Cosa significa prendere la tubercolosi in Italia nel 2015
“Prendere la tubercolosi è una merda—è una malattia curabile, si può superare, ma senza dubbio è una di quelle cose che nella vita preferisci evitare. È pesante per il corpo, è pesante per la testa. Per come l’ho vissuta io, è stata un’esperienza...
Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 2 dicembre 2015.
“Prendere la tubercolosi è una merda—è una malattia curabile, si può superare, ma senza dubbio è una di quelle cose che nella vita preferisci evitare. È pesante per il corpo, è pesante per la testa. Per come l’ho vissuta io, è stata un’esperienza fortificante.”
Per me la tubercolosi è una parola distante e che ben poco ha e avrà mai da spartire con la mia vita—vivo in un paese industrializzato e in cui il sistema sanitario, tra alti e bassi, ti sta dietro dal momento in cui nasci a quello in cui muori; la tubercolosi per me non esiste, è una parola che rilego alla stessa sfera dell’immaginario in cui ci sono i telegiornali e i libri di storia.
Invece, la tubercolosi è una malattia infettiva causata dal * Mycobacterium tuberculosis—*la TBC infetta i polmoni, talvolta si allarga al resto degli organi, ma il succo è che la malattia, quando diventa attiva e non viene trattata,
Lorenzo è un mio amico, abbiamo frequentato il liceo assieme—lui lo frequenta ancora—e da quando sono andato via da Torino, dove ho abitato fino a un anno fa, è rimasto uno di quegli amici che non hai più possibilità di vedere fisicamente troppo spesso ma con cui non hai problemi a fare due chiacchiere in qualunque momento per parlare di qualunque cosa. Diverse settimane fa stavamo scambiando due parole, e quando dopo un paio di battute gli ho chiesto casualmente come stesse capirete che ci sono rimasto piuttosto male quando mi ha risposto, “Bo’, in sostanza… Ho la tubercolosi.”
Per il Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, “L’attuale situazione epidemiologica della tubercolosi in Italia è caratterizzata da una bassa incidenza nella popolazione generale, dalla concentrazione della maggior parte dei casi in alcuni gruppi a rischio e in alcune classi di età, e dall’emergere di ceppi tubercolari multi-resistenti.”
Nonostante la giusta paura, quindi, in Italia tutto sommato ce la passiamo bene, e lo testimoniano anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nell’ultimo Global Tubercolosis Report affermano che, “nel 2014, nel nostro Paese sono stati notificati circa 3600 casi di Tubercolosi e 290 decessi, di cui 31 in pazienti Hiv positivi. Il tasso di incidenza stimato è stato pari a 6 casi per 100.000 abitanti, valore che pone l’Italia tra i Paesi a bassa incidenza.”
Visto l’allarmismo con cui l’informazione italiana da qualche mese sta pubblicizzando il terrore da tubercolosi, quando il mio amico Lorenzo mi ha raccontato della sua situazione non ho potuto fare a meno di cercare di sviscerare il suo caso. Prima di tutto era necessario capire dove l’avesse contratta, perché se è vero che ci sono fasce ad alto rischio come anziani, carcerati, tossicodipendenti e più in generale coloro le cui difese immunitarie sono particolarmente basse, prendere una malattia del genere nel 2015, in Italia e in una grande città come Torino è piuttosto strano. “È una domanda da un milione di dollari, perché in realtà non lo so tutt’ora, ed è davvero uno di quegli interrogativi che ti accompagna più o meno tutto il giorno,” mi spiega.
“Potenzialmente potrei averla presa dovunque, e questa è una complicazione mica da ridere. Il problema è che contrarla è sia facilissimo che molto difficile: di norma i requisiti sono frequentare luoghi chiusi, essere esposti a persone che tossiscono costantemente e stare a contatto con un tubercolotico più di 4 ore. Senza queste premesse, sulla carta, bisognerebbe poter star tranquilli,” continua.
