Il caso dei Kindle a 1€ su Amazon Italia

Comprare un tablet da 70€ ad appena 1€? L'errore era così ovvio che tutti ci hanno provato.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 18 maggio 2016.

Nella serata di ieri, la costellazione italiana dell’universo commerciale di Amazon è stata colpita da un’infausta sciagura: a causa di un bug nel sistema di prezzaggio del negozio, per sei ore i modelli da 8GB e 16GB del Kindle Fire sono stati venduti a 1€ anziché 59,99€ e 69,99€.

Forse non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ma come ovvio in moltissimisi si sono fiondati su Amazon per sfruttare l’occasione senza pensarci due volte: nulla di male fin qui, se non fosse che molti hanno pensato bene di acquistare vagonate di Kindle Fire al solo scopo di rivenderli a un prezzo maggiorato.

Una volta inaugurata la non-promozione, la notizia ci ha messo poco a fare il giro dei social network e ha generato così fiumi di persone pronte a riunirsi alla questione tecnologica vista l’imperdibile occasione. Inizialmente gli acquisti sembravano verosimili, visto che l’ordine effettuato dall’utente veniva accompagnato da una mail di conferma e alcuni affermano, senza prove, di averlo addirittura visto recapitare.

Nemmeno lo stunt pubblicitario meglio riuscito della storia riuscirebbe a rendere sostenibile la vendita di un tablet da 70€ ad appena 1€.

Ciononostante, l’errore dal lato commerciante era lapalissiano: nemmeno lo stunt pubblicitario meglio riuscito della storia riuscirebbe a rendere sostenibile la vendita di un tablet da 70€ ad appena 1€.

La realtà della questione, però, sembra non essere stata immediatamente chiara a moltissimi: poco dopo l’ufficializzazione dell’errore, avvenuta con una mail di scuse di Amazon e con l’annullamento degli ordini effettuati, i clienti si sono rapidamente mobilitati, chi facendo fioccare recensione negative sulla pagina del negozio di Amazon dedicata al Kindle Fire, chi avviando una petizione in cui gli utenti “lanciano al colosso dell’e-commerce un’accusa ben precisa: non si è trattato di un errore, ma di una strategia di marketing per far arrivare il Kindle Fire nella classifica dei prodotti più venduti,” si legge nella descrizione della petizione.

Benché la petizione al momento conti appena 135 firme sulle 1.000 ‘richieste’ dal primo firmatario, il titolo dell’appello parla con toni decisamente chiari, “PETIZIONE CONTRO AMAZON (AMAZON FIRE A 1 EURO) E RISARCIMENTO DI DANNI MORALI ED ECONOMICI.” Insomma, Amazon ha sbagliato—e quando gestisci un negozio online di queste dimensioni un errore del genere è perdonabile ma non comprensibile—, ma anche le persone non aiutano.

Alcuni hanno impugnato i diritti dei consumatori per ottenere ragione su Amazon, ma in senso legale sembra che la ragione in questo caso sia dalla parte del venditore: i sistemi automatici che regolano i pagamenti online processati da questi colossi, infatti, prevedono che la conferma finale dell’acquisto debba arrivare dal venditore. Per questo, l’acquisto non è legalmente valido finché non viene confermato da Amazon.

Secondo Tom’s Hardware, inoltre, un precedente con protagonista Feltrinelli.it ribadisce la ragione di Amazon: quando l’errore è così grossolano e palese, infatti, la giustizia non garantisce margine di discussione—Lo sbaglio è ovvio e non c’è modo che il consumatore non si sia accorto della natura del prezzo prima dell’acquisto.


Fonte: Motherboard Italia (VICE), 18 maggio 2016.

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