizzando un mercato in piena esplosione e finora limitato da [una fitta trafila di tappe burocratiche](http://motherboard.vice.com/it/read/burocrazia-necessaria-per-le-missioni-spaziali?ref=stellakamikaze.org). La cybersecurity, ancora, sembra un tema piuttosto oscuro a Donald Trump, che ha manifestato solamente l’intenzione [di riformare i reparti governativi dedicati](https://www.donaldjtrump.com/policies/cyber-security?ref=stellakamikaze.org). Jeff Bezos ha un’idea per lo spazio. In conclusione, la potenziale vittoria di Donald Trump aveva fatto tremare i grandi leader della Silicon Valley, che [con una lettera aperta avevano dichiarato che](http://uk.businessinsider.com/donald-trump-tech-policies-2016-7?r=US&IR=T/&ref=stellakamikaze.org#more-than-140-silicon-valley-leaders-have-signed-an-open-letter-against-trump-declaring-him-a-disaster-for-innovation-1) “La sua linea di pensiero si oppone alla libera circolazione di idee e persone e all’interazione produttiva tra la nostra economia e il resto del mondo—e che si pone come architettura fondamentale per la crescita e l’innovazione.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/donald-trump-presidente-tecnologia-pianeta-terra/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 novembre 2016.* ### Salvatore Aranzulla è il nuovo testimonial di 'Black Mirror URL: https://stellakamikaze.org/salvatore-aranzulla-e-il-nuovo-testimonial-di-black-mirror/ Last updated: 2026-07-03T22:50:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 novembre 2016.* Qui su Motherboard mi sono tolto diverse soddisfazioni personali—La più grande probabilmente, però, è stata quella di aver inaugurato [una dirompente inchiesta](http://motherboard.vice.com/it/read/salvatore-aranzulla-wikipedia-pagina?ref=stellakamikaze.org) che ha fatto luce sulla diatriba tra nientepopodimeno che [Salvatore Aranzulla](https://www.aranzulla.it/?ref=stellakamikaze.org), oracolo e Mago Othelma dell’informatica italiana, e la community di Wikipedia in italiano. La notte dormo sereno con la consapevolezza che è merito mio, e solo mio, se Salvatore è finito su tutte [le principali testate italiane](http://www.lastampa.it/2016/06/11/tecnologia/news/come-rimuovere-la-pagina-di-aranzulla-da-wikipedia-e-fare-un-gran-casino-per-niente-c5aZVI1ZzXxbXRdkJsn8JL/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) e addirittura [sulla carta stampata](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10154433033539367&set=a.21473879366.27564.645609366&type=3). Oggi, non posso fare a meno che gioire al pensiero che, grazie a quella singola inchiesta, Salvatore Aranzulla sia diventato il nuovo testimonial di [Black Mirror](http://motherboard.vice.com/it/read/black-mirror-terza-stagione-netflix?f&ref=stellakamikaze.org). Netflix ha appena pubblicato sulla sua pagina Facebook un nuovo promo per la terza stagione della serie TV antologica di Charlie Brooker a tema distopie tecnologiche, “Abbiamo molte domande sul futuro,” si legge a schermo. “I videogiochi saranno reali? I ricordi avranno più valore del denaro? Potremo viaggiare nel tempo? Potremo cancellare i brutti ricordi? I social network scompariranno mai?” Mentre queste domande scorrono davanti ai nostri occhi, intravediamo una figura anonima armeggiare con delle schede elettroniche, immersa in un laboratorio polveroso, “C’è una sola persona che ha sempre una risposta, qualcuno che ha sempre le idee chiare,” tuona il promo. “Quella persona è Salvatore Aranzulla.” Purtroppo, però, la risposta di Salvatore è laconica. Grazie, Netflix. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/salvatore-aranzulla-black-mirror-netflix-testimonial/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 novembre 2016.* ### Il doodle di Google di Halloween è una bomba URL: https://stellakamikaze.org/il-doodle-di-google-di-halloween-e-una-bomba/ Last updated: 2026-07-03T22:50:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 31 ottobre 2016.* Nell’ecosistema internet moderno ci sono davvero molte cose insopportabili: i meme [sugli smartphone](http://www.hongkiat.com/blog/apple-airpod-memes/?ref=stellakamikaze.org) di nuova generazione, i meme [sui laptop](http://heavy.com/tech/2016/10/apple-macbook-pro-memes-tweets-reactions-funny-photos-best-new-october-27/?ref=stellakamikaze.org) di nuova generazione, i meme [sulle console war](http://www.memecenter.com/search/console%20wars?ref=stellakamikaze.org), il costante ricircolo su Facebook di meme agghiaccianti (sul mio feed in questo momento sta girando quella roba orribile della “[pulizia kontatti](https://www.facebook.com/proliferare/)“, santo dio ma vi sentite?) e infine i [DOODLE DI GOOGLE](https://www.google.com/doodles/?ref=stellakamikaze.org)—Che ci perseguitano da un sacco di tempo e che oggi per la prima volta nella loro storia [ne hanno imbroccata una in occasione del giorno di Halloween](https://www.google.com/doodles/halloween-2016?ref=stellakamikaze.org). Grazie Google. In pratica, il doodle di Google di oggi consiste in un divertente (sul serio) giochino in cui, prendendo le sembianze di un micione, dovremmo difenderci da costanti ondate di fantasmi. Per farlo dovremmo disegnare sullo schermo, con il mouse, alcuni simboli piuttosto semplici come un trattino (—), una linea | oppure una “V”. Ogni fantasma è associato a uno o più di questi simboli magici, e ogni volta che il giocatore riuscirà a disegnarne correttamente uno il fantasma corrispondente verrà sconfitto. Ovviamente le cose diventano complicate quando il numero di fantasmi aumenta, assieme alla loro velocità e al numero di simboli che è necessario disegnare per sconfiggerli. Se saremo troppo lenti i fantasmi finiranno per acchiappare il micio, che può sopportare un totale di 5 incontri ravvicinati prima di dichiarare definitivamente il game over. La pagina del doodle è accompagnata da un lungo making of in cui si spiega che il micio da cui è stata tratta ispirazione per il gioco si chiama Momo, e appartiene a Juliana Chen, del team di Google Doodle. “Il concept originale del gioco prevedeva un gatto magico occupato a preparare una zuppa così buona da far resuscitare i morti. Purtroppo, però, il legame tra la zuppa e Halloween risultava decisamente astratto, così abbiamo deciso di spostarsi verso una scuola di magia,” [si legge sul sito](https://www.google.com/doodles/halloween-2016?ref=stellakamikaze.org). Oggi fa parecchio freddo e il clima autunnale non regala particolari impulsi di vitalità: è un ottimo momento per giocare con Mr. Micione. Coraggio, buon Halloween. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/google-doodle-halloween-2016/?ref=stellakamikaze.org)*, 31 ottobre 2016.* ### Questi artisti italiani hanno creato un monumento per i droni caduti in guerra URL: https://stellakamikaze.org/questi-artisti-italiani-hanno-creato-un-monumento-per-i-droni-caduti-in-guerra/ Last updated: 2026-07-03T22:50:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 ottobre 2016.* A metà tra le macchine senza pilota e la realtà virtuale, [i droni](http://motherboard.vice.com/it/tag/droni?ref=stellakamikaze.org) sono il più riuscito dei compromessi sociali e tecnologici del ventunesimo secolo: fanno il loro dovere, non sembrano usciti [da una puntata di Black Mirror](http://motherboard.vice.com/it/read/black-mirror-terza-stagione-netflix?ref=stellakamikaze.org) e soprattutto non serve un dottorato in ingegneria biomeccanica per pensare di poterli utilizzare. Proprio per questo motivo sono diventati anche uno degli strumenti più in voga nei conflitti del terzo millennio. I droni per utilizzo bellico sono la consacrazione delle nuove politiche di ingaggio che hanno contraddistinto il concludersi del secolo scorso: meno truppa si utilizza meglio è, e i droni sono la ciliegina sulla torta di un percorso iniziato con la crescita nell’utilizzo dei [missili balistici a lungo raggio](http://motherboard.vice.com/it/read/caso-diplomatico-india-maro-missili?ref=stellakamikaze.org) e dell’ormai obsoleto [equilibrio del terrore](https://it.wikipedia.org/wiki/Equilibrio%5Fdel%5Fterrore?ref=stellakamikaze.org). L’idea alla base è che minimizzando il personale militare dispiegato in una determinata operazione si possa garantire una minore perdita di vite umane. Nella pratica, sebbene la robotizzazione (sia essa controllata da remoto o autonoma) dei dispositivi bellici abbia generato un’evoluzione netta delle politiche di approccio in guerra, [le dinamiche generate dalla spersonalizzazione del rapporto tra vittima](http://motherboard.vice.com/it/read/etica-legalita-robot-polizia-dallas?ref=stellakamikaze.org) (che adesso può essere colta di sorpresa e dall’alto da un piccolo drone) e carnefice (che aziona un grilletto posto su una console a chissà quante centinaia di chilometri di distanza) ha avviato un dibattito etico molto forte sul tema. Un intero capitolo dei Drone Papers pubblicati da The Intercept tratta proprio delle conseguenze della spersonalizzazione burocratica generata dalla guerra con i droni. Immagine: [The Intercept](https://theintercept.com/drone-papers/the-kill-chain/?ref=stellakamikaze.org) A pensare sempre a chi dai droni viene colpito, però, rischiamo di dimenticarci dei droni stessi: sono ammassi di ferraglia da qualche milione di dollari privi di un respiro umano al loro interno—Abbattuto uno se ne fa un altro, in teoria. In pratica, un collettivo di artisti e attivisti italiani ha appena presentato la sua nuova opera: un monumento funerario in onore di tutti i droni caduti in guerra. [IOCOSE](http://www.iocose.org/?ref=stellakamikaze.org) è un gruppo di 4 artisti italiani che si porta dietro uno storico di opere piuttosto ricco: a partire dalla loro serie sulla “[Game Arthritis](http://iocose.org/works/game%5Farthritis.html?ref=stellakamikaze.org)” fino al loro progetto [A Crowded Apocalypse](http://iocose.org/works/a%5Fcrowded%5Fapocalypse%5Fwebsite.html?ref=stellakamikaze.org), in cui hanno tentato di sviluppare delle teorie cospirazioniste in crowdsourcing, passando per la loro piattaforma [First Viewer Television](http://iocose.org/works/first%5Fviewer%5Ftelevision.html?ref=stellakamikaze.org), con cui è possibile diventare spettatori dei video su YouTube con zero visualizzazioni, IOCOSE da sempre si interroga “sul momento post-fallimento della narrativa circa lo sviluppo tecnologico e culturale,” [si legge sul loro sito](http://iocose.org/bio.html?ref=stellakamikaze.org). “IOCOSE crede che, a lungo andare, sia la narrativa utopica che quella distopica deluderanno il pubblico, per lasciare spazio a una realtà molto più mondana ed eterogenea,”—Nell’ultimo periodo il collettivo si è concentrato sul fenomeno dei droni inaugurando *In Times of Peace*, una serie di opere che si chiede [cosa farebbe un drone dopo la fine dell’era della guerra e del terrore](https://docs.google.com/document/d/15-fK-0RpZZbP0H2JFjGUr8dYR3tLm3oRFghUGUT-H9I/edit?ref=stellakamikaze.org). “Cosa fa un drone nei tempi di pace? Qual è il suo potenziale creativo, tolte le cose che noi possiamo fare con esso?” “I droni possono piazzare bombe in luoghi troppo pericolosi per gli esseri umani, scattare foto dove non è permesso, controllare il tetto di una casa o spedire ordini attraverso Amazon,” si legge nel [comunicato stampa](https://docs.google.com/document/d/15-fK-0RpZZbP0H2JFjGUr8dYR3tLm3oRFghUGUT-H9I/edit?ref=stellakamikaze.org) che affianca la serie. “Ciononostante, si tratta ancora di una prospettiva troppo strumentale per quanto riguarda i droni—Cosa fa un drone nei tempi di pace? Qual è il suo potenziale creativo, tolte le cose che noi possiamo fare con esso?” Nel 2014, con Drone+, IOCOSE ha “chiesto” a un drone di riprendere i suoi tentativi di effettuare una corsa da 100 metri, registrando i risultati con la app per il running Nike+; nello stesso anno, con Drone Selfies, IOCOSE ha collezionato una galleria fotografica di selfie di droni. Negli scorsi giorni, invece, ha inaugurato presso il Link Art Center di Brescia la sua ultima opera: Drone Memorial è un monumento funebre in onore dei droni caduti in guerra, ed è incluso nella collettiva #LAYERS, una selezione di 12 artisti italiani di varie generazioni che lavorano in vari modi e forme sui temi del digitale. Al netto delle varie campagne di inchiesta circa l’uso dei droni in guerra, dall’approfondimento *The Assassination Complex* di Jeremy Scahill, fino ai documenti segretati dei Drone Papers, pubblicati da The Intercept, lo scorso anno il cinema ha saputo riassumere efficacemente in *Eye in the Sky* (arrivato in Italia come *Il diritto di uccidere*) i diversi punti di vista che coinvolgono il dibattito sull’utilizzo dei droni. “È interessante che cinema e giornalismo si interroghino sull’etica delle operazioni di guerra svolte attraverso dron—quando e’ proprio il discorso etico che manca del tutto,” mi spiega Paolo Ruffino, del collettivo IOCOSE. “È l’assenza di domande etiche a rendere i droni così importanti per le tattiche di guerriglia contemporanee, perché aiutano a deresponsabilizzare governi e mandanti. Si pensi a[ Drones](http://www.imdb.com/title/tt2179027/?ref=stellakamikaze.org) di Rick Rosenthal, la cui trama ruota intorno alle stesse domande, ma anche report giornalistici più illustri ed esaustivi come[ When Drones Fall from the Sky](http://www.washingtonpost.com/sf/investigative/2014/06/20/when-drones-fall-from-the-sky/?ref=stellakamikaze.org) di Craig Whitlock o[ (appunto) i Drone Papers](https://theintercept.com/drone-papers/?ref=stellakamikaze.org) di The Intercept.” Se il futuro della guerra è la robotizzazione totale dei dispositivi bellici, infatti, è legittimo chiedersi in che modo verrà declinata l’etica dell’attacco da ora in poi: come faremo a ricordarci del peso umano della guerra se l’impressione sarà, grazie ai droni e ai robot, di non stare andando effettivamente in guerra? “Drone Memorial è un monumento di circa 3 metri di altezza e 4 di larghezza,” mi spiega. “La superficie è di acrilico specchiato, la base di rame e pesa circa 180 chilogrammi: rappresenta un drone nel momento dello schianto al suolo,” continua Paolo. [Matteo Cattaruzzi](http://www.bhmstudio.com/?ref=stellakamikaze.org) “Il modello rappresentato è il drone Predator, il più usato ad oggi nelle operazioni belliche. Sulle ali del drone sono incisi i nomi dei modelli dei droni caduti in guerra, il luogo e la data della caduta—Ringraziamo[ Drone Wars UK](https://dronewars.net/drone-crash-database/?ref=stellakamikaze.org) per tenere aggiornato un database impressionante. Il sito [di Drone Memorial](http://www.dronememorial.org/?ref=stellakamikaze.org) raccoglie e pubblica le coordinate del monumento, dotato di dispositivo GPS.” “L’opera è un memoriale per i droni caduti in guerra, una sorta di Altare della Patria per i droni,” mi spiega Paolo. “In quanto tale ha caratteristiche che lo differenziano dai monumenti ai caduti a cui siamo abituati—Infatti, non è legato al concetto di patria, nazione o luogo, anzi il monumento è dotato di un GPS che ne segnala la sua posizione su internet, in modo che qualunque drone, in ogni parte del mondo, possa volgersi in direzione del memorial,” continua. “L’opera suggerisce uno scenario futuribile e paradossale, in cui droni e umani possano convivere in tempi di pace.” Concentrarsi su un tema come l’umanizzazione dei droni può sembrare superfluo, ma passare per questo dibattito diventa fondamentale nel percorso di assunzione di consapevolezza delle conseguenza nell’uso dei droni, “È un concetto che abbiamo esplorato nella serie[ In Times of Peace](http://www.iocose.org/works/in%5Ftimes%5Fof%5Fpeace.html?ref=stellakamikaze.org), incentrata sulla ricerca di una concettualizzazione della vita dei droni—La serie prende il nome da una frase riportata da Paul Virilio in *Pure War*, il quale cita un documento del Pentagono dove la logistica è definita come l’assimilazione dei prodotti della ricerca bellica nell’industria civile, fondendo i tempi di guerra e di pace,” mi spiega Paolo. “La serie prende il nome da una frase riportata da Paul Virilio in Pure War, il quale cita un documento del Pentagono dove la logistica è definita come l’assimilazione dei prodotti della ricerca bellica nell’industria civile, fondendo i tempi di guerra e di pace.” “I droni sono un perfetto esempio della perdita di questa differenza. Nella serie, in cui è incluso il Drone Memorial, immaginiamo come potrebbe essere la vita di un drone in tempi di pace—Nonostante ormai noi stessi facciamo fatica a immaginare la vita umana senza conflitti o terrorismo.” Il punto cardine del dibattito rimane l’essenza del drone: da quando il tema dell’etica robot ha toccato anche il grande pubblico, la tendenza è stata quella di far riferimento a una sorta dii ‘animismo tecnologico’ ultimamente sempre più inconsapevole e comune. Si è sviluppata una sorta [di empatia](http://motherboard.vice.com/it/read/come-far-provare-dolore-robot?ref=stellakamikaze.org) verso il drone, vittima delle decisioni umane,[ così come succede con i robot antropomorfi](http://motherboard.vice.com/it/read/l-empatia-per-i-robot-ci-fottera-tutti?ref=stellakamikaze.org)‘. “Il drone e’ sia vittima che carnefice, così come i robot antropomorfi sviluppati da Boston Dynamics,” mi spiega Paolo. “È servo degli umani, ma determina la sopravvivenza o la morte delle sue vittime,” continua. “Eppure, sia droni che robot non sono inseriti in un discorso morale al momento: il loro sviluppo e’ interamente in mano a compagnie che cercano ‘quick-fix solutions’ per problemi più grandi di loro. In fondo anche i programmatori delle self-driving car si domandano se le loro automobili debbano, in caso di incidente,[ cercare di salvare i passeggeri o privilegiare gli altri autisti](http://ed.ted.com/lessons/the-ethical-dilemma-of-self-driving-cars-patrick-lin?ref=stellakamikaze.org),” continua. “Ma nessuno si chiede perché debba essere un programmatore della Silicon Valley a stabilire chi venga ucciso dalle automobili del futuro.” [Matteo Cattaruzzi](http://www.bhmstudio.com/?ref=stellakamikaze.org) In un certo senso sono state proprio la versatilità e le capacità di de-responsabilizzazione delle operazioni che hanno reso così efficienti e diffusi i droni, “Il concetto stesso di guerra a distanza nasce nell’ambito della ricerca militare negli Stati Uniti in seguito al disastro della guerra in Vietnam. Come nota Gregoire Chamayou ([Drone Theory](https://www.penguin.co.uk/books/268667/drone-theory/?ref=stellakamikaze.org), 2015), l’esercito statunitense inizia a ricercare in quel periodo una forma di guerra che limiti le perdite umane e di conseguenza non urti l’opinione pubblica e i nascenti movimenti pacifisti. Di conseguenza, i droni catturano perfettamente il concetto della ‘[uncanny valley](https://en.wikipedia.org/wiki/Uncanny%5Fvalley?ref=stellakamikaze.org)‘: sembrano quasi umani ma non lo sono, possono uccidere senza rimorsi.” Al netto di queste considerazioni, sembra retorico chiedersi perché un collettivo artistico sia così interessato a un tema come quello dei droni, “I droni sono qualcosa di ibrido e anomalo,” mi spiega Paolo. “Sono pezzi di plastica e metallo, ma sembrano vivi. Sono armi, ma anche giocattoli. Pare possano consegnare le pizze e i pacchi di Amazon, ma anche le bombe. I droni ci danno fastidio, obbligano a porsi domande che ci fanno sentire colpevoli del mondo in cui viviamo, e al tempo stesso offrono una strana sensazione di sollievo perche’ levano dalla nostra vita il contatto diretto col nemico, con l’altro.[ Lontano dagli occhi, lontano dal cuore](http://drones.pitchinteractive.com/?ref=stellakamikaze.org).” [Drone Memorial](http://iocose.org/works/drone%5Fmemorial.html?ref=stellakamikaze.org) è in esposizione fino al 19 novembre presso Spazio Contemporanea, a Brescia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/drone-memorial-iocose-collettivo-droni-memoriale/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 ottobre 2016.* ### Questo è l'anno d'oro dei videogiochi italiani URL: https://stellakamikaze.org/questo-e-lanno-doro-dei-videogiochi-italiani/ Last updated: 2026-07-03T22:50:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 ottobre 2016.* [Game Breakers](http://motherboard.vice.com/it/game-breakers?ref=stellakamikaze.org) è la serie di Motherboard sull’industria del videogioco italiana, tra firme d’autore, studios indipendenti e tornei, raccontiamo il flusso creativo che sta invadendo l’Italia. Quattro anni fa, nel 2012, ho partecipato all’organizzazione di una conferenza a tema videogiochi: mentre il palco principale ospitava personalità come [Matt Hooper](http://www.mobygames.com/developer/sheet/view/developerId,47860/?ref=stellakamikaze.org), [American McGee](https://it.wikipedia.org/wiki/American%5FMcGee?ref=stellakamikaze.org) e [Warren Spector](https://it.wikipedia.org/wiki/Warren%5FSpector?ref=stellakamikaze.org), mi sono occupato insieme ad altri ragazzi dello stand dedicato agli sviluppatori indipendenti italiani. Nonostante i grandi nomi coinvolti, la conferenza fu un totale fallimento: l’affluenza era estremamente bassa e tutti gli sforzi fatti paragonabili a un vuoto a perdere. Gli sviluppatori indipendenti che avevamo invitato ne uscirono comprensibilmente delusi: la cosa mi colpì non poco—Quella decina di studios si era fidata di noi e della possibilità che gli stavamo offrendo, e noi non eravamo stati capaci di soddisfare anche alla lontana le loro modestissime aspettative. Negli anni successivi ho conosciute altre dozzine di addetti ai lavori: la qualità dei loro progetti era decisamente eterogenea, l’unico comune denominatore è che tutti ci credevano davvero una cifra in questa faccenda di fare i videogiochi per vivere. Con tutta la dovuta modestia del caso e seguendo da vicino ormai da parecchi anni la scena dei videogiochi indipendenti in Italia, ho visto parecchia merda passare sotto i ponti. Spesso e volentieri, quando mi ritrovavo a questionare con i diretti interessati la qualità dello stronzo che mi stavano sottoponendo, la scusa che veniva addotta [riguardava l’assenza di fondi o degli sgravi fiscali necessari per il lancio effettivo dell’industria](http://motherboard.vice.com/it/read/come-sta-lindustria-del-videogioco-in-italia?ref=stellakamikaze.org). Non vi è dubbio che molti studios necessitassero di determinate agevolazioni per ricevere quel piccolo calcio in culo di cui avevano bisogno per fare il grande salto, ma il più delle volte la maggior parte dei giochi non mancava di costosi tecnicismi, al contrario mancavano di un’idea solida alla base. Certo, la creatività è da crescere e accudire su un terreno fertile (e remunerativo), ma senza qualche anomalo cavallo di Troia capace di dimostrare le potenzialità dell’industria, c’era ben poco da sperare. Improvvisamente, dopo 4 anni, quel cavallo di Troia è saltato fuori. A dirla tutta si tratta di una vera e propria mandria, ed è incazzata nera. Da anni il termometro dell’industria effettua le sue misurazioni in due occasioni ben distinte: la prima è quella del Game Over, l’altra è ovviamente la Milan Games Week. **GAME BREAKERS** Da anni il termometro dell’industria effettua le sue misurazioni in due occasioni ben distinte: la prima è quella del [Game Over](http://www.gameovermilano.org/?ref=stellakamikaze.org), il festival underground di videogiochi che si tiene al Leoncavallo, a Milano—L’altra è ovviamente la [Milan Games Week](http://www.milangamesweek.it/?ref=stellakamikaze.org), la più grande fiera di settore in Itaila. Avendo scritto per diverso tempo per una testata dedicata esclusivamente ai videogiochi indipendenti, questi due eventi per me dovevano corrispondere bene o male a una rivincita autarchica allo stradominio estero—Per anni l’unica sensazione degna di nota che queste kermesse producevano era un’enorme, profonda e rassegnata tristezza. Quest’anno, però, è stato diverso: non solo entrambe le fiere hanno assistito a un’affluenza senza precedenti, ma l’offerta degli stand era sorprendentemente alta. Se al Game Over ho visto collidere decine di concept e approcci diversi nella creazione di un amalgamo squisitamente coerente, durante la Milan Games Week, per la prima volta nella mia vita, ho visto delle persone fare la coda per provare un videogioco italiano. **Guarda la prima puntata di Game Breakers, la nostra serie di documentari sull’industria del videogioco in Italia:** [Runes: The Forgotten Path](http://motherboard.vice.com/it/read/un-team-di-sviluppatori-italiani-ci-fara-lanciare-magie-con-le-nostre-mani?ref=stellakamikaze.org) è un titolo in [realtà virtuale](http://motherboard.vice.com/it/tag/realt%C3%A0+virtuale?ref=stellakamikaze.org)per Oculus Rift e HTC Vive, è sviluppato dai triestini di [Stormborn Studios](http://www.stormbornstudio.com/?ref=stellakamikaze.org)e dando in mano al giocatore la possibilità di lanciare magie disegnando rune con le mani ha fatto collezionare alla sua postazione nello stand della Milan Games Week Indie oltre un’ora di coda. Non stupisce che la gente abbia voluto rivivere i ricordi della Salerno-Reggio Calabria il 14 agosto per un gioco in realtà virtuale che ti fa diventare Harry Potter, stupisce che quel gioco stia venendo sviluppato, ora, in Italia. Sembra quasi di essere al passo coi tempi. Una situazione simile, ma idealmente agli antipodi, si è presentata al Game Over, dove lo stand del classicissimo [Super Botte & Bamba II Turbo](http://motherboard.vice.com/it/read/piro-grezzo-superbottebamba-intervista?ref=stellakamikaze.org)—impresentabile in un ambiente istituzionale come quello della Milan Games Week—ha raccolto una calca senza precedenti di fenomeni urlanti al cospetto di un pestaggio tra Vittorio Sgarbi e Marco Columbro. Il sogno di un [sotto forma di videogioco si è avverato, è italiano e dentro c’è anche il Gabibbo—Il colpo di genio di](https://www.youtube.com/watch?v=am5kQ6uzf9A&ref=stellakamikaze.org) *Celebrity Deathmatch*[Giochi Penosi](http://www.giochipenosi.it/giochipenosi.php?ref=stellakamikaze.org)è in giro ormai da diversi anni, ma sembra che me ne sia reso conto solo ora. En passant, sarebbe tautologico ricordare certezze come [Milestone](http://motherboard.vice.com/it/read/fastweb-fast-forward-assetto-corsa?ref=stellakamikaze.org)e [Ovosonico](http://www.ovosonico.com/?ref=stellakamikaze.org)—Quest’ultimo studio per altro ha appena accolto Mattia Traverso, autore dell’unico gioco decente uscito per Kinect, *, pubblicato proprio quest’anno.* [Fru](http://motherboard.vice.com/it/read/fru-kinect-ultimo-gioco-through-games?ref=stellakamikaze.org)**DEVELOPERS** Ovviamente non bastano due bei giochi per fare la differenza: la novità è che sono ben più di due. Il 2016 è stato l’anno dell’uscita di [The Town of Light](http://motherboard.vice.com/it/read/capire-lorrore-di-un-manicomio-con-un-videogioco?ref=stellakamikaze.org), l’horror in realtà virtuale ambientato nel nosicomio di Volterra sviluppato da LKA e supportato da [un lavoro di ricerca, documentazione e catalogazione](http://issuu.com/thetownoflight/docs/diario%5Fpt1%5Feng%5F0b50aa6c113e10/1?e=19493036/30945427&ref=stellakamikaze.org)sulle testimonianze pre-legge Basaglia esemplare. Subito dopo l’estate i torinesi di 34BigThings hanno dato vita a [Redout](http://store.steampowered.com/app/517710/?l=italian&ref=stellakamikaze.org), il figliol prodigo del filone di racing game ispirati da Wipeout e F-Zero. Il gioco è piaciuto così tanto da passare, con ottimi risultati, [sulle frequenze di Total Biscuit](https://www.youtube.com/watch?v=nPLrwqd4eXY&ref=stellakamikaze.org), uno dei più noti opinionisti videoludici dell’ecosistema di YouTube. Ancora, Santa Ragione quest’anno ha pubblicato [Wheels of Aurelia](http://www.wheelsofaurelia.com/?ref=stellakamikaze.org), un racing game narrativo ambientato sulla via Aurelia negli anni ’70—Presente quando dicevo che fino a poco tempo fa mancavano le idee? Ecco. Una quota di tre prodotti italiani dal carattere hanno voluto esagerare. Il Game Over ha ospitato il successo nostalgico di [Xydonia](http://breakingbytes.tumblr.com/xydonia%5Fit?ref=stellakamikaze.org), sviluppato da Breaking Bytes e oberato dal carico di una campagna Kickstarter di successo da 25.000 euro. Ancora, il capolavoro di Marco Alfieri, [Call of Salveenee](https://www.facebook.com/callofsalveenee/), ha continuato la sua espansione a base di ruspe e mazzette da 80€. Il duo di Morbidware, da Roma, ha portato al pubblico [Ray Bibbia](https://www.facebook.com/Ray-Bibbia-1191396594264973/?fref=ts) un incrocio tra un shoot ‘em’ up e un typing game capace di far saltare i nervi a chiunque—Assieme a loro, Yonder ha presentato al pubblico [, un’avventura in coop la cui principale meccanica ruota attorno a una corda.](http://store.steampowered.com/app/381880/?l=italian&ref=stellakamikaze.org) *Red Rope*La Games Week non è certamente stata da meno: Digital Tales è riemersa con il prototipo giocabile del suo stupendo [Bookbound Brigade](https://www.facebook.com/BookboundBrigade/), un’avventura in coop che ricorda in qualche modo le meccaniche di Castle Crashers. Italo Games ha presentato [, un action adventure ambientato nella Milano degli anni ’70 e ispirato dalla cinematografia noir del periodo.](https://www.facebook.com/milanoirgame/) *MilanoirBookbound Brigade* è senza alcun dubbio uno dei giochi più ispirati che siano mai nati in Italia. Stupidi Pixel con [Quadri & Ladri](http://www.stupidipixel.com/?ref=stellakamikaze.org) ha tradotto in videogioco il business italiano dei musei, tra furti notturni, smerci tra ricettatori e esemplari di Vittorio Sgarbi pronti a portare la tua galleria alla ribalta. I Tiny Bull Studios in [hanno sfruttato la realtà virtuale per farti (non) vedere il mondo dagli occhi di un cieco e i We Are Muesli hanno ricordato a tutti cos’è il buon gusto con il loro puzzle game cooperativo](http://www.tinybullstudios.com/?ref=stellakamikaze.org) *Blind*[.](https://wearemuesli.itch.io/siheyu4n?ref=stellakamikaze.org) *SIHEYU4N*A questo punto sembra praticamente superfluo menzionare lo spessore dell’Italian Game Developers Summit di quest’anno o l’inaugurazione dell’[Italian Videogame Program](http://ivipro.it/it/home/?ref=stellakamikaze.org), un progetto che vuole tradurre il patrimonio culturale disseminato per tutta Italia in asset sfruttabili dagli sviluppatori di videogiochi. **GAMERS, STREAMERS, YOUTUBERS** Non è solamente grazie ai videogiochi stessi che in Italia il settore sta fiorendo: dai videogiocatori professionisti, fino agli streamer passando per il titanico business degli YouTuber, sono sempre di più le realtà prima amatoriale che si stanno strutturando e ramificando alla velocità della luce. Giochi Elettronici Competitivi, la prima istituzione per l’eSport in Italia sta inanellando un successo dopo l’altro dal punto di vista organizzativo, ultimo per importanza il riuscitissimo torneo di League of Legends di Lega Prima inaugurato durante il Romics di poche settimane fa, che con un setting professionale e una solida infrastruttura non ha avuto nulla da invidare alle competizioni estere. Il mondo degli streamer è sempre più ricco e al puro intrattenimento si stanno affiancando progetti di coaching e di crescita per neo-atleti—Il mondo di YouTube non ha bisogno di presentazioni. Sarebbe ingenuo esaurire un discorso così ampio qui, ed è proprio per questo motivo che da ormai due mesi qui su Motherboard Italia stiamo lavorando ad un videodocumentario sull’industria del videogioco in Italia. La prima puntata esce a giorni, ne seguiranno altre quattro—Parleremo di tutto: dei veterani del settore, degli svliuppatori, degli agonisti, degli streamer e degli youtuber, e per la prima volta da un sacco di tempo credo sinceramente non ci sia bisogno di andare all’estero per assistere a qualcosa di davvero bello per il mondo dei videogiochi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/videogiochi-italiani-successo-gamesweek-gameover-developer/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 ottobre 2016.* ### In 'Memoir En Code' il videogioco diventa terapia URL: https://stellakamikaze.org/in-memoir-en-code-il-videogioco-diventa-terapia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 ottobre 2016.* [Game Breakers](http://motherboard.vice.com/it/game-breakers?ref=stellakamikaze.org) è la serie di Motherboard sull’industria del videogioco italiana, tra firme d’autore, studios indipendenti e tornei, raccontiamo il flusso creativo che sta invadendo l’Italia. Storicamente, una buona parte della produzione culturale dell’umanità, è figlia del bisogno di esternalizzare sensazioni, emozioni o idee. A volta si tratta di una necessità di carattere divulgativo, altre volte di un’operazione terapeutica: sono le fasi della produzione che, inconsciamente, si trasformano in un balsamo per l’anima. Ragionare, esprimere e tradurre in una lingua comprensibile a tutti degli stati d’animo finora cristallizzati dentro di noi è un lavoro faticoso, e il rischio è che il medium di destinazione non sappia rendere appieno la tridimensionalità della sfera emotiva della persona che lo sta usando. Quando questa stessa operazione viene effettuando avendo come destinazione un videogioco, dove tutti i medium si incontrano e si amalgamano, le cose si fanno davvero rischiose. Il trailer di Memoir En Code. [Alex Camilleri](https://twitter.com/alexkalopsia?lang=it&ref=stellakamikaze.org) è partito da Palermo ed è arrivato a Malmö, in Svezia: nella vita sviluppa videogiochi ed ormai da qualche mese è sulle pagine della stampa internazionale di settore. Alex deve la luce dei riflettori al suo ultimo titolo, *Memoir En Code: Reissue*, un’edizione messa a lucido dell’omonimo titolo autobiografico, che aveva pubblicato nel 2015\. La *Reissue* è tale perché munita di qualche chilogrammo di contenuti in più e di una pubblicazione su Steam, ma—per me—non si tratta che di una buona scusa per poterne parlare. **MEMOIR EN CODE** *Memoir En Code* è un esperimento: si tratta di un videogioco autobiografico strutturato come un album musicale dove ogni traccia è strettamente collegata alla precedente e alla successiva. Si tratta di un esperimento rischioso perché definire *Memoir En Code* un videogioco è complicato. Infatti ogni traccia, ovvero ogni livello del gioco, è certamente interattiva—le situazioni e le emozioni che Alex vuole raccontare sono mediate attraverso una serie di mini-giochi e rompicapo—ma lo spazio di “gioco” è davvero poco. Si tratta, piuttosto, di una meccanica di sottomissione alla narrativa di Alex: l’autore chiede al giocatore di ascoltare la sua storia, in cambio regala una serie di momenti accuratamente progettati per diventare magnetici. L’autore chiede al giocatore di ascoltare la sua storia, in cambio regala una serie di momenti accuratamente progettati per diventare magnetici. Questa crosta di prevedibilità, però, è spezzata da un vero e proprio glitch di gioco: la narrativa viene frammentata da un evento inaspettato nella vita di Alex che influisce sulla storia raccontata al giocatore. Infatti, quando giocando si trova un modo per risolvere al meglio i mini-giochi, l’obiettivo conseguentemente sbloccato, ovvero la chiave alla catena di eventi che si susseguono, sembra corrispondere a una consapevolezza assunta da Alex. **Guarda la prima puntata di Game Breakers, la nostra serie di documentari sull’industria del videogioco in Italia:** Che si tratti di trovare un posto per studiare in tranquillità nella rumorosa casa siciliana della famiglia Camilleri, di apprendere i costumi olandesi—se ti invitano ad un compleanno ricordati di congratularti con tutti, non solo con il festeggiato—o di imparare a vivere una relazione a distanza, la differenza tra una vita normale e quella raccontata da Alex è da ritrovarsi solamente nell’abilità dell’autore, che è stato capace di esaltare l’ordinarietà di una vita normale sottolineando e portando all’eccesso i dettagli straordinari che, al netto delle esperienze, ci porteremo dietro per tutta la vita. **VIDEOGIOCHI E BIOGRAFIE** *Memoir En Code*non è una novità: il filone dei videogiochi autobiografici è ricco e vive di una lunga tradizione. A partire dal rework del 2003 di Mary Flanagan di Unreal Tournament, [, passando per il diario di viaggio di Anna Anthropy, che in](http://maryflanagan.com/work/domestic/?ref=stellakamikaze.org) *\[domestic\]*[racconta la sua esperienza con le terapie ormonali per il cambio di sesso.](https://w.itch.io/dys4ia?ref=stellakamikaze.org) *dys4ia*[spiega quanto è difficile avere un bambino quando la conta degli spermatozoi non aiuta—Ancora, Jason Rohrer nel 2007 pubblica](http://gamejolt.com/games/low-sperm-count/26887?ref=stellakamikaze.org) *Low Sperm Count*[, un “memento mori game” che ha creato per sé stesso e per chiunque altro ne avesse bisogno.](http://hcsoftware.sourceforge.net/passage/statement.html?ref=stellakamikaze.org) *Passage*Il trailer di \[domestic\], la mod autobiografica di Unreal Tournament sviluppata da Mary Flanagan. Al netto dello storico, però, sarebbe stupido non riconoscere a *Memoir En Code* il merito di aver portato sulle testate di settore più importanti del mondo il nome di un italiano. Poco dopo l’uscita della prima versione del gioco, [Killscreen ha definito Memoir En Code](https://killscreen.com/articles/how-measure-success-autobiographical-game/?ref=stellakamikaze.org), “il successo di Camilleri”, riferendosi a un dettaglio raccontato dall’autore stesso, “Ho speso parecchio tempo a lavorare alle intelligenze artificiali dei membri della mia famiglia \[nel capitolo sullo studio nella sua casa a Palermo, ndr\] Ciò che adoro di quel capitolo è che i bot si comportano esattamente come la mia famiglia: per esempio nel caso di mio fratello, ci sono alte probabilità che non chiuda le porte dopo averle aperte. Se guardo quella parte del gioco, mi sembra quasi di vederli davvero.” Similmente, [Gamasutra](https://www.vice.com/www.gamasutra.com/view/news/282312/Autobiographical%5FMemoir%5FEn%5FCode%5Ffinds%5Fgame%5Fmechanics%5Fin%5Fdaily%5Flife.php?ref=stellakamikaze.org)—il più importante magazine business oriented nel mondo dei videogiochi—ha esaltato le abilità di design di Camilleri, “l’autore ha trovato un modo per sfruttare il passaggio del tempo e l’interattività del gioco per dare al giocatore la capacità di riconoscersi nel gioco, senza sacrificare però un accurato ritratto della sua vita personale.” “Quando ho iniziato a svilupparlo ascoltavo molta musica, e mi infastidiva come questa fosse molto più accessibile (per ovvi motivi) rispetto ai videogame,” mi ha spiegato Alex per email.”Il mio tentativo è stato anche quello di creare un qualcosa con brevi cicli di longevità perché non tutti hanno 6 ore per giocare un gioco da punto A a punto B—e con un semplice livello di interazione. Il vero corpo del gioco sta nei dettagli e nelle sfumature del design,” continua raccontando l’importanza delle piccole sfumature di *Memoir En Code*. “Il vero corpo del gioco sta nei dettagli e nelle sfumature del design.” Quando si parla di fatti personali è sempre bene tenere conto del costo umano necessario alla traduzione di determinate sensazioni: congelare un’emozione priva di forma in una precisa meccanica di gameplay non è solamente un’operazione faticosa, ma spesso dolorosa. “In un certo senso per me è stato quasi terapeutico sviluppare alcune tracce di *Memoir En Code* perché ciò mi ha costretto ad osservare in maniera più distaccata determinati sentimenti o problematiche che mi sono trovato ad affrontare. Per certi versi penso sia anche quindi una prova di come il game design possa essere usato come pratica introspettiva per esplorare se stessi.” “Diciamo che questo progetto è stato realmente pesante dal punto di vista personale,” continua Alex. “Ci sono stati momenti in cui stavo realmente male e mi sarei dovuto allontanare da *Memoir En Code* per potermi riprendere. Ma la necessità di creare qualcosa di talmente personale e connesso con le mie sensazioni mi ha portato a tenere il piede sull’acceleratore fino alla fine. Alla fine parti di me sono finite nel gioco, parti del gioco sono indelebili dentro di me, mi spiega. “Il giorno della release ero totalmente a pezzi, anche a causa del gioco stesso. I glitch presenti nel titolo stanno un po’ a simboleggiare questa rottura psicologica causata dallo stretto rapporto tra me e *Memoir En Code*—Non so se tutto ciò abbia un senso, ma credo di sì.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/memoir-en-code-alex-camilleri-autobiografia/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 ottobre 2016.* ### Arduino non ha più un problema con Arduino URL: https://stellakamikaze.org/arduino-non-ha-piu-un-problema-con-arduino/ Last updated: 2026-07-03T22:50:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 ottobre 2016.* Quasi due anni dopo la rottura, [il Grande Scisma che ha diviso in due la famiglia di Arduino](http://motherboard.vice.com/it/read/il-problema-che-arduino-ha-con-arduino?ref=stellakamikaze.org), ha trovato un lieto fine: Mr. Massimo Banzi e Mr. Federico Musto hanno sepolto l’ascia di guerra. Pochi giorni fa, infatti, i due CEO di Arduino LLC e Arduino SRL [hanno annunciato](http://www.arduino.org/blog/two-arduinos-become-one?ref=stellakamikaze.org) che entro le fine dell’anno riuniranno i due marchi sotto il nome comune di Arduino Holding, a cui affiancheranno la no-profit Arduino Foundation, che si occuperà del mantenimento dei progetti open source dell’azienda. [Arduino è il nome di un microcontrollore made in Italy](http://motherboard.vice.com/it/tag/arduino?ref=stellakamikaze.org) piuttosto economico e munito di un ambiente di sviluppo intuitivo e piacevole da utilizzare, e che negli ultimi 7 anni [ha costruito un gigantesco business con un target fortemente eterogeneo](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-a-massimo-banzi-se-arduino-fosse-solo-un-fenomeno-di-marketing?ref=stellakamikaze.org), dal semplice hobbista, al ricercatore, fino all’artista in cerca di nuovi medium. La vicenda che si è appena risolta è, a dirla tutta, piuttosto complicata—Il punto del problema, però, è banale: fino a una settimana fa c’erano due marchi diversi e apparentemente identici per lo stesso prodotto. Il primo è Arduino LLC, detentore del dominio arduino.cc e fondato nel 2009 da Massimo Banzi, [Martino](http://www.smartprojects.it/?ref=stellakamikaze.org), Cuartielles, Mellis e Igoe: Arduino LLC è il nucleo embrionale del progetto Arduino e dal 2005 si occupa di programmare e progettare tutto ciò che riguarda il software relativo ad Arduino. Arduino LLC possiede e gestisce il dominio arduino.cc. Dall’altra parte abbiamo Arduino SRL un tempo conosciuto come Smart Projects, fondato da Martino, si occupava di tutto ciò che riguardava la produzione fisica del materiale hardware di Arduino. Nel novembre 2014 Smart Projects cambia nome in Arduino SRL e registra il dominio arduino.org. Fino a qui tutto bene. Il problema è che poco dopo aver cambiato il nome, Martino vende Arduino SRL ad una holding svizzera, Gheo SA, gestita da Federico Musto, il quale in collaborazione con dog hunter, uno studio di design sempre da lui posseduto, decide di cominciare a sviluppare la board [Arduino Yun](http://arduino.cc/en/Main/ArduinoBoardYun?from=Products.ArduinoYUN&ref=stellakamikaze.org), assieme a Arduino LLC. Il minestrone è servito. La vicenda legale nata da questa rottura è un turbine di minacce, udienze e rivendicazioni di trademark: Arduino SRL vuole invalidare il trademark che Arduino LLC detiene sul brand “Arduino” perché “Arduino SRL ha richiesto il trademark nel settembre del 2014 e ha prodotto fisicamente board marchiate Arduino dal 2005\. Arduino LLC è nata solo nel 2009 e non controllava il nome nel momento in cui ha richiesto il trademark,” [spiega Hackaday nel marzo 2015](http://hackaday.com/2015/03/12/arduino-v-arduino-part-ii/?ref=stellakamikaze.org); che riassume eloquentemente anche la risposta di Arduino LLC, “Abbiamo il trademark sul brand ‘Arduino’ da più tempo di voi e neghiamo tutte le restanti questioni che sostenete, distinti saluti.” “Questa svolta ci permetterà di avviare un nuovo percorso con Arduino, fatto di dialogo costruttivo e innovazione nel mondo dell’educazione, dei makers e dell’Internet of Things.” L’intreccio si è complicato proprio nell’estate 2015, quando Arduino SRL ha [inviato un comunicato a tutti i suoi distributori](https://hackadaycom.files.wordpress.com/2015/03/arduino-distributor-update1.pdf?ref=stellakamikaze.org) in cui spiega perché la SRL e non la LLC la ‘vera’ Arduino, e perché dovrebbero fare riferimento a loro come unico baluardo del progetto Arduino. Fortunatamente, dopo due anni di baruffe e dubbi, la necessità di fare chiarezza sulla vicenda si è volatilizzata assieme alla frattura tra le due parti, “Oggi è uno dei giorni migliori della stora di Arduino, ” ha commentato Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino LLC. “Questa svolta ci permetterà di avviare un nuovo percorso con Arduino, fatto di dialogo costruttivo e innovazione nel mondo dell’educazione, dei makers e dell’Internet of Things.” (Nel frattempo, 1.5 milioni di telecamera legate all’Internet of Things sono diventate protagoniste di uno dei più grandi attacchi DDoS della storia.) “Siamo felici di poter risolvere i problemi che abbiamo avuto negli scorsi anni, e ora il team sta lavorando insieme per poter continuare a offrire il miglior hardware e software open,” ha spiegato Federico Musto, CEO e presidente di Arduino SRL. Che dire—finalmente. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/arduino-srl-lcc-disputa-risolta-massimo-banzi-federico-musto/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 ottobre 2016.* ### L’Italia sta per votare la legge “più stupida della storia europea URL: https://stellakamikaze.org/litalia-sta-per-votare-la-legge-piu-stupida-della-storia-europea/ Last updated: 2026-07-03T22:50:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 settembre 2016.* Il 27 luglio scorso è stato reso pubblico il testo del progetto di legge “[Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo](http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/43814.htm?ref=stellakamikaze.org),” apparso per la prima volta sui nostri schermi due anni prima, quando il 27 gennaio 2014 la parlamentare del Partito Democratico Elena Ferrara ha presentato in Senato la proposta di legge. La buona notizia è che finalmente le dinamiche di internet governance stanno cominciando a essere discusse dalle nostre istituzioni, la cattiva notizia è che questo disegno di legge non ha alcun senso, a tal punto da essere stato definito “[la più stupida legge per la censura della storia europea](http://boingboing.net/2016/09/18/italy-on-the-verge-of-the-stup.html?ref=stellakamikaze.org)” dall’attivista [Cory Doctorow.](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-cory-doctorow-apollo-1201-drm?ref=stellakamikaze.org) Della norma contro il cyberbullismo [ne avevamo parlato poco tempo fa](http://motherboard.vice.com/it/read/norma-cyberbullismo-censura-internet-camera?ref=stellakamikaze.org), ma proprio [questa settimana](http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo%5Fid=43043&ref=stellakamikaze.org), tra martedì e giovedì, la Camera dei Deputati sarà chiamata a discutere e infine votare l’approvazione di questa legge che vuole accelerare il processo di rimozione di eventuali contenuti e messaggi lesivi di una persona (appunto, il cyberbullismo)—Ma che è finita per diventare (“[con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni \[…\] e con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali](http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/04/internet-si-legge-cyberbullismo-ma-si-chiama-norma-ammazza-web/2955438/?ref=stellakamikaze.org)“) uno strumento utilizzabile da chiunque per mettere in discussione la legittimità della presenza di un contenuto su internet. Per capirci, lo spazio di manovra di questa legge è riassunto efficacemente dalle numerose sfaccettature che, [in questo progetto](http://media.boingboing.net/wp-content/uploads/2016/09/bill.pdf?ref=stellakamikaze.org), assume il termine “bullismo”, “si intende l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima.” Secondo la legge, inoltre, la rimozione dei contenuti incriminata andrebbe effettuata entro 24 ore, pena sanzioni fino a 180.000 euro, e entro 30 giorni dall’approvazione della legge, “i gestori dei siti internet devono dotarsi, qualora non le abbiano già attivate, di specifiche procedure per il recepimento e la gestione delle istanze di oscuramento”—Alla vittima basterà inoltrare al “al gestore del sito internet, del social media, del servizio di messaggistica istantanea o di qualsiasi rete di comunicazione e trasmissione elettronica, nonché al Garante per la protezione dei dati personali, un’istanza per l’oscuramento, la rimozione, il blocco delle comunicazioni che lo riguardano nonché dei contenuti specifici rientranti nelle condotte di cyberbullismo.” Semplice, no? Benché il disegno di legge sia appositamente creato per normare le vicende di bullismo e cyberbullismo, le premesse poste rendono difficile credere che questo strumento non verrà utilizzato ai fini di censura da chiunque ritenga che un determinato contenuto presente su internet sia lesivo della sua sensibilità. Inoltre, questi punti evidenziano una certa incompatibilità con la Convenzione Europea dei diritti umani e con la Direttiva europea 2000/31 sul commercio elettronico che stabilisce iter diversi per la rimozione dal web di contenuti illegittimi. A ridosso dell’approvazione, alcuni esponenti di diverse forze politiche, dalla stessa Elena Ferrara del Partito Democratico, fino al Movimento 5 Stelle e Forza Italia, stanno esponendo i loro dubbi circa il raggio di azione della legge. Ferrara ha spiegato [a ](http://www.lastampa.it/2016/09/19/societa/cyberbullismo-la-legge-in-pericolo-P395eJxEGE3v7r7MGMeDwJ/pagina.html?ref=stellakamikaze.org)*La Stampa* che “Alla Camera è stata estesa la sfera di intervento in modo iperbolico andando oltre i minorenni col risultato di far diventare del tutto inefficace lo strumento dell’istanza del minorenne al Garante della Privacy, che avrebbe poi potuto intervenire per far rimuovere i contenuti offensivi.” “I gestori dei siti internet devono dotarsi, qualora non le abbiano già attivate, di specifiche procedure per il recepimento e la gestione delle istanze di oscuramento.” Come sottolineato dallo stesso Cory Doctorow nel suo post, però, gran parte dei servizi internet più utilizzati dagli italiani non hanno base in Italia, e quando ce l’hanno possono rapidamente rimbalzare la richiesta agli uffici esteri, dilungando a dismisura l’iter legislativo. Inoltre, questa legge si basa su un giudizio pienamente soggettivo di un determinato fatto—non è messa in discussione la verità di un’affermazione, ma il suo essere intesa come un attacco personale all’interessato. “Dopo la discussione e l’approvazione di questi giorni, dalla Camera la legge passerà di nuovo in Senato (da dove è partita) e dubito cambierà ulteriormente, ma a livello tecnico può certamente capitare, benché improbabile,” mi ha spiegato al telefono [Stefano Quintarelli](http://blog.quintarelli.it/?ref=stellakamikaze.org), deputato e informatico. “Visto che si vota questo pomeriggio credo che i tempi siano esauriti—Dopo questa votazione si può cercare di cambiare agendo quando tornerà al Senato, ma non è certamente facile.” L’istante di maggiore interesse per l’iter di questa legge riguarda senza dubbio il suo passaggio dal Senato alla Camera, quando il disegno è passato dal normare il contesto specifico del bullismo online all’assumere scopi repressivi decisamente più ampi. Come è successo? “Il problema non è il fenomeno repressivo, il problema è che la legge dà lo spazio per essere usata anche per altri fini. È stato possibile perché c’era un altro disegno di legge sulla repressione di questi fenomeni che era stato depositato alla Camera, ed è normale quando due disegni di legge vengano accorpati quando parlano più o meno della stessa cosa,” mi spiega Quintarelli. Ma, di fatto, come è possibile non rendersi conto di un cambio di tono del genere? “Credo che loro \[i proponenti della legge\] non percepiscano il ritorno di fiamma che una norma di questo tipo può generare, e onestamente non ho visto grandi articoli sulla stampa o denunce in televisione,” mi spiega. “Credo che dal punto di vista di molti miei colleghi per loro questa è una legge che va benissimo—Non capiscono che poi verrà usata da chiunque per qualunque motivo, la sottovalutano,” continua. “La stragrande maggioranza di questi politici non ha famigliarità con internet: manca la sensibilità su questo tema, ma come a me manca la sensibilità, per esempio, sul mercato automobilistico. Però, credo che questi miei colleghi che sono d’accordo con la legge non abbiano percepito le possibili conseguenze.” Sebbene la legge sia ancora in fase di discussione, gli emendamenti proposti da Quintarelli non sono stati approvati, “Ho proposto parecchi emendamenti per modificare tutti gli articoli, ma c’è un parere contrario su tutti,” mi spiega. “Il parere sugli emendamenti viene dato prima della votazione vera e propria: c’è un momento in cui i rappresentanti di tutti i gruppi negoziano sugli emendamenti, trattano sui vari punti—È l’ultimo tentativo di mediazione: si chiama [Comitato dei nove](https://it.wikipedia.org/wiki/Comitato%5Fdei%5Fnove?ref=stellakamikaze.org),” continua. “In questa fasei miei emendamenti sono stati bocciati, anche se poi successivamente in aula, durante la votazione articolo per articolo, questi parere verranno elencati di nuovo,” mi spiega. Le problematiche specifiche sono parecchie, ma gran parte di esse è circoscrivibile ai termini stabiliti dai primi 2 articoli della legge, “Sull’articolo 1 la mia definizione più restrittiva di bullismo e target è stata bocciata ed è stato approvata una definizione molto, troppo ampia,” mi spiega Quintarelli. “Adesso abbiamo l’articolo 2, quello che dice che uno che è vittima di un comportamento di quel genere può segnalarlo al gestore del sito, il quale entro 24 ore deve acquisire la segnalazione e dopo 48 ore deve cancellare, altrimenti la cosa può essere segnalata al Garante della privacy, che provvederà alla rimozione come si fa per il diritto all’oblio, con tutte le sanzioni relative,” mi spiega. “Questa è la parte più problematica, visto che (grazie all’articolo 1) abbiamo allargato a dismisura il raggio d’azione di questo strumento,” mi spiega. “Qualcuno mi aveva fatto un esempio con un elenco di parlamentari che avevano subito condanne penali, e queste menzioni di condanne sono presenti online, e tecnicamente generano ansia, quindi potrebbero essere target di questa legge. Insomma, è troppo poco specifica.” Inoltre, c’è anche un problema di attuabilità, “Il mio scopo era quello di avere una procedura di rimozione il più aderente possibile alle pratiche attuali già presenti: tu in genere puoi segnalare contenuti sui siti, ci sono delle meccaniche,” mi spiega. “L’idea era quella di limitare il fenomeno e di far ricadere le modalità sui meccanismi che ci sono in atto, prevedendo la possibilità di ricorso al Garante nel caso in cui fossero dei reati.” Il progetto di legge verrà votato oggi alla Camera, e infine passerà al Senato per l’ultima approvazione. Forse non c’è più tempo per sperare in altri emendamenti, ma sicuramente c’è spazio per sottolineare quanto assurda sia questa legge. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/italia-censura-cyberbullismo-voto/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 settembre 2016.* ### Il ‘popolo del Web’ non sa usare il web URL: https://stellakamikaze.org/il-popolo-del-web-non-sa-usare-il-web/ Last updated: 2026-07-03T22:50:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 settembre 2016.* Pochi giorni fa [è morta suicida Tiziana Cantone](https://news.vice.com/it/article/suicidio-tiziana-cantone?ref=stellakamikaze.org), la donna ritratta in alcuni video amatoriali a sfondo sessuale che—diffusisi sul web—la avevano portata alla depressione e al ricorrere a misure piuttosto drastiche, come il cambio di città e identità, nel tentativo di estraniare la propria persona da quel video. La storia la conoscete tutti, quindi cercherò di essere breve: Tiziana Cantone viene ripresa in un momento intimo, il video finisce online e la cosa si conclude con una buona percentuale di italiani che incamera e amplifica il [meme](https://it.wikipedia.org/wiki/Meme?ref=stellakamikaze.org) del “Stai facendo un video? Bravo.” Lei non vive particolarmente bene la cosa: la sua faccia e il suo nome vengono associati esclusivamente a quel video e a quel meme, la gente la insulta e perde le sue relazioni sociali. Tenta di porvi rimedio: intenta una causa contro diversi blog, testate giornalistiche, social network e piattaforme di distribuzione di video pornografici—Dopo l’iter legale, si ritrova [20.000€ di spese processuali a carico](http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/09/15/news/la%5Fmamma%5Fdi%5Ftiziana%5Fplagiata%5Fdal%5Ffidanzato%5Fla%5Fsentenza%5Fultima%5Fmortificazione%5F-147798787/?ref=stellakamikaze.org). Infine, pochi giorni fa, si impicca. La notizia viene data dalle principali testate e blog come da prassi: [Tiziana e la pistola cieca dei social](http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2016/09/2016-09-15PrimaIlFattoQuotidiano.jpg?ref=stellakamikaze.org), [,](http://www.giornalone.it/giornali/il%5Fmanifesto-2016-09-15-57d9ca2ece8b3.jpg?ref=stellakamikaze.org) *Lo specchio disumano della rete* *Le vite bruciate dalla rete,* *Gli orrori quotidiani della rete,* [—Potrei andare avanti](http://www.huffingtonpost.it/paolo-crepet/uccidere-social-emozioni-%5Fb%5F12023196.html?utm%5Fhp%5Fref=italy&ref=stellakamikaze.org) *I social network hanno il potere di uccidere*[per parecchio](https://www.google.it/search?q=tiziana+cantone+causa&oq=tiziana+cantone+causa&aqs=chrome..69i57.2134j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#tbm=nws&q=tiziana+cantone+web). La stampa decide di generalizzare: lo fa da sempre, specie quando si tratta di web—E non è la prima volta che questa pratica infastidisce, be’, [il popolo della rete](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=il%20popolo%20della%20rete). Nella vicenda Cantone però c’è un fattore in più: accettare la generalizzazione significa accettare di aver, in qualche modo, partecipato al suicidio della ragazza. Hai mai guardato quel video? Ne hai riso con degli amici? Hai ripetuto “Stai facendo un video? Bravo.”? È anche un po’ colpa tua, allora. No? Così si è levata [un’altra voce](http://www.glistatigenerali.com/costumi-sociali/tiziana-cantone-non-labbiamo-ammazzata-noi/?ref=stellakamikaze.org): quella che ripudia la generalizzazione della stampa e che non accetta di essere messa al pari di chi insultava Cantone per strada o di chi giustificava l’accaduto dicendo che “[se l’era andata a cercare](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10153911527065983&set=a.10150212984905983.313467.712665982&type=3)“. È vero, non mi sta bene che la stampa generalista sfrutti una sineddoche spicciola e mi (ci) includa nello stesso insieme di chi sta dando della “zoccola” a Tiziana Cantone. Questa dinamica di “rifiuto della colpa” è già emersa in passato su fenomeni di portata globale: il movimento #blacklivesmatter ha generato quello di #alllivesmatter, il fenomeno di attivismo sulla violenza di genere #allwomen ha generato, in risposta, quello di #notallmen. Questo ulteriore dibattito (siamo già al “secondo” livello: abbiamo superato il dibattito su Cantone, ora stiamo parlando dei giornali che scrivono di Cantone) però rischia di dimenticarsi di una cosa fondamentale: non è la lotta alla generalizzazione mediatica che eviterà il ripetersi di casi come questo, perché la realtà è che in un certo, complicato, senso è stato davvero il web a uccidere Tiziana Cantone. Ora mi spiego, calma. Credo che isolare la colpa alla meschinità umana (che in questo caso è indubbiamente emersa) sia ingenuo, perché non permette di guardare al passaggio chiave che ha effettivamente portato la vicenda Cantone a trasformarsi in una tragedia. Questa volta—come mille altre nel recente passato—la meschinità umana è stata amplificata da una tecnologia, quella dei social network, di cui non abbiamo ancora compreso il reale potere comunicativo. La comunicazione su internet non gioca la stessa partita della comunicazione nella vita reale: si tratta di un livello di diffusione superiore in senso spaziale—Supera i confini delle piazze, delle cittadine e delle regioni per raggiungere in un colpo solo tutta la popolazione. “La tutela di una persona che finisce in un meccanismo del genere è praticamente impossibile.” Un comizio in una grossa piazza raggiungerà al massimo qualche migliaio di persone; invece, un video virale con tutti i requisiti in ordine può sfiorare milioni di italiani nell’arco di pochi giorni, come nel caso di Tiziana Cantone. Ignorare questa abissale differenza tra i due tipi di medium comunicativi rischia di produrre danni ancora più grandi: non solo gli stronzi che a partire da un video come questo effettueranno azioni di molestia ci saranno sempre, ma continuando a credere che la piazza dei social network sia un’estensione della nostra socialità tradizionale non ci permetterà mai di adattare il nostro registro in maniera consona. [In un’intervista](http://www.lastampa.it/2016/09/15/italia/cronache/lallarme-del-garante-per-la-privacy-ammettiamolo-la-tutela-impossibile-pIs9hHBhoEAEIoHpd2peRN/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) rilasciata oggi a *La Stampa*, il Garante per la privacy ha giustamente ammesso che “Possiamo parlare della maggiore o minore efficacia degli strumenti, della lentezza dei giudici o degli organi di controllo, però bisogna anche essere onesti: la tutela di una persona che finisce in un meccanismo del genere è praticamente impossibile.” È proprio questo meccanismo ad aver ucciso Tiziana Cantone: noi tutti, proprio il *popolo del web*, siamo finiti in una tempesta di ingranaggi fatta di post, video, meme, pagine a tema—La protagonista di quel video non era Tiziana Cantone, ma la frase che pronuncia: quando più ce n’era bisogno (il momento di ‘tutela’ che menziona Soro) gli utenti non hanno avuto gli strumenti per rendersi conto del grado di amplificazione che una condivisione pubblica o l’utilizzo di quella frase nelle interazioni online subivano se filtrate attraverso la tecnologia dei social network. Un esempio di disgraziato munito di connessione a internet e con poca cognizione di causa rilanciato da un post di Selvaggia Lucarelli. Non è prendendo di mira queste persone che si risolvono le cose, ma è educandole. Questa problematica, la mancanza di comprensione della magnitudo comunicativa online, è il motivo per cui il tema delle [molestie](http://www.salon.com/2016/06/01/the%5Finternets%5Fbigot%5Fcrisis%5Ftheres%5Fa%5Fnew%5Fpush%5Fto%5Fcurtail%5Fonline%5Fbigotry%5Fbut%5Fthe%5Ftoxic%5Fsludge%5Fof%5Fhate%5Fis%5Ftoo%5Fenormous%5Fto%5Ferase/?ref=stellakamikaze.org) sul [web](http://www.salon.com/2016/05/26/people%5Flove%5Ftweeting%5Fslut%5Fstudy%5Fshows%5Fonline%5Fmisogyny%5Fruns%5Frampant%5Fand%5Fwomen%5Foften%5Fare%5Fjust%5Fas%5Fbad%5Fas%5Fmen/?ref=stellakamikaze.org) è così [importante](http://www.theatlantic.com/technology/archive/2014/11/what-the-law-can-and-cant-do-about-online-harassment/382638/?ref=stellakamikaze.org) e discusso e allo stesso tempo così difficile da risolvere. Twitter, per esempio, da anni [non sta riuscendo a trovare una soluzione adatta](http://www.theverge.com/2015/2/4/7982099/twitter-ceo-sent-memo-taking-personal-responsibility-for-the?ref=stellakamikaze.org) per le meccaniche di segnalazione e moderazione degli episodi di molestie, e questo problema sta condannando al tracollo l’intera piattaforma. È importante educare e sensibilizzare all’attivismo pro-attivo: non bisogna diventare poliziotti del web, ma bisogna collaborare con le piattaforme sfruttando le funzioni di segnalazione per indicare i contenuti che necessitano di una revisione. Ed è altrettanto importante dibattere sul tema, perché mentre siamo impegnati a crocifiggere in pubblica piazza i disgraziati muniti di connessione internet che forniscono al resto del web la loro opinione non richiesta, dal punto di vista normativo il Governo italiano si sta impegnando a promuovere una ‘[legge contro il cyberbullismo](http://motherboard.vice.com/it/read/norma-cyberbullismo-censura-internet-camera?ref=stellakamikaze.org)‘ che con il cyberbullismo non ha niente a che fare. Immaginate di tornare nel vostro liceo e di rivivere il circolare costante di pettegolezzi, insulti, dicerie e atti di bullismo—Ora fate entrare in quel liceo tutta la popolazione italiana e annullate la distanza tra le varie classi: benvenuti sui social network, il più grande miracolo mediatico dai tempi dei segnali di fumo, e allo stesso tempo la più grande fossa dei leoni mai concepita dall’uomo. In assenza di consapevolezza nei confronti dello strumento, la vicenda Cantone rischia di ripetersi: è fondamentale ed urgente comunicare a tutti gli utenti che la socialità online non corrisponde, in tutto e per tutto, alla socialità reale—Si tratta di una socialità amplificata in ogni suo aspetto: dal potenziale comunicativo (posso parlare con chiunque a chilometri di distanza senza spostarmi di un millimetro, ed essere positivamente contaminato dalle loro idee e punti di vista) a quello diffusivo (un video personale scappato di mano può rapidamente finire sotto gli occhi di un paese intero e avere conseguenze pesantissime, senza una possibilità concreta di fuggire da questa dinamica malata). Episodi di molestie di questo tipo filtrati attraverso la socialità della vita reale dispongono di impianti normativi che garantiscono la perseguibilità delle azioni e la tutele delle vittime—Sul web, però, la legge è ancora poco chiara e le dinamiche di anonimato, riproducibilità e diffusione capillare rendono decisamente più complicato il corso della legge. Per Antonello Soro, continua nell’intervista per *La Stampa*, “L’era digitale non è una prospettiva, ci siamo già dentro. E non è distinta dalla realtà, anzi è sempre più la realtà. Ritengo che sia utile preparare le generazioni future introducendo la materia di educazione civica digitale fin dalla prima elementare.” Non è combattendo gli idioti di passaggio o le generalizzazione dei giornali che eviteremo di far finire nella ‘gogna del web’ la prossima (o il prossimo) Tiziana Cantone, ma imparando a usare gli strumenti che abbiamo a disposizione e richiedendo normative snelle, agili e pensate per poter agire nei meccanismi esplosivi delle interazioni online. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/popolo-del-web-tiziana-cantone/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 settembre 2016.* ### Cosa dice l’ultima sentenza dell’UE sui link a materiale pirata URL: https://stellakamikaze.org/cosa-dice-lultima-sentenza-dellue-sui-link-a-materiale-pirata/ Last updated: 2026-07-03T22:50:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 settembre 2016.* A inizio aprile di quest’anno, Motherboard [aveva riportato](http://motherboard.vice.com/it/read/per-un-consulente-dellunione-europea-linkare-a-materiale-pirata-non-e-illegale?ref=stellakamikaze.org) la notizia della dichiarazione dell’Avvocato generale Melchior Wathelet, membro della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che era stato chiamato a esprimersi in meritoera espresso in merito a una controversia che coinvolge il weblog olandese GeenStijl.nl e Playboy. In un post di GeenStijl.nl pubblicato nell’ottobre del 2011 era incluso un link a un set di foto di Playboy caricato sul servizio di file hosting FileFactory. L’editore di Playboy, Sonoma, ha ottenuto che le foto venissero rimosse dal servizio di hosting, tuttavia GeenStijl ha continuato a linkare altre fonti pubbliche da cui reperire il materiale in questione. Ai tempi, l’Avvocato generale Wathelet [si era espresso così](http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=175626&pageIndex=0&doclang=EN&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=698833&ref=stellakamikaze.org), “I collegamenti ipertestuali che riconducono anche direttamente ad opere protette non costituiscono ‘messa a disposizione’ del pubblico quando le opere in questione sono già liberamente accessibili attraverso altri siti, al contrario, incentivano la diffusione di queste opere.” Di fatto sospendendo il giudizio in merito alla vicenda, con l’ago della bilancia a pendere apparentemente verso il weblog GeenStiji Oggi, però, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea [ha emesso](http://blogs.ft.com/brusselsblog/files/2016/09/C0160%5F2015-EN-Reference-for-a-preliminary-ruling%C2%A0%E2%80%94-Copyright-and-r.pdf?ref=stellakamikaze.org) la sua sentenza in merito, sancendo la vittoria di Sonoma, l’editore di Playboy, e garantendo la possibilità di Sonoma di richiedere e ottenere la cancellazione di quei link anche da GeenStiji. Nella sua apparente normalità, però, questa sentenza ha designato un contesto normativo senza precedenti in merito, inquadrando una volta per tutte la relazione tra link e contenuti protetti da copyright. Un link ipertestuale a un’opera protetta da copyright e pubblicata su Internet in maniera illecita risulta una violazione della norma soltanto se colui che ha pubblicato il link era cosciente, fin da subito, del carattere del contenuto linkato. “Qualora il collocamento di un link verso un’opera liberamente disponibile su un altro sito Internet sia effettuato da una persona senza fini di lucro, occorre tener conto della circostanza che tale persona non sia a conoscenza, e non possa ragionevolmente esserlo, del fatto che detta opera fosse stata pubblicata su Internet senza l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore,” si legge nel [comunicato stampa](http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2016-09/cp160092it.pdf?ref=stellakamikaze.org) pubblicato oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Proprio a partire da questa premessa, “qualora sia accertato che detta persona era al corrente, od era tenuta ad esserlo, del fatto che il link da essa collocato forniva l’accesso a un’opera illegittimamente pubblicata, ad esempio perché ne era stata avvertita dai titolari del diritto d’autore, la messa a disposizione di detto collegamento costituisce una «comunicazione al pubblico».” Per capirci: un link ipertestuale a un’opera protetta da copyright e pubblicata su Internet in maniera illecita risulta una violazione della norma soltanto se colui che ha pubblicato il link era cosciente, fin da subito, del carattere del contenuto linkato. La sentenza include all’interno di questo contesto anche le pratiche di camuffamento, come per esempio il [link framing](https://it.wikipedia.org/wiki/Deep%5Flinking?ref=stellakamikaze.org). Infine, la Corte di Giustizia ha sancito che nel caso in cui la pubblicazione di questi link sia effettuata a fini di lucro, “è legittimo aspettarsi che l’autore di tale collocamento realizzi le verifiche necessarie per garantire che l’opera di cui trattasi non sia illegittimamente pubblicata.” La sentenza, benché riesca a impostare un contesto normativo in merito, si discosta dall’opinione dell’Avvocato generale Wathelet, il quale riteneva, di fatto, che i collegamenti ipertestuali non dovessero ricadere nell’impianto legislativo della protezione del copyright. GeenStijl [ha dichiarato](http://www.reuters.com/article/us-eu-playboy-copyright-idUSKCN11E1LR?ref=stellakamikaze.org) che, “Se le media company commerciali non possono più includere collegamenti ipertestuali liberamente e senza timore, sarà difficile riportare determinate questioni degne di essere rese pubbliche, come informazioni fuoriuscite (leakate), conflitti interni e reti non sicure di grandi aziende.” Sebbene la sentenza apra ulteriormente al dibattito sul ruolo dei collegamenti ipertestuali nella costituzione della spina dorsale fondamentale di internet, l’esistenza di un contesto normativo da oggi permetterà di procedere nel dibattito in maniera più metodica e meno casuale. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/hyperlink-corte-suprema-unione-europea-infrange-copyright-lucro/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 settembre 2016.* ### Il razzo Falcon 9 di SpaceX è esploso a Cape Canaveral URL: https://stellakamikaze.org/il-razzo-falcon-9-di-spacex-e-esploso-a-cape-canaveral/ Last updated: 2026-07-03T22:50:26.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º settembre 2016.* IN AGGIORNAMENTO: [Numerosi post su Twitter](https://twitter.com/search?f=images&vertical=default&q=spacex&src=typd&ref=stellakamikaze.org) pubblicati da testimoni oculari e [la NASA](http://bigstory.ap.org/92dd9cd24d6444c4a93855dd25e6d0c1?utm%5Fcampaign=SocialFlow&utm%5Fsource=Twitter&utm%5Fmedium=AP) riportano un’esplosione avvenuta questa pomeriggio presso la rampa di lancio di SpaceX, a Cape Canaveral. Secondo la NASA, SpaceX stava conducendo dei test privi di equipaggio sul suo vettore di lancio Falcon9, quando una forte esplosione si è verificata nei pressi della rampa. SpaceX stava conducendo dei test preliminari in vista del lancio pianificato per questo sabato. Le informazioni ufficiali a riguardo sono ancora scarse, ma numerose immagini e video dell’accaduto sono comparse su Twitter. Secondo Chris Bergin, managing editor di NASASpaceFlight, “Molti addetti di Cape Canaveral hanno riportato un’esplosione presso il sito di lancio di Falcon9 al pad SLC-40.” Il lancio che SpaceX aveva in programma per sabato prevedeva la messa in orbita, grazie a Falcon9, del satellite per comunicazioni Amos 6 per conto di Spacecom of Israel. Al momento non è ancora nota la gravità dell’esplosione né se Amos 6 sia stato coinvolto. Non sembrano esserci feriti. Aggiorneremo il post con l’evolversi dei fatti. Aggiornamento: SpaceX ha pubblicato una dichiarazione su Twitter sostenendo che l’anomalia all’origine dell’incidente sarebbe stata alla rampa di lancio, e che avrebbe causato la perdita sia del veicolo che del carico, ma nessuna fatalità. La video diretta di WFTV Channel 9. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/falcon-9-space-x-cape-canaveral-esplosione/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 settembre 2016.* ### La net neutrality ha vinto in Europa URL: https://stellakamikaze.org/la-net-neutrality-ha-vinto-in-europa/ Last updated: 2026-07-03T22:50:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 agosto 2016.* “L’Europa è ora uno standard-setter globale per la difesa di un internet aperto, competitivo e neutrale. Ci congratuliamo con il Body of European Regolators for Electronic Communications (BEREC) per il suo lavoro diligente, le capacità dimostrate e la fermezza nell’opporsi a una pressione insensata proveniente dalle grandi lobby delle telecomunicazioni,” [ha dichiarato](https://edri.org/net-neutrality-wins-europe/?ref=stellakamikaze.org) poche ora fa Joe McNamee, Direttore Esecutivo per European Digital Rights, poco dopo la pubblicazione, da parte del BEREC, delle nuove linee guida in termini di net neutrality. “\[Queste linee guida\] prevedono l’obbligo per le NRA—le autorità nazionali per la regolamentazione delle telecomunicazioni, in Italia l’AGCOM, ndr—di monitorare attentamente \[lo stato della neutralità della rete\] e garantire il rispetto delle regole per salvaguardare un trattamento del traffico equo e non discriminatorio nell’ambito della fornitura dei servizi di accesso a internet,” [si legge nella comunicazione](http://berec.europa.eu/eng/document%5Fregister/subject%5Fmatter/berec/regulatory%5Fbest%5Fpractices/guidelines/6160-berec-guidelines-on-the-implementation-by-national-regulators-of-european-net-neutrality-rules?ref=stellakamikaze.org) appena pubblicata sul sito del BEREC. Nel caso non si fosse capito, la notizia è davvero grossa: [dopo 3 anni di battaglie legali e mediatiche](http://motherboard.vice.com/it/read/net-neutrality-europa-berec?ref=stellakamikaze.org) l’Unione Europea ha deciso di garantire la salvaguardia della [neutralità della rete](http://motherboard.vice.com/it/tag/net+neutrality?ref=stellakamikaze.org), ovvero il principio per cui tutti i contenuti presenti su internet dovrebbero essere accessibili allo stesso modo. Per capirci: senza net neutrality una piattaforma digitale privata (Facebook, Twitter, Amazon—chiunque) potrebbe ricorrere allo sfruttamento dello zero-rating: ovvero pagare un internet service provider così da garantire ai clienti di quest’ultimo l’accesso senza spese ai servizi della piattaforma. Un principio di questo tipo, applicato per esempio ad Amazon, configurerebbe un contesto di competizione sleale fortemente disabilitante per tutti gli altri marketplace online, di fatto chiedendo un pedaggio (Il regolare conteggio del traffico internet) per gli altri marketplace. È come se, in un certo senso, McDonald’s convincesse il governo italiano a far pagare un pedaggio per l’ingresso in qualunque altro fast food, meno che i propri. Le grosse catene forse potrebbero fare a gara a chi riesce a pagare di più il governo di turno, ma una nuova? Morirebbe sul nascere. La decisione arriva dopo una lunga campagna partita dal basso e supportata dai grandi nomi della storia di Internet, e ha permesso oggi la pubblicazione di un insieme di linee guida chiare e precise. Lo scorso anno, infatti, l’Unione Europea aveva adottato una legge, conosciuta come [Telecoms Single Market Regulation](http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/PDF/?uri=CELEX:32015R2120&from=EN&ref=stellakamikaze.org), che doveva in un certo senso normare il principio di neutralità della rete, ma che i supporter dell’internet libero avevano descritto come piena di falle e buchi logici tali da permettere il perpetrarsi di pratiche che minacciano il principio di neutralità della rete—come, appunto, lo zero-rating. Le nuove linee guida sono state elaborato in una serie di consultazione durate sei settimane, e hanno godute del contributo e del supporto di oltre 480.000 cittadini a favore della net neutrality, che hanno fatto sentire la loro voce negli ultimi mesi attraverso campagne come quella di Save The Internet. Le autorità europee fanno sapere che la pratica dello zero-rating sarà categoricamente evitata in ogni contesto in cui possa minare l’equità di un mercato competitivo. A seguito della decisione, la quasi totalità dei supporter della net neutrality in Europa [ha definito](http://fortune.com/2016/08/30/europe-net-neutrality/?ref=stellakamikaze.org) queste nuove linee guida come una vittoria su tutta la linea. Sembra, incredibilmente, che non ci sia davvero nulla di cui lamentarsi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/net-neutrality-vince-in-europa-berec/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 agosto 2016.* ### Perché è assurdo che la Regione Marche offra farmaci omeopatici ai terremotati URL: https://stellakamikaze.org/perche-e-assurdo-che-la-regione-marche-offra-farmaci-omeopatici-ai-terremotati/ Last updated: 2026-07-03T22:50:29.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2016.* Sono ormai passati diversi giorni dall’inizio dei [fenomeni sismici](https://news.vice.com/it/topic/terremoto?ref=stellakamikaze.org) che hanno distrutto e terrorizzato alcuni centri urbani lungo la Valle del Tronto, tra Lazio e Marche, e il tam tam burocratico e mediatico che ne è seguito è riuscito a insabbiare una brillante idea della Regione Marche: distribuire farmaci omeopatici ai terremotati. Come è successo? I numerosi terremoti, il principale dei quali si è verificato la notte del 24 agosto registrando una magnitudo momento 6,0 ± 0,3, hanno praticamente raso al suolo i centri di Amatrice e Accumoli, in provincia di Rieti, e di Pescara del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. L’[attuale bilancio](http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/view%5Fcom.wp?facetNode%5F1=f1%5F1&prevPage=comunicati%5Fstampa&facetNode%5F2=terremoto%5Fcentro%5Fitalia%5F2016&contentId=COM58769&ref=stellakamikaze.org) di 290 vittime, 388 feriti e 238 persone estratte vive dalle macerie è stato mitigato (se si pensa alla proporzione della calamità naturale) dalla reazione della Protezione Civile e, più in generale, dell’intera rete istituzionale italiana. A pochi giorni dal disastro, infatti, la Protezione Civile ha avviato un programma di soccorso e recupero piuttosto imponente, tanto da meritarsi un vero e proprio fenomeno mediatico a sé stante con i principali media del paese che hanno definito gli aiuti come la “[macchina dei soccorsi perfetta](https://www.google.it/?ref=stellakamikaze.org#q=macchina+dei+soccorsi&tbm=nws)“, nonostante molti affermino che [la reazione dei “primi soccorritori” sia arrivata decisamente tardi](http://news-town.it/cronaca/13078-ad-amatrice-a-6-ore-dal-sisma-non-c-era-nessuno,-la-macchina-perfetta-dei-soccorsi-%C3%A8-retorica-rituale.html?ref=stellakamikaze.org). Sabato 27 agosto, però, l’account Twitter della Regione Marche—che si sta occupando di coordinare parte dei soccorsi—ha riportato un annuncio piuttosto strano, dichiarando che a partire dal giorno successivo il presidio sanitario di Acquasanta Terme (poco distante dai centri colpiti) avrebbe garantito, tra le altre cose, la distribuzione di farmaci omeopatici. Il tweet in questione ci ha messo poco a diventare la colonna portante di una polemica decisamente accesa, con interventi, tra gli altri, [da parte del Cicap](https://twitter.com/cicap/status/769493029577166848?ref=stellakamikaze.org), che si è schierato fortemente contro la distribuzione dei farmaci omeopatici. Per il medico e divulgatore Salvo Di Grazia, [del progetto MedBunker](http://medbunker.blogspot.it/?ref=stellakamikaze.org), la scelta della Regione Marche è un brutta uscita, “Se è una battuta è patetica, se siete seri state truffando la popolazione. In ogni caso vergognatevi, almeno un po’.” Riportare tutti gli interventi sarebbe superfluo: in breve, i maggiori esponenti della comunità scientifica italiana hanno fatto blocco contro il tweet della Regione Marche. Il problema alla base del dibattito è che i dispositivi omeopatici [non appartengono alla sfera dei farmaci](http://www.cicap.org/piemonte/cicap.php?section=articoli&tipo=articolo&tipo=articolo&nome=1%5Fomeopatia&ref=stellakamikaze.org) e, almeno per curare dei mali reali, [non servono a granché](http://www.howdoeshomeopathywork.com/?ref=stellakamikaze.org). Da tempo la comunità scientifica cerca di porre fine alla diatriba sul tema, tentando di fare chiarezza [dimostrando l’assenza di dati scientifici sufficienti per provare l’effettivo funzionamento dell’omeopatia](https://www.nhmrc.gov.au/guidelines-publications/cam02??ref=stellakamikaze.org). Purtroppo, benché le prove del loro non funzionamento non manchino, una buona fetta della popolazione li adopera ancora in contesti in cui sarebbe necessario assumere dei farmaci reali. Invece, l’omeopatia si basa, tra gli altri, sul principio della diluizione—Ed è proprio questo principio [a creare siparietti comici piuttosto prevedibili](https://www.ted.com/talks/james%5Frandi?language=it&ref=stellakamikaze.org). “In merito alla distribuzione di farmaci omeopatici agli sfollati, la Regione Marche precisa che sono offerti a titolo completamente gratuito dall’ospedale di Pitigliano, come già avvenuto durante il sisma dell’Aquila,” si legge [in una dichiarazione della Regione Marche rilasciata a seguito della polemica](http://www.lastampa.it/2016/08/27/italia/cronache/farmaci-omeopatici-ai-terremotati-bufera-sulla-regione-marche-JVGgPnDEyJRRPLJxnSXdcK/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). “I farmaci saranno distribuiti ai pazienti che ne faranno richiesta, senza nessun aggravio per il sistema sanitario regionale. È attivo infatti un presidio di due camper farmacia per la distribuzione gratuita di tutti i farmaci tradizionali. Polemiche inutili fatte da chi cerca visibilità invece di lavorare a favore delle persone in difficoltà,” conclude. Il vero problema non riguarda tanto il fatto che vengano distribuite sostanze omeopatiche—Per alcuni il misticismo generato attorno alla sostanza potrebbe realmente produrre un effetto placebo generando reazioni (sicuramente non di carattere medico) positive, ma lo fa nello stesso modo in cui per me una pasta alla carbonara alla fine di una giornata pesante è un toccasana al pari di una Epipen per un paziente in shock anafilattico. Ciò che è inaccettabile è che un’istituzione come la Regione Marche includa dei medicinali privi di prove a dimostrazione del loro funzionamento nell’insieme di dispositivi offerti alla popolazione in un momento di crisi come questo: continuare a perpetrare l’associazione tra omeopatia e medicina reale è sbagliato, e il motivo per cui questa idea è ancora così radicata sottolinea, paradossalmente, il motivo per cui andrebbe sradicata. Per nostra sfortuna l’omeopatia è una pratica che, proprio a causa del principio di diluizione—[e in altri casi di truffe conclamate](https://it.wikipedia.org/wiki/Oscillococcinum?ref=stellakamikaze.org)—non genera effetti sull’uomo. Se, al contrario, generasse effetti negativi, l’attenzione mediatica sul tema sarebbe sicuramente maggiore e impedirebbe che all’indomani di una calamità naturale un’istituzione nazionale offra nello stesso insieme dei farmaci tradizionale dei dispositivi omeopatici. La speranza è che, a seguito dell’episodio, la prossima volta la Regione Marche di turno ci pensi due volte prima di servire nei propri presidi l’equivalente di una bottiglietta di acqua e zucchero. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/regione-marche-farmaci-omeopatici-terremotati/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2016.* ### Mark Zuckerberg è a Roma e sta rispondendo alle vostre domande in diretta URL: https://stellakamikaze.org/mark-zuckerberg-e-a-roma-e-sta-rispondendo-alle-vostre-domande-in-diretta/ Last updated: 2026-07-03T22:50:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 agosto 2016.* Non sono esattamente [il fan numero uno di Mark Zuckerberg](http://motherboard.vice.com/it/read/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org), e proprio per questo motivo ci tengo a segnalare che in questo momento il kaiser di Facebook è a Roma, in un incontro blindato con gli studenti della Luiss, e sta rispondendo in diretta alle domande del pubblico. C’è anche del gossip: ieri Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, sua moglie, erano al Lago di Como per partecipare al matrimonio di Daniel Ek, il fondatore di Spotify e l’uomo che possiede una delle giacche meno riuscite della storia. Poi si è fatto una corsetta con vista Colosseo (ha fatto bene, correre è una figata: fatelo tutti lettori di Motherboard). Non lo vuoi incontrare sua Santità il Vicario di Cristo Papa Francesco e regalargli un bel modellino di Aquila, il rapace onniscente di Facebook che porterà internet (aka: Facebook) dove internet non c’è? E infine si è fatto una bella chiacchierata con Mr. Matteo Renzi, e tra le altre cose ha parlato del GPU server che regalerà all’Università di Modena e Reggio Emilia. Torna presto, Zuck. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mark-zuckerberg-diretta-roma-luiss/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 agosto 2016.* ### La norma contro il cyberbullismo che vuole censurare internet URL: https://stellakamikaze.org/la-norma-contro-il-cyberbullismo-che-vuole-censurare-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:50:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 agosto 2016.* Il bullismo è una bella merda: tempo fa si diceva che serviva a svezzare gli animi più ingenui, ma fortunatamente oggi il costante progredire della civilizzazione ci ha permesso di squarciare il drappo di omertà che avvolgeva la pratica e chiamarla con il suo vero nome—Una bella merda, che spesso e volentieri contribuisce a generare problemi psicologici nell’immediato e non in chi la subisce. Con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, le pratiche di bullismo non ci hanno messo molto a mettersi al passo coi tempi e a sbarcare su internet: dai canali di messaggistica istantanea fino ai social network, la rete ha dato i natali al cyberbullismo, decisamente più pericoloso del suo antenato visto il maggiore potenziale di “esposizione”. Per capirci, dieci anni fa uno sparticulo particolarmente riuscito poteva far mormorare qualche classe, forse una scuola intera—Oggi lo stesso episodio ripreso da un cellulare e condiviso nei posti giusti può far finire la tua faccia su più schermi di quanti chiunque di noi vorrebbe anche solo prevedere. Per nostra fortuna, la XVII Legislatura della Repubblica Italiana è corsa in nostro aiuto il 27 gennaio 2014, quando la parlamentare del Partito Democratico Elena Ferrara ha presentato in Senato la proposta di legge “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo,” dove in breve si cerca di disegnare un quadro normativo per la trattazione del fenomeno. Benone, no? La pena, in caso di opposizione al provvedimento di rimozione, “è della reclusione da uno a sei anni se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.” Come riportato dall’avvocato Fulvio Sarzana [sul ](http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/04/internet-si-legge-cyberbullismo-ma-si-chiama-norma-ammazza-web/2955438/?ref=stellakamikaze.org)*Fatto Quotidiano Online*, a partire dal passaggio alla Camera avvenuto il 21 maggio 2015, “con i relatori Dem Micaela Campana e Paolo Beni \[…\] e con i profondi ritocchi dei relatori e della Commissione riunite Giustizia e Affari sociali,” la norma è stata rimaneggiata a tal punto da perdere molti dei riferimenti a tutela dei minori e si è trasformata in una norma di censura ai danni di tutti gli utenti internet italiani. Lo scopo è quello di accelerare il processo di rimozione di eventuali contenuti e messaggi lesivi di una persona (appunto, il cyberbullismo), ma il risultato è uno strumento utilizzabile da chiunque per mettere in discussione la legittimità della presenza di un contenuto su internet. La pena, in caso di opposizione al provvedimento di rimozione, “è della reclusione da uno a sei anni se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici,” si legge nella pagina riassuntiva degli emendamenti apportati alla proposta [presente sul sito della Camera](http://www.camera.it/leg17/824?tipo=A&anno=2016&mese=07&giorno=27&view=&commissione=0212&ref=stellakamikaze.org#data.20160727.com0212.allegati.all00030). “La stessa pena si applica se il fatto è commesso utilizzando tali strumenti mediante la sostituzione della propria all’altrui persona e l’invio di messaggi o la divulgazione di testi o immagini, ovvero mediante la diffusione di dati sensibili, immagini o informazioni private, carpiti attraverso artifici, raggiri o minacce o comunque detenuti, o ancora mediante la realizzazione o divulgazione di documenti contenenti la registrazione di fatti di violenza e di minaccia.” Proprio alla luce della scomparsa dei riferimenti ai minori, la norma risulta fortemente inquinata—Infatti, come si legge al Comma 2 della proposta, “con il termine «bullismo» si intende l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime percepite come più vulnerabili \[…\],” e al Comma 2-bis questa iniziale definizione viene espanse per circoscrivere con (non)precisione i comportamenti sanzionabili, “con il termine «cyber bullismo» si intende qualunque comportamento o atto rientrante fra quelli indicati al comma 2 e perpetrato attraverso l’utilizzo della rete telefonica, della rete internet, della messaggistica istantanea, di social network o altre piattaforme telematiche. Per cyber bullismo si intendono, inoltre, la realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operate mediante mezzi informatici e rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, nonché pubblicare informazioni lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima.” L’iter è interamente affidato al Garante per la privacy e dei dati personali—Poche settimane fa la Cassazione [era già incappata in uno strafalcione simile](http://motherboard.vice.com/it/read/cassazione-sentenza-cronaca-online-diritto-oblio?ref=stellakamikaze.org), sancendo a “2 anni” il termine di scadenza della cronaca online, dopo il quale gli articoli relativi a essa andrebbero cancellati perché hanno esaurito la loro funzione di utilità pubblica. Non si tratta di leggi che operano forme di censure e repressione diretta, ma bensì di strumenti passivi, che possono essere sfruttati da chiunque per imbottigliare la presenza online di contenuti che, invece, sono realmente legittimati a rimanere su internet. Con un semplice appello al Garante della privacy è possibile dunque avviare un iter di cancellazione che potrebbe indurre l’autore del contenuto a cancellarlo, per timore, prima che ciò che gli venga effettivamente ordinato. Il testo è emendabile fino all’8 settembre, poco prima della votazione del 12 che potrebbe definitivamente trasformarlo in legge. Nessuno, davvero in questo caso, ha pensato ai bambini. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/norma-cyberbullismo-censura-internet-camera/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 agosto 2016.* ### La sindaca di Torino vuole combattere lo spaccio con una app URL: https://stellakamikaze.org/la-sindaca-di-torino-vuole-combattere-lo-spaccio-con-una-app/ Last updated: 2026-07-03T22:50:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 luglio 2016.* Nel 1965 Johan Galtung teorizzava, all’interno di [un suo articolo](http://academic.regis.edu/bplumley/Galtung1969JPRViolencePeacePeaceResearch.pdf?ref=stellakamikaze.org), il concetto di violenza strutturale, ovvero la pressione violenta esercitata dall’istituzione nei confronti del cittadino attraverso l’utilizzo di fitte stratificazioni burocratiche. Si tratta in un certo senso di un understatement, specialmente in Italia dove la “pubblica amministrazione” è un labirinto spaventoso fatto di carte, firme, uffici e sportelli. Col tempo questa pratica si è normalizzata: è diventata una vera e propria cifra caratteristica della governance occidentale moderna, e ha finito per influenzare pesantemente interi aspetti della vita di tutti i giorni; per esempio: la giustizia. Fare una denuncia, intraprendere un iter legale, addirittura chiedere aiuto alle autorità corrisponde a uno sbattimento senza arte né parte, un ulteriore labirinto di verbali, firme, domande mal poste e dichiarazioni accidentali. Spesso e volentieri la giustizia diventa forgia stessa della cittadinanza, che di tanto in tanto deve scegliere se vale la pena o meno tuffarsi in questo abisso burocratico. A Torino, però, la neo-sindaca del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino sembra voglia fermare questa tendenza: il come è svelato in alcuni passaggi del suo [programma di governo per la città](http://www.comune.torino.it/nh/pdf/201603358%5F1.pdf?ref=stellakamikaze.org), presentato giusto pochi giorni fa. In particolare, nel capitolo “I percorsi della sicurezza” alla voce riguardante lo spaccio, il programma menziona l’intenzione di sviluppare “un applicativo informatico dove i cittadini possono documentare, anche in forma anonima, l’attività illecita.” In breve, nell’eventualità in cui il programma non fosse già sufficientemente chiaro, la sindaca Appendino vuole creare un’applicazione che permetta ai cittadini di segnalare attività illecite (vd. spaccio) in diretta dalla scena del delitto. Foto e possibilità di anonimato totale incluse. E non faccio fatica ad immaginare una deriva ancora più distopica, per cui i documenti ottenuti attraverso gli utenti della app diventano parte di [una vera e propria mappa in tempo reale della criminalità della città](http://motherboard.vice.com/it/read/pro-e-contro-della-polizia-predittiva?ref=stellakamikaze.org). Idee simili sono già approdate [a Roma](http://www.romatoday.it/politica/io-segnalo-vigili-roma-servizio-denunce-web.html?ref=stellakamikaze.org), dove la app *Io Segnalo* viene usata per effettuare piccole segnalazioni e ‘denunce’ alla Polizia Locale, e [a Bolzano](http://motherboard.vice.com/it/read/il-problema-della-sorveglianza-anonima-slacktivism?ref=stellakamikaze.org), dove è stata presentata *Shelly*, una app di un’azienda privata che mira alla creazione di una rete di sorveglianza predittiva per informare i suoi utenti di potenziali ‘zone di pericolo’. Ma non finisce qui: alla voce, ‘identità elettronica’, il programma per la città menziona l’intenzione di rendere la firma elettronica e la posta elettronica certificata i due strumenti necessari e sufficienti per effettuare denunce—Niente più gite in questura, insomma. Sebbene in un certo senso l’idea sia ovviamente votata a uno snellimento degli abissi burocratici di cui parlavamo prima, non posso fare a meno di immaginare un abuso dello strumento, visto il drastico abbattimento delle difficoltà di denuncia. Ancora, alla voce ‘taxi’, il programma di Appendino parla di un “Posizionamento, compatibilmente con la normativa sulla privacy, sulle autovetture di videocamere sia per la ripresa all’interno del veicolo sia per la ripresa in esterno, collegate ed accessibili dalla centrale operativa della Polizia Municipale ed utilizzabili per monitorare eventuali aggressioni al conducente e per acquisire riperse esterne di eventuali episodi criminosi che si sono verificati in prossimità dell’automobile.” Mi viene abbastanza difficile riuscire a mettere per iscritto il tipo di brividi che una proposta del genere mi genera, ma forse un riassunto listato dell’interesse di Motherboard per il tema della [sorveglianza](http://motherboard.vice.com/it/tag/sorveglianza?ref=stellakamikaze.org) potrebbe essere sufficiente. L’informatizzazione dei sistemi di governance è un bene solamente quando viene operata con coscienza e senza sfruttarla per andare a intaccare in maniera più efficiente ed economica le libertà civili dei cittadini—Per quanto interamente in potenza, però, il programma per la sicurezza di Torino della sindaca Appendino non mi fa ben sperare: è fondamentale ricordarsi che [la sorveglianza non ha nulla a che fare con la sicurezza](http://motherboard.vice.com/it/read/no-la-sorveglianza-non-centra-niente-con-la-sicurezza?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/chiara-appendino-torino-app-spaccio/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 luglio 2016.* ### Perché 'Pokémon Go' è diventato una psicosi collettiva URL: https://stellakamikaze.org/perche-pokemon-go-e-diventato-una-psicosi-collettiva/ Last updated: 2026-07-03T22:50:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 luglio 2016.* La settimana scorsa, [il 6 luglio](http://venturebeat.com/2016/07/06/pokemon-go-launches-worldwide-on-ios-and-android/?ref=stellakamikaze.org), è stato pubblicato il nuovo capitolo per smartphone del franchise di videogiochi più famoso del pianeta. [Pokémon Go](http://www.vice.com/it/read/pokemon-go-milano?ref=stellakamikaze.org) è una app per dispositivi iOS e Android che, dopo un lungo periodo di closed beta, ha finalmente avviato la distribuzione globale del titolo partendo dal Nord America e passando per Nuova Zelanda e Australia. E il resto del mondo? Be’, al momento la fase di rollout [è stata sospesa](http://www.nintendolife.com/news/2016/07/pokemon%5Fgo%5Fglobal%5Frollout%5Fto%5Fresume%5Fin%5Fthe%5Fnext%5Ffew%5Fdays%5Ftrading%5Felement%5Fcoming%5Flater?ref=stellakamikaze.org) perché i server di [Niantic](https://www.nianticlabs.com/?ref=stellakamikaze.org), la casa di sviluppo del gioco, [non stanno riuscendo a sostenere l’assurdo flusso di giocatori](http://multiplayer.it/notizie/171164-pokemon-go-problemi-ai-server-di-pokemon-go-rallentano-il-lancio-globale.html?ref=stellakamikaze.org). Infatti, *Pokémon Go* ha riscontrato un successo che nessuno avrebbe potuto prevedere. Non mi riferisco solamente a numeri duri e puri—basti sapere che, al momento, negli Stati Uniti,[ Pokémon Go è installato su più dispositivi Android di Tinder](http://www.businessinsider.com/pokmon-gobigger-than-tinder-overtake-twitter-similarweb-data-stock-price-nintendo-niantic-2016-7?r=UK&IR=T&ref=stellakamikaze.org) e i suoi utenti attivi giornalieri stanno per sorpassare quelli di Twitter—il titolo di Niantic ha anche fatto detonare [una Tsar Bomba mediatica](https://theawl.com/the-seventeen-remaining-pokemon-go-headlines-d6adb2d98687?ref=stellakamikaze.org) di proporzioni incredibili. Nel frattempo, [gli stock di Nintendo stanno salendo alle stelle](http://www.cnbc.com/2016/07/11/nintendos-stock-surges-after-pokemon-go-release.html?ref=stellakamikaze.org) e in appena una settimana l’iter narrativo attorno alla app ha fatto un giro talmente largo che siamo già arrivati a parlare di “tragedia”, con un pezzo su *The Atlantic* che [spiega nel dettaglio da dove arriva Pokémon Go](http://www.theatlantic.com/technology/archive/2016/07/the-tragedy-of-pokemon-go/490793/?ref=stellakamikaze.org). Ah, inoltre, [l’account Twitter di YouPorn](https://twitter.com/YouPorn/status/752610215745429505?ref=stellakamikaze.org)ha appena comunicato al globo terracqueo che secondo Google Trend, la query ‘Pokémon Go’ è ufficialmente più ricercata di ‘porn’. Ok, abbiamo anche capito che Google Trend [non è esattamente affidabile come fonte](http://motherboard.vice.com/read/stop-using-google-trends?ref=stellakamikaze.org), però il paragone fa ben intendere la magnitudo dell’evento. **Ma PERCHÈ?** Non credo di esagerare a definire il “fenomeno *Pokémon Go*” una psicosi collettiva in piena regola: ne stanno parlando *tutti* e il flusso di conversazioni online è completamente zuppo della scia lumacosa di *Pokémon Go,* che sta lentamente sfiorando in un modo o nell’altro qualunque essere umano del pianeta Terra. Come è possibile? Sarebbe stupido e ingenuo limitarsi a lodare le qualità del gioco in sé. *Pokémon Go* tutto sommato funziona bene: certo, soffre di alcuni limiti di design piuttosto evidenti, come il fatto che io debba *davvero* gironzolare in giro a piedi per catturare i Pokémon, perché farlo in metropolitana durante i tragitti giornalieri emoziona un po’ troppo il GPS del mio smartphone e rende impossibile la cattura dei mostri. O ancora il fatto che giocare a Pokémon Go per più di qualche decina di minuti comporti il necessario acquisto di un gruppo elettrogeno con cui rifocillare la batteria del telefono. Ma, siamo sinceri, sono problemi comuni un po’ a tutti i giochi per smartphone, e dubito che *Pokémon Go* potrà davvero cambiare le regole dell’industria dei videogiochi sul lungo periodo. Il miracolo è un altro. La realtà è che Niantic, la casa di produzione, si era preparata bene per questo momento: il geocaching, il principio fondamentale del gameplay di Pokémon Go—ovvero sfruttare i luoghi e le coordinate GPS del mondo reale come input narrativo e ludico per il titolo, magari con l’ausilio della realtà aumentata—, è un campo che Niantic ha elevato allo stato dell’arte grazie ad anni di esperienza. Sempre di Niantic, per esempio, è stato *Ingress*, uno dei videogiochi mobile per smartphone più acclamati, in cui il giocatore veniva chiamato a “piantare la bandiera” in determinati luoghi fisici del mondo reale recandovisi fisicamente per portare avanti la propria fazione nel gioco. In breve, se su *Ingress* lo scopo era quello di collegare vari punti del mondo reale per aumentare il punteggio, in *Pokémon Go* bisogna gironzolare fisicamente per scoprire dei nuovi punti in cui catturare Pokémon. Niantic, quindi, ha cominciato a lavorare a Pokémon Go senza aspettarsi sorprese: bastava prendere tutti i dati generati dagli utenti su Ingress e ri-utilizzarli per Pokémon Go—I luoghi più frequentati, le foto di questi luoghi, i punti di interesse. C’era già tutto, e i nuovi giocatori di Pokémon Go hanno l’impressione di trovarsi davanti a un gioco che conosce perfettamente le loro città e le loro strade: quello di Pokémon Go è un mondo accogliente e paradossalmente inedito: in che modo questo universo virtuale rispecchia quello reale? È mero desiderio di esplorazione, motore immobile della civiltà pre-fotografia satellitare. Forse la tempesta perfetta di Niantic si sta consumando in maniera troppo rapida e violenta per portare a risultati globalmente positivi per il titolo e la casa di sviluppo. **I Pokémon vogliono che le persone parlino**È inutile parlare del fattore nostalgia: i Pokémon li conosciamo tutti e i Pokémon conoscono noi—Non è una novità. Ciò che spesso, però, si ignora e sottovaluta è *quanto*i Pokémon, nel corso della loro storia, abbiano fortemente voluto far incontrare i loro giocatori—E proprio questo aspetto potrebbe essere una delle cifre più importanti del successo di *Pokémon Go*. Nei giorni scorsi [hanno spopolato ritratti felici](https://www.youtube.com/watch?v=kfBr0jVCfHY&ref=stellakamikaze.org) di raggianti gruppi di persone prima completamente sconosciute che si incontravano e conoscevano proprio grazie a Pokémon Go: è il miracolo dei social network? Il web 4.0 che trascende i limiti digitali e ci fa stringere amicizia anche nel mondo reale? Sono le incredibili meccaniche del capolavoro di Niantic? Col cazzo: i Pokémon incoraggiano da sempre le persone a parlare di Pokémon. Si era visto agli albori, con il colpo di genio di Nintendo che aveva cominciato a vendere [i Game Link](http://wiki.pokemoncentral.it/Cavo%5FGame%5FLink?ref=stellakamikaze.org), dei cavetti per collegare i GameBoy così da scambiare i Pokémon con gli amici. La stessa tendenza era emersa con la tuttora presente scelta di mettere in vendita due diverse versioni dello stesso gioco, entrambe munite di alcuni Pokémon che nell’altra versione non si potevano trovare. Chi aveva *Pokémon Rubino* cercava chi aveva *Pokémon Zaffiro* per parlare, scambiare e discutere del gioco. Così si creava la magia: grazie ai Pokémon, che presto passavano in secondo piano, si creavano amicizie e gruppi. Anni dopo non ci si ricorda più del gioco, ma delle persone che si sono incontrate grazie ad esso—Un bel ricordo, no? Come fai a non volerne di più? Non puoi, infatti. I nomi dei Pokémon, i loro luoghi e i topoi narrativi che il titolo sfruttava rimbombano durante ogni passo fatto su *Pokémon Go.* **Pokémon Meteora** La tempesta perfetta di Niantic, però, potrebbe starsi consumando in maniera troppo rapida e violenta per portare a risultati globalmente positivi per il titolo e la casa di sviluppo. A differenza degli altri capitoli di Pokémon, infatti, Pokémon Go trascura una fase molto importante dei titoli più classici del franchise: gran parte del tempo veniva speso per conto proprio, a gironzolare virtualmente dentro Kanto o Johto per allenare i propri Pokémon, in attesa del prossimo incontro. Era un processo lento, noioso e a tratti frustrante: era una parte del gameplay che cementava il rapporto tra il giocatore e il gioco. In Pokémon Go questa cosa non succede: ogni istanza di gioco è necessariamente interattiva e sociale—Devi uscire di casa, camminare, cercare, sfidare, paragonare i tuoi punteggi. È una bella fatica, e non credo (e felicissimo di sbagliarmi) che la maggior parte dei giocatori avrà voglia di sforzarsi più di tanto sul lungo periodo. *Pokémon Go* è immediatamente diventato un carattere di folklore senza avere tempo di essere provato, digerito e giudicato. Sono spuntati come funghi [i fatti di cronaca](http://motherboard.vice.com/en%5Fus/tag/pokemon+go?ref=stellakamikaze.org) legati al gioco, le persone hanno cominciato a scherzarci sopra: Pokémon Go è diventato un *meme*, un’unità culturale endemica che rischia di perdere molto in fretta legame con il gioco vero e proprio. I Pokémon erano cultura pop e Pokémon Go è a sua volta diventato parte della cultura pop: una crescita esponenziale, che rapportata al numero incredibile e in costante crescita di giocatori rischia di disperdersi rapidamente perché colpevole di non aver dato il tempo al gioco stesso di costruire delle fondamenta solide. Ci ricordiamo i Pokémon perché hanno incidentalmente creato delle dinamiche sociali piacevoli—Al contrario, rischiamo di scordarci rapidamente di Pokémon Go perché ci fa catturare incidentalmente dei Pokémon mentre inseguivamo le dinamiche sociali che il gioco ci promette. La triste verità è che le storie su Pokémon Go ci divertono più di Pokémon Go stesso, e adoriamo crogiolarci in questo apparentemente eterno istante amarcord in cui tutti gioiamo dei nostri ricordi—Un miracolo per gli azionisti di Nintendo, ma un piccolo dramma per chi sperava di trovarsi improvvisamente coinvolto in un Guinnes World Record da 45 ore di gioco consecutive per portare al livello 100 tutta la propria squadra Pokémon. Forse Pokémon ci sta facendo impazzire *troppo*. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-pokemon-go-piace-psicosi/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 luglio 2016.* ### Un 'faccendiere' voleva monitorare le procure italiane con un software URL: https://stellakamikaze.org/un-faccendiere-voleva-monitorare-le-procure-italiane-con-un-software/ Last updated: 2026-07-03T22:50:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 luglio 2016.* 24 arresti, 5 misure interdittive e 1.2 milioni di euro sequestrati. È il bilancio corrente dell’[inchiesta ‘Labirinto’](http://www.ilpost.it/2016/07/06/le-novita-sullinchiesta-labirinto/?ref=stellakamikaze.org), le cui indagini hanno portato, tra gli altri, all’arresto del faccendiere Raffaele Pizza lunedì 4 luglio. ‘Labirinto’ è un’inchiesta sulla corruzione che, dal suo inizio nel 2013, ha coinvolto 50 persone le quali secondo gli inquirenti facevano parte di un sistema di “associazione a delinquere finalizzata alla frode” che ruotava attorno alle personalità del consulente Alberto Orsini e di Raffaele Pizza, fratello di Giuseppe Pizza—sottosegretario all’Istruzione per il governo Berlusconi nel 2008\. Attualmente Giuseppe Pizza, “ricopre l’incarico politico di collaboratore dell’Ufficio Stampa e Comunicazione presso il Ministero degli Interni, conferito con decreto del 15 maggio 2014.” Secondo gli inquirenti, Alberto Orsini e Raffaele Pizza si occupavano di “consigliare” nomine per portare persone vicine a loro ai vertici di enti pubblici come Poste, l’INPS, l’ENEL, l’ATAC e i ministeri della Giustizia e dell’Istruzione—Infine, grazie a queste nomine, truccavano appalti per assegnarli a società che permettessero loro di accumulare fondi neri attraverso l’emissione di fatture false. Tra gli altri, [indagato anche Giuseppe Pizza](http://www.corriere.it/cronache/16%5Fluglio%5F06/nomine-soldi-curricula-quei-legami-spericolati-pizza-alfano-2b4d1afe-4307-11e6-b736-d853470efb0e.shtml?ref=stellakamikaze.org), fratello di Raffaele e titolare del marchio DC—Nelle intercettazioni compare anche il nome [di Angelino Alfano](http://www.huffingtonpost.it/2016/07/05/alfano-intercettazioni-fratello-assunto-alle-poste%5Fn%5F10809604.html?ref=stellakamikaze.org), il fratello del quale “è stato assunto alle Poste” grazie ai Pizza. “È emerso l’interesse dell’indagato a veicolare all’interno della pubblica amministrazione soggetti interessati alla gestione del sistema di Trattamento informatizzato atti processuali.” Le indagini sono ancora in corso, ed è solo a seguito dei primi arresti che la Guardia di Finanza ha potuto avviare le prime perquisizioni. Nei dettagli finora emersi, uno dei più interessanti riguarda proprio la figura del faccendiere Raffaele “Lino” Pizza. “È emerso l’interesse dell’indagato a veicolare all’interno della pubblica amministrazione soggetti interessati alla gestione del sistema di Trattamento informatizzato atti processuali,” si legge nei documenti compilati dagli inquirenti. Come riportato dal [Corriere della Sera](http://www.corriere.it/cronache/16%5Fluglio%5F06/mani-faccendiere-software-segreti-procure-italiane-4333fdb8-4302-11e6-b736-d853470efb0e.shtml?ref=stellakamikaze.org), a quanto pare il progetto era di “implementare” il software di supporto già in uso negli uffici giudiziari. Tra i vari nomi menzionati da Pizza come possibili “sponde” da sfruttare per questo progetto emerge, dalle intercettazioni, [anche quello di Marco Carrai](http://motherboard.vice.com/it/read/che-fine-ha-fatto-il-trojan-di-stato?ref=stellakamikaze.org), fedelissimo di Matteo Renzi salito agli onori della cronaca per la sua (a quanto pare) imminente nomina alla cyber-sicurezza per il Governo Italiano. Secondo le intercettazioni, il piano di Pizza era quello di pilotare l’appalto per l’implementazione del sistema verso una società amica al fine di poter controllare da vicino le indagini in corso e proteggere la rete di suoi ‘protetti’, “I tecnici ci avranno la possibilità di guardare la fase di indagine preliminare…. Quindi quando ancora… fatto niente… però io c’ho tutto sotto…” Secondo quanto riportato da [Il Sole 24 Ore](http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-07-06/pizza-puntava-software-procure-072209.shtml?uuid=AD1lKno&ref=stellakamikaze.org), le carte degli inquirenti definiscono l’imprenditore Danilo Lucangeli, di Skymedia srl e Skymedia International srl come “interessato a portare a termine il progetto, già in itinere, di implementare il Tiap, \[…\] in tale contesto affiora la sfera di influenza del Pizza, quale promotore, per conto dei citati imprenditori, di attività di lobbying.” Al progetto, stando alle carte, sembra interessato anche Ernesto Carbone, esponente della segreteria nazionale del Partito Democratico. Il sistema Tiap è “sicuro e strettamente controllato dal ministero e il fatto che il software non sia di proprietà del ministero non è una coincidenza, ma una garanzia sulla gestione delle informazioni.” Per il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il sistema Tiap è “sicuro e strettamente controllato dal ministero e il fatto che il software non sia di proprietà del ministero non è una coincidenza, ma una garanzia sulla gestione delle informazioni,” ha inoltre [aggiunto](http://www.ansa.it/english/news/politics/2016/07/06/judicial-files-system-safe-minister%5F3ef5a93a-6634-4708-b2ef-14672e1ac504.html?ref=stellakamikaze.org) che non era stata indetta alcuna gara d’appalto per il sistema. Il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ente che nelle intercettazioni non è stato definito come un ostacolo, [ha affermato](http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/07/06/arresti-gdf-legnini-estraneo-a-vicende-indagine%5F4fcef99f-8c64-4c13-a880-fd3ba3f00853.html?ref=stellakamikaze.org) di “Non conoscere alcuno di loro e il Csm non ha alcun ruolo sull’appalto che è di competenza esclusiva del ministero della Giustizia.” Degna di nota, nell’intera vicenda, è la figura dello stesso Raffaele Pizza: faccendiere del sistema, temeva a tal punto le intercettazioni della Guardia di Finanza e il rischio di una possibile perquisizione da, si legge nella carte, “dotarsi di un apparato disturbatore di frequenze (un jammer, ndr) per schermare i colloqui e ostacolare un’eventuale attività di intercettazione”. Secondo le carte, lo stesso jammer era stato procurato a Pizza da “una persona vicino agli apparati di intelligence.” In aggiunta, a operazioni concluse, Pizza si è premurato di distruggere alcuni computer sensibili con “acqua e candeggina.” **AGGIORNAMENTO 8/3/2017**: Una versione precedente dell’articolo riportava anche il nome di Giovanni Nastri, di Si. Line Spa, tra gli imprenditori interessati all’implementazione del sistema di Pizza. In data 20 gennaio 2017 il procedimento nei confronti di Nastri è stato archiviato dal Tribunale di Roma. Di seguito, il comunicato dei legali di Nastri: *Il procedimento nei confronti dell’imprenditore Giovanni Nastri, difeso dall’Avv. Giulia Bongiorno, è stato archiviato, non ravvisandosi nei fatti condotte penalmente rilevanti.* *Il rappresentante legale della Si. Line S.p.A., che ha sempre avuto fiducia nell’operato della magistratura, è risultato totalmente estraneo all’inchiesta della Procura di Roma sul presunto giro di mazzette, appalti pilotati e divulgazione di notizie coperte da segreto.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/raffaele-pizza-inchiesta-labirinto-corruzione-roma-tiap/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 luglio 2016.* ### La Cassazione dice sì al trojan di Stato per la criminalità organizzata URL: https://stellakamikaze.org/la-cassazione-dice-si-al-trojan-di-stato-per-la-criminalita-organizzata/ Last updated: 2026-07-03T22:50:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 luglio 2016.* [Dopo la massima provvisoria](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/04/28/news/captazione%5Fintercettazioni%5Ftelefoniche%5Fprocura%5Fsentenza%5Fcassazione%5Fdisegno%5Fdi%5Flegge%5Fcamera%5Fstefano%5Fquintarelli-138658147/?ref=stellakamikaze.org) depositata dalla Corte Suprema della Cassazione il 29 aprile scorso, [le motivazioni della sentenza](http://www.cortedicassazione.it/cassazione-resources/resources/cms/documents/26889%5F07%5F2016.pdf?ref=stellakamikaze.org) diffuse oggi confermano l’indirizzo della giustizia per le intercettazioni di carattere informatico. Laddove in precedenza la intercettazione e le captazioni effettuate attraverso l’utilizzo di virus e spyware informatici erano ritenute legittime solamente nell’ambito di indagini su criminalità organizzata, e solamente previa notifica del dove e del quando di ogni singola intercettazione, oggi le motivazione della sentenza diffuse dalle Cassazione affermano che quando si tratta di criminalità organizzata non sono necessari orpelli burocratici: le intercettazioni sono ammesse, anche con i virus informatici. “Limitatamente ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata è consentita l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni tra presenti, mediante l’installazione di un ‘captatore informatico’ in dispositivi elettronici portatili, anche nei luoghi di privata dimora, pure non singolarmente individuati e anche se ivi non si stia svolgendo l’attività criminosa,” si legge nelle motivazioni della sentenza. In breve, viene ribadita la possibilità a sfruttare i trojan per le indagini, e a ciò viene aggiunto il fatto che questi captatori possono essere sfruttati in senso piuttosto libero, non notificando in precedenza la loro presenza alle autorità. Inoltre, le motivazioni delle sentenza diffuse dalla Cassazione allargano il raggio di azione della pratica, “per reati di criminalità organizzata devono intendersi non solo quelli elencati nell’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater cpp (associazione di stampo mafioso, terrorismo, riduzione in schiavitù, sequestro di persona a scopo di estorsione, tratta di persone, acquisto e alienazione di schiavi, ndr), ma anche quelli comunque facenti capo a un’associazione per delinquere ex articolo 416 cp, correlata alle attività criminose più diverse, con esclusione del mero concorso di persone nel reato.” In contrapposizione all’apertura dimostrata nel documento, le motivazioni della sentenza integrano alcuni paragrafi relativi [ai recenti sviluppi](http://motherboard.vice.com/it/read/proposta-di-legge-trojan-di-stato?ref=stellakamikaze.org) per quanto riguarda la normazione del cosiddetto trojan di Stato, indicando la necessità manifestata da alcuni parlamentari di introdurre una legislazione precisa per l’ambito al fine di evitare abusi, “Si tratta di proposte di legge che trovano fondamento nei contributi dottrinali che si sono confrontati con le prime applicazioni del particolare strumento tecnologico in argomento e che, in modo sostanzialmente concordo, auspicano l’intervento di una specifica normativa che disciplini i “casi” ed i “modi” dell’azione investigativa per mezzo di programmi informatici inoculati da remoto, considerando i canoni di proporzionalità e di necessità dell’ingerenza pubblica nella vita privata nonché quello della ragionevolezza di tale intrusione.” Una normazione della pratica sembra ancora lontana—Nel frattempo, le motivazioni della sentenza della Cassazione creano un precedente importante, che permette a spyware e trojan di intrufolarsi in settori sempre più ampi della giustizia italiana. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cassazione-trojan-di-stato-criminalita-organizzata/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 luglio 2016.* ### Il primo incidente mortale di un'auto Tesla con il pilota automatico URL: https://stellakamikaze.org/il-primo-incidente-mortale-di-unauto-tesla-con-il-pilota-automatico/ Last updated: 2026-07-03T22:50:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º luglio 2016.* In [un post](https://www.teslamotors.com/blog/tragic-loss?ref=stellakamikaze.org) pubblicato ieri sul blog ufficiale di Tesla, l’azienda di automotive di Elon Musk ha riconosciuto il primo incidente mortale che ha coinvolto una Tesla con la funzione di guida assistita inserita. “Abbiamo recentemente appreso che il National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha aperto una valutazione preliminare della performance della funzione Autopilot nell’ambito di un incidente mortale che coinvolto una Tesla Model S,” si legge nel post sul blog. “Si tratta del primo incidente mortale conosciuto che ha coinvolto l’Autopilot, su un totale di 209 milioni di chilometri percorsi negli Stati Uniti con la funzione attivata—Su tutti i veicoli negli Stati Uniti, si consuma un incidente mortale ogni 151 milioni di chilometri; globalmente, invece, ogni 96 milioni di chilometri.” Tesla sottolinea di aver informato l’NHTSA subito dopo l’incidente, come da protocollo. Stando alla ricostruzione offerta da Tesla stessa, il veicolo si trovava su una superstrada a doppia carreggiata con l’Autopilot attivo quando un camion con rimorchio ha svoltato a sinistra dalla corsia opposta, in senso perpendicolare alla Model S. Secondo Tesla, né l’Autopilot né il pilota dell’auto si sono accorti della fiancata bianca del camion, illuminata dalla luce del sole. La serie di tragiche coincidenze hanno permesso alla Model S di passare sotto il rimorchio del camion, e di far impattare la parte superiore del veicolo con la parte inferiore del rimorchio, causandone il tranciamento. È questa dinamica ad aver prodotto l’incidente mortale che ha ucciso il pilota, [il quarantenne Joshua Brown](http://www.legacy.com/obituaries/ohio/obituary.aspx?pid=179994314&ref=stellakamikaze.org). “Se la Model S si fosse scontrata frontalmente o posteriormente con il rimorchio, anche ad alta velocità, il suo sofisticato sistema di sicurezza avrebbe probabilmente prevenuto i danni più gravi, come successo in molti altri incidenti simili,” si legge nel post sul blog. Come riportato da Paolo Attivissimo [sul suo blog](http://attivissimo.blogspot.it/2016/07/primo-incidente-mortale-di-una-tesla.html?ref=stellakamikaze.org), *Il Disinformatico*, “Il [luogo](https://www.google.ch/maps/place/NE+140th+Ct,+Williston,+FL+32696,+Stati+Uniti/@29.4084726,-82.5408288,1831m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x88e892986f8d8eaf:0x4cebe4b1d7706926!8m2!3d29.4037061!4d-82.539709?ref=stellakamikaze.org) è probabilmente quello mostrato al centro nella cartina qui sotto, secondo una mia prima ricerca veloce basata sul resoconto della polizia,” spiega sul blog. “Il camion era sulla carreggiata nord e procedeva verso ovest; la Tesla era sulla carreggiata sud e si dirigeva vesto est. La strada che attraversa verticalmente la superstrada, al centro dell’immagine, è la NE 140th Court.” Attivissimo aggiunge nella sua analisi che, date le dinamiche dell’incidente, è bene ricordarsi che è difficile che una fatalità del genere si consumi in Europa, “dove gli attraversamenti a raso delle strade a scorrimento veloce sono molto limitati se non inesistenti e dove le norme impongono ai camion di avere barriere posteriori e laterali che impediscono l’intrusione dell’auto, consentendo alle zone di collassamento programmato dell’automobile di assorbire parte dell’energia d’impatto.” Secondo le ricostruzioni finora disponibili, è chiaro che l’incidente sia stato una tragica fatalità e che difficilmente l’assenza dell’Autopilot avrebbe concretamente cambiato qualcosa. Ciò che è importante, però, è che un episodio del genere potrebbe cambiare sensibilmente le opinioni delle persone in merito alle tecnologie di guida assistita, benché [sia Tesla Motors](https://www.teslamotors.com/it%5FCH/blog/tragic-loss?redirect=no&ref=stellakamikaze.org) che [il National Transportation Safety Board](http://thehill.com/policy/transportation/286191-safety-agency-investigating-first-ever-driverless-car-death?ref=stellakamikaze.org) affermino che le sofisticazioni di Autopilot aumentino sensibilmente la sicurezza del veicolo e del conducente. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/tesla-model-s-autopilota-incidente-mortale/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 luglio 2016.* ### Per la Cassazione la cronaca online va cancellata "dopo 2 anni URL: https://stellakamikaze.org/per-la-cassazione-la-cronaca-online-va-cancellata-dopo-2-anni/ Last updated: 2026-07-03T22:50:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º luglio 2016.* Mentre l’Unione Europea [dà l’ok al piano finanziamenti per la posatura della rete ultralarga in Italia](http://motherboard.vice.com/it/read/approvato-piano-banda-ultralarga-italia-ue?ref=stellakamikaze.org), è bene ricordarci che, dopotutto, continuiamo a vivere in quell’Italia capace di compiere disastri giudiziari a partire da sentenze pressoché insignificanti. È il caso della Sentenza n. 13161, pronunciata dalla Corte di Cassazione il 24 giugno, che conferma la legittimità di una sentenza del 2013, questa volta pronunciata dal Tribunale di Chieti, Sezione distaccata di Ortona. Secondo la Cassazione, “un articolo di cronaca su un accoltellamento in un ristorante dovesse essere cancellato dall’archivio digitale perché pur essendo corretto, raccontando la verità e non travalicando i limiti di legge, aveva prodotto un danno ai ricorrenti, cioè i soggetti attivi della vicenda di cronaca giudiziaria,” come spiegato [da Primadanoi.it](http://www.primadanoi.it/news/cronaca/567439/diritto-all-oblio--la-cassazione-conferma---cancellare-sempre-articoli-anche-se-attuali--.html?ref=stellakamikaze.org), giornale online protagonista della vicenda. I proprietari di un ristorante avevano protestato con *Primadanoi* per la presenza in archivio di un articolo di cronaca riguardante un fatto di cronaca relativo al locale—L’iter giudiziario è ancora in corsa e vista, secondo *Primadanoi*, la correttezza dell’articolo, non sussistevano le condizioni per giustificarne la cancellazione. I proprietari del locale si rivolgono quindi al Tribunale di Ortona che stabilisce che l’articolo, dopo (appena) due anni e mezzo dall’accaduto, andava cancellato dagli archivi. L’editore di *Primadanoi* cancella l’articolo prima della pronuncia della sentenza, a quanto pare con un’azione preventiva visti i crescenti costi per il sostenimento delle spese processuali—Il Tribunale, quindi, non potendo richiedere la cancellazione di un articolo già cancellato, condanna la testata a pagare un risarcimento e, appunto, le spese processuali. Come ben evidenziato da [un post di Guido Scorza per il siuo blog su L’Espresso](http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/06/30/la-cassazione-ai-giornali-online-la-cronaca-%E2%80%9Cscade%E2%80%9D-cancellare-tutto-dagli-archivi/?ref=stellakamikaze.org), sembra trattarsi di un “macroscopico fraintendimento del diritto all’oblio, una decisione destinata ad essere cancellata dalla storia dai Giudici della Corte di Cassazione,” tanto più alla luce della [recente decisione del Garante alla Privacy](http://motherboard.vice.com/it/read/garante-privacy-diritto-oblio-ex-terrorista?ref=stellakamikaze.org)di negare il diritto all’oblio a un ex-terrorista che non voleva che le sue azioni passate fossero indicizzate su Google. Purtroppo, la realtà si è rivelata diversa. La Corte di Cassazione ha pronunciato una sentenza in linea con quella del Tribunale di Ortona, “La facile accessibilità e consultabilità dell’articolo giornalistico, superiore a quelle dei quotidiani cartacei, tenuto conto dell’ampia diffusione locale del giornale online consentiva di ritenere che dalla data di pubblicazione fino a quella della diffida stragiudiziale fosse trascorso sufficiente tempo perché le notizie divulgate potessero avere soddisfatto gli interessi pubblici sottesi al diritto di cronaca giornalistico,” si legge nella sentenza. Secondo la Cassazione, quindi, l’articolo andava cancellato dagli archivi perché era trascorso sufficiente tempo perché potesse assolvere il suo principio di utilità pubblica—Questo, benché il caso giudiziario trattato nell’articolo fosse ben lontano dal concludersi, “Il persistere del trattamento dei dati personali aveva determinato una lesione del diritto dei ricorrenti alla riservatezza ed alla reputazione e ciò in relazione alla peculiarità dell’operazione di trattamento, caratterizzata da sistematicità e capillarità della divulgazione dei dati trattati ed alla natura degli stessi, particolarmente sensibili attenendo a vicenda giudiziaria penale,” continua la sentenza. Per la Cassazione, in questo caso, il tempo necessario affinché l’articolo potesse essere passibile del diritto all’oblio è stato di due anni e mezzo, “il tempo intercorso tra la pubblicazione dell’articolo e il ricevimento della diffida da parte dei proprietari del ristorante,” fa notare Guido Scorza su *L’Espresso*. “Dopo la pubblicazione dell’articolo l’interesse pubblico alla lettura di quella notizia viene meno (qui si dice che bastano due anni e mezzo)” Tralasciando per un attimo le pesanti sanzioni inflitte a *Primadanoi*, la sentenza della Cassazione stabilisce un precedente dagli orizzonti disastrosi. Infatti, secondo quanto deciso, gli archivi di cronaca online risulterebbero rilevanti al pubblico per appena due anni e mezzo prima di dover rientrare nei ranghi nel rispetto della privacy dei singoli individui—Si tratta di una sentenza senza senso, che non tiene in conto le reali implicazioni generate e che potrebbe diventare un vero e proprio strumento impugnabile da qualunque privato per far sparire da internet “tracce scomode” che lo riguardano. Il problema, come al solito, è di carattere normativo: il diritto all’oblio (e in più in generale il diritto online) è un campo ancora fortemente inesplorato dalla legislazione italiana, e fintanto che questa situazione rimarrà immutata le sentenze a riguardo continueranno a proporre decisioni anacronistiche. Gran parte dell’informazione, oggi giorno, passa attraverso internet e i giornali online: la mancata normazione di questo impianto rischia di risultare seriamente dannosa, sul lungo periodo. “In conclusione la Cassazione stabilisce che: 1) Dopo la pubblicazione dell’articolo l’interesse pubblico alla lettura di quella notizia viene meno (qui si dice che bastano due anni e mezzo); 2) Alla richiesta di cancellazione si doveva ottemperare subito perché trascorso il tempo; 3) Il diritto di cronaca vale all’istante ma non si possono trattare dati sensibili e renderli fruibili al pubblico per sempre perché dopo un po’ prevale la privacy (per mantenerli ci vuole il consenso); 4) Si cancellano anche articoli recenti ed attuali. Un articolo corretto produce un danno risarcibile per il solo fatto di essere fruibile,” si legge nella sentenza. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cassazione-sentenza-cronaca-online-diritto-oblio/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 luglio 2016.* ### Facebook's Filter Bubble Is Getting Worse URL: https://stellakamikaze.org/facebooks-filter-bubble-is-getting-worse/ Last updated: 2026-07-03T22:50:02.000Z *This article was originally published on Motherboard (VICE) on July 1, 2016.* Hi there. If you’re reading this piece, consider yourself lucky. Don’t take it for granted. Especially if you’re like the 62 percent of American adults who get their news from social media, [as a recent Pew Research poll showed](http://www.journalism.org/2016/05/26/news-use-across-social-media-platforms-2016/?ref=stellakamikaze.org), and you usually find our posts on Facebook. Facebook [announced](http://newsroom.fb.com/news/2016/06/news-feed-fyi-helping-make-sure-you-dont-miss-stories-from-friends/?ref=stellakamikaze.org) earlier this week that it will change the algorithm used to decide what every single user sees on their timeline. “Facebook was built on the idea of connecting people with their friends and family,” Lars Backstrom, engineering director at Facebook, said in a [statement](http://newsroom.fb.com/news/2016/06/building-a-better-news-feed-for-you/?ref=stellakamikaze.org). “Our top priority is keeping you connected to the people, places and things you want to be connected to — starting with the people you are friends with on Facebook. That’s why today, we’re announcing an upcoming change to News Feed ranking to help make sure you don’t miss stories from your friends.” Now, why we should care about this announcement, and how are the first two paragraphs of this piece related? The changes announced by Facebook will mainly impact one of the most important values for Facebook’s brand and publisher-owned pages: “reach.” This value shows how many users will be shown a certain post. In other words, how many users see that single update on their timeline. **Worse and worse** This premise takes us to the point. The condition created by this policy is often called a “[filter bubble](http://www.fastcompany.com/3046111/fast-feed/why-scientists-are-upset-over-the-facebook-filter-bubble-study?ref=stellakamikaze.org).” Social networks that use algorithms to define which updates are most relevant for their users tends to gradually supply the users with things that align with their established interests and opinions. Take the recent media boom about Brexit, the controversial vote in the UK over whether to leave the European Union. One pro-“Remain” Facebook user explained how hard has been for him to find posts from the opposing side. On the day the “Leave” campaign won, he looked for Facebook posts celebrating for the win—and came up short. Facebook is becoming an echo chamber that prevents us from being confronted with opinions we don’t agree with It wasn’t only about his News Feed list: He also tried to use the Facebook search function, also to no avail. It wasn’t that there were no posts about how great the Leave victory was. It was that Facebook, having identified him as a Remain voter, just wasn’t allowing him to see them. An appeal to everyone I know who works at Twitter, Facebook, Google etc, and for the people who influence them \[Tom Steinberg\]\[June 24, 2016\] It’s not just the opinions expressed in posts, but also where they’re coming from. Facebook has a double interest here: On one side, it needs to be able to charge publishers money who want more exposure. On the other, it needs to boost the number of user interactions on the social network. This mostly affects content published by Facebook pages. The owners of these Facebook pages are finding it harder and harder to reach the users who liked their page. The only solutions are to pay Facebook to boost the posts, or create content designed to be shared. “If a lot of your referral traffic is the result of people sharing your content and their friends liking and commenting on it, there will be less of an impact than if the majority of your traffic comes directly through Page posts,” Backstrom explained in the announcement. How Facebook decides what posts to show users. Image via [TechCrunch](https://techcrunch.com/2014/04/03/the-filtered-feed-problem/?ref=stellakamikaze.org) This dynamic is what leads to the filter bubble. Facebook is becoming an echo chamber that prevents us from being confronted with opinions we don’t agree with. **Raising awareness** This is about more than the news media’s bottom line. A public inside the filter bubble will find itself enclosed in a shrinking infosphere, cut off from people who aren’t like them. Facebook says its new algorithm changes will emphasize posts that are “informative.” Do you want to see information that is one-sided, or multi-faceted? Can you imagine a filter-bubbled newsstand? If you’re a left-wing person, no right-wing magazines for you. Are you with Trump? There’s a good chance your favorite newsstand will never tell you anything about Bernie Sanders. In a certain way, maybe, we should now think of social networks as true social services, a public good—not simply a fun product from a company. The recent [scandal](http://gizmodo.com/former-facebook-workers-we-routinely-suppressed-conser-1775461006?ref=stellakamikaze.org) over Facebook’s “Now Trending” section, which was more influenced by human curators than the company let on, showed that people are starting to think about the ways in which news reaches them. We’re still grappling with all the implications of a public that gets its news from social media, and there is a long way to go before we understand it. But first of all we should remind ourselves that the “filter bubble” exists, and it’s getting worse. *This article was originally published on Motherboard Italia.* --- *Source:* [*Motherboard (VICE)*](https://www.vice.com/en/article/facebooks-filter-bubble/?ref=stellakamikaze.org)*, July 1, 2016.* ### La “filter bubble” di Facebook continua a peggiorare URL: https://stellakamikaze.org/la-filter-bubble-di-facebook-continua-a-peggiorare/ Last updated: 2026-07-03T22:50:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 giugno 2016.* Ciao, se stai leggendo questo post ritieniti sufficientemente fortunato, perché non è scontato che tu l’abbia visto—In particolare se normalmente trovi i nostri post su Facebook, esattamente come il 62% degli adulti americani, [secondo un recente report di Pew Research](http://www.journalism.org/2016/05/26/news-use-across-social-media-platforms-2016/?ref=stellakamikaze.org). Facebook [ha annunciato](http://newsroom.fb.com/news/2016/06/news-feed-fyi-helping-make-sure-you-dont-miss-stories-from-friends/?ref=stellakamikaze.org) che nel corso delle prossime settimane modificherà l’algoritmo incaricato di decidere cosa ogni singolo utente vede sulla propria timeline. “Facebook è stato costruito attorno all’idea di connettere le persone con i loro amici e con la loro famiglia,” spiega Lars Backstrom, engineering director di Facebook, nell’annuncio. “La nostra priorità è di connettervi con le persone, i luoghi e le cose con cui volete essere connessi—a partire dalle persone con cui siete amici su [Facebook](http://motherboard.vice.com/it/tag/Facebook?ref=stellakamikaze.org).” Ora, perché questo annuncio ci interessa e in che modo i primi due paragrafi di questo articolo sono collegati? Le modifiche all’algoritmo annunciate da Facebook andranno a impattare principalmente su uno dei valori più importanti per le pagine: la ‘portata’ dei singoli post. Si tratta del valore che indica quante persone sono state raggiunte da un post pubblicato su una pagina Facebook, ovvero quante sono le persone che hanno visto comparire nella loro timeline quel singolo aggiornamento. **Sempre peggio**Questa premessa ci porta al vivo del discorso. La condizione creata da questa politica di Facebook si chiama ‘ [filter bubble](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org)‘. È il fenomeno per cui, in un social network che sfrutta degli algoritmi per definire quali siano le notizie di maggiore interesse per l’utente, i post visualizzati da un utente siano sempre più grottescamente in linea con gli interessi e le opinioni dello stesso. Un esempio concreto riguarda il recente boom mediatico relativo al Brexit. Un utente di Facebook pro-Remain ha spiegato quanto difficile sia stato per lui, il giorno della vittoria del Leave, trovare dei post su Facebook di persone che festeggiavano la vittoria. Non si riferisce soltanto alla sua lista di amici: anche sfruttando la funzione di ricerca di Facebook, incappare in post che non erano in linea con la sua opinione è stato difficilissimo. Il trend portato avanti da Facebook è ormai in corso da diversi anni, e non riguarda soltanto le opinioni dei post, ma anche la loro provenienza. In senso più pratico, l’interesse di Facebook è duplice: da un lato gonfiare gli introiti generati dalle dinamiche di sponsorizzazione dei post, e dall’altro cercare di risolvere il costante calo di interazione sul social network da parte degli utenti—Un vero incubo per gli investitori. Per questo motivo, gran parte delle penalizzazioni viene riversata sui contenuti pubblicati dalle pagine Facebook, che si ritrovano ad avere sempre più difficoltà a raggiungere gli utenti che hanno messo ‘mi piace’. Le uniche soluzioni sono pagare Facebook, sponsorizzando i post, oppure costruire dei contenuti fatti apposta per essere condivisi, “Se gran parte del vostro traffico arriva da persone che condividono i vostri contenuti e da amici che interagiscono con queste condivisioni, questo cambiamento avrà impatto minore di chi fa affidamento ai contenuti pubblicati su Facebook come ad una via diretta per ottenere più traffico, senza passare per le interazioni,” continua Lars Backstrom nell’annuncio. Quello appena descritto è uno dei problemi più urgenti per tutti i media del mondo, la cui gran parte del traffico arriva proprio da Facebook. Ogni punto percentuale che Facebook rosicchia modificando di qualche virgola il suo algoritmo, si rispecchia in una gigantesca perdita economica per ogni testata—E meno soldi, significa meno informazione. Questa dinamica si somma alla ‘filter bubble’, la camera di risonanza che impedisce di sfondare il muro delle nostre opinioni e ci evita di entrare in contatto con contenuti che, secondo Facebook, non ci interessano. Anche in questo caso, il social network di [Mark Zuckerberg](http://motherboard.vice.com/it/read/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org) sa bene che cosa sta succedendo, e sta cercando di ‘umanizzare’ il processo di selezione dei contenuti da visualizzare nella timeline di ogni utente integrando all’interno delle variabili dell’algoritmo degli input immessi direttamente dall’utente. Purtroppo, però, perché questa dinamica si possa verificare efficacemente, i capoccia di Facebook hanno dovuto distorcere grottescamente la loro idea di informazione, “Un contenuto informativo non è necessariamente una news dura e cruda… Ci sono altre cose che si possono definire informative. Conoscere il risultato di una partita è informativa. Imparare a cucinare un polpettone è informativo. È una sorta di approccio dalle larghe vedute all’informazione,” [spiega Adam Mosseri](http://newsroom.fb.com/news/2016/06/building-a-better-news-feed-for-you/?ref=stellakamikaze.org), direttore del dipartimento News Feed. **Sensibilizzare**In un certo senso, chiedere al pubblico dei lettori di interessarsi delle dinamiche di funzionamento di una testata che fa di Facebook una parte importante della propria infrastruttura di traffico è arrogante ed egoista: non sono problemi dei lettori. È un ragionamento comprensibile, ma la portata della notizia va un po’ al di là del mero calare dei guadagni per le testate: un pubblico assoggettato passivamente alle dinamiche della ‘filter bubble’ tenderà progressivamente a chiudersi in una minuscola infosfera che finirà, presto o tardi, per generare abomini come quello descritto nel tweet embeddato poco sopra. In un periodo storico così delicato (e le divisioni ideologiche che si sono manifestate dopo il Brexit ne sono perfetta testimonianza) è fondamentale fornire agli utenti dei social network gli strumenti necessari per comprendere al meglio le loro manifestazioni digitali. Oggi il 62% delle persone si informa principalmente sui social network: ve la immaginate una edicola colpita dalla ‘filter bubble’? Se siete di destra improvvisamente *Il Manifesto* scomparirà dalle vetrine, se siete di sinistra invece scordatevi di sbirciare i titoli di *LIbero*. In un certo senso si potrebbe addirittura concepire i social network non più come delle piattaforme ma come dei veri e propri servizi pubblici, ormai bene fondamentale della cittadinanza e non più prodotto di un’azienda. Nel recente scandalo che ha visto coinvolto Facebook e la sua presunta manipolazione di alcuni notizie di stampo conservatore, è diventato chiaro che l’intenzione di Mark Zuckerberg è quella di sfruttare il potenziale del social network per manifestare la propria influenza economica in senso, anche, [politico](http://motherboard.vice.com/it/read/facebook-sta-diventando-un-organo-politico?ref=stellakamikaze.org). La strada per la trattazione sistematica di questo aspetto del discorso è ancora lunga, ma prima di tutto è necessario ricordarsi che la ‘filter bubble’ esiste, e sta diventando sempre peggiore. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-filter-bubble-algoritmo/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 giugno 2016.* ### Un’azienda italiana venderà software di sorveglianza all’Egitto URL: https://stellakamikaze.org/unazienda-italiana-vendera-software-di-sorveglianza-allegitto/ Last updated: 2026-07-03T22:50:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 giugno 2016.* Il Ministero dello Sviluppo Economico, secondo quanto riportato da [alcune](http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/28/egitto-italia-da-via-libera-a-vendita-di-software-spia-nonostante-il-caso-regeni-bocciata-hacking-team-ok-ad-area-spa/2863805/?ref=stellakamikaze.org#disqus%5Fthread) [testate italiane](http://www.lastampa.it/2016/06/28/italia/litalia-esporter-software-di-sorveglianza-in-egitto-11iR9uYFcPpkP9PebyHdwM/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) che hanno avuto accesso all’ultimo documento di *Direzione generale per la politica commerciale internazionale* del Mise, ha appena autorizzato l’azienda varesotta [Area spa](http://www.area.it/?ref=stellakamikaze.org) ad esportare in Egitto un software di sorveglianza per il traffico internet—Il cliente finale è il [Technical Research Department](https://en.wikipedia.org/wiki/General%5FIntelligence%5FDirectorate%5F%28Egypt%29?ref=stellakamikaze.org), un’unità dei servizi di intelligence egiziani. La notizia arriva dopo lo stop imposto dallo stesso Ministero dello Sviluppo Economico (Mise): a causa delle crescenti tensioni politiche tra i due paesi, [a seguito del caso Giulio Regeni](https://news.vice.com/it/topic/giulio-regeni?ref=stellakamikaze.org), a marzo il Mise aveva inizialmente [revocato l’autorizzazione di vendita](http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/28/software-spia-la-grana-egitto-sul-tavolo-del-mise-dopo-lo-stop-allexport-per-hacking-team-sospesa-anche-area-spa/2770952/?ref=stellakamikaze.org) all’azienda milanese [Hacking Team](http://motherboard.vice.com/it/tag/Hacking+Team?ref=stellakamikaze.org)—il suo software Galileo Rcs, per altro, [sembra essere stato sfruttato](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/04/21/news/hacking%5Fteam%5Frevocata%5Flicenza%5Fdi%5Fdistribuzione%5Finternazionale%5Fdel%5Fsoftware%5Fspia%5Fgalileo-138087996/?ref=stellakamikaze.org) per la sorveglianza delle comunicazione dello stesso Regeni. Il 12 maggio, invece, il Mise ha congelato la richiesta di autorizzazione alla vendita in Egitto avanzata da Area spa. Per la seconda, però, la situazione si è infine sbloccata. Il software di cui è stata autorizzata la vendita è, nella pratica, in ogni senso simile a quello per cui era stata revocata a Hacking Team. Il software di cui è stata autorizzata la vendita è, nella pratica, in ogni senso simile a quello per cui era stata revocata a Hacking Team: Area spa esporterà un software di sorveglianza basato su tecnologie di [Deep Packet Inspection (DPI)](http://motherboard.vice.com/it/read/vedi-internet-ci-rovina-la-vita-nel-2025?ref=stellakamikaze.org) per il recupero e il monitoraggio di traffico in chiaro e cifrato allo scopo di analizzare le attività online dell’obiettivo. Il cliente finale di Area spa è, appunto, il Technical Research Department, un’unità segreta dell’intelligence egiziana che [in un recente report di Privacy International](https://www.privacyinternational.org/sites/default/files/egypt%5FreportEnglish.pdf?ref=stellakamikaze.org) è stata definita come “così segreta da non essere mai stata riconosciuta pubblicata dal governo egiziano.” Inoltre, il partner locale che si occuperà di mediare la commessa da 3.1 milioni di dollari è [Alkan Communication and Information Technology](http://www.alkan.com/docs/companies/about/company%5Fdetails.aspx?cid=5&ref=stellakamikaze.org), lo stesso partner locale sfruttato in passato da Area per alcuni tentativi di vendita in Egitto. Ci tengo a ripetere che questa autorizzazione, garantita per altro con queste modalità, arriva [a poco meno di 5 mesi](https://news.vice.com/it/article/giulio-regeni-verita?ref=stellakamikaze.org) dal consumarsi del caso Giulio Regeni. Inoltre, [come riportato da La Stampa](http://www.lastampa.it/2015/08/07/tecnologia/the-italian-job-hacking-team-e-le-collaborazioni-con-le-aziende-tricolori-TLlsvbByHLsBnP68CWOh0H/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), nell’autunno 2014 Area spa aveva provato a coinvolgere Hacking Team in un’operazione commerciale con base in Egitto per l’installazione di un sistema di sorveglianza e intercettazione countrywide, ovvero su scala nazionale. Il cliente finale, in questo caso, era la Telecomunication Regulatory Authority—L’AGCOM egiziana. La trattativa, a quanto pare, si era infine conclusa in un nulla di fatto. L’autorizzazione garantita dal Mise sembra porre fine a una lunga sequela di capriole legali per il riavvio delle operazioni di vendita in Egitto, e pur escludendo Hacking Team dal roster dei venditori, l’idea che il governo italiano abbia autorizzato la vendita di un software di sorveglianza di massa nell’Egitto di Al-Sisi, dove gli ultimi dati sulle violazioni dei diritti umani [pubblicati da Amnesty International](https://www.amnesty.org/en/countries/middle-east-and-north-africa/egypt/report-egypt/?ref=stellakamikaze.org) *Amnesty International* parlano chiaro, fa rabbrividire. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/area-spa-software-sorveglianza-egitto-autorizzazione-mise/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 giugno 2016.* ### C’è una proposta di legge per l’obiezione di coscienza dei farmacisti URL: https://stellakamikaze.org/ce-una-proposta-di-legge-per-lobiezione-di-coscienza-dei-farmacisti/ Last updated: 2026-07-03T22:50:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 giugno 2016.* Quello dell’obiezione di coscienza è uno dei temi più controversi dell’Occidente moderno: in un pezzo di mondo progressivamente più distante dalle posizioni etiche imposte dalla religiosità tradizionale, il paradosso liberal prevede il ripudio del limite religioso a favore della libertà personale—Ma quando, al contrario, la richiesta è quella di rispettare le inclinazioni etiche personali, concedendo il diritto di obiezione di coscienza, il risultato è un cortocircuito normativo e mediatico che, infine, danneggia chi dovrebbe avvalersi dei servizi passibili di obiezione. In Italia il diritto all’obiezione di coscienza per i medici nell’ambito delle interruzioni della gravidanza è [legge dal 1978](http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1978-05-22;194&ref=stellakamikaze.org), ma una [proposta di legge](http://www.camera.it/%5Fdati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0041440.pdf?ref=stellakamikaze.org) appena depositata alla Commissione Affari Costituzionali della Camera potrebbe allargare questo diritto anche ai farmacisti. “Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, \[…\] adducendo motivi di coscienza, ha il diritto di rifiutarsi di consegnare a chi glielo chiede, anche esibendo la relativa prescrizione medica, qualsiasi dispositivo, medicinale o sostanza che il professionista giudichi, in scienza e in coscienza, atto a produrre effetti anche potenzialmente abortivi, ovvero che risulti prescritto ai fini della sedazione terminale,” si legge nella proposta di legge, avanzata dal deputato di Scelta Civica Gian Luigi Gigli. Motore immobile della proposta di legge, a quanto pare, è l’enciclica *Evangelium Vitae* emanata da Papa Giovanni Paolo II nel 1995 e citata in apertura al documento, “ONOREVOLI COLLEGHI! — Nell’enciclica *Evangelium vitae* \[…\] si afferma che: « (…) l’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare. Leggi di questo tipo non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza ».” Di recente, evidenzia la proposta, la posizione è stata ribadita da “Papa Francesco che, parlando ai membri dell’Associazione medici cattolici italiani, li ha esortati – in materia di aborto, eutanasia e fecondazione artificiale – a fare « scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza ».” “La dichiarazione di obiezione di coscienza deve essere comunicata dal titolare della farmacia.” In Italia, senza la necessità di una proposta di legge, i farmacisti obiettori di coscienza [sono già una realtà ben consolidata](https://news.vice.com/it/article/pillola-giorno-dopo-farmacisti-obiezione-coscienza?ref=stellakamikaze.org) anche quando si tratta di farmaci contraccettivi (e non aborticidi) normati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. In questo senso, la proposta di legge di Gigli sembra più atta a legiferare su una anomalia che si è già manifestata, e lo fa in senso piuttosto definitivo chiedendo l’inserimento del diritto di obiezione e, allo stesso tempo, di un registro ufficiale delle farmacie obiettrici. “La dichiarazione di obiezione di coscienza, sollevata ai sensi del comma 1, deve essere comunicata dal titolare della farmacia ovvero dal direttore dell’azienda ospedaliera o dal direttore sanitario della struttura sanitaria privata autorizzata o accreditata all’assessore regionale competente,” si legge nella proposta. È proprio in questo senso che questa normazione diventa potenzialmente fuorviante: spesso e volentieri, infatti, il problema è da ritrovarsi nella diffusione dei servizi. [È il caso della cannabis terapeutica](http://motherboard.vice.com/it/read/in-italia-la-cannabis-terapeutica--legale-ma-il-farmaco-non--disponibile?ref=stellakamikaze.org): in tutti i sensi legale e normata in Italia, le farmacie in cui è disponibile sono pochissime e molte altre richiamano proprio al diritto di obiezione per negare la disponibilità del farmaco. In definitiva, la proposta di legge presentata ha l’intenzione di trasportare il contesto normativo in cui si manifesta un farmacista allo stesso livello di quello di un medico, al tempo stesso garantendo la disponibilità di un registro aggiornato delle farmacie obbiettrici e non. Benché l’iter sia appena cominciato e il testo abbia ancora tutto il tempo necessario per mutare pesantemente, non riesco a fare a meno di pensare che avanzare questo tipo di richiesta normativa esordendo con un riferimento ad un’enciclica papale sia una pessima idea. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/obiezione-di-coscienza-farmacisti-proposta-di-legge/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 giugno 2016.* ### Il Bitcoin impenna dopo il sì al Brexit URL: https://stellakamikaze.org/il-bitcoin-impenna-dopo-il-si-al-brexit/ Last updated: 2026-07-03T22:50:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 giugno 2016.* Questa mattina alle 5.45 ora locale [Enrico Mentana](https://www.vice.com/it/read/maratona-mentana-ballottaggio?ref=stellakamikaze.org) ha dichiarato concluse le proiezioni per lo spoglio dei voti del referendum sul Brexit e ha sancito la vittoria dello schieramento del “Leave” durante la sua maratona notturna. La prima conferma ufficiosa è arrivata a seguito del lancio della BBC, che ha ufficializzato la sua proiezione [sulla vittoria del “Leave”](https://news.vice.com/it/article/david-cameron-dimissioni?ref=stellakamikaze.org)—Da questo momento in poi è stata anarchia. Mentre la sterlina [continuava il suo tracollo iniziato ieri](https://www.poundsterlinglive.com/eur/5082-pound-to-euro-exchange-rate-3434?ref=stellakamikaze.org), affondando del 6.4 percento (1.2222) nel cambio sterlina-euro e del 9.8 percento (1.3415) nel cambio sterlina-dollaro, e le borse di tutto il mondo assorbivano il duro (e inaspettato) colpo del sì al referendum [con la volatilizzazione di oltre 120 miliardi di dollari solo per l’indice FTSE](http://www.independent.co.uk/news/business/news/ftse-100-eu-referendum-brexit-sterling-pound-bank-housebuilders-a7099951.html?ref=stellakamikaze.org), altrove si festeggiava. Questa mattina, infatti, il valore di mercato del Bitcoin [è schizzato a 650 dollari per unità](http://www.coindesk.com/bitcoin-spikes-650-vote-shifts-brexit/?ref=stellakamikaze.org), confermando ancora una volta la volatilità del suo valore. Dopo il picco di 1.000 dollari per unità raggiunto nel 2013, la stabilizzazione e infine il nuovo picco di 775 dollari per unità raggiunto il 17 giugno, nell’ultima settimana il Bitcoin è crollato del 25 percento a causa, si pensa, del timore di speculazioni nell’incerto contesto Brexit, sfiorando i 550 dollari per unità. Questa mattina, dopo l’ufficializzazione del risultato del referendum, la criptovaluta è tornata in testa, recuperando quasi 100 dollari per unità. Per quanto ovvie, queste brusche fluttuazioni permettono di inquadrare (in senso piuttosto ampio, certo) alcune tendenze del mercato finanziario: perché all’approdo di una crisi globale—infatti, il Brexit ha colpito i mercati di tutto il mondo—un mercato avulso dalle dinamiche tradizionali riceve una boccata d’aria fresca? Visto e considerato che il mercato statunitense sta ancora dormendo, la valuta potrebbe subire ulteriori fluttuazioni durante la giornata per poi stabilizzarsi, nei prossimi giorni, assieme alla sterlina. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/bitcoin-valuta-impenna-dopo-brexit/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 giugno 2016.* ### In cosa consiste la proposta di legge per i trojan di Stato URL: https://stellakamikaze.org/in-cosa-consiste-la-proposta-di-legge-per-i-trojan-di-stato/ Last updated: 2026-07-03T22:50:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 giugno 2016.* Uno dei carichi più pesanti di cui è oberato chi si occupa dell’attualità italiana del mondo tech ha un nome, e quel nome è noia. Non succede mai nulla: la nostra è pura e sprezzante invidia per i colleghi d’oltremare che ogni giorno hanno a che fare con [analisti governativi in fuga](http://motherboard.vice.com/it/tag/edward+snowden?ref=stellakamikaze.org), [satelliti spia](http://motherboard.vice.com/read/skygazers-have-already-found-the-us-governments-new-spy-satellite?ref=stellakamikaze.org) e [iPhone da sbloccare](http://motherboard.vice.com/it/tag/apple+vs+fbi?ref=stellakamikaze.org). Dopotutto, noi abbiamo avuto [Hacking Team](http://motherboard.vice.com/it/tag/Hacking+Team?ref=stellakamikaze.org). Ma oggi, in alto i cuori, sospendiamo le nostre pene: in un incontro a porte chiuse avvenuto il 21 giugno a Roma—organizzato dall’associazione [Italia Decide](http://www.italiadecide.it/?ref=stellakamikaze.org) in una sala del Senato—”parlamentari, magistrati, forze dell’ordine, informatici e avvocati” hanno discusso del famigerato tema del ‘[trojan di Stato](http://motherboard.vice.com/it/read/che-fine-ha-fatto-il-trojan-di-stato?ref=stellakamikaze.org)‘. In breve, si è consumato l’ennesimo capitolo del lunghissimo dibattito riguardante la legalizzazione dei trojan governativi, i captatori informatici che da anni le istituzioni stanno cercando di normare per porre fine all’anarchia legislativa sul tema. Protagonista dell’incontro è stata la proposta di legge avanzata da un gruppo di deputati (tra cui [Stefano Quintarelli](https://twitter.com/quinta?ref%5Fsrc=twsrc%5Egoogle%7Ctwcamp%5Eserp%7Ctwgr%5Eauthor&ref=stellakamikaze.org), che in passato si era posto contro la legalizzazione in toto dei trojan per uso giudiziario). La proposta “dichiara di voler segmentare le funzionalità dei captatori, riconducendole al mezzo di ricerca della prova tradizionale con cui avrebbero più somiglianze,” [come spiegato dal report dell’incontro di Carola Frediani, pubblicato su ](http://www.lastampa.it/2016/06/22/italia/cronache/intercettazioni-con-i-trojan-di-stato-ecco-la-proposta-di-legge-29lEUvO3VyOG6NCRDEKlMO/pagina.html?ref=stellakamikaze.org)*La Stampa*. La legge “dichiara di voler segmentare le funzionalità dei captatori, riconducendole al mezzo di ricerca della prova tradizionale con cui avrebbero più somiglianze”. È fondamentale prima di tutto capire perché, oggi, la necessità manifestata sia quella di “segmentare le funzionalità dei captatori”: l’utilizzo dei trojan nell’ambito di indagini ha uno storico, in Italia e Europa, di tacito assenso. Quando non normati, questi dispositivi sono stati spesso sfruttati dalle autorità per sorvegliare dei sospettati e ottenere prove a loro riguardo, di fatto non dichiarando mai la reale natura di queste operazioni. Una situazione piuttosto favorevole per chi questi software li sviluppa e per chi li sfrutta per svolgere intercettazioni di carattere specifico o ambientale, o, banalmente, per farsi un giro tra i file del computer del sospettato. Il problema, però, risiede proprio nelle potenzialità di questi software: da un lato estremamente utili per le indagini, le loro funzionalità non si limitano alle intercettazioni ambientali o al listaggio di file presenti in un hard disk e il rischio di abuso di questi poteri non può che preoccupare. Proprio in questo senso, la proposta di Quintarelli è pensata proprio per “regolamentare una volta per tutte i trojan di Stato ma in modo stringente e tecnicamente appropriato.” Usiamoli, ma rendiamo il loro utilizzo completamente trasparente. **La proposta**L’idea alla base delle proposta è quella di ricondurre ogni funzionalità del trojan a una forma di perquisizione già normata dalla legislazione italiana, “l’acquisizione di file come una forma di sequestro probatorio; le intercettazioni del traffico vocale come una intercettazione telefonica; e le registrazioni audio/video come una intercettazione ambientale,” spiega Carola Frediani su *La Stampa*. In particolare, uno degli aspetti più sensibili del trojan di Stato è il suo essere, di fatto, uno strumento con cui può venire operata una forma di perquisizione a distanza e che questa modalità “seri problemi di compatibilità costituzionale,” si legge nella proposta, che configura lo sfruttamento di questa funzionalità per “gravi reati associativi, terrorismo, pedofilia, prostituzione minorile, omicidio, rapina, estorsione, sequestro di persona, ma anche delitti di pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione e delitti informatici,” si legge nel report. “Il sequestro a distanza dei dati – previsto per gli stessi reati della perquisizione – dovrà invece garantire la «conformità con gli originali, la loro immodificabilità e protezione».” La proposta, inoltre, sancisce l’assenza di intermediari tra gli inquirenti e l’obiettivo del trojan, affermando che l’esecuzione materiale delle operazioni debba essere affidata alla polizia giudiziaria, “anche in considerazione dell’impossibilità per le forze di polizia e per la magistratura di verificare l’operato.” Attualmente le perquisizioni di natura informativa vengono svolte attraverso agenzie che lavorano a stretto contatto con le procure e che sfruttano software sviluppati da terzi. Altro punto degno di nota riguarda l’accessibilità dei dati ottenuti mediante queste operazioni: i dati ottenuti da remoto “dovrebbero restare inaccessibili alle parti prima della notifica degli atti all’indagato,” si legge nel report su La Stampa. Infine la proposta sancisce l’istituzione di un registro—la cui gestione sarà affidata all’Istituto superiore delle comunicazioni e tecnologie dell’informazione—per questi software, che prima del loro utilizzo dovranno ricevere una certificazione che ne garantisca la compatibilità con l’impianto legislativo che li norma. La proposta di legge avanzata durante l’incontro, dunque, sembra configurarsi in senso assolutamente cauto rispetto ai limiti sanciti dalla costituzione, ma per quanto lodevole lo sforzo operato lascia dietro di sé dei dubbi di natura tecnica: come è possibile sfruttare un software nei fatti molto potente come un trojan in maniera così limitata? Chi garantirà che le sue potenzialità non vengano abusate? Nel frattempo, l’iter legislativo per la normazione del trojan di Stato continua. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/proposta-di-legge-trojan-di-stato/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 giugno 2016.* ### La nuova bozza del Privacy Shield arriverà a luglio URL: https://stellakamikaze.org/la-nuova-bozza-del-privacy-shield-arrivera-a-luglio/ Last updated: 2026-07-03T22:50:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 giugno 2016.* Mentre nel Regno Unito si stanno consumando le votazioni per il referendum [sul Brexit](http://www.vice.com/it/read/brexit-referendum-conseguenze-italiani?ref=stellakamikaze.org), dal fronte Unione Europea arrivano novità per quanto riguarda i trattati che dovrebbero normare lo scambio di dati tra Europa e Stati Uniti. Secondo le ultime notizie, infatti, la nuova bozza del [Privacy Shield](http://motherboard.vice.com/it/tag/privacy?ref=stellakamikaze.org) arriverà a inizio luglio, e potrebbe essere la versione finale del testo che legifererà su ciò che è e non è permesso nello scambio di dati tra i due continenti. Il Privacy Shield è il trattato che dovrebbe andare a sostituire l’ormai obsoleto Safe Harbour, il precedente trattato di normazione sulla tratta dei dati tra i due continenti. Una delle questioni politiche più rilevanti dell’ultimo periodo, infatti, riguarda proprio [le norme che dovrebbero regolare i poteri delle grandi piattaforme internet con base all’estero](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org) (come Facebook, Google o Amazon, per esempio) sulla sfera di influenza trans-nazionale che esercitano. Lo scorso anno [il Safe Harbour è stato dichiarato non valido dalla Corte di Giustizia europea](http://motherboard.vice.com/it/read/europa-vs-facebook-1-0?ref=stellakamikaze.org), anche, in parte, grazie alle rivelazioni sull’NSA di Edward Snowden. La prima bozza del nuovo trattato, il Privacy Shield, era stato inizialmente respinto dall’Unione Europea perché ritenuto non sufficiente a proteggere i dati dei cittadini europei. “Abbiamo raggiunto un accordo per definire in maniera più precisa i casi in cui è possibile operare la raccolta in massa di dati.” Secondo quanto detto la commissaria europea per la giustizia vera Jourova a EUObserver, sembra che Washington e Bruxelles siano infine giunti a un’intesa sulle norme che regolano l’accesso ai dati europei da parte delle autorità statunitensi, la raccolta in massa delle informazioni personali dei cittadini europei e, infine, le operazioni di sorveglianza indipendente su questi stessi dati. “Abbiamo raggiunto un accordo per definire in maniera più precisa i casi in cui è possibile operare raccolta in massa di dati e, assieme ai nostri partner americani, abbiamo definito la differenza tra la raccolta giustificata e la sorveglianza di massa senza un fine preciso, che per noi non è tollerabile,” ha spiegato la commissaria [a EUObserver](https://euobserver.com/justice/133941?ref=stellakamikaze.org). “Questi aspetti, nello specifico, sono già stati redatti e messi in forma scritta.” La firma del trattato è un evento particolarmente importante e atteso sia a livello politico che economico, infatti si stima che gli introiti generati dai flussi di dati tra i due continenti superino i 230 miliardi di dollari l’anno—Senza una normazione definita, gli impianti burocratici necessari alle piccole e grandi aziende per trattare in maniera legale i dati comporteranno costi sempre maggiori. Nonostante i forti dubbi espressi a maggio da Giovanni Buttarelli, il garante europeo per la protezione dei dati personali, riguardo le prospettive sul Privacy Shield, Jourova rimane ottimista e ha affermato che sarà prioritario “assicurarsi che i dati personali vengano conservati solamente per i periodi di tempo strettamente necessari e che eventuali eccezioni siano ben definite.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-nuova-bozza-del-privacy-shield-arriver-a-luglio/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 giugno 2016.* ### Il Garante per la Privacy ha negato il diritto all'oblio a un ex-terrorista URL: https://stellakamikaze.org/il-garante-per-la-privacy-ha-negato-il-diritto-alloblio-a-un-ex-terrorista/ Last updated: 2026-07-03T22:50:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 giugno 2016.* Conoscete la storia del “tutto quello che pubblichi su internet vi rimane per sempre”, no? È vera, fate attenzione quando vi scambiate foto di tette, peni e culi, perché non ci sarà modo di rimuoverle efficacemente dalla rete. Questa dinamica è protagonista del dibattito sul ‘diritto all’oblio’, ovvero il diritto da parte di un cittadino a richiedere che un determinato contenuto presente su internet che lo riguarda non venga indicizzato dai motori di ricerca. Nell’ultima newsletter del Garante per la Privacy, l’ente italiano ha dichiarato di aver rifiutato la domanda avanzata da un ex terrorista che “richiedeva la deindicizzazione \[da Google\] di alcuni articoli, studi, atti processuali in cui erano riportati gravi fatti di cronaca che lo avevano visto protagonista tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80,” [si legge nel comunicato](http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/5176031?ref=stellakamikaze.org). Il richiedente, secondo il comunicato, aveva finito di scontare la propria pena nel 2009 e si era inizialmente rivolto a Google per la rimozione dei riferimenti. Non trovando riscontro positivo da parte del motore di ricerca, l’ex terrorista ha quindi fatto riferimento all’ente per la Privacy che, infine, ha “dichiarato infondato il ricorso volto ad ottenere la rimozione dei restanti URL indicati dal ricorrente e dei relativi “snippet” dai risultati di ricerca effettuati a partire dal nome e cognome dell’interessato,” [si legge nei documenti relativi al ricorso](http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4988654?ref=stellakamikaze.org). Il nostro anonimo ex-terrorista sarà per sempre ricordato da Google come, appunto, un ex-terrorista. In breve: il nostro anonimo ex terrorista sarà per sempre ricordato da Google come, appunto, un ex terrorista, “nonostante il decorso del tempo dall’accadimento dei fatti, sussiste il preponderante interesse pubblico al reperimento di notizie relative ad una delle pagine più buie della storia italiana, i c.d. “anni di piombo”, nella quale il ricorrente è entrato a far parte a pieno titolo macchiandosi di reati di matrice terroristica eversiva dell’ordine democratico,” ha dichiarato il Garante nel rifiutare la richiesta. Vista la gravità dei fatti e la matrice storica del contesto in cui si inseriscono, le istituzioni hanno quindi deciso di non voler procedere alla richiesta di de-indicizzazione—In questo senso, la decisione è quantomeno condivisibile, ma allora per quale motivo il cosiddetto diritto all’oblio è protagonista di [innumerevoli dibattiti](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=right+to+be+forgotten+google&tbm=nws)? Oggigiorno [il ritmo di espansione del web](http://motherboard.vice.com/it/read/cosa-succede-in-un-minuto-su-internet-nel-2016?ref=stellakamikaze.org) è fuori dalla nostra comprensione e proprio per questo è ormai impossibile riuscire a seguire le sue evoluzioni: il lavoro viene svolto, per noi, dai motori di ricerca, che si occupano di indicizzare automaticamente il web attraverso gli spider, delle ‘sonde’ che leggono e interpretano l’importanza di ogni pagina al fine di inserirla nei listati che ci vengono restituiti ogni volta che cerchiamo determinate parole chiave su un motore di ricerca. Non sempre, però, queste indicizzazioni sono un bene: in un’era in cui basta digitare nome e cognome di una persona su Google per avere una rapida panoramica della sua esistenza, tenere sotto controllo eventuali abusi che si possono verificare grazie a queste condizioni è difficile. Per questo esiste il diritto all’oblio: ma chi possiede le informazioni pubblicate sul web e chi può normare sulla loro presenza o meno sui motori di ricerca? [Il tema è già stato affrontato in precedenza qui su Motherboard](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org), e riguarda nello specifico la privatizzazione della gestione dei dati, delle unità informative che fino a poco tempo fa venivano generate in maniera consapevole, ma che oggi, con l’aumentare della pervasività della tecnologia, si manifestano in maniera spontanea e, spesso, fuori dal controllo dell’utente. Hai un account FourSquare e adori i club per scambisti? Forse faresti bene a controllare le impostazioni di privacy del tuo account, perché anche questo dato è disponibile e indicizzato dal web. “Nonostante il decorso del tempo dall’accadimento dei fatti, sussiste il preponderante interesse pubblico al reperimento di notizie relative ad una delle pagine più buie della storia italiana.” Nel caso dell’ex-terrorista, però, la matrice storica dei dati che lo riguardano ha impedito al Garante di procedere alla richiesta di cancellazione—Ma cosa succede quando questo procedimento diventa vulnerabile ad episodi di abuso, come per esempio nel caso di un’istituzione corrotta che ha interesse ad associare determinati nomi a determinati dati presenti su internet? La normativa in questo senso è ancora confusa, in particolare perché il dato stesso dell’indicizzazione sul motore di ricerca, alla fine dell’iter, è comunque di proprietà del motore di ricerca. Il caso discusso dal Garante è senza dubbio straordinario, ma è fondamentale essere consapevoli della natura di queste procedure per poter regolare, di conseguenza, il nostro comportamento sul web: una rete che, ormai, assorbe più informazioni sul nostro riguardo di quante ne vorremmo diffondere. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/garante-privacy-diritto-oblio-ex-terrorista/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 giugno 2016.* ### Ora Virginia Raggi potrà avere una pagina Wikipedia URL: https://stellakamikaze.org/ora-virginia-raggi-potra-avere-una-pagina-wikipedia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 giugno 2016.* Alle 23 di ieri sera sono stati chiusi i seggi per le elezioni amministrative 2016\. Il tema del voto riguardava [il ballottaggio in 113 comuni in tutta Italia](http://elezioni.lastampa.it/2016/ballottaggi?ref=stellakamikaze.org) e, in particolare, i riflettori erano puntati su Roma, Milano, Torino e Napoli—Ma a noi questo non interessa. Ciò che ha davvero importanza è che, finalmente, da oggi Virginia Raggi—proprio perché ieri ha conquistato la carica di sindaco di Roma con una percentuale (67.15%) che pare aver ammutolito il premier Matteo Renzi—[potrà avere una pagina su Wikipedia in italiano](http://www.wired.it/attualita/politica/2016/06/16/virginia-raggi-wikipedia/?ref=stellakamikaze.org). Non si tratta di una casualità: poche settimane fa, infatti, [la pagina Wikipedia di Virginia Raggi era stata trascinata nel polverone mediatico](https://www.google.it/search?q=wikipedia+virginia+raggi&oq=wikipedia+&aqs=chrome.0.69i59j69i60l3j69i59l2.1394j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=wikipedia+virginia+raggi&tbm=nws) che ha coinvolto la comunità di Wikipedia in italia, dopo che *Motherboard* [aveva raccontato](http://motherboard.vice.com/it/read/salvatore-aranzulla-wikipedia-pagina?ref=stellakamikaze.org) le controversie tra la comunità di Wikipedia in italiano e Salvatore Aranzulla, il noto divulgatore informatico italiano. Ora che ha vinto il ballottaggio, però, Virginia Raggi può finalmente tornare sulle pagine di Wikipedia in italiano. Il fatto è stato inizialmente da Salvatore Aranzulla stesso, che [in un post di commento alla vicenda](http://www.corriere.it/tecnologia/16%5Fgiugno%5F11/salvatore-aranzulla-cancellato-wikipedia-lui-replica-rosiconi-cf705cf4-2fb1-11e6-99a1-699f8214af13.shtml?ref=stellakamikaze.org) che lo riguardava ha sottolineato come anche la pagina di Virginia Raggi stessa, ai tempi ancora candidato sindaco di Roma per il Movimento 5 Stelle, risultasse ‘[Protetta](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Politica%5Fdi%5Fprotezione%5Fdelle%5Fpagine?ref=stellakamikaze.org#Protezione%5Fcompleta)‘ e dunque oscurata. Il motivo, come al solito, riguardava la sua apparente non enciclopedicità. Ora che ha vinto il ballottaggio, però, Virginia Raggi può finalmente tornare sulle pagine di Wikipedia in italiano—Infatti la voce, benché oscurata in Italia, era leggibile [in](https://es.wikipedia.org/wiki/Virginia%5FRaggi?ref=stellakamikaze.org) [altre](https://de.wikipedia.org/wiki/Virginia%5FRaggi?ref=stellakamikaze.org) [lingue](https://ru.wikipedia.org/wiki/%D0%A0%D0%B0%D0%B4%D0%B6%D0%B8,%5F%D0%92%D0%B8%D1%80%D0%B4%D0%B6%D0%B8%D0%BD%D0%B8%D1%8F?ref=stellakamikaze.org). Come spiegato dagli amministratori della comunità al *Corriere della Sera*, infatti, l’assenza della Raggi dalle pagine di Wikipedia in italiano non poteva essere regolata dal principio della par condicio, “Se ne riparla eventualmente dopo il ballottaggio, a seconda del risultato. Prima, no. Per inciso: Wikipedia è una enciclopedia e non un servizio giornalistico e in quanto tale non è soggetta alla par condicio.” I termini secondo cui la pagina di Virginia Raggi era stata ‘protetta’ sono, per [Maurizio Codogno](https://medium.com/@.mau./salvatore-aranzulla-e-wikipedia-59b9372c1045?ref=stellakamikaze.org#.j0au4k1mz), decisamente chiari, “Le regole sulla presenza di esponenti politici su Wikipedia risalgono addirittura al 2008, quando l’enciclopedia cominciò a essere famosa e quindi c’era chi voleva sfruttarla a fini elettorali,” ha spiegato Codogno al *Corriere della Sera*. “La comunità scelse di limitarsi a parlamentari nazionali e sindaci dei capoluoghi di provincia, pensando che i candidati sindaco non avessero rilevanza prima di venire eventualmente eletti. Dopo il 2013, con i casi di Pizzarotti a Parma e Accorinti a Messina, si fece una nuova discussione, ma il consenso finale fu di non cambiare le regole.” Per capire meglio il cursus logico che, a partire dal dibattito della comunità di Wikipedia, produce questo tipo di decisioni, è bene partire dai criteri di enciclopedicità per la biografie su Wikipedia. Tolta la vittoria, quindi, Virginia Raggi aveva modo di essere inclusa su Wikipedia per qualche altro motivo? 1) Aver vinto un [premio Nobel](https://it.wikipedia.org/wiki/Premio%5FNobel?ref=stellakamikaze.org), una [Medaglia Fields](https://it.wikipedia.org/wiki/Medaglia%5FFields?ref=stellakamikaze.org) oppure altri premi internazionali equivalenti per arte, cultura o scienze; No. 2) Avere definito, e/o dato il nome a, qualche [teorema](https://it.wikipedia.org/wiki/Teorema?ref=stellakamikaze.org) o principio (qualsiasi scienza), [formula](https://it.wikipedia.org/wiki/Formula?ref=stellakamikaze.org) [matematica](https://it.wikipedia.org/wiki/Matematica?ref=stellakamikaze.org), [reazione chimica](https://it.wikipedia.org/wiki/Reazione%5Fchimica?ref=stellakamikaze.org), [algoritmo](https://it.wikipedia.org/wiki/Algoritmo?ref=stellakamikaze.org), [legge](https://it.wikipedia.org/wiki/Legge?ref=stellakamikaze.org) o [invenzione](https://it.wikipedia.org/wiki/Invenzione%5F%28tecnologia%29?ref=stellakamikaze.org); No. 3) Avere ricoperto (ricoprire) cariche pubbliche ai massimi livelli in [istituzioni internazionali](https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione%5Finternazionale?ref=stellakamikaze.org) o nazionali di rilievo ([parlamentari](https://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento?ref=stellakamikaze.org), [ministri](https://it.wikipedia.org/wiki/Governo?ref=stellakamikaze.org), [capi di stato](https://it.wikipedia.org/wiki/Presidente%5Fdella%5FRepubblica?ref=stellakamikaze.org), suddivisioni territoriali nazionali di primo livello, [sindaci](https://it.wikipedia.org/wiki/Sindaco?ref=stellakamikaze.org) delle più importanti città) per almeno una parte rilevante di una [legislatura](https://it.wikipedia.org/wiki/Legislatura?ref=stellakamikaze.org) o del [mandato](https://it.wikipedia.org/wiki/Mandato?ref=stellakamikaze.org); Eccoci, finalmente—Prima di essere eletta sindaco di Roma, Virginia Raggi aveva dalla sua il ruolo di consigliere comunale durante l’amministrazione Marino, a Roma. A quanto pare non basta. 4) Aver partecipato alla creazione di [partiti politici](https://it.wikipedia.org/wiki/Partito%5Fpolitico?ref=stellakamikaze.org) ovvero essere segretario/leader/presidente di movimenti o partiti politici e/o di opinione di rilevanza almeno nazionale; No. :( 5) Aver pubblicato in varie occasioni articoli sulla prima pagina e/o dirigere un [quotidiano](https://it.wikipedia.org/wiki/Giornale?ref=stellakamikaze.org) o un periodico di rilevanza nazionale (anche on-line); Qualcuno ha detto SALVATORE ARANZULLA? 6) Aver progettato opere [architettoniche](https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura?ref=stellakamikaze.org) note e/o di rilievo almeno nazionale, che siano poi state realizzate; No… 7) Aver disegnato/progettato una [collezione di moda](https://it.wikipedia.org/wiki/Moda%5F%28cultura%29?ref=stellakamikaze.org) che abbia sfilato in un contesto di rilievo; Virginia Raggi è Miuccia Prada. 8) Avere militato per almeno una stagione (qualunque [sport](https://it.wikipedia.org/wiki/Sport?ref=stellakamikaze.org)) nella massima serie di un campionato nazionale, o di una competizione sportiva internazionale, ed essere noto a livello internazionale; No. 9) Aver rappresentato almeno una volta la squadra nazionale del massimo livello assoluto o del massimo livello giovanile (qualunque sport) in una competizione tra Giochi olimpici, Manifestazioni ufficiali della federazione internazionale e Manifestazioni ufficiali delle confederazioni continentali (fase finale e qualificazioni); No. 10) Avere effettuato [prestazioni sportive di rilievo](https://it.wikipedia.org/wiki/Primato%5F%28sport%29?ref=stellakamikaze.org) (fra i 10 migliori tempi o risultati mondiali del momento al quale la prestazione si riferisce, tra i 5 migliori risultati nazionali del momento al quale la prestazione si riferisce) e/o essere nella [hall of fame](https://it.wikipedia.org/wiki/Hall%5Fof%5Ffame?ref=stellakamikaze.org) del proprio sport e/o essersi distinto (anche negativamente o anche senza aver vinto) nella propria disciplina ed essere noto per tale fatto; Virginia Raggi è Usain Bolt. 11) Essere (stato) al massimo vertice di una [confessione religiosa](https://it.wikipedia.org/wiki/Religione?ref=stellakamikaze.org) diffusa in maniera rilevante o essere da essa ritenuto un profeta o un santo. No. Sembra quindi chiaro il perché Virginia Raggi non sia stata considerata dalla comunità di Wikipedia in italiano un personaggio di caratura enciclopedica. In aggiunta, i ragionamenti per analogia poco hanno a che fare con il modus operandi di Wikipedia, “Considerando che [su Wikipedia non è corretto ragionare per analogia](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:ANALOGIA?ref=stellakamikaze.org), non c’è alcun obbligo di accogliere (ad esempio) la voce di un candidato alle elezioni per il solo fatto che esiste la voce di un candidato rivale,” spiega la voce “Wikipedia non è un servizio pubblico,” su Wikipedia. “Questo non significa ovviamente che Wikipedia manterrà solo le voci di una certa parte politica, ma che la \* par condicio\*, come intesa nel mondo reale, non trova applicazione su Wikipedia (come su un qualsiasi altro sito internet non di informazione).” Ha quindi senso sottolineare la rilevanza politica di una candidatura come quella della Raggi, ripresa nei mesi precedenti [da numerose testate internazionali](https://news.google.com/news/story?ncl=dKjh%5Fjbn0tSZZ5MV9P5P15pWVOpVM&q=virginia+raggi&lr=English&hl=en&sa=X&ved=0ahUKEwiOtuDwvbbNAhVDShQKHRkkD3gQqgIILjAB&ref=stellakamikaze.org)? Ha senso sottolineare la delicatezza del momento politico oppure sprecarsi in lunghe disamine su quante altre voci non enciclopediche conducano una vita serena tra le pagine di Wikipedia in italiano? E perché Virginia Raggi era presente su Wikipedia in altre lingue? Non ci importa nulla, proprio perché finalmente, ora, Virginia Raggi una pagina Wikipedia ce l’ha. Questa controversia, ormai fortunatamente conclusa, non è che l’ennesimo sintomo di un profondo malessere che sta colpendo la comunità italiana di Wikipedia: non si tratta soltanto di (spesso immotivate) accuse di tendenziosità, ma di una vera e propria insufficienza di strumenti. Wikipedia è ormai molto grande, e il modello di gestione che ha permesso all’enciclopedia libera di diventare così famosa potrebbe non essere più sostenibile e potrebbe non garantire la trasparenza in questi casi fondamentale—Forse è arrivato il momento di rimescolare le carte per evitare che l’intero sistema Wikipedia collassi sotto al peso della sua stessa grandezza. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/virginia-raggi-wikipedia-pagina-sindaco/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 giugno 2016.* ### Il punto sull'E3 2016 di Motherboard Italia URL: https://stellakamikaze.org/il-punto-sulle3-2016-di-motherboard-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 14 giugno 2016.* Siamo nel pieno dell’[Electronic Entertainment Expo 2016 (E3)](http://www.e3expo.com/takeover?ref=stellakamikaze.org), il più importante appuntamento annuale del mondo per quanto riguarda i videogiochi. Durante la settimana dell’E3 Los Angeles diventa la capitale globale dell’intrattenimento digitale, e le principali case di produzioni di software e hardware si alternano sui palchi dedicati per presentare le ultime novità dai loro roster. Il problema, però, è ovvio: la tabella di marcia dell’E3 di quest’anno è così piena che riuscire a fare ordine tra decine di annunci e comparsate è davvero difficile. Per questo motivo abbiamo chiamato il maggior esperto di videogiochi di Roma Sud, [Matteo Corradini](https://www.facebook.com/matteo.crodini?fref=ts)—Conosciuto per il suo ruolo nel collettivo YouTube \* The Pills\*—per aiutarci. A partire dalle 18.30 di questa sera la pagina Facebook di [Motherboard Italia](https://www.facebook.com/motherboarditalia/?fref=ts) ospiterà una diretta streaming dalla nostra redazione, in cui assieme a Matteo faremo il punto degli annunci e le novità emerse dall’E3. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/e3-2016-motherboard-diretta-punto/?ref=stellakamikaze.org)*, 14 giugno 2016.* ### Motherboard Italia presenta: Silicious, un viaggio nel mondo del silicio URL: https://stellakamikaze.org/motherboard-italia-presenta-silicious-un-viaggio-nel-mondo-del-silicio/ Last updated: 2026-07-03T22:50:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 giugno 2016.* Il silicio è un materiale dalle straordinarie proprietà fisiche. Viene impiegato nei transistor, nei pannelli solari e in praticamente ogni device tecnologico con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Ma col tempo è diventato anche il simbolo del potere dei giganti della tecnologia: non è un caso che la Silicon Valley si chiami proprio così. Mostreremo un percorso che parte dalle molecole e arriva alle distopie post-capitaliste del Silicon Valley. La redazione di *Motherboard Italia* parlerà del materiale più prezioso del nuovo millennio durante \* Domino, Festival Tascabile di Geopolitica\*, una rassegna organizzata da [sui 3 elementi-pilastro del mondo moderno: l’acqua, il petrolio e, appunto, il silicio. Il festival si svolgerà dal 14 al 16 giugno nel locale e spazio espositivo Da oTTo, in via Paolo Sarpi 10, giornalisti, fotografi e videomaker si incontreranno per parlare delle loro esperienze e cercheranno di tracciare le linee di questa trasformazione.](https://www.facebook.com/KaleMilano/) *Kale*“Nei mercati finanziari, le società della Silicon Valley hanno preso il posto che un tempo era delle compagnie petrolifere. Allo stesso tempo, il petrolio domina ancora il panorama delle fonti energetiche, nonostante le numerose alternative rinnovabili,” spiega Silvia Boccardi, fondatrice di Kale. “In questo scenario, tuttavia, l’attenzione dei grandi fondi d’investimento mondiali è rivolta all’acqua, attraverso l’acquisizione di immensi territori e la pianificazione di ambiziosi progetti ingegneristici. Acqua, petrolio e silicio sono uno strumento fondamentale per capire la nostra realtà.” Il panel si svolgerà giovedì 16 giugno alle 21:00 presso [Da oTTo](http://www.sarpiotto.com/?ref=stellakamikaze.org), in via Paolo Sarpi 8 a Milano—Segui l’evento su Twitter con l’hashtag #dominofestival. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/motherboard-silicious-domino-festival-viaggio-mondo-silicio/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 giugno 2016.* ### Perché Salvatore Aranzulla è stato cancellato da Wikipedia URL: https://stellakamikaze.org/perche-salvatore-aranzulla-e-stato-cancellato-da-wikipedia-2/ Last updated: 2026-07-03T22:50:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 giugno 2016.* **Aggiornamento del 19/10/20: Questo pezzo è stato pubblicato originariamente nel 2016, quando la pagina** [Wikipedia](https://www.vice.com/it/topic/wikipedia?ref=stellakamikaze.org) **dedicata a Salvatore Aranzulla è stata prima oggetto di discussione, poi cancellata. Ecco perché, anche a quattro anni di distanza, non esiste ancora una pagina dedicata al divulgatore informatico sulla versione italiana di Wikipedia, benché esista nella** [versione inglese](https://en.wikipedia.org/wiki/Salvatore%5FAranzulla?ref=stellakamikaze.org)**.** *Aggiornamento 9/6, 16:00: Raggiunto il tempo massimo per il dibattito su Wikipedia, il consenso generale dell’utenza* [verteva](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pagine%5Fda%5Fcancellare/Salvatore%5FAranzulla?ref=stellakamikaze.org) *per la cancellazione della pagina. Questo requisito ha comportato, infine, la cancellazione definitiva della pagina—Il paragrafo a riguardo è stato integrato alla versione originale dell’articolo.* È statisticamente *impossibile* non aver mai incontrato il nome di [Salvatore Aranzulla](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=salvatore%20aranzulla) navigando nell’infosfera italiana di [internet](https://www.vice.com/it/topic/internet?ref=stellakamikaze.org), e la sua risonanza nell’immaginario collettivo è tale da rendere assurda la necessità di dover spiegare chi sia. Ciononostante, Salvatore Aranzulla [non ha più una pagina su Wikipedia Italia](https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore%5FAranzulla?ref=stellakamikaze.org), e capire il perché è stato davvero difficile. \[ ``` Read Next Instagram mi ha mostrato la mia camera da letto tra le pubblicità—e sono andato nel panico ](https://www.vice.com/it/article/instagram-ti-spia-ho-provato-a-capire/) ``` Partiamo dall’inizio: [Salvatore Aranzulla](https://www.vice.com/it/topic/salvatore-aranzulla?ref=stellakamikaze.org) è un divulgatore informatico italiano e [sul suo blog](http://www.aranzulla.it/?ref=stellakamikaze.org), circa da quando ho memoria, si occupa di rispondere alle domande più comuni relative al mondo dell’[informatica](https://www.vice.com/it/topic/informatica?ref=stellakamikaze.org). Per esempio, mentre sto scrivendo questo post, la homepage del suo blog ospita alcuni ABC piuttosto classici: “[Come funziona Snapchat](http://www.aranzulla.it/come-funziona-snapchat-803880.html?ref=stellakamikaze.org)“, “[Come trasferire musica da PC a iPhone](http://www.aranzulla.it/come-trasferire-musica-da-pc-a-iphone-25793.html?ref=stellakamikaze.org)” oppure “[Come formattare un Mac](http://www.aranzulla.it/come-formattare-un-mac-28153.html?ref=stellakamikaze.org)“. Secondo *Alexa*, aranzulla.it è al momento [il 68esimo sito più visitato in Italia](http://www.alexa.com/siteinfo/aranzulla.it?ref=stellakamikaze.org)—Secondo [la sezione informazioni](http://www.aranzulla.it/informazioni-generali-su-salvatore-aranzulla?ref=stellakamikaze.org) del blog, “Aranzulla.it è uno dei 30 più visitati d’Italia”—e *Il Giornale*, a inizio 2015, gli ha dedicato una lunga intervista titolata “[Fatturo 1 milione di euro offrendo consigli sul Web](http://www.ilgiornale.it/news/politica/fatturo-1-milione-euro-offrendo-consigli-sul-web-1081679.html?ref=stellakamikaze.org)“. È nel corso di 8 anni di lavoro, prima per [Virgilio](http://oknotizie.virgilio.it/domain/aranzulla.tecnologia.virgilio.it/all?ref=stellakamikaze.org) e poi come affiliato de *Il Messaggero*, che Salvatore Aranzulla ha costruito un impero basato su pratiche di search engine optimization (SEO) sfruttate allo stato dell’arte, risposte alle domande più ricercate dagli utenti italiani di internet e un personaggio piacevolmente conforme all’idea del “[tuo amichevole nerd di quartiere](http://www.vice.com/it/read/intervista-salvatore-aranzulla-678?ref=stellakamikaze.org)“. Il 23 maggio scorso, però, Salvatore [tuona sulla sua pagina Facebook](https://www.facebook.com/salvoaranzulla/posts/10154200214403680) da oltre 330.000 ‘mi piace’, “Amici cari, vi dico solo che concorrenti di bassa lega e rosiconi stanno proponendo l’eliminazione della mia voce da Wikipedia.” **La pagina** In breve: qualcuno vuole cancellare Salvatore Aranzulla da Wikipedia Italia—[E ci è riuscito](https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore%5FAranzulla?ref=stellakamikaze.org), visto che da qualche giorno il [lunghissimo dibattito](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Pagine%5Fda%5Fcancellare/Salvatore%5FAranzulla?ref=stellakamikaze.org) ospitato sulla piattaforma ha lasciato il posto alla cancellazione definitiva della pagina, per anni protagonista di discussioni in merito. Alcuni contributor ritengono che la figura di Salvatore Aranzulla non risponda [ai criteri di enciclopedicità necessari](https://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Criteri%5Fdi%5Fenciclopedicit%C3%A0/Biografie?ref=stellakamikaze.org) per poter apparire su Wikipedia, ed è per questo che nel corso del tempo [hanno avviato una procedura di cancellazione](https://it.wikipedia.org/wiki/Discussioni%5FWikipedia:Titoli%5Fbloccati/Archivio%5F1?ref=stellakamikaze.org#Salvatore%5FAranzulla) in linea con le indicazioni guida fornite da Wikipedia. L’accusa è quella di non essere un ‘divulgatore’, vista la totale semplicità degli argomenti trattati e il dibattito si è infine diviso “tra quantitativisti (leggi conservazionisti) e qualitativisti (leggi cancellazionisti),” come afferma un utente che ha partecipato nel dibattito. Insomma, c’è chi vuole Salvatore Aranzulla su Wikipedia per la quantità di informazioni che ha prodotto, e chi non lo vuole per la qualità delle stesse. Ora: la questione sembra banale—e lo è; d’altronde dubito che Salvatore Aranzulla abbia davvero bisogno di una pagina Wikipedia dedicata a lui, se non come forma di riconoscimento personale—ed è proprio la sua intrinseca futilità a rivelarne l’importanza sotto forma di ‘cartina al tornasole’ dello stato di Wikipedia. Da ormai diversi anni, infatti, l’ecosistema di Wikipedia [sta cominciando a soffrire delle problematiche tipiche](http://motherboard.vice.com/it/tag/Wikipedia?ref=stellakamikaze.org) di qualunque progetto inaugurato per il bene comune e ingigantitosi a tal punto da dover fare i conti con [realtà politiche e finanziarie](http://www.makeuseof.com/tag/wikipedia-millions-bank-beg/?ref=stellakamikaze.org) che con il ‘bene comune’ hanno poco a che fare. “Cosa succede quando una piccola fantasia libertaria a la Thomas Jefferson deve crescere?” **La burocrazia wikipediana** [Uno studio](http://www.mdpi.com/1999-5903/8/2/14/html?ref=stellakamikaze.org) del 2015 pubblicato sul journal *Future Internet*, evidenzia come nel corso del tempo le norme sociali che hanno regolato l’amministrazione di Wikipedia si siano avvicinate sempre di più a quelle di una burocrazia aziendale. Le regole e le linee guida, la maggior parte delle quali sono state stabilite prima del 2004, nei primi anni di vita dell’enciclopedia, sono rimaste immutate nel tempo, e il comitato interno per la regolazione delle dispute tra gli editor ha visto stilate le proprie linee guida [nel 2003](https://en.wikipedia.org/wiki/History%5Fof%5FWikipedia?ref=stellakamikaze.org#2003). Nel frattempo, Wikipedia ha aumentato a dismisura le sue dimensioni—Simon DeDeo, co-autore dello studio, aveva riassunto il tutto [a Gizmodo](http://gizmodo.com/wikipedia-is-basically-a-corporate-bureaucracy-accordi-1746955234?ref=stellakamikaze.org) così: “Cosa succede quando una piccola fantasia libertaria a la Thomas Jefferson deve crescere?” La disputa sulla pagina Wikipedia di Salvatore Aranzulla è un ottimo termometro di questo fenomeno: il lungo (lunghissimo) dibattito scaturito prende in esame fattori che non sono normalmente misurabili con dei ‘criteri di enciclopedicità’, “La pagina di Salvatore Aranzulla deve esistere? E se invece ne facessimo una per il suo blog? Ma il suo blog ha lo stesso nome del suo autore… Sappiamo che il blog è molto visitato, ma se fosse un caso e in realtà nessuno lo conoscesse?” Sono interrogativi tutt’altro che banali, e che contribuiscono a mandare avanti il progetto in senso pro-attivo—Si scontrano però, inevitabilmente, con una serie di regole concepite in un’era in cui la condivisione delle informazioni e gli equilibri di potere a cui Wikipedia era sottoposta erano profondamente diversi e con una continua e crescente stratificazione burocratica nel processo di amministrazione dell’enciclopedia. Per cercare di capire qualcosa di più ho parlato con Salvatore Aranzulla e [Andrea Lazzarotto](http://andrealazzarotto.com/?ref=stellakamikaze.org), conosciuto su Wikipedia come ‘[TheLazza](https://it.wikipedia.org/wiki/Utente:TheLazza?ref=stellakamikaze.org)‘—Uno dei contributor più coinvolti nel dibattito. **“La decisione era già stata presa”** Salvatore mi ha prima di tutto confermato che si tratta di una questione di principio che poco ha a che fare con un’effettiva necessità, “La presenza su Wikipedia era ed è stata da me vista come un riconoscimento personale della mia attività lavorativa: essere o non essere presente su Wikipedia non impatta minimamente sul mio lavoro, che consiste nell’attività di divulgatore informatico, realizzata tramite partecipazioni a programmi televisivi e radiofonici, partecipazioni a convegni e soprattutto tramite il mio portale Aranzulla.it,” mi spiega. L’intervento di Salvatore nella disputa è stato in un certo senso fortuito, “Sono venuto a conoscenza della disputa tramite alcuni messaggi privati di svariati lettori che mi hanno segnalato la cosiddetta ‘procedura di cancellazione’,” mi ha spiegato per email, “In maniera piuttosto ironica ne ho parlato sulla mia pagina Facebook ufficiale sottolineando che la mia permanenza su Wikipedia era legata alla volontà ultima di persone senza un volto, senza un nome e un cognome, nascoste dietro nomi utenti.” Ciò che mi ha lasciato e continua a lasciarmi perplesso è l’assenza di una qualsivoglia ‘sentenza ufficiale’: che piaccia o meno, Salvatore Aranzulla è effettivamente uno dei divulgatori (o blogger) più noti in Italia, se non in termini qualitativi, sicuramente in termini quantitativi—Qual è l’iter da seguire su Wikipedia quando si verificano casi del genere? “Ho cercato di intervenire nella discussione su Wikipedia producendo materiali sulla mia attività, ma la situazione è solo degenerata,” mi spiega. “Ho lasciato così perdere la discussione e non ho contattato alcun editor di Wikipedia Italia perché la decisione di cancellare la mia pagina era già stata presa dai presenti: bisognava trovare solo qualche cavillo burocratico per giustificarla.” Secondo Salvatore, quindi, la decisione è stata giustificata da un ‘cavillo burocratico’, che in questo caso sembra corrispondere ai critieri di enciclopedicità di Wikipedia, “Questi criteri sono usati e abusati a seconda degli umori e delle simpatie di chi sta portando avanti la discussione di cancellazione di una pagina Wikipedia,” afferma. “Continuo a sostenere l’idea che la decisione di cancellare la mia pagina ufficiale fosse già stata decisa.” **Il problema delle fonti** Uno dei principi fondamentali sfruttati da Wikipedia per portare avanti in maniera efficace i dibattiti sono le fonti. Si tratta di un vero e proprio punto cardine della [politica editoriale](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso%5Fdelle%5Ffonti?ref=stellakamikaze.org) di Wikipedia ed è un metodo in un certo senso giornalistico, più che enciclopedico: le fonti sono necessarie alla sopravvivenza di una voce e possono mutare nel tempo—È un atteggiamento dinamico e che ha permesso di rendere Wikipedia il pozzo di informazioni iper-accellerato che è. La velocità di espansione dell’enciclopedia si è però rapidamente scontrata con le sue norme, che ai tempi non erano state concepite per gestire tutte le casistiche possibili. È [il caso dello scrittore americano Philip Roth](https://www.theguardian.com/books/2012/sep/11/philip-roth-wikipedia?ref=stellakamikaze.org), che nel settembre 2012 ha notato un errore nella voce di Wikipedia dedicata alla sua opera [La macchia umana](https://en.wikipedia.org/wiki/The%5FHuman%5FStain?ref=stellakamikaze.org#Anatole%5FBroyard%5Fcontroversy). Si trattava di una sbavatura riguardante l’ispirazione dell’opera: la voce originale affermava che *La macchia umana* si ispirasse alla vita di Anatole Broyard (la fonte era una recensione del *The New York Times* datata 2000), ma secondo Philip Roth (che be’, è l’autore) si trattava di una falsità. Lo scrittore contatta quindi Wikipedia per chiedere la correzione della voce, ma la risposta è eloquente, “Capiamo bene che l’autore di un’opera sia tecnicamente la fonte più autorevole a riguardo, ma abbiamo comunque bisogno di una fonte secondaria.” Così, Philip Roth crea la fonte spiegando la vicenda [al ](http://www.newyorker.com/books/page-turner/an-open-letter-to-wikipedia?ref=stellakamikaze.org)[New Yorker](http://www.newyorker.com/books/page-turner/an-open-letter-to-wikipedia?ref=stellakamikaze.org), che di pubblicare la lettera aperta a Wikipedia dell’autore e generando così una ‘fonte secondaria’. L’atteggiamento di Wikipedia è deontologicamente corretto, ma ha senso di esistere solamente in un sistema burocratico perfettamente rodato: cosa sarebbe successo se la richiesta di Philip Roth fosse rimasta incastrata nella rete degli editor di Wikipedia? **Le fonti di Salvatore Aranzulla** Secondo Salvatore, i contributor che hanno sfruttato il ‘cavillo burocratico’ per giustificare la cancellazione della sua pagina hanno volontariamente ignorato le fonti fornite da Salvatore stesso per confermarne l’autorevolezza, “Ho pubblicato svariati libri di informatica con editori di livello nazionale, quali Mondadori Informatica (Sperling & Kupfer) ed Edizioni FAG. Puntualmente ognuno dei libri pubblicati è stato un best seller in ambito informatico con più di 15.000 copie vendute. Uno dei miei libri è stato anche allegato alla rivista Focus,” mi spiega. “Le pubblicazioni che ho fatto sono state ignorate perché non ritenute di “livello”: sfido chiunque a riuscire a pubblicare con un editore nazionale e a realizzare i numeri che ho realizzato io in termini di vendite nel segmento informatico.” Salvatore mi ha quindi fornito un lungo elenco di ‘fonti secondarie’ che per motivi di spazio non includo direttamente qui, ma [a questo indirizzo](https://motherboard-images.vice.com/content-images/contentimage/34434/1465466296448687.png?ref=stellakamikaze.org) ho caricato uno screenshot dell’email di Salvatore. “Le contestazioni sono state le seguenti:—mi spiega Salvatore approfondendo i contraddittori esposti dai contributor durante il dibattito—È un fenomeno temporaneo (parliamo di 14 anni di pubblicazioni con oltre 6500 articoli pubblicati ad oggi), i dati sono gonfiati e quindi non affidabili—in Italia esiste un organismo nazionale di rilevazione dei dati chiamato Audiweb: con una iscrizione gratuita, è possibile accedere ai dati certificati nazionali. Nessuno dei presenti ha voluto considerare tali dati.” Infine il dibattito ha superato il tempo massimo stabilito dalle linee guida di Wikipedia e la pagina è stata definitivamente cancellata per la presenza di un generale consenso favorevole alla cancellazione—C’è un ‘piano B’? “Non intendo far nulla,” mi spiega. “La decisione di chiudere la mia pagina Wikipedia è stata affidata a persone di cui non si conosce l’identità e di cui non si conosce la professionalità: conducendo alcune ricerche, alcuni miei collaboratori sono anche venuti a conoscenza che alcuni dei partecipanti erano di parte, producendo attività editoriali concorrenti alle mie,” continua. “La discussione sulla cancellazione è stata riempita di offese e valutazioni senza alcun fondamento, al limite del ridicolo e della logica. Chiunque esprimesse un parere al mantenimento della mia voce è stato messo a tacere: lo stesso è accaduto nei confronti di utenti di rilievo della comunità di Wikipedia che si sono espressi a mio favore e che sono stati prontamente azzittiti,” continua illustrandomi il tono del dibattito. “Non è stata poi effettuata alcuna votazione sul mantenimento della mia voce, ma è stata decisa arbitrariamente di cancellarla, nonostante la presenza di pareri favorevoli,”—In realtà, al concludersi del tempo massimo del dibattito, la maggior parte dei giudizi espressi nella discussione vertevano per la cancellazione della pagina, che è stata cancellata, infine, proprio per la presenza di un consenso generale tra gli utenti coinvolti. “Quello che in fin dei conti a me interessano sono i risultati personali e professionali: una stretta di mano da parte dei miei lettori che quotidianamente mi fermano per strada e mi ringraziano per il lavoro che faccio vale più di qualsiasi altra cosa,” conclude Salvatore. **Le ragioni degli utenti di Wikipedia** Il dibattito ha visto coinvolti numerosi utenti della comunità italiana di Wikipedia, tra contributor di spicco e utenti di passaggio—Tra le tante voci, una delle più presenti e schierate per la cancellazione è stata quella dell’utente *TheLazza*, contributor di Wikipedia e informatico: all’anagrafe Andrea Lazzarotto. “Mi ha sorpreso proprio il fatto che ci fosse qualcuno che ritenesse doverosa la discussione,” mi spiega per email. “A mio modesto avviso era evidente che Salvatore Aranzulla, a prescindere dal suo reddito (uno dei temi pro-mantenimento emersi durante il dibattito, NDA), non fosse così tanto rilevante da essere su Wikipedia,” continua Andrea. “L’impressione è che abbia dei sostenitori piuttosto sfegatati, almeno secondo me.” Parlando con Andrea è inoltre emerso quanto il problema della voce di Salvatore Aranzulla fosse tutt’altro che nuovo, “Non è il dibattito ad andare avanti da anni, ciò che continua è il periodico ricomparire di una pagina su Salvatore Aranzulla. per poi venire eventualmente cancellata,” mi spiega. “Se guardiamo il [log dell’attività](https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Speciale:Registri&page=Salvatore%5FAranzulla&ref=stellakamikaze.org) vediamo che la maggior parte delle volte la voce in oggetto è stata cancellata in via immediata dagli amministratori, senza un particolare dibattito. In un periodo di 10 giorni del 2006, la pagina è stata cancellata dodici volte.” Se il punto di vista di Andrea ha senza dubbio senso per evidenziare la gravità del problema, è indubbio che al costante riapparire della voce si sia accompagnato un dibattito, “Quello che si capisce dal log delle cancellazioni è che durante quel periodo ci siano stati diversi tentativi di auto-produzione di una voce,” mi spiega Andrea. “Questo è piuttosto chiaro al di là di ogni parere personale—Quindi il protagonista stesso, o qualcuno di vicino a lui, ha scritto una voce dal tono fortemente auto-promozionale e elogiativo,” continua. “Questa pratica non è accettabile su Wikipedia, perché il sito prevede dei criteri di enciclopedicità e soprattutto un punto di vista neutrale. Altresì, c’è da ricordare che Wikipedia non è una vetrina o un blog dove chiunque possa avere spazio e visibilità.” Evidenziati i fatti, la posizione di Andrea in merito al dibattito è piuttosto chiara, “Credo sia opportuno evitare fraintendimenti: Salvatore Aranzulla certo possiamo definirlo una sorta di ‘personaggio folcloristico’, ma non è un informatico e quindi non vedo come si possa dire che rientri ‘nella storia dell’informatica italiana’,” mi spiega, dopo che avevo definito Aranzulla, appunto, un personaggio folcloristico dell’informatica italiana. “Lasciamo fare ad ognuno il proprio lavoro: quello di Salvatore Aranzulla è gestire un sito i cui contenuti vengono prodotti e studiati per massimizzare le visite e quindi avere maggiori introiti tramite la pubblicità.” Le ragioni di Andrea sono però più specifiche, specie per quanto riguarda le qualifiche di Salvatore, “L’informatica è una scienza che comprende ([cito Wikipedia](https://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Informatica?ref=stellakamikaze.org)) «lo studio dei fondamenti teorici dell’informazione e della computazione e delle tecniche pratiche per la loro implementazione e applicazione nei sistemi informatici. L’informatica è frequentemente descritta come lo studio sistematico dei processi algoritmici che descrivono e trasformano l’informazione.»,” mi spiega. “Il fatto che Salvatore Aranzulla abbia scritto un libro intitolato “sicurezza informatica” non fa di lui un informatico o un esperto di computer security come a volte si è erroneamente letto da più parti,” continua. “È come se uno di noi scrivesse un libro intitolato “biologia molecolare” (con scritto che l’acqua è composta da due atomi di idrogeno e uno di ossigeno): questa persona non diventerebbe automaticamente un biologo.” Andrea mi spiega, continuando, che la decisione non riguarda nello specifico i meriti di Salvatore, “A prescindere da questa doverosa precisazione, comunque, la Procedura di Cancellazione non ha stabilito se Aranzulla fosse o meno un informatico, ma se fosse una persona sufficientemente enciclopedica per avere una voce su Wikipedia, al di là del suo lavoro di blogger.” Ma il vero protagonista della vicenda è un altro: i già noti ‘criteri di enciclopedicità’, “Questi criteri sono sicuramente un’indicazione molto utile per capire se una voce è enciclopedica o meno,” mi spiega Andrea. “Senza avere dei criteri, è difficile confrontarsi su un piano comune per tutti—Ciononostante non penso che siano stati ‘determinanti’,” come ho affermato io durante il nostro scambio. “Sicuramente hanno aiutato a stabilire l’opinione di vari utenti, ma è infine il sentimento generale che è stato orientato verso la cancellazione,” continua. “Ci sono voci che restano benché violino alcuni criteri, ma perché ciò accada ci devono essere dei meriti particolari che rendano eccezionalmente degno di nota l’argomento della voce.” **Riformare Wikipedia?** Ho poi discusso con Andrea del ‘meccanismo Wikipedia’ sottoponendogli il paper pubblicato su *Future Internet*: il problema sono le regole troppo vecchie? “Definire ‘anacronisitiche’ regole di un sito che ha appena 15 anni mi sembra un po’ esagerato, ma è un’opinione personale,” mi spiega. “Penso che la tendenza evidenziata dal paper (che non ho letto per intero, ho consultato il riassunto pubblicato da *Gizmodo*) sia in un certo senso ‘normale’,” continua. “I ricercatori hanno riscontrato che alcuni utenti esercitano maggior influenza, ma non succede lo stesso anche in altre comunità o nella vita reale? Il problema reale si presenta quando questa influenza si trasforma non in un ‘esempio da seguire’ ma in una vera e propria gerarchia in cui il ruolo conta più della qualità dei contributi.” Questa problematica, verificata dal paper su *Future Internet*, per quanto riguarda Wikipedia in inglese, potrebbe colpire anche Wikipedia Italia? “È difficile stabilire se sia così—Sicuramente può esserci qualche utente con ruoli di spicco che può sbagliare o magari esercitare una sorta di timore reverenziale,” mi spiega Andrea. “D’altro canto siamo umani e nessuno è perfetto: diventa problematico se un utente privilegiato opprime altri utenti, ma che questo succeda su Wikipedia Italia è difficile dirlo; e se si consumasse qualche sporadico caso, credo che nessuno abbia abbastanza potere da imporsi senza subire conseguenze disciplinari dal resto della comunità.” “Non credo che questo problema abbia influenzato il dibattito su Salvatore Aranzulla: anzi, la presunta “oligarchia” formata dal gruppo degli admin ha dimostrato di essere divisa e di avere esponenti di entrambe le correnti di pensiero,” mi spiega Andrea. “C’erano admin a favore della cancellazione e admin contrari: l’ultima Procedura di Cancellazione si è svolta in modo fluido, e al massimo c’è stata qualche lieve incomprensione subito chiarita,” continua. “Il procedimento è stato prorogato perché dopo la prima scadenza non si era formato il consenso.” Parlando con Andrea, ciò che a questo punto non mi era ancora chiaro riguardava l’effettiva efficienza di questo processo decisionale—Ci sono degli editor che tirano le somme, alla fine dei dibattiti? “Le procedure di Wikipedia si basano sul [consenso](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Consenso?ref=stellakamikaze.org)—Quindi questa distinzione tra ‘editor’ e ‘contributor’ non ha alcun senso,” mi spiega Andrea. “Non esistono “super editor” o persone ‘con maggiore potere decisionale’ quando si avvia una procedura di cancellazione consensuale—Il consenso [non si forma contando i voti](https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Cosa%5FWikipedia%5Fnon%5F%C3%A8?ref=stellakamikaze.org#Wikipedia%5Fnon%5F.C3.A8%5Funa%5Fdemocrazia%5Fdella%5Fmaggioranza), ma si forma con le argomentazioni,” continua. “Se ipoteticamente l’ultimo arrivato portasse argomentazioni più valide di un utente con esperienza, il consenso potrebbe orientarsi verso l’opinione del nuovo utente.” **La politica di Wikipedia** Negli ultimi mesi Wikipedia è stata protagonista di diversi dibattiti (ne abbiamo parlato in alcuni articoli tradotti su [Motherboard Italia](http://motherboard.vice.com/it/tag/Wikipedia?ref=stellakamikaze.org), altri non sono stati tradotti ma [sono presenti nell’edizione americana](http://motherboard.vice.com/tag/Wikipedia?ref=stellakamikaze.org) del vertical). Si può quindi dire che questo sistema stia mostrando le sue ‘debolezze’ anche per quanto riguarda le dinamiche di Wikipedia Italia? “Se parliamo genericamente di sessismo e presenza di “leoni da tastiera” arroganti, bulli, cafoni e sub-umani credo che sia un problema serio e grave che purtroppo affligge la rete intera, non solo Wikipedia,” mi spiega Andrea. “Tutte le comunità in cui possono partecipare le persone portano anche una percentuale piccola (ma molto rumorosa) di utenti che agiscono unicamente con cattiveria e stupidità.” “Il problema è che, in qualsiasi società reale o virtuale di, diciamo, 1000 utenti, 999 utenti tranquilli si fanno notare meno di uno che si comporta come una belva. Inoltre è difficile controllare sempre tutto, riuscendo a coniugare la qualità dei contributi con l’evitare un’eccessivo zelo che potrebbe portare ai pareri di cui si parlava prima, cioè che ci sarebbero alcuni “capetti” che bacchettano tutti,” continua. Il problema di gestire i conflitti con alcuni soggetti che si credono impunibili dietro a una tastiera non è assolutamente banale e di certo non sono gli utenti di Wikipedia ad avere la ‘soluzione magica’.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/salvatore-aranzulla-wikipedia-pagina/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 giugno 2016.* ### Qualcuno ha hackerato l’account Twitter di Mark Zuckerberg URL: https://stellakamikaze.org/qualcuno-ha-hackerato-laccount-twitter-di-mark-zuckerberg/ Last updated: 2026-07-03T22:50:44.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 giugno 2016.* Anche nelle guerre più sanguinose ci sono battaglie che non servono a nulla. È il caso del collettivo di hacker sauditi di OurMine Team, che questo weekend si è introdotto negli account Twitter e Pinterest [di Mark Zuckerberg](http://motherboard.vice.com/it/read/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org), il CEO di Facebook. La vittoria di Pirro, secondo il gruppo di hacker, è arrivata grazie [al recente hack di LinkedIn](http://motherboard.vice.com/read/another-day-another-hack-117-million-linkedin-emails-and-password?ref=stellakamikaze.org), che nel 2012 ha sofferto di un’intrusione che ha portato a un dump pubblico di oltre 100 milioni di password—[A quanto pare](http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:https://twitter.com/%5FOurMine%5F/status/739526215564972033&ref=stellakamikaze.org), tra queste, c’era anche quella di Mark Zuckerberg, e a quanto pare il fondatore di Facebook usava la stessa password (secondo OurMine la password era ‘dadada’) per il suo account Twitter e Pinterest—Un problema di metodo comunissimo in un’era in cui ci viene richieste di impostare decine di password per decine di servizi diversi. Poco prima di rivendicare pubblicamente l’hack, il team ha pubblicato un tweet dall’account di Mark Zuckerberg allarmando i suoi oltre 400.000 follower e scatenando una reazione a catena che ha infine portato alla de-attivazione degli account pubblici di OurMine Team (l’account Twitter e Tumblr, infatti, risultano al momento oscurati) e alla temporanea de-pubblicazione dell’account Twitter di Mark Zuckerberg—Giusto il tempo di sistemare il problema. Il team ha affermato di aver violato anche l’account Instagram di Zuckerberg, ma, come riferito da un portavoce di Facebook [a Venture Beat](http://venturebeat.com/2016/06/05/mark-zuckerbergs-twitter-and-pinterests-accounts-hacked-linkedin-password-dump-likely-to-blame/?ref=stellakamikaze.org), i sistema di sicurezza di Facebook e Instagram non sembrano essere stati violati. Non si tratta di un evento particolarmente epocale nell’ecosistema della information security: [l’account Twitter di Zuckerberg](https://twitter.com/finkd?ref=stellakamikaze.org), infatti, non pubblicava un post dal 2012 e [quello Pinterest](https://www.pinterest.com/zuck/?ref=stellakamikaze.org) contava appena 4 pin in totale, ma ci ricorda in maniera piuttosto puntuale quanto importante sia educare gli utenti di internet ai principi basilari di sicurezza. Con [la recente ondata](http://motherboard.vice.com/tag/Another+Day+Another+Hack?ref=stellakamikaze.org) di hack e dump di password appartenenti ai servizi più svariati ([MySpace](http://motherboard.vice.com/read/427-million-myspace-passwords-emails-data-breach?ref=stellakamikaze.org), [LinkedIn](http://motherboard.vice.com/read/another-day-another-hack-117-million-linkedin-emails-and-password?ref=stellakamikaze.org), [vKontatke](http://motherboard.vice.com/read/another-day-another-hack-100-million-accounts-for-vk-russias-facebook?ref=stellakamikaze.org) e [Badoo](http://motherboard.vice.com/read/another-day-another-hack-user-accounts-of-dating-site-badoo?ref=stellakamikaze.org)), il caso di Zuckerberg ci ricorda quanto grave possa diventare un piccolo furto di una password, che incidentalmente potremmo aver usato per altri account decisamente più sensibili. La soluzione fortunatamente è abbastanza semplice: incamminatevi nel pellegrinaggio al transumanesimo, diffidate dalla vostra memoria e usate un password manager per poter sfruttare password da 64 caratteri esadecimali anche per il vostro account sul sito del Carrefour. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mark-zuckerberg-hack-twitter-pinterest/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 giugno 2016.* ### Cosa è successo questa settimana? URL: https://stellakamikaze.org/cosa-e-successo-questa-settimana/ Last updated: 2026-07-03T22:50:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 giugno 2016.* Cosa è successo questa settimana nel mondo? Non ne hai idea? Nessun problema, siamo qui per questo. Nel mondo della tecnologia e della scienza succedono davvero troppe cose—A volte tutte queste notizie non riescono a trovare sempre uno spazio su Motherboard, quindi abbiamo pensato di creare un angolo settimanale per fare il punto sulla settimana appena passata. Una rassegna delle notizie più importanti, insomma. [Edward Snowden non è un traditore: invece, ha fornito un ‘servizio pubblico’](http://www.nytimes.com/2016/06/01/us/holder-says-snowden-performed-a-public-service.html?ref=technology&%5Fr=0)Edward Snowden è stato un criminale, un traditore, un incosciente, una spia e un fuggitivo: pochi giorni fa però, Eric Holder—ex attorney general degli Stati Uniti—ha ridimensionato le accuse definendo, durante un podcast, le azioni di Snowden ‘inappropriate e illegali’ ma tutto sommato un ‘servizio pubblico’, visto che hanno sollevato il dibattito sulla sorveglianza e sulla privacy dei cittadini. Un bel passo avanti, ma la Casa Bianca non cambia idea e controbatte affermando che le azioni di Snowden ‘hanno in messo in pericolo la sicurezza nazionale’. [Il ‘Privacy Shield’ europeo è ancora da rivedere](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/05/31/news/l%5Fue%5Fi%5Fnostri%5Fdati%5Fnon%5Fancora%5Fal%5Fsicuro%5Fda%5Fsorveglianza%5Fusa-141005506/?ref=stellakamikaze.org)Dopo l’invalidamento dell’ottobre scorso del sistema [Safe Harbor](http://motherboard.vice.com/read/safe-harbor-replacement-privacy-shield-still-allows-mass-surveillance?ref=stellakamikaze.org), le norme di protezione dei dati personali che regolavano il trasferimento di dati dei cittadini dell’Unione Europea negli Stati Uniti, è stata inaugurata la corsa a un nuovo accordo, quello del [Privacy Shield](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org). Ciononostante, per gran parte della commissione privacy europea l’accordo è ancora troppo debole e non garantisce protezione dalla sorveglianza di massa per i cittadini europei. **Virginia Raggi vuole cambiare Roma con una moneta virtuale** Si chiama Sardex, ed è il modello proposto da Virginia Raggi per aiutare le piccole imprese di Roma a ripartire. Federico Martelli ha approfondito il tema, qui su Motherboard. [Addio Internet, saluta la tua lettera maiuscola](http://www.nytimes.com/2016/05/25/business/media/internet-to-be-lowercase-in-new-york-times-and-associated-press.html?ref=stellakamikaze.org) Dopo il primo annuncio pronunciato da Associated Press, anche il gruppo editoriale del The New York Times comincerà, a partire da giugno, a smettere di capitalizzare ‘Internet’, preferendo la dicitura completamente minuscola ‘internet’. Per molti si tratta di un cambiamento naturale: semplicemente, la parola non è più nuova come un tempo e vista la sua diffusione non ha senso capitalizzarla. [Il cambiamento climatico è reale, smettiamola di dire il contrario](http://www.bloomberg.com/graphics/2015-whats-warming-the-world/?ref=stellakamikaze.org) È dall’inizio dell’anno che la notizia è sempre la stessa, ogni mese si dimostra [il più caldo](http://motherboard.vice.com/it/read/il-gennaio-piu-caldo-della-storia?ref=stellakamikaze.org) della storia e L’[UNESCO ha stilato una lista di luoghi di grande valore storico-culturale](http://motherboard.vice.com/read/stonehenge-easter-island-venice-climate-change-will-destroy-human-history-unesco?ref=stellakamikaze.org) destinati a subire le conseguenze del [cambiamento climatico](http://motherboard.vice.com/it/read/questa-gif-sul-riscaldamento-globale-e-spaventosa?ref=stellakamikaze.org). L’anno scorso Bloomberg ha pubblicato [una serie di grafici](http://www.bloomberg.com/graphics/2015-whats-warming-the-world/?ref=stellakamikaze.org) elaborati sui dati raccolti dal Goddard Institute della NASA che spiegano da quali fattori sia effettivamente causato l’aumento delle temperature terrestri: non sono i vulcani, non è l’orbita terrestre, ma *davvero* i gas serra (= l’uomo). Uno zoo di Cincinnati ha ucciso un gorilla perché un bambino è caduto nel suo recinto Indubbiamente il polverone della settimana: mamma + padre + figlio + zoo = un gorilla in meno, a quanto pare—Era necessario uccidere questo esemplare di specie a rischio? La colpa è del gorilla? Dello zoo? Dei genitori? Tutto quello che abbiamo capito è che i gorilla non sono uguali a noi, ed è bene ricordarcelo per evitare di ucciderne altri. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/rassegna-stampa-settimanale-3-giugno/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 giugno 2016.* ### La scorsa settimana su Newslegger™ (29/5) URL: https://stellakamikaze.org/la-scorsa-settimana-su-newslegger-29-5/ Last updated: 2026-07-10T05:52:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 1º giugno 2016.* *Ciao, ricordati che Newslegger™, la mia newsletter, arriva ogni domenica a tutti gli abbonati. Per iscriverti, clicca qui.* Buon pomeriggio, finalmente è arrivato novembre, evviva! Come va? **Io oggi malone**: ieri sera uscito caricone festone bevone eccetera eccetera e poi all’improvviso il mio occhio ha ben pensato di tornare a darmi problemi. Risultato: **copiosa lacrimazione e bruciore**, un’ora per riuscire a beccare un taxi a Milano la sera della finale della Champions, 20€ sborsati per fare Corvetto → Monumentale, risveglio con occhio stile Robocop e mal di testa per sbronza smaltita poco e male. Ciò detto, **perlomeno non ha fatto caldo**. **Alexander von Humboldt**, fratello del filosofo Wilhelm von Humboldt, è ricordato per essersi rotto il cazzo di studiare da molto giovane e, poco dopo la morte della madre, **essere partito per le Americhe alla ricerca di avventure**. il primo risultato importante arriva nel 1807, quando dopo aver esplorato in lungo e in largo l’America Latina, Humboldt crea questa rappresentazione **del concetto di natura**. “Il Naturgemälde ha mostrato per la prima volta che **la natura è una forza di carattere globale**, che vive di diverse zone climatiche lungo tutti i continenti,” scrive Andrea Wulf in *The Invention of Nature*, la splendida biografia che ha dedicato al personaggio di Alexander von Humboldt. [Leggetelo](https://www.amazon.com/Invention-Nature-Alexander-Humboldts-World/dp/038535066X?ie=UTF8&%2AVersion%2A=1&%2Aentries%2A=0&ref=stellakamikaze.org). **Pro Publica**[ha pubblicato un’inchiesta](https://www.propublica.org/article/machine-bias-risk-assessments-in-criminal-sentencing?ref=stellakamikaze.org) su *COMPAS*, il software utilizzato dalle autorità americane per **predire il potenziale criminogeno di una persona**. COMPAS è un potente algoritmo, analizza i dati biometrici di ogni criminale arrestato dalle autorità e, sorpresa, **odia i neri**. Il dibattito scaturito dal caso **Edward Snowden** riguarda tuttora il **trattamento legale riservato ai whistleblower.** Di storie di questo tipo, di abusi e assenza di tutele, ce ne sono tante, — Nessuno, prima d’ora, aveva raccontato quella di **John Crane**, un ufficiale del Dipartimento della Difesa che [ha deciso di spiegare](http://www.theguardian.com/us-news/2016/may/22/how-pentagon-punished-nsa-whistleblowers?ref=stellakamikaze.org) al *The Guardian* **come gli Stati Uniti isolano e sopprimono gli atti di whistleblowing**. Al *Washington Post* [hanno sgamato](http://www.washingtonpost.com/sf/style/wp/2016/05/25/2016/05/25/13-right-now-this-is-what-its-like-to-grow-up-in-the-age-of-likes-lols-and-longing/?ref=stellakamikaze.org) una ragazzina **che usa internet** e ne sono rimasti **sbalorditi**: sembra lo storyboard di una trasmissione **su Animal Planet** — Molto curioso da leggere. Qual è il rapporto tra i **MOBA e la depressione**? [Un approfondimento](http://thenewinquiry.com/essays/discipline-and-pleasure/?ref=stellakamikaze.org) di *The New Inquiry* dedicato all’importanza dei Multiplayer Online Battle Arena — i videogiochi come **Dota** o **League of Legends** — per cercare di capire **perché questi titoli funzionino così bene**. Quando qualche settimana fa sono andato in vacanza a Londra sono rimasto stupito per l’ennesima volta **dell’assoluta inefficienza degli aeroporti** — Perché prendere un aereo è così incredibilmente **scomodo**? L’inserto *The Upshot* del *The New York Times* [parla della questione](http://www.nytimes.com/2016/05/29/upshot/waiting-in-line-for-the-illusion-of-security.html?partner=538&%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org). Verdetto: i controlli non servono a niente se non **a farci credere di essere al sicuro**. Da qualche anno a questa parte si è fortunatamente diffusa in maniera piuttosto capillare l’idea che **la guerra fa schifo**. Ciò è tutto sommato un’ottima notizia, a parte per la sua unica conseguenza ovvia: se la guerra fa schifo, **anche le armi andrebbero evitate** (vero). Fortunatamente, i cari vecchi Stati Uniti d’America non si sono lasciati scoraggiare e hanno costruito **un CANNONE GIGANTESCO** che il *The Wall Street Journal* [ha sventrato](http://www.wsj.com/articles/a-first-look-at-americas-supergun-1464359194?mod=e2fb&ref=stellakamikaze.org). Per oggi ho finito gli articoli — La buona notizia è che **ho abbandonato quel traditore** di *Pocket,* che più di una volta mi ha fatto **perdere per strada articoli a causa di connessioni a internet ballerine**, e da qualche giorno [sono passato a Kifi:](http://kifi.com/?ref=stellakamikaze.org) sembra funzionare molto bene, Questo weekend c’è stato il *Wired Next Fest 2016*: per ovvi motivi sono partito piuttosto prevenuto — La sorpresa è che **per quel poco che ho visto mi è piaciuto parecchio**; purtroppo oggi l’occhio mi ha costretto a casa, altrimenti **ci sarei tornato**. Sperando che poi li carichino tutti, segnalo nel frattempo i video [dell’ottimo panel di Alexandra Elbakyan](http://www.wired.it/tv/sci-hub-cosi-funziona-scienza/?ref=stellakamikaze.org), **fondatrice di Sci-Hub**, moderato da Philip Di Salvo, e quello **del panel con Adam Leibsohn**, il felicissimo **COO di Giphy**. Questa settimana su *Motherboard Italia*, infine, **Giulia Trincardi** [ha perdonato il finale di Lost](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-e-arrivato-il-momento-di-perdonare-lost?ref=stellakamikaze.org) e spiegato [perché Game of Thrones sta prendendo una piega fantascientifica](http://motherboard.vice.com/it/read/game-of-thrones-serie-fantascientifica-sci-fi?ref=stellakamikaze.org), e in occasione del **Federico Martelli** ha fatto il punto sul caso della [strage di animali dell’Oasi SOS Natura in Veneto](http://motherboard.vice.com/it/read/caso-oasi-sos-natura-enrico-piva?ref=stellakamikaze.org). **Magda Antoniazzi** [ha intervistato Loretta Falcone](http://motherboard.vice.com/it/read/loretta-falcone-intervista-nasa?ref=stellakamikaze.org), data scientist che **ha lavorato per 7 anni al Jet Propulsion Laboratory della NASA** e **Andrea Daniele Signorelli** ci ha ricordato che [la distopia di Black Mirror è già arrivata](http://motherboard.vice.com/it/read/il-futuro-che-ci-attende-e-molto-simile-a-black-mirror?ref=stellakamikaze.org). Io Per questa settimana è tutto, ho cambiato un po’ stile di newsletter perché l’altro a dirla tutta faceva schifo. Ora devo solo capire come usare [questa benedetta pagina Facebook di NEWSLEGGER™](https://www.facebook.com/newslegger/?fref=ts) che ho creato in un momento di debolezza ma che non ha al momento scopo alcuno (ma 400 e passa dignitosissimi Mi Piace spontanei). Se pensi che NEWSLEGGER™ spacchi puoi fare diverse cose che mi renderebbero felice, come per esempio[ seguirmi su Facebook](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti),[ seguirmi su Twitter](https://twitter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org) o addirittura dire ai tuoi amici[ di iscriversi a NEWSLEGGER™ attraverso questo comodo link](http://tinyletter.com/nejrottif?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/la-scorsa-settimana-su-newslegger-29-5-971b2f7c5721?ref=stellakamikaze.org)*, 1º giugno 2016.* ### Documenti, prego URL: https://stellakamikaze.org/documenti-prego/ Last updated: 2026-07-09T22:23:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Prismo il 1º giugno 2016.* ## Una retrospettiva su Papers, Please, il ‘dystopian document thriller’ del 2013 e sul suo autore, Lucas Pope, che con l’imminente Return of the Obra Dinn conferma di essere un’anomalia del sistema. Per diversi anni ho recensito videogiochi, in particolare quelli indipendenti; lo facevo su un blog assieme ad alcuni amici e ogni mese ne provavo tanti, troppi. Dopo l’entusiasmo iniziale si era infatti consumato un dramma: pur adorandoli, divorarne a valanghe per mesi mi aveva procurato un’indigestione e, nonostante fossi affezionato all’idea di “indie game” al punto da sorbirmi più o meno qualsiasi cosa, titolo dopo titolo avevo sviluppato alcuni strumenti da critico della domenica che mi facevano notare i pattern, i topoi, e i trucchetti che venivano sfruttati dalla maggioranza degli sviluppatori. Da lì a breve tutti i giochi cominciarono a sembrarmi identici, senza che alcuno riuscisse a sfuggire da quella risma predefinita di “giochi-indie-tipo” che il giocare compulsivo aveva creato nella mia testa. Sono solo due le anomalie che hanno saputo destarmi dal mio torpore: la prima, [Minecraft](http://www.internazionale.it/weekend/2015/03/21/videogioco-minecraftl-ultima-vera-avanguardia?ref=stellakamikaze.org), mi ha condannato a un mese di ludopatia nervosa da 8 ore di gioco al giorno, che è infine degenerata con la pubblicazione di alcuni famigerati tutorial su YouTube. La seconda – col senno di poi la più importante – è quella che mi ha fatto tornare la voglia di giocare ai videogiochi *tout court*: mi riferisco a [, il videogioco in cui non si fa altro che timbrare documenti, e al suo singolare autore,](http://papersplea.se/?ref=stellakamikaze.org) *Papers, Please*[Lucas Pope](http://dukope.com/?ref=stellakamikaze.org), che durante l’ultima Game Developers Conference (tenutasi a San Francisco dal 14 al 18 marzo) ha portato una demo giocabile del suo nuovo gioco. [, questo il titolo, ha scritto “Lucas Pope” in fronte: un gioco investigativo in prima persona ambientato su una nave fantasma, renderizzato graficamente a 1-bit in omaggio “](https://dukope.itch.io/return-of-the-obra-dinn?ref=stellakamikaze.org) *Return of the Obra Dinn*[alla grafica del Mac Plus, il mio primo computer](https://forums.tigsource.com/index.php?topic=40832.0&ref=stellakamikaze.org)”. **Papers, Please** Per capire meglio la cifra stilistica dello sviluppatore americano conviene però partire appunto dal suo titolo più famoso. Quella di *Papers, Please (Documenti, prego)* è una formula più difficile da spiegare a parole che da comprendere giocando. Tuttavia, riconoscerne i meccanismi nascosti è fondamentale per poter godere delle sue qualità: lo spettro di sensazioni che riesce a suscitare in chi lo gioca, infatti, è più grande del videogioco stesso, e proprio per questo è necessario accettare che *Papers, Please* non sia una di quelle opere artistiche che “si spiega da sé”. Siamo nel 1982, nella nazione immaginaria di Artstozka. Il paese ha appena concluso una lunga e sanguinosa guerra contro la nazione confinante di Kolechia e, apparentemente, l’unico risultato di questo conflitto è quello di aver prodotto Grestin, una città di confine divisa a metà tra le due nazioni. [Ricorda qualcosa?](https://it.wikipedia.org/wiki/Muro%5Fdi%5FBerlino?ref=stellakamikaze.org) Il primo giorno di gioco si inaugura con una buona notizia: abbiamo appena vinto la lotteria del lavoro di Artstotzka e il governo ci assegna il controllo di un posto di blocco sul confine che spacca a metà la città. In qualità di ispettori di frontiera il nostro compito consiste nel controllo dei documenti dei migranti che vogliono trasferirsi dalla zona koleca in quella arstotzkiana, verificando il background di ogni persona, individuando discrepanze con i fascicoli personali forniti dal governo e, se necessario, ordinare l’arresto di eventuali soggetti pericolosi. È proprio come sembra: *Papers, Please* non è particolarmente divertente, e al grigio setting narrativo iniziale si aggiunge il fatto che, al termine fine di ogni giornata di lavoro, i nostri supervisori verranno a farci i conti in tasca retribuendoci solo ed esclusivamente per i soggetti che abbiamo verificato correttamente. Dopo la busta paga arriva infine il momento del bilancio: affitto, luce e gas. In *Papers, Please* dobbiamo infatti sfamare una famiglia intera: la nostra. A queste due fasi di gioco – lavoro e bilancio famigliare – se ne aggiunge poi una terza, in cui abbiamo la possibilità di acquistare dei potenziamenti che permettono di svolgere in maniera più efficiente il controllo dei documenti. Infatti, i comandi di gioco sono sì basilari, ma inizialmente sono impostati in modo da risultare macchinosi, perciò ogni potenziamento acquistato li renderà – banalmente – meno scomodi. Per esempio, se all’inizio sarà necessario utilizzare il mouse per sfogliare i documenti che ci verranno sottoposti, con l’acquisto di un potenziamento l’intera sequenza di azioni potrà essere subordinata a un singolo tasto della tastiera; di conseguenza, più comodi saranno i comandi, più facile sarà verificare correttamente una quantità maggiore di documenti, aumentando così i nostri guadagni a fine giornata. Il giocatore è quindi costantemente posto davanti alla possibilità di spendere i soldi guadagnati in strumenti che *potenzialmente* potrebbero rendere il lavoro più veloce (e dunque più redditizio) in futuro, ma il rovescio della medaglia è che tale scelta ci impedirà di pagare le bollette nell’immediato. Si tratta di una dinamica di gameplay piuttosto standard e, perlomeno sulla carta, la curva di difficoltà dovrebbe crescere in parallelo alla nostra maestria col gameplay, rendendo il coefficiente di difficoltà equilibrato. Nella realtà dei fatti, invece, quest’ultimo è volutamente sbilanciato e dopo pochi giorni di gioco ci metterà davanti alla seguente constatazione: le nostre sole abilità non sono bastano a reggere la difficoltà. Il problema è che i soggetti da verificare sono troppi e il processo va eseguito troppo in fretta per poterne garantire l’accuratezza, ma se i documenti non vengono verificati correttamente a fine giornata lo stipendio si sgonfia considerevolmente; e, infine, se la busta paga vede i propri zeri decimarsi il giocatore non è in grado di soddisfare il fabbisogno suo e della sua famiglia. Che fare, allora? **Bustarelle** È in questo momento che *Papers, Please* cambia il piano del proprio intrattenimento. Infatti, se prima l’obiettivo era “portare a casa la giornata” senza che particolari intoppi si mettessero di traverso sulla nostra strada, quando la curva di difficoltà subisce una brusca impennata il game over diventa una possibilità concreta alla quale sembra impossibile sfuggire. Pope non ha dovuto fare grandi studi per stabilire meccaniche così efficaci; gli è bastato chiedersi quale sia il *game over* nella vita reale e riproporlo in pixel. Per esempio, senza soldi per il riscaldamento si dormirà al freddo, con il rischio di far ammalare qualche famigliare; di rimando, non potergli pagare le cure potrebbe condannarci all’inevitabile: dover scavare un buco per terra e calarci una bara. A me è successo durante la prima partita: moglie e figlio morti entro i primi dieci giorni di gioco, e l’assenza di qualsivoglia fanfara funebre da parte del gioco – come a sottolineare che la mia esistenza non contava niente – mi ha lasciato così basito da rendere necessario più di un attimo per decidermi a non ricominciare la partita in nome del “perfect game”, e continuare così con un nucleo famigliare dimezzato. Ma quando diventa chiaro che per arrivare alla giornata successiva svolgere bene il proprio lavoro non basta più, Pope introduce la possibilità di vincere senza rispettare le regole. In concreto, quando il coefficiente di difficoltà diventa insostenibile il gioco introduce la corruzione facendo apparire le prime bustarelle sulla nostra scrivania e inducendoci in tentazione: dopotutto, quanto fastidio può dare un clandestino se una sua mazzetta permette di salvare mio figlio dalla polmonite? Accettare quella bustarella è quindi un’opzione più che valida: il gioco ha messo tutte le carte in tavola e il giocatore ha capito perfettamente che essere bravi non basta. Tuttavia, al netto di ogni considerazione etica (in fondo si tratta solo di un videogioco, no?), accettare indiscriminatamente la corruzione non è un’opzione: lo stato vede tutto ed esagerare con le bustarelle ci farà ottenere un richiamo, nonché una cospicua – e definitiva – riduzione dello stipendio. Inoltre, c’è un’altra variabile: cosa succederebbe se *quel* clandestino, a mazzetta consegnata, facesse due passi oltre il confine facendosi esplodere in mezzo alla folla? Ancora una volta *Papers, Please* mi ha colto impreparato e mi ha letteralmente fatto allontanare dal monitor, [un po’ come ha fatto Life is Strange qualche tempo fa](http://www.prismomag.com/life-is-strange-e-la-banalita-del-caos/?ref=stellakamikaze.org). Quella strage di pixel mi ha mandato in crisi e ha interrotto il mio flusso di pensieri razionali. L’estetica e le meccaniche ideate da Lucas Pope per obbligare il giocatore a prendere una decisione etica sono studiate per generare quanta più pressione psicologica possibile: dal distopico contesto narrativo, passando per le cifre frenetiche e estenuanti del gameplay, fino a giungere alla decadenza opprimente di [un comparto grafico in pixel art anoressico e scolorito](https://www.youtube.com/watch?v=tpro349xhXo&ref=stellakamikaze.org) e [una colonna sonora composta (letteralmente) da una sola traccia](https://www.youtube.com/watch?v=uTV8Ge2IBgo&ref=stellakamikaze.org). *Papers, Please* è stato difficile da giocare perché ogni partita si trasformava in un tiro alla fune tra giustizia e necessità, il tutto mentre ogni singola componente del videogioco è pensata per diventare uno strumento spersonalizzante. Il ripetersi delle giornate spezza il legame tra la persona e il lavoro: ti alzi al mattino non più per verificare i documenti di immigranti alla frontiera di una nazione in piena crisi, bensì per arrivare a fine giornata. Nel frattempo, però, i protocolli di sicurezza si inaspriscono, la polizia ti obbliga a denunciare infrazioni inesistenti al solo scopo di allacciare più persone in manette, e nel frattempo misteriose sette terroristiche ti promettono ricompense in cambio di qualche falso in atto pubblico. Passano i giorni e cominci a farci l’abitudine, ma improvvisamente qualcosa dentro a te si spezza: capisci di non poterti mettere contro Lucas Pope, la mente dietro all’opera, e accetti di giocare al suo gioco senza regole. Degli immigrati regolari, di quelli clandestini, del governo e della tua nazione in toto non importa più nulla: l’importante è avere il tuo bilancio in attivo e farti corrompere quel tanto che basta per evitare che tua moglie passi all’altro mondo: a quanto sembra, sei diventato una vittima del sistema. Dal canto suo, il gioco non ti obbliga però a seguire questo percorso: in ogni momento si è liberi di rifiutare di piegarsi alle angherie del sistema, di dire di no alla corruzione rifiutando le mazzette e di negare il controllo al governo ignorando i documenti contraffatti. Ma è davvero possibile farlo? \*\*La banalità del male \*\* *Papers, Please* trae ispirazione da *La Banalità del Male* di Hannah Arendt, in cui la giornalista racconta per conto del *New Yorker* il processo ad [Adolf Eichmann](https://it.wikipedia.org/wiki/Adolf%5FEichmann?ref=stellakamikaze.org), il viceré di Heydrich e Himmler, colui che organizzò la logistica della “soluzione finale alla questione ebraica”. Leggere il saggio-reportage della Arendt dopo aver giocato a *Papers, Please* mi ha stranito: nel corso della lettura, la mia attenzione è stata costantemente focalizzata sul ritratto di Eichmann dipinto dall’autrice, finché non mi sono reso che quel gerarca nazista lo conoscevo già: ero io, quando la mia etica e la mia morale venivano distorte dalla necessità di dare da mangiare ai miei figli e di sopravvivere ad un regime a cui non potevo fare altro se non sottomettermi coscientemente. Ero io, quando commettevo la peggiore delle malvagità rendendomi padrone della libertà altrui. Ero io, quando coprivo le mie azioni con un’aura di banalità perché non potevo e non volevo guardare oltre la punta del mio naso. Ero io mentre giocavo a *Papers, Please*. Sia per Lucas Pope, sia per Hannah Arendt, i profili dei loro protagonisti sono estremamente rarefatti, privi di giudizi assoluti, e in entrambi i casi viene lasciato allo spettatore il beneficio del dubbio. Nell’empatia che la Arendt trasmette descrivendo un Eichmann confuso, stanco e demolito dall’aria che (comprensibilmente) si respirava nel tribunale di Gerusalemme si cela la richiesta di non dimenticare che – a differenza di quanto egli stesso credeva – Adolf Eichmann non era un superuomo, un *Übermensch*, bensì un essere umano *terribilmente normale*. In tal senso, in una delle lettere inviate durante la stesura del rapporto sul Processo di Gerusalemme, la Arendt definisce il suo crimine addirittura “*stinknormal*”, cioè “*di una normalità assoluta”*. Il ‘male’ del saggio delle Arendt è perciò un concetto privo di radici, che non è innato ma viene innestato nell’imputato per vie traverse, il quale si trasforma così in una pedina perfetta. I gerarchi nazisti sono operatori del Reich, consapevoli in astratto delle azioni commesse ma (volutamente?) ignari delle loro conseguenze concrete. In un passaggio piuttosto eloquente, Hannah Arendt cita una dichiarazione di David Rousset, attivista e politico francese: “Il trionfo delle SS esige che la vittima torturata si lasci condurre dove si vuole senza protestare, che rinunzi a lottare e si abbandoni fino a perdere completamente la coscienza della propria personalità”. In *Papers, Please*, a noi, i carnefici, succede lo stesso: a un certo punto ci rifiutiamo di lottare, e accettiamo il fatto che la nostra sopravvivenza potrebbe mettere a repentaglio la vita di altre persone. **Meteore** Coerentemente, *Papers, Please* non ha una morale esplicita. Non è un’opera pensata per essere portata a termine, né tantomeno per essere risolta trovando un escamotage per aggirare le non-regole del gioco. L’esperienza, in un certo senso, è simile a una meteora: si consuma rapidamente, ma la scia che lascia dura più a lungo dell’oggetto che l’ha creata. Questa caratteristica si ritrova, oltre che in molte delle opere dell’autore, nella sua stessa non-carriera: Pope, [dopo aver fatto incetta di premi](http://papersplea.se/?ref=stellakamikaze.org#awards), dopo avere solcato lieve i palchi di svariate conferenze di settore in giro per il mondo e, [infine, dopo avere annunciato di essere al lavoro su un nuovo titolo](https://forums.tigsource.com/index.php?topic=40832.0&ref=stellakamikaze.org), è sparito così come era arrivato: senza fare rumore, [palesandosi solo per rilasciare l’occasionale autografo](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10207462897284214&set=a.10200515532804444.1073741825.1641620086&type=3&theater). Del resto, *Papers, Please* è solo l’ultima di una serie di opere accomunate da alcuni tratti distintivi del design. La “saga” comincia infatti nell’aprile del 2012, con la pubblicazione di un piccolo gioco realizzato come “riscaldamento” per il [Ludum Dare](http://ludumdare.com/compo/?ref=stellakamikaze.org) (una competizione i cui partecipanti devono sviluppare un gioco completo in 48 ore): [The Republia Times](http://dukope.com/play.php?g=trt&ref=stellakamikaze.org) ci mette nei panni di un titolista di un giornale nazionale di regime, il cui obiettivo consiste nello scegliere i titoli della prima pagina per bilanciare il crescente malcontento della popolazione con la propaganda di governo. Poche settimane dopo, dallo stesso Ludum Dare nasce *6 Degrees of Sabotage*: un’esplosione ha devastato il comizio del sindaco locale, i servizi di intelligence stanno seguendo delle tracce, ma è compito del giocatore memorizzare i volti degli indiziati, osservare la folla e individuare il colpevole. Anche in questo caso, fallire significherà mandare in galera un innocente e lasciare a piede libero un terrorista: un gioco di morale e potere ricorrente nelle opere di Lucas Pope, che tende costantemente a mettere in difficoltà la sensibilità etica del giocatore al punto da, spesso e volentieri, mandarlo in crisi (come nel mio caso). Infine, nell’ultimo periodo Pope ha lavorato ad [Unsolicited](http://dukope.com/play.php?g=uns&ref=stellakamikaze.org), un piccolo gioco creato per il Ludum Dare 48 (tema: “You are the monster”) in cui, attraverso le stesse meccaniche di *Papers, Please,* viene chiesto al giocatore di compilare nel minor tempo possibile una serie di lettere per cui il gioco fornirà destinatario, oggetto della lettera e dati aggiuntivi. *Unsolicited* è noioso, frustrante e snervante: devi timbrare lettere, scegliere il destinatario giusto, controllare che tutto sia in ordine e via burocratizzando. Non sembra nemmeno un videogioco. Ma l’opera più interessante, per ora, sembra essere *Return of the Obra Dinn*, un titolo renderizzato a 1-bit ambientato nel 1802, sull’omonima nave mercantile, partita da Londra per l’Oriente con oltre 200 tonnellate di beni da commerciare e dichiarata dispersa sei mesi dopo. *Return of the Obra Dinn* è, secondo le anticipazioni di Pope, un titolo investigativo “molto diverso da *Papers, Please*”. Ciò nonostante, l’autore non riesce a volare con la fantasia: il protagonista, infatti, è un assicuratore chiamato a ispezionare il relitto del veliero per recuperare i diari del capitano. La chiave di volta è sempre la solita: i soldi. Dopo mesi di silenzio, *Return of the Obra Dinn* ha finalmente manifestato segnali di vita [con la recentissima pubblicazione di una demo del gioco](https://dukope.itch.io/return-of-the-obra-dinn?ref=stellakamikaze.org): la nuova versione, riveduta e corretta, pulisce gli aspetti grafici e ne amplia il gameplay. La data ufficiale di uscita del gioco è ancora lontana, ma ciò importa fino a un certo punto, così come importa relativamente l’ambientazione. Quello che è rilevante è semmai il suo autore: Pope è del tutto avulso dalle dinamiche classiche dell’industria e le sue opere rispecchiano appieno la sua personalità. In tal senso, aspettare un suo nuovo titolo per poterci giocare non ha senso; i suoi non sono videogiochi realmente giocabili, casomai sono loro a giocare con noi. [Federico Nejrotti](http://www.prismomag.com/author/federico-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) Classe 1995, nato a Torino, in mano solo un diploma classico. Ora vive a Milano per scrivere cose per Motherboard e VICE Italia. Molti anni fa ha fondato The Shelter e ha una newsletter settimanale chiamata NEWSLEGGER. È un tipo tutto sommato ok. --- *Fonte:* [*Prismo*](http://www.prismomag.com/documenti-prego/?ref=stellakamikaze.org)*, 1º giugno 2016.