Conosco Lorenzo, e in generale conosco il mondo civilizzato: quante probabilità ci sono che una persona affetta da TBC possa rimanere in giro abbastanza a lungo, prima di essere ricoverata, per infettare altre persone? Per quanto Torino non sia la Reggia di Versailles, senza dubbio le sue condizioni sanitarie e igieniche sono in linea con la media del mondo occidentale.
“Se hai sfortuna, come me, rischi di prendertela per caso. Basta un contatto rapido con un malato, e se magari in quel periodo hai difese immunitarie non particolarmente eccelse—come è successo a me che già di mio sono un po’ malaticcio—capita di prendersela. È una malattia molto infame, è tanto difficile contrarla in situazioni a rischio quanto facile prenderla in luoghi insospettabili.”
La tubercolosi è praticamente asintomatica: forte tosse e qualche dolore intercostale—quando peggiora, e i sintomi sono evidenti, diventa pericolosa e al tempo stesso sempre più difficile da curare. “La brutta tosse, che ha destato più di un sospetto, è iniziata a metà settembre—l’operatore ASL mi ha chiesto dove fossi stato e quali posti avessi frequentato perché chiaramente hanno a disposizione una lista di luoghi sensibili, ma sembra che il mio caso sia stato slegato da questi ‘punti caldi.’”
“Al comparire dei primi sintomi sono andato dal medico, ma comunque a parte la tosse non c’era nessun altro indizio—Anche ascoltando i polmoni non si sente assolutamente nulla—il mio medico mi ha fatto fare una settimana di Bentelan, un farmaco a base di cortisone, per calmarmi la tosse,” mi racconta spiegandomi il suo iter clinico.
“Il medico non me l’aveva prescritta, ma fortunatamente mia madre, preoccupata, ha voluto farmi fare una lastra subito dopo la settimana di Bentelan, visto che in quella settimana erano cominciati ad apparire dei dolori lancinanti su tutto il petto. Dopo quattro giorni di terapia antibiotica i dolori si erano calmati,” continua Lorenzo.
“I polmoni facevano schifo, erano completamente neri—si vedeva chiaramente una macchia gigante sul lato destro, un’infezione.”
Come ovvio, la lastra non era granché, “I polmoni facevano schifo, erano completamente neri—si vedeva chiaramente una macchia gigante sul lato destro, un’infezione. Dopo la lastra mi hanno parlato di una normale polmonite, quindi mi sono fatto una settimana di antibiotici per curarla.” Solo successivamente, per approfondire la polmonite, è sopraggiunta la brutta notizia, “La diagnosi di tubercolosi è arrivata in un secondo momento, con una TAC e un’analisi più approfondita. Nella TAC si vedevano chiaramente dei buchi giganti nei polmoni; ho dovuto fare una broncoscopia, che avrebbe certificato chiaramente che quella era tubercolosi. In più, andava verificare anche il tipo di tubercolosi, contagiosa o meno: la mia lo era.”
“Con la broncoscopia mi hanno infilato un tubo in gola, mi hanno preso del catarro dai polmoni per cercare di capire qualcosa in più. Il giorno stesso della broncoscopia è stata accerta la diagnosi di tubercolosi infettiva, e il giorno dopo mi hanno quindi ricoverato. Tutto il percorso che ha portato alla scoperta della tubercolosi è stato abbastanza lungo, la tubercolosi viene chiamata “Il Mal Sottile”, e lo è in tutti i suoi aspetti perché si nasconde molto bene.”
Quando ho risentito Lorenzo, ormai dimesso dall’ospedale, era piuttosto curioso riguardo lo stato delle infrastrutture ospedaliere in cui è stato ospitato, “Sono stato messo subito in quarantena, in isolamento per 3 settimane all’Amedeo di Savoia, a Torino. La quarantena è come in Dr. House: una stanza per me, un’anticamera dove mi veniva lasciato il pranzo che io dovevo andare a prelevare e nella mia stanza si poteva entrare solamente muniti di maschera apposita; dopo le visite bisognava lavarsi le mani con attenzione. Ovviamente lo scopo era quello di evitare qualunque possibile contagio. Io potevo comunque uscire, farmi una passeggiata nel parchetto—dovevo mettermi una mascherina ma il pericolo contagio era solo per via aerea e orale.”
