In 'Slave Trade' giochi a Tetris con gli schiavi
Playing History 2 - Slave Trade voleva essere un videogioco educativo sulla tratta degli schiavi, ma i giocatori non si sono mostrati esattamente d'accordo.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 7 settembre 2015.
Come forse avrete potuto captare dai lanci dei giornali di mezzo mondo e dai video mandati in onda in loop sulle reti televisive nell’ultimo paio di settimane, proprio in questi giorni l’Europa sta cercando di barcamenarsi in una delle peggiori emergenze migratorie degli ultimi anni.
Ovviamente, tra governi che aprono fontiere, tam tam mediatici su prime pagine troppo grafiche e carrellate cinematiche su bambini che si scambiano peluche, chi ne esce vincitore arriva dal paese dei balocchi dei videogiochi.
Serious Games è una software house multietnica—sul loro sito si parla di sedi a Copenhagen, Denmark, Malmö, Sweden e Washington DC—che si occupa di sviluppare videogiochi ed esperienze interattive con un intento fortemente educativo. Fino a qui tutto bene, hanno anche sviluppato una serie che si chiama * Playing History *e che “vuole proporre delle esperienze e delle storie personali ambientate in momenti coinvolgenti della storia del mondo,” come per esempio la tratta degli schiavi.
- Playing History 2 – Slave Trade *— ultimo episodio della saga di
Playing History 2— viene pubblicato nel settembre del 2013, e per ben due anni riesce a non venire notato da sostanzialmente nessun essere umano presente sul globo terracqueo, purtroppo (o per fortuna) qualche settimana fa
Slave Tradeè riuscito ad arrivare su Steam, con conseguente rilancio del trailer su tutti i media esistenti.
Trattare argomenti delicati nei videogiochi è sempre una scelta difficile sia perché il rischio di tirare fuori una porcata di proporzioni epocali è altissimo, sia perché il concetto di “videogioco” è ancora parecchio astruso per molti, e infine perché è noto a tutti che tra le tante umanità presenti sulla terra quella dei videogiocatori sia indubbiamente la peggiore.
Dopo il lancio su Steam sono moltissimi i giocatori che si sono lamentati e hanno manifestato il loro dissenso nei confronti dei Serious Games nella sezione recensioni della piattaforma; la casa di sviluppo ha infine ceduto, e ha rimosso la parte relativa al “tetris con gli schiavi” dal trailer del gioco.
Nonostante la realizzazione del titolo sia, ad occhio, piuttosto carente, non si può dire che i Serious Games abbiano trasformato i prigionieri africani in cubetti colorati in cattiva fede. Il roster presente sul loro sito è piuttosto ricco e mostra quanto l’intenzione sia davvero quella di sviluppare videogiochi educativi, e in un certo senso anche Slave Trade riesce involontariamente ad esserlo.
Nel gioco seguiremo la storia di Tim, un giovane schiavo africano che accompagnerà il proprio padrone in un viaggio verso l’Africa, dove gli sarà richiesto di aiutare l’equipaggio nelle trattative per la tratta di nuovi schiavi. Il gameplay si sviluppa in maniera piuttosto normale tra una sezione punta e clicca e qualche minigioco, ma esplode in tutto il suo crudo splendore sul finale, quando a Tim, il nostro giovane schiavo africano, viene chiesto di stipare nella nave gli schiavi appena acquistati in modo che se ne possano trasportare il più possibile. Il tutto si traduce in quella che di fatto è una breve partita a Tetris.
Le critiche si sono sprecate, ma sotto sotto Slave Trade riesce perfettamente nel proprio intento: nel bel mezzo della crisi migratoria di queste settimane, un videogioco come questo riesce a interpretare il dramma dei profughi e dei clandestini con una metafora incredibilmente semplice. Stipati come cubetti, l’unico ruolo di questi disperati è quello di essere piccoli strumenti per la partita degli scafisti: più ne riescono a incastrare nei barconi, maggiori sono i ricavi per ogni viaggio.
In conclusione, l’affaire Slave Trade riesce infine ad essere davvero educativo e ad insegnarci un paio di cose: nei videogiochi è meglio evitare la questione della tratta degli schiavi, trasformare degli schiavi africani in cubetti per un partita a Tetris è una pratica di dubbio gusto e che trasformare degli schiavi africani in cubetti per una partita a Tetris è un buon modo per capire quanto grave sia l’attuale emergenza migranti.
Fonte: Motherboard Italia (VICE), 7 settembre 2015.