* ### No, i gorilla non sono uguali agli esseri umani URL: https://stellakamikaze.org/no-i-gorilla-non-sono-uguali-agli-esseri-umani/ Last updated: 2026-07-03T22:50:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 maggio 2016.* Sabato 28 maggio il personale del Cincinnati Zoo & Botanical Garden, lo zoo di Cincinnati, [ha abbattuto Harambe](http://www.repubblica.it/esteri/2016/05/30/news/gorilla%5Fcincinnati%5Fcolpa%5Fgenitori-140924023/?refresh%5Fce&ref=stellakamikaze.org), un gorilla di pianura occidentale (*Gorilla Gorilla Gorilla)* di 17 anni, poco dopo che un bambino di 4 anni è caduto nel suo recinto. Il bambino, finito in una pozza della ‘gabbia’ di Harambe dopo aver scavalcato la cinta di sicurezza, è rimasto in balia del gorilla per poco meno di 10 minuti—Il gorilla, come mostrato [nei video](https://www.youtube.com/results?search%5Fquery=harambe+cincinnati&ref=stellakamikaze.org) che raccontano l’evento, si è dapprima avvicinato al bambino e l’ha poi trascinato attraverso la sua area per diversi metri. Il personale dello zoo, benché non si fossero ancora verificati episodi di manifesta violenza, ha dovuto infine scegliere di abbatterlo. [Per Thane Manyard](http://www.theguardian.com/us-news/video/2016/may/29/zoo-director-comments-ohio-gorilla-shooting-cincinnati-boy-video?ref=stellakamikaze.org), il direttore dello zoo, “Il personale ha fatto una scelta molto difficile, ma ha fatto la scelta giusta perché ha salvato la vita del bambino.” Il dibattito si è rapidamente acceso in tutto il mondo: per molti l’uccisione di Harambe è stata una vera e propria tragedia, tale da inaugurare [una petizione da oltre 100.000 firme](https://www.change.org/p/cincinnati-zoo-justice-for-harambe?ref=stellakamikaze.org) in cui viene chiesta giustizia per Harambe e si chiede che “i genitori del bambino vengano considerati responsabili della morte del gorilla a causa della loro negligenza”. [Un’altra petizione](https://www.change.org/p/denise-driehaus-support-harambe-s-law-for-the-gorilla-killed-in-cincinnati?ref=stellakamikaze.org), al momento sottoscritta da quasi 35.000 persone, chiede che venga istituita una vera e propria ‘Legge di Harambe’ così da ottenere conseguenze legali per la morte di animali a rischio all’interno di strutture attrezzate quando causate dalla negligenza dei visitatori. Per molti altri invece, la morte di Harambe, per quanto triste, è stata necessaria—In una situazione del genere la necessità di scegliere tra la vita di un gorilla e quella di piccolo essere umano è superflua, e l’abbattimento è stata la scelta migliore per tutti. Un sottoinsieme di questi due schieramenti, ancora, si è chiesto perché il personale dello zoo non abbia sfruttato prima di tutto la telenarcosi, per sedare l’animale e prelevare in sicurezza il bambino. Il dibattito sulla vicenda, come spesso accade in questi casi, si è rapidamente trasformato in una mera disputa mediatica che poco ha a che fare con i fatti. Harambe è morto, [lo zoo di Cincinnati sta piangendo il lutto](https://www.facebook.com/cincinnatizoo/posts/10154082080110479) e [il bambino sta bene](http://www.nytimes.com/2016/05/30/us/gorilla-killed-after-child-enters-enclosure-at-cincinnati-zoo.html?%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org). Inoltre, la telenarcosi non è stata utilizzata perché sparare a un gorilla da 180 chilogrammi con in mano un bambino (anche se si tratta di narcotizzanti) è una pessima idea—In particolare perché l’effetto del sedativo non è immediato. Lo tsunami mediatico, come nel recente caso [dell’Oasi SOS Natura in Veneto](http://motherboard.vice.com/it/read/caso-oasi-sos-natura-enrico-piva?ref=stellakamikaze.org), rischia di arrecare un danno ancora maggiore di quello procurato dall’incidente: la morte di Harambe ci deve insegnare che i gorilla non sono uguali a noi. Che un primate a rischio sia dovuto morire in cattività a causa di un episodio di questo genere è terribile, ma ancora più terribile è continuare ad accettare che animali di questo tipo, nel 2016, siano obbligati a vivere questo tipo di episodi. Il denominatore comune del dibattito sulla morte di Harambe [è un radicato e apparentemente inestirpabile antropocentrismo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-sarebbe-il-mondo-se-non-avessimo-ucciso-tutti-gli-animali?ref=stellakamikaze.org): che si tratti di affermare la propria superiorità sul gorilla giustificandone l’uccisione o di isolare un colpevole tra gli esseri umani, l’alfabetizzazione sul tema è ancora minima. In un articolo del gennaio 2015, [Eleanor Robertson descrive per il The Guardian](http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jan/27/our-obsession-with-humanising-chimpanzees-could-be-what-dooms-them?ref=stellakamikaze.org) la necessità di assumere una consapevolezza concreta nei confronti del necessario antropocentrismo che regola la nostra società—Il cosiddetto “ [animal welfare](http://ec.europa.eu/food/animals/welfare/index%5Fen.htm?ref=stellakamikaze.org)“, ovvero le misure che regolano il benessere degli animali, implica una inevitabile e intrinseca supremazia uomo – animale, “È arrivata l’ora di smettere di pensare a una civiltà umanista o post-umanista—L’umanismo sembra ormai incapace di fornire degli standard di vita adeguati per gli animali non-umani,” spiega Robertson. “Il post-umanismo, nonostante il suo potenziale, assomiglia sempre più a un’involontaria negazione della consapevolezza che per ora saranno gli essere umani quelli che continueranno a provare a indicare la strada per tutte le specie—Dipendiamo dalla morte di altre forme di vita per la sopravvivenza, che siano esse piante o animali.” La narrativa sfruttata per raccontare gli eventi di Cincinnati pecca, in un senso o nell’altro, di una profonda mancanza di consapevolezza: il problema non è [migliorare le condizioni degli animali](http://bioscience.oxfordjournals.org/content/51/3/172.short?ref=stellakamikaze.org), ma trovare un modo per interrompere la storica e obbligata interdipendenza con loro, “Che sembianze avrebbe un mondo post-umanista? Si tratta di una delle sfide più grandi all’attuale visione antropocentrica, che definisce l’essere umano come necessariamente separato dal mondo naturale,” spiega Robertson. “Il dibattito non deve più riguardare i metodi o le tecniche responsabili per sfruttare gli animali o l’ambiente come risorsa, ma dovrebbe riguardare invece una radicale ristrutturazione del nostro pensiero così da riuscire a riconoscere le altre forme di vita come entità di valore.” “Dipendiamo dalla morte di altre forme di vita per la sopravvivenza, che siano esse piante o animali.” Harambe andava ucciso? Avremmo fatto bene a risparmiarlo nella speranza che non reagisse in maniera violenta alla presenza di un bambino? Forse è colpa degli zoo? Come ha fatto il bambino a finire in un’oasi per gorilla da più di 180 chilogrammi? Tutte queste domande sono legate ad una sottesa responsabilità dell’essere umano nei confronti dell’animale, ed è forse questo il vero punto di dibattito su cui sarebbe necessario concentrarci: gli animali non sono come noi, e per questo l’inclusione del regno animale nella società umana è impossibile. Non tutte le dinamiche di interdipendenza uomo – animale sono ancora completamente risolvibili, ma in molti aspetti la società sembra essersi fermata: è ancora possibile, oggi, giustificare gli zoo parlando di scopi didattici? In questi ecosistemi isolati l’uomo insiste a stabilire un rapporto di supremazia assoluta basato sull’estetica e sulla coercizione, pur non avendo più alcun bisogno sia dal punto vista teorico—non serve andare allo zoo per osservare il comportamento di un leone—che pratico—non serve rinchiudere un leone in gabbia per avere la sicurezza di poterlo dominare. Con un’ulteriore giravolta, inoltre, il ‘sistema zoo’ ci illude dell’esistenza di un equilibrio che, come nel caso di Harambe, si spezza inevitabilmente non appena manifesta la più ovvia delle anomalie (un’intrusione umana all’interno del ‘recinto animale’). Ora che la diffusione della cultura ce lo permette, sarebbe forse ora di intraprendere un discorso serio e ragionato sul consumo umano di carne animale? E quando si tratta, per esempio, di test sugli animali? Qual è il compromesso più corretto? Si tratta di dibattiti necessari che non si devono concludere, ma anzi devono partire proprio dal cadavere di Harambe: un abitante della Terra [che non poteva fare parte della società umana](https://www.researchgate.net/profile/Robert%5FYoung15/publication/233569165%5FOn%5FComparing%5Fthe%5FBehaviour%5Fof%5FZoo%5FHoused%5FAnimals%5Fwith%5FWild%5FConspecifics%5Fas%5Fa%5FWelfare%5FIndicator/links/00b495388fa21c9d1f000000.pdf?ref=stellakamikaze.org). Come fuoriusciamo da questo preconcetto così legato al bacino culturale di gran parte della civiltà umana? E ancora, come sottolineato da Robertson, “Questo dibattito potrebbe soffrire di una contraddizione irrisolvibile: gli essere umani devono continuare a essere la specie che decide come ristrutturare la visione dei bisogni e del manifestarsi del mondo animale, un forma implicita di antropocentrismo da cui è davvero difficile uscire.” *Seguiteci sulla nostra nuova pagina!* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/gorilla-harambe-ucciso-cincinnati-zoo/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 maggio 2016.* ### Come far provare dolore ai robot URL: https://stellakamikaze.org/come-far-provare-dolore-ai-robot/ Last updated: 2026-07-03T22:50:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 maggio 2016.* Tra le tante differenze che ci separano dai robot, una delle più importanti riguarda l’incapacità di questi ultimi di provare dolore. La questione è meno banale di come sembra: il dolore è una risposta sensoriale e psicologica a uno stimolo esterno, e tutti gli esseri umani e gran parte del regno animale ne sono soggetti—Questa capacità regola anche il nostro comportamento, visto che spesso è la paura di un potenziale dolore a influenzare le nostre azioni. Dei ricercatori della Leibniz University di Hannover vogliono colmare questo gap, e hanno presentato [un primo prototipo](http://ieeexplore.ieee.org/xpl/login.jsp?tp=&arnumber=7422729&url=http%3A%2F%2Fieeexplore.ieee.org%2Fxpls%2Fabs%5Fall.jsp%3Farnumber%3D7422729&ref=stellakamikaze.org) della loro tecnologia durante l’ultimo \* IEEE International Conference on Robotics and Automation\* a Stoccolma, in Svezia,—L’idea è semplice: sviluppare un “sistema nervoso robotico artificiale per insegnare ai robot come provare dolore.” In Italia stiamo facendo il nostro, [ma nell’ambito delle protesi per esseri umani](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-calogero-oddo-polpastrelli-artificiali?ref=stellakamikaze.org). “Il dolore è un sistema pensato per proteggerci, e quando ci allontaniamo dalla fonte di dolore stiamo necessariamente contribuendo a evitare di farci male.” Sembra paradossale, certo: d’altronde i robot ci tornano maggiormente utili proprio [quando li sfruttiamo in situazioni](http://motherboard.vice.com/it/read/l-empatia-per-i-robot-ci-fottera-tutti?ref=stellakamikaze.org) in cui, normalmente, l’uomo rischierebbe di provare parecchio dolore. Ciononostante, il gruppo di ricercatori crede sia un’ottima trovata, “Il dolore è un sistema pensato per proteggerci, e quando ci allontaniamo dalla fonte di dolore stiamo necessariamente contribuendo a evitare di farci male,” ha spiegato [a IEEE](http://spectrum.ieee.org/automaton/robotics/robotics-software/researchers-teaching-robots-to-feel-and-react-to-pain?ref=stellakamikaze.org) Johannes Kuehn, uno dei ricercatori. Il principio è quella della sicurezza nelle interazioni uomo-macchina: secondo il team (e secondo molti altri, tra cui il professore Sami Haddadin) ridurre i rischi di incidenti a cui potrebbero venire sottoposti i robot diminuirà necessariamente anche quelli a danno degli esseri umani. Con il progredire delle tecnologie di precisione e controllo, infatti, i robot sfruttati come sostitutivi degli esseri umani finiranno a lavorare a contatto sempre più stretto con gli uomini. Proprio per questo motivo diventa urgente proteggere nativamente i robot dai danni che potrebbero subire: un sistema robotico danneggiato rischierebbe di procurare pericolo anche agli esseri umani, e il modo migliore per ridurre questa eventualità è permettere al robot di schivare i pericoli provando dolore. Il sistema, [grazie alla tecnologia Syntouch](http://spectrum.ieee.org/automaton/robotics/robotics-hardware/startup-spotlight-syntouch?ref=stellakamikaze.org), permette al robot di percepire 3 diversi gradi di dolore e di elaborare l’alterazione delle condizioni di lavoro (come nel caso di contatti ripetuti o del versamento di un liquido molto caldo)—Così facendo, il robot evita ulteriori pericoli allontanandosi dalla fonte di dolore in attesa di scampare il pericolo. Immagina: University of Hannover Per quanto terreno fertile per distopie convincenti (“Un robot che prova dolore è un robot che sa che cos’è il dolore”), la tecnologia presentata durante l’ICRA è solamente un punto di partenza per un nuovo tipo di apparati bio-ingegnerizzati che potrebbero, in futuro, coniugare efficacemente il rapporto tra uomini e macchine. Chissà cosa direbbe Asimov. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-far-provare-dolore-robot/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 maggio 2016.* ### Un 'hacker' ha cambiato i voti degli studenti di due scuole di Gorizia URL: https://stellakamikaze.org/un-hacker-ha-cambiato-i-voti-degli-studenti-di-due-scuole-di-gorizia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 maggio 2016.* Io c’ero quando nelle scuole superiori di tutta Italia sono arrivati i registri elettronici—È stato un massacro: i professori non avevano idea di cosa stessero facendo (principalmente a causa dei terribili tablet forniti in dotazione) e ci è voluto un anno scolastico intero prima che il sistema desse l’idea di essere in qualche modo rodato. Pochi giorni fa, a Gorizia, si è finalmente consumato l’ovvio: qualcuno, nella notte tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa, [ha ‘hackerato’ i registri elettronici](http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2016/05/21/news/gorizia-l-attacco-informatico-1.13513088?ref=stellakamikaze.org) del liceo scientifico Duca degli Abruzzi e dell’ITAS D’Annunzio e ha sovvertito il sistema: 10 per tutti e assenze azzerate. [The kids are united and they will never be divided](https://www.youtube.com/watch?v=8SIwUOII7hg&ref=stellakamikaze.org). Il passaggio dal cartaceo all’informatico, per quanto riguarda la notabilità scolastica, è una di quelle classiche misure apparentemente folli (“Cambiare tutto in appena un anno?! Vorrai mica dirmi che abbiamo superato anche la scrittura cuneiforme?!”) che fanno la differenza sul lungo periodo e per questo non immediatamente comprensibili dal reparto geriatrico che guida l’istruzione in Italia. Per quanto romantica, però, la vicenda di Gorizia solleva non pochi dubbi riguardo la sicurezza di questi sistemi. La ricostruzione dei fatti riportata da [Il Fatto Quotidiano](http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/22/scuola-hackerano-il-registro-elettronico-a-gorizia-tutti-promossi-per-un-giorno/2752329/?ref=stellakamikaze.org) è chiara: le modifiche sono piombate dal cielo all’improvviso, e i primi ad accorgersene sono stati proprio gli studenti—Purtroppo per i miei ex-colleghi, però, le dirigenze delle scuole sono state altrettanto rapide ad annullare le modifiche dell’anonimo hacker. L’unico danno arrecato riguarda il tempo che i docenti dovranno spendere a fare un controllo incrociato tra i registri elettronici e quelli (ancora) cartacei per verificare che, nonostante le opzioni di reversibilità del sistema, tutti i voti e le segnalazioni di assenze e ritardi siano tornate al loro posto. “È importante sottolineare che non c’è stata alcuna effettiva intrusione nei nostri sistemi.” Subito dopo la scoperta dei fatti è stata esposta regolare denuncia alla Polizia Postale, e il colpevole se scoperto rischierà fino a 3 anni di reclusione. Oltre le modifiche apportate al registro dei ritardi e delle assenze, l’hacker ha agito su quattro materie in particolare: inglese, storia dell’arte, religione ed educazione fisica—In questi casi l’hack è risultato piuttosto palese, visto che molti insufficienze si sono trasfigurate in laconici “10”: è evidente l’opulenza del principiante. Il sistema utilizzato dalle due scuole di Gorizia è InfoSchool, fornito in Italia dal Gruppo Spaggiari, e si tratta di uno dei sistemi di notabilità scolastica più diffusi in Italia, “Stiamo già collaborando con la Polizia Postale per rintracciare la persona che ha effettuato le modifiche ” mi ha spiegato al telefono Emanuela Dalla Rizza, direttrice operativa della divisione InfoSchool del Gruppo Spaggiari, “È importante sottolineare che non c’è stata alcuna effettiva intrusione nei nostri sistemi—Quello che ha fatto il cosiddetto hacker è stato recuperare delle semplici password generate dalle segreterie delle scuole e sfruttarle per accedere al sistema,” non si tratterebbe quindi di una violazione in tutto e per tutto, secondo InfoSchool, ma di un furto di password: “[Il problema è tra la tastiera e la sedia](https://it.wikipedia.org/wiki/PEBKAC?ref=stellakamikaze.org)“. Un video piuttosto fantasioso spiega ‘Come cambiare i voti sul \[sistema\] Spaggiari.’ Peccato si tratti di modifiche presenti solo in locale. :( “Non hanno scassinato l’auto, è come se avessero trovato le chiavi e fossero entrati,” mi spiega Emanuela, “Non sappiamo ancora chi sia stato, le autorità stanno indagando—Vista la natura dell’intrusione potrebbe trattarsi di un interno, ma è ancora troppo presto per dirlo.” Non è la prima volta che in Italia si verifica questo tipo di incidente—Dall’arrivo dei registri elettronici [i novelli hacker si sono moltiplicati](https://www.google.com/search?hl=it&gl=it&tbm=nws&authuser=0&q=registro+elettronico+violato&oq=registro+elettronico+violato&gs%5Fl=news-cc.3..43j43i53.1864.6100.0.6181.32.11.0.20.11.0.167.1139.6j5.11.0...0.0...1ac.1.wno6fGgMGt0&ref=stellakamikaze.org#q=registro+elettronico+hack&hl=it&gl=it&authuser=0). Resta quindi da chiedersi quali siano i rischi di usabilità: infatti, se in questo caso c’è stata la possibilità di effettuare un controllo incrociato con i registri cartacei ancora in uso, non è detto che in futuro si potrà ancora contare sulla controparte analogica, “Se usato correttamente, il registro elettronico è più sicuro di un registro cartaceo: i nostri sistemi elettronici registrano tutto ciò che succede all’interno del registro, infatti per quanto riguarda il caso di Gorizia abbiamo già ripristinato la situazione precedente,” mi spiega Emanuela. “Quando un docente inserisce un voto all’interno del sistema vengono registrati data, ora, minuto e secondi dell’immissione e l’indirizzo IP del terminale da cui proviene la modifica—Questa cosa non succede con il registro cartaceo: in breve il registro elettronico è più sicuro per quanto riguarda la verifica delle frodi.” Per quanto improbabile, però, non è da escludere l’ipotesi che in futuro qualcuno possa essere interessato ad effettuare un attacco sui sistemi, “Abbiamo tutte le sicurezze disponibili sul mercato, in queste settimane il nostro sito è uno tra i 100 più visitati in Italia,” mi spiega Emanuela. “Tra studenti, docenti e staff scolastico abbiamo oltre 600,000 contatti ogni giorno, ed è proprio per poter offrire un servizio di queste proporzioni che abbiamo posto particolare attenzione negli investimenti sulla sicurezza—Possiamo affermare che, al fine di garantire maggiore sicurezza, abbiamo sfruttato tutto ciò che la tecnologia mette a disposizione.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/hacker-gorizia-registro-elettronico/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 maggio 2016.* ### Sta succedendo: Adidas torna a fabbricare scarpe in Germania, con i robot URL: https://stellakamikaze.org/sta-succedendo-adidas-torna-a-fabbricare-scarpe-in-germania-con-i-robot/ Last updated: 2026-07-03T22:50:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 maggio 2016.* L’inevitabile analfabetismo di fondo che inquina gran parte dei dibattiti sul tema della tecnologia produce ovvie conseguenze: per esempio, quando un argomento riesce a toccare nel profondo il pubblico, si tende a marciarci sopra senza particolari problemi, anche a costo di esaurire superficialmente lo stesso argomento. Uno dei temi di discussione più in voga negli ultimi anni [è il ricambio professionale tra esseri umani e robot](http://motherboard.vice.com/it/read/la-fine-dei-lavori-in-outsourcing?ref=stellakamikaze.org)—la notizia, brutta o buona che sia, è che sta succedendo: Adidas ha annunciato che riporterà le sue fabbriche in Germania, dove, a partire dal 2017, [verrà inaugurata la prima fabbrica del marchio dedicata alla produzione di un nuova linea di scarpe, completamente assemblata da robot](http://www.theguardian.com/world/2016/may/25/adidas-to-sell-robot-made-shoes-from-2017?ref=stellakamikaze.org). Che si tratti di [automatizzazione](http://motherboard.vice.com/it/read/exosuits-could-save-factory-workers-from-losing-their-jobs-to-robots?ref=stellakamikaze.org), catene di montaggio miracolose, bot o reddito di cittadinanza, [i robot nel mondo professionale spaventano](http://motherboard.vice.com/it/read/la-quarta-rivoluzione-industriale?ref=stellakamikaze.org)—la società occidentale è in gran parte fondata sul lavoro: come può funzionare se questo stesso lavoro viene sub-appaltato a entità che non possono fare parte della società? Il tema è delicato, ma nel dibattito si è troppo spesso parlato al futuro anteriore, non curandosi dell’attualità e delle evoluzioni del mercato in atto. La fabbrica di Adidas, segnala il *The Guardian*, è stata recentemente aperta alla stampa e avvierà la produzione su larga scala nel 2017—il progetto, del dipartimento Adidas Speedfactory, doveva inizialmente avviare la produzione nel 2016—si tratta di uno stabilimento da 4.600 metri quadrati che nel terzo trimestre del 2016 sarà impegnato nella produzione di un primo lotto di prova da 500 capi. L’obiettivo, per Adidas, è creare uno stabilimento in cui la produzione sia automatizzata, di modo da controbilanciare [la produzione artigianale](http://www.theguardian.com/commentisfree/2016/may/24/robots-future-work-humans-jobs-leisure?ref=stellakamikaze.org) che fino ad oggi è avvenuta in Asia—dove il marchio dà lavoro a 1 milione di persone—e avvicinare la produzione alle sedi di vendita. [I robot vi ruberanno il lavoro, ma solo se siete poveri](http://motherboard.vice.com/it/read/i-robot-vi-ruberanno-il-lavoro-ma-solo-se-siete-poveri?ref=stellakamikaze.org) Secondo Gerd Manz, a capo del reparto innovation and technology di Adidas, “l’obiettivo dell’azienda non è la completa automatizzazione,” durante la presentazione, Herbert Hainer, CEO di Adidas, ha sottolineato come l’apertura di questi stabilimenti non debba lasciar prevedere un’immediata sostituzione del lavoro umano con quello robotico. Il dettaglio probabilmente più rilevante, segnalato dal *The Guardian*, è che “Sei sub-appaltatori di Adidas, in Cina, hanno rifiutato di commentare la notizia o hanno affermato di non essere al corrente dell’apertura delle nuove fabbriche.” Di oggi è anche la notizia, segnalata da [The South China Morning Post](http://www.scmp.com/news/china/economy/article/1949918/rise-robots-60000-workers-culled-just-one-factory-chinas?ref=stellakamikaze.org), che la fabbrica Foxconn—uno dei sub-contractor di elettronica più importanti del mondo, che lavora e ha lavorato per Apple, Microsoft, Sony, Nintendo e Blackberry—di Kunshan, nella provincia di Jiangsu, in Cina, “ha ridotto la sua forza lavoro da 110.000 a 50.000 uomini grazie all’introduzione dei robot—ottenendo un’effettiva riduzione dei costi,” secondo il capo del dipartimento Xu Yulian. In breve, sta succedendo: i robot stanno prendendo il nostro posto nel mondo del lavoro. Come riusciremo a cambiare la nostra società per adattarla a questa mutazione? --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/adidas-scarpe-fabbrica-robot-in-germania/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 maggio 2016.* ### L'importanza dell'etica per il futuro della tecnologia URL: https://stellakamikaze.org/limportanza-delletica-per-il-futuro-della-tecnologia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 maggio 2016.* All’inizio del 2016, la redazione americana di *Motherboard* [ha pubblicato un articolo piuttosto interessante](http://motherboard.vice.com/read/the-state-of-the-union-was-about-tech-because-everything-is-about-tech?ref=stellakamikaze.org) poco dopo la conclusione dell’ultimo State of the Union di Barack Obama (l’annuale discorso alla nazione del Presidente degli Stati Uniti)—La tesi era semplice: lo State of the Union di Obama ha parlato perlopiù di tecnologia perché, be’, ormai praticamente tutto è tecnologia. Non discuteremo qui della correttezza di questa affermazione, ma è indubbio che la sensazione sia quella: dopo che per anni l’argomento è rimasto ad esclusivo uso e consumo di una ristretta cerchia di adepti, da ormai diversi mesi la corsa all’informazione è evidente—Tutti parlano di tecnologia, ma in pochissimi sanno farlo. Il problema, in questo senso, è davvero semplice: la tecnologia si muove più veloce di noi. Ammesso e non concesso che una persona qualunque voglia cominciare a esplorare questo mondo partendo già munita del bagaglio di conoscenze necessario per poter approfondire il tema, rimanere informati su tutte le tematiche che la tecnologia oggigiorno tocca è una faticaccia. Per questo motivo, uno dei tasti più delicati nell’ambito riguarda i principi etici da applicare allo sviluppo di questi strumenti: d’altronde come è possibile parlare di etica senza conoscere l’argomento da normare? Di questo si è parlato ampiamente nel corso del panel *Data Revolution in real life*, a cui hanno partecipato Nadia Pisanti (Università di Pisa), Anne Sophie Bordry (Tetramos) e Andrej Zwitter (Università di Groningen), durante la prima edizione di [Data Driven Innovation | Rome 2016 Open Summit](http://datadriveninnovation.org/?ref=stellakamikaze.org), una conferenza tenutasi Roma dal 20 al 22 maggio, dedicata all’innovazione e alle sfide tecnologiche, economiche e sociali legate ai Dati. L’utente medio sfrutta degli strumenti di cui non conosce il funzionamento, e dunque non conosce i prodotti delle sue azioni sulla rete. Come è possibile discutere di questo tipo di tematiche quando il dibattito si consuma nelle cerchie di pochi, informati burocrati o di pochissimi, tecnici programmatori? Il divario è evidente: l’utente medio sfrutta degli strumenti di cui non conosce il funzionamento, e dunque non conosce i prodotti delle sue azioni sulla rete—In breve, non ha idea della mole di dati che genera a partire da una banale ricerca su Google. Nella maggior parte dei casi questo tipo di conoscenza non solo è trasmessa ancora in maniera insufficiente, ma spesso si tratta di questioni così tecniche e approfondite da risultare incomprensibili a chi non ha completa dimestichezza con l’argomento. Per [Andrej Zwitter](http://www.rug.nl/staff/a.zwitter/?ref=stellakamikaze.org), professore di etica legale dell’Università di Groningen e membro del [Netherlands Association for International Affairs](http://www.haguejusticeportal.net/index.php?id=2164&ref=stellakamikaze.org), bisogna cambiare punto di vista: anziché sperare che il trattamento dei dati venga effettuato in maniera etica, bisogna costruire dei sistemi che implicano l’etica nel processo di trattamento stesso—È il principio dell’”ethics by design.” “Il principio dell’ethics by design prevede un sistema che permette la produzione e lo stoccaggio di un volume ben preciso di dati, niente di più dello stretto indispensabili,” mi ha spiegato il prof. Zwitter per email. “Questo perché il potere che questi dati (e anche la conoscenza derivante da essi) ha fornito a coloro che li raccolgono è priva di qualsivoglia tipo di freno o controllo. I dati catturati dai sensori che ci circondano ogni giorno sono diventati così pervasivi e dettagliati da rilevare qualsiasi azione umana, che si tratti di cellulari, o di sensori nelle nostre macchine o nelle nostre case.” Il principio di trattamento etico dei dati sta per diventare una questione seriamente cruciale: fino ad oggi tutte le paranoie manifestate dagli addetti ai lavori (e recentemente [il mio feed degli articoli](http://motherboard.vice.com/it/author/FedericoNejrotti?ref=stellakamikaze.org) qui su Motherboard ne è un perfetto esempio) potevano essere in qualche modo considerate borderline schizofreniche—Spesso e volentieri si fatica a discernere il mondo digitale percepito da chi lo vive in maniera approfondita ogni giorno da quello esperito dall’utente medio. Negli ultimi mesi, però, il mercato retail ha visto l’avvicendarsi forzato [dello spettro dell’Internet of Things](http://motherboard.vice.com/it/read/linternet-of-things-sta-cominciando-a-sembrare-linternet-of-shit?ref=stellakamikaze.org), l’internet delle cose. Per anni etichettata come niente più che una moda tecnologica, i grandi produttori sembrano aver definitivamente deciso che è ora che l’internet of things diventi nei fatti una realtà concreta del nostro mondo fisico, oltre che di quello digitale. Proprio in questo senso, con l’imminente invasione di oggetti che nel loro apparente uso quotidiano creano un ponte di dati tra l’universo fisico e quello digitale, il principio dell”ethics by design’ sta per diventare urgente. Se il flusso di dati generato su internet è stato finora esclusiva di chi, in un certo senso, aveva una minima idea di come funzionasse lo strumento, l’internet of things è pensato per raccogliere dati sul mondo che lo circonda anche quando l’utente di questi dati se ne fa ben poco. Proprio per questo motivo stabilire delle policy che regolino questi rilevamenti è fondamentale: per evitare che le aziende incaricate di raccogliere i dati abusino del loro potere. “L’internet of things ci proietta nel mondo digitale,” mi spiega il professore. “Per ora, gran parte di questi dati, quando non proviene dai nostri telefoni o da altri nostri dispositivi personali, non sono associati con la nostra identità. Ciononostante, la diffusione di chip RFID e identificatori simili presenti nei nostri smartphone o addirittura nei nostri corpi, per esempio, potrebbe permettere a dei sensori esterni di associare qualunque tipo di dato alla nostra persona,”—Quello che Zwitter mi ha descritto è un mondo biometrico parallelo a quello tradizionale: senza normative definite sui principi etici da applicare alla raccolta dei dati, smetteremo di produrre dati in quanto esseri umani e, al contrario, saremo umani in virtù dei dati che produciamo. Penso sia arrivato il momento di ristabilire i nostri diritti sui nostri dati, di chiedere ai nostri governi di essere all’altezza del loro impegno per il rispetto dei diritti umani, e di chiedere alle aziende private di sviluppare dei piani per gestire questi dati compatibilmente ai diritti umani. Al momento, sembra che ogni cosa venga conservata per sempre, ed è un aspetto che deve cambiare. Nel mio paper ho proposto un nuovo modo per pensare ai dati, secondo la loro natura permanente o transitorie e a seconda che siano condiviso in senso privato o pubblico. — Emily Taylor, [Come internet sta privatizzando i diritti umani](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org) “Lo stiamo già facendo: stiamo associando al nostro DNA biologico un DNA digitale che descrive il nostro comportamento, ciò che ci piace e la nostra personalità. Questo DNA è in parte accessibile a chiunque abbia la giuste abilità tecniche. In questo senso siamo davvero giunti all’era dell’homo digitalis.” La questione non si manifesta solo a livello individuale: quando poche grandi aziende si adoperano nella raccolta sistemica di dati appartenenti a persone provenienti da tutto il mondo, il potere di influenza che ne deriva trasforma il ruolo di queste stesse aziende—Come recentemente dimostrato dal caso Apple vs FBI e dalle accuse rivolte a Facebook di modificare e censurare il flusso di news amplificato dal social network, sembra che la tendenza di queste entità del mondo della tecnologia sia quella di rivestire incarichi sempre più vicini alla sfera politica e il mezzo attravrso cui stanno operando questa trasformazione è l’iter di privatizzazione che sta venendo applicata i dati personali che vengono raccolti. “Ogni piattaforma social amministra il nostro comportamento attraverso il codice e attraverso i termini di utilizzo che stabilisce,” mi spiega Zwitter. “Assieme, il codice e i termini di utilizzo sono diventati i principi legislativi che governano il cyberspazio. Allo stesso tempo, la quantità di informazioni raccolte da queste aziende private su di noi è incredibile—Mi riferisco ai vari Google, agli altrettanti Facebook, ma parlo anche di tutte le entità che conservano questi dati e li rivendono in blocco agli inserzionisti pubblicitari e, a volte, ai criminali.” La biopolitica studia il modo in cui i sistemi, le istituzioni, le organizzazioni, le procedure e le attività di tutti i giorni includono elementi il cui scopo (implicito o esplicito, consapevole o meno) è quello di esercitare potere e controllo sul corpo e sulla psicologia delle persone. La biopolitica dei dati fa la stessa cosa, ma partendo dall’analisi delle pratiche connesse ai dati. — Salvatore Iaconesi, [L’hacker che ha reso open-source il suo cancro al cervello](http://motherboard.vice.com/it/read/l-uomo-che-ha-reso-open-source-il-suo-cancro-al-cervello?ref=stellakamikaze.org) “L’utente medio non sa nulla di questi data center e rivenditori: queste aziende private hanno ottenuto il potere di informare e dimostrare riguardo ciò che sappiamo e riguardo le nostre sensazioni nei confronti di un determinato avvenimento—Lo dimostra il caso dello studio sull’umore portato avanti da Facebook—Il risultato è il cosiddetto Big Nudging, l’ingegnerizzazione di un comportamento desiderato attraverso degli stimoli basati sulle informazioni raccolte dalle preferenze delle persone,” continua Zwitter. “Allo stesso modo, i governi mirano a ottenere lo stesso potere—I governi, però, possono essere in un certo senso controllati attraverso i meccanismi della democrazia, ma questo non può succedere nel caso di aziende private,” continua. “Un modo per controllarle consiste nel disseminare informazioni sulle loro azioni (a volte poco etiche) di modo da raggiungere il grande pubblico e riuscire così a fare pressione su di loro attraverso i meccanismi di mercato. Un altro modo è convincere i governi a obbligare queste aziende a rispettare gli stessi diritti umani a cui le istituzioni di governance devono rispondere,” mi spiega. “In questo secondo caso, però, si presentano alcuni problemi: a) Le grandi corporation tendono a fuggire le giurisdizioni nazionali fornendo servizi in altri paesi in cui le normative sono meno rigide (internet non ha confini); b) Con la diffusione dei Big Data e del Big Nudging, ciò di cui abbiamo bisogno è una nuova concezioni di diritti che ancora non esistono, come la privacy collettiva e di gruppo (per esempio, i diritti di piccoli gruppi a combattere la profilazione e l’invasione della loro privacy condivisa e collettiva),” mi spiega Zwitter. “Più di tutto, comunque, abbiamo bisogno che persone con un forte senso etico e capaci di mettere il benessere e la libertà degli individui e della società sopra tutto alla guida di queste grandi aziende. Ciò significa anteporre il principio dell’ethics by design ai guadagni economici.” In un contesto di questo tipo, in cui si scontrano realtà di governance isolate dai confini nazionali e realtà aziendali che coprono superfici ormai trans-nazionali, pensare a dei principi di legislazione sostenibile può risultare difficile, se non impossibile—Potrebbe essere ragionevole ad applicare il principio dell”ethics by design’ al concetto stesso di internet, ristrutturandolo per intero? “Credo che tentare di normare internet sia impossibile senza sacrificare gran parte dei suoi vantaggi,” mi spiega il professore. “Il rischio che i nuovi strumenti forniti da queste tecnologie vengano sfruttati per ottenere potere sugli altri è ovvio; ciononostante, questa tendenza aiuta a capire quanto, questo potere, sia basato sulla capacità di determinate entità di conoscere i loro utenti e di controllare le informazioni che arrivano a loro,” mi spiega. “Credo che il modo migliore per combattere questi potere sia informare le persone, dai giovani studenti delle elementari fino ai pensionato, dagli avvocati fino agli informatici e agli ingegneri.” La questione quindi sembra piuttosto basilare: laddove l”ethics by design’ non è innestabile, l’unica via di uscita è informare gli utenti—Innalzare il livello di conoscenza dello strumento nella speranza che la questione etica emerga da sé. “In breve, per l’utente medio, meglio conosce la tecnologia che sempre più sta cambiando la sua vita quotidiana, maggiori sono le probabilità che si interfacci ad essere in maniera responsabile,” mi spiega. “Questo processo deve prevedere anche la trasmissione dei principi etici di base della nostra società—’Ethics by design’ significa semplicemente che gli sviluppatori e gli ingegneri informatici, nello sviluppare queste nuove tecnologie, non devono rispondere solamente al codice deontologico che regola la loro professione, ma anche ai principi etici che regolano la società in senso più ampio.” Si tratta dunque di un cambiamento che può avvenire soltanto in senso verticale—Difficilmente avverrà dall’alto, perché che ci piaccia o meno queste violazioni dei principi etici nel trattamento dei dati da parte dell’industria sono ormai legate a doppio filo con dei flussi di denaro indispensabili per la sopravvivenza delle entità stesse. Quello che serve è un’educazione dal basso, di modo che gli stessi operatori dell’industria possano agire eticamente a partire direttamente dallo sviluppo delle tecnologie, “Se questi principi sono chiari, allora gli ingegneri al servizio di queste industrie private ci penseranno due volte prima di implementare artifici tecnici che potrebbero avere implicazioni sociali poco etiche,” mi spiega il professore. [abbiamo sviluppato 5 semplici principi](http://www.bigdata.uni-frankfurt.de/dataforhumanity/?ref=stellakamikaze.org) - Non fare del male. - Usa i dati per contribuire a creare un principio di coesistenza pacifica. - Usa i dati per aiutare le persone vulnerabili e i bisognosi. - Usa i dati per preservare e migliorare l’ambiente naturale. - Usa i dati per aiutare a creare un mondo equo privo di discriminazioni.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/etica-importanza-per-futuro-tecnologia/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 maggio 2016.* ### Un professore ecologista ha vinto le elezioni presidenziali in Austria URL: https://stellakamikaze.org/un-professore-ecologista-ha-vinto-le-elezioni-presidenziali-in-austria/ Last updated: 2026-07-03T22:50:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 maggio 2016.* Sono appena 30.000 [i voti che in Austria hanno consegnato la carica presidenziale ad Alexander Van der Bellen](http://www.theguardian.com/world/2016/may/23/far-right-candidate-defeated-austrian-presidential-election-norbert-hofer?ref=stellakamikaze.org), ex leader del partito austriaco dei Verdi e professore dichiaratamente ecologista. Bellen, inizialmente sconfitto dopo il conteggio dei voti depositati nel paese, ha recuperato poche virgole percentuali nelle ultimo 24 ore, quando il conteggio dei 700.000 voti depositati per via postale hanno confermato il sorpasso 50.3% contro 49.7% del professore sul candidato [dell’estrema destra austriaca](https://news.vice.com/it/article/austria-tirolo?ref=stellakamikaze.org) Norbert Hofer. La notizia di una mancata vittoria del nazionalismo populista è buona sia in senso diretto, [viste le tensioni sul confine del Brennero](https://news.vice.com/it/search?query=austria&ref=stellakamikaze.org), che in senso indiretto: l’idea che un professore ecologista abbia conquistato il voto di poco più della metà dei cittadini austriaci non può che giungerci lieta visto che confini o non confini il pianeta Terra tutto sta rischiando di venire annichilito da una minaccia di bollitura globale decisamente democratica e interclassista grazie [al crescente riscaldamento globale](http://motherboard.vice.com/it/read/questa-gif-sul-riscaldamento-globale-e-spaventosa?ref=stellakamikaze.org). Van der Bellen entra in politica a 50 anni e conquista la carica presidenziale a 72, probabilmente anche grazie al suo carattere atipico: nonostante la militanza Verde, infatti, afferma di non aver mai utilizzato una bicicletta e di amare le auto—Ciononostante, il background fortemente schierato a favore della de-carbonizzazione e delle energie rinnovabili non potrà che far bene all’Austria, attualmente lontana dal raggiungere l’obiettivo di riuscire a ridurre entro il 2020 le emissioni di C02 rispetto ai livelli del 2005. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-professore-ecologista-ha-vinto-le-elezioni-presidenziali-in-austria/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 maggio 2016.* ### Facebook è stato accusato di scansionare i messaggi privati dei suoi utenti URL: https://stellakamikaze.org/facebook-e-stato-accusato-di-scansionare-i-messaggi-privati-dei-suoi-utenti/ Last updated: 2026-07-03T22:50:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 maggio 2016.* Sorpresa: [secondo una causa](https://cdn2.vox-cdn.com/uploads/chorus%5Fasset/file/6509911/campbell-certification-order.0.pdf?ref=stellakamikaze.org) (classificata come class action) intentata ai danni di Facebook, sembra che il social network di Mark Zuckerberg si sia prodigato nello scan sistematico dei messaggi privati dei suoi utenti al fine di rivendere i dati ottenuti agli inserzionisti pubblicitari. L’accusa avrebbe avanzato queste ipotesi dopo aver ottenuto accesso al codice sorgente del sistema di scansione e dopo aver parlato con degli ingegneri software del social network. L’impianto accusatorio, consegnato ai tribunali federali della California, [parla chiaro](http://www.theverge.com/2016/5/19/11712804/facebook-private-message-scanning-privacy-lawsuit?ref=stellakamikaze.org): “I dati che Facebook genera a partire dai messaggi privati dei suoi utenti, e che vengono conservati per un tempo non definito, potrebbero essere usati, per qualsiasi ragione, da qualunque impiegato di Facebook, in ogni momento.” La pratica implicherebbe non solo lo scan sistematico dei messaggi privati degli utenti del social network, ma anche la loro indicizzazione in un database, così da rendere ogni messaggio facilmente ricercabile—Il sistema, se confermato come tale, violerebbe l’Electronic Communication Privacy Act e il California Invasion of Privacy Act. Secondo Facebook i dati vengono rilevati a blocchi, e afferma che questi stessi dati vengono resi anonimi e sfruttati a loro volta solamente a blocchi. Il controllo dei messaggi privati è pratica comune nell’industria, ma normalmente circoscritta al rilevamento di link contenenti malware o materiale pedo-pornografico. La pratica implicherebbe non solo lo scan sistematico dei messaggi privati degli utenti del social network, ma anche la loro indicizzazione in un database. Secondo un’analisi tecnica svolta dall’accusa, ogni URL inviato tramite messaggio privato viene conservato in un database dedicato [chiamato Titan](http://www.theverge.com/2016/5/19/11712804/facebook-private-message-scanning-privacy-lawsuit?ref=stellakamikaze.org) (ma secondo The Verge, il nome potrebbe riferirsi a [un più generico software per database](http://titan.thinkaurelius.com/?ref=stellakamikaze.org)), assieme alle coordinate cronologiche dell’invio e allo user ID del mittente e del destinatario. Secondo The Verge, “L’analisi fornisce anche un data query specifica che qualunque impiegato di Facebook può sfruttare per identificare chiunque abbia inviato o ricevuto un determinato link durante il periodo indicato dall’impianto accusatorio—Secondo gli avvocati di Facebook, l’analisi è ‘speculativa’.” Per Facebook, il suo sistema è “più simile alla lista dei libri più venduti del *The New York Times…* I dati anonimi e aggregati sono usati per indicare la popolarità di un determinato libro,”—Ancora secondo Facebook, descrivere la raccolta di questi dati come una violazione della privacy costituisce “un attacco di carattere tecnico agli elementi base della programmazione informatica.” In breve, [il problema è il solito](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org): a Facebook poco importa di quali link ci scambiamo privatamente con i nostri amici, piuttosto interessa agli inserzionisti pubblicitari, disposti a pagare oro pur di entrare in possesso dei trend seguiti da potenziali clienti durante le loro conversazioni private. Cosa è certo è che senza il codice sorgente di questo sistema, i fatti resteranno confusi ancora per un po’: al di là della raccolta in sé, la vera violazione consisterebbe nell’indicizzazione di questi dati e nella possibilità di risalire al mittente di determinati link. [Campbell v. Facebook Class Certification](https://www.scribd.com/doc/313161817/Campbell-v-Facebook-Class-Certification?ref=stellakamikaze.org) by [Anonymous Mw4rxN5su](https://www.scribd.com/user/310615581/Anonymous-Mw4rxN5su?ref=stellakamikaze.org) I problemi con questo tipo di pratiche non sono nuovi a Facebook: nel 2012, infatti, [era emerso come](http://thenextweb.com/facebook/2012/10/04/facebook-confirms-it-is-scanning-your-private-messages-for-links-so-it-can-increase-like-counters/?ref=stellakamikaze.org) Facebook analizzasse i messaggi privati degli utenti per aumentare il contatore dei ‘Mi Piace’ di un determinato link (in particolare, del plugin di Facebook inserito in quella determinata pagina). Il contenzioso legale ha escluso la possibilità, per l’accusa, di una ricompensa economica, e ci sarà tempo fino all’8 giugno per cambiare la natura della causa affinché si concentri su un’indagine più approfondita dei sistemi di scansione di Facebook. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-causa-messaggi-privati-privacy/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 maggio 2016.* ### Il caso dei Kindle a 1€ su Amazon Italia URL: https://stellakamikaze.org/il-caso-dei-kindle-a-1eu-su-amazon-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:50:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 maggio 2016.* Nella serata di ieri, la costellazione italiana dell’universo commerciale di Amazon è stata colpita da un’infausta sciagura: a causa di un bug nel sistema di prezzaggio del negozio, [per sei ore i modelli da 8GB e 16GB del Kindle Fire sono stati venduti a 1€ anziché 59,99€ e 69,99€](http://it.ibtimes.com/amazon-kindle-fire-7-pollici-solo-1-euro-cose-successo-e-cosa-succedera-ora-1451758?ref=stellakamikaze.org). Forse non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ma come ovvio in moltissimisi si sono fiondati su Amazon per sfruttare l’occasione senza pensarci due volte: nulla di male fin qui, se non fosse che molti hanno pensato bene di acquistare vagonate di Kindle Fire al solo scopo di rivenderli a un prezzo maggiorato. Una volta inaugurata la non-promozione, la notizia ci ha messo poco a fare il giro dei social network e ha generato così fiumi di persone pronte a riunirsi alla questione tecnologica vista l’imperdibile occasione. Inizialmente gli acquisti sembravano verosimili, visto che l’ordine effettuato dall’utente veniva accompagnato da una mail di conferma e alcuni affermano, senza prove, di averlo addirittura visto recapitare. Nemmeno lo stunt pubblicitario meglio riuscito della storia riuscirebbe a rendere sostenibile la vendita di un tablet da 70€ ad appena 1€. Ciononostante, l’errore dal lato commerciante era lapalissiano: nemmeno lo stunt pubblicitario meglio riuscito della storia riuscirebbe a rendere sostenibile la vendita di un tablet da 70€ ad appena 1€. La realtà della questione, però, sembra non essere stata immediatamente chiara a moltissimi: poco dopo l’ufficializzazione dell’errore, avvenuta con una mail di scuse di Amazon e con l’annullamento degli ordini effettuati, i clienti si sono rapidamente mobilitati, [chi facendo fioccare recensione negative sulla pagina del negozio di Amazon dedicata al Kindle Fire](http://www.amazon.it/product-reviews/B00ZDWLEEG/ref=cm%5Fcr%5Fdp%5Fsee%5Fall%5Fsummary?ie=UTF8&showViewpoints=1&sortBy=helpful&ref=stellakamikaze.org), chi avviando [una petizione](http://www.thepetitionsite.com/it-it/463/709/748/petizione-contro-amazon-amazon-fire-a-1-euro-e-risarcimenti-di-danni-morali-ed-economici/?ref=stellakamikaze.org) in cui gli utenti “lanciano al colosso dell’e-commerce un’accusa ben precisa: non si è trattato di un errore, ma di una strategia di marketing per far arrivare il Kindle Fire nella classifica dei prodotti più venduti,” si legge nella descrizione della petizione. Benché la petizione al momento conti appena 135 firme sulle 1.000 ‘richieste’ dal primo firmatario, il titolo dell’appello parla con toni decisamente chiari, “PETIZIONE CONTRO AMAZON (AMAZON FIRE A 1 EURO) E RISARCIMENTO DI DANNI MORALI ED ECONOMICI.” Insomma, Amazon ha sbagliato—e quando gestisci un negozio online di queste dimensioni un errore del genere è perdonabile ma non comprensibile—, ma anche le persone non aiutano. Alcuni hanno impugnato i diritti dei consumatori per ottenere ragione su Amazon, ma in senso legale [sembra che la ragione in questo caso sia dalla parte del venditore](http://www.webnews.it/2016/05/17/kindle-fire-1-euro-amazon-si-scusa/?ref=stellakamikaze.org): i sistemi automatici che regolano i pagamenti online processati da questi colossi, infatti, prevedono che la conferma finale dell’acquisto debba arrivare dal venditore. Per questo, l’acquisto non è legalmente valido finché non viene confermato da Amazon. Secondo Tom’s Hardware, inoltre, [un precedente con protagonista Feltrinelli.it ribadisce la ragione di Amazon](http://www.tomshw.it/news/kindle-fire-a-1-euro-troppo-bello-per-non-essere-un-errore-77035?ref=stellakamikaze.org): quando l’errore è così grossolano e palese, infatti, la giustizia non garantisce margine di discussione—Lo sbaglio è ovvio e non c’è modo che il consumatore non si sia accorto della natura del prezzo prima dell’acquisto. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-caso-dei-kindle-a-1-su-amazon-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 maggio 2016.* ### Questa GIF sul riscaldamento globale è spaventosa URL: https://stellakamikaze.org/questa-gif-sul-riscaldamento-globale-e-spaventosa/ Last updated: 2026-07-03T22:50:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 maggio 2016.* Onestamente non so più come iniziare questo tipo di articoli. Mi spiego: mi rendo conto che il più delle volte [parlare del nostro pianeta sia davvero noioso](http://motherboard.vice.com/it/tag/terra?ff&ref=stellakamikaze.org)—D’altronde ha oltre 4,5 miliardi di anni sul groppone, ed è difficile comprendere delle mutazioni che si consumano su questo tipo di scale temporali. Purtroppo—o per fortuna, visto che finalmente la materia sta diventando in un certo senso più stimolante—da ormai quasi un secolo il nostro pianeta ha cominciato lentamente a bollire: più o meno da quando abbiamo cominciato a usare l’elettricità. Il problema sta diventando incredibilmente urgente; intendo dire che bisogna agire ora e subito: se preferite possiamo aspettare di superare il punto di non ritorno e farci letteralmente cuocere dal nostro stesso pianeta—Una forma di suicidio di massa indubbiamente romantica. Se non siete ancora convinti del [riscaldamento globale](http://motherboard.vice.com/it/tag/riscaldamento+globale?ref=stellakamikaze.org), qualche giorno fa [Ed Hawkins](https://twitter.com/ed%5Fhawkins?ref=stellakamikaze.org), climatologo dell’Università di Reading, ha pubblicato su Twitter questa GIF spaventosa: L’animazione, pubblicata su [Climate Lab Book](http://www.climate-lab-book.ac.uk/2016/spiralling-global-temperatures/?ref=stellakamikaze.org), si accompagna ad una didascalia piuttosto chiara, “La spirale animata mostra il cambiamento di temperatura globale in maniera diretta e visivamente appagante,” si legge sul sito. “Il ritmo del cambiamento diventa immediatamente chiaro, specie per quanto riguarda gli ultimi decenni. La relazione tra l’attuale temperatura globale e gli obiettivi prefissati dai dibattiti internazionali sono altresì chiari, senza la necessità di chissà quale complessa interpretazione,”—Sì, lo sta dicendo proprio a noi. Ogni punto toccato dalla spirale nella GIF mostra le variazioni della temperatura globale rispetto alle proiezioni sul lungo termine della media, sviluppate sulla base delle temperature registrate tra il 1850 e il 1900, prima che l’era industriale vera e propria avesse inizio. In breve, da quando abbiamo cominciato a costruire macchine che producono gas di scarto nocivi per l’atmosfera, il nostro pianeta si riscaldato parecchio. Il nostro pianeta si è decisamente scaldato, aumentando la propria temperatura di quasi 2 C° rispetto ai livelli pre-industriali. via Ed Hawkins [Come spiegato da Brad Plumer su Vox](http://www.vox.com/2016/5/10/11643864/global-warming-spiral-temperatures?ref=stellakamikaze.org), “Il riscaldamento globale non è un processo lineare, e le fluttuazioni presenti di anno in anno sono dovute alla variabilità interna—Come i cambiamenti nell’intensità del sole, le eruzioni vulcaniche, o i differenti volumi di calore stipati negli strati più profondi dell’oceano.” Se le precedenti sono tutti fattori tutto sommato indipendenti dal nostro operato, è chiaro che il netto incremento di ritmo nella crescita registrato negli ultimi decenni sia dovuto all’immissione di gas serra nell’atmosfera di cui è colpevole l’uomo. Certamente, il caldo dell’ultima ventina di mesi—Responsabile del superamento del record di temperatura globale registrato ogni mese a partire da agosto 2015—è dovuto in parte alla manifestarsi sul nostro pianeta del fenomeno climatico El Nino, che si esaurirà alla fine di quest’anno, ma in ogni caso il volume incredibile di gas serra che stiamo contribuendo a immettere nell’atmosfera non sta aiutando. Solo in Italia, nel 2014 sono state prodotte oltre 419 milioni di tonnellate di CO2—In calo rispetto al 1990 (522 milioni di tonnellate) ma ancora troppe. Ed Hawkins ha accompagnato all’animazione una serie di illustrazione altrettanto chiare in cui decostruisce e approfondisce le volute della spirale. In questa immagine, in cui i cambiamenti sono suddivisi chiaramente per ogni mese, i picchi recenti diventano ancora più evidenti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questa-gif-sul-riscaldamento-globale-e-spaventosa/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 maggio 2016.* ### Facebook sta diventando un organo politico URL: https://stellakamikaze.org/facebook-sta-diventando-un-organo-politico/ Last updated: 2026-07-03T22:50:52.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 maggio 2016.* La scorsa settimana Micheal Nunez, technology editor di Gizmodo, [ha inaugurato un’inchiesta sul ruolo di Facebook nel mondo del giornalismo](http://gizmodo.com/want-to-know-what-facebook-really-thinks-of-journalists-1773916117?rev=1462295407082&ref=stellakamikaze.org) con una serie di interviste piuttosto eloquenti ad alcuni ex-dipendenti del reparto Media del social network di [Mark Zuckerberg](http://motherboard.vice.com/it/read/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org). Inizialmente partita in sordina, l’inchiesta è esplosa nella giornata di ieri, [quando è stato pubblicato il second report sulla vicenda](http://gizmodo.com/former-facebook-workers-we-routinely-suppressed-conser-1775461006?ref=stellakamikaze.org), questa volta incentrato sull’apparente tendenza di Facebook a “sopprimere le news relative al movimento conservatore.” Non si tratta esattamente di una novità: era semplice immaginare che un titano della mole di Facebook mettesse mano al flusso di notizie amplificato dal social network—Quello che ancora mancava, però, erano una serie di fatti presentati nero su bianco: ora ce li abbiamo, e grazie ai dettagli emersi dai due reportage di Michael Muniz è possibile comprendere meglio quanto Facebook sia ormai diventato, volontariamente o meno, un vero e proprio organo politico. **TRENDING NEWS** L’oggetto dell’inchiesta sono le ‘[Trending News](http://newsroom.fb.com/news/2014/01/finding-popular-conversations-on-facebook/?ref=stellakamikaze.org)‘ di Facebook: [non ancora disponibili in Italia](http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/01/17/news/facebook%5Fcome%5Ftwitter%5Farrivano%5Fi%5Ftrending%5Ftopic%5Fma%5Fl%5Fitalia%5Fdeve%5Faspettare-76188254/?ref=stellakamikaze.org), negli Stati Uniti da ormai qualche anno il social network mette a disposizione degli utenti una sezione della propria homepage—Il riquadro in alto a destra di Facebook, uno degli spazi web più ambiti in tutto internet—per indicare quali dovrebbero essere le ‘notizie del giorno’ che stanno venendo discusse dagli utenti. Come molti altri aspetti di Facebook, l’impressione iniziale era che le ‘Trending News’ fossero gestite da un algoritmo che rilevava automaticamente le notizie più condivise e dibattute. Indubbiamente, [le informazioni fornite da Facebook non lasciano spazio ad approfondimenti](https://www.facebook.com/help/1401671260054622)—Ma a quanto pare non è così: il progetto è stato accuratamente tenuto segreto e gestito dietro un folta cortina di fumo, e oggi la notizia è che le Trending News di Facebook sono gestite da un vero e proprio dipartimento di giornalisti che si occupa notte e giorno di selezionare le notizie e inserirle all’interno della lista. Il progetto è stato accuratamente tenuto segreto e gestito dietro un folta cortina di fumo. Il progetto Trending News ha, nel tempo, assunto importanza sempre maggiore per diversi motivi: prima di tutto, ormai per qualunque testata giornalistica del mondo, [il traffico proveniente da Facebook è fondamentale](http://motherboard.vice.com/it/read/facebook-sta-divorando-internet?ref=stellakamikaze.org), e la possibilità di essere inseriti in quel riquadro corrisponde a un privilegio non solo in termini di numeri duri e puri (i click: il motore immobile del giornalismo 3.0), ma anche in senso reputazionale—L’utente, che interpreta il social network come una piattaforma neutrale, tenderà a fidarsi delle testate presenti nelle Trending News. Il progetto, però, è anche un punto fondamentale del piano di crescita di Facebook. Come segnalato da Micheal Nunez su Gizmodo, “Mark Zuckerberg non ha mai nascosto il suo obiettivo di voler monopolizzare il panorama della distribuzione di news online,” si legge in apertura al primo report dell’inchiesta. “Quando le notizie saranno veloci e accessibili come tutti gli altri aspetti di Facebook, naturalmente le persone tenderanno a leggerne molte di più,” ha detto Mark Zuckerberg [durante una sessione di domande e risposte a giugno 2015](https://www.facebook.com/zuck/posts/10102213601037571?comment%5Fid=10102213787384131&reply%5Fcomment%5Fid=10102213883721071&comment%5Ftracking=%7B%22tn%22%3A%22R9%22%7D). Inoltre, la recente decisione [di rendere disponibili a tutte le testate](https://media.fb.com/2016/04/12/instant-articles-now-open/?ref=stellakamikaze.org) la funzione Instant Articles di Facebook e [gli investimenti mirati a coinvolgere maggiormente i grandi giornali](http://www.nytimes.com/2014/10/27/business/media/how-facebook-is-changing-the-way-its-users-consume-journalism.html?%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org) nell’utilizzo delle nuovi funzioni del social network rendono chiaro in che misura Facebook voglia monopolizzare il mercato della distribuzione di notizie. Nel frattempo, sono ormai mesi (se non anni) che l’industria dell’informazione non fa altro che urlare all’apocalisse, “[Facebook ha divorato i media](http://www.wired.com/2016/04/facebook-seized-media-thats-bad-news-everyone-facebook/?ref=stellakamikaze.org)“, ha affermato Wired lo scorso aprile, portando a sostegno il dato presentato da Mark Zuckerberg durante l’annuale keynote F8: ogni settimana 600 milioni di persone leggono le news su Facebook. **FILTER BUBBLE** È solamente alla luce di queste premesse che diventa chiaro, quindi, quanto fondamentale sia la trasparenza del social network nella gestione del meccanismo di diffusione delle notizie, e i dubbi erano presenti anche prima dell’inchiesta di Munez. Il fenomeno della [filter bubble](http://motherboard.vice.com/it/tag/filter+bubble?ref=stellakamikaze.org) è noto ormai da anni, e consiste nella tendenza delle grandi piattaforme di internet a sfruttare sistemi algoritmici per filtrare i contenuti a cui gli utenti vengono esposti per fornire loro solamente quei post e quei contributi a cui sicuramente saranno interessati. Sulla carta dovrebbe servire a migliorare l’esperienza delle persone su una rete ormai satura di informazioni, ma nella pratica si tratta dell’ennesima tecnica sfruttata per convincere i brand e le testate a pagare le piattaforme che permettono loro un potenziale così ampio di esposizione diretta con gli utenti. Per capirci: se hai una pagina Facebook e non paghi per sponsorizzare i post, ci sono ottime probabilità che nessuno vedrà ciò che pubblichi. “Questi algoritmi di classificazione consistono in reti neurali e sistemi di machine learning: imparano a riconoscere delle forme secondo una loro interpretazione del mondo. Ogni singolo dato, è utilizzabile in senso utilitaristico—gli estremi di questo mercato operano all’interno della bubble; cercano di capire chi siamo per darci quello che vogliamo, quello che, secondo loro, è rilevante,” [mi ha spiegato qualche tempo fa Salvatore Iaconesi durante un’intervista](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org). “Dubito, però, che si rendano conto del concetto di diversità culturale che la bubble rischia di compromettere. Quando finisce la diversità gli ecosistemi muoiono: è vero tanto per piante e animali quanto per le nostre culture.” Appena una settimana fa, Emily Taylor, esperta di internet governance, [aveva anticipato durante un’intervista il caso dell’inchiesta di Gizmodo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org), “Una delle difficoltà che non riesco a superare nell’ambito dell’attuale situazione è che gli algoritmi non sono neutrali, e non sono il prodotto di una macchina. Sono progettati da esseri umani—e integrano i pregiudizi, gli ideali e il background culturale di queste persone.” **IL SISTEMA FACEBOOK** Se fino a poco tempo fa i dubbi che erano sorti riguardavano la neutralità robotica dei sistemi che regolano le interazioni su Facebook, questa inchiesta cambia completamente le carte in tavola: il problema non è l’algoritmo, ma gli esseri umani che lo progettano. Secondo le interviste effettuate da Nunez, la dozzina di giornalisti che si dedica a Trending News è un gruppo di contractor, stipato nel seminterrato degli uffici newyorchesi di Facebook, “Per due mesi e mezzo abbiamo lavorato in una sala conferenze, ed era chiaro, ai tempi, che Zuckerberg avrebbe potuto smantellare l’intero progetto da un momento all’altro,” ha spiegato a Nunez uno degli ex-news curator di Facebook—Tutte le fonti sono state mantenute anonime nel corso dell’inchiesta per “paura di violare gli accordi di non divulgazione che avevano firmato con Facebook.” Il report cita anche dichiarazioni piuttosto forti, “Era un lavoro degradante—Non eravamo trattati come individui, ma come robot,” e sono proprio queste frasi ad aver scatenato alcune delle critiche più accese nei confronti dell’inchiesta: per molti, infatti, non è e non deve essere una novità che il lavoro del giornalista sia ormai particolarmente degradante—Si tratta di un segnale dello stato dell’industria. Credo, però, che l’importanza di queste frasi sia da ritrovare non tanto nelle (giuste o meno) lamentele nei confronti delle condizioni di lavoro, quanto più nelle parole usate: perché Facebook ha bisogno di “trattare le persone come robot?” **ALLENARE L’ALGORITMO** Il report parla di come, secondo gli ex-curator, nel corso del tempo il lavoro all’interno del dipartimento diventasse sempre più stressante, “Condividevamo documenti per verificare quanto velocemente ognuno di noi stese lavorando,” spiega uno di loro, “Hanno anche provato a incoraggiare delle competizioni tra uffici per aumentare la produttività. Ancora, si parla anche di come Facebook tentasse di oscurare il dipartimento ai riflettori pubblici—I capi uffici ricordavano ai dipendenti di non segnalare da nessuna parte che stessero lavorando per Facebook, “Credo volessero mantenere un’aura di magia attorno al progetto: nel nostro lavoro dovevamo essere quanto più impersonali possibile,” racconta una fonte. “È per questo motivi che i titoli che appaiono in Trending News sembrano così distaccati e impostati.” “Credo volessero mantenere un’aura di magia attorno al progetto: nel nostro lavoro dovevamo essere quanto più impersonali possibile.” Come affermato da Munez, è chiaro che questo meccanismo di lavoro fosse attuato nel tentativo di far percepire il progetto come fortemente impersonale, e per dare l’impressione che l’intero sistema lavorasse in modo assolutamente neutrale e apolitico. Il report menziona anche la costante decrescita degli occupati nel dipartimento, e pondera sul fatto che il lavoro svolto dal reparto non fosse altro che un preludio a una vera e propria automatizzazione totale del sistema—Sembra che il vero lavoro fosse quello di allenare un algoritmo che in futuro gestirà automaticamente questo progetto, “L’hanno praticamente resa una scienza,” spiega uno degli ex-curator, “Eravamo schiavi dell’algoritmo.” Sembra quindi chiaro che, per ovvie questioni di ottimizzazione, l’obiettivo sia quello di smantellare il reparto umano e assegnare il lavoro a un algoritmo che, però, in questo momento sta venendo letteralmente allenato da un gruppo di esseri umani—Come spiegato precedentemente da Emily Taylor, “Mentre gli algoritmi sono spesso tenuti segreti, è possibile capire quali possano essere questi ideali di partenza sulla base del funzionamento degli algoritmi stessi,”—Insomma: apocalisse robot o meno, queste macchine sono create da degli esseri umani, e per questo ereditano da essi tutti i pregi e i difetti. **FACEBOOK È UN ORGANO POLITICO?** Quindi, se Facebook sta allenando un algoritmo per svolgere il lavoro di selezione e distribuzione delle news sulle sue piattaforme digitali, non resta che chiedersi chi siano le persone che lo stanno allenando. È qui che la faccenda si fa inquietante. “Il dipartimento Trending News è gestito da persone tra i 20 e i 30 anni, la maggior parte delle quali si sono laureato in college Ivy League e scuole private della East Coast come la Columbia University o la New York University,” scrive Nunez nel report. “In precedenza hanno lavorato per testate come il New York Daily News, Bloomberg, MSNBC e il The Guardian—Alcuni di loro, dopo aver lasciato Facebook, hanno cominciato a lavorare per il New Yorker, per Mashable e o Sky Sports.” Si tratta di un taglio socio-demografico estremamente definito e portatore di inevitabile influenze culturali e che, per imposizione o meno, non può fare altro che garantire un apporto al lavoro tutt’altro che neutrale. Non sarebbe un problema se il dipartimento Trending News fosse una testata giornalistica vera e propria—Si tratta, invece, di una voragine logica quando ci si rende conto che Trending News si occupa della distribuzione delle notizie, e lo fa attraverso tecniche e su una piattaforma che vengono percepite dai suoi utenti come neutrali e apolitiche. In “Sceglievamo le notizie che meritavano importanza,” spiega uno degli ex-curator, “Non c’era un vero standard per capire quali notizie fossero adatte e quali no: era nostro ruolo deciderlo.” I dipendenti del reparto dovevano, in ordine, scegliere quali articoli sarebbero finiti nel riquadro Trending News, scrivere un titolo, scegliere i media di accompagnamento (foto, video, etc) e infine decidere a quale testata avrebbe linkato ognuno di questi articoli. Il report menziona una lista di testate consigliate (il New York Times, il Time, Variety, etc) redatta per i dipendenti, e un’altra di testate non consigliate (World Star Hip Hop, The Blaze, Breitbart, etc). Per Facebook non si trattava di esplicita censura, ma solamente di indicazioni—Tra le altre, ‘Twitter’ doveva essere menzionato solamente come ‘social media’ in senso più ampio. È proprio in questo senso che ci si domanda se, a questo punto, Facebook non sia diventato un vero e proprio organo politico con influenza su scala globale. I curator, però, nei fatti erano in grado di ‘disattivare’ un trending topic—Il report afferma che i curator intervistati disattivavano determinate notizie ogni giorno e che i curator non ritenevano che queste azioni di ‘blacklisting’ fossero compiute in un contesto di abuso o di inappropriatezza. È proprio in questo senso che ci si domanda se, a questo punto, Facebook non sia diventato un vero e proprio organo politico con influenza su scala globale—Pietro Minto, su Prismo, poco tempo fa si chiedeva [cosa significherebbe associare Facebook a un’ipotesi di broglio elettorale](http://www.prismomag.com/facebook-broglio-elettorale/?ref=stellakamikaze.org) relativa a Donald Trump. **CENSURA** La seconda puntata dell’inchiesta, però, parla chiaro: nel meccanismo fumoso che regola le Trending News, Facebook indicava la strada per quella che di fatto si trattava di censura. “Secondo un ex giornalista che lavorava al progetto, i dipendenti tendevano a evitare di far apparire nella sezione notizie relative al movimento conservatore,” si legge nel report. Da Mitt Romney fino a Rand Paul, passando per i convegni CPAC: queste cose succedevano e venivano discusse su Facebook, ma quanto pare venivano volontariamente esclusive dalle Trending News. “I curator venivano istruiti dai superiore a forzare l’inserimento di alcune storie nella sezione, anche se non rispettavano gli ‘standard’ necessari—Inoltre, si scoraggiava l’inserimento di notizie che riguardavano Facebook stesso,” scrive Nunez nel report. A seguito del primo report dell’inchiesta, un ex-curator ha contattato Gizmodo per discutere della tendenza da parte di alcuni curator a omettere volontariamente notizie relative al movimento conservatore, fornendo una vera e propria lista di vicende non trattate nella sezione e affermando che “Spesso cominciavo il mio turno per scoprire che notizie riguardo il CPAC, Mitt Romney o Glenn Beck non erano considerate ‘trending’ perché il curator non riconosceva la notizia come tale o rifletteva nel proprio lavoro un evidente bias contro Ted Cruz.” Alla luce del pool sociale da cui Facebook estraeva i propri contractor per il progetto, non stupisce di come il taglio politico fornito alle notizie fosse così evidente. Per un altro curator, “Il bias era assolutamente presente—Il nostro lavoro era svolto in maniera soggettiva: ciò che era ‘trending’ dipendeva solamente da chi stava lavorando in quel determinato turno—Spesso delle fonti particolarmente vicine al movimento conservatore uscivano con delle notizie rilevanti, e noi dovevamo trovare la stessa notizia su una fonte più neutrale.” Il report menziona che un curator di schieramento conservatore, “Descrive questo tipo di omissioni come cifra caratteristica stessa dei giudizi dei colleghi,” secondo Nunez “non ci sono prove che Facebook imponesse o fosse a conoscenza della presenza di questo tipo di bias poltiico.” Nel resto del report viene spiegato anche di come i curator fossero istruiti a inserire determinate notizie che che, anche se non erano particolarmente discusse o condivise, stavano venendo trattate dalle principali testate giornalistiche. Alcune ore dopo la pubblicazione del secondo report, un portavoce di Facebook ha consegnato a testate come BuzzFeed e Techcrunch [il seguente comunicato](http://techcrunch.com/2016/05/09/facebook-workers/?ref=stellakamikaze.org): “Prendiamo queste accuse di bias molto seriamente. Facebook è una piattaforme fatta per le persone e per ospitare i punti di vista provenienti dall’intero spettro politico. I Trending Topic mostrato gli argomenti più popolari e gli hashtag che stanno venendo discussi su Facebook. Ci sono delle linee guida molto rigide a cui il team di revisione deve sottostare per assicurare la verificabilità e la neutralità delle notizie. Queste linee guida non permettono la soppressione dei punti di vista politici. Non permettono la prioritizzazione di un punto di vista invece che un altro o di una testata rispetto a un’altra. Queste linee guida non proibiscono l’inserimento di alcuna testata dalla sezione dei Trending Topic.” **CAMPAGNA ELETTORALE**Nel contesto di ormai evidente pervasività del social network e di potere di influenza su scala globale, la richiesta impellente diventa quindi quella di una maggiore trasparenza da parte di Mark Zuckerberg e soci. Se in un certo senso è possibile garantire al social network ancora il beneficio del dubbio, proprio grazie alla confusione di fondo che impedisce di definire con precisione i meccanismi secondo cui il dipartimento Media di Facebook si manifesta, è evidente che questa inchiesta si tratta dell’ennesima goccia che fa traboccare il vaso. La sensazione, visti gli ultimi sviluppi anche dal punto di vista strategico—[Come l’accelerazione sul progetto Internet.org](http://motherboard.vice.com/it/read/lindia-ha-ufficialmente-bloccato-il-servizio-free-basics-di-facebook?ref=stellakamikaze.org), con cui Facebook vuole portare i servizi base di internet in tutto il mondo—, è che Facebook stia attuando una vera e propria campagna elettorale su scala globale, ergendo giorno dopo giorni valori ben precisi a stendardo delle sue politiche aziendali, e cogliendo di sorpresa la governance tradizionale, non abituata a interfacciarsi con organismi così agili nel panorama trans-nazionale. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-sta-diventando-un-organo-politico/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 maggio 2016.* ### Twitter sta impedendo alle agenzie di intelligence di sorvegliare i tweet URL: https://stellakamikaze.org/twitter-sta-impedendo-alle-agenzie-di-intelligence-di-sorvegliare-i-tweet/ Last updated: 2026-07-03T22:50:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 maggio 2016.* Secondo un’autorità dei servizi di intelligence statunitensi, Twitter starebbe per revocare l’accesso ai suoi strumenti di analytics alle agenzie governative di intelligence. In particolare sembra che [Dataminr](https://www.dataminr.com/?ref=stellakamikaze.org), uno dei servizi di monitoraggio del flusso di tweet più avanzati del mondo, cesserà la collaborazione col governo americano che procedeva da ormai due anni, a insaputa di Twitter, grazie a un investimento del fondo In-Q-Tel, specializzata in investimenti su servizi o prodotti che supportano le attività della CIA. La notizia arriva dal \* Wall Street Journal\*—Twitter, in una dichiarazione, avrebbe affermato che “i dati sono in gran parte di dominio pubblico e il governo statunitense può analizzare gli account pubblici con i propri mezzi, come può farlo qualunque altro utente.” Twitter possiede il 5% di Dataminr, l’unico servizio ad avere allo stesso tempo completo accesso al flusso in tempo reale di Twitter e a poter rivendere i dati ai suoi clienti. “I dati sono in gran parte di dominio pubblico e il governo statunitense può analizzare gli account pubblici con i propri mezzi, come può farlo qualunque altro utente.” L’intenzione di Twitter è quella di distanziarsi dalla collaborazione con le autorità governative, “Non abbiamo mai autorizzato Dataminr o qualunque altra terza parte a vendere dati ai governi o alle agenzie di intelligence per scopi di sorveglianza,” [ha dichiarato Twitter a The Verge](http://www.theverge.com/2016/5/8/11637344/twitter-reportedly-told-analytics-company-to-stop-supplying?ref=stellakamikaze.org), “Si tratta di una linea che Twitter adotta da ormai diverso tempo, non è una novità.” Dataminr potrà continuare a fornire i suoi servizi alle testate giornalistiche a diverse aziende in ambito finanziario. Gli strumenti offerti da Dataminr permettono di monitorare in tempo reale il traffico Twitter e di associarlo a determinati geo-tag, di modo da restringere il campo di ricerca e analizzare in maniera specifica lo svilupparsi di determinati eventi. Inoltre, le potenzialità di Dataminr hanno permesso più di una volta di anticipare le testate giornalistiche nella notifica di attacchi terroristici e eventi di rilevanza internazionale: Dataminr afferma di aver notificato il consumarsi degli attacchi di Bruxelles 10 minuti prima dei media generalisti, di aver fornito allerta degli attacchi all’industria petrolifera libica da parte dell’ISIS e di aver segnalato in anticipo la crisi politica brasiliana. Gli eventi recenti, [come il caso Apple vs FBI](http://motherboard.vice.com/it/tag/apple+vs+fbi?ref=stellakamikaze.org), dimostrano come dopo gli eventi legati a Edward Snowden le grandi aziende del mondo tech abbiano cercato sempre più di distanziarsi dai governi—In-Q-Tel, il fondo di investimento ‘figlio’ dei servizi di intelligence americani è dedicato proprio [alla penetrazione in servizi che possano arricchire il potenziale](http://mashable.com/2016/04/15/cia-investments-social-media-mining/?ref=stellakamikaze.org) di raccolta dati del governo statunitense. La notizia non è stata ancora ufficialmente diffusa da Twitter, ma i commenti forniti dal social network a varie testate di tutto il mondo confermano la linea—Inoltre, secondo il [transparency report 2015](https://transparency.twitter.com/country/us?ref=stellakamikaze.org), Twitter ha notificato negli ultimi 6 mesi del 2015 un aumento del 65% di richieste di dati da parte del governo americano rispetto allo stesso semestre del 2014. La questione, per quanto facilmente polarizzante, è lontanissima dall’essere esauribile in affermazioni sommarie: se da un lato [i tentativi di sorveglianza da parte dei governi](http://motherboard.vice.com/it/tag/potere?ff&ref=stellakamikaze.org) sono in crescita costante, dall’altro lato non può che preoccupare l’idea che poche, grandi aziende detengano [potere decisionale su immensi flussi di dati generati da persone di tutto il mondo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/twitter-sta-impedendo-alle-agenzia-di-intelligence-di-monitorare-i-tweet/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 maggio 2016.* ### L'hacker che ha reso open-source il suo cancro al cervello URL: https://stellakamikaze.org/lhacker-che-ha-reso-open-source-il-suo-cancro-al-cervello/ Last updated: 2026-07-03T22:50:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 maggio 2016.* “Una persona (io) si ammala di cancro al cervello. È una vicenda come tante, ma a un certo punto, mentre ero in ospedale, è successo qualcosa—Da qui si è sviluppata una riflessione e un’azione che ha avuto impatti globali,” Salvatore Iaconesi, [co-autore del libro autobiografico ](http://la-cura.it/?ref=stellakamikaze.org)*La Cura*, comincia così a raccontarmi la sua storia. “Mi sono progressivamente accorto di essere scomparso. Mi ero trasformato nel ‘paziente’, un’entità diversa dall’essere umano—Il paziente vive di dati clinici, di immagini, di radiografie e risonanze magnetiche, di valori di pressione del sangue, e così via,” continua. “Come tutti i malati ero diventato una entità burocratica e amministrativa (e, quindi, amministrata). Tutto suggeriva l’esistenza del cambiamento: erano cambiati i linguaggi, i rapporti con le persone. Ero diventato a tutti gli effetti la mia malattia, rappresentata tramite i dati e le informazioni mediche.” La storia di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, la sua compagna, è particolare. Salvatore ha deciso di interpretare il suo cancro come un’occasione per umanizzare la figura del paziente: ha preso tutto il materiale clinico che lo riguardava e lo ha reso open source. Quando queste informazioni non erano accessibili—come nel caso dei dati clinici, inizialmente rinchiusi in un file DICOM, un formato leggibile solamente dai software ospedalieri—Salvatore le ha hackerate, ha convertito i file in HTML e JPG e li ha condivise con la comunità che aveva costruito. Per lui la ‘cura’ della sua malattia non doveva essere soltanto fisica, ma anche creativa, artistica o spirituale. “Non solo è una situazione orrenda, visto che perdi l’autonomia sul tuo corpo, la possibilità di autodeterminarti individualmente e nei rapporti con le persone—è anche uno scenario inefficace, perché non adatto ad affrontare la complessità del male e ad includere nel processo di guarigione tutte le parti in causa: i medici delle varie discipline, gli amici e i parenti, le relazioni della persona, e la società,” mi ha spiegato Salvatore per email. “La vita si sospende, il corpo viene espropriato, si inizia a condurre una esistenza completamente delegata ai medici, che di fatto ci amministrano.” “Mi sono progressivamente accorto di essere scomparso. Mi ero trasformato nel ‘paziente’, un’entità diversa dall’essere umano.” “Non l’ho sopportato e ho avviato *La Cura*, una cura completamente aperta alla società, in cui ogni essere umano può avere un ruolo: i medici, i ricercatori, gli amici e i parenti, gli studenti, gli artisti, i designer, i tecnologi, i fruttivendoli, e così via.” *La Cura* è una performance artistica in cui Salvatore Iaconesi ha reso open-source tutte le informazioni relative al suo cancro. in cambio ha ricevuto poesie, sculture 3D del suo tumore (“Ora puoi avere anche tu il mio cancro!”), consigli e video. In occasione dell’uscita del libro in cui Salvatore e Oriana raccontano la loro esperienza, abbiamo fatto quattro chiacchiere con loro. **Motherboard: Cosa trovo nel libro?** Salvatore Iaconesi, Oriana Persico: Be’, molte cose. Due punti di vista sulla storia (la performance) che si alternano: quello di Salvatore e quello di Oriana—Quindi due autobiografie, due storie, due stili molto diversi. Poi c’è la ricerca, che è “situata” nella storia: per ogni doppio capitolo autobiografico si affrontano i temi e i problemi che di volta in volta ci siamo trovati davanti: dall’ospedalizzazione, all’information overload ai big data e molto altro. Infine ci sono i workshop, la sezione più performativa del libro: dal racconto personale, alla conoscenza—Fino alla pratica, il “fare insieme”. I workshop sono disseminati nel libro sotto forma di box e sono disponibili nella sezione “Conoscenza” del sito del La Cura e su Github. I workshop costituiscono una base di conoscenza aperta che cresce e si evolve nel tempo: ne abbiamo già aggiunto uno nuovo, Erbe Indisciplinate, frutto della prima tre giorni con la Cura a Rural Hub. Temevamo che questa struttura fosse complicata, invece il mix di elementi e questa “mobilità in lettura” a quanto pare piace. C”è chi sceglie di leggere prima tutti i capitoli “Salvatore” e poi quelli “Oriana”, chi inizia da un certo capitolo di ricerca per il quale ha un suo interesse, chi dai materiali sul sito e su Github. E molte altre combinazioni. Nel complesso il libro è una “cassetta degli attrezzi” da usare, smontare, espandere: ci piace vederlo così. **Motherboard: Da osservatore esterno mi sembra che la tua malattia, Salvatore, abbia attraversato moltissime fasi, di cui la più recente è proprio questo libro. Come è cambiato nel tempo il tuo rapporto con essa? E invece per quanto riguarda Oriana, come è cambiato il rapporto tra te, la malattia e Salvatore?** SI, OP: Tutto ci cambia, in continuazione. Alcuni micro-eventi lasciano tracce così piccole da non arrivare alla nostra percezione—Altri sono così evidenti che segnano dei “capitoli” della nostra vita: un prima e un dopo nel flusso, e *La Cura* è uno di questi. È curioso come sia ormai impossibile scindere la “malattia” dalla “cura”: hanno finito per coincidere, come due facce di una stessa medaglia. L’una è il vincolo e quindi la possibilità dell’altra. Sottoposta a queste tensioni, la nostra coppia non è esplosa: vuol dire che si è creato lo spazio necessario per assorbirle e trasformarle. Abbiamo più strumenti e abbiamo acquisito nuove sensibilità a riconoscere i loop e le tensioni del quotidiano, e possibilmente cercare di interromperli. Certo, si tratta di una tendenza—e non ci riusciamo sempre—ma quando succede è bellissimo. **Motherboard: Che cos’è la ‘biopolitica dei dati’, di cui parlate nel libro?** La biopolitica studia il modo in cui i sistemi, le istituzioni, le organizzazioni, le procedure e le attività di tutti i giorni includono elementi il cui scopo (implicito o esplicito, consapevole o meno) è quello di esercitare potere e controllo sul corpo e sulla psicologia delle persone. La biopolitica dei dati fa la stessa cosa, ma partendo dall’analisi delle pratiche connesse ai dati. Sono due tipi di analisi critica molto importanti, proprio perché permettono di comprendere come alcune cose che ricadono completamente nella nostra percezione della normalità siano in grado di esercitare potere e controllo, spesso anche in modo molto violento. Per esempio: un semplice pulsante presente o mancante su un’interfaccia, una cosa fatta in un certo modo all’ufficio delle poste, un call center, un modulo con una risposta a scelta multipla per indicare il genere sessuale—Tutte queste cose esercitano potere su di noi impedendoci di esprimerci, rappresentarci e autodeterminarci liberamente, o ponendo vincoli sul nostro agire o vivere nel mondo, spesso a livello psicologico e percettivo. [La Cura, Patrick Lichty](http://la-cura.it/espressioni/56d1504270145/?ref=stellakamikaze.org) Si tratta di misure molto violente anche per questo: ricadono nella percezione della normalità delle persone e, quindi, spesso sono difficili da identificare e indicare come problematici, “È normale così! Come potrebbe essere diverso?” È una reazione classica a queste osservazioni. Anche il fatto che spesso agiscono su livelli sottili e immateriali come la psicologia delle persone diventa problematico quando si tratta di interpretarle, in quanto l’assenza di violenza o costrizione fisica rende difficile l’espressione del disagio, la sua identificazione e, quindi, l’affrontarlo. Quando tutto questo si sposta su dati e informazioni la situazione diventa molto più complessa. Oggi siamo completamente immersi in questo ecosistema di dati, e lo siamo anche quando non ne siamo consapevoli, anche mentre dormiamo: non solo produciamo e consumiamo dati—Li indossiamo, li abbiamo negli oggetti delle nostre case, uffici e scuole, stanno lungo le nostre strade e parchi. Dappertutto. Quindi la biopoitica dei dati diventa una biopolitica ubiqua. **Motherboard: Dopo il libro, come continuerà (se continuerà) il progetto ‘La Cura’?** SI, OP: Il libro è parte del progetto: è un elemento della performance. Francesca Fini, carissima amica e artista, ha definito *La Cura* una performance ‘durazionale’, nel senso che dura tutta la vita. Possiamo smettere di “prenderci cura”—di noi stessi, degli altri, dell’ambiente che ci circonda? Il prezzo da pagare sarebbe la dissoluzione dei più basilari legami sociali e di coesistenza. Lo psicanalista René Spitz negli anni 40 ha mostrato gli effetti devastanti dell’isolamento sui neonati: i bambini cresciuti in orfanotrofio deprivati di contatti e connessioni con altri umani sviluppavano scarse capacità psico-motorie, infezioni; alcuni si deprimevano fino a lasciarsi morire, benché gli venissero assicurati cibo e culla. Non solo la morte e la malattia, anche invecchiare è quasi un tabù. Abbiamo sempre meno strumenti—culturali e rituali—per affrontare questi passaggi che si svuotano di senso e, per questo, sono paralizzanti. *La Cura* è una spinta continua a uscire dall’isolamento e dalla separazione in ogni sua forma, imparando e scoprendo insieme (come società e individui) la “bellezza di ciò che connette”. Nell’isolamento moriamo, nella connessione possiamo vivere: in fondo è semplice. La performance parte e continua da qui, evidenziando il ruolo dell’arte come catalizzatore dell’interconnessione di discipline, scienze, significati, tecniche, tecnologie, culture, percezioni, comprensioni e conflitti. **Motherboard: Sei stato il primo a fare una cosa del genere? E se sì, perché secondo te non ci ha mai pensato nessuno (può dipendere da un rapporto particolare con la tecnologia?)** SI, OP: Penso che le classifiche o i “il primo a…” siano sempre fuorvianti. Non è importante essere il primo, ma non illudersi che le cose siano così semplicemente confrontabili da poter dire di esser stati i primi a fare una certa cosa. Diverse persone, nel tempo, hanno agito in diversi modi, ognuno con la propria intenzione, i propri strumenti, stili, e approcci. In aggiunta, per determinare “chi è stato il primo a fare X” occorrerebbe mettersi d’accordo su cosa è “X”—E anche questo è complesso, perché questo tipo di cose (incluse le performance e le azioni delle persone) hanno una propria vita, e una propria evoluzione nel tempo. *La Cura* è un’azione sul cancro? Sulla biopolitica? Sulla tecnologia? Sulla società? Sul software o sui dati? Sulla collaborazione? Su cos’altro? Ovviamente la risposta, come per tutto quanto, è più complessa di quanto si possa dire in poche parole. Lo stesso vale per gli altri che hanno intrapreso un percorso simile. Alcuni hanno mutato la natura della malattia per potersi permettere di curare, per agire sulle scienze, per paura, per gioia di vivere, per soldi, per l’arte, per guarire e per tante altre cose. Sono tutte differenti e interessanti—Una per tutti: Beatriz da Costa, che nel suo ultimo periodo di vita ha fatto cose incredibili con la sua malattia, [ad esempio l’Anti Cancer Survival Kit](https://www.rockethub.com/projects/12551-the-anti-cancer-survival-kit?ref=stellakamikaze.org). **Motherboard: La nostra società è terrorizzata dalla morte e dalla malattia (in quanto simbolo della morte). Teniamo lontano i morti e anche i malati, eppure fino a poco tempo fa, la morte era parte integrante della vita, i morti restavano nei letti per giorni e c’era un dialogo aperto con l’inevitabile. Pensi che sia possibile recuperare o reinventare un legame “naturale” e con la malattia e la morte, oggi, grazie a quella che potremmo definire una “ etica hacker“?** SI, OP: Non solo la morte e la malattia, anche invecchiare è quasi un tabù. Abbiamo sempre meno strumenti—culturali e rituali—per affrontare questi passaggi che si svuotano di senso e, per questo, sono paralizzanti. [Ivan Illich](https://it.wikipedia.org/wiki/Ivan%5FIllich?ref=stellakamikaze.org) fa notare che l’incapacità di gestire”in casa” la vita e la morte—progressivamente appannaggio delle istituzioni—corrisponde all’incapacità di tollerare l’incertezza: non è tanto il rischio medico in sé, quanto la precarietà esistenziale dell’essere umano a cui la scienza non può dare una risposta pacificatoria. L’incertezza è anche il regno della possibilità. Gli hacker smontano e rimontano sistemi – non solo informatici, ma anche sociali, economici, giuridici. Per farlo li devono comprendere intimamente: in questo processo ci sono spazi per la reinvenzione e l’appropriazione dei sistemi e del mondo che ci circonda. **Motherboard: Qual è il punto di arrivo? La sconsacrazione della malattia come demone assoluto oppure la consacrazione delle conseguenze della malattia come non assolutamente invalidanti?** In realtà il problema è pensare che si parli della malattia: non è così. Si parla dell’intera società, e di come sviluppare immaginari secondo cui diventi non solo possibile e fattibile, ma anche e soprattutto bello e sinceramente desiderabile agire per risolvere i problemi del mondo interconnettendo pratiche, discipline, scienze, arti, design, culture, competenze, inclinazioni e desideri, di tutti. È necessario accorgersi quanto sia estremamente ingenuo pensare che problemi complessi come la salute, l’ambiente, l’energia, l’istruzione o il lavoro possano essere affrontati (e risolti) delegando (ad una medicina, ad un governo, ad una azienda, ad una organizzazione…) e amministrando. I problemi che afferiscono al dominio della complessità necessitano di approcci anch’essi afferenti allo stesso dominio. L’intera società deve partecipare attivamente al processo, ognuno con un ruolo. Dove si arriva? Non lo sappiamo. Sappiamo, però, da dove possiamo partire: dal cambiare il nostro immaginario e, in virtù di ciò, ragionare e agire in modi differenti, insieme. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-uomo-che-ha-reso-open-source-il-suo-cancro-al-cervello/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 maggio 2016.* ### Il Codacons vuole denunciare Matteo Renzi per pubblicità occulta URL: https://stellakamikaze.org/il-codacons-vuole-denunciare-matteo-renzi-per-pubblicita-occulta/ Last updated: 2026-07-03T22:50:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 maggio 2016.* Checché se ne dica, l’Italia è un paese molto più al passo coi tempi di quanto sembri. Il premier Matteo Renzi, infatti, nelle ultime settimane ha fiutato l’odore di cambiamento che si sta cominciando a sentire su Facebook, e ha iniziato a sfruttare a pieno regime le nuove dirette Facebook [senza nemmeno aspettare che Mark Zuckerberg lo pagasse per farlo](http://recode.net/2016/04/06/facebook-paying-media-partners-like-buzzfeed-to-livestream/?ref=stellakamikaze.org). Sfortunatamente, ieri il Codacons ha avuto da ridire su questa nuova passione del premier. Infatti, durante l’ultima sessione Q&A di Matteo Renzi, il MacBook del nostro è stato accuratamente posto, logo Apple incluso, davanti alle telecamere della diretta. “Finora Matteo Renzi si era impegnato a pubblicizzare, specie all’estero, le aziende italiane, promuovendo le eccellenze del nostro paese. Ora il Premier sembra aver cambiato rotta, scegliendo di sponsorizzare un noto marchio americano della telefonia e dei computer: la Apple,” si legge in una nota del Codacons pubblicata ieri. Il problema è semplice: il logo Apple non è stato coperto, ed è stato lasciato in bella vista agli oltre 218.000 spettatori dell’ultimo [#matteorispond](https://www.facebook.com/hashtag/matteorisponde?source=feed%5Ftext&story%5Fid=10153800124604915)e. “\[…\] Renzi è apparso seduto ad una scrivania davanti ad un pc portatile, mostrando in bella evidenza in video il logo della mela, che individua in modo diretto l’azienda statunitense Apple,” ha spiegato il Presidente Codacons, Carlo Rienzi. “Ci chiediamo se la scelta del Presidente del Consiglio possa rappresentare una forma di pubblicità occulta, ancor più grave se si considera la provenienza istituzionale del mega spot alla società di Cupertino.” Il Codacons è deciso a fare sul serio in merito, “Per tale motivo l’associazione presenterà oggi (giovedì, ndr) un esposto all’Antitrust, chiedendo di verificare se la scelta del Premier possa configurare la fattispecie di pubblicità occulta,” si legge nella nota. Senza dubbio il problema si sarebbe potuto risolvere con un adesivo o semplicemente posizionando il MacBook fuori dal campo della telecamera, e se è possibile che a livello legale gli estremi per una denuncia siano presenti, non posso che domandarmi se Apple abbia davvero bisogno di pubblicità da parte di Matteo Renzi. L’oscuramento dei loghi delle aziende è pratica nota nel cinema e nella televisione—In gergo si definisce ‘[Greeking](https://www.reddit.com/r/community/comments/30hjzj/why%5Fis%5Fthe%5Fapple%5Flogo%5Fcensored%5Fin%5Fcommunity/?ref=stellakamikaze.org)‘ e comporta la distorsione di un logo al fine di renderlo irriconoscibile. Non si hanno ancora notizia della denuncia all’Antitrust da parte del Codacons. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-codacons-vuole-denunciare-matteo-renzi-per-pubblicits-occulta/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 maggio 2016.* ### Il riscaldamento globale sta facendo chiudere le scuole in India URL: https://stellakamikaze.org/il-riscaldamento-globale-sta-facendo-chiudere-le-scuole-in-india/ Last updated: 2026-07-03T22:50:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 maggio 2016.* [Il nostro pianeta è sempre più caldo](http://motherboard.vice.com/it/tag/clima?ref=stellakamikaze.org). Purtroppo non c’è modo di girare attorno a questa affermazione: il pianeta Terra sta subendo un cambiamento climatico di carattere antropogenico ed è ormai diverso tempo che ogni mese viene battuto il record di temperatura globale precedente. In breve: la scorsa estate ha fatto caldo, e nessuno di noi ha la più pallida idea di quanto ne farà questa estate. Finalmente il tema sta venendo trattato con una dose appena sufficiente di serietà, e questo atteggiamento ha portato [alla firma del Accordo di Parigi](http://motherboard.vice.com/read/so-we-signed-the-paris-agreement-now-what-un-headquarters?ref=stellakamikaze.org), un programma di prevenzione che impegna 175 paesi del mondo a limitare “la temperatura globale media a ben più di 2°C sotto i livelli pre-industriali.” L’obiettivo è di 1.5°C. La partita è in un certo senso tragicomica, perché perderla significa che il nostro pianeta comincerà progressivamente a bollire. In un certo, sinistro senso, il riscaldamento globale è rassicurante: non è un ente corruttibile, non può essere pagato per fare qualcosa che non vorrebbe fare, e quando si consumerà in tutto e per tutto colpirà la totalita della popolazione umana. Certamente, si tratta di un pericolo democratico che parte dal basso—d’altronde i più ricchi possono abbracciare i condizionatori—, ma l’effetto domino che si sta rapidamente manifestando affonderà, infine, anche le fasce di popolazione più fortunate. La novità è che, [mentre gli Emirati Arabi Uniti si sta pensando di costruire montagne artificiali per cambiare il clima](http://motherboard.vice.com/it/read/emirati-arabi-costruire-montagna-artificiale-favorire-pioggia?ref=stellakamikaze.org), in India sta per la prima volta facendo mutare in senso sistemico la nostra società. Tutte le scuole di Delhi hanno ricevuto una comunicazione del governo che ordina le strutture a prendersi una “vacanza estiva obbligatoria” a partire dall’11 maggio. Il motivo è semplice: l’India sta venendo martoriata, anche quest’anno, da un’ondata di caldo fuori dal normale—Questo lunedì, con il climax ancora da raggiungere, le temperature registrate hanno sfiorato i 44 °C. Nonostante le scuole di Delhi siano in gran parte munite delle infrastrutture necessarie per combattere il caldo, l’innalzamento delle temperature è diventato pericoloso per i più giovani. Per alcuni si tratta di una misura di convenienza diplomatica: grazie al pretesto dell’afa, il governo ha potuto garantire a tutte le scuole della città lo stesso giorno di chiusura—Tra istituti statali, municipali e privati, infatti, le vacanze estive sono molto differenti, e per Madhulika Sen, maestra di un istituto privato di Delhi, “Il governo non vuole far sembrare che i bambini i bambini delle scuole statali finiscano prima degli altri,” ha dichiarato al [The Guardian](http://www.theguardian.com/world/2016/may/04/delhi-schools-ordered-to-close-early-for-summer-as-temperatures-soar?CMP=twt%5Fgu&ref=stellakamikaze.org). Per Madhuri Singh, gestore di un sito internet indiano che si occupa della valutazione di scuole del paese, la realtà è più seria, “In questo periodo il clima sta cambiando, e forse è arrivato il momento di cominciare a riflettere su come ristrutturare l’anno scolastico per renderlo compatibile a questo cambiamento.” L’ondata di calore in India non sta facendo solamente chiudere le scuole, ma sta (di nuovo) [causando potenti e letali inondazioni in alcune parti del paese,](http://www.theguardian.com/world/2015/dec/03/india-army-struggles-to-rescue-survivors-as-flood-death-toll-nears-270?ref=stellakamikaze.org) e periodi di acuta siccità in altre. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-riscaldamento-globale-sta-facendo-chiudere-le-scuole-in-india/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 maggio 2016.* ### Perché è importante sapere chi è Satoshi Nakamoto URL: https://stellakamikaze.org/perche-e-importante-sapere-chi-e-satoshi-nakamoto/ Last updated: 2026-07-03T22:50:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 maggio 2016.* Questa mattina l’imprenditore australiano Craig Steven Wright ha dichiarato con un post sul suo blog e una comunicazione inoltrata a *BBC, The Economist* e *GQ* [di essere Satoshi Nakamoto](http://motherboard.vice.com/it/read/craig-wright-conferma-di-essere-satoshi-nakamoto-il-creatore-di-bitcoin?ref=stellakamikaze.org)—La notizia, se confermata, porrebbe fine alla diatriba dietro lo pseudonimo che cela il misterioso creatore della tecnologia blockchain, di cui si sono perse le tracce nel 2010 dopo la pubblicazione del [white paper](https://bitcoin.org/bitcoin.pdf?ref=stellakamikaze.org) che teorizzava il meccanismo dietro il sistema e la pubblicazione del primo software dedicato alla gestione delle transazioni. Satoshi Nakamoto, prima di sparire, aveva consegnato il testimone a Gavin Andresen, che ha curato la gestione e lo sviluppo del progetto fino al 2014. La notizia, nei fatti, è importante in due sensi diversi: il primo riguarda l’effettiva veridicità dei fatti, per ora garantiti solamente [dal post sul blog di Craig Wright](http://www.drcraigwright.net/jean-paul-sartre-signing-significance/?ref=stellakamikaze.org)—ma su cui moltissimi utenti stanno già dibattendo; il secondo riguarda l’impatto [sull’intero ecosistema Bitcoin](http://motherboard.vice.com/it/tag/bitcoin?ref=stellakamikaze.org), da molti mesi ormai [coinvolto in uno scisma](https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjP4%5FvRo7vMAhUEXRoKHUdsC6wQFghBMAQ&url=http%3A%2F%2Fmotherboard.vice.com%2Fread%2Fis-bitcoin-under-attack-spam-fees-block-size-debate&usg=AFQjCNG1viL%5FeSZVXpkbSKxmQiLHJFSjJw&sig2=vyQiDprd3cw3DvOvAkTIqg) che da un lato vorrebbe un’evoluzione più rapida e aggressiva del progetto, e dall’altro vorrebbe mantenersi coerente all’idea iniziale dietro la tecnologia, ovvero quella di sviluppare una valuta decentralizzata e completamente gestita dai suoi utenti. **DISINTERMEDIARE IL MERCATO** La tecnologia Bitcoin sta finalmente riuscendo a farsi spazio [nell’immaginario](http://motherboard.vice.com/read/bitcoin-blockchain-summit-with-richard-branson-on-necker-island?ref=stellakamikaze.org) del settore più importante di tutti per un meccanismo di questo tipo: [quello del mondo della finanza](https://www.google.it/search?q=bitcoin+finance&source=lnt&tbs=cdr%3A1%2Ccd%5Fmin%3A01%2F01%2F2016%2Ccd%5Fmax%3A30%2F04%2F2016&tbm=nws). Sono sempre di più le grandi realtà finanziarie che si muovono su questo fronte, generando reazioni piuttosto palesi: in Russia, per esempio, si sta discutendo una legge per vietare l’utilizzo dei Bitcoin—Pena, [la prigione](http://www.bloomberg.com/news/articles/2016-04-28/russian-law-would-send-bitcoin-users-to-jail-as-cybercriminals?ref=stellakamikaze.org). L’interesse è legittimo: non solo [il mercato Bitcoin vale sempre di più e le realtà commerciali che accettano la valuta stanno aumentando a dismisura](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-bitcoin-italia?ref=stellakamikaze.org); la tecnologia blockchain, e in generale quella delle criptovalute, si affida a un sistema di distribuzione tale da ottimizzare l’accountabìility delle transazioni, ovvero la loro trasparenza. Il principio è quello della disintermediazione: ogni utente si configura solamente con il blockchain, che contiene una lista continuamente aggiornata e costantemente verificata di tutte le transazione avvenute—Riducendo gli intermediari, in teoria, dovrebbero diminuire anche le possibilità di corruzione. Sulla carta il ragionamento fila, ma è la natura stessa del Bitcoin in quanto valuta a tradire questo suo principio e a rendere palese il perché dell’interesse da parte delle grandi realtà finanziarie (che anzi dovrebbero essere interessate a mettere i bastoni tra le ruote a un sistema che richiede più accountability). “Se cominci a utilizzare, per esempio, un portafoglio Bitcoin, è molto probabile che il valore del tuo portafoglio venga visualizzato in dollari,” si legge in un lungo e dettagliato articolo sulla crisi del Bitcoin [apparso su OpenDemocracy](https://www.opendemocracy.net/digitaliberties/jaya-klara-brekke/dawn-and-delusions-of-nerd-reich-blockbusters-1?ref=stellakamikaze.org). “Questo è solo uno degli esempi più semplici del problema di interdipendenza di questi sistemi, e dimostra come il dollaro e l’andamento del mercato finanziario in generale generino un impatto pesantissimo sul valore percepito della valuta.” In questo periodo intermedio in cui il Bitcoin è riuscito a fuoriuscire dalla sua nicchia e sta cominciando a penetrare nel mondo finanziario reale, è dunque chiaro che le grandi realtà siano intenzionate a esercitare controllo su una valuta di fatto non controllabile—Perché legata a doppio filo al suo sistema crittografato e al principio del blockchain come registro pubblico e completo delle transazioni—attraverso le fluttuazioni dei mercati che si interlacciano a quello dei Bitcoin. In breve, un Bitcoin non ha senso di esistere se la valuta di destinazione non ha valore (o ha un valore talmente alto da rendere l’unità in Bitcoin inutilizzabile perché troppo preziosa), e si tratta di un problema risolvibile solamente attraverso una riforma strutturale dell’intero sistema, oppure una diffusione così rapida ed endemica da rendere insignificante la pressione esercitata dalle altre valute. **LA GUERRA DEI BITCOIN** È proprio per questo motivo che l’ambiente di sviluppo del sistema Bitcoin ha sofferto uno scisma. È il 14 gennaio di quest’anno quando Mike Hearn, uno dei principali sviluppatori di Bitcoin, [pubblica un lungo post](https://medium.com/@octskyward/the-resolution-of-the-bitcoin-experiment-dabb30201f7?ref=stellakamikaze.org#.1w6goxkq2) in cui spiega perché secondo lui “l’esperimento Bitcoin è fallito.” Le conseguenze erano ovvie: [i media hanno cominciato a dubitare della solidità del sistema](https://www.washingtonpost.com/news/innovations/wp/2016/01/19/r-i-p-bitcoin-its-time-to-move-on/?ref=stellakamikaze.org). Si tratta di un problema di sostenibilità: [il principio fondamentale di Bitcoin](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-bitcoin-italia?ref=stellakamikaze.org), ovvero la tecnologia blockchain, prevede la risoluzione di blocchi da circa 1MB di operazioni matematiche particolarmente complicate. Ogni blocco cela una chiave di validazione crittografica, e una volta risolto viene appuntato nel registro, il blockchain—In cambio, l’utente riceve una certa quantità di Bitcoin. Un megabyte corrisponde a operazioni molto lunghe e complicate—Ciononostante, con la diffusione del sistema e la moltiplicazione degli utenti, la risoluzione dei blocchi è cominciata a diventare pratica talmente frequente da creare degli ingorghi nella validazione sul blockchain, [la cui infrastruttura non è saputa stare al passo con la diffusione della tecnologia](https://blockchain.info/unconfirmed-transactions?ref=stellakamikaze.org). Questi ingorghi hanno creato non pochi problemi a livello commerciale: sono ormai mesi che l’utilizzo dei Bitcoin deve fare i conti con la necessità di aspettare svariati minuti prima che una transazione venga correttamente registrata e verificata sul blockchain. Così facendo, la valuta rispetta i suoi principi ideologici ma smette di essere sostenibile. Il rischio è che gli investimenti a riguardo crollino tanto rapidamente quanto si sono diffusi, provocando lo scoppio di una vera e propria bolla. Per correre ai ripari, una parte della comunità di sviluppo Bitcoin [ha proposto](https://bitcoinmagazine.com/articles/bitcoin-roundtable-announcement-thwarts-bitcoin-classic-launch-1455412826?ref=stellakamikaze.org) di aumentare la dimensione dei blocchi di transazioni, di modo da aumentare la potenza computazionale richiesta per risolverli e verificarli e dunque dare respiro all’infrastruttura. Più grandi sono i blocchi, più tempo ci vorrà per risolverli e dunque più tempo avrà l’infrastruttura dei nodi per verificare quelli già risolti. Sulla carta è un’ottima idea, [ma sulla pratica questo mutamento radicale mette a repentaglio il principio primo del sistema](https://bitcoinmagazine.com/articles/on-consensus-or-why-bitcoin-s-block-size-presents-a-political-trade-off-1452887468?ref=stellakamikaze.org), ovvero la decentralizzazione dell’infrastruttura. Se la potenza computazionale richiesta per lavorare coi Bitcoin aumenta, saranno sempre meno le realtà capaci di partecipare attivamente all’estrazione e alla gestione della valuta, accentrando il potere nelle poche, grandi realtà con a disposizione abbastanza potenza da poter risultare effettivamente utili. Lo scisma ha prodotto due differenti correnti di pensiero, e addirittura due differenti protocolli Bitcoin: uno tradizionale, fedele alla dimensione originale dei blocchi, un altro che si affida a blocchi di dimensione maggiore. Per Mike Hearn sta proprio qui il fallimento: una valuta decentralizzata la cui infrastruttura si fa la guerra in questo modo non ha e non può avere futuro. **L’IMPORTANZA DI CRAIG WRIGHT** Proprio in questo senso, la notizia di questa mattina assume un’importanza cruciale qualunque sia l’opinione che si riguardo la sua veridicità. Infatti, poche ore dopo la diffusione, [la community reddit di /r/Bitcoin](http://www.reddit.com/r/Bitcoin?ref=stellakamikaze.org) ha avanzato i primi concreti dubbi riguardo le prove fornite da Craig Wright. Per alcuni utenti, la chiave crittografica fornita dall’uomo di affari non ha alcun valore perché semplicemente estrapolata da una vecchia transazione di Satoshi Nakamoto. Insomma, quella chiave appartiene a Satoshi,[ ma non dimostra in alcun modo la presenza di un collegamento tra Craig Wright e Satoshi Nakamoto](https://www.reddit.com/r/Bitcoin/comments/4hflr3/craig%5Fwrights%5Fsignature%5Fis%5Fworthless/?ref=stellakamikaze.org). Un tweet di Jonas Schnelli, uno dei principali developer Bitcoin, a supporto della teoria di /r/Bitcoin. La falsità della prove di Craig Wright, se confermata, si ripercuoterebbe anche [sulle dichiarazioni](http://gavinandresen.ninja/satoshi?ref=stellakamikaze.org) di Gavin Andresen, uno degli storici pionieri Bitcoin, che questa mattina ha dichiarato di ritenere verosimile che l’uomo dietro lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto possa essere proprio Craig Wright. Se le prove si rivelassero false, rimarrebbe da chiedersi chi o che cosa abbia convinto Andresen a prendere parte nella vicenda: è stato semplicemente ingannato? Forse è complice? Ancor peggio, è stato hackerato? Nel frattempo, la comunità Bitcoin ha revocato temporaneamente i privilegi garanti ad Andresen. Nel marasma delle prime ore dopo la notizia è difficile determinare con certezza chi abbia ragione e chi torto, è però necessario chiedersi perché un uomo d’affari australiano abbia deciso, di punto in bianco, di uscire alla scoperto e di rivelare di essere una delle figure del mondo tech più idealiste degli ultimi anni— Un apparente paradosso, visto che l’efficacia del sistema Bitcoin è frutto anche del clima collaborativo derivato dall’assenza di un vero e proprio creatore. Si potrebbe parlare quasi di una figura spirituale, che in questi anni ha guidato genuinamente lo sviluppo e l’evoluzione della tecnologia. Alcuni credono che si tratti di un tentativo di cortocircuitare il mercato, sfruttando la temporanea situazione mediatica per permettere a Wright e ai suoi collaboratori di speculare sulle fluttuazioni; altri credono che si tratti di un test per i media, che hanno divorato la notizia senza verificarla; altri ancora, infine, credono che si tratti di un complotto messo in atto per far tremare l’intero sistema, e chiedono a gran voce [di fidarsi della tecnologia](https://www.reddit.com/r/Bitcoin/comments/4hflpo/remember%5Fthey%5Fcannot%5Fbreak%5Fbitcoin%5Fthe%5Ftech%5Fthey/?ref=stellakamikaze.org), che continua a essere invincibile—A differenza della comunità, che sta finendo in frantumi. Vere o false che siano, è evidente che le dichiarazioni di oggi scuoteranno gli equilibri diplomatici all’interno della comunità e segneranno un punto di svolta nella guerra interna per la scelta del percorso da seguire: il Bitcoin deve sacrificare i suoi principi in favore della sua diffusione, oppure deve rimanere fedele alla sua identità decentralizzata? Quel che è certo, è conoscere l’identità di Satoshi Nakamoto è tanto importante quanto continuare a ignorarla. Ogni sfumatura di grigio tra questi due estremi non fa che rendere più fragile l’intera comunità, rendendola vulnerabile alle pressioni esterne. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-e-importante-sapere-chi-e-satoshi-nakamoto/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 maggio 2016.* ### Il Garante per la Privacy ha richiesto a Facebook i dati di un account fake URL: https://stellakamikaze.org/il-garante-per-la-privacy-ha-richiesto-a-facebook-i-dati-di-un-account-fake/ Last updated: 2026-07-03T22:50:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 maggio 2016.* In un [provvedimento](http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4833448?ref=stellakamikaze.org) risalente all’11 febbraio 2016 e reso pubblico nella [newsletter](https://www.vice.com/bloccare%20il%20fake%20ai%20fini%20di%20un'eventuale%20intervento%20da%20parte%20della%20magistratura.?ref=stellakamikaze.org) del 27 aprile, il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha dichiarato di aver ordinato a Facebook di consegnare a un utente italiano tutte le informazioni e i dati personali che lo riguardano relativi a un account fake accusato di averle condivise illecitamente—Inoltre, il social network dovrà “bloccare il fake ai fini di un eventuale intervento da parte della magistratura.” Si tratta del primo provvedimento del Garante nei confronti del social network, e arriva dopo l’appello di un utente italiano che non era riuscito a ottenere una risposta soddisfacente ad una prima richiesta diretta al social network. “L’iscritto lamentava di essere stato vittima di minacce, tentativi di estorsione, sostituzione di persona da parte di un altro utente di Facebook, il quale, dopo aver chiesto e ottenuto la sua “amicizia”, avrebbe inizialmente intrattenuto una corrispondenza confidenziale, poi sfociata nei tentativi di reato,” [si legge nella newsletter del Garante](http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/4933854?ref=stellakamikaze.org). “Il ricorrente sosteneva, inoltre, che il “nuovo amico” – visto il suo rifiuto di sottostare alle richieste di denaro – avrebbe creato un falso account, utilizzando i suoi dati personali e la fotografia postata sul suo profilo, dal quale avrebbe inviato a tutti i contatti Facebook dell’interessato fotomontaggi di fotografie e video gravemente lesivi dell’onore e del decoro oltre che della sua immagine pubblica e privata.” Il Garante ha potuto agire in merito perché supportato dai precedenti della “della direttiva 95/46/EC e delle sentenze della Corte di Giustizia europea [“Google Spain”](http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=152065&doclang=IT&ref=stellakamikaze.org) del 13 maggio 2014 e [“Weltimmo” ](http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=168944&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=182564&ref=stellakamikaze.org)del 1 ottobre 2015,” che affermavano che le leggi locali di uno Stato europeo potevano essere applicate se l’azienda presa in esame aveva stabilito, nel paese, una sede locale—Come nel caso di Facebook Italy SRL, “la cui attività è inestricabilmente connessa con quella svolta da Facebook Ireland LTD che ha effettuato il trattamento di dati contestato.” La richiesta non è importante solo nel merito del caso specifico—che permetterà quindi all’utente di venire tutelato, anche se l’account fake non è ancora stato cancellato perché ritenuto utile per le indagini da parte del Garante—, ma stabilisce anche un precedente rilevante nel trattamento dei dati personali riutilizzati da parte di un account fake non gestito dal proprietario dei dati—Inoltre, le recenti normative della [General Data Protection Regulation](https://en.wikipedia.org/wiki/General%5FData%5FProtection%5FRegulation?ref=stellakamikaze.org), promulgate poche settimane fa dall’Unione Europea, presentano un nuovo campo giudiziario all’interno del quale, nel prossimo periodo, si manifesteranno sentenze senza precedenti nell’ambito del trattamento dei dati personali in Europa. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-garante-privacy-ha-richiesto-a-facebook-i-dati-di-un-account-fake-italiano/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 maggio 2016.* ### Craig Wright conferma di essere Satoshi Nakamoto, il creatore di Bitcoin URL: https://stellakamikaze.org/craig-wright-conferma-di-essere-satoshi-nakamoto-il-creatore-di-bitcoin/ Last updated: 2026-07-03T22:50:56.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 maggio 2016.* Questa mattina, l’inventore e informatico Craig Steven Wright ha pubblicato [un post sul proprio blog](http://www.drcraigwright.net/jean-paul-sartre-signing-significance/?ref=stellakamikaze.org) in cui afferma e dimostra di essere Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo che da anni [cela l’identità del creatore della tecnologia ‘blockchain’, motore principale di Bitcoin](http://motherboard.vice.com/it/tag/Satoshi+Nakamoto?ref=stellakamikaze.org). La notizia è stata data, oltre che Wright stesso, anche da \* GQ\*, *e* [The Economist](http://www.economist.com/news/briefings/21698061-craig-steven-wright-claims-be-satoshi-nakamoto-bitcoin?ref=stellakamikaze.org)*, contattate in anticipo dall’uomo d’affari per diffondere la notizia. Il nome di Craig Steven Wright* [BBC](http://www.bbc.com/news/technology-36168863?ref=stellakamikaze.org)[era già stato fatto questo inverno da](http://motherboard.vice.com/it/read/il-creatore-dei-bitcoin-e-un-imprenditore-australiano-?ref=stellakamikaze.org) *Gizmodo*e*che avevano fatto corrispondere la sua identità a quella di Satoshi Nakamoto dopo un lungo lavoro di inchiesta.* [Wired](http://motherboard.vice.com/it/read/il-creatore-dei-bitcoin-e-un-imprenditore-australiano-?ref=stellakamikaze.org),Le prove presentate dalla due testate [avevano però sollevato alcuni dubbi](http://motherboard.vice.com/it/read/le-prove-che-collegano-craig-wright-a-satoshi-nakamoto-sembrano-essere-false?ref=stellakamikaze.org), che Wright sembra aver chiarito questa mattina con la pubblicazione di una breve guida per verificare che la chiave crittografica in suo possesso corrisponde proprio alla storica chiave di Satoshi Nakamoto, “Dopo molti anni e dopo aver vissuto gli alti e bassi che questa esperienza mi ha regalato, credo di aver finalmente capito che intendeva \[Jean-Paul Sartre, a cui fa riferimenti all’inizio del post\]. Se mi firmo come *Craig Wright*, non sono la stessa persona se mi firmo come *Craig Wright, Satoshi,*” ha scritto nel post, poco prima di fornire la chiave crittografica e il procedimento necessario per verificarla. Un portavoce di Wright ha comunicato a *GQ* che, “il Dr. Wright firmerà i messaggi sul suo blog \[…\] con la stessa chiave associata a Block 9, l’unica chiave ad essere sicuramente associata allo pseudonimo di Satoshi, e che ha usato nel 2009 per inviare dei Bitcoin a Hal Finney, uno dei primi pionieri della tecnologia e il suo primo sviluppatore ufficiale dopo Satoshi Nakamoto.” Craig Wright è apparso anche davanti alla telecamere della *BBC*, “Non ho deciso io di uscire allo scoperto, ci sono delle persone che hanno deciso per me rendendo difficile la vita della mia famiglia, dei miei collaboratori, e del mio staff,” spiega. “Ho dipendenti qui a Londra, e ho dipendenti altrove e vogliono mantenere la loro privacy, non vogliono che questa questione li riguardi. Non voglio soldi, non voglio fama, non voglio essere adorato. Voglio solo essere lasciato stare.” La vicenda è ancora in pieno sviluppo e sarà presto pubblicato un articolo di approfondimento [sulle prove fornite da Craig Wright](http://www.economist.com/news/briefings/21698061-craig-steven-wright-claims-be-satoshi-nakamoto-bitcoin?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/craig-wright-conferma-di-essere-satoshi-nakamoto-il-creatore-di-bitcoin/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 maggio 2016.* ### Scontri in piazza a Pisa per l'#InternetDay URL: https://stellakamikaze.org/scontri-in-piazza-a-pisa-per-l-internetday/ Last updated: 2026-07-03T22:50:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 aprile 2016.* Questa mattina, a Pisa, [durante le celebrazioni dell’#InternetDay](http://motherboard.vice.com/it/read/trentennale-prima-connessione-italiana-a-internet?ref=stellakamikaze.org)—l’anniversario dei 30 anni dalla prima connessione a internet italiana—si sono verificati degli scontri tra manifestanti e forze di polizia durante un corteo indetto pochi giorni fa, dopo l’annuncio della presenza del premier alle celebrazioni. [Secondo un lancio ANSA](http://www.ansa.it/toscana/notizie/2016/04/29/internet-day%5Ff4922cc0-94c5-4bef-a20c-13030d319aaa.html?ref=stellakamikaze.org), il corteo coinvolto ha visto la partecipazione di centri sociali, sindacati di base, collettivi universitari e anche [dell’associazione vittime del salva banche](http://www.vice.com/it/read/intervista-andrea-boda-salva-banche-387?ref=stellakamikaze.org). Il bilancio, al momento della pubblicazione, è di alcuni contusi: 2 manifestanti , e 1 agente colpito alla gamba durante gli scontri. Gli episodi si sono verificati al raggiungimento, da parte del corteo, del cordone di sicurezza stabilito dalle autorità per garantire la celebrazione dell’anniversario, che all’interno dell’area della ricerca del CNR di Pisa ha visto la partecipazione del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e, in video-collegamento a seguito di alcuni imprevisti impegni a Roma, del premier Matteo Renzi. Il corteo, colpito dalle cariche di alleggerimento delle autorità in assetto antisommossa a seguito dell’avvicinamento al cordone di sicurezza da parte di alcune decine di manifestanti, ha reagito con un lancio di ortaggi (e sassi, [secondo il Corriere della Sera](http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/16%5Faprile%5F29/pisa-festeggia-30-anni-internet-renzi-non-c-manifestazioni-contro-b8d497da-0ddd-11e6-a7ff-ddd58ed003cf.shtml?ref=stellakamikaze.org))—Secondo il lancio ANSA si trattava di 500 persone ([per Adnkronos](http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/04/29/pisa-tensioni-all-internet-day-scontri-tra-manifestanti-polizia%5FNaQMYomWkqgTf6fh1r8kFN.html?refresh%5Fce&ref=stellakamikaze.org), invece, un migliaio), giunte anche da fuori la città. “Spiace per gli scontri che si sono registrati questa mattina, sono abbastanza incomprensibili,” ha dichiarato Matteo Renzi, durante il video-collegamento. “Stiamo discutendo di come internet possa aiutare il Paese a creare competitività. È una di quella cose su cui non ha proprio senso litigare, anzi bisogna coinvolgere più persone possibili.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/scontri-in-piazza-a-pisa-per-linternetday/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 aprile 2016.* ### Il film su Edward Snowden sembra "Il nuovo Capitan America URL: https://stellakamikaze.org/il-film-su-edward-snowden-sembra-il-nuovo-capitan-america/ Last updated: 2026-07-03T22:50:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 aprile 2016.* Nel pomeriggio di ieri è stato pubblicato il primo trailer completo di [SNOWDEN,](http://snowdenfilm.com/?ref=stellakamikaze.org) il primo biopic sul personaggio di Edward Snowden. La pellicola è diretta da [Oliver Stone](https://it.wikipedia.org/wiki/Oliver%5FStone?ref=stellakamikaze.org), già conosciuto per *Platoon* e una serie piuttosto lunga di opere [dal carattere spiccatamente politico](https://en.wikipedia.org/wiki/Oliver%5FStone?ref=stellakamikaze.org#Filmography). L’uscita nelle sale è attesa per il 16 settembre di quest’anno, e la pubblicazione di questa anteprima sembra porre fine [alla lunga odissea di produzione di questo film](https://en.wikipedia.org/wiki/Snowden%5F%28film%29?ref=stellakamikaze.org#Production). Il grosso problema è che il trailer del film presenta tutto ciò che un film su Edward Snowden non dovrebbe contenere. Non è mia intenzione mettere in dubbio la qualità della pellicola (d’altronde un cast che include Shailene Woodley non può che preannunciare un successo su tutta la linea), il problema è che questo *SNOWDEN* sembra trattare la vicenda dal punto di vista più sbagliato perché si concentra esclusivamente sulla figura di Edward Snowden. Il motivo dell’errore è presto detto: dopo la fine della vicenda [Apple vs FBI](http://motherboard.vice.com/it/tag/Apple+vs+FBI?ref=stellakamikaze.org), che è finalmente riuscita a portare nei salotti mainstream la discussione su temi come la privacy e la sorveglianza, mantenere alta l’attenzione su questi argomenti è fondamentale, e un film che dipinge Edward Snowden come “[Il nuovo Capitan America](https://www.youtube.com/watch?v=QlSAiI3xMh4&lc=z125yxxjqq3cjpjnq22oh1jjvxzze5mks&ref=stellakamikaze.org)” non può che danneggiare il dibattito. Edward Snowden, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, dopo essersi fratturato entrambe le gambe durante una sessione di addestramento per le Forze Speciali americane viene invitato a fare un tentativo per la CIA. Dopo l’impiego nell’agenzia di intelligence americana e un breve passaggio per Dell, Snowden viene contattato da un contractor dell’NSA, la National Security Agency. Il resto è storia: Edward Snowden, nel trailer, ha evidenti problemi con il lavoro che viene chiamato a svolgere per l’NSA e decide infine di rivelare le ripetute violazioni della privacy dei cittadini perpetrate dall’agenzia, prelevando valanghe di dati segretati e portandoli all’esterno delle strutture governative grazie a una scheda SD nascosta dentro un cubo di Rubik—[Un chiaro richiamo al metodo utilizzato da Snowden per farsi riconoscere da Glenn Greenwald](http://www.cnet.com/news/edward-snowden-and-the-rubiks-cube-meet-up/?ref=stellakamikaze.org), il giornalista che ha ricevuto il leak di file, durante il loro primo incontro. Ovviamente il primo dubbio riguarda la fedeltà dell’opera alla storia reale, e da questo trailer non si possono trarre grandi conclusioni visto che per ora sembra tutto abbastanza in regola. Cosa, invece, è già decisamente chiaro è il tono della pellicola: Edward Snowden è un eroe, che nella sua lotta contro le azioni del governo americano ha servito la giustizia del mondo intero. Ecco, le cose non stanno esattamente così, e sacrificare la precisione in questo ambito per una maggiore appetibilità della pellicola è pericoloso in ogni senso possibile. È importante che il whistleblowing diventi un atto sempre più comune. Come dichiarato da lui stesso, [definire Edward Snowden un eroe è sbagliato](http://motherboard.vice.com/it/read/celebrita-eroi-e-star-come-parlare-di-whistleblowing?ref=stellakamikaze.org), e porre così tanta attenzione sul personaggio, [anziché su ciò che ha rivelato](http://www.theguardian.com/us-news/the-nsa-files?ref=stellakamikaze.org), è il modo migliore per tradire il sacrificio stesso fatto da Edward Snowden—il cui coraggio traspare invece perfettamente in \* Citizenfour\*, il documentario diretto da Laura Poitras che racconta proprio come sia avvenuto il leak di queste informazioni. In *Citizenfour* Edward Snowden è ben distante dai tratti hollywoodiani di Joseph Gordon-Levitt: è stanco, paranoico e visibilmente provato da ciò che ha deciso di fare, ed è proprio questa sua manifesta fragilità che dimostra come un atto del genere sia alla portata di chiunque abbia accesso a informazioni che dimostrano il verificarsi di azioni che percepisce come sbagliate. Anche in questo senso il trailer sembra sbagliato: ciò che Edward Snowden ha rivelato è, paradossalmente, la descrizione di un sistema perfettamente aderente alla giustizia, perché inserito in un sistema governativo le cui azioni definiscono, perlomeno entro i suoi confini nazionali, il concetto di giustizia stessa. Le violazioni della privacy perpetrate in maniera sistemica dall’NSA non erano solo eticamente sbagliate, ma anche legate a doppio filo al concetto stesso di ‘legalità’. I file diffusi da Edward Snowden non sono la conseguenza di una singola anomalia governativa, ma sono il sintomo che l’idea di sicurezza e libertà che le governance di tutto il mondo stanno sfruttando è ormai sempre più distante da quella dei cittadini. Quello di Snowden non è un atto di coraggio straordinario, il tono del trailer è esattamente opposto. Sarò chiaro: mi rendo perfettamente conto del perché il tono sia stato plasmato in questo modo—la vicenda Snowden è lunga, noiosa, piena di climax deludenti e il grosso dell’azione si concentra nel periodo che è intercorso tra la fuga di dati, la fuga a Hong Kong e il rifugio politico in Russia. È fondamentale, però, che si racconti tutto il resto della vicenda: quello che è successo prima—ovvero il lavoro che l’NSA ha svolto e continua a svolgere—e quello che è successo dopo—una partita di scacchi in stallo, con un whistleblower relegate al confino, in Russia, e nessuno stato del mondo che vuole garantire il rifugio politico perché troppo timoroso della superpotenza statunitense. Preferire una narrazione cinematografica a una più fedele alla realtà contribuisce a scoraggiare future azioni di questo tipo—il problema è che stiamo entrando in un’era, quella interamente digitale, in cui gran parte delle informazioni ‘scomode’ verranno rivelate in questo modo. È cruciale che il whistleblowing diventi un atto sempre più comune: se ho in mano dei file che dimostrano che sta succedendo qualcosa di strano, il mio senso etico dovrebbe costringermi a renderli pubblici il più presto possibile. Non è un atto romantico, è un atto di bontà nei confronti della cittadinanza non troppo dissimile da quelli che compiamo nel tentativo di seguire le regole del vivere civile. Il rispetto delle regole della strada e l’azione dal basso verso l’alto quando si scopre una qualche violazione della libertà altrui da parte dei governi dovrebbe essere normale amministrazione. Ma il trailer di *SNOWDEN* sembra intenzionato a non volerla raccontare. Ho, in tutto e per tutto, giudicato un libro dalla copertina, e benché mi riservi di guardare ancora il film nel sua interezza, sento di poter dire con sicurezza che la pellicola completa non si discosterà per nulla dai toni del trailer. È la maledizione del box office. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-nuovo-film-su-edward-snowden-sembra-un-disastro/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 aprile 2016.* ### L'intelligenza artificiale che prevede l'85% dei cyber-attacchi URL: https://stellakamikaze.org/lintelligenza-artificiale-che-prevede-l85-dei-cyber-attacchi/ Last updated: 2026-07-03T22:51:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 aprile 2016.* Mentre le intelligenze artificiali si fanno sempre più sofisticate, è chiaro che il mondo delle tecnologie di sicurezza abbia scelto di darsi alla spudorata imitazione di kolossal cinematografici come *Minority Report,* dove alcuni individui dotati di capacità sovrannaturali, chiamati Precog, permettevano alle autorità di predire il consumarsi dei crimini prima che avvenissero. Avevamo già parlato di come in Italia siano già approdati [alcuni maldestri esperimenti di sorveglianza predittiva](http://motherboard.vice.com/it/read/il-problema-della-sorveglianza-anonima-slacktivism?ref=stellakamikaze.org), ma è altrettanto chiaro che [all’estero](https://scholar.google.it/scholar?q=predictive+artificial+intelligence&hl=it&as%5Fsdt=0&as%5Fvis=1&oi=scholart&sa=X&ved=0ahUKEwj3y7SXv67MAhXTsh4KHWvXCREQgQMIGjAA&ref=stellakamikaze.org) la direzione intrapresa sia proprio quella di risolvere il problema criminalità attraverso la previsione, e dunque il contenimento, del crimine stesso. Certo, gli interrogativi in sospeso sono moltissimi: chi garantisce che quel crimine verrà realmente commesso? Come va perseguito? E se i dati di partenza fossero sbagliati? Queste e molte altre sono domande a cui non risponderemo oggi—Invece, parleremo dell’ultima frontiera della sorveglianza predittiva: quella pensata per proteggerci dagli attacchi cibernetici. Gli attacchi informatici sono senza dubbio la nuova frontiera della sicurezza: oggi che sempre più informazioni sono contenute in server e computer interconnessi tra loro, riuscire a proteggere le interazioni digitali diventa fondamentale—Le statistiche in merito [parlano chiaro](http://motherboard.vice.com/it/read/mappa-cyberguerre?ref=stellakamikaze.org), e anche la distribuzione di questi attacchi è altrettanto eloquente: [il 73.9% degli attacchi informatici è riconducibile ad azioni criminali](http://www.hackmageddon.com/2016/04/21/march-2016-cyber-attacks-statistics/?ref=stellakamikaze.org). Si chiama ‘AI2’, ed è [una tecnologia sviluppata da un team dell’ MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory (MIT CSAIL)](http://people.csail.mit.edu/kalyan/AI2%5FPaper.pdf?ref=stellakamikaze.org) che afferma di poter predire l’85% degli attacchi informatici in arrivo su un determinato bersaglio. I risultati ottenuti da AI2 sono 3 volte migliori di quelli prodotti dai precedenti sistemi: l’intelligenza artificiale analizza e apprende i pattern delle interazione a partire da dataset molto vasti (per questo primo set sono state sfruttate 3.6 miliardi di file di log). La tecnologia, sviluppata in collaborazione con la startup di machine learning PatternEx, è degna di nota non solo per i risultati raggiunti, ma sopratutto per il concetto che risiede dietro il processo di analisi: l’intelligenza artificiale infatti non lavorerà da sola, ma si occuperà solamente di analizzare vasti dataset per estrapolarne le anomalie, che verranno poi sottoposte a analisti informatici umani. “È un grande passo per noi, perché significa unire il meglio delle abilità della macchina e di quelle umane, estendendo le nostre capacità attraverso l’utilizzo di un’intelligenza artificiale.” “AI2 funziona incorporando continuamente input da esperti umani,” mi spiega Adam Conner-Simons, portavoce del CSAIL. “Prima di tutto, analizza i dati che gli vengono dati in pasto e rileva le attività sospette raggruppando le informazioni secondo pattern significativi e sfruttando algoritmi di machine-learning—In questa fase la tecnologia non viene supervisionata, e nello specifico unisce tre diversi metodi di machine-learning basati rispettivamente su analisi di densità, scomposizione delle matrici e Replicator Neural Networks,” mi spiega. “Dopo questa fase iniziale, AI2 presenta le attività rilevate a degli analisti umani che confermano per quali eventi si tratta di attacchi veri e propri—Il feedback ricevuto viene poi automaticamente incorporato negli algoritmi di apprendimento della tecnologia, così da perfezionarsi sempre di più,” continua Adam descrivendomi nello specifico il funzionamento dell’intelligenza artificiale. “In altre parole,” continua Adam, parlandomi della prima prova sul campo della tecnologia, “AI2 ha rilevato 200 eventi anomali e li ha sottoposti agli occhi degli esperti—Migliorando di volta in volta, AI2 riesce, dopo qualche giorno di allenamento, a ridurre la percentuale di eventi anomali non decifrabili, finendo per sottoporre agli analisti solamente 30/40 eventi al giorno, e riuscendo a riconoscere autonomamente tutti gli altri fenomeni.” È proprio in questo aspetto che AI2 fa la differenza. Uno degli aspetti più discussi nell’ambito delle tecnologie di sorveglianza riguarda proprio il procedimento basato su un’analisi esclusivamente automatica e operata da macchine, e per questo soggetta a potenziale erroriQuel tipo di sbagli che si imparano a evitare solamente grazie all’esperienza maturata sul campo, “Si chiama ‘analyst intuition’, ed è il contributo di esperti umani al processo di riconoscimento degli attacchi,” mi spiega Adam. “È un grande passo per noi, perché significa unire il meglio delle abilità della macchina e di quelle umane, estendendo le nostre capacità attraverso l’utilizzo di un’intelligenza artificiale,” continua. “I nostri dati dimostrano come questo accorpamento delle due tecniche possa migliorare drasticamente la qualità dei sistemi di cybersecurity automatizzati.” La collaborazione uomo-macchina è uno degli aspetti più interessanti di AI2—[Come dimostrato dal recente scandalo dei Panama Papers](http://motherboard.vice.com/it/read/come-si-analizzano-i-26-terabyte-di-informazioni-dei-panamaleaks?ref=stellakamikaze.org), siamo entrati in un’era in cui i dati prodotti dagli esseri umani sono talmente tanti da risultare complicati da gestire anche per gli esseri umani stessi. È proprio in questo contesto che la possibilità di far fare il lavoro sporco, di scrematura, a una macchina in maniera precisa e affidabili diventa importantissimo. Inoltre, l’integrazione dell’intervento umano nel processo di analisi stesso permette alla macchina di imparare e migliorare in maniera continuativa e efficace, “Qualunque tipo di sistema di cybersicurezza non farà altro che spronare gli hacker a trovare nuovi metodi per aggirarli e a sviluppare tecniche che sperano non verranno rilevate dal sistema,” mi spiega Adam. “La stessa natura di AI2 però permetterà di arginare questo problema: l’intelligenza artificiale, grazie all’intervento umano, si adatterà nel corso del tempo al migliorare delle conoscenze degli hacker. Nessun sistema è perfetta, ma crediamo che AI2 possa dare un bel po’ di filo da torcere ai cybercriminali odierni,” conclude Adam. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-intelligenza-artificiale-che-prevede-l85-dei-cyber-attacchi/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 aprile 2016.* ### L’eredità di 'S.T.A.L.K.E.R: Shadow of Chernobyl URL: https://stellakamikaze.org/leredita-di-s-t-a-l-k-e-r-shadow-of-chernobyl/ Last updated: 2026-07-03T22:51:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 aprile 2016.* [Il disastro di Chernobyl](http://motherboard.vice.com/it/tag/Chernobyl?ref=stellakamikaze.org) del 26 aprile 1986 continua a essere, dopo 30 anni, uno degli incidenti causati dall’uomo meno comprensibili della storia—Il perché è insito nella natura stessa dell’incidente: per noi è difficile comprendere effettivamente i rischi del nucleare e delle radiazioni. In primo luogo, i danni fisici delle esplosioni nucleari si manifestano su ordini di grandezza decisamente superiori [a quelli a cui siamo abituati](http://motherboard.vice.com/it/read/simulatore-bomba-atomica?ref=stellakamikaze.org); d’altronde Little Boy, la bomba sganciata su Hiroshima, [era grande appena 3 metri](https://it.wikipedia.org/wiki/Little%5FBoy?ref=stellakamikaze.org). Ovviamente la causa principale di questo stato di dissonanza cognitiva nei confronti degli incidenti nucleari è da attribuirsi al carattere radioattivo di gran parte dei potenziali danni—Come faccio ad avere paura di qualcosa che non vedo? [Per Thomas Hobbes](https://en.wikiquote.org/wiki/Thomas%5FHobbes?ref=stellakamikaze.org), “La paura dell’invisibile è il seme naturale di ciò che ognuno di noi definisce religione,” e i disastri nucleari non sono da meno: da Chernobyl a Fukushima, il timore reverenziale che nutriamo nei confronti del nucleare è una sorta di atto di fede che instilliamo in noi stessi nella speranza che questa paura non debba mai corrispondere a un pericolo visibile, come un disastro o un bombardamento nucleare vero e proprio. Parla da sé il fatto che il simbolo più caratteristico dell’attacco nucleare su Hiroshima—e in generale dell’associazione tra ‘nucleare’ e ‘molti problemi’—sia il gigantesco fungo che l’esplosione ha prodotto. Forse è proprio da queste premesse che molti sviluppatori di videogiochi sono partiti per descrivere la realtà del pericolo nucleare nelle loro opere—Come descrivo qualcosa che in pochissimi hanno realmente percepito? Gran parte dell’epica cinematografica sul tema si basa proprio su questo concetto: non è il disastro in atto che spaventa, [ma quello in potenza](https://it.wikipedia.org/wiki/Wargames%5F-%5FGiochi%5Fdi%5Fguerra?ref=stellakamikaze.org). E anche quando la bomba esplode, è sempre il mondo post-nucleare a venire raccontato. Di fatto, l’esplosione non si consuma quasi mai all’interno della narrazione perché facciamo ancora fatica ad accettare l’idea che un evento del genere possa consumarsi nella vita reale. Gli esseri umani, incapaci di decifrare il nucleare in senso razionale, sono costretti a costruire una sovrastruttura narrativa che permetta di spiegarlo. Nei videogiochi l’esempio più lampante è ovviamente la saga di \* Fallout\*, che da anni racconta un mondo post-nucleare cyberpunk, ma credo che la narrativa più interessante sia quella proposta da GSC Gameworld con la saga di *.* [S.T.A.L.K.E.R](http://www.stalker-game.com/?ref=stellakamikaze.org)Lanciata nel 2007, *S.T.A.L.K.E.R: Shadow of Chernobyl* riprende l’omonimo film del 1976, e racconta la realtà della ‘Zona’, l’area attorno alla centrale nucleare di Chernobyl sprofondata nell’anarchia dopo l’esplosione del reattore 4\. Nell’opera, il giocatore impersona uno ‘stalker’, un viandante che giunge nella Zona in cerca di fortuna, alla ricerca degli artefatti e delle fortune narrati nelle leggende nate dopo il disastro. Il fan-movie dedicato al Sussurro del Monolite. La Zona è un luogo separato dalla realtà del resto del mondo: numerose fazioni si contendono il dominio delle aree circostanti il reattore, e il motivo della contesa è la mitologia sviluppatasi attorno il nocciolo del reattore stesso, il Monolite. Nella saga, infatti, i resti del nocciolo fuso, [il cosiddetto ‘piede di elefante’](http://motherboard.vice.com/it/read/l-uomo-che-ha-incontrato-un-elefante-nelle-cantine-di-chernobyl?ref=stellakamikaze.org), hanno assunto connotati fantastici e prodigiosi: chi ottiene il controllo sul Monolite avrà il controllo sull’intera Zona. Il fascino esercitato da questo oggetto, infatti, [ha prodotto psicosi in tutti gli abitanti della Zona](http://stalker.wikia.com/wiki/Monolith?ref=stellakamikaze.org). Questo espediente narrativo non è altro che una metafora del nostra rapporto reale con questo tipo di disastri nucleari: gli esseri umani, incapaci di decifrarli in senso razionale, sono costretti a costruire una sovrastruttura narrativa che permetta di spiegarli. *S.T.A.L.K.E.R.* è la storia di un’umanità impazzita e al tempo stesso affascinata dalla crisi nucleare, e che proprio a causa dell’incapacità di comprenderle finisce per farsi corrompere da essa. Il fascino esercitato dalle radiazioni non è altro che lo strano richiamo delle radiazioni, uno spettro invisibile che nessuna delle fazioni in gioco, tra gruppi indipendenti, cultisti, ricercatori e forze governative, riesce e potrà mai realmente vincere. L’ombra di Chernobyl, menzionata nel titolo dell’opera stessa, corrisponde proprio alla paranoia e al senso di incertezza prodotto dall’incomprensibile disastro. L’efficacia narrativa di S.T.A.L.K.E.R. non è appannaggio esclusivo della sua trama e della sua ambientazione, ma anche del videogioco stesso: per il titolo, GSC Gameworld ha sviluppato un’intelligenza artificiale innovativa per l’epoca, [chiamata A-Life](http://aigamedev.com/open/interviews/stalker-alife/?ref=stellakamikaze.org), il cui compito era quella di dare vita all’intera Zona—I personaggi, gli NPC e i mostri mutanti che popolano la Zona non si manifestano solamente per rapportarsi con il protagonista; al contrario, il giocatore diventa quasi un fattore incidentale. Per tutti gli abitanti della Zona l’obiettivo rimane uno: il Monolite e i misteri che ha prodotto. L’epica del titolo meriterebbe [un trattato intero](http://stalker.wikia.com/wiki/Main%5FPage?ref=stellakamikaze.org), ma un buon sunto si può ottenere [dal finale di Shadow of Chernobyl,](https://www.youtube.com/watch?v=d66DiE-S-KY&ref=stellakamikaze.org) il primo episodio della saga—Per tutta la durata del gioco il protagonista, per un motivo o per l’altro, si ritrova a inseguire le tracce del Monolite nel tentativo di penetrare all’interno del cordone di sicurezza che circonda il Reattore 4 della centrale nucleare di Chernobyl, e una volta giunto si ritrova, infine, al cospetto del Monolite in tutta la sua fantastica magnificenza. È proprio a questo punto che *S.T.A.L.K.E.R.* tocca per la prima volta la realtà: l’aura di magia che aleggia attorno al ‘piede di elefante’ si manifesta per quello che è—Una psicosi da radiazioni. Il primo episodio si conclude così, con il giocatore che chiede al Monolite di esprimere un desiderio, e il Monolite che risponde al giocatore in accordo alla scelte morali effettuate durante il gioco (sei stato avido? Ecco il tuo denaro; Hai salvato molte vite? Ecco i tuoi affetti). L’eredità lasciata da S.T.A.L.K.E.R. è ora più che mai importante, perché infinitamente più reale di quella consegnata da altri esempi di narrativa sul tema come *Fallout*. Il vero problema che abbiamo col nucleare è che facciamo fatica a comprenderlo, [e proprio per questo motivo risulterà sempre più pericoloso](http://motherboard.vice.com/it/read/per-il-doomsday-clock-l-umanita-e-a-3-minuti-dall-apocalisse?ref=stellakamikaze.org). *S.T.A.L.K.E.R.* racconta proprio questo: una realtà distorta e monopolizzata dalla nostra incapacità di comprendere quello che, di fatto, è un prodotto fuori controllo dell’ingegno umano, e il trentesimo anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, che ricorre proprio oggi, non fa che ricordarci quanto insufficiente sia la nostra comprensione della tecnologia nucleare, le cui anomalie, ancora oggi, producono danni nella ‘Zona’ ucraina. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-eredita-di-stalker-shadow-of-chernobyl/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 aprile 2016.* ### Grazie alla Tesla S di Elon Musk finalmente i cani potranno guidare URL: https://stellakamikaze.org/grazie-alla-tesla-s-di-elon-musk-finalmente-i-cani-potranno-guidare/ Last updated: 2026-07-03T22:51:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 aprile 2016.* Sono le rivoluzioni dal basso che faranno la differenza. Nella finanza c’è già il blockchain, nella comunicazione i bot e, infine, nel mondo dell’automobile saranno i cani a cambiare le cose. La segnalazione arriva da [Jalopnik](http://jalopnik.com/damn-the-future-will-be-greater-than-we-expected-1772460658?utm%5Fcampaign=socialflow%5Fgizmodo%5Ffacebook&utm%5Fsource=gizmodo%5Ffacebook&utm%5Fmedium=socialflow), e ritrae un cane alla guida di una Tesla Model S 90D. La vettura di Elon Musk si accinge a uscire dal box auto con il canino al posto guida, tutto grazie allo strabiliante auto-pilota di Tesla,[che pochi giorni fa ha già salvato una vita](https://www.youtube.com/watch?v=9I5rraWJq6E&ref=stellakamikaze.org). Nel frattempo, però, avendo ben capito che gli esseri umani non sono in grado di guidare le auto, [si premura di chiuderli fuori dalla vettura](https://www.theguardian.com/technology/2016/apr/21/tesla-model-x-glitches-lock-owners-out-of-cars-suv?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/grazie-alla-tesla-s-di-elon-musk-finalmente-i-cani-potranno-guidare/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 aprile 2016.* ### Davvero in "2 pizze su 3" gli ingredienti non sono italiani? URL: https://stellakamikaze.org/davvero-in-2-pizze-su-3-gli-ingredienti-non-sono-italiani/ Last updated: 2026-07-03T22:51:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 aprile 2016.* Cosa c’è di più italiano della pizza? La pizza con l’imbroglio. Ieri a Napoli, [durante una mobilitazione di Coldiretti](http://www.leggo.it/societa/sanita/cibi%5Fcontaminati%5Fcoldiretti-1680137.html?ref=stellakamikaze.org), è stato presentato un dossier secondo il quale, nel nostro paese, due pizze su tre sarebbero fatte con ingredienti non italiani. Mozzarella lituana, concentrato di pomodoro cinese, olio tunisino e grano canadese sono solo alcuni degli ingredienti utilizzati per impastare e condire il piatto italiano più famoso nel mondo. L’anno scorso l’importazione di pomodoro dalla Cina ha raggiunto i 67 milioni di chili, e l’importazione di olio dalla Tunisia è cresciuto del 279 percento. Un’altra tendenza è quella a importare prodotti caseari di base destinati alla trasformazione industriale in Italia: la Campania, famosa nel mondo per la qualità dei formaggi a pasta filata, è la regione in cui l’importazione di cagliate dall’estero va per la maggiore. I dati sono stati elaborati da Coldiretti su base Istat. “La pizza sviluppa un fatturato di 10 miliardi di euro in Italia, dove ogni giorno si sfornano circa 5 milioni di pizze per un totale di 1,8 miliardi all’anno che in termini di ingredienti significa 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro,” [si legge nel comunicato di Coldiretti](http://www.coldiretti.it/News/Pagine/287---20-Aprile-2016.aspx?ref=stellakamikaze.org)—Considerati i dati, che dimostrano quanto in Italia la pizza sia un vero e proprio ingranaggio fondamentale dell’economia alimentare, l’assenza di certezze sugli ingredienti con cui viene preparata assume evidente importanza. “Metà delle pizze in vendita in Italia sono fatte con grano straniero.” In particolare per l’olio d’oliva, Coldiretti fa corrispondere questo incremento di infiltrazione all’accesso temporaneo supplementare sul mercato dell’Unione Europea di 35.000 tonnellate di olio d’oliva tunisino a dazio zero, che si vanno ad aggiungere alle attuali 56.700 tonnellate già previste dall’accordo tra Unione Europea e Tunisia—In breve, per Coldiretti, tutto l’import italiano dalla Tunisia passa attraverso questa via d’accesso, a dazio zero. Per Coldiretti, “metà delle pizze in vendita in Italia sono fatte con grano straniero,” e “nell’ultimo anno le cosiddette cagliate importate dall’estero hanno superato il milione di quintali,” spiega il comunicato. Questi prelavorati industriali provengono, secondo Coldiretti, dall’Est Europa e si stema che i 2/3 delle esportazioni casearie della Lituane siano destinate all’Italia, che nel 2015 ha aumentato del 17.2% le importazioni di formaggi per la trasformazione industriale. Così facendo, le ‘cagliate industriali’ hanno rappresentato nell’ultimo anno circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, ovvero il 10 per cento dell’intera produzione italiana. Ancora a Napoli, nella giornata di ieri Coldiretti ha presentato la ‘[black list dei cibi più contaminati’](http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/Cibistraniericontaminatieccolalistaneradaibroccolicinesial.aspx?ref=stellakamikaze.org)—Una lista di cibi fuori norma sviluppata sulla base di analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Si tratta di broccoli provenienti dalla Cina (irregolari, per i troppi residui chimici presenti, nel 92 percento dei casi), del prezzemolo del Vietnam (irregolare il 78 percento delle volte) e del basilico dell’India (fuori norma 6 controlli su 10). “Nella maggioranza dei broccoli cinesi è stata trovata la presenza in eccesso di Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben,” [si legge nel comunicato di Coldiretti](http://www.ilpuntocoldiretti.it/attualita/Pagine/Cibistraniericontaminatieccolalistaneradaibroccolicinesial.aspx?ref=stellakamikaze.org)—”Nel prezzemolo vietnamita i problemi derivano da Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide mentre il basilico indiano contiene Carbendazim che è vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno,” continua. “Questi paesi hanno delle normative diverse dalle nostre per quanto riguarda l’esportazione verso l’Europa o l’Italia, e c’è il rischio che abbiano usato, per esempio, degli antiparassitari da noi non consentiti,” mi spiega al telefono Lorenzo Bazzana, responsabile tecnico ed economico di Coldiretti. “La Cina, per esempio, ha il primato per gli allarmi per irregolarità segnalati in Europa (386 su 2967 nel 2015, il 15 percento del totale) e per la segnalazioni ricevute dall’EFSA, lo European Food Safety Authority,” continua.” Il problema, quindi, è di carattere legale, “Il problema non è l’etichettatura: su certi prodotti è prevista e, salvo le frodi, può essere utile a determinare la provenienza dei prodotti—La realtà è che le normative sono disallineate, e in questi paesi ci sono situazioni meno restrittive per quanto riguarda i contesti di produzione,” mi spiega Bazzani. “Il vero tema riguarda il perché l’Unione Europea non imponga le stesse normative di produzione agli stati con cui commercia. Per esempio, [abbiamo stipulato un accordo commerciale con il Marocco](http://www.apofoggia.it/news/dettaglio.asp?id=413&ref=stellakamikaze.org) per l’importazione di pomodori che contenevano 56 principi attivi vietati in UE.” Come è possibile che succeda? “Sono patti di scambio: si stipulano accordi commerciali che permettono allo Stato esportatore di evitare determinati controlli, in cambio dell’aperture di vie commerciali all’interno del paese per lo Stato importatore,” mi spiega Bazzani. “Così facendo l’Unione Europea parte dal presupposto che il Marocco, o qualunque altro paese, si metta effettivamente in regola con le normative vigenti con lo stato in cui esporta: il primo risultato è che si crea una disparità nei costi di produzione, perché noi non possiamo usare quel tipo di principi attivi, obsoleti e dannosi ma economici, ma loro sì—e al tempo stesso l’Unione Europea mette a repentaglio la salute di tutti,” mi spiega. “È un’ipocrisia non richiedere che questi principi attivi non vengano mai utilizzati.” Così facendo si sviluppa un circolo vizioso: maggiori sono le restrizioni imposte ai produttori locali, minori saranno i loro guadagni, e di conseguenza aumenteranno le importazioni, più economiche, dall’estero, “È una sorta di masochismo politico ed economico: io continuo a imporre regolamenti, direttive e leggi sempre più restringenti sui prodotti comunitari, ma sul mercato estero questa cosa non avviene,” mi spiega. “La soluzione è che durante la stipulazione degli accordi si metta in chiaro il processo produttivo sin da subito. I giapponesi fanno così: vengono qui e ispezionano gli stabilimenti—Perché noi non lo facciamo?” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-coldiretti-in-2-pizze-su-3-ci-sono-mozzarelle-lituane-e-salse-cinesi/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 aprile 2016.* ### Download App, 3.99€', l'analfabetismo informatico in Italia è fuori controllo URL: https://stellakamikaze.org/download-app-3-99eu-lanalfabetismo-informatico-in-italia-e-fuori-controllo/ Last updated: 2026-07-03T22:51:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 aprile 2016.* Questa mattina l’inequivocabile potenza mediatica della voce di [Selvaggia Lucarelli](http://www.vice.com/it/search?query=selvaggia%20lucarelli&ref=stellakamikaze.org) ha, per l’ennesima volta, lasciato un solco nello svilupparsi del reale. Il post dell’opinionista è accompagnato da una foto piuttosto eloquente: un volantino di un punto vendita Media World, la catena di ipermercati tecnologici, in cui sono raffigurate le tariffe richieste per una “Prima Accensione (4.99€)” o per il “Download App (cad. 3.99€)”. In breve, sembra che qualcuno si stia facendo pagare per fare un lavoro di consulenza tecnica—Incredibile. Il cartello, apparso secondo la Lucarelli nell’unico punto vendita Media World de L’Aquila, raffigura le tariffe richieste per i servizi di consulenza ‘base’ che, a quanto pare, in moltissimi domandano nei negozi di tecnologia. Si parte da una “Configurazione Account” per 19.99€ e si arriva a una “Applicazione Pellicola” per 2.99€—Non sono ancora riuscito a contattare il presunto Media World in questione per un commento. Il vero problema, però, trascende la catena e corrisponde al dibattito che è nato: ha ragione Media World a lucrare su questo tipo di servizi? La risposta è meno banale di quel che sembra: intorbiditi dalla poetica del ‘cliente che ha sempre ragione’ stiamo definitivamente perdendo d’occhio il fatto che questo tipo di piccoli lavori equivalgono nei fatti a una vera e propria consulenza, e sono proprio queste consulenze a permettere a questi punti vendita di arrotondare sui margini di guadagno ridicoli per la vendita dei prodotti veri e propri. Il problema è che molti questo non lo sanno, e sopratutto l’effettiva schiettezza delle tariffe presentate dal cartello di Media World possono lasciare interdetti: 3 euro per installare una app? “Media World ha fatto bene a inserire quel cartello nel punto vendita: una configurazione di cellulare, come una prima accensione, richiede anche 30 minuti tra impostazione degli account e definizione dei settaggi per l’utente,” mi spiega Simone Andreozzi, titolare di [RAM Computer](https://www.facebook.com/ramcomputerroma/?fref=ts), un negozio di elettronica di Roma. “Un negozio come il mio vive anche di questo tipo di consulenze—Richieste di questo genere mi arrivano tutti i giorni: dalla prima accensione di uno smartphone, fino alla pulizia (dentro e fuori) di un computer: sono servizi che richiedono tempo per essere svolti.” Anche se molti di questi servizi sembrano incredibilmente banali (passi il download di una app, ma applicare una pellicola? penso basti il pollice opponibile), in Italia l’[analfabetismo informatico](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=%22analfabetismo+informatico%22&tbm=nws) è un problema serio ed evidente. Non è difficile lavorare con le macchine, è che fanno ancora molta paura e spesso chi non le conosce semplicemente non si fida, “inizialmente facevo questi servizi gratuitamente, ma il cliente se ne approfittava,” spiega Simone. “Si trattava di 10/20 consulenze alla settimana, e i numeri proporzionati a un Media World potrebbero essere ben maggiori.” Il problema per Simone è trasversale, “Non è questione di età: in Italia il digitale e l’informatica sono incredibilmente argomenti ancora riservati a una nicchia—Chi non è toccato in prima persona da questi mondi non se ne interessa” continua. “Così facendo si crea uno strato di ignoranza diffusa sull’argomento, dai più grandi ai più piccoli, che non farà che peggiorare nel corso degli anni.” In questo senso, l’iniziativa (ancora non confermata né definita da Media World) della catena potrebbe trasformarsi in uno sprono a clienti e rivenditori a terminare questa tradizione della ‘consulenza gratuita’ che non fa altro che allontanare lo strumento dall’utente e rubare tempo prezioso al negoziante. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/download-app-399-lanalfabetismo-informatico-in-italia-fuori-controllo/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 aprile 2016.* ### Gli sviluppatori italiani guadagnano 11.000 euro all'anno meno degli altri URL: https://stellakamikaze.org/gli-sviluppatori-italiani-guadagnano-11-000-euro-allanno-meno-degli-altri/ Last updated: 2026-07-03T22:51:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 aprile 2016.* Per qualche anno di liceo ho studiato il C++ [su questo spettacolare a dettagliatissimo manuale](http://www.amazon.com/Beginning-C-Through-Game-Programming/dp/1435457420?ref=stellakamikaze.org) senza avere alcuna base di partenza—Ciononostante, di programmazione e sviluppo continuo a sapere ben poco, e la complessità dei miei codici sorgenti artigianali spesso non superava quella di un banale ‘hello world’: Per anni ho vissuto nel rimorso, provando fiumi di odio verso me stesso per non aver voluto sforzarmi quel minimo in più che serviva per aprire il libro di matematica e andare oltre le moltiplicazioni in colonna con riporto per riuscire così ad entrare davvero nel vivo della programmazione informatica. Così, quando poco tempo fa [ho letto sul Sole 24 Ore](http://nova.ilsole24ore.com/nova24-tech/litalia-cerca-sviluppatori-ma-li-paga-11mila-euro-in-meno-della-media-in-europa/?ref=stellakamikaze.org) che gli stipendi dei programmatori italiani non sono in linea con la realtà paradisiaca del resto del mondo sono stato colto da più di un grattacapo—Forse per la prima volta in vita mia avevo inconsciamente fatto la scelta giusta? Ovviamente no, perché la programmazione continua ad affascinarmi più di qualunque altra cosa, ma non potevo certo far passare sotto silenzio il fatto che [l’ultimo Developer Survey di Stack Overflow](http://stackoverflow.com/research/developer-survey-2015?ref=stellakamikaze.org) riveli come “i developer italiani con più di 5 anni di esperienza risultano 30esimi in una classifica di 36 nazionalità per valore dello stipendio rapportato al potere d’acquisto.” Dimenticandoci per un attimo dell’anomalia della Silicon Valley, l’impressione è che quello del programmatore non sia esattamente il peggior lavoro del mondo—Certo, il malcontento serpeggia anche nei luoghi più inaspettati ([come gli studi di sviluppo di videogiochi](http://venturebeat.com/2016/04/16/game-developers-must-avoid-the-wage-slave-attitude/?ref=stellakamikaze.org)), ma tolto il ricorrente dramma della sindrome del code monkey ([il programmatore-scimmia](https://it.wikipedia.org/wiki/Programmatore?ref=stellakamikaze.org#Code%5Fmonkey)), farsi pagare per plasmare interfacce informatiche deve essere assolutamente galvanizzante. E ancora, l’idea che questa voragine salariale si contrapponesse a una richiesta sempre più alta mi ha mandato ai matti, “Dati forniti dal portale di ricerca lavoro Face4Job mostrano come il 25% dei professionisti più ambiti gravitino nel settore di tecnologie e It, con due categorie di sviluppatore (software developer e web developer) a spartirsi le prime due posizioni sul podio in una classifica di 50 professionalità,” [si legge sul Sole 24 Ore](http://nova.ilsole24ore.com/nova24-tech/litalia-cerca-sviluppatori-ma-li-paga-11mila-euro-in-meno-della-media-in-europa/?ref=stellakamikaze.org). Insomma non ci ho capito più un cazzo: me l’avevano venduto come il mestiere del terzo millennio, farcito di faticoso lavoro e meritata bambagia, e poi si è scoperta la fregatura. Per questo ho deciso di lasciare stare le metriche vaghe di un ente microbico come Stack Overflow e ho lavorato alla mia personalissima Developer Survey basata su ben tre campioni. Negli Stati Uniti il programmatore è visto (almeno da me) come un’anomalia del mondo tech: trova spesso e volentieri un ottimo lavoro e viene percepito come un oracolo nelle aziende—Come si sta qua? È vero che l’Italia che riparte sta scoprendo l’innovazione e che [questi digital champion stanno alfabetizzando la plebe all’uso delle macchine](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-digital-champion?ref=stellakamikaze.org)? Ho contattato alcuni sviluppatori e programmatori italiani per sapere come la pensassero. Per Simone Robutti, machine learning engineer per [Radicalbit](http://radicalbit.io/?ref=stellakamikaze.org), il problema nasce dalla gestione burocratica della professione, “In questa categoria c’è poca coscienza di classe nonostante il volume di forza lavoro coinvolto,” mi spiega. “Il fatto che a livello politico il tema “innovazione” sia di terz’ordine e che gli informatici non siano una categoria professionale considerata di primo piano non aiuta—I dati di StackOverflow, secondo me, non sono particolarmente affidabili sul piano statistico, quindi non li prenderei come oro colato: sono, però, senza dubbio allineati a quella che è la percezione comune.” Per Simone uno dei problemi principale è da riscontrarsi proprio nell’incapacità generale di definire con precisione cosa sia un informatico, “Non si tratta di una categoria particolarmente omogenea, anche se dall’esterno spesso viene considerata come tale. C’è molta varietà di competenze, di attitudini, di percorsi formativi e professionali, di ambizioni, di tecnologie, differenze culturali e quant’altro; da queste derivano anche nette differenze di stipendi, di possibilità di lavorare all’estero e così via,” mi spiega Simone. “In Italia vengono messi nello stesso calderone ricercatori, sistemisti, sviluppatori junior, senior, generici, specializzati, consulenti, sviluppatori di prodotto e così via.” “Per farti un esempio: immagina che tutte le persone che lavorano in un ospedale vengano categorizzate come “ospedalieri” e si ragioni dei loro stipendi e del loro settore come fossero un unicum. Dal tizio che lava i cessi, ai primari, dagli infermieri agli specializzandi:’Lavorano in un ospedale, curano la gente, quindi son più o meno la stessa cosa’.” continua Simone. “Ovviamente questo atteggiamento renderebbe impossibile qualunque ragionamento sensato sulla categoria—Con gli informatici, sopratutto in Italia, la situazione è questa: vengono messi nello stesso calderone ricercatori, sistemisti, sviluppatori junior, senior, generici, specializzati, consulenti, sviluppatori di prodotto e così via.” Per quanto riguarda i numeri, Simone crede che la spiegazione sia da ritrovarsi in un’anomalia italiana, “Nel nostro paese una parte enorme della forza lavoro è composta da consulenti, da sviluppatori di piccole software house che lavorano su piccole commesse locali e freelancer che si incuneano per raccogliere le briciole di consulenti e agenzie varie,” mi spiega. “Questa è manodopera tendenzialmente poco qualificata per gli standard del settore, con poche prospettive di crescita e un’attitudine al lavoro più vicina alla catena di montaggio—Questo settore all’estero ha un peso minore sul totale.” Ovviamente non si tratta di una regola generale da cui è impossibile fuggire, “Ci sono tante eccezioni ovviamente e tante eccellenze che si spendono in questi ambiti, ma sono un’anomalia poco significativa quando si ragiona di numeri su scala nazionale.” Il problema reale, quindi, è da cercarsi in un’altra nicchia del settore, quella degli sviluppatori specializzati, “La fasce degli sviluppatori formati, con una concezione del lavoro fondata sul continuo aggiornamento, sull’eccellenza tecnica, sul rinnovo di metodologie e tecnologie usate, che principalmente lavora su prodotti o in consulenza su temi nuovi sono generalmente più attivi nella comunità e più competitivi nel mercato del lavoro,” mi spiega. “Il problema di questa categoria è che in Italia si tratta effettivamente di una fascia sottopagata rispetto all’estero: anche a parità di welfare e tassazione, diciamo con la Germania, i nostri stipendi tendono a far ridere,” continua Simone. “Molti settori sono ipotrofici rispetto all’estero, con meno competizione per accaparrarsi le persone qualificate,” mi spiega, “E sul piano prettamente culturale, molte aziende sono meno disponibili a pagare un compenso proporzionato per gli informatici: se all’estero un programmatore senior può avere lo stipendio di un middle-management, qua giusto i chief technical officer, i chief architect e in generale le figure semi-tecniche di alto profilo riescono ad arrivarci,” conclude Simone. Sono state proprio le premesse mostratemi da Simone a convincermi a cercare una visione d’insieme del settore più eterogenea—Andrea Basilio è un Lead Game & Technical Designer per [Milestone](http://milestone.it/?ref=stellakamikaze.org), la più grande realtà di sviluppo di videogiochi italiana, “Come quasi tutti i ragazzi della mia generazione, all’inizio della mia carriera, sono passato da stage con rimborso spese e contratti di collaborazione,” mi spiega. “Credo che sia più un problema del sistema Italia più che una specifica problematica di questa professione— Nell’industria dei videogiochi in generale le figure artistiche (artisti 3D, disegnatori, game designer, ecc…) hanno retribuzioni più basse rispetto a producer e, soprattutto, programmatori. Se trasliamo questo concetto in Italia le proporzioni sono mantenute riducendo considerevolmente gli stipendi, e lo scarto di retribuzione indicato dall’articolo del Sole 24 Ore rappresenta in maniera abbastanza fedele quella che è stata la mia esperienza personale qui in Italia, se comparata a quella di lavoro in Regno Unito.” mi racconta. “Non dico che le tasse e l’amministrazione di una società non portino via tempo (e denaro) al lavoro vero e proprio, ma se i nostri stipendi sono molto bassi, io posso solo incolpare me stesso.” Per Andrea, però, in futuro la situazione migliorerà, “Le realtà lavorative stanno mutando e le aziende stanno cominciando a crescere e queste figure professionali iniziano ad emergere,” mi spiega. “Credo che la crescita dell’industria porterà anche un miglioramento della situazione salariale, fermo restando che potrebbero permanere le disparità di retribuzione tra Italia ed estero come in altri settori:[ un articolo del Sole 24 Ore del 2014](http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2014-11-18/retribuzioni-private-in-germania-sono-piu-alte-30-cento-152340.shtml?uuid=ABfwFIFC&refresh%5Fce=1&ref=stellakamikaze.org) parlava di una voragine del 67% tra il settore operaio italiano e quello tedesco.” Resta ancora una nicchia da esplorare: come in molti altri settori più o meno creativi, sono svariate le realtà che decidono di inserirsi sul mercato autonomamente. Si tratta spesso di piccole startup e aziende che contano poche persone nell’organico, e che sono avulse dalle dinamiche salariali verticali più tipiche del mondo corporate—Francesco Ficarelli è un game designer, co-fondatore dell’italiana [Heartbit Interactive](http://www.heartbit-interactive.com/?ref=stellakamikaze.org), nata come società nel 2015 ma attiva sin dal 2011, quando ha pubblicato il suo primo gioco: [Doom & Destiny](https://play.google.com/store/apps/details?id=hb.doom%5Fand%5Fdestiny&hl=it&ref=stellakamikaze.org). “I giochi che noi creiamo sono venduti direttamente al consumatore attraverso gli store online di Google, Microsoft, Apple e Steam,” mi spiega. ” Per fare un paragone, è come se vendessi delle mele da noi coltivate: queste mele però raggiungono il consumatore attraverso un fruttivendolo che si tiene una percentuale esclusiva alle mele che riesce a vendere, trattandosi di un prodotto virtuale, se le mele non vendono, lui non ci perde niente,” continua. “Questo fa si che i nostri stipendi dipendano solamente dal numero di giochi venduti. Più gente compra le nostre “mele”, più noi siamo felici.” Per Francesco, quando si tratta di una realtà indipendente, la situazione salariale è da attribuirsi solamente alla realtà stessa, “Non me la sento di puntare il dito verso qualche “governo ladro” o “invisibile complotto” se i nostri stipendi sono inferiori alla media europea—Non dico che le tasse e l’amministrazione di una società non portino via tempo (e denaro) al lavoro vero e proprio, ma se i nostri stipendi sono molto bassi, io posso solo incolpare me stesso,” conclude. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/gli-sviluppatori-italiani-guadagnano-11000-euro-in-meno-degli-altri/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 aprile 2016.* ### Tutti stanno festeggiando il #BicycleDay senza sapere di cosa si tratta URL: https://stellakamikaze.org/tutti-stanno-festeggiando-il-bicycleday-senza-sapere-di-cosa-si-tratta/ Last updated: 2026-07-03T22:51:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 aprile 2016.* È finalmente arrivata la primavera, e con lei sono arrivate ottime notizie per i nostri amici ciclisti: [anche lo scorso marzo è stato il più caldo della storia](http://www.bloomberg.com/news/features/2016-04-19/earth-s-temperature-just-shattered-the-thermometer?ref=stellakamikaze.org)! Il lato positivo è che le lunghe scampagnate in bicicletta e pranzo al sacco potranno essere anticipate di qualche mese, quello negativo è che di questo passo l’umanità tutta morirà bollita entro poche decine di anni. Ma non è questo il giorno per pensare alle brutture della vita: oggi è il #BicycleDay e tutto il *popolo del web* sta festeggiando l’anniversario dedicato ai nostri fedeli compagni a due ruote. Su Twitter l’hashtag [sta spopolando](https://twitter.com/search?q=%23BicycleDay&src=tyah&lang=en&ref=stellakamikaze.org), e i social media manager dei brand di tutto il mondo [non stanno di certo facendosi sfuggire l’occasione per coinvolgere i loro fan su Facebook](https://www.facebook.com/hashtag/bicycleday?fref=ts). Anche la pagina ufficiale delle Gocciole (perché le Gocciole hanno una pagina su Facebook? ottima domanda) sta celebrando l’esistenza della bicicletta. Fino a qui non ci sarebbe nulla da obiettare: le biciclette fanno bene a noi e al pianeta, è un bene ricordare di tanto al mondo quanto siano fantastiche—Il vero, grande, irrisolvibile problema, è che il #BicycleDay non c’entra un cazzo con le biciclette. Il 19 aprile si festeggia la data della prima assunzione volontaria di LSD. Era il 19 aprile 1943 quando Albert Hoffmann, il chimico svizzero che sintetizzò per la prima volta l’LSD nel 1938 e [ne scoprì gli effetti assumendola](https://web.archive.org/web/20090108051936/http://skeptically.org/recres/id8.html), casualmente, il 16 aprile 1943, decise di ripetere volontariamente un esperimento con la sostanza. Ne assume 0.25 milligrammi (ovvero 250 microgrammi, la dose soglia che Hoffmann aveva calcolato e che in realtà corrisponde a 20 microgrammi per un individuo normale) e si avvia, accompagnato dal suo assistente, per una pedalata in bicicletta—Niente mezzi motorizzati, allora, a causa delle restrizioni dovute alla guerra in corso. Poco meno di un’ora dopo l’assunzione Hoffmann ha cominciato a vedere i draghi, e ha dovuto attendere l’arrivo di un dottore che lo rassicurasse che l’unica anomalia di cui stava soffrendo corrispondevano a due pupille grosse come palle da tennis per riuscire a fermare i suoi deliri. Poco dopo ha raccontato la sua esperienza, “Poco a poco ho cominciato a godere di colori mai visti prima e giochi di figure che persistevano alla mia vista nonostante le palpebre chiuse. Immagini fantastiche e caleidoscopiche calavano su di me, si alternavano, variavano, si aprivano e poi si chiudevano in loro stesse in cerchi e spirali, esplodevano in fontane colorae, e si riarrangiavano in un flusso costante.” L’evento cominciò a venire celebrato nel 1985 da un professore dell’Università dell’Illinois, che inizialmente deciso a voler festeggiare la data della prima assunzione accidentale di LSD da parte di Hoffmann (il 16 aprile), cambiò idea quando si accorse che i festeggiamenti si sarebbero dovuti consumare in mezzo alla settimana lavorativa—Decise quindi di concentrarsi sul suo primo giro in bicicletta sotto effetto, facendo così nascere il #BicycleDay, che con le biciclette c’entra ben poco e mira invece a commemorare la data della scoperta di una delle sostanze psicoattive più potenti mai conosciute dall’uomo. Mi dispiace, Gocciole. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/tutti-stanno-festeggiando-il-bicycleday-senza-sapere-di-cosa-si-tratta/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 aprile 2016.* ### Le emoji sono davvero la nuova frontiera del linguaggio? URL: https://stellakamikaze.org/le-emoji-sono-davvero-la-nuova-frontiera-del-linguaggio/ Last updated: 2026-07-03T22:51:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 aprile 2016.* Dai geroglifici fino alla scrittura cuneiforme, passando per i capolettera miniati dei monaci amanuensi, gli esseri umani si sono sempre fatti abbindolare dalle forme comunicative che non prevedevano la lettura di lunghe serie di lettere messe in fila una dietro l’altra. Proprio per questo, dopo migliaia di anni di fatiche per imparare a usare le parole, quando le tecnologie informatiche hanno permesso di sfruttare di nuovo i simboli non ce lo siamo fatti ripetere due volte: le emoticon avrebbero salvato i nostri rapporti con il prossimo. Il primo passo nel fantastico mondo della regressione comunicativa è stato fatto nel 1857, quando nella [National Telegraphic Review and Operators Guide](http://corc.us/History%20of%2073%20with%20comments.pdf?ref=stellakamikaze.org) di quell’anno viene citato la sequenza “7-3” del codice Morse a significati “love and kisses.” Poco più di un centinaio di anni dopo, nel 1963, [l’artista freelance Harvey Ball ha presentato al mondo il suo capolavoro](http://www.straightdope.com/columns/read/961/who-invented-the-smiley-face?ref=stellakamikaze.org): l’emoticon della faccina sorridente—il primo, storico, smiley :). Da lì in poi non è stato altro che un pozzo senza fondo: il 19 settembre 1982 Scott Fahlman utilizza per la prima volta, storicamente parlando, il :-) e il :-( per esprimere delle emozioni:[lo fa in una proposta molto specifica per la board di informatica della Carnegie Mellon University](http://research.microsoft.com/en-us/um/people/mbj/Smiley/Smiley.html?ref=stellakamikaze.org). Avanti veloce—anno domini 2016: l’essere umano utilizza l’emoji della melanzana [per parlare di cazzi e fare sexting](http://www.acclaimmag.com/posts/illustrated-guide-sexting-emoji/?ref=stellakamikaze.org). È evidente, però, che negli ultimi tempi il dibattito si sia piuttosto espanso. Recentemente l’universo mediatico si è lanciato in un’approfondita diatriba meta-comunicativa secondo cui [le stesse emoji hanno significati diversi in base ai dispositivi su cui vengono letti](http://grouplens.org/site-content/uploads/Emoji%5FInterpretation.pdf?ref=stellakamikaze.org). Allo stesso tempo, però, l’utilizzo sempre più diffuso delle emoji potrebbe trasformarsi in un rischio: [davvero è possibile definire lo spettro delle emozioni umani attraverso una tavola di pittogrammi](http://motherboard.vice.com/it/read/le-nuove-reazioni-di-facebook-sono-un-incubo-distopico?ref=stellakamikaze.org)? [La ricerca ha confermato](http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/17470919.2013.873737?journalCode=psns20&ref=stellakamikaze.org) che il nostro rapporto con le emoji è ormai talmente importante che le stesse aree del cervello che si attivano quando dobbiamo interpretare un’espressione umana, vengono stimolate dal processo cognitivo necessario e interpretare le emoji. O ancora, che le emoji stanno diventando sempre più fondamentali nella creazione di un canale comunicativo in tutto e per tutto parallelo a quello orale: quando chattiamo, infatti, [quello che manca sono il tono di voce e la gestualità](http://eresearch.qmu.ac.uk/2180/?ref=stellakamikaze.org)—Le emoji, [secondo una ricerca di Instagram](http://instagram-engineering.tumblr.com/post/117889701472/emojineering-part-1-machine-learning-for-emoji?ref=stellakamikaze.org), sono qui per questo: se prima ero lo slang (lol, rotfl, kek) a sostituire il tono di voce, ora le emoji svolgono lo stesso compito, anche meglio. Così, nella consueta riunione editoriale settimanale, la redazione di *Motherboard Italia* si è ritrovata a spendere più tempo del necessario a discutere proprio di questo: che significato hanno le emoji per noi? A differenza di quanto pensavo inizialmente, la domanda è molto meno banale del previsto—Così abbiamo deciso di avviare un sondaggio. Ironicamente, solo dopo aver speso diversi minuti a incazzarmi con questi benedetti computer ho scoperto che Motherboard non supporta nativamente le emoji nel testo, quindi eccovi degli orribili screenshot. Per [Giulia Trincardi](http://motherboard.vice.com/it/author/GiuliaTrincardi?ref=stellakamikaze.org), staff writer di Motherboard, [le emoji dell’era WhatsApp](http://emojipedia.org/whatsapp/?ref=stellakamikaze.org) hanno mutato il suo rapporto con questo codice comunicativo, “Ho passato l’adolescenza a detestare quei contatti su MSN che infilavano simil-emoji al posto delle vocali doppie, delle congiunzioni, delle esclamazioni, dei numeri e di qualsiasi altro simbolo alfabetico, di norma meravigliosamente asettico,” spiega. “Quando è esplosa la moda degli emoji più grossi del dovuto, ho iniziato a mal giudicare un sacco di persone—Da tempi immemori dispongo di una cartella dei preferiti piena di URL di GIF da Oscar, salvate con nomi tattici da ricordare tipo “[cat eating a banana](http://30.media.tumblr.com/tumblr%5Flh51tzHDai1qcn249o1%5F500.gif?ref=stellakamikaze.org)” o “[eheheheheh](http://media.tumblr.com/tumblr%5Flymqeh0Uja1qhxiu0.gif?ref=stellakamikaze.org),” che tiro fuori quando devo commentare urgentemente qualcosa e le parole non bastano,” continua, raccontando un’esperienza comune a moltissimi. “Da quando ho WhatsApp, però, qualcosa è cambiato. Improvvisamente, comunicare a geroglifici mi diverte da morire. Sono in grado di mandare interi messaggi solo di faccine, pesche, aerei, fiori e via dicendo e vedermi arrivare risposte a tono. Alcuni li uso in maniera casuale, altri sono un passaggio obbligato. Se devo indicare me stessa, per esempio, uso sempre e solo la vecchietta. Una volta ho perso un’ora a costruire una storia di spionaggio facendo botta e risposta con un amico, improvvisando i dettagli della narrazione come quando giochi a [Cadaveri eccellenti](https://it.wikipedia.org/wiki/Cadaveri%5Feccellenti?ref=stellakamikaze.org). Pura sperimentazione.” conclude. Per [Federico Martelli](http://motherboard.vice.com/it/author/FedericoMartelli?ref=stellakamikaze.org), staff writer di Motherboard, i meriti degli emoji sono da attribuire alla loro origine, “Ho sempre creduto che, [essendo nati in Giappone](http://blogs.wsj.com/japanrealtime/2014/03/26/meet-shigetaka-kurita-the-father-of-emoji/?ref=stellakamikaze.org), siano ottimi per esprimere tutta quella serie di espressioni rappresentate con rara capacità di sintesi nei manga,” spiega. “Credo che i fumettisti giapponesi abbiano fatto un ottimo lavoro nel metterci di fronte a emozioni che non sapevamo neanche di provare: che dire ad esempio della faccina imbarazzata con la goccia di sudore? Chi sapeva che l’uomo può provare livelli di imbarazzo simili prima dei manga?” Per Federico, però, l’unica emozione che le emoji non sanno trasmettere è quella di una grassa risata, “Ogni volta che il mio interlocutore ride attraverso le emoji vengo assalito da un dubbio: come fa a ridere così tanto se è abbastanza lucido da scegliere le emoji giuste per comunicarmelo?” mi spiega. Per [Antonella Di Biase](http://motherboard.vice.com/it/author/AntonellaDB?ref=stellakamikaze.org), editor di Motherboard, la faccenda è ben più primitiva: usiamo le emoji perché siamo pigri, “Non ho ancora elaborato un rapporto fisso significante-significato con quei simboli, sicuramente per una forma di pigrizia digitale,” spiega. “Le uso quando voglio essere carina con qualcuno—mando cuoricini e bacini ai miei per farmi perdonare quando sparisco—quando voglio edulcorare un po’ il messaggio—”no, non vengo a fare l’ennesimo aperitivo in Porta Genova”—o quando voglio confondere le idee—in questi casi uso il palloncino rosa, o il cactus. In generale, comunque, preferisco la versione afroamericana di tutto.” [Elena Viale](https://www.vice.com/it/author/elena-viale?ref=stellakamikaze.org), magazine editor di VICE, ribalta le carte in tavola con una dichiarazione contro-corrente, “A me le emoji piacciono e non mi piacciono le persone che non le usano per partito preso/gli fanno schifo etc etc,” mi spiega. “Sono molto utili soprattutto perché a volte riescono a dire cose che altrimenti non potresti dire: l’emoji che si lacca le unghie quando stai parlando con una tua amica e vuoi comunicarle qualcosa che orbita attorno a una frase tipo ‘non me ne frega niente sono superiore però sto facendo pettegolezzi succosi con te.’” Anche per Elena le emoji assumono un carattere ausiliare nei confronti della comunicazione non-verbale, “Penso che la comunicazione non verbale sia fondamentale per qualsiasi tipo di scambio, e le emoji in qualche modo possono rendere tutta quella gamma di reazioni fisiche e di espressioni fondamentali.” spiega. “A parte questo, ovviamente quando litighi o fai cose simili non mandi emoji perché le emoji sono un attestato di felicità e del fatto che vuoi passare del tempo a cercare una melanzana sulla tastiera. Lo smiley passivo aggressivo invece fa male al cuore,” conclude. Per [Mattia Costioli](http://noisey.vice.com/it/author/mattia-costioli?ref=stellakamikaze.org), online editor di Noisey, la questione è ben più pragmatica, “La mia preferita è quella del pupazzo di neve e la uso quando sono in imbarazzo/propongo di scopare. ” Per quanto mi riguarda invece, le emoji nel corso del tempo hanno assunto carattere diverso: inizialmente sono stato un aficionado della pluralità di espressioni garantita dal roster di emoticon che i forum su ForumFree offrivano, in seguito ho manifestato per anni tutta la mia indole passivo-aggressiva da uomo di Cromagnon represso mediante l’uso del alle fine dei messaggi (in genere succedeva quando, da minorenne, mi intrattenevo discutendo e incazzandomi su internet con altri minorenni). Infine mi sono redento e ho scoperto lo spazio e la finanza—Ora vivo sufficientemente bene. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-emoji-sono-davvero-la-nuova-frontiera-del-linguaggio/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 aprile 2016.* ### Come il caso Apple vs FBI ha distrutto il concetto di privacy URL: https://stellakamikaze.org/come-il-caso-apple-vs-fbi-ha-distrutto-il-concetto-di-privacy-2/ Last updated: 2026-07-03T22:51:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 aprile 2016.* *Questo articolo è stato pubblicato inizialmente sull’ultimo numero di VICE Magazine, l’articolo è stato aggiornato con le informazioni più recenti a seguito della pubblicazione online.* Il 9 febbraio 2016, nell’ambito delle indagini sugli attentati di San Bernardino, in California, l’FBI annuncia di non essere in grado di analizzare i dati contenuti nell’iPhone 5C di Syed Rizwan Farook, uno dei due attentatori. Il problema è molto semplice: i dati presenti in quell’iPhone sono cifrati e dunque inaccessibili a chiunque non possegga la chiave di cifratura (il PIN). L’FBI si rivolge ad Apple in cerca di aiuto, [ma l’azienda si rifiuta](http://motherboard.vice.com/it/tag/apple+vs+fbi?ref=stellakamikaze.org). L’FBI non demorde, e il 16 febbraio fa compilare a un magistrato federale un’ordinanza che obbliga Apple a esaudire la richiesta. Tim Cook, CEO di Apple, per tutta risposta redige quello stesso giorno una \* Lettera ai clienti \*in cui spiega perché non collaborerà con l’FBI. Il problema dell’ordinanza è semplice: l’agenzia governativa non ha richiesto ad Apple di consegnare i dati contenuti nell’iPhone di Farook (nel cui caso probabilmente si sarebbe trattato di una procedura di protocollo risolta a breve), ma bensì di assistere l’FBI stesso nella creazione di uno strumento che permetta di superare i protocolli di sicurezza dell’iPhone per poter recuperare i dati autonomamente. In breve, l’FBI ha chiesto ad Apple di creare una backdoor per iPhone, una “entrata dal retro” capace di aggirare le protezioni installate da Apple stessa. Nella *Lettera ai clienti*, Tim Cook dichiara che benché l’azienda abbia da sempre collaborato con le autorità, chiedere ad Apple di costruire una versione del software di iPhone che permetta all’FBI di sbloccare lo smartphone del terrorista potrebbe creare un precedente dalla portata gigantesca. Il motivo del contendere è da far risalire al settembre del 2014, [quando con il lancio di iPhone 6 e di iOs 9 Apple ha implementato funzioni di protezione aggiuntive](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-lordine-che-lfbi-ha-imposto-a-apple-e-tecnicamente-vantaggioso?ref=stellakamikaze.org). Una di queste è il Secure Enclave: un apparato separato dal “cervello centrale” dell’iPhone e che si occupa di gestire i protocolli di protezione che fanno in modo che al decimo tentativo fallito di inserire il PIN del telefono, lo smartphone si blocchi. L’FBI vuole che Apple disabiliti il Secure Enclave dello smartphone di Farook; così facendo, l’agenzia potrebbe tentare da sola ogni tipo di combinazione possibile, e infine sbloccare il telefono e avere accesso ai dati. Il problema è evidente: nonostante la legittimità delle indagini (d’altronde, chi non vorrebbe collaborare alla lotta contro il terrorismo?), lo strumento richiesto ad Apple rischia di essere riutilizzato anche su altri dispositivi e da altre autorità governative. Il 19 febbraio il Dipartimento di Giustizia statunitense fa redigere una nuova ordinanza: le richieste sono le stesse, ma i paletti tecnici imposti decisamente più flessibili. Sulla carta questo passo avanti fatto dall’FBI dovrebbe convincere Apple a collaborare, ma Tim Cook è deciso: il Secure Enclave non si tocca. Al momento della stesura dell’articolo la battaglia legale è ancora in corso, e la sentenza sulla legittimità dell’ordinanza sta venendo rimbalzata di giudice in giudice. Gli ultimi aggiornamenti, datati 22 marzo, vedono il Dipartimento di Giustizia statunitense ritirare nottetempo la richiesta di udienza datata per il 23 marzo: il motivo, “una terza parte ha comunicato all’FBI un metodo per sbloccare l’iPhone.” Difficile dire se sia vero, o se piuttosto sia (come sembrerebbe) un modo per rimandare l’udienza, stornare l’attenzione pubblica e rendere il processo “più tecnico”. *Aggiornamento: Alla data di pubblicazione online di questo articolo, la vicenda giudiziaria si è conclusa grazie a un dietrofront dell’FBI, che ha dichiarato di essere stato contattato da un contractor esterno capace di sbloccare l’iPhone.* Questa guerra tra Apple e FBI ha mobilitato l’intero mondo della tecnologia: da Mark Zuckerberg (a favore di Apple) [fino a Edward Snowden](http://motherboard.vice.com/it/read/anche-edward-snowden-e-google-si-schierano-dalla-parte-di-apple?ref=stellakamikaze.org) (a difesa del diritto di privacy, ma più cauto), è forse più facile contare chi non si sia schierato pubblicamente in merito alla vicenda. E sono proprio le dinamiche mediatiche della questione a celare uno degli aspetti più interessanti e spaventosi di questa guerra. Nelle settimane successive alla richiesta dell’FBI gran parte dell’opinione pubblica non ha avuto dubbi: si tratta di una guerra per la privacy combattuta da Apple e FBI, un’azienda privata e un’agenzia governativa. “L’FBI sta creando un mondo in cui i cittadini devono affidarsi a Apple per difendere i loro diritti,” [è il primo pensiero pubblicato da Edward Snowden](https://twitter.com/Snowden/status/699984388067557376?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org), il whistleblower americano, appena un giorno dopo l’arrivo della *Lettera* di Tim Cook. Col passare dei giorni è emersa la reale natura della vicenda: mentre ingegneri e informatici di tutto il mondo si arrovellavano per trovare una soluzione al problema, liberi cittadini hanno cominciato a manifestare pubblicamente presso numerosi Apple Store sparsi per tutti gli Stati Uniti. L’ordinanza dell’FBI è pericolosa per Apple solo superficialmente: il vero danno che sta arrecando è quello di allontanare i cittadini dalla consapevolezza di poter instaurare un dialogo diretto sulla privacy con le istituzioni, e il rischio è quello di ritrovarci a vivere in un mondo dove i nostri diritti vengono garantiti dal mercato e non dai governi. Quello che sta accadendo è esattamente tutto ciò che di sbagliato potrebbe succedere in questa vicenda, ed è fondamentale interpretare questi sviluppi come una vera e propria forma di aggressione alla nostra libertà democratica. È un atto ostile mascherato dalla natura virtuale dei suoi protagonisti. Quando si pensa a un atto di violenza il più delle volte ci si riferisce ad atti di forza diretti, fisici o psicologici che siano—raramente si pensa al tipo di violenza teorizzato nel 1965 da Johan Galtung [nel suo articolo “Violence, Peace and Peace Research”](http://academic.regis.edu/bplumley/Galtung1969JPRViolencePeacePeaceResearch.pdf?ref=stellakamikaze.org): la violenza strutturale, un atto di forza indiretto e intrinseco alla società stessa. Per Galtung, la violenza strutturale più comune è esercitata appunto dalle strutture sociali, le quali attraverso le istituzioni tendono a impedire ai cittadini di soddisfare i loro bisogni fondamentali. Il pensiero di Galtung è stato, in seguito, approfondito da David Graeber, antropologo statunitense e figura chiave del movimento Occupy Wall Street. Una delle forme di violenza strutturale più brutali secondo lui è la burocrazia: la modulistica e le scartoffie su cui si basano le istituzioni della società moderna. In particolare, il paradosso della violenza burocratica è insito nella stupidità stessa della maggior parte delle procedure che la compongono, e che fanno in modo che il cittadino si allontani sempre di più dal valore sociale delle istituzioni stesse, esaurito e stremato dalle burocrazie che le regolano. “I nostri corpi sono legati alle reti, alle banche dati, alle autostrade informatiche ed essendo informaticamente vincolati, non offrono più riparo da chi ci osserva o un bastione attorno al quale si possa organizzare una linea di difesa.” La voragine che nella disputa tra Apple e FBI ha separato i cittadini dall’intervento diretto nei confronti delle istituzioni evidenzia un’evoluzione nei mezzi delle governance di tutto il mondo: con il progredire della globalizzazione e della dissoluzione delle autorità nazionali, la sorveglianza e il controllo governativo devono trovare nuove strade da percorrere—Il ritmo con il quale il mondo sta abbattendo i propri confini politici aumenta esponenzialmente, e i nazionalismi non riescono a tenere il passo. Una possibile soluzione potrebbe essere ottenere il controllo di quello che Mark Poster, filosofo post-strutturalista venuto a mancare pochi anni fa, definisce *superpanopticon*, un’evoluzione del *panopticon*—il carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham—dove la sorveglianza è delegata alle banche dati. [Per Poster](https://scholar.google.it/scholar?q=mark+poster+superpanopticon&hl=it&as%5Fsdt=0&as%5Fvis=1&oi=scholart&sa=X&ved=0ahUKEwiJrOWurZrMAhXHbhQKHWxxCvoQgQMIGjAA&ref=stellakamikaze.org), “i nostri corpi sono legati alle reti, alle banche dati, alle autostrade informatiche ed essendo informaticamente vincolati, non offrono più riparo da chi ci osserva o un bastione attorno al quale si possa organizzare una linea di difesa.” Riflettendo proprio sul superpanopticon di Poster, Zygmunt Bauman in *Dentro la globalizzazione* afferma che “la memorizzazione di enormi quantità di dati, che aumenta ogniqualvolta si utilizza (per esempio) la carta di credito, si traduce, secondo Poster, in un superpanopticon, ma con una differenza: il sorvegliato, fornendo i dati da immagazzinare, è il primo—e volontario—fattore che facilita la sorveglianza.” \[Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, 2007, 152 p., brossura, 15 ed.\] L’opera di Bauman risale al 1998, e la “banca dati” generata dal mercato stesso in maniera quasi inconsapevole costituita dalla rete mondiale degli iPhone di Apple è un sogno che si avvera per un’autorità impegnata nella sorveglianza dei cittadini. In un certo senso, quindi, la più importante cifra caratteristica della vicenda corrisponde proprio al fatto che le trattative per lo smercio di un diritto fondamentale si siano consumate tra un’autorità nazionale e un’azienda privata, eliminando dall’equazione i ‘sorvegliati’, i beneficiari in fin dei conti del diritto messo in pericolo: i cittadini. Vi è però un ulteriore aspetto degno di nota, e lo si può trovare nei risvolti più tecnici della vicenda—ironica- mente, proprio quelli che stanno allontanando i cittadini dalla discussione con l’autorità e dall’attenzione a questioni che li riguardano da molto vicino. L’ordinanza emanata il 16 febbraio sotto richiesta dell’FBI si manifesta nei (non)limiti imposti dall’[All Writs Act](https://en.wikipedia.org/wiki/All%5FWrits%5FAct?ref=stellakamikaze.org) del 1789—un act del roster legislativo americano piuttosto particolare, che permette ai tribunali federali di “emettere tutte le ordinanze necessarie o adatte nell’ambito delle loro rispettive giurisdizioni e compatibili con i principi e gli utilizzi della legge.” È una sorta di coltellino svizzero: tutte le istituzioni devono dichiarare esplicitamente i limiti legali in cui si manifestano, ma quando questi limiti rischiano di dilungarsi troppo entra in gioco l’All Writs Act, che permette di non dichiarare i limiti a cui sono sottoposte le ordinanze fintanto che le richieste sono, appunto, compatibili con i principi della legge. Per Apple l’All Writs Act è un problema cruciale, perché permette all’FBI di configurare una richiesta (quella di scrivere un software capace di bypassare i sistemi di sicurezza) senza dover descrivere dettagliatamente tutti i limiti di questo software, e lo può fare proprio perché si tratta di un caso straordinario: un’indagine per questioni di sicurezza nazionale. In breve, grazie all’All Writs Act è solo una questione di tempi giuridici prima che Apple sia obbligata a esaudire la richiesta dell’FBI—un modo piuttosto furbo di aggirare il problema, e che rende ancora più palesi le intenzioni dell’agenzia governativa. [Per Neil Richards e Woodrow Hartzog](https://www.theguardian.com/technology/2016/feb/24/apple-v-the-fbi-why-1789-all-writs-act-is-the-wrong-tool?ref=stellakamikaze.org), sul *Guardian*, “il problema che riguarda quali libertà un governo possa prendersi per obbligare le aziende a invadere la privacy e la sicurezza dei loro utenti andrebbe gestito attraverso un percorso politico.” Ma è proprio sulla base di questo dettaglio giuridico che Apple sta costruendo la sua campagna mediatica e sta difendendo la natura stessa della sua parte di superpanopticon. [Come riassunto efficacemente da Yochai Benkler](http://www.theguardian.com/us-news/2016/feb/22/snowden-government-trust-encryption-apple-fbi?ref=stellakamikaze.org), ancora sul *Guardian*, il messaggio che Apple sta facendo passare con le sue disamine sulle velleità tecniche dei protocolli di sicurezza di iPhone suonano come, “Non dovete fidarvi di noi né dei processi di supervisione democratica del nostro governo. Vi basta fidarvi della matematica che controlla le nostre tecnologie.” In sordina, si avvera una delle profezie più gettonate della fantascienza distopica: è stato costruito un sistema che, almeno sulla carta, non è penetrabile nemmeno da coloro che lo hanno creato. È così che Apple, abilmente, sta cercando di schivare l’All Writs Act: dichiarando di non essere capace di scrivere un software che permetta di esaudire la richiesta dell’FBI senza mettere a repentaglio la sicurezza di milioni di altri dispositivi. Le dinamiche fanno riflettere: in un dibattito tra un’autorità governa- tiva e un’azienda privata da cui i cittadini (ovvero i sorvegliati) vengono tenuti fuori, entrambe le parti ricorrono a tecniche di attacco e difesa sempre più universali. Il motivo è palese: ottenere il risultato sperato senza configurare un dibattito politico concreto sull’argomento. La guerra tra i due colossi è solo un sintomo: uno starnuto (bello forte) che rivela quanto pericolosamente stiano tremando le fondamenta del concetto di privacy. Il diritto messo in discussione dalla vicenda protegge una serie di dati e informazioni che, ormai, non abbiamo più modo di non produrre. “Lo smog generato dai dati personali è l’anidride carbonica della privacy. Ne abbiamo emesso troppo negli scorsi decenni, rifiutandoci di valutarne le conseguenze fino a quando non è arrivata la tempesta,” [scrive Cory Doctorow](https://www.theguardian.com/technology/2016/mar/04/privacy-apple-fbi-encryption-surveillance?ref=stellakamikaze.org), blogger e giornalista canadese, “Proprio come il riscaldamento globale, le catastrofi in ambito privacy dei prossimi decenni sono inevitabili. Il problema che ci troviamo ad affrontare ora riguarda il prevenire catastrofi ben peggiori negli anni successi.” In questo senso, è di vitale importanza avviare una ristrutturazione radicale dell’idea di privacy. Bisogna capire quali dati stiamo producendo, quando e perché, chi li sta rilevando, e chi li sta riutilizzando traendovi guadagno. Per farlo, è necessario riempire l’abisso che separa i cittadini dalle istituzioni chiamate a legiferare sulla questione—e l’unica via possibile pare combattere la violenza strutturale che le autorità pubbliche e private mettono in atto contro i cittadini. Solo così potremo (o potremmo, perché non c’è alcuna certezza in merito) evitare l’inverarsi del superpanopticon di Poster, sia esso di carattere autoritario, come nel caso delle forme di sorveglianza che l’FBI sta cercando di imporre, o commerciale, con i proventi generati dai privati grazie allo smercio dei nostri dati. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-il-caso-apple-vs-fbi-ha-distrutto-il-concetto-di-privacy/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 aprile 2016.* ### Il nuovo folle progetto di Stephen Hawking ci porterà su Alfa Centauri URL: https://stellakamikaze.org/il-nuovo-folle-progetto-di-stephen-hawking-ci-portera-su-alfa-centauri/ Last updated: 2026-07-03T22:51:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 aprile 2016.* L’epica fantascientifica della seconda metà del ‘900 ci ha incatenati a uno spettacolare quanto scomodo demone: [l’idea che per andare nello spazio servano dei giganteschi e ingombranti astro-vascelli](https://www.youtube.com/watch?v=b4oCK58VFYs&ref=stellakamikaze.org). Sembra, però, che quest’era sia finita: ieri l’internet investor Yuri Milner e il luminare della fisica Stephen Hawking hanno annunciato l’inaugurazione, nell’ambito del progetto Breakthrough Starshot, di un investimento da 100 milioni di dollari per la progettazione e l’ingegnerizzazione di un sistema che permetterà di accelerare a oltre 160 milioni di chilometri orari dei nano-vettori spaziali dal peso misurabile in grammi, per lanciarli nello spazio profondo e, secondo i primi calcoli, raggiungere il sistema stellare Alfa Centauri in appena 20 anni. “Entro la prossima generazione Breakthrough Starshot mira a sviluppare un ‘nanocraft’—una sonda robotica spaziale dal peso di un grammo—e usare un raggio di luce per accelerarla al 20 percento della velocità della luce,” [si legge nel post pubblicato ieri](https://www.facebook.com/stephenhawking/photos/a.722563527830747.1073741833.710234179063682/1004427326311031/?type=3&permPage=1) su Facebook da Stephen Hawking in persona. [La conferenza](http://livestream.com/accounts/18650072/events/5143435?ref=stellakamikaze.org), tenutasi al One World Observatory a New York, ha visto la partecipazione anche di Mark Zuckerberg, che si unirà alla gestione del progetto, estendendo i confini del suo dominio globale anche all’atmosfera esterna del nostro pianeta. Inoltre, la divisione scientifica del programma sarà guidata da Pete Worden, ex diretto dell’Ames Research Center della NASA. L’idea è piuttosto semplice: una vascello con a carico una flotta di nano-vettori viene lanciato e viene mandato in orbita a massima altitudine sopra la terra—Ogni unità a carico consiste di un piccolo “StarChip” equipaggiato con camere, sensori e equipaggiamento per la comunicazione, assieme un “lightsail”, una vela per trasporto lunga circa 3 metri. Tutti assieme, questi componenti pesano pochi grammi. Una volta sganciati, i chip dispiegheranno le loro vele e saranno colpiti da un’onda di raggi laser sparati da un grosso array presente sulla terra—[Secondo la nuova homepage di Breakthrough Startshot](http://www.breakthroughinitiatives.org/News/4?ref=stellakamikaze.org), questa scarica a propulsione fotonica potrebbe “accelerare i singoli nanocraft alla velocità richiesta nell’arco di pochi minuti.” Sono tre le componenti principali del sistema—Prima di tutto lo StarChip, il cuore di Breakthrough Starshot: una (speriamo) vittoria della miniaturizzazione hardware ottenuta grazie alla “legge di Moore, che ha permesso di diminuire moltissimo le dimensioni delle componenti micro-elettriche,” si legge sul sito. “Questa premessa ci permette di creare dei wafer da pochissimi grammi che trasportano camera, acceleratori fotonici, batterie e equipaggiamento per la comunicazione e la navigazione. Fondamentale, inoltre, è il “Lightsail”, la vela solare di Breakthrough Starshot, “i progressi nelle nanotecnologie stanno producendo metamateriali sempre più sottili e leggeri, che promettono di poter essere utilizzati per la fabbricazione di vele dalla superficie di diversi metri ma spessa solamente pochi atomi.” A Terra, invece, diventa fondamentale il cannone fotonico che sparerà i raggi laser verso gli sciami di nano-vettori, “La crescente potenza e il sempre minore costo dei laser, permesso dalla legge di Moore, ha permesso di fare passi da gigante nell’ambito di queste tecnologie. Nel frattempo, batterie allineate di laser (i “cannoni fotonici) potrebbero essere potenziate fino a 100 gigawatt.” “Una volta che lanceremo questi oggetti e forniremo immagini ravvicinate di pianeti orbitanti attorno a un’altra stella, cominceremo finalmente a definire il destino dell’umanità tutta, e il suo futuro,” [ha spiegato Worden a Scientific American](http://www.scientificamerican.com/article/100-million-plan-will-send-probes-to-the-nearest-star/?ref=stellakamikaze.org). “Se funzionerà, questo progetto cambierà il nostro modo di percepirci come specie e come pianeta.” Il progetto è ambizioso non solo per gli obiettivi dichiarati, ma sopratutto per la strada che il comitato di Breakthrough Initiatives intende intraprendere. Secondo il sito, infatti, Breakthrough Starshot “sarà basato interamente su progetti di ricerca di pubblico dominio, si impegnerà a pubblicare i nuovi risultati e sarà votato alla trasparenza e al principio dell’open access.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/stephen-hawking-vuole-accelerare-delle-sonde-al-20-della-velocita-della-luce/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 aprile 2016.* ### Il generatore elettrico italiano controllabile da tutti via internet URL: https://stellakamikaze.org/il-generatore-elettrico-italiano-controllabile-da-tutti-via-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:51:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 aprile 2016.* Sono ormai moltissimi mesi che si fa un gran parlare di ‘cyber-qualcosa’: cyberguerre, cybercriminali, cyberminacce, cyberterroristi, cyberpoliziotti. Non è necessariamente un male—Era ora che la tematica della sicurezza informatica sbarcasse nelle magiche lande del terrore mediatico. Si sa, però, che noi italiani arriviamo sempre in ritardo: così, mentre all’estero i media avevano già trattato in tutte le salse l’argomento, noi cominciavamo appena a scoprirlo sentendo parlare di [un tale Carrai in carica per la cybersicurezza del nostro paese](http://www.repubblica.it/politica/2016/01/29/news/carrai%5Fl%5Fidea%5Fdi%5Frenzi%5Fcongelare%5Fla%5Fnomina%5Falla%5Fcyber%5Fsecurity-132260542/?ref=stellakamikaze.org). Nel frattempo, occupati dalle lotte intestine di partito e di Parlamento, i nostri politici e i media generalisti si sono lasciati sfuggire la nuova moda più di tendenza negli Stati Uniti, il cosiddetto [infrastructure hacking— l’hacking di infrastrutture](http://motherboard.vice.com/tag/Infrastructure+Hacking?ref=stellakamikaze.org). D’altronde se dobbiamo temere l’internet of things, ovvero la rete di dispositivi fisici collegati a internet e protetti da protocolli di sicurezza sempre carenti, qual è la scala di magnitudo adatta per descrivere il panico da percepire quando si afferma che anche grosse strutture funzionali collegate a internet possono essere violate? [Shodan è un motore di ricerca](http://www.vice.com/it/read/shodan-motore-di-ricerca-pericoloso?ref=stellakamikaze.org) pensato proprio per individuare, tra le altre cose, questo tipo di infrastrutture fisiche. L’11 aprile, il divulgatore informatico Paolo Attivissimo [ha pubblicato una segnalazione nel suo blog](http://attivissimo.blogspot.it/2016/04/generatore-elettrico-italiano.html?ref=stellakamikaze.org) in cui indicava come, proprio su Shodan, [fosse possibile individuare un piccolo generatore elettrico italiano interamente controllabile via VNC](https://www.shodan.io/host/88.147.120.248?ref=stellakamikaze.org) (Virtual Network Computing). “Mi sono collegato tramite VNC all’indirizzo IP 88.147.120.248 (pubblicato da Shodan) e ho trovato la schermata, aggiornata in tempo reale, con quel pulsante “START/STOP” disponibile a qualunque malintenzionato.” “Mi sono collegato tramite VNC all’indirizzo IP 88.147.120.248 (pubblicato da Shodan) e ho trovato la schermata, aggiornata in tempo reale, con quel pulsante “START/STOP” disponibile a qualunque malintenzionato,” scrive Attivissimo sul suo blog—Subito dopo, [ha chiamato la centrale](http://ev-online.com/contatti.html?ref=stellakamikaze.org) e ha segnalato il problema: l’operatore, stupito, ha ringraziato e installato una protezione sul terminale VNC, bloccando quindi l’accesso a chiunque non fosse in possesso della password. Il caso, per quanto isolato, è notevole, “Il problema di fondo è che ci sono ancora molti tecnici di altri settori (non informatici) che ora si trovano a doversi assumere delle competenze da informatici senza avere la cultura della sicurezza online e quindi non sanno che tenere segreto un indirizzo IP non è affatto una misura di protezione accettabile,” spiega Attivissimo sul suo blog. Per quanto, infatti, lasciare scoperte questo tipo di infrastrutture potrebbe rivelarsi estremamente pericoloso (Cosa sarebbe successo se quel pulsante START/STOP fosse stato premuto?), il problema reale è di carattere sociale e culturale: in Italia in particolare la protezione di questo tipo di sistemi è affidata a parti che spesso non hanno precisamente idea di quanti e quali siano i modi più innovativi per penetrarvi all’interno. Il fenomeno dell’*infrastructure hacking* [è ancora lontanissimo dall’essere addirittura considerabile un “fenomeno”](http://motherboard.vice.com/read/were-crying-wolf-over-nonexistent-infrastructure-hackers?ref=stellakamikaze.org), ma è bene ricordare che oggi giorno le tecnologie permettono di fare anche questo, è che il primo passo per evitare questo tipo di incidenti, anziché inasprire insensatamente le misure correttive e di sorveglianza, è agire di prevenzione, educando gli addetti ai lavori e permettendo così loro di individuare e correggere questo tipo di falle nel minor tempo possibile. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-generatore-elettrico-italiano-controllabile-da-tutti-via-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 aprile 2016.* ### Fermi tutti: da qualche parte nel mondo si sono inventati la parola "inculator URL: https://stellakamikaze.org/fermi-tutti-da-qualche-parte-nel-mondo-si-sono-inventati-la-parola-inculator/ Last updated: 2026-07-03T22:51:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 aprile 2016.* Il mondo è un posto crudele: succedono un sacco di cose brutte e il più delle volte tenersi informati procura moltissima tristezza—un senso di impotenza e inutilità che ci fa sentire minuscoli davanti alle angherie del reale. Ma oggi no. Oggi brindiamo: oggi raccontiamo lo strabiliante mito dell’INCULATOR. Un po’ come il mondo infatti, anche internet è un posto molto grande e crudele composto di svariati non-luoghi. Tra i vari, una delle regioni più misteriose è quella popolata dai colletti bianchi: imprenditori, commerciali e geniali start-upper che ogni giorno si ritrovano in un altissimo grattacielo scintillante—sopra di esso svetta un’insegna: “LinkedIn,” il social network per trovare lavoro in cui non ho ancora capito come trovare lavoro. Dentro Palazzo LinkedIn succedono cose curiose: i confini nazionali vengono travalicati, [le competenze diventano medagliette da boy-scout](http://motherboard.vice.com/it/read/i-disegni-che-raccontano-i-lavori-pi-assurdi-nel-mondo-della-tecnologia?ref=stellakamikaze.org) e, soprattutto, le barriere linguistiche vengono abbattute. Il risultato è un mix di questi fattori, un affascinante esperanto contaminato dalle pompose cariche del mondo lavorativo moderno: Chief Executive Officer, Senior Vice President, Venture Capital Consultant, Chief Marketing Officer. Ci sono tutti. È proprio grazie a questo sbalorditivo brodo primordiale che oggi si è consumato un miracolo. Un miracolo sepolto negli archivi del blog Devex Impact, un punto di riferimento per il mondo aziendale che si pone come “[l’intersezione tra business e sviluppo globale](https://www.devex.com/impact/about?ref=stellakamikaze.org),” da cui è stato fatto riemergere per il nostro diletto un articolo dal titolo chiaro e conciso, “[What’s an ‘inculator,’ and what makes one successful?](https://www.devex.com/news/what-s-an-inculator-and-what-makes-one-successful-87059?ref=stellakamikaze.org)” Ma che cos’è un inculator? Che domande: un inculator, stando all’articolo, non è altro che la combinazione di un incubatore e un acceleratore aziendale, termini che nel mondo business 3.0 [vengono usati per definire](http://www.startupvincente.com/acceleratore-per-startup-ma-che-diamine/?ref=stellakamikaze.org) quei programmi di supporto e finanziamenti utili per lo sviluppo delle aziende nella loro fase iniziale. Il termine, secondo il post su Devex Impact datato 6 ottobre 2015 e firmato da Catherine Cheney, appare per la prima volta nel report “[2015 Global Best Practices Survey of Incubators and Accelerators](http://usf.vc/other/request-global-practices/?ref=stellakamikaze.org)” redatto da Unitus Seed Fund. La conclusione della vicenda è praticamente ovvia: un italiano, dopo esserci finito chissà come e averlo trovato troppo bello per tenerlo per sé, ha condiviso il post, e da allora decine di altri italiani stanno leggendo l’articolo e ridendo e piangendo della sfortunata scelta terminologica. L’utilizzo della parola nell’articolo ha del resto del fenomenale, con frasi perfettamente “sensate” anche nella sua versione italiana. Nell’articolo viene per esempio citato un virgolettato attribuito a Will Poole, managing partner di Unitus Seed Fund, che dice: “Comincerei col dire che stiamo assistendo alla creazione di un grandissimo numero di inculator in tutto il mondo, forse addirittura troppi.” Più avanti si parla anche di “top inculators in India” e “leadership positions in the inculator space,” mentre nei paragrafi iniziali si accenna alla necessità, “anche per gli inculator di maggiore successo,” di fare determinati investimenti così da attirare gli imprenditori migliori su piazza. Poche ore dopo la diffusione del link, la sezione commenti dell’articolo su Devex Impact si è popolata di fellow italians pronti a sottolineare e sottolineare e sottolineare il problema, regalando constatazioni empiriche del calibro di “High performing inculator: Rocco Siffredi.” Mentre la maggior parte dei commentatori cerca di far notare agli anglofoni come inculator in italiano abbia tutt’altro significato, alcuni suggeriscono di “procurarsi un lubrificante business prima di aderire a un business inculator.” E altri, come Gianni Catalfamo, dimostrano di non averla presa tanto bene: “Che sciatteria: creare dei neologismi senza nemmeno pensare di controllare se significhino qualcos’altro in un’altra lingua è sintomo di provincialismo e superficialità.” La vicenda riserverà sicuramente ancora valanghe di sorprese: cosa succederà quando Catherine Cheney si accorgerà delle decine di nuovi commenti al suo articolo? Come si comporteranno gli stakeholder di Unitus Seed Fund al CdA domani? Chi è il vero inculator? Nel frattempo, possiamo continuare a vivere il sogno di un’altra leggenda che lega la lingua italiana e la lingua inglese, [quella del pecorino Doggy Style](http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/02/15/news/pecorino%5Fa%5Fluci%5Frosse%5Fla%5Fgaffe%5Fdel%5Fbando-29961551/?ref=stellakamikaze.org). *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/inculator-whats-an-inculator-commenti-italiani/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 aprile 2016.* ### WhatsApp ha appena crittografato tutti i messaggi dei suoi utenti URL: https://stellakamikaze.org/whatsapp-ha-appena-crittografato-tutti-i-messaggi-dei-suoi-utenti/ Last updated: 2026-07-03T22:51:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 aprile 2016.* WhatsApp ha appena annunciato di aver completato l’estensione del protocollo di sicurezza crittografato end-to-end per tutti i messaggi scambiati del suo miliardo e oltre di utenti. La mossa arriva poco dopo la fine della disputa [Apple vs FBI](http://motherboard.vice.com/it/tag/apple+vs+fbi?ref=stellakamikaze.org), con la scelta dell’FBI di interrompere la causa giudiziaria [dopo che una terza parte ha fornito all’agenzia governativa](http://motherboard.vice.com/it/read/lfbi-non-ha-piu-bisogno-di-apple-per-sbloccare-l-iphone-di-san-bernardino?ref=stellakamikaze.org) gli strumenti necessari per sbloccare l’iPhone del defunto terrorista di San Bernardino. La scelta è causata dalle recenti pressioni da parte di vari governi del mondo per la richiesta di accesso alle comunicazioni private degli utenti—Allo scoppio del caso Apple vs FBI, WhatsApp e la sua holding Facebook si erano schierate repentinamente dalla parte di Apple, affermando che la privacy degli utenti viene prima di tutto. La crittografia end-to-end garantisce che le comunicazioni tra due utenti siano leggibili esclusivamente dal mittente e dal destinatario di quello stesso messaggio, “L’idea è semplice: quando invii un messaggio, l’unica persona che può leggerlo è la persona o il gruppo di persone a cui lo hai inviato. Nessuno può leggere ciò che c’è nel messaggio, nessun cybercriminale, nessun hacker, nessun regime oppressivo. Nemmeno noi,” ha scritto Jan Koum, co-founder di WhatsApp, [in un post sul suo blog](https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:xRTcvsa-Py8J:https://blog.whatsapp.com/10000618/%3Fl%3Did%26set%3Dyes+&cd=2&hl=it&ct=clnk&gl=it&ref=stellakamikaze.org). (Quella linkata è una copia cache di Google, visto che il sito non è al momento raggiungibile—probabilmente a causa dei troppi accessi a seguito della notizia. Come riportato dal [Financial Times](http://www.ft.com/cms/s/0/6edb3b6c-fb49-11e5-8f41-df5bda8beb40.html?ftcamp=published%5Flinks%2Frss%2Fhome%5Fus%2Ffeed%2F%2Fproduct&ref=stellakamikaze.org#axzz44yFvJ0Ay), le misure di sicurezza sono state adottate in collaborazione con Whispers Systems, che ha oggi completato l’estensione del protocollo a tutti i dispostivi—L’unica cosa che deve fare l’utente è aggiornare l’applicazione, dopodiché un messaggio notificherà che le comunicazioni verranno da ora crittografate. Se pensiamo che la maggior parte degli utenti WhatsApp si trovano al di fuori degli Stati Uniti, spesso in paesi dove la giustizia tradizionale non fa ricorso ai tribunali per intercettare o richiedere accesso a determinate comunicazioni, il virgolettato di Jan Koum [che si trova su Wired](http://www.wired.com/2016/04/forget-apple-vs-fbi-whatsapp-just-switched-encryption-billion-people/?ref=stellakamikaze.org) assume particolare importanza, “Costruire dei prodotti più sicuri permette di creare un mondo più sicuro, \[anche\] se molte persone tra le autorità non lo credono.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/whatsapp-ha-appena-crittografato-tutte-i-messaggi-dei-suoi-utenti/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 aprile 2016.* ### Come si analizzano i 2.6 terabyte di documenti dei #PanamaPapers URL: https://stellakamikaze.org/come-si-analizzano-i-2-6-terabyte-di-documenti-dei-panamapapers/ Last updated: 2026-07-03T22:51:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 aprile 2016.* Alle 20.00 ora locale di domenica 3 aprile oltre 400 giornalisti provenienti da 80 paesi diversi hanno pubblicato a reti unificate la prima tranche dei [Panama Papers](http://panamapapers.sueddeutsche.de/?ref=stellakamikaze.org), il più grande leak di dati nella storia del giornalismo. Si tratta di documenti appartenenti allo studio legale panamense [Mossack Fonseca](http://www.vice.com/read/evil-llc-0000524-v21n12?ref=stellakamikaze.org), diffusi da un whistleblower al giornale tedesco Süddeutsche Zeitung (SZ) e infine elaborati nell’arco di un anno dal network di giornalisti dell’[International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ)](https://panamapapers.icij.org/?ref=stellakamikaze.org). Il leak si preannuncia essere l’evento politico dell’anno, visto che i ‘papers’ hanno rivelato “una rete di “140” personaggi di spicco della politica e dell’economia internazionale coinvolti nella creazione e nella gestione di compagnie offshore in diversi stati del mondo, spesso utilizzate per corruzione e riciclaggio di denaro sporco, evasione di tasse, copertura di traffici di droga,” [come spiega Valerio Bassan su VICE News](https://news.vice.com/it/article/panama-papers?ref=stellakamikaze.org). L’evento non ha precedenti non solo dal punto di vista dello scandalo che ha prodotto—e che produrrà, visto che SZ ha preannunciato diverse serie di documenti ancora da pubblicare—ma anche dal punto di vista metodologico. Quello dietro ai Panama Papers è un team internazionale composto da oltre 400 giornalisti coordinati dall’ICIJ che è riuscito nell’incredibile impresa di coordinare le forze in totale segreto per un anno intero e, infine, pubblicare in contemporanea in tutto il mondo. Lui è Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, il primo ministro islandese, che scopre di essere incluso nei Panama Papers davanti alle telecamere del Guardian. Ciò che (non) stupisce è che uno dei principali argomenti di discussione riguardi proprio le dimensioni e i metodi sfruttati per diffondere il leak: [Twitter da più di 48 ore è invaso](https://twitter.com/search?q=%23panamapapers%20size&src=typd&ref=stellakamikaze.org) da giornalisti, *news-junkies* e aficionados della giustizia in trance estatica per l’insieme dei fattori. È un trend potenzialmente pericoloso—Proprio ieri Philip Di Salvo spiegava come, nel caso di Edward Snowden e Chelsea Manning, gran parte del sacrificio di alcuni whistleblower sia stato vanificato dalla tendenza dei media [a occuparsi delle fonti e non dei contenuti](http://motherboard.vice.com/it/read/celebrita-eroi-e-star-come-parlare-di-whistleblowing?ref=stellakamikaze.org). In breve: l’attenzione è stata spostata sulle personalità che hanno diffuso i leak, oscurando efficacemente l’importanza dei leak stessi. Il leak di Panama Papers è stato diffuso attraverso una rete di redazioni e testate giornalistiche, e non, come successo in molti altri casi, da Wikileaks, l’hub mondiale per la diffusioni di documenti segretati. Ciò significa che i Panama Papers non sono una fuga di dati open access: non sono visibili a tutti, e anzi verranno diffusi in tranche nel corso dei prossimi mesi. La prima è andata online domenica sera, [e consta di appena 151 documenti](https://www.documentcloud.org/public/search/Source:%20%22Internal%20documents%20from%20Mossack%20Fonseca%20%28Panama%20Papers%29%22/p2?ref=stellakamikaze.org)—[Sono in moltissimi a non aver gradito questa scelta](https://www.craigmurray.org.uk/archives/2016/04/corporate-media-gatekeepers-protect-western-1-from-panama-leak/?ref=stellakamikaze.org) e a richiedere una diffusione istantanea e totale dei documenti. È proprio in questo senso che la smania per la comprensione della metodologia diventa importante: perché i Panama Papers non sono stati diffusi pubblicamente? Come detto, il leak di Mossack Fonseca è gigantesco. Si tratta di 2.6 terabyte di dati trafugati, 1.500 volte quelli dello storico [Cablegate](https://wikileaks.org/plusd/?qproject%5B%5D=cg&q=&ref=stellakamikaze.org#result) del 2010\. Ma non è solo la dimensione informatica a stupire—i Panama Papers consistono di 11.5 milioni di file: oltre 4.8 milioni di email, oltre 3 milioni di fogli di database, oltre 2.1 milioni di PDF, oltre 1 milione di immagini e circa 320.000 file di testo. [Secondo alcuni](https://infogr.am/how%5Fbig%5Fis%5Fpanama%5Fpaper%5Fleak?ref=stellakamikaze.org) significa 187 milioni di pagine, che impilate verticalmente doppierebbero l’Everest per un totale di 18 chilometri in altezza. La mole di dati dei Panama Papers, paragonati a quella degli altri importanti leak degli ultimi anni. via SZ Con un calcolo brutalmente pratico ed empirico si può dire che se il leak si compone di 11.5 milioni di documenti, ognuno dei 400 giornalisti si sarebbe dovuto oberare dell’analisi di 28.750 documenti. Il processo di analisi è durato circa 1 anno, ovvero 78 documenti al giorno, tutti i giorni, per ognuno dei 400 giornalisti. Questo non integrando in questo calcolo dozzinale tutto il lavoro necessario a “unire i puntini” e scoprire il contesto in sui si innesta ogni singolo documento. Una mole di lavoro irreale anche per un team di giornalisti qualificati. Non si tratta soltanto di leggere 11.5 milioni di documenti, ma di analizzarli e scegliere quali pubblicare—Tutto ciò tenendo bene a mente la prima regola fondamentale per quando si ha a che fare con fughe di dati come questa: non tutti i nomi presenti *devono* essere diffusi. Ci sono casi limite, e nessi di causalità che vanno interpretati per evitare che l’unica condizione necessaria e sufficiente per condannare qualcuno sia la mera presenza del suo nome in un determinato leak. Cosa c’è dentro i Panama Papers? via SZ Non me la sento di prendere una posizione in merito: da sempre considero l’open access come principio fondamentale per la trasparenza, e non posso dire di non aver storto il naso quando mi sono reso conto che i Panama Papers non stavano passando attraverso Wikileaks. Al tempo stesso, però, credo che in un caso straordinario come questo l’applicazione di un codice deontologico giornalistico sia fondamentale per massimizzare il potenziale che questi documenti celano. Quindi, come si analizza una fuga di dati da 2.6 terabyte? “Mossack Fonseca ha creato una cartella per ogni shell company—ovvero un’azienda sfruttata al solo scopo di veicolare delle transazioni attraverso di essa, ndr—, e in ogni cartella si trovavano le mail, i contratti, i registri e i documenti scannerizzati relativi alle sue attività,” [si legge sulla pagina dedicata al come del leak su SZ](http://panamapapers.sueddeutsche.de/articles/56febff0a1bb8d3c3495adf4/?ref=stellakamikaze.org). “Prima di tutto i dati sono stati indicizzati per poterli analizzare,” ovvero: hanno preso questa enorme cassettiera piena di fogli e li hanno riordinati, “SZ ha sfruttato [Nuix](http://www.nuix.com/?ref=stellakamikaze.org), un software apposito \[…\] Al suo interno sono stati caricati i milioni di documenti, e sono stati fatti processare da computer particolarmente potenti,” continua. Una volta messi in fila, i giornalisti dei Panama Papers si sono ritrovati ad avere a che fare con uno dei problemi più fastidiosi relativi alla analisi di grande quantità di dati: gli errori di forma. Immaginiamo di collezionare figurine, ne abbiamo davvero un sacco e vogliamo metterle in un raccoglitore. Per nostra sfortuna queste figurine sono state prodotte da 140 aziende diverse, e ognuna ha fatto di testa propria quindi ogni figurina ha una forma diversa. Noi però abbiamo un solo raccoglitore pieno di bustine di una certa dimensione: la prima cosa da fare sarà trovare un modo per far stare tutte le figurine in bustine standard. Si chiama \* data scrubbing \*ed è il processo attraverso il quale la forma dei dati viene riordinata—Nel caso dei Panama Papers il primo passo è stato quello di trasformare i documenti non nativamente digitali in fogli leggibili da un computer, sono stati dunque processati attraverso un programma di optical character recognition (OCR): in breve, il computer riconosce la forma delle lettere e dei numeri e li traduce in lettere e numeri digitali, “Questo processo ha trasformato immagini di documenti anagrafici e contratti in testo indicizzati—È stato un passo molto importante, perché ha permesso ai giornalisti di applicare un modello di ricerca molto semplice all’intera mole di documenti, un po’ come succede per Google.” Wired UK ha approfondito la questione: Nuix è un software di un’azienda privata, e proprio per questo uno dei problemi principali ha riguardato il come mantenere privati i dati processati attraverso il programma—Carl Barron, senior consultant di Nuix [ha spiegato a Wired](http://www.wired.co.uk/news/archive/2016-04/04/panama-papers-data-leak-how-analysed-amount?ref=stellakamikaze.org) che i dati sono stati immagazzinati in server locali e che alla fine del processo di data scrubbing il volume totale di dati utili corrispondeva a circa il 30% di quelli originari. Che per la cronaca significa che i 2.6 terabyte sono diventati 780 gigabyte, e 780 gigabyte di testo sono ancora una quantità *mostruosa* di testo. È a questo punto però che la faccenda si fa interessante. Come spiegato prima, i documenti erano davvero troppi per poter essere analizzati manualmente, così i giornalisti dell’ICIJ si sono affidati agli algoritmi di Nuix. Barron, continua su Wired, ha spiegato che i giornalisti hanno compilato una lista di nomi potenzialmente interessanti, e che questa lista è stata dato in pasto agli algoritmi del programma, che hanno fatto emergere le menzioni all’interno del leak e stabilito le relazioni tra i documenti interessanti. È un fatto degno di nota, perché dimostra come l’informatica ci abbia portato a produrre quantità talmente ingenti di dati da impedirci di poterli analizzare manualmente. [Ancora su Wired](http://www.wired.com/2016/04/reporters-pulled-off-panama-papers-biggest-leak-whistleblower-history/?ref=stellakamikaze.org), Bastian Obermayer—il reporter di SZ inizialmente contattato dalla fonte—racconta i retroscena degli scambi tra lui, la fonte, e i restanti giornalisti. Dopo aver sviluppato l’impianto di analisi con l’aiuto degli sviluppatori dell’ICIJ, è stato costruito un sistema crittografato per poter scambiare le informazioni con gli altri giornalisti, autenticazione a doppio fattore e chat in tempo reale incluse. Infine, in procinto di contattare Mossack Fonseca per commentare l’investigazione portata avanti dai reporter, Obarmeyer spiega di aver fisicamente distrutto i drive originali su cui erano inizialmente contenuti i file. La storia del leak di Panama Papers darà di cui parlare ancora per diversi mesi, probabilmente per tutto l’anno vista la mole di documenti che devono ancora essere diffusi—È importante, però, tenere bene a mente le circostanze e le metodologie sfruttate in questo caso esemplare di giornalismo. In un mondo editoriale sempre più veloce è chiaro che l’unico modo sensato per portare a casa inchieste di queste dimensioni in maniera sensata sia collaborare, e per farlo è necessario imparare a usare strumenti per comunicare, analizzare e immagazzinare in maniera sicura questo tipo di informazioni. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-si-analizzano-i-26-terabyte-di-informazioni-dei-panamaleaks/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 aprile 2016.* ### Il pilota italiano che ha gareggiato nella Coppa del Mondo di corse coi droni URL: https://stellakamikaze.org/il-pilota-italiano-che-ha-gareggiato-nella-coppa-del-mondo-di-corse-coi-droni/ Last updated: 2026-07-03T22:51:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 marzo 2016.* È ormai chiaro che quella dei droni non sia una moda passeggera, ma un nuovo capitolo della storia dei velivoli. La loro diffusione è ormai capillare sia per quantità che per qualità, [e ogni giorno si riescono a trovare nuovi modi per sfruttarli in maniera intelligente](http://motherboard.vice.com/it/read/questi-video-di-droni-in-caduta-libera-sono-meglio-di-top-gun?ref=stellakamikaze.org). In Italia le corse coi droni stanno andando forte, [con fior di comunità dedicate](https://www.facebook.com/groups/402933773125555/?fref=ts) e iniziative in tutto il Paese: purtroppo, però, [la legge fatica a stare dietro al fenomeno](http://motherboard.vice.com/it/read/le-corse-coi-droni-ci-sono-anche-in-italia-e-sono-fantastiche?ref=stellakamikaze.org) danneggiando quindi l’intera scena. Ciò non significa che i piloti italiani stiano rallentando: anzi, al [World Drone Prix](http://worlddroneprix.com/?ref=stellakamikaze.org) di quest’anno, a Dubai, ha partecipato anche un italiano. Si chiama Giuseppe Rinaldi, e l’11 e il 12 marzo ha gareggiato in una competizione estremamente articolata e con 1 milione di dollari di montepremi. Quello dei droni è un fenomeno che sta ancora prendendo piede in tutto il mondo: per quanto già largamente diffuso in numerose comunità sparse per il globo, per molti si tratta ancora di un miraggio fantascientifico dal retrogusto militare—Proprio per questo il fatto che un italiano sia riuscito ad accedere a una competizione del genere non può che essere visto come un evento positivo. Lo svolazzare di questi Jeeg Robot ultra-veloci esercita su di me un fascino particolare, per questo non ho potuto fare a meno di contattare Giuseppe per capire in che modo potrei diventare come lui, “La mia carriera nel mondo del racing, se così si può definire, è iniziata a maggio dell’anno scorso, quando ho partecipato [all’FPV Smashdown](https://www.youtube.com/watch?v=5NlP681N9S8&ref=stellakamikaze.org)—lì ho vinto, e allo stesso tempo sono stato addocchiato—un po’ come nel calcio—dal mio amico francese, Marc Porral, uno dei più importanti ambasciatori delle gare coi droni in Francia,” mi spiega Giuseppe. “Marc, dopo lo Smashdown, ha fatto il mio nome per un evento proprio in Francia, a cui ho poi partecipato. Lì, infine, ho conosciuto MetalDanny, un famosissimo pilota olandese a cui, durante la gara, ho dato un mano con un cavo dissaldato della sua attrezzatura,” mi spiega. “In quella gara lui si è classificato secondo, io terzo—Da allora siamo diventati amici.” Giuseppe ha piantato la bandiera su un’altra manciata di gare qui in Italia quando “circa due mesi fa sono stato contattato per entrare a far parte del Tornado Xblades Racing Team, la squadra con la quale sono andato a Dubai,” mi dice. “Non potevo dire di no.” Le competizioni coi droni sono una singolarità nel mondo delle gare di corsa: chi li pilota indossa uno visore che garantisce una visuale in prima persona dal punto di vista del drone, il pubblico, invece, può godere della vista panoramica dello sciame di droni che si attorciglia sulla pista, oppure del punto di vista personale di un dato pilota. “La competizione è andata benissimo—o quasi, sono riuscito a qualificarmi fra i primi 32 piloti. Purtroppo quando è partito il turno successivo per le qualifiche ai 16 piloti sono stato tamponato in partenza e non c’è stato verso di far ripetere la manche,” mi spiega Giuseppe. “Probabilmente avrei rifiutato: nella mia batteria c’era anche Luke Bannister, il vincitore della prima edizione del World Drone Prix—si era qualificato e non avrei messo a rischio la sua qualificazione. C’è ancora spazio per migliorarsi, ovviamente, ma il mio team è riuscito a trovare sin da subito il ritmo giusto: eravamo affiatati,” continua. Concretamente, la gara vede la presenza e la cooperazione di più persone del team, “La squadra è composta da un pilota, un co-pilota, un meccanico e un team manager. Mentre il pilota guida in prima persona il drone, il co-pilota lo aggiorna con le informazioni di gara—Il meccanico si occupa della sostituzione delle eliche e delle componenti danneggiate, e infine il manager gestisce la squadra interfacciandosi direttamente con gli organizzatori. In Italia competizioni di questo tipo sono ancora un sogno, “purtroppo non è stato ancora regolamentato nulla a riguardo: infatti quelle poche “gare”—se così si possono definire—vengono effettuate in ambienti indoor dove il più delle volte gli spazi risultano limitanti,” mi spiega Giuseppe, “Pensa che alcuni rumor affermano che in futuro che per poter partecipare alle gare “ufficiali” ogni pilota dovrà effettuare un esame grazie a cui viene poi rilasciato un patentino—I costi si aggirano intorno alle 200-300 euro, se non di più.” È freschissima però la notizia di un punto di svolta “storico” per le corse coi mini-droni in Italia: il 30 marzo, infatti, “Grazie alla richiesta presentata dall’Aero Club d’Italia, l’ ENAC ha rimosso il divieto di utilizzo dell’ausilio video per il pilotaggio in prima persona dei droni nelle competizioni sportive,” [si legge sul sito di quadricottero.com](http://www.quadricottero.com/2016/03/fpv-drone-racing-aeci-sblocca-il-volo.html??ref=stellakamikaze.org). Ciononostante la situazione è ancora poco chiara, e il dubbio che questa rimozione sia esclusiva a pochi enti è ancora da risolvere. “Qui in Italia chi sta dalla parte della scrivania fa di tutto per complicare la vita alle persone, invece che aiutarle a crescere e fare bella figura di fronte gli altri paesi, che sono decisamente più avanti di noi,” continua. “Ciononostante stiamo facendo il possibile: a maggio ci saranno gli [Italy Drone Nationals al Lido di Camaiore](http://www.italydronenationals.com/?ref=stellakamikaze.org) che permetteranno a 5 Italiani di partecipare al World Drone Racing Championship alle Hawaii, a ottobre,” conclude Giuseppe. Le corse coi droni sono il futuro: non accetto obiezioni. Ci ho pensato a lungo, ma non riesco a trovare una buona ragione per non rendere questa disciplina aperta e accessibile a tutti: regaliamo droni, apriamo piste, inauguriamo gran premi. In un’Italia migliore il World Drone Prix di Dubai avrebbe avuto la telecronaca di Guido Meda. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-pilota-italiano-ha-gareggiato-nella-coppa-del-mondo-di-corse-coi-droni/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 marzo 2016.* ### Cosa c'è da sapere sul panico per le notifiche di Instagram URL: https://stellakamikaze.org/cosa-ce-da-sapere-sul-panico-per-le-notifiche-di-instagram/ Last updated: 2026-07-03T22:51:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 marzo 2016.* Quelli di Pasqua sono stati dei giorni particolari per Instagram: a partire dal weekend si è cominciato a non vedere altro che immagini in cui gli utenti (e i brand) disperati implorano il pubblico di “Attivare la notifiche per i post”—Instagram, infatti, [da qui a breve si conformerà ai modelli di timeline/feed adottati da Facebook (molto) e Twitter (meno)](http://techcrunch.com/2016/03/28/instagrammers-really-want-you-to-turn-on-notifications-to-avoid-death-by-algorithm/?sr%5Fshare=facebook&ref=stellakamikaze.org), ovvero i contenuti non saranno più visualizzati in ordine cronologico, ma sulla base dei post maggiormente affini ai gusti dell’utente. Aldilà dell’ovvio fastidio per l’inquinamento di post inutili su Instagram (ma diciamocelo cosa vi guardavate su Instagram prima?) e la marea di amici e conoscenti che si sentono così importanti da chiedere ai loro seguaci di “attivare le notifiche per i loro post,” quello che sta succedendo è interessante per una serie di motivi: a) Il panico per la corsa alle notifiche è partito questo weekend, [causato da alcuni rumor](http://nymag.com/thecut/2016/03/how-to-deal-with-instagram-algorithm-apocalypse.html?ref=stellakamikaze.org) che volevano che Instagram introducesse il famigerato “feed algoritmico” a partire da domani, martedì. La notizia è già stata mitigata da un portavoce del social network, [che su The Fader](http://www.thefader.com/2016/03/28/instagram-feed-change-algorithm?ref=stellakamikaze.org) (che non è né TechCrunch—che rimbalza a The Fader—, né Gizmodo, è un magazine per ragazzi e ragazze) ha dichiarato che il cambio avverrà, ma non sarà domani perché sono ancora nel bel mezzo della fase di testing. b) Perlomeno sul mio feed Instagram le richieste di attivazione delle notifiche non stanno arrivando solo dai grandi brand, ma anche da normali utenti muniti di seguito discreto ma che so (quasi) per certo che non vengono e non verrebbero mai pagati da nessun brand per spingere un prodotto—e sarebbero quindi interessati in maniera concreta a mantenere un volume di pubblico interessante. c) Dato il punto b, per la prima volta le “[politiche degli algoritmi](http://www.prismomag.com/la-politica-degli-algoritmi/?ref=stellakamikaze.org)” stanno per toccare una fetta di utenza finora disinteressata all’argomento. Se, per esempio, in Italia l’introduzione su Facebook è avvenuta in maniera troppo graduale per essere concretamente notata e quella su Twitter ha colpito solamente utenti già informati sul fenomeno (principalmente perché chi posta su Twitter non è un user ma un prosumer, il più delle volte), quello che è successo questo weekend su Instagram ha finalmente coinvolto nel fenomeno un tipo di utenti normalmente disinteressati: in un certo senso è una cosa molto bella. L’introduzione di un feed algoritmico su Instagram è un problema molto serio, non solamente per la solita storia degli algoritmi che ci mangiano la vita e [ci rinchiudono nella filter bubble](http://www.motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org), ma in particolare perché [Instagram è rimasto l’unico social network a disporre di un tasso di coinvolgimento dignitoso](http://blogs.forrester.com/nate%5Felliott/15-09-15-how%5Fdoes%5Fyour%5Fbrand%5Fstack%5Fup%5Fon%5Ffacebook%5Ftwitter%5Fand%5Finstagram?ref=stellakamikaze.org) (nel 2015, dimezzato rispetto al 2014, era del 2.261% contro lo 0.216% di Facebook e lo 0.027% di Twitter) e concretamente utile per i brand e le personalità che decidono di investirvi sopra. Abbattere questo tasso (perché un feed algoritmico fa questo: abbatte il ‘coinvolgimento organico, ovvero quello generato naturalmente dall’interazione tra utente e contenuti, a favore di quello a pagamento, ovvero i “post sponsorizzati) non solo significa tagliare la gola a un grosso canale di marketing—inoltre, Instagram finora non ha disposto di strumenti di analytics realmente utili, come introdurrà questa funzione senza snaturare l’espereienza della piattaforma?