La brutalità edulcorata di Nintendo ci renderà succubi del capitalismo
I videogiochi Nintendo possono sembrare colorati, ma nascondono una pesantissima coltre di violenza. Indottrinamento capitalistico incluso.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 17 giugno 2015.
Qualche settimana fa è stato pubblicato * Splatoon*, il nuovo sparatutto per WiiU sviluppato da Nintendo. Io non l’ho giocato, ma non ci vuole granché a capire dove voglia andare a parare:
Splatoonha il
Nintendo seal of qualitystampato addosso. È un videogioco che prende dei modelli di gameplay classici—uno sparatutto in terza persona a squadre—e li declina in salsa Nintendo, edulcorando e trasfigurando una tematica altrimenti parecchio forte. D’altronde si tratta di uno sparatutto, un gioco dove, ecco, si spara a tutto—in particolare alle teste degli altri giocatori, in genere.
Splatoon è estremamente colorato. Nintendo è riuscita ad addolcire la pillola dando in mano ai giocatori dei superliquidator pieni di inchiostro colorato, anziché degli M16 carichi di piombo. Come aveva già ben notato Emanuel Maiberg qui su Motherboard, Nintendo è riuscita a spostare il focus dei giocatori: in Splatoon non si spara per uccidere, ma si spara per colorare, perché a fine partita non vince che ha fatto più morti, ma la squadra che ha colorato più campo di gioco. Ciò non significa che Splatoon non sia un videogioco competitivo e fast-paced, al contrario, Splatoon è piuttosto spietato nel suo essere caleidoscopico.
Per questo, forse, quando si parla dello stile di Nintendo si potrebbe parlare di una brutalità edulcorata: gli stereotipi di genere cambiano solamente forma, ma rimangono forti nel loro concetto. Ieri sera, per esempio, durante il keynote di Nintendo all’E3 sono rimasto piuttosto stupito dalle parole di Karthik Bala, chief technical officer di Vicarious Visions, che per Nintendo si sta occupando dello sviluppo di * Skylanders SuperChargers*.
Quando Reggie Fils-Aime, direttore operativo di Nintendo of America, gli ha domandato se avesse trovato difficoltà a integrare i personaggi classici di Nintendo all’interno di Skylanders, visto il tradizionalismo dell’azienda, Karthik ha detto, “No, anzi; ci hanno chiesto di osare di più. Così ci siamo presentati con un Magma-Bowser che sputa fiamme, volevamo dare fuoco ai Koopa.”
Volevamo dare fuoco ai Koopa. Capito? Vogliono dare fuoco a delle tartarughine. Siamo appena usciti dal gigantesco polverone mediatico sollevato da Hatred, il videogioco carico di violenza gratuita che è riuscito a farsi pubblicare solamente su Steam, e ogni anno all’uscita del blockbuster di turno non mancano polemiche su specifici casi di violenza, sessismo, razzismo o quant’altro—
on serve nemmeno che approfondisca su quanto in Italia sia delicato il tema della violenza nei videogiochi—; eppure Nintendo ne esce costantemente illesa: il sangue nei suoi videogiochi c’è sempre, è solo molto annacquato.
Riflettendo su questo, il primo esempio che mi è venuto in mente riguarda Mario Kart. Tolto il tradizionale arsenale da racing game spassoso e arcade, il gioco di corse Nintendo presenta uno strumento non solo particolarmente brutale, ma anche parecchio meschino: il guscio blu.
In Mario Kart, quando la situazione si fa drammatica e ti capita di finire in fondo alla classifica, ci sono ottime probabilità che una delle scatole di oggetti che incontri sul tracciato possa contenere un guscio blu, ovvero un guscio che non solo si comporta come un missile fire-and-forget, ovvero spara e dimentica—essendo guidato—, ma che va a puntare il primo in classifica, condannandolo (visto che non è evitabile) a perdere interi secondi di vantaggio o addirittura posizioni. Tutto questo annaffiato dai colori e dalla spensieratezza dei circuiti e dei personaggi di Mario Kart. Scene degne di * Death Rally* o
Carmageddon; e non ho nemmeno parlato delle bucce di banana.
Mario Strikers Charged è un altro ottimo esempio della brutalità edulcorata di Nintendo. Benché sin dalla copertina e dagli artwork del gioco si possa capire come il “tono Nintendo” in questo caso sia leggermente diverso, un videogioco di calcio marchiato Nintendo e con protagonisti i soliti Mario, Bowser, Peach e Luigi ci può far immaginare tutto, meno che nel bel mezzo della partita piombi sul campo un Categnaccio—una palla di piombo dotata di occhi e bocca che insegue i giocatori per atterrarli—per mettere ko la squadra avversaria.
La testa di ponte Nintendo nell’ambito picchiaduro è senza dubbio la saga di Super Smash Bros.: classico picchiaduro all-star—ovvero con protagonisti i molteplici eroi Nintendo—che, sempre nel sua salsa all’acqua di rose, presenta pestaggi a base di mazze da baseball, tempeste di pugni, e scontri tag-team al limite della legalità da strada. Motherboard è per la parità dei sessi, ma forse far pestare una principessa da uno scimmione è un po’ troppo.
A conti fatti, però, questi precedenti sono ridicoli a confronto della violenza psicologica e sociale esercitata da Animal Crossing, il life simulator per eccellenza di Nintendo. Nel contesto bucolico infarcito di animaletti e casette al marzapane, Nintendo piazza un imperioso procione che, da solo, gestisce l’intera economia del villaggio in cui il tuo alter-ego virtuale andrà ad abitare.
Ciò significa che non solo vende buona parte dei beni acquistabili all’interno del gioco, ma che fungerà anche da erogatore del mutuo che sfrutterai per pagare la tua abitazione. In buona sostanza la maggior parte del tempo che spenderai a giocare ad Animal Crossing la passerai a tentare di recuperare i soldi necessari per pagare le svariate rate del mutuo che Tom Nook, il procione usuraio, ti obbligherà a soddisfare.
La crudeltà più significativa però è un’altra: ancora in Animal Crossing si può—e anzi, si incontrerà di sicuro il personaggio del Mr. Resetti. Una talpa: un’infame e meschina creatura che priva il giocatore dell’unica libertà concreta che una vita parallela come quella di Animal Crossing dovrebbe fornire; la libertà di fallire.
Mr. Resetti è l’incarnazione della realtà Nintendo: dietro ai confetti e ai colori sgargianti c’è un’azienda che ti critica e ti insulta quando spegni e riaccendi la console per non andare in game over. Resetti, ogni volta che tenterai di uscire senza salvare per porre rimedio a qualche, magari, sfortunato investimento (sicuramente effettuato per riuscire a pagare quel procione di Tom Nook), si presenterà a inizio partita e ti affogherà di critiche per aver osato sfruttare questa orribile possibilità. D’altronde non conviene abituarsi a spegnere senza salvare nei videogiochi, perché se finisci a farlo nella vita reale potresti non svegliarti più.
Tom Nook
Fonte: Motherboard Italia (VICE), 17 giugno 2015.