Il video per l'arresto dei due membri italiani di Anonymous

Il video pubblicato per l'arresto dei due hacker italiani è perfettamente rappresentativo della realtà di Anonymous.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 26 maggio 2015.

Le guerre sono fatte di battaglie e vincerle tutte non significa essere il più forte, ma solo che te la sei presa con il più debole. Quella di Anonymous è una guerra, e in quanto tale è fatta di alti e bassi: oggi parliamo di una sconfitta.

Vi avevamo già raccontato dell’ultima operazione degli Anonymous italiani: poco dopo aver sottratto e pubblicato un database da 1700 nominativi appartenenti al Ministero della Difesa, Aken e Otherwise, due figure di spicco del collettivo di hacktivisti, sono stati arrestati dalla Polizia Postale.

Gli Anonymous non l’hanno presa bene e ieri hanno pubblicato sulla pagina Facebook di Operation Payback Italia (uno degli hub di comunicazione del collettivo) una strana omelia per i due Anonymous arrestati. Non posso fare altro se non unirmi sinceramente al cordoglio per i due arresti, ma il video è tanto grottesco quanto perfettamente rappresentativo della realtà di Anonymous.

Quello di Anonymous è un movimento popolare privo di gerarchie e proprio per questo i suoi ideali non possono essere sempre rappresentati dall’élite dei rinnegati del reparto cibernetico dell’MI6. L’epicedio informatico sembra essere un “filmato funebre” riciclato dalle divisioni americane di Anonymous e ridoppiato da un affaticatissimo vocoder di Windows che proprio non riesce a pronunciare in maniera corretta il termine “Anonymous.”

La storia dell’identificazione di Otherwise è ottimo materiale da CSI.

La marzialità della celebrazione viene improvvisamente interrotta da un taglio dell’audio, che spazza via lo stremato vocoder per lasciare spazio a una versione di Bella Ciao intonata in una lingua che non conosco ma che sicuramente non è italiano. Su Facebook alcuni criticano la scelta di includere Bella Ciao nel video, altri la giustificano dicendo che “Bella Ciao non è una canzone di partito, è una canzone di resistenza.”

Nell’insieme i nomi di Aken e Otherwise, i due hacker arrestati, continuano a venire ricordati. Allegato al filmato il seguente messaggio, “Quando un Anonymous è arrestato e la sua identità svelata è come una morte. Ma più forte della morte è l’amore. I nostri compagni amati sono con noi, nei nostri cuori. Nessun arresto potrà strapparli via. Aken e Otherwise erano e sono veri anon, che hanno combattuto per l’ideale pur sapendo quali conseguenze avrebbero pagato. Tutta la Legione sente la vostra mancanza, ma non lasceremo che il vostro arresto sia vano, ci sarà una Vendetta anche per voi, Fratelli. Infine vi vogliamo ringraziare per tutto quello che avete fatto con noi e per il tempo trascorso insieme. Non vi dimenticheremo mai.”

La Polizia Postale correva dietro ai due informatici ormai da diverso tempo, e se nel caso di Aken è stata una banale quanto sbadata connessione ad un wifi pubblico a fregarlo, l’identificazione di Otherwise è invece ottimo materiale da CSI. Tampinato dalle autorità da mesi, Otherwise sapeva sfruttare la crittazione delle comunicazioni a suo favore e ha dovuto parlare del proprio polso appena rotto su un canale IRC non protetto per farsi beccare. Agli agenti è “bastato” risalire alle ultime rotture di polsi grazie all’INPS e qualche controllo incrociato ha fatto il resto.

Nel frattempo, il network di FreeAnons.org, l’organizzazione che si occupa di gestire le campagne di beneficenza per pagare le spese legali agli Anonymous arrestati, si è già attivata per occuparsi della situazione dei due italiani.


Fonte: Motherboard Italia (VICE), 26 maggio 2015.

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