C’è una proposta di legge per l’obiezione di coscienza dei farmacisti

La proposta di legge è stata appena depositata alla Commissione Affari Costituzionali e vuole estendere il diritto di obiezione anche ai farmacisti.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su Motherboard Italia (VICE) il 28 giugno 2016.

Quello dell’obiezione di coscienza è uno dei temi più controversi dell’Occidente moderno: in un pezzo di mondo progressivamente più distante dalle posizioni etiche imposte dalla religiosità tradizionale, il paradosso liberal prevede il ripudio del limite religioso a favore della libertà personale—Ma quando, al contrario, la richiesta è quella di rispettare le inclinazioni etiche personali, concedendo il diritto di obiezione di coscienza, il risultato è un cortocircuito normativo e mediatico che, infine, danneggia chi dovrebbe avvalersi dei servizi passibili di obiezione.

In Italia il diritto all’obiezione di coscienza per i medici nell’ambito delle interruzioni della gravidanza è legge dal 1978, ma una proposta di legge appena depositata alla Commissione Affari Costituzionali della Camera potrebbe allargare questo diritto anche ai farmacisti.

“Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, […] adducendo motivi di coscienza, ha il diritto di rifiutarsi di consegnare a chi glielo chiede, anche esibendo la relativa prescrizione medica, qualsiasi dispositivo, medicinale o sostanza che il professionista giudichi, in scienza e in coscienza, atto a produrre effetti anche potenzialmente abortivi, ovvero che risulti prescritto ai fini della sedazione terminale,” si legge nella proposta di legge, avanzata dal deputato di Scelta Civica Gian Luigi Gigli.

Motore immobile della proposta di legge, a quanto pare, è l’enciclica Evangelium Vitae emanata da Papa Giovanni Paolo II nel 1995 e citata in apertura al documento, “ONOREVOLI COLLEGHI! — Nell’enciclica Evangelium vitae […] si afferma che: « (…) l’aborto e l’eutanasia sono crimini che nessuna legge umana può pretendere di legittimare. Leggi di questo tipo non solo non creano nessun obbligo per la coscienza, ma sollevano piuttosto un grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza ».”

Di recente, evidenzia la proposta, la posizione è stata ribadita da “Papa Francesco che, parlando ai membri dell’Associazione medici cattolici italiani, li ha esortati – in materia di aborto, eutanasia e fecondazione artificiale – a fare « scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza ».”

“La dichiarazione di obiezione di coscienza deve essere comunicata dal titolare della farmacia.”

In Italia, senza la necessità di una proposta di legge, i farmacisti obiettori di coscienza sono già una realtà ben consolidata anche quando si tratta di farmaci contraccettivi (e non aborticidi) normati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. In questo senso, la proposta di legge di Gigli sembra più atta a legiferare su una anomalia che si è già manifestata, e lo fa in senso piuttosto definitivo chiedendo l’inserimento del diritto di obiezione e, allo stesso tempo, di un registro ufficiale delle farmacie obiettrici.

“La dichiarazione di obiezione di coscienza, sollevata ai sensi del comma 1, deve essere comunicata dal titolare della farmacia ovvero dal direttore dell’azienda ospedaliera o dal direttore sanitario della struttura sanitaria privata autorizzata o accreditata all’assessore regionale competente,” si legge nella proposta. È proprio in questo senso che questa normazione diventa potenzialmente fuorviante: spesso e volentieri, infatti, il problema è da ritrovarsi nella diffusione dei servizi. È il caso della cannabis terapeutica: in tutti i sensi legale e normata in Italia, le farmacie in cui è disponibile sono pochissime e molte altre richiamano proprio al diritto di obiezione per negare la disponibilità del farmaco.

In definitiva, la proposta di legge presentata ha l’intenzione di trasportare il contesto normativo in cui si manifesta un farmacista allo stesso livello di quello di un medico, al tempo stesso garantendo la disponibilità di un registro aggiornato delle farmacie obbiettrici e non. Benché l’iter sia appena cominciato e il testo abbia ancora tutto il tempo necessario per mutare pesantemente, non riesco a fare a meno di pensare che avanzare questo tipo di richiesta normativa esordendo con un riferimento ad un’enciclica papale sia una pessima idea.


Fonte: Motherboard Italia (VICE), 28 giugno 2016.

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