I nuovi sei tasti "Mi Piace" di Facebook sono arrivati
Sembra che Facebook affiancherà al tasto "Mi Piace" sei diversi tipi di reazioni emotive. Niente tasto "Non Mi Piace", purtroppo.
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) l'8 ottobre 2015.
EDIT 24/2/16: Oggi, 24 febbraio, Facebook ha ultimato la fase di testing dei pulsanti e li ha estesi in tutto il mondo. Se già non li avete visti, li vedrete tra poche ore. Nel frattempo, i tasti da sette sono diventati sei. Purtroppo però, le considerazioni sulla natura di questa nuova funzione rimangono le stesse: ci basteranno queste sei istanze per descrivere l’intero spettro delle nostre emozioni?
Secondo delle informazioni ottenute dalla redazione spagnola di Engadget, sembra che Facebook sia pronta a far evolvere il suo tasto ‘Mi Piace.’
L’articolo pubblicato questa mattina parla di una nuova aggiunta all’interfaccia grafica del social network: non si tratta del messianico tasto “Non Mi Piace,” ma bensì di un set di sei reazioni emotive che gli utenti potranno associare ad ogni contenuto postato—come già accade con il tasto ‘Mi Piace.’
Il grab apparso sul sito spagnolo di Engadget. via
La funzione non sarà disponibile sin da subito per tutti, ma verrà mostrata prima di tutto agli utenti provenienti dalla Spagna e dall’Irlanda; il perché lo spiega un agghiacciante paragrafo riportato su TechCrunch in cui Adam Mosseri, director of product di Facebook, afferma che il grande bacino di utenza irlandese e spagnolo abbia meno interconnessioni con l’estero e sia per questo un miglior campione per questi primi test.
Le perplessità però non sono poche: benché la domanda per un’integrazione del genere sia evidente, sei nuovi tasti forse sono davvero troppi.
Facebook è un social network pensato per essere sfogliato in maniera estremamente dinamica: la sua struttura a matrioska permette all’utente di inerpicarsi tra condivisioni, commenti alle condivisioni, profili nei commenti alle condivisioni e via dicendo e prevede un’esperienza dei contenuti che si esaurisce in maniera piuttosto istantanea.
Chiunque di noi ha perfettamente in mente cosa significhi rimanere imbacuccati in stato catatonico davanti ad uno schermo, con il mouse o le dita che ripetono monotone gli stessi movimenti: la scrollata infinita verso il basso alla ricerca dell’ennesimo aggiornamento sulla timeline per prendere visione dell’ennesimo frammento di cazzi altrui.
In questo senso il tasto “Mi Piace” è pressoché perfetto: un’azione composta da una singola iterazione—il click o il tap sul pulsante—e che manifesta da parte dell’utente una reazione neutra e sterile, quasi un “ho preso visione, grazie per il contenuto”.
Per specificare il tipo di reazione ci sono i commenti e le condivisioni, e tutto fila liscio perché l’utente, vista la velocità con la quale può dispensare “Mi Piace”, non fa economia. È una pioggia di like, di “approvazioni” a contenuti che lubrificano in maniera grottescamente armonica l’algoritmo che si cela dietro la “bolla di filtraggio” che definisce qualunque esperienza utente pensata per essere social.
Diversificare il tipo di reazioni che gli utenti possono esprimere non solo rende l’azione molto più lenta—questo perché, immagino, prevederebbe almeno due tap o click, ma anche e sopratutto perché l’utente deve capire come reagire al contenuto—ma consegna a Facebook anche altri frammenti del passepartout per la nostra privacy: a Zuckerberg non basta più un database di parole, immagini e pensieri che a noi piacere avere sotto gli occhi, ora vuole anche sapere come quegli stessi contenuti ci fanno sentire.
Che cos’è la “bolla di filtraggio”? Te lo spiega il TED.
Infine, diversificare le reazioni significa, paradossalmente, rendere ancora più limitata la nostra capacità di espressione all’interno della piattaforma: un set predefinito di “modi di reagire” dai quali non si può scappare, uno spettro emotivo tagliato col coltello che prima poteva essere definito con un commento—va bene, i risultati non erano incoraggianti, ma il discorso di fondo è lo stesso—ma che tra poco sarà inscatolato in una serie di piste cognitive già impacchettate; approvazione, amore, sorpresa, tristezza, rabbia, gioia e divertimento. Nel mondo di Facebook non c’è spazio per altro.
Fonte: Motherboard Italia (VICE), 8 ottobre 2015.