—, ma sopratutto significa, di punto in bianco, scuotere le fondamenta di uno dei social network più utilizzato dai giovani, o dai cosiddetti millennials (brr…). Io spero succeda il prima possibile e dia quanto più fastidio possibile, perché è fondamentale che tutte le fasce di utenza si rendano conto di quanto tirannica e estemporanea sia la politica degli algoritmi e quanto e quale sia il danno che arreca, che va ben oltre il semplice avere qualche like in meno ai propri post. Quello di internet non è un mercato che può essere gestito in tutto e per tutto come quello del mondo reale: le dinamiche di distribuzione dei servizi sono estremamente diverse e [nel corso degli ultimi anni hanno rincorso un’inquietante tendenza ad accentrare il potere nelle mani di pochi](http://radar.oreilly.com/2014/01/how-did-we-end-up-with-a-centralized-internet-for-the-nsa-to-mine.html?ref=stellakamikaze.org) (quanti altri social network usate in maniera concreta a parte Facebook, Twitter e Instagram?—Il primo e l’ultimo appartengono alla stessa azienda) e sempre più spesso questa ‘rete di distribuzione’ dei contenuti diventa l’unico canale attraverso il quale i suoi utenti usufruiscono di informazioni di qualunque tipo. L’assenza sempre più evidente di alternative valide ai grandi colossi, accoppiata allo sciacallaggio a scopo di lucro che questi stessi colossi stanno consumando ai danni dei loro utenti (che tanto non se ne andranno, proprio perché non ci sono alternative) è turbinio terribile che non farà altro che portarci all’annullamento, perlomeno su Internet. Le ripercussioni sul lungo termine di un’immagine seccante come quella dell’”Attivare le notifiche per i post” su Instagram sono sorprendentemente molte, e dimostrano sempre più quanto l’unico via percorribile per la (ri)costruzione di un web sano, democratico e pubblico sia quella che prevede la destrutturazione del web stesso e la distruzione della autorità centrali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/instagram-algoritmo-feed-post/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 marzo 2016.* ### La storia del programmatore che ha quasi rotto Internet URL: https://stellakamikaze.org/la-storia-del-programmatore-che-ha-quasi-rotto-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:51:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 marzo 2016.* Quello della programmazione è un mondo piuttosto curioso e in parte avulso dalle dinamiche violente che caratterizzano l’universo tech. Si tratta di un’ecosistema stranamente collaborativo, dove centinaia di migliaia di programmatori tendono tutto sommato a darsi una mano. In particolare, a parte il volume ciclopico di soluzioni a problemi di compilazione trovabili su Stack Overflow, la programmazione è sempre più spesso una disciplina modulare. Certo, ci sono i linguaggi di programmazione, le librerie e le piattaforme—Ma un singolo stampato di codice può contenere decine e decine di piccoli tasselli programmati da altre persone. Questo sistema, benché efficace, genera dei rischi non esattamente sottovalutabili. Per esempio: se un programmatore crea un semplicissimo modulo che non serve a nulla se non a risparmiare a tutti gli altri programmatori qualche riga di codice in più, cosa succede quando il server su cui è ospitato quel modulo elimina tutti i contributi caricati da quel determinato programmatore? Un disastro: esatto. Improvvisamente tutti i programmatori che hanno sfruttato quel modulo si ritrovano con un tassello mancante nel loro puzzle, e questi castelli di carte digitali cominciano a crollare. Incredibile dictu, si tratta di una storia vera. È quella di Azer Koculu, un programmatore che dopo aver creato una piccola estensione in Javascript per Node.js, l’ha caricata su NPM—una libreria piena di estensioni per Node.Js—e l’ha chiamata “Kik.” Si tratta di un’estensione da linea di comando che permette di gestire meglio la logistica dell’avvio di progetti di programmazione. Problema: il nome dell’estensione, Kik, [è lo stesso di una piattaforma di messaggistica](https://www.kik.com/?ref=stellakamikaze.org), e i gli avvocati del (gigantesco) servizio si sono mobilitati in tempo zero per risolvere la diatriba d’autore—Prima contattando direttamente Azer e intimandolo a cambiare il nome dell’estensione, e infine rivolgendosi direttamente a NPM, che per non dover gestire in maniera troppo diretta questa scaramuccia ha pensato di eliminare Kik dal suo database. [Per Azer si è trattato di un oltraggio imperdonabile](https://medium.com/@azerbike/i-ve-just-liberated-my-modules-9045c06be67c?ref=stellakamikaze.org#.gg3kvs5rm), e di tutta risposta ha ritirato tutte le sue pubblicazioni da NPM, affermando che “NPM è un’azienda privata in cui il potere corporate è più potente di quello delle persone.” Vista la natura open source dei contributi di Azer, il programmatore non se l’è sentita di continuare a supportare un’azienda che preferiva piegarsi alle minacce di una grande piattaforma, invece che aiutare un suo utente. ‘left pad’ era sfruttata così tanto che doverne fare a meno significava dover rivedere migliaia di linee di codice per assicurarsi che nessuna stringa dipendesse da quel modulo. È a questo punto che il castello di carte ha cominciato a scricchiolare. Infatti, tra le varie estensioni pubblicate da Azer ce n’è una, ‘npm left pad’, che contava solamente 11 recensioni e consisteva di appena 11 linee di codice, ma era stata scaricata, [secondo Business Insider](http://uk.businessinsider.com/npm-left-pad-controversy-explained-2016-3?r=US&IR=T&ref=stellakamikaze.org), 575.000\. ‘left pad’ non era esattamente un’estensione indispensabile, semplicemente aggiunge un prefisso di zeri o spazi a sinistra di una stringa per garantire la presenza di stringhe della stessa lunghezza. Un processo noioso, insomma. Il problema è semplice: questa scorciatoia era sfruttata in alcune delle estensioni più importanti di tutto NPM, che a loro volta venivano utilizzate per le piattaforme più importanti di tutto il web. Così in un attimo si è consumato il disastro: nelle ore successive [programmatori da tutto il mondo hanno cominciato a compilare centinaia e centinaia di richieste d’aiuto](https://github.com/azer/left-pad/issues/4?ref=stellakamikaze.org) per tentare di comprendere a cosa fosse dovuto il guasto procurato dall’impossibilità di richiamare quell’estensione. ‘left pad’ era sfruttata così tanto che doverne fare a meno significava dover rivedere migliaia di linee di codice per assicurarsi che nessuna stringa dipendesse da quel modulo: un lavoro infernale che ha danneggiato la struttura di progetto come [Babel](https://www.npmjs.com/package/babel?ref=stellakamikaze.org)—sfruttato da Facebook, Netflix e Spotify—e [React](https://www.npmjs.com/package/react?ref=stellakamikaze.org). Si è trattato di un incidente dalle conseguenze così vaste che NPM ha dovuto prendere una “[decisione senza precedenti](https://twitter.com/seldo/status/712414400808755200?ref=stellakamikaze.org)” e ri-pubblicare ‘left pad’, così da rendere di nuovo funzionanti le stringhe dipendenti. [Un post di Mike Roberts](https://medium.com/@mproberts/a-discussion-about-the-breaking-of-the-internet-3d4d2a83aa4d?ref=stellakamikaze.org#.my02clveh), head of messenger di Kik, ha chiarificato la posizione dell’azienda affermando che Kik stessa era in procinto di pubblicare un’estensione omonima, e che aveva educatamente chiesto a Azer di cambiare il nome alla propria, in nome del diritto d’autore che Roberts aveva dalla propria parte. L’incidente non è ancora completamente risolto: infatti il marasma causato dal guasto ha avviato un lungo e capillare processo di riparazione dei codici, che è stato poi bruscamente interrotto dalla scelta di NPM. Insomma, sulla carta è tutto a posto, ma gli ingranaggi devono ancora riprendere a funzionare a pieno regime. La vicenda fa però senza dubbio riflettere sulla natura stessa dei metodi di programmazione odierni—David Haney, engineering manager di Stack Overflow, ha pubblicato un articolo sul suo blog in cui si si chiede “se siamo ancora capaci a programmare”. In effetti, l’idea di un immenso mondo digitale tenuto in piedi da dipendenze di codice così fragili è piuttosto spaventosa, e se mai un domani dovesse ripetersi qualcosa di simile il rischio è di non riuscire a risalire alla fonte così in fretta e in maniera così chiara. Quinn Norton, su The Message, [ce lo ricordava mesi fa](https://medium.com/message/everything-is-broken-81e5f33a24e1?ref=stellakamikaze.org#.og908gcsh), “fondamentalmente il software che abbiamo a disposizione oggi fa schifo.” Il motivo? Forse una folle corsa dietro all’hardware [che si è conclusa solo poche settimane fa](http://motherboard.vice.com/it/read/la-legge-di-moore-e-morta?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-storia-del-programmatore-che-ha-quasi-rotto-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 marzo 2016.* ### Enel investirà 2,5 miliardi per portare la fibra ottica in 224 città italiane URL: https://stellakamikaze.org/enel-investira-2-5-miliardi-per-portare-la-fibra-ottica-in-224-citta-italiane/ Last updated: 2026-07-03T22:51:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 marzo 2016.* Dopo averlo annunciato pochi giorni fa durante durante un’audizione al Senato, l’amministratore delegato di Enel ha oggi confermato il piano [dopo il via libera del consiglio di amministrazion](https://www.enel.it/it-it/media-investor-comunicati/Pagine/presentato-al-cda-enel-il-piano-strategico-di-enel-open-fiber.aspx?ref=stellakamikaze.org)e. L’azienda, mediante il suo progetto Enel Open Fiber, investirà 2,5 miliardi di euro per portare la fibra ottica in 224 città italiane, per un totale di circa 7,5 milioni di abitazioni. Il progetto non sarà esclusivo di Enel, ma “sarà aperto alla partecipazione di altri investitori.” La presentazione del piano è stata condivisa con Eof, Vodafone e Wind: l’obiettivo è quello di stabilire una partnership strategica e commerciale. Dal punto di vista pratico, Enel [ha annunciato che la rete verrà fisicamente posata da Eof](http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/03/23/news/enel%5Fpiano%5Fda%5F2%5F5%5Fmiliardi%5Fper%5Fla%5Ffibra%5Fin%5F224%5Fcitta%5F-136127342/?ref=stellakamikaze.org) (Enel Open Fiber) in modalità ‘fiber to the home—fino alla casa del cliente—, e le installazioni avverranno “in 224 città italiane situate nelle aree a successo di mercato (i cosiddetti cluster A e B, dove non è necessario l’incentivo statale perché l’investimento generi un ritorno per le società che operano i servizi sulla fibra).” Nella speranza che alle dichiarazioni venga fatto seguire un percorso concreto, si potrebbe quasi dire che tra qualche anno l’Italia potrebbe finalmente arrivare agli anni 2000 per quanto riguarda la connettività digitale. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/enel-investira-25-miliardi-per-portare-la-fibra-ottica-in-224-citta-italiane/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 marzo 2016.* ### È morto Bob Ebeling, l’uomo che si incolpò del disastro del Challenger URL: https://stellakamikaze.org/e-morto-bob-ebeling-luomo-che-si-incolpo-del-disastro-del-challenger/ Last updated: 2026-07-03T22:51:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 marzo 2016.* È il 11:39 EST del 28 gennaio 1986: 73 secondi dopo il suo decollo, lo Space Shuttle Challenger esplode in diretta TV uccidendo tutti e 7 i membri del suo equipaggio. Una guarnizione detta O-Ring, fondamentale per la tenuta dei 4 diversi segmenti che formano l’impianto dei serbatoi di carburante solido, non poteva funzionare correttamente alle temperature straordinariamente basse che erano presenti durante il lancio. Così, dopo il decollo, le guarnizioni hanno ceduto, permettendo una fuoriuscita di carburante, che si è velocemente incendiato condannando l’intero velivolo aerospaziale. La vera notizia, però, è emersa alcune settimane dopo il lancio. Un ingegnere della Morton Thiokol, un’azienda esterna che al tempo si occupava per conto della NASA della produzione dei propulsori che permettevano ai razzi di decollare, [confessa a NPR](http://www.npr.org/templates/story/story.php?storyId=5175151&ref=stellakamikaze.org) che il guasto era prevedibile, e che proprio il team di Morton Thiokol aveva tentato di convincere la NASA a fermare il lancio, in attesa di condizioni climatiche più favorevoli—Ovviamente, la NASA ha ignorato questi avvisi. Bob Ebeling, uno dei due ingegneri che si sono rivolti a NPR, ha passato il resto della sua vita oberato dal peso di questa consapevolezza: sapere e aver fallito nel comunicarlo in modo chiaro. Questa condizione l’ha condannato alla depressione e al rimpianto—Fortunatamente, secondo la famiglia, ha trovato pace questa settimana, morendo pacificamente nella sua casa a Brigham City, nello Utah, dopo una lunga battaglia con il cancro. Per la famiglia, [intervistata da NPR](http://www.npr.org/sections/thetwo-way/2016/03/21/470870426/challenger-engineer-who-warned-of-shuttle-disaster-dies?utm%5Fsource=twitter.com&utm%5Fmedium=social&utm%5Fcampaign=npr&utm%5Fterm=nprnews&utm%5Fcontent=20160321), “È come se avesse avuto il permesso dal mondo per perdonarsi questo fatto, e dopo averlo fatto è riuscito a lasciare dietro di sé quella parte della sua vita.” [In un articolo del Washington Post](https://www.washingtonpost.com/news/inspired-life/wp/2016/02/25/a-challenger-engineer-blamed-himself-for-the-tragedy-for-30-years-then-this-miracle-happened/?ref=stellakamikaze.org) si legge di come, tanta era la certezza dell’ingegnere del fallimento del lancio, Bob avesse minacciato di presentarsi alla NASA imbracciando il suo fucile da caccia, pur di riuscire a convincerli. Nessuno è uscito vincitore dal disastro del Challenger, nemmeno la NASA che per 2 anni fu costretta a sospendere i lanci con equipaggio. Speriamo che, infine, Bob possa trovare pace. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/e-morto-bob-ebeling-luomo-che-si-incolpo-del-disastro-del-challenger/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 marzo 2016.* ### Perché Twitter non deve morire URL: https://stellakamikaze.org/perche-twitter-non-deve-morire/ Last updated: 2026-07-03T22:51:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 marzo 2016.* Ieri Twitter ha compiuto 10 anni, auguri Twitter. Sul social network hanno festeggiato tutti con con l’hashtag [#LoveTwitter](https://twitter.com/hashtag/LoveTwitter?src=tren&ref=stellakamikaze.org)—Fuori da esso, però, il clima non è lo stesso: sono anni che Twitter non se la passa tanto bene. Tutto ha inizio il 7 novembre 2013, quando Twitter, debuttando in borsa, presenta la sua IPO—offerta pubblica iniziale—[a 26 dollari per azione](http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-03/twitter-wall-street-cresce-febbre-la-quotazione-l-ipo-si-rischia-crollo-come-facebook-anno-scorso-173041.shtml?uuid=ABSLdCb&ref=stellakamikaze.org). La prima seduta si chiude in positivo, sfiorando il picco di [44.9 dollari per azione](http://www.theverge.com/2013/11/7/5076484/twitter-ipo-twtr-public-offering-stock?ref=stellakamikaze.org), il 73% in più rispetto alla IPO—Il sogno continua fino al 26 dicembre, quando Twitter, [con una vetta di 73 dollari per azione](http://marketrealist.com/2014/06/twitter-stock-50-december-2013-highs/?ref=stellakamikaze.org), comincia la sua inesorabile discesa. Gli investitori [giorno dopo giorno](http://techcrunch.com/2013/12/30/the-twitter-nyse-honeymoon-is-over-as-stock-price-takes-another-nosedive/?ref=stellakamikaze.org) perdono fiducia; il problema è semplice: Twitter non produce introiti. Il colpo di scena si consuma l’11 giugno 2015, quando viene annunciato che Dick Costolo, CEO di Twitter, [si sarebbe dimesso lasciando il posto al fondatore Jack Dorsey](http://www.theverge.com/2015/6/11/8767881/twitter-ceo-dick-costolo-is-leaving-the-company?ref=stellakamikaze.org). Il segnale è chiaro: non sono solo gli investitori, anche nell’azienda stessa comincia a serpeggiare la sensazione che Twitter potrebbe non farcela. È qui che comincia la parabola dei cambiamenti—[prima si pensa a nuove funzioni](https://blog.twitter.com/2015/introducing-periscope?ref=stellakamikaze.org), [poi a uno svecchiamento dell’interfaccia](http://www.theverge.com/2015/11/3/9661180/twitter-vine-favorite-fav-likes-hearts?ref=stellakamikaze.org), infine l’annuncio che fa tremare gli utenti: [Twitter avrebbe sposato l’economia degli algoritmi](http://www.buzzfeed.com/alexkantrowitz/twitter-to-introduce-algorithmic-timeline-as-soon-as-next-we?utm%5Fterm=.nlG1860zgM&ref=stellakamikaze.org#.feErK6pgMA). Si tratta di tentativi di tappare le falle di una gigantesca nave che sta prendendo acqua da ormai troppo tempo—In un certo senso, però, l’unico vero motivo per cui Twitter ha ragione di esistere sono proprio questi buchi, e tapparli significherebbe snaturare la piattaforma a tal punto da renderla inutilmente simile a quelle già esistenti. Il sistema che regola le dinamiche di interazione all’interno di Twitter è un sogno che si avvera. Il sistema che regola le dinamiche di interazione all’interno di Twitter è un sogno che si avvera: dalla possibilità di avere una lista di entità a cui si è interessati (i following) fino ad avere un pubblico speculare (i follower), i retweet sono la ciliegina sulla torta di un meccanismo che fa dello scambio di opinioni e idee il suo punto cardine. In un ecosistema digitale il cui imperativo è rendere gestibile il flusso di informazioni a cui ogni giorno siamo sottoposti, il rischio è quello di sottometterci alle dinamiche di conoscenza che le piattaforme stesse mettono a disposizione per massimizzare il rapporto tra usabilità e introito. Questo processo ha un nome: è il fenomeno della filter bubble, i cui protagonisti sono i famosi ‘algoritmi’ che regolano sempre di più i contenuti che ci è permesso vedere su internet. [Succede con Facebook, succede con Google e succede anche con Amazon](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org). Twitter, invece, esula naturalmente dalla bolla di filtraggio, la filter bubble—Ed è proprio per questo che non produce introiti. È proprio per questo motivo che Twitter non deve morire. In un internet sempre più dominato da contenuti che “ci piacciono”, è fondamentale poter sfruttare uno strumento basato sulle stesse dinamiche sociali del web semantico, ma avulso dalle sue dinamiche commerciali. Per il lavoro che faccio, per esempio, Twitter è una fonte di informazione letteralmente inestimabile: la quantità e il tipo di contenuti che riesco a recuperare con una visita da pochi minuti sulla piattaforma non è equiparabile in nessun modo ai risultati che ottengo altrove. I punti di vista, le personalità e il carattere stesso dei contenuti ma garantiscono un colpo d’occhio estremamente più ampio e arricchente di quello che potrei trovare su Facebook, naturalmente legato a dinamiche più locali ma ormai assimilato a hub informativo molto più generale. In senso estremo, la morte di Twitter potrebbe minare le premesse stesse che permettono a uno stato democratico di manifestarsi, ovvero una cittadinanza informata. Non parlo degli strumenti offerti dalla piattaforma stessa:[i Trending Topic sono spesso falsati](http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web?ref=stellakamikaze.org) e la magia della “social TV” non è altro che uno specchio per le allodole per nostalgici del Bagaglino—Espandere un medium passivo con un impianto comunicativo per natura immediato e mai completamente esauriente non rivoluziona il medium di partenza, ma anzi ne maschera i limiti ormai definitivamente giunti al capolinea. Quello che mi preoccupa è che un domani possa scomparire un piattaforma di queste dimensioni e con questo tipo di dinamiche: Twitter è ormai troppo grande per crollare da un momento all’altro, e le possibilità che ci fornisce sono il prezzo da pagare per essere così in perdita. L’emergere di canali di informazione geo-specifici e catalogati (gli hashtag, spesso collegati a eventi specificatamente locali) la cui potenza è enormemente amplificata dalla possibilità di fare il giro del mondo in tempo zero (grazie ai retweet) è un bene inestimabile che, per esempio, Facebook non ci può garantire. La ‘rete’ concepita da Twitter [è aperta e indipendente da quella che si manifesta nel mondo reale](http://thenextweb.com/facebook/2016/03/22/twitter-better-than-facebook/?ref=stellakamikaze.org), e l’unica condizione necessaria alla sua esistenza è quella di collegare persone con interessi simili. È la semantica stessa del sito a dimostrarlo: su Twitter si diventa seguaci, non si stringe amicizia. Inoltre, le dinamiche di gestione della privacy non rendono concretamente possibile l’apparizione di ostacoli concreti a questa diffusione di informazioni—Mentre su Facebook un’opzione può interrompere inevitabilmente un flusso, su Twitter il sentiero è sempre percorribile in entrambi i sensi: dalla fonte al lettore e dal lettore alla fonte. Benché Twitter soffra di una serie di problematiche concrete ([le molestie, su tutte](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=twitter+harassment&tbm=nws)) e il suo futuro sia incerto (troppo grosso per morire, ma gli investitori fiduciosi un bel giorno finiranno), è necessario sfruttarlo ora e subito iscrivendosi, cercando e seguendo personalità che riteniamo interessanti, retwittando i contenuti che ci sembrano validi e, perché no, produrne direttamente di originali. Si tratta di un modo radicalmente diverso per indicizzare il web, genuinamente votato alla diffusione di contenuti degni di nota su uno spettro di argomenti potenzialmente infinito. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/twitter-non-deve-morire/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 marzo 2016.* ### La NASA darà fuoco a un modulo spaziale lanciato in orbita URL: https://stellakamikaze.org/la-nasa-dara-fuoco-a-un-modulo-spaziale-lanciato-in-orbita/ Last updated: 2026-07-03T22:51:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 marzo 2016.* È evidente che alla NASA ci siano dei cuori spezzati. Il 5 marzo 2016 è stata mandata in onda l’ultima puntata (per sempre) di Mythbusters, lo show di Discovery Channel che dal 2003 fino a oggi ha forgiato generazioni di pazzi scriteriati pronti a tutto pur di rendere concreta la gaia scienza. Pronti, per esempio, [a far implodere una autocisterna piena di propellente](https://www.youtube.com/watch?v=r2WPXt1kbRY&ref=stellakamikaze.org). Il perché non è importante. L’Agenzia Spaziale americana ha colto la palla al balzo e ha ben deciso di prendere il posto della trasmissione. La prima puntata della nuova serie TV governativa si chiamata [Saffire Experiment](http://www.nasa.gov/mission%5Fpages/station/research/experiments/1761.html?ref=stellakamikaze.org) e prevede il lancio di un modulo di trasporto spaziale verso la Stazione Spaziale Internazionale, il quale, durante il suo viaggio di ritorno alla Terra, verrà deliberatamente incendiato mentre si trova in orbita. L’obiettivo: comprendere meglio il comportamento del fuoco nella microgravità. La logistica dell’esperimento verrà gestita dal partner commericale della NASA, Orbital ATK, che lancerà il cargo spaziale Cygnus per portare una serie di provviste alla Stazione Spaziale Internazionale. Dentro il modulo, oltre che acqua, cibo e elementi di inventario, verrà posta una pratica scatoletta distruttiva munita di tutto il materiale necessario per scatenare l’inferno nelle viscere di Cygnus. Assieme al materiale incendiario, Cygnus trasporterà una gamma di sensori e di strumenti di rilevazione, per raccogliere tutti i dati possibili sulla diffusione delle fiamme nella microgravità del modulo. Ovviamente la relazione tra fuoco e spazio non è una novità per la NASA, ma il Saffire Experiment sarà il primo esperimento su una scala così vasta—Secondo Gary Ruff, ingegnere aerospaziale del Glenn Research Center della NASA, il congegno brucerà per 15/20 minuti, e le settimane successive all’esperimento saranno necessarie al download dei dati a terra. Grazie a queste informazioni, la NASA migliorerà le sue tecnologie di prevenzione, rilevazione e gestione degli incendi. Assieme a Saffire, il modulo Cygnus [svolgerà un’altra serie di esperimenti durante il suo viaggio spaziale](http://www.theverge.com/2016/3/16/11244364/nasa-saffire-test-fire-orbital-atk-cygnus-iss-resupply-mission?ref=stellakamikaze.org). Il modulo verrà lanciato martedì 22 marzo alle 4 del mattino ora locale. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-nasa-dar-fuoco-a-un-modulo-spaziale-lanciato-in-orbita/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 marzo 2016.* ### Guarda le foto dei luoghi abbandonati della NASA URL: https://stellakamikaze.org/guarda-le-foto-dei-luoghi-abbandonati-della-nasa/ Last updated: 2026-07-03T22:51:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 marzo 2016.* In questo mondo non c’è più nulla da esplorare: abbiamo scoperto tutto e l’esplorazione, per come l’abbiamo intesa sui libri di storia, è ormai impossibile. L’unica soluzione a questo problema è caricare su una nave bella solida un sacco di provviste e cominciare a girovagare per gli oceani, nella speranza di incrociare qualche isoletta dimenticata dai cartografi. Ciò non significa, però, che dovremmo smettere di esplorare. Infatti il termine ha ormai cambiato il suo significato: l’esplorazione è diventata urbana o industriale, e ultimamente a noi esseri umani orfani della solitudine ci è preso il pallino dei luoghi abbandonati. Chernobyl, per esempio. - Abandoned in Place: Preserving America’s Space History\* è un progetto fotografico che si prefigge l’obiettivo di ‘Preservare la storia dell’esplorazione spaziale statunitense.” Il fotoreportage, raccolto in un libro e pubblicato dalla University of Mexico Press, è una vera e propria operazione di esplorazione fotografica delle strutture di lancio e di ricerca della prima era spaziale americana. Il lavoro svolto da Roland Miller ([beccatevi questa mappa fotografica interattiva di Cape Canaveral](http://www.rolandmiller.com/cape%20map/cape-maprollover2.html?ref=stellakamikaze.org)), autore e fotografo, non è meramente documentaristico: infatti la sua intenzione è quella di raccontare una storia, e per farlo ha sfruttato non solo le fotografie ma anche l’impaginazione delle stesse. Il risultato è un ibrido astratto tra giornalismo e arte. “Le strutture fotografate ritraggono una delle avventure più storicamente e tecnologicamente importanti dello scorso secolo—Dal nostro primo volo nello spazio senza equipaggio, fino allo sbarco sulla Luna,” si legge sul sito ufficiale della pubblicazione. “In molte immagini si percepisce quanto, in quel periodo, l’urgenza della corsa allo spazio fosse sentita.” Per Roland, il progetto ha come scopo quello di conservare e ritrarre questi luoghi abbandonati attraverso lo strumento fotografico con un approccio che superi quello della documentazione governativa, facendo trasparire, nel mentre, il valore sociale, storico e e artistico di queste strutture. “Questo progetto mi ha ricordato la natura temporanea della vita: tutto evolve.” “Ho fotografato la Cape Canaveral Air Force Station e molti centri spaziali della NASA come lo Stennis Space Center, in Mississippi, il Johnson Space Center in Texas, il Marshall Space Flight Center in Alabama, il Wallops Island Flight Facility e il Langley Research Center, entrambi in Virginia,” mi spiega Roland Miller per email. “Ci ho messo due anni prima di riuscire a contattare qualcuno che mi potesse aiutare nel progetto e che fosse interessato a vedere che tipo di fotografie avevo intenzione di fare,” continua parlandomi di come sia riuscito a ottenere l’accesso a questo strutture. “Dopo aver effettuato degli scatti preliminari e averli mostrati alle autorità della NASA e dell’Aviazione, sono riuscito a far comprendere l’importanza di questo tipo di documenti, e mi hanno lasciato procedere,” mi spiega. Gli scatti di Roland sono un viaggio incredibile negli occhi e nel cuore di chi quel periodo l’ha vissuto davvero: tra tagli più concettuali che ben rappresentano l’impeto esplorativo che guidava chiunque lavorasse nell’ambito, e ritratti delle titaniche strutture in cui si consumava la magia di un lancio spaziale, l’intero reportage è capace di regalare nuova vita a questi edifici, “Personalmente, mi piace molto lo scatto ‘Launch Ring Restored’, che mostra il piedistallo di lancio dell’Apollo Saturn Launch Complex 34 di Cape Canaveral,” mi confessa Roland. “La fotografia è stata scattata poco dopo una nuova tinteggiatura e sabbiatura della piattaforma, nel tentativo di conservarla. Il Launch Complex 34 è la struttura del primo lancio della missione Apollo, ovvero l’Apollo 7,” continua. “È lo stesso sito dell’incendio dell’Apollo 1, quello che nel 1967 uccise gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chafeee—Per molti anni ho cercato di ritrarre questo sito, cercando di donargli un’atmosfera quieta e paciosa. La luce del tramonto, assieme alle nuvole presenti nello scatto, mi ha permesso di catturare proprio quella sensazione che stavo cercando.” “Too solid for any known method of demolition.” Il progetto fotografico solleva, tra le righe, anche questioni piuttosto importanti. Proprio come nel caso di attualità delle trivelle nel Mar Adriatico, le strutture costruite per ospitare questo tipo di operazione sono tanto maestose quanto possenti. Nel sito del libro, in particolare, si può leggere una frase decisamente chiara. Parlando proprio delle strutture, l’autore le definisce “too solid for any known method of demolition,” troppo massicce per qualsiasi tecnica di demolizione sconosciuta.” L’idea che l’uomo avvii la costruzione di edifici che non sa se potrà poi effettivamente demolire, è quantomeno curiosa, “Le torri di lancio erano alte circa 60 metri, anche se ne era rimasta solo una quando ho cominciato questo progetto, l’altra invece era stata demolita,” puntualizza Roland. “Le superstrutture di cemento erano alte poco meno di 10 metri—Queste sono le strutture difficili da demolire perché erano state progettate per sopportare le tremende esplosioni causate dall’eventuale fallimento dei lanci nei primi secondo dopo l’avvio,” continua Roland. “Osservare questi edifici mi ha procurato tante, diverse, sensazioni. Era triste vedere questi luoghi che un tempo raccoglievano le attenzioni di tutto il mondo, essere abbandnati e lasciati decadere,” mi spiega. “Questo progetto mi ha ricordato la natura temporanea della vita: tutto evolve, e per me è stato un onore poter rappresentare attraverso il filtro del mio occhio fotografico dei luoghi così preziosi per la mia infanzia,” conclude. *Abandoned in Place: Preserving America’s Space History* è stato pubblicato l’1 marzo [e non riesco a pensare a una buona ragione per cui non dovreste acquistarlo](http://unmpress.com/books.php?ID=20000000005653&Page=book&ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/guarda-le-foto-dei-luoghi-abbandonati-della-nasa/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 marzo 2016.* ### Come Twitter prevede i danni dei disastri naturali URL: https://stellakamikaze.org/come-twitter-prevede-i-danni-dei-disastri-naturali/ Last updated: 2026-07-03T22:51:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 marzo 2016.* Ora sfrutterò un cliché trito e ritrito. L’11 settembre 2001 io ero bello spaparanzato sul mio divano, e stavo guardando la Melevisione, quando di punto in bianco il mio pomeriggio assieme a Tonio Cartonio è stato interrotto da un’edizione straordinaria del TG 3\. Avevo 6 anni, e la prima emozione che associo all’attentato delle Torri Gemelle è la rabbia furiosa che ho provato: tutti i cazzo di canali erano monopolizzati da telegiornali, e io volevo vedere i benedetti cartoni animati. La buona notizia è che [ora la Melevisione la posso guardare in streaming](http://www.melevisione.rai.it/dl/portali/site/page/Page-c5a27a95-01ce-46bb-a6e1-073e3d9912c6.html?ref=stellakamikaze.org) quando mi pare, quella cattiva è che la monopolizzazione mediatica ora passa anche per i social network. Il consumarsi di un evento rilevante si accompagna ad un picco di attività su tutti i social network—Lo abbiamo visto con [le recenti capriole politiche sul DDL Cirinnà](http://www.vice.com/it/read/unioni-civili-non-c-niente-da-festeggiare-cirinn-349?ref=stellakamikaze.org), e qualche mese fa [con gli attentati di Parigi](https://news.vice.com/it/topic/parigi?ref=stellakamikaze.org). Questa tendenza è stata individuata anche [da un team di ricercatori guidati da Yury Kryvasheyeu](http://www.sciencemag.org/news/2016/03/twitter-can-predict-hurricane-damage-well-emergency-agencies?ref=stellakamikaze.org), un fisico computazionale dell’Australia’s National Information and Communications Technology Research Centre of Excellence di Melbourne. Il punto di partenza della ricerca è semplice: le persone utilizzano i social network per comunicare in tempo reale, e spesso e volentieri si può individuare un picco di attività in corrispondenza di eventi rilevanti per la società intera. In particolare, quando si parla di emergenze di livello nazionale l’attività arriva alle stelle. In caso di disastri, [è possibile sfruttare i dati presenti sui social network per monitorare e analizzare l’entità dell’evento?](http://advances.sciencemag.org/content/2/3/e1500779.figures-only?ref=stellakamikaze.org) Il disastro analizzato è stato quello dell’Uragano Sandy, un uragano di categoria 2 che nel 2012 ha devastato la Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti, Repubblica Dominicana e la costa orientale degli Stati Uniti. I danni che ha causato Sandy sono secondi solo a quelli prodotti da Katrina, e uno dei problemi più rognosi da gestire è stata proprio la configurazione di un piano di soccorso sensato. In breve: il disastro era stato di così ampia portata che capire chi avesse più urgenza di aiuto era un bel grattacapo. Il team di Kryvasheyeu ha stilato una lista di parole chiave legate all’Uragano Sandy, ha individuato la finestra di tempo da prendere in analisi (dal 15 ottobre al 12 novembre 2012). Dopodiché ha acquistato i dati relativi a Twitter da un privato che si occupa proprio di raccogliere questo tipo di dati—infatti, cercare dei tweet su Twitter non è semplice come sembra. La ricerca ha dimostrato che Twitter può essere un’ottima fonte di informazioni e dati per questo tipo di eventi. Infatti, dopo aver catalogato e geolocalizzato tutti i tweet, il team ha scoperto che più una persona si trovava vicino alle zone più colpite dall’Uragano, maggiori erano le informazioni che era in grado di fornire. Il modello sviluppato dal team si è rivelato ancora più accurato di quello sfruttato dal Federal Emergency Management Agency statunitense, l’agenzia che si occupa proprio di configurare le operazioni di soccorso. “È possibile condurre una vita sociale normale rimanendo fuori dalla rete digitale dei social network?” “Lavoro con i dati di Twitter da oltre 5 anni, e credo che Twitter possa fornire un grande contributo alla scienza permettendo ai computational social scientist di accedere alle informazioni che il social network custodisce: così facendo, i ricercatori otterrebbero una valanga di dati fondamentali per comprendere meglio il comportamento degli esseri umani in questo tipo di emergenze,” mi spiega Manuel Cebrian, co-autore dello studio e informatico del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation a Clayton, in Australia, mentre gli chiedo quali sono i costi per accedere a questo tipo di dati. “Aziende come [GNIP](https://gnip.com/?ref=stellakamikaze.org) facilitano agli scienziati l’accesso di dati ormai persi nel tempo, e il prezzo richiesto in cambio di questi servizi è ragionevole, specie perché nelle realtà accademiche vengono applicati dei grossi sconti. Si tratta di risorse inestimabili per progetti di ricerca come quello che abbiamo appena pubblicato su Science Advances—Senza di loro, questo tipo di ricerca semplicemente non è realizzabile.” La questione dell’accesso ai dati non è banale. In una società ormai sempre più dipendente dall’identità che proietta sulla rete, e in particolar modo sui social network, che valore hanno questi dati? Benché si tratti effettivamente di dati ospitati da piattaforme gestite da privati, si può dire che l’importanza storica che i tweet e i post su Facebook ormai hanno li renda automaticamente un bene di interesse pubblico? “La domanda è un’altra: è possibile condurre una vita sociale normale rimanendo fuori dalla rete digitale dei social network? È una discussione interessante, supportata da prove e punti di vista di tipo molto diverso. Alcune ricerche dimostrano collegamenti positivi tra l’utilizzo dei social network e il nostro umore, altre ricerche dimostrano il contrario. Credo che questi risultati riflettano la complessità della natura umana, quanto ancora poco noi riusciamo a comprenderla e quanto i social media stiano cambiando il modo in cui comunichiamo tra di noi,” mi spiega Manuel. Resta da chiedersi perché, eccezion fatta per chi sceglie di rendere privati i propri post, i contenuti naturalmente pubblici non siano analizzabili autonomamente dai ricercatori—Sicuramente, si tratta di una questione di profitti generati dai big data immagazzinati dalle grandi piattaforme ma, come detto, queste informazioni sono ormai fondamentali per il progredire di una serie di campi di ricerca, “Da diverso tempo seguo [le attività di Sandy Pentland](http://web.media.mit.edu/~sandy/?ref=stellakamikaze.org), mio mentore e professore dell’MIT, maggior esponente degli studi in questo campo, ovvero i pro e i contro dei profitti delle piattaforme social e la proprietà individuale dei dati che queste aziende posseggono, e credo sia uno degli aspetti più interessanti di questa nuova era fatta di dati e informazioni,” dice Manuel. Questo tipo di dati soffre però di un problema piuttosto rilevante: quello dei bot. [Come già dimostrato in campo politico](http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web?ref=stellakamikaze.org), una buona parte dei contenuti pubblicati sui social media è prodotto da bot o algoritmi automatizzati, che in più di un caso rischiano di falsare la reale percezione di un determinato evento, “È una questione parecchio importante per noi, e quando si tratta di analizzare milioni di messaggi su Twitter cerchiamo di essere quanto più attenti possibile nella rilevazione e rimozione dei bot—Anche in questo caso, però, si tratta di un vero e proprio campo di ricerca (vedi, [The DARPA Twitter Bot Challenge](http://arxiv.org/abs/1601.05140?ref=stellakamikaze.org)) a sé stante; è inevitabile dovervi avere a che fare, almeno per ora,” conclude Manuel. I risultati di questa ricerca, in un certo senso, dimostrano come attraverso il nostro comportamento sui social network sia possibile configurare un modello predittivo—Lo stesso team ha lavorato sull’argomento, come nel caso di [un’ulteriore analisi del comportamento degli individui coinvolti nell’Uragano Sandy](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0117288&ref=stellakamikaze.org) e [sulla possibilità di sfruttare i dati presenti sui social per prevedere lo scatenarsi di epidemie](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0092413&ref=stellakamikaze.org). Non mi resta che chiedermi se studi del genere vengano effettuati anche sul territorio italiano—Nella speranza che il soggetto di studio non debba necessariamente essere una super-tempesta distruttiva. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-twitter-prevede-i-danni-dei-disastri-naturali/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 marzo 2016.* ### Volto coperto URL: https://stellakamikaze.org/volto-coperto/ Last updated: 2026-07-03T22:51:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 marzo 2016.* *Questo racconto fa parte di Terraform, la nostra rubrica settimanale di narrativa sci-fi. Racconti sul futuro dell’uomo, della Terra e dell’universo—tra nuovi approcci alla realtà e evoluzioni distopiche del nostro presente. Ogni giovedì una nuova puntata: se hai un’idea da proporre o un racconto da pubblicare, scrivici a itmotherboard@vice.com.* Illustrazione di Tommaso Pandolfi Ordine, scatto, servizio. Ordine, scatto, servizio. Ordine, scatto, servizio—È mattino presto e un’ascia mi sta spaccando la testa a metà. Spalanco le finestre del residence in cui alloggio ormai da qualche mese, e fortunatamente il Mar Egeo è ancora lì con i suoi riccioli bianchi. È la prima cosa che vedo ogni mattina: una bottiglia di birra bevuta troppo in fretta che comincia a schiumare e bagna le coste silenziose dell’Isola di Lesbo. Pochi istanti dopo arriva l’odore del mare—Sono qui da oltre cento giorni ma quell’odore mi stupisce tutte le mattine. Apro il frigobar vicino al mio letto e mangio uno yogurt, poi mi scolo almeno mezzo litro d’acqua frizzante. Yogurt e acqua sono tutto ciò che mi piace di questo posto, l’unica routine che mi piace affrontare—La colazione mi rende particolarmente felice, perché mentre la faccio sono ancora in pigiama sul mio letto e l’unica cosa che sento è l’odore della salsedine e il rumore statico del mare che si spezza. Quando finisco l’ultima cucchiaiata di yogurt e bevo l’ultimo sorso d’acqua qualcosa dentro di me scatta, come per un riflesso pavloviano. Sospiro, mi alzo e mi getto nella doccia—L’acqua è sempre bollente, perché dimenarmi nella vasca da bagno per evitare di ustionarmi mi aiuta a non pensare. Quando afferro le mutande ancora in accappatoio è già troppo tardi: ordine, scatto, servizio. In un attimo i miei capelli sono asciutti, ho le lenti a contatto addosso e le scarpe ben allacciate. Spalanco la porta della camera e le luci gialle del corridoio si mischiano all’odore di moquette. Cammino svelto, busso alla camera vicino alla mia ma non aspetto risposta. Scendo al piano di sotto e rapidamente esco dal residence, vado verso il bar dall’altra parte della strada e entro—Ordine, un caffè; scatto, sorrido; servizio, bevo il caffè. Sono un agente di frontiera dell’Unione Europea, vivo sull’Isola di Lesbo da troppi giorni e mi occupo di schedare i migranti. No, la crisi dei rifugiati non è finita—Ormai è la normalità: l’Unione Europea lo ha accettato, e tutto sommato non ce la stiamo cavando male. Qui a Lesbo gli agenti di frontiera li pagano bene: la giusta somma per convincere un disgraziato senza lavoro a scappare per qualche mese dalla sua città e andare a scattare foto in un paradiso estivo in mezzo al mare. --- Il mondo è sempre lo stesso, ma il prezzo da pagare per i rifugiati è stato il trattato di Schengen. L’hanno annullato nel 2018, a ottobre, dopo che per la terza estate consecutiva il flusso dei migranti non ha accennato a diminuire. Può sembrare una tragedia, ma tutto è filato incredibilmente liscio: Schengen ha lasciato posto a qualche dogana in più, e i temutissimi migranti sono sembrati invisibili alle demografie di mezza Europa. Eppure c’erano—L’unico problema irrisolto erano i soldi: questi nuovi arrivati pagavano tutto in contanti. I pagamenti non erano tracciabili, nessuno lasciava tracce di sé nel mercato. L’imprevedibilità era l’unica variabile inammissibile in questa equazione. Così, appena un anno dopo la caduta di Schengen i mercati hanno urlato: dai colossi del capitalismo fino alle imprese più piccole, tutti volevano avere la contabilità in chiaro. Così è sparito il contante—O meglio, ha cambiato aspetto. Il primo passo sono stati gli smartphone: un servizio unificato in oltre 36 stati e un’applicazione per pagare. Il bisogno di rendere capillare questa nuova tecnica di pagamento era così forte che iscriversi ti garantiva un bonus regalo da 200 euro. Qualcosa, però, non tornava: gli smartphone si scaricavano. Allora hanno estratto da un cappello una manciata di nazioni per la fase di testing e hanno cominciato a impiantare dei chip sottocutanei. Quelli sì che erano comodi: non si scaricavano mai e dentro c’era davvero tutto, dal tuo conto corrente fino al registro sanitario. Non serviva più tenere il portafoglio in tasca. A poco, però, sono servite le leggi sulla privacy e sul trattamento dei dati personali: questa faccenda di farsi ficcare uno sputo di grafite sotto la pelle non piaceva a nessuno. Il colpo di genio è arrivato nel 2021, appena due anni fa: la propaganda sulla necessità di tracciare tutti i flussi di denaro era stata così capillare e violenta da rendere impossibile tornare indietro. I commercianti adoravano questo nuovo capitalismo esclusivamente virtuale, e i pochi contrabbandieri che si opponevano non resistevano a lungo contro i bonus offerti dalle grandi istituzioni per l’adesione al servizio. Le sigarette si pagavano ancora in contanti, principalmente perché ormai non fumava quasi più nessuno. Era una calda giornata di maggio quando i burocrati di questa nuova lega commerciale hanno capito che non serviva essere invadenti per stampare un codice a barre su ogni singolo essere umano presente sul globo terracqueo: il codice identificativo già c’era. Così hanno cominciato a scattarci delle foto. Il nuovo PIN del Bancomat era la nostra faccia, accuratamente riconosciuta da una stringa alfanumerica abbastanza lunga da non essere memorizzabile e che era esclusiva dei nostri tratti somatici. Alle nuove tecnologie di screening e riconoscimento non sfuggiva nulla dei nostri volti: dall’attaccatura dei capelli fino alla larghezza della nostra mandibola, questi dati venivano incrociati con un modello matematico che riconosceva i nostri comportamenti muscolari. Bastava una foto e poche emozioni regalate all’obiettivo—felicità, stupore e tristezza—per associarci definitivamente a un numero identificativo che conteneva tutte le informazioni su di noi che interessavano alle autorità. Da allora ordine, scatto e servizio. Non ho memoria dell’ultima volta che ho acquistato qualcosa senza offrire un sorriso alla cassa—E il mio lavoro è proprio questo: essere il fotografo personale di ogni singolo migrante che calpesta le coste di Lesbo. --- Finisco la seconda sigaretta, il mio tecnico sta tardando ma non mi importa granché: qui a Lesbo l’alba dura un’eternità, e ci vorranno ancora diverse ore prima che l’odore di mare sparisca definitivamente per lasciare posto alla polvere tostata dal sole. Arriva e mi fa un cenno: entra nel bar—Ordine, tre bottiglie d’acqua, sorride, servizio. Quando entrano nello stanzino in cui e il mio collega lavoriamo, i migranti sono ben contenti di collaborare. Da quando è entrato in vigore il protocollo identificativo fotografico l’imperativo categorico è stato quello di rilassarsi: le guardie dei checkpoint chiacchierano con chiunque e offrono sigarette agli adulti e dolciumi ai bambini, io e il mio tecnico ci facciamo grandi risate assieme alle persone che fotografiamo, e dopo gli scatti la loro permanenza a Lesbo non supera le 48 ore. Bastano soltanto un nome, un cognome e una foto per entrare in Europa da privato cittadino. È *davvero* così semplice. Chi ha la fortuna di arrivare con qualche contante in tasca può decidere di tenerselo, oppure di versarlo subito sul conto associato alla propria faccia. Mi passano sotto gli occhi tutti i giorni, conosco a memoria ogni singola sfumatura dei loro occhi e ogni piega dei loro sorrisi. È fuori dal normale per me, e più passano i giorni più sento di star facendo qualcosa di profondamente sbagliato: ordine, sorrida prego; scatto, flash; servizio, tenga questi, può andare. È alienante, ma solo per me: il clima è rilassato, e il lavoro non è per niente stancante. Ciononostante, per ogni sorriso che regalo al mattino al bar in cambio di un caffè, c’è un volto di qualcuno tra i migranti che scompare dalla mia testa. Sto cominciando a perdere lucidità, ma non lo dò a vedere. Non riesco a digerire queste fotografie, non riesco a capire chi abbia voglia di guardarle per cercare un volto e non un numero nascosto tra le rughe di una fronte. --- Sono di nuovo ad Amburgo. Sono passati quattro mesi dall’ultima volta che ho scattato una fotografia a Lesbo, e al momento non ho grande memoria di quel periodo visto che l’unica cosa che sento è il sapore di ruggine in bocca e il naso carico di calore. Da quando sono tornato le cose per me sono migliorate: l’esperienza a Lesbo mi ha aiutato a trovare lavoro, e finalmente i miei sorrisi valgono qualcosa in più di un caffè. Poche ore fa, se non mi sbaglio, una smorfia felice mi è valsa un gin tonic in un locale in centro. Ora, spero che non servano grandi pose per una visita ambulatoriale e qualche antidolorifico: ho fatto troppe smorfie al bancone e un paio di di frasi azzardate a dei perfetti sconosciuti mi hanno fatto meritare un breve siparietto comico in cui tentavo di dimenare le braccia con atteggiamento ostile. Chiamano il mio nome e in un istante mi sveglio dal torpore in cui mi stavo nascondendo. Si sposta la tenda, mi siedo su un materasso durissimo e un medico annoiato si avvicina a me con del disinfettante: non ha bisogno di troppe analisi per dirmi che, in buona sostanza, mi avevano appena spaccato la faccia. Niente ossa rotte, niente lacerazioni. Sono solo gonfio come un pallone. Mi porge dei fazzoletti per asciugarmi la bocca ancora incrostata di sangue e si siede—Stampa un foglio, lo firma e mi consegna la ricetta. Assieme mi porge un paio di pastiglie, sono antidolorifici e li ingoio seduta stante: dovrebbero aiutarmi a riprendermi dal trauma iniziale. Stringo la mano, ringrazio e afferro un altro foglio: mi viene indicato un ufficio al piano inferiore; io non faccio domande e ci vado. Non c’è coda e passo subito: consegno il foglio, fornisco i dati anagrafici. La dipendente mi consegna una tessera. Torno nella sala d’aspetto dell’ospedale e decido di prendermi qualche minuto per tirare il fiato. Guardo la faccia della gente che passa—Dopo venti minuti mi accorgo di avere sete. Mi alzo e vado al bar dell’ospedale. Ordine, un’acqua; scatto—La cassa non mi riconosce. Senza pensarci tiro fuori la tessera e la consegno. Servizio, e infine bevo. Uscito dal bar tiro fuori la tessera e me la rigiro in mano: “Modulo identificativo sostitutivo: 14 giorni.” Inspiegabilmente la bocca torna a sapere di ruggine—Solo allora mi rendo conto che mi avevano appena gonfiato di botte e che ai registratori di cassa, per un po’, non sarei stato lo stesso di prima. Avevo bisogno di un’altra faccia: ecco a cosa serviva la tessera. Di punto in bianco comincia a riapparire qualcuno dei volti che avevo rubato a Lesbo—Gli occhi mi si gonfiano e tiro un lungo sospiro spezzato. Scuoto la testa e torno a casa. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/volto-coperto/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 marzo 2016.* ### I disegni che raccontano i lavori più assurdi nel mondo della tecnologia URL: https://stellakamikaze.org/i-disegni-che-raccontano-i-lavori-piu-assurdi-nel-mondo-della-tecnologia/ Last updated: 2026-07-03T22:51:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 marzo 2016.* Ormai da molto più che *qualche* anno, gli abitanti del mondo delle “persone che contano” arrivano quasi tutti dall’ecosistema dell’informatica e della tecnologia. Questo inaspettato svilupparsi degli eventi ci ha permesso di assistere ad uno fenomeni antropologici più interessanti della storia: cosa succede quando una gamma di professioni relegata da sempre a uno spettro di persone socialmente represse viene catapultata nel jetset? Il discorso è banale: il nerd occhialuto che vive nell’immaginario collettivo di tutto il mondo ha cambiato aspetto. Se prima la roccaforte era protetta da un titano come Bill Gates, nel corso degli anni il testimone è passato prima tra le mani di Steve Jobs, un ibrido tra un hippie visionario e un genio della mentalità corporate, e infine è stato acchiappato dal mio caro amico Mark Zuckerberg. Il trono però sembra, ancora una volta, essere in pericolo. Il patron di Facebook è ormai superato — il divo del jetset tech è Elon Musk: criptico, misterioso, pieno di soldi. Parallelamente a questa evoluzione, anche il mondo del lavoro vero e proprio è cambiato. Chi sta scrivendo questo articolo non è né un giornalista né un redattore — Siamo staff writer, editorial intern, editor, contributor, news editor, longform reviewer e via dicendo. Tantissimi nomi diversi per parlare della stessa cosa. [Tony Ruth](https://twitter.com/lunchbreath?ref=stellakamikaze.org) è un illustratore e artista di Chicago, e diversi mesi fa (colpa mia, non sono esattamente il più scattante della ciurma Motherboard) ha avviato una serie di opere chiamata ‘[Welcome to Business Town](http://welcometobusinesstown.tumblr.com/?ref=stellakamikaze.org),’ in cui si prefiggeva l’obiettivo di “spiegare a chi è esterno a essa, questa *highly intangible, deeply disruptive, data-driven, venture-backed, gluten-free* *economic meritocracy.*” Il risultato è una serie di illustrazioni liberamente ispirate dai mondi fiabeschi di Richard Scarry. Il programmatore stagista fa più soldi di tutti noi messi assieme — Lo sapevate, vero? È per quello che tutto il mondo civilizzato ci sta ammorbando con la storia del “MANDA TUO FIGLIO A STUDIARE PROGRAMMAZIONE”. Perché poi fa i soldi, semplice — No? Cosa succede quando cominci a fare carriera da giovane, magari in una startup assurdamente *disruptive* e la tua *brand image* si trasforma in un *player* fondamentale del *market landscape*? Semplice. Invecchi come tutti, schifoso Peter Pan. Così, quando le rughe cominciano a trasmutare le tue espressioni, ti devi rivolgere ad un *High School Brand Ambassador,* uno stronzo che va in mezzo ai liceali e cerca di vendere il tuo prodotto da vecchi a un mercato di giovani. È così assurdo che infatti non credo funzioni, nemmeno per sbaglio. In questo caso, invece, viene riassunto il paradosso corporate del mondo moderno: cercare il nuovo rovistando nel solito. Il Chief Diversity Officer si occupa di diversificare la manovalanza dell’azienda, ma premurandosi di non uscire mai dal seminato di quelle quattro/cinque realtà universitarie da cui è possibile assumere nuovi *20-something white males.* Per capire meglio il mondo di Business Town ho contattato Tony Ruth, e ho fatto quattro chiacchiere riguardo il progetto, “Ho cominciato a pensare a *Welcome to Business Town* leggendo dei libri per bambini ai miei figli. Qualche tempo fa [ho letto un post firmato da Giovanni Tiso](http://bat-bean-beam.blogspot.it/?ref=stellakamikaze.org), in cui parlava approfonditamente di cosa significasse insegnare ai bambini la natura del lavoro, in particolare in un periodo come il nostro, in cui le nostre vite lavorative stanno diventando sempre più eteree, complicate da spiegare e prive di elementi fisici,” mi ha spiegato in una chat privata su Twitter. “Lo stesso pensiero mi è tornato in mente circa un anno dopo, quando per un periodo di tempo ho lavorato con una serie di start-up piene di persone con ruoli lavorativi assurdi. Mi sono ritrovato a dover imparare che cosa significassero tutti quei nomi — Ho cominciato a prendere appunti a riguardo, e a disegnare piccoli sketch di quelle persone con lo stile di Richard Scarry. Infine, ho resto il tutto ‘ufficiale’ con un canale Instagram,” continua Tony. “Le nostre vite lavorative stanno diventando sempre più eteree, complicate da spiegare e prive di elementi fisici.” A guardare gli sketch di Tony si fa fatica a crederlo. Pochi mesi fa mi ero cimentato nel binge watching di Silicon Valley, la serie TV che sta cercando di ricalcare proprio le dinamiche da start-up, tra CEO incerti e uffici cangianti — La realtà è che questo tipo di rappresentazioni del mondo tech sono ormai talmente caricaturali da risultare davvero poco credibili, “La maggior parte di questi personaggi sono ispirati a persone che ho conosciuto personalmente o di cui ho letto qualcosa, probabilmente in qualche articolo su Fast Company — Uno di loro è Shingy, il Profeta Digitale di AOL,” mi spiega Tony. “Di solito i personaggi più vicini alla mia vita, come le figure di design, marketing e finanziarie, si sono sviluppati in maniera molto naturali. Per altri ho dovuto fare più ricerca e contattare direttamente delle persone su Twitter per racimolare quanti più dettagli possibile.” Sfogliando le illustrazioni di *Welcome to Business Town* mi sono chiesto se dietro a ogni particolarità non vi fosse un codice interpretativo ben preciso, in particolare nella scelta degli animali, “Il vero codice interpretativo sono i miei figli. È assolutamente plausibile che un certo giorno io abbia disegnato un elefante perché, in casa, una piccola personcina aveva richiesto che fosse disegnato un elefante,” mi spiega Tony. “In altri casi ero semplicemente felice di aver scoperto un nuovo animale, come nel caso del Nycticebus, altre volte la scelta è stata molto meticolosa — Il Chief Marketing Officer è una volpe perché in quel periodo stavo lavorando proprio con una persona di quel tipo. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta solamente di animali carini con lavori assurdi,” ha concluso Tony. Ammira tutti gli animali di \* Welcome to Business Town\* nella loro pagina Tumblr dedicata. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-disegni-che-raccontano-i-lavori-pi-assurdi-nel-mondo-della-tecnologia/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 marzo 2016.* ### La scienza dei viaggi nel tempo URL: https://stellakamikaze.org/la-scienza-dei-viaggi-nel-tempo/ Last updated: 2026-07-03T22:51:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 marzo 2016.* Nelle prime pagine di *Dio la benedica, Mr. Rosewater* — il romanzo del 1965 di Kurt Vonnegut — Eliot Rosewater, ricco e rinomato protagonista che sta attraversando una crisi esistenziale e sta cercando di superare un problema con l’alcol, si intrufola in un congresso di scrittori di fantascienza e lì pronuncia un discorso. [Nell’intervento](https://books.google.it/books?id=sjCACwAAQBAJ&pg=PT16&lpg=PT16&dq=%22Al+diavolo+gli+abatini+di+talento+che+descrivono+squisitamente+un+brandello+di+una+singola+esistenza,+quando+i+problemi+sono+le+galassie,+gli+eoni+e+i+trilioni+di+anime+che+devono+ancora+nascere.%22&source=bl&ots=W6Ao8MLlSt&sig=QHp3ZajD28LYtxDHPt7zpRWJnA4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiv%5Fe2Bga%5FLAhXHCw8KHci0CiUQ6AEIHDAA#v=onepage&q=siete%20i%20soli%20che%20leggo&f=false), a metà tra il delirio alcolico e l’estasi visionaria, Eliot Rosewater erge gli scrittori della fantascienza a paladini dell’umanità, affermando che loro sono “gli unici tanto coraggiosi da preoccuparsi veramente per il futuro, da notare veramente tutto quello che ci stanno facendo le macchine, che ci stanno facendo le guerre, che ci stanno facendo le città, che ci stanno facendo le idee semplici e grandiose, di quali tremendi equivoci, errori, incidenti e catastrofi sono causa.” Eliot continua, “Siete gli unici tanto sciocchi da arrovellarsi sul tempo e sulle distanze senza fine, sui misteri che non moriranno mai, sul fatto che stiamo decidendo proprio adesso se il viaggio spaziale del prossimo miliardo di anni o giù di lì finirà in paradiso o all’inferno.” Il signor Rosewater infine, lapidario, si schiera definitivamente dalla parte degli scrittori di fantascienza, “Al diavolo gli abatini di talento che descrivono squisitamente un brandello di una singola esistenza, quando i problemi sono le galassie, gli eoni e i trilioni di anime che devono ancora nascere.” --- All’indomani della [conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali](http://motherboard.vice.com/it/read/spaziotempo-relativit-e-forze-fondamentali-cosa-sono-le-onde-gravitazionali?ref=stellakamikaze.org), l’11 febbraio scorso, mi sono trasformato in Eliot Rosewater: ingenuo e ignorante ho cominciato a pontificare con me stesso su quali sarebbero state le conseguenze di questa scoperta, fino a quando un lancio ANSA non mi ha messo in ginocchio, un po’ speranzoso che si trattasse della verità, un po’ disgustato in nome di una fantomatica etica giornalistica che dovrebbe limitare il sensazionalismo sui titoli — “[Onde gravitazionali, concepibili i viaggi nel tempo](http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/fisica/2016/02/13/onde-gravitazionali-concepibili-viaggi-nel-tempo-%5F8c827b19-c987-4e31-b480-e042a6afb14c.html?ref=stellakamikaze.org).” La voce chiamata in causa nell’articolo ANSA è nientepopodimeno che quella di [Salvatore Capozziello dell’università Federico II di Napoli](https://www.docenti.unina.it/salvatore.capozziello?ref=stellakamikaze.org), ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e presidente della Società Italiana di Relatività Generale e Fisica della Gravitazione (SIGRAV). L’ho contattato con l’idea di un veloce botta e risposta in merito a ciò che di cui aveva parlato nell’articolo ANSA, ma (fortunatamente) è finita con una lunga chiacchierata da oltre un’ora che mi ha lasciato a bocca aperta, nello stesso stato emotivo di Eliot Rosewater davanti al convegno di scrittori, in preda a un delirio alcolico mescolato a un’estasi visionaria. Con il professore Capozziello abbiamo parlato di tutto: a partire dalla natura stessa delle onde gravitazionali, fino ai fondamenti fisici presentati in *Interstellar*, passando per le disamine filosofiche sulla geometrizzazione del reale. [The Eagle has risen: Stellar spire in the Eagle Nebula, ESA Archive](https://www.spacetelescope.org/?ref=stellakamikaze.org) Di seguito la trascrizione della nostra chiacchierata — Le domande, come sarà presto chiaro, hanno a che fare solo in minima parte con la vastità degli argomenti toccati. --- Motherboard: In che modo la conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali può portare alla descrizione di una “nuova mappa dei cieli” che potrebbe condurci verso nuovi mondi? **Salvatore Capozziello**: Allora — Le spiego cercando di essere il più possibile aderente alla fisica, altrimenti si rischia immediatamente di scadere nell’immaginifico. Prima di tutto, perché le onde gravitazionali sono così importanti? **La Relatività Generale** La Relatività Generale è stata formulata da Albert Einstein cent’anni fa — Tutte le conferme che fino a oggi si sono avute sulla Relatività Generale sono delle conferme manifestatesi in ‘campo debole’. La Relatività Generale ha confermato la legge di gravitazione di Newton e alcuni fenomeni — per esempio la processione al perielio — e sono tutti quanti dei fenomeni in cui si ha un campo gravitazionale debole. Infatti, quando parliamo di campo gravitazionale debole le sto parlando del campo gravitazionale di Newton. La Relatività Generale riproduce in maniera esatta, con qualche dettaglio in più, il campo gravitazionale newtoniano. Dietro a ciò c’è un aspetto concettuale estremamente importante: lo spazio-tempo consiste di una serie di grandezze dinamiche, nel senso che se io distribuisco della materia nello spazio tempo, questa materia è capace di curvarlo. Il classico esempio del lenzuolo elastico con sopra poggiate delle sfere di densità diversa, che per i tempi era decisamente ardita. Questa è una descrizione geometrica della Relatività Generale, per cui lo spazio e il tempo possono essere considerate come grandezze dinamiche. In poche parole, se metto sullo spazio-tempo una distribuzione di massa ed energia, questa reagisce incurvando lo spazio-tempo. “È come se noi stessimo vedendo lo spessore di un capello alla distanza del sistema solare.” Ora il punto fondamentale è questo: questa curvatura dello spazio tempo diventa apprezzabile solamente per ‘campi forti’, perché le equazioni di Einstein hanno un accoppiamento con la materia che va come l’inverso della velocità della luce alla quarta. Significa che per poter avere un effetto interessante, si devono avere dei campi gravitazionali fortissimi — Ciò avviene quando si hanno degli oggetti molto compatti, come i buchi neri o le stelle di neutroni, che sono gli oggetti più compatti dell’universo, e questi oggetti devono generare una specie di asimmetria spazio-temporale. Questo perché se gli oggetti sono perfettamente sferici non emettono onde gravitazionali. Se abbiamo delle asimmetrie, come nel caso di due buchi neri che collassano uno rispetto all’altro o un collasso gravitazionale che non è sfericamente simmetrico, si possono avere delle emissioni di onde gravitazionali. A causa del fatto che ci ritroviamo ad avere questo campo gravitazionale estremamente forte, per poter effettuare le misure necessarie per poter rilevare eventuali variazioni del campo gravitazionale, in particolare le onde gravitazionali, ci occorrono due cose: una tecnologia avanzatissima che ci permetta di fare misure estremamente precise e questi collassi gravitazionali di oggetti asimmetrici e estremamente dinamici. Giusto per farle capire il grado di precisione che noi abbiamo avuto, è come se noi stessimo vedendo lo spessore di un capello alla distanza del sistema solare. Sembra una cosa estremamente fantascientifica ma non lo è, perché i gradi di precisione che si sono raggiunti negli [interferometri LIGO](https://it.wikipedia.org/wiki/LIGO?ref=stellakamikaze.org) e [VIRGO](https://it.wikipedia.org/wiki/Interferometro%5FVIRGO?ref=stellakamikaze.org) viaggiano essenzialmente su questa scala di dimensioni. Senz’altro, si può dire che questo è forse uno degli esperimenti più precisi che sia mai stato fatto. --- Hubble View: Smoke Ring for a Halo, [via NASA](http://www.nasa.gov/image-feature/goddard/hubble-view-smoke-ring-for-a-halo?ref=stellakamikaze.org) **Le onde gravitazionali** Veniamo ora all’aspetto un po’ più fisico. Perché si apre un nuovo mondo? Questi oggetti che stanno collassando sono essenzialmente degli oggetti che non si riescono ad osservare con il campo elettromagnetico — con radiazione luminosa, raggi luminosi, raggi X e raggi gamma: con la banda del campo elettromagnetico con cui fino ad oggi si è fatta l’astrofisica. Invece, questa emissione di onde gravitazionali è come se ci desse la segnatura dell’esistenza di questi oggetti; è come se ce li facesse sentire. Nemmeno a farlo apposta, il segnale che è stato rilevato è nella banda acustica — [è come se noi avessimo sentito la formazione di questo buco nero che abbiamo rilevato](http://motherboard.vice.com/read/this-is-what-a-gravitational-wave-sounds-like?ref=stellakamikaze.org). Qui abbiamo due oggetti estremamente compatti, uno di 29 masse solari e l’altro di 36 masse solari che hanno cozzato l’uno con l’altro, che hanno formato un oggetto estremamente più compatto di ben 62 masse solari, e l’energia che è stata rilasciata sono le rimanenti 3 massi solari. È stato un fenomeno estremamente violento dal punto di vista energetico. Infine, questa energia rimanente di 3 masse solari è stata rilasciata in energia gravitazionale. Tutto questo è avvenuto a più di un miliardo di anni luce da noi. Ma come siamo risaliti alla massa di questi oggetti e al verificarsi del collasso? L’onda gravitazionale che è stata mostrata al LIGO e al VIRGO è tale che la sua frequenza e la sua durata sono direttamente correlabili con la massa e con il fenomeno che ha portato alla formazione di questo enorme buco nero di 62 masse solari — Veniamo alla sua domanda iniziale: immagini che io riesca a fare una survey del cielo, ovvero che con questi interferometri riesca a vedere tutti gli oggetti rilevabili di questo tipo e riesca a fare una mappa dei buchi neri o degli oggetti estremamente compatti che compaiono nel cielo. Questa nuova survey ci serve perché fino ad ora abbiamo avuto mappe stellari, mappe di galassie e mappe di ammassi di galassie — Insomma, abbiamo la mappa di tutti quegli oggetti che sono identificabili tramite la radiazione elettromagnetica. Questo primo buco nero rilevato dagli interferometri è stato solo l’inizio di una nuova storia, perché ora possiamo fare la mappa dei buchi neri o degli oggetti compatti sulla base delle radiazioni gravitazionali che emettono. A questo punto immaginiamo di avere dei rivelatori che coprono tutto quanto il cielo: così facendo riuscirei sin dal principio a identificare tutti i punti in cui c’è la possibilità di ottenere dei buchi neri. Esiste una casistica enorme per la presenza di questi oggetti, che possono essere buchi neri standard che provengono da collassi stellari, come quelli rilevati, oppure buchi neri super-massicci. Per esempio, ci sono tutta una serie di indicazioni per le quali al centro delle galassie dovrebbe essere presente un enorme buco nero — In particolare, [nella nostra questo buco nero è nell’ordine di 3 milioni di masse solari](http://motherboard.vice.com/it/read/ce-un-wormhole-al-centro-della-via-lattea?ref=stellakamikaze.org). A partire da queste premesse nascono tutta una serie di speculazioni, e si va a finire anche su aspetti che fino a poco tempo venivano considerati fantascientifici. --- A Cosmic Couple, [via ESA / Hubble Space Telescope](https://www.spacetelescope.org/images/potw1533a/?ref=stellakamikaze.org) **I viaggi nel tempo** Da un punto di vista matematico, questi buchi neri sono sono soluzioni delle equazioni di Einstein — Sono oggetti per cui l’intensità del campo gravitazionale è così alta che la luce non riesce ad uscire da essi. Questo fenomeno è stato previsto per la prima da John Archibald Wheeler, uno degli allievi più brillanti di Einstein nel suo periodo a Princeton. Nel campo delle soluzioni alle equazioni di Einstein, alcune di esse non erano standard — erano soluzioni che non potevano dare luogo alle stelle così come noi le concepiamo, ovvero oggetti a simmetria sferica eventualmente rotanti. Questa serie di soluzioni non standard hanno al loro interno una singolarità, ovvero a un certo punto il campo gravitazionale previsto da queste soluzioni diventa talmente forte che nemmeno la luce riesce a uscire da esso. Ma cosa c’entra tutto ciò con la questione dei viaggi nel tempo? Quando qualcuno si trova nelle vicinanze di un buco nero, si altera il concetto standard di spazio-tempo. [Nel film Interstellar succede esattamente questo](http://motherboard.vice.com/read/everything-you-ever-wanted-to-know-about-interstellar-the-motherboard-podcast?ref=stellakamikaze.org) — è un film scientificamente valido perché la consulenza è stata da Kip Thorne, che neanche a farlo apposta è uno dei referenti della collaborazione LIGO. In *Interstellar*, nel momento in cui gli astronauti si avvicinavano al buco nero, la loro percezione del reale mutava radicalmente: la struttura dello spazio-tempo, nelle vicinanza di un oggetto molto denso, tende a cambiare, e si verifica il cosiddetto paradosso. Immagini che io sia un osservatore lontano dal buco nero, e veda lei cadere all’interno di esso. Io, osservatore, la vedo cadere sulla superficie del buco nero in un tempo infinito, mentre lei, invece, che sta cadendo, impiega un tempo finito connesso col fatto che lei sta cadendo con una velocità relativa al campo gravitazionale presente sul buco nero. Quindi la percezione del tempo tra un osservatore e un altro cambia radicalmente in relazione alla vicinanza a un campo gravitazionale forte. Questo è il concetto estremamente complesso che definisce ciò che sta succedendo: nelle vicinanze di un buco nero, poiché la percezione del tempo è diversa rispetto a un osservatore che vede scorrere il tempo in maniera standard, può succedere che si possa totalmente alterare il modo di misurare il tempo. Per esempio, potrei ritrovarmi nella situazione standard del paradosso dei gemelli, [uno dei paradossi fondamentali della Relatività Generale](https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso%5Fdei%5Fgemelli?ref=stellakamikaze.org): ci sono due gemelli, uno rimane sulla Terra e l’altro parte per un viaggio interstellare — quello che parte per il viaggio, quando ritorna sulla Terra si ritrova a essere più giovane rispetto al gemello che è rimasto sulla Terra. Proprio come succede in *Interstellar*, dove il protagonista torna e trova la figlia molto più anziana di lui, perché lui stando vicino al buco nero ha avuto una percezione del tempo molto diversa. Ora, c’è anche un’altra possibilità. A un certo punto del film si verifica una situazione per cui succedono cose strane nella percezione standard del tempo — A un certo punto si parla di *tesseract*. Si tratta di un concetto molto complesso, è una soluzione delle equazioni di Einstein per cui si riescono ad avere delle proiezioni da un numero di dimensioni più alto rispetto alle dimensioni standard che noi riusciamo a percepire: cioè le tre dimensioni spaziali più la dimensione temporale. A questo punto si sviluppa un’altra possibilità, ovvero quella che prevede la formazione dei cosiddetti *wormhole*, i buchi di verme. Tecnicamente sono delle soluzioni delle equazioni di Einstein in cui si ha effettivamente la possibilità di bucare il tempo. Si parla di bucare il tempo perché si verifica la singolarità, un fenomeno che non esiste in natura, ma che dimostra che la mia teoria diventa inadeguata per poter descrivere una condizione fisica estremamente complessa. Per esempio, se io voglio descrivere la fisica atomica con la meccanica classica non ci riesco — Per poter parlare di meccanica di un atomo, che è un sistema quantistico, devo cambiare la mia formulazione delle meccanica newtoniana e finire appunto nella meccanica quantistica che permette di descrivere fenomeni microscopici. Quello che stiamo dicendo è che ho la singolarità se continuo a concepire e a percepire lo spazio-tempo in maniera standard, come un continuo spazio-temporale. Però, posso avere delle soluzioni delle equazioni di Einstein che configurano delle situazioni di questo tipo: lo spazio-tempo si buca, e io riesco a passare da una parte all’altra dello spazio-tempo se la materia con cui compio questo tipo di operazione è tale che mi permette, appunto, di andare da una regione all’altra dello spazio-tempo, o da un buco a un buco. In un certo senso, infatti, mi serve un veicolo — Proprio per questo motivo, però, il viaggio nel tempo in questo momento è concepibile ma non è realizzabile. Quello che succede è che quando una qualsiasi particella o un qualsiasi oggetto come noi lo possiamo considerare finisce in un buco nero, [tutta quanta la sua massa diventa energia e quindi si ha un’emissione di energia](http://motherboard.vice.com/it/read/cosa-succede-al-tuo-corpo-se-cadi-in-un-buco-nero?ref=stellakamikaze.org). Spesso noi ci accorgiamo dell’esistenza dei buchi neri proprio perché c’è un’emissione di energia nelle loro vicinanze — Questa energia può essere rilasciata sotto forma di onde elettromagnetiche o di onde gravitazionali. In breve, ho la possibilità di poter fare questo buco nello spazio-tempo, ma poi ho difficoltà a passare da una parte all’altra. Questo tipo di soluzioni esistono, però il fatto che esistano non le rende realizzabili. Dust filaments of NGC 4217, via [ESA / Hubble Space Telescope](https://www.spacetelescope.org/images/potw1503a/?ref=stellakamikaze.org) C’è un “ma”. Per attraversare questi buchi nello spazio-tempo è necessario attuare un processo chiamato \* entanglement\*. Si tratta di un processo fisico estremamente sofisticato per cui due sistemi che non sono in connessione causale l’uno rispetto all’altro riescono a comunicare. È un fenomeno che fu per la prima volta supposto da Erwin Schrodinger nell’ambito della meccanica quantistica — Per capire meglio, si può parlare del [principio di Pauli](https://it.wikipedia.org/wiki/Principio%5Fdi%5Fesclusione%5Fdi%5FPauli?ref=stellakamikaze.org). Secondo questo principio io non posso avere due particelle nello stesso stato — Ho due elettroni: uno in stato di spin up, l’altro in stato di spin down. Prendo quello in spin up e lo tengo, per esempio a Parigi, mentre l’altro lo porto a Tokyo. A questo punto, se faccio flippare (cambio stato, ndr) l’elettrone a Parigi, automaticamente flipperà anche l’elettrone a Tokyo, anche se sono casualmente sconnessi perché la distanza Parigi – Tokyo è così elevata che dal punto di vista causale l’elettrone non può sentire la presenza dell’altro elettrone. Ma perché questa premessa è importante? In un ipotetico viaggio attraverso un wormhole, una soluzione interessante potrebbe prevedere non la preservazione della struttura fisica di un sistema che attraversa il buco, ma la preservazione delle informazioni connesse con la struttura fisica del sistema. Il concetto è un po’ fantascientifico, ma è anche abbastanza intuitivo. Non siamo solamente una certa quantità di ferro, carbonio, eccetera — Siamo anche una struttura organizzata per cui tutte quante le nostre strutture molecolari possiedono una certa quantità di informazioni. Non siamo solo materia bruta e basta, siamo anche informazioni. Se riusciamo a trovare un modo per preservare queste informazioni che ci costituiscono nel passaggio da una parte all’altro dello spazio-tempo, a livello teorico il viaggio nello spazio-tempo potrebbe essere concepibile. Si tratta ovviamente di una speculazione, e non credo che né io, né lei, né i nostri pronipoti vedranno succedere ciò. Non siamo solamente una certa quantità di ferro, carbonio, eccetera — Siamo anche una struttura organizzata per cui tutte quante le nostre strutture molecolari possiedono una certa quantità di informazioni. Per concludere: le onde gravitazionali potrebbero permettere di creare una nuova mappa del cielo, e questa mappa del cielo potrebbe andare ad identificare questi oggetti che hanno queste caratteristiche come wormhole, buchi neri o stelle compatte. Questa identificazione, in seguito, potrebbe aprire tutta una serie di possibilità che si spera siano prima o poi realizzabili. Ciò detto, però, se lei adesso mi chiede a cosa servono le onde gravitazionali, io le rispondo, “non lo so.” Le posso dare la risposta che diede Michael Faraday quando un ministro inglese venne a vedere una dimostrazione dell’esistenza della corrente — Il ministro chiese a Faraday proprio, “Ma a cosa serve questa cosa?” Faraday rispose, “Io non so a cosa serve questa cosa, però qualche suo collega prima o poi ci metterà sopra una tassa.” --- **La geometrizzazione del reale** **M: Ok. Wow. Dunque — A questo punto: se lo spazio-tempo, quindi, è una sorta di tessuto che viene increspato dalle onde gravitazionali o bucato dai wormhole, cosa c’è dietro di esso?** **SC**: Domanda da un milione di dollari, qui ci dobbiamo buttare nella filosofia. Quando io parlo di “geometrizzazione di una teoria” non sto parlando di un concetto metafisico; invece, sto facendo qualcosa di decisamente pragmatico. C’è una frase che viene attribuita a Platone — A un certo punto, uno dei suoi discepoli gli chiese, “Maestro, qual è l’attività di Dio?” Platone rispose, “Dio geometrizza sempre.” Quando dico che una teoria può essere rappresentata dal punto di vista geometrico, significa che io posso stabilire le relazioni tra gli oggetti che ci sono in questa teoria. Geometrizzare significa tirare fuori delle regole per cui gli oggetti possono essere correlati fra di loro. New view of the Pillars of Creation — visible, [via ESA / Hubble Space Telescope](https://www.spacetelescope.org/images/heic1501a/?ref=stellakamikaze.org) In questo senso, perché la Relatività Generale è una teoria geometrica? L’oggetto fondamentale della Relatività è la cosiddetta metrica — Si tratta di un tensore, è l’oggetto che mi permette di effettuare le misure spaziali e temporali. Tramite la metrica riesco a descrivere il triangolo di Pitagora e ad applicare il teorema di Pitagora: se io ho la distanza tra due oggetti e un osservatore riesco a determinarne il triangolo rettangolo, per cui riesco a dire quali sono le misure rispetto a due assi. La metrica mi permette di effettuare questa operazione su qualsiasi spazio-tempo, sia esso euclideo / minkowskiano, o su uno spazio-tempo curvo. Per rispondere alla domanda, in realtà è difficile parlare di ciò che c’è “dietro il tessuto”, perché il campo gravitazionale va a coincidere con lo spazio-tempo. Per capirci — Newton definiva la gravitazione affermando l’esistenza di uno spazio e di un tempo, su cui degli oggetti dotati di massa si manifestano e fra di loro esercitano delle forze; in maniera molto metafisica, Newton avrebbe detto che lo spazio-tempo è il *sensorium dei*, qualcosa di dato a priori su cui avvengono i fenomeni. La gravitazione determina lo spazio-tempo. Einstein e i relativisti, invece, affermano che lo spazio-tempo è una struttura geometrica che è determinata dal campo gravitazionale: se c’è il campo gravitazionale, c’è anche lo spazio-tempo. Se non c’è campo gravitazionale, lo spazio-tempo diventa piatto — Quello di Minkowski è piatto, mentre lo spazio-tempo vicino ad un oggetto dotato di massa è qualcosa che tende ad incurvarsi. Per rispondere alla domanda, lo spazio-tempo è determinato dalla gravitazione, ed è determinato dal fatto che il campo gravitazionale, e in particolare la distribuzione di masse nel campo gravitazionale danno origine a uno spazio-tempo. Einstein, pur essendo un teorico, non voleva il dibattito: per lui il tempo è qualcosa che si misura con un orologio, mentre lo spazio si misura con un righello. Nel momento in cui riesco a stabilire relazioni tra gli oggetti, automaticamente ho stabilito una relazione spazio-temporale — Ho stabilito la geometria del mio sistema. Proprio in questo senso, la gravitazione determina lo spazio-tempo --- **Sopravvivere al buco nero** **MB: È possibile creare un veicolo che possa sopravvivere allo shock da wormhole? E se non lo è, non si potrebbe creare un materiale che si manifesti in maniera compatibile alle forze esercitate da un buco nero?** SC: Assolutamente no — Non è possibile creare un “oggetto che viaggia,” per come lo definiamo noi, che possa sopravvivere a uno wormhole. Immagini di gettare un oggetto in un buco nero — C’è una famosa illustrazione di John Archibald Wheeler che mostra come qualunque oggetto venga annichilito dalla forza di un buco nero e si trasformi immediatamente in energia. Nel momento in cui ho un buco nero, non riesco a concepire un materiale che possa conservare la sua energia passando attraverso di esso. Il problema è quello di cambiare radicalmente punto di vista: posso stare al di fuori del buco nero, assistere alla distruzione di un oggetto e poi ricrearlo con la stessa struttura e lo stesso insieme di informazioni dall’altra parte del buco? Questo è il vero problema, e in questo momento la risposta è no. Le nostre conoscenze in fisica e nelle scienze dei materiali non ci permettono ancora di fare tutto ciò: non ci permettono di preservare le informazioni nel passaggio attraverso una singolarità. C’è un però. Ci manca ancora un tassello molto importante, quello della quantum gravity: la gravità quantistica. In questo momento noi abbia due teorie: una è il cosiddetto modello standard delle particelle, basato sul fatto che le particelle possono essere raggruppate in bosoni e fermioni, insieme confermati dall’identificazione del cosiddetto bosone di Higgs. Essenzialmente, questi insiemi descrivono tutte quante le interazioni non gravitazionali, ovvero l’interazione elettromagnetica, l’interazione forte e l’interazione debole. New infrared view of the Horsehead Nebula — Hubble’s 23rd anniversary image, [via ESA / Hubble Space Telescope](https://www.spacetelescope.org/images/heic1307a/?ref=stellakamikaze.org) Dall’altra parte c’è la gravitazione — In questo momento, però, non vi è una teoria unificata per questi due insiemi. Manca, quindi, una teoria che ci permetta di trattare sotto lo stesso schema l’approccio alle interazioni gravitazionali e a quelle non gravitazionali. Una teoria del genere ci permetterebbe di capire se la meccanica e la Relatività Generale possono essere trattate nei meriti dello stesso framework: attraverso questi strumenti si potrebbe trovare un modo per preservare la struttura e le informazioni di un oggetto nel passaggio attraverso una singolarità. Infatti, nella meccanica quantistica esiste un problema — Il cosiddetto problema dell’indeterminazione, antitetico al fatto che lo spazio-tempo, così come lo conosciamo noi, è un continuo. Dal punto di vista quantistico, infatti, la Relatività Generale, pur con tutte le sue conseguenze, è una teoria classica perché presuppone che lo spazio-tempo sia un continuo. Non abbiamo ancora una teoria che preveda una quantizzazione dello spazio-tempo, e ciò è molto importante perché una delle grandezze fondamentali necessarie nelle meccanica quantistica è l’informazione che io posso avere rispetto ai sistemi fisici, ovvero la probabilità che un sistema fisico si realizzi in un certo modo. Traslare questo aspetto nell’ambito della Relatività Generale permetterebbe di dare luogo a una serie di possibilità, tra cui quella di trasmettere l’informazione attraverso una singolarità. Ciò detto, però, bisogna essere molto cauti. La fantascienza è una cosa molto seria. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/interstellar/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 marzo 2016.* ### Google ha appena assunto Chris 'moot' Poole, il fondatore di 4chan URL: https://stellakamikaze.org/google-ha-appena-assunto-chris-moot-poole-il-fondatore-di-4chan/ Last updated: 2026-07-03T22:51:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 marzo 2016.* Squillino le trombe, infine è successo l’inevitabile. Chris Poole, meglio conosciuto come moot, è stato appena assunto da Google. La notizia arriva [direttamente dal blog personale del fondatore di 4chan](http://chrishateswriting.com/post/140641275808/my-next-chapter?ref=stellakamikaze.org), ed è stata rapidamente confermata da Bradley Horowitz, fondatore di Google+ e ora vicepresidente del reparto Streams, Photos and Sharing di Google. “Non vedo l’ora di poter contribuire grazie alla mia pluriennale esperienza nella costruzione di community online, e sono felicissimo di poter dire che il prossimo capitolo della mia carriera si svolgerà in un’azienda così incredibile,” ha scritto nel post sul blog. Nella speranza che possa moot possa contribuire alla creazione di qualcosa di più riuscito di Google+, ci congratuliamo con Google per un acquisto di tale livello. E sopratutto, grazie Chris: ci hai appena dimostrato che tutto è possibile. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/google-ha-appena-assunto-chris-moot-poole-il-fondatore-di-4chan/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 marzo 2016.* ### Chi ha vinto il 'Premio Turing' di quest'anno URL: https://stellakamikaze.org/chi-ha-vinto-il-premio-turing-di-questanno/ Last updated: 2026-07-03T22:51:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 marzo 2016.* Con un tempismo quantomeno impressionante, [viste le ultimi vicissitudini](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-lordine-che-lfbi-ha-imposto-a-apple-e-tecnicamente-vantaggioso?ref=stellakamikaze.org), i vincitori del ‘[Premio Turing](http://amturing.acm.org/?ref=stellakamikaze.org)‘ di quest’anno sono stati decretati: si tratta di Whitfield Diffie, ex capo della sicurezza di Sun Microsystems e Martin E. Hellman, professore emerito di ingegneria elettronica presso l’Università di Stanford. Il loro merito è di essere stati alcuni tra i pionieri più importanti della crittografia, in particolare grazie al loro paper seminale datato 1976, “[New Directions in Cryptography](https://www-ee.stanford.edu/~hellman/publications/24.pdf?ref=stellakamikaze.org)“. Per il comitato del Premio Turing, il lavoro di Whitfield e Hellman “ha introdotto alcuni dei concetti più importanti per quanto riguarda la crittografia e le firme digitali, base su cui si fondano i protocolli di sicurezza più usati nell’internet di oggi”, [si legge sul sito ufficiale](http://amturing.acm.org/?ref=stellakamikaze.org). Per i meno aggiornata, la crittografia e le firme digitali sono fondamentali non solo per smerciare le buste su Telegram in totale sicurezza, ma anche per questioni più normali come effettuare il login su qualunque sito che ha superato il Millennium Bug e per far girare i soldi grazie a internet. Se vuoi fare queste cose devi ricorrere alla crittografia. Il premio arriva dritto dritto dalla Association for Computing Machinery e, oltre che una pratica targhetta, fornisce ai vincitori di esso la bellezza di dollari un milione, offerti dalla tua parrocchia Google di quartiere. Nel frattempo, Hellman dichiara [ad Associated Press](http://amturing.acm.org/?ref=stellakamikaze.org) che nella battaglia Apple VS FBI si schiera con la prima, perché benché comprenda bene l’urgenza della richiesta delle autorità statunitensi, “Il problema non risiede in questa prima richiesta, è il precedente che crea che potrebbe generare una valanga di richieste a seguire.” Hellman userà i suoi 500.000 sacchi per finanziare il libro che sta scrivendo con sua moglie: parla di matrimonio e mondo, ovvero, di come far funzionare bene un matrimonio ci può permettere di far funzionare bene anche il mondo. Ecco cosa fanno 49 anni di matrimonio a un genio della crittografia. Purtroppo, l’unico lato negativo è che questo Turing Award è agghiacciante: [incredibilmente brutto](https://www.google.it/search?q=turing+award&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjP9qvStaLLAhUGcg8KHYAPBmgQ%5FAUICCgC). Peccato. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-premio-turing-2015-e-stato-assegnato-a-due-pionieri-della-crittografia/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 marzo 2016.* ### L'Oscar di Leonardo DiCaprio è importante per tutta l'umanità URL: https://stellakamikaze.org/loscar-di-leonardo-dicaprio-e-importante-per-tutta-lumanita/ Last updated: 2026-07-03T22:51:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 febbraio 2016.* Come ben saprete — lo sapete, vero? — ieri sera Leonardo DiCaprio ha finalmente vinto il premio Oscar come migliore attore per la sua performance in *The Revenant* di Alejandro González Iñárritu. Squillino le trombe, apriti cielo: al netto di qualunque tipo di retorica cinefila, dall’alto della mia completa ignoranza nei confronti del cinema sento tutto sommato di poter dire che questo premio un po’ se lo sia meritato. Ma, ecco, a noi del premio non frega un cazzo. La vera star della parentesi DiCaprio è stata il suo discorso: come ormai fa da anni, anche durante il discorso pronunciato agli Academy Awards, Leonardo DiCaprio ci ha ricordato che l’umanità tutta vede pendere sopra la testa una scure pesantissima e alla quale nessuno potrà scappare, in nessun caso. D’altronde vincere un Oscar è un’occasione come un’altra per bullarsi davanti a milioni di persone del proprio attivismo politico, no? Quando hai tutti i soldi che si potrebbero desiderare e hai vinto tutti i premi disponibili sul globo terracqueo non ti resta che sprecare un po’ di sudore per il benessere dei restanti 7 miliardi di individui meno fortunati di te. Leonardo DiCaprio gets political during his Best Actor acceptance speech at the #Oscars Pubblicato da [Cosmopolitan](https://www.facebook.com/Cosmopolitan/) su [Domenica 28 febbraio 2016](https://www.facebook.com/Cosmopolitan/videos/10153951885337708/) “Realizzare *The Revenant* significava approfondire la relazione tra l’uomo e il mondo naturale. Un mondo che per noi tutti, nel 2015, ha superato l’anno più caldo mai registrato nella storia. La nostra produzione è dovuta spostarsi verso il sud più profondo del nostro pianeta solamente per trovare della neve. Il cambiamento climatico è reale, e sta succedendo proprio ora. È la minaccia più urgente e spaventosa nei confronti dell’intera razza umana, e dobbiamo lavorare insieme e smetterla di procrastinare. Dobbiamo supportare i leader in tutto il mondo che non si fanno portavoce dei grandi inquinatori o delle grandi corporations, ma che parlano per tutta l’umanità, per gli indigeni di tutto il mondo, per i miliardi e miliardi di persone meno fortunate che per prime subiranno i danni di questo fenomeno. Per i figli dei nostri figli, e per quelle persone in tutto il mondo le cui voci sono state ammutolite dall’avidità. \[…\] Non diamo questo pianeta per scontato, questa serata, per me, non è stata scontata.” — Leonardo DiCaprio Che ci piaccia o meno, il cambiamento climatico è il problema più urgente che ci sia al mondo — [Anche il gennaio appena superato lo ha confermato](http://motherboard.vice.com/it/read/il-gennaio-piu-caldo-della-storia?ref=stellakamikaze.org). Non c’è conflitto, crisi umanitaria o interesse economico che tenga: ignorare il fatto che il nostro pianeta stia soffrendo sensibilmente l’inquinamento immesso dall’uomo nella biosfera globale [significa firmare la nostra condanna a morte](http://motherboard.vice.com/it/read/i-gas-serra-potrebbero-far-evaporare-gli-oceani?ref=stellakamikaze.org). Thank you so much to the entire Academy for such an incredible honor. #TheRevenant is the product of tireless sacrifice… Pubblicato da [Leonardo DiCaprio](https://www.facebook.com/LeonardoDiCaprio/) su [Domenica 28 febbraio 2016](https://www.facebook.com/LeonardoDiCaprio/posts/10153336908167116) Ricchi o poveri, privilegiati o meno, presto o tardi il riscaldamento globale, [l’innalzamento degli oceani](http://motherboard.vice.com/it/read/antartide-si-scioglie?ref=stellakamikaze.org) e [la brutalizzazione delle terre](http://motherboard.vice.com/read/water-scarcity-crisis-even-worse-than-previously-thought?ref=stellakamikaze.org) che abitiamo [supereranno il punto di non ritorno](http://motherboard.vice.com/it/read/laspetto-dellantartide-dopo-che-lavremo-sciolta?ref=stellakamikaze.org) — A quel punto non ci sarà davvero nulla da fare. L’ultima estate che abbiamo vissuto, nel 2015, è stata solo un assaggio dei sintomi che la cara vecchia Terra sta accusando. Leonardo DiCaprio, dopo il discorso, ha rincarato la dose con un post sulla sua pagina Facebook in cui, dopo aver espresso tutti i ringraziamenti del caso, ha invitato ad unirsi alla battaglia contro il riscaldamento climatico [con un link al sito di Moment for Action](http://momentforaction.org/about/?ref=stellakamikaze.org), una organizzazione che si occupa di coadiuvare gli sforzi e le iniziative di moltissime ONG di tutto il mondo impegnate sul tema. Non è uno scherzo. Le situazioni critiche che la società umana sta affrontando in questi anni non si potrebbero contare sulle dita di cento mani, ma non vi è alcun dubbio che lo spettro delle conseguenze del cambiamento climatico rischi di diventare in brevissimo tempo un problema dal quale non potremo scappare. Leonardo DiCaprio non è l’unico a preoccuparsi: Bill Gates, pochi giorni fa, [ha formulato la sua “equazione per salvare il mondo”](http://motherboard.vice.com/it/read/equazione-bill-gates-salvare-il-mondo-?ref=stellakamikaze.org), coronando gli sforzi che da tempo porta avanti con la sua fondazione. Nonostante ciò, [sono ancora troppi i negazionisti che diffondono disinformazione sul tema](http://motherboard.vice.com/it/read/peer-reviewing-climate-denial?ref=stellakamikaze.org). Non è la prima e non sarà l’ultima volta che una celebrità cercherà di sensibilizzare pubblicamente sul tema, ma quando pensiamo a quanta attesa ci fosse per la vittoria di questo award, il contributo di DiCaprio assume una portata diversa. Stiamo uccidendo il nostro pianeta, ed è ora di rendercene conto perché l’unico premio che vinceremo per salvarlo sarà la nostra sopravvivenza. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/loscar-di-leonardo-dicaprio-e-importante-per-tutta-lumanit/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 febbraio 2016.* ### Le nuove reazioni di Facebook sono un incubo URL: https://stellakamikaze.org/le-nuove-reazioni-di-facebook-sono-un-incubo/ Last updated: 2026-07-03T22:51:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 febbraio 2016.* Avevo appena finito di smaltire l’astio e la paura che mi erano serviti [per spiegare pubblicamente perché Mark Zuckerberg abbia cominciato a farmi paura](http://motherboard.vice.com/it/read/avere-paura-di-mark-zuckerberg?ref=stellakamikaze.org), ed ecco che il mio super-ricco-tech-visionario preferito ne fa un’altra delle sue. Era l’ottobre dello scorso anno quando Facebook ha dato il via, in Spagna e Irlanda, [alla fase di testing dei nuovi tasti ‘Mi Piace’](http://motherboard.vice.com/it/read/i-nuovi-sette-tasti-mi-piace-di-facebook-non-sono-una-grande-idea?ffffff&ref=stellakamikaze.org). Oggi Zuck, percependo l’evidente buon umore che la sua figura mi trasmette, ha deciso di estendere le nuove ‘Reazioni’ a tutto il mondo. In totale, da oggi, avremo sei modi per esprimere le nostre emozioni su Facebook: un classico ‘Mi Piace’, un ‘Love’, un ‘Ahah’, un ‘Wow’, un ‘Sigh’ e, infine, un eloquente ‘Grr’. Sarò chiaro sin da subito: non mi piacciono — Grr, sigh. Il primo problema è che, andando a interferire con l’immediatezza del ‘Mi Piace’, disturbano ‘l’esperienza Facebook’ che Zuckerberg aveva costruito. Finora infatti, per specificare il tipo di reazione che un post su Facebook ci provocava, avevamo a disposizione tre strumenti estremamente chiari sia dal punto di vista pratico che semiotico: il ‘Mi Piace’ corrispondeva ad un apprezzamento generico e neutrale del contenuto, un ‘Commento’ implicava l’intenzione di contribuire con un valore aggiunto al contenuto, mentre un ‘Condividi’ evidenziava un’intenzione marcata di rendere partecipi i nostri amici di quel contenuto. Come avevo già detto nel commento all’inizio della fase di testing, il meccanismo sfruttato finora ha permesso la creazione di un sistema di interazioni estremamente armonico: ci sono i commenti e le condivisioni per gli interventi più sentiti e per quanto riguarda i ‘Mi Piace’ tutto fila liscio perché, vista la velocità con la quale è possibile dispensarli, l’utente tende a non fare economia. Diversificare il tipo di reazioni che gli utenti possono esprimere non solo rende l’azione molto più lenta, in particolare perché da oggi l’utente dovrà capire *come* reagire al contenuto, ma consegna a Facebook anche altri frammenti del passepartout per la nostra privacy: a Zuckerberg non basta più un database di parole, immagini e pensieri che a noi piace avere sotto gli occhi, ora vuole anche sapere come quegli stessi contenuti ci fanno sentire. ‘Mi Piace’, ‘Love’, ‘Ahah’, ‘Wow’, ‘Sigh’ e ‘Grr’. Nel mondo di Facebook non c’è spazio per altro. Non voglio essere frainteso: il cambiamento c’è stato e finirò per accettarlo — Non sarà oggi, non sarà domani, ma tra poco anche io mi interfaccerò a Facebook sfruttando questo nuovo meccanismo, e dopo forse qualche settimana di instabilità gli ingranaggi del sistema ricominceranno a ruotare fluidi e paciosi. Proprio a questo, però, il danno diventerà mostruoso. Ciò che mi terrorizza, ancora più che l’ulteriore invasione della mia privacy, è la consapevolezza che il mio amico Zuckerberg abbia deciso di categorizzare in maniera così rigida i miei sentimenti. Infatti diversificare le reazioni significa, paradossalmente, rendere ancora più limitata la nostra capacità di espressione all’interno della piattaforma. Questo nuovo sistema non è altro che un set predefinito di “modi di reagire” dai quali non si può scappare, uno spettro emotivo tagliato col coltello che prima poteva essere definito con un commento ma che da ora sarà inscatolato in una serie di piste cognitive già impacchettate e pronte per l’uso — Appunto: ‘Mi Piace’, ‘Love’, ‘Ahah’, ‘Wow’, ‘Sigh’ e ‘Grr’. Nel mondo di Facebook non c’è spazio per altro. Se già oggi il termine ‘Mi Piace’ è entrato a far parte delle nostre espressioni idiomatiche comuni, cosa succederà quando le nuove ‘Reazioni’ verranno completamente assorbito dalla nostra ‘Esperienza Facebook’? È vero, e l’avevo già confessato: ormai quando parlo di Facebook e Zuckerberg rasento i limiti della paranoia patologica — Il problema è che [c’è un illustre precedente](http://www.wired.com/2014/06/everything-you-need-to-know-about-facebooks-manipulative-experiment/?ref=stellakamikaze.org). Nel 2012, per una settimana, Facebook ha condotto un esperimento sociale sulla piattaforma alterando gli algoritmi che determinavano quali contenuti sarebbero dovuti apparire sulle bacheche di 689.003 utenti di Facebook scelti casualmente. Due anni dopo, nel 2014, [il team di ricerca ha pubblicato i risultati per Proceedings of the National Academy of Sciences](http://www.pnas.org/content/111/24/8788.full.pdf?ref=stellakamikaze.org) (PNAS). “Visto che gli amici di una determinata persona spesso producono molti più contenuti di quanti ne possano essere visti da una singola persona, Facebook sfrutta un algoritmo per determinare quali contenuti siano i più importanti e rilevanti per ogni utente,” si legge nello studio. L’esperimento in questione ha, per una settimana, filtrato determinati contenuti sulla base del loro valore ‘emotivo’. Analizzando la semantica dei post, i contenuti venivano classificati come ‘positivi’ o ‘negativi’. La teoria è piuttosto semplice: l’esperimento voleva verificare quali alterazioni colpissero gli utenti quando, sulle loro bacheche, venivano eliminati o i contenuti positivi o quelli negativi. “Le persone che hanno subito una riduzione dei contenuti positivi nei loro feed hanno incominciato a utilizzare un maggior numero parole appartenenti a un campo semantico negativo, riducendo quelle positive — L’inverso succedeva quando i contenuti a essere ridotti erano quelli positivi,” si legge nello studio. “Questi risultati suggerisono che le emozini espresse dagli amici sui social network online influenzano il nostro umore, costituendo, per quanto ne sappiamo, la prima prova sperimentale di contagio emotivo su larga scala su social network.” In breve: sì, i social network come Facebook influenzano il nostro modo di pensare — Di conseguenza, credo di poter con sufficiente sicurezza che anche gli stessi strumenti offerti da Facebook per esprimere le nostre emozioni sulla piattaforma, come le nuove ‘Reazioni’, su lungo termine influenzeranno il nostro modo di pensare. [Ma questa è un’altra storia](http://www.theguardian.com/technology/2014/jun/30/facebook-emotion-study-breached-ethical-guidelines-researchers-say?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-nuove-reazioni-di-facebook-sono-un-incubo-distopico/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 febbraio 2016.* ### Bill Gates si schiera a favore dell'FBI nella disputa contro Apple URL: https://stellakamikaze.org/bill-gates-si-schiera-a-favore-dellfbi-nella-disputa-contro-apple/ Last updated: 2026-07-03T22:51:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 febbraio 2016.* Amici telespettatori, si tratta di un vero e proprio febbraio di fuoco per noi appassionati di gingilli meccanici, cosette elettroniche e stronzate da leggere e scrivere su internet. Dopo un’iniziale chiamata alle armi squillata dal CEO di Apple Tim Cook, [a seguito di una richiesta da parte dell’FBI di sbloccare un iPhone appartenuto a uno dei defunti attentatori delle sparatorie di San Bernardino](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-lordine-che-lfbi-ha-imposto-a-apple-e-tecnicamente-vantaggioso?ref=stellakamikaze.org), i titani del mondo tech si sono schierati dalla parte di Apple. Il problema è semplice: il sistema di sicurezza che protegge i dati contenuti in un iPhone è solido — proprio per questo l’FBI, nel corso delle indagini sugli attentati di San Bernardino, ha dovuto richiedere l’aiuto di Apple stessa per poter dare una sbirciata ai dati in esso contenuti. Il buco logico è presto detto: trattandosi di sistemi informatici, e non di archivi lucchettati e incatenati, la cessione di una singola chiave rischia di mettere a repentaglio la sicurezza di tutte le altre casseforti. L’FBI voleva una backdoor da poter sfruttare sull’iPhone di Syed Rizwan, Apple ha detto di no. La vicenda ha ormai assunto portata epocale — almeno secondo Edward Snowden —, ed è diventata uno scontro tra i team di pubbliche relazioni: l’obiettivo non è vincere, ma dire la cosa giusta — “L’FBI non vuole che Apple sfondi il sistema crittografato presente sull’iPhone. Vuole che disabiliti la funzione di sicurezza che rende impossibile recuperare il PIN che critta l’iPhone,” [scrive il Guardian](http://www.theguardian.com/technology/2016/feb/23/fbi-apple-pr-war-encryption-mobile-security?ref=stellakamikaze.org). Per ora, la vicenda è tutto sommato regolare — Dopo quasi una settimana passata a vedere [un CEO dopo l’altro schierarsi dalla parte di Tim Cook](http://motherboard.vice.com/it/read/anche-edward-snowden-e-google-si-schierano-dalla-parte-di-apple?ref=stellakamikaze.org), però, oggi Bill Gates, [in un’intervista rilasciata al Financial Times](http://www.ft.com/intl/cms/s/2/3559f46e-d9c5-11e5-98fd-06d75973fe09.html?ref=stellakamikaze.org), ha dichiarato che l’FBI, in questo specifico caso, forse non ha tutti i torti. “Si tratta di un caso specifico in cui il governo sta richiedendo di accedere a delle informazioni. Non sta richiedendo accesso in generale, riguarda un caso particolare,” ha spiegato al Financial Times. “Non è molto diverso da una richiesta di informazione ad una compagnia telefonica o a una banca. Pensate cosa succederebbe se una banca infiochettasse un hard disk e dicesse, ‘Non fatemi sciogliere questo fiocco, perché significherebbe scioglierlo più di una volta (e in più di un’occasione, ndr).” Come ovvio, la vicenda si protrarrà ancora per lunghissimo tempo e sicuramente il verdetto, come ha spiegato Gates, arriverà da un tribunale. Nel frattempo, benché le premesse sulle questioni di privacy portate avanti da Apple siano quantomeno condivisibili, non posso che apprezzare una diversificazione negli schieramenti del dibattito. D’altronde è fondamentale non dimenticarci che, anche nel caso infine fosse Apple a spuntarla, quella dietro ad iPhone è un’azienda privata, e non una ONG per i diritti dei cittadini. [secondo un’indagine condotta da Pew Research](http://www.people-press.org/2016/02/22/more-support-for-justice-department-than-for-apple-in-dispute-over-unlocking-iphone/?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/bill-gates-si-schiera-a-favore-dellfbi-nella-disputa-contro-apple/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 febbraio 2016.* ### Avere paura di Mark Zuckerberg URL: https://stellakamikaze.org/avere-paura-di-mark-zuckerberg-2/ Last updated: 2026-07-03T22:51:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 febbraio 2016.* Tutto è cominciato la scorsa estate. Era appena finita la prima settimana di giugno e rendermi conto che stava di nuovo cominciando a fare caldo e che io lo avrei di nuovo patito soffrendo come un cane per un’estate intera non è stata una grande novità: d’altronde io il caldo lo odio da sempre. Quest’anno però sono completamente uscito di testa. Ho cominciato a controllare le temperature e il tasso di umidità ora per ora, ho programmato le mie vacanze per allontanarmi il più possibile dal caldo e non appena finita la stagione ho cominciato a informarmi su quella successiva. Improvvisamente ho cominciato ad avere paura del caldo, una cosa che fino ad allora avevo superato in maniera perfettamente naturale. Mi è successo di nuovo poco tempo fa. Erano anni che sentivo parlare di concetti come ‘bolle di filtraggio’ e ‘crisi dei contenuti’, così ho deciso finalmente di approfondire e ho letto [The Filter Bubble](https://www.ted.com/talks/eli%5Fpariser%5Fbeware%5Fonline%5Ffilter%5Fbubbles?language=ithttps://www.ted.com/talks/eli%5Fpariser%5Fbeware%5Fonline%5Ffilter%5Fbubbles?language=it&ref=stellakamikaze.org), di Eli Parisier, un saggio che spiega come e perché i social network stanno contribuendo a cambiare la nostra percezione del mondo. [Poco dopo ho scritto un lungo articolo sull’argomento](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org), ma il danno ormai era fatto: di punto in bianco ho cominciato ad avere paura di internet e dei suoi mostruosi algoritmi, ho cominciato a delirare parlando di ‘mutazioni antropologiche fondamentali’ e sono quasi scoppiato in lacrime quando ho scoperto [che Facebook avrebbe reso disponibili a tutti gli Instant Articles](http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/facebook-offre-il-servizio-instant-articles-a-tutti-gli-editori-a-partire-da-aprile-a6d20d8f-9dc3-4a1e-8821-46b38d536cd1.html?ref=stellakamikaze.org), diventando di fatto la casa editrice di tutti i suoi utenti e strappando ancora una volta potere ai grandi gruppi editoriali. L’ultima volta è stata ieri sera, ma non c’entravano né il meteo né gli algoritmi. Dopo aver visto una fotografia e [ascoltato otto brevi minuti di un discorso pronunciato al Mobile World Congress 2016](https://www.youtube.com/watch?v=I6gL-q5C2l8&ref=stellakamikaze.org), ieri sera ho cominciato ad avere paura di Mark Zuckerberg. Il [Mobile World Congress](https://www.mobileworldcongress.com/?ref=stellakamikaze.org) è una kermesse creata a uso e consumo di quella categoria di persone che adora mastubarsi con le liste di specifiche tecniche dei nuovi smartphone e che afferma [che il futuro dei soldi è cashless](http://www.repubblica.it/economia/2015/03/09/news/pos%5Farchitetti-109128695/?ref=search). Durante un keynote tenutosi ieri, [la presentazione del nuovo e mirabolante Galaxy S7 di Samsung](http://arstechnica.com/gadgets/2016/02/samsung-galaxy-s7-and-s7-edge-curvier-faster-micro-sd-expansion-available-march-11/?ref=stellakamikaze.org) è stata improvvisamente annebbiata — che dico, polverizzata, eclissata, oscurata dall’apparizione sul palco di Mark Zuckerberg, spuntato sotto i riflettori dopo che, [come riportato da The Verge](http://www.theverge.com/2016/2/21/11082992/mark-zuckerberg-galaxy-s7-event-mwc-2016?ref=stellakamikaze.org), era stato chiesto al pubblico e ai giornalisti presenti di indossare gli occhiali [Gear VR](http://www.samsung.com/it/consumer/mobile-devices/wearables/gear/SM-R322NZWAITV?cid=it%5Fppc%5Fgoogle%5Fsamsunggearvr%5F20160201&gclid=CjwKEAiAgKu2BRDu1OGw3-KXokwSJAB%5FYy2QgU6EvRCq3JQk0oL6G6CiTVXYGSCLt3ZbxmBDHga57RoCYMPw%5FwcB&ref=stellakamikaze.org) di Samsung per la realtà virtuale per guardare un video demo. Con una strana e inaspettata inversione delle aspettative, il sogno del pubblico si è avverato solo dopo aver tolto i visori: Mark Zuckerberg è apparso lì, tronfio e impettito, in piedi davanti a chissà quante persone e pronto a pronunciare il suo verdetto sul futuro come il migliore degli aruspici. La sostanza è stata poca. Per Zuckerberg, [che nel 2014 ha acquisito Oculus e Oculus Rift per 2 miliardi di dollari](http://www.theguardian.com/technology/2014/jul/22/facebook-oculus-rift-acquisition-virtual-reality?ref=stellakamikaze.org), la realtà virtuale è la ‘nuova piattaforma’ e presto sarà la ‘piattaforma più sociale di tutte’. Ha poi speso qualche parola per elogiare le incredibili capacità hardware del nuovo modello Samsung, il cui arsenale tecnico vede la luce pochi giorni dopo [il funerale della legge di Moore](http://motherboard.vice.com/it/read/la-legge-di-moore-e-morta?ref=stellakamikaze.org), e non ha dimenticato di raccontare ripetendo a macchinetta per una manciata di frasi di seguito quanto, sotto sotto, noi comuni mortali non avessimo idea di come sopravvivere al logorio della vita moderna [prima dell’avvento dei video a 360° su Facebook](http://thenextweb.com/facebook/2016/02/21/facebook-brings-360-streaming-video-to-samsung-gear-vr-and-invests-in-social-vr/?ref=stellakamikaze.org), che per ovvie ragioni dovrebbero essere il ponte concettuale tra il cinema d’essai e [un’esperienza porno in realtà virtuale](http://motherboard.vice.com/it/read/dietro-le-quinte-di-un-porno-in-realta-virtuale?ref=stellakamikaze.org). La performance che ci ha regalato ha poco a che vedere con il Samsung Gear VR, il visore per la realtà virtuale di Samsung che finirà sugli scaffali per 129€ e che dovrebbe quindi in qualche maniera aiutare a riempire [la voragine lasciata dal prezzo di listino di Oculus Rift](http://www.wired.it/gadget/accessori/2016/01/06/oculus-rift-742-euro/?ref=stellakamikaze.org), fissato a 742 euro. Mark Zuckerberg, infatti, aveva ben poco da dire agli spettatori del Mobile World Congress, e ciò è testimoniato anche dalla replica che ci ha regalato [con il video backstage che ha postato poco dopo sul suo account Facebook](https://www.facebook.com/zuck/videos/10102665204710191/) e in cui ripete esattamente parola per parola ciò che ha detto poco prima sul palco. Mark ha servito il palco di Samsung per fare quello che in gergo nautico viene definito “elicottero col cazzo”, o anche “pisciata di cinghiale”. Doveva far sapere che c’era e che anche quel settore era suo. Fino a qui sta andando tutto sommato bene: se anche io avessi i soldi e il potere di Mark Zuckerberg sono certo mi comporterei esattamente nello stesso modo. Ciò che mi ha spaventato, però, è altro. La foto, [pubblicata da lui stesso sul suo account](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10102665120179591&set=pcb.10102665126861201&type=3&theater) e che lo ritrae pochi momenti prima del discorso, lo dipinge con pennellate inequivocabili: Mark, unico faro illuminato nel buio della caverna, marcia leggero tra le schiere del suo esercito cieco e al tempo stesso onniveggente. Imperturbabile, si compiace della sorpresa che sta per regalare alla sua sudditanza. [Le poche frasi di The Verge parlano chiaro](http://www.theverge.com/2016/2/21/11082992/mark-zuckerberg-galaxy-s7-event-mwc-2016?ref=stellakamikaze.org), “quando per i giornalisti è arrivato il momento di togliere i visori che era stato chiesto loro di indossare, Mark Zuckerberg era lì, in mezzo al palco, con addosso la sua solita maglietta grigia. Subito dopo un confuso istante di incredulità ed euforia, si è scatenato un tifone di giornalisti e fotografi che ha assaltato il palco. Zuckerberg doveva parlare della partnership tra Samsung e Facebook, ma gran parte delle sue parole non hanno fatto in tempo a raggiungere le orecchie del pubblico, troppo impegnato a scattare foto e far brillare i flash.” La tecnologia evolve a ritmi spesso incomprensibili ma incredibilmente naturali. Pochi decenni fa il futuro degli spostamenti su gomma erano le navicelle spaziali, e solo ora ci rendiamo conto che le gomme sono venute per restare e che la vera partita si gioca sui carburanti e sulla presenza o meno di un pilota. Quando pensavamo all’alienazione causata dall’informatica immaginavamo secchi invasati rinchiusi notte e giorno in un seminterrato dimenticato da Dio, impegnati a cliccare e digitare in ogni tempo morto presente tra i cicli di sonno — Oggi i seminterrati sono deserti e il morbo è portato da smartphone e tablet, che ci stanno divorando le diottrie senza chiedere permesso e senza doverci rinchiudere nel confino sociale; paradossalmente, sono gli stessi smartphone e tablet a fungere oggi da protesi per la nostra socialità, e sempre più spesso la loro assenza mutila il nostro potenziale nella società. Forse non volevamo tutto questo, ma oggi non ne possiamo fare a meno. Il progresso è un po’ questo: subdolo e necessario. Lo spettacolo che ieri Mark Zuckerberg ha messo in scena mi fa paura proprio per questo — Quando hai così tanto potere e così tanti soldi non sei esattamente incline ad accettare consigli che remano contro il tuo sogno d’infanzia, e l’impressione è che il sogno di Zuckerberg sia proprio questo: vivere nel virtuale, addobbati di pesanti visori e costretti a meravigliarci quando, una volta tolti, si palesa davanti a noi una figura umana. Non è mia intenzione dire che la realtà virtuale non possa essere il futuro, o che la strategia di marketing di Zuckerberg — con il progetto Oculus venderà il Rift, un visore di fascia alta, e il Gear VR, un visore di fascia bassa sviluppato in collaborazione con Samsung — sia destinata a fallire. Quella che mi spaventa è la realtà, quella non virtuale, che dubito potrà fare a meno di piegarsi al capriccio del miliardario più potente di internet, e che dunque non avrà tempo per potersi adattare a questo progresso. La realtà virtuale non farà in tempo a diventare subdola e necessaria, e ci verrà lanciata addosso così com’è: rozza, superflua e costosamente inutile. Ieri sera, un po’ come mi era successo con il caldo e con gli algoritmi, ho cominciato ad avere paura di Mark Zuckerberg e del suo parlare impostato. Prima non mi stava particolarmente simpatico, ma adesso mi terrorizza in tutto e per tutto. E non so bene cosa farci, visto che tra poco condividerò questo pezzo sul suo social network, Facebook, e lo girerò a qualche mio amico sul suo servizio chat, WhatsApp. Credo abbia vinto lui. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/avere-paura-di-mark-zuckerberg/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 febbraio 2016.* ### Anche Edward Snowden e Google si schierano dalla parte di Apple URL: https://stellakamikaze.org/anche-edward-snowden-e-google-si-schierano-dalla-parte-di-apple/ Last updated: 2026-07-03T22:51:26.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 febbraio 2016.* Con un’inversione di tendenza piuttosto eloquente, anche Google e Edward Snowden si sono schierati dalla parte di Apple nella sua disputa legale contro l’FBI. [Come riportato da VICE News](https://news.vice.com/it/article/iphone-terrorista-apple-fbi-privacy?ref=stellakamikaze.org), martedì il Federal Bureau of Investigation aveva chiesto ad Apple di sbloccare lo smartphone appartenuto a Syed Rizwan Farook, uno dei due assalitori che a dicembre uccisero 14 persone a San Bernardino, in California. Farook era poi stato freddato, insieme alla moglie, dalle squadre speciali della polizia. Apple, con una pomposa e regale “[Lettera ai consumatori](http://www.apple.com/customer-letter/?ref=stellakamikaze.org)“, non ha fatto attendere la sua risposta firmata Tim Cook, “Abbiamo un grande rispetto per il lavoro dell’FBI, a crediamo che le loro intenzioni siano buone,” ha scritto Cook. “Ma il governo americano ci ha chiesto qualcosa che non abbiamo, qualcosa che riteniamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor per l’iPhone.” La storia, purtroppo o per fortuna, è sempre la solita: delle aziende private progettano dei dispositivi che diventano fondamentali per la quotidianità dei cittadini e i governi fanno di tutto per poter dare una sbirciata alle informazioni che passano attraverso di essi. La risposta di Apple, però, ha una portata importante. Non si tratta solamente di non permettere a un governo di infiltrarsi all’interno di questo specifico dispositivo, posseduto dall’ormai defunto omicida di San Bernardino. Il rifiuto di Apple impedisce lo svilupparsi di un precedente fondamentale: un governo che riesce a convincere un’azienda a creare una porta dedicata nella privacy dei suoi consumatori può farlo altre dieci, cento, mille volte — L’importanza dell’altolà è sottolineato da una sezione della lettera titolata “Il bisogno della crittazione”. “Gli smartphone sono diventati una parte essenziale delle nostre vite. Le persone li usano per custodire una quantità incredibile di informazioni personali, dalle nostre conversazioni private, fino alle nostre foto, la nostra musica, le nostre note, i nostri calendari e nostri contatti, \[…\] Compromettere la sicurezza delle nostre informazioni personali rischi di mettere in pericolo la nostra sicurezza personale. Per questo motivo la crittazione è così importante.” Per quanto sembri ovvio che una determinata azienda, nella dimensione della sua natura privata, possa avere totale controllo sui dispositivi che mette in commercio, le cose non sono così semplici, “Il sistema operativo della Apple prevede forme di cifratura da iOS 7\. Tuttavia dal 2014 c’è stata una svolta, quando con iOS 8 l’azienda ha deciso di proteggere molti più dati attraverso il codice dell’utente. \[…\] Quindi, una volta che un utente imposta un codice, Apple non è più in grado di sbloccare l’apparecchio,” [scrive Carola Frediani su ](http://www.lastampa.it/2016/02/18/tecnologia/la-guerra-fra-apple-e-fbi-spiegata-in-punti-mw1UpW6qvFe4YMyJ8M0BcO/pagina.html?ref=stellakamikaze.org)[La Stampa](http://www.lastampa.it/2016/02/18/tecnologia/la-guerra-fra-apple-e-fbi-spiegata-in-punti-mw1UpW6qvFe4YMyJ8M0BcO/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). Il vero colpo di scena, però, non è tanto il rifiuto di Apple, quanto gli improbabili compagni di battaglia che si sono schierati al suo fianco nelle ultime ore. Il primo è Sundar Pichai, amministratore delegato di Google[, che con una serie di tweet inviati ieri sera](https://twitter.com/sundarpichai?ref%5Fsrc=twsrc%5Etfw&ref=stellakamikaze.org) si è allineato alla posizione di Tim Cook, “Obbligare le aziende a rendere possibile l’hacking di un dispositivo potrebbe compromettere la privacy degli utenti — Sappiamo che le autorità e le agenzie di intelligence si ritrovano a combattere con numerosi ostacoli nella loro battaglia contro il crimine e il terrorismo, noi, le aziende, costruiamo dispositivi sicuri per custodire le vostre informazioni e le consegniamo alle autorità solo a seguito di un mandato legale. Questo procedimento, però, non ha nulla a che fare con il richiedere alle aziende di hackerare il dispositivo e i dati di un utente, si tratta di un precedente preoccupante.” Anche Edward Snowden, il whistleblower più famoso del nuovo (e vecchio) continente, si è in un certo senso schierato dalla parte di Apple, “L’FBI sta creando un mondo in cui i cittadini, per difendere i loro diritti, si devono affidare ad Apple — Dovrebbe essere il contrario,” ha dichiarato in un tweet. La presa di posizione di Snowden è in qualche modo agrodolce: sebbene la linea di Apple sia indubbiamente uno sforzo lodevole nel rispetto dei diritti dei cittadini, è la regola in sé ad essere sbagliata. Nel migliore dei mondi possibili, infatti, dovrebbero essere proprie le aziende private a doversi riguardare dai governi, garanti dei diritti dei loro cittadini. Per Snowden si tratta di uno dei casi legali più importanti degli ultimi anni per il mondo tech — Il verdetto, che rischia di arrivare fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, rischia di mutare completamente l’orizzonte della privacy informatica nel mondo. In una nota “di colore”, il direttore esecutivo di Freedom of Press Trevor Timm fa notare che storicamente le mosse suggerite dall’intelligence americana in ambito privacy sono state, in passato, [imitate dalle autorità cinesi](http://www.reuters.com/article/us-usa-obama-china-idUSKBN0LY2H520150302?ref=stellakamikaze.org). Gli altri colossi del mondo tech devono ancora palesare ufficialmente la loro posizione, ma non mi sembra azzardato affermare che la linea generale sarà piuttosto chiara: dalla parte di Apple. Nel frattempo, fortunatamente, anche i cittadini e i consumatori stessi stanno cominciando a schierarsi nella vicenda, [con una marcia a supporto di Apple](http://www.techinsider.io/san-francisco-pro-apple-rally-2016-2?ref=stellakamikaze.org) organizzata a San Francisco da Electronic Frontier Foundation e Fight for the Future. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/anche-edward-snowden-e-google-si-schierano-dalla-parte-di-apple/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 febbraio 2016.* ### La legge di Moore è morta URL: https://stellakamikaze.org/la-legge-di-moore-e-morta/ Last updated: 2026-07-03T22:51:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 febbraio 2016.* Gordon Moore è vivo, ma la legge omonima che ha formulato nel 1965 è appena stata seppellita dall’industria informatica. Precisamente, [prima da una dichiarazione dell’International Technology Roadmap for Semiconductors risalente al 2014](http://electroiq.com/petes-posts/2015/02/02/reframing-the-roadmap-itrs-2-0/?ref=stellakamikaze.org), che ha deciso che il teorema che ha guidato per oltre 50 anni il progresso hardware in ambito informatico non sarebbe più stato lo standard a cui tentare di allinearsi; poi da un articolo pubblicato su [Nature](https://www.facebook.com/nature/) qualche giorno fa, che firma l’epitaffio della legge, e chiude definitivamente la sua bara. La legge di Moore è una stima formulata da Gordon Moore e prevede che ogni 18 mesi, grazie al progredire della tecnologia, un dato circuito integrato possa ospitare il doppio dei transistor rispetto all’anno precedente. La formula nel 1965, mentre lavora nella sua Fairchild Semiconductor International — Intervistato da \* Electronics Magazine\*, gli viene chieste di predire il futuro dell’industria dei semiconduttori (i mattoni dell’intera industria elettronica): La complessità dei costi per le componenti di un microcircuito sta diminuendo di circa la metà ogni anno. Sicuramente nel breve periodo questo tipo di trend è destinato a rimanere invariato, se non addirittura diminuire ancora di più. Per quanto riguarda il lungo periodo, il ritmo di diminuzione è un po’ più incerto, anche se non ci sono motivi di credere che non possa rimanere quasi costante per almeno 10 anni. – [Electronics Magazine](https://en.wikipedia.org/wiki/Moore%27s%5Flaw?ref=stellakamikaze.org) Per oltre 50 anni la legge di Moore ha continuato a essere confermata, nonostante la portata esponenziale del suo enunciato — L’intera industria dell’informatica globale è stata letteralmente trainata da questa legge, spingendo oltre i confini del concepibile la miniaturizzazione dei semiconduttori nel tentativo di mantenersi, ogni anno, al passo con gli standard pronunciati da Gordon Moore. Sono stati proprio i progettisti hardware a scegliere di gareggiare nella corsa per inseguire gli standard dettati da Moore. Non scherzo quando parlo di ‘[confini del concepibile](http://spectrum.ieee.org/computing/hardware/transistor-production-has-reached-astronomical-scales?ref=stellakamikaze.org)‘. Per tutta la durata del 2014 sono stati prodotti otto bilioni (8.000.000.000.000) di transistor al secondo. Sì, non è un refuso: significa proprio che ogni secondo del 2014 ha sfornato uno stock di transistor pari a questo numero qui sopra. Il risultato a fine anno era piuttosto prevedibile: 250 miliardi di miliardi (250 x 10^18) di transistor, [venticinque volte il numero di stelle presenti nella Via Lattea](http://www.space.com/25959-how-many-stars-are-in-the-milky-way.html?ref=stellakamikaze.org) e [settantacinque volte il numero di galassie nell’universo conosciuto](http://www.space.com/25303-how-many-galaxies-are-in-the-universe.html?ref=stellakamikaze.org). La scelta effettuata dall’ITRS non solo muterà radicalmente la forma dell’industria informatica, ma probabilmente trasfigurerà l’intera sostanza che la costituisce. Fino ad oggi, infatti, sono stati proprio i progettisti hardware a scegliere di gareggiare nella corsa per inseguire gli standard dettati da Moore, obbligando quindi gli sviluppatori software a dover avere a che fare con i capricci di un ecosistema fatto di dispositivi e architetture in continuo cambiamento. Questa tendenza, sebbene abbia spinto i limiti fisici dell’informatica ai confini del concepibile, ha incredibilmente frenato l’evoluzione del mondo software, “Il software fa schifo perché è troppo complesso e perché in ogni istante sta tentando di comunicare con altri programmi sullo stesso computer, o addirittura con programmi presenti su altri computer. I computer sono una sorta di insieme di computer, scatole dentro scatole, e ognuna di queste scatole è piena di piccoli programmi che tentano di coordinarsi e comunicare con gli altri,” [spiega Quinn Norton in un essay pubblicato su The Message dal titolo ‘Everything is Broken’.](https://medium.com/message/everything-is-broken-81e5f33a24e1?ref=stellakamikaze.org#.korz5txbk) Mentre l’industria informatica dell’hardware si disperava per tenere in vita una legge come quella di Moore, l’industria del software ha continuato a boccheggiare — Questo meccanismo ha contribuito alla creazione dell’ecosistema informatico attuale, pieno di macchine incredibilmente potenti gestite da software mai abbastanza performanti per sfruttarne appieno le potenzialità. La fine della legge di Moore ha un significato simbolico piuttosto importante per l’intero mondo dell’informatica — Corrisponde alla fine di un’epoca iniziale votata a una corsa cieca e spericolata verso il progresso. La speranza è che [la sua eredità](http://motherboard.vice.com/it/read/l-eredita-della-legge-di-moore?ref=stellakamikaze.org) possa trasformarsi in un terreno fertile per un’informatica più ragionata e correttamente struttura, anche se il prezzo da pagare fosse quello di rallentare un po’. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-legge-di-moore-e-morta/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 febbraio 2016.* ### Firme, petizioni e politica: la democrazia può passare per internet? URL: https://stellakamikaze.org/firme-petizioni-e-politica-la-democrazia-puo-passare-per-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:51:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 febbraio 2016.* Nel corso dell’ultimo secolo il concetto di democrazia è cambiato in maniera radicale: qualunque sia la formula attraverso la quale viene declinata, la democrazia prevede, per il suo corretto funzionamento, la presenza di un elettorato informato — “Le evoluzioni della tecnologia stanno trasformando il nostro sistema politico e stanno creando un nuovo tipo di ‘repubblica elettronica’; una forma ibrida che unisce elementi della democrazia elettronica diretta alle strutture politiche,” spiega Lawrence Grossman, ex presidente di NBC News e Public Broadcasting Service, durante la conferenza dell’MIT ‘[Changing Concepts of Democracy](http://web.mit.edu/m-i-t/conferences/democracy/speakers.html?ref=stellakamikaze.org#Grossman)‘ nel maggio 1998. Nel corso degli anni moltissimi hanno tentato di concretizzare il concetto di repubblica elettronica, prima con siti internet dedicati a questioni sociali e politiche locali, poi, come nel caso del [Movimento 5 Stelle in Italia](http://www.beppegrillo.it/movimento/?ref=stellakamikaze.org), con progetti di partito fortemente radicati nella partecipazione diretta dell’elettorato. In molti casi, però, i risultati sono stati quantomeno deludenti. Uno dei più grossi spettri di questo slancio sono le petizioni — Costrette fino a pochi anni fa a essere limitate dalla presenza fisica dei firmatari, oggi grazie a internet le petizioni stanno vivendo una nuova giovinezza: chiunque può firmare stando comodamente seduto davanti al suo laptop o stravaccato sul divano con lo smartphone in mano. Anche in questo caso, sono moltissimi ad averci provato: valanghe di siti, piattaforme e progetti nati appositamente per ospitare petizioni, e che nel tempo si sono inevitabilmente estinti. Sembra quindi che l’idea delle petizioni su internet, sfruttate per far emergere problematiche sociale molto sentite, soffra di un qualche tipo di difetto strutturale invalidante. In un ecosistema in cui chiunque può farsi promotore di una petizione online e chiunque la può firmare, lo strumento perde di rilevanza e credibilità. Infatti, molte petizioni non sono mai riuscite ad andare oltre la petizione stessa — È, appunto, un problema strutturale, senza dubbio dovuto alla natura intrinseca di queste piattaforme. Sono convinto, però, che gran parte del peso di questa croce sia dovuto a una questione più generazionale che funzionale: basta tornare indietro di pochissimi anni per rendersi conto che solo oggi quel pugno di firme virtuali possono contare veramente qualcosa, abbastanza da giustificare delle ricerche sul fenomeno. Tipo [questa](http://bds.sagepub.com/content/2/2/2053951715598170?ref=stellakamikaze.org), [quest’altra](http://www.pewinternet.org/2013/04/25/civic-engagement-in-the-digital-age/?ref=stellakamikaze.org) o [quest’altra ancora](http://bds.sagepub.com/content/2/2/2053951715598170?ref=stellakamikaze.org). L’idea che una petizione possa davvero aiutare a cambiare le cose deve ancora convincermi, e se domani la mia esistenza fosse disturbata da un problema insormontabile dubito mi affiderei ad una petizione per cercare di risolverlo — Non posso però negare di essermi fermato un attimo a riflettere quando qualche settimana fa ho letto un lancio ANSA che annunciava il traguardo dei [5 milioni di utenti per Change.org](http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet%5Fsocial/2016/01/22/change.org-in-italia-oltre-5-mln-utenti%5F83078ac2-c62b-4f6c-8eac-744db7100692.html?ref=stellakamikaze.org), probabilmente la più popolare piattaforma per petizioni online al momento. “Vogliamo essere il primo posto a cui le persone che vogliono cambiare le cose pensano.” Cinque milioni di utenti in Italia sono tanti, e sono ancor di più se si considera che Change.org in Italia è arrivato nel 2012 e i ritmi di crescita sono stati letteralmente esponenziali. Nonostante ciò, per i contrasti che ho descritto sopra, non mi riuscivo a spiegare questo successo— Così ho chiamato i ragazzi della piattaforma, “Di certo c’è che siamo la piattaforma più grande nell’ambito, e probabilmente le persone ci usano così tanto perché la user experience che offriamo è la migliore,” mi spiega Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice italiana di Change.org. “Vogliamo essere il primo posto a cui le persone che vogliono cambiare le cose pensano, — Ultimamente anche i politici la stanno cominciando a sfruttarla per strutturare le loro campagne sociali,” continua. Il dubbio però rimane: in che modo Change.org è stato capace di rendere concrete le petizioni che ha ospitato? “Ogni petizione ha una storia a sé. In primo luogo, le petizioni sono pubbliche e permettono al promotore di comunicare con i firmatari: si crea quindi una discussione, e quando la petizione diventa abbastanza grande si comincia a riflettere su come concretizzare il desiderio di cambiamento,” mi spiega Elisa. “Infatti, al di là della petizione online e dunque della raccolta di firme, è difficile che il cambiamento si consumi da sé. Quando i volumi dei firmatari diventano importanti si va a parlare con chi di dovere, con chi prende le decisioni: le petizioni sono un termometro sociale importante e sempre più spesso vengono prese in considerazione da chi, nei fatti, prende le decisioni — quando le firme sono tante non passano inosservate.” I risultati mi hanno sorpreso: per Change.org una petizione ha successo quando il promotore dell’iniziativa dichiara raggiunto l’obiettivo della petizione — La pagina dedicata alle petizioni riuscite [è davvero ricca](https://www.change.org/victories?ref=stellakamikaze.org) e tocca i temi più disparati con numeri effettivamente concreti. Parlo, solo in Italia, di oltre 500 vittorie dal 2012 a oggi, con una media di 11 vittorie al mese: [oltre 500.000 firme](https://www.change.org/p/stop-al-vitalizio-agli-ex-parlamentari-condannati-per-mafia-e-corruzione?ref=stellakamikaze.org) per lo stop al vitalizio per gli ex parlamentari condannati per mafia e corruzione, [300.000 firme](https://www.change.org/p/la-corruzione-tiene-in-pugno-l-italia-rafforziamo-ora-la-legge-sullo-scambio-elettorale-politico-mafioso-riparteilfuturo?ref=stellakamikaze.org) per un inasprimento della legge sullo scambio elettorale politico-mafioso, [150.000](https://www.change.org/p/la-vita-%C3%A8-un-altra-cosa-eutanasialegale-welby?ref=stellakamikaze.org) firme per la richiesta di una discussione parlamentare sulla legalizzazione dell’eutanasia e, ancora, [150.000 firme](https://www.change.org/p/nessun-vitalizio-ai-mafiosi?ref=stellakamikaze.org) per la richiesta di cancellazione del vitalizio per i deputati e i senatori condannati in via definitiva a pene superiori a due anni per reati di mafia. Tutti obiettivi raggiunti. Se da un lato la piattaforma può favorire l’emergere di problematiche sociali sentite “dal basso”, dall’altro lato però il rischio è che si tramuti in un ottimo vettore per iniziative popolari disinformate, “La problematica si divide in due parti — Per esempio, sulla questione delle unioni civili noi garantiamo la possibilità di discussione sia che tu sia pro che contro, l’importante è rispettare [le nostre linee guida](https://www.change.org/it/chi-siamo/linee-guida-della-community?ref=stellakamikaze.org),” mi spiega Elisa. “Dall’altro lato c’è la disinformazione: può capitare che una persona porti avanti un’iniziativa disinformata in buona fede, in questi casi comunichiamo con il promotore per verificare le sue informazioni, e se necessario interveniamo.” “Non è il numero di firme a interessarci, l’importante è che la petizione sia valida e che la storia sia importante.” Change.org è una piattaforma orizzontale, e la sua natura prevede un rapporto orizzontale con tutte le iniziative. Spesso però la buona volontà non basta: può capitare che una questione sociale importante non abbia sufficiente ‘appeal’ per diventare rilevante, “Non è il numero di firme a interessarci, l’importante è che la petizione sia valida e che la storia sia importante,” mi spiega Elisa. “Il nostro team lavora su dieci petizione a settimana, mentre la maggior parte delle iniziative si sviluppa autonomamente. In alcuni casi decidiamo di provare a dare una mano, includendo alcune petizioni in homepage o nella newsletter che inoltriamo ai nostri iscritti — scegliamo pensando a quanto una richiesta possa essere realisticamente raggiungibile, analizziamo la storia personale che c’è dietro a una petizione. Normalmente lavoriamo su petizioni che sono promosse da singoli individui — non ci piace lavorare su iniziative promosse da un partito. In questo senso, nel processo di analisi e valutazione, svolgiamo un lavoro prettamente giornalistico.” Resta da chiedersi in che modo Change.org possa diventare un organo effettivamente funzionale alla struttura della democrazia, “L’anno scorso eravamo a Perugia per il festival del giornalismo — Peter Gomez , direttore del Fatto Quotidiano, disse che secondo lui Change.org sarebbe diventata una piattaforma cruciale nelle prossime elezioni. È lì che i cittadini si attivano, discutono e dibattono,” mi spiega Elisa. “Abbiamo messo a disposizione uno strumento, il decision maker tool, che permette ai personaggi pubblici di mettersi in contatto con le petizioni che li interessano: in breve, la politica si fa coi cittadini — i cittadini da noi ci sono già, cosa aspettano i politici?” “Sulla nostra piattaforma emergono declinazioni sociali che non sempre riescono a farsi notare nel flusso dei media tradizionali, tempo fa un ragazzo molto giovane aveva lanciato una petizione per chiedere a Marino di ritirare le dimissioni — Ai tempi i media tradizionali erano tutti particolarmente schierati sulla vicenda, mentre la petizione aveva rivelato un supporto sociale proveniente dal basso nei confronti di Marino: in pochi giorni l’iniziativa aveva superato le 50.000 firme,” conclude Elisa. La domanda quindi rimane la stessa: può la democrazia passare per internet? Molti ci provano, moltissimi falliscono, pochissimi ci riescono — A mio avviso, Change.org nel suo (mica tanto) piccolo ci sta riuscendo meglio di altri. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-democrazia-pu-passare-per-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 febbraio 2016.* ### La teoria delle onde gravitazionali potrebbe essere confermata domani URL: https://stellakamikaze.org/la-teoria-delle-onde-gravitazionali-potrebbe-essere-confermata-domani/ Last updated: 2026-07-03T22:51:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 febbraio 2016.* Update: Guarda lo stream della conferenza, ora in diretta: [Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO)](https://en.wikipedia.org/wiki/LIGO?ref=stellakamikaze.org) “100 anni dopo che Einstein aveva teorizzato l’esistenza delle onde gravitazionali, la National Science Foundation aduna gli scienziati dell’MIT Caltech e del LIGO Scientific Collaboration per aggiornare la comunità scientifica riguardo gli sforzi che stanno venendo portati avanti per individuarli,” [si legge in un annuncio pubblicato pochi giorni fa sul sito ufficiale del LIGO](http://www.ligo.org/news/media-advisory.php?ref=stellakamikaze.org). Tutte le spiegazioni del caso le daremo in occasione dell’annuncio, ma un breve riassunto della situazione è quantomeno necessario. Le onde gravitazionali [sono delle increspature dello spaziotempo](https://www.theguardian.com/science/2016/feb/09/gravitational-waves-everything-you-need-to-know?ref=stellakamikaze.org), delle onde che si muovono alla velocità della luce e che vengono generate dall’interazione tra corpi super massivi, per esempio due buchi neri che collidono—Furono teorizzate un centinaio di anni fa [dalla teoria della relatività generale di Einstein](https://it.wikipedia.org/wiki/Relativit%C3%A0%5Fgenerale?ref=stellakamikaze.org), ma per ora non sono ancora state ufficialmente confermate. Concretamente, un corpo che si muove nello spazio tempo disturba, con il suo movimento, il tessuto del reale—Il corpo, quindi, produce delle increspature nel tessuto del reale, un po’ come una barca che attraversa un lago: quelle increspature sono le onde gravitazionali, prodotte grazie all’energia scaturita dal movimento del corpo. [La loro esistenza fu dedotta osservando due pulsar girare su loro stesse](http://www.nobelprize.org/nobel%5Fprizes/physics/laureates/1993/press.html?ref=stellakamikaze.org): il rallentamento dei due corpi derivava dalla produzione di onde gravitazionali. Confermare l’esistenza delle onde gravitazionali grazie a uno strumento in grado di osservarle come il LIGO corrisponderebbe ad un passo avanti incredibile nella fisica moderna: infatti, nello studio delle origini del nostro universo, il problema più annoso nel cercare di risalire cronologicamente all’istante del Big Bang è da trovarsi [nei primi 400.000 anni successivi a esso](https://www.theguardian.com/science/2016/feb/09/gravitational-waves-everything-you-need-to-know?ref=stellakamikaze.org). In quegli anni, infatti, la materia era talmente densa e nebulosa da impedire persino alla luce di sfuggire, di fatto rendendo impossibile l’osservazione a posteriori. Le onde gravitazionali, invece, se fedeli alla teorizzazione di Einsten, esisterebbero sin dal principio, e potrebbero costituire quindi un ottimo metodo di osservazione. Le indiscrezioni sull’annuncio [arrivano da una recente “fuga” di mail](http://www.sciencemag.org/news/2016/02/woohoo-email-stokes-rumor-gravitational-waves-have-been-spottedhttp://www.sciencemag.org/news/2016/02/woohoo-email-stokes-rumor-gravitational-waves-have-been-spotted?ref=stellakamikaze.org) che farebbero trapelare l’entusiasmo, da parte degli scienziati, per l’annuncio di domani. Non ci resta che attendere. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-teoria-delle-onde-gravitazionali-di-einstein-potrebbe-essere-confermata-doman/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 febbraio 2016.* ### L'aereo americano che aspettava Snowden a Copenaghen URL: https://stellakamikaze.org/laereo-americano-che-aspettava-snowden-a-copenaghen/ Last updated: 2026-07-03T22:51:29.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 febbraio 2016.* È il 20 maggio 2013 quando Edward Snowden si imbarca su un volo per Hong Kong dopo aver lasciato il suo lavoro presso una struttura dell’NSA, l’Agenzia Nazionale di Sicurezza americana, alle Hawaii. Poche settimane dopo, all’inizio di giugno, [cambia il corso della storia](http://motherboard.vice.com/tag/edward+snowden?ref=stellakamikaze.org) dell’information security e del giornalismo consegnando ad alcuni giornalisti e testate [migliaia di documenti riservati dell’NSA](http://www.theguardian.com/us-news/the-nsa-files?ref=stellakamikaze.org). Quella di Edward Snowden è [una storia degna del miglior poliziesco hollywoodiano](http://motherboard.vice.com/tag/edward+snowden??ref=stellakamikaze.org), tra voli in fuga, mandati di cattura e paranoia da caccia all’uomo, e sembra sia ora di aggiungervi un nuovo capitolo. Secondo [una pubblicazione della testata indipendente Denfri.dk](https://www.denfri.dk/2016/01/usa-sendte-fly-til-danmark-for-at-hapse-snowden/?ref=stellakamikaze.org), dei documenti ottenuti dal Ministero della Giustizia danese dimostrano che, nel giugno del 2013, l’aeroporto di Copenaghen ha ospitato un velivolo americano inviato per intercettare Edward Snowden, allora bloccato all’aeroporto di Mosca, per riportarlo negli Stati Uniti nel caso in cui la Russia o altre nazioni lo avessero consegnato alle autorità americane. Allora non vi era ancora certezza che, dopo l’estradizione, Edward Snowden non sarebbe andato incontro alla pena di morte. Prima di tutto, [un rapido riassunto della vicenda](https://en.wikipedia.org/wiki/Edward%5FSnowden?ref=stellakamikaze.org#Flight%5Ffrom%5Fthe%5FUnited%5FStates): 20 maggio 2013, Snowden vola ad Hong Kong, dove consegn i documenti riservati ai giornalisti—il 9 giugno, assieme ai documenti, viene resa pubblica dal *The Guardian* l’identità di Snowden sotto sua richiesta; il 22 giugno le autorità statunitensi [revocano il suo passaporto](http://www.foxnews.com/politics/2013/06/23/obama-administration-confirms-talking-to-hong-kong-about-snowden.html?ref=stellakamikaze.org). Nel frattempo, Snowden promette di lottare contro ogni tentativo di estradizione da parte degli Stati Uniti. Il 23 giugno si imbarca da Hong Kong per un volo verso Mosca, dove rimarrà bloccato fino al 1 agosto 2013, quando la Russia gli garantirà un asilo temporaneo di un anno—che verrà poi esteso a tre anni—grazie al quale tuttora risiede in un luogo sconosciuto in Russia, [mentre cerca un’ulteriore soluzione di asilo non temporanea](https://www.siliconrepublic.com/enterprise/2015/06/05/edward-snowden-ive-applied-for-asylum-in-21-countries?ref=stellakamikaze.org). Il frammento che ho riportato è, ovviamente, ben più complicato di quello che sembra—in questo momento, però, la parte che ci interessa davvero è quella che va dal 23 giugno 2013 fino al 1 agosto 2013, quando Snowden di fatto vive all’interno dell’aeroporto internazionale Sheremetyevo, a Mosca, in attesa di trovare una soluzione al suo annoso problema di asilo politico. È il momento più delicato per gli Stati Uniti. Dopo aver accusato Snowden di spionaggio e furto di dati sensibili, la priorità è di riportarlo in patria il prima possibile—soprattutto, prima che ottenga asilo politico. Per questo, [secondo dei documenti pubblicati dall’emittente norvegese NRK](http://www.theguardian.com/us-news/2015/aug/28/edward-snowden-fbi-norway-extradite-julian-assange?ref=stellakamikaze.org), in quei giorni l’FBI comunica attraverso il consolato americano a Copenaghen con la Danimarca, la Norvegia, la Svezia e la Finlandia per assicurarsi che, in caso di visita, Snowden venga immediatamente trattenuto. “Il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti è pronto a compilare tutta la burocrazia necessaria a richiedere l’estradizione di Snowden qualunque sia la nazione verso cui viaggerà dall’aeroporto di Mosca,” [si legge in una lettera datata 27 giugno](http://fido.nrk.no/7c3c67308ecc61e60d11fb4420eaf532894daf98f1676e5ff0707566dfef9773/fbi-to-norwegian-justice-ncis.pdf?ref=stellakamikaze.org). Secondo alcuni documenti governativi danesi [ottenuti dal blogger Peter Kofod, del blog Denfri.DK](https://www.denfri.dk/2016/01/usa-sendte-fly-til-danmark-for-at-hapse-snowden/?ref=stellakamikaze.org), sembrerebbe che proprio in quei giorni il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avesse fatto volare e atterrare un velivolo [tipo Gulfstream](https://it.wikipedia.org/wiki/Gulfstream%5FAerospace%5FGulfstream%5FV?ref=stellakamikaze.org) nell’aeroporto di Copenaghen, come misura preventiva per un eventuale arresto di Snowden. I velivoli Gulfstream sono stati storicamente utilizzati dagli Stati Uniti per il trasporto di prigionieri, [come nel caso di Abu Hamza](http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/terrorism-in-the-uk/9591172/Abu-Hamza-leaves-Britain-after-final-appeal-fails.html?ref=stellakamikaze.org), dal Regno Unito agli Stati Uniti, nel 2012\. Il volo americano è stato avvistato per la prima volta da [The Register ](http://www.theregister.co.uk/2014/06/13/cia%5Frendition%5Fjet%5Fwas%5Fwaiting%5Fin%5Feurope%5Fto%5Fsnatch%5Fsnowden/?ref=stellakamikaze.org)nel 2014, quando degli appassionati hanno notificato il passaggio del volo N977GA attraverso lo spazio aereo scozzese. Nel corso della scorsa settimana, il Ministro della Giustizia danese Søren Pind [ha scritto ai membri del parlamento danese una lettera in cui afferma che](http://www.ft.dk/samling/20151/almdel/reu/bilag/163/1596061.pdf?ref=stellakamikaze.org) “il motivo della presenza di quel velivolo nell’aeroporto di Copenaghen corrispondeva probabilmente alla necessità di trasportare Edward Snowden negli Stati Uniti, nel caso in cui fosse stato consegnato dalla Russia o da altre nazioni.” Pind ha dunque confermato l’autorizzazione, leggibile nei documenti rilasciati, da parte del governo danese alla presenza del velivolo nell’aeroporto di Copenaghen dal 25 al 27 giugno 2013, con la possibilità di estendere l’autorizzazione ai tre giorni successivi o precedenti a queste date. Numerose email rilasciate assieme ai documenti governativi rivelano come la presenza del velivolo sia stata fortemente discussa tra gli addetti ai lavori, in quei giorni. [ha affermato che](http://www.theguardian.com/us-news/2016/feb/05/edward-snowden-us-government-jet-wait-copenhagen-denmark?CMP=Share%5FiOSApp%5FOther&ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-aereo-americano-aspettava-snowden-a-copenaghen/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 febbraio 2016.* ### L'India ha ufficialmente bloccato il servizio Free Basics di Facebook URL: https://stellakamikaze.org/lindia-ha-ufficialmente-bloccato-il-servizio-free-basics-di-facebook/ Last updated: 2026-07-03T22:51:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 febbraio 2016.* In India, l’autorità regolatrice per le telecomunicazioni (TRAI), [ha ufficializzato la norma](http://www.bbc.com/news/technology-35522899?ref=stellakamikaze.org) ‘Prohibition of Discriminatory Tariffs for Data Services Regulations, 2016’, che “non permette agli operatori telefonici di offrire tariffe dati che rendano accessibili solamente determinati contenuti su internet.” La notizia è enorme: in breve, l’India ha oggi ufficialmente rifiutato [il programma Free Basics](https://info.internet.org/en/story/free-basics-from-internet-org/?ref=stellakamikaze.org) offerto da Facebook, che prevedeva un accesso gratuito a internet per chiunque fosse in possesso di una SIM abilitata alla navigazione—L’internet di Free Basics, però, è composto esclusivamente di una rosa di servizi scelti da Facebook e il consorzio Internet.org, andando contro, di fatto, al principio di net neutrality. “[Nella formulazione delle norme](http://www.trai.gov.in/WriteReadData/PressRealease/Document/Press%5FRelease%5FNo%5F13%20.pdf?ref=stellakamikaze.org), l’Autorità per le Telecomunicazioni ha fatto riferimento [ai principi di net neutrality](https://it.wikipedia.org/wiki/Neutralit%C3%A0%5Fdella%5Frete?ref=stellakamikaze.org), nel tentativo di assicurare ai consumatori un accesso a internet privo di ostacoli e non discriminatorio. Queste norme vogliono garantire che le tariffe per i piani dati per l’accesso a internet siano *content agnostic* (ovvero, garantiscano un accesso universale alla totalità della Rete, e non esclusivo a determinati servizi scelti dagli operatori, ndr).” Prima di tutto—Facebook, con il suo Free Basics, mira a “offrire alle persone un modo per accedere ad alcuni utili servizi internet dai loro cellulari, in particolare in zone del mondo dove i piani dati per dispositivi mobili sono meno economici,” [si legge sul sito ufficiale del programma](https://info.internet.org/en/story/free-basics-from-internet-org/?ref=stellakamikaze.org). “I siti sono disponibili gratuitamente e non gravano sui volumi del piano dati dell’utente, e includono servizi per le news, per la ricerca di lavoro, sanità, educazione e informazione locale. Introducendo le persone ai benefici di internet attraverso questi siti speriamo di poter portare sempre più online e migliorare le loro vite.” Nonostante le premesse, il problema è piuttosto evidente: offrire gratuitamente accesso a solamente una parte di internet è pericoloso—In un contesto in cui la piattaforma è internet, nata e pensata per essere libera e accessibile a tutti, mostrare[a così tante persone in così tante nazioni](https://info.internet.org/en/story/where-weve-launched/?ref=stellakamikaze.org) solamente una parte di esso potrebbe provocare un danno irreparabile alla struttura della Rete stessa, mutandola profondamente negli anni a venire. La normativa diramata dal TRAI parla chiaro, “Nessun operatore dovrà offrire tariffe dati che discriminino, in qualche modo, un contenuto a favore di un altro; Nessun operatore dovrà aderire a iniziative che possano in qualche modo aggirare queste normative; Le tariffe ridotte per l’accesso o la fornitura di servizi di emergenza, o in periodi di emergenza pubblica, sono permesse.” Il TRAI afferma di aver proposto una misura preventiva perché l’analisi caso per caso sarebbe risultata troppo costosa—Di fatto, quindi, il programma Free Basics è ora illegale in India, ma ciò non significa che non continuerà. Infatti, [la normativa prevede](http://www.ndtv.com/india-news/telecom-regulator-bans-differential-pricing-for-data-supports-net-neutrality-1275030?pfrom=home-lateststories&ref=stellakamikaze.org) “una multa di 50.000 rupie al giorno per chiunque violi queste norme,” resta da chiedersi se Facebook non abbia intenzione di sopportare questa spesa pur di continuare a offrire Free Basics in India. Si aspettano ancora commenti da casa Zuckerberg. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lindia-ha-ufficialmente-bloccato-il-servizio-free-basics-di-facebook/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 febbraio 2016.* ### La prossima missione di esplorazione della NASA sfrutterà un satellite italiano URL: https://stellakamikaze.org/la-prossima-missione-di-esplorazione-della-nasa-sfruttera-un-satellite-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:51:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 febbraio 2016.* La prossima missione di esplorazione ([Exploration Mission EM-1](http://www.nasaspaceflight.com/tag/em-1/?ref=stellakamikaze.org)) della NASA ha una data: è prevista per la fine del 2018, sfrutterà—per la prima volta—lo Space Launch System ([SLS](https://www.nasa.gov/exploration/systems/sls/?ref=stellakamikaze.org)) e farà volare per la seconda volta il veicolo spaziale, ancora in progettazione, [Orion Multi-Purpose Crew Vehicle](https://www.nasa.gov/exploration/systems/orion/?ref=stellakamikaze.org). L’obiettivo: esplorare prima gli asteroidi, poi gli spazi cislunari e, infine, Marte. La missione EM-1 sarà accompagnata, oltre che dalla capsula Orion priva di equipaggio, da 13 [CubeSAT](http://www.cubesat.org/?ref=stellakamikaze.org), che per capirci sono dei nano-satelliti 20x30x10 centimetri imbottiti di hardware, materiali e tecnologie pronte per essere testate sul campo. Se tutte queste ottime notizie non vi bastassero, ecco la ciliegina sulla torta: uno di questi CubeSAT si chiama [ArgoMoon](http://www.argotec.it/argotec/index.php/about%5Fus/argomoon?ref=stellakamikaze.org), è sviluppato dalla italiana [Argotec](http://www.argotec.it/?ref=stellakamikaze.org) ed è stato l’unico CubeSAT europeo selezionato dalla NASA per la missione. Considerata la situazione generale, pensare che la NASA abbia scelto un progetto italiano per accompagnare una sua missione non può che rendere euforici, l’ASI continua a essere in prima linea, promuovendo e sostenendo le eccellenze scientifiche e tecnologiche del nostro Paese. La scelta di ArgoMoon da parte della NASA consolida ulteriormente il ruolo di prestigio dell’Italia a fianco dei maggiori paesi che conducono attività spaziali,” spiega Gabriele Mascetti a capo dell’Unità Volo Umano e Microgravità dell’Agenzia Spaziale Italiana. ArgoMoon si occuperà dello scatto di alcune foto nell’ambito della missione EM-1 e testerà dei nuovi sistemi di comunicazione—Oltre che essere l’occasione perfetta per provare sul campo la tecnologia italiana, EM-1 è anche un’ottima opportunità per ottenere dati e valutare nuove soluzioni per l’espansione dei programmi spaziali nano-satellitari, “I CubeSat sono i droni del futuro e saremo i primi a testarli così lontano dalla Terra, nelle condizioni estreme dell’orbita translunare,” spiega David Avino, managing director di Argotec. Abbattere costi e tempistiche attraverso l’introduzione di moduli satellitari dalle dimensioni così ridotte è una di quelle tipiche prospettive futuribili a cui nessuno pensa finché non si consumano: a pensarci bene era praticamente ovvio che il futuro dell’esplorazione spaziale non sarebbe stato condotto da titaniche megattere galattiche delle dimensioni della Morte Nera, ma da sciami di micro-unità economiche, semplici e agili. “L’idea è proprio quella di sviluppare progetti spaziali più sostenibili: per ora questi CubeSAT sono stati sviluppati dalle università, quindi manca effettivamente una prova di bilancio su campo industriale, ma l’obiettivo è creare dei moduli che possano essere progettati e sviluppati in maniera più efficiente ed economica, sia per quanto riguarda i tempi che per quanto riguarda i costi,” mi spiega Anna Frosi, ingengere aerospaziale di Argotec. “Il problema principale è che questo tipo di satelliti durano poco: riescono a sopravvivere alle radiazioni per tre, sei mesi.” “L’obiettivo è creare dei moduli che possano essere progettati e sviluppati in maniera più efficiente ed economica, sia per quanto riguarda i tempi che per quanto riguarda i costi.” Resta da chiedersi cosa, effettivamente, ArgoMoon porterà nello spazio, “I sistemi di comunicazione che testeremo saranno fondamentali per le future esplorazioni—ArgoMoon farà parte del programma di lancio SLS, che porterà nello spazio anche la capsula Orion. ArgoMoon effettuerà dei test su materiali e tecnologie innovativi, oltre che sui sistemi di comunicazione: l’obiettivo è lavorare a qualcosa di nuovo che possa aiutarci concretamente in seguito,” continua Anna. Ma quanto costa sviluppare un CubeSAT? Si può davvero pensare a un futuro spaziale popolato da stormi di cubetti 10x10x10 pronti a svolgere gli stessi compiti che prima necessitavano di enormi zarri laminati che incespicavano nel cosmo? “È difficile parlare di costi, per ora: i CubeSAT finora sono stati sviluppati dalle università, e per quanto in questo contesto spesso le spese riescano a rimanere contenute, il più delle volte il problema reale è che questi costi non vengono computati nei bilanci,” mi spiega Anna. “Inoltre, prima si è sempre parlato di CubeSAT progettati per lavorare in un’orbita terrestre—In questo caso, invece, si tratta di andare molto più in là, nello spazio profondo, dove l’ambiente e le radiazioni sono molto più ostili; per questo i costi lievitano. Nell’insieme concorre anche il fatto che stiamo sfruttando tecnologie italiane: in questo caso, sia i costi che l’orgoglio per il progetto aumentano.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-prossima-missione-di-esplorazione-della-nasa-sfrutter-un-satellite-italiano/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 febbraio 2016.* ### Dal Ministero dell’Ambiente al Family Day, il weekend di Anonymous URL: https://stellakamikaze.org/dal-ministero-dellambiente-al-family-day-il-weekend-di-anonymous/ Last updated: 2026-07-03T22:51:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º febbraio 2016.* Il collettivo di Anonymous Italia ha passato un fine settimana piuttosto movimentato, secondo [le dichiarazioni rilasciate](https://www.facebook.com/anonymousitalyoperation/?fref=ts) dalla pagina Facebook ‘ufficiale’ e del blog [Anon-News](http://anon-news.blogspot.it/?ref=stellakamikaze.org). Il gruppo di hacktivisti è partito giovedì 28 gennaio con un dump di dati proveniente dal Ministero dell’Ambiente, ha continuato il 29 con un attacco al MIUR e il 30 ha preso parte alle azioni antagoniste contro il Family Day. La reputazione di Anonymous Italia ha passato momenti migliori: dopo l’escalation iniziata lo scorso anno con [l’exploit mediatico dell’ISIS](http://anon-news.blogspot.it/2015/02/opiceisis.html?ref=stellakamikaze.org) e che ha avuto il suo culmine [subito dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre](http://anon-news.blogspot.it/2015/11/opparis.html?ref=stellakamikaze.org), Anonymous ha preso non pochi granchi—Prima [dichiarando un po’ troppo spesso “guerra a…”](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&es%5Fth=1&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=anonymous+declare+war&tbm=nws), e poi, per quanto riguarda gli hacktivisti italiani, lanciando [un allarme terrorismo a Firenze che abbiamo preso un po’ troppo sul serio](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/12/31/news/anonymous%5Fis%5Ffirenze%5Fchat-130430423/?ref=stellakamikaze.org)—Così tanto sul serio che pochi giorni dopo gli organi ‘ufficiali’ del collettivo hanno dovuto pubblicare un comunicato in cui si distanziavano “[dalle dichiarazioni di un membro di nome X](https://www.facebook.com/anonymousitalyoperation/posts/1088985154466835),” individuato e perquisito poche settimane dopo [dalla Polizia di Stato](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/01/21/news/anonymus%5Findividuato%5Fx%5Fannuncio%5Faver%5Fsventato%5Fattentato%5Fis-131715126/?ref=stellakamikaze.org). Nonostante ciò, il collettivo sembra essersi riorganizzato, e negli ultimi giorni è tornato alla riscossa—perlomeno sulla carta, nei fatti l’utilità di queste operazioni rimane, purtroppo, ancora vaporosa. **Ministero dell’Ambiente** “Annunciamo che svariati documenti sono venuti in nostro possesso dal Ministero dell’Ambiente. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo assistito ad una evoluzione industriale rivolta all’eco-sostenibile molto flebile e basata su accordi finanziari che favoriscono gli introiti lobbistici,” [scrivono nel post dedicato all’operazione sul blog di Anon-News](http://anon-news.blogspot.it/2016/01/ministero-dellambiente-you-have-been.html?ref=stellakamikaze.org#comment-form). 1300 file trafugati dal sito del Ministero dell’Ambiente: dentro ce n’è per tutti i gusti. In questo caso è necessario chiedersi cosa ci sia dentro questo dump: se si tratta di una pubblicazione di dati e informazioni sensibili oppure di una dimostrazione della debolezza dei sistemi di sicurezza informatica del Ministero dell’Ambiente. **Ministero dell’Istruzione** “Nel corso del 2015 abbiamo osservato la nascita e lo svilupparsi della “Buona Scuola”, riforma scolastica entrata in vigore nel Luglio dello stesso anno. Si sono susseguite svariate manifestazioni civili di libera espressione del proprio dissenso contro il decreto, ma la vostra volontà di prevalere, schiacciare e mutare non si è fatta attendere,” [anche in questo caso le intenzioni sono decisamente chiare](http://anon-news.blogspot.it/2016/01/ministero-dellistruzione-you-have-been.html?ref=stellakamikaze.org). Altro giro, altro dump. Due tabelle dati ricche di informazioni più o meno utili—Come nel caso del Ministero dell’Ambiente, bisogna chiedersi se i dump siano dimostrazioni di forza nei confronti dei sistemi di sicurezza, oppure tentativi di rendere pubbliche informazioni e dati sensibili. **Family Day 2016** “La manifestazione del 30 Gennaio, contro i diritti dei propri concittadini dà l’idea di quanto la battaglia per i diritti LGBT nel nostro Paese sia molto complessa. Oggi sarete in piazza in migliaia; nonostante facciate fatica ad immaginarlo, è molto probabile che tra i vostri figli vi siano molti ragazzi e ragazze che, anche se non vi hanno mai confidato nulla, sono gay, lesbiche, bisessuali e transgender e che, in questo momento, si stanno chiedendo se avranno una vita felice come tutti i loro fratelli e amici, oppure no,” [ovviamente Family Day e Anonymous non vanno esattamente a braccetto](http://anon-news.blogspot.it/2016/01/human-rightsfor-all.html?ref=stellakamikaze.org). In questo caso, però, non si è trattato di dump di dati, ma di un defacciamento dell’homepage del sito del Family Day. Semplice e pulito. Che le operazioni siano o non siano state utili senza dubbio Anonymous Italia ha ricominciato a muoversi dopo un lungo periodo di calma piatta; nonostante ciò, i dubbi sull’effettiva utilità di questo tipo di azioni rimangono ancora molti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-weekend-riottoso-di-anonymous-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 febbraio 2016.* ### Facebook sta divorando Internet URL: https://stellakamikaze.org/facebook-sta-divorando-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:51:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 gennaio 2016.* Qualche giorno fa abbiamo parlato [del problema che gli italiani hanno con Google](http://motherboard.vice.com/it/read/gli-italiani-hanno-un-problema-con-google?ref=stellakamikaze.org): in breve, sembra che diversi utenti italiani (ma sicuramente succede in tutto il mondo) tendano a scambiare la pagina Facebook di Google per Google stesso, chiedendo letteralmente con un post su Facebook sulla pagina di trovare [questa o quella cosa](http://motherboard-images.vice.com/content-images/contentimage/29898/1453717641995117.png?ref=stellakamikaze.org). È un errore ingenuamente divertente, e finché rimane circoscritto a quella manciata di casi isolati è solo un’occasione come un’altra per farsi una risata. Il problema sono i numeri: ieri Facebook [ha pubblicato il rapporto per gli investitori sull’ultimo trimestre 2015](http://investor.fb.com/results.cfm?ref=stellakamikaze.org) (Q4), e le cifre [polverizzano](http://techcrunch.com/2016/01/27/facebook-grows/?ref=stellakamikaze.org) qualunque tipo di previsione. 1 miliardo e 590 milioni di utenti attivi ogni mese su Facebook, 900 milioni su WhatsApp, 800 milioni su Messenger e 400 milioni su Instagram—Ancora, 1 miliardo di persone ogni mese sfruttano i gruppi su Facebook, 500 milioni gli eventi, 50 milioni sono le pagine di piccole/medie imprese presenti su Facebook e il progetto [Internet.org](https://internet.org/?ref=stellakamikaze.org) ha garantito accesso a internet a 19 milioni di persone. Si tratta di una mole di traffico spaventosa se si pensa che passa attraverso le grinfie di un’unica figura: Mark Zuckerberg. E mentre silura ogni possibile concorrente nel mondo dei social network, [Facebook comincia a dare filo da torcere anche a YouTube](http://techcrunch.com/2016/01/27/facebook-grows/?ref=stellakamikaze.org), segnalando il raggiungimento delle 100 milioni di ore di video viste ogni giorno sulla sua piattaforma—Anche se in questo senso [il dibattito](http://motherboard.vice.com/it/read/facebook-ruba-i-video?ref=stellakamikaze.org) sulla legittimità di queste ore è ancora aperto. È forse arrivato il momento di domandare a Mark Zuckerberg una responsabilità etica e sociale? La ciliegina sulla torta è che ogni singola unità che forma questi giganteschi numeri è monetizzabile: grazie a Facebook non c’è un’informazione che non sia rivendibile agli inserzionisti pubblicitari, che fanno sempre più tesoro dei mezzi forniti dal social network. Non si tratta solamente di vendere dei cartelloni pubblicitari o i gusti degli utenti, Facebook, grazie alla capillarità dei suoi servizi, ha la possibilità di prevedere le mode, percepire i trend e spostare masse critiche di utenti da un punto A a un punto B favorendo la visibilità di uno o dell’altro contenuto. Non sono però i soldi a dover preoccupare, né, paradossalmente, le questioni di privacy: diciamocelo, è fondamentale lottare per una garanzia di riservatezza per i nostri dati personali su internet, ma quante sono le persone iscritte a Facebook a cui la vendita dei loro dati personali può generare realmente un problema? Il vero problema è che Facebook in quanto insieme di piattaforme ha ormai superato il punto di non ritorno ed è diventato parte immanente del sostrato di internet: nei fatti, non è più possibile pensare ad un world wide web senza Facebook, perché oggi gran parte degli utenti accedono al world wide web proprio grazie a Facebook. Non solo: se fino a pochissimi anni fa [l’indicizzazione del web era strettamente dipendente dai grandi motori di ricerca](http://www.prismomag.com/la-politica-degli-algoritmi/?ref=stellakamikaze.org)—per farla breve: Google—, oggi la presenza su questi grandi elenchi telefonici della rete non è più fondamentale, tanto che alcuni, come spiegato in apertura, sfruttano la pagina Facebook di Google per tentare di scandagliare l’immensità del web. Giornalisticamente parlando, potrei tentare di trovare un altro mezzo retorico, ma non posso fare a meno di ricorrere a quello sfruttato da TechCrunch: Facebook sta divorando internet. Né più né meno, e le sovrastrutture di filtri che impone per indirizzare il traffico sulle sue piattaforme non stanno solamente contribuendo a fagocitare e trasfigurare l’idea di world wide web, ma rischiano di diventare un punto fondamentale dell’antropologia. [Come muta una società le cui manifestazioni espressive vengono filtrate attraverso gli algoritmi di una realtà commerciale](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org), e che non può e non riesce trovare alternative a queste piattaforme filtrate? Il nuovo rapporto appena pubblicato da Facebook è senza dubbio motivo di grande gioia per gli investitori, ma è allo stesso tempo un momento fondamentale nella storia del social network. È forse arrivato il momento di domandare a Mark Zuckerberg una responsabilità etica e sociale? Nel frattempo, oggi è la giornata europea della privacy, e [alla Camera si sta parlando di sorveglianza](http://webtv.camera.it/evento/8891?ref=stellakamikaze.org), dati, NSA e via discorrendo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-sta-divorando-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 gennaio 2016.* ### Chi era Marvin Minsky, uno dei padri dell'intelligenza artificiale URL: https://stellakamikaze.org/chi-era-marvin-minsky-uno-dei-padri-dellintelligenza-artificiale/ Last updated: 2026-07-03T22:51:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 gennaio 2016.* “Probabilmente nessuno l’avrebbe mai saputo; non sarebbe importato. Negli anni ’80, Minsky e Good avevano mostrato come le reti neurali potessero essere generate automaticamente—autoreplicate—in accordo con un qualsiasi arbitrario programma di apprendimento. Cervelli artificiali potrebbero venire fatti evolvere con un processo strettamente analogo allo sviluppo di un cervello umano. In ogni caso dato, i dettagli precisi non si sarebbero mai conosciuti, e anche se lo fossero, sarebbero milioni di volte troppo complessi per la comprensione umana.” [Questo paragrafo](http://www.angelfire.com/blog2/endovelico/ArthurC.Clark-2001.pdf?ref=stellakamikaze.org) è stato scritto nel 1968 da Arthur Clarke in *Odissea nello Spazio* e—probabilmente—corrisponde alla traccia più ‘pop’ lasciataci da [Marvin Minsky](https://en.wikipedia.org/wiki/Marvin%5FMinsky?ref=stellakamikaze.org), uno dei più importanti ricercatori di scienza cognitiva nella storia delle intelligenze artificiali, morto pochi giorni fa a 88 anni. Minsky nella sua vita ha ottenuto qualunque tipo di riconoscimento, concreto e non, possibile e desiderabile da chiunque si interessi alle intelligenze artificiali, alla robotica e in generale all’idea che le macchine possano, di fatto, vivere ed essere in qualche modo coscienti. Nel 1958 arriva all’MIT, il Massachussets Institute of Technology, e un anno dopo, nel 1959, entra a far parte con John McCarthydel Progetto MAC (Multiple Access Computer, Machine Aided Cognitions, or Man and Computer) dell’MIT, da cui avrà origine, infine, il [MIT Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory](https://en.wikipedia.org/wiki/MIT%5FComputer%5FScience%5Fand%5FArtificial%5FIntelligence%5FLaboratory?ref=stellakamikaze.org). “Marvin è stata una delle poche persone nel mondo dell’informatica la cui visione ha permesso di liberare il computer dal suo status di calcolatore e ha compreso la sua portata, identificandolo come uno dei più importanti e potenti amplificatori degli sforzi umani della storia.” Tra le altre, Minsky inventa il microscopio confocale e, assieme a Seymour Papert, la prima [‘turtle’ Logo](https://en.wikipedia.org/wiki/Turtle%5F%28robot%29?ref=stellakamikaze.org). Inoltre, nel 1951, sviluppa [SNARC](https://en.wikipedia.org/wiki/Stochastic%5Fneural%5Fanalog%5Freinforcement%5Fcalculator?ref=stellakamikaze.org), la prima macchina a rete neurale ad apprendimento casuale, considerata essere una delle prime macchine artificiali ad apprendimento automatico. Assieme a Seymour Papert è autore di [Perceptrons](https://en.wikipedia.org/wiki/Perceptrons%5F%28book%29?ref=stellakamikaze.org), uno dei libri seminali per lo studio delle reti neurali artificiali. Ancora con Papert, all’inizio degli anni ’70 comincia a lavorare alle idee che verranno poi pubblicate, nel 1986, nel libro *La società della mente,* in cui Minsky cercherà di teorizzare la composizione dell’intelligenza umana, facendola risalire a un insieme di più parti singole, gli “agenti”. Il cervello umano è una vasta società organizzata, composta da molte parti diverse. Dentro il cranio dell’uomo sono stipati centinaia di tipi diversi di motori e organizzazioni, meravigliosi sistemi evolutisi e accumulatisi nel corso di centinaia di milioni di anni. Alcuni di questi sistemi, ad esempio le parti del cervello che ci fanno respirare, funzionano in modo pressoché indipendente. Ma nella maggioranza dei casi queste parti di mente devono convivere con le altre, in un rapporto che è a volte di collaborazione, ma più spesso di conflitto. Ne consegue che le nostre decisioni e azioni non hanno quasi mai spiegazioni semplici e univoche, ma sono in genere il risultato delle attività di grandi società di processi in continuo rapporto di sfida, di contrasto o di sfruttamento reciproco. Le grandi possibilità dell’intelligenza derivano da questa enorme diversità, e non da pochi principi semplici. — [La società della mente, Marvin Minsky](http://www.filosofico.net/Antologia%5Ffile/AntologiaM/minsky1.htm?ref=stellakamikaze.org) Alan Kay, informatico e collega di Minsky, l’ha ricordato raccontandolo così al [The New York Times](http://www.nytimes.com/2016/01/26/business/marvin-minsky-pioneer-in-artificial-intelligence-dies-at-88.html?ref=stellakamikaze.org), “Marvin è stata una delle poche persone nel mondo dell’informatica la cui visione ha permesso di liberare il computer dal suo status di calcolatore e ha compreso la sua portata, identificandolo come uno dei più importanti e potenti amplificatori degli sforzi umani della storia.” Per tornare ai suoi meriti, l’importanza di Minksy è stata riconosciuta in più di un caso: vincitore nel 1969 del [Turing Award](https://en.wikipedia.org/wiki/Turing%5FAward?ref=stellakamikaze.org), nel 1990 del [Japan Prize](https://en.wikipedia.org/wiki/Japan%5FPrize?ref=stellakamikaze.org), nel 1991 dell’[Award IJCAI per l’Eccellenza nella Ricerca](https://en.wikipedia.org/wiki/IJCAI%5FAward%5Ffor%5FResearch%5FExcellence?ref=stellakamikaze.org) e nel 2001 della [Benjamin Franklin Medal](https://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin%5FFranklin%5FMedal%5F%28Franklin%5FInstitute%29?ref=stellakamikaze.org) del Fraklin Institute. Dal 2000 in poi viene investito [più di una volta](https://en.wikipedia.org/wiki/Marvin%5FMinsky?ref=stellakamikaze.org#cite%5Fnote-26) della carica di mentore e pioniere del campo dell’intelligenza artificiale. Per molti, il modo migliore di ricordare Minsky risiede in [questo aneddoto](http://www.catb.org/jargon/html/koans.html?ref=stellakamikaze.org), custodito nello [Jargon file](http://www.catb.org/jargon/html/index.html?ref=stellakamikaze.org) e attribuito a un suo studente, Danny Hillis. Nei giorni in cui Sussman—un suo studente—era una matricola, una volta venne da lui Minsky mentre sedeva lavorando al PDP-6—un modello di computer. «Cosa stai facendo?» chiese Minsky. «Sto facendo apprendere una rete neurale a connessioni casuali per giocare a tris», replicò Sussman. «Perché la rete ha connessioni casuali?» chiese Minsky. «Voglio che non abbia alcun preconcetto di come giocare», rispose Sussman. Minsky allora chiuse gli occhi. «Perché chiudi gli occhi?» chiese Sussman al suo professore. «Perché la stanza sia vuota.» In quell’istante, Sussman fu illuminato. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/marvin-minsky-intelligenza-artificiale/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 gennaio 2016.* ### Come internet sta privatizzando i diritti umani URL: https://stellakamikaze.org/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani/ Last updated: 2026-07-03T22:35:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 gennaio 2016.* ## Ogni click come firma in bianco È innegabile che il 2016 sia l’anno della privacy. L’esplosione si è verificata con l’inizio del caso [Apple vs FBI](http://motherboard.vice.com/it/tag/apple+vs+fbi?ref=stellakamikaze.org), ovviamente, ma erano ormai anni che il mondo intero si stava preparando ad affrontare il tema. La privacy è un argomento effimero: per anni siamo stati abituati a interfacciarci con essa attraverso lunghe norme sul ‘trattamento dei dati personali’ spesso illeggibili ai più—A partire dagli anni 2000 l’esplosione dell’era digitale ha trasfigurato lo scenario: se prima consentire a qualcuno di violare la nostra privacy richiedeva un processo burocratico concreto (una firma, una spunta, un foglio), oggi basta un click con cui si accettano i ‘termini di servizio’. Lo facciamo ogni giorno: ci iscriviamo a siti internet, lasciamo il nostro indirizzo email personale o ancora peggio accediamo a svariate piattaforme mediante gli account sui social network che già possediamo. Questo atteggiamento non solo ha permesso a qualunque azienda di penetrare con estrema facilità nella nostra sfera personale, ma ha generato una rete di violazioni della privacy assurdamente estesa. Pensate solamente a tutti i siti internet a cui vi siete iscritti, poi pensate ai servizi di raccolta dati a cui si rivolgono questi siti, infine provate a immaginare l’infrastruttura che tiene in piedi il mercato degli inserzionisti pubblicitari che appaiono su questi siti internet. La solita storia del “Ho cercato un paio di jeans su Amazon e ora le pubblicità sulla mia timeline Facebook sono tappezzate di pantaloni,” no? ## Una mole incalcolabile di dati e il mercato degli inserzionisti [Si tratta di una mole incalcolabile di dati](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org)—Una cifra fuori dalle nostra capacità cognitive e che include letteralmente qualunque nostra manifestazione su internet: i dati GPS, i nostri ‘mi piace’ su Facebook, le parole che utilizziamo nei nostri messaggi, ma anche il modello dei nostri dispositivi, la qualità della nostra connessione a internet; tutto ciò che viene esplicitamente protetto dall’utente, viene sfruttato dalla piattaforma o dal servizio attraverso cui passa quel dato. A livello di percezione pubblica, questa operazione ha ragione di esistere perché protetta, in un certo senso, da due paradigmi fondamentali della privacy 3.0: il primo è che l’utente continua ad allontanare ogni preoccupazione riguardante la protezione dei propri dati adducendo la scusa del “Io non ho nulla da nascondere,” l’altra è che di solito, nei fatti, chiunque smerci questi dati non ha alcun interesse concreto a ricollegarli a un nominativo specifico. Cosa succederebbe se una qualsiasi autorità nazionale avesse accesso costante e incondizionato a tutte le nostre comunicazioni e manifestazioni su internet? Invece, nella maggior parte dei casi, si tratta di una triangolazione di interessi e tendenze che faticano ad allocare benefici in senso più diretto sia da una parte che dall’altra della barricata: nonostante la ricerca di jeans su Amazon, è difficile che domani acquisti un paio di pantaloni attraverso le pubblicità che sono apparse su Facebook. Piuttosto, la ricerca del termine ‘jeans’ su Amazon diventa un bene di scambio estremamente prezioso per chi, magari, produce jeans: se la casa di moda X sapesse che nel 2015 le ricerche relative a quel termine sono aumentate del 30% forse la prossima collezione sarebbe più jeans del solito. È in questa apparente leggerezza della violazione che si manifesta il tacito assenso che permette questi processi: quanto può influenzare la mia vita sapere che una grande casa di moda sa che per tutto il 2015 non ho fatto altro che voler indossare dei jeans? In effetti ben poco, ma sono le premesse scaturite da questa disinteressata omertà a permettere il perpetuarsi di violazioni ben più gravi—D’altronde, ci è voluta Apple per portare agli onori della cronaca la richiesta da parte dell’FBI della [creazione di una vera e propria backdoor per qualunque iPhone esistente al mondo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-il-caso-apple-vs-fbi-ha-distrutto-il-concetto-di-privacy?ref=stellakamikaze.org). Cosa succederebbe se una qualsiasi autorità nazionale avesse accesso costante e incondizionato a tutte le nostre comunicazioni e manifestazioni su internet? Nel migliore dei casi la giustizia potrebbe, nel bene e nel male, [azzerare i tempi di attesa per pratiche come i mandati di perquisizione o di intercettazione](http://motherboard.vice.com/it/read/lfbi-e-sempre-pui-vicina-a-poter-hackerare-legalmente-qualunque-computer-voglia?ref=stellakamikaze.org)—Nel peggiore, uno stato che ha poco a cuore i diritti fondamentali dei propri cittadini potrebbe sfruttare ogni virgola comunicata da una determinata persona per inquadrarla all’interno di un contesto legale ben specifico. Nel mondo occidentale si tratta di un problema tutto sommato marginale, ma quali sono le conseguenze di una premessa del genere quando lo stato con cui il cittadino si interfaccia [è di carattere non esattamente democratico](http://motherboard.vice.com/read/the-tragedy-of-ethiopias-internet?ref=stellakamikaze.org)? ## Le autorità nazionali rincorrono un web transnazionale Le violazioni di privacy su internet esistono e si consumano ogni giorno, quindi la reazione più naturale ad una tendenza di questo tipo sarebbe quella di richiedere alle autorità nazionali di regolare le interazioni online per evitare che si consumino soprusi. C’è un problema, però: i principi di governance delle autorità nazionali non sono riusciti a stare al passo coi tempi di internet, e ora si ritrovano indietro. Il buco logico è piuttosto banale: le autorità nazionali hanno da sempre esercitato il loro potere coercitivo nel rispetto di un contesto normativo e all’interno dei confini nazionali, regolando i rapporti nella società compatibilmente alle indicazioni fornite dalla legge. Prima, insomma, si trattava semplicemente di individuare un’anomalia e risolverla. Oggi non è più così. Quella di internet è un’era trans-nazionale, in cui un social network con base, per esempio, negli Stati Uniti offre un servizio a cittadini di tutti i paesi del mondo. Per esempio, un abuso ai danni di un cittadino italiano non può essere perseguito come si faceva in precedenza, perché spesso e volentieri i contesti legislativi che regolano questo tipo di operazioni sono molteplici e rimbalzano prima dall’Italia, paese della vittima, poi, per esempio, verso la Francia, paese dell’imputato e infine negli Stati Uniti, paese del social network in cui si è consumato l’abuso. Come si fa giustizia in questi casi? Ovviamente, nel tempo si sono sviluppati dei modelli giuridici ben precisi: un caso recentissimo che ha coinvolto il Garante per la Privacy italiano ha visto l’autorità rivolgersi, nell’ambito di un abuso avvenuto su Facebook, prima alla sede italiana dell’azienda, che ha rimbalzato la questione legale alla sede irlandese, ‘capoluogo’ europeo di Facebook, e infine alla sede principale, negli Stati Uniti. Così facendo si ottiene una soluzione funzionante, ma lenta e macchinosa. Si tratta di uno stallo che continua ormai da anni, e che è stato improvvisamente spezzato da [una sentenza della Corte Europea dello scorso autunno](http://www.ft.com/intl/cms/s/2/34d27d1c-ef4c-11e5-9f20-c3a047354386.html?ref=stellakamikaze.org#axzz47lqrLSNX) che ha sospeso il proprio supporto al Safe Harbor, l’accordo tra Stati Uniti ed Europa che permetteva alle aziende americane di conservare i dati personali degli utenti europei. A febbraio è stato presentato un nuovo testo, [il Privacy Shield](http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/02/02/news/safe%5Fharbor%5Fnuovo%5Faccordo%5Fusa-ue-132579711/?ref=stellakamikaze.org), che in sostituzione al Safe Harbor regolerà questi rapporti con maggiori garanzie dell’assenza di misure di sorveglianza e di violazione della privacy per i dati dei cittadini europei. ## Infrastrutture private, diritti pubblici Ma può essere davvero così complicato legiferare su degli equilibri di forza a cui siamo già abituati, ma che si manifestano in un contesto virtuale anziché ‘reale’? Sì, lo è, per un problema estremamente pratico: se nel mondo reale le autorità nazionali possono esercitare un potere coercitivo nei confronti degli spazi in cui avvengono questo tipo di violazioni—Se dal mio balcone continuo a spiare con il binocolo la vicina di casa che si cambia, prima o poi le autorità mureranno la mia finestra—Nel mondo virtuale le infrastrutture in cui questi dati e queste violazioni vivono sono, nei fatti, di proprietà delle aziende che compiono le violazioni. Come può un’autorità nazionale esercitare un potere coercitivo nei confronti di un’infrastruttura di carattere trans-nazionale e blindata da norme obsolete e incapaci di renderla vulnerabile ai procedimenti di giustizia? Semplicemente, non lo fa. È una questione sia storica che sociale: nel mondo reale gran parte dei rapporti sono regolati da una stratificazione burocratica che, nella maggior parte dei paesi occidentali, parte da un’autorità nazionale che rilascia concessione a enti di volta in volta sempre più privati. Con internet questo processo non si è consumato: la tecnologia, nell’arco di pochissimi anni, si è manifestata nell’ambito di infrastrutture costruite e gestite direttamente da privati, che non si sono dovuti interfacciare con alcun tipo di contesto legislativo. Oggi, con le autorità che cercano una soluzione a questo problema, legiferare in senso retro-attivo è decisamente più difficile. Come può un’autorità nazionale esercitare un potere coercitivo nei confronti di un’infrastruttura di carattere trans-nazionale e blindata da norme obsolete e incapaci di renderla vulnerabile ai procedimenti di giustizia? Semplicemente, non lo fa. ## Emily Taylor: la privatizzazione dei diritti umani [Emily Taylor](http://www.emilytaylor.eu/?ref=stellakamikaze.org) è un’esperta di privacy e internet governance—In passato membro della Commissione di Revisione dell’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), e oggi membro della Global Commission on Internet Governance Research Advisory Network. [The Privatization of Human Rights: Illusions of Consent, Automation and Neutrality](https://regmedia.co.uk/2016/01/26/privatisation-human-rights-emily-taylor.pdf?ref=stellakamikaze.org) è il nome del suo ultimo lavoro, pubblicato a gennaio 2016 per conto della Paper Series della Global Commission on Internet Governance—Il tema del paper è proprio questo: nell’era delle infrastrutture digitali, i diritti umani che si manifestano mediante questi dati stanno venendo di fatto privatizzati. Questa tendenza piuttosto sinistra si consuma grazie, principalmente, a tre fattori che Taylor definisce ‘Illusioni’, oltre che ovviamente alla inconscia complcità delle istituzioni che spesso non hanno le competenze e l’interesse per configurare una normazione ben definita sull’argomento. Il paper, [analizzato nell’ultimo numero di VICE Magazine](https://www.scribd.com/doc/311582466/VICE-Mag-Emily-Taylor?ref=stellakamikaze.org), inquadra come principali concause l’illusione del Consenso, della Automazione e della Neutralità. Per farla breve—per tutto il resto c’è l’embed qui sopra dell’articolo apparso sul cartaceo—, questi tre fattori che permettono il compiersi della privatizzazione totale dell’infrastruttura in cui si manifestano i dati hanno ragione di esistere grazie a una sorta di ‘intorbidimento delle acque’ perpetrato dalle aziende e dalle istituzioni. Nel marasma di lunghi termini di servizio, tecnicismi e interfacce che fanno di tutto pur di rendere la consapevolezza dell’utente un fattore ostico e superfluo, i cittadini accettano, formalmente, questo trattamento dei loro dati personali, ignorando in tutto e per tutto le conseguenze sul diritto umano fondamentale messo in discussione: la privacy. Ho parlato con lei delle questioni sollevate dal suo lavoro e degli ultimi eventi di attualità. Motherboard: La privacy è un diritto umano fondamentale? Per quanto mi riguarda, spesso e volentieri si tratta di un argomento controverso da discutere con le altre persone. Comprendo la sua importanza, ma faccio fatica a spiegare alle persone perché dobbiamo concretamente combattere per la nostra privacy—Cosa dovremmo dire alle persone che sfruttano inconsciamente la scusa del “Io non ho nulla da nascondere?” Emily Taylor: Sì, il diritto alla privacy è considerato come diritto umano fondamentale della [Dichiarazione Universale dei Diritti Umani](http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR%5FTranslations/itn.pdf?ref=stellakamikaze.org) e dalla [Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali](http://www.echr.coe.int/Documents/Convention%5FITA.pdf?ref=stellakamikaze.org). Non è un diritto assoluto—per esempio, ci sono delle possibilità di deroga in merito quando si verifica un’emergenza di carattere pubblica—ma ciò non significa che il diritto alla privacy sia triviale o meno importante. Questo tipo di deroghe dovrebbero essere delle eccezioni, non la regola, e dovrebbero svilupparsi a partire da motivi legittimi. La scusa del “non c’è niente di cui preoccuparsi se non hai nulla da nascondere” è utilizzato spesso dai governi o dalle aziende per giustificare misure di sorveglianza o di trattamento dati, ma basta rifletterci un secondo per capire quanto superficiale sia questa affermazione. Basta pensare al nostro comportamento quando siamo da soli rispetto a quando siamo con degli amici—Oppure con un consulente bancario, un esattore delle tasse o un membro della Chiesa. Spesso ci ritroviamo a non vedere l’ora che questi ospiti se ne vadano, per rimanere da soli—Perché? Così da poterci rilassare e essere davvero noi stessi senza dover indossare una maschera socialmente accettabile. Significa che abbiamo qualcosa da nascondere? No. Questo atteggiamento è parte della natura stessa dell’essere umano: rivelare diversi aspetti di noi stessi in situazioni diverse—Ad una festa, al lavoro, con nostra madre oppure con il nostro partner. È parte della dignità umana ed è il significato stesso di “essere liberi.” Il Panopticon, il carcere perfetto ideato da Jeremy Bentham, in cui le persone sanno di poter essere sorvegliate in ogni momenti ma non si sa con certezza quando, è uno dei modelli ideali di prigione. Le persone si comportano diversamente quando sono sorvegliate: si conformano agli altri, non creano problemi e cercano di non farsi notare. Il diritto alla privacy è fondamentale in una società libera—Fa parte del processo necessario a formare un’opinione, esperire determinati pensieri o sensazioni senza una audience pubblica. È il motivo per cui il pubblico di solito non assiste agli allenamenti sportivi o alle prove di uno spettacolo. Le persone hanno bisogno di uno spazio privato in cui sperimentare, in cui poter sbagliare senza che la loro dignità venga messa a repentaglio. È per questo che la privacy è considerata uno dei motori fondamentali del progresso e dell’innovazione in una società libera. È facile violare il diritto alla privacy, e proprio per questo motivo dovrebbe essere celebrato e protetto da tutte le società libere. Sono coloro che hanno più bisogno della privacy—e ovviamente di tutti gli altri diritti fondamentali—ad essere i più vulnerabili nelle nostre società: i giovani, le minoranze sociali e politiche, tutti coloro che sono ‘diversi’. Leggendo il suo paper ho ovviamente riflettuto su una possibile soluzione—Penso che stiamo per entrare in una nuova era per gli esseri umani. Oggi, le tecnologie sono estremamente pervasive e stiamo producendo più dati di quanti ne genereremmo se fossi davvero coscienti delle dimensioni di questo flusso. Proprio per questo, credo che ci stiamo avvicinando a una sorta di ‘singolarità’: non produciamo più dati perché siamo esseri umani, ma siamo esseri umani perché produciamo dati—I dati sanno più cose riguardo gli esseri umani di noi: la nostra “identità online” è più dettagliata di quella reale. Ciononostante, a differenza degli altri diritti fondamentali, i dati che si interfacciano con il concetto di privacy sono gestiti e configurati da aziende private che possiedono le infrastrutture in cui vivono queste informazioni. Credo che i governi del mondo debbano reclamare il possesso di questi dati come pubblico dominio, e proteggerli come se fosse una proprietà privata. Emily Taylor: Ovviamente non solo gli umani a produrre dati. In futuro la ‘datasfera’ sarà popolata da gadget interconnessi: frigoriferi, città, auto e sensori. Penso sia arrivato il momento di ristabilire i nostri diritti sui nostri dati, di chiedere ai nostri governi di essere all’altezza del loro impegno per il rispetto dei diritti umani, e di chiedere alle aziende private di sviluppare dei piani per gestire questi dati compatibilmente ai diritti umani. Al momento, sembra che ogni cosa venga conservata per sempre, ed è un aspetto che deve cambiare. Nel mio paper ho proposto un nuovo modo per pensare ai dati, secondo la loro natura permanente o transitorie e a seconda che siano condiviso in senso privato o pubblico. “Penso sia arrivato il momento di ristabilire i nostri diritti sui nostri dati, di chiedere ai nostri governi di essere all’altezza del loro impegno per il rispetto dei diritti umani.” In passato mi sono occupato di concetti come quello della ‘[filter bubble](http://motherboard.vice.com/it/read/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro?ref=stellakamikaze.org)‘—L’era dello ‘smercio dei dati’ che stiamo vivendo si può considerare potenzialmente pericolosa per gli esseri umani, antropologicamente parlando? Dovremmo avere paura di una [infosfera](https://www.youtube.com/watch?v=JGUCOCsSTAE&ref=stellakamikaze.org) disegnata dagli algoritmi che al momento gestiscono i nostri dati personali? Emily Taylor: Sì, ci sono dei pericoli, e hai ragione nel porla come una domanda di carattere filosofico. Una delle difficoltà che non riesco a superare nell’ambito dell’attuale situazione è che gli algoritmi non sono neutrali, e non sono il prodotto di una macchina. Sono progettati da esseri umani—e integrano i pregiudizi, gli ideali e il background culturale di queste persone. Mentre gli algoritmi sono spesso tenuti segreti, è possibile capire quali possano essere questi ideali di partenza sulla base del funzionamento degli algoritmi stessi. Il principale errore che i programmatori continuano a commettere è l’idea secondo cui le persone sono razionali, costanti e regolari: “Se ti è piaciuto questo, amerai quest’altro… E ancora e ancora, per sempre.” Le persone vere si annoiano. Sono incostanti e irrazionali. Amano qualcosa o qualcuno un certo giorno, e poi si stufano. Professano credi e atteggiamenti che le loro azioni nel privato poi sconfessano—In breve, sono esseri umani. Se poniamo troppa fiducia negli algoritmi finiremo per accorgerci sempre di più di questo conflitto e inconsistenza di fondo. Nel capitolo ‘l’illusione della neutralità’ del suo paper, parla della moderazione e della censura online. [The Verge ha recentemente pubblicato un bellissimo pezzo riguardo questo tema](http://www.theverge.com/2016/4/13/11387934/internet-moderator-history-youtube-facebook-reddit-censorship-free-speech?ref=stellakamikaze.org)—Dovremmo temere che ‘l’élite della moderazione’ di oggi possa diventare una sorta di ‘polizia del pensiero’ in futuro? Emily Taylor: Certamente—Dobbiamo avere paura dei processi di moderazione dei contenuti che non sono trasparente e non sono conformi alla legge. Non metto in dubbio che la moderazione sia desirabile o necessaria in molte situazioni: lo è. Ciononostante, è necessario richiedere molta più trasparenza nel processo, le persone devono avere la possibilità di sapere cosa sta succedendo, chi ha preso una certa decisione, su quali basi, e devono poter fare appello alla sentenza. [Questo recente pezzo di Jullian York della Electronic Frontier Foundation](http://qz.com/651001/getting-banned-from-facebook-can-have-unexpected-and-professionally-devastating-consequences/?ref=stellakamikaze.org) parla dell’impatto che ha avuto su di lui il fatto di essere stata bannata da Facebook a causa di un’immagine. Cosa pensa delle decentralizzazione del web? È una possibile soluzione all’attuale egemonia delle piattaforme o dovremmo reinterpretare completamente il paradigma che sfruttiamo per interpretare il concetto di ‘internet’ per poterlo di nuovo rendere sostenibile? Emily Taylor: Quando è stato creato, si pensava che una delle caratteristiche fondamentali di internet fosse la sue decentralizzazione. Ciononostante, il mercato delle piattaforme web è rapidamente diventato altamente concentrato. Il libro di Tim Wu, The Master Switch, suggerisce che questo si tratti di un inevitabile ciclo a cui sono sottoposti tutti i media di comunicazione. I vincitori del mercato di oggi hanno ottenuto i loro traguardi offrendo ottimi prodotti versatili che le persone amano utilizzare. Ciò non significa che dovremmo accettare passivamente tutto quello che sta succedendo. Coloro che vivono in Occidente si affidano ai loro governi per opporsi allo strapotere delle grandi industrie—per assicurare che si verifichi una competizione onesta, e che i diritti umani e del consumatore vengano rispettati. Temi come la privacy o la crittografia sono finiti sotto le luci della ribalta quando è esploso il caso Apple VS FBI: quale sarà il prossimo tema caldo in ambito tech? Emily Taylor: Non abbiamo ancora finito di occuparci delle questioni di sicurezza e di privacy, di quelle di sorveglianza e di libertà di espressione, della questione di accessibilità contro la crittografia. Questi problemi—in forme diverse—hanno generato problematiche per la società per migliaia di anni. Non dobbiamo aspettarci che vengano immediatamente risolti da un algoritmo. Uno dei temi da tenere d’occhio è quello del cosiddetto ‘internet of things’—che sta arrivando ora nelle grandi catene molto prima che si compiano le dovute discussioni riguardo la sua sicurezza e la sua privacy. Pensa ad una smart city intera che viene hackerata. All’inizio di quest’anno, Motherboard ha pubblicato un articolo poco dopo l’ultimo discorso sullo State of the Union di Barack Obama, “[Lo State of the Union ha parlato di tecnologia perché oggi tutto riguarda la tecnologia](http://motherboard.vice.com/read/the-state-of-the-union-was-about-tech-because-everything-is-about-tech?ref=stellakamikaze.org).” È vero? La tecnologia (e la privacy) ormai riguardano ogni cosa? Emily Taylor: La tecnologia è importante. È fantastica e anche un po’ inquietante. Ma non tutto riguarda la tecnologia. La tecnologia serve a migliorare la vita delle persone, ad accedere alle informazioni, a introdurre maggiore efficienza e divertimento nel lavoro e nel piacere. Ma se ci dimentichiamo delle persone, rischiamo di scordarci del motivo principale per cui la tecnologia esiste. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-internet-sta-privatizzando-i-diritti-umani/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 gennaio 2016.* ### Amnesty International: l'industria del cobalto sfrutta il lavoro minorile URL: https://stellakamikaze.org/amnesty-international-lindustria-del-cobalto-sfrutta-il-lavoro-minorile/ Last updated: 2026-07-03T22:51:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 gennaio 2016.* Che tu stia usando un telefono o un computer portatile per leggere questo articolo, ci sono ottime probabilità che la batteria che lo alimenta contenga del cobalto—Più precisamente, è quasi certo che tu stia continuando a leggere queste parole grazie ad una batteria agli ioni di litio con ossido di cobalto, ovvero un accumulatore con un catodo di ossido di cobalto e un anodo di grafite di carbonio. Ora le brutte notizie: [secondo un reportage](https://www.amnesty.org/en/documents/afr62/3183/2016/en/?ref=stellakamikaze.org) pubblicato ieri da [Amnesty International](http://www.amnesty.it/?ref=stellakamikaze.org) in collaborazione con [African Resources Watch](http://www.sarwatch.org/?ref=stellakamikaze.org), alcune grosse aziende del mondo tech acquistano le loro batterie da compagnie che si avvalgono del lavoro minorile per l’estrazione di cobalto. Avviene nella Repubblica Democratica del Congo, dove il cobalto che viene estratto finisce nelle batterie di smartphone, laptop e auto. Di tutti i progressi fatti negli ultimi cinquant’anni di storia della tecnologia digitale moderna, rimane un inconveniente all’apparenza impossibile da risolvere: qualunque sia la condanna elettronica che hai scelto di portare con te in tasca, nella giacca o nello zaino, la durata della batteria del dispositivo continua a essere un ostacolo insormontabile. Siamo ancorati alle reti elettriche. Non importa la marca o la qualità del tuo laptop o del tuo smartphone: nel migliore dei casi il requisito minimo per un quieto approccio con il vivere civile è una garanzia di accesso ad una spina elettrica almeno ogni ventiquattro ore. Millequattrocentoquaranta minuti al giorno, ognuno dei quali deve essere accompagnato da un dispositivo elettronico carico—spesso gli aggeggi non aiutano nell’impresa, ed è per questo che negli ultimi anni il mercato delle batterie esterne ha visto l’arrivo di una nuova età dell’oro. Forse è arrivato il momento di ridimensionare le nostre prospettive energetiche, visto che il rapporto pubblicato oggi da Amnesty International parla in modo piuttosto chiaro della provenienza di un componente fondamentale delle nostre batterie al litio. “Il rapporto ricostruisce [il percorso del cobalto estratto nella Repubblica Democratica del Congo](http://www.statista.com/statistics/339834/mine-production-of-cobalt-in-dr-congo/?ref=stellakamikaze.org): attraverso la Congo Dongfang Mining (Cdm), interamente controllata dal gigante minerario cinese Zheijang Huayou Cobalt Ltd (Huayou Cobalt), il cobalto lavorato viene venduto a tre aziende che producono batterie per smart phone e automobili: Ningbo Shanshan e Tianjin Bamo in Cina e L&F Materials in Corea del Sud. Queste ultime riforniscono le aziende che vendono prodotti elettronici e automobili,” [si legge nel comunicato di Amnesty International](http://www.amnesty.it/amnesty-international-e-afrewatch-lavoro-minorile-e-sfruttamento-per-il-cobalto-degli-smartphone-e-delle-batterie-delle-automobili?ref=stellakamikaze.org). Ahong, Apple, BYD, Daimler, Dell, HP, Huawei, Inventec, Lenovo, LG, Microsoft, Samsung, Sony, Vodafone, Volkswagen e ZTE: queste le multinazionali sotto accusa di sfruttare indirettamente il lavoro minorile per l’estrazione del cobalto. Prima della pubblicazione, Amnesty ha sottoposto il rapporto alle multinazionali, “una ha ammesso la relazione, quattro hanno risposto che non lo sapevano, cinque hanno negato di usare cobalto della Huayou Cobalt, due hanno respinto l’evidenza di rifornirsi di cobalto della Repubblica Democratica del Congo e sei hanno promesso indagini. Nessuna delle 16 aziende è stata in grado di fornire informazioni dettagliate, sulle quali poter svolgere indagini indipendenti per capire da dove venga il cobalto.” “Non c’è alcun tipo di protezione per chi è coinvolto nell’estrazioni di questo tipo di risorse; il cobalto non è nemmeno inserito tra i ‘minerali di guerra’.” Il problema, purtroppo, non riguarda solo il piano etico, “la Repubblica Democratica del Congo produce quasi la metà del cobalto a livello mondiale, e oltre il 40 per cento del cobalto trattato dalla Huayou Cobalt proviene da quello stato,” si legge nel comunicato. Ciò significa, banalmente, che un’azienda che volesse comprare del cobalto privo del sudore (e spesso del sangue) di un minore, avrebbe non pochi problemi a trovare un’alternativa competitiva. Secondo il rapporto, in Congo la filiera del cobalto parte dalla ex provincia di Katanga, una zona nel sud del paese ricca di punti di estrazione per il minerale e in cui si trovano gran parte dei centri dedicati all’estrazione, “i minatori artigianali vendono il loro prodotti alle case di acquisto autorizzate nei pressi delle miniere, molte delle quali sono gestite da aziende estere. Queste case di acquisto vendono il minerale alle aziende di commercio internazionale, che lo raffinano in strutture presenti in Congo prima di esportarlo. Normalmente, il minerale viene poi caricato su dei camion e trasportato al porto sudafricano di Durban. Da lì, viene caricato su delle navi con destinazione Cina, per la fase finale della raffinazione e la vendita ai fabbricatori di componenti.” Le regolamentazioni e le leggi vigenti in Congo non regolano né proteggono i minori che potrebbero essere obbligati dalle famiglie a lavorare in queste miniere, e un’esposizione prolunga alle polveri di cobalto può causa malattie respiratorie fatali. Il rapporto di Amnesty mostra come la maggior parte dei minatori, rinchiusi per moltissime ore ogni giorno nelle miniere, “non abbiano nemmeno l’equipaggiamento di protezione base, come guanti, vestiti da lavoro o mascherine.” Il rapporto include un’analisi delle risposte delle multinazionali alla richiesta di commenti sulla questione, “In realtà è molto difficile tracciare le origini dei materiali a causa delle clausole di riservatezza dei fornitori e la complessità della catena di dell’industria,” afferma Samsung—”Prendiamo questa faccenda molto sul serio e abbiamo condotto un’inchiesta interna. Fino ad ora, non siamo riusciti a trovare prove che confermine il fatto che i nostri prodotti contengano del cobalto estratto a Katanga, in Congo,” Sony—”In questo momento stiamo analizzando dozzine di materiali diversi, incluso il cobalto, al fine di identificare i rischi umanitari e ambientali legati a essi oltre che le opportunità disponibili per generare un cambiamento, efficace, estendibile e sostenibile all’industria,” Apple. Ho parlato con Riccardo Noury, portavoce nazionale per Amnesty International, per cercare di capire come è emerso il problema del lavoro minorile nell’industria del cobalto in Congo, “Nel sud del Congo ci sono le principali miniere di cobalto e sulla base dei dati forniti da UNICEF migliaia di bambini vengono lì impiegati nelle miniere: 40.000 bambini lavorano nel sud del Congo, il collegamento successivo è piuttosto logico, e la pervasività del problema è testimoniata anche dalle 87 interviste a minatori e ex-minatori incluse nel rapporto,” mi spiega. L’altro interrogativo riguarda la metodologia: se sono i buchi legislativi, le condizioni economiche e l’omertà a permettere il proliferare di questo tipo di filiera, allora l’idea di un’indagine sul territorio non deve essere andata esattamente a genio ai locali, “Che io sappia non ci sono stati problemi di questo tipo, altrimenti sarebbe già stato espresso nel comunicato stampa: il tema non è tanto quello della difficoltà a raccogliere le testimonianze a livello base: è facile arrivare alla forza lavoro, è difficile arrivare alle multinazionali; sono troppi quelli che dicono non lo so, quelli che negano l’evidenza e quelli che ignorano il problema.” Infine, ho cercato di approfondire proprio questa voragine legislativa, “Il problema parte sin dalle autorità locali in Congo: c’è una carenza legislativa a livello locale, c’è anche una convenienza complessiva in termini economici che permette a questo tipo di mercato di preservarsi, c’è il discorso del sottosuolo in Congo: anche dopo la crisi del coltan, non c’è alcun tipo di protezione per coloro coinvolti nell’estrazioni di questo tipo di risorse; il cobalto non è nemmeno inserito nei ‘minerali di guerra’,” conclude. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/amnesty-cobalto-tech/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 gennaio 2016.* ### La storia della Specola Vaticana, l'Osservatorio astronomico del papa URL: https://stellakamikaze.org/la-storia-della-specola-vaticana-losservatorio-astronomico-del-papa/ Last updated: 2026-07-03T22:51:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 gennaio 2016.* Sono nato e cresciuto in una famiglia italiana da manuale, in particolare per quanto riguarda la mia educazione religiosa. I miei genitori sono cristiani non praticanti, e per questo sin da molto piccolo ho subito la più classica delle tecniche di lavaggio di mani religioso: sono stato spedito all’oratorio—principalmente durante le vacanze estive—della chiesa più vicina a casa mia. I miei primi anni in oratorio sono stati seguiti dalle lezioni di catechismo, prima per la Comunione e poi per la Cresima, e infine, senza rendermi ben conto se lo volessi davvero o meno, ho speso alcuni anni della mia vita a essere un ottimo chierichetto. Di punto in bianco, verso la fine delle scuole medie, mi sono allontanato da quel mondo: non lo disprezzavo—semplicemente non mi interessava più. Forse è proprio per quegli anni passati in quell’ambiente che oggi nutro una sorta di affetto infantile verso gli ecosistemi religiosi italiani: per quanto riguarda la Chiesa, la mia lista di questioni da sistemare e da discutere è pressoché infinita, ma proprio non ce la faccio a identificare i piccoli oratori come culla della futura casta religiosa antagonista. *Papa Leone XIII, promulgatore nel 1891 del motu proprio Ut mysticam, che ha sancito la fondazione della Specola Vaticana. via Wikimedia* Questi primi tre paragrafi sono il motivo per cui, quando ho cominciato a recuperare informazioni per scrivere questo articolo, mi si è un po’ spezzato il cuore quando il Direttore della [Specola Vaticana](http://www.vaticanstate.va/content/vaticanstate/it/altre-istituzioni/specola-vaticana.html?ref=stellakamikaze.org) ha rifiutato la mia richiesta di intervista a causa della “linea editoriale provocatoria e politicamente scorretta di VICE.” Non ha tutti i torti, e mi rendo conto che possa essere paradossale chiedere a un uomo di chiesa un’intervista per VICE, ma come faccio a fidarmi della Chiesa se i suoi ministranti si rifiutano di parlare con le persone lette da chi in futuro potrebbe mandare i suoi figli all’oratorio? La Specola Vaticana è l’Osservatorio Astronomico e il centro di ricerca scientifica della Chiesa Cattolica, ha sede in Città del Vaticano ed è uno degli osservatori astronomici più antichi del mondo: la sua storia comincia nella metà del XVI secolo, [quando nel 1578 Papa Gregorio XIII fa erigere la Torre dei Venti](http://www.vaticanstate.va/content/vaticanstate/it/altre-istituzioni/specola-vaticana.html?ref=stellakamikaze.org) e vi invita numerosi astronomi e matematici gesuiti del Collegio Romano per preparare la riforma del calendario promulgata nel 1582. Da allora la Torre dei Venti si trasforma nella roccaforte scientifica della Santa Romana Chiesa: dopo decine di anni di soddisfazioni scientifiche provenienti direttamente [dai gesuiti del Collegio Romano](http://gesuiti.it/il-collegio-romano/?ref=stellakamikaze.org), la goccia che fa traboccare il vaso arriva grazie al padre astronomo gesuita Angelo Secchi, “[il più grande astronomo italiano dell’Ottocento](http://www.lastampa.it/2012/06/25/scienza/il-cielo/angelo-secchi-astronomoe-gesuita-scomodo-VNLaF7aOCQ94M8VbOzUKjK/pagina.html?ref=stellakamikaze.org),” ricordato per essere stato il primo—tra il 1861 e il 1868—a classificare le stelle in base ai loro spettri. *Uno scatto dell’Osservatorio Astronomico Vaticano.* Leone XIII non si lascia sfuggire l’occasione, e decide che è giunto il momento di contrastare quella strana e immotivata tendenza a definire la Chiesa come contraria al progresso scientifico: “Per gettare disprezzo e odiosità sulla mistica Sposa di Cristo, che è vera luce, i figli delle tenebre sono soliti di calunniarla di fronte agli indotti e chiamarla amica dell’oscurantismo, fomentatrice d’ignoranza, nemica della scienza e del progresso, rovesciando essenza e significato di nomi e cose,” [si legge all’inizio del motu proprio Ut mysticam](http://www.disf.org/leone-xiii-ut-mysticam?ref=stellakamikaze.org) emanato il 14 marzo 1891 da Leone XIII. Così la Torre Gregoriana diventa ufficialmente sede della Specola Vaticana, e polo fondamentale della ricerca scientifica cattolica. Bisogna aspettare l’inizio degli anni trenta per un nuovo cambio di sede, ” l’aumento delle luci elettriche che aveva accompagnato la crescita urbana della ‘Città eterna’ aveva reso il cielo di Roma così luminoso da rendere impossibile agli astronomi lo studio delle stelle più deboli,” [si legge nell’archivio della Documentazione Interdisciplinare di Scienza & Fede](http://disf.org/specola-vaticana?ref=stellakamikaze.org), “Papa Pio XI dispose allora che la Specola si trasferisse nella sua residenza estiva a Castelgandolfo, sui Colli Albani, circa 25 km a sud di Roma.” La Specola viene quindi nuovamente fondata, e verso il 1935 i Gesuiti vincono la lotteria della ricerca scientifica e ottengono un Osservatorio nuovo di zecca: nessuna batteria di pentole allegata, ma tre nuovi telescopi e un laboratorio astrofisico per analisi spettrochimiche. Nel 1980, però, Roma è di nuovo troppo al passo coi tempi per continuare a essere compatibile con le ricerche dei Gesuiti: ci sono troppe luci artificiali, il cielo è troppo luminoso—Così, nel 1981, buona parte del personale di ricerca viene trasferito a Tucson, in Arizona, e viene fondata una seconda sede della Specola Vaticana, il VORG: [Vatican Observatory Research Group](http://www.vaticanobservatory.va/content/specolavaticana/en.html?ref=stellakamikaze.org), sul Monte Graham. *Uno scatto dell’Osservatorio Astronomico Vaticano.* Il cammino scientifico di Dio non ha però trovato pace nemmeno in Arizona, gli indiani Apache che presiedevano precedentemente il Monte Graham non sono esattamente scoppiati di gioia alla notizia della costruzione nelle loro terre di un grosso titano metallico per scrutare i cieli; come si legge in [un articolo di Sandro Magister, uscito su L’Espresso nel 1999](http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7128?ref=stellakamikaze.org): *Per prima cosa i dieci gesuiti che vi lavorano fotografarono la Nebula Crab, un magnifico fiocco di polvere stellare che è quanto resta di una supernova vista esplodere nei nostri cieli nel 1054 dopo Cristo. Perché? Perché alcuni Apache erano già da parecchio sul sentiero di guerra contro l’osservatorio del Vaticano. E proprio la Nebula Crab poteva fare da calumet della pace, nelle speranze dei gesuiti astronomi. “Esistono prove che l’esplosione di questa supernova fu notata anche dai primitivi abitanti dell’Arizona, gli indiani Anasazi di Chaco Canyon”, spiega padre Christopher Corbally. Ma niente da fare. Gli Apache, convinti che il Graham è un monte sacro e intoccabile, non si sono commossi. Continuano a far balenare che prima o poi gli spiriti puniranno chi ha violato la loro montagna.* O ancora, la preoccupante minaccia degli scoiattoli rossi del Monte Graham: *Pochi anni prima, a mettere in pericolo la costruzione del nuovo osservatorio vaticano erano stati gli scoiattoli rossi, una specie rarissima i cui ultimi cento esemplari sopravvivevano proprio sulle cime del Graham. Gli ambientalisti avevano fatto il diavolo a quattro e bloccato i lavori. Ma poi si scoprì che gli scoiattoli s’erano trasferiti di loro spontanea volontà a quote più basse, ben più ricche di saporiti pinoli. E avevano ripreso allegramente a moltiplicarsi.* *Uno scatto dell’Osservatorio Astronomico Vaticano.* Le parole presenti [sul sito ufficiale del Vatican Observatory](http://www.vaticanobservatory.va/content/specolavaticana/en/research.html?ref=stellakamikaze.org) sono una bella ventata d’aria fresca, a partire dai virgolettati attribuiti a Benedetto XVI, in cui invita a “considerare l’immenso progresso scientifico operato sulla conoscenza nell’era moderna e, in maniera particolare, a osservare e studiare questi nuovi orizzonti con spirito di scoperta, ponendo massimo impegno nella ricerca della verità, ovunque essa si debba trovare.” A partire da questi vagiti di speranza progressista, la Specola si pone alcune domande su cui concentrare la propria ricerca, “Siamo soli? Ci sono altre Terre? Come si formano e evolvono le stelle e i pianeti? Come si formano e evolvono le galassie? Cos’è la materia e l’energia oscura? Cosa conosciamo dei primi istanti dell’universo? Ci sono più universi?” Due spicci da sermoni creazionisti, insomma. La Specola Vaticana si sta indubbiamente impegnando: che si tratti di ricerca, [dove i campi toccati sono diversi](http://www.vaticanobservatory.va/content/specolavaticana/en/research/research-highlights.html?ref=stellakamikaze.org), o di relazione [tra religione e scienza](http://www.vaticanobservatory.va/content/specolavaticana/en/science--religion--society.html?ref=stellakamikaze.org), il lavoro svolto è tanto. In particolare, nel secondo caso, la Specola Vaticana gioca un ruolo piuttosto importante nel dibattito sull’oscurantismo religioso, “Anche se il ruolo principale dell’Osservatorio Vaticano è quello di formare un ponte tra la scienza e la Chiesa Cattolica, gli studi riguardanti la scienza, la filosofia e la teologia hanno costituito una divisione indipendente delle attività dell’Osservatorio: ciò avviene sin dal 1987, quando vengono organizzate due conferenze interdisciplinari in risposta alla richieste di Papa Giovanni Paolo II di sviluppare un filone che possa allo stesso tempo commemorare il *Philosophia Naturalis Principia Mathematica* di Sir Isaac Newton e contribuire al dialogo tra la cultura scientifica e religiosa.” La verità è che morirei dalla voglia di conoscere nello specifico le scoperte e le ricerche che la Specola Vaticana sta portando avanti. Dagli slanci transumanistici fino a astruse congetture sulle anomalie del cosmo, non riesco minimamente a immaginare quali meraviglie metafisiche possano essere saltate fuori dall’intersezione seria e ragionata di scienza e religione. Purtroppo la Specola Vaticana ha preferito non raccontarmi il suo lavoro a causa della nostra “linea editoriale provocatoria e politicamente scorretta.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/specola-vaticana-osservatorio-astronomico-vaticano/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 gennaio 2016.* ### Per la Corte di Strasburgo le aziende possono monitorare le mail aziendali URL: https://stellakamikaze.org/per-la-corte-di-strasburgo-le-aziende-possono-monitorare-le-mail-aziendali/ Last updated: 2026-07-03T22:51:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 gennaio 2016.* Una sentenza pronunciata dalla Corte europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha stabilito che un’azienda può monitorare le caselle mail aziendali che cede ai suoi dipendenti, e che non viola il diritto di privacy se decide di licenziare chi le sfrutta per fini personali. La decisione arriva in seguito all’analisi di un caso presentato da un cittadino romeno, licenziato perché utilizzava la sua casella mail Yahoo intestata all’azienda per parlare con la fidanzata e il fratello. La richiesta era di dichiarare nullo il licenziamento, visto che le cause coincidevano con una violazione del diritto di privacy del dipendente. Per la Corte di Strasburgo, “non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare che i dipendenti portino a termine i propri incarichi durante l’orario di lavoro,” e, [secondo un lancio ANSA](http://www.ansa.it/sito/notizie/tecnologia/internet%5Fsocial/2016/01/12/si-a-controllo-uso-mail-dipendenti%5Ffecc3689-f297-42fd-9ffd-45a0b3a83ba8.html?ref=stellakamikaze.org), “la giustizia romena ha raggiunto un buon equilibrio tra il diritto alla privacy del dipendente e gli interessi del suo datore di lavoro.” Il caso in sé non è particolarmente eclatante, ma stabilisce un precedente importante. Se prima l’uso della mail aziendale era spesso regolato da normative interne all’azienda, da oggi questa sentenza muterà il discorso sulla privacy relativo all’argomento, garantendo più libertà al datore di lavoro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-la-corte-di-strasburgo-le-aziende-possono-monitorare-le-mail-aziendali/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 gennaio 2016.* ### Come Internet ci si sta rivoltando contro URL: https://stellakamikaze.org/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro/ Last updated: 2026-07-03T22:51:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 gennaio 2016.* [L’articolo è stato originariamente pubblicato su VICE.](http://www.vice.com/it/read/mille-bolle-di-silicio-a11n6-356?ref=stellakamikaze.org) Secondo Luciano Floridi—uno dei maggiori esponenti italiani della filosofia della realtà digitale—l’essere umano è un *hapax legomenon*, una parola comparsa una volta soltanto all’interno di un intero testo: un evento irripetibile all’interno del tessuto stesso dell’essere. Per Floridi l’essere umano è un’eccezionale normalità, è l’unico istante del reale all’interno del quale l’essere diventa cosciente, libero e capace di agire per cambiare il corso del reale stesso. Il nostro esistere, quindi, è la manifestazione del desiderio di porre freno al corso naturale delle cose: vogliamo fare la differenza. È una volontà intrinseca alla nostra umanità, e forse legata alla consapevolezza della nostra caducità. Per questo è fondamentale lasciare un solco nel naturale svilupparsi del reale, per fare in modo e sperare che il reale non si dimentichi del nostro passaggio. Nonostante ciò, momenti come la scoperta del fuoco, della ruota o dell’America si trasformano in eventi al limite dell’auto-referenziale se messi a confronto con l’infinità dell’Universo. Ciò che potrebbe aver davvero scalfito la mole del reale è altro: e corrisponde ancora a un tentativo di conoscenza del diverso e comunicazione di sé agli altri. Per esempio, a partire dal 1900, quando per la prima volta nella storia Reginald Fessenden ha inviato un messaggio vocale attraverso l’etere grazie alle onde radio, l’uomo ha generato attorno a sé una fragile bolla di onde dal diametro di 200 anni luce: questa bolla è una delle più importanti manifestazioni dell’esistenza dell’uomo all’interno dell’Universo perché, di fatto, è il più imponente indizio della nostra presenza nel cosmo. Ancora, il lancio della sonda Voyager 1—5 settembre 1977\. Si tratta della prima sonda esploratrice del Sistema Solare lanciata dall’uomo, e al momento si trova a circa 20 miliardi di chilometri dalla Terra. Voyager 1 si spegnerà nel 2025, ma continuerà il suo viaggio interstellare per altri 30.000 anni, quando fuoriuscirà dalla Nube di Oort, una nube di comete considerata essere l’ipotetico confine del Sistema Solare. Voyager 1 è l’oggetto costruito dall’uomo più distante dalla Terra, e prima o poi verrà intercettato da qualche altro abitante di questo Universo. Ma per non farci dimenticare del reale c’è bisogno di qualcosa di più. La nostra presenza all’interno dell’Universo potrebbe essere giustificata solamente dal verificarsi della singolarità tecnologica, ovvero l’istante in cui il progresso tecnologico di una civiltà accelera al punto da superare la comprensione e le possibilità di previsione della civiltà stessa. Un bel modo per mostrare alle altre galassie quanto grandiosi siano gli esseri umani, no? È un punto di rottura, una dissonanza del reale in cui la nostra civiltà perde il controllo sulle tecnologie da essa sviluppate—il verificarsi di questo fenomeno potrebbe essere la prova definitiva che l’essere umano è esistito e ha agito. Ciò su cui serve riflettere è che, forse, una singolarità tecnologica si è già consumata. Ci siamo riusciti. Dallo spazio non si vede come una calotta di onde radio, ma come una rete di filtri attraverso la quale passa il nostro sapere. È il 6 agosto 1991 quando, con la pubblicazione del primo sito web della storia, Tim Berners-Lee crea il World Wide Web, la più grande rete di interconnessione tra esseri umani mai vista. È l’avvento della *information era*, concepita nel 1991 e partorita nel 2004 quando internet, con la Web 2.0 Conference di Tim O’Reilly, diventa ufficialmente uno strumento di conoscenza attiva e alla cui ricchezza può contribuire ogni singolo terminale connesso alla rete. Internet è una rivoluzione gnoseologica: ha permesso di accelerare a dismisura la velocità con la quale l’essere umano produce e assorbe informazioni, con un ritmo ai limiti dell’immaginazione: 2.5 milioni di nuovi post su Facebook, 277.000 tweet, 216.000 foto su Instagram, 200 milioni di email e 72 ore di nuovi video su YouTube—tutto questo succedeva, nel 2014, ogni 60 secondi. Vogliamo far sapere che ci siamo. Non si tratta solamente di foto, messaggi, video o pensieri: la rivoluzione della information era ha fatto emergere una nuova necessità. Se da un lato è aumentato il ritmo di produzione delle informazioni, dall’altro la nostra capacità di consumarle è rimasta pressoché invariata. Le nostre capacità di apprendimento non sono al passo coi tempi, così abbiamo chiesto a internet, la causa di questo surplus di sapere, di risolvere il problema. *Filter bubble*, in italiano bolla di filtraggio, è il termine utilizzato per definire l’insieme di filtri imposti sulla Rete per favorirne l’usabilità—il loro scopo è, letteralmente, filtrare i contenuti ponendosi tra noi, gli utenti, e loro, le informazioni. Abbiamo trasformato la rete in una vetrina di contenuti cuciti su misura per noi, gettando nel cesso il processo di decentramento della conoscenza che era avvenuto negli anni precedenti. Per Mark Zuckerberg, “la morte di uno scoiattolo davanti a casa nostra ci importa di più di quella dei bambini in Africa”; questo perché il volume di informazioni sulla morte dei bambini in Africa—e su qualunque altro argomento distante dalla nostra quotidianità—presente su internet ci ha procurato una sorta di deficit dell’attenzione: per non perdere tempo abbiamo programmato degli algoritmi che possano apprendere i nostri interessi (i ‘mi piace’, le parole usate nei commenti, i tempi di permanenza sulle pagine) e restituirci notizie, informazioni e contenuti inerenti a essi. “Ad oggi non ci è possibile sapere quali informazioni generiamo, come queste vengano interpretate, come siano usate per classificarci e secondo quali parametri vengano raccolte. E anche volendo, non abbiamo gli strumenti per poterci esprimere a riguardo—e se pure li avessimo, non ci sarebbero molto utili,” afferma Salvatore Iaconesi, ingegnere, artista e hacker, conosciuto per aver reso open-source tutte le informazioni relative al suo tumore al cervello e aver creato così una performance artistica globale in cui chiunque veniva chiamato a proporre la sua “cura” per la malattia, tutto per riappropriarsi di un’identità umana che il cancro gli stava portando via. “Questi algoritmi di classificazione consistono in reti neurali e sistemi di machine learning: imparano a riconoscere delle forme secondo una loro interpretazione del mondo. Ogni singolo dato, è utilizzabile in senso utilitaristico—gli estremi di questo mercato operano all’interno della bubble; cercano di capire chi siamo per darci quello che vogliamo, quello che, secondo loro, è rilevante,” continua. “Dubito, però, che si rendano conto del concetto di diversità culturale che la bubble rischia di compromettere. Quando finisce la diversità gli ecosistemi muoiono: è vero tanto per piante e animali quanto per le nostre culture.” La gnoseologia occidentale come fondata ai tempi di Platone sembra sconfitta da quella rivoluzione dell’informazione stessa che dovrebbe infine garantire l’accessibilità a qualunque risposta: fuoriuscire dalla filter bubble è uno sforzo “superfluo”, perché i contenuti che questa restituisce combaciano perfettamente con gli immediati interessi di chi li visiona. Inoltre, fare esperienza del mondo nella sua interezza non è solo terrorizzante, ma di fatto praticamente impossibile. Si tratta infatti di calcoli empiricamente perfetti, pensati per tagliarci fuori—anzi, per tagliarci dentro a noi stessi. Poco importa la vastità di argomenti e punti di vista ai quali dovremmo essere sottoposti per sviluppare una coscienza critica sana e capace di garantire un progresso culturale lontano dai porti sicuri dei nostri preconcetti. L’internet regolato dalla filter bubble è un internet pieno di contenuti che non vengono indicizzati nei motori di ricerca—e in un mondo sempre più dipendente dal grande archivio di informazioni in rete, oscurarne una parte significa quasi interromperne l’esistenza. La domanda alla base della nostra società non è *che cos’è?* ma *ti piace?* E il nostro cervello condiviso, internet, cerca di rispondere a questa domanda ben prima di rispondere a una necessità gnoseologica. Nel caso più estremo il signor Piero, fervente razzista e simpatizzante online del movimento White Pride, potrebbe non trovare mai su Google contenuti anti-razzisti. La conoscenza, filtrata attraverso questa dinamica, entra in una fase di inevitabile stallo. È in questo circolo vizioso che si manifesta la singolarità tecnologica. L’insieme di algoritmi— che nei fatti serve a vendere spazi pubblicitari sempre più mirati, costosi e funzionali—non solo limita le possibilità di evoluzione dell’essere umano, ma soprattutto consegna a se stesso le chiavi per la propria sopravvivenza. Per Iaconesi è necessario combattere la singolarità. “Dobbiamo essere noi a non cedere: non accettare un immaginario che arriva dal complesso industriale e lottare per cercare di mantenere quanta più autonomia e solidarietà possibile, lavorando insieme alla costruzione di scenari futuri non perché tecnicamente possibili ma scegliendo quelli che sono, invece, desiderabili, immaginabili, felici. Bisogna creare senso, insieme, non subirlo.” “L’unica tendenza che osservo, invece, è la riduzione della vita a una serie di dati e informazioni, e al riemergere dell’immaginario dello scienziato capace di misurare tutto, in quanto è ‘fuori dal sistema’,” prosegue Salvatore. “Dopo gli enormi progressi della relatività, l’indeterminazione, l’etnografia e tutte le altre dimostrazioni che non si possa esulare dal sistema, e il senso di responsabilità e compartecipazione che questo induce, la visione che tende al determinismo da ‘big data’ mi sembra un passo indietro ingenuo e consumista.” Si potrebbe dire che internet ci voglia ammansire per continuare a espandersi grazie alla mole di informazioni che noi utenti vi immettiamo. Così, la rivoluzione gnoseologica della filter bubble ha permesso all’uomo di adempire al suo scopo, come immaginato da Floridi. Quando l’intelligenza distribuita che costituisce internet prenderà il sopravvento e ci renderà strettamente dipendenti, infatti, quale testimonianza migliore del nostro passaggio nella Realtà potremo lasciare di quello di una civiltà caduta in rovina perché rovesciata dalla tragica perfezione delle invenzioni del suo intelletto? *Segui Federico su Twitter: @nejrottif* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-internet-ci-si-sta-rivoltando-contro/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 gennaio 2016.* ### Un sindaco piemontese ha vietato il Wi-Fi nelle scuole della sua città URL: https://stellakamikaze.org/un-sindaco-piemontese-ha-vietato-il-wi-fi-nelle-scuole-della-sua-citta/ Last updated: 2026-07-03T22:51:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 gennaio 2016.* 8 gennaio 2016 anno domini, a Borgofranco, in provincia di Ivrea in Piemonte, [viene spento il wifi nelle scuole elementari e medie](http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2016/01/08/ASCK355-scuole%5Fsindaco%5Fpericolose.shtml?ref=stellakamikaze.org). La decisione arriva dal sindaco Livio Tola, che nei giorni scorsi ha scelto di eliminare dalle strutture didattiche pubbliche i router per la connessione a internet senza fili e di sostituirli con una nuova stesura di cavi. Il motivo è presto detto: per Livio Tola le connessioni wifi sono un pericolo per la salute, “Noi non siamo contrari alla tecnologia. La nostra è una scelta basata sul principio di precauzione,” [si legge su La Stampa](https://www.lastampa.it/2016/01/08/italia/cronache/si-spegne-il-wifi-nelle-scuole-polemica-alle-porte-di-ivrea-i4tQ7X2KzKmc0XonPSQRPP/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). “Non siamo in grado di dire con certezza se le onde elettromagnetiche siano dannose oppure no, abbiamo letto molte cose in proposito sul web e sappiamo che alcuni Comuni hanno già adottato questo provvedimento.” Alessandra Bongianino, direttrice didattica di Borgofranco, ha deciso—comprensibilmente—di non commentare l’accaduto. Siamo quindi in provincia di Ivrea, Piemonte, di nuovo 8 gennaio 2016 anno domini, e le scuole vengono scaraventate un decennio nel passato con la scelta di rifiutare le terribili tecnologie senza fili a favore del ben più rassicurante (e lento) rame dei cavi. L’ironia nella vicenda arriva da Fausto Francisca, ex sindaco di Borgofranco, che fa giustamente notare, [di nuovo a La Stampa](https://www.lastampa.it/2016/01/08/italia/cronache/si-spegne-il-wifi-nelle-scuole-polemica-alle-porte-di-ivrea-i4tQ7X2KzKmc0XonPSQRPP/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), “che anche altre zone del paese frequentate dai ragazzini sono dotate di wifi, come la biblioteca”. “Non siamo in grado di dire con certezza se le onde elettromagnetiche siano dannose oppure no, abbiamo letto molte cose in proposito sul web e sappiamo che alcuni Comuni hanno già adottato questo provvedimento.” Nell’eventualità in cui aveste avuto dubbi: no, [in teoria il wifi non fa male](http://www.theguardian.com/technology/askjack/2012/sep/27/wi-fi-health-risks?ref=stellakamikaze.org). Un router WiFi diffonde un segnale di intensità decisamente inferiore a quello di un microonde e lo fa in tutte le direzioni (a differenza del microonde, che concentra il suo segnale in uno spazio ben ristretto)—fortunatamente per noi, se “decisamente inferiore” non bastasse a convincerci, le onde elettromagnetiche sono sottoposte alla legge fisica dell’inverso del quadrato, per cui l’intensità di segnale è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente. Ciò significa che stando a 2 metri da un router wifi il mio corpo riceverà un quarto dell’energia trasportata dal segnale che ricevevo quando mi trovavo a 1 metro da esso. Perché “in teoria”? I dubbi sulla sicurezza del segnale dei router wifi sono [un argomento alquanto dibattuto ormai da diverso tempo](http://www.forbes.com/sites/robertszczerba/2015/01/13/study-suggests-wi-fi-exposure-more-dangerous-to-kids-than-previously-thought/?ref=stellakamikaze.org), e il più grande ostacolo alla risoluzione di questo problema è il tempo. Infatti quando si parla di radiazioni—in questo caso elettromagnetiche—a bassa intensità, gli effetti diventano effettivamente verificabili solamente dopo molti anni di esposizione. Per questo, sebbene i dati possano far dubitare dell’effettiva pericolosità di un segnale wifi, una risposta certa potrà essere formulata solamente tra alcuni, se non decine di anni. Significa che quella del sindaco Toia sia stata una decisione lungimirante? Può essere, mancano ancora i dati per poterlo dire con certezza—Cosa è certo è che privare una struttura pubblica come una scuola di una connessione wifi, con tutti i vantaggi didattici che derivano da essa, è una decisione piuttosto brusca e che rischia di danneggiare (forse non fisicamente) molto di più gli studenti delle radiazioni elettromagnetiche diffuse dai router. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-sindaco-di-borgofranco-ha-vietato-il-wi-fi-nelle-scuole-della-sua-citt/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 gennaio 2016.* ### Il meglio di Motherboard Italia nel 2015 URL: https://stellakamikaze.org/il-meglio-di-motherboard-italia-nel-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:51:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 gennaio 2016.* Buon anno a tutti e bentornati—oppure benvenuti—su Motherboard Italia, è appena cominciato il 2016 e noi siamo pronti per continuare a raccontarvi tutto ciò che sta succedendo nell’Universo, a partire dalle particelle più minuscole che compongono il nostro mondo fino ad arrivare ai confini del tessuto del reale. Il 2015 è stato un anno intenso per la nostra cara vecchia Terra: [dai primi grandi cyberscandali](http://motherboard.vice.com/it/read/la-compagnia-di-spionaggio-hacking-team-e-stata-hackerata?ref=stellakamikaze.org), [l’acqua su Marte](http://motherboard.vice.com/it/read/-dovreste-sapere-palikir-cratere-marte-acqua-?ref=stellakamikaze.org), passando per il battesimo nel mondo politico [del termine ‘cyberwarfare’](http://motherboard.vice.com/it/read/cosa-pu-fare-anonymous-contro-lisis?ref=stellakamikaze.org), fino [all’arrivo nei pressi di Plutone della sonda New Horizons](http://motherboard.vice.com/it/read/new-horizons-chiama-terra?ref=stellakamikaze.org)—ancora, abbiamo scoperto [il gemello del nostro pianeta Terra](http://motherboard.vice.com/it/read/tutto-quello-che-dovete-sapere-su-kepler-452b?ref=stellakamikaze.org), l’avvento dell’[era dei droni](http://motherboard.vice.com/it/read/le-corse-coi-droni-ci-sono-anche-in-italia-e-sono-fantastiche?ref=stellakamikaze.org), la tecnologia nell’[emergenza dei migranti](http://motherboard.vice.com/it/read/gli-smartphone-stanno-salvando-la-vita-dei-migranti?ref=stellakamikaze.org). Abbiamo assistito alla [resa di Peter Sunde](http://motherboard.vice.com/it/read/il-fondatore-di-pirate-bay-mi-arrendo?ref=stellakamikaze.org), uno dei fondatori di The Pirate Bay, abbiamo seguito [un uomo che ha provato a vivere come una capra](http://motherboard.vice.com/it/read/luomo-che-sta-provando-a-vivere-come-una-capra?ref=stellakamikaze.org)—la cannabis nel 2015 è diventata [un diritto fondamentale dell’uomo](http://motherboard.vice.com/it/read/per-la-corte-suprema-del-messico-fumare-erba--un-diritto-umano-fondamentale?ref=stellakamikaze.org) (almeno, in Messico), il Dalai Lama si è pronunciato [sul rapporto tra fisica quantistica e religione](http://motherboard.vice.com/it/read/dalai-lama-fisica-quantistica?ref=stellakamikaze.org), i nostri Marò sono diventati involontari protagonisti di [una disputa nel mercato missilistico mondiale](http://motherboard.vice.com/it/read/caso-diplomatico-india-maro-missili?ref=stellakamikaze.org) e [l’Indonesia ha bruciato per 2 mesi consecutivi](http://motherboard.vice.com/it/read/lindonesia-brucia-2-mesi-di-incendi-e-500000-infezioni-per-i-fumi-tossici?ref=stellakamikaze.org). Nel 2015 è successo tutto questo e molto, molto, molto di più. Nel 2016 la redazione di Motherboard Italia ha in serbo tonnellate di sorprese che vi sveleremo nelle prossime settimane, per adesso non possiamo fare altro che festeggiare la fine del 2015 con un doveroso best of degli articoli redatti dalla redazione italiana. Buona lettura, sia mai che vi siate persi qualcosa. --- [Perché dovremmo mangiare gli insetti](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-mangiare-gli-insetti?ref=stellakamikaze.org) A fine ottobre si è tenuta presso Expo [la prima degustazione di insetti autorizzata dal Ministero della Salute](https://www.ansa.it/canale%5Fexpo2015/notizie/news/2015/10/27/prima-degustazione-autorizzata-insetti%5F0786e9d9-7cdf-43e4-b8b7-c70c68143a5c.html?ref=stellakamikaze.org), e con lei si è accesa la miccia del dibattito sulla questione. Dai più aperti al mercato delle locuste fritte fino al conservatorismo salviniano la discussione si è rivelata piuttosto accesa, noi abbiamo parlato con Matteo, un mangiatore di insetti professionista e gestore del blog ‘Insetti da Mangiare’. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-mangiare-gli-insetti?ref=stellakamikaze.org) di Antonella Di Biase. --- # Capire l’orrore di un manicomio con un videogioco Quello dei videogiochi in Italia è un argomento decisamente spinoso: che si tratti di visionari del joypad o di dibattiti parlamentari, l’intrattenimento digitale deve ancora fare parecchia strada in Italia. Fortunatamente non mancano le mosche bianche, come i toscani LKA, che nel loro The Town of Light stanno esplorando la narrativa della follia, regalandoci un viaggio virtuale all’interno di un nosocomio italiano prima dell’avvento della Legge Basaglia. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/capire-lorrore-di-un-manicomio-con-un-videogioco?ref=stellakamikaze.org) di Lorenzo Fantoni. --- [Il futuro della diplomazia digitale](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-digital-diplomacy?ref=stellakamikaze.org) Che cos’è la digital diplomacy? Incredibile dictu, sembra che la grande legione di burocrati della Terra stia scoprendo i miracoli della tecnologia. Lo testimoniano le cascate di account social che politici e governanti stanno aprendo per diffondere e discutere le loro ideologie. Abbiamo parlato con Andreas Sandre, Press and Public Affairs Officer dell’Ambasciata Italiana a Washington che ha da poco pubblicato “Digital Diplomacy: Conversations on Innovation in Foreign Policy”, una raccolta di interviste a figure governative e della tech industry sul tema della politica digitale. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-digital-diplomacy?ref=stellakamikaze.org) di Andrea Cristallini. --- [Ma cosa fa nella vita un Digital Champion?](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-digital-champion?ref=stellakamikaze.org) Tecnologia e Italia, due parole che il più delle volte fanno davvero fatica a stare nella stessa frase. Fortunatamente qualche anno fa il nostro governo ha deciso di agire in merito, istituendo la figura del Digital Champion, coloro che dovrebbero essere i paladini dei transistor nel nostro Paese. È ormai passato diverso tempo dall’inizio di questo percorso, e per capire meglio cosa stiano realmente facendo abbiamo intervistato Annamaria Vicini, una di loro. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-digital-champion?ref=stellakamikaze.org) di Antonella Di Biase. --- [Adult Baby Nursery, un viaggio nell’Italia della regressione infantile](http://motherboard.vice.com/it/read/adult-baby-nursery-un-viaggio-nellitalia-della-regressione-infantile?ref=stellakamikaze.org) Esseri umani maggiorenni, adulti e vaccinati radunati in un asilo, vestiti di pannolone e muniti di biberon. È il fenomeno della regressione infantile e delle Adult Baby Nursery, conosciuto come infantilismo parafilico o [autonepiofilia](http://psychology.wikia.com/wiki/Nepiophilia?ref=stellakamikaze.org). Abbiamo intervistato un partecipante a uno degli eventi sul tema che si svolgono in Italia. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/adult-baby-nursery-un-viaggio-nellitalia-della-regressione-infantile?ref=stellakamikaze.org) di Riccardo Pongetti. --- [La triste storia della botnet di Matteo Salvini](http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web?ref=stellakamikaze.org) Anche in Italia la classe politica sta imparando a usare i computer e internet, alcuni fin troppo bene. Uno di loro è Matteo Salvini, recentemente protagonista di uno scandalo che l’ha trovato colpevole di sfruttare alcuni scorciatoie per gonfiare la sua presenza sui social network, in particolare su Twitter, dove sembra aver utilizzato una sorta di ‘botnet volontaria’ per aumentare il numero di retweet e far salire nella classifica dei Trend gli hashtag da lui lanciati. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web?ref=stellakamikaze.org) di Federico Nejrotti. --- [YouTube Italia ha un problema con la pubblicità](http://motherboard.vice.com/it/read/youtube-italia-ha-un-problema-con-il-product-placement?ref=stellakamikaze.org) Probabilmente il fenomeno veramente più assurdo di tutto il 2015 corrisponde allo sbalorditivo e incredibile successo degli youtuber nel mondo, ma sopratutto in Italia. È stato l’anno dei creators, dei videomaker, dei gameplay: kermesse a tema, ospitate in discoteca e numeri da capogiro. Il problema è che la legislazione italiana continua ad ignorare la piattaforma, permettendo così l’avvio di dibattiti sulla regolamentazione del medium—per esempio, cosa deve fare uno youtuber pagato per sponsorizzare un prodotto in un suo video? [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/youtube-italia-ha-un-problema-con-il-product-placement?ref=stellakamikaze.org) di Fabio Di Felice. --- [Ruminantia, il primo web magazine dedicato interamente ai ruminanti](http://motherboard.vice.com/it/read/magazine-ruminanti?ref=stellakamikaze.org) Sapevate che in Italia esiste un magazine interamente dedicato ai ruminanti? Lo abbiamo letto per voi, e abbiamo anche intervistato Alessandro Fantini, il diretto della rivista. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/magazine-ruminanti?ref=stellakamikaze.org) di Federico Martelli. --- [Il quindicenne che ha scoperto un pianeta](http://motherboard.vice.com/it/read/quindicenne-che-ha-scoperto-un-pianeta?ref=stellakamikaze.org) Cosa avete fatto ultimamente? Un po’ di sport? Letto qualche bel libro? Tom Wagg, un ragazzetto di Newcastle-under-Lyme, ha scoperto un pianeta situato a oltre mille anni luce dalla nostra galassia, il WASP-142b. Tom ai tempi aveva 15 anni, noi lo abbiamo intervistato per cercare di capire cosa abbiamo sbagliato durante la nostra crescita. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/quindicenne-che-ha-scoperto-un-pianeta?ref=stellakamikaze.org) di Silvia Malnati. --- [Le nuove morti hi-tech](http://motherboard.vice.com/it/read/modi-di-essere-morti?ref=stellakamikaze.org) Per molti il futuro sono pianeti lontani, navicelle spaziali, vita eterna. Per altri è la morte, letteralmente. Nel 2015 abbiamo parlato anche di questo, esplorando tutti i nuovi modi per morire, dalla criogenia allo spargimento delle ceneri. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/modi-di-essere-morti?ref=stellakamikaze.org) di Giulia Trincardi. --- [Paolo Ferri: “Così si insegue una cometa”](http://motherboard.vice.com/it/read/paolo-ferri-esa-missione-rosetta?ref=stellakamikaze.org) Siamo nel 1985, e la Missione Rosetta è una missione andata e ritorno che ha avuto come obiettivo il prelievo di campioni provenienti da una cometa, e a capo di essa c’era un manipolo di italiani. Il 12 novembre 2014 tutto è bene quel che finisce bene e il lander della missione, Philae, esegue il primo accometaggio della storia dell’uomo, atterrando con successo sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko che distava a circa 300 milioni di chilometri dalla Terra. Abbiamo intervistato Paolo Ferri, a capo del Mission Operations Department dell’ESA. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/paolo-ferri-esa-missione-rosetta?ref=stellakamikaze.org) di Federico Nejrotti. --- [I computer ci renderanno immortali?](http://motherboard.vice.com/it/read/mind-uploading-hackerare-l-anima?ref=stellakamikaze.org) Un detto popolare dice che solo due cose sono inevitabili: le tasse e la morte. Per quanto riguarda la seconda sono moltissimi i ricercatori che si stanno impegnando per eliminare questo spiacevole inconveniente del ciclo della vita, alcuni affidandosi alla criogenia, altri riflettendo su come scaricare l’anima dal nostro cervello per ricaricarla da qualche altra parte. Abbiamo parlato con uno dei massimi esperti di mind uploading, [Giulio Prisco](https://en.wikipedia.org/wiki/Giulio%5FPrisco?ref=stellakamikaze.org), per capire quante possibilità abbiamo di vedere le nostre sinapsi tradotte in codice binario e di trascorrere l’eternità a gironzolare tra i comfort bidimensionali di un supercomputer. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/mind-uploading-hackerare-l-anima?ref=stellakamikaze.org) di Antonella Di Biase. --- [Ma cos’è l’Hacking Team?](http://motherboard.vice.com/it/read/cose-l-hacking-team?ref=stellakamikaze.org) Vi dice niente il nome Hacking Team? Ne abbiamo parlato moltissimo—anzi, in generale un po’ tutto il mondo ne ha parlato moltissimo. Non è un argomento da poco, visto che si tratta di un’agenzia di sicurezza informatica italiana con clienti in tutto il mondo che lo scorso luglio è stata hackerata, rendendo disponibili a tutti oltre 400 gigabyte di dati. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/cose-l-hacking-team?ref=stellakamikaze.org) di Federico Nejrotti. --- [Il cartone animato definitivo per spiegare il sesso ai bambini](http://motherboard.vice.com/it/read/il-cartone-animato-definitivo-per-spiegare-il-sesso-ai-bambini?ref=stellakamikaze.org) Come spiegherai ai tuoi figli come nascono i bambini? Le possibilità sono pressoché infinite e non saremo noi a discuterle. Cosa possiamo fare, però, è raccontarti della migliore possibilità esistente sul globo terracqueo, ovvero la visione del rivoluzionario ‘Albero della Vita’, il cartone animato più progressista della storia. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/il-cartone-animato-definitivo-per-spiegare-il-sesso-ai-bambini?ref=stellakamikaze.org) di Giulia Trincardi. --- [Facciamo il punto sulla cannabis terapeutica in Italia](http://motherboard.vice.com/it/read/in-italia-la-cannabis-terapeutica--legale-ma-il-farmaco-non--disponibile?ref=stellakamikaze.org) La cannabis sta andando fortissimo in tutto il mondo. Non parlo del consumo—quello va fortissimo da un sacco di tempo, parlo della legiferazione a riguardo. In una inaspettata spirale di eventi pare siano tantissimi i governi che credono che la cannabis sia destinata ad essere legalizzata. Ci sono ottimi presagi anche in Italia, e un ottimo punto di partenza è quella della cannabis terapeutica. Abbiamo analizzato il suo stato in Italia, e abbiamo scoperto che in Italia le leggi ci sono, ma nessuno ne sa nulla. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/in-italia-la-cannabis-terapeutica--legale-ma-il-farmaco-non--disponibile?ref=stellakamikaze.org) di Federico Nejrotti. --- [Verso un futuro di cybernonni](http://motherboard.vice.com/it/read/verso-un-futuro-di-cybernonni?ref=stellakamikaze.org) Osteoporosi e vecchiaia sono le due piaghe che affliggono, da sempre, la generazione dei nonni. La tecnologia esiste anche per questo—infatti il futuro non possiamo fare altro che immaginarcelo costellato di nonnetti e nonnette cibernetiche. Abbiamo intervistato Nicola Vitiello, Professore presso l’Istituto BioRobotics della Scuola Superiore Sant’Anna. [Leggi l’articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/verso-un-futuro-di-cybernonni?ref=stellakamikaze.org) di Federico Martelli. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-meglio-di-motherboard-italia-nel-2015/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 gennaio 2016.* ### Il caso #EniVsReport segna una nuova era della TV in Italia? URL: https://stellakamikaze.org/il-caso-enivsreport-segna-una-nuova-era-della-tv-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:51:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 14 dicembre 2015.* “Report ha cercato di ricostruire il percorso di quella che si sospetta essere una delle più grosse tangenti mai pagate al mondo. Parliamo di circa un miliardo di dollari che l’Eni avrebbe sborsato per l’acquisto della licenza per sondare i fondali marini del blocco petrolifero denominato Opl245 in Nigeria,” questo l[‘esordio del servizio di Luca Chianca andato in onda ieri sera su Report](http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8c562995-f279-4f0e-87a3-87d44caed338.html?ref=stellakamikaze.org), la trasmissione d’inchiesta condotta da Milena Gabanelli. Nel servizio viene ricostruita la storia dell’acquisto da parte di Eni di una licenza concessa dal governo nigeriano per l’esplorazione di un appezzamento di oceano chiamato “[Opl245](http://www.woodmac.com/reports/upstream-oil-and-gas-opl-245-etan-and-zabazaba-6895871?ref=stellakamikaze.org)“: l’obiettivo è fare un paio di buchi nella speranza di trovare del petrolio. Il problema è che, secondo un’inchiesta portata avanti da [Global Witness](https://www.globalwitness.org/en/blog/eni-appears-have-misled-shareholders-over-nigeria-corruption-scandal-2014-agm/?ref=stellakamikaze.org), [Corner House](http://www.thecornerhouse.org.uk/resource/secrecy-order-lifted-legal-challenge-corrupt-nigerian-oil-deal-opl-245?ref=stellakamikaze.org) e [Re:Common](http://www.recommon.org/descalzi-eni-nigeria/?ref=stellakamikaze.org), l’affare tra Italia e Nigeria sembra aver previsto il pagamento di quella che per Report è “una delle più grosse tangenti mai pagate al mondo.” Ordinaria amministrazione, fino a qui. Il colpo di scena arriva quando, mentre ieri sera Rai 3 mandava in onda il servizio, Eni ha risposto pubblicamente alle accuse [con un contro-dossier](http://www.eni.com/it%5FIT/media/dossier/dossier-report-13-12-2015.html?ref=stellakamikaze.org) che secondo l’azienda “c[ontiene informazioni che la trasmissione non vi dirà](https://twitter.com/eni/status/676142774459228161?ref=stellakamikaze.org).” Eni reagisce in maniera attiva, e attraverso [Marco Bardazzi](https://twitter.com/marcobardazzi?ref=stellakamikaze.org), communication director dell’azienda, conclude la stoccata alla trasmissione con [un tweet lapidario](https://twitter.com/marcobardazzi/status/676161291317325824?ref=stellakamikaze.org), “La prossima volta fateci intervenire in diretta, per un vero contradditorio.” Prima di tutto, un’occhiata ai fatti: “Parliamo di circa un miliardo di dollari che l’Eni avrebbe sborsato per l’acquisto della licenza per sondare i fondali marini del blocco petrolifero denominato Opl245 in Nigeria. Il sospetto che sia stata pagata una tangente emerge per puro caso durante un processo civile presso l’Alta Corte di giustizia inglese dove nel 2012 si celebra una disputa tra due società, la Malabu Oil, dell’ex ministro del petrolio della Nigeria Dan Etete, e una società delle British Virgin Islands, la Energy Venture Partners, del mediatore nigeriano, Emeka Obi,” si legge [nella sinossi del servizio](http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8c562995-f279-4f0e-87a3-87d44caed338.html?ref=stellakamikaze.org) presente sul sito di Report. “Nelle carte del processo inglese c’è l’ex ministro del Petrolio nigeriano che dichiara che i 200milioni di dollari, voluti dall’intermediario Obi, sono il frutto di una possibile corruzione che vede coinvolti Scaroni, Descalzi, e due manager Eni operativi in Nigeria, Roberto Casula e Vincenzo Armanna. 200 milioni di dollari sarebbero gli extra che i manager italiani avrebbero dovuto intascare,” si legge ancora [nel copione del servizio](http://www.report.rai.it/dl/docs/1450038965426trattativa-report.pdf?ref=stellakamikaze.org) presente sul sito di Report. A tutto questo si aggiunge il nome di [Luigi Bisignani](https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi%5FBisignani?ref=stellakamikaze.org), “[uno degli uomini più potenti d’Italia](http://www.corriere.it/cronache/11%5Fgiugno%5F15/arrestato%5Fbisignani%5Fgiornalista-sarzanini%5F4ee8829a-9737-11e0-83e2-2963559124a0.shtml?ref=stellakamikaze.org),” il cui collegamento alla vicenda si palesa in un’intercettazione della Procura di Napoli nell’ambito delle indagini per l’inchiesta P4. Da ieri non si parla d’altro: Eni vede la puntata e risponde in tempo reale grazie a quell’incredibile strumento del terzo millennio conosciuto ai più come col nome di internet. L’evento assume portata storica: per la prima volta, in Italia, si esaudisce la profezia della #socialtv: divano, LCD e smartphone in mano. Questo il necessario per rivoluzionare il concetto di televisione e rendere attivo un medium immobilizzato fino a pochi anni prima in una passiva melma fatta di telefonate da casa e complicati meccanismi interattivi a portata di telecomando—”[Eni in diretta su Twitter si prende il contradditorio con Report ed è storia della #socialtv](https://medium.com/@insopportabile/eni-in-diretta-su-twitter-si-prende-il-contraddittorio-con-report-ed-%C3%A8-storia-della-socialtv-a88244b0a9c3?ref=stellakamikaze.org#.f9h6fldt0).” L’altra campana è [Eni](http://www.eni.com/it%5FIT/home.html?ref=stellakamikaze.org), che nel dettagliato [contro-dossier](http://www.eni.com/it%5FIT/media/dossier/dossier-report-13-12-2015.html?ref=stellakamikaze.org) pubblicato ieri sera chiarifica molti dei punti esposti dal servizio di Report. La vicenda è incredibilmente complicata e difficilissima da riassumere in poche righe—per farla breve: da una parte c’è un affare tra Eni e Nigeria, una tangente gigantesca e altrettanti soldi che finiscono nelle mani sbagliate; dall’altra Eni che afferma, “[abbiamo risposto a tutto, ma le risposte sono state usate solo in parte.](https://twitter.com/marcobardazzi/status/676168057916661760?ref=stellakamikaze.org)“ In questo momento, però, il dibattito si sta focalizzando su altro: [per molti](https://twitter.com/search?q=%23EnivsReport&src=tyah&lang=en&ref=stellakamikaze.org) la risposta in diretta di Eni è un evento importantissimo nella storia della TV italiana, “Per la prima volta il secondo schermo non è stato solamente coreografia utile ad amplificare il palinsesto del primo ma è diventato pari grado creando un racconto parallelo ed alternativo al racconto principale,” [si legge nel post di @insopportabile](https://medium.com/@insopportabile/eni-in-diretta-su-twitter-si-prende-il-contraddittorio-con-report-ed-%C3%A8-storia-della-socialtv-a88244b0a9c3?ref=stellakamikaze.org#.f9h6fldt0), star italiana dell’universo Twitter. Con “[Social TV](https://it.wikipedia.org/wiki/Social%5FTV?ref=stellakamikaze.org)” si intende l’interazione tra il mondo della televisione e il mondo dei social network, in particolare Twitter—data la sua velocità—, e per moltissimi è il futuro del piccolo schermo grazie alla possibilità di diventare realmente interattivo (in Italia sono moltissimi i talk show che fanno dell’interazione con gli utenti su Twitter un punto cardine del programma). Quello di #EniVsReport è già stato definito da molti un “caso studio” importante per l’argomento, i problemi però non sono pochi. Massimo Mantellini, titolare di numerosi blog a tema tecnologia per le principali testate italiane, [ha pubblicato un post](http://www.mantellini.it/2015/12/14/ne-con-report-ne-con-eni/?ref=stellakamikaze.org) nel quale esprime le proprie perplessità nei confronti del sensazionalismo sul caso Eni, “La connessione TV-social media è una idea nella testa degli esperti di comunicazione. Si tratta di due luoghi dimensionalmente molto diversi. Qualche milione di spettatori sul divano (nel senso di “supini”) da una parte, qualche decina di migliaia di affezionati e addetti ai lavori su Twitter e Facebook dall’altra. Non esiste una sola conversazione e i due mondi quasi non si toccano.” Per quanto nell’era digitale quella della social tv dovrebbe essere una naturale evoluzione e declinazione del concetto di televisione, in Italia la fascia di popolazione che detiene strumenti e conoscenze sufficienti per poter sfruttare in maniera ottimale il nuovo medium corrisponde ancora a un preciso gruppo di “addetti ai lavori”: la rivoluzione della social tv è ancora fortemente circoscritta a chi la social tv già la conosce e quindi vi partecipa in modo consapevole—l’impressione, come spiegato da Mantellini, è che il mondo TV e quello social media siano ancora “due luoghi dimensionalmente molto diversi.” Ancora, il problema probabilmente più importante di questo caso è la percezione del pubblico nei confronti della risposta di Eni, “il punto di vista di Eni non è “altro giornalismo”, spiega Mantellini, “è il punto di vista della grande azienda. In quanto tale è pochissimo rilevante per i lettori, adulterabile alla fonte, necessariamente parziale e per forza di cose assolutorio. Soprattutto sovente centrato su temi di grande complessità burocratica dentro i quali qualsiasi spiegazione ragionevole può essere organizzata.” La tempestività e il dettaglio del contro-dossier pubblicato da Eni è tale che molti rischiano di confonderlo con la realtà oggettiva dei fatti, quando altro non è che una—comprensibilissima—risposta corporate da parte di un’azienda che ha visto la propria immagine danneggiata su rete nazionale. Insomma, come ben detto da Mantellini, “Ai lettori ed ai cittadini non servono ne l’uno né l’altro: o meglio, servono entrambi pur nella loro azione di perturbazione della verità. Meglio ancora, servono le informazioni che Report raccoglie su Eni e serve il punto di vista di Eni su quelle informazioni. Poi serve (servirebbe) una sintesi culturale di entrambi i punti di vista, un approccio non solo onesto \[…\] ma soprattutto “terzo” in maniera da risultare autorevole.” In definitiva, per quanto [#EniVsReport](https://twitter.com/search?q=%23EnivsReport&src=tyah&lang=en&ref=stellakamikaze.org) sia senza dubbio una vicenda piuttosto rinfrescante e anomala nello stato di immobilismo in cui verte l’ecosistema mediatico italiano, è necessario evitare di vederla come un “caso storico” che cambierà il modo di vedere la TV e il giornalismo d’inchiesta. Ciò che manca, purtroppo, è ancora l’abilità di produrre delle informazioni oggettive e non inquinate dall’inevitabile faziosità, in un senso o nell’altro, che le attuali fonti (in questo caos, Report e Eni) impongono. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-caso-enivsreport-rivoluzioner-la-social-tv-in-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 14 dicembre 2015.* ### #LaRepubblicaDeiLadri è la protesta degli youtuber italiani contro i media URL: https://stellakamikaze.org/larepubblicadeiladri-e-la-protesta-degli-youtuber-italiani-contro-i-media/ Last updated: 2026-07-03T22:51:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 dicembre 2015.* YouTube in Italia è un affare piuttosto grosso. Nel corso degli ultimi anni la piattaforma di condivisione video di Google ha democratizzato il concetto di ‘televisione’ e ha permesso a chiunque di ottenere, con solo una webcam e una connessione internet, il corrispettivo digitale dei ‘5 minuti di celebrità’ televisivi. L’impennata del fenomeno in Italia non è stata solo evidente, ma letteralmente travolgente: si parla di cifre da capogiro e dell’apparizione [di numerosi manager e agenti](https://www.facebook.com/lucacasadeimanagement/) pronti a gestire la vita pubblica di queste novelle star dei nuovi media. Gli youtuber—o per meglio dire, i *creator—*hanno pervaso in maniera capillare la sfera mediatica italiana colonizzando [programmi tv](http://www.sorrisi.com/tv/reality-e-talent/francesco-sole-tu-si-que-vales?ref=stellakamikaze.org) e [teatri](http://www.tomshw.it/news/yotobi-dai-video-su-youtube-al-teatro-della-comicita-67142?ref=stellakamikaze.org). Nonostante ciò, in Italia, l’approccio legale ed etico con il quale ci si relaziona ai contenuti pubblicati su YouTube continua ad essere una sorta di Far West. Per questo numerose testate hanno nei fatti tratto vantaggio dai contenuti virali di questi youtuber operando un processo di ripubblicazione completa dei contenuti sulle loro piattaforme: nessuna notifica allo youtuber, nessun credito, nessun vantaggio. Proprio per questo motivo ieri sera, su Twitter, numerosi *creator* della community hanno portato avanti una protesta in nome del diritto d’autore spingendo l’hashtag [#LaRepubblicaDeiLadri](https://twitter.com/hashtag/LaRepubblicaDeiLadri?src=hash&ref=stellakamikaze.org). [I problemi sviluppati dall’editoria in questi ultimi anni sono piuttosto noti](http://www.vice.com/it/read/nuovi-modelli-guadagno-giornalismo-434?ref=stellakamikaze.org): con la lenta ma sostenuta migrazione dal cartaceo all’online le notizie sono diventate sempre meno costose—essendo disponibili gratuitamente e in tempo reale su siti internet accessibili da tutti—e per questo il valore percepito dell’informazione è a sua volta calato. L’economia di questa industria si è dovuta appoggiare al mercato pubblicitario, facendo dei banner e dei click l’imperativo categorico necessario per poter continuare a pagare degli stipendi. Per farla breve: più click, più soldi. L’informazione online si è quindi lentamente trasformata in una corsa alla risonanza, all’attenzione e alla viralità: è la causa dei famosi ‘[titoli alla Lercio](https://www.facebook.com/ahmanonelercio)‘ o del fenomeno del [clickbaiting](http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/34710/?ref=stellakamikaze.org)—in entrambi i casi l’obiettivo è veicolare quante più persone possibile su un determinato sito web per poter aumentare il prezzo di vendita degli spazi pubblicitari. [Cosa c’è di meglio di ripubblicare un buon video già impacchettato e pensato (spesso) per essere virale?](http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/10/02/festa-dei-nonni-quando-mia-nonna-sbaglia-il-mio-nome-il-video-dei-the-jackal/420962/?ref=stellakamikaze.org#disqus%5Fthread) È il solito discorso riguardante i “lavori creativi”: quello che diverse testate italiane operano da diverso tempo a questa parte è una vera e propria espropriazione del diritto d’autore dello youtuber, che vede il suo video sradicato dalla sua piattaforma originale (YouTube, o negli ultimi tempi Facebook) e riproposto su una proprietaria della testata di turno. Così facendo l’autore non ha possibilità di godere dei click dei lettori, regalandoli in toto alla testata. Per i creator il problema è lo stesso: meno click, meno soldi—meno soldi, meno contenuti. “Per riuscire a risolvere il problema il primo passo è sensibilizzare in primis l’utenza stessa e poi l’opinione pubblica: non abbiamo in mano una vera e propria struttura per agire in maniera organica, disponiamo però della possibilità di comunicare con i nostri fan e con le persone che ci seguono—il nostro potere, in questo momento, è comunicativo: dobbiamo iniziare da lì,” mi spiega Claudio Di Biagio, [noto come Non Aprite Questo Tubo](https://www.facebook.com/NONAPRITEQUESTOTUBO-Claudio-Di-Biagio-Pagina-ufficiale-128098740565824/), alfiere—perlomeno in quanto risonanza mediatica—de #LaRepubblicaDeiLadri. “Non so quali possano essere i reali risultati dopo questa protesta, ma come ogni battaglia iniziata sul web a qualcosa si può arrivare, si trattasse anche solamente della presa di consapevolezza di un gruppo di utenti. Il vero problema del web riguarda il rispetto e l’etica che mancano, visto che manca un’educazione al medium,” continua. “È come un asilo: bisogna iniziare a frequentare almeno la prima elementare, altrimenti non si va da nessuna parte. E le testate e chi viene dagli old media considerano questo asilo un luogo di bullismo in cui possono fare quello che vogliono, qui noi invece ci viviamo e ci facciamo creatività e lavoro: quindi bisogna rispettare le regole,” Claudio era stato protagonista pochi giorni fa di un altro caso di “sopruso creativo,” quando ha visto il proprio nome—e dunque la propria risonanza—sfruttato per pubblicizzare i [Web Show Awards italiani](http://webshowawards.it/?ref=stellakamikaze.org), la kermesse che vuole premiare i “migliori YouTuber” dell’anno. Il problema è che Claudio non era stato avvisato di questa cosa, né tantomeno avrebbe partecipato ai Web Show Awards. Sebbene le premesse siano definitivamente comprensibili e le circostanze evidenzino l’urgente necessità—specie considerate le folle oceaniche mosse da questi creator—di legiferare sull’argomento, forse un hashtag così auto-referenziale come #LaRepubblicaDeiLadri non è il modo giusto per sensibilizzare riguardo l’argomento, “Non credo si possa avere un dialogo con queste realtà che si tappano gli occhi e le orecchie nel momento in cui prendono e utilizzano contenuti non loro. Questo tipo di atteggiamento non è di apertura, sono realtà a cui non interessa minimamente il concetto di community, sono solo numeri e raggiungimento di sponsor. Quello che abbiamo fatto noi è stato uno slancio positivo e concreto partito dalla community, quel concetto che le testate di questo tipo ignorano e che, invece, sul web gestisce le sorti di ogni cosa,” conclude. Resta da chiedersi se le testate italiane si adopereranno per rispondere ai malumori dei creator, o se da qualche parte potrà partire un impulso che possa portare alla creazione di normative sull’argomento YouTube. Nel frattempo, [anche YouTube Italia ha un grosso problema: la pubblicità](http://motherboard.vice.com/it/read/youtube-italia-ha-un-problema-con-il-product-placement?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/larepubblicadeiladri-la-protesta-degli-youtuber-italiani-contro-i-media/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 dicembre 2015.* ### Il vero creatore dei Bitcoin è un imprenditore australiano? URL: https://stellakamikaze.org/il-vero-creatore-dei-bitcoin-e-un-imprenditore-australiano/ Last updated: 2026-07-03T22:51:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 dicembre 2015.* La [Bitcoin Investor’s Conference](http://bitcoininvestor.com/?ref=stellakamikaze.org) è un meeting annuale in cui si discute di Bitcoin, bilanci e futuro della finanza—quest’anno, a fine ottobre, si è tenuta a Las Vegas, e tra i vari panel che hanno arricchito il programma delle kermesse ce n’è stato uno, l’”[All-Star Panel](https://www.youtube.com/watch?v=LdvQTwjVmrE&ref=stellakamikaze.org)“, a cui hanno presenziato una serie di personalità piuttosto importanti dell’ambiente Bitcoin. Tra le altre, il Dr. Craig Evian Wright, l’uomo che secondo recenti investigazioni portate avanti da *Wired* e *Gizmodo*, sarebbe il vero Satoshi Nakamoto, il creatore dei Bitcoin. [Per Wired](http://www.wired.com/2015/12/bitcoins-creator-satoshi-nakamoto-is-probably-this-unknown-australian-genius/?ref=stellakamikaze.org) tutto comincia a metà novembre, quando una fonte anonima fornisce a [Gwern Branwen](http://www.gwern.net/?ref=stellakamikaze.org), un ricercatore indipendente in ambito security, alcuni documenti relativi a Wright—il leak viene, infine, consegnato a Wired, [che ha pubblicato ieri un lungo articolo](http://www.wired.com/2015/12/bitcoins-creator-satoshi-nakamoto-is-probably-this-unknown-australian-genius/?ref=stellakamikaze.org) in cui illustra le prove e i passaggi che hanno portato alla presunta identificazione del creatore dei Bitcoin. I documenti forniti da Branwen hanno fatto emergere alcune prove: poco prima della loro prima apparizione, nel novembre 2008, un post risalente ad agosto 2008 sul blog di Wright suggerisce la pubblicazione di un paper a tema cryptocurrency—inoltre, fa riferimento anche a “[triple entry currency](http://iang.org/papers/triple%5Fentry.html?ref=stellakamikaze.org)“, un paper risalente al 2005 redatto dal crittografo finanziario Ian Grigg e che condivide diverse idee di fondo con il mondo dei bitcoin. Ancora, sempre sul blog di Wright, un post risalente a novembre 2008 include una chiave PGP (Pretty Good Privacy, una firma digitale che permette a due utenti di scambiarsi messaggi criptati) associata, sul server dell’MIT in cui è conservata, all’indirizzo email ‘[satoshin@vistomail.com](mailto:satoshin@vistomail.com)‘, estremamente simile a ‘[satoshi@vistomail.com](mailto:satoshi@vistomail.com)‘, l’indirizzo utilizzato da Satoshi Nakamoto per diffondere il primo paper sui Bitcoin. Inoltre, uno screenshot contenuto nel leak mostrerebbe un post del blog di Wright, ora cancellato, datato 10 gennaio 2009 in cui si parla del lancio della beta dei Bitcoin—appena un giorno dopo il lancio ufficiale della cryptocurrency, il 9 gennaio 2009\. A queste prove si aggiungono una serie di email e di conversazioni contenute nel leak consegnate a Wired, come uno scambio di battute tra Wright e il suo avvocato risalenti a giugno 2008 in cui il primo immagina un “libro mastro distribuito in P2P”, “un apparente riferimento al registro pubblico delle transazioni Bitcoin chiamato blockchain, ben prima che venisse reso pubblico,” scrive Wired. [Gizmodo](http://gizmodo.com/this-australian-says-he-and-his-dead-friend-invented-bi-1746958692?trending%5Ftest%5Fthree%5Fc&utm%5Fexpid=66866090-68.NesmD4FSTbKroxp5qEjtVQ.3&utm%5Fcampaign=socialflow%5Fgizmodo%5Ffacebook&utm%5Fsource=gizmodo%5Ffacebook&utm%5Fmedium=socialflow&utm%5Freferrer=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2F) Le altre prove mostrate da Wired evidenzierebbero i collegamenti tra Wright e numerosi “tesoretti” in Bitcoin che, prima di adesso, erano attribuibili di fatto solamente a Nakamoto. Infine, in una trascrizione di un incontro tra Wright e alcuni avvocati ed esattori delle tasse australiani, si leggerebbero una dichiarazione piuttosto chiara, “Ho fatto del mio meglio per provare a nascondere il fatto che ho gestito il sistema Bitcoin dal 2009, ma penso che alla fine di questo (procedimento legale per evasione tasse in Australia, ndr) mezzo mondo lo finirà per sapere.” Il reportage di Wired descrive anche uno scambio di mail tra loro e Wright, in cui quest’ultimo, attraverso un indirizzo email alias, risponde in maniera elusiva e criptica alle richieste di incontro di Wired. La pista seguita da Gizmodo conduce allo stesso modo a Craig Wright, arricchendo di alcune prove l’investigazione. “Ho fatto del mio meglio per provare a nascondere il fatto che ho gestito il sistema Bitcoin dal 2009, ma penso che alla fine di questo mezzo mondo lo finirà per sapere.” La notizia è molto fresca, e sicuramente gli sviluppi più importanti della vicenda si svolgeranno nei prossimi giorni: per ora non si può fare altro che affidarsi alle prove mostrate da Wired e Gizmodo e domandarsi se la scelta delle due testate di pubblicare i reportage non possa essere stata troppo affrettata, vista la mancanza di conferme nero su bianco del collegamento tra Nakamoto e Wright. Nel frattempo, in Australia, la casa e gli uffici di Wright sono stati repentinamente perquisiti dalla polizia locale, la quale ha affermato che “la polizia federale australiana può confermare che le ricerche sono state effettuate per assistere l’operato dell’Australian Taxation Office presso una residenza nella città di Gordon e una sede a Ryde, vicino a Sydney. La questione non è legata ai recenti reportage diffusi dai media che legano Wright al sistema Bitcoin. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-creatore-dei-bitcoin-e-un-imprenditore-australiano/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 dicembre 2015.* ### Cosa significa prendere la tubercolosi in Italia nel 2015 URL: https://stellakamikaze.org/cosa-significa-prendere-la-tubercolosi-in-italia-nel-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:51:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 dicembre 2015.* “Prendere la tubercolosi è una merda—è una malattia curabile, si può superare, ma senza dubbio è una di quelle cose che nella vita preferisci evitare. È pesante per il corpo, è pesante per la testa. Per come l’ho vissuta io, è stata un’esperienza fortificante.” Per me la tubercolosi è una parola distante e che ben poco ha e avrà mai da spartire con la mia vita—vivo in un paese industrializzato e in cui il sistema sanitario, tra alti e bassi, ti sta dietro dal momento in cui nasci a quello in cui muori; la tubercolosi per me non esiste, è una parola che rilego alla stessa sfera dell’immaginario in cui ci sono i telegiornali e i libri di storia. Invece, la tubercolosi è una malattia infettiva causata dal \* Mycobacterium tuberculosis—\*la TBC infetta i polmoni, talvolta si allarga al resto degli organi, ma il succo è che la malattia, quando diventa attiva e non viene trattata, [uccide il 50% degli infetti](https://it.wikipedia.org/wiki/Tubercolosi?ref=stellakamikaze.org). Lorenzo è un mio amico, abbiamo frequentato il liceo assieme—lui lo frequenta ancora—e da quando sono andato via da Torino, dove ho abitato fino a un anno fa, è rimasto uno di quegli amici che non hai più possibilità di vedere fisicamente troppo spesso ma con cui non hai problemi a fare due chiacchiere in qualunque momento per parlare di qualunque cosa. Diverse settimane fa stavamo scambiando due parole, e quando dopo un paio di battute gli ho chiesto casualmente come stesse capirete che ci sono rimasto piuttosto male quando mi ha risposto, “Bo’, in sostanza… Ho la tubercolosi.” [Per il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute](http://www.epicentro.iss.it/problemi/Tubercolosi/epid.asp?ref=stellakamikaze.org), “L’attuale situazione epidemiologica della tubercolosi in Italia è caratterizzata da una bassa incidenza nella popolazione generale, dalla concentrazione della maggior parte dei casi in alcuni gruppi a rischio e in alcune classi di età, e dall’emergere di ceppi tubercolari multi-resistenti.” Nonostante la giusta paura, quindi, in Italia tutto sommato ce la passiamo bene, e lo testimoniano anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nell’ultimo [Global Tubercolosis Report](http://www.who.int/tb/publications/global%5Freport/en/?ref=stellakamikaze.org) affermano che, “nel 2014, nel nostro Paese sono stati notificati circa 3600 casi di Tubercolosi e 290 decessi, di cui 31 in pazienti Hiv positivi. Il tasso di incidenza stimato è stato pari a 6 casi per 100.000 abitanti, valore che pone l’Italia tra i Paesi a bassa incidenza.” Visto l’allarmismo con cui l’informazione italiana da qualche mese sta pubblicizzando il terrore da tubercolosi, quando il mio amico Lorenzo mi ha raccontato della sua situazione non ho potuto fare a meno di cercare di sviscerare il suo caso. Prima di tutto era necessario capire dove l’avesse contratta, perché se è vero che ci sono fasce ad alto rischio come anziani, carcerati, tossicodipendenti e più in generale coloro le cui difese immunitarie sono particolarmente basse, prendere una malattia del genere nel 2015, in Italia e in una grande città come Torino è piuttosto strano. “È una domanda da un milione di dollari, perché in realtà non lo so tutt’ora, ed è davvero uno di quegli interrogativi che ti accompagna più o meno tutto il giorno,” mi spiega. “Potenzialmente potrei averla presa dovunque, e questa è una complicazione mica da ridere. Il problema è che contrarla è sia facilissimo che molto difficile: di norma i requisiti sono frequentare luoghi chiusi, essere esposti a persone che tossiscono costantemente e stare a contatto con un tubercolotico più di 4 ore. Senza queste premesse, sulla carta, bisognerebbe poter star tranquilli,” continua. Conosco Lorenzo, e in generale conosco il mondo civilizzato: quante probabilità ci sono che una persona affetta da TBC possa rimanere in giro abbastanza a lungo, prima di essere ricoverata, per infettare altre persone? Per quanto Torino non sia la Reggia di Versailles, senza dubbio le sue condizioni sanitarie e igieniche sono in linea con la media del mondo occidentale. “Se hai sfortuna, come me, rischi di prendertela per caso. Basta un contatto rapido con un malato, e se magari in quel periodo hai difese immunitarie non particolarmente eccelse—come è successo a me che già di mio sono un po’ malaticcio—capita di prendersela. È una malattia molto infame, è tanto difficile contrarla in situazioni a rischio quanto facile prenderla in luoghi insospettabili.” La tubercolosi è praticamente asintomatica: forte tosse e qualche dolore intercostale—quando peggiora, e i sintomi sono evidenti, diventa pericolosa e al tempo stesso sempre più difficile da curare. “La brutta tosse, che ha destato più di un sospetto, è iniziata a metà settembre—l’operatore ASL mi ha chiesto dove fossi stato e quali posti avessi frequentato perché chiaramente hanno a disposizione una lista di luoghi sensibili, ma sembra che il mio caso sia stato slegato da questi ‘punti caldi.’” “Al comparire dei primi sintomi sono andato dal medico, ma comunque a parte la tosse non c’era nessun altro indizio—Anche ascoltando i polmoni non si sente assolutamente nulla—il mio medico mi ha fatto fare una settimana di Bentelan, un farmaco a base di cortisone, per calmarmi la tosse,” mi racconta spiegandomi il suo iter clinico. “Il medico non me l’aveva prescritta, ma fortunatamente mia madre, preoccupata, ha voluto farmi fare una lastra subito dopo la settimana di Bentelan, visto che in quella settimana erano cominciati ad apparire dei dolori lancinanti su tutto il petto. Dopo quattro giorni di terapia antibiotica i dolori si erano calmati,” continua Lorenzo. “I polmoni facevano schifo, erano completamente neri—si vedeva chiaramente una macchia gigante sul lato destro, un’infezione.” Come ovvio, la lastra non era granché, “I polmoni facevano schifo, erano completamente neri—si vedeva chiaramente una macchia gigante sul lato destro, un’infezione. Dopo la lastra mi hanno parlato di una normale polmonite, quindi mi sono fatto una settimana di antibiotici per curarla.” Solo successivamente, per approfondire la polmonite, è sopraggiunta la brutta notizia, “La diagnosi di tubercolosi è arrivata in un secondo momento, con una TAC e un’analisi più approfondita. Nella TAC si vedevano chiaramente dei buchi giganti nei polmoni; ho dovuto fare una broncoscopia, che avrebbe certificato chiaramente che quella era tubercolosi. In più, andava verificare anche il tipo di tubercolosi, contagiosa o meno: la mia lo era.” “Con la broncoscopia mi hanno infilato un tubo in gola, mi hanno preso del catarro dai polmoni per cercare di capire qualcosa in più. Il giorno stesso della broncoscopia è stata accerta la diagnosi di tubercolosi infettiva, e il giorno dopo mi hanno quindi ricoverato. Tutto il percorso che ha portato alla scoperta della tubercolosi è stato abbastanza lungo, la tubercolosi viene chiamata “Il Mal Sottile”, e lo è in tutti i suoi aspetti perché si nasconde molto bene.” Quando ho risentito Lorenzo, ormai dimesso dall’ospedale, era piuttosto curioso riguardo lo stato delle infrastrutture ospedaliere in cui è stato ospitato, “Sono stato messo subito in quarantena, in isolamento per 3 settimane all’Amedeo di Savoia, a Torino. La quarantena è come in Dr. House: una stanza per me, un’anticamera dove mi veniva lasciato il pranzo che io dovevo andare a prelevare e nella mia stanza si poteva entrare solamente muniti di maschera apposita; dopo le visite bisognava lavarsi le mani con attenzione. Ovviamente lo scopo era quello di evitare qualunque possibile contagio. Io potevo comunque uscire, farmi una passeggiata nel parchetto—dovevo mettermi una mascherina ma il pericolo contagio era solo per via aerea e orale.” Non avevo la benché minima idea di cosa volesse dire curare una tubercolosi—come dicevo prima, per me la TBC era una semplice parola già sentita in telegiornali e in qualche bollettino storico. “La mia cura è stato solo a base antibiotica: ho passato 3 giorni a ritmi di 9 pastiglie al giorno, più o meno quattro antibiotici messi insieme. Dopo, per velocizzare il tutto, sono passato alle flebo endovenose: 2 settimane a 3 flebo al giorno, più 4 pastiglie. Alla terza settimana sono passato di nuovo alla via orale, e dovrò portare avanti la terapia per 6 mesi.” Lorenzo non è ancora guarito, ma, toccando ferro, penso di poter dire che la sua guarigione sia ormai solamente una questione di tempo. Nonostante ciò, posso solo immaginare quanto possa essere brutto sentirsi confermare da un medico la diagnosi di tubercolosi, “Più che la malattia in sé, è stato brutto il fatto che fosse contagiosa. Quell’aspetto è stato particolarmente pesante. Ha creato una serie di complicazioni marginali: dal ricovero, che mi ha portato via dalla mia routine quotidiana in casa, e ha comportato tutti i cazzi relativi alla scuola—ovvero, la procedura di controllo per tutti i miei amici, specialmente i figli dei medici, che sono particolarmente allarmati. I primi giorni non sono stati piacevoli, ecco—dopodiché l’ho in qualche modo assimilata e me la sono vissuta meglio.”Cosa significa, quindi, prendere la TBC in Italia nel 2015? “La mia cura è andata tutto sommato bene, e essendo riuscito a scoprire la malattia in tempo non ho avuto grandi problemi, a parte la pesantezza delle cure. Se non avessi fatto quella lastra dopo la terapia antibiotica generica, i sintomi si sarebbero ripresentati più forti di prima. Il ceppo tubercolotico è infame, ritorna più forte di prima e crea dei rischi seri: si immunizza rispetto ad alcuni farmaci e diventa più difficile da curare,” mi spiega. “Ora sono ancora malato, di fatto, ma se non mi curassi in maniera corretta la mia terapia andrebbe adattata al mutare del ceppo tubercolotico. A parte questo, ho fatto anche la mia parte per la ricerca: con il mio consenso sono stato oggetto di ricerche da parte dell’ala universitaria dell’Amedeo di Savoia, tutto per capire meglio la malattia.” Conosco Lorenzo, e non penso che il suo stile di vita abbia particolarmente influito sulla sua condizione. Senza dubbio tutti i classici accorgimenti da “manuale salutista” sono un buon punto di partenza per evitare di incappare in questi spiacevoli inconvenienti: fai sport, mangia bene, non ti trascurare. Resta da dire che dopo aver ascoltato la storia di Lorenzo credo che prendere la tubercolosi in Italia nel 2015 non sia da considerarsi esattamente una tragedia: se presa in tempo—come è possibile fare con gli strumenti che ci vengono messi a disposizione—la tubercolosi diventa un malanno fastidioso e fisicamente esasperante, [ma che nulla ha a che fare con il terrorismo fatalista che ultimamente molti hanno promosso](https://www.google.it/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org#q=tubercolosi+italia&tbm=nws), “Prendere la tubercolosi è una merda—è una malattia curabile, si può superare, ma senza dubbio è una di quelle cose che nella vita preferisci evitare. È pesante per il corpo, è pesante per la testa. Per come l’ho vissuta io, è stata un’esperienza fortificante.” Nel frattempo,[nel resto del mondo la guerra contro la tubercolosi continua](http://www.vita.it/it/article/2015/09/07/la-corsa-per-fermare-aids-malaria-e-tubercolosi-avanza-in-africa/136411/?ref=stellakamikaze.org), ed è lì che si dovrebbero concentrare i riflettori mediatici. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-significa-prendere-la-tubercolosi-in-italia-nel-2015/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 dicembre 2015.* ### Cosa dicono i dati a proposito della frase di Poletti? URL: https://stellakamikaze.org/cosa-dicono-i-dati-a-proposito-della-frase-di-poletti/ Last updated: 2026-07-03T22:51:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 novembre 2015.* Parlando di università italiana: per Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21”. L’ha detto presso la conferenza di apertura di Job&Orienta, il più grande salone nazionale sull’orientamento, scuola, formazione e lavoro, e l’ha detto, per dovere di cronaca, un perito agrario diventato Ministro a 63 anni. Non serve elencare la ovvia ondata di polemiche scatenate dall’affermazione di #Poletti. Non serve nemmeno ricordare [il “choosy”](http://www.corriere.it/economia/12%5Fottobre%5F22/fornero-scende-in-piazza-se-mi-invitano%5Fb156df5c-1c3e-11e2-b6da-b1ba2a76be41.shtml?ref=stellakamikaze.org) del ministro del Welfare Elsa Fornero e [i “bamboccioni” di Padoa Schioppa](http://www.corriere.it/politica/07%5Fottobre%5F04/padoa%5Fbamboccioni.shtml?ref=stellakamikaze.org) per sapere che in Italia il conflitto politico e sociale sul tema università è feroce ormai da anni. La critica di Poletti—c’è da dire, estrapolata da un discorso sicuramente più ampio e articolato—si può riassumere in un concetto piuttosto semplice: prima entri nel mondo del lavoro, meglio è. Una brutta stilettata per chiunque stia spendendo diversi anni della propria vita a studiare con l’obiettivo di conseguire un titolo di studio prestigioso. Poletti è stato incisivo nel suo commento, e altrettanto forti sono state le reazioni che oggi accendono i social network, in particolare Twitter dove “Poletti” è trending topic ormai da diverse ore—impegnarsi per stilare una serie di ragioni per cui Poletti potrebbe o non potrebbe avere ragione sarebbe stupido, vista la gigantesca quantità di fattori che entrano in gioco quando si deve parlare di lavoro. Si può cercare, però, di contestualizzare ciò che Poletti ha detto. Quello dell’università del lavoro è un problema generazionale? Siamo stati cresciuti troppo bene? Sarebbe meglio affiancare alle ore di studio un po’ di sana attività fisica in una qualche miniera di carbone per temprare gli animi prima dell’entrata ufficiale nell’inferno del lavoro? Forse. Ciò che è certo, però, è che il sistema universitario italiano soffre di pesantissimi problemi strutturali che trascendono qualunque tipo di variabile generazionale. L’iter “istituzionale” che dovrebbe guidare un cittadino dai primi anni di istruzione fino all’entrata, presto o tardi, nel mondo del lavoro, soffre di problemi che non possono essere ignorati e che è necessario conoscere per poter riflettere meglio su ciò che Poletti ha detto. L’ultimo report dell’OCSE, [Education at Glance 2015](http://www.oecd.org/edu/EAG-Interim-report.pdf?ref=stellakamikaze.org), parte subito con due buone notizie: in Italia c’è un alto tasso di laureati di secondo livello (3+2) e il 20% dei giovani, in Italia, ottiene una laurea completa, qualche punto percentuale in più della media OCSE del 17%. Finite le buone notizie. L’affermazione di Poletti si innesta in questo scenario: secondo il report dell’OCSE, [come descritto dall’International Business Times](http://it.ibtimes.com/luniversita-italiana-cade-pezzi-i-dati-ocse-che-ci-condannano-1427733?ref=stellakamikaze.org), in Italia abbiamo “un livello di occupazione tra chi ha conseguito una laurea triennale di 25 punti percentuali più basso rispetto a Francia e Germania, un tasso di conseguimento della laurea bassissimo e altrettanto basso è il tasso interno di rendimento privato all’investimento in istruzione universitaria.” “Il tasso di disoccupazione degli italiani in possesso di un’educazione terziaria tra i 25 e i 34 anni è quasi il doppio della media OCSE”. Secondo il report, nel 2014 solo il 61,9% degli italiani tra i 25 e i 34 anni con una triennale in mano ha trovato lavoro—per la Francia si parla dell’86.1% e in Germania dell’87.8%. Ancora, “il tasso di disoccupazione degli italiani in possesso di un’educazione terziaria tra i 25 e i 34 anni è quasi il doppio della media OCSE”. In Italia, inoltre, i diplomati registrano un tasso di occupazione più alto rispetto ai laureati. Se volete dare un occhio alla situazione degli inoccupati, i *neet*, [anche in questo caso il panorama non è dei migliori.](https://www.vice.com/it/read/neet-giovani-italia-macro-334?ref=stellakamikaze.org) Infine, un dato che trascende l’istruzione. Quello del lavoro è un passaggio necessario per arrivare all’autonomia personale—alla separazione dal nucleo famigliare e alla generazione di un nuovo nucleo autonomo e indipendente, di fatto, dai “genitori”: [secondo il “Rapporto di sostenibilità del welfare italiano” del Censis](https://www.vice.com/it/read/macro-paghette-giovani-italia-945?ref=stellakamikaze.org), “il 52 percento dei giovani che vivono da soli riceve regolarmente o secondo necessità aiuti economici dalla propria famiglia. Contando solo i 948mila giovani che dichiarano di ricevere questi aiuti regolarmente, la quantità di denaro erogata ogni anno dalle famiglie italiane ai propri figli che vivono per conto proprio è par a 4,8 miliardi di euro, circa 400 milioni di euro al mese.” Lavoro o università, quindi, per i giovani un’iniezione monetaria mensile da parte dei genitori non è solo un comprensibile e “affettuoso” aiuto, ma una vera e propria necessità fondamentale senza la quale vengono a mancare i presupposti per l’autonomia—ma che al tempo stesso vanificano il tentativo di raggiungerla. Le parole di Poletti vogliono risolvere un problema molto ampio in poche battute, ma senza dubbio devono ricordarci che oggi, in un sistema universitario come quello italiano, sia necessario contestualizzare le proprie prospettive di studi per evitare di uscire dagli atenei con un curriculum di studi perfetto, ma nessuna consapevolezza del mercato del lavoro all’interno del quale ci si sta andando ad innestare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/poletti-ministro-frase-laurea-universita/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 novembre 2015.* ### Cosa può fare Anonymous contro l’ISIS? URL: https://stellakamikaze.org/cosa-puo-fare-anonymous-contro-lisis/ Last updated: 2026-07-03T22:51:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 novembre 2015.* Lunedì 16 novembre, pochi giorni dopo gli attentati di Parigi, l’account ufficiale di Anonymous [ha caricato su YouTube un nuovo video](https://www.youtube.com/watch?v=ybz59LbbACQ&ref=stellakamikaze.org) all’interno del quale dichiara ufficialmente guerra all’ISIS, “per difendere i nostri valori e la nostra libertà noi smaschereremo i membri dei gruppi terroristici responsabili di questo attacco.” [L’operazione #OpParis](https://twitter.com/opparisofficial?ref=stellakamikaze.org) vuole essere la più grande mobilitazione [nella storia del gruppo](http://motherboard.vice.com/it/read/la-storia-dei-primi-sei-anni-di-Anonymous?ref=stellakamikaze.org) e segue naturalmente le intenzioni e i metodi delle precedenti [#OpCharlieHebdo](https://twitter.com/hashtag/OpCharlieHebdo?src=hash&ref=stellakamikaze.org) e [#OpIceISIS](https://twitter.com/hashtag/OpIceISIS?src=hash&ref=stellakamikaze.org), che avevano portato alla chiusura di numerosi account Twitter gestiti da membri dello Stato Islamico e attraverso i quali veniva portata avanti la campagna di propaganda del Califfato. Le dichiarazioni di Anonymous sono state accolte in maniera quasi del tutto positiva, e secondo [la loro webchat ‘ufficiale’ AnonOps](https://webchat.anonops.com/?ref=stellakamikaze.org) al momento gli account identificati e segnalati—non tutti ancora ufficialmente oscurati—a Twitter “sono più di 10.000, e le statistiche sono in fase di ricompilazione quindi il numero potrebbe salire in fretta.” Il quadro della situazione però è piuttosto spinoso: #OpParis è un’operazione inaugurata da Anonymous nella sua totalità, non da una divisione indipendente come spesso è accaduto in altre occasioni, e proprio per questo il rischio che non tutti gli ingranaggi girino nella maniera corretta è alto. # OpParis è un’offensiva meccanica, “le persone ci aiutano segnalandoci i profili Twitter di presunti jihadisti affiliati all’ISIS, questi profili vengono inclusi in alcuni elenchi pubblici e privati che abbiamo a disposizione—dopodiché procediamo a verificarli, per assicurarci di star andando a segnalare proprio il profilo di un affiliato ISIS e infine la lista di profili viene data in pasto ad un bot che procede alla segnalazione automatica dei profili a Twitter.” Potremmo spendere tanti altri paragrafi per spiegare come Anonymous stia combattendo l’ISIS, [ma su La Stampa Carola Frediani ha esaurito l’argomento nella maniera più dettagliata possibile](http://www.lastampa.it/2015/11/16/tecnologia/anonymous-contro-isis-come-funziona-la-campagna-degli-hacktivisti-nata-dopo-parigi-VsiORAuWaLrY5HWNYpqdkK/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), quindi eviterei di essere ridondante. Per farla breve: [la cyberwarfare combattuta da Anonymous](https://news.vice.com/it/article/anonymous-operazione-is-parigi?ref=stellakamikaze.org) è un altro fronte della guerra contro l’ISIS, e prevede il contrasto dei mezzi informatici e digitali sfruttati dallo Stato Islamico per diffondere la propria ideologia nel mondo. In un certo senso #OpParis sembra essere la prima operazione di Anonymous pensata con attenzione in ogni suo aspetto, “#OpParis non è un’offensiva portata avanti attraverso tecniche illegali, noi ci occupiamo di segnalare dei profili Twitter al momento,” mi spiega un Anon sul canale di AnonOps. “Facciamo crowdsourcing chiedendo a tutti di inviarci le loro segnalazioni, ma siamo poi noi in prima persona a verificare gli account e a inserirli nel nostro sistema di segnalazione—i problemi arrivano da alcune leggi vigenti in singoli stati, e sicuramente, benché la nostra operazione non sia illegale, almeno in Italia il nostro movimento non è ben visto dalle forze dell’ordine, dunque veniamo identificati come delinquenti in ogni caso. Abbiamo cercato di rendere #OpParis il più indolore possibile per chiunque volesse contribuire.” Questa volta il problema non è di Anonymous, ma dei governi che non solo non vogliono collaborare con il movimento—e tanto meno il movimento vuole collaborare con i governi—ma non provano nemmeno a sfruttare il vantaggio che la temporanea chiusura di diverse migliaia di account Twitter appartenenti all’ISIS offre. Cosa può fare, dunque, Anonymous contro l’ISIS? La risposta è nient’altro. Quella contro l’ISIS è più di tutte una guerra di propaganda: il problema non sono i grandi contingenti armati, ma i gruppi etnici figli di zone dell’Europa in cui razzismo e segregazione non sono mai stati davvero combattuti, “A furia di ripetere verità ovvie (forse anche necessarie) come il fatto che i musulmani non sono tutti terroristi e che i terroristi non sono tutti musulmani, a furia di reagire alle sciocchezze scritte dai vari Maurizio Belpietro, Matteo Salvini e Christian Rocca, il rischio è che si finisca per sottovalutare che il problema del terrorismo va ben oltre un pugno di “lupi solitari” che possono essere facilmente isolati dalla popolazione,” [scrive Raffaele Alberto Ventura su Prismo](http://www.prismomag.com/guerra-civile-francia/?ref=stellakamikaze.org). Sono proprio questi gli strati sociali più influenzabili dai messaggi online dell’ISIS: messi con le spalle al muro da politiche interne che mai hanno voluto realmente avviare un processo di integrazione nei loro confronti, questi cani sciolti trovano nell’ISIS l’unica via di uscita da una realtà per loro estremamente opprimente—ed è qui che i governi dovrebbero agire, se non per prevenire con politiche interne più funzionali, perlomeno per curare tarpando le ali alla macchina della propaganda jihadista. Cosa può fare, dunque, Anonymous contro l’ISIS? La risposta è nient’altro, Anonymous non solo sta facendo tutto ciò che è in suo potere, ma lo sta facendo con una precisione e una cura invidiabili. Su ForeclosurePedia, [in un articolo risalente all’agosto scorso](http://foreclosurepedia.org/opisis-information-warfare-vs-kinetic-warfare-and-why-the-us-is-loosing/?ref=stellakamikaze.org), il problema del rapporto tra Anonymous e cyberwarfare viene esposto in maniera piuttosto chiara, “#OpISIS (come oggi #OpParis, ndr) è in gran parte una guerriglia di informazione. Noi, in quanto Nazione (per ForeclosurePedia gli Stati Uniti, ma il discorso vale per tutti, ndr) non siamo attrezzati per difenderci da questo tipo di attacchi, né tanto meno per partecipare all’offensiva. Il motivo principale per cui il nostro intero governo sembra incapace di sviluppare questa consapevolezza è da ritrovarsi nel fatto che è concentrato principalmente sulla guerriglia cinetica. Non solo non stiamo vincendo la cyberwarfare, ma non vi stiamo nemmeno prendendo parte perché non la comprendiamo. Non riuscendo a comprendere questo aspetto del nemico, siamo incapaci, in quanto Nazione, di generare i presupposti necessari per portare avanti una guerra cinetica.” In questo senso, quindi, gli sforzi di Anonymous rischiano di contribuire soltanto a scalfire la corazza della macchina della propaganda dell’ISIS. Humera Khan, a capo di Muflehun, un think tank americano che lavora nell’ambito della lotta all’estremismo islamico, [ha spiegato all’MIT Technology Review](http://www.technologyreview.com/review/541801/fighting-isis-online/?ref=stellakamikaze.org) che “Coloro che stanno portando avanti questa cyberwarfare contro l’ISIS si contano nell’ordine delle decine. Ciò non è sufficiente. Gli account sui social media che supportano l’ISIS sono invece esponenzialmente superiori ai primi. Per ciò che riguarda le campagne di reclutamento, quella dell’ISIS è una delle voci più forti. Il loro messaggio è affascinante, e di fatto una contro-offensiva a questo tipo di messaggio manca del tutto. La cyberwarfare dei governi non è interattiva, è uno scontro pensato in maniera unilaterale e privo dei presupposti necessari per trasformarsi in un dialogo.” E l’unico modo per evitare che questo messaggio arrivi alle frange sociali europee [che stanno alimentando il contingente dei foreign fighters](http://www.economist.com/news/middle-east-and-africa/21614226-why-and-how-westerners-go-fight-syria-and-iraq-it-aint-half-hot-here-mum?ref=stellakamikaze.org) è creare un dialogo che renda chiara la vera natura dell’ISIS. Quello dell’ISIS è un movimento sociale—il suo messaggio riesce a sfondare le barriere della “Fortezza Europa” attraveso i social media perché i governi occidentali non comprendono la possibilità che Twitter stia giocando un ruolo fondamentale in questo senso. Ciò non significa, però, c[he l’unica via percorribile sia quella dell’incremento della sorveglianza su internet](http://www.valigiablu.it/la-sorveglianza-di-massa-contro-il-terrorismo-non-serve-il-fallimento-di-parigi/?ref=stellakamikaze.org)—invece, è necessario che i governi comprendano a fondo il messaggio dell’ISIS per carpire le ragioni per cui attecchisce così facilmente in Europa. La chiamata non è quella per una “occidentalizzazione forzata”, ma anzi, per comprendere che integrazione non significa tentare di annullare le differenze tra i vari gruppi etnici, ma accettare una società multiculturale priva di segregazione, e allo stesso tempo sufficientemente compatta da non rischiare di essere sedotta da ideologie estreme e nocive, come nel caso dell’ISIS. L’obiettivo dell’ISIS è instillare in questi strati sociali l’idea che l’unico modo per far valere la loro identità culturale sia attraverso i modi e gli obiettivi del Califfato—non è così, non deve essere così, e l’unico modo per evitare che ciò succeda è bruciare le teste dell’idra della propaganda jihadista. Anonymous si sta occupando di tagliare queste appendici, ma a causa dell’assenza di una compartecipazione attiva alla cyberwarfare da parte dei governi, queste teste sono destinate a ricrescere, probabilmente più forti e spettralmente pericolose di prima. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-pu-fare-anonymous-contro-lisis/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 novembre 2015.* ### La triste storia della botnet di Matteo Salvini URL: https://stellakamikaze.org/la-triste-storia-della-botnet-di-matteo-salvini/ Last updated: 2026-07-03T22:51:44.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2015.* [AGGIORNAMENTO 24/01/2018: Sembra che la botnet di Matteo Salvini sia tornata in azione.](https://motherboard.vice.com/it/article/bjy4a3/la-botnet-di-matteo-salvini-colpisce-ancora?ref=stellakamikaze.org) “Ascoltando Salvini sembra di percepire il suo dispiacere perché gli attentati di Parigi non siano avvenuti in Italia, così da consentirgli di fare caciara e guadagnare voti. Le polemiche in Italia sono deludenti. C’è un momento in cui i leader politici devono dimostrare la loro statura morale, in questo caso dimostrano il loro nanismo morale,” queste le parole pronunciate da Angelino Alfano, Ministro degli Interni, [durante la puntata di Unomattina del 16 novembre](http://www.repubblica.it/politica/2015/11/16/news/alfano%5Fsalvini%5Fdispiaciuto%5Fterrorismo%5Fnon%5Faccada%5Fin%5Fitalia-127481175/?ref=stellakamikaze.org). Non è servito attendere molto perché Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, tuonasse sui social network annunciando l’inizio della sua crociata [#alfanodimettiti](https://twitter.com/hashtag/alfanodimettiti?src=hash&ref=stellakamikaze.org). [L’hashtag](https://twitter.com/hashtag/alfanodimettiti?src=hash&ref=stellakamikaze.org) schizza nella classifica dei trending topic di Twitter in pochissime ore, conquistando infine il podio, generando di conseguenza—ancora più fulminea di quella di Salvini—la reazione di alcuni giornali, come Il Giornale che proclama, “[Gli italiani hanno deciso: #alfanodimettiti](http://www.ilgiornale.it/news/politica/italiani-hanno-deciso-alfanodimettiti-1194901.html?ref=stellakamikaze.org)“. La cyberwarfare politica si accende: sale quindi sul ring il Nuovo Centrodestra di Alfano che rilancia con un [#iostoconalfano](https://twitter.com/hashtag/iostoconalfano?src=hash&ref=stellakamikaze.org)—che non incontra però la stessa fortuna di #alfanodimettiti. Al netto delle opinioni politiche dell’uno e dell’altro, fino a qui a tutto bene, direi. Lo champagne dura poco, però: circa 24 ore [fa l’account Twitter di Gilda35](https://twitter.com/gilda35?ref=stellakamikaze.org)—”[Satira dadaista sul professionismo di Internet](https://ijf15.gilda35.com/?ref=stellakamikaze.org)“—spezza le reni alla macchina degli hashtag salviniana, “I primi 10 accounts fanno il 40% dei tweets: 4.316 Tweets / 9.292 Retweets.” Il trucco è nelle mani del social media manager di Salvini, che in occasione del [raduno leghista svoltosi a Bologna l’8 novembre](https://news.vice.com/it/article/lega-nord-bologna-manifestazione?ref=stellakamikaze.org) aveva ridato vita a una semplice applicazione, *LegaNordIllustrator*, compatibile con Twitter e già sfruttata in diverse occasioni ([ora oscurata, ma era disponibile a questo indirizzo](http://matteosalvini.com/seguimitw.asp?ref=stellakamikaze.org)): chiunque poteva associare il proprio account Twitter autorizzando l’applicazione, e garantendo così un retweet automatico di ogni post indicato dall’applicazione. Di fatto quella creata dal social media manager di Salvini è una botnet—in un certo senso ‘legale’, visto che gli utenti avevano volontariamente autorizzato l’utilizzo dell’applicazione; sicuramente ben lontana dall’essere eticamente corretta. [Un post del 22 maggio 2014 di Roberto Favini](http://www.myweb20.it/2014/05/matteo-salvini-primo-politico-su-twitter-ma-con-aiutino/?ref=stellakamikaze.org#sthash.Ri0q6p6H.Kd0QRfgg.dpbs) spiega che l’entourage di Salvini non è nuovo a questo tipo di pratiche. “Andando a verificare su Twitter, si nota immediatamente che il numero di retweet e di preferiti procede quasi di pari passo, per ogni singolo tweet,” spiega nel post. “Ogni giorno retweet e preferiti sui tweet di Salvini si incrementano parallelamente di qualche unità, come se si aggiungessero nuovi account. Osservando infatti le ripetizioni, emerge che oltre il 90% di RT e favorites proviene sempre dagli stessi account.” [Gilda35 ha reso disponibile un indirizzo pastebin con la lista](http://pastebin.com/ZVL1tghG?ref=stellakamikaze.org)—in aggiornamento—di tutti gli account associati alla botnet di #alfanodimettiti. Un altro tweet di Gilda35 espone in maniera piuttosto chiara il concetto di “tanti tweet per pochi account”: Salvini, colto in contropiede, ribatte con un’adunata di tutti i suoi follower—subito dopo, secondo Gilda35, [la botnet viene spenta](https://twitter.com/Gilda35/status/666370817102622720?ref=stellakamikaze.org) e #alfanodimettiti esce dai trending topic di Twitter. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/matteo-salvini-ha-utilizzato-una-botnet-per-gonfiare-la-sua-presenza-sul-web/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2015.* ### Codemotion: la più grande conferenza italiana a tema tech URL: https://stellakamikaze.org/codemotion-la-piu-grande-conferenza-italiana-a-tema-tech/ Last updated: 2026-07-03T22:51:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2015.* L’avvento dell’era dell’informatica ha generato un paradosso piuttosto curioso: l’innovazione arriva dallo scambio di idee, dai fulminanti colpi di genio che elettrificano le menti quando meno se lo aspettano, dai pranzi e le cene in compagnia quando con la bocca impastata di vinaccio da trattoria si discute da sbronzi delle ultime librerie e delle nuove startup andate in rovina ancora prima di aprire—lo facciamo tutti, no? Il problema è che l’informatica è una disciplina che basa il suo sviluppo su una infinita serie di variabili, spesso arricchite da non pochi fattori stocastici, tutte risolte dietro ad uno schermo, battendo nervosamente le proprie dita su una tastiera sfinita dalle urla di pietà del compilatore di codice di turno. È difficile *parlare* di informatica, in qualunque forma la si declini: ognuno di noi crea la propria informatica, i propri processi mentali per comprenderla e vitalizzarla al meglio. Riuscire a far entrare qualcun altro all’interno di questo personalissimo iter cognitivo non è solo difficile, credo sia pressoché impossibile. In molti ci hanno provato: si tratti di hackathon, kermesse sul tema o maratone per startup, i tentativi da qualche anno si sprecano. Eppure il risultato è sempre lo stesso: giornate di vuoto cosmico, idee terribili già in partenza che vengono disperatamente defibrillate e una sensazione di malessere diffuso, probabilmente perché i partecipanti hanno speso più a tempo a parlare delle idee dell’Elon Musk di turno invece che delle proprie. Pochissime sono le iniziative che sono riuscite a creare un humus sociale tale da favorire concretamente l’innovazione e il progresso tecnologico: [Codemotion è la più grande conferenza italiana a tema tech](http://milan2015.codemotionworld.com/?ref=stellakamikaze.org)—oggi con sede in 4 paesi e con 30.000 sviluppatori al seguito—, e a partire dal 2007, anno della sua inaugurazione, è lentamente riuscita a diventare non solo un punto di riferimento internazionale per tutti gli sviluppatori, ma un vero e proprio giardino dell’eden per tutti i delusi dalle sopracitate karmesse, hackathon e maratone. Il Codemotion autunnale di quest’anno partirà questo giovedì, il 19 novembre, e si svolgerà fino al 21 [presso il Politecnico di Milano Bovisa](http://milan2015.codemotionworld.com/location/?ref=stellakamikaze.org). Noi di Motherboard non potevamo fare a meno di seguire l’evento, e per questo abbiamo fatto qualche chiacchiera con Mara Marzocchi, co-founder di Codemotion—a seguire, nei prossimi giorni, un altro po di parole scambiate con alcuni speaker delle conferenze di quest’anno. Codemotion, fondato nel 2007 a Roma col nome di JavaDay, è oggi una vera e propria azienda che conta un divisione a Madrid, una a Berlino e un’altra a Tel Aviv, “Codemotion sta crescendo e questo è sicuramente un indice positivo sul come sta—Il 2016 sarà infatti il nostro anno da esploratori e apriremo molte conferenze all’estero. Il difficile arriva proprio adesso, ci aspetta una grande sfida: consolidare il nostro ecosistema internazionale. Dobbiamo far emergere l’enorme valore che risiede in quel che abbiamo costruito: saremo presenti in 9 Paesi con 11 conferenze, coinvolgendo 1500 speaker e con un network di oltre 40 mila programmatori,” mi spiega Mara. “Per quanto riguarda Codemotion Milano, che si svolgerà in questi giorni, abbiamo ascoltato le opinioni dei nostri partecipanti. Abbiamo cercato di dare un taglio molto esperienziale al programma, privilegiando i talk che riguardassero casi reali vissuti professionalmente dagli speaker, come gli approcci alla risoluzioni di problemi, architetture e processi noti. Altro argomento in primo piano è il tema security dal lato sviluppatore, e anche tutto ciò che riguarda la difesa dai cyber attacchi e malware. Tra gli altri, parleranno anche Rasmus Lerdor—creatore del linguaggio PHP—e Birgitta Boeckeler—lead developer di ThoughtWorks, una delle società internazionali di consulenze IT più famose al mondo,” comincia a raccontarmi Mara. “Eventi esclusivamente dedicati alle donne più tecnologia sono fondamentali perché fanno emergere un valore che spesso noi donne dimentichiamo, cioè il valore della rete, delle relazioni e della condivisione di esperienze.” Lanciato nel 2014, Codemotion Kids è la divisione di Codemotion che si occupa di raccontare la conferenza ai più giovani, la situazione nelle scuole italiane, però, è ancora acerba (per non dire arretrata). Cosa serve nelle scuole per trasformare i lab di Codemotion per bambini da evento eccezionale a evento di approfondimento? “Il nostro grande progetto è l’apertura della prima scuola di tecnologia per ragazzi e ragazze dai 7 ai 17 anni, per adesso a Roma e Milano ma presto ci saranno altre sedi in Italia. Lo scopo della scuola è preparare le innovatrici e gli innovatori di domani,” mi spiega. “Credo che in realtà in Italia si facciano diverse attività per il coding nelle scuole, c’è il progetto di [Programma il Futuro del MIUR](http://www.programmailfuturo.it/?ref=stellakamikaze.org), per esempio. Nelle scuole si fa tanto, magari non in modo strutturato. Le cose si muovono lentamente e nella giusta direzione, forse anche di più che in altri Paesi.” Un altro tema caldo del Codemotion di quest’anno è il rapporto tra donne e informatica—ma qual è la situazione dell’informatica in Italia e sopratutto, dedicare un’intera divisione di un evento alle sole donne (come nel caso del [Codemotion Women Superlab](http://it.codemotionworld.com/a-codemotion-milano-women-super-codelab/?ref=stellakamikaze.org)) non rischia di produrre l’effetto opposto? “Eventi esclusivamente dedicati alle donne più tecnologia sono fondamentali perché fanno emergere un valore che spesso noi donne dimentichiamo, cioè il valore della rete, delle relazioni e della condivisione di esperienze,” mi spiega. “La situazione delle quote rosa in Italia, nelle professioni legate allo sviluppo software, è bassa come nel resto del mondo. Le cause sono da ricercarsi negli stereotipi legati a certe professioni e nei limiti stessi che le ragazze si impongono,” continua Mara. “Tutte le iniziative che possono rompere questa catena negativa fanno bene alle donne sotto diversi punti di vista. Prima di tutto perché fanno provare alle donne che la professione dello sviluppatore è appassionate, creativa e appagante. Secondariamente perché fanno conoscere una professione che non conosce crisi e né ne conoscerà nel futuro. Le aziende sono in continua ricerca di questo tipo di figure professionali qualificate,” conclude. Codemotion comincia questo giovedì, [il programma è davvero ricchissimo](http://milan2015.codemotionworld.com/conference/?ref=stellakamikaze.org) e noi di Motherboard seguiremo le conferenze in prima linea. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/codemotion-mara-marzocchi-intervista-donne-bambini/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2015.* ### L'Olivetti Elea 9003 è un capolavoro dell'ingegneria informatica italiana URL: https://stellakamikaze.org/lolivetti-elea-9003-e-un-capolavoro-dellingegneria-informatica-italiana/ Last updated: 2026-07-03T22:51:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 novembre 2015.* Queste sono le dimensioni di un transistor prodotto oggi, nel 2015\. Un anno fa, nel 2014, l’industria dei semi-conduttori ha sfoderato numeri da mal di mare. “Per tutta la durata del 2014 sono stati prodotti otto bilioni (8.000.000.000.000) di transistor al secondo, e il risultato a fine anno è stato piuttosto prevedibile: 250 miliardi di miliardi (250 x 10^18) di transistor,” [scrivevo raccontando l’eredità della Legge di Moore](http://motherboard.vice.com/it/read/l-eredita-della-legge-di-moore?ref=stellakamikaze.org). Per chiunque non sia appassionato della materia, quindi, potrebbe essere piuttosto spiazzante vedere con i propri occhi quanto fosse grande un vecchio computer. L’utente di YouTube \* ilGiga\*, ha girato un breve (e stupendo) video presso [l’ISIS “E. Fermi” di Bibbiena](http://www.isisfermi.it/?ref=stellakamikaze.org), in provincia di Arezzo, dove viene conservato uno degli ultimi Olivetti Elea 9003. Prodotto in 40 esemplari, l’**EL**aboratore **E**lettronico **A**utomatico 9003 è il primo calcolatore al mondo totalmente a transistor e, prodotto nel 1959 presso gli stabilimenti Olivetti, l’esemplare presente a Bibbiena è uno degli ultimi funzionanti al mondo. L’Elea 9003 è stato progettato a partire dall’ottobre del 1957 con tecnologia diode-transistor logic: la gigantesca macchina poteva eseguire fino a tre operazioni in multitasking ed era dotata di un design così innovativo—pensato dall’architetto Ettore Sottsass—[da vincere il Compasso d’Oro nel 1959](http://www.adi-design.org/compasso-d-oro.html?ref=stellakamikaze.org). La 9003 era una macchina assolutamente all’avanguardia per il periodo—il suo costo (circa 500 milioni di lire) la relegava a un mercato molto ristretto, perlopiù grandi aziende. “A metà del 1957 era pronto un prototipo sperimentale. Era realizzato interamente con valvole termoioniche, la tecnologia allora dominante per realizzare circuiti elettronici. Stava però avvenendo una rivoluzione epocale, quella del transistor. Il transistor. inventato qualche anno prima, era ancora poco utilizzato e presentava diversi limiti. Tuttavia, passare dalla valvola al transistor stava diventando un fattore essenziale di successo per un calcolatore da mettere prossimamente sul mercato. Venne presa quindi una decisione tanto drastica quanto impegnativa, ossia riprogettare tutto da capo, realizzando l’intero calcolatore con transistor,” [scrive Franco Filippazzi in una dispensa universitaria per l’Ateneo di Udine](http://www.scribd.com/doc/16394680/filippazzi-08?ref=stellakamikaze.org), nel 2008. “Il transistor era ancora un illustre sconosciuto e prima di tutto bisognava imparare a usarlo. Il gruppo di progetto ci mise tutto il proprio impegno e circa a metà del 1958 era pronto un prototipo realizzato interamente a transistor. Ogni modulo era costituito da 70.000 minuscoli anellini di ferrite, corrispondenti a 10.000 parole di 7 bit. Per far funzionare questa memoria occorrevano impulsi di corrente molto maggiori di quelli allora erogabili dai transistor. Ma il problema venne risolto ingegnosamente e anche la memoria fu realizzata interamente a transistor.” L’Elea 9003 non disponeva di un sistema operativo, e per programmarlo era necessario scrivere manualmente ogni istruzione in linguaggio macchina, così che il titano potesse leggerle e interpretarle—la macchina, pensata da Adriano Olivetti in persona, era così all’avanguardia che per alcuni anni la sua potenza di calcolo (circa 8/10.000 istruzioni al secondo) rimase imbattuta, superando quella dei concorrenti americani. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lolivetti-elea-9003-un-capolavoro-dellingegneria-informatica-italiana/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 novembre 2015.* ### Paolo Ferri: "Così si insegue una cometa URL: https://stellakamikaze.org/paolo-ferri-cosi-si-insegue-una-cometa/ Last updated: 2026-07-03T22:51:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 novembre 2015.* Maggio 1985, il Solar System Working Group della [European Space Agency](http://www.esa.int/ESA?ref=stellakamikaze.org) arricchisce il programma Horizon 2000—ovvero la tabella di marcia per l’esplorazione e la conoscenza dello spazio dal 1985 al 2000—di una missione andata e ritorno che ha come obiettivo il prelievo di campioni provenienti da una cometa. Si dà così il via alla Missione Rosetta. Nel 1993 l’entusiasmo viene bruscamente stemperato dalla dura realtà dei bilanci finanziari: non c’è modo di finanziare una missione così ambiziosa come un’andata e ritorno da una cometa, così si ridimensiona il progetto: l’importante era far atterrare un lander sopra la cometa per permettergli di eseguire le sue analisi. Prima si pianifica il lancio per il 12 gennaio 2013, poi lo si rimanda al 26 febbraio 2004—ma anche in questo caso alcuni problemi tecnici costringono all’ennesimo ritardo. Infine, il 2 marzo 2004, alle 7:17 UTC, si dà il via alla Missione Rosetta. Obiettivo: raggiungere nel 2014 la cometa [67P/Churyumov-Gerasimenko](https://it.wikipedia.org/wiki/67P/Churyumov-Gerasimenko?ref=stellakamikaze.org). Il 12 novembre 2014 tutto è bene quel che finisce bene, e il lander Philae esegue il primo accometaggio della storia dell’uomo, atterrando con successo sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko che distava a circa 300 milioni di chilometri dalla Terra. A capo della Missione Rosetta c’era un nutrito manipolo di italiani—uno di questi è Paolo Ferri, a capo del Mission Operations Department dell’ESA, che tra qualche giorno a Roma interverrà al [TED X Youth@Trastevere](http://tedxtrastevere.com/tedxyouth/?ref=stellakamikaze.org). Sabato 14 novembre, dalle 14 alle 20 presso la sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà un capitolo indipendente del TED che Motherboard seguirà con alcune interviste. Quali tecnologie esisteranno nel futuro e come le useremo? Quali tipo di carriere professionali ci saranno negli anni a venire? Quali saranno i temi al centro dell’agenda del futuro? Queste sono le domande che potrebbero trovare una risposta. Non è stato troppo complicato per me accettare di fare due chiacchiere con un connazionale che ha letteralmente spedito un ammasso di ferraglia ultrasofisticata sopra un grosso sasso che sfreccia nello spazio. “Lavoro al Centro Europeo di Operazioni Spaziali (European Space Operations Centre, ESOC) dell’ESA dal 1984\. Ho cominciato come scienziato, poi sono passato alle operazioni, cioè al controllo missione di vari satelliti e sonde scientifiche. Dopo aver iniziato e diretto la missione Rosetta per dieci anni, nel 2006 sono diventato responsabile delle missioni interplanetarie (Rosetta inclusa, di cui sono rimasto Direttore di Volo). Dal 2013 sono responsabile delle operazioni di tutte le missioni dell’ESA (escluso il volo umano),” mi redarguisce Ferri. La percezione, nell’ultimo periodo, è che al netto dei drammi in bilancio che si stanno consumando in più o meno qualunque governo del mondo, l’esplorazione spaziale se la stia passando piuttosto bene, “siamo in un momento appassionante, in cui stiamo raggiungendo alcune delle ultime frontiere—si pensi a Rosetta, che l’anno scorso per la prima volta ha raggiunto una cometa e ha fatto atterrare un piccolo modulo sulla sua superficie; o a New Horizons, che ha raggiunto Plutone, ex pianeta, e la fascia di Kuiper, ai confine del sistema solare. Se poi aggiungiamo I telescopi spaziali che scoprono ogni giorno nuovi pianeti extrasolari, e le altre sonde che studiano Marte, Saturno e altri pianeti, è evidente che l’esplorazione spaziale stia vivendo davvero un’epoca d’oro, nonostante I fondi restino limitati.” “È essenziale che i cittadini siano informati di quello che facciamo, ma anche che vengano convinti dell’importanza dell’esplorazione spaziale.” Sembra inoltre che, finita la Guerra Fredda, l’esplorazione spaziale sia diventata un felice pretesto per mettere d’accordo le diplomazie di mezzo mondo: che si tratti di embarghi commerciali, scaramucce politiche o alleanze sbagliate, tutto perde di importanza quando è necessario darsi una mano a vicenda per riuscire a superare l’orizzonte, “in questo campo la cooperazione mondiale è essenziale, vitale, ed è praticata ragionevolmente da tutte le grandi nazioni in gioco. Non c’è alternativa alla cooperazione perché nessuna nazione da sola può permettersi gli sforzi finanziari e tecnologici necessari per progredire in questo campo,” mi spiega Ferri. “Lo spazio però ormai e’ aperto a molte applicazioni, si pensi alle telecomunicazioni, la navigazione e l’osservazione della Terra, dove gli interessi in gioco sono enormi e la competizione commerciale è feroce e non risparmia nessun colpo.” Sicuramente era necessario domandarsi di cosa avrebbe parlato durante il suo talk al TED X Youth: come tradurre in senso divulgativo una materia complicata e tecnica come quella trattata da lui? “Parlerò della missione Rosetta, un’impresa spaziale storica alla quale ho avuto la fortuna di partecipare in prima persona, dedicandovi ormai vent’anni della mia carriera. Si tratta della prima sonda che ha raggiunto una cometa per restarvi nelle vicinanze per due anni —siamo ancora in volo a meno di 200 km dal nucleo e da più di un anno stiamo osservando la sua evoluzione mentre si avvicina rapidamente al Sole—,” mi spiega. “Lo scorso novembre Rosetta ha anche compiuto l’impresa storica di fare atterrare per la prima volta un modulo scientifico sul nucleo di una cometa. Dal punto di vista delle operazioni spaziali, di cui mi occupo, si è trattato di una sfida enorme che ha richiesto dieci anni di preparazione e altrettanti di volo, un viaggio di 7 miliardi di km, con lo sviluppo di tecniche di navigazione spaziale nuove e impensabili fino a pochi anni fa. Rosetta è un viaggio nel passato del sistema solare, che però ci proietta nel suo futuro, e in quello della Terra che sarà per sempre legato alle comete.” Parlando con lui non ho potuto fare a meno di lanciarmi e di sperare di essergli stato abbastanza simpatico da meritare un incarico qualsiasi presso l’ESA—e dopo aver rimpianto con lui mie sbagliatissime scelte di vita, gli ho chiesto come nel mio piccolo potessi rendermi utile, “Non ci sono scelte sbagliate nella vita, ma solo scelte. Se lei si occupa di giornalismo e divulgazione il suo ruolo può essere fondamentale per contribuire all’esplorazione spaziale. Questa si fa grazie ai soldi dei contribuenti, ed è essenziale che i cittadini siano informati di quello che facciamo, ma anche che vengano convinti dell’importanza dell’esplorazione, anche se questa non porta a casa niente di immediato ma fornisce solo risultati sul lungo termine,” conclude. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/paolo-ferri-esa-missione-rosetta/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 novembre 2015.* ### Per la Corte Suprema del Messico fumare erba è un diritto umano fondamentale URL: https://stellakamikaze.org/per-la-corte-suprema-del-messico-fumare-erba-e-un-diritto-umano-fondamentale/ Last updated: 2026-07-03T22:51:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 novembre 2015.* Questo mercoledì la Corte Suprema messicana [ha stabilito](https://www.washingtonpost.com/news/wonk/wp/2015/11/05/mexicos-supreme-court-rules-that-smoking-weed-is-a-fundamental-human-right/?tid=hybrid%5Fcollaborative%5F1%5Fna&ref=stellakamikaze.org) che rendere illegale il possesso di marijuana rappresenta una violazione di un diritto umano fondamentale. Tutto comincia nel 2013, quando quattro membri del [Mexicans United for Responsible and Tolerant Consumption](http://www.mucd.org.mx/?ref=stellakamikaze.org)—un collettivo formatosi al preciso scopo di evitare che il proibizionismo in Messico degenerasse—cominciano ad armarsi di avvocati e tribunali [per affermare il loro diritto a coltivare, possedere e consumare marijuana](http://fusion.net/story/220008/will-mexico-say-si-to-weed-legalization-by-the-end-of-october/?ref=stellakamikaze.org); infatti, al momento in Messico non è legale effettuare nessuna di queste tre azioni. La decisione della Corte Suprema permetterà loro di coltivare, possedere e fumare marijuana, ma ciò non si estende automaticamente a tutto il resto della nazione—perlomeno non subito. Le motivazioni addotte dai quattro membri del collettivo si rifanno al “diritto di sviluppare liberamente la personalità di un individuo.” In pratica si tratta di auto-determinazione, di un diritto all’autonomia personale—e secondo la Corte Suprema messicana l’utilizzo di marijuana rientra nello spettro di azioni regolate da questa “autonomia personale.” La decisione segna un punto di svolta nelle politiche interne messicane, che per la prima volta sanciscono in maniera chiara il progressivo distaccamento dalle politiche proibizioniste degli anni passati. [Per Juan Francisco Torres Landa](http://www.nytimes.com/2015/11/05/world/americas/mexico-supreme-court-marijuana-ruling.html?%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org), uno degli avvocati che hanno seguito il caso dei quattro membri del collettivo pro-legalizzazione, “Il vero dramma che si consuma alle spalle delle nostre vite” è lo spargimento di sangue che il Messico si ritrova da anni a dover fronteggiare pur di portare avanti la sua guerra alla droga. La vera notizia è che la Corte Suprema ha stabilito un precedente, e che sebbene in Messico i consumatori di marijuana siano pochissimi—[si parla del 2 percento dei messicani, in un sondaggio del 2011](http://www.conadic.salud.gob.mx/pdfs/ENA%5F2011%5FDROGAS%5FILICITAS%5F.pdf?ref=stellakamikaze.org)—, questo brusco cambio di direzione potrebbe diventare terreno fertile per nuove leggi pensate per mettere in seria difficoltà i cartelli della droga che, di fatto, si sono impadroniti del Messico. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-la-corte-suprema-del-messico-fumare-erba-un-diritto-umano-fondamentale/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 novembre 2015.* ### Quando il papa gestiva il cartello dell'allume URL: https://stellakamikaze.org/quando-il-papa-gestiva-il-cartello-dellallume/ Last updated: 2026-07-03T22:51:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 novembre 2015.* In Egitto, 2.000 anni prima di Cristo, si utilizzava per la prima volta il solfato di alluminio e potassio dodecaidrato KAl(SO4)2·12 H2O—per gli amici allume di rocca, un minerale utilizzato per millenni nell’industria tessile, nella concia delle pelli, per la depurazione dell’acqua e per rendere ignifughi legno e tessuti. L’allume si presenta sotto forma di cristalli bianchi da sciogliere nell’acqua, e la sua funzione di fissante per i colori dei vestiti lo ha reso, per centinaia di anni, il protagonista di uno dei mercati sommersi più rilevanti del mondo. L’allume non si trova naturalmente sulla Terra, invece, è una derivazione di un altro minerale, l’allumite, “Il minerale è insolubile nell’acqua, ma, dopo un processo di arroventamento diventa parzialmente solubile, rimanendo disciolto l’allume e formandosi un deposito di allumina. Di queste proprietà si vale l’industria per produrre l’allume,” [spiega l’Enciclopedia Treccani](http://www.treccani.it/enciclopedia/alunite-o-allumite%5F%28Enciclopedia-Italiana%29/?ref=stellakamikaze.org). L’estrazione e la lavorazione dall’allumite è un business storicamente diffuso in tutto il mondo: [dopo l’Egitto](http://www.piusanipiubelli.it/benessere/mettiamoci-una-pietra-sopra-quando-serve-allume-di-rocca.htm?ref=stellakamikaze.org), si ricorda un menzione al minerale [nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio](http://www.latin.it/autore/plinio%5Fil%5Fvecchio/naturalis%5Fhistoria/!34!liber%5Fxxxiv/28.lat?ref=stellakamikaze.org) e nel Medioevo la produzione di allume [si localizza principalmente nell’Asia Minore](http://www.sapere.it/enciclopedia/allume.html?ref=stellakamikaze.org). Ancora, l’allume è un minerale noto alla [medicina ayurvedica](http://www.ayurvedaitalia.it/post.php?id=340&ref=stellakamikaze.org) (phtikari) e a quella [cinese tradizionale](http://it.swewe.net/word%5Fshow.htm/?197588%5F3&Allume%5Fdi%5FPotassio&ref=stellakamikaze.org) (ming fan)—archeologicamente verificata è la sua produzione e lavorazione [nell’Isola di Lesbo](https://mefrm.revues.org/1612?ref=stellakamikaze.org), ma si parla anche di [Mesopotamia](http://www.chimica-online.it/composti/allume-di-potassio.htm?ref=stellakamikaze.org) e [Anatolia](https://books.google.it/books?id=CuZJAAAAcAAJ&pg=RA1-PA53&lpg=RA1-PA53&dq=allume+anatolia&source=bl&ots=jAQ6dQ4HHI&sig=qeOQVzJp8Az7i25Yhdzz2x6sh-Q&hl=it&sa=X&ved=0CC0Q6AEwAmoVChMI9626ksH2yAIVQ3wOCh2E1wbf#v=onepage&q=allume%20anatolia&f=false). Non sto parlando di una risorsa da poco: anche se oggi l’allume è utile solo come deodorante naturale e in alcuni trattamenti medicinali, fino all’inizio della rivoluzione industriale il minerale è stato così importante per le economie di tutto il mondo da diventare il protagonista di un cartello commerciale targato Città del Vaticano. “Nel Medioevo l’allume era prodotto principalmente in Asia Minore dove si trovano grandi giacimenti di allumite; le imprese operavano con capitali e tecniche per lo più genovesi o veneziani—e se volete saperne di più a riguardo [qui c’è davvero tutto lo scibile sull’argomento](https://mefrm.revues.org/1612?ref=stellakamikaze.org), ndr—e alcuni imprenditori industriali e finanziari avevano accumulate grandi fortune con questa materia prima essenziale, un vero materiale strategico,” [si legge in un passo di Giorgio Nebbia](http://www.ilmondodellecose.it/dettaglio.asp?articolo%5Fid=2781&ref=stellakamikaze.org) de “La società dell’allume”, Roma, Istituto Ricerche Placido Martini, 1985. Fino alla metà del XV secolo l’industria occidentale dell’allume era piuttosto in forma, potendo contare sui giacimenti sparsi per tutta l’Asia Minore. Il business si ferma bruscamente, però, nel 1453, quando con l’ultimo assedio di Costantinopoli guidato dal sultano Maometto II l’area finisce definitivamente sotto il controllo dei turchi “infedeli.” Il Papa e mezza Europa si ritrovano quindi con un bel problema per le mani: non possono più acquistare l’allumite dei giacimenti dell’Asia Minore, perché farlo avrebbe significato consegnare denaro al nemico. È in questo momento che Giovanni da Castro, un orfano dell’industria anatolica dell’allume, torna in Italia e girovagando per i monti della Tolfa, nei dintorni di Roma presso lo stato pontificio, nota qualcosa di strano: quegli stralci di paesaggio erano identici a quelli che fino a poco tempo prima frequentava in Turchia—”È questo uno dei primi esempi di applicazione della geobotanica, la scienza che consente di riconoscere i minerali sotterranei dai caratteri e dalla composizione delle piante esistenti in superficie,” spiega Nebbia. Le analisi fatte eseguire da Da Castro confermano la sua teoria: sui monti della Tolfa si trovavano dei giacimenti di minerali la cui lavorazione poteva produrre dell’allume. Nasce così il cartello papale di Pio II, proposto alla Chiesa da Da Castro stesso, e pensato per entrare in concorrenza con l’industria turca. In appena 10 anni la macchina dell’allume dei monti della Tolfa dispone di diverse centinaia di operai e configurava una iniziale estrazione di allumite, un arroventamento del minerale in appositi forni e del trattamento finale con acqua del minerale cotto. Il risultato, dopo lungo lavoro, era un bel mazzo di cristalli di allume. Se il cartello stabilito da Pio II non fosse già abbastanza incredibile, basta aspettare l’aprile del 1465 perché il papa Paolo II ci scaraventi in un universo parallelo grazie alla sua promulgazione di un anatema merceologico. Il business dell’allume era così importante per la Chiesa che lo stato Pontificio aveva letteralmente imposto a tutti i cristiani di acquistare solamente l’allume papale, pena: la scomunica. Il pretesto che accompagnava l’anatema riguardava l’imposta che il papa tratteneva sul commercio dell’allumi dei monti della Tolfa, che sulla carta doveva servire a finanziare una crociata contro i turchi. Lo stato Pontificio aveva letteralmente imposto a tutti i cristiani di acquistare solamente l’allume papale, pena: la scomunica. Non contento, il papato si occupò di eliminare anche la concorrenza interna, prima limitando la produzione dell’allume di napoli, con la firma nel 1470 di un accordo regolatore da 25 anni con i gestori della solfatara di Pozzuoli, poi ottenendo la chiusura definitiva delle miniere, stabilendo così un monopolio assoluto sull’allume. “L’affare era considerato così importante che il “peccato” consistente nell’uso di allume diverso da quello dei papi era escluso da quelli condonabili a pagamento, previsti dall’indulgenza del 1517 di Leone X. Per inciso fu proprio questo documento papale che spinse l’indignato Martin Lutero ad appendere, il 31 ottobre dello stesso anno, alle porte della chiesa di Wittenberg, le 95 tesi sulle indulgenze, da cui nacque la Riforma protestante,” spiega Nebbia. La rete di commercio creata dallo stato pontifico includeva ogni tappa della filiera di produzione, dall’estrazione fino al commercio, passando per la raffinazione della risorsa—[fino a quando Papa Giulio II non ha esagerato con i prezzi](http://gizmodo.com/there-were-once-papal-cartels-moving-this-chemical-thro-1739492942?utm%5Fcampaign=socialflow%5Fgizmodo%5Ffacebook&utm%5Fsource=gizmodo%5Ffacebook&utm%5Fmedium=socialflow), e ha condannato questa macchina dei soldi al collasso. Di punto in bianco monarchi e imperatori da tutta europa cominciarono più o meno alla luce del sole a importare allume estero, per rilavorarlo e rivenderlo. Oggi l’allume non serve più, praticamente, a nulla—ma a noi piace ricordarlo così, come protagonista del più improbabile cartello commerciale della storia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-cartello-papale-dellallume-in-egitto-2000-anni-prima-di-cristo-si-utiliz/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 novembre 2015.* ### L'Indonesia brucia: 2 mesi di incendi e 500.000 infezioni per i fumi tossici URL: https://stellakamikaze.org/lindonesia-brucia-2-mesi-di-incendi-e-500-000-infezioni-per-i-fumi-tossici/ Last updated: 2026-07-03T22:51:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 ottobre 2015.* Tutte le foto: [Center for International Forestry Research](http://www.cifor.org/press-releases/up-in-flames-inside-indonesias-fires-and-haze/?ref=stellakamikaze.org) Ogni anno in Indonesia viene deliberatamente dato fuoco a decine di migliaia di ettari di terra per renderli più fertili e favorire il recupero di materia prima [per l’industria dell’olio di palma](http://qz.com/522473/southeast-asias-newest-cartel-is-bad-news-for-endangered-animals-and-people-who-like-to-breathe/?ref=stellakamikaze.org) e di quella cartaria. Oggi, per la prima volta da mesi, [il cielo sopra l’Indonesia, la Malesia e Singapore è tornato a essere sereno](http://www.theguardian.com/world/2015/oct/30/indonesian-fires-rain-clears-haze-south-east-asia-first-time-months?ref=stellakamikaze.org) grazie alle persistenti piogge che negli ultimi giorni hanno permesso all’aria di tornare respirabile. [Quest’anno i danni generati dalle emissioni prodotte dagli incendi](http://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2015/oct/28/indonesia-burning-forest-fires-predicted-to-be-worst-on-record?ref=stellakamikaze.org), accesi ormai da più di due mesi, sono stati fortemente aggravati dal clima eccezionalmente secco, coadiuvato dal consumarsi del [fenomeno meteorologico El Nino](https://it.wikipedia.org/wiki/El%5FNi%C3%B1o?ref=stellakamikaze.org), “Gli incendi, nelle zone di Sumatra e di Kalimantan, hanno trasformato l’aria in una foschia tossica color seppia i cui livelli relativi al Pollutant Standards Index (PSI) hanno sfiorato valori fino a 2.000—qualunque cosa sopra i 300 è considerata tossica,” [si legge sul The Guardian](http://www.theguardian.com/world/2015/oct/26/indonesias-fires-crime-against-humanity-hundreds-of-thousands-suffer?ref=stellakamikaze.org). [In tutta l’Indonesia l’emergenza ha causato disagi](http://www.theguardian.com/world/2015/oct/26/indonesias-fires-crime-against-humanity-hundreds-of-thousands-suffer?ref=stellakamikaze.org), obbligando la chiusura di numerose scuole e aeroporti—sei province del paese hanno dichiarato lo stato di emergenza. Si è consumata anche una fuga di massa di oranghi, costretti a liberare le foreste a causa del fuoco. Nelle zone di Sumatra e Kalimantan, le più colpite dagli incendi, [si sono verificate 19 vittime](http://qz.com/537511/photos-inside-the-toxic-haze-a-crime-against-humanity-caused-by-indonesias-fires/?ref=stellakamikaze.org) per motivi legati alla foschia tossica, e dall’inizio di luglio sono oltre 500.000 i casi verificati di gravi infezioni alle vie respiratorie causate dai fumi tossici. La situazione è così grave da essere stata definita un “crimine contro l’umanità” da un portavoce dell’Agenzia per la Meteorologia, Climatologia e Geofisica—[un Concilio indonesiano di Ulema](https://it.wikipedia.org/wiki/%60%C4%80lim?ref=stellakamikaze.org), i dotti religioso del’Islam, ha portato avanti per settimane sessioni di preghiera per l’arrivo di grandi piogge. Gli scienziati e i ricercatori impegnati nella rilevazioni di tossicità dell’aria e nel calcolo dei danni prodotti dagli incendi sono d’accordo nel dire che quella di quest’anno sia una delle crisi più gravi mai incontrate nella zona, “L’intera area è completamente intrisa di fumo, attraversarla senza una maschera significa letteralmente respirare fumo,” [spiega Martin Wooster](http://blog.cifor.org/36467?ref=stellakamikaze.org), Professore presso il King’s College di Londra. “Gli incendi, nelle zone di Sumatra e di Kalimantan, hanno trasformato l’aria in una foschia tossica colo seppia i cui livelli relativi al Pollutant Standards Index (PSI) hanno sfiorato valori fino a 2.000—qualunque cosa sopra i 300 è considerata tossica.” Per capire perché questo fumo non faccia bene basta dare una rapida occhiata alle rilevazioni dei campioni: ozono, monossido di carbonio, cianuro, ammoniaca e formaldeide sono solo alcune delle sostanze trovate nei fumi che si stanno diffondendo in Indonesia. Per Wooster quello indonesiano è “il peggior caso di combustione di biomasse in ambienti naturali mai incontrato .” L’ecosistema indonesiano, influenzato dalle industrie dell’olio di palma e della carta, viene messo in serio pericolo dagli annuali periodi di secca, inaspriti quest’anno dalla coincidenza con El Nino. Le foreste di Sumatra e di Kalimantan, normalmente rigogliose e umide, vengono rase al suolo per la colitvazione industriale, e la torba prodotta dall’ecosistema, in combinazione col clima secco, si comporta col fuoco come una tanica di benzina. Oltre le ovvie e spaventose ripercussioni sugli abitanti della regione, [l’impatto ambientale causato da questi incendi è altrettanto grave](http://blog.cifor.org/36991?ref=stellakamikaze.org): l’85% dei gas serra prodotti dall’Indonesia provengono da attività legate all’agricoltura, il 27% dei quali corrisponde proprio agli annuali incendi volontari. In termini pratici, l’attività scientifica in questa zone è fondamentale: infatti, se si effettuasse una mappatura degli strati di torba della regione sarebbe possibile effettuare un lavoro di prevenzione e manutenzione, al fine di evitare situazioni disastrose come questa. Nonostante la gravità della situazione attuale, la crisi verrà interrotta dall’arrivo della stagione delle piogge; il problema di fondo, invece, rimarrà irrisolto, perché basterà aspettare un altro anno per assistere all’apparizione di nuovi incendi in tutta l’Indonesia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lindonesia-brucia-2-mesi-di-incendi-e-500000-infezioni-per-i-fumi-tossici/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 ottobre 2015.* ### È ufficiale, da giugno 2017 verrà abolito il roaming nell'Unione Europea URL: https://stellakamikaze.org/e-ufficiale-da-giugno-2017-verra-abolito-il-roaming-nellunione-europea/ Last updated: 2026-07-03T22:51:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 ottobre 2015.* Quando decido di fare una gita fuori porta e di spingermi fino a mete remote come Berlino o Nizza la prima cosa a cui provvedo, visto il tossico rapporto di codipendenza che ormai lega la mia persona a internet, è procurarmi un modo per connettere il mio smartphone a internet. Nonostante gli sforzi fatti dall’Unione Europea per abbassare progressivamente le tariffe di roaming, quest’estate mi sono comunque ritrovato a dover pagare delle cifre da rapina a mano armata per poter avere 500 megabyte di traffico internet al giorno. La notizia è che sembra che l’Unione Europea ne abbia fatta una giusta. Oggi è infatti arrivato il sì definitivo dal Parlamento Europeo per l’abolizione delle tariffe di roaming a partire da giugno 2017, misura proposta per la prima volta nel settembre 2013 [dall’ex commissario europeo per l’Agenda Digitale Neelie Kroes](https://it.wikipedia.org/wiki/Neelie%5FKroes?ref=stellakamikaze.org). Cosa succederà, dunque? Come spiegato [dal Sole 24 Ore](http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-06-30/accordo-ue-roaming-abolito-giugno-2017-primo-taglio-costi-gia-aprile-2016-083312.shtml?uuid=ACYGhDJ&fromSearch&ref=stellakamikaze.org), a partire dal 30 aprile 2016 verrà applicato un primo taglio alle tariffe che sostituirà l’attuale tetto massimo per l’estero con un limite di 0.05 euro al minuto per le chiamate, 0.02 per gli SMS e 0.05 per megabyte di dati. La cancellazione definitiva scatterà il 30 giugno 2017. Si è anche discusso di argomenti piuttosto delicati come la net neutrality—e non ci è andata bene come nel caso del roaming—, ma per adesso direi di accontentarci e di stappare lo spumante pensando a tutte le ore che potremmo passare sul nostro smartphone quando saremo in vacanza su un atollo spagnolo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ufficiale-da-agosto-2017-verr-abolito-il-roaming-nellunione-europea/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 ottobre 2015.* ### No Man's Sky' ha una data di uscita ufficiale nel 2016 URL: https://stellakamikaze.org/no-mans-sky-ha-una-data-di-uscita-ufficiale-nel-2016/ Last updated: 2026-07-03T22:51:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 ottobre 2015.* - No Man’s Sky\* ha dentro tutto: è un videogioco “a tema science-fiction ambientato in una galassia infinitamente grande generata proceduralmente,” e i videogiocatori di mezzo mondo non impazzivano così per un gioco dai tempi di *.* [Alan Wake](http://www.alanwake.com/?ref=stellakamikaze.org)Il titolo degli [Hello Games](http://www.hellogames.org/?ref=stellakamikaze.org) ha ben poco da spartire con quello di Remedy Entertainment, ma il comune denominatore che li unisce è senza dubbio il loro periodo di gestazione. Entrambi i titoli, infatti, sono stati annunciati e rimandati così tante volte da venire definiti, col tempo, dei *vaporware*, ovvero dei titoli di cui si sono perse le tracce reali, e per cui non si spera più una reale uscita sul mercato. Giusto qualche giorno fa alcuni rumor nati su reddit avevano fatto pensare ad una uscita imminente per *No Man’s Sky*—la notizia, rapidamente smentita, è stata sostituita proprio oggi dall’annuncio ufficiale della data di uscita, fatto durante la Paris Games Week. [No Man’s Sky vedrà la luce a giugno 2016](http://www.polygon.com/2015/10/27/9622040/no-mans-sky-release-date?ref=stellakamikaze.org), in esclusiva temporale per Playstation 4\. Se non sai di cosa stiamo parlando o pensi di non volerlo, guarda il video qui sotto. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/no-mans-sky-ha-una-data-di-uscita-ufficiale-giugno-2016/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 ottobre 2015.* ### L'India, i marò e il regime di controllo missilistico internazionale URL: https://stellakamikaze.org/lindia-i-maro-e-il-regime-di-controllo-missilistico-internazionale/ Last updated: 2026-07-03T22:51:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 ottobre 2015.* [Gruppo Australia](http://www.seco.admin.ch/themen/00513/00600/00601/00605/?lang=it&ref=stellakamikaze.org), “istituito nel 1985, alla luce delle proccupazioni internazionali sull’uso delle armi chimiche nella guerra Iran-Iraq degli anni 1980-1988.” [Gruppo di Fornitori Nucleari](http://www.seco.admin.ch/themen/00513/00600/00601/00606/index.html?lang=it&ref=stellakamikaze.org), “creato nel 1975 per prevenire la proliferazione delle armi nucleari mediante i controlli alle esportazioni di materiale, apparecchiature, software e tecnologie nucleari e apparentate.” L’[Accordo di Wasseenaar](http://www.seco.admin.ch/themen/00513/00600/00601/00603/index.html?lang=it&ref=stellakamikaze.org), “raggiunto nel 1995, promuove una maggiore responsabilità nei trasferimenti di armi convenzionali e dei relativi beni e tecnologie a duplice uso e cerca di prevenire ‘accumuli destabilizzanti’ di tali beni.” Il [Regime di non proliferazione nel settore missilistico](http://www.seco.admin.ch/themen/00513/00600/00601/00602/index.html?lang=it&ref=stellakamikaze.org), “istituito nel 1987, è un accordo informale nell’ambito del quale i paesi che condividono l’obiettivo della non proliferazione dei sistemi di lancio senza pilota di armi nucleari, biologiche o chimiche cooperano per scambiare informazioni e coordinare i rispettivi processi nazionali di concessione delle licenze di esportazione.” I regimi multilaterali di controllo alle esportazioni sono corpi istituzionali che regolano uno specifico mercato import/export per tutti gli stati che decidono di aderirvi. Nel mondo ce ne sono quattro—quelli citati qui sopra—, si occupano principalmente del traffico di armi e arsenali e sono tutti muniti di un comune denominatore: l’India, che non appartiene a nessuno dei suddetti. Il problema è semplice: l’India, la più popolosa democrazia del mondo, si sta evolvendo alla velocità della luce e [molti si chiedono se sia ancora da considerare un paese in via di sviluppo](http://www.theguardian.com/global-development/poverty-matters/2014/apr/07/is-india-still-a-developing-country?ref=stellakamikaze.org)—per questo il suo ingresso in uno di questi regimi multilaterali sta assumendo sempre più importanza, specie se si considera che è proprio l’India uno degli esempi più importanti di economie che non si stanno affidando a nessuna di queste alleanze commerciali. Non si tratterebbe solo di regolamentare un mercato, come quello indiano, sempre più grande e remunerativo, ma anche di lanciare un messaggio chiaro alle restanti economie in via di sviluppo ancora fuori da un regime multilaterale. Nonostante le critiche mosse negli ultimi anni dall’India nei confronti di questo concetto di economia globalizzata, sembra che le acque si stiano smuovendo e che l’India sia di fatto interessata a entrare a far parte del Regime di non proliferazione nel settore missilistico. Un primo passo che le economie occidentali considerano importantissimo non solo per spezzare l’immobilismo che da anni caratterizza la situazione commerciale tra l’India e il resto (buona parte) del mondo, ma anche e sopratutto per avviare l’iter che per i diplomatici occidentali porterebbe l’India a sottoscrivere anche i tre restanti regimi commerciali. L’ammissione [doveva essere ufficializzata all’inizio di ottobre](http://www.defensenews.com/story/defense/policy-budget/warfare/2015/10/17/italy-blocks-indian-application-mtcr-uav-missile-technology-control-regime/74019832/?ref=stellakamikaze.org) durante il meeting plenario tenutosi a Rotterdam tra tutti i 34 stati partecipanti al Regime di non proliferazione, ma in quella sede l’Italia ha deciso di porre il proprio veto, impedendo di fatto l’ingresso dell’India all’interno del regime—le ammissioni, infatti, devono essere approvate all’unanimità. Il motivo del veto, sebbene non ufficialmente dichiarato, è molto più che palese: [è colpa dei Marò](http://www.vice.com/it/tag/mar%C3%B2?ref=stellakamikaze.org). Una fonte vicina al meeting di Rotterdam [ha spiegato a Defense News](http://www.defensenews.com/story/defense/policy-budget/warfare/2015/10/17/italy-blocks-indian-application-mtcr-uav-missile-technology-control-regime/74019832/?ref=stellakamikaze.org) che “l’Italia non era pronta a dare il consenso per l’ingresso dell’India all’interno del regime. \[L’implicazione della vicenda Marò\] non è stata resa esplicita, ma era implicita e tutti lo sapevano.” Fintanto che la battaglia giudiziaria legata ai due fucilieri della marina italiana continuerà a restare irrisolta, sembra che la rappresentanza italiana presso il Regime continuerà a porre il veto all’ingresso dell’India all’interno della lega commerciale. Il motivo del veto, sebbene non ufficialmente dichiarato, è molto più che palese: [è colpa dei Marò](http://www.vice.com/it/tag/mar%C3%B2?ref=stellakamikaze.org). Secondo un rappresentante ufficiale del meeting del Regime di non proliferazione nel settore missilistico, “I vari partner hanno condiviso i loro punti di vista riguardo potenziali futuri membri del regime. Le singole candidature prese in esame sono state discusse a lungo e la questione indiana continuerà ad essere posta in agenda.” Per il [Bulletin of the Atomic Scientists](http://thebulletin.org/export-controls-crossroads8806?ref=stellakamikaze.org), “Se, come sospettato, è stata l’Italia a porre il veto alla candidatura per l’ingresso dell’India nel regime, le relazioni di Roma con alcuni dei suoi alleati chiave potrebbero facilmente fare un passo indietro, anche se non è ancora chiaro come ciò si manifesterà concretamente.” Quella dell’India sarebbe una compartecipazione commerciale piuttosto importante per i restanti stati membri del regime multilaterale, “I regimi di controllo sono il principale meccanismo attraverso il quale vengono condivise le informazioni pratiche riguardo l’implementazione di misure per la non-proliferazione di un determinato bene—in questo caso armi e arsenali—. Per esempio, la maggior parte dei regimi dispongono di una rete di scambio informazioni attraverso la quali gli stati possono condividere notizie e dati riguardanti le liste di prodotti, i metodi e i trend relativi ai traffici illegali che hanno rilevato,” si legge sul Bulletin. Di fatto il caso dell’Enrica Lexie e dei due marò ha posto in stallo un’operazione diplomatica fondamentale per numerosi stati occidentali—i regimi di controllo multilaterali infatti, oltre che asservire gli interessi economici degli stati membri, vengono sfruttati anche per il controllo e il monitoraggio dei traffici illeciti. Per esempio, si legge ancora sul Bulletin, “numerose aziende private con base in Cina (il cui ingresso nei regimi è in stallo dal 2002) sono state a lungo la fonte principale di beni e materiali per i programmi nucleari e balistici di Iran e Corea del Nord.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/caso-diplomatico-india-maro-missili/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 ottobre 2015.* ### Life is Strange e la banalità del caos URL: https://stellakamikaze.org/life-is-strange-e-la-banalita-del-caos/ Last updated: 2026-07-09T22:20:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Prismo il 20 ottobre 2015.* ## A forza di cercare la straordinarietà, i videogiochi spesso finiscono con l’essere noiosi. L’avventura grafica di Dontnod ha invece il coraggio di essere banale, e proprio per questo è la “serie” migliore del 2015. Sono abbastanza sicuro che ogni prodotto della creatività umana si sviluppi attorno al fine ultimo di raccontare una storia: se si vuole tradurre in un’opera un determinato pensiero, la volontà ultima è quella di comunicare, anche solamente a se stessi, quel pensiero. Ciò detto, di tutti i media contemporanei, i videogiochi sono uno dei migliori per raccontare una storia; alcuni addirittura sostengono che [lo storytelling digitale rappresenti il futuro della narrativa](http://www.theguardian.com/technology/2015/oct/13/video-games-digital-storytelling-naomi-alderman?CMP=fb%5Fgu&ref=stellakamikaze.org) e titoli come *Life is Strange,* un’avventura grafica interattiva composta da cinque episodi e pubblicata nel corso del 2015 da Square Enix, tendono a convalidare una simile affermazione. Proprio oggi esce l’ultimo capitolo della stagione, quello che altrove si definisce *season finale*, e prima di dedicarmici è il caso di rivedere i motivi per cui questa serie è stata così apprezzata. **Chimere poligonali** Lo sviluppo di videogiochi è una disciplina che dispone di strumenti sempre più sofisticati e al tempo stesso semplici da utilizzare. Nonostante ciò, se per raccontare una pessima storia per iscritto l’unico “ostacolo” da superare è l’analfabetismo, creare un pessimo videogioco è – paradossalmente – un processo decisamente più lungo e complicato, che richiede una serie di concetti tecnici basilari imprescindibli. Se fare un brutto videogioco richiede impegno, quindi, figuriamoci farne uno bello. Noi, come utenti, siamo istintivamente consapevoli di queste difficoltà e, proprio per questo motivo, a lungo ci siamo accontentati e ritenuti soddisfatti quando in un videogioco sono stati portati agli estremi i limiti tecnici, glissando invece su quelli contenutistici. Tuttavia, nel lungo periodo la crescente disparità di rapporti tra sofisticatezza tecnologica e grossolanità narrativa ha portato alcuni sviluppatori a cercare un nuovo equilibrio tra questi elementi. Nel farlo si è scoperto che stabilire un collegamento tra il destinatario della narrazione e i suoi protagonisti è più difficile che in passato: l’ostacolo maggiore consiste nel fatto che, per quanto le tecnologie rendano l’involucro di questi personaggi sempre più verosimile e convincente, spesso e volentieri ciò che vediamo muoversi sui nostri schermi è una sorta di chimera realizzata allo stato dell’arte dell’eugenetica poligonale: incredibilmente bella, sì, ma mossa da un’esistenza priva di anima e carattere. Per quanto possiamo restare affascinati dal contrarsi dei loro muscoli sintetici e dalla moltitudine di capelli che si snoda dalle loro teste, noi giocatori facciamo sempre più fatica a relazionarci con loro e a sviluppare empatia. Ma allora qual è la sottile linea che separa un freddo render in 3D da un “vero” compagno di avventure? **Stabilire un legame** Si tratta di una sorta di epifania, di un momento ben preciso in cui si deve decidere come rendere vivi dei modelli in computer grafica fino a quell’istante stipati in complicati database. Lo definirei *teorema dell’empatia*: una nuvolosa equazione composta da centinaia di fattori espliciti e impliciti che riesce, spesso grazie a colpi di fortuna, a restituire un risultato credibile che convince il fruitore dell’opera a calarsi in una *volontaria sospensione dell’incredulità.* Attenzione, però: raccontare una storia non significa necessariamente dare una personalità ai suoi personaggi: per esempio, *The Legend of Zelda*, una delle saghe epiche più famose della storia dei videogiochi, ha risolto il problema alla radice privando il suo protagonista Link della parola, permettendo così al giocatore di potervisi immedesimare e lasciando al resto del gioco il compito di raccontare le sue gesta. Analogamente, *Braid* (un platform dalle sfumature oniriche) lascia che siano il suo stile grafico e i tratti delle illustrazioni a raccontare gli umori e gli intrecci della sua storia. E se *Shadow of the Colossus*, una delle punte di diamante del roster di Fumito Ueda, fa del rapporto visivo tra il protagonista e i colossi che incontra il principale mezzo per raccontare la sua storia, la saga di *Left 4 Dead*, un FPS pensato per il multiplayer, fornisce ai giocatori un impianto narrativo predefinito, ma affida alle abilità dei giocatori stessi il compito di raccontare la storia: non è infatti quest’ultima a decidere chi sopravvive o meno, bensì l’attitudine di chi controlla i personaggi. Il teorema dell’empatia riesce, spesso grazie a colpi di fortuna, a convincere il fruitore dell’opera a calarsi in una volontaria sospensione dell’incredulità. Al contrario, la saga di *S.T.A.L.K.E.R.*, di GSC Game World, ha scelto di affidare la narrativa [all’ecosistema di eventi che si sviluppa attorno al protagonista](http://www.gamasutra.com/view/news/108781/Interview%5FInside%5FThe%5FAI%5FOf%5FSTALKER.php?ref=stellakamikaze.org), dando la possibilità al giocatore di vivere *la Zona* liberamente, senza farsi limitare da eventuali compromessi stabiliti dal design del gioco. Benché questi giochi appartengano a categorie molto diverse tra loro, essi sono accomunati da una cosa: tutti raccontano storie enormemente distanti dalla nostra realtà; una scorciatoia abbastanza banale per costringere il giocatore a non porsi domande sulla credibilità del mondo che gli sviluppatori creano. D’altronde quanti di noi si sono fatti un giro a Chernobyl con in braccio un fucile? **Il teorema dell’empatia** [è un’avventura grafica interattiva – simile](http://lifeisstrange.com/agegate.php?ref=stellakamikaze.org) *Life Is Strange*[alla rosa di titoli di Telltale Games](https://www.telltalegames.com/games/?ref=stellakamikaze.org)– sviluppata da [Dontnod Entertainment](http://www.dont-nod.com/?ref=stellakamikaze.org) e pubblicata da Square Enix che, a differenza di tutti gli esempi precedentemente citati, racconta una storia piuttosto normale: Maxine Caulfield è una ragazza diciottenne che, dopo aver passato alcuni anni della sua adolescenza a Seattle, torna nella sua città natale, Arcadia Bay, per frequentare un prestigioso istituto privato, la *Blackwell Academy*. Al giocatore viene chiesto di guidare Max in una vita in apparenza prevedibile: l’intreccio infatti si compone di giornate scolastiche, bullismo, disparità sociali, storie di crescita personale e qualche dramma da cronaca di provincia. Nulla di particolare, se non fosse che nei primissimi minuti di gioco Chloe Price, un’amica di infanzia di Max persa di vista dopo il trasferimento a Seattle, viene minacciata (e in un primo momento ferita) con una pistola da Nathan Prescott, uno degli studenti più benestanti dell’istituto: è qui che Max scopre casualmente di poter riavvolgere il tempo, permettendole così di alterare gli eventi e di salvare Chloe. Ciò che colpisce di *Life is Strange* è che si tratta di un videogioco assolutamente credibile, con dialoghi spesso non impeccabili ma che reggono la prova della solita *volontaria sospensione dell’incredulità*: com’è possibile? Come può una narrativa ambientata nella patria dei propri giocatori – gli ambienti scolastici – risultare così riuscita da convincere anche gli adolescenti, notoriamente i critici di videogiochi più spietati? Senza contare il fatto che la componente principale del gameplay, ovvero la capacità di riavvolgere il tempo, non aiuta nell’impresa: modificare il passato per ripetere dialoghi e riformulare decisioni rivelatesi particolarmente importanti potrebbe, alla lunga, “rompere” il gioco e far apparire delle falle logiche nella trama. Peggio ancora, basterebbe non far combaciare fluidamente le varie parti dei dialoghi per far crollare la verosimiglianza della produzione. Eppure, nonostante queste premesse e i rischi che ne derivano, ritengo che *Life is Strange* sia una delle opere narrative più riuscite degli ultimi tempi: è un videogioco capace di stabilire una connessione incredibilmente forte tra i personaggi della storia e il giocatore. **Il fattore Tumblr** Nel 2014 esce nei cinema di tutto il mondo *Colpa delle Stelle*, film tratto dall’omonimo romanzo di John Green. Due adolescenti malati di cancro si incontrano e si innamorano, affrontano mille peripezie pur di viaggiare insieme ed esaudire i loro desideri, finché, sul più bello, uno dei due muore. Terribile, in tutti i sensi: una *produzione terribile* e una *vicenda terribile*, tanto da farmi uscire dalla visione del film con gli occhi gonfi e lo stomaco accartocciato dal disgusto che provavo verso me stesso. Ci ero cascato: *Colpa delle Stelle* è un minestrone di riferimenti, occhiolini e simboli appartenenti alla mia generazione, che io, forse inconsciamente, avevo colto dal primo all’ultimo. Ora: molti definiscono *Life is Strange* “[il videogioco di Tumblr](https://www.vg247.com/2015/08/13/life-is-strange-is-the-1-video-game-fandom-on-tumblr-right-now/?ref=stellakamikaze.org)”. Si riferiscono a una piattaforma di blogging che ha prima alimentato e poi raccolto attorno a sé le frattaglie del fenomeno sociale hipster, incamerandolo infine in quella grossa Guantanamo chiamata internet; il risultato, a un primo impatto, è un’accozzaglia di aforismi, filtri Instagram, materiale tipicamente “indie”, sfoghi adolescenziali e [comunità di supporto amatoriali per giovani affetti da disturbi di vario tipo](http://motherboard.vice.com/it/read/tumblr-ha-una-folta-schiera-di-dipendenti-da-meth?ref=stellakamikaze.org). Che è un po’ la lista degli ingredienti di *Colpa delle Stelle*, e che in parte si ritrova anche in *Life is Strange*, ma, nonostante la premessa indichi l’opposto, ciò è ben lontano dall’essere un male. La verità è che il “fattore Tumblr” fa bene alla narrativa. La rende diplomatica, permettendole di interfacciarsi con il fruitore attraverso artefatti retorici che questi già conosce, e che lo toccano nel profondo perché già assimilati. Il “fattore Tumblr” non è tuttavia un’avanguardia e, anzi, sa di vecchio; un ‘vecchio’ famigliare e accogliente però, che, non dovendo essere a tutti i costi originale, riesce a sopravvivere senza eccessi. Difatti, quando nelle prime scene di gioco si rompe la Polaroid di Max quasi ci si spezza il cuore, anche se qualche anno fa il filtro Polaroid ci sembrava solo l’anticamera dello Stige. È quindi chiaro che Dontnod ha in qualche modo applicato con successo questo benedetto teorema dell’empatia: lo testimonia il sottoscritto ([che non si era più fatto prendere al cuore da un videogioco dai tempi di Papers, Please](http://theshelternetwork.com/papers-please/?ref=stellakamikaze.org)), i circa 13,000 iscritti alla [subreddit](https://www.reddit.com/r/LifeIsStrange?ref=stellakamikaze.org) dedicata al gioco, [il milione di vendite sfondato a metà luglio](http://www.ign.com/articles/2015/07/23/life-is-strange-hits-1-million-sales-episode-4-release-date-announced?ref=stellakamikaze.org) e, infine, la titanica mole di contenuti relativi al gioco che [vengono generati ogni giorno su Tumblr](https://www.tumblr.com/tagged/life-is-strange?ref=stellakamikaze.org). Potrebbe quindi essere interessante cercare di analizzare alcuni dei fattori noti dell’equazione. Come riesce *Life is Strange* a raccontare così bene la sua storia? **L’ambientazione scolastica e la questione provinciale** Ho cominciato a giocare a *Life is Strange* di punto in bianco. Sentivo parlare del gioco da mesi, ma non mi ero mai spinto oltre quella manciata di artwork sparsi in rete; per questo, quando ho scoperto che la protagonista è una diciottenne complessata, accompagnata da altrettanti diciottenni complessati, tutti sbattuti all’interno di un istituto privato mandato avanti da personaggi oltremodo complessati, sono rimasto piuttosto stranito. I Dontnod si erano appena ficcati in un guaio gigantesco: dovevano far passare per credibile a un (ai tempi) diciannovenne, la normalissima vita di un gruppo di diciottenni. In teoria non si può fare: l’ipotesi che si trasformi tutto in una disarmante pagliacciata stereotipata e autoreferenziale è talmente ovvia che sembra quasi ridicolo pensare che ci abbiano davvero provato. Bisognava trovare un modo per superare l’ostacolo dello stereotipo, perché chiunque, date le premesse, si sarebbe aspettato di interagire con un ambiente scolastico non credibile, come quello descritto da decenni e decenni di cinema, musica, libri e videogiochi troppo insicuri per permettersi di non esagerare. Il miracolo è che *Life is Strange* è un videogioco sviluppato in maniera consapevole, popolato da personaggi e idee nate avendo bene in mente chi avrebbe dovuto averci a che fare. Per fare ciò i Dontnod hanno portato le aspettative del giocatore agli estremi e le hanno soddisfatte. Forse non mi aspettavo una protagonista come Maxine Caulfield, nata il 21 settembre 1995 ad Arcadia Bay, Oregon: caschetto, lentiggini, timidezza e Polaroid. Un minestrone di banalità e cose già viste, ma proprio per questo spaventosamente reale. È così che *Life is Strange* dribbla gli spigoli della nostra impetuosa volontà critica: ogni volta che ci aspettiamo che i Dontnod commettano un errore loro lo fanno, e nel farlo si intrufolano sempre un po’ più dentro di noi per riproporci quelle stesse scene, personaggi e dialoghi che negli anni abbiamo sempre accuratamente evitato, giudicandoli non credibili e lontanissimi da noi. Il mondo di *Life is Strange* è fatto di campanelle, classi, lezioni, bidelli, professori, presidi, gruppi rivali di amici, feste, dormitori, storie strappalacrime; è tutto così banale e poco originale da risultare convincente. O volete forse dirmi che i vostri anni al liceo sono invece stati davvero così singolari e incredibili? Non si tratta di un assurdo colpo di culo, perché in *Life is Strange* la vita nella scuola si affianca a quella di Arcadia Bay: una versione riveduta e corretta di quella provincia americana che ci hanno venduto nei film, e che buona parte dei giocatori non ha di fatto mai vissuto. È qui che i Dontnod palleggiano con il loro fragile gioco di equilibri, ed è nella minuscola cittadina che sembra sollevarsi la foschia di irrealtà e magia che permetterà all’intreccio di svilupparsi. In *Life is Strange* sono due gli universi che collidono: quello della Blackwell Academy, la scuola che riesce ad essere assolutamente verosimile grazie alla sua banale irrealtà, e la provincia di Arcadia Bay, viva, squisitamente americana e talmente reale da essere il teatro di tutti gli avvenimenti sovrannaturali del gioco. È questo binomio a permettere ai modelli in 3D che costruiscono il mondo di *Life is Strange* di sopravvivere all’innato scetticismo di noi giocatori e a convincerci a osservarli attraverso il filtro di una volontaria sospensione dell’incredulità. **Le tematiche** Ovviamente non basta un bel mondo di gioco per rendere *Life is Strange* quello che è, perché al netto degli equilibri mostrati dai Dontnod si tratta di un videogioco, e non di un render 3D da esplorare. Il teorema dell’empatia si concretizza grazie all’inanellamento di una serie di dettagli e di inezie tanto trascurabili singolarmente quanto fondamentali nell’insieme per far mantenere al giocatore la solita sospensione dell’incredulità. Per esempio, una componente chiave della narrativa di *Life is Strange* sono i messaggi che i vari personaggi si scambiano per telefono: gli SMS – o whatsappate, o telegrammate, o snapchattate o chiamateli un po’ come vi pare – sono un aspetto del mondo degli adolescenti che sembra essere molto distante da qualunque autore che superi i ventun’anni di età. È qui che il gioco ripropone ancora una volta i suoi equilibrismi: gli stereotipi portati all’estremo (dai miliardi di “xoxoxo” in coda a ogni messaggio, fino all’inglese storpiato di *bruv*, *luv*, *mane* e agli pseudonimi affettuosi come MAD MAX) riescono a superare lo scetticismo e a farci immergere completamente nelle storie che vengono raccontate sui cellulari dei protagonisti, fino ad aggirarci e, prendendoci alle spalle, farci ammettere che quel vocabolario è lo stesso che, di fatto, utilizziamo anche noi. È solo un po’ più variopinto, quel tanto che basta per non farci credere davvero che non fosse intenzionale. **Il coraggio di non esagerare** Resta da chiedersi dove, al netto di tutti questi stratagemmi, si trovi il contenuto. Gran parte della narrativa di *Life is Strange* dipende unicamente dallo svilupparsi delle peripezie dei protagonisti e, proprio in questo senso, le tematiche trattate non diventano motore della narrazione ma una guarnizione: necessaria ma, da sola, insufficiente. La maturità della produzione è rappresentata piuttosto dalla forma, dall’assenza del bisogno di strillare in faccia al giocatore che SÌ STIAMO PROPRIO PARLANDO DI DROGA E SESSUALITÀ. Benché entrambe siano tematiche centrali per la caratterizzazione dei protagonisti, né l’una, né l’altra vengono mai portate a inutili estremi. Nel primo caso, per la prima volta – a memoria – nella storia dei videogiochi, le sostanze stupefacenti sono trattate in maniera finalmente normale. Non sono uno spauracchio, sfruttato nell’economia dell’intreccio per macchiare la reputazione di chi ne fa uso, ma una parte integrante e (in)cosciente della vita di una generazione di adolescenti ormai fuori dall’era della bigotteria novecentesca. *Life is Strange* sa bene che non può trattare tutte le sostanze allo stesso modo, e se da un lato le canne diventano una trascurabile nota di colore, dall’altra [si dà dignità al restante universo delle droghe](http://noisey.vice.com/it/blog/ecstasy-clubbing?ref=stellakamikaze.org) e si trova il coraggio di definire decine di sostanze con il loro nome reale, senza nascondersi dietro generalizzazioni nocive non solo al tema stesso, ma alla stessa sospensione dell’incredulità. È precisamente per questo motivo che in *Life is Strange* la marijuana continua ad essere un tabù per i personaggi adulti ma risulta del tutto indifferente ai giovani: tra gli adolescenti, nella realtà di tutti i giorni, [il sensazionalismo per le sostanze le sostanze stupefacenti non esiste più](https://steamcommunity.com/app/319630/discussions/0/611696927921781147/?ref=stellakamikaze.org); sono diventate parte integrante di un tessuto sociale specifico e i Dontnod lo sanno. Lo stesso trattamento è riservato anche alla sessualità di molti personaggi: per tutta la durata dei primi quattro episodi il rapporto tra etero, omo e bisessualità è costantemente instabile. Proprio come nella vita reale la sessualità viene vista come un aspetto effimero dell’individuo e che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, se non quando esplicitamente richieste. Non si tratta di casualità. Gli espedienti narrativi forniti da due tematiche come l’omosessualità e la droga sono infiniti, ma la scelta è stata quella di non sfruttarli esplicitamente, il tutto a vantaggio di una maggiore credibilità complessiva dei personaggi. Il teorema dell’empatia passa anche da qui, e tanto maggiori sono le occasioni in cui il giocatore non ha bisogno di interrogarsi sull’effettiva verosomiglianza della messinscena, quanto più grande è il legame che si stabilisce tra ciò che c’è dentro e fuori lo schermo. Non vi è necessità di creare sospensione dell’incredulità, insomma, perché la linea che separa il videogioco dalla realtà consiste solamente dei poligoni che compongono ciò che è virtuale. **Il (non) effetto farfalla** Ora resta solo da chiedersi come se la cavi *Life is Strange* quando si tratta di *essere giocato*. Come spiegato, il titolo è un’avventura grafica interattiva che vive di una struttura di dialoghi ad albero; ogni momento chiave è potenzialmente ripetibile all’infinito grazie all’abilità di Maxine e, proprio per questo, ogni “snodo” dei dialoghi corrisponde a un differente intreccio narrativo. Ciò detto, come evitare che questa scelta di design appesantisca troppo l’esperienza di gioco? La soluzione adottata dai Dontnod [è stata di virare su scelte di](http://www.gamasutra.com/blogs/ChristopherGile/20150212/236279/Life%5Fis%5FStrange%5FEmbracing%5FMetagaming.php?ref=stellakamikaze.org) *metagaming.* Infatti, sappiamo tutti come funzionano questo tipo di videogiochi: proprio come nei test a crocette ci sono scelte completamente bianche, altre completamente nere e altre ancora colorate di una sfumatura tra i due colori. In *Life is Strange*, però, spesso gli snodi narrativi più importanti si confondono tra le centinaia di scelte in apparenza decisive, impedendo così al giocatore di conoscere in tempo reale quale sia la portata effettiva della propria decisione. A differenza di molti altri giochi dello stesso tipo, quindi, *Life is Strange* non concede suggerimenti, ma permette di ripetere le scelte. Nonostante ciò, sommersi dalla valanga di possibilità offerte in ogni istante dal gioco, spesso l’abilità sovrannaturale di Maxine perde di importanza. Il cavalcare serrato dei dialoghi – non sempre troppo convincenti, unica nota negativa da riscontrare, ma è un compromesso che si supera senza particolari problemi – suggerisce al giocatore di non dare troppa importanza alla possibilità di ripetere le scelte, e l’immedesimazione prodotta da tutti gli elementi che abbiamo affrontato in precedenza permette di calarsi nella parte e di effettuare decisioni narrative credibili non solo all’interno dell’economia del gioco, ma anche a livello personale. “Cosa faresti se una tua compagna di classe stesse tentando il suicidio? Come proveresti a convincerla a non gettare la spugna in quel modo?”: questo è solo un esempio dell’eredità che il titolo Dontnod lascia al giocatore al termine di uno dei suoi episodi. Con ogni probabilità, *Life is Strange* lo segnerà in maniera talmente profonda che forse, per rispetto della narrazione stessa, non oserà tornare sui suoi passi per fare quella che nell’ottica videoludica sarebbe “la scelta giusta.” Non so cosa sarà della storia di Maxine e Chloe, non so se i Dontnod riusciranno a soddisfare le aspettative di un milione di giocatori. Cosa so per certo è che, comunque vada, Life is Strange è uno degli esempi di narrativa digitale più riusciti degli ultimi anni, e lo è grazie ad un salto nel buio, un azzardo che molti sviluppatori non hanno il coraggio di fare: è un videogioco che ha osato essere intrinsecamente banale. Così banale da risultare spaventosamente reale. [Federico Nejrotti](http://www.prismomag.com/author/federico-nejrotti/?ref=stellakamikaze.org) Classe 1995, nato a Torino, in mano solo un diploma classico. Ora vive a Milano per scrivere cose per Motherboard e VICE Italia. Molti anni fa ha fondato The Shelter e ha una newsletter settimanale chiamata NEWSLEGGER. È un tipo tutto sommato ok. --- *Fonte:* [*Prismo*](http://www.prismomag.com/life-is-strange-e-la-banalita-del-caos?ref=stellakamikaze.org)*, 20 ottobre 2015.* ### Il bot russo che dà la caccia ai reclutatori dell'ISIS URL: https://stellakamikaze.org/il-bot-russo-che-da-la-caccia-ai-reclutatori-dellisis/ Last updated: 2026-07-03T22:51:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 14 ottobre 2015.* Gioco del giorno: provate a pensare ad una sola buona ragione per unirvi [allo Stato Islamico](https://news.vice.com/it/topic/stato-islamico?ref=stellakamikaze.org). Niente, vero? Non credo abbiate gran voglia di arruolarvi in un esercito di invasati tagliagole che ultimamente [non se la sta cavando proprio benissimo](http://www.lastampa.it/2015/10/13/esteri/lisis-ammette-luccisione-del-numero-due-di-al-baghdadi-in-iraq-YWrf2VA3s1IeIMK1VCtSLL/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). Il problema è che succede, e anche se la tendenza è in calo sono ancora moltissime le persone di ogni nazionalità che vengono convinte ad unirsi alla battaglia dello Stato Islamico. Non si tratta di una fulminea decisione presa sulla via di Damasco, ma del risultato di un lungo e faticoso processo coercitivo i cui signori delle cerimonie sono gli addetti alle “risorse umane” dell’ISIS: i reclutatori. Laplace’s Demon è un software sviluppato da un team di ricercatori russi in collaborazione con un gruppo di studiosi islamici ed è pensato per individuare automaticamente i profili sui social network dei reclutatori. L’idea è che per convincere qualcuno a unirsi all’ISIS sia necessario passare per frasi fatte, promesse impossibili e versi storpiati del Corano: Laplace’s Demon cerca questo tipo di indizi, li accoppia al profilo social di provenienza e invia i dati ad un gruppo di esperti del Centro per gli Studi sull’Islam e l’Arabia. Il programma, sviluppato dal *Center for Research of Legitimacy and Political Protest,* prende il suo nome [dall’omonima pubblicazione](https://en.wikipedia.org/wiki/Laplace%27s%5Fdemon?ref=stellakamikaze.org) di Pierre-Simon Laplace, la quale affermava che se un fantomatico Demone conoscesse la posizione e la quantità di moto esatta di ogni singolo atomo nell’universo, il passato, presente e futuro degli stessi sarebbe completamente prevedibile e calcolabile grazie alle leggi della meccanica classica. *Laplace’s Demon* funziona così: conosce i tratti distintivi del reclutatore dell’ISIS e non fa altro che risalire automaticamente a chi ha disseminato indizi di quel tipo in giro per internet. I profili, una volta inoltrati a degli operatori umani, vengono avvicinati con dei messaggi privati al fine di stabilire se si trattano davvero di terroristi. Secondo molti il principale strumento di propaganda dello Stato Islamico è proprio internet, e poter combattere con le armi adatte su questo campo di battaglia si rivelerà senz’altro un vantaggio nei confronti dell’ISIS—[secondo Russia Today](https://www.rt.com/politics/318509-russian-researchers-develop-internet-bot/?ref=stellakamikaze.org), però, in Russia i reparti anti-terrorismo vogliono risalire anche ai potenziali reclutati, di modo da poter prevenire ogni possibile futura brutta idea. [Le cifre parlano chiaro](https://www.rt.com/politics/318509-russian-researchers-develop-internet-bot/?ref=stellakamikaze.org): nel 2015 solo in Russia sono 4407 i nomi aggiunti alla lista di cittadini coinvolti in attività vicine al terrorismo. Appena qualche mese fa, a maggio, [Laplace’s Demon era stato utilizzato per monitorare potenziali affiliati ad attività di protesta in Russia](https://globalvoices.org/2015/05/19/russia-launches-predictive-system-for-monitoring-protest-activity-online/?ref=stellakamikaze.org) sfruttando il cosiddetto “sistema predittivo.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-bot-russo-che-d-la-caccia-ai-reclutatori-dellisis/?ref=stellakamikaze.org)*, 14 ottobre 2015.* ### Perché gli studenti de La Sapienza stanno protestando contro Maker Faire? URL: https://stellakamikaze.org/perche-gli-studenti-de-la-sapienza-stanno-protestando-contro-maker-faire/ Last updated: 2026-07-03T22:51:52.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 ottobre 2015.* “[Maker Faire](http://www.makerfairerome.eu/it/?ref=stellakamikaze.org) è il più importante spettacolo dell’innovazione al mondo—un evento family-friendly ricco di invenzioni, creatività e inventiva, e una celebrazione della cultura e del movimento #makers,” e quest’anno la sua edizione europea si terrà a Roma, presso l’[Università La Sapienza](http://www.uniroma1.it/?ref=stellakamikaze.org). L’iniziativa, però, non sta bene ad alcuni studenti dell’ateneo, i quali hanno inaugurato il movimento “ *Maker Faire. Per chi?*” e proprio in questi giorni stanno preparando proteste e cortei contro l’inaugurazione della fiera, il 15 ottobre, che proseguirà poi per tutta la durata del weekend. Quest’anno la Maker Faire di Roma ospiterà oltre 600 espositori e sarà la terza Maker Faire più grande del mondo dopo quella di “Area Bay” e “New York,” negli Stati Uniti. Se arrivati a questo punto non avete idea di cosa significhi “ *maker*” avete diritto a fermarvi un attimo e a rinfrescarvi la memoria. Il problema è allo stesso tempo semplice ed estremamente complicato: si mischiano slanci neoluddisti a voragini burocratiche evidentissime, si passa per lotte tra rappresentanze politiche e collettivi universitari e infine si atterra su una pista di, a quanto pare, ingiustizia lavorativa. La Maker Faire 2015, con sede presso la città universitaria de La Sapienza, [comincia a prendere forma a metà aprile di quest’anno](http://www.tomshw.it/news/aperta-la-call-for-makers-per-la-maker-faire-rome-2015-presentate-la-vostra-idea-65514?ref=stellakamikaze.org), quando l’organizzazione della fiera apre la sua “*Call for Makers*,” ovvero apre le candidature per gli spazi espositivi, e già allora si distinguono alcuni malumori riguardo la scelta per la sede. Nonostante ciò tutto fila liscio, e le candidature si chiudono il 15 giugno. I problemi arrivano il 5 ottobre, quando alcuni studenti dell’ateneo si attivano per dispiegare una protesta contro l’iniziativa: aprono una pagina Facebook, [organizzano eventi e cortei](https://www.facebook.com/events/1663976097177084/) e chiedono un incontro—negato—col rettore. Tutto in preparazione della protesta vera e propria, il 15 ottobre quando, secondo una rappresentante di “*Maker Faire. Per Chi?*“—che non ha voluto che riportassi il suo nome—”Ci mobiliteremo a partire dall’entrata Aldo Moro de La Sapienza, l’unica lasciata aperta in occasione di Maker Faire ed entreremo gratis come gesto di riappropriazione del nostro spazio universitario.” [La Maker Faire di Roma occuperà](http://www.makerfairerome.eu/it/comunicati-stampa/?ref=stellakamikaze.org) “un’area di oltre 100mila metri quadrati interamente a disposizione, più di 15mila metri quadrati di spazi espositivi, più di 600 stand,” e si estenderà per tutta la superficie della Città Universitaria dell’ateneo, sospendendo le attività didattiche delle facoltà presenti nella sede principale dal 14 fino al 18 ottobre e costringendo, a quanto pare, alla chiusura temporanea di spazi comuni come biblioteche o aule studio. “Non abbiamo alcun tipo di problema con il movimento dei maker, ma crediamo che il contenuto dell’evento sia insufficiente per giustificare tutto il resto.” “L’anno scorso la Maker Faire si è tenuta presso l’Auditorium di Roma, l’anno prima al Palalottomatica: quest’anno la Sapienza è stata selezionata per ospitare la fiera, e la dirigenza dell’Università ha accettato la proposta dell’organizzazione della fiera ritenendo l’iniziativa positiva per l’ateneo—ovviamente, però, l’affitto di uno spazio pubblico come il nostro costa meno di uno privato,” mi spiega la rappresentante. Il movimento di *Maker Faire. Per Chi?* ha diverse ragioni per esistere, “la questione ha tre piani di gravità: questa è la prima volta in assoluto nella storia de La Sapienza che si prende un’università e si decide di appaltarla in maniera completa a un privato—laboratori, biblioteche, aule studio: a partire da giovedì, primo giorno di allestimento, fino a domenica 18, la Sapienza si trasformerà in un Palazzo dei Congressi dove non si svolgeranno le attività per cui è nata e, in più, gli studenti dovranno pagare per entrarvi,” mi spiega. “Inoltre, durante i giorni della fiera, il rettorato ha mandato in ferie forzate tutto il personale extrascolastico prendendo i giorni di ferie dal loro contratto—come se non bastasse, lo spazio fisico dell’università è invaso da strutture gigantesche: tendoni, tecnostrutture; ogni giorno la zona dell’ateneo è invasa dagli allestitori che stanno preparando queste strutture.” “Infine non condividiamo gli intenti dietro a questa Maker Faire: la fiera viene spacciata come un punto di ritrovo internazionale per il movimento di maker che si occupa di open-source, ma il fatto che i principali sponsor dell’evento siano Microsoft, Intel e Google è indicativo del fatto che si tratti di una vetrina lavorativa per gli espositori. Vai a vendere le tue idee al miglior offerente, non le stai condividendo con gli altri. Non abbiamo alcun tipo di problema con il movimento dei maker, ma crediamo che il contenuto organico dell’evento sia insufficiente per giustificare tutto il resto,” conclude la rappresentante. Che si condividano o meno determinati punti di vista, cosa è certo è che ci sono un paio di domande alle quali La Sapienza dovrebbe rispondere. Nei fatti, la Maker Faire di questo weekend costringerà la sospensione delle attività didattiche all’interno dell’ateneo, obbligando gli studenti a pagare la quota della fiera per accedere all’università, senza dimenticarci delle ferie costrette al personale extrascolastico. Come è potuto succedere e da chi è passata questa decisione? “La decisione è stata presa dal rettorato senza chiedere il parere degli studenti. La candidatura è stata accettata due anni fa dal rettore Luigi Frati, ora sostituito da Eugenio Guadio. Il vecchio rettore, dopo aver accettato la proposta, l’ha fatta passare in sordina anche al CdA degli insegnanti, che a inizio settembre si sono ritrovato con in mano un foglio che indicava tutte le informazioni necessarie riguardo la fiera, senza possibilità di ribattere. Infine, nessuno sa niente del bilancio: quanto spende La Sapienza per l’evento, quanto ci guadagna e come reinvestirà questi soldi. Abbiamo interrogato il rettore, ma sembra essersi volatilizzato. La nostra richiesta è che questa Maker Faire non diventi un precedente per operazioni simili, in futuro.” Il movimento di protesta non sta venendo esattamente accolto a braccia aperte dagli altri studenti dell’ateneo. Ho contattato Giorgio Nicu, consigliere di facoltà e rappresentante degli studenti per La Sapienza, e mi sono fatto raccontare l’altra faccia della medaglia. “La Maker Faire sta venendo contestata da falangi di estrema sinistra, all’interno dell’Università: La Sapienza purtroppo ha assunto nel tempo l’immagine di una università politicizzata estremamente a sinistra proprio a causa di questi gruppi e collettivi studenteschi,” mi spiega Giorgio. “Questi gruppi non solo sono deleteri per l’immaginare dell’ateneo; sono deleteri anche per le singole facoltà: questi individui sono sempre contro tutto e tutti, sono un gruppo di protesta tout court. Sono semplicemente contro,” continua. “L’organismo organizzativa di Maker Faire ha scelto la nostra università come sede della fiera: negli altri atenei c’è uno spirito di collettività; a La Sapienza invece i collettivi vogliono la Maker Faire fuori dall’Università.” “Essendo una manifestazione a livello europeo è normale che si chieda la chiusura dell’ateneo. È fondamentale appoggiare l’iniziativa: La Sapienza deve essere rilanciata e questa iniziativa aiuta,” mi spiega. “La protesta su internet sembra portata avanti da tantissime persone, ma in realtà sono uno, nessuno e centomila: online sono una marea, ma quando ci sono da risolvere i problemi si presentano i soliti 40 gruppi.” Cosa c’è quindi da aspettarsi da questa protesta? Si tratta solamente di azioni dimostrative? “La risonanza dell’evento è alta e La Sapienza ha grandi controlli, quindi tutto sommato andrà bene.” In conclusione, la situazione è tutt’altro che chiara e si sta articolando tra [puntualizzazioni burocratiche](https://www.facebook.com/events/1663976097177084/permalink/1666098106964883/?ref=1&action%5Fhistory=null) e [lunghe discussioni sulla natura più concettuale della protesta](https://www.facebook.com/penelope.di.pixel/posts/986869691333722?pnref=story). Resta da aspettare e vedere cosa succederà venerdì. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perch-alcuni-studenti-de-la-sapienza-stanno-protestando-contro-maker-faire/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 ottobre 2015.* ### Il mistero dell'orwelliano e liberticida sistema creditizio cinese URL: https://stellakamikaze.org/il-mistero-dellorwelliano-e-liberticida-sistema-creditizio-cinese/ Last updated: 2026-07-03T22:51:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 ottobre 2015.* All’inizio di quest’anno il governo cinese [ha scelto otto istituti di credito privati](http://english.caixin.com/2015-01-06/100771590.html?ref=stellakamikaze.org) per avviare la creazione di un sistema di valutazione di affidabilità creditizia in Cina: [secondo Zhang Jianhua](http://www.chinainternetwatch.com/12125/alipay-sesame-credit/?ref=stellakamikaze.org), a capo della sezione di Hangzhou della Banca Popolare Cinese, “[a inizio 2014 meno del 25% della popolazione cinese](http://foreignpolicy.com/2014/05/08/why-there-are-no-credit-scores-in-china/?ref=stellakamikaze.org), ovvero circa 320 milioni di cittadini, erano muniti di una valutazione di affidabilità creditizia presso la Banca Popolare Cinese, a differenza dell’85% statunitense.” L’Ant Financial Services Group, figlio del gigante Alibaba, è uno di questi istituti e [gestisce Sesame Credit Management](http://www.chinainternetwatch.com/12125/alipay-sesame-credit/?ref=stellakamikaze.org), il sistema di valutazione di affidabilità creditizia che fornirà a tutti gli utenti di Alipay, quello che di fatto è il Paypal cinese. Il servizio di terze parti, [non ancora approvato ufficialmente dal governo cinese](http://english.caixin.com/2015-09-28/100859064.html?ref=stellakamikaze.org), sfrutterà tutti i dati a sua disposizione, ovvero quelli provenienti dai servizi di Alibaba e di Tencent, che [apparentemente collaborerà](https://www.privateinternetaccess.com/blog/2015/10/in-china-your-credit-score-is-now-affected-by-your-political-opinions-and-your-friends-political-opinions/?ref=stellakamikaze.org) con l’e-commerce cinese. L’obiettivo, sulla carta, è quello di creare un database di fiducia interno all’ecosistema dei servizi offerti da Alibaba, un po’ come avviene in molti altri stati del mondo, per facilitare la valutazione delle garanzie finanziarie che ogni servizio può richiedere ad un determinato cittadino. Migliore è il tuo credit score, minori saranno le garanzie che ti verranno richieste. Il grosso, gigantesco problema di questo sistema è che non sfrutterà solamente dati empirici di affidabilità—tempestività nel pagamento delle bollette, delle rate del mutuo e via dicendo—per stabilire il *credit score* di ogni cittadino, ma anche delle informazioni più personali, al fine di generare all’interno di Sesame Credit un valore relativo alle attività generali del cittadino, non tanto a quelle esclusivamente finanziarie. Il caso scoppia a inizio ottobre, quando [secondo un post di Rick Falvinge](http://www.reuters.com/article/2015/01/13/us-china-internet-idUSKBN0KM1F320150113?ref=stellakamikaze.org), fondatore del primo Pirate Party, su Private Internet Access, il sistema valuterà ogni cittadino non solo per la sua reale affidabilità creditizia, ma anche in base a ciò che compra—elettrodomestici = + credit score :D; videogiochi = – credit score :(—, in base alle sue opinioni politiche postate sui social, alla sua visione della storia—che non deve essere diversa da quella “ufficiale”—e anche al suo interesse nei confronti dell’attualità politica e finanziaria cinese, [come nel caso del crollo del mercato azionario di Shanghai](http://money.cnn.com/2015/08/31/investing/china-arrests-markets-crash/?ref=stellakamikaze.org). In breve: se fai qualcosa che non piace al regime la tua affidabilità creditizia scende. Se la faccenda non fosse già abbastanza distopicamente spaventosa, ecco la ciliegina sulla torta: sempre secondo Private Internet Access il *credit score* di ogni cittadino non verrà stabilito solamente sulla base delle sue attività online, ma anche su quelle dei suoi amici. L’affermazione, per quanto al momento non trovi conferma se non che nel post di Falvinge, è pesantissima: benché si tratti di un programma gestito da terze parti, l’idea che un valutazione del genere possa un giorno o l’altro diventare “ufficiale” è assurda. L’indice di affidabilità va da 350 punti fino a 950, e sarà pubblicamente visionabile sul database di Credit China. “600 punti assicurano un prestito istantaneo da 800$, con 650 l’affitto di un macchina non richiederà più una caparra. Con 700 punti il cittadino potrà richiedere un visto per Singapore in maniera decisamente più veloce del normale, e maggiori saranno i punti più numerose saranno le mete “sbloccabili.” Infine, si può addirittura pensare che un determinato credit score possa essere richiesto per accedere a determinate posizioni lavorative e sociali,” spiega Falvinge. Questo *credit score* sarà pubblicamente visionabile sul sito di [Credit China](http://www.creditchina.gov.cn/?ref=stellakamikaze.org). Il sistema di controllo ideato da Alipay sfrutta in maniera estremamente massiccia la montagna di *big data* che un paese popoloso come la Cina genera ogni giorno e li incrocia grazie alla capillarità dei servizi online che in Cina vengono gestiti da poche, note, aziende. Si tratta di un sogno per qualunque data scientist: una valanga di informazioni che non solo sono di fatto disponibili, ma sono praticamente già incrociate l’una con l’altra. Non resta che pensare a come sfruttarla. Inoltre, dimenticandoci per un attimo dell’orwelliano e liberticida sistema di ricompense di Alipay, ciò che spaventa di più è l’imbuto dentro al quale i già censurati media cinesi finirebbero. Il fatto che il *credit score* venga influenzato non solo dalle azioni del cittadino ma anche da quelle dei suoi amici (su internet) è un riprova della profezia della “filter bubble,” la “[gabbia di filtraggio](https://it.wikipedia.org/wiki/Bolla%5Fdi%5Ffiltraggio?ref=stellakamikaze.org)” che di fatto sta facendo in modo che siano gli utenti stessi a censurare la propria esperienza su internet. Quello di Alipay è un sistema che sembra ancora ben lontano dal venire implementato ufficialmente. Nonostante queste premesse quello di Alipay è un sistema che sembra ancora ben lontano dal venire implementato ufficialmente: la struttura del sistema di Sesame Credit infatti [non piace alla Banca Centrale Cinese](http://english.caixin.com/2015-09-28/100859064.html?ref=stellakamikaze.org) la quale benché non abbia ancora intrapreso azioni in merito deve ancora stabilire se Sesame Credit si tratti di una convincente trovata pubblicitaria per i servizi di Alibaba—perché come è ovvio che sia la valutazione migliora se i pagamenti e i soldi passano attraverso i suoi servizi—o di un sistema genuinamente pensato per ricordare alle persone quanto sia importante mantenere un *credit score* rispettoso. Nel frattempo, anche se le affermazioni di Falvinge continuano ad essere prive di fonte—[se non questa, anch’essa priva di fonti](http://www.volkskrant.nl/buitenland/china-rates-its-own-citizens-including-online-behaviour~a3979668/?ref=stellakamikaze.org)—, la paura più grande è che un sistema creditizio di questo tipo possa in qualche maniera intrecciarsi [alla già risicata libertà di parola e espressione della popolazione cinese](http://www.cfr.org/china/media-censorship-china/p11515?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-mistero-dellorwelliano-sistema-creditizio-cinese-liberticida/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 ottobre 2015.* ### I nuovi sei tasti "Mi Piace" di Facebook sono arrivati URL: https://stellakamikaze.org/i-nuovi-sei-tasti-mi-piace-di-facebook-sono-arrivati/ Last updated: 2026-07-03T22:51:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 ottobre 2015.* *EDIT 24/2/16: Oggi, 24 febbraio, Facebook ha ultimato la fase di testing dei pulsanti e li ha estesi in tutto il mondo. Se già non li avete visti, li vedrete tra poche ore. Nel frattempo, i tasti da sette sono diventati sei. Purtroppo però, le considerazioni sulla natura di questa nuova funzione rimangono le stesse: ci basteranno queste sei istanze per descrivere l’intero spettro delle nostre emozioni?* Secondo delle informazioni ottenute [dalla redazione spagnola di Engadget](http://es.engadget.com/2015/10/08/nuevo-me-gusta-facebook-reacciones/?ref=stellakamikaze.org), sembra che Facebook sia pronta a far evolvere il suo tasto ‘Mi Piace.’ L’articolo pubblicato [questa mattina](http://es.engadget.com/2015/10/08/nuevo-me-gusta-facebook-reacciones/?ref=stellakamikaze.org) parla di una nuova aggiunta all’interfaccia grafica del social network: non si tratta del messianico tasto “Non Mi Piace,” ma bensì [di un set di sei reazioni emotive che gli utenti potranno associare ad ogni contenuto postato](http://qz.com/519979/facebook-is-supplementing-the-like-button-with-six-emoji-reactions/?ref=stellakamikaze.org)—come già accade con il tasto ‘Mi Piace.’ [Il grab apparso sul sito spagnolo di Engadget. via](http://es.engadget.com/2015/10/08/nuevo-me-gusta-facebook-reacciones/?ref=stellakamikaze.org) La funzione non sarà disponibile sin da subito per tutti, ma verrà mostrata prima di tutto agli utenti provenienti dalla Spagna e dall’Irlanda; il perché lo spiega [un agghiacciante paragrafo riportato su TechCrunch](http://techcrunch.com/2015/10/08/with-reactions-facebook-supercharges-the-like-button-with-6-empathetic-emoji/?ncid=rss&utm%5Fcontent=buffer7aacd&utm%5Fmedium=social&utm%5Fsource=twitter.com&utm%5Fcampaign=buffer) in cui Adam Mosseri, director of product di Facebook, afferma che il grande bacino di utenza irlandese e spagnolo abbia meno interconnessioni con l’estero e sia per questo un miglior campione per questi primi test. Le perplessità però non sono poche: [benché la domanda per un’integrazione del genere sia evidente](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=951705371539149&set=a.104223079620720.3155.100000990859660&type=3&theater), sei nuovi tasti forse sono davvero troppi. Facebook è un social network pensato per essere sfogliato in maniera estremamente dinamica: la sua struttura a matrioska permette all’utente di inerpicarsi tra condivisioni, commenti alle condivisioni, profili nei commenti alle condivisioni e via dicendo e prevede un’esperienza dei contenuti che si esaurisce in maniera piuttosto istantanea. Chiunque di noi ha perfettamente in mente cosa significhi rimanere imbacuccati in stato catatonico davanti ad uno schermo, con il mouse o le dita che ripetono monotone gli stessi movimenti: la scrollata infinita verso il basso alla ricerca dell’ennesimo aggiornamento sulla timeline per prendere visione dell’ennesimo frammento di cazzi altrui. In questo senso il tasto “Mi Piace” è pressoché perfetto: un’azione composta da una singola iterazione—il click o il tap sul pulsante—e che manifesta da parte dell’utente una reazione neutra e sterile, quasi un “ho preso visione, grazie per il contenuto”. Per specificare il tipo di reazione ci sono i commenti e le condivisioni, e tutto fila liscio perché l’utente, vista la velocità con la quale può dispensare “Mi Piace”, non fa economia. È una pioggia di like, di “approvazioni” a contenuti che lubrificano in maniera grottescamente armonica l’algoritmo che si cela dietro la “[bolla di filtraggio](https://www.ted.com/talks/eli%5Fpariser%5Fbeware%5Fonline%5Ffilter%5Fbubbles?language=it&ref=stellakamikaze.org)” che definisce qualunque esperienza utente pensata per essere social. Diversificare il tipo di reazioni che gli utenti possono esprimere non solo rende l’azione molto più lenta—questo perché, immagino, prevederebbe almeno due tap o click, ma anche e sopratutto perché l’utente deve capire *come* reagire al contenuto—ma consegna a Facebook anche altri frammenti del passepartout per la nostra privacy: a Zuckerberg non basta più un database di parole, immagini e pensieri che a noi piacere avere sotto gli occhi, ora vuole anche sapere come quegli stessi contenuti ci fanno sentire. Che cos’è la “bolla di filtraggio”? Te lo spiega il TED. Infine, diversificare le reazioni significa, paradossalmente, rendere ancora più limitata la nostra capacità di espressione all’interno della piattaforma: un set predefinito di “modi di reagire” dai quali non si può scappare, uno spettro emotivo tagliato col coltello che prima poteva essere definito con un commento—va bene, [i risultati non erano incoraggianti](http://motherboard.vice.com/it/read/la-fine-dellera-dei-commenti?ref=stellakamikaze.org), ma il discorso di fondo è lo stesso—ma che tra poco sarà inscatolato in una serie di piste cognitive già impacchettate; approvazione, amore, sorpresa, tristezza, rabbia, gioia e divertimento. Nel mondo di Facebook non c’è spazio per altro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-nuovi-sette-tasti-mi-piace-di-facebook-non-sono-una-grande-idea/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 ottobre 2015.* ### Come sta l'industria del videogioco in Italia? URL: https://stellakamikaze.org/come-sta-lindustria-del-videogioco-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:51:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 ottobre 2015.* Parlare di videogiochi è molto difficile: è ormai molto tempo che il medium ha smesso di essere considerato mero intrattenimento [e sta lentamente migrando verso le terre concettuali dell’arte](https://www.youtube.com/watch?v=j5IPa7kYkHA&ref=stellakamikaze.org). Per chi i videogiochi li gioca è difficile riuscire a comprendere chiaramente la linea che separa l’entertainment dalla velleità artistica—ancor di più, è quasi impossibile riuscire a convincersi definitivamente che sviluppare videogiochi non è un passatempo. La scorsa settimana la Camera dei deputati [ha ospitato il primo covegno omnicomprensivo sull’industria italiana dei videogiochi](http://motherboard.vice.com/it/read/cosa-successo-al-convegno-sui-videogiochi-a-montecitorio?ref=stellakamikaze.org). Si è parlato un po’ di tutto, e tutto sommato personalmente ritengo che visti i precedenti poteva andare molto, molto peggio. Qualcuno però non è d’accordo con me. Giuseppe Enrico Franchi, direttore operativo di \* 34BigThings\*—una casa di sviluppo torinese con un bel curriculum—pubblica il giorno dopo una lettera titolata, “ [Non parlatemi di videogiochi](http://34bigthings.com/non-parlatemi-di-videogiochi/?ref=stellakamikaze.org).” Nella lettera racconta la propria delusione per il convegno, e io proprio non riuscivo a capire perché non si potesse essere contenti di aver raggiunto questo piccolo risultato. Così ho contattato lui e Massimo Guarini, [di Ovosonico](http://www.ovosonico.com/?ref=stellakamikaze.org), che era presente in qualità di speaker al convegno, e mi sono fatto raccontare le loro impressione sull’industria italiana del videogioco. In primis ho chiesto a Massimo come, per lui, fosse andato l’incontro, “È andata bene. È stato un incontro importante e anche se da fuori non sembra così è comunque importante esserci e cercare, con l’insistenza, di fare passare un messaggio. Ciò che c’è di importante è che abbiamo proposto qualcosa: sono state offerte delle possibili soluzioni come il *tax credit* e il *tax shelter.* Ora non mi aspetto che salti fuori un decreto legge dall’oggi al domani, ma personalmente ho visto uno spiraglio concreto per poter modificare la legge esistente,” mi spiega Massimo. Il convegno, diviso in tre round, ha alternato discorsi più tecnici ad altri più sociali, e la paura è che i secondi—caratterizzati dai tradizionali toni allarmistici all’italiana—possano aver monopolizzato l’attenzione del pubblico, “Al di là dei toni di colore, sicuramente coloro che erano presenti si rendono conto di quanti soldi girano. È solo un problema dell’Italia; è in un certo senso un problema di peso specifico dell’economia globale italiana, ci vorrebbe un po’ più di internazionalizzazione. Sicuramente se ci fossero risultati un po’ più eclatanti il processo sarebbe molto più naturale: siamo in ritardo come paese, soprattutto sul digitale. In quanto popolo siamo parecchio inefficienti, ma sono convinto che una volta che riusciremo a consolidare il business riusciremo anche ad ottenere un substrato di produzione prettamente industriale che permetterà di avviare un processo più serio,” continua. Resta da chiedersi cosa sia stato questo convegno, se un punto di arrivo di un percorso, o uno di partenza, “[Adesso lavoreremo con AESVI](http://www.aesvi.it/?ref=stellakamikaze.org) e cercheremo di trasformare queste speranze di sgravi fiscali in decreti legislativi.” Ho quindi contattato Giuseppe Franchi di *34BigThings* per capire da dove arrivasse la delusione post-convegno, “È un bene che se ne sia parlato perché è strano che si vada a parlare di videogiochi in certi palazzi—un male per come se ne è parlato, perché la conversazione è andata a finire esattamente dove ci aspettavamo che finisse, ovvero in caciara e luoghi comuni. La cosa che più mi ha disturbato è stata la plateale noncuranza con la quale sono stati affrontati certi argomenti, dopo che per due si è parlato di cose interessanti e con, peraltro, pareri informati.” “Senz’altro è necessario parlare dei problemi pratici e tecnici con cui l’industria si scontra, ovvero la mancanza di un *tax credit* e di un *tax shelter*; ma in primis è assolutamente fondamentale superare questi pregiudizi, questa mentalità un po’ arretrata che caratterizza l’attuale percezione del medium nel pubblico dominio. Senza una coscienza di cosa effettivamente il videogioco è, di cosa può fare, di esempi virtuosi di indie gaming, non si andrà mai a parlare seriamente di *tax credit* e *tax shelter,”* mi spiega Giuseppe. Ciò che gli addetti ai lavori recriminano è l’inclusione di alcune personalità all’interno del roster del convegno—non tanto per le opinioni espresso, quanto più per i modi, come già detto fortemente allarmistici e di fatto non utili allo sviluppo di una discussione seria sull’argomento, “Il convegno non è andato male: sono convinto che determinate proposte e opinioni forti siano guidate dalla buona fede, sta a chi deve guidare la conversazione verso una proposta di legge il più possibile informata prestare orecchio con i giusti pesi. Non credo sia contestabile l’inclusione di determinate personalità, sarebbe stato contestabile il contrario: i videogiochi hanno i loro problemi, vanno solamente affrontate in modo maturo.” Resta quindi da chiedere, anche in questo caso, quale possa essere un punto di partenza valido per uno sviluppo sano dell’industria, “Il problema principale è il solito, e purtroppo trascende i videogiochi: fare impresa in Italia è una faccenda drammatica. Il fatto che manchi l’humus culturale è un po’ un circolo vizioso: la mancanza di impresa implica che l’università non si interessi a portare avanti determinati corsi formativi, nello specifico corsi che formano le persone su come si sviluppa un videogioco, game design. Questo perché non ci sono poi posti di lavoro da riempire,” mi spiega. “L’industria italiana ora è composta per la maggior parte da sviluppatori indipendenti autofinanziati. Se io, all’università, devo far partire un nuovo corso devo farlo con in testa delle prospettive precise per gli studenti che sto andando a educare. Non posso dire loro di mettersi poi d’accordo con gli amici e di fare impresa con gli spicci in fondo al salvadanaio. Quello che possiamo fare per cercare di spezzarlo è da un lato supportare chi da autofinanziato sta cercando di superare queste difficoltà creando impresa, dall’altro fare divulgazione: noi come 34BigThings e come T-Union promuoviamo game jam ed eventi di ogni tipo perché oggi più che mai i videogiochi si possono fare anche nel tempo libero,” conclude. Quindi, per quanto sia lecito apprezzare il convegno tenutosi alla Camera, è evidente che l’industria soffra e soffrirà ancora di innumerevoli problemi. Purtroppo o per fortuna l’unico punto di partenza valido per superarli è educare al medium per spiegare a tutti che sviluppare videogiochi non è un passatempo, ma un lavoro—oltretutto per niente facile. Nel frattempo i videogiochi indipendenti in Italia continuano a spaccare: lo hanno fatto [quest’anno](http://motherboard.vice.com/it/read/i-migliori-videogiochi-indie-presentati-al-gameover-2015?ref=stellakamikaze.org), lo facevano [l’anno scorso](http://motherboard.vice.com/it/read/i-10-giochi-indie-italiani-migliori-del-2014?ref=stellakamikaze.org) e l’hanno fatto anche al [Gameover festival](http://motherboard.vice.com/it/read/i-migliori-videogiochi-indie-presentati-al-gameover-2015?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-sta-lindustria-del-videogioco-in-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 ottobre 2015.* ### Le foto restaurate degli archivi della NASA sono sbalorditive URL: https://stellakamikaze.org/le-foto-restaurate-degli-archivi-della-nasa-sono-sbalorditive/ Last updated: 2026-07-03T22:51:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 ottobre 2015.* È il 3 ottobre 1962 quando Walter Schirra, astronauta italoamericano, viene spedito nello spazio per la missione *Mercury-Atlas 8* a bordo del vettore *Sigma 7*. La missione venne definita dalla NASA “un volo nello spazio da manuale,” e durante *Mercury-Atlas 8* [lo spazio accolse per la prima volta nella storia dell’uomo un astronauta munito di macchina fotografica](http://www.rrauction.com/The-First-Hasselblad-and-Zeiss-lens-in-Space.htm?ref=stellakamikaze.org), una Hasselblad 500 C. Da quel giorno tutte le missioni NASA furono fornite di una macchina fotografica, e pochi giorni fa l’agenzia aerospaziale americana [ha deciso di rendere pubblico il Project Apollo Archive](https://www.flickr.com/photos/projectapolloarchive/?ref=stellakamikaze.org) *Project Apollo Archive*, l’archivio di tutte—o quasi—le foto scattate dagli astronauti durante le missioni NASA. [Lo potete sfogliare da questo account Flickr](https://www.flickr.com/photos/projectapolloarchive/?ref=stellakamikaze.org)—ci metterete un po’ perché sono quasi 12.000 foto. Oggi su Motherboard abbiamo deciso di fare un passo in più: le foto del *Project Apollo* sono senz’altro incredibili, ma soffrono di quel fastidioso effetto vintage dovuto al passare degli anni che tanto piace a tutti coloro che abusano della sezione editing di Instagram. Nella giornata di ieri la subreddit /r/NASA [ha ospitato la galleria fotografica di Jeremy Dreier](https://www.reddit.com/r/nasa/comments/3nlqaw/nasa%5Fuploaded%5Fsome%5Fapollo%5Fmission%5Fphotos%5Fi%5Fcolor/?ref=stellakamikaze.org), un fotografo di Omaha, in Nebraska. [Jeremy](http://www.jeremydreier.com/?ref=stellakamikaze.org) ha scelto una manciata di foto dell’archivio e ne ha corretto i colori e i toni di modo da cancellare la patina del tempo che non permetteva agli scatti di risultare realmente “attuali.” Il risultato è sbalorditivo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-foto-restaurate-del-project-apollo-archive-della-nasa-sono-sbalorditive/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 ottobre 2015.* ### Facciamo il punto sulla cannabis terapeutica in Italia URL: https://stellakamikaze.org/facciamo-il-punto-sulla-cannabis-terapeutica-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:51:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 ottobre 2015.* Lo scorso primo ottobre l’[Intergruppo Cannabis Legale](http://www.cannabislegale.org/?ref=stellakamikaze.org) ha ottenuto l’inserimento all’interno del calendario trimestrale della Camera dei Deputati [del progetto di legge “Cannabis Legale”.](http://www.cannabislegale.org/proposta-di-legge/?ref=stellakamikaze.org) Da qualche giorno a questa parte il progetto ha quindi intrapreso ufficialmente il suo iter parlamentare con il supporto di oltre 220 deputati provenienti da schieramenti diversi—[Benedetto della Vedova](http://www.benedettodellavedova.com/?ref=stellakamikaze.org), alla guida dell’Intergruppo, ha definito il risultato “un ottimo punto di partenza.” Pensarlo è decisamente strano, ma sembra che in una qualche rocambolesca maniera tra non moltissimo la cannabis in Italia potrebbe essere considerata una sostanza legale. Ironicamente, mentre questo felicissimo impeto progressista si consuma, un altro aspetto della stessa questione si trova davanti a un vicolo cieco: in Italia i trattamenti a base di cannabis terapeutica sono legali e prescrivibili ma sembra che i medici non siano capaci a farlo e che il farmaco non si trovi. - Let’s Weed\* è una startup piuttosto giovane, è italiana, e il suo obiettivo è “ *riunire, aggregare ed interconnettere tutti coloro che fanno uso di Cannabis per fini terapeutici, i medici che la prescrivono, le farmacie che la forniscono e i Cannabis Social Club.*” In Italia dal 2007 una tabella ministeriale (decreto del 18 Aprile) consente la prescrizione con ricetta medica di diversi derivati della cannabis dalle riconosciute proprietà terapeutiche. Ma poiché non esistono protocolli attuativi regionali, per i pazienti accedere ai farmaci è praticamente impossibile. – [Cannabis terapeutica.it](http://cannabisterapeutica.it/uso-terapeutico/?ref=stellakamikaze.org) In Italia c’è un problema: ci sono persone che hanno bisogno di una terapia a base di cannabis, lo Stato permette di prescrivere loro questa terapia ma subito dopo gli impedisce, di fatto, di avere accesso al farmaco. Si tratta di un abissale buco logico, nonché di una terribile mancanza nei confronti di moltissimi pazienti. Per questo è nata *Let’s Weed*: benché in Italia la prescrizione di cannabis terapeutica sia legale, è ancora necessario ingegnarsi per trovare un modo per collegare il paziente al (raro) farmaco. L’idea è quella di una semplice piattaforma: una mappa su cui individuare rapidamente dei medici capaci di prescrivere il farmaco e delle farmacie o dei Cannabis Social Club capaci di distribuirlo. *Let’s Weed* è una startup tanto banale quanto, in questo momento, assolutamente necessaria, e per questo tutt’altro che scontata. “Stavo guardando la TV e sono finito su [un servizio de Le Iene sulla cannabis terapeutica](http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/421850/viviani-curarsi-con-la-cannabis.html?ref=stellakamikaze.org): raccontava effetti e benefici della cannabis su malati gravi; la cosa mi ha colpito moltissimo perché gli effetti sembravano davvero miracolosi,” mi spiega Antonio Pierri, fondatore di Let’s Weed. “Da buon ingegnere ho fatto le mie ricerche personali e ho visto che in Italia si profilava una domanda enorme: centinaia di migliaia di pazienti affetti da varie patologie: dal Parkinson, passando per i tumori, fino ai più “classici” dolori cronici. Tutti erano costretti ad assumere decine di farmaci in qualche modo debilitanti: di fatto si trattava di scambiare un male con un altro male,” mi ha spiegato al telefono. “Per loro la cannabis terapeutica potrebbe essere una soluzione. Il problema, però, è che Italia è ancora difficile trovare un medico che faccia questo tipo di prescrizioni o farmacie che possano dispensare il farmaco. Quindi ho pensato di creare questo portale: il nostro obiettivo è creare una piattaforma di pubblica assistenza ai malati—non voglio aspettare che lo faccio lo Stato, sono anche io parte dello Stato, così mi sono adoperato,” mi ha raccontato Antonio, descrivendomi da dove fosse nata l’idea. “Il progetto è online da pochissimo e il sito è ancora in fase beta: non vogliamo mostrare tutto fin da subito perché ci rendiamo conto che il pubblico e le istituzioni debbano avvicinarsi all’argomento con la dovuta calma. Mettere troppa carne al fuoco subito sarebbe controproducente,” mi spiega. “Siamo molto positivi comunque: stiamo ricevendo proposte di ogni tipo: parlamentari, associazioni pazienti—in particolare dall’Associazione Luca Coscioni—, enti.” “Il grosso problema della cannabis terapeutica, in Italia, è che la Sanità ancora non la conosce. Personalmente credo che il 99% dei medici non faccia prescrizioni di questo tipo non perché non voglia, ma perché non sa cosa fare: vorrebbero prescriverla ma, di fatto, non sanno come impostare un piano terapeutico, i dosaggi, i tipi di cannabis. È un problema di istruzione e informazione, ma ogni punto di partenza è buono: ogni studio medico o ASL che si aggiunge alla lista di centri abilitati alla prescrizione o alla distribuzione è un passo in più verso il traguardo—attualmente la situazione non è delle migliori: l’Italia importa dall’Olanda il Bedrocan e i passaggi che intercorrono tra il produttore e il consumatore fanno in modo che si alzi di molto il prezzo; inoltre l’importazione è parecchio limitata, e di conseguenza anche la disponibilità,” mi spiega Antonio. La faccenda non è esattamente semplice. Cosa significa “cannabis terapeutica” in Italia? Quanti sono i pazienti? Let’s Weed è un bisogno oppure una sorta di capriccio liberale? Per capirlo ho contattato [il Senatore Marco Perduca](http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Attsen/00025230.htm?ref=stellakamikaze.org), responsabile delle campagne su Droghe e Cannabis Terapeutica per l’[Associazione Luca Coscioni](http://www.associazionelucacoscioni.it/?ref=stellakamikaze.org). “La contabilità delle ricette è piuttosto difficile per chiunque, figuriamoci per un’associazione come la nostra: al Ministero della Salute monitorano la situazione sulla base delle richieste di importazione dei prodotti dall’Olanda—forse la cosa migliore sarebbe chiedere a loro ma dalle dichiarazioni pubbliche direi che non andiamo oltre le 200 persone. La legge nazionale adottata nel 2007 non prevede una lista di condizioni trattabili coi cannabinoidi; le 15 leggi adottate a livello regionale dal 2012 alle volte specificano le patologie e quali medici possono prescrivere la cannabis,” mi spiega il Senatore. “La letteratura scientifica in italiano inizia a essere corposa, quel che ancora manca sono i trial clinici a conferma della teoria. Generalmente viene ritenuto che vi possano essere giovamenti in patologie gravi e altamente invalidanti come, tra le altre, la sclerosi multipla, quella laterale amiotrofica, il glaucoma, le malattie neoplastiche, gli spasmi muscolari e il dolore cronico. In Israele, dove i trial sono molto avanzati, si sta studiando l’impiego dei cannabinoidi nella cura dei tumori.” “Il problema principale è che il Ministero della Salute e gli ordini medici cittadini non hanno mai assunto iniziative per pubblicizzare la legge tra gli operatori” Bisogna capire anche di cosa si sta parlando quando si discute di “cannabis terapeutica,” in Italia. Come spiegatomi da Antonio di Let’s Weed, l’Italia importa cannabis prodotta da Bedrocan, l’unica casa farmaceutica europea autorizzata a coltivare cannabis terapeutica, “La legge nazionale fornisce ai medici generici la possibilità di far ricette su formulari semplici i prodotti che si trovano in farmacia sono importati dai Paesi Bassi e sono il Bedrocan, il Bediol e il Sativex; si tratta di infiorescenze, gocce o spray. Nel primo caso è la pianta negli altri degli estratti,” mi spiega il Senatore. In Italia non siamo sicuramente in pole-position quando si parla di determinate tematiche; un altro dubbio, quindi, è che si possano configurare casi di “obiezione di coscienza,” di negazione a partire da principi morali ed etici dell’utilità del farmaco, e quindi della sua prescrizione e vendita. “La normativa non prevede il diritto all’obiezione di coscienza: c’è sicuramente grande timore o ritrosia, e in certi casi abbiamo registrato opposizioni ideologiche—la cannabis viene ritenuta prima una droga proibita e poi, eventualmente, una medicina—, ma il problema principale è che il Ministero della Salute e gli ordini medici cittadini non hanno mai assunto iniziative per pubblicizzare la legge tra gli operatori! Anche quando si trova un medico disposto a prescrivere i cannabinoidi (e l’Associazione ha lanciato un appello a settembre che ha riscosso un discreto successo) siamo noi che dobbiamo spiegare la legge. Il Ministero dovrebbe adottare delle chiare e ampie linee guida e farle conoscere con campagne istituzionali di sensibilizzazione pubblica,” il Senatore quindi mi conferma il problema evidenziato da Antonio. Gli operatori sanitari italiani non sono informati circa la legge e le metodologie per applicarla. Mentre vengono avviati progetti di legge e l’opinione pubblica si apre lentamente all’idea della legalità della cannabis resta però evidente una problematica: se da domani la cannabis terapeutica fosse legale in ogni suo aspetto (prescrizione, acquisto, autocoltivazione e consumo), quanto ci potrebbe mettere il sottoscritto a fingere un mal di testa per procurarsi la sua dose quotidiana di sostanza a scopo ricreativo? “la cannabis terapeutica è legale in tre dei quattro aspetti dal 2007, manca solo la possibilità di poterla consumare privatamente—e trattandosi di un medicinale si potrebbe esser d’accordo se non si sapesse che coltivare una pianta di cannabis per fini non medici prevede pene detentive che possono arrivare fino a sette anni! Malgrado tutti gli studi dimostrino il contrario, c’è ancora chi ritiene che la marijuana sia la “droga” di passaggio verso le sostanze pesante e c’è chi pensa che la cannabis terapeutica possa produrre gli stessi effetti di uno spinello senza ricordare che trattandosi di una terapia c’è un rapporto di base col medico curante,” mi spiega il Senatore. “Il problema esiste quindi più dal punto di vista della polemica che non della scienza. Detto questo, nei prossimi mesi la Camera dei Deputati dovrebbe avviare il dibattito su un testo di legge sottoscritto da quasi 200 Deputati che prevede la legalizzazione della marijuana per qualsiasi fine, quindi sarà affrontato il problema alla radice per regolamentarlo in modo trasparente. Inoltre, potrebbe essere utile tener presente che nel mese di settembre l’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite [ha presentato uno studio](http://www.huffingtonpost.it/marco-perduca/nazioni-unite-chiedono-depenalizzazione-droghe-%5Fb%5F8139098.html?ref=stellakamikaze.org) in cui si invitano tutti gli Stati membri dell’ONU a decriminalizzare l’uso e il possesso personale delle sostanze proibite,” mi spiega. In conclusione, la sensazione è che in Italia si stiano affrontando due percorsi paralleli: il primo, quello del progetto di legge dell’Intergruppo, il secondo, quello della regolamentazione del sistema delle terapie a base di cannabis. In un senso o nell’altro sembra però che l’imperativo sia lo stesso: informare in ogni senso possibile circa la sostanza e i suoi effetti al fine di esaurire ogni dubbio e inutile polemica. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/in-italia-la-cannabis-terapeutica-legale-ma-il-farmaco-non-disponibile/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 ottobre 2015.* ### Cosa è successo al convegno sui videogiochi a Montecitorio URL: https://stellakamikaze.org/cosa-e-successo-al-convegno-sui-videogiochi-a-montecitorio/ Last updated: 2026-07-03T22:51:56.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 ottobre 2015.* Venerdì pomeriggio nella Sala del Mappamondo della Camera dei Deputati si è tenuto un convegno. Si è discusso “[ A proposito di videogiochi: riflessioni, proposte e osservazioni sul mondo dei videogame in Italia](http://webtv.camera.it/ckeditor%5Fassets/attachments/195/videogiochi.pdf?ref=stellakamikaze.org).” A memoria—o meglio, [a memoria dell’archivio web del sito della Camera](http://webtv.camera.it/archive?ref=stellakamikaze.org)—è la prima volta che Montecitorio ospita un’udienza omnicomprensiva sul mondo dei videogiochi. Il ricco programma si è composto di tre round: un primo più legato all’industria; un secondo dedicato alla relazione tra videogiochi e salute dei più giovani; il terzo round, infine, ha avuto un carattere più politico e di discussione generale sull’argomento. Il convegno è visibile nella sua interezza [sul sito della WebTV della Camera dei Deputati](http://webtv.camera.it/evento/8393?ref=stellakamikaze.org)—io l’ho seguito in diretta, e tutto sommato poteva andare molto peggio. Si tratta comunque di più di tre ore di chiacchiere espresse in politichese e con il saltuario intervento di un traduttore piuttosto incerto: un riassunto potrebbe dunque fare comodo. I precedenti non sono esattamente incoraggianti: [le baruffe da salotto televisivo](http://www.video.mediaset.it/video/striscialanotizia/servizio/509529/videogiochi-violenti.html?ref=stellakamikaze.org) che hanno visto protagonisti videogiochi violenti e opinionisti del caso si sprecano, [e più di una volta i videogiochi sono arrivati in Parlamento per motivi tutt’altro che positivi](http://www.gamesvillage.it/speciali-2/81253/le-sette-bugie-di-agcom-alla-camera-dei-deputati/?ref=stellakamikaze.org). In questo caso, però, i punti da affrontare si sono rivelati ben chiari e vale la pena approfondirli visto che quello dei videogiochi, in Italia, [è un mercato da un miliardo di euro](http://www.lastampa.it/2015/08/18/economia/il-boom-dei-videogiochi-litalia-che-si-diverte-vale-un-miliardo-di-euro-bS3tcLJxgZzcDszlDw0PIL/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). Durante il primo round il gruppo di rappresentanti dell’industry ha chiesto al Governo di avviare un processo di riforma nei confronti del cuneo fiscale subito dai videogiochi in Italia. Nei fatti i provvedimenti richiesti corrispondono all’istituzione di un [tax credit](http://www.anica.it/web/tax-credit-e-finanziamenti/normativa-tax-credit?ref=stellakamikaze.org) e di un [, come avviene per il cinema.](https://it.finance.yahoo.com/notizie/tax-shelter-agevolazione-settore-cinematografico-italiano.html?ref=stellakamikaze.org) *tax shelter*Si tratta di un capriccio? I fatti parlano chiaro e lo spiega bene Giovanni Bazzoni di[ Digital Tales](http://www.dtales.it/?ref=stellakamikaze.org). “L’industria dei videogiochi vale nel mondo 75 miliardi di dollari—25 negli Stati Uniti, 25 in Europa e un po’ più di 25 nella zona orientale. L’industria dell’intrattenimento è più ampia ovviamente: negli Stati Uniti i videogiochi valgono il 13% del fatturato dell’entertainment; 30 anni fa valevano solo il 4%—il valore si è triplicato, a scapito di segmenti come il cinema, che negli Stati Uniti vale oggi solo 11 miliardi,” spiega. “I consumatori si sono spostati: la generazione dei coin-op ha cominciato a giocare con i figli. Sono passati dalla TV ai videogiochi, e anche in Italia ci sono le stesse opportunità di profitto, e lo testimoniano i 29 milioni di giocatori presenti. Come coglierla? In Italia ci sono circa 100 aziende che si occupano di videogiochi e il 90% di esse sono autofinanziate—ma è ovvio che un modello del genere non possa funzionare, l’unica via sono gli investimenti, ma non ci sono ancora le condizioni,” continua, poco prima di arrivare al sodo. “Perché in Italia si fa fatica? Per esempio, il cuneo fiscale è parecchio pesante—è difficile isolare un’industria, ma per quella del cinema sono previste agevolazioni come il *tax credit* e il *tax shelter*. Riuscire ad ottenere queste piccole cose potrebbe innescare l’interesse degli investitori, permettendo così alle piccole aziende italiane che si occupano di app e mobile di lanciarsi nel mercato console. È un’opportunità da non perdere, queste aziende possono e devono fruire di questi vantaggi fiscali,” conclude. La questione è piuttosto semplice: l’industria del videogioco in Italia ha tutte le carte in regola per ingranare, a partire dalla domanda fino ad arrivare alla spinta creativa che potrebbe arrivare dall’offerta. Perché non ci mettiamo al passo con il resto del mondo e concediamo agli sviluppatori di videogiochi gli sgravi fiscali di cui hanno bisogno? “C’è chi considera i giochi la base della società moderna.” Il secondo round si è intrecciato, invece, attorno a questioni meno pratiche e più accademiche. I videogiochi fanno male? Sì, no, forse. Luigi Galimberti, dell’[Associazione genitori attenti](http://www.genitoriattenti.com/?ref=stellakamikaze.org), guida la cavalleria entrando nel merito della questione. [Racconta una storia di cronaca](http://www.ilgiorno.it/milano/videogame-1.1338711?ref=stellakamikaze.org): una madre disperata perché il figlio, dopo una giornata intera appresso ai videogiochi, si è rinchiuso in bagno dopo che lei gli ha staccato la spina della console. Solo i carabinieri, infine, salvano la situazione. Galimberti spiega quali sono i rischi delle dipendenze comportamentali—come quelle per gli smartphone, internet, le scommesse e anche i videogiochi: quando parliamo di sostanze da dipendenza tradizionale parliamo di un sistema di ricompensa dopaminica che viene disturbato dall’introduzione di sostanze stimolanti più potenti. Un destro di un alcaloide funziona meglio del nostro naturale ciclo dopaminico, ed è quando il nostro cervello se ne accorge che nasce la dipendenza. Galimberti, dunque, vuole dimostrare come questo processo relativo alle droghe tradizionali si consumi in maniera identica anche quando si tratta di dipendenze comportamentali. “Ogni cellula, una volta stimolata da un impulso elettrico, deve tornare a a uno stato di quiete. Questo processo richiede un tempo di 2 / 3 millisecondi, nel nostro cervello: se questo tempo non viene rispettato entra in gioco una compulsione che genera la dipendenza,” spiega Galimberti. “Esiste da sempre: da quando l’uomo è apparso sulla Terra, se un comportamento è positivo per la sopravvivenza della specie allora quel comportamento viene incoraggiato e ricompensato con una spruzzatina di dopamina.” Galimberti procede poi a presentare due studi, uno sperimentale e un altro concluso. Il succo è che chi gioca più di due ore al giorno dorme meno di otto ore, e Galimberti crede che questo dato sia collegato alla sua premessa. Di fatto, per Galimberti, le ore di sonno sono direttamente collegate ad un corretto sviluppo del cervello dell’adolescente che, quando lasciato dormire, cresce in maniera sana e protetta da abusi e dipendenze. Il dato che Galimberti presenta è chiaro, il 17% dei bambini 1-5 anni dorme meno di 8 ore—allo stesso tempo, il rapporto sulle tossicodipendenze uscito qualche settimana fa rileva che circa il 20% dei ragazzi italiani fa uso quasi abituale di sostanze ad abuso. Per Galimberti quel 17% corrisponde a quel nucleo di bambini che dopo i 15 anni svilupperanno una dipendenza. La soluzione, secondo lui, è coinvolgere i genitori, “che dovrebbero essere messi a conoscenza di queste cose e dovrebbero tornare a mettere a letto il bambino dopo Carosello—bisogna insegnargli il sacrificio, ad aspettare un pochettino per soddisfare il piacere.” Subito dopo è il turno di [Jeffrey Goldstein](http://goldstein.socialpsychology.org/?ref=stellakamikaze.org), dell’Università di Utrecht. Esperto di game studies, Goldstein racconta al pubblico come vengono effettuate le ricerche sull’influenza dei videogiochi sul nostro stato psicologico e comportamentale. “Tutte le forme di divertimento, tutti i medium possono generare polemiche che vanno al di là dei valori sociali della borghesia, ed è ciò che li rende attraenti ai maschi adolescenti. C’è chi considera i giochi la base della società moderna. Esistono due filoni di ricerca in merito ai videogiochi, in primo luogo gli studi di correlazione: quali tratti comportamentali sono correlati all’uso di videogiochi violenti? Bisogna essere consapevoli che la correlazione tra due fattori non porta un nesso causativo tra le due causalità.” “Stiamo parlando di un gioco, ma si potrebbe trattare di una necessità biologica. Tutti i giovani, in varie specie di primati, usano forme di gioco aggressive—apparentemente aggressive: perché in realtà non c’è intenzione di far male a nessuno. Personalmente non credo che si possano studiare in laboratorio i videogiochi, questo perché non appena entri in un laboratorio per uno studio scompare la componente fondamentale dei videogiochi, ovvero quella ludica; in laboratorio vengono misurate le risposte a possibilità poste del gioco come quella di uccidere o di non uccidere, ma spesso ci dimentichiamo che nel videogioco l’omicidio è previsto,” spiega Goldstein. “Altre volte si chiede alle persone, dopo aver giocato con un videogioco, di competere con altre persone: la punizione per chi perde è una raffica di esplosioni di rumore bianco, ciò è definito come comportamento aggressivo. In alcuni esperimenti i partecipanti possono dare un cracker con salse piccanti e più la salsa è piccante, più sei aggressivo. Mi sembra assurdo: questi sono indicatori di comportamenti aggressivi? Questo tipo di esperimenti mi sembrano deboli a livello metodologico,” rivela. Per Goldstein ciò che manca sono studi longitudinali tra videogiochi violenti e non: gli effetti comportamentali sulla psicologia dell’uomo sono stati registrati, ma solamente per un breve periodo—circa 4 minuti dalla conclusione della partita. Il fatto è che continuano a essere assenti diagnosi mediche ufficiali sull’assuefazione da videogiochi. La questione non è banale: gli studi in questo ambito sono decisamente pochi, ma ancora meno sono le normative metodologiche da applicare alla ricerca. I due interventi di Goldstein e Galimberti sono stati coadiuvati da un ottimo sermone di Simon Little, managing director del [PEGI](http://www.pegi.info/it/?ref=stellakamikaze.org), l’istituzione che si occupa di stabilire quali videogiochi siano adatti a quale fascia d’età di persone. Non la riporto per questioni di lunghezza, ma ha spiegato in maniera pressoché perfetta qual è il ruolo del PEGI e come lavora nell’industria. Il terzo round, unica nota tristemente negativa del convegno, si è composto di una sequela di evitabilissime arringhe politiche che non hanno fatto altro che inquinare un’ottima conferenza su un tema specifico. [Sono molti i delusi](http://34bigthings.com/non-parlatemi-di-videogiochi/?ref=stellakamikaze.org) Per la prima volta sono stati avanzati punti concreti: ai videogiochi in Italia servono tre cose: il tax credit, il tax shelter, ed un’educazione e informazione corretta e concreta su quali siano i rischi del gioco. [Altrove ci si chiede se non sia forse ora di modificare le leggi vigenti](http://www.eurogamer.it/articles/2015-10-03-videogiochi-e-minorenni-in-italia-la-legge-sta-per-cambiare-camera-deputati-aesvi-politica-editoriale?ref=stellakamikaze.org). Questo convegno ha però dimostrato che è possibile intavolare un discorso serio sulla tematica, tutto ciò che serve sono personalità competenti e la possibilità di discutere. Nel frattempo, [un primo passo potrebbe essere quello di comprendere appieno la realtà del PEGI](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-al-pegi-come-ci-salvera-da-gta?ref=stellakamikaze.org), l’unica istituzione che può mediare efficacemente tra gli appassionati di videogiochi e i genitori spaventati. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-successo-al-convegno-sui-videogiochi-a-montecitorio/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 ottobre 2015.* ### La leggenda dell’uomo che ha comprato Google.com per un minuto URL: https://stellakamikaze.org/la-leggenda-delluomo-che-ha-comprato-google-com-per-un-minuto/ Last updated: 2026-07-03T22:51:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º ottobre 2015.* [Il cybersquatting è avanguardismo digitale](http://motherboard.vice.com/it/read/come-l-internet-nell-era-del-cybersquatting?ref=stellakamikaze.org), è sfruttare l’anarchia di internet per aggirare il capitalismo istituzionalizzato. È aspettare che il dominio [www.vice.com](http://www.vice.com/?ref=stellakamikaze.org) scada e acquistarlo prima che VICE si ricordi di rinnovarlo, per poi rivenderlo a VICE a peso d’oro. È una sorta di ultimo slancio reazionario contro la gentrificazione del web ed è una pratica tanto difendibile grazie ai nobili intenti che la guidano quanto, di fatto, poco elegante. Così poco elegante che gli Stati Uniti le hanno dedicato una legge apposita, [di modo da renderla illegale in ogni senso possibile](https://en.wikipedia.org/wiki/Anticybersquatting%5FConsumer%5FProtection%5FAct?ref=stellakamikaze.org). Chiaramente gli imprevisti capitano, ma non si tratta mai di tragedie, sono sempre “[felici incidenti.](https://www.youtube.com/watch?v=%5FTq5vXk0wTk&ref=stellakamikaze.org)” È il caso di Sanmay Ved, ex-dipendente Google, che per un leggendario, infinito, stupendo e sognante minuto [ha letteralmente posseduto il dominio Google.com](https://www.linkedin.com/pulse/i-purchased-domain-googlecom-via-google-domains-sanmay-ved?ref=stellakamikaze.org). Come ha fatto? L’ha comprato. E l’ha fatto perché [Google Domains](https://domains.google.com/about/?ref=stellakamikaze.org), il servizio di Google adibito a piattaforma per l’acquisto di domini web, lo mostrava come disponibile per 12 dollari netti. “Era l’1,20 di notte di martedì scorso quando è successa una cosa piuttosto strana. Ho cliccato sull’icona “aggiungi al carrello” a fianco al dominio di Google.com—icona che non dovrebbe apparire se il dominio non è disponibile. Il dominio è stato correttamente aggiunto al mio carrello; speravo di ricevere un qualche tipo di messaggio di errore tra una pagina e l’altra, ma alla fine ho completato l’acquisto e la mia carta di credito ha effettivamente processato la transazione!” – [Sanmay Ved](https://www.linkedin.com/pulse/i-purchased-domain-googlecom-via-google-domains-sanmay-ved?ref=stellakamikaze.org) Martedì scorso Sanmay ha quindi effettivamente acquistato il dominio di Google.com—ma non si è trattato soltanto di questo: per i pochi minuti che Sanmay ha trascorso in possesso del dominio, l’ex-dipendente ha avuto accesso anche a degli strumenti da webmaster. Forse, [visto e considerato che Google.com è il dominio più visitato dell’intera rete](http://www.alexa.com/topsites?ref=stellakamikaze.org), qualche livello di sicurezza in più potrebbe non guastare. Il sogno si è però esaurito in fretta: dopo poco più di un minuto le email che Sanmay aveva ricevuto per confermare l’avvenuto ordine sono state contraddette da un altro round di email che di fatto annullavano l’ordine e trasferivano il controllo del dominio a Google—il tutto in virtù del fatto che l’acquisto era stato eseguito attraverso Google Domains, un servizio che Google poteva controllare nella sua interezza. [Nell’intervista per Business Insider](http://uk.businessinsider.com/this-guy-bought-googlecom-from-google-for-one-minute-2015-9?r=US&IR=T&ref=stellakamikaze.org), la vicenda di Sanmay assume toni romantici quando si scopre che la sua immagine profilo Facebook è il solitario logo di Google+, “Non riesco a togliermi di dosso l’idea che per un attimo ho davvero posseduto Google.com.” Mi dispiace, Sanmay. :( --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-leggenda-delluomo-che-ha-comprato-googlecom/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 ottobre 2015.* ### Lo strano caso di TREEFINDER, il software per gli alberi filogenetici URL: https://stellakamikaze.org/lo-strano-caso-di-treefinder-il-software-per-gli-alberi-filogenetici/ Last updated: 2026-07-03T22:51:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 settembre 2015.* “A partire dall’1 ottobre 2015 non permetterò più che il mio software, TREEFINDER, venga utilizzato nelle seguenti nazioni europee: Germania, Austria, Francia, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Svezia e Danimarca—ovvero i paesi che più di tutti stanno dando asilo a immigrati non europei. Per tutte le altre nazioni, la vecchia licenza rimane valida. Gli Stati Uniti sono già stati esclusi dalla licenza di utilizzo di TREEFINDER il febbraio scorso. \[…\] Lo posso fare perché TREEFINDER è una mia proprietà.” [TREEFINDER](http://www.treefinder.de/?ref=stellakamikaze.org) è un software gratuito sfruttato [per la ricostruzione su massima verosimiglianza](https://it.wikipedia.org/wiki/Metodo%5Fdella%5Fmassima%5Fverosimiglianza?ref=stellakamikaze.org) di [alberi filogenetici](https://it.wikipedia.org/wiki/Albero%5Ffilogenetico?ref=stellakamikaze.org) generati a partire da una sequenza molecolare, e dal primo ottobre il suo sviluppatore, [Gangolf Jobb](http://www.treefinder.de/author.html?ref=stellakamikaze.org), ha deciso di limitarne l’utilizzo, escludendo dalla licenza i ricercatori di tutte le nazioni europee che più si stanno esponendo in aiuto dei profughi arrivati nel continente [durante questa crisi migratoria](http://www.vice.com/it/tag/Migranti?ref=stellakamikaze.org). Un albero filogenetico è una rappresentazione grafica di uno schema filogenetico, ovvero “[uno studio delle relazioni evolutive tra entità biologiche (non solo specie) che condividono antenati comuni](http://docente.unife.it/giorgio.bertorelle/didattica%5Finsegnamenti/biologia-evoluzionistica-1/20112012/Biologia%5FEvoluzionistica%5FAlberiFilogenetici.pdf?ref=stellakamikaze.org),” e in ambito scientifico avere a disposizione uno strumento come TREEFINDER è un’ottima comodità, [tanto che secondo Google Scholar il suo utilizzo è stato citato oltre 900 volte](https://scholar.google.com/scholar?cites=14196534113674093618&as%5Fsdt=2005&sciodt=0,5&ref=stellakamikaze.org). La decisione di Jobb è piuttosto singolare e [secondo quanto dichiarato a Science Reporter](http://news.sciencemag.org/europe/2015/09/scientist-revokes-software-license-protest-immigration-friendly-policies?ref=stellakamikaze.org) dal co-autore del [paper originale](http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960982214000694?ref=stellakamikaze.org) su TREEFINDER, Korbinian Strimmer, “Jobb era solito inviare strane email con richiami razzisti ai professori tedeschi.” Ancora, alcuni ricercatori [interrogati da Science Reporter](http://news.sciencemag.org/europe/2015/09/scientist-revokes-software-license-protest-immigration-friendly-policies?ref=stellakamikaze.org) affermano che “non poter più utilizzare TREEFINDER non sarà una grande perdita per nessuno,” ha detto Sandra Baldauf, biologa alla Università di Uppsala, in Svezia, e che continueranno a generare alberi filogenetici grazie a software come “ [Consel](http://www.sigmath.es.osaka-u.ac.jp/shimo-lab/prog/consel/?ref=stellakamikaze.org), l’algoritmo che fornisce TREEFINDER della sua potenza analitica—ma dopo le dichiarazioni di Jobb avrei comunque smesso di usare TREEFINDER, anche se ciò avesse significato tornare a usare carta e penna.” La vicenda, per quanto non disastrosa per la ricerca, dimostra come anche in ambiti come quello scientifico dei malumori relativi a questioni sociali e politiche possono rivelarsi incisivi e influenti. Nel frattempo, a Ventimiglia, sul confine francese, [un presidio autogestito da attivisti e migranti è stato sgomberato](http://www.vice.com/it/read/presidio-no-borders-ventimiglia-sgombero-817?ref=stellakamikaze.org), privando così centinaia di migranti e profughi di un campo base sicuro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/scienziato-revoca-software-a-ricercatori-di-paesi-che-aiutano-migranti/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 settembre 2015.* ### I 10 tweet di Edward Snowden se fosse italiano URL: https://stellakamikaze.org/i-10-tweet-di-edward-snowden-se-fosse-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:51:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 settembre 2015.* Se siete arrivati qui forse non c’è nemmeno bisogno di ribadirlo; ieri pomeriggio Edward Snowden, l’ex-analista governativo americano che ha esposto i segreti dell’NSA, [è approdato su Twitter](https://twitter.com/Snowden?ref=stellakamikaze.org). Poche parole, giusto un classico “hello world” e qualche scambio di battute con Neil deGrasse Tyson. Centinaia di migliaia di follower racimolati nell’arco di poche ore e solamente un account seguito: quello dell’NSA. È ormai moltissimo tempo che Snowden ha smesso di essere un normale *whistleblower* ed è diventato un vero e proprio stendardo della libertà di parola nel mondo. La sua storia è stata raccontata in tutte le salse ed [è stato realizzato anche un (ottimo) film sulla sua vicenda, ](http://motherboard.vice.com/it/read/la-donna-che-ha-catturato-snowden?ref=stellakamikaze.org)*Citizenfour*. Resta da chiedersi cosa sarebbe successo se Edward Snowden fosse stato italiano. La risposta ve la diamo noi, tranquilli. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-10-tweet-di-edward-snowden-se-fosse-stato-italiano/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 settembre 2015.* ### Degli Anonymous italiani hanno pubblicato dei dati di Banca Intesa e Unipol URL: https://stellakamikaze.org/degli-anonymous-italiani-hanno-pubblicato-dei-dati-di-banca-intesa-e-unipol/ Last updated: 2026-07-03T22:51:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 settembre 2015.* Nel pomeriggio di questa domenica una cellula indipendente di Anonymous Italia [ha rivendicato il dump online di numerosi database](https://pad.riseup.net/p/opbankdump?ref=stellakamikaze.org) appartenenti a Intesa Sanpaolo e Unipol Banca; si tratta di 90 elenchi dati appartenenti a Intesa e 10 di Unipol, i quali contengono i dati sensibili di dipendenti e persone legate ai due istituti. Le due aziende, [contattate da Repubblica](http://www.repubblica.it/tecnologia/2015/09/28/news/anonymous%5Fopbankdump%5Funipol%5Fintesa-123815381/?ref=stellakamikaze.org), hanno negato qualsiasi tipo di accesso non autorizzato ai loro sistemi, “I dati pubblicati online sono a disposizione di un fornitore esterno. Escludiamo impatti per la nostra clientela.” La cellula, Ghost Italy, [ha annunciato il dump su GhostBin con un comunicato piuttosto chiaro](https://ghostbin.com/paste/uthcr/raw?ref=stellakamikaze.org). Ovunque, nelle case dei cittadini, nelle ditte artigianali, commerciali, industriali,l’argomento più scottante è la mancanza di credito. Le Banche sono ormai smascherate e l’unica parola che le definisce appieno è speculazione. Dopo la chiara distruzione dell’economia statale come familiare, continuano ad arrivare fondi sempre più caricati da un debito oramai incolmabile. Basta leggere come fu costruita la prima moneta, per capire come il debitto si sia insidiato già negli albori di questa metodologia di scambio, non sufficente questo debito è stato arricchito dalle fantasie capitalistiche di poghi individui, i quali, sensa scrupoli hanno sovraccaricato la valuta fino a renderla irreale. Nonostante questa chiarezza intellettuale lo stato, come i privati cittadini, continuano ad investire, a indebitarsi, continuando a navigare in questo labirinto che non consente vie di salvezza. Pochi saggi si salveranno, la strada è chiara, cosa ne sarà di questi debiti, se nessuno li paga? Cosa accadrà alle banche quando coloro che se lo possono permettere non ne faranno più uso? Quale strada troveranno per continuare a sfruttare le nostre vite e il nostro lavoro? Gli interrogativi sono tanti, ma una cosa è certa, nei tempi che verranno lo scopriremo, le banche sono un nemico sociale che per troppo tempo ha agito indisturbato, ora è tempo di dire basta. L’azione, di fatto, è di carattere dimostrativo, visto che per quanto i dati pubblicati siano effettivamente sensibili è difficile che un malintenzionato riesca a causare danni, una volta armatosi di questi elenchi di username e password. L’intenzione era quella di sottolineare ancora una volta quanto dozzinali siano i sistemi di sicurezza di numerose istituzioni che fanno della protezione dei dati dei loro clienti il loro cavallo di battaglia. Ho contattato gli attivisti di Ghost Italy, che mi hanno confermato che “i dati sono molto sensibili, ed è incredibile quanto le due banche sminuiscano il fatto di essere state violate; \[…\] questa operazione è stata fatto per dimostrare che la protezione di cui le banche si vantano tanto, non esiste.” Ho chiesto loro quanto impegno avesse richiesto l’operazione, “L’impegno c’è stato, ma detto fra noi è stato un gioco da ragazzi.” Questa è l’ultima di una serie di azioni politiche e dimostrative portate avanti da Ghost Italy, [che quest’estate avevano agito contro i siti web di Sistema Commercio](http://it.ibtimes.com/cyber-space/ghost-italy-nuovo-stand-di-anonymous-che-attacca-giustizia-minorile-1413696?ref=stellakamikaze.org), Ferrovie.it, Wind, UILCA, ANSV, Unione dei Carabinieri, Stato Regioni, UIL Polizia e alcuni domini governativi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/degli-anonymous-italiani-hanno-pubblicato-dei-dati-di-banca-intesa-e-unipol/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 settembre 2015.* ### Hooligan Fighters è il picchiaduro che stavi aspettando URL: https://stellakamikaze.org/hooligan-fighters-e-il-picchiaduro-che-stavi-aspettando/ Last updated: 2026-07-03T22:51:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 settembre 2015.* Elijah Wood, poco dopo aver concluso il ciclo de *Il Signore degli Anelli*, si è lanciato nel mondo delle tifoserie calcistiche. È il 2006 quando esce nelle sale \* Green Street Hooligans\*, un film-culto sulla leggenda della *, la curva del West Ham United, una delle più agguerrite di Londra.* [Inter City Firm](https://it.wikipedia.org/wiki/Inter%5FCity%5FFirm?ref=stellakamikaze.org)*Green Street Hooligans* è un’opera parecchio forte: da un lato il cameratismo e l’orgoglio di un plotone di hooligans, dall’altro l’horror vacui che pervade i membri della firm, colpevoli di non avere nessun’altra aspirazione se non quella di supportare la propria squadra di calcio. Si tratta di un film crudo e violento, che racconta del malsano gioco dei pestaggi, dell’alcol e degli insulti, dove tutti, seppur ammaccati, si divertono fino a quando qualcuno non ci lascia la penne. Ci sono voluti nove strazianti anni prima che qualcuno si svegliasse dal torpore generale che sembra aver avvolto l’intero globo terracqueo e decidesse di realizzare un videogioco sugli hooligan—[si chiama ](http://www.hooliganfighters.com/?ref=stellakamikaze.org)*Hooligan Fighters* ed è un picchiaduro multiplayer online dai toni serissimi. Molte botte, molti vestiti, poca pietà: è l’obiettivo dei Crazy Rock Studios, la software house polacca dietro a *Hooligan Fighters*. Il gioco è appena entrato su Greenlight, lo strumento di Steam per mettere in vendita sulla piattaforma videogiochi scelti dalla community, dunque se vi piace l’idea è forse il caso di andare a votare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/hooligan-fighters-e-il-videogioco-sugli-hooligan-definitivo/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 settembre 2015.* ### È avvenuto il primo prelievo nella storia della Banca Globale del Seme URL: https://stellakamikaze.org/e-avvenuto-il-primo-prelievo-nella-storia-della-banca-globale-del-seme/ Last updated: 2026-07-03T22:52:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 settembre 2015.* La Siria al momento non è un bel posto per una vacanza avventurosa, questo perché si sta consumando una guerra civile assurdamente sanguinosa [che ad oggi ha fatto oltre 200.000 vittime](http://www.nytimes.com/interactive/2015/09/14/world/middleeast/syria-war-deaths.html?ref=stellakamikaze.org). Una delle città più devastate dal conflitto è Aleppo, la più popolosa della Siria—eliminate anche questo posto dal vostro giro turistico, [perché anche qui non se la passano per niente bene](https://youtu.be/1Gw4584lycU?ref=stellakamikaze.org)—e proprio Aleppo era la sede della banca nazionale del seme, l’[International Center for Agricultural Research in the Dry Areas](http://www.icarda.org/?ref=stellakamikaze.org) (ICARDA), la quale conteneva campioni provenienti da specie vegetali fondamentali per il clima del luogo, vista la loro resistenza alla siccità. L’ICARDA, inaugurato nel 1977 proprio ad Aleppo, si è occupata per oltre trent’anni di raccogliere, catalogare e conservare semi e campioni vegetali provenienti da tutto il Nord Africa e dal Vicino Oriente con l’obiettivo di portare avanti la ricerca agronomica locale, approfondendo la conoscenza delle specie già conosciute alla scopo di crearne di nuove, più adatte a sopravvivere al clima della zona. Tutto è filato liscio fino a pochi anni fa quando, nel 2012, alcune strutture della sede principale di Aleppo sono state danneggiate dalla guerriglia urbana: l’ICARDA ha deciso quindi di continuare le proprie operazioni ma di avviare il processo di dislocazione del personale, principalmente per garantirne la sicurezza. Il centro studi è stato quindi riposizionato a Beirut, in Libano. Il colpo di grazia è arrivato infine a maggio 2014, quando dei contingenti armati di ribelli hanno occupato il centro di ricerca principale dell’ICARDA ad Aleppo, e costretto i ricercatori a pagare per poter continuare il loro lavoro—l’ICARDA ha rifiutato e il compromesso è stato quello del pagamento in approvvigionamenti. Qual è la notizia? [L’ICARDA ha formalmente richiesto alla Banca Globale del Seme di Svalbard](http://motherboard.vice.com/read/the-doomsday-vault-for-the-worlds-seeds?ref=stellakamikaze.org), in Norvegia, l’invio di 130 pacchi contenenti un totale di 116.000 campioni che l’ICARDA stesso aveva precedentemente inviato a Svalbard per la catalogazione. Quello di Svalbard è il *Global Seed Vault*, il centro di ricerca e di stoccaggio per semi più grande del mondo, che dovrebbe fungere da ultima spiaggia nel malaugurato caso si consumasse un’apocalisse. Sono oltre 860.000 i campioni di semi che ospita e, immerso nei ghiacci al nord della Norvegia, se tagliato dalle linee energetiche, può rimanere in funzione per altri 200 anni. Cary Fowler, fondatore dell’istituto di Svalbard, [ha spiegato che i semi richiesti dall’ICARDA](http://www.abc.net.au/news/2015-08-24/seed-crop-varieties-svalbard-vault-genebank/6720522?ref=stellakamikaze.org), “Si trovano nelle periferie di Aleppo, e la città sta vivendo grossi scontri al momento, con costanti battaglie urbane. Non pensiamo che i semi custoditi dall’ICARDA siano stati distrutti o perduti, ma vista la situazione ad Aleppo ciò potrebbe succedere da un momento all’altro. Non penso che i ricercatori torneranno nella struttura, e dubito anche vi sia modo di recuperare i semi per consegnarli agli agricoltori o agli scienziati.” La necessità è quindi quella di rimpinguare le scorte del nuovo ICARDA di Beirut, di modo da poter continuare la ricerca e, sopratutto, fornire sementi al settore primario della zona, prima che la guerra e il clima poco mite stronchino l’agricoltura. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/e-avvenuto-il-primo-prelievo-della-storia-della-banca-globale-del-seme/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 settembre 2015.* ### Refugee Hero è l'Airbnb per i profughi URL: https://stellakamikaze.org/refugee-hero-e-lairbnb-per-i-profughi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 settembre 2015.* Il tam-tam mediatico si è già, in parte, esaurito, ma sì: l’emergenza profughi c’è ancora, e solo in Siria sta colpendo oltre quattro milioni di persone. Tra uno [Schengen traballante](http://www.economist.com/news/leaders/21665021-only-eu-wide-agreement-asylum-can-save-passport-free-travel-europe-shooting-schengen?ref=stellakamikaze.org) e [un bacino profughi in espansione](http://www.nytimes.com/2015/09/21/world/europe/us-to-increase-admission-of-refugees-to-100000-in-2017-kerry-says.html?ref=stellakamikaze.org) la situazione è ancora parecchio tesa e [ben lungi dall’essere risolta](https://news.vice.com/topic/open-water?ref=stellakamikaze.org). Abbiamo già abbondantemente spiegato il perché [la tecnologia sia oggi una risorsa indispensabile per qualunque migrante](http://motherboard.vice.com/it/read/gli-smartphone-stanno-salvando-la-vita-dei-migranti?ref=stellakamikaze.org), ma di fatto si tratta di garantire l’accesso a strumenti già esistenti o [ad applicativi progettati per gestire situazioni locali](https://news.vice.com/article/europeans-are-creating-apps-and-illustrated-travel-guides-to-help-migrants-find-their-way?ref=stellakamikaze.org). Da qualche giorno, però, è aperto al pubblico \* Refugee Hero\*, quello che è in tutto e per tutto un Airbnb per i rifugiati. Ideato da 3 studenti olandesi, l’obiettivo finale di *Refugee Hero* non è quello di garantire un tetto sopra la testa dei rifugiati, “Vogliamo che gli eroi \[ovvero i residenti che offrono aiuto, ndr\] aiutino i rifugiati ad ambientarsi nel nuovo, strano paese in cui si trovano,” ha detto Ayoub Aouragh. “Ciò significa che Refugee Hero crescerà per diventare una piattaforma che faciliti la risoluzione di tutte quelle problematiche legate alla migrazione. Dall’aiutare i rifugiati a trovare una nuova scuola per i loro bambino fino al sistemare le pratiche per il welfare e la richiesta di un passaporto.” Refugee Hero ci permette di fare un passo avanti nella gestione dell’emergenza, approfondendo un discorso paradossale agli intenti del progetto: ora che si è capito che quella attuale è un’ondata migratoria inevitabile e necessaria, è giunto il momento di porre un freno alla retorica dell’aiuto, a favore di una maggiore organizzazione? [In tutta Europa si stanno moltiplicando le iniziative votate ad aiutare i migranti](https://news.vice.com/article/europeans-are-creating-apps-and-illustrated-travel-guides-to-help-migrants-find-their-way?ref=stellakamikaze.org) in arrivo e ciò ci permette di riflettere su questa improvvisa corsa umanitaria—ovviamente in una situazione del genere non c’è e non ci deve essere un limite al concetto di “aiuto”, ma quando la filantropia si trasforma in retorica fine a se stessa? Ne ho parlato con Ayoub, uno dei tre studenti dietro all’Airbnb dei profughi. Il primo dubbio che mi è venuto riguarda la gestione pratica di Refugee Hero. Su Airbnb ci sono di mezzo i soldi, quindi oltre che a esserci una forma di controllo da parte della piattaforma sono gli utenti stessi che si adoperano per far sì che ogni soggiorno fili liscio: se Refugee Hero diventasse davvero una piattaforma utilizzata in tutte le zone sensibili all’ondata migratoria sarebbe indubbiamente necessario trovare un modo per evitare abusi da una parte e dall’altra. “Il controllo qualità c’è già. Telefoniamo, scriviamo e manteniamo i contatti con tutti i padroni di casa per monitorare la situazione. Crediamo che Refugee Hero possa diventare una grande piattaforma, e quando lo sarà saremmo pronti per aiutare milioni di rifugiati,” mi spiega Ayoub. Siamo poi entrati nel merito della questione retorica; in questo senso un aspetto che mi ha fatto storcere il naso è la definizione utilizzata per definire chi mette a disposizione degli spazi, “Hero”. Perché un gesto guidato da un sentimento umano deve essere trasformato in un atto eroico? L’obiettivo non dovrebbe essere quello di rendere l’aiutare i profughi un atteggiamento comune? “Io credo che aiutare i bisognosi sia un gesto che richiede un certo riconoscimento, un titolo di cui si possa andare fieri. Ovviamente dovrebbe trattarsi della normalità, ma vogliamo fare in modo che chiunque aderisca sappia di essere un eroe. È necessario incoraggiare questo tipo di comportamento, certo, ma la situazione non è la stessa in tutta Europa. Molti semplicemente non vogliono farlo o addirittura non hanno idea che questi profughi abbiano bisogno di aiuto. Vogliamo ridare umanità alle persone,” conclude lo studente. Abbiamo poi fatto un paio di chiacchiere sull’emergenza profughi in generale, “È terribile vedere questi bambini, donne e uomini fuggire dalle loro case. Prova a immaginare te stesso in una situazione simile: scappare e abbandonare ogni cosa, la tua famiglia, i tuoi amici, la tua casa, tutto ciò che possiedi. Devo dire che l’Olanda si sta comportando bene in questo senso, si sta assicurando che i rifugiati abbiano un posto in cui stare. Le università, le chiese, le moschee e chiunque abbia un letto in più; tutti stanno offrendo il loro aiuto ai profughi. Anche i media si stanno comportando piuttosto bene qui; non giriamoci attorno: siamo tutti esseri umani, qualunque sia la nostra provenienza. E l’unica cosa che ci accomuna davvero è la nostra umanità.” Infine siamo tornati a parlare della piattaforma e dei prossimi sviluppi, “Questi giorni sono frenetici. Riusciamo a dormire solo qualche ora per notte. Stiamo ricevendo una valanga di email e di candidature, ed è bellissimo sapere che questa idea stia venendo apprezzata in tutto il mondo. Il prossimo passo fondamentale è assicurarsi che la qualità delle sistemazioni non venga inficiata dal gran numero di ospitanti che stanno facendo richiesta. Stiamo anche cercando un modo per lavorare in stretto contatto con le municipalità, le città e le persone che possono offrire un posto letto. Vogliamo diventare una risorsa chiave per ogni migrante,” mi spiega. Resta da chiedersi cosa possiamo fare per aiutare Ayoub e Refugee Hero, “La cosa più importante è far girare la voce ovunque, in particolare dove la crisi si sta facendo più sentire; e l’Italia è uno di questi luoghi. Dobbiamo farci conoscere grazie ai media, ma dobbiamo anche riuscire a lavorare con le città e i loro abitanti,” conclude. Refugee Hero in questi giorni sta facendo il giro dei giornali di mezzo mondo e la voce sta venendo indubbiamente sparsa—l’idea di una piattaforma centrale per l’aiuto dei migranti è brillante, specie se paragonata alle iniziative frammentate (ma assolutamente necessarie) che sono apparse in questi mesi. Se ti avanza un letto, [manda una mail ad Ayoub](http://www.refugeehero.com/become-a-hero/?ref=stellakamikaze.org)—ma prima, verifica se il tuo comune o la tua città hanno già iniziative e progetti in corso; per quanto lodevole, infatti, [il Viminale ha sconsigliato di ospitare profughi autonomamente](http://www.huffingtonpost.it/2015/09/08/viminale-sconsiglia-famiglie-ospitare-profughi%5Fn%5F8102322.html?ref=stellakamikaze.org), e mentre aspettiamo una normativa ufficiale a riguardo la cosa migliore da fare è verificare la burocrazia locale. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/refugee-hero-e-lairbnb-dei-profughi/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 settembre 2015.* ### Come cambierà il mondo del lavoro nei prossimi decenni URL: https://stellakamikaze.org/come-cambiera-il-mondo-del-lavoro-nei-prossimi-decenni/ Last updated: 2026-07-03T22:52:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 settembre 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!* Siamo nel 2015 e stiamo vivendo un’età di mezzo—un periodo storico a metà tra [I pronipoti](https://it.wikipedia.org/wiki/I%5Fpronipoti?ref=stellakamikaze.org) e [Gli antenati](https://it.wikipedia.org/wiki/Gli%5Fantenati?ref=stellakamikaze.org). Tutto accade molto in fretta, e se solo qualche mese fa ho cercato di [analizzare](http://www.vice.com/it/read/macro-capitalismo-piattaforme-economia-555?ref=stellakamikaze.org) le conseguenze dell’avvento di piattaforme come Uber o JustEat, adesso si è già cominciato a pensare a un mondo interamente regolato da quel tipo di modello economico—un mondo fatto cioè di piattaforme e di lavoratori a chiamata. La questione è piuttosto semplice. Anziché fornire direttamente un servizio, si costruiscono piattaforme che mettono in contatto chi ha bisogno di quel servizio e chi quel servizio già lo offre. Si chiama “economia delle piattaforme” e il suo scopo è accorciare il più possibile la distanza tra cliente e fornitore di un servizio, trattenendo una piccola somma per ogni contatto creato. Una volta che si è creata un’infrastruttura, la si è popolata e la si è resa indispensabile per l’adempimento del servizio di cui si occupa, il gioco è fatto. È quello che ha fatto Uber, che proprio grazie all’efficienza della sua piattaforma può continuare a offrire i propri servizi [nonostante abbia diversi problemi legali](http://www.vice.com/it/tag/Uber?ref=stellakamikaze.org). Secondo [un sondaggio](https://ssascholars.uchicago.edu/sites/default/files/einet/files/lambert.fugiel.henly%5F.executive%5Fsummary.b%5F0.pdf?ref=stellakamikaze.org) del 2010 realizzato dall’Università di Chicago, il 62 percento del commercio al dettaglio impiega lavoratori part-time, e sempre più spesso i datori di lavoro preferiscono allargare il proprio bacino di impiegati per mantenere una maggiore flessibilità in quanto a orari e disponibilità piuttosto che impiegare per più ore gli stessi lavoratori. E questo non è solo un esempio, ma è anche un sintomo di [una tendenza](https://www.freelancersunion.org/blog/dispatches/2014/09/04/53million/?ref=stellakamikaze.org) che attraversa sempre più settori e si fa sempre più marcata. Anche quando non si tratta di vendita al dettaglio, il freelancing è all’ordine del giorno: diventa quindi sempre più necessario un organismo che permetta a questo esercito di micro-lavoratori di coordinare le proprie abilità e la propria disponibilità con le necessità dei datori di lavoro. In questo senso, sempre più spesso la tecnologia viene sfruttata a vantaggio del datore di lavoro: l’utilizzo di algoritmi che favoriscano i vantaggi di chi impiega a sfavore di chi viene impiegato è sempre più diffuso, e la mancanza di una vera e propria normativa che regoli questi nuovi modelli lavorativi crea una zona grigia in cui l’unica ancora di salvezza è l’autoregolamentazione. Un esempio è il caso di Starbucks, che fino a poco tempo fa aveva [un sistema automatico](http://www.nytimes.com/2014/08/15/us/starbucks-to-revise-work-scheduling-policies.html?%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org) per cui ai dipendenti a cui veniva richiesto di chiudere il negozio veniva automaticamente richiesto anche di aprirlo il giorno successivo. Per quanto si possa parlare di stacanovismo, è evidente che situazioni del genere sono meri buchi logici in un sistema informatizzato che possono essere risolti solo in due modi: abolendo il sistema informatizzato o obbligandolo a lavorare all’ombra di una normativa ben precisa. Il problema è proprio questo: le tecnologie di cui oggi disponiamo potrebbero diventare le fondamenta di una nuova cultura del lavoro meno autoritaria e più collaborativa, in cui impiegato e datore di lavoro coordinano i loro sforzi per garantire vantaggi a entrambi. I sistemi informatizzati possono essere in grado di eliminare tutta la burocrazia necessaria a rendere un flusso lavorativo dinamico, riuscendo al tempo stesso a fornire a lavoratori e manager le informazioni necessarie per creare una sorta di “coordinazione armonica” nell’interesse di entrambe le parti. Il lavoro sta diventando sempre più frammentato, e le occupazioni durature e i “tempo indeterminato” sono sempre più distanti dall’infrastruttura del lavoro. Il motivo è ovvio: moltissimi settori si stanno espandendo e stanno acquisendo dinamicità e richiedono la stessa dinamicità ai propri lavoratori. Sono sempre di più le occupazioni che al lavoratore chiedono tutto meno che la classica mentalità da scrivania: si va verso un mondo di lavoratori impiegati [in maniera parziale e continua](http://www.nytimes.com/2014/08/15/us/starbucks-to-revise-work-scheduling-policies.html?%5Fr=0&ref=stellakamikaze.org). In un articolo su [The WTF Economy](https://medium.com/the-wtf-economy/workers-in-a-world-of-continuous-partial-employment-4d7b53f18f96?ref=stellakamikaze.org), Tim O’Reilly ha descritto così il bivio davanti al quale ci troviamo: “Ci sono due modi per utilizzare la tecnologia per gestire e coordinare la manodopera. Il primo fornisce dati e controllo solamente ai manager, abbassando il controllo che i lavoratori hanno sul loro lavoro e minimizzando i loro costi per migliorare i profitti dell’azienda; il secondo fornisce questi dati sia ai manager che hai lavoratori, generando così una fascia di impiegati liberi di lavorare quanto e quando vogliono.” È un modo di intendere il lavoro che negli Stati Uniti viene definito “[the 29-hour loophole](http://www.forbes.com/sites/aroy/2012/12/03/why-obamacare-incentivizes-part-time-jobs/?ref=stellakamikaze.org)“—in riferimento al cavillo legale grazie al quale molti datori di lavori sfruttano questa situazione per ottenere una manodopera efficiente ed economica, privandola dei numerosi vantaggi garantitagli dal welfare. Si tratta, insomma, dell’ennesima zona grigia che necessiterebbe di più chiarezza. Ma, in ogni caso, quello delle piattaforme non è l’unico futuro che ci dobbiamo aspettare. [Una ricerca](https://www.pwc.com/gx/en/managing-tomorrows-people/future-of-work/assets/pdf/future-of-rork-report-v16-web.pdf?ref=stellakamikaze.org) di PwC, per esempio, descrive tre possibili scenari, denominati “Orange World,” “Blue World” e “Green World”. Il primo è quello del modello descritto finora, fatto di micro-lavoratori estremamente flessibili; il secondo pronostica invece una forte autorità corporativa e la creazione di grossi conglomerati aziendali votati solamente alla crescita del brand che rappresentano; l’ultimo parla di una crescita economica sostenibile, con un’inversione di tendenza dettata dalle circostanze e un’umanizzazione generale del concetto di lavoro. “La cultura del lavoro è destinata a cambiare,” [afferma la ricerca](https://www.pwc.com/gx/en/managing-tomorrows-people/future-of-work/assets/pdf/future-of-rork-report-v16-web.pdf?ref=stellakamikaze.org). “Nel “Blue World” sarà il punto cardine di una strategia dettata da statistiche e dalla necessità di aumentare i tassi di efficienza. Nell’”Orange World” invece si tratterà principalmente di delegare compiti, frammentare il lavoro per renderlo efficiente e sostenibile. Mentre nel “Green World” la cultura del lavoro sarà necessaria per garantire che la manodopera non venga oppressa dal lavoro stesso.” Benché queste previsioni siano effettivamente credibili, c’è da chiedersi come potrà cambiare il mondo nei prossimi anni. In uno storico articolo del 2001, intitolato *The Law of Accelerating Returns*, [Ray Kurzweil](https://it.wikipedia.org/wiki/Raymond%5FKurzweil?ref=stellakamikaze.org) ha scritto che “i prossimi 100 anni di progresso saranno, di fatto, più una compressione di 20mila anni di progresso regolare.” Nell’era moderna, infatti, le scoperte e le innovazioni arrivano e colpiscono la società a velocità esponenzialmente maggiore rispetto a prima—tanto che appena dieci anni fa una teorizzazione dell’economia delle piattaforme sarebbe sembrata pura follia. Così, inaspettatamente, potremmo ritrovarci a dover fare i conti con nuovi modi di lavorare. Per esempio, l’avvento delle auto self-drive potrebbe portare alla nascita di [una nuova classe](https://medium.com/@alexrubalcava/a-roadmap-for-a-world-without-drivers-573aede0c968?ref=stellakamikaze.org) di lavoratori specializzati costantemente in movimento e pronti a offrire servizi on-demand a qualsiasi ora del giorno e della notte. Insomma, non resta che stare a guardare e sperare di non rimanere inghiottiti dal volume di novità che ogni giorno inondano il mercato del lavoro. *Segui Federico su Twitter* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-lavoro-futuro-843/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 settembre 2015.* ### I migliori videogiochi indie del Gameover 2015 URL: https://stellakamikaze.org/i-migliori-videogiochi-indie-del-gameover-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:52:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 settembre 2015.* Questo weekend il Leoncavallo, a Milano, ha ospitato il [Gameover, festival underground degli sviluppatori indipendenti italiani](http://www.gameovermilano.tk/?ref=stellakamikaze.org). Semplice e lineare: clima da fiera, un sacco di giochi e un sacco di sviluppatori che non vendono l’ora di succhiarti l’anima con le loro chiacchiere su giochi in alpha beta early access e build con poligoni mancanti perché “sai com’è il 2015.” Io ci sono andato sabato pomeriggio, poco prima di venire demolito da un’influenza stagionale—ma sì sa, c’est la vie. Non avendo numeri in mano non posso garantire che questa edizione del Gameover sia stata un successo, ma ciò che posso dire con certezza è che l’assenza della tipica calca da fiera di videogiochi ha reso il mio giro per le postazioni espositive un vero piacere. Niente spintoni, niente folle inferocite, niente (poco) desiderio di fare a pezzi qualunque persona mi passasse vicino. Il grande capannone interno del Leoncavallo è dominato da un lunghissimo serpente di tavoli dove i vari team hanno piazzato le loro postazioni di prova; alle loro spalle, due grossi teli da proiezione, uno con un promo della fiera in loop, l’altro con la grande attrazione videoludica di quest’anno: lo stand di \* Super Botte & Bamba II Turbo\*, che non ha bisogno di presentazioni. Ho avuto la possibilità di dare un’occhiata più o meno a tutto e di provare buona parte dei titoli in esposizione, e questo è il mio personale *best of* del Gameover 2015—ho volontariamente escluso i nomi e titoli già noti, [per quelli potete dare un’occhiata qui](http://motherboard.vice.com/it/read/i-10-giochi-indie-italiani-che-spaccheranno-nel-2015?ref=stellakamikaze.org). Non fanno videogiochi e ciò che esponevano non era interattivo—punto di partenza necessario per poter definire qualcosa un videogioco—ma nonostante ciò sono gli unici ad avermi fatto letteralmente cadere la mascella e brillare gli occhi. L’*Elettra Robotics Lab* è un’associazione di maker senza scopo di lucro che al Gameover ha portato la bellezza di quattro robottoni danzanti sulle note di Morricone. Gli spettacolini scandivano il passare delle ore dentro la fiera; e benché spesso gli automi cadevano dal tavolo o necessitavano che il loro creatore li riposizionasse, sono (quasi) l’unica cosa ad avermi fatto esclamare “wow”. Non chiedetemi il perché, [e non visitate il loro sito web perché se finisce sotto gli occhi sbagliati rischia di essere chiuso dal World Wide Web Consortium](http://www.elettraroboticslab.it/?ref=stellakamikaze.org). Di solito non impazzisco per i platform come The Beggar’s Ride, ma l’idea di rendere un mendicante l’eroe di una “impresa adatta ad un Dio” mi piace. Promossi. “Un viaggio nelle tue paure sotto forma di un puzzle platformer. Esplora il mondo che Josh, un ragazzino affetto da fobia sociale, ha creato per stare lontano dalle altre persone e aiutalo a intraprendere la giusta strada per superare le sue paure.” Letta la descrizione? Il tocco artistico di Sym fa una paura fottuta, e riesce perfettamente nel suo intento: rappresentare la sociofobia. Già noti per il loro stupendo *Cave! Cave! Deus Videt*, i We Are Muesli sono tornati con una raccolta—ancora squisitamente illustrata—di storie sulla liberazione del nazifascismo. Da giocare, ed è anche gratis. Un’avventura punta e clicca ispirata a *La bella addormentata*: perché “sì”? Cavolo, guardatelo: è bellissimo. [Chubby Pixel – The Way of Life / Suicide Guy](http://chubbypixel.com/?ref=stellakamikaze.org) A loro va il premio design: \* The Way of Life\* è un’avventura in cui per procedere bisognerà osservare il mondo di gioco dai tre punti di vista diversi, quello di un imprenditore, di un anziano e di un bambino; *, invece, prevede che il giocatore si uccida per superare ogni livello.* [Suicide Guy: Dreamer](http://chubbypixel.com/games/suicide-guy-dreamer/?ref=stellakamikaze.org)[Martello Nero – Tower of Samsara](https://www.facebook.com/towerofsamsara/photos/a.414626972046099.1073741826.414626078712855/463985407110255/?type=1&theater) *Tower of Samsara*, di Martello Nero, arriva sui nostri schermi con dei bellissimi schizzi di concept art e un lavoro grafico curatissimo. 7+. Che dire: vincitore morale. Uno schermo, un giocatore e niente tra i due; nemmeno le mani. Sapete perché? Perché Neuro Ski si controlla con la mente, con le onde beta del nostro cervello, e con quelle si fa muovere un omino lungo una pista da sci. Approfondirò. [Malebolge Games Studios – The Deepest Darkness](https://www.facebook.com/deepestdarkness?fref=ts) Un bel nome per una casa di sviluppo italiana: arrivano accompagnati del loro *The Deepest Darkness*, un’avventura in prima persona che sembra funzionare. Un videogioco così “nella media” che sembra addirittura poter avere davvero un futuro; incredibile. Blue Volta è un’avventura in terza persona completamente illustrata a mano, è bellissima e potrebbe dare filo da torcere a molte altre produzioni indie estere. Da tenere d’occhio. **Monkeys Jam Games – Magic Carpet High Experience** Uno dei pochi titoli di questa lista che potrebbe davvero sbancare il banco: *Magic Carpet High Experience* è veloce titolo mobile free to play. L’obiettivo è sopravvivere, e per farlo sarà necessario spostare il tappeto sopra cui il personaggio si trova per far sì che i nemici incontrino dolcemente la mazza da baseball che il nostro omino brandisce. Veloce e divertente. Bella lì. Come vi è sembrato, quindi, questo Gameover 2015? A me ha messo di buon umore: i giochi in esposizione non solo erano tantissimi, ma sembravano anche dei veri videogiochi. Sembrava quasi di non essere in Italia; bravi tutti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-migliori-videogiochi-indie-presentati-al-gameover-2015/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 settembre 2015.* ### Staccarsi per 24 ore da internet non risolverà alcun problema URL: https://stellakamikaze.org/staccarsi-per-24-ore-da-internet-non-risolvera-alcun-problema/ Last updated: 2026-07-03T22:52:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 settembre 2015.* Staccarsi per 24 ore da internet non risolverà alcun problema Di Federico Nejrotti Settembre 15, 2015, 5:34am Share: Share on X (Opens in new window)X Share on Facebook (Opens in new window)Facebook Share using Native toolsShareCopied to clipboard Altroda VICE Screenshot: Xbox, PlayStation Xbox May Have Taken a Jab at PlayStation Over Physical Discs 2 ore fa Di Brent Koepp Illustration by Reesa. Daily Horoscope: July 3, 2026 9 ore fa Di Ashley Fike (Photo by Emma McIntyre/Getty Images for Live Nation) Lily Allen Responds to ‘West End Girl’ Tour Criticism, Including Those Wondering What, Exactly, They’re Paying For 14 ore fa Di Lauren Boisvert Photo by Allen J. Schaben / Los Angeles Times via Getty Images This (Literally) Hot Picture of My Chemical Romance Frontman Gerard Way Is Going to Haunt My Dreams 14 ore fa Di Stephen Andrew Galiher × Kill the ads for just $2 a month VICE membership also gives you access to our very best writing and exclusive new documentaries. Support for $2 See All Membership Plans Or, continue for free Thank for your puchase! You have successfully purchased. 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Ma non temete: non c’è nulla di cui essere felici, perché con tempismo maniacale qualche giorno fa [Save the Children ha pubblicato il suo report annuale sullo stato dell’educazione in Italia](http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/All/IT/Tool/Press/Single?id%5Fpress=946&year=2015&ref=stellakamikaze.org), e non siamo per niente in forma. Il problema è quello della povertà educativa, ovvero della carenza di infrastrutture fisiche—come le scuole—o virtuali—come le competenze—adatte a garantire un’educazione ai bambini e agli adolescenti italiani. Di fatto il problema parte dalle fondamenta dell’istituzione scolastica, ovvero la frequentazione di essa: infatti, secondo il rapporto, “solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno.” E le cose non migliorano quando si tratta di attività extrascolastiche di base, quelle che molti di noi hanno avuto la fortuna di percepire ai tempi come superflue, “il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.” Il rapporto prosegue evidenziando quanto il divario tra nord e sud incida anche in questo ambito, “le ragazze e i ragazzi meridionali sono maggiormente svantaggiati sia in matematica che in lettura rispetto ai coetanei settentrionali: la percentuale delle ragazze che non raggiungono le competenze minime in matematica è del 32% al Sud, il doppio delle coetanee del Nord (16%) e la stessa differenza percentuale si riscontra per i maschi meridionali (28%) e i loro coetanei settentrionali (14%).” Se poi vogliamo esagerare possiamo buttare un occhio anche alla tecnologia e scoprire che “in diverse regioni la percentuale di aule non connesse supera il 30% (Basilicata, Piemonte, Veneto, Lazio, Friuli Venezia Giulia), con una punta di quasi il 40% in Calabria.” Benvenuti nel 2015. Bello, vero? E pensate che il peggio deve ancora arrivare. Il dato realmente preoccupante che emerge dal rapporto riguarda l’infrastruttura scolastica. Se fino ad adesso infatti abbiamo parlato di dati relativi ad aspetti virtuali dell’educazione, quello che in Italia davvero manca è una scuola sicura. Abbiamo alle nostre spalle uno storico piuttosto tragico per quanto riguarda gli edifici scolastici, [dal caso Vito Scafidi](http://torino.repubblica.it/dettaglio/rivoli-crolla-il-soffitto-del-liceo-darwin-muore-uno-studente-di-17-anni-la-cronaca/1550221?ref=stellakamikaze.org), alla scuola di [San Giuliano in Molise](https://www.youtube.com/watch?v=B2VjpfOHQ9U&ref=stellakamikaze.org), passando per [le decine di casi minori](http://www.gonews.it/2015/04/15/tettoia-crollata-alla-scuola-materna-un-cittadino-scrive-al-sindaco-si-trovino-i-responsabili/?ref=stellakamikaze.org) che sempre più spesso vengono documentati. In altri casi si potrebbe parlare di “allarmismo mediatico,” ma in Italia il 45 percento delle scuole—che per capirci significa quasi la metà degli edifici scolastici presenti in Italia—è privo di un certificato di agibilità o abitabilità. Ovviamente il problema si estende anche alla normativa anti-incendio, non rispettata nel 54 percento degli edifici, e alla normativa anti-sismica, ignorata nel 32 percento delle scuole—e il fatto curioso è che il 40 percento delle scuole in Italia si trova in zona a rischio sismico. “Ciò che emerge dall’analisi è che il 60% degli alunni di 15 anni frequenta scuole non adeguate a garantire la qualità dell’apprendimento.” Uno dei casi più emblematici di questa situazione [è quello di Palazzo Nuovo, a Torino](http://www.palazzonuovounito.it/?ref=stellakamikaze.org). Costruito negli anni ’60 nel centro della città è (era) oggi una delle sedi principali dell’Università di Torino e ospita diverse migliaia di studenti provenienti da Torino e provincia. Nonostante l’incredibile bruttezza dell’edificio in sé—è superfluo, ma non fa mai male ricordarlo—, Palazzo Nuovo, complice anche la sua posizione centrale, è diventato presto roccaforte di moltissimi universitari di Torino, nonché centro principale per le facoltà umanistiche. Il fatto è curioso, [infatti come spiegato da La Stampa](http://www.lastampa.it/2015/04/17/cronaca/amianto-chiuso-palazzo-nuovo-fJROK0s5l2szsuUvIxzY1N/pagina.html?ref=stellakamikaze.org), “\[il pubblico ministero\] Guariniello nel 2012 ha aperto un’indagine su Palazzo Nuovo in seguito alla morte di due docenti (più un terzo lavoratore, un ex bibliotecario, causata da mesotelioma.” Come raccontatomi da Jacopo Calzi, membro del senato accademico per Studenti Indipendenti, dopo l’inizio del 2013 si sono cominciate a consumare le prime mobilitazioni studentesche riguardanti il caso e il rettore dell’Ateneo, l’appena eletto Gianmaria Ajani, ha così inaugurato un tavolo di discussione con sindacati, lavoratori e studenti per discutere delle ispezioni e delle eventuali operazioni da effettuare. Dopo qualche settimana, però, del tavolo—e delle ispezioni—non si è saputo più nulla. Avanti veloce al 2015, quando dopo un improvviso clamore mediatico vengono effettuati dei controlli all’interno della struttura—che ospita circa 16.000 persone tra studenti e indotto—. A seguito del rilevamento di tracce di amianto in alcuni uffici, l’Ateneo è stato interamente chiuso e Guariniello, il pubblico ministero, ha accusato il rettorato di omissione degli standard di sicurezza. Ad oggi la situazione è ancora incerta, ha continuato a spiegarmi Sara Vallerani, del CdA di Edisu eletta con Studenti Indipendenti: nel corso del tempo l’alternarsi di numerosi rettorati che hanno ignorato o sviato il problema amianto non ha fatto altro che rendere il caso recente estremamente complicato da sbrogliare. A seguito delle prime ispezioni nel 2012, la questione amianto ha generato una serie di impedimenti logistici che hanno peggiorato, di fatto, la qualità del servizio offerto dall’Università, fino a culminare con la chiusura totale dell’intera struttura. Sara e Jacopo mi hanno spiegato che “l’allarme amianto” è nei fatti una rilevazione che ha avuto riscontro positivo solamente in alcuni locali dell’università, e che a seguito di alcune operazioni di bonifica—una delle quali relativa all’impianto di aerazione—ha permesso a buona parte della struttura di tornare agibile in (quasi) sicurezza, prima della chiusura definitiva di aprile. Il caso di Palazzo Nuovo è un unicum tutto italiano: una sede principale che ospitava quasi 16.000 persone chiusa nella sua interezza e martoriata da aree e locali chiusi per quasi 3 anni. Il caso di Palazzo Nuovo è un unicum tutto italiano: una sede principale che ospitava quasi 16.000 persone chiusa nella sua interezza e martoriata da aeree e locali chiusi per quasi 3 anni, che oggi, a ridosso dell’inizio delle lezioni, si ritrova a pubblicare orari dell’anno precedente e a non riuscire a informare i suoi studenti sul dove si svolgeranno effettivamente lezioni e esami—questi ultimi, negli anni precedenti, spesso effettuati in bar o segreterie. La “povertà educativa” che il rapporto di Save the Children ha evidenziato è lampante in questo caso: una debacle mediatica e burocratica che sta, di fatto, azzoppando l’apparato universitario di un’intera città. Gli sprechi e le mancanze mostrate nel rapporto sono figlie—anche—di anni di omertà su questioni di sicurezza e manutenzione, che come il caso di Palazzo Nuovo mostra, sono destinate prima o poi a venire a galla e a danneggiare profondamente la sovrastruttura scolastica di intere regioni. Jacopo e Sara ad oggi sanno solo che le lezioni dovrebbero ricominciare il 28 settembre, ma non sanno se si terranno nelle aule di Palazzo Nuovo o in qualche cinema o biblioteca nei pressi dell’Ateneo, affittate per l’occasione per risolvere un problema che del semplice e banale rigore burocratico avrebbe potuto evitare. Nel frattempo [le nostre università sono fuori dalla top 100 mondiale](http://www.lastampa.it/2015/09/14/italia/cronache/il-politecnico-di-milano-al-top-tra-gli-atenei-italiani-Vilg6KlT3CzpNm38PrHz8L/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-scuole-in-italia-cadono-letteralmente-a-pezzi/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 settembre 2015.* ### Gli smartphone stanno salvando la vita dei profughi URL: https://stellakamikaze.org/gli-smartphone-stanno-salvando-la-vita-dei-profughi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 settembre 2015.