Le vostre pellicce sono tossiche?

La Lega Anti Vivisezione ha pubblicato una ricerca che indica livelli di sostanze tossiche in alcuni modelli di pelliccia.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 dicembre 2014.

Siamo italiani e, in quanto tali, ci piace conversare amabilmente inerpicandoci in problematiche scientifico-morali spesso inconciliabili. Stavolta, uno dei protagonisti del dibattito è stata la LAV, la Lega Anti Vivisezione e l’oggetto della diatriba sono state le pellicce. Cosa potrebbe pensare, intuitivamente, la LAV delle pellicce? Niente di buono. 

Recentemente è stato pubblicato il report “Toxic Fur 2”: una serie di indagini di laboratorio che “confermano la presenza di sostanze tossiche pericolose e possibili agenti cancerogeni nella pelliccia dei capi d’abbigliamento per bambini sottoposti ad analisi.”

La ricerca è stata commissionata dalla LAV, che ha pubblicato i risultati in due documenti (uno e due.) “Considerati questi preoccupanti risultati”, ha sollecitato il Ministero della Salute a “effettuare una valutazione della pericolosità per la salute dei consumatori in relazione all’uso dei prodotti testati; predisporre un divieto temporaneo cautelativo di esposizione nella rete di vendita dei prodotti in questione e promuovere specifici accertamenti su altri eventualmente ancora in vendita; vietare l’uso di pelliccia animale almeno nei prodotti destinati ai minori.”

I “risultati preoccupanti” riguardarebbero alcuni capi di D&G, Blumarine Baby e Woolrich. Nel primo caso, infatti, le analisi hanno rivelato la presenza di cromo esavalente in misura superiore ai limiti imposti dal regolamento europeo REACH. Eccessi di formaldeide in relazione “ai limiti massimi di sicurezza stabiliti dai principali standard volontari” nei capi Blumarine Baby e Woolrich. Nonilfenolo etossilato “in misura molto superiore al limite massimo europeo previsto” nel capo Woolrich.

Infine Cromo III “in valore superiore al limite indicato dall’Istituto Superiore di Sanità nell’indagine Toxic Fur 1 (18 mg/kg)” in tutti e tre i capi. Questo perché, citando sempre la ricerca, “in mancanza di una norma specifica, l’Istituto Superiore di Sanità, nella valutazione dei test condotti nella precedente indagine Toxic Fur 1 ha indicato in 18 mg/kg il valore limite di cromo trivalente cedibile da sudore in riferimento ai capi destinati alle fasce di popolazione più vulnerabili.”

Fino a qui tutto bene, si potrebbe dire. La ricerca della LAV non è esattamente una mera segnalazione, ma con dati alla mano può diventare una garanzia che quei prodotti vengano tolti dal mercato, e considerata la pericolosità delle sostanze emersa dal report, non sarebbe nemmeno una pessima idea.

Se non fosse che, quando si trattano questo tipo di argomenti, è sempre necessario non lasciare niente al caso. Infatti ci è voluto poco, giusto qualche giorno, prima che qualcuno indicasse l’altra faccia della medaglia. In un post del blog Italia Unita per la Scienza viene descritta, in una prima parte, l’iniziativa della LAV, mentre nella seconda l’autore vengono analizzati i metodi utilizzati per portarla avanti.

L’articolo del blog ci dice che la ricerca “non dice dove i campioni sono stati analizzati e da chi, non vengono definiti i campioni, non dice quale metodo analitico è stato utilizzato per dosare i presunti contaminanti, non dice quanto è diffusa la contaminazione, non dice a quali rischi sono esposti i produttori.”

Per quanto le preoccupazioni sollevate dalla LAV siano ben più che lecite, i metodi lasciano evidentemente a desiderare, “il documento non dice nulla dal punto di vista metodologico.” In assenza di informazioni di questo tipo, la ricerca perde un po’ di credibilità.

“I tossici rilevati potrebbero anche essere contaminazioni accidentali successive all’acquisto, fluttuazioni casuali, errori di misurazione, errori di metodo o addirittura grafici inventati di sana pianta da un eventuale tecnico di laboratorio poco professionale. Magari la contaminazione è sistematica e generale, magari interessa solo alcuni lotti, magari sono invece solo casi sporadici.”

La LAV non ha ancora rilasciato ulteriori dichiarazioni sulla ricerca e l’unico reale interesse che vale la pena sottolineare è quello di avere delle informazioni chiare: se i prodotti sono tossici vanno ritirati perché effettivamente pericolosi. La ricerca della Lega Anti Vivisezione è valida perché tratta di tematiche importanti, ovvero della salute di un bambino: proprio per questo speriamo che la LAV possa rilasciare informazioni sui metodi al più presto, per poter permettere a tutti, e sopratutto alle istituzioni, di avere un quadro più chiaro della vicenda.


Fonte: Motherboard Italia (VICE), 18 dicembre 2014.

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