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# Il Ministro Franceschini vuole "obbligare Netflix a dare più visibilità ai film italiani
- URL: https://stellakamikaze.org/il-ministro-franceschini-vuole-obbligare-netflix-a-dare-piu-visibilita-ai-film-italiani/
- Published: 2017-12-04T12:00:00.000Z
- Updated: 2026-07-03T22:49:22.000Z
- Description: L'Ispettore Coliandro vs Mindhunter?
- Author: Federico Nejrotti
- Tags: Motherboard, Archivio

*Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 4 dicembre 2017.*

Avete anche voi l’impressione che la qualità media di film e serie TV prodotti da Netflix stia calando ultimamente? Qualcosa si salva, ma gran parte delle produzioni riescono a sopravvivere solamente per qualche puntata prima che lo spettatore medio (ovvero: io) le abbandoni. Il risultato è che ora Netflix dispone di una homepage ben poco navigabile e che costringe gli utenti a rimanere incastrati in decine di produzioni estere per niente invitanti.

Sapete chi altro ha pensato a questa cosa? Il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che [in un’intervista rilasciata a La Stampa](http://www.lastampa.it/2017/12/03/italia/politica/obbligheremo-netflix-a-dare-pi-visibilit-a-serie-e-film-italiani-MB7egzCOAs0RST2tNON1nI/pagina.html?ref=stellakamikaze.org) pochi giorni fa ha affermato, tra le altre cose, che “Anche Netflix o altre piattaforme come Amazon Prime avranno gli stessi obblighi \[…\] stiamo pensando a meccanismi per assicurare la visibilità di serie e film italiani.” Pacato come piace a noi.

L’intervento del Ministro è contenuto in un’intervista il cui tema principale è la manovra di detassazione salva-librerie, un potenziale tax credit pensato per aiutare le piccole librerie a sopportare l’impatto della diffusione della grande distribuzione online così da preservare “l’insieme \[di\] identità e bellezza immateriale” che rappresentano, spiega Franceschini a *La Stampa*.

Questa manovra non si scosterebbe molto, nelle intenzioni, da quanto accaduto nel mondo del cinema e dell’intrattenimento, dove a inizio ottobre [è stato varato un decreto legislativo](http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza%5Fasset.html%5F1181241671.html?ref=stellakamikaze.org) che obbligherà tutte le emittenti televisive ad incrementare gradualmente la quota di produzioni italiane ed europee in onda sui canali. Al tempo il decreto [era stato criticato dalle stesse emittenti](https://www.key4biz.it/ilprincipenudo-decreto-franceschini-piu-vincoli-broadcaster-sul-made-italy-anche-netflix-amazon-co/201581/?ref=stellakamikaze.org), che avevano messo in dubbio la lungimiranza della manovra che avrebbe prodotto costi — sebbene le stime non siano state validate — tra gli 1.2 e gli 1.3 miliardi di euro nel 2019, rispetto ai 750 milioni del 2015.

Se la preoccupazione più grossa delle emittenti italiane è di perdere competitività a favore di servizi come Netflix e Amazon Prime Video, però, Franceschini assicura che “Netflix avrà quote di programmazione e obblighi di investimento come le tv tradizionali,” spiega a *La Stampa. “*Stiamo lavorando su diverse ipotesi per costringere anche tutte le piattaforme online a valorizzare prodotti italiani, su home page, menu, banner.” Se sulla carta l’idea è tutto sommato ragionevole al fine di garantire un mercato equo e libero per tutti, la pratica è un po’ più complessa.

Quella di Franceschini è la solita storia (purtroppo) di [uno stato nazionale che si vuole imporre su una piattaforma virtuale](https://motherboard.vice.com/it/topic/internet-governance?ref=stellakamikaze.org) con sede legale in un altro stato nazionale ma con una sfera di influenza globale e pesantemente de-regolarizzata. Le dinamiche che possono guidare questo tipo di manovre si scontrano spesso e volentieri con [una gincana legale](http://fortune.com/2017/07/20/google-facebook-apple-europe-regulations/?ref=stellakamikaze.org) che fa rimbalzare richieste e provvedimenti in uffici e stati di mezzo mondo e che porta inevitabilmente ad esaurire l’efficacia del provvedimento nel tragitto burocratico che deve compiere prima di arrivare a destinazione: una forma di violenza strutturale in tutto e per tutto.

Ma le criticità della faccenda non riguardano soltanto i cavilli burocratici: nell’era delle piattaforme digitali globali, verificare da che lato debba pendere l’ago della bilancia in dispute di questo tipo richiede una riflessione etica e di mercato che va ben al di là delle pratiche legali e che pretende necessariamente un progressivo cambio di paradigma nel concepimento dell’erogazione di questi servizi.

Sebbene la proposta di Franceschini sia ragionevole nell’ottica di tutelare e supportare la produzione italiana nel cinema e nell’intrattenimento, la domanda politica che dovrebbe cominciare a essere messa in discussione riguarda la radice stessa del problema: oggi che servizi come Netflix o Amazon Prime Video si stanno trasformando in vere e proprie forze politiche in grado di influenzare interi settori dell’economia di un paese, vale ancora la pena scontrarsi con loro a livello nazionale?

“È un tema sacrosanto ma è difficile affrontarlo su base nazionale,” spiega Franceschini a *La Stampa*. “Stiamo spingendo a intervenire a livello europeo, l’anomalia nella concorrenza è nella distribuzione. Gli editori fanno diversi sconti, a seconda se sei piccola libreria o grande distribuzione. Amazon impone agli editori prezzi ancora più scontati. Non è molto semplice interferire in un mercato tra privati.” Se la direzione è quella di costituire fronti di carattere maggiormente continentale, di certo c’è che l’Unione Europea [è in prima linea](https://motherboard.vice.com/it/article/ne38qx/chi-e-margrethe-vestager-la-politica-che-multa-i-titani-della-silicon-valley?ref=stellakamikaze.org).

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*Fonte:* [*Motherboard Italia (VICE)*](https://www.vice.com/it/article/il-ministro-franceschini-vuole-obbligare-netflix-a-dare-piu-visibilita-ai-film-italiani/?ref=stellakamikaze.org)*, 4 dicembre 2017.*