* Il 28 agosto scorso Ali Amin, un diciassettenne statunitense, [è stato condannato a undici anni e quattro mesi di reclusione](https://www.washingtonpost.com/local/crime/a-sophisticated-terrorist-supporter-or-a-troubled-teen/2015/08/27/9138cb6e-4c1e-11e5-bfb9-9736d04fc8e4%5Fstory.html?ref=stellakamikaze.org) per aver contribuito a fornire aiuto all’ISIS su internet. Una sentenza decisamente dura, ma comprensibile al netto delle barbarie dello Stato Islamico. Ciò che mi ha messo in difficoltà non è stata questa parte del verdetto, però: Ali Amin è stato anche condannato, una volta conclusosi il periodo di reclusione, a subire un controllo delle proprie attività online per tutto il resto della sua vita. So che è in un certo senso la misura è necessaria in primis a creare un precedente e a far capire che il terrorismo viene combattuto col pugno di ferro, ma—per tutta la vita? Una misura di sorveglianza così pesante è una violazione dei diritti umani? Cos’è internet nel 2015, e quanto limitarne l’utilizzo limita anche la libertà di un individuo? [Nella melmosa palude di stronzate mediatiche](http://www.vice.com/it/read/migranti-bufale-polemiche-234?ref=stellakamikaze.org) che si è generata attorno all’emergenza migranti che si sta consumando in questi mesi, una delle più in voga riguarda il clamore attorno al fatto che i clandestini e i profughi in viaggio sui barconi siano muniti di uno smartphone. [Non solo è assolutamente normale che un clandestino sia munito di uno smartphone](http://www.independent.co.uk/voices/comment/surprised-that-syrian-refugees-have-smartphones-well-sorry-to-break-this-to-you-but-youre-an-idiot-10489719.html?cmpid=facebook-post&ref=stellakamikaze.org), ma è anche assolutamente fondamentale che lo abbia. Prima di capire il *perché* è ora di capire una volta per tutte che lo smartphone non è un lusso esclusivo del mondo occidentale. Per cominciare potremmo dare un’occhiata ai numeri: [secondo la banca dati pubblica della CIA](https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/?ref=stellakamikaze.org), in Siria dovremmo trovare 87 telefonini ogni 100 persone, in Somalia 53, in Eritrea 7 (ok, qui sono un po’ pochi), in Sudan 78, in Costa d’Avorio 97, in Tunisia 131—solo per citare alcuni degli stati di origine dei migranti. In Italia sono 153 i telefonini ogni 100 abitanti, cifra non di troppo superiore a quella di stati che vengono spesso dipinti come appena usciti dall’età del bronzo. [Una veloce occhiata su Amazon](http://www.amazon.it/gp/search/ref=sr%5Fpg%5F2?rh=n%3A412609031%2Ck%3Asmartphone&page=2&keywords=smartphone&ie=UTF8&qid=1441893447&spIA=B00ZR9N51K,B00Z9UX2YM,B00VS1HDT6&ref=stellakamikaze.org)—non un sito specializzato in offerte e usato, né tanto meno una bancarella di paese—dimostra anche quanto economici siano gli smartphone: per un Occidente sempre impegnato, volente o nolente, a seguire “l’ultimo modello” scoprire che un telefono moderno perfettamente funzionante può costare anche meno di 50€ potrebbe essere scioccante, ma è la realtà. “Anche ignorando per un momento quanto effettivamente utili possano essere, il motivo per cui i siriani (e molte altre etnie di migranti, ndr) usano dei moderni smartphone e non dei Nokia 3210 è lo stesso per cui, incredibile dictu, usano dei televisori a schermo piatto—avete mai provato a comprare delle TV a tubo catodico ultimamente?” – [James O’Malley, The Independent](http://www.independent.co.uk/voices/comment/surprised-that-syrian-refugees-have-smartphones-well-sorry-to-break-this-to-you-but-youre-an-idiot-10489719.html?cmpid=facebook-post&ref=stellakamikaze.org) Internet, e gli smartphone in particolare, sono diventati un pilastro fondamentale del processo di sopravvivenza di un migrante: il modo più semplice che abbiamo per aiutare chi sta scappando dalla guerra o dalla miseria è fornirgli una connessione a internet. [Come descritto in un lungo report del The New York Times](http://www.nytimes.com/2015/08/26/world/europe/a-21st-century-migrants-checklist-water-shelter-smartphone.html?%5Fr=1&ref=stellakamikaze.org), i viaggi dei barconi cominciano dai social network dove gli scafisti pubblicizzano i propri servizi come lo farebbe un’agenzia di viaggi. Una persona munita di una connessione e di una presa elettrica per la ricarica del proprio dispositivo [ha a disposizione una quantità di risorse incredibile e che noi, abituati alle nostra comodità Occidentali, non percepiamo](https://news.vice.com/article/free-ubers-and-helpful-iphone-apps-how-europeans-are-helping-refugees?ref=stellakamikaze.org). Le possibilità offerte da internet hanno creato un vero e proprio campo base perenne per qualunque migrante: una volta attraversato il mare si cerca la prima connessione disponibile—oppure si spera di potersi agganciare ad una cella del proprio operatore telefonico—e si avvisano i propri parenti su WhatsApp; si accorciano le distanze. “Dall’inizio del conflitto in Siria i prezzi sono crollati, i trafficanti oggi si trovano costretti a chiedere solamente la metà di quanto facevano pagare prima per il viaggio dalla Turchia alla Grecia.” Ma non si tratta solo di questo. Da quando la tecnologia è diventata pervasiva anche nelle file dei profughi e dei migranti i poteri degli scafisti e di chi specula sull’emergenza sono nettamente crollati. Se fino a pochi anni fa si trattava in tutto e per tutto di un “viaggio della speranza”, oggi l’unica tratta che rimane realmente un’incognita è quella da attraversare per mare. I migranti hanno conquistato un’indipendenza senza precedenti: Google Maps permette loro di avere sempre coscienza di dove si trovano e [di poter organizzare in maniera indipendente il loro viaggio all’interno dell’Europa](http://www.rescue.org/blog/mapping-syrian-refugees-danger-filled-journey-europe?ref=stellakamikaze.org), Twitter garantisce a chiunque una finestra in tempo reale sulle novità locali e internazionali in merito all’emergenza profughi. L’esempio forse più lampante di come la tecnologia stia salvando la vita ai profughi è quello di Facebook. Nel corso degli ultimi mesi si è sviluppata una gigantesca rete sommersa di aiuto reciproco: decine di gruppi Facebook, pubblici o segreti, radunano decine di migliaia di migranti; gruppi come “Arrivare in Europa” e “Come emigrare in Europa” contano da soli più di 50,000 membri tra migranti, parenti che vogliono rimanere al corrente dello stato dell’emergenza, scafisti che pubblicizzano i loro servizi e persone che lavorano in ambito umanitario che offrono aiuto ai profughi. Non si tratta di un semplice apparato da cui recuperare informazioni, ma di una vera e propria agorà sommersa in cui i migranti smettono di essere soli. Internet sta letteralmente salvando la vita ai migranti, e non solo perché la creazione di un rete di persone interconnesse tra loro permette di difendersi da emergenze, posti di blocco, truffe o dalla solitudine—a mio parere aspetto decisamente importante quando si parla di intraprendere un’odissea del genere. Mohammed Haj Ali, che lavora per l’ *Adventist Development and Relief Agency* di Belgrado, ha speso gli ultimi tre anni della sua vita ad aiutare i profughi in transito attraverso la Serbia e [ha raccontato al](http://www.nytimes.com/2015/08/26/world/europe/a-21st-century-migrants-checklist-water-shelter-smartphone.html?%5Fr=1&ref=stellakamikaze.org) *che se fino a poco tempo fa il processo di migrazione era completamente dipendente dai trafficanti umani e dagli scafisti, oggi grazie alle possibilità offerte da internet e dai social è stato possibile generare un database contenente decine di migliaia di viaggi descritti nel dettaglio, dai luoghi più sicuri da cui passare, alle coordinate GPS precise delle tappe fino ad arrivare ai punti di interesse per i beni di prima necessità.* [The New York Times](http://www.nytimes.com/2015/08/26/world/europe/a-21st-century-migrants-checklist-water-shelter-smartphone.html?%5Fr=1&ref=stellakamikaze.org)L’apparire di questa sovrastruttura virtuale ha messo in ginocchio il business degli scafisti e, secondo Mohammed, “dall’inizio del conflitto in Siria i prezzi sono crollati, i trafficanti oggi si trovano costretti a chiedere solamente la metà di quanto facevano pagare prima per il viaggio dalla Turchia alla Grecia.” Le Nazioni Unite hanno colto la questione, e oggi quando si parla di “aiuti ai profughi” non si parla più necessariamente di letti e pasti, [ma per esempio delle 33,000 schede SIM distribuite ai rifugiati siriani](http://www.ohchr.org/Documents/Issues/SRMigrants/A-HRC-29-36-Add.1%5Fen.pdf?ref=stellakamikaze.org), assieme a oltre 85,000 lanterne solari che possono essere utilizzate per ricaricare i telefonini. Il comitato di soccorso presente ad Aleppo ha fatto sapere che [a seguito di un’emergenza idrica nella città](http://www.syriadeeply.org/articles/2015/07/7673/water-shortages-leave-syrians-aleppo-thirsty-desperate/?ref=stellakamikaze.org), la mappa dei siti di distribuzione di acqua pulita nel centro urbano è stata vista su Facebook da più di 130,000 persone ed è stata cliccata oltre 14,000 volte. Ma l’aspetto forse più incredibile dell’intera faccenda riguarda l’arte di arrangiarsi dei migranti in marcia: questo perché ovviamente, anche se muniti di uno smartphone, l’accesso a internet deve passare per una connessione. Una volta arrivati in Europa le celle di segnale richiedono un abbonamento ad un operatore europeo per connettersi a internet e secondo molti comitati di aiuto i profughi si sono arrangiati anche in questo creando dei “router umani”: dopo essere sbarcati acquistano per un centinaio di euro un router portatile e una SIM prepagata, installano il tutto nello zaino di qualcuno e automaticamente quel qualcuno diventa un hotspot munito di gambe. La rete può rimanere online e operativa per circa sei ore prima che il router abbia bisogno di una ricarica, e sempre secondo i comitati queste reti vengono rinominate “Wi-Fi gratis, ma niente YouTube.” Questa nuova rete virtuale sta diventando fondamentale anche per gli aiuti umanitari: grazie a internet sempre più comitati si stanno coordinando direttamente con i migranti fornendogli informazioni utili—dai punti di interesse nelle varie città europee fino a una guida anti-truffa con prezzi corretti per i servizi essenziali e un convertitore di valuta. Anche i governi, però, non stanno perdendo tempo e stanno cercando di sfruttare questa stessa rete a loro vantaggio: il 4 settembre, in Ungheria, le autorità hanno cercato di dirigere un convoglio di migranti verso un centro accoglienza facendo credere che si stesse dirigendo in Austria. La farsa è durata poco, però, perché i migranti, presto resosi conto della situazione, [hanno avvertito sui social gli altri profughi che si sono immediatamente rifiutati di salire su altri treni.](http://www.theguardian.com/world/2015/sep/03/hungary-train-diverts-refugees-back-to-camp?ref=stellakamikaze.org) In conclusione non posso fare altro che chiedermi quanto possa essere considerata giusta la condanna di Ali, il diciassettenne americano di cui ho parlato all’inizio. È necessario impostare un discorso serio e ragionato su cosa sia, nel 2015, internet; perché nella mani di Ali assume le sembianze di uno strumento per diffondere terrore, ma nelle mani dei migranti diventa un diritto umano innegabile e che sta indubitabilmente salvando migliaia di vite. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/gli-smartphone-stanno-salvando-la-vita-dei-migranti/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 settembre 2015.* ### L'Isola dei Bitcoin è il paradiso delle criptovalute URL: https://stellakamikaze.org/lisola-dei-bitcoin-e-il-paradiso-delle-criptovalute/ Last updated: 2026-07-03T22:52:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 settembre 2015.* La crisi greca di questa estate non è stato un momento piacevole per nessuno—e non lo è ancora ora—ma qualcuno, o meglio qualcosa, è riuscito a trarne particolari vantaggi: gli sciamani della chiesa del Bitcoin si sono fiondati come orsi sul miele nel bel mezzo della crisi e la criptovaluta per eccellenza è diventata la panacea di tutti i mali dell’Ellade. Ovviamente, ma non c’è nemmeno bisogno di dirlo, [i Bitcoin non hanno risanato e non risaneranno mai la crisi finanziaria greca](http://motherboard.vice.com/read/why-bitcoin-wont-save-greece?ref=stellakamikaze.org), ma il picco di transazioni sviluppatosi a partire dal tam tam di quelle settimane—quasi 100 mila transazioni giornaliere in più della media annuale—ha indubbiamente aiutato a generare un humus di interesse verso lo sfruttamento concreto dei Bitcoin nella finanza tradizionale. Ad agosto si parlava [di installare in Grecia un migliaio di punti prelievo (ATM) per Bitcoin](http://www.businessinsider.com/greece-to-install-1000-bitcoin-atms-2015-8?IR=T&ref=stellakamikaze.org); dopo il rifiuto delle condizioni della Banca Centrale Europea per l’erogazione delle tranche di aiuti, [il valore del Bitcoin ha sfiorato il picco più alto dei quattro mesi precedenti](http://www.ibtimes.co.uk/bitcoin-hits-four-month-high-greece-votes-no-eurozone-bailout-conditions-1509466?ref=stellakamikaze.org), ovvero 273$/175£/247€ per Bitcoin. La questione, in realtà, era piuttosto semplice: [in Grecia in quelle settimane i prelievi giornalieri dagli sportelli erano stati limitati a 60€](https://www.washingtonpost.com/news/worldviews/wp/2015/07/11/greeks-can-withdraw-just-60-euros-a-day-heres-what-that-buys/?ref=stellakamikaze.org), così i cittadini hanno dovuto trovare vie alternative per continuare a sopravvivere seguendo gli insegnamenti del vangelo secondo capitalismo ed evitare di degenerare nel tafferuglio da guerriglia urbana. C’è chi si è affidato [al baratto](http://www.independent.co.uk/news/business/news/greece-debt-crisis-news-barter-is-booming-in-rural-areas-as-cash-dries-up-10427713.html?ref=stellakamikaze.org), chi ad [altre criptovalute](https://litecoin.org/it/?ref=stellakamikaze.org), chi è tornato al [caro vecchio oro](https://www.vaultoro.com/?ref=stellakamikaze.org)—i più si sono buttati [sul Bitcoin](http://www.bitcoingreece.gr/?ref=stellakamikaze.org). Sorvolando per un attimo le fondamentali questioni politiche e sociali, punto cardine di qualunque discorso sulle criptovalute, resta da chiedersi se possa esistere davvero un futuro finanziario in cui i Bitcoin sono protagonisti. Il discorso non è scontato: abilitare i pagamenti tramite Bitcoin è probabilmente il passo meno impegnativo di un processo molto ampio che parte dall’educazione alla criptovaluta [fino alla regolamentazione di un mercato finanziario incredibilmente volatile](http://www.coindesk.com/regulation/?ref=stellakamikaze.org). La buona notizia è che abbiamo un precedente—o meglio un presente: [l’Isola di Man](http://www.whereyoucan.com/Sector/Digital-Currency.aspx?ref=stellakamikaze.org). [In un reportage di Bloomberg](http://www.bloomberg.com/news/features/2015-09-07/isle-of-man-tax-haven-with-tailless-cats-becomes-bitcoin-hub?ref=stellakamikaze.org) si racconta la genesi delle qualità criptofinanziarie di questo atollo spiattellato nel bel mezzo del mar d’Irlanda, e si scopre che, oltre un generale interesse del governo nei confronti delle nuove frontiere della finanza, tra le varie attività che hanno deciso di stabilirsi in questo paradiso fiscale, una delle più importanti riguarda il mondo del poker online. L’Isola di Man, infatti, è diventata sede di \* Rational Group\*, la holding che gestisce, tra le altre, *—se le vagonate di pubblicità al sito non vi bastassero a capire che si tratta di roba grossa, sappiate che nel 2012 Poker Stars ha sbaragliato il suo principale concorrente, Full Tilt Poker, acquistandolo. Cosa c’entra tutto questo con i Bitcoin?* [Poker Stars](https://www.pokerstars.it/?ref=stellakamikaze.org)[Nick Williamson](http://www.nickw.info/?ref=stellakamikaze.org) è un giocatore professionista di poker; nel 2011 viene assunto da Poker Stars per lavorare al controllo delle puntate in denaro dei giocatori, ma capisce in fretta che il suo lavoro dovrebbe essere superfluo: non è necessario qualcuno che controlli le puntate e si assicuri che tutto vada liscio, d’altronde si tratta di un servizio online in cui il sistema dovrebbe essere già perfettamente rodato e il rischio di truffa prossimo allo zero. Williamson ripone le sue speranze nelle criptovalute: denaro virtuale completamente sicuro e che non può essere falsificato in alcun modo. Prova a farsi piacere i Bitcoin, ma non fanno per lui, così nel 2014 lascia Poker Stars per fondare Pythia, una startup con la quale sta lavorando a \* Credits\*, un servizio che vuole offrire un [blockchain](http://www.investopedia.com/terms/b/blockchain.asp?ref=stellakamikaze.org)—che per farla breve, in questo caso, è un registro crittografato di ogni singola transazione in Bitcoin di un insieme di account che fanno riferimento a quel determinato blockchain—alternativo, sicuro al 100% e alla portata di tutti. Disporre di un blockchain significa disporre di un ambiente controllato—e non necessariamente in senso dispotico: il controllo dei registri dei blockchain è limitato persino ai gestori del blockchain stesso—all’interno del quale si possono sviluppare una serie di transazioni sicure e a prova di disastro finanziario. La criptovaluta di turno può essere soggetta a speculazioni o a improvvise fluttuazioni di valore, ma la presenza del denaro è garantita: i blockchain registrano le transazioni, i portafogli di ogni utente della rete registrano a loro volta i bilanci e le transazioni da eseguire vengono confermate solamente quando i dati presenti nei portafogli e quelli presenti nel blockchain coincidono. Il fatto sbalorditivo è che *Credits*, la startup di Williamson, [è apertamente supportata dal governo dell’Isola di Man](http://www.whereyoucan.com/CaseStudies/Pythia.aspx?ref=stellakamikaze.org). Tutto ciò non fa che rafforzare la posizione favorevole nei confronti delle criptovalute dell’Isola, che ha recentemente introdotto delle chiare regolamentazioni per i Bitcoin, legittimandone di fatto il mercato. Se il Tynwald, il corpo governativo dell’Isola, dovesse arrivare a sfruttare in prima persona Credits si genererebbe un unicum senza precedenti, [ovvero quello di un governo che sfrutta la tecnologia blockchain per gestire dei registri di transazione](http://www.whereyoucan.com/Sector/Digital-Currency.aspx?ref=stellakamikaze.org). Un passo gigantesco per la credibilità delle criptovalute in generale. [C’è chi si chiede se tutto ciò non vada a scontrarsi coi principi del Bitcoin](http://www.bloomberg.com/news/features/2015-09-07/isle-of-man-tax-haven-with-tailless-cats-becomes-bitcoin-hub?ref=stellakamikaze.org), che prevedono una valuta libera da qualsivoglia tipo di controllo esterno e che possa auto-sostentare la propria sicurezza grazie ai blockchain, ma molti sono d’accordo nell’affermare che sia necessario passare dalle regolamentazioni governative e dai servizi come Credits per garantire una costante crescita della fiducia nel servizio da parte di chi lo utilizza. Nel frattempo, in Italia, [siamo fermi ad un misero incontro parlamentare ormai datato 2014](http://massimochiriatti.nova100.ilsole24ore.com/2014/06/12/bitcoin%5Falla%5Fcamera/?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/lisola-dei-bitcoin-il-paradiso-delle-criptovalute/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 settembre 2015.* ### Cosa pensa il mondo dei nostri F35 URL: https://stellakamikaze.org/cosa-pensa-il-mondo-dei-nostri-f35/ Last updated: 2026-07-03T22:52:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 settembre 2015.* Mi piacciono i carri armati. In generale mi piacciono le macchine molto grosse e mi piacciono anche i missili. Mi piacciono sin da molto piccolo, in particolare da quando ho giocato per la prima volta a \* Serious Sam: The First Encounter\*, uno sparatutto in cui la quantità di sangue sullo schermo è direttamente proporzionale a quanto poco il videogioco si prende sul serio. Col tempo ho poi superato la fase prepuberale e ho imparato che la guerra fa piuttosto schifo; sono riuscito però a maturare il pensiero che dietro alla tecnologia della morte dovesse esserci qualcosa di interessante, d’altronde quando si parla di massacrarsi a vicenda diventiamo tutti improvvisamente scienziati e creiamo cose sbalorditive. Sbagliate, ma sbalorditive. Per esempio, [le armi chimiche sono incredibilmente e profondamente sbagliate, ma sono anche interessantissime](http://motherboard.vice.com/it/tag/armi+chimiche?ref=stellakamikaze.org). Nel macabro capolavoro ingegneristico che costruisce la guerra, uno dei miracoli più stupefacenti è sicuramente quello del volo: prima i fratelli Wright, poi gli Stukas, le fortezze volanti B52 e infine gli F35 di produzione italiana—Sì, sono finalmente arrivati. Pronti per volare nonostante tutti i Cristi e le Madonne che voi fenomeni da spending review gli avete lanciato addosso. Vediamo un po’ come i nostri velivoli se la stanno cavando nei commenti al video del loro primo volo. John Leonard ci ricorda una grande verità: se potessi anche io mi dichiarerei non completamente operativo senza un macchina per cappuccini che mi affianchi giorno e notte. SUB ZERO LIN KUEI ci ricorda che non siamo all’altezza e che l’F35 è necessariamente un immondezzaio di produzione italiano probabilmente guidato da uno Slowpoké. Degna di nota l’apposizione “metalturd”, letteralmente “merdone di metallo.” Operazione Dominazione si adopera in una agile traduzione delle parole del pilota una volta sceso dal velivolo—noi italiani non studiamo le lingue—e ci confessa che sì, purtroppo il nuovo F35 “vola come un viscido rospo sbronzo di vodka russa, e nonostante il costo astronomico puzza proprio come un viscido rospo sbronzo di vodka russa.” Ma ecco finalmente apparire il vero protagonista di questo dibattito: Michael Elias M, il più grande esperto di F35 del mondo, vincitore del premio “Più grande esperto di F35 del mondo”. Micheal—da ora, in amicizia, Mike—si è dileggiato in una acuta e approfondita riflessione sui vantaggi finanziari e bellici derivati dall’acquisto di questi F35\. Mike afferma che gli F35 facciano schifo. Ancora Mike, questa volta vincitore del premio “Più grande esperto di aeronautica luglio 2015” ci spiega perché gli F35 non potranno volare in mezzo alle tempeste. Infine Mike disserta riguardo la corsa alle armi orientale: la Cina ha fatto tutto più in fretta e spendendo meno. Ottimo lavoro Mike, [dai un occhio qui](http://www.aeronautica.difesa.it/entrainam/Pagine/Concorsi.aspx?ref=stellakamikaze.org). In conclusione: questi F35 non piacciono a nessuno. [Potremmo provare con una Cannoniera Hammerhead](http://www.games-workshop.com/it-IT/Cannoniera-Hammerhead?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-pensa-il-mondo-dei-nostri-f35/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 settembre 2015.* ### L'eredità della Legge di Moore URL: https://stellakamikaze.org/leredita-della-legge-di-moore/ Last updated: 2026-07-03T22:52:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 settembre 2015.* L’informatica è un mondo pieno di personalità straordinarie ma spesso taciute ai più—d’altronde stiamo parlando di informatici occhialuti e con la schiena gobba, gli investitori superstar non fanno per noi. [Uno di loro è Gordon Moore](http://venturebeat.com/2015/05/11/intels-gordon-moore-speculates-on-the-future-and-the-end-of-moores-law/?ref=stellakamikaze.org), l’uomo che ha ideato una delle leggi più longeve e profetiche dell’informatica: [la Legge di Moore](http://www.mooreslaw.org/?ref=stellakamikaze.org). Gordon Moore fonda nel 1957 la [Fairchild Semiconductor International](https://www.fairchildsemi.com/?ref=stellakamikaze.org), con la quale sarà pioniere dell’industria dei transistor e dei circuiti integrati; qualche anno dopo, nel 1968, [assieme a Robert Noyce](http://www.nytimes.com/1990/06/04/obituaries/an-inventor-of-the-microchip-robert-n-noyce-dies-at-62.html?ref=stellakamikaze.org) abbandona la Fairchild e fonda nientemeno che *Integrated Electronic Corporation*, [meglio conosciuta come Intel](http://www.intel.it/content/www/it/it/homepage.html?ref=stellakamikaze.org). Durante gli anni alla Fairchild, mentre lavorava nel reparto research & development dell’azienda, viene chiesto a Gordon di predire il futuro della tecnologia dei semiconduttori in occasione dell’anniversario della rivista di settore [Electronics Magazine](https://en.wikipedia.org/wiki/Electronics%5F%28magazine%29?ref=stellakamikaze.org). Moore scrive quindi un breve articolo [e in poche righe pone nero su bianco il futuro empirico dell’informatica per i successivi 50 anni](http://www.monolithic3d.com/uploads/6/0/5/5/6055488/gordon%5Fmoore%5F1965%5Farticle.pdf?ref=stellakamikaze.org). La complessità dei costi per le componenti di un microcircuito sta diminuendo di circa la metà ogni anno. Sicuramente nel breve periodo questo tipo di trend è destinato a rimanere invariato, se non addirittura diminuire ancora di più. Per quanto riguarda il lungo periodo, il ritmo di diminuzione è un po’ più incerto, anche se non ci sono motivi di credere che non possa rimanere quasi costante per almeno 10 anni. – [Electronics Magazine](https://en.wikipedia.org/wiki/Moore%27s%5Flaw?ref=stellakamikaze.org) Di fatto, quando venne formulata nel 1965, la legge di Moore affermava che ogni anno, grazie al progredire della tecnologia, un dato circuito integrato potesse ospitare il doppio dei transistor rispetto all’anno precedente. [Interpellato di nuovo nel 1975](http://www.eng.auburn.edu/~agrawvd/COURSE/E7770%5FSpr07/READ/Gordon%5FMoore%5F1975%5FSpeech.pdf?ref=stellakamikaze.org), Moore ritrattò alzando il tasso di crescita a due anni ed è stato infine un suo collega, David House, [a finalizzare l’enunciato della legge fissando il tasso a un raddoppiamento ogni 18 mesi](http://www.cnet.com/news/moores-law-to-roll-on-for-another-decade/?ref=stellakamikaze.org). Quella di Moore, nonostante fosse nata come una banale previsione formulata in occasione di un’intervista, si è trasformata in una sorta di profezia auto-avverante visto che più passavano gli anni e più quella di Moore veniva percepita, più che come una legge, come un obiettivo che le aziende produttrici di transistor dovevano assolutamente raggiungere. Così, di riflesso, [si svilupparono le basi per l’enunciazione della seconda legge di Moore](http://research.microsoft.com/en-us/um/people/gray/Moore%5FLaw.html?ref=stellakamikaze.org), nata in “collaborazione” con Arthur Rock, uno dei primi investitori Intel. Mentre i reparti di ricerca delle varie aziende della Silicon Valley si scervellavano per raddoppiare la densità dei circuiti integrati, le apparecchiature industriali per l’effettiva produzione di questi circuiti diventavano sempre più costose. Così, in parallelo al progresso tecnologico, si poteva notare un raddoppiamento dei costi di produzione ogni 4 anni. Di fatto Moore ha teorizzato—e il tempo ha poi concretizzato—uno sviluppo esponenziale della potenza procedurale nel mondo dell’informatica. Considerato che il primo enunciato della legge è stato pronunciato nel 1965, e considerati i ritmi di evoluzione di un mondo (ai tempi) ancora inesplorato come quello dell’informatica, è assolutamente sbalorditivo pensare che la legge di Moore e dunque l’accrescimento esponenziale della potenza procedurale dei circuiti integrati [abbia continuato a riflettere la realtà per 50 anni](http://phys.org/news/2015-04-silicon-valley-years-law.html?ref=stellakamikaze.org). [Per farla breve](http://spectrum.ieee.org/computing/hardware/transistor-production-has-reached-astronomical-scales?ref=stellakamikaze.org) e capire di che tipo di volumi stiamo parlando basti sapere che per tutta la durata del 2014 sono stati prodotti otto bilioni (8.000.000.000.000) di transistor al secondo. Sì, non è un refuso: significa proprio che ogni secondo del 2014 ha sfornato uno stock di transistor pari a questo numero qui sopra. Il risultato a fine anno era piuttosto prevedibile: 250 miliardi di miliardi (250 x 10^18) di transistor, [venticinque volte il numero di stelle presenti nella Via Lattea](http://www.space.com/25959-how-many-stars-are-in-the-milky-way.html?ref=stellakamikaze.org) e [settantacinque volte il numero di galassie nell’universo conosciuto](http://www.space.com/25303-how-many-galaxies-are-in-the-universe.html?ref=stellakamikaze.org). Potete prendervi cinque minuti per far riposare i neuroni e raccogliere le mascelle da terra, se volete. Queste cifre completamente incomprensibili sono il risultato del cieco inseguimento della Legge, “se la Silicon Valley ha un cuore, quel cuore è la Legge di Moore. Per anni ha guidato la valle a velocità incredibili, permettendole di fare da guida al resto del mondo,” ha dichiarato [Rob Enderle](https://twitter.com/enderle?ref=stellakamikaze.org), technology analyst americano. L’imperativo era miniaturizzare: poco importava che a livello *consumer* questo tipo di macchine fossero tutto sommato superflue, non si poteva tradire la Legge e la Legge non poteva tradire il progresso. Un leitmotiv dai toni quanto meno romantici, ma che prima o poi doveva inevitabilmente scontrarsi coi limiti fisici della nostra realtà—è forse proprio questo l’aspetto che rende così affascinante questo lato dell’informatica, come in un film di Christopher Nolan ci si ritrova a sbattere contro un muro invalicabile. Non c’è agenda politica, bilancio aziendale o conflitto internazionale che tenga: [la fisica del reale sta impedendo agli ingegneri elettronici di tutto il mondo di miniaturizzare oltre i transistor](http://arstechnica.com/gadgets/2015/07/intel-confirms-tick-tock-shattering-kaby-lake-processor-as-moores-law-falters/?ref=stellakamikaze.org); non ci può essere un lieto fine a questo favola. Resta da chiedersi cosa succederà nel dopo-Moore, perché nonostante il cinquantesimo anniversario festeggiato pochi mesi fa sia stato celebrato con circuiti dalla densità sbalorditiva, [i sintomi della morte naturale della Legge si fanno ormai sempre più debilitanti per l’industria](http://recode.net/2015/04/17/moores-law-is-dead-long-live-moores-law/?ref=stellakamikaze.org). Nel 2012, durante l’International Trade Partner Conference, [NVIDIA manifestò pubblicamente le proprie lamentele](http://www.extremetech.com/computing/123529-nvidia-deeply-unhappy-with-tsmc-claims-22nm-essentially-worthless?ref=stellakamikaze.org) nei confronti dell’ultimo prodotto del suo principale fornitore di componentistica, la *Taiwan Semiconductor Manifacturing Company*: per NVIDIA—AMD, e nell’ambito dell’elaborazione grafica in generale—i transistor da 20nm sono un’innovazione inutile: più le generazioni di architetture dei circuiti si succedevano, [maggiore era il tempo richiesto per far sì che il costo per transistor della generazione attuale diventasse minore di quello della generazione precedente](http://www.eetimes.com/author.asp?section%5Fid=36&doc%5Fid=1286363&ref=stellakamikaze.org). Per la prima volta, nel 2012, Nvidia riconobbe pubblicamente che le innovazioni ottenute dagli ingegneri, per quanto aumentassero la densità di transistor sui circuiti, non permettevano di generare degli utili. Proprio per questo motivo, in quel periodo, NVIDIA tornò a lavorare su Fermi, un’architettura che già utilizzava e che di cui ha migliorato le performance, invece che le componenti: in un’ottica aziendale non poteva aumentare la densità di transistor presenti sui circuiti delle sue schede, così si mise al lavoro per utilizzare meglio quelli che già aveva. Dopo Fermi le architetture migliorarono ancora dal punto di vista componentistico, ma il trend di rielaborazione impostato da NVIDIA nel 2012 si fece sempre più comune. Siamo quindi destinati a vivere un Medioevo informatico fatto di minestre-circuiti riscaldate nella speranza che possano diventare sempre più buone? Ovviamente no, ed è lapalissiano che una volta sancita la morte cerebrale di quella di Moore, sarà presto trovata un’altra Legge da inseguire con una corsa verso l’orizzonte. Alcuni però pensano che la fine della Legge di Moore possa in realtà essere un evento positivo per l’industria: infatti, mentre gli impianti di produzione sfornavano wafer sempre più sofisticati, il mondo dell’open-source e dei piccoli produttori di elettronica piangeva questa corsa sfrenata verso l’innovazione. Non c’era più spazio—o meglio, tempo—per lavorare su determinate architetture: [come ottimamente spiegato su IEEE Spectrum](http://spectrum.ieee.org/semiconductors/design/the-death-of-moores-law-will-spur-innovation?ref=stellakamikaze.org), il tempo richiesto per migliorare le performance di un applicativo che opera su un determinato circuito integrato veniva presto reso superfluo dalla velocità con la quale un nuovo circuito integrato decisamente più performante diveniva disponibile. L’esaurirsi della corsa verso l’aumento di densità di transistor potrebbe permettere di nuovo ai piccoli produttori di spremere tutte le potenzialità delle architetture già presenti, creando di nuovo spazio per un’innovazione, oltre che tecnica, anche di metodo: insomma, per arrivare da un punto A a un punto B più velocemente non ho bisogno necessariamente di una macchina più veloce, potrei ingegnarmi per trovare una scorciatoia che diminuisca drasticamente la strada da percorrere. Nel frattempo però [il mondo si sta già preparando ai computer quantistici](http://www.defenseone.com/technology/2015/09/subatomic-race-harness-quantum-science/120260/?ref=stellakamikaze.org), e con ‘il mondo’ intendo che quest’estate il Pentagono ha investito 45 milioni di dollari in programmi di ricerca sul quantum computing e la Cina ha dichiarato di voler concludere la costruzione della più grande rete di comunicazione quantica del mondo. [Ma nessuno sa ancora a cosa servano esattamente questi benedetti quanti](http://fortune.com/2015/09/03/intel-quantum-computing/?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-eredita-della-legge-di-moore/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 settembre 2015.* ### In 'Slave Trade' giochi a Tetris con gli schiavi URL: https://stellakamikaze.org/in-slave-trade-giochi-a-tetris-con-gli-schiavi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 settembre 2015.* Come forse avrete potuto captare dai lanci dei giornali di mezzo mondo e dai video mandati in onda in loop sulle reti televisive nell’ultimo paio di settimane, [proprio in questi giorni l’Europa sta cercando di barcamenarsi in una delle peggiori emergenze migratorie degli ultimi anni](http://www.vice.com/it/tag/migranti?ref=stellakamikaze.org). Ovviamente, tra governi che aprono fontiere, tam tam mediatici su prime pagine troppo grafiche e [carrellate cinematiche su bambini che si scambiano peluche](http://video.corriere.it/benvenuti-germania-applausi-migranti-arrivati-monaco/2d8726fc-53d9-11e5-8d8b-01b5b32840a1?ref=stellakamikaze.org), chi ne esce vincitore arriva dal paese dei balocchi dei videogiochi. [Serious Games](http://www.seriousgames.net/?ref=stellakamikaze.org) è una software house multietnica—sul loro sito si parla di sedi a Copenhagen, Denmark, Malmö, Sweden e Washington DC—che si occupa di sviluppare videogiochi ed esperienze interattive con un intento fortemente educativo. Fino a qui tutto bene, hanno anche sviluppato una serie che si chiama \* Playing History \*e che “vuole proporre delle esperienze e delle storie personali ambientate in momenti coinvolgenti della storia del mondo,” come per esempio la tratta degli schiavi. - Playing History 2 – Slave Trade \*— ultimo episodio della saga di *Playing History 2*— viene pubblicato nel settembre del 2013, e per ben due anni riesce a non venire notato da sostanzialmente nessun essere umano presente sul globo terracqueo, purtroppo (o per fortuna) qualche settimana fa *Slave Trade*è riuscito ad arrivare su Steam, con conseguente rilancio del trailer su tutti i media esistenti. Trattare argomenti delicati nei videogiochi è sempre una scelta difficile [sia perché il rischio di tirare fuori una porcata di proporzioni epocali è altissimo](http://motherboard.vice.com/it/read/hatred-e-il-videogioco-in-cui-lunico-scopo-e-uccidere-persone-innocenti?ref=stellakamikaze.org), sia perché il concetto di “videogioco” è ancora parecchio astruso per molti, e infine perché è noto a tutti che tra le tante umanità presenti sulla terra quella dei videogiocatori sia indubbiamente la peggiore. Dopo il lancio su Steam [sono moltissimi i giocatori che si sono lamentati e hanno manifestato il loro dissenso nei confronti dei Serious Games](http://www.eurogamer.net/articles/2015-09-03-slave-tetris-pulled-from-steam-game-after-social-media-backlash?ref=stellakamikaze.org) nella sezione recensioni della piattaforma; la casa di sviluppo ha infine ceduto, e ha rimosso la parte relativa al “tetris con gli schiavi” dal trailer del gioco. Nonostante la realizzazione del titolo sia, ad occhio, piuttosto carente, non si può dire che i Serious Games abbiano trasformato i prigionieri africani in cubetti colorati in cattiva fede. Il roster presente sul loro sito è piuttosto ricco e mostra quanto l’intenzione sia davvero quella di sviluppare videogiochi educativi, e in un certo senso anche *Slave Trade* riesce involontariamente ad esserlo. Nel gioco seguiremo la storia di Tim, un giovane schiavo africano che accompagnerà il proprio padrone in un viaggio verso l’Africa, dove gli sarà richiesto di aiutare l’equipaggio nelle trattative per la tratta di nuovi schiavi. Il gameplay si sviluppa in maniera piuttosto normale tra una sezione punta e clicca e qualche minigioco, ma esplode in tutto il suo crudo splendore sul finale, quando a Tim, il nostro giovane schiavo africano, viene chiesto di stipare nella nave gli schiavi appena acquistati in modo che se ne possano trasportare il più possibile. Il tutto si traduce in quella che di fatto è una breve partita a Tetris. Le critiche si sono sprecate, ma sotto sotto *Slave Trade* riesce perfettamente nel proprio intento: nel bel mezzo della crisi migratoria di queste settimane, un videogioco come questo riesce a interpretare il dramma dei profughi e dei clandestini con una metafora incredibilmente semplice. Stipati come cubetti, l’unico ruolo di questi disperati è quello di essere piccoli strumenti per la partita degli scafisti: più ne riescono a incastrare nei barconi, maggiori sono i ricavi per ogni viaggio. In conclusione, l’affaire *Slave Trade* riesce infine ad essere davvero educativo e ad insegnarci un paio di cose: nei videogiochi è meglio evitare la questione della tratta degli schiavi, trasformare degli schiavi africani in cubetti per un partita a Tetris è una pratica di dubbio gusto e che trasformare degli schiavi africani in cubetti per una partita a Tetris è un buon modo per capire quanto grave sia l’attuale emergenza migranti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/in-slave-trade-la-tratta-degli-schiavi-diventa-una-partita-a-tetris/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 settembre 2015.* ### No, le macchine non ci ruberanno il lavoro URL: https://stellakamikaze.org/no-le-macchine-non-ci-ruberanno-il-lavoro/ Last updated: 2026-07-03T22:52:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 settembre 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!* Ogni volta che si parla di robotica, sorge sempre l’immancabile domanda: tutto bene, ma quindi in futuro i robot ci ruberanno il lavoro? Ecco, tanto per cominciare, la risposta è no. Non è successo in passato, non sta succedendo ora e non succederà nemmeno in futuro. [A rubarci il lavoro sono se mai i computer, ma è già troppo tardi per tornare indietro](http://www.vice.com/it/read/macro-capitalismo-piattaforme-economia-555?ref=stellakamikaze.org) e quindi tanto vale mettersi l’anima in pace e passare alle buone notizie. La buona notizia è che sta succedendo l’opposto: i robot stanno creando lavoro. Secondo [una ricerca](http://www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/uk/Documents/about-deloitte/deloitte-uk-technology-and-people.pdf?ref=stellakamikaze.org) del dipartimento economico di Deloitte—una delle più grandi aziende di consulenza del mondo—è vero che l’avvento della tecnologia ha, in certi casi, eliminato la necessità di disporre di mano d’opera umana, ma è anche vero che al tempo stesso ha incrementato il potere d’acquisto della restante forza lavoro. Insomma: le macchine ci hanno rubato il lavoro, ma l’aumento del benessere che hanno provocato ha permesso la creazione di altri posti di lavoro. La ricerca, [selezionata per il Rybczynski Prize](http://www.sbe.co.uk/about/rybczynski-prize/?ref=stellakamikaze.org), esordisce spiegando come nonostante nel corso della storia l’avvento della tecnologia sia stato visto in maniera tutto sommato positiva, “di tanto in tanto questa tendenza sia stata invertita da momenti di decisa paura nei confronti degli effetti negativi, in termini di disponibilità lavorativa, della tecnologia. Dai Luddisti del diciottesimo secolo fino ai movimenti anti-tecnologici odierni, il tema della paura nei confronti delle macchine continua ad essere attuale.” Certo, queste paure non sono esattamente prive di fondamento: il ritmo con il quale la tecnologia sta progredendo è tanto stupefacente quanto inaspettato. Solo pochi mesi fa proprio nella Silicon Valley, la culla dell’innovazione tecnologica mondiale, si è festeggiato il cinquantesimo anniversario di una delle leggi più importanti dell’informatica: la prima legge di Moore. Nel 1965, Gordon Moore—uno dei fondatori di Intel—aveva profetizzato che “le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi.” La sorpresa è che dopo ben 50 anni—che nel mondo della tecnologia odierna equivalgono letteralmente a un’eternità—e nonostante qualche saltuario acciacco, la legge [ha continuato a rivelarsi vera](http://phys.org/news/2015-04-silicon-valley-years-law.html?ref=stellakamikaze.org). Per capirci: la potenza di calcolo bruta dei computer è aumentata esponenzialmente ogni 18 mesi dal 1965 ad oggi, il che significa che una CPU attuale è capace di fare davvero tante, tante operazioni tutte assieme. Si tratta però di mera capacità procedurale: ciò che ci distingue dalle macchine è il fatto che noi essere umani siamo dotati di un cervello, una coscienza e un pizzico di buon senso per poter effettuare quel tipo di operazioni che una macchina non è pensata per eseguire. Ed ecco un altro motivo per preoccuparsi: se prima annoveravamo la creatività tra le caratteristiche che ci distinguono dalle macchine, adesso dei ricercatori dell’università di Tubinga infatti hanno insegnato a delle “reti neurali profonde”—[una branca di ricerca relativa agli studi sull’apprendimento delle macchine che sfrutta complicati algoritmi per generare strutture di “reti pensanti” particolarmente complesse](http://research.microsoft.com/pubs/209355/DeepLearning-NowPublishing-Vol7-SIG-039.pdf?ref=stellakamikaze.org)—a trasformare normali immagini in veri e propri quadri, [stilizzati a partire da un’opera di input di un’artista da antologia a scelta](http://arxiv.org/pdf/1508.06576v1.pdf?ref=stellakamikaze.org). Ma benché le premesse non siano delle migliori, la ricerca di Deloitte assicura che possiamo dormire sonni tranquilli. L’indagine, effettuata su dati provenienti dal Regno Unito, dimostra però prima di tutto la pervasività della tecnologia—ovvero il fatto che la meccanizzazione ha effettivamente diminuito i posti di lavoro disponibili. Per i ricercatori il primo settore a subirne storicamente le conseguenze è stato quello dell’agricoltura: nel 1871 il 6,6 percento della forza lavoro in Inghilterra e Galles era destinato all’agricoltura; oggi staziona quota 0,2 percento. In termini di numeri, il ventesimo secolo ha eliminato il 95 percento dei posti di lavoro richiesti dall’agricoltura. Lo studio parla anche di un altro settore, ormai così meccanizzato da risultare quasi anomalo: quello del lavaggio dei vestiti. Nel 1901 gli impiegati del settore in Inghilterra e Galles erano 200.000; nel 2011, mentre la popolazione delle due regioni è quasi raddoppiata, gli addetti ai lavaggi si sono ridotti a 35.000\. Sono arrivate le lavatrici. Un altro settore demolito dall’avvento delle nuove tecnologie è quello dei telefonisti. A partire dagli anni Venti, in appena 30 anni le centraline telefoniche e i centri telegrafici hanno dato lavoro a quasi 120.000 persone. Dagli anni Settanta, il settore si è volatilizzato altrettanto velocemente, reso obsoleto dai ripetitori e dalle reti telefoniche satellitari. Quindi dov’è che la tecnologia ha generato posti di lavoro? “Il progresso tecnologico ha permesso ai consumatori di soddisfare i bisogni primari a un costo minore, permettendogli quindi di spendere di più nei bisogni secondari e ricreativi. Alcuni di questi settori sono in crescita, come quello delle comunicazioni e quello dell’intrattenimento; più aumenta il potere d’acquisto, maggiori sono i servizi che una volta erano esclusivi delle fasce sociali più elevati a divenire disponibili per tutti,” spiegano i ricercatori. Per esempio, nel 1951 nei bar e nei caffè lavoravano circa 40.000 persone, mentre oggi sono circa 180.000—più del quadruplo. Ancora, sempre nel 1951 si contavano poco meno di 100.000 parrucchieri; con l’aumento del potere d’acquisto, nel 2011 quello stesso settore impiegava sostanzialmente il doppio delle persone. “Nel 1871, nel Regno Unito e in Galles c’era un barbiere/parrucchiere ogni 1793 abitanti; oggi è uno ogni 287.” “\[Con il progredire delle tecnologie\] è aumentata la domanda per servizi specializzati in settori come la sanità, l’economia e i servizi professionali dal marketing, al design fino all’istruzione,” continua la ricerca. Per esempio, un settore che in appena dieci anni (a partire dal 2000) ha visto un’impennata nei lavoratori impiegati è quello della contabilità: se a inizio millennio i contabili erano poco più di 100.000, oggi il numero è abbondantemente raddoppiato. Benché i dati siano relativi alla regione inglese, il discorso può essere tranquillamente generalizzato a tutto l’Occidente. “La tecnologia ha trasformato il concetto di produttività e gli standard di vita, e facendo ciò, ha creato posti di lavori in nuovi settori. Le macchine continueranno a far abbassare i prezzi, democratizzando ciò che una volta era esclusiva delle classi più abbienti e permettendo un afflusso maggiore di denaro, il che ha permesso di aumentare le spese secondarie in settori nuovi e in settori già esistenti. Le macchine si occuperanno dei compiti più ripetitivi e faticosi, ma nonostante ciò negli ultimi 150 anni non sembrano aver mai neanche lontanamente preso completamente il posto degli esseri umani. Non è difficile pensare ad altri settori che hanno indubbiamente bisogno di una nuova iniezione di personale: la cura degli anziani e degli infermi, l’istruzione oltre l’università e l’insegnamento professionale, la sanità e il benessere fisico e mentale,” conclude la ricerca. Dunque non c’è davvero nulla di cui preoccuparsi—o meglio, possiamo preoccuparci di altre cose, visto che i robot non solo stanno creando nuovi posti di lavoro, ma nel frattempo ci stanno sostituendo in quelli più faticosi. [I baristi non spariranno mai](https://www.forrester.com/The+Future+Of+Jobs+2025+Working+SidebySide+With+Robots/fulltext/-/E-RES119861?objectid=RES119861&ref=stellakamikaze.org), ma un domani la tecnologia dietro al bancone potrebbe essere così avanzata che il personale non dovrà fare altro che preoccuparsi di fornire il servizio migliore possibile ai clienti, senza pensare a questioni noiose come i piatti da lavare, i pavimenti da pulire o la spazzatura da buttare. *Segui Federico su Twitter* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-robot-ruberanno-lavoro-045/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 settembre 2015.* ### Mr. Robot' è la serie TV di cui avevamo bisogno URL: https://stellakamikaze.org/mr-robot-e-la-serie-tv-di-cui-avevamo-bisogno/ Last updated: 2026-07-03T22:52:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 settembre 2015.* Questa sera andrà in onda su [USA Network](http://www.usanetwork.com/?ref=stellakamikaze.org) l’ultima puntata della prima stagione di [Mr. Robot](http://www.usanetwork.com/mrrobot?ref=stellakamikaze.org), la serie TV firmata da Sam Esmail che parla di un hacker sociopatico schizoide che vuole salvare il mondo dal capitalismo rampante. Mr. Robot è solo l’ultima manifestazione di un bisogno impellente di capire qualcosa in più del mondo dell’informatica, della privacy e dell’hacking—e avendo alle nostre spalle le prime nove puntate di questa prima stagione si può dire con sicurezza che *Mr. Robot* sia un’ottima manifestazione di questo bisogno. Elliot Alderson, protagonista della serie interpretato da [Rami Malek](http://www.imdb.com/name/nm1785339/?ref=stellakamikaze.org) (ma gli hacker non erano tutti bianchi e diafani?), è un consulente di sicurezza per AllSafe, un’azienda che si occupa proprio di sicurezza informatica. Nei primi minuti del pilot si capisce subito che tipo di personaggio sia quello di Elliot; hacker nel tempo libero, lo troviamo dentro un’anonima caffetteria di New York a quattr’occhi con l’ignaro gestore del locale: Elliot ha scoperto che l’imprenditore [amministra un grande sito pieno di pedopornografia](http://motherboard.vice.com/it/tag/dark+net?ref=stellakamikaze.org) nel deep web. Il gestore capisce che Elliot fa sul serio, implora pietà e gli offre denaro in cambio del silenzio, ma a Elliot interessa solo fare fuori le mele marce: con una soffiata anonima ha già informato le autorità, e proprio mentre abbandona l’incontro con l’imprenditore disperato l’FBI fa irruzione nella caffetteria. [Chi è Mr. Robot?](http://www.whoismrrobot.com/?ref=stellakamikaze.org) Mr. Robot racconta la storia di un giustiziere cieco che di giorno lavora per un’azienda che si impegna a proteggere i grandi imperi del capitalismo statunitense, mentre di notte studia, riflette e agisce per distruggere quegli stessi titani del corporate business. Per sua sfortuna, o meglio per il bene dell’intreccio narrativo, Elliot verrà arruolato dalla fsociety, un collettivo di hacker—che personalmente mi ha ricordato molto quelli di [LulzSec](https://it.wikipedia.org/wiki/LulzSec?ref=stellakamikaze.org)—che ha come obiettivo la distruzione dell’impero E-Corp, l’enorme polipo tecnologico del mondo di Mr. Robot che non si discosta troppo dai toni del Google, Apple o Microsoft di turno. La sfortuna di cui parlavo prima consiste nel fatto che AllSafe, l’azienda per cui Elliot lavora, è proprio quella addetta alla cybersicurezza di E-Corp. Parlare della trama sarebbe un gesto estremamente meschino, visto che quello di *Mr. Robot* è un intreccio davvero riuscito e che—finalmente—riesce a trascendere il mero argomento informatico. Non siamo davanti a una sorta di *Dr. House* fatto di singole puntate legate da un fragile filo conduttore in cui si presentano singoli problemi (in un caso clinici, nel nostro informatici) da risolvere, ma di un thriller costruito su più piani narrativi in cui le vite dei personaggi si incrociano nelle maniere più inaspettate e in cui lo spettatore non ha sicurezza davvero di nulla—ed è perlomeno da segnalare [il piacevolissimo inchino di Sam Esmail a Fight Club, opera a cui Mr. Robot deve moltissimo](https://www.youtube.com/watch?v=EMfNB3fakB8&ref=stellakamikaze.org). Resta da chiedersi perché Mr. Robot sia una serie TV importante, specie in questo momento storico. L’attenzione popolare sulle questioni di sicurezza informatica è probabilmente da far risalire all’apparizione dello storico “[You Wouldn’t Download a Car](https://www.youtube.com/watch?v=HmZm8vNHBSU&ref=stellakamikaze.org),” una campagna contro la pirateria che veniva piazzata subito prima dei film di stampo hollywoodiano come contromisura contro la sempre crescente passione del pubblico nei confronti del download illegale di film. Al netto delle questioni di copyright abbiamo tutti cominciato a impensierirci più che sul perché, sul come: se anche scaricassi un film, come potrebbero fare le autorità a saperlo? Da lì in poi è stata solo questione di tempo: l’attenzione sull’argomento era tantissima e gli hacker—nel senso più ampio del termine—sono diventati in poco tempo i paladini del giustizialismo popolare. Il che non sarebbe necessariamente un male se il mondo dell’informatica fosse una realtà facilmente accessibile e non offuscata da visione mistiche in salsa Wargames e mitologie del conto in banca prosciugato con contatore dei soldi stile slot machine annesso. Non ruberei mai una macchina, ma con quella velocità di download la scaricherei volentieri. Ed è qui che arriva il difficile: la sicurezza informatica e la privacy sono due tematiche fondamentali e che andrebbero letteralmente insegnate alla scuola dell’obbligo vista la pervasività odierna della tecnologia, ma nonostante l’enorme attenzione che i media ripongono su questi argomenti si tratta ancora di temi riservati ad una fittizia élite di arcani tecnopreti. Conosco persone adulte e vaccinate che mi chiedono ancora se sia sicuro acquistare su Amazon. Raccontare questa realtà significa scoperchiare il vaso di Pandora; significa dire NO a [CSI: Cyber](http://www.csicyber.rai.it/dl/portali/site/page/Page-828e665a-58eb-4176-8f10-a6d8cddc4eec.html?ref=stellakamikaze.org)—certo, mi rendo perfettamente conto che si tratti di un prodotto di intrattenimento al pari di *Grey’s Anatomy*, ma non è questo un buon motivo per fare disinformazione su degli strumenti, come internet e l’informatica, che hanno ormai toccato le vite di tutti—e dire invece sì allo strabiliante [, il documentario del 2013 che racconta in maniera estremamente reale parte del processo a Peter Sunde, Fredrik Neij e Gottfrid Svartholm, ovvero i tre capoccia di The Pirate Bay finiti nel mirino del mondo del copyright. Il film è crudo: non ci sono corse contro il tempo con protagonisti giovani e aitanti hacker campioni nazionali di parkour che svaligiano banche e caveau governativi, ma tre soggetti sciupati, socialmente non troppo accessibili e che non hanno esattamente idea di cosa stia succedendo nella aule di tribunale in cui tutto il documentario è ambientato.](https://www.kickstarter.com/projects/tpbafk/tpb-afk-the-pirate-bay-away-from-keyboard?ref=stellakamikaze.org) *The Pirate Bay: Away From Keyboard*Mr. Robot, benché nasca come un prodotto destinato al mondo dell’intrattenimento, è un serial onesto. Elliot non è un’animista delle macchine, non riesce a penetrare improvvisamente in sistemi iperprotetti: non esiste il mito del “ti rubo la password” ma più la realtà del “se ho bisogno della sua password ho bisogno di avere fisicamente in mano il suo smartphone;” così suona un po’ meno spaventoso, vero? Allo stesso modo la fsociety, [l’entità antagonista alle corporazioni protagonista della serie](http://www.whoismrrobot.com/fsociety/?ref=stellakamikaze.org), non è un commando di contractor freddi come l’acciaio e letali come i SEALs, ma anzi un disorganizzato collettivo di *freak* che stanno cercando di raggiungere un obiettivo comune fin troppo ambizioso—ma il finale di stagione deve ancora andare in onda, solo stasera scopriremo cosa sarà di loro. In conclusione, al netto della narrativa riuscitissima, della tecnica di regia e del cast capace, il più grande merito di *Mr. Robot* è quello di restituire una panoramica cruda e asettica di un mondo ancora troppo vicino al mito e poco alla realtà. I temi sociali attorno ai quali la trama di Mr. Robot si erge sono questioni reali e che ci toccano da vicinissimo: il primo passo per poter proteggere i nostri diritti fondamentali informatici come la privacy o il ‘diritto all’oblio,’ è quello di conoscerli e comprenderli, e questa educazione, fortunamente, può passare anche attraverso serie TV come *Mr. Robot*. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/mr-robot-la-serie-tv-che-serviva-allinformatica/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 settembre 2015.* ### Stiamo vivendo il periodo più pacifico della storia degli esseri umani URL: https://stellakamikaze.org/stiamo-vivendo-il-periodo-piu-pacifico-della-storia-degli-esseri-umani/ Last updated: 2026-07-03T22:52:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º settembre 2015.* [Stiamo vivendo l’anno più caldo della storia della Terra](http://motherboard.vice.com/read/you-just-lived-through-the-hottest-month-in-recorded-history?ref=stellakamikaze.org)—e al netto delle temperature percepite quest’estate e un generale scetticismo reverenziale nei confronti della [spaventosa estate del 2003](https://it.wikipedia.org/wiki/Ondata%5Fdi%5Fcaldo%5Fdell%27estate%5F2003?ref=stellakamikaze.org#Italia) si tratta di una verità oggettiva supportata da dei numeri. Quindi mettiamoci il cuore in pace, stiamo superando un’estate di portata storica. Intanto, mentre noi sprecavamo tempo prezioso a sudare, si è scoperto che [stiamo anche vivendo il periodo più pacifico della storia della Terra](http://ourworldindata.org/roser/presentation/online/RiseOfPoliticalFreedomAndTheDecreaseOfViolence/RiseOfPoliticalFreedomAndTheDecreaseOfViolence.html?ref=stellakamikaze.org#/5). Questo forse è ancora più incredibile della questione temperature [se pensiamo alle infinite rassegne stampa](http://www.vice.com/it/tag/guerra?ref=stellakamikaze.org) piene di ISIS, Coree, Ucraine, lotte tra Narcos e cronaca nera in salsa televisivamente drammatica. [Max Roser](http://www.maxroser.com/?ref=stellakamikaze.org) lavora come research officer all’[Università di Oxford](http://www.oxfordmartin.ox.ac.uk/people/624?ref=stellakamikaze.org) e negli ultimi anni ha trovato la sua vocazione nelle statistiche. Ha inaugurato così [Our World in Data](http://ourworldindata.org/?ref=stellakamikaze.org), un progetto che mira a descrivere la realtà del nostro pianeta attraverso grandi tavole statistiche illustrate e tradotte per essere anche a prova di idiota. Poco prima che l’estate più calda della storia della Terra ci spezzasse le reni, Roser ha reso pubblica la sua “*Storia Visuale dell’Ascesa della Libertà Politicà e della Diminuzione della Violenza*,” un lungo e dettagliato resoconto della sua ricerca relativa ai morti ammazzati nel corso della storia. Studi archeologici mostrano quanto le società del passato fossero estremamente violente: la percentuale di persone uccise da altre persone era spesso superiore al 10%. Prove etnografiche confermano che la violenza è molto comune all’interno di società prive di governo e estremamente maggiore rispetto a quella riscontrata nella società moderne. I dati storici riguardo agli omicidi in Europa mostrano che gli attuali tassi sono la conseguenza di un lungo e faticoso declino della violenza. \[…\] “La violenza nella società è in declino da moltissimo tempo,” ha detto Steven Pinker, professore ad Harvard, “e potremmo star vivendo nel periodo più pacifico dell’esistenza della nostra specie.” Ma perché la violenza è in declino? Un importante cambiamento è da ritrovarsi nella sempre maggiore educazione e alfabetizzazione, e questi fattori vanno di pari passo alla sempre maggiore libertà a livello politico. La storia mostra come i governi democratici—ovvero il risultato della crescente libertà politica—siano molto meno portati a dichiararsi guerra a vicenda, e sempre più nazioni stanno diventando democratiche. All’inizio del ventesimo secolo solo il 10% della popolazione del mondo viveva in nazioni democratiche—ora abbiamo superato il 50%. L’istruzione sta migliorando in tutto il mondo, e secondo tutti questi dati chiunque potrebbe dimostrarsi ottimista nei confronti della continua ascesa della libertà politica e nel declino della violenza in tutto il mondo. La ricerca è estremamente dettagliata e ricca di fonti piuttosto autorevoli, ma a darci un’occhiata sono rimasto colpito da una manciata di “anomalie”: per esempio,[osservando il grafico relativo agli omicidi in Europa dal 1300](http://ourworldindata.org/data/violence-rights/homicides/?ref=stellakamikaze.org#homicide-rates-in-five-western-european-regions-1300-2010-max-roserref) a questa parte salta subito all’occhio il gigantesco picco relativo al periodo tra il 1400 e il 1500; mentre nel resto del mondo ci si continuava ad ammazzare con numeri da ordinaria amministrazione, improvvisamente in Italia si consumavano ogni anno 73 omicidi ogni 100,000 persone. Per quale motivo? Ho pensato alle [vicende intestine del periodo dell’Italia Rinascimentale](https://it.wikipedia.org/wiki/Italia%5Frinascimentale?ref=stellakamikaze.org#I%5Fconflitti%5Fquattrocenteschi), al fattore Chiesa e alla possibilità che grazie alla presenza capillare di quel tipo di istituzione in Italia i defunti venissero registrati con maggiori efficienza; ma la Chiesa era davvero così attiva nella conta delle salme? E davvero in nessun’altra parte del mondo era presente un’istituzione simile? [Una situazione simile si ripete su un altro grafico che presenta i dati sugli omicidi per il 1900](http://ourworldindata.org/data/violence-rights/homicides/?ref=stellakamikaze.org#homicide-rates-in-five-western-european-countries-1900-2009-pinker-2011ref), nel quale in Italia si registra un inspiegabile—se messo in relazione coi numeri nelle altre nazioni—picco di violenza proprio negli anni precedenti alla Seconda Guerra Mondiale. Incapace di rispondere a queste domande—anche a causa delle mie (non) vastissime conoscenze storiche che partono da ieri e arrivano forse a oggi—[ho contatto il professor Roser](https://twitter.com/maxcroser?lang=it&ref=stellakamikaze.org) e ci ho fatto quattro chiacchiere a riguardo. “Onestamente nemmeno io riesco a spiegare questi picchi di omicidi in Italia; bisognerebbe dare un’occhiata alla letteratura del periodo. Un buon punto di partenza potrebbe essere *Eisner (2003) – Long-Term Historical Trends in Violent Crime. In Crime and Justice, 30, 83–142*,” mi spiega il professore. “Un aspetto che è necessario tenere bene a mente, in questo caso, è che difficilmente ci accorgiamo di quando non succede nulla. Non facciamo domande quando le cose sembrano procedere normalmente, ma è una condizione ugualmente importante—e interessante—a quella opposta, come nel caso di questi picchi.” “Parlare di omicidi significa parlare di violenza interpersonale, della morte di un individuo, un’azione deliberatamente inflitta da una persona nei confronti di un’altra. La violenza di massa consumatasi nelle guerre e nei genocidi è un aspetto che viene discusso anche qui, su *OurWorldInData*. La storia della violenza è un argomento che in questa pubblicazione viene trattato da molti punti di vista diversi: quando ho cominciato a lavorarci [Steven Pinker aveva appena pubblicato il suo The Better Angels of Our Nature](https://en.wikipedia.org/wiki/The%5FBetter%5FAngels%5Fof%5FOur%5FNature?ref=stellakamikaze.org) *.*Nel libro viene raccontato il lungo declino della violenza nel mondo: dagli omicidi alle guerre, passando per i genocidi e gli atti discriminatori nei confronti di donne, omosessuali e bambini—questione che non conoscevo, e che il libro spiega molto bene. La mia pubblicazione punta a rendere più “visive” tutte queste interessantissime conclusioni,” mi spiega. Ho parlato con il professore della questione delle fonti: la mole di dati presente nella ricerca è incredibile, e ciò che rende il tutto ancora più stupefacente è che si tratta di numeri relativi sia a realtà molto settoriali—come nel caso di tribù molto antiche—che a intere nazioni. “La ricerca dei dati per ogni settore della pubblicazione è uno dei punti principali di questo progetto. Siamo pieni di ottimi dati su argomenti decisamente interessanti e che possono essere importanti per le nostre vite ma, come affermi, sono piuttosto difficili da recuperare. Con OurWorldInData voglio costruire una piattaforma capace di presentare queste fonti di dati e dunque permettere di salvare ad altri tempo e energie per trovare e ottenere questi dati. In questo senso il mio progetto è una sorta di database dei database,” continua. “Tutti noi parliamo continuamente di come il nostro mondo stia cambiando—che si tratti di una conferenza accademica o di una birra al pub—e questi dataset ci permettono di rispondere a molte delle nostre domande. Voglio fare in modo che le persone possano trovare da sole le risposte alle loro domande; ovviamente, però i dati nudi e crudi non sono di semplice comprensione, così io eseguo anche l’elaborazione e la presentazione dei dati. Le persone così possono avere a disposizione dei dati empirici semplici e puliti. Personalmente il mio piano—risalente a ormai più di 4 anni fa—era di scrivere un libro su come le condizioni di vita nel mondo fossero cambiate nel corso della storia fino ad arrivare a quelle di cui facciamo esperienza oggi. Nel corso degli anni ho trovato e raccolto sempre più fonti per i miei dati, e da qui si è generata la base di partenza di OurWorldInData; parlando di strumenti, utiilizzo un software molto semplice ma decisamente efficace: [si chiama NoteBook e per qualche strana ragione l’azienda che lo produce si chiama ‘Circus Ponies’.”](http://www.circusponies.com/?ref=stellakamikaze.org) Abbiamo poi discusso delle scoperte emerse della ricerca, “Ci sono diversi aspetti che mi hanno lasciato a bocca aperta, non so bene da dove partire. Talvolta mi stupivo di quali fossero le condizioni di vita nel passato: la storia del cibo per esempio. Ricercando i dati per il progetto ho scoperto quanto, non troppo tempo fa, fossero comuni le carestie. Ho anche appreso quanto enormi fossero i divari sociali nelle comunità; per esempio per quanto riguarda la distribuzione del cibo. Le famiglie più povere delle società dei nostri antenati non avevano abbastanza cibo per lavorare, di fatto venivano escluse dalla forza lavoro perché erano prive anche degli approvvigionamenti più semplici ed economici; allo stesso tempo le fasce sociali più ricche consumavano più cibo d quanto ne mangiamo noi oggi. La storia che impariamo a scuola e che è presentata nei musei è molto spesso la storia della borghesia, dell’élite. Ciò che voglio mostrare su OurWorldInData è la storia di tutti—della borghesia ma anche dei più poveri. E spesso, quando si trattava dei poveri, non avevo la minima idea di quanto disumane fossero le loro condizioni di vita appena qualche generazione fa, e ciò valeva anche per le nazioni più ricche—sono rimasto sbalordito anche da quanto in fretta queste condizioni siano mutate,” mi ha spiegato Roser. Dalle loro facce non si direbbe, ma sì: stiamo vivendo il periodo più pacifico della storia dell’uomo. Uno degli aspetti sicuramente più impressionanti di questo progetto è il suo slogan: “*Il periodo più pacifico dell’esistenza della nostra specie*” è un’affermazione decisamente forte. Anche accettando il fatto che oggi le guerre e i conflitti siano effettivamente meno sanguinosi rispetto al passato, tendiamo ad essere influenzati da una pressione mediatica decisamente più pesante, ed è proprio da qui che probabilmente arriva la sensazione che la violenza non stia per niente diminuendo, “Per certi versi sono d’accordo con te. Il mutamento culturale riguardante la guerra è stato un passaggio fondamentale di questo ultimo secolo ed è stato favorito dal modo dei media di dipingere e raccontare i conflitti. Ciò che è cambiato è che la guerra, appena qualche decennio fa, era un evento idealizzato nel quale i ragazzi si trasformavano in uomini. Alexis de Tocqueville scriveva per esempio che “ *La guerra serve spesso a estendere la mente delle persone e a rafforzare il loro carattere*.” Oppure Thomas Mann, “ [La guerra è purificazione e liberazione](https://books.google.it/books?id=c3cWa-GnsfMC&pg=PT289&lpg=PT289&dq=War+is+a+purging+and+a+liberation+thomas+mann&source=bl&ots=aKiCelNEh9&sig=xf1Z6ocdyS1lv-paNBfJOi1oo7Q&hl=it&sa=X&ved=0CCEQ6AEwAGoVChMI7IXZpcjVxwIVg%5F8sCh3TugW6#v=onepage&q=War%20is%20a%20purging%20and%20a%20liberation%20thomas%20mann&f=false).” La sofferenza della guerra, che oggi i media raccontano come una conseguenza del concetto di “purificazione”, fa ben capire a chiunque accenda la televisione che razza di stronzate stessero dicendo de Tocqueville e Mann. Il mutamento culturale ha fatto sì che molti cambiassero idea riguardo la guerra: oggi molti—incluso me—pensano che la guerra sia un esempio del fallimento umano che porta soltanto a una orribile escalation di violenza e che deve essere in qualche maniera evitata. In questo senso i media moderni sono stati decisamente di aiuto,” spiega Roser. “Dall’altra parte però penso che l’attenzione dei media sul terrorismo e la violenza sia spesso fuori proporzione, e questo atteggiamento può avere conseguenze negative. Lo vediamo nei sondaggi: non importa se la violenza stia aumentando o diminuendo—e sta diminuendo da decenni in varie nazioni, ormai—, le persone sono convinte che sia sempre maggiore. Penso che questa percezione sfasata sia un problema molto grave: in quanto cittadini e elettori richiediamo riforme e misure sulla base del nostro modo di vedere il mondo, e più pensiamo che il mondo sia violento più è alto il rischio di votare una visione politica estrema e giustizialista. Per proteggerci dal terrorismo rischiamo di accettare di svendere la nostra libertà personale; questa è l’altra faccia della medaglia dei media moderni,” conclude il professore. Il progetto di Roser è ambizioso, ma le premesse e la volontà di creare qualcosa di ben fatto mi sembra ci siano tutte. Al momento il professore [sta presentando i suoi progetti nella speranza di trovare qualche finanziatore](http://www.maxroser.com/funding-for-ourworldindata/?ref=stellakamikaze.org)—si sa mai che qualche lettore di Motherboard sia un ricco magnate russo pronto a finanziare un bello strumento educativo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/stiamo-vivendo-il-periodo-piu-pacifico-della-storia-degli-esseri-umani/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 settembre 2015.* ### Le esplosioni di Tianjin URL: https://stellakamikaze.org/le-esplosioni-di-tianjin/ Last updated: 2026-07-10T05:52:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 13 agosto 2015.* Alle 23:30 ora locale di mercoledì 12 agosto una gigantesca esplosione ha fatto tremare la città di Tianjin, in Cina occidentale. Consumatasi nel nucleo del centro industriale della città, le autorità hanno proposto una prima ipotesi di dinamica degli eventi. Le esplosioni dovrebbero essere partite da un capannone adibito allo stocaggio di materiali pericolosi nella zona portuale della città; non si è ancora conoscenza delle qualità dei materiali presenti ma si presume si tratti di sostanze comuni nell’industria petrolchimica e nei processi di raffinamento. “Le esplosioni più grandi, consumatesi nell’arco di 30 secondi, sono state così forte da essere registrate da un istituto sismologico locale. La prima esplosione è equivalsa alla detonazione di tre tonnellate di TNT, mentre la seconda a 21 tonnellate di esplosivo, secondo il China Earthquake Network Centre,”[spiega Emma Graham-Harrison del The Guardian](http://www.theguardian.com/world/live/2015/aug/13/tianjin-explosion-hundreds-injured-killed-china-blasts-latest-updates?ref=stellakamikaze.org#block-55cbea56e4b06c6c7b93a0f1). Approfondire le conseguenze e gli sviluppi delle esplosioni di Tianjin può risultare estremamente interessante, specie se gli eventi vengono posti in prospettiva con quelli di Hiroshima e Nagasaki, di cui solo pochi giorni fa è ricorso il settantesimo anniversario. Nel continuare la lettura sarebbe infatti bene tenere a mente che se — secondo le stime attuali — quelle di Tianjin sono state esplosioni che hanno prodotto 0.02kt di potenza — equivalente a 20 tonnellate di TNT — ,[ quello sganciato su Hiroshima](https://it.wikipedia.org/wiki/Little%5FBoy?ref=stellakamikaze.org) era un ordigno da 18kt, [mentre la Tsar Bomba](https://it.wikipedia.org/wiki/Bomba%5FZar?ref=stellakamikaze.org), la più grande esplosione nucleare della storia dell’uomo, aveva prodotto 50.000kt di potenza. Un buon punto di partenza per comprendere la gravità dell’evento è capire dove si sia consumata l’esplosione. Tianjin è la quarta città più abitata della Cina, con 15 milioni di abitanti, e dista appena 113 chilometri da Pechino. Le esplosioni si sono verificate nel quartiere di [Binhai New Area](https://en.wikipedia.org/wiki/Binhai?ref=stellakamikaze.org), una zona sub-urbana della città che si affaccia sul baia del Mare di Bohai e che fa parte del [Bohai Economic Rim](http://nextbigfuture.com/2011/01/bohai-economic-rim.html?ref=stellakamikaze.org), una nuova lega economica in forte sviluppo che include le città di Pechino, Tianjin e Tangshan. La Binhai New Area inoltre ospita Tanggu, [il porto di Tianjin](https://en.wikipedia.org/wiki/Port%5Fof%5FTianjin?ref=stellakamikaze.org), principale accesso via mare a Pechino, più grande porto della Cina occidentale, uno dei più grandi porti mai costruiti dall’uomo ed, infine, il quarto porto del mondo per tonnellaggio — [550/600 milioni di tonnellate stimate per il 2015](http://www.tjportnet.com/gkjs/gkjs%5F4.htm?ref=stellakamikaze.org). La situazione è complicata per tanti motivi, primo fra tutti la difficoltà con la quale le informazioni escono dall’area del disastro. Nei momenti immediatamente successivi all’esplosione l’intera zona è stata chiusa a chiunque non fosse lì per prestare soccorso, giornalisti compresi. La maggior parte delle immagini e dei video arrivano grazie a contributi amatoriali di abitanti nella zona e le reti televisive e le agenzie di stato non aiutano nella diffusione di informazioni aggiornate sugli eventi. [Associated Press segnala](http://www.theguardian.com/world/live/2015/aug/13/tianjin-explosion-hundreds-injured-killed-china-blasts-latest-updates?ref=stellakamikaze.org#block-55cc0bdde4b0ae8bc9dc9964) che le autorità cinesi stiano costringendo i giornalisti a qualche chilometro di distanza dal sito dell’esplosione e stiano intimando i reporter che sono riusciti a superare il cordone di polizia a non scattare fotografie e a cancellare quelle già fatte. Secondo [Fergus Ryan](https://twitter.com/fryan?ref=stellakamikaze.org), la rete TV di Tianjin alle 3:00 CEST di questa notte, ormai svariate ore dopo il disastro, era pronta a trasmettere immagini in tempo reale relative all’esplosione, ma stava ancora aspettando l’approvazione ufficiale delle autorità; nel frattempo trasmetteva cartoni animati. Su Reddit l’utente [SilverAppera ha proposto una ricostruzione dei fatti](https://www.reddit.com/r/worldnews/comments/3gr1bh/huge%5Fexplosion%5Freported%5Fin%5Fchinese%5Fport%5Fcity%5Fof/cu0odde?ref=stellakamikaze.org) stilata a partire da alcuni report della stampa locale e tweet di residenti della Binhai New Area. “Una stazione di benzina è esplosa e ha incendiato due cisterne di petrolio poste vicine ai capannoni adibiti allo stoccaggio di sostanze chimiche, il materiale è quindi esploso dando origine ad un primo incendio che i vigili del fuoco non sono riusciti a spegnere e che ha infine fatto scattare la seconda grande esplosione che ha coinvolto tutto il capannone; sembra che tutti i poliziotti e i pompieri presenti sulla scena siano morti sul colpo. Le sostanze chimiche coinvolte nell’esplosione sembrano essere: gas liquidi e pressurizzati come argon e gas naturale pressurizzato; liquidi infiammabili come il metiletilchetone e l’acetato di metile; materiale infiammabile come il nitrato di potassio e il nitrato di sodia e sostanze chimiche tossiche come il cianuro di sodio e il diisocianato di toluene. Chi afferma che l’esplosione abbia ucciso chiunque nel raggio di un chilometro esagera, ma la popolazione totale della Binhai New Area è di 2.5 milioni di persone e la densità di popolazione nell’area è di 2000 persone per chimoletro quadrato; una stima tagliata con l’accetta quindi potrebbe pronosticare tra le 5000 e le 20000 persone tra vittime e feriti.” Le due esplosioni sono state rilevate dai sismografi della zona come scosse da magnitudo 2.3 e 2.9. BREAKING: #China: #Tianjin explosion: 2 explosions happened within 30 seconds. One magnitude 2.3 ML, one 2.9 ML pic.twitter.com/g6Tjvj29mG Per quanto riguarda le vittime: nonostante le poche informazioni si parla di qualche centinaio tra morti e feriti tra chi ha prestato soccorso; gli ospedale di Tianjin sono attualmente in sovraffollamento e la popolazione sta prestando aiuto rifornendo le scorte di sangue per trasfusioni e offrendo passaggi e aiuto a feriti e parenti delle vittime. (in aggiornamento) ➤➤ Segui[Medium Italia](http://medium.com/italia?ref=stellakamikaze.org) anche su[RSS](http://medium.com/feed/italia?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/le-esplosioni-di-tianjin-79360740b7c1?ref=stellakamikaze.org)*, 13 agosto 2015.* ### Quella delle startup è una bolla sul punto di esplodere? URL: https://stellakamikaze.org/quella-delle-startup-e-una-bolla-sul-punto-di-esplodere/ Last updated: 2026-07-03T22:52:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 luglio 2015.* [Heisenberg Media](https://www.flickr.com/photos/heisenbergmedia/?ref=stellakamikaze.org) Questo post fa parte di [Macro](http://www.vice.com/it/series/macro?ref=stellakamikaze.org), la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con [Hello bank!](http://hellobank.it/it/home?ref=stellakamikaze.org) Tra il 1997 e il 2000 si è consumato uno dei fenomeni più tragicamente divertenti dell’economia moderna. Erano gli anni in cui internet era un gigantesco astro spendente che stava cominciando a illuminare con i suoi raggi ogni essere umano sul pianeta, in modo capillare: le aziende ne andavano pazze e gli investitori si erano innamorati di queste aziende. Bello, no? C’erano un sacco di soldi e venivano investiti tutti in un settore in forte crescita dal punto di vista tecnologico. La parte divertente è che più si avvicinava il 2000 più gli investitori perdevano lucidità. Per riuscire a mangiarsi ogni cosa possibile in questo settore in forte crescita tutte le misure di sicurezza erano state sistematicamente ignorate. Poi, il 10 marzo 2000, l’indice NASDAQ aveva sfiorato i 5132 punti, per chiudere il giorno stesso a 5048 punti. Ecco servita la [bolla speculativa del ](http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/100-parole/Tecnologia/B/Bolla-new-economy-e-dot-com.shtml?ref=stellakamikaze.org)*dot-com*. All’improvviso, tutti si erano accorti che i guadagni promessi dalle innovative aziende del settore semplicemente non c’erano, e il castello era crollato. L’esplosione della bolla speculativa aveva bruciato una quantità incalcolabile di denaro. Oggi forse sta succedendo una cosa simile, anche se più che di bolla economica si potrebbe parlare di bolla sociale. Secondo [uno studio](http://www.smartweek.it/la-pagina-facebook-che-prende-in-giro-il-mondo-delle-start-up/?ref=stellakamikaze.org), solo in Italia ogni giorno vengono registrate 4 o 5 nuove startup. Nel mondo gli ordini di grandezza sono cambiati: quando si parla di startup i “bei soldi” non sono più i milioni, ma i miliardi. E penare che anche ai tempi, attorno al 2000, alcune transazioni potevano sfondare il muro dei miliardi: è il caso di GeoCities, acquistato da Yahoo per 3,5 miliardi di dollari; di Broadcast.com, acquistato per 5,7 miliardi; di Webvan, un servizio di consegna di cibo a domicilio con 5 milioni di ricavi all’anno e bilanci in perdita che quando si era buttato sul mercato il suo valore era schizzato a 8 miliardi di dollari e che due anni dopo sarebbe andato in bancarotta. In generale, quando le cifre assumono dimensioni così titaniche c’è qualcosa che non va. Adesso Andrew Wilkinson, fondatore di GetFlow e MetaLab (guarda caso, due startup) ha parlato, [in un post su Medium](https://medium.com/@awilkinson/we-need-to-talk-about-startups-de611d6a7373?ref=stellakamikaze.org), di una possibile replica della bolla del dot-com ma stavolta relativa alle startup. Per fare un esempio, quest’anno il Super Bowl—evento noto per le cifre stellari del mercato pubblicitario che vi ruota attorno—ha ospitato [il maggior numero di nuove pubblicità](http://www.wsj.com/articles/super-bowl-gets-a-spike-in-newbie-advertisers-1421876156?ref=stellakamikaze.org) dal periodo della bolla del dot-com. E tra l’altro, per la maggior parte si trattava di pubblicità di startup del settore tecnologico. Inoltre, nel 2015 ci sono oltre [114 startup](http://www.ft.com/intl/cms/s/8b2db500-1e37-11e5-ab0f-6bb9974f25d0,Authorised=false.html?%5Fi%5Flocation=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F8b2db500-1e37-11e5-ab0f-6bb9974f25d0.html%3Fsiteedition%3Dintl&siteedition=intl&%5Fi%5Freferer=https%3A%2F%2Fmedium.com%2F%40awilkinson%2Fwe-need-to-talk-about-startups-de611d6a7373&ref=stellakamikaze.org#axzz3ghxB7m9A) valutate sopra il miliardo dagli investitori, mentre solo l’anno scorso erano appena 40\. E alla lista dei miliardari di Forbes si sono aggiunti quest’anno [23 nuovi nomi](http://www.timeslive.co.za/thetimes/2015/03/04/silicon-valley-mints-23-new-billionaires?ref=stellakamikaze.org), tutti di personaggi provenienti dal mondo della tecnologia. In più, il mercato dei programmatori è fuori controllo: solo a San Francisco un programmatore riesce a guadagnare [fino a 130 mila dollari all’anno](http://uk.businessinsider.com/tech-salaries-have-hit-a-new-record-2014-10?r=US&IR=T&ref=stellakamikaze.org), e molti sono così richiesti da [aver bisogno di un agente](http://www.newyorker.com/magazine/2014/11/24/programmers-price?ref=stellakamikaze.org). Il problema più grosso, però, riguarda i numeri del mercato azionario che gira attorno alle startup e che è di nuovo ai limiti dell’assurdo. Le aziende decidono [di lanciarsi subito nel mercato pubblico](http://money.cnn.com/2015/02/10/investing/ipo-price-warning-dot-com-era/?ref=stellakamikaze.org), e soprattutto lo fanno prima di generare profitti: in sostanza si tratta di vendere promesse o ancora peggio debiti assicurati. Nel 1999, alla vigilia dello scoppio della bolla, l’80 percento delle aziende del settore dot-com non generavano utili; l’anno scorso, per quanto riguarda le startup, quelle nelle stesse condizioni erano il 71 percento del totale, con un aumento del 46 percento rispetto all’anno precedente. Infine—ciliegina sulla torta—nel mondo delle startup sta nascendo un nuovo settore, quello delle meta-startup: aziende come ProductHunt, che offrono servizi di gestione, trageting e informazione riguardanti altre startup. Una bolla nella bolla, praticamente, che solo nel caso di ProductHunt [vale 22 milioni di dollari](http://techcrunch.com/2014/09/13/producthunt-raises-6-million-from-a16z/?ref=stellakamikaze.org). Anche in Italia la situazione è in forte crescita, e il primo sintomo di questa crescita sta in quanto se ne parla. Ci sono blog appositi, [intere sezioni](http://corriereinnovazione.corriere.it/2015/07/18/cari-startupper-prima-cercare-finanziatori-cercate-clienti-deb40b0c-2d19-11e5-ab2f-03a10057a764.shtml?ref=stellakamikaze.org) di grandi quotidiani dedicate alle startup, [pagine Facebook](http://www.smartweek.it/la-pagina-facebook-che-prende-in-giro-il-mondo-delle-start-up/?ref=stellakamikaze.org) che prendono per il culo la moda delle startup e verticali dedicati interamente al marketing. Un esempio più concreto è la [quantità di incubatoi e acceleratori](http://www.h-farmventures.com/?ref=stellakamikaze.org) per startup presenti nel nostro paese: ogni grande azienda [mette a disposizione dei fondi](http://www.wcap.tim.it/it?ref=stellakamikaze.org) per finanziare piccole aziende, e vengono annunciati continuamente nuovi esempi e nuove competizioni per favore la crescita delle startup. Ma quante di queste poi riescono effettivamente a sfondare? *Un intervento di Mark Zuckerberg* *a Startup School nel 2013* “Secondo l’[ultimo report](https://www.registroimprese.it/documents/10181/6426246/Sole%5FStartUp.pdf/c6226bcd-ef1e-4b43-8497-5405dcbb4534?ref=stellakamikaze.org) di Infocamere aggiornato al primo trimestre 2015, quasi due terzi delle attività innovative si concentra nell’area dei servizi alle imprese, principalmente nel software, nella consulenza informatica e nella ricerca e sviluppo,” ha scritto lo scorso maggio Enrico Netti in un articolo su *Sole 24 Ore*. “Negli ultimi mesi si è assistito a un rafforzamento del capitale sociale, che complessivamente è passato a 192 milioni, dai 153 di fine 2014, ha aggiunto.” È difficile recuperare dati chiari e ufficiali vista la velocità con la quale questo settore si sta espandendo, ma [alcune stime](http://corriereinnovazione.corriere.it/2015/07/27/fabbrica-startup-politecnico-milano-nate-3500-nuove-imprese-d4d96042-3425-11e5-b933-63839669b549.shtml?ref=stellakamikaze.org) parlano di un mercato da due miliardi di euro e 5000 addetti—altre, [di volumi ancora più importanti](http://blog.startupitalia.eu/in-italia-20-000-persone-lavorano-nelle-startup-innovative-founder-a-parte/?ref=stellakamikaze.org). Per fortuna, il settore si è rivelato abbastanza importante da meritarsi, anche in Italia, un dettagliato report in merito. “A fine marzo 2015 il numero di startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese è pari a 3711, in aumento di 532 unità rispetto alla fine di dicembre (+16,7 percento). Le startup rappresentano lo 0,25 percento del quasi milione e mezzo di società di capitali italiane. Il capitale sociale delle startup è complessivamente di 192 milioni di euro, che corrisponde in media a 52mila euro a testa. Il capitale medio è aumentato del 7,5 percento rispetto al quarto trimestre 2014,” si legge nel [report del primo trimestre 2015](http://startup.registroimprese.it/report/1%5Ftrimestre%5F2015.pdf?ref=stellakamikaze.org) della Camera di Commercio. Insomma, per quanto in Italia il fenomeno non abbia ancora raggiunto i livelli critici che ha raggiunto altrove, i segnali ci sono tutti: da [StartupOver](http://www.startupover.com/?ref=stellakamikaze.org)—un blog che raccoglie le storie di tutte le startup fallimentari—al recente [Shark Tank](http://www.sharktank.mediaset.it/?ref=stellakamikaze.org), reality show andando in onda su Italia 1 in cui una serie di startup proponevano i loro progetti a cinque grossi investitori italiani. Tutte cose che fanno capire come quello delle startup oggi sia un fenomeno decisamente pop, anche se in parallelo all’entusiasmo sta incominciando a montare anche il panico. In conclusione, quando arriverà l’apocalisse? Mentre la aspettiamo all’estero il settore ha già superato il punto di non ritorno trasformandosi in un’area dove non c’è spazio per risultati nella media ma solo per l’eccellenza. In Italia, invece, il settore è ancora in forte espansione, e benché i numeri non facciano ancora pensare a una bolla speculativa il rischio è quello di ritrovarci in pochi anni a dover convivere con il sogno della startup: una piccola azienda capace di vendere promesse a prezzi esorbitanti. *Segui Federico su Twitter* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-collasso-startup-043/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 luglio 2015.* ### La storia dell'iprite: dalla guerra di trincea al mare Adriatico URL: https://stellakamikaze.org/la-storia-delliprite-dalla-guerra-di-trincea-al-mare-adriatico/ Last updated: 2026-07-03T22:52:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 luglio 2015.* L’attualità passa anche attraverso l’intrattenimento, e uno dei filtri più indicativi di ciò che caratterizza la nostra era sono le serie TV. Sul piccolo schermo arrivano tutte le cifre primordiali dell’essere umano dell’anno X. Al bando le riflessioni, gli approfondimenti, i ragionamenti: ciò che conta è toccare delle corde scoperte, dei sentimenti che in maniera più o meno incisiva toccano tutti. I polizieschi americani sono perfetti per dimostrare questo fenomeno: giusto qualche mese fa ho dovuto fare doppia verifica prima di rendermi conto che la nuova stagione di CSI mandata in onda in Italia parlava davvero dei cybercrimini e si chiamava [CSI: Cyber](https://it.wikipedia.org/wiki/CSI:%5FCyber?ref=stellakamikaze.org). Insomma, parlare di darknet nel 2015 è incredibilmente demodé, no? Allo stesso modo qualche anno fa, questi stessi polizieschi hanno fatto un salto piuttosto importante e hanno smesso di identificare il nemico con la figura del terrorista e sono passati alle più pratiche e scenograficamente d’impatto armi chimiche. Non è una scelta banale. Questo tipo di arsenali vivono una realtà strana, il mondo occidentale li ha sempre guardati con distaccato timore: esistono ma fanno talmente paura che è meglio allontanarli dalla nostra realtà. Questa comprensibile forma mentis ci ha portato, però, a dimenticare: le armi chimiche sono una faccenda antichissima, e noi italiani le abbiamo viste da molto vicino. Qui su Motherboard avevamo già parlato del [Sarin](http://motherboard.vice.com/it/read/il-sarin-e-un-dio-sadico-e-crudele?ref=stellakamikaze.org), dell’[Agente Arancio](http://motherboard.vice.com/it/read/l-agente-arancio-e-venuto-per-restare?ref=stellakamikaze.org) e del [Fosforo Bianco](http://motherboard.vice.com/it/read/il-fosforo-bianco-e-il-munizionamento-bellico-piu-stronzo-della-storia+?ref=stellakamikaze.org). Ne rimane uno fuori dall’elenco: [l’iprite](https://it.wikipedia.org/wiki/Iprite?ref=stellakamikaze.org). Il gas mostarda, l’altro nome dell’iprite, è conosciuto dai nostri amici chimici con il nome di tioetere di cloroetano e in breve 0,15 milligrami diffusi in un litro d’aria uccidono in 10 minuti e regalano in omaggio delle orribili piaghe su tutto il corpo. Sembra quasi strano pensare ad un’Italia all’avanguardia: noi l’iprite l’abbiamo vissuta in prima persona sia da un lato che dall’altro, ma non si tratta di avanguardia. La guerra chimica comincia nella Prima Guerra Mondiale: [il 22 aprile 1915 l’esercito tedesco sgancia a Ypres, in Belgio, il tioetere di cloroetano](http://www.galileonet.it/2015/04/100-anni-dal-primo-uso-delle-armi-chimiche/?ref=stellakamikaze.org), che dalla città prenderà il nome di iprite. Gli effetti erano estremamente visivi: l’effetto urticante, le piaghe che si aprivano su tutto il corpo e la vista accecata dal bruciore. La guerra chimica del 15-18 produsse circa 90.000 morti in totale, una sciocchezza se posti in rapporto al totale, ma spaventò [a tal punto da portare alla firma, nel 1925, del Protocollo di Ginevra](https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione%5Fsulle%5Farmi%5Fchimiche?ref=stellakamikaze.org), che avrebbe dovuto vietare l’utilizzo di gas asfissianti e armi tossiche. I firmatari eliminano l’iprite dagli arsenali ma, paradossalmente, continuano a produrne. In Italia, durante il 1935/36, [la produzione giornaliera di iprite passa dalle 3 alle 18 tonnellate](http://www.assemblea.emr.it/cittadinanza/attivita-e-servizi/formazione-pdc/viaggio-visivo/lideologia-nazista-e-il-razzismo-fascista/il-razzismo-fascista/limpiego-dei-gas-in-etiopia?ref=stellakamikaze.org), e ne scaricheremo 300 solo sul fronte etiope. A seguito della firma dei trattati successivi alla Grande Guerra, il Servizio Chimico Militare italiano era stato ridotto ad una manciata di corpi d’armata e battaglioni, ma fu proprio nel 1935, con l’inizio della campagna d’Etiopia, che tornò a crescere a dismisura, fino ad arrivare a contare 43 ufficiali, 71 sotto ufficiali, 1.487 soldati e 270 tonnellate di agenti chimici. “L’aeronautica fu la forza armata che utilizzò la quasi totalità degli aggressivi chimici. Era dotata di due tipi di bombe: C500T da 280 kg caricate a iprite (212 kg), che esplodevano a circa 250 metri dal suolo vaporizzando il liquido e contaminando un’area di 500-800 metri per 100-200, e le C100P caricate ad arsine (100 kg). In Eritrea e Somalia furono inviate 540 C100P, 3.300 C500T e diverse migliaia di bombe da 21, 31 e 40 kg caricate a iprite e fosgene, in parte già presenti in colonia. Sul fronte nord Badoglio fece sganciare un migliaio di C500T, in Somalia l’aeronautica sganciò un totale di 30.500 kgdi bombe all’iprite e 13.300 kg di bombe al fosgene,” [si legge sul blog di contromaelstrom](http://contromaelstrom.com/2013/09/21/uso-delle-armi-chimiche-da-parte-dellesercito-italiano/?ref=stellakamikaze.org). «Fu uno spettacolo terrificante. Io stesso sfuggii per un caso alla morte. Era la mattina del 23 dicembre, ed avevo da poco attraversato il Tacazzè, quando comparvero nel cielo alcuni aeroplani. Il fatto, tuttavia, non ci allarmò troppo, perché ormai ci eravamo abituati ai bombardamenti. Quel mattino però non lanciarono bombe, ma strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l’acqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido incolore. Prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido ed urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in una agonia che durò ore. Fra i colpiti c’erano anche contadini, che avevano portato le loro mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini». \[Testimonianza del ras Immirù, in Angelo Del Boca, La guerra d’Abissinia 1935-1941, Feltrinelli, 1965, pag 74\] Dopo il capitolo imperialista, però, l’Italia è rapidamente passata dall’altra parte della trincea. Il 2 dicembre 1943, a Bari, si è consumata quella che per alcuni è stata la “[Pearl Harbor del Mediteranneo](http://digilander.libero.it/historiamilitaria3/bari1943.htm?ref=stellakamikaze.org),” il [Disastro di Bari](https://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento%5Fdi%5FBari?ref=stellakamikaze.org). 105 bombardieri della Luftwaffe bersagliano il porto di Bari e affondano 17 navi mercantili alleati e ne danneggiano gravemente altre 8\. Quel giorno il porto ospitava anche [la John Harvey](https://en.wikipedia.org/wiki/SS%5FJohn%5FHarvey?ref=stellakamikaze.org), “che trasportava un carico “top secret” di bombe all’iprite. La nave dal “carico speciale” seguiva le armate alleate nel timore che i tedeschi, durante la ritirata, potessero utilizzare per primi le armi chimiche,” [si legge in un articolo dello storico Ciro Luongo](http://www.vvfnapoli.it/document/NBCR/bombardamentobari.pdf?ref=stellakamikaze.org). “La John Harvey, partita dal Maryland con il carico “top secret”, ufficialmente trasportava munizioni. Dopo aver attraversato l’Atlantico, si era unita al grosso della flotta nel mar Mediterraneo ed era giunta a Bari in attesa di scaricare l’arsenale di bombe in supporto all’aeroporto di Foggia, ove si stava sistemando il 15° Air force. La Harvey aveva a bordo circa 100 tonnellate di bombe all’iprite. Nella forma in cui fu prodotta durante la seconda guerra mondiale, la cosiddetta iprite Levistein H conteneva circa il 30% di impurità instabili. La sostanza gassificava facilmente con notevole aumento di pressione, ragione per la quale era necessario un controllo costante da parte di specialisti che seguivano il carico. Una bomba all’iprite era lunga 120 cm, diametro 20 cm e conteneva circa 30 Kg di iprite. In caso di attacco l’iprite avrebbe potuto contaminare un’area di 40 m di diametro.” Ciro Luongo A seguito dell’attacco l’intero golfo fu inquinato da nafta e dalla forma liquida dell’ipriti, i marinai presenti non dovettero aspettare molto prima che gli effetti dell’agente si manifestassero [Particolare è l’esperienza della Bistera](http://www.vvfnapoli.it/document/NBCR/bombardamentobari.pdf?ref=stellakamikaze.org), una nave attraccata al porto che scampò all’attacco e che il giorno dopo salpo verso Taranto: durante il viaggio l’iprite manifestò i suoi effetti e rese sostanzialmente cieco l’intero equipaggio. La stessa popolazione di Bari fu colpita passivamente, a seguito del bombardamento c’era chi correva verso il porto per aiutare, ed in quel caso veniva contaminato dall’iprite. “Generalmente il superstite era ricoverato con ustioni seguite alla vescicazione della superficie corporea. Veniva sottoposto alle terapie del caso a cui seguiva un sostanziale miglioramento delle condizioni generali. Poi improvvisamente cominciava ad accusare disturbi nella respirazione, perdeva la voce, espettorava muco giallastro e fedito misto a sangue scolorito e il polso si indeboliva. Infine nonostante tutte le misure di emergenza che il caso richiedeva, il paziente cessava di vivere,” [si legge nell’articolo di Luongo.](http://www.vvfnapoli.it/document/NBCR/bombardamentobari.pdf?ref=stellakamikaze.org) Il carico della Harvey era però top secret: l’unico interesse Alleato era quello di avere una sorta di contromisura nel caso in cui le forze tedesche avessero deciso di ricorrere alle armi chimiche per prime. Così i kit medici predisposti non furono resi disponibili, e il giorno stesso del bombardamento l’allarme non fu diramato per contaminazione, ma per mere ustioni: così le cure negli ospedali non si rivelarono adeguate. Allo stesso modo si tentò di insabbiare la vicenda: l’iprite a Bari non c’era mai stata, e chi fu esposto ad essa venne curato con pratiche pressoché inutili: il carico “top secret” li condannò non solo a subire le conseguenze dell’agente chimico, ma anche a morte certa, vista la mancanza di soccorsi adeguati. [E oggi quell’iprite è ancora lì.](http://www.galileonet.it/1998/05/liprite-dimenticata/?ref=stellakamikaze.org) Questa quindi è l’iprite: una delle prime manifestazione del fantasma delle armi chimiche. Una forma ingenua di arsenale, [che è stata capace di evolversi in modelli molto più meschini](http://motherboard.vice.com/it/read/il-sarin-e-un-dio-sadico-e-crudele?ref=stellakamikaze.org), di cui abbiamo già parlato, ma che ha sofferto di un unico, grande difetto: meschina non fu l’iprite, ma chi l’ha utilizzata. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-storia-delliprite-una-piaga-italiana/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 luglio 2015.* ### Yanis Varoufakis era già un personaggio quando si occupava di videogiochi URL: https://stellakamikaze.org/yanis-varoufakis-era-gia-un-personaggio-quando-si-occupava-di-videogiochi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 luglio 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!* Ormai, di Yanis Varoufakis sappiamo [praticamente tutto](http://www.vice.com/it/tag/yanis+varoufakis?ref=stellakamikaze.org). Dal suo ingresso nel governo greco come Ministro delle Finanze fino alle sue recenti dimissioni, i media di tutto il mondo non hanno fatto altro che seguire ogni aspetto della vita di questa figura mitologica—per metà titano anti-Troika, per metà pazzo scriteriato. Lasciando perdere per un attimo la sua esperienza politica, le vicende di cui è stato protagonista in questi ultimi mesi e le simpatie o antipatie che può ispirare la sua figura, la cosa davvero interessante è il suo passato. Prima di finire in mezzo al circo della politica, infatti, Yanis Varoufakis lavorava per [Valve](http://www.valvesoftware.com/?ref=stellakamikaze.org), un colosso del mondo dei videogiochi. Valve è la casa di sviluppo che ha sfornato giochi come la saga di [Half-Life](https://it.wikipedia.org/wiki/Half-Life?ref=stellakamikaze.org), [Team Fortress](https://wiki.teamfortress.com/wiki/Main%5FPage?ref=stellakamikaze.org), [Counter Strike](http://blog.counter-strike.net/?ref=stellakamikaze.org), [Portal](http://www.thinkwithportals.com/?ref=stellakamikaze.org), [Left 4 Dead](http://www.l4d.com/blog/?ref=stellakamikaze.org) e [Dota 2](http://blog.dota2.com/?ref=stellakamikaze.org). Ha anche creato [Steam](http://store.steampowered.com/?l=italian&ref=stellakamikaze.org), il più grande servizio di digital delivery di videogiochi del mondo. Nel 2012, ha deciso che era il momento di smettere di essere soltanto una casa di sviluppo di videogiochi e fare il passo successivo, facendo evolvere Steam in quanto piattaforma economica. Nello stesso periodo, Varoufakis non era ancora il centauro dell’anti-capitalismo europeo, ma insegnava economia politica all’Università di Atene. Verso la metà di giugno del 2012, ha ricevuto una mail da Gabe Newell—il CEO di Valve, un uomo che vale, letteralmente, [un miliardo di dollari](http://www.forbes.com/profile/gabe-newell/?ref=stellakamikaze.org). Varoufakis ha descritto quella stessa mail in modo piuttosto colorito nel [primo post](http://blogs.valvesoftware.com/economics/it-all-began-with-a-strange-email/?ref=stellakamikaze.org) del suo “diario di lavoro” sul sito di Valve. Prima dell’inizio della crisi dell’eurozona nel 2009, Varoufakis era—per sua stessa ammissione—un normalissimo economista snobbato da tutti. Da quel momento in poi, però, gli economisti sono diventati da un giorno all’altro delle creature mitologiche. “Perché hanno puntato i riflettori proprio su di me?” [si è chiesto](http://blogs.valvesoftware.com/economics/it-all-began-with-a-strange-email/?ref=stellakamikaze.org) sempre nello stesso post sul suo blog sul sito di Valve. “Primo, perché sono greco e la Grecia era il capro espiatorio della situazione. Secondo, perché sono un greco piuttosto singolare le cui teorie hanno fatto discutere sulla BBC e sulla CNN.” Varoufakis ha raccontato come, in quel periodo, ricevesse un sacco di mail per i motivi più disparati. Dal modo in cui esordiva, quella di Gabe Newell non sembrava provenire da un gigante dell’economia: “Salve, sono il presidente di un’azienda che produce videogiochi.” Varoufakis racconta di aver letto quella prima riga e di aver quasi cestinato il messaggio. Ma il secondo paragrafo lo aveva incuriosito: “Stiamo tentando di espandere la nostra economia virtuale e stiamo incorrendo in non pochi problemi quando tentiamo di collegare i vari tipi di monetizzazione. Sarebbe interessato a fornirci supporto?” Così, Varoufakis aveva deciso di accettare e partire per Seattle, dove si trova la sede operativa di Valve. Varoufakis non aveva mai giocato a un videogioco in vita sua, ma una volta arrivato a Valve aveva capito subito di essere entrato nel suo paese dei balocchi. “Mi stavano chiedendo di lavorare a un sistema economico in cui ogni azione lascia una traccia, ogni transazione viene registrata; è un sistema economico in cui non c’è bisogno di statistiche, perché abbiamo già tutti i dati,” ha raccontato. Con il suo lavoro da Valve, Varoufakis voleva anche fare ricerca per cercare di smentire la fede nell’[econometria](https://it.wikipedia.org/wiki/Econometria?ref=stellakamikaze.org)—quella disciplina che applica la statistica all’economia per dimostrare le teorie economiche ma che il più delle volte finisce per dimostrare una forma ridotta di quelle stesse teorie, la cui funzionalità per di più viene dimostrata solo sfruttando quel determinato tipo di dati. Varoufakis era ufficialmente diventato l’economist-in-residence di Valve: il suo compito era quello di sviluppare un modello economico fatto su misura per la società. In cambio, Valve gli avrebbe fornito gli strumenti necessari per abbattere il muro che separa l’economia reale da quella digitale. Così, dopo mesi di lavoro, Varoufakis si era occupato del perfezionamento di una delle economie interne più importanti per Valve: il [commercio di cappelli](https://wiki.teamfortress.com/wiki/List%5Fof%5FAll%5Fclass%5Fcosmetics?ref=stellakamikaze.org) su Team Fortress 2\. Ne aveva sviluppato e perfezionato i tassi di scambio, nonché il modo in cui quegli stessi cappelli [potevano essere trovati](http://blogs.valvesoftware.com/economics/arbitrage-and-equilibrium-in-the-team-fortress-2-economy/?ref=stellakamikaze.org). Nel post che ha dedicato al suo lavoro su Team Fortress, ha spiegato alcuni principi su cui si è basato per il suo lavoro. L’economia di Team Fortress 2 si basa sull’arbitraggio, un’operazione finanziaria per la quale si acquista un determinato bene e lo si rivende su un altro mercato per ottenere un guadagno. Nel gioco, ogni giocatore ottiene—sia in maniera casuale, sia attraverso azioni specifiche—determinati oggetti: da quelli decorativi come i cappelli a quelli utili per migliorare le prestazioni nel gioco, come armi o corazze. Questi beni, appartenenti a diversi tipi di mercati di gioco, possono essere scambiati e a seconda del mercato in cui vengono scambiati possono avere valori diversi: da qui le possibilità di guadagno. Con la gestione dei beni, dunque, il gioco si trasforma in una vera e propria economia parallela che permette ai giocatori, giocando, di ottenere un certo potere d’acquisto. Il culmine di questo modello è arrivato quando l’inventario dei beni ottenuti all’interno di Team Fortress è stato sbloccato su tutta la piattaforma di Steam. In pratica, un utente di Steam [può scambiare](http://blogs.valvesoftware.com/economics/to-truck-barter-and-exchange-on-the-nature-of-valves-social-economies/?ref=stellakamikaze.org) un capello di Team Fortress con un gioco vero e proprio. L’obiettivo di Varoufakis era rendere questo modello economico vantaggioso per Valve. Vista la sua natura digitale e quindi la possibilità di tracciare ogni singola operazione, Valve poteva creare una specie di libero mercato influenzato solo da un fattore esterno: Valve stessa. In questo modo, Valve avrebbe potuto impedire che si creasse un equilibrio nel mercato, circostanza sicuramente vantaggiosa per i giocatori ma meno per l’azienda, il cui scopo è comunque quello di monetizzare il servizio e spingere i giocatori ad acquistare giochi o oggetti con denaro reale. Anche se era estraneo al mondo dei videogiochi, Varoufakis non lo era affatto al mondo delle economie digitali. I suoi articoli a riguardo [si sprecano](http://yanisvaroufakis.eu/digital-economiesmoney/?ref=stellakamikaze.org), e in particolare spicca una serie [di ricerche e riflessioni](http://yanisvaroufakis.eu/2013/04/22/bitcoin-and-the-dangerous-fantasy-of-apolitical-money/?ref=stellakamikaze.org) sul sistema Bitcoin. A conti fatti, quello di Varoufakis non è un primato: le economie digitali nei videogiochi avevano già visto un grande sviluppo. Ad esempio, la casa produttrice di Eve Online—un complicatissimo simulatore di macro e micro economie in cui i giocatori passano più tempo a cercare di far quadrare i conti su dei fogli Excel che a giocare—aveva già pensato di approfondire la questione [assumendo](http://www.ibtimes.co.uk/eve-online-meet-man-controlling-18-million-space-economy-1447437?ref=stellakamikaze.org) un vero e proprio economista. Ma di certo le doti di stratega di Varoufakis in questo ambito sono notevoli: se intorno a Steam e alle varie economie digitali ad esso collegate girano oggi cifre da capogiro, il merito è in gran parte dell’ex Ministro delle Finanze greco. Forse sarebbe il caso di parlare di lui per questo più che per la sua vecchia abitudine di girare in moto per combattere la Troika. *Segui Federico su Twitter* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-varoufakis-valve-steam-943/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 luglio 2015.* ### La papagna, l'oppio misterioso dei nostri nonni URL: https://stellakamikaze.org/la-papagna-loppio-misterioso-dei-nostri-nonni/ Last updated: 2026-07-03T22:52:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 luglio 2015.* *“Damme nnu picca papagna ca sta mmoriu de tulori,”* ovvero, dammi un po’ di papagna, un decotto di fiori di papavero ché le coliche fanno malissimo. I rimedi della nonna ce li abbiamo tutti bene in mente: tecniche miracolose e prive di alcun tipo di fondamento scientifico evidente ma che riescono comunque a fungere da panacea. Perché funzionavano? Non ci ponevamo domande: nel momento del bisogno ci sottomettevamo alla sapienza tramandata delle nostre premurose nonne e dopo poche decine di minuti venivamo magicamente allievati da qualunque tipo di male. La sorpresona è che uno di questi rimedi, la papagna—un decotto di fiori di *papaver somniferum* che serviva a calmare le coliche e a conciliare il sonno dei più piccoli—era un infuso a base di oppiacei il cui principio attivo è presente anche in morfina ed eroina. Le care nonne del Meridione, in buona sostanza, somministravano ai loro nipoti dei rimedi a base di alcaloidi. L’argomento non è scontato: la cultura del papavero è intrinseca a tutta la tradizione del Meridione, “generalmente veniva chiamato *papagna* o *papagno*, mentre in alcune parti del Salento viene denominato *babà* o *babafaru* e in Abruzzo *papàmbre* o *papambrone*,” [spiega Il Fiore Perduto, tesi di laurea di Maruzio Belperio](http://www.samorini.it/doc1/alt%5Faut/ad/belperio-il-fiore-perduto.pdf?ref=stellakamikaze.org). La ricetta è quasi sconosciuta; sappiamo qualcosa sugli ingredienti necessari, ovvero fiori di papavero, ma il procedimento è una danza secolare intorbidita da dicerie popolari e la volontà di mantenere la papagna un occulto arcanismo, “si raccolgono le teste del papavero, quando cadono i petali e sono belle grosse. Si stendono al sole e quando diventano verdognole sono pronte. Per preparare la *babafarina* si fanno bollire insieme: tre foglie di alloro, un papavero ed una manciata di camomilla,” [si legge in un’intervista a una donna salentina su Il Tacco d’Italia](http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=24312&ref=stellakamikaze.org). L’origine della papagna è una questione complessa: [alcuni fanno risalire l’apparizione della pianta nell’Italia Meridionale a 8000 anni fa,](http://www.evoluzioneculturale.it/2013/07/15/breve-storia-della-papagna-in-7-tweet/?ref=stellakamikaze.org) altri ancora parlano di oscuri intrugli denominati “eroine” apparsi nelle farmacie degli anni ’20\. La papagna vera e propria, in quanto infuso tradizionale preparato in casa, è però un mistero perso tra paesini e villaggi del Salento. [Un breve saggio di Carla Grassano](http://www.samorini.it/doc1/alt%5Faut/ek/grassano.pdf?ref=stellakamikaze.org), medico del Ser.T, approfondisce l’argomento e accenna all’esistenza di alcuni volumi con riferimenti alla papagna come “Per curarsi con le erbe,” del dottor Borsetta, che descrive la sostanza e riferisce anche i dosaggi in base all’età, sconsigliando però l’utilizzo nella preparazione delle teste di papavero, quelle che presumibilmente contenevano la maggiore concentrazioni di alcaloidi. Grassano inoltre descrive i risultati di un questionario da lei stilato e sottoposto a un centinaio di soggetti, tossicodipendenti e non. Le informazioni che vi si possono evincere sono diverse: - Alla fine degli anni ’50 la papagna cade in disuso, visto che nessuno dei soggetti testati di età inferiore ai 25 anni è stato sottoposto alla soministrazione. - La percentuale dei soggetti trattati aumenta proporzionalmente all’età degli stessi, con una evidente preponderanza a partire dai 35 anni di età. - Tutti sanno cos’è la papagna e cosa si intende per “appapagnarsi”—ovvero la sonnolenza post-prandiale, quella che si associa ad una sensazione di piacevole sazietà. - La papagna era usata da tutti: dalla fasce più basse a quelle più alte. Per comprendere meglio quando la papagna fosse diffusa capillarmente su tutto il territorio italiano basta dare un’occhiata alle informazioni riguardo le diverse modalità di preparazione contenute in Consuetudini d’interesse nipiologico ed aspetti fisiopatologici [“Consuetudini d’interesse nipiologico ed aspetti fisiopatologici](http://www.etnomedicina.unige.it/scheda%5Fbibliografia.php?lang=1&titolo=Antonio%20Scarpa&page=Bibliografia&id=277&ref=stellakamikaze.org)*,”* di Antonio Scarpa*,* 1969. “Ad Aosta, Asti, Cuneo, Vercelli, si usa il decotto delle capsule immature private dei semi; a Biella, invece, lo sciroppo nella quantità di due-tre gocce; a Bergamo l’infuso di semi di papavero macinati; a Cremona lo sciroppo di papaverina; a Gorizia ed Udine, infusi, usando i semi a Trento. A Ferrara il papavero viene impiegato, ma non se ne conoscono le modalità; a Modena e Bologna in sciroppo; mentre a Forlì si usa la marmellata. Nella situazione di Ferrara trovasi anche Ascoli Piceno. A Firenze, Pistoia, Arezzo si adoperano le capsule o i petali; a Terni ed a Roma si ricorre tanto al decotto che allo sciroppo, mentre a Benevento e ad Avellino è comune l’infuso, ottenuto dalle capsule. In tutto il Meridione viene impiegata la cosiddetta «papagna», costituita da un succhiotto di pezza che viene imbevuto in varie preparazioni di papavero. Più particolarmente le segnalazioni del Meridione riguardano: Matera dove si fa una decozione di camomilla con aggiunta di qualche capsula di papavero; Potenza per la quale il modo di somministrazione non viene indicato; Bari dove si usano i fiori di papavero e la «papagna»; Brindisi con l’infuso; Taranto con la «papagna»; Lecce con la «papagna» e il papavero masticato dalla madre e messo in bocca al lattante: Cosenza con la «papagna» e il *laudano*; Catanzaro con modalità non meglio specificate; Reggio Calabria con la «papagna», il decotto ed il *laudano*. In Sicilia si ricorre alla papaverina e all’infuso somministrate, a cucchiaini. In Sardegna, infine, specialmente nella zona di Orneri, si usa il decotto delle capsule.” Il mistero della papagna è tanto fitto quanto affascinante: realizzare che intere generazioni precedenti alle nostre siano state cresciute a suon di oppiacei ed alcaloidi è quantomeno straniante, ma senza dubbio fa riflettere sulle campagne di proibizionismo. Nonostante la papagna il mondo ha continuato a girare, possiamo vedere questo fenomeno come un altro motivo per evitare di demonizzare indiscriminatamente tutte le sostanze stupefacenti? --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-mistero-della-papagna-loppiaceo-naturale-dei-nostri-nonni/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 luglio 2015.* ### Com'è l'internet nell'era del cybersquatting? URL: https://stellakamikaze.org/come-linternet-nellera-del-cybersquatting/ Last updated: 2026-07-03T22:52:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 luglio 2015.* Internet, al netto della [pedopornografia](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=pedopornografia&ref=stellakamikaze.org), degli snuff movie e [delle aziende di sorveglianza ingarbugliate in beghe legali](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=hacking%20team&ref=stellakamikaze.org), è un bel posto. Nella vastità della rete è possibile raggiungere qualunque luogo facendo riferimento ad una semplice stringa di numeri, gli IP, ma visto che ricordarsi una serie di cifre è piuttosto scomodo, [siamo anche riusciti ad inventare il ](http://motherboard.vice.com/it/read/internet-dei-nomi?ref=stellakamikaze.org)*domain name system*, un modello per il quale ogni indirizzo IP corrisponde ad un nome più semplice. Proprio a causa di questa architettura, una delle fasi più importanti nella creazione di un sito web riguarda la scelta del nome, visto che favorirà poi il posizionamento e la raggiungibilità del sito stesso. Era quindi ovvio che, prima o poi, qualcuno si sarebbe ritrovato a volere un dominio internet che qualcun altro aveva già preso. È il caso di tantissime aziende e startup, che spesso si ritrovano a non poter registrare il loro amato [www.nomeazienda.com.](http://www.nomeazienda.com/?ref=stellakamikaze.org) La prassi in questi casi è di contattatare il detentore del dominio e cercare un accordo amichevole, oppure tornare al tavolo da lavoro e inventarsi un altro nome. Nei casi più eclatanti si impugnano le carte che testimoniano la registrazione del marchio e in men che non si dica quel [www.coca-cola.com](http://www.coca-cola.com/?ref=stellakamikaze.org) reindirizzerà alla pagina della bibita e non a qualche strano ristorante in Venezuela. È il caso di Jason Kneen, un programmatore che una quindicina di anni fa si era prodigato nell’acquisto di circa un centinaio di domini. Tra i tanti c’è anche [www.workbetter.com](http://www.workbetter.com/?ref=stellakamikaze.org), che nell’aprile dell’anno scorso è finito sotto gli occhi di [OfficeLinks](http://www.officelinks.com/?ref=stellakamikaze.org), una startup che offre spazi di co-working. Harsh Mehta, CEO di OfficeLinks, vuole il dominio, è disposto a pagarlo, ma Kneen non vuole darglielo: la paura è che Mehta glielo voglia comprare per poi rivenderlo a qualche cliente più grosso, ma Mehta ha la coscienza pulita e gli offre un accordo per il quale, in caso di rivendita, Mehta avrebbe pagato a Kneen un compenso; niente da fare. Così Mehta si rivolge ai suoi avvocati, e il 29 giugno 2015 Kneen riceve una chiamata da un magazine che si occupa di domini di siti internet—un intero magazine che parla solo di URL: wow. In pratica era partita una procedura legale nei suoi confronti, senza che lui lo sapesse. L’accusa era di cybersquatting. [Si può parlare di cybersquatting quando:](https://www.icann.org/resources/pages/help/dndr/udrp-en?ref=stellakamikaze.org) - il detentore del marchio possiede un marchio che è uguale o molto simile al dominio di secondo livello registrato - colui che ha registrato il dominio non ha diritto o interesse a possedere quel dominio; e - il dominio è stato registrato e utilizzato in cattiva fede. La faccenda non ha dell’incredibile, visto che sono entrambi piccoli nomi, [ma come espone giustamente TechCrunch](http://techcrunch.com/2015/07/03/startup-sues-a-domain-name-owner-to-grab-a-16-year-old-url/?ref=stellakamikaze.org), crea un precedente per il quale qualunque azienda o startup può, di fatto, appropriarsi di un dominio nel momento in cui le tre condizioni elencate sopra sono soddisfatte. Questo sembra essere un classico caso di cybersquatting? Forse sì, ma non lo è per il giudice Kaplan, che ha letteralmente demolito l’accusa dell’avvocato di Mehta: in buona sostanza il legale di Mehta, parlando della natura da manager internazionale di Kneen, affermava che il suo non vendere il dominio a Mehta fosse un’azione palesemente in cattiva fede. [Kneen Transcript of Preliminary Injunction Hearing-2](http://www.scribd.com/doc/271726841?ref=stellakamikaze.org) Kaplan ha risposto in maniera piuttosto eloquente, chiedendo all’avvocato di Mehta in che modo potesse considerarsi “manager internazionale del mercato dei domini” un uomo che in 16 anni di attività era riuscito a venderne due, e ha ribadito il diritto di Kneen di acquistare qualunque dominio voglia e di decidere se cederlo o venderlo a qualcun altro. Il caso potrebbe essere fortunato, ma per una volta un giudice ha messo da parte la meccanicità dell’era di internet ed ha messo al primo posto il diritto fondamentale di un essere umano di guadagnare quanto voglia dalla vendità di un bene in suo possesso. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-l-internet-nell-era-del-cybersquatting/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 luglio 2015.* ### Cosa scrivono sui social i visitatori di Expo 2015? URL: https://stellakamikaze.org/cosa-scrivono-sui-social-i-visitatori-di-expo-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:52:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 luglio 2015.* [Expo 2015](http://www.vice.com/it/search?query=expo&ref=stellakamikaze.org) ha aperto da poco più di due mesi e [qui su Motherboard ne abbiamo parlato spesso e (più o meno) volentieri](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=expo&ref=stellakamikaze.org). Ora che gli animi pro e quelli contro non sono più esattamente bollenti, è arrivata l’ora di dare un’occhiata a qualcosa di decisamente più spaventoso: i dati statistici. Fortunatamente per Expo questi dati non sono poi così terribili, anzi. VOICES from the Blogs, “un progetto scientifico realizzato in ambito accademico e diventato startup nel 2012,” si è occupato sin dall’annuncio dell’Esposizione Universale a Milano di effettuare data mining e analisi per quanto riguarda le opinioni apparse su internet a proposito di Expo. [DOMUS](http://www.domusweb.it/en/architecture/2015/07/13/expo%5F2015%5Fand%5Fsocial%5Fmedia.html?ref=stellakamikaze.org), in collaborazione con [VOICES](http://voicesfromtheblogs.com/2015/07/03/i-primi-due-mesi-social-di-expo2015-allinsegna-dellottimismo/?ref=stellakamikaze.org), ha pubblicato un report relativo a questi dati in cui vengono analizzati circa 1,7 milioni di post riguardanti Expo scritti in italiano e in inglese negli ultimi 60 giorni. Il volume di dati è abbastanza grande da poter garantire uno sguardo se non oggettivo, perlomeno indicativo su quella che è la risposta attuale delle persone all’Esposizione Universale, “questo monitoraggio in tempo reale della natura sociale di Expo mostra, tra le altre cose, interessanti differenze tra i visitatori italiani—la cui maggior parte posta sui social in italiano—e quelli internazionali. In primis i volumi di post sono differenti: 500.000 in inglese e 1.200.000, e nella prima slide della presentazione di VOICES vengono elencati i padiglioni preferiti sui social dai visitatori. A mettere d’accordo tutti sono Italia, Austria, Brasile, Cina e Giappone; e mentre per l’estero sono gli Emirati Arabi Uniti a vincere con un 7,36% di preferenza, in Italia è forte il sentimento patriottico, con un 10,69% per la struttura nostrana. Se invece vi state chiedendo perché EXPO stia piacendo, questa slide risponde ai vostri quesiti. All’estero è l’architettura a conquistare i cuori dei visitatori, mentre in Italia, ovviamente, è il cibo. Per quanto riguarda l’estetica dei padiglioni, uno dei punti di maggiore forza di questo EXPO, all’estero i canoni estetici preferiti sono quelli scelti da Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Austria, mentre in Italia vincono Austria, Brasile e Cina. Fanno contenti tutti anche l’Italia e la Germania. Parlando di numeri bruti: le menzioni giornaliere di EXPO 2015 vedono un picco a maggio, mese dell’apertura, quando si sfiorano i 26.000 post giornalieri, per poi incontrare un fortissimo calo nel mese successivo. All’estero invece il picco si trova di nuovo a maggio, ma con 7.800 modesti post al giorno; il calo è speculare, ma per quanto riguarda l’estero molto meno drastico. Il *sentiment*, ovvero il tipo di opinione che i social restituiscono di un determinato evento, fenomeno o personalità, è piuttosto positivo per quanta riguarda Expo, ed anzi tra maggio e giugno il divario che separava le opinioni positive da quelle negative non ha fatto altro che allargarsi. Se bisogna parlare invece dei motivi di queste opinioni positive sono gli eventi a regnare incontrastati sia a maggio che a giugno, subito seguito dall’orgoglio nazionale, in crescendo a giugno, e dal cibo, che invece cala nel secondo mese di apertura dell’Esposizione. Il lavoro di VOICES continuerà per tutta la durata di EXPO e ci restituirà una mole di dati statistici senz’altro interessanti, ma che vanno necessariamente contestualizzati e compresi appieno per poterli sfruttare al meglio. A occhio per ora EXPO non se la sta cavando male, ma d’altro canto molti degli oppositori dell’Evento tendono a mantenere il silenzio stampa, influenzando inevitabilmente questo tipo di statistiche. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-sta-andando-expo-2015-sui-social/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 luglio 2015.* ### Quella volta che ho trovato il cervello di Albert Einstein URL: https://stellakamikaze.org/quella-volta-che-ho-trovato-il-cervello-di-albert-einstein/ Last updated: 2026-07-03T22:52:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 14 luglio 2015.* Albert Einstein ha da anni smesso di essere un fisico ed è passato allo stato di semi-divinità della scienza, il che potrebbe suonare strano nel caso in cui non si fosse a conoscenza dell’esistenza di [liste da 8 pagine di citazioni di mr. relatività](http://www.brainyquote.com/quotes/authors/a/albert%5Feinstein.html?ref=stellakamikaze.org). In una scala da Socrate a Osho, il culto della personalità che si è sviluppato attorno ad Einstein si posiziona ad un solido livello-Winston Churchill. Non dovrebbe quindi stupire l’esistenza [di un’epopea omerica con protagonista il suo cervello](https://en.wikipedia.org/wiki/Albert%5FEinstein%27s%5Fbrain?ref=stellakamikaze.org). [Tutto comincia nell’aprile del 1955](https://medium.com/backchannel/yes-i-found-einstein-s-brain-c3834429e4d5?ref=stellakamikaze.org), quando ad Albert viene diagnosticato un aneurisma cardiaco. Venerdì 15 aprile il più grande fisico del ‘900 viene ricoverato nell’ospedale di Princeton e infine, nella tarda nottata del lunedì successivo, dopo aver bisbigliato qualche parola in tedesco ad un’infermiera che non conosceva la lingua, si spegne. Dopo la certificazione del decesso, l’autopsia sul corpo viene eseguita da [Thomas Harvey](https://it.wikipedia.org/wiki/Thomas%5FStoltz%5FHarvey?ref=stellakamikaze.org), patologo dell’ospedale di Princeton. La famiglia di Einstein non voleva che la sua salma diventasse un’icona da adorare, così nell’arco di poche ore si concludono le analisi sul corpo, la cremazione e la dispersione del ceneri. In questa corsa contro un cadaverico voyeurismo viene però salvato un singolo elemento del corpo dello scienziato. [Il 20 aprile appare sul The New York Times un articolo](https://medium2.global.ssl.fastly.net/max/1400/1%2AkNyW%5F9v9AwLi5JanvFSJ0A.jpeg?ref=stellakamikaze.org) che menziona la conservazione del cervello di Einstein, lo scopo è quello di “studiarlo più a fondo.” Poi nulla: nessuna parlerà più di questa reliquia per quasi 20 anni. Fino a quando un giornalista non viene incaricato di trovarlo. [Steven Levy](http://www.stevenlevy.com/?ref=stellakamikaze.org) si occupa di tecnologia, security, privacy e crittografia ed è anche l’uomo che, per conto della rivista di Princeton *New Jersey Monthly*, ha cercato il cervello di Albert Einstein. Il capo redattore della rivista aveva sviluppato particolare interesse per la neurologia e, per caso, era finito a leggere proprio quell’articolo del *The New York Times* del 20 aprile 1955. Dopo alcune ricerche, però, il massimo che Michael Aron, il capo redattore, riesce a scoprire è la conferma che Thomas Harvey, il patologo del Princeton che aveva eseguito l’autopsia, non lavora più per quell’ospedale. È a questo punto che il testimone passa a Steven Levy. Levy comincia la sua ricerca direttamente all’ospedale di Princeton, ma l’amministrazione della struttura gli conferma che l’unico a sapere qualcosa del cervello di Einstein è Harvey, è che quando se ne è andato dall’ospedale ha portato con sé tutte le cartelle relative all’autopsia. La ricerca di Levy si sarebbe bloccata se una sua conoscenza non gli avesse detto di aver effettivamente visto una fetta del cervello di Einstein, posseduta da un suo maestro di medicina che a sua volta l’aveva ricevuta dal Dr. Sidney Schuman, un esperto in talami che aveva, ai tempi, ricevuto parte del cervello di Einstein per studiarlo direttamente da Harvey. L’obiettivo delle ricerche era ovviamente quello di verificare la normalità del cervello di Einstein, ma per Schuman non c’erano particolari anomalie, ma ciò poteva essere dovuto agli strumenti di ricerca non esattamente avanzati e allo stato di conservazione del tessuto cerebrale. Levy riesce infine a contattatare l’[American Medical Association](http://www.ama-assn.org/ama?ref=stellakamikaze.org), dove Harvey in quanto medico doveva essere registrato, e trova l’indirizzo di un Thomas S. Harvey, nato nel 1912\. Registro telefonico alla mano, estrapola quindi anche un numero di telefono, lo chiama e finalmente riesce a parlare con Thomas Harvey. L’uomo subito tentenna, ma infine conferma: aveva eseguito l’autopsia del corpo di Albert Einstein ed era in possesso del suo cervello. Levy riesce a convincerlo e organizza con lui un incontro, che viene raccontato come una partita a scacchi giocata a metà tra il desiderio di Levy di vedere il cervello e il nervosismo di Harvey, sollevato e agitato all’idea di parlare dell’argomento dopo così tanti anni di silenzio. Il cervello di Albert Einstein era tutto sommato normale, 1.2 chilogrammi di materia grigia. Harvey e il suo team avevano messo il cervello sotto formaldeide per portarlo alla University of Pennsylvania, dove è stato sezionato grazie a un microtomo e conservato sotto forma di mattoncini di celloidina e di fettine. Soltanto alcune parti sono rimaste intere. Levy, però, stava cercando lo scoop: serviva il cervello, o perlomeno delle foto di esso; ed erano queste le parole che non riuscivano a uscire dalla bocca di Harvey, “Non ho foto, ma ne ho un pezzo qui.” Levy, su [Backchannel](https://medium.com/backchannel/yes-i-found-einstein-s-brain-c3834429e4d5?ref=stellakamikaze.org), racconta nei dettagli la storia: l’ufficio di Harvey era una normalissima stanza con una scrivania, qualche scaffale pieno di libri. Tra le mensole c’era qualche scatola di cartone: Harvey si alza, ne scopre una e tira fuori un contenitore. Dentro c’erano dei pezzetti del cervello di Albert Einstein, in particolare, dei pezzi del cervelletto di Albert Einstein. Harvey non si ferma, tira fuori un altro contenitore ed ecco altri pezzi di cervello, tutti numerati e catalogati. Grazie al reportage scritto da Steven Levy una neuroscienziata di berkeley, Marian Diamond, è entrata in contatto con Harvey per farsi mandare alcuni frammenti. La scoperta, dopo anni di attesa, è che il cervello di Albert Einstein presentava una maggiore concentrazione di cellule gliali, quelle cellule che fungono da sistema di sostegno per i neuroni. Infine, nel 1985, viene pubblicato su Experimental Neurology il primo paper scientifico di studi sul cervello di Albert Einstein, “[On the Brain of a Scientist: Albert Einstein.”](http://lunaproductions.com/wp-content/uploads/2014/05/On-the-Brain-of-Einstein.pdf?ref=stellakamikaze.org) [Un altro studio pubblicato nel 1999](http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673698103276/abstract?ref=stellakamikaze.org) dimostrava come il cervello di Einstein fosse privo della [Scissura laterale di Silvio](https://it.wikipedia.org/wiki/Scissura%5Flaterale%5Fdi%5FSilvio?ref=stellakamikaze.org), una sorta di crepa presente nella maggior parte dei cervelli umani che parte all’altezza dei nostri occhi e attraversa parte del cervello. Nelle foto del cervello di Einstein che Harvey aveva fornito questa crepa semplicemente non c’era. Negli anni successivi gli studi sul cervello di Einstein si sono moltiplicati, fino ad arrivare alla creazione di una mappa interattiva del suo cervello. Levy, [ancora su Backchannel](https://medium.com/backchannel/yes-i-found-einstein-s-brain-c3834429e4d5?ref=stellakamikaze.org), racconta dello strano rapporto tra Harvey e il cervello che aveva sezionato: venivano raccontate storie secondo le quali durante alcuni suoi viaggi il cervello in scatola stazionasse comodo nel sedile posteriore dell’automobile di Harvey. Infine, la vicenda si conclude con la morte di Harvey, nel 2007, e l’arrivo di alcune fettine del cervello, nel 2011, al [Mutter Museum di Philadelphia](http://muttermuseum.org/exhibitions/albert-einsteins-brain/?ref=stellakamikaze.org). Ora che la magia del mistero è scomparsa, ciò che rimane è una citazione del primo articolo di Levy pubblicato sulla questione. Sospettavo che l’inevitabile assenza di vita del mondo materiale avrebbe reso l’ammirazione di quella materia cerebrale molto simile all’osservazione di una medusa morta. Ma le mie paure erano prive di fondamento. Per un attimo, quando ho avuto il cervello davanti a me, ho avuto la possibilità di scrutare una sorta di sfera di cristallo organica. Fluttuante nella formaldeide c’era la potenza della scissione degli atomi, i misteri dei buchi neri, il miracolo del progresso. C’era il meglio di noi, della razza umana. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/quella-volta-che-ho-trovato-il-cervello-di-albert-einstein/?ref=stellakamikaze.org)*, 14 luglio 2015.* ### Chi era Satoru Iwata, il padre di una generazione di videogiocatori URL: https://stellakamikaze.org/chi-era-satoru-iwata-il-padre-di-una-generazione-di-videogiocatori/ Last updated: 2026-07-03T22:52:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 luglio 2015.* Nel mondo della tecnologia è sempre più difficile riuscire a raccontare delle belle storie quando si parla di persone: le figure pubbliche di questa industria sono ormai delle chimere tirate fuori da un pentolone di marketing, idee geniali e piroette legali. Ogni volta che esce fuori un nuovo grande nome del mondo tech, a conti fatti sembra essere esattamente identico a quello che cavalcava la cresta dell’onda prima di lui. Per questo oggi non parlerò solamente della morte di una persona, di un presidente di azienda, di un genio visionario; oggi racconterò una bella storia, quella della vita di Satoru Iwata, [il presidente di Nintendo che l’11 luglio ha perso la sua battaglia contro il cancro](http://www.lastampa.it/2015/07/13/tecnologia/morto-satoru-iwata-il-presidente-di-nintendo-che-ha-lanciato-la-wii-a5HKVuZScb3IC2UomsgNBK/pagina.html?ref=stellakamikaze.org). La sua storia comincia in una casa di sviluppo di videogiochi di Tokyo, [HAL Laboratory](http://www.hallab.co.jp/?ref=stellakamikaze.org), e il nome è una sorta di profezia della carriera di Iwata, “si chiamava così perché ogni lettera di HAL ci poneva un passo avanti ad IBM,” [ha spiegato in un’intervista](http://www.nintendolife.com/news/2012/11/iwata%5Fexplains%5Fwhere%5Fthe%5Fname%5Fhal%5Flaboratory%5Fcame%5Ffrom?ref=stellakamikaze.org). HAL apre nel 1980, e nel 1983 Iwata diventa coordinatore del reparto di sviluppo software. La storia non sarebbe poi così incredibile se non fosse che da HAL Laboratory è uscita la saga di [Kirby](https://it.wikipedia.org/wiki/Kirby%5F%28personaggio%29?ref=stellakamikaze.org), quella di [—conosciuta da noi come](https://it.wikipedia.org/wiki/EarthBound?ref=stellakamikaze.org) *MotherEarthBound*—e nientepopodimeno che quella di [.](https://it.wikipedia.org/wiki/Super%5FSmash%5FBros.%5F%28serie%29?ref=stellakamikaze.org) *Super Smash Bros*[Nel 1992 HAL Laboratory non se la passa bene](http://www.gamasutra.com/view/feature/132806/iwata%5Fand%5Fmiyamoto%5Fbusiness%5F.php??ref=stellakamikaze.org): in quel periodo aveva allargato il proprio indotto per poter produrre più giochi, ma nel frattempo il Giappone veniva consumato dall’esplosione di una bolla finanziaria. L’azienda aveva contratto così tanti debiti durante l’espansione che, di fatto, era in bancarotta. È allora che Yamauchi, il presidente di Nintendo dell’epoca, [accetta di salvare HAL Laboratory a patto che Satoru Iwata ne diventasse presidente](http://www.gamasutra.com/view/feature/132806/iwata%5Fand%5Fmiyamoto%5Fbusiness%5F.php??ref=stellakamikaze.org): il suo compito era quello di ripagare il debito da 1,5 miliardi di yen dell’azienda, “Credo che creare videogiochi sia un atto tanto profondo quanto astratto. Creare un singolo videogioco significa provare e poi sbagliare, significa renderlo accessibile al pubblico mantenendosi però fedeli al tema, al concept del gioco. Un mare di possibilità, di scelte, che convergono in un singolo prodotto. Non penso che esista nulla di simile a tutto ciò,” racconta nel libro \* Nintendo Magic: Winning the Video Game Wars\*, di Osamu Inoue. 1,5 miliardi di yen sono un sacco di soldi, ma le strade percorribili non erano tante: o funziona, o si chiude. Iwata si mette quindi al lavoro e con HAL sforna *Kirby’s Dream Land* nel 1992 e *Super Smash Bros.* nel 1999\. Il primo vende cinque milioni di copie, primato per HAL; il secondo ne vende 2 milioni, piazzandosi sul podio dei titoli più venduti per Nintendo 64\. Nintendo e HAL producono assieme otto videgiochi in quel periodo, e in appena sei anni l’azienda riesce a ripagare il debito da 1,5 miliardi di yen. “Credo che creare videogiochi sia un atto tanto profondo quanto astratto.” Dopo l’impresa, [nel 2000 Iwata viene assunto da Yamauchi per gestire la pianificazione aziendale di Nintendo](http://abcnews.go.com/Technology/wireStory/nintendo-president-satoru-iwata-dies-tumor-32405637?ref=stellakamikaze.org). Due anni dopo Yamauchi va in pensione, e Satoru Iwata diventa il quarto presidente di Nintendo, nonché il primo a non essere un diretto erede di sangue della famiglia Yamauchi. Anche in questo caso la storia non sarebbe poi così incredibile se non fosse che nel 2002 Nintendo non se la passava per niente bene. Il lancio di Gamecube,la console della generazione 2000 di Nintendo, poco poteva contro l’impatto culturale che, nello stesso periodo, aveva Playstation 2\. Le finanze di Nintendo non sono in forma, ma nonostante ciò in quegli anni l’Iwata non ancora presidente aiuta lo sviluppo di videogiochi assolutamente iconici come *Super Mario Sunshine*, *The Legend of Zelda: The Wind Waker*, *Metroid Prime* e *Animal Crossing*. Nel 2002, però, diventato presidente, la faccenda si fa più seria e in qualche maniera i bilanci devono quadrare. Così nel 2004, sotto la presidenza di Iwata, l’azienda si inventa il *Nintendo DS*, [la più grande rivoluzione nell’ambito del gaming mobile della storia](https://www.youtube.com/watch?v=TaA-lYUQom0&ref=stellakamikaze.org). La quantità di profitti generati dalla console [è inquantificabile](https://en.wikipedia.org/wiki/Nintendo%5FDS%5Fsales?ref=stellakamikaze.org), e la sua risonanza è seconda forse solamente a ciò che sarebbe accaduto due anni dopo, nel 2006. Nel 2005 Nintendo presenta al pubblico [la più grande rivoluzione nella storia dei videogiochi](https://www.youtube.com/watch?v=qt8CBYAnMYc&ref=stellakamikaze.org): il Nintendo Wii, ai tempi ancora chiamato con il suo nome in codice, *Revolution*. L’obiettivo era quello di strappare i videogiochi alla nicchia di esclusività all’interno della quale l’industria, nel corso degli anni, li aveva nascosti. Così per la prima volta nella storia il motion control nei videogiochi riesce a raggiungere anche i più improbabili tra i videogiocatori, e le fasce di clientela sbloccate da giochi come \* Wii Sports\* o *Wii Play*sono storia. Con il Wii Nintendo torna ad essere ufficialmente la capo-cannoniera del mercato mondiale dei videogiochi e, in combinazione con il successo strepitoso di Nintendo DS, le vendite combinate delle due console assicurano Nintendo ad un fondo capitale che permette all’azienda di fare sostanzialmente ciò che vuole fino al 2011, quando per la prima volta Nintendo registra delle perdite. Iwata non ci sta e lancia un segnale piuttosto forte: [taglia il proprio stipendio del 50%](http://www.wired.com/2011/07/nintendo-satoru-iwata-pay-cut/?ref=stellakamikaze.org). Negli anni successivi Nintendo cerca di continuare a cavalcare l’onda di DS e Wii, mettendo in vendita versioni rivedute e corrette delle console senza però riuscire a ripetere il successo; ma penso che per valutare l’importanza di Iwata nella storia dei videogiochi non serve mettere in conto anche questi recenti nei. Al netto di tutti i successi commerciali operati da Satoru Iwata la sua storia ha dell’incredibile per un altro motivo, forse il più paradossale. Satoru Iwata è nato in silenzio ed è morto in silenzio, con un delicato quanto asettico comunicato stampa Nintendo. La sua è stata una figura assolutamente poliedrica: da un lato il timido giapponese che durante le conferenze pubbliche tentava di balbettare qualcosa in inglese, dall’altro il comandante della più imponente e gloriosa flotta della storia dei videogiochi. L’importanza di Satoru Iwata nella storia dei videogiochi è semplicemente incalcolabile: non solo la sua direzione ha permesso a due aziende di registrare dei successi commerciali incredibili, ma la sue doti da stratega hanno permesso di ottenere questi risultati convivendo con un’ambizione artistica che nessuno, nel mondo dei videogiochi, ha saputo eguagliare. Nessuno meglio di Satoru Iwata rappresenta meglio la “[Nintendo difference](https://www.gamereactor.it/blog/geagarg/60/?ref=stellakamikaze.org),” quella deliziosa e magnifica classe con cui ogni prodotto Nintendo diventa un piccolo pezzo del cuore di ogni videogiocatore. È morto Satoru Iwata, il presidente di Nintendo, di HAL Laboratory, di *Kirby*, di *EarthBound*, di *Super Smash Bros*, di *Animal Crossing*, di *Metroid Prime*, di *Nintendo DS* e di *Wii*; non è morto solo un presidente, è morto il padre silenzioso di una generazione cresciuta dai sogni Nintendo. “Sul mio biglietto da visita sono un presidente d’azienda. Nella mia testa sono un programmatore. E nel mio cuore, sono un giocatore,” Satoru Iwata. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-importanza-di-satoru-iwata-il-padre-di-una-generazione-di-videogiocatori/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 luglio 2015.* ### Come la tecnologia ha cambiato il modo in cui spendiamo i nostri soldi URL: https://stellakamikaze.org/come-la-tecnologia-ha-cambiato-il-modo-in-cui-spendiamo-i-nostri-soldi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 luglio 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!* La tecnologia sta cambiando il nostro modo di pensare—o quantomeno il modo di pensare di quella generazione che viene comunemente indicata con le orribili espressioni “millennial” e ” [generazione Y](https://it.wikipedia.org/wiki/Generazione%5FY?ref=stellakamikaze.org)“. Ai giovani non interessa più comprare, preferiscono [affittare i servizi](http://www.businessinsider.com/millennials-renting-instead-of-buying-2014-8?IR=T&ref=stellakamikaze.org) di cui hanno bisogno; non interessa più possedere beni, preferiscono usufruire di una prestazione. I motivi di questo cambiamento sono molteplici: dalla conurbazione che rende difficile possedere qualcosa di proprio fino a un mero problema di liquidità. [Un ottimo articolo](http://techcrunch.com/2015/05/30/millennial-banks/?ref=stellakamikaze.org#.l6ueay:iwvn) di Danny Crichton su *TechCrunch* parla di come le finanze dei giovani e il sistema economico siano destinati prima o poi a scontrarsi, perché incompatibili tra di loro. “Questa generazione ha degli obiettivi completamente diversi rispetto alle precedenti, e nonostante questo le istituzioni finanziarie non hanno ancora risposto ai suoi bisogni. Per cominciare, questa generazione \[*negli Stati Uniti*\] ha il più alto livello di debiti scolastici della storia. Questo significa che quasi tutti i servizi che al momento offrono le banche sono inutili, visto che la maggior parte dei beni, come le case di proprietà, hanno costi proibitivi per la maggior parte dei giovani.” Il meccanismo di difesa è automatico: se non posso più comprare, prendo in affitto. Ma se a comportarsi così è un’intera generazione, allora vuol dire che c’è una grande fetta di mercato pronta a essere occupata. Si tratta della cosiddetta economia della piattaforme. Non è una questione banale, ma un problema di incompatibilità strutturale tra due modelli determinato da centinaia di fattori: primo fra tutti, il fatto che i cosiddetti millennial siano anche la prima generazione di nativi digitali capaci di filtrare la realtà attraverso i modelli operativi dell’informatica—per cui chieder loro di mettersi in coda a uno sportello è pura follia. In California sembrano essersene accorti, e hanno risolto [colpendo](http://techcrunch.com/2015/06/17/uber-drivers-deemed-employees-by-california-labor-commission/?ref=stellakamikaze.org) il sistema di profitto di Uber, basato sul non avere dipendenti ma solo lavoratori freelance. In Francia ci sono andati ancora più pesante e hanno direttamente [arrestato](http://www.lastampa.it/2015/06/29/esteri/francia-fermati-i-due-capi-di-uber-tJlMigYZg96tlWyThlMy7M/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) i responsabili nazionali del servizio. E questi sono solo due esempi del modo in cui, al netto delle beghe legali, l’economia attuale sta cercando goffamente di rapportarsi con questo nuovo sistema. Come fare quindi a trovare un punto di contatto tra i sistemi economici attuali e le nuove generazioni? Secondo [un nuovo report](http://reports.weforum.org/future-of-financial-services-2015/?ref=stellakamikaze.org) del World Economic Forum, uno dei problemi principali è il fatto che il settore finanziario continua a non venire toccato da questo tipo di innovazioni, che ormai hanno interessato praticamente tutti gli altri settori economici. Per cui, per mettere in moto questo processo anche nell’ambito finanziario—afferma sempre il World Economic Forum—è necessario partire da alcuni principi fondamentali. Il primo passo è quello di creare dei servizi fortemente specifici. “In passato, chi ha provato a innovare non ha fatto altro che cercare di replicare i servizi offerti da un’intera banca, fallendo quindi nel creare delle applicazioni che fossero appetibili anche per un pubblico meno esperto di economia,” spiega Jesse McWaters, ricercatore del World Economic Forum, [in un articolo](https://agenda.weforum.org/2015/06/5-ways-technology-transforming-finance/?utm%5Fcontent=buffer5bc34&utm%5Fmedium=social&utm%5Fsource=facebook.com&utm%5Fcampaign=buffer) su questo tema. In questo senso, l’interfaccia è fondamentale: bisogna partire dal concetto di *mobile first* e sviluppare una piattaforma intuitiva che permetta di settorializzare i propri servizi. In pratica, devo poter sapere quanti soldi ho sul mio conto senza dover attraversare altre dieci schermate piene di informazioni che non mi interessano. Inoltre, se il problema principale è che gli attuali modelli finanziari prevedono un capitale minimo di partenza—che in linea di massima i giovani non hanno—bisogna pensare a nuovi metodi per consentire ai giovani di gestire quei pochi spiccioli che si ritrovano in tasca, perché gestire i propri risparmi in maniera semplice è il primo passo necessario per poter raggiungere una maggiore solidità finanziaria ed eventualmente reinvestire. “Il risultato,” continua McWaters, “è che una nuova fascia di giovani meno abbienti riuscirebbe finalmente a trovare un supporto per i propri risparmi. Inoltre, vista la comodità di questi servizi, probabilmente poi non avrebbero nemmeno la necessità di passare a un consulente finanziario in carne e ossa.” Se si parla invece di attività vere e proprie, McWaters suggerisce che si cambino i metodi di valutazione sulla base dei quali concedere o meno un prestito—basandosi sull’incredibile mole di dati che l’interconnessione dei servizi e dei dispositivi che utilizziamo ci mette a disposizione. Ad esempio, “FriendlyScore è un servizio che fornisce ai creditori tutta una nuova serie di dati per valutare i loro clienti. C’è un’attività che sta generando molto seguito e tende ad avere un servizio clienti molto efficace? In questo caso un prestito potrebbe rivelarsi un buon investimento.” Per capire meglio come questo discorso si può applicare alla realtà italiana, ho contattato [Andrea Albanese](https://twitter.com/flashandrea?ref=stellakamikaze.org), docente di social media marketing per *Il Sole 24 Ore*. “Credo che ogni generazione e ogni paese abbiano necessità e abitudini specifiche in molti ambiti, compreso quello bancario e finanziario,” mi ha detto Albanese. “Ad esempio, per quanto riguarda il sistema scolastico e quello sanitario, il fatto che in Italia siano pubblici rende la situazione sicuramente molto diversa da quella americana. Per quanto riguarda il settore finanziario, sicuramente bisogna dire che ascolta e monitora molto poco, e tarda a tradurre i dati raccolti in prodotti e servizi per i propri clienti o possibili clienti.” Ma in un mondo in continua evoluzione dove tutto sta diventando sempre più a portata di click, è indispensabile snellire e facilitare determinati processi. E se non lo faranno gli istituti di credito italiani, ci penseranno quelli stranieri. C’è anche da dire che a tenere bloccati i nostri giovani sono anche la mancanza di entrate fisse e sostanziose e la generale mancanza di lavoro—situazioni create, almeno in parte, dalle restrizioni del sistema bancario italiano che non eroga più credito alle imprese. Secondo Albanese questa è senz’altro una delle cause della grande diffusione della sharing economy, che però è stata favorita anche dalla crescita esponenziale dei social media. “Servizi come Uber o Airbnb sono cresciuti grazie ai social media, attraverso la condivisione dell’esperienza da parte degli utenti,” mi ha detto Albanese. “Se ci pensiamo anche il vecchio sistema pubblicitario è stato sostituito da metodi di ‘promozione dal basso’ che risultano più autentici e quindi più degni di fiducia da parte degli utenti.” Per quanto riguarda il settore finanziario, invece, questo cambiamento non è avvenuto—ed è per questo che ora come ora la finanza e i giovani sono separati da un divario gigantesco, che si esplicita nelle diciture incomprensibili delle diverse operazioni che ci mandano in confusione quando andiamo a prelevare. Secondo Albanese, questa situazione si risolverà con grandi cambiamenti che rivoluzioneranno il settore finanziario. “I soldi sono un argomento molto delicato, e sono convinto che ognuno di noi vorrà avere sempre ben chiaro il quadro della propria situazione economica. Andremo a cercare le aziende che rispondono meglio alle nostre esigenze,” mi ha detto. “La parola chiave sarà ‘semplificazione’, intorno alla quale verranno costruiti servizi specifici per i giovani—un po’ l’equivalente del librettino di risparmio scritto a mano con i regali di Natale degli zii e dei nonni che si usava una volta. Oggi i clienti sono sui social network, per cui le banche dovrebbero muoversi su questi canali—è questa la chiave per rendere i prodotti e i servizi più vicini alle nuove generazioni.” *Segui Federico su Twitter* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-tecnologia-comportamento-giovani-432/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 luglio 2015.* ### Le corse di droni esistono anche in Italia, e sono fantastiche URL: https://stellakamikaze.org/le-corse-di-droni-esistono-anche-in-italia-e-sono-fantastiche/ Last updated: 2026-07-03T22:52:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 luglio 2015.* Qualche settimana fa qui su Motherboard avevamo parlato delle corse clandestine coi droni in Australia. Se questa premessa non ti dice nulla [corri qui e guarda il video](http://motherboard.vice.com/it/read/le-corse-clandestine-di-droni-sono-il-futuro?ref=stellakamikaze.org), poi prenditi cinque minuti per raccogliere la mascella da terra. Qualche giorno dopo la pubblicazione di quell’articolo sono stato contattato da un pilota di droni italiano che mi ha confessato in maniera piuttosto stizzita che lui e la comunità di piloti di cui fa parte non avevano preso molto bene il mio articolo. In buona sostanza in quel preciso momento avevo scoperto che anche in Italia c’è un gruppo di folli visionari che una volta sognavano le corse con gli Sgusci di *Star Wars* e ora le fanno sul serio, coi loro droni. Perché il mio primo articolo ha dato così—comprensibilmente—fastidio? [La comunità italiana di FPV Multirotor Racing](http://www.pragamichele.it/fpv%20multirotor%20racing.htm?ref=stellakamikaze.org), ovvero di corse con droni multirotore pilotati in prima persona con un visore, sta cercando faticosamente di ritagliarsi un proprio spazio [all’interno della giungla delle normative di volo stabilite dall’ENAC](http://www.wired.it/gadget/accessori/2014/04/30/anche-droni-hanno-il-loro-regolamento/?ref=stellakamikaze.org), l’ente nazionale dell’aviazione civile. Infatti, dopo un iniziale periodo di anarchia, dal 30 aprile 2014 [è stato varato un regolamento nazionale piuttosto rigido per quanto riguarda l’utilizzo dei droni](http://www.dronemagazine.it/normativa/?ref=stellakamikaze.org), che prevede la presenza di certificazioni, assicurazioni, corsi di formazione e controlli: tutto ovviamente lecito, se non fosse che molti lamentano il fatto che questo regolamento non viene supportato da infrastrutture che permettano di implementarlo a dovere. “La normativa si è fatta molto severa a riguardo e divide principalmente in 2 categorie: quelli fatti volare per uso ludico e quelli per utilizzi professionali. Quando sfruttati per un utilizzo ludico-ricreativo, i droni vengono classificati come aeromodelli con una regolamentazione specifica,” mi spiega Michele Praga, amministratore del gruppo Facebok FPV Multirotor Racing Italy, che si pone al momento come punto di ritrovo per tutti i piloti italiani. Prima che i ragazzi del collettivo mi scrivessero mai avrei pensato che, anche in Italia, potesse esserci una vera e propria scena di persone interessate a correre coi droni: il gruppo Facebook, chiuso al pubblico, pullula di appassionati che passano le giornate a scambiarsi consigli sul tweaking da banco dei loro droni, a chiedere opinioni su nuove componenti e a tentare di organizzare corse. Più che il numero dei membri, ciò che mi ha davvero stupito è il volume di attività. “Principalmente su questo gruppo ci occupiamo di gare FPV, ovvero gare con multirotori pilotati in prima persona tramite telecamere installate a bordo. Il numero delle persone che seguono questa fantastica disciplina aumenta di giorno in giorno con ottime prospettive per un futuro ricco di eventi,” continua a spiegarmi Michele. Date queste premesse la domanda è stata spontanea: esistono, in Italia, gare simili a quella mostrata nel video australiano? “Purtroppo l’attuale normativa in Italia permette questo tipo di volo in prima persona solamente indoor. [La nostra associazione FPVGP](http://www.fpvgp.com/?ref=stellakamikaze.org) mira a ottenere autorizzazioni per gare outdoor in un prossimo futuro. Nel 2015 si sono già svolte 4 gare molto importanti all’interno di fiere; la sicurezza è al primo posto nell’organizzazione di questi eventi e le aree di volo sono delimitate da reti che racchiudono in una vera e propria gabbia i percorsi di gara.” Il movimento è fortemente in crescita, e chi vi partecipa vuole davvero rendere la corsa coi droni una disciplina regolamentata ma libera da cavilli burocratici imprevisti: lo si vede dall’organizzazione nel gruppo e da quanto tutti ci tengano a svolgere le gare in sicurezza, ma anche dalla passione che traspare dai video girati durante gli eventi in Italia. “Il movimento FPV Racing si è sviluppato un paio di anni fa, ma solo nell’ultimo anno siamo riusciti a mettere in contatto gruppi di persone sparsi in tutta Italia. Mi sono impegnato a mettere insieme questi nuclei, radunandoli in gare indoor che si svolgono all’interno di Fiere di grande rilevanza. Il gruppo Facebook, che ha ormai superato i 500 iscritti, è davvero molto importante in questo senso,” mi spiega Michele. Nel primo articolo fantasticavo su come la disciplina potesse espandersi su toni davvero futuristici: armi sui droni, speronamenti—insomma questa faccenda delle corse coi droni potrebbe rendere reale tutto ciò che accade nei videogiochi, questo in primis perché, per la prima volta, si gareggia con dei droni e non con dei veicoli con pilota a bordo. Ve lo ricordate *Robot Wars*, vero? “Non servono piste impervie o armi, bastano anche solo un paio di tunnel e quattro bandiere per creare tracciati da cardiopalma: l’emozione più grande la provano i piloti stessi che immersi totalmente nel pilotaggio tramite i loro visori rivivono l’esperienza di trovarsi a bordo dei droni. Un’emozione talmente forte da essere paragonata ad un’attività sportiva,” mi spiega MIchele. Resta da chiedersi se le corse coi droni possano diventare davvero uno sport a tutti gli effetti, “Si, noi la stiamo già trasformando in un’attività sportiva: la nostra associazione FPVGP è appunto un’associazione sportiva che si occupa di: gare, manifestazioni, divulgazione ed istruzione di questa fantastica disciplina,” conclude. In conclusione: le corse coi droni non esistono solo in Australia, ma anzi il movimento italiano è incredibilmente attivo. Se una di queste domeniche non sapete che fare, correte a guardarvi una gara organizzata da FPVGP e e poi fatevi sequestrare la carta di credito, così da evitare di comprare un drone subito dopo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-corse-coi-droni-ci-sono-anche-in-italia-e-sono-fantastiche/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 luglio 2015.* ### Ma cos'è l'Hacking Team? URL: https://stellakamikaze.org/ma-cose-lhacking-team/ Last updated: 2026-07-03T22:52:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 luglio 2015.* [Si è appena consumato un cataclisma nell’industria della security informatica](http://motherboard.vice.com/it/read/la-compagnia-di-spionaggio-hacking-team-e-stata-hackerata?trk%5Fsource=homepage-lede&ref=stellakamikaze.org): l’azienda milanese [Hacking Team](http://www.hackingteam.it/?ref=stellakamikaze.org) è stata, ohibò, hackerata. 400 gigabyte di dati disponibili per tutti: dentro ci sono ricevute, email, log, password; un po’ di tutto insomma—una botta davvero gigantesca per un’azienda che vende sistemi di sicurezza e sorveglianza. [Qui su Motherboard stiamo continuando ad analizzare gli archivi](http://motherboard.vice.com/tag/Hacking+Team?ref=stellakamikaze.org) di dati e abbiamo già parlato [dell’hacker che ha rivendicato l’attacco](http://motherboard.vice.com/read/hacker-claims-responsibility-for-the-hit-on-hacking-team?ref=stellakamikaze.org), della corsa ai ripari da parte di Hacking Team, [che ha ordinato i propri clienti di smettere](http://motherboard.vice.com/it/read/hacking-team-chiede-ai-clienti-di-interrompere-l-uso-dei-suoi-software?ref=stellakamikaze.org) di usare i prodotti che avevano acquistato da loro, [e infine anche di tutte le agenzie governative](http://motherboard.vice.com/read/here-are-all-the-sketchy-government-agencies-buying-hacking-teams-spy-tech?ref=stellakamikaze.org) che hanno acquistato servizi e prodotti sospetti dall’azienda. Fino a qui tutto bene, quindi—ma la vera domanda che affligge oggi almeno il 70% dei lettori dei siti di informatica e tech di mezzo mondo è un’altra: cos’è questo Hacking Team? [Alberto Ornaghi](https://www.linkedin.com/in/albertoornaghi/it?ref=stellakamikaze.org) e [Marco Valleri](https://www.linkedin.com/pub/marco-valleri/1/124/b87?ref=stellakamikaze.org), cominciano a lavorare assieme nel 2001, quando programmano e [pubblicano Ettercap](https://ettercap.github.io/ettercap/?ref=stellakamikaze.org), un semplice programma che permette di testare la sicurezza delle reti LAN, verificando le loro debolezze contro eventuali attacchi hacker. Ettercap è gratuito e completamente libero, e qualche tempo dopo quel periodo viene notato non solo dalla comunità globale di informatici, ma anche dalla polizia italiana, che non si risparmia di presentarsi alle porte di casa dei due. Computer sequestrati, manette e fine della storia? Macchè. Alberto e Marco non vengono accusati di nulla, ma anzi vengono assunti: la polizia italiana voleva una versione di Ettercap per Windows che permettesse loro di spiare determinati sospettati. È così che Hacking Team, oggi guidata da [David Vincenzetti](https://www.linkedin.com/in/vincenzetti?ref=stellakamikaze.org), è diventata una delle prime agenzie di consulenza informatica e vendere strumenti per hacking alle autorità; oggi dà lavoro a più di 50 dipendenti. Il lavoro di Hacking Team non è esattamente una novità: è da quando è stata creata la prima rete intranet che i tecnici informatici si scervellano per trovare modi di bucare qualunque tipo di sistema di sicurezza, ma è la prima volta che qualcuno traduce queste pratiche di hacking in prodotti da scaffale (virtuale) alla portata di tutti. “Noi di Hacking Team crediamo che combattere il crimine dovrebbe essere una pratica facile: forniamo alle autorità e alle agenzie di intelligence tecnologie per hacking informatico semplici ed efficaci. Il compito della tecnologia è di darci più potere, non di ostacolarci,” [cita la sezione ‘About’ del sito](http://www.hackingteam.it/index.php/about-us?ref=stellakamikaze.org)—ora offline—di Hacking Team. Quello che Hacking Team fa, a livello pratico, è vendere servizi e prodotti: nel primo caso si tratta spesso di consulenze in ambito sicurezza; per esempio abbiamo appreso dal dump di dati pubblicato che grandi banche come Deutsche Bank o agenzie assicurative come Barclays hanno pagato Hacking Team per farsi letteralmente attaccare da loro, di modo da evidenziare eventuali lacune nei sistemi di sicurezza. Parlando invece di prodotti, il cavallo di battaglia di Hacking Team è il suo Remote Control System, [conosciuto meglio come Galileo](http://www.hackingteam.it/images/stories/galileo.pdf?ref=stellakamikaze.org), una suite di attacco e analisi. “La crittazione dei dati viene utilizzata ovunque per proteggere la privacy degli utenti; allo stesso modo, la privacy protegge anche i criminali,” cita la brochure di Galileo, che continua elencando poi il come e il dove questi criminali potrebbero risultare protetti e conclude, “Come puoi indagare su questo tipo di criminali? Ecco, Remote Control System serve esattamente a questo.” Hacking Team quindi arriva a fine mese con i bilanci in attivo vendendo consulenze ad aziende private e strumenti a governi e autorità—non ci sarebbe alcun tipo di problema, se non fosse che le istituzioni spesso e volentieri abusano di questo tipo di strumenti. Oltre che le questioni probabilmente poco piacevoli che salteranno fuori da questo dump di dati, non c’è bisogno di tornare troppo indietro per trovare prove di questa tendenza: [a metà aprile scorso si è scoperto infatti che la Drug Enforcement Administration americana](http://motherboard.vice.com/it/read/la-dea-ha-finanziato-degli-hacker-italiani?ref=stellakamikaze.org), la DEA, ha acquistato e utilizzato Galileo da almeno il 2012\. Il quadro legislativo attorno a questo tipo di strumenti è ancora poco chiaro, per questo si pensa che la DEA potrebbe averlo sfruttato in maniera potenzialmente illegale—ciò che preoccupa di più è quanto invasive siano queste pratiche, e basta pensare al tam tam crescente attorno alle politiche dell’NSA americana per capire che si tratta di preoccupazioni poi non così astratte. Hacking Team potrebbe aver fornito a diverse entità pubbliche e private l’accesso a una risorsa importantissima: la nostra privacy. [A marzo Hacking Team è stato accusato di collaborare con il regime etiope](http://www.giornalettismo.com/archives/1756595/lhacking-team-sospettata-di-complicita-con-il-regime-etiope/?ref=stellakamikaze.org), non esattamente conosciuto per i suoi modi accoglienti. Human Rights Watch ha infatti mostrato come le autorità etiopi controllassero i giornalisti presenti nella nazione mediante i prodotti di Hacking Team, ostacolandone quindi il lavoro e mettendo a repentaglio le loro vite. In questo caso il fattaccio è che Hacking Team dichiara pubblicamente di vendere i propri prodotti solamente ad enti statali non inclusi nelle blacklist della NATO—[l’Etiopia è in questa lista, assieme a numerose altre nazioni saltate fuori dal recente leak](http://piazzadigitale.corriere.it/2013/11/21/datagate-lhacking-team-di-via-della-moscova-come-lnsa/?ref=stellakamikaze.org). [CitizenLab già nel 2014 aveva disegnato una mappa degli stati](http://www.wired.it/attualita/tech/2014/02/17/ecco-linfrastruttura-segreta-di-hacking-team/?ref=stellakamikaze.org) a cui Hacking Team avrebbe venduto i suoi prodotti, evidenziando il fatto che molti di questi paesi fossero riconosciuti come autoritari; quindi non propriamente legittimati ad entrare in possesso di uno strumento di controllo e sorveglianza fornito da un’azienda privata. [Hacking Team ha sempre negato tutto](http://mashable.com/2014/02/23/hacking-team-spyware-governments/?ref=stellakamikaze.org). Mentre aspettiamo di spulciare a dovere i dati pubblicati con questo leak, quindi, faremmo bene a ricordarci che tra il rischio di esporre informazioni potenzialmente sensibili—perché usare Galileo per combattere la piaga del terrorismo e dei cartelli della droga può essere una pratica discutibile nei modi ma non nell’etica—è da bilanciare con la possibilità di esporre possibili affari poco trasparenti che Hacking Team potrebbe aver effettuato in tutti questi anni, fornendo a diverse entità pubbliche e private l’accesso a una risorsa importantissima: la nostra privacy. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cose-l-hacking-team/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 luglio 2015.* ### Il "Renzi Petroltour" è l'iniziativa di Greenpeace per dire no al petrolio URL: https://stellakamikaze.org/il-renzi-petroltour-e-liniziativa-di-greenpeace-per-dire-no-al-petrolio/ Last updated: 2026-07-03T22:52:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 luglio 2015.* Quella tra Motherboard e Greenpeace non è esattamente una storia d’amore: [la gigantesca cazzata fatta nel sito patrimonio UNESCO delle Linee di Nazca](http://motherboard.vice.com/it/read/un-iniziativa-di-greenpeace-ha-danneggiato-le-linee-di-nazca?ref=stellakamikaze.org) è tuttora imbattuta, [ma ciò non significa che i paladini della biosostenibilità non meritino spazio per le loro iniziative](http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Tutti-al-mare-con-Renzi/?ref=stellakamikaze.org). Il “Renzi Petroltour” è un’iniziativa di Greenpeace Italia il cui è obiettivo è quello di sensibilizzare sul tema della ricerca e l’estrazione di idrocarburi nei mari presenti attorno alla penisola: sono 23 le città nelle quali gli attivisti di Greenpeace si sono recati per manifestare il loro dissenso. Armati di grossi cartonati a forma di pullman hanno inaugurato il “Renzi Petroltour,” una iniziativa turistica fittizia in cui “Renzi in persona invita gli italiani a scoprire le ‘nuove meraviglie’ del Mediterraneo disseminato di trivelle e trasformato in una sorta di Texas marino.” Il programma è semplice, “ammirare le nostre coste punteggiate di trivelle, ascoltare le esplosioni degli airgun, fotografare le piattaforme di estrazione al tramonto, farsi ammaliare dal luccichio delle chiazze di greggio a pelo d’acqua,” recita il sito ufficiale di Greenpeace Italia. Gli attivisti affermano che le nuove politiche del governo Renzi sulla questione idrocarburi stiano mettendo a rischio le acque dello Ionio, Adriatico, il Canale di Sicilia e le coste della Sardegna. Il fine dei cartonati è quello di convincere gli italiani a firmare una petizione, [per l’occasione ospitata sul sito di TrivAdvisor](http://www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/trivadvisor/?utm%5Fsource=Planet&utm%5Fmedium=news&utm%5Fcampaign=PetrolTour%5F04072015), nel tentativo di convincere Renzi a fare un passo indietro nelle politiche di estrazione. Per ora sono più di 29.000 i firmatari. Insomma: lasciamo il petrolio ai texani; il futuro è il cartone. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-renzi-petroltour-il-modo-di-greenpeace-per-dire-no-al-petrolio-in-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 luglio 2015.* ### I greci lavorano in media più del resto dell'Europa URL: https://stellakamikaze.org/i-greci-lavorano-in-media-piu-del-resto-delleuropa/ Last updated: 2026-07-03T22:52:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 luglio 2015.* Penso non sia necessario riassumere gli avvenimenti in ambito europeo consumatisi negli ultimi giorni, ma per farla breve: la Grecia ha finito i soldi, l’Unione Europea non gli vuole fare altri prestiti—salvo inasprire ulteriormente le misure di austerity—l’attuale primo ministro greco Tsipras indice un referendum per far scegliere al popolo greco se accettare o meno la proposta dell’UE, il referendum dice no e infine questa mattina il Ministro della Finanze greco Varoufakis si dimette. Ci siamo? Che significa questa lunga premessa? Non saremo certo noi di Motherboard ad avventurarci in approfondimenti di natura socio-economico-politica; [in questo VICE vi sarà sicuramente più utile](http://www.vice.com/it/tag/Grecia?ref=stellakamikaze.org). Cosa possiamo dirvi, però, è che a giudicare da queste statistiche i greci si fanno il culo più di tutti noi, almeno sulla carta. [Una ricerca di Statista mostra infatti](http://www.statista.com/chart/3297/greeks-work-the-longest-hours-in-europe/?ref=stellakamikaze.org) come nel 2013 in un ventaglio selezionato di paesi europei sia proprio la Grecia a collezionare il maggior numero di ore settimanali medie di lavoro: circa 42, subito davanti al Portogallo e alla Spagna. La media europea è di 37.2 ore settimanali, e noi italiano stazioniamo stabili attorno alle 36.9\. Certo è che Statista stesso smentisce la correlazione tra ore di lavoro e produttività, ma qualche dato in più non fa mai male. Insomma, che la Grecia abbia qualche problema strutturale nella gestione dei soldi è innegabile, ma la prossima volta che vi verrà in mente di dare ai greci dei nullafacenti, sappiate che i numeri vi smentiscono. In particolare potreste ricordarlo ai tedeschi del *Bild*, che nel 2010 avevano umiliato pubblicamente il popolo greco con una lettera aperta che ricordava ai greci che “[anche la Germania ha molti debiti da ripagare, ma se li può permettere perché i tedeschi si alzano presto per andare a lavorare.](http://www.theguardian.com/business/2010/mar/05/bild-open-letter-greece-papandreou?ref=stellakamikaze.org)” Ovviamente i problemi della Grecia non si possono ridurre a un conteggio di ore settimanali—anche perché sono sempre meno i fortunati che hanno un lavoro—ma già che ci siamo tanto vale sfatare, per l’ennesima volta, un mito. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-greci-lavorano-in-media-42-ore-la-settimana-piu-del-resto-delleuropa/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 luglio 2015.* ### Un titanico robot americano si scontrerà con un gigantesco robot giapponese URL: https://stellakamikaze.org/un-titanico-robot-americano-si-scontrera-con-un-gigantesco-robot-giapponese/ Last updated: 2026-07-03T22:52:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 luglio 2015.* Un monumentale Transformer americano contro un altrettanto spaventoso Gundam giapponese. No amici e amiche, non è una puntata di Neon Genesis Evangelion ma il concretizzarsi di una commovente realtà. Qualche settimana fa si è consumata un’epidemia di attacchi di panico dopo che abbiamo mandato in onda sulle nostre pagine il video delle corse clandestine di droni in Australia, oggi Motherboard punta direttamente al ricovero mostrandovi l’antefatto di uno scontro di portata epocale. Gui Cavalcanti, Andrew Stroup e Matt Oehrlein sono i fondatori di [MegaBots](http://www.megabots.com/?ref=stellakamikaze.org), una startup americana che dopo un fallimentare lancio su Kickstarter ha trovato in Autodesk, l’azienda del famoso software di progettazione, un valido alleato. Dopo appena un anno, MegaBots ha dato i natali a MK. II, un gigantesco robottone metallico che spara palle di vernice da un chilo e mezzo. Ammiratelo. La storia potrebbe concludersi qui perché l’idea che un gruppo di ragazzi abbia voluto costruire un titano di lamiera e piombo è già di per sé elettrizzante. Il bello però è che qualche giorno fa MegaBots ha svelato il proprio MK. II e ha istantaneamente sfidato a duello Kuratas, la controparte giapponese di MK. II prodotta dalla [Suidobashi Heavy Industries](http://suidobashijuko.jp/?ref=stellakamikaze.org). Guardatelo qui sotto. I ragazzi di MegaBots hanno lanciato il guanto, “Suidobashi, voi avete un robot gigante, noi abbiamo un robot gigante. Sappiamo entrambi cosa deve succedere.” E così eccoci qua, con gli occhi inumiditi dalla gioia e la promessa che tra un anno questi due dolmen di ferro si scontreranno. Kuratas sembra davvero uscito da una puntata di Evangelion, con la sua cabina di comando dotata di grandi schermi e il suo sistema di spostamento basato su sei ruote—MK II invece si sposta sua due poderosi cingoli, in pieno stile americano. Se non riuscite ancora a comprendere la portata dell’evento, vi basti sapere che da qui ad un anno la realtà, quella vera, potrebbe assistere alla replica di una partita di MechWarrior. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-titanico-robot-americano-si-scontrer-con-un-gigantesco-robot-giapponese/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 luglio 2015.* ### L'indice dei prezzi delle birre sarà la tua guida per l'estate URL: https://stellakamikaze.org/lindice-dei-prezzi-delle-birre-sara-la-tua-guida-per-lestate/ Last updated: 2026-07-03T22:52:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 1º luglio 2015.* Infine è giunto anche luglio e assieme a lui è arrivato—almeno qui a Milano, nella redazione di Motherboard—quello strano caldo torrido e soffocante che nel bel mezzo dell’estate sembra quasi un’anomalia meteorologica. Questa combinazione di fattori attiva tutta una serie di processi chimici all’interno del nostro cervello che ci portano a desiderare in maniera sempre più famelica la concretizzazione di una singola, semplice e banale parola: vacanze. Da qui parte un assurdo rollercoaster emotivo tra settimane da incastrare col lavoro, voli con prezzi esorbitanti da pagare, hotel a 4 stelle fuori e rischio bunker post-atomico dentro, agenzie di viaggi da film horror e gruppi vacanza da radunare, organizzare e domare. Ma cerchiamo di essere sinceri per una volta: qual è il motore immobile che muove questo complicato meccanismo ad ingranaggi che devono necessariamente, a un certo punto, combaciare e scorrere perfettamente? Io non lo so, [ma i ragazzi di GoEuro](http://www.goeuro.co.uk/about?ref=stellakamikaze.org), un aggregatore di ricerche per viaggi, sembrano saperlo benissimo. Infatti hanno recentemente pubblicato [il loro fondamentale INDICE DEI PREZZI DELLE BIRRE](http://www.goeuro.co.uk/beer-price-index?ref=stellakamikaze.org): un’opera di dimensioni titaniche all’interno della quale vengono listati, comparati e esposti i prezzi medi della birra in moltissime città del mondo. Sul serio quest’estate vuoi andare in vacanza in un posto dove la birra costa tanto? Questo almanacco del buon bere a poco prezzo—purtroppo compilato in sterline e non in euro, ma il cambio non è ancora così iniquo—prende in esame alcuni fattori come il prezzo medio per una birra da 33cl al supermercato, il prezzo medio per una birra da 33cl in un bar, il prezzo medio generale, il consumo di birra pro-capite in litri, e la spesa annuale in birra pro-capite. Per una rapida carrellata dei dati più interessanti: se economicamente quest’estate non urla al miracolo correte a Cracovia, dove il costo medio della birra è di 1,51€ (56 centesimi al supermercato, 2,45€ al bar), in Italia potrebbe andare meglio con Milano che staziona attorno ai 3,70€ e Roma sui 4,16€. Se i soldi non sono il vostro problema o avete avuto un anno particolarmente fortunato è giunta l’ora di prendervi del meritato riposo a Ginevra, dove potrete pagare una birra da 33cl in media la bellezza di 5.76€. Insomma, date un’occhiata all’infografica creata da GoEuro, la quale oltre che riempirvi di ottimi consigli sulla decisione della vostra meta estiva, vi arricchirà di quelle tipiche curiosità assolutamente superflue ma la cui conoscenza è indispensabile per le chiacchiere da bar che farete durante le vacanze; per esempio, a Bucarest ogni anno bevono 133 litri di birra pro-capite—impressionante, no? --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-indice-dei-prezzi-delle-birre-sara-la-tua-guida-per-l-estate/?ref=stellakamikaze.org)*, 1 luglio 2015.* ### Tranquilli, le foto arcobaleno non sono un esperimento sociale di Facebook URL: https://stellakamikaze.org/tranquilli-le-foto-arcobaleno-non-sono-un-esperimento-sociale-di-facebook/ Last updated: 2026-07-03T22:52:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 giugno 2015.* [Quattro giorni fa la Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso i matrimoni omosessuali legali in ognuno dei 50 stati della nazione](http://www.vox.com/2015/6/26/8823655/gay-marriage-legal-scotus-obergefell-v-hodges?ref=stellakamikaze.org); fantastico, direi. No? In questi stessi giorni, oltre che ai canonici festeggiamenti che hanno pervaso i gay pride di tutto il mondo, si è aggiunto quello di Facebook, [che ha avviato l’iniziativa “Celebrate Pride,”](https://www.facebook.com/celebratepride?%5Frdr=p) un tool che permette di applicare al volo alla propria foto profilo sul social network un filtro color arcobaleno, di modo da potersi rendere pubblicamente partecipi su internet dei festeggiamenti. Le discussioni riguardo questa iniziativa si sono sprecate, tra chi la difende a spada tratta e [chi invece vi vede un inutile pseudo-attivismo](http://www.vice.com/it/read/arcobaleno-facebook-italia-love-wins-lgbt-corte-suprema-458?ref=stellakamikaze.org). Da alcune ore, però, si è aggiunto un altro fattore all’equazione: [e se il “Celebrate Pride” di Facebook fosse l’ennesimo esperimento sociale di Zuckerberg in cui noi fungiamo da inconsapevoli cavie](http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/06/29/foto/facebook%5Fcelebrate%5Fpride%5Fi%5Fvolti%5Farcobaleno%5Fdelle%5Fstar-117923401/1/?ref=stellakamikaze.org#1)[?](http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2015/06/29/foto/facebook%5Fcelebrate%5Fpride%5Fi%5Fvolti%5Farcobaleno%5Fdelle%5Fstar-117923401/1/?ref=stellakamikaze.org#1) [Tutto parte da un lungo articolo del The Atlantic](http://www.theatlantic.com/technology/archive/2015/06/were-all-those-rainbow-profile-photos-another-facebook-experiment/397088/?ref=stellakamikaze.org), che instilla ufficialmente il dubbio nelle nostre menti—sebbene il pezzo fosse ampiamente argomentato e fornito anche di una testimonianza di un portavoce di Facebook che comprensibilmente negava ogni accusa, [la notizia è stata rapidamente rimbalzata da Gizmodo](http://gizmodo.com/facebook-is-probably-tracking-all-those-rainbow-profile-1714635163?ref=stellakamikaze.org), e non ci è voluto molto prima che arrivasse in Italia con gli stessi toni. [“Le foto colorate su Facebook per il matrimonio gay erano un esperimento sulle emozioni?,” titola oggi La Stampa](http://www.lastampa.it/2015/06/30/tecnologia/le-foto-colorate-su-facebook-per-il-matrimonio-gay-erano-un-esperimento-sulle-emozioni-fY0oPe09Si7ylPn49myMcN/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) [,](http://www.lastampa.it/2015/06/30/tecnologia/le-foto-colorate-su-facebook-per-il-matrimonio-gay-erano-un-esperimento-sulle-emozioni-fY0oPe09Si7ylPn49myMcN/pagina.html?ref=stellakamikaze.org)e benché anche questo sia ampiamente argomentato, un titolo del genere non può che far letteralmente incendiare gli animi del famoso “popolo del web.” Forse è ora di fare un po’ di ordine. Le foto colorate su Facebook per il matrimonio gay erano un esperimento sulle emozioni? NO. O meglio, sono abbastanza sicuro di poter dire che in questo caso l’intenzione di Zuckerberg non fosse quella di raccogliere i dati anagrafici dei futuri iscritti alla famigerata lobby gay per poterli poi annichilire a suon di sermoni sulla teoria del gender. [Siamo a marzo 2013 quando l’organizzazione Human Rights Campaign](http://www.hrc.org/viral?ref=stellakamikaze.org), alla vigilia dell’inizio delle discussioni nella Corte Suprema americana riguardo il “marriage equality,” lancia una campagna per mobilitare e sensibilizzare quante più persone possibili al tema invitando gli utenti a cambiare la propria foto profilo con quella di un “=” rosa su sfondo rosso. In pochissimo tempo la campagna diventa virale. Esattamente 2 anni dopo, a marzo 2015, salta fuori un interessantissimo paper redatto da due data scientist di Facebook, Bogdan State e Lada Adamic: [“The Diffusion of Support in an Online Social Movement”](http://dl.acm.org/citation.cfm?id=2675290&ref=stellakamikaze.org) è un’analisi della campagna del Human Rights Campaign in cui si cerca di comprendere meglio i fattori che potevano portare una persona a cambiare la sua foto profilo con quella di un “=” rosso, verificando anche quali fossero le implicazioni di questa scelta da parte dell’utente, ovvero quanto influenzasse la sua cerchia di amici. Il paper aveva come scopo il comprendere al meglio i metodi con cui gruppi di cittadini si possono organizzare online, tutti dati e informazioni preziosissime per un’azienda come Facebook, che fa della propria utenza la sua principale merce in vendita. Fino a qui ci siamo? A marzo 2013, in maniera indipendente da Facebook, si consuma sul social network un’iniziativa virale dalla portata gigantesca: due anni dopo si scopre che Facebook ha, banalmente, effettuato degli studi su un fenomeno sociale consumatosi sulla sua piattaforma, e di cui quindi deteneva tutti i dati necessari. Avanti veloce a ieri. [William Nevius, portavoce di Facebook, spiega a The Atlantic](http://www.theatlantic.com/technology/archive/2015/06/were-all-those-rainbow-profile-photos-another-facebook-experiment/397088/?ref=stellakamikaze.org) che “Celebrate Pride” è un’iniziativa sviluppata da due stagisti dell’azienda durante un hackathon interno a Facebook: è diventato rapidamente popolare tra i dipendenti e quindi Facebook ha deciso di renderlo accessibile a tutti gli utenti Facebook. Ovviamente Nevius ha negato il fatto che Facebook possa aver nascosto dietro a “Celebrate Pride” un esperimento sociale pensato per raccogliere ulteriori dati sulla propria utenza, ma se anche fosse così? Non è un esperimento sociale e molto probabilmente è nato con la genuina intenzione di voler celebrare un evento importantissimo nella storia degli Stati Uniti e di tutta la storia della lotta per i diritti LGBT. Il più grande errore che si può fare quando si parla dei social network, Facebook in particolare, è pensare che siano gratuiti. Certo, nessuno di noi ha pagato una quota per iscriversi a Facebook, Twitter o Instagram, ma siamo proprio noi, gli utenti, a star inconsciamente vendendo i nostri “profili” alle aziende in cambio della gratuità del servizio. I social network sopravvivono grazie alla vendita di spazi pubblicitari, sapere quindi come, quanto e quando una grossissima fetta di utenza si è rivelata essere a favore dei diritti LGBT è un merce preziosissima per la quale numerosissimi brand pagherebbero a peso d’oro. In passato le polemiche di questo tipo si erano già sprecate: [Facebook, negli Stati Uniti, aveva ricordato ai suoi utenti di andare a votare incoraggiandoli a condividere uno status che declamava l’aver esercitato un proprio diritto](http://mic.com/articles/103350/the-secret-experiment-behind-facebook-s-i-voted-sticker?ref=stellakamikaze.org). Allo stesso modo, [Facebook aveva chiesto direttamente agli utenti quali notizie volessero visualizzare nella propria timeline](http://www.theguardian.com/technology/2014/jun/29/facebook-users-emotions-news-feeds?ref=stellakamikaze.org). Iniziative senz’altro piacevoli, ma è un po’ da fessi pensare che non ci fosse alcun secondo fine dietro. Sono tutte informazioni facilmente vendibili, e in questi casi Zuckerberg non ce le ha nemmeno dovute rubare: siamo stati noi a dargliele. In conclusione, “*Celebrate Pride*” è un esperimento sociale? No. Non è un esperimento sociale e molto probabilmente è nato con la genuina intenzione di voler celebrare un evento importantissimo nella storia degli Stati Uniti e di tutta la storia della lotta per i diritti LGBT, ma sarebbe ingenuo pensare che ora, visto il successo dell’iniziativa, Facebook non stia cercando di trarre vantaggi da tutto ciò. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/tranquilli-celebrate-pride-non-e-un-esperimento-sociale-di-facebook/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 giugno 2015.* ### Se ti sta a cuore il destino della Grecia, ora puoi contribuire URL: https://stellakamikaze.org/se-ti-sta-a-cuore-il-destino-della-grecia-ora-puoi-contribuire/ Last updated: 2026-07-03T22:52:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 giugno 2015.* Anche tu in questi giorni ti sei lanciato in lunghe discussioni riguardanti l’imminente default della Grecia? Il tuo animo viene turbato dai giochi diplomatici di Tsipras e Varoufakis? Oppure investiresti con un tir la Troika al completo, incapace di provare empatia per il popolo greco? Be’, è giunta l’ora per una buona notizia: da questo momento tu, sì proprio tu, puoi salvare la Grecia dalla bancarotta. [Il Greek Bailout Fund è un’organizzazione che mira a risanare il debito greco nei confronti dell’unione europea con una campagna di crowdfunding](https://www.indiegogo.com/projects/greek-bailout-fund?ref=stellakamikaze.org#/story) che, idealmente, dovrebbe coinvolgere ogni singolo cittadino europeo. “Tutto questo battibeccare sulla Grecia sta diventando noioso. I ministri europei gonfiano il petto e discutono sul come, se e quando aiutare il popolo greco. Perché non gli diamo una mano noi e la finiamo qua? L’Unione Europea è popolata da circa 503 milioni di persone, se ciascuna di esse spendesse qualche euro per la causa potremmo rimettere in sesto la Grecia in fretta. Semplice,” denuncia la pagina IndieGogo della campagna. Servono esattamente 1.600.000.000€, ovvero 3€ per ogni cittadino europeo. L’equivalente di tre caffè, meno di una pizza, poco più di una birra al supermercato. Non ci stanno chiedendo la Luna, dopotutto. In quanto campagna lanciata su IndieGogo sono disponibili anche delle ricompense, in base alla donazione. Con appena 3€ ogni *backer* riceverà una cartolina inviata da Alexis Tsipras, il Primo Ministro greco. Con 6€ una bella insalata a base di olive e feta, con 10€ un’ottima bottiglia di Ouzo e con 25€ un esemplare di squisito vino greco. 160€ per una cesto di cibo greco, 5000€ per una vacanza per due persone ad Atene e per ultimo con 1.000.000€ tanta, tanta gratitudine—oltre che tutte le ricompense precedenti. Se pensi che sia uno scherzo, hai sbagliato campagna di crowdfunding. “No. Posso capire che la gente creda che questo sia uno scherzo, ma il crowdfunding può davvero aiutare le persone, si tratta solo di fare un piccolo sforzo e far superare alla Grecia questo momento. Le prime vittime della crisi greca sono i cittadini, mentre si sta consumando tutto il resto è semplice dimenticarlo.” Per la cronaca, quando abbiamo cominciato a scrivere questo post eravamo a quota 77 mila euro circa; in pochi minuti siamo già 100 mila. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/qualcuno-ha-aperto-una-campagna-di-crowdfunding-per-salvare-la-grecia/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 giugno 2015.* ### I topi sognano di mangiare formaggio URL: https://stellakamikaze.org/i-topi-sognano-di-mangiare-formaggio/ Last updated: 2026-07-03T22:52:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 giugno 2015.* Viviamo in un’era in cui ogni nostra attività può essere controllata e gestita a nostro piacimento, buona parte del progresso tecnologico che inseguiamo è atto a limare il più possibile qualunque imprevisto non calcolato. Cosa ci rimane se non i sogni per poter vivere un’esperienza che lasci spazio all’immaginazione? C’è qualcun altro, in questo mondo, che vive la nostra stessa voglia di evasione. [Abbiamo scoperto, infatti, che i topi sognano di mangiare formaggio (davvero)](http://www.newscientist.com/article/dn27788-rats-dream-about-the-places-they-wish-to-go.html?cmpid=RSS%7CNSNS%7C2012-GLOBAL%7Conline-news&ref=stellakamikaze.org#.VZEcfRPtmkr). [Uno studio di un team di ricercatori dell’University College London pubblicato il 26 giugno su ](http://elifesciences.org/content/4/e06063?ref=stellakamikaze.org)*eLife* ha analizzato e seguito il processo di sogno di un gruppo di cavie da laboratorio. I ricercatori hanno posto le cavie in un labirinto a forma di “T” nel quale, in uno dei due bracci della “T”, veniva posto un pezzo di formaggio (o meglio, “cibo” più in generale, ma a me piace credere fosse formaggio) protetto però in un primo momento da un cancello. Le cavie potevano chiaramente vedere il pezzo di formaggio ma non potevano accedervi. I ricercatori hanno quindi incoraggiato le cavie a farsi un pisolino, piazzandole in un ambiente confortevole, e durante il sonno hanno monitorato la loro attività cerebrale con degli elettrodi. In particolare hanno verificato l’attività del loro ippocampo, zona in cui vengono immagazzinate le “mappe mentali”, proprio come negli esseri umani. Le mappe mentali erano riconoscibili e distinguibili dai ricercatori [grazie alle differenti combinazioni di neuroni e cellule cerebrali attive durante il sonno](http://www.newscientist.com/article/dn26325-discoverers-of-brains-satnav-win-nobel-prize.html?ref=stellakamikaze.org#.VZEnaRPtmko). Raccolti i dati delle cavie durante il loro sonno, hanno quindi piazzato gli stessi topi nello stesso labirinto, questa volta però togliendo il cancello che separava il formaggio dal resto del labirinto. I ricercatori hanno quindi rilevato che le stesse combinazioni di cellule e di neuroni che si illuminavano durante il sonno, venivano attivate durante la corsa al formaggio nel labirinto. David Redish della University of Minnesota afferma che ciò significa non solo che le cavie sognano ciò che hanno visto nella vita reale, ma che i loro sogni sono definiti dai loro obiettivi, “non riguarda solo delle attività base di sopravvivenza, dipende tutto dai desideri dell’animale,” ha detto ad eLife. Questa teoria si allinea all’idea che l’ippocampo non serva solamente a processare le memorie del passato, ma anche a immaginare il futuro; tanto che alcune persone che hanno patito danni all’ippocampo [hanno problemi a immaginare in maniera chiara il futuro](http://www.newscientist.com/article/dn10950-amnesiacs-struggle-to-imagine-future-events.html?ref=stellakamikaze.org#.VZEnlBPtmko). Possiamo dire con sicurezza che ciò che è successo rispecchi le teorie dei ricercatori? No, ma alcuni parallelismo ce lo suggeriscono in maniera piuttosto chiara: un esperimento, per esempio, prevedeva che delle persone venissero sottoposte ad una tomografia durante il sonno; una volta sveglie gli veniva chiesto di descrivere i loro sogni. I dati raccolti dimostravano che le attività cerebrali nel sonno e quelle durante la veglia coincidevano, [quando ai partecipanti venivano mostrati gli stessi oggetti che sognavano](http://dx.doi.org/10.1126/science.1234330?ref=stellakamikaze.org)—nel nostro caso, il formaggio, prima sognato e poi realmente raggiunto grazie all’assenza del cancello. Questa ricerca cambierà le nostre vite? Non credo. Ma oggi è lunedì e pensare che le cavie da laboratorio nella notte sognano di mangiare formaggio è quantomeno rassicurante. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sembra-che-i-topi-sognino-di-mangiare-formaggio/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 giugno 2015.* ### Massimo Banzi ha perso la prima battaglia per Arduino URL: https://stellakamikaze.org/massimo-banzi-ha-perso-la-prima-battaglia-per-arduino/ Last updated: 2026-07-03T22:52:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 giugno 2015.* Arduino ha un problema con Arduino. [Ne parlavamo su Motherboard giusto un paio di mesi fa](http://motherboard.vice.com/it/read/il-problema-che-arduino-ha-con-arduino?ref=stellakamikaze.org), all’alba della crisi d’identità del titano del do-it-yourself. Prima di passare in rassegna gli ultimi sviluppi, però, facciamo un breve riassunto. Concepito in Piemonte, [Arduino](http://motherboard.vice.com/it/tag/arduino?ref=stellakamikaze.org) è un microcontrollore, ovvero un piccolo circuito elettronico programmabile, perfetto per gli appassionati di elettronica e gli hobbisti; in pochi anni racimola un grande seguito e di conseguenza grandi profitti, fino a quando poco tempo fa non salta fuori una disputa legale tra due protagonisti del marchio riguardo la proprietà intellettuale del prodotto. [Da un lato del ring abbiamo Massimo Banzi](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-a-massimo-banzi-se-arduino-fosse-solo-un-fenomeno-di-marketing?ref=stellakamikaze.org), proprietario di Arduino LLC, dall’altro lato Federico Musto, proprietario di Arduino SRL. Se non siete aggiornate sull’antefatto, [leggetevi prima questo articolo](http://motherboard.vice.com/it/read/il-problema-che-arduino-ha-con-arduino?ref=stellakamikaze.org). [Oggi è arrivata la decisione del tribunale di Torino sulla disputa](http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2015-06-29/banzi-perde-primo-round-il-controllo-arduino--104502.shtml?uuid=ACc6dcI&ref=stellakamikaze.org), e a quanto pare è Musto di Arduino SRL ad averla spuntata. “Il procedimento cautelare sancisce che Arduino SRL può continuare a usare i marchi minoritari con il simbolo dell’Infinito, Yun e Zero—ovvero il nome di alcune schede,” [si legge su Il Sole 24 Ore](http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2015-06-29/banzi-perde-primo-round-il-controllo-arduino--104502.shtml?uuid=ACc6dcI&ref=stellakamikaze.org). “Il procedimento cautelare sancisce che Arduino SRL può continuare a usare i marchi minoritari con il simbolo dell’Infinito, Yun e Zero—ovvero il nome di alcune schede,” Ovviamente però queste sono piccolezze se paragonate al vero oggetto della disputa: nei prossimi mesi infatti verrà deciso, sempre dal tribunale di Torino, chi è il legittimo proprietario del marchio Arduino. Insomma, siamo ancora lontani da un verdetto finale, ma la direzione presa oggi sembra suggerirci i prossimi sviluppi. “Sembra che il giudice stia facendo il possibile per favorire un accordo tra le parti, conscio dei danni che questa vicenda sta già facendo a quella che è stata la più bella storia di innovazione italiana degli ultimi anni, alle aziende che ne sono nate e a una comunità confusa,” continua Luca Salvioli su Il Sole 24 Ore. Mentre si attendono decisioni qui in Italia, l’Arduino di Banzi ha cominciato a trincerarsi aprendo ‘Genuino’ e lanciando la produzione negli USA; così facendo, nonostante le beghe legali, Banzi potrà continuare a vendere il prodotto in Italia. La faccenda è ancora tutt’altro che chiara, quindi non ci resta che aspettare ulteriori sviluppi. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-tribunale-di-torino-da-torto-a-massimo-banzi-sulla-questione-arduino/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 giugno 2015.* ### Come sopravviverà il giornalismo alla morte dei giornali? URL: https://stellakamikaze.org/come-sopravvivera-il-giornalismo-alla-morte-dei-giornali/ Last updated: 2026-07-03T22:52:26.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 giugno 2015.* *Questo post è tratto da Macro, la serie di VICE su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello Bank!* Cosa sta succedendo nel business dell’editoria? Diversi anni fa si facevano soldi coi click: [in Italia abbiamo cominciato così](http://www.editpress.it/cms/sites/default/files/free/8889726032%5Fcontent.pdf?ref=stellakamikaze.org), riproponendo online i contenuti della carta stampata e sperando di cavarci qualche spicciolo grazie ai banner pubblicitari. Per questo, da metà anni Novanta in poi, l’obiettivo di ogni realtà editoriale era di portare sul proprio sito il più grosso volume di visite possibile per generare utili. Questo perché per moltissimo tempo internet per quotidiani, magazine e giornali non è stato altro che un canale accessorio. Nei primi anni Duemila si poteva parlare di [economia del SEO](http://www.forbes.com/sites/jaysondemers/2013/11/13/is-seo-dead/3/?ref=stellakamikaze.org), ovvero dei motori di ricerca: il modo più semplice per essere trovati su internet era essere indicizzati bene su Google, così si faceva a gara per creare i contenuti più facilmente indicizzabili. Gli algoritmi di Google erano piuttosto imparziali, e spesso e volentieri un contenuto ben indicizzato era sinonimo di contenuto di qualità—[anche se non sempre](http://inbound.org/post/view/confessions-of-a-google-spammer?ref=stellakamikaze.org). Qualche anno dopo è cominciata l’ascesa dei social network: all’improvviso, internet offriva gratuitamente delle piattaforme che non si occupavano soltanto di radunare molte persone in un unico luogo, ma le incoraggiavano anche a interagire tra di loro. [Oro colato](https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/Journalism%20in%20the%20Age%20of%20Social%20Media.pdf?ref=stellakamikaze.org) per il giornalismo, che trovava libero accesso a un sacco di gente pronta a leggere e discutere di qualunque cosa. I soldi hanno iniziato a girare attorno a un’[economia dei click](http://www.buzzfeed.com/bensmith/why-buzzfeed-doesnt-do-clickbait?ref=stellakamikaze.org#.wxBMyZK8By). Non c’era più bisogno di farsi trovare dai propri lettori: ognuno aveva il proprio spazio su una gigantesca vetrina vista da tutti. C’era solo bisogno di essere più appariscenti degli altri, ed è da qui che nasce anche il fenomeno del [clickbaiting](http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/34710/?ref=stellakamikaze.org). Da ormai diversi mesi, però, queste gigantesche vetrine—i social network—stanno cambiando le carte in tavola. Facebook, per esempio, continua a offrire gratuitamente posti in questa vetrina, ma [sempre più spesso impedisce a molte persone di vedere cosa vi è esposto](http://techcrunch.com/2014/04/03/the-filtered-feed-problem/?ref=stellakamikaze.org). Per capirci: se quattro anni fa un post di una pagina veniva visualizzato nella timeline di tutti coloro che avevano il like a quella pagina, oggi quello stesso post viene visto da appena il 30-40 percento delle persone. Sempre che non si voglia [pagare per sponsorizzare il post](http://blogs.wsj.com/cmo/2015/04/22/organic-facebook-reach-keeps-falling-for-brands/?ref=stellakamikaze.org). I social network [sono diventati padroni del gioco editoriale](http://www.chefuturo.it/2015/04/cosi-facebook-ha-fregato-google-e-ci-ha-chiusi-nel-suo-recinto/?ref=stellakamikaze.org), e in pochissimo tempo le abitudini pubblicitarie sono mutate: [gli inserzionisti non vogliono più la visibilità ma il potere di influenza](http://www.forbes.com/sites/kylewong/2014/09/10/the-explosive-growth-of-influencer-marketing-and-what-it-means-for-you/?ref=stellakamikaze.org)—vogliono cioè qualcuno che sposti l’opinione delle persone che interessano loro. Tutto questo è reso possibile da un fattore determinante: benché i social network crescessero a dismisura, [dal 2010 in poi è il tipo di utenza che li popola a fare la differenza](http://www.theguardian.com/media-network/2015/apr/28/marketing-students-millennials-shopping-social-media?ref=stellakamikaze.org)—i famosi nativi digitali, conosciuti più genericamente all’estero come [millennial](http://motherboard.vice.com/it/read/linformazione-nellera-di-facebook--guidata-dai-giovani?ref=stellakamikaze.org). Da quando i giovani nati con internet hanno cominciato a iscriversi e a partecipare ai social network, diventando quindi una risorsa attiva del mercato pubblicitario, il gioco è cambiato radicalmente. Non solo perché si tratta di persone incredibilmente difficili da incuriosire e quindi da rendere sensibili ai contenuti pubblicitari classici, ma anche perché arrivano a contatto con la realtà di internet con una forma mentis profondamente diversa. *La redazione di Buzzfeed. Foto via Flickr* Se per la generazione precedente internet era sinonimo di Google, la [Generazione Y](http://it.wikipedia.org/wiki/Generazione%5FY?ref=stellakamikaze.org) pensa a internet come ad una diramazione dei social network. Questo significa che non sono le realtà presenti su internet ad essere raggiunte e interconnesse dai social network, ma sono i social network a rimanere statici e aperti a infiltrazioni da parte di realtà esterne. In breve: la Generazione Y non ha più bisogno di spostarsi dalla timeline di Facebook, dal feed di Twitter o dalla dashboard di Instagram per usufruire dei contenuti. I siti internet sono diventati inutili, e con loro anche le inserzioni pubblicitarie classiche, quelle rese utili da grandi volumi di visite. I modelli di guadagno nel mondo del giornalismo, quindi, sono mutati definitivamente. Non solo perché il target più ambito dagli inserzionisti adesso richiede dei contenuti pubblicitari diversi per essere accalappiato, ma anche perché, furbescamente, i social network stanno lentamente prendendo il controllo. Giusto qualche settimana fa Facebook [ha cominciato a ospitare gli articoli di alcune grosse testate direttamente sulla sua timeline](http://www.theverge.com/2015/5/13/8595263/facebooks-instant-articles-arrive-to-speed-up-the-news-feed?ref=stellakamikaze.org), espropriando queste ultime dei loro “click.” E il bello è che le testate non possono far altro che accettare questa novità e cercare un compromesso, perché alla fine sono i social network che possiedono e gestiscono quella che per il giornalismo, nel 2015, è la risorsa fondamentale: le persone. Tutto questo sta costringendo l’editoria ad essere sempre meno passiva nei confronti del lettore. Per attirare la sua attenzione non basta più sottoporgli un pezzo di carta con inchiostro nero su bianco, ma bisogna prenderlo per mano e accompagnarlo attraverso la notizia. L’altra faccia della medaglia si chiama viral marketing, che in sintesi significa accumulare click e visibilità [prendendo il lettore per lo stomaco](http://nymag.com/daily/intelligencer/2015/05/viralnova-new-yorks-most-cynical-media-company.html?ref=stellakamikaze.org). Chi paga, oggi, non vuole più solo persone che vedano i suoi contenuti: vuole persone che se ne interessino. Anche il clickbaiting è destinato a scomparire, perché col passare del tempo [i lettori diventeranno sempre più intelligenti](https://agenda.weforum.org/2015/05/what-does-the-future-hold-for-media/?ref=stellakamikaze.org) e coscienti dell’informazione di cui stanno usufruendo. In questo senso l’indubbio vincitore di questa gara [è Vox, la media company di Ezra Klein](http://www.newyorker.com/news/daily-comment/telling-stories-about-the-future-of-journalism?ref=stellakamikaze.org) che ha capito prima di tutti come trattare i propri lettori: le notizie non vanno solo date, ma vanno spiegate—e vanno spiegate in maniera brillante. I soldi si stanno quindi spostando: in un certo senso fare soldi con internet è diventato più difficile ma anche più stimolante. Il campo di battaglia sono indubbiamente i social network, che accentrano al loro interno volumi di utenza sempre più grandi e li canalizzano in maniera estremamente efficace, fornendo a ogni tipo di utente l’esperienza più adatta a lui. Pinterest vuole diventare [il punto di partenza](http://recode.net/2015/02/12/pinterest-is-working-on-a-plan-to-introduce-a-buy-button-as-soon-as-this-year/?ref=stellakamikaze.org) dei tuoi acquisti, Instagram vuole [facilitare le attività pubblicitarie](http://www.adweek.com/news/technology/instagram-just-unleashed-fully-operational-ad-business-165117?ref=stellakamikaze.org), Facebook ha appena introdotto le GIF—roba da poco? Spiegaglielo tu agli inserzionisti che ora i giovani vogliono anche che le foto si muovano. Nel frattempo le superpotenze del web stanno cambiando rotta: il gigante del clickbait Buzzfeed sta spostando i propri sforzi [sul giornalismo di qualità](https://getpocket.com/a/read/883814811?ref=stellakamikaze.org) e sempre più testate capiscono che [il nuovo modo di raccontare le notizie è sfruttare i video](http://blogs.journalism.co.uk/2012/05/16/the-future-of-video-journalism-what-will-audiences-be-watching/?ref=stellakamikaze.org). [Il mondo del giornalismo è radicalmente cambiato](http://digiday.com/publishers/golden-age-journalism-millennial-reporters/?ref=stellakamikaze.org): i culti delle personalità sono all’ordine del giorno e sempre più spesso i lettori sono incosciamente molto più preparati di chi i contenuti li produce. La gigantesca industria del marketing su internet deve essere completamente rivista per poter essere di nuovo efficace e, fortunatamente, sembra che il modo migliore per convincere qualcuno sia raccontargli delle storie, invece che ingozzarlo di concetti. E chi meglio dei giornalisti può adempire questo compito? *Segui Federico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-il-giornalismo-sta-cercando-di-sopravvivere-alla-morte-dei-giornali/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 giugno 2015.* ### Niente porno durante il Ramadan URL: https://stellakamikaze.org/niente-porno-durante-il-ramadan/ Last updated: 2026-07-03T22:52:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 giugno 2015.* Il [Ramadan](https://it.wikipedia.org/wiki/Ramadan?ref=stellakamikaze.org), il mese del calendario musulmano in cui si pratica il digiuno, è cominciato da quasi una settimana. Non ho amici musulmani, quindi non so come se la stiano cavando a evitare il cibo, le bevande, le sigarette e le attività sessuali dall’alba al tramonto per onorare il mese Maometto avrebbe ricevuto una rivelazione dall’Arcangelo Gabriele—un utente di reddit, però, ha confermato con dati incontrovertibili quanto i musulmani prendano sul serio questa faccenda. [absurdologist](http://www.reddit.com/user/absurdologist?ref=stellakamikaze.org), sulla subreddit [/r/dataisbeautiful](http://www.reddit.com/r/dataisbeautiful?ref=stellakamikaze.org), ha postato [un grafico di Google Trends che mette a confronto le due parole arabe سكس e رمضان](http://www.reddit.com/r/dataisbeautiful/comments/3ayci7/oc%5Fporn%5Fvs%5Framadan%5Fin%5Fgoogle%5Fsearch%5Fin%5Farabic/?ref=stellakamikaze.org); la prima significa porno—la trascrizione in arabo della parola “sesso” utilizzata per cercare porno, la seconda Ramadan. Il grafico è estremamente eloquente. La linea blu è quella del porno, quella rossa del Ramadan.In corrispondenza dell’arrivo di gni Ramadan non solo si verifica un picco di ricerche di porno nel mese precedente, ma anche un drastico crollo durante il mese del Ramadan. Allah ha letteralmente fermato la masturbazione dei propri fedeli. Visto e considerato che la vendita di materiale pornografico è illegale in quasi tutti i paesi di cultura islamica, può essere curioso approfondire questa correlazione tra masturbazione e religione. Per esempio, come se la cava il Pakistan, [nazione che secondo le classifiche è quella più attiva nella ricerca di porno su internet?](http://www.huffingtonpost.in/2015/01/19/pakistan-porn-search-lead%5Fn%5F6500470.html?ref=stellakamikaze.org) È comunque presente il sentimento religioso, sebbene in misura completamente diversa. In Pakistan insomma meglio non privarsi di un po’ di sano onanismo—e sopratutto, cosa è successo intorno al 2013? I dati mostrano una grande festa nelle buie camerette dei nostri amici pakistani. L[‘Huffington Post fornisce una utile classifica](http://www.huffingtonpost.in/2015/01/19/pakistan-porn-search-lead%5Fn%5F6500470.html?ref=stellakamikaze.org) di quelli che dovrebbero essere gli stati nel mondo più interessati al porno, direi che una veloce rassegna può fornirci dei dati utili. Secondo The Online Project, un’azienda che si occupa di monitorare l’utilizzo di internet in Medio Oriente, l’arrivo del Ramadan corrisponde ad un aumento piuttosto intenso dell’uso di internet, “il Ramadan è un mese sacro in cui rafforzare i propri rapporti con la famiglia, gli amici e i fratelli musulmani. Ovviamente molti tendono a utilizzare i social network per farlo, altri sfruttano il Ramadan per aderire ad attività di volontariato, tentando di coinvolgere tutti con gruppi ed eventi su Facebook o hashtag su Twitter,” [ha spiegato Manal Assaad, social media strategist, ad Arab News](http://www.arabnews.com/news/458121?ref=stellakamikaze.org). Dovendo vivere un mese di astensione diurna dagli alimenti, dal fumo e dalle attività sessuali, le persone hanno più tempo durante il giorno, e quel tempo lo spendono su internet. Inoltre, oggi qualunque musulmano può accedere ad internet ovunque si trovi, e scrollare la propria bacheca su Facebook può essere un ottimo modo per ingannare il tempo in attesa del tramonto, quando si ricominciare a mangiare. Nonostante tutta questa attività, però, sembra che l’astensione dalla masturbazione sia presa alle lettera. Ovviamente è possibile che i dati siano inquinati da arabi non musulmani o non praticanti che non attraversano il mese del Ramadan, ma dovendo tagliare con l’accetta i numeri, i grafici mi sembrano piuttosto eloquenti. Bravi amici musulmani, avete un animo di ferro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/durante-il-ramadan-i-musulmani-evitano-davvero-la-masturbazione/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 giugno 2015.* ### C'è un 18enne olandese che disegna mappe delle guerre in Medio Oriente URL: https://stellakamikaze.org/ce-un-18enne-olandese-che-disegna-mappe-delle-guerre-in-medio-oriente-2/ Last updated: 2026-07-03T22:52:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 giugno 2015.* Quando frequenti l’ultimo anno di scuole superiori di solito pensi alle ragazze e a come tagliare le ore con le interrogazioni. Se vivi ad Amsterdam il discorso si fa ancora più semplice, visto che probabilmente occuperai quelle ore buche in qualche coffee shop. Questo discorso vale per la maggiorparte dei diciottenni del globo terracqueo, tranne che per [Thomas Van Linge](https://twitter.com/arabthomness/?ref=stellakamikaze.org), un fenomeno olandese che con ottime probabilità le ore di interrogazione le taglia lo stesso, ma anziché occuparle in un coffee shop le spende davanti al computer [a disegnare mappe delle dominazioni territoriali in Medio Oriente](https://pietervanostaeyen.wordpress.com/?ref=stellakamikaze.org). Fino a qui ancora tutto normale—ognuno può avere i propri hobby, no? La cosa però si fa impressionante quando si scopre che le mappe di Thomas sono utilizzate e seguite da giornalisti e attivisti di tutto il mondo e sono state ripubblicate su [Vox](http://www.vox.com/2014/12/25/7447099/libya-conflict-map?ref=stellakamikaze.org), sull’ [e utilizzate dalla](http://www.huffingtonpost.com/2014/10/08/kobani-turkey-isis%5Fn%5F5952930.html?ref=stellakamikaze.org) *Huffington Post*[University of Texas](http://www.lib.utexas.edu/maps/syria.html?ref=stellakamikaze.org), ad Austin. Thomas su Twitter ha raccolto 11mila follower, tutti piuttosto interessati ai suoi lavori, dai consulenti istituzionali per le relazioni estere fino ai semplici appassionati delle vicende geopolitiche. Thomas si occupa di Iraq, Libia e Siria. Passa le giornate a cercare notizie su conflitti, scontri e battaglie e, dopo aver verificato le fonti, riporta queste notizie sulle mappe della zona. L’ultima riguarda la Siria, è aggiornata al 5 giugno e insomma, dacci un occhio. Thomas cerca le notizie e le informazioni necessarie alle sue mappe in giro per i social network: gruppi di ribelli su Facebook, aggiornamenti Twitter, video su YouTube. Fa da solo il lavoro di una squadra di esperti di social media e dopodiché lo traduce in mappe: è una macchina da guerra. Per capire meglio il suo lavoro e sentirmi ancora più un inetto gli ho scritto e gli ho fatto un paio di domande. Ho scoperto che sa davvero troppe cose sul Medio Oriente per essere un diciottenne che vive ad Amsterdam. **MOTHERBOARD: Hai 18 anni e vivi ad Amsterdam. Perché il Medio Oriente? Perché le mappe? Perché tutto questo lavoro? Cosa ti spinge a farlo? Trovo incredibile non solo che tu stia facendo qualcosa “in più” di quanto venga richiesto normalmente ad un 18enne, ma concentri i tuoi sforzi in qualcosa di davvero complicato, come il fare informazione sul Medio Oriente.** **Thomas Van Linge**: Il mio interesse per il Medio Oriente è cominciato con la Primavera Araba nel 2011, mi ha colpito la rivoluzione egiziana e da lì sono passato alla guerra civile libica e da lì poi la Siria. Ho cominciato la mia mappa della Siria nel 2014 quando non c’era ancora una chiara distinzione tra le zone di dominio dei ribelli e quelle sotto il controllo dell’ISIS. È cominciato come un esperimento, ma visto il feedback positivo che stavano ricevendo le mie mappe ho deciso di continuare. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto per passione, e ovviamente anche perché sempre più persone mi chiedono di continuare a disegnare le mappe. **Come sei riuscito a raccogliere un buon numero di fonti affidabili? Specialmente quando si parla di ISIS non dev’essere semplice trovare delle informazioni genuine a riguardo.**Ci ho messo un po’ di tempo a costruire una rete di fonti affidabili, ogni volta che ne trovavo una nuova tendevo ad essere piuttosto cauto nei confronti di ciò che riportavava, ma non appena veniva verificata la consideravo buona. Si tratta di provare e sbagliare. **Hai qualcosa di più grande in mente? Speri di aumentare la portata del tuo lavoro di mapping?**Per il prossimo futuro volevo andare in quelle zone del Medio Oriente per fare un documentario o qualcosa del genere, sicuramente continuerò il lavoro che sto facendo con l’account Twitter. Voglio fornire quante più informazioni possibili sulla Siria, l’Iraq, la Libia. Non sono sicuro che possa essere il mio futuro, fare mappe, ma non vedo perché fermarmi, ora. **Qual è l’audience delle tue mappe? Chi speri le leggerà?**Le mie mappe raggiungono diversi tipi di persone: giornalisti, attivisti, politici, abitanti di quelle zone. Spero che siano lette da coloro che hanno davvero bisogno di informazioni dettagliate sulla situazione nel paese—come i giornalisti che hanno intenzione di recarsi in quelle zone. **Potresti descrivermi la situazione in Siria ora? Come sta l’ISIS?**Per quanto riguarda il regime di Assad, la fazine ha perso moltissimo terreno a nord, est e sud negli ultimi tre mesi. Non governa più a Idlib e ha perso terreno strategico a sud. Ha anche perso l’antica cittò desertica di Palmira, ora sotto il controllo dell’ISIS: al momento controlla la maggior parte dell’ovest della Siria, lungo la costa e il confine col Libano. Controlla anche Damasco e circa metà di Aleppo, che ora dipende da solamente una via di rifornimenti che passa per il sud della città. Parlando dei ribelli, invece, hanno guadagnato diverso terreno negli ultimi mesi. Hanno preso il controllo di quasi tutte le zone del regime rimanenti nella provincia di Idlib, oltre che una grossa base militare a sud del paese. I ribelli dell’Esercito Siriano Libero hanno giocato un ruolo significativo nella cattura della citta di Tall Abyad. Controlla la provicina di idlib, buona parte di quella di Daraa, la parte ovest di quella di Aleppo, il nord di Raqqa e le periferie di Damasco. Poi, per quanto riguarda lo Stato Islamico: è avanzato in diverse zone del paese, solamente per perdere terreno in altre. Per esempio, hanno catturato Palmira, la maggior parte del deserto siriano, hanno guadagnato terreno anche a nord di Aleppo, cacciando via i ribelli da diversi villaggi. L’ISIS ora controlla la maggior parte della provincia di Deir ez-Zor, il sud della provincia di Raqqa e anche l’est di Aleppo; è presente in dozzine di villaggi a est di Hama e negli villaggi arabi nella parte sud della provincia di Hasakah. Infine, parlando dei curdi dell’YPG: hanno sbaragliato l’ISIS in diverse zone, nelle ultime settimane. Hanno preso la montagna di Abdul Aziz a ovest di Hasakah e sono riusciti a ottenere il controllo della vallata di Khabour. Ciò che è più importanti che l’YPG sia riuscito a collegare le sue aree nella provincia di Hasakah con quelle del cantone di Kobane, a Tall Abyad. I curdi ora hanno tre cantoni: Cizire, Kobane e Afrin, e controllano la maggior parte del confine turco. Thomas è un fenomeno fatto e finito. [Seguilo su Twitter](mailto:@arabthomness) per saperne di più sulle sue mappe e su ciò che succede in Medio Oriente. Magari ti viene voglia di spaccare quanto sta spaccando lui. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ce-un-diciottenne-olandese-che-disegna-mappe-delle-guerre-in-medio-oriente/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 giugno 2015.* ### Il modello Uber è il futuro dell'economia? URL: https://stellakamikaze.org/il-modello-uber-e-il-futuro-delleconomia/ Last updated: 2026-07-03T22:52:29.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 giugno 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello bank!* In America la chiamano “1099 economy”—l’economia di chi fa piccoli lavori su commissione e li deve notificare all’Internal Revenue Service, l’agenzia delle entrate statunitense, attraverso il cosiddetto “modulo 1099”. Secondo [uno studio di Intuit](http://http-download.intuit.com/http.intuit/CMO/intuit/futureofsmallbusiness/intuit%5F2020%5Freport.pdf?ref=stellakamikaze.org), nel 2010 i lavoratori indipendenti—ossia coloro che usufruiscono del modulo 1099—erano circa il 30 percento del totale. Dunque a quanto pare si tratta di un mercato molto più grande di quanto si pensi, e secondo alcuni è il futuro del lavoro—tant’è che di recente TechCrunch [è arrivata ad affermare](http://techcrunch.com/2015/06/13/in-the-future-employees-wont-exist/?ncid=rss&utm%5Fsource=feedburner&utm%5Fmedium=feed&utm%5Fcampaign=Feed%3A+Techcrunch+%28TechCrunch%29&utm%5Fcontent=FaceBook) che “in futuro non esisteranno più lavoratori dipendenti.” Del resto, non è un mistero che il lavoro stia venendo sempre più delocalizzato: i grandi leader di settore che gestiscono in modo quasi monopolistico una fetta di mercato stanno scomparendo, per lasciare spazio a numerose piattaforme dedicate a decine di settori diversi. Vuoi guidare?[ Lavora per Uber](https://www.uber.com/?ref=stellakamikaze.org)[. Vuoi affittare la tua casa?](https://www.uber.com/it/?ref=stellakamikaze.org)[ Vai su Airbnb](http://airbnb.it/?ref=stellakamikaze.org)[. Non hai voglia di pulire casa? ](https://www.airbnb.it/?ref=stellakamikaze.org)[Handy fa per te](https://www.handy.com/?ref=stellakamikaze.org). La macchina ce l’hai già ma non se ne parla di parcheggiare? [Luxe si occupa anche di questo](http://www.luxe.com/?ref=stellakamikaze.org). Viene gente a cena e tu comunque continui a non saper cucinare? Lascia perdere, c’è [Justeat](http://www.justeat.it/?ref=stellakamikaze.org). *Le percentuali del lavoro freelance, via* Quando si parla di 1099 economy, però, non si fa riferimento solamente a realtà settoriali come queste. La distanza tra consumatore e produttore si sta accorciando sempre di più: Amazon, nato come gigantesca libreria online, è ora una delle piattaforme di passaggio obbligate per chiunque voglia vendere libri su internet, che si tratti di una grossa casa editrice o di un privato. Facebook ha aperto un portale, internet.org, che offre a chiunque non possa permettersi una connessione a internet la possibilità di accedere ai “servizi base sul web”—e per essere uno di questi “servizi di base” basta far lavorare la propria azienda per Zuckerberg. Di recente, [un articolo del ](http://www.theguardian.com/technology/2015/jun/07/facebook-uber-amazon-platform-economy?CMP=share%5Fbtn%5Ftw&ref=stellakamikaze.org)*Guardian* ha definito questo nuovo modello di mercato una “economia delle piattaforme” o addirittura un nuovo tipo di “capitalismo delle piattaforme.” Per cui forse in futuro non saranno i robot a rubarci il lavoro, ma i computer. L’ *MIT Technology Review* definisce una piattaforma di mercato come “uno standard che permette agli altri di connettersi ad esso, munito di un modello di funzionamento che regola chi gestisce che cosa.” Secondo [Marshall Van Alstyne](http://www.slideshare.net/InfoEcon/platform-shift-how-new-business-models-are-changing-the-shape-of-industry?ref=stellakamikaze.org), professore dell’Università di Boston, le aziende “tradizionali” stanno facendo parecchia fatica ad affrontare questo cambiamento di mentalità. “La maggior parte delle aziende vuole competere in questo mercato aggiungendo nuove caratteristiche ai propri prodotti. Non hanno ancora cominciato a immaginarsi nuove community o reti di persone attorno ai propri prodotti.” Basti pensare agli smartphone: i due padroni del mercato, Apple e Google, non hanno fatto altro che fornire a tutti una piattaforma per l’innovazione pronta per essere utilizzata. Avrebbero potuto investire nella ricerca e nello sviluppo e arrivare a concepire loro stessi dei servizi come WhatsApp, Instagram o Tinder, ma non ne hanno avuto bisogno. È bastato mettere in contatto i consumatori—ovvero chi possiede uno smartphone—e i produttori—ovvero gli sviluppatori di app. Il resto è storia. E sappiamo tutti quanto sia determinante il ruolo di Apple e Google nel mercato mondiale delle applicazioni per smartphone. Il punto è questo: sempre più servizi che all’inizio sono concepiti come prodotti una volta immessi sul mercato si trasformano in piattaforme per tutta una rete di prodotti che prima consideravano come dei concorrenti. *Una mappa dei paesi in cui Uber ha problemi legali. Immagine via* Come dimostra il caso di Uber, però, uno dei punti deboli di questo tipo di economia è il suo essere totalmente deregolamentata. Per fare un esempio, al momento Google possiede uno dei più grandi database sul traffico del mondo: non c’è alcun servizio particolare dietro, ma solo un semplice impiego dei dati che l’azienda già possiede. Google calcola l’intensità del traffico in ogni singola area del mondo semplicemente utilizzando i GPS presenti su qualunque telefono Android, o grazie alle informazioni che immagazzina attraverso le proprie applicazioni su telefoni non-Android. Come ci si dovrebbe comportare in questo caso? Questi dati dovrebbero essere a disposizione di tutti? Google dovrebbe diventare la base su cui costruire qualunque tipo di servizio basato sulle informazioni sul traffico? Il capitalismo delle piattaforme è pervasivo, e controlla la merce di scambio più ambita in questi anni: le persone. Quando nel dicembre dello scorso anno un autista Uber è stato accusato di aver stuprato una sua cliente a Nuova Delhi, il servizio è stato bandito nella capitale indiana e il governo ha minacciato di allargare l’ordinanza in tutta la nazione. Uber ha risposto mettendosi al servizio di tutti coloro che usavano la sua piattaforma e [ha lanciato un nuovo dipartimento](http://www.forbes.com/sites/saritharai/2015/04/13/in-fierce-cab-hailing-app-war-in-india-uber-has-two-global-firsts/?ref=stellakamikaze.org), uberAUTO, che mette in contatto gli utenti della app con gli autisti degli auto risciò della città. Questo significa che l’economia delle piattaforme non vuole collegare i potenziali utilizzatori di un servizio con chi lo potrebbe fornire, ma solo fornire un accesso ai lavoratori indipendenti a chi ne ha bisogno. Nel caso di Uber, il target non è chi vuole una berlina nera con autista e vetri semioscurati, ma piuttosto chi ha bisogno di spostarsi—e io lo userei in ogni caso, che si tratti di berlina nera, risciò, Fiat Duna, scooter o bicicletta, a patto che mi porti da un punto A a un punto B in un tempo ragionevole. In modo simile, Amazon si è imposta come leader nel settore degli acquisti online non grazie ai prodotti in vendita, ma grazie alla semplicità del servizio. Amazon non ha creato una vetrina per persone che volevano determinati prodotti, ma ha semplicemente messo in contatto normali clienti con normali venditori, eliminando la parte “scomoda,” ovvero quella che prevede di recarsi fisicamente in un negozio e acquistare qualcosa. Oggi sembra voler subappaltare anche questa scomoda faccenda dello stoccaggio e dell’invio del materiale, [e sta progettando una app per permettere a tutti di diventare postini](http://techcrunch.com/2015/06/16/amazon-on-my-way-same-day-for-pay/?ref=stellakamikaze.org#.jswcdg:Q84U). Si chiama economia delle piattaforme, e sembra che per ora stia facendo contenti tutti, [tranne quelli che non la vogliono adottare.](http://www.lastampa.it/2015/06/10/tecnologia/il-tribunale-di-milano-conferma-uber-pop-deve-fermarsi-entro-oggi-BgMFTS0cK8pvgvTQkU5onJ/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) *Segui Federico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/macro-capitalismo-piattaforme-economia-555/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 giugno 2015.* ### È uscito il miglior disco rap italiano del 2015 URL: https://stellakamikaze.org/e-uscito-il-miglior-disco-rap-italiano-del-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:52:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 giugno 2015.* Oggi è uscito il miglior disco di rap italiano del 2015 e se pensi il contrario, per farla breve, nella vita non hai capito un cazzo. *Vero*, il nuovo disco di Guè Pequeno, ha dentro tutto ciò che manca al rap italiano in questo momento: la sicurezza. Partiamo dall’inizio: che piaccia o meno, il rap in Italia sta vivendo un momento spettacolare. C’è una marea di artisti validi che sfornano quintali di materiale fresco ogni mese e abbiamo a disposizione tutte—e dico tutte—le sfaccettature del genere che, finalmente, sembra essere riuscito a maturare. I nuclei culturali e creativi attorno ai quali vivono le varie realtà che compongono il genere in Italia stanno vivendo la loro età dell’oro e non voglio nemmeno provare a descrivere la pluralità offerta oggi dal rap in Italia, sia perché rischierei di dovermi dilungare in un trattato antologico, sia perché Google è gratis. \[\[recommended\] *Vero* è il suo terzo album solista e Guè Pequeno continua ad essere uno dei personaggi più odiati dell’hip-hop italiano non perché non sia più quello di *Mi Fist*, ma banalmente perché non ha più bisogno di dimostrare niente a nessuno. Guè Pequeno è, questo senza alcun dubbio, il golden boy del rap in Italia: non vi è nessun altro artista indipendente quanto lo sia lui da realtà di etichetta, di crew o di città. Non stiamo parlando di un self-made man che improvvisamente si è ritrovato ad essere il migliore di tutti, stiamo parlando di uno stratega che ha saputo separare il proprio nome da quello di un titano dell’intrattenimento come quello dei Club Dogo, ha saputo lasciarsi dietro etichette, crew e città che vivevano in funzione della sua figura. Al netto di gusti, temi o stili non ho dubbi nell’affermare che se mi chiedessero di dare un nome per il rap italiano darei quello di Guè Pequeno, ascoltare il resto significa buttarsi in un mero approfondimento di un genere che Guè, col tempo, ha saputo padroneggiare e perfezionare meglio di chiunque altro. Quindi perché, date queste premesse, la gente continua a non sopportare Guè Pequeno? Perché i connoisseur lo detestano così forte? Per una serie di motivi, e non tutti banali. Guè Pequeno non è un rapper commerciale: non è uno da strofe plastiche alla Fedez o da solida auto-referenzialità alla Fabri Fibra. Non abusa dell’auto-tune, non è protagonista di alcun dissing, non è (più) affiliabile ad alcuna crew—anche in questo caso, grazie alle sua abilità da businessman è riuscito lentamente ad allontare il nome di Guè da realtà settoriali come Dogo Gang o Tanta Roba. In buona sostanza, Guè Pequeno non rompe il cazzo a nessuno. Sarà proprio questo il problema? Per la prima volta da tantissimo tempo in Italia abbiamo un rapper sicuro di sé stesso—e bada bene, non parlo di un artista che rischia di farsi eclissare dal proprio ego, parlo di qualcuno che per dimostrare quanto forte sia non ha bisogno del nemico immaginario. Quello di Guè, oggi più che mai, è un rap caratterizzato da un ingenuo e spensierato machismo: dopo quasi 20 anni (vent’anni, v e n t’ a n n i) di carriera e 11 album pubblicati abbiamo un rapper che, finalmente, ripudia le posse track e decide che il featuring giusto per il singolo di punta del disco è quello con Akon, un artista che con la scena hip-hop italiana non c’entra, fortuntamente nulla. Ovviamente non si tratta del disco del millennio: Guè ripropone la stessa struttura dei due dischi solisti precedenti assemblando un insieme di anthem, di pezzi da punchline e di tracce più de core, quelle che poi banalmente fanno macinare visualizzazioni ai counter su YouTube. Per quanto riguarda le produzioni il boom-bap di Bassi Maestro riesce a far suonare attuale un approccio al beatmaking più tradizionale, ma la “vecchia avanguardia” dei 2nd Roof forse non suona più così nuova, specie se paragonata all’exploit di, per esempio, [Charlie Charles](http://noisey.vice.com/it/blog/sfera-ebbasta-charlie-charles-intervista?ref=stellakamikaze.org). *Vero* non è un punto di svolta nel genere e non cambierà le carte in tavola, ma questo per il semplice fatto che l’intenzione di Guè non è questa. Guè racconta della propria tipa, dei propri soldi, del rap italiano che si inginocchia. Ha raggiunto la cima, è “lo squalo in un acquario pieno di pesci rossi” non gliene frega un cazzo di te, di me, degli altri rapper, di questo post o delle interviste. *Vero* è il miglior disco rap italiano che uscirà nel 2015 perché, incredibile dictu, è un’opera che non vive in funzione di nessun altro se non di se stessa. [Vero esce oggi](https://itunes.apple.com/it/album/vero/id998959604?ref=stellakamikaze.org) ed è un distillato di Guè Pequeno che fa Guè Pequeno e di rap che non sembra rap perché, per la prima volta, non ha complessi di inferiorità nei confronti di nessuno. *Segui Fedezrico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/g-pequeno-meraviglia/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 giugno 2015.* ### Come il giornalismo sta cercando di sopravvivere alla morte dei giornali URL: https://stellakamikaze.org/come-il-giornalismo-sta-cercando-di-sopravvivere-alla-morte-dei-giornali/ Last updated: 2026-07-03T22:52:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 giugno 2015.* *Questo post fa parte di Macro, la nostra serie su economia, lavoro e finanza personale in collaborazione con Hello Bank!* Cosa sta succedendo nel business dell’editoria? Diversi anni fa si facevano soldi coi click: [in Italia abbiamo cominciato così](http://www.editpress.it/cms/sites/default/files/free/8889726032%5Fcontent.pdf?ref=stellakamikaze.org), riproponendo online i contenuti della carta stampata e sperando di cavarci qualche spicciolo grazie ai banner pubblicitari. Per questo, da metà anni Novanta in poi, l’obiettivo di ogni realtà editoriale era di portare sul proprio sito il più grosso volume di visite possibile per generare utili. Questo perché per moltissimo tempo internet per quotidiani, magazine e giornali non è stato altro che un canale accessorio. Nei primi anni Duemila si poteva parlare di [economia del SEO](http://www.forbes.com/sites/jaysondemers/2013/11/13/is-seo-dead/3/?ref=stellakamikaze.org), ovvero dei motori di ricerca: il modo più semplice per essere trovati su internet era essere indicizzati bene su Google, così si faceva a gara per creare i contenuti più facilmente indicizzabili. Gli algoritmi di Google erano piuttosto imparziali, e spesso e volentieri un contenuto ben indicizzato era sinonimo di contenuto di qualità—[anche se non sempre](http://inbound.org/post/view/confessions-of-a-google-spammer?ref=stellakamikaze.org). Qualche anno dopo è cominciata l’ascesa dei social network: all’improvviso, internet offriva gratuitamente delle piattaforme che non si occupavano soltanto di radunare molte persone in un unico luogo, ma le incoraggiavano anche a interagire tra di loro. [Oro colato](https://reutersinstitute.politics.ox.ac.uk/sites/default/files/Journalism%20in%20the%20Age%20of%20Social%20Media.pdf?ref=stellakamikaze.org) per il giornalismo, che trovava libero accesso a un sacco di gente pronta a leggere e discutere di qualunque cosa. I soldi hanno iniziato a girare attorno a un’[economia dei click](http://www.buzzfeed.com/bensmith/why-buzzfeed-doesnt-do-clickbait?ref=stellakamikaze.org#.wxBMyZK8By). Non c’era più bisogno di farsi trovare dai propri lettori: ognuno aveva il proprio spazio su una gigantesca vetrina vista da tutti. C’era solo bisogno di essere più appariscenti degli altri, ed è da qui che nasce anche il fenomeno del [clickbaiting](http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/34710/?ref=stellakamikaze.org). Da ormai diversi mesi, però, queste gigantesche vetrine—i social network—stanno cambiando le carte in tavola. Facebook, per esempio, continua a offrire gratuitamente posti in questa vetrina, ma [sempre più spesso impedisce a molte persone di vedere cosa vi è esposto](http://techcrunch.com/2014/04/03/the-filtered-feed-problem/?ref=stellakamikaze.org). Per capirci: se quattro anni fa un post di una pagina veniva visualizzato nella timeline di tutti coloro che avevano il like a quella pagina, oggi quello stesso post viene visto da appena il 30-40 percento delle persone. Sempre che non si voglia [pagare per sponsorizzare il post](http://blogs.wsj.com/cmo/2015/04/22/organic-facebook-reach-keeps-falling-for-brands/?ref=stellakamikaze.org). I social network [sono diventati padroni del gioco editoriale](http://www.chefuturo.it/2015/04/cosi-facebook-ha-fregato-google-e-ci-ha-chiusi-nel-suo-recinto/?ref=stellakamikaze.org), e in pochissimo tempo le abitudini pubblicitarie sono mutate: [gli inserzionisti non vogliono più la visibilità ma il potere di influenza](http://www.forbes.com/sites/kylewong/2014/09/10/the-explosive-growth-of-influencer-marketing-and-what-it-means-for-you/?ref=stellakamikaze.org)—vogliono cioè qualcuno che sposti l’opinione delle persone che interessano loro. Tutto questo è reso possibile da un fattore determinante: benché i social network crescessero a dismisura, [dal 2010 in poi è il tipo di utenza che li popola a fare la differenza](http://www.theguardian.com/media-network/2015/apr/28/marketing-students-millennials-shopping-social-media?ref=stellakamikaze.org)—i famosi nativi digitali, conosciuti più genericamente all’estero come [millennial](http://motherboard.vice.com/it/read/linformazione-nellera-di-facebook--guidata-dai-giovani?ref=stellakamikaze.org). Da quando i giovani nati con internet hanno cominciato a iscriversi e a partecipare ai social network, diventando quindi una risorsa attiva del mercato pubblicitario, il gioco è cambiato radicalmente. Non solo perché si tratta di persone incredibilmente difficili da incuriosire e quindi da rendere sensibili ai contenuti pubblicitari classici, ma anche perché arrivano a contatto con la realtà di internet con una forma mentis profondamente diversa. *La redazione di Buzzfeed. Foto via Flickr* Se per la generazione precedente internet era sinonimo di Google, la [Generazione Y](http://it.wikipedia.org/wiki/Generazione%5FY?ref=stellakamikaze.org) pensa a internet come ad una diramazione dei social network. Questo significa che non sono le realtà presenti su internet ad essere raggiunte e interconnesse dai social network, ma sono i social network a rimanere statici e aperti a infiltrazioni da parte di realtà esterne. In breve: la Generazione Y non ha più bisogno di spostarsi dalla timeline di Facebook, dal feed di Twitter o dalla dashboard di Instagram per usufruire dei contenuti. I siti internet sono diventati inutili, e con loro anche le inserzioni pubblicitarie classiche, quelle rese utili da grandi volumi di visite. I modelli di guadagno nel mondo del giornalismo, quindi, sono mutati definitivamente. Non solo perché il target più ambito dagli inserzionisti adesso richiede dei contenuti pubblicitari diversi per essere accalappiato, ma anche perché, furbescamente, i social network stanno lentamente prendendo il controllo. Giusto qualche settimana fa Facebook [ha cominciato a ospitare gli articoli di alcune grosse testate direttamente sulla sua timeline](http://www.theverge.com/2015/5/13/8595263/facebooks-instant-articles-arrive-to-speed-up-the-news-feed?ref=stellakamikaze.org), espropriando queste ultime dei loro “click.” E il bello è che le testate non possono far altro che accettare questa novità e cercare un compromesso, perché alla fine sono i social network che possiedono e gestiscono quella che per il giornalismo, nel 2015, è la risorsa fondamentale: le persone. Tutto questo sta costringendo l’editoria ad essere sempre meno passiva nei confronti del lettore. Per attirare la sua attenzione non basta più sottoporgli un pezzo di carta con inchiostro nero su bianco, ma bisogna prenderlo per mano e accompagnarlo attraverso la notizia. L’altra faccia della medaglia si chiama viral marketing, che in sintesi significa accumulare click e visibilità [prendendo il lettore per lo stomaco](http://nymag.com/daily/intelligencer/2015/05/viralnova-new-yorks-most-cynical-media-company.html?ref=stellakamikaze.org). Chi paga, oggi, non vuole più solo persone che vedano i suoi contenuti: vuole persone che se ne interessino. Anche il clickbaiting è destinato a scomparire, perché col passare del tempo [i lettori diventeranno sempre più intelligenti](https://agenda.weforum.org/2015/05/what-does-the-future-hold-for-media/?ref=stellakamikaze.org) e coscienti dell’informazione di cui stanno usufruendo. In questo senso l’indubbio vincitore di questa gara [è Vox, la media company di Ezra Klein](http://www.newyorker.com/news/daily-comment/telling-stories-about-the-future-of-journalism?ref=stellakamikaze.org) che ha capito prima di tutti come trattare i propri lettori: le notizie non vanno solo date, ma vanno spiegate—e vanno spiegate in maniera brillante. I soldi si stanno quindi spostando: in un certo senso fare soldi con internet è diventato più difficile ma anche più stimolante. Il campo di battaglia sono indubbiamente i social network, che accentrano al loro interno volumi di utenza sempre più grandi e li canalizzano in maniera estremamente efficace, fornendo a ogni tipo di utente l’esperienza più adatta a lui. Pinterest vuole diventare [il punto di partenza](http://recode.net/2015/02/12/pinterest-is-working-on-a-plan-to-introduce-a-buy-button-as-soon-as-this-year/?ref=stellakamikaze.org) dei tuoi acquisti, Instagram vuole [facilitare le attività pubblicitarie](http://www.adweek.com/news/technology/instagram-just-unleashed-fully-operational-ad-business-165117?ref=stellakamikaze.org), Facebook ha appena introdotto le GIF—roba da poco? Spiegaglielo tu agli inserzionisti che ora i giovani vogliono anche che le foto si muovano. Nel frattempo le superpotenze del web stanno cambiando rotta: il gigante del clickbait Buzzfeed sta spostando i propri sforzi [sul giornalismo di qualità](https://getpocket.com/a/read/883814811?ref=stellakamikaze.org) e sempre più testate capiscono che [il nuovo modo di raccontare le notizie è sfruttare i video](http://blogs.journalism.co.uk/2012/05/16/the-future-of-video-journalism-what-will-audiences-be-watching/?ref=stellakamikaze.org). [Il mondo del giornalismo è radicalmente cambiato](http://digiday.com/publishers/golden-age-journalism-millennial-reporters/?ref=stellakamikaze.org): i culti delle personalità sono all’ordine del giorno e sempre più spesso i lettori sono incosciamente molto più preparati di chi i contenuti li produce. La gigantesca industria del marketing su internet deve essere completamente rivista per poter essere di nuovo efficace e, fortunatamente, sembra che il modo migliore per convincere qualcuno sia raccontargli delle storie, invece che ingozzarlo di concetti. E chi meglio dei giornalisti può adempire questo compito? *Segui Federico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/nuovi-modelli-guadagno-giornalismo-434/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 giugno 2015.* ### Avere più vacanze ci rende più produttivi URL: https://stellakamikaze.org/avere-piu-vacanze-ci-rende-piu-produttivi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 giugno 2015.* Un’indagine di Jack Zenger e Joseph Folkman, della compagnia di consulenza Zenger/Folkman, sembra suggerire che avere più vacanze ci renda, in qualche maniera, più produttivi. I due, [nell’articolo pubblicato sull’ Harvard Business Review](https://hbr.org/2015/06/are-we-more-productive-when-we-have-more-time-off?ref=stellakamikaze.org), raccontano di come lavorando con un cliente olandese avessero trovato svariate difficoltà a organizzare una riunione estiva, vista la quantità di manager d’azienda in vacanza in quel periodo. Così si rivolsero al responsabile delle risorse umane di questa azienda, per chiedergli come facessero ad arrivare a fine mese, “Sono sicuro che grazie a tutte le vacanze che si prendono i nostri manager europei, quando lavorano riescono a concludere più cose dei manager americani, che tendono a non andare mai in vacanza.” Per i due era il momento di fare un po’ di ricerca, d’altronde una possibile conclusione delle indagini poteva corrispondere con “avere più vacanze ci rende più produttivi.” Hanno quindi raccolto informazioni e dati di 2.310 persone diverse nell’azienda, e hanno messo a confronto i dati delle 20 nazioni con il maggior numero di ferie pagate (247 persone) con i dati degli americani (1,151 persone). I più vacanzieri sono gli svedesi e i brasiliani, con 41 giorni di ferie pagate, mentre negli Stati Uniti non c’è [alcuna legge](http://www.cepr.net/publications/reports/no-vacation-nation-2013?ref=stellakamikaze.org) che regola il pagamento di giorni di vacanze e secondo le stime la media delle aziende americane è di [10 giorni di ferie pagate](http://www.bls.gov/opub/ted/2013/ted%5F20130730.htm?ref=stellakamikaze.org)—e [solo il 25%](http://www.glassdoor.com/blog/average-employee-takes-earned-vacation-time-glassdoor-employment-confidence-survey-q1-2014/?ref=stellakamikaze.org) degli americani se li prende tutti. “Prenderti una pausa non rinfrescherà il tuo cervello permettendoti di lavorare di più, ma spendere meno tempo alla scrivania ti obbligherà a sprecare meno tempo.” Per verificare la correlazione tra vacanze e produttività Zenger e Folkman hanno domandato ai partecipanti alla ricerca se normalmente preferissero lavorare con più o meno calma. Ciò che hanno scoperto è che i manager con più vacanze tendevano a essere più inclini a lavorare di fretta, ad essere più concentrati e a essere più impazienti. “Abbiamo chiesto ai partecipanti quanto fossero d’accordo con questa, “Se potessi muovermi più velocemente, sarei molto più efficienti.” I partecipanti delle nazioni con più ferie pagate erano più affini a questa frase,” spiegano i due nell’articolo. I dati raccolti ci permettono quindi di concludere che avere più vacanze aiuti i lavoratori a capire meglio l’importanza di essere impazienti e a dare il massimo quando se ne ha la possibilità. Lo studio quindi in qualche modo suggerisce che chi ha più vacanze sia spesso più incline a portare a termini i propri compiti al più presto, e di conseguenza ad essere più produttivo. “Il nostro studio non dimostra una riduzione dello stress per chi ha più vacanze, ma è evidente una maggiore produttività. Prenderti una pausa non rinfrescherà il tuo cervello permettendoti di lavorare di più, ma spendere meno tempo alla scrivania ti obbligherà a sprecare meno tempo.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/avere-piu-vacanze-ci-rende-piu-produttivi/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 giugno 2015.* ### La brutalità edulcorata di Nintendo ci renderà succubi del capitalismo URL: https://stellakamikaze.org/la-brutalita-edulcorata-di-nintendo-ci-rendera-succubi-del-capitalismo/ Last updated: 2026-07-03T22:52:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 giugno 2015.* Qualche settimana fa è stato pubblicato \* Splatoon\*, il nuovo sparatutto per WiiU sviluppato da Nintendo. Io non l’ho giocato, ma non ci vuole granché a capire dove voglia andare a parare: *Splatoon*ha il *Nintendo seal of quality*stampato addosso. È un videogioco che prende dei modelli di gameplay classici—uno sparatutto in terza persona a squadre—e li declina in salsa Nintendo, edulcorando e trasfigurando una tematica altrimenti parecchio forte. D’altronde si tratta di uno sparatutto, un gioco dove, ecco, si spara a tutto—in particolare alle teste degli altri giocatori, in genere. *Splatoon* è estremamente colorato. Nintendo è riuscita ad addolcire la pillola dando in mano ai giocatori dei superliquidator pieni di inchiostro colorato, anziché degli M16 carichi di piombo. Come aveva già ben notato Emanuel Maiberg qui su Motherboard, Nintendo è riuscita a spostare il focus dei giocatori: in *Splatoon* non si spara per uccidere, ma si spara per colorare, perché a fine partita non vince che ha fatto più morti, ma la squadra che ha colorato più campo di gioco. Ciò non significa che *Splatoon* non sia un videogioco competitivo e *fast-paced*, al contrario, *Splatoon* è piuttosto spietato nel suo essere caleidoscopico. Per questo, forse, quando si parla dello stile di Nintendo si potrebbe parlare di una brutalità edulcorata: gli stereotipi di genere cambiano solamente forma, ma rimangono forti nel loro concetto. Ieri sera, per esempio, [durante il keynote di Nintendo all’E3](http://e3.nintendo.com/videos/?ref=stellakamikaze.org#digital-event) sono rimasto piuttosto stupito dalle parole di [Karthik Bala](http://www.vvisions.com/culture/profile.cfm?pID=27&subID=54&ref=stellakamikaze.org), chief technical officer di Vicarious Visions, che per Nintendo si sta occupando dello sviluppo di \* Skylanders SuperChargers\*. Quando Reggie Fils-Aime, direttore operativo di Nintendo of America, gli ha domandato se avesse trovato difficoltà a integrare i personaggi classici di Nintendo all’interno di *Skylanders*, visto il tradizionalismo dell’azienda, Karthik ha detto, “No, anzi; ci hanno chiesto di osare di più. Così ci siamo presentati con un Magma-Bowser che sputa fiamme, volevamo dare fuoco ai Koopa.” *Volevamo dare fuoco ai Koopa.* Capito? [Vogliono dare fuoco a delle tartarughine](https://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/7/75/Koopa%5FTroopa%5F3D%5FLand.png?ref=stellakamikaze.org). Siamo appena usciti dal [gigantesco polverone mediatico sollevato da Hatred](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=hatred&ref=stellakamikaze.org), il videogioco carico di violenza gratuita che è riuscito a farsi pubblicare solamente su Steam, e ogni anno all’uscita del blockbuster di turno non mancano polemiche su specifici casi di violenza, sessismo, razzismo o quant’altro— [n](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-al-pegi-come-ci-salvera-da-gta?ref=stellakamikaze.org) [on serve nemmeno che approfondisca su quanto in Italia sia delicato il tema della violenza nei videogiochi](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-al-pegi-come-ci-salvera-da-gta?ref=stellakamikaze.org)—; eppure Nintendo ne esce costantemente illesa: il sangue nei suoi videogiochi c’è sempre, è solo molto annacquato. Riflettendo su questo, il primo esempio che mi è venuto in mente riguarda *Mario Kart*. Tolto il tradizionale arsenale da racing game spassoso e arcade, il gioco di corse Nintendo presenta uno strumento non solo particolarmente brutale, ma anche parecchio meschino: [il guscio blu](https://www.youtube.com/watch?v=LFfga8-3SZI&ref=stellakamikaze.org). In Mario Kart, quando la situazione si fa drammatica e ti capita di finire in fondo alla classifica, ci sono ottime probabilità che una delle scatole di oggetti che incontri sul tracciato possa contenere un guscio blu, ovvero un guscio che non solo si comporta come un missile *fire-and-forget*, ovvero spara e dimentica—essendo guidato—, ma che va a puntare il primo in classifica, condannandolo (visto che non è evitabile) a perdere interi secondi di vantaggio o addirittura posizioni. Tutto questo annaffiato dai colori e dalla spensieratezza dei circuiti e dei personaggi di *Mario Kart*. Scene degne di \* Death Rally\* o [Carmageddon](https://www.youtube.com/watch?v=-9R%5FCuqcnk8&ref=stellakamikaze.org); e non ho nemmeno parlato delle bucce di banana. *Mario Strikers Charged* è un altro ottimo esempio della brutalità edulcorata di Nintendo. [Benché sin dalla copertina e dagli artwork del gioco](http://img.gamefaqs.net/box/4/1/8/79418%5Ffront.jpg?ref=stellakamikaze.org) si possa capire come il “tono Nintendo” in questo caso sia leggermente diverso, un videogioco di calcio marchiato Nintendo e con protagonisti i soliti Mario, Bowser, Peach e Luigi ci può far immaginare tutto, meno che nel bel mezzo della partita piombi sul campo un [Categnaccio](http://vignette1.wikia.nocookie.net/supermarioitalia/images/a/a5/Categnaccio.png/revision/latest?cb=20130320230650&path-prefix=it&ref=stellakamikaze.org)—una palla di piombo dotata di occhi e bocca che insegue i giocatori per atterrarli—per mettere ko la squadra avversaria. La testa di ponte Nintendo nell’ambito picchiaduro è senza dubbio la saga di *Super Smash Bros.