Non avevo la benché minima idea di cosa volesse dire curare una tubercolosi—come dicevo prima, per me la TBC era una semplice parola già sentita in telegiornali e in qualche bollettino storico. “La mia cura è stato solo a base antibiotica: ho passato 3 giorni a ritmi di 9 pastiglie al giorno, più o meno quattro antibiotici messi insieme. Dopo, per velocizzare il tutto, sono passato alle flebo endovenose: 2 settimane a 3 flebo al giorno, più 4 pastiglie. Alla terza settimana sono passato di nuovo alla via orale, e dovrò portare avanti la terapia per 6 mesi.” Lorenzo non è ancora guarito, ma, toccando ferro, penso di poter dire che la sua guarigione sia ormai solamente una questione di tempo.
Nonostante ciò, posso solo immaginare quanto possa essere brutto sentirsi confermare da un medico la diagnosi di tubercolosi, “Più che la malattia in sé, è stato brutto il fatto che fosse contagiosa. Quell’aspetto è stato particolarmente pesante. Ha creato una serie di complicazioni marginali: dal ricovero, che mi ha portato via dalla mia routine quotidiana in casa, e ha comportato tutti i cazzi relativi alla scuola—ovvero, la procedura di controllo per tutti i miei amici, specialmente i figli dei medici, che sono particolarmente allarmati. I primi giorni non sono stati piacevoli, ecco—dopodiché l’ho in qualche modo assimilata e me la sono vissuta meglio.”Cosa significa, quindi, prendere la TBC in Italia nel 2015? “La mia cura è andata tutto sommato bene, e essendo riuscito a scoprire la malattia in tempo non ho avuto grandi problemi, a parte la pesantezza delle cure. Se non avessi fatto quella lastra dopo la terapia antibiotica generica, i sintomi si sarebbero ripresentati più forti di prima. Il ceppo tubercolotico è infame, ritorna più forte di prima e crea dei rischi seri: si immunizza rispetto ad alcuni farmaci e diventa più difficile da curare,” mi spiega.
“Ora sono ancora malato, di fatto, ma se non mi curassi in maniera corretta la mia terapia andrebbe adattata al mutare del ceppo tubercolotico. A parte questo, ho fatto anche la mia parte per la ricerca: con il mio consenso sono stato oggetto di ricerche da parte dell’ala universitaria dell’Amedeo di Savoia, tutto per capire meglio la malattia.”
Conosco Lorenzo, e non penso che il suo stile di vita abbia particolarmente influito sulla sua condizione. Senza dubbio tutti i classici accorgimenti da “manuale salutista” sono un buon punto di partenza per evitare di incappare in questi spiacevoli inconvenienti: fai sport, mangia bene, non ti trascurare.
Resta da dire che dopo aver ascoltato la storia di Lorenzo credo che prendere la tubercolosi in Italia nel 2015 non sia da considerarsi esattamente una tragedia: se presa in tempo—come è possibile fare con gli strumenti che ci vengono messi a disposizione—la tubercolosi diventa un malanno fastidioso e fisicamente esasperante, ma che nulla ha a che fare con il terrorismo fatalista che ultimamente molti hanno promosso, “Prendere la tubercolosi è una merda—è una malattia curabile, si può superare, ma senza dubbio è una di quelle cose che nella vita preferisci evitare. È pesante per il corpo, è pesante per la testa. Per come l’ho vissuta io, è stata un’esperienza fortificante.”
Nel frattempo,nel resto del mondo la guerra contro la tubercolosi continua, ed è lì che si dovrebbero concentrare i riflettori mediatici.
Fonte: Motherboard Italia (VICE), 2 dicembre 2015.