*: classico picchiaduro all-star—ovvero con protagonisti i molteplici eroi Nintendo—che, sempre nel sua salsa all’acqua di rose, presenta pestaggi a base di mazze da baseball, tempeste di pugni, e scontri tag-team al limite della legalità da strada. Motherboard è per la parità dei sessi, ma forse far pestare una principessa da uno scimmione è un po’ troppo. A conti fatti, però, questi precedenti sono ridicoli a confronto della violenza psicologica e sociale esercitata da *Animal Crossing*, il life simulator per eccellenza di Nintendo. Nel contesto bucolico infarcito di animaletti e casette al marzapane, Nintendo piazza un imperioso procione che, da solo, gestisce l’intera economia del villaggio in cui il tuo alter-ego virtuale andrà ad abitare. Ciò significa che non solo vende buona parte dei beni acquistabili all’interno del gioco, ma che fungerà anche da erogatore del mutuo che sfrutterai per pagare la tua abitazione. In buona sostanza la maggior parte del tempo che spenderai a giocare ad *Animal Crossing* la passerai a tentare di recuperare i soldi necessari per pagare le svariate rate del mutuo che *Tom Nook*, il procione usuraio, ti obbligherà a soddisfare. La crudeltà più significativa però è un’altra: ancora in *Animal Crossing* si può—e anzi, si incontrerà di sicuro il personaggio del *Mr. Resetti*. Una talpa: un’infame e meschina creatura che priva il giocatore dell’unica libertà concreta che una vita parallela come quella di *Animal Crossing* dovrebbe fornire; la libertà di fallire. *Mr. Resetti* è l’incarnazione della realtà Nintendo: dietro ai confetti e ai colori sgargianti c’è un’azienda che ti critica e ti insulta quando spegni e riaccendi la console per non andare in game over. Resetti, ogni volta che tenterai di uscire senza salvare per porre rimedio a qualche, magari, sfortunato investimento (sicuramente effettuato per riuscire a pagare quel procione di Tom Nook), si presenterà a inizio partita e ti affogherà di critiche per aver osato sfruttare questa orribile possibilità. D’altronde non conviene abituarsi a spegnere senza salvare nei videogiochi, perché se finisci a farlo nella vita reale potresti non svegliarti più. *Tom Nook* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-brutalita-edulcorata-di-nintendo-ci-rendera-succubi-del-capitalismo/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 giugno 2015.* ### L'arrivo di Kickstarter in Italia è una buona notizia? URL: https://stellakamikaze.org/larrivo-di-kickstarter-in-italia-e-una-buona-notizia/ Last updated: 2026-07-03T22:52:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 giugno 2015.* [Kickstarter oggi è sbarcato in Italia](https://www.kickstarter.com/blog/welcoming-austria-belgium-italy-luxembourg-and-switzerland-to-th?ref=stellakamikaze.org). Contenti? Pronti a fare i milioni? Ho come l’impressione che l’arrivo in Italia del più grande servizio di crowdfunding del mondo non cambierà radicalmente le carte in tavola in questo mercato. Prima di oggi qualunque italiano desideroso di lanciare una campagna su Kickstarter si è dovuto barcamenare e arrangiarsi in maniera più o meno lecita per aggirare le limitazioni imposte dalla piattaforma. Da oggi non è più così, perché sarà possibile avviare una campagna utilizzando dei dati bancari italiani e inserendo descrizioni e informazioni nella nostra lingua. L’aspetto fondamentale di questa scelta è che la rete italiana, assieme a quella della Svizzera, del Belgio, del Lussemburgo e dell’Austria non otterranno semplicemente accesso alla piattaforma, ma verranno integrate all’interno del network mondiale del servizio. Quindi, il bacino di utenza a cui è possibile presentare il proprio progetto aumenterà esponenzialmente. Si festeggia? Volendo sì, ma forse l’Italia non è ancora pronta per questa vetrina internazionale. Il primo, grosso, fondamentale problema è piuttosto banale: [molti italiani non sanno parlare inglese](http://www.linkiesta.it/perche-italiani-non-parlano-inglese?ref=stellakamikaze.org). Per esempio, [l’Italia è ancora sotto la media europea per quanto riguarda l’utilizzo della carta di credito](http://www.ilquaderno.it/carte-credito-cresce-l-;utilizzo-italia-europa-103589.html?ref=stellakamikaze.org). Non riusciamo a separarci dallo scomodo concetto del denaro liquido e benché il crowdfunding abbia dimostrato di essere un’alternativa valida anche in Italia non è una pratica che è riuscita ad andare oltre gli “addetti ai lavori.” Il lancio di un marchio così importante in Italia riuscirà a convincere gli scettici delle carte di credito e del POS? La domanda è lecita, ma l’interrogativo da porsi è leggermente diverso. La possibilità di sbarcare su una vetrina mondiale del calibro del network di Kickstarter è un’ottima opportunità per qualunque progetto italiano: il mondo ci vuole conoscere, ma noi siamo pronti a farci conoscere dal mondo? Secondo me no. Il primo, grosso, fondamentale problema è piuttosto banale: [molti italiani non sanno parlare inglese](http://www.linkiesta.it/perche-italiani-non-parlano-inglese?ref=stellakamikaze.org). Esporci su una vetrina di portata mondiale non può che farci bene, ma se non sappiamo parlare la stessa lingua del resto del mondo, è semplicemente inutile. Paradossalmente il lancio di Kickstarter in Italia [rischia di cannibalizzare altre realtà](http://eppela.com/?ref=stellakamikaze.org), questa volta italiane, dedicate al crowdfunding e che nel tempo hanno saputo fidelizzare e accaparrarsi quella fetta di pubblico appassionata alla pratica in Italia. Non siamo pronti per il semplice fatto che non siamo ancora capaci di vendere le nostre idee in maniera efficiente. Troppo spesso quelle nate in Italia sono trovate fortemente settorializzate e che faticherebbero a generare interesse in un pubblico internazionale: mi vengono in mente decine di progetti e startup in ambito gastronomico, senz’altro attuali nella realtà italiana, ma che rischiano di lasciare il tempo che trovano se esposte ad un pubblico più eterogeneo. La Fenice è un progetto italiano per una macchina del caffè a induzione magnetica che ha riscosso particolare successo su Kickstarter. Certo, non manca la materia prima, anche se spesso ci viene rubata da sotto il naso. È il caso di [Vivino](http://www.vivino.com/?ref=stellakamikaze.org)—”lo Shazam del vino,” fondato da due danesi. [Questa carrellata dei progetti italiani più finanziati su Kickstarter](http://corriereinnovazione.corriere.it/cards/kickstarter-arriva-italia-macchina-il-caffe-ad-induzione-elettrica-stanza-san-francesco-ecco-italiani-piu-finanziati/raccolti-16-miliardi-euro%5Fprincipale.shtml?ref=stellakamikaze.org), certamente, dimostra che non c’è da disperarsi e che, in qualche maniera, siamo comunque capaci di venderci, ma buona parte di questi progetti testimonia anche quanto settoriale e in qualche maniera limitato sia il potenziale che abbiamo su una piattaforma di questo tipo. Globalizzare il mercato dei finanziamenti, quindi, potrebbe fare più male che bene alle startup e ai progetti italiani, che si ritroverebbero con un nuovo mercato, che non conosce i nostri codici comunicativi, da approcciare con idee che spesso e volentieri rischiano di funzionare solamente all’interno del “sistema Italia.” Ci sarebbe da affrontare anche l’annosa questione della “bolla del crowdfunding,” ma eviterei di uccidere definitivamente il buon umore. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/larrivo-di-kickstarter-in-italia-e-una-buona-notizia/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 giugno 2015.* ### Perché Silicon Valley è una delle migliori serie TV degli ultimi anni URL: https://stellakamikaze.org/perche-silicon-valley-e-una-delle-migliori-serie-tv-degli-ultimi-anni/ Last updated: 2026-07-03T22:52:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 giugno 2015.* Se state leggendo questo articolo si suppone che siate dei lettori di Motherboard, e sono abbastanza sicuro che conosciate \* Silicon Valley\*, la sitcom firmata HBO che giusto ieri sera ha concluso la sua seconda stagione—ma ne è già stata confermata una terza. *Silicon Valley* funziona. È una bella serie televisiva; forse non verrà ricordata nei trattati storici sulla filmografia da piccolo schermo, ma credo che tra qualche anno si meriterà uno di quei pratici cofanetti antologici di latta con booklet e Blu-Ray di tutte le stagioni. Uno dei traguardi più ambiti dagli sceneggiatori di mezzo mondo, no? La domanda da porsi è sul perché funzioni. D’altronde stiamo parlando di una serie televisiva che parla della Silicon Valley, il Valhalla di qualunque startup nel mondo. In Italia ‘startup’ probabilmente è più una flessione dialettale ereditata da qualche membro degli [In The Panchine](https://www.youtube.com/watch?v=SJxzVVKwYQY&ref=stellakamikaze.org) sullo scooter—lo startup dello Zip, della Vespa, del T-Max. Negli Stati Uniti (e in molte altre parti del mondo) la figura del programmatore ha, da non pochi anni, [visto una rivalutazione completa](https://medium.com/@kenmazaika/when-the-heck-did-learning-to-code-become-cool-2e953f1c5efb?ref=stellakamikaze.org), finendo per essere un vero e proprio status symbol anche al di fuori delle cerchie dei tradizionali nerd. Il CEO di una startup splende di luce propria, è una fucina di idee, è un coraggioso militante del rischio pronto a buttarsi in un mare magnum di finanziamenti, scontri legali all’ultimo sangue e corse all’ultimo minuto per riuscire a soddisfare tutte le deadline del progetto. Negli Stati Uniti funziona così. In Italia invece abbiamo \* La Startup di Merda\*—e bada bene, ciò non significa che negli USA non ci siano startup di merda, ma semplicemente che il rapporto merda/non merda sia un po’ meno drammatico che qui da noi. Girare una serie televisiva [che racconta una rampante realtà sociale è senza dubbio una buona idea](http://www.theatlantic.com/entertainment/archive/2014/04/revenge-on-the-nerds-why-its-so-cool-to-laugh-at-the-tech-world-now/360107/?ref=stellakamikaze.org), ma farlo come l’ha fatto *Silicon Valley* lo è ancora di più. Il più grande pregio della serie è che, a differenza del contesto che racconta, non è per niente impegnativa. È incredibilmente leggera e piacevole da seguire, e le sue puntate da appena mezz’ora la rendono tutto fuorché ingombrante nelle tabelle di marcia di ognuno di noi. Il tutto è farcito da una narrativa che sfrutta in maniera abilissima gli stereotipi: *Silicon Valley* non cerca particolare profondità nei dialoghi né personaggi innovativi, la Silicon Valley, quella vera, gli fornisce già tutto il materiale necessario per raccontare una realtà che fino ad oggi era rimasta incagliata tra storie sensazionalistiche e retaggi del passato. *Silicon Valley* non è la storia di una startup, ma un poema epico che racconta la morte del *nerd* e l’ascesa del *geek*. Due parole con lo stesso significato, ma che vengono percepite in maniera profondamente diversa. In più, incredibile a dirsi, la startup raccontata in *Silicon Valley* non è una startup di merda. [Pied Piper](http://www.piedpiper.com/?ref=stellakamikaze.org), l’azienda dei protagonisti della serie, lavora ad un algoritmo di compressione per il web: uno strumento attuale e che, in termini narrativi, non ingombra la sceneggiatura. Quella di HBO è una serie televisiva che oggi più che mai merita di essere vista: vuoi per il suo essere deliziosamente spicciola e paradossalmente fuori dal coro nel mare di colossi televisivi da decine di ore di puntate e trame fittissime, vuoi per la sua capacità di raccontare in maniera efficace una realtà che fino ad ora in pochi erano riusciti a prendere dal verso giusto, vuoi per il suo continuo ammiccare a *“*quelle cose che piacciono a noi” senza però mai scadere nella becera autoreferenzialità di, per esempio, *The Big Bang Theory.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perch-dovreste-guardare-silicon-valley/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 giugno 2015.* ### Per l'ultimo bilancio demografico dell'ISTAT non c'è niente da festeggiare URL: https://stellakamikaze.org/per-lultimo-bilancio-demografico-dellistat-non-ce-niente-da-festeggiare/ Last updated: 2026-07-03T22:52:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 giugno 2015.* Qualunque cosa di buono succeda in Italia non c’è alcun bisogno di preoccuparsi: non avrà un seguito. E non lo dico per esterofilia o anti-patriottismo, ma perché l’unico ente istituzionale italiano rimasto munito della capacità di guardare la realtà in maniera fredda e oggettiva, l’ISTAT, non manca mai di demolire qualunque tipo di ottimismo si possa venire a creare. Oggi è il turno del bilancio demografico nazionale risalente all’anno 2014, [pubblicato dall’ISTAT giusto qualche ora fa](http://www.istat.it/it/files/2015/06/Bilanciodemografico.pdf?title=Bilancio+demografico+nazionale+-+15%2Fgiu%2F2015+-+Testo+integrale.pdf&ref=stellakamikaze.org). Siete di buon umore e volete rimediare? Dateci un occhio, efficacia garantita. Siamo vecchi. L’età media in Italia supera i 44,4 anni, aumentata rispetto all’anno precedente. In Liguria i più vecchi, con una media di 48,3 anni; i più giovani in Campania, con i suoi aitanti 41,5 anni di media. Al 6,5% del totale la popolazione sopra gli 80 anni. La popolazione rimane stabile, precisamente a 60.795.612 unità: appena 12.944 in più rispetto al 2013\. Gli uomini aumentano di circa 17,000 individui, mentre le donne addirittura diminuiscono di 4,000 unità. Per quanto riguarda gli stranieri, rileviamo un aumento di 92.352 unità, che porta il totale a 5.014.437 unità, ovvero il 8,2% del totale. Ciò significa che l’Italia è a crescita zero: i flussi migratori cercano di rattoppare il naturale calo demografico, ma possono fare poco. Se scomponiamo i dati scopriamo che la componente italiana della popolazione è in calo di 83.616 unità, anche se questo fattore viene compensato da 130.000 stranieri che acquisiscono cittadinanza italiana. Dunque, considerato l’aumento di 85.691 unità nella componente straniera, abbiamo un aumento demografico complessivo di 2-075 unità, lo 0,003% in più. Un quarto della popolazione vive al nord-ovest, ma questo non è un dato così allucinante, visto che risulta stabile. La cattiva notizia, quella grossa, è che il saldo naturale in Italia è negativo. Nel 2014 si sono registrati 502.596 nascite e 598.364 decessi, la differenza tra nati e morti è in negativo di 95.768 unità, un picco negativo che non raggiungevamo dal biennio 1917-18\. Sono diminuiti i nati, un trend che va avanti dal 2009\. Nonostante ciò la mortalità è in leggere diminuzione, scendendo di 2.380 unità rispetto al 2013\. Il tasso di mortalità è pari a 9,8 ogni mille abitanti; picco inferiore a Bolzano con il suo 8 ogni mille, picco maggiore in Liguria, con 13 ogni mille—le statistiche seguono i centri più “vecchi” che abbiamo elencato prima. In negativo anche l’immigrazione dall’estero; gli italiani che rientrano dopo un periodo di emigrazione all’estero sono circa 30 mila, mentre quelli che se ne vanno sono 136 mila, 90 mila di questi italiani. Nel 2014, inoltre, sono 129.887 gli stranieri che hanno acquisito cittadinanza italiana, ovvero più di 26 ogni mille, valore che equivale al +29% rispetto al 2013\. Infine, nel Paese troviamo circa 200 nazionalità diverse. \[Per leggere il report completo basta dare un occhio al sito ISTAT\]; per adesso ci fermiamo qui, le conclusioni a seguito di questi dati le rimandiamo a un’altra volta. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-nuovo-bilancio-demografico-nazionale-dellistat-non-incoraggiante/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 giugno 2015.* ### Le corse clandestine di droni sono già sopra le nostre teste URL: https://stellakamikaze.org/le-corse-clandestine-di-droni-sono-gia-sopra-le-nostre-teste/ Last updated: 2026-07-03T22:52:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 giugno 2015.* Diversi anni fa, quando la televisione era ancora una mia fedele compagna di avventure, i programmi che sapevano monopolizzare completamente la mia attenzione si contavano sulle dita di una mano. Cinque dita, tutte occupate dallo stesso nome: \* ROBOT WARS\*. Non ricordo dove andasse in onda, ma ogni volta per me era una festa—il mio stato di coscienza regrediva ad un livello di percezione primitiva e tutto il resto scompariva. Eravamo solo io, il tubo catodico, i commentatori e quei gloriosi e bellissimi robot amatoriali che si prendevano a martellate l’uno con l’altro. Nello stesso periodo i miei coetanei impazzivano per *Fast & Furious*, ma a me le automobili non sono mai piaciute. Diversi anni dopo, ovvero oggi, è arrivata l’Australia, e con sé ha fornito al globo terracqueo l’indispensabile apporto umano degli australiani, menti tanto sagaci quanto imprevedibili. Proprio loro hanno infine messo d’accordo chi come me stravedeva per i robot e chi schiumava per le automobili. Come? Facendo gareggiare dei droni volanti. Il che a parole non rende, ma basta vedere i primi secondi del video qui sopra per essere percorsi lungo tutto il corpo da un brivido quando si percepisce l’accelerazione del drone dopo la partenza. Plotoni di loschi individui che si trovano alle prime luci dell’alba in capannoni abbandonati e spendono svariate ore a prendere dimestichezza con il circuito, prima di cominciare la gara vera e propria. La parte migliore, però, è che chi controlla i droni indossa degli speciali occhiali i quali, collegati ad una telecamera montata sul drone, garantiscono una visuale della gara in prima persona al pilota. Il pacchetto completo comprende anche svariati LED sbrilluccicanti montati sopra i droni, per dare quel tocco di tuning underground da *Need for Speed*. [Mashable ha scritto uno speciale a riguardo piuttosto nutrito](http://mashable.com/2015/06/11/drone-racing-australia/?ref=stellakamikaze.org#:eyJzIjoidCIsImkiOiJfYjBvd2lpd2tuZ3J6YnVnNCJ9), quindi se l’idea di essere il nuovo Toretto della tecnologia ti stuzzica, dacci una letta. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-corse-clandestine-di-droni-sono-il-futuro/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 giugno 2015.* ### Dormire poco fa male, smettetela di dire il contrario URL: https://stellakamikaze.org/dormire-poco-fa-male-smettetela-di-dire-il-contrario/ Last updated: 2026-07-03T22:52:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 giugno 2015.* L’unica categoria di persone che non riesco ad avere fisicamente attorno, visto il rischio che appoggi poco delicatamente le mie mani addosso a loro, è composta da quegli individui che proclamano fieramente a tutto il mondo di quanto poco abbiano bisogno di dormire. Non vi meritate nulla, vi odio. La mia è una crociata, non si tratta di una semplice considerazione. Farò di tutto pur di dimostrare che no, se state pensando che dormire poco non faccia differenza, anche se millantate di svegliarvi riposatissimi nonostante le vostre tre ore e mezza di sonno, state sbagliando. Qui su Motherboard avevamo già parlato di quanto [lavorare di notte faccia vivere peggio](http://motherboard.vice.com/it/read/la-scienza-dice-che-lavorare-di-notte-ti-fa-vivere-peggio-malessere-diffuso-do?ref=stellakamikaze.org), perché significa mutare il rilascio di melatonina e cortisolo a causa dell’esposizione a luci abbaglianti. Abbiamo anche parlato di come [180 ore senza sonno possano danneggiare l’organismo](http://motherboard.vice.com/it/read/come-180-ore-senza-sonno-danneggiano-l-organismo?ref=stellakamikaze.org) e anche di come [la rivoluzione industriale ci abbia tolto il sonno](http://motherboard.vice.com/it/read/la-rivoluzione-industriale-ha-decretato-la-fine-del-pisolino?ref=stellakamikaze.org). Non è mai troppo tardi per ricordare che dormire poco, oltre che procurare tutti gli spiacevoli effetti precedentemente citati, non permette al nostro cervello di effettuare a dovere i processi di ripulimento necessari per liberarsi giornalmente delle neurotossine che lo inquinano. Questo processo ‘igienico’ impiega dalle sei alle otto ore per compiere a pieno tutti i suoi cicli. Prima si pensava che [il cervello facesse lentamente sgocciolare queste neurotossine attraverso i tessuti cerebrali](http://www.nih.gov/news/health/oct2013/ninds-17.htm?ref=stellakamikaze.org), ma ora sembra che questi rifiuti vengano [letteralmente spazzati via dal cervello a ritmi decisamente più elevati](http://www.sciencemag.org/content/342/6156/373?ref=stellakamikaze.org). Come funziona questa sorta di sistema idraulico? Il liquido cerebrospinale permea l’area del cervello e della spina dorsale; secondo uno studio durante il sonno profondo si aprono, all’interno del cervello, alcuna cavità nascoste che permettono al liquido cerebrospinale di scorrere liberamente, filtrando e portando via con sé le neurotossine. Questo processo ‘igienico’ impiega dalle sei alle otto ore per compiere a pieno tutti i suoi cicli, dormire di meno, quindi, non permette alla cavità di aprirsi a dovere e al liquidi cerebrospinale di ripulire correttamente il cervello. Il ragionamento logico più ovvio ci potrebbe portare a pensare che tutto il malessere derivante dalla mancanza di sonno sia dovuto alla presenza di queste neurotossine non ripulite, e che quindi alla prossima sessione di sonno prolungato il sistema glinfatico—così è definito questo sistema di pulizia—si occuperà di portare via anche le neurotossine residuali dai mancati cicli precedenti. Non è così, o meglio, non del tutto. Una di queste neurotossine è la beta-amiloide, tra le altre protagonista del recente film con Julianne Moore \* Still Alice\*. Non letteralmente protagonista, ma [ugualmente importante perché il film parla di Julianne Moore che scopre di avere l’Alzheimer](http://www.theguardian.com/film/2015/feb/10/still-alice-alzheimers-accurate-dementia-sufferers-verdict?ref=stellakamikaze.org), ed è una particolare isoforma della beta-amiloide, quella formata da 42 amminoacidi, a risultare tossica quando si accumula e ad essere causa di diverse malattie neurodegenerative, [tra cui l’Alzheimer](https://med.stanford.edu/news/all-news/2013/09/scientists-reveal-how-beta-amyloid-may-cause-alzheimers.html?ref=stellakamikaze.org). In breve, dormire poco non permette al nostro cervello di ripulirsi correttamente dalle beta-amiloidi, alcune delle quali rischiano di essere tossiche—e se avete visto *Still Alice*sono sicuro che non vorrete nemmeno correre un lontano rischio di prendervi l’Alzheimer. La faccenda curiosa è che le beta-amiloidi, [secondo uno studio del 2015](http://www.nature.com/neuro/journal/vaop/ncurrent/full/nn.4035.html?ref=stellakamikaze.org), sono piuttosto stronze: non appena permettiamo loro di accumularsi nel nostro cervello fanno di tutto pur di non farci riposare a dovere, cercando quindi di far entrare il nostro corpo in un circolo vizioso di cattivo sonno che aiuterà l’accumulo di beta-amiloidi. Da sempre ci sentiamo ripetere all’infinito il sintagma “ti vedo sciupato, dovresti riposarti;” è giunto il momento di ringraziare chi ce lo ripeteva. Dormire poco fa male, e no, ripeto, non me ne frega niente se dopo quattro ore di sonno ti dichiari essere più scattante di una gazzella e più sagace di uno stand-up comedian: se non dormi almeno sette/otto ore ti fai del male. Fine della storia. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/dormire-poco-fa-male-smettetela-di-dire-il-contrario/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 giugno 2015.* ### Le mappe della violenza nel mondo sono piuttosto inquietanti URL: https://stellakamikaze.org/le-mappe-della-violenza-nel-mondo-sono-piuttosto-inquietanti/ Last updated: 2026-07-03T22:52:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 giugno 2015.* Gli anni passano, i secoli scorrono come fossero secondi e la tecnologia progredisce, ma una rassicurante costante nel nostro modo di capire le cose non cambia mai: le mappe—[che però non dimenticano di fare pasticci](http://motherboard.vice.com/it/read/scrivendo-lavali-col-fuoco-su-google-maps-finisci-sul-vesuvio?ref=stellakamikaze.org), di tanto in tanto. Dall’invenzione della cartografia, le mappe sono uno dei metodi più efficaci non solo per localizzare fisicamente un’entità o un luogo, ma anche per permettere alle nostre povere menti di geolocalizzare in maniera rapida e corretta eventi o fenomeni. Siamo nel 2015, e la moda del momento sembra essere fortunatamente molto utile. Con la crescita dell’uso e delle possibilità fornite dalla disciplina statistica, incrociare mappe e liste infinite di dati era l’unica conclusione possibile. In un’era in cui determinati fenomeni sensibili vengono inquinati da pressioni mediatiche e manipolazioni politiche, poter aver nero su bianco dei dati oggettivi visualizzati su delle mappe interattive sembra semplicemente fantascienza. Per esempio, se ti chiedessi di abbozzarmi un quadro dei conflitti in corso nel mondo? Medio Oriente, ISIS, qualche testa mozzata con le FARC. Sicuramente deve star succedendo qualcosa anche in Cina. Altrove? Sud America, Centr’Africa. Se riesci ad andare più nello specifico complimenti, altrimenti non ti preoccupare. Motherboard è qui per aiutarti: [Global Conflict Tracker](http://www.cfr.org/global/global-conflict-tracker/p32137?ref=stellakamikaze.org#!/) è il sito che fa per te. In Italia nel 2012 si sono consumati 530 omicidi, circa 0.9 ogni 100,000 abitanti. Il planisfero di Google Maps, degli eloquenti puntini colorati e le ultime notizie sui conflitti di tutto il mondo. “Il sito vuole fare luce sulle guerre e sui conflitti armati sparsi nel globo,” recita la sezione informazioni. “Speriamo di rendere più semplice la diffusione di informazioni sui conflitti nel mondo: dove si stanno consumando, chi è coinvolto, cosa sta succedendo in questo momento; specie per quanto riguarda i conflitti più piccoli, spesso non adeguatamente coperti dai media.” Ogni conflitto viene classificato per intensità degli scontri e tam-tam su media—”se un conflitto ha una media di due articoli a riguardo negli ultimi tre giorni lo consideriamo ‘violento’”. Sul sito è presente anche la legenda illustrata. Se però preferisci la cronaca nera, Motherboard è qui anche per te. [Homicide Monitor](http://homicide.igarape.org.br/?ref=stellakamikaze.org) svolge lo stesso ruolo di [Global Conflict Tracker](http://www.cfr.org/global/global-conflict-tracker/p32137?ref=stellakamikaze.org#!/), ma lo fa in maniera più interattiva e trattando omicidi anziché conflitti armati. Attingendo al [Global Study on Homicide del 2013](http://www.unodc.org/documents/gsh/pdfs/2014%5FGLOBAL%5FHOMICIDE%5FBOOK%5Fweb.pdf?ref=stellakamikaze.org) redatto dall’UNODC, l’[Igarapé Institute](http://en.wikipedia.org/wiki/Igarap%C3%A9%5FInstitute?ref=stellakamikaze.org) ha imbastito un *data visualization* magistrale che mostra dove e quanti morti ammazzati ci siano nel mondo. Per esempio, sapevi che nel 2012 nel mondo ci sono stati circa 437,000 omicidi? Significa 6(.2) morti ogni 100.000 abitanti della Terra. Il 78% di questi morti era uomo, e il 48% degli omicidi sono stati eseguiti con un’arma da fuoco; inoltre se vuoi stare tranquillo meglio tenerti lontano da posti come l’Honduras (85.5 morti ogni 100.000), il Venezuela (53.7) o le Isole Vergini Americane (52.6). In Italia nel 2012 si sono consumati 530 omicidi, circa 0.9 ogni 100,000 abitanti. Se nel primo caso, quello di [Global Conflict Tracker](http://www.cfr.org/global/global-conflict-tracker/p32137?ref=stellakamikaze.org#!/), stiamo parlando di un vero e proprio strumento per informarsi, visto che di fatto si tratta di un aggregatore di notizie munito di mappa, Homicide Monitor è un bellissimo esempio di come, oggi, si possano sfruttare montagne di dati difficilmente comunicabili. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-mappe-della-morte-nel-mondo-sono-piuttosto-inquietanti/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 giugno 2015.* ### I social network faranno scomparire i Papa boys? URL: https://stellakamikaze.org/i-social-network-faranno-scomparire-i-papa-boys/ Last updated: 2026-07-03T22:52:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 giugno 2015.* La generazione che in Italia sta vivendo in questo momento gli anni a cavallo tra l’adolescenza è l’età adulta è cresciuta con uno strumento in più rispetto alla precedente: l’arrivo di internet nella vita di tutti i giorni ha piegato molti modelli sociali tradizionale, plasmando il modo in cui la cultura viene trasmessa. Ciò significa che si è diventati meno dipendenti da determinati tipi di comunità collettive—in Italia, per esempio, gli oratori, luoghi in cui i più giovani declina(va)no la socialità e che fungono da supporto all’impianto scolastico. Infatti internet e i suoi non-luoghi hanno soddisfatto lo stesso bisogno di aggregazione, ma in maniera dissimile dalla socialità classica. Sto parlando delle chat, dei forum, dei portali, ma più di tutto parlo dei social network. In un certo senso internet ha favorito il decadimento della mentalità di massa. Un social network ti mette in contatto (prevalentemente) con persone che conosci, ricreando dinamiche sociali non troppo diverse da quelle dell’oratorio. In questo però entra in gioco anche l’approvazione sociale, che nei social network si dimostra con i ‘mi piace,’ i retweet, le condivisioni, le visite al proprio profilo, il numero di amici: quindi i social network non solo possono, ma riescono efficacemente a simulare le dinamiche sociali tipiche delle aggregazioni sociali giovanili. Per chiunque sia cresciuto almeno fino ai primi anni 2000 è indubbio che le possibilità migliori di socializzare, dopo quelle scolastiche, si consumassero in oratorio—un centro di ritrovo per coetanei tutti uniti da un punto, per chi più forte e per chi più debole, in comune: la religione. Che si tratti di catechismo, di tradizione religiosa o di semplice occasione per incontrare altri coetanei, lo step precedente all’indipendenza vera e propria si svolgeva negli oratori e, in maniera diretta o indiretta, la religione si viveva sin a partire dagli anni in oratorio. In uno studio condotto da [Jean Twenge](http://www.jeantwenge.com/?ref=stellakamikaze.org), professoressa di psicologia della Università di San Diego, [una analisi condotta su 11 milioni di sondaggi effettuati tra il 1966 e il 2011](http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0121454&ref=stellakamikaze.org) da neo-liceali fino a soggetti appena laureati, è emerso che benché la religione si ancora una parte importante dell’identità di molti, sempre di più tendono a non riconoscersi in alcun credo religioso. Rispetto agli anni ’60/’70 la percentuale di coloro che non praticano religione è raddoppiata per quanto riguarda gli universitari ed è sensibilmemente aumentata (20/40%) nel caso dei più piccoli; le cifre sono molto simili anche per quanto riguarda chi non si identifica con alcuna religione. Le statistiche hanno inoltre rivelato che queste variazioni tendono a verificarsi più spesso tra i bianchi, le donne, i meno abbienti; mentre neri e—ovviamente—conservatori sono fuori dall’anomalia. Secondo l’abstract dello studio “i risultati suggeriscono che il sempre più basso interesse religioso da parte dei millennials è dovuto al periodo storico e alla generazione e non agli anni che i soggetti studiati hanno.” Il trend di cambiamento parte dagli anni 2000 e secondo l’autrice dello studio questa analisi è una delle prime a lungo termine a tentare di collegare un trend ad una certa generazione. Ovviamente lo studio non dice che questa variazione è dovuta ai social network, infatti non vi è nesso di causalità, ma solo di correlazione, tra i due aspetti. Anche secondo la Twenge, però, questa anomalia potrebbe essere dovuta a una crescita dell’individualismo tra i più giovani. È incredibile a dirsi, ma sembra che internet stia facendo scomparire i Papa boys. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/forse-i-social-network-ci-stanno-facendo-allontanare-dalla-religione/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 giugno 2015.* ### Quanto pesa la Via Lattea? URL: https://stellakamikaze.org/quanto-pesa-la-via-lattea/ Last updated: 2026-07-03T22:52:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 giugno 2015.* Qualche giorno fa, con leggero ritardo, ho recuperato la visione di *Interstellar* e ne sono uscito con addosso una maschera di lacrime. Sarà il taglio cinematografico, sarà che sono un animo romantico, sarà quel che sarà, ma lo spazio fa sempre uno strano effetto. Il film, oltre che farmi piangere copiosamente, mi ha anche fatto riflettere sulla dimensione del dramma che vi viene riprodotto, sebbene le distanze coperte dalla pellicola siano tutto sommato modeste se paragonate alla leggerezza con cui oggi giorno si parla di ‘anni luce.’ Normalmente il dito andrebbe puntato verso le esagerazioni inscenate nel film, ma non è questo il caso. Questa volta è la realtà ad affrontare con leggerezza certi argomenti. Interstellar affronta le distanze che i suoi protagonisti coprono in maniera piuttosto obiettiva, eticamente parlando: un anno luce è un sacco di spazio e il solo viaggio dalla Terra a Saturno che il cast compie all’inizio del film equivale a una distanza davvero ciclopica. Un buon modo per approfondire questo aspetto dell’astronomia è utilizzare unità di misura più vicine a noi. Visualizzare 150 milioni di chilometri (una [Unità Astronomica](http://it.wikipedia.org/wiki/Unit%C3%A0%5Fastronomica?ref=stellakamikaze.org)) è piuttosto difficile visto che anche togliendo alcuni zeri alla cifra è quantomeno inusuale trovarsi davanti strade osservabili così lunghe. Il peso, invece, sebbene la chiarezza di queste unità di misura sia inversamente proporzionale alla loro grande, risulta come un esempio più facilmente visualizzabile. *Interstellar* Difficilmente potremmo mai concretamente percepire il peso di “qualche decina di tonnellate,” ma probabilmente l’idea di sorreggere sulle nostre spalle un grattacielo ci può far capire quanto, idealmente, siano pesanti quelle tonnellate. Quanto pesa, quindi, la nostra Via Lattea? Un team internazionale di scienziati guidati da Andreas Küpper, ricercatore della Columbia University, [ha recentemente pubblicato su The Astrophysical Journal uno studio](http://www.sciencedaily.com/releases/2015/06/150602153457.htm?ref=stellakamikaze.org) in cui dimostrano come “usando le stelle presenti all’esterno del disco che orbita, come un flusso, intorno alla Via Lattea, sia possibile pesare precisamente la Via Lattea. Questi flussi, prodotti da ammassi globulari in dispersione, possono essere usati per pesare la nostra galassia ma anche come unità di misura per determinare la precisa posizione del Sole all’interno della Via Lattea.” Küpper spiega nello studio che “Gli ammassi globulari sono gruppi compatti di diversi milioni di stelle che, quando l’Universo era ancora giovane, erano nate assieme. Orbitano attorno la Via Lattea e si disintegrano lentamente nel corso del tempo, lasciando dietro di loro tracce singolari. Questi flussi di stelle spiccano tra gli altri per la loro densità e compattezza, come le scie lasciate dagli aerei si distinguono chiaramente dalla nuvole.” Come hanno fatto a calcolare il peso della Via Lattea partendo da queste premesse? Eduardo Balbinot, co-firmatario dello studio, ha analizzato i dati dell’ammasso globulare [Palomar 5](http://it.wikipedia.org/wiki/Palomar%5F5?ref=stellakamikaze.org), recuperati dal database dello [Sloan Digital Sky Survey](http://www.sdss.org/?ref=stellakamikaze.org). Il cluster era già stato scoperto nel 2001, ma solo recentemente Balbinot ha rilevato delle ondulazioni di densità nel flusso dell’ammasso. Questa è la chiave della loro ricerca. “Le ondulazioni di densità sono estremamente pronunciate e presenti regolarmente nel corso del flusso—non possono essere casuali,” spiega Balbinot. Sfruttando Yeti, il supercomputer della Columbia University, il team ha sviluppato diversi milioni di modelli dello stesso flusso e li ha uniti ad altrettanti modelli della Via Lattea. Paragonando il pattern delle ondulazioni dei vari modelli alle osservazioni eseguite, hanno dedotto la massa della Via Lattea in un raggio di 60,000 anni luce: con un fattore di incertezza del 20%—che è pochissimo per questo tipo di misurazioni—, la Via Lattea presenta una massa pari a 210 miliardi di volte quella del Sole; ovvero, per capirci, 4.17711 x e+41 chilogrammi. Cerchiamo di capire meglio questo numero: la Via Lattea pesa quindi 4.17711 per 10^41 chilogrammi, ovvero 417711000000000000000000000000000000000000 chili, ovvero 417711000000000000000000000000000000000 tonnellate. Che per capirci significano 7985299200000000000000000000000 Titanic, oppure 1518949100000000000000000000000 Empire State Building. Potrei andare avanti all’infinito. Prima tutto ciò non era possibile perché i modelli della Via Lattea erano o troppo complicati o troppo poveri di dettagli fondamentali. “Le nostre misurazioni risolvono le ambiguità di quelle precedenti sfruttando il singolare pattern di densità che Palomar 5 ha generato orbitando attorno alla Via Lattea negli ultimi 11 miliardi di anni” ha detto il Professore Kathryn Johnston, co-autore dello studio. I ricercatori non solo hanno risposto ad una domanda piuttosto interessante, ma hanno scoperto come applicare i sofisticati strumenti statistici a loro disposizione. In futuro sperano di trovare altre entità simili a Palomar 5, di modo da poter approfondire ancora di più queste misurazioni. Per ora, dice lo studio, sembra che la Via Lattea sia una galassia piuttosto sana. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/quanto-pesa-la-via-lattea/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 giugno 2015.* ### Il lore di Fallout 4 era già stato rivelato 11 mesi fa? URL: https://stellakamikaze.org/il-lore-di-fallout-4-era-gia-stato-rivelato-11-mesi-fa/ Last updated: 2026-07-03T22:52:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 giugno 2015.* Come ben saprete [ieri Bethseda Softworks ha pubblicato il trailer del quarto capitolo della saga di Fallout](http://motherboard.vice.com/it/read/e-appena-uscito-il-trailer-di-fallout-4?ref=stellakamikaze.org), il gioco di ruolo post-apocalittico pieno di tappi e dove si beve la Nuka-Cola. Il filmato di presentazione ha generato sufficiente tam-tam per decine di articoli, ma proprio grazie al rinnovato interesse per l’argomento Fallout è riemerso [un post pubblicato su reddit ormai 11 mesi fa](https://www.reddit.com/r/Fallout/comments/28v2dn/i%5Fplayed%5Ffallout%5F4/?sort=new&ref=stellakamikaze.org), in cui una presunta ex-dipendente Bethesda rivela sostanzialmente tutto ciò che sapeva sul gioco prima di essere licenziata. [È tutto vero? È tutto falso?](http://www.gamefaqs.com/boards/691087-playstation-4/71928037?ref=stellakamikaze.org) Non ne abbiamo idea. Di certo, su Fallout 4, c’è che non sappiamo praticamente niente, se non ciò che è apparso nel trailer e che sarà ambientato a Boston. Il post di SandraReed, questo è il nome dell’account autore del thread, presenta una lunga sfilza di congetture riguardanti il gioco di cui trovano (comprensibilmente) riscontro nella realtà solo il fatto che sarà ambientato a Boston e la “predizione” sulla data di pubblicazione del trailer, che SadraReed prevede per giugno 2015 all’E3\. Ci hai preso su giugno 2015, dai. Se anche voi volete salire sul magico e incredibile carrozzone dell’hype, ecco la parole di SandraReed tradotte in italiano. Potete anche ritenerle poco credibili, ma sicuramente vi faranno bruciare un po’ di tempo in attesa che vengano pubblicate altre informazioni ufficiali. “Prima che mi diate del troll o della bugiarda potete chiudere in primis le vostre bocche e chiedere a un dipendente Bethesda di me (il mio username è il nome) e confermeranno che ho lavorato per Bethesda. Sto pubblicando tutto ciò solamente per “vendetta” del mio licenziamento. Comunque, ho lavorato per i Bethesda Game Studios in Maryland fino a un mese fa, quando sono stata licenziata per aver diffuso delle informazioni confidenziali (ma è stato un incidente!) e quindi eccomi, disoccupata con due bambini grazie a questi fessi. Quindi, voglio dirlo, ho lavorato e giocato a Fallout 4\. Sì, l’ho fatto. Fallout 4 è ambientato a Boston e si svolge nell’anno 2287, 10 anni dopo Fallout 3\. In Fallout 4, per rimesclare un po’ le carte in tavola, renderemo il gioco più basato sulla storia e il personaggio del giocatore finalmente parlerà e narrerà la propria storia. All’inizio del gioco puoi creare il tuo personaggio (ma puoi solamente essere un uomo nella storia principale) e dopodiché comincerai il gioco con un’esplosione. Dopo l’esplosione ti sveglierai davanti all’edificio distrutto e vedrai tua moglie, Lydia, morta. Robot e androidi arrivano sul luogo, uccidendo e rapendo le persone intrappolate dentro. Tu sei conosciuto come “The Officer”, e devi scappare e ottenere vendetta. LOCATION: Fallout 4 si svolge a Boston e nei suoi dintorni. L’area suburbana è interamente controllata “dall’Istituto”, un gruppo di cervelloni e studenti, oltre che ricercatori, che hanno dedicato la loro vita alla tecnologia. L’area più esterna è una “Wasteland” con piccole città e villaggi, sono presenti anche dei vault. Il Logan International Airport è stato catturato dalla Brotherhood of Steel, che sta ancora cercando di controllare la tecnologia e sta portando avanti una guerra contro l’Istituto, visto che entrambi vogliono il controllo della tecnologia nell’area. Nel frattempo, il Vault 79, fuori da Boston, è sotto il controllo de “La Ferrovia,” un gruppo di persone che vogliono aiutare gli androidi a fuggire dall’Istituto. La mappa di Fallout 4 è circa 3 volte quella di Skyrim. Questo per rendere il mondo più realistico e più interattivo, visto che il giocatore potrà trovare sempre cose nuove, anche anni dopo aver iniziato il gioco. FAZIONI: - La Ferrovia torna da Fallout 3, nel quale si è vista apparire solo un paio di volte durante la quest del “Replicante.” In questo gioco sono una grande fazione vera e propria. - La Brotherhood of Steel torna e controlla il Logan Airport. Questa Brotherhood of Steel è diversa da quella di Fallout 3, è più vicina a quella dei vecchi Fallout e di Fallout: New Vegas. Vuole la tecnologia e la otterrà anche con la forza. - L’Istituto torna da Fallout 3 ed è capeggiata da un uomo chiamato Thomas Littleton. Sono i principale antagonisti nel gioco e controllano la maggior parte di Boston. Pattugliano i quartieri di Boston e sono il corrispondente dei Super Mutanti di Fallout 3. - Torna anche la Compagnia di Talon, molto più. La loro base è in bunker fuori da Boston. - Tornano anche i Raiders. CREATURE: - Tornano i Super Mutanti, simili a quelli di Fallout 3 e sono simili ai mutanti della “East Coast. - Tornano anche i Ghoul Feroci. - Tornano i Cani Rognosi. - I Gatti Feroci sono nuovi e si troveranno esclusivamente in un Vault. - Tornano i Portatori di Spore da Fallout: New Vegas. PERSONAGGI CHE RITORNANO: - Madison Li torna da Fallout 3\. 10 anni prima di Fallout 4 ha abbandonato Washington dopo la Perdita di James e pensando di aver perso anche il viaggiatore solitario. Avendone avute abbastanza, scappa a Boston visto che lì si trova una delle strutture scientifiche più grandi. Madison sarà di nuovo doppiata da Jennifer Massey. - Torna Three Dog, anche se lo si sente solamente in radio e non dal vivo. Le persone credono che la radio non vada davvero in onda e che sia semplicemente una sequenza di loop registrati (visto che in Fallout 3 PUOI ucciderlo). È doppiato da Erik Todd Dellums. - Bryan Wilks torna da Fallout 3\. Sì, il ragazzo che salvi da Grayditch. Ha 19 anni ed è un mercenario, lavora con la Compagnia di Talon. Dice che “una volta qualcuno mi ha salvato, e voglio essere come lui!” È doppiato da Jerry Jewell. - Tornando anche altri personaggi da Fallout 3. PIATTAFORME: Fallout 4 sarà disponibile su un’ampia scelta di piattaforme dopo il lancio. La prima versione che sarà rilasciata è ora in fase di sviluppo per Playstation 4, Xbox One e PC. Questa versione usa un motore completamente nuovo costruito da zero per sfruttare il potenziale dei sistemi di nuova generazione. È tutto nuovo, e non c’è asset o script riutilizzato da Fallout 3/NV o Skyrim. Fallout 4 sarà anche disponibile per Playstation 3 e Xbox 360\. Anche questa versione è sviluppata dai Bethesda Game Studios, ma sarà rilasciata un anno dopo la versione avanzata. Questa versione gira sul Creation Engine, lo stesso motore su cui gira Skyrim. Hanno fatto questa scelta perché chi ha PS3/360 possa giocare senza problemi. Sarà tutto uguale tra questa versione e quella avanzata, fatta eccezione per grafiche, gameplay e alcune altre caratteristiche. Inoltre, Fallout 4 su PS3 e Xbox 360, a quanto ne so, superava i 20 GB. Il che significa che quasi sicuramente richiederà un’ installazione. I giocatori della versione per PS3/360 saranno anche felici di sapere che Fallout 4 sarà in grado di importare i salvataggi fatti su Fallout 3, e di adattare le scelte fatte giocando a quest’ultimo su Fallout 4\. Il che significa che potrebbero saltare fuori alcuni personaggi in più, a seconda che siano stati uccisi o meno su Fallout 3\. Ci saranno anche alcuni riferimenti narrativi a Fallout 3. SVILUPPATORI: Fallout 4 è sviluppato dai Bethesda Game Studios, gli stessi sviluppatori di Fallout 3. GAMEPLAY: Fallout 4 si gioca in modo simile a Fallout 3 e New Vegas. Potete giocare in terza persona o prima persona, o, sulla versione per PC, in una nuova “Classic Mode” che sposta il gioco nella prospettiva aerea e permette di giocare in modo simile ai classici Fallout. (Anche se, per esperienza, somiglia e sembra più di giocare a Fallout per PS2/Xbox: Brotherhood of Steel.) A differenza di Fallout 3 e Fallout New Vegas, potete giocare solo come uomo, per motivi di sceneggiatura. Ad ogni modo, una volta completata la storia principale, potete cambiare sesso al vostro personaggio. I Bethesda Game Studios non hanno però messo a disposizione personaggi femminili per potenziali PROGRESSO: Secondo una stima personale, la versione di Fallout 4 per PS4/XboxOne/PC è completa al 40%, mentre quella per PS3/Xbox360 è a circa il 15%. Entrambe le versioni sono sviluppate dai BGS. DATA DI USCITA: i BGS hanno una “Roadmap” già pianificata per Fallout 4 e uno spinoff. Mi hanno passato informazioni allo studio quando ancora lavoravo lì, e le ho lette. Fondamentalmente, la roadmap è questa: - Giugno 2015 — Fallout 4 si mostra all’E3, solo un trailer. - Luglio 2015 — Primi gameplay. - Agosto 2015 — Altre informazioni. - Ottobre 2015 — Uscita su PS4/Xbox One/PC. - Novembre 2015 — Primo DLC. - Dicembre 2015 — Secondo DLC e uscita su PS3/360. - Gennaio 2016 — Terzo DLC. - Marzo 2016 — Quarto DLC. - Aprile 2016 — Quinto e ultimo DLC. - Giugno 2016 — Viene rivelato uno spinoff di Fallout, sviluppato da Behaviour Interactive. - Ottobre 2016 — Fallout spinoff esce per PS4/ONE/PC. PROVE: Come ho detto, chiedete di me, ma non chiedete di tutto questo. Se lo farete, ovviamente negheranno. PS: Mi hanno licenziata perché ho fatto fuoriuscire alcune informazioni su Fallout 4 per sbaglio e sono finite nelle mani di Kotaku.” Tirate le vostre somme, e aspettiamo per ulteriori informazioni ufficiali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/fallout-4-era-gia-stato-rivelato-11-mesi-fa/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 giugno 2015.* ### Anche una piccola quantità di alcol fa aumentare il THC nel sangue URL: https://stellakamikaze.org/anche-una-piccola-quantita-di-alcol-fa-aumentare-il-thc-nel-sangue/ Last updated: 2026-07-03T22:52:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 maggio 2015.* Cannette e birrette. Birrette e cannette. Due parole che, mettile davvero un po’ come ti pare, produrranno sempre un risultato positivo. Non riesco a pensare ad altri termini più ingenuamente felici; certo ce ne sono un’altra manciata che non possono che fare bene all’esperienza complessiva, ma anche riducendo il tutto ai minimi termini non se ne può uscire delusi. C’è solo un modo per alzare l’asticella. Dirvi che [uno studio ha dimostrato che ingerire una qualsiasi quantità di alcol aumenta il livello di THC nel sangue](http://www.sciencedaily.com/releases/2015/05/150527112728.htm?ref=stellakamikaze.org). Più bevi, più sei fatto. Se è un sogno non svegliatemi. Nessuno sta parlando di litrate da coma etilico, si vuole più evidenziare il fatto che l’accoppiata birrette e cannette non è solo piacevole per i propri apparati sensoriali, ma anche per l’effetto stupefacente della cannabis. Dall’American Association for Clinical Chemistry arriva questo abstract, “Cannabis e alcol sono la combinazione di sostanze più comunemente coinvolta negli incidenti d’auto, e nonostante ciò siamo ancora piuttosto incerti sul come questi due elementi interagiscano tra loro. Uno studio mostra per la prima volta che l’uso simultaneo di alcol e cannabis produce una concentrazione nel sangue di principio psicoattivo, il THC, decisamente molto più alta di quando si consuma solamente cannabis.” Su Motherboard avevamo già parlato del fatto che [secondo la scienza guidare da fatti sia più sicuro che guidare da sbronzi](http://motherboard.vice.com/it/read/per-la-scienza-guidare-da-fatti-non-e-come-guidare-da-sbronzi?ref=stellakamikaze.org), ma gli esperti che hanno collaborato allo studio affermano che la combinazione di cannabis e alcol aumenti le probabilità di schianto, superando quelle riscontrate a seguite della singola assunzione dell’una o dell’altra sostanza. Il Ministero dei Trasporti statunitense ha analizzato 1,882 casi di fatalità a seguito di incidenti su autoveicoli e ha calcolato che, rispetto a delle condizioni normali, guidare da fatti comporta un aumento del rischio dello 0.7 in più, da sbronzi del 7.4 e, infine, da sbronzi e fatti dell’8.4\. In buona sostanza, se ci tieni a non vedere tua madre in lacrime davanti al tuo loculo guida da persona perfettamente lucida, ma se proprio la situazione è andata fuori controllo stai lontano dal volante dopo il mix di cannette e birrette. E anche solo birrette. Avvicinati se hai un precedente di sole cannette, ma avvicinati anche in questo caso con estrema attenzione. La domanda che sicuramente ora ci stiamo ponendo tutti riguarda il metodo utilizzato per condurre questa ricerca. Per fare luce su questo angolo cieco scientifico ci sono solo due modi: uno noioso, e uno divertente. Il primo consiste nel fare controlli incrociati sui referti di ogni incidente, il secondo invece prevede che il team di ricercatori si imbottisca di canne e Super Tennent’s e provi in prima persona l’esperienza dell’eventuale schianto. Hanno scelto una via di mezzo: hanno preso 19 individui adulti e gli hanno fatto bere dei placebo o dei drink a basso contenuto di alcol (con “basso contenuto” si intende un riscontro sull’etilometro di massimo lo 0.065%), questo dieci minuti prima di fargli consumare 500mg di cannabis vaporizzata placebo, a bassa concentrazione (2.9% di THC) o a alta concentrazione (6.7% THC). E infine: I ricercatori hanno scoperto che senza alcol le concentrazioni medie massime nel sangue per THC a bassa e alta concentrazione erano di 32.7 e 42.2 µg/L THC, rispettivamente, e di 2.8 e 5.0 µg/L 11-OH-THC. Con l’alcol, le concentrazioni medie massime nel sangue per THC a bassa e alta concentrazione erano di 35.3 e 67.5 µg/L THC, e di 3.7 and 6.0 µg/L 11-OH-THC—decisamente più alte di quando non c’era l’alcol in ballo. “I nostri risultati aiuteranno le interpretazioni forensi dei vari casi e forniranno nuovo materiale per il dibattito legislativo sulla guida in stati alterati,” [ha detto la principale autrice dello studio, Marilyn A. Huestis del National institute on Drug Abuse di Baltimora](http://dx.doi.org/10.1373/clinchem.2015.238287?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/qualsiasi-quantita-di-alcol-aumenta-il-livello-di-thc-nel-sangue/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 maggio 2015.* ### Combattere la pirateria è facile, se segui i soldi URL: https://stellakamikaze.org/combattere-la-pirateria-e-facile-se-segui-i-soldi/ Last updated: 2026-07-03T22:52:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 maggio 2015.* Il problema della pirateria ha un retrogusto filosofico che si porta dietro ormai da anni. Io ci sono nato con la pirateria e dunque mi sembra assurdo pensare ad un mondo senza di essa; ma altri, che la pirateria l’hanno vista nascere e diffondersi come un’epidemia, proprio non la digeriscono. Sono questi ‘altri’ i disgraziati che ti lasciano col culo per terra quando, nel bel mezzo della terza stagione della tua serie tv preferita, scopri che il sito internet pieno di streaming che amavi quasi più di tua madre è stato posto sotto sequestro dalla polizia postale. Questi ‘altri’, spesso, sono quelli che hanno segnalato il sito all’AGCOM. Fanno bene? Fanno male? Non parleremo di questo oggi, perché siamo su Motherboard e facciamo filosofia [solo quando parliamo di transumanesimo](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=transumanesimo&ref=stellakamikaze.org) e di [pizze ordinate nel bel mezzo di una bufera](http://motherboard.vice.com/it/read/are-you-an-asshole-for-ordering-food-in-a-blizzard-we-asked-an-ethicist?ref=stellakamikaze.org). Se io che sono nato con la pirateria non riesco ad immaginarmi un mondo senza di essa— perché l’illegalità trova sempre una strada—ma di tanto in tanto gli ‘altri’ qualche passo avanti lo fanno, facendo chiudere hub importanti per la comunità—le lacrime che versai per la chiusura di Demonoid e isoHunt sono semplicemente inquantificabili—questi ‘altri’ stanno combattendo contro la pirateria o contro i mulini a vento? [In uno studio dell’Institute for Prospective Technological Studies della Commissione Europea](https://ec.europa.eu/jrc/en/publication/eur-scientific-and-technical-research-reports/online-copyright-enforcement-consumer-behavior-and-market-structure?ref=stellakamikaze.org), il team guidato da Luis Aguiar ha analizzato le conseguenze della messa offline di un grosso hub di streaming illegale tedesco, *kino.to*, verificando come il traffico sia mutato a seguito della chiusura. L’abstract dello studio, disponibile online, è piuttosto chiaro, “Avvalendoci dei dati relativi al flusso di click, abbiamo scoperto che la chiusura del sito ha portato a un breve ma significativo calo nei livelli di pirateria. L’esistenza di fonti alternative per il consumo illegittimo di contenuti assieme alla repentina apparizione di nuove piattaforme ha fatto in modo che il mercato degli streaming pirata si riprendesse rapidamente dall’intervento delle autorità. I nostri risultati quindi evidenziano prove sia di un’elevata elasticità per quanto riguarda questo mercato, sia per quanto riguarda le piattaforme che per gli utenti, che non patiscono lo spostamento dei canali dedicati. Il mercato, successivamente alla chiusura di *kino.to*, si è presentato come molto più frammentato e dunque potenzialmente più resistente a futuri interventi da parte della autorità.” Combattere la pirateria è quindi un lavoro piuttosto difficile visto che ogni grosso organo di distribuzione, una volta posto sotto sequestro, riappare sotto forma di più piattaforme che raccolgono attorno a sé tutti gli orfani della precedente piattaforma. Lo studio parla, in particolare, di un calo del 30%—wow—nelle abitudini di pirateria nei primi mesi successivi alla chiusura; il che è piuttosto impressionante. Purtroppo per i detentori dei diritti, però, nei mesi ancora successivi, la chiusura di *kino.to* ha generato l’apertura di altri 22 siti analoghi che non solo hanno riaccolto gli utenti di *kino*, ma molto probabilmente hanno generato, per ognuno, un bacino di utenza tutto nuovo. Una sorta di idra: secondo i fatti sembra che le autorità siano munite di spada ma non del fuoco necessario a cauterizzare defintivamente la testa del mostro. Il dibattito a riguardo si è aperto anche in Italia, e il testimone della ricerca è stato portato avanti da [Fulvio Sarzana](http://www.agendadigitale.eu/competenze-digitali/sarzana-copyright-le-prove-che-i-blocchi-agcom-fanno-bene-ai-pirati%5F1530.htm?ref=stellakamikaze.org), su Agenda Digitale, e [Stefano Quintarelli](http://blog.quintarelli.it/2015/05/report-della-commissione-europea-dice-che-il-takedown-della-pirateria-%C3%A8-inefficace.html?ref=stellakamikaze.org), indipendente nella Lista Civica alla Camera con Monti. I due ribadiscono che se in Italia si vuole combattere la pirateria, non si può pensare che chiudere le piattaforme dedicate possa essere una buona idea. Per cauterizzare la testa dell’idra, quindi, basterebbe chiudere i rubinetti dei soldi. Quindi che facciamo? Stappiamo lo spumante, felici di poter stare tranquilli ancora per un po’ con i nostri siti adeguatamente riforniti delle nostre serie tv preferite? Tanto sicuro passeranno ancora un po’ di tempo ad arrovellarsi sulla questione prima di scoprire che il modo migliore per non farci piratare è allentare la pressione fiscale sulle infrastrutture che ci offrono legalmente questi contenuti. Sicuramente possiamo stare tranquilli, ma lo spumante conviene tenerlo da parte ancora per un po’: c’è un’altra campana da sentire. Il dibattito si è aperto tra i suddetti Sarzana e Quintarelli e Matteo Flora, dirigente di una reputation company e, per dovere di cronaca, membro della schiera di quegli ‘altri’ che operano le segnalazioni di chiusura all’AGCOM. [In un post sul suo blog personale](http://mgpf.it/2015/05/27/bloccare-i-siti-non-fa-diminuire-la-pirateria-forse.html?ref=stellakamikaze.org) Flora spiega perché, benché lo studio non menta sui propri risultati, la realtà non sia proprio quella presenta da Sarzana e Quintarelli. Secondo Flora, per poter contestualizzare correttamente lo studio e dunque le sue conclusioni è necessario tenere in conto che la ricerca si basa sul tracciamento di un nucleo di utenza ristretto (5,000 individui) e piuttosto specializzato. Se io non sono un habitué del download illegale e domani chiudono il mio pusher preferito siamo sicuri che riuscirò a trovarne un altro affidabile in tempi ragionevoli? Flora mostra poi che nei fatti sì, combattere la pirateria in questo modo serve, sia per la diminuzione del 30% nel breve periodo che per l’incremento della vendita legale del 2,5% (percentuale risibile, ma presente), ma spiega anche che ‘l’effetto idra’ è giustificato se, a seguito dell’operazione di chiusura, non si esegue un’operazione di monitoraggio e contrasto costante. Insomma, puoi arrestare un pusher, ma senza posti di blocco nei mesi successivi è comprensibile che le piattaforme tornino a farsi vive. Nonostante le critiche di Flora, però, è (quasi) unanime l’idea che il modo migliore per combattere questo tipo di pirateria consista nel “seguire i soldi.” Infatti, benché si tratti di condivisione illegale e gratuita di materiale coperto da diritti d’autore, le piattaforme che offrono questi servizi lo fanno al fine di generare visite e dunque introiti a partire da banner pubblicitari. Per cauterizzare la testa dell’idra, quindi, basterebbe chiudere i rubinetti dei soldi. [Secondo numerosi paper](https://scholar.google.it/scholar?q=profiting+from+piracy+preliminary+analysis+of+economics+cyberlocker+ecosystem&hl=it&as%5Fsdt=0&as%5Fvis=1&oi=scholart&sa=X&ei=TfRmVfaRGIezswHKtYGgCg&ved=0CB4QgQMwAA&ref=stellakamikaze.org), infatti, è dimostrato che a fronte della mancanza di introiti è riscontrabile un forte calo nell’attività di chi queste piattaforme le rende funzionanti, ovvero gli uploader di contenuti. Nonostante ciò, per Flora una misura preliminare di controllo e monitoraggio di questo tipo di attività aiuterebbe in maniera concreta la lotta alla pirateria, inibendo la fetta più importanti di pirati online, ovvero quella composta da utenti occasionali e non esperti, portati a farsi scoraggiare dall’assenza di contenuti pirata facilmente raggiungibili. Per capire meglio il suo punto di vista ho chiesto direttamente a Flora cosa ne pensasse del colpire il mercato pubblicitario del sistema pirata, “È inopportuno pensare che la lotta a “chiudere i rubinetti economici” (il “Follow the Money”) porti a dinamiche molto differenti: non fa altro che spostare l’attenzione dai provider (che ospitano i contenuti) agli intermediari finanziari o più in genere ai soggetti economici (che gestiscono il flusso monetario di pubblicità o sottoscrizioni) che gravitano intorno all’attività illecita. In verità anche in questo caso per un intermediario – che una volta intercettato e segnalato smette di dare soldi ai siti – un altro è pronto a rimpiazzarlo. E già ora esistono servizi esteri “spregiudicati” e/o basati su criptovalute pronti ad accettare flussi monetari di dubbia provenienza. Nella pratica anche in questo caso il continuo monitoraggio, pattugliamento e segnalazione non possono cessare ma sono altrettanto necessari. Quindi, se vogliamo spostare l’attenzione dai provider agli intermediari facciamolo pure, ma cambierà solo l’oggetto del controllo e non il metodo – o la frequenza del controllo stesso,” mi ha spiegato. In merito alla “corsa ai rubinetti” è stata presentata il luglio scorso [una proposta di legge firmata da Quintarelli](http://www.camera.it/leg17/126?tab=2&leg=17&idDocumento=2521&sede=&tipo=&ref=stellakamikaze.org) che suggerirebbe delle modifiche alle attuali leggi utili proprio a porre maggiore pressione su questo aspetto specifico. Purtroppo la proposta sta ancora aspettando. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/come-si-combatte-la-pirateria/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 maggio 2015.* ### TaxiHack è la maratona per hackerare i taxi italiani URL: https://stellakamikaze.org/taxihack-e-la-maratona-per-hackerare-i-taxi-italiani/ Last updated: 2026-07-03T22:52:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 maggio 2015.* La crisi non esiste, è solo una grande invenzione per fermare il progresso tecnologico. Per esempio: qualche sabato sera fa ero a diversi chilometri da casa mia e dovevo tornarci. Non ho la patente, non ho nessuno che mi possa venire a prendere—però ho un portafoglio pronto a pagare qualcuno per portarmi a casa. Uber? Magari: al massimo cinque tap sul mio smartphone, qualche minuto di attesa e sarei stato caricato dal Gianfranco di turno munito di 4,8 stelle e di una Lancia Delta. Dieci minuti, qualche amorevole chiacchiera con il mio autista e sarei stato scaricato davanti alla porta di casa. Messaggio sul telefono, notifica di pagamento—10 euro al massimo. Sogno o son desto? Come sono felice di aver pagato quei 10 euro a Gianfranco e a Uber. Ovviamente sogno. O almeno, da ieri è un sogno, prima non lo era—perché [con la sentenza di ieri del tribunale di Milano](http://www.lastampa.it/2015/05/26/italia/cronache/il-tribunale-di-milano-dispone-il-blocco-di-uberpop-y2w3ACddGziIMYaoiXMocL/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) il servizio di Uber, *Uberpop* (quello che permette ai dimenticati da Dio come me di evitare berline nere ma di aver un ritorno a casa garantito ad un prezzo onesto), è stato ufficialmente dichiarato ‘concorrenza sleale’ nei confronti dei taxi. [La diatriba Taxi contro Uber va avanti ormai da mesi](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=uber&ref=stellakamikaze.org) e spenderci altre parole sarebbe superfluo. Possiamo però cercare di andare un po’ più a fondo nel problema. Mettiamo da parte per un attimo la questione costi, perché è conclamato che Uber costi meno del servizio taxi e su questo c’è poco da discutere. Perché sono quasi contento di svuotarmi il portafoglio per farmi portare un po’ ovunque da Uber? Il drammatico problema che i taxi si portano appresso da sempre è che, oltre che essere costosi, sono ancorati ad un’infrastruttura che non sta reggendo il passare del tempo ed è per questo diventata oltremodo legnoso. Quel sabato sera in cui mi sarebbe piaciuto chiamare un’autista Uber per tornare a casa in tempi quantomeno umani l’ho invece passato fuori da un locale a passare in rassegna per 40 minuti tutte i numeri di Radio Taxi esistenti, nel tentativo di trovare un tassista disponibile a farsi pagare per portarmi a casa. La vicenda si è conclusa quando un operatore è arrivato a riconoscermi per nome e, impietosito, si è sforzato per trovare un epilogo alla mia tragedia. Il problema è evidente: anche accettando di pagare diversi euro in più per una corsa in taxi, l’utilizzo del servizio viene fortemente scoraggiato dalla mancanza di uno strumento con presenza capillare comodo, efficace e pratico per poter chiamare un taxi. Se c’è una app per le Radio Taxi (e c’è, si chiama IT Taxi e ho scoperto oggi della sua esistenza) nessuno me ne ha mai parlato, se c’è una linea rapida che mi possa evitare di restare in attesa per un operatore per svariati minuti nessuno mi ha mai fornito quel numero. Anche accettando di pagare diversi euro in più per una corsa in taxi, l’utilizzo del servizio viene fortemente scoraggiato dalla mancanza di uno strumento con presenza capillare comodo, efficace e pratico per chiamare un taxi. Perché Uber è così vergognosamente semplice? Una mappa, le macchinine a schermo, la puntina per impostare la posizione. Con al massimo un minuto di attesa puoi sapere se qualcuno ha preso la tua corsa, e se quel qualcuno l’ha presa puoi sapere istantaneamente il suo nome, la sua valutazione in quanto autista e il modello di macchina che guida. La app ti dice che l’autista doveva essere arrivato ormai qualche minuto fa? Nessun problema, con due tap quell’autista puoi chiamarlo per sapere che fine ha fatto. Fortunatamente sembra che qualcuno se ne sia accorto, e se da una parte d’Italia i tassisti proprio non riescono a comprendere i modi di questa “concorrenza sleale” di Uber, dall’altra, a Roma, qualcun altro non solo vuole rimodernare questa infrastruttura ormai vetusta, ma addirittura lo vuole fare organizzando un hackathon. Ragazzi, sembra quasi di essere nel 2015. [IT Taxi](http://www.3570.it/servizi/ittaxi/default.asp?ref=stellakamikaze.org) in collaborazione con [Codemotion](http://it.codemotionworld.com/?ref=stellakamikaze.org) ha organizzato un hackathon a Roma, [TaxiHack](http://taxihack.it/?ref=stellakamikaze.org). Tra il 13 e il 14 giugno chiunque sia interessato avrà a disposizione 48 ore per hackerare l’app di IT Taxi e anche un taxi vero e proprio. Il sito dell’evento è chiarissimo sullo scopo e sui modi della maratona. È tutto così incredibile, sembra un hackathon fatto esattamente come dovrebbe essere fatto un hackathon. Gli obiettivi dell’hackathon ruoteranno a queste sei sfide: **IT Taxi improvement**: Ampliare in modo creativo le funzionalità e l’usabilità delle app IT Taxi: miglioramento dell’usabilità, wearable, prenotazione corse su date o luoghi diversi, calcolo anticipato del prezzo delle corse. **Mobile Payment**: Implementazione di nuovi metodi di pagamento:introduzione bitcoin, miglioramento usabilità metodi pagamento, implementazione tecnologie di prossimità, gamification… **Hack’A’Taxi**: …sì, avete letto bene: avremo anche una vera automobile di Radiotaxui 3570 da hackerare! Una sfida da veri maker! Eccovi alcuni suggerimenti per stuzzicare la vostra fantasia: IoT, Wearable, Open Hardware, controllo centraline, interfacce radio. Cercheremo di progettare nuovi interazioni tra il normale sistema di controllo del taxi (inizio e fine corsa, calcolo del percorso, costi, modulo di comunicazione radio e di posizionamento GSM) e ciò che avviene all’interno del veicolo monitorandolo attraverso l’uso di sensori e input vari collocabili all’interno del taxi. **Disabilities**: L’obiettivo di questa sfida è creare hack per consentire alle persone affette da disabilità di migliorare la loro esperienza di viaggio con i servizi del 3570\. Ad esempio: prenotazione assistita di vetture attrezzate per disabili, interfacce dedicate per i passeggeri disabili, assistenza vocale o sensoriale… **Trasporto sostenibile**: Dobbiamo avere sempre in mente il nostro pianeta e il risparmio energetico. Create degli hack in grado di portare vantaggi ambientali e sociali. Alcuni suggerimenti: Taxi Sharing, soluzioni di intermodalità con biglietto/percorso unico (corsa del taxi + trasporto pubblico), ottimizzazione percorsi, crowdsourcing, riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti, riduzione del traffico **Disruptive Ideas**: Create delle funzionalità completamente nuove e lontane da tutto quello che esiste! Ridefinite, riprogrammate, inventatevi nuovi modelli per i servizi offerti dal 3570\. L’obiettivo è di sbizzarrire la vostra creatività di sviluppo e design. Alcuni suggerimenti per la vostra creatività: Crowdsourcing, Gamification e Wearable. Il tutto, oltre che essere votato alla competizione—e quindi alla vincita di alcuni premi, ha l’obiettivo di scovare nuovi talenti e di farli fagocitare dal sistema taxi, che non potrebbe fare altro che giovarne. Per il resto ammetto di essere allibito: TaxiHack è fatto bene. La partecipazione costa 5€ ma sembra che ai partecipanti verranno forniti tutti gli strumenti e i lussi necessari per poter gareggiare come si deve: dall’alloggio fino alla materia prima per poter hackerare un taxi. Se passate da Roma durante quel weekend e sapete il fatto vostro in quanto programmazione, wearables, elettronica e quant’altro, sapete cosa fare. \*Adriana Rava di IT Taxi e TaxiHack mi fa notare che uno strumento simile alla app di Uber esiste, ed è appunto IT Taxi. Per quanto le cifre (presenza in 40+ città, oltre 12,000 vetture collegate e oltre 100,000 utenti) comunicatemi da Adriana siano senz’altro importanti per una app di questo tipo, non posso che chiedermi perché un servizio del genere non venga pubblicizzato di più. Sempre tralasciando la questione dei costi, è quantomeno strano che ogni possibile apparato collegato al sistema non informi dell’esistenza di questa app, che non potrebbe fare altro se non migliorare drasticamente il servizio. \* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/taxihack-vuole-portare-i-taxi-nel-2015-con-un-hackathon/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 maggio 2015.* ### Il trekking su GTA V è l'ultima frontiera del relax URL: https://stellakamikaze.org/il-trekking-su-gta-v-e-lultima-frontiera-del-relax/ Last updated: 2026-07-03T22:52:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 maggio 2015.* Vi abbiamo già parlato più volte [delle meraviglie presenti in GTA 5](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=gta&ref=stellakamikaze.org), l’ultimo capitolo della saga di Grand Theft Auto. Bene; a costo di sembrare ripetitivi non possiamo non parlare anche di quest’altro fenomeno. Andiamo con ordine: Grand Theft Auto è una saga di videogiochi free-roaming, ovvero dei videogiochi in cui c’è un mondo in genere abbastanza grosso e al giocatore viene semplicemente chiesto di compiere azioni all’interno di questo mondo. Come voi tutti ben saprete, la saga di GTA è nota per permettere al giocatore di fare tutto ciò che nella vita normale non si potrebbe tecnicamente fare: voglia di picchiare un passante? Ottimo. Rubiamo una macchina e ci schiantiamo contro un tir? Servito. Passiamo un’ora della nostra vita a farci inseguire da un titanico dispiegamento di Forze dell’Ordine? Ovvio. Cosa succede se invece qualcuno decide di sfruttare il gioco per fare trekking? GTA V è una bomba in ogni senso possibile, e tra le tante migliorie apportate alla collaudata formula di gioco ovviamente troviamo anche un grosso passo avanti per quanto riguarda il reparto grafico. Se il mondo di gioco è così enorme e bello da ospitare anche normalissimi percorsi per camminate in montagna, perché non sfruttarli per quello che sono invece che invaderli con un Range Rover? In effetti lo fanno in molti, e su YouTube possiamo trovare [una nutrita nicchia di persone](https://www.youtube.com/watch?v=sTGEt4q1LCo&ref=stellakamikaze.org) che si filma mentre lo fa: persone che giocano a GTA V facendo rilassanti camminate in montagna con la telecamera di gioco impostata sulla prima persona. Nulla di più, nulla di meno. Il brutto (che in realtà è molto bello) arriva quando scopri che alcuni individui di suddette nicchie non si sprecano soltanto in splendidi—sul serio—filmati di trekking in montagna, ma ad essi aggiungono lunghe sessioni di [ASMR](http://motherboard.vice.com/it/article/gsearch?query=asmr&ref=stellakamikaze.org), ovvero di autonomous sensory meridian response, che è un modo complicato per dire “suoni molto belli che tendono a rilassarti davvero molto.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-trekking-su-gta-v-lultima-frontiera-del-relax/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 maggio 2015.* ### Il video per l'arresto dei due membri italiani di Anonymous URL: https://stellakamikaze.org/il-video-per-larresto-dei-due-membri-italiani-di-anonymous/ Last updated: 2026-07-03T22:52:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 maggio 2015.* Le guerre sono fatte di battaglie e vincerle tutte non significa essere il più forte, ma solo che te la sei presa con il più debole. Quella di Anonymous è una guerra, e in quanto tale è fatta di alti e bassi: oggi parliamo di una sconfitta. Vi avevamo già raccontato dell’ultima operazione degli Anonymous italiani: poco dopo aver sottratto e pubblicato [un database da 1700 nominativi appartenenti al Ministero della Difesa](http://motherboard.vice.com/it/read/anonymous-ha-ottenuto-un-database-di-nominativi-del-ministero-della-difesa?ref=stellakamikaze.org), Aken e Otherwise, due figure di spicco del collettivo di hacktivisti, sono stati arrestati dalla Polizia Postale. Gli Anonymous non l’hanno presa bene e ieri hanno pubblicato sulla pagina Facebook di Operation Payback Italia (uno degli hub di comunicazione del collettivo) una strana omelia per i due Anonymous arrestati. Non posso fare altro se non unirmi sinceramente al cordoglio per i due arresti, ma il video è tanto grottesco quanto perfettamente rappresentativo della realtà di Anonymous. Quello di Anonymous è un movimento popolare privo di gerarchie e proprio per questo i suoi ideali non possono essere sempre rappresentati dall’élite dei rinnegati del reparto cibernetico dell’MI6\. L’epicedio informatico sembra essere un “filmato funebre” riciclato dalle divisioni americane di Anonymous e ridoppiato da un affaticatissimo vocoder di Windows che proprio non riesce a pronunciare in maniera corretta il termine “Anonymous.” La storia dell’identificazione di Otherwise è ottimo materiale da CSI. La marzialità della celebrazione viene improvvisamente interrotta da un taglio dell’audio, che spazza via lo stremato vocoder per lasciare spazio a una versione di Bella Ciao intonata in una lingua che non conosco ma che sicuramente non è italiano. Su Facebook alcuni criticano la scelta di includere Bella Ciao nel video, altri la giustificano dicendo che “Bella Ciao non è una canzone di partito, è una canzone di resistenza.” Nell’insieme i nomi di Aken e Otherwise, i due hacker arrestati, continuano a venire ricordati. Allegato al filmato il seguente messaggio, “Quando un Anonymous è arrestato e la sua identità svelata è come una morte. Ma più forte della morte è l’amore. I nostri compagni amati sono con noi, nei nostri cuori. Nessun arresto potrà strapparli via. Aken e Otherwise erano e sono veri anon, che hanno combattuto per l’ideale pur sapendo quali conseguenze avrebbero pagato. Tutta la Legione sente la vostra mancanza, ma non lasceremo che il vostro arresto sia vano, ci sarà una Vendetta anche per voi, Fratelli. Infine vi vogliamo ringraziare per tutto quello che avete fatto con noi e per il tempo trascorso insieme. Non vi dimenticheremo mai.” La Polizia Postale correva dietro ai due informatici ormai da diverso tempo, e se nel caso di Aken è stata una banale quanto sbadata connessione ad un wifi pubblico a fregarlo, l’identificazione di Otherwise è invece ottimo materiale da CSI. Tampinato dalle autorità da mesi, Otherwise sapeva sfruttare la crittazione delle comunicazioni a suo favore e ha dovuto parlare del proprio polso appena rotto su un canale IRC non protetto per farsi beccare. Agli agenti è “bastato” risalire alle ultime rotture di polsi grazie all’INPS e qualche controllo incrociato ha fatto il resto. Nel frattempo, il network di [FreeAnons.org](https://freeanons.org/?ref=stellakamikaze.org), l’organizzazione che si occupa di gestire le campagne di beneficenza per pagare le spese legali agli Anonymous arrestati, si è già attivata per occuparsi della situazione dei due italiani. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-video-per-larresto-dei-due-anonymous-italiani/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 maggio 2015.* ### Samantha Cristoforetti festeggia il Towel Day nello spazio URL: https://stellakamikaze.org/samantha-cristoforetti-festeggia-il-towel-day-nello-spazio/ Last updated: 2026-07-03T22:52:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 25 maggio 2015.* Ormai da diversi mesi, nello spazio sopra le nostre teste, si sta consumando una strana mangia, frutto di un’alchimia praticamente irripetibile. Non solo sopra le nostre teste c’è lo spazio, e tanto dovrebbe bastare a farci dormire sonni (poco) tranquilli; nello spazio sopra di noi sta orbitando un colosso di acciaio e lamiere popolato da sei esseri umani che passano giorno e notte a lavorare per far progredire la scienza. Cosa potrebbe andare meglio? Certi giorni non vi è limite al peggio, ma oggi non è uno di quei giorni: oggi non c’è limite al meglio. Uno di questi sei esseri umani è ovviamente Samantha Cristoforetti, l’astronauta italiana che ci rappresenta lassù nello spazio e oggi, 25 maggio, ha fatto l’unica cosa che aveva senso fare. In questo 25 maggio 2015 veniamo ufficialmente catapultati nel futuro, perché un’astronauta si è filmata mentre leggeva, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, un estratto da *Guida Galattica per Autostoppisti* di Douglas Adams, che molto probabilmente, se state leggendo questo articolo, è uno dei vostri libri preferiti. La Cristoforetti lo fa proprio oggi perché il 25 maggio è il giorno commemorativo di Douglas Adams, giorno in cui tutti i fan della Guida Galattica celebrano l’opera e, idealmente, passano la giornata assieme ad un asciugamano; questo perché è risaputo che un asciugamano sia il singolo oggetto più utile che ti possa capitare di avere nello spazio. Ora so da chi farmi raccontare la storia della buonanotte, questa sera. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/samantha-cristoforetti-festeggia-il-towel-day-nello-spazio/?ref=stellakamikaze.org)*, 25 maggio 2015.* ### Le riprese dei droni sopra l'Emilia terremotata URL: https://stellakamikaze.org/le-riprese-dei-droni-sopra-lemilia-terremotata/ Last updated: 2026-07-03T22:52:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 maggio 2015.* Tra il 20 e il 29 maggio di tre anni fa la terra in Emilia ha tremato. Appena tre anni dopo il disastro a L’Aquila abbiamo dovuto assistere ad un’altra tragedia di natura sismica che ha portato a conseguenze ben più gravi di quanto potessimo aspettarci. Non entriamo nel merito politico della questione ma diciamoci la verità: in Italia non siamo mai stati dei fenomeni a gestire questo tipo di emergenze. Vuoi per una ragione o per l’altra, lecita o illecita, una catastrofe inaspettata è una bella spina nel fianco per un sistema di risposta come il nostro, tanto articolato da coprire una penisola intera, ma altrettanto fragile a causa dei suoi innumerevoli punti deboli. Ogni tanto però capita di avere qualche lampo di genio; o meglio, delle epifanie tutte italiane visto che spesso e volentieri quella che per noi è avanguardia, in tante altri parti del mondo è routine. Uno di questi felici esempi è da ritrovarsi in [ItalDron](http://www.italdron.com/?ref=stellakamikaze.org), un’azienda italiana che accentra il suo business in tutti gli utilizzi possibili degli UAV, gli *unmanned aerial vehicle*; meglio conosciuti come droni. ItalDron in quella settimana tra il 20 e il 29 maggio ha collaborato con i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile per gestire la crisi e ha fatto volare i propri droni sopra le zone colpite, per permettere ai soccorsi di ottenere in maniera sicura e veloce una panoramica della zona. ItalDron lavora dal 2008 nell’ambito e, tra le altre, ricordiamo anche il passaggio dei suoi droni sopra la Costa Concordia, con un volo commissionato da Discovery Channel e CBS. Per capire qualcosa in più del loro lavoro ho parlato con Tommaso Solfrini, che si occupa di business development nell’azienda, “ Tra il 20 e il 29 maggio di tre anni fa la terra in Emilia ha tremato. Appena tre anni dopo il disastro a L’Aquila abbiamo dovuto assistere ad un’altra tragedia di natura sismica che ha portato a conseguenze ben più gravi di quanto potessimo aspettarci. Non entriamo nel merito politico della questione ma diciamoci la verità: in Italia non siamo mai stati dei fenomeni a gestire questo tipo di emergenze. Vuoi per una ragione o per l’altra, lecita o illecita, una catastrofe inaspettata è una bella spina nel fianco per un sistema di risposta come il nostro, tanto articolato da coprire una penisola intera, ma altrettanto fragile a causa dei suoi innumerevoli punti deboli. Ogni tanto però capita di avere qualche lampo di genio; o meglio, delle epifanie tutte italiane visto che spesso e volentieri quella che per noi è avanguardia, in tante altri parti del mondo è routine. I vari voli hanno permesso l’individuazione di soggetti non autorizzati all’interno di aree interdette. Uno di questi felici esempi è da ritrovarsi in [ItalDron](http://www.italdron.com/?ref=stellakamikaze.org), un’azienda italiana che accentra il suo business in tutti gli utilizzi possibili degli UAV, gli *unmanned aerial vehicle*; meglio conosciuti come droni. ItalDron in quella settimana tra il 20 e il 29 maggio ha collaborato con i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile per gestire la crisi e ha fatto volare i propri droni sopra le zone colpite, per permettere ai soccorsi di ottenere in maniera sicura e veloce una panoramica della zona. ItalDron lavora dal 2008 nell’ambito e, tra le altre, ricordiamo anche il passaggio dei suoi droni sopra la Costa Concordia, con un volo commissionato da Discovery Channel e CBS. Per capire qualcosa in più del loro lavoro ho parlato con Tommaso Solfrini, che si occupa di business development nell’azienda, “Il progetto ITALDRON nasce nel 2007 da un’idea dei soci fondatori che hanno saputo intravedere prima di altri le enormi potenzialità dei piccoli Apparati a Pilotaggio Remoto nelle applicazioni civili. A seguito di un periodo di incubazione dedicato alla ricerca e sviluppo di prototipi e loro applicazione e dopo aver toccato con mano le possibili applicazioni di questi mezzi abbiamo fondato la società con l’obiettivo di fornire prodotti pronti a soddisfare la crescente domanda di mercato,” mi spiega Tommaso. “In questi anni i traguardi che hanno contraddistinto la nostra attività confermando l’utilità di questi strumenti spaziano dal nostro contributo nelle attività di ricerca e soccorso durante il terremoto in Emilia con il piccolo e versatile drone SCRABBLE che ha affiancato Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Croce Rossa; fino ai rilievi e alle riprese in volo girate sul relitto della Costa Concordia per conto di Discovery Channel Europe e CBS Usa.” Quella del terremoto in Emilia era un’ottima occasione per provare la validità di questi strumenti, visto il tipo di calamità. “Abbiamo comunicato la nostra disponibilità a Protezione Civile e disaster manager come operatori, impiegando in contemporanea due droni SCRABBLE: sono droni molto piccoli ed innovativi in termini di stabilità, autonomia di volo, capaci di operare anche in condizioni di pioggia, e di decollare in spazi ristretti. Già presenti sulle aree terremotate, siamo stati chiamati ad intervenire per ispezionare delle aree inagibili e quantificare i danni post-sisma,” mi spiega. “Inoltre durante il secondo sciame sismico abbiamo supportato i Vigili del Fuoco per l’ispezione delle aree con edifici pericolanti—dato che le scosse erano ancora persistenti; zone dove purtroppo sono state coinvolte numerose vittime. I vari voli hanno permesso l’individuazione di soggetti non autorizzati all’interno di aree interdette, come per esempio quella della chiesa di San Felice sul Panaro. Infine, successivamente al sisma, abbiamo avviato alcune convenzioni sui costi delle consulenze per effettuare delle quantifiche visive post-sisma al fine di generare documentazione per i risarcimenti.” Italdron è, almeno per quanto mi riguarda, una delle prime realtà italiane drone-oriented che ho incontrato. Pensare ad un business sui droni tutto italiano mi stranisce non poco, ma se i risultati sono questi allora è ovvio che si tratti di una realtà solida che io, banalmente, faccio ancora fatica a vedere, “Rispetto a 3 anni fa il mondo dei droni è radicalmente cambiato, evolvendosi su numerosi fronti: tecnologie, sensori più performanti e precisi e applicazioni che sono radicalmente migiorate, come la aerofotogrammetria e la ricostruzione digitale di modelli solidi in 3D. Forse l’interesse mediatico è addirittura eccessivo perché concentrato su applicazioni che oggi, realisticamente, sono ancora impossibili da concretizzare, come nel caso delle consegne via droni di Amazon,” conclude Tommaso. Il crisis management in Italia non è affare semplice per motivi che più o meno conosciamo tutti, ma quella di ItalDron rappresenta una felice eccezione e su Motherboard vogliamo ricordare la ricorrenza di quel tragico terremoto riproponendo il video girato dai droni SCRABBLE di cui ci ha parlato Tommaso. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-riprese-dei-droni-sopra-un-emilia-terremotata/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 maggio 2015.* ### Anonymous ha pubblicato un database riservato del Ministero della Difesa URL: https://stellakamikaze.org/anonymous-ha-pubblicato-un-database-riservato-del-ministero-della-difesa/ Last updated: 2026-07-03T22:52:45.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 maggio 2015.* Giusto ieri parlavamo di Anonymous, che con la sua divisione italiana #OpItaly [ha recentemente sottratto 1 terabyte di dati da dei database di Expo](http://motherboard.vice.com/it/read/anonymous-ha-prelevato-1-terabyte-di-dati-di-expo?ref=stellakamikaze.org). Nella foga da esposizione universale ci eravamo persi quest’altro colpaccio. Lunedì, [dal blog di #OpItaly](http://anon-news.blogspot.it/2015/05/ministero-difesa-hacked.html?ref=stellakamikaze.org), Anonymous ha annunciato di essere entrato in possesso di una lista da oltre 1700 nominativi trafugati dal sito di difesa.it, “Cittadini del mondo: annunciamo che una lista di dati personali di eserciti e governanti di tutto il mondo è caduta nelle nostre mani. Alcuni lavorano per grandi industrie belliche come Selex, Mdba, Thales Group, altri operano presso i vari ministeri d’Europa come ad esempio quello della difesa spagnolo che con i suoi uomini spara ai profughi africani che cercano di entrare in Europa, altri ancora si occupano di Cyber Defence, come i signori dell’[HackingTeam](https://en.wikipedia.org/wiki/Hacking%5FTeam?ref=stellakamikaze.org) che vendono ai governi software per spiare i propri cittadini, come evidenziato da [Wikileaks](https://wikileaks.org/spyfiles/list/company-name/hackingteam.html?ref=stellakamikaze.org),” recita il comunicato pubblicato sul blog. [Il database è disponibile online su alcuni fogli in cloud](http://wikisend.com/download/595518/Difesa%5FCSV.rar?ref=stellakamikaze.org). Il dump sembra contenere principalmente dati anagrafici e organizzativi: nomi, cognomi, divisioni di appartenenza. Dati personali degli addetti, insomma. Dopo il colpo ad Expo questo pare essere un periodo piuttosto felice per le divisioni italiane di Anonymous; la pacchia però sembra essere finita stamattina. [Secondo AGI](http://www.agi.it/cronaca/notizie/hacker-arresti-e-perquisizioni-attacchi-a-expo-e-ministeri.-in-usa-violata-la-federal-reservebr-?ref=stellakamikaze.org), infatti, la Polizia di Stato ha effettuato arresti e perquisizioni nei confronti di alcuni membri di Anonymous a Torino, Sondrio e Livorno. L’operazione, denominata ‘UNMASK,’ è stata eseguita dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Criticihe (C.N.A.I.P.IC)—le nostre istituzioni vanno fortissimo coi nomi. [Secondo un comunicato della Polizia di Stato](http://www.poliziadistato.it/articolo/view/38766/?ref=stellakamikaze.org), “Due persone sono state poste agli arresti domiciliari, un’altra denunciata per associazione a delinquere finalizzata al danneggiamento di sistemi informatici, all’interruzione illecita di comunicazioni informatiche e telematiche, all’accesso abusivo a sistemi informatici, nonché alla detenzione e diffusione di codici di accesso a sistemi informatici.” Nonostante i successi di Anonymous continuino ad arrivare, quindi, è evidente che qualcuno stia loro col fiato sul collo, “Attraverso particolari servizi tecnici i poliziotti hanno potuto rilevare l’estrema accortezza dei due capi della cellula criminale nell’utilizzo delle utenze, nella navigazione in Rete, grazie all’uso di sofisticate tecniche di anonimizzazione (vpn e reti tor) e addirittura di antenne direzionali in grado di sfruttare connessioni Wifi altrui, fino quasi a arrivare ad usare dialetti diverse per non fornire il minimo particolare della propria vita reale.” Tra i due arresti vi è anche quello di Otherwise, apparente punta di diamante delle divisioni italiane, collegato a diversi grossi episodi di hacking e ai movimenti No-TAV in Val di Susa. La sensazione che a seguito di questo arresto ne potrebbero seguire altri, relativi a persone collegate alla sua figura. In attesa di eventuali comunicazioni da parte di #OpItaly non possiamo fare altro che aspettare la prossima mossa di Anonymous. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/anonymous-ha-ottenuto-un-database-di-nominativi-del-ministero-della-difesa/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 maggio 2015.* ### Anonymous ha sottratto 1 terabyte di dati di Expo URL: https://stellakamikaze.org/anonymous-ha-sottratto-1-terabyte-di-dati-di-expo/ Last updated: 2026-07-03T22:52:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 maggio 2015.* [Anonymous alla riscossa](http://anon-news.blogspot.it/search/label/%23opitaly?ref=stellakamikaze.org). Puntuali come la morte tornano a far parlare di loro, e ovviamente lo fanno prendendo a braccetto Expo. Questa Esposizione Universale, [dopo il recente furto della mano bionica](http://motherboard.vice.com/it/read/un-prototipo-italiano-da-30000-euro-e-stato-rubato-a-expo?ref=stellakamikaze.org), non riesce proprio a trovare pace. Dopo gli attacchi a ridosso del 1 maggio che avevano mandato offline per diverse ore il portale di Expo per l’acquisto dei biglietti, qualche giorno fa la divisione di Anonymous facente riferimento a #OpItaly ha annunciato di essere in possesso di dump da 1 terabyte di dati proveniente dai database di [Best Union](http://www.bestunion.it/?ref=stellakamikaze.org), l’azienda che si sta occupando di gestire la vendita di ticket per Expo. Il dump non è stato reso pubblico, ma solamente rivendicato. Secondo #OpItaly infatti i dati prelevati da Best Union contengono informazioni sensibili, per di più gestite dall’azienda senza alcun tipo di crittazione. Nomi, cognomi, indirizzi e email accumulati in chiaro e protetti da un sistema di sicurezza evidentemente insufficiente. Ho fatto un salto su #OpItaly per farmi raccontare l’accaduto, “È stato relativamente facile. Siamo entrati grazie a un attacco SQL Injection e il database non era protetto da alcun tipo di cifratura né hash.” “Il database contiene al suo interno diverse informazioni sensibili, ma i dati raccolti non verranno mai diffusi. Il nostro intento era quello di dimostrare le lacune di Best Union e di conseguenza Expo, visto e considerato che Best Union sta prendendo milioni di euro di soldi pubblici per questo servizio,” mi spiega un Anon di #reporter.it, il canale IRC che #OpItaly ha imbastito proprio per accogliere i giornalisti. “Abbiamo organizzato l’operazione in un paio di giorni. Le vulnerabilità erano parecchio evidenti e abbiamo giusto avuto bisogno di qualche giorno per organizzarci. Figurati che a seguito del dump di dati abbiamo eseguito un denial of service: url down in 5 minuti; sia per il primo che per il secondo IP,” continuano. L’attacco di #OpItaly non ha come finalità quello di divulgare i dati ottenuti, ma di mostrare ancora una volta quanto le infrastrutture di Expo siano fragili. “Sì, l’op #NoExpo continuerà fino alla fine dell’Esposizione,” concludono. Insomma, bene così con 1 terabyte di dati sensibile scoperti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/anonymous-ha-prelevato-1-terabyte-di-dati-di-expo/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 maggio 2015.* ### La chiptune è solo nostalgia URL: https://stellakamikaze.org/la-chiptune-e-solo-nostalgia/ Last updated: 2026-07-03T22:52:47.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 maggio 2015.* \*“Non ci sono dubbi nel dire che il più grande export musicale nella storia del Giappone sia da ritrovarsi nelle musiche per i videogiochi.” \* Comincia così [Diggin’ In The Carts](https://www.youtube.com/watch?v=m8z8-SKg3WU&ref=stellakamikaze.org), un lungo documentario sulle colonne sonore dei videogiochi giapponesi che analizza e racconta i compositori che si celano dietro a quelle musiche che più di tutte hanno infestato la nostra infanzia. Comporre quel tipo di musica sulle vecchie console a 8 o 16 bit era un calvario non solo a livello tecnico, ma anche a livello artistico: il compito dell’artista era quello di sviluppare dei racconti musicali sufficientemente riusciti da caratterizzare il gioco stesso, ma mai troppo complessi da distrarre il giocatore dal gioco vero e proprio. Quell’epoca è finita perché oggi, anzi a dire il vero da una quindicina di anni, non c’è più bisogno di programmare le macchine per farle suonare come vogliamo. La potenza procedurale delle console di gioco non deve più creare la musica, basta indicare dove si trova il file .mp3 e la colonna sonora è servita. Nonostante ciò la coda lunga della musica dei chip, la chiptune, arriva fino a oggi. [Diversi anni fa sono incappato in un live di Sabrepulse](https://www.youtube.com/watch?v=m8z8-SKg3WU&ref=stellakamikaze.org), uno dei maggiori esponenti del genere: in quel live al Blip festival lui, solo su un palco con una folla di adoranti spettatori al suo cospetto, si agita come un invasato armato solamente di un GameBoy. Io quel video me lo porto dietro da anni, perché spero un giorno, anche lontanissimo, di potermi divertire nella vita almeno la metà di quanto si diverte lui a premere dei pulsanti su una console per far uscire toni meccanici. La chiptune è arrivata anche in Italia, sopratutto a Milano; stasera infatti a Macao si terrà la terza puntata del [Milano Chiptune Undeground](https://www.facebook.com/MilanoChiptuneUnderground?fref=ts), una serata votata a far uscire dagli impianti gli stessi suoni che sentivamo nei nostri GameBoy, NES e Commodore. Per cercare di capire come ci si faccia a divertire con la chiptune ho fatto due chiacchiere con alcuni dei più importanti protagonisti del genere in Italia, [Kenobit](https://kenobit.bandcamp.com/?ref=stellakamikaze.org) e [arottenbit](https://www.facebook.com/arottenbit666). Non ho ancora capito il segreto della chip music, ma forse ho capito perché ci sono finiti così sotto, quasi colpiti da una qualche strana sindrome di Stoccolma. A dimostrarvelo il mix preparatoci da Arottenbit, la giusta preparazione psicofisica per stasera. Se penso alla chiptune la prima cosa che mi stupisce è che quello che sento durante un live sia semplicemente musica che arriva da un GameBoy, nuda e cruda, “Tutti hanno il loro approccio: io personalmente amo che tutta la musica che faccio esca direttamente dal GameBoy e mi piace che sia senza effetti; parto dall’uscita del GameBoy, entro nel mixer e via. Voglio che, in linea teorica, sia come la colonna sonora di un videogioco di vent’anni fa. Mi piace lavorare con le stesse limitazioni che c’erano all’epoca,” mi spiega Fabio Bortolotti, Kenobit. “Non ne faccio una questione di purismo ma mi piace molto lavorare entro i limiti del GameBoy, perché per come la vedo io questa limitazione genera tante occasioni per inventarti delle soluzioni, e farlo ti spinge, in una maniera o nell’altra, ad innovare. Adoro spremere questo hardware il più possibile: se senti le cose che facevo cinque anni fa e le cose che faccio adesso sembrano arrivare da due macchine completamente diverse; questo cambiamento è frutto della continua spinta alla ricerca e all’innovazione che l’hardware ti porta a perseguire,” continua. *Kenobit. via Babalot* “Detto questo il purismo non è necessariamente richiesto, non devi per forza fare tutto come se stessi ascoltando il theme di una partita di Pokémon: c’è chi usa due Gameboy attaccandoli con un cavo link, come fossero due CDJ, c’è chi collega la console con un [ArduinoBoy](http://www.instructables.com/id/Build-an-ArduinoBoy/?ref=stellakamikaze.org), un add-on che aggiunge funzionalità MIDI al tutto e che permette, per esempio, di sincronizzarlo con una 909 o con un Electribe. A me piace molto puro, anche perché mi piace l’effetto che fa quando la gente realizza che sto usando la stessa console che usano loro.” La strumentazione per produrre chip music però è piuttosto vasta, ed è curioso capire il perché sia stato proprio il GameBoy la console più di successo tra gli artisti, “Ne hanno venduti 110 milioni, per questo è facilmente reperibile. Costa poco, si trova su Ebay, si trova ai mercatini, è resistente come un carro armato e ci sono buone probabilità che se trovi un GameBoy oggi e lo accendi, quella console funzioni ancora. Poi è comodo. In più è portatile, va a pile e quelle pile durano la bellezza di 30 ore. Ha una serie di vantaggi infiniti. Il software che lo supporta per la chiptune, [LSDj](http://www.littlesounddj.com/lsd/?ref=stellakamikaze.org), è ben più che ottimo” mi spiega Kenobit. “Parlando di LSDj: la scena è nata intorno a due programmi: [Nanoloop](http://www.nanoloop.de/?ref=stellakamikaze.org) e LSDj. Quest’ultimo è un [tracker](http://www.makeuseof.com/tag/making-8bit-music-introduction-free-chiptune-music-trackers/?ref=stellakamikaze.org) e ti permette di utilizzare il GameBoy come uno strumento musicale pratico: è sviluppato da un ragazzo svedese, costa cinque dollari, e quelli probabilmente sono stati i soldi meglio spesi della mia vita,” mi dice Fabio. Quando ho parlato con Kenobit il tavolo da lavoro di casa sua era popolato da una manciata di salme sviscerate di console, “Il GameBoy funziona esattamente così com’è, lo prendi dalla scatola e lo usi. Questo che mi hai indicato è aperto perché è un GameBoy cavia, era rotto e lo uso per prove e pezzi di ricambio. Una console portatile come questa si apre per due motivi: [uno è la cosìddetta modifica Pro Sound](http://lowgain-audio.com/GBclassicmod.htm?ref=stellakamikaze.org), consiste nel bypassare il potenziometro dell’uscita audio per farla diventare un’uscita di linea, di modo da pulire un poco il suono e eliminare un po’ di rumore di fondo.” *Il self/titled di Kenobit, uscito a Dicembre 2013 per Lowtoy Netlabel. via Bandcamp* Fabio mi parla anche dell’aggiunta di un display retro-illuminato—l’originale GameBoy non lo era. Ma quindi perché non optare per un GameBoy Advance SP, già retroilluminato di fabbrica? “Con questa domanda ci addentriamo in quel tipo di discorsi che per alcuni possono essere sacrosanti e per altri una sega mentale: l’onda quadra prodotta dal chipset del modello originale è più quadra di quella, per esempio, del GameBoy Pocket. Questo è vero, ma a conti fatti la differenza non è poi così grossa. Cosa è certo è che il suono originale della chiptune è quello del GameBoy: un’onda a quattro bit programmabile. Sicuramente le quadre non sono mai delle quadre perfette, ma quella del GameBoy originale lo è più delle altre.” Quando si parla di micromusic ed in generale di elettrotecnica applicata alla musica, una delle prima cose che mi vengono in mente riguarda il mondo del [circuit bending](http://en.wikipedia.org/wiki/Circuit%5Fbending?ref=stellakamikaze.org)—che per chi non lo sapesse in soldoni si tratta di prendere dei pezzi di hardware che producono suoni (per esempio dei giocattoli) e “piegarne” i circuiti affinché producano altri tipi di suoni, “C’è un grosso punto di contatto tra la chiptune e la scena del circuit bending, ma quando si tratta dai GameBoy è una pratica non così comune, e molti preferiscono la console così com’è. Una mod che alcuni eseguono consiste nel sostituire il cristallo del clock per underclockare il GameBoy: gli metti un cristallo con la metà del valore e improvvisamente il GameBoy è un’ottava sotto; è come averlo scordato,” mi spiega. “C’è gente che fa degli esperimenti fantastici. [Ralp di Lowtoy](http://www.lowtoy.com/portfolio/ralp-fuldatax/?ref=stellakamikaze.org) è uno sperimentatore spagnolo supercazzuto che, per esempio, ha affrontato il GameBoy decostruendolo. Ha fatto dei bending, dei veri e propri esperimenti. Detto questo la ricerca sonora sul GameBoy è più vicina ai parametri che sono già suoi: la quantità di suonini che puoi tirare fuori con i quattro canali della console è sorprendente,” mi spiega Fabio. È piuttosto assurdo pensare che una console che non è stata progettata per fare musica abbia, al netto dei suoi limiti, così tanti strumenti per farla, “Partiamo dal presupposto che siamo stati piuttosto fortunati ad avere una console nata con quelle caratteristiche, un po’ come per il Commodore64.” *Junko Ozawa in Diggin’ in the Carts. grab via* Tornando un attimo a Diggin’ in the Carts, il documentario sulla chip music, tra le altre [viene mostrata la storia di Junko Ozawa](https://youtu.be/m8z8-SKg3WU?t=7m1s&ref=stellakamikaze.org). La compositrice mostra un quaderno all’interno del quale, a mano, ha appuntato tutti i grafici e le proporzioni necessarie a tradurre la sua musica in input interpretabili dalla macchina, “Quando ho visto quella roba lì mi è venuta la pelle d’oca. Quando la Ozawa guarda quei grafici dice “questo è il mio tesoro, è la cosa a cui tengo più al mondo.” Sono dei fogli di carta millimetrata su cui sono disegnate delle onde; ecco quelle onde sono in tutto e per tutto simili a quelle a 4bit che puoi disegnare sul GameBoy. Quello era un periodo di sperimentazione meraviglioso, i compositori lavoravano con le nostre stesse limitazioni, ma proprio allora stavano scoprendo cosa si potesse fare grazie a quelle limitazioni.” La “musica da videogiochi” a un certo punto però ha smesso di essere sperimentale; il progredire delle tecnologia ha reso inutile la necessità di produrre i toni direttamente dalle macchine e ha permesso di riprodurre tracce pre-registrate, “C’è stata una grande svolta nel mondo della musica dei videogiochi e personalmente la identifico con l’uscita di Wipeout per PlayStation 1\. Fino a quella console la musica dei videogiochi era di fatto chiptune—certo nell’era del MegaDrive c’era un po’ di sintesi FM, ma si trattava di chiptune. A un certo punto però, con Wipeout, [accendi la PlayStation e ci sono i Prodigy](https://www.youtube.com/watch?v=IEvDmeXUCJE&ref=stellakamikaze.org). All’improvviso la musica dei videogiochi non doveva essere più sintetizzata dalla macchina stessa, ma poteva essere masterizzata e messa su CD. Molti compositori hanno visto in questo la fine della lotta contro questi limiti,” mi spiega Fabio. “Dall’altro lato però ha cambiato completamente l’approccio perchè venivano a mancare queste limitazioni. Non c’era più bisogno di fare ricerca, veniva a mancare la necessità di sperimentare e di innovare in quell’ambito: si era aperto un mondo di possibilità infinite,” mi viene quindi da pensare che quella della chiptune sia una disciplina che sopravvive proprio grazie al suo essere intrinsecamente limitata dalla macchina stessa. *via arottenbit* “Io sono convinto che la limitazione sia la chiave e il motore che ha reso grande alcuni videogiochi del passato e che rende grande la scena chiptune di oggi. Anche se uno non sceglie la via del purismo sta scegliendo di suonare con macchine che hanno dei limiti: per altre persone non sarà una pratica così gradita o motivazione così forte, ma secondo me oggi la chiptune vive gomito a gomito con le sue limitazioni, e sono proprio queste a creare lo stupore, lo spettacolo, la gioia di vedere cosa succede. Se ascolti dei miei vecchi pezzi e li paragoni ad alcuni nuovi senti eccome la differenza, ma le macchine sono sempre le stesse.” Qualche tempo dopo mi sono incontrato con Otto, in arte arottenbit, che organizza in prima persona Milano Chiptune Undeground. Lui a differenza di Fabio non arriva dal mondo dei videogiochi e non vede così forte il collegamento tra quel mondo e la chiptune. Otto è un animale da palco, “Io in realtà sono un po’ una mosca bianca: negli anni ho avuto modo di toccare diversi generi musicali e la cosa mi ha permesso di buttarmi in tante diverse scene, dall’hardcore punk, post-punk, fino alle serate da club. Quando ho cominciato facevo dubstep, poi electro house, ma nel frattempo rimanevo nel contesto della scena 8bit europea,” mi spiega. “Ho cominciato nel 2008: avevo comprato il mio primo GameBoy proprio per fare musica. Dopo 3 mesi tra tentativi, esperimenti e contatti avevo una data qui a Milano al Cox18 per un piccolo festival con altri artisti della scena chiptune italiana. È un ambiente estremamente amichevole, ci si conosce tutti proprio perché non siamo in tanti. A Milano siamo in quattro: io, Fabio, Tony e Pablito; facciamo un buon numero di live, nonostante tutto,” mi racconta Otto. *via arottenbit* È strano pensare che qualcuno non proveniente dal mondo dei videogiochi possa interessarsi ad un genere con sonorità così ostiche come la chiptune, “Nel 2008 ho scoperto un gruppo metalcore, [Horse The Band](https://www.youtube.com/watch?v=W7wpzKvNhfA&ref=stellakamikaze.org), che faceva hardcore con suoni elettronici vagamente 8bit, allora mi sono detto “che bella ‘sta onda quadra, mi piacerebbe fare roba del genere.’ Sono andato su Google, e senza aver mai fatto musica elettronica prima ho cominciato a provare a fare chiptune con degli emulatori. Poco dopo ho comprato un GameBoy e mi si è aperto un mondo: non avevo idea si potesse fare roba del genere, ho scoperto di poter creare dei suoni che prima non esistevano, spesso sfruttando glitch della macchina.” Al pronunciare di ‘glitch’ mi sono illuminato, “Il software è molto limitato, quindi se per esempio voglio fare un filtro devo inventarmi una qualche maniera per far fare al software quello che voglio io. Per esempio, se fai un’onda quadra con un release cortissimo e un sustain a zero, il suono generato è un click. Se retriggeri quel click a un tot di millisecondi ottieni un ‘trrrr’; ecco, per esempio quel ‘trrrr’ è un basso della madonna. Sfruttando questo tipo di scorciatoie tu vai a creare dei suoni che il creatore del GameBoy non aveva idea di poter creare.” Gli ho poi chiesto di Milano Chiptune Underground: per quanto Milano possa essere un crocevia di sonorità e correnti diversissime tra loro, pare assurdo che si riesca a organizzare una serata chiptune in un posto con la capienza di Macao, “Abbiamo cominciato a organizzare questo format in Belgio. Ho detto a Fabio, ‘c’è questo posto a Milano, ci ho suonato con un band cybergrind, ci facciamo qualcosa? Il posto è figo, i ragazzi ci stanno dentro’, e siamo passati da questa specie di sottoscala e venerdì arriveremo a Macao. Quando abbiamo cominciato non sapevamo come chiamarlo, “Non mi piaceva 8bit dungeon perché volevo allontanarmi dall’immaginario dei videogiochi perché non ci rappresentava tutti; non volevamo qualcosa di nerd. Abbiamo trovato Milano Chiptune Underground, ed era perfetto. Abbiamo cominciato chiamando amici e personalità che nei primi anni della chiptune ruotavano attorno alla scena di micromusic.net, un headquarter europeo per chiunque facesse musica con console o attraverso il circuit bending. Io ho iniziato nel 2008, quando il sito era già morto, ma nel contempo la scena era rinata attorno a un altro sito, 8bitcollective.” *arottenbit e Kenobit. via OPEN* Quando l’ho sentito per organizzare l’interivsta, Otto mi ha fatto spesso riferimento [all’articolo di Birsa sulla trasformazione del metal in techno](http://noisey.vice.com/it/blog/heavy-2015?ref=stellakamikaze.org); la chiptune è il metal della musica elettronica? “La scena chiptune è molto amichevole e sincera proprio perché siamo pochi: non c’è nessuna posa, non c’è nessuna necessità di creare un immaginario che non esiste; la scena 8bit non è proprio una scena, non è un genere musicale. Chiptune vuol dire prendere della immondizia dalle discariche e farci musica, sia questa immondizia console, giocattoli o percussioni improvvisate.” “C’è molta sincerità nel porsi, quindi quando suoni live ti comporti un po’ come vuoi. Quando io compongo penso solamente a come i suoni si comporteranno su un dancefloor, penso a come sconvolgere le persone che guardano un mio liveshow. Faccio un synth matto, faccio un tupatupa per due minuti, scendo dal palco e ti prendo a pugni. Il mio più che essere un concerto è un liveshow; io voglio salire sul palco per spaccare tutto.” Siamo quindi tornati sul collegamento tra chiptune e limiti, “La chiptune non è bella perché è limitata. Quando io faccio musica non punto alla melodia, per me ‘chiptune’ significa ‘chip + tune’, e per me ‘tune’ non significa ‘melodia’ ma ‘accordare.’ Prendo il chip e lo stritolo, gli faccio cose che non dovrebbe fare. Decisamente out of tuning rispetto a quello che i programmatori in Giappone avevano in testa negli anni 90\. Nella chiptune non esiste l’immediatezza di mettersi una chitarra al collo e fare un power chord, è una ricerca sonora molto più complicata. I parametri che hai a disposizione per creare il tuo suono sono molto limitati,” mi spiega Otto. “Io passo i pomeriggi a spippolare, poi trovo un suono che mi piace e da lì il pezzo che costruisco attorno è solo un modo per veicolare quel suono. Ciò che mi diverte è questo, ed è una cosa che non ho trovato con altri strumenti: non nella chitarra, non nel basso che io stesso suono. Se sul GameBoy voglio una distorsione la devo programmare, devo girare attorno alle limitazioni del GameBoy per creare qualcosa che assomigli a una distorsione.” via Milano Chiptune Underground Visto e considerato che Otto, arottenbit, si esibirà anche a Milano Chiptune Underground, per di più in back to back proprio con Kenobit, non potevo esimermi dal chiedergli cosa mi dovrò aspettare, “I moduli del mio sistema rack me li devo inventare, programmare. Non bastano una manciata di centinaia di euro per ottenerli. Devi spenderci sotto un paio di pomeriggi di lavoro e riuscire a simularli, stando sempre attento a non sforare la potenza del processore.” “I primi GameBoy del 1989 sono quelli più limitati, storicamente poi con il GameBoy Color si ha una potenza di calcolo maggiore ed infine con il GameBoy Advance si abbandona l’8bit e si passa al 16bit. Proprio per questo suono con un GameBoy rosso prima edizione, da sempre; e quel GameBoy rosso ha preso un sacco di colpi. Lo schermo è ancora attaccato per grazia del signore e ogni volta che provo ad alimentare il mosh scendendo dal palco a tirare gomitate, finisce che per colpa delle vibrazioni si resetta sempre,” mi spiega Otto. “Saranno macchine vecchia, ma riesci a capire quanto è bello? Quegli 8bit. Quel suono. Penso di non aver mai sentito nessuna macchina suonare così aggressiva. Il suono basso dei [Rotten Sound](https://www.youtube.com/watch?v=I4mvJmq4GHI&ref=stellakamikaze.org) è l’unico rumore che io abbia sentito macinare più di un Pulse Code Modulator di un GameBoy,” continua. “Dopodiché la macchina è estremamente limitata: due generatori di onda quadra, un Pulse Code Modulator che appunto modulando un’onda quadra (pulse wave) permette di generare suoni complessi come onde triangolari e a dente di sega, e infine un generatore di rumore bianco, con cui creando rumori con veloce sustain e release si riesce ad ottenere praticamente tutta la parte ritmica di ogni produzione. Bella merda.” “Questi quattro canali, usati in ogni videogioco portatile di Nintendo dal 1989 al 2001, vengono controllati da un singolo processore: uno Z80 che oltre a gestire loro si deve occupare anche del resto del gioco. Grafica, effetti sonori, esplosioni, e il tuo inventario di Pokémon Giallo. Tanta roba. Il tutto garantendo una latenza minima sui comandi, in modo da far saltare Super Mario al momento giusto senza farsi ammazzare da uno stupido Goomba. Ecco, prendete tutta sta schifezza e buttatela via. Io con il GameBoy voglio solo fare le casse gabber.” “Tutto per me è dancefloor. La festa. Ogni suono. Ogni arrangiamento. Ogni traccia la scrivo pensandomi una maniera nuova per stupire il pubblico. E se non sempre sono in vena di scervellarmi a per creare il synth più brutto che tu possa mai ascoltare, lascio che sia il d-beat creato da campionamenti di una TR909 a parlare. E se il tupatutupa non lo capisci allora scendo dal palco e te lo faccio ricordare io quanto era bello prendersi a gomitate ai concerti punk nei centri sociali,” continua. “Si dice che la musica 8bit sia solo nostalgia. Io il mio primo videogioco portatile l’ho comprato nel giugno 2008\. Da quel giorno è stato l’unico strumento che io abbia mai suonato con un’infinita passione, abbandonando plettri e bacchette. Ogni volta che salgo sul palco faccio in modo che tu ti possa ricordare di quanto fosse bello andare ai concerti. È tutta nostalgia.” Kenobit e arottenbit si esibiranno questo venerdì a Macao per Milano Chiptune Underground #03 assieme a [TONYLIGHT](https://soundcloud.com/tonylight?ref=stellakamikaze.org), [ruBRK](https://soundcloud.com/rubrk?ref=stellakamikaze.org), [HarleyLikesMusic](http://www.harleylikesmusic.com/?ref=stellakamikaze.org) e DJ Chipwarrior. *Segui Federico su Twitter— @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/chiptune-nostalgia-kenobit-arottenbit/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 maggio 2015.* ### Qualcuno ha rubato una mano bionica da 30.000 euro da un padiglione di Expo URL: https://stellakamikaze.org/qualcuno-ha-rubato-una-mano-bionica-da-30-000-euro-da-un-padiglione-di-expo/ Last updated: 2026-07-03T22:52:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 14 maggio 2015.* In Italia lavoriamo a forza di terni al lotto. [Facciamo 99 cialtronate](http://motherboard.vice.com/it/read/le-10-migliori-poveracciate-di-expo?ref=stellakamikaze.org) e poi silenziosamente tiriamo fuori una figata impossibile che buca il tessuto spazio-temporale in quanto avanguardia tecnologica. Una di queste figate arriva dall’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna di Pisa, ed è un progetto che con quattro spicci (400.000 euro) erogati dal MIUR ha creato My-Hand, [una mano robotica che permetterà a chi ne ha bisogno non solo di indossare una protesi non invasiva e che non richiede un intervento chirurgico per essere impiantata, ma anche di riacquisire il senso del tatto](http://www.sssup.it/news.jsp?ID%5FNEWS=5015%3Eemplate=default.jsp&ref=stellakamikaze.org). La notizia non è esattamente nuovissima; o meglio, non è questa la notizia. Lo scoop è che venerdì scorso uno di questi prototipi era in esposizione al Padiglione Italia, a Expo. Fino a qui tutto bene. Se non fosse che questa protesi bionica al mattino risplendeva orgogliosa di tutta la sua fierezza avanguardistica, mentre la sera non lo faceva più. [Ha smesso non perché si è rotta, ma perché l’hanno rubata](http://www.pisatoday.it/cronaca/mano-robot-santanna-pisa-rubata-expo-2015.html?ref=stellakamikaze.org). Sì, esatto. Ricapitoliamo. L’Istituto di BioRobotica del Sant’Anna progetta una protesi che sembra arrivare dal futuro che potrebbe cambiare la vita a chi non ha la mano, questa protesi viene fieramente esposta—come è giusto che sia—all’interno del Padiglione Italia, il principale di Expo, e infine viene rubata. 30,000 euro di ammenicolo tecnologico che sparisce, e nessuno ha visto niente. L’agenzia Toscana Promozione, che si è occupata dell’esposizione del prototipo, ha già sporto denuncia ai Carabinieri e il prototipo è già stato sostituito con una copia identica, ma resta il fatto che nel bel mezzo della struttura più importante di tutto Expo un prototipo da 30.000 euro è sparito come fosse un tozzo di pane da una cesta. Fenomenali. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-prototipo-italiano-da-30000-euro-e-stato-rubato-a-expo/?ref=stellakamikaze.org)*, 14 maggio 2015.* ### iAmbrogio è l'app che ti apre la strada dell'agiatezza URL: https://stellakamikaze.org/iambrogio-e-lapp-che-ti-apre-la-strada-dellagiatezza/ Last updated: 2026-07-03T22:52:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 maggio 2015.* Essere ricchi al giorno d’oggi è un problema. L’economia è in crisi e se ti ritrovi con due spicci in tasca tutti ti guardano storto: alcuni vogliono soldi, altri odiano i tuoi soldi, altri ancora amano i tuoi soldi. Perché non posso semplicemente godermi la mia ricchezza senza che nessuno mi tedi continuamente? [Aurelio Ludovico Barilla](https://www.facebook.com/aurelioludovico.barilla?fref=ts) deve essersi stancato di questa cosa, tanto che un bel giorno di un paio di anni fa ha deciso di iniziare a condividere con tutti le foto dei suoi averi e di quelli dei suoi amici. Aurelio, meglio noto come ALB, è un social influencer e sfrutta il proprio profilo Facebook e Instagram per raccontare a tutti quanto sia bello essere ricchi: la sua ironia è sottile, non è altezzoso, non disprezza la povertà, non si beffa di chi non ha i soldi. Semplicemente ama condividere questa felicità con tutti, e tutti sono felici di godere di questa felicità fatta di champagne, orologi e macchine di lusso, donne e feste. Aggiungici qualche saltuaria considerazione sociopolitica, dalla quale si evince il personaggio a tutto tondo, e hai Aurelio Ludovico Barilla. Il meglio però deve ancora venire: Aurelio ha trasformato, nel tempo, questa sua presenza sui social in un lavoro. Tutti vogliono fare festa con lui e la Benestante Gioventù Italiana è palesemente in difficoltà quando si tratta di organizzare un baccanale di qualità. Così Aurelio inaugura la sua esperienza con [Lo Sbocciatore](https://www.facebook.com/LoSbocciatore?fref=ts), un brand da lui creato che fa da trendsetter nel mondo del lusso e del divertimento sfrenato. Ma perché fermarsi alle nuvole quando puoi arrivare alle stelle? Siamo nell’era della pigrizia: c’è il digital delivery con Steam, c’è il food delivery con Just.Eat, c’è il delivery di persone con Uber. Puoi fare qualunque cosa standotene comodamente seduto sulla tua poltrona—ma se sei ricco? Se sei davvero molto ricco probabilmente non avrai bisogno di fare proprio nulla, perché avrai già tutto a portata di mano; ma se sei un normale ricco che vuole solamente spendere i propri soldi in totale tranquillità hai un problema. Aurelio ha pensato anche a quello, e ci ho fatto due chiacchiere per farmi spiegare della sua più recente creatura ancora in gestazione: [iAmbrogio](https://www.facebook.com/AmbrogioAssistance?fref=ts). Il grosso problema di Aurelio è che è la rappresentazione di una caricatura che noi, i non-ricchi, non possiamo comprendere appieno. È ricco e si comporta esattamente come ci aspetteremo che un ricco si comporti, per questo anche nel caso di iAmbrogio è difficile capire se stia facendo davvero sul serio, “iAmbrogio è assolutamente un servizio concreto che sarà presto disponibile ed operativo. [Per ora puoi darci un’occhiata sul suo sito](http://www.iambrogio.com/?ref=stellakamikaze.org).” Nel caso non l’aveste ancora capito iAmbrogio è una app che promette di rendere l’Ambrogio, quello della pubblicità del Ferrero Rocher, realtà. E promette di farlo dal vostro palmo di mano: “Al momento stiamo ultimando lo sviluppo dell’applicazione. Una volta pronta verrà messa su Apple Store e Google Play. Gli utenti potranno scaricarla e richiedere i servigi di Ambrogio con pochi tap, pagando con carta di credito. Nello specifico sarà possibile farsi recapitare comodamente a casa qualunque cosa si desideri, dalla torta alle sigarette, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7\. Le consegne saranno geolocalizzate e affidate a giovani ragazzi con apposito mezzo, gli Ambrogi appunto. Avremo inoltre un hotel 5 stelle come partner strategico in ogni città in cui sarà operativo il servizio,” mi spiega Aurelio. Certo è che i termini “app,” “delivery,” “veicoli,” e “clienti” fanno venire in mente qualcosa di, seppur recente, non nuovo: sono ormai mesi che Uber vive una tempesta legale dietro l’altro, iAmbrogio potrebbe andare incontro a problemi simili? “I nostri legali hanno già analizzato il modello di business e garantito la legalità del servizio,” mi rassicura Aurelio. Non so se iAmbrogio sia roba per me che scelgo ancora le birre in base al rapporto tasso alcolico/prezzo, ma Aurelio mi assicura che—”Stiamo ancora valutando i costi del servizio. Oltre alla possibilità di pagare il singolo recapito vorremmo anche proporre degli abbonamenti per aumentare l’engagement dei nostri clienti. Insomma la sfida è quella di fornire un servizio di lusso a disposizione di tutti.” Aurelio pare molto sicuro della sua idea e ha già cominciato a cercare nuovi collaboratori attraverso i suoi canali social. “A differenza de Lo Sbocciatore, nato come passatempo e che si è poi trasformato in un business sia a livello di marketing che di sviluppo di contatti, questo salto nel mondo digitale, che ormai conosco bene, nasce invece con la massima serietà e con lo scopo preciso fornire un servizio innovativo che tuttora non esiste e ovviamente di generare significativi utili, “money never sleeps”. Insomma fai la tua scelta: lavora per esaudire il sogno di qualcun altro, assumi qualcun altro per esaudire il tuo sogno, oppure prendi il tuo smartphone e fatti portare un Dom Perignon a domicilio con iAmbrogio. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/iambrogio-e-lapp-che-ti-permettera-di-non-fare-piu-nulla-nella-tua-vita/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 maggio 2015.* ### L'anniversario della morte di Leeroy Jenkins è la fine di un'era per i MMORPG URL: https://stellakamikaze.org/lanniversario-della-morte-di-leeroy-jenkins-e-la-fine-di-unera-per-i-mmorpg/ Last updated: 2026-07-03T22:52:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 maggio 2015.* Ieri si è celebrato un anniversario, ma non deve averlo festeggiato nessuno nel senso vero e proprio del termine; molto probabilmente qualcuno si è fatto una risata, qualcun altro ha abbozzato un mezzo sorriso mentre il motivo dell’anniversario lo faceva tornare indietro nel tempo di anni. Ieri, 11 maggio, si è consumato [il decimo anniversario della morte di Leeroy Jenkins](http://knowyourmeme.com/memes/leeroy-jenkins?ref=stellakamikaze.org), un cavaliere sepolto senza funerali né cortei, ma la cui gloria echeggia fino ai giorni nostri. La battaglia che Leeroy Jenkins ha combattuto è nobile, pregna di un’importanza etica particolare e che splende di un forte autodeterminismo che ha reso questo eroe memorabile. L’11 maggio di dieci anni fa Leeroy Jenkins mandava affanculo i suoi compagni di gilda durante un raid in *World of Warcraft* e si immolava per il semplice gusto di farlo. I raid di *World of Warcraft* erano un inferno. Pensate a un gruppo di *n* persone (dove *n* in genere è un numero variabile tra 10 e 40) che devono organizzarsi per superare una zona di gioco particolarmente difficile e devono risultare quantomeno coordinati per riuscirci. Pensate al giocatore medio di *World of Warcraft*. Ora riguardatevi il video sopra. Leeroy Jenkins o meno, [i raid su World of Warcraft erano materia da strategòs e falangi oplitiche](https://www.youtube.com/watch?v=7G6X4O3N69w&ref=stellakamikaze.org). La questione Leeroy Jenkins però va un po’ al di là di World of Warcarft: quello di Leeroy è un meme che ha letteralmente sfondato le pareti del “virale” e si è radicato col tempo in maniera capillare nell’immaginario comune di mezzo mondo. È stato utilizzato più e più volte dai media tradizionali per ironizzare su situazioni analoghe a quelle del video e sopratutto è sopravvissuto a decine di ondate di nuovi meme che avrebbero potuto agilmente rimpiazzarlo. La leggenda di Leeroy Jenkins è così importante perché è uno degli ultimi esempi di contenuto virale non forzato apparso sul web: il raid, dopo essere stato ripreso in quel video, [è apparso su un fanforum di World of Warcraft l’11 maggio del 2005](http://www.warcraftmovies.com/movieview.php?id=1666&ref=stellakamikaze.org) e solo dopo diversi mesi è apparso per la prima volta su YouTube. Dopo essere stato discusso da testate come il [,](http://www.theguardian.com/film/2006/nov/18/games.culture?ref=stellakamikaze.org) *Guardian*[e](http://www.engadget.com/2011/06/28/wow-archivist-the-legacy-of-leeroy-jenkins/?ref=stellakamikaze.org) *PC Gamer*[, il video di riferimento di Leeroy Jenkins viaggia attorno ai 30 milioni di visualizzazioni nel maggio 2012, a cui si devono aggiungere però le visualizzazioni ottenute da altre centinaia di upload dello stesso video su canali diversi.](http://www.techhive.com/article/136911/article.html?ref=stellakamikaze.org) *PC World*Dietro Leeroy Jenkins però c’è un burattinaio—[Ben Schulz è un ragazzo di Denver](https://www.youtube.com/watch?v=9vF7aVMhUEw&ref=stellakamikaze.org), ed è il giocatore che ha permesso a Leeroy di rovinare il raid alla sua gilda “PALS FOR LIFE.” L’impresa di Ben è stata così importante che non solo gli ha permesso di partecipare al Blizzcon 2006—l’annuale conferenza di Blizzard, considerata una degli eventi più importanti dagli amanti del genere—, ma gli ha permesso anche di tenere alcune talk riguardo il mito di Leeroy Jenkins in altre conferenze come il ROFLCon. Leeroy Jenkins è il baluardo di un’epoca del gaming online che oggi non esiste più; i MMORPG sono una realtà settoriale che dopo l’enorme espansione dell’era *World of Warcraft* si è decisamente contratta per lasciare spazio a singolarità piuttosto solide—come [EvE Online](https://www.eveonline.com/?ref=stellakamikaze.org), il corso di laurea in micro e macroeconomia fatto videogioco. Gli anni di *World of Warcraft* non hanno solamente segnato l’enorme successo del gioco stesso, ma anche una grande diffusione di tutti suoi affini di provenienza orientale, in particolare coreana. *Metin2, Guild Wars, AION, Lineage II*; ai quali si è affiancato un nuovo boom dei MMORPG in 2D-isometrico: *Ragnarok*—in assoluto uno dei ricordi più belli del mio “storico da videogiocatore”—, *Dofus, MapleStory*. Se avete vissuto quegli anni questi nomi per voi saranno dei banner lampeggianti nelle svariate wiki che eravate abituati a visitare nei tempi morti tra un livello e l’altro alla ricerca di modi più veloci per macinare punti esperienza o denaro da spendere. Il boom di *World of Warcraft* e dei suoi abbonamenti mensili supportati da un’esperienza di gioco semplicemente perfetta ha portato molti novizi del mondo MMORPG, me compreso, a orientarsi prima su altri titoli. La maggior parte dei nomi che ho citato prima rientrano nella formula ‘freemium’, ovvero “ti facciamo giocare gratis, ti facciamo arrivare al livello 10 o 20, ma per continuare devi cominciare a pagare.” Se per il me dodicenne era fuori discussione sganciare quei pochi soldi che mi ritrovavo per un abbonamento mensile a *World of Warcraft*, figuriamoci se potevo anche solamente mettere in discussione il farlo per un qualche MMORPG infinitamente peggiore di WoW. Così è cominciata per me l’era dei server privati. [RateMyServer.net](http://ratemyserver.net/?ref=stellakamikaze.org) era la mia religione: centinaia e centinaia di server privati di *Ragnarok Online*, tutti con nuove caratteristiche rispetto alla versione vanilla del gioco e spesso muniti di un ratio di esperienza superiore al normale. L’esperienza di gioco base vorrebbe che tu passassi una settimana intera a macinare click per massacrare mostriciattoli per passare dal livello 12 al livello 15? Io quel tempo non ce l’avevo, io volevo giocare in PvP (player versus player) e andare a caccia di equipaggiamenti sempre migliori. Così mi iscrivevo ai server *super high rate*, dove in genere il tempo speso per far arrivare il proprio personaggio al livello massimo consentito dal gioco non superava la mezz’oretta scarsa. Non voglio parlare di quanto tempo ho passato a giocare a *Ragnarok* perché il numero di ore di vita che ho speso a cliccare ripetutamente in un mondo in due dimensioni mi farebbe vergognare non poco, ma voglio ricordare ancora una volta Leeroy Jenkins, che per me e per molti altri rappresenta una vera e propria era dei MMORPG. Non mi importa fare discorsi da nostalgica cariatide che non riesce a staccare lo sguardo dal passato, ma è indubbio che oggi il gaming online sia cambiato. Fortunatamente è cambiato in meglio, visto che le esperienze che cercavo andando a scandagliare le liste di server *super high rate* ora mi vengono offerto sin da subito da svariati giochi. Il tempo per giocare è diminuito—almeno per me—e i MMORPG forse non sono più la testa di ponte dei videgiochi online. L’era di YouTube ha plasmato lo steoreotipo di videogiocatore online, trasformandolo dal grassoccio tossico di *World of Warcraft* raccontato da *South Park* in un giocatore più dinamico e appassionato di sparatutto, calcio e macchine veloci. La componente ruolistica dei MMORPG è stata sostituita da videogiochi come [Clash of Clans](https://play.google.com/store/apps/details?id=com.supercell.clashofclans&hl=it&ref=stellakamikaze.org), dove anziché crescere un personaggio in tempo reale, viene data la possibilità di espandere il proprio impero a partire da un piccolo villaggio ma con tempi decisamente dilatati e più adatti ai nuovi modi di videogiocare. Le console sono vecchie, gli smartphone sono democratici: qualunque potenziale videogiocatore ne ha uno in tasca e giocare con uno smartphone spesso è una pratica che ti ruba giusto quei dieci minuti che passi in autobus o in metropolitana; dieci minuti perfetti per aggiornare la coda di costruzione degli edifici del proprio villaggio o per ordinare qualche attacco verso villaggi altrui. Il grosso problema, e qui invece sì che si tratta di nostalgia, è che gli attacchi temporizzati su *Clash of Clans* non mi faranno mai più avere un Leeroy Jenkins, e questo un po’ mi dispiace. Resta il fatto che i modi di videogiocare sono cambiati e questo, che ci piaccia o meno, è una realtà che non possiamo cambiare, ma a cui possiamo solamente adattarci. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-anniversario-della-morte-di-leeroy-jenkins-d-la-fine-di-un-era-per-i-mmorpg/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 maggio 2015.* ### MafiaMaps è l'app per combattere la mafia con lo smartphone URL: https://stellakamikaze.org/mafiamaps-e-lapp-per-combattere-la-mafia-con-lo-smartphone/ Last updated: 2026-07-03T22:52:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 maggio 2015.* In Italia ci sono una montagna di questioni politiche e sociali discutibili: l’abbiamo visto pochi giorni fa [con le manifestazioni No Expo](http://www.vice.com/it/tag/Expo?ref=stellakamikaze.org). A te piace l’Expo? Non ti piace? Condividi le ragioni della protesta? Gambizzeresti chi ha dato fuoco alle automobili? Non mi importa saperlo, perché oggi non parleremo di questo. Oggi parliamo di un’altra questione politica e sociale, una faccenda di ben più semplice trattazione etica: la mafia. Tutto ciò che possa essere associato alla mafia fa schifo, e questo è un concetto giusto, legittimo e condivisibile che ci viene ripetuto a cadenza regolare da ormai diversi anni. Il problema, almeno nel mio caso, è che continuo a vedere la mafia come un qualcosa di molto distante dalle mie preoccupazioni. Ovviamente sbaglio di grosso, e [WikiMafia](http://www.wikimafia.it/?ref=stellakamikaze.org) me lo ricorda ogni giorno dal 21 marzo 2013 a oggi. WikiMafia è una di quelle poche cose, in Italia, che andrebbero fatte, finanziate e basta. È una *Libera Enciclopedia sulla Mafia,* una raccolta di tutte le questioni di natura mafiosa di cui siamo a conoscenza; la Mafia agisce nel sottobosco della quotidianità, quindi il modo migliore per evitarla e combatterla è, banalmente, conoscerla. Per quanto lodevole possa essere l’iniziativa, però, siamo nel 2015 e le enciclopedie Wiki rischiano di puzzare di vecchio. Le informazioni ci sono e sarebbe dunque un peccato se fossero poco accessibili alle nuove generazioni tutte smartphone, app e internet of things. Difatti hanno pensato anche a quello, e nel dicembre 2014 i ragazzi di WikiMafia [hanno cominciato a partorire l’idea di MafiaMaps](http://www.wikimafia.it/mafiamaps/?ref=stellakamikaze.org), una app che vuole trasferire tutte le informazioni contenuti in WikiMafia su smartphone e renderle visivamente accessibili grazie alla localizzazione degli “eventi mafiosi” su mappe. Dopo qualche mese di gestazione lo scorso 21 marzo viene lanciata la campagna di crowdfunding per il progetto, che si chiuderà tra un paio di settimane, il 24 maggio. La scelta di voler utilizzare delle mappe per visualizzare al meglio i dati disponibili è piuttosto intelligente: una lista infinita di voci stile Wiki rischia di non rendere percepibile al meglio la quantità di infiltrazioni mafiose che ci circondano. “Difficile quantificare quanti sono i dati da visualizzare, è un campo pressoché infinito, per questo motivo in questa prima fase abbiamo circoscritto la mappatura al fenomeno mafioso e al movimento antimafia, entrambi nelle loro varie declinazioni, cercando di fornire strumenti utili per la diffusione della conoscenza del fenomeno anzitutto al secondo. L’app funzionerà come qualsiasi app di mappe, ma su ogni marker si aprirà un box informativo che rimanderà alla voce su WikiMafia.” Purtroppo però, come in ogni bella storia, arrivano anche i lati negativi. La campagna di crowdfunding per MafiaMaps è decisamente ambiziosa, in due mesi vogliono raggiungere la bellezza di 100.000€ di finanziamenti—[numero non poi così esorbitante se paragonato alla quantità di stronzate che su Kickstarter riescono costantemente a raggiungere il traguardo di finanziamento](http://motherboard.vice.com/it/tag/kickstarter?ref=stellakamikaze.org). La campagna è a un paio di settimane dalla sua conclusione e per ora si contano più di 11.000€ raccolti. “Per i mezzi che abbiamo, sta andando bene: siamo a quota 11mila, il che significa che svilupperemo l’app e mapperemo la Lombardia. Da qui al 23 maggio speriamo di arrivare almeno a 20mila… per la mappatura delle altre regioni, una volta sviluppata l’app, pensiamo di lanciare altre campagne di crowdfunding, strumento che preferiamo ad altre strade perché ci permette di creare anzitutto una community di persone che è interessata ad usare l’applicazione e a farla vivere,” premette Pierapolo. Se i finanziamenti ‘popolari’ non dovessero proprio arrivare, però, potrebbe essere una buona idea chiedere soldi a uno sponsor, o sbloccare qualche tranche di finanziamento pubblico, “Non vogliamo ricorrere a soldi pubblici, quanto meno non a soldi dello Stato italiano: vogliamo dimostrare di poter fare le cose, e farle bene, senza attingere ai fondi messi a disposizione nel campo dell’antimafia (tantissimi a fronte di risultati veramente modesti). C’è chi si è dimostrato interessato a sponsorizzare pezzi di mappatura, ma per ovvi motivi prima di accettare un contributo di uno sponsor gli faremo le analisi del sangue per vedere chi sono veramente e se hanno la nostra stessa filosofia di vita,” mi spiega. “Preferiamo cominciare con l’offrire poco e poi poter dare tanto, piuttosto che promettere tanto e poi riuscire a fare poco. La gente sa che con i soldi attualmente a disposizione possiamo garantire una mappatura organica e completa solo della Lombardia. Per le altre regioni, si impegnino a diffondere il progetto e a convincere le persone a donare!” Centomila euro sono una bella cifra, e considerando il tipo di lavoro necessario per gestire un’applicazione del genere una buona idea, invece che ricorrere al crowdfunding, potrebbe essere quella di affidarsi al crowdsourcing. Gran parte della mole di lavoro per un’opera del genere infatti riguarda lo scraping di montagne di dati, che devono essere ripuliti per poi essere reinseriti nel database dell’app. “Abbiamo diversi sviluppatori / programmatori che si sono messi a disposizione in forma gratuita per dare alla luce a tutti i costi l’app—noi però vogliamo retribuirli lo stesso, anche se poco, sempre per via di una certa etica del lavoro che ci contraddistingue in quanto sociologi—, quindi il costo di sviluppo si è già notevolmente abbassato rispetto all’inizio,” mi spiega Pierpaolo. “Il vero problema sarà riuscire a garantire un equo compenso al grande lavoro che dovranno fare i giovani ricercatori che si occuperanno delle varie sezioni di mappatura: tra trasferte, controllo del dato, riorganizzazione… quello farà la differenza tra noi e una qualsiasi altra startup: noi siamo ricercatori sociali e siamo esperti del fenomeno, oltre ad avere alle spalle WikiMafia che oramai è un punto di riferimento per la conoscenza sul fenomeno mafioso in tutta Italia,” continua. “Dobbiamo migliorare e possiamo migliorare l’esistente per renderlo più accessibile e semplice per l’utilizzatore finale, cioè il cittadino che vuole indignarsi e non sa da dove partire. MafiaMaps in realtà sarà il maestro Manzi dell’Antimafia: farà fare un salto eccezionale nell’alfabetizzazione dei giovani ma anche di chi più giovane non è, abbattendo gli stereotipi culturali radicati nella cultura dominante. Di più; metterà insieme tutte le varie realtà dell’antimafia, che spesso sono lacerate da conflitti che danno forza solamente alle organizzazioni mafiose,” conclude Pierpaolo. MafiaMaps è una bella idea e potrebbe essere un bel passo avanti, come ha detto Pierpaolo, nell’alfabettizzazione dei più giovani al fenomeno. Invece che spendere soldi in campagne Kickstarter inutili o in quella cassa di birra in più per il weekend, [lasciate qualche euro a MafiaMaps](http://www.wikimafia.it/mafiamaps?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/con-mafiamaps-combatteremo-la-mafia-dai-nostri-smartphone/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 maggio 2015.* ### Francesco Facchinetti vuole diventare lo Steve Jobs italiano? URL: https://stellakamikaze.org/francesco-facchinetti-vuole-diventare-lo-steve-jobs-italiano/ Last updated: 2026-07-03T22:52:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 maggio 2015.* [Per chi si chiedesse dove ha già letto questo titolo, c’è la possibilità che Facchinetti sia il nuovo Farinetti](http://bit.ly/1xxntep?ref=stellakamikaze.org) Non faccio zapping in TV da anni, è una pratica che semplicemente non mi riesce più naturale. Ovviamente capita, però, che la accenda nei momenti da elettrocardiogramma piatto. Mi succede in particolare al mattino, quando so che devo uscire ad un’ora ben precisa per essere puntuale ma per qualche strano allineamento astrale sono in anticipo. Così accendo la televisione. Rai 1, Rai 2, Canale 5\. Su La7 mi soffermo per un attimo sperando di incrociare il telegiornale del mattino; niente. Vado avanti ancora di un canale e si consuma il miracolo: su MTV ci sono le televendite. Un mese fa mi è arrivata una segnalazione, con allegato un video: DJ Francesco vende telefoni. Quattro parole che messe in fila così quasi spaventano. Appare un primo video sulla sua seguitissima pagina Facebook. Seduto sull’erba, in camicia “blu Klein,” munito di occhiali tondi esordisce entusiasta: “Perché oggi se voglio comprare tecnologia di serie A devo spendere tantissimi soldi?” Comincia così l’ennesima avventura di [Francesco Facchinetti](https://www.facebook.com/francescofacchinettiofficial?fref=photo). Lavora assieme a [Stonex](http://www.stonex.it/?ref=stellakamikaze.org), un’azienda italiana che produce smartphone e che ora vuole lanciare il suo primo smartphone di “alta fascia” all’interno di un contesto ‘etico’, il che significa che il telefono costerà semplicemente quello che deve costare, nulla di più, nulla di meno. Non si ancora granché, questo perché hanno deciso di scoprirsi senza fretta lasciando ai video di Facchinetti il compito di creare hype e aspettativa attorno al prodotto. Per ora si può dire che [StonexOne](http://www.stonexone.com/?ref=stellakamikaze.org), lo smartphone protagonista di questa campagna pubblicitaria, sarà munito di “camera posteriore da 21 megapixel, anteriore da 8 megapixel, processore octa-core a 64bit, RAM da 3 GB, ROM da 32 GB, connettività 4G LTE, display da 5,5″ QUAD HD, risoluzione 2560×1440, sistema operativo Android LOLLIPOP e batteria da 3000mAh.” Inoltre, secondo le parole di Facchinetti in uno dei suoi video, “costerà meno di 350 euro.” Fino a qui tutto nella norma: si può criticare il proclama riguardante il “mercato etico,” certo, ma si tratta di un prodotto come un altro che cerca di farsi strada in un determinato settore. Il grosso problema, per me, non è da cercarsi nel prodotto, ma nel volto che hanno scelto per rappresentarlo. Ogni video di Facchinetti mi ha fatto riprovare le stesse sensazioni che mi hanno attanagliato quel mattino, quando per caso sono stato agguantato dal braccio mortale delle televendite su MTV. Ho continuato a guardare e riguardare quei video: sempre la stessa camicia, sempre la stessa espressione entusiasta, sempre gli stessi occhiali; prima sull’erba, poi per strada, poi ancora nella cameretta del figlio, quei sorrisi giganteschi, quell’aria da compagnone. Francesco Facchinetti non mi stava vendendo un telefono, ma un set di pentole. Di questo voglio parlare, cosa sta facendo DJ Francesco? La sua è un’attitudine vincente? Facciamo una premessa. Per quanto “Francesco Facchinetti vende smartphone” possa essere un’affermazione piuttosto forte così, da sola, bisogna dire che Facchinetti non è l’ultimo arrivato e, indubbiamente, sa cosa sta facendo. Tralasciando la sua carriera musicale (prima come cantatuore, poi come DJ), Facchinetti ha le mani in pasta in non pochi affari: un patrimonio stimato di 50 milioni di euro e quote in aziende un po’ in tutto il mondo. Sopratutto si sta dimostrando essere uno dei manager “dell’era YouTube” più capaci, avendo sul suo curriculum il lancio di personaggi come [Frank Matano](http://www.frankmatano.it/Frank%5FMatano%5F-%5FSito%5FUfficiale/Frank%5FMatano%5F-%5FPagina%5FUfficiale.html?ref=stellakamikaze.org), [Francesco Sole](https://www.facebook.com/francescosolee), [Diana Del Bufalo](https://www.facebook.com/DianaDelBufaloUfficiale) e [Michael Righini](https://www.youtube.com/user/MichaelRighini?ref=stellakamikaze.org). Non ti piacciono? Non è questo il punto: macinano soldi e popolarità e Facchinetti è stato abbastanza capace da individuarli e spostarli dal web alla tv, con i loro fan al seguito. La strategia di comunicazione Facchinetti per StonexOne sta funzionando. Forse non con me, non ancora perlomeno, ma i suoi video sono visti, il nome del prodotto sta girando, ci sono reazioni e, positive o negative che siano, trovano sempre una risposta da parte di Facchinetti stesso, che non perde mai tempo a scomporsi ma tenta di trasmettere a tutti il suo quasi esasperato ottimismo. Non riuscivo e tutt’ora fatico a comprendere questa alchimia, così ho chiamato Facchinetti e ho cercato di farmelo spiegare da lui. “Sono entrato in contatto con i ragazzi di Stonex grazie a [Davide Erba](https://www.facebook.com/video.php?v=10200644209049539), ci siamo incontrati due anni fa e lui si occupava, con Stonex, di strumenti laser di precisione. Ci siamo stati simpatici, eravamo in qualche maniera complementari nelle nostre abilità e ci siamo detti ‘perché non facciamo qualcosa assieme?’ Volevamo fare tecnologia di serie A al giusto prezzo, volevamo raccontare al consumatore che si può avere tecnologia figa senza strapagarla. Se ci pensi oggi la moda funziona così, se ti compri una maglietta da Zara o da H&M e la paghi 5 euro hai un capo ‘di tendenza.’” “Oggi se mi fai vedere il cavetto dell’iPhone comprato su Amazon ti dico che sei uno sfigato, devi per forza avercelo Apple. Ma chi l’ha detto? Noi vogliamo raccontare un’alternativa, vogliamo creare della tecnologia figa, bella, prestante e cool, ma che non costi un’esagerazione.” Certo è che lavorare nel mondo della tecnologia non è la stessa cosa che farlo nell’industria della moda: i volumi e i modelli di vendita sono radicalmente diversi. “Nel fashion i carichi sono 100 volte più grandi che nella tecnologia, per Gucci produrre una maglietta costerà 20 euro, poi loro la rivendono a 1000.” Mi spiega. “Però noi dove andiamo a risparmiare? Noi abbiamo aziende e competenze sparse nel mondo, per cui grazie a Stonex, che è già conosciuta globalmente, abbiamo tutti i contatti necessari con chi produce ciò che serve per poter fare un telefono.” “Seconda cosa: noi andremo a fare cose non convenzionali. Ok la sperimentazione, quella serve; ok lo studio del design, bisogna farlo; ma per quanto riguarda il marketing, dove negli ultimi anni si è dimostrato che farlo in maniera convenzionale è semplicemente inutile, vogliamo lavorare in maniera diversa.” mi dice Francesco. “Non voglio citare i grandi, ma Apple ha fatto del suo “non-comunicare” o del “comunicare in maniera differente” la sua arma vincente. Hanno cominciato ora a fare le gigantografie scrivendoci sopra “scattato con un iPhone 6″, una volta non lo facevano. L’iPhone non te lo compro per quelle gigantografie, lo compri perché hai l’esperienza utente, la magia dell’iPhone, perché sei stato catturato da quel mondo;” premette. “Sai quanto abbiamo speso di pubblicità in quattro settimane? Diecimila euro. Siamo apparsi tre volte sull’[International Business Times](http://it.ibtimes.com/stonex-one-meno-di-370-euro-come-e-dove-acquistare-1399542?ref=stellakamikaze.org), tre volte.” “Noi vogliamo fare qualcosa di simile, l’esempio te lo faccio subito: noi siamo partiti con la nostra campagna di comunicazione quattro martedì fa, questo che viene è il quinto. Il nostro obiettivo era finire su tutte le testate giornalistiche italiane più importanti e sulle cinque testate di economia più importanti al mondo, questo era il nostro obiettivo. Almeno beccarne una di queste cinque. Siamo andati dalle società predisposte per questo tipo di comunicazione e abbiamo chiesto un preventivo per il nostro progetto. Il preventivo era di mezzo milione di euro, solo per l’investimento pubblicitario,” mi dice. “A questo punto noi siamo andati a casa e ci siamo detti ‘bene, se investiamo questi soldi poi dove vanno a incidere?’ ovviamente sul prezzo finale del prodotto. Quindi lasciamo stare questo mezzo milione di euro, investiamo in modo non convenzionale, proviamo a vedere cosa succede mettendoci su Facebook. Sai quanto abbiamo speso di pubblicità in quattro settimane? Diecimila euro. Siamo apparsi tre volte sull’[International Business Times](http://it.ibtimes.com/stonex-one-meno-di-370-euro-come-e-dove-acquistare-1399542?ref=stellakamikaze.org), tre volte.” Mi spiega. Arrivato all’argomento caldo quindi non ho potuto fare altro che tentare un affondo. Ho nominato l’innominabile: gli ho detto della mia incredulità di fronte all’idea di un “[DJ Francesco che vende smartphone](https://www.youtube.com/watch?v=57Iu6JDwiAA&ref=stellakamikaze.org).” La cosa non deve essergli piaciuta molto, perché dopo decine di secondi in cui balbettavo tentando di articolare la domanda, Francesco mi ha fermato dicendomi che si era perso a quando ho nominato “[DJ Francesco](https://www.youtube.com/watch?v=m%5F3qPgU6tus&ref=stellakamikaze.org).” Come ha fatto Francesco Facchinetti a dividere la sua “vecchia faccia” con questa, nuova, da businessman? “Ho cominciato a fare questo mestiere quando avevo 20 anni. Poi ho avuto la fortuna di fare una canzone e, che piaccia o meno, quella canzone ha fatto successo. Così sono andato avanti, ho sempre cercato di raccontare le mie evoluzioni e anche le mie involuzioni,” mi racconta. “Ho sempre fatto tante cose, e quando ne fai così tante può succedere che non tutto ti venga bene. Negli ultimi cinque anni mi sono tolto tante soddisfazioni, ho cercato di mutare e di raccontare il mio cambiamento. So che molti sono ancora legati al “porta in alto la mano,” ma molti altri hanno compreso che sono cambiato. Quello che dico ai ragazzi che mi seguono, nel bene o nel male, è che il mio sogno l’ho già realizzato. Ora quello che sto facendo è lavorare a cose che possano ricadere sui miei figli,” mi confessa. “In un paese in cui secondo gli ultimi dati ISTAT abbiamo il 40% di disoccupazione tra i giovani, che è una cifra davvero esorbitante, quello che sto cercando di fare con StonexOne è di dare un’alternativa al consumatore ma anche un’alternativa di lavoro. Vogliamo creare un incubatore, abbiamo intenzione di investire mezzo milione per organizzare hackaton e amplificare la creatività dei ragazzi. Tutto questo fa parte del progetto StonexOne. Senz’altro si tratta di orgoglio personale e business, ma ci tengo anche a fare qualcosa di importante; potrei benissimo non fare niente, potrei fare solamente il manager,” continua. “Il mercato etico di cui parlo nell’ultimo video significa semplicemente che ci stiamo impegnando per raccontare la realtà dell’azienda ai nostri clienti, vogliamo renderci trasparenti. Cerchiamo di lavorare così perché non ha alcun senso far lievitare i nostri prezzi per pagare campagne di cui non frega un cazzo a nessuno. Questo è il punto.” conclude Francesco. Dopo la chiamata ci ho pensato a lungo: non riuscivo a capire se Francesco Facchinetti fosse un genio che si comporta da sprovveduto, o semplicemente uno sprovveduto e basta. Non sono ancora riuscito a rispondere a questa domanda, ma, come detto prima, Facchinetti non è l’ultimo arrivato. StonexOne cambierà le sorti dell’industria degli smartphone? I suoi video sono una televendita 2.0 o una efficace campagna marketing? Francesco Facchinetti è lo Steve Jobs italiano, come molti dicono nei commenti ai suoi video? Non lo so. Ma so che ho appena scritto un articolo su un prodotto che sta pubblicizzando. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/francesco-facchinetti-vuole-diventare-lo-steve-jobs-italiano/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 maggio 2015.* ### I 10 fail tecnologici che ci hanno fatto amare Expo URL: https://stellakamikaze.org/i-10-fail-tecnologici-che-ci-hanno-fatto-amare-expo/ Last updated: 2026-07-03T22:52:51.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 aprile 2015.* Contro ogni aspettativa, contro il più pessimista dei pronostici, contro ogni tipo di malalingua e di sospetto domani, 1 maggio 2015, viene dato ufficialmente il via alla stagione di Expo 2015\. Incredibile, vero? Avete sperato che andasse tutto a donnine e che i cantieri collassassero su loro stessi prima dell’apertura, eh? Voi e il vostro pessimismo. Qua su Motherboard vogliamo solamente #expottimisti. Proprio per questo ci sentiamo in dovere di festeggiare questo evento storico per Milano, per la Lombardia e per l’Italia tutta con una doverosa lista delle 10 poveracciate tecnologiche (e non) fatte da Expo in tutti questi mesi. ### #verybello è just perfetto Come non partire dal nostro adorato [#verybello](http://www.verybello.it/?ref=stellakamikaze.org)? La guida turistica per visitare “tutta la ricchezza dell’offerta culturale italiana” la ritroviamo esattamente come l’abbiamo lasciata: italiana. Piena di problemi e impossibilmente bella. [L’abbiamo già detto che #verybello è, paradossalmente, just perfetto](http://motherboard.vice.com/it/read/verybello-e-proprio-quello-che-voleva-essere?ref=stellakamikaze.org): rispecchia il nostro modo di fare, la nostra italianità. Grazie #verybello, speriamo di vederti guidare i nostri miliardi di turisti a destinazione, e speriamo che i cinesi non si facciano vivi, in tal caso potranno utilizzarla solo se muniti di conoscenze di inglese. ### L’origine segreta dei render di Expo Uno degli psicodrammi più esplosivi detonati durante questi mesi di preparazione ad Expo ha riguardato senz’altro la misteriosa origine dei render presenti sui canali di comunicazione dell’Esposizione Universale. Qualche mese fa ve l’abbiamo spiegato noi di Motherboard [affidandoci agli onniscenti algoritmi di Google](http://motherboard.vice.com/it/blog/le-immagini-di-expo-2015-con-gli-occhi-di-google?ref=stellakamikaze.org). ### Mi sono perso nel tour virtuale di Expo Mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, anche per l’amministrazione di Expo il rischio che la fiera arrivasse all’inaugurazione ancora munita di ponteggi e cantieri si è fatto sempre più incalzante e minaccioso. Così hanno deciso di tagliare la testa al toro, aprendo il tour virtuale di Expo. Noi l’abbiamo visitato, [ed è bellissimo](http://motherboard.vice.com/it/read/il-tour-virtuale-di-expo-e-bellissimo?ref=stellakamikaze.org). ### L’odissea per l’acquisto biglietti a 1 giorno dall’apertura Sapete cosa si fa in genere quando si vuole ad andare ad un evento, no? Esatto, si comprano i biglietti. Ovviamente rimangono un sacco di questioni logistiche da sistemare: organizzare il gruppo di amici, convincere la propria dolce metà, spiegare ai tuoi che “sì mamma, non sto partendo per andare in guerra.” Insomma, una serie non indifferente di sbattimenti, che però svaniscono improvvisamente quando è l’evento stesso a non volerti far comprare i biglietti. [A un giorno dalla sua inaugurazione](https://tickets.expo2015.org/?ref=stellakamikaze.org). Che bomba. ### Expo al contrario Non sarà tecnologico, o meglio lo è in un certo qual senso. Perché le tecnologie necessarie per sbagliare in maniera così candida e innocente [devono essere necessariamente avanzatissime.](https://www.facebook.com/vitoclaudiocrimi/photos/a.447215738692105.1073741829.440987599314919/825289124218096/?type=1) ### Il bike sharing non funzionante a 3 giorni dall’apertura di Expo Milano in questo periodo è un inferno: prima il Salone del Mobile, ora dei diluvi torrenziali; da domani Expo. Con l’arrivo del quasi-caldo potrebbe essere definibile intelligente lo scegliere di spostarsi in questa metropoli non coi propri piedi né con i cavalli motorizzati, ma con le due ruote pedalabili. Pensate che Milano offre anche un servizio di bike sharing, che oltre che risultare parecchio comodo per i turisti in arrivo, potrebbe essere anche un’ottima fonte di guadagno. Peccato che neanche questo, come i biglietti, funzioni. Provaci ancora, Expo! ### Quella volta che Expo sembrava Chernobyl È proprio come dice il titolo, il 17 novembre 2014 un drone ha sorvolato Expo, qualche settimana dopo un altro drone ha spiccato il volo, [questa volta su Chernobyl](https://www.youtube.com/watch?v=oNV5Sq28Mp4&ref=stellakamikaze.org). L’inquietante risultato è che i due filmati girati dai droni sono spaventosamente simili tra di loro; speriamo che oggi non si possa dire lo stesso, anche se secondo il sito di [OpenExpo](http://dati.openexpo2015.it/chart/lavori.html?ref=stellakamikaze.org) i lavori completati sono solamente il 21%. ### I volontari di Expo avranno tanti mi piace Forse, in questa corsa incessante verso l’attesissimo primo maggio, ci stiamo dimenticando delle nostre origini. Expo era partito con il botto, e uno dei migliori figli partoriti da questa colossale chimera è, senza alcun tipo di dubbio, il filmato di presentazione del programma volontari per Expo. [A cosa servono i soldi quando puoi avere la street credibility nel social network dell’anno?](http://www.vice.com/it/read/intervista-claudio-riccio-act-video-volontari-expo-203?ref=stellakamikaze.org) ### Noleggia il tuo tablet per Expo Sei arrivato in Italia, sei atterrato a Malpensa, hai fatto il check-in nella tua camera prenotata su AirBnB e ora sei pronto per farti un giro ad Expo e dintorni. Non sai dove andare? Vai su #verybello, hai saputo di quanto funzioni bene, no? Ah, se vuoi puoi addirittura [noleggiare un tablet per 7 giorni](http://www.expo2015.org/it/esplora/sito-espositivo/servizi-digitali?ref=stellakamikaze.org), di modo da avere #verybello sempre con te. Cosa potrebbe mai andare storto? ### Expo fever su Facebook Forse non è necessario ricordarvi di tutte le innumerevoli magagne in cui Expo si è imbattuto in questi mesi, però ci sentiamo in dovere di dirvi che nel caso voleste dare una mano potete farlo. Anche voi contate qualcosa, sì. Per esempio potreste [soffiare sul cemento di Expo per asciugarlo in tempo](https://www.facebook.com/events/685697991541689/?fref=ts), oppure proporre [Valentina Nappi come ambasciatore di Expo 2015](https://www.facebook.com/events/263363700454313/), o ancora [guardare il cantiere di Expo assieme ai vecchi](https://www.facebook.com/events/447861055376691/). Cari, vecchi, severi, nonni; siete riusciti a vivere abbastanza a lungo per vederlo aperto, questo benedetto Expo. Complimenti. Insomma ragazzi, buon Expo! --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-10-migliori-poveracciate-di-expo/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 aprile 2015.* ### Il Sarin è un veleno sadico e crudele URL: https://stellakamikaze.org/il-sarin-e-un-veleno-sadico-e-crudele/ Last updated: 2026-07-03T22:52:53.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 aprile 2015.* *“Sapete cosa mi ha detto quando ieri sera le ho dato da mangiare?”—”Papà, oggi è il turno di mia sorella per il cibo.”* Queste sono le parole, anzi le urla, di un padre di Ghouta, una frazione di Damasco. Le ha pronunciate di fronte ad una telecamera mentre teneva in braccio il corpo di sua figlia, morta. Davanti a lui un altro corpo: la sorella della bambina, anche lei morta. Non le ha pronunciate durante un funerale, [ma all’alba del 21 agosto 2013](http://it.wikipedia.org/wiki/Attacco%5Fchimico%5Fdi%5FGh%C5%AB%E1%B9%ADa?ref=stellakamikaze.org), quando un milite tutt’ora ignoto, l’esercito di Bashar Al-Assad o il contingente di milizia ribelle, ha oscurato la luna sopra Damasco con uno stormo di missili armati al fluoro-metil-fosforil-ossipropano, denominazione IUPAC [per il gas nervino sarin](http://it.wikipedia.org/wiki/Sarin?ref=stellakamikaze.org). Il 19 aprile l’americana CBS ha deciso di trasmettere in prima serata, durante il programma di approfondimento 60 Minutes, [uno speciale riguardante l’attacco al Sarin su Ghouta](http://www.poynter.org/news/mediawire/337041/behind-60-minutes-decision-to-air-video-of-sarin-gas-victims-in-syria/?ref=stellakamikaze.org). La puntata del programma, oltre che presentare due interviste, una ad un superstite ed un’altra a un ispettore per le armi chimiche di ronda proprio in quei giorni a Damasco, contiene numerosi video ripresi quella mattina dai cellulari degli abitanti di Ghouta. [Le immagini sono strazianti](http://www.cbsnews.com/news/syria-sarin-gas-attack-in-2013-60-minutes/?ref=stellakamikaze.org). Il Sarin è un [organofosfato](http://it.wikipedia.org/wiki/Organofosfato?ref=stellakamikaze.org) classificato come arma chimica di distruzione di massa e, a differenza di [Agente Arancio](http://motherboard.vice.com/it/read/l-agente-arancio-e-venuto-per-restare?ref=stellakamikaze.org) e di [fosforo bianco](http://motherboard.vice.com/it/read/il-fosforo-bianco-e-il-munizionamento-bellico-piu-stronzo-della-storia?ref=stellakamikaze.org), di cui ho scritto nelle scorse settimane, non è personificabile. Il sarin non è uno strumento bellico che si ‘comporta’, non si ‘manifesta.’ Il sarin è privo di colore e odore e i vettori che lo trasportano non detonano a seguito dell’impatto con l’obiettivo: semplicemente si incastrano, come freccette su un segnapunti, e rilasciano il loro serbatoio di gas nei dintorni. Il sarin è più pesante dell’aria, e quando si libera scivola su ogni superficie come una gigantesca nuvola di mercurio, quello dei termometri: si annida negli angoli, sguscia sotto le porte e rotola giù per scalinate e pendii. È il 1936 quando uno scienziato tedesco della Bayer, [Gerhard Schrader](http://en.wikipedia.org/wiki/Gerhard%5FSchrader?ref=stellakamikaze.org), lavora a [un nuovo tipo di insetticida](http://www.neatorama.com/2013/09/06/The-Curious-Origin-of-Sarin-Nerve-Gas/?ref=stellakamikaze.org) pensato per colpire il sistema nervoso degli insetti. Schrader e il suo team cominciano a sperimentare con diversi tipi di organofosfati e infine sintetizzano un composto chiamato [Tabun](http://it.wikipedia.org/wiki/Tabun?ref=stellakamikaze.org). Purtroppo per loro (e per gli abitanti di Ghouta), una goccia di Tabun cade sul loro tavolo da lavoro e Schrader e i suoi colleghi vi entrano in contatto. Ci mettono tre settimane a riprendersi completamente. A quella prima goccia di organofosfato caduta per caso nel laboratorio di Schrader seguono dodicimila tonnellate di Tabun. Incidentalmente, quindi, viene sviluppato il primo gas nervino della storia. Schrader, che lavorava in Germania, viene intimato dai gerarchi tedeschi di lasciare stare gli insetti e concentrarsi sugli esseri umani. A quella prima goccia di organofosfato caduta per caso nel laboratorio di Schrader seguono dodicimila tonnellate di Tabun e due nuovi composti: il [Soman](http://en.wikipedia.org/wiki/Soman?ref=stellakamikaze.org) e il Sarin, acronimo dei nomi dei sui scopritori **S**chrader, [Otto Ambros](http://en.wikipedia.org/wiki/Otto%5FAmbros?ref=stellakamikaze.org), **R**üdiger e Hermann Van der L **in**de. Secondo alcuni sarà proprio Otto Ambros, uno dei colleghi di Schrader, [a evitare che il Sarin venga utilizzato contro il fronte alleato](http://www.dailymail.co.uk/news/article-1292877/Did-Nazi-scientist-save-Britain-Hitlers-deadly-gas-killed-millions.html?ref=stellakamikaze.org): convocato da Hitler a riguardo mentirà, e confesserà ai gerarchi nazisti che le forze alleate erano a conoscenza dei programmi di produzione di Sarin del Reich e che usarle contro il nemico, quindi, autorizzerebbe Russia e Stati Uniti a fare altrettanto contro i tedeschi. In Germania la produzione di Tabun e Sarin è ingente, ma entrambi non vengono utilizzati al di fuori di esperimenti con cavie da laboratorio o su esseri umani imprigionati nei campi di concentramento. Qualcosa non torna però. [La Germania produce dodici mila tonnellate di Tabun](https://books.google.it/books?id=jImqnqM8HygC&lpg=PA217&ots=ushDjMEM1H&dq=12%2C000%20tons%20tabun&hl=it&pg=PA217&ref=stellakamikaze.org#v=onepage&q=12,000%20tons&f=false) e chissà quanto Sarin, ma non utilizza nessuno dei due agenti in guerra. Dove sono finite queste scorte di gas nervino? La risposta è da cercarsi nello spirito pratico dell’esercito russo: nel 1945 l’armata Rossa fa breccia nella Selva Nera, smantella gli impianti di produzione di Sarin e Tabun per trasferirli nella madrepatria e infine prende il gas già prodotto e, banalmente, [se ne libera buttandolo nel fiume Oder](https://books.google.it/books?id=jImqnqM8HygC&lpg=PA218&ots=ushDjMEOZy&dq=sarin%20river%20oder&hl=it&pg=PA218&ref=stellakamikaze.org#v=onepage&q=sarin%20river%20oder&f=false). I russi creano un precedente didattico, così gli americani, dopo aver appreso la tecnica, la riutilizzano una ventina di anni dopo. Durante [l’operazione CHASE](http://en.wikipedia.org/wiki/Operation%5FCHASE?ref=stellakamikaze.org) (*Cut Holes and Sink ‘Em*) i protocolli erano semplici: trova degli armamenti che non vuoi più e liberatene, se non puoi liberartene in tempo utile caricali su una nave, porta la nave nel bel mezzo dell’Atlantico e infine falla saltare in aria. Così semplice ed efficace che gli americani hanno ripetuto per dodici volte le procedure CHASE, dal 1964 al 1970, scaricando nel mare quantità sconosciute di gas nervini e iprite. Il Sarin non ha [né odore né colore](http://www.bt.cdc.gov/agent/sarin/basics/facts.asp?ref=stellakamikaze.org) e, a conti fatti, credere nella sua esistenza è un vero e proprio atto di fede—a patto che tu non voglia provare a respirarlo, in tal caso non è fede ma stupidità. L’assenza di qualsivoglia “personalizzazione” di questo gas la si ritrova non solo nelle sue caratteristiche, ma anche nei modi in cui è stato trattato: gas in eccesso? Buttiamolo in un fiume. La guerra finisce e Schrader non ha più granché da fare se non tentare di evitare Norimberga? Ottima occasione per disperdere il suo team come se nulla fosse, come se nel 1936 quella goccia di tabun non fosse mai caduta. Dopo la caduta del Reichstag [il governo inglese tenta di reclutare Schrader](http://www.telegraph.co.uk/news/uknews/1545227/British-spies-tried-to-recruit-German-inventor-of-sarin-gas.html?ref=stellakamikaze.org), che rifiuta per tornare a lavorare per Bayer. Otto Ambros invece finisce nella rete di Norimberga, viene condannato a 8 anni di reclusione per crimini di guerra ma dopo averne scontati solamente 3 esce e torna a lavorare nell’ambito degli arsenali chimici, non in Germania, [ma negli Stati Uniti](http://www.wollheim-memorial.de/en/otto%5Fambros%5F19011990?ref=stellakamikaze.org), dove guiderà il programma di armamento al sarin statunitense. A seguito della prima comparsata del Sarin durante la Seconda Guerra Mondiale l’organofosfato non si rifà vivo prima del 1950, [quando la NATO adotta il Sarin come arma chimica standard](http://www.military.com/daily-news/2013/09/05/sarin-gas-history-of-a-chemical-weapon.html?ref=stellakamikaze.org). Negli Stati Uniti la produzione del gas continua fino al 1956, ma le scorte esistenti verranno rifornite fino al 1970. Il Sarin non è un’arma scenica: non c’entra nulla con le spettacolari colonne bianche del fosforo bianco o le teatrali irrorazioni di Agente Arancio. Nel fortunato caso in cui riuscissi a non respirarlo direttamente, non temere, i vapori del Sarin impregneranno i tuoi vestiti e per i successivi 30 minuti ti trasformerai in una mina vagante capace di ammazzare chiunque ti stia intorno. Considerando che il Sarin uccide in una decina di minuti, non fare grandi progetti per il futuro anche nel caso in cui ti bombardassero mentre ti trovi circondato da paramedici: un’esposizione non letale ci mette davvero poco a danneggiare permanentemente il sistema nervoso e l’unica speranza è da riporsi in una somministrazione quasi istantanea di [pralidossima](http://it.wikipedia.org/wiki/Pralidossima?ref=stellakamikaze.org)–[atropina](http://it.wikipedia.org/wiki/Atropina?ref=stellakamikaze.org), un composto chimico che potrebbe evitarti un’escalation psicotica che parte da un naso che gocciola, passa per l’impressione di avere un tir sopra al proprio petto e infine si conclude con spasmi e vomito che accompagnano il progressivo stato di coma che il Sarin genera. Per fortuna, entro breve, dovresti riuscire a morire. Il Sarin è [26 volte più letale del cianuro](http://freerepublic.com/focus/f-news/1653675/posts?ref=stellakamikaze.org) ed è semplicemente spregevole: morirai, e morirai come un verme; e prima di riuscire a fuggire dalla tenaglia del nervino dovrai attraversare il calvario del Sarin, così terribile da essersi meritato una sigla, [SLUDGE](http://en.wikipedia.org/wiki/SLUDGE%5Fsyndrome?ref=stellakamikaze.org): salivazione, lacrimazione, minzione (*urination*), defecazione, malessere gastrointestinale (*gastrointestinal upset)* ed emesi. Non scordarti degli spasmi, grazie. [Nel marzo del 1988 cominciano i problemi](http://news.bbc.co.uk/onthisday/hi/dates/stories/march/16/newsid%5F4304000/4304853.stm?ref=stellakamikaze.org): in due giorni la città curda di Halabja viene bombardata con armamenti chimici, incluso il sarin. 5,000 morti; uccisi come descritto sopra. Nel 1993, 162 stati membri delle Nazioni Unite firmano la [Convenzione sulle armi chimiche](http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione%5Fsulle%5Farmi%5Fchimiche?ref=stellakamikaze.org): il 29 aprile 1997 il sarin viene messo al bando e si richiede la distruzione di ogni scorta di esso entro aprile 2007. [Il sarin riappare nel 1994 e nel 1995 in Giappone](https://www.opcw.org/news/article/the-sarin-gas-attack-in-japan-and-the-related-forensic-investigation/?ref=stellakamikaze.org), per mano della setta religiosa [Aum Shinrikyo](http://it.wikipedia.org/wiki/Aum%5FShinrikyo?ref=stellakamikaze.org), che in due attentati sfrutta il gas. Nel 1998 [CNN e Time Magazine accusano una divisione dell’aeronautica americana di aver sfruttato il sarin in Laos](http://en.wikipedia.org/wiki/Operation%5FTailwind?ref=stellakamikaze.org): in seguito la notizia viene ritrattata e i reporter licenziati. Qualche altra sparuta apparizione del gas, quasi sempre per mano di terroristi o ribelli; fino ad arrivare, di nuovo, al 2013, [all’attacco su Ghouta](http://en.wikipedia.org/wiki/Ghouta%5Fchemical%5Fattack?ref=stellakamikaze.org). Quando qualche settimana fa CBS ha deciso di trasmettere quelle immagini girate proprio a Ghouta, ogni altra possibile dissertazione sul Sarin, inclusa questa, ha perso valore. L’impersonale crudeltà del gas vi è rappresentata in maniera agghiacciante: in tutti i frammenti video raccolti nella trasmissione non vi sono detriti, fiamme, sangue o spari. Solo corpi. Centinaia di corpi per terra, tutti con occhi sbarrati e pupille a capocchia di spillo. In quei minuti di video non vi è vita: ci sono i morti e c’è chi vorrebbe essere morto, tra coloro che agonizzano in preda a spasmi e coloro che tentano disperatamente di salvare parenti, amici o semplici sconosciuti buttandogli addosso litrate su litrate di acqua, nella speranza di alleviare i sintomi SLUDGE del Sarin. Il sarin è un dio sadico e crudele: non esiste fino a quando non sfiora il tuo corpo, e quando si manifesta ti uccide senza remora, lasciandoti a terra umiliato e forse ancora incredulo di quanto possa essere stato letale un gas che non sembrava esistere, fino a quando non l’hai respirato. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-sarin-e-un-dio-sadico-e-crudele/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 aprile 2015.* ### Cosa ho scoperto scaricando tutta la mia cronologia di Google URL: https://stellakamikaze.org/cosa-ho-scoperto-scaricando-tutta-la-mia-cronologia-di-google/ Last updated: 2026-07-03T22:52:52.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 aprile 2015.* Come forse alcuni sapranno, qualche giorno fa Google ha reso disponibile [la possibilità di scaricare un archivio contenente tutta la propria cronologia](http://motherboard.vice.com/it/read/google-registra-tutto-quello-che-cerchi?ref=stellakamikaze.org). In pratica, se nel corso del tempo avete effettuato ricerche su Google mentre eravate loggati con il vostro account Gmail, quelle ricerche, cancellate o meno dalla vostra cronologia del browser, sono state registrate da Google. A patto che non abbiate categoricamente disattivato la possibilità di registrare la cronologia—in tal caso, benché ci siano ottime possibilità che Google le abbia registrate comunque, voi non le recupererete mai. Per curiosità ho quindi deciso di scaricare l’archivio relativo a una mia vecchia mail che ho utilizzato da fine 2009 fino a metà 2011 e sono andato a dare un’occhiata a ciò che ho cercato. Sono praticamente sempre collegato a internet, quindi la cronologia di ricerca è una sorta di cronaca della mia vita. Questo è ciò che ho imparato passando in rassegna le varie query (qui riportate come da archivio). **HO ASCOLTATO UN SACCO DI MUSICA DI MERDA** – *voglio solo limonare lyrics* Per capire che tipo di persona fossi nel 2009 mi è bastato leggere la primissima query musicale registrata nell’archivio, “tre allegri ragazzi morti.” Ero esattamente quel tipo di persona, e la cosa si fa evidentissima proseguendo nell’analisi. Poco più sotto splende infatti un fenomenale “[Voglio solo limonare lyrics](https://www.youtube.com/watch?v=QV5Iwi1DRQQ&ref=stellakamikaze.org)“, seguito da “youtube tutto a posto a ferragosto” e un altrettanto chiaro tentativo di redenzione testimoniato da una mitraglietta del calibro di “cowboys from hell cover,” “invaders must die cover,” “opeth ghost reveries cover,” “the great misdirect between the buried and me review,” “[militia christi non timor domini, non timor malus cover](https://www.youtube.com/watch?v=plzfITGQkfU&ref=stellakamikaze.org)” e “necrophagist cover.” Questa è stata la fine del mio 2009: tentavo di fare il metallaro, peccato che poi sia arrivato il 2010. Il metal mi abbandona e, prepotente, esordisco con il primo log dell’anno “[Non sei Figo che Snobbi, perchè vai alla serata House.. Guarda come sei conciato, mi sembri MILHOUS](https://www.youtube.com/watch?v=xjSazgZEDdw&ref=stellakamikaze.org)“, a cui poco dopo fa eco il mio unico faro in questi anni di buio: “AVRIL LAVIGNE” domina imperiosa per diverse query, fino a quando non viene interrotta da “[Vola basso stai parlando con un pazzo Preparatevi all’impatto CONTRO STO CAZZO](https://www.youtube.com/watch?v=l1x9G5XoJSc&ref=stellakamikaze.org).” Così finisce il mio 2010\. Contro STO CAZZO. Il 2011 non comincia tanto meglio, visto che la prima query è un terribile “youtube caneda,” seguita da qualche malsana curiosità su Burial, un ritorno a “occhio, qui succede un casotto, rimani li sotto e va a finire che ti prendi un cazzotto in un occhio, ritorna a mixare in console con un martini nella mano marmocchi” per poi concludere con un lapidario “i cani tshirt.” *Avril Lavigne spaccava, spacca tutt’ora ed è l’unica cosa di cui non mi vergogno di questo archivio.* A ripensarci in quegli anni—ho appena cercato su Google se si scrivesse ‘quegli’ o ‘quei’ anni—pensavo di ascoltare un sacco di ottima musica e adoravo tirarmela. Nel 2015, invece, Google mi ha sbattuto in faccia la realtà. **ERO UN SOCIOPATICO CHE ABBRACCIAVA I COMPUTER, E PIÙ O MENO LO SONO ANCORA ADESSO** – *could not log in to world of warcraft* Una grande e rassicurante costante della mia vita è sempre stata la mia passione per tutto—o quasi—ciò che normalmente viene definito nerd. Ero sicuro che le mie ricerche me lo avrebbero confermato. Cosa non mi aspettavo, però, era quanto presto ho cominciato ad essere un po’ troppo infognato con queste cose. Il primo log del 2009 parla da sé, “chugga chugga image 4chan,” query che ho sincero timore a cercare di nuovo su Google per sapere cosa stessi tentando di tirare fuori. Su altre cose, invece, non ho dubbi: “could not log in to world of warcraft at the moment.” Ricordo con lucidità di aver avuto un periodo di ripensamenti a ridosso dei primi anni di Ginnasio. “Via Andrea Doria, 10123 Torino jack” (noto centro di ritrovo per PR, ai tempi) e “ultra dance event locandina torino” testimoniano il disperato tentativo di uscire dal codice binario per buttarmi nelle pubbliche relazioni da discoteca. Un fallimento preannunciato e proclamato, poche query sotto, da una tripletta letale “Spostare una discussione con Phpbb3,” “Intel(R) Core(TM) i7 CPU 860 @ 2.80GHz (8 CPUs), \~2.8GHz” e “psp slim non si accende dopo pandora.” A marzo del 2010 i miei sogni da smanettone si interrompono: cerco per ben sei volte “far continuare a [steam](http://store.steampowered.com/?ref=stellakamikaze.org) i download mentre si gioca.” Passano i mesi e affino le mie abilità: al secondo anno di Liceo Classico sento forte il bisogno di cominciare a organizzare la mia vita pubblica: “skype non funge” appare spesso. Poco dopo, a inizio 2011, capisco che sono i social network il mio territorio: “postare articoli tumblr su facebook” è da intendersi come una silenziosa omelia. Gli affari nel 2011 però sembrano non essere andati bene, visto che l’anno si conclude con “bolla finanziaria.” **LA MIA VITA SENTIMENTALE È MOLTO INTENSA** – *come chiedere a una compagna di classe di uscire* L’andazzo della mia vita sentimentale è perfettamente e sinteticamente riassunto nella primissima query di ricerca, non solo relativa a questo ambito, ma di tutto l’archivio a partire dal 2009\. “vin brule.com” è il succo del mio rapporto con le donne nella vita: finisce con dell’alcol. Poco dopo questo lapidario prologo, il Federico del 2009 capisce che il modo migliore per baccagliare le ragazze è affidarsi alla musica. A 15 anni in genere i soldi da spendere in strumentazione musicale non sono molti, e le mie query di ricerca testimoniano un susseguirsi di disillusioni; dopo essere partito entusiasta con un “tastiera midi pc,” ho abbassato il tiro con un “cubase download” e mi sono infine rassegnato alla mia povertà con uno spartano “usare la tastiera pc come tastiera midi.” È finita che io la musica non l’ho mai fatta. Ma non è tutto. Nel 2010 ero fermamente convinto che tutti gli status Facebook delle tipe che mi interessavano fossero in qualche maniera indirizzati a me—cosa che credo ancora adesso, ad essere sinceri. Visto che, al tempo, le tipe su Facebook postavano perlopiù testi di canzoni decisamente brutte, la mia cronologia di ricerca mi ricorda bene tutti questi estratti musicali e poetici: “release your inhibition the rest is still unwritten” seguito da un Paulo Coelho “è così breve l’amore e così lungo l’oblio.” Più tardi arrivo probabilmente alla consapevolezza che l’unico modo per avere le donne ai miei piedi sono i soldi, quindi via di “eurizon capital fondi pensioni quote”—forse in qualche maniera collegato al “bolla finanziaria” di prima. Nella prima metà del 2011, uno dopo l’altro arrivano dei terribili colpi di grazia: “come chiedere ad una compagna di classe di uscire.” **AVREI DOVUTO CONSULTARE PIÙ SPESSO IL VOCABOLARIO** – *come si chiamano le parole che si leggono sia da un lato che dell’altro* Il box di ricerca di Google è da sempre il nido di tutti i dubbi grammaticali di questo mondo. Dubbi su articoli, preposizioni e tempi verbali si sprecano e, avendo frequentato un Liceo Classico, la lista di termini greci disperatamente sbattuti su Google nella speranza di poter trovare un qualche tipo di etimologia è lunghissima. Ciò che però mi ha lasciato davvero di stucco è la quantità di versioni, sia latine che greche, che cercavo su internet pur di non tradurle di mio pugno. Settembre 2010, a ridosso del nuovo anno scolastico, è un cimitero di autori e titoli dal dubbio significato. A metà 2011 la mia carriera scolastica viene sotterrata quando, all’alba della fine del mio secondo anno di liceo classico, cerco su Google “greco punto in alto significato.” Un concetto che in genere ti insegnano il quarto o quinto giorno di scuola. Ma, insomma, [della mia esperienza al liceo avevo già scritto in precedenza](http://www.vice.com/it/read/perche-ho-scelto-di-non-fare-universita-424?ref=stellakamikaze.org), e quando scrissi quel pezzo non avevo grandi dubbi sulla mia preparazione scolastica. Google mi ha buttato un container di acqua gelida in faccia quando, sempre a metà 2011, mi pone nero su bianco un vergognoso “come si chiamano le parole che si leggono sia da un lato che dell’altro.” Probabilmente sarei dovuto andare a zappare la terra, o in miniera. **PASSO TROPPO TEMPO AL COMPUTER** – *Picchia in testa come techno-minimale, con l’istinto da animale, Truceklan: romanzo criminale!* Scorrendo l’archivio, benché la maggior parte delle query registrate mi abbia sinceramente stupito, sono riuscito bene o male a tracciare dei confini tra le varie parole chiave. Ma ci sono state anche parecchie singolarità, che oltre che farmi parecchio ridere, mi hanno anche permesso di riflettere sulla mia vita. Nel 2009 comincio a esplorare il mondo della politica, evidentemente, perché “wikipedia italia dei valori” non sarebbe altrimenti spiegabile. Dopodiché le mie vicende personali si fanno più fumose, vista la successione di “touch my tralalà,” “gabrile d’annunzio costola” e “marilyn manson costola.” Perverse deviazioni che infine decido di redimere scandagliando la rete alla ricerca di “bibbia salmo 104.” A metà 2010 un qualche strano evento deve aver parecchio confuso la mia vita, dato che nell’arco di appena un paio di mesi si concatenano ricerche del calibro di “comprare lego online,” “quanto costa coca cola wikipedia coca cola prezzo coca cola” e infine “elefantiasi 2010.” Il 2011 invece non sono davvero riuscito a contestualizzarlo, e per questo mi limito a riportare i miei ritrovamenti. “pneumatici ordinanze,” “gioele dix,” “il sole 25” e, per una gloriosa chiusura dell’archivio, “Picchia in testa come techno-minimale, con l’istinto da animale, Truceklan: romanzo criminale!” Il mio archivio di cronologia mi ha stupito. E mi ha anche fatto capire che probabilmente riteniamo internet un luogo più privato di quanto in realtà in sia, e per questo gli affidiamo ogni nostra singola curiosità. Perciò, se questa analisi doveva insegnarmi qualcosa, mi ha insegnato che internet e Google in particolare sono il prototipo perfetto di un amico stronzo dalla memoria di ferro e sempre felice di ricordarti quanto, fino a poco tempo fa, fossi un coglione. *Segui Federico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cosa-ho-scoperto-scaricando-tutta-la-mia-cronologia-di-google-486/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 aprile 2015.* ### Questo guanto amatoriale di Iron Man mi ha svoltato la giornata URL: https://stellakamikaze.org/questo-guanto-amatoriale-di-iron-man-mi-ha-svoltato-la-giornata/ Last updated: 2026-07-03T22:52:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 aprile 2015.* Non sono mai stato un grande appassionato di fumetti fantascientifici o supereroi, anche se, a tempo debito, il mio carico di manga sensazionalistici e albi Marvel me lo sono fatto. L’ultima ondata di film sui vari Capitan America, Thor e Fantastici Quattro me la sono goduta con piacere, ma non ci sono mai uscito pazzo. Insomma: molti parlano addirittura di culto, ma per me i supereroi sono semplice intrattenimento. Questa mattina, però, la mia sicurezza a riguardo ha vacillato. In queste settimane sta uscendo nelle sale di tutto il mondo l’ultimo blockbuster Marvel, *Avengers: Age of Ultron*, e io sono incappato in questo video. Di gadget DIY costruiti dai fan ne ho visti a bizzeffe, ma quando sono cominciati a scoppiare i palloncini grazie al laser da 700 mW sparato dal palmo della mano di Patrick Priebe, il creatore di questa meraviglia della tecnica, il mio cuore si è letteralmente sciolto. Nonostante l’assenza di qualsivoglia idolizzazione nei confronti dei fenomeni costumati di fumetti e telefilm l’arsenale dell’[Ispettore Gadget](https://www.youtube.com/watch?v=pvQ-7XUbW7o&ref=stellakamikaze.org) e di tutta la sua discendenza ha sempre giocato uno strano fascino su di me. Il meglio però doveva ancora venire. La mia giornata è andata definitivamente a rotoli nel momento in cui sono andato a dare un’occhiata al [sito](http://www.laser-gadgets.com/?ref=stellakamikaze.org) di Patrick, base operativa del [suo canale YouTube Laser Gadgets](https://www.youtube.com/user/AnselmoFanZero?ref=stellakamikaze.org) che conta oltre 120.000 iscritti e ospita tutti i video dimostrativi delle sue creazioni. Sul suo sito è infatti possibile passare in rassegna ognuno dei suoi bambini: a partire dal [martello elettrico di Homer Simpson](http://www.laser-gadgets.com/electric%5Fhammer.php?ref=stellakamikaze.org) o una spaventosa [balestra da polso](http://www.laser-gadgets.com/wrist%5Fbow.php?ref=stellakamikaze.org), passando per una [pistola a laser pulsante](http://www.laser-gadgets.com/pulse%5Flaser%5Fgun.php?ref=stellakamikaze.org), fino al [Plasma Cutter di Dead Space](http://www.laser-gadgets.com/plasma%5Fcutter.php?ref=stellakamikaze.org). Le opere di Patrick sono un paese dei balocchi, e questa (tardiva) scoperta fatta stamane mi ha reso così felice che non potevo fare altro che contattarlo per fargli qualche domanda sul suo lavoro. La nostra conversazione è partita dalla più ovvia delle domande: considerando che sta uscendo in mezza Europa proprio oggi ho chiesto a Patrick se avesse già visto *Avengers: Age of Ultron*, “Non ancora, andrò a vederlo sabato con degli amici e non vedo davvero l’ora!” Sono rimasto piuttosto stupito dalla mole del suo lavoro: non stiamo parlando di uno youtuber che a tempo perso fabbrica qualche rattoppato gadget della domenica adatto a un carnevale di paese; le opere di Patrick sono di livello hollywoodiano, a partire dalla realizzazione estetica fino al realismo delle loro funzioni. “Ho cominciato facendo qualche pistola laser. Poi un mio amico me ne ha commissionata una, ho filmato il risultato e il video è diventato virale su YouTube. Così la gente ha cominciato a chiedere sempre più giocattoli e laser. Ora faccio questo per vivere, visto che il mio capo mi ha licenziato. Ero un tecnico di laboratorio, ma qualche tempo fa mi sono fatto male a un ginocchio: dopo essermi operato ho impiegato 3 mesi a riprendermi completamente. Così il mio capo ha usato questa scusa per licenziarmi,” mi racconta Patrick. Purtroppo le mie finanze scarseggiano, ma la prima cosa che mi è saltata in mente dopo aver visto i suoi video è stata ovviamente ‘lo voglio.’ Visto che Patrick realizza i gadget solamente su commissione i prezzi non sono sbandierati sul suo sito, “Non vendo tutto ciò che vedi sul sito, molti sono solo prototipi. In genere i prezzi vanno dai 300 ai 5000 dollari, più o meno. Dipende dalle dimensioni e dalle funzionalità richieste,” mi ha detto Patrick. “Non vendo nemmeno i gadget troppo pericolosi; né qui in Germania né in altre parti del mondo. In Germania la gente non ama troppo lo SciFi, infatti il mio settore di mercato principale è negli Stati Uniti,” continua. Un altro dubbio saltatomi in mente riguarda la legalità di questi oggetti: dopotutto se un laser può far scoppiare un palloncino e può essere utilizzato per incidere un pezzo di legno, forse potrebbe essere considerato una vera e propria arma da fuoco—o da laser. “Non vado in giro con i miei gadget. Li creo, li filmo e li osservo per un po’. Poi passo al successivo. Inoltre la maggior parte di loro vengono disassemblati quando il loro “ciclo vitale” si conclude, perché devo riutilizzare le componenti,” dice Patrick. Insomma Patrick Priebe e il suo Laser Gadget mi hanno svoltato la giornata, regalandomi almeno qualche tonnellata di fiducia nell’umanità che avevo perso in precedenza. Grazie Patrick. Se ti scappa una Vulcan Laser in più batti un colpo che ti lascio indirizzo e CAP via mail. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-intervistato-il-creatore-di-un-guanto-amatoriale-di-iron-man-funzionante/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 aprile 2015.* ### Ho provato Tsu, il social network che ti paga URL: https://stellakamikaze.org/ho-provato-tsu-il-social-network-che-ti-paga/ Last updated: 2026-07-03T22:52:54.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 aprile 2015.* Nelle immense e sconfinate lande desolate che compongono il web di tanto in tanto è possibile trovare delle oasi, dei luoghi enormemente conurbati, in cui la vita pullula e tutti trascorrono le giornate felici tra strette di mano, chiacchiere e fenomeni sociali. Sono i social network, dove tutto è ordinato e predisposto al consumo. Ma il deserto cyberpunk di internet è fatto anche di altro: enciclopedie, piattaforme per contenuti, blog, magazine; sappiamo tutti quanto sia eterogenea la rete. Nonostante il passare degli anni e il cambiare delle mode, però, il titolo di parco giochi, free party o rave se lo tiene stretto solamente una singola realtà, una grandissima contea frammentata imbastita con spettacolari scenografie di scena ma nel cui interno si nascondono le peggiori sciagure e le più aspre delle carestie. È la contea di “Fare Soldi su Internet.” A metà ottobre 2014 questa contea si è popolata di un nuovo abitante. Il nuovo amico è un ibrido, anzi un migrante; si è trasferito nella contea di Fare Soldi dopo aver passato l’infanzia nell’oasi dei social network. Si chiama [Tsu](http://www.tsu.co/?ref=stellakamikaze.org), è sviluppato da Evacuation Complete e promette una cosa letteralmente incredibile. Il modello di Tsu ti seduce promettendo di dividere con te il 90% dei suoi profitti. Ti sta dicendo che verrai pagato per fare il cazzone come su Facebook. Semplice e lineare. In realtà Tsu è in sviluppo dal 2013, ma è solo ad ottobre 2014 che [ha trovato un investitore](http://recode.net/2014/10/21/new-social-network-tsu-which-pays-users-who-post-raises-7-million/?ref=stellakamikaze.org). Per altro non spiccioli, ma 7 milioni di dollari pronti per essere spesi. Insomma, Tsu viene lanciato, parte col botto e sembra che in pochi mesi abbia racimolato la bellezza di un milione di iscritti. Il principio non è per niente semplice, anzi viene volontariamente ridotto ai minimi termini con la formula “tu usi Tsu, il social guadagna 100: dieci sono nostri, novanta sono tuoi.” Brividi, eh? *Le famose ‘robe da Tsu.’ via Tsu* Il social non spicca per fantasia: prendete Facebook e spogliatelo di qualche funzione finché in mano non vi rimangono esclusivamente la timeline, gli amici, i follower (in prestito da Twitter), i post e qualche piccola opzione per la privacy. Attualmente Tsu è aperto solo su invito, ciò significa che per iscrivervi sarà necessario passare attraverso il “codice invito” di un altro utente; così facendo diventerete automaticamente suoi seguaci e ‘figli.’ Cerchiamo di snocciolare l’argomento caldo. Come può essere che io venga pagato per utilizzare un social network? Così, ovvero attraverso “l’algoritmo di Tsu”, che la sezione F.A.Q. della piattaforma spiega in questa maniera: “L’algoritmo di Tsu traccia, misura, e distribuisce automaticamente i guadagni all’utente e al suo ‘family tree’ (ndr: ovvero alla sua rete di invitanti e invitati alla piattaforma, i famosi ‘figli’). Ad un alto livello, il 90% dei guadagni sono distribuiti all’utente. Per mantenere la piattaforma, Tsu prende il 10%. Per capire come funziona prendiamo in esame questi 4 utenti che usano il social da tempi diversi: L’utente **A** invita l’utente **B**, il quale invita l’utente **C**, il quale invita l’utente **D** **Parte 1**: vengono generati 100 dollari a partire dai contenuti condivisi dall’utente D **Parte 2**: il 90% di quei guadagni vanno agli utenti, in questo caso 90 dollari. Tsu si prende il 10%, in questo caso 10 dollari. **Parte 3**: l’utente D, il creatore originale dei contenuti che hanno generato il guadagno, prende il 50% dei 90$, in questo caso 45 dollari. | L’utente C prende il 33.3% (⅓) dei 90$, in questo caso 29,70 dollari. | L’utente B prende l’11,1% (⅓ di ⅓ = 1/9) dei 90$, in questo caso 9,99 dollari. | L’utente A prende il 3,70% (⅓ di ⅓ di ⅓ = 1/27) dei 90$, in questo caso 3,33 dollari. | Questo procedimento è quella che per noi è la regola dei ‘terzi infiniti.’” Ovviamente il denaro non viene generato dal nulla, ma arriva dalle inserzioni pubblicitarie che si attivano grazie all’engagement generato dai contenuti. Per ora è tutto abbastanza chiaro; forse un po’ troppo, visto che mi sembra estremamente simile alle strutture piramidali tipiche di qualunque altra piattaforma che promette di generare denaro su internet. Ma non perdiamoci d’animo. Tutta la faccenda Tsu all’estero è ovviamente partita molto tempo prima che in Italia, e la puzza di truffa ha disturbato anche i nostri colleghi americani che si sono prima lanciati in [lunghi panegirici di condanna](http://www.amandablain.com/tsu-scam-things-to-consider/?ref=stellakamikaze.org) e poi in [altrettanto prolisse orazioni apologetiche](http://answerquestions.hubpages.com/hub/Is-Tsu-a-Scam?ref=stellakamikaze.org). Io non avevo idea dell’esistenza di Tsu prima che qualche settimana fa cominciasse ad apparire sulle bacheche Facebook di alcuni fantomatici influencer. Così mi sono incuriosito e ho deciso di provarlo anche io, per il bene dei lettori, s’intende. *Su diversi account il tenore dei contenuti è più o meno questo. Via Tsu* Ero partito con l’idea di effettuare un test di 7 giorni su Tsu, tentando di comportarmi nella maniera più social e trendsetter possibile di modo da raccogliere un nutrito seguito di follower e di conseguenza una barcata di soldi; ho abbandonato l’operazione “fare i milioni coi mi piace” dopo circa 48 ore. Così mi sono rivolto direttamente a chi Tsu lo potrebbe utilizzare al meglio, ovvero quelle persone con un impatto piuttosto forte sui social che potrebbero addirittura riuscire nell’incredibile impresa di convincere i propri fan ad iscriversi a un’altra piattaforma. Dopo 48 ore su Tsu posso dire con sicurezza che è un social in cui la comunicazione migliore passa attraverso le immagini, quindi ho contattato chi macina illustrazioni tutto il giorno, ovvero Mr. [Roberto Recchioni](http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto%5FRecchioni?ref=stellakamikaze.org), aka [Dalla (controversa) Parte di Asso](http://prontoallaresa.blogspot.it/?ref=stellakamikaze.org) aka un fumettista piuttosto famoso che al momento lavora per Bonelli in qualità di curatore di Dylan Dog. [Roberto](http://www.tsu.co/rrobe?ref=stellakamikaze.org) ha poco più di un migliaio di follower e colleziona tra i 50 e i 100 “*mi piace*” a post: un ingaggio di tutto rispetto che, considerata anche la struttura dei “figli” e a quante persone deve aver fatto iscrivere su Tsu attraverso il suo codice invito dovrebbe garantirgli un’entrata minima non insignificante. Personalmente ho visto persone millantare guadagni centesimali anche con risultati di tutto rispetto, il dubbio quindi è che molti, se non tutti (me compreso), lo stiano usando in quanto banale “ultima novità social.” Tsu potrebbe essere effettivamente un modo per fare qualche soldo in più? “No, la questione economica è irrilevante perché, per quanto si possa guadagnare, anche a fronte di una rete sociale enorme, stiamo comunque parlando di—al massimo—poche centinaia di euro. L’interesse è per un nuovo social network che presenta un nuovo modello di sfruttamento dei contenuti. Come mi è capitato di scrivere: per la prima volta un social network invece di sfruttare i miei contenuti, mi paga un caffè per averli diffusi sulla sua piattaforma. È concettualmente una cosa enorme,” mi spiega Roberto. Già di per sé l’idea che un social network mi possa pagare un caffè mi pare fantascienza, se ci aggiungo anche il vociare sempre centesimale che ho sentito in quelle 48 dolorose ore di utilizzo non posso fare a meno di nutrire forti dubbi sulle potenzialità remunerative di Tsu. Così cercando di non essere troppo diretto ho chiesto a Roberto quanto riesce a tirare fuori da Tsu, “Non dedicandomi pienamente a Tsu e con una rete sociale piuttosto estesa ma non ancora ampia come quella che ho su Facebook e sugli altri social, ho guadagnato qualcosa come una decina di euro in un paio di settimane. Come ho detto. Tsu mi paga il caffè. Come un amico.” Forse Roberto ha ragione. Molti in tsu hanno visto un angelo o, piuttosto, diavolo: c’era chi si aspettava montagne di soldi guadagnati col sudore dei propri contenuti e altri che, come me, ci vedevano soltanto l’ennesimo sistema piramidale in mano a pochi e popolato da spam e post invasivi; la realtà però è un po’ più banale. Tsu non salverà il mondo né tantomeno distruggerà la tua piccola cerchia social. Le poche decine di euro che tsu ha generato nelle tasche di Roberto sono l’equa ricompensa per un’azione priva di sforzo, ovvero quella di condividere dei contenuti proprietari e non su una piattaforma. Non mi deve pagare il mutuo, deve solo ricordarmi che quelle mezz’ore che ci spendo ogni giorno sopra in qualche maniera mi danno una mano. Si tratta comunque di una novità stabile negli Stati Uniti da diversi mesi ma arrivata effettivamente in Italia solamente da poche settimane, il rischio che la sua clientela italiana faccia parte della famiglia dei “mordi & fuggi” è piuttosto alto; per Roberto, però, “potrebbe funzionare, è uno dei social che ho visto crescere più rapidamente.” Ciò non toglie, però, che l’ultimo post di Roberto sulla piattaforma—al momento della stesura dell’articolo— risalga ormai a quasi una settimana fa. ( C’è chi però fa lo stesso mestiere di Roberto ma non condivide le sue opioni riguardo tsu: Lorenzo Ceccotti, in arte [LRNZ](http://www.lrnz.it/?ref=stellakamikaze.org), ha fortemente criticato i guadagni centesimali offerti dalla piattaforma, “Su tsu mi ci sono fatto un giretto per vedere com’era, graficamente, a livello di interfaccia, e per vedere tutta sta menata dei soldi. \[…\] Se per guadagnare 10 sacchi in un anno devo scrociarmi a seguire due social (fosse anche solo uno), valorizzandoli e quindi diluendo energie e contenuti, preferisco fare 1 disegno di più in un anno, venderlo sul mio sito o in una galleria, o dove vi pare e 1) trovarmi con una tavola fatta in più, 2) guadagnare un botto di più. Il sillogismo sul fatto di Facebook che non ti ridà i soldi è puramente strumentale, finalizzato a rassicurarsi uno con l’altro per non sentirsi abbindolati da quelli che poi si sono rivelati due spicci deprimenti a patto oltretutto di stare in un posto sfigato e di dover accettare una gerarchia piramidale orrenda e ulteriori matti che ti entrano in chat con un calcio volante (con la novità dei superpezzenti che dicono SCEGLI MEEE TI PREGO SE CLICCHI SO 0,000001 centesimi).” “I soldi si guadagnano molto più facilmente e con enormi moltiplicatori investendo bene il proprio tempo. E non è né su Tsu né su Facebook. È e sarà sempre una perdita di tempo, \[…\]” spiega in un [post pubblico](https://www.facebook.com/lorenzo.ceccotti.5/posts/771463499616276?pnref=story) sul suo profilo Facebook. Dal canto mio capisco bene il ragionamento di Lorenzo: se da un lato i caffè di Roberto sono una ragione comprensibile e condivisibile per spendere quelle manciate di minuti giornaliere per gestire un account su Tsu, dall’altro lato io stesso ho visto molti miei amici e conoscenti iscriversi su tsu per cadere poi nel tunnel degli exploit della piattaforma. Considerata la formula di “pagamento a ingaggio” molti si ritrovano a condividere immagini e status che invitano a commentare e interagire il più possibile tra di loro, senza generare veri e propri contenuti, solamente per gonfiare i contatori di ingaggio e dunque i guadagni. Sicuramente funziona, ma vista l’assenza di qualsivoglia apporto “positivo” all’esperienza sulla piattaforma, dubito che la voglia di commentare e cliccare selvaggiamente per fare qualche spicciolo possa durare più di qualche giorno, al massimo una settimana. Non posso sapere cosa succederà a Tsu in Italia nel prossimo futuro, ma posso dire con sicurezza che per ogni utente ‘cosciente’ della piattaforma, come Roberto, che ne sfrutta il potenziale a partire da strategie e contenuti originali e genuini, ce ne sono altri 100 che lo spremono in maniera ‘incosciente’, violando i termini di servizio e anche i termini del buonsenso. Giovane, davvero passi i pomeriggi a cliccare e commentare fuffa per forse qualche centesimo? *Questo post è comparso su Motherboard.* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-provato-tsu-il-social-network-che-ti-paga-586/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 aprile 2015.* ### Il fosforo bianco è l'arma chimica più stronza della storia URL: https://stellakamikaze.org/il-fosforo-bianco-e-larma-chimica-piu-stronza-della-storia/ Last updated: 2026-07-03T22:52:55.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 aprile 2015.* [Willie Pete](http://www.urbandictionary.com/define.php?term=Willie+Pete&ref=stellakamikaze.org) è uno stronzo. È un gradasso, si sente quando arriva; vuole sempre tutta l’attenzione per sé e non si leva mai di torno. Ha uno strano fascino: è senz’altro antipatico, ma nasconde una qualche sorta di malsana e leggiadra grazia. Willie Pete non parla molto, ma non lo definirei un rissoso. Non vuole ottenere ciò che vuole con la forza, ma quando si innervosisce non puoi fare altro che dargli corda e vedere cosa succede. Quando viene chiesto ai reparti specializzati di descrivere Willie Pete la risposta è piuttosto eloquente, “Willie Pete NON è tuo amico.” Willie Pete ha pochi amici, ma sono solamente quei pochi a chiamarlo così perché a casa, in famiglia, Willie Pete ha un altro nome: [fosforo bianco](http://it.wikipedia.org/wiki/Fosforo%5Fbianco?ref=stellakamikaze.org). Willie Pete è una forma allotropica del fosforo, ovvero è una determinata disposizione della struttura cristallina dello stesso componente fosforo, il quale variando il posizionamento dei propri componenti varia anche le sue proprietà chimiche. Willie Pete, il fosforo bianco, è una forma allotropica particolarmente reattiva, tanto reattiva che non appena entra in contatto con l’aria [prende fuoco](https://www.youtube.com/watch?v=Yd06URWTF3M&ref=stellakamikaze.org) e comincia a rilasciare densissime e spettacolari colonne di fumo bianco. Il fuoco di Willie Pete non smette di bruciare fino a quando il materiale non si è completamente consumato, e questo può portare alla nascita di roghi inestinguibili per ore, anche giorni. Quando brucia, i fumi incadescenti di Willie Pete si inerpicano [per le vie respiratorie](http://www.epa.gov/airtoxics/hlthef/whitepho.html?ref=stellakamikaze.org) di chi gli sta vicino, i suoi tizzoni ardenti si annidano tra i vestiti e affondano nella pelle come fosse burro. Willie Pete non è tuo amico, Willie Pete è uno stronzo. Il fosforo bianco appare negli arsenali bellici nel diciannovesimo secolo, quando i nuclei terroristici della [Fratellanza Feniana irlandese](http://en.wikipedia.org/wiki/Fenian%5FBrotherhood?ref=stellakamikaze.org) e della [Fratellanza Repubblicana Irlandese](http://en.wikipedia.org/wiki/Irish%5FRepublican%5FBrotherhood?ref=stellakamikaze.org), che combattevano per l’indipendenza dell’Irlanda dal Regno Unito, alzarono il livello dello scontro con attacchi incendiari. Ai tempi il fosforo bianco arrivava da [una soluzione di solfuro di carbonio](http://www.theguardian.com/books/2002/may/26/historybooks.highereducation?ref=stellakamikaze.org) che una volta evaporato lasciava l’allotropo a contatto con l’aria, provocandone la combustione. Gli inglesi non ci hanno messo molto a comprendere la rocambolesca efficacia del *Fenian Fire*, la miscela irlandese che sfruttava la potenza del fosforo bianco. A partire dal 1916 l’Inghilterra dà il via alla produzione industriale di armamenti al fosforo bianco: sulla carta erano classificati come fumogeni, ma i munizionamenti ci misero poco a diffondersi anche in America, in Giappone e in diversi paesi del Commonwealth. Quando si parlava di fosforo bianco si pensava ai fumogeni, ma agli obiettivi dei bombardamenti servì molto tempo per cominciare a parlare di Willie Pete come di un meschino, elegante e fumoso stronzo. Nel 1940 Willie mostrò la propria vera natura: il fosforo bianco non è un composto docile, e quando in Inghilterra in quegli anni la minaccia di un invasione tedesca si fece più grande, due manufatturieri britannici tentarono di diventare suoi amici. [Albright & Wilson](http://en.wikipedia.org/wiki/Albright%5Fand%5FWilson?ref=stellakamikaze.org) si rifiutarono di parlare del fosforo bianco come di un fumogeno e presentarono alla Royal Air Force la [No. 76 Special Incendiary Grenade](http://en.wikipedia.org/wiki/No.%5F76%5FSpecial%5FIncendiary%5FGrenade?ref=stellakamikaze.org), una granata incendiaria a base di fosforo bianco pensata per essere sfruttata come deterrente anti-carro. Il problema è che Willie decise di non collaborare: vennero prodotte 6 milioni di unità di No. 76, ma a conti fatti poco potevano contro i [Tiger tedeschi](http://en.wikipedia.org/wiki/Tiger%5FI?ref=stellakamikaze.org). Per di più le granate erano letteralmente instabili: arrivavano nelle mani dei soldati con lunghi bugiardini di sicurezza e il loro immagazzinamento richiedeva attenzioni spesso trascurate. Non vennero mai usate, ma vennero nascoste in giro per l’Inghilterra: oggi continuano a saltarne fuori scatole piene, e l’unico modo per sbarazzersene in sicurezza è attraverso esplosioni controllate. Il tempo passa e si consumano altre guerre; Willie Pete continua ad essere un meschino stronzo: il suo utilizzo è largamente diffuso, ma la dicitura ‘fumogeno’ lo protegge dalla maggior parte delle polemiche. D’altronde tutto è lecito in guerra e in amore, ma quando Willie viene usato come armamento anti-uomo il gioco si fa semplicemente scorretto. Willie non vuole l’efficienza, vuole scatenare l’inferno, e sfruttarlo significa dargli la possibilità di farlo. In Normandia il 20% dei colpi d’artiglieria a 81mm erano caricati a fosforo bianco, nel 1944, durante [la liberazione di Cherbourg](http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione%5FOverlord?ref=stellakamikaze.org), viene riportato che una singola divisione americana di artiglieri esplose da sola poco meno di 12.000 colpi caricati a fosforo bianco sulla città. Tokyo, Dresda, Amburgo, Coventry, Londra: tutte queste città furono bombardate col fosforo bianco. Verso la fine della seconda guerra mondiale molti armamenti incendiari sostituorono al magnesio il fosforo bianco come catalizzatore. [Nel 1980](http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione%5Fsu%5Fcerte%5Farmi%5Fconvenzionali?ref=stellakamikaze.org) il Protocollo III di un fascicolo della Convenzione di Ginevra vieta l’uso di armamenti incendieri contro i civili, 64 anni dopo la sua prima apparizione ufficiale negli arsenali degli eserciti. Nella seconda metà del ‘900 Willie Pete stringe moltissime mani: Korea, Vietnam, Cecenia, Iraq, Falkland, Iran. Poi Fallujah, Halabja, Gaza. Israele, Libano, Afghanistan, Ucraina, Yemen. Il 16 luglio 2007 un treno con 15 casse di fosforo bianco deraglia nell’oblast di Lviv, in Ucraina: [novanta chilometri quadrati](http://www.chron.com/news/nation-world/article/69-treated-for-exposure-to-toxic-smoke-in-Ukraine-1550975.php?ref=stellakamikaze.org) contaminati dal fosforo bianco, [150 ricoverati](http://www.terradaily.com/reports/The%5FSky%5FIs%5FBurning%5FOver%5FUkraine%5F999.html?ref=stellakamikaze.org) nei giorni successivi al disastro, [16,000 sotto osservazione](http://english.pravda.ru/news/world/20-07-2007/95096-ukraine%5Ftrain-0/?ref=stellakamikaze.org). Acqua, agricoltura e pastorizia: tutte risorse massacrate e contaminate dall’evento. Willie Pete è uno stronzo ed è felicissimo di avere così tanti amici, ma nel marzo del 2011 finisce la pacchia. [Yesh Gvul](http://www.yeshgvul.org.il/en/about-2/?ref=stellakamikaze.org), un’organizzazione umanitaria israeliana, vuole far chiarezza sul presunto utilizzo di fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano durante gli attacchi su Gaza tra dicembre 2008 e gennaio 2009\. Israele inizialmente nega qualunque tipo di utilizzo di Willie, ma le prove erano schiaccianti. Così cambia versione: Willie Pete è apparso nell’arsenale israeliano ma solamente “nelle misure previste dalla Legge Internazionale.” Yesh Gvul non si fida e presenta all’Alta Corte di Giustizia Israeliana la richiesta del bando completo per quanto riguarda l’uso di fosforo bianco. Per supportare la richiesta i legali di Yesh Gvul richiedono a [Forensic Architecture](http://www.forensic-architecture.org/case/white-phosphorus/?ref=stellakamikaze.org) di stilare un report sugli effetti di fosforo bianco nei contesti urbani. Il risultato viene presentato sia a Ginevra che a Tel Aviv: l’indagine presenta conclusioni piuttosto forti e [il 25 aprile 2013](http://www.bbc.com/news/world-middle-east-22310544?ref=stellakamikaze.org) l’esercito israeliano dichiara che cesserà di utilizzare Willie Pete. “La nostra indagine si concentra sul [proiettile M825 WP](http://www.globalsecurity.org/military/systems/munitions/m825.htm?ref=stellakamikaze.org), utilizzato, oltre che a Gaza, anche nelle operazioni militari statunitensi a Fallujah,” recita il sommario del report. “Ad un’altezza pre-calcolata sopra il proprio obiettivo, la carica di un proiettile M825 WP si attiva e rilascia 116 frammenti di materiale pregno di fosforo bianco.” L’offensiva israeliana su Gaza durata 22 giorni era conosciuta con il nome di [Operazione Piombo Fuso](http://it.wikipedia.org/wiki/Operazione%5FPiombo%5Ffuso?ref=stellakamikaze.org), per tutto il conflitto venne sfruttato munizionamento a fosforo bianco per le sue qualità in quanto fumogeno. Le conseguenze, però, [sono testimoniate dalle 490 denunce effettuate](http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2014/01/operation-cast-lead-five-years-are-still-demanding-justice-2014188116566380.html?ref=stellakamikaze.org) dal [Palestinian Centre for Human Rights](http://www.pchrgaza.org/portal/en/?ref=stellakamikaze.org) e dalle oltre 1,400 vittime palestinesi. L’82 percento dei morti palestinesi erano civili. L’indagine di Forensic Architecture e il documentario ‘[Rain of Fire](http://www.hrw.org/reports/2009/03/25/rain-fire?ref=stellakamikaze.org)‘ di [Human Rights Watch](http://www.hrw.org/sites/default/files/reports/iopt0309webwcover.pdf?ref=stellakamikaze.org) raccontano in maniera piuttosto schietta tutta la meschinità di Willie Pete. Come nel caso di Agente Arancio, però, Willie Pete non cessa di esistere una volta fatto brillare in tutta la spettacolarità dei suoi 116 frammenti ardenti e delle sue altrettante colonne di fumo color panna; Willie Pete divora tutto ciò che incontra sulla propria strada, che si tratti di carne umana o di terra. Secondo [un articolo di Middle East Monitor](https://www.middleeastmonitor.com/news/middle-east/1261-report-on-long-term-effects-of-israeli-white-phosphorus?ref=stellakamikaze.org), delle indagini condotte da esperti italiani a seguito di Piombo Fuso “hanno rilevato le conseguenze dei bombardamenti al fosforo bianco anche nei terreni coltivati. Nelle regioni a est della striscia di Gaza, per esempio nei pressi del Monte Rais, gli alberi presenti sul terreno colpito da munizionamento al fosforo bianco hanno letteralmente assunto un collor giallognolo. Il ministero dell’agricoltura di Gaza ha confermato che a seguito della fine dell’operazione militare si è ritrovato costretto a scoraggiare gli agricoltori e i contadini dal lavorare nelle zone colpite da fosforo bianco, oltre che a dover segnalare i pericolo derivanti dall’utilizzare acqua proveniente da pozzi colpiti dai bombardamenti. Queste dichiarazioni non fanno altro che confermare la paura che i munizionamenti israeliani contenessero materiale tossico, cancerogeno e radioattivo che hanno danneggiato l’ambiente e che mettono a rischio la vita nelle zone colpite.” La coda lunga di Willie Pete [è stata documentata e studiata](http://ieeexplore.ieee.org/xpl/login.jsp?tp=&arnumber=5596102&url=http%3A%2F%2Fieeexplore.ieee.org%2Fxpls%2Fabs%5Fall.jsp%3Farnumber%3D5596102&ref=stellakamikaze.org) in svariate occasioni, ma la sua presenza capillare in ogni arsenale bellico dal 1916 a oggi ha in qualche modo reso fosforo bianco immune da polemiche troppo incalzanti. L’abbiamo usato, abbiamo fatto male, cercheremo di non usarlo più: che senso ha arrabbiarsi tanto? I racconti delle conseguenze a lungo termine di fosforo bianco sono piuttosto grafici e sono esattamente come ve li immaginate: delle cronache di morte chimica. “Molte aree sfruttate per l’agricoltura e per la coltivazione colpite dalle armi israeliane sono ora aride. Ma pochi mesi dopo la fine della guerra sono venute alla luce altre conseguenze: le nuove colture hanno cominciat oa mostrare mutazioni genetiche, come danni fisici e ingiallimento. Molti contadini hanno lamentato dei raccolti inutilizzabili, morte di alberi e rami marciti. La produzione è crollata, e i raccolti continuano a diminuire mentre la situazione peggiora.” Nonostante ciò, Willie Pete [non è ancora completamente illegale](http://news.bbc.co.uk/2/hi/americas/4442988.stm?ref=stellakamikaze.org). “Non è vietato dalla Convenzione di Ginevra se è utilizzato all’interno di un contesto militare che non richiede o non intende sfruttare le proprietà tossiche del fosforo bianco. Il fosforo bianco è normalmente utilizzato per produrre fumo, per camuffare degli spostamenti. Se questo è lo scopo dell’utilizzo di fosforo bianco, allora rientra tra gli usi legittimi del munizionamento. Se però viene dichiaratamente utilizzato come arma, sfruttando le sue proprietà tossiche, allora ovviamente è proibito. Qualunque agente chimico sfruttato contro uomini o animali che causa danni o morte grazie alle sue proprietà, è considerato un armamento chimico,” ha raccontato in un’intervista Pete Kaiser, portavoce dell’[Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche](http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione%5Fper%5Fla%5Fproibizione%5Fdelle%5Farmi%5Fchimiche?ref=stellakamikaze.org), alla RAI nel 2005. Non servono grandi abilità di comprensione del testo per capire come la regolamentazione di fosforo bianco sia incredibilmente simile ai suoi effetti: le leggi che regolano il suo utilizzo sono pericolosamente fumose e evidentemente aggirabili. Ma d’altronde non stiamo parlando di un’arma, di uno strumento bellico sfruttato dall’uomo; Willie Pete non gioca secondo le regole, Willie Pete si nasconde sotto mentite spoglie prima di liberarsi in tutta la sua spettacolare mortalità. Non c’è onore per Willie Pete, perché Willie Pete è uno stronzo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-fosforo-bianco-e-il-munizionamento-bellico-piu-stronzo-della-storia/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 aprile 2015.* ### La Scienza Coatta è la pagina Facebook che fa brutto alla scienza URL: https://stellakamikaze.org/la-scienza-coatta-e-la-pagina-facebook-che-fa-brutto-alla-scienza/ Last updated: 2026-07-03T22:52:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 aprile 2015.* I social network sono un mondo infame. Ogni singolo contenuto creato per vivere su Facebook, Twitter o Tumblr è accomunato da una caratteristica comune: deve essere social. Non so se voi abbiate mai gestito un progetto con base esclusivamente sui social; io sì, e fidatevi, è molto più difficile di quanto sembri. Quando si tratta di pensare a contenuti che devono vivere sul web e hanno come priorità il diventare virali i problemi sono davvero innumerevoli. Il primo, e più importante di tutti, è che l’ingrediente fondamentale per qualcosa di viral sono le persone, e le persone, incredibile dictu, sono molto meno stupide di quanto si possa pensare e giudicheranno con tutto lo spirito critico possibile immaginabile qualunque azione voi compiate sui social. I contenuti virali perfetti quindi viaggiano sulla sottile linea che divide la diplomazia nei confronti delle persone (ovvero, cercare sempre di mettere d’accordo quante più persone possibili) dalla necessità di creare contenuti abbastanza brillanti da attirare l’attenzione (ovvero, se il tuo contenuto è talmente diplomatico e sciapo da non suscitare interesse in alcun modo, non diventerà mai virale). Ora pensate a queste premesse, e aggiungete al minestrone uno degli argomenti più ostici e spigolosi esistenti: la scienza. Il mix di tutti questi punti di partenza genera sintomi simili a quelli di un infarto nella maggior parte della popolazione vivente, ma qualcuno ne è evidentemente immune visto che il figlio di ‘viral’ e ‘scienza’ esiste, è italiano ed è oltremodo coatto. “Ce stanno modi e modi de parlà de scienza. Noi c’avemo quello giusto” [La Scienza Coatta](https://www.facebook.com/LaScienzaCoatta) è una pagina Facebook che nasce il 28 febbraio di quest’anno, il suo slogan è “*ce stanno modi e modi de parlà de scienza. Noi c’avemo quello giusto*,” la sua redazione è composta da [Mac Gyver, Iron Man e Bruce Willis, Doc di Ritorno al Futuro e John Nash in A Beautiful Mind](https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1568880053398633.1073741828.1568868093399829&type=3). Annovera tra le ‘correlate’ pagine del calibro di “[Nikola #FuckEdison Tesla](https://www.facebook.com/pages/Nikola-FuckEdison-Tesla/1455614821344767?fref=pb)” e “[L’arte spiegata ai truzzi](https://www.facebook.com/LArteSpiegataAiTruzzi?fref=pb).” Ciò che fanno è banalmente complicatissimo, perché fare ridere su internet è un’arte sopraffina riservata a pochi. Saper mischiare riferimenti a un immaginario collettivo, originalità nei contenuti e una coerenza di fondo è ben più complicato di quanto sembri, ma i ragazzi di Scienza Coatta devono aver compreso la formula, e la stanno proponendo nel migliore dei modi. Nun ve basta? Pijateve questa. In pochi mesi si sono guadagnati un seguito di tutto rispetto portando avanti un modo alternativo di fare divulgazione scientifica. Fanno ridere, lo fanno in maniera intelligente e con il loro scoattare sdoganano la noiosa coltre di marzialità che pesa sulla scienza, che spesso e volentieri fa più brutto che le gang di Compton. Non potevo fare altro che tentare di carpire il loro segreto, così li ho contattati per farci due chiacchiere. Il romanaccio è una lingua a parte, una stele di Rosetta universale che da qualche anno a questa parte sembra mettere tutti d’accordo nel web italiano. Il dubbio quindi che il fare brutto de La Scienza Coatta non sia madrelingua è comprensibile, “La redazione di LSC è composta di tre persone. Due di loro sono romani de Roma. L’altro è un pugliese trapiantato nella capitale da più di dieci anni,” premettono Letizia, Paolo e Alessandro. “Naturalmente, non siamo i primi a scoprire la potenza del romanaccio per comunicare divertendo. È stato ampiamente sdoganato tempo fa: pensiamo per esempio a fenomeni e personaggi che hanno riscosso grande successo come [Boris](https://www.youtube.com/watch?v=fvSG4XY7yS8&ref=stellakamikaze.org), [The Pills](https://www.youtube.com/watch?v=IMq6IG29rRg&ref=stellakamikaze.org) e [Zoro](https://www.youtube.com/watch?v=hOChnboI1ak&ref=stellakamikaze.org), famosi in tutta Italia e che hanno elevato a universali, in un certo senso, meccanismi linguistici e umoristici che possono funzionare solo in romanaccio. Espressioni come «*Sei mejo te*» o «*bucio de culo*» sono praticamente intraducibili, eppure sono ormai comprese da tutti (e infatti, per quanto la nostra base di fan sia naturalmente Roma-centrica, ci seguono anche da Milano, Torino, Bologna, etc.),” mi raccontano. Bisognerebbe interrogarsi sul modo più corretto di fare divulgazione sui social. Abbiamo poi parlato di un argomento piuttosto spinoso, ovvero lo stato della divulgazione scientifica in Italia. I palinsesti TV negli ultimi anni si sono ritrovati massacrati, e l’ultimo baluardo rimasto ancora in piedi nell’immaginario collettivo è quello rappresentato dalla [famiglia Angela](http://motherboard.vice.com/it/read/dal-meme-al-quirinale-unanalisi-scientifica?ref=stellakamikaze.org) che però, per quanto eccelsa, è destinata presto o tardi a scomparire. Su internet le fonti sono spesso troppe e per chi non ha sufficiente dimestichezza con quella arcana disciplina chiamata fact-checking informarsi sul web rischia di essere una vera e propria carneficina, tra complotti, giornalismo scientifico alla mercé dei click o semplici fenomeni da baraccone sensazionalisti. Date queste premesse, la divulgazione scientifica può passare per i social? “Qui ci avventuriamo in un campo minato. Lo stato della divulgazione scientifica in Italia è un tema complesso e molto delicato. È addirittura difficile connotare una divulgazione «tradizionale», perché i confini tra comunicazione sulla carta stampata, su testate web specializzate/generaliste e social si fanno sempre più sfumati e indistinti. Più che chiedersi se la divulgazione scientifica possa passare per i social network (sì: deve passare per i social network. La transizione è bell’e completa), bisognerebbe interrogarsi su quale sia il modo più corretto di fare divulgazione su questi canali. Non è una questione di lana caprina.” Bisogna però imparare a difendersi dalla divulgazione corrotta, quella costruita su fondamenta di interesse personale e quindi nociva per la cultura, “Un’informazione scorretta, soprattutto in campo scientifico e medico, può essere pericolosissima, come ci hanno insegnato i vari di Bella, Zamboni e – in tempi più recenti – Vannoni. D’altronde, abbiamo visto che i modelli di comunicazione «tradizionale» spesso falliscono nel proprio obiettivo (è inutile parlare di «[doppio cieco](http://it.wikipedia.org/wiki/Doppio%5Fcieco?ref=stellakamikaze.org)» o «[peer review](http://it.wikipedia.org/wiki/Revisione%5Fparitaria?ref=stellakamikaze.org)» se nessuno ne conosce il significato) e vengono surclassati da modelli che fanno leva, in buona o cattiva fede, su empatia e sensazionalismo (vedi, per esempio, i servizi de Le Iene sul caso Stamina o sulla correlazione tra alimentazione e tumori). Nel nostro piccolo, cerchiamo di divertire e solleticare la curiosità senza far torto all’accademia e senza ricadere in facili populismi e demagogie.” All’estero però la situazione non è esattamente analoga. Nei paesi anglofoni il confine che divide la divulgazione “giusta” da quella “sbagliata” è molto più sottile; all’estero la scienza ha molto più appeal e il concetto di nerd negli ultimi anni ha faticosamente risalito la classifica dei “modelli sociali accettabili,” grazie anche a fenomeni pop come serie tv e film. Pagine con milioni di fan come [AsapSCIENCE](https://www.facebook.com/AsapSCIENCE?fref=ts) o [I Fucking Love Science](https://www.facebook.com/IFeakingLoveScience?fref=ts) propongono spesso e volentieri un tipo di scienza piacente e all’acqua di rose fatta su misura per il proprio pubblico, che spesso ammicca di più all’aspetto, appunto, viral e pop piuttosto che alla divulgazione di un aspetto della cultura. Certo è che possono senz’altro aumentare la consapevolezza e fornire ai propri lettori un’infarinatura che potrebbe poi renderli capaci di approfondire determinati argomenti, “È un po’ fuorviante per forza di cose. Perché la scienza, in molti suoi aspetti, è intrinsecamente complicata (oltre che coatta), quindi è sempre richiesto un certo grado di semplificazione per venire incontro ai non addetti ai lavori. Da un lato è innegabile che una comunicazione troppo sensazionalistica e “colorita” non dia un’immagine fedele della scienza. Ma si tratta comunque di standard di divulgazione che, se usati in modo oculato, possono dare i loro buoni frutti. Per noi non c’è soddisfazione più grande di ricevere un messaggio da un lettore che si è incuriosito e appassionato a un argomento scientifico leggendo un nostro post o guardando un nostro meme, o che ci dice che riusciamo a trasmettere la natura ‘ignorante’ della scienza.” “I protoni che vengono accelerati dentro LHC diventano maghine che piottano e se sfragnano. La teoria della probabilità è er sistema più cazzuto pe’ piazzà er picchetto. Galileo, Higgs e Feynman so’ i re degli sgravoni.” Resta da chiedersi se quello che fa La Scienza Coatta lo potrebbe fare chiunque—ve lo anticipo io: no, non potrebbe farlo chiunque. Quanto è difficile parlare di scienza in maniera coatta? “Non è particolarmente difficile. L’attualità ci offre ogni giorno spunti per raccontare la scienza in modo coatto, sfruttando calembour o analogie con la vita quotidiana (del coatto). I protoni che vengono accelerati dentro LHC diventano maghine che piottano e se sfragnano. La teoria della probabilità è er sistema più cazzuto pe’ piazzà er picchetto. Galileo, Higgs e Feynman so’ i re degli sgravoni,” partono rampanti i tre. “Ma la coattanza non la portiamo noi nella scienza, c’è già. Molta divulgazione «tradizionale» comincia solo a scoperta avvenuta, con lo scienziato in giacca e cravatta che racconta la verità acquisita. Ma dietro c’è tutto il processo di scoperta, uno sforzo che richiede tante qualità umane: perseveranza, cocciutaggine, confronto libero e diretto, ma soprattutto coattanza. La scienza e gli scienziati sono molto più coatti di quello che facciamo vedere noi. Fleming ha scoperto la penicillina perché aveva studiato, ma anche perché era annato in vacanza e aveva lasciato er labboratorio zozzo. Newton, per capire come funzionava la vista, si infilò un ago nell’occhio senza dire né a né ba. Se stamo a capi’ sì o no?” La speranza è che questa slancio non si esaurisca in fretta, “con l’aumentare dei fan cercheremo sicuramente di aumentare l’offerta, eventualmente migrando su un blog indipendente da Facebook. A brevissimo proporremo un contest coattissimo con premi altrettanto coatti, che consegneremo a fine maggio, durante l’evento[ Pint Of Science](http://pintofscience.it/?ref=stellakamikaze.org) di Roma, di cui siamo partner,” concludono. ‘Nsomma ai regà de ‘a Scienza Coatta non possiamo fa altro che augurà il mejo, con la genuina speranza che possano continuà a fà gli sgravoni nei secoli dei secoli. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-scienza-coatta-la-pagina-facebook-che-fa-brutto-alla-scienza/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 aprile 2015.* ### L'estensione di Chrome per ascoltare le musiche di Animal Crossing URL: https://stellakamikaze.org/lestensione-di-chrome-per-ascoltare-le-musiche-di-animal-crossing/ Last updated: 2026-07-03T22:52:57.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 aprile 2015.* [Animal Crossing: Wild World](http://it.wikipedia.org/wiki/Animal%5FCrossing:%5FWild%5FWorld?ref=stellakamikaze.org) esce in Europa, per Nintendo DS, nel 2006\. Assieme a un’altra sfilza pressoché infinita di titoli tra cui la doppia coppia [Final Fantasy I & II](http://finalfantasy.wikia.com/wiki/Final%5FFantasy%5FI%5F%26%5FII:%5FDawn%5Fof%5FSouls?ref=stellakamikaze.org) e [Final Fantasy Tactics: Advance](https://www.google.it/search?q=final+fantasy+tactics+advance&oq=final+fantasy+tactics&aqs=chrome.1.69i57j0l5.4071j0j4&sourceid=chrome&es%5Fsm=91&ie=UTF-8&ref=stellakamikaze.org), sempre per Game Boy Advance—fa parte di un felicissimo angolino nel mio cuore denominato ‘ore su ore spese a non fare assolutamente nulla.’ Qualche giorno fa, per puro caso, sono ricapitato su alcuni video di gameplay di [Ragnarok Online](http://store.steampowered.com/app/250740/?ref=stellakamikaze.org), il primo MMORPG della mia vita, altro titolo su cui ho speso una quantità davvero vergognosa di ore. [A guardare quei video](https://www.youtube.com/watch?v=fSqCad6ml9A&ref=stellakamikaze.org) mi sono un po’ emozionato, non tanto per ciò che accadeva sullo schermo, ma per le melodie che risuonavano nel frattempo. La vera fregatura dei nostri videogiochi dell’infanzia sono le musiche: infami e meschine traditrici che quando meno te lo aspetti ti accoltellano alle spalle facendoti sprofondare in una voragine senza fondo di nostalgia. Per questo oggi vi presentiamo una croce e delizia della tecnologia moderna: una nuova estensione per Chrome, che con l’aggiunta di un comodo pulsante sulla barra superiore del browser, ti permette di ascoltare in tempo reale mentre navighi su internet la colonna sonora di Animal Crossing. Di tutti gli Animal Crossing. E le tracce cambiano in tempo reale in base all’ora. [E ci sono anche i soletti di K.K. Slider](https://www.youtube.com/watch?v=kmv%5FHwTStH0&ref=stellakamikaze.org). Il supremo capolavoro musicale di [Kazumi Totaka](https://www.youtube.com/watch?v=I7gbc1geJ%5FY&ref=stellakamikaze.org) in tutto il suo sereno, spensierato e giulivo splendore. L’altra faccia della medaglia è che conoscendo la tempra di Nintendo per quanto riguarda i contributi di terze parti questa estensione avrà vita breve, ma tanto vale godersela finché dura. [Scaricatela qui](https://chrome.google.com/webstore/detail/animal-crossing-music/ldjcaihhhmemeidcfbcadilcmfdaikkg?ref=stellakamikaze.org), impostate il plugin di modo da farvi sentire la colonna sonora del capitolo della saga che più preferite e infine riprendete a fare ciò che stavate facendo, questa volta avvolti da un’aura di paciosa tranquillità. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-estensione-per-chrome-per-ascoltare-la-colonna-sonora-di-animal-crossing/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 aprile 2015.* ### Arduino ha un problema con Arduino URL: https://stellakamikaze.org/arduino-ha-un-problema-con-arduino/ Last updated: 2026-07-03T22:52:58.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 31 marzo 2015.* Il colosso dell’elettronica DIY Arduino sta tremando. Arduino ha portato in tribunale Arduino, e più passano i giorni, meno si riesce a capire cosa stia succedendo. Per fortuna c’è Motherboard, che oggi cercherà di fare ordine nella vicenda. Qui di Arduino parliamo spesso, ma nel caso il nome non vi dicesse proprio nulla, sappiate che si tratta di un microcontrollore made in Italy piuttosto economico e munito di un ambiente di sviluppo intuitivo e piacevole da utilizzare, e che negli ultimi 6 anni [ha costruito un gigantesco business con un target fortemente eterogeneo](http://motherboard.vice.com/it/read/ho-chiesto-a-massimo-banzi-se-arduino-fosse-solo-un-fenomeno-di-marketing?ref=stellakamikaze.org), dal semplice hobbista, al ricercatore, fino all’artista in cerca di nuovi medium. Quella di Arduino è, nonostante le ombre, una bella storia di successo tutta italiana. Ma oggi incontra un problema piuttosto fondamentale: al momento il marchio Arduino è rappresentato da due siti web ben distinti, [arduino.cc](http://www.arduino.cc/?ref=stellakamikaze.org) e [arduino.org](http://arduino.org/?ref=stellakamikaze.org), che appartengono rispettivamente a Arduino LLC e Arduino SRL. Ovviamente questo fatto rappresenta un intoppo non da poco per il Presidente [Massimo Banzi](http://www.massimobanzi.com/?ref=stellakamikaze.org) e amici, che sono stati portati in tribunale da Federico Musto che rappresenta Arduino SRL. Potremmo riassumere la vicenda come appena fatto, ma in questa maniera i ruoli nella disputa rimarrebbero parecchio confusi. È necessario quindi fare un passo indietro. Come detto, ci sono due aziende che hanno lo stesso nome e, tecnicamente, vorrebbero rappresentare lo stesso prodotto. La prima è Arduino LLC, detentrice del dominio arduino.cc e fondata nel 2009 da Banzi, [Martino](http://www.smartprojects.it/?ref=stellakamikaze.org), Cuartielles, Mellis e Igoe: Arduino LLC è il nucleo embrionale del progetto Arduino e dal 2005 si occupa di programmare e progettare tutto ciò che riguarda il software relativo ad Arduino. Arduino LLC possiede e gestisce il dominio arduino.cc. Arduino SRL invece era tempo fa conosciuta come Smart Projects, fondata da Martino, si occupava di tutto ciò che riguardava la produzione fisica del materiale hardware di Arduino. Nel novembre 2014 Smart Projects cambia nome in Arduino SRL e registra il dominio arduino.org. Fino a qui tutto bene. Il problema è che poco dopo aver cambiato il nome, Martino vende Arduino SRL ad una holding svizzera, Gheo SA, gestita da Federico Musto, il quale in collaborazione con dog hunter, uno studio di design sempre da lui posseduto, decide di cominciare a sviluppare la board [Arduino Yun](http://arduino.cc/en/Main/ArduinoBoardYun?from=Products.ArduinoYUN&ref=stellakamikaze.org), assieme a Arduino LLC. Ed ecco il problema: ci sono due aziende con lo stesso nome, che vendono prodotti leggermente diversi tra loro ma che vivono della stessa *product identity*. La prima azienda, quella di Massimo Banzi, è la fondatrice del progetto Arduino; la seconda azienda, quella di Federico Musto, è ora detentrice del più grande nucleo manufatturiero di Arduino al mondo. Houston, siamo ben oltre dal “avere un problema.” “Abbiamo il trademark sul brand ‘Arduino’ da più tempo di voi e neghiamo tutte le restanti questioni che sostenete, distinti saluti.” [Hackaday sta seguendo la vicenda molto da vicino](http://hackaday.com/2015/03/12/arduino-v-arduino-part-ii/?ref=stellakamikaze.org) e riassume in maniera piuttosto efficace la ragione dei problemi legali. Arduino SRL vuole invalidare il trademark che Arduino LLC detiene sul brand “Arduino” perché “Arduino SRL ha richiesto il trademark nel settembre del 2014 e ha prodotto fisicamente board marchiate Arduino dal 2005\. Arduino LLC è nata solo nel 2009 e non controllava il nome nel momento in cui ha richiesto il trademark,” spiega Hackaday; che riassume eloquentemente anche la risposta di Arduino LLC, “Abbiamo il trademark sul brand ‘Arduino’ da più tempo di voi e neghiamo tutte le restanti questioni che sostenete, distinti saluti.” A livello pratico sembra che fino a giugno i legali sonderanno il terrenno delle prove e delle testimonianze, e che non si arriverà ad un giudizio prima di Natale. Nel frattempo però [Arduino SRL non resta con le mani in mano](http://hackaday.com/2015/03/28/arduino-srl-to-distributors-were-the-real-arduino/?ref=stellakamikaze.org) e [invia un comunicato a tutti i suoi distributori](https://hackadaycom.files.wordpress.com/2015/03/arduino-distributor-update1.pdf?ref=stellakamikaze.org) in cui spiega perché la SRL e non la LLC la ‘vera’ Arduino, e perché dovrebbero fare riferimento a loro come unico baluardo del progetto Arduino. La questione però non sembra così limpida come pare: non stiamo parlando di un Arduino che detiene il trademark per un’idea e un altro Arduino che vuole lo stesso trademark perché quell’idea l’ha concretizzata. A dirlo è lo stesso Massimo Banzi [in un articolo per MAKE](http://makezine.com/2015/03/19/massimo-banzi-fighting-for-arduino/?ref=stellakamikaze.org), “a fine 2008, quando Arduino (LLC) stava per registrare il trademark negli Stati Uniti e in tutto il mondo, a nostra insaputa e senza alcun tipo di preavviso, l’azienda di Gianluca Martino, Smart Projects—il nostro principale produttore di board—ci ha anticipato e ha registrato il nome Arduino in Italia, non dicendolo praticamente a nessuno per quasi due anni.” Quindi succede che Banzi e Arduino LLC registrano il trademark negli Stati Uniti, ma non possono estenderlo a tutto il mondo per questo intoppo italiano. Banzi e Martino continuano a collaborare per diversi anni in nome dell’amicizia, cercando di trovare un modo per stabilizzare la situazione. Dopodiché Martino, come detto, vende Smart Projects a Musto, e il resto è storia. Dal post di Banzi su MAKE si evince che la situazione non sia esattamente chiara: [un suo commento sulla vicenda datato 20 marzo](http://forum.arduino.cc/index.php?topic=309789.0&ref=stellakamikaze.org) lo vede piuttosto preoccupato della situazione. Nel frattempo Arduino LLC deve gestire il lancio del prossimo esemplare di Arduino: a seguito di Arduino Yun arriverà Arduino TRE, ed è proprio qui che troviamo uno dei possibili motivi di questa divergenza tra LLC e SRL; la pagina web per Arduino TRE parla de “la prima board Arduino creata negli Stati Uniti.” Il che è piuttosto strano considerando la forte politica autarchica di cui Arduino si è spesso fregiato negli ultimi anni, urlando e pontificando sul suo ‘Made in Italy.’ La situazione è ancora poco chiara, ma per tirare le somme sappiamo che al momento ci sono due aziende chiamate Arduino che spingono lo stesso prodotto ma con finalità diverse. Il resto avverrà in tribunale, e a giudicare dalle premesse non avverrà troppo in fretta. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-problema-che-arduino-ha-con-arduino/?ref=stellakamikaze.org)*, 31 marzo 2015.* ### Questi russi vanno pazzi per gli esperimenti scientifici mortali URL: https://stellakamikaze.org/questi-russi-vanno-pazzi-per-gli-esperimenti-scientifici-mortali/ Last updated: 2026-07-03T22:52:59.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 marzo 2015.* Non conosco il russo. Potrei anche fare uno sforzo e passare tutte le righe di testo in cirillico su Google Translate per cercare di capirci qualcosa in più, ma penso si perderebbe gran parte della magia. [kreosan](https://www.youtube.com/user/kreosan?spfreload=10&ref=stellakamikaze.org) è il nome di un account YouTube da più di 130.000 iscritti, sembra sia veramente rilevante visto che l’utente è stato anche verificato e [il video di punta del canale conta oltre due milioni di visualizzazioni](https://www.youtube.com/watch?v=g91xkISmp2g&ref=stellakamikaze.org). Ho dato un’occhiata alle descrizioni dei loro video cercando dei link di riferimento, sono riuscito a recuperare solamente quella che sembra essere [una pagina vKontakte](https://vk.com/kreosann?ref=stellakamikaze.org)(il Facebook russo), ma come detto io e il cirillico non andiamo proprio d’accordo. Questa realtà e il mondo occidentale, però, infine collidono in uno sposalizio di ideali e di passioni comuni: gli esperimenti scientifici fatti a cazzo di cane. *kreosan*, che a questo punto mi sento di identificare come un collettivo, è un raccoglitore piuttosto nutrito di dettagliati video di esperimenti scientifici fuori da ogni logica di sicurezza. Alcuni sono muniti di sottotitoli in inglese, altri si limitano ad una trascrizione in cirillico dei dialoghi, ma tutti sono avvolti da un delizioso alone di stereotipo: tutti i video dei *kreosan* rispecchiano perfettamente l’idea occidentale di “slavo.” Il che potrebbe suonare razzista, ma è una semplice constatazione di ciò che alberga nell’immaginario collettivo del vecchio continente. Ogni esperimento è svolto nella più totale assenza di qualunque tipo di norma di sicurezza, è raccontato da uno squisito quanto pacato accento russo e condotto da volti est-europei. I paesaggi rurali e gli arredamenti degli interni spesso molto vicini a quelli di casa di mia nonna non sono altro che la ciliegina su una torta da tre stelle Michelin. Il video qui sopra ci racconta l’utilizzo un [magnetron](http://it.wikipedia.org/wiki/Magnetron?ref=stellakamikaze.org) prelevato da un forno a microonde, sfruttato come arma, costruito con materiali da inverno atomico e che sprigiona una quantità di radiazioni tale da [far impallidire il “piede di elefante” di Chernobyl](https://www.youtube.com/watch?v=QSrXFV7YJrY&ref=stellakamikaze.org)—*a pensarci meglio le radiazioni sprigionate dal magnetron del video sono radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti, decisamente meno pericolose di quelle comunemente considerate ‘radioattive.’ Il piede di elefante di Chernobyl quindi continua a mantenere il primato di letalità*. Un’asta collegata ai magneti di un microonde permettono ai nostri eroi di essere muniti di un’arma silenziosa che nel corso del video fa letteralmente esplodere uno stereo. In pratica [è una puntata di Mythbusters](http://en.wikipedia.org/wiki/MythBusters?ref=stellakamikaze.org) ma senza quelle noiose norme di sicurezza tipiche delle produzioni televisive: mi si dilatano le pupille solamente a pensarci. Se anche a voi un solo video non basta, i kreosan offrono anche qualcosa di probabilmente estremamente pericoloso portato avanti [con l’ausilio di qualche vecchio cellulare](https://www.youtube.com/watch?v=Otq2ClQz2f8&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), un tutorial per rubare connessioni internet [grazie ad aggeggi vagamente steampunk](https://www.youtube.com/watch?v=-TPq-3XKUNU&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), un esperimento che esordisce con la frase “[oggi tenteremo di ottenere una palla di fuoco da una tempesta](https://www.youtube.com/watch?v=VQTRHQRDIos&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org)” e una sorta di bacchetta della morte nella quale passa [un quantitativo non identificato di volt mortali](https://www.youtube.com/watch?v=ebxtqXcCrf4&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org). Buon divertimento. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-canale-youtube-russo-pieno-di-esperimenti-scientifici-mortali/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 marzo 2015.* ### L'Agente Arancio sta ancora avvelenando il Vietnam URL: https://stellakamikaze.org/lagente-arancio-sta-ancora-avvelenando-il-vietnam/ Last updated: 2026-07-03T22:53:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 marzo 2015.* *“Spray and bomb, bomb and spray.”* Percy Jones è un veterano del Vietnam, [tre anni fa è stato intervistato dal Richmond Confidential](http://richmondconfidential.org/2012/11/12/a-veterans-story-agent-orange-and-the-marine-from-baton-rouge/?ref=stellakamikaze.org). Conosce le conseguenze della chemical warfare statunitense e ormai sono trent’anni che soffre di diabete e di pressione alta. In Vietnam l’odore delle bombe si confondeva con quello degli agenti chimici, ed è per questo che per Percy la guerra del Vietnam è “*spray and bomb, bomb and spray*.” Percy Jones è un reduce dell’Agente Arancio. È molto fiero di aver servito la propria nazione. *“Martin Luther King did not begin his speech with, «I have a nightmare.»”* Thao Nguyen Griffiths è una delle protagoniste di [un lungo reportage di Cleveland.com sull’Agente Arancio](http://www.cleveland.com/agentorange/index.ssf/2011/01/the%5Fvietnam%5Fwar%5Fended%5Fbut%5Fa%5Fsi.html?ref=stellakamikaze.org). È un’attivista vietnamita che vuole dedicare la sua vita ad aiutare la sua nazione, disinnescando mine inesplose e bonificando zone massacrate dai pesticidi. È anche una delle poche fortunate madri del posto ad aver dato i natali ad un figlio sano. Quando suo figlio è nato, ad Hanoi, non le è bastato sentire urlare il dottore “è un maschio!” per essere felice. Ha dovuto aspettare di avere suo figlio in braccio, e solo dopo avergli contato le dita delle mani e dei piedi ha serenamente sospirato. “Molte madri; molte, molte altri madri non vivono questo lieto fine. Non in Vietnam,” ha raccontato a Cleveland.com. La guerra del Vietnam è durata oltre 19 anni e ha causato tra uno e due milioni di vittime totali; è una guerra strana, incredibilmente assimilata nell’immaginario collettivo e per questo forse distante dalla nostra realtà, paradossalmente molto più distante dei due conflitti mondiali, nonostante le cronologie. Sono esplose bombe, si sono consumati raid, agguati, i bombardamenti al napalm hanno letteralmente polverizzato una nazione, ma sono tutti eventi che sono avvenuti in un istante e hanno poi lasciato una scia emotiva di devastazione. I morti sono morti, e quelli non li porta indietro nessuno. L’Agente Arancio invece è rimasto lì, abbracciato affettuosamente a ogni fazzoletto di terra vietnamita che ha sfiorato, e ora si comporta come un parassita: si nutre dell’ecosistema e lo inquina con le proprie tossine. L’Agente Arancio è un defoliante e viene utilizzato per la prima volta nel 1950 dagli inglesi durante l’Emergenza Malese, nel corso dell’Operazione Trail Dust. Nel 1962 l’erbicida torna in auge, e viene sfruttato dagli americani nell’Operazione Ranch Hand, nel corso della quale, fino al ’71, sono stati irrorati 20 milioni di galloni (oltre 75 milioni di litri) di erbicidi vari su tutto il Vietnam del Sud. Il problema era piuttosto elementare: durante la Guerra del Vietnam i vietcong giocavano in casa, rendendo la vita incredibilmente difficile agli americani. La soluzione più ovvia? Smontare la casa ai Vietcong. Serviva qualcosa di tollerabile, non troppo drastico, e lasciare che l’ecosistema marcisse autonomamente, con l’aiuto di venti milioni di galloni di defoliante, era sicuramente l’idea migliore. Se non c’erano le piante i Vietcong non sapevano dove nascondersi, e un Vietcong che non si sapeva nascondere era un Vietcong morto. Un documentario del New York Times sulla “long legacy” lasciata da Agente Arancio in Vietnam. Considerato il tipo di guerriglia i numeri sono piuttosto impressionanti: 10 anni di campagna, 20,000 raid, 5 milioni di acri di foreste colpiti, 500,000 acri di raccolto gravemente danneggiati o distrutti, 400,000 morti per intossicazione e 500,000 bambini nati con disabilità a causa delle intossicazioni da Agente Arancio L’Operazione Ranch Hand ha visto l’utilizzo dei ‘[rainbow herbicides](http://en.wikipedia.org/wiki/Rainbow%5FHerbicides?ref=stellakamikaze.org),’ una vasta gamma di defolianti diversi per caratteristiche e sopratutto per il colore dei fusti in cui ognuno di essi era contenuto. L’Agente Arancio, a onor del vero, è stato utilizzato ‘solo’ dal 1965 al 1970; ma vista la sua composizione, tanto è bastato. L’Agente Arancio a livello pratico è il prodotto di due diversi erbicidi, il [2,4,5-T](http://en.wikipedia.org/wiki/2,4,5-Trichlorophenoxyacetic%5Facid?ref=stellakamikaze.org) e il [2,4-D](http://en.wikipedia.org/wiki/2,4-Dichlorophenoxyacetic%5Facid?ref=stellakamikaze.org). In generale 20 milioni di galloni di defoliante di sicuro non fanno bene a nessuno, ma se il 2,4,5-T utilizzato per l’Agente Arancio è contaminato dalla [tetracloro-dibenzo-diossina](http://it.wikipedia.org/wiki/Tetracloro-dibenzo-diossina?ref=stellakamikaze.org) allora i problemi si fanno seri, perché si tratta di una particolare diossina molto tossica. La sezione ‘[Rischi](http://it.wikipedia.org/wiki/Tetracloro-dibenzo-diossina?ref=stellakamikaze.org#Rischi)‘ della pagina Wikipedia dedicatale è letteralmente tragica, non leggetela se siete di cattivo umore perché non aiuterà. Nel 1971 [il 12 percento della superficie totale](http://www.nytimes.com/2014/05/12/us/agent-oranges-long-legacy-for-vietnam-and-veterans.html?%5Fr=3&ref=stellakamikaze.org) del Vietnam del Sud era stata irrorata dai defolianti, e la concentrazione di agenti chimici media era [13 volte superiore al limite stabilito dal Dipartimento di Agricoltura statunitense](http://books.google.it/books?id=agsAAAAAMBAJ&pg=PA36&redir%5Fesc=y&ref=stellakamikaze.org). Ovviamente Ranch Hand andava ben oltre qualunque tipo di buon senso etico e pratico, visto che l’irrorazione indiscriminata di 75 milioni di litri di agenti chimici su una nazione era letteralmente una grassissima risata in faccia alle [Convenzioni di Ginevra](http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzioni%5Fdi%5FGinevra?ref=stellakamikaze.org). Una mappa che indica i luoghi ancora contaminati dalla tetracloro-dibenzo-diossina in maniera critica in Vietnam. Nonostante la decina di anni coperti dall’Operazione, le notizie a riguardo arrivano negli Stati Uniti solo nel 1965 e per di più in una versione piuttosto distorta. Sulla carta Ranch Hand aveva come obiettivo l’indebolimento e il logoramento delle truppe nemiche: privarli dei nascondigli e portarli alla fame a causa della distruzione dei raccolti sembrava un ottimo metodo per ammansirli senza particolare spargimento di morte e distruzione. Ovviamente però non si poteva essere fieri di una tattica del genere, perlomeno in pubblico, così il Dipartimento di Stato americano ha deciso di parlarne con i propri cittadini 3 anni dopo l’inizio delle Operazioni. Nel 1965 il 42 percento di tutti gli agenti irrorati erano dedicati al danneggiamento e alla distruzione dei raccolti. L’ultima spiaggia poteva essere quella della coscienza dei soldati, coloro che a conti fatti eseguivano le operazioni di irrorazione, ma è bastato spiegargli che quei raccolti erano destinati ai Vietcong e non ai civili per fugare ogni dubbio. Non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ma quei raccolti non erano destinati solamente ai Vietcong, e così l’Operazione Ranch Hand ha causato, tra le altre, una diffusa e gravissima carestia in tutta la regione. Il 30 aprile 1975 la Guerra del Vietnam finisce, Agente Arancio però continua la sua guerriglia silenziosa, trincerato in ogni angolo possibile del Vietnam del Sud. Quello della tetracloro-dibenzo-diossina è un capitolo distorto della storia americana, una tattica offensiva criminale coperta da una coltre di dubbia moralità. Al governo statunitense non è bastato poco tempo per digerire la questione e capire come affrontare le conseguenze, e [solo nel 1991 con l’Agent Orange Act](http://en.wikipedia.org/wiki/Agent%5FOrange%5FAct%5Fof%5F1991?ref=stellakamikaze.org) si cercheranno di tirare le somme. Il governo decide di assegnare alla National Academy of Sciences il compito di stabilire eventuali prove scientifiche che colleghino il servizio militare effettuato in Vietnam da parte di alcuni veterani e l’insorgenza di patologie come linfomi, sarcomi e cloracne. Il [New York Times](http://www.nytimes.com/2012/08/10/world/asia/us-moves-to-address-agent-orange-contamination-in-vietnam.html?pagewanted=all&action=click&module=Search%C2%AEion=searchResults&mabReward=relbias%3As%2C%5B%22RI%3A1%22%2C%22RI%3A3%22%5D&url=http%3A%2F%2Fquery.nytimes.com%2Fsearch%2Fsitesearch%2F%23%2Fagent%2Borange%2F&ref=stellakamikaze.org) specifica però che “gli studi sugli effetti di Agente Arancio tendevano ad usare un linguaggio ben lontano dall’essere assoluto. Certe malattie, per esempio, venivano “associate” con l’esposizione alla diossina, e la manifestazione di determinati sintomi era definitiva come “possibile” collegamento al tetracloro-dibenzo-diossina. Negli Stati Uniti è stata effettuata un’operazione di tamponamento: cure mediche e controlli periodici vengono assicurati a tutti i veterani del Vietnam e col tempo questa misura di welfare è stata estesa a chiunque manifestasse sintomi da esposizione ad Agente Arancio. In Vietnam però non se la passano troppo bene. Per capirci, [in uno studio datato 2000](http://catalogue.nla.gov.au/Record/1801925?ref=stellakamikaze.org) trenta donne vietnamite esposte ad Agente Arancio o sposate a uomini esposti ad Agente Arancio sono state seguite nel corso della loro vita ed è stato riscontrato un numero decisamente sopra la media di aborti e di parti prematuri. Inoltre, due terzi dei loro figli sono nati con malformazioni congenite o hanno sviluppato disabilità prima dei 5 anni. [Il magistrale reportage di Cleveland.com](http://www.cleveland.com/agentorange/index.ssf/2011/01/unfinished%5Fbusiness%5Fsuffering.html?ref=stellakamikaze.org) racconta nei dettagli la questione: il problema non è un qualche tipo di rimorso o di senso di colpa per ciò che è successo in Vietnam, il problema è che bisogna agire e bonificare ora. Le aree ancora oltre i livelli di sicurezza sono davvero tante e ancora oggi partorire in Vietnam significa giocare alla roulette russa con il destino. Nick Ut, l’uomo che ha scattato la storica fotografia della ‘napalm girl’ in Vietnam, è piuttosto chiaro su quanto l’Agente Arancio abbia piegato il futuro della regione, “Sembrava ne piovesse di più ogni giorno, e mi spaventava. Quando poi si è scoperto quanto fosse pericoloso ho cominciato ad avere paura di esservi stato esposto, ma sto bene. I miei figli stanno bene. I miei nipoti stanno bene. Sono stato fortunato, sai? Ma i bambini che incontrerai qui, loro non sono stati fortunati,” [ha detto all’inviata di Cleveland.com](http://www.cleveland.com/agentorange/index.ssf/2011/01/the%5Fvietnam%5Fwar%5Fended%5Fbut%5Fa%5Fsi.html?ref=stellakamikaze.org). La ‘[Generazione Arancio](http://www.dailymail.co.uk/news/article-2401378/Agent-Orange-Vietnamese-children-suffering-effects-herbicide-sprayed-US-Army-40-years-ago.html?ref=stellakamikaze.org)‘ è ben lontana dallo scomparire. L’emivita della diossina presente nel tetracloro-dibenzo-diossina dipende da dove si trova. Nel corpo umano si va dai 10 ai 20 anni, nell’ambiente dipende dal tipo di terreno contaminato e dalla profondità a cui si trova: in superficie il calore del sole riesce a decomporre la diossina in qualche anno, se invece le sacche tossiche si trovano sotto la superficie o in riserve d’acqua l’emivita può prolungarsi fino ad un centinaio di anni. Oggi il governo americano invia aiuti in Vietnam per seguire chi sta soffrendo dei sintomi da esposizione da Agente Arancio e porta avanti, assieme al governo vietnamita, operazioni di bonifica nelle aree contaminate; ma gli sforzi non sono mai troppi. Il Vietnam del Sud assume le sembianze di una Chernobyl dimenticata e anomala. Il Vietnam è abitato, i terreni non sono abbandonati e i tentativi di bonifica e contenimento dei danni sono attivi, ma le persone continuano a vivere nella loro quotidianità il debito che quei 75 milioni di litri di agenti chimici sganciati sopra la regione hanno lasciato. Le conseguenze della diossina sul corpo umano sono mostruose, ma la sensazione è che la situazione sia ormai sfuggita di mano e che non si possa fare altro che aspettare che la natura faccia il suo corso: l’Agente Arancio è venuto per restare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-agente-arancio-e-venuto-per-restare/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 marzo 2015.* ### L'informazione nell'era di Facebook è in mano ai millennials URL: https://stellakamikaze.org/linformazione-nellera-di-facebook-e-in-mano-ai-millennials/ Last updated: 2026-07-03T22:53:00.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 marzo 2015.* Prendete un ventenne qualunque e chiedetegli di parlare di internet. Cinque anni fa la risposta più immediata sarebbe stata “Google,” oggi consiste in un elenco piuttosto ristretto di social network ben definiti: Facebook, Youtube, Instagram, Twitter, Tumblr. Nel 2015 non sono i social ad appoggiarsi a internet, ma è internet ad esistere per i social; almeno per i più giovani. Il destino vuole però che sia proprio quella fascia d’età, o se preferite segmento di mercato, ad essere l’obiettivo più ambito da praticamente chiunque lavori in qualche maniera con la rete. Giornalismo, musica, videogiochi, YouTube, social network, pubblicità? Entra in questo mondo e la tua realtà si distorcerà: acquisterai abilità sinestetiche e ogni suono si trasformerà in un roboante boato scandito dal termine ‘[ millennials](http://en.wikipedia.org/wiki/Millennials?ref=stellakamikaze.org).’ Ciò significa che ogni singola informazione riguardo i millennials, nativi digitali venuti al mondo all’incirca nello stesso momento in cui nasceva internet, è oro colato quando si deve creare un contenuto in rete. Quello del giornalismo è sicuramente uno dei mondi con la relazione più complicata con i millennials. Cosa vogliono? Il gossip? Le [infografiche](http://motherboard.vice.com/it/read/dal-meme-al-quirinale-unanalisi-scientifica?ref=stellakamikaze.org)? Lunghi e complicati papiri? Vogliono un tabloid mascherato da notizie di attualità politica? Perché per certe cose impazziscono ma se ci schiaffo in prima pagina un “sesso, droga e rock & roll” mi deridono? Aiuto. Amico mio, se conoscessi la risposta a queste tue domande sicuramente non te la direi, ma se li stai cercando, posso dirti con certezza scientifica dove trovare questi millennials. Secondo un report del [Media Insight Project](http://www.mediainsight.org/Pages/default.aspx?ref=stellakamikaze.org), che ha sondato le opinioni di oltre mille persone tra i 18 e i 34 anni, [le notizie sono decisamente ottime](http://www.niemanlab.org/2015/03/millennials-say-keeping-up-with-the-news-is-important-to-them-but-good-luck-getting-them-to-pay-for-it/?ref=stellakamikaze.org): l’85% dei millennials presi in esame affermano che stare al passo con le news dal mondo sia in qualche modo importante per loro, il 69% si informa quotidianamente ma solamente il 40% ritiene l’attualità abbastanza importante da arrivare a pagare per poter leggere gli ultimi articoli. “I dati suggeriscono anche che i social network stanno esponendo i millennials a più news di quante ne cercherebbero normalmente. Sul totale di coloro che utilizzano Facebook, solo il 47% vi accede per informarsi e leggere news, ma una volta che vi è dentro l’informazione è una delle attiivtà principali,” [si legge nel report](http://www.americanpressinstitute.org/publications/reports/survey-research/millennials-news/?ref=stellakamikaze.org). La ricerca ci parla di numeri importanti anche per quanto riguarda gli altri social network: per le news anche YouTube è largamente utilizzato, con un rispettabilissimo 83% di habitué sul totale; addirittura Instagram tocca il 50%. Lo studio inoltre afferma che non solo i millennials cercano le notizie e si tengono informati, ma che nel farlo si comportano attivamente, selezionando le fonti che ritengono più attendibili per dare forma ai loro feed social. Tra i vari, uno dei più interessanti dati emersi riguarda ciò che spinge i millennials a informarsi, “i millennials si informano per diverse ragioni, tra cui un po’ di sano senso civico (74%), la necessità di conoscere e risolvere determinati problemi (63%) e anche un modesto fattore sociale (67%), per esempio per parlarne con gli amici,” si legge nel report. “I dati suggeriscono anche che i social network stanno esponendo i millennials a più news di quante ne cercherebbero normalmente.” “Facebook è diventato una parte fondamentale della vita digitale di un millennials. Posti davanti a 24 argomenti e temi diversi, i millennials hanno affermato che in 13 casi Facebook è la prima fonte di informazione per loro, in altri 7 casi Facebook rimane stabile al secondo posto della lista delle fonti affidabili,” continua lo studio. L’analisi del Media Insight Project inoltre fornisce due dritte a chi i contenuti online li produce, per i millennials infatti è molto importante che la fonte sia riconoscibile e facilmente identificabile, e, gloria nell’alto dei cieli, per il 52 percento degli intervistati la fonte deve essere chiara e ricca di riferimenti e link. Forse non tutto è perduto. Lo studio è decisamente articolato e dettagliato, e questi dati si fanno ancora più interessanti quando si viene a scoprire che pochi giorni fa [Facebook ha confermato il proprio interesse nel trasformare la timeline di Zuckerberg in una vera e proprio casa base per l’informazione](http://www.thefiscaltimes.com/2015/03/24/Will-Facebook-Content-Host-Kill-News-Media-or-Save-It?ref=stellakamikaze.org). - The New York Times, BuzzFeed\* e *National Geographic*sono le prime testate ad affermare di voler accompagnare Facebook in questo viaggio: se oggi tutto ciò che riguarda il marketing sui social è focalizzato sul convincere il lettore a cliccare un link per spostarsi dalla piattaforma social al sito web di una determinata testata, in un prossimo futuro gli articoli potrebbero essere ospitati direttamente su Facebook. Zuckerberg non è solito a fare troppe domande ai propri utenti: ci sono dei bilanci da rispettare e i cambiamenti sulla sua piattaforma avvengono in funzione di questo, se agli utenti non piace impareranno a convincerci. Se, quindi, un domani il lettore non dovrà spostarsi da Facebook per leggere i contenuti della sua testata preferita, le dinamiche potrebbero uscirne stravolte. Sarà la fine dell’era del clickbaiting, magari a favore di un più rispettabile e genuinamente interessante stortytelling? Ovviamente non ho risposte a queste domande, nel frattempo però conviene continuare a tenere d’occhio i millennials, quelli cambiano idea da un giorno all’altro e se improvvisamente scoprono una sfrenata passione per la privacy personale Zuckerberg avrà ben altro di cui occuparsi, [vista la loro incidenza sul suo mercato](http://www.journalism.org/2013/10/24/the-role-of-news-on-facebook/?ref=stellakamikaze.org). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/linformazione-nellera-di-facebook-guidata-dai-giovani/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 marzo 2015.* ### Il rivoluzionario simulatore di docce per coronare il tuo complesso di Edipo URL: https://stellakamikaze.org/il-rivoluzionario-simulatore-di-docce-per-coronare-il-tuo-complesso-di-edipo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:01.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 marzo 2015.* Avete mai fatto la doccia con vostro padre? Qualunque sia la risposta non preoccupatevi, il miracolo tecnologico del 2015 ci permette di vivere, o rivivere, questa esperienza sui nostri schermi. Donne, è arrivato [ Shower With Your Dad Simulator 2015](http://steamcommunity.com/sharedfiles/filedetails/?id=404111723&ref=stellakamikaze.org), l’unico videogioco che vi permetterà di fare una doccia con vostro padre. Un sogno, nonostante i brividi che hanno appena percorso il mio corpo dopo aver scritto questa frase. Architettato dai ragazzi di [Something Awful](http://www.somethingawful.com/?ref=stellakamikaze.org), *Shower With Your Dad* è un arcade piuttosto veloce nel quale, nei panni di un bambino, saremmo gettati all’interno di una doccia comune e, nella folla di padri che normalmente popola le docce comuni, dovremmo trovare il nostro il più velocemente possibile. Perché anche se abbiamo sei anni, finire a fare la doccia con un padre che non è il nostro potrebbe risultare quantomeno inusuale. Non so se valga la pena prendersi la briga di votare il gioco su Steam Greenlight o scaricarlo da [IndieDB](http://www.indiedb.com/games/shower-with-your-dad-simulator-2015/videos/shower-with-your-dad-simulator-20153?ref=stellakamikaze.org) per giocarlo; ma il trailer del gioco è più vicino a un capolavoro post-moderno che a un video di presentazione. Non so cosa sia meglio tra la cover [di POWER di Kanye West](https://www.youtube.com/watch?v=L53gjP-TtGE&ref=stellakamikaze.org) o l’aura angelica che illumina lo schermo non appena l’acqua dei piatti doccia sfiora i corpi nudi e squadrati dei protagonisti in 8-bit del gioco. Se invece morite proprio dalla voglia di trovare vostro padre in un marasma di uomini nudi e pelosi, ecco un video di gameplay. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/con-shower-with-your-dad-simulator-potrete-coronare-il-vostro-complesso-edipico/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 marzo 2015.* ### Presto potrai pagare i tuoi amici di Facebook via Messenger URL: https://stellakamikaze.org/presto-potrai-pagare-i-tuoi-amici-di-facebook-via-messenger/ Last updated: 2026-07-03T22:53:02.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 marzo 2015.* La tecnologia e il progresso fanno passi da gigante ogni giorno di più permettendoci di godere di comfort sempre maggiori, ma per qualche strano motivo continuiamo ad avere un rapporto conflittuale con il denaro virtuale. Andiamo in giro con portafogli pieni di contanti e carte di credito, buttiamo monete in titanici armadi vetrati che in cambio dei nostri soldi dovrebbero sputare snack e succhi di frutta, addirittura spesso e volentieri facciamo tramutare la nostra liquidità in cambiali per beni di consumo prima ancora di poterli consumare. Eppure l’idea che a gestire il flusso del nostro denaro sia un istituto di credito con probabili interessi alle Cayman e fondi blindati in mezzo mondo ci mette agitazione, quasi ansia da prestazione. Passo la carta. Digito il pin. Ci saranno ancora soldi? E se non funzionasse? Vista la velocità con la quale ci adattiamo alle nuove tecnologie questo rigetto oscurantista è piuttosto anomalo. Poter sfruttare una singola carta per gestire il nostro denaro, conservato al sicuro nell’etere dei circuiti bancari con cronologia delle transazioni e sistemi di sicurezza integrati, è infinitamente più comodo. Il problema è che queste tessere delle meraviglie, per quanto promettenti, si rivelano sempre un casino da gestire. Sono troppe, i numeri sono sempre diversi, il funzionamento dei sistemi varia di istituto in istituto e quando si viene posti davanti a un modulo per un pagamento con carta riuscire a gestire tutta questa mole di requisiti ci fa passare la voglia di effettuare qualunque tipo di acquisto. Ma rilassiamoci, il nostro supereroe preferito ha captato i nostri problemi. Ieri Mark Zuckerberg ha annunciato al mondo che [da qui a poco sarà possibile ricevere e effettuare pagamenti attraverso Messenger](http://recode.net/2015/03/17/facebook-messenger-adds-peer-to-peer-payments-feature/?ref=stellakamikaze.org), l’applicazione dedicata alla chat di Facebook. Individua un amico a cui vuoi inviare dei soldi, inserisci la cifra desiderata e sfiora il tasto “paga” per far viaggiare il denaro nell’etere, facendogli fare tappa per pochi istanti nei server di Facebook e farlo infine recapitare nel conto del destinatario. Funziona così: colleghi la tua carta di credito a Facebook, inserisci un pin—sì, un altro, ma se ti senti particolarmente audace puoi disattivare il controllo di sicurezza via pin in un secondo momento—e infine spicchi il volo nel mondo del denaro virtuale. Se il pin non ti piace e hai un iPhone 6 puoi sostituire i numeri con la tua impronta digitale, grazie alla [tecnologia Touch ID di Apple](http://en.wikipedia.org/wiki/Touch%5FID?ref=stellakamikaze.org). Le premesse sono poco sicure perché chiunque, se munito del vostro smartphone, potrebbe avere potenziale accesso alle vostre finanze? Il rischio è che, [come nel caso di Snapcash](http://motherboard.vice.com/it/read/snapchat-ha-per-sbaglio-monetizzato-le-foto-ose?ref=stellakamikaze.org), si autorizzi il commercio di materiale osè e pornografico su Facebook? I pagamenti via Messenger potrebbero essere visti come potenziale concorrenza a servizi come Paypal, visto e considerato oltretutto che giusto l’estate scorsa [Facebook ha assunto David Marcus](http://techcrunch.com/2014/06/09/facebook-poaches-paypal-president-david-marcus-to-run-messenger-maybe-monetize-it-with-payments/?ref=stellakamikaze.org), presidente di Paypal, per gestire tutte le sue applicazioni di messaggistica? Non ci interessa granché, visto che l’unico grande obiettivo finale è quello di far in modo che le persone si fidino del denaro virtuale. “In Italia si continuano a fare meno di mille operazioni l’anno mentre in Germania si sfiorano le 5 mila. Il problema non si risolve se non si incentiva l’utilizzo delle carte di credito.” Con il progressivo aumento della [diffusione dell’e-commerce in Italia](http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/03/18/e-commerce-sono-200-milioni-le-transazioni-online-in-italia-nel-corso-del-2014/?uuid=s7HX12H6&ref=stellakamikaze.org) e la necessità di arginare evasioni fiscali di vario tipo, un lento ma costante passaggio al pagamento dei beni attraverso carta di credito potrebbe risultare, oltre che più pratico, anche benefico per l’impianto economico tutto. In un articolo di Paolo Baroni su *La Stampa* riguardo l’obbligo di installazione di POS (point of sale, i lettori di carte di credito e bancomat) per le piccole-medie imprese in Italia, Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, parla anche dei numeri del denaro virtuale in Italia, “Il rischio è che sia un costo inutile \[quello dell’installazione del POS\] se poi un terminale in Italia continua a fare meno di mille operazioni l’anno mentre in Germania sfiora le 5 mila. Il problema non si risolve se non si incentiva l’utilizzo delle carte di credito.” Ciò che resta da chiedersi è perché dovrebbe essere proprio Facebook il protagonista di una virata così netta, e non coloro che lo hanno anticipato, come lo stesso Snapcash o Paypal. La realtà, solo parzialmente vera nel caso di Snapchat, è che Facebook è usatissimo, e nessuno se ne vuole davvero liberare. Dopo aver separato la componente di messaggistica da quella del newsfeed, Facebook ha saturato il mercato di settore per quanto riguarda gli smartphone: ciò significa che chiunque ne possegga uno è automaticamente abilitato a sfruttare la piattaforma di pagamento, senza bisogno di ulteriori registrazioni o download di app. Accentrare la funzione all’interno di un’applicazione già utilizzata moltissimo, inoltre, non può fare altro che abituare meglio l’utente all’esistenza di questa possibilità di pagamento. Per Facebook il colpo è doppio, se non triplo: oltre che offrire un servizio oggettivamente conveniente, vista l’assenza di costi di transazione, non solo dà una buona ragione agli utenti per fornire a Zuckerberg anche i dati delle loro carte di credito, ma incoraggia imprese di qualunque tipo a sfruttare il social network, si sa mai che un domani l’invio di denaro possa avvenire anche da utente a pagina verificata. Il futuro noi lo vediamo così: senza portafoglio, ma con uno smartphone in tasca. E poco importa che sia proprio l’orco Facebook, in questo caso, a cogliere la palla al balzo: ciò che conta è che nonostante i suoi precedenti, il colosso di Zuckerberg ha tutte le carte in regola per far ricredere chi ancora non riesce a fidarsi dei contanti che non può vedere e che viaggiano solamente attraverso l’etere. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/facebook-permettera-di-inviare-denaro-attraverso-messenger/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 marzo 2015.* ### Il Centro Culturale San Giorgio è il paradiso degli occultisti italiani URL: https://stellakamikaze.org/il-centro-culturale-san-giorgio-e-il-paradiso-degli-occultisti-italiani/ Last updated: 2026-07-03T22:53:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 marzo 2015.* Conservo un bellissimo ricordo dei miei anni pre-adolescenziali. In seconda e in terza media passavo i pomeriggi a navigare annoiato su Youtube e a una precisa ora, in quelle decine minuti a cavallo tra le 17 e le 18, casa mia era illuminata solamente dalla luce del monitor, perché il sole era già calato e i miei genitori sarebbero arrivati poco più tardi. Puntualissimo, ogni giorno a quell’ora, finivo a vedere quei video su YouTube che vengono commentati perlopiù con un “enough internet for today.” Parlo dei predicatori dell’occultismo, padri spirituali dei Roberto Giacobbo e degli Adam Kadmon odierni, che dietro a vocoder di fortuna e montaggi degni di Windows Movie Maker pontificavano su [Nuovi Ordini Mondiali](https://www.youtube.com/watch?v=OjbA46fBa5Y&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), [signoraggio](https://www.youtube.com/watch?v=2PRRk-YM4rM&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org) e [lobby sioniste](https://www.youtube.com/watch?v=kElPh0lm%5Fok&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org). Un pomeriggio di Novembre, tra una [loggia massonica](https://www.youtube.com/watch?v=RF-ZOukKVi8&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org) e un [chip RFID](https://www.youtube.com/watch?v=VAyO0xQkKc8&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), mi sono innamorato. Di punto in bianco fece ingresso nella mia vita il mondo dei messaggi subliminali, un caleidoscopio di fantasia e creatività, una gigantesca lente pareidolica attraverso la quale vedere una realtà tutta nuova. Il Centro Culturale San Giorgio si occupa di raccogliere e catalogare tutto quel materiale che potrebbe essere considerato non conforme alla “dottrina cattolica.” La fortuna non si è fermata lì, però. Dopo poche decine di minuti spesi a osservare adorante lunghi video che illustravano valanghe di messaggi occulti nascosti dove meno me lo potevo aspettare, sono finito su una delle più felici e ricche singolarità del web italiano. Il [Centro Culturale San Giorgio](http://www.centrosangiorgio.com/?ref=stellakamikaze.org), “un’associazione cattolica formata da laici. Il Centro Culturale San Giorgio ha voluto farsi promotore della diffusione del Magistero perenne della Chiesa e della sua dottrina sociale,” recita la sezione “[Chi siamo](http://www.centrosangiorgio.com/chi%5Fsiamo.htm?ref=stellakamikaze.org)” del sito. Il Centro Culturale San Giorgio si occupa ormai da 25 anni di raccogliere e catalogare tutto quel materiale che potrebbe essere considerato “occulto” o non conforme alla “dottrina cattolica.” Io lo incontrai molti anni fa. Solo recentemente mi sono ricordato della sua esistenza e devo dire di essere rimasto piacevolmente stupito dopo aver scoperto che non solo il sito era ancora online, ma che i suoi gestori ne avevano rinnovato le vesti grafiche e sopratutto che era ancora aggiornato. “In questa prospettiva, i suoi militanti si sono adoperati in ambito eminentemente culturale, intervenendo nella misura del possibile soprattutto laddove i mezzi di comunicazione hanno taciuto (e spesso tacciono ancora per non passare per «retrogradi» o «bacchettoni») su determinati aspetti controversi della nostra società perché ritenuti «politicamente scorretti» o «troppo scottanti».” Chiaro no? Il volto del Centro Culturale San Giorgio è piuttosto particolare: rimanda con nostalgia ai layout precedenti all’avvento del web 2.0: enormi quadratoni, bordi spessi e strutture a frame. Ma dall’altra parte conserva una funzionalità pressoché perfetta: è snello, chiaro e pieno di contenuti. L’offerta è davvero vastissima e spazia sugli argomenti più disparati: la sezione indubbiamente più succosa e quella dedicata al “[subliminale](http://www.centrosangiorgio.com/subliminale-princip.htm?ref=stellakamikaze.org)“, dove sono raccolti oltre duecento esempi di messaggi subliminali, da quelli “visivi” a quelli “nascosti nelle fiction”, passando per i messaggi subliminali “verbali.” La documentazione è molto dettagliata, spesso divisa in più pagine, quasi a voler generare una sorta di suspance nel lettore. Nonostante il vasto catalogo, il dubbio sul funzionamento di questi messaggi subliminali permane. Da quando la definizione appare per la prima volta nel 1957 nel libro *I persuasori occulti* di [Vance Packard](http://it.wikipedia.org/wiki/Vance%5FPackard?ref=stellakamikaze.org) si sono alternate continuamente conferme e smentite per quanto riguarda la loro efficacia: dopo il primo presunto studio effettuato da [James Vicary](http://en.wikipedia.org/wiki/James%5FVicary?ref=stellakamikaze.org), in cui si affermava un aumento del consumo di prodotti in un cinema a seguito dell’inserimento di alcuni fotogrammi all’interno del film che incitavano a mangiare pop-corn o a bere Coca-Cola, la smentita sullo stesso studio arriva poco tempo dopo, nel 1962, dallo stesso autore, che ammette di non aver nemmeno mai effettuato l’esperimento. Il concetto di ‘messaggio subliminale’ rimane molto forte nell’immaginario collettivo, anche se [numerosi studi ne hanno confermato l’inutilità](http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mar.4220050405/abstract;jsessionid=95DF46A036213DE632465CC32FF5AE3D.f02t04?ref=stellakamikaze.org). Nonostante ciò, la sezione dedicata del Centro Culturale San Giorgio dispone di una [ricca bibliografia](http://www.centrosangiorgio.com/subliminale/bibliografia/princip%5Fbibliografia%5Fsubliminale.htm?ref=stellakamikaze.org) a riguardo e di un’altrettanto ricca [rassegna di articoli](http://www.centrosangiorgio.com/principale%5Farticoli%5Fsubliminale.htm?ref=stellakamikaze.org). Ovviamente il Centro non si limita a questo, perché subito dopo la sezione dedicata al subliminale troviamo quella dedicata alla “[Musica Satanica](http://www.centrosangiorgio.com/rock%5Fsatanico/principale%5Frock%5Fsatanico.htm?ref=stellakamikaze.org),” dove possiamo leggere del “significato di certe *covers*,” delle “*covers* anticristiane,” o ancora del mix di “*cover* rock e bambini” fino a concludere con intere “audioconferenze” sull’argomento. E ancora “massoneria,” “mondialismo,” “testimoni di Geova” o “dizionari dei simboli”; tutto comodamente consultabile nella sezione riguardante [l’occultismo](http://www.centrosangiorgio.com/principale%5Foccultismo.htm?ref=stellakamikaze.org). Una volta concluso questo viaggio nel mondo del mistero si può passare al “[dramma dell’aborto](http://www.centrosangiorgio.com/aborto/principale%5Faborto.htm?ref=stellakamikaze.org)” con avviso di contenuti forti allegato e filmati scaricabili. Per quanto riguarda le ” [tematiche sociali](http://www.centrosangiorgio.com/piaghe%5Fsociali/principale%5Fpiaghe%5Fsociali.htm?ref=stellakamikaze.org)“, le sezioni si commentano da sole: articoli e documenti su pornografia, pedofilia, omosessualità, comunismo, femminismo, Hollywood, televisione, “la famiglia,” psicanalisi, droga e infine trapianti. Ogni argomento è sviscerato da articoli e testimonianze con titoli tanto surreali quanto affascinanti: *Ted Bundy e la pornografia*, *La lobby omosessuale ha un progetto segreto?* fino a *Mao Tse-Tung: un discepolo di Satana*. Il Centro Culturale San Giorgio non ha grande simpatia degli ebrei, e spesso e volentieri li richiama all’interno degli articoli come presunti colpevoli o co-protagonisti di qualche tipo di deviata virata sociale. Per proteggersi da queste minacce il Centro Culturale non può fare a meno di parlare del proprio arsenale nella sezione ” [armi celesti](http://www.centrosangiorgio.com/principale%5Farmi%5Fsoprannaturali.htm?ref=stellakamikaze.org)” dove si incontrano medaglie, scapolari, litanie, preghiere esorcistiche e “pie pratiche.” La realtà del Centro Culturale San Giorgio ha dell’incredibile: che si condividano o meno le loro opinioni, è indubbio che lo sforzo di ricerca e catalogazione sia gigantesco. Un almanacco di questioni curiose e, dopotutto, decisamente interessanti da leggere o visionare, anche solamente per il gusto di poterle sottoporre al proprio occhio critico. Il suo fondatore, [Stefano Lorenzetto](http://www.centrosangiorgio.com/home/documenti%5Fpdf/intervista%5Fil%5Fgiornale.pdf?ref=stellakamikaze.org), lavora al progetto da ormai 25 anni e in cuor mio spero non perda mai la voglia di continuare il suo viaggio in questo certosino lavoro di recupero e archiviazione. Il Centro Culturale San Giorgio è una singolarità del web italiano, una one man army di cui dovremmo andare fieri a prescindere dalle nostre idee. Chi altro ce li trova gli orpelli satanici sulle copertine dei VHS Disney? --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-centro-culturale-san-giorgio-e-il-paradiso-degli-occultisti-italiani/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 marzo 2015.* ### Mi sono perso nel tour virtuale di Expo URL: https://stellakamikaze.org/mi-sono-perso-nel-tour-virtuale-di-expo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:03.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 marzo 2015.* Mancano 48 giorni all’inizio di Expo e i lavori non sembrano proprio al top della forma. Secondo [il sito di Open Expo](http://dati.openexpo2015.it/chart/lavori.html?ref=stellakamikaze.org) il 74% delle strutture è in costruzione, il 9% è concluso mentre il restante è in un qualche stato di misterioso standby. Ma tutto questo non importa granché, perché [Expo ha inaugurato un tour virtuale della fiera universale](http://www.virtual.expo2015.org/?ref=stellakamikaze.org), così da poterla girare anche se i lavori non fossero ultimati.” Dopo un click e pochi secondi di caricamento vengo catapultato nella *Expo experience*,” e insomma—wow. Il tour virtuale di Expo ha dell’incredibile. Sotto le mentite spoglie di incompetenza e dozzinalità si cela un esercizio di stile avanguardista, e per chi ha l’occhio attento e uno spirito affine, il suo valore non può sfuggire. ## Il Cardo Il punto di partenza del tour virtuale di Expo è Il Cardo, quello che a prima vista sembrerebbe essere essere il *grand boulevard* dell’esposizione. Ma guardiamoci attorno: l’imponenza de *Il Cardo* viene fatta risaltare dalla luce vermiglia di un tramonto—o forse di un’alba. La summa dei render d’altri tempi e della sperimentazione low fi di questo tour virtuale, [così simile ad una partita a Doom](http://cache.g4tv.com/ImageDb3/295038%5FS/doom.jpg?ref=stellakamikaze.org), mi fa provare una strana nostalgia. L’assenza di qualsivoglia tipo di prospettiva, la staticità dei panorami e i modelli fluttuanti per i paesaggi mi incuriosiscono. In primo piano, sulla destra una strana struttura reticolare, appena il mouse ci passa sopra si visualizza un indizio: “Un organismo sostenibile.” Quasi un haiku. Il modello è visibilmente più vivido e lucido rispetto al resto del panorama, ma non capisco come interagirci. Il tour virtuale di Expo [sembra una partita a Syberia](http://www.thatvideogameblog.com/wp-content/uploads/2009/04/syberia%5Fii.jpg?ref=stellakamikaze.org). “Un organismo sostenibile; essenziale e chiaro come un’opera di land art. Palazzo Italia è un organismo spettacolare ed energicamente sostenibile.” Il tutto è spento, immobile, congelato. L’estetica di Expo, [come abbiamo già dimostrato in precedenza](http://motherboard.vice.com/it/blog/le-immagini-di-expo-2015-con-gli-occhi-di-google?ref=stellakamikaze.org), ha un contenuto inconscio che entra in sinergia con modelli archetipici profondi, che ne rivelano una natura parallela, mentre i più li scambiano per un comico malinteso. Nella sua estemporanea decadenza Expo riesce a intrattenere, e anziché contestare le numerose azioni discutibili del progetto, questo lato oscuro mi attrae e incita a comprare uno dei milioni di biglietti venduti ai broker, ma per ora ignorati dall’utente finale. ## Piazza Italia Proseguendo da Il Cardo arriviamo a Piazza Italia, la grande piazza centrale di Expo. I render sgranati dei fondali mettono in risalto i primi piani luccicanti popolati da strane strutture apparentemente di metallo. Il cielo continua a porsi a metà tra un blu notte crepuscolare e uno splendente giallo ocra alba: in tutto ciò la saturazione generale dei colori è nostalgicamente bassa. In quest’area in particolare regna la più completa delle desolazioni. Piazza Italia è malinconica, sembra rappresentare un passato glorioso quando invece deve ancora essere inaugurata. Vorrei visitarla così, com’è presentata, quando aprirà, plastica e deserta. Da Piazza Italia possiamo accedere all’Open Air Theater, e con soltanto un click vengo catapultato [in un’arena di Unreal Tournament](http://www.quantumrarity.com/wp-content/uploads/2010/03/FacingWorlds.jpg?ref=stellakamikaze.org). Un gigantesco maniero verde alla mia destra, un trampolino da tuffo olimpionico davanti a me e un quattro strani menhir falliformi alla mia sinistra. Non c’è nessuno. ## Palazzo Italia Si torna agli antichi fasti. Palazzo Italia è un luogo luminoso e apparentemente costruito con stucchi rampicanti, visto il serpeggiare verso l’alto delle volute della muratura. Palazzo Italia è pensato per essere un “palazzo vivente,” ma l’aspetto è irrimediabilmente plastico. Una gigantesca roccaforte giocattolo. Da qui possiamo accedere alla Lake Arena, una sconfinata distesa luccicante interrotta da una gigantesco monolite che si apre a fiore, il [tanto contestato](http://www.huffingtonpost.it/2014/12/03/expo-albero-singapore-plagio%5Fn%5F6260034.html?ref=stellakamikaze.org) “Albero della Vita.” Oltre, il render di una foresta. La Lake Arena dovrebbe trarre ispirazione dai grandi paesaggi lacustri italiani, di cui tre piccole cartoline pixelate fanno le veci nella didascalia. La sensazione è quella di un parco acquatico senz’acqua; qualche sparuto gruppo di turisti provenienti da Il Cardo. Più procedo per le aree di questo tour virtuale, più penso di trovarmi davanti a una gigantesca opera d’arte. ## Il Cluster Biomediterraneo Dalla Lake Arena possiamo giungere al Cluster Biomediterraneo, un palazzo blu piuttosto anomalo rispetto a ciò che ho visto fin’ora. La direzione artistica doveva essersi presa una pausa caffè, perché qui non c’è coerenza: da sinistra, un rullino fotografico munito di immagini a colori come testimonianza di “arte, letteratura e cinema.” A fianco, a destra, una galea fenicia con a carico una gigantesca anfora, è il “crogiuolo di civiltà.” Ancora, una piramide alimentare da studio pediatrico, per la “dieta mediterranea.” Infine una didascalia importante: “Olio, pane e vino.” È un collage, uno studio preparatorio cubista. Un pulsante fucsia mi intima di scegliere “la piazza mediterranea.” Dopo un click l’asetticitià di questo Cluster indaco viene stravolta dall’apparizione di un frontone di casa tipicamente italiano. Poi il colpo di genio: il render di queste case, tra buchi nell’intonaco e finestre storte presenta un delizioso addendum: un ponteggio. Voglio credere che le critiche a Expo siano tali per una semplice incapacità di comprendere, perché per una giusta presentazione dell’Italia mediterranea non c’è nulla di meglio di un ponteggio. È qui che mi rendo conto che, da quando sono partito per questo viaggio, la musica non è mai cambiata. Una colonna sonora atipica, che richiama all’avventura ma non perde per un momento di solennità. Sono pochi secondi, un timido synth, tanto basso da non impedire alle notifiche Facebook e Skype di ritornare alla realtà, condizione con cui altrimenti avrei perso volentieri ogni legame. Una melodia ripetuta in loop infinito, simile al rondò veneziano dei risponditori automatici, dispositivo finemente studiato per indurre il visitatore nello stato di trance necessario per questa esperienza. ## Il Cluster Riso Come se la macchina virtuale fosse ormai in simbiosi con la mia mente, qui la musica cambia. Un ritmo elettro-frenetico, che più avanti, in zona Cacao, assumera contorni più latineggianti. Al Cluster Riso la saturazione è sempre bassa e le gigantesche strutture cilindriche che dovrebbero rappresentare dei container per il riso sono coadiuvate da enormi piscine. Il tramonto (o l’alba) in lontananza dà al tutto uno strano tocco, quasi da villaggio vacanze a fine stagione: attrezzato ma ormai vuoto. Una delle piscine presenta una strana boa galleggiante; su di essa delle stockphoto di sushi, riso e piatti di riso. Poco distante, all’interno di uno dei container, altre stockphoto di riso. Il contrasto tra plasticità dei render e dettaglio delle foto è surreale. Infine un’enorme parete titolata “pareti irrigate,” lo scopo è quello di regalare al visitatore maggiore “immersione paesaggistica.” ## La Valle delle Civiltà Ammetto che il tour sia molto ampio: le aree evidenziate dai menù sono degli hub di interesse collegati da altrettante “aree” di passaggio, ma sembra che la più importante di tutte sia “la valle delle civiltà”, apparentemente collocata nei pressi dell’ingresso di Expo, È proprio qui che si erge la chiave di volta di questo tour, e non lo dico con ironia. La Valle delle Civiltà è un’enorme zona interamente di legno, interrotta da delle imponenti alture. Al centro un tavolo “a forma di Pangea”, a sinistra l’ingresso al Padiglione Zero, rappresentanto da un’altra altura di legno chiamata “albero della Vita”; infine a destra, a completare la triade, “I Colli Euganei.” Avvicinare agli elementi fondanti del nostro pianeta, pangea e albero della vita, i nostri bei colli euganei, è un asso pigliatutto. A spezzare questa trinità uno degli interni più allucinanti e allucinati (nel vero senso della parola) del tour e probabilmente di tutti gli ambienti virtuali in cui mi sia mai imbattuto, dalle [lande angoscianti di Pathologic](http://en.wikipedia.org/wiki/Pathologic?ref=stellakamikaze.org), passando per [l’assurdità allegorica di Postal](http://en.wikipedia.org/wiki/Postal%5F%28video%5Fgame%29%20?ref=stellakamikaze.org), fino ai [trip lisergici di Osamu Sato](http://motherboard.vice.com/it/read/the-most-elusive-video-game-creator?ref=stellakamikaze.org): l’edificio “Animali addomesticati.” Andate, esploratelo, ogni commento scritto sarebbe superfluo. Dentro l’antro degli animali addomesticati mi sono seduto in contemplazione. La mia avventura finisce qui. Mentre siedo tra il cavallo e il canguro, sotto un cielo di pesci volanti, vorrei fare le domande importanti della vita agli ambassador di Expo, che per tutto il tempo mi hanno guardato benevolmente dall’angolo in basso a destra dello schermo. Ermanno Olmi, Ornella Muti, Hernanes, Fabio Novembre, Amartya Sen che nonostante Coca-cola e Mc Donald’s siano diventati i principali sponsor della kermesse, è rimasta impassibile. E Patrizio Roversi, che sul turismo per caso o a caso ha costruito una carriera. Voi potreste davvero illuminarmi, e il vostro avatar merita di vagare libero per questo ambiente virtuale, in attesa che un’anima persa come la mia trovi rifugio nelle vostre parole. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-tour-virtuale-di-expo-e-bellissimo/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 marzo 2015.* ### Perché in Italia l'Apple Watch spaccherà tutto URL: https://stellakamikaze.org/perche-in-italia-lapple-watch-spacchera-tutto/ Last updated: 2026-07-03T22:53:04.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 marzo 2015.* Due giorni fa, durante l’Apple Keynote 2015, il titano di Cupertino ha presentato i suoi nuovi prodotti e parlato, come ogni anno, delle proprie politiche. Durante questa conferenza di presentazione si sono consumati due eventi piuttosto importanti. Il primo è la presentazione del nuovo MacBook: è più leggero, più bello, più funzionale, ha una batteria monumentale ed è avvolto dal tipico fascino Apple. Il secondo è il lancio sul mercato del nuovo Apple Watch, il prodotto che farà entrare Apple nel mercato degli smartwatch e dei wearable. Tutto perfetto? Come dubitarne. Poco importa che il nuovo Mac avrà solo un ingresso input/output. Solo uno, per tutto. Ricarica, USB, VGA, HDMI; tutto da uno stesso buco. Poco importa che il nuovo smartwatch costerà fino a quasi 20.000 euro per la versione deluxe. Avrà [la cassa in oro 18 carati](http://www.apple.com/live/2015-mar-event/8bf983f7-4866-450d-bb7d-d51d70b46aa2/?cid=li-us-8bf983f7-4866-450d-bb7d-d51d70b46aa2-vi&ref=stellakamikaze.org), non è il caso di fare i conti in tasca a Apple, no? Per i meno abbienti ci saranno versioni da 300 €. E qui è il punto: con soli 300 € avrete il mondo a portata di polso. Dovete solo avere la pazienza di aspettare che il mondo intorno a Apple, quello reale, si aggiorni. Facciamo di una decina di anni almeno. L’orologio [ha una buona batteria](http://techcrunch.com/2015/03/10/the-apple-watch-battery-is-replaceable/?ref=stellakamikaze.org), non abbiate fretta; e poi potete sempre usarlo in combinazione [con un altro tipo di wearable da polso](http://motherboard.vice.com/it/read/wankband--il-braccialetto-per-lenergia-del-futuro?ref=stellakamikaze.org). Io il keynote in diretta non l’ho nemmeno seguito, ma questo tam-tam mi ha incuriosito. Questo Apple Watch dev’essere fenomenale se la rete è stata letteralmente sommersa di articoli favorevoli o contrari al prodotto. Essendo un dispositivo anomalo in tutte le sue caratteristiche mi sono chiesto come potrà funzionare nella nostra Italia: ce lo potremmo permettere? Qualcuno lo vuole davvero? Siamo pronti per Apple Watch? [Certo che sì](http://motherboard.vice.com/it/read/perche-in-romania-internet-e-molto-piu-veloce-che-in-italia?trk%5Fsource=recommended&ref=stellakamikaze.org), Apple sta per lanciare un prodotto che tende la mano a un presente che, in Italia, è già avanti di vent’anni. Luca Tremolada de *Il Sole 24 Ore* scriveva giusto qualche giorno fa che “[questo mercato è cresciuto dell’89% nel 2014](http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/03/09/smartwatch-mercato-mondiale-da-12-miliardi-di-dollari-aspettando-apple-il-leader-e-samsung/?uuid=ylEae5rg&ref=stellakamikaze.org) raggiungendo nel mondo quota 1,2 miliardi di dollari. L’anno scorso quindi sono stati venduti 6,8 milioni di orologi a un prezzo medio di 189 dollari (in calo del 22%).” Mica male. Il prezzo medio è puttosto basso rispetto a quello base del modello Apple, ma sappiamo tutti come è andata a finire con il costo esorbitante dei primi iPhone. Come consigliato dallo stesso articolo di Tremolada ho visitato il sito di [Smartwatch Group](http://www.smartwatchgroup.com/about/?ref=stellakamikaze.org), il gruppo che si sta occupando di monitorare lo sviluppo e la diffusione degli smartwatch nel mondo. Oltre che trovarvi diverse informazioni utili nel caso volessi lanciarmi in questo mercato, Smartwatch Group offre anche [una lista delle 20 possibili applicazioni più gettonate per gli smartwatch](http://www.smartwatchgroup.com/smartwatch-applications/?ref=stellakamikaze.org) e dandoci un occhio ho scoperto perché Apple Watch riscuoterà un successo incredibile in Italia. Il vademecum di Smartwatch Group esordisce parlando di ‘[Assistenza Personale](http://www.smartwatchgroup.com/personal-assistance/?ref=stellakamikaze.org)‘: calendari, incontri, “traffico in tempo reale”, recita il sito. Perfetto per noi, digitalizzati e trasportati ogni giorno nel 3000 da infrastrutture che hanno definitivamente abbandonato la carta a favore del progresso. D’altronde quel ricchissimo Google Calendar che viene ogni giorno rimpolpato automaticamente dagli appuntamenti che devo affrontare sarà ancora più comodo su un orologio, no? Si procede poi con un eloquente ‘[Salute](http://www.smartwatchgroup.com/medical-health/?ref=stellakamikaze.org)‘: finalmente i miei esami, le mie cartelle e i miei reminder per le visite che ormai da anni vengono stipati su internet potranno essere comodamente accessibili da mio orologio. “Le irregolarità potranno essere rilevate prima”, spiega Smartwatch Group; era ora: prima scopro le mie aritmie, prima potrò scoprire tra quanti anni verrà fissata la mia visita. La quarta posizione della lista ci parla di ‘[Sicurezza personale](http://www.smartwatchgroup.com/personal-safety/?ref=stellakamikaze.org)‘. In Italia. Con uno smartwatch da diverse centinaia di euro al polso. I tempi di reazione dei dispositivi dovranno essere letteralmente fotonici per avvisare la autorità in tempo reale che qualcuno mi sta sfilando dal polso il mio Apple Watch nuovo di zecca, e poi ci toccherà solo sperare che [una volta arrivata la volante non finisca male](http://www.vice.com/it/read/caso-magherini-abuso-polizia-rinvio-giudizio-404?ref=stellakamikaze.org). Non ci si ferma: l’Italia è “[Sport!](http://www.smartwatchgroup.com/sports/?ref=stellakamikaze.org)” Quindi perché non mettere lo sport anche negli smartwatch? “Gli allenatori di calcio potranno verificare i dati dei loro giocatori sui loro orologi,” e se state pensando ad una partita interrotta sul più bello perché le batterie del vostro Apple Watch si stanno scaricando, vi sbagliate di grosso. Ci concediamo poi un valzer sulle note di una parola tanto affascinante quanto misteriosa, in Italia: ‘domotica’. Le smart home, i garage automatici, le caffettiere programmabili, le tv da 50″ che vanno su internet. Tutto questo controllato dal nostro smartwatch. Improvvisamente mi sento catapultato [in una puntata dei Jetsons](https://www.youtube.com/watch?v=e8SC6bny1SA&ref=stellakamikaze.org). Ma non dobbiamo dimenticarci degli aspetti fondamentali del vivere sociale: l’internet di oggi si basa sull’essere social; tutto ciò che viviamo oggi è “[Social Networking](http://www.smartwatchgroup.com/social-networking/?ref=stellakamikaze.org)“, ed anche gli smartwatch vogliono la loro parte in questa realtà. “Invece che scambiarvi i biglietti da visita, vi basterà scambiarvi una stretta di mano,” insomma Apple Watch ogni giorno mi regalerà un salto nel passato, quando con gli amici mi scambiavo la musica sul cellulare con gli infrarossi e il collegamento saltava tre volte sue due. Apple Watch tende al futuro ammiccando all’amarcord. Parlando di “[Access Control](http://www.smartwatchgroup.com/access-control/?ref=stellakamikaze.org)” il mondo degli smartwatch fa il definitivo salto nel futuro e ci mette nei panni di James Bond. Aprire interfacce, accedere a database, sbloccare dati criptati: tutto con una passata di orologio. Sappiamo tutti quanto la sicurezza debba essere la priorità nell’Italia del 2015, [martoriata e massacrata dai raid jihadisti](http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/08/isis-loffensiva-web-parte-federcasalinghe-pd-toscana-reazione-non-ci-faremo-intimidire/1486898/?ref=stellakamikaze.org); gli hub informatici di Federcasalinghe non avranno più nulla da temere. Il mondo degli smartwatch ha un solo obiettivo: farci fare meno fatica. Per questo il suo sviluppo si concentra anche su innovativi metodi di pagamento. Basta portafogli, carte di credito, bancomat, lunghissimi pin e numeri di sicurezza. Il futuro è la [comunicazione contactless](http://it.wikipedia.org/wiki/Carta%5Fcontactless?ref=stellakamikaze.org), senza bande magnetiche o terminali non funzionanti. Voi avete mai sentito parlare di [pagamenti NFC](http://it.wikipedia.org/wiki/Near%5FField%5FCommunication?ref=stellakamikaze.org), near-field communication? Se la risposta è negativa, non preoccupatevi, gli smartwatch vi insegneranno tutto. La lista di Smartwatch Group sembra infinita, come le loro potenzialità. Il “[Gaming](http://www.smartwatchgroup.com/gaming/?ref=stellakamikaze.org)” è un altro punto fondamentale: quando videogiochiamo di solito abbiamo entrambi le mani occupate, quindi perché non delegare qualche compito ad un comodo orologio che non intralcia alcun tipo di movimento? Forse sarà proprio la rivoluzione smartwatch a sbloccare [questa leggerissima diffidenza nei confronti del medium](http://www.gamesvillage.it/speciali-2/81253/le-sette-bugie-di-agcom-alla-camera-dei-deputati/?ref=stellakamikaze.org) che non riesce proprio ad abbandonare il Bel Paese, d’altronde Apple è quella del ‘Think different,’ no? “[Media and Entertainment](http://www.smartwatchgroup.com/media-entertainment/?ref=stellakamikaze.org),” perché le nostre emittenti televisive e le nostre radio viaggiano su un binario parallelo a quello dell’evoluzione digitale; “[Education](http://www.smartwatchgroup.com/education/?ref=stellakamikaze.org),” perché il problema delle risse tra insegnanti per le aule LIM verrà risolto trasferendo la LIM sul polso degli studenti; “[Public Services](http://www.smartwatchgroup.com/public-services/?ref=stellakamikaze.org),” e in questo caso spiegare il perché Apple Watch stravolgerà il nostro modo di vedere i servizi pubblici sarebbe semplicemente superfluo: una ciliegina su una già squisita torta. Insomma, le novità e le caratteristiche di Apple Watch sono dei semi che in Italia non troveranno altro che chilometri e chilometri di distese di terreno fertile e cresceranno rigogliosi garantendo benessere, comfort e una ventata d’aria fresca in questo paese, talmente saturo di tecnologie all’avanguardia da risultare annoiato da questo approccio così convenzionale al Futuro. Apple sbancherà il banco offrendoci un dispositivo di cui non avevamo bisogno e che non potremmo usare, vincerà di nuovo, creando un bisogno che prima non c’era. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perch-in-italia-apple-watch-spacchera-tutto/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 marzo 2015.* ### Il mito della pericolosità dell'LSD URL: https://stellakamikaze.org/il-mito-della-pericolosita-delllsd/ Last updated: 2026-07-03T22:53:05.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 marzo 2015.* Nel 1954 Aldous Huxley pubblicava [ Le porte della percezione](http://it.wikipedia.org/wiki/Le%5Fporte%5Fdella%5Fpercezione?ref=stellakamikaze.org), un trattato all’interno del quale commentava e raccontava la sua esperienza con la mescalina, un alcaloide psichedelico di origine naturale. L’opera di Huxley dà una grossa spinta al consumo di mescalina e contribuirà allo sviluppo della cultura hippie. Purtroppo per la mescalina, pochi anni dopo viene soppiantata dal [dietilamide dell’acido lisergico](http://it.wikipedia.org/wiki/LSD?ref=stellakamikaze.org), l’LSD. Durante il boom dell’LSD nelle controculture giovanili, negli anni ’60, si cominciò a parlare di [acid casualties](https://www.google.it/search?q=acid+casualty&client=safari&rls=en&biw=1240&bih=617&source=lnms&sa=X&ei=JsP-VL6EEISfyAOO24DYCw&ved=0CAYQ%5FAUoAA), vittime dell’acido, ovvero di soggetti che dopo un trip troppo pesante o effettuato in condizioni non ottimale hanno sofferto di psicosi più o meno gravi. Per capirci, persone così fatte da, almeno sulla carta, squagliarsi il cervello. Il mito delle *acid casualties* venne sfruttato per decenni interi per scoraggiare giovani e non dall’intraprendere improbabili trip psichedelici. La cosa deve aver funzionato, perché personalmente nel mio immaginario ‘LSD’ e ‘*bad trip’* sono due concetti che viaggiano su binari paralleli. Il problema è che “[un recente studio basato su un campione di 130.000 adulti statunitensi non è riuscito a trovare prove di un collegamento tra l’uso di sostanze psichedeliche (LSD, psilocibina o mescalina) e problemi di salute mentale.](http://www.nature.com/news/no-link-found-between-psychedelics-and-psychosis-1.16968?ref=stellakamikaze.org#b2)” Gli psicologi clinici Pål-Ørjan Johansen e Teri Suzanne Krebs hanno recuperato i sondaggi del [National Survey on Drug Use and Health](https://nsduhweb.rti.org/?ref=stellakamikaze.org) americano tra il 2008 e il 2011 e [hanno passato in rassegna le risposte di oltre 135,000 persone](http://dx.doi.org/10.1177/0269881114568039?ref=stellakamikaze.org). Di questo campione, il 14% segnala di aver assunto in uno o più momenti della propria vita una delle tre sostanze psichedeliche prese in esame. Che questo 14% abbia assunto LSD, mescalina o psilocibina non importa: le risposte al sondaggio non indicavano un aumento del rischio di sviluppare 11 degli indicatori di problemi di salute mentale. Da ciò ne hanno concluso che l’assunzione di sostanze psichedeliche non può essere considerata un fattore indipendente capace di aumentare i rischi di soffrire di disturbi come schizofrenia, ansia o psicosi. “Le sostanze psichedeliche sono, appunto, responsabili di esperienze psicologicamente intense, e molte persone potrebbero incolpare queste esperienze per lo sviluppo di qualunque tipo di problema,” afferma Krebs, e visto e considerato che sempre secondo Krebs circa 1 persona su 50 sviluppa problemi di salute mentale, associare l’insorgere di questi disturbi con l’assunzione di sostanze psichedeliche significa confondere [correlazione con causalità](http://it.wikiversity.org/wiki/Correlazione%5Fe%5Fcausalit%C3%A0?ref=stellakamikaze.org). “Questo studio ridimensiona la gravità del fenomeno delle *acid casualties* negli anni ’60,” ha detto Charles Grob, psichiatra pediatrico della University of California, a *Nature*; appoggia da tempo l’utilizzo terapeutico delle sostanze psichedeliche, come nel caso dell’uso della psilocibina per i malati terminali di cancro. Nonostante ciò nutre non pochi dubbi sulle conclusioni di Krebs e Johansen, “ho visto persone sviluppare determinati sintomi a seguito di esperienze psichedeliche, e non sono situazioni piacevoli,” ha detto Grob. Uno dei disturbi presi in esame da Grob è [l’hallucinogen persisting perception disorder](http://www.newyorker.com/tech/elements/a-trip-that-doesnt-end?ref=stellakamikaze.org), che per capirci è quella che dovrebbe essere una delle conseguenze cliniche di un bad trip. Ti fai il tuo viaggio nel mondo degli allucinogeni e te la godi, il problema è che poi non riesci più a uscirne. Dire che le sostanze psichedeliche non portino a questa condizione può risultare rischioso, ma Johansen e Krebs fanno notare [di aver rilevato questo tipo di disturbo](http://www.brain.oxfordjournals.org/cgi/doi/10.1093/brain/awu050?ref=stellakamikaze.org) in persone che non hanno mai assunto LSD, mescalina o psilocibina. I nostri studi vogliono solamente dimostrare che secondo i dati in nostro possesso il livello di rischio di queste sostanze sia stato sopravvalutato. [Un altro studio](http://dx.doi.org/10.1177/0269881114565653?ref=stellakamikaze.org), pubblicato come il precedente sul [Journal of Psychopharmacology](http://jop.sagepub.com/?ref=stellakamikaze.org), ha analizzato 190.000 individui sottoposti al NSDUH dal 2008 al 2012 e hanno scoperto che coloro che hanno assunto sostanze psichedeliche a un certo punto della loro vita dimostrano, in genere, meno tendenze suicide. Aggiungiamoci che David Nutt, uno studioso dell’Imperial College, [sostiene che l’LSD aiuti a curare la depressione nei malati terminali e negli alcolisti](http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/03/08/depressione-studio-dellimperial-college-lsd-cura-malati-terminali/1487846/?ref=stellakamikaze.org) e direi che sulla carta possiamo inaugurare una nuova stagione di leccate di francobolli. Guardiamoci bene, però, dal sostenere che gli psichedelici facciano bene e basta, dice Matthew Johnson, associate professor del Behavioral Pharmacology Research Unit alla John Hopkins University di Baltimora, “non stiamo dicendo che nessuno è mai stato danneggiato dalle psichedeliche; i nostri studi vogliono solamente dimostrare che secondo i dati in nostro possesso il livello di rischio di queste sostanze sia stato sopravvalutato.” Le luci e ombre che avvolgono questo tipo di sostanze sono ancora molte, ma cosa è certo è che il mito delle acid casualties sia destinato a essere ridimensionato, per lasciar posto ad una maggiore consapevolezza sulle caratteristiche di queste sostanze. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-mito-della-pericolosit-delllsd/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 marzo 2015.* ### Perché ho scelto di non fare l'università URL: https://stellakamikaze.org/perche-ho-scelto-di-non-fare-luniversita/ Last updated: 2026-07-03T22:53:07.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 marzo 2015.* Ho 19 anni, l’anno scorso ho finito i miei cinque anni di superiori in un Liceo Classico di Torino; sono uscito con 72, né gloria né infamia, specie se penso a quanto male l’abbia affrontato, quel Liceo. Per diversi anni a scuola non ho fatto altro che non pensare a cosa avrei voluto fare nella vita, e l’ho fatto pensandoci davvero tanto. Inizialmente volevo andare a fare qualcosa che c’entrasse con il giornalismo, ma mi spiegarono che i giornalisti sono tutti sciacalli e così finii a pensare a quanto mi credessi una persona buona. Ero in terza superiore, e abbandonai l’idea di fare Lettere. Poi, in quarta superiore, si ripresentò una vecchia fiamma: l’informatica. Se al momento della scelta del liceo non avevo avuto dubbi, consapevole che studiarla avrebbe significato odiare ciò che mi aveva distolto da quei problemi di crescita personale che si possono avere alle medie, all’epoca cominciai a ripensarci. Questa volta l’informatica si chiamava ingegneria, anzi, per essere più precisi, “ingegneria sociale.” Ancora oggi non so spiegare troppo bene che cosa significhi; ai tempi mi piaceva il nome, il concetto. Dando un’occhiata qua e là su internet abbozzai addirittura una descrizione di questo fantomatico corso di studi. L’ingegneria sociale mi sistemò per sei mesi abbondanti. “Che vuoi fare dopo il Liceo?” “Ingegneria sociale, ovviamente.” “Ah.” Era chiaro che si trattava solo dell’ennesimo stratagemma che mi inventavo per prendermi per il culo, e per evitare la pressione dei miei amici pieni di idee chiare sulla loro futura vita. Dopo l’ingegneria fu il turno dell’Australia—era letteralmente dall’altra parte del mondo, lontana da tutte quelle situazioni e persone che contribuivano ai miei problemi di ansia—e successivamente, in seguito alle vacanze di maturità, Berlino. Mi era bastata qualche settimana in Germania per capire che con un monolocale in affitto a Friedrichshain la vita avrebbe potuto solamente sorridermi. Di fronte a queste mie scelte così diverse, la reazione dei miei era la stessa: “Va bene. Prenota l’aereo e facci sapere dove dormi.” Mi stavano dando tutti gli strumenti necessari per fare ciò che volevo, ma mi stavano anche chiedendo di fare una cosa che io non avevo mai imparato a fare: agire. Nel frattempo non spiccicavo mezza parola di tedesco e ormai, a Torino, si stavano chiudendo anche gli ultimi bandi di iscrizione per quelle facoltà universitarie popolate per la maggior parte da inetti come me. Settembre è stato uno dei mesi più duri: mi ritrovai a pensare seriamente di scendere a un compromesso con me stesso e a iscrivermi a qualunque facoltà, benché avessi passato l’estate a sostenere che un’iscrizione da perditempo era proprio ciò che volevo evitare. Nel 2015, del resto, mi sembra sia questa la scelta fatta dai più: l’università è vista come un passaggio obbligato anche da chi sceglie di farla solo per ‘tenere buoni’ i propri genitori o se stesso. A conti fatti è un’ovvietà piuttosto motivata: l’università è l’alibi perfetto per stare tranquilli ancora qualche anno. Qualche anno di studio più o meno impegnato, senza rimorsi e, quando se ne ha la fortuna, coi soldi dei genitori per condurre un tenore di vita tutto sommato normale. Una volta finita la triennale, poi, si può fare un master, un tirocinio, una magistrale; onestamente non ho un’idea precisa di come funzioni, ma parliamo di una bella manciata di anni di pseudo tranquillità. E l’impressione è che, per chi cerca lavoro senza trovarlo, l’università conservi il suo potenziale di alibi: una laurea può diventare al tempo stesso la scusa che ti autorizza a “continuare a cercare qualcosa di collegato ai miei studi” o una specie di traguardo da rivendicare in mancanza d’altro—”eppure ho passato anni a studiare, e ora niente.” Il problema è che rispetto a dieci anni prima, nel 2013 [sono state settantamila in più le persone che hanno deciso che questo tipo di tranquillità non faceva per loro](http://www.repubblica.it/scuola/2013/03/06/news/crollo%5Fdegli%5Fiscritti%5Fnelle%5Funiversit%5Fitaliane%5Fmai%5Fcos%5Fbassi%5Fda%5F25%5Fanni%5Fe%5Fcala%5Fla%5Fqualit-53971626/?ref=stellakamikaze.org). La [crisi](http://www.lavoce.info/archives/33494/meno-iscrizioni-alluniversita-per-colpa-crisi/?ref=stellakamikaze.org) dell’università in Italia è una condizione che si protrae ormai da tempo, e se dopo il liceo c’è chi non ha effettivamente più voglia di studiare o si è reso conto di non essere tagliato per i libri, molti sono ostacolati dai costi o dalla convinzione che l’università non è più una garanzia di lavoro. “A che serve fare l’università, se una volta uscito non ho comunque la certezza di trovare qualcosa?” Dall’altra parte, il ‘lavoro’ della mia generazione è un ‘lavoretto’, e si è persa la concezione di un impiego normale; ma proprio per questi motivi, allora, cosa mi impedisce di parcheggiarmi temporaneamente in una qualche facoltà? Effettivamente, sono il primo a non capacitarmi del perché non riesca ad accettare l’esistenza di questa oasi comoda e in qualche maniera utile. A inizio ottobre 2014 ero inoccupato, abbattuto e, come se non bastasse, circondato da un plotone di amici del liceo elettrizzati dalla loro nuova vita universitaria. Mi sentivo privo di ogni scopo. Benché lo avessi negato per tanto tempo sapevo che ero un po’ più sveglio degli altri miei coetanei e che l’Outback australiano o la U-Bahn berlinese sarebbero state situazioni da cui sarei uscito vincitore, ma non feci nulla. Poi, da una settimana all’altra, mi piombò dal cielo la possibilità di fare uno stage da VICE, a Milano. In sette giorni organizzai il trasferimento. Tornavo a Torino un weekend ogni due, tre, e i miei amici mi raccontavano delle loro nuove vite universitarie così deliziosamente simili a quelle del liceo. Nuovi amici, vecchi amici, professori strani e qualche litigio. Quanto a me, ero quello di “a Milano per lavorare,” ma in realtà morivo di invidia. Quindi, ho scelto di non fare l’università—forse non ho proprio scelto, più che altro mi è capitato. Non so se mai la farò. In questo momento vivo uno strano conflitto interiore: voglio dimostrare a tutti che sarò capace di fare faville anche senza una laurea, ma è l’ennesima scusa che sfrutto per rimandare una decisione definitiva. Perché il mio stage mi piace molto, scrivere mi fa sentire realizzato e a Milano mi sono fatto anche degli amici veri, ma da quando mi sono trasferito mi sono trovato sulle spalle una quantità di responsabilità che non fanno per me. Non so se non fanno per i diciannovenni in generale, ma sicuramente non fanno per me. Comunque sia, se faccio un punto della situazione, penso che non iscriversi all’università sia una scelta fattibile. Ci sono mille modi per affrontarla: si può fare come me, si può scappare dall’altra parte del mondo, ci si può prendere un anno sabbatico. Le opzioni ci sono, certo. E anche le motivazioni: voler bruciare le tappe, diventare indipendenti il prima possibile. Probabilmente ci sono anche delle vie di mezzo. Io però non ho cuore di dire che è la scelta migliore che si possa fare dopo le superiori. E la verità è questa: morirei dalla voglia di passare ancora qualche tempo in quella accogliente incubatrice per il futuro che è l’università, dove qualche amico delle superiori lo conosci, dove i nuovi amici hanno grande voglia di essere tali e dove le tipe dopotutto fanno una vita molto simile alla tua e con cui puoi provarci discorrendo sermoni su quel vostro compagno di corso grasso. Il problema è che ho scelto di voler crescere velocissimo e ormai questa cosa è più grande di me. Non ho abbastanza palle per gettare la spugna, ma non so nemmeno se avrò abbastanza palle per continuare. Questo perché cresciamo col fiato sul collo, con da una parte persone che tentano di ingozzarci con una “guida per entrare nel mondo degli adulti” e dall’altra persone che ci dicono che quella guida è piena di cazzate. E può sembrare un cliché, ma anche se i dubbi adolescenziali sono un classico sin dal mesozoico, forse la mia generazione, per ragioni storiche, ha qualche dubbio in più di quelle precedenti. Vogliamo fare la scelta giusta al momento giusto e non sbagliare mai—almeno, per me è così. Ovviamente, il risultato più probabile di queste intenzioni è fallire. Ma allora, visti molti [trentenni di oggi](http://www.vice.com/it/read/generazione-immatura-128?ref=stellakamikaze.org), tanto vale farlo adesso che posso ancora permettermelo. *Segui Federico su Twitter: @twitReolo* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perche-ho-scelto-di-non-fare-universita-424/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 marzo 2015.* ### Il suono delle frequenze fantasma degli MP3 URL: https://stellakamikaze.org/il-suono-delle-frequenze-fantasma-degli-mp3/ Last updated: 2026-07-03T22:53:06.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 marzo 2015.* La musica della mia generazione è [la musica in MP3](http://it.wikipedia.org/wiki/MP3?ref=stellakamikaze.org). Chiunque sia cresciuto a cavallo degli anni 2000 ha quel formato tecnico stampato a fuoco sul cuore e molto spesso lo utilizza per sostituire direttamente la parola ‘musica.’ Un file in MP3, però, non è un semplice file audio, ma è un file audio compresso. Un formato che ha rivoluzionato il mercato perché ha permesso di mantenere un ottimo rapporto tra compressione e qualità. Gli audiofili possono sbizzarrirsi nelle loro pontificazioni tecnico-masturbatorie sull’argomento, ma se le tue esigenze non sono completamente esagerate, un buon MP3 ti darà tutta la qualità audio che vuoi. A livello pratico, però, di compressione si tratta e quindi necessariamente qualcosa si perde nel processo. Storicamente la prima canzone ad essere compressa nel formato MP3 è *Tom’s Diner*, di Suzanne Vega; quando nel 1993 il consorzio di ingegneri adibito allo studio di questo formato ha deciso come e perché la musica sarebbe stata compressa, ha deciso anche quali frequenze filtrare dall’audio originale per permettere al file MP3 di pesare di meno. Ed è qui che si consuma il dramma: quelle frequenze, per quanto apparentemente insignificanti, vengono perdute per sempre. O meglio, venivano perdute per sempre, perché Ryan Maguire, laureando in Composition and Computer Technologies alla University of Virginia è partito per una missione di salvataggio. Con il suo progetto “[moDernisT](https://vimeo.com/107845118?ref=stellakamikaze.org)” ha recuperato queste frequenze e le ha isolate da quelle presenti nell’MP3 di *Tom’s Diner*. [moDernisT\_v1](https://vimeo.com/107845118?ref=stellakamikaze.org) di [Ryan Maguire](https://vimeo.com/ryanmaguire?ref=stellakamikaze.org) su [Vimeo](https://vimeo.com/?ref=stellakamikaze.org). Il risultato è un’accozzaglia di suoni non ben definita che ci fa capire che “l’idea” dell’artista non sia quasi mai quella che poi viene effettivamente recapitata al suo pubblico. Il lato positivo è che dubito che l’assenza di questi suoni giochi un ruolo particolarmente fondamentale nella qualità finale della musica; quindi certi gruppi indie della domenica pomeriggio rimarranno comunque gruppetti indie della domenica pomeriggio, mi dispiace. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-suono-delle-frequenze-fantasma-degli-mp3/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 marzo 2015.* ### Prometazina e Tachidol: cos'è davvero la codeina URL: https://stellakamikaze.org/prometazina-e-tachidol-cose-davvero-la-codeina/ Last updated: 2026-07-03T22:53:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 marzo 2015.* Viviamo degli anni cruciali per la liberalizzazione delle droghe leggere: ogni mese da qualche parte nel mondo un qualche tipo di sostanza stupefacente viene legalizzata o depenalizzata, ma, nonostante questa tendenza, lo stigma sociale che affligge il mondo delle droghe è inestirpabile. In futuro, quindi, le nuove generazioni potrebbero cercare sollievo dal logorio della vita in sostanze che raramente sono state associate al mondo dei ‘tossici.’ Per questo ci sentiamo di dire che il futuro della fattanza d’avanguardia si trovi nei luoghi più inusuali: nello sciroppo per la tosse, sotto forma di codeina. È il 16 novembre del 2000 quando si spegne [DJ Screw](http://en.wikipedia.org/wiki/DJ%5FScrew?ref=stellakamikaze.org), padre di un gigantesco catalogo di mixtape rap e hip-hop [chopped & screwed](http://en.wikipedia.org/wiki/Chopped%5Fand%5Fscrewed?ref=stellakamikaze.org), ovvero pesantemente rallentati e muniti di arzigogolamenti tecnico-artistici generati con lo scratching. Screw muore di overdose di codeina e lascerà in eredità al mondo [tanta bella musica](https://www.youtube.com/watch?v=YniiytDnZMM&ref=stellakamikaze.org). La metilmorfina, la denominazione tecnica della codeina, è un oppiaceo sfruttato per le sue proprietà analgesiche, DJ Screw rallentava la musica proprio per questo: il senso di rilassamento generato dall’assunzione di codeina lo faceva stare bene, e per stare ancora meglio voleva ascoltare la sua musica preferita, ma un po’ più lenta del solito. DJ Screw, quando ha scelto di tuffarsi in questo mondo, non l’ha fatto a caso: ottenuta dalla metilazione della morfina, la codeina rimane una sostanza tossica, ma dal potenziale di assuefazione fisico e psicologico drasticamente ridotto; la possibilità di estrarla da alcuni farmaci da banco—in alcune nazioni—e in generale la possibilità di acquistare farmaci che la contengono la rendono inoltre decisamente comoda. In questi ultimi anni la codeina ha fatto un grande ritorno nell’immaginario collettivo grazie a un revival in determinate [sottoculture musicali](https://www.youtube.com/watch?v=KuZ2QZKYj7c&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), e considerato che l’idea di “potersi fare con lo sciroppo per la tosse” potrebbe risultare fin troppo allettante, Motherboard fa la cosa giusta e ti racconta vita, morte e miracoli del mondo della codeina. A livello pratico la codeina, dal greco κώδεια, è un alcaloide (ovvero una sostanza organica con un ottimo rapporto dose/effetto farmacologico) presente nei papaveri da oppio. Benché l’oppio fosse stato oggetto di studi e di consumo per tutta la durata del ‘700, la codeina non viene isolata prima del 1804, quando il farmacista tedesco [Friedrich Stertuner](http://books.google.com/?id=MtOiLVWBn8cC&pg=PA20&ref=stellakamikaze.org) spiana la strada per lo studio e lo sviluppo di nuovi farmaci più efficaci. La codeina è una sostanza piuttosto sbalorditiva: [è l’oppiaceo più utilizzato al mondo](http://www.sciencedaily.com/releases/2010/03/100314150916.htm?ref=stellakamikaze.org) e anche uno dei farmaci più sfruttati, al momento. Funziona, è sicura e la assumi per via orale, quindi in maniera tutt’altro che invasiva. A$AP Rocky, assieme alla crew A$AP Mob, è uno dei responsabili del rilancio della codeina nell’immaginario collettivo della musica hip-hop di tutto il mondo. Dopo il 1972, poiché la [War On Drugs](http://en.wikipedia.org/wiki/War%5FOn%5FDrugs?ref=stellakamikaze.org) statunitense imperversava e le scorte di oppio per uso medico scarseggiavano, la scienza fece un passo in più e scoprì che per questa incredibile sostanza l’oppio era superfluo: la codeina si poteva sintetizzare a partire dal petrolio e dal catrame di petrolio. Gli antitussivi da banco potevano di nuovo essere messi in vendita senza rischiare che la lotta contro la droga rallentasse. Non è nostro interesse, però, esplorare gli utilizzi della codeina in campo farmacologico. Essendo un oppiaceo, infatti, il collegamento logico è presto fatto e potrebbe quindi essere interessante approfondire il suo uso a scopo ricreativo. Benché sia stato DJ Screw a riportare in auge l’uso della codeina come sostanza per la rilassatezza, la sua prima apparizione sembra essersi consumata in un altro tempo. La premessa necessaria è che in gergo, quando la codeina viene assunta per scopi ricreativi, cambia nome. Consumare codeina per interessi diversi dal farvi passare una tosse o un dolore articolare significa che andrete ad assumere una bevanda conosciuta comunemente come [purple drank](http://www.vice.com/read/sizzurp-is-the-new-quaalude?ref=stellakamikaze.org), per via del colore datogli dallo [sciroppo di prometazina](http://www.drugs.com/promethazine.html?ref=stellakamikaze.org) utilizzato per la preparazione. Le declinazione gergali della bevanda sono pressoché infinite: lean, [sizzurp](http://www.urbandictionary.com/define.php?term=sizzurp&ref=stellakamikaze.org), syrup. Lo scrittore Lance Scott Walker autore di ‘[Houston Rap Tapes](http://www.amazon.com/Houston-Tapes-Lance-Scott-Walker/dp/1938265084?ref=stellakamikaze.org)‘, libro che racconta la realtà dell’hip-hop a Houston, Texas, scrive che i musicisti blues della città a ridosso degli anni ’60 erano soliti assumere [il Robitussin](http://en.wikipedia.org/wiki/Robitussin%5FDAC?ref=stellakamikaze.org), un altro oppiaceo, [tagliato con la birra](http://www.amazon.com/Houston-Tapes-Lance-Scott-Walker/dp/1938265084?ref=stellakamikaze.org). Le generazioni di rapper, tra cui Screw, cresciuti negli stessi quartieri di questi musicisti hanno semplicemente ereditato la tradizione sostituendo il Robitussin con la prometazina. Quando negli anni ’90 DJ Screw comincia a registrare i suoi mixtape il culto del purple drank si diffonde a macchia d’olio, ma nonostante gli ovvi rischi generati dal rifilare un oppiaceo stupefacente in mano a dei ragazzi sbandati le autorità non considereranno il purple drank un possibile problema sociale prima della morte di DJ Screw per overdose di codeina nel 2000. Dopo DJ Screw il fenomeno ha avuto degli alti e bassi: benché inizialmente ristretto agli Stati Uniti, gli ultimi anni hanno contribuito a rendere la codeina un punto cardine dell’immaginario collettivo di una certa ‘scena’ musicale. Chi la usa in Italia? Ottima domanda. Per la stesura di questo articolo mi sono munito delle potenzialità offerte dai social e l’ho chiesto alla mia lista amici su Facebook. Risposta: praticamente nessuno. Una rapida ricerca su Google non mi ha portato risultati migliori di una dozzina di italiani impacciati che richiedono delucidazioni in materia su Yahoo Answers. Una pratica e sintetica “storia del sizzurp”. Via: KCRW I motivi sono svariati: il primo è che siamo in Italia; perché complicarsi la vita con queste parole astruse come ‘codeina’, ‘prometazina’ o ‘idrocodone’ quando puoi farti le canne? Il secondo è che in Italia la codeina la puoi recuperare comprando dei blister di Tachidol o di Co-Efferalgan, ma entrambi richiedono una ricetta. Benché il mio appello su Facebook non abbia trovato riscontro, la mia gigantesca rete di contatti mi ha permesso di mettermi in contatto con un amico che ne ha fatto uso. Considerata l’esistenza di altre sostanze molto più facili da reperire e probabilmente più efficaci, gli ho subito chiesto perché abbia voluto provare una fattanza da codeina, “Curiosità. Avevo un amico che sapeva come estrarre la codeina dalle pastiglie separando il paracetamolo; in pratica riduci in polvere le pastiglie \[di Tachidol\] o prendi direttamente le bustine, le versi in 150 ml d’acqua, se non ricordo male, mescoli per un bel po’ finché non è tutto bianco. Infine lasci riposare e il paracetamolo si deposita sul fondo del bicchiere, metti il tutto in freezer per una mezz’ora e prima che si congeli del tutto lo tiri fuori e lo filtri,” mi racconta. “Il problema grosso è che il paracetamolo è tossico per il fegato. Sopra i 4 grammi te lo rovina e se non ci resti secco prima puoi anche buttarlo via. Non devi sbagliare l’estrazione e in ogni caso un po’ di residuo rimane sempre.” Il processo di “cold water extraction” illustrato. Separare la codeina dal paracetamolo può sembrare semplice, ma il rischio di residui di quest’ultimo nella soluzione finale può portare a danni permanenti al fegato. A questo punto mi era chiaro che, viste le condizioni di preparazione, l’assunzione di codeina in Italia non è affine a quella americana, “Una volta separata la codeina dal paracetamolo bevi la soluzione filtrata, che deve essere il più limpida possibile. Ha un sapore di merda, ed essendo un oppiaceo se ci bevi sopra rischi di dormire alla grande.” Il purple drank arriva in centinaia di variazioni diverse e ogni “scuola” ha la propria declinazione della bevanda, i rischi però rimangono costanti e anzi, non fanno altro che aumentare non appena ci si sposta dalla “formula” originale di prometazina e soda. Aggiungere alcol non aiuta il vostro fegato. L’effetto della codeina sul corpo umano non è esageratamente drammatico considerato che si tratta di un calmante, il grosso problema è l’uso che se ne fa. Mischiare non fa mai bene: se a un analgesico derivato da oppiacei aggiungi marijuana, alcol e chissà cos’altro il risultato potrebbe essere non esattamente piacevole. Ci hanno lasciato le penne DJ Screw e [molti, molti altri](http://en.wikipedia.org/wiki/Purple%5Fdrank?ref=stellakamikaze.org#Notable%5Fdeaths%5Ffrom%5Fuse); e va tenuto sempre a mente che eroina e codeina sono entrambi derivati della morfina. Le differenze ci sono, ma ecco, la cannabis non è imparentata con la morfina. Non è un consiglio, è una semplice constatazione. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-codeina-e-la-marijuana-del-futuro/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 marzo 2015.* ### Il braccialetto di Pornhub che trasforma la masturbazione in energia URL: https://stellakamikaze.org/il-braccialetto-di-pornhub-che-trasforma-la-masturbazione-in-energia/ Last updated: 2026-07-03T22:53:08.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 27 febbraio 2015.* La tecnologia indossabile sta facendo passi da gigante verso l’inevitabile amorevole unione uomo-macchina, ma alcuni passi sono più lunghi degli altri. E nelle direzioni più insperate. Da oggi si aprono le porte a megatoni di energia più pulita che \~\~mani\~\~ mai: Pornhub ha creato [Wankband](http://www.pornhub.com/devices/wankband?ref=stellakamikaze.org#4), un braccialetto per produrre elettricità quando ci si masturba. Tutto vero. L’unica industria che non conosce crisi si pone mille passi avanti a tutti e unisce l’utile al dilettevole. La [superba landing page del progetto](http://www.pornhub.com/devices/wankband?ref=stellakamikaze.org), ospitata sul sito di Pornhub, è eloquente: “La forza è nelle tua mani. Ogni giorno sono consumate online milioni di ore a guardare contenuti per adulti, ma questo fenomeno fa sprecare energia preziosa e danneggia l’ambiente. Noi di Pornhub abbiamo deciso di fare qualcosa a riguardo. Vi presentiamo Wankband: il primo dispositivo wearable che ti permette di amare il pianeta mentre ami te stesso.” Chi ha assistito [alla migliore scena partorita nella Silicon Valley](https://www.youtube.com/watch?v=GEFQmaXXs3s&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), sa che dalla pratica auto-erotica possono nascere idee grandiose. Il tutto è ancora work in progress, ma le intenzioni sono chiare. Wankband è un braccialetto munito di un peso interno montato su un asticella; ogni volta che sarete impegnati nelle vostre attività onanistiche gli slanciati movimenti di avambraccio faranno muovere il peso all’interno di Wankband. Più si muove, più produce energia. Dopo aver raggiunto il vostro personale climax sensoriale, rassettatevi e collegate il braccialetto al vostro device tecnologico preferito. Risultato? Una sudata, meritata e soddisfatta sessione di ricarica per il vostro smartphone, tablet, o[ vestitino per inviare status su facebook](http://www.electricfoxy.com/ping/?ref=stellakamikaze.org). La cattiva, o forse buona notizia, è che un singolo viaggio nel mondo dell’amore in solitaria difficilmente basterà a ricaricare qualcosa. Pornhub per il momento non ha svelato nient’altro se non uno splendido sito web e un video di presentazione che parla da solo, ma potete candidarvi per diventare beta-tester di Wankband non appena i prototipi saranno pronti. Nel frattempo l’hashtag [#wankband](https://twitter.com/search?q=wankband&src=typd&ref=stellakamikaze.org) sta generando su Twitter pindarici voli eco-sostenibile a base di fluidi corporei e rispetto per la natura. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/wankband-il-braccialetto-per-lenergia-del-futuro/?ref=stellakamikaze.org)*, 27 febbraio 2015.* ### Guidare da fatti è molto più sicuro che guidare da sbronzi URL: https://stellakamikaze.org/guidare-da-fatti-e-molto-piu-sicuro-che-guidare-da-sbronzi/ Last updated: 2026-07-03T22:53:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 febbraio 2015.* Ci siamo passati tutti. È un venerdì sera, siete con gli amici e non avete particolari programmi per la serata. Due birre, sigarette, qualche canna; poi altre birre, forse è avanzata ancora dell’erba e si riesce a fare un altro giro. Ridendo e scherzando si sono fatte le 3 e l’unica cosa che rimane da fare è andare a casa. Le macchinate presenti sono due: il guidatore di una si regge in piedi ma è palesemente sbronzo; biascica, certo, ma è ancora inserito nella realtà tangibile delle cose. Può guidare, ma il tasso alcolemico nel sangue è da manette. L’altro guidatore invece è in assetto da guerra. Cane da tartufo; naso puntato, colonna vertebrale già distesa su un materasso ma succhi gastrici pronti a lavorare. Vuole mangiare e poi andare a dormire, ha gli occhi color pomodoro e in questo momento si trova, almeno con la mente, su un altro piano astrale. “Ragazzi, kebab?” Il kebab non è male, hai quel certo languorino, sì. Sali. Hai fatto l’errore più grande della tua vita? Morirai a breve schiantato contro il guard rail assieme agli altri tuoi amici? La risposta è no, anzi hai fatto bene a non andare in macchina con il tuo amico sbronzo, perché con lui avresti avuto oltre il 500% di possibilità in più di schiantarti. Lo dice il [National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA)](http://www.nhtsa.gov/staticfiles/nti/pdf/812117-Drug%5Fand%5FAlcohol%5FCrash%5FRisk.pdf?ref=stellakamikaze.org), con una ricerca che mette a confronto le probabilità di incidente in base all’assunzione di diverse sostanze, tra cui alcohol e THC. “La maggior parte delle sostanze psicoattive sono formate da molecole chimicamente complesse il cui assorbimento, effetto ed eliminazione dal corpo sono difficili da predire; inoltre queste variabili cambiano da individuo a individuo. L’alcol invece è molto più prevedibile,” spiegano gli autori della ricerca. Ciò significa, in soldoni, che per alcuni due tiri di canna equivalgono a una boccata d’aria fresca, per altri a un trip da 90 microgrammi di mescalina in intramuscolo. Per l’alcol, benché i fegati di ferro siano prerogativa di qualunque compagnia di amici che si rispetti, gli effetti sono bene o male gli stessi: se al quarto bicchiere di vino o al terzo gin tonic non accusi almeno un lontano senso di ebrezza allora forse i tuoi problemi sono un po’ più gravi del ‘ [drink & drive](http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23220273?ref=stellakamikaze.org).’ La ricerca dell’NHTSA crea un epocale spartiacque tra un’epoca di oscurantismo e una nuova era di illuminismo cannabinoide? Assolutamente no, ma perlomeno mette nero su bianco uno status alterato di coscienza decisamente variabile e che non va confuso con quello prodotto da altre sostanze psicoattive, né tantomeno con quello prodotto dall’alcol. Farsi una canna e mettersi alla guida è comunque una pessima idea: che tu sia un fumatore abituale o un fan dell’hashish di dubbia provenienza targato “c’è questo quindi facciamocelo andar bene”, le macchine sono una di quelle comodità dell’era moderna da sfruttare solo da perfettamente lucidi—sì, vale anche per te che alla quarta canna di fila non accusi il colpo grazie alla tua pluriennale esperienza: fidati, gli incidenti in auto non sono piacevoli. Se quella appena descritta è una ricerca piuttosto cerchiobottista, con una strizzata d’occhio ai cannabis club e una pacca sulla spalla ai conservatori che svilupperebbero gravi psicosi in seguito alla legalizzazione della marijuana, quest’altra invece è piuttosto lapidaria nelle sue conclusioni: [la marijuana è 114 volte meno letale dell’alcol](http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4311234/?ref=stellakamikaze.org). In uno studio pubblicato su [Scientific Reports](http://www.nature.com/srep/about/index.html?ref=stellakamikaze.org), Dirk Lachenmeier e Jurgen Rehm hanno messo a paragone il tasso di mortalità di varie sostanze affiancando, per ognuna, il quantitativo letale al quantitativo normalmente assunto. Sorpresa: la marijuana è meno letale dell’ecstasy e del tabacco. Quindi? Possiamo metterci alla guida da fatti o da ubriachi marci? Possiamo ammazzarci di canne tutto il giorno con la consapevolezza che sono 114 volte meno letali dell’alcol? Forse è meglio di… a voi la scelta. Però, nella lotta continua per la messa in discussione e la legalizzazione della cannabis, avrete dei validi ed empirici strumenti in più, che il “fantastico senso di leggerezza” che vi dà quella sativa che avete provato non vi fornirà mai. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-la-scienza-guidare-da-fatti-non-e-come-guidare-da-sbronzi/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 febbraio 2015.* ### Il Kickstarter da 7 milioni di dollari URL: https://stellakamikaze.org/il-kickstarter-da-7-milioni-di-dollari/ Last updated: 2026-07-03T22:53:09.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 febbraio 2015.* Nel caso non foste già seduti, sedetevi ora. Magari su un divano comodo, e tenetevi vicino un bicchiere d’acqua. Magari anche qualcuno in grado di chiamare il 118. [Exploding Kittens](http://www.explodingkittens.com/?ref=stellakamikaze.org), un gioco di carte a base di gatti e esplosioni [la cui campagna di crowdfunding su Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/elanlee/exploding-kittens?ref=stellakamikaze.org) è partita il 20 gennaio 2015 e ha raccolto al momento della stesura di questo articolo oltre sette milioni e settecentomila dollari (7,775,819$). La supersquadra dietro a questo miracolo del terzo millennio è composta da [Shane Small](http://sml-design.com/?ref=stellakamikaze.org), [Elan Lee](https://twitter.com/elanlee?ref=stellakamikaze.org), che è nientemeno che un ex chief designer officer degli XBOX Entertainment Studios, e Matthew Inman, conosciuto come vignettista nell’universo di internet con lo pseudonimo di [The Oatmeal](http://theoatmeal.com/?ref=stellakamikaze.org). Non lo seguo, ma 3 milioni e passa di mi piace su Facebook mi fanno intuire che non debba essere l’ultimo arrivato. Dopo una rapida googlata posso dire che a quanto pare The Oatmeal è un disegnatore di fumetti online che, come tanti altri nel mondo, ha raccolto un seguito decisamente nutrito. I suoi fumetti non mi fanno esattamente ridere, ma se ha 3 milioni di fan allora forse sono io ad avere problemi con l’umorismo. Benché ciò possa risultare molto più che difficile, tralasciamo per un attimo l’accelerazione iperspaziale della campagna Kickstarter e concentriamoci sul gioco. Exploding Kittens è un gioco di carte da tavolo in cui ci sono dei gatti, questi gatti sembra tendano a esplodere. Così lo scopo del gioco è evitare di pescare dal mazzo un gatto; nel malaugurato caso succeda, il gioco fornisce degli strumenti per disinnescarlo o, in qualche maniera, eluderlo. Possiamo distrarre il nostro gatto al fulmicotone con un puntatore laser, una seduta dallo psicologo o ancora un panino pieno di erba gatta. Oppure si può attaccare il proprio avversario con i peli di un uomo molto peloso per cedergli il turno; ovviamente solo in caso non si voglia fare affidamento al leggendario unicorno-enchilada o all’orso-dattilo, munito di grandi ali e poco piacevole da incrociare in generale. Insomma lo scopo del gioco consiste nell’evitare di pescare un gatto esplosivo e, in caso, preoccuparsi di passarlo o farlo pescare agli altri. Se ti ritrovi un gatto al tritolo in mano esplodi e la tua partita finisce. Semplice. Su Motherboard qualche tempo fa avevamo analizzato un fenomeno simile con [Super Cane Magic ZERO](http://motherboard.vice.com/it/read/super-cane-magic-zero-il-gioco-dove-i-fiumi-sono-bistecche?ref=stellakamikaze.org) di Scottecs e Studio EVIL, ovvero l’unione tra un disegnatore di fumetti online e degli sviluppatori. Già allora capimmo quanta potenzialità avesse questo connubio per quanto riguarda la portata mediatica, ma Exploding Kittens ha letteralmente demolito ogni record precedente. Attualmente il progetto è finanziato non al 100, non al 1.000 ma al 10.000 percento del necessario e non solo è il gioco di carte più supportato su Kickstarter di sempre, ma è in pole position anche nella categoria generale ‘giochi’ e addirittura nella classifica totale: Exploding Kittens è la campagna di crowdfunding su Kickstarter più finanziata di sempre con oltre 190.000 supporter. La faccenda ha dell’incredibile se pensiamo a quante campagne di crowdfunding partono con grandi promesse e si esauriscono in un nulla di fatto: la campagna di Exploding Kittens sta raccogliendo denaro con un ritmo pari a 170$ al minuto o oltre 10.000$ all’ora e dovrebbe concludersi tra poco più di una decina di ore. Non vi parliamo di questo gioco per invitarvi a finanziarlo, perché è evidente che non abbia bisogno di ulteriore pubblicità, ma il consiglio è quello di godere di questo miracolo del terzo millennio: un coadiuvarsi di spiriti creativi che ha dato origine a un flusso terrificante di denaro. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-kickstarter-da-7-milioni-di-dollari/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 febbraio 2015.* ### Il favoloso mondo delle pagine Facebook italiane sui gatti URL: https://stellakamikaze.org/il-favoloso-mondo-delle-pagine-facebook-italiane-sui-gatti/ Last updated: 2026-07-03T22:53:10.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 febbraio 2015.* Oggi è la giornata mondiale del gatto, e come ben sapete i gatti sono la seconda cosa più popolare su internet dopo i porno. Forse anche prima dei porno. Su Motherboard, dopo avervi parlato dei [gatti mannari](http://motherboard.vice.com/it/read/dopo-i-lupi-e-i-conigli-arrivano-i-gatti-mannari?ref=stellakamikaze.org), dei [gatti che usano Arduino](http://motherboard.vice.com/it/read/gatti-che-usano-arduino?ref=stellakamikaze.org), del fatto che i gatti [ci abbiano scelto](http://motherboard.vice.com/it/blog/domesticazione-gatti-nel-villaggio-di-Quanhucun?ref=stellakamikaze.org) per un preciso motivo e dell’uomo [che stalkera i gatti in nome della privacy](http://motherboard.vice.com/it/read/luomo-che-stalkera-i-gatti-in-nome-della-privacy?ref=stellakamikaze.org), è giunta l’ora di affrontare l’argomento Italia. Il web italiano che opinione ha dei gatti? Per farlo ci siamo adoperati degli strumenti della scienza empirica: abbiamo cercato ‘gatti’ nel motore di ricerca per le pagine Facebook. Il ritratto che ne esce fuori è piuttosto curioso, tra gattini affiancati a diktat politici e altri felini sfruttati per aspirazioni ben più elevate, come i soldi e la scienza. Cercando ‘gatto’ o una delle sue combinazioni nel motore di ricerca di Facebook, il primo risultato è ovviamente quello che affianca i mici al politico più famoso della blogosfera italiana: [Gattini per Salvini](https://www.facebook.com/pages/Gattini-per-Salvini/937948726224775?fref=ts) è una miscela di gatti, gatti con la zampa tesa, e gatti muniti di baffi da Hitler. Subito dopo ci si tuffa nel mondo mistificato di [Marò e gattini](https://www.facebook.com/marogattini?ref=br%5Frs): anche voi siete furiosi per il mancato ritorno in Italia dei nostri due connazionali? Non preoccupatevi, anche i gatti lo sono, e per promuovere la causa hanno imparato a usare Photoshop e si sono piazzati come animalesche spalle dei nostri Marò. Se la geopolitica non fa per voi, oggi potete vivere “l’esperienza gatto” anche in ambito scientifico. Similmente a quanto accaduto con le grazie mostrate da [Tette per la Scienza](http://motherboard.vice.com/it/read/tette-per-la-scienza?ref=stellakamikaze.org), [Gattini per la Scienza](https://www.facebook.com/gattiniproscienza?ref=br%5Frs) si occupa di fare divulgazione scientifica attraverso l’ausilio del muso dei mici. Quale miglior catalizzatore delll’apprendimento? I gattini sono sempre sul pezzo per quanto riguarda gli avvenimenti di attualità, così incassano il colpaccio infestando anche la più importante figura della nostra cara Italia. [Gattini per il Presidente](https://www.facebook.com/pages/Gattini-per-il-Presidente/748741475195601?ref=br%5Frs) affianca mici al Presidente Mattarella, per una carica istituzionale più felina. Certo è che è sempre necessario buttare uno sguardo anche a un passato ormai apparentemente spento. Nella corsa per la Segreteria del Partito Democratico [Gattini per Civati](https://www.facebook.com/gattinixcivati) ha giocato un ruolo fondamentale nella campagna del Peppe. Purtroppo non ha funzionato granché. La pandemia di ebola in Africa sembra stia lentamente scemando, ma i gattini non sentono ragioni da banali curve di contagio. [Ebola e Gattini](https://www.facebook.com/ebolagattini?ref=br%5Frs) fa esattamente quello che dichiara: ti vende ebola e gattini. Ancora, [Gattini di Satana](https://www.facebook.com/pages/Gattini-di-Satana/707137439359676?ref=br%5Frs) è una pagina che fa le veci dei gatti posseduti dal demonio. Caps lock obbligato e video deliranti: Gattini di Satana è l’alternativa giusta al sacrificio degli stessi nei riti. Infine abbiamo [Putin & Gattini](https://www.facebook.com/pages/PUTIN-Gattini/599759416796245?ref=br%5Frs). Che non penso abbia bisogno di ulteriori presentazioni. Riservo una menzione d’onore a una pagina che non produce contenuti particolarmente elaborati, ma che detronizza tutte le precedenti con il solo nome: ‘[Rapire gatti e chiedere il risgatto.](https://www.facebook.com/pages/Rapire-gatti-e-chiedere-il-risgatto/746130152161805?fref=ts)‘ Per la Giornata Mondiale del Gatto fai anche tu la cosa giusta, non condividere un video trito e ritrito di un micio che non riesce a saltare da un mobile all’altro, ma supporta il prodotto della creatività dei tuoi connazionali mettendo un mi piace a queste pagine. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-mondo-delle-pagine-facebook-italiane-sui-gatti/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 febbraio 2015.* ### 10 videogiochi per un San Valentino in solitaria URL: https://stellakamikaze.org/10-videogiochi-per-un-san-valentino-in-solitaria/ Last updated: 2026-07-03T22:53:11.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 febbraio 2015.* Anche quest’anno è arrivato il 14 febbraio. Alcuni di voi saranno felicemente in coppia, altri litigheranno con il proprio partner per i motivi più futili. Chi resterà in solitaria, invece, si affiderà alla bottiglia e alle sostanze psicotrope per convincersi che di questa ricorrenza poco gli importa, oppure potrebbe fare la scelta migliore di tutte. Motherboard presenta i 10 videogiochi migliori per i single a San Valentino: 9 emozionanti dating sim e un bonus per concludere in bellezza la giornata. Affogate anche voi i vostri rimorsi e i vostri cuori spezzati in una accurata simulazione di un rapporto di coppia di produzione nipponica. Inoltre niente paura, questo almanacco dell’amore digitale non fa distinzione di sesso, razza, specie e sfonda ogni tipo di barriera etologica. Partiamo con qualcosa di tutto sommato normale. *HuniePop* è un dating simulator indipendente dall’animo puzzle. Arriva sui nostri schermi in seguito a una campagna di crowdfunding più che riuscita (raccogliendo oltre il doppio del previsto). In *HuniePop* il giocatore sarà chiamato ad abbordare ragazzette dalle sembianze orientali a colpi di puzzle in stile *Candy Crush Saga*. Per ora viaggiamo ancora sulla linea della sospensione dell’incredulità. [2\. Hatoful Boyfriend – はーとふる彼氏 Hātofuru Kareshi](http://store.steampowered.com/app/310080/?ref=stellakamikaze.org) *Hatoful Boyfriend* è un fenomenale (in tutti i sensi) dating sim dove la protagonista, unica studente umana del St. PigeoNation’s Institute, dovrà trovare il vero amore in un mondo popolato unicamente da piccioni. Il sim viene accolto con estremo clamore dalla critica, che scopre dietro all’apparente auto-ironia, un videogioco dalla trama profonda e dal gameplay calzante. *Hatoful Boyfriend* è un capolavoro. [3\. True Love – TRUE LOVE ~純愛物語~](https://vndb.org/v241?ref=stellakamikaze.org) Direttamente dal 1995, *True Love* è forse uno dei dating sim più ‘normali’ di questa lista. A differenza dei simulatori più moderni, *True Love* pone maggior attenzione alla componente ruolistica. Il gioco infatti si svolge in una serie di giorni virtuali all’interno dei quali il giocatore potrà svolgere poche, mirate, attività, per migliorare determinate statistiche. Saranno queste ultime, infatti, a determinare gli incontri che avveranno al’interno del gioco. La trama è incredibilmente normale e prevedibile. Ottime notizie, la realtà sta cominciando a distorcersi e lo spazio-tempo a piegarsi. Sakura Spirit è una visual novel/dating sim giapponese a sfondo erotico e sono le recensioni dei suoi giocatori la pubblicità migliore per il titolo. San Valentino. Siete da soli. I vostri amici sono a fare un’uscita di coppia, oppure a spaccarsi a metà per dimenticare che è proprio San Valentino. Voi no, voi avete deciso di non uscire per questa sera, avete deciso di bervi al massimo una birra. Preferite crogiolarvi nelle memorie indelebili. Fino a quando non accendete il vostro computer e cominciate a giocare a *Jurassic Heart,* un dating sim dove dovrete innamorarvi di un tirannosauro. Un tirannosauro che vi suona le serenate con l’ukulele. Ognuno ha la sua perversione sessuale: a qualcuno piacciono gli insulti, ad altri i costumi, ad altri ancora la classica sodomizzazione. In Giappone però la parafilia che va per la maggiore deve riguardare i personaggi storici, visto che *Eyuu*Senki\* è un dating sim che ti permetterà di provarci con versioni femminili di, per esempio, Napoleone o Aristotele. La sera di San Valentino apri il tuo libro di storia su un capitolo a caso e soddisfa senza problemi quella recondita simpatia per Enrico VIII. Ricordate lo spazio-tempo in distorsione di cui parlavo? In questo caso si sta parlando di un gigantesco buco nero concettuale pronto ad inghiottire tutto e tutti. *Gakuen Handsome* è un dating sim satirico sul genere, nel quale il protagonista viene catapultato in una scuola maschile dove tutti i personaggi sono muniti di un gigantesco mento appuntito. [8\. Creature to Koi Shiyo! – Kokonoe Kokoro –](http://www.freem.ne.jp/win/game/5619?ref=stellakamikaze.org) Da qui in poi le cose non migliorano. Creature to Koi Shiyo! è un dating sim che racconta la storia di amore tra un ragazzino e un grillo di dimensioni umane. Romantici baci alla francese inclusi. Qui il nostro solitario viaggio di San Valentino si conclude, almeno per quanto riguarda i dating sim giapponesi. Ovviamente era necessario un gran finale, infatti Katawa Shoujo è un dating sim dove tutte le vostre potenziali consorti sono disabili. A suo favore bisogna dire che tratta l’argomento e la situazione con molta delicatezza, ma insomma spero che nessuno abbia bisogno di Katawa Shoujo per consolarsi a San Valentino. [10\. First Person Lover – Bonus](http://firstpersonlover.com/?ref=stellakamikaze.org) I first person shooter, gli sparatutto, li conosciamo tutti. Ma *First Person Lover* è la nuova frontiera della guerra sentimentale. Supponiamo che San Valentino lo passiate in solitaria perché la vostra metà vi ha appena mollati: con questo gioco potrete riversare tutta la vostra rabbia mantenendo quel retrogusto al miele che vi rende così scaricabili dai vostri (ex) compagni di vita. In *First Person Lover* sparerete cuori, ecco tutto. Spero sinceramente che ora possiate passare, da soli, un San Valentino più sereno. Io penso coronerò il sogno di una vita e lo trascorrerò in compagnia di una tirannosaura. Grazie Giappone. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-10-videogiochi-per-il-vostro-san-valentino-in-solitaria/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 febbraio 2015.* ### HighThere è il Tinder per i fattoni URL: https://stellakamikaze.org/highthere-e-il-tinder-per-i-fattoni/ Last updated: 2026-07-03T22:53:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 febbraio 2015.* C’è uno specifico periodo della vita di ogni ragazzo del mondo nel quale le priorità giornaliere sono soltanto due: le ragazze e le canne. Questo periodo in genere non dura più di qualche anno e fortunatamente, direi, perché in quel lasso di tempo qualunque altro tipo di impegno passa in terzo, se non quarto piano. Cosa è certo è che anche dopo aver passato quel periodo, ragazze e canne rimangono piuttosto importanti nella vita di un po’ tutti. La variante è anche femminile: ragazzi e canne. Lo spiacevole imprevisto di questo cameo di sentimentalismi e cannabinoidi è che il rischio di trovare un ragazzo o una ragazza che la marijuana proprio non la riescono ad accettare è piuttosto alto. Cuori infranti, grammi persi nel vento. Internet e la tecnologia hanno già cominciato ad occuparsi della questione ragazze e ragazzi [con Tinder](http://motherboard.vice.com/it/tag/Tinder?ref=stellakamikaze.org). Le canne sono ormai da anni settore di business [del deep web](http://motherboard.vice.com/it/tag/cannabis?ref=stellakamikaze.org) (o molto più semplicemente dello spacciatore di fiducia). È ovvio che ci sia un gap tra questi due mondi: insomma, ma davvero nessuno ha ancora pensato a un Tinder per i fattoni? Caro amico pronto ad avviare una startup, mi dispiace ma ci hanno già pensato. [HighThere!](http://www.highthereapp.com/?ref=stellakamikaze.org) è il Tinder per i fattoni definitivo che ti permetterà di passare in rassegna i ragazzi e le ragazze amanti della cannabis presenti nella tua zona, informazioni su modalità e quantità di assunzione della sostanza incluse. Il sogno di molti che rischia di avverarsi, una nuova vittoria dell’amore e dall’affetto tra sconosciuti: hai puntato una ragazza, la porti a cena ma le cose sembrano non funzionare? Niente paura, con HighThere! il vostro appuntamento non si concluderà con delle imbarazzanti pacche sulle spalle, ma con un conciliante joint che manderà tutti a casa più contenti. HighThere! è attualmente una realtà parzialmente solida negli Stati Uniti (dove è disponibile [per dispositivi Android](https://play.google.com/store/apps/details?id=com.happyfuncorp.highthere&ref=stellakamikaze.org) in tutti gli stati dove la cannabis è stata legalizzata) ma rimane un pallido sogno per noi europei e per buona parte di tutto il resto del mondo. Non ci resta che aspettare che le politiche a riguardo si facciano più permissive anche da noi, di modo che HighThere! possa coronare i nostri sogni di adolescenti, e non solo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-tinder-per-i-fattori-esiste-ma-noi-non-possiamo-ancora-usarlo/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 febbraio 2015.* ### Le visual novel giapponesi che parlano di Italia e mafia URL: https://stellakamikaze.org/le-visual-novel-giapponesi-che-parlano-di-italia-e-mafia/ Last updated: 2026-07-03T22:53:12.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 febbraio 2015.* Sulle cartine geografiche, il Giappone si trova a due passi dalla Cina e dalle due Coree, nella realtà però è dislocato non solo su un altro pianeta, ma direttamente in un altro universo. Si potrebbero spendere decine di articoli, anzi, VICE potrebbe aprire un intero nuovo vertical dedicato alle stranezze giapponesi, ma noi oggi ci occuperemo di una nicchia ben specifica delle stramberie nipponiche: le visual novel a tema Italia e mafia. Le [visual novel](http://it.wikipedia.org/wiki/Visual%5Fnovel?ref=stellakamikaze.org) sono un genere di videogiochi che ha particolarmente attecchito in Giappone e che prevede il racconto di una storia attraverso l’uso di immagine statiche, frasi, video e talvolta filmati in live action. Per quanto riguarda le tematiche, ce ne sono davvero per tutti i gusti, e la vera magia accade quando la sfera culturale italiana passa attraverso i filtri dei game designer giapponesi. Il miracolo, però, si consuma soltanto quando a questa equazione si aggiunge la ‘italian mafia.’ I risultati spaziano dall’allegorico al surreale, e per esplorare questa realtà parallela mi sono servito del miglior database di visual novel esistente, [VNDB](https://vndb.org/?ref=stellakamikaze.org). Non sono abituato agli stilemi di queste storie, quindi mi limiterò ad evidenziarne i momenti salienti, estrapolati da recensioni e sinossi in giro per internet. [Omerta \~Chinmoku no Okite\~ – オメルタ~沈黙の掟~](https://vndb.org/v5243?ref=stellakamikaze.org) Cominciamo con *Omerta \~Chinmoku no Okite\~*, sin dal titolo l’asticella viene alzata moltissimo. *J.J*, il protagonista, è un assassino di professione. Un giorno gli viene assegnato un lavoro per conto di una delle cosche che padroneggiano la città in cui è ambientata la storia; si reca nel luogo designato ma al posto del suo obiettivo, trova un uomo e una donna morti. Nella stanza fa irruzione il figlio della coppia defunta che ovviamente pensa che sia *J.J* il carnefice. A questo punto il protagonista rapisce il ragazzo per evitare che le cosche mafiose possano risalire a lui e lo porta in Italia con sé. [Arcana Famiglia – アルカナ・ファミリア](https://vndb.org/v8203?ref=stellakamikaze.org) Prima di cominciare devo premettere che per questa serie sono stati pubblicati due spin-off: *Arcana Famiglia -Vascello Phantasma no Majutsushi-* e *Arcana Famiglia -Festa Regalo!-*, in quest’ultimo si cucina. Insomma, in questa novel c’è un’organizzazione (presumibilmente di stampo mafioso) chiamata *Arcana Famiglia* che protegge l’isola di Regalo. In questa *Famiglia* ogni persona è in possesso di una carta *Arcana*, che attribuisce al padrone poteri speciali. Un giorno, *Mondo*, il boss del clan, decide che è tempo di abdicare e per scegliere il suo successore nella famiglia indice un *Arcana Duello* tra i membri. Il vincitore ottiene il titolo di *Papa* e la figlia di *Mondo* come sposa. *Felicità*, la figlia, non accetta questo destino e lotta per la propria libertà assieme a *Libertà* e *Nova*. Questa volta il protagonista fa parte di una cosca mafiosa, è conosciuto da tutti perché è un fenomeno a scappare di prigione e per questo è stato soprannominato ‘*Lucky Dog*‘. Un giorno riceve una lettera da quattro suoi compagni di cosca, bloccati in prigione: se riuscirà a farli uscire tutti senza problemi diventerà il capofamiglia. Il protagonista si chiama *Gian Carlo*, gli altri personaggi principali rispondono ai nomi di *Giulio Di Bondone, Ivan Fiore, Luchino Gregoretti*, e *Bernardo Ortolani*. [Gekkō no Carnevale – 月光のカルネヴァーレ](https://vndb.org/v102?ref=stellakamikaze.org) La novel si svolge a Belmonte Calabro, in una sorta di mondo steampunk popolato da umanoidi meccanici chiamati ‘*Automata*,’ che servono la città. Il protagonista, *Romeo*, è un tassista che in passato apparteneva all’organizzazione ‘*Orma Rossa*‘, ma che ha deciso di allontarsene. Un giorno trova un *Automata* dalle sembianze femminili colpito da un’amnesia, decide così di portarlo a casa. *Orma Rossa* però si mette sulle tracce di *Romeo*, mentre *Luparia*, l’organizzazione acerrima nemica di *Orma Rossa*, comincia a mettersi sulle sue tracce. [Tutor Hitman Reborn! (Bonus 1) – 家庭教師ヒットマンREBORN!](http://it.wikipedia.org/wiki/Tutor%5FHitman%5FReborn!?ref=stellakamikaze.org) Benché non si tratti di una visual novel ma di un manga, merita una menzione per le tematiche. *Tsunayoshi Sawada* è il perfetto sfigato che non ha amici e frequenta le scuole medie, in famiglia le cose vanno altrettanto male ed è innamorato della più bella ragazza della sua scuola, che il caso ha voluto andasse in classe proprio con lui. La sua vita cambia radicalmente quando dall’Italia fa irruzione nella sua quotidianità *Reborn*, un bambino di un anno, sulla carta giunto come insegnante privato, ma che nella pratica si occupa di omicidi per la *Famiglia mafiosa Vongola*. In definitiva, non possiamo che chiederci che tipo di rapporto i giapponesi abbiano con la Yakuza, perché è evidente che quello con le mafie nostrane è tanto appassionante quanto confuso. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-visual-novel-giapponesi-che-parlano-di-italia-e-mafia/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 febbraio 2015.* ### Microsoft sta pagando AdBlock Plus per far visualizzare le sue pubblicità URL: https://stellakamikaze.org/microsoft-sta-pagando-adblock-plus-per-far-visualizzare-le-sue-pubblicita/ Last updated: 2026-07-03T22:53:13.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 febbraio 2015.* Quello di internet è un business piuttosto statico. Sono ormai più di 30 anni che ci abbiamo a che fare e riuscire a tirarci fuori dei soldi rimane un mestiere difficilissimo. Ora esistono gli influencer, i trendsetter, le YouTube star, ma la prerogativa rimane una sola: fare pubblicità. I soldi girano così, non c’è altro modo; che si tratti di sponsorship, product placement, guest post o semplici ad, è la pubblicità a fare da padrona su internet. La pratica si sta evolvendo, ma i classici ad grafici, testuali o banner che siano, comandano ancora sugli altri. C’è da dire, però, che io questi ad non li vedo da diverso tempo, per il semplice motivo che ormai da tanti anni [uso AdBlock](http://en.wikipedia.org/wiki/AdBlock?ref=stellakamikaze.org). AdBlock è un’estensione—o meglio, due estensioni—disponibile per più o meno tutti i browser, che oscura la maggior parte degli ad con cui abbiamo ogni giorno a che fare e permette di evidenziare eventuali ad che sono scappati all’estensione per eliminare anch’essi. Se su internet la pubblicità via banner non ha mai brillato per efficacia, AdBlock non fa altro che sottolinearne la paradossalità: l’ideale obiettivo sarebbe quello di alzare l’asticella della qualità delle pubblicità, alla ricerca di modelli di marketing efficienti e che suscitino interesse. Che tu abbia AdBlock o meno, ci metto la mano sul fuoco che tu sui banner o sugli ad ‘personalizzati’ di Google non ci hai mai cliccato nemmeno una volta. Si sa però che il marketing è una scienza complicata, quindi molto meglio andare di sfondamento e continuare coi cari vecchi banner, pop-up o interstitial che si voglia. Niente paura per noi, tanto ci pensa AdBlock—ci pensava, AdBlock. [Infatti anche il nostro alleato più fedele, infine, ci ha traditi](http://www.theverge.com/2015/2/2/7963577/google-ads-get-through-adblock?ref=stellakamikaze.org). [AdBlock Plus](https://adblockplus.org/?ref=stellakamikaze.org) (che è la seconda estensione di cui parlavo prima, ma che, [a](http://www.freewaregenius.com/adblock-v-adblock-plus-two-chrome-extensions-compared/?ref=stellakamikaze.org)–[quanto](http://readwrite.com/2014/08/01/adblock-plus-switch-adblock?ref=stellakamikaze.org)–[pare](http://tech.slashdot.org/story/14/07/29/2152225/which-is-better-adblock-or-adblock-plus?ref=stellakamikaze.org), è parecchio preferita al classico AdBlock) [ha cominciato ad accettare pagamenti](http://www.theverge.com/2013/7/5/4496852/adblock-plus-eye-google-whitelist?ref=stellakamikaze.org) da alcune aziende per far sì che i loro ad venissero inseriti [in una specifica whitelist](http://www.ft.com/intl/cms/s/80a8ce54-a61d-11e4-9bd3-00144feab7de,Authorised=false.html?%5Fi%5Flocation=http%3A%2F%2Fwww.ft.com%2Fcms%2Fs%2F0%2F80a8ce54-a61d-11e4-9bd3-00144feab7de.html%3Fsiteedition%3Dintl&siteedition=intl&%5Fi%5Freferer=&ref=stellakamikaze.org#axzz3Qn9u19LO). Chi vi è dentro è ignorato dal filtro di AdBlock Plus e viene visualizzato in una pagina internet nonostante l’estensione. Parlo di ‘specifica whitelist’ perché queste aziende, tra cui Google, Microsoft e Amazon, dopo il pagamento saranno incluse all’interno del programma ‘[ad accettabili](https://adblockplus.org/en/acceptable-ads?ref=stellakamikaze.org)‘ di AdBlock Plus, “a partire da AdBlock Plus 2.0 puoi permettere ad alcune pubblicità non considerate fastidiose di essere visualizzate. Così facendo, supporti i siti internet che si appoggiano economicamente agli ad e scegli di farlo in una maniera non-intrusiva,” recita il loro sito. Secondo Eeyo, la compagnia dietro AdBlock, questa pratica dovrebbe dimostrarsi equa nei confronti dei siti ad-supported e utile in un’ottica più generale: secondo gli sviluppatori, infatti, le varie aziende si sforzeranno di offrire ad migliori per poter essere incluse in questa lista. Se da un lato l’atteggiamente incoraggiante di AdBlock Plus, speranzoso di migliorare il pietoso stato della attuale pubblicità online, è nobile, noi non possiamo fare altro che storcere il naso, pensando ad una Eeyo piena di soldi che fugge dal palcoscenico lasciando le nostre pagine internet infestate di pubblicità. Ti prego AdBlock, pensaci bene, non farci questo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/microsoft-sta-pagando-adblock-plus-per-far-visualizzare-le-sue-pubblicita/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 febbraio 2015.* ### Perché in Romania internet è molto più veloce che in Italia? URL: https://stellakamikaze.org/perche-in-romania-internet-e-molto-piu-veloce-che-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:53:14.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 febbraio 2015.* Mi piace vivere in Italia perché qui ho imparato la calma e la pazienza, doti innegabilmente necessarie per non sviluppare disturbi psicotici dopo aver avuto a che fare con le nostre connessioni internet. Nonostante ciò noi, da buoni italiani, abbiamo imparato ad arrangiarci. C’è chi si è munito di connessioni satellitari laddove quelle via cavo nemmeno arrivano, c’è chi si è trasferito direttamente in città per godere dei benifici della banda larga, c’è chi è emigrato e chi ha semplicemente deciso che internet non fa per lui. Tutte reazioni lecite, che però non spiegano una singolare, buffa anomalia. Perché le connessioni internet in Romania sono straordinariamente veloci? I nostri [colleghi americani](http://motherboard.vice.com/read/why-romanias-internet-is-so-much-faster-than-americas?ref=stellakamikaze.org) hanno già analizzato la questione dal loro punto di vista, ora è il nostro turno. Secondo i rapporti [Akamai Technologies](http://www.akamai.com/dl/content/q3-2014-state-of-the-internet-report.pdf?ref=stellakamikaze.org) in Italia le connessioni internet viaggiano ad una velocità media di 5.5 Mbps, per un totale di oltre 18 milioni di indirizzi IP unici; il picco medio di connessione, ovvero la media delle connessioni più veloci, è 25.3 Mbps. [Secondo l’Istat](http://www.istat.it/it/archivio/143073?ref=stellakamikaze.org) nel 2014 le famiglie italiane munite di una connessione casalinga sono aumentate di circa 3 punti percentuali, toccando il 64 percento. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/perch-in-romania-internet-molto-pi-veloce-che-in-italia-583/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 febbraio 2015.* ### Sull'Orologio dell'Apocalisse mancano 3 minuti alla fine del mondo URL: https://stellakamikaze.org/sullorologio-dellapocalisse-mancano-3-minuti-alla-fine-del-mondo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 gennaio 2015.* Il 6 e 9 agosto 1945 Hiroshima e Nagasaki vengono rase al suolo da Little Boy e Fat Man, i primi due bombardamenti atomici utilizzati in guerra della storia. La faccenda, oltre che terminare la Seconda Guerra Mondiale, ha sollevato non pochi dilemmi etici, specialmente tra i membri stessi del Progetto Manhattan, il programma atomico americano. Per questo, nello stesso anno, un gruppo di ex fisici del Progetto Manhattan, i [Chicago Atomic Scientists](http://www.lib.uchicago.edu/e/scrc/findingaids/view.php?eadid=ICU.SPCL.ASCHICAGO&ref=stellakamikaze.org), ha inaugurato il [Bulletin of the Atomic Scientists](http://thebulletin.org/?ref=stellakamikaze.org), un dossier non tecnico bimestrale che si occupa di sensibilizzare il pubblico “sulla pericolosità del nucleare, delle armi di distruzione di massa, del cambiamento climatico e delle nuove malattie.” Il principale scopo del *Bulletin of the Atomic Scientists*è quello di informare chiunque circa il dibattito sulle norme da applicare all’utilizzo del nucleare, spingendo per un maggior controllo della risorsa. I membri del Bulletin si sono però scontrati presto con la dura e spietata realtà, ovvero che gli esseri umani sono in gran parte dei fessi e hanno bisogno di una serie di aiutini per capire certe cose. Così nel 1947 hanno reso più visiva la loro prospettiva sulla distruzione planetaria traslandola su un comodo orologio: [il Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse](http://thebulletin.org/overview?ref=stellakamikaze.org). Per il *Bulletin*, più le lancette sono vicine alla mezzanotte, maggiori sono le probabilità di un disastro globale. Non appena inaugurato, l’orologio si trovava a 7 minuti dalla mezzanotte. Oggi, dopo l’ultimo spostamento avvenuto appena una settimana fa, mancano 3 minuti all’apocalisse. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/sullorologio-dellapocalisse-mancano-3-minuti-alla-fine-del-mondo-583/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 gennaio 2015.* ### A Castel Volturno la raccolta differenziata si insegna con le prostitute URL: https://stellakamikaze.org/a-castel-volturno-la-raccolta-differenziata-si-insegna-con-le-prostitute/ Last updated: 2026-07-03T22:53:15.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 29 gennaio 2015.* [Castel Volturno](http://www.comune.castelvolturno.ce.it/?ref=stellakamikaze.org) è un comune affacciato sul mar Tirreno in provincia di Caserta, conta circa 24.000 abitanti ed è attraversato dal fiume Volturno. Si trova in piena Terra dei Fuochi e la raccolta differenziata è iniziata da pochi mesi, e sembra anche che il comune sia pieno di prostitute. Per Dimitri Russo, sindaco del comune, il problema pare essere evidente; così anziché chiedere per l’ennesima volta aiuto alle istituzioni è passato all’azione. Presi al suo fianco i due assessori Anastasia Petrella e Stefania Sangermano si è recato sulla statale Domiziana, uno dei centri di prostituzione principali di Castel Volturno e si è piazzato di vedetta. Le due donne, vestite di tacchi e minigonne, hanno adescato gli automobilisti che, una volta fermati, hanno visto avvicinarsi il sindaco Russo che spiegava loro la nuova informativa sulla raccolta differenziata. Molti sono scappati non appena hanno visto la banda tricolore del sindaco, altri sono rimasti dando vita a conversazioni piuttosto divertenti. Comune denominatore sono le multe: se le sono beccate tutti. Abbinare raccolta differenziata, prostitute, Castel Volturno, un sindaco e due assessore è roba piuttosto inusuale. Quindi, visto che il video è finito sui diversi quotidiani nazionali e [addirittura sul DailyMail](http://www.dailymail.co.uk/news/article-2929847/Councillors-dress-prostitutes-miniskirts-stockings-bid-shame-men-stop-pick-roadside-sex-workers-Italy.html?ref=stellakamikaze.org), ho contattato Vincenzo Ammaliato di Villaggi Globali, gli autori dell’idea dietro il video, per cercare di capire cosa c’entri la raccolta differenziata con tutto ciò. Il mio primissimo interrogativo riguardava il perché della differenziata, “il discorso della differenziata è entrato in questo progetto quasi per caso, e ha poi avuto un ruolo preponderante. Il progetto è nato per cercare di fare qualcosa contro il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione, per fare qualcosa affinché diminuisse la domanda sul nostro territorio, così che le istituzioni competenti si facessero carico del fenomeno,” mi ha detto Vincenzo. Sul tavolo, mentre stavamo discutendo c’era un vademecum per la differenziata. “Il sindaco si è rivolto a noi di Villaggi Globali perché siamo soliti a questo tipo di azioni provocatorie. Non volevamo dare l’impressione che ci fosse uno specifico intento morale dietro, quindi dovevamo trovare qualcosa che ci aiutasse a decentrare il video dalla prostituzione,” mi ha detto. ” Sul tavolo, mentre stavamo discutendo c’era un vademecum per la differenziata, che era appena partita nel nostro territorio e per la quale le stesse consigliere comunali che poi si sono finte lucciole stavano investendo parecchie risorse. Il progetto era pronto.” Certo è che l’uso di finte prostitute è un mezzo piuttosto forte per far passare un messaggio, ma evidentemente il problema è molto serio, “A Castel Volturno lo sfruttamento della prostituzione è una vera e propria piaga sociale. È un’illegalità diffusa e palese, contro la quale le forze dell’ordine e la magistratura non hanno mai investito le risorse necessarie.” Benché l’intento sia stato raggiunto, con una certa diffusione del video tra i media, il rischio è che far leva su un argomento “etico” come la differenziata attraverso un altro argomento “etico” come la prostituzione possa risultare contradditorio. “Poco ci importa di questo aspetto. Nella nostra città ci sono centinaia di ragazze, schiave, che soffrono perché sfruttate sessualmente, e le istituzioni se ne infischiano. Inoltre ci sono ventisei mila cittadini residenti, oltre agli operatori economici, che subiscono un danno di immagine e di ordine pubblico,” ha concluso Vincenzo. Non ci resta che sperare che, oltre che la differenziata, anche il problema dello sfruttamento della prostituzione possa essere in qualche modo risolto a Castel Volturno. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-parlato-con-l-ideatore-del-video-delle-finte-prostitute-di-castel-volturno/?ref=stellakamikaze.org)*, 29 gennaio 2015.* ### L'Orologio dell'Apocalisse segna i minuti che mancano alla fine del mondo URL: https://stellakamikaze.org/lorologio-dellapocalisse-segna-i-minuti-che-mancano-alla-fine-del-mondo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:16.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 gennaio 2015.* \*Aggiornamento del 30/01/2019: il 24 gennaio 2019 le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse segnano ancora 2.00 minuti alla mezzanotte come nel 2018 e nel 1953 — Le cause: \* *la mancanza di dialogo sulla non proliferazione delle armi nucleari fra Russia, Cina e Stati Uniti, la mancanza di azioni forti per combattere il cambiamento climatico e, per la prima volta, le fake news.* [Secondo quanto si legge nell’ultimo comunicato](https://thebulletin.org/doomsday-clock/current-time/?utm%5Fsource=Bulletin%20blast&utm%5Fmedium=iContact%20email&utm%5Fcampaign=ClockStatement%5FJan24), ”i tentativi intenzionali di distorcere la realtà esasperano le divisioni sociali, minano la fiducia nella scienza, nelle elezioni e nelle istituzioni democratiche.”Il 6 e 9 agosto 1945 Hiroshima e Nagasaki vengono rase al suolo da Little Boy e Fat Man, i primi due bombardamenti atomici della storia. La faccenda, oltre che porre fine alla Seconda Guerra Mondiale, ha sollevato non pochi dilemmi etici, specialmente tra gli stessi membri del Progetto Manhattan, il programma atomico americano. Per questo, nello stesso anno, un gruppo di ex fisici del Progetto Manhattan, i [Chicago Atomic Scientists](http://www.lib.uchicago.edu/e/scrc/findingaids/view.php?eadid=ICU.SPCL.ASCHICAGO&ref=stellakamikaze.org), ha inaugurato il [Bulletin of the Atomic Scientists ](http://thebulletin.org/?ref=stellakamikaze.org), un dossier bimestrale che si occupa di sensibilizzare il pubblico “sulla pericolosità del nucleare, delle armi di distruzione di massa, del cambiamento climatico e delle nuove malattie.” Il principale scopo del *Bulletin of the Atomic Scientists*è quello di informare sull’utilizzo del nucleare, spingendo per un maggior controllo della risorsa. I membri del *Bulletin* si sono però scontrati presto con la dura e spietata realtà, ovvero che gli esseri umani sono in gran parte dei fessi e hanno bisogno di una serie di aiuti per capire certe cose. Così nel 1947 hanno reso più visiva la loro prospettiva sulla distruzione planetaria raffigurandola su un comodo orologio: [il Doomsday Clock, l’Orologio dell’Apocalisse](http://thebulletin.org/overview?ref=stellakamikaze.org). Per il *Bulletin*, più le lancette sono vicine alla mezzanotte, maggiori sono le probabilità di un disastro globale. Non appena inaugurato, l’orologio si trovava a 7 minuti dalla mezzanotte. Oggi, dopo l’ultimo spostamento avvenuto appena una settimana fa, mancano 3 minuti all’apocalisse. *“Londra resiste agli attacchi aerei tedeschi che partono nell’Agosto del ’40 e durano 9 mesi; la RAF, l’aviazione inglese, infligge una pesante sconfitta alla Luftwaffe. È la prima sconfitta del Reich.”* Questa è una citazione tratta da [Correva l’anno ](https://www.youtube.com/watch?v=ZbZ%5FQIdHVzs&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org), e la puntata racconta la genesi del reparto [Vergeltungswaffen](https://www.youtube.com/watch?v=MSMbDWHLuoY&ref=stellakamikaze.org)della Wehrmacht, il settore dell’impianto bellico tedesco che, in seguito all’incrinazione del fronte di offensiva nazista, aveva il compito di sviluppare le “armi della vendetta.” Affiancato dalla [Wunderwaffe](http://it.wikipedia.org/wiki/Wunderwaffen?ref=stellakamikaze.org), settore in cui il Reich ha tentato di sviluppare mezzi bellici dall’aspetto e dalla portata mitologica, il Vergeltungswaffen ha sviluppato e prodotto quelli che oggi sono conosciuti come [razzi V1](http://it.wikipedia.org/wiki/V1%5F%28Fieseler%5FFi%5F103%29?ref=stellakamikaze.org)e [V2](http://it.wikipedia.org/wiki/V2%5F%28Aggregat%5F4%29?ref=stellakamikaze.org); il primo piccolo, inaffidabile ed economico, il secondo gigantesco, letale e costoso. sono le 23:53, mancano 7 minuti all’Apocalisse Più si avvicinava la fine del conflitto, più il Vergeltungswaffen lavorava frettolosamente e in maniera maldestra, producendo risultati fallimentari come quello dell’[impianto missilistico V3](http://it.wikipedia.org/wiki/V3%5F%28cannone%29?ref=stellakamikaze.org), pensato per radere al suolo Londra, ma mai utilizzato. Se non c’è due senza tre, non c’è nemmeno tre senza quattro: il progetto V4 era il nome in codice per lo sviluppo di una “bomba disgregante.” Per capirci, una bomba atomica. Purtroppo per i tedeschi, il [Progetto Manhattan](http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto%5FManhattan?ref=stellakamikaze.org) è arrivato prima del Vergeltungswaffen. Per il Doomsday Clock sono le 23:53, e mancano 7 minuti all’Apocalisse. [La cronologia](http://thebulletin.org/timeline?ref=stellakamikaze.org) del Doomsday Clock è piuttosto curiosa: nel 1953 ha toccato lo spaventoso picco delle 23:58\. L’1 novembre del 1952 gli Stati Uniti hanno aumentato esponenzialmente il potenziale distruttivo della Guerra Fredda effettuando il primo test su larga scala di una bomba a idrogeno. [Operazione Ivy](http://it.wikipedia.org/wiki/Operation%5FIvy%5F%28test%5Fnucleare%29?ref=stellakamikaze.org) era il nome in codice del programma termonucleare americano. Partito ufficiosamente nel 1951, quando il fisico Edward Teller e il matematico Stanislaw Ulam svilupparono [il modello Teller-Ulam](http://nuclearweaponarchive.org/Library/Teller.html?ref=stellakamikaze.org), base di tutto il programma termonucleare americano. L’1 novembre 1952 venne effettuato [il test Ivy Mike](http://it.wikipedia.org/wiki/Ivy%5FMike?ref=stellakamikaze.org): la prima bomba a idrogeno della storia sganciata su un atollo dell’Oceano Pacifico: 10.4 megatoni di potenza. 450 volte più potente di Fat Man, la bomba sganciata su Nagasaki. Meno di un anno dopo, il 12 agosto 1953, l’Unione Sovietica risponde alla dimostrazione di forza americana testando [l’ordigno RDS-6s](http://en.wikipedia.org/wiki/Joe%5F4?ref=stellakamikaze.org), nome in codice Joe 4: 400 chilotoni di potenza, meno di Ivy Mike, ma in ogni caso non vuoi trovarti nei suoi pressi quando esplode. I Chicago Atomic Scientits del *Bulleti* *n* capiscono che la situazione si sta mettendo male e portano avanti l’orologio dell’apocalisse di 1 minuto, facendolo arrivare alle 23:58 dopo l’ultimo spostamento avvenuto nel 1949 in seguito al primo test atomico sovietico, che ha inaugurato la stagione della corsa al nucleare. Fortunatamente la decade successiva non fu così critica: nel 1960 e nel 1963 il *Bulletin* porta l’orologio indietro di ben 10 minuti in seguito ai numerosi passi avanti fatti nella cooperazione scientifica tra le due potenze e alla firma, nel 1963, del [Limited Test Ban Treaty](http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato%5Fsulla%5Fmessa%5Fal%5Fbando%5Fparziale%5Fdei%5Ftest?ref=stellakamikaze.org) che vietava a Stati Uniti, Regno Unito e Unione Sovietica qualunque tipo di sperimentazione atomica che non avvenisse sotto terra. C’è da dire che nell’ottobre del 1962 si consumò la [Crisi di Cuba](http://it.wikipedia.org/wiki/Crisi%5Fdei%5Fmissili%5Fdi%5FCuba?ref=stellakamikaze.org), ma fortunatamente il *Bulletin* non fece in tempo a riunirsi per spostare le lancette. Nel 1968 l’orologio torna alle 23:53, 5 minuti avanti, a causa dell’inasprirsi di diversi conflitti nel mondo: la guerra del Vietnam, [la guerra dei Sei Giorni](http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra%5Fdei%5Fsei%5Fgiorni?ref=stellakamikaze.org) tra Israele, Egitto, Giordania e Siria, [la guerra Indo-Pakistana nel 1965](http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra%5Findo-pakistana%5Fdel%5F1965?ref=stellakamikaze.org) e infine Francia e Cina, che non avevano firmato il Limited Test Ban Treaty, e che cominciano a far esplodere delle atomiche qua e là per evitare che il mondo si dimenticasse di loro. Nel 1969 e nel 1972 la situazione migliora leggermente, con la firma di [diversi trattati](http://it.wikipedia.org/wiki/Accordi%5FSALT?ref=stellakamikaze.org) per la limitazione degli armamenti nucleari. L’orologio, però, torna a correre verso la mezzanotte nel 1974, quando l’India fa esplodere il suo primo ordigno atomico, lo [Smiling Buddha](http://it.wikipedia.org/wiki/Smiling%5FBuddha?ref=stellakamikaze.org), e Stati Uniti e Unione Sovietica modernizzano il loro [reparto MIRV](http://it.wikipedia.org/wiki/MIRV?ref=stellakamikaze.org). Un MIRV è un missile balistico che contiene diverse testate atomiche che puntano, indipendetemente l’una dall’altra, numerosi obiettivi diversi. Per capirci: i MIRV sono quei missili che in un colossal hollywoodiano appaiono sulle cartine degli Stati Uniti e puntano tutte le città principali del paese. Di solito sono lanciati dai russi o da terroristi medio-orientali, ma è questione di stereotipi. Dal 1974 in poi l’orologio non si ferma. Per 10 anni l’escalation bellica mondiale non accenna a diminuire e nel 1984 il Bulletin sposta le lancette alle 23:57, 3 minuti dalla mezzanotte. Nel 1988 Stati Uniti e Unione Sovietica firmano [il trattato INF](http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato%5FINF?ref=stellakamikaze.org), per eliminare le forze balistiche nucleari a medio raggio: 3 minuti indietro. Nel 1990 cade il Muro di Berlino e con l’avvicinarsi della fine della Guerra Fredda [le divisioni tra l’Europa occidentale e l’Europa dell’Est si affievoliscono](http://it.wikipedia.org/wiki/Cortina%5Fdi%5Fferro?ref=stellakamikaze.org): 4 minuti indietro. Nel 1991 l’Unione Sovietica si disgrega e America e Russia [firmano lo START](http://it.wikipedia.org/wiki/Accordi%5FSTART?ref=stellakamikaze.org), un trattato per incoraggiare un pesantissimo disiarmo delle due potenze: 7 minuti indietro, 23:43\. L’orologio non è mai stato così lontano dalla mezzanotte come in quel momento. La pacchia dura poco, però, perché dal 1995 al 2007 il globo terracqueo torna alle sue care vecchie abitudine guerrafondaie, riportando l’orologio alle 23:55\. Nel 2010 viene ratificato un nuovo trattato START e [la conferenza ONU sui cambiamenti climatici del 2009](http://it.wikipedia.org/wiki/Conferenza%5FONU%5Fsui%5Fcambiamenti%5Fclimatici%5F2009?ref=stellakamikaze.org) fa ben sperare il Bulletin e si ritorna un minuto indietro. Appena due anni dopo, nel 2012, il Bulletin si accorge però che i buoni propositi non sono stati mantenuti: l’ambiente è a rischio e l’orologio torna avanti di un minuto, alle 23:55. Una settimana fa il *Bulletin* si riunisce per constatare che gli esseri umani sono ancora ben lontani dal quieto vivere, “l’incontrollato processo di riscaldamento globale, la modernizzazione mondiale degli armamenti atomici e l’aumento smisurato degli arsenali bellici sono una innegabile e gigantesca minaccia all’esistenza dell’essere umano. I leader mondiali hanno fallito nel loro tentativo di proteggere i propri cittadini dalle potenziali catastrofi e questi fallimenti di leadership politica mettono a repentaglio ogni persona sulla Terra.” “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante—assicurare e preservare la salute e la vità della civiltà umana.” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-il-doomsday-clock-l-umanita-e-a-3-minuti-dall-apocalisse/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 gennaio 2015.* ### VeryBello è just perfetto URL: https://stellakamikaze.org/verybello-e-just-perfetto/ Last updated: 2026-07-03T22:53:17.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 gennaio 2015.* Sabato 24 Gennaio è stato un grande giorno per l’Italia. Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ha presentato “[VeryBello! Tutta la ricchezza dell’offerta culturale italiana da maggio a ottobre 2015](http://www.verybello.it/?ref=stellakamikaze.org),” una guida turistica online pensata per i visitatori in arrivo in Italia in occasione di Expo 2015. [Le critiche](http://mgpf.it/2015/01/25/verybello-le-mie-considerazioni-tecniche.html?ref=stellakamikaze.org) al progetto sono state tante—[e con tante intendo davvero tante](http://www.datamediahub.it/2015/01/26/twitter-e-verybello/?ref=stellakamikaze.org#axzz3PvaE5s30): tra sabato e domenica, in meno di 24 ore, VeryBello ha collezionato oltre 10.000 tweet, e non sono tweet di complimenti. I paladini del digitale italiano sono accorsi da ogni dove per raccontare il problema dal loro punto di vista, [prima incoraggiando il Ministro](http://digitalchampions.it/archives/verybello-come-trasformare-una-disfatta-una-opportunita/?ref=stellakamikaze.org) a non abbattersi e a fare meglio, [poi bacchettandolo](https://irresponsabilecommerciale.wordpress.com/2015/01/24/lettera-aperta-al-ministro-dario-franceschini-ovverso-del-verygrazie-una-bella-sega/?ref=stellakamikaze.org) senza particolare indulgenza. Insomma, le critiche sono talmente tante che [raccontare i problemi di VeryBello.it sarebbe semplicemente superfluo](https://storify.com/cieffe/verybello?ref=stellakamikaze.org); tanto più considerando che queste critiche mancano completamente il punto della questione. Per quanto bellezze ed eccellenze in numerosi settori siano all’ordine del giorno in Italia, VeryBello preferisce rispettare lo stereotipo e farsene portatore: d’altronde, “[l’Italia è uno straordinario luogo comune](https://www.youtube.com/watch?v=LaXqHU32bm4&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org).” Infatti è proprio in questo suo imbarazzante fare acqua da tutte le parti che riesce ad adempiere perfettamente al suo compito: VeryBello non è un disastro, VeryBello è la perfetta guida turistica per l’Italia del 2015 e ora proveremo a spiegarvi perché. Partiamo dall’inizio: [Expo 2015](http://www.expo2015.org/it?ref=stellakamikaze.org), turisti che si precipitano a Milano da ogni aeroporto, nodi cittadini stritolati dal traffico e piazze zeppe di visitatori; ristoranti e pizzerie in festa. Sin a partire dal nome, VeryBello è lo specchio dell’export italiano fatto di Fettuccine Alfredo, Little Italy, Spaghetti Bolognese e Pizza Pepperoni. Il Ministero questo lo sa, e ha pensato bene di far sentire il turista a casa sua sin dal nome della sua guida turistica prediletta. Proseguendo nell’esplorazione della guida online possiamo notare un’altra caratteristica tipica del nostro Paese. VeryBello.it, che ricordo essere una guida turistica pensata per i turisti in arrivo in Italia per l’Expo 2015, è stato lanciato senza una versione inglese del sito. L’errore è talmente candido da risultare surreale; infatti non si tratta di uno strafalcione, ma di una dimostrazione di coerenza. Nell’era dell’austerity e della trasparenza perché far pensare al visitatore che in Italia troverà qualcuno capace di comunicare con lui in inglese? Personaggi di spicco a cui sfugge il valore del sito. Sappiamo tutti quanto sia importante non deludere le aspettative quando si tratta di turismo, quindi perché dimenticarci dell’ospitalità meridionale e della spinta secessionista che pulsa nella stessa Milano, protagonista dell’Expo? Per questo VeryBello.it è stato lanciato [presentando una panoramica di un’Italia illuminata dalle luci notturne dalla quale però vengono omesse Sicilia e Calabria](http://vimeo.com/117613786?ref=stellakamikaze.org), regioni notoriamente superflue quando si parla di turismo. Il Ministero cammina diversi passi davanti a tutti, ma forse questo avanguardismo è effettivamente un po’ troppo, tanto da fargli fare un maldestro dietro front: la homepage del sito è stata corretta nelle ultime ore, [ma la mancanza è ancora visibile pressoché ovunque](http://www.verybello.it/?ref=stellakamikaze.org#eventomixxie). Quando si tratta di Beni Culturali e Attrazioni Turistiche è giusto mettere da parte la modestia e risaltare i meriti effettivi. Sanno tutti che gli italiani sono dei campioni a fare due cose: la pizza e le cose fatte con trascuratezza; speravamo forse che il Ministero omettesse questo secondo, fondamentale, punto dell’essere italiano? VeryBello.it colleziona una serie di autogoal legali e burocratici calcolati al millimetro. La già citata foto di copertina viene inserita senza alcun tipo di riconoscimento all’autore (ma siamo italiani, amichevoli e pieni di voglia di condividere: i diritti d’autore sono roba vecchia); il marchio #VeryBello, lanciato dal Ministero con tanta fierezza, non è registrato da nessuna parte, ovviamente perché siamo nel paese del “stai tranquillo” e non c’è motivo di blindare il marchio di un’iniziativa governativa; la realizzazione del sito è stata affidata a una web agency–di cui parleremo meglio dopo–e tutt’ora un semplice “whois” del dominio riporta come intestatario del sito la web agency, e non il Ministero come il bon-ton richiederebbe. Infine, ciliegina sulla torta, il sito è letteralmente illegale, perché per i siti ministeriali l’accessibilità anche da parte di chi soffre, per esempio, di una disabilità visiva è obbligo di legge, e VeryBello questa accessibilità non ce l’ha. La presentazione del sito, senza audio perché il silenzio è oro. Siamo solo all’inizio e sono sicuro che il profumo di Italia si senta già: il Ministero ha fatto un lavoro talmente riuscito che non serve nemmeno visitare la guida per percepire l’importanza dei nostri Beni Culturali, basta leggere i problemi tecnici della guida per passeggiare per i padiglioni dell’Expo. Ma facciamo un passo in più e veniamo ai contenuti proposti da VeryBello. L’Italia è il vecchio paese vetusto ancorato a tradizioni antichissime che fa del digital divide e della gioia del vecchio quasi un baluardo caratteristico, molte sezioni di VeryBello non fanno che ricordare al turista che si trova proprio nel posto che si immaginava–vedi tra tutti il pittoresco “Vino e olio: educazione all’alimentazione e al bere consapevole” nella sezione Bambini. Una breve rassegna delle proposte conferma definitivamente l’Italia come una meta da pensionati. Gioventù, alla larga! Il Ministero ha fin qui giocato una partita facile con questi errori mirati e proposte da paese per vecchi. L’Italia, quella vera, quella della politica, quella dello stereotipo, quella del debito pubblico e della corruzione si trova ad un livello ben più profondo. È un aspetto fondamentale del nostro Paese e della nostra cultura, e non è comunicabile con qualche problema ad un sito internet o qualche evento trascurabile. Il Ministero, per parlare della Vera Italia, [dichiara di aver aperto un bando da 35.000 euro](http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/25/franceschini-verybello-lascia-senzawords-tante-domande/1368756/?ref=stellakamikaze.org) interno ai collaboratori della pubblica amministrazione. [Il progetto è stato assegnato a Lolaetlabora](http://www.lolaetlabora.com/?ref=stellakamikaze.org), un’agenzia che in quanto a digitalizzazione [si presenta con una pagina Facebook](https://www.facebook.com/pages/Lolaetlabora/291020034265517) da 55 mi piace e 3 foto, e che con un motto quale “telling is the new showing” ha pubblicato un unico post in dodici anni di vita professionale, la settimana scorsa. Un prodotto di Lolaetlabora è [The Mixxie](https://www.themixxie.com/?ref=stellakamikaze.org), web agency che si è occupata di VeryBello e che pare non essere nemmeno registrata come tale. Per tener fede a Lolaetlabora, dopo tre giorni di piena tempesta mediatica, [l’account Twitter di VeryBello staziona stabile a quota 0 tweet](https://twitter.com/verybello?ref=stellakamikaze.org). VeryBello è lo specchio di un’Italia che non sa cosa sia internet, che non sa come approcciarsi a internet, [che a digital divide è messa in maniera tragica](http://www.infodata.ilsole24ore.com/2014/12/24/digital-divide-chi-dove-e-perche-in-italia-non-si-e-mai-connesso-a-internet/?ref=stellakamikaze.org), che concetti come quello di mobile first nemmeno se li sogna di notte. Per questo il turista dovrà premurarsi di usare VeryBello in hotel, perché non esiste un’app mobile per la guida; ma anche questo è un errore programmato: il Ministero sa che per vivere davvero un’esperienza genuina il visitatore deve chiedere informazioni direttamente per strada ai passanti, e per forza in italiano. Insomma, VeryBello è davvero bello. È perfetto, è una guida turistica che racconta al turista che cos’è l’Italia del 2015: un luogo instabile, presumibilmente corrotto, che funziona male e che è sempre work in progress, a cantiere aperto e in versione beta. Il turista d’altronde vedrà questo: un Expo a cielo aperto con cantieri lasciati a metà e appalti dimenticati in ogni dove, e una classe politica de-responsabilizzata, che piuttosto che ammettere un errore, preferisce credere che “chi disprezza compra.” *Ringraziamo* [Niccolò Carradori](mailto:www.twitter.com/@NCarradori) \*per il suo preziosissimo contributo. \* --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/verybello-e-proprio-quello-che-voleva-essere/?ref=stellakamikaze.org)*, 26 gennaio 2015.* ### WhatsApp Web fa schifo ma diventerà una figata URL: https://stellakamikaze.org/whatsapp-web-fa-schifo-ma-diventera-una-figata/ Last updated: 2026-07-03T22:53:18.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 gennaio 2015.* Gli ultimi giorni sono stati piuttosto movimentati per WhatsApp: [prima il lancio di WhatSim](http://motherboard.vice.com/it/read/whatsim-e-la-sim-italiana-che-promette-di-farti-usare-whatsapp-ovunque-ti-trovi?ref=stellakamikaze.org) e poi, giusto un paio di giorni fa [il debutto di WhatsApp Web](https://blog.whatsapp.com/614/WhatsApp-We?ref=stellakamikaze.org), il client browser per WhatsApp. Dopo due giorni di testing intensivo posso dire la mia sull’argomento. Visto e considerato, però, che questa fase di testing non l’ho fatta io perché il mio Motorola Moto G full Android ha deciso che non è ancora giunto il momento di aggiornare WhatsApp—per permettermi di usare WhatsApp Web—mi sono affidato all’intuito e alle opinioni di amici che sviluppano applicazioni per professione. La notizia del lancio di WhatsApp Web ha generato scompiglio in tutto il mondo della tecnologia: dalla semplice acclamazione della venuta di un Messia al completo snobismo della cosa. La realtà è che molti, forse investiti da un impetuoso entusiasmo, si sono dimenticati di spiegare in cosa consiste esattamente questa cosa del “mandare i messaggini del telefono dal computer.” WhatsApp Web è un client browser che permette di utilizzare il client WhatsApp presente nel vostro smartphone direttamente da computer. Per sfruttarlo è necessario, prima di tutto, sincronizzare i due client facendo riconoscere allo smarthphone un codice QR e quindi permettendo ai server di associare il vostro client smartphone al vostro client browser. Questo passaggio è necessario perché WhatsApp, a differenza di svariati altri servizi di instant messaging, utilizza un sistema di autenticazione basato su un numero di telefono e non su un *banale* nome utente e password. Inoltre, per il momento WhatsApp Web funziona soltanto con Google Chrome e non funzionerà se il vostro client smartphone è installato su un sistema iOs; le policy dell’App Store di Apple sono piuttosto limitanti e i tempi burocratici, evidentemente, non hanno aiutato. Già che ci siamo sfatiamo qualche mito sull’argomento. WhatsApp Web non significa tecnicamente avere WhatsApp sul computer. A causa della restrizione dovuta all’autenticazione via numero di telefono, WhatsApp Web, a conti fatti, è una tastiera wireless per il tuo WhatsApp su smartphone. Infatti sarà priorità del client ricordare all’utente di assicurarsi che il telefono sia sempre acceso e ben connesso a internet (preferibilmente via WiFi). Ciò ci porta agli spiacevoli inconvenienti di questa favola sul mondo delle user interface. WhatsApp Web, per come è pensato attualmente, è un vampiro per qualunque tipo di piano dati telefonico e per qualunque tipo di batteria. Il suo interfacciarsi continuamente col vostro telefono, che rimbalza ai server di WhatsApp i messaggi che inviate da computer, non lascia scampo alla durata della batteria, e nel malaugurato caso in cui pensaste di sfruttarlo con il vostro 3G e non con una comoda connessione WiFi, la sincronizzazione dei media di WhatsApp tra il client smarthphone e quello browser vi farà esaurire i vostri GB mensili in pochi secondi. Nella mia ingenua innocenza l’annuncio di WhatsApp Web mi ha fatto subito urlare al miracolo. Sono stati i miei amici sviluppatori a portarmi di nuovo coi piedi per terra. Dopo avermi illustrato i problemi di usabilità di questa prima versione di WhatsApp Web, mi hanno anche suggerito che probabilmente la scelta di rendere così inefficiente il client e di far passare le richieste prima da browser e poi da telefono per farle infine arrivare sui server principale, non sia tanto dovuta ad uno scivolone dell’azienda di proprietà di Zuckerberg, quanto più che altro ad una vera e propria necessità. al momento Whatsapp Web fa schifo, ma non ci sono motivi perché non possa diventare uno dei migliori client computer per la messaggistica. Considerati i volumi di utenza gestiti attualmente da WhatsApp—si parla di 700 milioni di utenti attivi e 30 miliardi di messaggi al giorno—lanciarsi alla cieca in questo nuovo frangente sarebbe stato un azzardo non solo per l’utente (bug, problemi, conflitti, manutenzione), ma sopratutto per l’azienda, che si sarebbe dovuta interfacciare con un’altra fetta di utenza con molti più strumenti della precedente. Le possibilità per effettuare data sniffing a partire da un client computer sono sostanzialmente infinite, e ciò metterebbe a repentaglio le chiavi di crittazione con le quali vengono trasmessi i pacchetti di WhatsApp. Far passare ogni messaggio dal telefono prima di arrivare ai server permette a WhatsApp Web di sfruttare i protocolli di sicurezza già presenti. La speranza è che questa struttura venga radicalmente modificata finita la fase di lancio del client browser. Ci tengo alla sicurezza dei miei messaggini, ma se il prezzo da pagare è quello della batteria del telefono, allora posso continuare a scrivere dal mio fidato Moto G. Ma non è corretto essere così negativi parlando del nuovo prodotto di Whatsapp, perché a conti fatti WhatsApp Web è un’ottima idea, con un target ben preciso e delle finalità ragionate. La possibilità di chattare da computer con i numeri telefonici salvati nella propria rubrica fa ovviamente gola a chi trascorre giornate intere davanti al computer, magari lavorando. Usare internet come uno strumento per lavorare e non solo per intrattenersi significa rendersi spesso e volentieri raggiungibili da chiunque sul web, ma molto meno rintracciabili per telefono. Il famoso “numero” sta tornando ad essere una qualche sorta di tabù dedicato alla famiglia e agli amici più fidati. Dal canto mio so che se qualcuno con il mio numero di telefono si prende la briga di contattarmi lì, allora la faccenda è necessariamente importante e mi piacerebbe sapere di cosa si tratta senza dovermi staccare dallo schermo del computer. Nell’era del multitasking e delle notifiche sembra assurdo che uno dei servizi di messaggistica istantanea più usati al mondo non sia controllabile dal proprio computer. In questo caso, la scusa del “ci sono molte altre applicazioni che lo permettono” non vale: infatti, [benché Whatsapp abbia visto la propria reputazione vacillare](http://motherboard.vice.com/it/read/le-spunte-blu-di-whatsapp-non-renderanno-la-tua-vita-uno-schifo?ref=stellakamikaze.org) diverse volte negli ultimi mesi, la sua presenza capillare negli smartphone di tutti rende estremamente difficile fargli concorrenza. WhatsApp è uno strumento semplice, limitato e che fa esattamente quelle poche cose che l’utente medio vuole fare con un servizio di messaggistica, e per avere successo non serve nient’altro. Sopratutto, non serve niente di più, nessuna feature rivoluzionaria che rischia di confondere l’utente. WhatsApp Web al momento fa piuttosto schifo, ma l’idea è una figata e non ci sono motivi, vista la liquidità che gira attorno all’azienda, perché nel prossimo futuro non si trasformi in uno dei migliori client computer per la messaggistica istantanea. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/whatsapp-web-fa-schifo-ma-si-trasformera-in-una-figata/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 gennaio 2015.* ### Dal meme al Quirinale: un'analisi scientifica URL: https://stellakamikaze.org/dal-meme-al-quirinale-unanalisi-scientifica/ Last updated: 2026-07-03T22:53:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 gennaio 2015.* L’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è alle porte ma la situazione riguardo ai candidati sembra ancora piuttosto fumosa. A Motherboard abbiamo deciso di facilitare il lavoro del Parlamento con un’indagine demoscopica scrupolosissima sui favoriti dal popolo italiano. E anche se la famosa “democrazia diretta” nel mondo politico sta ottenendo risultati più o meno positivi, ci è sembrato il caso di analizzare scientificamente il trending dei candidati preferiti dal web per vedere chi la spunterà. Dopo notti insonni trascorse a processare termini e keyword, e a verificare il buzz generato dai contenuti virali sui principali personaggi per mezzo degli strumenti di data mining più avanzati, abbiamo confrontato i due candidati d’eccellenza per la prossima Presidenza della Repubblica: Giancarlo Magalli e Piero Angela. Dalla ricerca emergono due risultati piuttosto rilevanti: su Google Piero Angela coincide quasi perfettamente con la sua trasmissione, SuperQuark, mentre Magalli coincide meno perfettamente con il suo nome completo, Giancarlo Magalli—almeno tra il 2007 e il 2008\. Cosa facesse a quel tempo, però, rimane un mistero. Date uno sguardo [all’infografica](http://magic.piktochart.com/output/4191010-dal-meme-al-quirinale?ref=stellakamikaze.org) per un riassunto dell’analisi. In fondo, il risultato del testa a testa. Fonti: Google Trends [BuzzSumo ](https://app.buzzsumo.com/top-content?result%5Ftype=total&type=articles&num%5Fdays=360&tfc=false&general%5Farticle&infographic=false&video&page=1&guest%5Fpost&giveaway=false&interview&links%5Fsitewide=true&unique%5Fdomains=true&backlinks=false&q=magalli&offset=0&tld=Italy%20%28.it%29&uil=Italian&language=it&ref=stellakamikaze.org)SharedCount --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/dal-meme-al-quirinale-unanalisi-scientifica/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 gennaio 2015.* ### WhatSim è la nuova SIM per WhatsApp URL: https://stellakamikaze.org/whatsim-e-la-nuova-sim-per-whatsapp/ Last updated: 2026-07-03T22:53:19.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 gennaio 2015.* È fresca di giornata la notizia dell’avvento di un nuovo operatore telefonico. O meglio, di una nuova SIM. Si usa per chattare con WhatsApp, ma non è venduta da WhatsApp. [WhatSim è un prodotto italiano](http://www.whatsim.com/?ref=stellakamikaze.org) sviluppato da [Zeromobile SRL](http://www.zeromobile.it/?ref=stellakamikaze.org) e che promette a chi la usa di poter chattare con WhatsApp ovunque si trovi nel mondo. Il sito ufficiale del prodotto, apparentemente lanciato questa mattina, [racconta la genesi dell’idea](http://www.whatsim.com/whatsim?ref=stellakamikaze.org), “WhatSim è una intuizione geniale, e arriva da lontano. Nel 2003 Manuel Zanella, CEO di Zeromobile, a seguito del suo viaggio di nozze in Kenya, dove ha speso un’enormità di soldi per telefonare, ha avuto l’idea di creare una Sim per ridurre i costi del roaming internazionale.” A pensarci bene l’idea non è male. Tiriamo le somme dei nostri smartphone: li acquistiamo, ci smanettiamo sopra, ci installiamo centinaia di app ma appena passa l’euforia l’unica applicazione che ci risulta, nonostante tutto, indispensabile è Whatsapp. Che ce ne facciamo, quindi, di una tariffa telefonica che include decine di opzioni oltre che la possibilità di avere un collegamento internet per utilizzare Whatsapp? Niente. Proprio per questo Manuel Zanella ha cercato di ovviare al problema creando questa SIM che anziché appoggiarsi ad un singolo operatore telefonico lavora in modo che, qualunque sia la cella in cui l’utente si trovi, Whatsapp abbia sempre un ripetitore a cui connettersi. [Il globo terracqueo di WhatSim è diviso in zone sulla base della copertura telefonica offerta da ogni paese](http://www.whatsim.com/tariffe?ref=stellakamikaze.org) e ogni zona presenta un tariffario diverso. WhatSim infatti è una sim ricaricabile che funziona a ‘crediti’: con 5€ di ricarica verranno assegnati all’utente 1000 crediti da utilizzare su WhatsApp. Per esempio, nella Zona 1, quella dei paesi con maggiore copertura telefonica, si possono usare 20 crediti per inviare una foto, 100 per un video e 5 per un messaggio vocale. Ovviamente se si tratta di messaggi di testo non è previsto alcun costo. L’idea è parecchio interessante, ma l’utilità della SIM è un po’ dubbia. Il sito di WhatSim vuole sfatare il mito del “Wi-Fi libero e ovunque”, ma gli abbonamenti che oggi giorno gli operatori telefonici ci offrono ci permettono di avere un accesso internet costante a prezzi più che convenienti. Una SIM con queste caratteristiche può essere davvero utile, ma solo a chi viaggia molto spesso e in luoghi sperduti. Abbiamo contattato Zeromobile e siamo in attesa di una risposta, nel frattempo ci chiediamo: ora che WhatsApp Inc. è stata acquistata da Facebook, Mr. Zuckerberg sarà stato messo al corrente dell’idea di Zeromobile? La cosa si fa interessante. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/whatsim-e-la-sim-italiana-che-promette-di-farti-usare-whatsapp-ovunque-ti-trovi/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 gennaio 2015.* ### I 10 giochi indie italiani che spaccheranno nel 2015 URL: https://stellakamikaze.org/i-10-giochi-indie-italiani-che-spaccheranno-nel-2015/ Last updated: 2026-07-03T22:53:20.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 19 gennaio 2015.* Dopo lo speciale sui [10 giochi indie italiani che hanno spaccato nel 2014](http://motherboard.vice.com/it/read/i-10-giochi-indie-italiani-migliori-del-2014?ref=stellakamikaze.org)—e alcuni anche qualche anno prima—non potevamo dimenticarci del 2015\. Ogni anno in Italia saltano fuori nuovi team di sviluppatori indipendenti pronti a presentare al mondo i loro concept, innovativi o meno che siano. Oggi su Motherboard trovate la lista dei 10 giochi indie italiani più promettenti in arrivo (si spera) per il 2015\. Non solo sembra che in Italia i videogiochi li sappiamo fare e che ci siano persone disposte a lavorarci su, ma sembra anche che in Italia ci siano delle ottime idee per farli. Nota: i giochi non sono elencati in alcun ordine particolare. ***\**\*In Verbis Virtus, Indomitus Games** Il titolo degli [Indomitus Games](http://www.indomitusgames.com/?ref=stellakamikaze.org) è senza dubbio uno dei più attesi per il 2015\. Il nome del gioco è chiacchierato ormai da anni tra gli addetti ai lavori della scena, e l’avventura in prima persona che fa delle meccaniche di gameplay il suo punto di forza è attesa nei prossimi mesi. In Verbis Virtus calerà il giocatore nei panni di un mago che potrà lanciare i suoi incantesimi attraverso l’uso della voce. I romani di [Storm in a Teacup](http://www.stcware.com/?ref=stellakamikaze.org) si presentano al 2015 con il loro NERO, un’avventura story driven in prima persona che fa dell’impatto visivo il suo punto di forza. Un impianto grafico studiato rende NERO uno dei titoli più “muscolosi” di questa batteria, specie perché si parla di un videogioco indie. Sì, i giochini in 8 bit e cose così, lo stereotipo è quello. [Kalopsia Games](http://www.kalopsiagames.com/press/?ref=stellakamikaze.org) è lo studio di Alex Camilleri, giovane sviluppatore italiano attualmente trapiantato a Malmo, in Svezia. Assieme ai [Renopy Games](http://renopygames.com/?ref=stellakamikaze.org) sta sviluppando Poku, un’avventura grafica deliziosamente dipinta da figure in finto 2D. Proprio questo binomio 2D/3D sarà il punto chiave degli enigmi nel titolo. Poku è ancora nelle prime fasi di sviluppo. **Runes: The Forgotten Path, Stormborn Studio** Del titolo degli Stormborn Studio, attualmente in fase di “soft launch”, [ne abbiamo già parlato ampiamente in precedenza](http://motherboard.vice.com/it/read/un-team-di-sviluppatori-italiani-ci-fara-lanciare-magie-con-le-nostre-mani?ref=stellakamikaze.org). Il succo? Lanciare magie disegnando rune sullo schermo del vostro televisore. Ah, c’è anche l’Oculus Rift. La realtà virtuale potrebbe essere la ‘next big thing’ del 2015; l’Oculus Rift sta spianando la strada a questa tecnologia, ma forse mancano ancora i prodotti. Gli Untold Games puntano a colmare questo vuoto con il loro Loading Human, un’avventura sci-fi pensata interamente per la realtà virtuale e che adatto il proprio gameplay alle nuove periferiche. **Super Awesome Brigade, Digital Tales** In assoluto [uno dei concept più originali e freschi di questa carrellata.](https://www.youtube.com/watch?v=euzspslAxyg&ref=stellakamikaze.org) Cinque personaggi famosi: storici, fantastici o folkloristici; non importa. Protagonista è un team di identità storiche dalle abilità più disparate e il compito è quello di farsi largo in degli scenari a tema, da Re Mida, passando per Dracula, fino a Big Foot. I Digital Tales si sono aggiudicati un contributo [dal fondo europeo Creative Europe](http://ec.europa.eu/programmes/creative-europe/index%5Fen.htm?ref=stellakamikaze.org); uscita prevista sconosciuta, attesa assicurata. Apparsi (e provati) per la prima volta alla Games Week 2013, The Town Of Light è un’avventura horror psicologica pensata per Oculus Rift e munita di una caratteristica piuttosto anomala: il protagonista è all’interno di un manicomio—e nel caso ve lo foste scordato il giocatore ha un Oculus Rift addosso. La data di uscita è ancora lontana, ma ciò non sminuisce l’originalità del concept. **Super Cane Magic Zero, Studio Evil** Del titolo di [Studio Evil](http://www.studioevil.com/?ref=stellakamikaze.org) in collaborazione con Scottecs aka Sio ne abbiamo già ampiamente parlato in precedenza. Un esperimento singolare (e perfettamente riuscito) in Italia per quanto riguarda il fare ponte tra due diversi settori dell’intrattenimento. Per conoscere tutti i dettagli a riguardo [basta dare un’occhiata alla nostra intervista](http://motherboard.vice.com/it/read/super-cane-magic-zero-il-gioco-dove-i-fiumi-sono-bistecche?ref=stellakamikaze.org). **Advanced Doom & Destiny, Heartbit Interactive** [Heartbit Interactive](http://www.heartbit-interactive.com/?ref=stellakamikaze.org) è la bellissima storia di un team di sviluppatori che crea il suo primo videogioco basandosi sulle vicende di quattro amici e finisce con una versione mobile del titolo scaricatissima in tutto il mondo e una beta acquistabile in arrivo per il nuovo episodio della saga a metà febbraio. Un classico gioco di ruolo dall’aspetto solido. **CAVE! CAVE! DEUS VIDET. Episode 1, We Are Muesli** Quella del team milanese [We Are Muesli](http://www.wearemuesli.it/?ref=stellakamikaze.org) è una serie di visual novel a episodi ispirata dallo stile di Jheronimus Bosch e che punta ad affrontare il genere da un punto di vista grafico atipico. L’episodio 0 della saga ha riscosso notevole successo nell’ambiente della critica con la vittoria del premio [Bosch Art Game](http://www.bosch500.com/en/boschartgame?ref=stellakamikaze.org) e la presentazione a showcase del calibro dell’IndieCade e del SXSW. Il nuovo titolo è attualmente[ in fase di accettazione su Steam Greenlight.](http://steamcommunity.com/sharedfiles/filedetails/?id=322685237&ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-10-giochi-indie-italiani-che-spaccheranno-nel-2015/?ref=stellakamikaze.org)*, 19 gennaio 2015.* ### Intervista al gestore dell'unica pizzeria italiana del Burkina Faso URL: https://stellakamikaze.org/intervista-al-gestore-dellunica-pizzeria-italiana-del-burkina-faso/ Last updated: 2026-07-03T22:53:22.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 gennaio 2015.* Negli anni Ottanta mio padre lavorava nell’officina di mio nonno. Penso sia stato un periodo piuttosto felice della loro vita, perché ogni volta che passiamo per il centro di Torino, dove avevano l’officina, hanno sempre qualcosa da raccontarmi, qualche persona che hanno ormai perso di vista. Ho conosciuto decine di questi personaggi mitologici. Ciascuno a suo modo, sono tutti fuori dal tempo; uno in particolare, è finito anche fuori dallo spazio. Renzo Prato è un amico di famiglia, aveva un negozio di materiale elettrico a fianco all’officina. Non ne avevo mai sentito parlare prima che, qualche anno fa, apparisse in una chiamata Skype di mio padre. “Federico, vieni a salutare un mio amico. È in Burkina Faso.” “Come è in Burkina Faso?” “Sì, si è stufato dell’Italia è ha aperto una pizzeria lì.” Renzo ha subito le stesse sorti di mio padre e mio nonno: all’inizio degli anni Novanta la zona di Via Consolata, in centro a Torino, è stata in gran parte coperta da passaggi pedonali e restrizioni al traffico, la clientela è crollata, il lavoro anche e così gran parte delle attività ha chiuso. Renzo è in Africa da più di 20 anni e qualche giorno fa, come quando mio padre me l’aveva presentato, l’ho chiamato su Skype e mi sono fatto raccontare il suo viaggio a metà tra l’incredibile e il tragicomico. Oggi gestisce [l’unica pizzeria italiana](http://pizzeriaterranostra.net/?ref=stellakamikaze.org) di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso. **VICE: Ciao Renzo, ti chiamo perché mi piacerebbe mi raccontassi di come sei finito dall’Italia ad aprire una pizzeria in Burkina Faso. Sembra assurdo solo a dirlo.** **Renzo Prato:** Sono qui in Africa ormai da 22 anni, di avventure ne ho vissute abbastanza! Avevo un amico d’infanzia che voleva andare in Africa per aprire una discoteca. Mi aveva proposto, visto che all’epoca mi occupavo di impianti elettrici, di andare ad aiutarlo. \[ *In Italia*\] non si lavorava più come prima. Quindi gli ho proposto di gestire con lui la discoteca, anziché aiutarlo soltanto ad allestirla. Lui ha accettato, e siamo partiti. Era il 1993 e siamo finiti in Togo, a Lomé. Prima abbiamo aperto un ristorante, poi abbiamo rilevato una discoteca. L’unico problema è che siamo arrivati l’8 dicembre del 1993, e il 28 dicembre abbiamo aperto il ristorante. In 20 giorni lì fai tutto d’altronde, a livello di burocrazia. 5 gennaio 1994, colpo di stato in Togo. Siamo stati chiusi in casa per una settimana. **Quanto è realmente pericoloso un colpo di stato in Togo?** A uscire di casa ti prendevi una pallottola in testa. Dopo una settimana è tornata la calma, ma per sei mesi c’è stato il coprifuoco; si lavorava fino a mezzanotte, poi si tornava a casa. Finito il periodo di coprifuoco abbiamo aperto la discoteca, ma infine le nostre strade si sono divise. \[ *Nel frattempo*\] avevo deciso di tornare in Italia, perché in Togo c’era crisi e lavoro non ce n’era, ma all’ultimo momento mi ha assunto una società italiana; mi sarei dovuto trasferire in Burkina Faso. Ci siamo occupati dello sfruttamento di una miniera di manganese e del trasporto del materiale al porto più vicino, che era proprio a Lomé, in Togo: 1300 km di strada—non autostrada, eh. Strade sterrate. Lì ero il responsabile della logistica: dovevo impiantare le base, trovare casa, banche, operai. Poi, come dicevi, nel 1996 il prezzo del manganese è crollato. Tra America e Russia si stavano esaurendo i conflitti dopo la fine della Guerra Fredda, così il prezzo del minerale, usato per fare acciai speciali utili per la costruzione di armamenti, è sceso drasticamente. Non valeva più la pena sfruttare la miniera, e la società ha cominciato a occuparsi di raccolta di cotone. Mi hanno fatto fare quattro mesi in Ciad, dove ho fatto una campagna cotoniera. Dopo il 2000 mi sono messo in proprio e avendo avuto un negozio di materiale elettrico ho deciso di importarne; lo importo tutt’ora. Poi ho fatto il direttore in un hotel, ho gestito altri ristoranti e alla fine ho deciso di aprire un ristorante italiano tutto mio. Ho rilevato un ristorante senegalese che era vendita e l’ho trasformato in un ristorante italiano. Da allora sono alle prese coi miei piatti italiani e le mie pizze. **Ma ti sei reinventato pizzaiolo oppure ti occupi solamente dell’amministrazione del ristorante?** Per me la cucina è sempre stata una passione. Le pizze le avevo fatte in casa, ma mai per la vendita, figuriamoci per una pizzeria. Mi ci sono impegnato e tramite amici e clienti napoletani che mi hanno riempito di consigli io e i miei dipendenti abbiamo imparato il mestiere. **Ma scusa, per la lingua come hai fatto?** Be’, ho studiato francese alle medie e quando sono arrivato in Africa non mi ricordavo un bel niente. Ma sai, fintanto che sono rimasto a Lomè con il mio amico, lui sapeva il francese, e quindi me la cavavo. Una volta rimasto da solo… O mangi la minestra o salti dalla finestra, come si dice. Il francese poi non è una lingua difficile, assomiglia un po’ al piemontese… \[ *ride*\] **Io non sono mai stato in Africa, ma tu ci hai vissuto per vent’anni, e in paesi diversi.** Sono stato in Togo, Ciad, Camerun, Niger, in Burkina Faso: sono tutti popoli diversi. Il popolo burkinabè è quello che mi più mi è piaciuto, più che altro perché sono persone tranquille. Teste dure eh, ci vuole tempo per fargli capire certe cose, ma una volta che le capiscono è difficile che se le dimentichino. **Invece se ti chiedessi qualcosa di incredibile che ti è successo? Qualcosa da dire “poteva succedere solamente qui.”** Vediamo… La più recente che mi viene in mente è la rivolta popolare del 30 ottobre. È durata 48 ore: sono scese in piazza, qui nella capitale, almeno un milione e mezzo di persone. Non ci sono stati nemmeno 30 morti, e capirai che per un milione e mezzo di persone 30 morti sono pochi. La città era presidiata da militari e polizia. I manifestanti sono arrivati davanti all’Assemblea (che sarebbe il nostro governo), sono riusciti a entrare all’interno dell’edificio e hanno appiccato il fuoco. I militari non hanno fatto nulla, non hanno sparato. \[ *In quei giorni*\] io ero in giardino con mio figlio di un anno e mezzo, nella piscinotta. Davanti a casa c’è stato un po’ di casino, hanno bruciato un po’ di pneumatici tanto per fare il fumo, nient’altro. Certamente non uscivamo di casa, ma per il resto è rimasto tutto molto tranquillo. Il guardiano del mio ristorante è rimasto tutta la giornata rinchiuso nel gabinetto del locale, per paura: potevano rubare tutto, ma non l’hanno fatto. Ovviamente quando succedono questo tipo di cose ci finiscono anche i delinquenti di tutti i giorni, e addirittura regolamenti di conti; tra i 30 morti sicuramente c’è stato qualche regolamento di conti. Poi il sabato l’ex sindaco della capitale ha detto in televisione, chiaro e tondo: “Abbiamo cacciato via il presidente, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Ora uscite di casa e pulite la città.” Sono usciti e hanno sistemato tutto: ruote, pneumatici, barricate; pulito. Uscivi la domenica ed era come se non fosse successo niente. **È indicativo…** La gente qui ha una mentalità diversa, sono molto più uniti tra loro rispetto agli altri. Negli altri paesi le fazioni si sprecano. Oltretutto credo che altre rivoluzioni siano pilotate dall’esterno, in Burkina Faso non c’è praticamente nulla: hanno scoperto qualche miniera d’oro, ma non c’è alcun interesse. **C’è un’altra faccia della medaglia?** Be’, facce della medaglia ce n’è quante ne vuoi… \[ *R* *ide*\] Adesso qui c’è una pesante crisi, si dice che sia stata risolta ma non è vero. Il benessere c’è solo nelle città: se esci fuori 20/30 km dai luoghi urbani sei in Africa vera; la gente lì sopravvive, non vive; rischia di morire di fame e di sete e per arrivare a fine giornata coltiva mais, granoturco, un po’ di miglio. Io sono 22 anni che sono in Africa, e non mi sono ancora abituato alle loro idee. Hanno dei ritmi allucinanti; il più grosso problema qui per me è il personale del ristorante. **Perché?** Appena si sposa un fratello o muore un lontano cugino, piuttosto che un vicino di casa, scompaiono. Prendono lo stipendio e vanno via senza dare preavviso, se non gli stai dietro ne combinano di tutti i colori. **Benché tu sia nella capitale in cui immagino che il benessere sia superiore, un cittadino medio del Burkina Faso, tralasciando le differenze di prezzo tra qui in Italia e lì, se la può permettere una pizza?**No. Ogni tanto, raramente, sì. I miei dipendenti non se la possono permettere. I miei clienti sono funzionari, quelli che hanno grandi e piccole imprese. Ovviamente tanti stranieri. Lo stipendio medio dei miei dipendenti è di circa 150 euro al mese. Conta anche che nella mia pizza l’unica cosa che non importo è l’acqua, quindi il costo si alza. Farina, lievito, mozzarella, pomodori, prosciutto: è tutto importato. **Quanti coperti ha la tua pizzeria?** 120 posti a sedere, una grossa pizzeria. Ho un salone, una terrazza e un giardino. Tra l’altro la terrazza è per fumare, perché sono quasi l’unico ristorante a Ougadogou dove è vietato fumare. **Concorrenza?** Pizzerie italiane vere non ce ne sono. Ci sono ristoranti a specialità italiane gestiti da francesi, libanesi e via dicendo… Ti lascio immaginare le pizze che fanno. **Torneresti in Italia? O senti che tornerai in Italia?** No. **Ma quindi…** Hai sentito bene o vuoi che te lo ripeta? \[ *Ride*\] **Ho capito, ma pensi che nonostante la crisi lì in Burkina potrai continuare a vivere con quello che fai?** Ma sì, insomma. Io spero si risolva. Mando avanti il ristorante, gestisco il mio materiale elettrico. Finché va, la facciamo andare, poi si vedrà. Tanto ricchi non si diventa più da nessuna parte. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](http://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/intervista-renzo-prato-pizzeria-italiana-burkina-faso-893/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 gennaio 2015.* ### Bandire la crittazione non ha niente a che fare con il terrorismo URL: https://stellakamikaze.org/bandire-la-crittazione-non-ha-niente-a-che-fare-con-il-terrorismo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:21.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 gennaio 2015.* Doveva succedere. Non c’era alcun valido motivo per cui non sarebbe dovuto succedere. In Italia [tutti hanno cavalcato la cresta dell’onda e di punto bianco ci siamo riempiti di paladini della satira e della libertà di espressione](http://www.vice.com/it/read/charlie-hebdo-reazioni-opinione-pubblica-italia-674?ref=stellakamikaze.org). Ma in Inghilterra, la strage di Charlie Hebdo non l’hanno presa proprio allo stesso modo. Gli inglesi sono un po’ come i tedeschi: sono persone pratiche. Cameron, in particolare, non ama preoccuparsi troppo. Un’ottima idea, quindi, potrebbe essere quella di vietare nel Regno Unito qualunque tipo di comunicazione criptata. Semplice e veloce. [Il The Guardian ha scritto dettagliatamente a riguardo](http://www.theguardian.com/commentisfree/2015/jan/13/cameron-ban-encryption-digital-britain-online-shopping-banking-messaging-terror?CMP=fb%5Fgu&ref=stellakamikaze.org): l’idea del primo ministro britannico è terribile, ma non solamente perché paradossale nei confronti della strage di Charlie Hebdo. “Nel nostro paese vogliamo tollerare un metodo di comunicazione che non possiamo interpretare?” si è chiesto retoricamente Cameron in una conferenza stampa lunedì. James Ball, del *The Guardian*, ha risposto in maniera eloquente all’interrogativo del pm inglese, “Se non puoi dire qualcosa ad un amico o a un familiare senza la paura che il governo, il tuo vicino, o il tuo capo lo scoprano, la tua libertà di espressione è ridotta.” Non fa una piega. La strage di Parigi ha lasciato il segno: qualunque sia l’opinione a riguardo, i 12 morti del 7 gennaio sono uno spartiacque importante tra due ere. L’attacco terroristico al giornale satirico non è lo stesso dell’11 settembre: poco più di una settimana fa i palinsesti dei canali di tutte le reti tv non si sono oscurati per lasciare spazio a speciali e dirette sulla vicenda. Invece è stato il web a ritrovarsi bloccato per diversi giorni, con contenuti sulla vicenda che provenivano da ogni singolo anfratto della rete. Nel 2001, dopo l’attacco dell’11 settembre, gli USA hanno reagito con l’inasprimento delle [attività SIGINT](http://it.wikipedia.org/wiki/SIGINT?ref=stellakamikaze.org) di intelligence. Questo rafforzamento dei sistemi di controllo e intercettazione [è stato denominato dai media come progetto Echelon](http://it.wikipedia.org/wiki/ECHELON?ref=stellakamikaze.org); supportato da Echelon, il [Terrorist Surveillance Program](http://en.wikipedia.org/wiki/Terrorist%5FSurveillance%5FProgram?ref=stellakamikaze.org), invece, consisteva nell’innesto di cellule di intercettazione all’interno dei nodi di passaggio dati di numerose compagnie telefoniche. Secondo un dettagliatissimo [reportage sull’argomento pubblicato su Limes](http://temi.repubblica.it/limes/echelon-e-la-societa-del-futuro/9569?printpage=undefined&ref=stellakamikaze.org), “Obama stesso ha confermato l’immunità concessa da Bush alle telecom che collaborano con l’intelligence.” i governi possono intercettare tutti i dati che vogliono, ma se sono codificati l’intelligence non può usarli. Una volta intercettati, i flussi di dati vengono analizzati semanticamente per rilevare comunicazioni sospette. Oggi, a differenza del 2001, un aumento degli sforzi per intercettare le comunicazioni private e aziendali non farebbe particolare scalpore, ma sarebbe piuttosto inutile: con il diffondersi degli strumenti per la messaggistica istantanea, le comunicazioni non vengono inviate se prima non sono state codificate da una qualche chiave di crittazione. Insomma, su una cosa Cameron ha ragione: i governi possono intercettare tutti i dati che vogliono, ma le agenzie di intelligence non possono usarli se sono in qualche modo codificati. Ovviamente i protocolli di codifica non sono solamente prerogativa di sedicenti terroristi intenti a scambiarsi coordinate per gli attacchi, ma più o meno di qualunque business che ha interesse a non spiattellare al mondo intero le proprie comunicazioni interne. Ammettendo quindi per un attimo, per un esercizio di logica, che l’idea di Cameron possa in qualche modo non ledere la libertà d’espressione dei privati, l’intenzione di rendere illegali i protocolli di crittazione si scontra comunque con un problema ben più grosso: gli interessi dei colossi del business. Insomma, spiegaglielo tu a [HSBC](https://www.hsbc.co.uk/1/2/?ref=stellakamikaze.org) o [Barclays](http://www.barclays.co.uk/PersonalBanking/P1242557947640?ref=stellakamikaze.org) che i loro dati bancari devono essere diffusi in chiaro e sono tranquillamente intercettabili. Nonostante ciò, la proposta di Cameron non è da sottovalutare: il vero pericolo per la libertà di espressione salterebbe fuori se Cameron, invece di vietare in toto i protocolli di crittazione, chiedesse la possibilità di ottenere le chiavi di crypt (e quindi la possibilità di leggere le comunicazioni codificate) a chiunque in qualsiasi momento. Se la possibilità di codificare un flusso di dati diventa incerta, anche la sopravvivenza dei collettivi hacker e delle reti Tor—che non servono solo a smerciare droga, ma anche a far comunicare col resto del mondo chi non può farlo— vengono messe in dubbio. Per non parlare della tranquillità di chattare su WhatsApp o su Facebook. La libertà di espressione su internet è un argomento caldo da anni e il mondo della tecnologia si sta muovendo per fare in modo che il famoso detto “su internet tutto rimane per sempre” perda di significato. [Strings è l’ultima delle tante app che permettono di cancellare](http://www.huffingtonpost.it/2015/01/12/strings-applicazione-america-%5Fn%5F6456300.html?ref=fbph&ncid=fcbklnkithpmg00000001) dal tuo smartphone e da quello degli altri qualcosa di cui ti sei pentito. Ci sono anche[Ansa](https://uk.news.yahoo.com/finally-app-lets-back-texts-regret-082756184.html?ref=stellakamikaze.org#O6s73AL) e [Invisible Privacy](http://www.eweek.com/mobile/invisible-text-app-offers-privacy-lets-users-delete-sent-messages?ref=stellakamikaze.org), tra le tante. In definitiva, Cameron lunedì l’ha sparata grossa, ma nel mondo sono tanti quelli che ci hanno messo poco a smettere di “essere Charlie.” [In Russia chiunque pubblicherà la vignette](http://mashable.com/2015/01/13/russia-blacklist-charlie-hebdo-cartoons/?ref=stellakamikaze.org) del settimanale satirico finirà [sulla lista nera Roskomnadzor](http://en.wikipedia.org/wiki/Federal%5FService%5Ffor%5FSupervision%5Fof%5FCommunications,%5FInformation%5FTechnology%5Fand%5FMass%5FMedia?ref=stellakamikaze.org), la Turchia oscura qualunque [pagina web pubblichi la prima pagina](http://edition.cnn.com/2015/01/14/world/turkey-charlie-hebdo/?ref=stellakamikaze.org) dell’ultimo numero di Charlie Hebdo, [l’Egitto vuole bandire qualunque pubblicazione offenda la religione](http://www.ibtimes.com/egypt-moves-ban-foreign-publications-offensive-religion-amid-condemnation-new-charlie-1783160?ref=stellakamikaze.org), negli USA e in Europa [imperversa un inatteso desiderio di essere sorvegliati più di quanto già non lo siamo](http://fusion.net/story/37985/us-and-eu-politicians-use-charlie-hebdo-attack-to-call-for-more-internet-surveillance/?ref=stellakamikaze.org) e infine, ciliegina sulla torta, [Sky News parla di libertà di espressione togliendola in diretta](http://www.washingtonpost.com/blogs/erik-wemple/wp/2015/01/14/sky-news-showcases-charlie-hebdo-self-censorship-in-real-time/?ref=stellakamikaze.org). Non ci sono più i Charlie di una volta. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/david-cameron-vuole-mettere-fuori-legge-la-crittografia/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 gennaio 2015.* ### Ho chiesto al PEGI come ci salverà da GTA URL: https://stellakamikaze.org/ho-chiesto-al-pegi-come-ci-salvera-da-gta/ Last updated: 2026-07-03T22:53:23.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 13 gennaio 2015.* Per quanto il medium videoludico sia ancora piuttosto giovane e acerbo, nel corso degli anni è riuscito comunque a sviluppare delle mascotte. Super Mario, Pro Evolution Soccer, Call of Duty; sono tutti capisaldi di un determinato genere, oggi. Tra i vari c’è anche un certo Grand Theft Auto, GTA; il genere che rappresenta non ha a che fare con le modalità di gioco, ma con ciò che offre al giocatore: [violenza](http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza%5Fe%5Ftecnologia/videogiochi/gta/gta.html?ref=stellakamikaze.org). Il videogioco è un modo di esperire l’intrattenimento piuttosto nuovo e alle ‘vecchie’ generazioni fa paura perché è interattivo. Proprio per questo l’informazione dedicatagli nei canali di massa è spesso insufficiente. “[I videogiochi fanno male](http://quattrobit.blogspot.it/2015/01/i-video-game-fanno-male.html?ref=stellakamikaze.org)” è il diktat che viene pubblicizzato da anni su televisioni, radio e giornali, questo benché numerosi studi abbiano smentito il collegamento tra videogiochi e lo svilupparsi di violenza, dissociazione, disturbi visivi e via dicendo. Per adesso ci sono due buone notizie: [la prima è che i videogiochi non fanno male](http://www.linkiesta.it/videogiochi-non-fanno-male?ref=stellakamikaze.org), la seconda è che, nonostante le campagne mediatiche, a nessuno è mai fregato granché della cosa, visto che il mercato videoludico non fa altro che crescere ed espandersi anno dopo anno. Qualche settimana fa, si è consumato l’ennesimo episodio del genere. Il 22 dicembre, sul sito del *Corriere della Sera*, [è apparso un articolo della pediatra Sabrina Salvadori ](http://27esimaora.corriere.it/articolo/videogichi-che-allenano-alla-violenzae-io-li-stavo-per-regalare-a-mio-figlio/?ref=stellakamikaze.org)all’interno del quale si definisce indignata per i contenuti di GTA V e si chiede come giochi del genere possano essere addirittura messi in vendita. Le reazioni si sono sprecate: commenti, [contro-articoli](http://it.ign.com/ign-italia/91365/editorial/sorpresa-i-videogiochi-incitano-alla-violenza?ref=stellakamikaze.org), opinioni, insulti; il sunto è che nessuno ha fatto bella figura, né chi critica i videogiochi, né chi li gioca. Ciò che la comunità dei videogiocatori italiani ha concluso, però, è che il problema è evidentemente dei genitori. Troppo spesso non fanno nemmeno lo sforzo di informarsi sull’argomento, anche se ci troviamo nell’era di internet dove qualsiasi concetto è a portata di mano. Un altro episodio si è ripetuto recentemente, pochi giorni dopo la strage di Charlie Hebdo a Parigi. Sempre sul *Corriere della Sera* appare un articolo, il titolo è “[Se la jihad emula le tecniche dei videogiochi.](http://www.corriere.it/esteri/15%5Fgennaio%5F09/se-jihad-emula-tecniche-videogiochi-charlie-hebdo-f934a00c-97c5-11e4-bb9d-b2ffcea2bbd2.shtml?ref=stellakamikaze.org)“ Il problema è evidente: [nonostante la marea di materiale scientifico a riguardo](http://www.theguardian.com/technology/2014/nov/10/video-games-violent-study-finds?ref=stellakamikaze.org), il binomio “videogiochi e violenza” è ancora indivisibile. Ma siamo davvero sicuri che la colpa sia dei genitori disinformati? È piuttosto difficile tentare di giustificarli [quando su ogni videogioco si trova stampato un bollino PEGI](http://www.pegi.info/it/?ref=stellakamikaze.org), che indica chiaramente i contenuti sensibili presenti e l’età adatta per poter giocare al titolo. “Il sistema di classificazione in base all’età PEGI aiuta i genitori europei a prendere decisioni informate sull’acquisto di videogiochi,” recita il sito dell’organizzazione. [La possibilità di avere un sistema di classificazione](http://www.pegi.info/it/index/id/275/?ref=stellakamikaze.org) presente su ogni titolo in vendita è un ottimo metodo per informare anche chi dei videogiochi non si cura troppo per un comprensibile disinteresse generazionale. Dei 32 stati dove è utilizzato il PEGI, solamente in 3 il suo rispetto è imposto dalle legge. L’Italia è un paese per vecchi, e non solo negli slogan da comitato studentesco, anche nei fatti. [In un’analisi di un report Istat de Il Sole 24 Ore](http://www.infodata.ilsole24ore.com/2014/12/24/digital-divide-chi-dove-e-perche-in-italia-non-si-e-mai-connesso-a-internet/?ref=stellakamikaze.org) si scopre che sono 22 milioni gli italiani che non dispongono di un accesso a internet: il 38,3 percento della popolazione. Di questi 22 milioni, il 55,1 percento non possiede le competenze necessarie per potervi accedere, mentre il 24,3 percento non ritiene internet uno strumento utile. Un altro dato? [La velocità di connessione media italiana è 5.5 Mbps, non proprio delle schegge.](http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/01/08/litalia-a-banda-larga-corre-a-55-mbps-bastera/?uuid=A4Fuxlxm&ref=stellakamikaze.org) Alla luce di questi fatti, il dubbio che la disinformazione nei confronti del medium videludico non sia tutta colpa dei genitori svogliati si fa piuttosto imponente. Se certamente le campagne di sensibilizzazione sull’argomento non sono priorità né del governo italiano né di quello europeo, dall’altra parte c’è un ente che si occupa di fare in modo che nessun giovane bimbo del Vecchio Continente, appena uscito dalla terza elementare, si precipiti a casa per massacrare terroristi o svaligiare banche sulla propria console. [Quell’ente, come detto, è il PEGI: il Pan European Game Information.](http://it.wikipedia.org/wiki/Pan%5FEuropean%5FGame%5FInformation?ref=stellakamikaze.org) L’ennesimo problema, però, è che spesso e volentieri i bollini PEGI sono sistematicamente ignorati, un po’ perché se non so cosa siano i videogiochi non vedo perché dovrei sapere dell’esistenza di un metodo di classificazione ad essi applicato, ma sopratutto perché [dei 32 stati dove è utilizzato il PEGI, solamente in 3 il suo rispetto è imposto dalle legge](http://it.wikipedia.org/wiki/Pan%5FEuropean%5FGame%5FInformation?ref=stellakamikaze.org#Diffusione). Ciò significa che in 29 stati coperti dal PEGI il negoziante può rispettare la classificazione per età, ma non viene perseguito se non lo fa. La vicenda mi ha piuttosto incuriosito [e visto che altri avevano già interpellato l’AESVI](http://it.ign.com/ign-italia/91424/feature/gta-5-risponde-aesvi?ref=stellakamikaze.org)—che per la cronaca è uno dei [pochi enti istituzionali che si occupa di videogiochi in Italia](http://www.aesvi.it/?ref=stellakamikaze.org)—sono andato a fare un fischio direttamente alla sede PEGI di Bruxelles e ho parlato con Dirk Bosmans, communication manager dell’organizzazione. Se il rating PEGI non funziona, forse la giusta risposta potrebbe riguardare lo sfruttamento di nuovi metodi educativi per spiegare alle persone non coinvolte nel mondo del medium che esiste un sistema di certificazione per i videogiochi, “Sono d’accordo nel dire che la sfida non è unilaterale e che dobbiamo pensare al ruolo di tutti i tipi di persone coinvolte. Il PEGI, però, è una piccola organizzazione no-profit con che lavora a livello pan-europeo, quindi una campagna multi-milionaria di marketing semplicemente non è possibile,” mi dice Dirk. “Nonostante ciò, sfruttiamo la nostra influenza sulla game industry per creare regole sulla visualizzazione dei certificati di età: non li vogliamo solo sulle confezioni dei giochi, ma in ogni singolo componente di marketing,” dichiara Dirk. “Il valore pubblicitario di avere i loghi PEGI rappresentati un po’ ovunque in Europa è enorme. È un lento ma costante crescendo per la consapevolezza generale,” spiega Dirk. “Anche i genitori sono responsabili: a prescindere da ogni campagna di sensibilizzazione o situazione legale, dovrebbero interessarsi a ciò a cui i loro figli giocano, visto che fanno lo stesso con la televisione. Si tratta semplicemente di essere buoni genitori. Alcuni sanno di cosa si sta parlando ma scelgono di ignorare i rating, e benché noi sconsigliamo di farlo, è loro diritto in quanto liberi cittadini,” ammette Dirk. “Altri invece non conoscono l’argomento perché non hanno il tempo per informarsi e per loro i videogiochi sono molto vicini ai giocattoli per bambini, anche se le due cose sono completamente differenti,” spiega Dirk. “Questo fenomeno crea una voragine comunicativa che il PEGI non può controllare.” Come scrivevo prima, però, un ottimo passo avanti potrebbe essere quello di supportare a livello legale le restrizioni imposte dal PEGI, “In Olanda e nel Regno Unito è illegale vendere giochi a ragazzi più giovani di quanto indicato dal rating PEGI. Questa forma di co-regolazione si è dimostrata essere parecchio efficace: non è necessario impostare costose organizzazioni locali se la legge il sistema già esistente” afferma Dirk. “Per gli adulti i videogiochi sono molto vicini ai giocattoli per bambini, anche se le due cose sono completamente differenti.” Non mancano però le critiche al PEGI, spesso e volentieri accusato di risultare troppo criptico e figurativo rispetto al suo ‘collega’ americano ESRB. “[L’ESRB opera in un territorio monolingue](http://www.esrb.org/index-js.jsp?ref=stellakamikaze.org), il PEGI lavora con 31 paesi, 20 lingue diverse e un’economia di mercato molto aperta. Nonostante ciò, il futuro prospetta miglioramenti, perché ci stiamo evolvendo a fianco delle piattaforme di vendita digitale, nelle quali è molto più semplice mostrare il nostro messaggio nel linguaggio locale o in quello scelto dal cliente,” conclude. Nonostante le motivazioni chiare e i buoni propositi, però, la realtà è una sola. Il medium del videogioco non è ancora stato accettato. Come muoversi per migliorare le cose? “Per citare il famoso manifesto britannico: ‘keep calm and carry on.’ La nostra percezione della realtà è piuttosto distorta se pensiamo che i videogiochi siano in giro da molto tempo. Se pensi allo sviluppo delle varie forme di intrattenimento, i videogiochi, per come noi li conosciamo, sono appena apparsi. Qualcuno potrebbe dire che 20, 25 anni (se presumiamo che i ‘moderni videogiochi’ siano esplosi negli anni ’90) sono un lasso di tempo piuttosto breve per diventare un fenomeno culturale globale e per essere esperito da un gran numero di persone,” spiega Dirk. “L’accettazione di un nuovo medium richiede tempo e pazienza, e le cose lentamente stanno cambiando: pubblicare scritti generalizzanti e senza fondamenti che parlano dei videogiochi come “corruttori dei giovani” non è più fattibile senza mettere in conto una forte risposta da parte dai lettori,” spiega Dirk. “Ciò che è certo è che non ci sono prove che i videogiochi abbiamo influenzato i nostri pattern sociali verso una direzione violenta o comunque negativa,” specifica. “Probabilmente l’unico modo in cui ci hanno influenzati non è tecnico, ma più profondo: i videogiochi non sono più pensati per una nicchia, ma hanno espanso la loro portata. Se il trend è questo, la loro approvazione sociale può raggiungere il suo pieno potenziale,” conclude infine Dirk. La questione è complicata e non si esaurisce dando ragione o torto a madri imbufalite. Il percorso per la completa assimilazione del medium del videogioco nell’impianto culturale collettivo è ancora lungo, ma a conti fatti il PEGI sembra avere le idee chiare sul da farsi. L’unica cosa certa, per quanto mi riguarda è che se, come spiega Dirk, vogliamo evitare che i videogiochi vengano associati a scaffali pieni di giocattoli, dovrebbe essere la comunità in primis a non comportarsi in maniera infantile quando si consumano episodi di disinformazione come quelli del *Corriere*. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-chiesto-al-pegi-come-ci-salvera-da-gta/?ref=stellakamikaze.org)*, 13 gennaio 2015.* ### I 10 giochi indie italiani che hanno spaccato nel 2014 URL: https://stellakamikaze.org/i-10-giochi-indie-italiani-che-hanno-spaccato-nel-2014/ Last updated: 2026-07-03T22:53:24.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 12 gennaio 2015.* Il 2014 in Italia è stato l’anno dei videogiochi. L’industria ha incontrato una importante impennata di vendite, le fiere di settore hanno collezionato un numero esorbitante di ingressi, i videogiochi sono i protagonisti dei canali più importanti di YouTube Italia e all’ultima Games Week gli sviluppatori indipendenti italiani si sono presentati in forze, dimostrando che anche in Italia è possibile tirar fuori dei gran bei titoli. Il 2015 è appena cominciato, quindi cosa può essere meglio di una carrellata dei migliori giochi italiani usciti nell’ultimo anno? A questa selezione ne seguirà un’altra, con i titoli indie italiani più promettenti del 2015\. Che siano già usciti o ancora in sviluppo, 2014 e 2015 sembra non faranno altro che confermare l’espandersi del settore in Italia.[ ](http://motherboard.vice.com/it/read/super-botte-e-bamba-turbo-ii-e-il-videogioco-definitivo?ref=stellakamikaze.org)Per di più in Italia quest’anno abbiamo avuto [Super Botte&Bamba II Turbo; chi ci ferma più?](http://motherboard.vice.com/it/read/super-botte-e-bamba-turbo-ii-e-il-videogioco-definitivo?ref=stellakamikaze.org) I *Dreampainters* sono un team di veterani del settore che quest’anno si sono uniti per dare vita ad Anna, un horror in prima persona che chiede al giocatore di risolvere una serie di enigmi per fare luce sul proprio passato. Accolto positivamente dalla critica, Anna è un’avventura grafica che vuole toccare le corde emotive più profonde di chi lo gioca—che poi non è uscito nel 2014, ma spacca così tanto che una menziona la merita. [Leggi anche: Super Botte&Bamba II Turbo è il videogioco trash definitivo](http://bit.ly/YI43UO?ref=stellakamikaze.org) **In Space We Brawl, Forge Reply** I *Forge Reply* sono una casa di sviluppo milanese che ha sfornato questo twin-stick shooter per Playstation che è riassumibile con il termine “risse”. Non quelle nel videogioco, dove i combattimenti avveranno tra quattro navicelle munite di armi e caratteristiche diverse, ma quelle tra i giocatori. Il gameplay del titolo infatti è calibrato per aizzare felicemente gli animi tra i rivali, snervati da sconfitte improvvise, fino a sfociare in graziosi episodi di violenza domestica. Crème de la crème della truppa di sviluppatori italiani, *Massimo Guarini* di Ovosonico sforna un platform per Playstation Vita commovente. Al giocatore, attraverso l’uso del touch screen, viene chiesto di accompagnare una bambina prendendola per mano e proteggendola dai pericoli del mondo del gioco. **Joe Dever’s Lone Wolf, Forge Reply** [Lone Wolf](http://it.wikipedia.org/wiki/Lupo%5FSolitario%5F%28librogame%29?ref=stellakamikaze.org) è una saga di libri-game degli anni ’80\. I libri-game sono i padrini dei videogiochi. Ora prendete un libro-game e trasformatelo in un videogioco. È come la pizza: il pane già di per sé è ottimo, pomodori e mozzarella anche; unite queste cose in un unico piatto e il risultato è solamente immaginabile. [Leggi anche: Il videogioco italiano che cambierà il modo di lanciare le magie](http://bit.ly/14on2q9?ref=stellakamikaze.org) Il settore videoludico italiano è talmente in forma che tra i vari esperimenti con la realtà virtuale e le dimostrazioni di forza bruta grafica ha trovato anche il tempo di tirare fuori una droga da smartphone. *More Here Eye* prende gli stilemi ‘addictive’ del Flappy Bird, Angry Birds o Fruit Ninja di turno e li declina sotto forma di occhi e colori. Il rischio di provarlo è di non uscire più da quel buio tunnel fatto di dipendenza e perdizione. I tower defense sono un evergreen sin dai tempi dei siti-aggregatori di giochi in Flash. I *Bad Seed* sono un team di sviluppatori milanese che ha voluto prendere il genere e dargli una rinfrescata, cambiando il modo di approcciarsi alla “difesa”. Disponibile per dispositivi iOs e Android. **Assetto Corsa, Kunos Simulazioni** Sintesi del potenziale italiano. Un simulatore di guida perfetto, sviluppato dagli indie *Kunos Simulazioni.* Il risultato è sbalorditivo, con un 92/100 per Metacritic; se qualcuno ha mai avuto dubbi sull’Italia dei videogiochi, Assetto Corsa non lascia scampo a incertezze. I *Santa Ragione* sono un nome storico della scena italiana. Alle spalle hanno una sequela infinita di titoli prodotti, e quest’anno bissano i successi con [MirrorMoon EP](http://www.mirrormoongame.com/?ref=stellakamikaze.org) e Fotonica. Quest’ultimo è una simulazione in prima persona di una corsa, un po’ come Mirror’s Edge, se lo ricordate, ma con meno colori, più geometria e davvero tanto fiatone. Disponibile su desktop, mobile ed OUYA, Fotonica è un ottimo esempio di concept originale made in Italy; è uscito nel 2011 ma quest’anno, con il rilancio su Steam, è stato uno dei titoli più importanti della scena italiana. [ALBEDO – Eyes from Outer Space, Z4g0 and Ivan Venturi Productions](http://z4g0.com/albedo-eyes-from-outerspace/?ref=stellakamikaze.org) **(this is a) META game!, BloodyMonkey** Da *BloodyMonkey*, team di sviluppo indie composto da veterani della scena, arriva (this is a) META game, un titolo concettuale che vede la luce dopo cinque anni di gestazione e punta a mettere in discussione tutto ciò che riguarda la scienza videoludica per eccellenza: il game design. Basterebbe una veloce infarinatura di “teoria del gioco” per scoprire che la maggiorparte dei videogiochi sono costruiti a partire da basi di rapporto tra “azione e feedback” comuni. (this is a) META game prende questi concetti e li rende chiari al giocatore, permettendogli di dare una sbirciatina al mondo dello sviluppo dei videogiochi. [Leggi anche: Videogiochi indie e psichedelia accelerazionista](http://motherboard.vice.com/it/read/videogiochi-indie-e-psichedelia-accelerazionista?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-10-giochi-indie-italiani-migliori-del-2014/?ref=stellakamikaze.org)*, 12 gennaio 2015.* ### Il videogioco italiano che cambierà il modo di lanciare le magie URL: https://stellakamikaze.org/il-videogioco-italiano-che-cambiera-il-modo-di-lanciare-le-magie/ Last updated: 2026-07-03T22:53:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 gennaio 2015.* Pensate a delle cose difficili da fare in Italia. Vivere? Lavorare? Vincere al Superenalotto? Pff. Sviluppare videogiochi, ecco cosa è difficile fare in Italia. Forse non è una pratica esattamente in cima alle priorità del paese, ma è indubbio che sia una delle attività più complicate da portare avanti. La problematica, per di più, è paradossale: in Italia i videogiochi sono un fenomeno di intrattenimento diffuso capillarmente. Solo nell’ultimo anno gli italiani [hanno fatto circolare 1 miliardo di euro di liquidità nell’acquisto di prodotti legati all’industria dei videogame](http://venturebeat.com/2015/01/02/italian-gaming-scene-is-ready-to-kick-ass/?ref=stellakamikaze.org), quindi perché non aiutare coloro che in Italia stanno cercando di farsi strada in questo mercato? [Gli Stormborn Studio sono un team di sviluppo italiano](http://www.stormbornstudio.com/?ref=stellakamikaze.org), con sede a Trieste, che ha deciso di lanciarsi nell’industria con un videogioco in prima persona [che oltre che sfruttare l’Oculus Rift](https://www.oculus.com/?ref=stellakamikaze.org), è pensato per un modello di gameplay completamente atipico e per il quale verrà lanciata una campagna di crowdfunding. Una serie di premesse che non possono far altro che anticipare un sonoro fallimento, viste le ambizioni, se non fosse che il progetto degli Stormborn Studios, *Runes: The Forgotten Path*, sembra essere estremamente ragionato sin dal primissimo trailer di presentazione. La qualità del filmato, il tono della voce, i personaggi messi in scena, il taglio delle inquadrature e le parole utilizzate sono chiaro sintomo di un progetto affrontato con una serietà decisamente fuori dal comune, sia in Italia che all’estero. La questione è semplice: i maghi agitano le braccia, quindi perché limitare questo plateale gesto alla mera pressione di un bottone? Il cuore pulsante di *Runes: The Forgotten Path* è proprio questo: un first person adventure dove il protagonista lancia delle magie attraverso le levette analogiche del proprio joystick, che saranno utilizzate per disegnare delle rune sullo schermo. Certo, c’è anche l’Oculus Rift, la possibilità di giocare attraverso periferiche sensibili al movimento e un sistema di combinazione delle rune che promette di non annoiare dopo qualche ora di gioco, ma la sostanza è questa: il giocatore diventa estensione vera e propria delle braccia del protagonista. Come si può intuire sono piuttosto esaltato dal concept del gioco, benché non ci sia ancora nulla se non qualche immagine ed un paio di video; come in ogni storia d’amore, però, i dubbi affiorano sempre. Così ho contattato il team e gli ho chiesto di convincermi a credere in quello che, al momento, è solamente un insieme di ottimi propositi. “Runes è stato strutturato a seguito di lunghe riflessioni per renderlo 100% Oculus-ready ma allo stesso tempo 100% Oculus-free.” Il primo folgorante dubbio che mi ha assalito riguarda un déjà vu: nel 2011 la scena italiana dei videogiochi indipendenti ha accolto gli [Indomitus Games](http://www.indomitusgames.com/index.php/it/?ref=stellakamikaze.org), che con il loro [In Verbis Virtus](http://store.steampowered.com/app/242840/?ref=stellakamikaze.org) hanno dato al giocatore la possibilità di lanciare incantesimi attraverso l’utilizzo della voce. Il collegamento è presto fatto, “Penso che l’associazione con *In Verbis Virtus* sia dovuta più al binomio “scenario italiano” e “gioco originale” che per una effettiva somiglianza, mi spiego: di progetti in Italia ce ne sono pochi e ogni team emergente viene per forza di cose paragonato ai suoi connazionali specialmente se il gioco viene sviluppato sulla stessa piattaforma, trovando nel concept poi quel qualcosa in più che rende il titolo più originale,” mi spiega Giacomo Lucchini di Stormborn. Un altro punto rischioso del progetto riguarda la decisione di sfruttare l’Oculus Rift. Benchè questo pericolo sia arginato dalla possibilità sfruttare altre modalità di gioco (OR + motion sensor, OR + motion sensor statico, OR + joystick, solo joystick), la scelta di utilizzare una periferica per la realtà virtuale ancora così acerba come l’Oculus Rift è senza dubbio un atto di fiducia nella tecnologia. “L’oculus è una tecnologia che richiede un attentissimo game design, non solo per evitare il motion sickness, ma per poter sfruttare al massimo quello di cui il 99% dei giochi attuali non approfitta: il suo vero potenziale di immersione. *Runes* è stato strutturato a seguito di lunghe riflessioni per renderlo 100% Oculus-ready ma allo stesso tempo 100% Oculus-free. È palese che questa tecnologia sia ancora grezza, ma sono certo che nel prossimo anno la realtà virtuale ci regalerà delle belle sorprese e se sarà così, noi saremo pronti e rodati,” continua Giacomo. Purtroppo però i miei dubbi non finiscono qui. Il mondo dei videogiochi negli ultimi anni ha visto [decine di innovazioni ai limiti dell’assurdo per rendere più coinvolgente l’esperienza](http://www.virtuix.com/?ref=stellakamikaze.org); molto spesso però queste rivoluzioni si sono rivelate troppo. Il modello di gameplay delle rune vive di un delicato equilibrio tra perfezione e disastro. Da un lato potrebbe uscirne fuori qualcosa di tecnicamente perfetto: piacevole, semplice e sufficientemente coinvolgente. Dall’altro, il rischio è che si trasformi tutto in qualcosa di oltremodo macchinoso Temevo che sulla carta fosse una bella idea ma, una volta realizzata, risultasse un disastro. Quando Marco, il nostro programmatore, ha realizzato il prototipo della ‘casting stance’ (il concept del lancio degli incantesimi attraverso le levette analogiche, ndr) abbiamo potuto finalmente provarlo,” racconta Giacomo. “Ricordo che mi partì una risata isterica: vedere come le braccia seguivano le levette del gamepad alla perfezione e cimentarmi in mezzelune alla *Street Fighter* per disegnare le rune è stato fantastico, mi stavo divertendo solo con quello. Non è facile, richiede un po’ di pratica: [la sensazione è quella dello Shoryuken di Ken](https://www.youtube.com/watch?v=5cNBX6j-ie8&ref=stellakamikaze.org), appena la memoria muscolare impara il movimento, diventa facilissimo!” “Il sistema che abbiamo ideato è meraviglioso perchè fornisce profondità e difficoltà a chi desidera un gioco complesso e vuole vivere un’esperienza dinamica, mentre lascia la serenità di usare sempre lo stesso incantesimo a chi è più pigro. Per questo il nostro slogan è ‘play it your own way,” conclude. Nel corso dell’intervista—per dovere di cronaca devo dire che le risposte che Giacomo mi ha mandato erano ben più lunghe di quelle riportate qui, secondo me anche questo è indicativo di quanto credano nel progetto—il team ha aiutato a chiarire i miei dubbi sulla struttura del gioco, ma la prova del nove per un titolo indipendente ormai non ha più niente a che fare con il gioco in sé. La maggior parte dei piccoli team indie si affida a campagne di crowdfunding su Kickstarter che, quando vanno a buon fine, fungono da croce e delizia. I progetti scomparsi nel nulla dopo un riscontro positivo col pubblico non si potrebbero contare sulle dita di cento mani, considerando quindi lo stato estremamente embrionale di *Runes*, perché non dovrebbe accadere la stessa cosa anche agli Stormborn? “Per quanto mi riguarda sono ottimista, il problema di molti progetti mai conclusi su kickstarter sono i team. Le persone spesso vedono un concept geniale e si lanciano, non si chiedeono se nel team ci sia effettivamente un programmatore, un modellatore e un concept artist. Insomma è facile mostrare un’idea, per realizzarla però serve competenza,” mi spiega Giacomo prima di sigillare la sua fiducia in Runes. “La parte più difficile degli ultimi 2 anni è stato unire il gruppo attuale. Ora tutti i ruoli importanti per la produzione sono coperti e sono infinitamente fiero di ognuno di loro. Credo che sia un buon inizio per evitare il fallimento.” Per concludere, mi sono buttato su un grande classico: com’è davvero sviluppare videogiochi in Italia? “Ti risponderò con una citazione di Bruce Lee: ‘do not pray for an easy life, pray for the strength to endure a difficult one.’ In Italia è tutto più complicato: cercare collaboratori del settore, trovare finanziamenti, la burocrazia, mandare a buon fine un Kickstarter; però d’altra parte siamo pieni di persone bizzarre e creative, siamo pieni di storia, cultura, bellezza e cibo meraviglioso.” *Runes: The Forgotten Path* è attualmente in fase di “soft launch”: gli Stormborn stanno sondando il terreno per poter proporre la miglior campagna Kickstarter possibile. Per poter contribuire [basta iscriversi alla loro mailing list](http://www.stormbornstudio.com/?ref=stellakamikaze.org#subscribe). È evidente che i videogiochi in Italia li sappiamo fare, basta che ogni tanto arrivi qualcuno a ricordarcelo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-team-di-sviluppatori-italiani-ci-fara-lanciare-magie-con-le-nostre-mani/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 gennaio 2015.* ### I'm Positive" è il videogioco indie che educa sull'HIV URL: https://stellakamikaze.org/im-positive-e-il-videogioco-indie-che-educa-sullhiv/ Last updated: 2026-07-03T22:53:25.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 gennaio 2015.* La scienza è uno strumento piuttosto potente, perché anche davanti alle più razionali delle paure riesce a fungere da antidoto, da panacea all’ignoranza. Ciò che la stessa scienza teme, però, sono la paure irrazionali, quelle radicate nell’inconscio delle persone e alimentate da anni di stereotipi e pregiudizi. L’AIDS è una questione delicata: viaggia sulla linea di un delirio nervoso tra due estremi. [L’abbiamo visto con la #folliaHIV](http://motherboard.vice.com/it/read/la-folliahiv-non-mi-ha-sorpreso-per-niente?ref=stellakamikaze.org) e lo percepiamo ogni giorno a causa della coltre di ignoranza che copre la questione. [HIV](http://it.wikipedia.org/wiki/HIV?ref=stellakamikaze.org) o [AIDS](http://it.wikipedia.org/wiki/AIDS?ref=stellakamikaze.org)? [Carica virale](http://www.aidsmap.com/Il-test-della-carica-virale/page/2310161/?ref=stellakamikaze.org) o [CD4](http://it.wikipedia.org/wiki/CD4?ref=stellakamikaze.org)? Il risultato è ovvio: quando l’informazione di massa sull’argomento si limita ad un invito a mettersi il preservativo, la paura è l’unica via di uscita possibile. Ed è proprio in questo caso che il problema si ingigantisce. Una paura irrazionale come quella per l’HIV non fa altro che alimentare lo stigma sociale che questa patologia si porta dietro da decenni, rendendo i sieropositivi dei pariah da *Dallas Buyers Club*. Fortunatamente, la soluzione al problema è semplicissima: basta creare degli strumenti per informare in maniera adeguata. [Stephen, Ilya, Ali e Stephanie sono le menti dietro a I’m Positive](http://impositivegame.com/?ref=stellakamikaze.org), un videogioco dove il giocatore vestirà i panni di Tim, un perfetto signor chiunque che un bel giorno, dopo una rinfrescante partita a basket, riceve una chiamata dalla sua ex ragazza: “Tim, sono sieropositiva.” *I’m Positive*, con il suo breve racconto di una diagnosi di HIV, racconta e spiega la realtà della malattia, ribadendo concetti evidentemente non troppo ovvi e facendo vivere al giocatore dieci minuti a metà tra l’ansia e la banalità. L’obiettivo è togliere dalle spalle dei malati non solo il peso della patologia, ma anche dello stigma sociale che vede l’HIV come una condizione fortemente debilitante e dall’alto potenziale di contagio. Il gioco racconta che le cose non stanno proprio così: l’HIV è ansia, medicine, visite periodiche e qualche imbarazzante chiacchierata col medico di turno. *I’m Positive* è il vincitore del CDC & HHS Games for Health Game Jam 2014\. Non ci troviamo davanti a un gioco rivoluzionario munito di caratteristiche tecniche strabilianti, ma a uno strumento didattico breve ed efficace che nel suo piccolo può aiutare a rendere meno difficile la vita dei sieropositivi. Un videogioco sull’AIDS non è cosa da tutti i giorni, così ho contattato i ragazzi che lo hanno sviluppato per capire meglio il loro progetto. Considerando lo status sociale che il videogioco si porta ancora dietro, un titolo che parla di HIV è piuttosto inusuale, “Abbiamo partecipato a una game jam sponsorizzata dall’[Health and Human Services](http://www.hhs.gov/?ref=stellakamikaze.org) e dal [Center for Disease Control](http://www.cdc.gov/?ref=stellakamikaze.org). Sapevamo che il tema sarebbe stato relativo alla salute, ma non che ci avrebbero chiesto di sviluppare un gioco sull’HIV,” mi racconta Stephen Borden, game designer e programmatore del team. l’HIV, quando trattato e seguito con attenzione, significa ‘montagne di pillole’, non ‘mostruose trasfigurazioni.’ “Durante la jam degli esperti dal CDC, [NIH](http://www.nih.gov/?ref=stellakamikaze.org) e dal HHS ci hanno dato una serie di informazioni sullo stato attuale dell’HIV negli Stati Uniti. Il 60% dei giovani tra i 13 e i 24 anni affetti da HIV non sanno di essere sieropositivi—[e anche in Italia non siamo in formissima, ndr](http://salute.aduc.it/notizia/hiv+sieropositivi+crescita+simit%5F129530.php?ref=stellakamikaze.org)—. Così abbiamo deciso di impostare il gioco su questa idea, raccontando una storia dal punto di vista di un ragazzo che è potenzialmente HIV positivo, perché pensavamo fosse il modo migliore per raggruppare diverse informazioni e far conoscere al giocatore i mezzi a sua disposizione,” aggiunge Ilya Polyakov, game designer e artista del team. *I’m Positive* presenta al giocatore una serie di informazioni semplici e telegrafiche, ma forse il suo intento lo raggiunge non tanto attraverso i dialoghi, quanto più nella rappresentazione di ciò che significa vivere con l’HIV. È qui che il medium del videogioco riesce dove altri avrebbero difficoltà: la storia si apre e si chiude con una manciata di tiri liberi del protagonista in un campo da pallacanestro; cliccare, caricare il tiro, lasciare, lanciare. La differenza tra le due sessioni di lanci? Nessuna: perché HIV, quando trattato e seguito con attenzione, significa ‘montagne di pillole’, non ‘mostruose trasfigurazioni.’ “Il nostro gioco cerca sia di educare il giocatore che di contribuire a rimuovere lo stigma sociale che la malattia si porta dietro; la storia e i dialoghi sono strutturati in modo che il giocatore capisca che, se trattato, l’HIV non ti impedisce di vivere una vita lunga e serena,” mi spiega Stephen. [Ho anche accennato ai ragazzi di I’m Positive la realtà dei ‘bug chaser’](http://it.wikipedia.org/wiki/Bugchasing?ref=stellakamikaze.org), quella comunità di persone che ‘inseguono l’HIV’ in maniera maniacale per poter vivere meglio la propria socialità e sessualità, “Penso che questa estrema dicotomia tra “sano” e “malato” sia ben distante dalla realtà di vivere con l’HIV: non puoi sapere se qualcuno è sieropositivo senza un test, non ci sono dei sintomi visibili. Il grande problema dello stigma sociale dell’HIV è che scoraggia le persone dall’effettuare i test o dal sottoporsi a un trattamento,” conclude Ilya. Ho chiuso la mia chiacchierata con un cliché. È chiaro che “usa il preservativo” non è uno slogan sufficiente per educare le nuove generazioni, quindi che altro bisogna fare? “L’argomento non è dei più semplici, ma “usa il preservativo” è un ottimo punto di partenza. Il nostro obiettivo, con *I’m Positive*, è quello di far capire alle persone che è bene controllarsi e speriamo le incoraggi a non nascondersi.” “Abbiamo incluso anche delle informazioni sul [PrEP](http://en.wikipedia.org/wiki/Pre-exposure%5Fprophylaxis?ref=stellakamikaze.org) e sul [PEP](http://en.wikipedia.org/wiki/Post-exposure%5Fprophylaxis?ref=stellakamikaze.org), ovvero i farmaci per le persone che non sono sieropositive ma si trovano in situazioni ad alto rischio di contagio. Se hai l’HIV puoi avere una vita sessuale normalissima anche se il tuo partner non soffre della patologia, e puoi addirittura avere dei bambini senza che questi vengano contagiati. Sono queste il tipo di informazioni che ci teniamo a diffondere,” mi dice Stephen. *I’m Positive* fa parte di un progetto più grande composto da numerosi videogiochi sull’argomento HIV. Inoltre, il CDC sta portando avanti uno studio sul nostro gioco, per capire se aiuta effettivamente i ragazzi ad apprendere nuovi concetti sull’HIV. [Puoi scaricarlo e farlo scaricare gratuitamente dal loro sito](http://impositivegame.com/?ref=stellakamikaze.org), per capire che l’HIV, quando seguito con coscienza, è solo una montagna di pillole. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/im-positive-e-il-videogioco-che-vuole-rimuovere-lo-stigma-sociale-dell-hiv/?ref=stellakamikaze.org)*, 8 gennaio 2015.* ### Sulla violenza nei videogiochi e le vostre opinioni superflue, parte 2 URL: https://stellakamikaze.org/sulla-violenza-nei-videogiochi-e-le-vostre-opinioni-superflue-parte-2/ Last updated: 2026-07-10T05:52:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 23 dicembre 2014.* (nota: ho scritto questo pezzo al volo perché ci tenevo a spiegare meglio alcuni concetti, domani in giornata potrei rivedere alcuni passaggi e aggiungere altro; il succo comunque è questo. Tra ieri e oggi è partito un bel tam-tam. Nel caso vi foste appena sintonizzati: **il 22 dicembre Sabrina Salvadori**, pediatra esperta in neonatologia, **ha pubblicato il suo primo e (attualmente) unico articolo nella rubrica La 27ORA del Corriere.it**. Il pezzo si chiama “[ Videogiochi che ‘allenano alla violenza’ e io li stavo per regalare a mio figlio.](http://27esimaora.corriere.it/articolo/videogichi-che-allenano-alla-violenzae-io-li-stavo-per-regalare-a-mio-figlio/?ref=stellakamikaze.org)” Ci siamo? Ottimo. *Secondo step*. In seguito alla pubblicazione dell’articolo della Salvadori **la reazione della comunità è stata pressoché istantanea**. Alcuni con [modalità più ironiche](http://www.n3rdcore.it/2014/12/22/mio-figlio-poteva-prendersi-laids-con-gta-v-e-nessuno-mi-aveva-avvertita/?ref=stellakamikaze.org), altri con [modalità più serie](http://it.ign.com/ign-italia/91365/editorial/sorpresa-i-videogiochi-incitano-alla-violenza?ref=stellakamikaze.org). Il succo però, qualunque sia la modalità, è che **la Salvadori ha torto perché esiste il sistema di certificazione PEGI che regolamenta le fasce di età per cui un videogioco può essere adatto**. Inoltre viene criticato il menefreghismo della stessa Salvadori, e spesso dei genitori tutti, che *pur di assecondare i capricci del bambino non si informano sugli acquisti che vanno a fare*. Ci siamo anche qui? Fantastico. Questa mattina mi alzo già piuttosto nervoso; il giorno prima avevo letto di questa vicenda ma non me ne ero preoccupato granché. Oggi invece mi sono dato alla lettura e ho visionato sia l’articolo della Salvadori che alcune delle reazioni. Complice l’orario mattutino e il nervosismo costante che mi porto dietro, [ho scritto un contro-contro-articolo di risposta](http://theshelternetwork.com/sulla-violenza-videogiochi-vostre-opinioni-superflue/?ref=stellakamikaze.org), per modalità e toni Comprensibilemente, una volta che l’articolo ha cominciato a girare, i diretti interessati ed in generale tutti coloro che si sono sentiti chiamati in causa, si sono fermati agli insulti senza (o forse facendolo pieni di fastidio) procedere oltre nell’articolo. Trovo quindi comprensibile (non condivisibile, certo, ma sicuramente comprensibile) che i concetti che abbia voluto far passare stamattina, semplicemente non siano passati. Nel frattempo, durante la giornata, sul sito del Corriere, nella stessa rubrica, **è uscito un articolo di risposta di Stefano Silvestri al pezzo della Salvadori**. Per raccogliere delle informazioni pratiche sulla percezioni di questa vicenda da parte dei diretti interessati (ovvero, i genitori dei ragazzi) ho fatto leggere il pezzo della Salvadori, alcuni contro-articoli, il mio pezzo e la risposta di Silvestri a mia madre. Parleremo dopo di questo. (nota 20.56, è appena uscito un altro articolo sul tema su La 27ORA! Domani cercherò di includerlo) Non vi è dubbio che esistano dei videogiochi violenti. Le polemiche ci sono sempre state in questo ambito, aldilà del medium incriminato. È altrettanto indubbio che vi siano dei modelli creati per far fronte alla necessità di regolamentare il consumo di videogiochi: in Europa questo modello è il PEGI, un metodo di classificazione che analizza i videogiochi e li divide in fasce di età. **In Europa il PEGI è un modello imposto dalla legge solamente in Finlandia, Norvegia, Paesi Bassi e Regno Unito; parzialmente in Austria. In tutti gli altri paesi il modello è solamente formalmente riconosciuto.** **A questo punto creiamo un caso. Immaginiamo il caso della Salvadori, omettendo qualche dettaglio per il bene della finzione scenica**. La Salvadori viene implorata dal figlio di acquistare GTA V, lei acconsente e dopo aver saputo che era necessaria la presenza di un genitore per l’acquisto del gioco (classificato come PEGI 18) si reca in negozio e lo acquista (sto omettendo la parte in cui la Salvadori si reca ad una conferenza dove parlano della violenza di GTA V; nel suo articolo questa conferenza non descrive il gioco, ma ne enfatizza gli aspetti cruenti). Torna a casa, il figlio si mette a giocare, **la Salvadori vede le immagini sulle schermo e scrive lo stesso articolo, ignara del sistema di classificazione e della natura della saga**. Ci siamo ancora tutti? Qualcuno si è perso per strada? Speriamo di no dai. **La Salvadori ha ragione a dire che GTA V è un videogioco violento**. È innegabile, dai. Per tutto il resto l’articolo della Salvadori è inesatto e fortemente ignorante—e uso questa parola nella sua accezione più neutra: ignorante nel senso che ignora, non ignorante nel senso che è una becera testa di cazzo. **Secondo le varie reazioni la Salvadori sbaglia nel suo discorso perché prima di acquistare un gioco per il figlio undicenne bisognerebbe informarsi**. È vero. Sempre per semplificare il discorso, però, riduciamo ora tutto ai minimi termini. Poniamo che la Salvadori sia una persona completamente estranea ai videogiochi, che non conosca GTA, che non conosca la classificazione PEGI e quel lampeggiante “18” in copertina non le abbia detto granchè. Di chi è la colpa? La maggior parte degli articoli di risposta che ho letto definiscono come colpevole, in ogni caso, i genitori, che prima di effettuare l’acquisto di un videogioco dovrebbero informarsi e sopratutto dovrebbero essere al corrente di metodi di classificazione come il PEGI. Inoltre, come ulteriore garanzia, **il negoziante dovrebbe rendersi filtro tra il cliente e il venditore**. In Italia questa cosa non succede sostanzialmente mai, probabilmente perchè il PEGI è un modello di classificazione non imposto dalla legge. Fino a qui penso ci siamo tutti. **Questi sono i fatti esposti, è quello che è successo oggi.** **Lo sbaglio fondamentale, non commesso solamente da Stefano Silvestri, è stato quello di rispondere sul proprio campo da gioco (errore che ho fatto anche io, paradossalmente)**. Se il problema è da trovarsi nell’ignorare della Salvadori, e di molti genitori, del contesto in cui viene innestato un determinato discorso delicato in un videogioco, **il modo peggiore per trasmetterlo è comunicarlo a partire dal proprio campo base ghettizzato**, spesso con modi e termini che non fanno altro che allontanare ancora di più i diretti interessati. Dopo averglieli fatti leggere, mia madre si è schierata dalla parte della Salvadori dicendo che “*una pediatra non è l’ultima arrivata*” e che “*gli altri articoli vivono della stessa violenza del videogioco incriminato*”. Il fatto che la Salvadori fosse ospitata sul Corriere non ha fatto altro che accrescerne la credibilità, e trascuriamo il fatto che la rubrica in cui l’articolo è stato ospitato si indirizzi ogni giorno proprio alla fasce demografica delle madri medie. **Fare quindi comunella con gli altri videogiocatori ed unirsi in un coro di sbeffeggio all’autrice non ha alcun senso**, perché non solo non trasmette nessun messaggio, ma fa apparire la comunità intera come una massa di vichinghi. *Se questa cosa non vi suona nuova è perché è già successa in occasione del Gamergate*. **Anche tentare di parlare seriamente della faccenda in un contesto estraneo al Corriere è ugualmente dannoso, perché si verrebbe additati di ampollosità**. Tutto ciò è giusto? **Certo che non lo è**, ma è \*\* necessario \*\*giocare a questo gioco secondo le regole degli altri, perché si sta uscendo fuori dal proprio parco giochi fatto di persone che parlano tutte la stessa lingua. Ciò che bisognava fare era, in primis, **stare zitti.** Questo perché **le occasioni in cui il pubblico generalista e specializzato vengono collegati da un ponte come queste sono poche** e, **sopratutto in Italia, sprecare un’occasione del genere perché fare un po’ di sano cameratismo è stupido**, perché ne risente la credibilità dell’intera scena. Con scena parlo anche di industria, con industria parlo anche di sviluppatori, con sviluppatori intendo soldi. *In secondo luogo bisognava contattare l’AESVI (nota 21:03, lo hanno appena fatto)*, l’unica “istituzione” di settore, e chiedere a lei di occuparsi della cosa con una dichiarazione ufficiale. Ciò è stato fatto solamente da alcuni, e sempre e comunque allegando opinioni personali che in questo caso ritengo semplicemente superflue. **Tutto ciò che non è una “dichiarazione ufficiale” è solamente una sassata contro questo ponte tra specializzato e generalista, niente di più**. Abbiamo davvero bisogno di dirci tra noi che l’articolo della Salvadori è pessimo? Nel caso si morisse proprio dalla voglia di far sentire la propria voce, lo si doveva fare solamente nello stesso campo della Salvadori: **ovvero sul sito del Corriere**. E bastava poco. Bastava scrivere una mail esponendo le proprie ragioni, e come è stato dimostrato da Silvestri, il risultato sarebbe arrivato subito. Tutto ciò non è successo. Ed anzi, **i suddetti articoli, che non dubito fossero stati scritti in buona, hanno generato un’onda di commenti e condivisioni da età della pietra**: “mamme ritardate”, “figli trattati come bestie”, e chi più ne ha più ne metta. *Questo* è il problema, questi sono i commenti che finiscono poi sotto i riflettori e che danneggiano tutti. Questo è ciò che andava evitato, ma che ovviamente, per l’ennesima volta, è successo. Di persone come la Salvadori ce ne sono tante, non sarà la prima né sarà l’ultima, purtroppo in questo lei ha avuto uno spazio sul Corriere, ma non è questo secondo me il modo migliore per trattarle. **Io non dubito che l’ignoranza della Salvadori fosse in buona fede e che il suo articolo sia la conseguenza di uno scatto di rabbia e forse di incredulità, ma in quanto ignorante, nel senso più neutro del termine, una persona così va educata. Va presa a quattr’occhi e le va spiegato dove sbaglia. Sì, ne vale la pena**. Ora passiamo a discorsi più teorici. Secondo me c’è stato un problema per ciò che ha riguardato il mezzo della risposta alla Salvadori, ma ora occupiamoci del contenuto di questa risposta. La tesi più diffusa, da quanto ho potuto capire, è che **la Salvadori è nel torto perché esiste il PEGI e sopratutto perché gli strumenti per comprendere in maniera perlomeno sommaria il mondo dei videogiochi già ci sono**. Queste, secondo me, sono mezze verità. È vero, il PEGI esiste, ma sopratutto in Italia è ormai un modello che viene tirato in ballo solamente quando fa comodo. **Quando succedono episodi di questo tipo il PEGI è in prima linea a difendere le ragioni dei videogiocatori, ma quando le acque si quietano sono pochi quelli che rimangono per tentare di riformare un metodo di classificazione che spesso lascia il tempo che trova e che sopratutto viene raramente rispettato**. Perché in Italia il negoziante può spesso e volentieri fregarsene dei bollini? Un primo filtro dovrebbe essere proprio questo, ma chiaramente è molto più comodo decolpevolizzare il venditore, che non ha interesse a farsi particolari problemi fintanto che vende, e **caricare tutte le responsabilità sulle spalle di un genitore che sembra debba arrivare al mondo con un pacchetto di informazioni sui videogiochi pre-installato**. Il secondo punto si aggancia proprio a quest’ultima considerazione. Sarà vero che i genitori sono pigri e che nonostante basti una ricerca su internet per farsi un mezza idea del gioco di turno, non lo fanno? Io non credo. **Il linguaggio dei nostri genitori è un linguaggio complicato**, molto diverso dal nostro, non solo nel lessico ma anche nelle forme di trasmissione. La nostra è la generazione internet, una generazione che ammette determinati metodi e determinate strutture sintattiche che i nostri genitori, dal canto loro, non recepiscono in maniera così ottimale. Rifilare una recensione classica di un GTA V sotto gli occhi della Salvadori non aiuterà a risolvere la situazione, ed anzi, probabilmente la complicherà soltanto. **Ciò significa che prima di pretendere un livello di coscienza sufficiente da parte dei genitori è necessario creare dei contenuti che siano da loro fruibili in maniera adatta**, che non vuol dire trattarli come dei fessi, ma vuol dire parlare a loro con un linguaggio che non è il nostro. Questi contenuti non ci sono, e prima di impostare un discorso del genere è necessario crearli. *No: 100 pagine di saggio sul perché la violenza in GTA ha senso non sono un “contenuto fruibile da un genitore.”* Sperare che le cose possano cambiare perché **“l’ignoranza non è una scusa”** è un semplice caprio espiatorio, perché il coltello dalla parte del manico ce l’hanno *loro.* Bisogna rendersi conto di questo, altrimenti possiamo stare a piedi e per l’amor di Dio smetterla di chiedere di venire presi sul serio. Tutto ciò significa che il genitore non ha colpe? Assolutamente no. **Il genitore ha la colpa di essere una cariatide come la maggior parte dei genitori di questa generazione, di essere un genitore che soffre il digital divide e che non sa ancora usare lo strumento internet in maniera perlomeno accettabile**; ciò che dico io è che secondo me, in questa vicenda, il genitore condivide la colpa con noi, che non stiamo facendo proprio un bel niente per venirgli incontro, se non qualche lunghissimo post come questo, ben lontano dal concetto di potabilità. --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/sulla-violenza-nei-videogiochi-e-le-vostre-opinioni-superflue-parte-2-1a214659c18b?ref=stellakamikaze.org)*, 23 dicembre 2014.* ### Dove sono le navi di Greenpeace? URL: https://stellakamikaze.org/dove-sono-le-navi-di-greenpeace/ Last updated: 2026-07-03T22:53:26.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 22 dicembre 2014.* Per Greenpeace dicembre non è stato un grande mese. Mi piacerebbe trovare una perifrasi un po’ più delicata, ma i fatti sono questi. [Greenpeace si ricorderà questo dicembre 2014 perché vi ha devastato un patrimonio dell’UNESCO](http://www.vice.com/it/read/linee-di-nazca-peru-greenpeace-droni-583?ref=stellakamikaze.org). La storia è apparsa un po’ ovunque, ma il succo è che l’8 dicembre un gruppo di attivisti di Greenpeace provenienti da tutto il mondo si sono recati nel sito delle Linee di Nazca, in Perù, e [portando avanti una dimostrazione pro-rinnovabili hanno accidentalmente danneggiato la zona delle Linee](http://motherboard.vice.com/it/read/un-iniziativa-di-greenpeace-ha-danneggiato-le-linee-di-nazca?ref=stellakamikaze.org). La realtà è che questa volta Greenpeace ha scazzato in maniera così gigantesca da risultare quasi surreale: come è possibile che il movimento salva-Terra per eccellenza abbia contribuito a distruggere uno dei suoi patrimoni? Greenpeace è ancora il baluardo della salvaguardia del nostro pianeta o è ormai solamente l’ombra di se stesso? Lo strafalcione di Nazca è ormai una macchia indelebile sul curriculum del movimento, ma benché sembri paradossale dirlo, gli incidenti di percorso possono capitare. Sarebbe necessario cercare di capire cosa ha fatto realmente Greenpeace nell’ultimo periodo. Prima, però, potrebbe essere utile cercare di delineare un profilo del “metodo Greenpeace”: lo scopo è sempre attirare l’attenzione. Difficilmente le questioni sollevate dall’organizzazione vengono approfondite dalla stessa, ma spesso e volentieri la priorità è quella di spostare la luce dei riflettori su un problema; il resto verrà da sé. Questa non sarebbe una tecnica così malvagia: Greenpeace è una ONG piena di persone motivate e religiosamente credenti in un modo di vivere “sostenibile”, perché prendersi la spocchia di impelagarsi in approfondimenti scientifici che non possono riguardare la maggior parte di queste? Ad oggi mi sento di definire il modus operandi di Greenpeace con l’espressione “piazza la bomba e scappa”. Dario Bressanini, [in un articolo sul suo blog per Le Scienze](http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/07/16/il-mio-problema-con-greenpeace/?ref=stellakamikaze.org), parla proprio di questo. nel 2011 Greenpeace annuncia che “[gli agricoltori europei affossano gli OGM](http://www.greenpeace.org/eu-unit/en/News/2011/Energy-summit-/?ref=stellakamikaze.org).” Un sogno ad occhi aperti: [gli OGM fanno male](http://www.nature.com/nature/journal/v487/n7407/full/nature11153.html?ref=stellakamikaze.org) e, incredibile dictu, per una volta il buon senso prende il sopravvento sulle logiche di mercato diminuendo gli ettari coltivati a mais OGM. L’esempio di Greenpeace è quello della Spagna, unico paese europeo dove la coltivazione di mais OGM è una fetta importante dell’industria. “Greenpeace gioisce del fatto che nel 2009 in Spagna si coltivassero 76.057 ettari di mais Bt, stimati a 67.726 nel 2010, l’11% in meno!” dice Bressanini sul suo blog. Greenpeace “piazza la bomba”: undici punti percentuali sono una cifra da sbandierare con vigore e che permettono di guadagnare una valanga di risonanza mediatica. Il problema è che il movimento passa alla seconda parte della sua tecnica, lo “scappa”. Nel documento pubblicato dove viene testimoniata questa diminuzione manca un dato importante, a tratti banale per quanto lapalissiana sia la sua inclusione in un rapporto del genere: il numero di ettari coltivati totali in Spagna. “Nel 2008 sono stati seminati 372 migliaia di ettari a mais, nel 2009 erano 345 e nel 2010 ne sono stati stimati 322\. Perbacco, ma era una riduzione generale delle coltivazioni di mais!” conclude Bressanini. I conti sono presto fatti: la percentuale di mais OGM coltivato in spagna nel 2008 (21 percento), 2009 (22 percento) e 2010 (21 percento), nonostante la diminuzione effettiva delle cifre interessate, è sostanzialmente invariato. Lo strillo di Greenpeace non riflette la realtà e,come i dati testimoniano, [negli anni successivi i fatti smentiranno](http://www.gmo-compass.org/eng/news/549.docu.html?ref=stellakamikaze.org) la sua posizione. A Nazca l’organizzazione ha sfruttato lo stesso protocollo di azione: sicuramente di impatto le scritte a fianco alle Linee, un po’ meno le cicatrici nel terreno scavate dai passi degli attivisti. Ma la priorità è attirare l’attenzione. [Paul Watson](http://it.wikipedia.org/wiki/Paul%5FWatson?ref=stellakamikaze.org), della [Sea Shepherd Conservation Society](http://it.wikipedia.org/wiki/Sea%5FShepherd%5FConservation%5FSociety?ref=stellakamikaze.org)—nata nel 1977 dopo la separazione di Watson da Greenpeace, che lo criticava di utilizzare metodi troppo diretti, ci dà un’altra testimonianza del “modello Greenpeace”. [In un editoriale del 2010 per il sito della sua organizzazione](http://www.seashepherd.it/news-and-media/editorial-101209-1.html?ref=stellakamikaze.org), l’attivista si chiede dove siano le navi di Greenpeace nella lotta alle baleniere giapponesi. “È dal 2007 che Greenpeace non invia una nave nell’Oceano Antartico per difendere le balene. \[…\] Allora perché gran parte dell’opinione pubblica pensa che Greenpeace stia conducendo la lotta per salvare delfini, balene e foche? Potrebbe avere qualcosa a che fare col modo con cui Greenpeace sta spendendo i suoi soldi: invii di posta promozionale e appelli su Internet! Hanno bisogno del tuo denaro, per chiedere a più persone di avere più soldi” dice Watson. Ironicamente uno dei più grandi successi di Greenpeace è stato ottenuto senza alcun tipo di azione sul campo. Nel contesto della campagna [Save the Arctic](http://en.wikipedia.org/wiki/Save%5Fthe%5FArctic?ref=stellakamikaze.org#cite%5Fnote-17), nella quale Greenpeace si è mossa per scoraggiare istituzioni e multinazionali dal mettere gli occhi sull’Artide e sulle sue riserve di petrolio, [il movimento ha pubblicato un filmato per chiedere a Lego di eliminare il logo Shell da suoi giocattoli, visti i piani di trivellazione annunciati da quest’ultima](https://news.vice.com/article/lego-ends-partnership-with-shell-after-greenpeace-video-goes-viral?ref=stellakamikaze.org). [Il video è stupendo](https://www.youtube.com/watch?v=qhbliUq0%5Fr4&ref=stellakamikaze.org), è una parodia della canzone “[Everything is Awesome](https://www.youtube.com/watch?v=StTqXEQ2l-Y&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org)“, tratta da The Lego Movie—altrettanto stupendo, guardatelo. La campagna ha successo e Lego annuncia che non rinnoverà la partnership con Shell. Niente spedizioni anti-baleniere né gite in patrimoni dell’UNESCO: solo un filmato. Piazza la bomba e scappa col bottino, in questo caso una sponsorizzazione in meno e palate di pubblicità in più. Certamente Greenpeace negli ultimi anni non si è limitata all’attivismo da scrivania: a ottobre 2013, sempre nell’ambito della campagna Save the Arctic, [30 attivisti hanno deciso di disturbare le attività di una piattaforma petrolifera russa targata Gazprom](http://www.vice.com/read/why-are-the-russians-taking-a-greenpeace-stunt-so-seriously?ref=stellakamikaze.org). Dopo esserci saliti sopra ci è voluto davvero poco prima che un plotone di Specnaz li prelevasse e li chiudesse in prigione, dalla quale verrano fatti uscire solo grazie ad un indulto emanato dal governo russo. Nel frattempo, per attirare l’attenzione sulla vicenda, [un altro gruppo di attivisti si arrampica sulla Sagrada Familia](https://www.vice.com/read/greenpeace-climbed-up-barcelonas-sagrada-familia-today?ref=stellakamikaze.org), a Barcellona, ed espone dei cartelloni con i volti degli attivisti arrestati in Russia. La piattaforma petrolifera di Gazprom, in tutto questo, non ha subito alcuna conseguenza. [Nel 2011, Greenpeace ha ritenuto necessario ristrutturare](http://givinginadigitalworld.org/2011/02/20/beautiful-greenpeace-crowdfunding-site-lets-you-buy-a-piece-of-the-new-rainbow-warrior/?ref=stellakamikaze.org) il secondo modello della sua nave più famosa, [la Rainbow Warrior](http://en.wikipedia.org/wiki/Rainbow%5FWarrior%5F%281955%29?ref=stellakamikaze.org), datata ormai 1989\. Il movimento ha avviato una campagna di crowdfunding nella quale si poteva contribuire acquistando un pezzo della nave. Ovviamente la raccolta fondi è andata a buon fine. Volevo capire cosa Greenpeace avesse fatto con Rainbow Warrior III: [Wikipedia spiega che ha fatto qualche viaggio, qualche convention e qualche concerto](http://en.wikipedia.org/wiki/Rainbow%5FWarrior%5F%282011%29?ref=stellakamikaze.org). Secondo il sito del movimento [ora la nave è attraccata in Spagna](http://www.greenpeace.org/italy/it/chisiamo/navi/Rainbow-Warrior-III/?ref=stellakamikaze.org). Forse Paul Watson non ha tutti i torti: Greenpeace dispone di tre vascelli, ma cosa ci sta facendo? Meeting, concerti o improbabili attacchi a piattaforme petrolifere russe. Nell’editoriale di Watson è presente un suo commento ad un comunicato di Greenpeace, nel quale si esortavano i destinatari a effettuare donazioni per poter permettere al movimento di intensificare le sue attività per la protezione delle balene. Il comunicato, firmato da John Hocevar, responsabile delle campagne “oceani” di Greenpeace, recita così: “Immagina una nave arpionatrice giapponese in corsa attraverso l’Oceano Australe. Improvvisamente, l’arpioniere colpisce una balena madre e il suo piccolo. I suoni del mare sono sommersi dalle raffiche degli arpioni esplosivi lanciati verso le balene.” Greenpeace è ormai l’ennesima ONG miliardaria più vicina alla burocrazia che ai motivi per cui opera? Forse la chiave per l’intepretazione delle attività di Greenpeace oggi sta proprio nel commento di Paul Watson a questo passaggio del comunicato, “Non abbiamo bisogno di immaginarlo, John. Eravamo lì mentre accadeva. La domanda è: dove sono le navi di Greenpeace?” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/dove-sono-le-navi-di-greenpeace/?ref=stellakamikaze.org)*, 22 dicembre 2014.* ### Le vostre pellicce sono tossiche? URL: https://stellakamikaze.org/le-vostre-pellicce-sono-tossiche/ Last updated: 2026-07-03T22:53:28.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 dicembre 2014.* Siamo italiani e, in quanto tali, ci piace conversare amabilmente inerpicandoci in problematiche scientifico-morali spesso inconciliabili. Stavolta, uno dei protagonisti del dibattito è stata la [LAV, la Lega Anti Vivisezione](http://www.lav.it/?ref=stellakamikaze.org) e l’oggetto della diatriba sono state le pellicce. Cosa potrebbe pensare, intuitivamente, la LAV delle pellicce? Niente di buono. Recentemente[ è stato pubblicato il report “Toxic Fur 2”](http://www.lav.it/news/toxic-fur-2-nuova-indagine-pellicce-tossiche?ref=stellakamikaze.org): una serie di indagini di laboratorio che “confermano la presenza di sostanze tossiche pericolose e possibili agenti cancerogeni nella pelliccia dei capi d’abbigliamento per bambini sottoposti ad analisi.” La ricerca è stata commissionata dalla LAV, che ha pubblicato i risultati in due documenti ([uno](http://www.lav.it/cpanelav/js/ckeditor/kcfinder/upload/files/files/ToxicFur%5FAnalisi%20dei%20capi%5F15122014.pdf?ref=stellakamikaze.org) e [due](http://www.lav.it/cpanelav/js/ckeditor/kcfinder/upload/files/files/TOXIC%20FUR%202%20-%20SCHEDE%20PRODOTTI%20ED%20ESITO%20TEST%20ok%281%29.pdf?ref=stellakamikaze.org).) “Considerati questi preoccupanti risultati”, ha sollecitato il Ministero della Salute a “effettuare una valutazione della pericolosità per la salute dei consumatori in relazione all’uso dei prodotti testati; predisporre un divieto temporaneo cautelativo di esposizione nella rete di vendita dei prodotti in questione e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita; vietare l’uso di pelliccia animale almeno nei prodotti destinati ai minori.” I “risultati preoccupanti” riguardarebbero alcuni capi di D&G, Blumarine Baby e Woolrich. Nel primo caso, infatti, le analisi hanno rivelato la presenza di [cromo esavalente](http://it.wikipedia.org/wiki/Cromo?ref=stellakamikaze.org) in misura superiore ai limiti [imposti dal regolamento europeo REACH](http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=uriserv:OJ.L%5F.2014.090.01.0001.01.ENG&ref=stellakamikaze.org). Eccessi di [formaldeide](http://it.wikipedia.org/wiki/Formaldeide?ref=stellakamikaze.org) in relazione “ai limiti massimi di sicurezza stabiliti dai principali standard volontari” nei capi Blumarine Baby e Woolrich. [Nonilfenolo etossilato](http://it.wikipedia.org/wiki/Nonilfenolo%5Fetossilato?ref=stellakamikaze.org) “in misura molto superiore al limite massimo europeo previsto” nel capo Woolrich. Infine Cromo III “in valore superiore al limite indicato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’indagine Toxic Fur 1 (18 mg/kg)” in tutti e tre i capi. Questo perché, citando sempre la ricerca, “in mancanza di una norma specifica, l’Istituto Superiore di Sanità, [nella valutazione dei test condotti nella precedente indagine Toxic Fur 1](http://www.lav.it/cpanelav/js/ckeditor/kcfinder/upload/files/files/CS%5F15122014%5FToxic%20Fur%201%281%29.pdf?ref=stellakamikaze.org) ha indicato in 18 mg/kg il valore limite di cromo trivalente cedibile da sudore in riferimento ai capi destinati alle fasce di popolazione più vulnerabili.” Fino a qui tutto bene, si potrebbe dire. La ricerca della LAV non è esattamente una mera segnalazione, ma con dati alla mano può diventare una garanzia che quei prodotti vengano tolti dal mercato, e considerata la pericolosità delle sostanze emersa dal report, non sarebbe nemmeno una pessima idea. Se non fosse che, quando si trattano questo tipo di argomenti, è sempre necessario non lasciare niente al caso. Infatti ci è voluto poco, giusto qualche giorno, prima che qualcuno indicasse l’altra faccia della medaglia. [In un post del blog Italia Unita per la Scienza](http://italiaxlascienza.it/main/2014/12/commento-alle-analisi-della-lav-sui-contaminanti-nelle-pellicce/?ref=stellakamikaze.org) viene descritta, in una prima parte, l’iniziativa della LAV, mentre nella seconda l’autore vengono analizzati i metodi utilizzati per portarla avanti. L’articolo del blog ci dice che la ricerca “non dice dove i campioni sono stati analizzati e da chi, non vengono definiti i campioni, non dice quale metodo analitico è stato utilizzato per dosare i presunti contaminanti, non dice quanto è diffusa la contaminazione, non dice a quali rischi sono esposti i produttori.” Per quanto le preoccupazioni sollevate dalla LAV siano ben più che lecite, i metodi lasciano evidentemente a desiderare, “il documento non dice nulla dal punto di vista metodologico.” In assenza di informazioni di questo tipo, la ricerca perde un po’ di credibilità. “I tossici rilevati potrebbero anche essere contaminazioni accidentali successive all’acquisto, fluttuazioni casuali, errori di misurazione, errori di metodo o addirittura grafici inventati di sana pianta da un eventuale tecnico di laboratorio poco professionale. Magari la contaminazione è sistematica e generale, magari interessa solo alcuni lotti, magari sono invece solo casi sporadici.” La LAV non ha ancora rilasciato ulteriori dichiarazioni sulla ricerca e l’unico reale interesse che vale la pena sottolineare è quello di avere delle informazioni chiare: se i prodotti sono tossici vanno ritirati perché effettivamente pericolosi. La ricerca della Lega Anti Vivisezione è valida perché tratta di tematiche importanti, ovvero della salute di un bambino: proprio per questo speriamo che la LAV possa rilasciare informazioni sui metodi al più presto, per poter permettere a tutti, e sopratutto alle istituzioni, di avere un quadro più chiaro della vicenda. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/una-ricerca-indica-eccessi-di-sostanze-in-alcune-pellicce-ma-mancano-i-metodi/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 dicembre 2014.* ### L'opera d'arte che fa acquisti random nella darknet URL: https://stellakamikaze.org/lopera-darte-che-fa-acquisti-random-nella-darknet-2/ Last updated: 2026-07-03T22:53:27.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 dicembre 2014.* *Un paio di Nike acquistate nella darknet. Immagine: !Mediengruppe Bitnik* [La darknet la conoscono tutti](http://motherboard.vice.com/it/read/un-tour-delle-meraviglie-legali-del-deep-web?ref=stellakamikaze.org). Deep web, Tor, droghe,[ archivi pieni di pornografia perversa](http://motherboard.vice.com/it/read/pi-lfbi-tenta-di-ripulire-la-dark-net-pi-il-deep-web-peggiora?ref=stellakamikaze.org), serial killer su commissione. Chiunque sembra sapere cosa significhi addentrarsi in questo oscuro luogo del non-internet. Quasi nessuno, però, ci è mai veramente andato. Mentre internet viene sempre più limitato dalle istituzioni nazionali, grondanti di sudore per la corsa alla legiferazione, quella della darknet è una realtà dove tutto è consentito a patto di avere le palle di entrarvi. Tor, un paio di proxy, qualche conoscenza base e, a colpi di BitCoin, si incomincia il proprio giro nel centro commerciale più felice del mondo. La costante, in questa equazione è una sola: la mancanza di fiducia. Comodo ordinare chissà quanti etti di sostanze illegali su internet e vederseli recapitati comodamente a casa, ma lo faremmo davvero? Rifornimento per la vita di canne e paste con il rischio di ricevera una visita dalla Guardia di Finanza alle 5 del mattino? Sotto questa luce i vicoli bui a notte inoltrata assumono un nuovo fascino. Ma non c’è bisogno di disperarsi, perché qualcuno si è preso la briga di fare un tour del centro commerciale più eterogeneo del mondo al posto nostro. [!Mediengruppe Bitnik](https://wwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.bitnik.org/?ref=stellakamikaze.org) è un collettivo artistico che sfrutta l’hacking come mezzo creativo: prende contesti comuni del mondo dell’informatica e li decostruisce per offrire al pubblico accecato da porno e gattini un nuovo punto di vista. La loro ultima installazione si chiama “ [Random Darknet Shopper](https://wwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.bitnik.org/r/?ref=stellakamikaze.org)”, e nel caso il nome non fosse già abbastanza eloquente consiste in un bot che, rifornito di 100$ in BitCoin a settimana, scandaglia i negozi online non indicizzati del deep web e acquista un oggetto, per poi spedirlo nella sede del collettivo. L’acquisto, lo dice il titolo, è completamente randomizzato: il collettivo non sa cosa ha comprato fino al momento della consegna. [Il materiale è esposto alla mostra “The Darknet. From Memes to Onionland”](http://www.kunsthallesanktgallen.ch/en/exhibitions/current.html?ref=stellakamikaze.org), presso la Kunst Halle Sankt Gallen, in Svizzera. Gli oggetti acquistati sono tra i più svariati e in qualche modo sfatano l’aria di malaffare che circonda la darknet. Un paio di jeans, delle sneakers, ben due cappelli muniti di telecamera e un mazzo di chiavi passe-partout dei vigili del fuoco. In tutto questo, una lattina di CocaCola piena di soldi e un DVD munito di dieci pastiglie d’ecstasy non sembrano poi così incredibili, considerando le leggende sulla darknet. !Mediengruppe Bitnik mi ha parecchio incuriosito, quindi li ho contattati. “Il nostro lavoro si occupa del potenziale e delle possibilità date dal pubblico e dagli spazi pubblici. Nelle nostre opere ci facciamo riferimento all’impatto dei media digitali e analogici sulla società,” mi dicono Carmen e Doma, del collettivo. Ciò che mi incuriosisce di più riguarda proprio il messaggio che stanno tentando di trasmettere: le loro installazioni sono tutto fuorché comuni e il rischio, per lo spettatore, di dire “questo potevo farlo anche io” è piuttosto alto. “Si potrebbe dire che l’hacking è la via che preferiamo per operare la nostra arte: noi prendiamo le varie strategie di hacking e le decliniamo nella nostra pratica artistica.” “Quindi se un hacker è ‘una persona a cui piace esplorare i dettagli dei sistemi programmabili e cercare di portare all’estremo le loro capacità, a differenza della maggior parte degli utenti che preferiscono apprendere solamente il minimo indispensabile,’ noi, in quanto artisti, facciamo questo: sfruttiamo i sistemi della cultura e della società come nostro materiale artistico,” mi dicono i Mediengruppe. Continua a leggere su [Motherboard](http://bit.ly/1zz3aMh?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-opera-d-arte-che-fa-acquisti-random-nella-darknet/?ref=stellakamikaze.org)*, 18 dicembre 2014.* ### Cards Against Humanity ha appena venduto 30.000 scatole piene di cacca URL: https://stellakamikaze.org/cards-against-humanity-ha-appena-venduto-30-000-scatole-piene-di-cacca/ Last updated: 2026-07-03T22:53:29.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 dicembre 2014.* [Ultimamente](http://motherboard.vice.com/it/read/lazienda-che-invia-pacchi-pieni-di-cacca-ha-fatturato-10000-in-un-mese?ref=stellakamikaze.org) [su](http://motherboard.vice.com/it/read/shitexpress--la-migliore-startup-per-mandare-la-cacca-ai-tuoi-amici?ref=stellakamikaze.org) [Motherboard](http://motherboard.vice.com/it/read/la-cacca-e-un-combustibile-perfetto?ref=stellakamikaze.org) [parliamo](http://motherboard.vice.com/it/read/la-cacca-di-50000-anni-fa-ci-rivela-la-dieta-dei-neanderthal?ref=stellakamikaze.org) [spesso di cacca](http://motherboard.vice.com/it/blog/cani-cagano-allineati-con-campo-magnetico-Terra?ref=stellakamikaze.org). Non è colpa nostra: è evidente che il mondo stia girando attorno agli scarti naturali per un qualche tipo di istinto proveniente dall’inconscio. Recentemente anche [Cards Against Humanity](http://cardsagainsthumanity.com/?ref=stellakamikaze.org) (da ora CAH), il “party game for horrible people”, [ha deciso di unirsi a questo puzzolente carrozzone](http://www.entrepreneur.com/article/240993?ref=stellakamikaze.org). Nel caso non conosciate il gioco, [CAH è un esperimento lanciato nel 2010 su Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/maxtemkin/cards-against-humanity?ref=stellakamikaze.org). L’intento era quello di cavalcare l’onda del neo-cinismo dell’era di internet: gli schermi dei computer sono freddi e così anche l’empatia e le emozioni diventano meno marcate, rendendo semplice essere più immotivatamente cattivi. [Il progetto di Max Temkin](http://maxistentialism.com/?ref=stellakamikaze.org), co-founder di CAH, ha toccato un nervo scoperto: il gioco di carte, con la sua satira esagerata fino all’esasperazione piace, il Kickstarter funziona e, ad oggi, la categoria “Giocattoli” di Amazon è dominata [dai 25$ del set base di Cards Against Humanity](http://www.amazon.com/Cards-Against-Humanity-LLC-CAHUS/dp/B004S8F7QM/ref=sr%5F1%5F1/176-3237676-3710644?s=toys-and-games&ie=UTF8&qid=1418816756&sr=1-1&ref=stellakamikaze.org). neo-cinismo dell’era di internet Durante una partita i giocatori, di cui uno a caso ricopre il ruolo del tavolo, giocano le carte bianche “risposta” per ottenere la frase più divertente, quando assemblate alla carta “domanda” giocata dal tavolo. Per esempio: carta domanda, “I got 99 problems but a \_\_\_\_ ain’t one,”; risposta: “The KKK.” I got 99 problems but the KKK ain’t one. Vince la combinazione che fa più ridere. Il 29 novembre 2013, durante l’ultimo Black Friday, [il team di CAH ha ben pensato che una mossa commerciale vincente potesse essere quella di andare controcorrente e alzare di 5$ dollari il prezzo del proprio mazzo base di carte](http://www.businessinsider.com/this-is-brilliant-marketing-cards-against-humanity-offers-5-more-black-friday-deal-and-sales-spike-2013-12?IR=T&ref=stellakamikaze.org), invece di abbassarlo come fanno tutti. I fan sono andati in visibillio e le vendite sono addirittura leggermente cresciute quel giorno. Quindi perché non replicare con un simile atto di audicia anche quest’anno? [Il 28 novembre, durante il Black Friday, CAH ha annunciato la messa in vendita di una misteriosa “B.S. Box”](http://www.ebay.com/itm/Cards-Against-Humanity-Black-Friday-Bullshit-Bull-Poop-BS-Box-Sold-Out-/251754742526?pt=Games%5FUS&ref=stellakamikaze.org), che tanto misteriosa poi non era visto che la descrizione sul sito esplicitava chiaramente che il contenuto della scatola consisteva di un pezzo di cacca. Il tutto venduto a 6$. L’azienda che produce un gioco di carte da tavolo annuncia la messa in vendita di “una scatola piena di cacca” a 6$ durante il Black Friday. Per quale motivo dovrebbe funzionare? Non ne ho idea, ma la “B.S. Box” ha venduto 30.000 unità e CAH ci ha ricavato 6.000$ netti, che ha prontamente donato in beneficienza. Sembra poco, ma considerando che CAH ha speso 5.80$ per la produzione di ogni “B.S. Box”, 6.000$ in tasca sono grasso che cola. Sorvolando per un attimo sull’effettiva qualità di Cards Against Humanity–che rimane un gioco da tavolo di ottima fattura, sia concettualmente che esteticamente, il successo del progetto di Max Temkin non è casuale. Come già accennato prima, la poetica del gioco si rifà al neo-cinismo dell’era di internet, freddo e a tratti incosciente, spesso esplicitato solamente perché scrivere commenti poco carini su un post Facebook è un atto ancora molto distante dalla parola pronunciata. Cards Against Humanity viaggia sulla sottile linea che divide l’esagerazione dal meta-cinismo: con le sue modalità assolutamente prevedibili, [i suoi spin-off di cui non si sentiva la necessità](http://clusterfuckgame.com/?ref=stellakamikaze.org) ed operazioni di marketing apertamente suicide come l’alzare i prezzi durante il Black Friday, CAH non ha fatto altro che vincere la fiducia e l’affetto della sua fanbase, garantendosi così lo spazio per poter portare avanti in maniera sana il progetto. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/cards-against-humanity-ha-appena-venduto-30000-scatole-piene-di-cacca/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 dicembre 2014.* ### I proiettili autoguidati sono una realtà URL: https://stellakamikaze.org/i-proiettili-autoguidati-sono-una-realta/ Last updated: 2026-07-03T22:53:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 dicembre 2014.* [Cliccate su questo link](http://www.travel-golf.org/images/50%5Fcal%5Fshell.jpg?ref=stellakamikaze.org). È un’immagine, tranquilli; è un’immagine di due proiettili. Sono dei calibro 50\. Imponenti, vero? Immaginate uno di questi, non dico in testa—diciamo su un fianco. Vi si è stretto lo stomaco, lo so. Ora pensate a queste due sequoie metalliche che vengono sparate proprio addosso a voi attraverso un sistema automatico di guida della rotta del proiettile. Prima di continuare guardiamo il filmato. La linea bianca è uno di questi proiettili calibro 50: il fuciliere spara, il bersaglio è da un’altra parte, il proiettile non si scoraggia e modifica automaticamente la propria direzione per centrare il bersaglio. Agganciare, virare, morto. Il [DARPA](http://www.darpa.mil/default.aspx?ref=stellakamikaze.org) (Defense Advanced Research Projects Agency, USA) sta portando avanti un progetto chiamato [EXACT](http://www.darpa.mil/Our%5FWork/TTO/Programs/Extreme%5FAccuracy%5FTasked%5FOrdnance%5F%28EXACTO%29.aspx?ref=stellakamikaze.org) (Extreme Accuracy Tasked Ordinance—sì, gli americani hanno gran gusto per gli acronimi): l’obiettivo è quello di sviluppare armamenti più efficaci, più precisi e più autonomi che possano permettere ai soldati di massimizzare la letalità minimizzando i rischi. L’ultima creatura del DARPA è proprio questo nuovo modello di proiettile: munito di una microcamera sul muso, dopo essere stato sparato comincia a raccogliere informazioni sulla posizione dell’obiettivo e sull’ambiente che lo circonda e, dopo aver calcolato la traiettoria ottimale, attiva un sistema di “pinne” che gli permette di cambiare direzione a mezz’aria. Presente [Wanted](https://www.youtube.com/watch?v=lGZQi3ODB-U&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org)? Oppure [Runaway](https://www.youtube.com/watch?v=heMboVN12r0&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org)? Non è più fantascienza. Il proiettile del progetto EXACTO si rivela letale in due sensi. Il primo è quello ovvio: un calibro 50 a ricerca potrebbe essere incluso nelle dieci piaghe d’Egitto. L’altro senso è più laterale: in genere, ogni colpo esploso da un lato corrisponde ad una reazione, ovvero alla generazione di una possibilità di essere localizzato per il tiratore. Un proiettile che curva la propria traiettoria in maniera interattiva rende qualunque tentativo di applicazione di concetti balistici per individuare il mittente del colpo inutile. Il proiettile rende quindi, potenzialmente, invisibile il cecchino. Nello specifico il sistema si compone di un sensore ottico posto sul muso del proiettile, che intercetta un segnale laser puntato sul bersaglio: il risultato è la possibilità, da parte del proiettile, di modificare fino a trenta volte al secondo la propria traiettoria, garantendo così una precisione pressoché perfetta. Non sappiamo quali siano i costi di costruzione del proiettile del DARPA, né tantomeno quali siano le prospettive di utilizzo. Cosa è certo è che una tecnologia del genere cambia le carte in tavola rispetto a qualunque tipo di rapporto bellico. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-proiettili-auto-guidanti-sono-realta-e-sono-pure-belli-grossi/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 dicembre 2014.* ### L'infografica delle navicelle che ci hanno portati nello spazio URL: https://stellakamikaze.org/linfografica-delle-navicelle-che-ci-hanno-portati-nello-spazio/ Last updated: 2026-07-03T22:53:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 15 dicembre 2014.* Sono un grande fan di tutto ciò che riguarda lo spazio. Di astronomia ci capisco poco, di fisica fuori dall’atmosfera figuriamoci. Adoro tutto ciò che riguarda lo spazio per un motivo banalissimo: mi stupisce ogni volta. Che sia la NASA, l’ESA, l’ASI o qualunque altro programma spaziale, [ogni volta che viene lanciato un missile nell’atmosfera non posso fare altro che raccogliere la mia mascella da terra](https://www.youtube.com/watch?v=Ahb49lT0LMI&spfreload=10&ref=stellakamikaze.org): davvero noi esseri umani, riusciamo a sollevare chissà quante tonnellate nell’etere e a mandarle addirittura fuori dal nostro pianeta? Che figata. Altrettanto sbalorditivi sono i mezzi con cui noi ci lanciamo in orbita. Andiamo, o almeno tentiamo di viaggiare nello spazio da ormai quasi cinquant’anni, ma come è cambiato il nostro modo di volare? Su internet c’è tutto, e infatti c’è anche una risposta a questa domanda. [L’utente di Reddit Heaney555 si è adoperato con un’infografica più che limpida](http://www.reddit.com/r/space/comments/2niljz/human%5Fspaceflight%5Feverything%5Fis%5Fto%5Fscale/?ref=stellakamikaze.org) che mette in riga tutti i mezzi di trasporto che hanno portato almeno un essere umano nello spazio. Li divide in cinque categorie: [sistemi di lancio](http://it.wikipedia.org/wiki/Lista%5Fdi%5Flanciatori%5Fspaziali?ref=stellakamikaze.org), [astronavi sub-orbitali](http://it.wikipedia.org/wiki/Volo%5Fsuborbitale?ref=stellakamikaze.org), [astronavi orbitanti](http://it.wikipedia.org/wiki/Veicolo%5Fspaziale?ref=stellakamikaze.org), astronavi circumlunari e [stazioni spaziali](http://it.wikipedia.org/wiki/Stazione%5Fspaziale?ref=stellakamikaze.org). Cosa possiamo dedurne? In primis che la [Stazione Spaziale Internazionale](http://it.wikipedia.org/wiki/Stazione%5FSpaziale%5FInternazionale?ref=stellakamikaze.org) è gigantesca. Dopodiché, che [il Boeing NB-52 Stratofortress è davvero titanico](http://it.wikipedia.org/wiki/Boeing%5FB-52%5FStratofortress?ref=stellakamikaze.org), sfruttato dal 1959 come rampa di lancio [per i razzi ultra-veloci americani X-15](http://it.wikipedia.org/wiki/North%5FAmerican%5FX-15?ref=stellakamikaze.org), che nel ’63 hanno accompagnato ad un’altitudine considerata già “spaziale” il pilota Joseph A. Walker. Infine c’è [il Saturn V](http://it.wikipedia.org/wiki/Saturn%5FV?ref=stellakamikaze.org), il sistema di lancio sviluppato per supportare il progetto Apollo, che tuttora detiene il primato per dimensioni e capacità di trasporto. [Se di infografiche di questo tipo ne abbiamo già viste diverse](http://motherboard.vice.com/it/read/la-carta-con-tutte-le-astonavi-del-mondo-della-fantascienza?ref=stellakamikaze.org), c’è da dire che questa è la prima a farci comprendere davvero la portata delle nostre capacità tecnologiche. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/l-infografica-dei-mezzi-di-trasporto-che-hanno-portato-gli-umani-nello-spazio/?ref=stellakamikaze.org)*, 15 dicembre 2014.* ### L'iniziativa ambientalista che ha danneggiato le Linee di Nazca URL: https://stellakamikaze.org/liniziativa-ambientalista-che-ha-danneggiato-le-linee-di-nazca/ Last updated: 2026-07-03T22:53:31.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 dicembre 2014.* Il mattino dell’8 dicembre a Nazca, in Perù, un gruppo di attivisti di [Greenpeace](http://www.greenpeace.org/?ref=stellakamikaze.org) ha portato avanti [una dimostrazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione energie rinnovabili](http://www.greenpeace.org/international/en/press/releases/Greenpeace-presents-message-beside-the-historic-Nazca-lines-calling-for-a-renewable-future/?ref=stellakamikaze.org), in occasione della[ Lima Climate Change Conference](http://unfccc.int/meetings/lima%5Fdec%5F2014/meeting/8141.php?ref=stellakamikaze.org), in corso dall’1 al 12 Dicembre a Lima, in Perù. Il gruppo si è recato nei siti delle [Linee di Nazca](http://it.wikipedia.org/wiki/Linee%5Fdi%5FNazca?ref=stellakamikaze.org), una serie di geoglifi situati su un altopiano del deserto di Nazca che ritraggono figure di animali e che vengono fatte risalire a un periodo tra il 300 a.C e il 500 d.C. Gli autori sarebbero i [membri della civiltà Nazca](http://it.wikipedia.org/wiki/Civilt%C3%A0%5FNazca?ref=stellakamikaze.org#Ceramica), scomparsa nel VI secolo d.C. I disegni sono tuttora visibili grazie al clima del luogo, particolarmente secco: le linee, infatti, sono state tracciate semplicemente rimuovendo delle pietre dal terreno, rendendo così il contrasto con la superficie sottostante. Non ci sarebbe alcun problema nella dimostrazione di Greenpeace, se non fosse che quello delle Linee di Nazca [è un sito patrimonio dell’UNESCO dal 1994](http://whc.unesco.org/en/list/700?ref=stellakamikaze.org), e che dunque richiede diverse autorizzazioni per poter essere attraversato. L’accesso all’area è fortemente ristretto perché dannoso per i geoglifi stessi: il terreno pietroso e desertico è infatti fortemente suscettibile a qualsiasi tipo di calpestamento. Basti pensare che gli archeologi, per entrarvi, devono richiedere un’autorizzazione ministeriale e munirsi di una sorta di racchette da neve per distribuire il peso su una superficie più ampia, riducono l’incidenza dei passi dei ricercatori sul terreno. Il problema sta proprio qui: gli attivisti di Greenpeace non hanno richiesto alcuna autorizzazione e, sopratutto, si sono recati sul sito sprovvisti dell’attrezzatura richiesta, posando sopra il terreno dell’altipiano dei pezzi di stoffa che dovevano andare a formare la scritta “Time for change! The future is renewable. Greenpeace.” Il risultato sono dei sentieri tracciati dai passi degli attivisti, che hanno danneggiato irreversibilmente il sito delle Linee. Nel materiale raccolto da Greenpeace per raccontare l’iniziativa, però, l’associazione ha tentato di nascondere i danni, [come dimostrato dal fotografo Andrew Dare](https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10154918222730066&set=a.361058900065.354725.765285065&type=1), che ha messo a paragone le foto pubblicate da loro con il video che hanno girato. Nel primo caso, il sito è ancora immacolato, nel video invece le tracce dei passi degli attivisti sono ben visibili. [ll governo peruviano ha immediatamente condannato l’iniziativa](http://i0.wp.com/italiaxlascienza.it/main/wp-content/uploads/2014/12/comuniado.jpg?ref=stellakamikaze.org), ribadendo la necessità di autorizzazioni e precauzioni per entrare nel sito. Nello stesso momento, Greenpeace, sommersa di domande sull’accaduto,[ nega e afferma che l’iniziativa non ha provocato alcun danno al sito](http://i0.wp.com/italiaxlascienza.it/main/wp-content/uploads/2014/12/gpi1.png?ref=stellakamikaze.org). Due giorni dopo l’accaduto, ieri, [Greenpeace ha pubblicato delle scuse ufficiali](http://www.greenpeace.org/international/Global/international/briefings/other/Nazca-Lines-protest-apology.pdf?utm%5Fsource=facebook&utm%5Fmedium=comment&utm%5Fterm=Nazca&utm%5Fcampaign=greenpeace&%5F%5Fsurl%5F%5F=IgeH1&%5F%5Fots%5F%5F=1418253602332&%5F%5Fstep%5F%5F=1), affermando di “essere pronta ad affrontare le giuste e ragionevoli conseguenze del gesto”. [Il The Guardian segnala che il governo del Perù è pronto ad intraprendere azioni legali nei confronti dell’associazione.](http://www.theguardian.com/world/2014/dec/10/peru-legal-action-greenpeace-stunt-nazca-lines?ref=stellakamikaze.org) Nel frattempo Greenpeace continua le sua iniziative in occasione del COP, la Conference of Parties, che si sta tenendo proprio a Lima, in Perù, sul tema del cambiamento climatico. Tralasciando il gesto in sé, l’unica domanda che mi viene spontaneo pormi riguarda l’ingenuità dell’associazione. Greenpeace, che da sempre lotta per i “diritti della Terra”, danneggia un patrimonio dell’umanità con un’iniziativa del genere? *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/un-iniziativa-di-greenpeace-ha-danneggiato-le-linee-di-nazca/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 dicembre 2014.* ### Voglio distruggere internet e stampare tutta Wikipedia URL: https://stellakamikaze.org/voglio-distruggere-internet-e-stampare-tutta-wikipedia/ Last updated: 2026-07-03T22:53:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 9 dicembre 2014.* Qualche giorno fa, a pranzo, parlavo con [l’eroico Mattia Salvia](https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-xpf1/v/t1.0-9/10384129%5F10205494904835178%5F7928146855851124945%5Fn.jpg?oh=0e2e9ae5ef8afdc1084a8d8f833e321d&oe=54FD1ECF&%5F%5Fgda%5F%5F=1427116976%5F52fc35526764712b1632b8dc310d754b&ref=stellakamikaze.org) delle sue volontà editoriali, “voglio capire come distruggere internet e poi scrivere un pezzo a riguardo.” “Come internet?” “Sì, internet: voglio trovare un modo per rendere internet inaccessibile e salvare solo Wikipedia. Wikipedia è gigantesca, c’è addirittura una pagina che contiene collegamenti a tutte le altre pagine di Wikipedia: [la lista delle liste delle liste](http://en.wikipedia.org/wiki/List%5Fof%5Flists%5Fof%5Flists?ref=stellakamikaze.org).” Punto numero uno: perché distruggere internet? Punto numero due: perché distruggere internet per poi mantenere online [Wikipedia](http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina%5Fprincipale?ref=stellakamikaze.org), che è su internet? “Infatti bisognerebbe stampare Wikipedia,” mi ha detto. “Ottimo. Al lavoro, dai.”—Punto numero tre: [sembra che ci abbiano già pensato](http://www.theguardian.com/books/2014/feb/20/wikipedia-1000-volume-print-edition-crowdfunding?ref=stellakamikaze.org), ma noi lo faremo in italiano. Di che dimensioni parleremmo se domani Mattia si svegliasse col piede sbagliato e poco prima di distruggere internet stampasse Wikipedia Italia? Dovete sapere che [la Wikimedia Foundation](https://wikimediafoundation.org/wiki/Home?ref=stellakamikaze.org), l’associazione senza scopo di lucro dietro a Wikipedia e a tutte le sue altre mirabolanti attrazioni, dispone di una sezione allo stesso tempo fiabesca e da incubo. [www.stats.wikimedia.org](http://stats.wikimedia.org/?ref=stellakamikaze.org) è il dominio che punta al reparto statistiche di Wikimedia, con cascate e cascate e cascate di dati di tutti i tipi per tutte le attività portate avanti da Wikimedia. Se ti piacciono le statistiche sei finito nel tuo angolo di paradiso preferito. Sai cosa può trasformarlo in un inferno? Il fatto che molti dei dati siano incompleti e non aggiornati. Ma visto e considerato che Wikipedia ha salvato più e più volte il mio cursus scolastico, mi faccio bastare quello che c’è. WIKIPEDIA ITALIA, SE STAMPATA, RICHIEDEREBBE 3.368.181 PAGINE La domanda è semplice: voglio stampare Wikipedia Italia; quante pagine mi servono e quali sono i costi da coprire? (Mattia: carta, penna e componi il numero del commercialista, grazie.) Secondo la sezione statistiche di Wikimedia, [Wikipedia Italia in data ottobre 2014 contava 1.160.000 articoli](http://stats.wikimedia.org/EN/TablesDatabaseWords.htm?ref=stellakamikaze.org). Meno precisi, invece, i dati sul numero di parole presenti su Wikipedia: a febbraio 2014, ultimo dato disponibile, se ne contavano circa 668 milioni. Visto e considerato, però, che il trend di crescita corrisponde a circa un punto percentuale mensile, tagliando con l’accetta il tutto si potrebbe dire che oggi, dicembre, il conto potrebbe aggirarsi attorno a 741 milioni di parole. Supponiamo ora che la nostra Wikipedia cartacea verrà stampata su delle normali cartelle a 1500 battute. In ogni foglio ci staranno quindi, approssimativamente, 220 parole. Wikipedia Italia, se stampata, richiederebbe 3.368.181 pagine, ovviamente se non tenessimo conto della necessità di impaginare. Per ovviare a questa mancanza arrotondiamo per eccesso: Wikipedia Italia potrebbe stare in un libro da 3 milioni e mezzo di pagine. Personalmente io 3 milioni e mezzo di pagine non le riesco nemmeno a immaginare, quindi potrebbe essere utile traslare questa cifra in due unità di misura più accessibili, ovvero quelle de[Il Signore degli Anelli di Tolkien](http://www.amazon.it/signore-degli-anelli-John-Tolkien/dp/8845210278?ref=stellakamikaze.org) e del [. Nelle loro edizioni tradizionali, i due libri consistono di, rispettivamente, 1380 e 121 pagine.](http://www.amazon.it/Il-Piccolo-Principe-Antoine-Saint-Exup%C3%A9ry/dp/8845247414?ref=stellakamikaze.org) *Piccolo Principe*di Saint-ExupèryStampare Wikipedia Italia richiederebbe, dunque, 2.536 tomi delle dimensioni del *Signore degli Anelli* o 28.925 volumi del *Piccolo Principe*. Parliamo ora di costi e rimaniamo sempre sull’approssimativo. Mattia, quando domattina si sveglierà col piede sbagliato e si accingerà a stampare Wikipedia prima di distruggere internet, non avrà tempo per fare ordini all’ingrosso: così si affiderà interamente ad Amazon. [Una risma da 500 fogli di carta A4](http://www.amazon.it/Fabriano-41021297-Carta-Copy-Confezione/dp/B0056257JG/ref=sr%5F1%5F4?ie=UTF8&qid=1417782222&sr=8-4&keywords=risma+carta&ref=stellakamikaze.org), grammatura tradizionale, costa circa 3,80€. Dovendo quindi fare scorte, ed escludendo i costi per la rilegatura, Mattia spenderebbe 26.600€ solo di carta. Mattia continua a non avere tempo per affidarsi a banali copisterie professionali, così si adopera con la sua stampante casalinga. [Mattia si affida a uno standard di mercato per quanto riguarda le cartucce](http://www.amazon.it/HP-CH561EE-dinchiostro-Cartuccia-originale/dp/B003LNLPQ6/ref=sr%5F1%5F1?s=office&ie=UTF8&qid=1417777829&sr=1-1&keywords=cartuccia+stampante+hp&ref=stellakamikaze.org) per la stampante, e [Google gli spiega anche che con quella cartuccia potrà stampare circa 190 pagine](http://gadgets.itwriting.com/171-when-the-cartridges-cost-more-than-the-printer-the-inkjet-market-is-absurd-and-disgraceful.html?ref=stellakamikaze.org). Per stampare Wikipedia Italia saranno quindi necessarie 18.421 cartucce, acquistabili, sempre su Amazon, alla modica cifra di 200.236€. Siamo arrivati quindi al tanto agognato preventivo per il piano diabolico per la distruzione di internet, ma al tempo stesso per la preservazione della conoscenza. Stampare Wikipedia Italia richiederebbe in totale: 226.836€, 3.500.000 fogli e 18.421 cartucce per stampante. Una volta ottenuti questi elementi, il risultato del processo consisterebbe in una Wikipedia Italia comodamente trasportabile in 2.536 volumi dimensione Signore degli Anelli, o per gli amanti del tascabile, in 28.925 libricini classe Piccolo Principe. Bene così Mattia, direi che Wikipedia possiamo continuare a leggerla su internet. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/voglio-distruggere-internet-e-stampare-tutta-wikipedia/?ref=stellakamikaze.org)*, 9 dicembre 2014.* ### Microsoft tira un colpo basso, addio Clip Art URL: https://stellakamikaze.org/microsoft-tira-un-colpo-basso-addio-clip-art/ Last updated: 2026-07-03T22:53:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 dicembre 2014.* Microsoft e Apple. Due protagonisti di un dibattito secolare che mai troverà fine. Anche se Google si sta facendo strada nel mondo mobile col suo Android, accaparrandosi una fetta di mercato decisamente importante, il vero scontro titanico è quello che si consuma tra il gigante di Gates e quello del fu Jobs. Oggi però, caro Bill, hai perso punti. Perché hai tirato a tutti un noi un colpo basso. Una coltellata alle spalle. Le idi di marzo della storia dell’informatica. [Ieri Microsoft ha ufficialmente chiuso lo shop delle Clip Art](http://blogs.office.com/2014/12/01/clip-art-now-powered-bing-images/?ref=stellakamikaze.org), affidando la gestione di quell’aspetto di Office Word a Bing Images. Sì, è così. No, tranquilli, prendiamoci pure cinque minuti prima di continuare. Ora che abbiamo metabolizzato il succo della notizia, possiamo cercare di capirne di più. Le Clip Art sono state sostituite da un motore di ricerca interno facente riferimento a Bing Images; sappiamo tutti cosa significa. Lentamente, inesorabilmente, senza alcuna possibilità di contrastare questa deriva, le Clip Art verranno dimenticate; d’un tratto, poi, tra chissà quanti anni, una nuova versione di Office non presenterà tracce della stringa recitante la definizione di ‘Clip Art’, condannandole definitivamente all’oblio delle poche cose belle rimaste in questo mondo. Fino ad adesso ho dato—ovviamente—per scontato che tutti sapessero cosa sono le Clip Art. Nel caso abbiate vissuto gli ultimi vent’anni della vostra vita in una grotta ecco un breve sunto: le Clip Art sono un dono del Signore, una funzione presente sin dalle prime versione di Office Word. Le Clip Art sono (erano) piccole immagini divise per argomento perfette da includere in un vostro documento di testo: con la loro pessima fattura, seconda solamente ai capolavori tipografici sfornati da Word Art, sono state prima uno strumento fondamentale per evitare abomini peggiori partoriti da Paint e poi un vero e proprio simbolo folkloristico di un’era informatica ormai passata, ma che mai verrà dimenticata. La notizia, tragicamente, non lascia spazio a ulteriori commenti. Quindi non posso fare altro che commemorare questa visionaria funzione con una carrellata delle migliori Clip Art della storia. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/microsoft-tira-un-colpo-basso-addio-clip-art/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 dicembre 2014.* ### Perché lavorare di notte ti fa vivere peggio URL: https://stellakamikaze.org/perche-lavorare-di-notte-ti-fa-vivere-peggio/ Last updated: 2026-07-03T22:53:33.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 dicembre 2014.* Malessere diffuso, dolori, torcicollo, poca voglia di vivere, sonnolenza. Sì, ce la passiamo più o meno tutti così, purtroppo non è esclusiva di nessuno. Ci sentiamo in questo modo perché lavoriamo molto e dormiamo poco, ovviamente, ed è una condizione che sembra ci abbia appena confermato anche la scienza. Se la sera, anziché riposare, ci mettiamo in condizione di [essere abbagliati dalla luminosità delle lampade dell’ufficio o di casa](http://www.sciencemag.org/content/210/4475/1267.short?ref=stellakamikaze.org), i nostri livelli di melatonina ne risentono. E sappiamo tutti [quanto faccia bene la melatonina](http://it.wikipedia.org/wiki/Melatonina?ref=stellakamikaze.org#La%5Fmelatonina%5Fcome%5Fregolatore%5Fsonno-veglia). Sappiamo anche—forse questo non è proprio ovvio a tutti—che [la luce a onde corte può migliorare l’efficienza della secrezione di cortisolo](http://www.hindawi.com/journals/ije/2012/301935/?ref=stellakamikaze.org) al risveglio, cosa buona e giusta per tutti noi giovani virgulti; e il cortisolo, quando non si esagera, gioca un ruolo importante nell’elaborazione dei glicogeni in glucosio. La settimana scorsa è stata confermata la correlazione tra queste due condizioni con [la pubblicazione su PubMed di una ricerca](http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25424517?ref=stellakamikaze.org) che ha come obiettivo “la valutazione degli effetti dell’esposizione o della mancanza di esposizione alla luce naturale, in un ritmo di riposo o lavoro, sui livelli di cortisolo e melatonina e sulle variabili psicologiche di un essere umano.” I soggetti su cui è stata effettuata la ricerca sono stati divisi in due gruppi, in base alle loro condizioni di lavoro: 10 impiegati nel gruppo “luce”, altri 10 nel gruppo “non luce”. Tutte erano donne e tutte, per la durata dell’esperimento, hanno indossato [Actiwatch 2](http://www.healthcare.philips.com/main/homehealth/sleep/actiwatch/default.wpd?ref=stellakamikaze.org), un dispositivo “progettato per fornire dati precisi e realistici per tutto ciò che riguarda i cicli di attività, di sonno, di veglia e di esposizione alla luce,” a quanto dice il suo sito internet. I soggetti hanno poi consegnato dei campioni di saliva estratti durante l’ultimo giorno di utilizzo dell’actigrafo e hanno risposto al [Self-Reporting Questionnaire-20](http://whqlibdoc.who.int/hq/1994/WHO%5FMNH%5FPSF%5F94.8.pdf?ref=stellakamikaze.org) per verificare l’eventuale presenza di disturbi psicotici. È stata utilizzata la [scala Montgomery-Asberg](http://en.wikipedia.org/wiki/Montgomery%E2%80%93%C3%85sberg%5FDepression%5FRating%5FScale?ref=stellakamikaze.org) per decretare la gravità dei sintomi di depressione e il [Pittsburgh Sleep Quality Index](http://www.sleep.pitt.edu/content.asp?id=1484&subid=2316&ref=stellakamikaze.org) per valutare la qualità del sonno. Dopo aver analizzato i dati, i ricercatori hanno verificato che i livelli di cortisolo tra i due gruppi erano decisamente differenti per quanto riguarda i campioni di saliva estratti alle 10 di sera dell’ultimo giorno: maggiori per il gruppo notturno, minori per quello diurno. Per i livelli di melatonina, invece, il gruppo diurno ha rivelato livelli più bassi del notturno alle 8 del mattino, ma più alti alle 10 di sera. lavorare di notte significa vivere un po’ peggio di come si vivrebbe lavorando di giorno Incrociando questi dati con quelli dei questionari a cui i soggetti si sono sottoposti, livelli più alti di cortisolo alle 10 di sera sono stati collegati a disturbi psicotici minori e a sintomi di depressione, mentre livelli di melatonina più bassi, sempre alle 10 di sera, sono stati collegati a sintomi di depressione e una bassa qualità del sonno. Cosa significa? Significa che i livelli di cortisolo e melatonina, indicatori generali di benessere fisiologico, provano scientificamente provato che lavorare di notte significa vivere un po’ peggio di come si vivrebbe lavorando di giorno. Soluzione? Smetti di lavorare di notte, oppure [comincia a usare f.lux](https://en.wikipedia.org/wiki/F.lux?ref=stellakamikaze.org), il regolatore di illuminazione dei monitor che sembra fatto apposta per questo problema. Tienilo a mente la prossima volta che penserai che 8 ore in notturna possano regalarti un piccolo, tranquillo angolo di paradiso separato dal marasma generato dal sole. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/la-scienza-dice-che-lavorare-di-notte-ti-fa-vivere-peggio-malessere-diffuso-do/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 dicembre 2014.* ### Il nostro volto tradotto in algoritmi URL: https://stellakamikaze.org/il-nostro-volto-tradotto-in-algoritmi/ Last updated: 2026-07-03T22:53:34.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 dicembre 2014.* Se c’è una cosa che mi affascina più della spiritualità, quella cosa è la tecno-spiritualità. Facile fare grandi discorsi su Dio, sull’anima, sulla vita e sulla morte quando l’unica premessa che ci si pone è la necessità di una fede. Se questa fede richiesta, però, diventa un Dio, un’entità sovrannaturale che noi stessi abbiamo generato, allora sì che il discorso si fa interessante. [Sterling Crispin](http://sterlingcrispin.com/?ref=stellakamikaze.org), autore dell’esperimento ‘[DATA-MASKS](http://sterlingcrispin.com/data-masks.html?ref=stellakamikaze.org)‘, dice che “la tecnologia è un’estensione dell’umanità e una materializzazione dello spirito umano, più che una forza esterna che l’individuo deve tentare di mitigare.” Se il punto di partenza è questo, cosa ci può essere di meglio che unire l’argomento del momento (o meglio, degli ultimi cinque anni), la privacy, e l’arte? “La mia pratica artistica esplora la relazione tra questo tecno-organismo che cresce in maniera esponenziale e la spiritualità, la coscienza umana e la temporaneità.” Quando vi raccontano che su internet si trova la nostra vita intera, non mentono: Facebook, [l’FBI](http://www.fbi.gov/about-us/cjis/fingerprints%5Fbiometrics/ngi?ref=stellakamikaze.org), [progetti di ricerca](http://vis-www.cs.umass.edu/lfw/?ref=stellakamikaze.org) e chissà quanti archivi di Open Data sono solo alcuni degli hub di raccoglimento di tutte quelle informazioni, anonime o meno, che stanno permettendo al macro-organismo formato dalla tecnologia tutta di generare un profilo fisico e psicologico dell’essere umano. Crispin non ha fatto altro che tradurre questo profilo immaginario presente nella coscienza collettiva della tecnologia in un’opera fruibile da noi esseri umani. Ha raccolto i parametri presenti in questi data set, li ha resi visualmente fruibili con un’immagine in 2D ed infine ha renderizzato questi visual in 3D, producendo dei volti mostruosamente inumani, ma, per i computer, biometricamente perfetti. Il risultato sono delle sculture 3D nelle quali il volto umano è, ormai, solo un lontano eco di un’era dove l’uomo Vitruviano è un insieme di numeri e stringhe codificate. I dati che Crispin ha utilizzato per modellare i volti non sono frutto di chissà quale rastrellamento di dati personali, ma dei dati disponibili a tutti che, per esempio, Facebook raccoglie in ogni caso, rendendoli nominali o meno, ogni volta che si carica una foto. [Su Motherboard avevamo già parlato dei pericoli in cui la nostra privacy incorre ogni giorno](http://motherboard.vice.com/it/blog/i-tuoi-figli-ti-odieranno-per-averli-taggati-su-Facebook?ref=stellakamikaze.org), ma l’opera di Crispin dimostra soltanto che siamo ormai così saturi di infiltrazioni ‘social’ da non renderci conto quando, anche anonimamente, mettiamo il nostro volto al servizio di un’entità quasi autonoma, che mappa, descrive ed idea il modello perfetto di essere umano. Per Crispin “non stai guardando un qualche ignoto, astratto sconosciuto; stai guardando te stesso.” “Queste ‘DATA-MASKS’ sono divinità animistiche estrapolate dal mondo fatto di spirito e algoritmo delle macchine e portate nel nostro mondo materiale, pronte a dirci i loro segreti, ad avvisarci di ciò che sta per succedere. Queste maschere sono pensate per essere usate come un atto di protesta, come un atto poetico, come un atto di disobbedienza civile;” spiega Crispin. Queste DATA-MASKS sì, fanno paura, ma in fondo, sono il volto dell’essere umano. Il danno è già fatto: potrei pensare di riuscire, oggi, a sfuggire dalla mia dipendenza tecnologica, ma preferisco studiare e tentare di comprendere meglio questo mondo fatto di meccanica spiritualità e religioso empirismo. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/per-la-tecnologia-la-nostra-faccia-e-un-costrutto-chimerico/?ref=stellakamikaze.org)*, 2 dicembre 2014.* ### Questa "space cup" porterà il vero espresso nello spazio URL: https://stellakamikaze.org/questa-space-cup-portera-il-vero-espresso-nello-spazio/ Last updated: 2026-07-03T22:53:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 novembre 2014.* In uno strano quanto perverso piacere personale tutti, e dico tutti, siamo passati davanti allo Starbucks di turno e lo abbiamo silenziosamente denigrato, facendo riferimento ad un qualche tipo di orgoglio autarchico-nazionalista. E capiamoci: è vero, il caffè americano nulla può contro un espresso italiano. [Ora pensate a Samantha Cristoforetti](http://motherboard.vice.com/it/read/mangiare-nello-spazio?ref=stellakamikaze.org), la prima astronauta italiana della storia decollata verso i vuoti siderali il 23 novembre scorso. È andato tutto bene: lanciata e arrivata sulla Stazione Spaziale Internazionale come da protocollo, bagni di folla, applausi scroscianti, magno cum gaudio; ma lì non c’è il caffè. E nel malaugurato caso ci fosse, stiamo parlando di un terribile caffè americano, distillato da chissà quali fondi di caffè italiani. Cosa fare quindi se non escogitare una maniera per poter bere un espresso anche sulla ISS? E sopratutto, perché, se l’espresso è [già presente](http://www.asi.it/en/press%5Froom/comunicati%5Fstampa/2014%5Fcaffe%5Fnello%5Fspazio%5Flespresso%5Fitaliano%5Fin%5Forbita%5Fcon%5Farcotec%5Flavazz?ref=stellakamikaze.org) nella ISS, nessuno ha pensato di portare anche delle tazzine con le quali questi espressi fossero bevibili? Suggerimento: non è stato un problema di spazio in valigia. Durante il meeting dell’American Physical Society’s Division of Fluid Dynamics, dal 23 al 25 novembre, a San Francisco, lo studente delle superiori Nathan Ott, in collaborazione con il professore Mark Weislogel e il ricercatore Drew Wollman,[ ha descritto gli studi e gli esperimenti effettuati su una varietà di effetti capillari e dinamici per permettere il consumo di caffè espresso in ambienti privi di gravità](http://www.newswise.com/articles/espresso-in-space?ref=stellakamikaze.org). Cosa c’entra l’assenza di gravità? Il fattaccio è che, al momento, il vero espresso italiano non si può bere nello spazio perché le sue caratteristiche intrinseche lo impediscono. L’espresso italiano infatti si distingue da altri tipi di caffè per la presenza elevata di colloidi di olii emulsionati complessi a bassa densità: con la gravità, questi olii risalgono in superficie e danno origine alla cremina tipica del nostro caffè—Sì, il caffè italiano è diverso, non è solamente una leggenda. “Visto che dall’espresso si ottengono numerosi tipi di caffè, abbiamo effettuato delle misurazioni e abbiamo creato una tazzina in grado di mantenere le proprietà di tensione superficiale necessarie per avere un espresso italiano, un caffè latte e un caffè americano in tazza,” spega Weislogel. “Per molti l’aspetti, il sapore e il profumo della crema sono i fattori fondamentali per valutare positivamente o meno un caffè italiano.” “La geometria della tazzina è la parte ‘smart’, funziona da sistema di controllo dei fluidi senza la necessità di pompe o di forze centrifughe.” Dopo numerose ricerche e un meeting commemorativo per presentare l’invenzione, ecco la “espresso space cup”, stampabile in 3D e proveniente direttamente dal magico mondo della matematica. “La forma della tazzina può far migrare i fluidi passivamente nei luoghi desiderati senza necessità di parti mobili—si sfruttano le forze passive della resistenza dei liquidi e di bagnabilità.” dice Weislogel. “La geometria della tazzina è la parte ‘smart’, funziona da sistema di controllo dei fluidi senza la necessità di pompe o di forze centrifughe.” Secondo il team, il funzionamento della tazzina è talmente meccanico che, specialmente con un liquido così oleoso come l’espresso, dovrebbe funzionare sin dal primo tentativo nello spazio. Per fortuna della Cristoforetti, dopo la macchina per espresso appositamente creata per lo spazio, finalmente arriveranno anche le tazzine. *Segui Federico su Twitter:* [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-caff-espresso-arriva-sulla-stazione-spaziale-internazionale/?ref=stellakamikaze.org)*, 28 novembre 2014.* ### L’immaginazione è l’esatto opposto della realtà, anche nel nostro cervello URL: https://stellakamikaze.org/limmaginazione-e-lesatto-opposto-della-realta-anche-nel-nostro-cervello/ Last updated: 2026-07-03T22:53:35.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 24 novembre 2014.* Fantasticare è bellissimo. È una pratica comune a qualunque essere umano e ci permette di sfuggire per qualche misera manciata di secondi [al triste e massacrante logorio della vita moderna](https://www.youtube.com/watch?v=1tCb2rFXeRY&ref=stellakamikaze.org). Ma come è possibile? Perché ci eleviamo all’Empireo in questi momenti di rara serenità mentale? Ci sarà forse qualche processo chimico collegato, un rilascio di ormoni tale da farci dimenticare la bolletta da pagare, la ragazza da mollare e il lavoro da fare? Niente di tutto ciò, ed è quasi rassicurante poter dire che ciò che succede è ben più “banale”. Un team di ricercatori della University of Winsconsin-Madison guidato da Barry Van Veen, professore in computer engineering, Giulio Tononi e Daniela Dentico hanno pubblicato [sul journal scientifico NeuroImage](http://www.journals.elsevier.com/neuroimage/?ref=stellakamikaze.org) uno studio che illustra, durante il processo di immaginazione, [un incremento del flusso di informazioni dal lobo parietale al lobo occipitale](http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1053811914004662?ref=stellakamikaze.org). Per capirci nel primo lobo, normalmente, arrivano e si assemblano le informazioni provenienti dal secondo; è quindi piuttosto inusuale osservare il processo svolgersi in maniera praticamente inversa. Se, per capirci, normalmente dei segnali partono dagli organi di senso fino ad arrivare al lobo parietale, dove vengono elaborati, quando immaginiamo qualcosa i segnali partono dai centri di elaborazione e arrivano nelle sezioni relative all’elaborazione dei dati degli organi di senso. “Sembra che molte delle cose che succedono nel nostro cervello accadano in maniera direzionale, quel determinato segnale neurale si muove in una direzione particolare, si ferma e poi riparte da un’altra parte,” [dice Van Veen](http://www.sciencedaily.com/releases/2014/11/141120141442.ht?ref=stellakamikaze.org). Lo studio si è svolto grazie all’utilizzo–e anche all’esplorazione delle possibilità di uso–dell’[elettroencefalografia](http://it.wikipedia.org/wiki/Elettroencefalografia?ref=stellakamikaze.org). I ricercatori hanno chiesto alle loro “cavie” di guardare dei videoclip mentre venivano monitorati dall’EEG, questo per impostare uno standard di attività cerebrale. Dopodiché è stato chiesto ai soggetti di immaginare di viaggiare su una bicicletta magica, il tutto con un ricco contorno di suoni, ambiente e sensazioni, prima di tornare ad un videoclip neutro. Infine, analizzando i dati raccolti, i ricercatori sono stati capaci di evidenziare l’atteggiamento direzionale dei segnali neurali. Inoltre, uno dei punti chiave dell’esperimento risiedeva nel test degli strumenti utilizzati, “Eravamo molto interessati nel vedere se i nostri metodi di elaborazione del segnale fossero abbastanza sensibili da rilevare questo tipo di condizione,” dice Van Veen. “Queste dimostrazione sono importanti per guadagnare fiducia nei nuovi strumenti che abbiamo a disposizione” Insomma, realtà e immaginazione sono diametralmente opposte, oltre che per la nostra qualità di vita nei due contesti, anche per il loro processo di concretizzazione nei nostri cervelli. Non so se la cosa mi sollevi o mi deprima ancora di più. *Segui Federico su Twitter*: [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/limmaginazione-lesatto-opposto-della-realt-anche-nel-cervello/?ref=stellakamikaze.org)*, 24 novembre 2014.* ### Ora tutti possono recensire i giornalisti del gaming URL: https://stellakamikaze.org/ora-tutti-possono-recensire-i-giornalisti-del-gaming/ Last updated: 2026-07-03T22:53:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 21 novembre 2014.* No, non parlerò del GamerGate. Cioè, sì, parlerò del GamerGate, non posso negarlo. Il fatto è che non voglio parlarne nei soliti termini teorici e ampollosi farciti di utopie e femminismo. Pensiamoci un attimo: da dove è partito tutto? Da un uomo? Da una donna? [Da un notte di sesso selvaggio tra una sviluppatrice di videogiochi e un giornalista di settore?](http://thezoepost.wordpress.com/?ref=stellakamikaze.org) No, da una recensione—che per altro non è mai esistita. Quale sarà quindi il fine ultimo del GamerGate? Ovviamente di [tentare una riforma delle recensioni di videogiochi](http://gamergate.me/?ref=stellakamikaze.org). Il problema esiste. Non si ferma ai videogiochi, ma si allarga in realtà a tutte le industrie di intrattenimento; è indubbio, però, che quello dei videogiochi sia l’ambiente dove questo intoppo si fa più evidente. Le recensioni su riviste, magazine o testate online sono all’ordine del giorno, e considerato il fatto che al momento il prezzo medio di un titolo si aggira attorno ai 70 euro non stiamo parlando di una spesa da fare alla leggera. Un certo [Jason LaChapelle](https://twitter.com/MyMediaCritic?ref=stellakamikaze.org) salta fuori con un’idea. [Metacritic](http://www.metacritic.com/?ref=stellakamikaze.org) lo conosciamo tutti: l’aggregatore di recensioni per prodotti di intrattenimento, che restituisce all’utente un numerino comodo comodo, [chiamato Metascore](http://www.metacritic.com/about-metascores?ref=stellakamikaze.org), che indica la media dei voti delle recensioni di un determinato titolo, sia che si parli di videogiochi che di cinema, musica, tv. Quello che vi pare insomma. [È nata così l’idea di MyMediaCritic](http://www.mymediacritic.org/?ref=stellakamikaze.org) (da ora MMC), il Metacritic dei giornalisti; un servizio volto a definire la qualità di una determinata testata, giornalista o gruppo editoriale. L’idea di Jason non è esattamente fuori luogo, ma vive di un equilibrio fragilissimo che oscilla tra la valutazione di un prodotto finale—il videogioco—e della recensione stessa del prodotto finale, e un ambiente dove sono i lettori a decidere democraticamente quale sia il giornalista non più stimolante, ma più conforme ai loro punti di vista. Non un toccasana per il giornalismo, ecco. È necessario quindi domandarsi come sistemare un giornalismo marcito da [casi di corruzione conclamati](http://www.forbes.com/sites/erikkain/2012/10/26/all-the-pretty-doritos-how-video-game-journalism-went-off-the-rails/?ref=stellakamikaze.org) senza trasformarlo in una fabbrica di neutri comunicati stampa, dove le linee guida sono quelle dettate dagli utenti dell’aggregatore. Per chiarire questo discorso, ho contattato Jason e gli ho esposto i miei dubbi: “MyMediaCritic non è e non sarà perfetto, e non so se tutto ciò che riguarda l’interazione dell’utenza potrà mai esserlo,” ha premesso Jason. “Il [clickbaiting](http://en.wikipedia.org/wiki/Clickbait?ref=stellakamikaze.org) è ormai all’ordine del giorno nel mondo del giornalismo, e le buone penne stanno perdendo click (e il lavoro!) a favore di autori che passano il tempo a sensazionalizzare fatti ridicoli,” mi ha detto Jason. Il fatto che il clickbaiting sia un grosso problema dell’editoria è più che risaputo, ma spesso ci si dimentica che se da una parte c’è un giornalista che scrive titoli ingannevoli per attirare quanti più click possibili, dall’altra c’è un reporter che perde il lavoro. Perché è chiaro: coniugare in maniera sostenibile le definizioni di giornalismo e di gossip è difficilissimo. Jason non ha paura che la sua idea possa far scaturire azioni poco gentili nei suoi confronti, “Sono stato [ddossato](http://it.wikipedia.org/wiki/Denial%5Fof%5Fservice?ref=stellakamikaze.org) e il mio conto bancario è stato hackato: gli individui coinvolti nel GamerGate non mi fanno più paura.” Il problema di MMC sarebbe da trovarsi principalmente nel fatto che è un servizio user-driven, ovvero spaventosamente democratico. Jason punta a gestire le pagelle dei recensori attraverso un sistema di “voti”, ovvero: un utente con maggiore influenza—perché storicamente affidabile o perché si è guadagnato la fiducia degli altri con analisi puntuali—riceverà maggiore visibilità alla propria recensione. “Io voglio un giornalismo che parla di fatti e che non sia influenzato dai pregiudizi dell’autore.” Il problema è che tutto ciò non mi suona troppo nuovo: il principio di MMC è quello che regola l’affidabilità di una qualsiasi recensione su una testata. Non mi sembra troppo solido nemmeno per ciò che riguarda la possibilità di aggirarlo, “Il sistema di ‘influenza’ per gli utenti è un sistema che ho abbozzato molto velocemente, e il brainstorming da cui ha origine consisteva praticamente in me medesimo che sparavo idee a ripetizione per trovare un modo per evitare che il sistema fosse aggirabile troppo facilmente. Non è perfetto, questo lo so.” Inoltre in un sistema di questo tipo salta fuori anche un altro problema: il giornalismo non è una scienza e un articolo non gradito non corrisponde, necessariamente, a un brutto articolo. Come far combaciare questi due aspetti del giornalismo in un iter valutativo basato su sfumature non troppo variopinte? “Questa è una delle sfide più grosse per MMC. Ho in progetto di avere un sistema per le recensioni “ufficiali” di giornalisti, testate o articoli. Queste recensioni saranno scritte da utenti verificati con credenziali reali (licenze giornalistiche, master, etc), che valuteranno i testi sulla base degli stessi criteri utilizzati dagli utenti, con la differenza che da loro ci si aspetterà analisi ben più dettagliata.” Non sarà un sistema troppo complicato? “La speranza è quella di creare una sorta di bilanciamento; se per esempio il ranking ‘ufficiale’ (dato dalla qualità delle loro credenziali) delle testate è più alto del loro ranking utente, allora c’è qualcosa che non va, e non necessariamente in negativo. Spesso giornalisti e testate sono effettivamente di una qualità intrinseca piuttosto alta, però non sono sulla stessa “linea d’onda” del volere dei lettori.” Lo scontro tra giornalismo professionale e “popolare” è all’ordine del giorno, e sempre più spesso il filmato di una persona qualsiasi vale più di mille parole di qualche firma nota. “Penso che entrambi abbiano i loro pregi e i loro difetti, e che entrambi siano strumenti estremamente validi, e penso che siano molto più simili tra loro di quanto credano molte persone,” dice Jason. “Entrambi devono sottostare a degli impianti etici ben precisi. Io voglio un giornalismo che parla di fatti e che non sia influenzato dai pregiudizi dell’autore; è ovvio che il giornalismo sia, in una maniera o nell’altra, influenzato da queste cose, ma non sopporto quelli che non lo dichiarano prima di entrare nel merito delle vicende. Non mi piace nemmeno chi si fregia del titolo di “giornalista” solo per ottenere dei privilegi (pass stampa, per esempio), ma poi non sono coerenti con quella definizione.” Abbiamo poi parlato anche di questioni più concrete: nel corso del GamerGate testate come *Kotaku*, in risposta alle critiche, [sono arrivate a vietare al loro personale di finanziare videogiochi su servizi di crowdfunding](http://kotaku.com/a-brief-note-about-the-continued-discussion-about-kotak-1627041269http://kotaku.com/a-brief-note-about-the-continued-discussion-about-kotak-1627041269?ref=stellakamikaze.org), per evitare sin da subito qualunque tipo di coinvolgimento personale nei progetti. “Personalmente, ritengo che un giornalista non dovrebbe partecipare alle campagne di crowdfunding. E ciò vale anche al contrario. Penso anche che le case di sviluppo di videogiochi non dovrebbero piazzare pubblicità su testate che trattano dell’argomento. Una volta aggiunti i soldi all’equazione, l’atteggiamento percepito (e a volte quello che è realmente il modo di comportarsi del giornalista) e la corruzione dietro sono troppo significativi per essere ignorati, come nel GamerGate.” A questo proposito, uno dei discorsi più significativi e in voga in tutto il filone GamerGate riguarda “l’etica giornalistica”: all’interno del [movimento, questo slogan ha generato un vero e proprio meme](http://actuallyethics.tumblr.com/?ref=stellakamikaze.org) che ha fatto perdere il suo reale significato. “Nel GamerGate ci sono tante persone diverse e per me il GamerGate è un grande calderone. Io voglio che i giornalisti che leggo si comportino in maniera più etica—non finanziando progetti o facendosi finanziare da dei progetti e mostrando le carte in tavola quando necessario. Voglio siano la voce dei consumatore, non che scrivano contro di noi. Non voglio che il giornalismo videoludico sia pregno di programmi politici e sociali.” confessa Jason. “Il consumatore dovrebbe essere quel crocevia per tutti i giochi, e i giornalisti dovrebbero lavorare a stretto contatto con i giocatori.” Queste ultime battute sono piuttosto delicate, perché non vedono vie di mezzo tra il tutto e il niente, per questo Jason precisa, “Elementi socio-politici sono assolutamente positivi nella discussione e nella recensione di un videogioco; nonostante ciò, non penso debbano essere inseriti all’interno di un articolo destinato al mercato dei lettori di massa, a meno che il giornalista non includa tutti gli elementi socio-politici presenti. Anche se non volessero inserirli per conto loro, dovrebbero permettere a questi elementi di esistere liberamente, senza che questa azione sia attaccata da altre testate.” “Il tutto si fa sempre più complicato se pensi al fatto che i voti delle recensioni sono strettamente relazionati agli affari e agli stipendi degli sviluppatori. Questo significa che i giornalisti hanno in mano le buste paga degli sviluppatori. Oggi uno sviluppatore deve fingere di avere determinate tendenze socio-politiche, altrimenti mette a rischio il proprio portafogli.” Jason conclude con una considerazione che condivido in pieno, “Il problema è che abbiamo creato una realtà dove il giornalismo videoludico funge da imprescindibile crocevia per i giochi più piccoli. I giornalisti decidono di cosa parlare, quanto parlarne e come parlarne. Se un gioco non si allinea alle loro idee possono ignorarlo o parlarne male. Non succede lo stesso per i titoli tripla A (diciamocelo, *Call of Duty* sopravvivrebbe anche senza recensioni).” “Il consumatore dovrebbe essere quel crocevia per tutti i giochi, e i giornalisti dovrebbero lavorare a stretto contatto con i giocatori. Queste due cose oggi non succedono,” conclude. Io sono fortemente contro il GamerGate, in tutte le sue accezioni, ma in Jason ho trovato una persona che ha saputo discutere lucidamente delle problematiche che realmente affliggono un settore economicamente gigantesco ma professionalmente alle corde. Non so se MyMediaCritic riuscirà ad avere successo e a funzionare; perché i buchi logici da riempire sono davvero tanti. Quel che è certo è che se il GamerGate riuscirà ad abbandonare i suoi atteggiamenti radicali e a virare su una mentalità più morbida e flessibile, come quella di Jason, allora forse questo settore non è poi così perduto. *Segui Federico su Twitter*: [@twitReolo](https://twitter.com/twitReolo?ref=stellakamikaze.org) --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-parlato-con-l-attivista-gamergate-che-vuole-recensire-il-giornalismo/?ref=stellakamikaze.org)*, 21 novembre 2014.* ### Ho chiesto a Massimo Banzi se Arduino è solo un fenomeno di marketing URL: https://stellakamikaze.org/ho-chiesto-a-massimo-banzi-se-arduino-e-solo-un-fenomeno-di-marketing/ Last updated: 2026-07-03T22:53:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 novembre 2014.* Avevo tredici anni quando, in preda ad un capriccio dettato dalla mia voglia di prendermi 220 volt di scossa, mi feci comprare [uno scintillante Arduino Duemilanove](http://arduino.cc/en/Main/arduinoBoardDuemilanove?ref=stellakamikaze.org) assieme a decine di cosette utili alla pratica—resistenze, fili elettrici, qualche bottone, un paio di potenziometri e un motorino. Di elettronica, sia adesso che allora, non ne so assolutamente niente; probabilmente il mio livello di conoscenze in materia rimarrà tale per tutto il resto della mia vita, ma guai a toccare il mio Arduino. Siamo nel 2014 e dover spiegare a voi giovani [cosa sia Arduino](http://arduino.cc/?ref=stellakamikaze.org) mi pare piuttosto grottesco, ma nel caso non vi foste accorti che la Guerra Fredda è finita e non siate ancora usciti dai bunker antiatomici noi siamo qui per questo. [Arduino è un microcontrollore](http://it.wikipedia.org/wiki/Microcontrollore?ref=stellakamikaze.org), ovvero un circuito elettronico munito di chip e di un [ambiente di sviluppo integrato (IDE)](http://it.wikipedia.org/wiki/Integrated%5Fdevelopment%5Fenvironment?ref=stellakamikaze.org) così intuitivo da sfruttare che pure il sottoscritto, un tempo, lo utilizzava per creare [comodissimi circuiti capace di accendere in alternanza ben tre diversi LED](http://arduino.cc/en/Tutorial/Blink?ref=stellakamikaze.org). Amo dire a me stesso che questa faccenda di Arduino è in realtà solamente un feticcio che, come una voragine, risucchia qualunque persona anche solo lontanamente appassionata di tecnologia in un tunnel senza fine fatto di valori ohm, acquisti sconclusionati di fili di vario tipo e inesorabili tutorial che portano a tutto meno che al prototipo voluto funzionante. Purtroppo, anzi per fortuna, la verità è ben altra: Arduino, [la creatura di Massimo Banzi](http://www.massimobanzi.com/?ref=stellakamikaze.org), è un capolavoro di marketing, usabilità ed efficienza pratica. Facendo progressi con un’attitudine fortemente iperbolica, Arduino nasce nel 2005 e a [oggi conta centinaia di rivenditori in tutto il mondo](http://arduino.cc/en/Main/Buy?ref=stellakamikaze.org). Con una politica di business pressoché perfetta, il microcontrollore di Banzi [si è imposto come vero e proprio baluardo del crescente movimento DIY nel mondo](http://makezine.com/2011/02/10/why-the-arduino-won-and-why-its-here-to-stay/?ref=stellakamikaze.org), garantendo un costante supporto ed una varietà di prodotti diversi per tutti i tipi di necessità. In una qualche maniera, il progetto di Banzi ha assunto un’identità di prodotto molto simile a quella di un qualunque prodotto Apple. Con un target dichiarato estremamente fumoso che spazia dall’hobbista della domenica al professore universitario che vuole adottare nuovi metodi didattici, una campagna di propaganda ben mirata ha fatto in modo che Arduino diventasse il punto di partenza, per eccellenza, per chiunque volesse darsi da fare con la tecnologia 2.0 fatta di droni, robot, stampanti 3D e prototipi inter-connessi. Quando nel 2012 [Eben Upton](http://en.wikipedia.org/wiki/Eben%5FUpton?ref=stellakamikaze.org) si è fatto vivo sul mercato di settore con il suo [Raspberry Pi](http://www.raspberrypi.org/?ref=stellakamikaze.org), benché i due modelli fossero, sostanzialmente, molto diversi, il paragone è stato immediato ed ha portato Arduino a fortificare la sua posizione nell’immaginario collettivo: [Raspberry Pi è una figata, ma forse è meglio cominciare da un Arduino](http://readwrite.com/2014/05/07/arduino-vs-raspberry-pi-projects-diy-platform?ref=stellakamikaze.org). L’ambiente di sviluppo unificato per tutti i modelli e gli shield di Arduino si sta comportando, quasi meschinamente, nella migliore delle maniere possibili: esattamente come nel caso di Apple, una scena di sviluppo tecnicamente chiusa limita sicuramente il prosperare di innovazioni radicali che potrebbero rivelarsi cruciali e storiche, ma al tempo stesso rassicura l’utente, accompagnato in una suite confortevole fatta di tutorial ufficiali e supporto capillarmente diffuso. Cosa succederebbe se arduino venisse colpito dallo stesso stigma di cui oggi soffre qualunque prodotto apple? Non è importante che questi fatti rispecchino o meno la realtà, l’importante è che la pensi così la clientela importante, ovvero quella fatta di hobbisti disimpegnati che hanno comprato Ardiono [per costruire delle scarpe auto-allaccianti](http://www.instructables.com/id/Power-Laces-the-Auto-lacing-shoe/?ref=stellakamikaze.org) e che poi hanno lasciato la scheda a prendere polvere dopo aver fatto illuminare un paio di LED. Che sia successo consciamente o inconsciamente, la strategia di Banzi funziona. Il suo prodotto è un capitolo storico del grande libro del DIY e l’impulso che Arduino ha lanciato è e sarà fondamentale almeno per un altro paio di decenni, sdoganando la commerciabilità di prodotti prima pensati per una nicchia ristretta. Resta un problema: se Arduino venisse colpito dallo stesso stigma di cui oggi soffre qualunque prodotto Apple? La questione mi sembrava piuttosto interessante, così sono andato proprio da Massimo Banzi e gli ho chiesto cosa ne pensasse, “Arduino si basa sui valori della comunità e dell’open source, il nostro obiettivo è in definitiva quello di dare alle persone la possibilità di essere creativi con la tecnologia. Lavoriamo quindi su valori molto diversi rispetto alla mistica dei prodotti, del brand, di Steve Jobs con cui è ammantata la realtà di Apple.” dice Massimo, “Per Arduino, è la comunità a diffondere i nostri valori e di conseguenza il nostro nome.” Nella stesura di questo articolo, inoltre, ho trovato difficoltà a trovare dei dati commerciali aggiornati riguardanti Arduino, “Il business sta crescendo. Ma l’aspetto meramente commerciale non è ciò che ci guida e quindi non siamo interessati a rilasciare numeri e dati e a basate la nostra comunicazione su questi aspetti.” Non mi potevo aspettare risposte troppo diverse, d’altronde. Un altro dubbio attorno ad Arduino riguarda la qualità dei prototipi sviluppati con esso, spesso infatti la maggior parte dei miliardi di progetti sviluppati sono degli “sfizi da togliersi”, tutti dispositivi che vanno a risolvere dei problemi che, senza l’ausilio di Arduino, mi richiederebbero molta poca fatica per essere sistemati “manualmente”. Inoltre si tratta quasi sempre o di progetti completamente incredibili (ma con poca applicazione “pratica”) o di utility casalinghe che richiedono, comunque, una conoscenza iniziale degli strumenti non da poco. “Il mondo dei progetti che le persone fanno con Arduino è davvero molto variegato, molto più di quanto si veda online o sui giornali. Per esempio [gli studi sul DNA](http://medicarduino.net/?p=43&ref=stellakamikaze.org) o altre applicazioni che hanno veramente un impatto scientifico e culturale spesso sono meno visibili di altri perché non fanno cliccare. Bisogna quindi stare attenti a valutare questo aspetto: spesso e volentieri è solo un problema di comunicazione e di interesse da parte della stampa.” premette Banzi prima di affrontare la parte spinosa del discorso. “Arduino, d’altra parte, ‘soffre’ la stessa condizione dei contenuti web in generale: il 90 per cento è ‘fuffa’ e il 10 sono articoli di qualità con punti di vista argomentati e interessanti. La soglia di accesso molto bassa con cui si accede al web (e ad Arduino) implica questa dinamica, è una sana conseguenza della democratizzazione della tecnologia. Io da parte mia preferisco nettamente che la situazione sia così, con una grande ricchezza di contenuti di vari livelli piuttosto che una comunicazione e una progettualità basati e gestiti dal decisionismo di pochi e in cui le persone sono solo consumatori passivi.” conclude. Arduino ‘soffre’ la stessa condizione dei contenuti web: il 90 per cento è ‘fuffa’ e il 10 sono articoli di qualità.. Un’altra faccenda piuttosto spinosa, per un’azienda, è avere a che fare con prodotti che hanno un’identità molto simile ai propri. Per Arduino il diretto competitor è Raspberry Pi, che però non è così simile alla scheda di Banzi come si potrebbe pensare: “Raspberry Pi è la scheda madre di un piccolo computer Linux la cui caratteristica principale è il suo essere economico. Arduino invece si propone di essere una piattaforma completa supportata da una comunità. Alla minore prestanza tecnica supplisce una produttività potenzialmente molto più elevata.” Abbiamo poi parlato di marketing, partendo dalla questione fidelizzazione; si può parlare di [lovemark](http://en.wikipedia.org/wiki/Lovemark?ref=stellakamikaze.org) quando si parla di Arduino? “Mi fa ridere questa definizione!” L’amore, si sa, è buffo, “noi di Arduino, abbiamo sempre lavorato su comunità, abbiamo incoraggiato le persone a condividere i loro progetti e siamo sempre fedeli ai nostri ideali come l’open source. Forse è questa coerenza a farci amare, insieme all’immagine riconoscibile in cui le persone si rispecchiano. Arduino è stato il primo progetto ad adottare un’immagine coordinata d’impatto e studiata nel dettaglio grazie al lavoro condotto da Giorgio Olivero dello [studio Todo di Torino](http://www.todo.to.it/?ref=stellakamikaze.org).” Infine mi è toccato chiedere dell’UAAR alla CEI. Come si spiega il successo e l’efficacia di Arduino, un prodotto dalla doppia identità: da una parte ben radicata nell’open-source, dall’altra vero e proprio fenomeno di marketing? “Non mi piace per nulla la definizione “fenomeno di marketing”: sembra nascondere una menzogna, un’ipocrisia o obiettivi meramente commerciali. Arduino non fa pubblicità, non fa marketing. Riceviamo spesso richieste di invio schede alle redazioni a cui noi rispondiamo no. Il nostro è è un lavoro dal basso, fatto con la comunità.” mi dice Massimo, prima di puntualizzare che un’azienda di alto livello non è necessariamente separata in maniera netta dal mondo dell’open. “L’open source fa già parte del mondo tecnologia di aziende di alto livello, ma spesso questo non viene segnalato. Penso per esempio a Apple.” Immagino che i talenti non manchino. Nel mondo dei videogiochi esistono le game jam, sessioni collettive dove gli sviluppatori creano videogiochi in 48/72 ore; c’è qualcosa di simile nel mondo dei maker? “Sì, Arduino è molto presente in realtà come gli [hackaton](http://www.hackathon.it/?ref=stellakamikaze.org). Ora ci sono anche i makeathon.” Insomma, Massimo Banzi, in qualità di buono, anzi ottimo, CEO ha chiarito molti dei miei dubbi, non resta che domandargli cosa aspettarsi da Arduino in futuro, “Siamo molto impegnati nel mondo dell’educational e siamo fattivamente al lavoro per semplificare l’uso dell’internet delle cose. Ci stiamo lavorando dal 2007\. Un esempio emblematico sarà l’appartamento che apriremo a Torino, curato da Bruce Sterling e coordinato da Lorenzo Romagnoli. [Si chiamerà Casa Jasmina](http://www.sardiniainnovation.it/article.1859/open-source-apartment-il-nuovo-progetto-di-massimo-banzi-arduino-e-bruce-sterling.html?ref=stellakamikaze.org).” --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/ho-chiesto-a-massimo-banzi-se-arduino-fosse-solo-un-fenomeno-di-marketing/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 novembre 2014.* ### Oscar Farinetti è lo Steve Jobs dell'alimentazione? URL: https://stellakamikaze.org/oscar-farinetti-e-lo-steve-jobs-dellalimentazione/ Last updated: 2026-07-03T22:53:38.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 novembre 2014.* Asti, Bari, Bologna, Genova, Torino, Milano, Piacenza, Monticello d’Alba, Pinerolo, Roma, Tokyo, Yokohama, Osaka, New York, Chicago, Istanbul e Dubai. Queste le roccaforti dell’impero [di Oscar Farinetti](https://twitter.com/oscarfarinetti?ref=stellakamikaze.org), ovvero [le filiali di Eataly](http://www.eataly.net/?ref=stellakamikaze.org), la catena di distribuzione [di alimenti slow food](http://www.slowfood.it/?ref=stellakamikaze.org). Farinetti è in tutto e per tutto [lo Steve Jobs dell’alimentazione](http://www.linkiesta.it/eataly-farinetti-il-prestigiatore?ref=stellakamikaze.org): l’uomo che ha preso la campagna e l’ha portata in città, creando un rifugio sicuro per tutti coloro che sono rimasti prosciugati dalla plastica dialettica da supermercato o dalle realtà parallele imbastite dai fast food. Il leader di Eataly non è esattamente l’ultimo arrivato graziato da una serie di colpi di fortuna: riceve dal padre l’eredità di Unieuro, la accudisce e dopo averla ingrassata la vende e nel 2004 concretizza il progetto Eataly. “*La vita è troppo breve per mangiare e bere male*“, questo lo slogan della catena che ha preso i prodotti tipici e li ha resi un bene di lusso, creando un unicum nel marketing che sfiora l’arte vera e propria; non da meno è [la “Disneyworld del cibo”](http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/02/03/eataly-bologna-direttore-marketing-del-mercato-qui-baricentro-agroalimentare/264019/?ref=stellakamikaze.org), sempre targata Farinetti. Eataly oggi ha piantato la sua bandierina in tutto il mondo ed è considerato un vero e proprio baluardo del buon mangiare, con le sue sfilate di forme di formaggio e le regali incoronazioni alle pagnotte. Quindi perché fermarsi al mondo fisico, quando puoi avere internet? Il 12 Novembre Farinetti, all’interno della filiale Eataly di Milano, [ha annunciato la sua nuova epopea](http://www.linkiesta.it/oscar-farinetti-eataly-lancia-ecommerce-verdure-fresche?ref=stellakamikaze.org), “In questi giorni è partito un progetto per vendere prodotti freschi online. Saremo noi i primi: non mi faccio battere da Google o da Amazon, che non sanno neanche cosa sia il cibo.” Un approfondimento sulla questione è contenuto in un’intervista che Farinetti ha rilasciato a Linkiesta, dove il sottile confine tra genialità visionaria e profetismo della domenica diventa, parola dopo parola, sempre più sottile. L’idea è senza dubbio ambiziosa, anche perché partire dichiarandosi competitor di titani come Amazon e Google non può fare altro che alimentare aspettative monumentali. La [spesa](http://www.esselungaacasa.it/ecommerce/?ref=stellakamikaze.org) [online](http://www.e-coop.it/virtualShop/?ref=stellakamikaze.org) [si fa](http://www.prontospesa.it/access/home.asp?ref=stellakamikaze.org) ovunque; quindi perché l’idea di Farinetti dovrebbe funzionare? Il vero problema dell’e-commerce è che spesso viene effettuato da aziende diverse che operano in località d’Italia diverse: il mercato quindi non è unificato, anzi, quasi volutamente frammentato. Farinetti sembra non voglia questo: non solo desidera—e riesce a—sbaragliare la realtà dei normali e freddi market con lo slow food ma vuole, da un giorno all’altro, saturare il mercato offrendo un servizio di spesa online che si estenda su tutta Italia. Oltretutto in Italia già esiste un servizio simile, [Cortilia](https://www.cortilia.it/?ref=stellakamikaze.org), che offre la vendita online di prodotti tipici provenienti da produttori locali. Dov’è l’asso nella manica? Capillarità ed efficienza nel servizio? Documentari per ogni singolo pomodorino? Chef inclusi nei pacchi viveri? Consegne di cibi a chilometro 0 con tir che, *incredibile dictu*, non inquinano? Forse basterà il marchio Eataly a rendere tutto questo incredibilmente irresistibile. Eataly prova che gli italiani vogliono mangiare slow food, se a ciò abbiniamo il mondo fatato che la realtà multimediale di internet potrebbe creare, la frittata è bella che pronta. Oscar Farinetti ha la formula per il successo in tasca, ma rischia, fatalmente, di sbandare e finire in un burrone. Questo perché parte da presupposti fragili: *sembra* che gli italiani vogliano mangiare slow food, [non che lo facciano](http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/notizie/economia/2013/27-novembre-2013/eataly-incassi-dimezzatirispetto-budget-previsto-2223708506485.shtml?ref=stellakamikaze.org) realmente; e soprattutto *sembra* che Eataly funzioni, [non che lo faccia per davvero](http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/04/20/eataly-sciopero-di-unora-a-bologna-i-sindacati-precario-licenziato-senza-preavviso/958739/?ref=stellakamikaze.org). E infine, cosa succederebbe se l’idea di Farinetti avesse davvero successo e si trasformasse nella Amazon italiana per il cibo? Come si può gestire un impianto di infrastrutture di quelle dimensioni? L’intervista assume toni sempre più sensazionalistici e non lascia spazio a mezzi toni, “Sarà pieno di telecamere—[ma, ndr, le telecamere erano già state un problema, in passato](http://www.linkiesta.it/sciopero-eataly-firenze?ref=stellakamikaze.org)—, mostreremo come vengono coltivati i prodotti, perché [un prodotto senza narrazione non vale niente](http://name-aam.org/uploads/downloadables/EXH.spg%5F11/9%20EXH%5Fspg11%5FEatalyRetail%20on%20a%20Mission%5FBicknell.pdf?ref=stellakamikaze.org). \[Per “l’orto” dove verranno coltivati i prodotti\] voglio un contesto rurale e bucolico,” ed infine conferma l’estensione nazionale del business, “perché non è che una carota può fare il giro del mondo.” Saremo noi i primi: non mi faccio battere da Google o da Amazon, che non sanno neanche cosa sia il cibo. Farinetti parla di paura dell’online, parla della velocità di evoluzione delle dinamiche di internet e parla anche di come, queste stessa paura, sia motore stesso dell’evoluzione, “Penso che sia la stessa paura che aveva l’homo sapiens quando fu scoperto il fuoco. O quella che in seguito l’uomo ha provato con la ruota e con l’automobile. Ma il segreto è proprio avere panico. Un imprenditore si abitua a conviverci e poi, quando le cose riescono, ha un orgasmo da panico. Il panico mi dà godimento.” Come detto, non lascia spazio a grandi dubbi: parlare di “orgasmo da panico” porta Farinetti a camminare pericolosamente su una fune sospesa sopra una voragine. E tutto ciò sarebbe sintomo di un carattere stimolante e visionario, pronto ad accogliere e dare benzina a modelli efficienti e rivoluzionari; [se non fosse che il suo Paese dei Balocchi sta già scricchiolando](http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13%5Fmaggio%5F22/farinetti-nega-negozi-senza-licenze-2221264718327.shtml?ref=stellakamikaze.org). Il modello di business dell’idea e-commerce di Eataly è molto simile, per certi versi, a quello adottato da Amazon: offrire un habitat perfetto per i prodotti in vendita, accompagnando il tutto a un’efficienza nel servizio quasi epocale. L’altra faccia della medaglia è da cercare nelle condizioni della manovalanza: le proteste e i sindacati fiorentini mostrano che da Eataly la favola si consuma solo quando si entra per comprare qualcosa, diventa un incubo al solo pensiero di doverci lavorare. Se i ritmi e gli standard richiesti per mantenere una visione di facciata così bella e invitante sono tali, cosa può succedere se la produzione stessa del cibo è affidata a Farinetti? Il problema strutturale, in realtà, si trova ad un livello molto più profondo di quello riguardante l’indotto che Eataly genera: il marketing dietro l’idea di Farinetti è quella di dare un bellissimo vestito a dei prodotti appartenenti a realtà storicamente non più affascinanti. Ci hanno fatto anche [delle tesi di laurea](http://tesi.cab.unipd.it/46323/1/1034106%5FLMLCC.pdf?ref=stellakamikaze.org) a riguardo. Le verdure del contadino o le carni del macellaio sono scomode, prive di un’identità di prodotto capace di dare fiducia ai consumatori e, soprattutto, mancanti di qualunque tipo di impianto pubblicitario che possa generare proprio quell’identità di prodotto necessaria a risultare efficaci sul mercato. Creare una catena di distribuzione che si basa su tutto ciò che può essere antitetico alle normali catene di distribuzione genera un paradosso non sostenibile, non solo concettualmente, ma soprattutto se contestualizzato nella realtà storica in cui si va ad innestare. Lo slow food, il cibo salutare e il mangiare bene non sono domande di mercato che nascono, per definizione, come costose, ma che lo diventano quando si genera la richiesta di rendere queste realtà commerciabili su vasta scala. Creare un paradiso terrestre arredato con prosciutti seduti su troni di velluto e spezie riverse in maestose ceste eleva il prodotto slow food ad uno status di lusso, ad una coccola, una golosità che ci si può permettere solo a volte, quando si desidera creare un diversivo dal normale prodotto, di marca, da supermercato. Il mangiare bene diventa quindi un’azione in potenza che deve, necessariamente, passare da un portafogli gonfiato non solo dagli effettivi prezzi di vendita, ma anche da tutto ciò che non è effettivamente prodotto: la storia raccontata, il design delle filiali e l’esclusività della provenienza dei cibi e soprattutto il marchio Eataly stesso, che si pone come tempio di Giano Bifronte tra il campo di battaglia del “fast” e dello “slow food”. Tutto deve passare per di lì, e se non passo per di lì; be’, buona fortuna. Nell’intervista Farinetti parla anche, concretamente, di ciò che significa vendere su internet, “L’obiettivo è vendere al prezzo che i prodotti meritano. È necessario fare storytelling anche online: un prodotto non narrato non vale niente. Dobbiamo abituarci a una nuova dimensione del prezzo, che sui siti di e-commerce cambia di continuo. Ma il prezzo deve essere Giusto. Se prevale la filosofia del “prezzo basso e me ne frego”, il contadino muore. Il prezzo non deve essere giusto, ma Giusto. Quasi fosse un marchio di fabbrica, un prezzo Giusto che possa garantire un rapporto qualità/prezzo equo ed onesto; un prezzo Giusto che viene garantito dal marchio Eataly, dal nome di Farinetti. Il reame Farinetti non accenna a voler smettere di espandersi, “Entro tre-quattro anni faremo un “Eataly Fire”. Nei ristoranti oggi non c’è più fuoco, è tutto a induzione. I vigili del fuoco dovremmo chiamarli vigili dell’induzione. Ho in mente un grande ristorante dove al centro c’è il fuoco.” Falò nel ristorante, quindici euro di coperto, tre in più sulle pietanze; la gamma dei piccoli produttori protetti dall’egida di Eataly rimane quella di un’elite esclusiva. Parla anche di Expo 2015, e qui mi posso permettere di stare sul sintetico riportando solo le sue parole iniziali, “Il grande intervento per l’Expo si chiamerà “The answer, my friend, is blowing in the wind”, e narreremo i venti.” Penso sia abbastanza chiaro di che tipo di imprenditore stiamo parlando. A Torino ha aperto una charity, si chiama “Perché?”: ha donato ai [Magazzini Oz](http://www.magazzinioz.it/?ref=stellakamikaze.org) una serie di scatole che presentano delle domande. Una di queste presenta il quesito “ma i Ris sono solo a Parma?”, dentro c’è una forma di Parmigiano Reggiano. Costo, dai 9 ai 25 euro. Oscar Farinetti non è uno scemo. Non è nemmeno un truffatore o un arrivista: Farinetti è un manager. Crea bisogni e li soddisfa. Il grosso, quasi disastroso, problema è che li soddisfa passando per i piccoli produttori, e che i suoi sogni di gloria rischiano di fargli perdere contatto con la realtà, non solo facendo crollare un impianto di distribuzione che, con luci ed ombre, è supportato da un indotto gigantesco, ma soprattutto privando i produttori locali del loro unico sbocco sul mercato. Che bisogno c’è di preoccuparsi del marketing se c’è Farinetti che vende il mio cibo? Qual è la dichiarazione sensazionalistica che divide un nuovo divo della Silicon Valley e un delirio di onnipotenza? --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/oscar-farinetti-e-lo-steve-jobs-dell-alimentazione/?ref=stellakamikaze.org)*, 17 novembre 2014.* ### Super Cane Magic ZERO, il gioco dove i fiumi si trasformano in bistecche URL: https://stellakamikaze.org/super-cane-magic-zero-il-gioco-dove-i-fiumi-si-trasformano-in-bistecche/ Last updated: 2026-07-03T22:53:39.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'11 novembre 2014.* Ritengo che l’intera industria dell’intrattenimento si trovi in uno stato di stallo piuttosto pesante. Non parlo di stallo finanziario: [i soldi girano](http://www.forbes.com/sites/erikkain/2014/09/10/destiny-crosses-500-million-on-day-one-biggest-new-video-game-launch-ever/?ref=stellakamikaze.org); non parlo nemmeno di stallo creativo: [le figate saltano fuori sempre più spesso](http://www.rockpapershotgun.com/2014/05/26/return-of-the-obra-dinn/?ref=stellakamikaze.org). Parlo di stallo sociale. I fenomeni della musica, del videomaking e dei videogiochi sono meteore che spariscono dalla scena facendo un chiasso inversamente proporzionale a quello con cui sono arrivate. Odio usare un certo tipo di inglesismi, ma specie in Italia ogni singolo creativo repelle o ignora in maniera piuttosto dannosa quella oscura disciplina da web social 3.0: il networking. Con networking [non intendo essere amici di tutti e svendere il proprio lavoro](http://it.wikihow.com/Diventare-Famosi-su-Internet?ref=stellakamikaze.org) come il pesce al mercato, ma semplicemente stringere e mantenere abbastanza contatti da risultare credibili. Ritengo infatti che nell’era del web social e dei culti delle personalità sia necessario, in una maniera o nell’altra, assecondare questa richiesta del mercato e diventare, noi stessi, dei prodotti. Curare, oltre che la qualità intrinseca dei propri prodotti, anche la propria product identity può portare a risultati tutto sommato incredibili, come quelli testimoniati dalla casa di sviluppo di videogiochi italiana [Studio Evil](http://www.studioevil.com/?ref=stellakamikaze.org) e lo [youtuber Scottecs](https://www.youtube.com/user/scottecs?ref=stellakamikaze.org)—che per capirci è [quello del Dr. Culocane](https://www.youtube.com/watch?v=mFQukpkgoSI&ref=stellakamikaze.org). Partiamo da un paio di premesse: Studio Evil è in giro da un bel po’ di tempo; apre nel 2011 e sin da subito (e anche prima) si afferma come una delle realtà più, in qualche maniera, caratteristiche e coese del panorama dei videogiochi indipendenti italiani, troppo spesso costellato da singolarità che non riescono a sopravvivere proprio per la mancanza di gruppi di lavoro ben strutturati. Oltre che consolidare la propria product identity in Italia, Studio Evil pubblica a fine 2012 [Syder Arcade](http://www.syderarcade.com/?ref=stellakamikaze.org), ha in cantiere [un gioco sulla rianimazione cardiopolmonare](http://www.studioevil.com/?ref=stellakamikaze.org#/relive-trailer/) ed una [graphic novel a tema mostri](http://www.studioevil.com/?ref=stellakamikaze.org#/the-fading-temples/). Dall’altra parte abbiamo [Simone Albrigi](http://www.sio.im/?ref=stellakamikaze.org) in arte Sio, voce, creatore e animatore del Dr. Culocane e di [decine di altri video a tema umoristico](https://www.youtube.com/watch?v=XooEAb%5Fo0E4&list=UUqSmyuqVNwklKKlqqdMmV%5FA&ref=stellakamikaze.org)—risultato, 600.000 e passa iscritti su YouTube. La sua ironia è amata da moltissimi e sottilmente detestata da altri; non è un personaggio che “dà fastidio”, [a differenza di molti altri](https://www.youtube.com/user/JacopoOrtisk?ref=stellakamikaze.org), forse per questo continua ad incassare risultati da record. I fiumi si trasformano in bistecche, l’erba in lava, Internet è improvvisamente lentissimo e il caos regna sovrano. Queste due premesse mi servono per parlare di un’altra cosa, ovvero di [Super Cane Magic ZERO](http://www.supercanemagic.com/?ref=stellakamikaze.org), il videogioco ideato da Sio e sviluppato da Studio Evil. Nel caso in cui non conosciate il tipo di ironia a cui ci troviamo davanti, vi basti sapere che il sito ufficiale del gioco recita, “Cosa succede quando una potente bacchetta magica finisce nelle zampe di un Cane? I fiumi si trasformano in bistecche, l’erba in lava, Internet è improvvisamente lentissimo e il caos regna sovrano. Fortunatamente per il pianeta Terra c’è Coso, personaggio così naif da credere a tutto ciò che vede in TV.” Vi piace? Non vi piace? Non è questo il punto. Ciò che a noi interessa sapere è che la collaborazione, il networking, tra Studio Evil e Scottecs ha portato alla creazione [di una campagna di crowdfunding su Eppela](http://www.eppela.com/ita/projects/988/super-cane-magic-zero?ref=stellakamikaze.org) e che questa campagna, in appena dodici giorni (e 18 ancora rimanenti) ha raccolto, al momento della stesura dell’articolo, 13.058€ e 454 sostenitori. Certo, il “muscolo mediatico” della situazione, ovvero Sio, di iscritti su YouTube ne ha più di 600.000, ma trovare 454 persone pronte a sborsare denaro in appena 12 giorni dall’apertura della campagna è un risultato concreto e che, di fatto, pronostica la possibilità che un videogioco sviluppato da uno studio italiano e progettato da uno youtuber con idee tutto sommato originali venga finanziato completamente dal pubblico. Il gioco è ancora in una fase di lavorazione molto prematura, c’è un trailer con una mezza demo disponibile, ma per comprendere meglio il tutto noi siamo andati a fare due chiacchiere direttamente con Sio e poi con i ragazzi di Studio Evil. **Ciao Sio! Da dove è nata l’idea di un videogioco? La cosa mi incuriosisce, perché tra le tante cose che uno youtuber “potrebbe fare,” un videogioco è proprio l’ultima che mi aspettavo.** Ho sempre amato i videogiochi. Ho sempre avuto un’idea ben precisa di videogioco che avrei voluto fare come mezzo per raccontare una storia scema, di quelle che piacciono a me. Mi si è presentata l’occasione, non me la potevo lasciar scappare, visto che non conoscevo molti studi di sviluppo italiani e Studio Evil mi si è presentato in maniera molto professionale. Non vedo l’ora. **Come si svolgerà lo sviluppo? Oltre che il concept grafico avrai in mano l’intero game design del gioco e Studio Evil si occuperà di rendere concrete le tue idee? Come pensi riuscirai ad adattare le tue tipiche idee insolite ai limiti tecnici di un videogioco?** Il game design lo stiamo decidendo insieme, io mi occuperò anche della storia (che è la cosa che preferisco) e di alcune animazioni di personaggi principali. Comporrò molta della musica (forse tutta), farò gli effetti sonori con la bocca. Davvero. E poi sarò cattivissimo nel cercare di rendere le meccaniche il più possibile fluide. Per quanto riguarda la parte esecutiva io sono una pippa, sono loro i professionisti, quindi mi fido moltissimo di loro, specialmente dopo il miracolo che abbiamo fatto in 10 giorni preparando una demo per Lucca. Inoltre, sarà bellissimo sviluppare meccaniche a partire da idee stupide: una di quelle principali è proprio il sistema di “credere alle cose”, che ci permetterà di rendere battute sceme e senza senso una parte integrante del gioco. **Visto che nel marasma di informazioni il tutto mi risulta piuttosto nebbioso, mi spieghi cos’è esattamente Super Cane Magic ZERO?** Un gioco Action RPG. Tu interpreti un tizio/una tizia (Coso/Cosa) che dovrà attraversare un mondo pieno di nemici buffi per arrivare a recuperare il bastone magico del cane magico, che sta generando il caos nel mondo. La parte principale del gioco sarà quindi quella in single player, con una storia lineare (non troppo) da seguire per sbloccare man mano nuove abilità E cose buffe. Ci sarà un nemico (il Professor Malvagius) che cercherà di ostacolarti per raggiungere il bastone magico prima di te. Ci saranno anche delle arene di battaglia in multiplayer, carte collezionabili all’interno del gioco, e tanti oggetti con la faccia di cane. Uscirà per iOS, Android, Mac e PC, per ora. Il video della campagna di crowdfunding. Motherboard: Ciao ragazzi! Nell’ambiente la vostra fama vi precede e sono quasi sicuro che Syder Arcade abbia ottenuto risultati ben più che discreti. Com’è lavorare ad un gioco che ancora prima di essere pubblicato ha già un numero di potenziali clienti gigantesco? (mi riferisco al numero di iscritti di Sio) **Studio Evi** **l**: Beh, ridendo e scherzando abbiamo distribuito (spesso a pochi cent, purtroppo) più di 100.000 copie di Syder Arcade in giro per il mondo. Per noi non è una novità lavorare con l’obiettivo di rendere soddisfatte un sacco di persone, magari completamente diverse tra loro. La cosa che ci rende estremamente attenti è il fatto di collaborare insieme a un altro autore e il dover rispettare le sue creazioni e al sua fanbase. Non è quindi tanto il numero a fare impressione, quanto l’enorme fiducia che prima Sio, e ora i suoi fan, hanno riposto in noi: non possiamo e non vogliamo assolutamente tradirla. Come si articolerà lo sviluppo? Non ho bene idea di quali siano le competenze tecniche di Simone, ma come riuscirete a trovare un compromesso tra la stranezza delle sue proposte di design e la fattibilità delle stesse? Sio in realtà è una macchina da guerra. Anche se non lo dice troppo in giro, si era già interessato per diletto allo sviluppo di videogiochi e lavorare con lui è uno spasso. Tenete presente che è anche un animatore provetto e disegna ad una velocità quasi inumana. Il compromesso tra idee e fattibilità lo troviamo discutendone un sacco e lavorando duramente. Soprattutto, aiuta cercare di realizzare in tempi brevi prototipi del gameplay per capire empiricamente se l’idea funziona. Il processo di sviluppo sarà grossomodo simile a quello che abbiamo sperimentato con i nostri progetti passati. Sentite di star proponendo una singolarità, se non mondiale, almeno italiana? (mi riferisco allo sviluppo di un videogioco fatto da un team locale già consolidato e progettato da una grossissima personalità dell’internet italiano) Sviluppare un videogame insieme a una proprietà intellettuale forte è una sfida interessante ma che altri hanno già affrontato. La parte più difficile ma anche stimolante è forse proprio il fatto che Sio sia conosciuto prevalentemente in Italia. Riusciremo a far apprezzare Scottecs nell’arena internazionale? Dovremo puntare soprattutto sulla realizzazione di un gameplay solido, perché i giocatori non italiani non hanno idea di chi sia il nostro amatissimo Simone. In realtà, questo diventa una garanzia anche per i fan nostrani, perché conferma la nostra volontà di lavorare con qualità e serietà. Siamo qui per fare un gioco fighissimo, e non solo perché c’è Sio. La campagna, per ora, va benone, anche se il traguardo dei 20.000 euro è ancora distante. **Ci sarà una modalità multigiocatore? La meccanica del “credere” in cosa consiste esattamente?**La modalità multi-giocatore è prevista solo per la modalità arena competitiva in locale. Avere un multiplayer in rete aumenterebbe di troppo i costi di sviluppo e mantenimento del progetto. Stiamo invece valutando la possibilità di inserire un co-op locale anche per la modalità storia se sorpasseremo il traguardo minimo su Eppela. La meccanica del “credere” alle cose è semplice: Coso o Cosa credono così fortemente alle cose che gli vengono raccontate dagli altri personaggi che nel mondo di gioco diventano vere. In questo modo il personaggio acquisisce upgrade, abilità e poteri speciali: come la possibilità di camminare sulla lava, mangiare sassi o raccogliere scorpioni. I giocatori potranno credere contemporaneamente solo ad un numero limitato di cose, e dovranno quindi crearsi un giusto setup di credenze per affrontare i vari livelli di gioco o per accedere ad aree segrete. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/super-cane-magic-zero-il-gioco-dove-i-fiumi-sono-bistecche/?ref=stellakamikaze.org)*, 11 novembre 2014.* ### Sembra che gli italiani non vivano in Italia URL: https://stellakamikaze.org/sembra-che-gli-italiani-non-vivano-in-italia/ Last updated: 2026-07-03T22:53:40.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 10 novembre 2014.* Siamo un po’ fessi. Dico noi italiani: siamo un po’ fessi. Ma non dei fessi da “dovevo laurearmi in astrofisica teorica ma ho lasciato per aprire una gelateria con la mia ragazza”, intendo dei fessi da Olimpiadi, da “sì, realisticamente penso che su un centinaio di italiani almeno la metà stia cercando lavoro.” Questo perché su 100 italiani, quelli che sono disoccupati o stanno cercando lavoro sono 12, non la metà. Questo dato ci viene fornito dalle menti matematiche di [Ipsos MORI](https://www.ipsos-mori.com/researchpublications/researcharchive/3466/Perceptions-are-not-reality-10-things-the-world-gets-wrong.aspx?ref=stellakamikaze.org), in una ricerca effettuata per la [Royal Statistical Society e il King’s College di Londra](http://www.statslife.org.uk/opinion/546-facts-policy-making-and-the-perils-of-perception?ref=stellakamikaze.org) e ci mostra come, nei fatti, la realtà sociale che percepiamo è completamente distorta, specie per noi italiani. Dalle aspettative di vita al numero di immigrati, passando per la credenza popolare che un lavoro sia più paragonabile a un pentolone pieno di soldi alla fine di un arcobaleno piuttosto che una maniera per portare il pane a casa, noi italiani abbiamo sbaragliato tutte le altre 14 nazioni sottoposte al sondaggio. La domande erano piuttosto semplici, “su 100 persone, quante credi siano disoccupate?”, “49, ovviamente”. Per il campione analizzato, 49 italiani su 100 sono alla mercé del welfare pubblico, per la realtà invece quel numero è 12; un 12 in qualche maniera drammaticamente rassicurante. Quante persone su 100 hanno votato alle ultime elezioni? Gli italiani dicono appena 54 persone, le urne ne testimoniano 75\. Over 65? In teoria dovrebbero essere 48 su 100, in pratica sono 21. Le [infografiche di Ipsos sono più che ottime](http://www.slideshare.net/IpsosMORI/perils-of-perception-global?ref=stellakamikaze.org) e dunque piuttosto che parlare dei numeri, preferirei parlare del perché una ricerca del genere si è rivelata necessaria. Le ragioni di [Hetan Shah](https://twitter.com/HetanShah?ref=stellakamikaze.org), direttore esecutivo della Royal Statistical Society, sono decisamente valide, “come possiamo sviluppare delle politiche sociali sostenibili quando la percezione pubblica è così fuori scala? È necessario che succedano tre cose: in primis i politici devono cominciare a parlare di numeri, e non di stime; in secondo luogo, i media devono parlare con chiarezza delle questioni statistiche, piuttosto che utilizzarle come espediente per sensazionalizzare delle vicende; ed infine dobbiamo insegnare la natura della statistica nelle scuole, perché è chiaro che le persone abbiano difficoltà a comprendere questo tipo di numeri bruti.” Perils of Perception – Global di [Ipsos MORI](http://www.slideshare.net/IpsosMORI?ref=stellakamikaze.org) [Bobby Duffy](https://twitter.com/BobbyIpsosMORI?ref=stellakamikaze.org), Managing Director dell’Ipsos MORI Social Research Institute e Visiting Senior Research Fellow al King’s College di Londra, continua dicendo che risolvere questo tipo di problema non ovvierebbe solo a una chiara lacuna matematica, ma permetterebbe di ridistribuire meglio gli impegni nelle politiche sociali. Se gli italiani avessero bene in mente che su 100 persone gli immigrati non sono 30, come la ricerca evidenzia, ma 7, gli investimenti potrebbero essere mossi in maniera diversa e più efficace. La Royal Statistical Society ha commissionato questa [ricerca nel contesto della campagna getstats](http://www.rss.org.uk/site/cms/contentChapterView.asp?chapter=25&ref=stellakamikaze.org), una serie di conferenze e attività volte a migliorare la “statistic literacy”, ovvero la comprensione che ognuno di noi ha della statistica. Bobby Duffy conclude dicendo “ognuno di noi va a votare \[…\] e una percezione così distorta dei fatti reali evidenzia una mancanza di fiducia nei governi.” I risultati della ricerca evidenziano una realtà piuttosto grave, specialmente per noi italiani. Una visione così palesemente errata della realtà che ci circonda è sintomo di problemi sociologici che vanno ben aldilà del mero non sapere che la nostra aspettativa di vita è superiore di qualche anno a quella percepita. Una delle brutte notizie è che, per risolvere un problema del genere, il primo passo da fare è riaprire i libri di matematica. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/gli-italiani-sono-dei-fenomeni-in-statistica/?ref=stellakamikaze.org)*, 10 novembre 2014.* ### Il web 2.0 finisce con PewDiePie URL: https://stellakamikaze.org/il-web-2-0-finisce-con-pewdiepie/ Last updated: 2026-07-03T22:53:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 novembre 2014.* L’universo di YouTube è sostanzialmente quello di una tv via internet on-demand dove i contenuti sono prodotti dagli utenti e i video possono essere commentati. [Secondo le statistiche ufficiali del sito](https://www.youtube.com/yt/press/statistics.html?ref=stellakamikaze.org), oltre un miliardo di utenti unici visitano ogni mese la piattaforma: fate voi le proporzioni e capirete che il volume di contenuti inseriti anche solamente ogni giorno è sbalorditivo. Alla luce di questi numeri potremmo pensare di trovarci davanti a un perfetto esempio di qualità democratica, dove il contenuto migliore vince sugli altri. Purtroppo non è così, perché come in tutto anche su YouTube non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace. Di personalità dirompenti ce ne sono a bizzeffe e soprattutto per tutti i gusti ma, numeri alla mano, l’unico che è stato capace di bucare letteralmente lo schermo e piegare il medium a suo piacimento è solo uno: [lo svedese Felix Kjellberg](https://twitter.com/pewdiepie?ref=stellakamikaze.org), in rete [PewDiePie](https://www.youtube.com/user/PewDiePie?ref=stellakamikaze.org). Ventiduemila nuovi iscritti al giorno, [centoquarantamila la settimana](http://vidstatsx.com/PewDiePie/youtube-channel?ref=stellakamikaze.org). Duemila e cento video, sei miliardi di visualizzazioni. L’inventore del format importato dal nostrano (e ugualmente amato/odiato) [Favij](https://www.youtube.com/user/FavijTV?ref=stellakamikaze.org) guadagna, [secondo il Wall Street Journal](http://online.wsj.com/articles/youtube-star-plays-videogames-earns-4-million-a-year-1402939896?ref=stellakamikaze.org), quattro milioni di dollari l’anno. Felix è ormai ben aldilà di qualunque tipo di “creatore di contenuti”: PewDiePie è quello che nel mondo del marketing viene definito [influencer](http://en.wikipedia.org/wiki/Influencer%5Fmarketing?ref=stellakamikaze.org). Le sue interazioni online spostano massa critica, fanno arrivare i contenuti da lui pubblicati ad una quantità di persone incredibile; ma non in maniera meramente passiva. La formula PewDiePie funziona perché [Felix sfonda la quarta parete in maniera deliziosamente credibile](http://www.gamasutra.com/view/news/227529/Inside%5FPewDiePies%5Fmind%5Fand%5Fmassive%5FYouTube%5Fsuccess.php?ref=stellakamikaze.org): la sua utenza si fida di lui, e anche quando i messaggi non sono provenienti proprio da simpatizzanti dello youtuber, il suo status pressoché oracolare gli ha permesso di porre come capro espiatorio di questo odio la sua utenza: becera, ignorante e dannosamente pendente dalla labbra di Felix. Non gliene si può fare una colpa, perché su trentuno milioni di iscritti almeno un qualche migliaio di teste di cazzo salteranno fuori, ma ciò che conta è che per PewDiePie questa “scaricata di barile” è un’azione comprensibile ed ammissibile. È proprio di questo che voglio parlare. L’altro ieri Felix ha caricato sul suo canale [un video piuttosto anomalo](https://www.youtube.com/watch?v=Og02p2Y4fRQ&ref=stellakamikaze.org). Gli youtuber sono soliti festeggiare diversi gradi di “cifre tonde” per quanto riguarda i loro iscritti: cento, duecento, cinquecento mila, un milione—ieri PewDiePie ha festeggiato i 31.970.288 iscritti; il che significa o che quel numero è particolarmente vicino a qualche rito cabalistico, oppure che è meglio sospendere qualunque cosa si stia facendo e andare a giocare quei numeri al lotto. Felix ha fatto un video per quel numero di iscritti semplicemente perché aveva voglia di ringraziare i propri spettatori, a prescindere da qualunque tipo di numero tondo; la parte che ci interessa però arriva verso metà del video, quando PewDiePie dichiara che la scelta di chiudere la sezione commenti dei suoi video su YouTube ha, letteralmente, [migliorato la sua vita](http://www.polygon.com/2014/11/5/7163931/pewdiepie-youtube-comments-revisit?ref=stellakamikaze.org). Nel caso non foste avvezzi all’ecosistema dei commenti su YouTube ve lo spiego io al volo: [i commenti su YouTube sono come il Vietnam](http://www.cnet.com/news/youtube-gets-the-yuck-out-in-comments-cleanup/?ref=stellakamikaze.org). Non ne esci vivo. Se ci esci, ci esci più morto che vivo. Se non ci sei ancora entrato te ne vuoi semplicemente tenere alla larga. Il problema è che sono una piattaforma regolamentata in maniera tristemente democratica, dove la moderazione è macchinosa e la visibilità spesso data a contributi mediocri, per non dire insulsi. Sommate questa premessa alla percentuale di persone non esattamente delicate che si possono trovare in una folla composta da trentuno milioni di individui e la frittata è presto fatta. I personaggi pubblici self-made come PewDiePie, ovvero delle persone normalissime che ricevono un’attenzione gigantesca dati i loro contatti social, sono spesso entità non seguite da grosse agenzie di management e che [dunque sono vulnerabili a quelli che sono i rischi dello “star system”](https://medium.com/@twitReolo/flappy-bird-the-stanley-parable-e-il-dramma-del-successo-ee30c20adeff?ref=stellakamikaze.org)—perché di questo si tratta: con 31 milioni di iscritti che, letteralmente, seguono le tue attività online e offline ricevi la stessa malsana attenzione di un vip qualsiasi; e in generale l’essere umano non è pensato per fare conto a tutti delle turbe che esercita nei propri spazi privati. [La dichiarazione ufficiale per la chiusura dei commenti adduce come motivazioni il “troppo spam, trolling e in generale troppo shit-posting”](http://www.gamespot.com/articles/pewdiepie-disables-youtube-comments-for-good/1100-6422068/?ref=stellakamikaze.org), ma uno dei principali ‘pericoli’ per una personalità ricoperta da così tante attenzioni è di venire sfruttata: la sezione commenti dei suoi video era infatti letteralmente infestata da marchette di altri youtuber che volevano sfruttare il traffico di lettori presente in quell’area. Felix era un riflettore: tutti volevano la sua luce, a pochi fregava del perché risplendesse così tanto. Nel caso non aveste mai sentito parlare di questo PewDiePie e questi “volumi di traffico” vi risultassero difficilmente immaginabili gli esempi pratici sono presto detti: [Flappy Bird è stata per un periodo la app-passatempo per eccellenza](http://www.gamespot.com/articles/flappy-bird-creator-explains-why-he-killed-the-world-s-most-popular-app/1100-6417651/?ref=stellakamikaze.org) proprio perché [Felix ci aveva fatto un video](https://www.youtube.com/watch?v=gC7q17VoB6M&ref=stellakamikaze.org) a riguardo; [Skate 3, titolo di Electronic Arts uscito nel 2010, ha subito un’impennata nelle vendite](http://www.mcvuk.com/news/read/how-pewdiepie-fired-skate-3-back-into-the-charts/0137447?ref=stellakamikaze.org) quattro anni dopo la sua uscita, costringendo il suo distributore a stamparne nuove copie, [proprio perché PewDiePie ci aveva giocato in un suo video](https://www.youtube.com/watch?v=0HwlhGOxsE0&ref=stellakamikaze.org). Felix ovviamente non ha scelto di eliminare completamente l’abilità di commentare i suoi contenuti online, ma ha semplicemente spostato quella massa informe di voci dalla caotica sezione commenti di YouTube [a un tradizionale forum](https://broarmy.net/?ref=stellakamikaze.org). La piaga che colpisce la community YouTube è causata dalla mancanza di qualsiasi possibilità di moderazione globale efficiente dei commenti: spam, insulti e parole a vanvera non hanno alcun tipo di valvola di controllo e per un piccolo team, o peggio, per una singola persona, il volume di commenti generati da 31 milioni di individui sono semplicemente troppo. Nel contesto pubblico e social in cui uno youtuber qualsiasi va ad agire l’idea di mutilare lo strumento principale di interazione tra pubblico e autore potrebbe sembrare un suicidio fatto e finito, e onestamente sono abbastanza convinto che il giorno prima di annunciare la chiusura della sezione commenti Felix non abbia passato una gran bella nottata. La questione davvero—dico davvero—fenomenale è che ad ormai qualche mese dalla chiusura dei commenti i risultati per Felix sono positivi. Non è per niente una cosa da poco, perché così facendo PewDiePie ha sdoganato una pratica che ho l’assoluta certezza fosse bramata da molti ma troppo pericolosa da essere attuata: lui ci ha dimostrato che non solo un certo tipo di interazioni possono essere troncate, ma che da questa scelta si possono anche ottenere risultati positivi. i commenti su YouTube sono come il Vietnam, Non ne esci vivo Ciò pone freno alla folle corsa verso l’orizzonte del numero di iscritti, mi piace o follower. Felix ha dimostrato che nell’era dei social, dove i risultati sono espressi da numeri brutalmente schietti, un’accurata fidelizzazione dell’utenza può portare a risultati positivi. Guardando un po’ più aldilà del proprio naso si può comprendere come le parole di PewDiePie facciano tremare delle fondamenta molto, davvero molto più profonde: siamo arrivati al capolinea per il modello di comunicazione social? Se un fenomeno di portata così ampia come quello rappresentato da PewDiePie ha ottenuto risultati migliori affidandosi a un vetusto forum piuttosto che ad un hashtag su Twitter, un gruppo su Facebook o una cerchia su Google+, sarà forse ora di fermarci un attimo e riflettere? Il comune denominatore a tutti i social network degli anni correnti è da trovarsi proprio in un modello comunicativo veloce e che esaurisce le proprie discussioni in poche battute. Per parlarsi tra amici è perfetto, ma è evidente che non si possano affrontare discussioni, non dico serie, ma perlomeno articolate. PewDiePie non è famoso per contenuti particolarmente profondi o stimolanti, indie per cui il fatto che anche lui abbia dovuto fare un passo indietro è piuttosto indicativo. Attualmente la generazione che utilizza i social in maniera intensiva è quella che è maturata attraverso i forum e che da essi ricava i propri modelli comunicativi per internet: la mentalità della “citazione”, del “grassetto”, degli “hyperlink”. Noi però stiamo invecchiando, e presto dovremmo lasciare spazio a chi, invece, coi social ci è nato. Il pubblico di PewDiePie appartiene in gran parte a quella categoria, ed ora sta venendo plasmato dalle sue scelte. In conclusione è sicuramente ancora troppo presto per trarre delle conclusioni, ma arrivati a questo punto non credo esagererei se dicessi che sarebbe necessario un approccio[ antropologico vero e proprio](http://it.wikipedia.org/wiki/Antropologia%5Fdel%5Fcyberspazio?ref=stellakamikaze.org) per capirci qualcosa e ritengo sia un argomento di cui è necessario interessarsi, non tanto per amor di scienza, ma più che altro perché comprendere l’internet di oggi ci permette di prevedere come sarà fatto l’internet di domani e forse ci permetterà anche di creare il prossimo Facebook, Twitter, YouTube. Chi lo sa. Nel frattempo Felix fa 4 milioni di dollari all’anno urlando davanti a una telecamera, noi parliamo di antropologia. Forse stiamo sbagliando qualcosa. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/pewdiepie-tira-le-somme-i-commenti-su-youtube-non-funzionano/?ref=stellakamikaze.org)*, 7 novembre 2014.* ### Le spunte blu di WhatsApp non renderanno la tua vita uno schifo URL: https://stellakamikaze.org/le-spunte-blu-di-whatsapp-non-renderanno-la-tua-vita-uno-schifo/ Last updated: 2026-07-03T22:53:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 novembre 2014.* Non renderanno la tua vita uno schifo perché se ti stai lamentando di questi aggiornamenti evidentemente non te la passi già troppo bene. Parlo del fatto che ieri WhatsApp ha aggiornato la sua applicazione, e da oggi, oltre che le consuete due spunte relative rispettivamente alla conferma dell’invio del messaggio al server e alla conferma di ricezione da parte del destinatario, queste due spunte diventeranno blu quando il messaggio sarà letto, coordinate temporali incluse. Internet ci ha regalato tante cose: dalla multimedialità all’interattività, fino all’impetuosa attitudine social ormai capillarmente diffusa. Ciò che, però, rimarrà impresso nei libri di psicologia è una strana declinazione digitale della [Sindrome di Stoccolma](http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome%5Fdi%5FStoccolma?ref=stellakamikaze.org). Da [Facebook](http://en.wikipedia.org/wiki/Criticism%5Fof%5FFacebook?ref=stellakamikaze.org), [YouTube](http://motherboard.vice.com/it/read/il-vero-costo-di-youtube+?ref=stellakamikaze.org), [Spotify](http://www.rollingstone.com/music/news/spotify-responds-to-criticism-from-thom-yorke-and-nigel-godrich-20130715?ref=stellakamikaze.org) o [Google](http://en.wikipedia.org/wiki/Criticism%5Fof%5FGoogle?ref=stellakamikaze.org), siamo tutti invischiati in una situazione drammaticamente paradossale, dove il peggioramento di determinate condizioni di utilizzo (discorso sulla privacy in pole position) non ci fa desistere dall’utilizzare quegli strumenti. Siamo ostaggi di applicazioni che ci maltrattano, ma non vogliamo abbandonarle. Sentivamo il bisogno di questo terzo tipo di spunta? Assolutamente no. Ci disperiamo per questo? Altroché. Perché una notifica di ritorno di lettura limita, in qualche maniera, la nostra libertà: in particolare la nostra libertà di ignorare il fatto che se ci preoccupiamo di certe cose dovremmo rivedere le nostre priorità. Twitter ha levato il suo roboante ruggito a colpi di hashtag [#WhatsApp](https://twitter.com/search?q=Whatsapp&src=tren&ref=stellakamikaze.org)—con risultati spesso piuttosto divertenti—ma di sicuro la Sindrome di Stoccolma dell’era di internet ci terrà incollati comunque a un’applicazione che, semplicemente, non fa proprio quello che vorremmo facesse. Era già successo a febbraio, quando [Facebook aveva annunciato l’acquisto](http://www.vice.com/it/read/facebook-acquisto-whatsapp-zuckerberg-google?ref=stellakamikaze.org) dell’azienda: partì una campagna rivoluzionaria con slogan “[passiamo a Telegram](http://www.theverge.com/2014/2/25/5445864/telegram-messenger-hottest-app-in-the-world?ref=stellakamikaze.org)“; ma ho come l’impressione che siamo ancora tutti su WhatsApp. E poi parliamoci chiaro: se le tipe non vi rispondono adesso le cose non saranno troppo diverse cambiando applicazione. Onestamente non ho idea del perché WhatsApp abbia inserito questo terzo tipo di notifica che non fa altro che rendere la vita delle persone più autocommiserante e allungare le ore di angoscia per i messaggi senza risposta, ma si sa: tutto è business. Dall’alto del mio Nokia E71 extralusso posso dire che a me queste spunte blu non sono ancora arrivate, ma probabilmente è solo questione di tempo prima che l’aggiornamento si dirami a tutti i dispositivi. L’unica che continua a rispondermi però è mia madre, fortunatamente adesso saprò anche quando legge i miei messaggi. Butta la pasta. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-spunte-blu-di-whatsapp-non-renderanno-la-tua-vita-uno-schifo/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 novembre 2014.* ### Perché le nuove spunte blu di Whatsapp non vi rovineranno la vita URL: https://stellakamikaze.org/perche-le-nuove-spunte-blu-di-whatsapp-non-vi-rovineranno-la-vita/ Last updated: 2026-07-03T22:53:42.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 novembre 2014.* Le spunte blu di WhatsApp non renderanno la tua vita uno schifo. E non lo faranno perché se ti stai lamentando di questi aggiornamenti evidentemente non te la passi già troppo bene. Come probabilmente saprete, infatti, ieri WhatsApp ha aggiornato la sua applicazione, e da oggi, oltre che le consuete due spunte relative rispettivamente alla conferma dell’invio del messaggio al server e alla conferma di ricezione da parte del destinatario, queste due spunte diventeranno blu quando il messaggio sarà letto, coordinate temporali incluse. Internet ci ha regalato tante cose: dalla multimedialità all’interattività, fino all’impetuosa attitudine social ormai capillarmente diffusa. Ciò che, però, rimarrà impresso nei libri di psicologia è una strana declinazione digitale della [Sindrome di Stoccolma](http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome%5Fdi%5FStoccolma?ref=stellakamikaze.org). Da [Facebook](http://en.wikipedia.org/wiki/Criticism%5Fof%5FFacebook?ref=stellakamikaze.org), [YouTube](http://motherboard.vice.com/it/read/il-vero-costo-di-youtube+?ref=stellakamikaze.org), [Spotify](http://www.rollingstone.com/music/news/spotify-responds-to-criticism-from-thom-yorke-and-nigel-godrich-20130715?ref=stellakamikaze.org) o [Google](http://en.wikipedia.org/wiki/Criticism%5Fof%5FGoogle?ref=stellakamikaze.org), siamo tutti invischiati in una situazione drammaticamente paradossale, dove il peggioramento di determinate condizioni di utilizzo (discorso sulla privacy in pole position) non ci fa desistere dall’utilizzare quegli strumenti. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/le-spunte-blu-di-whatsapp-non-renderanno-la-tua-vita-uno-schifo-501/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 novembre 2014.* ### E.T. e Atari: il mito dei videogiochi sotterrati arriva a Roma URL: https://stellakamikaze.org/e-t-e-atari-il-mito-dei-videogiochi-sotterrati-arriva-a-roma/ Last updated: 2026-07-03T22:53:41.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 6 novembre 2014.* I videogiochi brutti ci sono sempre stati: ci sono quelli che proprio non ti possono piacere oppure quelli brutti per davvero. L’industria dell’intrattenimento [ha visto centinaia di migliaia di flop nel corso degli anni](http://en.wikipedia.org/wiki/List%5Fof%5Fcommercial%5Ffailures%5Fin%5Fvideo%5Fgaming?ref=stellakamikaze.org), ma non credo che nessun fallimento sia mai stato così terribile da costringere l’azienda produttrice a [prendere tutte le cartucce del suo gioco e a sotterrarle vicino a una città nel Nuovo Messico](http://www.polygon.com/features/2014/5/30/5730962/et-landfill-dig-atari?ref=stellakamikaze.org). Questa sensazione Atari la conosce bene. Siamo nel 1982 quando [Howard Scott Warshaw](http://www.onceuponatari.com/about.html?ref=stellakamikaze.org) riceve una chiamata dal suo capo [Ray Kassar](http://www.gamasutra.com/view/feature/134733/the%5Freplay%5Finterviews%5Fray%5Fkassar.php?ref=stellakamikaze.org), CEO di Atari: “Steven Spielberg vuole un gioco per E.T. e vuole che sia tu a farlo.” Perché no? Un paio di milioni per la licenza, qualche mese di sviluppo e Warshaw fa felice il signor Spielberg; [la versione finale del gioco è inviata ai distributori l’1 Settembre 1982](http://www.polygon.com/2014/6/3/5775026/e-t-myth-worst-game-ever?ref=stellakamikaze.org). Un anno dopo, nel 1983, E.T. va così male che [Atari è costretta a liberare i suoi magazzini sotterrando](http://en.wikipedia.org/wiki/Atari%5Fvideo%5Fgame%5Fburial?ref=stellakamikaze.org), apparentemente, più di 700.000 cartucce di giochi diversi, gran parte delle quali conteneva proprio E.T. [Il collasso finanziario di Atari del 1983 è ricordato come uno dei più grandi disastri dell’industria dell’intrattenimento videoludico](http://en.wikipedia.org/wiki/North%5FAmerican%5Fvideo%5Fgame%5Fcrash%5Fof%5F1983?ref=stellakamikaze.org#High-profile%5Ffailures): dovuto a previsioni troppo ottimistiche da parte della casa dell’VCS 2600 e da una generale saturazione del mercato delle console, ha letteralmente fatto colare a picco un mercato che fino a poco prima era in forma smagliante. Se nel 1983, infatti, la video game industry fruttava nel mondo la bellezza di 3,2 miliardi di dollari, due anni dopo, nel 1985, i guadagni sono sprofondati ad appena 100 milioni di dollari, decretando così uno dei periodi più bui nella storia dei videogiochi. Introdurrei quindi una faccenda interessante [se vi dicessi che alcune di quelle cartucce sotterrate da Atari](http://www.polygon.com/2014/10/28/7086475/et-museum-exhibit?ref=stellakamikaze.org), più di 30 anni dopo, [sono finite al Museo del Videogioco di Roma](http://www.vigamus.com/?ref=stellakamikaze.org), il VIGAMUS? Per capire come sia successo dobbiamo fare un bel po’ di passi indietro: settembre 1983:[ i quotidiani di Alamogordo](http://en.wikipedia.org/wiki/Atari%5Fvideo%5Fgame%5Fburial?ref=stellakamikaze.org#cite%5Fnote-City%5Fto%5FAtari-12), in Nuovo Messico, raccontano di dozzine di semi-articolati appostati nei pressi della città intenti a scaricare cumuli di scatole marchiate Atari. La natura dell’evento viene suggerita il 27 Settembre da [delle dichiarazioni di alcuni spettatori dello scarico](http://en.wikipedia.org/wiki/Atari%5Fvideo%5Fgame%5Fburial?ref=stellakamikaze.org#cite%5Fnote-hawkeyedump-15) che confermano che quelle scatole erano piene di console, cartucce e gadget Atari. [Il 28 Settembre la storia finisce sul The New York Times](http://www.nytimes.com/1983/09/28/business/atari-parts-are-dumped.html?ref=stellakamikaze.org) un rappresentante Atari dichiara ufficialmente che l’evento è avvenuto, era necessaria infatti la riconversione di un loro magazzino a El Paso, che andava quindi svuotato. La natura degli oggetti sotterrati rimane però ancora ignota. [Dal 29 Settembre in poi la questione viene forzatamente e letteralmente insabbiata](http://en.wikipedia.org/wiki/Atari%5Fvideo%5Fgame%5Fburial?ref=stellakamikaze.org#cite%5Fnote-City%5Fcementing%5Fban%5Fon%5Fdumping-14), visto che i cumuli scaricati vengono ricoperti da uno strato di cemento ufficialmente necessario a evitare che la fossa diventi un cimitero per animali e per persone curiose di scoprire il contenuto delle scatole. Gli anni passano e quello di E.T. rimane un mistero che si tramuta lentamente in una leggenda metropolitana, vista la quantità di dubbi che avvolge la vicenda. [Dobbiamo aspettare il 2004](http://www.avclub.com/article/howard-scott-warshaw-13912?ref=stellakamikaze.org) perché qualcosa si muova: il padre del gioco, Scott Warshaw, dichiara di essere piuttosto scettico per ciò che riguarda la leggenda. È però il 2013 l’anno che segna una svolta: [il 28 Maggio l’Alamogordo City Commission fornisce a Fuel Industries l’accesso](http://www.webcitation.org/6H3Ty8foO?ref=stellakamikaze.org) per sei mesi all’area per effettuare degli scavi e girare un documentario sulla vicenda. [Il 26 Aprile gli scavi cominciano](http://www.vg247.com/2014/04/10/microsoft-invites-you-to-attend-the-atari-landfill-excavation-on-april-26/?ref=stellakamikaze.org) e sono completamente aperti al pubblico, tanto per sottolineare quanto folcloristica fosse quella leggenda; è inoltre presente anche James Heller, il figuro che nel 1983 aveva ordinato e organizzato i primi scavi, che in quella sede ridimensiona i milioni e milioni di cartucce declamate dalla leggenda e dichiara che, secondo i dati Atari, erano “solo” 728,000 le cartucce sotterrate. A scavi conclusi, però, [le cartucce ritrovate sono solo 1300](http://www.polygon.com/2014/5/30/5764984/et-atari-buy-landfill-museum?ref=stellakamikaze.org). **Motherboard: La domanda più immediata è sicuramente: come avete fatto a procurarvi le cartucce?** **Marco Accordi Rickards**: Abbiamo contattato i responsabili di Alamogordo fornendo loro le credenziali del Museo e raccontando la nostra idea della mostra. Si sono rivelati subito molto entusiasti e in grande sintonia con noi. **Come si svolge la mostra e qual è l’intento che c’è dietro?** *E.T. The Fall: I tesori sepolti di Atari*è una mostra completa e interattiva. I visitatori possono leggere la storia della grande crisi e dell’episodio relativo ai pezzi sepolti, ammirare le immagini, guardare i reperti in anteprima mondiale e, infine, provare con mano alcuni tra i titoli più rappresentativi del periodo nero che precedette il crollo, tra cui il famigerato *E.T.*e la pessima conversione per VCS di *Pac-Man*.Vogliamo raccontare una delle pagine più curiose della storia del Videogioco, che è stata una leggenda metropolitana per oltre 30 anni. Con questa mostra si apre anche un percorso di studio e approfondimento sui fatti in questione, grazie al dialogo intrapreso da noi del VIGAMUS con alcuni dei protagonisti degli scavi e delle ricerche in USA. Abbiamo bene in mente come ci approcceremo alla vicenda: il VIGAMUS racconta la storia del Videogioco e della game industry con attenzione ma senza mai rinunciare a una forte vocazione divulgativa. La nuova mostra permanente non fa eccezione. **Quello di ET è uno dei più grandi miti folcloristici del mondo dei videogiochi, intendete affrontarne altri con lo stesso modello di questa mostra?**Ma certamente, perché no? In due anni il VIGAMUS si è profondamente rinnovato, proponendo una serie enorme di contenuti, anche interattivi, cercando costantemente di essere all’avanguardia e proporre ai visitatori contenuti interessanti ed esclusivi. Continueremo su questa strada con l’entusiasmo e la passione di sempre. Vogliamo puntare anche all’Italia se si presenteranno opportunità interessanti. L’Italia deve valorizzare il suo patrimonio culturale, anche sul terreno del Videogioco. Il Vigamus ha alle spalle ormai più di un anno di attività; come sta andando? Oltre due anni, in realtà, considerato il fatto che siamo nati il 20 ottobre 2012\. Il VIGAMUS sta andando molto bene: il numero dei visitatori è in forte aumento, le relazioni internazionali si sono rafforzate e abbiamo incrementato i contenuti, interattivi e non, presenti all’interno della nostra struttura. Pur essendo soddisfatti, però, guardiamo sempre avanti verso le sfide del domani: vogliamo costantemente migliorare per offrire ai nostri visitatori un’esperienza sempre più coinvolgente e soddisfacente. **Secondo te come si sta comportando il videogioco in Italia? È ancora un medium di comunicazione fortemente orientato al consumatore e visto come prodotto di intrattenimento oppure sta acquisendo consapevolezza delle proprie possibilità?**Nonostante il cammino da percorrere sia ancora lungo e difficile, il Videogioco è molto cresciuto, qui in Italia, grazie agli sforzi lodevoli di tantissime realtà diverse ma tutte importanti: i tanti sviluppatori vecchi e nuovi (da Milestone, SpinVector e Raylight fino ad arrivare a Ovosonico, Studio Evil, Forge Reply, Kunos e Storm in a Teacup, tanto per citarne solo alcuni), AESVI e il suo fondamentale lavoro anche sullo sviluppo, l’Archivio Videoludico di Bologna, i tanti ottimi corsi di formazione in materia (dalla Statale di Milano ad AIV, da IUDAV alla nostra VIGAMUS Academy, da DB Game Academy alle tante altre scuole, piccole e grandi), le realtà editoriali, le associazioni, le fiere e gli eventi… insomma, ogni iniziativa seria che riguardi il Videogioco è a nostro parere un passo utile nella direzione giusta, e noi crediamo che si debba lavorare con convinzione a un’opera di networking e di unione degli sforzi. Ecco perché il VIGAMUS sarà sempre aperto alla collaborazione con qualsiasi realtà italiana che bussi alle nostre porte, grande o piccola che sia. Uniti si vince. Sempre. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-giochi-sotterrati-di-atari-esistono-e-sono-finiti-in-italia/?ref=stellakamikaze.org)*, 6 novembre 2014.* ### Tette per la Scienza è il blog che ti fa imparare meglio le cose URL: https://stellakamikaze.org/tette-per-la-scienza-e-il-blog-che-ti-fa-imparare-meglio-le-cose/ Last updated: 2026-07-03T22:53:43.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 5 novembre 2014.* Si potrebbero scrivere decine di paragrafi su quanto sessista, sbagliata e retrograda sia questa iniziativa; ma semplicemente non ha senso farlo, perché non lo è. I riflettori, questa settimana, saranno tutti puntati sul primo Tumblr italiano dedicato al binomio tette e scienza, ovvero [Tette per la scienza](http://tetteperlascienza.tumblr.com/?ref=stellakamikaze.org). Penso che il nome del blog sia abbastanza eloquente, per questo eviterei di pontificare sulla [natura delle tette rappresentate](http://33.media.tumblr.com/32b332d11fc67f1f4733878aa2e869da/tumblr%5Fnecx8nHTab1u1t0qzo1%5F500.jpg?ref=stellakamikaze.org)—argomento sul quale potrei sbizzarrirmi dicendovi che questo aspetto si ramifica nelle categorie: con reggiseno, senza reggiseno, con culo—e sulle modalità di esposizione dei concetti scientifici—qui invece purtroppo siamo in un vicolo cieco: una manciata di parole su un cartello in primo piano. Potremmo invece parlare di un fatto ben più sconcertante. Questo perché tetteperlascienza, nella sua apparente ingenuità, sta portando avanti un’iniziativa interessante e non solamente perché le tette sono quasi sempre interessanti, ma soprattutto perché la scelta di accompagnare dei seni in vista a dei concetti scientifici è una pratica dal potenziale didattico scientificamente provato. È del team guidato da [Jari Hietanen](http://www.uta.fi/yky/oppiaineet/psykologia/yhteystiedot/esittelyt/jarihietanen.html?ref=stellakamikaze.org) lo studio datato Novembre 2011 e [pubblicato su PLOS One](http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0024408?ref=stellakamikaze.org#s4) che descrive come, per farla breve, [il componente N170](http://en.wikipedia.org/wiki/N170?ref=stellakamikaze.org) dell’area occipitale del nostro cervello sia più reattivo quando viene sottoposto a immagini di nudo completo, sia dell’altro che dello stesso sesso. Il componente era già “celebre” per la sua sensibilità alla visione dei volti umani, ma [gli esperimenti effettuati](http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0024408?ref=stellakamikaze.org#s2) dal team di Hietanen hanno monitorato la sua attività quando si viene piazzati davanti [a un’immagine di controllo e a una serie di nudi graduali](http://www.plosone.org/article/fetchObject.action?uri=info:doi/10.1371/journal.pone.0024408.g001&representation=PNG%5FM&ref=stellakamikaze.org)—rispettivamente la foto di una macchina per avere un benchmark di controllo e poi un corpo completamente vestito, uno con indosso un costume da bagno ed infine uno completamente nudo. Se poi il volto di questi corpi sia visibile o meno ad N170 non importa: lo studio dimostra che [minore è la quantità di vestiti indossati, maggiore è l’attività cerebrale](http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0024408?ref=stellakamikaze.org#s4). Ciò significa che sfogliare *Playboy* ci rende più intelligenti? Non esattamente. Le conclusioni tratte da Hietanen ci parlano di una maggior efficacia nella ricerca di un partner sessuale, non di un aumento di comprensione dei concetti scientifici; il fenomeno si pensa sia dovuto al fatto che, considerato il range temporale dell’evoluzione umana, l’invenzione dei vestiti è piuttosto nuova e quindi forse non ancora geneticamente assimilata. Nonostante ciò, se vogliamo prendere la questione molto alla larga, possiamo dire che sì, un aumento dell’attività cerebrale potrebbe corrispondere a una maggiore capacità di apprendimento. Tette per la scienza è dunque scientificamente provato e blindato. Fantastico. buona parte dei feedback fa intendere che il messaggio sta passando in maniera corretta Un dubbio che mi è sorto, pensando ad altri casi in cui si è scelto di usare la nudità per mettere in risalto determinati argomenti, è che Tette per la Scienza, più che trasmettere effettivamente dei concetti, possa solamente sensibilizzarli. Per esempio, della foto con il cartello sulla celiachia mi è rimasta in mente la parola “celiachia”, non il concetto che era espressamente scritto. “So che moltissime persone si sono fermate a leggere gli articoli nella loro interezza, consultando anche le fonti e discutendone” mi ha detto Lara Tait, ideatrice del Tumblr. “Una buona parte dei feedback fa comunque intendere che il messaggio sta passando in maniera corretta. L’idea era quella di utilizzare un mezzo esteticamente gradevole per veicolare efficacemente dei messaggi, senza stare troppo a pensarci.” Inoltre, di fronte a una missione divulgativa del genere, sono quasi certo che sorgeranno al più presto almeno due problemi. Il primo riguarderà la scientificità di determinati cartelli: a volte i concetti scientifici esposti nelle immagini del blog [possono risultare più opinabili che oggettivi](http://33.media.tumblr.com/a9e4b7e914c17f680b2643025e733a89/tumblr%5FnefcqpmAiq1u1t0qzo1%5F500.png?ref=stellakamikaze.org) e, conoscendo le tendenze del web, prima o poi qualcuno si farà sentire in relazione alla veridicità di certe affermazioni. “C’è questo rischio e paradossalmente ne sono contenta,” continua Lara, “chiunque mi faccia notare errori, godrà della mia completa attenzione. Siamo disponibili a correggere e anche a rimuovere dei post, se necessario. Comunque noi informiamo, controlliamo tutto scrupolosamente e solo dopo pubblichiamo.” Il secondo dubbio riguarda i feedback delle persone a cui non piacciono le tette, o a cui non piace associare la nudità femminile alla scienza, o che ritengono che l’iniziativa sia sessista. “Sì, sono arrivati dei commenti negativi, ma sono una frazione minima. Spesso buona parte di queste critiche mi sembra legata più che altro a una valutazione frettolosa del progetto.” dice Lara. “Il mio non è un tentativo di sostituirmi al lavoro dei professionisti della divulgazione, è semplicemente un tentativo di attirare l’attenzione sulle problematiche dettate dalla crescita di quella parte di popolazione che non viene raggiunta dall’informazione scientifica, tra cui il 47% di analfabeti funzionali italiani.” A proposito della questione sul sessismo, invece, c’è da dire che i contributi sono totalmente volontari, ci racconta infatti Lara che “le ragazze che scelgono di mettere il proprio corpo al servizio della divulgazione lo fanno perché credono in questo mezzo comunicativo. Le ragazze che ci contattano su Facebook e Tumblr sono spesso animate da una spinta personale per la tanta ignoranza e i tanti danni generati dall’informazione anti-scientifica. Queste ragazze usano i loro corpi come arma e, secondo me, sono liberissime di farlo. Inoltre stiamo lavorando per integrare anche corpi maschili. Siamo già in contatto con dei ragazzi e a breve arriverà anche questo tipo di contenuti.” Tette per la Scienza, in definitiva, anche se rischia di essere solo un’altra delle tante meteore del web, è retto da una serie di “politiche aziendali” piuttosto articolate e che non fanno pensare ad una iniziativa campata per aria. Nonostante ciò, il blog ha appena aperto, e sappiamo tutti come molte delle “idee geniali” di internet possano crollare non appena vengono investite dallo spettro critico dei lettori. Vedremo se le tette e la scienza sopravvivrano alla prova del tempo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/tette-per-la-scienza/?ref=stellakamikaze.org)*, 5 novembre 2014.* ### Paradigm, l'adventure dove impersoni un esperimento genetico fallito URL: https://stellakamikaze.org/paradigm-ladventure-dove-impersoni-un-esperimento-genetico-fallito/ Last updated: 2026-07-03T22:39:46.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 novembre 2014.* Diciamoci la verità, chiunque abbia mai provato un videogioco dove si possono utilizzare le quattro frecce direzionali della tastiera per muoversi, sotto sotto, anche se non lo ammette pubblicamente per paura di perdere quell’alone di elitarismo misto seminterrato che sicuramente lo avvolge, [odia profondamente le avventure grafiche](https://www.youtube.com/watch?v=IyT-DeIXVO4&ref=stellakamikaze.org). Questo fatto l’aveva capito [LucasArts](http://www.reddit.com/r/Games/comments/2ki4s8/lucasarts%5Fconfirmed%5Fas%5Fthe%5Fnew%5Fpublisher%5Fon%5Fgogcom/?ref=stellakamikaze.org), che a dirla tutta non aveva grandi alternative visto che o faceva avventure grafiche o tramandava gli [insegnamenti del maestro Yoda](http://en.wikipedia.org/wiki/Star%5FWars%5FJedi%5FKnight:%5FJedi%5FAcademy?ref=stellakamikaze.org)—e solo la prima abilità permette di pagare l’affitto, purtroppo—, così nel 1990 scopre la formula magica. Come si fa, [nell’era di Doom](https://www.youtube.com/watch?v=YUU7%5FBthBWM&ref=stellakamikaze.org), ad evitare che un’avventura grafica assomigli più a una via crucis che a un videogioco? Facendo ridere, ovviamente. Quello è l’anno di [, primo episodio della saga di Monkey Island, a cui sono seguiti](http://store.steampowered.com/app/32360/?ref=stellakamikaze.org) *The Secret of Monkey Island*[, la saga di](http://en.wikipedia.org/wiki/Day%5Fof%5Fthe%5FTentacle?ref=stellakamikaze.org) *Day of the Tentacle* [Sam & Max](http://en.wikipedia.org/wiki/Sam%5F%26%5FMax?ref=stellakamikaze.org),[.](http://it.wikipedia.org/wiki/Grim%5FFandango?ref=stellakamikaze.org) *Grim Fandango*\## Videos by VICE La tradizione si è poi lentamente esaurita, divorata dalla corsa al 3D e agli sparatutto. Il nuovo millennio, aiutato dalla diffusione del videogioco in quanto prodotto, ha generato le proprie piccole e confortevoli nicchie per tutti i gusti, e in una di queste ha germogliato l’operato dei [Size Five Games](http://www.sizefivegames.com/?ref=stellakamikaze.org), che tra il 2008 e il 2009 pubblicano [Ben There, Dan That!](http://www.sizefivegames.com/games/ben-there-dan-that/?ref=stellakamikaze.org) e [Time Gentlemen, Please!](http://www.sizefivegames.com/games/tgp/?ref=stellakamikaze.org), due avventure grafiche apertamente ispirate allo humor di LucasArts: tanto palese, infantile e spicciolo quanto sottile e arguto. Da queste premesse nasce l’idea di [Jacob Janerka](http://www.jacobjanerka.com/?ref=stellakamikaze.org), un grafico 2D australiano che un bel giorno si alza dal letto e decide di portare agli estremi degli estremi l’ironia e il sarcasmo che hanno permesso alle avventure grafiche LucasArts di superare la prova del tempo. [Paradigm](http://www.paradigmadventure.com/?ref=stellakamikaze.org) è il suo gioco: il 6 Settembre Jacob apre [una campagna Kickstarter](https://www.kickstarter.com/projects/857886953/paradigm-surreal-adventure-game?ref=stellakamikaze.org) con la quale spera di raccogliere 1.,000 dollari (australiani), il 6 Ottobre la campagna si chiude e Paradigm si caccia in tasca la bellezza di 36.544 dollari. Il gioco è ancora in fase di sviluppo e, secondo Jacob, sarà disponibile dalla seconda metà del 2015\. Nel frattempo puoi fare un sacco di cose: puoi giocare la [demo di Paradigm](http://www.paradigmadventure.com/?ref=stellakamikaze.org#%21demo/c1lqf), puoi guardare [lo youtuber/divinità PewDiePie che gioca a](https://www.youtube.com/watch?v=GWDSEFmLYpk&ref=stellakamikaze.org)oppure puoi andare a vederti il sito web di Jacob, *Paradigm*[che è bellissimo](http://infinitecanvas.jgate.de/view?name=JCV&ref=stellakamikaze.org). Noi, nel frattempo, anziché fare queste cose, Jacob lo abbiamo intervistato. Motherboard: prima di tutto, chi è Paradigm? **Jacob Janerka**: *Paradigm*è il prodotto di un esperimento genetico mal riuscito che ha dato origine a un bambino prodigio che vuole diventare il più grande artista di musica elettronica che il mondo abbia mai visto. **Perché lo hai ambientato nell’Est Europa post-nucleare?** Ci sono un paio di motivi per i quali ho scelto l’Est Europa. Uno di questi riguarda il vecchio detto “scrivi di ciò che sai”. Sono di origine polacca e ho viaggiato molto in giro per l’Europa, ciò mi ha permesso di avere una grossa comprensione dei contesti e mi ha aiutato a creare mondi molto più credibili, benché fantastici. Un altro motivo è che sono uno sviluppatore indipendente e ho bisogno di risparmiare; pagare qualcuno per recitare la parte di un protagonista che ha una quantità gigantesca di dialoghi sarebbe stato assurdamente costoso. Quindi dovevo arrangiarmi. *Paradigm*mostra situazioni e contesti strani ma allo stesso tempo molto dettagliati, e tutti contribuiscono a caratterizzarlo in maniera particolare. **A cosa ti sei ispirato?** Lo stile di *Paradigm*può essere attribuito a influenze molto varie. Se dovessi farlo a pezzettini e riordinarlo direi che è una via di mezzo tra la Pixar, Fallout e Wes Anderson. Sicuramente è un insieme di molte altre cose, ma queste sono le più importanti. **Hai conferito al gioco un aspetto vintage, ma i contenuti sembrano molto contemporanei. Non riesco a pensare a un gioco degli anni novanta o duemila che esordisce con un “tuo figlio è un fallimento?”. Sbaglio? Cosa stai cercando di comunicare?** L’estetica del gioco si rifà a ciò che le persone degli anni Settanta e Ottanta pensavano del futuro, cioè che grandi computer e floppy disk avrebbero salvato il mondo. Il gioco è kitsch e banale esattamente come sembra, ma volevo creare un titolo con cui io per primo avrei giocato volentieri. Guardando i film Pixar me ne sono innamorato, ma avrei voluto si fossero spinti un po’ più in là con i temi e con l’humour. Questa necessità, in qualche maniera, ha dato vita a *Paradigm*. Ci sono molti temi più profondi nel gioco, ma uno dei principali riguarda la difficoltà di crescere, o addirittura quella di essere adulti. La sensazione di essere un fallito per non aver realizzaito i tuoi sogni o quella di essere un fallito agli occhi dei tuoi genitori o di altre figure importanti della tua vita. **Ha forse a che fare con lo stereotipo che nerd e geek sono considerati dei “falliti”? Penso a questo tipo di atteggiamento vendicativo.** Riguarda più la banale sensazione di sentirsi dei falliti o di esserlo per delle persone della propria vita. **Secondo te come sei riuscito ad avere successo su Kickstarter in così poco tempo?** Con molto lavoro di preparazione. È stato utile anche essere civile e gentile nel relazionarmi a chi mi ha dato il suo contributo. Se mandi una mail automatizzata, riceverai risposte automatizzate, o forse nemmeno quelle. Penso che sia qualcosa che molte persone sottovalutano, l’umanità, in particolare nel loro rapporto con la stampa. I giornalisti sono solo altre persone che amano i videogiochi come te. **Pensi che il contributo di PewDiePie ti abbia aiutato nella campagna di crowdfunding?** PewDiePie mi ha sicuramente aiutato un sacco, e non potrò mai ringraziarlo abbastanza: il numero di visualizzazioni che mi ha fornito è semplicemente fenomenale! Lui è stato uno dei molti che mi hanno aiutato e a queste persone sarò grato per sempre: spero di poterle ripagare, un giorno. I baffi (dal trailer) e il vintage sono tutti stereotipi legati al concetto di hipster. Ha qualcosa a che fare con Paradigm? No, tutto questo tipo di cose è presente come riferimento ai temi degli anni Settanta e Ottanta. I baffi e i dolcevita, in particolare, sono una parodia di quei terribili dating show di quegli anni. **Paradigm mi ricorda le storie folli di Monkey Island o, ancora meglio, di Days of the Tentacle, ma con una sfumatura contemporanea. Sei d’accordo con me? Riesci a fare un collegamento tra quel periodo e il nostro, per quanto riguarda i videogiochi?**Sì, assolutamente. Sono alcuni dei miei giochi preferiti di tutti i tempi e mi hanno influenzato davvero molto, sin da piccolissimo. Questa passione, nel corso del tempo, si è fusa con quella per lo humour tipico di *Adult Swim*, *Might Boosh*o *Flight of the Concords*, tutte cose con cui sono cresciuto. Questo tipo di influenze sicuramente hanno conferito a *Paradigm*la sfumatura contemporanea. Sembra che la musica abbia un ruolo fondamentale nel gioco (tant’è che stai cercando un musicista professionista) – che tipo di atmosfera vuoi ricreare? La musica è sicuramente una delle parti più importante; il fantastico Jonas Kjellberg ci sta già lavorando su. La campagna Kickstarter l’avevo aperta proprio per poter pagare la sua incredibile musica. È una combinazione tra i *Tangerine Dream*, *Blade Runner*, e un qualsiasi brutto film sci-fi degli anni ’70/’80. Chi è il bradipo malvagio? Ci sono altri personaggi degni di nota? Il bradipo malvagio è Olaf. È un bradipo geneticamente progettato che funge da macchina per le caramelle biologica: ogni mezz’ora vomita dolciumi. È stato cresciuto dal suo inventore perché lo rifornisse costantemente di caramelle. Ci saranno altri personaggi di livello, come per esempio il Carlino Wrestler Glam-Metallaro: una tempo wrestler professionista ha rovinato il suo corpo a causa delle sue avventure eccessive con la droga. Gli è stato offerto di essere trapiantato in un nuovo corpo, ma finché la medicina non farà progressi è stato piazzato nel corpo di un carlino. Un altro è la Bodyguard di Acqua Senziente: l’intelligenza artificiale è estremamente costosa. Nonostante ciò, la DUPA—l’azienda creatrice di Paradigm, il bambino—ha scoperto che una pozza di acqua senziente è un bodyguard tanto efficace quanto un robot. Nello specifico, questa bodyguard sogna di tornare di nuovo nel mondo e di poter essere bevuta da delle celebrità. Cosa succederà nella storia? Essendo un’avventura la storia è abbastanza importante, quindi non posso dirti molto di più di quanto non abbia già detto. A cosa stai lavorando ora? A campagna Kickstarter appena conclusa, al momento mi sto impegnando per creare una routine che permetta a Paradigm di essere finito in tempo. Poi continuerò a dipingere sfondi per il secondo atto, come la stanza del bambino prodigio o la Chiesa Glam Metal Quando sarà pronto per essere giocato? Il gioco verrà pubblicato nella seconda metà del prossimo anno. Nel frattempo puoi giocare alla demo o pre-ordinarlo. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/paradigm-e-un-avventura-dove-impersoni-un-esperimento-fallito/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 novembre 2014.* ### In Italia i videogiochi sono ufficialmente uno sport URL: https://stellakamikaze.org/in-italia-i-videogiochi-sono-ufficialmente-uno-sport/ Last updated: 2026-07-03T22:53:44.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 3 novembre 2014.* Esiste uno strano limbo che fluttua tra i mondi fantastici dei videogiochi e la crudele vita reale. Non si tratta di Matrix o [dell’incubo distopico di WarGames](https://www.youtube.com/watch?v=KXzNo0vR%5FdU&ref=stellakamikaze.org), ma del mondo degli eSport. La GamesWeek di qualche giorno fa ([si parla di 100,000 visitatori paganti](http://www.gamesweek.it/2014/News/milan-games-week-2014-raggiunte-quasi-100000-presenze-alla-quarta-edizione-della-manifestazione.aspx?ref=stellakamikaze.org)) ci ha ricordato che il mondo dei videogiochi, anche in Italia, muove cifre da capogiro—osservazione coadiuvata dal fatto che, sempre alla GamesWeek, l’area dedicata ai videogiochi indipendenti ha permesso a tantissimi di provare non solo tanti titoli di produzioni italiana, [ma anche titoli effettivamente di qualità](http://www.igds.it/showcase/?ref=stellakamikaze.org). Insomma, anche in Italia questa industria sembra essere finalmente sulla corsia giusta. Questi sono senz’altro fatti rassicuranti e promettenti, ma che nulla possono contro [la granitica mole del mondo degli sport elettronici](http://motherboard.vice.com/it/read/intervista-terenas?ref=stellakamikaze.org). Spiegare il perché e il per come questo settore sia il più popolare e remunerativo nel mondo dei videogiochi sarebbe assolutamente superfluo dinanzi alla semplice lista che potete visionare qui sotto. Si spazia da [un banale milione](http://www.callofduty.com/xp/age-verification?ref=stellakamikaze.org) in palio per una manciata di partite a *Call of Duty: Modern Warfare 3* fino ad arrivare a [dieci milioni novecento trentuno mila e cento tre dollari](http://www.dota2.com/international/announcement?ref=stellakamikaze.org) per il Campionato Internazionale di [Dota 2](http://blog.dota2.com/?l=italian&ref=stellakamikaze.org) che si terrà a Seattle. In tutto il mondo gli eSport sono [una realtà solida](http://www.dreamhack.se/splash/?ref=stellakamikaze.org), finanziata e regolamentata. Dai [letali team americani](http://www.gosugamers.net/lol/teams/2800-team-solomid?ref=stellakamikaze.org)fino agli [spietati plotoni Coreani](http://www.gosugamers.net/lol/teams/3029-samsung-galaxy-white?ref=stellakamikaze.org)gli sport elettronici sono discipline che richiedono una quantità di allenamento spesso sottovalutato: arrivati a un certo livello, infatti, non si tratta solamente di comprendere le regole del gioco e tentare di vincere, [ma di ottimizzare qualunque aspetto tecnico](https://www.youtube.com/watch?v=YbpCLqryN-Q&ref=stellakamikaze.org). Il business degli electronic sports va forte, davvero forte. Le [sponsorship dei team di agonisti](http://fortune.com/2014/07/24/esports-sponsors/?ref=stellakamikaze.org) arrivano da colossi del calibro di [Acer](https://twitter.com/aceresport?ref=stellakamikaze.org), [Razer](http://www.razerzone.com/team?ref=stellakamikaze.org), [Intel](http://en.intelextrememasters.com/?ref=stellakamikaze.org) e qualunque altro nome gigantesco del mondo della tecnologia. [Ogni settore è in costante crescita](http://www.academia.edu/5127934/Pioneering%5FeSport%5FThe%5FExperience%5FEconomy%5Fand%5Fthe%5FMarketing%5Fof%5FEarly%5F1980s%5FArcade%5FGaming%5FContests?ref=stellakamikaze.org): le sponsorizzazioni nude e crude, la presenza in loco agli eventi e alle competizioni e il seguito dei “telespettatori” sono tutti fattori che stanno contribuendo a creare una realtà florida e solida tanto da venire raccontata in [documentari ad alto budget](http://www.freetoplaythemovie.com/?ref=stellakamikaze.org). La [Electronic Sports League](http://www.esl.eu/it/?ref=stellakamikaze.org) (ESL) si occupa della gestione pratica della disciplina in senso più ampio, organizzando, dividendo e classificando ogni videogioco considerato competitivo e fornendo così una piattaforma accessibile a tutti. Il resto è storia: un panorama spaventosamente vasto che coinvolge centinaia e centinaia di personalità diverse per mettere in moto una macchina gigantesca. Gli sport elettronici sono democratici, permettono a chiunque sia fornito di un computer—[certo, magari non risalente alla Grande Guerra](http://www.alienware.com/Landings/desktops.aspx?ref=stellakamikaze.org)—un mouse e una tastiera di giocare e di farsi strada in graduatorie di livello. In qualche maniera, nella loro estrema tecnicità, gli sport elettronici sono la massima espressione della dedizione e dell’impegno richiesti dagli altri sport agonistici. Non ci sono vie di mezzo: o vinci o perdi. Il giocatore non si scontra solamente con il suo avversario, ma anche con il gioco stesso. Gli strumenti degli eSport estremizzano qualunque tipo di standard sportivo: le casualità e gli imprevisti del videogioco sono variabili dell’equazione non prevedibile, ma che sono parte integrante di un’esperienza agonistica di alto livello e di uno show, un vero e proprio spettacolo che con il passare del tempo raccoglie un numero sempre maggiore di spettatori. In Italia queste realtà esistono, ma è indubbio che manchi una qualche sorta di collante—io stesso, che il mondo dei videogiochi lo vivo ogni giorno, sono tutto fuorché un connoisseur della materia—che permetta di far arrivare gli eSport anche a chi non li pratica in prima persona. Insomma, i numeri ci sono e vanno solamente incanalati. In nostro soccorso arriva il CONI, [più nello specifico l’ASI](http://www.asinazionale.net/?ref=stellakamikaze.org) (Associazioni Sportive e Sociali Italiane) che con la sua sezione [Giochi Elettronici Competitivi](https://www.giochielettronicicompetitivi.it/?ref=stellakamikaze.org) (GEC) vuole riempire questo vuoto. A quanto ho capito, GEC non si vuole porre come panacea di tutti i mali che affliggono questo settore in Italia, ma come ponte che colleghi le infrastrutture ai giocatori, fornendo tutto il necessario per sfruttare appieno il potenziale degli eSport. Come dicevo sono il primo a saperne ben poco sulla questione, così ho fatto un paio di domande a Michele Bertocchi, responsabile di settore ASI nazionale. **Motherboard: In primis: cos’è Giochi Elettronici Competitivi? Perché si è resa necessaria la creazione di una sorta di “organo istituzionale” per gli agonisti?Michele Bertocchi**: [GEC](https://www.giochielettronicicompetitivi.it/?ref=stellakamikaze.org) è un settore sportivo di [ASI NAZIONALE](http://www.asinazionale.net/?ref=stellakamikaze.org), ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, che si occupa di tesserare i videogiocatori competitivi. Il progetto nasce dalla volontà di dare una serie di regole generali ed unificare i circuiti ed i tornei italiani. Questo per tutelare i giocatori e per creare una offerta a 360 gradi per gli appassionati del settore. Ad oggi tutti i tornei organizzati sono “slegati” tra loro; ti faccio un esempio: se imbroglio e vengo squalificato nel torneo A posso partecipare il giorno successivo ad un torneo B senza che mi vengano applicate sanzioni di alcun tipo. Diciamo che è stata un’operazione dovuta e volontariamente non legata a realtà commerciali ma istituzionali, per mettere al primo posto i player e non i brand. **Quali numeri sono mossi dagli eSport in Italia?**Questa è una bella domanda. Sappiamo quanti siano gli appassionati di videogame in generale, ma, proprio perché non c’è una “casa” per gli appassionati di eSport, non è chiaro quanti di quei 31 milioni di giocatori siano competitivi. Abbiamo delle stime per ogni software, ma sono coperte da accordi di non divulgazione. **Una mia impressione è che la cultura degli eSport sia in qualche modo distaccata dalla cultura del videogioco stesso. Mi sbaglio?**Il videogioco competitivo è un altro mondo sia per chi lo pratica, che per chi lo segue. Se parliamo di cultura dobbiamo partire dal presupposto che non c’è, nel nostro paese, una netta distinzione nemmeno fra casual gamer, YouTuber e pro-gamer. Uno dei nostri obiettivi è proprio fare chiarezza, anche per ciò che riguarda l’identità della scena. **Quanto pensi sia stato assimilato, in Italia, il concetto di “agonismo elettronico”? Quanto è ancora forte lo stereotipo del videogiocatore medio?**L’agonismo è percepito solo dai cyberatleti e dal loro pubblico. Per chi non gioca, o gioca da solo, “pro-gamer” è spesso sinonimo di “nerd”. Gli unici conosciuti sono gli YouTuber che raccontano al grande pubblico i loro risultati (mi viene in mente [pow3r](https://www.youtube.com/user/pow3RTV?ref=stellakamikaze.org)), mentre la maggior parte dei giocatori professionisti, appunto, gioca e basta. **Leggendo le vostre “dichiarazioni di intenti” mi pare chiaro che una delle vostre priorità sia di affiancare al videogioco anche l’attività motoria. Il binomio “sport/videogiochi” è uno stereotipo piuttosto radicato, se non nell’immaginario comune, sicuramente nella generazione precedente a quella attuale. In termini pratici, come farete a portare i videogiocatori fuori di casa?**In termini pratici ci sono degli sconti e delle prove gratuite presso le strutture sportive di ASI NAZIONALE. Se i nuovi tesserati seguiranno gli stream trasmessi e i consigli dei nostri coach potranno giocare meglio e meno, recuperando del tempo libero per allenarsi e tenersi in forma. Per noi è importante far capire che c’è differenza fra un casual gamer ed un giocatore agonistico che, per esempio, partecipa a un allenamento in squadra di League of Legends, nel quale dopo un certo numero di ore deve smettere per non inficiare la performance—oltre che per non danneggiare la sua salute. La prossima mossa sarà organizzare una serie di tornei dal vivo ed online e raccontare nel migliore dei modi eventi internazionali ed italiani. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/i-videogiochi-sono-roba-competitiva-da-settantamila-spettatori/?ref=stellakamikaze.org)*, 3 novembre 2014.* ### PhotoMath è l’app che risolve i problemi (matematici) URL: https://stellakamikaze.org/photomath-e-lapp-che-risolve-i-problemi-matematici/ Last updated: 2026-07-03T22:39:48.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 30 ottobre 2014.* Non ho un bel ricordo della matematica, e la matematica non ha un bel ricordo di me. È impresso a fuoco nella mia memoria quel momento in cui, alla fine di un anno scolastico, il mio professore del liceo mi disse che avrebbe ignorato quel 3 che rischiava di farmi rimandare a settembre: da quel momento io e i numeri cominciammo a viaggiare su due binari paralleli. Se quell’anno di liceo l’avessi fatto oggi non avrei preso nessun 3, perché avrei usato [PhotoMath](https://photomath.net/?ref=stellakamikaze.org), l’app che lascerà al passato uno dei più grandi problemi dello studente medio: risolvere equazioni. PhotoMath è un’applicazione, attualmente disponibile gratuitamente su [iOs](https://itunes.apple.com/us/app/photomath/id919087726?ref=stellakamikaze.org) e [Windows Phone](http://www.windowsphone.com/it-it/store/app/photomath/1f25d5bd-9e38-43f2-a507-a8bccc36f2e6?ref=stellakamikaze.org) e presto scaricabile anche su sistemi Android (si parla di inizio 2015), sviluppata da [MicroBlink](https://microblink.com/?ref=stellakamikaze.org), una software house che sviluppa applicazioni mobile che facilitano il riconoscimento di testi, numeri e codici a barre attraverso lo smartphone. Come suggerisce il nome, infatti, PhotoMath risolve i tuoi problemi con la matematica attraverso la fotocamera del tuo smartphone, il che rende il processo incredibilmente immediato. So con certezza che hai già provato a farti risolvere equazioni da internet, so che hai provato a farlo con [Wolfram Alpha](http://www.wolframalpha.com/?ref=stellakamikaze.org) e so che hai passato almeno tre quarti d’ora a tentare di trascrivere l’equazione nel campo input, molto probabilmente (e comprensibilmente) fallendo. PhotoMath [utilizza la tecnologia OCR](http://en.wikipedia.org/wiki/Optical%5Fcharacter%5Frecognition?ref=stellakamikaze.org) (optical character recognition) per acquisire le tue beghe numeriche e risolverle nell’arco di pochi secondi, e benché la prima associazione mentale possa essere “PhotoMath = copiare” le cose non stanno esattamente così. L’applicazione di MicroBlink, infatti, non è in grado di leggere la tua grafia—a meno che tu non faccia parte di un’antica stirpe di calligrafi, ovviamente—e si destreggia solamente con i numeri stampati, spesso con difficoltà quando si tratta di simboli ambivalenti (mi viene in mente la “x” incognita e la “x” moltiplicazione). Inoltre, il fine dell’app non è soltanto quello di farti raggiungere la sufficienza a un esame, ma anche quello di fornire un supporto per quei ragazzi che non hanno a disposizione un tutor o dei genitori esperti in materia. Al momento, oltre che offrire già un’applicazione funzionante, PhotoMath ci dà anche grandi speranze: ogni aggiornamento, infatti, dovrebbe sia rifinire la precisione della tecnologia OCR sia espandere le nozioni utilizzate dalla app per risolvere i problemi matematici. Inoltre, il modello di riconoscimento sviluppato da MicroBlink non si limiterebbe alla matematica: l’azienda pianifica di sfruttare la tecnologia per semplificare le operazioni e i pagamenti bancari e sfruttare in maniera più intelligente i codici a barre. In conclusione PhotoMath sicuramente non sarà un Pitagora a forma di app, ma fornisce agli studenti un’altra, tecnologica, scusa per rimandare a domani gli esercizi di matematica. Anche se in realtà forse un po’ di matematica andrebbe imparata, [visto che sembra essere utile](http://motherboard.vice.com/it/read/il-modello-matematico-che-ha-previsto-la-diffusione-dellebola?ref=stellakamikaze.org); alla fine della fiera non dev’essere male riuscire a parlare la stessa lingua del proprio commercialista, piuttosto che vederlo come un massimo esperto di patois. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/photomath-e-lapp-che-risolve-i-vostri-problemi-matematici/?ref=stellakamikaze.org)*, 30 ottobre 2014.* ### Jeff Mills prende gli avvistamenti UFO e li trasforma in musica URL: https://stellakamikaze.org/jeff-mills-prende-gli-avvistamenti-ufo-e-li-trasforma-in-musica/ Last updated: 2026-07-03T22:39:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 23 ottobre 2014.* Gli artisti spesso non sono figure esattamente accessibili. Nel mondo dell’arte di personalità criptiche ce ne sono a bizzeffe e [Jeff Mills](https://www.youtube.com/watch?v=KevUFO2moZI&ref=stellakamikaze.org), il padrino della techno per eccellenza, è sicuramente una di queste. Il suo amore viscerale per tutto ciò che riguarda un futuro extraterrestre è stato palesato più volte, e la notizia che il signor Mills stia lavorando ad un nuovo prototipo di percussione ispirato ad un avvistamento di UFO avvenuto negli anni ’50 sopra Los Angeles non stupisce. Mills sta portando avanti il progetto con l’aiuto del designer e sound artist [Yuri Suzuki](http://yurisuzuki.com/?ref=stellakamikaze.org), celebre per numerose installazioni e prototipi di strumenti musicali come [un disco sferico](http://yurisuzuki.com/works/the-sound-of-the-earth-2/?ref=stellakamikaze.org) contenente registrazioni a microfono aperto provenienti da tutto il mondo e [un robot che genera suoni a partire da disegni](http://yurisuzuki.com/works/looks-like-music/?ref=stellakamikaze.org). L’intenzione di Mills è quella di creare uno strumento “speciale ed esclusivo” pensato nello specifico per le sue performance orchestrali, alle quali ultimamente lavora con grande dedizione. Il paradosso dello stereotipo di “techno” abbinato a quello di “orchestra” è piuttosto evidente, ma Jeff Mills è riuscito a creare un efficace connubio tra le due parole, con esibizioni di livello e location altrettanto importanti. L’immaginario fantascientifico di Mills continua a svilupparsi nelle forme più svariate: [Emerging Crystal Universe](http://www.factmag.com/2014/08/15/jeff-mills-announces-emerging-crystal-universe-lp/?ref=stellakamikaze.org), l’ottavo album della serie Sleeper Wakes, e la [direzione di un film](http://www.factmag.com/2014/09/18/jeff-mills-to-write-score-and-direct-film-in-collaboration-with-le-louvre/?ref=stellakamikaze.org) incentrato sul “cammino degli antichi Egizi dalla vita alla morte fino alla reincarnazione” sono solo alcuni degli esempi che caratterizzano questa poliedrica icona della musica elettronica. Per rimanere aggiornati sulle sue gesta futuristiche, date un occhio alla sua [pagina Facebook](https://www.facebook.com/JeffMills/posts/10154706773475468). --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/jeff-mills-prende-gli-avvistamenti-ufo-e-li-trasforma-in-musica/?ref=stellakamikaze.org)*, 23 ottobre 2014.* ### Questa nuova batteria al litio risolverà tutti i vostri problemi URL: https://stellakamikaze.org/questa-nuova-batteria-al-litio-risolvera-tutti-i-vostri-problemi/ Last updated: 2026-07-03T22:39:49.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 20 ottobre 2014.* Il mondo moderno è afflitto da una quantità incalcolabile di piaghe: dai rubinetti che perdono alla birra analcolica, passando per i calzini stesi che nel momento del bisogno sono ancora bagnati. È indubbio però che l’ultima delle piaghe, la più straziante, sia la batteria del cellulare che nonostante appena usciti di casa si aggiri stabile attorno al 100 percento, nell’arco di trentasette minuti spaccati crolli ad un 12 percento da puro panico. Niente paura però, perché pare che saremo finalmente redenti da questo flagello. Un team di ingegneri della [Nanyang Technology University](http://www.ntu.edu.sg/Pages/home.aspx?ref=stellakamikaze.org) (NTU) di Singapore, guidato dal professor Chen Xiaodong, ha sviluppato un nuova batteria agli ioni di litio che promette un’efficienza incredibilmente maggiore rispetto alle batterie attuali. Telefono scarico? La batteria di Chen riporta il tuo cellulare al 70 percento di ricarica in due minuti. Ma non fermiamoci ai nostri smartphone; questo prototipo di batteria rivelerebbe il massimo delle sue potenzialità se montato sulle macchine elettriche, e i vantaggi non si limiterebbero ai tempi di ricarica. Una delle questioni più problematiche delle macchine elettriche è la quantità di cicli di ricarica che l’accumulatore può effettuare prima di perdere efficienza. Una normale batteria al litio può sopportare circa 500 cicli di ricarica, idealmente tre anni di utilizzo; non è sicuramente un problema quando si parla di smartphone o tablet, ma per ciò che riguarda i veicoli elettrici una nuova batteria costa circa 500€. La batteria di Chen, invece, supportando oltre 10 000 cicli di ricarica, abbatterebbe i costi di sostituzione e sarebbe un ottimo incentivo per l’acquisto di macchine elettriche. Non dimentichiamo, inoltre, che meno sostituzioni di batteria significa anche meno batterie da buttare, e meno batterie da buttare sarebbero un toccasana sia per i costi di smaltimento, [sia per l’ambiente in generale](http://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es400614y?ref=stellakamikaze.org). Il funzionamento della batteria sviluppata dall’NTU [è descritto in un comunicato dall’Università stessa](http://media.ntu.edu.sg/NewsReleases/Pages/newsdetail.aspx?news=809fbb2f-95f0-4995-b5c0-10ae4c50c934&ref=stellakamikaze.org), “la grafite, materiale normalmente utilizzato nei poli negativi delle batterie al litio, è sostituita da un nuovo materiale gel derivato dal [biossido di titanio](http://it.wikipedia.org/wiki/Biossido%5Fdi%5Ftitanio?ref=stellakamikaze.org).” La domanda più spontanea riguarda la disponibilità di questo nuovo materiale, ma non sembra essere un problema: “il biossido di titanio è un materiale economico e sicuro che si trova nel terreno in quantità ingenti. È normalmente utilizzato come additivo alimentare e nelle creme solari perché assorbe i raggi ultravioletti.” Trovato il nuovo materiale, non restava altro che capire come renderlo più efficiente della grafite, “siamo riusciti a plasmare il biossido di titanio, [che normalmente si trova in forma sferica](http://www.americanelements.com/titanium-dioxide-spheres.html?ref=stellakamikaze.org), in minuscoli nanotubi che, data la loro dimensione, permettono di aumentare esponenzialmente la quantità di reazioni chimiche che avvengono nella batteria raggiungendo infine questi livelli di efficienza.” Se negli ultimi anni il progresso delle capacità tecniche e computazionali di smartphone e tablet è accelerato incredibilmente raggiungendo una potenza sbalorditiva, quello della batteria rimane un problema irrisolto, che frena in maniera oltremodo brusca l’usabilità di dispositivi del genere. Dalle macchine agli smartphone, una batteria dall’efficienza tale da rendere la sua ricarica un pensiero trascurabile cambierebbe radicalmente le cose, permettendoci finalmente di sfruttare al pieno delle loro possibilità le nuove tecnologie. “Al momento il modello sta venendo brevettato da un’azienda per un’eventuale messa in produzione. Il team prevede che la nuova generazione di batterie al litio potrebbe essere messa in vendita tra due anni,” conclude il comunicato dell’NTU. Si prevede che il mercato globale delle batterie al litio nel 2016 farà girare circa 23 miliardi di dollari, una cifra importante su cui il lavoro del team di Chen potrebbe radicalmente incidere. Ovviamente due anni sono una previsione più che ottimistica, ma non possiamo fare altro che apprendere con felicità di questa nuova scoperta, sperando in un futuro in cui i nostri telefoni non ci terranno più, letteralmente, al guinzaglio: quello del carica batteria. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/questa-nuova-batteria-al-litio-risolvera-tutti-i-vostri-problemi/?ref=stellakamikaze.org)*, 20 ottobre 2014.* ### Il router che assicura l’anonimato su Internet URL: https://stellakamikaze.org/il-router-che-assicura-lanonimato-su-internet/ Last updated: 2026-07-03T22:39:50.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 16 ottobre 2014.* L’anonimato su internet è una faccenda piuttosto spinosa, un fantasma burocratico che sulla carta dovrebbe garantire quella libertà di pensiero, parola e azione su cui il web si è sempre basato. Nei fatti, l’anonimato su internet è spesso un grande scherzo: un alternarsi tra promesse fantascientifiche e faccende più serie, e nel marasma generale la credibilità dell’argomento cola inevitabilmente a picco. Qualche giorno fa, però, pare essersi intravisto uno spiraglio di luce: August Germar, impiegato nel campo IT, [annuncia anonabox](https://www.kickstarter.com/projects/augustgermar/anonabox-a-tor-hardware-router?ref=users), il primo router che dovrebbe rendere semplice e immediato un accesso a internet via [reti Tor](http://motherboard.vice.com/it/read/come-ha-fatto-lfbi-a-trovare-i-server-di-silk-road?ref=stellakamikaze.org) dall’anonimato garantito. Come funziona? Anonabox fa viaggiare i dati internet dell’utente attraverso la rete Tor, una rete basata [sul protocollo di routing onion](http://en.wikipedia.org/wiki/Onion%5Frouting?ref=stellakamikaze.org), che permette alle informazioni sensibili che accompagnano i dati di essere criptate ripetutamente e di risultare quindi più difficilmente tracciabili. La rete Tor nasce nel 2002 e tutt’ora detiene il primato per ciò che riguarda [l’efficacia nel garantire una sorta di completo anonimato su internet](http://motherboard.vice.com/it/read/un-tour-delle-meraviglie-legali-del-deep-web?ref=stellakamikaze.org); nonostante ciò nel tempo non si è mai riusciti a rendere realmente semplice ed immediato un accesso al web attraverso questo tipo di rete. Germar si presenta con la formula per risolvere questo problema: anonabox esordisce il 13 ottobre [su Kickstarter](https://www.kickstarter.com/?ref=stellakamikaze.org) – anche quest’ultimo ricordato [sia per faccende più serie](http://motherboard.vice.com/it/read/il-tuo-internet-of-things-fatto-in-casa?ref=stellakamikaze.org) sia per [insalate di tuberi](https://www.kickstarter.com/projects/324283889/potato-salad?ref=stellakamikaze.org) – con la speranza di raccogliere nei 30 giorni fissati per la campagna di crowdfunding almeno 7,500 dollari per il suo progetto. Appena 48 ore dopo l’inizio della campagna il progetto non solo riesce a trovare i 7,500 dollari necessari, ma va ben oltre raccogliendone 300,000\. Al momento della stesura di questo articolo la campagna si trova a quota 600,000 e la crescita della cifra non accenna a fermarsi. Nella pagina Kickstarter si può leggere il racconto della nascita dell’idea anonabox: Germar si stava facendo una birra con dei colleghi e, a fine serata, sente alla TV del locale un servizio sulla censura di internet imposta dagli Stati coinvolti nella Primavera Araba. Il gruppo di amici, con l’idea di aiutare le vittime di questi soprusi, avvia un Kickstarter per creare un piccolo router open-source portatile a cui basterà collegare i propri dispositivi per ottenere una navigazione internet sicura, anonima e soprattutto capace di aggirare qualunque tipo di limite imposto “dall’alto”. Il progetto acquista credibilità anche grazie alla descrizione della crescita della “idea anonabox”, Germar infatti racconta che prima di arrivare alla versione finale, [il router ha attraversato altre tre fasi](https://s3.amazonaws.com/ksr/assets/002/617/995/b560c47154817abfd7e570c4e78e7b17%5Flarge.jpg?1411333699&ref=stellakamikaze.org) nelle quali la priorità riguardava il rimpicciolimento di tutti i componenti. Tutto è così incredibilmente bello; se non fosse che quella di anonabox pare essere una truffa. È il 15 ottobre quando htilonom, un utente di Reddit, [pubblica un post in cui porta avanti pesanti critiche al progetto](https://www.reddit.com/r/privacy/comments/2j9caq/anonabox%5Ftor%5Frouter%5Fbox%5Fis%5Ffalse%5Frepresentation/?ref=stellakamikaze.org), affermando che le immagini dei prototipi di anonabox mostrate da Germar assomiglino in maniera preoccupante a modelli di circuiti stampati e router già esistenti. In particolare [il modello finale di anonabox è pressoché identico ad un piccolo router cinese](https://i.imgur.com/dvBjzJO.jpg?ref=stellakamikaze.org) disponibile su Alibaba.com, venduto per di più a 20 dollari contro i 50 previsti per anonabox. Sono affermazioni pesanti, che non solo sembrano incredibilmente corrette, ma stridono anche con l’introduzione al Kickstarter di Germar stesso, che racconta di un anonabox in gestazione da ormai 4 anni. La vicenda si fa più chiara [quando agamoto, un altro utente di Reddit, descrive le specifiche tecniche del router](http://www.reddit.com/r/anonabox/comments/2ja22g/hi%5Fim%5Faugust%5Fgermar%5Fa%5Fdeveloper%5Ffor%5Fthe%5Fanonabox/cl9v4lx?ref=stellakamikaze.org): “anonabox monta i circuiti e il case del [NEXX WT3020A](http://www.nexx.com.cn/?ref=stellakamikaze.org), una CPU MIPS 24KEc e un SoC Mediatek MT7620N; \[…\] [il software OpenWRT](https://forum.openwrt.org/viewtopic.php?id=48481&ref=stellakamikaze.org) montato sul Mediatek è sicuramente open-source ma l’hardware no, ” Che in sostanza significa che l’anonabox non è altro che un modello di router già in vendita, con l’aggiunta di un nome più commerciabile e di qualche aggiunta di cortesia e di un software proprietario. Secondo agamoto anonabox, sulla carta, è certamente open-source, ma nei fatti è un normalissimo router modificato e rivenduto come open-source. Germar, [a fronte di queste accuse](http://cdn0.dailydot.com/uploaded/images/original/2014/10/14/Screen%5FShot%5F2014-10-15%5Fat%5F09.46.31.png?ref=stellakamikaze.org), ha replicato “Sì, sto dicendo che il mio router non è identico ad un WT3020 appena comprato. Sospetto, comunque, che l’unica differenza risieda nel fatto che anonabox ha una memoria flash maggiore.” anonabox sarebbe dunque, a conti fatti, questo famoso modello NEXX WT3020 con la semplice aggiunta di una memoria più capiente, né più né meno. Il botta e risposta continua quando [l’ennesimo utente di Reddit chiede a Germar](http://cdn0.dailydot.com/uploaded/images/original/2014/10/14/Screen%5FShot%5F2014-10-15%5Fat%5F09.58.29.png?ref=stellakamikaze.org) se, nello specifico, anonabox sia semplicemente un router modello WT3020 modificato, visto che addirittura i seriali presenti sulle foto dei circuiti del fabbricante e quelle dei circuiti di Germar sono identici, “Non l’ho modificato \[il WT3020\]. \[…\] Penso però che l’azienda cinese abbia semplicemente aggiunto un “V-10″ alla fine del seriale e lo stia rivendendo come proprio e, onestamente, per me non c’è nessun problema.” conclude Germar. In seguito ad [un articolo del Daily Dot](http://www.dailydot.com/politics/anonabox-accusations/?ref=stellakamikaze.org), Germar ha comunicato alla testata che lo sviluppo dei circuiti di anonabox è stato portato avanti da un tecnico e che il suo team ha scoperto solo adesso che in giro sono altri modelli di router con circuitazioni così simili. La situazione rimane piuttosto confusa, visto che da un lato Germar distribuisce dichiarazioni col contagocce e dall’altro Kickstarter pare non aver ancora rilasciato comunicati sulla vicenda, ma se le cose stessero come sostengono gli utenti di Reddit allora sì, tecnicamente parlare di anonabox significherebbe parlare di truffa. È indubbio che l’idea di Germar non si basi su delle specifiche hardware ma bensì sul software caricato sul router, ma, se non verranno chiarite, le discrepanze nelle premesse con cui il progetto è stato presentato andrebbero a [violare i termini di utilizzo di Kickstarter](https://www.kickstarter.com/rules?ref=stellakamikaze.org) e porterebbero quindi alla cancellazione della campagna di crowdfunding. Finché queste questioni non verranno risolte anonabox rimarrà un progetto di indubbio successo, visti i soldi raccolti in così pochi giorni, ma inevitabilmente avvolto da una nube di dubbi. L’anonimato su internet è una faccenda complicata con cui avere a che fare e che si basa su un equilibrio fin troppo delicato. Piuttosto che gestirlo male, meglio non averci proprio a che fare. --- *Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-router-anonabox-che-assicura-lanonimato-su-internet/?ref=stellakamikaze.org)*, 16 ottobre 2014.* ### Le conseguenze del Quinnsgate: Stephen Totilo e il giornalismo responsabile URL: https://stellakamikaze.org/le-conseguenze-del-quinnsgate-stephen-totilo-e-il-giornalismo-responsabile/ Last updated: 2026-07-10T05:52:32.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 4 settembre 2014.* Il Quinnsgate si sta spegnendo, anzi sta mutando: nel frattempo è giunta l’ora di verificare le conseguenze concrete di questo scandalo. La vicenda Quinnsgate si è ormai fortunatamente spenta: rimangono degli strascichi di separatisti da seminterrato che continuano a fare pulci dove pulci non ci sono, ma si può dire con certezza pressoché scientifica che **sul trittico Zoe Quinn, Phil Fish e 4chan si possono ormai fare solamente riflessioni.** Torniamo ora alle cose importanti; di certe ci sono solamente le conseguenze concrete dei fattacci che ho raccontato nei miei tre articoli precedenti. ([ 1](https://medium.com/@twitReolo/zoe-quinn-depression-quest-e-quelle-poche-sinapsi-che-vi-passano-nel-cervello-quando-si-parla-di-8309a3b2b454?ref=stellakamikaze.org)) ( Tutto il Quinnsgate ha origine da un’accusa molto semplice e che è necessario tenere bene a mente per non perdere il focus sulla vicenda: **Zoe Quinn, sviluppatrice di videogiochi, è stata accusata di essere andata a letto con dei giornalisti del settore per ottenere copertura e recensioni positive.** Il treno di tutti i discorsi che possono scaturire **deve** partire da qui: tutto il resto è fuffa da ignorare, per il momento. Dicevamo appunto che il **tutto è nato da questa accusa che si è poi rivelata inverosimile e dunque falsa;** nonostante ciò l’accusa stessa ha avuto una risonanza mediatica non da poco ed è cominciata la caccia alla streghe per fare luce o riportare a galla episodi simili. Della marea di report di corruzione più o meno credibili, due in particolare hanno risaltato sugli altri, **quelli riguardanti Patricia Hernandez e Ben Kuchera.** Non voglio parlare delle accuse in sé a questi due figure, ma ci basti sapere che *la Hernandez è accusata di aver scritto delle recensioni positive di alcune opere e giochi di Anna Anthropy benché le due siano ottime amiche e abbiano anche vissuto assieme per un periodo*. Similmente [Ben Kuchera](http://www.polygon.com/users/Ben%20Kuchera?ref=stellakamikaze.org), A seguito di queste accuse l’unica domanda che deve sorgere spontanea è “*ma se questi giornalisti l’imparzialità l’hanno lasciata a casa, dove sono i meccanismi che impediscono da contratto il verificarsi di situazioni di questo tipo?*”. Ecco, ci sono: Ben Kuchera in primis viene doppiamente accusato perché **Polygon presenta una dichiarazione che garantisce, tra le altre cose, la presenza di un previo avviso sulla biografia di ogni suo redattore nel caso esso sia in qualche maniera legato ad una figura o personalità che potrebbe trattare nei suoi articoli**. L’altro meccanismo è invece una, e secondo me la più importante, delle conseguenze di cui parlavo all’inizio. [Stephen Totilo](http://kotaku.com/5312465/stephen-totilo-bio?ref=stellakamikaze.org), editor-in-chief di Kotaku, in seguito alle accuse mosse a Patricia Hernandez e a, in generale, tutta la redazione della testata, ha, in data 26 Agosto, [pubblicato una dichiarazione di legittimo damage control contro la merda che gli stava venendo buttata addosso in cui, però, ha incluso anche una frase a mio parere drammaticamente cruciale](https://twitter.com/stephentotilo/status/501817475097702402?ref=stellakamikaze.org). “\[…\] We’ve also agreed that funding any developers through services such as Patreon introduce needless potential conflicts of interest and are thereforenixingany such contributions by our writers. \[…\]” “Abbiamo anche deciso che supportare qualunque sviluppatore attraverso servizi come Patreon tira in ballo evitabili conflitti di interessi evietiamodunque qualunque tipo di contributo di questo tipo da parte dei nostri redattori.” Questo è importante; molto importante. **Significa che la redazione di Kotaku non può più supportare deliberatamente sviluppatori indipendenti** (e dico indipendenti perché gli sviluppatori non indipendenti non hanno necessità di ricorrere al crowdfunding) su [Patreon](http://www.patreon.com/?ref=stellakamikaze.org) o servizi simili; badate bene, non è un condizionale: è un indicativo. Quella di Totilo è una dichiarazione *ufficiale* od *ufficiosa*? Queste parole verranno tradotte in **termini contrattuali**? Non lo so, e non penso potrò mai saperlo, ma l’evento rimane comunque cruciale perché crea un precedente. “*Ehi Federiko ma kosa kazzo dici eheh Kotaku è unammerda checccefrega di quello che la gente fa lì?!?*”, eh no amico, che Kotaku sia una merda che sopravvive grazie al click-baiting è un fatto più che scientificamente provato, **ma è altrettanto accertato il suo essere un prodotto del network** [Gawker Media](http://gawker.com/?ref=stellakamikaze.org): non esattamente gli ultimi arrivati. [La dichiarazione di Stephen Totilo](http://kotaku.com/a-brief-note-about-the-continued-discussion-about-kotak-1627041269?ref=stellakamikaze.org) – e aggiungo anche [quella di Christopher Grant](http://www.polygon.com/forums/meta/2014/8/26/6071669/on-patreon-support?ref=stellakamikaze.org), editor-in-chief di Polygon – confermano che il polverone mediatico del Quinnsgate ha Il discorso non è per niente semplice, è anzi spaventosamente sottile. Cosa vuol dire “*supportare economicamente uno sviluppatore indie*”? Oggi come oggi sappiamo tutti che il metodo principale per questo tipo di operazioni economiche è [Kickstarter](https://www.kickstarter.com/?ref=stellakamikaze.org), un servizio che permette ad un utente di effettuare una donazione per un progetto (per capirci è come pre-ordinare un gioco a fondo perduto, non avendo la certezza se la propria prenotazione troverà mai un riscontro pratico). Non è mia intenzione intraprendere un discorso etico/filosofico sull’essere in sé di queste modalità per supportare un developer od un progetto, **l’obiettivo di questo articolo è piuttosto quello di focalizzare l’attenzione sulla dichiarazione di Totilo**. Privando il giornalista stesso della possibilità di mettere di tasca propria dei soldi per un determinato progetto o sviluppatore possono nascere una serie di risvolti decisamente inaspettati: Come più volte ho ripetuto in questa serie di articoli sul Quinnsgate, **ritengo assolutamente prioritaria l’evoluzione del giornalismo videoludico che troppo spesso sprofonda in una piattezza di opinioni tale da risultare superfluo**. Negli ultimi anni tutto il mondo dei media ha lentamente perso l’autorità collettiva e si è sempre di più spostato verso un’affermazione individuale dell’autore stesso del contenuto. **Il lettore è sovraesposto all’informazione e dunque non ha bisogno di un giornalismo telegrafico**, il lettore oggi cerca degli *opinion leader.* In qualunque campo, dalla musica, all’informazione politica, mondiale, ai videogiochi o ai libri è venuta sempre di più a mancare la figura di una testata salda che identificasse la propria redazione; *sempre più spesso infatti è la redazione ad identificare la testata*: una singola penna capace di catalizzare l’attenzione del proprio pubblico possiede un’efficienza divulgativa centinaia di volte superiore a quella di una testata sola. **Il lettore ha quindi bisogno non solo di essere informato, ma in qualche modo anche di essere consigliato.** Lo stesso giornalismo videoludico classico fallisce in partenza questo intento: **il lavoro che faccio su** [The Shelter](http://theshelternetwork.com/?ref=stellakamikaze.org), la mia testata, Il delitto più grave di cui si sono macchiati tutti coloro che hanno in qualche modo avuto a che fare con il Quinnsgate (me compreso) è **ai danni della creatività**. Parlare di videogiochi indie in maniera interessata oggi fa paura, perché ogni singolo fenomeno quantomeno curioso sembra la miccia di un polverone di entità uguale al Quinnsgate. **Se la testata scoraggia la propria redazione a partecipare al processo di nascita** (perché di questo si tratta) **di un progetto indie,** il parallelismo con una testata musicale che concede ai propri redattori di comprare musica ma vieta di andare ai concerti diventa verosimile. **Nel momento in cui l’hype attorno alla scena indipendente si abbassa non si parla solamente del fallimento di qualche decina di progetti, ma della sepoltura di dozzine e dozzine di persone che non potendo portare il pane a casa con i propri giochi, banalmente, smettono di farli.** Gli indie non sono lapalissianamente dei tripla-A: dopo aver affrontato un processo di sviluppo pieno di stenti, **l’idea di spendere soldi in pubblicità è pura fantascienza e dunque l’unico modo per raggiungere il pubblico è attraverso la stampa di settore** – “*ehy federiko ma kosa dici, io ho smesso di leggere le riviste e i siti, sono un progressista*”, amico mio, questo discorso lo affronto nel terzo punto: non temere. Se privi lo sviluppatore dello strumento più fondamentale per pubblicizzare il proprio prodotto **non uccidi solamente un gioco, uccidi un intero apparato creativo che oggi ha prodotto Big Rigs ma domani potrebbe tirare fuori il nuovo Half-Life.** Se privi il giornalista della possibilità di vivere in prima persona la gestazione del figlio del suddetto apparato creativo, ciò che ne verrà fuori sarà **un interesse decisamente ridotto nei confronti del progetto**, e anche in caso questo interesse ci sia lo stesso la trattazione giornalistica di esso sarà sterile, impersonale e priva di un coinvolgimento tale (e ricordatevi bene che il partecipare a questa gestazione *non* vuol dire che il giornalista ha investito in esso, perché non riceverà mai degli utili) da poter permettere un’informazione interessata alla crescita del lettore. **Il buonsenso c’è ancora: può bastare quello per regolamentare un settore giornalistico, benchè spesso corrotto alla luce del sole**; delle misure così drastiche non sono solamente inutili (perché chi vorrà continuare a supportare gli indie troverà il modo per farlo), *sono anche dannose su più livelli ed in una misura di comprensione non così immediata, purtroppo*. Premetto dicendo che l’argomento che tratterò in questo paragrafo sarà approfondito in un altro articolo, perché vale la pena articolarlo in maniera più estesa, ma mi è necessario accennarlo. **Il 18 Agosto è apparso sul blog di Puppy Games** (Revenge of the Titans, Ultratron) [una chilometrica opera tragica sul decadimento del valore del cliente per gli sviluppatori](http://www.puppygames.net/blog/?p=1574&ref=stellakamikaze.org). Caspian Prince, il CEO, ha tre giorni fa Gli esempi più lampanti sono [Steam](http://store.steampowered.com/?l=italian&ref=stellakamikaze.org) e gli Questo muta le percentuali richieste per andare in verde col bilancio (mi scuso per la poverissima terminologia ma la mia è economia da mercatino delle pulci): volendo fare un esempio spicciolo *se io spendo 20,000€ per produrre il mio gioco* la prima cosa che faccio è bilanciare il prezzo a cui lo vendo al numero di clienti minimo che mi servono per andare in attivo. Immaginiamo che il prezzo fissato sia di 20€ — pur sempre lontano dagli standard tripla-A ma questa era la media quando il mercato indie ha ingranato tre anni fa -, *immaginiamo che 5€ di questi 20€ servano a coprire i costi di distribuzione* (vetrine online, server per gestire i download, banda internet). Significa che *ogni copia mi genera 15€ di guadagno netto*: per rientrare con i costi di produzione, **vendendo il mio gioco a 20€ ho necessità di vendere almeno 1,300 copie (1333 per essere precisi)**. Certamente non poche per uno sviluppatore con un buon prodotto in mano, Come dicevo l’avvento dei bundle **ha drasticamente abbassato il valore percepito di un videogioco indipendente** (e in tempi recenti anche di quelli non indipendenti), riducendo, se non eliminando del tutto, quel numero di persone disposte a pagare più della media per un titolo indie; vetrine online come Steam, inoltre, pur garantendo una visibilità gigantesca, lavorano spesso con fasce di prezzo ben precise, obbligando lo sviluppatore a conformare il prezzo di vendita del suo prodotto agli altri della stessa fascia. Se prendiamo lo stesso esempio di prima e lo riproponiamo oggi ci accorgiamo che **per lo sviluppatore è impossibile proporre il proprio gioco al mercato a 20€,** ed è costretto ad aggirarsi attorno alla media stabilità dagli indie bundle ovvero, per esempio, 10€. Si aggiunge magari anche il fatto che i costi di distribuzione di Steam si alzano in base alla fascia di prezzo, **così il nostro giovane dev si trova a vendere il proprio gioco prodotto con 20,000€, anziché a 20€, a 7€**. I costi di distribuzione li teniamo uguali per comodità (ma è verosimile pensare che anzi possano anche aumentare) e così *ci troviamo un guadagno netto di 2€ per ogni copia del gioco:* questo significa che per andare in attivo col bilancio il nostro sviluppatore deve vendere almeno 10,000 copie del proprio gioco. **10,000 copie, considerata la portata di una piattaforma come Steam, non sono un’esagerazione, ma riducono il mercato indie ad un contrasto netto tra successo e insuccesso**, abortendo l’esistenza di qualunque tipo di sfumatura tra i due colori. Se fare le 1,300 copie di prima è un obiettivo, se non garantito, perlomeno credibile anche per titoli senza un’esagerata copertura mediatica, 10,000 copie si fanno solo se il proprio titolo è *davvero* interessante o se arriva al pubblico attraverso qualche scorciatoia (mi viene in mente YouTube, dove un Let’s Play di qualche grosso YouTuber può fruttare migliaia di vendita). **Questo indebolisce la struttura del mercato indipendente: prima popolato da molte realtà che godevano di una né ottima né tragica salute, ora si regge sul classico discorso “ l’1% dei prodotti fa girare la liquidità di tutto il mercato”**. Questo non è un mercato sano: Il compito di un giornalista è quello di proteggere il proprio pubblico di lettori informandolo. Tra le tante conseguenze del Quinnsgate troviamo la dichiarazione di Totilo riportata all’inizio, che s**icuramente non sarà percepita come una violenta spaccatura tra due ere, ma costituisce un precedente pericoloso che non fa altro che indebolire ancora di più un mercato già malaticcio**. Un giornalista che non può interessarsi in prima persona a produzioni non dal successo già conclamato **è un giornalista che**, nel contesto del mercato videoludico attuale, **non può portare avanti il proprio lavoro in maniera responsabile contribuendo a tappare i buchi di un mercato portato agli estremi di un capitalismo liberale becero ed, appunto, irresponsabile**. Il primo ed unico reportage continuo sul Quinnsgate in italiano vi è fornito da [Federico Nejrotti](https://www.facebook.com/FedericoNejrotti) aka --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/le-conseguenze-del-quinnsgate-stephen-totilo-e-il-giornalismo-responsabile-1b00138dff09?ref=stellakamikaze.org)*, 4 settembre 2014.* ### Zoe Quinn, The Fine Young Capitalists e Vivian James: questa cosa ci sta evidentemente sfuggendo di… URL: https://stellakamikaze.org/zoe-quinn-the-fine-young-capitalists-e-vivian-james-questa-cosa-ci-sta-evidentemente-sfuggendo-di/ Last updated: 2026-07-10T05:52:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 25 agosto 2014.* Dopo quasi una settimana dall’inizio dello scandalo le acque paiono calmarsi e si può tentare di tirare un abbozzo di conclusioni. Ehilà, salve a tutti e benvenuti ad un’altra eccitante puntata di “ **tipe si portano a letto tipi, scoppia l’apocalisse e si cerca di capire cosa succede**”. Il bello di questa serie TV è che non si capisce cosa succede e che non ci sono fonti certe per definire gli eventi! Siamo sempre nell’ambito del Prima puntata: **Zoe Quinn, Depression Quest e quelle poche sinapsi che vi passano nel cervello quando si parla di…** Seconda puntata: **Zoe Quinn, Anita Sarkeesian, Phil Fish e i social justice warriors** Update 19:56 25/08: la campagna di crowdfunding dei TFYC è ora tornata online: [https://www.indiegogo.com/projects/the-fine-young-capitalists--2](https://www.indiegogo.com/projects/the-fine-young-capitalists--2?ref=stellakamikaze.org) **Oggi parliamo dei fatti avvenuti più o meno a partire da ieri, Domenica 24 Agosto.** In particolare ci soffermeremo su due aspetti del tutto: le sciagure che si stanno abbattendo su i [The Fine Young Capitalists](http://www.thefineyoungcapitalists.com/?ref=stellakamikaze.org) e le sciagure che si stanno abbattendo su tutto il resto dell’umanità incidentalmente coinvolta nello scandalo Zoe Quinn, Eravamo rimasti con [Phil Fish che fugge dal palcoscenico in seguito al defacciamento del suo sito](http://i.imgur.com/uDIaZkE.jpg?ref=stellakamikaze.org) – È il 18 Agosto quando su *Reddit* salta fuori [un thread nel quale Zoe Quinn viene accusata di aver sabotato una game jam organizzata dai The Fine Young Capitalists](http://i0.kym-cdn.com/photos/images/original/000/813/691/405.png?ref=stellakamikaze.org), dedicata in particolare alle donne, a favore della sua “ 4chan nel frattempo rafforza la sua già pessima reputazione a causa del polverone Quinnsgate e [per questo la board /pol/ mostra l’intenzione di voler collaborare con TFYC per dimostrare la buona fede delle azioni degli anon](http://i2.kym-cdn.com/photos/images/original/000/816/363/e9f.png?ref=stellakamikaze.org). TFYC in quel momento stava portando avanti a) Sottoporre **un’idea di design** per il personaggio principale del gioco b) Decidere **a quale associazione per la ricerca** dovranno essere destinati i proventi del gioco (per la cronaca, ricerca per il cancro al colon) Le due board di 4chan maggiormente coinvolte nella vicenda, /v/ e /pol/, durante la giornata di Venerdì 21 Agosto [tirano fuori come personaggio per il gioco Vivian James](http://i1.kym-cdn.com/photos/images/newsfeed/000/817/623/7a2.jpg?ref=stellakamikaze.org), una ragazzetta dall’aspetto normalissimo che vuole “ Ieri mattina, Domenica 23 Agosto, **la pagina IndieGoGo della raccolta fondi TFYC chiude improvvisamente la campagna** annunciando che [“non intende accettare il supporto monetario delle stesse persone che hanno defacciato i siti di Zoe Quinn e Phil Fish”](http://i0.kym-cdn.com/photos/images/original/000/817/264/06b.jpg?ref=stellakamikaze.org); siamo infatti nelle 24 ore successive al misterioso hack delle homepage della Quinn e di Polytron, la casa di sviluppo di Phil Fish. Poco dopo TFYC Poco dopo la campagna torna disponibile, **ma al momento della stesura di questo articolo il link presente sulla homepage TFYC risulta non funzionante**. Ora come ora l’unica “*campagna monetaria*” supportata da TFYC **riguarda la vendita di numerosi modelli di magliette ritraenti Vivian James accompagnata da un messaggio di uguaglianza**; i proventi delle vendite delle stesse, come dichiarato da TFYC, [non andranno all’associazione scelta da /v/ pochi giorni prima ma ad iFred](http://knowyourmeme.com/memes/vivian-james?ref=stellakamikaze.org), l’associazione supportata da Zoe Quinn con la sua game jam A seguito di questi eventi sembra che “*il peggio sia passato*”. Non ci sono stati ulteriori importanti sviluppi e spero di poter dire che sia arrivata l’ora di tirare le somme (anche perché questa storia, per quanto appassionante, sta cominciando a diventare pesante). *Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha.* Vasco lo sapeva e siamo noi (sono io) i fessi che stiamo dando corda a quello che è sostanzialmente un castello di carte? Cerchiamo di analizzare la cosa con un minimo di razionalità. Il Quinnsgate scoppia a seguito di un’accusa piuttosto pesante, ovvero che **Zoe Quinn abbia ottenuto, in cambio di favori sessuali, degli articoli per il suo gioco Depression Quest**. Alla luce di tutte le “[ prove](http://i.imgur.com/I63abCw.jpg?ref=stellakamikaze.org)” saltate fuori In ogni caso **si potrebbe dire che un coverage positivo ci sia stato**, ma vogliamo davvero prenderci la responsabilità di definire “*coverage positivo*” l’utilizzo di uno screen di DQ come header di un articolo, per di più mesi prima delle date segnalate dal ragazzo di Zoe? *Mi concedo il beneficio del dubbio.* [Accuse ugualmente gravi vengono da TFYC ai giornalisti in generale](http://i0.kym-cdn.com/photos/images/original/000/813/691/405.png?ref=stellakamikaze.org) – **Il Quinnsgate non rivela niente di nuovo:** la corruzione nel giornalismo videoludico non è un fulmine a ciel sereno e sono numerosi i casi confermati nel passato. L’idea però che ciò che è successo negli ultimi sette giorni sia tutta fuffa però mi lascia… *perplesso*. Sono personalmente molto saturo di questa vicenda avendola trattata, nei limiti del possibile, in tempo reale e per questo non sono sicuramente la persona più adatta per vederla in maniera oggettiva, **ma la quantità di “ forze” che si è dispiegata per fare le veci di una o dell’altra parte è piuttosto incredibile.** Sicuramente scriverò un post-mortem del tutto a mente fredda, ma il fatto che un sacco di personalità pubbliche abbiano deciso di esporsi prendendo una posizione denota il fatto che *forse* qualcosa sotto c’è e che, appunto, **il Quinnsgate è solamente il sintomo di una malattia ben più estesa**. È quindi stato uno sbaglio dare tutta questa attenzione ad una vicenda che si genera da un’accusa che, come abbiamo potuto vedere, è per certi versi falsa? **Secondo me no.** Il *puttanaio* che si è creato ha permesso di scavare, di fare un check-up più o meno completo dello stato del giornalismo videoludico attuale e dunque **di fare un passo in più verso la definizione della malattia che lo affligge.** Siamo ancora ben lontani da una diagnosi, **ma il fatto che molte persone si indignino a scoprire che numerosi giornalisti hanno in qualche modo parlato progetti di cui sono stati finanziatori** (*questo è saltato fuori attraverso un backtracking delle donazioni effettuate dai giornalisti a varie campagne di crowdfunding di successo degli ultimi anni, per esempio Oculus Rift*) ci fa capire che probabilmente **la cosa ci è sfuggita di mano**. Indubbiamente il compito di un giornalista è quello di tenere bene a mente la responsabilità che ha nei confronti dei propri lettori, **ma quand’è che questo compito limita in maniera concreta la sua libertà?** Andare a letto con una sviluppatrice e poi parlare del suo gioco è troppo, finanziare un progetto Kickstarter e poi parlarne anche? . Casualmente oggi mi è capitato di leggere[ l’ultima tavola di ZeroCalcare dove “recensisce” la beta di Destiny per PS4](http://www.zerocalcare.it/2014/08/25/la-recensione-della-beta-di-destiny-per-ps4/?ref=stellakamikaze.org), ed una vignetta in particolare mi ha colpito molto: “ **Da qui ne siamo usciti tutti sconfitti:** a partire dai pazzi criminali (perché di questo si tratta: *pazzi criminali*) che hanno minacciato di morte Zoe Quinn, fino ad arrivare ai giornalisti non coinvolti che non hanno raccontato la vicenda. **Un sacco di fumo e sotto un arrosto**, sì, ma non di quelli che si mangiano, ma un arrosto metaforico che ci serve a capire che se **davvero** il Quinnsgate si regge su fondamenta inesistenti allora forse sì, **questa cosa dei videogiochi ci sta sfuggendo di mano.** --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/zoe-quinn-the-fine-young-capitalists-e-vivian-james-questa-cosa-ci-sta-evidentemente-sfuggendo-di-afaf382f1f3b?ref=stellakamikaze.org)*, 25 agosto 2014.* ### Zoe Quinn, Anita Sarkeesian, Phil Fish e i social justice warriors URL: https://stellakamikaze.org/zoe-quinn-anita-sarkeesian-phil-fish-e-i-social-justice-warriors/ Last updated: 2026-07-10T05:52:36.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 23 agosto 2014.* Qualche giorno fa [ho scritto un articolo in cui ho parlato dello scandalo Zoe Quinn](https://medium.com/@twitReolo/zoe-quinn-depression-quest-e-quelle-poche-sinapsi-che-vi-passano-nel-cervello-quando-si-parla-di-8309a3b2b454?ref=stellakamikaze.org) e delle conseguenze che il suo andare a letto con molti amici diversi ha riportato. In quell’articolo ho premesso che lo scandalo era ancora in corso, infatti in questi giorni le cose si sono evolute e **Ripartiamo da dove ci eravamo fermati l’ultima volta:** Zoe Quinn è la sviluppatrice di [Depression Quest](http://www.depressionquest.com/?ref=stellakamikaze.org), va a letto con A seguito delle rivelazioni del ragazzo di Zoe internet esplode; **la Quinn è bersagliata da una ingente quantità di critiche e insulti**: a questo punto si cominciano a delineare le personalità che entrano in gioco nella faccenda. *A tenere le parti di Zoe*, tra gli altri, *troviamo* [Phil Fish](http://tig.wikia.com/wiki/Phil%5FFish?ref=stellakamikaze.org), Fino a questo momento la faccenda non è stata sicuramente tranquilla, *ma è stata perlomeno circoscritta a determinati gruppi di persone* con commenti sporadici provenienti dall’esterno. Fino a questo momento *tutte* le parti hanno intrapreso delle politiche di **damage control** sicuramente non efficaci ma assolutamente apprezzabili: **Zoe Quinn sta nel suo**, non le spara grosse e tenta comprensibilmente di insabbiare l’insabbiabile; **le testate e le personalità coinvolte nella Quinnspiracy tengono un profilo basso** e rilasciano dichiarazioni generiche per parare il culo un po’ a tutti, Nell’ultimo articolo ho parlato dando per scontato che tutti lo conoscessero: **Phil Fish è il creatore di** [FEZ](http://en.wikipedia.org/wiki/Fez%5F%28video%5Fgame%29?ref=stellakamikaze.org), uno dei primi titoli indie ad aver avuto una importante risonanza mediatica all’interno del mercato. Bene, Fish è entrato in gioco anche questa volta. [Prende le difese della Quinn su Twitter in maniera piuttosto vivace](http://geekparty.com/phil-fish-goes-on-epic-twitter-crusade-to-defend-zoe-quinn/?ref=stellakamikaze.org), e Il solito \*\* InternetAristocrat\*\*, [Quinnspiracy Theory: In-N-Out Edition](https://www.youtube.com/watch?v=pKmy5OKg6lo&ref=stellakamikaze.org) I due schieramenti non risparmiano insulti, minacce e soprattutto non mancano di uno spirito organizzativo che più che dare un senso alle operazioni non fa altro che rendere il tutto ancora più ridicolo, [con schemi che illustrano quali personalità pubbliche sono “alleate”](http://i.imgur.com/8w0jbED.jpg?ref=stellakamikaze.org). Gli antagonisti della Quinn vogliono mettere allo scoperto il marcio degli organi di informazione e Siamo nel corso della giornata di ieri quando [il sito di Polytron](http://polytroncorporation.com/?ref=stellakamikaze.org), la casa di sviluppo di Phil Fish, Infatti latesi del defacciamento contraddice i requisiti minimi dell’host del sito Polytron perché si possa prendere il controllo del dominio: in particolare A questo punto uno dei due schieramenti sta patendo danni piuttosto ingenti e **tutte le accuse sono rivolte agli anon di 4chan**; date il benvenuto all’ennesimo nome nella vicenda: [The Fine Young Capitalists](http://www.thefineyoungcapitalists.com/?ref=stellakamikaze.org) (da ora TFYC), Non so se tu che mi stai leggendo abbia seguito la vicenda in maniera interessata: **io l’ho fatto e nel caso tu non l’avessi fatto posso dirti con grande onestà che ne ho capito esattamente quanto te**. *Il Quinnsgate è una macchina del fumo*: c’è un sacco di carne al fuoco, un sacco di nomi, un sacco di fatti gravi che forse verranno in qualche maniera perseguiti, forse no. È impossibile farsi un’idea cristallina delle ragioni di una parte e dell’altra. **In questi giorni diverse persone mi hanno mandato materiale inerente alla vicenda** (*grazie Vincenzo*) e anche in questo momento, mentre sto scrivendo l’articolo, mi sta arrivando *altro materiale che pur essendo indubbiamente interessante mi è impossibile includere qui*. **A questo proposito sto valutando l’idea di mettere su un portfolio che raccolga tutto il materiale della vicenda** a fini di consultazione, ma sarebbe un lavorone non indifferente e magari da fare anche in inglese – \*\* se tu che mi leggi sei titillato dall’idea e vuoi darmi una mano, contattami\*\* -. È quindi fondamentale cercare di **capire perché bisogna seguire con attenzione questa vicenda**, perché più mi addentro nei colpi di scena più perdo di vista il motivo per cui lo sto facendo. Il Quinnsgate non è una vicenda da rivista patinata che verte attorno ad una donna particolarmente espansiva, **è l’avanzare di numerose accuse di corruzione che sono probabilmente solamente la punta dell’iceberg, per di più corredate da forti tentativi di insabbiamento**. In particolare cerchiamo di analizzare questi punti: Il primo punto è il più delicato perché viaggia sulla sottile linea che divide la sfera pubblica da quella privata. **In questi giorni la vicenda di Zoe è stata paragonata a quella che Max Temkin**, creatore di [Cards Against Humanity](http://cardsagainsthumanity.com/?ref=stellakamikaze.org), **L’esistenza di episodi di favoreggiamento, benché presunti, è grave**; non grave da “*fai attenzione la prossima volta*”, ma grave da “*dovresti essere radiato da qualunque tipo di albo giornalistico*”. Non mi importa se sono cose che succedono da sempre, non mi importa se questo è uno dei tanti casi ed ha solamente avuto la sfortuna di essere scoperto: bisogna eliminare i problemi alla radice e se ci sono stati degli episodi di questo tipo vanno prese delle contromisure, e **affinché questo accada è necessario parlare della vicenda**. Se si sta zitti il ridicolo *damage control* già menzionatodiventa efficace e le redazioni delle testate coinvolte domani andranno a letto con chissà quante altre sviluppatrici e non solo lo faranno, ma si sentiranno anche legittimati a farlo visto che nei casi precedenti nessuno ha avuto niente da ridire. La corruzione è una merda normalmente; **la corruzione è una completa merda quando si parla di informazione**, perché in questo caso c’è di mezzo un giornalista, il quale è oberato dal peso di una responsabilità gigantesca, ovvero quello di non tradire la fiducia dei suoi lettori. Non è una cosa da poco, e anche se miliardi di casi identici a questo sono già avvenuti e sono passati inosservati **non è un buon motivo per non interessarsi a questo**. **Scrivere questo articolo è difficile.** Mancano le fonti, [il materiale cresce](http://imgur.com/a/lblok?ref=stellakamikaze.org#0) e si sviluppa costantemente e in generale fare ordine in una faccenda così confusa è un lavoraccio. **Gli organi di informazione sono fondamentali in questo ambiente**: la stessa Zoe Quinn ne verrà danneggiata, in quanto sviluppatrice indipendente. Se io creo un gioco e sono privo del supporto di dipartimento promozionale, **l’unico modo per arrivare all’utenza è quella di passare per, appunto, gli organi di informazione.** Il problema è che se l’utenza non riesce a fidarsi degli organi di informazione per fattacci come questo, non ci sarà verso che il mio gioco venga comprato da qualcuno, e se io non vendo smetto di mangiare, e se smetto di mangiare, alla fine, **smetto di creare videogiochi**. E questa è una tragedia; **una t-r-a-g-e-d-i-a**. Un omicidio creativo davanti al quale si è assolutamente impotenti. **In un ecosistema così delicato il giornalista non è responsabile solamente nei confronti dei lettori, ma di un’intera industria.** Sono costretto a ripetermi premettendo che non so quanto tu che mi stai leggendo ti sia realmente informato sulla vicenda, ma **ti assicuro che i nomi di personalità influenti nell’ambiente dei videogiochi saltati fuori sono tanti**. E intendo *davvero* tanti: non quattro o cinque, ma dozzine e dozzine. *Come diavolo è possibile?* Quante persone sono coinvolte in tutto ciò e soprattutto perché così tanti personaggi rischiano la faccia sulla pubblica piazza per una vicenda ancora così confusa? **Schierarsi contro Zoe Quinn significa prendersi addosso le antipatie di una fascia ben precisa di soggetti**: i NOTA: no, non ritengo i SJW un male; internet fa schifo e fortunatamente c’è qualcuno che si pone all’altro estremo dell’eccesso. Una via di mezzo è auspicabile ma ora coma ora qualcuno che prenda la “giustizia sociale” in maniera oltremodo seria *è necessario*. La *giustizia sociale* è un aspetto delicatissimo da affrontare perché si fa tanto in fretta a scadere nel più becero dei moralismi quanto a sprofondare nell’inciviltà più ridicola. La bilancia che regola questi equilibri è estremamente sensibile e **affinché funzioni la chiave di volta di questo processo risiede nel buonsenso dell’utente stesso**: in un’attualità dove redazioni di testate, utenti di community più o meno accessibili e personalità pubbliche sono tutte ugualmente stigmatizzate *il buonsenso scompare perché non si sa mai quale campana ascoltare*. 4chan sta mettendo grande impegno nel supportare la causa dei TFYC perché ora come ora lo stereotipo dell’anon medio è comprensibilmente molto negativo: ciò non toglie che senza la loro “*attività investigativa*” buona parte degli altarini di questa vicenda non sarebbero saltati fuori. Allo stesso modo quando lo scandalo si spegnerà, gli articoli che verranno firmati su Kotaku ci metteranno un bel po’ a riacquistare credibilità agli occhi dell’ ‘elitè’**. Questo non è un bene per nessuno, quindi sarebbe meglio evitare in principio che si consumino questi episodi.** In conclusione… in conclusione un cazzo. Perché nelle ore che ci ho messo a buttare giù questo articolo la vicenda si sarà sicuramente evoluta ulteriormente. Un’analisi puntuale degli avvenimenti sarà redigibile solo tra diverse settimane; **nel frattempo però ritengo necessario parlarne.** Anche se i punti di riferimento mutano continuamente le tre questioni che ho messo in evidenza sopra rimangono costantemente fondamentali. Tre faccende che dovrebbero essere completamente estranee al mondo dei videogiochi, ma che per qualche motivo non lo sono. --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/zoe-quinn-anita-sarkeesian-phil-fish-e-i-social-justice-warriors-57e200b5b321?ref=stellakamikaze.org)*, 23 agosto 2014.* ### Dargen D’Amico, the fool on the hill URL: https://stellakamikaze.org/dargen-damico-the-fool-on-the-hill/ Last updated: 2026-07-10T05:52:30.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 22 agosto 2014.* di Christian Zingales (Blow Up 122/123, Luglio/Agosto 2008) Non so bene se ho infranto qualche legge sul diritto d’autore: resta il fatto che sarebbe un dramma se questa intervista si perdesse nell’oceano dei magazzini di riviste cartacee. **Dargen D’Amico**, aka Jacopo D’Amico è la singola personalità artistica che più mi ha influenzato in vita mia e “Di Vizi Di Forma Virtù” è l’opera di più grande valore culturale, spirituale e artistico di cui io abbia mai fatto esperienza. Questa intervista fatta da Christian Zingales è apparsa su **Blow Up 122/123 di Luglio/Agosto 2008,** io l’ho trascritta. Chiedo scusa per eventuali refusi. Ti voglio bene Jacopo. “Abbiamo capito una cosa in un anno abbondante – da quando abbiamo scoperto il suo debutto “Musica senza musicisti” e tutti i pezzi satellite che lo circondavano – di dipendenza dalla sua musica. Dargen D’Amico è come l’whisky. Mai prima di mezzogiorno. I bioritmi devono essere già in movimento, e non bisogna farsi tentare da quelle venature light ingannatrici, perché c’è un discorso piuttosto impegnativo da gestire. È lampante nel nuovo “Di vizi di forma virtù”, un doppio CD dove innesti pop oltre che il saputo svolgimento di una comunicatività hip-hop di superficie spiegano la sofferta, ammaliante, indole eretica del D’Amico, nato Jacopo, uno in un suo pianeta, che c’entra poco col rap italiano anche se ne rappresenta la punta di diamante, e c’entra poco col pop italiano, anche se è già un futuro classico della canzone freak nostrana, uno che c’entra poco anche con se stesso tanto è sbilanciato, il pazzo sulla collina beatlesiano “che vede il sole andar giù e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare”, un visionario che la butta in caciare, classe 1980, capace di sparare sull’ipnotico che diventa lirico che diventa tragico e di virare subito dopo in eccellente entertainment, uno per cui ridere e piangere è la stessa cosa, perché in fondo la vita è tutto un fare “di vizi di forma virtù” appunto, uno che ha una voce e una teatralità interpretativa fuori del dal comune, un folletto metropolitano più Camerini circa “Cenerentola e il pane quotidiano” che Bugo, un grande cesellatore di demenze surreali più Jannacci che Skiantos, un siciliano milanesizzato e irregolare dentro, come Battiato, uno che comunque la gira non si è mai sentito. **“Musica senza musicisti” era un disco istintivo e “radicale”, per “Di vizi di forma virtù” mi sembra ci sia questo lavoro sulla scrittura e sulle sue insidie, soprattutto quelle del secondo album, che notoriamente è il disco delle aspettative, il banco di prova. DVDFV è un grande zibaldone pop. Qua e la c’è un concetto industriale di pop, quello dell’adeguamento del livello produttivo per amplificare il risultato, nei suoni più sintetici, in un manifesto del tuo modus operandi come scrittore in perenne lotta tra le viscere e gli artifici della scrittura che è Come l’italia e San Marino, tutte cose poi messe in discussione dalla solita potenza espressiva, colma di tensioni e contraddizioni…** Io credo che il discorso delle aspettative riviva all’uscita d’ogni nuovo disco. Certo è che la differenza più radicale tra MSM e DVDFV sta nel fatto che il primo è stato concepito quasi senza pensare agli ascoltatori. L’dea di DVDF è nata subito dopo l’uscita di MSM, in qualche modo ne è figlia. Ma non ho le capacità per fermare né il tempo né i collegamenti che mi nascono in testa, così ogni disco è diverso da quello prima. DVDFV teoricamente, almeno in alcune parti, dovrebbe poter essere presentato a un pubblico un po’ più ampio, magari non ampissimo… **Per approfondire il tema puoi dire qualcosa del tuo approccio alla scrittura, dove credo ci siano in gioco immagini reali, elaborazioni concettuali, metafore, verità e proiezioni fantastiche, una specie di braccio di ferro tra Jacopo e Dargen insomma…** Il braccio di ferro tra la persona e il personaggio probabilmente è il punto di partenza per tutti i creatori di fenomeni artistici. Fortunatamente per me, e per gli altri nella mia condizione, nel ‘900 si è allargato il significato di arte. Io parto da qualcosa che è mio, che mi è passato davanti o dietro gli occhi, ma essendo così riservato da soffrirne, mimetizzo i particolari in inquadrature più generali e artificiali. **Il disco ha alla base questa ricorrente tematica evangelica, in ogni pezzo citi Dio, Gesù o la Madonna…** Una volta individuato il titolo “Di vizi di forma virtù” per il disco mi è nato automatico l’esempio storico che avrei dovuto prendere come paradigma. Gesù è colui che ha fatto di vizi di forma virtù. Nella cultura in cui siamo cresciuti, mi pare che con tutte le cose sconnesse che ci passano per la testa sia più facile rendersi chiari agli altri appoggiandosi a punti in comune. Non intendo abbassare Gesù, Dio e Maria al livello degli uomini, piuttosto il contrario. In fase di scrittura è stata una forzatura, anche se ammetto di aver sempre avuto una discreta inclinazione a infilare Cristo nei miei discorsi di tutti i giorni. Per allenarmi in questo senso mi obbligavo a trovare delle figure retoriche papabili, le migliori le tenevo da parte. Ormai è un automatismo, ma spero mi passi perché non voglio spaventare nessuno. **Mi è sembrato un pezzo chiave anche La Divisione del lavoro, che oltre a apparire uno sketch sull’assenteismo all’italiana, si riaggancia al concetto industriale di cui sopra, una vena proletaria e operaista di Dargen D’Amico che del resto emergeva anche in MSM con Ricollocamento di un operaio in un’altra forma. È qualcosa che senti parte del tuo immaginario la dimensione operaia, la vesti bene come metafora per esprimere tuoi movimenti e meccanismi, o cosa?** Non credo che il lavoro in fabbrica nobiliti un uomo singolarmente. Diverso è il discorso per la collettività operaia. Io ho sempre sbavato per la forza di vivere degli operai, specialmente per quelli che lo fanno oggi che è svanita qualsiasi speranza, oggi che è caduto per terra il lecca-lecca della lotta di classe e nessuno ha più il coraggio di rimetterlo o di rimetterselo in bocca. Il tema del lavoro è veramente un po’ dappertutto in questi due CD, mi tocca molto da vicino, specie perché non ne trovo uno che mi soddisfi, o che risulti soddisfatto da me. **Hai conosciuto realtà diverse in ambito discografico, che idea ti sei fatto, qual è per te lo stato della discografia? Diventerà impossibile l’idea stessa di proporre la vendita di un disco?** È molto difficile giudicare. So che per quelli come me è poco probabile sopravvivere, major o indie poco cambia. Attendo, e nell’attesa cerco di capire qualcosa d’altro per continuare a far dischi o lasciare la musica per il tempo libero, che quando sei disoccupato è molto. **Sei nato masticando rap, sei stato uno dei più storici freestyler italiani, hai militato nelle Sacre Scuole, un progetto forte, da cui poi sono nati i Club Dogo. Poi a un certo punto sei diventato qualcosa d’altro. Hai sempre a che fare con il rap ma le tue produzioni sono in un loro mondo totalmente freak. Come rivedi questo percorso e quali sono stati secondo te i momenti chiavi di esso?** Per me sono stati tutti momenti chiave, per ogni testo che chiudevo sentivo di aver imparato qualcosa. Con le Sacre eravamo un gran bel team e a nostra volta facevamo parte di un collettivo chiamato “Il Circolo” con Chief e Zippo, gente che ha contribuito fortemente al rap italiano. Ricordo delle trasferte in auto interamente occupate da freestyle e scambio di strofe. Ci davamo la carica a vicenda riempiendoci di insulti. Mi galvanizzavo e cercavo di spingermi sempre un po’ più in là degli altri per sentire necessario quello che facevo. Ricordo quando è uscito *Salvation Army Party 1:* volevo essere il primo a fare il rap su ritmi diversi dai 4/4, per il resto quella canzone è un insieme di parole a caso. Ma tutto quello che ho fatto allora, anche i semplici esercizi di stile, mi sono serviti per arrivare a un feeling intimo e diretto con le parole. Quando hai un buon feeling con le parole è più facile avercelo anche con i significati. **Cosa ti è rimasto del rap italiano, nomi, storie, ricordi? E c’è qualcuno che ti piace ora?** Ho nel cuore tutto il periodo che va dal ’92 al ’99\. All’inizio non avevo la minima idea di quello che cercavo, ascoltavo tutto ciò che riuscivo a trovare. Poi, quando ho cominciato ad avere un po’ più chiare le idee è molto calata la passione e l’interesse per il rap italiano. Posso consigliare qualche episodio per chi volesse farsi un’idea dell’innegabile valore diffuso in Italia prima del recente boom major: Shaone di Napoli sul primo album de “La Famiglia “41 Parallelo”, Maury B ai tempi di Next Diffusion “Dritto dal Cuore”, J-Ax sul singolo del primo CD di DJ Enzo e Galante dei Cammelli nel periodo Zero Stress. Oggi , prendendo singolarmente qualche canzone, mi piacciono quasi tutti i rapper attivi. Non mi sento a mio agio nel fare complimenti agli altri se non ho certezza di essere corrisposto. **Ne Il rap per me dici “il rap per me è fare finta che domani muori” spiegando quello che è poi il tuo modo di vivere la musica. C’è questa urgenza che spaventa nel tuo modo di rappare e suonare…** Quella frase per me potrebbe chiudere ogni canzone del disco. È come la storia di Pierino che grida “al lupo”, non sei mai tu a decidere fino a che punto far finta. Da qui non so ancora dirti come vivo la morte. Nel mio piccolo non ho un ottimo rapporto con la vita, cerco di migliorarlo egoisticamente attraverso la musica, che poi per me è sempre una metafora della vita. Mi accorgo spesso che l’intuizione iniziale, motore della nascita di un pezzo e l’ultimo ascolto prima di chiudere una canzone, sono i momenti che mi mettono più tranquillità. È tutta una finta ma ci muori sul serio ogni volta che chiudi una canzone. Non sai mai fin dove arriverai con quella canzone, come quando sei lì di notte a produrre e il PC comincia a fare rumori strani, salvi continuamente ma sai che potresti perdere tutto. E poi, più in superficie, c’è tutto il discorso tipico dell’entertainment, in particolar modo della musica rap. Le donne e le auto affittate per i video, quell’atteggiamento dei rapper sempre in equilibrio tra vita e morte per ovvi motivi di background culturale. **Mi sembra che arrivi a fare la differenza là dove metti in gioco tutto te stesso, in un periodo in cui nessuno più mette in gioco se stesso forse perché non ha più la cognizione di sé, credo che per te invece sia la cosa più naturale…** Io mi metto in gioco finché la canzone la tengo per me. Dopo di che, canzoni come le mia, credo mettano in gioco più chi ascolta, che deve realmente riuscire a trovarci qualcosa che crei un contatto. È vero che più ti lasci andare e più ti metti in gioco, l‘incoscienza è sempre più rischiosa, ma nell’incoscienza neanche lo percepisci il rischio. Meno un autore ascolta la propria coscienza nel momento dell’ispirazione e della prima stesura, più fatica dovrà fare chi ti ascolta per aggirare la propria. **Mi sembra che poi tu aggiunga all’ascoltatore un ostacolo ulteriore, come se volessi selezionare chi ti sta ascoltando, mettendo delle maschere che è facile ma non automatico sfilare, quasi a volere che poi alla fine rimanga, o perlomeno possa essere ripagato veramente, chi ha saputo andare oltre l’apparenza. È il leitmotiv di DVDFV del resto, la distanza apparente tra il pezzo apparentemente più leggero e quello più dichiaratamente profondo sembra abissale…** L’apparenza è il motore di tutto, perciò le maschere mi servono per vivere meglio, non è una scelta stilistica. Io sono timido con gli altri e ansioso con me stesso. E mi ritengo fortunato, se fossi timido con me e ansioso con gli altri, non scriverei canzoni. Non tengo gli occhiali scuri per nascondere le occhiaie, anche se ne avrei ben donde. Ho proprio disagio a mostrare gli specchi dell’anima, ma è probabile che sia solo l’influenza del cinema o dei libri. Con quello che faccio cerco di essere più diretto possibile. L’ostacolo per l’ascoltatore è nella natura di una scrittura che circoscrive solo alcuni momenti, perché, più restringi il campo scendendo nei particolari, meno gli altri esseri umani capiranno dove vuoi arrivare. E io non arrivo mai da nessuna parte con quello che scrivo, non ancora, però se sei sulla mia frequenza umana capisci dove voglio arrivare. Poi c’è il discorso della caccia al tesoro. Chi prova a trovare molteplici livelli di lettura in quello che scrivo sa che da qualche parte troverà un premio, un segno di riconoscenza per il riconoscimento. Ma questa è una cosa tra me e un centinaio di persone che mi hanno sempre manifestato il modo in cui ascoltano quello che scrivo. **A quanti anni hai iniziato a rappare e che rapporto con la voce hai avuto da lì in avanti se consideriamo che l’uso che fai della voce è parecchio espressivo e trascende il contesto hip-hop?** Alle scuole elementari avevamo una maestra che ci costringeva ascrivere poesie. Ho cominciato al secondo anno delle scuole medie a scrivere con costanza dei testi da rappare. Era il periodo in cui finivano le posse e iniziava il rap in radio. Io non ho un bel rapporto con la mia voce, la trovo così anonima. A volte, quando la registro, cerco di renderla il più lontano possibile da me. Il risultato è parecchio artefatto, la voce risponde alle esigenze della canzone più che alla mia persona. Nella vita non esiste una persona con quella voce, o perlomeno io non la conosco, è solo sui CD. **Uno dei tuoi grandi temi è l’instabilità a più livelli, familiare, sessuale, sociale, un’instabilità che scaturisce più che una mancanza di identità un senso di smarrimento, ed è lì che poi tu riponi i tuoi disegni, la tua arte…** È una cosa che non so nascondere bene, a nessun livello. Faccio musica che non è né carne né pesce. Lo senti anche nel modo in cui produco che vorrei potermi permettere di fare musica che parli anche senza le parole, e invece suono melodie una nota alla volta. Se esistesse ancora in Italia un circuito vivo di poesia dei sensi, probabilmente neanche ci arriverei alla musica. A livello personale mi viene difficile affrontare l’instabilità. Non ho i mezzi per capire, e forse nemmeno li voglio. Non è necessario, né probabile, capire il perché non si riesce a vivere a proprio agio a questo mondo. Io mi faccio molte domande. La maggior parte è di poco spessore, ma questo non importa. È la quantità che mi rovina: che differenza c’è tra rimanere schiacciato in un cantiere, sotto la chiglia di una barca in ostruzione, e rimanere schiacciato sotto le scatole contenenti milioni di pacchetti di gomme masticanti? **Nelle tue canzoni c’è un’altra dote naturale, quella di sposare tragico e comico, fondere gli opposti, e qui credo che venga in ballo la tua origine siciliana. Un tuo vecchio pezzo si chiamava Uno nessuno centomila…** Se riesci a riconoscerla prima della maturità, l’ironia della sorte, te la porti sempre dietro. Succede sempre di memorizzare delle istantanee in cui sis stava ridendo e piangendo nello stesso momento, anche solo metaforicamente. Non posso evitarlo né lo decido, ci sono cresciuto in mezzo. E ora scrivo, anche metaforicamente, tra il nord e il sud: ci tengo a precisare, non significa centro, significa tra il nord e il sud. Decidi tu dove stanno le lacrime e dove le risa, perché non è per tutto allo stesso modo. Per un etiope, Milano è Helsinki. E se in una canzone ti metti nei panni di quell’etiope, fai convivere in qualche misura il tuo nord con il nord del personaggio, stesso discorso per il sud. Io mi sento di aver preso il meglio dalla Sicilia e il peggio da Milano, semplicemente perché a Milano ci sono cresciuto di più e ho avuto più tempo per assorbire ciò che sta sotto la superficie. A località e condizione inverse, sono sicuro che avrei preso il meglio da Milano e il peggio dalla Sicilia. **Riguardo alla natura del disco, che è doppio, monumentale, quasi quaranta pezzi, hai detto presentandolo “ mi rendo conto di essere caduto più in basso del solito in alcuni, ma è solo per valorizzare i picchi”, che è un discorso che approfondisce il significato del titolo DVDFV e aiuta a capire quella che è la dinamica degli artisti più sbilanciati, quelli che si mettono in gioco, un approccio per definizione rock’n’roll e che via via è stato facile rintracciare in rare individualità, assecondare la caduta formale per riuscire a raggiungere una vetta espressiva più alta, abbracciare il senso del ridicolo perché poi è nella visione più totale che si va a giocare la partita…** La forza di gravità agisce anche sulle canzoni. È così, alti e bassi, la vita, la musica. Il respiro funziona così, il pene funziona così. Tutto è ritmo, le stagioni, la luce. Bene e male, vizi e virtù sono battere e levare. E io ho bisogno di un battere e di un levare per comprendere il ritmo, anche quando il ritmo è metaforico. Quando si manifesta un qualcosa del quale non riusciamo a riconoscere il ritmo, è perché è un ritmo più ampio di noi, che ci comprende. Non importa la religione di appartenenza né quello che si intende quando se ne parla, Dio è il ritmo assoluto. **Hai detto anche che fare un doppio CD significava “ invitare i lati più distanti delle nostre personalità a trovare un accordo”, pratica “non inusuale tra gli artisti che si trovino più persone in un unico corpo”. Questa sorta di schizofrenia organizzata, il trovarsi a mettere in comunicazione fecce contrastanti di uno stesso ego, dover pirandellianamente smistare il traffico in una stessa coscienza, che dialettica genere poi nelal vita? Ci vorrebbe un bottone per selezionare il lato giusto al momento giusto, Camerini diceva in Cenerentola “il diavolo fa le pentole ma poi fa anche i coperchi” e, per quanto ci fosse dell’ironia, conviene pensare il contrario forse…** Io riesco a convivere bene con questa sorta di schizofrenia organizzata. In un paio di episodi mi è stato consigliato di farmi visitare, d’altra parte a chi non è mai capitato? So che ne avrei bisogno, nonostante per ora soffra di disturbi lievissimi e che non intaccano chi mi sta vicino. Ci sono medici capacissimi di risolvere il puzzle delle personalità, ovviamente ci vogliono tempo e denaro per trovare lo psicoterapeuta adatto a te. Per farti un esempio, so che, accettando una cura per i miei disturbi del sonno, migliorerei un po’ come uomo, ma peggiorerei molto come autore. **Il tuo stile turbolento e convulso, poi sembra sempre puntare una zona di rilascio, e lì mi sembra arrivi a compimento formale ed emotivo l’immagine del Dargen poeta, spesso in un limbo dove è il candore a regnare, tra la nostalgia per una sorta di innocenza perduta, con immagini ricorrenti legate all’infanzia, e lo slancia verso qualche proiezione ultraterrena, tra la Arrivi del nuovo album e la rilettura di Tempo Critico su MSM per intenderci. Il luogo idilliaco dove si gioca la speranza è quello che congiunge il nostro passato con il futuro più imperscrutabile?** La speranza è un luogo comune, nel senso che esiste solo se vissuta insieme. Altrimenti è semplicemente un desiderio. Quelle che scrivo io sono scuse, perché sono in ritardo di almeno dieci anni sulla mia vita; e so che, qualsiasi cosa possa fare, non mi porterò mai a pari col tempo. **Quando fai affiorare i risvolti del cielo nei tuoi testi la tua voce diventa improvvisamente candida e rispettosa, timorata ma serena. Che rapporto hai con la spiritualità?** Se qualcosa c’è dopo la morte non credo sia vita. Non saprei cosa e sono curioso, ma non sono molto fiducioso. Tra me e me, però, mi capita di sorpendermi a parlare con i morti. Però questo è probabile che lo abbia imparato dal cinema e dai libri. Non mi dispiace l’idea di un mondo in cui per vivere non c‘è bisogno di un corpo, le adolescenze lì devono sicuramente essere meno dolorose. **Affiora nella tua poetica un senso di “stanchezza” nei confronti della vita quasi filosofico, anche qui tutto siciliano, e quindi qualcosa di estremamente vitale, distanza dello sguardo, un mix di saggia rassegnazione e artistico senso dell’utopia…** È il riflesso dell’ambiente sulla mia storia personale. Sono cresciuto con mia nonna sempre vicina, che era così, stanca della vita, siciliana ed estremamente vitale. Mia madre è come era lei, tranne il fatto che più italiana che siciliana. Io sono più siciliano nell’adattarmi in privato, in silenzio; e nell’adattarmi in pubblico, sempre con una battuta. Come quando ci si innamora di una donna, che in realtà tutti tranne te sanno essere un uomo, o tutti credono che tu non sappia, e tu te ne esci con “nessuno è perfetto”. **Un tema del disco è quello del sacrifico, quello del precariato come quello assoluto di Gesù, c’è la figura ricorrente del suicidio…** Sicuramente mi capita di pensarci più che alle automobili. Io intendo sempre un suicido cosciente, che non è quello di uno sbarbato che torna a a casa da scuola con una brutta pagella e si getta dal balcone. Tanto quanto il sacrificio umano non è l’omicidio di una vergine perché c’è la luna piena. Il sacrificio di Gesù e il suicidio cosciente sono due fenomeno che corrono su binari paralleli- Gesù è deliberatamente andato incontro alla propria morte. I sucidi valorizzano il ibero arbitrio sicuramente più dei calciatori che scelgono questa o quella squadra. E invece c’è una leggera tendenza a farli passare per pesi morti. **Che tu non rappassi in maniera basica era chiaro, ma qua e là affiorano aperture verso il canto, pensi sì a In alcune zone del mondo ma soprattutto all’incredibile falsetto in coda a Il rap per me, che amplifica quanto già delineato in coda a Zafferano vulcano siciliano in MSM, un canto psichedelico, visionario. Potrebbe esserci in futuro un progetto che mette a fuoco questa cosa o la immagini sempre come un completamento di un quadro dove è il rap l’elemento portante, quello che costruisce la tensione?** Io non canto, canticchio, esattamente come chi lo fa a casa nei momenti di giardinaggio. Poi oggi al computer sistemi tutto, ti possono bastare due plug-in vst, freeware per giunta. Non saprei dirti cosa ne farò di questa mia funzione, è sicuramente una cosa che può divertirmi, e a tratti mi diverte molto, a tratti mi serve per realizzare un’idea che altrimenti mi passerebbe di testa, ma è chiaramente un palliativo. Io con l’intenzione ne avrei già fatti dieci di dischi. A volta la notte mi vengono idee per concept album validissimi, che per fortuna la mattina abbandono.” --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/dargen-damico-the-fool-on-the-hill-8c0a1258d106?ref=stellakamikaze.org)*, 22 agosto 2014.* ### Zoe Quinn, Depression Quest e quelle poche sinapsi che vi passano nel cervello quando si parla di… URL: https://stellakamikaze.org/zoe-quinn-depression-quest-e-quelle-poche-sinapsi-che-vi-passano-nel-cervello-quando-si-parla-di/ Last updated: 2026-07-10T05:52:37.000Z *Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Medium il 21 agosto 2014.* Zoe Quinn, Depression Quest e quelle poche sinapsi che vi passano nel cervello quando si parla di videogiochi Una sviluppatrice di videogiochi vive contemporaneamente numerose relazioni aperte e mezzo mondo ritiene giusto che questa faccenda diventi di dominio e di trattazione pubblica È successo un puttanaio. In inglese si dice shitstorm ma io lo preferisco all’italiana: puttanaio. In pratica un puttanaio; perché in teoria è normalissimo che in un ambiente come quello dei videogiochi, che festeggia costantemente una felice fiera della salsiccia, appena saltano fuori due lembi di prominente pelle muniti di capezzoli scoppi l’apocalisse. Ritengo sia abbastanza necessario fare ordine, perché a seguito di questi eventi (che bomba la suspance, vero?) si è alzato un polverone tale da dover per forza nascondere qualcosa di quantomeno interessante sotto. Premessa: il polverone è ancora in corso e dare un senso a tutto ciò equivale a costruire un castello di carte sopra una pala eolica. Depression Quest e Steam Greenlight Zoe Quinn è una squinzia che sviluppa videogiochi e che non c’entra niente con la composta carica erotica di Jade Raymond (questo lo dico perché sarà importante dopo). Nella prima metà del 2013 – perché a quanto pare è impossibile trovare una data di rilascio esatta – pubblica Depression Quest (da ora DQ), un browser game text-based che tenta di esplorare il magico mondo della depressione con una storia ispirata a eventi realmente accaduti. DQ fa la sua figura, fa il suo giro nella blogosfera, i suoi articoli, il suo spettacolino mediatico e morta lì. Il 12 DicembreZoe comunica con un tweet che DQ torna ad essere presente nel catalogo Steam Greenlight e che “non si lascerà fermare da dei bambinetti cagacazzo”. In tutto questo DQ continua ad essere giocabile sul suo sito ufficiale. L’11 Agosto 2014DQ viene approvato su Steam Greenlight, il giorno stesso Robin Williams si suicida per problemi di depressione e Zoe decide di rendere DQ disponibile gratuitamente anche su Steam, affinché il suo gioco possa in qualche modo di essere di aiuto per chiunque, senza doverlo porre dietro una barriera di natura finanziaria. Fino a qui tutto bene. Oddio, bene un gran bel cazzo di niente perché gli episodi sessisti ci sono stati e sono stati ben più che fastidiosi; ma posso dire con tranquillità che sì, fino a qui tutto bene. Eron Gjoni e i molti amici di Zoe Quinn Il 16 Agosto 2013 Eron Gjoni, il ragazzo di Zoe Quinn, scopre di essere stato cornificato da ormai molto tempo, ripetutamente e, drammaticamente, con giornalisti del settore videoludico. Eron sbarella (ma sbarella duro, nel senso che proprio esce fuori dalla grazia di Dio) e mette pubblicamente online su un blog appositamente creato un trattato che analizza, per intero, tutta la sua storia con Zoe ed espone le prove che dovrebbero dimostrare la fondatezza delle sue accuse di adulterio le quali, ad onore del vero, sono piuttosto credibili. Non ho intenzione di trattare la relazione tra Eron e Zoe (se avete voglia di leggere quella Grande Muraglia di testo consolatevi però quando vi dico che è scritta piuttosto bene e diventa anche appassionante), ma è necessario estrapolare però una manciata di cose: tutta la storia è online, accessibile a chiunque tutta la storia è stata pubblicata 5giorni dopo il rilascio su Steam di Depression Quest di tutta la storia a noi interessa soltanto il fatto che pare che Zoe si sia intrattenuta anche con Nathan Grayson, redattore di Kotaku – che per la cronaca è il New York Times dei videogiochi — e di Rock, Paper, Shotgun! Mr. Nathan Grayson TUTTO il resto è FUFFA che non ci interessa. E ve lo dico perché io quel patema me lo sono letto tutto, e vi assicuro che tutto ciò che non è incluso nei punti qui sopra sono beneamati cazzi loro e non dovrebbe in alcun modo riguardare nessun altro eccetto le persone direttamente coinvolte. NO, non ci interessa nemmeno discutere sulla reale zoccolaggine o meno di ZoeyQuinn. NO, non ci interessa nemmeno discutere sulla giustizia del gesto di pubblicare tutto online di Eron. Non ci interessa discuterlo non solo perché non sono fatti nostri, ma soprattutto perché c’è un’altra faccenda ben più interessante di cui occuparci… Zoe Quinn si intrattiene con Nathan Grayson, redattore di Kotaku, e i videogiocatori lo vengono a sapere All’inizio ho parlato di Jade Raymond, manager di Ubisoft Canada e donna che ha lavorato a diversi Assassin’s Creed. Jade Raymond è oggettivamente una donna molto bella, la quale si occupa di videogiochi almeno dal 2002, ovvero quando Wikipedia ci segnala la sua partecipazione alla produzione di The Sims Online. Jade Raymond, che io sappia e ricordi, non è mai stata vittima di episodi di sessismo tanto rilevanti da diventare un caso mediatico; questo perché Jade Raymond è una figura dell’industria che oltre che essere esteticamente molto bella (e questo è più importante di quanto si pensi quando si parla di videogiocatori grassi e pieni di rabbia contro il genere femminile), lavora e si fa i fatti suoi. Zoe Quinn non è fatta della stessa pasta di Jade Raymond:sotto le luci della ribalta per essersi piantata un microchip e un magnete sottopelleper avvicinarsi di più al modello estetico di Deus Ex: Human Revolution, Zoe non è un personaggio facilmente approcciabile come Jade Raymond. Zoe Quinn nella sua esuberanza, spocchia, e arroganza può essere vista come un Phil Fish con le tette: una figura di questo tipo dovrebbe creare gli stessi problemi che crea Phil Fish, ovvero generare un sacco di hype, amore sfrenato e odio incontrollato, ma questo mai in maniera pregressa, ma sempre e solamente dopo determinate sparate del suddetto Fish. Per Zoe Quinn non è così: lei è una donna, e le donne nei videogiochi non sono viste di buon occhio se non stanno zitte e buone. Ma torniamo a noi e riprendiamo questo punto in seguito. Eravamo rimasti a quando Eron Gjoni, 5 giorni dopo il rilascio di Depression Quest su Steam, scopre che la sua ormai ex ragazza si è intrattenuta ripetutamente con diversi altri uomini, tra cui Nathan Grayson, redattore di Kotaku. Inoltre, nel mega-post scritto dal suo delirante ragazzo, possiamo leggere di come questi tradimenti siano ipoteticamente avvenuti durante il soggiorno di Zoey a conferenze del settore videogiochi. La logica ci porta a pensare che Zoey Quinn abbia offerto favori sessuali a personalità del settore in cambio di corsie preferenziali per Depression Quest. Per quanto riguarda Nathan Grayson la redazione di Kotaku ha recentemente preso le sue difese affermando che anche nel momento in cui Grayson avesse davvero avuto una relazione con la Quinn, in quel periodo il redattore non ha scritto alcun articolo riguardante i lavori di Zoey. Questo è un alibi, certo, ma in qualunque altro contesto ciò avrebbe portato alle immediate dimissioni del redattore, sia vera la sua innocenza giornalistica o meno. La conseguenze non sono state queste. Il 18 Agosto il trattato sentimentale di Eron Gjoni sortisce i suoi effetti e il caso mediatico deflagra. InternetAristocrat, un canale YouTube piuttosto seguito da quella fascia di utenza internet che è colonna vertebrale dello svilupparsi di questo scandalo, pubblica un video di 24 minuti che ora viaggia sulle 462,000 visualizzazioni in cui espone la teoria della Quinnspiracy, ovvero una vera e propria teoria di complotto per la quale Zoe Quinn avrebbe offerto favori sessuali non per ottenere articoli ammiccanti al suo Depression Quest, ma per insabbiare scandali di questo tipo e sopprimere le critiche alle sue opere. A supporto di queste tesi InternetAristocrat ci spiega che al momento nessuna delle grandi testate sta parlando di questo fatto e che in numerose community thread, post e video riguardanti Zoe Quinn stanno venendo cancellati; inoltre ci segnala la scomparsa diun video dello YouTuber MundaneMatt in cui Depression Quest veniva criticato: pochi giorni dopo la sua pubblicazione il video viene messo offline per aver utilizzato immagini del gioco che non appartenevano allo youtuber. I videogiochi hanno un problema serissimo con le donne Come avete potuto notare la questione è molto intricata. Tanto intricata che probabilmente, quando il polverone smetterà di impestare l’aria, ciò che ne rimarrà sarà ben poco. Il fatto drammatico è che la Quinnspiracy non è una causa efficiente che ha fatto uscire dalla tana una serie di problemi intrinsechi all’industria, ma un sintomo che è si è manifestato a causa di questi problemi intrinsechi all’industria. Delle personalità sensibili sono andate a letto con Zoe Quinn e sono state accusate di nepotismo e presunti favoreggiamenti, del materiale è stato oscurato da internet perché presumibilmente criticava le opere di Zoe Quinn, la rivelazione di questi fatti ha dato il via ad un’indagine su internet condotta dagli utenti stessi degna del RIS di Parma. In tutto questo si è levato un tanfo di odio nei confronti di Zoey Quinn che fa venire il voltastomaco solo a doverlo riportare - e no, non fa venire il voltastomaco perché è odio nei confronti di una ragazza che lavora nel settore, fa venire il voltastomaco perché è una massa informe di parole e azioni orribili che nessuno dico nessuno si meriterebbe. Il Quinnsgate lascerà intatto (anzi probabilmente accrescerà) il successo di Depression Quest, abbandonerà il povero Eron Gjoni in un mare di adorabili ragazzine pronte a tenergli compagnia (Eron, non dovevi spiantare pubblicamente tutta quella roba ma ti meriti un premio di consolazione) e soprattutto farà tornare da dove sono venuti tutta quella mandria di paladini della giustizia e macchine del fango che hanno a momenti alterni leccato i peli delle ascelle della Quinn prima e ricoperto di feci infette la sua figura dopo senza alcun ritegno né pietà. È però fondamentale che un problema venga trattato, discusso ed esasperato: quello delle donne nel mondo dei videogiochi. È una faccenda che va ben oltre il “delicato” perché comporta delle implicazioni sociologiche gigantesche che non credo possano essere trattate con lucidità dal giornalista di settore medio, ma è importante che se ne parli, che si crei tafferuglio, che si facciano parole più o meno utili a riguardo affinché ci si renda conto che l’industria del videogioco ha evidentemente paura delle donne, e questo non è un bene né in un senso né nell’altro, perché se da un lato questa paura genera episodi di sessismo deplorevoli dall’altro permette ad una figura femminile di fare il bello e il cattivo tempo, conscia del fatto che non c’è niente che mandi più in brodo di giuggiole una personalità del settore che le attenzioni di una fregnetta coi capelli tinti, i microchip sotto pelle e l’insolito hobby di programmare videogiochi che trattano problemi da TSO. Questa non è una situazione sostenibile, perché danneggia in maniera irreparabile un ecosistema che fa di un aspetto sensibile ad influenze esterne come l’estro creativo la sua chiave di volta. Un ambiente che ha paura delle donne è instabile, è una tonnellata di fulmicotone attaccata ad una miccia pronta ad essere accesa da qualunque donna che non faccia carriera in maniera composta, silenziosa e facendo contenti gli occhi di tutti come Jade Raymond. Il Quinnsgate è sintomo di una malattia ben più grave che mette a repentaglio la “sicurezza” sia del genere femminile che di quello maschile, per di più in un ambiente predominato da personalità che vivono dello stereotipo dell’omino occhialuto e socialmente insicuro. Il sessismo è un problema che va ben oltre l’industria del videogioco (e per questo mi riservo dal trattarlo in maniera sommaria per il semplice fatto che non ho le competenze per farlo), ma io ritengo assolutamente necessario che quando episodi del genere si consumano in questo ambiente vengano fatti notare, perché se Zoe Quinn fosse stata un uomo, si sarebbe chiamata Phil Fish; e Fish tolti gli articoli sui suoi tweet non crea altri danni. L’essere donna della Quinn ha invece fatto terra bruciata danneggiando tutti: lei in primis, che a prescindere dalla sua personalità sta passando dei momenti decisamente poco piacevoli per tutta la merda che si sta prendendo addosso; tutti coloro coinvolti nella vicenda, che stanno vedendo la loro carriera messa a repentaglio da brutte questioni come il nepotismo, le corsie preferenziali e i favori sessuali; Egon Gjoni, che sensibile alla pressione mediatica di cui soffre la sua ex ragazza ha sbarellato e ha sostanzialmente reso pubblico un momento difficile e personale come la separazione di due persone e di questo ne pagherà le conseguenze; Depression Quest, che se prima poteva davvero essere uno strumento per aiutare persone con problemi di depressione è ora indissolubilmente legato al fatto che probabilmente Zoe Quinn se l’è fatto buttare da Nathan Grayson redattore di Kotaku; tutti i videogiocatori che si sono resi partecipi della vicenda, i quali adesso vedono una figura femminile che scorrazza nel loro parco giochi personale in maniera ancora più demonizzante; ed infine soprattutto il medium del videogioco, che si è visto privato di critiche ad un’opera e ha perso per strada il valore intrinseco di un titolo come Depression Quest, che è passato dal trattare un problema delicato come la depressione ad occuparsi delle abitudini sessuali della sua creatrice. Il videogioco soffre di una gravissima forma di fobia sociale che lo porta ad avere una paura fottuta delle donne. O ce ne rendiamo conto o continueremo a gambizzare figure esuberanti ed interessanti come quella di Zoey Quinn e a farci corrompere dalle sue tette. --- *Fonte:* [*Medium*](https://medium.com/@nejrottif/zoe-quinn-depression-quest-e-quelle-poche-sinapsi-che-vi-passano-nel-cervello-quando-si-parla-di-8309a3b2b454?ref=stellakamikaze.org)*, 21 agosto 2014.*